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RASSEGNA STAMPA  gennaio - giugno 2008

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 30 giugno 2008 

 

 

Alta velocità, accordo per la Torino-Lione  - I sindaci della Val di Susa dicono sì al documento dell’Osservatorio tecnico: parte la fase due della progettazione

 META’ LUGLIO IL TAVOLO POLITICO A PALAZZO CHIGI
TORINO Missione compiuta per l'Osservatorio sulla Torino-Lione ferroviaria. Alla vigilia della scadenza del mandato, c'è l'accordo per la «progettazione della nuova linea e per le nuove politiche di trasporto per il territorio». Non, quindi, una semplice ipotesi di tracciato, ma «un complesso di interventi dentro i quali sta la nuova linea», precisa Franco Campia, assessore ai Trasporti della Provincia di Torino. L'acronimo Tav non compare nel testo, sei pagine (e molti corposi allegati) firmate dopo una riunione di 50 ore: «È un documento davvero complesso - dice Mario Virano, presidente dell'Osservatorio - frutto del lavoro svolto in 70 riunioni, con 298 audizioni, dopo avere sentito 60 esperti internazionali. Abbiamo messo il decisore politico nella condizione di rispettare il calendario europeo» per la progettazione dell'opera.
Il documento, applaudito dai sindaci convocati oggi alla Prefettura di Torino, passa ora al Tavolo politico, che verrà convocato a Palazzo Chigi, a metà luglio, ma sarà anche discusso dai consigli comunali e nelle assemblee pubbliche della valle di Susa. «Comincia la fase 2, la progettazione della progettazione - puntualizza ancora Virano - per la quale è indispensabile che ci sia una regia unica».
I punti del testo licenziato oggi dall'Osservatorio sono quattro. Nel primo, «Nuove politiche dei trasporti del territorio», viene enunciato il principio che «la politica delle infrastrutture non è scindibile dalla politica dei trasporti e del territorio», un assioma «particolarmente vero nel caso della Torino-Lione dove esiste già un collegamento 'storicò di cui occorre prevedere il miglior utilizzo per i passeggeri e per le merci».
Vengono quindi elencati gli interventi di una politica integrata del traffico transalpino, dalla ratifica del protocollo della Convenzione alpina alle «Eurovignette» per il transito dei Tir, dal sistema metropolitano torinese per i passeggeri all'aumento della qualità del servizio sulla Torino-Lione storica. E al punto 4 viene rimarcata l'importanza degli interventi per la «piena funzionalità» delle cinque linee del sistema ferroviario metropolitano di Torino, conferma la piattaforma logistica di Orbassano e propone «il potenziamento della linea di Bassa Valle e lo sviluppo di interconnessioni con la linea storica di Alta Valle».
Il documento conserva anche differenze di vedute, quella ad esempio (al punto 3) tra chi propende per una Torino-Lione realizzata per lotti funzionali e chi si batte per un'opera in fasi successive, come suggerisce il documento Fare (Ferrovie alpine ragionevoli ed efficienti) elaborato dalla Comunità Montana Bassa Valle di Susa. «Ma tutti sono d'accordo - puntualizza Virano - sulla progettazione. La fase preliminare deve essere realizzata contestualmente per tutta la tratta, dal confine francese alla connessione con l'alta velocità Torino-Milano».
La nuova Torino-Lione ferroviaria (72 km totali) prevede tre tratte: una francese, dall'agglomerato urbano di Lione a Saint Jean de Maurienne, una parte comune, da Saint Jean de Maurienne alla Bassa di Valle di Susa, quella italiana, infine, dalla Bassa Valle di Susa a Settimo. Nel 2007 l'Unione Europea ha stanziato un finanziamento di 671,8 milioni di euro per la Torino-Lione, ripartiti tra Italia e Francia. Il costo della tratta italo-francese è stato stimato in circa 7 miliardi euro.
La lunghezza del «tunnel di base», la galleria più lunga, nel primo progetto della Ltf (Lyon Turin Ferroviaire) era di 53,1 chilometri, ma sale a 57, 1 (di cui 12,1 in Italia) con gli approfondimenti presentati nei giorni scorsi all'Osservatorio.
Un'altra galleria, lunga 11,4 chilometri, potrebbe essere realizzata in Valle di Susa. Ottocento sono i milioni di euro necessari, secondo uno studio coordinato dalla Provincia di Torino per il piano di sviluppo della Valle di Susa.
Nel corridoio della Torino-Lione transitano 28,5 milioni di tonnellate di merci all'anno (22 su strada, 6,5 su rotaia), potrebbero diventare 66,2 milioni nel 2030. Il progetto della Torino-Lione dovrebbe essere ultimato nel 2010, l'entrata in esercizio non avverrà prima del 2018-2020.
Secondo lo studio dei tecnici della Bassa Valle di Susa, allegato al documento dell'Osservatorio, l'attuale linea storica sarebbe già in grado di fare passare tra i 20e i 2 milioni di tonnellate di merci all'anno, ma la capacità scende a 6-1 milioni nella tratta metropolitana, da Avigliana a Torino. Nell'ipotesi di tracciato la stazione internazionale della Torino-Lione sarebbe a Susa. In Francia il primo cantiere, a Modane, è stato aperto nel luglio 2002.


TAV - Un’idea nata quasi vent’anni fa e cresciuta tra dubbi e scontri - VERTICI E ACCORDI

ROMA È passato un anno e mezzo dalla nascita dell’Osservatorio sulla Tav. La prima riunione si tenne infatti il 12 dicembre 2006. La storia della tratta Torino-Lione però va avanti da quasi vent'anni, passando da un Governo all'altro e scatenando scontri anche violenti in piazza.
lGIUGNO 1990 Al Summit di Nizza si inizia a parlare dell’opportunità di una nuova nuova tratta ferroviaria tra l'Italia e la Francia.
lDICEMBRE 1990 La Comunità Europea approva la realizzazione di una rete ferroviaria europea ad Alta Velocità, da realizzarsi entro il 2010.
lOTTOBRE 1991 I ministri dei trasporti, nel corso del vertice italo-francese di Viterbo, incaricano i rispettivi enti ferroviari di avviare uno studio di fattibilità sulla tratta Torino-Lione.
lNOVEMBRE 1993 Italia e Francia firmano un accordo per avviare gli studi di fattibilità per la nuova tratta ferroviaria.
lGENNAIO 2001 A Torino viene firmato l'accordo intergovernativo franco italiano per la realizzazione della Torino - Lione.
lAPRILE 2002 Iniziano le consultazioni ufficiali tra Regione, Provincia e Comune di Torino e le amministrazioni locali della Valle di Susa.
lMARZO 2003 Dopo un anno di consultazioni con gli Enti Locali, RFI presenta il progetto al Ministero dei Trasporti ed alla Regione Piemonte.
lAGOSTO 2005 Il Cipe approva il progetto preliminare di 47 chilometri da Bussoleno a Torino, accogliendo le richieste della nuova Giunta regionale piemontese. Viene creata una Commissione Tecnica, composta da Regione, Provincia e Città di Torino, Ministero dei Trasporti, Comuni e Comunità Montana della Valle di Susa, Lyon Turin Ferroviaire e RFI per coinvolgere i cittadini e delineare un programma per l'avvio dei sondaggi.
lSETTEMBRE 2005 Il Governo lancia l'allarme: subito i sindaggi a Venaus per la Torino-Lione oppure si perdono i fondi stanziati da Bruxelles. I sondaggi devono iniziare subito (17 scavi nel territorio di 6 comuni della Valle di Susa).
l6 DICEMBRE 2005 Manifestanti protestano a Venaus (Torino), contro il progetto della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, in Valle di Susa.
lMARZO 2006 Al via a Roma l'Osservatorio tecnico, composto dai rappresentanti degli Enti Locali, delle Istituzioni Locali e del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell'Ambiente e della Salute.
l29 GIUGNO 2006 Si riunisce per la prima volta a Roma il Tavolo politico sulla nuova opera.
l12 DICEMBRE 2006 Si riunisce per la prima volta l'Osservatorio sulla Tav.
lFEBBRAIO 2007 L’importanza di una realizzazione rapida delle infrastrutture (compreso la Torino-Lione) è uno dei dodici punti su cui il premier Romano Prodi ottiene la fiducia della maggioranza, dopo la crisi di Governo.
l13 GIUGNO 2007 Accordo tra il Governo e gli amministratori locali al tavolo politico-istituzionale sulla Torino-Lione.
l19 NOVEMBRE 2007 La commissione europea ha inviato agli Stati membri e al Parlamento la proposta di ripartizione di fondi comunitari per le reti transeuropee fra il 2007 e 2013. Alla Torino-Lione andranno 671,8 milioni di euro.
l13 FEBBRAIO 2008 A Palazzo Chigi si tiene una riunione del Tavolo istituzionale sulla nuova linea ferroviaria Torino-Lione che, analizzando il lavoro dell'Osservatorio Valle di Susa, esprime un giudizio positivo sul metodo e sui risultati raggiunti. Il Governo chiede all'Osservatorio, entro il 30 giugno, di completare l’approfondimento del nodo di Torino.


TAV - Riccardi: «Ora tocca al Friuli Venezia Giulia»  - Lo afferma l’assessore ai Trasporti. Oggi la presentazione della Trieste-Divaccia

CONFERENZA INTERGOVERNATIVA ITALIA-SLOVENIA
TRIESTE «Anche in Friuli Venezia Giulia siamo fortemente impegnati per portare avanti l'Alta Velocità». L'assessore regionale ai trasporti e infrastrutture, Riccardo Riccardi, rivendica l'azione che sta portando avanti la Regione per la realizzazione della Tav anche sul fronte orientale dopo l'intesa raggiunta con gli accordi locali per la tratta Lione-Torino. L'assessore ricorda come la situazione in Friuli Venezia Giulia sia in fase «di approfondimento delle condizioni progettuali ma stiamo andando avanti con il lavoro anche per quanto concerne la condivisione con gli enti locali per trovare le souzioni migliori per la realizzazione dell'infrastruttura». Per quanto concerne il tratto della Bassa Friulana, che dovrebbe vedere l'affiancamento della ferrovia all'autostrada A4 (che nel frattempo dovrebbe essere allargata a tre corsie), «il progetto preliminare va ancora completato - ricorda l'esponente della Giunta regionale - ma le intese sostanzialmente ci sono». A febbraio, quando amministrava la giunta Illy, era stata firmata un'intesa con i Comuni interessati dal tracciato del Corridoio V anche se mancava la firma dei Comuni di Villa Vicentina e Porpetto.
Discorso diverso per la tratta Ronchi Sud - Trieste, che, puntualizza Riccardi, «ha subito una frenata dopo la bocciatura nella valutazione di impatto ambientale». Questa mattina, al municipio di Divaccia, in Slovenia, sarà presentato lo studio di fattibilità, realizzato dalla Conferenza Intergovernativa Italia-Slovenia, della tratta ferroviaria che collega Trieste e Divaccia, finanziata con oltre 50 milioni di euro dalla comunità europea. «Si tratta di una giornata molto importante - sottolinea Riccardi - che fa segnare un passo in avanti fondamentale sul piano internazionale del lavoro che la Regione sta portando avanti per realizzare l'Alta Velocità e Alta Capacità ferroviaria». Se in passato qualche problema era sorto proprio con la Slovenia, per Riccardi il passaggio di questa mattina rappresenta «un segnale fondamentale che ci spinge ad andare avanti con ancora più vigore nella nostra azione. Per la Regione e per l’amministrazione Tondo l’'Alta Velocità rappresenta un obiettivo strategico per lo sviluppo del Friuli Venezia Giulia».
Roberto Urizio


Gasdotto in commissione - LA DELIBERA DEL COMUNE

Torna all’attenzione del consiglio comunale il metanodotto Trieste-Grado-Villesse progettato per allacciare il rigassificatore che Gas Natural conta di realizzare a Zaule con il nodo della rete nazionale Snam. Oggi alle 11.30 nella sala del consiglio comunale si riunirà la commissione urbanistica, alla quale - come annunciato dal presidente della commissione Roberto Sasco - sarà presente il sindaco Dipiazza: oggetto di discussione, la delibera con cui la giunta ha dato parere sfavorevole al gasdotto, che andrà votata dall’aula municipale giovedì.


 Nasce oggi il gruppo «Greenpeace» - AL SUB SEA CLUB

Anche Trieste avrà finalmente il suo Greenpeace: la riunione per la creazione del nuovo gruppo si terrà oggi alle 18 al «Sub Sea Club» Trieste al Molo Fratelli Bandiera. «Abbiamo cercato in regione Greenpeace - spiega il presidente del Sub Sea Club Francesco Tominich , associazione con la quale ci sentiamo molto affini negli ideali, ma abbiamo scoperto che non esisteva più nessun gruppo. Allora abbiamo scritto a Greenpeace Italia per cominciare questa avventura e contemporaneamente siamo venuti a sapere che anche una studentessa triestina di psicologia, Lucia Becce, si era interessata alla creazione di un gruppo e così, su indicazione della sede nazionale, ci siamo incontrati e abbiamo unito gli intenti. Il direttivo del Sub Sea Club ha dato il consenso ad ospitare il futuro gruppo e così abbiamo organizzato questa prima riunione allo scopo di gettare delle basi per divulgare le campagne di Greenpeace puntando soprattutto sui giovani che sembrano, per fortuna, molto più sensibili all'ecologia».
Sub Sea Club ha intrapreso e organizzato più di venti anni fa «Mare Pulito», una delle prime raccolte di rifiuti su vari fondali triestini, continuando sempre nell'opera di sensibilizzazione dei soci e delle numerose scolaresche sulla tutela del mare, essendo il club un centro di avviamento allo sport del Coni. Si è conclusa da poco anche la 15° edizione del progetto «Aula blu, ambiente marino del golfo di Trieste», cui hanno partecipato i ragazzi della scuola media Bergamas accompagnati dall'insegnante e socio del club Edoardo Milleri. Il club organizza anche il «Natale Sub» in piazza Unità e la rassegna fotovideosub «Magiesottoacqua» che quest'anno si svolgerà all'Acquario e probabilmente anche al Miela.
Alla creazione del nuovo gruppo Greenpeace ha aderito anche l'associazione Uncis-Unità cinofile di soccorso in acqua, e non potrebbe essere altrimenti visto che la «presidentessa» del Sub Sea Club Trieste è la terranova Nina addestrata al soccorso in acqua.
Linda Dorigo
 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 29 giugno 2008 

 

 

Wwf: «Il gasdotto danneggia l’ambiente»  - E il Consiglio comunale di Muggia all’unanimità respinge il progetto

Il Wwf boccia il progetto della Snam per il metanodotto che dovrebbe collegare il rigassificatore che Gas Natural intende realizzare a Zaule alla rete nazionale del gas e che nel corso della settimana entrante otterrà un parere da parte del Consiglio comunale di Trieste. «Il nostro commento è totalmente negativo - hanno detto ieri Dario Predonzan e Fabio Gemiti - non vi sono i requisiti nemmeno minimi di accettabilità ambientale». La questione è particolarmente grave secondo il Wwf poiché il gasdotto nella parte sottomarina dovrebbe attraversare anche i fondali della baia di Muggia che sono compresi nel Sito inquinato di interesse nazionale. «Ùn’area - è stato rilevato - in cui i sedimenti del fondo marino risultano inquinati da metalli pesanti, idrocarburi e altre sostanze organiche. La posa del gasdotto sul fondale per 6 chilometri e 700 metri pone il problema del sollevamento di tali sostanze e della più che probabile messa in circolo delle stesse nella catena alimentare».
Un’evidente violazione della normativa è poi rappresentata, per il Wwf, dal fatto che la procedura di Valutazione d’impatto ambientale sul gasdotto è stata stranamente separata da quella sul rigassificatore. «Probabilmente - così Predonzan - per sminuire il forte impatto complessivo che le due strutture avrebbero sull’ambiente marino e sulla baia di Muggia».
E il Consiglio comunale di Muggia venerdì ha deliberato all’unanimità parere sfavorevole al metanodotto. Richiamando i precedenti pareri negativi dati allo stesso rigassificatore, il documento chiama in causa oltre alle carenze di documentazione, la pericolosità per la collocazione dell’impianto e il passaggio delle navi gasiere a poche centinaia di metri dalle case, il modesto indotto occupazionale che si verrebbe a creare. Il gasdotto tornerà domani in Commissione urbanistica del Consiglio comunale triestino.


A Cividale un incontro sul futuro dell’energia - VENERDÌ PER MITTELFEST

CIVIDALE Venerdì 4 luglio, alle 20.30, al Teatro Ristori prenderà il via il cartellone di incontri «Cividale Macchina del Tempo», che precederanno e arricchiranno Mittelfest ’08, il festival diretto da Moni Ovadia, il cui calendario definitivo con tutti gli eventi collaterali sarà presentato giovedì 3 luglio e che si svolgerà dal 19 al 27 luglio a Cividale del Friuli.
Il primo incontro, intitolato «Il futuro dell’energia», avrà come protagonisti due ospiti particolarmente qualificati, il direttore della Sissa di Trieste, Stefano Fantoni, e il giornalista, scrittore ed esperto Maurizio Pallante, già consulente per il Ministero dell’Ambiente sul tema dell’efficienza energetica, nonché autore di svariati libri sui rapporti tra ecologia, tecnologia ed economia, collaboratore di quotidiani e periodici.


AMBIENTE  - Piazza Libertà

Il signor Callegari, prima di fare propaganda alle decisioni del Comune, dovrebbe pensare a quello che scrive. La sua lettera apparsa su questa rubrica il 17 giugno scorso è infatti decisamente contraddittoria. Si esibisce in una lode sperticata al progetto di riqualificazione di Piazza Libertà, partendo dal presupposto che adesso manca un posto per le auto che accompagnano i viaggiatori alla stazione per poi concludere dicendo che nel nuovo progetto approvato dal consiglio comunale manca di una soluzione a questo problema.
Il punto chiave resterebbe quindi il denunciato pericolo per chi attraversa la strada sul fronte-stazione. Il signor Callegari però non realizza che i pedoni che adesso non usano lo «scomodo» sottopassaggio non si capisce perchè dopo dovrebbero trovare «comodo» il previsto, nuovo lungo sottopassaggio per oltrepassare «l'autostrada» a 7/8 corsie.
Lamenta ancora il signor Callegari l’impossibilità di accostarsi con la macchina al marciapiede d’ingresso alla stazione; ma come potrà farlo quando ci sarà una bella zona pedonale? Forse è proprio d’accordo con noi nel deplorare il punto chiave del progetto, da cui deriva la necessità di creare 7/8 corsie, con relativo abbattimento di alberi, nella zona adiacente a via Ghega. E, a questo proposito, ci permetta di dirgli che sì, è vero, tutte le creature crescono e periscono, ma che è leggermente diverso, sia per piante, animali o uomini, morire di morte naturale o venire assassinati.
Ilaria Ericani - portavoce del Comitato per la salvaguardia degli Alberi di Piazza Libertà
 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 28 giugno 2008 

 

 

«Il rigassificatore non sia merce di scambio»  - Camber e Marini: «La Ferriera va chiusa senza aiuti alla Lucchini Spa»

MONITO DEI FORZISTI CONTRARI ALL’IMPIANTO DI GAS NATURAL
«Il rigassificatore non deve essere la merce di scambio per la Ferriera. Né per gli industriali né per i politici». È il monito lanciato dal consigliere regionale Piero Camber, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, all’indomani dell’incontro fra il governatore Renzo Tondo e il sindaco Roberto Dipiazza, favorevoli al rigassificatore a terra e decisi a convocare i rappresentanti della Lucchini Spa per comunicare la volontà di una riconversione finalizzata alla chiusura della Ferriera di Servola.
«Attenti a non mescolare Ferriera con rigassificatori e promettere ciò che non esiste e non ci appartiene. Non vorrei che qualcuno - dice Camber - volesse premiare la proprietà attuale della Ferriera, che ha già beneficiato di aiuti di Stato e deve essere chiusa, offrendo partecipazione nel progetto di Gas natural». Non è l’unico esponente forzista a intervenire sull’argomento. Il consigliere regionale Bruno Marini, da sempre contrario al rigassificatore, sostiene che sarebbe «una contraddizione parlare di far entrare nella futura compagine societaria oltre all’AcegasAps anche la Lucchini».
«Il rigassificatore è già stato bocciato due volte - ricorda Marini - dal Consiglio comunale di Trieste e, all’unanimità, dai Comuni di Muggia e di San Dorligo della Valle. A questo punto mi domando a nome di chi parli allora il sindaco Dipiazza».
Chiarezza e onestà con i cittadini, in merito alla realizzazione dell’impianto di rigassificazione ed annesso metanodotto, è richiesta anche dai banchi dell’opposizione con il consigliere comunale Roberto Decarli (Cittadini). «Che si sappia in modo chiaro chi è a favore e chi è contro, non è più accettabile nessuna ambiguità - sostiene Decarli, dicendosi contrario a entrambi i progetti - su questo tema e certo non è leale scaricare ad altri le debolezze e le fragilità di alcuni partiti».

(p.c.)


«Dopo Krsko nessuna campagna informativa» - ACCUSA DEGLI AMBIENTALISTI

«Dopo l’incidente avvenuto alla centrale nucleare di Krsko non sono state lanciate campagne di informazione preventiva, nè a livello locale che nazionale, sulle conseguenze di possibili catastrofi di questo tipo. Così facendo, si rende la popolazione completamente impreparata ad affrontare un’emergenza radiologica». A lanciare l’allarme è Livio Bernot, dell’associazione ambientalista Greenaction trasnational (già Amici della Terra). «È un fatto grave - sottolinea Bernot - perchè un disastro alla centrale di Krsko poterbbe avere serie conseguenze su buona parte dell’Italia settentrionale».’

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 27 giugno 2008 

 

 

Gasdotto marino, giovedì la delibera in consiglio  - DOPO LA BOCCIATURA IN GIUNTA  -  Omero (Pd): è un gioco delle parti in attesa che la decisione arrivi da Roma

La delibera con cui la giunta ha dato parere sfavorevole al gasdotto, che dovrebbe collegare il rigassificatore di Zaule alla rete nazionale, sarà discussa e votata dal consiglio comunale giovedì prossimo, appena in tempo rispetto al termine di 60 giorni dalla presentazione del progetto, che scade il 6 luglio.
Prima dell’aula, lunedì mattina tornerà a riunirsi la sesta commissione, presieduta da Roberto Sasco, presente anche il sindaco Dipiazza (che ha la delega all’ambiente), per entrare nel merito della delibera. Martedì il documento ripasserà in giunta per la versione definitiva, mentre mercoledì la sesta commissione discuterà gli emendamenti ed esprimerà il proprio parere. Giovedì, come detto, la parola passerà al consiglio, la cui seduta, vista l’importanza dell’argomento e la diversità delle posizioni, potrebbe trasformarsi, stando agli addetti ai lavori, in una maratona oratoria.
In questi giorni la delibera è intanto al vaglio delle circoscrizioni, due delle quali, la Terza (Roiano, Gretta, Barcola) e la Settima (Servola, Chiarbola, Valmaura) si sono pronunciate mercoledì sera, dando entrambe parere favorevole alla documento della giunta.
Alla Terza la delibera è passata con dieci voti (quelli di Fi, Udc, Sinistra democratica e Rifondazione), mentre sono state sette le astensioni (An e Margherita). «L’astesione di An – spiega il presidente, Sandro Menia – è stata scelta per non dire ”no” a priori. In ambito comunale ci sono ancora problemi tecnici non risolti. Si lascia una porta aperta, tutto è migliorabile».
Anche nella Settima circoscrizione An si è astenuta. La delibera ha ottenuto parere favorevole grazie ai voti di Fi e Udc (dieci in totale); il Pd e il gruppo misto sono invece usciti dalla sala prima della votazione. «Abbiamo votato a favore – precisa il presidente, Andrea Vatta – perchè siamo contrati alla costruzione di un gasdotto quando non si sa ancora se si farà il rigassificatore, sul quale peraltro ci siamo già pronunciati contro».
Nel frattempo il capogruppo del Pd in consilgio comunale Fabio Omero accusa di ambiguità la maggioranza in Comune, in Regione e al Governo. «Il famoso allineamento dei pianeti – afferma – impedisce al sindaco di scaricare sull’altra parte politica le responsabilità delle scelte. E Dipiazza si inventa una delibera che dice no al metanodotto, ma lascia aperta la strada alle trattative tra Comune, AcegasAps e Gas Natural. Il sottosegretario all’Ambiente di An – prosegue Omero – si dice d’accordo sull’impianto con tutte le necessarie garanzie, mentre il capogruppo di Forza Italia in Comune è intenzionato a rendere la delibera del metanodotto categoricamente negativa. Ma la stessa Forza Italia chiede conteporaneamente garanzie sulle royalties per la città».
Stiamo così assistendo, conclude Omero, a «un gioco delle parti che poco spazio lascia alla trasparenza delle decisioni; il tutto nella speranza che alla fine il via libera all’impianto arrivi direttamente da Roma».
GIUSEPPE PALLADINI


Negozi ecocompatibili: niente imballaggi, ci si porta il contenitore da casa - E il detersivo si acquista «alla spina»  - TRE I PUNTI VENDITA APERTI IN CITTA’

Detersivo come birra: alla spina. Una rivoluzione ecocompatibile ed economica che sta prendendo piede in città. A Trieste sono presenti tre punti rifornimento dove si può comprare la quantità preferita di detersivo ecologico per bucato, stoviglie o ambienti nonché saponi, bagnoschiuma e shampoo portandosi dietro i flaconi vuoti da casa. In questo modo vengono a essere eliminati flaconi e etichette, e si apporta un solido contributo alla salvaguardia ambientale, agli sprechi e all'eccesso di rifiuti.
La nuova frontiera per arginare il problema dello smaltimento dei rifiuti viene quindi dalla stessa produzione, o meglio non-produzione, di imballaggi: sulla base di quanto realizzato in Nord Europa e in Germania, il progetto di riduzione dei rifiuti da imballaggio sbarca anche in Italia nella grande distribuzione.
L'obiettivo di questa nuova spinta ecologista è quello di diminuire drasticamente gli undici milioni di tonnellate gettate nei cassonetti ogni anno in Italia nella raccolta differenziata: produrre meno rifiuti significa recuperare materie prime, far risparmiare il territorio, e soprattutto ridurre notevolmente le emissioni inquinanti nell'atmosfera. La soluzione proposta dalla ditta «Mille bolle point» promette di offrire un risparmio fino al 40% e propone prodotti per la pulizia e l'igiene sia come detersivi alla spina, sia come detersivi sfusi, oppure cosmetici confezionati e disinfettanti. La catena rivenditrice ha sede a Verona e in città è presente in via Giulia 84/a, via Madonnina 7/a e via Ghirlandaio 25. Qui il consumatore trova delle macchine ecologiche dalle quali gli verrà spillato il detersivo biodegradabile. È possibile acquistare il flacone sul posto, ma sarebbe una scelta saggia e consapevole riutilizzare quello vuoto di casa: «Il lavoro si concentra soprattutto la mattina – racconta il rivenditore di via Ghirlandaio – in media passano una decina di persone al giorno a ricaricare i fustini di detersivo, dagli anziani agli studenti la clientela è varia. Abbiamo fatto una leggera pubblicità per riuscire a tenere bassi i prezzi: da aprile abbiamo venduto 250 chili di ammorbidente e lo stesso di detersivo per lavatrice, da sei spine passeremo presto a diciotto, mentre se vogliamo accennare qualche prezzo possiamo dire che il detersivo per piatti costa 84 centesimi al litro, mentre una tanica da tre litri di detersivo per lavatrice viene venduta a quattro euro e 32 centesimi».

(l.d.)


Via del Veltro, sit-in in stazione - I CITTADINI CONTRO L’ANTENNA

Antenna delle Ferrovie di via del Veltro ancora alla ribalta. I vertici delle Ferrovie potrebbero incontrare la prossima settimana una delegazione degli abitanti della strada, che anche ieri hanno protestato con un volantinaggio in stazione e un assembramento sotto la sede di piazza Vittorio Veneto chiedendo che il traliccio sia spostato 200 metri più a valle, in un’area priva di abitazioni. Una promessa, seppure informale, è stata fatta ai dimostranti dall’addetto stampa delle Ferrovie Tullio Tebaldi. Per i protestatari ha parlato il Verde Alessandro Metz: «Visto che le leggi nazionali e sovranazionali bypassano in tema di impianti delle Ferrovie Comuni, Province e Regioni, i cittadini hanno diritto di chiedere un incontro per cercare una convergenza che accontenti tutti». Al centro del fronte protestatario, capeggiato dal consigliere comunale Verde Alfredo Racovelli, il traliccio di 27 metri installato lungo i binari della ferrovia adiacente alla via del Veltro. Il timore degli abitanti è che il nuovo impianto con sistema di comunicazione Gsm-r, utilizzato per mantenere i contatti dei convogli nelle gallerie, con le onde elettromagnetiche possa danneggiare la salute.
(d.c.)
 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 26 giugno 2008 

 

 

Gas Natural: «Rigassificatore in funzione nel 2012»  - Il Comune prepara la delibera sfavorevole al gasdotto, il sindaco insiste sull’opportunità per la città

«Il rigassificatore di Trieste entrerà in funzione nel 2012». Ieri mattina, proprio mentre in Comune partiva il dibattito sulla delibera che in prima istanza dà parere sfavorevole al gasdotto della Snam che dovrebbe collegare l’impianto alla rete nazionale del gas, da San Donato Milanese l’ufficio relazioni esterne della spagnola Gas Natural emetteva una nota che dà per scontata la realizzazione rapida del rigassificatore. Ancora, pressoché contemporaneamente, come si legge sopra, il sindaco Roberto Dipiazza che lunedì sarà presente alla Commissione urbanistica del Comune, presieduta da Roberto Sasco, dove si apriranno gli interventi politici, ribadiva la grande opportunità che per Trieste si prospetta con il rigassificatore il quale però già per due volte ha registrato il parere contrario da parte dello stesso Consiglio comunale. Situazione paradossale che già ieri in una seduta che doveva essere solo tecnica ha portato a un duro scontro in commissione tra Roberto Decarli dei Cittadini e Piero Camber di Forza Italia.
«Dobbiamo essere chiari nei confronti della città - ha detto Decarli - proporrò un emendamento per lasciare sulla delibera solo il punto uno che prende chiaramente posizione contro il gasdotto». «Basta comizi - ha replicato Camber - è esattamente quello che io mi proponevo di fare». E Alessandro Minisini del Pd ha chiesto l’audizione del sottosegretario all’Ambiente, il triestino Roberto Menia.
Gas natural sottolineando il parere favorevole della Commissione di valutazione d’impatto ambientale ricevuto dal Ministero dell’Ambiente ieri ha evidenziato che «il rigassificatore di Trieste avrà due serbatoi da 140 mila metri cubi e una capacità annua di rigassificazione di 8 miliardi di metri cubi. 500 milioni di euro il valore previsto dell’investimento per la realizzazione dell’infrastruttura che si prevede entri in funzione nel 2012. L’impianto di Trieste - continua Gas Natural - contribuirà alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas naturale del sistema energetico italiano e garantirà maggiore stabilità al settore della distribuzione del gas, due obiettivi strategici prioritari della politica energetica del Governo italiano».
Si continuano però a registrare nel frattempo diversificate posizioni contrarie. «Con il rigassificatore a Zaule diciamo pure addio alla sviluppo del porto nuovo - ha affermato Sergio LUpieri consigliere regionale del Pd - l’appovvigionamento di Gnl attraverso navi gasiere bloccherà le attività collegate al Molo Settimo, alla Piattaforma logistica, alla Siot e alla Silone». Secondo Sergio Bisiani presidente di «Ambiente e è vita», la trasversalità dei consensi politici al rigassificatore «lasciano trasparire la predeterminazione della scelta e scarsa attenzione alle criticità ambientali e di sicurezza ripetutamente evidenziate dalle associazioni ambientaliste».
SILVIO MARANZANA


Cgil, Cisl e Uil: emergenza salari Sì al rigassificatore, no a Krsko  - LE RICHIESTE ALLA NUOVA GIUNTA

TRIESTE «Siamo pronti al confronto con la nuova giunta e auspichiamo che si mantenga la pratica della concertazione». Cgil, Cisl e Uil presentano la loro visione di Regione in otto pagine che rappresentano un vero e proprio programma da sottoporre al presidente Renzo Tondo, a cui è stato inviato due giorni fa, e alla sua squadra. La priorità assoluta, hanno indicato ieri i segretari regionali Franco Belci (Cgil), Giovanni Fania (Cisl) e Luca Visentini (Uil), è il recupero del potere d’acquisto dei salari. La strada individuata è quella di incentivare le aziende che realizzano la contrattazione integrativa aumentando quindi le buste paga. Un impegno verrà richiesto anche alla Regione (e di riflesso anche alla contrattazione decentrata in sanità e ricerca) quando si rinnoverà il contratto di comparto unico, introducendo il parametro dell’inflazione reale anziché programmata. I sindacati ribadiscono «la contrarietà ad un'estensione indiscriminata dello sconto Irap» e propongono agevolazioni fiscali anche per chi incoraggia il lavoro femminile, promuovendo trasferimenti più consistenti ai Comuni che non aumentano tasse e tariffe. Sul piano dello sviluppo economico Cgil, Cisl e Uil chiedono il sostegno ai distretti innovativi (caffè, nautica e navalmeccanica) e la revisione della legge sul commercio, apprezzando le indicazioni già arrivate dall’assessore Luca Ciriani. I sindacati allungano poi al 2015 l’orizzonte per la riconversione della Ferriera di Servola e auspicano l’avvio ed il completamento rapido delle bonifiche dei siti inquinati. Quanto ad Insiel, chiedono «la massima attenzione a sostenere lo sviluppo e a salvaguardare l'unità aziendale». Le politiche del lavoro partono dalla definizione di un accordo regionale trilaterale che favorisca la stabilità occupazionale, ritenuta essenziale anche per la sicurezza sul posto di lavoro, tema per il quale i sindacati puntano a una legge regionale sugli appalti che eviti la logica del massimo ribasso e preveda un monitoraggio del sistema di appalti e subappalti. Un giudizio positivo arriva sugli 8,5 milioni di euro della manovrina per le assunzioni in sanità (circa 200) ed è proprio sulle assunzioni (secondo i sindacati ce ne vogliono almeno 800) che si preme in maniera particolare, oltre a chiedere il riequilibrio della spesa sanitaria a favore dell’assistenza territoriale e domiciliare. Il documento presentato, da discutere con Tondo forse già la prossima settimana prima del confronto di merito con gli assessori, dice sì all'Alta Velocità e Alta Capacità ferroviario, con il consenso dei Comuni interessati, e apre al rigassificatore «dopo un'attenta valutazione del rapporto costo/benefici, dell'impatto ambientale e della sicurezza». Sull’energia nucleare, netto il no agli investimenti «su una centrale datata come quella di Krsko».
 (r.u.)
 

Ferriera: «Installato il nuovo filtro richiesto» - FATTO IL SECONDO INTERVENTO AIA

«È stata completata, nei tempi prescritti dalla Regione, anche la seconda delle prescrizioni Aia contenute nella diffida inviata alla Lucchini spa alla fine di maggio». Lo afferma Francesco Rosato, direttore dello stabilimento di Servola, confermando l’avvenuta «installazione del filtro a tessuto sull’impianto di aspirazione polveri a servizio dei vibrovagli nel reparto condizionamento coke». E, ricordando che la più «significativa» delle tre prescrizioni (l’intervento denominato Cok7-Sistema di riscaldo forni) era già stata ottemperata a fine maggio, Rosato assicura che anche la terza e ultima prescrizione contenuta nella diffida «sarà completata nei tempi e con le modalità tecniche previste dall’atto stesso: si tratta, in particolare, della realizzazione dell’impianto di aspirazione polveri a presidio delle operazioni di seconda vagliatura del coke». La direzione della Lucchini spa dichiara inoltre in una nota «il positivo controllo svolto recentemente dal Dipartimento provinciale di Trieste dell’Arpa, dei collaudi di tutte le prescrizioni Aia a scadere dicembre 2007. L’intensa attività svolta per ottemperare alle richieste si è integrata con quella produttiva dell’impianto siderurgico che, nel mese di maggio, ha registrato una crescita del margine operativo lordo grazie ai maggiori volumi di vendita della ghisa a prezzi più elevati. Il livello degli ordini è sempre alto con ricavi molto positivi».


Il Comune vuole riempire la Cava Faccanoni: previsto un percorso naturalistico  - GIÀ DEPOSITATI GLI SCARTI DELLA GRANDE VIABILITÀ

La voragine sarà colmata dagli inerti prodotti dai cantieri Un sentiero attrezzato porterà fino al parco Globojner
Nel giro di circa otto anni l’ex Cava Faccanoni non esisterà più. L’enorme voragine, inutilizzata da una ventina d’anni e oggi deposito dei materiali di risulta della costruzione della Grande viabilità, verrà completamente riempita e ricoperta di vegetazione.
Sarà il risultato dell’intervento di rinaturalizzazione morfologica e naturalistica che il Comune, proprietario della cava, intende far partire nel primo semestre 2009, come spiegato nella delibera di giunta approvata lunedì. L’ex Faccanoni diventerà deposito per gli scarti rocciosi compatibili (terra e materiale flyshoide) provenienti dalle cave e dai cantieri della Provincia - complessivamente 1.491.751.000 metri cubi - che verranno reimpiegati per colmare il «buco» più grande della città. Così la cava non solo darà una boccata d’ossigeno agli imprenditori edili triestini, oggi costretti a trasportare gli scarti fino alle discariche friulane, con costi ingenti. Ma darà vita anche a un nuovo sito di interesse turistico: verrà creato un percorso naturalistico, cioè un sentiero tra il verde che collegherà la curva Faccanoni al parco Globojner, portando triestini e turisti in cima a un’altura da cui avere una vista mozzafiato della città e del golfo. Il percorso sarà poi attrezzato con parcheggi e infopoint.
La Collini - titolare dei lavori per la Gvt - ha l’obbligo di depositare gli scarti nell’ex Faccanoni e ha già rinaturalizzato una sezione pari a 400mila metri cubi. «Visti i buoni risultati - spiega l’assessore ai lavori pubblici Franco Bandelli - sei mesi fa abbiamo commissionato uno studio all’associazione temporanea tra ”GeoAmbiente”, per accertare le condizioni per la prosecuzione dell’intervento, con il ripristino completo della vegetazione. Lo studio ha provato la fattibilità ambientale dell’opera, portando a tre ipotesi (di minima, massima e media) che differivano per la quantità di inerti da depositare. Abbiamo optato per la media (ulteriori 1.491.751.000 metri cubi, ndr.) perché è la migliore in termini ambientali, e appalteremo i lavori a un privato (i dettagli qui a lato ndr.). Solo una piccola parte, corrispondente agli ultimi tre ordini di gradoni in alto, sarà lasciata scoperta: lì - chiude Bandelli - il deposito di inerti impedirebbe la ricostruzione dell’habitat avifaunistico. Lasceremo che si ricostituisca autonomamente».

ELISA COLONI


Antenna di via Maovaz, il Comitato non molla  - IL TRALICCIO INSTALLATO A BORGO SAN SERGIO

Lettera di protesta a Dipiazza: inconsistenti le risposte ottenute da Comune e Arpa
La vicenda dell’antenna di via Maovaz a Borgo San Sergio non è conclusa: ne è certo il Comitato del rione sorto a tutela dell’ambiente, che ha inviato una lettera di protesta al sindaco Dipiazza. Dopo incontri, una manifestazione pubblica e un’istanza avanzata al Comune, il Comitato denuncia l’inconsistenza delle risposte ricevute dall’assessorato alla pianificazione territoriale e dall’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) ai quesiti posti nell’istanza del 13 marzo scorso, e chiede la rimozione dell’antenna: viene lamentata la scorrettezza delle procedure seguite dagli organi comunali attraverso le quali si è resa possibile l’installazione dell’antenna, e la mancanza di successive operazioni di verifica e monitoraggio da parte dell’Arpa: «Il parere negativo - spiega il Comitato - sulla concessione edilizia fatta su base urbanistica e paesaggistica era infondato e non difendibile al Tar. Il diniego all’installazione avrebbe dovuto poggiare su una base più solida come il "principio di precauzione" che, nel dubbio, avrebbe obbligato Telecom a cercare un sito alternativo».
Il principio in questione è stato ufficialmente adottato a livello europeo come strumento di decisione nell’ambito della gestione del rischio in campo di salute. Il Comitato inoltre accusa l’Arpa di aver solo simulato il monitoraggio delle emissioni elettromagnetiche nella zona.
La risposta dell’assessorato datata 6 maggio 2008 evidenzia che l’impianto è stato realizzato nel rispetto dei limiti fissati per decreto ministeriale. Viene spiegato inoltre che il diniego annullato dal Tar è stato diretta conseguenza dei pareri favorevoli dell’Arpa e dell’Azienda sanitaria. «Tenendo presente le numerose proteste dei cittadini - si legge nel documento - si è provveduto a chiedere alla Telecom di valutare la possibilità di trovare una localizzazione alternativa, concedendo eventuali immobili di proprietà comunale».
Non essendo pervenuta risposta, è stata inviata una nota di sollecito rimasta senza riscontro. La risposta dell’Arpa dello scorso 10 aprile è stata basata sui dati radioelettrici dell’antenna «Kathrein 742234» desunti dal proprio database e aggiornati con quelli forniti dai produttori delle antenne: il parere preventivo è stato effettuato con modalità cautelative e gli eventuali monitoraggi sono a pagamento.
La vicenda era iniziata lo scorso ottobre con l’installazione di un’antenna satellitare per telefonini in via Maovaz 11: i cittadini avevano raccolto 2204 firme inviate al Comune. Già nel 2005 una petizione dei residenti aveva fatto desistere l’amministrazione comunale dal concedere le autorizzazioni a un’antenna analoga. Tuttavia la compagnia telefonica aveva fatto ricorso al Tar ottenendo l’ok per l’installazione.
Linda Dorigo
 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 25 giugno 2008 

 

 

 Rigassificatore, il Comune decide sul gasdotto  - L’assessore Rovis: «AcegasAps deve partecipare al business con almeno il 20%»

Antonini: «Le navi sono sicure, dell’impianto potrà beneficiare tutta la regione» - IL DIBATTITO SUL NUOVO PROGETTO
Il rigassificatore di Gas Natural che ha appena ricevuto il via libera da parte del Ministero dell’Ambiente ritorna già questa mattina al centro del dibattito in Comune. A mezzogiorno il dirigente del Servizio ambiente, l’ingegner Gianfranco Caputi illustrerà alla Commissione urbanistica presieduta da Roberto Sasco e allargata ai presidenti delle circoscrizioni il progetto del gasdotto della Snam che dovrà collegare l’impianto di Zaule alla rete nazionale con un tratto sottomarino fino a Fossalon e un altro terrestre da Fossalon a Villesse. In discussione c’è la delibera con cui la giunta comunale ha detto un no al progetto che però è sostanzialmente tattico e ha lo scopo di alzare la posta e di acquisire armi appuntite per contrattare forti royalties per la città.
Il documento infatti al punto 1 esprime parere sfavorevole di compatibilità ambientale. Al punto 2 però chiede che la controparte ottemperi a una serie di prescrizioni «qualora il Ministero dell’Ambiente ritenesse comunque di approvare il progetto di compatibilità ambientale del terminal di rigassificazione Gnl di Zaule e conseguentemente il progetto di compatibilità ambientale del metanodotto». Quanto accaduto in questi giorni con il via libera del ministero al rigassificatore potrebbe innescare il passaggio all’ipotesi subordinata. Difficile che il Consiglio comunale che dovrà deliberare ai primi di luglio muti la delibera con un sì al metanodotto, ma è noto il fatto che il sindaco Roberto Dipiazza considera il rigassificatore un valore aggiunto per la città. Posizione questa avallata ieri dall’assessore comunale allo sviluppo economico Paolo Rovis che però ha ribadito la conditio sine qua non: la «partecipazione al business» in particolare con una quota di Acegas-Aps nella società di gestione chiesta puntando in alto, anche qui con mossa tattica, addirittura nella misura del 20 per cento».
E proprio ieri il presidente di Assindustria Corrado Antonini aprendo l’assemblea annuale interna a Palazzo Ralli ha ribadito che il rigassificatore «deve essere visto come un’opportunità per il territorio di Trieste e della regione, per le imprese e per i cittadini». Ha anche evidenziato che «le tecnologie disponibili e gli standard di controllo attualmente applicati forniscono a impianti e gasiere la massima sicurezza». «Esistono nel mondo porti in cui le navi entrano ed escono con la frequenza di una ogni tre minuti - ha affermato ieri il presidente dell’Autorità portuale Claudio Boniciolli - per cui il passaggio molto più ridotto di petroliere e gasiere non creerebbe a Trieste alcun problema. Al contrario - ha aggiunto - il rigassificatore offrirebbe alla città la bonifica di un’area molto più vasta e energia a basso costo».

SILVIO MARANZANA


«Le scelte sembrano sconfessare le opzioni turistiche per Trieste» - IL CENTROSINISTRA CONTESTA L’INDECISIONE - «Così si impone la città dell’energia»

Nei ritmi comunque lenti di Trieste, la città energetica sembra avanzare più rapidamente rispetto alla città turistica. Da un lato il nuovo Palacongressi resta un castello in aria e del Parco del mare nessuno sembra più voler parlare anche se il presidente camerale Paoletti assicura che anche la nuova giunta regionale sosterrà il progetto. Dall’altro lato invece il rigassificatore ottiene i primi via libera, l’oleodotto della Siot riprende un trend di crescita e Acegas-Aps che svolge un ruolo leader tra le multiutility del Triveneto si accinge a entrare nella sontuosa sede di palazzo Modello facendosi così anche materialmente spazio nel cuore della città, in piazza Unità.
«In realtà l’amministrazione di centrodestra non sa se spingere di qua o di là - denuncia Roberto Decarli consigliere comunale dei Cittadini - perché non ha un progetto di cosa dovrebbe essere Trieste tra cinque o dieci anni. Aspetta allora che sia il Governo a toglierle le castagne dal fuoco come sta accadendo ora per il rigassificatore». «In Consiglio comunale chiederò al sindaco Dipiazza - ha preannunciato il consigliere comunale dei Verdi, Alfredo Racovelli - se ritiene che il minsitro Scajola abbia ragione quando parla della nostra città come di un deposito di carburanti per l’Europa e se la vocazione turistica di cui la giunta comunale parla come di una priorità possa prevedere la presenza di gasiere che attraversano il golfo e scaricano in mare tonnellate di acqua fredda e cloro.
«A Panigaglia, in provincia di La Spezia esiste un rigassificatore dal 1992 - ribatte l’assessore comunale allo sviluppo economico Paolo Rovis - e a poche centinaia di metri c’è la prestigiosa località turistica di Porto Venere. Nessuno dei turisti vip si è mai accorto di nulla». Va rilevato comunque che il dibattito sul progetto di ampliamento del rigassificatore ha provocato il commissariamento del Consiglio comunale.
Roberto Sasco, presidente della Commissione urbanistica del Comune vede proprio nel rigassificatore uno dei fulcri di «un nuovo polo logistico-portuale integrato con la retrostante zona Ezit comprendente il terminal ro-ro, i moli Quinto, Sesoto e Settimo, la nuova Piattaforma logistica con il Molo Ottavo, l’area dell’ex Ferriera, il terminal della Siot».

(s.m.)


Pescatori triestini contrari «Specie marine a rischio»  - PROTESTA LA CATEGORIA  - La parte terminale dell’impianto passerebbe in una «nursery» ittica

I pescatori triestini sono contrari al rigassificatore e al gasdotto. Interviene sul tema Andrea De Carli, presidente del consorzio piccola pesca del Golfo di Trieste e Monfalcone: «L'economia della provincia, di numerose famiglie di Trieste, Duino Aurisina e Muggia, ma anche delle zone del monfalconese – sostiene de Carli – potrebbe subire gravi contraccolpi da una scelta politica che non tiene conto di chi con il mare ci lavora ogni giorno».
Sostanzialmente De Carli chiede di essere ascoltato in via formale, ma anticipa anche le proprie motivazioni di dissenso nei confronti della realizzazione del progetto sul rigassificatore marino: «Sono tre i punti fondamentali che nulla hanno a che fare con le grandi scelte politiche, ma riguardano la vita di molte famiglie che vivono di pesca in provincia di Trieste: la risospensione dei fanghi del Vallone di Muggia, legata alla realizzazione del terminale, può causare conseguenze a lungo termine sul prelievo delle biomasse ittiche ed in coltura, che gravitano nelle prossimità delle tre dighe foranee».
Non è finita. «Dal punto di vista della quantità di pesce presente nel golfo – incalza De Carli – è importante ricordare ai politici che la parte terminale del gasdotto passerebbe in una importante "zona nursery", che consente la crescita di specie ittiche pregiate, cefalopodi e crostacei, comprese anche alcune specie protette, come le fanerogame marine. E ancora - conclude De Carli - oltre al periodo dei lavori che non consentiranno ai pescatori di operare nelle vicinanze, l'intorbidimento potrà avere ricadute pesanti sui già ridotti popolamenti ittici che stazionano in tali aree in una fase delicata della loro vita».
Insomma, secondo il presidente del consorzio piccola pesca si andrebbe in contro a un impoverimento del mare, con la conseguente, ulteriore, crisi economica dei pescatori della provincia di Trieste e, dice, «E' importante che chi deve decidere a terra si ricordi che un mare senza pescatori professionisti è un mare sterile».
Una posizione condivisa anche da Guido Doz, responsabile regionale di Agci pesca. «Pur con tutte le migliorìe possibili - rileva Doz - il rigassificatore provocherebbe gravi danni all’ambiente marino a causa della lingua d’acqua fredda che finirebbe in mare. Quanto al gasdotto finirebbe per provocare l’inibizione alla pesca di altri settori del golfo».
(fr.c.)


Ancora proteste degli abitanti per il traliccio collocato in via del Veltro - Antenna delle Ferrovie in zona Baiardi  - Altri sei pali previsti vicino alle gallerie

Si apre un nuovo fronte sulla questione antenne delle Ferrovie. Ieri mattina, dopo quella di via del Veltro, un’antenna alta 27 metri che permetterà il funzionamento del sistema di comunicazione Gsm-r utilizzato per mantenere i contatti con i convogli nelle gallerie è stata collocata nella zona di via dei Baiardi, vicino alla galleria ferroviaria di Cologna sud. Così, mentre in via del Veltro la gente si raccoglieva attorno alla commissione trasparenza del Comune, nella zona di via dei Baiardi-Clivio Artemisio la gente, alla vista della struttura che un elicottero stava calando dall’alto, è sobbalzata: sono intervenuti i carabinieri per sedare gli animi. Spiega Claudio Pavlovich, residente in via dei Baiardi: «Ho sentito un elicottero sopra la mia testa, poi ho visto il cavo per la posa dall’alto della struttura. Sono preoccupato ma credo lo siano di più quanti abitano in Clivio Artemisio, col palo a 30 metri dalle case».
I cittadini temono che le onde elettromagnetiche del Gsm-r possano nuocere alla salute: da ciò proteste e sollecitazioni al Municipio. Spiega il dirigente del Comune Carlo Tosolini: «Le Ferrovie non hanno bisogno di alcuna concessione edilizia né urbanistica. Assieme alla Regione e alla Soprintendenza abbiamo fatto ricorso al Tar, ma abbiamo perso».
L’addetto stampa delle Ferrovie Tullio Tebaldi osserva però che «il Tar ci ha dato ragione perché la sicurezza è imprescindibile per il sistema ferroviario. E le antenne previste sono tutte collocate nei pressi delle gallerie». Oltre a via dei Baiardi e Veltro, verranno insediati tralicci da 18 metri a valle della rotatoria di strada di Rozzol e nei pressi della galleria Sottomonte, sotto l’obelisco di Opicina (27 metri). Un altro impianto, di impatto minimo (4 metri) è previsto a Cologna Nord, in zona Commerciale alta. Un Gsm-r (altezza 3,70 metri) anche in Villa Carsia. Sotto Casa Serena, a nord dell’abitato di strada per Longera, è prevista una struttura (28 metri), così come all’imbocco della galleria ferroviaria sotto Campo romano a Opicina (28 metri).
La Trasparenza promuoverà un incontro la prossima settimana, con la presenza di Tosolini, delle Ferrovie, dell’Arpa, nonché degli abitanti protestatari per cercare una via di uscita. Ieri in via del Veltro il consigliere Alfredo Racovelli (Verdi) ha notato che il sindaco potrebbe far ricorso al Consiglio di stato: una soluzione che avrebbe l’appoggio dell’opposizione. Bruno Sulli (An), ha avanzato il timore che l’installazione di nuove antenne preluda all’avanzare della telefonia mobile.
Daria Camillucci
 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 24 giugno 2008 

 

 

Rigassificatore, regole severe per partire - Le prescrizioni motivate dal fatto che l’area rientra nel Sito inquinato nazionale

Prescrizioni su diversi fronti e relative a svariati aspetti, dalle caratterizzazioni e bonifiche ai monitoraggi del sistema biologico marino, dall’integrazione del rigassificatore con la centrale elettrica della Ferriera alle prese per l’ingresso e lo scarico dell’acqua di mare usata nel processo di rigassificazione.
Si tratta di una serie di punti molto dettagliati e precisi, fissati dalla commissione ministeriale Via (valutazione d’impatto ambientale), alla cui esecuzione è legata la validità del parere favorevole alla compatibilità ambientale del progetto del gruppo Gas Natural, nell’area ex Esso, che la stessa commissione ha deliberato venerdì scorso.
Il problema di fondo nasce dal fatto che l’area ex Esso è situata all’interno del Sito inquinato di interesse nazionale, che include anche il vallone di Muggia, nel quale è prevista la costruzione del pontile per l’attracco delle navi gasiere, nonchè della presa e dello scarico dell’acqua marina usata dal rigassificatore.
L’area del fondale dove sorgeranno il pontile e altre opere a mare dovrà quindi essere «caratterizzata», per conoscerne il grado di inquinamento e la natura degli inquinanti, ed eventualmente bonificata.
Il materiale risultante dalla bonifica (sia dell’area a terra sia di quella a mare) dovrà essere trasportato in prevalenza via mare. Saranno poi necessari un piano per regolamentare al meglio il traffico dei mezzi usati nella bonifica, e un piano per gestire il materiale inquinato che lascerà l’area in cui si precisino anche le discariche da utilizzare.
Prescrizioni sono previste pure per il gasdotto necessario al collegamento tra l’impianto di Zaule e Villesse (nodo della rete nazionale) che attraverserà il golfo, e sulla cui compatibilità ambientale la giunta comunale di Trieste si è pronunciata in maniera contraria nei giorni scorsi. Riguardo dunque a questo gasdotto, prima della conferenza dei servizi, in cui gli enti coinvolti saranno chiamati a raggiungere un’intesa con la Regione, dovrà essere ottenuto il documento sulla compatibilità ambientale rilasciato dal ministero dell’Ambiente.
GIUSEPPE PALLADINI


RIGASSIFICATORE - Controlli dove esce l’acqua di mare - I trasporti vanno fatti solo via mare

Gas Natural dovrà predisporre assieme ad Arpa e Icram un piano di illustrazione e monitoraggio (sull’arco di dieci anni) delle specie che vivono attorno al punto di scarico dell’acqua di mare. Sarà necessario anche un piano per il controllo fisico-chimico dell’acqua marina.
Il trasporto del materiale risultante dalla bonifica dell’area ex Esso e della zona a mare dovrà essere effettuato via mare, a meno di altre soluzioni da trovare con gli enti locali. Dovranno essere predisposti e approvati un piano per il traffico dei mezzi e uno per la gestione dei terreni inquinati.
Integrare il progetto con quello della Ferriera

FRIGORIE
Dovrà essere presentato un progetto di integrazione con la centrale elettrica della Ferriera, proprietà della società Elettra Glt, per ridurre lo spreco e l’impatto ambientale delle frigorie e del cloro risultanti dallla rigassificazione. Le frigorie serviranno al raffreddamento della centrale.
Documento da presentare alla Conferenza dei servizi

COMPATIBILITÀ
Alla conferenza dei servizi dovrà essere presentato il documento sulla compatibilità ambientale, emanato dal ministero dell’Ambiente, del gasdotto di 46 chilometri che allaccerà l’impianto di Zaule alla rete nazionale (nodo di Villesse) passando attraverso il golfo di Trieste.
Tener conto che le opere sono nel Vallone di Muggia

SEDIMENTI
Poichè il Sito inquinato comprende anche il Vallone di Muggia, la realizzazione delle opere a mare (pontile di attracco, presa e scarico di acqua marina) dovrà essere preceduta dalla caratterizzazione dei sedimenti delle aree interessate dai lavori.
Vanno monitorate le realtà esistenti

SPECIE MARINE
Prima dei lavori a mare dovrà essere effettuato il monitoraggio del complesso delle specie esistenti nel tratto di mare, e durante i lavori tale monitoraggio dovrà essere svolto con il cojnvolgimento dell’Arpa. Un analogo monitoraggio dovrà riguardare i sedimenti del fondale interessato dai lavori.
Introdurre i pannelli fotovoltaici

KYOTO
Per rispettare le direttive di Kyoto, l’ illuminazione esterna dell’area del rigassificatore dovrà essere alimentata da pannelli fotovoltaici, e al fine di ridurre l’impatto paesaggistico dell’impianto è necessario un progetto per gli interventi di ingegneria naturalistica e per quelli relativi al verde
 

 

Sasco: sul gasdotto marino rimaniamo contrari  - L’ESPONENTE DELL’UDC  - «Carente l’analisi costi-benefici. In questa situazione non si può dare parere favorevole»

Ribadita la richiesta di un depuratore fognario di ultima generazione quale «royalty» a favore della città
«L’Udc di Trieste e quella regionale appoggiano la delibera con cui la giunta comunale ha dato parere sfavorevole alla compatibilità ambientale del gasdotto di collegamento fra il rigassificatore di Zaule e il nodo della rete nazionale a Villesse». Lo dichiara Roberto Sasco, capogruppo Udc in consiglio comunale e presidente regionale del partito, precisando che la delibera è ora al vaglio dei consigli circoscrizionali per poi passare alla commissione Urbanistica e ambiente e in consiglio comunale.
Attualmente non sussistono, sempre secondo l’Udc, le condizioni per un parere favorevole e incondizionato alla costruzione del gasdotto, in quanto l’analisi costi-benefici è carente. «Non si evincono chiaramente – sottolinea Sasco – i costi indiretti e sociali legati alla realizzazione dell’opera e i benefici determinati dalla realizzazione dell’impianto, con le ricadute per la collettività. Pertanto, nel caso il governo desse il via libera alla realizzazione dell’impianto Gnl, l’Udc si impegnerà a livello locale, regionale e nazionale affinché venga recepita una serie di prescrizioni che costituiscono condizioni per lo sviluppo della città».
Il dettaglio delle richieste si apre con la realizzazione di un depuratore fognario di ultima generazione, quale concreta royality a favore della città, e prosegue con l’acquisizione di significative quote nella società di gestione del terminal Gnl da parte di AcegaAps, al fine di garantire nel tempo concreti benefit e ricadute sul territorio, e con quella di garanzie in fase di gestione dell’impianto Gnl dei livelli occupazionali diretti e nell’indotto locale, e ancora con il coinvolgimento prevalente nella realizzazione dell’opera delle categorie economiche e dell’imprenditoria locale.
Le richieste dell’Udc prevedono poi la bonifica integrale del sito inquinato interessato e non una semplice messa in sicurezza, la realizzazione contestuale della «filiera del freddo» con cessione gratuita delle frigorie prodotte alle industrie, e la verifica della compatibilità in termini di sicurezza della presenza dei terminal dell’oleodotto, del rigassificatore e del gasdotto, anche in relazione alla movimentazione delle petroliere e delle gasiere, e infine una contestuale pianificazione della riconversione dell’area della Ferriera per progettare un polo logistico-portuale integrato con la zona Ezit.


Progetto «Acquario»: tutti assolti  - LA CORTE D’APPELLO CONDANNA IL WWF A PAGARE LE SPESE  - Al centro del caso muggesano comunicazioni sul Sito inquinato

TRIESTE Nel processo di primo grado era stato assolto Manlio Romanelli, già amministratore unico della società che aveva promosso l’interramento di «Acquario», la vasta area posta tra Punta Olmi e Punta Sottile su cui doveva essere realizzato uno stabilimento balneare e un’area dedicata al tempo libero.
Ieri la Corte d’appello, presieduta da Mario Trampus, ha pronunciato una analoga sentenza di proscioglimento per gli altri quattro imputati. Sono Aldo Mazzocco, già al vertice di Marina Muja; Lucio Russo Cirillo, direttore dei lavori d’interramento; Corrado Del Ben, già vice presidente di «Acquario» ed Ervino Leghissa, legale rappresentante della Duino Scavi, erano stati condannati in primo grado dal Tribunale ma ieri l’assoluzione è stata ampia. «Il fatto non sussiste» si legge nel provvedimento, sia per quanto «concerne gli obblighi di comunicazione», sia per «l’omessa bonifica del Sito inquinato».
Allo stesso tempo la Corte d’appello ha condannato il Wwf, che si era costituito parte civile, al pagamento delle spese di giudizio. Ma non basta. Ai quattro imputati clamorosamente assolti ieri, dovrà essere restituita al più presto la «provvisionale» di 200 mila euro che il giudice Luigi Dainotti aveva assegnato in parti uguali ad «Acquario» e alla «Imes», la società finanziaria a cui «Acquario» faceva riferimento.
Le motivazioni della sentenza di assoluzione saranno depositate entro tre mesi e solo in quella occasione si potrà comprendere appieno ciò che ha spinto la Corte d’appello ad assumere questa decisione. Ieri nel corridoio antistante l’aula in cui si era svolta l’udienza, gli avvocati hanno cercato di leggere nel «dispositivo», qualche anticipazione di ciò che si saprà a fine estate. Il «punto nodale» nel giudizio quasi unanime dei difensori è rappresentato dal Decreto legislativo 152 del 2006 che ha modificato la precedente normativa. In pratica ha cancellato il reato di omessa bonifica del Sito inquinato.
«Per questo decreto l’Italia è già finita sotto inchiesta a livello di Unione europea» hanno affermato alcuni ambientalisti che su questo processo e su altre inchieste avevano costruito a proprio beneficio un piccolo gruzzolo di credibilità e di visibilità politica. Altri invece, appena appreso che l’esito del processo era favorevole agli imputati, si sono lasciati andare a reazioni più emotive. «Andremo in Cassazione» hanno promesso i primi mentre gli altri si allontanavano incerti sul da farsi.
L’inchiesta sul caso «Acquario» era stata avviata dal pm Maddalena Chercia, in base a una serie di esposti che chiedevano di fare luce sull’interramento avviato tra Punta Olmi e Punta Sottile. Lì erano finiti 120 mila metri cubi di materiale (terra e rocce da scavo) contenenti anche sostanze inquinanti provenienti per una certa percentuale anche dalla bonifica dell’ex Cantiere navale San Rocco, ora divenuto porto turistico. Il primo metro di spessore del terreno dell’ex cantiere, inquinato da cento anni di attività industriale, è stato posto in due sarcofagi a tenuta stagna. Lo strato sottostante è finito invece a Punta Olmi: 45 mila metri cubi nella prima «tranche» di lavori, 70 mila nella seconda. Le analisi effettuate dall’Arpa, l’Agenzia ragionale per la protezione ambientale, avevano segnalato la presenza di piombo, cadmio e idrocarburi in misura non compatibile con l’utilizzazione dell’area interrata come verde pubblico.
CLAUDIO ERNE’



Alberi tagliati - EX MADDALENA

Al signor Callegari: gli alberi si reimpiantano? Non lo si sapeva, peccato ci vogliano anni per diventare rigogliosi e frondosi. Gli unici a poter essere piantati/estirpati/reimpiantati a piacere, secondo svariati progetti ormai giornalieri, sarebbero quelli pronti... in plastica! È mai possibile che nelle cosiddette riqualificazioni zonali o nuove costruzioni sia sempre il preesistente verde che «intrìga»? Ed i Verdi che dovrebbero salvaguardarlo (vedi ex comprensorio Maddalena) dove sono?
Nevia Ferrari
 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 23 giugno 2008 

 

 

I residenti di via del Veltro contro l’antenna  - Traliccio delle Ferrovie a poche decine di metri dalle case: i cittadini temono emissioni nocive

INSTALLATO IL MANUFATTO ALTO 25 METRI
«Mi affaccio alle finestre di casa e me la trovo davanti, imponente come un traliccio dell'alta tensione»: con queste parole Giorgio Umek, residente in via del Veltro 21, descrive l'antenna di proprietà delle Ferrovie dello Stato istallata alcuni giorni fa nel rione di San Giacomo.
L'antenna, alta circa 25 metri, permetterà il funzionamento del sistema di comunicazione «Gsm-r» utilizzato per mantenere il contatto con i convogli all'interno delle gallerie e garantire così la sicurezza. Ma i cittadini temono che le sue emissioni possano nuocere alla salute e nonostante le diffide presentate dal Comune, dalla Regione e dalla Soprintendenza alle Ferrovie, queste ultime si sono rivolte al Tar che ha dato il via libera al posizionamento dell'antenna.
Nel caso di San Giacomo non è stato possibile avvalersi dell'escamotage ambientale perché la zona è priva di tutela paesaggistica e le Ferrovie hanno così ottenuto anche il permesso dell'Arpa e, sulla base della legge nazionale, possono edificare a loro piacimento questo genere di strutture senza dover richiedere alcun permesso, nemmeno il parere dell'Azienda sanitaria.
I residenti hanno protestato ma non c'è stato nulla da fare: «Quando esco in poggiolo - continua Umek - la distanza che mi separa dall'antenna è di venti metri circa, è uno spettacolo dal forte impatto non solo visivo ma anche della salute, che va a svalutare l'intero condominio. Nessuno sa bene che funzione abbia il traliccio, alcuni dicono sia di qualche compagnia telefonica e altri che appartenga alle Ferrovie, resta comunque il fatto che rappresenta un grave danno per la salute e desideriamo che l'opinione pubblica sia a conoscenza di quanto sta accadendo».
Di analoga opinione anche Sergio Cossutta, residente al civico 25: «Con le tecniche odierne è assurdo l'utilizzo di simili marchingegni, e credo che a beneficiare dell'antenna non saranno solo le Ferrovie ma sicuramente anche qualche compagnia di telefonia mobile. Inizialmente - spiega - era stato previsto di installare l'antenna nelle vicinanze dell'Ippodromo, all'inizio della salita di via del Veltro vicino al civico 70, ma i cittadini sono andati a protestare in circoscrizione. Questa si è rivolta al Comune il quale ha suggerito lo spostamento dell'antenna in una sede più distante dalle abitazioni ma i tecnici delle Ferrovie hanno pensato bene di posizionarla davanti al poggiolo dello stabile al numero 21».
Nella questione è stata coinvolta anche la quinta circoscrizione: «Non siamo stati avvisati di nulla - esordisce il presidente Silvio Pahor - in una mattinata l'antenna è stata installata e la circoscrizione non ha ricevuto alcun parere consultivo e tantomeno è stato comunicato il posizionamento dell'antenna al Comune. I cittadini di via del Veltro si sono mobilitati - continua Pahor - inizialmente mi hanno contattato affinché io portassi la questione in Comune e, insieme al sindaco e al dirigente competente, si trovasse un sito alternativo per l'insediamento. Successivamente è stato fatto un sopralluogo nella zona e il sindaco Dipiazza ha risposto che la questione è particolarmente difficile dal momento che gli interessi nazionali, appartenenti alle Ferrovie dello Stato, sovrastano e scavalcano quelli locali. Il sindaco ha comunque garantito di proseguire nell'opera di resistenza».
Da questo punto di vista il Comune ha fatto sapere di essere ricorso al Tar il quale ha rigettato l'istanza dando così il via libera all'installazione e che, nonostante ciò, proseguirà nell'opposizione al provvedimento ricorrendo al Consiglio di Stato.

 (l.d.)

 
A Barcola catena umana contro lo scudo spaziale - COMITATO DI PROTESTA

Una catena umana di pace contro il progetto statunitense di «scudo spaziale», è stata realizzata ieri nella zona della fontana di Barcola.
L'iniziativa è stata promossa dal Comitato triestino contro lo scudo stellare, nell'ambito della Giornata mondiale di sciopero della fame che, coinvolgendo anche altre città in Italia e all'estero, invita a non mangiare per un giorno, allo scopo di indurre i potenti a destinare le spese militari in campagne alimentari. Nel corso della manifestazione, è stato anche posto l'accento sulla «militarizzazione cui è sottoposto il Friuli Venezia Giulia».


PIAZZA LIBERTÀ  - Non tagliate gli alberi

In genere mi occupo anzitutto dei problemi degli altri; sono sensibile alle esigenze dei giovani, mi preoccupano le loro difficoltà d’inserimento lavorativo, la loro crisi di valori.
Ma per una volta mi permetto di essere egoista: ho 73 anni e vorrei godere ancora, assieme ai mei coetanei, dell’ombra, del profumo, della bellezza, dell’aria purificata che gli alberi secolari di piazza Libertà ci offrono con gratuita munificenza. Non intendo, questa volta, pensare ai miei nipoti che, se sopravviveranno gli stentati e ridicoli alberelli impiantati, al pari di quelli sulle rive, lungo i marciapiedi della piazza, potranno forse godere di un po’ di verde ai lati di un’autostrada a otto corsie. Per una volta, cari amministratori, pensate anche agli egoisti.
Clara Girotto


RIGASSIFICATORE - Rischi da valutare

Abito a Valmaura zona interessata al progetto del rigassificatore a terra dalla Gas Natural e vorrei conoscere in modo preciso e documentato quali conseguenze ci sarebbero per i cittadini in caso di incidente o attentato a questo tipo di impianti.
Sono, assieme a tanti miei concittadini, estremamente preoccupato perché organi di informazione, pubblicazioni scientifiche, specialisti della nostra università e delle istituzioni scientifiche stanno ripetendo, inascoltati dai nostri amministratori, che questi sono impianti ad alto rischio e assolutamentamente inadatti a essere localizzati all’interno di aree densamente popolate e ricche di impianti industriali con fiamme, libere (ferriera, centrale a gas, termovalorizzatori, ecc.).
A conferma di ciò ricordo solo che i rigassificatori sono considerati impianti a rischio di incidente rilevante e rientrano nella direttiva Seveso, per cui come riportato in una relazione del ministero dell’Ambiente di qualche tempo fa, a nome di Dario Giardi, «... i rigassificatori possono essere costruiti ma a debita distanza dai centri abitati e dagli impianti industriali ad alto rischio».
Sempre per motivi di sicurezza è previsto che le navi gasiere debbano attraccare con la prua rivolta al largo per potersi allontanare rapidamente in caso di incidente, mentre nella fase del loro avvicinamento alla zona di attracco il traffico marittimo verebbe bloccato in una fascia di navigazione molto ampia toccando anche la compatibilità con l’attività portuale. Inoltre, negli Stati Uniti, dopo l’attentato dell’11 settembre 2001, hanno deciso di dismettere gradualmente gli impianti a terra e di adottare solo impianti costituiti da navi gasiere con il rigassificatore a bordo. Queste navi si ormeggiano al largo, ben lontane dalla costa, rigassificano il gas liquido e lo mandano direttamente in rete: il tutto con costi estremamente inferiori a quelli previsti con il sistema Gas natural.
Oltre al problema sicurezza ci sono però altre informazioni, poco pubblicizzate e mai confutate, che non possono lasciare indifferenti. Ne elenco solo due, tra esse legate: 1) i rigassificatori in Spagna sono attualmente quasi tutti fermi per mancanza di Gnl in quanto i Paesi produttori per carenza di infrastrutture, riescono a rifornire a malapena il 50% della domanda mondiale; 2) la delibera n. 178. art. 13, comma 2, emanata dell’Autorità dell’energia manleva dal rischio d’impresa. In pratica, il «fattore garanzia» offre a chi costruisce un terminale, anche in caso di mancato utilizzo dell’impianto (fatto molto probabile vista la carenza di Gnl a livello mondiale), la copertura dell’utile, che sarebbe comunque garantito recuperando le perdite con l’addebito sulle bollette dei consumatori, cioè: noi cittadini dovremmo pagare il mancato utile dell’impresa.
Non mi dilungo oltre ma ritengo che i nostri amministratori dovrebbero coinvolgere la comunità scientifica che a Trieste non manca, per approfondire l’argomento e procedere alle scelte non in base a interessi immediati, che paiono puramente speculativi, ma in base alle effettive compatibilità ambientali ed economiche.
Come altri hanno ricordato su questo giornale, già in altre occasioni i politici hanno dato credito alle imprese snobbando e denunciando chi paventava pericoli, e poi sono successe tragedie come il Vajont o Chernobyl.
Lauro Linardon
 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 22 giugno 2008 

 

 

Krsko, sei operai contaminati dalle radiazioni  - AVEVANO RIPARATO IL GUASTO DEL 4 GIUGNO

Le autorità slovene: dosi minime sotto i livelli di guardia, uguali a quelle assorbite da chi va in aereo
KRSKO Sei operai, in prevalenza saldatori, sono rimasti contaminati durante i lavori di riparazione del recente guasto alla centrale nucleare di Krsko, episodio che per alcune ore, lo scorso 4 giugno, aveva fatto scattare l’allarme atomico in tutta Europa. La dose di radiazione che hanno ricevuto non è comunque tale da destare proccupazione.
Nessuno è in permesso malattia e tre di essi, in questi giorni, sono tranquillamente in ferie. La notizia, confermata dalla Direzione nazionale per la sicurezza nucleare, è stata pubblicata dal quotidiano zurnal24.
La contaminazione è dovuta al fatto che i sei operai, per riparare il guasto alla centrale, ossia per sostituire una valvola del sistema di raffreddamento del reattore, hanno dovuto lavorare in punti difficilmente accessibili, e questo ha impedito loro di usare le maschere ad aria compressa, le uniche che avrebbero garantito loro il massimo livello di protezione.
Hanno dovuto invece usare semplici maschere antigas con il filtro. Sono rimasti pertanto contaminati da due isotopi di cobalto, il Co 58 (13.000 Bq) e il Co 60 (1.030 Bq). La dose di radiazione ricevuta (14.030 Bq) non è però preoccupante, rilevano alla Direzione per la sicurezza nucleare, ed equivale alla radiazione cui una persona è sottoposta, per esempio, durante un lungo viaggio in aereo. La contaminazione era così ridotta, scrive il giornale riportando fonti della Direzione slovena per la sicurezza nucleare, che i rilevatori personali non l’hanno nemmeno registrata. Solo un controllo completo e dettagliato dei sei ha fatto emergere l’accaduto. Tutto comunque, assicurano gli esperti, è rimasto sotto il limite dei livelli di contaminazione consentiti, considerato il tipo di lavoro e il luogo in cui è stato svolto. La centrale nucleare di Krsko – 130 chilometri da Trieste in direzione nordest, a ridosso del confine con la Croazia – è stata al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica europea lo scorso 4 giugno, quando un guasto all’impianto aveva fatto scattare l’allarme nell’Unione europea e in particolare nella nostra città, rientrato dopo poche ore. Il reattore è stato comunque spento e raffreddato, dopo di che si è proceduto alla sostituzione della valvola difettosa. La centrale di Krsko è stata nuovamente collegata in rete gia' il 9 giugno. La settimana scorsa, l’impianto è stato visitato anche da un gruppo di esperti italiani.


KRSKO - L’esperto: rischi sotto controllo - MASSIMO BOVENZI, DOCENTE DELL’UNIVERSITÀ DI TRIESTE

TRIESTE Arriva come un fulmine anche a Trieste la notizia degli operai rimasti contaminati durante i lavori di riparazione del recente guasto alla centrale nucleare di Krsko.
Massimo Bovenzi, docente dell'Università di Trieste, esperto in medicina del lavoro non ha però dubbi: «In queste condizioni, non si corre nessun rischio».
«Dalle notizie riportate dalle agenzie - commenta Bovenzi - si apprende che gli operai sono stati contaminati, ma senza conoscere a fondo la situazione, non mi posso sbilanciare su come è avvenuta la contaminazione radioattiva o sul livello di contaminazione».
«Il tutto dipende dal tipo di nuclide» aggiunge Massimo Bovenzi, ricordando che nel caso particolare del corpo umano, la contaminazione radioattiva include in teoria tanto la contaminazione esterna quanto la contaminazione interna, per qualsiasi via essa si sia prodotta. «Comunque – aggiunge – con i dati a nostra disposizione, visto che le agenzia riportano già la notizia che gli operai hanno dovuto togliersi le maschere ad aria compresa, usando invece maschere antigas con il filtro, si può apprendere che le sostanze radioattive sono state inalate».
«Dobbiamo ricordare che in questi casi comunque gli operai sono altamente qualificati e preparati per qualsiasi tipo di evenienza» conclude Bovenzi.
(ga.pr.)


MUGGIA - Mozione Fi contro i rigassificatori - VENERDÌ IN CONSIGLIO

 Anche il gruppo consiliare muggesano di Forza Italia ha elaborato una mozione contraria ai progetti per la realizzazione dei due rigassificatori di Gnl proposti dalle società spagnole Gas Natural ed Endesa: sarà posta al voto nella seduta del prossimo Consiglio comunale previsto a Muggia venerdì alle 18. Claudio Grizon, capogruppo, ricorda tra le altre motivazioni per il parere negativo che «l'impianto a terra proposto dalla Gas Natural dovrebbe contenere 300.000 metri cubi di Gnl, che equivalgono a 180 milioni di litri di gas, in due serbatoi, e che il pontile di attracco delle metaniere verrebbe collocato proprio all'ingresso del Canale navigabile: tale impianto avrebbe una capacità di 8 miliardi metri cubi/anno e comporterebbe l'arrivo di circa 110 navi l’anno, una ogni 3 giorni».
La mozione rammenta anche che lo stesso presidente della Regione Renzo Tondo ha recentemente dichiarato, dopo aver parlato con il sindaco di Capodistria Popovic, che «una struttura a mare non si può fare» e, pur affermando di non avere «pregiudizi ideologici sull'impianto a terra», ha inoltre precisato di ritenere che «la morfologia del territorio triestino poco si adatti a questa soluzione».
«Considerata la vocazione residenziale e turistica del comune di Muggia» la mozione del gruppo Fi «esprime nuovamente la propria contrarietà all'eventuale realizzazione dell'impianto proposto dalla società Gas Natural nell'area ex Esso del comune di Trieste e a quello della società spagnola Endesa che prevederebbe una piattaforma galleggiante nel Golfo di Trieste tra Grado e la Slovenia e impegna il sindaco a esprimere in ogni sede istituzionale e politica utile la contrarietà del Comune» ai progetti.


Rifiuti e oli come difendere il nostro mare - DIPORTISTI ED ECOSISTEMA

Difendere il mare è uno dei principali fini istituzionali della Lega Navale Italiana, favorendo la tutela dell'ambiente marino e delle acque interne e sviluppando le iniziative promozionali, culturali, naturalistiche e didattiche idonee al conseguimento degli scopi dell'Associazione. Una importante attività di protezione dell'ambiente marino attraverso due funzioni convergenti: la sensibilizzazione dei giovani e degli adulti sui problemi ambientali l'opera concreta e la fattiva "predisposizione" volta alla conservazione, alla tutela ed al risanamento di spiagge, tratti di mare e fondali marini.
E proprio sabato scorso si è svolta nello specchio acqueo della "Sacheta" la pulizia dei fondali, un'attività che sensibilizza notevolmente chi del mare ne fa una passione, un divertimento,l un luogo di ritrovo. Le attività finalizzate alla tutela dell'ecosistema marino sono state svolte con gli Enti Locali ed in collaborazione con i Gruppi Sommozzatori della Capitaneria di Porto, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Carabinieri e Polizia di Stato e con le maggiori organizzazioni a carattere nazionale e locale che istituzionalmente svolgono tali compiti.
Per il futuro la Lega Navale Italiana intende incrementare la partecipazione degli studenti alle sue attività ambientalistiche ed in tal senso ha già stipulato, con l'ausilio delle proprie Strutture Periferiche, numerose convenzioni con Provveditori e Presidi. Nella esecuzione di tutti nostri programmi di avviamento pratico agli sport acquatici, verrà dato primario rilievo alla sensibilizzazione dei giovani circa la responsabilità ed i problemi della tutela dell'ambiente marino. Inoltre, gli studenti di alcune scuole convenzionate che usciranno in mare con imbarcazioni a vele per conoscere i principi della navigazione, svolgeranno anche esercitazioni pratiche con i docenti di chimica e fisica muniti di apparecchiature portatili, per accertare lo stato di inquinamento del mare, sottocosta ed al largo, ed apprendere i principali elementi sul comportamento ed il rispetto del mare.
Verranno inoltre consolidate le intese già in corso con l'associazione "Lega Ambiente" per dare ospitalità, presso le Sezioni Periferiche L.N.I., alle imbarcazioni dell'Associazione - Goletta Verde, Pietro Micca e Vento dell'Alba - nel corso delle loro campagne per il monitoraggio da inquinamento dei mari che circondano l'Italia, prevedendo anche la partecipazione di soci e studenti L.N.I. alle varie operazioni.
Infine, bisogna ricordare che l'ambiente marino può essere salvato solo se - alle imprese collettive di grande visibilità - si aggiungerà l'impegno responsabile dei singoli nelle "piccole cose". Per questo tutti i soci della Lega Navale si attengono ad un "codice di comportamento" che impone a ciascun socio di rispettare e far rispettare l'ambiente marino evitando principalmente l'inquinamento attraverso il lancio di rifiuti in mare, di materiali di ogni tipo ed in particolare buste di plastica non biodegradabili, di oli combustibili o esausti di motori ecc.; evitando al massimo di tenere in moto i motore delle imbarcazioni al rientro in porto o prima di partire; usando ove possibile il vento e le vele quale forza motrice delle imbarcazioni. Per informazioni più dettagliate sul diportismo nautico e l'ecologia consultare la voce "Norme nautiche" del sito web www.leganavale.it .
Gabriele Cutini


Alleggerire il traffico si può: un sottopasso in trincea da Barcola all’Idroscalo

Visti i numerosi articoli pubblicati di recente in merito alle problematiche della viabilità cittadina e ai vari interventi in corso per il miglioramento delle condizioni del traffico e ambientali, cogliendo anche lo spunto da quanto affermato dal sindaco circa l’opportunità di guardare al domani, con spirito costruttivo, intendo proporre all’attenzione dell’opinione pubblica e degli amministratori una riflessione sulla nota questione dei flussi di traffico che interessano la direttrice Barcola-Roiano-piazza Libertà, il cosiddetto accesso ad Ovest della città.
Preso atto della materiale impossibilità di poter utilizzare in superficie la tratta di Porto Vecchio che va dalla passerella di Barcola al piazzale dell’Idroscalo, per le note ragioni di interferenza con le aree demaniali e gli edifici storici dello scalo, ritengo si possa valutare la realizzazione di detto by-pass stradale sulla medesima direttrice, non in superficie, bensì con un sottopasso in trincea, per un tratto che in sostanza equivale a neanche un chilometro e, quindi, con costi a mio avviso sostenibili, soprattutto se si pensa agli innumerevoli vantaggi che tale soluzione produrrebbe: riduzione drastica dei flussi in/out lungo viale Miramare-Roiano, una zona altamente urbanizzata; abbattimento dei tassi di inquinamento prodotti dal traffico veicolare e oggi sparsi lungo tutto il percorso, soluzione ottenibile mediante un moderno impianto di aspirazione e filtraggio dei fumi in galleria; maggiore comunicabilità e transitabilità pedonale tra gli spazi urbani e le future realtà che saranno realizzate nell’ambito del Porto Vecchio; pratica e rapida realizzabilità dell’infrastruttura, in quanto i lavori non interferirebbero, se non in minima parte, con il traffico veicolare in atto.
Tale soluzione faceva parte del più ampio progetto di riqualificazione delle Rive di Trieste presentato a suo tempo dall’Autorità Portuale al Comune di Trieste, già negli anni 2002-2003.
Luigi Franzil
 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 21 giugno 2008 

 

 

Rigassificatore: era un «no» al gasdotto quello della giunta  - La commissione Via del ministero dell’Ambiente dà intanto il via libera finale all’impianto di Zaule

IL PROGETTO


Sulla compatibilità ambientale del gasdotto previsto per collegare il rigassificatore di Zaule alla rete Snam, passando attraverso il golfo, giovedì scorso la giunta comunale ha espresso parere sfavorevole. Per un errore di intepretazione della delibera, nell’edizione di ieri abbiamo dato la notizia contraria. Solo dopo aver esaminato il documento nel dettaglio è emersa l’esatta posizione dell’esecutivo.
Ieri, intanto, il progetto di Gas Natural per l’impianto di rigassificazione a Zaule ha ottenuto l’approvazione finale da parte della Commissione Via (Valutazione d’impatto ambientale) del ministero dell’Ambiente.
L’approvazione, che contiene comunque una serie di prescrizioni (al momento non note), è stata data nel pomeriggio dalla commissione plenaria, dopo che giovedì scorso il progetto aveva ottenuto il placet della sottocommissione, e nei giorni precedenti la luce verde era arrivata dal gruppo istruttorio della commissione stessa.
A questo punto serve qualche settimana per arrivare alla firma del decreto che autorizza il progetto dal punto di vista ambientale. Una firma che è anzi duplice: dopo quella del ministro Prestigiacomo, il provvedimento dovrà infatti essere sottoscritto anche dal ministro ai Beni culturali Bondi.
Tornando alla delibera della giunta comunale, il documento riporta le caratteristiche principali della condotta. Partendo da Zaule il gasdotto attraverserà il golfo per 27 chilometri, approdando nella località Golimeto (comune di Grado), fra le Bocche di Primero e Punta Sdobba, per poi proseguire per 19 chilometri fino al «nodo» Snam di Villesse.
La delibera contiene poi alcune prescrizioni che l’esecutivo indirizza al ministero dell’Ambiente, qualora il ministero stesso ritenesse comunque di approvare la compatibilità ambientale del gasdotto. Oltre a richiedere un’integrazione dell’analisi costi-benefici, visto che la condotta si sviluppa per una parte del tratto sottomarino (poco meno di 7 chilometri) attraverso il Sito inquinato di interesse nazionale (vallone di Muggia), la giunta richiede che l’intervento sia eseguito solo dopo l’approvazione del progetto da parte del dicastero.
In proposito, nella stessa delibera si legge che il 27 maggio scorso la Snam (proponente del progetto) ha inviato al ministero dell’Ambiente e agli altri enti competenti, incluso il Comune di Trieste, il piano di caratterizzazione per il tratto del fondale marino del Sito inquinato attraversato dalla condotta.
Oltre ad aver redatto il progetto, la Snam ne curerà anche l’eventuale realizzazione, e ne sarà poi proprietaria. Per far transitare il gas prodotto a Zaule, Gas Natural dovrà così pagare una tariffa che la Snam ha già stimato: il ricavo annuo previsto per l’uso del gasdotto (46 chilometri) ammonta a circa 16 milioni di euro.
La delibera della giunta deve ora passare in commissione e poi in consiglio. Una prima seduta della commissione Urbanistica e ambiente, presieduta da Roberto Sasco, è fissata per mercoledì prossimo nell’aula del consiglio, con la partecipazione dei presidenti delle circoscrizioni.
Questa seduta sarà dedicata solo all’illustrazione tecnica del progetto del gasdotto e del suo impatto. La commissione si esprimerà invece con un voto in una successiva riunione, probabilmente venerdì, alla quale sarà anche presente il sindaco Dipiazza.
Sulla compatibilità ambientale del gasdotto il consiglio comunale deve deliberare entro il 6 luglio, data in cui scade il termine di 60 giorni dalla presentazione del progetto.
I tempi sono quindi moto stretti, anche perchè, essendo il 6 luglio una domenica, è chiaro che i consiglieri si riuniranno qualche giorno prima.
GIUSEPPE PALLADINI


RIGASSIFICATORE - Gli ambientalisti: nessuno ci ascolta  - DURA PROTESTA NELL’AREA VERDE  - Predonzan (Wwf): irrisolti tutti i problemi d’inquinamento

L’approvazione sul piano ambientale del progetto per il rigassificatore di Zaule solleva vivaci reazioni nel mondo ambientalista. «Nessuno ha tenuto conto delle nostre osservazioni inviate al ministero e alla Regione – sbotta Lino Santoro, presidente del circolo triestino di Legambiente – sui pericoli di fuga di gas liquido nell’area dell’impianto. In caso di fuga – spiega – si crea una cosiddetta nube fredda, che ha una temperatura di -150 gradi e si propaga orizzontalmente provocando pesantissimi effetti su tutto ciò che incontra. Un rischio grave, confermato anche in un convegno alla Stazione marittima dall’ingegner Nobile dell’Università di Trieste».
Ad augurarsi che il parere favorevole della commissione Via «non sia dovuto a ingerenze politiche (effetto Menia?)» è Dario Predonzan, responsabile territorio e ambiente del Wwf regionale. «Tutte le maggiori problematiche ambientali e di sicurezza – rileva - in due anni e mezzo dall'avvio della procedura erano rimaste infatti irrisolte: l'impatto dello scarico di acque fredde e clorate sul vallone di Muggia, la compatibilità con i traffici portuali, il rischio di "effetto domino" per incidenti al terminale. E' quindi sempre apparsa curiosa – prosegue – l'alleanza trasversale di forze politiche e sociali, favorevoli a priori all'impianto, quasi che le presunte contropartite economiche, di cui non c'è quasi traccia nel progetto, possano annullare i rischi ambientali».
Sul fronte politico, il consigliere comunale dei Verdi Alfredo Racovelli richiede che il consiglio sia «reinvestito di una discussione che chiarisca una volta per tutte i molti aspetti del progetto valutati negativamente, e che ora devono essere nuovamente esaminati e non calati sulla testa degli enti e dei cittadini. Lunedì, in consiglio comunale – prosegue – chiederò al sindaco come intenda fare partecipi il consiglio e la cittadinanza sulla questione dei rigassificatori, e se la vocazione turistica di cui la giunta parla come priorità in termini di sviluppo possa prevedere la presenza di gasiere che attraversano il golfo».
Garanzie sia sotto il profilo progettuale sia sotto quello delle ricadute vengono chieste con forza da Piero Camber, capogruppo di Fi in consiglio comunale. «Sono note le negatività – afferma – ma ignoriamo le eventuali ricadute positive. E sul piano del progetto non è stata data finora alcuna garanzia, come non lo è stato per gli effetti, attivi e passivi, sul territorio».
Sull’approvazione dellla commissione Via interviene anche Bruno Marini, già consigliere comunale forzista e ora in consiglio regionale con il Pdl, il quale esprime «profondo sconcerto per l’approvazione in quanto tutti i Comuni si sono pronunciati contro il rigassificatore. Il consiglio comunale di Trieste – ricorda – ha detto ”no” per due volte, nel luglio 2006 e nel gennaio 2007, e la seconda su proposta del sindaco perchè non era stato raggiunto un accordo con Gas Natural sulla partecipazione di AcegasAps alla società di gestione. Cosa è cambiato nell’ultimo anno?».
Precisando di non avere una negatività di principio al rigassificatore, Marini chiede poi se «è proprio necessario farlo in una zona così densamente abitata? Quella per il rigassificatore a Zaule – conclude – è una scelta fatta sulla testa delle amministrazioni e della gente: sarebbe molto opportuno un referendum».

(gi. pa.)
 

 

RIGASSIFICATORE - Metz: «Si torni in consiglio» - VUOLE SAPERE COS’E’ CAMBIATO NEL PROGETTO

Dura replica di Alessandro Metz (federazione regionale dei Verdi) alle dichiarazioni del sindaco Dipiazza sul via libera ambientale al rigassificatore di Zaule.
«Mi sembra molto grave – afferma in una nota – che il sindaco parli di ”un’ autentica opportunità di sviluppo per Trieste, i cui benefici superano di gran lunga i costi”. Il sindaco forse dimentica che il 18 gennaio 2007 il consiglio comunale alla quasi unanimità, con la sola astensione dei consiglieri Ds, ha votato contro la compatibilità ambientale del progetto di rigassificatore nella zona industriale di Zaule, e lo ha fatto proprio su proposta del sindaco. Infatti non solo parte dell'opposizione votò contro, ma lo fece anche la totalità dei consiglieri di An, Forza Italia e Lista DiPiazza».
«Prima di affermare quindi che va tutto bene e prevedere già le mance da chiedere a Gas Natural – prosegue Metz – il sindaco dovrebbe tornare in consiglio comunale, e spiegare cosa si sia modificato e come. Questo dovrebbe fare, almeno che non ritenga il consiglio comunale un orpello di cui si può fare tranquillamente a meno».
 

 

Duino, Comunelle contro l’elettrodotto  - NUOVA OPPOSIZIONE AL PROGETTO DI «TERNA» - Dopo la mediazione del sindaco presentata una petizione con 300 firme

Veronese chiede alla Provincia di coinvolgere gli abitanti nelle decisioni
DUINO AURISINA Con un’osservazione e una lettera aperta ai sindaci della provincia di Trieste le Comunelle del territorio si oppongono fermamente al progetto di potenziamento dell'elettrodotto e presentano a sostegno uan petizione con oltre 300 firme.
La mediazione, il Piano particolareggiato e le riunioni indette dal Comune di Duino Aurisina, nei giorni scorsi non hanno impedito la netta presa di posizione delle Comunelle. Le Comunelle - si legge in una nota - «esprimono ferma opposizione al progetto della società Terna per il potenziamento e la parziale modifica del tracciato dell'attuale elettrodotto nella zona Monfalcone-Padriciano e chiedono alle amministrazioni che non venga rilasciata l'autorizzazione per la realizzazione del progetto, la parziale modifica del tracciato e il potenziamento della linea». Una posizione forte, che segue anche la scelta di Terna - dicono gli esponenti delle Comunelle - di non volere trattare direttamente con la popolazione sul progetto e le zone di passaggio. Ma non basta: le Comunelle chiedono anche l'interramento della linea, per evitare ulteriori danni alla salute dei residenti. Le dichiarazioni radicali sembravano sorpassate dopo la mediazione del sindaco duinese Giorgio Ret con Terna e la scelta di portare in Consiglio comunale un progetto che prevede parte d’interramento e parte di allontamento dell'attuale elettrodotto dalle case, come a Visogliano: per le Comunelle tutto ciò, a quanto pare, non basta. Obiettivo del documento formale è di bloccare il progetto, depositato al Comune duinese e al vaglio dei cittadini che proprio in questi giorni possono esprimersi e, se direttamente interessati dal passaggio dell'attuale o futuro elettrodotto, opporsi.
La questione «corridoi energetici» (elettrodotto ma anche gasdotto e metanodotto) torna quindi di grande attualità a Duino Aurisina e in provincia: proprio ieri l'altro, in Consiglio provinciale, Massimo Veronese (è anche consigliere comunale di Lista Insieme a Duino Aurisina) ha presentato una mozione che impegna la presidente della Provincia a creare un tavolo volto a vedere rappresentate tutte le categorie di persone interessate allo spostamento dell'elettrodotto, con le istituzioni. Lo scopo è di creare un sistema partecipativo per decidere il migliore tracciato. Un tracciato, però, che dovrebbe essere unico per tutti i tipi di fonte energetica che passano lungo il territorio, ovvero un corridoio energetico che eviti sia ulteriori espropri, sia l'utilizzo di più fasce di terreni. «Il tutto - sottolinea Veronese - proprio ora che è stato annunciato il potenziamento della Centrale nucleare di Krsko, in Slovenia, dalla quale dipartono già numerosi elettrodotti in direzione del Carso, e in concomitanza con la liberalizzazione del mercato dell'energia, che causerà senza dubbio ulteriori sviluppi e potenziali nuove richieste di passaggi». La mozione è stata votata solo dalla maggioranza di centrosinistra in Consiglio provinciale, che è all'opposizione in Comune a Duino Aurisina. «È indispensabile - afferma Veronese - che sugli elettrodotti gli strumenti di democrazia partecipativa vengano utilizzati: la vicenda è troppo legata all'argomento salute per imporla ai cittadini. Non si può passare sopra le teste dei cittadini, né decidere a loro nome senza consultazioni serie e rigorose».
(fr. c.)

 

 

L’incidente di Krsko - NUCLEARE

Care segnalazioni, vi scrivo circa la centrale di Krsko. Sul recente danno subito rientrato, così dicono, subito dalla centrale nucleare di Krsko vorrei puntualizzare alcune cose che mi spaventano non poco.
1. Questa centrale ha subito nel corso dei suoi 25 anni di vita tanti danni ed incidenti e perdite da superare ogni immaginazione. Talvolta più di uno all’anno! Ora ci vengono a dire che è successo un danno. Quasi che i precedenti siano dimenticati doverosamente perché prima c'era la gestione jugoslava ed ora invece c’è una repubblica!
2. Che la Jugoslavia prima e la Slovenia ora non la smantella perché costerebbe troppi soldi la sua eliminazione e messa in sicurezza. Altro che siamo per la salute degli operatori e di chi ci sta vicino, e Trieste è solo a km 60 di distanza da questo mostro di emissioni radioattive. Si tratta solo di questione di soldi, come sempre d’altronde.
3. Concordo e plaudo all’iniziativa di Menia che ha chiesto un monitoraggio della radioattività locale a Trieste e ribadisco la mia meraviglia che nessuno, dico nessuno finora abbia avuto la accortezza di far misurare tali radiazioni che essendo invisibili devono per forza di cose esser seguite costantemente.
4. Se il Menia o chi per lui riuscisse a far rendere pubbliche le statistiche del Burlo circa gli effetti Krsko sulla natalità in città sarebbe di grande aiuto per conoscere l’influsso di tali radiazioni sui neonati, che riportavano malformazioni anche mostruose, come dicono gli addetti a tale ospedale. Le natalità in questione sono sempre quelle relative alle nascite avvenute 9-10-11 mesi dopo i danni e le tragicamente famose ed ora taciute fuoriuscite radioattive di Krsko.
Un tanto per poter valutare serenamente e con dati di fatto quanti malati e morti di leucemia ci ha regalato, fra l’altro, questa centrale di Krsko, alla faccia del nucleare pulito.
5. L’ultima considerazione, ma non per importanza, è cosa ne faranno delle scorie che hanno una decadenza attorno ai 300/500.000 anni, perché il plutonio di Chernobyl finirà i suoi effetti solo dopo questo insignificante, per i sostenitori del nucleare, lasso di tempo.
Sergio Lorenzutti
 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 20 giugno 2008 

 

 

 Rigassificatore, sì della giunta al gasdotto marino  - l sottosegretario Menia: manca il via libera della commissione plenaria del ministero

Il presidente della Regione Tondo attende comunicazioni ufficiali ma il suo vice Ciriani parla di «un bene per tutti se la città è d’accordo»
Il via libera ambientale al progetto per il rigassificatore del gruppo Gas Natural, dato l’altro ieri, non è quello definitivo. La luce verde è arrivata infatti dal gruppo istruttorio della commissione Via (Valutazione d’impatto ambientale) del ministero dell’Ambiente, primo grado di una procedura che ha tre livelli.
«Il progetto – spiega il sottosegretario all’Ambiente, Roberto Menia, è adesso all’esame della sottocommissione Via e domani (oggi, ndr) è previsto il pronunciamento da parte della commissione plenaria, alla quale spetta l’ultima parola».
Nell’attesa, gli addetti ai lavori rilevano comunque come sia altamente improbabile che le due commissioni non recepiscano, sia pure integrandolo con una serie di prescrizioni, il parere del gruppo istruttorio.
Ieri, intanto, la giunta comunale ha dato il via libera ambientale al gasdotto sottomarino, che dovrebbe attraversare il golfo per collegare il rigassificatore alla rete della Snam. La delibera ora va alle circoscrizioni, che hanno dieci giorni di tempo per esprimersi, ed entro 60 giorni deve passare al vaglio del consiglio comunale (non vale più il silenzio-assenso) che, a quanto risulta, rivendica il suo ruolo. Lo scorso anno l’aula votò infatti contro il rigassificatore di Zaule, e politicamente si divise registrando il voto favorevole di An e dei Ds.
La notizia del primo via libera ambientale ha naturalmente sollevato una nutrita serie di reazioni e commenti. Il sindaco Roberto Dipiazza ha ribadito che il rigassificatore è «un’autentica opportunità di sviluppo per Trieste, i cui benefici superano di gran lunga i costi», precisando che «può essere di fatto coinvolto nella riconversione della Ferriera di Servola. In tema di royalties – ha aggiunto – è mia intenzione chiedere a Gas Natural la realizzazione di un nuovo depuratore, assolutamente necessario, i cui costi così non ricadrebbero sulle tasche dei cittadini».
Sulla necessità che l’impianto debba avere «ricadute industriali, occupazionali e ambientali per la città» ha insistito il vicepresidente della Regione Luca Ciriani, il quale ha sottolineato che «se la città è d’accordo, la costruzione di un rigassificatore è un bene per tutti» e che «sarà comunque necessario investire in energie alternative al petrolio».
Nessun commento è invece giunto dal presidente della Regione, Renzo Tondo, che ha solo affermato di voler attendere conferme ufficiali sul parere favorevole all’impianto. Va ricordato, in proposito, che Tondo ha espresso perplessità sul progetto di Gas Natural, mentre l’assessore regionale all’Ambiente Vanni Lenna si è detto favorevole alla sua realizzazione.
Precisando che «non è dato sapere se, prima di dare il via libera, il ministero ha acquisito le integrazioni di documentazione a suo tempo richieste e non ottenute dalla Regione, che aveva portato la precedente giunta regionale a non poter esprimere un parere di compatibilità ambientale», il segretario provinciale del Pd Roberto Cosolini afferma che «prima di esprimere qualsiasi valutazione sulla decisione del ministero è necessario conoscere questo elemento, in quanto le richieste non corrisposte riguardavano aspetti significativi su sicurezza e impatto ambientale dell’iniziativa, che richiedono risposte e soluzioni adeguate».
«Le valutazioni circa le ricadute sull’economia, sui servizi ai cittadini e le altre contropartite per il territorio che sosterrebbe questo insediamento – conclude Cosolini – appartengono a una fase successiva a quella, assolutamente prioritaria, relativa a sicurezza e sostenibilità ambientale».
GIUSEPPE PALLADINI


RIGASSIFICATORE - Il sindaco di Muggia frena: «Altre idee per la zona»  - Fulvia Premolin (San Dorligo): troppo vicino alla Val Rosandra e al terminale dell’oleodotto

NESLADEK «L’impianto blocca lo sviluppo del nostro territorio: l’abbiamo già bocciato per due volte»
Se il primo cittadino di Trieste commenta con soddisfazione il via libera ambientale al rigassificatore di Zaule, posizioni opposte si registrano da parte dei sindaci dei Comuni minori, Muggia in testa. «E’ un passo avanti che preoccupa – rileva Nerio Nesladek – e che rafforza i nostri timori, ambientali e sulla sicurezza. Per due volte il consiglio comunale ha bocciato il rigassificatore all’unanimità».
«Per la zona nei pressi dell’area ex Esso – spiega sempre il sindaco di Muggia – abbiamo progetti del tutto diversi. Se arrivano le gasiere – si chiede – che fine faranno i cantieri nautici e la darsena che abbiamo ipotizzato nell’area dell’attuale tiro a volo, e anche il terminal ro-ro previsto dal piano triennale del Porto alle Noghere? Con il rigassificatore si bloccano in maniera decisiva i piani di sviluppo economico del territorio muggesano».
L’ultimo «no», in ordine di tempo, al progetto di Gas Natural è arrivato, due settimane fa, dal consiglio comunale di San Dorligo della Valle, che si è espresso all’unanimità. «Già nel 2007 – precisa il sindaco Fulvia Premolin – abbiamo deliberato sull’incompatibilità ambientale del rigassificatore. Un ”no” basato essenzialmente sull’aspetto della sicurezza, data la vicinanza agli impianti dell’oleodotto e alla riserva naturale della Val Rosandra. Per questo – conclude – chiediamo alle istituzioni scientifiche dettagliate assicurazioni sulla sicurezza, e garanzie che in caso di incidente o di attentato non si verifichi l’effetto-domino».
Contro l’impianto previsto a Zaule si è espresso a suo tempo anche il consiglio comunale di Duino Aurisina. «Avevamo detto ”no” al gasdotto sul Carso che avrebbe collegato l’impianto alla rete nazionale – precisa il sindaco Giorgio Ret –. Non premetteremo che venga devastato di nuovo il Carso, perchè non ci sono più spazi per altre tubazioni».
Il primo cittadino di Duino Aurisina ricorda tra l’altro come, in seguito al voto negativo del consiglio comunale, Gas Natural è passata alla soluzione del gasdotto sottomarino. «Lo scorso anno – spiega – in una riunione all’Assindustria con il presidente Antonini, in cui era stato illustrato il progetto del rigassificatore, i rappresentanti di Gas Natural hanno accettato l’ipotesi di un tracciato sottomarino per il gasdotto».

(gi. pa.)


RIGASSIFICATORE - Antonini: grande opportunità per l’area  - «Gli standard attuali degli impianti garantiscono la massima sicurezza»

«Il progetto di Gas Natural, che ha ricevuto il primo via libera dagli organi del ministero dell’Ambiente, deve essere visto come un’opportunità per il territorio giuliano e regionale, per le imprese e per i cittadini». Lo afferma il presidente di Assindustria, Corrado Antonini, che nei giorni scorsi, in un incontro con il presidente della Regione Tondo, ha parlato del rigassificatore come una delle priorità per Trieste.
Antonini si sofferma poi sui temi della sicurezza. «In diverse sedi – rileva – ho più volte ricordato che attualmente al mondo abbiamo quasi 100 impianti di rigassificazione e 400 navi gasiere, fra operative e in costruzione: le tecnologie disponibili e gli standard di controllo applicati forniscono a impianti e gasiere la massima sicurezza».
Quanto alle ricadute per il territorio, il presidente degli industriali ribadisce che «il progetto di Gas Natural nell’area ex Esso significa anzitutto bonifica e recupero ambientale di un’importante porzione del sito inquinato di Trieste. La realizzazione dell’impianto on-shore – aggiunge – comporta la necessità di risorse umane di diversa qualificazione e reperibili localmente, e l’utilizzo successivo delle frigorie rappresenta un incentivo per l’avvio di nuovi processi produttivi e lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali».
Antonini si pronuncia infine sull’utilizzo dei ritorni economici. «L’abbattimento dei costi di approvvigionamento energetico per le imprese e i ritorni economici per le Istituzioni locali derivanti dalla realizzazione del rigassificatore conclude – dovrebbero essere poi investiti in azioni di pubblica utilità, a beneficio della città e della regione».
 

IL NODO FERRIERA  - «Agguato» a Tondo del Circolo Miani  - In 30 sotto la Regione Il governatore: «Datemi 15 giorni, poi vi ricevo»

L’attesa è durata un’ora. Il capannello più robusto davanti all’uscita del palazzo della Regione di via dell’Orologio. E gli altri in «avanscoperta» a presidiare gli angoli di via Mercato Vecchio e piazza Unità, per evitare che l’«obiettivo» sfilassse indisturbato sfilandosi da qualche portone secondario. Nel frattempo sono passati, nell’indifferenza totale, gli assessori Vladimiro Kosic, Federica Seganti e Vanni Lenna. Alla fine, però, Renzo Tondo ha affrontato l’«agguato» e si è fermato a discutere con una trentina di rappresentanti del Circolo Miani che ieri pomeriggio aspettavano al varco il governatore, «colpevole» a loro dire di non aver mai risposto in due mesi a quattro richieste ufficiali d’incontro sul problema Ferriera.
Il presidente della Regione, uscendo in strada, ha strabuzzato gli occhi davanti al gruppetto che l’applaudiva ironicamente. È partito pure qualche «Bravo Renzo!», mentre due videocamere gli puntavano addosso per registrare la sua reazione e dirottarla subito su You Tube.
Tondo, accerchiato dai manifestanti ma controllato a vista da due guardie giurate del palazzo, ha sfoggiato toni amichevoli e calma olimpica. «Ragazzi, io non so che dirvi adesso, sapete bene che per me la Ferriera va chiusa ma dovete lasciarmi quindici giorni, per concludere il mio percorso informativo sul problema, acquisendo tutte le informazioni del caso da Arpa, Azienda sanitaria e altri attori istituzionali. È inutile che ci vediamo oggi e vi dica ”vedremo”, se avete due settimane di pazienza ci incontriamo, così vi potrò dire qualcosa di concreto».
Cinque minuti di confronto civilissimo sono dunque bastati per darsi appuntamento a «fra 15 giorni». Ma di più la tregua non durerà. «Tondo non può dire di non conoscere il problema - così Maurizio Fogar, l’anima del Circolo Miani - perché lui la Regione l’ha retta già prima di Illy, in un periodo in cui la questione era già ben nota e discusssa. Comunque siamo d’accordo che entro 15 giorni ci incontrerà. Ma se non lo farà, ogni giovedì si troverà sempre più cittadini ad aspettarlo davanti all’uscita di questo palazzo».

(pi.ra.)
 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 19 giugno 2008 

 

 

Rigassificatore, via libera all’impianto di Trieste  - Il ministero dell’Ambiente approva il progetto del gruppo spagnolo Gas Natural

SVOLTA PER L’AREA INQUINATA EX ESSO
TRIESTE Il progetto del gruppo spagnolo Gas Natural per il rigassificatore nell’area ex Esso del porto di Trieste ha ottenuto il via libera dalla Commisssione Via (Valutazione d’impatto ambientale) del ministero dell’Ambiente. Lo ha comunicato ieri Bruno Agricola, della Direzione generale per la salvaguardia ambientale del ministero.
Superato quello che, a detta degli esperti, rappresenta lo scoglio principale, la conclusione dell’intero iter potrebbe ora avvenire nel giro di sette, otto mesi.
I passi successivi, che richiederebbero un tale arco di tempo, sono tre: l’autorizzazione integrata ambientale; la conferenza dei servizi per l’intesa con la Regione; il decreto del ministero delle Attività produttive (subordinato all’ok della conferenza dei servizi) che dà il via libera alla costruzione.
La realizzazione dell’impianto, che avrà una capacità di 8 miliardi di metri cubi di gas all’anno e richiederà un investimento è di 550 milioni di euro, è vista con favore da gran parte degli ambienti politici ed economici. A cominciare dal sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia, che lo ha ribadito di recente, precisando però che si tratta di una decisione che «va presa concordata con i ministeri, la popolazione, le autorità e il Porto».
Il fronte dei favorevoli prosegue con l’assessore regionale all’ambiente Vanni Lenna, anche se il governatore Renzo Tondo ha mostrarto una certa prudenza, e con il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, che un mese fa ha legato la realizzazione del rigassificatore a un accordo industriale che apra nuovi business per la Lucchini-Severstal così da indurre il gruppo siderurgico a chiudere la Ferriera.
«E’ una decisione che riapre una serie di importanti opzioni per la citttà – commenta l’assessore comunale allo Sviluppo economico Paolo Rovis –. La giunta è favorevole alla costruzione dell’impianto purchè ci siano alcune contropartite: la bonifica dell’area; royalties o opere utili alla città; l’ingresso di AcegAps, con una quota significativa, nella società di gestione, faatto che porterebbe benefici sia al Comune sia alla cittadinanza».
Che la costruzione del rigassificatore sia un’opportunità da cogliere è stato ribadito qualche giorno fa anche dal presidente di Assindustria, Corrado Antonini, in un incontro con il presidente della Regione, Tondo. «Non possiamo che salutare con soddisfazione e interesse questo primo passaggio – ha dichiarato a caldo Paolo Battilana, direttore di Assindustria –. Abbiamo più volte ribadito che riteniamo il rigassificatore un’opera utile per il territorio, sia sul piano economico, considerati i minori costi energetici per le aziende e lo sfruttamento della catena del freddo, sia sul piano ambientale, visto l’impegno di Gas Natural per la bonifica dell’area».
Che il rigassificatore sia una priorità per abbattere i costi dell’energia per le imprese la ha detto a chiare lettere anche il presidente del Consorzio energia di Assindustria (nonchè presidente di Wärtsilä Italia) Sergio Razeto, che ha messo in luce, tra l’altro, anche il ritorno occupazionale sia nella fase di realizzazione dell’impianto sia in quella della gestione.
Ad attendersi in qualche modo il via libera del ministero dell’Ambiente (anche se manca ancora il decreto del ministro Prestigiacomo) è il presidente dell’Ente zona industriale, Mauro Azzarita: «A livello governativo l’avevano promesso – osserva – e quindi c’è soddisfazione per una vicenda che va verso una conclusione positiva». Tra i vantaggi della realizzazione dell’impianto Azzarita ricorda in particolare la bonifica dell’area ex Esso, inclusa nel Sito inquinato di interesse nazionale, e l’avvio di una catena industriale del freddo: «Solo un’azienda delle dimensioni di Gas Natural – osserva – dispone delle risorse (40 milioni di euro, ndr) per bonificare quella che forse è l’area pegggiore sul piano dell’inquinamento. Lo sfruttamento del freddo prodotto a costi inferiori rispetto a quelli dell’energia elettrica – aggiunge – oltre a un vantaggio per diverse aziende già operanti, può essere un’attrattiva anche per nuove imprese, non escluse quelle farmaceutiche».
GIUSEPPE PALLADINI



Fedriga: il Corridoio 5 non passi per Trieste  - A TUTELA DEL CARSO  - Il deputato leghista: sì solo alla bretella che ci collega alla Tav

«Il corridoio 5 non deve passare per Trieste». Alla voce del consigliere regionale della Lega Federico Razzini si affianca ora quella del deputato del Carroccio Massimiliano Fedriga. «Noi non siamo contrari a questo asse infrastrutturale - spiega Fedriga in una nota - ma non può attraversare Trieste, piuttosto si deve studiare un piano alternativo per non toccare la città giuliana», così da non intaccare il Carso triestino.
«Viceversa, ritengo utile la bretella di collegamento tra Trieste e il Corridoio 5 - precisa Fedriga - che permette di sviluppare il commercio e mettere Trieste al centro del passaggio europeo senza devastare la nostra zona. La bretella deve essere nel lotto unico con la tratta del Corridoio 5 che passa per il Friuli-Venezia Giulia così da garantire la costruzione dell'infrastruttura richiesta dalla Lega».


Oltre 1600 firme in difesa degli alberi di piazza Libertà  - Il Comitato annuncia banchetti in tutta la città e non esclude il ricorso legale contro il progetto

Oltre 1600 firme in difesa degli alberi di piazza Libertà, raccolte grazie al passaparola. Un numero destinato a lievitare nei prossimi giorni, quando il comitato in lotta contro il Comune e il suo progetto di riqualificazione della piazza passerà alla carica, dispiegando i banchetti in centro città per accaparrarsi centinaia di altri consensi. La conferma arriva da Ilaria Ericani, portavoce del Comitato per la salvaguardia degli alberi di piazza Libertà, un sodalizio di cittadini, supportati da Italia nostra, Wwf, Lav, il gruppo di Beppe Grillo e l’Associazione orticola del Friuli Venezia Giulia tra fiori e piante.
Il comitato sta definendo in queste ore il calendario della protesta: «La richiesta per la sistemazione dei banchetti è già stata inoltrata: ci aspettiamo di raggiungere il maggior numero possibile di persone, che stanno comunque già mostrando grande interesse per la questione - spiega la Ericani -. Adesso stiamo anche valutando, da un punto di vista giuridico, sia la possibilità di lanciare una petizione online, da affiancare a quella cartacea - sia i presupposti legali per un’eventuale opposizione al progetto. Il nostro obiettivo - aggiunge - è impedire che un polmone verde venga sacrificato per un progetto che non è di effettivo interesse pubblico».
Il sodalizio aveva deciso di affilare le armi quando, alcune settimane fa, il Consiglio comunale, durante una lunghissima e turbolenta seduta in notturna, aveva approvato la riqualificazione dell’area antistante la stazione ferroviaria. Il restyling prevede l’eliminazione di una decina di metri del giardino sul lato di via Ghega e il taglio di un numero ancora non definito di alberi (qualcuno parla di cinque esemplari, altri di più di dieci). L’assessore ai Lavori pubblici Franco Bandelli aveva tentato di mediare, promettendo che tutti i tronchi sarebbero stati ripiantumati altrove, ma ai comitati non era bastato.
Da qui la decisione del sodalizio di ingranare la marcia e partire in quarta con la protesta. «Il regolamento sul Verde pubblico - afferma ancora Ilaria Ericani - autorizza l’abbattimento di alberi di grandi dimensioni solo in caso di effettivo interesse pubblico: per questo chiediamo che ci venga dimostrata l’impellente necessità di cantierare quest’opera. Il progetto comprometterebbe l’immagine di quella che il sindaco ama definire ”la cartolina d’ingresso della città”. Dipiazza ci aveva a suo tempo ascoltati, trovando le nostre perplessità ragionevoli, ma - aggiunge - per mantenere gli equilibri interni alla sua maggioranza, ha dovuto accettare un progetto che lui stesso si è astenuto dal votare in Consiglio».
Uno degli intenti principali del Municipio sta nello snellire il futuro traffico legato all’apertura del Silos. «Ma le corsie destinate alle auto, previste nella zona adiacente a via Ghega - spiega la portavoce del comitato - servono solo ad accorpare in una sorta di autostrada le direttrici che attualmente ruotano attorno al giardino in senso unico. Inoltre la variante in questione risulterebbe scollegata da un piano generale del traffico, ancora da definirsi».
Tanti i nodi presenti, secondo i componenti dei comitati, nel disegno urbanistico del Comune. Un esempio? La prevista piattaforma pedonale davanti alla stazione ferroviaria. «Non ci risultano città in cui il fronte-stazione sia stato pedonalizzato - spiega la Ericani -. Solitamente i viaggiatori, quando scendono dal treno, non pensano a portare a spasso le valigie, ma a trovare un mezzo di trasporto».
ELISA COLONI



Muggia, l’ateneo consulente del Comune  - Accordo per Piano regolatore, museo scolastico ecologico e percorsi ambientali

Polo educativo nella Valle di San Bartolomeo: sarà il nucleo del Parco marino
MUGGIA Non un semplice apporto di conoscenze scientifiche ma una fonte di progetti concreti per il territorio, come la realizzazione di un museo diffuso delle energie rinnovabili o i percorsi tematici che permetteranno la riqualificazione di Santa Barbara. È lo scopo della convenzione-quadro tra Comune di Muggia e Università di Trieste, siglata ieri dal sindaco Nerio Nesladek e dal rettore Francesco Peroni.
«Uno dei vari aspetti della collaborazione – afferma Nesladek - riguarda la pianificazione territoriale: dovremo predisporre il nuovo Piano regolatore e l’Università è un soggetto terzo d’indubbia competenza che si pone quale valido intermediario tra le necessità del pubblico e le legittime aspirazioni degli investitori privati». «La firma formalizza una collaborazione già avviata. Sono lieto - ha detto Peroni - che il Comune muggesano abbia inteso avvalersi della nostra consulenza: non capita spesso che le amministrazioni si affidino agli atenei e questo fa onore a Muggia che opera su principi d’interesse collettivo». Uno dei progetti avviati è quello dello sviluppo dei percorsi tematici storico-ambientali: avrà ricadute non solo culturali. Tra le iniziative già partite figura infatti la campagna di scavi al Castelliere di Elleri. Grazie ai fondi ottenuti si riqualificheranno le zone del borgo di Santa Barbara che costituiranno l’accesso all’area. Tra le altre iniziative, oltre alla già avviata bonifica di Acquario, la creazione di un Polo di educazione ambientale marina nella Valle di San Bartolomeo. Il Laboratorio del Centro costituirà il nucleo fondante del Parco marino transfrontaliero. Un’ulteriore cooperazione riguarda la realizzazione di un museo sulle energie rinnovabili nella scuola di San Rocco: sarà diffuso su tutto territorio puntando a un sistema di formazione ambientale marina destinata alle scuole medie che ampli il Progetto Aula blu in funzione di uno sviluppo del turismo scolastico, visto come fonte economica. Tra Comune e Università già attive altre importanti sinergie: coinvolgono specie i ricercatori del Cigra (Centro interdipartimentale di gestione e recupero ambientale) e il Sistema museale di Ateneo (smaTs).

(g.t.)
 

 

 

 

PUNTO INFORMATICO - MERCOLEDI', 18 giugno 2008 

 

 

INTEL E IBM ALL'INSEGNA DEL FOTOVOLTAICO


Anche i due big si apprestano a fare ingenti investimenti nel settore delle energie rinnovabili
Roma - Le eterne rivali dei microprocessori entrano nell'affollato novero di aziende impegnate nella produzione di tecnologie fotovoltaiche, con l'intento di offrire alternative a prezzi accessibili a quanti siano alla ricerca di fonti di energia dai costi meno proibitivi di quelle dipendenti dall'attuale prezzo folle del dollaro.
L'obiettivo è comune, ma le modalità per raggiungerlo sono diverse. Intel ha scelto la strada delle spin-off, annunciando la fondazione della società SpectraWatt che si occuperà della costruzione di una nuova fabbrica nello stato USA dell'Oregon, con l'obiettivo di commercializzare i primi pannelli solari nella seconda parte dell'anno in corso.
SpectraWatt potrà inizialmente contare sull'apporto di 50 milioni di dollari investiti dal chipmaker di Santa Clara, e di ulteriori finanziamenti provenienti da società quali Goldman Sachs, PCG Clean Energy and Technology Fund e Solon AG.
IBM, dal canto suo, ha scelto la strada in solitaria basando i propri sforzi su una nuova tecnologia proprietaria messa a punto dalla divisione Research della corporation, costituita da cellule fotovoltaiche composte da sottili film di rame, indio, gallio e selenide.
Il nuovo composto a membrana dovrebbe secondo le intenzioni garantire l'abbattimento dei costi di produzione, una flessibilità di impiego senza pari - inclusa la possibilità di sviluppare cellule con cui rivestire le mura degli edifici - e soprattutto una resa energetica maggiore rispetto a quella offerta dalle tecnologie attuali, passando dal 6%-12% al 15% dell'energia solare totale convertita in energia elettrica. Collaborerà con IBM la produttrice giapponese Tokyo Ohka Kogyo.
Alfonso Maruccia
 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 18 giugno 2008 

 

 

«La Tav passi per Gorizia, non Trieste»  - Razzini: il tracciato va deviato per evitare di devastare il Carso - SÌ ANCHE ALL’ITER SEPARATO PER LA TERZA CORSIA

TRIESTE I percorsi burocratici di autostrada e ferrovia, all'interno del Corridoio V, vanno separati. Ma questo, per la Lega Nord, deve servire anche a ripensare tutto il tracciato, Ronchi - Trieste compresa. «Siamo favorevoli alla separazione dell'iter della terza corsia da quello della linea ferroviaria ad alta capacità. E ancor più a una revisione complessiva del tracciato della ferrovia» precisa il consigliere regionale Federico Razzini. «Disgiungere i due iter e possibilmente i due tracciati è una fortuna per il Friuli Venezia Giulia - spiega Razzini -. Continueremo a insistere su una revisione dell'intero tracciato perché il progetto di realizzare 30 chilometri di galleria sul Carso, senza sapere quelle che potrebbero essere le conseguenze geologiche e con il rischio di devastare un territorio unico, è una follia progettuale». La posizione della Lega è semplice: da un lato eliminare tutti gli impedimenti che rallentano la realizzazione della terza corsia, dall'altra realizzare una linea ferroviaria ad alta capacità che passi per Gorizia invece che per Trieste. «I triestini - conclude - non hanno alcun interesse a veder deturpato il loro territorio. Far passare il corridoio V per Gorizia da un lato darebbe al progetto un baricentro friulano che oggi non ha e dall'altro consentirebbe comunque un progetto di valorizzazione del polo intermodale di Ronchi».


Cultura dell’ambiente: come salvare Muggia e le sue coste inquinate

Il sindaco Nesladek si appella all’università per consentire l’uso industriale dei terreni ancora non vincolati
MUGGIA Si parla di tutela di beni culturali attuata attraverso interventi con l’ausilio di tecnologie avanzate, approcci scientifici al recupero di siti contaminati, gestione dei rifiuti, salvaguardia di acque dolci e costiere e qualità dell'aria a Porto San Rocco, dove da ieri e fino al 20 giugno si tiene l'XI congresso nazionale di Chimica dell'ambiente e dei beni culturali. Un esempio potrebbe essere quello dei rigassificatori nel golfo e la loro convivenza con il Parco del mare, il cui progetto è stato illustrato dal presidente camerale, Antonio Paoletti.
Il sindaco di Muggia, Nerio Nesladek, si è soffermato sulle problematiche ambientali del territorio di Muggia, che «soffre di pesanti retaggi in quanto non c’è un centimetro di costa che non sia sottoposto a vincoli legati all’inquinamento. Riteniamo che sia necessario l’intervento di un soggetto qualificato, che garantisca imparzialità tra l'amministrazione e i privati che potrebbero voler investire nelle poche aree libere da vincoli, per questo intendiamo rafforzare il rapporto con Università ed enti scientifici». «Dalla conoscenza alle strategie di intervento» il tema dei lavori, che affronteranno un tema molto attuale: la qualità dell’aria e l’impatto di sorgenti industriali, inceneritori e agenti inquinanti emessi dal petrolio.
Gianfranco Terzoli


RISERVA NATURALE  - Val Rosandra, apre il centro visite

SAN DORLIGO DELLA VALLE Apre il centro visite della Riserva naturale regionale della Val Rosandra. La struttura, in attesa dell’inaugurazione definitiva che dovrebbe avvenire ad agosto, è aperta ai visitatori sabato e domenica dalle 10 alle 18. Al centro visite è possibile avere informazioni storiche e naturalistiche sul territorio, e sulla Val Rosandra in particolare, e a breve sarà possibile effettuare visite guidate nella Riserva.
 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 17 giugno 2008 

 

 

Dipiazza: «Con la Lucchini dialogo sul rigassificatore»  - Il sindaco attacca Azzarita sulle bonifiche: disse a Lenna che non servivano soldi statali

DAI GIOVANI IMPRENDITORI  - «Città industriale? Io non la voglio». E poi «altro che sogni, o piani strategici spessi così, servono idee da sviluppare, progetti che siano compatibili con la realtà, e penso per esempio al nuovo Mercato ortofrutticolo per un’area vasta che faremo alle Noghere perché a fine ottobre avremo la nuova Grande viabilità».
Roberto Dipiazza, ieri pomeriggio, ha parlato per oltre due ore a Palazzo Ralli, ospite dei Giovani inprenditori dell’Associazione industriali, per un incontro istituzionale aperto ai giornalisti.
Pungolato dalla presidente dei Giovani imprenditori Michela Cattaruzza Bellinello, presente pure il direttore di Assindustria Paolo Battilana, il sindaco non ha mai perso il timone del colloquio. Il consueto tono confidenziale, la battuta sempre in canna e la solità abilità nel guadagnarsi il ruolo di unico protagonista snocciolando risultati e aneddoti del suo mandato, prima a Muggia e poi a Trieste.
Una Trieste - ha lasciato intendere Dipiazza davanti ai suoi interlocutori - che per garantirsi un futuro promettente dev’essere attraente (da qui la necessità dei cantieri cittadini per rimettere a nuovo piazze e strade) e allo stesso tempo funzionale per reggere la propria vocazione naturale di «capitale d’area».
«Da una parte - così il sindaco - c’è Venezia e dall’altra Lubiana, sopra c’è Vienna e Trieste sta in mezzo. Dobbiamo essere città di porto e città di cultura, cercando di stare il più possibile ancorati al concreto, al realizzabile».
I punti di forza della Trieste di domani - secondo il primo cittadino - si chiamano Porto Vecchio e rigassificatore a terra. E una Servola senza più Ferriera. «Con la Lucchini-Severstal - ha aggiunto a questo proposito Dipiazza - stiamo andando avanti con un discorso futuro collegato al rigassificatore. Tanto questi la chiudono appena finisce il regime di Cip6, scappano il giorno prima. Il gas, invece, è una grande opportunità. Avremo in casa, a gratis, il business legato alla catena del freddo, senza contare poi che AcegasAps diventerebbe a sua volta una sposa dalla dote importantissima. La prospettiva è fare nel Nord-Est una multiutility seconda in Italia solo a quella di Roma».
Il sindaco, divorando le domande che gli venivano poste, ne ha avute poi un po’ per tutti.
Per il presidente dell’Ezit Mauro Azzarita: «Sulla bonifica del sito inquinato abbiamo rischiato di buttare all’aria tutto perché il presidente Azzarita aveva detto all’assessore regionale Lenna che i soldi dello Stato in fondo non servivano».
Per le mire di Luka Koper sullo Scalo legnami: «E se poi arrivano lì e piazzano degli stock che restano fermi per anni e anni? Sono sempre più convinto che da Fiume a Ravenna si debba tutti collaborare a livello portuale, ma pensando anche ai nostri interessi, la concorrenza va preservata».
E anche per il numero uno dell’Authority Claudio Boniciolli: «Ha reclamato sui media il 40% dell’autoporto di Fernetti, senza prima voler discutere le modalità di valutazione delle quote, e con le azioni di forza si è impantanato».
Il primo cittadino ha servito infine una stoccata al tessuto produttivo triestino. Proprio nel quartier generale degli imprenditori: «Se volete sapere cosa mi dà fastidio, vi dico tutti quegl artigiani che arrivano ogni giorno in città dal Pordenonese e oltre. Dovrebbe essere il contrario. Serve, in generale, più voglia di lavoro».
PIERO RAUBER



PIAZZA LIBERTÀ  - Gli alberi si rimpiantano

Intendo rispondere alla lettera della signora Cesàro ( 24/5/08) che si chiede come mai si voglia intervenire ancora in piazza Libertà, dopo quel tanto già fatto e speso, e abbattere alberi per far posto a strade. Si vede che la signora non va in detta piazza al mattino e alla sera quando c’è il gran flusso dei pendolari che, anziché prendere il sottopasso (scomodo) per arrivare ai bus, sciama sulla strada e fa slalom tra le auto con gran pericolo per sé e gli… auti. E nemmeno va con l’auto a prendere il treno detta signora, altrimenti si accorgerebbe della gran difficoltà di accostarsi al marciapiede di stazione perché là ci stanno due autobus (17 e 33) che ingombrano (quando addirittura 3 cioè il fuoriservizio). Non solo, ma per chi viene da via Ghega, il semaforo non aiuta, perché come viene lo stop per le auto da viale Miramare, scatta subito il verde per le auto da via Pauliana che piombano come razzi sugli illusi che hanno l’idea sempliciotta di voler accostarsi al marciapiede di stazione. Per accompagnare poi amici o familiari ai treni non c’è posto per auto perché non si trova né in viale Miramare, né in via Flavio Gioia. Ci sarebbe posto al vicino Silos: ci andai una volta ma ora non più perché oltre alle strettoie di rampa ti occorre poi il filo di Arianna per ricuperare l’auto. E io detto filo non ce l’ho! Questa è una situazione che dura da almeno 30 anni. Io ho protestato più volte, ma non serve. Ora l’amministrazione comunale ci propone un piano di traffico rinnovato in detta zona, che secondo me è rivoluzionario perché mai in 50 anni ci è stato un tale cambiamento in città, se si eccettua l’apertura della galleria di piazza Foraggi sotto il Gma. Con esso si garantisce la tranquillità e la sicurezza per tutti coloro che usano il treno e vien fatta una migliore distribuzione dei bus in zona. Cosa che non esiste oggi per cui se non sono ancora successi gravi incidenti in piazza Libertà occorre gridare al «miracolo» e mi aspetto… che La Curia di Trieste lo certifichi. Quanto agli alberi essi crescono, vivono e muoiono come gli umani. Si tagliano alcuni e se ne piantano altri, occorre farne un problema di sopravvivenza? O una ragione per non cambiare mai nulla? Faccio però un appunto a detto piano. Visto così il progetto di massima sul giornale non vedo posto per le auto che accompagnano i passeggeri ai treni. Non ho visto o vedo male? Prego il progettista di non dimenticarsi di questo problema. Va benissimo per me anche il parcheggio a pagamento: massimo 1 ora. Dopodiché multa. Così si accontentano tutti!
Sergio Callegari
 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 16 giugno 2008 

 

 

 

Campania, tracce radioattive in un carico di rifiuti  - EMERGENZA IMMONDIZIE NEL MERIDIONE

I militari bloccano il camion diretto alla discarica di Savignano Irpino presso Avellino - Intercettati due Tir che dal Foggiano stavano trasportando sostanze pericolose
La Russa: «È la prova che l’intervento dei soldati sta funzionando»
NAPOLI Tracce radioattive sono state trovate in un carico di rifiuti che doveva essere conferito nella discarica di Savignano Irpino. Il carico, ha reso noto la struttura del sottosegretario Guido Bertolaso, è stato immediatamente isolato e riportato nel sito di trasferenza per essere smaltito in appositi impianti.
Il carico contenente rifiuti ospedalieri sul quale sono state rilevate lievi tracce di materiale radioattivo, in particolare Iodio 131, una sostanza usata in medicina e comunque non pericolosa al punto che viene somministrata ai pazienti negli ospedali, è stato infatti bloccato all'ingresso della discarica. Ne è nato un giallo, con il direttore dell'impianto, Liberato Imperato, che ha smentito la presenza di materiale radioattivo parlando solo di rifiuti impropri come bende e cateteri, e il generale Franco Giannini, responsabile del settore tecnico-operativo della struttura di Bertolaso, a confermare la scoperta.
«Questa mattina - ha detto Giannini - durante i controlli, abbiamo rilevato in un carico rifiuti ospedalieri dove c'erano tracce radioattive di Iodio 131». A quel punto, ha aggiunto il generale, «abbiamo rimandato al sito di trasferenza di Pantano d'Acerra il carico, per consentire ai vigili del fuoco di effettuare ulteriori controlli e per cercare di risalire al responsabile dello sversamento».
La struttura diretta da Bertolaso ha anche presentato una denuncia all'autorità giudiziaria. «È evidente - proseguono dalla struttura - che i rifiuti ospedalieri devono essere smaltiti attraverso una filiera completamente diversa da quella prevista per i rifiuti solidi urbani. L'episodio conferma - si sottolinea - l'accuratezza dei controlli».
E non lontano da Savignano, quaranta quintali di rifiuti pericolosi destinati alla Campania per essere smaltiti illecitamente, sono stati sequestrati dai carabinieri della compagnia di Montella (Avellino). Il carico era trasportato da due tir provenienti dal Foggiano e diretti in Alta Irpinia.
I benefici derivanti dallo sversamento a Savignano tardano tuttavia a farsi sentire. Se la situazione a Napoli città tende a migliorare con 1900 tonnellate di rifiuti ancora a terra, così non è per la provincia, specie per l'area flegrea e quella vesuviana. Ne risente anche il turismo degli scavi archeologici: ad Ercolano cumuli enormi sostano vicino alle Ville Vesuviane, agli Scavi archeologici e nell'area mercatale di via IV Novembre.
Il sindaco, Nino Daniele, denuncerà la grave crisi in cui versa la città vesuviana oggi a Napoli nell'incontro in programma con il sottosegretario Bertolaso.
Proteste nel Casertano, infine, con un corteo antidiscarica cui hanno preso parte centinaia di persone.
«Ho fatto pervenire al generale Giannini il mio grande apprezzamento per il lavoro svolto dai suoi uomini che ha permesso di bloccare il carico» su cui sono state rilevate tracce di sostanze radioattive. Lo ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa sottolineando che proprio il ritrovamento «dimostra ancora una volta come nell'assolvimento dei propri compiti, in collaborazione con le forze dell'ordine, i militari impegnati a Napoli stiano svolgendo un ruolo prezioso di cui tutti gli siamo grati».
Le forze dell'ordine, «e, quando richiesti i militari - aggiunge La Russa - sono al servizio dell'Italia per garantire la sicurezza interna ed esterna e il rispetto delle leggi, ciascuno nell'ambito dei propri compiti».
 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 15 giugno 2008 

 

 

Sito inquinato, Assindustria preme su Tondo - L’area di cui si chiede la bonifica si estende dalla Ferriera fino alla valle delle Noghere

La posizione è chiara: nell’area ex Esso si possono creare 80 posti di lavoro diretti e ben 320 indiretti
I soldi già stanziati e non impegnati entro il termine dei tre anni rischiano di venire perduti
TRIESTE È grave la situazione di impasse per le imprese quella del sito inquinato di Trieste che va dalla Ferriera alla valle delle Noghere, è una delle prime urgenze che ha il comparto industriale triestino, il tessuto è bloccato e non c’è la possibilità soprattutto di dare spazio a nuovi insediamenti produttivi. Il presidente degli Industriali di Trieste Corrado Antonini lo ha ripetuto chiaro e forte nei giorni scorsi al nuovo presidente della Giunta regionale, Renzo Tondo. È uno tra i primi incontri che Tondo fa con gli industriali, e quella con Antonini, che oltre a rappresentare Assindustria è anche presidente di Fincantieri, non è stata la solita visita di cortesia come recita il cerimoniale. Lo conferma il fitto promemoria, cinque pagine, di nodi da risolvere consegnato al nuovo governatore. Sito inquinato, distretti, le esigenze di finanziamento per le imprese, il Fondo Trieste, il nodo del Porto. Ma anche il rigassificatore e, ultima questione spinosa, la Ferriera.
Sito inquinato
Gli industriali, ha spiegato Antonini, hanno la necessità di trovare un percorso condiviso da enti e istituzioni per superare la «grave situazione di empasse per le imprese». C’è un accordo di programma rispetto al quale «l’Assindustria non ha nascosto alcune perplessità». Servono modifiche migliorative e che riguardano innanzitutto la tutela di chi non è responsabile dell’inquinamento. Poi non bisogna prevedere l’esplicita possibilità di procedere all’allargamento del sito. Infine la quantificazione economica che i «soggetti privati sono tenuti a transare» su inquinamento e responsabilità. Non ci deve essere una ripartizione in base a un semplice criterio di occupazione di superficie.
Distretti
Assindustria punta ai progetti di collaborazione fra imprese piccole e grandi e «confida» che la Regione a questi «attribuisca valenza strategica». L’associazione ha partecipato alla creazione soprattutto di due distretti, quello della navalmeccanica legato a Fincantieri (2700 occupati, indotto con 550 fornitori, 200 tecnologici, ordini per 350 milioni), poi quello del caffè. Resta da «rafforzare» la vocazione industriale del distretto di Biomedicina molecolare che «andrebbe modificato in un distretto di scienze della vita» e che comprende le biotecnologie mediche, industriali, farmaceutiche e vegetali. Questo aiuterebbe a creare un unico sistema universitario. Al progetto è legata la ristrutturazione dell’ospedale di Cattinara (90 milioni) dove sono previsti 10 mila mq per questo settore.
Finanziamenti
Presi in esame vari capitoli, la Legge regionale 47 del 78 sui progetti di ricerca, e gli industriali chiedono un adeguato rifinanziamento per la copertura di tutte le domande già presentate e istruite oltre a un consistente stanziamento per le nuove domande (160 in regione). C’è poi la legge Sabatini per agevolazioni all’acquisto di macchinari «sarebbe auspicabile un’assegnazione di risorse» sostiene Assindustria. Adeguata copertura finanziaria viene chiesta anche per la legge 7 del 2004 per premiare le aziende che effettuano investimenti diretti a miglioramento ambientale, sicurezza e mezzi.
Fondo Trieste
C’è un problema, riguarda i fondi non impegnati entro il termine dei tre anni. Rischiano di venire persi. Perciò gli Industriali chiedono che la Regione si muova con il Governo per farsi riassegnare le somme «perenti» al ministero dell’Economia e che rientrino al Fondo Trieste
Porto
Antonini spiega che è stata fatta già presente all’Autorità Portuale che è necessario trovare spazi in Porto nuovo. Bisogna abbattere i magazzini obsoleti, creare nuovi piazzali, avviare finalmente la costruzione della piattaforma logistica. Grande l’attenzione per il recupero funzionale del Porto vecchio.
Rigassificatore
La posizione degli industriali è chiara e sostiene il progetto on shore, nell’area ex Esso. Ci sono in ballo 550 milioni di euro di investimento, 40 milioni solo per le bonifiche ambientali, c’è l’opportunità di ospitare nuovi insediamenti per l’industria del freddo. 80 i nuovi posti di lavoro diretti e ben 320 quelli indiretti. Insomma, è un «opportunità da cogliere».
Ferriera
È all’ultimo punto, ma non per importanza. Antonini nel promemoria consegnato a Tondo fa una fotografia della situazione e chiede che si parta da questa per «la definizione di qualsiasi progetto di riconversione». Basta scorrere i dati iniziali per avere un’idea. fatturato del 2007 di 200 milioni di euro, quota rilevante di tasse tra Ici, Tarsu, canoni, 21 milioni di salari, 10,4 milioni si spese di approvigionamento, 545 dipendenti (94% locali) in maggioranza tra i 31 e 40 anni, fornitura vitale di ghisa alla Sertubi e decollo con i traffici portuali nel Terminal rinfuse.
GIULIO GARAU


Trebiciano, residui e bitumi in una dolina  - NON LONTANO DALLA PISTA CICLABILE  - Diverse famiglie chiedono al Comune di costituirsi parte civile contro i vandali

TRIESTE Chiedono al Comune di costituirsi parte civile presso le autorità competenti contro coloro che, di recente, hanno lordato una dolina non lontana dal centro abitato di Trebiciano. A farlo diverse famiglie della località carsica, che domandano al sindaco di agire in prima persona contro vandali capaci di inquinare con bitumi e altri residui una dolina non distante dalla nuova pista ciclabile che attraversa il paese e giunge sino al confine.
A tale riguardo sono state raccolte sinora 130 firme. Persone che si dicono stanche di tutti gli atti che rovinano l’ambiente carsico. «Siamo stanchi di essere uno degli immondezzai di centro e periferia – afferma Virgilio Zecchini, uno dei residenti e firmatari della petizione rivolta a sindaco e Comune –. Una fama che Trebiciano si è costruita senza colpa alcuna, se non quella, inesistente, di aver ospitato una discarica che ormai da tempo non funziona. Chi ha inquinato la dolina con materiali bituminosi è ben più che colpevole di coloro che si liberano di vecchi elettrodomestici e altri inerti. Olii e catrame possono inquinare il Timavo sottostante, oltre a devastare l’habitat naturale di caprioli e altri animali».
Secondo Zecchini, la colpevole consuetudine di disfarsi di oggetti e sostanze inquinanti nei boschi provocherebbe anche un abbassamento dell’indice di qualità abitativa del paese, causando un deprezzamento delle proprietà di chi vive nella zona. «Per queste ragioni chiediamo al Comune di mobilitarsi in prima persona, al fine di stroncare coloro che, inquinando e sporcando i nostri dintorni, ci recano grave danno in modo diretti e indiretti».
«Sui ritrovamenti dei bidoni contenenti i residui bituminosi si è fatta un po’ di confusione – interviene Marco Milkovich, presidente della circoscrizione Altipiano Est – visto che quei contenitori erano dei raccoglitori dei rifiuti presenti nella dolina, appartenenti a un lotto di bonifica del Comune per quell’area. Ciò non toglie che il problema dell’inquinamento delle doline e di altri luoghi del Carso è una questione rilevante ed estesa a tanti siti. Sul Carso in generale, e non solo in Trebiciano, si è scaricato tanto e male in barba alle più elementare regole di decenza ed educazione».

(m.l.)


NUCLEARE - Centrali a rischio

Le notizie sui guasti della centrale di Krsko sono molto allarmanti. Si dice che non c'è da preoccuparsi, ma lo stesso si diceva di Chernobyl e poi si è visto di quali situazioni devastanti si hanno avuto tracce, quindi noi ci preoccupiamo e molto e non crediamo alle dichiarazioni dei governi. Inoltre mi pare pazzesco che si abbia una centrale nucleare a 100 km da Trieste e non si protesti per il suo smantellamento. Nessuna centrale nucleare andrebbe costruita in prossimità dei centri urbani, come questa slovena, e sarebbe ancora meglio che nessuna centrale nucleare fosse costruita mai, in ogni caso dovrebbero essere collocate in aree deserte e lontanissime dalla vita. Detto questo, anche se il fatto di Krsko non dovesse costituire gravità reale, c’è da dire che la possibilità invece di un fatto grave pende sulle nostre teste tutti i giorni, e che se si verificasse sarebbe inutile andare a vedere se ci sono radiazioni o no, perché ogni provvedimento sarebbe inutile e saremmo contaminati ancor prima che scoppiassero le emergenze che peraltro non siamo pronti a fronteggiare. Vorrei infatti che il Comune ci informasse su quale assistenza e su quale protezione avremmo in caso di incidenti gravi visto che i cittadini non sono dotati né di abbigliamenti contro le radiazioni, né di maschere e sono totalmente all’oscuro di cosa dovrebbero fare. Invece in società civili come la Svizzera si provvede prima dei disastri ad istruire e dotare la popolazione di quanto necessario per proteggersi, ma lì non sono guidati da dirigenti di supermercati ma da serio personale attento al Paese e alla popolazione.
Ezio Franzutti
 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 14 giugno 2008 

 

 

Tondo a Genagricola: «Aperto agli Ogm»  - Giuseppe Perissinotto: «Puntiamo alle biomasse, siamo pronti. Troppa burocrazia»

RIUNITA A TRIESTE LA SOCIETÀ AGRO-INDUSTRIALE DEL LEONE
«Gli Ogm sono il futuro e possono rappresentare la vera chiave di volta per risolvere alcuni dei problemi che flagellano il nostro mondo: la fame e l’esaurimento delle fonti energetiche. Dobbiamo farcene una ragione: in Friuli Venezia Giulia devono poter convivere le colture tradizionali e quelle geneticamente modificate. È una sfida cui non possiamo non rispondere, e la possibilità che sul nostro territorio vengano coltivati Ogm sarebbe da prendere in considerazione». Così il presidente della Regione Renzo Tondo, ieri durante il suo intervento al convegno «Emergenza alimentare: ogm sì o no?», svoltosi nel palazzo delle Assicurazioni Generali di via Trento.
Al dibattito, organizzato da Genagricola (holding del Leone, ad oggi la maggiore società agro-industriale italiana, con 10mila ettari di terreni coltivati, e presente anche in Romania con due unità agricole) e dall’Accademia nazionale dell’agricoltura, in collaborazione con Confagricoltura, hanno partecipato medici, economisti, giornalisti scientifici, docenti universitari, oltre a Renzo Tondo e al numero uno di Genagricola Giuseppe Perissinotto. Sul tavolo sono state messe luci e ombre di quelli che il presidente di Genagricola ha voluto definire più volte «organismi geneticamente ”migliorati”. Così dovrebbero essere chiamati - ha spiegato -. L’espressione ”ogm” ha sempre creato allarmismi infondati: con gli ogm si può tentare di risolvere, almeno in parte, il problema della scarsità di cibo e di risorse energetiche».
Giuseppe Perissinotto, infatti, da anni porta avanti la sua battaglia personale in difesa dell’energia verde e delle biotecnologie. Da oltre un anno Genagricola (colosso della terra che conta 26 aziende specializzate nella produzione di vino, frutta, grano, barbabietole da zucchero, soia, erbe mediche, nell’allevamento di bovini, suini e pesce, che nel 2007 hanno fatturato 30.305.000 euro) attende le autorizzazioni necessarie per mettere a «reddito energetico», nell’azienda agricola di Cà Corniani in provincia di Venezia, 300 ettari coltivati a mais, convertendoli in combustibile, energia elettrica e calore. «Noi puntiamo molto sulle biomasse e siamo pronti - ha sottolineato Perissinotto -. Peccato che per ricevere tutte le autorizzazioni necessarie servano tempi così lunghi. La politica deve dare risposte nuove».
L’appello lanciato da Perissinotto è stato condiviso dal presidente dell’Accademia nazionale di agricoltura Giorgio Amadei, che ha sottolineato come l’utilizzo degli Ogm nella nostra Regione potrebbe «ridurre il rischio di perdere parte del raccolto di mais, se questo venisse modificato geneticamente e reso resistente agli apirolidi, che possono distruggere anche il 40% del raccolto di mais di un’intera stagione». Anche il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni, ha proposto il lancio di una campagna di sensibilizzazione sulle biotecnologie con gli agricoltori e con il mondo accademico e scientifico.
Perissinotto e molti degli intervenuti al dibattito hanno sostenuto la necessità che la classe politica ora si impegni su questo fronte. E la risposta della politica non si è fatta attendere. Anzi, è arrivata forte e chiara: «Bisogna far passare il concetto che gli Ogm sono necessari, facendo capire alla gente che non c’è nulla di negativo e catastrofico nel loro utilizzo - ha spiegato il governatore Tondo -. Contrapporli alle colture tradizionali è sbagliato».
ELISA COLONI


Oltre cento i «diplomati» in ambiente - CONCLUSO IL CORSO ORGANIZZATO DALLA LIPU

L'ambiente, in particolare la salvaguardia della fauna, della flora e degli habitat naturali della provincia di Trieste stanno molto a cuore ai triestini. Al corso formativo gratuito «Natura 2008» promosso dalla Lipu (Lega italiana protezione uccelli) in collaborazione con il Corpo forestale regionale hanno partecipato quasi duecento persone di età, sesso e status occupazionale diversissimi tra loro che hanno seguito il ciclo di 14 incontri sul patrimonio ambientale del nostro territorio, mirato a far conoscere gli elementi principali degli ecosistemi locali e le buone pratiche da mettere in atto per la conservazione della biodiversità della provincia.
Gli attestati di frequenza al corso sono stati consegnati l’altro pomeriggio nella sala del Consiglio della Provincia ai 101 corsisti che si sono guadagnati il diploma per aver seguito oltre il 70% delle giornate di studio, dall'assessore alla protezione ambientale Dennis Visioli e da Maurizio Rozza della Polizia ambientale della Provincia. «È stata una gradevole sorpresa per la Lipu - ha commentato Rozza - scoprire quanta attenzione esista nei confronti dell'ambiente da parte di persone diversissime tra loro, unite dal comune desiderio di imparare e di voler diventare dei cittadini consapevoli e responsabili».
Gli incontri settimanali si sono svolti tutte le settimane a partire da metà marzo al liceo Oberdan: le lezioni - tenute da docenti ed esperti in campo geologico, naturalistico e biologico, come Franco e Fabio Perco, rispettivamente zoologo e ornitologo, Franco Zuppa biologo della Riserva marina di Miramare e la naturalista Aila Quadracci - hanno approfondito tematiche quali flora e vegetazione, mammiferi, anfibi, rettili, pesci d'acqua dolce, il regno dei funghi e lo studio geologico degli antichi ambienti del Carso. Organizzato anche tre uscite pratiche per visitare tre delle più belle realtà naturali del territorio di casa nostra. Ai primi di ottobre partirà la seconda fase di «Natura 2008». Informazioni alla Lipu, tel 328.6951039 e 340.7399686, e-mail lipu_trieste@yahoo.it.
Patrizia Piccione


Strage di alberi - EX MADDALENA

Strage di alberi della Maddalena. Dall'11 aprile ho visto una dozzina di lettere di protesta sulle Segnalazioni, alle quali il sindaco Dipiazza ha risposto l'1 giugno con una «lectio magistralis» di ben 150 righe su «le colonie feline». Il tutto in risposta ad un tale che ha dei gatti nel condominio, e al quale, cito, «sono stati già forniti i richiesti chiarimenti sia verbalmente che per iscritto su un argomento che sembra interessare non poco i nostri concittadini» (sic!). Qualcosa mi sarà sfuggito, ma degli alberi non si parla... Vorrebbe, bontà sua, il sindaco dissertare della Maddalena? Sul perché il regolamento comunale che salvaguarda il verde cittadino non è stato rispettato? Chi sono i fannulloni che non hanno fatto il proprio dovere di applicarlo? Perché un referendum per il ponte sul canale e invece silenzio per la Maddalena? Un silenzio sospetto, un blitz improvviso, lo sporco lavoro eseguito con incredibile velocità per gli standard cittadini.
Tanto ai mandanti, architetti e costruttori, con le loro belle ville sul Carso, il verde non manca... Insomma mi sembra una bella speculazione edilizia. Mi piacerebbe che qualche Pm rovistasse un po’ nelle scartoffie di questo affare per avere la tranquillità che pur nella segretezza, tutto sia stato corretto.
Su piazza Libertà, il sindaco Dipiazza, 24 maggio: «Sanno solo lamentarsi... gli ambientalisti sanno bene, l’hanno sentito in commissione, che alla fine gli alberi da sacrificare probabilmente saranno non più di cinque...».
Ma perché gli alberi, maestosi e centenari non hanno nessun diritto? Se sono centenari significa che ci hanno messo un centinaio di anni per diventare così! Non si posssono sostituire con qualche alberello, mi sembra ovvio.
Comunque non si risolve il problema, resta sempre la strettoia di inizio via Cavour, e il traffico avrà sempre due curve come adesso, inoltre i viaggiatori dovranno attraversare tutta la piazza per prendere l'autobus.
Tempo fa si parlava di fare il nuovo asse di scorrimento dietro il parco ferroviario dietro il Silos con sbocco in piazza Duca degli Abruzzi, un bel rettilineo senza intralci, oramai non c’è il problema Porto Vecchio.
Vorrebbe, bontà sua, il sindaco dissertare anche di questo? Grazie.
Valter Radakovic


Appello agli enti locali: salvate la pregevole roverella di via Antoni

Visto l’articolo apparso sul Piccolo del 3 giugno, si segnala che in via Antoni, oltre alla roverella centenaria, esiste tuttora un altro esemplare che, seppure più giovane, ha un notevole pregio naturalistico; va inoltre ricordato che un terzo esemplare, sicuramente ultracentenario, è stato abbattuto una decina di anni fa.
A seguito di tale taglio, considerando la difficoltà a intervenire nella manutenzione con personale sufficientemente esperto, nonché una diffusa moria di cedri contigui dovuto al proliferare di Armillaria, è stato richiesto, al fine di garantirne la sopravvivenza, che l’albero in oggetto (per la precisione Quercus pubescens Willd) venisse inserito fra i monumenti naturali della nostra regione.
Le mie richieste inoltrate a intervalli regolari dal 2003 al 2008 prima al Comune di Trieste, poi alla Regione Friuli Venezia Giulia, hanno portato l’ufficio preposto (Direzione centrale risorse agricole, naturali, forestali e montagna della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia) a confermarmi che «nel rispetto della normativa vigente (L/R 9/2007, Decreto 0313/Pres/1995) e delle disponibilità operative e di bilancio, è dovere dell’amministrazione regionale promuovere la migliore tutela possibile del notevole patrimonio arboreo della regione..., si terranno in particolare conto le istanze dirette all’inserimento nell’elenco prodotte dai proprietari delle piante».
Alla luce di ciò, e della vita grama del verde cittadino, ho motivo di credere che le speranze di sopravvivenza della roverella si stiano assottigliando e che al momento del reperimento dei fondi per il censimento ufficiale (o per eventuali altri interventi), molto probabilmente l’Armillaria, o qualche altro agente patogeno, avrà compiuto la propria opera.
Maria Luisa Nesbeda
 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 13 giugno 2008 

 

 

GRANDI OPERE IN FRIULI VENEZIA GIULIA - La Regione dà la priorità alla terza corsia: la Tav fa perdere almeno due anni e mezzo

TRIESTE Le Ferrovie, paventando ritardi e finanziamenti europei a rischio, protestano. Ma la Regione insiste: se non si svincola il tracciato della terza corsia da quello della ferrovia, l’autostrada non sarà potenziata entro il 2017. Ciò non significa rinunciare alla ferrovia ad alta velocità/alta capacità, ma solo accelerare l’allargamento di un’A4 al collasso. «Può un territorio proiettato in Europa e con una vocazione industriale spiccata aspettare ancora per avere un’autostrada a tre corsie? La risposta la lascio al territorio» chiede, infatti, l’assessore ai Trasporti, Riccardo Riccardi.
La domanda naturalmente è retorica. Nella migliore delle ipotesi il progetto della ferrovia – ammesso che sia pronto entro il 31 dicembre (data di scadenza per presentare il preliminare) – potrebbe superare l’esame del Cipe tra due anni e mezzo, per cui l’autostrada dovrebbe attendere al palo ancora quel tempo. Questo porterebbe il progetto a superare la scadenza – già ritenuta lontanissima - del 2017. Anche con il commissario in campo. «Le pratiche per l'avvio della realizzazione della terza corsia della A4 sono molto avanzate – spiega Riccardi - mentre per quanto riguarda la tratta ferroviaria della Tav siamo ancora in una fase precedente al progetto preliminare. Per approvare il progetto preliminare della terza corsia sulla A4 ci abbiamo messo 28 mesi. Fare una ferrovia è un po’ più complicato, quindi io immagino che questi tempi siano necessari soltanto per approvare la fase preliminare del progetto della Tav». In sostanza, dunque, «i tempi autorizzati dell'iter progettuale della ferrovia sono molto indietro rispetto a quelli dell’A4 e, pertanto, va considerata l'ipotesi di disgiungere i procedimenti per la formalizzazione dell'avvio delle opere, senza escludere che in futuro la ferrovia possa sorgere parallelamente all’autostrada, come ha fatto il Veneto alcuni mesi fa». Separare oggi i due iter non pregiudicherebbe quindi il fatto che la progettazione possa ricalcare il tracciato già concordato.
Una cosa comunque è certa, la Regione intende prendere queste decisioni con il territorio. «Faremo una valutazione serena e di buon senso coinvolgendo anche enti locali. Ricordo però che la progettazione dei lotti per l'autostrada - aggiunge Riccardi - sta procedendo speditamente in Veneto, mentre in Friuli Venezia Giulia sta procedendo il quarto lotto, che non ha il problema dell'affiancamento con la ferrovia. Il terzo lotto è in attesa di avere l'avanzamento procedimentale della Tav».
La partita per rivedere l’iter procedurale non è comunque semplice. Entro un paio di giorni Friuli Venezia Giulia e Veneto dovrebbero formalizzare la richiesta dello stato di emergenza della autostrada A4. Il governo dovrà quindi recepirlo attraverso un decreto del presidente del Consiglio e, sulla base delle criticità evidenziate, nominare il commissario straordinario. Sul nome non ci saranno sorprese, le Regioni l’hanno individuato nella figura di Bortolo Mainardi, già commissario straordinario per le infrastrutture del Nordest. Se l’iter di autostrada e ferrovia saranno separati, il commissario – con pieni poteri – potrebbe anticipare i tempi di costruzione dell’opera anche di un paio d’anni. Ma il commissario non può invece modificare la delibera Cipe con la quale è stato suggellato il destino comune delle due opere. Per separare il «destino» di Tav e terza corsia, la Regione dovrà di nuovo vedersela con il Cipe. E quindi con Roma.
Martina Milia


Acquistati due nuovi treni - COSTANO UNDICI MILIONI DI EURO

UDINE La Regione acquista due nuovi treni per migliorare il servizio del Friuli Venezia Giulia. Costo complessivo: 11 milioni di euro. Ma lo Stato contribuisce con 4.808.558 euro.
La giunta, su proposta dell’assessore ai Trasporti e alle Infrastrutture Riccardo Riccardi, ha infatti autorizzato nella seduta di ieri la stipula di una convenzione con il ministero dei Trasporti per definire modi e tempi di erogazione dei 4.808.558 euro assegnati dal ministero stesso al Friuli Venezia Giulia ancora a fine 2006, proprio per gli investimenti sul parco rotabile regionale.
Con la convenzione, come spiega Riccardi, la Regione potrà incassare il contributo, in tre rate negli anni 2007-2009. I due nuovi veicoli che entreranno in servizio sulla rete regionale sono due elettrotreni in composizione a quattro casse ad alimentazione elettrica. Il loro acquisto è possibile grazie al contributo statale e al finanziamento diretto della Regione che ammonta a più di 6 milioni di euro.


La giunta di Fiume contro l’Ina: chiudete la raffineria di Mlaca  - Aria inquinata, l’esecutivo ordina lo spostamento entro il 2010

Attualmente sono impegnati nel sito circa 500 operai, potrebbero essere ridotti a 150 unità
FIUME Nuovo e sollecito appello della giunta cittadina di Fiume all’unica compagnia petrolifera croata, la zagabrese Ina, affinché provveda allo smantellamento e al trasferimento della raffineria presente nel rione fiumano in Mlaca.
«Lo spostamento va eseguito entro il primo gennaio 2010 - si legge nelle conclusioni dell’esecutivo del sindaco Vojko Obersnel - rispettando quanto già chiesto dal consiglio comunale. La chiusura e la rimozione degli impianti costituiscono una misura quanto mai necessaria dopo che è stato constatato più volte che Fiume è, insieme a Sisak (altra raffineria dell’Ina) e Kutina (industria petrolchimica), tra le città croate con il maggiore inquinamento atmosferico. Inquinamento - si prosegue - derivante in gran parte dalle emissioni di anidride carbonica e acido solfidrico provenienti dagli stabilimenti in Mlaca».
A fare reagire i membri dell’esecutivo è stata la recente presa di posizione del governo croato (l’Ina è infatti di proprietà dello Stato e dell’ungherese Mol), secondo il quale la raffineria fiumana deve continuare a lavorare, a prescindere dalle richieste che arrivano dal capoluogo quarnerino. A cozzare con quanto espresso dalla compagine ministeriale di centrodestra era stato il documento diffuso tre giorni fa dalla direzione dell’Ina che parla di una chiusura parziale in Mlaca. Un documento proposto quale risposta alla giunta municipale fiumana sul destino futuro della raffineria e nel quale si precisa che - data la penuria di mezzi - l’Ina non può modernizzare tutti gli impianti in Mlaca, ma ne dovrà chiudere un paio, mentre altri resteranno funzionanti.
L’esperta in materia di tutela dell’aria presso la raffineria in Mlaca, Milica Lulic, si è presentata nella seduta dell’esecutivo Obersnel ribadendo che alcuni stabilimenti andranno incontro a chiusura entro i prossimi mesi (produzione bitume, gasolio da riscaldamento e olio di base minerale), mentre andrà avanti l’impianto blending, il quale necessita di una ventina di maxiserbatoi.
Dagli attuali 500 occupati, si dovrebbe insomma arrivare a 150. «Voglio specificare - ha detto la Lulic - che gli impianti chiusi non saranno smantellati e quindi trasferiti altrove, ma resteranno in loco e saranno conservati. In ogni caso, posso assicurare che la chiusura totale della raffineria di Mlaca è un progetto non realizzabile nei prossimi anni».
L’aria che si respira a Mlaca e nei quartieri vicini è da mesi classificata di terza categoria, cioè rientra nella categoria di aria inquinata.
Andrea Marsanich
 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 12 giugno 2008 

 

 

Tondo in Slovenia, un patto sul nucleare  - Presto un tavolo bilaterale. Rigassificatori, bocciata l’ipotesi dell’impianto nel golfo

ENERGIA E SICUREZZA NEL DOPO-KRSKO
Missione nella capitale slovena. Rupel: «Ieri ho visto Bush, oggi Tondo» Il governatore: «Sul nucleare coinvolgerò Frattini e Berlusconi»
Colloquio con Rupel: dopo lo stop con Illy Lubiana entrerà nell’Euroregione
Già nel 2007 l’allora ministro D’Alema aveva prospettato l’interesse italiano per la centrale atomica attraverso l’Eni
LUBIANA Un patto col governo sloveno in materia di energia e sicurezza, di stretta attualità dopo il caso Krsko, è stato sottoscritto ieri dal presidente del Friuli Venezia Giulia Tondo. Nei colloqui col ministro degli Esteri sloveno Rupel è stato annunciato anche che Lubiana, dopo lo stop con Illy, entrerà nell’Euroregione. Rigassificatori: bocciata da entrambe le delegazioni il progetto dell’impianto a mare nel golfo di Trieste.
Il presidente Renzo Tondo sceglie la vicina Slovenia per esordire ufficialmente nelle relazioni internazionali. E Lubiana ringrazia: nella sala del ministero degli Esteri dove si svolgono i lavori accanto alla bandiera di casa e di quella dell’Unione europea c’è anche quella italiana. Un trattamento che il protocollo impone soltanto per le visite dei ministri. Una formalità che è anche un messaggio di disponibilità della vicina Repubblica nei confronti del governatore e dell’Italia. Disponibilità che accompagna l’incontro di oltre un’ora tra il ministro degli Esteri Dimitrij Rupel e Renzo Tondo.
I temi al centro dei colloqui vanno dalle infrastrutture alle minoranze, dai trasporti all’Euroregione. Ma il tema forte del pomeriggio è quello degli approvigionamenti energetici. E quindi del nucleare. «Ieri ho incontrato il presidente americano George Bush, oggi Renzo Tondo» esordisce Rupel. «Così finite in bellezza» scherza il governatore del Friuli Venezia Giulia.
Il clima sereno si traduce immediatamente in un concetto che Rupel esprime in modo chiaro per quanto mascherato dal linguaggio diplomatico. «Abbiamo parlato di molti argomenti e abbiamo gettato le basi per una serie di progetti comuni tra due popoli che vivono accanto e tra i quali c’è e ci sarà una crascente collaborazione - dichiara Rupel -. Questa cooperazione è utile e opportuna anche nel campo degli approvigionamenti energetici. La Slovenia è favorevole a una cooperazione con il Friuli Venezia Giulia e con l’Italia sull’energia e quindi anche sul nucleare. Per quanto riguarda Krsko abbiamo dato prova della nostra trasparenza». Il tema è centrale per lo sviluppo del Paese e per quello del Friuli Venezia Giulia. L’energia scarseggia e soprattutto il suo costo lievita anche per l’impazzimento planetario del prezzo del petrolio. La Slovenia ha una centrale nucleare a Krsko della cui esistenza l’Italia si è ricordata soltanto per il guasto e il conseguente allarme di mercoledì scorso. «Il sistema di sicurezza e di collegamento tra le protezioni civili ha funzionato - spiega Tondo - e questo dimostra che i cittadini possono stare tranquilli. È molto positivo che la Slovenia valuti opportuna la cooperazione anche sull’energia atomica sulla quale dopo oltre vent’anni è pronto a investire. Mi farò carico di trasmettere ai nostri ministri competenti Scajola e Frattini e quindi a Silvio Berlusconi i risultati dell’incontro con il ministro Rupel, sollecitando l’avvio di un tavolo bilaterale a livello di governo sull’energia e sul nucleare e sugli altri temi. La possibilità che il Friuli Venezia Giulia e l’Italia possano partecipare al raddoppio di Krsko? Non esiste nessun progetto approvato per il potenziamento della centrale. I tavoli comunque partiranno subito perché, d’accordo con il governo sloveno, non è necessario aspettare le elezioni politiche di settembre».
Il ministro Rupel annuisce. L’annuncio di un raddoppio della centrale è politicamente pericoloso per chi deve presentarsi davanti agli elettori tra soli tre mesi (il 22 settembre). Quindi Lubiana non conferma nè smentisce. Ma i ben informati riferiscono che il progetto c’è. E una partecipazione italiana o regionale (magari attraverso Friulia) potrebbe consentire in tempi medi un accesso privilegiato a forniture di energia a costi più contenuti.
Con un’operazione poco compromettente per gli equilibri del territorio (le critiche degli ambientalisti ma anche degli amministratori locali) Tondo potrebbe soddisfare le richieste di chi (industriali e imprese in primis) fa pressioni sull’amministrazione regionale per avere energia a prezzo più basso di quello attuale. Del resto già nel 2007, nel corso di un vertice in Slovenia, era già stato Massimo D’Alema, il ministro degli Esteri dell’allora governo Prodi, a delineare un interesse italiano per Krsko con il coinvolgimento dell’Eni.
Sui rigassificatori ieri le due delegazioni hanno concordato sulla bocciatura di quello a mare nel golfo di Trieste, mentre resta aperta l’eventuale opzione per la struttura a terra. E si è parlato anche di un possibile rafforzamento dell’elettrodotto italo-sloveno dell’isontino.
Ma le ragioni della politica, specie tra gli sloveni in odor di elezioni, impongono la prudenza. Una piccola tirata d’orecchi all’Italia arriva da Rupel solo sulla tutela della minoranza slovena nel nostro Paese. «Questa mattina ho incontrato una delegazione della minoranza - spiega Rupel - e ho riferito a Tondo che l’Italia non ha ancora adempiuto ad alcuni passaggi. Ho proposto di costituire una commissione regionale per la tutela della minoranza e la necessità della firma del decreto che definisca le aree nelle quali applicare il bilinguismo visivo. Comunque negli ultimi anni la collaborazione con l’Italia in questo settore è molto migliorata, e ho trovato grande disponibilità dal presidente del Friuli Venezia Giulia».
«A questo proposito - risponde Tondo - c’è la necessità di guardare sempre più all'integrazione europea, lavorando insieme per favorire la coesione ed il superamento di antiche barriere».
CIRO ESPOSITO


METANO DAL MAR NERO A TRIESTE  - Gazprom conquista il mercato balcanico Austria e Slovenia: sì al nuovo gasdotto

TRIESTE Sono grossi cordoni ombelicali sotterranei, ben dipanati e in cui scorre il gas o il greggio, i nuovi «lacci» con i quali la grassa Russia lancia la sua «offensiva» economica e politica nei confronti della sempre più assetata di energia Unione europea. Ora è stato definito anche l’ultimo tratto di questa sofisticata rete di tubi. Il direttore generale di Gazprom, il colosso energetico russo, Aleksej Miller ha annunciato che sia l’Austria che la Slovenia hanno aderito al consorzio che costruirà il cosiddetto ramo meridionale del metanodotto italo-russo. Un’opera che prevede un investimento complessivo di 16 miliardi di dollari e la cui costruzione dovrebbe iniziare nel 2010.
Miller non è sceso nei particolari circa il tracciato dell’infrastruttura, ma secondo alcune fonti il progetto prevede che le grosse tubazioni si dipanino dalla Russia e raggiungano la Bulgaria passando sotto il Mar Nero. Qui il metanodotto si scinderà in due tronconi. Il primo correrà attraverso la Grecia per collegarsi all’Italia meridionale passando quindi sotto il Mar Ionio. Il secondo, invece, attraverserà la Serbia, l’Ungheria, l’Austria, la Slovenia per raggiungere l’Italia settentrionale. Il punto di arrivo dovrebbe essere Trieste dove esiste già il terminal petrolifero dell’Oleodotto transalpino e in futuro ci potrebbe essere anche un rigassificatore.
Il metanodotto segue quindi una linea molto simile al concorrente «Nabucco» progettato dall’Unione europea che convoglierà il gas dalla Turchia, attraverso la Bulgaria, la Romania, l’Ungheria fino in Austria. Concorrente perché è nell’intenzione dei progettisti di diminuire così la dipendenza dell’Ue dal gas russo. La struttura dovrebbe essere operativa nel 2013 e in grado di «trasportare» 30 miliardi di metri cubi di metano. Per quanto riguarda, invece, il progetto di metanodotto italo-russo di Gazprom il tracciato dello stesso, secondo alcune fonti, sarebbe già stato approvato dalla Grecia, dalla Serbia, dall’Ungheria e dalla Bulgaria. Questi ultimi due Stati fanno parte anche del gruppo di Paesi che cooperano al progetto «Nabucco». Secondo le dichiarazioni del direttore generale, Aleksej Miller, Gazprom ha da gennaio ad aprile di quest’anno già estratto 200 miliardi di metri cubi di metano, quasi 4,2 miliardi in più di quanto estratto nello stesso periodo del 2007.
I due nuovi metanodotti costituiscono la fase più avanzata del mutamento geopolitico che ha interessato i Balcani negli ultimi vent’anni. La frantumazione della ex Jugoslavia, l’ingresso di Slovenia, Ungheria, Bulgaria e Romania nell’Ue, con la Croazia che dovrebbe tagliare il traguardo comunitario nel 2009 e con la Serbia che scalpita, hanno fatto sì che Mosca, dalla «Guerra fredda» sia passata oggi alla battaglia energetica, mettendo in campo i suoi pezzi da Novanta: Gazprom, come detto, ma anche Lukoil che è pronta a riversare il suo greggio nei depositi costieri croati della Dalmazia e punta ad assumere la gestione del rigassificatore che Zagabria vuole costruire sull’isola di Veglia. E siccome il futuro politico passerà inevitiabilmente per i destini energetici del Vecchio continente, la Russia si sta già preparando. Per recitare un ruolo da protagonista.
MAURO MANZIN


«Il nuovo tracciato A4 mette a rischio la Tav»  - TERZA CORSIA: LO STOP AL PARALLELISMO AUTOSTRADA-FERROVIA

Dubbi delle Fs: rifare il protocollo con i Comuni farebbe perdere altri 2 anni e i soldi stanziati dall’Ue
TRIESTE Se si blocca la procedura per l’avvio della Tav, togliendo il parallelismo del tracciato fra A4 e ferrovia, «si rischia che la linea ad alta velocità/alta capacità in regione non si faccia più. Perché si rischia di perdere i finanziamenti che l’Unione europea sta per assegnare per la prosecuzione della progettazione». La preoccupazione arriva direttamente da fonti delle Ferrovie che stanno seguendo con una certa apprensione la volontà della nuova giunta regionale di eliminare il parallelismo tra autostrada e ferrovia per evitare che i tempi dell’autostrada restino legati a quelli della Tav. Questo significherebbe superare il protocollo sottoscritto lo scorso febbraio tra i sindaci e la Regione – con alcune defezioni – e per Ferrovie «perdere altri due anni di lavoro. Con il rischio che, continuando a rinviare l’opera, non si faccia più. Si continua a parlare di trasferire su gomma il trasporto su strada, ma se andiamo avanti così si farà prima la quarta corsia della Tav». Una previsione nemmeno tanto lontana dalla realtà visto che, nel tracciato individuato da Rfi e Autovie Venete, è già previsto lo spazio per la quarta corsia. Nel braccio di ferro che potrebbe crearsi tra Regione e Ferrovie, la società di trasporti potrebbe puntare i piedi su quanto già determinato dal Cipe nel 2005 ovvero la necessità di «garantire l’armonizzazione dell’opera con la linea ferroviaria AV/AC Tratta Venezia-Ronchi dei Legionari, al fine di ottimizzare le interferenze tra le due opere, con particolare attenzione alla realizzazione dei sovrappassi e dei sottopassi ed alle opere di mitigazione e compensazione». Ma se la terza corsia non può attendere i tempi di realizzazione dell’alta velocità, d’altro canto le ferrovie rischiano di veder saltare il progetto della Tav. L’unica tratta al sicuro, al momento, è la Ronchi-Trieste i cui lavori partiranno nel 2010. Al problema che interessa strettamente il Friuli Venezia Giulia, si aggiunge la situazione del Veneto dove la discussione sul tracciato è ancora aperta e gli interrogativi non sono pochi. Prevedere quando sarà realizzata l’intera tratta Venezia Trieste sembra impossibile. Una soluzione di compromesso, nel caso del Friuli Venezia Giulia, potrebbe essere svincolare subito il tracciato dell’autostrada e proseguire in modo indipendente con il tracciato della ferrovia. Questo non vieterebbe alle ferrovie di progettare comunque una tratta in affiancamento all’autostrada, ma creerebbe nuovamente il problema alla base della decisione del Cipe: se autostrada e ferrovia vengono realizzate in tempi diversi – ammesso che il progetto ferroviario sia poi ritenuto dal Cipe compatibile con quello autostradale – bisogna prevedere una spesa ulteriore per il rifacimento dei cavalcavia. Nella prima ipotesi – quella di un affiancamento anche in terra veneta – il preventivo di spesa era di circa 300 milioni di euro. Nel momento in cui il Veneto ha deliberato il totale non affiancamento dell’autostrada alla ferrovia, il sovrapprezzo cavalcavia si è “dimezzato”. Resterebbe la spesa aggiuntiva (quindi per il disfacimento e rifacimento dei cavalcavia) solo per la tratta Portogruaro Gonars, stimabile in 120 – 150 milioni di euro. Non poche risorse, certo, ma senza dubbio ben spese se questo consentisse di abbreviare i tempi di realizzazione dell’autostrada.
Risorse che comunque qualcuno dovrà stanziare e al momento nessun soggetto – né le Ferrovie, né le Regioni né tanto meno lo Stato – sembra disponibile a sborsarle.
Martina Milia


L’acquisto di treni al vaglio della giunta - IERI L’INCONTRO CON I SINDACATI SUL TPL

TRIESTE La Regione è pronta all’acquisto di nuovi treni. Se ne parlerà oggi nella seduta della giunta Tondo sulla base di una relazione dell’assessore Riccardo Riccardi che sta definendo con il ministero alcune questioni sul trasporto pubblico locale. Ma di Tpl Riccardi ha parlato pure ieri con Cgil, Cisl e Uil e con le sigle di categoria Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uilt-Uil. Il Trasporto pubblico locale, ha spiegato l’assessore, richiede «scelte urgenti» di fronte alla necessità di rinnovare i contratti con i gestori del servizio su gomma e rotaia. Riccardi ha quindi condiviso la strategia della giunta Illy di arrivare a una stretta integrazione modale e tariffaria fra i due tipi di trasporto ma, ha precisato, «vanno ripensati tempi e modi per arrivare a questo traguardo». La giunta odierna servirà anche a preparare il vertice di maggioranza di lunedì. Tra le priorità le modifiche sul commercio, gli aggiustamenti sul friulano, il monitoraggio sul reddito di cittadinanza e la sanità.


PIAZZA LIBERTÀ  - Ennesimo restauro

Povera me - dice piazza della Libertà, specchiandosi nelle pozzanghere dell’ultimo acquazzone - devo essere proprio brutta, se vogliono riqualificarmi per la terza volta! Eppure, se mi guardo intorno, non mi sembra di essere tanto male. Ho una dimensione armoniosa, tanti palazzi decorosi mi circondano. Ma soprattutto c’è al centro un bel giardino, da poco sistemato, con la statua di Sissi, che i triestini amano tanto, con piante e panchine. Un po’ sporco, se vogliamo, per l’inciviltà di alcuni cittadini e una pulizia non sempre accurata. Ma ci sono in compenso tanti alberi grandi, belli, sani, che d’estate, quando la calura opprime i passanti, offrono una pausa di piacevole freschezza. Vedo tanta gente che si ferma a riposarsi, a leggere il giornale, a scambiare due chiacchiere o in attesa della partenza di un treno. Certo, il silos sta mostrando di nuovo segni di degrado, c’è tutta la zona del porto vecchio in attesa di essere finalmente restituita alla città. Ma il progetto di modificarmi non risolverà nessuno di questo problemi. Si vuole pedonalizzare la parte antistante la stazione, spostando le fermate degli autobus. Ma vi immaginate i viaggiatori spesso trafelati, che si trascinano dietro i bagagli, percorrere tutto quello spazio in più per arrivare ai treni? Ma quale stazione al mondo non prevede che si possa arrivare direttamente davanti all’entrata? E le cinque – sette corsie che si vogliono disegnare dalla parte opposta? Si dice per permettere un traffico più ampio e scorrevole. Sarebbe bello, se, in andata e al ritorno, non ci fosse l’imbuto di Barcola che blocca ogni slancio. Che facciamo? Allarghiamo la strada costiera e eliminiamo la zona balneare di Barcola? Ah! Ah! Chi ci provasse sarebbe un uomo morto. Evidentemente bisogna trovare soluzioni diverse, che con me non hanno niente a che fare. Adesso veniamo però al punto più grave. Per realizzare questo progetto è previsto il taglio di tanti alberi, quegli alberi di cui parlavo prima, esseri viventi di cui la piazza e la città hanno tanto bisogno, perché proteggono e ci offrono tanta bellezza, di cui non possiamo, non dobbiamo privarci. In questa città, bella, ma dove gli edifici prevalgono sul verde, sono stati tagliati anche troppi alberi e quelli piantati ci metteranno decenni per crescere o sono arbusti che mai potranno sostituire quelli tolti. Ma io spero nell’intelligenza degli uomini, che spesso si lasciano sviare per insipienza o incapacità a cambiare idea, quell’intelligenza che tuttavia ci ha permesso di essere oggi qui, con le nostre sconfitte, ma anche con le tante vittorie. Il progetto si può ancora cambiare, i finanziamenti possono essere dirottati su opere più utili. In fondo – dice Piazza della Libertà, specchiandosi nelle pozzanghere dell’ultimo acquazzone - non sono poi così brutta!
Marisa Zoppolato
 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 11 giugno 2008 

 

 

Anche in Croazia una centrale nucleare SORGERÀ IN SLAVONIA, A 410 KM DA TRIESTE

Proteste nel sito prescelto di Erdut. La Russia entra nella politica energetica di Zagabria
Il presidente Sanader rompe gli indugi e dà il via libera alla realizzazione di un impianto atomico: sorgerà in Slavonia a pochi chilometri da Osijek
Krsko: oggi Tondo incontra Rupel a Lubiana. Dopodomani sopralluogo italiano
TRIESTE «Nucleare? Sì, grazie». La Croazia non ha dubbi sulla sua futura politica energetica. «La costruzione di una centrale nucleare per noi non è un tabù», sostiene il primo ministro, Ivo Sanader facendo capire chiaramente che quanto si andava vociferando nei corridoi del Sabor (Parlamento) solo qualche settimana fa ora sta prendendo concretezza. E dopo l’incidente di Krsko diventa un argomento «bollente».
Visto e considerato poi che i piani per la prima centrale nucleare croata, sulle rive del Danubio, sono già pronti.
L’«idea atomica» croata non è nata però negli ultimi periodi post-indipendenza. Quando il Paese era ancora una Repubblica della Federativa jugoslava esistevano già dei progetti per la costruzione di un impianto atomico. I tre siti che erano stati indicati erano quelli di Vir, sulla costa adriatica, di Prevlaca nelle vicinanze di Zagabria ed Erdut, sul Danubio, nei pressi di Osijek, capoluogo della Slavonia orientale, la quarta città croata con 100mila anime. Ci sono anche le valutazioni su questi possibili siti e solo la fase di ricerca è costata all’allora Jugoslavia, tra il 1979 e il 1990, qualche cosa come 30 milioni di dollari. Tutto però si è bloccato dopo la tragedia di Chernobyl, in Ucraina. E così la centrale slovena di Krsko è rimasta l’unica operativa.
La moratoria emessa dalla Jugoslavia sulla costruzione di nuove centrali nucleari è stata recepita anche dalla Croazia dopo l’indipendenza del 1991. Ma oggi i tempi sono cambiati. Dopo il profilo basso tenuto in materia durante il primo governo Sanader ora il premier nella sua seconda legislatura a guida del Paese vuole premere sull’acceleratore. La moratoria potrebbe a breve subire una modifica come confermano alcune fonti della «lobby atomica» che si è creata attorno ai Banski Dvori. Così come è oramai certo che, scartati i siti sull’Adriatico e quello vicino alla capitale, la nuova centrale sorgerà ad Erdut, paesino che fu teatro di grossi scontri durante la guerra di indipendenza croata e che per un periodo fu invasa dalle milizie serbe del defunto comandante Arkan che addirittura ribattezzò il sito «Arkan-sas». Al criminale di guerra e ai suoi uomini facevano gola i pozzi di petrolio che si trovano nell’area.
Per quanto concerne le valutazioni, quelle pubblicate una trentina di anni fa restano ancora valide qualora la Croazia decidesse di dare il via al suo progetto nucleare.
Visto poi che la dichiarazione «aperturista» di Sanader è giunta solo alcuni giorni dopo l’incidente di Krsko, fonti diplomatiche sostengono che la Croazia costruirà la sua centrale nucleare e sembra addirittura che in questa direzione esista una sorta di tacito beneplacito dell’Unione europea cui la stessa Croazia mira a far parte a partire dal 2009. Tutto lineare? Non proprio. La popolazione di Erdut è già in rivolta. L’area, infatti, è tra le più fertili e produttive del paese ex jugoslavo e gli agricoltori hanno già fatto sentire la propria voce di protesta. Ma c’è anche il «partito» dei favorevoli che vedono nella realizzazione della centrale la creazione di numerossisimi posti di lavoro. Un po’ come è successo in Quarnero per il rigassificatore che sarà costruito a Veglia. Prima grande opposizione, poi alla notizia che la struttura darà lavoro a 11mila persone tutto sembra ora andare nella direzione del: «Si costruisca!».
Obiezioni, però, politicamente e diplomaticamente più consistenti, potrebbero giungere dalla vicina Serbia che certo non vedrebbe di buon occhio una centrale atomica a un centinaio di chilometri da Belgrado. I soliti «lobbisti» sono già pronti anche a questa eventualità e non si esclude che Zagabria possa offrire a Belgrado la prospettiva di costruire assieme la centrale per poi usufruire entrambi del prodotto energetico che ne deriverebbe. Sta di fatto però che una formula simile è in atto proprio sulla centrale di Krsko con la Slovenia (la Croazia ne detiene una quota di proprietà). Formula che ha creato non pochi dissapori tra i due Paesi e, sicuramente, Zagabria non ripeterà l’«errore» qualche centinaio di chilometri più a Est.
La costruzione di una centrale nucleare va poi inserita nell’ottica più generale della nuova politica energetica croata che sta trovando un grosso interesse in un colosso del petrolio quale la Lukoil russa che sta già «mettendo il cappello» in terra croata con l’acquisizione di depositi di greggio lungo la costa dalmata e dimostrando grande interesse nella futura gestione del rigassificatore di Veglia (Omislaj). In questa cooperazione potrebbe inserirsi anche quella di fornire la tecnologia necessaria per edificare la centrale atomica ad Erdut. Un giro d’affari da non sottovalutare in un settore estremamente competitivo. Una questione di soldi sì, ma anche di geopolitica che permetterebbe alla Russia di Putin di riuscire là dove fallì l’ex Unione sovietica. Ottenere cioè uno sbocco operativo sul Mediterraneo gestendo più o meno direttamente un settore chiave nel mondo odierno quale quello dell’energia.


Resta il rischio sismico per la centrale slovena  - I DUBBI AUSTRIACI  - Gli esperti di Vienna: «Tutti i difetti tecnologici sono già stati risolti»

TRIESTE Come in Italia anche in Austria, Paese che ha messo al bando l’energia nucleare, l’incidente di Krsko in Slovenia ha sollevato grande clamore e proccupazione. Tuttavia a gettare acqua sul fuoco è il responsabile della sicurezza nucleare di Vienna, il professor Wolfgang Kromp. Egli sostiene, infatti, in un’intervista rilasciata al quotidiano lubianese «Delo», che la Slovenia sul «caso Krsko» ha agito con tempestività e secondo le procedure europee.
Kromp sostiene, tra l’altro, che da un punto di vista della tecnologia e dell’impiantistica la centrale di Krsko può considerarsi abbastanza sicura. Ha però un punto debole. Si trova, secondo il professore austriaco, nel posto sbagliato. Il pericolo è costituito dal fatto che l’area su cui sorge il reattore è un’area sismica e ha già conosciuto in passato disastrosi terremoti.
«Alcuni anni fa - spiega Kromp al ”Delo” - ho fatto parte della commissione incaricata di monitorare la sicurezza di Krsko. In effetti era una centrale che aveva centinaia di difetti, i quali però, anche a fronte di spese altissime, sono stati tutti risolti e oggi si può dire che ci troviamo di fronte a un’ottima centrale nucleare dal punto di vista delle tecnologie assunte. Le uniche lacune - precisa però - sono quelle del rischio sismico, alto nella zona, per il quale sono state adottate sì delle contromisure che però sono ancora insufficienti dal punto di vista della sicurezza».
Kromp non si sbilancia ad affermare che la centrale di Krsko è troppo «fragile» anche perché, precisa, «non sono ancora terminate le misure sismologiche». «Come mai? - chiede l’intervistatore - sono forse troppo care?». Il professore sorride e risponde: «Forse non vogliono sapere dove stanno». Scherzi a parte Kromp ribadisce che anche strutturalmente l’impianto sembra in buono stato, ma in caso di sisma tutti i suoi componenti devono risultare al top. Se no c’è il collasso.

(m.manz.)


La mappa anti-radon del Friuli Venezia Giulia in dirittura d’arrivo

TRIESTE Si chiama radon ed è un gas radioattivo naturale: è il vero problema che il Friuli Venezia Giulia deve risolvere. E il motivo è presto detto: il radon è presente sul territorio regionale in concentrazioni più elevate che nel resto d’Italia, con una media di 96 bequerel per metro cubo, e con picchi preoccupanti. Il radon, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, è infatti la seconda causa del tumore ai polmoni e provoca ogni anno 90 morti nel solo Friuli Venezia Giulia.
L’Arpa, l’Agenzia regionale per l’ambiente, ha messo in atto già dal 2000 una serie massiccia di contromisure, con più di 20 mila misurazioni di lungo periodo. Dapprima ha effettuato un check up di scuole ed edifici pubblici, risanando quelli che sfondavano i limiti, poi è passata alle abitazioni private: ne ha controllate 2.500. L’analisi dei risultati è ancora in corso ma, alla fine dello scorso anno, dopo la prima elaborazione, risultava che il 14% delle case censite presentavano valori al di sopra della soglia di attenzione. La campagna di misurazione delle abitazioni, che ha coinvolto 1.500 volontari della Protezione civile e non ha eguali in Italia, è finalizzata alla redazione della prima mappa regionale del radon: una cartografia che indicherà le aree in cui è probabile la presenza di elevate concentrazioni del radioisotopo e che è in fase di definizione.


La terza corsia rallentata dalla Tav  - L’intesa con gli enti locali prevede una modifica del tracciato dell’A4

LA GIUNTA PRONTA A RIVEDERE IL PROTOCOLLO CON I SINDACI
TRIESTE Un ostacolo per la terza corsia arriva dal protocollo Regione-Comuni sulla Tav. Ma la nuova giunta cerca di rimuoverlo tanto che il destino dell’alta velocità e capacità potrebbe essere slegato da quello della terza corsia e, di conseguenza, il protocollo potrebbe essere superato. A far prendere ad autostrada e ferrovia «strade diverse» potrebbero essere proprio le condizioni poste nel protocollo siglato a febbraio, dove si ricorda che il Cipe, nell’approvare il progetto preliminare della terza corsia fra Quarto d’Altino e Villesse, ha chiesto l’armonizzazione tra terza corsia e ferrovia e che «Rfi è pertanto nella condizione di subordinare l’approvazione del progetto definitivo della terza corsia della A4 all’effettiva avvenuta armonizzazione del progetto della infrastruttura autostradale al progetto della ferrovia AV/AC». E infine che «Rfi ha dichiarato di essere intenzionata ad avvalersi delle prerogative assegnatale dalla delibera Cipe ovvero di chiedere una leggera modifica nella tratta ricadente nei comuni di Palazzolo, Teor e Muzzana». Nonostante il protocollo aggiunga che «la richiesta di traslazione avanzata dai comuni non costituisce motivo di ritardo nell’esecuzione delle opere della terza corsia né nella tempistica di approvazione del progetto definitivo», è facile intuire che qualunque modifica al tracciato della terza corsia potrebbe portare a un nuovo blocco. D’altro canto decidere di stralciare il protocollo e mettere mano all’affiancamento tra autostrada e ferrovia – che interessa il tratto tra Portogruaro e Gonars – significa anche ripensare l’assetto infrastrutturale della Bassa friulana e il modello di sviluppo dell’area. La Regione è chiamata a questa sfida, ma è pronta ad affrontarla con le amministrazioni comunali: l’assessore alle Infrastrutture Riccardo Riccardi intende riaprire la concertazione con tutti i soggetti interessati. Tra questi, in prima fila, gli enti locali.

(m.mi.)
 

IL NODO FERRIERA  - Dipiazza a Milano parla di ambiente

Roberto Dipiazza parlerà domani di ambiente e di città sostenibile nel XXI secolo. Niente di strano, dopo tutto il sindaco ha tenuto per sé proprio la delega all’ambiente. La novità sta nel fatto che parlerà di questi temi non a Trieste, ma nella sala Alessi di palazzo Marino a Milano. Nell’ambito del Festival internazionale dell’ambiente, promosso dal Comune in vista dell’Expo, che si concluderà con una tavola rotonda a cui parteciperà una nutrita schiera di colleghi, italiani e stranieri, a cominciare dalla padrona di casa Letizia Moratti. E così Dipiazza siederà allo stesso tavolo con Gianni Alemanno, fresco primo cittadino di Roma, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino e quelli di Modena, Parma e Trento.
Ma cosa dirà Dipiazza a Milano? «Evidenzierò il nostro impegno sulle bonifiche in alcune aree - spiega il sindaco - che sono state ampiamente inquinate negli ultimi sessant’anni anni. Ma parlerò anche della riconversione del Porto Vecchio, chiedendo al governo anche da Milano (ci sarà anche Stefania Prestigiacomo, ministro all’Ambiente, ndr) la chiusura e riconversione della Ferriera, indispensabile per lo sviluppo della città».
Quella di Milano non è l’unica missione di Dipiazza che, l’altro ieri, si è recato invece a Lubiana invitato dal primo cittadino Zoran Jankovic per l’inaugurazione della mostra sulla figura di Primoz Trubar. Sacerdote cattolico e poi pastore luterano, che si avvicinò al luteranesimo nel ’500 alla scuola di Pietro Bonomo, vescovo di Trieste. Da qui la visita a Lubiana del sindaco accompagnato, fra gli altri, anche dal consigliere comunale Igor Svab (Pd). Non è la prima volta che l’esponente dell’opposizione, espressione della minoranza slovena, accompagna Dipiazza oltreconfine. «Abbiamo affrontato il tema delle multiutility, ormai - dice il sindaco - abbiamo una linea privilegiata con Jankovic. Svab? Mi dà una mano con lo sloveno, si è reso conto del grado di collaborazione che c’è fra Trieste e Lubiana».

(p.c.)


Capitaneria, lotta contro l’inquinamento  - Riconoscimenti ai militari che hanno scoperto le discariche abusive  - In un anno 3600 ispezioni

Il maresciallo Teodoro Spinelli, il Capo di prima classe Livio Candelli e il Capo di seconda classe Angelo Testa si sono distinti nelle operazioni di controllo della zona della Ferriera di Servola e hanno accertato sotto la direzione della magistratura l’esistenza di reati ambientali. L’operazione si è così conclusa con il sequestro di un’area di 2500 metri quadrati in concessione alla Ferriera dove era stata realizzata una discarica abusiva e sono seguite le denunce. Il capitano di fregata Ettore Romagnoli ha invece coadiuvato la procura della Repubblica nelle indagini sull’inquinamento sull’area cosiddetta Acquario a Muggia e ha permesso un agevole inquadramento della natura giuridica del reato.
Con la consegna in particolare di queste quattro onoreficenze (che si sono aggiunte a molte altre), la Festa della marina militare ha messo in rilievo come al Corpo delle capitanerie di porto siano attribuite piene funzioni di accertamento su tutte le fonti inquinanti provenienti da terra che possano nuocere all’ambiente marino e costiero e completa attribuzione per la repressione delle violazioni di traffico e di trasporto di rifiuti.
Lo ha ricordato nel discorso ufficiale il contrammiraglio Domenico Passaro, direttore marittimo del Friuli Venezia Giulia che ha elencato i risultati di un anno di attività della Guardia costiera: 186 interventi di assistenza o soccorso a unità in mare, 1809 missioni dei mezzi navali di cui 568 per vigilanza pesca, 348 per antinquinamento, 483 per vigilanza in materia da diporto, 216 di vigilanza sulla riserva marina di Miramare. In ambito terrestre 3.600 ispezioni, controlli e visite sul Demanio marittimo. In un anno sono state anche effettuate 125 ispezioni a bordo di navi straniere che hanno portato al blocco di 32 navi. Una di queste è stata bandita dai Paesi dell’Unione europea. Da queste attività sono scaturite 23 denunce, 21 sequestri, sia in materia di inquinamento, che di immigrazione clandestina, che di sicurezza della navigazione, della pesca, oltre che per reati comuni, 644 gli illeciti amministrativi contestati.
Nell’hangar dell’ex Idroscalo si sono schierati un picchetto in armi, uno schieramento di ufficiali, sottufficiali e marinai, rappresentanze dell’Associazione marinai in congedo, del Nastro azzurro, della Guardia ausiliaria, dell’Istituto Nautico. La festa è stata celebrata nel novantesimo anniversario dell’impresa dei Mas comandati dal capitano di corvetta Luigi Rizzo e dal guardiamarina Giuseppe Aonzo che il 10 giugno 1918 nei pressi dell’isola di Premuda affondarono la corazzata austriaca Santo Stefano riuscendo poi a rientrare indenni alla base di Ancona. Al termine della cerimonia è stata anche inaugurata una gigantesca scultura opera dell’artista Claudio Palmieri che rappresenta un’ancora contornata da altri elementi simbolici.
SILVIO MARANZANA

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 10 giugno 2008 

 

 

Krsko riaccesa: «Le analisi sono a posto»  - Riparato il guasto. Stop ai controlli dell’Arpa: «Non c’è stata contaminazione»

Venerdì sopralluogo dei tecnici italiani guidati da Mezzanotte. Menia: «Garanzia in più»
Sanader: aprire un impianto non è più tabù. Il sito più idoneo vicino a Osijek
Riparato il guasto che aveva provocato il blocco totale e l’allarme europeo Il reattore sarà riallacciato alla rete elettrica nel giro di ventiquattr’ore
TRIESTE È stato riparato ieri il guasto che la scorsa settimana ha causato il blocco totale della centrale nucleare slovena a Krsko, località che dista 130 chilometri da Trieste. La valvola che aveva bloccato il sistema di raffreddamento del reattore è stata sostituita e la centrale ha ripreso a funzionare alle 15.38. La centrale, comunque, riprenderà a funzionare a pieno regime tra oggi e domani.

La giornata di ieri è stata dedicata dagli esperti ad una serie di ispezioni sulla sicurezza del processo di accensione e se non ci saranno contrattempi - spiegano all'agenzia slovena per l'energia atomica - entro 24 ore il reattore sarà nuovamente allacciato alla rete elettrica slovena che fornisce il 25 per cento dell'elettricità. Giovedì intanto sono attesi a Lubiana gli esperti italiani, guidati dal capo della sicurezza italiana per il nucleare, Roberto Mezzanotte, che effettueranno venerdì un sopralluogo alla centrale nucleare come richiesto dal sottosegretario all'Ambiente Roberto Menia. Il quale esprime soddisfazione per la disponibilità slovena che rappresenta, per Menia, «un’ulteriore tranquillizzazione per l’opinione pubblica». Dalla centrale di Krsko hanno anche fatto sapere che la regolare sostituzione di elementi combustibili nel reattore verrà effettuata nella primavera dell'anno prossimo, quando l'impianto dovrebbe venire nuovamente fermato.
La portavoce di Andrej Stritar, il direttore per la sicurezza nucleare in Slovenia, ha affermato che Lubiana è pronta a qualsiasi forma di collaborazione con i tecnici italiani e con il governo di Roma. Non c’è, dunque, nessuna preclusione alla formazione di una commissione mista permanente come richiesto dal sottosegretario all’Ambiente, Roberto Menia. Anzi. Un incontro politico su queste tematiche, ha precisato la portavoce, sarebbe altresì l’occasione giusta per riuscire finalmente a sottoscrivere un protocollo d’intesa tra Lubiana e Roma sulle procedure di comunicazione in caso di una nuova emergenza nucleare. Protocollo che finora, a detta della Slovenia, non è stato mai sottoscritto per «le difficoltà della legislazione italiana in materia».
Come hanno comunicato dall’Agenzia nucleare slovena i tecnici hanno compiuto un’accurata analisi dell’intero impianto di Krsko confermando che a guastarsi è stata una sola valvola di raffreddamento che è stata sostituita. Attenti controlli sono stati svolti comunque anche alle altre valvole ed è stato altresì effettuato un completo check-up dell’intero sistema elettronico che controlla il reattore e il funzionamento della centrale.
Superata la crisi la Slovenia ora pensa al futuro e la disponibilità dimostrata nei confronti dell’Italia apre la possibilità a nuove forme di cooperazione nell’energia. Agli inizi del 2007 si era parlato anche di un’interessamento dell’Eni nella gestione dell’impianto di Krsko. Così come pensa al futuro anche la Croazia dove da tempo sta prendendo forma l’idea di costruire una centrale nucleare. Anche per chiudere il contenzioso su quella di Krsko (di cui Zagabria detiene una quota di proprietà) con la Slovenia. Il premier Sanader ha dichiarato che «non esistono tabù sul nucleare» e secondo indiscrezioni il sito più «idoneo» sarebbe a Erdut, in Slavonia, vicino a Osijek dove, peraltro, ci sono anche alcuni giacimenti di petrolio. Ma gli ambientalisti già alzano le loro barriere: la centrale costituirebbe un grosso rischio ecologico per il Danubio.
MAURO MANZIN


L’Arpa dichiara concluso il monitoraggio straordinario: «Non c’è contaminazione» - Aria, latte e prati sono ok Stop ai controlli speciali

NESSUNA TRACCIA DI RADIONUCLIDI
TRIESTE Hanno misurato persino due campioni di prato, l’uno a Basovizza e l’altro a Sgonico, andando a caccia di radionuclidi artificiali gamma emettitori, testimoni temutissimi di un’eventuale fuoriuscita di radioattività dalla centrale di Krsko. Ma, ancora una volta, non hanno trovato nulla.
Gli esperti dell’Arpa, dopo aver lavorato 24 ore su 24 sin dal 4 giugno, quando Bruxelles ha diramato l’allarme, diramano il bollettino finale. Inequivocabile: «Tutte le analisi sin qui effettuate non evidenziano presenza alcuna di recente contaminazione» sintetizzano il direttore tecnico scientifico dell’Agenzia, Gianni Menchini, e i responsabili della sezione di fisica ambientale Concettina Giovani e Renato Villalta.
Cessato allarme, dunque, dopo cinque giorni di monitoraggi e controlli straordinari, scanditi peraltro da informazioni «in tempo reale»: l’Arpa ribadisce un’ultima volta che non ci sono problemi, in Friuli Venezia Giulia, e che i cittadini possono stare assolutamente tranquilli.
L’Agenzia di Palmanova, in seguito al guasto della centrale nucleare che dista più o meno 130 chilometri da Trieste, si è mobilitata immediatamente. In stretto raccordo con Roma. Ha innanzitutto misurato il particolato atmosferico ogni sei ore, anziché una volta al giorno, come avviene normalmente: non ha trovato neppure un radionuclide artificiale. Successivamente, da venerdì a domenica, l’Agenzia per l’ambiente ha misurato sei campioni alimentari: vegetali a foglia larga provenienti dalle province di Trieste e Gorizia e latte fresco prodotto da animali al pascolo nelle province di Udine e, ancora una volta, di Trieste sono stati sottoposti a test accurati. Il risultato è stato confermato: nessun segnale di contaminazione radioattiva è stato rilevato. L’Arpa ha infine misurato anche due campioni di prato, cercando eventuali «eredità» di Krsko, ma l’esito è stato nuovamente e fortunatamente del tutto negativo.
Pertanto, come annunciano nella serata di ieri Menchini, Giovani e Villalta, la sezione di fisica ambientale dell’Agenzia può dichiarare concluso il monitoraggio straordinario. E, dopo il tour de force post-Krsko, può tornare alla normalità che prevede comunque controlli quotidiani di routine sul particolato atmosferito.
Normalità, o quasi: per tutto il mese di giugno, in accordo con l’Agenzia nazionale per la protezione ambientale e i servizi tecnici, verrà infatti misurato anche un campione settimanale di latte vaccino e un campione settimanale di vegetale a foglia larga, in aggiunta ai normali controlli sui campioni alimentari effettuati in collaborazione con le Aziende sanitarie. -


Differenziata a Muggia, partenza soft  - Dal fine settimana la distribuzione dei contenitori per la fase sperimentale - GIOVEDÌ ASSEMBLEA PUBBLICA

All’inizio saranno coinvolti 40 soggetti che nel giro di un mese e mezzo diventeranno 113
MUGGIA Inizierà alla fine di questa settimana la distribuzione degli appositi contenitori ai soggetti inseriti nella fase sperimentale del progetto per la raccolta differenziata dei rifiuti del Comune di Muggia. Ma sarà un inizio soft: considerato l’impatto sulla cittadinanza e in particolare gli esercizi commerciali e locali pubblici direttamente interessati al progetto-pilota, l’Amministrazione comunale ha infatti deciso di frazionare la partenza.
Si partirà con 40 soggetti e la raccolta porta a porta verrà poi allargata gradualmente a tutti i 113 interessati entro un mese e mezzo. La relativa ordinanza, comprensiva delle istruzioni sul corretto conferimento dei rifiuti, è in fase di completamento e verrà notificata al più presto agli interessati.
«Ieri - conferma l’assessore allo Sviluppo economico, Edmondo Bussani - c'è stato un incontro con la ditta affidataria del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, la Ecoverde srl, per esaminare i dati emersi dall’analisi – iniziata due settimane fa -della quantità e tipologia di rifiuti prodotti dai soggetti coinvolti nella sperimentazione. In alcuni casi l’analisi dovrà essere completata in settimana, contattando le aziende che non hanno riposto al questionario o che non eravamo riusciti a contattare. L’analisi dei dati rilevati risulta fondamentale per stabilire quantità e tipologia dei contenitori da consegnare e per la formulazione dell’ordine alle ditte fornitrici. Per il momento è a disposizione un solo set. Giocoforza - ha aggiunto Bussani – dobbiamo pianificare l’attività in funzione dei contenitori disponibili e a seconda dei tempi di evasione degli ordini. Abbiamo ottenuto l’assicurazione dai fornitori che una parte dei contenitori verrà consegnata in settimana e al massimo venerdì inizieremo a distribuirli. Constatato dall’analisi che l’impatto potrebbe essere troppo forte, abbiamo deciso di frazionare il piano per graduare la partenza della raccolta e ottimizzarla cercando di porre rimedio all’insorgere di eventuali contrattempi».
Intanto per giovedì alle 17 in Sala Millo è prevista un'assemblea pubblica indetta dalla Commissione per le Pari opportunità su «Raccolta differenziata: misure e proposte nella nostra provincia e nel nostro comune». Vedrà la partecipazione di rappresentanti della Provincia, del Comune di Muggia e di quello San Dorligo della Valle, che ha già avviato sul proprio territorio la raccolta porta a porta.
Gianfranco Terzoli


San Dorligo dice no al metanodotto - L’AULA SI È ESPRESSA ALL’UNANIMITA’

SAN DORLIGO Un secco no all’ipotesi di costruzione del metanodotto collegato al rigassificatore di Zaule. Il consiglio comunale di San Dorligo della Valle, riunitosi in seduta straordinaria nella tarda mattinata di ieri, ha approvato all’unanimità una mozione presentata dai consiglieri della maggioranza Elisabetta Sormani, Emilio Coretti, Tatiana Turco e Michele Di Donato nella quale è stato espresso parere sfavorevole per la realizzazione del progetto della Snam rete gas che prevede la costruzione di un metanodotto in grado di allacciarsi al rigassificatore di Zaule con ulteriore collegamento di conduttura sottomarina fino a Grado e poi, via terra, fino a Villesse.
Nella giornata che ha segnato il ritorno in municipio di Roberto Drozina, consigliere comunale dell’opposizione subentrato al dimissionario Franco Majcen, i sostenitori della realizzazione del metanodotto nella zona industriale di Zaule hanno incassato dunque un altro diniego.
Le motivazioni si sono basate fondamentalmente - secondo il testo letto dal consigliere Sormani - «sull’aspetto della sicurezza, anche in considerazione della vicinanza dei serbatoi della Siot al sito ove dovrebbe sorgere l’impianto di rigassificazione, nonché sul fatto che in prossimità dell’area interessata al progetto di rigassificazione sorgono già il Sito di importanza comunitaria (Sic) e la Zona di protezione speciale (Zps) nonché la Riserva naturale regionale della Val Rosandra».
Il parere contrario, espresso nonostante «da più parti vengano espresse valutazioni favorevoli in quanto l’impianto rappresenterebbe un’occasione imperdibile per la città di Trieste e l’intera zona con ricadute economiche e occupazionali, elementi peraltro più che incerti» è maturato anche con la consapevolezza che «non sono mai stati presentati elaborati o pareri di alcun genere di istituti di carattere scientifico in merito ai rischi sulla sicurezza dell’impianto in questione, pur essendo presenti a Trieste istituzioni di tutto rispetto».
In assenza di precise, concrete e dettagliate assicurazioni da parte di istituzioni scientifiche in merito alla sicurezza degli impianti, nonché della garanzia che, anche in caso di incidente o attentato non possa verificarsi «l’effetto domino» sul territorio, la contrarietà alla realizzazione del metanodotto è stata unanime

(r.t.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 9 giugno 2008 

 

 

IL CASO KRSKO  - Indagine italo-slovena sul guasto alla centrale  - La ricostruzione delle fasi dell’incidente dovrà migliorare i protocolli di sicurezza

L’Aiea di Vienna esclude la necessità di effettuare un sopralluogo urgente - LA PAROLA AI TECNICI
Il governo italiano chiederà la costituzione di una commissione bilaterale mista formata da esperti
Il sottosegretario Menia conferma che oggi assieme a Lubiana verrà discussa l’ipotesi di collaborazione
TRIESTE Una commissione bilaterale italo-slovena formata da tecnici, ingegneri ed esperti di energia nucleare. È la soluzione ipotizzata dal nostro governo per far piena luce sul guasto registrato mercoledì scorso nella centrale di Krsko.
Modalità e tempi di costituzione del nuovo soggetto transnazionale, riferisce il sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia, dovrebbero essere discussi quest’oggi nel corso di un incontro tra le autorità di Lubiana e i rappresentanti dell’Apat, l’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente. Gli stessi che già nei giorni scorsi, su indicazione del ministero retto da Stefania Prestigiacomo, avevano seguito da vicino tutte le fasi dell’incidente, rivelatosi alla fine di portata assolutamente limitata, e lavorato a stretto contatto con l’Arpa del Friuli Venezia Giulia e i carabinieri del comando Territorio e Ambiente ( l’ex nucleo del Noe ndr) per escludere la presenza di tracce di radioattività nell’aria e negli alimenti.
L’eventuale via libera della Slovenia alla formazione della commissione bilaterale, consentirebbe ai tecnici italiani di effettuare ispezioni all’interno dell’impianto gestito dalla Nek sempre, naturalmente, assieme ai colleghi della vicina Repubblica. I sopralluoghi avrebbero tra l’altro una doppia funzione: da un lato accertare la natura del guasto che ha provocato la perdita di liquido refrigerante e generato allarme in tutto il vecchio continente, dall’altro acquisire ulteriori informazioni sulle tecnologie, le apparecchiature e i protocolli di sicurezza utilizzati a Krsko. I dati raccolti andrebbero così ad aggiungersi a quelli già forniti all’Italia e agli altri Paesi dell’Unione dall’Agenzia internazionale per l’energia nucleare. Agenzia che, dopo aver appurato la lieve entità dell’incidente di sei giorni fa e soprattutto l’assenza di conseguenze su ambiente e popolazione, non ha ritenuto opportuno attivare le procedure previste in caso di allarmi reali, che avrebbero fatto scattare l’invio nell’impianto sloveno degli esperti della sede di Vienna e degli altri Stati europei. Motivo per cui non si concretizzerà quest’oggi l’annunciato invio di personale italiano a Krsko che, appunto sotto l’egida dell’Aiea, avrebbe dovuto ispezionare la centrale.
L’auspicio del governo italiano, in ogni caso, è che la richiesta di dar vita alla commissione bilaterale possa ottenere dalle autorità di Lubiana una risposta in tempi rapidi. Se così fosse, la definizione del percorso ispettivo e l’arrivo degli esperti dell’Apat potrebbero concretizzarsi già nel giro di qualche giorno.
MADDALENA REBECCA


Test negativi in tutta la regione  - I RISULTATI DEI CINQUE GIORNI DI MONITORAGGIO DELL’ARPA  - Gli esperti: aria e acqua puliti

Nessuna traccia di radioattività ma i controlli proseguiranno su latte e vegetali
TRIESTE L’incidente avvenuto nella centrale di Krsko non ha lasciato alcuna traccia di radioattività nell’aria del Friuli Venezia Giulia. La conferma arriva dalla seconda tranche di analisi eseguite nel fine settimana dagli esperti della sezione di Fisica ambientale dell’Agenzia regionale per l’ambiente. Analisi che verranno illustrate nel dettaglio nel corso della giornata odierna.
Dalle prime indicazioni arrivate ieri sera dalla sede di Udine, comunque, è possibile affermare con certezza che anche i monitoraggi sul particolato atmosferico effettuati nelle giornate di sabato e domenica hanno fortuntamente dato esito negativo. Le misure di spettometria gamma su filtri di particolato atmosferico provenienti dalle stazioni di rilevamento della qualità dell’aria presenti nelle province di Trieste e Udine, non hanno riscontrato presenze di «radionuclidi artificali gamma emettitori».
Con la giornata di ieri, precisa il direttore generale dell’Agenzia Giuliana Spogliarich, si è conclusa la fase d’emergenza scattata dopo l’allarme lanciato mercoledì scorso. Dopo cinque giorni di monitoraggi sulla qualità dell’aria e dell’acqua piovana che non hanno mai riscontrato anomalie, gli esperti sono convinti di poter ormai escludere qualsiasi tipo di contaminazione.
Questo non significa però che la guardia verrà definitivamente abbassata. Per venire incontro alle specifiche richieste pervenute dalle Aziende sanitarie della regione, infatti, nei prossimi giorni nei laboratori della sezione di Fisica sperimentale dell’Agenzia verranno effettuate ulteriori verifiche su campioni di latte e vegetali. Verifiche, peraltro, già eseguite tra giovedì e venerdì scorsi. In quei giorni erano stati prelevati sei campioni alimentari: quattro di lattuga a foglia larga provenienti dai territori di Trieste e Gorizia, e due di latte fresco provenienti da ovini presenti nei pascoli di Trieste Udine. La scelta di analizzare il latte e non altri cibi crudi nasceva da un’esigenza precisa. Si tratta infatti di un alimento, spiegano gli esperti, che consente di verificare molto rapidamente eventuali presenze di iodio 131, dal momento che è il prodotto di animali al pascolo che si sono nutriti di foraggio».
I risultati di tutte le analisi eseguite finora dall’Arpa. sia quelle realtive ai primi tre giorni di allarme sia quelle effettuate nello scorso fine settimana, saranno a breve consegnati al ministero dell’Ambiente a Roma. Lo stesso che, subito dopo la notizia dell’incidente a Krsko, aveva inviato in Friuli Venezia Giulia, a supporti dei tecnici dell’Agenzia regionale, anche gli esperti dell’Apat e i carabinieri del comando Territorio e ambiente.
Parallelamente, nei giorni scorsi, si era attivata anche l’Agenzia per la protezione dell’ambiente del vicino Veneto. I monitoraggi dell'Arpav avevano dimostrato come il guasto alla centrale nucleare slovena non avesse alterato i valori del fondo ambientale consueto in quella regione. Un conclusione a cui si era arrivati attraverso i controlli radiometrici della dose gamma in aria nei dipartimenti di Belluno e Verona.
L’ Arpav, inoltre, non aveva accertato valori diversi dai livelli consueti nemmeno dal controllo del particolato atmosferico mediante spettrometria gamma, analisi elaborate sempre nei dipartimenti di Belluno e Verona.


Il meteorologo Badina: la centrale è molto distante, ma le particelle salgono in alto

Nordest protetto dai monti pericolosi i venti in quota IN CASO DI FUGA RADIOATTIVA
«Solo in mare aperto la forza dello scirocco potrebbe trascinare con sé le particelle per 2-300 chilometri»
TRIESTE Il capoluogo giuliano e il Nordest adriatico della penisola sarebbero parzialmente «protetti», in caso di contaminazione, grazie a particolari caratteristiche territoriali e al supporto di favorevoli «giochi» di venti? Dopo i fatti di Krsko e i relativi timori è circolata anche questa voce ma gli esperti hanno immediatamente smentito la piccola «leggenda metropolitana» in questione.
Il comandante Gianfranco Badina, metereologo dell’Istituto Nautico di Trieste, parla infatti in maniera estremamente chiara. «Per fortuna - esordisce l’esperto - si tratta di valutazioni che prescindono dal caso specifico per il quale pare non esserci alcun rischio. Tuttavia - spiega Badina - ci sono svariati elementi importanti da considerare, oltre al fatto che i movimenti ventosi potrebbero influire su eventuali contaminazioni solo nell’immediato mentre nei periodi successivi entrerebbero a influire altri fattori che, purtroppo, consentirebbero egualmente la diffusione delle particelle».
Ritornando ai venti, la grande distanza tra Krsko e Trieste (ma anche tra la località slovena e l’intero Triveneto) costituisce già di per sè un ostacolo al propagarsi di un’eventuale nube radioattiva. «120-130 chilometri in linea d’aria sono molti e, su un simile territorio, è molto difficile trovare venti in grado di soffiare nella stessa direzione per una tratta che viene anche ”spezzata” da sistemi montuosi, creando una sorta di barriera naturale. Solo sul mare aperto - è qui la situazione si differenzia - lo scirocco, senza ostacoli di mezzo, potrebbe invece trascinarsi dietro qualcosa anche per 200-300 chilometri».
Tuttavia, ritornando alla situazione locale, il comandante Badina aggiunge anche che «eventuali vantaggi legati ai rilievi carsici contano invece ben poco. Trieste e le zone limitrofe sono tutte nella stessa ipotetica situazione con piccole sfumature legate alle condizioni atmosferiche delle singole giornate. Piuttosto - conclude - va ricordato anche che le particelle prodotte da un eventuale incidente nucleare salirebbero verso l’alto poiché sviluppate dal calore con il quale verrebbero a contatto gli indispensabili liquidi di raffreddamento.
A quel punto, invece, le impurità andrebbero a entrare nell’orbita dei venti che spirano a quote molto alte e provenienti da svariate direzioni. Pertanto, non verrebbero più arrestati dalle catene montuose e le particelle, alla fine, potrebbero tranquillamente giungere fino alla Venezia Giulia e ai territori confinanti».
DANIELE BENVENUTI


Gorizia e Nova Gorica, confronto sul nucleare - OGGI L’INCONTRO

GORIZIA La questione nucleare (e, in particolare, la situazione venutasi a creare dopo il guasto alla centrale di Krsko) monopolizzerà oggi l'incontro tra le amministrazioni comunali di Gorizia e Nova Gorica. Al centro dei colloqui anche altri temi ambientali come quello dell'inquinamento dell'azienda siderurgica Livarna, posta a ridosso del confine tra le due città.
Nel frattempo, in Italia continuano le polemiche. Mentre il ministro Scajola era in Giappone, infatti, l'esponente dei Verdi, Angelo Bonelli, osservava che «la decisone del governo di puntare sull'energia nucleare, ormai obsoleta, pericolosa e costosissima, è gravissima e non risolve i problemi della crisi energetica. Le attuali 436 centrali atomiche nel mondo producono solo il 6% dell'energia e le attuali scorte di uranio saranno sufficienti solo per i prossimi 35, 40 anni».
L'Udc è invece disponibile a discutere senza pregiudizi ma Luca Volontè invita l'esecutivo a fissare le priorità della sua agenda per evitare che si crei confusione. Per Volontè, insomma, il governo farebbe bene a chiarirsi le idee prima di rivolgersi al Paese. Il ritorno all'atomo e alle centrali nucleari, infine, è «un passo indietro» mentre è più utile investire sulle energie rinnovabili: questo il giudizio di Massimo Donadi, capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera.


Un piano per aumentare la raccolta differenziata  - DISCARICHE VICINE ALLA SATURAZIONE, ENTRO L’ANNO LA NUOVA STRATEGIA
 

RIFIUTI, LA PERCENTUALE DI RACCOLTA DIFFERENZIATA

La Regione accelera. Lenna: serve anche un termovalorizzatore fra Udine e Pordenone
TRIESTE Rivedere e riaggiornare il piano dei rifiuti regionale sarà una delle priorità della giunta regionale, già entro l'anno. E ci si muoverà secondo due direttive: aumentare in modo significativo la raccolta differenziata, applicandola su tutto il territorio regionale, e prevedere una struttura di smaltimento dei rifiuti tra i territori di Udine e Pordenone per trattare le immondizie non recuperabili. Una necessità, visto che il Fvg, rispetto a regioni come il Veneto o il Trentino-Alto Adige è nettamente indietro (vedere il grafico a fianco, ndr). Ma a queste prime anticipazioni già le associazioni ambientaliste mettono le mani avanti, avvertendo: non si parli di nuovi inceneritori, ce ne sono già abbastanza. E così la questione rifiuti ridiventa subito nuovamente rovente.
IL PIANO Rivedere il piano di rifiuti regionale, ormai datato, è una delle priorità della giunta. Lo aveva annunciato nella sua relazione programmatica lo stesso presidente Tondo. E lo conferma l'assessore all'Ambiente Vanni Lenna.
«Il vecchio piano si basava su un'indagine relativa agli anni '90 – spiega – e quindi è ormai datato. C'è la necessità di rivederlo e attualizzarlo, e per questo gli uffici regionali sono già al lavoro. Poi, una volta definite le linee generali, andremo a vedere l'applicazione pratica con i piani provinciali».
I tempi? Stretti. «Siamo alla guida della Regione da poche settimane - spiega Lenna – è presto per dare dei termini, ma si può sicuramente dire che questo argomento ricade tra i primi argomenti».
Su quali linee ci si vorrà muovere? «Quelle su cui verte il dibattito, anche nazionale, degli ultimi mesi – specifica Lenna – ovvero l'applicazione di una differenziata spinta e la creazione di un altro impianto di termovalorizzazione da dislocare tra i territori di Udine e Pordenone».
IL TERMOVALORIZZATORE Le previsioni, come detto, sono di realizzarlo nei territori tra Udine e Pordenone. «Trieste ha già una sua struttura – spiega Lenna – e un nuovo impianto, per essere funzionale, deve poter fare affidamento su un territorio ampio e sulla relativa produzione di rifiuti, senza contare che poi potrà attrarre materiale anche dalle altre province. Impianti di questo genere infatti devono avere una quantità minima di rifiuti su cui lavorare per poter assicurare una resa, sia di funzionamento che economica».
Ma su questo primo punto si trova già le resistenze delle associazioni ambientaliste. «Non capiamo che senso abbia prevedere un nuovo impianto di questo tipo in regione, quanto già Trieste non riesce a lavorare in piena attività e in regione abbiamo più impianti che rifiuti – spiega Vinicio Collavino, presidente del Wwf – .Senza calcolare poi che questo va in netta controtendenza con l'intenzione di ampliare la raccolta differenziata, che si fa proprio per diminuire la percentuale di rifiuti che va a finire negli inceneritori».
Meglio sarebbe, secondo il Wwf, prevedere l'applicazione di nuove tecnologie, come il trattamento meccanico biologico a freddo, molto meno impattante, che viene già usato in Austria e Germania.
LA DIFFERENZATA «La seconda linea sulla quale vogliamo agire – ha spiegato infatti l'assessore Lenna – è quella dell'aumento della quota di raccolta differenziata, puntando su una differenziata 'spinta' che possa essere applicata su tutto il territorio regionale. E' chiaro che non si potranno usare le stesse modalità ovunque, e che ci saranno zone speciali come quella montana. Ma l'obiettivo è quello di portare ai livelli massimi l'obiettivo di raccolta». Su questo, il Wwf non ha nulla da ridire. «Siamo perfettamente d'accordo su questo punto – spiega ancora Collavino – e proprio per questo non capiamo la necessità di prevedere un secondo impianto se l'idea è quella di ridurre la presenza di rifiuti non recuperabili».
Già lo scorso gennaio, la giunta Illy aveva lanciato l’allrame sui rifiuti in regione. Secondo le previsioni dell’allora assessore all’Ambiente Gianfranco Moretton (oggi capogruppo del Pd), tra un anno soprattutto il Friuli potrebbe diventare un immondezzaio. Anche secondo Moretton l’unica via era spingere sulla raccolta differenziata, modificare il piano regionale di smaltimento rifiuti, investire in tecnologia e dotare il territorio di due mega-impianti termovalorizzatori. Uno da costruire nella provincia di Pordenone, l’altro a Udine.
Elena Orsi


Festival delle diversità nel parco dell’ex Opp - AL VIA LA SESTA EDIZIONE

l I comunicati devono arrivare in redazione via fax (040 3733209 e 040 3733290) almeno tre giorni prima della pubblicazione.
l Devono essere battuti a macchina, firmati e avere un recapito telefonico (fisso o cellulare).
l Non si garantisce la pubblicazione dei comunicati lunghi.
Dopo il successo delle prime cinque edizioni, anche quest'anno, tra il 12 ed il 15 giugno, si svolgerà a Trieste, il Festival delle Diversità. La manifestazione verrà presentata domani, alle 11, nella sede della Provincia in piazza Vittorio Veneto.
Anche quest'anno la sede sarà la cornice del parco dell'ex Opp nel comprensorio di San Giovanni. Nei suoi primi 5 anni di vita il festival si è sensibilmente ingrandito ed è divenuto un evento sempre più complesso, che ha coinvolto decine di associazione e di gruppi e ha promosso in tutti i modi possibili la cultura della solidarietà e del volontariato.
Il Festival delle Diversità, organizzato dal Centro delle Culture, Centro Umanista Moebius e dalla onlus I Cammini Aperti Trieste con il sostegno della Provincia, è un punto di incontro tra i molti aspetti «diversi» che convivono in città, per promuovere il dialogo e il rispetto tra le culture. Nell'edizione 2007, il festival ha visto la partecipazione di più di 60 associazioni e di più di 200 artisti, che si sono esibiti a titolo gratuito per un pubblico di circa 8mila persone nelle 3 giornate di festa.
Per questa edizione, una grande novità è rappresentata dall'evento Divercity-Città Diversa, che prevede la realizzazione di 6 tavoli tematici su diversi argomenti, nell'ottica del dialogo, l'interscambio di idee e opinioni, e la creazione finale di un piccolo libretto divulgativo di buone pratiche.
 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 8 giugno 2008 

 

 

Ex Aquila, dal ministero via alla bonifica  - L’INQUINAMENTO DELLE ZONE INDUSTRIALI - UN DECRETO LIBERA 30MILA METRI QUADRATI ALLE NOGHERE

Menia: «Firmiamo subito l’accordo sul Sito nazionale o i soldi sono a rischio»
«È urgente chiudere l’accordo di programma per le bonifiche del Sito inquinato di interesse nazionale. Diversamente rischiamo di veder ridotta la quota a carico del governo (60 milioni, ndr). L’eliminazione dell’Ici infatti costa, per cui le cifre non impegnate alla fine spariranno». A lanciare l’allarme è il sottosegretario all’ambiente Roberto Menia, dopo una serie di verifiche con i direttori del ministero, la Regione e gli altri enti coinvolti nell’accordo. Lo fa a poche ore dalla firma del decreto del ministro Prestigiacomo che ha dato l’ok alla Teseco per la bonifica di una nuova area dell’ex Aquila alle Noghere che si estende per 30mila metri quadrati.
«Al presidente della Regione, all’assessore all’Ambiente Lenna, al sindaco Dipiazza e al presidente dell’Ezit Azzarita ho fatto presente – prosegue il sottosegretario – che a bilancio c’è la disponibilità a finanziare le bonifiche. Pur nel diritto-dovere dei vari attori a rivedere alcuni punti dell’accordo, e in breve possono farlo, auspico che si arrivi alla firma dell’accordo entro luglio, prima delle ferie».
Che il documento, predisposto dalla giunta Illy e già approvata dai vari enti, vada riesaminato dal nuovo esecutivo è abbastanza logico, posto che l’altra metà dei 120 milioni necessari alle bonifiche saranno a carico della Regione.
A integrare alcuni punti dell’intesa è interessata anche l’Ezit. E in primis vorrebbe veder messo «nero su bianco» il principio secondo cui chi non ha inquinato non paga, anche se nel testo dell’accodo tale principio è richiamato attraverso le norme europe e nazionali. E ancora, l’Ezit, partendo dai risultati delle analisi dei terreni alle Noghere, ipotizza la possibilità di rivedere in certe zone, dopo le necessarie caratterizzazioni, il perimetro del Sito nazionale. Ma per caratterizzare le aree che mancano servirebbero due anni.
«È logico aspettare due anni – si chiede Menia – quando i fondi sono disponibili? Chiudiamo invece subito l’accordo di programma, e più avanti, quando si disporrà dei risultati delle analisi dei terreni, con appositi decreti potremo scorporare le zone risultate non inquinate».
Concorda comunque sui tempi brevi il presidente dell’Ezit, Mauro Azzarita: «Se la Regione ha intenzione di firmarlo in tempi rapidi – rileva – poi l’on. Menia deve fare in modo che anche il ministero sia su questa linea. A quel punto, dopo la firma a Roma, anche gli altri enti possono aderire e l’accordo diventa operativo». Ma non volete alcune modifiche? «Siamo pronti a firmare – risponde Azzarita –. Abbiamo chiesto qualche piccola variazione, ma che non allunghi i tempi».
Un altro passo in avanti sulla strada delle bonifiche, in questo caso per l’area ex Aquila, è stato appunto compiuto in questi giorni. Venerdì il ministero dell’Ambiente ha firmato il decreto che autorizza la Teseco (proprietaria del comprensorio ex Aquila) a iniziare la bonifica dell’area di 30 mila metri quadri compresa fra le Noghere e la zona dell’abitato di Aquilinia che guarda sulla valle.
«È un’area legata funzionalmente al lotto delle Noghere di cui stiamo concludendo la bonifica – commenta Stefano Vendrame, direttore dell’Area Nord Est di Teseco –. Dalle caratterizzazioni questa zona è risultata poco inquinata: riusciremo a bonificarla entro l’anno».

GIUSEPPE PALLADINI


Ex Maddalena, i residenti protestano: uno scempio il taglio di quegli alberi - «Il Comune avrebbe dovuto lasciare in piedi gli ippocastani che facevano parte del rione»

«Nessuno si è degnato di consultarci, ha latitato anche la circoscrizione»
Scandalo. Obbrobrio. Sono questi solo alcuni dei termini che i triestini usano per commentare il clamoroso taglio degli alberi del comprensorio dell’ex ospedale della Maddalena. Tutti manifestano sorpresa, rabbia, delusione. Nel mirino della gente il Comune «che ha permesso lo scempio», il Consiglio circoscrizionale «che non ha fatto abbastanza». «Ho 83 anni – dice con orgoglio Arrigo Zamperlo – e vivo in questa zona. Quegli alberi li ho sempre visti, facevano parte del rione, erano una componente fondamentale. Adesso invece le esigenze purtroppo sono altre e vedo che le problematiche ambientali sono sempre meno importanti. Qui in via dell’Istria si è fatto lo stesso errore di campo san Giacomo, dove sono stati abbattuti alberi secolari».
«Hanno sbagliato tutto – è l’opinione molto precisa di Mirella Radin – e sono del tutto contraria alla scelta fatta. Avrebbero dovuto lasciare intatti almeno gli ippocastani del perimetro. Avessero fatto così – prosegue – l’impatto visivo sarebbe stato diverso e si sarebbe avvertita meno questa brutta novità». Pietro Gelicrisio è nato in riva al lago di Garda, ma una volta giunto a Trieste, tanti anni fa, ha piantato le sue radici, si è sposato, ha avuto figli e si sente triestino a tutti gli effetti: «Se mi permetto di toccare una qualsiasi aiuola pubblica, prendo la multa – spiega – se invece qualcuno prende la ruspa e abbatte alberi secolari, belli, funzionali, apprezzati dall’intera popolazione, nessuno dice niente. Abito in questa zona da tanti anni e adesso mi sembra impossibile che manchino i nostri ippocastani. Nello stabile dove vivo sono io che, su incarico dei condomini, mi occupo del giardino di casa e ogni qual volta devo eliminare qualcosa, anche una sola pianta, devo chiedere il permesso all’amministratore. Qui è stata fatta proprio una brutta cosa».
Silvana Neri avverte già le conseguenze negative del taglio dei vecchi alberi: «L’aria che respiriamo è subito cambiata. Prima, quando gli ippocastani e gli altri alberi erano al loro posto si sentiva il loro benefico effetto, si respirava meglio. Ora la qualità dell’aria è peggiorata, anche perché qui attorno il traffico è intenso. Il provvedimento lo giudico assurdo e posso confermare che siamo tutti esterrefatti. Chi ricorda la vecchia canzone di Adriano Celentano, ‘I ragazzi della via Gluck’, capirà cosa l’artista volesse dire. L’avanzare del cemento e la scomparsa del verde sono un problema per l’intera collettività».
«È uno schifo – dice Giorgio Coslovich, titolare di un negozio di fiori e piante a poche centinaia di metri dal comprensorio – e abbiamo già iniziato una raccolta di firme affinché non si faccia lo stesso scempio anche in piazza della Libertà, come annunciato dal Comune. Credo che se le autorità lo avessero voluto si sarebbero potuti salvare almeno gli alberi del muro perimetrale, in modo da ridurre di molto l’impatto visivo. Oggi esistono apparecchi che permettono di effettuare operazioni di questo tipo al centimetro, perciò le alternative c’erano». Gabriella Predonzani lavora nella cartoleria di fronte ai Salesiani: «È un obbrobrio, uno scandalo, anche perché all’improvviso abbiamo visto che gli alberi erano già stati tagliati, senza che nessuno si degnasse di consultare la popolazione residente, che avrebbe avuto tutto il diritto di esprimersi». Simone Favretto si interroga sul ruolo del Consiglio circoscrizionale: «Ma dov’erano al momento della decisione sul taglio degli ippocastani? Era giusto che si sapesse tutto fin dall’inizio e non mettere la gente davanti al fatto compiuto. Va anche detto che gli alberi erano abbandonati e la manutenzione era insufficiente ma questa non è una buona ragione per eliminarli». Sergio Donda evidenzia che «l’errore più grave è stato quello di non chiedere alla gente cosa ne pensasse della decisione di tagliare gli ippocastani. Avrei voluto vedere un cartello che annunciava il provvedimento. Peccato, quello era un bel polmone verde».
Ugo Salvini


Appartamenti al posto del verde - LE CARATTERISTICHE DELL’INTERVENTO  - Pahor: «Il nuovo progetto può accontentare il quartiere»

Al posto di un ampio giardino con piante secolari un vuoto totale. Invece del verde degli ippocastani, il grigio dei muri abbattuti e i residui della demolizione dei palazzi dell’ex ospedale della Maddalena. È questa la visione che si propone a chi osserva il grande spazio situato fra la strada di Fiume e la via dell’Istria, nel tratto di quest’ultima compreso fra l’oratorio dei Salesiani e l’ospedale infantile Burlo Garofolo. L’abbattimento degli alberi ha suscitato e continua a suscitare molte proteste, ma oramai non c’è più niente da fare: al posto del verde sorgerà un complesso residenziale.
L’amaro destino degli ippocastani del comprensorio della ex Maddalena era segnato da tempo però: cominciò a essere delineato già a metà degli anni ’90. Fu in quell’epoca che una variante al Piano regolatore della città trasformò in area edificabile, anche se con i dovuti limiti, quello che per decenni è stato un ampio polmone verde al servizio dei degenti, ma anche delle centinaia di famiglie che vivono negli edifici circostanti. Dopo essere stato a lungo un’oasi di verde, adesso la zona alberata è diventata un ingombro. «Negli anni – ricorda Silvio Pahor, presidente della Circoscrizione competente per territorio, la quinta – si sono formulate numerose ipotesi. Fra le altre, si pensò di ospitare in quell’area la nuova sede della Polizia stradale di Trieste. Qualcuno parlò addirittura di edificarvi una moschea. Come rappresentanti della popolazione residente abbiamo avanzato più volte alcune perplessità, soprattutto per quanto riguarda il livello di cementificazione. Adesso, il progetto che è stato avviato, con l’allestimento del cantiere, sembra soddisfare, almeno in parte, le esigenze di tutela dell’ambiente alle quali siamo particolarmente sensibili. Vedremo se alla fine il risultato sarà accolto benevolmente dalla popolazione». Nella descrizione del progetto si parla di «realizzazione di servizi per la collettività» e di «ampie zone verdi», ma oramai gli enti pubblici possono effettuare solo operazioni di controllo del rispetto del capitolato e non decidere più la destinazione dell’area.

(u.s.)


CONTRO IL PROGRAMMA NUCLEARE - Pecoraro: «Subito le firme per un nuovo referendum»

ROMA «Metto a disposizione il mio blog, e sono in cantiere altre iniziative, per costruire da subito una rete disponibile a raccogliere le firme per un referendum abrogativo della legge che il governo ha in animo di realizzare per imporre il nucleare in Italia». È quanto si legge sul blog di Alfonso Pecoraro Scanio, www.pecoraroscanio.it, nel quale si sottolinea come il nucleare sia «costoso e pericoloso».
«Il futuro - afferma Pecoraro - è nell'energia solare e nelle fonti rinnovabili. Ma sappiamo tutti che esiste una potentissima lobby, oscura e tenace, che in tutti i modi cerca di imporre le centrali nucleari anche nel nostro Paese. Per questo dobbiamo diffondere la conoscenza, una conoscenza condivisa, che informi sul fatto che quella nucleare è l'energia più costosa e più pericolosa del mondo, e che ancora oggi non sono stati risolti i problemi della sicurezza. Come continua a ripetere il Premio Nobel Carlo Rubbia, la tecnologia nucleare disponibile non ha ancora risposto ai tre grandi problemi: Chernobyl, Hiroshima e le scorie».


«DIVERSITÀ» - Festival in nome del volontariato

TRIESTE Sarà presentata martedì alle 11 palazzo della Provincia di Trieste, in piazza Vittorio Veneto 4, la 6.a edizione del Festival delle Diversità che si terrà tra il 12 e il 15 giugno. L’iniziativa si svolgerà nel parco dell'ex Opp nel comprensorio di San Giovanni. Nei primi cinque anni l’iniziativa, organizzata da Centro delle culture, Centro umanista Moebius ea Onlus I Cammini aperti Trieste e il sostegno della Provincia, si è ingrandita coinvolgendo decine di associazioni e gruppi e ha promosso in tutti i modi possibili la cultura della solidarietà e del volontariato.


Duino, convegno su giovani e clima

DUINO AURISINA Il Collegio del Mondo unito dell’Adriatico, con sponsor il Centro internazionale di fisica teorica Abdus Salam e il Consorzio di centri di ricerca «Watch» ha organizzato e concluso l’International Summer School on Climate Change and Water Cycle, con l’obbietivo di fare del Friuli Venezia Giulia meta ambita per giovani talenti provenienti da svariante parte del mondo. La Summer School ha visto la partecipazione di 38 studenti dai 12 collegi del Mondo Unito (Costa Rica, Canada, Usa, Venezuela, Norvegia, Singapore, Swaziland, Italia, Hong Kong, India e Bosnia-Erzegovina). Le lezioni sono state impartite da scienziati di livello europeo del Progetto Watch, impegnati in ricerche sui cambiamenti climatici.


PROGETTO Piazza Libertà, lavori inutili


Difficile concepire un progetto più assurdo di quello approvato la settimana scorsa dal Consiglio comunale e che viene definito «riqualificazione» di piazza Libertà.
Si tratta di un intervento assolutamente inutile ai fini del miglioramento della viabilità, ma devastante dal punto di vista ambientale in quanto prevede la creazione di sette corsie per il traffico veicolare e l'abbattimento di alcuni alberi secolari; ciò andrebbe a distruggere irrimediabilmente la bellezza e l'armonia di una piazza rinnovata in maniera pregevole solo pochi anni fa.
È intollerabile la perseveranza di questa amministrazione comunale nella distruzione del verde pubblico e del patrimonio storico della città ed è vergognoso lo spreco di denaro per opere di cui nessuno sente il bisogno.
Fiorella Russi
 

 

 

 

L'UNITA' - SABATO, 7 giugno 2008 

 

 

A Milano in «Marcia per il clima»

Se i pinguini invadono Monte Citorio a Roma, la «febbre del pianeta» è davvero alta. A simboleggiare il cambiamento del clima in realtà sono i rappresentanti di cinquanta associazioni ambientaliste che hanno presentato giovedì la «Marcia per il clima». Il corteo partirà sabato 7 giugno da piazza S. Babila a Milano per arrivare ai giardini di Porta Venezia.
Organizzata da Legambiente, Arci, Acli, Altraeconomia, Confederazione italiana Agricoltura, Forum Ambientalista, Ecologia e Lavoro, Federparchi nella Settimana Mondiale per l'ambiente, «la manifestazione di sabato si propone due obiettivi - spiega Paolo Beni, presidente dell'Arci. In primo luogo chiedere alla politica e alle istituzioni a tutti i livelli di rispettare gli obiettivi europei in tema di abbassamento delle emissioni di C02 e le misure per l'impiego delle energie rinnovabili. L'altro - prosegue Beni, è quello della sensibilizzazione e della diffusione della cultura di un nuovo modello di sviluppo sostenibile e di un nuovo consumo».
Ma quella di sabato non sarà un punto d'approdo del tavolo di lavoro per l'ambiente delle associazioni, ma un punto di partenza che prevede un tavolo permanente. Dall'incontro di piazza del 7 giugno, intanto, verrà fuori un documento programmatico sottoscritto da tutte le associazioni partecipanti e prevede la messa a punto di impegni comuni a favore di un nuovo modello di sviluppo sostenibile. «Il nucleare non era stato nemmeno preso in considerazione fino a poco tempo fa, spiega Paolo Beni, oggi nel documento abbiamo ripreso il tema ma non perché abbiamo cambiato idea sull'uso del nucleare, ma per ribadire che bisogna puntare sulle fonti di energia rinnovabili che sono tutt'ora le più efficienti, le più convenienti e le più sostenibili»
«Da parte nostra - spiega ancora il presidente dell'Arci - abbiamo messo a punto un dodecalogo esemplare adottato da tutti i 5000 circoli Arci che prevede l'impegno a rispettare in dodici semplici punti comportamenti che rispettino l'ambiente».
Sabato, inoltre saranno allestiti stand informativi dove ognuna delle organizzazioni aderenti illustrerà una serie di pratici consigli per combattere il cambiamento climatico. «Nel corso della marcia - fa sapere il presidente di Legambiente, Vittorio Cagliati Dezza - prepareremo una carta da presentare al governo per chiedere maggiori impegni per contrastare il cambiamento climatico. La nostra proposta è quella di agganciare l'Italia alla strategia europea di riduzione delle emissioni di Co2, di impegnarsi a favore dell'utilizzo delle energie rinnovabili e di incentivare la mobilità sostenibile e il trasporto pubblico».
Il corteo per «fermare la febbre del pianeta» partirà alle ore 15, in anticipo di due ore rispetto a quello del Gay Pride in programma per sabato anche a Milano come in tutta Italia. E a proposito della sovrapposizione delle due marce, dall'Arci ci tengono a sottolineare che i due cortei non si creeranno problemi a vicenda e che l'Arci, che per sabato aveva già preso l'impegno per il corteo ambientalista, parteciperà attivamente, come sempre, al Pride nazionale di Bologna del 28 giugno.

Alessia Grossi

 

 

LA REPUBBLICA - SABATO, 7 giugno 2008 

 

 

Rifkin, l'energia fai-da-te - così ci salveremo dal nucleare - Dopo l'incidente di Krsko il guru dell'economia all'idrogeno spiega perché l'Italia sbaglia

Le centrali sono una "soluzione di retroguardia" e non risolveranno il problema
Jeremy Rifkin
UNA fatica inutile. Perché se anche rimpiazzassimo nei prossimi anni tutte le centrali nucleari esistenti nel mondo, il risparmio di emissioni sarebbe comunque un'inezia. Un quarto di quel che serve per cominciare a rimettere le briglie a un clima impazzito. Jeremy Rifkin non ha dubbi: quella atomica è una strada sbagliata, di retroguardia. Come curare malattie nuovissime con la penicillina. E non c'è neppure bisogno dei campanelli di allarme tipo Krsko per capirlo.
Basta guardare i numeri senza le lenti dell'ideologia. Proprio l'attitudine che, in Italia, scarseggia di più per il guru dell'economia all'idrogeno. Si vedrebbe così che l'uranio, come il petrolio, presto imboccherà la sua parabola discendente: ce ne sarà di meno e costerà di più. E che il problema dello smaltimento delle scorie è drammaticamente aperto anche negli Stati Uniti dove lo studiano da anni. "Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i rifiuti fossero radioattivi?" è il suo inquietante memento. Meglio puntare su quella che lui chiama la "terza rivoluzione industriale".
L'incidente all'impianto sloveno arroventa il dibattito italiano, a pochi giorni dall'annuncio del ritorno al nucleare. Cosa ne pensa?
"Ho parlato con persone che hanno conoscenza di prima mano dell'incidente, e mi hanno tranquillizzato. Non ci sono state fughe radioattive e il governo ha gestito bene tutta la vicenda. Ho lavorato con l'amministrazione Jan%u0161a e posso dire che hanno sempre dimostrato una leadership illuminata nel traghettare la Slovenia verso le energie rinnovabili. Non posso dire lo stesso di tutti i paesi europei, ma posso lodare le politiche energetiche di Ljubljana".
Superata questa crisi, in generale possiamo sentirci sicuri?
"Il problema col nucleare è che si tratta di un'energia con basse probabilità di incidente, ma ad alto rischio. Ovvero: non succede quasi mai niente di brutto, ma se qualcosa va storto può essere una catastrofe. Come Chernobyl".
Il governo italiano ha confermato l'inizio della costruzione delle nuove centrali entro il 2013. Coerenza o azzardo?
"Non capisco i termini della discussione in corso in Italia. Amo il vostro paese, lo seguo da anni ma questa volta mi sento davvero perso. I sostenitori dicono: il nucleare è pulito, non produce diossido di carbonio, quindi contribuirà a risolvere il cambiamento climatico. Un ragionamento che non torna se solo si guarda allo scenario globale. Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e producono circa il 5% dell'energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della metà. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe di un risparmio del 5%. Ora, per avere un qualche impatto nel ridurre il riscaldamento del pianeta, si dovrebbe ridurre del 20% il Co2, un risultato che certo non può venire da qui".
Un finto argomento quindi quello del nucleare "verde"?
"Non in assoluto, ma relativamente alla realtà, sì. Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull'ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. C'è qualcuno sano di mente che pensa che si potrebbe procedere a questo ritmo? La Cina ha ordinato 44 nuove centrali nei prossimi 40 anni per raddoppiare la sua potenza produttiva. Ma si avvia ad essere il principale consumatore di energia...".
Ci sono altri ostacoli lungo questa strada?
"Io ne conto cinque, e adesso vi dico il secondo. Non sappiamo ancora come trasportare e stoccare le scorie. Gli Stati Uniti hanno straordinari scienziati e hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all'interno delle montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno già cominciato a contaminare l'area nonostante i calcoli, i fondi e i super-ingegneri. Davvero l'Italia crede di poter far meglio di noi? L'esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. E questa volta i rifiuti sarebbero nucleari, con conseguenze inimmaginabili".
Ecoballe all'uranio, un pensiero da brividi. E il terzo ostacolo?
"Stando agli studi dell'agenzia internazionale per l'energia atomica l'uranio comincerà a scarseggiare dal 2025-2035. Come il petrolio sta per raggiungere il suo peak. I prezzi, quindi, andranno presto su. Ciò si ripercuoterà sui costi per produrre energia togliendo ulteriori argomenti a questo malpensato progetto. Aggiungo il quarto punto. Si potrebbe puntare sul plutonio. Ma con quello è più facile costruire bombe. La Casa Bianca e molti altri governi fanno un gran parlare dei rischi dell'atomica in mani nemiche. Ma i governi buoni di oggi diventano le canaglie di domani".
Siamo arrivati così all'ultima considerazione. Qual è?
"Che non c'è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari. Temo che non sia noto a tutti che circa il 40% dell'acqua potabile francese serve a raffreddare i reattori. L'estate di cinque anni fa, quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggiò l'acqua per raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l'erogazione di energia elettrica. E morirono ancora più anziani per mancanza di aria condizionata".
Se questi sono i dati che uso ne fa la politica?
"Posso sostenere un dibattito con qualsiasi statista sulla base di questi numeri e dimostrargli che sono giusti, inoppugnabili. Ma la politica a volte segue altre strade rispetto alla razionalità. E questo discorso, anche in Italia, è inquinato da considerazioni ideologiche".
In che senso? C'è un'energia di destra e una di sinistra?
"Direi modelli energetici élitari e altri democratici. Il nucleare è centralizzato, dall'alto in basso, appartiene al XX secolo, all'epoca del carbone. Servono grossi investimenti iniziali e altrettanti di tipo geopolitico per difenderlo".
E il modello democratico, invece?
"È quello che io chiamo la "terza rivoluzione industriale". Un sistema distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso "reti intelligenti" come oggi produce e condivide l'informazione, tramite internet".
Immagina che sia possibile applicarlo anche in Italia?
"Sta scherzando? Voi siete messi meglio di tutti: avete il sole dappertutto, il vento in molte località, in Toscana c'è anche il geotermico, in Trentino si possono sfruttare le biomasse. Eppure, con tutto questo ben di dio, siete indietro rispetto a Germania, Scandinavia e Spagna per quel che riguarda le rinnovabili".
Ci dica come si affronta questa transizione.
"Bisogna cominciare a costruire abitazioni che abbiano al loro interno le tecnologie per produrre energie rinnovabili, come il fotovoltaico. Non è un'opzione, ma un obbligo comunitario quello di arrivare al 20%: voi da dove avete cominciato? Oggi il settore delle costruzioni è il primo fattore di riscaldamento del pianeta, domani potrebbe diventare parte della soluzione. Poi serviranno batterie a idrogeno per immagazzinare questa energia. E una rete intelligente per distribuirla".
Oltre che motivi etici, sembrano essercene anche di economici molto convincenti. È così?
"In Spagna, che sta procedendo molto rapidamente verso le rinnovabili, alcune nuove compagnie hanno fatto un sacco di soldi proprio realizzando soluzioni "verdi". Il nucleare, invece, è una tecnologia matura e non creerà nessun posto di lavoro. Le energie alternative potrebbero produrne migliaia".
A questo punto solo un pazzo potrebbe scegliere un'altra strada. Eppure non è solo Roma ad aver riconsiderato il nucleare. Perché?
"Credo che abbia molto a che fare con un gap generazionale. E ve lo dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l'energia è somministrata da un'entità superiore".
RICCARDO STAGLIANÒ

 

 

greenaction-planet.org - SABATO, 7 giugno 2008 



COMUNICATO STAMPA - GREENACTION TRANSNATIONAL SU INCIDENTE NUCLEARE KRSKO (SLO)

Violato in Italia l’obbligo europeo dei piani di emergenza nucleare: chieste attuazione e indagini penali
Trieste, 6 giugno 2006 - A seguito dell’incidente nucleare di Krsko (Slovenia) del 4 giugno l’associazione ambientalista e per i diritti umani Greenaction Transnational denuncia la mancanza in Italia dei piani d’emergenza e difesa civile antiradiazioni previsti dalla normativa europea per le popolazioni a rischio. In Slovenia tali piani sono invece attivi da decenni con livelli di organizzazione e difesa civile particolarmente elevati. L’Associazione, già sotto l’insegna di Friends ot the Earth Trieste, ha denunciato invano per anni senza esito le omissioni delle autorità nazionali e locali italiane, ottenendone anche la messa in mora da parte della Commissione Europea. nonostante ciò, e nonostante l’interessamento della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, le autorità italiane responsabili hanno continuato a dare risposte elusive o contraddittorie, ed il Procuratore capo uscente di Trieste, Nicola Maria Pace, le ha volute scagionare già nel 2003 dichiarando “esclusa la sussistenza di omissioni penalmente rilevanti”. Una seconda denuncia, presentata dall’associazione nel 2007, non ha avuto ancora risultati.
Poichè la gravità del problema è ora drammaticamente riconfermata da un incidente nucleare, Greenaction Trasnational chiede che i piani vengano finalmente redatti e diffusi, e che il nuovo Procuratore capo Michele Dalla Costa, proveniente da Venezia, garantisca l’efficacia delle indagini penali.
I documenti principali per ricostruire la vicenda delle denunce e delle risposte istituzionali sono disponibili sul sito di Greenaction Transnational (www.greenaction-planet.org).
GREENACTION TRANSNATIONAL - Via Palestrina 3 - 34133 Trieste (Italy) - tel/fax +39 040-2410497 - info@greenaction-planet.org
 

 

IL PICCOLO - SABATO, 7 giugno 2008 

 

 

IL CASO KRSKO - DOPO IL GUASTO NUCLEARE - Slitta la riapertura della centrale - La Slovenia non avvia inchieste


Stesso incidente anche in Ucraina, ma Kiev avverte dopo giorni Il premier Sanader non esclude un impianto anche in Croazia

Nessuna ditta italiana nell’elenco dei fornitori della Nek. Ancora lontana l’ipotesi di raddoppiare il sito

LUBIANA Sono iniziate ieri le riparazioni alla centrale nucleare di Krsko, che sarà riattivata mercoledì prossimo, con un giorno di ritardo rispetto alle stime iniziali. La Slovenia in ogni caso conferma di non volere aprire un'inchiesta penale sull'incidente di mercoledì scorso.
E se continua il dibattito interno sulla gestione delle comunicazioni relative alla perdita di liquido dall’impianto refrigerante, sul piano bilaterale Lubiana, stizzita, avrà sicuramente da puntualizzare la situazione con Kiev. L’Ucraina, infatti, ieri ha fatto sapere con giorni di ritardo di un incidente analogo a un suo impianto atomico avvenuto al confine con la Polonia la scorsa settimana, «non da paragonare con quella avvenuta in Slovenia»: come dire di entità minore. Una mossa diplomatica quantomeno azzardata, sicuramente non «politically correct», che indirettamente penalizza gli sloveni, in realtà i più corretti e trasparenti nell’informare la comunità internazionale. Un segnale inquietante per l'Europa, che ha già reagito all'incidente sloveno con grande preoccupazione, divenuta oggetto a sua volte di polemiche tra Nek, la società della Centrale di Krsko, governo lubianese e vertici dell’Ue.
Preoccupazione, quella per la continuità produttiva dell’impianto atomico, che invece non hanno le grandi aziende clienti della Centrale, come il Gruppo Bonazzi, italiano, che opera con 800 dipendenti a Lubiana. Nessun problema per le ipotetiche ripercussioni sui fornitori o sub-appaltatori italiani della Nek: semplicemente non ne esistono.
L’INCHIESTA
Ieri il ministro della Giustizia di Lubiana Lavro Sturm, a margine di una riunione con i colleghi dell'Ue a Lussemburgo, ha dichiarato che non verrà aperta alcuna inchiesta penale sull’incidente. «Non ci sono stati problemi particolari, si è esagerato» nelle reazioni, ha affermato Sturm. A Lubiana una conferma indiretta delle ridotte dimensioni dell’allarme a livello sloveno è venuta anche dalla mancata mobilitazione, mercoledì, dell’unità di difesa Nbc (Nucleare, biologica e chimica) dell’Esercito sloveno, equipaggiata in parte con materiali di produzione italiana. Il ministro Sturm ha assicurato comunque che sarà svolta un'inchiesta interna per appurare i motivi del guasto al circuito di raffreddamento.
LE RIPARAZIONI
Ieri a Krsko i lavori di riparazione sono iniziati già la notte. «Stiamo sostituendo la valvola del circuito di raffreddamento che si era guastata - spiega ai reporter Ida Novak, portavoce della società Nek che gestisce la struttura -: l’intervento durerà tutto il giorno, coinvolgendo solo cinque addetti oltre a quelli del normale turno, regolarmente presenti oggi. Poi effettueremo un’ispezione per dare successivamente il via al riscaldamento del reattore e alla sincronizzazione dei vari impianti fino al ritorno della produzione, che prevediamo per mercoledì». Stane Rozman, presidente del cda dell'impianto atomico sloveno, assicura che il guasto verrà riparato entro oggi e che la centrale dovrebbe riprendere la produzione a pieno ritmo già martedì sera o al più tardi mercoledì. Secondo il direttore al momento dell'incidente non vi sono mai stati rischi di alcun genere. Gli standard internazionali l’hanno valutato a livello «zero».
AZIENDE ITALIANE
Un guasto in ogni caso: che se ha causato l’interruzione del ciclo produttivo d’altra parte non ha avuto ripercussioni sulle forniture d’energia alle aziende clienti della Nek. Lo conferma il triestino Edi Craus, responsabile nella capitale slovena degli impianti del Gruppo Bonazzi, dell’omonima famiglia veronese: impiega 800 dipendenti. «Da quest’anno - spiega il manager - con la liberalizzazione del mercato per l’energia ci riforniamo da un distributore che utilizza corrente elettrica proveniente da Krsko e che viaggia, è bene dirlo, sui normali elettrodotti. Non abbiamo avuto alcun problema, né in questi giorni né dall’inizio del contratto. E ce ne saremmo accorti subito: ogni minima variazione nell’erogazione e tensione comporterebbe per noi, data la natura dei nostri macchinari, un danno dai 25 ai 70 mila euro».
Le aziende del Nordest o italiane in genere non partecipano, invece, in alcun modo come fornitori al processo produttivo della Centrale slovena. «Nessuno - precisa Andrei Sic, triestino direttore dell’Unione regionale economica slovena - lavora neppure in appalto». Informazione avallata da Dino Blandolino, direttore dell’Istituto per il commercio estero (Ice) a Lubiana: «Gli appalti nei Paesi dell’Unione europea, come è la Slovenia, devono svolgersi in base a una gara a livello comunitario, anche se per particolari componenti o in alcuni settori più sensibili del campo nucleare, legati alla sicurezza, tale norma decade parzialmente e quindi l’assegnazione avviene con maggiore riservatezza».
PROGETTO CROATO
La formula dell’appalto verrebbe utilizzata anche nel caso Slovenia e Crozia volessero raddoppiare l’impianto o, come ipotizzato ieri dal premier di Zagabria Ivo Sanader, quest’ultimo Paese volesse dotarsi di una sua propria struttura. Sanader, che subito dopo l’incidente ha parlato con l’omologo sloveno Janez Jansa, ha peraltro sottolineato di nuovo che la Croazia deve iniziare a valutare i pro e i contro di un'eventuale costruzione di una propria centrale nucleare, per garantire negli anni a venire una sufficiente disponibilità di energia elettrica. Secondo Sanader bisogna pensare seriamente non solo alla realizzazione di un impianto atomico ma anche al prosieguo del progetto «Druzb-Adria» al fine di assicurare l'indipendenza energetica del Paese.
PIER PAOLO GAROFALO
 


DOPO IL GUASTO NUCLEARE - Latte e insalata superano i controlli  - L’Arpa ha esaminato gli alimenti a più alto rischio: «Tutto in regola»

TRIESTE Anche le verifiche su latte e lattuga hanno dato esito negativo. Ieri il servizio regionale di fisica ambientale dell’Arpa, in collaborazione con le aziende per i servizi sanitari di Trieste e Gorizia, ha effettuato i prelievi sugli alimenti che potenzialmente avrebbero dovuto essere contaminati per primi in caso di diffusione di radiazioni all'esterno della centrale. «I controlli sul latte e sull’insalata – spiega Concettina Giovani, referente del nucleo regionale dell’Arpa che in questi giorni si è occupato delle rilevazioni – sono l’ultimo stadio delle analisi. Il latte, in questo caso di ovini visto che erano gli unici animali a pascolare allo stato brado in questi giorni, è l’alimento che ci consente di verificare rapidamente eventuali presenze di iodio 131 visto che è il prodotto di animali al pascolo che si sono nutriti di foraggio». Lo stesso vale per l’insalata e per la verdura a foglia larga dove è più facile che si depositino eventuali radiazioni. «I campioni - spiega Giovani - sono stati prelevati dalla provincia di Trieste e Gorizia e, per quel che riguarda il latte, anche da Udine». I controlli sono serviti a garantire un ulteriore accertamento «anche se si sapeva da subito che non c’erano state immissioni di radiazioni in atmosfera – precisa la specialista -. La segnalazione a noi è sempre e solo arrivata come segnalazione di guasto e non come stato di allerta o di allarme». I controlli continueranno anche nel fine settimana – non solo il prelievo dei campioni, come avviene di solito, ma anche le misurazioni – mentre da lunedì l’attività dovrebbe tornare alla normalità. L’attenzione internazionale creatasi sul caso Krsko è stata occasione per avviare un’esercitazione, a livello nazionale, delle equipe che fanno capo alle agenzie per la protezione dell’Ambiente. «Nel nostro caso – spiega la referente del Friuli Venezia Giulia – i protocolli di collaborazione con aziende sanitarie, vigili del fuoco e forze dell’ordine, sono ben collaudati. Per altre regioni questa situazione di verifiche straordinarie può essere, invece, l’occasione di perfezionare le procedure».

(m.mi.)


Biocarburanti, Scajola: «Rivedere le quote Ue»  - «Troppi problemi» secondo il ministro sul fronte alimentare

LUSSEMBURGO L'Italia ha chiesto ai partner europei di «rivedere sostanzialmente» l'obiettivo di aumentare dal 2% attuale al 10% entro il 2020 l'uso dei biocarburanti nel settore dei trasporti europei, giudicato «non realistico». La richiesta è stata presentata dal ministro allo sviluppo economico Claudio Scajola al Consiglio energia riunito a Lussemburgo, che ieri ha raggiunto un difficile compromesso sulla separazione proprietaria delle reti di produzione e di trasmissione dell'energia (il cosiddetto unbundling), nel quadro delle misure individuate per la liberalizzazione dei mercati europei dell'energia elettrica e del gas.
«L'Europa deve parlare un linguaggio realistico», ha detto Scajola sui biocarburanti. «Un pò per troppo coraggio, un pò per troppa precipitazione si sono delineati obiettivi non realisticamente raggiungibili. Il 10% deve essere sostanzialmente rivisto». La richiesta italiana di rivedere uno degli obiettivi vincolanti della lotta al cambiamento climatico approvato dal Vertice Ue del marzo 2007 nasce anche dalla considerazione che «non si può ignorare ciò che è successo nell'ultimo anno sul fronte dei prezzi alimentare e della fame nel mondo», ha spiegato Scajola. Il ministro ha assicurato «che non ci sarà un minore impegno italiano nelle energie rinnovabili. Daremo incentivi alle energie da sole, vento e biomasse», ha assicurato, affermando che l'Italia ha bisogno di un mix energetico «molto variegato», che include anche il ritorno al nucleare. «Ma sui biocarburanti - ha insistito - ci sono problemi: non possiamo dare la sensazione che si considera più utile fare energia che dare da mangiare alla gente: manderemmo un segnale sbagliato».
Dall'Italia oggi è giunta una forte richiesta per concludere il Consiglio con un accordo sull'unbundling, giudicato essenziale per mettere fine «ad una situazione distorsiva del mercato». «Meglio un accordo al ribasso che nulla, perchè ciò equivarrebbe a rinviare la questione di 4-5 anni», ha detto Scajola. E alla fine, dopo ore di negoziati molto tesi e di notizie contraddittorie, il ministro sloveno Andrej Vizjak, presidente del Consiglio, ha potuto annunciare «un ampio accordo» sul terzo pacchetto energetico. Restano però riserve tecniche da parte di Germania, Portogallo e Austria che dovranno essere esaminate dai rappresentanti dei 27 e dalla Commissione Ue.
 

 

GIUNTA SOTTO ACCUSA  - Piani urbani e territoriali: esposto alla Corte dei conti

Omero, Tam e Decarli inviano un dossier sulle consulenze «per troppi studi mai utilizzati»
«Basta con i piani scoordinati, privi di una strategia e senza un obiettivo! Tutela e valorizzazione del territorio devono costituire un fine prioritario ma, soprattutto, concreto». Fabio Omero, capogruppo del Pd in consiglio comunale, ha manifestato le sue «perplessità» mettendole nero su bianco, firmando il tutto insieme al consigliere Bruna Tam (Pd) e a Roberto Decarli (capogruppo dei Cittadini per Trieste) e infine inviando il «dossier» al procuratore generale della Corte dei conti sotto forma di «esposto» sul tema: «Pianificazione urbana del Comune di Trieste».
Alla base dell’iniziativa un doppio scopo: «dare vita a un’opposizone intransigente ma anche propositiva». «Nell’ultimo decennio - riporta l’esposto - l’amministrazione comunale ha affidato molteplici incarichi professionali per la redazione di studi e progetti riferiti a piani del traffico e/o a piani regolatori urbani. Non sempre sono stati fatti propri dalla giunta o adottati dal consiglio. E, talvolta, non sono stati neppure presentati al consiglio». Inoltre, «non sempre appare una coerente interrelazione nel tempo» mentre si verificherebbero «contraddizioni tra gli stessi». Il riferimento, «a scanso di equivoci», è legato «anche all’epoca della giunta Illy». Si parla dei progetti legati al traffico e al centro storico «poi finiti in un cassetto. Nel frattempo, sono stati invece concretizzati altri piani che hanno inciso su viabilità e interconnessione tra Porto vecchio e città, in particolare piazza della Libertà».
Seguono riferimenti e dati attraverso i quali Omero, Tam e Decarli aspettano «il responso della magistratura contabile» benché «disposti a collaborare ma solo se il sindaco è pronto a invertire la rotta. Il territorio di Trieste costituisce una risorsa notevole ma ci vuole una pianificazione che coniughi la tutela delle aree di pregio al recupero di quelle dismesse o inquinate».
DANIELE BENVENUTI



Piazza Borsa: nuovo lastricato e via le moto  - Via Einaudi sarà pedonale e in piazza Tommaseo sorgerà un park interrato per ciclomotori

I LAVORI ANTICIPATI, SLITTA LA RIQUALIFICAZIONE DI PONTEROSSO
Pedonalizzare via Einaudi - la strada di collegamento tra le Rive e piazza della Borsa che da anni ospita i taxi - e ripavimentare la vicina piazza Tommaseo, liberandone la superficie dalla distesa di motocicli posteggiati a qualsiasi ora del giorno. Costruendo però in cambio, proprio sotto piazza Tommaseo, un parcheggio interrato di due piani riservato esclusivamente alle due ruote. Siamo ancora nel campo dell’ipotesi progettuale, ma gli uffici comunali sono al lavoro per verificarne la fattibilità. Se questa idea, partorita nelle ultime ore dal tandem Dipiazza-Bandelli, dovesse incassare l’ok dei tecnici, diventerebbe sicuramente realtà. E rappresenterebbe l’«estensione» del progetto di riqualificazione di piazza della Borsa, che partirà - questa è notizia certa - tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo, al posto del restyling di Ponterosso, slittato invece a fine 2009.
Sono queste le novità che sparigliano le carte della pedonalizzazione del Borgo Teresiano e Giuseppino, tra piazza Venezia e piazza Libertà. La prima riguarda, appunto, l’inversione dei due cantieri che il Comune intende portare a termine entro la fine del mandato, nel 2011. La riqualificazione di Ponterosso è stata infatti posticipata alla fine del 2009; quella di piazza della Borsa, invece, è passata in testa e avrà inizio al più tardi nei primi mesi del prossimo anno. Il motivo del cambio di rotta? «Ci sembrava più logico procedere così - spiega l’assessore ai Lavori pubblici Franco Bandelli -. Ora stiamo lavorando su piazza Venezia, che sarà pronta entro la fine dell’anno. Quando sarà chiuso anche il cantiere del Museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata andremo a pedonalizzare e ripavimentare tutta la via Torino. Tra venti giorni partirà l’opera di pedonalizzazione delle vie Cavana e Boccardi: in questo modo - aggiunge Bandelli - piazza Venezia e piazza Unità saranno collegate da un unico percorso pedonale. Riqualificare piazza della Borsa era il passaggio necessario per procedere lungo il percorso che dovrebbe portare alla stazione ferroviaria. Il tassello successivo sarà il restyling di Ponterosso e la costruzione del ponte, entrambi in fase di progettazione. Via Cassa di risparmio e via Trento? Chiuderle al traffico sarebbe un bel sogno - afferma l’assessore comunale - che mi auguro di realizzare, anche se al momento non esistono piani precisi. Quello che vogliamo è dare vita a un percorso pedonale che arrivi fino a piazza Libertà, per valorizzare aree come quella della chiesa luterana, rendendole più vivibili, sicure e vivaci sul fronte commerciale».
Tornando alla novità più rilevante dal punto di vista urbanistico ed edilizio: che ne sarà di piazza della Borsa? Il progetto (già approvato) prevede una nuova pavimentazione in arenaria, in continuità con le piazze Unità e Verdi. Spariranno i marciapiedi lungo il palazzo del Tergesteo e sul lato opposto, così come il parcheggio centrale per i motorini, lasciando spazio a un’unica area interdetta al traffico. Inoltre arriverà (o meglio, tornerà dopo tanti anni nella sua posizione originaria) la statua del Nettuno (ora in piazza Venezia). Questa l’idea iniziale, da due milioni di euro. Che rimane. Ma dovrebbe essere «ritoccata» con la pedonalizzazione di via Einaudi e di piazza Tommaseo, sotto la quale verrebbe costruito il primo parcheggio interrato multipiano per motorini della città (non si sa se libero o a pagamento). In questo caso servirebbe un milione di euro in più (quindi tre milioni in tutto).
«L’idea è partita dal sindaco Dipiazza e mi trova del tutto favorevole - afferma ancora Bandelli -. Siamo ottimisti, pensiamo che il progetto possa andare in porto, anche se dobbiamo attendere il parere tecnico degli uffici, che sono al lavoro da qualche giorno. Il garage - continua - sarebbe un modo per ”ricompensare” gli scooteristi triestini, che a partire dal prossimo anno non potranno più lasciare i mezzi in piazza della Borsa, e forse nemmeno in piazza Tommaseo, se decidessimo di liberarne la superficie».

ELISA COLONI
 

Grillo parla al corteo anti-Ferriera: va chiusa  - MANIFESTAZIONE CONTRO LO STABILIMENTO, I RIGASSIFICATORI E I TAGLI AGLI ALBERI IN PIAZZA LIBERTÀ

Il comico si collega via Internet: «Vanno coinvolti gli operai». Trecento persone scese in piazza
Hanno sfilato in 300 contro la Ferriera. Arrabbiati, rumorosi e in alcuni casi sfiduciati per la mancata chiusura del «mostro di Servola». Un corteo trasversale partito da piazza Unità e, dopo due ore passate sfilando lungo le vie del centro, arrivato in piazza Verdi. In mezzo alla carrellata delle Porsche e a pochi minuti dall’inizio de La Rondine di Giacomo Puccini.
Una coincidenza, nessuna volontà di contestazione come avviene abitualmente alla «prima» della Scala di Milano. Serviva un collegamento in Internet, gentilmente concesso da un bar, per consentire la benedizione in diretta di Beppe Grillo. Un messaggio dai toni pacati quello del popolare comico genovese, diventato il paladino dello sviluppo ecosostenibile. Reso possibile dal lavoro dei grillini locali, che hanno aderito alla manifestazione.
«Non è possibile tenere in piedi la Ferriera, appartiene ormai al passato. Portate avanti questa rivoluzione pacifica, ma fatelo - dice Grillo - parlando quotidianamente con gli operai dello stabilimento e con le istituzioni cittadine». Applausi accompagnati dai fischi quando Grillo si lascia scappare «ci dovrebbe essere anche il sindaco lì con voi». Perché quel corteo eterogeneo, aperto dalle famiglie e chiuso dai no global, non ha fatto sconti alla classe dirigente. Né di destra né di sinistra, di ieri e di oggi. Bacchettate a Riccardo Illy e al centrosinistra reo di aver approvato l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), ribattezzata in un pannello «Autorizzazione illyana ad inquinare», fino al sindaco Roberto Dipiazza e perfino al neoletto governatore Renzo Tondo.
«Stessa casta, stessa razza» ripete all’infinito l’altoparlante posizionato sopra la jeep di Maurizio Fogar, animatore del Circolo Miani. Si alterna al microfono con il verde Alessandro Metz, accompagnando un corteo senza slogan urlati. Ma rumoroso. I manifestanti si fanno sentire con i fischietti, i tamburi, le trombe, perfino una campana che suona a morto. C’è anche una signora che batte un cucchiaio sulla padella. In coda il furgone del Centro delle culture di Ponziana, ricoperto dallo striscione «No nuke» e «Aria pura senza paura», spara musica ska ad alto volume. È il popolo dei no global, guardato a vista dagli uomini della Digos in borghese e la Guardia di finanza in tenuta antisommossa. «Manca solo la forestale» dice un signore avvicinando i finanziarie e osservando come, in piazza Unità, si notino le divise dei carabinieri e della polizia.
Ad aprire il corteo uno striscione semplice e senza etichette. «Ferriera, Regione-Provincia-Comune solo parole». È il leif motive dominante, quello che fra giacche e cravatte e capelli rasta paragona Trieste a Napoli. Solo che qui da noi «non si vedono le immondizie, perché le ritroviamo nell’aria». Cancerogene, ovviamente. E nel mirino c’è la Ferriera. Intesa come proprietà («Alla Lucchini non interessa neanche la salute dei bambini»), ma anche come classe politica accusata di parlare senza agire. «Tondo eletto con i voti dei servolani» è lo striscione che fa bella mostra di sé. Un monito al nuovo governatore bocciato da una parte del corteo, mentre c’è anche chi gli dà fiducia e lo aspetta al varco.
Lungo il percorso, da corso Italia e piazza Oberdan, la gente lungo i marciapiedi osserva fra condivisione e sguardi apatici. Dagli autobus bloccati le persone escono in maniera composta. Qualche «vaffa» dagli automobilisti in coda, ma anche tanta comprensione e forse paura davanti allo striscione «articolo 32 della Costituzione: la Repubblica tutela la salute».
«Sono anni che ci ricattano, adesso basta la Ferriera inquina e va chiusa» è il monologo. Sembra di sentire le parole di Dipiazza e invece è il camioncino dei no global. Quando si arriva in piazza Libertà ce n’è anche per l’assessore Franco Bandelli e il progetto di riqualificazione reo di tagliare gli alberi. Ma è una protesta secondaria, lo zoccolo duro vuole la chiusura della Ferriera, ci sono perfino anziani che si trascinano per chilometri pur di «svegliare Trieste». Fogar spegne il sigaro e se la ride davanti a una manifestazione dignitosa. Lascia che Grillo aizzi la folla dicendo come «sia patetico tenere in piedi questo tipo di industria», per poi monopolizzare il microfono.
«La Ferriera ha fatto scappare anche i coreani che volevano investire sulla piattaforma logistica», dice strappando l’applauso e attaccando un po’ tutti. Nell’ordine l’Autorità portuale, la Provincia, il Comune e la Regione. Già, quell’amministrazione regionale che ha cambiato da poco colore, lasciando a casa Illy. «Anche noi, andando a votare o disertando le urne - dice Fogar - abbiamo contribuito a mettere la parola fine all’era Illy. Ma adesso Tondo si sta comportando come Dipiazza: solo parole». È un monito al neogovernatore che, durante la campagna elettorale e anche dopo il voto, ha messo in cima alle priorità del suo mandato la chiusura della Ferriera.
È l’ultimo atto della mobilitazione. La manifestazione è sciolta, guardata a vista perfino dal questore Domenico Mazzilli. Le famiglie servolane possono fare rientro a casa, i militanti della Lega e quelli dell’Italia dei valori ringraziati dagli organizzatori possono smobilitare. Senza aver esposto i propri vessilli. Anche i tamburi alcuni marchiati dei quali marchiati con croci celtiche, segno che nel corteo c’erano proprio tutti, possono tornare a riposare come i disobbedienti. Un riposo breve. Torneranno presto in piazza come «i napoletani, più orgogliosi dei triestini». Un’ammissione della sconfitta numerica del corteo? Guai a dirlo, neanche per scherzo.
PIETRO COMELLI



Si parla di pista ciclabile in consiglio provinciale - GIOVEDÌ LA SEDUTA

Le gallerie lungo la pista ciclopedonale della Val Rosandra, e la convenzione tra la Provincia e la proprietà del centro commerciale «Montedoro Free time», attualmente in fase di costruzione a Muggia, per la realizzazione e la cessione al demanio stradale provinciale della rotatoria di innesto della viabilità interna al centro commerciale, sulla strada provinciale numero 13 di Caresana: saranno questi alcuni degli argomenti all’ordine del giorno nella seduta di giovedì 12 giugno del Consiglio provinciale, in piazza Vittorio Veneto.


Muggia, no del Pd al rigassificatore

MUGGIA Il Circolo muggesano del Partito democratico ha stilato un documento di analisi della questione dei rigassificatori. Il Pd locale ribadisce la sua nota contrarietà e chiede un maggiore coinvolgimento della popolazione e degli enti, alla luce di eventuali nuovi elementi nella fase progettuale. Lo spunto sono state le recenti novità sul progetto di gasdotto della Snam e anche alcune dichiarazioni favorevoli da parte di esponenti del governo nazionale.
Gianfranco Dragan, del direttivo Pd, afferma: «Il nostro gruppo di lavoro su territorio e ambiente ha visto la necessità di analizzare meglio la situazione. Ne è nato un documento in cui non si dice se è giusto o meno il rigassificatore, ma si rilevano gli esami preliminari necessari. Il documento è stato votato all’unanimità dal direttivo e presentato anche alla direzione provinciale del partito». I documento, di 14 pagine, analizza i vari aspetti del progetto di rigassificatore a Zaule. Si valuta il fabbisogno energetico nazionale e regionale, lo stato d’avanzamento dell’iter autorizzativo, le carenze ancora presenti, i pareri già espressi, le problematiche ambientali e di sicurezza, ma anche i progetti di sviluppo del territorio e le ricadute di tali impianti sulla qualità della vita.
Marco Finocchiaro, che ha coordinato il lavori, spiega: «Il nostro gruppo di 10 persone, senza preclusioni, ha guardato i vari aspetti del problema. Siamo consapevoli che l’energia è un problema nazionale, ma sappiamo anche che il piano nazionale è obsoleto, soprattutto viste le recenti idee di impianti nucleari. Quindi dov’è la vera necessità, se poi nel Veneto se ne farà un altro?». Secondo il Pd, ogni eventuale nuovo documento o integrazione dovrà essere sottoposto nuovamente al vaglio di popolazione e enti locali.
«Non è il caso che tali integrazioni siano viste solo dal ministero, né si può pensare che prenda da solo una decisione, dimenticando le perplessità a livello locale», così Finocchiaro. Il Pd riprende argomentazioni già espresse dall’amministrazione comunale, come ad esempio il fatto che un impianto energetico a Zaule va contro le idee di sviluppo di quell’area. «La questione ha levatura nazionale e anche internazionale – ancora Finocchiaro - non ci si può ridurre a dare importanza al parere di un singolo ente locale, né si deve vedere la questione solo dal punto di vista delle possibili royalty».

(s.re.)


LUNEDÌ A SAN DORLIGO  - Bilancio e rigassificatore in consiglio comunale

È stato convocato per lunedì in seduta straordinaria, con inizio alle 11, il consiglio comunale di San Dorligo della Valle-Dolina. Tra i numerosi punti all’ordine del giorno, la surroga del consigliere Franco Majcen con Roberto Drozina, la ratifica della delibera di di giunta sulla variazione al bilancio di previsione 2008, l’approvazione del regolamento del Forum di Agenda 21 della Riserva naturale della val Rosandra. In discussione anche una mozione presentata dai consiglieri Sormani, Coretti, Turco e Di Donato relativa al tema della «Realizzazione del progetto della Snam rete gas per la realizzazione di un metanodotto che colleghi il rigassificatore di Zaule con Villesse».


«Lavori in Piazza Libertà, soldi buttati»

Dal Piccolo di sabato 31 maggio, apprendo con rammarico che la «giunta di maggioranza» ha deliberato il taglio (non quantificato) di vari alberi secolari di piazza Libertà, malgrado il parere contrario dei cittadini e la protesta delle associazioni ambientaliste.
Non è da meravigliarsi se una volta eletta, questa maggioranza se ne frega dei propri elettori pur di non perdere le sovvenzioni dello Stato, ma anziché adoperare quei soldi per opere molto più necessarie ed urgenti (galleria Sandrinelli, Foraggi, scuole, asili e soprattutto per la pulizia della città, che attualmente fa schifo), si buttano via senza una buona e ponderata visione dei lavori.
Qualcuno si ricorda lo stato di degrado del giardino con baracche, droga, prostituzione e la successiva pulizia eseguita sotto la giunta Illy dagli assessori Neri e Damiani, che hanno fatto ripristinare il piazzale alle sue origini con il monumento, le panchine, le luci, il prato? Si vuole pedonalizzare parte della piazza, quindi mi chiedo: i sottopassaggi esistenti verranno adibiti ad aree di riposo o dormitori?
Dulcis in fundo: tutto ciò che di bello, buono, utile ed architettonico fu eseguito dall’Austria nei suoi cinquecento anni di presenza, oggi purtroppo viene depauperato, lasciato deperire o distrutto da gente che poco o niente conosce la storia locale e non è della mentalità triestina.
Stelio Mauri
 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 6 giugno 2008 

 

Krsko riparte, viaggio nella centrale  - Le autorità slovene: martedì si riaccende il reattore. Polemiche in Italia. Scajola: sul nucleare andiamo avanti

L’impianto è ancora fermo ma il riavvio è già previsto per martedì
MENIA RIFERISCE ALLA CAMERA SUL GUASTO: NESSUN RISCHIO PER IL NOSTRO PAESE
KRSKO Un piccolo pannello luminoso giallo che inizia ad accendersi a intermittenza tra le decine di quadri verticali, la sirena che comincia a suonare a singhiozzo con brevi, inquietanti note rauche, spie e aghi di strumenti che si muovono: è scattato così, mercoledì pomeriggio, l’allarme alla Centrale nucleare di Krsko in Slovenia, a 130 chilometri in linea d’aria da Trieste.
«Perdita di liquido refrigerante» la diagnosi elaborata automaticamente grazie a sonde, computer e controlli remoti, ma nessuna fuga di radiazioni. I quattro operatori della sala di controllo di turno e il supervisore iniziano le procedure standard, fissate da rigidi protocolli, per l’ulteriore verifica della natura dell’incidente poi sempre manovrando leve, manopole e bottoni avviano l’iter di spegnimento del reattore. La scena è stata ricostruita a beneficio dei giornalisti ieri nel simulacro della sala controllo, perfettamente identica a quella reale, usata per addestrare il personale.
Il giorno dopo l’incidente gran parte dell’allarme per il guasto all’impianto atomico sloveno si è sgonfiato, il timore di un fall out radioattivo è stato escluso, la produzione dovrebbe riprendere martedì mentre invece sono montate le polemiche. Stane Rozman, presidente del consiglio d’amministrazione della Nek, l’azienda della centrale, se la prende con i mass media e con Bruxelles: l’accaduto è stato ingigantito a dismisura; anche l’Ue vi ha contribuito e così mezza Europa mercoledì sera è rimasta col fiato sospeso.
E tira in ballo anche la procedura, ratificata da specifici accordi, che ha obbligato Lubiana a informare a Bruxelles l’Unione europea e gli aderenti alla World Organization of Nuclear Operators a Parigi, il «club» mondiale dei produttori d’energia atomica. Rozman, tuttavia, tralascia di raccontare quella che, trattandosi d’argomenti così delicati, non può in alcun modo essere catalogata come una «gaffe» slovena, pur se non della Nek. L'Agenzia nucleare slovena mercoledì sera aveva informato i Paesi confinanti che l'incidente alla Centrale era un'esercitazione. Ma poco dopo si era corretta. A rivelarlo è stato ieri il ministro sloveno dell'Ambiente Janez Podobnik.
Il «caso Krsko», c’è da scommetterci, sarà comunque esaminato per settimane in ogni minimo dettaglio, oltre che sul piano tecnico, dal punto di vista della comunicazione, interna, istituzionale e divulgativa: il suo flusso, l’elaborazione e trasmissione. Qualche meccanismo, nell’ingranaggio internazionale, non ha funzionato. Non si spiega altrimenti come un incidente di livello «zero» o «uno» su una scala di quattro, che parte degli abitanti della zona ha saputo solo ieri per bocca dei reporter stranieri sguinzagliatisi nelle vicinanze, abbia prodotto un’eco così vasta a livello europeo.
L’INCIDENTE
Ma cosa è avvenuto realmente mercoledì scorso alle 16? «Si è verificata una perdita d’acqua in un sistema secondario dell’impianto refrigerante sigillato nel ”containement”, - spiega Stane Rozman -: 2,4 metri cubi all’ora, per un totale di 10 circa». Così i tecnici sul posto sono subito intervenuti iniziando a raffreddare il reattore «incapsulato» in una sorta d’involucro cilindrico biancoazzurro che svetta nella piana di Krsko. Alle 20 l’impianto era fermato. Tutto è stato deciso all’interno della Centrale. «Il personale della sala controllo - precisa Franc Priboviz, vice capo addestratore - ha piena visione della situazione in ogni momento e hanno l’autorità per prendere tali decisioni dopo verifiche anche con sopralluoghi». Non è stata necessaria nessuna evacuazione, neppure di personale interno.
L’acqua contaminata è stata raccolta da pompe e inviata in speciali contenitori sigillati dove avviene la decontaminazione, anche per distillazione: alla fine del procedimento le scorie sono solide e sono pronte per i siti di stoccaggio. «Abbiamo qui in sede le parti di ricambio necessarie - precisa il presidente della Nek - e stiamo già avviando le riparazioni: contiamo di ripartire martedì al più tardi».
L’ALLARME
Mentre i tecnici mettevano in sicurezza la struttura, i vertici dell’azienda comunicavano il guasto all’Amministrazione slovena per la sicurezza nucleare del Ministero dell’ambiente, che attivava i canali fino ad arrivare a Bruxelles, che a pioggia diramava l’allerta agli Stati membri. Contemporaneamente la Nek informava le autorità locali che però, dato il basso livello d’allarme, non allertavano la popolazione.
LE POLEMICHE
«È stata una comunicazione impropria, imprecisa, quella riportata sull’accaduto dai media ma anche da altri ”protagonisti” della vicenda. L’attenzione riservata a tale caso è stata senz’altro troppo alta» ammonisce severo Rozman ribadendo che l’attività dell’azienda nell’impianto è monitorata da istituzioni indipendenti. Ma qualcosa, in effetti, non ha funzionato a dovere in Slovenia, anche alla luce dell’allarme Ue scatatto poco dopo la perdita dall’impainto di refrigerazione.
Da Lubiana l'Amministrazione nucleare in un primo momento ha informato i Paesi vicini che l'incidente nucleare era un'esercitazione. Poco dopo si è corretta, secondo le dichiarazioni del ministro sloveno dell'Ambiente Janez Podobnik: «È stata usata l'espressione sbagliata, con il termine ”esercitazione”. È stato un errore umano commesso in assoluta buona fede».
LA SICUREZZA
Se di errore si è trattato, questo concerne il sistema o la capacità di comunicare verso l’esterno, non quella di reagire a un incidente. Dal punto di vista della sicurezza, almeno agli occhi di un profano, la Centrale di Krsko sembra offrire garanzie, come del resto il suo personale, 570 dipendenti, un terzo dei quali laureati, che percepiscono i salari in assoluto più alti nell’intera Slovenia. «Per divenire tecnico della sala controllo, a esempio - spiega l’istruttore Priboviz -, i dipendenti frequentano un corso specialistico di due anni. Successivamente, sono previsti ”refreshment”, aggiornamenti quattro volte l’anno ciascuno della durata di una settimana. Non tutti gli operatori addetti al controllo sono laureati, molti hanno un diploma tecnico alle spalle e poi vengono ulteriormente qualificati. Normalmente nessuno viene impiegato dentro il «contenitore» del reattore, e i dipendenti lavorano senza un abbigliamento protettivo.
La protezione, quella verso possibili malintenzionati o attentatori, è accuratissima. Per varcare i cancelli della Centrale è necessario sottoporsi a un’estenuante serie di controlli, da quelli d’identità al rilevamento delle impronte digitali tramite scanner elettronico della mano, dal controllo di vestiario a quello di eventuali borse o attrezzature, anche ai raggi x, come negli aeroporti. Sbarre elettroniche comandate dai «passi» personalizzati di volta in volta sono posizionate all’ingresso di ogni edificio della struttura mentre uno dei «vigilantes» armati segue passo passo ogni visitatore.
La Protezione civile, invece, a Krsko mercoledì sera e ieri non si è neppure mobilitata. Di più: ha lasciato che ad avvertire i residenti della perdita di liquido refrigerante fosse la televisione, all’ora di pranzo.
«Non abbiamo ritenuto di doverlo fare - afferma Branko Petan, consigliere per la Protezione civile del sindaco Franc Ogovic -: il livello d’allarme era basso. Organizziamo esercitazioni di evacuazione della popolazione, anche per i pericoli del cloro della vicina fabbrica di cellulosa, ogni 5 anni dirottando la gente in altri centri in un raggio di 50-100 km e abbiamo piani d’intervento a seconda del grado d’allarme. Poi vi è un piano nazionale».
L’IMPIANTO
Dai tempi di Cernobyl, a Krsko sembrano essere passati ben più dei 22 anni reali. La Centrale offre un’immagine che solo il potere evocatore della catastrofe in Ucraina impedisce di definire quieta ed efficiente. Addirittura, con le aiuole curate, i roseti in fiore, le stradine e i marciapiedi ben mantenuti, gli edifici perfettamente intonacati se non fosse un paradosso bucolica, tanto è circondata dal verde. Solo il cupo ronzio ovattato dalla pioggia ricorda la natura del sito. Natura: quella che anche gli sloveni hanno sfidato nella sua parte più piccola, intima, in nome della sete di energia.
LA CITTÀ
È ambivalente il rapporto tra città e centrale, improntato molto spesso al fatalismo. «Di certo - racconta Vladka Kelman Strojin, titolare di una merceria - a parte qualche assunzione l’impianto non crea un indotto economico per la città e noi di questi incidenti lo veniamo a volte a sapere per caso, come oggi da voi». Fatalismo e ironia: per il suo negozio ha scelto un nome rivelatore: «Atom»
PIER PAOLO GAROFALO


NEL PAESE CHE CONVIVE CON LA CENTRALE ATOMICA  - «Qui ci ammaliamo e chiediamo il perché. Nessuno risponde»

I timori del paese che convive con il reattore: «Nessuno ci ha avvisati. E non è la prima volta» - TRA LE 68 FAMIGLIE DI SPODNJ GRAD
KRSKO Nella piccola frazione di Spodnj Grad, la più vicina ai reattori nucleari di Krsko, gli abitanti faticano persino a trovare collaboratrici domestiche. «Le donne sotto i 45 anni non sono disposte a lavorare qui - spiega quasi rassegnata una residente -. Si sa che la presenza della centrale e, soprattutto, delle scorie radioattive provoca infertilità. In poche quindi sono disposte a rischiare. E per lo stesso motivo le mamme seguono con particolare ansia le figlie adoloscenti».
Quella di non poter avere figli, non è però nè l’unica nè la più grande preoccupazione delle sessantotto famiglie del paese. L’incubo peggiore è rappresentato infatti dalla possibilità di ammalarsi di tumore. «Non hanno mai dimostrato il collegamento tra i casi di cancro nella zona e l’attività della centrale - chiarisce Marjanca Barley Serbec, dal ’92 titolare di un bar sulla strada che collega il centro storico di Krsko alle campagne attorno all’impianto della Nek -. Sappiamo però che molti di noi, negli ultimi 20 anni, si sono ammalati. E si dice che a soffrire di quel brutto male ci siano anche parecchi bambini. Tante volte abbiamo chiesto che ci venissero date indicazioni precise, ma non è arrivata alcuna risposta. Non sappiamo quali sono i rischi per la nostra salute, così come non sappiamo nulla di ciò che accade al di là dei cancelli della Nek. Penso che sia proprio un ordine impartito dall’azienda: tecnici e addetti hanno l’obbligo di non riferire alla gente cosa accade in centrale. È per questo che sul punto più delicato di tutta la vicenda, le modalità di conservazione delle scorie, abbiamo solo indicazioni frammentate. C’è chi dice che le abbiamo interrate in vasche profonde 40 metri, e chi pensa che siano stipate tutte nei depositi lunghi e stretti vicini ai parcheggi per i dipendenti».
E c’è anche chi sostiene che, presto, le scorie troveranno posto nelle abitazioni dei residenti di un’altra frazione. «Poco distante da qui c’è un posto che si chiama Verbina - spiega Carmen Topol -. Lì vivono undici famiglie che verranno tutte sfrattate proprio per far spazio alle scorie. Questo vuol dire che rischiamo di avere i rifiuti ancora più vicini alle nostre case. Saremo condannati a vivere con la paura, a svegliarci la mattina chiedendoci cosa potrà succedere durante il giorno. Dopo quello che è accaduto ieri (mercoledì ndr), l’angoscia poi è ancora maggiore. Io ho saputo dell’incidente dalla televisione. Nessuno, nè dall’azienda nè dal Comune, si è preso il disturbo di avvisarci. Del resto non è la prima volta che succede. Questi guasti ogni tanto capitano e noi non possiamo far altro che sperare non abbiano conseguenze troppo gravi».
Come Carmen, quasi tutti gli altri residenti di Spodnj Grad hanno appreso dell’allarme scattato l’altro pomeriggio dai notiziari. Qualcuno ha intuito da solo la presenza di problemi all’impianto vedendo arrivare in paese gruppi di tecnici croati. Qualcun altro invece ieri pomeriggio, e cioè a distanza di 24 ore dalle fuoriuscita del combustibile, ignorava ancora l’episodio. «Se ho avuto paura l’altro giorno? E perchè, cosa è successo? - rispondeva ai visitatori la cassiera del supermercato «Hardi» di Krsko -. Ah, una perdita di liquido. Non ne sapevo niente, ma si sicuro non sarà stato niente di grave, come le altre volte. Del resto, cosa volte farci. La centrale lì è e lì resta»
Così come le comunicazioni alla popolazione non sembrano essere particolarmente tempestive, altrettanto carenti, secondo gli abitanti, sono le misure di sicurezza. «L’azienda ci ha sì consegnato un libretto con le istruzioni da seguire in caso di catastrofe - precisa un anziano del posto -. Ma ormai non ce l’ha più in casa nessuno. I vademecum li avranno distribuiti l’ultima volta 15 anni fa, assieme a delle specie di tute protettive diventate ormai vecchie e inservibili. Come ci regoliamo quindi in caso di disgrazia? Semplice. Se il guasto è lieve, ci rintaniamo in casa chiudendo bene le finestre. Se invece succede qualcosa di più serio, ci precipitiamo in macchina e scappiano, sempre sperando di riuscire ad arrivarci alla macchina».
«E pensare che quando siamo venuti ad abitare in questa casa, qui attorno era tutta una distesa di campi di grano - aggiungono Alojz e Rezka Munic -. Poi, di punto in bianco, è stata annunciata la costruzione della centrale e nel ’73 è stata posato la prima pietra. Nessuno ci ha chiesto niente. Altro che referendum e coinvolgimento delle popolazioni di cui tanto si parla oggi. Succedesse oggi, ci sarebbe di sicuro agitazioni e proteste. Ma purtroppo è successo 25 anni fa, e a noi non resta che controllare ogni mattina se la centrale è ancora lì al suo posto. Il giorno che non dovesse più esserci - concludono marito e moglie - vorrà dire che non ci saremo più nemmeno noi».
MADDALENA REBECCA


L’Arpa: «Negativi tutti i test»  - Non è stata riscontrata radioattività nelle quattro province - I CONTROLLI DELL’AGENZIA REGIONALE

TRIESTE Nessuna presenza di radioattività nell'aria è stata registrata tra ieri in Friuli-Venezia Giulia. Lo ha comunicato l'Arpa regionale che, dopo l'allarme per un possibile guasto alla centrale nucleare di Krsko (Slovenia), ha effettuato controlli periodici.
«Sono state realizzate quattro misure di spettrometria gamma e l'analisi - è detto in una nota dell'Arpa - non ha rilevato la presenza di alcun radionuclide gamma emettitore artificiale». Il programma di monitoraggio particolare attivato in questa situazione prevede che nei prossimi giorni vengano effettuate ulteriori misure di spettrometria gamma su campioni di particolato atmosferico prelevato a Udine e su filtri di particolato atmosferico prelevati a Trieste e Gorizia. I risultati di tali misure saranno comunicati non appena disponibili.
Il programma di monitoraggio particolare attivato in questa situazione prevede che nelle prossime ore vengano effettuate ulteriori misure di spettrometria gamma su campioni di particolato atmosferico prelevato a Udine, su campioni di fallout prelevati a Udine e a Trieste e su filtri di particolato atmosferico prelevati a Trieste e Gorizia.
Situazione sotto controllo anche nel vicino Veneto dove nessun valore della radioattività diverso dal «fondo ambientale consueto» è stato registrato dall’Arpav.


Metz: «Un episodio da non sottovalutare» - Il Wwf: «Ci sono soluzioni molto più sicure». Legambiente: «Gli incidenti si ripetono»

 LE REAZIONI DEGLI AMBIENTALISTI REGIONALI  -
TRIESTE I movimenti ambientalisti e i Verdi attaccano sul nucleare. L’affondo più incisivo arriva dall’ex consigliere regionale Alessandro Metz. «Mi sembra evidente - dice, semmai ce ne fosse stato bisogno, che l'allarme derivato dall'incidente a Krsko pone ancora con più forza la questione ambientale nei nostri territori. Sappiamo bene che solo con il tempo riusciremo a sapere effettivamente cosa sia successo, e che tipo di ricadute questo incidente possa avere sulla nostra salute e sull'ambiente. Dallo spegnimento della centrale serviranno alcuni giorni per verificare il guasto, cosa lo abbia prodotto e gli effetti reali, ma soprattutto, vista la pioggia di questi giorni, non possono essere rilevate eventuali emissioni radioattive. Non è uno scherzo, né quanto successo mercoledì, né tantomeno le parole, di solo poche settimane fa, di Renzo Tondo e di Ferruccio Saro che annunciavano la volontà di diventare la prima regione in Italia con una nuova centrale nucleare».
Per la sezione del Wwf del Friuli Venezia Giulia «la notizia dell’incidente di Krsko porta in massima evidenza la sicurezza e i costi degli impianti nucleari. Esistono altre soluzioni di gran lunga più sicure e con minori impatti ambientali, quali le fonti rinnovabili e soprattutto il risparmio e l’uso razionale dell’energia.
«Non si può negare che la paura è stata tanta e in base a quanto sostenuto dalle autorità italiane e slovene, sembrerebbe non esserci nessuna grave conseguenza - spiega invece in una nota il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. L'unica fuga che invece si è manifestata è quella dei nuclearisti dalla smania di commento a favore dell'atomo».
«Gli incidenti si ripetono ciclicamente - prosegue Cogliati Dezza - e quello che è accaduto in Slovenia è l'ennesima dimostrazione che la sicurezza, quando parliamo di nucleare, non è mai certa. A questo problema vanno aggiunti tutti gli altri: smaltimento delle scorie, alti costi, approvvigionamento d'uranio e, non ultimi, i tempi per l'attuazione di un eventuale programma nucleare. Per l'Italia scegliere l'atomo oggi - aggiunge il presidente di Legambiente - significherebbe di fatto mettere una pietra tombale su qualsiasi prospettiva di riduzione delle emissioni che porterebbe a pesanti sanzioni per non aver rispettato il protocollo di Kyoto».


Critiche dall’Austria. Haider: chiudete quell’impianto  - IL PAESE CHE HA ABBANDONATO DA 30 ANNI IL NUCLEARE POLEMIZZA CON LA SLOVENIA

L’agenzia dell’Onu a Vienna: «Nessuna allerta ma proseguiamo a controllare la situazione»
VIENNA Non è stato richiesto alcun intervento da parte degli esperti dell'Aiea, l'Agenzia Onu per l'energia atomica con sede a Vienna, per un sopralluogo nella centrale nucleare slovena di Krsko. L'incidente notificato alle 17.38 di mercoledì al sistema di sicurezza europeo Ecurie e quindi all'Iec (Incident & Emergency Centre) dell'Aiea, oltre che a Austria, Ungheria, Croazia e Italia, è stato infatti catalogato come «unusual event», ha affermato l'ente viennese, e come tale al livello più basso dei quattro previsti in caso di allarme. Il reattore è stato spento e in base alle informazioni fornite dall'Ente sloveno per l'energia nucleare, non vi sono state fuoriuscite di liquido di raffreddamento dal sistema, ha fatto ancora sapere l'Aiea-Iec, che ha aggiunto: «Continueremo a monitorare la situazione».
Parole in sintonia con quelle della Commissione Ue, secondo cui l'allarme inoltrato attraverso Ecurie ai 27 Paesi membri «è un buon esempio di trasparenza in caso di incidente nucleare».
Ma queste affermazioni distensive non hanno tuttavia sedato il clamore suscitato in Austria dall'incidente. Avendo scelto con decisione la via del rifiuto del nucleare, Vienna convive con fastidio con le centrali atomiche di Cechia, Slovacchia, Ungheria e Slovenia.
Pur lodando l'efficacia del sistema di allarme dell'Unione Europea, che consente di informare tutti i Paesi membri, il ministro austriaco all'ambiente, Josef Pröll, non risparmia critiche a Lubiana, nonostante che le autorità slovene si siano scusate per aver reagito «affrettatamente, sopravvalutando il problema» e perdipiù informando i Paesi limitrofi senza cancellare dal modulo previsto la parola «esercitazione». Secondo Pröll l'incidente ha dunque «scosso massicciamente la fiducia dell'Austria nel sistema di allarme sloveno».
Da Klagenfurt si è inserito nelle polemiche anche Jörg Haider, che ha invitato il governo di Lubiana a «chiudere finalmente la centrale».
Flavia Foradini


Grillo in videoconferenza oggi contro la Ferriera  - IN PIAZZA UNITA’  - L’intervento previsto al termine del corteo che partirà alle 18 e attraverserà le vie del centro

Ci sarà anche un Beppe Grillo virtuale alla manifestazione che oggi attraverserà il centro della città e che chiederà la riconversione della Ferriera di Servola, oltre al no ai rigassificatori e al taglio degli alberi di piazza Libertà. Il comico genovese terrà un intervento, previsto per le 19.45, in collegamento da piazza Unità al termine del corteo. Lo annuncia in una nota il Gruppo Beppe Grillo di Trieste, coorganizzatore della manifestazione assieme al Circolo Miani, a Servola Respira, a La Tua Muggia, al Coordinamenti di comitati di quartiere, all’Italia dei Valori e «con l’adesione di svariate associazioni e comitati di Trieste e della regione», precisa il Miani in una nota.
Il corteo partirà alle 18 da piazza Unità (lato Municipio) per percorrere piazza della Borsa, corso italia, piazza Goldoni, via Carducci, piazza Oberdan, via Ghega, piazza Libertà, Rive e tornare in piazza Unità.
Il segretario provinciale della Lega Nord e deputato Massimiliano Fedriga ha già annunciato invece che «la Lega non parteciperà alla manifestazione. Nonostante la Lega si sia sempre battuta per la chiusura dell’impianto – precisa il parlamentare – non saremo presenti, poiché, essendo la Lega maggioranza in Regione, riteniamo più incisiva un’azione politica istituzionale che possa risolvere in maniera definitiva questo grave problema».
A confermare la propria adesione è invece il sindacato autonomo Confsal, che precisa di essere «da sempre schierata per la tutela della salute pubblica e dei lavoratori» e auspica in una nota firmata dal segretario provinciale Filippo Caputo «che venga trovata in tempi brevi un'alternativa di lavoro ai dipendenti dello stabilimento e avviata la procedura per la chiusura dello stesso.
Secondo l’ex consigliere regionale Verde Alessandro Metz, la partecipazione alla manifestazione di oggi «diventa uno dei primi momenti in cui far sentire le molte voci che ritengono di non sottomettersi alle lobby energetiche e speculative e a chi da queste nel mondo della politica riceve ordini. Una manifestazione che partendo dall'inquinamento della Ferriera - scrive Metz - parli della nostra città e di tutti gli abusi che subisce per soddisfare gli appetiti di grosse multinazionali o le “piccole imprese edili” amiche del signorotto di turno». Per Metz l'allarme Krsko «pone ancora con più forza la questione ambientale nei nostri territori. «Dallo spegnimento della centrale - aggiunge Metz - serviranno alcuni giorni per verificare il guasto, ma soprattutto, vista la pioggia di questi giorni, non possono essere rilevate eventuali emissioni radioattive a Muggia o a Trieste». «Non è uno scherzo - aggiunge Metz - né quanto successo l’altra sera né tantomeno le parole, di solo poche settimane fa, di Tondo e di Saro che approvando la svolta nuclearista del nuovo Governo Berlusconi, tra l'altro appoggiata dalla quasi totalità dell'opposizione parlamentare, annunciavano la volontà di diventare la prima regione in Italia con una nuova centrale nucleare».


Vertice sul riassetto del costone carsico

La variante al Piano regolatore comunale e l’approvazione del progetto preliminare di riassetto ambientale, sistemazione fondiaria e bonifica del costone carsico saranno al centro della riunione della sesta commissione consiliare comunale (Urbanistica, traffico e ambiente) che si terrà oggi nella sede della prima circoscrizione a Prosecco. All’incontro saranno presenti anche il sindaco Roberto Dipiazza, il vicepresidente della Provincia Walter Godina e tecnici delle due amministrazioni.


La circoscrizione di Servola chiede un piano del traffico

Bus bloccati da auto in sosta, doppi sensi in strade strette e scarsità di parcheggi sono i disagi lamentati dai cittadini
La terza circoscrizione candida il rione di Servola come destinatario del prossimo piano particolareggiato, dopo San Vito e San Luigi.
Alla luce delle tante problematiche presenti nel borgo, delle numerose mozioni presentate nel corso degli ultimi anni in merito alla viabilità della zona, ora infatti il parlamentino invia un chiaro messaggio al Comune, affinché si possa avviare in tempi rapidi l’iter.
«Stiamo spingendo affinché venga data priorità in tal senso a Servola – racconta il presidente della settima circoscrizione Andrea Vatta – e ci mettiamo in coda, sperando che dopo l’intervento dell’amministrazione sull’area di San Luigi ora tocchi proprio a questo rione. La situazione è davvero critica così come si presenta variegata, perché ci sono moltissime salite e discese, stradine strettissime e a doppio senso. Mancano inoltre i parcheggi, gli autobus molto spesso restano bloccati a causa delle auto in sosta e in alcuni punti anche i pedoni devono fare i conti con una reale difficoltà a utilizzare i marciapiedi o semplicemente ad attraversare la strada».
Da tempo viene segnalata da consiglieri circoscrizionali e residenti la necessità di ridurre i doppi sensi di marcia nelle strade più strette, ma non sempre l’eventualità di creare nuovi sensi unici trova i consensi dei cittadini. «Diciamo che, secondo le considerazioni che ho raccolto in questi mesi parlando con le persone, sia pedoni che automobilisti, la soluzione accontenta la gente a metà - spiega Vatta –: se da una parte il senso unico rende più fluida la circolazione e permette la creazione di nuovi stalli per le auto, dall’altra costringe a lungi giri con l’automobile i residenti, per uscire dalla zona o rientrare nelle abitazioni. Credo però che in molti casi sia indispensabile. Darebbe più spazio ai parcheggi per le auto e consentirebbe un passaggio tranquillo e senza intoppi alle linee 29 e 8 della Trieste Trasporti, due esigenze sentite dal rione, per la forte presenza di persone anziane».
Le tante mozioni approvate nel corso degli ultimi anni, aggiunge il presidente del parlamentino, sono propedeutiche proprio al piano particolareggiato.
A Servola il Comune ha effettuato sopralluoghi, ipotizzando già possibili rivoluzioni nella viabilità per alcune strade, le più critiche. Sulla salita di via Soncini capita spesso che i mezzi pubblici non riescano a transitare a causa delle soste selvagge: lo stesso problema che può capitare anche in via di Servola.
Via Marco Praga invece è congestionata dalla presenza della scuola elementare, con numerose auto che si bloccano, al mattino in particolare e al momento dell’uscita, quando le famiglie accompagnano i bambini e difficilmente riescono a passare senza formare code e rallentamento. In via del Pane Bianco invece è presente la scuola dell’infanzia. E qui i problemi si creano soprattutto per i pedoni, che spesso sono costretti a camminare in mezzo alla strada a causa delle auto parcheggiate in seconda fila.
Problemi simili sono stati evidenziati da circoscrizione e cittadini anche in via dei Giardini, via del Ponticello e varie altre strade della zona. «Vorrei precisare che qualsiasi valutazione sul piano del traffico però – conclude Vatta – sarà discussa insieme ai cittadini. Distribuiremo, come successo a San Vito, alcuni questionari o promuoveremo incontri e dibattiti, per coinvolgere gli abitanti del rione e conoscere nel dettaglio tutte le opinioni e i suggerimenti che potranno emergere». E Servola in questi giorni è interessata da alcuni lavori lungo via Soncini, che causano la chiusura dell’arteria rionale.
Gli interventi dovrebbero concludersi nella giornata odierna, legati a esigenze dell’Acegas-Aps. Limitazioni previste al traffico quindi e anche alla sosta e alla fermata nei pressi del cantiere.
Micol Brusaferro


Sette nuove case in Costiera, è polemica  - Il presidente circoscrizionale Rupel: si vuole cementificare un’area a rischio frane - Residence turistici in via Picard

C’è un nuovo progetto che prevede delle costruzioni da realizzare nell’area costiera triestina a cui corrisponde un preciso piano particolareggiato comunale di iniziativa privata. Si tratta di sette nuove unità immobiliari, con destinazione d’uso a residenza turistica, che verranno realizzate in via Picard, nella parte a mare del comprensorio di Santa Croce.
Le nuove case sorgeranno in una posizione molto ambita, in quel tratto di costiera caratterizzato dal verde e da paesaggi incantevoli sul mare. Secondo gli ambientalisti si tratta dell’ennesimo intervento edilizio che va a compromettere l’area più pregiata della provincia triestina, un territorio al quale la febbre del mattone rischia di far perdere la sua identità.
Le nuove unità immobiliari prevedono una cubatura massima di 1507 metri cubi e interessano un’area di superficie complessiva di circa tremila metri quadri. Nel piano è proposto come opera di urbanizzazione primaria un parcheggio pubblico per sette posti macchina posizionato lungo il fronte prospiciente via Picard, parcheggio che verrà ceduto gratuitamente al Comune.
Nemmeno un anno fa, sempre nell’area sottostante la strada costiera, più vicino alla frazione di Grignano e nei pressi di una ben nota osteria, un altro progetto di iniziativa privata ha interessato un’altra area verde per la costruzione di altre sette abitazioni a uso turistico. «Già in quell’occasione – puntualizza per la circoscrizione di Altipiano Ovest il presidente Bruno Rupel – avevamo avuto modo di contestare un intervento molto impattante per un’area delicata e instabile come quella costiera. E avevamo dato un parere negativo alla richiesta di concessione edilizia, rappresentando tutte le nostre perplessità per delle operazioni edilizie che profumano di speculazione. Ora la storia si ripete per un altro tratto di costiera – sostiene Rupel – e si vuole cementificare in un ambiente caratterizzato da notevole dislivello e a tendenza franosa».
Il parere della circoscrizione, pur essendo puramente consultivo, è indice di una preoccupazione e di un pensiero molto diffuso, quelle dei cittadini che vorrebbero maggiore tutela e conservazione per le aree verdi e le zone di pregio ambientale. «Da tempo abbiamo chiesto la variazione degli indici di edificabilità per la preziosa area costiera – interviene il consigliere Nicola Tenze – con un documento specifico preparato dal consigliere Roberto Cattaruzza. Purtroppo le nostre indicazioni non sono state recepite, e il nuovo progetto va aggiungersi alla lunga serie in atto sulle colline e sui versanti panoramici di tutta la nostra circoscrizione territoriale».

(m.l.)


PIAZZA LIBERTÀ  - Un altro scempio

Ancora una volta questo sindaco sembra aver trovato il modo di stravolgere l'aspetto di una piazza di Trieste, ancora una volta distruggendo il poco patrimonio verde che ci rimane.
Non contento di aver reso piazza Vittorio Veneto un deserto, piazza Goldoni una via di mezzo fra il muro di Berlino e un autolavaggio, di aver stravolto l'aspetto di campo S. Giacomo abbattendo piante secolari sotto le quali i cittadini si ristoravano nei caldi pomeriggi estivi, di aver lasciato serenamente distruggere il polmone verde del parco della Maddalena nascondendosi dietro un serafico «è proprietà privata e sono nel loro diritto» proclamato sul proprio sito internet, ora vuole continuare lo scempio che ha fatto di questa città abbattendo ancora alberi secolari per far spazio all’allargamento di una strada la cui utilità appare assai dubbia.
Non dimentichiamoci che poco lontano da quella piazza Libertà che è improvvisamente presentata come una strozzatura del flusso veicolare si trova il viale Miramare, che anch'esso, almeno nel tratto fra la Stazione centrale e largo Roiano, non brilla per ampiezza e capacità di reggere flussi elevati di traffico. Per caso il nostro sindaco fra qualche mese, forte dell’aumentata capacità di flusso della piazza Libertà e delle Rive ha intenzione di cominciare a disboscare anche il viale Miramare? Riterrei più intelligente l’idea, che se non mi sbaglio era già stata proposta, di aprire al traffico la direttrice interna del Porto Vecchio, dal lato a mare del cavalcavia di Barcola alle Rive dietro la Capitaneria di Porto. In questo caso si servirebbero sia i magazzini portuali in fase di conversione sia le nuove strutture progettate in quell’area, e si creerebbe allo stesso tempo una direttrice di scorrimento libera dalle costrizioni di piazza Libertà e del primo tratto di viale Miramare. Spero che il presidente dell’Autorità portuale vedrà in quest’idea meriti sufficienti a rinunciare ad una parte del controllo esclusivo che reclama sull’area a vantaggio di quegli stessi benefici per la città di cui si è fatto forte per acquisire il controllo dell’Autoporto di Fernetti, aiutando così noi poveri cittadini a mantenere inalterato l'aspetto di una delle ultime piazze di Trieste ancora intatte».
Fabio Cigoi

PIAZZA LIBERTÀ  - Ambientalisti e pregiudizi

Un ambientalista la cui mente non fosse ottenebrata dovrebbe essere lieto se al posto di 21 alberi ne vengono piantati più di 50 e dovrebbe accettare anche il sacrificio dei primi se ciò fosse necessario per fluidificare il traffico stradale rendendo meno pesante l’effetto dei gas di scarico sulla qualità dell’aria di una importante arteria cittadina come viale Miramare.
Quell’ambientalista dovrebbe poi essere soddisfatto della scelta voluta dall’amministrazione comunale di recuperare all’uso pedonale una piazza che ritorna a essere una bella appendice verde della Stazione ferroviaria con contestuale ottimizzazione delle fermate degli autobus, un modo di stimolare l’uso dei mezzi pubblici... appunto come auspicano gli ambientalisti la cui mente non sia ottenebrata da prese di posizione preconcette e demagogiche. Posizioni che peraltro avrebbero potuto essere espresse e discusse nella sede appropriata, ossia la riunione delle associazioni convocata in municipio dall’assessore Bandelli cui quelli che ora strepitano davanti all’aula del Consiglio comunale si son guardati bene di partecipare. È più facile trovare spazio nelle pagine sulla cronaca cittadina facendo caciara che presentando proposte ragionate ed intelligenti. Senza rancore, ma noi c’eravamo e non eravamo i soli.
Sergio Bisiani - Ambiente eè vita Fvg


Tondo e la Ferriera

Chi si illudeva che il cambio della giunta regionale potesse cambiare le cose riguardo al problema della Ferriera, è rimasto sicuramente deluso. In occasione di una annunciata manifestazione dei residenti di Servola, il neopresidente Tondo si è rifiutato di incontrare i cittadini che lo avevano invitato a un confronto sulla questione.
Tutto come prima dunque. Gli interessi delle lobby politiche continuano ad avere il sopravvento sugli interessi dei cittadini e quelli – sempre troppo pochi – che scendono in piazza per rivendicare i propri diritti non bastano per far cambiare opinione a chi detiene il potere.
Edvino Ugolini
 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 5 giugno 2008 

 

 

Krsko, guasto nella centrale nucleare  - Una perdita si è verificata nel sistema refrigerante. Escluse fughe radioattive
 

LUBIANA INFORMA SUBITO L’UE CHE FA SCATTARE L’ALLARME ATTIVANDO IL MONITORAGGIO
KRSKO Reti di monitoraggio attivate, sistemi di comunicazione ufficiali «bollenti», diplomazie a pieno regime e mass media mobilitati: è stato allarme in tutta Europa, ieri pomeriggio, per un guasto alla Centrale nucleare di Krsko, in Slovenia, a soli 130 chilometri in linea d’aria da Trieste in direzione Nordest vicino al confine con la Croazia. Una perdita di liquido dal sistema di raffreddamento ha costretto a spegnere il reattore: nessuna fuga radioattiva, tuttavia.
Almeno stando alle dichiarazioni ufficiali: «Massima calma». Mentre attorno al sito, discretamente, le autorità prendevano le precauzioni del caso, anche se la vita, a Krsko e dintorni, non sembrava mutare se non fosse stato per la sorveglianza rinforzata.
A tarda ora ieri i tecnici sloveni dell’impianto non erano ancora in grado di spiegare le cause del guasto. L'allarme è scattato esattamente alle 17.38. Subito, mediante il sistema comunitario per uno scambio rapido d’informazioni in caso di emergenza radiologica (sistema Ecurie) Bruxelles ha ricevuto da Lubiana e immediatamente diffuso a tutti i Paesi dell'Unione europea la notizia dell'incidente, ossia dell'uscita di liquido dall'impianto di raffreddamento. Nel frattempo, gli operatori della Centrale di Krsko avevano già avviato la procedura prevista per lo spegnimento del reattore (alle 20 lavorava ancora, al 22% della sua potenza), ed era scattato il monitoraggio della situazione da parte della Direzione nazionale per la sicurezza nucleare con sede a Lubiana.
Nelle ore successive, le notizie comunicate da Lubiana e confermate da Bruxelles, sono state via via più rassicuranti anche se non circostanziate: «La causa del guasto è ancora da scoprire ma non c'è stata alcuna fuga radioattiva». Tutti i sistemi di allertamento hanno funzionato e – come comunicato dalla direzione della Centrale – l'episodio non ha avuto alcun effetto negativo né sul personale che in quel momento si trovava sul posto di lavoro né sulla popolazione e l'ambiente circostanti. Certo, nessuna scena che potesse ricordare il disastro di Chernobyl, ma i residenti, nelle proprie abitazioni, hanno subito consultato gli opuscoli a suo tempo distribuiti dall’autorità con le istruzioni in caso di emergenza al reattore; i genitori per prudenza hanno tenuto dentro casa i bambini, i più vulnerabili a eventuali radiazioni. Gli agricoltori e gli allevatori della zona si sono interrogati sulle possibili conseguenze economiche negative dell’episodio, se non altro per i timori che i consumatori, più per un’istintiva reazione psicologica che per rischi reali, possano evitare i loro prodotti.
«Non ci sono state né si prevedono conseguenze sull'ambiente» ha dichiarato in serata all'agenzia di stampa Reuters il direttore della Direzione nazionale per la sicurezza nucleare Andrej Stritar. Ieri sera non era comunque possibile prevedere quanto tempo ci vorrà per scoprire le cause e riparare il guasto e dunque quanto tempo passerà prima che l’impianto possa essere riattivato. Nonostante le precisazioni sulla non pericolosità dell'incidente, la notizia diffusa da Bruxelles ha creato non poca apprensione in Europa, specie in Italia. I più tranquilli, paradossalmente, ieri pomeriggio e sera erano proprio gli sloveni, forse per «dovere d’istituto». Mugugni e lamentele, in ogni caso, non sono mancati vicino a Krsko. Anche se l'informazione sul guasto non ha trovato posto tra i titoli del primo telegiornale della sera, quello delle 19, mentre sul televideo e sul sito Internet di Rtv Slovenia la notizia è apparsa appena dopo le 20, pur se l'agenzia stampa nazionale Sta l'aveva «battuta» prima delle 19.
La Centrale nucleare di Krsko è stata costruita nel 1981 insieme da Slovenia e Croazia, all'epoca repubbliche della Jugoslavia federativa.
Tecnicamente, è costituita da un reattore ad acqua pressurizzata realizzato dalla Westinghouse con una capacità di 632 megawatts. Funziona con 121 elementi di uranio arricchito, acqua distillata come rallentatore e 33 fasci da 20 barre di argento, cadmio e indio per regolare la potenza.
Da allora, e in particolare negli ultimi anni, non ci sono mai stati problemi di sicurezza. Nel 2007, addirittura, prima del periodico intervento di manutenzione, la Centrale era rimasta collegata alla rete elettrica per ben 510 giorni consecutivi. L’anno scorso l’impianto ha prodotto 5 miliardi e 700 milioni di chilovattore di energia elettrica. Anche gli ultimi dati per aprile, forniti dalla Direzione nazionale per la sicurezza nucleare, erano più che buoni: la struttura ha funzionato a pieno regime; tutti i parametri erano rispettati e i meccanismi di sicurezza erano perfettamente operativi.
Lo smantellamento e la dismissione di Krsko sono previsti per il 2023, anche se poco più di un anno fa il ministro dell’Economia sloveno Andrej Vizjak non aveva escluso la costruzione di un secondo blocco della Centrale. Krsko, attualmente, copre il 24% del fabbisogno energetico della Slovenia e il 17 di quello croato.


«È UN REATTORE DATATO MA STABILE» - Il raffreddamento ad acqua è semplice ma efficace. Così funzionano 200 impianti nel mondo

TRIESTE Come si è potuto apprendere dalle notizie di agenzia che hanno fatto il giro dell’Europa, il giorno 4 giugno alle 17.38 locali è avvenuto un incidente alla centrale nucleare di Krsko sito in Slovenia in prossimità del confine con la Croazia a circa 130 chilometri da Trieste. Nello specifico, l’incidente è definito da una perdita del sistema di raffreddamento primario che, in questo tipo di impianti, è costituito da acqua che funge anche da moderatore della reazione nucleare.
L’impianto di Krsko, infatti, è un reattore di seconda generazione e del tipo Pwr ovvero ad acqua in pressione. In questo tipo di impianti, l’acqua a contatto con il nocciolo viene mantenuta in pressione a circa 150 atmosfere e a una temperatura di circa 300 gradi centigradi. Questo tipo di reattori sono molto stabili in quanto, usando l’acqua come moderatore, nel caso in cui dovesse generarsi un surriscaldamento l’aumento di temperatura determinerebbe una riduzione della densità dell’acqua che si espande e, di conseguenza, «interferisce» di meno con i neutroni emessi dal nocciolo generando una riduzione della reattività nucleare.
L’impianto, in seguito all’incidente, è stato «spento» per poter successivamente riparare la perdita. Esso ha determinato l’immediata notifica al sistema di gestione di emergenze nucleari Ecurie (European community urgent radiological information exchange). Le autorità slovene, al momento, hanno escluso possibili danni all’ambiente. Ossia, tradotto in parole povere, significa che la perdita è rimasta contenuta all’interno dell’edifico ospitante il reattore.
Al momento sono in attività oltre 200 impianti di questo tipo che, sebbene relativamente vecchi, sono considerati sicuri ed efficienti. Se l’incidente dovesse limitarsi a quanto descritto nei comunicati ufficiali non ci sarebbero problemi né per l’ambiente né per le persone. I livelli di radioattività sono tenuti sotto controllo sia dalla Protezione civile nazionale che agisce istituzionalmente in questo campo, sia dagli organi internazionali di controllo e prevenzione che coordinano questo tipo di monitoraggio. Una altra rete di controllo, inoltre, è quella che viene fornita dal Technical support del Ctbto (Comprehesive treaty for nuclear tests ban organisation) che dispone di sistemi di rilevamento per radionuclidi sparsi in tutto il mondo. L’Ogs (Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale) ha peraltro svolto in passato e anche recentemente studi mediante tecniche geofisiche d’avanguardia sul sito dove sorge l’impianto per verificarne la sicurezza geologica e geotecnica in collaborazione con istituzioni slovene. Nel 2004, inoltre, l’Ogs ha anche partecipato a un rilievo aereo del sito di Krsko per una mappatura della morfologia dell’area e la generazione di un inventario delle infrastrutture esistenti nella zona. Soprattutto in considerazione che le scorie nucleari vengono deposte non lontano da dove sorge il reattore.
Franco Coren - (Direttore del dipartimento di Geofisica della litosfera Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale, membro del roaster degli ispettori dell’Onu per l’applicazione del trattato di bando dei test nucleari Ctbto)


Operativa dal 1983 sarà chiusa nel 2023 - Un impianto di seconda generazione dotato di un reattore americano. Fornisce più di un quarto dell’energia del Paese

ROMA La centrale nucleare di Krsko, in Slovenia, è stata inaugurata nel gennaio del 1983. La sua costruzione era iniziata nel 1975. La gestione è mista fra Croazia e Slovenia, che al momento della costruzione erano ancora unite nella Jugoslavia. Lo spegnimento definitivo è previsto per il 2023, e i lavori di smantellamento andranno avanti per 13 anni.
La centrale ha un solo reattore da 730 megawatt, e in un anno genera circa 5200 gigawattora. Il reattore è del tipo Pwr (Pressurized Water Reactor) ed è di fabbricazione americana (Westinghouse). L’impianto fa parte della seconda generazione di centrali, successiva rispetto a quella di Chernobyl.
Il reattore funziona con 121 elementi di uranio arricchito, acqua distillata come rallentatore e 33 fasci da 20 barre di argento, cadmio e indio per regolare la potenza.
Il calore sviluppato dalla reazione di fissione dell'uranio nel nocciolo del reattore scalda l'acqua di un generatore di vapore, che aziona delle turbineche producono corrente elettrica. Questo tipo di reattore ha due circuiti di raffreddamento: il primario a contatto diretto con il nocciolo e il secondario che raffredda le turbine, entrambi caricati con acqua demineralizzata. La divisione in due circuiti è più sicura, e difficilmente il secondario viene contaminato in caso di perdite.
La compagnia che gestisce la centrale è la Nuklearna Elektrarna Krsko (Nek) che è di proprietà della compagnia elettrica slovena Gen-Energija, (costola della statale Elektro-Slovenija, Eles) e della croata Hrvatska elektroprivreda (Hep).
L’impianto fornisce più di un quarto dell’energia elettrica necessaria alla Slovenia e un quinto di quella utilizzata dalla Croazia. Le scorie nucleari prodotte vengono custodite in un deposito poco distante che raggiungerà il limite di capacità fra tre anni.


FRATTINI ACCELERA SULL’EUROREGIONE: ENTRO LUGLIO SUMMIT A TRIESTE - IL VERTICE A ROMA CON I MINISTRI PDL

TRIESTE Silvio Berlusconi l’ha già promesso. Ma il Friuli Venezia Giulia, all’indomani dell’ennesimo ingorgo autostradale, ha fretta. Tanta fretta: il commissario straordinario dell’A4, il solo che può ridurre i tempi di costruzione della terza corsia, non può attendere. Non più. E così, mentre il tam tam scommette già su Bortolo Mainardi, l’architetto bellunese che è stato commissario straordinario per le grandi opere del Nordest sino a due anni fa, il centrodestra intensifica il pressing. Fa gioco di squadra e incassa due appoggi pesanti: quelli dei ministri «amici» Franco Frattini e Renato Brunetta che adottano l’emergenza «terza corsia». Obiettivo condiviso: chiudere la partita, con il commissario in campo, nel giro di un mese. O poco più.
Il titolare degli Esteri e quello della Funzione pubblica promettono massimo impegno nella serata di ieri quando, nella sede romana della Regione, si presentano all’incontro politico sul Friuli Venezia Giulia. Organizzano i segretari del Popolo della libertà, Isidoro Gottardo e Roberto Menia, costretto infine a disertare a causa dell’allarme Krsko. Partecipano i parlamentari del centrodestra - unici assenti giustificati Roberto Antonione e Giulio Camber - e il vicepresidente della Regione Luca Ciriani.
«Abbiamo definito una strategia comune, a livello politico, per far fronte agli impegni assunti in campagna elettorale, a partire dal patto in dieci punti che il premier ha siglato con il presidente Renzo Tondo» premette Gottardo. Subito dopo, però, aggiunge che il primo punto all’ordine del giorno, il più urgente, porta all’A4 ormai strozzata: «La nomina del commissario è la priorità. Il ministro ai Trasporti, Altero Matteoli, è stato sensibilizzato nel pomeriggio. E Frattini e Brunetta, in serata, hanno assicurato che si adopereranno affinché il governo provveda nei tempi più rapidi possibili». L’iter è partito: la Regione sta perfezionando in tandem con il Veneto la nuova richiesta di stato d’emergenza, indispensabile a strappare il commissario. Non solo: oggi Renzo Tondo vola nella capitale dove alle 16 incontrerà, insieme ai presidenti delle Regioni e quindi anche a Giancarlo Galan, proprio Berlusconi. Possibile che non colga l’occasione e non perori direttamente con il Cavaliere un’accelerazione?
Nell’attesa, approfittando della presenza di Frattini e Brunetta, il tavolo politico del Pdl non si limita alla sola A4. Ma affronta altri temi, individua altri obiettivi, definisce altre strategie. Sull’Euroregione, innanzitutto: il ministro degli Esteri, ancora una volta, dà ampie garanzie. Assicura che intende promuovere il recepimento del regolamento comunitario sui Gect, passaggio chiave per far nascere una «casa senza confini». Annuncia che vuole negoziare con la Regione i contenuti possibili della futura Euroregione. Ribadisce che entro luglio verrà in visita ufficiale a Trieste e in Friuli Venezia Giulia: «E in quella sede - anticipa Gottardo - definirà l’accordo tra Regione e Farnesina».
Il ministro della Funzione pubblica, da parte sua, apre un tavolo bilaterale sull’innovazione nell’amministrazione: «Servirà ad attuare in Friuli Venezia Giulia politiche sperimentali di innovazione della ”macchina” pubblica». Non è finita: Frattini raccoglie l’input di Ferruccio Saro che, ricordando il ventennale ormai alle porte della caduta del muro, invita la Farnesina a patrocinare e «valorizzare» quale «crocevia di culture e popoli» il Mittelfest. Ed entrambi i ministri sponsorizzano le candidature dell’Agenzia europea delle lingue minori a Udine e di una sede regionale dell’istituto europeo di ricerca scientifica. Ma come dimenticare il federalismo fiscale? E le compartecipazioni sulle pensioni? Partite non facili, anzi, ma il Pdl intende giocarsele sino in fondo: «Ne parleremo con il ministro Giulio Tremonti» afferma Gottardo. E Saro: «Daremo battaglia per avere una norma che ci consenta di fronteggiare la concorrenza fiscale di Slovenia e Carinzia».

ROBERTA GIANI


Sei Intercity a rischio Il Pd: Roma si muova - INTERROGAZIONE AL SENATO

TRIESTE Un’interrogazione al ministro dei Trasporti, per chiedere interventi contro il presunto «taglio» di linee di Trenitalia in Friuli Venezia Giulia, è stata presentata ieri dai senatori del Pd Carlo Pegorer e Flavio Pertoldi. Nel documento, i parlamentari ricordano che i tagli riguarderebbero sei Intercity da e verso Udine con passaggio a Pordenone. E aggiungono che il Friuli Venezia Giulia soffre difficoltà nei collegamenti ferroviari con il resto del Paese. «La decisione di Trenitalia - proseguono Pegorer e Pertoldi - riguarderebbe anche altri importanti collegamenti ferroviari nel Nord-Est, determinando serie ripercussioni negative su tutta una vasta area altamente strategica e vitale nei collegamenti con il resto dell'Europa». I due senatori chiedono infine al governo di «garantire ai cittadini e alle imprese della Regione i necessari collegamenti con il resto del Paese».
Oggi, intanto, anche l’assessore regionale ai Trasporti e alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi, affronterà la questione dei treni a rischio soppressione con i vertici delle ferrovie.


IL CASO PIAZZA LIBERTÀ  - Associazione orticola Fvg: no al progetto taglia-alberi

Non si può sacrificare un polmone verde come piazza Libertà sull’altare dei finanziamenti statali e regionali da prendere al volo. Perché «300 alberetti non valgono 2 alberoni». L’associazione orticola Fvg rilancia così la propria contrarietà al progetto di riqualificazione di piazza Libertà - destinato a rivoluzionare fra due anni viabilità e spazi verdi dell’area - approvato la scorsa settimana tra feroci polemiche. «Con buona pace della trasparenza - scrive la presidente dell’associazione, Mariangela Barbiero - il progetto preliminare di Piazza Libertà è noto solo da pochi giorni. Secondo quanto esposto da Wwf e Italia Nostra, i fondi (statali e regionali, 3 milioni e 800 mila euro in totale, ndr) sono stati stanziati per progetti di riqualificazione e/o di intermobilità. Il progetto non risponde a nessuno di questi requisiti. Piazza Libertà è stata riqualificata da pochi anni e sta benissimo. Il traffico non pone problemi neanche nelle ore di punta e tuttavia si prevede di trasformare la strada davanti alla stazione in un giardino e una fetta dell’attuale giardino in una strada (a 6-7-8 corsie) a doppio senso di marcia!». Infine gli alberi: «Questo giardino è essenzialmente un polmone verde, non certo un luogo di passeggio, caso mai di rapido transito. Per crearne uno simile occorrerebbero decenni».


Estate a lezione di clima  - «SUMMER SCHOOL» A DUINO  - Docenti da vari Paesi al Collegio del Mondo unito

Il Collegio del mondo unito dell’Adriatico, con la sponsorizzazione del Centro internazionale di fisica teorica Abdus Salam e del Consorzio di centri di ricerca Watch, ha organizzato l’«International Summer School on Climate Change and Water Cycle» con l’obiettivo, come si legge in una nota, di fare del Friuli Venezia Giulia una meta ambita per giovani talenti provenienti da svariate parti del Mondo.
Partner sin dal 2005 del Network science system del Friuli Venezia Giulia, il Collegio è consapevole - prosegue la nota - che per garantire l’innovazione della ricerca sviluppata in regione occorre un investimento a 360 gradi che tenga in considerazione la formazione delle nuove generazioni. È pertanto di vitale importanza promuovere l’eccellenza accademica e lo sviluppo della leadership in uno stimolante ambiente internazionale.
La Summer School è indirizzata a 38 studenti provenienti dai 12 collegi del Mondo unito (Costa Rica, Canada, Usa, Venezuela, Norvegia, Singapore, Swaziland, Italia, Hong Kong, India e Bosnia-Erzegovina). Le lezioni sono impartite da scienziati di livello europeo provenienti del progetto Watch attualmente impegnati nelle ricerche dei cambiamenti climatici. Le attività extracurriculari sono gestite da insegnanti del Collegio, dal Master in comunicazione scientifica della Sissa e da professionisti del giornalismo.
La cerimonia di chiusura si svolgerà sabato alle 11.30 nell’auditorium del Collegio. È prevista una tavola rotonda del tema «I giovani talenti, esigenza decisiva per il Sistema della Ricerca nel Friuli Venezia Giulia», alla quale saranno presenti svariati direttori di centri di ricerca cittadini.
 

 

Via di Cavana, parte la pedonalizzazione In piazza Hortis un sagrato più grande  - NEL TRATTO TRA LA PIAZZA E IL PALAZZO DELLA CURIA

 

Appaltata l’opera, previsto anche un nuovo impianto di illuminazione
Bandelli: almeno un tratto della strada sarà pronto per la Barcolana, se avremo fortuna con il meteo

Cambierà volto entro autunno il tratto di via Cavana che va dalla piazza che porta lo stesso nome al palazzo della Curia. Il cuore storico della città vecchia sarà interamente ripavimentato e riservato ai pedoni; in questa maniera si completerà l’anello mancante della lunga passeggiata che va dal Borgo Teresiano a quello Giuseppino, attraversando il centro di Trieste. Ieri sono state aperte le buste per la gara indetta dal Comune per l’assegnazione dei lavori.
«L’offerta migliore – ha annunciato l’assessore comunale per i Lavori pubblici, Franco Bandelli – è quella presentata dall’impresa De Candido, già nota a Trieste per aver effettuato lavori in largo Barriera”. Il costo dell’opera è di 350mila euro, mentre sono 150 i giorni lavorativi indicati per il suo completamento. «Se avremo fortuna con le condizioni atmosferiche – ha aggiunto Bandelli – potremo riconsegnare alla città almeno un pezzo della nuova via Cavana in tempo per la Barcolana». Nel dettaglio, sarò portato allo stesso livello il manto stradale che va dall’incrocio di via Cavana con la via Madonna del Mare fino a piazzetta Santa Lucia. Quest’ultima sarà interessata da un intervento accessorio importante: verrà allargato il sagrato della chiesa di piazza Hortis dedicata alla Beata Vergine del Soccorso, ma nota anche col nome di Sant’Antonio vecchio. «In questa maniera – ha precisato l’assessore – si restringerà la parte di strada riservata alla circolazione lungo la via Santi Martiri nel tratto di confluenza in piazzetta Santa Lucia, impedendo la sosta selvaggia».
La parte di via Cavana da pedonalizzare sarà delimitata agli estremi da colonnine rientranti nell’asfalto, per garantire l’accesso ai mezzi di soccorso e di emergenza e alle vetture della Curia vescovile. I negozi che insistono su quel tratto di via Cavana avranno a disposizione, per le operazioni di carico e scarico delle merci, il lato destro in discesa della via dell’Annunziata. Dall’altro lato, in prossimità di piazza Cavana, il marciapiede dell’area pedonale sarà definito con una linea rotonda, che farà da invito ai mezzi che da via Felice Venezian vorranno salire lungo la via Madonna del Mare.
«Sarà rinnovata anche l’illuminazione della zona – ha proseguito Bandelli – mentre per l’arredo urbano aspetteremo qualche tempo, per verificare le eventuali richieste dei pubblici esercizi che si affacciano sulla strada per ottenere spazi in regime di occupazione di suolo pubblico».
Non appena sarà completato questo intervento, si procederà al prossimo importante lavoro in centro, cioè la sistemazione di piazza della Borsa. «Dove sarà collocata la fontana del Nettuno – ha concluso l’assessore – e dove sarà rifatta la pavimentazione, come il sindaco Dipiazza e io siamo intenzionati a fare».
Ugo Salvini
 

Nasce «No smog» contro la Ferriera - NUOVO COMITATO

A Servola è nato un nuovo comitato che vuole occuparsi del problema dell’inquinamento provocato dalla Ferriera. Si chiama «Nosmog – Comitato cittadini esposti alla Ferriera di Servola». «Vogliamo lavorare in modo finalmente serie e concrete – spiega la presidente, Alda Sancin - abbandonando i facili proclami e le manifestazioni a effetto che lasciano il tempo che trovano».
Evidente il riferimento al circolo Miani: «Per un certo periodo abbiamo camminato paralleli – continua la Sancin – ma alcuni atteggiamenti erano finalizzati a ottenere visibilità più che risultati pratici. Agiremo da soli basandoci sulla verifica dell’applicazione della legge, sul controllo dei provvedimenti, sul rispetto delle regole da parte dei pubblici amministratori e di quanti hanno competenze istituzionali sulla Ferriera».
Scopo di «Nosmog» è di giungere alla chiusura o alla riconversione della Ferriera, salvaguardando i posti di lavoro. «L’azione del Comitato – riprende la Sancin - consisterà nel sensibilizzare tutte le forze politiche e l’opinione pubblica su un problema che coinvolge la salute e la qualità di vita di migliaia di cittadini, e soprattutto di verificare e monitorare puntualmente che gli organismi preposti eseguano rigorosamente, e nei precisi termini previsti, i controlli sugli adempimenti imposti dalla Autorizzazione integrata ambientale e dalle leggi vigenti in materia ambientale alla Ferriera».
Nel comunicato iniziale si legge che «l’adesione al Comitato, apolitico e apartitico, è aperta a tutti coloro si riconoscano in tale iniziativa e siano disposti a collaborare, fermo restando che l’adesione non impedisce la partecipazione di ognuno ad altre forme di azione che altri comitati o associazioni intendessero promuovere e organizzare». Il Comitato può contare oggi su una trentina di aderenti, ma conta di crescere rapidamente. Accanto alla Sancin, nominati il portavoce Roberto Banelli e il coordinatore tecnico Adriano Tasso. «A Servola si sta sempre peggio – riprende la Sancin – e siccome da alcune fonti istituzionali si continua a dire che la situazione sta migliorando, vogliamo verificare la correttezza nella trasmissione dei dati e la regolarità della catena di controllo».
Adriano Tasso evidenzia che «con il Comitato intendiamo fare sul serio e da soli, evitando inutili personalismi che finora si sono dimostrati del tutto inutili e gratuiti». Il sito Internet www.nosmog.wordpress.com, l’email è nosmog@foxmail.it.
Ugo Salvini


PIAZZA LIBERTÀ  - La strage di alberi (1)

Ci spiace leggere su Il Piccolo del 24 maggio, che il Sindaco giudichi le osservazioni degli ambientalisti come solite lagnanze, ed un suo Assessore rincari giudicandoci addirittura integralisti, noi crediamo invece che le nostre denunce, ed il nostro esempio, servano per migliorare la vita nelle città, nel rispetto dei nostri simili e della natura.
Le associazioni di volontariato, con il loro lavoro (non retribuito) suppliscono molto spesso alle carenze degli enti, con l'assistenza, il controllo e la sensibilizzazione, cercando di salvaguardare il bene più prezioso, la vita. Spesso dopo questa mole di lavoro il grazie giuntoci dai politici è quello di insultarci e deriderci.
Gli alberi sono un bene di tutti e vanno salvaguardati e non abbattuti: in città dovrebbero aumentare le aree verdi per migliorare la vita e la salute delle persone. Gli alberi di piazza Libertà instaurano nell’area circostante un microclima che abbassa le temperature nelle calde giornate estive. Inoltre la loro chioma ospita innumerevoli uccelli che compiono migrazioni incredibili per venire a riprodursi nei nostri territori.
Su quegli alberi per nostra fortuna riesce a nidificare un assiolo, cosa non molto comune in città, e mentre il nostro Sindaco in alcune zone fa sistemare dei nidi artificiali per la riproduzione di passeriformi, in altri siti abbatte la sua mannaia. Ci riferiamo agli alberi dell’ex parco dell’ex ospedale della Maddalena, ora solamente un ex, ricordando che in questo caso c’è stata sicuramente una violazione al regolamento del verde pubblico e al regolamento per la tutela e il benessere degli animali. I responsabili dovrebbero essere puniti con una sanzione come previsto dagli stessi regolamenti.
Infine, signor sindaco, non parli solamente della Ferriera come responsabile delle malattie delle persone. Ogni albero abbattuto, non facendo più la funzione di filtro, fa aumentare la quantità di pm 10 influendo sulla salute dei cittadini, e negli anni progetti sconsiderati ne hanno tolti parecchi, piazza Vittorio Veneto, piazzale Monte Re, e piazza Perugino vada a vedere come vivono bene le piante.
Per i parcheggi in via Cologna è stato sacrificato un bagolaro di cent'anni, bastava rinunciare a due o tre parcheggi e le persone e gli animali potevano godere ancora dei suoi benefici. Anche sulle splendide rive gli alberi, produttori di ossigeno e ghiotti di anidride carbonica, non è che vivano bene.
Quindi prima di lamentarsi il sindaco faccia un esame di coscienza e non ci accusi di osteggiare il progresso e l’evoluzione della città, poiché forse noi più di lui teniamo alla vita di tutti gli esseri viventi e alla salvaguardia della nostra bella città.
Associazione orticola del Fvg Trafioriepiante - Lav (Lega Anti Vivisezione) sede di Trieste - Wwf sede di Trieste


PIAZZA LIBERTÀ  - La strage di alberi (2)

Ora basta. Quando è troppo, è troppo! Non voglio morire soffocata da tonnellate di cemento! Chi ammazza gli alberi è un assassino! Uccidere alberi è un crimine contro l’umanità!
Claudia Ullmann


PIAZZA LIBERTÀ  - Tutela del patrimonio

Egregio Signor Sindaco, nel corso di una trasmissione in diretta, il 23 maggio lei, interpellato in merito ai lavori di piazza Venezia e piazza Libertà, sarebbe sbottato in un... «per colpa di due cretini...», riferendosi ai comitati che seguono progetti e lavori e che, evidentemente, non la lascerebbero lavorare. Per quanto ci riguarda, poi, nel Piccolo del giorno dopo aggiunge: «Rimetto la statua di Massimiliano, riporto in superficie i masegni e rompono addirittura per questo». Penso, egregio signor sindaco, che qui si stia sbagliando e che le distanze tra di noi siano minori di quanto creda: noi siamo felicissimi, ripeto felicissimi, che Massimiliano torni al suo posto e, anzi, il recupero dei masegni corona il nostro impegno di nove anni di battaglie epistolari; immodestamente osiamo credere che questa virata rispetto al passato, quando i lastroni venivano divelti per finire chissà dove, sia anche dovuta al nostro lavoro. Certo, il recupero ci sarebbe piaciuto di più se fosse stato attuato sulla piazza intera ma sappiamo delle lamentele per le fermate degli autobus e concordiamo che amministrare non sia facile. Non comprendiamo, però, perché si continui a non voler capire che ogni singolo pezzo va gelosamente salvaguardato, in quanto unico ed irreversibile; l’aver «segato» il perimetro della piazza con una fresa anziché sollevare i masegni e riposizionarli senza danno, è indice di un lavoro fatto male da parte della ditta (ironia: il responsabile si chiama... Tagliapietra), che così fa prima ma distrugge il patrimonio storico dei triestini. Comunque, rispetto alle «riqualificazioni» precedenti (piazza V. Veneto, Goldoni, piazza Unità), che hanno cancellato la connotazione storico-artistica della città, facendole perdere quell’atmosfera di stampo imperiale che la rendeva unica e relegandola verso anonime cittadine di provincia senza alcun passato, siamo finalmente a un’inversione di tendenza. Vigileremo, per quel che possiamo, affinché anche i recuperi delle piazze Ponterosso, della Borsa, della Libertà, Tommaseo e quant’altre vengano effettuati con gli stessi criteri di piazza Venezia esclusa, si intende, la distruzione insensata (e questa sì cretina) del bene pubblico. A questo proposito abbiamo ricevuto dalla Soprintendenza di Venezia il «Protocollo di Intesa» col Comune di quella città sul trattamento dei masegni: l’abbiamo presentato nella conferenza stampa dell’8 maggio ed inviata sia a lei sia all’ass. Bandelli: sarebbe molto positivo se anche il nostro Comune lo adottasse. È voluto essere questo, da parte nostra, un contributo di idee all’attività del Comune di Trieste come, del pari, abbiamo commissionato a nostre spese ad uno studio di architetti il «Progetto pedonale MaSegno», realizzato dall’arch. Johanna Riva, che si snoda per itinerario interno rispetto alle Rive da Piazza. Libertà fino a Piazza Venezia, riportando in superficie il lastricato originario (senza grossa spesa).
L’idea del ponte sul canale, che integrerebbe il percorso del progetto, non ci vede del tutto contrari: speriamo, peraltro, che la Soprintendenza bocci l’idea in «acciaio, vetro e legno» (e chissà cos’altro): c’è da rispettare l’omogeneità del contesto, lasciamo Las Vegas in America! Sarebbe anche ora, a nostro parere, che i vari comitati non venissero visti dalla controparte come fanatici avversari da combattere ma come delle risorse da cui si può ricavare qualcosa di utile, sia in osservazioni sia in idee: se Italia Nostra, per fare un esempio, non si fosse mossa per il palazzo R.A.S. di piazza Oberdan, oggi avremmo una deturpazione in più ed un’immagine storica in meno su cui recriminare.
Riteniamo ancora, egregio signor Sindaco, che sarebbe cosa illuminata avere un incontro con tutti in sua presenza; per quanto ci riguarda, per i danni fatti in passato, può documentarsi sul nostro sito www.sostrieste.it e sono certo che comprenderà i motivi delle nostre passate iniziative.
Bruno Cavicchioli - presidente del Comitato per la salvaguardia del patrimonio urbano di Trieste
 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 4 giugno 2008 

 

 

Ferriera e rigassificatori un corteo di protesta  - Le associazioni di Servola scendono in piazza con i Verdi, i Grillo Boys e Italia dei valori  - VENERDÌ LA MANIFESTAZIONE

«Trieste si fermi ora per ribadire un secco no alla Ferriera, ma anche ai rigassificatori, al taglio degli alberi di piazza Libertà e a tutte quelle scelte politiche in materia ambientale prese senza il consenso dei cittadini». È l'appello lanciato a tutti i triestini dal Circolo Miani, che assieme ai comitati di quartiere, Servola respira, la tua Muggia e gli Amici di Beppe Grillo organizzerà una manifestazione venerdì alle 18.
Un corteo che ha già incontrato le adesioni trasversali di alcuni partiti tra cui i Verdi - guidati da Alessandro Metz e Alfredo Racovelli - Italia dei Valori e la commissione sanità della Lega Nord e che vedrà sfilare anche il sindaco di centrodestra di Villa Vicentina noto per la sua mobilitazione anti-Tav.
«La manifestazione è sorta in modo spontaneo – ha spiegato Metz – e da subito abbiamo voluto allargarla all'intera città. Crediamo sia importante che Trieste si fermi adesso e non nel 2015, perché è ora di dire basta a tutte quelle politiche di abuso dei territorio calate dall'alto senza alcuna partecipazione democratica. La situazione va affrontata ora, perché decidere sulla Ferriera significa affrontare il tema del progetto futuro che si vuole dare alla città e che non può prescindere dalla volontà dei cittadini».
Il corteo partirà da piazza dell'Unità alle 18 e toccherà piazza della Borsa, corso Italia, piazza Goldoni, via Carducci per poi fare una tappa in piazza Oberdan, sede del consiglio regionale, e un'altra in piazza Libertà, dove i residenti protestano contro il progetto di riqualificazione che prevede l'abbattimento di cinque alberi secolari. La mobilitazione continuerà lungo le Rive per poi tornare in piazza Unità, sede del consiglio comunale e della giunta regionale, entrambi enti fortemente contestati dai comitati servolani.

(e.l.)


Ambiente, piano italo-sloveno - ALLA «CODERMATZ»

SAN GIACOMO
Educare i giovani al rispetto per l'ambiente, per far sì che un giorno diventino cittadini maturi e consapevoli. E' l'idea che sta alla base di «Agorà», progetto transfrontaliero nato nel 2006 dal gemellaggio tra la scuola media «Codermatz» di San Giovanni e la «Vergerio» di Capodistria. Quest'anno i ragazzi coinvolti nell'iniziativa sono stati oltre sessanta, appartenenti a quattro classi italiane e slovene coadiuvate dalle professoresse Bortolot e Favale. Se il 2006-2007 ha visto l'educazione civica e «i diritti e i doveri» in particolare al centro del lavoro congiunto italo-sloveno, quest'anno il tema prescelto per responsabilizzare i più giovani è stato quello dell'ambiente: inquinamento, elettromagnetismo, elettrosmog, ma soprattutto smaltimento e riciclo dei rifiuti. Tutti argomenti che i ragazzi hanno affrontato toccando con mano la realtà triestina e quella slovena attraverso lezioni, incontri e visite didattiche a Capodistria, Pirano e Trieste.
Tra le tante esperienze maturate in questi mesi, a colpire maggiormente gli studenti è stata una lezione sullo smaltimento dei medicinali negli ospedali, ma anche una visita effettuata in un supermercato per capire che fine fa la merce invenduta: carni, scatoloni e confezioni di plastica. «Il progetto – conferma la direttrice scolastica della Codermatz Paola Sigmund – ha regalato un'occasione importante per confrontarsi con un sistema diverso da quello italiano e capire così quali sono le leggi e le pratiche della Slovenia nel campo ambientale e dei rifiuti. Il nostro obiettivo era proprio quello di individuare modelli comuni di sviluppo eco-sostenibile, ma anche stimolare i ragazzi al dialogo e alla convivenza civile». Dopo la visita a Capodistria e Pirano, avvenute lo scorso aprile, giovedì sono stati i ragazzi sloveni ad approdare a Trieste per la giornata conclusiva del progetto: dopo una gita assieme sul Delfino Verde, in direzione Muggia, le classi partecipanti hanno presentato un video, frutto delle tante uscite didattiche di questi mesi e dedicato proprio all'ambiente nella nostra città: uno spaccato del degrado di alcune zone di Trieste, ma anche un assaggio di ambienti puliti, così come dovrebbero essere dappertutto.
Nel corso della giornata, i ragazzi della Codermatz si sono esibiti anche in un balletto, studiato per l'occasione, e in una performance musicale realizzata con strumenti riciclati. La collaborazione con la scuola di Capodistria proseguirà anche il prossimo anno. Il tema, stavolta, sarà quello dell'affettività.
Elisa Lenarduzzi


Rifiuti a Muggia, «isole» per chi non ha spazio per i contenitori  - «Contiamo d’alzare la percentuale della differenziata dal 19,5 al 41% entro dicembre

Severi controlli anti-vandali. Dal 9 distribuzione dei materiali
MUGGIA Clima disteso, all’insegna del dialogo e della massima collaborazione tra Comune di Muggia e cittadinanza ma anche la segnalazione, da parte degli esercenti interessati, di problemi pratici legati all’ormai imminente avvio della fase sperimentale del progetto per la raccolta differenziata dei rifiuti nell’ambito comunale che coinvolgerà un’ottantina di attività: 14 esercizi commerciali, 30 pubblici esercizi del centro storico e 36 esterni a tale area.
È quanto emerso ieri alla Sala Millo all’assemblea pubblica nel corso della quale l’assessore allo Sviluppo economico Edmondo Bussani ha illustrato obiettivi e modalità del piano che si prefigge d’innalzare dall’attuale 19,59 al 41% la percentuale di raccolta differenziata di rifiuti entro dicembre. Assemblea che ha fatto registrare una maggiore affluenza rispetto ai precedenti incontri, un po’ a sorpresa disertati dai titolari d’attività commerciali che pure, dal 16 giugno – anche se con gradualità, come ha assicurato Bussani – saranno coinvolti direttamente nella fase sperimentale del piano e che forse avevano in qualche modo sottovalutato le inevitabili ripercussioni, se non altro nelle abitudini quotidiane, derivanti dall’attuazione della raccolta porta a porta che rappresenterà comunque una piccola rivoluzione per i muggesani.
Il progetto prevede che dal 9 giugno vengano forniti alle 113 attività coinvolte nella fase sperimentale i contenitori e il 16 del mese scatti la raccolta porta a porta, che vede l’ampliamento anche alla frazione organica umida oltre a plastica, vetro e carta (già oggetto di differenziata). Ogni esercizio sarà dotato di un numero di contenitori di vario colore – a seconda della tipologia dei rifiuti – e dimensione correlato alla quantità e qualità di rifiuti prodotti. Dati desunti dall’indagine conoscitiva – essenziale per la determinazione del fabbisogno di contenitori - avviata a marzo tra tutte le 380 attività commerciali di Muggia. Metà di queste ha già risposto, le altre verranno visitate in questi giorni da personale incaricato. L’ordinanza, che sarà accompagnata da istruzioni dettagliate per i soggetti coinvolti nella fase pilota, è in fase di predisposizione. Varie, come detto, le problematiche emerse, alle quali è stata già fornita una risposta o la cui soluzione è al vaglio dell’amministrazione. Una di queste riguarda la mancanza di spazi interni in cui conservare i contenitori da parte degli esercizi del centro storico. La soluzione prospettata è d’istituire alcune «isole» comuni dove ogni esercizio avrà un proprio contenitore dotato di chiave dove conferire i rifiuti. Si tratterà però di eccezioni che dovranno essere giustificate da reali esigenze e regolate da autorizzazioni specifiche. Quanto all’eventualità che i contenitori posti all’esterno dei locali possano essere oggetto di atti vandalici notturni, Bussani ha prospettato che in questa prima fase siano previsti severi controlli. «È chiaro – ha osservato - che ci sarà bisogno della collaborazione di tutti per raggiungere un obiettivo che porterà benefici all’intera cittadinanza». Anche la scelta dell’orario di raccolta (tra le 5.30 e le 8) è stata dettata dalla volontà di non intralciare le attività e la vita cittadina durante il giorno. Problema su cui è stata assicurata particolare attenzione infine è quello delle disposizioni igienico-sanitarie che impongono a determinate categorie l’utilizzo di contenitori portarifiuti a pedale, inizialmente non previsti tra quelli in distribuzione.
Gianfranco Terzoli


AMBIENTE  - Medolino: Jakovcic dà l’ok al referendum sulla megadiscarica

PISINO Sotto la spinta dell'opposizione politica, degli ambientalisti e anche dell'opinione pubblica, il presidente della Regione istriana Ivan Nino Jakovcic si è detto favorevole al referendum sul contestato progetto del centro regionale per lo smaltimento rifiuti a Castion, vicino a Medolino.
Jakovcic ha fatto l'annuncio alla riunione dell'Assemblea regionale a Pisino, dopo l' ennesimo dibattito sullo scottante tema. «Finalmente la verità verrà a galla», ha dichiarato dicendosi fiducioso sull'esito della consultazione. A proposito dei costi del referendum, ha precisato che si attingerà dal bilancio regionale e da quello dello stato. Non si è pronunciato invece sulla possibile data, come nemmeno sul tipo di domanda che verrà posta agli elettori.
Jakovcic ha comunque voluto ricordare che l'ubicazione della discarica a Castion, prevista dal Piano di sviluppo urbanistico territoriale, era stata approvata da tutti compresa Medolino, nel 2002. I consiglieri regionali dell’opposizione hanno ribadito il loro «no» al progetto, giudicato devastante per l'impatto ambientale vista l'immediata vicinanza dei siti turistici.

(p.r.)


Gli alberi distrutti - EX MADDALENA

Potrebbe essere il titolo di un racconto di avventure per ragazzi, ma così non è purtroppo.
Si tratta invece di una di quelle realtà, del genere che riescono a mandarti in depressione con un solo colpo d’occhio.
Questo mi è capitato l'altro giorno transitando sulla via dell'Istria, poco dopo la chiesa dei Salesiani, al momento non capivo cosa fosse successo, avevo la sensazione di trovarmi nel luogo dove poco tempo prima era passato un tornado, ho alzato gli occhi verso il vecchio muro dell'ospedale della «Maddalena» ed ho capito tutto.
Non era passato un ciclone tropicale o un tornado, era passata la stupidità umana, la scelleratezza, la mancanza di rispetto per il Creato e per il suo Creatore, la mancanza di rispetto per i cittadini e per la loro salute, l'ignoranza per le più fondamentali regole che dovrebbero governare una comunità che già paga un pesante tributo per sopravvivere dentro a un sistema che impedisce lo sviluppo culturale e sociale annegandolo in un mare di programmi televisivi che tendono a trasformare ogni cittadino in una pecora da tosare a beneficio di pochi «eletti», anzi di autoeletti.
Tutto questo avviene in un Paese che si definisce civile, cattolico, cristiano, anche se francamente con tutti i sedicenti «cristiani» con cui mi capita di confrontarmi, noto che non si sono mai letti i Vangeli o la Bibbia e farebbero bene ad incominciare subito, da oggi, chissà che le cose non cambino, sempre se avranno il coraggio poi di chiedere scusa per i danni commessi nei nostri confronti.
Dovremmo sapere tutti dell'enorme importanza che riveste il sistema arboricolo, dentro una città inquinata quale la nostra.
Il fogliame, nella sua funzione clorofilliana svolge un'azione purificatrice immensa, assorbendo anidride carbonica e restituendo all'ambiente una quasi altrettanto elevata quantità di ossigeno che presiede poi alle nostre primarie funzioni vitali.
Qualche tempo fa, il prof. Tomatis, in una sua conferenza sul tema dell'inquinamento, aveva molto ben esposto il suo pensiero riguardo all'aumento delle malattie tumorali, polmonari e delle vie respiratorie in genere, conseguenza accertata scientificamente dell'inquinamento atmosferico.
Parimenti, un’accurata indagine da parte dell'Arpa e dell' Asl avevano ben descritto i danni provocati da tali situazione nella nostra zona, anche se poi, tutto finisce sotto il tappeto delle connivenze per portare nutrimento al famoso «vitello d'oro».
Stiamo arrovellandoci per il problema dell'energia e contemporaneamente proponiamo sul mercato autovetture con tremila centimetri cubi di cilindrata, «perché così mi sento più sicuro», ma smettetela di prenderci in giro per favore.
Sappiamo tutti quanto incide l'ambiente nella formazione di un individuo, e distruggiamo giardini per fare posto a casermoni-formicaio dove viene poi allevata una società senza valori se non quelli del consumismo che poi deborda in sporcizia, degrado ed infine violenza, che naturalmente saremo pronti a trasferire sugli «altri» colpevolizzando il Diavolo di turno, ma la spesa finale, il conto da pagare insomma, sarà sempre presentato a noi cittadini.
Sarebbe oltremodo gradito conoscere di persona questi meravigliosi e privilegiati esseri che con un cenno della mano sanno far cadere anche quelle poche ombre di Civiltà che ci rimangono, gli Alberi.
Stelio Cerneca
 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 3 giugno 2008 

 

 

RIGASSIFICATORE, NODI IRRISOLTI

Rigassificatori a Trieste. Se ne ricomincia a parlar bene, soprattutto da parte di Alleanza Nazionale e della componente ex-Ds del Partito democratico. Importanti e stimati esponenti di quest'ultima (Zvech e Visentini) si dicono ad esempio convinti che l'impianto di Zaule sia un'occasione imperdibile per la città. Il 18 maggio su questo giornale Luca Visentini e la Uil si sono detti addirittura "felici" per la sua realizzazione.
Quindi, chi come me sarebbe tendenzialmente favorevole a qualche impianto di rigassificazione e nucleare in Italia (costruiti come Dio comanda, meglio precisarlo) dovrebbe rallegrarsene. Ma possiamo stare davvero tranquilli? Circa un anno fa, sulle pagine del periodico della Curia e del Piccolo, specialisti della locale università e di un'istituzione scientifica nazionale avevano esposto riserve tecniche non da poco (recentemente ricordate dal lettore Baldassi nelle Segnalazioni del 26 maggio). Sono state superate?
Era a esempio emerso che il progetto di Zaule prevede due depositi fuori terra e il riscaldamento del gas usando acqua di mare; soluzioni le più economiche possibili, che però rendono l'impianto più vulnerabile ai terremoti e agli attacchi terroristici, e che causano l'immissione in mare di acque fredde e clorate. Detto per inciso, nel mondo cresce invece il numero dei depositi interrati, perché sono più rispettosi dell'ambiente e soprattutto molto più sicuri. In Giappone, ne hanno 76 (per 6,3 milioni di metri cubi). Sono più sicuri perché, in caso di cedimento strutturale, il gas liquido non fuoriesce (se il versamento avviene in mare, si genera una nube particolarmente pericolosa). L'elaborato forse più importante fra le integrazioni del dicembre 2006 riguardava la diffusione delle acque fredde nella baia di Zaule (autore: la rinomata società DHI); esso era però accompagnato da una traduzione anonima e priva di qualsiasi elemento identificativo, che ne modificava radicalmente il contenuto e addirittura le conclusioni, rendendole molto più ottimistiche che nell'originale. E comunque, per i calcoli di diffusione in condizioni invernali (le più critiche), avevano usato un profilo di temperatura favorevole, ma non misurato nella baia, bensì copiato dal sito dell'Ogs e puramente rappresentativo di condizioni invernali medie in Adriatico da Ancona in sù.
Ancora fra le perizie del dicembre 2006, c'era uno stranissimo rapporto che, dopo aver parlato di un (in realtà, inesistente) terremoto nel 1964 nel Carso, più forte di quello del 1976 in Friuli, calcolava alcune conseguenze su Muggia di un eventuale attentato terroristico "di dimensioni limitate". E scriveva che sulla riva di Muggia si riporterebbero serie ustioni sulla pelle solo per esposizioni all'irraggiamento superiori a 40 secondi.
Per finire, tutta la documentazione presentata per Zaule risultava predisposta da una società anonima di diritto lussemburghese con sede in una casetta vicino a Lugano e recava in copertina semplici cognomi privi di nome e di qualifica professionale.
A questo punto, mi sembra evidente che la fiducia dei nostri politici citati debba fondarsi su nuove basi solide; anche in considerazione della seguente circostanza "ambientale". Dall'epoca del cosiddetto "scandalo petroli" di oltre 20 anni fa (quando venne provato che i cosiddetti petrolieri erano riusciti a "lavorarsi" una buona fetta di esponenti politici italiani), generalmente i nostri rappresentanti più avveduti usano una certa prudenza prima di manifestare il proprio entusiasmo a proposito di progetti o specifiche iniziative energetiche in quel settore.
Sono quindi in grado questi nostri politici di tranquillizzare l'opinione pubblica? Possono renderci partecipi dei dati e delle considerazioni che ai loro occhi hanno chiarito i punti oscuri? Sanno quali nuove istituzioni tecnico-scientifiche abbiano garantito la bontà delle nuove valutazioni? A proposito: si è capito perché la Regione avesse escluso gli istituti scientifici pubblici triestini dall'esame della documentazione?, nonostante il loro coinvolgimento fosse auspicato dagli stessi funzionari tecnici regionali? (investiti della responsabilità di analizzare elaborati super-specialistici).
Pare che alcuni politici locali siano stati rassicurati dall'ex assessore Sonego sulla base di altra documentazione integrativa, successiva al dicembre 2006, e rimasta "riservata". Chi oggi si manifesta così fiducioso nella bontà del progetto Zaule l'ha mai potuto vedere nella sua versione più recente? Può almeno garantire che sia stato vagliato da qualcuno di cui ci si può fidare? Da chi, per favore? E dov'è consultabile il referto?
Livio Sirovich


CAMMINATRIESTE  - «Traffico in aumento e sempre più veloce»

Il flusso del traffico in entrata in città da qualunque parte e in ogni via è in continuo aumento. La denuncia arriva dall’associazione Coped CamminaTrieste, membro della Federazione italiana per i diritti del pedone e per la salvaguardia dell’ambiente. «Non è vero che il traffico è diminuito. Anzi secondo noi è aumentato di intensità e di velocità dal centro alla periferia» si legge in una nota della Federazione, che denuncia inoltre «la totale occupazione delle fermate bus» da parte di altri autoveicoli, «per non parlare dell’occupazione abusiva di oltre 70 km di marciapiedi». «Rileviamo anche la situazione della Trieste Trasporti che da sempre non riesce ad esercitare il suo servizio con regolarità» conclude la nota del Coped.


Il comitato: sì all’ordinanza anti-rumore - Chiusura anticipata dei locali, «Diritto al riposo» a fianco di Dipiazza


Trieste Vivibile: «Il problema esplode all’esterno degli esercizi»
Hanno raccolto più di 500 firme per chiedere a Comune e forze dell’ordine di mettere un freno agli schiamazzi e ai disordini provocati dai clienti del locale sotto casa. E ora che finalmente un risultato l’hanno ottenuto, la chiusura anticipata alle 23 del ristobar in questione, i residenti di via Settefontane e via Mantegna riuniti nel comitato «Diritto al riposo» tornano a far sentire la loro voce. Lo fanno, questa volta, per esprimere apprezzamento nei confronti dell’ordinanza emessa dal sindaco e replicare alle critiche di chi «si schiera dalla parte dei pubblici esercizi».
«Vorrei vedere cosa succederebbe se locali rumorosi come quello di via Settefontane aprissero nei paraggi delle abitazioni del presidente della Camera di commercio e dell’Acepe o delle altre cariche istituzionali che difendono gli affari degli esercenti - scrive Daniele Prelaz in una lettera inviata al Piccolo e firmata da altri trenta residenti -. Probabilmente quei locali non arriverebbero nemmeno all’inaugurazione. Ma se invece le attività chiassose sono sotto le case di cittadini normali allora, dicono loro, bisogna essere tolleranti. Non dimentichiamoci però che la troppa tolleranza in tutti i settori negli ultimi anni ha prodotto una società dell’impunità, in cui ci si preoccupa di chi delinque e non di chi subisce l’abuso. Piena solidarietà quindi al sindaco che ha avuto il coraggio di affrontare il problema».
«In democrazia ognuno deve potere esprimere la propria opinione - osserva Stefano Cipriano, interprete del pensiero di altri dieci residenti -. Come i presidenti di Camera di commercio e Acepe hanno il diritto di scendere in campo a sostegno dei propri iscritti, così anche il Comune deve potersi attivare a difesa di tutta la cittadinanza che, di certo, non merita di essere bistrattata. Perché quindi il sindaco viene contestato se emette un’ordinanza che avrà ripercussioni solo sui locali meno virtuosi i cui titolari non rispettano le regole? Ricordiamoci tra l’altro che la presenza di bar e pub rumorosi produce anche la svalutazione degli immobili vicini. E a chi dovrebbero rivolgersi i cittadini che, esasperati dagli schiamazzi, tentassero invano di vendere il loro appartamento. Forse ai rappresentanti di Camera di commercio e Acepe?».
Tra i sottoscrittori dell’appello lanciato dal comitato «Diritto al riposo» c’è anche chi solleva il caso di altre zone della città alle prese con pubblici esercizi irregolari e clienti incivili. «Un tempo lavoravo in una residenza sanitaria assistenziale in via Madonna del Mare - racconta Auristela Acuna in un’altra lettera inviata al Piccolo-. E ogni volta che facevo il turno pomeridiano o notturno, avevo sempre il terrore a transitare per quella strada a causa della presenza di un locale. Mi trovavo sempre davanti clienti ubriachi che mi molestavano verbalmente e altri che dormivano sul marciapiedi, spesso dopo aver vomitato. Per non parlare poi dei bicchieri e delle bottiglie rotte sull’asfalto e del forte odore di urina. Avevo segnalato il problema già un anno fa e ora apprendo con soddisfazione che il Comune ha deciso di muoversi per aumentare la sicurezza e la tranquillità dei cittadini. Una scelta che ha tutto il mio sostegno e quello delle altre colleghe della Rsa di via Madonna del Mare».
Al coro dei residenti di via Mantegna si unisce anche la presidente del comitato «Trieste vivibile». «L’ordinanza del Comune prevede sanzioni solo nei confronti di locali segnalati da tempo come produttori di esasperato disagio per i residenti - commenta Marina Della Torre -. Perché quindi agitarsi se non si infrangono le regole? Il nostro comitato peraltro ha sempre sostenuto il diritto dei pubblici esercizi a lavorare, purché nel rispetto dei regolamenti vigenti. Non è la loro attività ad essere in discussione - conclude -, ma l’occupazione del suolo pubblico che, in quanto pubblico, non può essere a uso e beneficio solo di alcune categorie di cittadini».

(m.r.)


Rifiuti a Muggia, incontro sul porta a porta  - COINVOLTI NELLA PRIMA FASE 113 UTENTI

Oggi alla Sala Millo si discuterà sulla differenziata: la raccolta inizierà il 16 giugno
MUGGIA Quello della raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, lo dimostrano i drammatici fatti di cronaca campani, è un problema di grande attualità ed estrema complessità, con gravi ripercussioni future se non verrà affrontato adeguatamente. E il Comune di Muggia ha deciso di affrontarlo intraprendendo la strada della raccolta differenziata, attuando già dal 16 giugno la fase sperimentale del nuovo progetto che coinvolgerà 113 utenti: 25 tra caserme, scuole, campeggi e stabilimenti balneari, 9 alberghi, 14 esercizi commerciali, 30 pubblici esercizi del centro storico e 36 pubblici esercizi fuori dal centro oltre agli edifici comunali, la cucina comunale e la Casa di riposo.
Per tutti gli altri utenti verrà mantenuto per ora il conferimento ai cassonetti stradali, anche se il nuovo metodo di raccolta sarà gradualmente esteso a tutta la cittadinanza, mettendo a frutto l’esperienza acquisita. Le modalità operative saranno presentate questo pomeriggio alle 15 in Sala Millo nella seconda assemblea pubblica rivolta a tutti i soggetti interessati, ai quali il Comune rinnova l’invito a una massiccia partecipazione, purtroppo non registrata nel precedente incontro. «Le discariche – spiega l’assessore allo Sviluppo economico Edmondo Bussani - non possono più essere l'unica destinazione finale dei rifiuti. La soluzione dev’essere basata su un ciclo virtuale basato sulla raccolta differenziata e i sistemi di recupero, valorizzazione e sfruttamento dei rifiuti differenziati. Oltre ai vantaggi ambientali, il ciclo comporterà pure benefici economici: la diminuzione del costo d’incenerimento attraverso la riduzione della quantità dei rifiuti conferiti; la relativa produzione di energia; i ricavi derivanti dal riutilizzo di rifiuti riciclabili; la possibilità di trasformare, nel medio periodo, la tassa dei rifiuti in tariffa proporzionale alla quantità di rifiuti smaltiti. D’altronde le normative impongono precisi obiettivi da raggiungere sulla raccolta differenziata (il 45% del totale entro dicembre)».
E così il Comune ha deciso di implementare l'attuale raccolta differenziata con la raccolta della frazione organica umida. «Siamo convinti - continua l’assessore - che un progetto così complesso, che comporta cambiamenti d’abitudini radicali, si gioca in gran parte sul senso civico dei cittadini e che perciò non può essere solo imposto d’autorità ma dev’essere condiviso con tutti i soggetti». Da qui, la necessità di un incontro pubblico per esaminare le problematiche di carattere pratico connesse alla sperimentazione e trovare le soluzioni più adeguate. «Comprendiamo che l’attuazione del progetto porterà alcuni inevitabili disagi che cercheremo di risolvere gradualmente - conclude Bussani - ma siamo certi che i vantaggi saranno tangibili, specie per l’immagine della città nell’imminente stagione turistica, anche con il servizio aggiuntivo del porta-a-porta: comporterà benefici pure per le attività commerciali».
Gianfranco Terzoli


Moria di api, progetto per la tutela  - GLI INSETTI SONO SENTINELLE BIOLOGICHE DELL’AMBIENTE

 

Inquinamento e acari: in provincia il Consorzio ha perso 500 «famiglie»
MUGGIA Anche alle recenti Giornate dell'agricoltura, pesca e forestazione di Muggia è stato lanciato l’allarme-api, insetti che per le loro caratteristiche costituiscono delle autentiche «sentille» dello stato di salute del territorio. Il Consorzio apicoltori della provincia di Trieste è intervenuto al convegno «La crisi dell'apicoltura nel quadro delle risorse genetiche autoctone».
«Abbiamo avuto incontri con il responsabile dell'apicoltura bosniaca Nicola Kesic e con il direttore del Museo di entomologia di Trieste Andrea Colla - spiega Livio Dorigo, vice presidente del Consorzio - confrontandoci sul recupero e la tutela degli ecotipi apistici (cioè api autoctone) della fascia adriatica. Ora approfondiremo i problemi e valuteremo la possibilità che hanno gli ecotipi locali di resistere alle avversità». Non è la prima riunione sulla moria della api: il Consorzio di Trieste ha perso circa 500 famiglie; in alcune zone della Regione è stata riscontrata una perdita delle api in corrispondenza con la semina del mais tra il 20 e il 50%. Udine ha ospitato un incontro per comprendere il fenomeno: ne è emerso il progetto d’installare degli «apiari-sentinella» monitorati dal Laboratorio apistico regionale. Alveari saranno sistemati in alcuni punti-chiave per potere analizzare problematiche e possibili rimedi. Un ottimo sistema, già sperimentato in altri Paesi come la Germania. «Saranno analizzati - spiega Franco Frilli, docente di Apicoltura a Udine e a capo del Laboratorio - una decina di alveari; seguiremo la vita delle api da inizio a fine stagione. Vogliamo comprendere le diverse cause biologiche, ambientali, di coltivazione e allevamento che producono la moria. Valuteremo per esempio la forza della famiglia, la quantità di adulti e le covate, l'importazione degli alimenti e la presenza di riserve, l'esistenza di acari e api anomale, il numero d’insetti morti: è necessaria una visione globale per potere identificare i punti deboli: ogni ricerca richiede infatti dati organizzati».
La moria è provocata da diversi fattori, primo tra tutti la «varroa», acaro infestante che si riproduce nelle colonie di api mellifere e che in regione ha assunto una connotazione endemica. Sotto accusa anche le mutazioni climatiche, l'inquinamento elettromagnetico e i prodotti con i quali vengono concimate le sementi di mais prima della semina che, realizzati con «neonicotinoidi», sostanze derivate dalla nicotina, sono letali per le api. «È stata fatta - conclude Dorigo - una selezione degli animali più produttivi senza tenere conto della biodiversità e della maggior capacità di resistenza di alcuni insetti. Assistiamo a un impoverimento genetico delle api al quale bisogna fare fronte».
Linda Dorigo


Pista ciclabile - SULLE RIVE

Assessore Bandelli, lei ha detto (dal Piccolo del 24/05/2008) «Noi abbiamo il dovere di governare guardando più in là di domani». Sono d’accordo con lei e con molte delle sue iniziative. Ma allora le chiedo perché non ha guardato più in là di domani nel progetto di riqualificazione delle Rive. Bastava un secchio di vernice per dipingere una linea gialla a fianco dei marciapiedi per ottenere quella pista ciclabile della cui necessità si è convinto ora anche l’assessorato al Traffico. Avrebbe così evitato al Comune il contenzioso con TTP, che non vuole la ciclabile ed ha inventato improbabili «problemi di sicurezza» per non perdere gli incassi che derivano da una decina di parcheggi.
Come se i parcheggi delle Rive fossero proprietà di TTP e non dei cittadini di Trieste.
Alessio Vremec
 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 2 giugno 2008 

 

 

Cellulare e salute - BAMBINI

L’uso del cellulare tra i bambini è sempre più esteso. Dal punto di vista medico questo fatto è motivo di seria preoccupazione. Infatti non sono ancora chiaramente accertati i rischi sanitari connessi all’uso del telefonino in particolare per quanto riguarda i tumori.
L’induzione di un tumore richiede tempi lunghi, di vari anni o anche di svariati decenni. L’impiego del cellulare è ancora un fatto recente e gli effetti a lungo termine restano da stabilire. Ad ogni modo i risultati delle ricerche fin qui condotte non inducono all’ottimismo. I dati disponibili indicano che l’uso prolungato del cellulare, per più di dieci anni, si associa a un aumentato rischio di tumori cerebrali. In particolare una rassegna degli studi finora effettuati è stata pubblicata nel 2007 sull’autorevole rivista «Occupational and Environmental Medicine». Dalla rassegna emerge che il rischio è aumentato, sia per i gliomi (tumori cerebrali maligni), che per il neurinoma del nervo acustico.
Claudio Bianchi - Centro di studio e documentazione sui tumori ambientali (Monfalcone)


AMBIENTE  - La crisi energetica

Condivido totalmente le critiche del signor Nico Zuffi sul taglio indiscriminato degli alberi da parte della nostra giunta di destra, e sul disastroso proliferare di mega-centri commerciali nella nostra regione permesso dalla precedente giunta rosso-verde. Una politica di cementificazione selvaggia che ogni anno si mangia circa 100.000 ettari di suolo agricolo in un paese che dispone soltanto di 1200 mq di terra coltivabile per abitante, cioè il classico orto del pensionato.
In un mondo dove impera la legge del mercato, e i maggiori produttori di grano hanno più convenienza a trasformarlo in carburante piuttosto che in pane, noi continuiamo a distruggere la nostra pochissima terra. Ma la nostra casta dirigente ne capisce qualcosa?
In un recente dibattito televisivo erano presenti il nostro sindaco, la presidentessa della Provincia e il presidente degli industriali, cioè i rappresentanti della destra e della sinistra. Erano concordi su tutto: sulla necessità delle centrali nucleari, quando l’uranio è ormai più scarso del petrolio; sui termopolverizzatori, che invece di recuperare i rifiuti li trasformano in polveri sottili; sulla Tav, quando tutti sanno che più velocità significa più consumo di energia; sui rigassificatori, quando tutti sanno che il prezzo del gas è legato a quello del petrolio.
Ma soprattutto erano concordi sulla madornale ignoranza della gente, senza rendersi conto della loro. Da una affermazione del presidente degli industriali sul tipo «oggi il trasporto non costa più nulla», a una smentita del sindaco, secondo il quale invece il petrolio viaggia ormai verso i 200 dollari al barile, smentito a sua volta da un altro esperto, sicurissimo che fra tre anni il barile tornerà a 70 dollari.
Negli ultimi sei anni tutte le previsioni ottimistiche si sono rivelate sbagliate, ma il sindaco approfitta subito di questa occasione per fare retromarcia (altrimenti a che servirebbe la sua grande viabilità?) e spiega che aveva parlato dei 200 dollari svalutati di oggi e non quelli di un tempo, perché non abbiamo più la povera liretta ma il fortissimo euro. Evidentemente il sindaco è l’unico a non essersi accorto che cinque anni fa la benzina era pagata in deboli lirette, ma costava meno della metà di oggi.
La verità è che a fronte di un aumento esponenziale del fabbisogno, la produzione di petrolio è in costante calo da molti anni, e se siamo a arrivati a sfruttare ad enormi costi persino dei micropozzi a 10 km di profondità in luoghi considerati sinora inaccessibili, grattiamo il fondo del barile nel vero senso della parola.
La stampa nazionale non ne parla, ma Hillary Clinton ha un programma che farebbe tremare le vene ai polsi a chiunque, perché prevede una virata a 180 gradi in tutta la politica energetica americana e a tutto il loro stile di vita. Naturalmente petrolieri e nuclearisti fanno di tutto per contrastarla, perché vogliono guadagnare il più possibile fino all’ultimo, e poi quel che sarà sarà, e chi se ne frega; ma il fatto che un popolo come quello americano, abituato da sempre ad uno spreco sfrenato sia arrivato quasi a dare la nomination ad una donna con queste idee, significa che perfino gran parte di loro hanno ormai capito che stiamo andando tutti verso il suicidio collettivo. Invece la nostra casta dominante pensa di trovarsi ancora negli anni ’60, prevede solo aumenti di traffico e vuole tagliare persino gli alberi di piazza Libertà, che sono sopravvissuti a due guerre mondiali. In quei tempi i nostri antenati avevano talmente bisogno che avrebbero potuto benissimo tagliarli per necessità, ma per spirito civico non lo fecero: tagliandoli ora significa sputare sulla loro memoria.
Lucio Schiulaz
 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 1 giugno 2008 

 

 

Corteo di protesta contro la Ferriera - VENERDÌ PROSSIMO

Un corteo per protestare contro la Ferriera di Servola. Venerdì prossimo, con partenza da piazza Unità, prenderà il via la marcia simbolo della giornata di mobilitazione anti-inquinamento prodotto dallo stabilimento di proprietà del Gruppo Lucchini-Severstal.
La manifestazione è promossa dal Circolo Miani assieme a Servola Respira e ai comitati di quartiere. Nell’occasione, si legge in una nota diffusa proprio dal Circolo Miani, «verrà consegnato l’appello alle città di Trieste e Muggia ed a tutte le comunità del Friuli Venezia Giulia con le sottoscrizioni dei promotori raccolte fino a questo momento per fermare una metodologia politica, che trova nella Ferriera di Trieste il suo esempio più eclatante, ma che devasta tutto il territorio regionale escludendo chi vi abita da ogni possibilità di informazione e partecipazione alle scelte».
Proprio l’altro giorno era scattata, come previsto dalla procedura di Autorizzazione integrata ambientale (Aia), una diffida da parte della Regione nei confronti della Lucchini-Severstal. L’oggetto della stessa era il mancato rispetto dei tempi previsti per la realizzazione di alcuni interventi ambientali all’interno dello stabilimento. Un provvedimento, quello spedito dalla Direzione centrale Ambiente e lavori pubblici, cui la società ha risposto garantendo che «quanto ancora non completato sarà ultimato nei tempi e con le modalità tecniche previste dalla diffida stessa».


Piazza Libertà, i comitati non cedono  - DOPO L’OK DEL CONSIGLIO COMUNALE  - «Continueremo con la petizione per fermare il taglio degli alberi»

Protesta ad oltranza. I comitati per la difesa di piazza Libertà non intendono mollare la presa e proseguiranno con la raccolta di firme (che ha oramai superato abbondantemente il migliaio di nominativi) contro l’abbattimento di alcuni alberi, previsto dal progetto di riqualificazione dell’area antistante la stazione ferroviaria.
La conferma arriva da Giulia Giacomich, presidente provinciale di Italia nostra, il sodalizio che in questi giorni ha dato battaglia al Comune e al suo progetto urbanistico, assieme al Wwf, la Lav, il gruppo di Beppe Grillo e l’Associazione orticola del Friuli Venezia Giulia tra fiori e piante. «Non intendiamo mollare - spiega Giulia Giacomich -. Anzi, la prossima settimana organizzeremo un confronto con tutti i responsabili di comitati coinvolti, per decidere come articolare la protesta. Certo è che tutti noi - aggiunge la presidente provinciale di Italia nostra - stiamo raccogliendo firme in giro per la città, registrando un consenso altissimo. E continueremo su questa strada, per spedire poi la petizione all’indirizzo del sindaco Dipiazza».
Questa la promessa degli ambientalisti, dunque. I comitati hanno deciso di proseguire con la loro «ribellione verde» dopo la svolta dell’altro giorno, quando il Consiglio comunale ha dato l’ok al progetto di riqualificazione di piazza Libertà. Nonostante la durissima opposizione della minoranza di centrosinistra, che fino a tarda notte ha tentato di impedire l’approvazione del progetto a suon di emendamenti, i sì hanno prevalso e dato il via libera al restyling della piazza. Restyling che prevede il sacrificio di una decina di metri del giardino sul lato di via Ghega e, di conseguenza, il taglio di un numero ancora non definito di alberi (qualcuno parla di 5 esemplari, altri di una decina).
L’assessore ai Lavori pubblici Franco Bandelli ha tentato di trovare un compromesso, promettendo che tutti i tronchi che verranno eliminati da piazza Libertà saranno ripiantumati altrove. Ma ai comitati non basta. «La questione non è spostare gli alberi o meno - aggiunge Giulia Giacomich. Il punto è che non bisogna toglierli e basta: in una zona perennemente congestionata e trafficata come piazza Libertà, in cui lo smog è di casa, il giardino rappresenta un vero e proprio polmone verde. Non si può pensare di abbattere alberi senza porsi nemmeno il problema di quanto siano importanti per la nostra salute e per l’ambiente».
«È per questo motivo - aggiunge la presidente provinciale di Italia nostra - che continueremo a raccogliere firme ad oltranza. Siamo ovviamente molto delusi dell’esito della discussione in Consiglio comunale - conclude Giulia Giacomich - anche se ce lo aspettavamo. Non avevamo molte speranze. Però continueremo a lottare».

(e.c.)


Basovizza, la Regione inaugura il Centro didattico naturalistico - INNOVATIVI CRITERI COSTRUTTIVI

TRIESTE È un centro polifunzionale al servizio della natura e del cittadino, destinato a diventare anche un punto d’interesse turistico.
Si tratta del nuovo Centro didattico naturalistico di Basovizza, realizzato dalla Regione Friuli Venezia Giulia nell'ambito dei progetti comunitari dell'Obiettivo 2 e inaugurato ufficialmente ieri.
La nuova struttura sorge in un comprensorio che un tempo ospitava un vivaio forestale, creato a metà dell'Ottocento dal Comune di Trieste e dall’Amministrazione forestale austriaca per essere la sede operativa di una imponente azione di rimboschimento del territorio carsico. Realizzato adottando alcuni innovativi criteri costruttivi di bioedilizia, per rispettare l'armonia con la natura, e dotato di tecnologie d'avanguardia, il centro - è stato precisato - proseguirà e rafforzerà l'attività divulgativa rivolta alle scolaresche, collaborando tra l'altro con l'Università di Trieste.
L'inaugurazione di ieri s’inserisce nel quadro delle iniziative - coordinate proprio dalla Regione Friuli Venezia Giulia - per celebrare San Giovanni Gualberto, patrono dei forestali d'Italia, che culmineranno in una cerimonia in programma il prossimo 2 luglio, all'Abbazia di Vallombrosa, presso Firenze.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 31 maggio 2008 

 

 

Piazza Libertà: sì al progetto che taglia gli alberi

In Consiglio dura opposizione del centrosinistra all’abbattimento delle piante mentre un comitato spontaneo di cittadini ha già raccolto più di mille firme
Non era la tradizionale maratona notturna sul bilancio. Quella che i «rappresentanti del popolo» triestino sanno bene di dover ingoiare, come fosse un sorso di novalgina, una volta l’anno. Ciononostante la seduta del Consiglio comunale di giovedì sera è diventata un duello senza fine tra la maggioranza di centrodestra, che alla resa dei conti ha fatto valere la legge dei numeri, e l’opposizione di centrosinistra, protagonista di una raffica d’interventi tra le più lunghe che si ricordino negli anni Duemila. Ci sono volute infatti cinque ore filate, dalle 19.45 all’1.45 del mattino, per chiudere la partita del progetto preliminare di riqualificazione di piazza Libertà, destinato a rivoluzionare entro il primo semestre del 2010 la viabilità e gli spazi pedonali davanti alla stazione e alla Sala Tripcovich.
LA PROTESTA Il dibattito, su quella che si può ormai ribattezzare come «l’opera della discordia», è stato seguito in aula da una rappresentanza di associazioni ambientaliste le quali, sotto il cappello di un neonato comitato spontaneo per la difesa di piazza Libertà che tocca anche le corde del Gruppo Beppe Grillo e dell’Italia dei Valori, hanno accompagnato con qualche timido ululato le parole dei sostenitori del progetto e con qualche applauso altrettanto discreto gli strali che venivano dai banchi dell’opposizione. Ma quando il documento è stato approvato - con 21 sì e 15 no, assenti il sindaco, il presidente del Consiglio Sergio Pacor e il capogruppo della Lista Dipiazza Maurizio Ferrara, ex assessore all’ambiente nonché promotore dell’attuale regolamento sul Verde pubblico - gli stoici superstiti del comitato rimasti fino a notte fonda hanno lasciato piazza Unità con la delusione di chi se l’aspettava.
LA PETIZIONE Eppure il comitato aveva tentato di giocare la carta della sorpresa, presentandosi in aula fin dall’inizio pomeridiano dei lavori. Tra loro una signora cercava con gli occhi l’assessore ai Lavori pubblici Franco Bandelli per consegnarli un pacchetto infiocchettato contenente una ramazza e una saponetta. A corredo un foglio con su scritto «Piuttosto che riqualificare pulire». Altri sventolavano un robusto plico con 1073 firme, raccolte in 24 ore contro il progetto che prevede il sacrificio di una decina di metri del giardino di Sissi sul lato di via Ghega e con esso di un numero non ancora definito - Bandelli assicura che alla fine saranno solo cinque esemplari che peraltro si tenterà di espiantare e ripiantumare - di alberi ad alto fusto.
IL RETROSCENA Sette delegati del comitato, a quel punto, sono stati ricevuti in privato da Roberto Dipiazza. Quando il sindaco è tornato in Consiglio i «rumours» davano per possibile un rinvio della discussione. Il primo cittadino ha confabulato con Bandelli, la cui smorfia di disappunto era facilmente leggibile a distanza. E mentre l’assessore replicava, Dipiazza continuava a girare e rigirare la cartina con il progetto. Poi il sindaco si è rituffato con quella cartina in mezzo al pubblico che lo tempestava di domande. Sorriso rassicurante. Calma olimpica. È stato il segnale che il dibattito sarebbe cominciato.
LA DIFESA «Si tratta di un progetto preliminare, non è un dogma», ha esordito Bandelli. Il quale ha aggiunto: «Esiste una sentenza senza appello, la viabilità di quella zona (che il documento toglie dal fronte stazione concentrandolo sul lato di via Ghega e su una «esse» di rientro verso il Silos, ndr) fra due anni è destinata al collasso con l’apertura del Silos e dei lavori in Porto Vecchio. Pianteremo 52 alberi nuovi e allargheremo gli spazi pedonali di 2500 metri quadrati». E poi, ha rimarcato l’assessore, c’è il nodo contributi: tre milioni e 800 mila euro, di Ministero e Regione, da rendicontare entro fine 2009.
GLI ATTACCHI «Se un progetto è brutto e non è utile a migliorare il contesto viario e urbano - ha incalzato il capogruppo del Pd Fabio Omero, il più battagliero con il collega di partito Alessandro Minisini e Roberto Decarli dei Cittadini - non è che dobbiamo approvarlo lo stesso solo perché altrimenti non riceviamo i soldi. Sono comunque soldi pubblici, dei cittadini, che possono essere impiegati meglio: ricordo che la legge del 2001 in base alla quale è stato presentato questo progetto parlava di piani per dotazioni infrastrutturali per quartieri degradati sotto il profilo sociale e occupazionale. Qui non c’è niente di tutto questo, c’è solo una rivoluzione viaria che non sta in piedi perché fa leva su collegamenti con aree di punto franco temporaneamente sospeso». «Pago una bottiglia di Dom Perignon per ogni albero secolare che una volta espiantato sarà reimpiantato e sopravviverà», ha ironizzzato il medico-rifondatore Marino Andolina.
LE MODIFICHE La delibera è passata con due «virgole» bipartisan, entrambe fatte proprie dalla giunta: l’emendamento di Emiliano Edera della Lista Rovis, che contempla nelle nuove aree pedonali un percorso per non vedenti e ipovendenti, e l’ordine del giorno di Bruna Tam del Pd, che traccia per il prosieguo del progetto un iter di «partecipazione allargata ad associazioni e comitati».
IL COMITATO La partita comunque non è affatto finita. Ieri pomeriggio alcuni rappresentanti del comitato spontaneo di piazza Libertà hanno consegnato al Piccolo un documento in cui si dicono pronti a «promuovere tutte le azioni anche legali finalizzate ad ottenere una sostanziale revisione del progetto». Per il comitato il documento preliminare è stato di fatto «occultato alla cittadinanza»: le contestazioni principali riguardano «la leggerezza per la quale si considera l’abbattimento di alberi secolari come una necessità tecnica», «l’infondatezza del progetto in merito all’incerto utilizzo della bretella viaria soggetta a vincoli portuali» e «l’aumento di semafori e corsie».

PIERO RAUBER
 

«Diffida» della Regione alla Ferriera  - RITARDI NEI LAVORI PREVISTI NELL’«AIA»  - L’azienda replica: slittamento causato solo dalla complessità dei lavori richiesti

È scattata ieri, come previsto dalla procedura di Autorizzazione integrata ambientale (Aia), una diffida da parte della Regione nei confronti della Lucchini spa per il mancato rispetto dei tempi previsti per la realizzazione di alcuni interventi ambientali nella Ferriera di Servola. Un provvedimento, quello spedito dalla Direzione centrale Ambiente e lavori pubblici della Regione all’indirizzo della Lucchini, cui la società risponde garantendo che «quanto ancora non completato sarà ultimato nei tempi e con le modalità tecniche previste dalla diffida stessa».
In buona sostanza, l’Aia prevede una sorta di calendario degli interventi che la proprietà dello stabilimento siderurgico deve effettuare, rispettando modalità e tempi stabiliti. La società viene costantemente tenuta sotto controllo e, se non riesce a completare le migliorie tecniche entro la data limite, scatta automaticamente la diffida. In questo caso gli interventi «ritardatari» sono tre.
«Abbiamo già ottemperato alla più significativa delle tre prescrizioni contenute nella diffida - fa sapere la proprietà dello stabilimento servolano -. Si tratta dell’intervento denominato Cok7 Sistema di riscaldo forni, che consiste nello sdoppiamento dell’alimentazione della cokeria».
In base alla tabella di marcia definita dall’Autorizzazione integrata ambientale, dunque, rimangono due interventi che la società dovrà eseguire. «Il ritardo accumulato è dovuto alla complessità delle due operazioni di miglioria da realizzare - spiega ancora la Lucchini -. Assicuriamo però con certezza che saremo in grado di portarle a termine entrambe entro i tempi previsti dalla diffida».
Nello specifico, il primo dei due interventi da eseguire consiste nell’installazione del filtro a tessuto sull’impianto di aspirazione polveri a servizio dei vibrovagli nel reparto di condizionamento (in questo caso la Lucchini avrà 20 giorni a disposizione). Mentre il secondo, per la cui esecuzione la società avrà a disposizione 45 giorni, consiste nella realizzazione dell’impianto di aspirazione polveri a presidio delle operazioni di seconda vagliatura del coke.
La proprietà dovrà quindi terminare i lavori entro il termine fissato dall’Aia, pena la sospensione della stessa Autorizzazione integrata ambientale a tempo determinato. «La Lucchini sta proseguendo nei termini previsti anche nella realizzazione di una serie di altri interventi - rende noto la società - sia a livello impiantistico che in materia di monitoraggio e controllo. Considerando gli interventi ambientali allo stabilimento di Servola una priorità del gruppo Lucchini-Severstal, la nostra società continua a impegnarsi per adottare le migliori tecniche disponibili per rispondere ai precisi obblighi normativi a tutela della salute pubblica della cittadinanza e dell’ambiente».

(e.c.)


Comune: discariche dannose per il porto  - Sesta commissione: l’area abusiva blocca lo sviluppo della zona

«Lo sviluppo delle attività portuali di Trieste e, più in generale, quello dell’intera città, rischia di essere paralizzato dalla maxidiscarica abusiva scoperta nell’area dello Scalo Legnami. Si tratta non solo di un enorme disastro ambientale, ma anche di un danno ingente per la nostra economia e la nostra immagine: ora è arrivato il momento che tutte le istituzioni collaborino per risolvere il problema velocemente». Questo l’appello lanciato ieri dal presidente della Sesta commissione comunale Roberto Sasco (Udc), durante un sopralluogo effettuato assieme ai consiglieri della prima commissione della Provincia nell’area inquinata, e tuttora sotto sequestro.
Ieri mattina i consiglieri hanno infatti varcato la zona protetta dai sigilli apposti dalla Procura due settimane fa, scortati dai militari della guardia di finanza, dagli uomini della Forestale regionale e da alcuni tecnici delle due amministrazioni locali. Una verifica congiunta all’area dello Scalo Legnami: 20mila metri quadrati ricoperti da migliaia di metri cubi di rifiuti pericolosi accatastati in riva al mare. Detriti di ogni genere accumulati sia a terra che in mare, «cumuli enormi - ha sottolineato il consigliere dei Cittadini Roberto Decarli - che sono certamente il risultato di anni e anni di scarichi abusivi».
«Lo spettacolo che ci siamo trovati davanti agli occhi è sconcertante - spiega ancora Roberto Sasco -. Comune e Provincia non vogliono entrare nel merito delle competenze della magistratura. Però è importante ricordare che l’area dello Scalo Legnami è strategica per lo sviluppo della città: davanti dovrebbe nascere la piattaforma logistica. Un progetto che, a questo punto, rischia di essere paralizzato per anni». Il grande punto interrogativo, secondo il consigliere comunale dell’Udc, è rappresentato dai tempi e dai costi della bonifica dell’area: «Chi pagherà? Servono risorse ingenti - conclude Sasco - e tempi strettissimi se si vuole investire sul futuro di Trieste».

(e.c.)


Dissequestrati i camion bloccati allo Scalo legnami - DECISIONE DEL RIESAME

Il Tribunale del riesame ha dissequestrato ieri una dozzina di camion bloccati due settimane fa per iniziativa del pm Maddalena Chergia congiuntamente alla discarica dello Scalo legnami, ritenuta abusiva. All’interno sempre secondo l’accusa, venivano smaltiti rifiuti speciali per il trattamenti dei quali non era mai stata ottenuta la necessaria autorizzazione.
Il collegio che ha deciso il dissequestro era presieduto dal giudice Giorgio Nicoli e ne facevano parte i colleghi Laura Barresi e Francesco Antoni. I magistrati hanno accolto le tesi sostenute dagli avvocati Sergio Mameli, Giancarlo Muciaccia, Andrea Frassini, Luca Maria Ferrucci e Antonio Florean che hanno rappresentato altrettante ditte individuali o di capitale impegnate nell’attività di autotrasporto o semplicemente proprietarie dei camion, peraltro dati in leasing a terze persone: in dettaglio erano stati sequestrati i mezzi usati per trasferire nella discarica i materiali ritenuti abusivi dalla ditta «Purger scavi», da Sebastiano Puliafito, dalla «IPM srl», dalla «Iest srl», da Alfredo Cok e dalla società «Leone srl».
Il loro sequestro, annullato ieri dal Tribunale del riesame era stato in un primo tempo ratificato dal gip Massimo Tomassini. Secondo l’inchiesta i proprietari e i gestori dei camion «non potevano non conoscere la normativa di riferimento in materia di rifiuti e in particolare il trattamento di quelli speciali».
L’unica società che ha ritenuto n di non ricorrere al Tribunale del riesame pur avando un proprio mezzo sotto sequestro, è stata la «Bruno Costruzioni».


Cartiera Burgo, dissequestrati due serbatoi con sottoprodotti  - Il gruppo ha dimostrato la regolarità dell’impianto bloccato, che ha portato alla cassa integrazione

Centomila euro. Questo il «danno» subito dalla cartiera Burgo di Duino per il sequestro di alcuni impianti industriali, poi revocato dal Tribunale del riesame. Ecco la storia, sviluppatasi nelle due ultime settimane al termine delle quali la direzione del gruppo cartario ha annunciato l’imminente cassa integrazione per 200 operai.
Il Tribunale del riesame ha dissequestrato due enormi cisterne della Cartiera Burgo di Duino, piene di ligninsulfonato, prodotto nello stabilimento di Tolmezzo appartenente alla stessa società. Il ligninsulfonato è un prodotto secondario delle cartiere e viene usato come «legante» nella preparazione di colle e vernici.
Il collegio presieduto dal giudice Luigi Dainotti e col collega Francesco Antoni nel ruolo di relatore, ha «disattivato» con la sua ordinanza quanto aveva disposto una dozzina di giorni fa il pm Maddalena Chergia che, con un suo provvedimento, aveva bloccato l’attività di questo impianto, ipotizzando che nei due tank di Duino fossero stati stoccati indebitamente rifiuti industriali pronti a essere inceneriti.
Invece il gruppo Burgo, attraverso il suo legale triestino, l’avvocato Franco Ferletic, ha dimostrato, prima esibendo i documenti, poi attraverso l’esito delle analisi di laboratorio effettuate dall’Arpa, che tutto era regolare, a norma di legge. In sintesi che l’impianto non andava sequestrato.
Per arrivare all’udienza del Tribunale del riesame è stato però necessario attendere una dozzina di giorni, e per tutto questo periodo di tempo le linee di produzione del lignisulfonato sono rimaste giocoforza bloccate. E’ stata persino ipotizzata la «messa in libertà» o in «cassa integrazione» di alcune decine di operai della stabilimento di Tolmezzo.
La direzione del «Burgo Group srl» ritiene che il blocco forzoso dell’attività abbia provocato un danno notevole, valutabile in circa centomila euro. Difficile ipotizzare un percorso per ottenere una qualsiasi forma di risarcimento: gli spazi offerti dalla legge sono più che angusti. Anzi impercorribili, almeno secondo il giudizio di alcuni avvocati.
Il ligninsulfonato prodotto nella cartiera di Tolmezzo da tempo viene trasferito con autobotti che percorrono l’autostrada fino allo stabilimento di Duino. Lì viene commercializzato. Il porto di Monfalcone ma anche quelle di Trieste dispongono infatti di spazi per il depositi temporaneo di questo «legante».
Ogni anno la produzione del lignisulfonato porta nei bilanci del gruppo Burgo una consistente iniezione di denaro, valutata nel 2006 a 14 milioni di euro.
La vicenda, ora conclusasi favorevolmente, era stata con buona probabilità innescata da un «soffiata» - comunque errata - fatta arrivare ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Udine. I militari erano entrati nello stabilimento di Duino e avevano subito «puntato» i due serbatoi, nell’ipotesi che lì fossero stoccati dei non meglio specificati residui di lavorazioni industriali, pronti ad essere inceneriti o al di fuori di ogni autorizzazione e regola.
I dirigenti della cartiera hanno fornito immediatamente i documenti che attestavano la presenza di ligninsulfonato nei tank finiti nel mirino degli inquirenti. Hanno esibito fatture, bolle di accompagnamento, analisi. Ma non è stato sufficiente per fermare l’azione.
I due grandi serbatoi sono stati posti sotto sequestro e i militari del Noe, assieme ai tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, hanno effettuati alcuni prelievi. Scopo finale, quello di verificare la vera natura del prodotto. Le analisi ma anche la comunicazione del loro esito alla Procura della Repubblica, hanno richiesto parecchi giorni. Il contenuto di alcuni fax non è stato ritenuto idoneo; bisognava attendere l’arrivo dei risultati per posta ordinaria. Nel frattempo la linea di produzione era bloccata.
Intanto ieri mattina è iniziata, per circa 250 dipendenti della cartiera, la cassa integrazione annunciata giovedì. Gli addetti di due delle tre linee di produzione, infatti, resteranno a casa fino a mercoledì, e non è escluso che nella giornata di martedì venga annunciato dalla proprietà un ulteriore provvedimento di blocco dell'attività, causato dalla mancanza di ordini.
Ieri intanto si sono chiuse le urne del referendum aperto da una settimana. I lavoratori erano chiamati a votare relativamente all'ipotesi di accordo tra sindacati e proprietà su flessibilità interna, nuove assunzioni e sicurezza, argomenti che stridono di fronte alla cassa integrazione.

CLAUDIO ERNÈ


Muggia, parte la differenziata  - Dal 16 giugno la fase sperimentale per negozi e pubblici esercizi - A BREVE LA CONSEGNA DEI CONTENITORI

MUGGIA La fase sperimentale della raccolta differenziata dei rifiuti nel Comune di Muggia entrerà nel vivo dal 16 giugno. Il progetto è stato illustrato in un’assemblea pubblica dall’assessore allo Sviluppo economico Edmondo Bussani, dall’architetto Adriana Cappiello del Servizio ambiente e sviluppo energetico e dal referente della Ecoverde, azienda affidataria del servizio, Antonio Giannatiempo.
La fase sperimentale, che prevede l’estensione della raccolta differenziata anche alla frazione umida dei rifiuti, è rivolta a esercizi commerciali, pubblici esercizi ed edifici pubblici, e sarà gradualmente estesa a tutta la cittadinanza, facendo tesoro dell’esperienza acquisita. Contemporaneamente sarà avviata, presso le singole attività interessate - 113 in tutto così ripartite: 25 tra caserme, scuole, campeggi e stabilimenti balneari, 9 alberghi, 14 esercizi commerciali, 30 pubblici esercizi del centro storico e 36 pubblici esercizi fuori dal centro, oltre agli edifici comunali - la raccolta porta a porta dei rifiuti differenziabili (carta, vetro, lattine e plastica). Per tutti gli altri utenti verrà mantenuto il sistema di conferimento ai cassonetti stradali.
Una prima fase di rilevazione dei dati sulle tipologie e quantità dei rifiuti e sugli spazi disponibili, era partita a marzo con l’invio agli esercizi coinvolti di un questionario; in questi giorni verranno visitati gli esercizi che ancora non lo hanno restituito, mentre la distribuzione dei contenitori per la frazione organica e la raccolta differenziata avverrà tra il 9 e il 13 giugno. Contenitori che saranno diversificati per tipologia e colore e, in proporzione alle quantità di rifiuti, potranno essere bidoni carrellati da 140 o da 240 litri. I contenitori dovranno essere esposti il giorno prima della raccolta, alla chiusura dell’attività lavorativa. L’orario di raccolta sarà dalle 5.30 alle 8.
«Quando sarà entrato a regime, il progetto – ha spiegato Bussani – porterà benefici a tutta la cittadinanza, anche in termini di risparmio. L’abbattimento dei costi di gestione della raccolta porterà al passaggio da tassa sui rifiuti, calcolata in base alla superficie, a una tariffa basata sulla quantità e qualità dei rifiuti. Ridurre i costi di conferimento al termovalorizzatore permetterà di impiegare le risorse per altri servizi. Come amministrazione non intendiamo imporre ma proporre - ha sottolineato Bussani – ma la raccolta differenziata deve partire perché le direttive lo impongono. Entro il 2008 bisognerà raggiungere l’obiettivo del 41%, mentre attualmente si raggiunge appena il 19,6% contro il 35 fissato dalla legge».
«Siamo pronti ad attuare eventuali aggiustamenti, in accordo con la Ecoverde, tenendo conto delle varie esigenze - ha concluso l’assessore - ma è importante la collaborazione di tutti. Gli interessati sono invitati pertanto a presenziare alla prossima assemblea del 3 giugno, alle 15, in Sala Millo, occasione di confronto per suggerimenti e la soluzione di problemi, inevitabili con l’introduzione di importanti novità».
Il sistema attuale della raccolta indifferenziata coinvolge 13.400 cittadini, 6.120 famiglie e 380 aziende. Nel 2006 sono state prodotte 6.210 tonnellate di rifiuti indifferenziati su un totale di 7.847 (la racccolta differenziata è pari al 18,93%), mentre nel 2007 le tonnellate di indifferenziati erano 6.108 su complessivi 7.597, pari al 19,59% di differenziata.
Per il momento verranno mantenuti anche gli strumenti attualmente utilizzati per la raccolta, e cioè 185 cassonetti da 1.100 litri, 213 da 2.400 litri e 70 campane per la plastica, 70 per vetro e lattine, 70 per la carta, 5 per gli indumenti usati, 10 per le pile esauste e due per i medicinali scaduti.


Rifiuti, la gestione rimane a Ecoverde  - Il Consiglio di Stato accoglie la richiesta di sospensiva del Comune di Muggia

MUGGIA La raccolta dei rifiuti a Muggia resta, almeno per ora, in gestione a Ecoverde. Il Consiglio di Stato ha accolto un’iniziale istanza di sospensiva presentata dal Comune nei confronti della sentenza del Tar del febbraio scorso, che aveva annullato la gara d’appalto per le immondizie nella cittadina.
Il Tar aveva infatti accolto un ricorso della «E.Con-Conegliano Ecologia», che si era rivolta al tribunale amministrativo regionale lamentando un’illegittimità del bando, al quale del resto l’azienda non aveva poi partecipato.
Dopo tre udienze, il Tar aveva dato ragione alla «E.Con» annullando tutto: l’atto di indizione della gara, il bando di gara pubblicato, il relativo capitolato speciale, nonché tutti gli atti conseguenti.
Quindi, a detta del Tar, si sarebbe dovuta rifare da subito la gara. Il che sarebbe stata una brutta gatta da pelare per il Comune, che si sarebbe visto costretto a riaprire il bando, con tutti i costi che ne derivano.
Il Comune ha presentato però ricorso in appello al Consiglio di stato, chiedendo anche immediatamente la sospensione dell’efficiacia della sentenza del Tar. I giudici romani si sono riuniti e hanno emesso il loro verdetto martedì scorso. Il ricorso è stato accolto, «considerato che, allo stato – si legge nell’ordinanza del Consiglio - appare prevalente l’interesse dell’amministrazione comunale alla continuità del servizio, specie nell’imminenza della stagione estiva». Al dibattimento, la stessa E-Con non si è costituita.
L’istanza cautelare accolta sospende dunque l’efficacia della sentenza del Tar, lasciando le cose come stanno. Ma è solo un primo passo. Verso fine anno, infatti, il Consiglio di stato si pronuncerà anche nel merito del ricorso, ovvero valuterà se il dispositivo del Tar deve avere eseguito. E quindi se bisogna rifare la gara di appalto, oppure no.

(s.re.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 30 maggio 2008 

 

 

Scontro sul progetto per piazza Libertà - IN CONSIGLIO COMUNALE - Rumorose proteste degli ambientalisti dentro il Municipio

 

Anche i gruppi Beppe Grillo contestano il taglio degli alberi di alto fusto
È proseguita fino a notte inoltrata la discussione del consiglio comunale sul progetto preliminare di riqualificazione di piazza Libertà, che entro il primo semestre 2010 dovrebbe ridisegnare completamente gli spazi verdi e l’assetto viario della zona. Compattta per il sì la maggioranza di centrodestra, mentre l’opposizione di centrosinistra ha annunciato voto contrario, ritenendo il documento slegato dal piano del traffico generale e soprattutto dalla possibilità di utilizzare in futuro le bretelle che ricadono in area portuale. Al momento di andare in stampa la delibera non era ancora stata approvata.
Durante il dibattito in aula una ventina di appartenenti al neonato comitato spontaneo di ambientalisti, cui si sono agganciati Gruppo Beppe Grillo e Italia dei Valori (partito non rappresentato in Consiglio), hanno manifestato rumorosamente contro la parte del progetto che prevede il sacrificio di una decina di metri del giardino di Sissi sul lato di via Ghega e, con esso, di un numero non ancora definito di alberi ad alto fusto. Il comitato ha anche consegnato a Roberto Dipiazza una petizione con 1150 firme raccolte in 24 ore.
Il sindaco ha anche ricevuto nella sua stanza, prima del dibattito, sette delegati del comitato. Sembrava quasi deciso a rinviare l’esame del progetto. Poi ne ha parlato con l’assessore ai Lavori pubblici Bandelli che l’ha convinto a procedere come da ordine del giorno. «I cittadini stiano tranquilli - ha detto Dipiazza -, Bandelli mi ha assicurato che il progetto è stato elaborato in modo da salvaguardare più alberi possibile».
Ora per il progetto preliminare - che prospetta la fine del traffico davanti alla stazione e alla stessa Sala Tripcovich, con una «esse» a doppio senso che si concentra sul lato di via Ghega - continua la corsa contro il tempo per la redazione del progetto esecutivo e della gara d’appalto. Sono in ballo tre milioni e 800 mila euro, di cui due milioni e 300 mila del Ministero delle Infrastrutture e il resto della Regione, da rendicontare entro il 31 dicembre 2009.

(pi.ra.)


Tondo: più sobrietà e meno dirigenti in Regione  - «Stiamo già lavorando all’accorpamento dei servizi. Comparto unico da ripensare»

È evidente che mancano sia medici sia infermieri: le aziende devono spendere meno per gli amministrativi e di più per chi sta in corsia
Cambieremo la legge di tutela Va tolto il silenzio-assenso per l’insegnamento e l’utilizzo negli enti pubblici sarebbe un costo enorme
TRIESTE Da neanche un mese ha preso in mano il testimone di governatore. Testimone che gli è stato consegnato dai cittadini del Friuli Venezia Giulia. Una vittoria netta, quella su Riccardo Illy, che nasconde anche un pizzico di «nostalgia» dei cittadini per un modo di fare e intepretare la politica stile anni ’80-’90. Renzo Tondo, questo stile ce l’ha nel suo dna di socialista. «La politica deve avere un ruolo centrale» è il suo pensiero. E su questo credo ha già incardinato le scelte sulla composizione della sua giunta. Ma Tondo ha anche dovuto affrontare subito problemi concreti, a cominciare dal nodo Insiel. Vuole incidere sui costi della politica, ma anche su quelli della burocrazia che peraltro è di intralcio alla vita dei cittadini a chi vuol fare impresa. «Possiamo snellire la macchina pubblica, utilizzando ove possibile, l’accorpamento di direzioni e servizi. I costi onerosi del comparto unico devono poi tradursi in assegnazione di maggiori competenze agli enti locali. Se impiegati e funzionari guadagnano di più, deve esserci una ricaduta sulla comunità. E per il momento questa trasformazione non si è vista». E sempre nell’ottica del risparmio conferma la modifica della legge sul friulano voluta da Illy. A Roma chiederà più risorse per la Sanità mentre il reddito di cittadinanza per i più poveri sarà trasformato in un «assegno sociale». E da ieri è partita anche l’operazione di riduzione dell’indebitamento.
Presidente, l’opposizione sottolinea che alcuni dei suoi assessori sono poco esperti.
Intanto, nel ’98 io arrivai qui e mi trovai a gestire sei deleghe. Poi, ho privilegiato la volontà dell’impegno e comunque il primato della politica che ci aiuta a capire la sintesi delle varie situazioni e il modo in cui affrontarle. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico ci sono i direttori e gli uffici. Ho già apprezzato come gli assessori abbiano mantenuto un profilo tranquillo. Vogliono capire le cose prima di fare annunci roboanti. E per questo li ringrazio.
Come intende sviluppare i rapporti con l’opposizione?
I cittadini hanno eletto un presidente della Regione e un Consiglio. Non sono un uomo solo al comando. Quando ero sindaco di Tolmezzo, finchè c’è stata un’opposizione forte, ho governato bene, quando alla fine della legislatura, l’opposizione ha mollato, ho fatto degli errori. Io vengo dalla tradizione socialista e vent’anni fa teorizzavamo la democrazia conflittuale in alternativa a quella consociativa. Quindi ben venga un rapporto anche duro con il centrosinistra ma con la nostra predisposizione al dialogo.
E il rapporto della giunta con Roma?
Sarà improntato a tutelare la nostra specialità senza alcuna subalternità relativa all’appartenenza. Dialogheremo tra istituzioni con il vantaggio di avere buoni rapporti con molti ministri che conosco bene e che vengono dalla tradizione socialista. Per quanto riguarda l’aumento della compartecipazione l’obiettivo della legislatura è ottenere il riallineamento della spesa sanitaria.
Sull’abolizione del reddito di cittadinanza si sono levate critiche anche dalla parte più cattolica della sua maggioranza. Come pensa di procedere?
Su questo i media hanno esagerato. Io ho sempre e soltanto detto che il reddito di cittadinanza non è lo strumento più adatto per dare risposta all’emarginazione sociale. Culturamente abbiamo sempre detto che considerarlo un reddito era un errore. Detto questo, siccome le leggi ci sono e adesso c’è la sua applicazione per il primo anno sperimentale, lo applichiamo. Studieremo per il prossimo anno un nuovo provvedimento anche alla luce dell’esperienza fatta quest’anno. Anche se il fatto stesso che siano pervenute solo 2 mila domande a fronte dei 20 mila aventi diritto ci indica che qualcosa non funziona. Evidentemente, si è impantanato. A chi è disagiato un assegno sociale va garantito. E, nonostante il comparto unico, evidentemente i sindaci non sono messi in grado di gestire il servizio.
Lei è critico sul comparto unico?
L’operazione è costata un sacco di soldi pubblici dei nostri cittadini. A dieci anni di distanza dalla legge noi non abbiamo ancora la ricaduta per i cittadini. La logica non era quella di premiare i dipendenti di Comuni, Province e Comunità montane rispetto ai regionali, ma dare maggiori servizi. Anche l’assegno sociale va inserito nell’ambito di nuove competenze che i Comuni dovranno gestire.
Ma i dipendenti non sembrano gradire la politica della mobilità.
Io credo che la mobilità può essere un valore. Non tutti i dipendenti sono triestini. Il trasferimento non verrà imposto a nessuno ma per molti può essere un’opportunità. Dopo di che, però, se nei Comuni prendono più soldi, che cosa danno in più? Facciamo il comparto ma la piscina comunale resta aperta fino alle 10 di sera.
E nella sanità?
Ci sono molti interventi da fare sulle strutture. Non abbiamo ospedali da chiudere, abbiamo ospedali ai quali far fare cose diverse a seconda di ciò che il territorio necessita. Abbiamo centri di eccellenza e la rete ospedaliera deve soprattutto servire a garantire soprattutto i cronici, i terminali, gli anziani... Con il lavoro che sta facendo l’assessore Kosic andremo in questa direzione anche per evitare sprechi di denaro.
Ma i sindacati chiedono centinaia di nuove assunzioni. Avete già fatto una valutazione?
Ci stiamo lavorando. È chiaro che mancano medici e infermieri rispetto all’ideale e noi dobbiamo vigilare affinché le aziende sanitarie spendano più risorse per l’attività di corsia che non per gli amministrativi. La riforma va in questo senso. Il progetto delle tre aziende di Illy incideva solo sui percorsi amministrativi. Fare un’unica azienda a Udine avrebbe stressato il territorio senza peraltro portare grandi benefici.
A proposito di spesa, come ridurre i costi della politica?
In Consiglio ho fatto un appello alla sobrietà e il presidente Ballaman ha già espresso le sue intenzioni di ridurre le indennità. I miei assessori sono stati invitati a fare tutti i gesti che lancino un messaggio. Quando decido di prendere un forestale come mio autista o quando riduciamo a cinque gli assessori esterni, diamo messaggi importanti. Adesso stiamo lavorando sull’accorpamento dei servizi. Dopo aver eliminato la direzione alla comunicazione e quella generale prseguiremo. Se ci sono dei servizi nei quali i dirigenti vanno in pensione valuteremo la praticabilità di accorpamenti prima di rimpiazzarli. Ho detto questo agli assessori e ad altri enti esterni. Una cosa da fare, poi, è riprendere in mano il comparto unico che deve portare a una ricaduta sul sistema.
A che punto è l’analisi sul debito?
Nella manovra di assestamento abbiamo già tagliato più di cento milioni di euro del debito regionale. È stata, con la collaborazione di tutti gli assessori, una prova di coerenza rispetto alle nostre promesse elettorali. Quel che è certo è che Illy ha detto che ha portato più soldi, ma di solito ci si indebita quando ci sono poche entrate. Ne ho parlato anche con la Corte dei Conti.
Facciamo il punto su Insiel.
Siamo in attesa della proroga della Bersani. Con Telecom le cose andavano meglio ma il mio obiettivo è che ci sia una presenza pubblica minoritaria (35%) e una presenza privata maggioritaria (65%) in modo tale che la presenza della Regione garantisca i patti parasociali.
Difficile con la Bersani?
Io sono moderatamente ottimista.
Arriva il comissario per la costruzione della terza corsia dell’A4?
A breve, assieme al presidente del Veneto Galan, lo chiederemo al governo. E lo otterremo.
E sul fronte delle altre infrastrutture?
Ci siamo posti obiettivi ambiziosi. Oltre alla terza corsia dobbiamo partire con i cantieri per la Tav, valutare l’impatto della Sequals-Gemona, attivare il collegamento dell’autoporto della Bassa con la rete autostradale. Concluderò entro la legislatura i lavori dell’eterna incompiuta la famosa A28 che sarà collegata con l’A27 costituendo così, anche con l’utilizzo della variante di Mestre, un collegamento privilegiato verso Ovest.
Quanto costa allargare lo sconto sull’Irap alle piccole e medie imprese?
Non abbiamo ancora fatto una stima ma è un provvedimento da portare a compimento entro la legislatura: premierà quella rete di piccole aziende che costituiscono l’ossatura produttiva del Friuli Venezia Giulia.
Si è chiesto se la nomina a presidente di Massimo Paniccia fosse incompatibile con i suoi altri incarichi?
Mi sono posto il problema ma il ragionamento che ho fatto è molto logico. Mi sono chiesto se avesse o meno le caratteristiche per fare il presidente di Mediocredito. Paniccia è un imprenditore friulano di una media imprese, è presidente delle pmi, ha professionalità nel settore finanziario, è un innovatore. Quindi ho deciso che potesse essere un buon presidente.
Lei ha detto di essere un fautore del nucleare. Si può ipotizzare il progetto di una centrale nel Friuli Venezia Giulia?
A quanto mi risulta la nostra regione, per la sua struttura morfologica, non rientra nei piani.
Ma intanto le grandi imprese chiedono subito energia a prezzi più bassi da importare attraverso gli elettrodotti. La sua giunta appoggia questo progetto?
Il nucleare ci verrà in soccorso non prima di dieci anni. Ho fatto un sopralluogo in Austria e ho constatato che l’impatto ambientale è limitato. Quindi credo che la realizzazione di un elettrodotto vada avviata al più presto.
Il rigassificatore ha scatenato un po’ di maretta dentro la parte triestina del suo partito.
Dopo aver parlato con il sindaco di Capodistria Popovich abbiamo concordato che una struttura a mare non si può fare. Non ho pregiudizi ideologici sull’impianto a terra ma ritengo che la morfologia del territorio triestino poco si adatti a questa soluzione. Ad ogni modo siamo a disposizione del governo se vorrà avviare le procedure di legge.
In campagna elettorale sosteneva che aveva un progetto per ammortizzare l’eventuale crisi occupazionale prodotta dalla chiusura della Ferriera. Conferma questo impegno?
Confermo che ho parlato con alcuni imprenditori importanti disposti a investire in quell’area.
Modificherete la legge sul friulano varata nell’ultima legislatura?
Confermo che la cambieremo. Primo perché bisogna togliere il silenzio-assenso nelle scuole. E poi non è possibile immaginare l’utilizzo del friulano negli enti pubblici. Non ha senso e sarebbe una spesa enorme per le casse pubbliche.
CIRO ESPOSITO


Traffici illeciti, inchieste parallele per Friuli e Ivrea - IN PIEMONTE 7 ORDINI DI ARRESTO

Nel porto di Venezia sequestrati 22 container di carta friulana pronti a partire per la Cina
ROMA Rifiuti smaltiti in terreni agricoli delle province di Torino e Alessandria o portati in container dal Friuli Venezia Giulia e dal Veneto in Cina: sono sull'asse Ivrea-Venezia le due nuove inchieste, pur slegate tra loro, della magistratura sullo smaltimento illecito di rifiuti. Mercoledì la notizia del sequestro dei 22 container nel porto di Venezia, mentre ieri i carabinieri del Comando provinciale di Torino, comandanti dal colonnello Antonio De Vita, e del Noe, diretti dal colonnello Michele Sarno, hanno eseguito sette misure cautelari nei confronti di persone che facevano capo al Consorzio Asa di Castellamonte (Torino) che si occupa di recupero e smaltimento rifiuti per 54 comuni del canavese.
L’indagine che ha portato al sequestro di 22 container nel Porto di Venezia riguarda un presunto traffico di rifiuti tra il Friuli-Venezia Giulia, il Veneto e la Cina. L'ipotesi formulata dalla Procura udinese nei confronti dei responsabili delle società è di abusiva raccolta di rifiuti, reato previsto dal Codice dell'ambiente. Secondo quanto si è appreso, il provvedimento è stato eseguito l'8 maggio scorso e fa parte di una più ampia attività di indagine coordinata dal sostituto procuratore della repubblica di Udine Claudia Finocchiaro. Dei 22 container bloccati nello scalo veneziano, dieci contengono balle di carta raccolte dalla Idealservice di Pasian di Prato (Udine), una cooperativa specializzata nella raccolta e nella selezione di rifiuti e 12 della Società estense servizi ambientali (Sesa), Spa a prevalente capitale pubblico del Comune di Este (Padova). Erano diretti nel Paese asiatico attraverso un mediatore tedesco, la società Interseo Gmbh di Francoforte, che formalmente è la proprietaria dei container. L’indagine della Procura di Udine è stata avviata venti giorni fa ed è ancora «in pieno svolgimento», ha affermato il Procuratore capo, Antonio Biancardi, sottolineando che «al momento non ci sono indagati». Biancardi ha precisato che i container «dovrebbero contenere rifiuti di carta, per i quali era stata data autorizzazione alla partenza per la Cina. L'indagine - ha proseguito - è stata avviata poichè ci sono dei sospetti che non sia così». La cooperativa Idealservice, coinvolta nell'indagine, presenterà richiesta di incidente probatorio sul contenuto dei 22 container sequestrati al Porto di Venezia. Il legale della società, Roberto Paviotti, respinge ogni accusa rivolta alla Idealservice e contestando l'ipotesi che all'interno dei container vi sia qualcosa di diverso dalla carta. «Si tratta - ha spiegato - di imballaggi, carta, cartone e giornali che la società raccoglie da 14 anni e che negli ultimi tempi viene destinata regolarmente anche a cartiere cinesi, che rappresentano un nuovo ”business” nel settore».
Diversa la vicenda di Ivrea. Per risparmiare sui costi di smaltimento di quelli pericolosi e della raccolta differenziata, secondo la ricostruzione del procuratore Elena Daloisio, alcuni dei dipendenti del Consorzio gestivano abusivamente, utilizzando false certificazioni di laboratorio, ingenti quantitativi di rifiuti pericolosi e non, tra cui anche l'amianto. I rifiuti venivano dispersi e mescolati su un terreno agricolo di S. Antonino (Torino) e Pontestura (Alessandria) o stoccati in discariche abusive. Riscontrati anche danni ambientali dovuti alle infiltrazioni tossiche nei terreni e nelle falde acquifere che hanno anche causato una moria di pesci per l'alta tossicità dei derivati dal degrado dai rifiuti. Agli arresti domiciliari sono finite sette persone.


Industriali: «Sì a Gas Natural» - VERTICE SULL’ENERGIA A TRIESTE - Razeto (Ceat): «Puntiamo all’area ex Esso e alla catena del freddo»

TRIESTE Il rigassificatore è una priorità e il Consorzio energia dell’associazione degli industriali di Trieste (Ceat), guardando al golfo di Trieste, punta a un impianto on-shore, in particolare quello dell’area ex Esso che sta progettando Gas Natural. A insistere su questo punto, per abbattere i costi dell’energia troppo alti per le imprese, è il presidente del ceat, Sergio Razeto.
«Assindustria e Ceat sono stati spinti da motivazioni di carattere economico a supportare la soluzione nell’area ex-Esso di Gas Natural – spiega –. I benefici per la popolazione, la riqualificazione di un’area inquinata oggi dismessa, il ritorno occupazionale sia in termini di costruzione che di gestione, l’indotto e la realizzazione della cosiddetta catena del freddo per l’industria della conservazione alimentare registrano la diffidenza di parte dell’opinione pubblica che deve essere adeguatamente informata e sensibilizzata sulla sicurezza dell’impianto».
«Auspichiamo quindi che a livello nazionale e locale - conclude il presidente – dopo una fase di rallentamento, se non di ostacolo, alla realizzazione dei 13 progetti in Italia, si arrivi ad una certezza su alcuni impianti, in cui il soggetto pubblico dia garanzie ai privati che investono e alle comunità preoccupate dai progetti, superando le resistenze troppo spesso ideologiche e i localismi».


I dubbi sui rigassificatori

Era prevedibile che lo spostamento degli obiettivi politici seguito alle elezioni si rendesse presto visibile anche nei programmi per l’energia. Il periodo relativamente povero di novità seguito alle presentazione dei progetti di rigassificatori e alle prese di posizione degli organi amministrativi e politici più direttamente responsabili, dagli ambientalisti e della popolazione è stato rotto dalle prime avvisaglie di nuovi orientamenti.
Non è ancora completato il processo autorizzativo, senza la cui conclusione liberatoria, nessun progetto può essere attuato. Non sono stati resi noti gli approfondimenti che pur sono tanto necessari, e il confronto fra favorevoli e contrari si appoggia tuttora a valutazioni e opinioni personali. Ma l’attività di rigassificatori nel golfo di Trieste o nel cuore del suo porto, rappresenterebbe una nuova situazione di caratteristiche così paticolari, e un cambiamento della strategia di sviluppo così importante e irreversibile e così ricco di conseguenze per la nostra città, che si deve continuare a raccogliere informazioni aggiornate, a discuterne e a valutarne i pro e i contro fino ad essere certi che i progetti rientrino in una precisa e largamente condivisa strategia di sviluppo della città.
Il risveglio notato nella nuova atmosfera politica non dipende da nuove conoscenze sul metano in quella che viene giustamente chiamata crisi energetica. Manca infatti sempre un piano energetico nazionale e non vi sono nuove ragioni a favore di Trieste per la collocazione ideale dei rigassificatori. Non vi è alcuna certezza che la necessità e la convenienza della rigassificazione a Trieste siano e debbano rimanere alte con l’evoluzione della crisi energetica. Al contrario è probabile che il gas dai rigassificatori diventerà ad un certo momento meno conveniente del metano gassoso che arriverà dai metanodotti. Dobbiamo pensare che può diventare necessario scegliere fra metano liquefatto e metano gassoso e che il nostro rigassificatore porebbe rimanere inattivo.
Trieste conosce, proprio dalla storia della Ferriera di Servola, le difficoltà che la pressione del mercato crea quando si deve intervenire sull’attività di grandi impianti industriali, con la necessità di renderla meno economica o addirittura di interromperla per rispettare l’ambiente. Si manifesta invece più forte la tesi che abbiamo sostenuto da sempre: la necessità di considerare l’ incompatibilità del rigassificatore con lo sviluppo dell’attività portuale. E’ da molti mesi che la stampa registra per la prima volta la possibilità di rinascita del nostro porto con le prove che può svegliarsi dal quasi secolare degrado. Esposizioni chiare delle grandi linee strategiche, progetti precisi e documentati, esigenze economiche e finanziamenti coerenti illustrano ormai un cammino realistico.
Gli ostacoli incontrati in un passaggio che coinvolgeva amministrazioni diverse da quella portuale sono stati fortunatamente superati. Brividi di allarme si sono avuti e si hanno ancora per qualche difficoltà sorta episodicamente nelle relazioni sindacali con rischi di fallimento di quanto ottenuto in ben più decisive relazioni internazionali. Ricordiamo che l’esperienza storica di Trieste è nata grazie al lavoro dei suoi cittadini nel porto commerciale di Trieste divenuta ricco centro culturale, tecnico, economico, assicurativo, scientifico. È ora di pensare al futuro dei nostri figli e nipoti e quindi a interrompere il degrado della nostra città e passare ad una economia affluente. “Economia” ricca non significa il lavoro comodo e la pensione sicura, che permettono di sostenere che “viva là e pò bon” e che per le nuove iniziative “no se pol”, ma significa vivere in una città che ha in sè lo strumento per produrre ricchezza e cittadini in grado di far funzionare autonomamente e con successo questo strumento.
Si dà il caso che lo strumento che è stato nel passato il porto, non sarebbe oggi un rigassificatore, che produrrebbe qualche non trascurabile rischio, molta ricchezza solo in minima parte triestina, e un lavoro comodo per pochissimi e solo finchè le leggi del mercato e volontà non triestine lo considerassero conveniente. Cultura triestina significa invece volontà di decidere con le proprie idee in un sistema economico ricco di possibilità per imprenditori capaci, come struttura agile per il commercio internazionale in un ambiente accogliente per il turismo, con i contatti che permettono, alle nostre istituzioni scientifiche e tecnologiche, di essere sempre aggiornate e talvolta in testa per le nuove opportunità di impresa.
In questa situazione le lotte politiche non confessabili fra iniziative diverse farebbero perdere la possibilità di un confronto aperto, sincero e creativo e porebbero al fallimento la città nella sfida per il proprio sviluppo.
Giacomo Costa
 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 29 maggio 2008 

 

 

Oltre il 15% di auto in meno Il caro-benzina mette il freno al traffico del centrocittà  - CAMBIA IL QUADRO DELLA VIABILITA’

La nuova tendenza fa emergere la possibilità di ritardi o cancellazioni dei progetti contenuti nel piano parcheggi
Meno automobili in giro per Trieste. Che il traffico non sia più infernale appare chiaro pressoché a tutti, ma secondo la quasi totalità degli osservatori privilegiati, soprattutto in centrocittà, ma anche nella più immediata periferia, vi è anche un calo abbastanza netto di auto in circolazione: un 10, forse un 20 per cento in meno. Conseguenza questa dell’abolizione dei contingenti di benzina agevolata, oltre che dell’impennarsi dei prezzi dei carburanti. Il carovita dunque sembra riflettersi anche su un bene che sta particolarmente a cuore agli italiani: l’automobile. L’apertura degli ultimi tratti della Grande viabilità, la Cattinara-Padriciano e la Lacotisce-Rabuiese, potrebbe rendere il traffico ulteriormente fluido, mentre il Piano parcheggi, che prevede addirittura 18 nuovi megaimpianti potrebbe subire alcune cancellazioni e comunque ulteriori dilazioni.
«Quanto prima metteremo al centro di una seduta un nuovo punto proprio sulla questione della circolazione e dei parcheggi in città - annuncia Roberto Sasco, presidente della Commissione urbanistica del Comune - perché il calo notevole del traffico è sotto gli occhi di tutti, io lo stimerei quasi al 30 per cento in meno rispetto a un anno fa, ed è anche risaputo che alcuni park sono semivuoti». «In Italia la burocrazia rallenta spaventosamente di per sé anche la costruzione dei parcheggi - si lamenta il sindaco Roberto Dipiazza - basti pensare che sono venuti a propormi il parcheggio sotto San Giusto nel 2001 e dopo sette anni non è stato ancora aperto il cantiere». Ma se l’ufficio del mobility manager Giulio Bernetti stima attorno al 15 per cento il calo del traffico pur in assenza di rilevazioni statistiche, Dipiazza nega che la situazione sia particolarmente migliorata: «Ci sono meno automobili in corso Italia - sostiene - ma ciò si verifica in quanto i flussi deviano sulle Rive dove grazie alla riqualificazione si transita rapidamente e senza ingorghi. La situazione del traffico a Trieste è però ancora difficile in molti punti. Abbiamo lo studio Camus che rileva quante macchine transitavano nei punti cruciali negli anni scorsi. Mi accingo a far fare nuove rilevazioni proprio per stimare con certezza l’eventuale calo di passaggi».
Una diminuzione a livello nazionale del 10 per cento di auto in circolazione che a Trieste a causa dell’abolizione dei contingenti agevolati avrebbe raggiunto il 20 per cento è la stima del presidente dell’Aci, Giorgio Cappel, mentre secondo lo stesso comandante della Polizia municipale Sergio Abbate «un lieve calo del traffico è innegabile anche se risulta già in ripresa rispetto a un paio di mesi fa, mentre sono in lievissima flessione anche le soste irregolari. Se solo i vigili mollano un po’ l’attenzione - sostiene però Abbate - riprendono però le seconde e le terze file selvaggie». «A Trieste si circola bene, forse effettivamente anche un po’ meglio rispetto a un anno fa - dicono alla centrale Radiotaxi - ma purtroppo le chiamate per noi sono stabili e non aumentano». Ma come sottolinea Piergiorgio Luccarini, direttore generale di Trieste Trasporti, il calo di automobilisti non è affatto compensato da un aumento di passeggeri dei bus, né da una circolazione più agevole per questi mezzi. «Nei primi mesi del 2008 - conferma - c’è stato un calo di passeggeri attorno al 4%, mentre per i nostri autisti muoversi a Trieste continua ad essere complicato e stressante».
Chi non va più in macchina dunque o ha aumentato il già foltissimo esercito dei motociclisti, o ha preferito la bicicletta (se ne vede qualcuna in più negli ultimi tempi), ma soprattutto ha scelto di andare a piedi o ancora, extrema ratio, di non muoversi.

SILVIO MARANZANA

Mezzi pubblici sempre lenti

È schizofrenica la percezione sullo stato del traffico a Trieste come si vede da questa rapida inchiesta. Dati statistici sul calo di automobili in circolazione non esistono, ma la tendenza è testimoniata dalla Polizia munipale, dal mobility manager, dall’Automobil club, dai tassisti. Eppure gli autobus continuano a viaggiare troppo lentamente, con difficoltà e con passeggeri in diminuzione, mentre gli automobilisti continuano a girare in cerca di parcheggi di cui lamentano la mancanza e proprio per questo rischiano di ingrossare il traffico, mentre alcuni parcheggi a pagamento sono semivuoti.


Piazza Libertà, 500 firme per la difesa degli alberi

Cinquecento firme contro il sacrificio di una decina di metri e di un numero non definito di alberi del giardino di Sissi sul lato di via Ghega - come previsto dal progetto preliminare di riqualificazione di piazza Libertà - sono state raccolte ieri nel corso di una manifestazione promossa da un comitato spontaneo che riunisce Wwf, Italia Nostra, Associazione orticola Fvg, Lega antivivisezione e Associazione fiori e piante, con l’adesione del Gruppo Beppe Grillo e di alcuni esponenti di Italia dei Valori e Pd. La raccolta delle firme - spiega il responsabile locale della Lav Fulvio Tomsich Caruso - proseguirà anche oggi. La petzione sarà consegnata a qualche consigliere comunale prima della seduta d’aula di stasera in cui è prevista la discussione del progetto.


Via al recupero dei laghetti delle Noghere  - Il Comune vuole creare un laboratorio ambientale aperto a ornitologi e scuole

Progetto approvato lo scorso novembre, spesa prevista di 35 mila euro
MUGGIA Ha preso il via l’iter per l’assegnazione dei lavori di ripristino ambientale del biotopo dei laghetti delle Noghere, a Muggia. La spesa a base di gara è di 35 mila euro. Il progetto è stato approvato nello scorso novembre dal consiglio comunale.
L’area in totale misura 93.500 metri quadrati ed è stata definita «biotopo naturale» nel giugno del 2001, in base alla legge regionale 42.
Un primo progetto per un utilizzo naturalistico e didattico dei laghetti e delle aree circostanti era stato già elaborato qualche anno fa: per questa iniziativa il Comune aveva già ottenuto un finanziamento di 50 mila euro dalla Regione. L’iter però era rimasto bloccato per la non titolarità del Comune sull’area.
Il problema è stato poi risolto solo nel settembre del 2006, quando il Comune ha trovato l’accordo con l’Ezit per l’acquisto di tutta l’area a 37 mila euro, dilazionati in dodici anni, chiudendo così una lunga vicenda, iniziata già nel 1983. È quindi proseguita la fase progettuale, volta proprio ad applicare il primo finanziamento ottenuto per quell’area.
L’intenzione dichiarata è di fare dei laghetti un laboratorio e un’aula ambientalista e di studio all’aperto, in modo che ornitologi e scuole ne possano usufruire tutto l’anno, per vedere le specie di piante ad animali che vivono o transitano nella zona.
In base al progetto, si tratta di eseguire lavori di recupero naturalistico, botanico e faunistico e del suolo, utilizzato (negli anni) per cave e torbiere, per mezzo di piantumazione. Saranno necessarie quindi opere per garantire la stabilità dei pendii, la riforestazione e la rivegetazione di scarpate stradali, cave e discariche.
Altri lavori potranno essere realizzati in una fase successiva, con nuovi finanziamenti. Per l’assegnazione degli interventi il Comune attuerà una procedura ristretta semplificata (considerato anche l’ammontare della spesa). Per questo l’amministrazione ha già pubblicato un avviso rivolto alle ditte interessate a partecipare a questa assegnazione. I termini per la presentazione delle domande scadono il 4 giugno.
s.re.


Razeto: sì al progetto per il rigassificatore  - Il presidente del Consorzio energia triestino: costi troppo alti per le imprese

 TRIESTE I prezzi del petrolio in continua ascesa verso record assoluti, un mercato elettrico nazionale non ancora del tutto delineato a quasi un anno dalla sua apertura, un mercato del gas lontano da un¹effettiva liberalizzazione: «I costi dell’energia stanno pesando sempre più sui bilanci delle imprese afferma il presidente del Consorzio Energia dell’Associazione degli Industriali della provincia di Trieste Sergio Razeto (presidente ed ad di Wärtsilä Italia) - con percentuali notevolmente più elevate di quanto stimato a fine 2007, momento di sottoscrizione dei contratti di fornitura».
Per delinerare un quadro preciso e chiarire quelli che sono gli elementi di criticità nella gestione quotidiana degli impianti, il Ceat, in collaborazione con Ergon Energia Srl, Enel Energia Spa ed in Servizio Verifiche Periodiche dell’Azienda Sanitaria Locale, ha organizzato due incontri di formazione rivolti alle imprese, dedicati rispettivamente all’energia elettrica e al gas metano. Il primo appuntamento si è svolto ieri. Il prossimo si terrà il giovedì 5 giugno, con inizio alle ore 14.30 nella sede di Assindustria a Palazzo Ralli a Trieste.
Tra i temi principali del primo incontro ci saranno la Borsa dell’energia, il quadro normativo del mercato, le componenti tariffarie delle bollette e dei contratti. «I nostri consorziati ad oggi sono 46 - ricorda il Presidente Razeto - e stanno risentendo meno dei continui aumenti del petrolio, in quanto il Consorzio ha sottoscritto un contratto a prezzo fisso valido fino a fine 2008. E questo anche grazie alla strategia adottata per risparmiare, che è stata quella di utilizzare contratti generali massificando la quantità di energia da acquistare: il consumo previsto per l’anno in corso è di 151 milioni di kilowattora. Al momento non ci sono giunte voci di sofferenze da parte delle aziende locali - sottolinea il presidente del Ceat - ma questo non significa che la situazione a Trieste sia sotto controllo. Gli effetti a lungo termine si faranno sentire anche qui, e proprio per questo è necessario cominciare a pensare a un’adeguata politica di gestione delle fonti alternative». Gli industriali triestini giudicano quindi una priorità portare avanti il progetto del rigassificatore nel Golfo di Trieste.


Manovra estiva all’esame di giunta. E incentivi all’uso del fotovoltaico - OGGI LA SEDUTA DELL’ESECUTIVO

TRIESTE Formazione e beni culturali, fotovoltaico e assestamento di bilancio (sui cui numeri però vige il top-secret) sono i cardini della seduta di giunta in programma oggi.
Per quanto riguarda il primo capitolo, l'assessore Molinaro porterà la delibera che andrà a prevedere la costituzione del comitato paritetico Stato-Regione in materia di Beni Culturali. Il secondo provvedimento sarà invece l'esame della creazione del gruppo di lavoro tecnico operativo tra Regione e Ufficio scolastico regionale che faccia da collegamento tra i due enti. «Il tutto – spiega Molinaro – per iniziare a lavorare in materia di istruzione sia per il sostegno all'offerta formativa che nell'ottica di una legge quadro sulla formazione-istruzione».
Da notare che un simile provvedimento era stato predisposto dalla giunta precedente, ma non aveva finito l'iter di legge causa le dimissioni anticipate della giunta regionale. Adesso, si ricomincia il discorso.
Da parte dell'assessore all'Ambiente Vanni Lenna invece si proporrà un intervento relativo all'applicazione del fotovoltaico in regione, con l'obiettivo di ampliarne la portata. Anche in questo caso, di fotovoltaico si era parlato con un provvedimento della precedente amministrazione, che prevedeva che le case in costruzione nei prossimi anni in Fvg dovranno essere dotate di impianti fotovoltaici, o, almeno, le imprese costruttrici dovranno già inserire, nel progetto di realizzazione, le necessarie predisposizioni per l’installazione, con tanto di possibile erogazione di incentivi regionali nei settori delle fonti energetiche rinnovabili, del risparmio energetico, dei sistemi ad alta efficienza energetica e ridotti impatti ambientali e dell'idrogeno.
Il discorso quindi riparte da queste basi. Infine, all'attenzione della giunta dovrebbe essere portato, oggi, anche l'assestamento di bilancio. Del quale però non si conoscono le cifre.
«Devo ancora discuterne con la giunta e con i colleghi - spiega l'assessore alle risorse economiche, Sandra Savino – per cui al momento non mi è possibile anticipare nulla. Tanto che non sono certa che alla fine se ne discuterà».

(e.o.)


Appello agli amministratori perché non dimentichino le piste ciclabili

Con le migliaia di morti ogni anno sulle strade l’automobile è diventata il primo predatore umano, eppure la crescita dell’industria automobilistica è considerata indice di benessere e prosperità: anche nei nostri piccoli centri urbani non si incoraggia il trasporto alternativo. Lo sviluppo della motorizzazione privata era visto come desiderio estremo di libertà di movimento: ma ormai il livello di saturazione a cui si è giunti a breve cancellerà del tutto la libertà collettiva in immensi ingorghi paralizzanti, cimiteri di ogni libertà di spostamento. Quindi, perché scoraggiare i ciclisti?
La sensazione di fragilità che permea il ciclista acuisce la sua attenzione al mondo. Al contrario l’automobilista ne è sprovvisto. Il suo abitacolo rinforzato e tutte le protezioni sofisticate che lo circondano gli danno una sensazione d’invulnerabilità. Il ciclista urbano è un pioniere, un inventore. La sua solitudine in mezzo a una marea di lamiere gli assicura la possibilità di imporre il proprio universo: con il suo mezzo di trasporto minoritario (una bici ogni mille auto) è come se vivesse nell’era dei pionieri. Una pagina bianca scritta nella storia dell’umanità, scritta con i suoi copertoni, è una bella sfida, raccolta ogni giorno, sollevando la testa, con un occhio al traffico, alle macchine in movimento, ed uno a quelle in sosta: l’auto non è mai totalmente inoffensiva, neanche quando è ferma parcheggiata, a causa dell’«inopinato apri portiera».
Cari amministratori, noi ciclisti attendiamo sempre fiduciosi che prendiate seri e concreti provvedimenti affinché la presenza delle bici sulle strade non sia un mero atto di coraggio. Ampliate la rete di piste ciclabili e migliorate quelle esistenti per far sì che gli spostamenti urbani in bicicletta non diventino assimilabili alla pratica di uno sport estremo.
Mauro Luglio - Monfalcone
 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 28 maggio 2008 

 

 

Terza corsia, la A4 a fianco della Tav  - Vertice della Regione con Ferrovie e Autovie Coinvolti i Comuni

TRIESTE Le diverse ipotesi del possibile affiancamento tra l'autostrada A4, interessata alla realizzazione della terza corsia, e la nuova direttrice ferroviaria ad alta velocità/alta capacità (AC/AV) del progetto prioritario Ten n.6, noto come Corridoio V, nel tratto dal Tagliamento a Gonars sono stati al centro di un summit a Trieste tra l'assessore regionale alle Infrastrutture di trasporto Riccardo Riccardi ed i responsabili di zona di RFI-Rete Ferroviaria Italiana Mario Goliani e Daniel Zorn, con la partecipazione dei vertici di Autovie Venete, il presidente Giorgio Santuz, l'amministratore delegato Pietro Del Fabbro, il direttore Enrico Razzini e Giancarlo Chermetz, della direzione Sviluppo.
Si è trattato, come ha sottolineato al termine della riunione lo stesso assessore Riccardi, di «una prima ricognizione» di tutti i diversi aspetti del nuovo tracciato ferroviario da Venezia verso la Slovenia.
Al termine di questa fase, «che vogliamo condividere con la Provincia di Udine e con tutti i Comuni interessati a questa direttrice viaria, anche in considerazione delle interrelazioni tra linea ferroviaria, rete autostradale e viabilità ordinaria (soprattutto per quanto riguarda il traffico merci)», l'assessore Riccardi intende porre mano - d'intesa con Autovie Venete e RFI - ad una comparazione dei possibili scenari, analizzando le condizioni di sostenibilità tecnica ed economica, nonché i tempi di realizzazione dell'infrastruttura ferroviaria.
«L'obiettivo - ha indicato l'assessore - è quello di avviare il progetto definitivo del terzo lotto dellaterza corsia autostradale, dal confine con il Veneto a Gonars, attualmente condizionato dall'indeterminatezza del procedimento relativo all'asse ferroviario».


Porto Vecchio, si aprono gli storici archivi dell’area - VENERDI’ UN CONVEGNO  - In città i vertici di Italia Nostra: per la prima volta in visione materiale fotografico e non

 Italia Nostra organizza un congresso che si terrà venerdì 30 maggio nella Sala Convegni del molo IV, alle ore 15.30, è che sarà dedicato alle Costruzioni portuali del porto di Trieste e al restauro del patrimonio culturale demaniale. Saranno messi a disposizione del pubblico, per la prima volta, molti documenti che ripercorrono le tappe della storia dello scalo triestino.
Vi parteciperanno i vertici nazionali di Italia Nostra, i rappresentanti delle autorità portuali, regionali e cittadine, docenti universitari, esperti e studiosi del settore.
I temi trattati vanno dalla presentazione dell’area storica del porto giuliano con i suoi edifici di grande rilevanza come beni culturali al patrimonio grafico ed iconografico dell’Archivio storico portuale, fino alle unità storiche della navigazione, alla programmazione degli interventi di restauro, alla vita del porto.
Saranno presentate le immagini degli edifici storici con la documentazione che ne evidenzia il valore e la validità come costruzioni architettoniche e come prototipi, in Europa e nei porti internazionali, nonché quelle dell’architettura industriale della seconda metà ottocento.
Si parlerà inoltre del cosiddetto «Polo museale» da realizzare nella Centrale idrodinamica unica nel mondo nella sua completezza, che verrà prossimamente restaurata e che, con l’archivio e il centro di cultura storica e formazione marittima-portuale, sarà a disposizione di scuole, studiosi e cittadini che vorranno documentarsi sul patrimonio culturale del porto di Trieste.
Per la prima volta, grazie anche alla collaborazione tra enti (nel caso l’Autorità portuale di Trieste, la Regione Friuli Venezia Giulia e il Ministero dei Beni culturali presso la Direzione regionale Fvg) verrà presentata la documentazione storica su tutta la vita del porto, contenuta nell’archivio della Torre del Lloyd,.
Verrà illustrato inoltre il lavoro puntuale e appassionato di quanti, per molti anni, hanno ritrovato, riordinato ed esaminato tanta parte di questo materiale.
Il lavoro non è finito e, forse, prossimi studi e ricerche ci faranno conoscere o ricordare, ancora, tanta altra storia portuale e cittadina.
La vita del porto dei secoli scorsi, così diversa dai nostri schemi di vita, con scorci di paesaggi, di lavoratori portuali, di imbarcazioni, di movimentazione merci e commerci internazionali, di unità navali sarà presentata anche attraverso filmati storici che riporteranno i partecipanti al convegno in un mondo antico, per la maggior parte dei cittadini quasi sconosciuto.
Risulterà come il Porto abbia costruito, per tanti aspetti, la storia e il vissuto di una città, che è stata il fiorente porto dell’impero austroungarico, ma che oggi sta riorganizzando il suo futuro per un ruolo di porto internazionale dell’Unione Europea.
Proprio fra pochi giorni, a partire dal primo giugno, l’Autorità portuale inizierà a vagliare le richieste di concessione per Porto Vecchio. Una tappa determinante per il rilancio, in chiave contemporanea, di una parte dello storico assetto portuale della città.


«Miani» in piazza Unità giovedì per la Ferriera

Appuntamento alle 18 di giovedì in piazza dell’Unità davanti al palazzo della presidenza della giunta regionale. La manifestazione è stata decisa dalle quasi settanta persone che hanno partecipato l’altra sera alla riunione organizzativa indetta dal Circolo Miani di via Valmaura 77. La decisione è stata assunta dopo che «è stato richiesto formalmente quanto inutilmente per quattro volte alla segreteria del presidente di incontrare una delegazione del Circolo Miani e dei Comitati di quartiere per affrontare la ”priorità elettorale” della riconversione della Ferriera - si legge in una nota del Miani - senza a tutt’ oggi ricevere uno straccio di risposta, cosa alquanto disdicevole nei rapporti tra istituzioni e cittadini, che sono i proprietari dei palazzi della regione e i datori di lavoro degli eletti e dei dipendenti». Il Circolo Miani invita «triestini e muggesani» a partecipare all’appuntamento di giovedì in piazza Unità, con l’obiettivo di incontrare il presidente della Regione Renzo Tondo, «sempre che non ritenga di dirsi rendersi indisponibile».


AMBIENTALISTI  - In piazza della Libertà a tutela degli alberi

L’associazione orticola «Tra fiori e piante», la Lav - Lega antivivisezione di Trieste e Italia nostra organizzano per oggi dalle 17.30 alle 20 una manifestazione in piazza della Libertà a salvaguardia degli alberi secolari dell’area stessa, minacciati di scomparire in base al progetto di riqualificazione di cui si sta discutendo in questo periodo. Invitando i cittadini a parteciparvi, le associazioni ricordano «la funzione ossigenante dell'albero adulto e il suo contributo al miglioramento della qualità della vita».
 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 27 maggio 2008 

 

 

Autovie, sì ai primi 50 km della Terza corsia  - Via libera a San Donà-Alvisopoli e Gonars-Villesse. Riccardi: «Si apre una nuova fase»

IL CDA AFFIDA LA PROGETTAZIONE DEFINITIVA
TRIESTE La terza corsia della A4 diventa concreta: il cda di autovie Venete ha affidato la progettazione definitiva dei primi due tratti sui sette in totale previsti. La Terza corsia si estende per 94 chilometri, 40 in Friuli Venezia Giulia e 54 in Veneto. Si tratta dei primi in assoluto (50 chilometri), quelli più importanti dell’opera che non corrono paralleli alla ferrovia. Il primo (33 chilometri) è quello tra San Donà di Piave e Alvisopoli in provincia di Venezia, il secondo (17 chilometri) tra Gonars e Villesse. Oltre 535 milioni l’investimento complessivo delle opere. Per il primo tratto in particolare sono stati stanziati 347 milioni e 963 mila euro che comprendono pure i 4 milioni per la progettazione. Il secondo tratto assorbirà invece 187 milioni e 98 mila euro e di questi 2 milioni e 218 mila euro serviranno per la progettazione.
Per realizzare il progetto esecutivo servirà circa un anno, 200 giorni per il primo tratto e 170 per il secondo. Tempi, modi e strategia sono state illustrate ieri nel cda di Autovie che si è riunito a Trieste presieduto da Giorgio Santuz. Visti gli argomenti sul tappeto ha partecuipato anche il neo-assessore regionale alle infrastrutture Riccardo Riccardi.
«Finalmente si apre una nuova fase – ha esordito l’assessore – ora possiamo dirlo. E questa fase vedrà impegnate al masasimo sia Autovia che la Regione». La nuova giunta vuole fare presto e lo stesso Riccardi ha confermato ieri che, sulla base del protocollo di intesa sottoscritto fra il presidente del Friuli venezia Giulia Renzo Tondo e il premier, Silvio Berlusconi, sarà fatto di tutto per ottenere «fin da subito» la nomina di un commissario straordinario. Una figura che dovrebbe accelerare al massimo la realizzazione delle opere come sta accadendo in veneto con il passante di Mestre.
«Veneto e Friuli Venezia Giulia – ha ribadito Riccardi sono sulla stessa lunghezza d’onda: bisogna nominarlo al più presto. La progettazione per il primo lotto, da San Donà di Piave fino all’allacciamento con il Passante di Mestre, è in fase avanzata e si sta anche lavorando sulla validazione».
Per quanto riguarda invece la tratta Alvisopoli-Gonars invece, quella interessata dall’affiancamento con la ferrovia, Riccardi ha spiegato che «è stata già avviata la ricognizione di tutti gli aspetti tecnici, protocolli d’intesa con i diversi Comuni compresi». Novità ci dovrebbero essere già oggi. «Nel pomeriggio – ha anticipato l’assessore – ci sarà un primo incontro con Rfi (Rete ferroviaria italiana) per verificare lo stato di avanzamento del loro progetto».
La realizzazione della terza corsia è uno degli obiettivi prioritari che Autovie Venete persegue da tempo per fronteggiare l’incremento costante del traffico sulla rete, soprattutto dei Tir che stanno saturando l’arteria, e migliorare la sicurezza.

GIULIO GARAU


Autovie - I DATI DI TRAFFICO  - 41 milioni di veicoli Tir in aumento (13,7%)

TRIESTE Nel 2007, il flusso complessivo di traffico su tutta la rete (A4 Venezia-Trieste, A23 Palmanova-Udine Sud e A28 Portogruaro-Pordenone-Conegliano per complessivi 200 chilometri, considerando anche il raccordo Villesse Gorizia) gestita da Autovie, è stato di 40 milioni 900 mila veicoli, di cui 30 milioni leggeri (73%) e 10 milioni 900 mila pesanti. L’incremento del traffico leggero, rispetto al 2006, è stato dell’1,9%, mentre quello del pesante è stato del 5,2%. All’interno di questa percentuale, particolarmente significativo l’aumento registrato dai veicoli classe 4 (tir e autoarticolati) che è stato del 13,7%. Dati che confermano ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, la necessità di adeguare la rete autostradale.
Il progetto complessivo della Terza corsia dell’A4 è suddiviso in sette interventi: il tratto da Quarto d’Altino a San Donà di Piave, comprensivo della costruzione del nuovo casello di Meolo; il tratto da San Donà di Piave allo svincolo di Alvisopoli; il nuovo casello di Alvisopoli e il collegamento con la Strada Statale 14; il tratto dallo svincolo di Alvisopoli al nuovo casello di Ronchis (in fase di avanzata costruzione) comprensivo del nuovo ponte sul fiume Tagliamento; il tratto da Ronchis a Gonars; il tratto da Gonars a Villesse e il nuovo svincolo di Palmanova.
 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 26 maggio 2008 

 

 

Energia nucleare: primi sì da Fvg, Veneto e Liguria

ROMA «Mi piacerebbe sapere dove si costruiranno». È la domanda che si è fatto il ministro per le Politiche Agricole, Luca Zaia, all'indomani dell'annuncio del collega dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, sul riavvio del nucleare in Italia entro il 2013. Domanda alla quale stanno cominciando a rispondere i Governatori delle regioni italiane. Ecco un primo riepilogo delle posizioni.
FRIULI VENEZIA GIULIA «Il nucleare è una risorsa imprescindibile per lo sviluppo compatibile di un settore fondamentale per l’Italia come quello dell’energia»: così il governatore Renzo Tondo (Pdl).
VENETO Giancarlo Galan (Pdl), presidente del Veneto: «Nucleare in Veneto? perchè no», a patto di trovare il posto giusto». Un'ipotesi potrebbe essere Porto Tolle.
LIGURIA Atomo promosso anche dal presidente Claudio Burlando (Pd): «Sì al nucleare italiano perchè lo consumiamo, pagandolo molto di più degli altri Paesi europei che posseggono impianti».
CALABRIA Agazio Loiero (Pd): «Il problema energetico è drammatico, non sono contrario a risolverlo anche con centrali nucleari. Bisogna però verificare la loro compatibilità col territorio».
PIEMONTE Defilata Mercedes Bresso (Pd): nessuna chiusura ideologica ma l'esigenza di dare precedenza alla ricerca per trovare vie alternative e nel frattempo seguire massicciamente la via della produzione di energie rinnovabili.
TOSCANA «Il nucleare è una scelta che guarda più al passato che al futuro», il no più secco arriva dal presidente toscano, Claudio Martini (Pd).
MARCHE Il presidente Pd Gian Mario Spacca: «Il nucleare non è previsto tra le forme di produzione d'energia che la programmazione regionale promuove o persegue»..
CAMPANIA «Meglio puntare sulle energie rinnovabili», sostiene Andrea Cozzolino, assessore alle attività produttive nella giunta Pd, soprattutto perchè l'atomo richiederebbe «un arco di tempo incongruente rispetto alle urgenze attuali».


VAL ROSANDRA. - Il falco pellegrino ha fatto il nido - NATI PER LA PRIMA VOLTA DUE PULCINI

Almeno due pulcini di falco pellegrino sono nati in un anfratto della «parete bianca» della Val Rosandra. Li hanno prima sentiti e poi visti gli ornitologi che dal 20 aprile presidiano la zona adiacente al nido. I piccoli reclamano il cibo dai genitori e talvolta si affacciano sulla parete. A breve scadenza dovrebbero prendere il volo.
A memoria d’uomo nessun rapace di questa specie ha mai nidificato in Val Rosandra e l'eccezionale evento di questa primavera è letto dai naturalisti come un segno della buona salute di questo territorio.
«Potremmo calarci con la corda doppia fino all’anfratto e ispezionare il nido per contare i pulli e verificare il loro stato di salute. Ma abbiamo ritenuto di non farlo perché i due genitori potrebbero allontanarsi a causa del disturbo», spiega l’ornitologo Enrico Benussi. Nelle ultime settimane ha passato parecchie ore, all’alba e al tramonto, a osservare i voli del maschio che caccia costantemente sul Monte Carso e poi ritorna al nido con la preda costituita di solito da piccoli uccelli.
Enrico Benussi ha anche puntato verso il nido il teleobbiettivo della sua «Nikon», realizzando una serie di pregevoli immagini del falco e delle sue abitudini. Il maschio, anche durante le battute di caccia, non perde mai di vista l’anfratto e vi può ritornare velocemente in caso di necessità.
In Val Rosandra in questo momento hanno nidificato anche una coppia di gufi reali e un’altra di corvi imperiali. Anche nei loro nidi sono nati di recente i «piccoli» e questo duplice impegno potrebbe aver evitato ai falchi pellegrini l’interesse delle altre due coppie di predatori. Sulla «parete bianca» ha costruito il proprio nido anche una coppia di passeri solitari. Il falco pellegrino avrebbe potuto ucciderli per farne del cibo per i due suoi «pulli» nati da poco. Invece non è accaduto e anche questa «anomalia» rappresenta un motivo di osservazione e di studio.
L’ultimo avvistamento di un’altra coppia di falchi pellegrini in provincia di Trieste risale a 18 anni fa quando la loro presenza era stata segnalata sulle falesie di Duino. Poi più nulla o quasi, forse a causa della rumorosa frequentazione di quel sentiero, specie nei fine settimana. Un’altra coppia era stata vista lo scorso anno in Val Rosandra, ma la presenza non è stata confermata da successivi avvistamenti o fotografie. Va aggiunto che la nascita dei due «pulli» è stata favorita dal provvedimento del sindaco di San Dorligo Fulvia Premolin che ha emesso un’ordinanza che vieta fino al 20 giugno ogni attività di arrampicata nell’area posta tra le due gallerie della vecchia ferrovia.

(c.e.)


Il patrimonio edilizio del Porto Un convegno di Italia Nostra - VENERDÌ AL MOLO IV

S’intitola «Le costruzioni portuali, il restauro del patrimonio culturale demaniale» il convegno promosso da Italia Nostra e patrocinato dall’Autorità portuale, in programma venerdì alle 15.30 nella sala convegni del Molo IV. L’incontro, che sarà presentato nel dettaglio domani alle 12 nella sede di Italia Nostra in via del Sale 4/b, illustrerà l’area storica con gli edifici di rilievo quali beni culturali demaniali, la documentazione dell’Archivio storico del Porto, unità storiche di navigazione, le possibilità di restauro, il polo museale nella centrale idrodinamica e la sottostazione elettrica di riconversione. Rappresentanti istituzionali, esperti e studiosi riferiranno le proprie esperienze nel settore.


Rigassificatore a Zaule - SICUREZZA E BUSINESS

In questi giorni è tornato di attualità il problema dei rigassificatori nel golfo di Trieste e sul Piccolo ci sono stati vari interventi di nostri rappresentanti politici (di Governo, Comune e Provincia) e sindacali, che si sono apertamente dichiarati favorevoli all’insediamento di un rigassificatore a Zaule, perché «i rigassificatori sono un business», cioè affari. A dichiararsi di parere opposto, sempre secondo il quotidiano, sarebbero gli ambientalisti e il Comitato per la salvaguardia del golfo di Trieste. Vorrei ricordare che ad esprimersi contro i rigassificatori nella baia di Muggia, sono stati anche, e soprattutto, scienziati e studiosi della comunità scientifica della nostra città. Essi hanno fatto presente, con argomentazioni precise e approfondite, che questi sono impianti ad alto rischio, sia per le persone sia per l’ambiente, per cui logica vorebbe che la loro localizzazione avvenisse lontano dai centri abitati. A questo riguardo vorrei invitare tutti a rileggere quanto scritto mesi fa sul Piccolo dalle seguenti persone: il professore emerito di chimica all’Università di Trieste, Giacomo Costa, il docente di fisica tecnica alla facoltà di ingegneria dell’Università di Trieste Enrico Nobile, il ricercatore Pierluigi Barbieri, docente di valutazione del rischio chimico all’Università di Trieste e il geologo dell’Ogs Livio Sirovich.
Mi sembra quindi incomprensibile il fatto che la comunità scientifica della nostra città sia stata completamente ignorata. Ad esempio l’Ogs, ente che effettua da decenni il monitoraggio del nostro golfo, non è stato mai interpellato sulle relazioni prodotte da Gas Natural e da Endesa. Per tali relazioni le due imprese avrebbero utilizzato parametri non riferibili alla baia di Muggia circa la profondità e la temperatura del mare, la velocità del vento, ecc.
Poiché le informazioni che si leggono sulla stampa specializzata sull’estrema pericolosità di questi impianti destano profonda preoccupazione in noi cittadini, invito i nostri amministratori e anche i responsabili dell’informazione a organizzare quanto prima un dibattito pubblico, in televisione, dove le diverse tesi possano confrontarsi in modo completo e convincente E se si riuscirà a dimostrare che tutte le preoccupazioni di carattere ambientale, economico e di sicurezza sono infondate, saremo felici di accogliere i rigassificatori. Altrimenti sarà doveroso e onesto rinunciarvi. Non vorrei che, a somiglianza di quanto accade nei Paesi più poveri e arretrati, venisse barattata la sicurezza e la salute dei cittadini con una manciata di soldi che, come da esperienze del passato, non andrebbero certamente a beneficio dei cittadini comuni.
Silvano Baldassi
 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 25 maggio 2008 

 

 

Via Cereria  - Legambiente: no al park al posto del giardino
 

Che cosa si è deciso per il giardinetto di via Cereria? Torna alla carica il circolo Verdeazzurro di Legambiente per appoggiare i cittadini che due anni fa avevano aderito ad una petizione, con ben 500 firme, per protestare contro la trasformazione di un polmone verde di via Cereria in parcheggio per 120 posti auto. Gli abitanti sono contrari alla nuova destinazione d’uso del giardinetto, di pertinenza della palestra comunale di via della Valle e confinante con l’ex carcere femminile, in quanto si tratta dell’unico spazio verde in un rione assai cementificato.
L’idea di trasformare lo spazio in parcheggio era nata dalla transazione fatta dal Comune, proprietario dell’area, con l’impresa di costruzioni Riccesi per superare in modo indolore il rischio di lunghe e costose vertenze in Tribunale, dopo che era decaduta l’ipotesi del park sotto Ponterosso per il quale l’impresa si era aggiudicata la gara. «A tutt’oggi - dice il segretario del circolo Ettore Calandra - non abbiamo ricevuto alcuna risposta da parte del Comune alla nostra raccolta di firme. A nostro avviso la destinazione d’uso del sito deve restare quella di verde urbano: a suo tempo c’era stato anche un impegno del Municipio in tal senso. Purtroppo però la decisione di non procedere alla costruzione di un parcheggio nella zona di piazza sant’Antonio, il cui appalto era però già stato aggiudicato, ha scatenato la conseguente caccia in centro di siti alternativi. Per questo ancora una volta, e alla luce degli interventi in programma anche per piazza Libertà, facciamo sentire il nostro dissenso e l’appoggio alla popolazione di via Cereria e via Tigor che di quel park non ne vogliono sapere».
Con un comunicato inoltre Legmbiente fa presente che il giardino, oltre ad essere lasciato ad uno stato di abbandono, dopo i lavori fatti per il restauro della palestra, finiti parecchio tempo fa, è rimasto tale e quale, in quanto l’impresa non ha ripulito l’area dai materiali inerti. Secondo l’indirizzo scelto dall’amministrazione comunale, per pareggiare la perdita dell’impresa Riccesi sulla gara d’appalto vinta, si era giunti ad una sorta di scambio, secondo il quale l’impresa si era aggiudicata la costruzione di altri 3 parcheggi per globali 473 posti in cambio dei 689 ipotizzati per Ponterosso.
Daria Camillucci
 

 

Saro: sì al nucleare per l’industria locale

TRIESTE Per il senatore Ferruccio Saro (Pdl), la scelta dell'energia nucleare costituirebbe per il Friuli Venezia Giulia un «input a quell'importante settore di lavoro costituito dall'ingegneria e dall'impiantistica». Lo afferma in una nota in cui approva «la candidatura del Friuli Venezia Giulia quale potenziale luogo in cui far sorgere una centrale nucleare, come ha proposto - precisa il testo - il presidente della Regione, Renzo Tondo». La strada indicata dal ministro allo Sviluppo economico Claudio Scajola e ripresa ieri da Tondo rappresenta, secondo Saro, «un valido percorso per togliere il nostro Paese dai vincoli posti e imposti dai produttori stranieri».


Nucleare, il nodo dei siti. Rubbia: nuovi materiali - DIBATTITO SULLA SVOLTA

MILANO Nel novembre del 1987, anche sull'onda dell'incidente di Chernobyl, a grande maggioranza passò il referendum contro il nucleare in Italia. Ora il governo ha riaperto il dossier e le imprese spingono: il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, dice che non deve vincere «la politica del no», mentre studi accademici indicano un possibile risparmio del 35% nei costi per la fornitura di energia elettrica al mondo produttivo. Ma, tempi a parte, il vero problema diviene ora quello della localizzazione dei siti: dove costruire le nuove centrali. Il piano nucleare dell’Enel che sarà presentato nei prossimi giorni prevede entro il 2020 quattro centrali e un sito per le scorie. Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini propone un «patto per il nucleare» maggioranza-opposizione, ma a introdurre abbastanza chiaramente la questione dei siti è il ministro dell'Agricoltura, il veneto Luca Zaia, che dice: «Mi piacerebbe sapere dove si costruiranno» le futuribili nuove centrali. La risposta, secondo uno studio condotto da docenti dell'Università Bocconi di Milano, è semplice. E forse non troppo gradita: soprattutto la Pianura padana. Ipotesi ribadita nei giorni scorsi anche dall'amministratore delegato dell'Edison, Umberto Quadrino, secondo il quale le nuove centrali si possono costruire «dove c'è l'acqua, quindi in Pianura padana o lungo le coste». Per il funzionamento delle centrali serve infatti tanta acqua, a partire dal raffreddamento dei reattori, ma soprattutto - secondo gli studi universitari mai interrotti in questi anni e ora ripresi in mano da diversi autori - per diluire gli inquinanti contenuti nei fumi prodotti anche dalle nuove centrali, non nelle scorie, che sono un altro problema. Il primo di questi inquinanti è la diossina: le centrali di nuova generazione potrebbero prevedere di immettere i fumi direttamente nei corsi d'acqua, con opportuni filtri, in modo da ridurre enormemente le concentrazioni di inquinanti.
«Se qualcuno mi chiede se tra 300 anni ci sarà ancora il nucleare, la mia risposta è sì. Sono sicuro che le generazioni future utilizzeranno il nucleare, penso però a un nucleare che non è quello di oggi, è diverso». Così il Premio Nobel Carlo Rubbia parla «da scienziato» della scelta del nucleare. Rubbia parla di un «nucleare nuovo» basato su principi diversi, oltre a quello della fusione, e cita «la fissione basata su nuovi materiali come il torio, che è abbondante come il piombo». «Inoltre - ha osservato - per un gigawatt del nucleare attuale ci vogliono 200 tonnellate di uranio, con il torio, per la stessa energia, serve una tonnellata». Ed ancora, ha sottolineato Rubbia «la bomba al torio non si può costruire».


 Emergenza rifiuti: esaurita a Fiume la discarica regionale - PROTESTA PUBBLICA

FIUME La nuova discarica della Regione quarnerino–montana, che dovrebbe essere edificata nel bosco di Mariscina (comune di Viskovo, un paio di chilometri a nord – ovest di Fiume), è un progetto che denuncia ormai gravi ritardi. A complicare una situazione da tempo complessa è la recente licenza ottenuta dalla municipalizzata fiumana Cistoca (Nettezza urbana), con la quale si potrà procedere al cosiddetto risanamento della discarica regionale di Visevac, sempre nella municipalità di Viskovo e ormai in procinto di scoppiare. Si tratta di un immondezzaio che da anni ha esaurito le capacità ricettive e la cui chiusura era pianificata per il 2009. La Cistoca è invece riuscita a procurarsi il permesso dall’Ufficio per la Direzione statale che le permetterà di aggiungere altri 250 mila metri cubi di capacità ricettiva a Visevac e nonostante l’opposizione a questo progetto da parte del comune di Viskovo.
Il colpo di scena ha completamente spiazzato gli abitanti delle frazioni di Kapiti e Furicevo che vivono a contatto di gomito con l’impianto di Visevac e che speravano nella sua chiusura per poter dimenticare la puzza – specie in estate – e gli altri disagi derivanti dalla presenza dell’ immondezzaio. L’allargamento di Visevac ha fatto capire che la discarica di Mariscina, alquanto lontana dai centri abitati, non sarà ultimata secondo i piani, ossia entro il 2011. Una brutta notizia per quelli di Kapiti, Furicevo e dintorni, alle prese con il diffondersi di vari tipi di tumore.
Proprio di recente è stato pubblicato lo studio sulla qualità dell’aria nella contea del Quarnero e Gorski kotar, da cui si evince che la situazione peggiore riguarda le località di Kostrena, Krasica e Viskovo, dove si respira aria di terza categoria e dunque inquinata.
Per le prime due, i responsabili sono la raffineria dell’Ina a Urinj, la centrale termoelettrica Rijeka e il cantiere navale Viktor Lenac. In riferimento all’inquinamento atmosferico a Viskovo, le colpe vanno addebitate appunto all’impianto di Visevac. Il sindaco di questo comune, Goran Petrc, ha ribadito che Viskovo si è opposta con tutte le forze al potenziamento della discarica, ma – non avendo peso politico – non è stata ascoltata. Da parte sua, il direttore generale della Cistoca, Zlatko Stok, si è chiamato fuori, dicendo che l’ azienda deve agire nell’interesse di tutte le utenze della contea: «Il problema dei rifiuti è molto serio anche a Fiume e nella sua regione – ha rilevato – e se Viskovo non ne vuol sapere dell’allargamento di Visevac, allora ci troviamo di fronte a una questione che va risolta a livello di contea e del ministero per la Salvaguardia ambientale».
Andrea Marsanich
 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 24 maggio 2008 

 

 

Marini e Piero Camber: no al rigassificatore «Il Comune si era espresso due volte in maniera negativa al riguardo»

L’assessore Lenna: vogliamo seguire la linea del governo
Roberto Menia dà il via libera ad un rigassificatore, Vanni Lenna lo segue a ruota ma da Trieste arrivano voci tutt'altro che favorevoli. Dopo la presa di posizione, e non è la prima, del sottosegretario all'ambiente a favore di un impianto, possibilmente quello a terra, ecco la levata di scudi dei forzisti triestini Bruno Marini e Piero Camber, il primo assolutamente contrario, il secondo a dir poco cauto.
La necessità di trovare fonti alternative di approvvigionamento energetico è condivisa, non altrettanto la localizzazione degli impianti di rigassificazione. «Rispetto la posizione di Menia e comprendo che a livello nazionale c'è bisogno di almeno 4-5 rigassificatori - afferma Marini - ma sono del tutto contrario alla collocazione nel golfo di Trieste». Marini si dice «non pregiudizialmente contrario ai rigassificatori ma bisogna valutare con attenzione il sito dove vengono collocati e il volere della comunità».
Che sia off-shore o a terra, per il consigliere regionale del Popolo della Libertà lo specchio di mare giuliano «non è idoneo ad un simile impianto», indicando una serie di contraddizioni nella scelta indicata da Menia e avvalorata anche da Lenna: «Non mi sembra lineare l'idea di chiudere la Ferriera e di inserire una struttura di questo tipo e ancora di più mi sembra contraddittorio puntare allo sviluppo turistico, con particolare riferimento alle crociere, e nel contempo pensare a 400-500 gasiere all'anno nel golfo».
Perplesso anche Piero Camber secondo cui «troppe volte sono sbarcate sul territorio società che hanno preso e nulla hanno dato. Non vorremo che, come spesso è successo, Trieste paghi per tutti, senza beneficio alcuno». Insomma, per l'altro consigliere regionale triestino espressione di Forza Italia il rigassificatore si può fare «solo se ci sarà l'impegno di chi lo realizzerà di garantire ricadute positive sul territorio in termini di opere pubbliche o di royalties». Camber tuttavia sottolinea come al momento «non ci siano garanzie dal punto di vista della sicurezza a causa di un'evidente carenza progettuale e tecnica».
I consiglieri triestini ricordano come il Comune di Trieste si sia pronunciato due volte contro i progetti di Gas Natural ed Endesa e Marini auspica che vengano sentite le popolazioni interessate: «Un referendum o una qualsiasi forma di consultazione popolare è necessaria e opportuna perchè non si può pensare di realizzare un'opera così impattante passando oltre il volere della gente».
Ma per l'assessore regionale all'ambiente Vanni Lenna questa sarebbe «un'ultima spiaggia. La classe politica è eletta per governare e non si può pensare ad un referendum ogni volta che si presenta un problema». Lenna puntualizza che «la linea indicata dal Governo e dal ministro Scajola è quella che vogliamo seguire ed è una linea favorevole ai rigassificatori». Per l'assessore si tratta di «una necessità nazionale che comporta anche ricadute positive per la Regione. È ora necessario trovare la soluzione migliore per il territorio valutando attentamente i progetti e verificandone l'impatto e la realizzabilità».
Come a dire che i no espressi dal Comune di Trieste a luglio 2006 ed a gennaio 2007 non rappresentano un ostacolo insormontabile, tanto più che lo stesso sindaco Dipiazza ha più volte affermato che, se ci fossero benefici economici nelle bollette e magari per Acegas-Aps, la sua posizione potrebbe anche essere favorevole. Meno aperto Camber, secondo cui «lasciare entrare Acegas, magari con una quota minima, finirebbe per non comportare grandi vantaggi, senza contare che i benefici andrebbero divisi con Padova, cosa che ci interessa fino ad un certo punto».
Dal canto suo l'assessore Lenna ricorda come già la giunta Illy espresse un parere negativo, rinviando alla Commissione ministeriale una decisione sulla valutazione di impatto ambientale. Ma ora è cambiato il Governo nazionale ed è cambiata la maggioranza anche in Regione: «Dobbiamo riprendere un percorso partendo dal dialogo e dalla concertazione con le popolazioni e gli enti locali».
La linea comunque è tracciata e per Lenna un rigassificatore s'ha da fare: «È la mia posizione personale ma è anche l'idea di tutta la Giunta regionale». Il rigassificatore di Zaule rimane in pole-position considerata anche la presa di posizione di qualche settimana fa del presidente della Regione, Renzo Tondo, che nell'annunciare l'incontro con il ministro degli esteri sloveno Rupel aveva dichiarato la sua contrarietà all'impianto a mare, allineandosi a quella che è la posizione slovena in materia. Lenna preferisce andarci con i piedi di piombo, affermando che «non è il caso ancora di pronunciarsi in questo senso. Andranno valutati i progetti, l'impatto e le ricadute e solo a quel punto si prenderà una decisione».
Roberto Urizio


Piazze Venezia e Libertà, critiche ai cantieri  - Il Comitato per i masegni: intervenga la Procura. Wwf e Italia Nostra: non tagliate gli alberi

POLEMICA SUI LAVORI DI RIQUALIFICAZIONE
Piazza Venezia e Piazza Libertà nel mirino degli ambientalisti. I più ambiziosi tra gli attuali progetti di riqualificazione urbana del Comune sono finiti infatti nella rete delle proteste di vari comitati cittadini. Il primo per il trattamento del masegno storico, il secondo per il sacrificio di un numero non ancora definito di alberi ad alto fusto.
PIAZZA VENEZIA Il lavoro di riqualificazione della piazza dimostra che il problema del mantenimento e del rispetto dei beni del passato non è ancora entrato nelle menti dei nostri amministratori» denuncia il Comitato per la Salvaguardia del Patrimonio Urbano di Trieste Cosapu. «La pavimentazione della piazza è stata “segata” da una macchina fresatrice - afferma il presidente Bruno Cavicchioli - causando la distruzione insensata di un numero elevato di masegni». Il tutto «nonostante le rassicurazioni dell’amministrazione comunale che ha assicurato varie volte che la piazza avrebbe riassunto il suo aspetto originale ottocentesco». Questa settimana, il Comitato ha denunciato il fatto al Nucleo Carabinieri di Venezia, competente per il territorio, che ha promesso di intervenire sul caso, alla Procura della Repubblica ed alla locale Corte dei conti. «Pensiamo, però, che non dovrebbe essere compito di questo comitato vigilare e denunciare possibili reati contro il patrimonio pubblico - aggiunge Cavicchioli - siamo convinti che questo fatto spetti alla Soprintendenza di Trieste la quale, nonostante i numerosi solleciti al sindaco sull’osservanza dei dettami e sull’avvio della mappatura dei selciati della città, ad oggi pare non sia stata in grado di far osservare quanto previsto dal Codice Urbani».
PIAZZA LIBERTÀ Da un cantiere in corso a uno che deve nascere: è quello di piazza Libertà, il cui progetto preliminare sarà votato giovedì dal Consiglio comunale. Proprio per quel giorno si preannuncia una rumorosa protesta in piazza Unità da parte di Wwf, Italia Nostra, Associazione orticola Fvg e Gruppo Beppe Grillo, che con alcuni esponenti locali di Italia dei Valori e Pd stanno costituendo un apposito comitato per la difesa di piazza Libertà. Della manifestazione di giovedì si è discusso ieri a margine di una conferenza stampa, nella quale il responsabile del Wwf triestino Carlo Dellabella ha bollato il progetto di piazza Libertà in quanto «nato come altri da una mancata discussione con la cittadinanza, avulso dal Piano del traffico e dalla variante per il Porto Vecchio. Non sembra poter risolvere i futuri carichi stradali e crea, nel contempo, problemi ambientali perché prevede, come cita il Servizio Verde pubblico del Comune nelle sue osservazioni, il taglio di 21 alberi mentre altri dieci rischieranno di cadere». «È vero - gli ha fatto eco Lia Brautti - che la stazione viene ricongiunta al giardino, ma è altrettanto vero che, per trasferire l’asse stradale sul lato di via Ghega, da quella parte il parco sarà ridotto di una decina di metri». «Non è possibile - ha chiuso Giulia Giacomic, presidente di Italia Nostra - inserire un’autostrada a 7-8 corsie in una simile area storica. Chiediamo almeno la riduzione di quell’asse senza allargare il marciapiede sul lato di via Ghega».

GABRIELA PREDA e PIERO RAUBER


RIFACIMENTO PIAZZE - LA REPLICA DEL SINDACO  - Dipiazza: sanno solo lamentarsi - «Rimetto pure la statua di Massimiliano, ho voglia di fare e mi criticano»

«In piazza Venezia rimetto Massimiliano d’Austria e riporto in superficie il masegno originale, dopo averlo tirato fuori e rimesso in riga. Ora scopro che mi ”rompono” addirittura per questo. E a quelli che si oppongono al progetto di piazza Libertà, dico solo che mi mandino una bella lettera con su scritto ”sindaco, non fare più nulla”. Sanno soltanto lamentarsi mentre io ho voglia di fare. E chi fa si espone alle critiche». Roberto Dipiazza replica alle critiche frenandosi a stento. Le respinge. Le fulmina. E rincara la dose rispetto alle parole pronunciate pochi minuti prima, sullo stesso argomento, da Franco Bandelli. «Chi cerca di fermare queste opere - così l’assessore ai Lavori pubblici - è un integralista. E con gli integralisti non si ragiona. Loro hanno il diritto di protestare mentre noi abbiamo il dovere di governare guardando più in là di domani».
In particolare - assicura Bandelli - il caso piazza Venezia per il Municipio è già chiuso: «Proprio stamani (ieri, ndr) è stato fatto un sopralluogo della polizia edilizia urbana con i tecnici di Soprintendenza e Comune. È stato accertato che l’esecuzione dei lavori con il trattamento del masegno, estratto, tagliato e reinserito, rispecchia il progetto approvato dalla Soprintendenza stessa. Il masegno poi non va da nessuna parte. Anzi, viene addirittura aggiunto là dove manca. Su piazza Libertà gli ambientalisti sanno bene, l’hanno sentito in commissione, che alla fine gli alberi da sacrificare probabilmente saranno non più di cinque. Li conteremo a opera fatta. E lì vedremo chi avrà avuto ragione».

(pi.ra.)


Ritorno al nucleare, cresce il fronte favorevole  - Consenso da Cisl e Antitrust. Il governatore del Fvg Tondo: «Risorsa imprescindibile»

ROMA Cresce il fronte del ”sì grazie” al nucleare in Italia: dall'Antitrust alla Cisl fino a qualche ambientalista si alza infatti un coro di approvazione all'annuncio del governo di voler riprendere la strada dell'atomo. Da più parti si sono alzate parole di consenso, accompagnate dal ricordo-rimpianto di quando l'Italia era leader in questo settore e dall'invito a recuperare il ritardo accumulato. Con in aggiunta la ”rassicurazione” sui tempi indicati dal governo firmata dall'amministratore delegato di Edison Umberto Quadrino. Cinque anni, ha spiegato Quadrino, sono «tecnicamente corretti». Un tempo «lungo, ma necessario, tenuto conto che non ci sono più le strutture tecniche», a causa dell'addio all'energia atomica deciso con il referendum del 1987. Il presidente dell'Antitrust Antonio Catricalà, rimpiangendo quando l'Italia era leader dell'energia atomica ha definito «errori» le decisioni che hanno portato all'abbandono del nucleare. La storia del nucleare è costata all'Italia «un bel po’ in termini di mancato sviluppo del Paese», ha aggiunto il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, sottolineando che la questione del nucleare riguarda «non solo la possibilità di pagare meno in futuro i costi dell'energia», ma anche «non essere intrappolati da un gioco stringente dei fornitori». Favorevole al nucleare anche il governatore del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo: «È una risorsa imprescindibile per lo sviluppo compatibile di un settore fondamentale per l’italia come quello dell’energia, troppo spesso penalizzato da decisioni adottate sull’onda emotiva più che giustificate da considerazioni reali sul fabbisogno energetico rapportato al rispetto dell’ambiente».


Piazza Libertà, riqualificazione superflua

Non riesco a comprendere quale sia la necessità e l’urgenza di una nuova risistemazione di piazza Libertà, la cui riqualificazione è avvenuta - peraltro gradevolmente - non molti anni orsono.
Ai fini della viabilità non mi sembra che piazza Libertà sia un nodo particolarmente problematico, ai fini dell’abbattimento di alberi mi sembra lapalissiano che una decina di alberi secolari e sani non potranno essere sostituiti nella loro funzione sia pure da un numero raddoppiato o triplicato di alberi giovani.
Inoltre, che fine farebbero gli esistenti sottopassaggi?
Non potrebbero essere adattati questi a corsia di scorrimento underground per alleggerire il traffico, qualora questa sia la vera urgenza? Questa soluzione non era stata ipotizzata per la pedonalizzazione del Corso?
Se, infine, il motivo fosse puramente estetico... mi sembra che in città esistano altre urgenze, altre priorità e limitate risorse economiche, e non é tempo di «cicale», bensì di «formiche».
A meno che non ci sia un impegno da rispettare con qualche ditta e tale impegno sia stato sottoscritto ben prima di avviare l’iter ufficiale necessario per questo genere di iniziative in tal caso non comprenderei lo stesso ma mi adeguerei, perché cittadino senza potere.
Giuliana Giuliani Cesàro - consigliere circoscrizionale Pd
 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 23 maggio 2008 

 

 

Scajola: «Centrali nucleari al via entro 5 anni»  - LA POLITICA ENERGETICA - L’Enel: «Siamo pronti a partire». Il ministro ombra del Pd Realacci: «È solo ideologia»

ROMA Le sirene nucleariste suonavano da mesi. E come da programma elettorale il governo ha dato ieri l’annuncio. «Entro la legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro paese di un gruppo di centrali atomiche», ha detto il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola parlando dal palco di Confindustria. Immediata e durissima la reazione delle opposizioni e del fronte antinucleare pronto a ricompattarsi.
A vent’anni dal referendum che trasformò l’Italia nella capofila dei paesi denuclearizzati, il fantasma dell’energia atomica si riaffaccia sulla scena. «Un piano d’azione ineludibile», spiega il ministro all’assemblea degli industriali già galvanizzati dalla relazione di Emma Marcegalia e dal discorso di Silvio Berlusconi. Un piano che è «un solenne impegno assunto dal premier, con la fiducia, e che onoreremo con convinzione e determinazione», ha aggiunto Scajola tra gli applausi della platea.
Secondo il ministro, infatti, «solo gli impianti nucleari consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell’ambiente».
Da qui la necessità di «ricostruire competenze e sitituzioni di presidio, formando la filiera imprenditoriale e tecnica e prevedendo soluzioni credibili per i rifiuti radioattivi».
Per dare risposte «adeguate» alla sete di energia di un paese che paga ha una bolletta energetica da 60 miliardi di euro, ha continuato Scajola il governo si muoverà con decisione lungo tre direttrici: diversificazione, infrastrutture e internazionalizzazione. «Rilanceremo gli investimenti, semplificheremo gli iter autorizzativi, promuoveremo il dialogo con il territorio, premiando con incentivi e iniziative di sviluppo le popolazioni interessate ai nuovi insediamenti», promette ancora il titolare dello Sviluppo, sostenuto dall’intero Pdl.
La lista delle località potenzialmente candidate ad ospitare una centrale atomica sarà affare dei prossimi mesi. E c’è da scommettere che non saranno mesi facili. L’Enel da parte sua si è già detta pronta alla sfida. «Tecnicamente siamo pronti. L’obbiettivo è realizzabile, anche se è necessario avere un quadro normativo aggiornato e una forte spinta di condivisione al progetto da parte del territorio», ha dichiarato l’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti senza nascondere il proprio entusiasmo. «Siamo pronti a fare la nostra parte», gli ha fatto eco l’ad di Edison, Umberto Quadrino.
L’opposizione però sembra schierarsi con rinnovata fermezza. Ed anche il fronte delle associazioni ambientaliste insorge compatto contro l’annunciato ritorno del paese all’energia nucleare. «Pensare di riportare il nucleare in Italia in cinque anni è qualcosa di ideologico, è una battaglia come quella per l’articolo 18 che sappiamo come è andata a finire. Se proseguiranno davvero su questa strada da parte nostra non ci sarà alcuna collaborazione», attacca Ermete Realacci, ministro ombra dell’Ambiente del Pd, sostenendo che stavolta «il governo ha finalmente detto qualcosa che gli farà perdere voti».
Ancora più dura la reazione dei vertici di Legambiente che annunciano «un’opposizione durissima» e mobilitazioni su larga scala: «Prima di sbandierare atomi a destra e a manca l’esecutivo dovrebbe chiarire alcuni piccoli particolari. Prima di tutto dove pensa di recuperare i soldi per realizzare gli impianti», dice il presidente dell’associazione Vittorio Cogliati Dezza.


NUCLEARE - FERMI DAL 1987  - Quattro gli impianti esistenti in Italia

ROMA Sono quattro le centrali nucleari costruite in Italia tra l’inizio degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta. Garigliano, Latina, Trino Vercellese e Caorso i siti degli impianti, tutt’ora esistenti e tutti gestiti dalla Sogin (subentrata all’Enel), ma fermi dal 1987, anno in cui il referendum abrogativo (votato l’8 e 9 novembre) ha bocciato l’utilizzo del nucleare per scopi civili. Un ventennio (anni’60-’80) quello di attività dei reattori nucleari, nati per incrementare la produzione di energia elettrica, in cui non sono mancati guasti ed incidenti tecnici di varia natura. E quella di Trino Vercellese, provincia di Vercelli, è la prima iniziativa industriale avviata in Italia in campo nucleare: nel 1955 da un pool di imprese, Edison in testa, lancia il progetto. Nel 1961 si inizia a costruire la centrale intitolata ad Enrico Fermi. Completato in meno di tre anni, il 21 giugno 1964 il reattore raggiunge la prima criticità e a partire dall’ottobre dello stesso anno inizia ad immettere elettricità in rete. Nel 1966, per effetto della legge sulla nazionalizzazione, la proprietà della centrale passa all’Enel. Fermo dal `67 al’70 (per problemi tecnici) e poi ancora dal’79 all’82, il reattore ha operato fino al 1987.


Menia: sì al rigassificatore nel Golfo di Trieste  - «I rifiuti possono diventare un’importante risorsa energetica, se si sfruttano come in Europa»

IL SOTTOSEGRETARIO TRIESTINO SPIEGA LA LINEA DEL GOVERNO
«Dobbiamo modernizzare l’Italia, le lancette vanno portate avanti di almeno 10 anni»
Roberto Menia comincia a prendere confidenza con le stanze del palazzo del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Da sottosegretario ha dovuto affrontare, assieme ai colleghi di governo, l’emergenza campana dei rifiuti. Ma l’aennino di Trieste ha già le idee chiare sulla strategia da seguire in questa sua prima esperienza di governo. E ha idee chiare anche in materia energetica, ribadendo il suo sì - da esponente del governo - a un rigassificatore anche nel Friuli Venezia Giulia.
«Chi ha condotto negli ultimi due anni la politica del ministero - spiega - ha seguito un impianto ideologico. Hanno bloccato le grandi scelte perseguendo un ambientalismo fuori dal tempo. La tutela dell’ambiente deve diventare il traino per il futuro del Paese, mentre in passato spesso questa presunta tutela è diventata un freno per la modernizzazione».
Tutta colpa del centrosinistra? «Quella più avveduta ha già capito che la tutela ambientale è una risorsa sulla quale si deve lavorare senza pregiudiziali» continua Menia.
L’emergenza rifiuti, e in particolare quella del napoletano ha molti padri. Un’emergenza che per il momento non c’è in altre parti d’Italia soltanto perchè è sotto traccia. Anche nel Friuli Venezia Giulia dove le discariche, oltre ad aver inquinato vaste aree di sottosuolo, sono quasi alla saturazione. E quando un «deposito» viene posto sotto sequestro il bubbone affiora. La precedente giunta ha a più riprese sottolineato la necessità di costruire un termovalorizzatore nella zona Udine-Pordenone, mentre il sindaco di Gorizia Ettore Romoli ha avanzato l’ipotesi di riattivare, con le opportune modifiche, l’inceneritore dismesso da anni.
«È inutile lanciare allarmi. La politica deve lavorare su un progetto di medio-lungo periodo - continua Menia - Quello che si è verificato in Campania è stata l’esplosione di una vicenda denunciata nel ’93 dall’allora giunta regionale. Lo stato d’emergenza di fatto è stato proclamato nel 1994. Ieri il governo Berlusconi ha deciso di intervenire con determinazione su un fenomeno che sta infangando il nome dell’Italia nel mondo. Ma le responsabilità sono di molti. In tutti questi anni sono stati progettati nell’area cinque termovalorizzatori e anche l’unico praticamente ultimato, quello di Acerra, non è ancora in funzione. Le campagne sono disseminate di eco-balle. La Campania produce oltre due tonnellate di rifiuti all’anno finora depositate nelle discariche. Metteremo in funzione il termovalorizzatore di Acerra entro 6/8 mesi. Ma alcuni cittadini di quella sinistra che è stata allontanata anche dal Partito democratico continua a protestare. Una protesta che in passato è stata cavalcata da chi ci ha preceduto al Ministero e i risultati disastrosi sono negli ultimi mesi sotto gli occhi di tutti».
Siete convinti di vincere questa battaglia? «Abbiamo nominato commissario un uomo di esperienza come Guido Bertolaso, abbiamo responsabilizzato il sindaco Jervolino che deve dare una risposta entro un mese sulle discariche da aprire, l’esercito sarà chiamato a difenderle. Ma una volta risolta l’emergenza dobbiamo varare una strategia complessiva».
Alcune regioni come la Lombardia e l’Emilia-Romagna hanno trasformato la raccolta dei rifiuti in una risorsa energetica.
«Le realtà sono diverse. Le Regioni più grandi - sottolinea il sottosegretario - hanno maggiori possibilità di intervento. Ma è indubbio che è necessario varare un piano anche per le realtà più piccole, come la nostra, che vada in quella direzione. Dobbiamo creare un circolo virtuoso che, anche passando per la raccolta differenziata, tolga i rifiuti, una realtà con la quale convivere nel mondo occidentale industrializzato, dalle discariche e li trasformi in energia». Così succede in Europa, così sta scritto anche nel programma del centrosinistra sconfitto il 14 aprile.
«Modernizzare il sistema Italia è una necessità - conclude Menia - dobbiamo riportare avanti le lancette del Paese di almeno dieci anni. La sostenibilità ambientale deve essere al centro anche della realizzazione delle infrastrutture come la Tav, le autostrade ma anche in campo energetico i rigassificatori, compresi quelli del Golfo di Trieste. Non nascondo che le resistenze, più evidenti nella sinistra, sono trasversali. Abbiamo una maggioranza forte. È nostra responsabilità superarle».

CIRO ESPOSITO
 

Un nuovo sequestro in Ferriera Estesi i vincoli nell’area Nord - Il provvedimento ha carattere probatorio: mira a dimostrare che furono stoccate attrezzature dismesse

Altro sequestro alla Ferriera di Servola. - PER CERCARE RIFIUTI INDUSTRIALI
Ieri i carabinieri del Nucleo operativo ecologico, giunti da Bologna, hanno notificato alla Direzione dello stabilimento siderurgico un’estensione del sequestro che la scorsa settimana aveva «congelato» una vasta area nella zona Nord della Ferriera, a pochi metri dallo Scalo legnami.
Ieri il «blocco» ha coinvolto i cumuli di minerali posti a lato della macchina a colare, nell’area in cui viene riscaldato il «carro siluro». Sotto la superficie di questi cumuli, secondo l’inchiesta diretta dal pm Federico frezza, si dovrebbero nascondere rifiuti industriali e attrezzature fuori uso, mai asportate o scorrettamente smaltite.
Il sequestro ha un carattere «probatorio». In altri termini dovrebbe dimostrare che buona parte dello stabilimento e degli annessi piazzali, è stata utlizzata nel tempo non solo per produrre ghisa e carbone coke, ma anche per stoccare rifiuti industriali come vecchi camion fuori uso, attrezzature dismesse, bidoni di vernice, pezzi di edifici in cemento armato abbutti qualche decennio fa e mai avviati alle regolari discariche.
In sintesi anche la zona della macchina a colare, sarebbe coinvolta in questi stoccaggi, come è già accduto, semrpe secondo l’accusa, per l’area posta tra la Ferriera e l’adiacente scalo legnami.
Pochi giorni fa l’altro sequestro. Anche in questo caso, secondo l’inchiesta l’area che appartiene al Demanio marittimo è stata utilizzata come discarica abusiva. Vi sono state accumulate attrezzature industriali fuori uso e carcasse di camion. Ma anche bidoni di vernici, scarti di lavorazione, manufatti in cemento armato, motori ridotti in pezzi. Tre enormi colline, alte più di 15 metri, nascondono al loro interno altri rifiuti che il carbone, i minerali di ferro e altri materiali di probabile scarto di fonderia, ricoprono completamente. L’are sequestrata non è direttamente coinvolta nell’attività industriale della Ferriera.
La produzione di ghisa non subirà alcun contraccolpo, né grande, né piccolo, così come gli sbarchi sulla banchina. Presto inizieranno anche le analisi chimiche di quanto è stato abbandonato o nascosto nei cumuli diventati col tempo delle piccole malsane colline. Sembrano cose piuttosto antiche e di incerta datazione. Ma sono rimaste lì, senza che nessuno intervenisse. Ora in molti si chiedono perché nessuna delle proprietà che si sono avvicendate sul ponte di comando della Ferriera dal 1990 a oggi, non abbia mai preso l’iniziativa per smaltire o rimuovere questi rifiuti. L’area sequestrata appartiene al Demanio marittimo: Ferriera l’ha in affitto e paga un canone di concessione.
Intanto prosegue l’altra grossa indagine su reati ambientali, quella del pm Maddalena Chergia, sulla discarica abusiva allo Scalo legnami, per la quale sono indagate 11 persone tra cui i titolari della della Isp Riciclati, Diego Romanese e Cataldo Marinaro e il costruttore edile Antonio Raffaele Bruno. Gli investigatori della Finanza stanno esaminando la documentazione sequestrata in buona parte riconducibile ai trasporti di scarti di asfalto dalle Rive alla discarica abusiva.


Fiume, mare pulito lungo le spiagge  - Balneazione vietata soltanto nel tratto davanti al rione di Pecine

I campionamenti esaltano il litorale quarnerino Il sindaco Obersnel: «Una situazione invidiabile» Presto disponibili anche le strutture di Costabella
FIUME I primi campionamenti stagionali effettuati nelle acque del mare che bagna le spiagge fiumane, effettuati quest’anno dall’Istituto regionale per la salute pubblica, hanno evidenziato una situazione complessivamente molto positiva. In un unico punto, tuttavia, la balneazione si presenta a rischio per la salute dei bagnanti.
Nel capoluogo quarnerino, infatti, la sola «maglia nera» riguarda il tratto di costa prospiciente l’ex albergo Park, nel rione di Pecine, dove da un paio di anni la balneazione è vietata. In quest’area è stato localizzato un accumulo sotterraneo di residui fecali nei pressi di una sorgente che sarà circoscritta con barriere galleggianti entro la fine di maggio. La zona di mare, soggetta a divieto di balneazione, sarà ridotta e per la prima volta, dal giugno 2005 (quando era stato segnalato l’alto tasso di inquinamento) si potrà fare il bagno.
Inutile sottolineare la soddisfazione espressa sia dal sindaco di Fiume, Vojko Obersnel, che dai membri della giunta municipale ai quali Dušanka Djuzela Bilac dell’Istituto regionale per la salute pubblica ha presentato, in sede di esecutivo cittadino, il resoconto sullo stato di salute delle acque antistanti le spiagge fiumane.
Dal 1996 il suddetto Istituto compie dieci volte l’anno (da maggio a settembre, per l’esattezza) rilevamenti in una ventina di punti: da Preluca (nella parte occidentale della città) a Pecine (in quella orientale) per avere sempre sotto controllo la situazione riguardante l’eventuale tasso d’inquinamento. Situazione che, fortunatamente, migliora di anno in anno. E, mentre nel 2005 i cosiddetti punti neri erano stati nove (con moderato tasso d’inquinamento), l’anno scorso i controlli effettuati avevano evidenziato un ottimo stato di salute delle acque.
«Un tale livello di qualità delle acque di balneazione vicine a un centro urbano – ha sottolineato il sindaco Obersnel – è davvero invidiabile. Se siamo arrivati a tanto, lo dobbiamo agli investimenti effettuati nella costruzione del sistema fognario».
Pertanto, è possibile fare una bella nuotatina senza alcun rischio per la salute dei bagnanti a Preluca (dove si trova anche un campeggio), nelle acque che bagnano la zona dallo stadio di Cantrida al centro ricreativo del cantiere navale «Tre Maggio» (la località comprende anche l’ex bagno Riviera, tanto caro ai connazionali fiumani) e quelle antistanti le sei spiagge nel rione di Pecine.
Tra una ventina di giorni, inoltre, i bagnanti avranno a disposizione una spiaggia in più: quella sottostante il costruendo polo natatorio di Costabella i lavori di costruzione del quale dovrebbero essere portati a termine tra breve.
(v.b.)
 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 22 maggio 2008 

 

 

 L’INCHIESTA SULLO SCALO LEGNAMI  - La Finanza critica con l’impresa Bruno: doveva sapere che fine facevano i rifiuti

«Bisognava verificare se chi riceveva il materiale aveva l’autorizzazione» - Funzionari e manager si difendono: ignota l’esistenza di materiali speciali, nei documenti era tutto regolare

L’impresa Bruno, che ha realizzato la riqualificazione delle Rive vincendo l’appalto del Comune, aveva l’obbligo di controllare che coloro i quali gestivano lo smaltimento dei rifiuti bituminosi fossero autorizzati a farlo trasportandoli nell’area dello Scalo legnami. Per questo motivo una specifica responsabilità penale è attribuita all’amministratore Raffaele Antonio Bruno.
Per gli investigatori della Finanza, i responsabili dell’impresa triestina non potevano non sapere e avevano «il dovere di accertarsi che colui al quale sono consegnati i materiali per lo smaltimento abbia la necessaria autorizzazione». Insomma dovevano controllare. Come anche - seppure indirettamente - Domenico Donelli, presidente della Trieste Diga Srl, l’ingegnere Giorgio Lillini, direttore dei lavori, ingegnere capo dell’ufficio del Genio civile e il geometra Paolo Plossi, responsabile della funzione ecologia e valutazione della Provincia per i quali gli investigatori hanno supposto una culpa in vigilando. e hanno chiesto al magistrato di valutare le loro eventuali responsabilità.
Risponde il presidente della Trieste Diga, Donelli: «Non ho nulla da nascondere. Sono pronto a presentarmi dal magistrato. Avevamo fatto un appalto per produrre il materiale per realizzare la diga. Non potevamo sapere che c’erano rifiuti speciali. Anche se devo dire che i danni gravi sono stati fatti negli anni ’40 e ’50. Sono convinto che lì sotto quei terreni ci sia di tutto».
Aggiunge l’ingegnere Giorgio Lillini, responsabile dell’ufficio del Genio civile che nel settembre del 2007 e nel febbraio di quest’anno ha denunciato la situazione all’Autorità portuale proprietaria dell’area: «Non sapevo nemmeno che c’era il cantiere. Quando l’ho visto durante un soprallugo mi sono reso conto e ho scritto subito sia alla società che all’Autorità chiedendo chiarimenti».
«Quel cantiere - spiega Fabio Rizzi, responsabile del servizio sicurezza e ambiente dell’Autorità portuale - ci risultava essere funzionale alla diga. Avevamo fatto varie verifiche documentali e tutto ci era sembrato regolare. C’erano le bolle e le autorizzazioni. Ma non abbiamo controllato il materiale, questo non era di nostra competenza». Nessun commento dal funzionario della Provincia Plossi. Chi parla è l’assessore all’ambiente di palazzo Galatti Ondina Barduzzi. Dichiara: «Mi preme sottolineare che sono stati proprio i controlli condotti dall’amministrazione provinciale a creare i presupposti per le indagini che stanno compiendo le forze dell’ordine. Sono convinta che la Provincia abbia agito nel modo migliore, svolgendo accertamenti lunghi e complessi. I nostri funzionari hanno lavorato con serietà e nel pieno rispetto delle norme. Ribadisco la massima collaborazione con la Guardia di finanza per l’attività che sta svolgendo».

CORRADO BARBACINI


Scarico sospetto assolto Calcina - LA VICENDA RISALE AL 2002 - UDIENZA DAL GUP

Lino Calcina, 53 anni, affermato imprenditore del recupero di materiali riciclabili, è stato assolto con formula piena da una serie di accuse riguardanti il deposito di rifiuti su aree non autorizzate e di traffico di rifiuti. A pronunciare la sentenza è stato ieri il giudice Raffaele Morvay (nella foto) al termine di un processo svolto con rito abbreviato. Un precedente processo era stato annullato per vizi formali. Ieri Calcina, difeso dall’avvocato Giovanni Borgna, era l’unico imputato nel procedimento penale. Gli altri coinvolti hanno già definito separatamente le loro posizioni processuali.
L’inchiesta coordinata dal pm Maddalena Chergia era partita nel 2002. Nell’agosto di quell’anno la Forestale aveva messo i sigilli all’azienda. Tutta l’area della discarica in via Errera è stata posta sotto sequestro. Lì erano stoccate carta usata, ferrivecchi, plastica, vetro e batterie. Gli uomini della Forestale avevano fatto un blitz anche negli uffici della Provincia di via Sant’Anastasio a caccia delle autorizzazioni rilasciate dall’ente. E subito il magistrato aveva cominciato un’attenta lettura dell’istruttoria delle autorizzazioni, in particolare quelle riguardanti lo stoccaggio di batterie usate e di tubi fluorescenti.
Il lavoro di Lino Calcina era quello di trasformarle e venderle facendo diventare i rifiuti denaro sonante, dando lavoro a quaranta persone.
Secondo le indagini della Forestale, nella vasta area posta a poche centinaia di metri dall’inceneritore, erano stati immagazzinati anche rifiuti pericolosi. L’autorizzazione che Lino Calcina aveva esibito agli inquirenti era scaduta. Nessuno l’aveva rinnovata, adempiendo al dettato delle nuove prescrizioni come il decreto Ronchi. Non avendolo fatto, la società di Calcina aveva subito l’intervento prima della Forestale, poi della magistratura. Rifiuti pericolosi.
Parte dell’area che era stata «congelata» dai sigilli è di proprietà della società di Calcina, parte si trova su terreni ottenuti in concessione dall’Autorità portuale. Il sequestro all’epoca aveva avuto immediati effetti sulla raccolta dei rifiuti urbani in città. L’Acegas, per cui Calcina lavorava, si era trovata «scoperta» da un momento all’altro. Così da quel momento la carta, gli imballaggi, il ferro, la plastica, il vetro, erano entrati nel «normale» processo di smaltimento dell’inceneritore.

(c.b.)


SERVOLA  - Comitati di quartiere domani in assemblea

Si terrà domani alle 20.30, nella sede del Circolo Miani, un’assemblea promossa dai comitati di quartiere per lanciare una campagna di sensibilizzazione sull’inquinamento prodotto dalla Ferriera, e sui problemi del depuratore fognario di Chiarbola, della Sertubi, degli inceneritori, dell’Italcementi, fino alle discariche allo Scalo Legnami. All’ordine del giorno anche la definizione della manifestazione che verrà organizzata in piazza Unità per chiedere a Comune e Regione di risolvere il nodo Ferriera.


Duino, posizione dura sull’elettrodotto - CONSIGLIO COMUNALE

DUINO AURISINA La necessità che l'intervento sia realizzato in tempi brevi, che l'elettrodotto passi a Nord di Visogliano e a Sud di San Pelagio, più lontano dalle case possibile, e che i tralicci dal 59 al 63 vengano interrati. Questi i punti centrali della forte presa di posizione del Consiglio comnuale di Duino Aurisina nei confronti di Terna sul tema della modifica dell'attuale percorso dell'elettrodotto. Posizione che il sindaco dovrà rappresentare nella prossima Conferenza dei servizi che verrà istituita sul tema dalla Regione. Questo il punto centrale della seduta del Consiglio comunale svoltasi ieri mattina a Duino Aurisina. Tra gli altri temi, una variazione di bilancio relativa a una serie di entrate (oltre 260mila euro) erogate dalla Regione. Al Consiglio si è parlato dei potenziali effetti della riduzione o eliminazione dell'Ici: il sindaco ha sottolineato come una simile ipotesi potrebbe risultare estremamente pesante, obbligando a un serio ridimensionamento della spesa.


Corridoio 5, Gherghetta a Lubiana: «Deve passare anche per Gorizia» - INCONTRO CON VERLIC

GORIZIA Il corridoio V deve passare per la città isontina. Il presidente della provincia di Gorizia che ieri era a Lubiana insieme all'assessore agli affari internazionali, Marko Marincic, lo ha ribadito all’incontro con il sottosegretario sloveno ai Trasporti Peter Verlic.
La richiesta è stata affiancata e supportata dalla presentazione al rappresentante del governo sloveno dei dati conclusivi del progetto Sistema, con il quale la Provincia ha verificato le potenzialità del territorio isontino e giuliano nel settore logistico e del trasporto merci.
Nel corso dell'incontro, avvenuto presso la sede del ministero dei Trasporti sloveno, Gherghetta ha ribadito la necessità di integrare il Corridoio V con una linea ferroviaria a due binari che colleghi le due città. «Oggi - ha detto il presidente - abbiamo cominciato la nostra campagna di informazione. Siamo convinti che la nostra ipotesi sia forte e percorribile e può soltanto portare vantaggi a tutti. Del resto, il nostro progetto non è alternativo al collegamento di Lubiana con Trieste ma complementare. E abbiamo dimostrato che si può realizzare con una spesa di un miliardo di euro».
Gherghetta nei prossimi giorni incontrerà i sindaci di Gorizia e di altri comuni dell'area e avvierà contatti con il governo italiano. Il progetto Sistema, con il quale la Provincia ha verificato le potenzialità del territorio isontino e giuliano nel settore logistico e del trasporto merci, sarà poi ufficialmente presentato a fine giugno nell'ambito di un convegno internazionale che si terrà a Gorizia.
Gherghetta e Marincic si sono recati a Podnanos in visita al cantiere del raccordo autostradale Razdrto-Nova Gorica, ormai in fase di completamento (mancano circa 11 km.). Al sopralluogo era presente anche il console sloveno Joze Susmelj.
«Il raccordo autostradale sarà completato entro fine 2008, o al massimo all'inizio del 2009» ha confermato il presidente al termine del sopralluogo.
 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 21 maggio 2008 

 

 

Scalo legnami, altri tre coinvolti nell’inchiesta sulla discarica abusiva  - Nel mirino la mancata vigilanza sulla situazione Le Fiamme gialle: area gestita da un «cartello»

Si allarga l’inchiesta della Guardia di finanza sulla maxidiscarica dello Scalo legnami, dove fino a pochi giorni fa venivano depositati rifiuti pericolosi come i materiali di scarto dell’asfalto rimosso dalle Rive o da altre strade della città. Adesso l’inchiesta coinvolge anche chi avrebbe dovuto vigilare.
Lo si legge a chiare lettere nell’informativa che gli investigatori del Gico (Gruppo investigativo criminalità organizzata) delle Fiamme gialle hanno inviato al pm Maddalena Chergia e che fa parte del fascicolo processuale. I militari chiedono al magistrato di «valutare le eventuali responsabilità per culpa in vigilando » senza tralasciare ovviamente anche altre eventuali responsabilità da parte di chi avrebbe dovuto intervenire con tempestività.
I nomi sono quelli di Domenico Donelli, 58 anni, presidente della Trieste Diga Srl, la società che aveva autorizzato l’uso dell’area alla Isp Riciclati di Diego Romanese e Cataldo Marinaro; di Giorgio Lillini, 55 anni, direttore dei lavori, ingegnere capo dell’ufficio del Genio civile per le opere marittime di Trieste che nel settembre del 2007 aveva inviato una lettera in cui venivano richiesti chiarimenti «in relazione all’utilizzo dell’area di cantiere allo Scalo legnami»; e di Paolo Plossi, responsabile della funzione ecologica e impatto ambientale della Provincia, «che - si legge nella relazione - ha curato l’intero iter autorizzativo a seguito della comunicazione di recupero dei rifiuti presentata il 19 settembre 2005 dalla Isp Riciclati e che, nonostante quest’ultima società non avesse ottemperato alle integrazioni tecniche richieste, solo il 28 gennaio 2008 ha effettuato un sopralluogo nell’impianto rilevando gravi irregolarità».
Irregolarità che hanno fatto scattare la diffida. Diffida che porta la data del 4 febbraio 2008 - e cioè dopo un primo sequestro effettuato il 29 gennaio dai Forestali di Opicina - e che praticamente è rimasta inascoltata.
Nella lettera della Provincia si intima alla Isp Riciclati «di interrompere il carico di rifiuti», di «rimuovere entro 15 giorni tutto il materiale caduto in mare e di presentare idonee analisi e certificazioni attestanti l’idoneità dei materiali presenti all’interno dell’impianto», di «iniziare entro 30 giorni il recupero dei rifiuti giacenti presso l’impianto, compresi quelli derivati da scarti di attività di recupero», di pulire l’area, presentando entro 15 giorni una relazione tecnica sulle attività svolte tra il 2005 e il 2007» e infine di «realizzare sempre entro 15 giorni un programma per il recupero in altri impianti dei rifiuti che giacciono nell’area esterna all’impianto».
Ma c’è di più. Riguardo alla gestione dell’impianto abusivo, gli investigatori della Guardia di finanza hanno rilevato che «di fatto è stato creato un ”cartello” tale da formare un ostacolo ad altri operatori che lavorano nel medesimo settore, turbando e alterando i meccanismi regolatori del libero mercato».
Per la Finanza l’attività della discarica andava comunque avanti da molto tempo. «Considerato lo stato dei rifiuti con sviluppo di vegetazione - si legge nell’informativa - risulta che i primi conferimenti di manto stradale provenivano anche dal Cantiere Rive di Trieste e risalivano al marzo 2006». E poi ancora: «Altro particolare interessante è dato dalle annotazioni apportate sul registro di carico rifiuti, acquisito in parte e in copia dal Comando stazione forestale di Trieste, dove si evince che il codice veniva sistematicamente cancellato e corretto con un altro. Questa correzione era dovuta al tipo di materiale che era stato conferito».

CORRADO BARBACINI
 

Ferriera, adeguamenti da 4 milioni  - Primi interventi per la riduzione delle emissioni di fumi e polveri - IN BASE ALL’AUTORIZZAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE

Un investimento da 4 milioni di euro. Tanto sono costati al Gruppo Lucchini-Severstal i primi interventi agli impianti della Ferriera di Servola per rispettare le prescrizioni contenute nell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata dalla Regione. Una serie di adeguamenti a cui faranno seguito, tra la fine di questo mese e giugno, dei nuovi ammodernamenti «fra i quali il più significativo è quello dello sdoppiamento dell’alimentazione della cokeria», come spiega una nota diffusa dalla proprietà.
I differenti lavori viaggiano tutti nella medesima direzione, quella che ha come obiettivo la riduzione nelle emissioni di fumi e polveri. Attraverso i singoli adeguamenti, la Lucchini-Severstal prevede di migliorare la situazione in certi casi del 20 per cento, ma anche dell’80 in altri, rispetto alle condizioni attuali. Fra i passi già eseguiti, c’è per esempio l’automazione dell’impianto di abbattimento delle polveri, che va a consentire un’ottimizzazione delle aspirazioni laddove queste sono maggiormente richieste in un dato momento e, così, un convogliamento delle polveri generate verso il processo di sfornamento. Ciò avviene grazie alla «gestione automatica dei parametri di funzionamento dell’impianto», aggiunge la società. Il tutto si sviluppa grazie a una sorta di supervisione attiva con regolazioni continue alle macchine, sulla base di depressioni e temperature, a loro volta costantemente rilevate.
Grazie alla sostituzione con riqualificazione del filtro a tegoli deflettori della torre di spegnimento del coke, sono stati piazzati dei nuovi componenti in acciaio inox e si è inserito un impianto di lavaggio dei tegoli nella torre. Gli accorgimenti in questione dovrebbero ridurre il carico dell’emissione di polveri associate allo spegnimento: la stima della Lucchini-Severtsal dice che le quantità presenti nel vapore e in uscita dalla torre diminuiranno del 20 per cento.
Una nuova linea di aspirazione a presidio del foro di colata determinerà invece dei progressi sulle emissioni di polveri dal capannone: queste, durante le fasi di spillaggio e colaggio della ghisa, verranno attutite in maniera sostanziale, per il Gruppo Lucchini-Severstal addirittura dell’80 per cento. Nell’ambito della sostituzione delle 37 colonne di sviluppo della batteria B, si è reso automatico anche il sistema di regolazione della pressione. Questi sono stati gli interventi principali, cui se ne sono aggiunti degli altri e ulteriori sono in fase di completamento.
La proprietà dello stabilimento di Servola ha poi avviato le procedure di monitoraggio e controllo ambientale, trasmettendo i dati agli enti di controllo e il piano di riduzione della produzione dei rifiuti alla Regione. Fra le altre cose è iniziato il controllo delle emissioni convogliate ai camini: un quadro che sarà composto con frequenza trimestrale, anzichè ogni sei mesi. Al riguardo, verranno definiti a breve due confronti tecnici con gli organi competenti, per decidere quale dovrà essere la seconda postazione esterna per il rilievo degli idrocarburi policiclici aromatici e per discutere delle strumentazioni idonee al monitoraggio continuo delle emissioni ai camini della cokeria e dell’agglomerato. Proprio ieri, i rappresentanti dei Verdi Alessandro Metz e Giorgia Visintin avevano chiesto una verifica sull’iter di adeguamento all’Aia da parte della Ferriera.

MATTEO UNTERWEGER


Stabilimento di Servola: comitati pronti a protestare in piazza Unità - LA PROSSIMA SETTIMANA

Scenderanno in piazza dell’Unità d’Italia, sotto la nuova sede della giunta regionale, per chiedere «interventi urgenti, che impediscano alla Ferriera di continuare a inquinare l’aria che respiriamo». L’appuntamento è per giovedì della prossima settimana, momento in cui l’esecutivo guidato da Renzo Tondo ha fissato le proprie riunioni. Sono decisi quelli di «Servola respira» , del circolo «Miani» e dei comitati di quartiere che da tempo si battono contro lo stabilimento di Servola. E la situazione si è ulteriormente aggravata dopo le recenti notizie relative alle discariche abusive individuate dalla Guardia di Finanza. «Venerdì – hanno annunciato i portavoce dei comitati – ci riuniremo nella sede del Circolo Miani, per definire i dettagli della manifestazione della prossima settimana». Bersaglio della protesta non sarà solo la giunta regionale, insediata da poche settimane, e che ha nelle sue competenze le autorizzazioni a favore della Ferriera, ma pure la maggioranza che governa il Comune, guidata dal sindaco Dipiazza. «Il Comune, quando rilascia le licenze, soprattutto quelle edilizie – è stato spiegato ieri – è anche responsabile dell’esecuzione della correttezza dei lavori che vengono svolti e deve controllare se lo smaltimento dei residui delle varie lavorazioni è effettuato rispettando le regole previste».


I Verdi: monitorare le acque scaricate da Servola - «LA PROCURA EFFETTUI DELLE ANALISI»

Monitorare in maniera costante, com’è previsto dall’autorizzazione integrata ambientale, la zona a monte dei tre scarichi delle acque della Ferriera, che ogni giorno riversano nel vallone di Muggia migliaia di metri cubi di reflui industriali già ritenuti pericolosi dall’Arpa. La richiesta giunge dai rappresentanti regionali dei Verdi, Alessandro Metz e Giorgia Visintin, che ricordano come le indagini della Procura che hanno portato alla recente scoperta delle discariche abusive allo Scalo legnami e alla Ferriera siano partite in seguito al loro esposto del settembre 2007 sull’attività dello stabilimento siderurgico.
Precisando che gli scarichi a mare sono tre (uno vicino alla cokeria, uno nell’area centrale e uno in quella più ad est), nei quali confluiscono almeno almeno sei scarichi provenienti dagli impianti, Giorgia Visintin afferma che «contengono materiali di tipo minerale che rimangono in parte in sospensione, creando poi sul fondo un’importante e continua sedimentazione. Ci auguriamo – rileva – che la Procura analizzi cosa viene scaricato. Segnalazioni fatte a suo tempo dalla Capitaneria all’Arpa parlavano di acque contenenti fenoli e nitrati. Si tratta di un scarichi attuati nel corso degli ultimi vent’anni – aggiunge – ma anche negli ultimi dieci, e quindi anche durante l’attuale gestione dell’azienda».
«L’Arpa, in fase di redazione dell’autorizzaione integrata – precisa sua volta Alessandro Metz – aveva chiesto di poter monitorare a monte gli scarichi principali dello stabilimento, ma al momento questa pratica non è ancora in essere. Tra l’altro, per diluire questi scarichi vengono usati migliaia di litri di acqua potabile attinti dall’acquedotto cittadino».
L’ex consigliere regionale avanza infine un suggerimento al sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia, che nei giorni scorsi ha indicato il problema della Ferriera come una priorità: appurare lo stato dell’iter per l’autorizzazione integrata ambientale relativa alla centrale di cogenerazione, in corso al ministero dell’Ambiente. «La centrale – ricorda Metz – beneficia dei contributi Cip6 per la produzione di energia, purchè utilizzi una certa percentuale (circa la metà) di gas di risulta. Sarebbe importante verificare se vengono rispettate queste prescrizioni». (gi. pa.)


Piazza Libertà Ne discute il Pd - PROGETTO

Oggi alle 18 il Circolo del Pd della quarta circoscrizione organizza nella sua sede di via Donota 1 (terzo piano) un’assemblea pubblica aperta ai cittadini per discutere il progetto di riqualificazione urbana di piazza della Libertà, che prevede la realizzazione di una piazza pedonale davanti all’ingresso della stazione centrale e la riorganizzazione della viabilità di transito nella zona. All’incontro saranno presenti tutti i consiglieri comunali del Pd.


Da Campanelle alla Val Rosandra domani con Camminatrieste

Il Coped-Camminatrieste organizza per domani l’iniziativa «Studenti e pedoni insieme a nonni e nipoti», una passeggiata in Val Rosandra «per l’ambiente, i diritti dei pedoni e la sicurezza stradale». La passeggiata partirà alle 10 dal capolinea del bus 33 a Campanelle e si snoderà lungo la pista ciclopedonale in direzione Val Rosandra. Pranzo al sacco. È prevista anche la partecipazione dei bambini della scuola dell’infanzia Munari.



Il ponte Bailey - SONDAGGIO DEL COMUNE

Il Comune di Trieste ha deciso di sentire il parere dei cittadini in merito al ponte pedonale sul canale di Ponterosso, divulgando un apposito questionario.
Iniziativa senz’altro positiva (è la prima volta che l’amministrazione comunale fa una cosa del genere), in linea di principio, anche se qualche perplessità rimane. La decisione del Comune è arrivata infatti dopo che un sondaggio effettuato dal Piccolo aveva dato l’esito di una maggioranza di favorevoli al «Bailey» attuale. Non solo, l’assessore Bandelli ha dichiarato che la decisione di costruire il nuovo ponte è già presa e che il Comune potrebbe ripensarci soltanto se dal sondaggio emergesse una maggioranza schiacciante (almeno l’80 per cento) di contrari. Insomma, più che di una seria indagine sulle opinioni dei triestini, pare si tratti di una sorta di plebiscito «pilotato» a favore delle decisioni della giunta Dipiazza.
Decisioni peraltro ancora alquanto fumose. I quesiti del questionario sono infatti drastici quanto vaghi: si chiede infatti se il collegamento possa essere utile ai pedoni (difficile rispondere negativamente) e poi se il nuovo ponte possa migliorare la qualità urbana. Una domanda, quest’ultima, alla quale pare arduo rispondere solo sì o no. Il miglioramento della qualità urbana dipende infatti, com’è ovvio, dalla qualità del progetto del ponte (su cui nulla è dato sapere) e lo stesso ragionamento vale per il terzo quesito, relativo alla costruzione di un ponte permanente, stante il contesto di grande pregio in cui l’opera verrebbe a collocarsi.
Scontato l’esito di questa «consultazione», è quindi auspicabile che il sondaggio tramite questionario venga riproposto, quando esisteranno delle idee progettuali da valutare e da confrontare. Così come sarebbe bene fare sempre, in casi del genere. Le associazioni ambientaliste ed i comitati spontanei, a dire il vero, lo chiedono da tempo, ed è un vero peccato che nessuno finora li abbia ascoltati. Probabilmente si sarebbero potuti evitare interventi nefasti come quelli di piazza Vittorio Veneto e di piazza Goldoni, la distruzione del verde per la mega speculazione edilizia nel comprensorio della Maddalena, e così via.
Dario Predonzan
 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 20 maggio 2008 

 

 

Piazza Libertà, sul progetto è già polemica  - Omero: fondi spesi male. Bandelli: opera necessaria. Da decidere l’uso della Tripcovich

 

 Il piano lunedì discusso in Consiglio comunale
Il Consiglio comunale lo approverà lunedì prossimo. Ma senza l’entusiasmo bipartisan trapelato la scorsa settimana. Il progetto preliminare per la riqualificazione di piazza Libertà - da cantierare entro l’anno e terminare nel primo semestre 2010 per non perdere i finanziamenti misti Stato-Regione - ha vissuto ieri una frenata dopo una battaglia politica di due ore e mezza. Nel secondo passaggio in commissione integrata Lavori pubblici-Urbanistica - chiesto dall’opposizione in conferenza capigruppo con il sostegno trasversale di Maurizio Ferrara per la Lista Dipiazza - il centrosinistra non ha fatto sconti. Di nuovo, rispetto al primo appuntamento di martedì scorso, c’era la sfilza di pareri preventivi al progetto preliminare a disposizione dei consiglieri. E pure la presenza del capogruppo Pd Fabio Omero, che ha rilanciato le perplessità di Decarli (Cittadini) e Minisini (Pd) bollando «la scelta di concentrare su stucco e pittura le risorse statali del programma innovativo Trieste Nord. L’intervento è stato finanziato con una legge che prevedeva dotazioni strutturali per quartieri degradati con forte disagio abitativo e occupazionale. Ma qui il tutto si è ridotto a un cambio radicale della viabilità».
A chi gli faceva presente che «le prescrizioni, in primis quella della Soprintendenza, non esprimono pareri positivi definitivi sul piano», l’assessore ai Lavori pubblici Franco Bandelli ha replicato invece che «si tratta di un progetto preliminare per il quale non ci sarebbe stato neanche l’obbligo di tali pareri. Omero non ha fatto il salto di qualità veltroniano sul dialogo. Il cambio viario di piazza Libertà è necessario altrimenti il flusso del traffico, con il rinnovo del Silos e l’intervento Greensesam in Porto Vecchio, arriverà al collasso».
Sull’altro tema caldo, cioè l’eventuale trasloco dei concerti dalla Sala Tripcovich alla futura sala polifunzionale del Silos, «giudicata dal sovrintendente del Verdi Zanfagnin inadeguata», Bandelli ha risposto infine a Bruna Tam del Pd precisando che «la vocazione teatrale della città non sarà compromessa da 50 posti in meno».
Ma non è finita qui. Sul tavolo - come rileva in una nota anche il Gruppo Beppe Grillo - c’è la grana degli alberi ad alto fusto che andrebbero sacrificati senza inciampare nel regolamento sul Verde pubblico firmato proprio dall’ex assessore all’Ambiente Ferrara, il capogruppo della lista civica del sindaco. Tutti rebus che hanno indotto la stessa maggioranza a rinviare a lunedì il voto sul progetto, che in realtà sarebbe dovuto approdare in Consiglio già giovedì. Il Pd, intanto, ha indetto per domani nella sede di via Donota 1 (alle 18) un’assemblea aperta al pubblico sull’annunciata rivoluzione di piazza Libertà.

PIERO RAUBER


Discariche abusive: multe e pulizie senza risultati  - La Forestale: sul Carso numerose aree vengono bonificate ma dopo poche settimane tutto torna come prima

 DISCARICHE: I PUNTI CRITICI
La legge parla chiaro: chi getta in discariche abusive rifiuti classificati come pericolosi rischia da uno a tre anni di carcere e sanzioni da 5200 a 52.000 euro. Eppure nonostante pene così severe, come dimostrato dal caso dello Scalo Legnami, c’è ancora chi fa il furbo e continua ad abbandonare a bordo strada o negli angoli più nascosti materiali di ogni genere. Un malcostume più diffuso di quanto si pensi anche nell’«asburgica» Trieste.
Capita così che alcuni punti del Carso, come l’area boschiva vicina alla stazione di Visogliano o la zona di Ivere nel comune di Duino, abbiano costantemente l’aspetto di un immondezzaio nonostante vengano ripuliti ad intervalli regolari. Lo sa bene il personale della stazione forestale di Duino che, proprio per «stanare» i recidivi, da un mese a questa parte ha intensificato i controlli sull’Altipiano.
L’attività degli uomini del corpo regionale non si limita a monitorare il territorio e a segnalare gli eventuali rilasci non autorizzati alle amministrazioni comunali competenti. In presenza di situazioni illecite, infatti, vengono anche avviate delle indagini interne per risalire agli autori dello scempio. Autori che, spesso, commettono passi falsi e lasciano per esempio tra le macerie biglietti da visita o altri indizi che agevolano il lavoro dei forestali e permettono di inchiodare chi ha l’abitudine di liberarsi dei propri rifiuti infischiandosene dei danni all’ambiente. Gli ultimi ad essere «beccati», in ordine di tempo, sono stati un cittadino sorpreso ad abbandonare in un bosco di Sgonico un sacchetto di nylon con vari scarti (50 euro di sanzione) e un residente di Trieste che si era sbarazzato di rifiuti ingombranti, tra cui un paraurti, e chi si è visto comminare una multa da 200 euro. Ancora peggio è andata però ad un artigiano che depositava senza autorizzazione grandi quantità di terra e ha dovuto pagare ben 18mila euro per abuso edilizio.
Quanto ai depositi abusivi in Carso, spiegano sempre dalla stazione di Duino, l’elenco purtroppo è lungo. C’è una zona verde nella frazione di Medeazza, per esempio, tristemente nota come «cimitero degli pneumatici». Lì decine di persone, evidentemente convinte di non fare niente di male, abbandonano da sempre cerchioni e vecchie gomme. E poi c’è la zona di Ivere, sempre nel comune di Duino, le cui cave abbandonate tracimano di scarti. Qualche tempo fa è stata trovata vicino all’ingresso di una delle cavità persino una vecchia barca di piccole dimensioni.
Un altro rilascio «storico» è quello vicino alla stazione di Visogliano. Lì, periodicamente, vengono depositati secchi, cumuli di plastica e calcinacci. Gli stessi materiali che, assieme a grandi quantità di materiali da costruzioni, molti automobilisti gettano in due piazzali della strada del Vallone che porta a Gorizia.
La zona boschiva vicina al cimitero di Aurisina, invece, è la preferita da chi cerca di disfarsi di rifiuti vegetali, come scarti di potatura ed erbacce, presenti sempre in abbondanza.
I rifiuti abbondano anche al Villaggio del Pescatore. Nell’area della «cavetta», non lontano dall’ittiturismo, viene costantemente segnalata la presenza di oggetti ferrosi, parti metalliche arrugginite e calcinacci. A San Giovanni in Tuba, invece, esiste una zona scambiata erroneamente per un deposito autorizzato di sacchi di cemento. Non va meglio, infine, nel comune di Sgonico dove, appena qualche settimana fa, sono stati individuati e ripuliti ben 25 piccoli depositi a cielo aperto.

MADDALENA REBECCA
 

Dipiazza a Tondo: più test a Servola

«Ho chiesto al presidente della Regione che vengano effettuati controlli giornalieri delle emissioni della Ferriera, dopo che il 13 maggio scorso l’Arpa ha rilevato un livello di polveri sottili pari a 1000 microgrammi per metro cubo per quindici minuti, e un picco di 2.226 microgrammi, quando il limite è di 50».
A tuonare ancora una volta sulle emissioni della Ferriera è il sindaco Dipiazza, che ieri ha colto al volo l’occasione dell’incontro con Renzo Tondo per tornare sulla scottante questione.
Il presidente della Regione, dopo le dichiarazioni in campagna elettorale, ma ribadite anche successivamente, relative a una sua idea per risolvere il nodo dello stabilimento siderurgico, si è limitato ad affermare che «la questione della Ferriera di Servola è una priorità assoluta per Trieste».
L’argomento, come si diceva, è tornato alla ribalta nel breve pranzo di lavoro (una sola portata, consumata velocemente in un salone del palazzo di piazza dell’Unità) nel quale Tondo e Dipiazza hanno passato in rassegna i problemi più urgenti della città in cui ha competenza la Regione, stabilendo di approfondirli in un’apposita seduta della giunta regionale. In quella seduta, la cui data è ancora da stabilire, il sindaco discuterà delle diverse questioni aperte con tutti gli assessori.
Quella di ieri, in sostanza, è stata una panoramica in vista dell’approfondimento con la giunta. «Ho esposto al presidente tutti i problemi e i progetti in piedi per la città – ha spiegato Dipiazza – a cominciare dagli accordi di programma previsti per il polo ospedaliero di Cattinara e per il complesso del Silos in piazza Libertà. Non appena Regione e Comune saranno pronti ci rivedremo con l’intera giunta».

(gi. pa.)


SPALATO - Allarme al Parco di Cherca: quintali di carne putrefatta Trovata una discarica abusiva colma di scarti di macellazione

Scandalo amianto alla «Salonit»: l’ira ambientalista contro il ministro che minimizza
FIUME La denuncia, per ora contro ignoti, è di grave devastazione ambientale e minaccia alla salute pubblica. Il caso – finora unico, per quanto se ne sa, e assolutamente scandaloso – è quello dei rifiuti animali in stato di avanzata decomposizione scoperti alla fine della settimana scorsa in una zona impervia del Parco nazionale della Krka (Cherca), subito a monte di Sebenico. La discarica abusiva è stata scoperta casualmente in un punto fuori mano del Parco, in un canyon in cui scorrono le acque del fiume che più a valle alimenta le celebri cascate prima di sfociare in Adriatico. Istituito nel 1985 e con un estansione di 109 km quadrati, il Parco, e soprattutto la zona delle cascate, accoglie ogni anno migliaia di visitatori, soprattutto stranieri. È ritenuto un «gioiello» sia per le sue bellezze paesaggistiche che per il suo ecosistema unico e ben conservato. In un punto recondito e difficilmente accessibile del canyon, non lontano dal villaggio di Brnjica, anonimi escursionisti – probabilmente per via del tanfo insopportabile che proveniva dal fondo di uno strapiombo – hanno individuato un grande ammasso di resti animali e allertato i guardaparco. I quali, dopo una prima ricognizione, hanno chiamato in causa gli addetti del Servizio veterinario conteale di Sebenico. Come questi hanno poi constatato, la discarica abusiva conteneva oltre una tonnellata di scarti del processo di macellazione, in buona parte già in avanzato stato di putrefazione. Veterinari e autorità sanitarie hanno immediatamente disposto la rimozione delle carcasse. Secondo i veterinari, la discarica non dovrebbe risalire a più di una quindicina di giorni fa. Per gli inquirenti non dovrebbe essere troppo arduo risalire ai responsabili. Tutti gli impianti di macellazione debbono essere infatti debitamente registrati e autorizzati. Qualche problema potrebbe venire unicamente dall’individuazione di un qualche macello abusivo. Da verificare, inoltre, le eventuali conseguenze che una discarica del genere potrebbe aver prodotto in un ambiente carsico, e dunque di rocce porose e permeabili, ricco di acque nel sottosuolo.
Sempre in tema di devastazione ambientale e di pesanti conseguenze per la salute pubblica, da segnalare anche che nella zona di Spalato si sta ulteriormente dilatando lo scandalo «Salonit» di Vranjice, la fabbrica di materiale edile «corredata» da depositi abbandonati di manufatti a base di amianto. A infiammare gli animi degli abitanti della zona sono stati dapprima i maldestri tentativi di minimizzare il tutto da parte del ministero dell’Ambiente, e quindi talune dichiarazioni incaute e fumose della titolare dello stesso dicastero, Marina Matulovic-Dropulic. Appellandosi a inesistenti parametri di tolleranza europei per l’inquinamento da amianto, il ministro ha cercato di tranquillizzare la popolazione residente nella zona. Immediata la replica delle organizzazioni ecologiste, pronte a far notare come nel caso dell’amianto i limiti europei siano da tolleranza zero.

(f.r.)
 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 19 maggio 2008 

 

 

EMERGENZA AMBIENTE - Carso: discariche in cento grotte e 50 doline  - Dai metalli alle acque nere ai medicinali, la mappa tracciata su iniziativa del Cai - VEDI MAPPA

Dalle discariche della costa, alle cavità dell’altipiano carsico.
Non c’è che l’imbarazzo della scelta per individuare i «punti caldi» in cui mani sconsiderate e imprese truffaldine hanno abbandonato ogni genere di rifiuti nel territorio della provincia di Trieste. Metalli pesanti, idrocarburi, mercurio, piombo, plastiche, acque nere, inerti edili, medicinali, rifiuti ospedalieri, ma anche carcasse di animali.
Nulla è stato risparmiato. Cento grotte sono diventate discariche; una cinquantina di doline hanno subito la medesima sorte, così come molte cave carsiche in cui l’attività estrattiva era cessata da tempo. Intere zone sono state sottratte alla popolazione, al pascolo e alle coltivazioni.
Basta pensare alla colossale «collina delle vergogna», alta una quarantina di metri e formata dai rifiuti che il Comune di Trieste ha trasferito per 14 anni in un avvallamento posto a un solo chilometro di distanza dall’abitato di Trebiciano.
Tra il 1958 e il 1972, l’anno in cui entrò in funzione l’inceneritore di Monte San Pantaleone, decine di camion della Nettezza urbana vi riversarono ogni giorno plastica e pneumatici, immondizie e residui alimentari, carta e scatoloni. In totale più di 600 mila metri cubi. Il fuoco bruciava le immondizie giorno e notte e l’odore acre del fumo si spandeva per il Carso. L’intera area era infestata da torme di ratti e da sciami di insetti.
Ora questa massa di rifiuti è ricoperta da un paio di metri di terra che non ha nulla a che vedere con il Carso e con le sue peculiari caratteristiche litologiche. Arriva da un altro ambiente, quello marnoso-arenaceo: sulla sommità e sui fianchi di questa collina artificiale, crescono alberi ed erba. Ma sotto la «copertura» che ha nascosto il dileggio e lo strazio ambientale, i rifiuti continuano lentamente a modificarsi.
Dal punto di vista biologico il tempo dovrebbe averli inertizzati, ma a livello chimico la partita è ancora aperta. Il Carso è contrassegnato da un’idrografia a tre dimensioni: in profondità corre l’acqua del Timavo e tutta la massa di roccia calcarea è permeabile e fessurata. In pratica la pioggia raggiunge il livello di base dove scorrono le acque sotterranee e altrettanto accade per gli idrocarburi, i fanghi, e gli altri rifiuti abbandonati in superficie, nelle grotte e nelle doline. Vengono trascinati verso il fondo e il loro «percorso» subverticale è segnato per secoli.
I censimenti effettuati dai club di speleologi da anni e anni hanno sottolineato lo scempio avvenuto alle spalle della città. L’elenco delle grotte usate come discariche si è via via rimpolpato di nuovi nomi e nuove cavità. In pratica in un prossimo futuro, dovranno essere censite le grotte e gli abissi scampati all’inquinamento, più che quelle inquinate che costituiscono già oggi quasi la norma. Più sono prossime a una strada o a una carrareccia, più sono a rischio.
La Grotta del Bosco dei Pini, l’abisso sopra Chiusa, l’abisso del Colle Pauliano, la grotta Plutone, l’abisso di Fernetti, la grotta Nemez, la voragine di San Lorenzo, il pozzo Mattioli, l’abisso di Padriciano, la grotta degli Occhiali, la Fovea Sassosa, l’abisso di Rupingrande, rappresentano solo la sparuta avanguardia di un fenomeno di massa censito da Maurizio Radacich e Giovanni Spinella per conto del Club Alpinistico Triestino.
A ogni cavità è attribuita una precisa «tipologia del degrado». Si va dai generici rifiuti, allo scarico di acque nere, ai medicinali, all’inquinamento non meglio specificato, agli idrocarburi, ai motorini e ciclomotori. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Invece il disastro è grande e gli effetti non ancora del tutto compresi. Anche molte doline hanno subito questo insulto. I rifiuti le hanno colmate e lo spessore delle immondizie in talune raggiunge i venti metri.
Certo, le discariche scoperte negli ultimi anni lungo la costa da Barcola a Muggia, hanno dimensioni centinaia, se non migliaia di volte maggiori. Ma sull’altipiano, al di là dell’immensa discarica di Trebiciano, il fenomeno è diffuso a macchia di leopardo. Sullo stesso altipiano non solo decine e decine di doline sono state coinvolte nell’inquinamento a hanno spesso ottenuto il via libera della autorità, anche numeri depositi a cielo aperto di vecchie vetture da demolire. Carburanti, olii esausti, batterie, plastiche, non sempre sono state «smaltite» nel rispetto della legge. E sono fioccati i processi. Ma nessuno ha ancora deciso dove e come costruire uno stabilimento per la rottamazione dei veicoli dismessi. In altri Paesi più civili esistono fabbriche di costruzione e fabbriche di demolizione. Da noi le carcasse vengono «lavorate» all’aperto.
Va citata in questo elenco anche la vicenda della cava di Santa Croce, usata come discarica dal gennaio 1989 al giugno successivo per scelta del Comune di Trieste. Vi furono ammassati 35 mila metri cubi di cosiddetti «inerti», provenienti da scavi e demolizioni. In precedenza erano stati scaricati nella zona a mare del Rio Ospo, accanto a Muggia. Quando nella cava di Santa Croce non vi fu più posto, divenne necessario assumere una nuova decisione. La discarica prescelta, sempre dal Comune, fu quella di Barcola-Bovedo che avrebbe dovuto assicurare una autonomia di almeno dieci anni, con la previsione di un interramento a mare di un milione e mezzo di metri cubi di inerti. Come sia andata a finire è sotto gli occhi di tutti. Lì sul terrapieno non finirono solo gli «inerti» ma ben altro e ben più pericoloso, tanto da consigliare la costruzione di un «sarcofago» a protezione della salute di velisti e dei windsurfers.
Le discariche del Carso e quelle della costa sono collegate da un sottile file rosso. Metalli, plastiche, idrocarburi, residui di combustioni, acque nere. Non c'è che l’imbarazzo della scelta.

CLAUDIO ERNÈ


«Nuovo interramento, c’era già una proposta»  - Barcola, Fortuna Drossi ricorda: negli anni ’90 fu indetto un concorso

Il presidente della commissione urbanistica Roberto Sasco lancia l’idea di un terrapieno fra Barcola e Miramare che funga da nuovo spazio per la balneazione pubblica, da costruire con i materiali non inquinanti derivati dalle attività dei costruttori che così avrebbero finalmente uno spazio dove depositare i rifiuti? La proposta, lanciata sulla scia del caso sollevato dalla discarica abusiva scoperta allo Scalo legnami, viene condivisa appieno da Uberto Fortuna Drossi, ex consigliere regionale dei Cittadini e assessore comunale ai lavori pubblici con Riccardo Illy sindaco fino al 2001.
Fortuna Drossi precisa però che non si tratta di una novità. Proprio del progetto di interramento dalla pineta al bivio di Miramare si discusse alla fine degli anni ’90. E non si trattò solo di parole: in accordo con il Comune, e dopo che l’allora Collegio costruttori aveva lanciato l’idea, la Fondazione CRTrieste supportò un primo concorso internazionale di idee nel 1999 poi rilanciato l’anno successivo. Duplice l’intento: offrire uno spazio per la balneazione pubblica, e sopperire alla mancanza di una discarica di materiali non inquinanti lamentata dai costruttori.
Fortuna Drossi precisa come all’epoca il problema della discarica dei materiali fosse molto sentito sia in relazione al cantiere della Grande viabilità, sia in relazione ai parcheggi interrati. «In previsione c’era l’ampliamento a mare della riviera di 50 metri. Il progetto voleva offrire una balneazione pubblica, cioè gratuita, di qualità. Erano previste nuove alberature, servizi, parcheggi».
La progettazione era avallata da uno studio sulla sostenibilità ambientale affidato all’Università. E «i lavori sarebbero stati suddivisi per lotti stagionali, così da cantierare l’opera per un tratto di 150 metri alla volta in inverno senza intaccare la fruibilità della riviera d’estate». Il progetto prevedeva anche la creazione di alcuni tratti di spiaggia da alternare alla scogliera. Nel gennaio del 2000 il concorso si chiuse senza la proclamazione di un vincitore tra i nove progetti pervenuti. «L’anno successivo - ricorda Fortuna Drossi - lavorammo a un nuovo concorso». Il cambio dell’amministrazione avvenne nel 2001. E del progetto di terrapieno - che aveva scatenato in città un diluvio di polemiche - non si parlò più. E «sarebbe bello riprendere l’idea - chiude Fortuna Drossi - magari coinvolgendo anche l’opinione pubblica».


RIQUALIFICAZIONE  - Piazza Libertà, tocca alle due Commissioni  - Riunione congiunta per approvare il progetto esecutivo

Due Commissioni comunali congiunte per dare un parere sul progetto di riqualificazione di piazza Libertà. Stamani la Quarta e la Sesta Commissione si riuniscono nella sala del Consiglio comunale per l’approvazione del progetto preliminare, la cui documentazione era stata fornita la scorsa settimana nel corso di un’altra riunione congiunta. Tra le novità del progetto ci sono modifiche alla viabilità davanti alla stazione ferroviaria con l’allargamento dello spazio a disposizione dei pedoni. Il progetto approderà poi in Consiglio comunale.


Ravidà: dobbiamo attrarre investitori - «Porto vecchio, basta intoppi. Rigassificatore, occasione da non perdere»

IL FUTURO DI TRIESTE SECONDO IL NEOASSESSORE AL BILANCIO
Rigassificatore, Porto Vecchio, scienza e Parco del mare. Ovvero business, prestigio, innovazione e turismo. Il top manager finanziario Giovanni Battista Ravidà, neoassessore al bilancio della giunta Dipiazza, da siciliano che si è innamorato di questa città la Trieste del futuro la vuol vedere. E metterci del suo per costruirla, «sognando un territorio dove i giovani di fuori, anche i più qualificati, vengano per lavorare, investire e vivere». L’ex direttore generale della Crt e direttore centrale del gruppo Unicredit intende rilanciare una serie di priorità. Da tecnico prestato alla politica. Abituato a «sponsorizzare» la velocità delle scelte, meglio se bipartisan, evitando il calderone dei lunghi dibattiti.
Ha una ricetta, meglio un suggerimento?
La città ha superato la contrapposizione tra chi sosteneva la vocazione industriale e chi guardava oltre. La ricetta, ormai pressoché condivisa, ce l’abbiamo in casa, a patto che la concretizziamo nel più breve tempo possibile perché in un mondo globalizzato può sempre spuntare qualcuno pronto a sfruttare le indecisioni altrui. I punti di forza sono la densità della ricerca scientifica, da trasformare sempre di più in ricerca applicata al mercato; Porto Vecchio, enorme risorsa il cui riuso deve partire senza intoppi; e il turismo. Le opere pubbliche per la riqualificazione urbana della parte più prestigiosa di Trieste, iniziate da Illy e proseguite da Dipiazza, in fondo servono a rendere più gradevole e appetibile questo territorio per chi viene da fuori.
Il rilancio passa per una rinnovata capacità di attirare investimenti esterni.
Esatto. Nei Balcani e nell’Europa centro-orientale Trieste è sentita vicina, molto, ed è tenuta in grande considerazione dai potenziali investitori.
Porto Vecchio è la madre delle urgenze?
Sì. La strada mi sembra tracciata, il bando dell’Autorità portuale sulle manifestazioni d’interesse per le future concessioni scade il 30 maggio. Mi auguro solo che non sopravvengano altre fasi di stallo e che in autunno possa essere fatta, davvero, la Conferenza dei servizi decisiva.
Un’ulteriore priorità da lei già evidenziata riguarda il rigassificatore. È d’accordo col sottosegretario Roberto Menia nel sostegno all’impianto a terra di Zaule?
Certo. A parità d’investimenti la gestione della catena del freddo è più razionale e i margini di redditività superiori. Con un approvvigionamento di gas più a buon mercato vedo vantaggi per l’intero sistema Friuli Venezia Giulia. E spero che in quest’iniziativa sia coinvolta AcegasAps, azienda di servizi capace di soddisfare esigenze locali e non solo. L’ascesa del costo dei prodotti energetici è oggi inesorabile. Si tratta di un’occasione da non perdere. Se non si prendono decisioni rapide potrebbe capitare che vengano privilegiate altre zone. E ci dovremmo tenere le criticità economiche e pure quelle ambientali.
Parla delle bonifiche propedeutiche alla costruzione del rigassificatore?
Certo, così la copertura dei costi ci sarebbe.
Il sindaco ha prospettato che col rigassificatore AcegasAps diventerebbe la multiutility capofila del Nord Italia. Ci crede?
Sì. AcegasAps ha tutti i numeri per diventare organismo di coagulo per un’area vasta. E ha dimostrato che non esistono problemi di dualismo politico Trieste-Padova. La società è nata quando le due amministrazioni si riferivano a uno stesso orientamento politico, oggi non è più così: ma il dialogo e la gestione di AcegasAps, rispondendo solo a ragioni di concretezza, continuano in modo ottimale.
Però è sembrato esserci un velo d’imbarazzo in piazza Unità sulla riduzione del capitale sociale della holding di dieci milioni, richiesta di Padova che ha il bilancio in sofferenza. L’operazione conviene anche a Trieste?
Qui parlo da addetto alla finanza. Primo: quando una società è in mano a due partner è bene che il livello di reciproca comprensione sia elevato, perché oggi serve a uno ma domani potrebbe essere il contrario. Secondo: questa operazione può essere interpretata come sorta di anticipazione dei futuri utili ed è confortata dal fatto che la società ha un’assoluta capacità di generare reddito.
Euroregione. L’era Illy pare tramontata: ha ancora un senso?
Personalmente il concetto mi piace. Ma bisogna creare un valore reale al contenitore, altrimenti non si capisce cosa sia. Anzitutto andrebbero uniformate alcune normative per agevolare l’operatività dei soggetti tra i diversi territori, fino a propiziare un eventuale volano economico proprio con le multiutilities.
Che pensa della Ferriera?
Ritengo non possa più essere considerata strategica nemmeno dalla proprietà. Il nodo è capire chi pagherebbe i costi di bonifica dopo la chiusura.
E il Parco del mare?
È stato presentato finora un piano finanziario per linee molto ampie. Quando si fanno dei piani bisogna contemplarli fino alle previsioni più pessimistiche. Credo comunque che, a certe condizioni, con una ponderazione tra investimenti pubblici e benefici per privati, possa rendere. A Trieste poi un forte motivo d’attrazione turistica, oltre a Miramare e San Giusto, ci vuole.

PIERO RAUBER


Dopo le proposte di Ettore Rosato - Paoletti: un tavolo per la città  - Menia: vanno sciolti i nodi che bloccano la crescita

Ettore Rosato dice che servono progetti condivisi per il rilancio di Trieste, adottando strategie di ampio respiro, che puntino a uno sviluppo globale delle città? «Ha ragione. Pur non entrando nel merito politico delle sue dichiarazioni, ne condivido il contenuto. È ora di finirla con i provincialismi. Bisogna investire su progetti forti, come il Parco del mare, e sfruttare tutti i cervelli politici, economici, culturali e scientifici che Trieste ha a disposizione, magari creando un tavolo permanente di confronto». Il presidente della Camera di Commercio Antonio Paoletti commenta così l’intervista, pubblicata ieri su Il Piccolo, all’ex sottosegretario Rosato, deputato del Pd.
Rosato, esaminando l’operato del sindaco Dipiazza e della sua maggioranza di centrodestra, pur non bocciandoli su tutta la linea, aveva evidenziato la «mancanza di una strategia generale», che faccia fruttare i cavalli vincenti della città: porto, ricerca e turismo. «A Trieste serve il Parco del mare, il rigassificatore, il rilancio di Porto Vecchio - aveva detto -. Noi con Illy qualcosa abbiamo fatto, cambiando il volto della città».
Anche per Paoletti gli assi dello sviluppo triestino sono porto, turismo e ricerca applicata. «Oramai non c’è più tempo - afferma -, la Slovenia corre e Venezia pure. Propongo un nuovo tavolo di confronto ”apolitico”, cui far partecipare gli enti locali e tutti i soggetti che possono contribuire allo sviluppo della città».
«Anche secondo me la visione di Rosato può essere condivisibile. Concordo con lui su alcuni punti, ma il suo giudizio sull’operato del centrodestra in Comune mi sembra ingeneroso - commenta il sottosegretario di An Roberto Menia -. Si pensi a Illy, che dopo quindici anni in cui ha anche mancato di visioni strategiche, come nel caso del porto e della Ferriera, è stato mandato a casa dagli elettori. È comunque arrivato il momento che l’attuale classe dirigente, di cui faccio parte, si prenda la responsabilità di sciogliere i nodi che ancora bloccano la crescita piena di Trieste».
Simile il commento del consigliere regionale forzista Bruno Marini: «Escludendo i rigassificatori, i concetti espressi da Rosato sono condivisibili, ma mi sembrano le solite favole senza ricette concrete che il centrosinistra ci scarica addosso a elezioni perse. Se Illy avesse avuto strategie di lungo periodo, forse sarebbe stato rieletto. Porto e ricerca sono le chiavi del nostro sviluppo: puntiamo su questo. La Ferriera? In questo caso Illy ci ha fatto solo perdere tempo».

(e.c.)
 


In trecento a «Bicincittà»  - Record mancato per il maltempo ma tanto entusiasmo

La giornata uggiosa non ha impedito agli appassionati di bici di partecipare ieri a «Bimbimbici e Bicincittà», manifestazione che quest’anno ha visto le sezioni di Trieste dell’Unione italiana sport per tutti (Uisp) e della Federazione italiana amici della bicicletta (Fiab-Ulisse) unire le forze per l’organizzazione in comune dell’evento. L’assenza di sole ha impedito che si raggiungesse il record di più di mezzo migliaio di partecipanti, stabilito nel 2007, ma ugualmente il numero di presenti ha superato le 300 unità, un risultato considerato di rilievo, viste le condizioni atmosferiche.
Scopo di «Bimbimbici e Bicincittà» era quello di dare più voce e visibilità a chi tutti i giorni sceglie di usare la bici per muoversi in città «e a chi lo farebbe volentieri – hanno spiegato gli organizzatori - se si sentisse più protetto e rispettato». In programma c’erano percorsi di diversa difficoltà, ciclo giochi e, come sempre, la pedalata in tandem per i non vedenti, allestita in collaborazione con l'Univoc.
I due percorsi scelti hanno toccano alcuni punti nevralgici del centro cittadino, vie di cui si discute l’ipotesi di pedonalizzazione, il marciapiede ciclo pedonale lungo le Rive e l’inesistente collegamento con quella che è ritenuta una delle ciclabili più belle d'Italia e che oggi permette di sconfinare in Slovenia. «Pedalare in tanti lungo le strade della nostra città – hanno aggiunto gli organizzatori dell’Uisp e della Fiab-Ulisse - è un modo per segnalare cosa si può e si deve fare per la mobilità ciclabile a Trieste». Alla fine della pedalata non competitiva si è proceduto alla premiazione dei gruppi più numerosi: quello della Fiab-Ulisse ha presentato 53 appassionati, seguito dall’istituto comprensivo «Tiziana Weiss» con 49, mentre terzi sono stati i non vedenti dell’Unione italiana ciechi, con un trentina di partecipanti.

(u.s.)
 


«Corridoio 5, pericolo per il Carso»  - IL NODO DELLA TAV RONCHI SUD-TRIESTE  - Razzini a Menia: un nuovo tracciato che punti su Gorizia

TRIESTE Il tracciato del Corridoio 5 bypassi il Carso e Trieste, e punti direttamente verso Gorizia. Lo chiede al neosottosegretario all’Ambiente Roberto Menia, il consigliere regionale della Lega Nord Federico Razzini. «L'ambiente - si legge in una nota - è un patrimonio essenziale per il sistema Italia, occorre proteggerlo e al contempo valorizzarlo in chiave turistica con decisione e concretezza operativa».
«Mi preme intanto esprimere da subito - prosegue Razzini - un auspicio in materia ambientale che riguarda proprio la nostra regione e in particolare le province di Gorizia e Trieste. Un punto che è contenuto espressamente nel programma con il quale noi della Lega Nord abbiamo sostenuto il Presidente Tondo: siamo certi che l'on. Menia non asseconderà il piano di quanti come Illy e l'ex assessore regionale Sonego hanno previsto e vorrebbero che il tratto dell'alta capacità ferroviaria del cosiddetto Corridoio 5 arrivi fin dentro il capoluogo, traforando con un lungo tunnel devastante per l'ambiente, il nostro Carso, da Ronchi dei Legionari a Trieste, appunto».
«Un'ipotesi devastante - conclude Razzini - per un patrimonio ambientale unico come il Carso, e oltretutto più lunga e tortuosa come tragitto (rispetto all'ipotesi di passare in linea retta per Gorizia fino a Aidussina) oltre che decisamente più costosa».
 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 18 maggio 2008 

 

 

 Discariche e interramenti la costa è inquinata da Barcola fino a Muggia  - Ci vorranno almeno sei mesi prima di poter cominciare la pulizia dell’area

I tecnici di Arpa e Provincia hanno iniziato i controlli nell’area dello Scalo Legnami
La conta dei danni ambientali provocati dalla maxi discarica abusiva nell’area dello Scalo legnami, è ufficialmente iniziata. Su disposizione della Procura i tecnici dell’Arpa e della Provincia hanno eseguito i primi prelievi nella parte a terra e nello specchio di mare antistante il deposito. Parallelamente hanno preso il via gli accertamenti per fare chiarezza sulla normativa e definire con precisione le responsabilità a carico dei titolari della ditta «Isp».
Qualche indicazione potrebbe arrivare già la settimana prossima nel corso dell’incontro operativo convocato dalla magistratura. Ma per assistere all’inizio dell’intervento di bonifica vero e proprio dei 20 mila metri quadrati messi sotto sequestro, bisognerà attendere molto più a lungo. «Ci vorranno almeno sei mesi - prevede Ondina Barduzzi, assessore dell’amministrazione di palazzo Galatti che ha competenze in materia ambientale -. Prima di dare il via ai lavori, infatti, si dovrà aspettare la conclusione delle indagini della Procura. Poi sarà necessario stabilire che fine far fare ai materiali accumulati nella discarica. Si potrebbe anche pensare di rimuoverli da lì con le chiatte, e trasferirli poi in uno dei siti di stoccaggio per rifiuti speciali in Veneto o in Germania. Ma bisognerà capire chi dovrà farlo e, soprattutto, quali saranno i costi. Superata la fase dell’emergenza inoltre - conclude Barduzzi - sarebbe necessario rimetter mano al Piano regionale dei rifiuti, elaborato 15 anni fa e quindi ormai superato. Rivedere quello strumento consentirebbe di pianificare una strategia complessiva per lo smaltimento dei rifiuti, individuando anche un certo numero di siti da adibire a discariche di materiali speciali».
Di discariche simili, effettivamente, il territorio di Trieste avrebbe un gran bisogno vista l’altissima concentrazione di aree a rischio ambientale. Le criticità maggiori si annidano soprattutto nella parte a mare: almeno i due terzi della linea di costa, infatti, sono classificati come aree potenzialmente inquinate.
Il primo bollino rosso si incontra al terrapieno di Barcola dove, nel tempo, sono state accumulate le ceneri provenienti dal vecchio inceneritore di Monte San Pantaleone. La seconda tranche di analisi eseguite lì dall’Arpa per conto dell’Autorità portuale ha evidenziato la presenza di di metalli pesanti come rame e piombo nella fascia costiera del terrapieno, e concentrazioni superiori alla norma di idrocarburi e diossina nel sottosuolo. ad una profondità di 7-8 metri. Sacche di idrocarburi, inoltre, sono state rilevate nella zona adiacente al molo Zero. Cosa ci sia in quell’area, dunque, è ormai chiaro. L’incognita riguarda invece il soggetto che si sobbarcherà l’onere della bonifica.
Proseguendo lungo la linea di costa si incontrano poi le banchine del porto, che racchiude anche lo Scalo legnami, e il comprensorio della Ferriera, inserito nel Sito inquinato di interesse nazionale come la maggior parte dei terreni e delle aree di competenza Ezit. E i problemi ambientali proseguono nel Comune di Muggia al punto che, denuncia il sindaco Nerio Nesladek, «non abbiamo più neanche un centimetro di costa dove poter far andare al mare la nostra gente».
Qui il caso di inquinamento più noto riguarda l’interramento di «Acquario», l’area tra Punta Olmi e Punta sottile nella quale sono finiti 120mila mq di materiali contenenti anche concentrazioni elevate di piombo, mercurio e idrocarburi. Nella zona, dissequestrata nel 2007 dopo anni di stand-by, partiranno a giugno, grazie ad un’intesa siglata tra Comune e Cigra e al finanziamento di 500mila euro arrivato dalla regione, gli interventi di messa in sicurezza e definitiva caratterizzazione, «Un risultato importante che però non esaurisce i problemi del nostro territorio - conclude Nesladek -. Dobbiamo fare i conti anche con il tratto di spiaggia tra Porto San Rocco e l’Acquario che, improvvidamente, è stato inserito nella parte a mare del Sin, e con la zona d’entrata a Muggia, dopo il Rio Ospo e in corrispondenza del Molo Balota, dove a causa dell’inquinamento è bloccato il progetto di realizzazione di un parco».

MADDALENA REBECCA


L’inchiesta: accertati oltre 500 carichi - I REGISTRI DEI TRASPORTI VENIVANO TRUCCATI

Due sigle «Cer 17 09 04» e «Cer 17 05 04». Bastava cambiare la prima con la seconda nei registri di carico per truccare e rendere non pericolosi rifiuti che in realtà lo erano. Il trucco è stato scoperto dagli investigatori della Guardia di finanza: un 5 al posto di un 9 e il gioco era fatto. Per mesi ogni giorno dalle Rive partivano carichi di scarti di asfalto e alla discarica - dopo meno di tre chilometri di viaggio - quasi per magia arrivavano rifiuti innocui. Ne hanno contato più di 500 carichi: l’asfalto contenente miscele bituminose e pericolose per la salute che era stato grattato dalle strade di Trieste si trasformava - dal punto di vista documentale - in un semplice materiale inerte. Il maquillage delle bolle di accompagnamento e dei registri della discarica è emerso dall’esame tuttora in corso di ultimazione della documentazione sequestrata dalla Guardia di finanza.
E di questo sistema semplice ma altrettanto ingegnoso scrive il gip Massimo Tomassini nelle motivazioni al provvedimento di sequestro indicandolo a esempio determinante «di quale fosse l’atteggiamento psicologico dei principali indagati». E cioè di Diego Romanese e Cataldo Marinaro, titolari della Isp Riciclati di Monfalcone. Ma anche dei proprietari e degli utilizzatori dei camion che trasportavano il materiale pericoloso: il costruttore Antonio Raffaele Bruno e poi Mario Leone, Damiano Purger, Paolo Rosso, Dario Voinovich, Alfredo Cok, Paolo Marinig, Enrico Tiberio e Sebastiano Pulafito. E dagli atti emerge l’ipotesi di un accordo esplicito tra chi gestiva la discarica e chi trasportava i rifiuti pericolsi. I tanti rifiuti trovati, si parla di quantità spaventose dimostrano, che l’intesa funzionava a pieno ritmo. Prova indiretta è che - osserva il giudice facendo proprio il contenuto di un’annotazione della Guardia di finanza - è stata accertatata «l’esistenza anche di un’altra discarica, situata nell’immediatezza dell’entrata della Ferriera di Servola in cui confluiva materiale proveniente dal primo impianto e che poteva essere nella disponibilità di Marinaro e Romanese». «Nell’ambito di questa informativa - osserva il giudice - veniva chiarito come sul sito fossero stati depositati grandi quantitativi di rifiuti di vario genere e come gli stessi fossero in parte addirittura finiti in mare, così in sostanza aumentando la superficie di terreno rispetto al momento dell’inizio dell’opera di raccolta e riciclo. Praticamente è stato occupato tutto lo spazio disponibile, circa 10mila metri quadri».

CORRADO BARBACINI


Azzarita: costretti a portare in Friuli i rifiuti industriali - IL NODO DA RISOLVERE - Sasco: «Serve un deposito, creiamo un nuovo terrapieno tra Barcola e Miramare»

Fa discutere ancora il sequestro da parte della Guardia di Finanza della discarica abusiva nello Scalo Legnami del Porto di Trieste. Le proposte si aggirano quasi sempre attorno alla necessità di aprire una discarica in città.
«Creare un nuovo terrapieno nella zona tra Barcola e il bivio di Miramare». È la soluzione ipotizzata dal presidente della commissione Urbanistica, Roberto Sasco, in risposta alle associazioni dei costruttori, che lamentano l’assenza di una discarica in città dove conferire inerti e materiali di scavo. Discarica che, secondo Sasco, potrebbe appunto esser ricavata «sottraendo spazio al mare». «In questo modo a trarre vantaggi sarebbero sia i costruttori sia la collettività - spiega l’esponente dell’Udc -. I primi potrebbero finalmente avere a disposizione un deposito comodo e controllato per i rifiuti non inquinanti derivanti dalla loro attività. La cittadinanza, invece, grazie al progressivo rimodellamento della costa, si troverebbe ad avere a disposizione un’area da dedicare all’attività balneare di livello. Un’area che potrebbe anche ospitare strutture per il tempo libero e il divertimento, penso per esempio ad un parco acquatico, in grado di attrarre anche visitatori da fuori Trieste che porterebbero quindi soldi nelle casse della citta».
«Senza una discarica a Trieste avremo periodicamente incidenti di percorso come quelli registrati purtroppo l'altro giorno», afferma in seguito Mauro Azzarita, presidente Ezit. «È chiaro – aggiunge - che vi sia un pò di preoccupazione perché Trieste ha sempre avuto questo problema e le prime penalizzate sono sempre state le aziende che operano nel settore dell'edilizia». Secondo Azzarita, «il problema è che molte aziende sono costrette ad usare le discariche friulane, il che comporta costi notevoli». «La soluzione quindi per evitare che situazioni simili si ripetano - aggiunge - sarebbe semplicemente quella di aprire una discarica anche a Trieste». Il tutto tenendo conto dei vari problemi che si devono affrontare nella realizzazione di una discarica, quali le condizioni di stabilità e di assestamento del corpo dei rifiuti, i problemi di stabilità del terreno d’appoggio, delle scarpate e delle strutture di contenimento (argini) o le attività di sistemazione finale e recupero dell’area occupata dalla discarica.
«Le nostre imprese usano le discariche friulane, avvalendosi prima ovviamente dei centri di raccolta cittadini» nota anche Dario Bruni, presidente Confartigianato di Trieste. «Nel futuro - aggiunge - bisognerebbe creare però almeno una discarica solo per il nostro territorio». Secondo Bruni, il Confartigianato ha già sollecitato all'amministrazione provinciale che il progetto della discarica venga portato a termine. «Nel frattempo - spiega Bruni - bisognerebbe puntare ovviamente su controlli più severi ma, attenzione, mi auguro che prevalga l'atteggiamento collaborativo e non repressivo».
«Insomma – nota il presidente Confartigianato– dobbiamo rimanere con i piedi per terra e indirizzare forse i controlli anche su quelle aziende che inquinano da tempo sotto gli occhi di tutti. È strano – commenta Bruni - a volte alcune piccole realtà vengono punite per un cacciavite fuori posto, mentre altre che fanno danni ambientali da tempo non hanno problemi e vanno avanti come niente fosse solo perché dalle carte risulta a posto almeno in teoria».

(m.r., g. pr.)


SE IL MARE DIVENTA DISCARICA

Ma in che città viviamo? Cosa entra nel nostro mare, che succede a centinaia di metri dal passeggio su cui prendiamo il sole, teniamo per mano la fidanzata, ascoltiamo lo sciabordìo del mare? È spontaneo chiederselo, dopo la scoperta in successione di due enormi discariche abusive adiacenti tra lo scalo legnami e la Ferriera. Ad accertare responsabilità e dimensioni del fatto provvederà la magistratura, e non ci stupiremmo che a breve affiorino altri immondezzai.
Immondezzai di bitume a puntellare la costa. Ma a interrogarsi sul reale rapporto fra Trieste e il mare, e su quel che ogni giorno può succedere dietro l’angolo, dev’essere l’intera città.
Non è la prima né l’ultima delle nostre contraddizioni, ma il suo carico simbolico è come un pugno nello stomaco. Plasticamente modellata sulla linea di costa e come distesa in contemplazione davanti al mare, Trieste esprime quanto poche altre città un rapporto di simbiosi e rispetto quasi sacrale per il golfo. E mentre ammiriamo compiaciuti la nostra stessa bellezza, depositiamo le bottiglie vuote nel cassonetto appropriato e scuotiamo la testa davanti al sacchetto di plastica alla deriva sullo specchio acqueo, conviviamo da un’eternità con un’ampia porzione di affaccio a mare – il porto vecchio – abbandonata al degrado e alle pantegane e al ricordo dell’Austria, con uno stabilimento siderurgico addossato a decine di migliaia di abitanti, con una zona industriale quasi interamente da bonificare e ora – apprendiamo – con due delle più vaste discariche abusive scoperte in Italia negli ultimi anni. Epperò ci preoccupiamo del rischio ambientale – statisticamente inesistente – che un impianto di rigassificazione a terra, su un’area abbandonata e altrettanto degradata, potrebbe comportare. Difficile capirci, per chi ci guardi da lontano.
Limitiamoci a tre considerazioni, sperando che la città rifletta su quanto accade. La prima è che tutto ciò dimostra una volta di più che una porzione troppo grande della linea di costa è sottratta all’accesso del cittadino: cose del genere accadono solo dove non si può entrare. Chi mai scaricherebbe i detriti davanti a Piazza Unità? Dal terrapieno di Barcola fino a Muggia, il mare è liberamente fruibile per brevissimi tratti, anche dove non esiste ombra di attività economica a giustificarlo. Che mai rapporto con il mare è, se il mare è irraggiungibile ma più di qualche malfattore può scaricarvi di tutto?
La seconda è che il groviglio di norme ambientali peggiora, anziché reprimere, l’illegalità. Chiunque mastichi il diritto sa che non esiste in Italia materia più intricata e ambigua, con un coacervo di regole di dettaglio oscure e cervellotiche quando non grottesche, che puniscono il tapino che brucia una vecchia porta di legno nel caminetto (anziché «smaltirla») ma, grazie alla loro stessa inapplicabilità, favoriscono le scorrerie di autentici delinquenti ambientali.
La terza è che, in un frangente del genere e davanti alle scelte che la città è chiamata a fare, non poteva esserci tema più cruciale dell’ambiente per le competenze attribuite a un sottosegretario triestino. Roberto Menia ha la gatta da pelare, ma anche l’opportunità di prendere il toro per le corna e, in quanto rappresentante del governo, favorire una concertazione tra le istituzioni locali di ogni colore (fanno capo alla Provincia le più importanti competenze ambientali) che porti le grane descritte a soluzione, e le scelte ancora giacenti a compimento.
Sarebbe per lui un definitivo salto di autorevolezza politica, e per la città un passo a colmare il divario tra sogni e realtà.
Roberto Morelli


Uil: vantaggi dal rigassificatore  - «Bene il sì di Roma e Regione». Contrario il Comitato per il golfo

La Uil esprime «grande soddisfazione per il sostegno del nuovo governo e della nuova giunta regionale alla realizzazione di un rigassificatore a terra nella zona industriale di Trieste»: un sostegno che «fa seguito alla notizia, altrettanto positiva, sul possibile collegamento tramite gasdotto del futuro impianto al sistema di distribuzione nazionale».
Lo scrive un una nota il segretario Uil per il Friuli Venezia Giulia Luca Visentini, annotando come l’impianto «potrebbe contribuire significativamente al rifornimento energetico del sistema economico e delle famiglie della regione e del Paese» con una fonte energatica peraltro «molto più pulita dei derivati del petrolio». L’impatto dell’impianto «sull’ambiente, sul traffico portuale e sulla crescita turistica del territorio risulta a nostro avviso realisticamente compatibile. A fronte di ciò il rigassificatore può garantire numerosi vantaggi competitivi per il territorio: la bonifica con fondi privati dell’area inquinata su cui verrà realizzato, la potenziale realizzazione di un significativo indotto industriale legato all’economia del freddo, il possibile abbattimento delle tariffe a carico della cittadinanza. Siamo inoltre felici di apprendere che anche il sindaco Dipiazza finalmente condivide quello che la Uil sostiene da sempre: il rigassificatore costituisce al momento l’unica iniziativa industriale concreta per contribuire al riassorbimento degli organici della Ferriera, nel caso di una sua chiusura».
Di parere opposto il Comitato per la salvaguardia del golfo di Trieste, che in una nota stigmatizza il favore espresso dal sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia al rigassificatore: «Possiamo riconoscere ad An coerenza e sviscerato amore per i rigassificatori, sentimenti di cui non è dato sapere né "la scaturigine del peccato", né se essi trovino salde ragioni per esprimere siffatta convinzione e razionale preparazione specifica per sostenerla». Secondo il Comitato la posizione espressa di Menia e di An è «velleitaria e pericolosa». Inoltre Menia - sostiene il Comitato - «abbandona giustamente la fandonia della "necessità nazionale e di quella contestuale regionale" per ammettere, con incauta coerenza, che i rigassificatori sono un "business", cioè affari».


DUINO AURISINA  - Elettrodotti, chiesti a Ret interramenti per tratti più estesi

 C'è tempo, per i cittadini di Duino Aurisina, fino al 21 maggio per visionare il progetto dell’azienda Terna di modifica del tracciato dell'elettrodotto presente tra San Pelagio e Visogliano e c'è tempo fino al giorno seguente per presentare eventuali osservazioni all’amministrazione comunale. Il documento è disponibile al pubblico in municipio e può essere analizzato da chiunque.
Anche il Consiglio comunale di Duino Aurisina, che si riunirà proprio il 21 maggio, voterà un documento, costruito sulla base delle richieste e segnalazioni dei cittadini raccolte negli ultimi mesi, per presentare le proprie richieste alla «Terna» e in particolare formalizzare i contenuti che il sindaco Giorgio Ret dovrà portare all'attenzione alla Conferenza dei servizi, l'organo che verrà convocato dalla Regione Friuli Venezia Giulia per fare interloquire tutte le amministrazioni e i produttori e distributori di servizi regionali coinvolti nell'attuazione del progetto di spostamento degli elettrodotti. Per quanto concerne Duino Aurisina, la Lista Ret ha fatto sapere in una nota che la principale richiesta di modifica riguarderà l'interramento: sulla base delle richieste dei cittadini, infatti, si chiederà alla ditta Terna d’iniziare l'interramento all'altezza del traliccio 59 verso San Pelagio, mentre l'attuale versione del progetto prevede di cominciare al pilastro 61. Resta ferma la conclusione dell'interramento, prevista al pilastro 63. Questa la principale modifica alle proposte della Terna, votata venerdì in commissione consiliare e pronta ad approdare in Consiglio comunale.
«Questo - si legge nella nota diramata dalla Lista Ret - è quanto ci hanno chiesto, ovvero quanto voluto dalla gente attraverso osservazioni e lettere giunte al sindaco». Un ruolo determinante spetta agli agricoltori e ai vitivinicoltori. «Sulle colline toscane non si vedono tralicci» hanno sostenuto, chiedendo con forza all'amministrazione comunale di ribadire l'importanza dell'interramento, oltre che la necessità di spostare gli altri tralicci.
Fin qui la volontà dell'amministrazione locale: dopo il voto del 21 in Consiglio comunale e al momento della convocazione della Conferenza dei servizi, spetterà alla società Terna rilanciare: l'interramento rappresenta infatti per l’azienda del settore energetico un onere ben più elevato rispetto allo spostamento e innalzamento delle attuali linee aeree per allontanarle dalle case dei residenti locali.
Francesca Capodanno


A Trebiciano dolina inquinata  - Oli bituminosi sul terreno, bidoni e sacchi lasciati nel bosco

TREBICIANO Fusti pieni di residui oleosi e bituminosi, altri scarti inquinanti avvolti in sacchi di plastica; infine sul fondo della vicina piccola dolina, dove una volta il terreno impermeabile creava con le piogge una pozza usata dai caprioli e abitata dai rospi, uno strato bituminoso. È la scena che si presenta nel bosco che vicino Trebiciano circonda il sentiero che porta al villaggio sloveno di Orlek, trasformato in una bella pista ciclabile asfaltata ma peraltro usata abusivamente dai cacciatori con le loro auto.
«Il 24 aprile - è la circostanziata denuncia di Marco Mattagliano, giovane residente locale - un’impresa aveva completato alcune piccole asfaltature nel centro del paese e lungo la sua arteria principale. Strana coincidenza: un paio di giorni dopo mentre passeggiavo con il mio cane ho scoperto la discarica abusiva. Sono geometra e lavoro nel settore: sono senz’altro residui di lavori stradali». Il sito inquinato si trova vicino all’Abisso di Trebiciano, frequentato anche da scolaresche e solo il custode è autorizzato a usare la ciclabile con il suo mezzo: si trova sulla sinistra dirigendosi verso il territorio sloveno, all’altezza del «metro 500» e la zona erbosa che dalla pista porta alla dolina presenta ancora oggi evidenti tracce di pneumatici.
«È una vergogna - commenta Virgilio Zecchini abitante del luogo -: qui anche i ragazzini venivano a giocare e ad avvicinarsi alla natura».
I bidoni, recanti la dicitura «morchie oleose» e altre simili, come i sacchi e il fondo della dolina, sono circondati da nastri biancorossi: un piccolo «giallo». Non si sa, infatti, se sono stati posti per scrupolo, ai fini della sicurezza, da chi ha abbandonato i residui inquinanti o se magari gli autori del gesto illegale avevano intenzione di tornare a prelevare il materiale. In ogni caso il fango oleoso che ha compromesso il fondo della dolina non depone a favore di teoriche buone intenzioni. Mattagliano ha avvertito dell’episodio i carabinieri della Compagnia di Aurisina: pochi giorni dopo, due militari hanno effettuato insieme a lui un sopralluogo il 30 aprile ma finora nulla si è mosso per bonificare il sito.

(p.p.g.)


«Bicincittà» e «Bimbimbici», migliaia sulle due ruote - PARTENZA DA VIALE ROMOLO GESSI

l I comunicati devono arrivare in redazione via fax (040 3733209 e 040 3733290) almeno tre giorni prima della pubblicazione.
l Devono essere battuti a macchina, firmati e avere un recapito telefonico (fisso o cellulare).
l Non si garantisce la pubblicazione dei comunicati lunghi.
E’ la domenica di «Bimbimbici» e «Bicincittà», iniziative a carattere ecologico che quest’anno, a Trieste, si tengono nella stessa giornata e con lo stesso percorso. «Bicincittà» è promossa dalla Uisp, «Bimbimbici» dalla Ulisse-Fiab (Cicloturisti Urbani).
Partenza da Viale Romolo Gessi, in prossimità del cinema Ariston, con ritrovo attorno alle 8.30. Due i tragitti prestabiliti. Il primo prevede il via alle 9.45, è aperto a tutti e indicato in particolare ai più piccoli, con transito attraverso le vie del centro, da viale Gessi, lungo le Rive, via Canal Piccolo, Piazza delle Borsa, Piazza Goldoni, via Saba, Viale Oriani, il passaggio in via Carducci, Piazza Oberdan, Dalmazia, Ghega, Cellini, Stazione Centrale, bretella dietro Corso Cavour e ritorno alla sede di partenza.
Dopo la pausa del ristoro delle 10.45, alle 11.30 si riparte, questa volta con un percorso più impegnativo che gli stessi organizzatori sconsigliano ai ciclisti più giovani e che riguarda il transito da Largo Irneri verso l'area dei lavori della ciclopista della Val Rosandra, attraversando via D'Alviano, via Lorenzetti, Rotonda per via Zorutti, via Orlandini, via Mansanta e quindi via dell'Istria, via Baiamonti e ritorno alla base.
All’edizione 2008 di Bicincittà e Bimbimbici è abbinato inoltre: «In sella e vai: racconta il bello e il brutto della tua città», concorso fotografico che mette in palio, naturalmente, una bicicletta.


Discarica a Medolino: referendum in forse  - Il comune di Pola: «Costa 100mila euro, troppo» - Il megacentro di raccolta dei rifiuti grande come 70 campi di calcio

POLA L’amministrazione municipale di Pola sta ammorbidendo le posizioni in merito alla richiesta di referendum sul contestato progetto della discarica regionale in localita' Castion vicino a Medolino.Una richiesta piu' volta avanzata dall' opposizione politica che fa riferimento al Foro socialdemocratico istriano dell' ex sindao Luciano Delbianco e dagli ambientalisti,pero' sempre bocciata.L' ultimo deciso ''no'' e' arrivato l' altra sera in sede di consiglio municipale da parte del suo presidente Denis Martincic.''Il referendum costa troppo quasi 100.000 euro ''ha spiegato'', come le elezioni locali per cui non lo faremo visto che il bilancio non contempla tale spesa''.E subito i consiglieri all' opposizione si sono alzati abbandonando l' aula in segno di protesta.Ieri mattina pero' sull' argomento ha diffuso un comunicato stampa il sindaco Boris Miletic che si dice favorevole al referendum anche come prova della trasparenza della sua amministrazione.''Sono del parere che su temi di importanza generale i cittadini debbano dire la loro opinione tramite consultazione referendaria ,come del resto previsto dalla costituzione '' dice il sindaco'' a patto pero' che sia fatta in maniera seria e senza l' intrusione della politica''. Lo scottante tema sara' incluso all' ordine del giorno della prossima seduta del consiglio che si riunira' tra un mese.In pratica a decidere sul ''si'' o ''no'' al referendum sara' la maggioranza consigliare formata da Dieta democratica istriana, Partito socialdemocratico e Partito dei pensionati che finora ha sempre appoggiato il progetto.Il progetto di Castion,che in effetti prevede la ''promozione'' dell' attuale centro rifiuti cittadino a discarica regionale sulla superficie equivalente a ben 70 campi di calcio ,viene contestato principalmente per due motivi. Il primo riguarda l' impatto ambientale giudicato devastante vista la vicinanza (meno di 2 km) degli impianti turistici sul mare e delle prime abitazioni.Il secondo invece si riferisce alla tecnologia che gli ambientalisti ritengono superata visto che solo il 12 percento delle immondizie verrebbe riciclato e il rimanente finirebbe nell' inceneritore del Cementificio di Valmazzinghi vicino ad Albona.E c' e' anche un terzo motivo dai contorni ancora non ben definiti:a Castion verrebbero depositati anche i rifiuti tossici della Fabbrica di lana di roccia della Rockwool a Sottopedena.Tale ipotesi viene avanzata dagli ecologisti ben informati e non convincentemente respinta dagli addetti ai lavori.
p.r.


A Lussinpiccolo pescatori e delfini possono coesistere - LA RISERVA NON SI TOCCA

LUSSINPICCOLO La riserva dei delfini, istituita nel 2006 nelle acque prospicienti le coste orientali dell’ arcipelago di Cherso e Lussino, non intaccherà in alcun modo le attività economiche della popolazione isolana. E’ quanto dichiarato a Lussinpiccolo da Zoran Sikic, sottosegretario al ministero della Cultura, che ha voluto così mettere a tacere le proteste e le polemiche all’indirizzo di un delfinario che – nato due anni fa su delibera del citato dicastero – ha creato finora soprattutto malumori e confusione. Sorta grazie all’iniziativa degli ambientalisti lussignani di Mondo blu (Plavi svijet), la riserva è stata subito avversata da pescatori, operatori turistici, ristoratori e altre categorie, in quanto si riteneva che avrebbe potuto limitare non solo la navigazione ai diportisti, ma anche impedire l’ esercizio della pesca e altre attività.
Il tutto in un arcipelago votato al turismo e dove anche il settore pesca ha un’ importanza più che notevole. Sikic ha partecipato a Lussinpiccolo alla riunione che ha visto presenti ecologisti, esponenti della Sezione regionale Pesca, i piccoli armatori nordadriatici, il sindaco Gari Cappelli, nonché esponenti dell’ Istituto nazionale per la Salvaguardia dell’ Ambiente.
E’ stata una seduta a porte chiuse, dopo di che si è tenuta l’ annunciata conferenza stampa. Ai giornalisti è stato precisato che fra un mese si terrà un nuovo incontro che servirà a fissare le regole comportamentali nella zona in regime di tutela. Nelle acque cherso – lussignane vive infatti una colonia di delfini comuni, circa 150 esemplari, che costituisce un’ autentica attrazione. “In nessun caso vareremo un documento che possa danneggiare gli interessi economici di chersini e lussignani – ha aggiunto l’ esponente governativo – crediamo che in questo braccio di mare sussistano i presupposti per tutelare al meglio i delfini, senza che ciò sia a scapito di qualcuno. La convivenza è possibile. Da parte nostra vogliamo che la colonia continui a svilupparsi in maniera ottimale, la qual cosa è pure contemplata dalle convenzioni internazionali di cui la Croazia è uno dei Paesi firmatari”. Il sindaco di Lussinpiccolo, Gari Cappelli, ha dichiarato che la sua amministrazione è pronta a istituire un ente con il compito di gestire l’ area protetta, a patto che tutte le parti interessate riescano a trovare un linguaggio comune, senza più tensioni e liti. Uno dei dirigenti di Mondo blu, Jelena Jovanovic, ha parlato di incontro positivo, di primi passi concreti dopo che nel luglio 2006 il ministro della Cultura croato, Bozo Biskupic, aveva istituito ufficialmente il delfinario.
A. M.
 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 17 maggio 2008 

 

 

La Provincia denunciò la discarica alla Procura  - L’AREA DELLO SCALO LEGNAMI SOTTO SEQUESTRO

Tre mesi fa la diffida ai titolari dell’area. L’ordinanza del Gip: «I rifiuti sono finiti in acqua»
La Provincia già tre mesi fa aveva diffidato i titolari della discarica abusiva nell’area dello Scalo legnami. Aveva informato la Procura che si stavano scaricando rifiuti pericolosi come gli scarti dell’asfalto di strade di Trieste i cui lavori erano stati appaltati da Comune alla Bruno Costruzioni.
La raccomandata dell’assessorato all’ambiente di palazzo Galatti era stata spedita il 4 febbraio scorso ed era giunta nella sede legale della società a Monfalcone in via Timavo il giorno successivo.
Lo rileva il Gip Massimo Tomassini nelle motivazioni a corredo del decreto di sequestro dell’area costiera, della Isp Riciclati e di una dozzina tra camion e macchine operatrici di proprietà degli indagati.
Chi ha inquinato non poteva non capire lo scempio ambientale che veniva commesso. Osserva infatti il giudice: «Nessun dubbio potevano nutrire Diego Romanese e Cataldo Marinaro (ndr, i titolari della Isp, indagati insieme alle 10 persone, costruttori e imprenditori, che si sarebbero serviti della discarica) sulla illegalità della loro condotta». Insomma erano stati anche avvisati che l’utilizzo di quell’area per scaricare prodotti nocivi era assolutamente vietato. Non avevano alcuna autorizzazione. Scaricavano gli scarti dell’asfalto e non si ponevano problemi. E hanno continuato a farlo fino a pochi giorni fa.
La conferma che sia partita dalla Provincia la segnalazione arriva dall’assessore all’ambiente Ondina Barduzzi: «La richiesta che era stata presentata alla nostra amministrazione per l’uso dell’area dello Scalo legnami era stata di tipo semplificato, in pratica con una semplice presa d’atto. La ditta Isp aveva ottenuto il permesso di utilizzare l’area solamente per produrre una particolare miscela dalla lavorazione delle pietre carsiche e dai residui inerti, da utilizzare per prolungare la diga Rizzo e le strutture del Mose di Venezia e non certo per fare una discarica di quelle proporzioni».
È stato infatti alla fine dello scorso febbraio, in seguito agli accertamenti della Forestale, che dalla Provincia è partita la copia della diffida alla Isp diretta alla Procura della Repubblica. Ed è stato a questo punto che sono scattate le indagini da parte della Guardia di finanza coordinate e disposte dal pm Maddalena Chergia, il magistrato che quattro giorni fa ha chiesto e ottenuto il sequestro dell’area.
Delle indagini scrive estesamente nel provvedimento il Gip Massimo Tomassini. Il magistrato, facendo riferimento alla deposizione di un testimone, ricorda che sono stati eseguiti da parte dei finanzieri accertamenti approfonditi grazie soprattutto a numerose fotografie e riprese video. Per mesi il continuo viavai di camion è stato monitorato. Ogni automezzo è stato fotografato e sono state segnate le ore e le date di trasporto.
Nelle sue motivazioni il giudice Tomassini in cui riporta il contenuto di un’annotazione degli investigatori inviata il 5 marzo scorso. «È stato chiarito - scrive il magistrato - come sul sito fossero stati depositati grandi quantitativi di rifiuti di vario genere e natura, e come gli stessi, tracimati dal suolo, fossero in parte addirittura finiti in mare, così in sostanza estendendo la superficie di terreno rispetto al momento dell’inizio dell’opera di raccolta e riciclo».
La battaglia ora si sposta in Tribunale e alcuni legali dei proprietari dei mezzi bloccati dal decreto del Gip hanno chiesto il dissequestro che lunedì verrà discusso dal Tribunale del riesame.
Intanto ieri il pm Federico Frezza, titolare dell’inchiesta sull’altro sequestro, quello effettuato l’altra mattina dalla Capitaneria dell’area vicino alla Ferriera ha convalidato il provvedimento. Era stato lo stesso pm a chiedere la chiusura dell’area lo scorso 7 aprile.

CORRADO BARBACINI


Non esiste un deposito per gli scarti dei cantieri  - I costruttori: «Ci sono solo concessioni temporanee e così li portiamo in Friuli»

Trieste non ha discariche o centri di trattamento specializzati per materiali bituminosi, gommosi o di plastica. Sono gli stessi esperti del settore a sottolinearlo. Le ditte che si occupano di costruzioni devono affidarsi ad aziende esterne, le quali dividono le tipologie di rifiuti e successivamente le trasportano fuori città. Nella migliore delle ipotesi in Friuli, altrimenti in altre zone d’Italia o addirittura all’estero. La maggior parte dei materiali viene riciclata e rimessa a disposizione. Un processo che comporta dei costi molto alti, certamente più importanti rispetto al solo acquisto di materie. Basta pensare al fatto che «al metro cubo i prezzi per lo smaltimento vanno dai 30-40 euro per i materiali plastici meno elaborati fino a 300-400 euro per quelli più complessi, come le piastre in quadrati prefabbricati di linoleum», spiega Stefano Zuban, il rappresentante degli edili per la Cna. Se poi, nel corso di eventuali scavi, viene ritrovato ad esempio dell’amianto, a quel punto è necessario contattare un’azienda altamente specializzata che lo intubi per prelevarlo. Sulla questione discarica abusiva e sulle indagini che stanno coinvolgendo la Bruno Costruzioni, Zuban osserva: «Spero che queste persone non c’entrino. Altrimenti si tratterebbe di qualcosa di molto grave, anche perché noi predichiamo da tempo il rispetto per i decreti relativi al conferimento dei materiali. Inoltre, il fatto di fruire di una discarica abusiva renderebbe, in modo irregolare, una ditta più concorrenziale rispetto alle altre di almeno il 30 per cento».
Il presidente triestino dell’Associazione costruttori edili, Alessandro Settimo, ritorna sul problema che investe la provincia: «C’è un deficit di posti per lo smaltimento. Esistono solamente dei casi di concessioni temporanee, per le quali è previsto peraltro un iter burocratico molto complicato. Il comparto costruzioni, a Trieste, ha bisogno di strutture ricettive». Quando una ditta riceve l’incarico da un ente pubblico ha l’obbligo di occuparsi anche di eliminare i rifiuti: «Nei contratti non viene esplicitato come, ma si affidano a chi riceve l’appalto tutte le responsabilità legate al lavoro», conclude Settimo.
Un altro costruttore molto noto in città, Donato Riccesi aggiunge: «Esistono solamente delle discariche provvisorie, per esempio in zona Aurisina. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, bisogna rivolgersi fuori provincia a costi piuttosto elevati. Potenzialmente qui ci sarebbe la cava Faccanoni che potrebbe garantire una certa tranquillità in questo senso per i prossimi trent’anni. Non si capisce perché non sia disponibile, pur essendo stata utilizzata per i materiali arrivati dai cantieri della Grande viabilità triestina».

MATTEO UNTERWEGER


INQUINAMENTO - Pescatori e Autorità portuale: controlli in mare  - L’Arpa ha effettuato già campionamenti

Commissionato uno studio sui pesci del golfo. Test nell’area della piattaforma logistica
Nessuno usa la parola allarme, perché in effetti non ci sono dati ufficiali che lo attestino. Tuttavia il sequestro delle aree dove sono state trovate le discariche abusive in zona Scalo legnami e Ferriera ha fatto partire subito una serie di richieste di esami e analisi dello spicchio di mare a ridosso della zona. Si vuole capire se ci possano essere contaminazioni di qualsiasi genere, anche sul pesce che potrebbe poi diventare cibo sulle tavole dei triestini.
«Appena saputo della situazione, abbiamo predisposto immediatamente gli accertamenti - spiega Guido Doz, presidente regionale dell’Agci pesca -, incaricando la cooperativa Lisert di fare uno studio sui pesci». Doz spiega poi di non avere alcun timore «visto che appena un anno fa avevamo commissionato un’analisi sul vallone di Muggia, comprendente anche quell’area e gli esiti non avevano messo in rilievo alcun eventuale problema di tipo sanitario, anche sulle specie che si trovano alle maggiori profondità».
Nelle pescherie del centro, non si è verificata alcuna ripercussione negativa sulle vendite. Dai consumatori nessun timore e neppure richieste di chiarimenti: «Quella peraltro è una zona interdetta alla pesca - dice Livio Amato, rappresentante dei titolari delle pescherie triestine in Confcommercio - e il 90 per cento dei nostri prodotti è pesce azzurro, che proviene dalle zone di Barcola e Sistiana, quattro-cinque chilometri al largo. Gli affari in questi due giorni hanno avuto un andamento regolare al 100 per cento».
Quanto all’Autorità portuale che gestisce le aree del Demanio marittimo in questione, alcuni approfondimenti sono già stati fatti ed altri seguiranno a breve. «L’area della Ferriera e quella dello Scalo legnami sottoposte a sequestro fanno parte del progetto della piattaforma logistica - afferma Fabio Rizzi, dirigente del servizio sicurezza e ambiente dell’Authority - e pertanto su entrambe era stato previsto un piano di caratterizzazione. Le indagini a terra erano già state svolte e quei risultati, che al momento non abbiamo in mano, verranno illustrati prossimamente nell’apposita conferenza dei servizi». Ma a ciò verranno abbinati altri dati: «Fra qualche tempo - aggiunge Rizzi - si procederà pure con le analisi sulla zona di mare».
In questo quadro, si inseriscono inoltre i campionamenti già effettuati dall’Arpa, dai quali si attendono gli esiti. Prove decisive per capire se qualche materiale sia stato rilasciato nel terreno per poi disperdersi in mare ed eventualmente entrare in circolazione in vegetali oppure animali, con il pericolo di irrompere successivamente nella catena alimentare e diventare rischioso per l’uomo.

(m.u.)
 

 

DISCARICA ABUSIVA NELLO SCALO LEGNAMI - «Camion della Bruno, un flusso continuo»

I trasporti dai cantieri stradali e dalle aziende indagate alla discarica abusiva nell’area dello Scalo legnami erano infatti frequentissimi. Centinaia di viaggi con camion sia della ditta Bruno, ma anche di proprietà di «padroncini» ingaggiati per l’occasione.
«L’attività - si legge nel rapporto della Guardia di Finanza inviato alla procura - ha consentito di verificare un continuo flusso di automezzi trasportare materiale proveniente da demolizioni e scavi come quelli riconducibili alla Bruno Costruzioni, che lasciavano supporre il fatto che tale impianto celasse una vera e propria discarica».
E poi, si legge ancora nella relazione delle Fiamme gialle che è parte integrante delle motivazioni al sequestro disposto dal Gip Massimo Tomassini: «Abbiamo accertato l’esistenza anche di un’altra discarica, sita nell’immediatezza dell’entrata della Ferriera di Servola in cui confluiva materiale proveniente dal primo impianto e che poteva essere nella disponibilità di Diego Romanese e Cataldo Marinaro. In questa area – continua la nota investigativa – è stata accertata la presenza di pezzi di asfalto stradale mescolato ad altri rifiuti».


Il parco della Maddalena sacrificato all’avanzare della civiltà del cemento

L’abbattimento delle foreste primarie della fascia tropico-equatoriale pare incrementarsi anziché arrestarsi di fronte al progressivo decadimento del livello di respirabilità e salubrità dell’aria. I residui dei boschi planiziali della Pianura padana sono ormai pezzi da museo. I campi coltivati destinati all’agricoltura si riducono al ritmo di centinaia o forse migliaia di ettari al giorno e le città sono assediate da capannoni industriali, autostrade, centri commerciali e annessi megaparcheggi asfaltati, così da rendere il passaggio da una città all’altra un tutt’uno senza soluzione di continuità. È sufficiente fare un breve percorso da Capodistria a Tricesimo, via Gradisca-Udine, per avere una campionatura dei danni fatti all’ambiente in questi ultimi 20 anni. A Trieste sembra si stia seguendo la stessa filosofia. L’abbattimento di alberi a volte secolari è ormai all’ordine del giorno. Fanno testo le stragi compiute a Roiano, piazza V. Veneto e S. Giacomo, e la recente distruzione del parco della Maddalena, una parte dell’efficientissimo sistema di polmoni verdi per combattere l’inquinamento urbano senza alcuna spesa e rendere più vivibile la città. Mentre la mano destra, dopo anni di abbandono, opera per recuperare e conservare il complesso dell’Opp di S. Giovanni, la mano sinistra provvede a cementificare con insolita rapidità ed efficienza il parco che dava respiro al complesso della Maddalena. Un buon architetto urbanista, opportunamente sensibilizzato, avrebbe dovuto valorizzare le future edificazioni approfittando e rispettando gli elementi arborei presenti sul sito, come è già stato fatto in innumerevoli parti del mondo. L’eventuale reimpianto di nuovi alberi potrà dare gli stessi benefici fra 30 anni. Troppo tardi! A Grignano c’è un ristorante con un albero nel mezzo della sala da pranzo. Si potrebbe tagliare per ricavare un posto a sedere in più. A casa mia un condomino in assemblea ha chiesto che venga tagliato un cedro deodara perché crescendo ormai gli toglie la vista mare. E avanti così. Già che ci siamo, propongo di fare un bel «repulisti» del Giardino pubblico e farne una spianata di cemento con sottostante parcheggio interrato da 2000 e più posti auto. La progettazione potrebbe essere affidata a Calatrava che, grato per la generosa commessa, potrebbe offrirci come omaggio il progetto per il nuovo ponte da costruirsi su Canale di Ponterosso. Allora, tutori del verde pubblico (se ci sono), fatevi da parte e lasciamo avanzare la civiltà del cemento e dell’asfalto, tanto poi quando la Terra sarà completamente desertificata avremo i mezzi per trasferirci su Marte, pianeta notoriamente ricco di lussureggiante vegetazione. Ma nel frattempo ci saremo abituati a vivere in beauty farm sotterranee dove poter respirare buon ossigeno dalle bombole.
Nico Zuffi
 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 16 maggio 2008 

 

 

Sequestrata discarica alla Ferriera  - L’accusa: abusiva. In un’area di 23mila metri quadri scarti di lavorazione e macchinari - INDAGINI DELLA CAPITANERIA DI PORTO

È sotto sequestro da ieri mattina una vasta zona della Ferriera di Servola. Secondo l’inchiesta che è stata avviata dalla Capitaneria di Porto, l’area che appartiene al Demanio marittimo è stata utilizzata come discarica abusiva. Vi sono state accumulate attrezzature industriali fuori uso e carcasse di camion. Ma anche bidoni di vernici, scarti di lavorazione, manufatti in cemento armato, motori ridotti in pezzi.
Tre enormi colline, alte più di 15 metri, nascondono al loro interno altri rifiuti che il carbone, i minerali di ferro e altri materiali di probabile scarto di fonderia, ricoprono completamente.
«Siamo marinai ma per capire cos’è nascosto all’interno di questi cumuli ci siamo arrampicati sulla loro sommità come fossimo alpini» ha affermato uno dei militari dalla «task force» che ieri da terra e dal mare sono entrati nello stabilimento siderurgico.
L’area posta sotto sequestro ha una superficie di circa 23 mila metri quadrati: 150 per 150 metri di lato. Uno dei lati confina con la discarica dello Scalo legnami sequestrata tre giorni fa dal pm Maddalena Chergia. Lo stesso magistrato ieri ha «ratificato» quanto i militari della Capitaneria di Porto avevano fatto di propria iniziativa.
«Dovremo vedere cosa nascondono quei cumuli di carbone e di minerali. Ma anche scoprire cos’è finito in fondo al mare nella stessa zona. Arriveranno al più presto i nostri subacquei da Ancona e inizieranno le immersioni e le ricerche. L’area che ispezioneremo è posta tra la banchina della Ferriera e lo Scalo legnami» spiegano gli ufficiali della Capitaneria che stanno gestendo questa operazione, voluta dall’ammiraglio Domenico Passaro e dal capitano di vascello Felice Tedone. I tempi dell’inchiesta, vista la complessità, non si preannunciano brevi.
Va precisato che l’area sequestrata e subito transennata con paletti e fettuccia biancorossa, non è direttamente coinvolta nell’attività industriale della Ferriera. E la produzione di ghisa non subirà alcun contraccolpo, né grande, né piccolo, così come gli sbarchi sulla banchina. A breve scadenza inizieranno anche le analisi chimiche di quanto è stato abbandonato o nascosto nei cumuli diventati col tempo delle piccole malsane colline. Sembrano cose piuttosto antiche e di incerta datazione. Ma sono rimaste lì, senza che nessuno intervenisse. Ora in molti si chiedono perché nessuna delle proprietà che si sono avvicendate sul ponte di comando della Ferriera dal 1990 a oggi, non ha mai preso l’iniziativa per smaltire o rimuovere questi rifiuti. L’area sequestrata appartiene al Demanio marittimo. In sintesi allo Stato. La Ferriera l’ha in affitto e paga un canone di concessione.
Ieri gli uomini della Capitaneria di Porto stavano ispezionando l’area poi sequestrata per tutt’altri motivi. Verificavano per conto del pm Federico Frezza la linea di costa e le variazioni intervenute a partire dagli Anni Settanta per mano dell’uomo e delle sue attività industriali. Le Ferriera ha infatti «rubato» al mare più di 40 mila metri quadrati di superficie, equivalenti a otto campi di calcio. In alcune zone la linea di costa è avanzata anche di 75 metri verso il centro del Vallone di Muggia, in altri molto meno. Sono scomparsi del tutto o sono stati ridotti ai minimi termini, una piccola baia e un promontorio. Ma al fenomeno di «crescita», peraltro mai segnalato alle autorità, è interessato tutto il lato a mare dello stabilimento, tranne la banchina dove attraccano le navi per scaricare carbone e minerali.
Per capire cos’è effettivamente accaduto e soprattutto quando la linea di costa ha iniziato a cambiare significativamente il suo profilo, il pm Frezza ha fatto effettuare da tremila metri di quota una serie completa di foto aeree al geologo Franco Coren. Queste foto sono state messe a confronto con altre immagini scattate più di 15 anni fa su iniziativa della Regione Friuli Venezia Giulia. Il confronto ha mostrato le differenze intervenute negli anni ma ora consentiranno una precisa ricostruzione di ciò che è accaduto nell’area sequestrata ieri.
Le immagini sono state infatti scattate ad altissima risoluzione e rivelano una quantità incredibile di dettagli presenti sul terreno. I relitti dei camion, la presenza massiccia delle attrezzature industriali, i bidoni di vernice seminterrati, dovrebbero essere identificabili con una certa facilità. Anche il profilo delle colline così come appare nelle foto antiche e in quelle moderne dovrebbe fornire agli inquirenti indicazioni preziose sui tempi in cui i rifiuti di maggiori dimensioni sono finite in quella discarica a cielo aperto.
 


DISCARICA IN FERRIERA - LA  LUCCHINI-SEVERSTAL «Il terreno è demaniale. In passato vennero depositati materiali di scarto dell’acciaieria che è stata poi dismessa»

L’azienda: zona inutilizzata la bonifica era già prevista
«Stoccaggio abusivo di rifiuti». È questa l’ipotesi di reato che il pm Maddalena Chergia contesta da ieri alla società proprietaria della Ferriera di Servola. Ma il gruppo «Lucchini-Severstal» ribatte che quei vecchi camion fuori uso, quelle attrezzature industriali dismesse, quelle colline di minerali di ferro e carbone, erano state abbandonate in quell’area ben prima dell’arrivo a Trieste del gruppo industriale bresciano. In sintesi: «Noi non abbiamo nulla a che vedere con questo uso improprio e potenzialmente doloso del terreno demaniale. La ricerca va spostata all’indietro nel tempo, in direzione dei nostri predecessori».
Il gruppo «Lucchini-Severstal», ieri in serata ha diffuso un dettagliato comunicato stampa in cui questi concetti vengono ribaditi e messi a fuoco con grande precisione.
«Nell’area sequestrata ieri, in passato vennero depositati materiali di scarto dell’acciaieria poi dismessa. Su questa stessa area l’attuale proprietà aveva già avviato un piano triennale (2008-2010) di ricupero degli scarti di lavorazione, con un investimento previsto di sei milioni di euro. Questo piano era già stato reso noto sia alle istituzioni che agli organi di informazione».
Fin qui la difesa. Ma il gruppo «Lucchini Severstal» attraverso il proprio ufficio stampa va oltre e precisa che «l’area sequestrata, di proprietà demaniale, non è attualmente utilizzata e quindi l’ordinanza di sequestro non crea alcuni problema all'attività produttiva dello stabilimento. Non potranno però continuare le bonifiche già avviate finché l’area non sarà dissequestrata».
«Il Gruppo Lucchini-Severstal sottolinea che attraverso i suoi legali, si metterà immediatamente in contatto con la Procura di Trieste per chiarire la propria posizione».

(c.e.)


Rifiuti: controlli sui lavori «Bruno» per il Comune  - L’INCHIESTA SULLA MAXI-DISCARICA SCOPERTA ALLO SCALO LEGNAMI

Verifiche sui registri di trasporto della ditta. Il sindaco Dipiazza: «Hanno vinto regolari gare d’appalto»
«Ho cercato varie volte di smaltire materiale nella discarica dello Scalo legnami. Mi sono sempre trovato di fronte a un muro di gomma. Le mie richieste di accesso sono state sempre respinte. Ora dopo l’apertura dell’inchiesta da parte del sostituto procuratore Maddalena Chergia, incomincio a capire perché. Quella era una discarica riservata a pochi».
Le parole amare sono di un imprenditore edile triestino che ha promesso di mettersi in contatto nelle prossinme ore con gli investigatori della Guardia di finanza. Di più non dice. Per ora preferisce di fronte al polverone, rimanere in silenzio. E intanto i militari della Finanza esaminano la documentazione sequestrata.
È un mare di carte, di fatture, di ricevute. Da ieri tutto questo è sotto la lente. Ci sono autorizzazioni ma anche registri con numeri e quantità di rifiuti speciali trasportati come normali in quella che è stata definita la discarica a mare di Trieste che si trova a pochi chilometri in linea d’aria dagli stabilimenti balneari più popolari della città. Molte sono bolle o schedari o documenti riconducibili alla Bruno Costruzioni.
Infatti una buona parte di questi rifiuti sono gli scarti dell’asfalto rimosso dalle Rive o da altre strade da parte degli operai che in questo ultimo periodo hanno lavorato alle dipendenze dell’azienda leader in città, quella che ha vinto gran parte degli appalti del Comune di Trieste: appunto la Bruno Costruzioni.
È sbarcata appena 15 anni fa a Trieste da Potenza. È diventata in questo periodo la più importante azienda del settore ottenendo molti riconoscimenti e altrettante commesse pubbliche.
«Sporgerò querela nei confronti della ditta Isp che ha riciclato in maniera illegale molti rifiuti dell’attività di demolizione effettuati dalla mia azienda sulle strade di Trieste. Li trascinerò davanti ai giudici i titolari». È perentorio l’ingegnere Raffaele Antonio Bruno, 52 anni, l’amministratore della Bruno Costruzioni. Aggiunge: «Anche noi costruttori siamo vittime in questa vicenda. Non è vero che abbiamo speso meno per il trasporto dei rifiuti. Ripeto, avevamo scelto quell’azienda (ndr la Isp) perché la discarica era la più funzionale alle nostre esigenze». Sono targati Bruno Costruzioni almeno 17mila metri cubi di materiale «composto - scrive il pm Maddalena Chergia - apparentemente da terre e rocce da scavo e rifiuti misti dell’attività di costruzione e demolizione, i cui ultimi apporti provenivano dal Cantiere Rive e risalivano al periodo marzo 2006-giugno 2006».
«Hanno vinto le gare d’appalto», taglia corto il sindaco Roberto Dipiazza. Aggiunge: «La discarica non è al momento un problema mio. Io non vengo informato dove una ditta va a scaricare i propri scarti. C’è un’inchiesta della procura».
In Tribunale il 31 marzo l’ingegnere Raffaele Antonio Bruno era stato assolto dall’accusa di reticenza di fronte al pm Tito. Aveva preannunciato al sindaco che l’appalto della ristrutturazione di piazza Puecher sarebbe stato vinto due giorni dopo dall’impresa Mari e Mazzaroli, fatto poi in effetti accaduto. Al pm, che poi lo aveva convocato dopo la segnalazione del sindaco, Bruno non aveva detto da chi avesse avuto la premonizione rivelatasi esatta. Pochi mesi dopo, nel corso del processo in aula, Dipiazza aveva definito pubblicamente il costruttore «un amico» e aveva parlato di reciproche frequentazioni. «Sono un imprenditore. Non faccio il politico», ha precisato ieri sera l’ingegnere Bruno. Innegabile, tuttavia, che conosce e frequenta tutti quelli che contano in città.
I lavori a Trieste. La lista degli appalti vinti a Trieste dalla Bruno Costruzioni è lunghissima. Basta navigare sul sito della società per trovarne citata una buona parte con tanto di fotografie perché ottenere questi dati dal Comune è praticamente impossibile. «Bisogna inoltrare una richiesta ufficiale e aspettare», dice l’assessore Franco Bandelli. Ci sono i lavori di completamento e ripristino di Passeggio Sant’Andrea e viale Gessi, poi quelli del ricreatorio di Opicina, del collegamento fognario dell’impianto di Zaule, del piano di recupero di via dei Capitelli. E poi ancora gli interventi di manutenzione della rete fognaria, poi di strade, piazze e marciapiedi. La ristrutturazione della Scuola «Sirk» di Santa Croce, il campo di calcio di San Vito, i lavori all’ex campo profughi di Prosecco, il lungomare di Barcola. E infine per conto dell’Acegas i lavori connessi a quelli di ricerca delle perdite nelle reti del gas, i trattamenti per il riuso dei reflui del depuratore di Zaule.
La Bruno Costruzioni Sas è nata a Potenza nel 1983. Precisamente il 28 novembre. A fondarla è stato il cavaliere del lavoro Carmine, che nel 1959 trasformò la ditta individuale in società in accomandita semplice preparandola per il balzo verso Trieste.
Sul sito web si legge che «negli anni ’50 e ’60 la società si è affermata nel settore delle costruzioni, risultando ora fra le più importanti e qualificate imprese in ambito nazionale nella fascia di fatturato di piccola e media impresa, realizzando opere di rilevante entità sia per conto di enti statali, sia per conto di importanti società private». Il 5 novembre 2004 la società ha trasferito la propria sede a Trieste in piazzale Giarizzole 35. Il capitale sociale ammonta a poco più di un milione di euro. Nei posti chiave dell’azienda siedono Antonio Raffaele Bruno, l’amministratore, Claudio Bruno, direttore tecnico, Gaetano Biagio Bruno e Carmine Bruno, procuratori speciali.

 

SCALO LEGNAMI  - SOPRALLUOGO DEL SOTTOSEGRETARIO ALL’AMBIENTE - «Ho assistito a uno spettacolo devastante che rischia di avere pesanti conseguenze»

Menia: trattare per chiudere la fabbrica  - «Si può pensare di coinvolgere la Lucchini nell’operazione rigassificatori»
«Non c’è che dire, è un ”uno-due” davvero sconcertante». Roberto Menia non immaginava di trovare così tanta carne al fuoco durante la sua prima uscita ufficiale da sottosegretario all’Ambiente, tra l’altro proprio nella sua città. Invece ha dovuto ricredersi: neanche il tempo di scendere dalla motovedetta delle Fiamme gialle con cui aveva raggiunto la discarica abusiva allo Scalo Legnami, che già arrivava la notizia dell’intervento della Capitaneria di porto nel comprensorio della Servola spa.
«Le due aree sequestrate, tra l’altro, si trovano proprio l’una accanto all’altra - osserva l’esponente di An -. Per un’ulteriore coincidenza, quindi, durante il sopralluogo di stamattina (ieri ndr) le ho osservate entrambe. Già a prima vista i cumuli di materiale ferroso di proprietà della Ferriera non passano inosservati. Quando poi si viene a sapere che, oltre agli scarti di lavorazione, sono ammassati lì anche secchi di vernici industriali altamente nocive e altri rifiuti pericolosi, l’indignazione aumenta ulteriormente. Questa scoperta non fa che rafforzare la convinzione che già avevo: la Ferriera va chiusa e la strada della dismissione dev’essere perseguita il più rapidamente possibile. I riscontri che hanno portato al sequestro, e per cui va il mio plauso a Capitaneria e magistratura - continua il sottosegretario - sono l’ennesima prova della pericolosità dello stabilimento. Pericolosità che non deriva più solo dalle emissioni e dai fumi che escono dagli impianti, ma anche dagli stessi materiali accatastati nelle aree circostanti. È evidente, quindi, che non c’è più tempo da perdere: quando si prende coscienza dell’esistenza di un ”cancro” simile, non si può far altro che estirparlo. Come? Riavviando l’iter di chiusura disposto prima dell'approdo di Illy in regione».
Un’idea per il dopo Ferriera, peraltro, Menia ce l’avrebbe già. «Si potrebbe pensare a un coinvolgimento della Lucchini nell’operazione rigassificatori - chiarisce, precisando tuttavia di non aver ancora analizzato nel dettaglio la proposta -. Il mio ragionamento è questo: il gruppo bresciano potrebbe entrare nel business del gnl che garantirebbe evidenti ricadute in termini economici e in cambio, come contropartita per la comunità, libererebbe l’area della Ferriera. In termini di sicurezza ambientale, un rigassificatore crea meno problemi rispetto allo stabilimento siderurgico. Gli impianti di gnl di ultima generazione, infatti, oltre a essere fondamentali per affrontare il problema energetico, offrono anche garanzie di assoluta sicurezza».
Ma nell’agenda del neo sottosegretario all’Ambiente, oltre a Ferriera e rigassificatori, c’è anche la sfida del Sito inquinato («riprenderemo in mano l’accordo di programma, mettendo però nero su bianco il princicio che chi non ha inquinato non paga»). E, ovviamente, la lotta a episodi di abusivismo nello smaltimento rifiuti come quello accertato allo Scalo Legnami. «Lì ho assistito a uno spettacolo devastante che rischia di aver conseguenze pesanti - commenta Menia -. A preoccuparmi comunque non sono tanto i possibili ritardi nell’avvio del progetto della piattaforma logistica - su questo sono abbastanza ottimista -, ma piuttosto i danni ambientali. Non collegherei tuttavia l’episodio di Trieste al giro delle ecomafie. Credo si tratti di un caso tutto triestino». Caso che coinvolge anche un nome importante come quello di Bruno Costruzioni. «Ho saputo del suo coinvolgimento - conclude Menia -. Questo però rientra nella sfera del lavoro dei magistrati, nella quale io non metto bocca».

MADDALENA REBECCA
 


Una rete di aziende per i titolari della Isp  - Costruzioni, cave e commercio tra le loro attività

Diego Romanese e Cataldo Marinaro. Ruota attorno ai nomi di questi due imprenditori l’inchiesta del pm Maddalena Chergia sulla maxidiscarica dello Scalo legnami. Inchiesta che ha portato gli investigatori della Guardia di finanza alla scoperta di un rilevante quantitativo di scarti di asfalto provenienti dal rinnovamento di una rilevante parte delle strade di Trieste.
La loro azienda è la Isp Riciclati che ha sede in via Timavo 69/8, nella zona portuale di Monfalcone. Dai registri della Camera di commercio risulta che questa società a responsabilità limitata è stata fondata il 4 agosto 2005. Il capitale sociale è di 30mila euro, ripartito in eguali quote tra i due titolari, Diego Romanese e Cataldo Marinaro. L’amministratore unico è Romanese fin dalla costituzione. L’attività prevalente della Isp Riciclati, secondo i dati della Camera di commercio, è il «recupero e la preparazione per il riciclaggio di cascami e rottami non metallici». Ma l’oggetto sociale è ben più ampio. Dalle operazioni di recupero di rifiuti non pericolosi, all’attività di scavo, al noleggio delle attrezzature e all’acquisto e la vendita di beni. La data d’inizio dell’attività di impresa è il 19 dicembre 2005 e l’unità locale operativa aperta in quella data ha sede proprio allo Scalo legnami in zona industriale, nell’area appunto messa sotto sequestro dalla Guardia di finanza.
Il nome di Diego Romanese compare anche come titolare della Gefi Costruzioni Sas, che ha sede nella frazione di Devetachi a Doberdò del Lago in provincia di Gorizia. La società costituita nel 1988 ha per oggetto lo sfruttamento e la coltivazione di cave per l’estrazione di marmi e l’attività di edilizia sia nel settore privato che in quello pubblico. È stata messa in liquidazione - sempre secondo i dati della Camera di commercio - il 22 dicembre 2000, quasi otto anni fa. Nel 1990 risulta che l’unico cantiere attivo era alla Rotonda del Boschetto.
Altra società riconducibile sempre a Romanese è la Rdl che ha sede nell’abitazione dell’imprenditore in via Girolamo Vida 16. È nata il 14 marzo 2003 e ha come attività quella di rappresentanza di materiali di costruzione compresi gli infissi e gli articoli igienico sanitari.
L’altro imprenditore finito nella bufera è Cataldo Marinaro. È nato a Cirò Marina in provincia di Crotone. Il suo nome compare in un’attività di estrazione di pietre ornamentali e da costruzione cessata nel 1993 a Melissa in provincia di Catanzaro. Risulta che si è poi occupato di trasporti su strada in un’altra società di fatto che aveva sede sempre a Melissa, e che - stando ai dati della Camera di commercio - è cessata nel 1982. A Monfalcone il suo nome compare nell’organigramma della «Progetto Monfalcone Srl» con sede in via Terme Romane 5. L’azienda si occupa di commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi, carburanti e lubrificanti. È presidente del consiglio di amministrazione. Consigliere delegato è Riccardo Furlan. Soci sono i rappresentanti di un buon numero di aziende: Punto Srl, Cunja R. Eredi, Officine Lenardon, Transforset, Logistica P Srl, Trans Est Srl, Cointra Transport and Trade Co., Pevere Logistica Srl, Manfreda Logistik & Transoport Srl, Masotti Srl, Bergamasco Tiziano, Eurocar Sas, Auta Marocchi Spa, Mar-Ter Spedizioni e Aristone Claudio.

(c.b.)


SCALO LEGNAMI - LE REAZIONI DEI POLITICI  - Cosolini: emergenza ecologica  - Fedriga: «Per troppi anni nessuno ha vigilato»

Chi avrebbe dovuto vigilare sull’area dello Scalo Legnami e accorgersi per tempo della presenza della discarica abusiva ricavata a ridosso della costa? È la domanda che iniziano a porsi in molti, anche nel mondo politico locale.
«C’è da interrogarsi su come tutto questo abbia potuto accadere in una zona sotto gli occhi di tutti - osserva il neo segretario provinciale del Pd, Roberto Cosolini - , Tocca certo a forze dell’ordine e magistratura accertare le responsabilità dello scempio ambientale. Ma è altrettanto necessario che le pubbliche amministrazioni e la politica in generale, affrontino seriamente il problema del rapporto fra territorio e l’ambiente, prima che sia troppo tardi. Il fatto che un triestino, Roberto Menia, sia sottosegretario all’Ambiente può certo offrire una sponda importante nel Governo - conclude Cosolini - , ma è indispensabile che anche le istituzioni locali affrontino oggi il problema nella sua interezza. L’utilizzo del nostro territorio secondo criteri di qualità e il superamento della emergenza ambientale richiedono un impegno comune e uno sforzo straordinario».
Il gruppo consiliare di An, che sul caso discarica ha presentato un’interrogazione urgente, chiama in causa direttamente l’amministrazione di Palazzo Galatti. «La Provincia ha competenze ambientali ben note - affermano Arturo Governa e Marco Vascotto -. Competenze che, anche attraverso l’impiego della polizia ambientale, dovrebbero portare ad un monitoraggio del territorio e, in particolare, delle discariche, proprio per evitare che le attività lì svolte sfocino in violazioni delle norme e in episodio di inquinamento. Ci chiediamo quindi come mai l’assessore Barduzzi, all’indomani della scoperta del deposito abusivo, si sia dichiarata all’oscuro di tutto e perchè quindi la Provincia non sia intervenuta».
A caccia di responsabilità anche il consigliere comunale dei Verdi, Alfredo Racovelli, che ha richiesto una convocazione urgente della VI commissione allargata a sindaco, Porto, Provincia e ambientalisti. «Com’è stato possibile - si chiede Racovelli - che ancora una volta il "sistema" che per decenni ha cosparso di veleni la costa triestina da Muggia a Duino sia riuscito di nuovo a scaricare migliaia di tonnellate di rifiuti disattendendo le nome in materia di stoccaggio e smaltimento rifiuti? E quale sarà adesso l'iter giuridico e processuale e il percorso di bonifica per sanare l'area? Bisogna fare chiarezza».
A chiedere che si faccia piena luce sull’ennesimo episodio di inquinamento è anche «Greenaction Transnational». Secondo l’organizzazione ambientalista, infatti, «è urgente la riapertura di procedimenti penali archiviati sulle altre discariche individuate in passato da Barcola alla zona industriale».
C’è poi chi, come il deputato del Carroccio Massimiliano Fedriga, concentra l’attenzione sul secondo intervento, quello all’interno del comprensorio della Servola spa. «Il sequestro dei 22 mila metri quadrati nell’area della Ferriera rappresenta il primo, evidente segnale del cambiamento di clima che si è prodotto con il passaggio da Illy a Tondo. Per troppi anni nessuno si è mai preso la briga di fare i controlli. Ora però - afferma il leghista - il tempo dei favori politici fatti alla proprietà si è chiuso ed è iniziata la necessaria fase delle verifiche. Di questo, in primo luogo, va ringraziata la magistratura. Ora è necessario che anche le istituzioni, sia a livello locale che nazionale, prendano posizioni serie che tutelino, una volta per tutte, la salute dei residenti e l’ambiente del nostro golfo». (m.r.)


SCALO LEGNAMI - L’esperto: il rischio è che gli acidi entrino nel ciclo alimentare

Saranno i risultati dei campionamenti dell’Arpa a fare piena luce sui danni ambientali provocati dall’accumulo di rifiuti speciali nell’area dello Scalo Legnami. Già ora, però, gli esperti sono in grado di indicare i possibili rischi legati alla presenza, a ridosso del mare, di batterie, pezzi di asfalto e plastica. «Le batterie contengono acidi che, al pari di altre sostanze presenti nei materali non inerti, possono essere rilasciate gradualmente nel terreno e poi disperdersi in mare - spiega Vincenzo Armenio, docente di Idraulica ambientale all’Università di Trieste -. Una volta in mare gli acidi, così come i metalli pesanti e lo stesso bitume contenuto nell’asfalto, entrano in circolazione sia nei vegetali sia negli animali, e possono entrare nella catena alimentare. È possibile immaginare, quindi, casi di inquinamento dei mitili coltivati a breve distanza da quell’area. Il fenomeno, peraltro, è difficile da localizzare. Anche il pesce pescato altrove, infatti, potrebbe aver mangiato nel tratto di mare interessato dai rilasci ed esser stato quindi contaminato dalle sostanze rilasciate dai rifiuti. Gli effetti, tra l’altro, potrebbero anche non essere visibili nell’immediato. I metalli pesanti - conclude Armenio - si possono anche depositare sui fondali e risalire successivamente, quindi anche nel medio- lungo periodo, a seguito per esempio dell’azione di una marea».


Giardino di via Flavia: caso in commissione Trasparenza - Oggi anche un incontro con le associazioni ambientaliste sul piano di riqualificazione di piazza Libertà.

L’annosa questione del giardinetto storico di via Flavia, al posto del quale dovrebbero sorgere degli appartamenti Ater, con parcheggio sotterraneo, sarà portata oggi all’attenzione della Commissione trasparenza del Comune, presieduta da Roberto Decarli.
I consiglieri nel corso edella riunione chiederanno di conoscere gli esiti del rilevamento dell’Arpa, che è stato effettuato tempo fa, sul tasso di inquinamento «ante operam», al fine di capire se le obiezioni degli abitanti che osteggiano la nuova costruzione, siano lecite.
I residenti infatti temono che il nuovo parcheggio renda ulteriormente insopportabile l’aria della zona con emissione di gas di scarico e altri inquinanti.
All’ordine del giorno della riunione della Commissione trasparenza c’è anche un incontro con le associazioni ambientaliste del Www, Legambiente e di Italia Nostra sul piano di riqualificazione di piazza Libertà. Gli ambientalisti temono infatti che il nuovo look della piazza imponga un eccessivo sacrificio di alberature. Nei giorni scorsi il Comune aveva annunciato che sarebbero stati abbattuti 5 alberi ma ne sarebbero stati impiantati una cinquantina. (d.c.)


«Schiamazzi notturni, le regole ci sono» - LOCALI E QUIETE PUBBLICA ALL’ESAME DELLA TRASPARENZA

Con l’estate si riaffaccia il problema degli schiamazzi notturni fuori dai locali. Da piazza Unità ai vari rioni, sono 260 sinora le segnalazioni di protesta giunte ai vigili da abitanti che lamentano di non poter dormire la notte per colpa degli avventori di bar e ritrovi. Ma come coniugare, senza ledere i reciproci diritti, le diverse esigenze? Ne ha discusso ieri la Commissione trasparenza presieduta da Roberto Decarli, che ha ascoltato il direttore dell’area dello Sviluppo economico del Comune Edgardo Bussani. Quest’ultimo ha ricordato come la ricerca di una soluzione non sia facile, anche perché la legge regionale 29 ha liberalizzato gli orari dei locali mentre le autorizzazioni per i pubblici esercizi non sono più rilasciate dalla Pubblica sicurezza, ma regolate da una semplice normativa del commercio.
«Al momento – ha detto Bussani – stiamo però verbalizzando con la questura tre ordinanze per altrettanti locali pubblici cittadini ai quali verrà imposto per un mese la limitazione di orario di chiusura sino alle 23». Il direttore dell’Ostello della gioventù del bivio di Barcola, Tafaro e un abitante della zona, il dottor Paoletti, hanno rimarcato l’eccesso di rumore notturno che proviene dal bagno Sticco, quando vi vengono organizzate delle feste: «All’ostello - ha detto Tafaro - registriamo anche 10 mila presenze in un anno, quasi tutti tedeschi e austriaci che si lamentano per la confusione notturna e per il parcheggio selvaggio nella strada». Decarli (Cittadini) e il consigliere Alessandro Minisini (Margherita) hanno sostenuto il bisogno di una limitazione degli orari dei locali pubblici e di una programmazione degli avvenimenti estivi, con un controllo nei luoghi critici da parte dei vigili. Furlanich (Rc), Portale (Fi) ed Edera (Lista Rovis) hanno sostenuto la necessità di coniugare il divertimento con il sonno. Porro ha auspicato un incontro con il prefetto per chiedere più vigilanza notturna. Dello stesso avviso Pellarini (An) e Trebbi (Lista Dipiazza), secondo i quali i regolamenti ci sono, basta dunque far rispettare le regole.
Daria Camillucci
 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 15 maggio 2008 

 

 

Discarica abusiva: tra i 12 indagati il costruttore Bruno  - Centinaia di camion con l’asfalto dei lavori sulle Rive scaricati nell’area dalla società

Non meno di cinquecento camion con gli scarti dell’asfalto delle strade di Trieste. Le Rive ma anche le vie di altre zone del centro: buona parte di quelle rifatte dal 2005 fino a qualche mese fa e oggetto della riqualificazione della città. In appena tre anni nella discarica abusiva sequestrata dalla Guardia di finanza nell’area dello scalo legnami e nelle acque antistanti è stata gettata una quantità tale di bitume da poter asfaltare chilometri e chilometri di autostrada.
Nell’indagine del pm Maddalena Chergia compaiono non solo i nomi dei due imprenditori Diego Romanese e Cataldo Marinaro, soci della Isp Riciclati di Monfalcone, ritenuti di fatto gli organizzatori del traffico, ma anche quello di uno tra i più importanti costruttori di Trieste, Raffaele Antonio Bruno, legale rappresentante della Bruno Costruzioni. E poi ci sono Mario Leone, titolare della Leone Srl, Damiano Purger, rappresentante della Purger scavi e trasporti, Paolo Rosso della Trieste Manutenzioni, Dario Voinovich, titolare dell’omonima azienda, Demmi Avanzi, a capo della Futura Scavi, Alfredo Cok, Paolo Marinig della Ipm, Enrico Tiberio della Iest e Sebastiano Pulafito. Tutti accusati in pratica di aver conferito i materiali di scarto alla Isp Riciclati che non aveva alcuna autorizzazione per poterli smaltire.
A denunciare lo scempio ambientale, che ha riguardato un’area delle dimensioni di quattro campi di calcio, sono le bollette di trasporto dei rifiuti che gli investigatori della Guardia di finanza e della Forestale hanno sequestrato nel corso delle indagini. Documenti che venivano di volta in volta compilati indicando che si trattava di rifiuti speciali e che poi, una volta giunti a destinazione, venivano corretti «degradandoli» a normali detriti di scavo, semplici materiali inerti. Un semplice trucco con penna e bianchetto che è consistito nella sostituzione di un numero di codice. In pratica dal centro città in pochi chilometri i rifiuti bituminosi cambiavano «targa» e diventavano calcinacci.
«Noi costruttori siamo vittime di Romanese e Marinaro. Abbiamo agito in buona fede. Abbiamo pagato quanto richiesto per lo smaltimento. I nostri documenti sono in regola», tuona il costruttore Raffaele Antonio Bruno che si è rivolto all’avvocato Riccardo Seibold. Punta il dito contro i titolari della discarica abusiva. «Non è vero che abbiamo pagato di meno il riciclaggio dei rifiuti. La verità è che una discarica vicino al centro città ha fatto comodo a molti. Altrimenti avremmo dovuto utilizzare quelle di Basovizza o di Duino».
Diego Romanese e Cataldo Marinaro ieri erano introvabili. Nella sede della ditta di Monfalcone, la Marinaro Srl che ospita anche gli uffici della Isp Riciclati in via Timavo, proprio all’ingresso del porto, un impiegato getta acqua sul fuoco. E parla di colossale equivoco. Dice: «Quello che è stato trovato in mare davanti alla discarica è antecedente al 2005, anno in cui la ditta ha acquisito l’area. Lo sapevano tutti che molti rifiuti erano stati gettati in acqua, ma non è stata colpa nostra. Noi abbiamo solo raccolto i materiali di scarto dell’edilizia unendo polveri provenienti dalla triturazione delle pietre del Carso. Questo per poter realizzare la cassa di colmata per piattaforma logistica. Se poi qualche trasportatore ha scaricato prodotti non consentiti, non è certo colpa nostra. Siamo una ditta seria. Voglio anche dire che fino a 50 anni fa quell’area era utilizzata come discarica dei pezzi di navi dismesse». I due imprenditori ieri sera si sono incontrati con il loro legale, l’avvocato Alessandro Giadrossi. Non è escluso che chiedano di essere interrogati dal pm Maddalena Chergia.

CORRADO BARBACINI

 

Menia: pene esemplari ai responsabili -  Il sottosegretario all’Ambiente visiterà l’area sotto sequestro - OGGI IL SOPRALLUOGO

Il neo sottosegretario all’Ambiente, Roberto Menia, sarà oggi a Trieste per complimentarsi con le Fiamme gialle che hanno scoperto l’attività di riciclaggio abusivo di rifiuti, e compiere un sopralluogo nell’area dello Scalo legnami trasformata in una grande discarica a cielo aperto.
Quella di oggi è la prima uscita ufficiale di Menia in veste di componente del governo. Uscita che, per un’insolita coincidenza, lo vedrà impegnato proprio nella sua città. «E infatti qualcuno, malignamente - scherza l’esponente di An - ha chiesto se mi ero messo d’accordo. Battute a parte, intendo esprimere il mio più vivo apprezzamento per un intervento che ha permesso di stroncare una vicenda che ha quasi dell’incredibile. Montagne di rifiuti come quelle riprese nelle immagini girate dalla Finanza siamo abituati a vederle in altre parti d’Italia. A Trieste ci vantiamo di essere quasi asburgici e di osservare alla lettera le leggi. Ecco perché una scoperta come quella fatta allo Scalo legnami appare ancora più sorprendente. E lo è ancora di più se si pensa che l’attività illecita avveniva alla luce del sole in un punto che, sebbene alle porte della città, poteva di fatto essere osservato da chiunque. Proprio vista la gravità dell’episodio - conclude Menia - è necessario che chi ha commesso questi illeciti venga punito in maniera esemplare».


ALLARME DELL’AUTORITA’ PORTUALE  - «A rischio la piattaforma logistica»

Il sequestro della discarica dello Scalo legnami potrebbe mettere in forse l'avvio dei lavori per la costruzione della piattaforma logistica, previsto tra un anno. L’allarm - arriva dall’Autorità portuale che ieri, su sollecitazione del presidedente Claudio Boniciolli, ha riunito lo staff dirigenziale anche per analizzare le conseguenze dell’indagine. «Il problema - ha spiegato Fabio Rizzi, dirigente del Servizio di Sicurezza del Porto - sono i tempi dell'inchiesta giudiziaria». Il rischio all’orizzonte è che la situazione si blocchi per anni, un po’ come accaduto per la vicenda dell'inquinamento del terrapieno di Barcola. Uno slittamento che potrebbe paralizzare l’opera, attualmente in fase di progettazione, che dovrebbe svilupparsi su un'area di 250 mila metri quadri - metà dei quali ricavati dal mare - per un costo di 280 milioni di euro. Molto dipenderà dall’esito dei campionamenti che, su disposizione della Procura, verranno eseguiti nell’area occupata dalla discarica abusiva e dovranno poi essere analizzati dall’Arpa. Da parte sua, intanto, Claudio Boniciolli respinge ogni accusa di negligenza. «L’Autorità portuale non ha competenze in materia di vigilanza ambientale - spiega -. Nel caso dello Scalo legnami quindi non ci può essere attribuita alcuna responsabilità. Sono altri gli enti che avrebbero dovuto accorgersi delle irregolarità».


I RESIDUI SCARICATI  - Quell’asfalto «grattato» che aumenta l’aderenza

L'asfalto grattato viene solitamente steso lungo curve o zone in cui debba venir aumentata l'aderenza senza dover ricorrere al rifacimento della superficie stradale, con gli evidenti risparmi che ottiene l'ente competente per quella strada. L'asfalto è una roccia calcarea porosa, naturalmente impregnata di bitume. La presenza di quest'ultimo componente nella roccia è dovuta al residuo lasciato dall'evaporazione del petrolio che precedentemente la impregnava. In un asfalto il contenuto di carbonato di calcio in genere varia tra il 50 e il 90 per cento, mentre quello di bitume naturale è compreso tra il 7 e il 15 per cento; la restante parte è costituita da altri materiali minerali e sostanze volatili.


RUPINGRANDE  - Televisori buttati in mezzo al verde

RUPINGRANDE Non avevano trovato posti in cui liberarsi del loro pesante carico, così alcuni vecchi televisori sono finiti sul prato. L’ennesimo episodio di inciviltà viene segnalato da alcuni lettori di Rupingrande, nel cui territorio è stata aperta questa sorta di discarica abusiva. Gli apparecchi sono stati scaricati sul sentierino che, partendo dalla strada asfaltata che congiunge Rupingrande a Sagrado di Sgonico, conduce sul monte Lanaro.


RIFIUTI A BAGNOLI  - Torna la «differenziata»

SAN DORLIGO È stato ripreso nel pomeriggio di ieri il servizio di raccolta differenziata in località Bagnoli, interrotto per motivi tecnici nella mattinata di lunedì scorso, 12 maggio. Lo comunica l’Ufficio tecnico del Comune di S.Dorligo della Valle, invitando gli utenti a esibire i relativi cassonetti in tale periodo.

 


DOMENICA BIMBIMBICI E BICINCITTA’  - Biciclettata senza età su due percorsi

«Bimbimbici» e «Bicincittà», due modi per vivere in gruppo la passione per la bicicletta, due manifestazioni per sensibilizzare sul campo le tematiche della mobilità definita sostenibile e alternativa. Entrambe le iniziative a carattere ecologico vanno quest'anno straordinariamente assieme di scena nella stessa giornata, domenica 18 maggio, vivendo non solo le stesse finalità ma anche lo stesso percorso, seguendo un calendario nazionale che vede coinvolte oltre un centinaio di piazze italiane.
«Bicincittà» è promossa dalla Uisp, «Bimbimbici» dalla Ulisse-Fiab (Cicloturisti Urbani). I due progetti dovrebbero portare sulle strade di Trieste qualcosa come un migliaio di ciclisti, tutti impegnati in una pedalata non competitiva con partenza da Viale Romolo Gessi, in prossimità del cinema Ariston, con ritrovo attorno alle 8.30.
Due i tragitti prestabiliti. Il primo prevede la partenza alle 9.45, è aperto a tutti e indicato ai più piccoli, con transito attraverso le vie del centro, da viale Romolo Gessi, lungo le Rive, via Canal Piccolo, Piazza delle Borsa, Piazza Goldoni, via Saba, Viale Oriani, il passaggio in via Carducci, Piazza Oberdan, Dalmazia, Ghega, Cellini, Stazione Centrale, bretella dietro Corso Cavour e ritorno alla sede di partenza. Dopo la pausa del ristoro delle 10.45, alle 11.30 si riparte, questa volta con un percorso più impegnativo che gli stessi organizzatori sconsigliano ai ciclisti più giovani e che riguarda il transito da Largo Irneri verso l'area dei lavori della ciclopista della Val Rosandra, attraversando via D'Alviano, via Lorenzetti, Rotonda per via Zorutti, via Orlandini, via Mansanta e quindi via dell'Istria, via Baiamonti e ritorno alla base.
I due momenti in programma domenica vengono definite tappe «ludiche e ricreative» ma tengono conto anche dei recenti dati emersi in tema di sicurezza ed educazione stradale: «A spaventare l'uso della bicicletta spesso non sono le salite quanto il traffico stesso - ha sottolineato Stefania Bertolino, portavoce della Uisp - invece vanno ridisegnate le reali possibilità della mobilità alternativa, dando rilievo e conoscenza dei percorsi ciclabili esistenti». Alla edizione 2008 è abbinato inoltre: «In sella e vai: racconta il bello e il brutto della tua città», concorso fotografico che mette in palio, naturalmente, una bicicletta.
Informazioni e iscrizioni: Uisp ( www.uisp.trieste.it) via Beccaria 6, 040 - 639382; Ulisse - Fiab (www.ulisse-fiab.it) via del Sale 4/b ( Cavana) 040 - 371411.
Francesco Cardella


Edificio abusivo sulla più bella spiaggia di Cherso - SARÀ ABBATTUTO

CHERSO Senza avere ottenuto precedentemente alcuna licenza, si è costruito una tettoia, cementando quanto gli capitava a tiro, anche la sottostante spiaggia. Insomma, un eclatante caso di abusivismo edile che magari sarebbe passato inosservato ai mass media se non fosse che il responsabile è nientemeno che una guardia comunale. Ossia proprio la persona incaricata per legge di denunciare i casi di costruzione illegale. Poco più di un mese fa, l’Ispettorato chersino all’Edilizia ha ordinato la demolizione dell’immobile sorto sulla cosiddetta spiaggia francese, che si trova nella piccola località di Miholascica, a pochi chilometri da San Martino (Martinscica), a Cherso. La spiaggia francese è una delle più belle distese di ghiaia bagnate dal mare e qui la guardia comunale chersina, Emil Kucic, e sua moglie Gordana, hanno messo in piedi l’immobile abusivo, un piccolo esercizio alberghiero. Fino a questo momento, il dipendente dell’ amministrazione isolana non ha compiuto un passo nel rimuovere il locale fuorilegge, affermando ai giornalisti che l’ hanno intervistato di poter dimostrare la propria non colpevolezza. La guardia comunale è stata denunciata da un gruppo di abitanti di Miholascica, stufi di vedere quello che il loro vicino di casa stava devastando. (a.m.)
 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 14 maggio 2008 

 

 

Una maxidiscarica abusiva in riva al mare  - Dodici denunciati: i due titolari della società e gli imprenditori che la utilizzavano

SEQUESTRO NELL’AREA DELLO SCALO LEGNAMIMigliaia di metri cubi di rifiuti pericolosi accatastati in riva al mare. Li hanno scoperti i militari della guardia di finanza e gli uomini della Forestale regionale nell’area dello Scalo Legnami. Lì una ditta con sede a Monfalcone, la «Isp riciclati srl», aveva trasformato un’area di circa 20 mila metri quadrati in una grande discarica abusiva a cielo aperto con montagne di detriti visibili a centinaia di metri di distanza. Detriti che, tra l’altro, non erano stati accumulati soltanto nella parte a terra. Anche sott’acqua, infatti, sono state individuate dagli uomini del reparto operativo aero navale delle fiamme gialle alte colline artificiali formatesi nel tempo a seguito del rotolamento in mare di materiali di scarto e rifiuti di ogni genere.
Lo scempio ambientale ha fatto scattare l’altro giorno il sequestro preventivo dell’area disposto dal gip Massimo Tommasini. Contemporaneamente sono stati messi i sigilli all’azienda monfalconese. I titolari, Diego Romanese, imprenditore nato a Udine ma residente da tempo a Trieste, e il suo socio originario della Calabria Cataldo Marinaro, sono stati denunciati a piede libero. I reati contestati vanno dalla realizzazione di una discarica non autorizzata alla mancata esecuzione delle operazioni di recupero del materiale stoccato, operazioni previste per legge entro un anno dalla messa in riserva dei rifiuti. Denunciate in concorso anche altre dieci persone, tutte a capo di ditte di costruzioni, cantieri edili, attività di scavo. Piccoli e grandi imprenditori, nove attivi nel territorio di Trieste e uno operativo in provincia di Udine, che da tempo conferivano rifiuti e materiali di risulta nell’area dello Scalo legnami e che, secondo le Fiamme gialle, non potevano non conoscere la natura abusiva della discarica. Sequestrati infine quattordici camion utilizzati per lo scarico dei materiali nel deposito a ridosso del mare e scavatrici semimoventi usate per rovesciare parte dei detriti conferiti direttamente in acqua.
Le indagini, coordinate dal pm Maddalena Chergia e durate più di un anno, hanno portato allo scoperto un business illecito da centinaia di migliaia di euro di fatturato. La «Isp riciclati srl» aveva l’autorizzazione ad esercitare attività di riciclaggio e recupero di rifiuti non pericolosi. In pratica, quindi, avrebbe potuto accogliere nei 20 mila metri quadrati a terra dello Scalo legnami solo materiali derivanti da demolizioni, come pietre e calcinacci, e unicamente per un periodo limitato. Periodo che dovrebbe coincidere con «il completamento del lavoro di riempimento della cassa di ricolmaggio» conservata in mare. Nella realtà, invece, all’interno della discarica venivano «ospitati» detriti di ogni genere, compresi quelli classificati come pericolosi, come materiali ferrosi e pezzi di asfalto derivati dagli interventi di rifacimento delle strade, e a tempo pressochè indeterminato. I controlli subacquei, infatti, hanno evidenziato non solo che la cassa di ricolmaggio era stata riempita ormai da un pezzo, ma che centinaia di metri cubi di detriti erano stati gettati liberamente in acqua, fino a formare appunto vere e proprie colline artificiali.
Il non rispetto delle leggi in materia ambientale consentiva ai titolari della ditta di riciclaggio di praticare per il conferimento dei rifiuti prezzi decisamente più bassi rispetto a quelli applicati in tutte le altre discariche autorizzate. «L’attività illecita - ha spiegato il colonnello Nicola Sibilia - aveva la finalità di assicurare grossi guadagni all’impresa, che agiva in un regime di concorrenza sleale».
I prezzi chiesti a chi usufriva della discarica dello Scalo Legnami erano infatti cinque volte inferiori rispetto a quelli praticati dagli altri operatori del settore. Chi si rivolgeva alla ”Isp” pagava 10 euro per ogni metro cubo di materiale scaricato contro una media di 50 euro. E il risparmio sul costo di discarica, consentiva poi ai clienti della ditta di Monfalcone, tra cui titolari di importanti attività edili e di escavazione. di presentare offerte più basse al momento di partecipare alle gare d’appalto.
A far partire le indagini è stato il sospetto via vai di camion notato in prossimità della discarica. Le fiamme gialle hanno quindi voluto capire quale fosse il«segreto del successo» del deposito allo Scalo Legnami e scoprire perchè così tanti clienti lo preferissero ad altri siti per il conferimento dei materiali derivati dalle loro attività di demolizioni o di escavazione. Per sciogliere il rebus sono serviti mesi di osservazioni, pedinamenti e sopralluoghi, che hanno richiesto l’intervento di un centinaio di finanzieri e il supporto di numerosi mezzi navali e aerei della Finanza. Prezioso, in questo senso, si è rivelato anche il contributo degli uomini della Forestale. L’attività di pattugliamento del territorio eseguita anche via mare dal personale del corpo regionale, infatti, ha consentito di monitorare l’area e di notare quindi la «crescita»delle montagne di rifiuti nel corso del tempo.
Il blitz dell’altro giorno e l’esecuzione del decreto di sequestro preventivo hanno messo fine all’attività altamente inquinante e scongiurato quindi ulteriori guai per l’ambiente e possibili rischi per la salute umana. L’attività proseguirà ora con il calcolo dell’entità del danno ecolologico per provvedere poi al ripristino delle condizioni originali dei luoghi. Parallelamente verrano svolte ulteriori indagini per appurare le responsabilità delle dodici persone denunciate e per quantificare i tributi evasi (le cosidette ecotasse) in relazione al mancato pagamento per il regolare smaltimento dei rifiuti.

MADDALENA REBECCA


Il Wwf annuncia che si costituirà parte civile  - Barduzzi: dovrà pagare chi non se n’è accorto

Arriva come un fulmine e coglie di sorpresa anche i noti ambientalisti triestini. A partire da Dario Predonzan responsabile del settore territorio per il Wwf Friuli Venezia Giulia, che fa fatica a credere che la discarica sia stata scoperta all’ultimo momento.
«Purtroppo - commenta - parliamo di un nuovo danno ambientale in una zona già colpita duramente e che soffre degli effetti dell'inquinamento da anni» . «Mi chiedo perché non ci siamo accorti di nulla - aggiunge Predonzan - e che ruolo ha giocato in tutto questo l’Autorità portuale». Insomma, per l’ambientalista del Wwf, c’è dell’incredibile nella storia. «Il problema è che in quella zona pochi mettono il naso - nota - quella è una zona franca, dove non ci passano i cittadini, che spesso è sottratta dagli occhi del pubblico e dove operano pochissimi addetti ai lavori».
Predonzan annuncia inoltre che, dopo la verifica del caso, il Wwf si costituirà come parte civile nel provvedimento. Secondo Predonzan, il caso si aggiunge alla lunga lista di problemi ambientali che toccano non solo la zona ma inevitabilmente l’intera Trieste e le aree circostanti. «Insomma - conclude il responsabile della sede territoriale Wwf- la situazione già difficile non può che peggiorare in quella zona».
«La notizia mi sorprende e ci attiveremo subito per verificare anche noi il caso» commenta anche Ondina Barduzzi, assessore provinciale all’ambiente. «Trovo il caso eclatante ed inquietante - aggiunge - e sono sicura che sia i colpevoli sia gli enti che non si sono accorti di nulla pagheranno le conseguenze. Mi rattrista che nonostante tutti gli sforzi sembra che spunta sempre qualcosa di brutto. Così l'incubo inquinamento non finisce più».
Per l'onorevole Ettore Rosato (Pd), la chiusura della discarica abusiva «è importante per evitare ulteriori rallentamenti nella realizzazione della piattaforma logistica dello scalo giuliano. Sono convinto che i problemi ambientali legati al sito inquinato e alla bonifica di tante aree di Trieste rappresenteranno una priorità anche nell'agenda di Roberto Menia che ha assunto l'importante incarico di sottosegretario all'Ambiente».


La mappa dei veleni lungo la costa -  Il caso più eclatante è il terrapieno di Barcola fermato dalla Procura - E il sito inquinato di interesse nazionale abbraccia 500 ettari

Il sequestro della discarica abusiva nell’area dello Scalo legnami ha riaperto il problema dell’inquinamento a Trieste. Una città circondata da un sito inquinato di interesse nazionale di 500 ettari, in zona industriale, che per la gran parte riguarda proprio la fascia costiera. Dall’area ex Esso di Zaule a quella dell’ex Aquila a Muggia, fino alla Ferriera di Servola. Una «mappa dei veleni» triestina che arriva fino al terrapieno di Barcola.
Proprio come l’area sequestrata ieri dai militari della Guardia di finanza e dagli uomini della Forestale regional, quasi tutti i punti critici riguardano il mare. Non ci vuole molto a capire il perché. In passato una serie di aree da Muggia a Duino sono state utilizzate come discariche. Quasi sempre autorizzate, ma con normative che non hanno nulla a che fare con quelle attuali.
Oggi la provincia di Trieste è una delle poche, se non l’unica, ad essere priva di discariche. I rifiuti vengono bruciati nel termovalorizzatore, o inceneritore che dir si voglia, di via Errera gestito dall’AcegasAps. Ma prima non era così e a distanza di quasi cinquant’anni si pagano le conseguenze delle discariche concesse nel dopoguerra. È il caso del terrapieno di Barcola realizzato con inerti di tutti i tipi, che negli ultimi anni è stato al centro di una querelle. Sequestrata dalla magistratura per la presenza nel sottosuolo di diossine e solo in parte riaperto alle attività nautiche.
Non c’è solo la costa. A Trebiciano un tempo esisteva una discarica su un’area carsica adesso a rischio inquinamento. I rifiuti scaricati negli anni passati, stando almeno alla denuncia di alcune associazioni ambientaliste, avrebbero danneggiato le doline. Materiali che negli anni Settanta sono stati dirottati negli inceneritore, un impianto finito sotto accusa lo scorso anno per lo sforamento delle emissioni di diossina. Una sostanza tossica che anche l’impianto siderurgico della Ferriera di Servola - da tempo nell’occhio del ciclone, per gli imbrattamenti dei suoi fumi - era stata accusata di sprigionare.
Esiste un sito inquinato - da via Flavia fino a Muggia - che abbraccia 500 ettari di terra ferma. Ingloba 353 aziende, bloccando qualsiasi tipo di sviluppo delle stesse. Al suo interno c’è l’area del canale navigabile, un tempo utilizzata come piccola discarica. All’interno del sito troviamo poi l’area ex Esso vicino a Zaule, storicamente inquinata per l’attività svolta al suo interno, che il progetto di Gas natural intende bonificare per realizzare un rigassificatore.
Poco distante c’è un altro terreno inquinato: l’area ex Aquila che un tempo ospitava una raffineria. Una parte è stata acquistata dalla Teseco che sta provvedendo all’intera bonifica.

(p.c.)
 

Il sindaco: rigassificatore e via la Ferriera  - Dipiazza pensa a un business con Lucchini-Severstal. «Acegas-Aps potrebbe crescere ancora»

CENTRODESTRA FAVOREVOLE ALL’IMPIANTO
Rigassificatore a Zaule. Il governo Berlusconi è favorevole. L’unico sottosegretario del Friuli Venezia Giulia è quello all’Ambiente, l’appena nominato Roberto Menia, che con An è favorevole dal primo giorno e lo ha appena ribadito. L’assessore regionale all’Ambiente, Vanni Lenna, è di quella Forza Italia che pure dice di sì, nonostante la contrarietà che serpeggia nel partito e la prudenza del governatore Renzo Tondo sul tema. E il sindaco Dipiazza torna subito a dare straordinario impulso alla prospettiva, per di più (con slancio creativo) mettendo ora in campo due soluzioni e tre vantaggi con una mossa sola: accogliere il rigassificatore di Gas Natural legando a questo arrivo un accordo industriale che aprendo nuovi business per la Lucchini-Severstal la persuada a poter chiudere la Ferriera di Servola (che il centrodestra vuol far sparire ma ancora non sa come), potenziando nel contempo con questa dote di gas liquefatto l’AcegasAps tanto da farla diventare capofila del Nord Italia in una catena di fusioni tra le multiutility.
SCACCO MATTO. Uno «scacco matto» a sorpresa di cui i maggiori attori della politica locale sembrano ancora all’oscuro, ma che per il sindaco rappresenta «la quadra», come si dice, di questioni spinose l’una più dell’altra. Partendo dal presupposto che comandano le cifre: «L’Italia - rammenta Dipiazza - ha un fabbisogno di 87 miliardi di metri cubi di gas, in progetto ci sono 4-5 impianti con cui si raggiungerebbe meno della metà del necessario, e intanto i cittadini si svenano con le bollette di luce».
ACCORDI. Quanto è vicina o lontana una decisione concreta? I progetti di Gas Natural e di Endesa sono all’esame del ministero. Il piano energetico nazionale è da fare o quantomeno da rivedere. Menia è molto prudente: «Trieste era stata inserita nel piano del ministro Matteoli col precedente governo Berlusconi, ora sempre con Matteoli sarà da rivedere la programmazione, vedere se ci sono siti alternativi con minore impatto, ma certo l’interesse per un rigassificatore è strategico. Comunque questo governo ha 5 anni davanti, e così la Regione, e Dipiazza altri tre, c’è tutto il tempo per prendere una decisione che certamente va concordata: tra ministeri, con la popolazione, le autorità, e anche il porto». E la Ferriera? «Sono cose differenti. La Ferriera nel business del gas? Mai sentito dire. Casomai si potrebbe offrirle uno sviluppo diverso con la prevista piattaforma logistica».
UN’IDEA. «Legare l’arrivo di un rigassificatore alla chiusura della Ferriera? Ma no - dice perplesso l’assessore regionale all’Ambiente, Vanni Lenna -, ferma restando l’intenzione di chiudere la fabbrica, è cosa che va affrontata con l’azienda, pensando ai lavoratori, con un ragionamento a tutto campo, se il presidente Tondo ha detto che un’idea ce l’ha, significa che così è, ma non sappiamo quale sia».
L’AFFARE. Per Dipiazza invece «l’affare del gas è molto grande, la centrale Elettra derivata dalla Ferriera sta in piedi solo con i contributi governativi Cip6 e poi, necessariamente, dovrà riconvertirsi al gas. Nel contempo un rigassificatore è di minore impatto rispetto a una fabbrica siderurgica, ma soprattutto pensiamo all’AcegasAps: diventerebbe la signora più ambìta sul mercato italiano, portando con sè una simile dote di gas tutte le multiutility del Nord le correrebbero dietro per procedere a fusioni». Anche Lenna lo ammette: «Per le multiutility ci sarebbero evidenti ripercussioni favorevoli».
TRATTATIVE. Il sindaco afferma che «le trattative con Gas Natural» (d’improvviso rotte alla fine dello scorso anno anche con un voto guidato del consiglio comunale perché le richieste economiche del Municipio erano state rigettate come eccessive dalla società spagnola) non si sono mai interrotte. Sottotraccia in periodo elettorale. «Ma la trattativa è politica - conclude -, e a decidere sarà il governo».
ENORME NO. Il sindaco di centrosinistra a Muggia, Nerio Nesladek, sul cui territorio prenderebbe sponda il rigassificatore, reagisce duramente - benché anche la giunta Illy fosse stata favorevole - a questo rafforzarsi del fronte «sì» e afferma che proprio nei giorni scorsi la sua giunta ha ribadito invece un «no» enorme: alle ragioni ambientali e di contrasto all’inquinamento ha aggiunto anche motivi economici. Con un taglio diverso, però: «Il porto - dice Nesladek - ha un piano di sviluppo tutto verso questa zona, dove altrimenti se dall’altra parte si recupera il Porto vecchio? E se qui viene il rigassificatore, dove vanno i traghetti turchi già destinati a quell’area? Cose che si scontrano mostruosamente con i progetti di Gas Natural». Dipiazza s’impenna: «Molo V e VI, decenni di immobilismo, poi c’è il VII, e la futura piattaforma logistica, spazio ne avanza per il porto, il sindaco di Muggia si ribella al rigassificatore ma tace sulla Ferriera che sporca anche la sua città? Roba da matti». Secondo Nesladek, Dipiazza non ha voluto la Fiera alle Noghere proprio per lasciare spazio ad altro.
IL PORTO. E il porto, per l’appunto, come la vede? Il presidente Claudio Boniciolli è sintetico: «Io sono a favore delle fonti energetiche. Sugli spazi discuteremo quando quegli spazi verranno definiti».
CONTRASTI. E mentre anche il vicesindaco di An, Paris Lippi, ha appena teso la mano al Pd nel comune assenso al rigassificatore, si leva la voce di Bruno Marini, l’ala dissenziente di Forza Italia che già si è scontrata per questo all’interno del Pdl: «Di rigassificatori c’è bisogno - scandisce Marini - ma vedo una contraddizione fortissima nel parlare di chiusura della Ferriera e ingresso di rigassificatore, di turismo e crociere, e 400 navi gasiere all’anno: non è il vallone di Muggia il posto. Ma con Menia sottosegretario e Lenna favorevole sarà una battaglia dura. Però io mi batterò contro».

GABRIELLA ZIANI


Sala Tripcovich può tornare stazione dei bus  - È l’ipotesi di due commissioni comunali legata al piano di pedonalizzazione di piazza Libertà - VEDI MAPPA

LA RIQUALIFICAZIONE DELLA ZONA ALL’ESAME DEL CONSIGLIO COMUNALE
Piazza Libertà torna all’antico. Il giardino di Sissi, oggi isolato da una cintura di traffico continuo, farà parte di un parco pedonale che, dalla facciata della stazione, si estenderà senza by-pass stradali per 70 metri. Con cinque, forse sette, alberi da sacrificare. Ma 52 da impiantare ex novo, alcuni dei quali anche lungo i marciapiedi più esterni. Un’altra area verde cancellerà l’attuale bretella di scorrimento verso corso Cavour, pedonalizzando una striscia di 40 metri dalla lapide che ricorda l’esodo fino alla sala Tripcovich. La stessa ex autostazione, progettata nel ’35 da Nordio, potrebbe rivelarsi alla fine la sorpresa più clamorosa. Un annuncio ufficiale per ora non c’è, giacché in questa fase urge approvare un primo «piano di massima» per non rischiare di perdere i finanziamenti di Stato e Regione. Eppure, proprio sulla scia della rivoluzione pedonale di piazza Libertà, si sta rafforzando la spinta bipartisan per una sala Tripcovich «riabilitata» alla sua funzione originaria. Nel contenitore attiguo ai varchi storici di un Porto Vecchio destinato a sua volta a rivitalizzarsi, potrebbero così trovare posto i capolinea di 14 tratte urbane della Trieste Trasporti, più le fermate temporanee di altre sette linee, decongestionando ulteriormente l’assetto viario della zona. Gli eventi del Verdi, a quel punto, troverebbero casa nella sala polifunzionale da 740 posti del futuro centro congressi inserito nel megaprogetto di riuso del Silos.
Se n’è parlato ieri durante l’esame congiunto - da parte delle commissioni Lavori pubblici e Urbanistica presiedute da Lorenzo Giorgi e Roberto Sasco - del progetto preliminare di riqualificazione di piazza Libertà, destinato a dare un volto inedito alla porta d’accesso della città, scandito a livello di traffico da una «esse» meno invasiva, con tanto di bretella ciclabile a tagliare gli spazi pedonali. Il documento - con l’ok della circoscrizione e degli altri soggetti chiamati in causa, in primis la Soprintendenza - è stato presentato dall’assessore Franco Bandelli, dalla responsabile del procedimento Marina Cassin e dai rappresentanti dell’associazione temporanea d’impresa guidata dallo studio Baubüro di Bolzano, nel quale figuranno gli architetti triestini Luciano Lazzari, Paolo Zelco e Fabio Zlatich.
Ora il passaggio decisivo spetta al Consiglio comunale, chiamato ad approvare entro il mese sia il preliminare che la variante urbanistica. D’altronde i tempi stringono e l’affare è colossale, tanto che imporrà un’accelerata - parola di Bandelli - persino all’iter infinito del piano del traffico. Sono in ballo tre milioni e 800 mila euro, di cui due milioni e 300 mila del Ministero delle Infrastrutture e un milione e mezzo della Regione, vincolati a una rendicontazione da farsi non oltre il 31 dicembre 2009. «Faremo partire il cantiere entro l’anno - così Bandelli - e l’opera procederà per minilotti d’intervento come sulle Rive, per limitare al massimo i disagi. Il nuovo asssetto potrà essere pronto entro il primo semestre del 2010. Quanto al possibile cambio di rotta sulla sala Tripcovich sposo le osservazioni venute dalle commissioni, che peraltro sono in linea con quelle di Soprintendenza e Verdi».

PIERO RAUBER


ACEGAS-Aps - Fusione per i termovalorizzatori - SOCIETÀ UNICA TRIESTE-PADOVA

TRIESTE AcegasAps punta sempre più sull’ambiente, settore che consente margini di redditività ben diversi da quelli della vendita del gas. Così, mentre procede la costruzione della terza linea del termovalorizzatore di Padova, la multiutility ha portato a termine il progetto per dare vita a un’apposita società in cui far confluire i due termovalorizzatori di Trieste e Padova.
E questa operazione non è fine a se stessa. L’obiettivo è di rafforzare la gestione di impianti che hanno una valenza territoriale strategica. Il valore a bilancio dei due termovalorizzatori è infatti basso, mentre sul mercato i due impianti hanno un valore elevato. Fra alcuni mesi sarà quindi bandita un’apposita gara con cui selezionare l’ingresso, nella futura società, di soggetti pubblici e privati.


Quattro no del governo alla legge sulla caccia

TRIESTE Sono quattro i punti contestati della legge regionale sulla caccia che il governo ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale. Il primo riguarda l'inclusione dell'intero territorio della regione nel regime giuridico della Zona faunistica delle Alpi, «comprendendovi addirittura - afferma il governo - la fascia di mare fino ad un miglio dalla costa, le lagune e la pianura friulana», in contrasto con la legge 157/1992. Il secondo nodo è quello delle associazioni di cacciatori, in quanto le norme che le regolano «determinano una privatizzazione della gestione faunistica a livello regionale e una concentrazione nelle mani di un'unica categoria». Terzo rilievo, l'esercizio dell'attività venatoria nelle aziende faunistico-venatorie e agro-turistico-venatorie, non considerata attività di caccia e quindi esonerata dagli obblighi relativi, sempre secondo Roma. Ultimo punto contestato, il fatto che la legge regionale consente «indiscriminatamente l'utilizzo di impianti fissi a rete per la cattura di uccelli, ovvero l'uccellagione».
 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 13 maggio 2008 

 

 

Il governo boccia la legge sulla caccia - Ricorso alla Consulta contro la norma firmata da Marsilio

 

TRIESTE Il governo di Silvio Berlusconi impugna la legge sulla caccia, approvata a marzo dal precedente consiglio regionale, con il «no» di Forza Italia, Lega e An. La decisione di portare all’esame della Corte costituzionale quella legge, a firma dell’ex assessore Enzo Marsilio, è stata presa nella seconda seduta del consiglio dei ministri, svoltasi ieri.
Ancora da approfondire le motivazioni anche se fonti governative lasciano trapelare che i rilievi sarebbero almeno tre e che la decisione di Roma era attesa. Sicuramente, uno degli argomenti più controversi erano le associazioni dei cacciatori, che la legge prevedeva per la prima volta. La questione era stata infatti ampiamente contestata dalle associazioni animaliste durante gli incontri propedeutici alla stesura del testo per alcuni suoi aspetti presenti nella prima bozza (come i famosi cinghialodromi, dove poter effettuare liberamente la caccia al cinghiale). Alla fine si era arrivati ad un testo abbastanza condiviso che però, quando era stato portato all'attenzione del consiglio regionale, era passato con il parere assolutamente contrario dell'allora minoranza e non senza polemiche. Ecco perchè adesso la nuova giunta non solo non è stupita dell'impugnazione, ma si stava anche già preparando alla revisione della normativa. «Non conosco ancora i motivi dell'impugnazione, mi riservo di conoscerli domani (oggi, ndr) – spiega il neo assessore alle Politiche Agricole e Forestali Claudio Violino – ma che questo sia successo non mi stupisce, visto che c'erano state delle avvisaglie per un eventuale ricorso davanti alla Corte».
e.o.

 

 

Primo summit fra governatore e Pdl Linea soft sui rigassificatori in golfo  - L’INCONTRO CON IL GRUPPO A UDINE

 

UDINE Il primo confronto interno al gruppo del Pdl regionale si apre sul rigassificatore di Trieste. Non una polemica, assicurano gli azzurri, ma le sensibilità sono diverse, anche in città, e già alla prima riunione di forzisti e aennini riuniti sotto la targa del nuovo partito lanciato da Silvio Berlusconi le posizioni favorevoli e contrarie al terminale non faticano a emergere. Di rigassificatore, e non solo di quello, si parla a Udine, nella prima riunione del gruppo del Pdl, nel palazzo della Regione. Ieri pomeriggio, per due ore e mezza, Renzo Tondo illustra le sue dichiarazioni programmatiche, quelle che leggerà in Consiglio regionale giovedì, un riassunto del programma elettorale del centrodestra, in particolare delle proposte di Liberidea, l’associazione che ha collaborato con la politica per stendere il progetto per i prossimi cinque anni di legislatura.
Tematiche, si sottolinea, che hanno consentito di convincere l’elettorato a votare Tondo e non Riccardo Illy. E’ dunque vietato sbagliare. Il capitolo, il solo, che crea fibrillazioni è dunque quello del rigassificatore. Bruno Marini, intervenendo in risposta alle parole di Vanni Lenna, l’assessore che si dice non contrario all’impianto nel golfo, ricorda che a Trieste «l’opposizione in merito è forte» e che dunque «la prudenza su questo tema è d’obbligo». Ma An, con Piero Tononi, non nasconde che la sua posizione è invece favorevole. Non è un caso, non ancora, ma il dibattito interno al Pdl è già aperto. Tutto liscio sul resto. La linea di Tondo è quella del partito. Su Insiel, con il presidente che conferma al gruppo la sua presenza oggi a Roma per chiedere una proroga degli effetti del decreto Bersani, sul debito, «tema non certo da campagna elettorale – ribadisce Tondo – ma vero allarme per le casse della Regione». E ancora sulla sanità, con particolare attenzione a un reddito di cittadinanza da cancellare è confermato ma, avvertono alcuni pidiellini, con la necessità di consentire un’uscita morbida dalla normativa voluta dal centrosinistra, in modo tale da non sottrarre improvvisamente il contributo a chi ne sta usufruendo.

 

 

 

 

LA REPUBBLICA - LUNEDI', 12 maggio 2008 

 

 

Dalle cime alpine agli abissi marini - un'estate dedicata all'ambiente - E' ricchissima l'offerta delle associazioni che organizzano soggiorni a sfondo ecologista

 

Vacanze a prezzi contenuti per scoprire la bellezza e la fragilità della natura  - Ma ci sono anche i campi più "politicizzati" insieme ai volontari di don Ciotti
 

ROMA - In Italia e all'estero, al mare e in montagna, per bambini e per adulti. L'offerta dei campi estivi a carattere ambientale è davvero sterminata e in grado di coprire tutti gli interessi. La sola Legambiente ne organizza circa 250, offrendo ogni anno ospitalità a oltre 4 mila volontari "Le campagne principali sono due - spiega il responsabile Luca Gallarano - 'Voler bene Italia', per valorizzare le risorse culturali ed economiche dei centri con meno di 5.000 abitanti, e la 'Carovana delle Alpi', finalizzata alla tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale dell'arco alpino".
Altro tema sui cui punta Legambiente è quello dello stretto rapporto tra rispetto ambientale e della legalità. Per questo l'associazione tra giugno e agosto organizza insieme all'associazione Libera di don Ciotti otto campi in luoghi simbolo del degrado ecologico e criminale come Corleone o Marina di Gioiosa Ionica. Un altro aspetto è quello legato alla collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile in particolare nell'attività di prevenzione degli incendi boschivi.
Le sistemazioni sono sempre spartane, in campeggi o strutture adattate ad ostello, per soggiorni che vanno dai 10 ai 15 giorni a prezzi che oscillano tra i 200 e i 300 euro. In quasi tutti i casi si tratta di campi internazionali, in cui confluiscono volontari da tutto il mondo, dando così la possibilità di confrontarsi con giovani di altre culture e mettere alla prova il proprio inglese. Inoltre spesso le attività previste permettono ai partecipanti di ottenere crediti formativi validi ai fini della carriera scolastica. Legambiente non chiede competenze specifiche, ma un'adesione di massima alle finalità sociali e culturali dell'associazione.
Molto ricca anche l'offerta del Wwf, la prima organizzazione in assoluto ad aver inventato sin dagli anni '70 questa particolare forma di vacanza-apprendimento per bambini e ragazzi. L'associazione del Panda propone circa 80 destinazioni per un totale di 300 turni ogni estate in tutta Italia. Nel 2007 le partecipazioni sono state oltre 5.000. In questo caso lo studio e la tutela della natura sono protagoniste incontrastate. "Le attività proposte - spiegano dal Wwf - riguardano i temi fondamentali dell'attività dell'Associazione, dalla biodiversità alla difesa delle acque dolci e salate. Chi va al mare impara che è uno degli ambienti più minacciati dall'uomo e che per proteggerlo dobbiamo difenderne la biodiversità, conoscendone gli abitanti e non consentendo la pesca selvaggia. Agli amanti della montagna viene fatta apprezzare l'incredibile varietà di specie animali e vegetali, ma anche l'importanza delle acque, che proprio dalle montagne hanno origine e che oggi sono minacciate da inquinamento e altre attività umane".
Per la fascia dei più piccoli, dai 6 agli 11 anni, si va dalla Riviera ligure di Levante, dove i bambini possono scoprire la bellezza dei cetacei, al Parco nazionale del Gran Sasso e della Laga, dove in una masseria a "emissioni zero" i piccoli entrano in contatto con lo splendido paesaggio appenninico. Tra le offerte per i ragazzini di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, il campo avventura a Malta associa invece l'impegno ambientale all'apprendimento dell'inglese. Più avventurose le proposte per gli adolescenti dai 14 ai 17 anni, con ad esempio la possibilità di trascorrere un soggiorno nel Parco nazionale del Pollino con attività di rafting, arrampicata e mountain bike. I prezzi dei "campi avventura" targati Panda oscillano tra i 400 e i 700 euro per 9-10 giorni di vacanza.
Tra le associazioni che offrono l'opportunità di trascorrere un'estate all'insegna dell'impegno ambientale anche il Cts, che tra le varie attività organizza quest'anno una "crociera" per la salvaguardia dei delfini nelle isole greche. Le partenze sono previste con cadenza settimanale dal 6 luglio al 24 agosto per un costo di 880 euro. "A bordo - spiegano dall'organizzazione - prima si lavora e poi ci si diverte: si vive l'esperienza della ricerca in mare a fianco di un biologo, si apprendono le tecniche di monitoraggio, la fotoidentificazione, le rilevazioni di dati acustici tramite idrofoni, l'ecologia e l'etologia delle specie marine".
Molto interessanti infine le proposte di alcuni Parchi nazionali come quello del Gran Paradiso che oltre a periodi canonici di circa dieci giorni, organizza nel mese di luglio anche dei "mini campi estivi" della lunghezza di un weekend per consentire agli appassionati di natura di affiancare in qualità di volontari l'attività istituzionale del personale del parco.

VALERIO GUALERZI

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 12 maggio 2008 

 

 

Ravalico (Pd): «Solo spot sul piano del traffico»

 

«Ancora una volta si deve evidenziare come il “piano del traffico” venga affrontato periodicamente dal Sindaco e dalla sua maggioranza solo con notizie “spot” senza l’approfondimento che l’argomento meriterebbe». Lo sostiene il consigliere comunale del Pd, Mario ravlico, che in una nota commenta come sia «quanto mai inutile discutere del singolo intervento al di fuori del progetto complessivo e delle relative fasi di attuazione. Tra l’altro, fino ad ora si è parlato più o meno sul nulla: non si conoscono ancora i contenuti del piano e i relativi dati sul traffico. La giunta Dipiazza sulla gestione del traffico cittadino non sembra avere una strategia definita. Più che di modifiche “soft”, la città ha bisogno di un preciso indirizzo di fondo».

 

 

Rigassificatore: ancora polemiche Castelmuschio la sede più probabile  - Tra due settimane la decisione della commissione governativa

 

«Non è praticabile la soluzione di Punta Ubac per cause ambientali»

ZAGABRIA Colpo di scena nell’iter che porta alla definizione della località in cui sorgerà il terminal Lng nordadriatico. Nella recente seduta della commissione governativa incaricata di scegliere il sito del futuro rigassificatore, il presidente della Regione Istria, lo zupano Ivan Nino Jakovcic, si è decisamente schierato contro la possibilità che sia Punta Ubac, nel Canal d’Arsa, ad ospitare il megaimpianto. Il numero uno dell’amministrazione regionale istriana (e presidente del maggiore partito nella penisola, la Dieta democratica istriana), è intervenuto nella riunione dell’organismo, sostenendo che è inaccettabile la scelta di Punta Ubac. «La presenza del terminal metanifero distruggerebbe quell’autentica perla della natura che è il Canal d’Arsa, lungo la costa orientale istriana. Da parte mia e dell’amministrazione che rappresento, abbiamo proposto alla commissione di puntare sul Canal di Fianona, poco più a Nord, il quale è già dotato delle infrastrutture necessarie. Inoltre, in zona sono presenti centrali termoelettriche che potrebbero essere azionate a gas».
La presa di posizione di Jakovcic avrà sicuramente delle ripercussioni e potrebbe financo favorire la restante candidata, ossia Castelmuschio (Omisalj), borgo marittimo che si affaccia sul golfo di Fiume. È stato lo stesso zupano d’Istria a dichiarare ai giornalisti che il voler insistere su Punta Ubac darebbe a pensare che la scelta sia già stata effettuata: «Probabilmente sarà Castelmuschio ad ospitare il rigassificatore e debbo dire che è un sito con tutte le carte in regola. Da parte nostra, vorremmo il terminal nel canalone di Fianona e comunque, in nessun caso, non permetteremo venga costruito in una zona d’ alta importanza turistica». Ricordiamo che sono stati gli esperti dell’azienda specializzata Ekonerg (su commissione del governo) a studiare le aree papabili, venendo alla conclusione che il terminal debba venire approntato a Castelmuschio o a Punta Ubac. Il loro rapporto è stato presentato alla suesposta commissione, i cui componenti dovranno studiare la proposta, tornando a riunirsi tra due settimane. L’ultima parola sulla località prescelta spetterà al governo di centrodestra del premier Sanader. Quest’ultimo aveva riattualizzato nel gennaio 2006 il progetto del rigassificatore altoadriatico (costo 700 milioni di euro, un miliardo con l’indotto, 10 mila posti lavoro, 15 miliardi di metri cubi di gas movimentati annualmente) affermando che la soluzione migliore era rappresentata dalla località isolana. Vi era stata però una generale levata di scudi nel Quarnero contro il progetto, proteste rientrate alla svelta non appena si era parlato dell’apertura di ben 10 mila posti di lavoro. Ma intanto il primo ministro aveva già virato sull’Istria, caldeggiando la soluzione Fianona, in seguito bocciata dagli esperti dell’Ekonerg in quanto si tratterebbe di sito in cui non vi sarebbe spazio a sufficienza per l’impianto Lng.
Andrea Marsanich

 

 

Record in regione di malati di cancro

 

FIUME La Regione litoraneo-montana detiene un triste primato a livello nazionale.
È, infatti, in testa alla graduatoria delle contee con il piu’ alto numero di malati di cancro all’intestino crasso. La Regione litoraneo-montana è, inoltre, al terzo posto per i casi di tumore al seno. Questi sono alcuni dei dati resi noti in sede di Giunta conteale i cui componenti hanno approvato il sostegno futuro ai programmi di diagnosi precoce del cancro al seno.
Alle visite preventive alle quali sono state invitate 50mila persone solo il 56 per cento delle donne e il 44 per cento degli uomini hanno deciso di sottoporsi ad un controllo medico.
Va detto che nella contea liroaneo-montana sono 70 i decessi l’anno per cancro al seno. Ðulija Malatestinic dell’Istituto regionale per la salute pubblica ha dichiarato che le malattie predette si possono curare nel 90 per cento grazie alla diagnosi precoce.

 (v.b.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 11 maggio 2008 

 

 

PASCAL ACOT: STATE SOTTOVALUTANDO IL SURRISCALDAMENTO DELLA TERRA - L’URGENZA DI UN’AZIONE INTERNAZIONALE

 

Tra i massimi esperti mondiali di scienze climatiche e ambientali, Pascal Acot ha scritto per «Il Piccolo» questo articolo sull’emerganza clima. Sarà ospite di Vicino/lontano domenica 18, nel tendone di piazza Libertà a Udine alle 11.30. Sarà al centro dell’incontro intitolato «Economia/ecologia: lo sviluppo possibile». Accanto a lui: Corrado Clini. responsabile ministeriale per la tutela dell’ambiente e del territorio; Marzio Galeotti, economista dei cambiamenti climatici. Coordina Francesco Marangon.
Da qualche anno assistiamo a un proliferare di rapporti sul surriscaldamento climatico che fanno a gara fra loro in quanto a previsioni catastrofiche. Rammento il «rapporto Stern» dell’ottobre 2007, commissionato dal futuro premier della Gran Bretagna, Gordon Brown, a un economista, ex dirigente della Banca Mondiale. Vi era segnalato che se non avessimo fatto nulla per contrastare il surriscaldamento globale, l’economia dei paesi industrializzati, e dunque l’economia mondiale, sarebbe crollata; e che erano da prevedere una riduzione del 20 per cento della produzione economica e il moltiplicarsi di sanguinosi conflitti per la sopravvivenza. Il rapporto indicava anche che la lotta contro l’emissione dei gas serra potrebbe costare oggi l’equivalente dell’1 per cento della ricchezza prodotta nel mondo, ma che se non si farà nulla, le catastrofi economiche, sociali e politiche che ne conseguirebbero potrebbero costarci 20 volte di più (5.500 miliardi di dollari).
È in questo contesto che si è tenuta a Bali, in Indonesia, l’ultima grande conferenza mondiale sui cambiamenti climatici (3-14 dicembre 2007). Tale conferenza doveva portare a un accordo sull’«urgenza di una azione internazionale», con due possibili scenari. Uno prospettava, da qui al 2020, una riduzione dell’emissione dei gas serra dal 10 al 30per cento rispetto al 1990 e prevedeva degli sforzi «marginali» da parte dei paesi in via di sviluppo. L’altro raccomandava una riduzione dal 25 al 40 per cento per i paesi industrializzati e del 50 per cento per tutti, da qui al 2050.
Purtroppo il principale risultato della conferenza è stata l’adozione di un’intesa, la «roadmap di Bali», che prevede un percorso per negoziare un nuovo accordo sui mutamenti climatici. Sarà firmato entro la fine del 2009 e avrà effetto a partire dalla fine del 2012. Eppure, curiosamente - per lo meno in Francia - i media non cessano di stigmatizzare l’«impronta ecologica» degli individui quando non sono responsabili che del 27 per cento dell’emissione di gas serra.
Il fatto è che le misure da prendere sarebbero troppo dolorose per il mondo delle industrie transnazionali e per l’avvenire degli scambi agroalimentari: soppressione radicale dei trasporti (aereo, marittimo e su strada) non assolutamente necessari, vale a dire la demondializzazione dell’economia e la rilocalizzazione delle attività agricole e industriali. Soppressione del turismo (aereo, marittimo e su strada) e ricorso all’uso di combustibili fossili. Sviluppo dei trasporti collettivi (basti pensare che la rete ferroviaria francese è regredita al livello del 1875).
A ciò si affianca il pericoloso sviluppo in tutto il mondo – in attesa dell’energia solare – dell’elettronucleare, anche perché questa forma di energia non produce emissioni di gas serra. L’urgenza è quindi grande poiché nulla è stato fatto dopo la convenzione-quadro sui cambiamenti climatici di Rio (1992), se non la realizzazione di una Borsa dei diritti d’inquinamento e della «telenovela» dello sterile protocollo di Kyoto.
Di fronte a questo stupefacente scarto tra l’urgenza ecologica e l’immobilismo dei politici, mi sorge il sospetto che i rapporti scientifici dell’Ipcc vengano utilizzati essenzialmente al fine di preparare l’opinione pubblica a una maggiore austerity energetica, a delle nuove tasse «ecologiche», al declino industriale dell’Europa - determinato dalla riorganizzazione industriale a favore dei paesi emergenti e in via di sviluppo - così come all’emergere o al rafforzarsi di istanze sopranazionali allo scopo di legittimare il tutto.
Traduzione di Anna Maria Mansutti

PASCAL ACOT

 

 

Fiume, città più inquinata della Croazia  - Secondo uno studio commissionato dal governo si respira un’aria di «terza categoria»

 

IL SINDACO OBERSNEL: «L’ESECUTIVO CI SNOBBA»

FIUME Primato inglorioso per il capoluogo del Quarnero e Gorski kotar: i suoi abitanti respirano infatti l’aria più inquinata in Croazia. Oltre a Fiume, sull’indesiderato podio si trovano ancora Sisak (raffineria dell’Ina) e Kutina (impianti petrolchimici). È quanto emerge dal piano governativo per il miglioramento della qualità dell’aria nel quadriennio 2008–2011, in cui si precisa appunto che la situazione peggiore la si registra a Fiume, a Sisak (a Sud di Zagabria) e nella slavone Kutina. In riva al Quarnero, dove si respira aria classificata nella terza categoria, il quadro sta peggiorando di anno in anno, con principali imputati la raffineria dell’Ina in Mlacca, il cantiere navale Viktor Lenac a Martinscica e la termocentrale a Urinj. «Nel 2006 e l’anno scorso la qualità dell’aria a Fiume è scesa dalla seconda alla terza categoria – ha spiegato il ministro dell’Ambiente, Marina Matulovic Dropulic – ciò lo si deve innanzitutto all’aumento nell’atmosfera di emissioni di idrogeno solforato e di anidride solforosa. Da qui anche le proteste di numerosi cittadini fiumani per le zaffate maleodoranti che ammorbano la città, soprattutto in assenza di vento».
Gli impianti in Mlacca (produzione di oli lubrificanti) sono da tempo nel mirino della popolazione locale e specialmente dell’ amministrazione cittadina. Nel 2007, il Consiglio municipale ha chiesto al governo del premier Sanader lo smantellamento della raffineria, risposta che a Fiume attendono ancora. Sia la Giunta che il parlamentino locali si sono rivolti all’esecutivo statale, l’unico che possa assumere una decisione del genere. «Ma finora dalla capitale – ha affermato il sindaco fiumano Vojko Obersnel – non si sono ancora degnati di rispondere». Nel piano del governo si rammenta che la Città di Fiume ha avviato il procedimento per far trasferire la raffineria entro il primo gennaio 2010 e nel contempo si precisa che la compagine ministeriale sta per assumere una decisione definitiva in merito. Sempre nel documento si menziona la situazione non facile esistente a Kostrena (comune confinante con Fiume), per la presenza dello stabilimento Viktor Lenac e della termocentrale Rijeka. Anche qui l’aria è di terza categoria, ma Kostrena non viene classificata a parte, bensì inglobata nel contesto fiumano.
Per nulla ottimale neanche la situazione registrata in Gorski kotar, l’area montana dell’entroterra quarnerino, alle prese con nocive emissioni solforose che – stando agli esperti – arriverebbero in gran parte da Italia, Bosnia ed Erzegovina, Germania e Serbia, oltre che dalla Croazia. La Matulovic Dropulic, nel rilevare che l’inquinamento è comunque dovuto in buona parte al traffico stradale, ha fatto sapere che il Paese spenderà ogni anno, e fino al 2011, la somma di 4 miliardi e 100 milioni di kune (560 milioni di euro), per il miglioramento dell’aria che respiriamo.
Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 10 maggio 2008 

 

 

Il ministro Scajola: sì ai rigassificatori - È d’accordo anche il neoassessore regionale all’Ambiente - «Problema energetico troppo importante»

 

«I rigassificatori sono fondamentali perchè consentono di scegliere da dove rifornirci di gas, ai prezzi più convenienti, e al riparo da turbolenze politiche o economiche». Ne è convinto il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola che, a poche ore dall’assunzione del mandato e dal giuramento davanti al presidente della Repubblica, inserisce la sfida del problema energetico tra le priorità della sua agenda politica.
«Ho un sogno - ha spiegato il ministro in un’intervista alla Stampa -. Garantire al mio Paese, alle aziende e alle famiglie italiane energia certa, a un costo ragionevole e in condizioni di assoluta sicurezza e di rispetto dell'ambiente». E una delle strade da percorrere per centrare l’obbiettivo, chiarisce Scajola, è proprio accelerare sulla strada della realizzazione di impianti di gnl.
Parole che arrivano forti e chiare anche a Trieste e trovano perfettamente in sintonia il neo assessore regionale Vanni Lenna. «Sono sulla stessa linea del ministro Scajola - afferma il responsabile di Ambiente e Lavori pubblici -. Esiste un problema energetico dal quale dipende anche il futuro del Friuli Venezia Giulia. Una sfida troppo importante per non essere presa seriamente in considerazione. Su questo argomento, insomma, bisogna assumere delle decisioni e noi siamo pronti a farlo dopo aver analizzato nel merito i due progetti sul tappeto».
Un decisionismo che dovrà inevitabilmente fare i conti con l’opposizione delle associazioni ambientaliste. Scenario che non impensierisce tuttavia il neo assessore. «Terremo in considerazione le osservazioni di tutti,ambientalisti compresi - conclude Lenna -. Dopodichè, la politica che governa questa Regione avrà il diritto e il dovere di scegliere. Questa è la linea del presidente Tondo e io la condivido pienamente».
Nel dibattito sui rigassificatori, infine, fanno sentire la propria voce anche gli esponenti della maggioranza in consiglio provinciale. Una scelta fatta per prendere le distanze dall’assessore all’Ambiente Ondina Barduzzi che, parlando a nome della Provincia, si era schierata a favore degli impianti di gnl. «Quelle dichiarazioni devono ritenersi espresse a titolo personale - chiariscono in una nota -. Il consiglio provinciale non ha mai espresso un parere favorevole per mancanza di documentazione. Auspichiamo quindi che venga aperta quanto prima una discussione seria che affronti tutti i nodi ancora irrisolti come l’impatto ambientale e le ricadute sul territorio».

(m.r.)

 

 

Piace il Borgo Teresiano pedonale - «Sì alla pavimentazione in masegno, ne guadagna anche il turismo»

 

REAZIONI FAVOREVOLI ALLA PROPOSTA DEL COMITATO COSAPU

Piace alla gente l’idea della passeggiata in parallelo alle Rive, da largo Panfili a piazza Venezia. La proposta presentata dal Comitato cittadino per la salvaguardia del patrimonio urbano (Cosapu), presieduto da Bruno Cavicchioli, che prevede la creazione di un nuovo percorso turistico, caratterizzato da una nuova pavimentazione in masegno, destinata a unire il Borgo Teresiano a quello Giuseppino e da percorrere a piedi, incontra il favore di tutti, commercianti, pubblici esercenti, residenti, triestini che lavorano in centro.
«Per motivi professionali sono ogni giorno in centro città – spiega Francesco Napoli – e ho apprezzato molto l’inaugurazione del ponte Bailey sul Ponterosso, che permette di muoversi a piedi con grande rapidità nelle vie del Borgo Teresiano». Mario Colapaoli è un ciabattino della zona di piazza Venezia, uno dei due terminali della passeggiata: «Sarebbe veramente una bella cosa – afferma – la realizzazione di un’ottima idea, perché l’area attorno a piazza Venezia va migliorata e riqualificata. Adesso si sta lavorando in piazza, ma una passeggiata che comprenda anche via Torino sarebbe la benvenuta».
Maurizio Facco ha un’attività che si affaccia su piazza Hortis: «Certo che sono d’accordo – spiega – perché tutto ciò che comporta un abbellimento di questa zona va accolto positivamente. La via Torino in particolare, una volta completati i lavori per il museo della Cultura istriana – sottolinea – se messa a posto con una bella pavimentazione, potrebbe ospitare tavolini e ombrelloni alla stregua di quanto avviene nelle più belle piazze della città, a cominciare da quella dell’Unità d’Italia». Antonino Nangano lavora vicino a piazza Cavana e sostiene questa tesi: «Sono più che favorevole a un abbellimento dell’area che ci circonda – evidenzia – l’importante è che, una volta che si è presa una certa decisione, si vada con determinazione alla sua concretizzazione. Credo che l’incertezza sia un elemento negativo».
Erika Rotta, che ha un negozio in piazza Cavana, è anch’essa d’accordo: «Finché si tratta di apportare delle migliore dico senz’altro di sì – è la sua opinione – però voglio richiamare l’attenzione sulla praticità degli interventi. Per esempio la pavimentazione di piazza Cavana è bella, ma chi l’ha progettata non ha pensato a tutto. Realizzandola a schiena d’asino – evidenzia - quando piove, a pagare le conseguenze siamo noi negozianti, che ci troviamo con i nostri esercizi commerciali pieni d’acqua. Quando si predispongono opere come queste – conclude – bisogna pensare ai vari aspetti». Federica Gabrielli ha un’attività in pieno centro: «Se la nuova passeggiata porta lavoro, l’idea è eccellente. L’importante è che si favorisca l’affluenza di persone nel cuore della città e che, al contempo, si preservino i parcheggi, che già oggi sono pochi».
Ugo Salvini

 

 

Piazza Libertà sotto esame - DUE COMMISSIONI PER IL PIANO DI RESTYLING

 

Si terrà martedì alle 10.30, nella sala del Consiglio comunale, la riunione congiunta della Quarta e Sesta commissione consiliare.
I due organismi, che si troveranno al primo piano del palazzo di piazza Unità, sono stati convocati dai rispettivi presidenti, in accordo con l’assessore ai Lavori Pubblici Franco Bandelli, per trattare il Programma innovativo «Trieste nord».
In particolare, al centro della discussione ci sarà la riqualificazione di piazza della Libertà e, precisamente, l’approvazione del Progetto preliminare e l’azione della variante al Prgc.
Va ricordato che gli allegati del progetto sono visionabili alla stanza 212 dell’edificio situato al primo piano di largo Granatieri 2.
Nel caso di impedimento, la segreteria dell’Ordine dei presidenti delle commissioni ricorda che il consigliere può farsi sostituire, ai sensi dell’articolo 11 del regolamento comunale, da un altro rappresentante del Consiglio appartenente al suo gruppo.

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 9 maggio 2008 

 

 

Rigassificatori, no degli ambientalisti - Contrario anche il sindaco di Muggia, ma la Provincia è a favore - Il metanodotto riapre il dibattito

 

Un incubo che si avvera per alcuni, un passo importante atteso quasi con impazienza per altri. Suscita reazioni di tenore opposto l ritorno in primo piano, dopo mesi di silenzio, della questione rigassificatori. A riaccendere i riflettori sono state da un lato la presentazione del progetto del metanodotto Trieste-Villesse che Snam Rete gas vorrebbe realizzare per collegare alla rete nazionale l’impianto di gnl di Zaule targato Gas Natural; e dall’altro la nuova, e per alcuni verso inattesa, disponibilità al dialogo manifestata dal sindaco Dipiazza.
«Due mosse che non cambiano di una virgola la nostra posizione - commenta deciso il presidente di Legambiente Trieste, Lino Santoro -. Siamo e resteremo contrari ai rigassificatore nel canale navigabile di Zaule, che consideriamo zona ad alto rischio ambientale. Useremo quindi tutti gli strumenti a nostra disposizione per sensibilizzare, chiamare a raccolta la cittadinanza e impedire che l’iniziativa vada in porto».
Una linea dura sposata anche dal Wwf, che critica la scelta di Snam di dare il via solo adesso all’iter per l’approvazione del progetto del metanodotto. «Sembra un po’ assurdo - osserva Fabio Gemiti -. I due interventi avrebbero dovuto essere presentati e valutati contemporaneamente. Quanto al merito del progetto del metanodotto, almeno non si è concretizzata la temuta ipotesi di un passaggio della conduttura sotto il Carso e si è preferita la soluzione di gran lunga meno invasiva del collegamento sottomarino. Una magra consolazione che comunque non elimina le nostre riserve. Inizieremo subito ad analizzare la documentazione e presenteremo poi le osservazione nei termini previsti. Considerando i tanti passaggi, ci vorranno comunque almeno 9 mesi tempo».
Schierato con il fronte del no anche il sindaco di Muggia. «Il rigassificatore e il metanodotto sono incompatibili con lo sviluppo che si intende portare avanti nella zona - afferma Nerio Nesladek -. Negli ultimi due anni, assieme a porto ed Ezit, con le idee di ampliamento dell’area traghetti, le attività nautiche, l’attracco a servizio del mercato ittico, abbiamo reso quella porzione di territorio essenziale per lo sviluppo economico di Muggia. Pertanto, quella che per il sindaco Dipiazza sembra essere un’opportunità, per noi è una iattura. Una differenza di visioni che forse - conclude Nesladek – ci aiuta anche a capire il “niet” del sindaco di Trieste all’ipotesi di sviluppo fieristico in quell’area».
Guarda con favore alla ripresa del dibattito sulla presenza di impianti gnl, invece, l’Associazione degli industriali. «Non possiamo che essere favorevoli a progetti simili - afferma il vicepresidente Nicola Pangher -. In un momento in cui il problema energetico si fa sentire in maniera sempre più pesante, possiamo avere a disposizione canali di approvvigionamento alternativi e indipendenti. Una prospettiva che va a vantaggio dell’intero Paese e del nostro territorio, che potrebbe avere disponibilità di energia e possibili ricadute economiche».
Dello stesso avviso l’assessore provinciale all’ambiente Ondina Barduzzi. «Siamo sempre stati favorevoli ai rigassificatori - spiega -. La nostra scelta è caduta sull’ipotesi di Zaule, sia perché accelererebbe l’iter delle bonifiche, sia perché avrebbe conseguenze meno impattanti sull’ambiente rispetto all’impianto a mare proposto da Endesa. Il problema energetico non può più essere ignorato: non è possibile che le nostre aziende spendano il 40% in più rispetto a quelle austriache. È partendo da queste condizioni quindi - conclude Barduzzi - che ora valuteremo anche le documentazioni di Snam, per poi esprimere il nostro parere collaborativo».
MADDALENA REBECCA (ha collaborato Sergio Rebelli)

 

 

Ferriera, Regione e Lucchini unite al Tar  - L’ex giunta difende il rilascio dell’autorizzazione ambientale

 

L’amministrazione regionale e il gruppo bresciano si sono infatti costituiti in giudizio per fare fronte comune contro l’iniziativa legale avviata dall’amministrazione Dipiazza. Una decisione evidentemente presa durante le ultime settimane di mandato dell’ex giunta Illy e che, con ogni probabilità, verrà ora rivista alla luce del cambio al vertice decretato dalle elezioni di aprile. Difficile infatti che Rento Tondo, dopo aver ribadito a più riprese di considerare «la chiusura dello stabilimento di Servola una priorità del nuovo esecutivo», passi dalla parte del nemico, tradendo l’alleato Roberto Dipiazza.
In attesa di conoscere l’esito del ricorso (il Tar non ha ancora fissato la data dell’udienza ndr), il sindaco replica intanto all’azienda che, proprio in risposta alle affermazioni di Tondo, aveva annunciato l’intenzione di adire anche alle vie legali. «Dove sarebbe la novità in questo caso? - commenta il primo cittadino -. Sono anni che la Lucchini non fa altro che impugnare le ordinanze del Comune. Non capisco quindi perchè dovrebbe allarmarmi la prospettiva di una battaglia legale, visto che la battaglia dura da tantissimo tempo. Il gruppo bresciano ha speso più in avvocati che in investimenti ambientali».
Investimenti contestati anche dagli esponenti dei Verdi Metz, Visintin e Racovelli che, a tal proposito, suggeriscono alla Regione di inasprire i controlli. «Non è sicuramente nostro fine dare una mano al neo governatore - scrivono in una nota -. ma ci chiediamo se rientreranno nelle verifiche previste dall’Autorizzazione integrata ambientale anche uno studio sul problema degli scarichi emerso nella recente inchiesta sulle modifiche della linea di costa». (m.r.)

 

 

Mille bambini con Kugy in difesa dell’ambiente  - AL GIARDINO PUBBLICO  - Premiazioni con musica del concorso della Provincia

 

Quasi mille bambini hanno partecipato all’edizione 2008 del concorso Julius Kugy, dedicato quest’anno al tema dell’ecologia e della tutela dell’ambiente e organizzato dalla Provincia. Tante le scuole che hanno aderito all’iniziativa, dagli asili nido alle scuole secondarie, insieme a singoli studenti, società o associazioni. Tutti gli elaborati, composti da disegni e parole, sono visibili al pubblico grazie alla mostra allestita nelle sale dell’Arac in questi giorni.
Ieri si è svolta la festa conclusiva e le premiazioni, nel corso di una giornata di musica e giochi al Giardino pubblico, dove bambini e ragazzi, con magliette e cappellini colorati forniti in occasione del concorso, hanno festeggiato insieme agli insegnanti e ad alcuni animatori, scatenandosi sulla musica allegra e coinvolgente del gruppo Berimbau, dando vita a simpatici trenini, balletti e canti.
La traccia precisa dell’edizione 2008 è stata «Lo spreco di risorse ha evidenti conseguenze ambientali. Analizzate il fenomeno e i danni derivanti e proponete forme di sensibilizzazione e coinvolgimento delle persone per affrontare questo problema». Suddivisi in gruppi o all’interno delle classi, i partecipanti hanno presentato al concorso complessivamente 52 opere. C’è chi ha scelto di puntare sui colori e sulla vivacità dei toni di flora e fauna, sottolineando la bellezza e l’importanza della natura, chi ancora ha deciso di spiegare, attraverso messaggi e slogan, il valore della conservazione e della tutela del verde, del mare, degli animali e proprio dei giardini della città, chi infine ha illustrato il tema scegliendo di adattarlo alla quotidianità e alla propria vita di bambino o ragazzo. I partecipanti sono stati divisi in categorie, a seconda dell’età.
Tra i bambini degli asili nido e le scuole d’infanzia ha vinto la scuola di Bagnoli della Rosandra dell’Istituto Comprensivo Roli, tra i bambini della scuola primaria primo posto per le classi III e IV B della scuola Biagio Marin dell’Istituto Comprensivo Italo Svevo. Per la scuola secondaria di primo grado la vincitrice è stata la classe III C della scuola Nazario Sauro di Muggia, per la scuola secondaria di secondo grado vittoria per le classi IV e V della scuola professionale Galvani. Nell’ultima categoria infine, che riguarda associazioni, società o privati, il primo premio è stato assegnato alla cooperativa L’Albero Azzurro. A tutti i giovani sono stati consegnati attestati e, ad alcuni, anche premi in buoni libro. A primi tre classificati di ogni categoria riconoscimenti in denaro.
Micol Brusaferro

 

 

Spalatino, amianto nell’aria  - Rilevati dati tre volte superiori alle norme - Rapporto tenuto nascosto - La città di Vranjic risulta contaminata da molti anni

 

SPALATO Scoppia il «caso amianto» a Vranjic, piccola località di mare nei pressi di Spalato e dove da sessant’ anni è in funzione la fabbrica di materiali edili Salonit. In base ad un documento in possesso della Tv nazionale croata (Htv), nell’aprile dell’anno scorso la concentrazione di asbesto nell’aria sarebbe stata di tre volte superiore rispetto alle norme dell’Organizzazione mondiale della Sanità. I controlli erano stati commissionati dall’Istituto croato per l’edilizia e pagati dalle casse statali, ma i risultati non sono mai stati presentati alla popolazione dell’area. Un muro di omertà, squarciato però dalla Tv pubblica e che confermerebbe quanto già si sapeva: il materiale a base di amianto, prodotto fino ad un paio d’anni fa dalla Salonit, rappresenta un grave pericolo per la gente del posto e per gli abitanti di una vasta porzione della Dalmazia centrale, Spalato inclusa. Nelle vicinanze dello stabilimento, ossia nella cava dismessa di Mravinac, si trova un gran quantitativo di prodotti di scarto, che contengono asbesto. Per procedere al risanamento, il predetto Istituto per l’edilizia aveva ordinato il monitoraggio dell’area, vedendosi recapitare dei risultati catastrofici che nessuno ha voluto diffondere, ad eccezione dell’ Htv, il cui telegiornale in prima serata di mercoledì ha pubblicato la notizia bomba. Al ministero dell’Ambiente, solitamente agguerrito nei confronti di inquinatori e dei responsabili di abusivismo edile, tutti hanno tenuto la bocca cucita, smentendo che esista un documento del genere. Invece il rapporto c’è ed è stato presentato da un giornalista dell’Htv al direttore dell’ Istituto croato di tossicologia, Franjo Plavsic, che ha parlato di valori dannosi per la salute dell’uomo.

(a.m.)

 

 

INQUINAMENTO  - I dati della Ferriera

 

Oggi, mi sento sopraffatto dallo sconforto di chi si rende conto che non c'è problema, per grave che sia, che sfugga all'oblio del tempo. Se poi l'uomo ci aggiunge di suo «un disinteressato contributo», tutto il processo si velocizza in maniera proporzionale. Mi riferisco alla Ferriera di Servola ed alla sua drammatica realtà. Tralasciando tutto il resto, leggo che i dati degli sforamenti del pm 10, il 17 marzo scorso, sono stati di 35 volte superiori ai limiti di legge (Arpa) ma dovendoli includere nelle 24 ore della giornata (dichiarazione di Rosato), si perviene a questo risultato, a dir poco, impressionante. L'aria risulta essere l'optimum per una zona adatta alla riabilitazione di pazienti già affetti da malattie respiratorie (o giù di lì).
Poco tempo fa, leggevo sulla prima pagina del Piccolo che un esperimento fatto in Ferriera, con un banalissimo accorgimento, portava all'aumento della produzione e nel contempo alla riduzione drastica dell'inquinamento. Ergo la conclusione del responsabile: «Più si produce meno si inquina». A questa conclusione si associava, ad occhi chiusi, anche il vostro intervistatore, senza pensare che, se la cosa avesse avuto un minimo di fondamento, il responsabile della produzione sarebbe stato immediatamente licenziato per non aver messo in atto quel «banale accorgimento» quindici anni prima, evitando oltretutto, tante grane alla «proprietà». Questi discorsi sono certo che non piacciono ai triestini, in quanto gente semplice, ma non imbecille. I dati sono quasi sempre esatti, è invece il loro uso che è improprio e sicuramente confutabile. Ultimo caso quello delle analisi fatte agli operai e ad un gruppo di abitanti del rione di Servola, utilizzate in maniera del tutto opinabile, con raffronti ed accostamenti che sembrano delle trovate di studi di produzione di cartoni animati.
Illy è sempre stato dalla parte della Lucchini; sempre coerente con le proprie idee, tralasciando, ove non fosse stato necessario, di parlare dell'inquinamento, ma puntando – come ha fatto più di una volta sul fatto che chi aveva deciso di «andare ad abitare a Servola e Valmaura, sapeva a cosa andava incontro», punto e basta!
Certo che la ricerca di continue scappatoie è un gioco, per gli avvocati che la Lucchini può permettersi. Si gioca di punta di fioretto. Ed il gioco sarebbe divertente ed altamente stimolante se la controparte non fosse costretta a giocarsi la propria salute. Questo vale per tutti i triestini e ancor di più per coloro che abitano in prossimità dello stabilimento o sulla traiettoria dei venti più presenti nella nostra zona, per non parlare poi di quei poveri operai della Ferriera che sono costretti a barattare la propria vita per un pezzo di pane. Perché, per gli operai, questa è la realtà!
Argeo Stagni

 

 

MADDALENA  - Alberi tagliati

 

Perché le istituzioni politico-amministrative non hanno vietato il taglio degli alberi? La proprietà privata può fare ciò che vuole? Gli ambientalisti non contano un fico secco?
Ugo Pierri

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 8 maggio 2008 

 

 

In Comune si riparla del rigassificatore -  Andrà valutato anche il metanodotto proposto da Snam

 

Sta già per tornare in Consiglio comunale la questione del rigassificatore che secondo il progetto di Gas Natural dovrebbe sorgere a Zaule sull’area ex Esso. La pubblicazione da parte di Snam dell’avviso con cui chiede al Ministero dell’Ambiente la Valutazione d’impatto ambientale sul metanodotto Trieste-Villesse che dovrebbe collegare il rigassificatore alla rete nazionale del gas potrebbe rilanciare il progetto che lo stesso sindaco Roberto Dipiazza definisce «un’occasione da non lasciarsi sfuggire».
«A giorni convocherò la Commissione urbanistica del Comune per ridiscutere del progetto», ha annunciato ieri il suo presidente, Roberto Sasco. Anche il progetto del metanodotto, che prevede il tratto Trieste-Grado di 26,3 chilometri a mare e il tratto Grado-Villesse di 18,9 chilometri a terra, dovrà essere esaminato dalle amministrazioni locali. Sulla questione del rigassificatore a Trieste peseranno in particolare il Piano energetico nazionale che dovrà essere stilato dal nuovo Governo e che situerà comunque almeno un impianto in Adriatico e l’accordo Comune-Gas natural. Alla richiesta di Acegas-Aps (di cui è azionista di maggioranza il Comune) di entrare nella società di gestione del rigassificatore con una quota di almeno il 15 per cento, Gas Natural secondo indiscrezioni avrebbe risposto offrendo il 4 per cento.
La trattativa però continua e un futuro da polo energetico delle città riprende vigore mentre al contrario sembrano in calo il Parco del mare e l’opzione turistica. In queste settimane campeggia su Palazzo Modello di piazza Unità il tabellone che segnala i lavori in corso per trasformarlo nella sede direzione di Acegas-Aps e proprio ieri un consigliere di amministrazione della multiutility e grande sostenitore del rigassificatore, Giovanni Battista Ravidà, è stato nominato assessore comunale al Bilancio.
Ancora, proprio in questi giorni a Bucarest, i governi di Romania, Serbia e Croazia hanno costituito una società che dovrà gestire la fase di progettazione e sviluppo del nuovo oleodotto che partirà da Costanza sul Mar Nero per giungere fino a Trieste e agganciarsi alla pipeline della Siot. (s.m.)

 

 

Azienda pronta alle vie legali per tenere aperta la Ferriera - Belci (Cgil): «Se Tondo ha una proposta la tiri fuori e ci convochi»

 

L’alternativa è solo un confronto collaborativo con la Regione

Né tra un anno né tra due. Chiudere entro il 2009 la Ferriera di Servola, per la proprietà, è fuori discussione. La convinzione, su questo punto, sarebbe tale da vederla pronta a difendere il proseguimento dell'attività siderurgica con le unghie e con i denti. E presso ogni sede, senza escludere quella legale. Secondo indiscrezioni provenienti da Brescia, se il presidente del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo dovesse persistere nel dettare - sulla base del ventilato protocollo del 2003 - le condizioni della dismissione dello stabilimento nei limiti di tempo prospettati all’insediamento della giunta, il gruppo Lucchini-Severstal potrebbe valutare la tutela dei propri diritti in ogni modo. Anche contrastando nella maniera più opportuna atti che potrebbero essere ritenuti illeggittimi. Perché, dal suo punto di vista, il diritto alla proprietà privata, all’attività produttiva e al lavoro degli operai andrebbe preservato con qualsiasi mezzo. Se, dunque, si perseverasse nell’annunciare una dismissione «imminente» - perché tale pare la scadenza del 2009 - si prospetterebbe un serrato braccio di ferro.
Il dialogo, tuttavia, non è chiuso. L’azienda non si negherebbe a un confronto collaborativo con la Regione, dettato da un ragionamento sul medio-termine, possibilmente non inferiore ai sette anni o giù di lì.
La proprietà, al momento, starebbe comunque valutando gli effetti delle parole del neo-governatore. Una cosa va detta: finché Tondo ha annunciato la dismissione della Ferriera in campagna elettorale, l’azienda non ha avuto (almeno formalmente) nulla da eccepire. In passato la «materia» di Servola si è prestata più volte alle schermaglie dei candidati. Ma quando a dichiarare «La Ferriera va chiusa, recupereremo il tempo perso» è una figura istituzionale che si è appena insediata in piazza Oberdan, allora è un’altra faccenda. Perché l’azienda dà da mangiare a 500 lavoratori più l’indotto, fa investimenti per 18 milioni, risulta costantemente monitorata sotto il profilo ambientale, rappresenta il leader in Italia nella produzione di ghisa e garantisce una ricchezza a Trieste.
La proprietà si è limitata martedì a una nota in cui ha dichiarato che «Non c’è oggi alcun legame con le condizioni che portarono alla firma del protocollo del 2003». Protocollo non siglato dai sindacati, come ricorda Franco Belci, segretario Cgil: «Non so se Tondo condivide l’idea di Dipiazza secondo cui meno industria c’è e meglio si sta, ma se ha una proposta seria, beh, la tiri fuori e ci convochi. Se invece è altra aria fritta, come par di capire, forse farebbe meglio a informarsi un po’ di più». Per Belci «è assurdo riportare indietro le lancette in condizioni assolutamente diverse sia di mercato dell’acciaio che di proprietà e bilancio dell’azienda. All’epoca - aggiunge - ci si trovava sull’orlo del fallimento. Ed era la stessa azienda a volere chiudere».

TIZIANA CARPINELLI

 

 

Mare pulito, Grado e Lignano bandiere blu  - Premiati la Lega navale di Trieste e l’Hannibal di Monfalcone fra i porti turistici

 

Il vessillo verrà issato durante la stagione estiva. Giudizio ok anche per Porto San Vito

La città ha puntato da diversi anni sulla salvaguardia della spiaggia nell’ottica ecologica

TRIESTE Le Bandiere blu non smettono di sventolare nelle località di Grado e Lignano. È il verdetto della Fondazione per l’educazione ambientale (Fee) che anche quest’anno ha assegnato, in collaborazione con il Consorzio obbligatorio per la raccolta delle batterie esauste (Cobat), il riconoscimento alle due località balneari del Friuli Venezia Giulia.
I CRITERI. Lo stesso risultato ottenuto nel 2007, che quest’anno vede Grado e Lignano inserite in un elenco di 104 comuni, 56 approdi turistici e 215 spiagge italiane di eccellenza. Quelle che stando ai criteri adottati dal progetto Bandiere blu hanno saputo dare il meglio in campo ambientale, sia per le acque sia per i servizi offerti (aree pedonali, piste ciclabili, strutture alberghiere...) e anche nella gestione dei rifiuti.
LE MARINE. Un’analisi che non prende in considerazione solo la qualità del mare, ma guarda con attenzione anche i servizi e l’organizzazione. Ecco che nella speciale classifica degli approdi turistici il Friuli Venezia Giulia incassa altre 12 Bandiere blu. Vessilli dedicati alle marine di Porto San Vito, Hannibal di Monfalcone (nuova entrata), Aprilia Marittima, Marina 1, Punta Verde, Punta Faro, Darsena Porto Vecchio (tutte di Lignano), Punta Gabbiani e Marina Capo Nord a Latisana, Marina di Sant’Andrea e San Giorgio di Nogaro, Marina di Aquileia e la Lega Navale di Trieste (l’unica del capoluogo regionale).
LA CLASSIFICA. Rispetto all’anno scorso i comuni premiati con la Bandiera blu salgono di otto unità, mentre nel 2006 i riconoscimenti si fermarono a 90. Le candidature in Italia sono dunque in crescita costante, insomma, ma i risultati fotografano una realtà per certi versi atipica. Almeno sommando le bandierine assegnate a livello regionale. Il primato 2008, con 15 bandiere, spetta ancora alla Toscana, quest’anno a pari merito con le Marche che conquistano tre bandiere (da 12 a 15). La Liguria arriva a 14 (perde Spiagge Fornaci e Natarella di Savona, ma guadagna Finale Ligure e Noli) mentre l’Abruzzo ne acquista due però ne perde una portandosi a 13. Sono in particolare le realtà turistiche del Sud a recuperare terreno.
IL TERRITORIO. Male i laghi che perdono due località, una in Lombardia che scompare come regione e l’altra in Piemonte che resta in corsa con Cannero Riviera. In controtendenza il dato delle realtà del Mezzogiorno, testimoniato dal recupero della Campania ora a quota 11 (dalle 9 del 2007). Una in meno, invece, per l’Emilia Romagna che scende a 8, quindi una bandiera in più sia per la Puglia sia per il Veneto che salgono a 5, così come per la Sicilia, che arriva a 4, e per la Calabria che a quota 3 raggiunge il Lazio che viceversa ne perde una.
L’AMBIENTE. Ecco che le Bandiere blu assegnate a Grado e Lignano vedono il Friuli Venezia Giulia, due vessilli proprio come il Molise, mantenere la propria posizione appaiate però alla Sardegna che ne conquista una. In fondo alla lista Piemonte e Basilicata, con un solo riconoscimento. In sostanza, quindi, il trend positivo riguarda Marche, Liguria, Veneto e Abruzzo; bene anche Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Ma seconda la Fee «i comuni, ad eccezione delle località vincitrici, dimostrano ancora troppo spesso una scarsa sensibilità ambientale».
L’ACCORDO. Alla base dello sviluppo turistico auspicato dalla proposta portata avanti da Bandiere blu che da quest’anno potrà contare sulla collaborazione tra la Fee e il Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera. In particolare queste ultime daranno il loro supporto all’iniziativa nella fase di controllo sul territorio durante il periodo estivo. Specie nei porti turistici, saliti a 56 riconoscimenti rispetto ai 54 del 2007, con l’obiettivo di contrastare la brutta abitudine di gettare le batterie usate in acqua.

 

 

A Sabbiadoro migliori servizi  - Riconoscimento anche sul fronte della raccolta rifiuti

 

LIGNANO Silvano Delzotto, il sindaco, ricorda che è la diciottesima consecutiva, diciannove in totale, «non fosse stato per il problema alghe a fine anni Ottanta, saremmo da record». Lignano festeggia la “bandiera blu”, l’ennesima, e sottolinea che il riconoscimento assegnato dalla Fee (Foundation for Enviromental education) non riguarda solo la pulizia delle acque ma anche il servizio, la ricettività, la viabilità.
Ed è ancora più gradito. Ieri mattina Delzotto, impegnato in Regione per il piano triennale dei dragaggi, ha invitato a Roma l’assessore Teghil e il funzionario dell’ufficio ambiente Ferron per la cerimonia di premiazione alle località balnerari italiane nella sede del Comando generale delle capitanerie di porto.
Lignano fa parte della truppa delle 104 città che hanno ricevuto il riconoscimento. «Ci fa enorme piacere - sottolinea il sindaco - stare a fianco di regioni turistiche come le Marche, non a caso premiate con 15 bandiere blu, la Liguria, l'Abruzzo e la Campania. E’ una grande soddisfazione – prosegue – perché si tratta della conferma di un lavoro fatto con cura e impegno, che ci colloca nuovamente tra le migliori proposte turistiche del Paese. Tra l’altro non si tratta solo di un premio al mare pulito ma a tutta una serie di servizi che confermano che a Lignano si sta lavorando nella direzione giusta». La presentazione della bandiera blu, fa sapere ancora Delzotto, è prevista il prossimo 18 maggio, all’apertura della stagione. Soddisfatto anche Walter Fadini, presidente del mandamento locale di Confcommercio, associazione del commercio, del turismo e dei servizi: «E’ un segnale positivo, molto gradito dagli operatori economici, che arriva a riassumere un’attività improntata a qualità e professionalità. Dalla viabilità alla raccolta dei rifiuti, l’impegno comune di amministrazione, imprenditori e cittadini sta facendo la differenza». (m.b.)

 

 

L’Isola del Sole al top per l’ambiente  - Fra i punti a favore l’impianto di depurazione da 80mila utenti

 

GRADO L’Isola del Sole è ormai una veterana della Bandiera blu. Quello ritirato ieri a Roma dall’assessore comunale al Turismo, Maurizio Delbello, è il diciannovesimo vessillo per la città di Grado. Sarà issato nel corso di una cerimonia ufficiale in programma, come tradizione, nel corso della prossima stagione balneare. Per gli approdi il medesimo riconoscimento è andato inoltre a Porto San Vito.
«Grado è una delle località storiche in Italia (la Bandiera Blu è stata istituita 22 anni fa in occasione dell’anno europeo dell’ambiente, ndr) – ha affermato Claudio Mazza, segretario generale della Fee Italia - Una delle prime a credere in una crescita del turismo in termini di sostenibilità. Lo sviluppo turistico si concilia solo con salvaguardia dell’ambiente, altrimenti si va fuori mercato». Sui pennoni più alti della spiaggia principale di Grado e su quelli degli stabilimenti balneari della Costa Azzurra e di Grado Pineta, continua dunque a sventolare la Bandiera Blu che è un simbolo al quale molti turisti, in particolare stranieri, guardano con attenzione. Perché può significare acque sicure, attrezzature balneari all’altezza e salvaguardia dell’ambiente.
Del resto a Grado, come sottolinea l’assessore Delbello, oltre alle spiagge vi sono dei molteplici aspetti, e in particolar modo quell’incredibile ambiente che è la laguna. Il fatto poi che a Grado vi sia un impianto di depurazione (anche questo è stato uno dei primi in Italia) con una capacità per circa 80.000 persone, quando in realtà gli abitanti sono solamente poco meno di 9.000, fa ben capire quale sia sempre stato l’impegno delle amministrazioni comunali che si sono succedute in questi anni. Proprio l’impianto di depurazione è attualmente sottoposto a parziale riconversione e aggiornamento per un investimento, in tre anni, di circa 7 milioni di euro.
Antonio Boemo

 

 

Rigassificatore: Veglia favorita  - L’investimento previsto è di 800 milioni di euro per 10mila posti di lavoro

 

Domani la decisione croata sulla localizzazione dell’impianto

 

FIUME A meno di ulteriori rinvii, al momento improbabili, domani a Zagabria sarà scelto il sito dove sorgerà il rigassificatore nordadriatico. La decisione sarà comunicata dai componenti della commissione governativa per la metanizzazione del Paese, ma già da tempo è filtrata la notizia che sono due le località in ballo, il Canal d’Arsa, in Istria, e Castelmuschio (Omisalj), sull’isola di Veglia. Domani i responsabili della commissione dovrebbero sciogliere gli ultimi dubbi, dopo che per lunghi mesi un team di esperti ha monitorato le caratteristiche di cinque siti altoadriatici, portando a termine una scrematura che ha ridotto a due le ubicazioni papabili (e appetibili).
È stato lo stesso vicepresidente del governo e ministro dell’Economia, Damir Polancec, a confermare che l’importante seduta si terrà venerdì nella capitale, evitando nel contempo di indicare a quale località spettano i favori del pronostico. «Non intendo sbilanciarmi – ha detto brevemente ai giornalisti – so quali siano i suggerimenti dello studio eseguito per determinare il sito più adatto, ma non posso esprimermi ora. Lo farò nella riunione della commissione». Secondo fonti ufficiose vicine al governo, le maggiori chance spetterebbero a Castelmuschio, la cui area contermine ospita autentici mastodonti industriali e dunque già dispone dell’infrastruttura necessaria. Parliamo del porto petroli, dell’oleodotto Janaf e dell’industria petrolchimica Dina. Ad adoperarsi a favore della soluzione isolana è stato negli ultimi mesi il presidente della Regione quarnerino–montana, lo zupano Zlatko Komadina: «Sì, due anni fa aveva detto al premier Ivo Sanader che il terminal metanifero non avrebbe dovuto essere costruito a Veglia – ammette – ma lo avevo fatto perché mi opponevo ad una decisione politica, senza il supporto di studi in materia. Adesso che la documentazione c’è e l’opinione pubblica sa parecchio sui vantaggi di un impianto Lng, sono schierato a favore del rigassificatore. Sappiamo inoltre che la capacità del terminal sarebbe di 15 miliardi di metri cubi di gas all’anno, di cui solo un terzo resterebbe alla Croazia e il resto andrebbe destinato ai mercati europei». A desiderare il megaimpianto (investimento da 800 milioni di euro, apertura di 10 mila posti lavoro) è anche il presidente della Regione Istria Ivan Nino Jakovcic.
Andrea Marsanich

 

 

No Tav a Barroso: falsi i preventivi italiani  - «Costi sino a nove volte la media europea». Da Bruxelles il monito sui ritardi

 

LETTERA APERTA AL COMMISSARIO UE AI TRASPORTI

BRUXELLES «I dati sui costi forniti dal governo italiano per le tratte italiane da Bussoleno a Trieste del progetto prioritario 6 sono assolutamente falsi»: è quanto dicono i Comitati no-Tav in una lettera aperta al commissario Ue ai Trasporti Jacques Barrot, ma anche ai membri dell'europarlamento e ai ministri Ue dei Trasporti, nonchè al coordinatore del progetto Torino-Lione, Laurens Jan Brinkhorst.
La lettera è stata diffusa nel corso di una conferenza stampa dei deputati europei Giulietto Chiesa, Vittorio Agnoletto e Monica Frassoni con una delegazione degli stessi Comitati.
«Un nostro studio - dicono i Comitati no-Tav - dimostra, sulla base di dati inoppugnabili, come la realizzazione delle infrastrutture per l'alta velocità ha raggiunto in Italia costi sino a nove volte quelli della media di analoghi progetti realizzati in Stati membri dell'Ue».
Lo studio, realizzato dall'ingegner Ivan Cicconi, evidenzia che le infrastrutture per l'alta velocità in Italia «costano mediamente il 500% in più di quelle francesi, spagnole e giapponesi» e le cause, a suo avviso, «sono da ricercare nell'architettura finanziaria e contrattuale con la quale si è dato avvio al progetto».
«Al commissario europeo diciamo: attenzione perchè rischiate di finanziare opere che non saranno terminate in assenza di finanziamenti pubblici e privati», ha sottolineato Agnoletto secondo il quale il nuovo titolare Ue ai Trasporti, che sarà italiano, «vivrà un conflitto d'interessi tra le regole Ue e i ritardi del governo italiano».
Proprio martedì scorso lo stesso Basrrot ha lanciato un allarme da Bruxelles dicendo che i trenta progetti prioritari di reti transeuropee costeranno oltre 397 miliardi di euro, quasi il 17% in più rispetto a quanto preventivato nel 2004 (340 miliardi). La cifra, resa nota dalla Commissione europea in base a informazioni ricevute dagli Stati membri nell'aprile scorso per una verifica dei progressi fatti, è più alta di quella contenuta in uno studio già realizzato a cura del Parlamento europeo (379 miliardi, pari all'11,6% in più).
Ma a preoccupare Bruxelles, più dell'aumento dei costi , è lo scarso sforzo che la stragrande maggioranza degli Stati (tra i quali l'Italia) ha fatto finora per il finanziamento delle infrastrutture di trasporto. I Paesi dovranno trovare 250 miliardi di euro tra fondi pubblici e privati. Secondo il rapporto della Commissione sulle reti transeuropee, l'Italia è il Paese che dovrà fare ancora lo sforzo maggiore dopo il 2013, visto l'investimento limitato messo in cantiere nel periodo 2007-2013.

 

 

MADDALENA  - Alberi abbattuti

 

Sulle «Segnalazioni» del 28 giugno 2005 proponevo al Comune di Trieste ed alla Circoscrizione di esporre ai cittadini i progetti relativi al comprensorio dell’ex-Ospedale della Maddalena, attraverso i mezzi d’informazione e incontri da tenere nel rione, anche al fine di dare ascolto alle necessità dei residenti.
Nell’occasione chiedevo - pur non conoscendo i progetti in questione - alcune garanzie preliminari, in particolare riguardo al bellissimo parco. A mio giudizio si sarebbero dovuti recuperare - per quanto possibile - gli edifici esistenti, limitare volumetrie ed altezze delle nuove costruzioni e soprattutto salvaguardare le pregevoli alberature, rendendo accessibili a tutti gli ampi spazi verdi allora non fruibili, che ospitavano tra gli altri imponenti esemplari di ippocastano, olmo e tasso.
Il 1.o agosto 2005 - sempre sulle «Segnalazioni» - rispondeva il direttore dell’Area Lavori pubblici del Comune di Trieste. Alla richiesta di coinvolgimento degli abitanti del rione rispondeva che «la cosa pubblica è patrimonio di tutti i cittadini e quindi ciascuno ha pieno diritto di esternare il suo pensiero sulla trasformazione del territorio, anche se, non dobbiamo scordarcelo, a ciò abbiamo delegato sindaco, giunta e consiglio comunale. Se ogni intervento dovesse essere discusso ancor prima di essere stato solo delineato, rischiamo di rimanere assolutamente fermi». In altre parole... discutete pure quanto volete, tanto dopo decidiamo noi! Da una trentina d’anni a questa parte in moltissime città d’Europa si attua la «progettazione partecipata», che nell’ultimo decennio ha conosciuto una buona diffusione anche in Italia, a partire dalle esperienze di Torino, Bolzano, Terni, Bologna, ed è oggetto di studio da parte di numerose Università, tra le quali la Facoltà di Architettura di Trieste.
Riguardo al verde, invece, il direttore affermava che «un giardino, più d’ogni altra opera, richiede un costante impegno di manodopera, con i relativi costi. Poiché il budget comunale non è infinito, per mantenere i nuovi giardini dovremo rinunciare a qualcos’altro. A cosa? Con questo non voglio assolutamente dire che il parco sarà distrutto. Anch’io auspico un suo recupero…».
Nei giorni scorsi l’intero parco è stato letteralmente raso al suolo, compresi gli alberi d’alto fusto allineati lungo la via dell’Istria, che sicuramente non avrebbero disturbato il futuro cantiere, con grave danno all’avifauna presente nel sito, colpita proprio durante il periodo di nidificazione.
Ritengo che dobbiamo senz’altro rallegrarci per il beneficio che ne verrà al bilancio comunale.
Claudio Siniscalchi

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 7 maggio 2008 

 

 

Un metanodotto per il rigassificatore  - SVOLTA PER L’IMPIANTO DI ZAULE -  NUOVI DOCUMENTI ALL’ESAME DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE

 

L’IMPIANTO NELL’AREA EX-ESSO

La Snam studia un collegamento via mare e Dipiazza riapre a Gas Natural: «Si tratta di un’opportunità che la città non deve lasciarsi scappare»

Nel giorno in cui la Snam annuncia di aver avviato la procedura per la Valutazione d’impatto ambientale sul metanodotto Trieste-Villesse per collegare alla rete nazionale il rigassificatore che dovrebbe essere realizzato a Zaule, il sindaco Roberto Dipiazza riapre a favore dell’impianto in un modo che dopo una presunta rottura può anche apparire clamoroso, sebbene il sindaco sia sempre stato favorevole. «La trattativa con gli spagnoli di Gas Natural che hanno presentato il progetto del rigassificatore continua - annuncia il sindaco - il Consiglio comunale su mia indicazione aveva votato contro poiché gli spagnoli non avevano accettato la nostra proposta sugli accordi economici, ma un accordo si può tentare ancora di farlo. Con il petrolio alle stelle, il rigassificatore potrebbe essere una buona opportunità per Trieste. Spetterà alla città decidere, ma io non mi lascerei sfuggire l’occasione.»
Ieri con una serie di avvisi pubblici Snam rete gas spa ha annunciato di aver presentato al Ministero dell’Ambiente istanza di pronuncia di compatibilità ambientale per il progetto di metanodotto Trieste-Grado-Villesse composto da due segmenti: un tratto a mare sea-line Trieste-Grado di 26,3 chilometri e un tratto a terra, Grado-Villesse di 18,9 chilometri. «L’opera - si legge nell’avviso - consentirà di allacciare alla rete dei metanodotti di Snam rete gas il nuovo terminale Gnl di Zaule presso Trieste, assicurando così il trasporto dei quantitativi di gas naturale rigassificati dal suddetto terminale».
«Abbiamo elaborato il progetto e avviato tutte le procedure autorizzative necessarie secondo quanto ci è stato commissionato da Gas Natural - ha dichiarato ieri un portavoce di Snam rete gas spa - senza che ciò necessariamente significhi che l’iter per la realizzazione del rigassificatore abbia fatto passi avanti. È chiaro che se avessimo atteso l’ok a Gas Natural da parte del ministero sull’impianto per poi appena partire con il progetto della pipeline avremmo provocato gravi ritardi». Proprio l’assenza di un progetto di collegamento tra il rigassificatore e la rete di distribuzione del gas, come si fa notare in ambienti dell’Autorità portuale che con il Comitato portuale sarà comunque chiamata ad autorizzare tutte le concessioni, era stato uno degli elementi di maggior perplessità sul progetto di Gas Natural.
Nella delibera di compatibilità ambientale che era stata predisposta nel gennaio 2007 dalla giunta comunale, si ipotizzava un parere favorevole all’impianto ponendo però come conditio sine qua non l’ok da ottenere separatamente sul metanodotto di collegamento tra terminale e rete nazionale del gas. L’aula del Consiglio comunale però aveva rovesciato in un no il sì della giunta dopo che lo stesso sindaco Dipiazza aveva additato gli spagnoli di non aver garantito sufficienti benefici economici della città. Il Comune aveva chiesto a Gas Natural 4 milioni di royalties per vent’anni, l’entrata nella società di gestione di Acegas-Aps con una quota del 15 per cento e la possibilità di acquisto del 20 per cento del gas a prezzo di costo.
Queste condizioni non erano state accettate, ma ieri Dipiazza ha affermato che «in realtà la trattativa con Gas Natural non si è mai interrotta e non si è ancora giunti a un nuovo tentativo di accordo perché si attendeva l’insediamento della nuova giunta regionale».
L’indicazione di Zaule come ipotetica sede per la collocazione del rigassificatore appare anche nella cartografia allegata al nuovo Piano territoriale regionale licenziato all’inizio dell’anno dalla giunta Illy. Il Wwf aveva definito ciò «un incredibile atto di arroganza politica». L’ex assessore Lodovico Sonego aveva replicato sostenendo che quell’indicazione non significava che la giunta avesse giocato d’anticipo né su una decisione favorevole al rigassificatore né sull’esclusione dell’altro progetto, quello off shore avanzato da Endesa. Ora peserà anche il parere del nuovo governo regionale guidato da Renzo Tondo e degli assessori all’Energia Riccardo Riccardi e all’Ambiente Vanni Lenna. Ma la decisione finale spetterà al Governo nazionale e presumibilmente dipenderà da un nuovo Piano energetico nazionale.
Gas Natural, come rileva il sito web della società, ha presentato nel luglio 2004 domanda di autorizzazione al Ministero delle Attività produttive per la costruzione di due terminal di rigassificazione a Trieste e a Taranto con una capacità annua di 8 miliardi di metri cubi per ciascun rigassificatore. «I due progetti - si legge - sono sottoposti attualmente a procedure Via presso le autorità competenti». Gas Natural è oggi uno dei maggiori gruppi multinazionali del settore energetico e dei servizi: è presente in 11 Paesi e conta 11 milioni di clienti.
Sul metanodotto di collegamento invece già nel marzo 2006 si erano pronunciate in modo negativo le associazioni ambientaliste di Monfalcone che hanno chiesto al Comune di esprimere parere contrario sulla pipeline anche perché «si affiancherebbe all’oleodotto, alla rete Snam e al futuro metanodotto necessario ad alimentare il nuovo gruppo a gas della centrale termoelettrica di Monfalcone». Il collegamento ora progettato però fino a Grado corre sotto il mare.

SILVIO MARANZANA

 

Ferriera, la Severstal replica a Tondo: non ci sono le condizioni per chiudere - INTERVIENE LA PROPRIETA’ DOPO L’ANNUNCIO DEL PRESIDENTE REGIONALE

 

«Non c’è oggi alcun legame con le condizioni che portarono alla firma del protocollo d’intesa del 2003». La Servola Spa Gruppo Lucchini-Severstal replica così alle dichiarazioni del neo-presidente della Regione, Renzo Tondo, che l’altro giorno aveva detto di voler ripartire proprio dal documento stipulato con l’allora ministro Altero Matteoli per arrivare alla chiusura della Ferriera di Servola, di cui è direttore Francesco Rosato, entro il 2009. «Non esistono attualmente motivazioni concrete e reali per ipotizzare una chiusura dello stabilimento», continua la nota diffusa dalla società proprietaria dell’impianto. Forte pure dei risultati dei recenti esami su lavoratori e residenti in zona, che non avevamo fornito esiti allarmanti. Quindi, la produzione va avanti. Così come gli interventi di ammodernamento previsti secondo quanto stabilito dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata dalla Regione. Oltre a questi, la Lucchini ha pianificato ulteriori investimenti per un importo totale da 18 milioni di euro. Nello specifico, fra le iniziative messe in preventivo nel giro di un anno, ci sono «l’avvio di un processo di automazione delle macchine del reparto cokeria, la pavimentazione dei piazzali interni, l’implementazione di nuovi impianti di trattamento delle acque e la realizzazione di una serie di interventi edili». Inoltre, «nel corso del prossimo biennio è in programma l’avvicendamento dei due altoforni per poter attuare una serie di interventi di manutenzione straordinaria», al fine di «migliorare l’efficienza del processo per la riduzione del consumo di combustibili». In questo quadro si inseriscono anche l’annunciato piano triennale (2008-2010) di recupero degli scarti di lavorazione e l’avvio dell progetto «Qualità ambiente di lavoro» (il cui valore ammonta a 2.500.000 euro) che dovrebbe consentire nel giro di un anno e mezzo di migliorare la vivibilità negli spazi comuni e negli ambienti di lavoro della Ferriera stessa.
Ritornando alla questione del cambiamento di scenario rispetto a cinque anni fa, il gruppo Lucchini-Severstal ribadisce come sia «profondamente mutato il contesto congiunturale, con anni di notevole crescita del mercato siderurgico nazionale ed estero». Lo stabilimento di Servola, peraltro, è l’unico produttore italiano di ghisa, ha chiuso in crescita l’ultimo triennio con più di 200 milioni di euro di fatturato nel 2007.
Tondo, dal canto suo, ha ribadito più volte come una delle priorità della nuova amministrazione regionale sia quella di risolvere la questione Ferriera. Tecnicamente, al momento, non è stata comunicata ancora alcuna soluzione e ieri il presidente della Regione non ha riaperto l’argomento.
Per Luca Visentini, segretario regionale della Uil, «la discussione con la nuova giunta regionale sulla possibile chiusura della Ferriera inizia nel peggiore dei modi. La politica degli annunci a mezzo stampa non è di per sè la strada giusta per affrontare problemi delicati che riguardano centinaia e centinaia di famiglie del nostro territorio. Ancora più gravi diventano questi annunci se, come hanno fatto Tondo e Dressi in queste ore, si ripropone la chiusura nel 2009, richiamandosi ad un protocollo, quello firmato nel 2003, che ha perso ogni valore dopo il passaggio della Ferriera nelle mani della Severstal». Il sindacato non aveva firmato quel protocollo «perché non riteneva che vi sarebbero state, nel 2009, le condizioni per ricollocare gli oltre 500 lavoratori diretti e le centinaia di lavoratori dell'indotto».
La Uil, spiega ancora Visentini, «si è resa disponibile a discutere della chiusura nel 2015, da cui ci dividono gli anni necessari per dare vita ad attività industriali ed economiche alternative dove poter ricollocare tutto il personale».

MATTEO UNTERWEGER

 

 

FERRIERA - Barduzzi: emissioni entro i limiti  - «In caso di chiusura chi dovrebbe pagare le bonifiche?»

 

Altro aspetto di riflessione nel caso Ferriera è quello dei terreni. «Nel caso la Servola Spa Gruppo Lucchini-Severstal decidesse di chiudere lo stabilimento, a quel punto chi bonificherebbe l’area per la sua riconversione?». A porre il quesito è Ondina Barduzzi, assessore provinciale all’ambiente. Che aggiunge: «I costi sarebbero talmente alti che non saprei davvero chi potrebbe accollarseli. I terreni sono di proprietà della Lucchini-Severstal e, in parte, dell’Autorità portuale».
CONTROLLI In relazione alle parole pronunciate l’altro giorno dal presidente della Regione, Renzo Tondo, la Barduzzi segnala come «in oltre un anno di supervisione da parte della Provincia, dai camini della Ferriera le emissioni siano sempre rimaste entro i termini di legge. Quello dello stabilimento è comunque un problema nazionale, visto che in Italia ce ne sono solo tre di questo genere. Fin qui, peraltro, sui circa 200 esposti presentati dai residenti di Servola la Cassazione ha dato ragione all’azienda».
BUCCI In serata, il neo-eletto consigliere regionale Maurizio Bucci ha lanciato un messaggio eloquente alla Servola Spa: «Oggi la Ferriera non ha più copertura politica. Adesso sono passato dall’altra parte del tavolo (con l’elezione in Regione, ndr), non sono più da solo e credo di avere accumulato una certa competenza sulla materia dopo due di lavoro in Comune come assessore con delega all’ambiente. A questo punto, chi vuole intendere, intenda».

(m.u.)

 

 

FERRIERA - Spazi sottratti al mare Il sindaco ha le foto - INCHIESTA DELLA PROCURA

 

Dovrà essere ridisegnata la mappa della linea di costa antistante la Ferriera di Servola. Secondo l’inchiesta avviata dal pm Federico Frezza e affidata al geologo Franco Coren, lo stabilimento siderurgico dal 1974 al 2007 ha complessivamente «rubato» al mare più di 40 mila metri quadrati di superficie, equivalenti a otto campi di calcio. In altri termini la Ferriera si è notevolmente allargata a scapito della superficie acquea del vallone di Muggia.
Le foto aeree che dimostrano questa «anomalia», sono già in possesso del sindaco Roberto Dipiazza e lo saranno a breve scadenza anche delle autorità marittime. Per questi «nuovi» otto campi di calcio, nessuno ha infatti mai pagato i relativi canoni di concessione demaniale marittima. E non è difficile ipotizzare che sia in arrivo una nuova «tegola» per l’attuale proprietà dello stabilimento. Una «tegola» finanziaria ma nessun procedimento penale.
L’inchiesta ha infatti dimostrato che l’interramento si è concretizzato quasi totalmente tra il 1974 e il 1990, quando la Ferriera era gestita prima dai manager dell’Ilva, poi da un commissario nominato dal Governo, e infine dal gruppo Pittini, proprietario delle Ferriere Nord di Osoppo.
Le foto aeree e le mappe preesistenti all’inchiesta, hanno inoltre dimostrato che tra il 1990 e il 2003, l’interramento è continuato, ma in modo assolutamente episodico e quasi irrilevante. Sono stati strappati al mare solo duemila metri quadrati di terreno. Poi dal 2003, più nulla. Dal momento che questi reati si prescrivono in quattro anni e mezzo, è evidente che l’inchiesta ha un valore quasi esclusivamente storico e il gruppo Lucchini-Severstal è esente da ogni responsabilità di tipo penale.
L’interramento è stato ottenuto attraverso lo scarico in mare di materiale di scarto proveniente dalla stessa ferriera. Dovrebbe trattarsi di loppa ma non sono stati ancora effettuati prelievi o «carotaggi» del fondo marino. In alcune zone la linea di costa è avanzata anche di 75 metri, in altri molto meno. Ma nessuno, prima che il pm Federico Frezza avviasse l’inchiesta, lo aveva mai segnalato. Otto campi di calcio rimasti per vent’anni «fantasma».

CLAUDIO ERNÈ

 

 

FERRIERA - Ecco perché non si può dismettere  - L’AUTORIZZAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE RESTA

 

L’ordinanza comunale può arrivare solo con sforamenti continuati

L’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) è stata rilasciata alla Servola Spa Gruppo Lucchini-Severstal dalla Regione, si tratta di un provvedimento che ha la forza di legge regionale e una validità di sei anni (con verifiche periodiche sull’effettuazione degli adeguamenti programmati). È stata istituita a livello nazionale, dando la possibilità alle aziende di richiederla.
PRESCRIZIONI Prevede una lunga serie di rigorosi interventi a tutela dell’ambiente e della salute dei lavoratori, oltre a richiedere l’invio dei dati di monitoraggio (rilevati dai sei punti di campionamento interni) all’Arpa ogni trenta giorni. L’intera documentazione va mandata annualmente (il 30 aprile) a Regione e ministero affinché sia verificata la conformità degli impianti. Mensilmente dev’essere verificata la salute del mare prospiciente la fabbrica, nel quale altri approfondimenti sono necessari ogni sei mesi (controlli che spaziano dal Ph alla temperatura e alla presenza di sostanze e sulle acque di falda che saranno controllate da 10 piezometri a diversa profondità) e di anno in anno (con la valutazione dei sedimenti e dell’accumulo di «veleni» nei mitili).
REVOCA Un’eventuale revoca dell’Aia non è stata per ora presa in considerazione dalla neo-insediata giunta Tondo, che non ha avuto il tempo materiale per discutere tecnicamente della Ferriera. «L’autorizzazione è un atto compiuto, che può essere impugnato da terzi. Per farlo la Regione dovrebbe avere delle motivazioni giuridiche molto forti, anche perché la Lucchini-Severstal potrebbe poi ricorrere a sua volta. Gli strumenti per mantenere attiva o per chiudere la Ferriera sono comunque a disposizione di molti, a cominciare dal sindaco di Trieste che ha la facoltà di intervenire (con ordinanza, ndr) a tutela della salute dei cittadini», spiega dal canto suo Gianfranco Moretton, ex vicepresidente e assessore regionale all’ambiente nella giunta Illy. «Tutti siamo convinti che arrivare a una riconversione dello stabilimento sia un obiettivo importante - conclude Moretton -, ma ciò dovrà eventualmente avvenire nel rispetto delle garanzie occupazionali dei lavoratori (la Ferriera ha 545 dipendenti, ndr) e degli aspetti giuridico-legali che disciplinano la materia».
SINDACO Nel caso di comprovati rischi per la salute dei cittadini, è il sindaco, nel caso specifico Roberto Dipiazza, a poter decidere attraverso un’ordinanza la chiusura dello stabilimento sulla base di un prolungato e accertato superamento dei valori massimi di inquinamento imposti dalla legge. Si tratta di una situazione che si è già verificata a Piombino.

(m.u.)

 

I Verdi: no al progetto all’ex Maddalena

 

I Verdi per la pace protestano contro la riqualificazione dell’area ex Maddalena. «Nonostante l’aria di primavera che ci invita a uscire e a godere del nostro splendido territorio e delle sue bellezze, una parte della città è stata violentata dall’ennesimo intervento che vedrà sorgere nell’area della Maddalena negozi (per un totale di 5.000 metri quadri di area commerciale), 250 alloggi di edilizia residenziale pubblica e relativi parcheggi - si legge in una nota a firma Alfredo Racovelli e Giorgia Visintin -. Si tratta di un parco che risale agli inizi del ‘900 e che evidentemente era di ingombro per il nuovo progetto di riconversione visto che attualmente non è rimasta nemmeno una specie vivente in quel territorio ovvero arbusti, ippocastani centenari, frassini ecc., compresi gli ulivi per la pace donati nel 2000». La lettera chiama poi in causa Dipiazza: «Il sindaco in consiglio ha ribadito che su di un’area privata il Comune non può fare nulla per cui il privato può fare quello che vuole. Ma è proprio così? In realtà il regolamento sul verde pubblico e in particolare l’articolo 38 permette all’amministrazione di intervenire a tutela del verde che sorge su di un’area privata». Infine, un auspicio: «Vedremo se il sesto assessore a pianificazione e ambiente dal 2001 ad oggi saprà tenerne conto».

 

 

Borgo Teresiano solo per pedoni Lo chiede il comitato Cosapu  - «Il percorso parte da piazza Libertà, passa da largo Panfili e termina in piazza Venezia»

 

Lo studio per salvare i masegni verrà proposto al Comune

Un’ area pedonale più estesa nel centro di Trieste che collega il Borgo Teresiano al Borgo Giuseppino. Il tutto per salvaguardare i masegni che raccontano la storia degli ultimi anni di vita triestini narrati magari dai segni incisi sul lastricato.
Il nuovo progetto, stilato dal Comitato per la Salvaguardia del patrimonio Urbano di Trieste, Cosapu, con l'aiuto di uno studio specializzato di architetti, sarà presentato domani a Trieste nel corso di una conferenza ospitata dal Circolo della Stampa.
«Presentiamo un progetto di percorso pedonale – spiega il presidente del Comitato, Bruno Cavicchioli- che, partendo da piazza Libertà, si snoda dapprima nel Borgo Teresiano, passando per Largo Panfili, Via Trento, Via Cassa di Risparmio, Piazza della Borsa, Piazza Unità, Via Cavana, Piazza. Hortis, Via Torino, per terminare nel Borgo Giuseppino in Piazza Venezia». «Tutto il percorso – commenta Cavicchioli - è, in parte, sfuggito alla furia iconoclasta del Comune di Trieste, Acegas e Autorità Portuale ed è ancora ricco di lastricati originari da recuperare».
Alla conferenza che presenterà in dettaglio il nuovo progetto seguirà la presentazione formale del progetto al Comune. «Speriamo che la nostra proposta venga accolta favorevolmente anche perché è anche nell’ interesse di Trieste – nota il presidente Cosapu – Peraltro, non a caso, abbiamo già invitato alla presentazione di giovedì anche l’assessore comunale Franco Bandelli».
E i soldi per finanziare il nuovo percorso pedonale ? «Non servono cifre assurde e si possono ricavare tranquillamente da altri progetti che invece rischiano di distruggere la bellezza di questa città – commenta Cavicchioli - Noi qui abbiamo decenni di storia e c'è chi invece vuole sconvolgerla costruendo magari ponti in cemento e ferro, per esempio sul Canale Grande». Attacco diretto al progetto Ponte Bailey.
Ma qual’è l’iter per portare avanti l’iniziativa? «Abbiamo bisogno di una specie di protocollo d’intesa sul modello di quello già adottato a Venezia- spiega Cavicchioli - Si tratta di un documento stilato dalla Soprintendenza di Venezia, che ha imposto al Comune della laguna la stretta osservanza di regole rigidissime nel trattare i masegni dei lastricati». Secondo il presidente Cosapu, tra le nuove norme veneziane che potrebbero essere applicate anche a Trieste, spiccano per esempio alcune che obbligano il Comune della laguna al «recupero di antichi arnesi in legno, indicando la composizione delle malte o creando una scuola di scalpellini e specialisti nel trattare il materiale che, prima di essere asportato viene fotografato, numerato, catalogato, incellofanato su pallets e riposizionato»
Il nuovo progetto sulla pedonalizzazione di Trieste segue innumerevoli iniziative del Comitato Cosapu il cui obiettivo dichiarato da anni è «la difesa di un immenso patrimonio finora oltraggiato e che invece deve essere rivalutato con il recupero di ogni singola pietra che a sua volta deve essere censita, restaurata e rimessa al proprio posto». Il tutto partendo da uno scenario che vede il carattere della città fortemente condizionata dagli spazi, dalle piazze o dalle strade .
Al centro delle attività Cosapu - il problema della rimozione e della sostituzione delle lastre di pavimentazione di una larga parte del centro cittadino. Secondo il Comitato, alcune parti del lastricato risalgono alla seconda metà del settecento, altre alla seconda metà dell’ottocento.

GABRIELA PREDA

 

 

I corridoi transeuropei costeranno il 17% in più - Bruxelles preoccupata dei ritardi nei progetti: l’Italia dovrà lavorare di più

 

BRUXELLES I trenta progetti prioritari di reti transeuropee costeranno oltre 397 miliardi di euro, quasi il 17% in più rispetto a quanto preventivato nel 2004 (340 miliardi). La cifra, resa nota dalla Commissione europea in base a informazioni ricevute dagli Stati membri nell'aprile scorso per una verifica dei progressi fatti, è più alta di quella contenuta in uno studio già realizzato a cura del Parlamento europeo (379 miliardi, pari all'11,6% in più).
Ma a preoccupare Bruxelles, più dell'aumento dei costi - dovuti soprattutto ai ritardi nella realizzazione o ai tempi di preparazione dei progetti -, è lo scarso sforzo che la stragrande maggioranza degli Stati (tra i quali l'Italia) ha fatto finora per il finanziamento delle infrastrutture di trasporto. I Paesi dovranno trovare 250 miliardi di euro tra fondi pubblici e privati per far diventare realtà i trenta progetti prioritari. Alle battute finali del suo incarico alla guida dei Trasporti, il commissario Ue Jacques Barrot che lascerà il testimone all'italiano destinato a sostituire Franco Frattini, futuro ministro degli Esteri, non risparmia una «tirata d'orecchie» agli Stati membri colpevoli, a suo avviso, di aver ridotto notevolmente - ad un misero 0,5% del pil contro l'1,5% degli anni '80 - gli investimenti. Secondo il rapporto della Commissione sulle reti transeuropee, l'Italia è il Paese che dovrà fare ancora lo sforzo maggiore dopo il 2013, Per la Torino-Lione, Barrot riconosce che «si è perso tempo» L'investimento complessivo per il corridoio che va verso Trieste e Divaca fino a Budapest supera i 60 miliardi. Ma rimangono ancora da mettere in cantiere dopo il 2013 opere per 42,48 miliardi di euro, decisamente il pacchetto più consistente sul totale di 120,3 miliardi di euro previsti per i trenta progetti prioritari.

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 6 maggio 2008 

 

 

Tondo: chiudere la Ferriera è una priorità - «Proveremo a recuperare il tempo perso ripartendo dal protocollo Matteoli»

 

È una priorità della giunta Tondo favorire la procedura di chiusura e riconversione della Ferriera di Servola. Un tema battuto in campagna elettorale dal candidato governatore del Friuli Venezia Giulia, ribadito anche nel giorno dell’insediamento ufficiale della sua giunta regionale in piazza Unità.
«Sulla Ferriera cercheremo di recuperare il tempo perduto», sono state le parole pronunciate ieri pomeriggio da Renzo Tondo. E quando parla di «tempo perduto» il presidente della Regione si riferisce precisamente al 14 ottobre 2003, data in cui l’allora ministro Altero Matteoli firmò assieme agli enti locali e alla Lucchini spa, proprietaria dell’impianto siderurgico, un protocollo d’intesa per la dismissione entro il 2009 della Ferriera di Servola.
«Ripartiremo da quel documento», è la promessa di Tondo che confida anche nel rientro dello stesso Matteoli, «amico del Friuli Venezia Giulia», nella squadra del governo Berlusconi. Se l’esponente del Popolo della libertà, sponda An, non dovesse tornare ad occuparsi del ministero dell’Ambiente toccherà a qualcun altro prendere in mano la patata bollente. Che bollente così non è, almeno secondo Sergio Dressi, già assessore con delega al Lavoro e Industria prima dell’era Illy. Al fianco di Tondo.
È proprio l’esponente triestino di An - candidato in pectore a ricoprire lo stesso assessorato di un tempo, ma rimasto fuori dalla giunta regionale - a spiegare quale dovrebbe essere il percorso auspicato da Tondo. «Abbiamo perso cinque anni, grazie alla giunta Illy, ma adesso sono emersi due fatti nuovi. Diciamo due coincidenze favorevoli», sostiene Dressi. Coincidenze politiche che ripropongono a Roma il premier Silvio Berlusconi e a Trieste il governatore Renzo Tondo. «Si ripresentano le stesse condizioni del 2002, anno in cui iniziò questo percorso fra due governi amici. Anche l’amministrazione comunale è la stessa (solo la Provincia è passata al centrosinistra, ndr) - sottolinea - mentre la proprietà della Ferriera non è più rappresentata dalla Lucchini, che aveva sottoscritto il protocollo, ma dalla Severstal». Un cambiamento di non poco conto, perché la partita è tutta economica. Sarà necessario dunque un tavolo fra le parti per capire se anche la Severstal è interessata al business della riconversione dell’area dove insiste l’impianto siderurgico.
«Dopo il paradosso dello studio affidato dalla Regione alla società Omnia dell’ingegner Giovanni Gambardella, costato 138mila euro, è finalmente possibile tornare a prendere in mano il protocollo Matteoli», afferma Dressi. Indicando nella piattaforma logistica e in altre realtà industriali il futuro dell’area dove sorge la Ferriera. Accanto al percorso di demolizione e contestuale bonifica, che all’epoca doveva essere affidata a Sviluppo Italia, l’ex assessore regionale al Lavoro e all’Industria indica la riconversione e riqualificazione professionale degli operai. In ballo ci sono 500 dipendenti a cui bisogna sommare anche un indotto di almeno altri 300. Non è mica uno scherzo. Numeri che non spaventano Dressi ed evidentemente neanche Tondo. «Già nel 2003 c’erano molti interessi da parte dei privati per la piattaforma logistica, a cominciare dalla Gavio, per non parlare dei sudcoreani. La legge Obiettivo, dopo l’accordo Tondo-Berlusconi, stabiliva un finanziamento pubblico - ricorda - mentre era previsto anche un Distripark, con una serie di realtà industriali per il riconfezionamento delle merci». Tutte attività lavorative, tra cui la manutenzione, in cui impiegare i dipendenti della Ferriera».
Un percorso a tappe che dovrà ricevere il benestare della proprietà. «Bisognerà convincerli a chiudere nel 2009, proponendo lo stesso percorso sposato dalla Lucchini», sostiene Dressi. Preoccupato solo da un aspetto: la proroga del Cip6. È il contributo per le fonti di energia assimilabili alle energie alternative, di cui la Ferriera beneficia per la centrale di cogenerazione. Un affare di non poco conto. «È stato l’ultimo regalo del governo Prodi (doveva scadere nel 2009, ndr), bisognerà convincere la Severstal - dice l’ex assessore regionale - che è la logistica il vero investimento».

PIETRO COMELLI

 

 

Duino, Veronese chiede che la Provincia tratti sugli elettrodotti

 

DUINO AURISINA Approda anche in Consiglio provinciale la questione degli elettrodotti e del passaggio dei tralicci a Duino Aurisina. Con una mozione da discutere nella prossima seduta, il consigliere Massimo Veronese (ha doppio ruolo, in Provincia e in Comune a Duino Aurisina) ha chiesto alla Provincia di farsi garante dell’istituzione di un «tavolo di coordinamento tra Comuni e gli altri operatori pubblici e privati del territorio carsico per predisporre, attraverso metodi partecipativi, un protocollo d'intesa che definisca le linee guida per la zonizzazione dei ”corridoi tecnologici” e le modalità tecniche alle quali vincolare la realizzazione delle prossime strutture di trasporto di energia, gas e carburanti». Il tavolo avrebbe lo scopo di trovare un accordo tra tutte le parti coinvolte dal passaggio d’infrastrutture, in modo da creare un «gruppo di pressione» per poter contrattare al meglio con quanti chiedono di attraversare il territorio per trasportare energia. Il tavolo - auspica il centrosinistra - dovrebbe prevedere procedure partecipative, affinché la popolazione interessata possa avere voce in capitolo ed esprimere direttamente le proprie opinioni di fronte agli amministratori.
Trovare un accordo a livello provinciale è quanto mai urgente per il centrosinistra. «La liberalizzazione della vendita dell'energia elettrica - dice Veronese - causerà un aumento dei fornitori e delle richieste di utilizzo di servitù di passaggio sul nostro territorio: dobbiamo prepararci a questa evenienza. Non è pensabile che il territorio che subisce il passaggio di vettori come gli elettrodotti non ottenga indennizzi. E il potenziale raddoppio della centrale nucleare di Krsko in Slovenia non farà che aumentare la produzione di energia diretta a Occidente: Duino Aurisina sarà certo coinvolta in questo processo, con una maggiore richiesta di passaggio di future infrastrutture».

(fr.c.)

 

 

SNAM - Metanodotto Trieste - Grado Villesse

Avviso al Pubblico - Istanza di pronuncia di compatibilita' ambientale al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare al Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali.

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 5 maggio 2008 

 

 

Ferriera, calano rispetto al 2007 le emissioni di sostanze nocive  - Hanno inciso in modo sensibile le condizioni meteo. In arrivo criteri più rigidi per i controlli

 

I dati degli studiosi incaricati dalla Procura in linea con i valori dell’Arpa

Le condizioni climatiche di febbraio e marzo - vento e piogge - hanno mantenuto bassi nell’atmosfera di Servola i valori delle polveri sottili e del benzoapirene.
Lo dicono le misure delle centraline poste in vari punti nella «cintura di sicurezza» allestita attorno alla Ferriera su ndicazione della Procura della Repubblica. Nelle vie Carpineto, Giardini, San Lorenzo, Pitacco e Svevo, dove gli apparecchi di rilevazione sono gestiti dall’Arpa, dal Cigrua e dalla società Sanitas, i valori misurati non si sono discostati significativamente gli uni dagli altri. Le differenze sono spiegabili sia dalle diverse distanze dei punti di rilevazione dagli impianti siderurgici, in particolare la cokeria e l’agglomerazione, sia dalle diverse altezze sul livello di mare dell’abitato di Servola.
Gli sforamenti delle polveri sottili sono emersi dalle prime misure effettuate rispettivamente il 20 e 28 febbraio e il 2 marzo accanto all’ex scuola intitolata a «Damiano Chiesa» e in via Pitacco. I valori variano dai 50,2 microgrammi per metro cubo d’aria, misurati domenica 2 marzo accanto alla scuola, ai 77,4 rivelati in via Pitacco il 28 febbraio. Dal 12 marzo al 21 marzo è stato misurato un unico superamento dei valori limite. «Un valore anomalo di 69,2 microgrammi, in via Pitacco, in posizione prossima alla cokeria» scrivono i ricercatori del Cigra nella relazione al pm Federico Frezza.
Nello stesso periodo febbraio-marzo del 2007 gli sforamenti erano stati ben più massicci e numerosi e il miglioramento viene spiegato anche guardando alle diverse condizioni climatiche. Vento e piogge nel 2008; atmosfera «ferma» e assenza di precipitazioni l’anno prima.
A breve scadenza le normative europee obbligheranno però a tener conto nella valutazione complessiva dell’impatto delle polveri sottili anche delle pm 2,5 e non solo delle pm 10. Secondo quanto è emerso finora le emissioni della Ferriera sono al di là della soglia prevista, ma deve essere ancora valutato l’effetto dei lavori di miglioramento ancora in corso avviati dal gruppo Lucchini-Severstal.
Tra febbraio e marzo anche i livelli di benzoapirene sono risultati di gran lunga migliori di quelli misurati nello stesso periodo del 2007. Le centraline della «cintura di sicurezza» hanno rilevato percentuali sempre inferiori agli 0,2 nanogrammi per metro cubo d’aria. Anche in queste misure la soglia di legge sta comunque per abbassarsi: recenti studi in Germania hanno sottolineato che la presenza di ozono nell’aria atmosferica, ossida il benzoapire. In sintesi l’ozono ne riduce la quantità rilevabile. Ciò comporta un necessario adattamento delle centraline. Come ha spiegato il dottor Pierluigi Barbieri del Cigra, «i risultati finora riportati sarebbero sensibilmente sottostimati rispetto ai dati reali di benzoapirene atmosferico effettivo».

CLAUDIO ERNÉ

 

 

Coped-Camminatrieste vara nuove iniziative

 

Continua il ciclo di iniziative promosse dall’associazione Coped-Camminatrieste a tutela dei diritti del pedone e della sicurezza stradale. L’associazione in passato ha varato diverse manifestazioni che in particolare hanno visto insieme anziani e allievi delle scuole primarie. Venerdì prossimo avrà luogo una passeggiata sul Carso senza confini, intorno alle grotte di San Canzian e Lipizza. Giovedì 22 maggio invece studenti e pedoni insieme a nonni e nipoti passeggeranno attraverso la pista ciclopedonale con partenza da Altura e pranzo al sacco in val Rosandra. Il centro di riferimento per queste iniziative è la sede di Coped-Camminatrieste in via Foscolo 7.

 

 

La russa Lukoil sbarca in Croazia: punta al rigassificatore di Veglia  - La compagnia petrolifera guarda anche all’oleodotto Janaf

 

Pronto il progetto per un deposito di greggio a Ploce capace di accogliere 200mila metri cubi

FIUME I petrolieri russi sbarcano in Croazia. Se ne era già parlato all’inizio dell’anno sulla base di indiscrezioni corredate da un punto interrogativo. Che ora è stato rimosso. La Lukoil, una delle maggiori compagnie petrolifere mondiali (oltre 90 milioni di tonnellate di petrolio estratte l’anno scorso, con l’aggiunta di 7,6 milioni di metri cubi di gas), ha fatto ufficialmente il suo ingresso sul mercato croato con l’acquisto di sette distributori nelle aree di Zagabria e Spalato. Le stazioni di servizio in questione appartenevano finora alla piccola compagnia privata Europa Mil. Il colosso moscovita del petrolio e gas naturale – che probabilmente non si accontenterà di recitare solo un ruolo di comprimario in Croazia – comincia quindi a proporsi come alternativa alla croata Ina (con forte partecipazione dell’ungherese Mol) e all’austriaca Omv, quest’ultima comunque relegata tuttora a un ruolo secondario. E non appare certo privo di significato il fatto che Lukoil detenga già una quota azionaria della compagnia magiara.
All’inizio dell’anno c’era stato un primo ma chiaro segnale delle intenzioni del Cremlino e, quindi, di Vladimir Putin in persona: l’apertura a Zagabria di una sede di rappresentanza Lukoil, affidata – guarda caso – a quel Nikolai Ivcikov che pare essere stato il protagonista dell’allargamento a Ovest del gigante russo. Come si era esattamente pronosticato circa quattro mesi fa, l’ingresso di Lukoil in Croazia è avvenuto attraverso la «porta di servizio» bosniaca, ovvero la cosiddetta Repubblica serba di Bosnia, legata al governo di Belgrado. Dopo essersi assicurato il controllo del mercato petrolifero in Serbia (e dopo aver fatto lo stesso in Bulgaria, Romania, Macedonia, ecc.), il gigante russo non ha certo dovuto penare per acquisire la raffineria di Bosanski Brod, nella predetta enclave serbo-bosniaca. Una mossa che ha assicurato a Lukoil anche un’altro asso nella manica: una «testa di ponte» nell’area portuale di Ploce, in Dalmazia. Qui, per il momento, la maggiore compagnia petrolifera russa si limita ad avvalersi in subaffitto di un impianto di deposito della capacità di 24 mila metri cubi, dal quale viene alimentata la suddetta raffineria di Bosanski Brod e quindi rifornito di derivati il mercato bosniaco.
Sempre sulla base di informazioni ufficiose, tuttavia, a Ploce Lukoil non sarebbe disposta ad accontentarsi dei serbatoi in affitto, ma – sempre facendo leva sulla posizione di privilegio bosniaca nell’area portuale della cittadina alla foce della Narenta (Neretva) – starebbe progettando l’allestimento di una grossa area di stoccaggio. Si parla di un complesso con serbatoi fino a 200 mila metri cubi, che andrebbe a interpolarsi nelle strutture bosniache in questo scalo portuale dalmata grazie a misteriosi e contestati accordi intercorsi più di un decennio fa tra Zagabria e Sarajevo. Accordi che assegnerebbero, appunto, una posizione di favore o privilegiata all’economia bosniaca nella zona portuale di Ploce. Come che sia, l’acquisizione dei sette distributori di carburante nelle aree di Zagabria e Spalato da parte di Lukoil potrebbe costituire solo il primo passo in una cornice strategica più ampia. Che non si fermerebbe solo a controllare una fetta del mercato dei derivati in Croazia, ma punterebbe a bersagli molto più appetibili. Come l’oleodotto Janaf (dall’isola di Veglia verso il confine ungherese e, a Est, verso la Serbia) o come il rigassificatore (o terminal Lng) che secondo gli esperti avrebbe la sua collocazione ottimale proprio sul versante Nord dell’isola quarnerina. (f.r.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 4 maggio 2008 

 

 

L’elettrodotto di Visogliano non sarà interrato  - Nuova proposta della Terna: tralicci più alti e lontani dalle case

 

Il sindaco Ret: «Mi sembra comunque una buona base da cui partire»

DUINO AURISINA Niente più interramenti per l'elettrodotto che passa per Visogliano e San Pelagio. Si ridiscute, a Duino Aurisina, il nuovo tracciato dell'alta tensione, su proposta della Terna, la società che gestisce buona parte degli elettrodotti nazionali. Dopo l'accordo del settembre 2006, quando il comune aveva dato parere favorevole al tracciato che prevedeva l'interramento a Visogliano e lo spostamento dell'alta tensione dalla zona delle case di San Pelagio - e dopo una ulteriore richiesta di interramento anche per San Pelagio - ora il Comune si trova di fronte a una nuova proposta di progetto, ancora diversa. Nulla verrebbe più interrato, ma per quanto riguarda Visogliano l'alta tensione verrebbe posizionata su tralicci molto più alti degli attuali, e spostata lontano dalle case. Una soluzione che, a prima vista, sembra non essere negativa, ed è stata accettata con una visione possibilista da parte del sindaco. Niente interramenti neanche a San Pelagio, ma anche qui uno spostamento e un innalzamento, che avvantaggerebbe i residenti, ma non i coltivatori della zona, poiché il tracciato continuerà a passare lungo i campi dei contadini.
«Abbiamo ricevuto la nuova proposta la settimana scorsa - spiega il sindaco Ret - e ho subito fissato una riunione dei capigruppo, aperta anche agli altri consiglieri, per giovedì. Giovedì dovremo iniziare a guardare questo nuovo progetto, che in linea di massima con alcuni residenti è già stato condiviso: anche se non c'è l'interramento, lo spostamento dei tralicci e l'innalzamento della linea sembra una buona soluzione da cui partire».
Sarà una conferenza dei servizi, che dovrà venir convocata a livello regionale (le modifiche alla rete dell'energia elettrica non riguardano solo il territorio di Duino Aurisina, ma anche parti di Carso che competono al comune di Trieste, e tutta la zona del mandamento monfalconese), il tavolo definitivo dove approvare il progetto: una conferenza nella quale i singoli comuni interessati dalle modifiche della rete elettrica avranno voce in capitolo, e dovranno approdare con alle spalle il voto dei rispettivi consigli comunali. Su questo fronte si inserisce anche l'iniziativa del consigliere d'opposizione a Duino Aurisina Maurizio Rozza, che proprio nei giorni scorsi aveva chiesto l'annullamento dei precedenti pareri positivi del consiglio comunale per pensare a nuove vie per l'elettrodotto, e non solo, anche a sistemi più moderni di passaggio dell'energia elettrica.
«Quello che emerge dalla nuova bozza di progetto presentata dalla Terna - spiega ancora il sindaco Ret - è che l'interramento dei cavi dell'alta tensione potrebbe non essere la soluzione migliore, rispetto alla scelta di allontanare fisicamente dalle case la rete stessa. Dobbiamo tenere conto di molti aspetti - dice il sindaco - non ultimo quello che riguarda il tipo di terreno carsico, e la profondità di interramento. Comunque ne discuteremo in maniera approfondita».
Ma accanto alle istanze relative alla salute, si discute anche di indennizzi, e su questo Ret appare molto deciso: «Questo territorio è stato sfruttato come corridoio infrastrutturale da tutto e tutti: metano, oleodotto, energia elettrica e autostrade. Duino Aurisina non ha mai ricevuto alcun indennizzo, e io sono motivato a combattere per questo». A chiedere tutela a gran voce sono in particolare gliagricoltori, a seguito del passaggio lungo i campi della rete elettrica, la presenza dei tralicci, il potenziale danno alla salute dei contadini (in merito c'è una nuova norma europea, segnalata da Rozza, dove si tutela proprio gli agricoltori che passano più di quattro ore al giorno nei campi all'ombra dei tralicci dell'alta tensione) e anche alla qualità dei prodotti agricoli coltivati sotto i campi elettromagnetici. Alleanza contadina, presa visione del nuovo progetto, ha chiesto un incontro al sindaco - che si svolgerà domani in municipio - per ribadire i diritti degli agricoltori, ma anche pensare alla questione indennizzi.
Francesca Capodanno

 

 

Via alla ferrovia Fiume-Botovo L’alta velocità pronta nel 2014  - Entro due mesi lo studio di fattibilità, fra un anno i cantieri

 

Il porto croato diventerà concorrente di Trieste e Capodistria

FIUME Il progetto sta per venire alla luce, come pure lo studio sull’impatto ambientale, mentre nei prossimi due mesi sarà varato lo studio di fattibilità. Seguiranno le procedure per l’ottenimento del permesso di costruzione, mentre i lavori veri e propri dovrebbero cominciare nella primavera 2009. Zagabria non perde tempo con quello che gli esperti hanno definito il più grande progetto infrastrutturale del secolo per la Croazia: la ferrovia pianeggiante Fiume-Botovo, al confine con l’Ungheria, che dovrebbe entrare in funzione nel 2014. La nuova strada ferrata è destinata a cambiare in meglio le sorti della Fiume portuale, di una città che da secoli è il terminale (o la parte iniziale) dei trasporti su rotaia dell’Ungheria e di una vasta porzione mitteleuropea.
«Stiamo procedendo a ritmi molto spediti», ha dichiarato Stjepan Kralj, direttore del progetto: «Abbiamo definito i corridoi e alcune loro varianti e portato a termine i lavori di ricerca. Si tratta di un’opera di difficile, complessa realizzazione, specie il segmento che attraversa la vallata di Vinodol, poche decine di chilometri a est di Fiume. Studiando l’area siamo venuti a conclusione che dobbiamo approntare una galleria in più rispetto a quanto pianificato».
La ferrovia di pianura, a doppio binario, verrà a costare sui 8 miliardi di kune, circa un miliardo e 100 milioni di euro, cifra esorbitante che vedrà la Croazia ricorrere ad un megaprestito della Banca europea per gli investimenti. Da Botovo a Zagabria si procederà alla ricostruzione della linea ferroviaria, mentre da Fiume a Karlovac si costruirà dunque un collegamento ex novo, che andrà a sostituire la vecchia tratta, inaugurata nel lontanissimo 1873 e non più in grado di reggere l’urto delle sollecitazioni d’oggigiorno. La nuova infrastruttura sarà lunga 269 chilometri, con tempi di percorrenza (trasporto passeggeri) di due ore da Fiume a Botovo e di soli 60 minuti dal capoluogo quarnerino alla capitale croata.
I treni passeggeri potranno sviluppare velocità fino a 250 km orari, quelli merci toccheranno i 120. La nuova linea di pianura, che comprenderà la costruzione di viadotti, ponti e trafori, consentirà un trasporto merci annuo di circa 25 milioni di tonnellate, con tempi di percorrenza molto inferiori rispetto agli attuali: il nuovo tracciato della Fiume-Karlovac sarà accorciato addirittura di 54 chilometri.
«Fiume spiccherà un invidiabile salto verso l’alto - così il ministro del Mare, Trasporti e Infrastrutture, Bozidar Kalmeta - diventando una formidabile concorrente per i porti di Trieste e di Capodistria. Le tariffe dei trasporti in direzione dello Stato magiaro e dei Paesi del Centro Europa caleranno sensibilmente, risultando inferiori di ben tre volte rispetto ai costi di oggi». Secondo Kalmeta, i carichi potrebbero lievitare per decine di punti percentuali fino al 2015 in seguito all’ espansione dei mercati russi e asiatici.
Per il direttore generale della Luka, l’azienda portuale fiumana, Denis Vukorepa, la ferrovia pianeggiante permetterà al porto di avere una movimentazione merci annuale di 30 milioni di tonnellate.
Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 3 maggio 2008 

 

 

Wwf: stop al Riviera allargato  - PIANO DI AMPLIAMENTO DELL’ALBERGO  - Secondo gli ambientalisti sarebbe altro cemento sulla Costiera

 

Il Wwf insorge contro l’ampliamento dell’hotel Riviera di Grignano, per il quale è ancora in corso la procedura di valutazione dell’impatto ambientale regionale. In una nota l’associazione ambientalista sostiene di aver rilevato tra le osservazioni presentate nell’ambito di tale procedura (e di recente integrate) «gli effetti negativi di questo progetto sul delicatissimo ambiente costiero».
Secondo il Wwf, infatti, verrebbe infatti cementificata l’area compresa tra l’attuale albergo e il sottostante stabilimento balneare, eliminando completamente un’importante e ricca fascia boscata, che fa parte del «corridoio ecologico» rappresentato dall’insieme delle superfici costiere ancora non urbanizzate.
Si tratta, osserva il Wwf di un’area prossima al sito di importanza comunitaria e alla zona di protezione speciale, istituite in ottemperanza alle disposizioni europee sulla tutela della natura e dell’avifauna selvatica. «Questi aspetti – rilerva il Wef – non sono stati però adeguatamente analizzati negli studi presentati dalla società proponente Magesta spa. Sono stati completamente trascurati anche gli effetti (negativi) cumulativi e sinergici, sugli equilibri ecologici e ambientali, tra questo progetto e altri numerosi interventi edificatori già realizzati lungo la Costiera».

 

 

Dall’Università della terza età 35 «sì» alle analisi di raffronto con i servolani - L’AZIENDA SANITARIA FISSERÀ I PRELIEVI

 

Sono 35, hanno detto di sì. È stato individuato all’Università della terza età che, interpellata dall’Azienda sanitaria, aveva dato la propria disponibilità a collaborare all’iniziativa, il campione di cittadini disposti a offrirsi spontaneamente per analisi del sangue e delle urine come test di raffronto rispetto agli abitanti di Servola che lo hanno appena concluso.
Si tratta di 35 persone che dovranno dimostrare di vivere in zone non inquinate e parzialmente anche sull’altipiano carsico il cui elenco, completo di «consenso informato», verrà ritirato martedì dai medici del Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria che poi provvederanno a fissare appuntamenti personali con ciascuno. Ma il gruppo ha già ricevuto, nella sede di via Lazzaretto vecchio dove frequenta i corsi, sia tutto il materiale informativo necessario sia il contenitore che servirà per le urine.
Sotto controllo, un’altra volta, i livelli di alcuni metalli nel sangue (cadmio, piombo e manganese) e la presenza o meno di metaboliti degli idrocarburi policiclici aromatici, cioé sostanze-sentinella che ne denunciano la concentrazione.
«Sono persone con grande sensibilità e senso civico - approva il presidente dell’Università della terza età, Ugo Lupatelli - e a noi ha fatto piacere collaborare a un’azione utile per la città».
Si completerà così la seconda fase del progetto «Ferriera & salute» che anche di recente ha continuato a sollecitare commenti eccitati. I risultati, elaborati dal Laboratorio di tossicologia industriale dell’Università di Brescia, hanno infatti dimostrato una situazione del tutto rassicurante circa l’assorbimento corporeo di sostanze nel sangue e nei liquidi biologici del gruppo di cittadini scelti fra quelli che avevano sollecitato la Sanità pubblica a verificare l’incidenza dei fumi prodotti dalla Ferriera.
L’esito era stato accolto con un certo scetticismo perfino dagli interessati, gli abitanti di Servola, pur contenti di apprendere che il loro corpo - nonostante polveri sottili, puzze, fumi - non era diventato un deposito di piombo e di benzoapirene, sostanze tutte di provata cancerogenità. Dipiazza l’aveva quasi rigettato parlando di «coperture politiche» e di fatto lanciando pesanti accuse all’Azienda sanitaria, ricevendo in risposta un netto «altolà» da Franco Rotelli, direttore generale dell’Azienda sanitaria, che aveva invitato il sindaco a fare il sindaco e a lasciare ai tecnici il proprio mestiere, difendendo altresì la neutralità doverosa di un ente di Sanità pubblica e nel contempo la professionalità indiscussa del laboratorio bresciano. La Lucchini, per parte sua, si era detta soddisfatta dei risultati promettendo indagini sanitarie su tutti i lavoratori della Ferriera (anche le analisi sugli operai della cokeria non sono state giudicate particolarmente allarmanti per la salute).
Infine era necessario appunto completare la fotografia con un campione di raffronto, uguale per età e abitudini di vita, ma differente per indirizzo anagrafico, in modo da selezionare i risultati della zona inquinata e di quella più pulita. Per scegliere i volontari l’Azienda sanitaria ha puntato sull’Università della terza età in quanto la maggioranza di coloro che le analisi le aveva invece chieste era attorno o oltre i 60 anni di età. Si è tenuta una lezione informativa ed è stato lanciato l’appello. Bisognerà vedere se 35 cittadini sono sufficienti, visto che il gruppo precedente era alquanto più numeroso.
g. z.

 

Il Verde duinese Rozza: «Elettrodotto da interrare»  - L’ecologista porta a sostegno della proposta nuove norme Ue e dati sulla nocività

 

Il consigliere chiede al Comune di trattare con Terna spa

DUINO AURISINA Ci riprova, il consigliere comunale di Duino Aurisina Maurizio Rozza. Prova a convincere la maggioranza in Consiglio comunale a Duino Aurisina a rinegoziare con la società Terna spa percorsi e interramenti dell'elettrodotto che taglia in due il territorio comunale, passando vicino a molte abitazioni nelle zone di Visogliano e Malchina.
L’esponente Verde ci riprova con un ordine del giorno di ben 24 pagine che punta a ottenere, da parte dell'amministrazione comunale, l'annullamento delle delibere votate dalla maggioranza nel settembre del 2006 che elencavano i punti di accordo tra Comune e Terna spa per lo spostamento dell'elettrodotto e il suo parziale interramento.
Un accordo preso dall'allora assessore Gabriella Raffin, oggi non più presente nella giunta duinese, ratificato dalla maggioranza ma mai ritenuto positivo da parte dell'opposizione di centrosinistra. L’esponente del movimento ambientalista, all’opposizione a Duino Aurisina, ci riprova ora perché - a suo dire - i tempi dell'avvio dei progetti da parte dell’energetica Terna (la società che gestisce buona parte degli elettrodotti italiani) per il territorio di Monfalcone e Duino Aurisina sono maturi.
«Ma soprattutto perché - tiene a precisare Maurizio Rozza - alcune norme a livello europeo sono cambiate, favorendo la tutela del benessere delle persone che vivono nei pressi dei cavi dell'alta tensione».
«Inoltre - spiega - vi sono sempre più concrete evidenze dei potenziali rischi per la salute compresi, in particolare, rischi particolari per i bambini in età più tenera, che consistono nella possibilità di contrarre la leucemia a causa dell'elevata esposizione ai campi elettromagnetici generati nelle vicinanze degli elettrodotti».
Così, presentando uno studio europeo sul rischio per i bimbi e sottolineando le nuove normative europee a tutela degli agricoltori che passano più di quattro ore al giorno a lavorare nei campi attraversati dagli elettrodotti, Rozza chiede all'amministrazione comunale di «rinnegare» l'accordo con la Terna spa siglato un anno e mezzo fa, per valutare nuove, recenti possibilità di trasformazione degli attuali tralicci dell'alta tensione in «linee compatte» con minore emissione di radiazioni, già attivate dall'Enel in altre zone d'Italia e non prese in considerazione nella stesura del progetto validato all’epoca dal Comune duinese.
Il consigliere Rozza ha anche chiesto l'intervento della nuova giunta regionale sul tema, affinché vi sia una valutazione sia dell'accordo effettuato dal Comune di Duino Aurisina con azienda del settore energetico, sia del rispetto delle norme.
Intanto i residenti nelle frazioni di Visogliano e Malchina aspettano, ormai da anni, che una soluzione venga infine condivisa e che i tralicci dell’elettrodotto vengano allontanati il prima possibile dalle loro case.
fr.c.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 1 maggio 2008 

 

 

Rifiuti, Italia deferita alla Corte di giustizia europea - La Commissione è convinta che «Roma non rispetti la normativa». Il commissario lotta contro il tempo

 

BRUXELLES Gli sforzi fatti finora per risolvere la tragica situazione dello smaltimento dei rifiuti in Campania non sono sufficienti per cui la Commissione ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia europea il 6 maggio. Il passo politico finale è stato fatto ora dall’esecutivo comunitario ma per motivi di procedura, e di festività che si accavallano, la decisione formale sarà varata solo martedì prossimo.
«Siamo ancora convinti che l’Italia non rispetti la normativa dell’Unione europea sui rifiuti - ha detto Barbara Helfferich portavoce del Commissario Ue all’Ambiente Stavros Dimas - il provvedimento è già nero su bianco e ha passato il vaglio dei capi di gabinetto che si riuniscono ogni settimana per preparare le decisioni dei loro Commissari».
Secondo la Helffech, l’atto di deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia è stato esaminato per l’ultima volta e dalla Commissione nessuna voce si è levata per difendere in extremis il nostro Paese.
«E’ necessario - per il commissario Dimas - che le autorità italiane non solo prendano misure efficaci per risolvere l’emergenza, ma che realizzino anche un sistema di gestione dei rifiuti per risolvere problemi che durano da oltre 10 anni».
Sono intanto ore decisive per l’emergenza rifiuti in Campania dove si contano i giorni in vista della scadenza del mandato del commissario straordinario De Gennaro. L’altroieri l’uomo indicato dal governo Prodi per risolvere l’annosa questione della spazzatura, ha incontrato a Palazzo Grazioli il premier in pectore Berlusconi e il suo braccio destro Gianni Letta, un meeting durato due ore al termine del quale De Gennaro non ha rilasciato dichiarazioni. Sul tavolo due questioni base: la scadenza del mandato e la corsa contro il tempo in un contesto che rischia di non trovare uno sbocco determinante se non si provvederà a sbloccare almeno un grosso sito di stoccaggio.
In questa direzione, seguendo le richieste del supercommissario, il sindaco di Napoli Iervolino ha fatto presente che l’utilizzo di una cava nel quartiere Nord di Chiaiano a Napoli «è una strada che piaccia o non piaccia deve esser percorsa».
 

 

Pola: allarme spazzatura «Non vogliamo diventare la Napoli dell’Istria»  - Alzata di scudi contro il progetto di una megadiscarica regionale a Medolino

 

Cresce continuamente d’intensità la protesta contro il progetto della discarica regionale a Castion, località nel Comune di Medolino, ai lati della strada che porta a Promontore. Qui da 40 anni esiste già una piccola discarica per il fabbisogno del territorio polese nella quale in tutto questo tempo sono finite 355.000 tonnellate di immondizie. Comunque piccola cosa in confronto al futuro centro rifiuti che avrebbe la superficie pari a 70 campi di calcio con un effetto ambientale ritenuto devastante visto che nel raggio di 2 chilometri ci sono le spiagge, i contenuti turistici e le prime abitazioni. Gli abitanti della zona sono in allarme: «Non vogliamo diventare la Napoli dell’Istria». Perchè una discarica regionale - si chiedono - che rischia di diventare un mostro ecologico? Per raccogliere in un unico punto, così i promotori e sostenitori tra cui il presidente della Regione Ivan Nino Jakovcic, le 116 mila tonnellate di rifiuti che annualmente finiscono in varie discariche locali, alcune delle quali precarie e abusive. Nella nuova discarica una parte dei rifiuti verrebbe semplicemente depositata, un’altra sarebbe sottoposta a riciclaggio e la terza parte verrebbe trasportata nell’inceneritore della Fabbrica cementi di Valmazzinghi vicino ad Albona.
Quali i motivi della contestazione? Sono stati ribaditi all’incontro di ieri dei rappresentanti di 15 partiti politici all’opposizione in Istria, di alcune liste civiche e delle associazioni degli ambientalisti e dei verdi. «Una discarica di queste dimensioni vicino al mare e ai contenuti turistici - è stato detto - sarebbe un duro colpo per l’industria delle vacanze visto che praticamente nessuno verrebbe a trascorrere le ferie vicino a un deposito rifiuti. Senza contare che gran parte della popolazione locale si è indebitata per ricavare camere e appartamenti da affittare». Contestata anche la tecnologia della futura discarica, definita superata dal tempo visto che solo il 12 per cento dei rifiuti sarebbe riciclato mentre a livello mondiale si è arrivati al 92%. E si parla anche di raccolta di rifiuti tossici, per la verità delle scorie della Fabbrica di lana di vetro della danese Rockwool a Pedena. Un’ipotesi, negata dalle autorità regionali, che però trova riscontro nello studio d’impatto ambientale della fabbrica stessa secondo cui «i rifiuti tossici verranno trasportati nella discarica di Castion».
Un altro aspetto delle contestazioni riguarda il trasporto dei rifiuti destinati all’inceneritore di Valmazzinghi: ben 140 grossi autocarri al giorno che sicuramente lascerebbero il segno sul precario segmento stradale di 17 km da Valmazzinghi ad Albona. All’incontro di ieri non sono state risparmiate critiche a Ivan Jakovcic «per voler fare di Medolino l’immondezzaio dell' Istria». E Sergio Premate di Medolino ha dichiarato che i suoi concittadini sono pronti a tutto pur di fermare il progetto. L’architetto Bruno Poropat di Rovigno ha dichiarato che «l’Istria, malgrado la sua felice collocazione geografica, è una regione primitiva visto che non è in grado di risolvere un problema elementare della civiltà moderna: lo smaltimento dei rifiuti». E non si è fatta attendere la reazione da parte del Palazzo municipale da dove si assicura che «il progetto è in linea non solo con gli standard ecologici della Croazia ma anche con quelli dell’Unione europea e che il relativo dibattito pubblico è stato fatto nel pieno rispetto dei termini di legge».
p.r.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 30 aprile  2008 

 

 

Fuori dal Piano del traffico corso Italia pedonale - Bocciata la viabilità alternativa in via Torrebianca. Via Cassa di Risparmio sarà chiusa alle auto

 

Dopo l’annuncio del sindaco Dipiazza emergono le prime indicazioni su come il Comune intende rivedere la mobilità in centro

Un’interpretazione «soft» della bozza Camus che si limiti a proseguire in modo graduale la pedonalizzazione del centro, e non stravolga la viabilità ordinaria. È l’idea a cui starebbe pensando Roberto Dipiazza per tradurre in pratica la decisione, annunciata ieri un po’ a sorpresa, di riprendere urgentemente in mano il Piano del traffico «epurandolo però di molte cose».
A venir eliminate, secondo i fedelissimi del primo cittadino, sarebbero proprio alcune soluzioni drastiche ipotizzate nel documento del preside di Ingegneria. Tra queste, la scelta di aprire al traffico privato in salita via Torrebianca, trasformandola così nel principale asse di scorrimento tra le Rive e via Carducci.
Una trasformazione che, nella bozza Camus, avrebbe dovuto andare di pari passo con la chiusura alle auto di Corso Italia. Soluzione che, a questo punto, sembra chiaramente uscire di scena.
«Dipiazza ha in mente un’applicazione ”leggera, leggera, leggera” del Piano del traffico - osserva il forzista Piero Camber -. Trieste non ha grosse possibilità di cambiamento a livello di viabilità, se si escludono Rive e Grande Viabilità. Ci si limiterà quindi ad intervenire sull’ampliamento delle isole pedonali, ormai gradite a tutti, e ad apportare piccole variazioni come, ad esempio, l’inversione del senso di marcia in via San Michele».
Una linea apprezzata anche da An, tra l’altro sollevata all’idea di cassare soluzioni propedeutiche alla avversata chiusura di corso Italia. «Certe soluzioni della bozza Camus facevano davvero ridere - commenta l’assessore ai Lavori pubblici, Franco Bandelli -. Penso per esempio all’ipotesi di caricare tutto il traffico proveniente dalle Rive e diretto verso via Carducci su via Torrebianca. È giusto quindi operare dei tagli. L’importante è non perdere altro tempo. Ora abbiamo il dovere di prendere il toro per le corna. Chiudiamoci allora in giunta per due settimane a studiare, e completiamo l’iter necessario per l’approvazione nell’arco di sei mesi».
Sulla stessa linea Bruno Marini. «Questo è il momento più propizio per affrontare il piano - osserva l’azzurro -. Le elezioni comunali si terranno appena tra tre anni e il sindaco non si ricandiderà: ci sono quindi tutte le condizioni per prendere decisioni coraggiose. La priorità, senza dubbio, va data ai progetti di pedonalizzazione. Premessa fondamentale per affrontare questo discorso, però, è dare certezze a livello di parcheggi, in primis i tre previsti sulle Rive».
E, in tema di pedonalizzazioni, spunta un tassello nuovo: la chiusura al traffico di via Cassa di Risparmio legata alla presenza del ponte Bailey in Ponterosso. Soluzione che che ben si sposa con l’ipotesi caldeggiata in passato da Dipiazza: far passare le auto in via Mazzini in salita dalle Rive fino a via Roma e immetterle successivamente, dopo un percorso ad «S», in corso Italia, lasciato dunque aperto al traffico.
Tra tanti pareri entusiasti, spunta però anche una voce fuori dal coro. «L’adozione del Piano Camus a mio giudizio non è una priorità - afferma il capogruppo della Lista Dipiazza, Maurizio Ferrara -. Per risolvere i problemi del traffico è molto più utile ricorrere ad interventi mirati e meno complessi. L’unico motivo per cui avrebbe senso riprendere in mano la bozza Camus, quindi, è evitare che vadano buttati via tutti i soldi spesi per la sua realizzazione».

Maddalena Rebecca

 

 

Crisi dell’apicoltura la Regione in aiuto  - Riunione operativa a Udine

 

UDINE La Regione corre ai ripari per tentare di risolvere la crisi del settore apistico in Fvg, causata dalla moria di api, dovuta sia alla Varroa (un acaro infestante) sia ai prodotti con i quali vengono conciate le sementi di mais prima della semina, realizzati con sostanze derivate dalla nicotina. In Fvg nel 2006 c’erano 27.600 alveari. Quest’anno, in alcune zone è stata riscontrata una perdita delle famiglie di api in corrispondenza con la semina del mais in percentuali che variano dal 20 al 50 per cento, con punte anche del 60 per cento. Per affrontare l’emergenza si è svolta una riunione nella sede della direzione centrale delle Risorse Agricole a Udine, cui hanno preso parte anche i rappresentanti dei Consorzi tra gli apicoltori, i tecnici del Laboratorio apistico regionale, del servizio Fitosanitario dell’Ersa, l’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale e il direttore del Servizio sanità pubblica veterinaria. È stato annunciato l’avvio di un progetto di ricerca sulla situazione di crisi del settore, finanziato dal Ministero ed è stato deciso di affidare al Laboratorio apistico regionale l’incarico di avviare le ricerche approfondite sulla moria delle api.

 

 

Ferriera, dopo i test clinici è il momento di intervenire

 

Scrivo a questa rubrica in merito agli articoli apparsi nei giorni 17, 18 e 19 aprile sul nostro quotidiano. Giovedì, rendendo noti i risultati sulle analisi di parte dei lavoratori della Ferriera di Servola, si diceva che tali maestranze sono mediamente esposte a benzene e benzoapirene in proporzione da tre a sei volte rispetto al limite di legge. Il giorno seguente, il responsabile del Dipartimento di prevenzione e sicurezza del lavoro Valentino Patussi diceva testualmente: «Quelli rilevati sono indicatori di esposizione e non di danno o malattia». Se ben ricordo, il limite di legge espresso in nanogrammi per benzene e benzoapirene è di 0,1 per l’esterno degli stabilimenti, e un già inspiegabile 0,77 per i reparti operativi.
Se la matematica non è un’opinione, vuol dire che tali persone sono state esposte a valori compresi tra i 2,31 e i 4,62 nanogrammi.
Ricercatori seri e capaci hanno stabilito che la continua esposizione a valori superiori a quelli di legge, non porta a un elisir di lunga vita, ma essendo essi tra i maggiori e più pericolosi inquinanti, portano tumori principalmente ai polmoni e alla pleure i cui picchi si avranno tra il 2015 e il 2020 come veniva illustrato nel Maurizio Costanzo Show del 31 gennaio 2008. Quindi signor Patussi... indicatori di esposizione oggi... di danno e malattia domani!!!
È poi curiosa l’asserzione che tutto sommato l’aria di Taranto e della Germania dove ci sono impianti analoghi è più inquinata. È come dire che agli abitanti di un palazzo che si sta inclinando per un cedimento strutturale: «Non preoccupatevi, tanto la torre di Pisa pende più della vostra casa». Sconvolgente!
Però il giorno 18 sempre sul quotidiano si legge che i carabinieri hanno denunciato due giovani e sequestrato le reti e il pescato in quanto sorpresi a catturar pesci nelle acque antistanti la Ferriera, sito inquinato di interesse nazionale. Strano però visto che secondo alcuni non c’è correlazione tra inquinamento prodotto e malattie. È poi illogico pensare che solo il pesce pescato vicino la Ferriera risulta da esso inquinato e sapendo che esso si sposta in altri fondali e in altri spazi. Evidentemente l’azione dei carabinieri denota un inconfutabile stato di pericolo che dovrebbe ulteriormente farci riflettere.
Quindi, alla luce di tutto ciò, concludo facendo un complimento al nostro sindaco per aver divulgato sul Piccolo del 19 aprile le sue forti preoccupazioni per dei dati a dir poco spaventosi di inquinamento. Auspico ciò che lui ha detto e cioè che adesso Comune, Regione e governo sono della stessa casacca, possano davvero fare degli interventi forti verso questo stabilimento e questa irriguardosa proprietà.
Però caro sindaco, forse è più semplice e corretto invece che far evacuare dalle loro case costate sudori e fatiche 25mila abitanti di Servola e Valmaura, far evacuare nella loro Brescia questi signori senza scrupoli che si divertono a giocare con le nostre vite e con quelle dei lavoratori per il loro lurido guadagno.
Monia Carli

 

 

Servola nuoce

 

Servola... e mentre tutti o quasi fanno a gara perché venga chiusa la Ferriera... Servola sta morendo di per se stessa. Agonizzante... sopravvive per la voglia di quei pochi commercianti rimasti e quegli abitanti che, di padre in figlio continuano ad amarla. Eppure è un rione bello; che ha fatto parte della storia di Trieste. A pochi passi dalla grande viabilità (sbocco per uscire dalla città), raggiungibile da ogni parte con i bus 8 e 29. Tante case disabitate, negozi chiusi. Nessuno si occupa di questo rione. Riqualificano tutto e dappertutto ma a Servola nulla! La si nomina solo per la Ferriera.
Ma qualcosa si può fare! Rimesse a nuovo e abitate le casette libere... aperto qualche piccolo ufficio nel rione (la disponibilità dei locali c’è); utilizzata la ex scuola Damiano Chiesa (una struttura enorme con un parco immenso e l’autobus 8 che vi ci si ferma davanti!) magari come sede distaccata di uffici comunali. Basterebbe iniziare spingendo la gente a venire nel rione per cose valide (non il solito mercatino settimanale che solo porta danno a quei quattro negozi aperti)... Servola non è solo Ferriera! Servola vuole tornare a vivere... è ancora bella! Venite gente, venite... vi aspettiamo!
Lettera firmata

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 29 aprile 2008 

 

 

Dipiazza: «Farò il Piano del traffico»  - Il primo cittadino potrebbe tenere per sé la delega abbinata anche al nuovo Piano regolatore

 

«Prima la nuova giunta, poi lo toglieremo dal cassetto ma depurandolo di tante cose»

Il sindaco risponde agli inviti dei forzisti Marini e Piero Camber che avevano indicato tra le priorità le modifiche alla viabilità

«Non abbiamo più scuse» è il messaggio di Bruno Marini. «Ora verranno prese delle decisioni» annuncia Piero Camber. Un richiamo all’ordine sul Piano del traffico al quale il sindaco Roberto Dipiazza non si tira indietro. «È la prima cosa che affronteremo finito il periodo elettorale», dice il primo cittadino. Dando una risposta sostanzialmente affermativa ai due uomini forti del Popolo della libertà - sponda forzista, proprio come Dipiazza - ma dettando le condizioni. Perché il tormentone del Piano del traffico, tirato fuori e più volte riposto nei cassetti di piazza Unità, a breve avrà una soluzione. Nei tempi e nei modi indicati da Dipiazza.
«Le elezioni sono terminate, nei prossimi giorni procederò a definire la nuova giunta. Aspetto i risultati del lavoro di Renzo Tondo, poi aprirò le consultazioni e definirò la squadra», dice Dipiazza con serenità e qualche sorriso. E aggiunge: «La mia squadra è destinata a cambiare, ma l’ingresso di alcuni assessori triestini in Consiglio regionale e probabilmente nella stessa giunta Tondo - spiega - è un fatto molto importante per Trieste. Significa che hanno lavorato bene».
Il riferimento è a Piero Tononi e Maurizio Bucci, eletti nel Pdl e costretti quindi a dimettersi per incompatibilità, ma anche alla possibile uscita di Sandra Savino papabile assessore in quota rosa della giunta regionale. Fra le prossime new entry bisognerà pescare prima di tutto il sostituto di Bucci, assessore alla Pianificazione territoriale. Una delega chiave in vista dell’approvazione del Piano del traffico, che a questo punto Dipiazza potrebbe tenere per sé. Una possibilità per altro non esclusa dallo stesso primo cittadino: «Se terrò la delega all’Urbanistica? Dipende da varie situazioni - sostiene - bisogna capire quanti assessori lasceranno la mia giunta».
Porte aperte a una soluzione di questo tipo, insomma, che nel trattenere la Pianificazione territoriale andrebbe così a coniugare il Piano del traffico, abbinato al Piano dei parcheggi, assieme al nuovo Piano regolatore. Un’altra partita fondamentale. A quel punto Dipiazza dovrebbe però lasciare ad altri due importanti deleghe: Project financing e Polizia municipale. Altrimenti il lavoro diventerebbe pesante, con le briciole lasciate al resto della truppa. Più che un rimpasto di assessori, insomma, in piazza Unità si prospetta una vera e propria ridefinizione delle deleghe e degli uomini. E anche delle donne, visto che per Statuto ne serve almeno una.
Spetterà alla nuova giunta analizzare le linee guida del Piano del traffico, che in un secondo momento andrà presentato ai capigruppo per arrivare all’approvazione del documento in Consiglio comunale. «Andremo a chiudere questa partita entro i prossimi mesi, ma è chiaro che non si potrà prescindere dalla Grande viabilità triestina», è il cavallo di battaglia di Dipiazza. Prima il completamento delle Rive, poi la superstrada «perché vorrei capire da chi si riempie la bocca di questo argomento, cosa comporta l’adozione di questo benedetto Piano del traffico - insiste il sindaco, nei mesi scorsi scettico sull’utilità del provvedimento - senza l’apertura contestuale della Grande viabilità». Una considerazione accompagnata anche dalla risposta: «Poco o nulla, si farebbe sempre la fila - dice - all’altezza di Santa Croce».
Non resta che aspettare il varo della giunta Tondo, la conta degli assessori comunali rimasti; potrebbe ad esempio lasciare anche il vicesindaco Paris Lippi, ripescato in Consiglio regionale nel caso Alessia Rosolen, eletta consigliere, trovasse posto nella giunta del Friuli Venezia Giulia. A quel punto gli assessori uscenti diventerebbero quattro e con deleghe pesanti: dal Patrimonio allo Sport, dall’Urbanistica al Bilancio passando per il Turismo. Non c’è solo il nodo del Piano del traffico da sciogliere per il primo cittadino. Deciso comunque a fare di testa propria: «Il Piano del traffico (quello del professor Roberto Camus, ndr) - avverte Dipiazza - sarà approvato, ma depurato di molte cose...».

Pietro Comelli

 

 

Autobus, Trieste Trasporti subappalta dieci linee - Partito il bando di gara. L’azienda: coinvolte solo tratte marginali, la qualità del servizio resterà immutata

 

A breve 10 linee del trasporto pubblico locale non saranno di fatto più gestite dalla Trieste Trasporti. A seguito dell'esternalizzazione di una parte dei percorsi, determinati autobus non saranno più guidati dai conducenti della società di via dei Lavoratori. Le linee interessate a questo cambiamento sono la 13, ovvero la navetta al centro di tante discussioni che da Cattinara traghetta gli utenti fino a Raute, la 33 che collega Campanelle a Largo Barriera, la 35 che compre il tratto da Longera a piazza Oberdan, la 39 barrata che dal Municipio di Aurisina trasporta i cittadini fino a Cattinara, la 49 barrata che unisce Muggia al nosocomio di Cattinara e la linea 73 che partendo dalla stazione di Aurisina, passando per Visogliano, Sistiana e Duino trasporta gli utenti fino a San Giovanni del Timavo. L'esternalizzazione comprenderà anche le linee serali siglate con la lettera A, B, C e D.
La determina della Provincia che ha autorizzato l'esternalizzazione di una parte del servizio (la legge regionale prevede la possibilità di subappalto fino al 20 % del chilometraggio) è datata 3 marzo 2008. Il bando di gara per l'affidamento a terzi della gestione delle dieci linee, prevede il subappalto di servizi marginali e aggiuntivi del trasporto pubblico locale di circa 950mila km: più o meno l'8 % del chilometraggio gestito dalla Trieste Trasporti. Le aziende interessate dovranno far pervenire la loro proposta entro il prossimo 6 maggio.
A rassicurare l'utenza sul fatto che la qualità del servizio resterà garantita, interviene il presidente dell'azienda, Cosimo Paparo: «L'esternalizzazione coinvolge solo linee marginali o aggiuntive con pochi utenti e limitato traffico. Riguardo alla qualità del servizio i cittadini possono stare tranquilli perché il direttore d'esercizio sarà lo stesso: l'ingegner Gerin».
È bene segnalare che non avverranno cambiamenti riguardo i biglietti o abbonamenti: resteranno gli stessi. Come anche i bus: «Le macchine saranno sempre quelle della Trieste Trasporti - precisa Paparo - e anche la responsabilità della manutenzione farà capo a noi». A cambiare dunque saranno solo gli autisti che andranno a coprire i 27 turni gestiti da una ditta esterna.
Ma i sindacati non ci stanno. «Avevamo previsto e anticipato da tempo questa situazione che regalerà agli utenti un minor qualità del servizio» sostiene Willy Puglia delle Rdb che pone l'accento anche sul termine «marginale» utilizzato dall’azienda per descrivere il tipo di linee destinate al subappalto. «Non mi sembrano marginali e comunque un servizio eccellente va riservato a ogni linea - aggiunge Puglia - inoltre, il personale di una ditta esterna, verrà pagato meno, non sarà motivato e fornirà inevitabilmente un servizio più scadente».
Ai sindacati Paparo replica assicurando che non ci saranno contrazioni d'organico e mettendo in evidenza come, dovendo effettuare 27 turni in meno, il personale della Trieste Trasporti riuscirà a lavorare con maggior serenità e minor stress a favore di una qualità superiore del servizio offerto.
Laura Tonero

 

 

 

Popovic da Ret: chiuso il «caso panino»  - I due primi cittadini uniti nell’avversare i progetti di rigassificatori nel Golfo. Abbozzata una strategia comune sul turismo

 

Lo sloveno: «Sull’energia Illy ha commesso un grosso sbaglio». L’italiano: «Tondo è con noi»

A Duino il sindaco di Capodistria, condanna comune della pessima accoglienza allo straniero

DUINO AURISINA Abbracci, sorrisi e strette di mano. È stata calorosa l’accoglienza riservata dal sindaco di Duino Aurisina Giorgio Ret al collega Boris Popovic, primo cittadino di Capodistria, salito alla ribalta delle cronache qualche giorno addietro per il caso del panino portato da casa e vietato a suo figlio di 8 anni nel Bar Belvedere di Sistiana.
Giunto un po’ ritardo, il sindaco del vicino Comune sloveno è arrivato a bordo della sua automobile ieri nel primo pomeriggio davanti al Municipio di Duino Aurisina. Ad attenderlo il sindaco Ret, il quale ha accompagnato l’omologo sloveno nel suo ufficio, facendogli omaggio di un opuscolo di recente pubblicazione dedicato a tutti i maggiori punti di riferimento naturalistici e culinari dei borghi che compongono il comune di Duino Aurisina e di un libricino con vecchie foto e stampe in bianconero inerenti le zone dell’Altipiano carsico. I due sindaci hanno subito espresso una comune condanna su quanto accaduto al «Belvedere», specie «per il trattamento di accoglienza pessimo dimostrato dall’esercente, un fatto che speriamo non si ripeta più perché estremamente controproducente soprattutto nell’ottica del turismo che si vuole rilanciare in questa zona». Popovic ha espresso rammarico per l’accaduto e per «l’insensibilità dimostrata nei confronti di un bambino di 8 anni malato di diabete», ma ha anche ribadito che «ha incontrato tanta solidarietà subito dopo la vicenda».
Archiviato dunque «il caso del panino Popovic» i due politici hanno discusso di vari temi generali da affrontare assieme nel prossimo futuro, con il desiderio d’instaurare una sinergia sempre maggiore e sempre più forte. Uno dei primi punti in comune emersi è stata l’opposizione totale alla realizzazione dei rigassificatori nel Golfo di Trieste e davanti Capodistria. «Secondo me è stato un grosso sbaglio commesso da Riccardo Illy» ha commentato Popovic. «Il nuovo governatore della Regione Renzo Tondo mi ha promesso di prendere posizione contraria a tale progetto e questo è un grande bene per tutti quanti» gli ha fatto eco Ret. I possibili problemi ambientali del mare sono quindi, assieme a quelli dei rifiuti, altro tema scottante, i settori che i due sindaci vorrebbero affrontare assieme. Argomenti, specie quello dei rifiuti, sul quale già si sono mossi con la municipalità slovena il primo cittadino di Muggia Nesladek e di San Dorligo della Valle Premolin. «I costi per smaltire i rifiuti, per le piccole realtà territoriali, sono davvero esosi: ecco perché una sinergia con i Comuni della vicina Slovenia potrebbe essere una valida soluzione per fare spendere meno ai cittadini» spiega Ret. Ma l’esito più concreto dell’incontro tra i due amministratori è sicuramente quello che riguarda il turismo: un’offerta collettiva con pacchetti che comprendano tutte le bellezze naturali del Capodistriano e del territorio duinese.
Riccardo Tosques

 

 

Brennero, al via il nuovo tunnel Smaltirà 400 convogli al giorno e costerà sei miliardi di euro  - Sarà finanziato da Italia, Austria e Ue

 

BOLZANO Al via i lavori preliminari per il tunnel ferroviario del Brennero, una delkle opere infrastrutturali più attese per lo sviluppo dei traffici Italia-Austria. Presente il presidente della Repubblica Napolitano, ieri pomeriggio ad Aica, in provincia di Bolzano, è stata avviata la «talpa» che scaverà i quasi 55 chilometri del tunnel esplorativo. Nei prossimi 30 mesi, la fresa scaverà il primo cunicolo di esplorazione dell'opera fra Aica e Mules, in provincia di Bolzano. La galleria di base del Brennero si svilupperà tra Innsbruck e Fortezza per una lunghezza di circa 55 chilometri. Responsabile della progettazione e della realizzazione del tunnel é la Società europea Galleria di base del Brennero (Bbt Se), partecipata al 50% dall'Italia attraverso il Tunnel ferroviario del Brennero, mentre per la parte austriaca il 25% è della Repubblica d'Austria e il 25% del Land Tirolo. L'investimento complessivo previsto, secondo stime del 2006, é di circa 6 mila milioni di euro. L'Unione Europea ha deliberato un finanziamento di 215 milioni di euro, pari al 50% dei fondi necessari. La rimanente parte é equamente suddivisa tra Italia ed Austria.

 

 

Capodistria: il tribunale dà ragione alla Kemiplas  - Secondo i giudici l’industria chimica «non è un pericolo concreto per la salute»

 

Il Comitato dei cittadini presenterà appello. Lo stabilimento di Villa Decani non ha il certificato europeo per il trattamento di sostanze pericolose

CAPODISTRIA La fabbrica di prodotti chimici Kemiplas di Villa Decani, almeno per il momento, continua con la produzione. Il Tribunale circondariale di Capodistria ha respinto infatti la richiesta del Comune di Capodistria e di 220 privati cittadini di sospendere temporaneamente la produzione, in attesa della chiusura definitiva dell'impianto. La decisione del Tribunale è stata presentata ieri dall'avvocato Franci Matoz, che rappresenta il comune e gli abitanti nella causa contro la Kemiplas. Secondo i giudici, non ci sono prove che la fabbrica di Villa Decani rappresenti «un pericolo concreto» per la salute dei cittadini e l'ambiente. Matoz ha già annunciato ricorso.
La Corte, in seconda istanza, dovrebbe esprimersi entro 30 giorni. La denuncia contro la Kemiplas risale agli inizi di aprile, e rappresenta l'ultimo tentativo della popolazione locale e delle autorità comunali di bloccare la fabbrica. L'industria di Villa Decani è da anni nel mirino degli ambientalisti, ma è sempre riuscita a evitare la chiusura. Uno dei principali prodotti della Kemiplas e l'anidride dell'acido ftalico, sostanza che viene usata nella sintesi di altri prodotti chimici come coloranti, insetticidi, plastificanti e farmaci. L'intera produzione, 30.000 tonnellate all'anno, viene esportata in Austria, Germania, Croazia e Italia. In realtà, la fabbrica non dispone del Certificato europeo per il trattamento di sostanze chimiche pericolose per la salute, ma la direzione si difende sostenendo di averlo chiesto per tempo, e che l'Agenzia slovena per l'ambiente avrebbe dovuto già rilasciarlo. Le misurazioni dei livelli di inquinamento, infatti, erano sempre entro i limiti tollerati dalle norme.
Questo però, ha ricordato l'avvocato Matoz al momento di presentare la denuncia, solo perché la fabbrica, al momento delle rilevazioni, aveva opportunamente ridotto il livello di produzione. Per alcuni anni, come noto, si era parlato molto concretamente anche della possibilità di smantellare l'impianto e trasferirlo altrove – in Ungheria – ma in quel caso il problema era rappresentato dagli alti costi dell'operazione. La Kemiplas sperava di ottenere dallo Stato sloveno crediti agevolati per andarsene, ma non ha avuto successo. La fabbrica ha chiesto da tempo anche la licenza edilizia per la costruzione di un depuratore, ma un ricorso della popolazione locale e dello stesso comune di Capodistria ha poi sospeso la validità della licenza già rilasciata.

 

 

 

 

MESSAGGERO VENETO - LUNEDI', 28 aprile 2008 

 

 

«E’ allarme anche in Friuli per la morìa delle api: ora chiarezza sulle cause» - La Coldiretti regionale: a rischio il miele, ma anche l’equilibrio naturale

 

Oggi in Italia sono almeno 50 mila gli alveari colpiti Dopo la varroasi sono sotto accusa le sementi conciate

UDINE. «Bisogna fare chiarezza sulle cause che stanno provocando la morìa di api che ha ridotto il patrimonio apistico nazionale dal 30 al 50%, mettendo a rischio, oltre la produzione di miele, anche l’equilibrio naturale globale con effetti anche sulla salute e l’alimentazione». Lo chiede la Coldiretti del Friuli Venezia Giulia. «Il mondo agricolo - spiega infatti il direttore della organizzazione regionale Elsa Bigai - si sente fortemente coinvolto su questo tema. È un argomento che interessa prima di tutto l’agricoltura visto e considerato che la produzione di mele, pere, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e, colza - puntualizza la Bigai - dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti, come pure la grande maggioranza delle colture orticole da seme, come l’aglio, la carota, i cavoli e la cipolla, si può riprodurre grazie alle api. Ma le api - aggiunge il direttore - sono utili anche per la produzione di carne con l’azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme come l’erba medica ed il trifoglio, fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento».
In Friuli Venezia Giulia ci sono circa 27 mila alveari, con una produzione media di 25 chilogrammi di miele per alveare. Gli apicoltori sono circa mille e 800 con il 5 per cento di professionisti, con una mole lavoro di una giornata per alveare. «Sono dati significati per la nostra regione - ha spiegato ancora Elsa Bigai -, ma non constatiamo una sufficiente attenzione sul problema. Il fenomeno va monitorato e la scienza con le istituzioni deve venirci incontro. Quanto prima ci aspettiamo delle risposte».
Ma parliamo appunto della morìa, la più preoccupante dopo quella causata, ormai da anni, dalla varroasi. Sono circa 50.000 in Italia gli alveari colpiti da spopolamento in coincidenza con le semine di mais, che viene trattato con fitofarmaci ritenuti responsabili della morte delle api. La stima è dell’Osservatorio nazionale sul miele di Castel San Pietro Terme, in provincia di Bologna, che ha condotto una seconda rilevazione sul fenomeno, dopo quella del 31 marzo. Dal rapporto risulta che gli spopolamenti sono aumentati nelle aree già individuate al Nord e il fenomeno si è allargato alle zone apistiche del Friuli interessate alla semina di mais. Inoltre, compaiono danni pure al Sud, anche se questi, più recenti, richiedono approfondimenti.
Sale, dunque, a 50 mila il bilancio degli alveari colpiti da spopolamento e che quindi non potranno produrre miele per il 2008. Un danno probabilmente sottostimato, perchè conta 174 comuni in cinque regioni: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e, appunto, Friuli Venezia Giulia. Il punto è che ora «si cominciano a rilevare danni anche al Sud, in particolare in Calabria». Questa la fotografia scattata da Giancarlo Naldi, dell’Osservatorio nazionale della produzione e del mercato del miele. L’Osservatorio, con Legambiente, Unione nazionale associazione apicoltori italiani (Unaapi), ha infatti lanciato l’allarme sull’uso di neonicotinoidi, insetticidi usati nelle sementi, come origine della morìa di api. Un fattore che si lega poi alla «sindrome da spopolamento degli alveari», un fenomeno mondiale che in Italia nel 2007 ha già ridotto della metà le popolazioni dei preziosi insetti, legato a varie cause.
Di qui la riunione con i rappresentanti di Regioni, apicoltori, agricoltori, ambientalisti e aziende chimiche, per fare il punto della situazione. Dove è arrivata la decisione, del ministero delle Politiche agricole, di far avviare al Centro ricerche agricoltura un progetto di monitoraggio dello stock di api, e di raccolta entro il 10 maggio di tutti gli studi sul rapporto fra insetticidi e api, sull’indebolimento di questi insetti e sull’uso di seminativi non conciati. Soddisfatti per l’incontro Legambiente e Unaapi, che vedono una prima presa di coscienza della questione a livello istituzionale, così come la Federazione apicoltori italiani. Positivo il tavolo di confronto per Agrofarma, che ribadisce però l’estraneità delle sementi conciate all’emergenza api. Coldiretti chiede poi una valutazione rapida della questione, visto che «buona parte della nostra attività dipende dalle api, come le colture ortofrutticole, mentre la Confederazione italiana agricoltori fa un appello per interventi a sostegno degli apicoltori.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 27 aprile 2008 

 

 

 Pista ciclabile pronta entro l’estate  - Collegherà San Giacomo a Draga Sant’Elia. Sopralluogo positivo - Verso la soluzione il caso del deposito di rottami di automezzi lungo il tracciato

Entro quest’estate sarà ultimata la realizzazione della pista ciclabile che collegherà San Giacomo con Draga Sant’Elia. L’annuncio arriva dall’assessore ai Lavori pubblici della Provincia, Mauro Tommasini, che martedì scorso ha effettuato un dettagliato sopralluogo, sia nei tratti urbani del tracciato, sia in quelli della zona di Campanelle.
«Durante la realizzazione del percorso sono emersi problemi complessi, la cui risoluzione è stata difficilmente definibile nel tempo, ma i lavori proseguono e per la fine della bella stagione l’opera sarà fruibile dai cittadini - spiega -. Ora stiamo operando nel miglior modo possibile, così che una volta chiuso il cantiere non siano necessari altri interventi a breve».
Da alcune settimane, sono riprese le attività nella prima parte del tracciato, nella zona tra le vie Ponziana e Orlandini, le quali si erano bloccate alcuni mesi fa, per completare la costruzione dei posteggi dell’ospedale infantile Burlo Garofolo, sul cui terreno è previsto il passaggio della pista.
«Il parcheggio della struttura sanitaria necessita delle ultime rifiniture, che saranno ultimate entro il 20 maggio – dichiara Tommasini -. Circa a metà dello stesso mese prenderanno, poi, il via i lavori di costruzione del basamento per la passerella sopraelevata». Il piccolo ponte, costruito interamente in metallo, per ridurre i costi di manutenzione, permetterà a ciclisti e pedoni di attraversare via dell’Istria, senza esporsi ai pericoli legati al traffico. «Al momento la passatoia è in fase di realizzazione, dato che il fornitore originario ha rinunciato alla commissione e abbiamo, quindi, dovuto trovare un’altra ditta che si occupasse del progetto. Secondo le stime, la passerella dovrebbe essere pronta e montata in circa tre mesi».
Ultimata questa fase dei lavori, verranno collegati tra loro i diversi tratti del percorso realizzati finora, dopodiché per concludere l’opera mancheranno solo alcuni attraversamenti pedonali, la segnaletica verticale e orizzontale e piccole rifiniture. È, infatti, in via di risoluzione il problema della presenza di un deposito di rottami di automezzi sul tracciato.
«Nonostante sia stato necessario ricorrere alle vie legali, la questione si sta concludendo – spiega Tommasini -. Una parte dei materiali residui è già stata rimossa e stiamo cercando di individuare i proprietari delle restanti carcasse, con il supporto del tribunale. Puntiamo, quindi, a sgomberare completamente l’area entro un mese e mezzo. Per le altre attività presenti sul percorso abbiamo, invece, individuato siti alternativi».
È, però, critico sull’avanzamento dei lavori il coordinatore della commissione urbanistica della Quinta circoscrizione, Francesco Battaglia. «Comprendo il desiderio di realizzare un’opera di alta qualità – spiega – ma, nonostante la realizzazione della pista sia iniziata da anni, la Provincia sembra non avere il completo controllo sull’andamento del cantiere. Recentemente sono, infatti, stati necessari ulteriori interventi per risolvere le problematiche insorte e per rimediare agli atti di vandalismo verificatisi nei tratti già ultimati».
Mattia Assandri


La nube di Chernobyl fa ancora paura: attese nuove malattie tiroidee  - In 22 anni mezzo milione di vittime

MOSCA A ventidue anni dall’esplosione del reattore nucleare la nube di Chernobyl continua a fare paura. Secondo alcuni recenti studi, almeno mezzo milione di persone sono morte a causa del pulviscolo radioattivo che contaminò larga parte dell'Europa. E le conseguenze dell'incidente, affermano gli esperti, si sentono ancora oggi. Il reattore numero 4 della Centrale Nucleare di Chernobyl, a 120 chilometri da Kiev in Ucraina, esplose il 26 aprile 1986. Fu la più grande tragedia nucleare civile della Storia. E a 22 anni dalla catastrofe, l’anniversario di quella data viene ricordato all’insegna di una irrisolta guerra di cifre: per l'Organizzazione Mondiale della sanità (Oms) e l'Agenzia internazionale per l'Energia atomica (Aiea) le persone morte per gli effetti del disastro sono 4mila mentre secondo altri fonti il dato va moltiplicato per cento. Certo è che le conseguenze di Chernobyl sono, e rimarranno, difficili da dimenticare. Un dato emblematico è quello relativo alla sola «ripulitura» del luogo del disastro: «Studi mostrano che 34.499 persone che presero parte alla ripulitura di Chernobyl sono morte di cancro dopo la catastrofe», affermava Nikolai Omelyanetes, vice capo della commissione nazionale per la protezione dalle radiazioni ucraina, secondo il quale, inoltre, il tasso di mortalità infantile nel Paese è aumentato fra il 20 e il 30%.
E il peggio, avvertono gli esperti, purtroppo arriva ora: «È infatti a distanza di 20-30 anni - sottolinea Andrea Pession, oncologo del reparto di oncologia pediatrica dell'ospedale Sant'Orsola di Bologna, e per vari anni impegnato in progetti per il monitoraggio delle conseguenze del disastro sui bambini di Chernobyl - che gli eventuali casi di tumore alla tiroide legati alla grande quantità di radiazioni assorbite dalla popolazione potrebbero manifestarsi; In questi casi, infatti, la finestra temporale per l'eventuale manifestarsi di neoplasie è di oltre 15 anni». Per questo, afferma l'esperto, «sarebbe necessario che le autorità sanitarie europee mettessero in moto programmi seri di monitoraggio degli effetti del disastro nucleare, soprattutto al fine di verificare gli effetti sulla prole di coloro che nel 1986 erano bambini ed ora sono in età fertile». Il timore, conclude Pession, è che «a pagare le conseguenze di quella tragedia possano essere, purtroppo, anche le nuove generazioni».

 

Inquinamento della Ferriera

Sono d'accordo con il consigliere Decarli sulla Ferriera. «Il sindaco è la massima autorità sanitaria del territorio. Se proprio dispone dei dati che gli consentono di chiudere la fabbrica, lo faccia subito». Altrimenti la denuncia fatta dall’Arpa alla Procura della Repubblica colpirà anche lui, per la sua inerzia colpevole. Meno proclami quindi, e più fatti, «perchè i lavoratori e i cittadini non ne possono più», come giustamente osserva il consigliere comunale.
Gian Giacomo Zucchi
 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 26 aprile 2008 

 

 

Gestione delle aree protette Summit sull’acqua a Udine

 

UDINE Una conferenza internazionale interamente centrata sulla gestione delle risorse idriche nelle aree protette. È quella che si terrà martedì, a partire dalle 9, nell’auditorium della nuova sede della Regione di via Sabbadini a Udine.
La conferenza internazionale, di fatto, rappresenta la conclusione del progetto «Warema», cofinanziato dall'Unione europea, con i fondi Interreg IIIB Cadses. Questo progetto vede capofila il Friuli Venezia Giulia assieme ad altri partner comunitari della Grecia, dell’Ungheria e della Repubblica Ceca) e si basa sulla realizzazione di un metodo partecipativo conforme a quanto indicato dalla direttiva quadro europea sulla gestione delle acque.
La conferenza internazionale di Udine vedrà la partecipazione di esperti, tecnici ed amministratori del Friuli Venezia Giulia e dell'Europa centrale e meridionale per un confronto ad altissimo livello sulla salvaguardia della biodiversità e sulla valorizzazione delle acque in zone definite sensibili come bacini fluviali, bacini lacustri e aree lagunari.
Tra gli obiettivi dell'iniziativa comunitaria, spicca la promozione delle aree protette viste come opportunità per uno sviluppo sostenibile delle comunità locali, in una gestione partecipata e coordinata delle risorse idriche.

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 25 aprile 2008 

 

 

Ferriera, i sindacati a Tondo: non servono parole ma concretezza

 

Cautela dal mondo del lavoro per le dichiarazioni del neopresidente della Regione. L’azienda: per valutare i messaggi lanciati abbiamo bisogno di un tavolo

Chiarezza e proposte concrete, certamente non boutade. Questo è ciò che chiedono, anzi pretendono, i lavoratori della Ferriera di Servola. Non ci credono più alle soluzioni che escono dal cilindro. Esigono «rispetto» e si dicono «pronti ad ascoltare i rappresentanti del mondo politico solo quando verrà effettivamente presentato un piano dettagliato di riconversione delle maestraenze e di intervento di bonifica ambientale». Fino ad allora, «tutte le varie esternazioni non verranno minimamente prese in considerazione».
Ha creato nuovamente malumori, secondo quanto riferito ieri dalle Rsu per voce di Umberto Salvaneschi (Fim-Cisl) e di Franco Palman (Uilm), l’intervento sullo stabilimento siderurgico del neopresidente della Regione Renzo Tondo. Che al teatro Verdi, l’altra sera, aveva dichiarato: «La fabbrica va chiusa». Aggiungendo: «Nessun lavoratore resterà a casa, ho già un’idea precisa su come sistemarli. Ho una soluzione pronta». Ebbene, su questa «soluzione pronta», gli operai di Servola non contano. E nemmeno i sindacati. «Prendiamo atto delle intenzioni e delle preoccupazioni del presidente della Regione - ha affermato Franco Belci, segretario provinciale della Cgil - Del resto, che la Ferriera abbia un termine noi sindacati lo sappiamo da un pezzo: la stessa azienda rivela che l’impianto risulta redditizio, secondo le proiezioni, fino al 2015. Perciò, fin da oggi, questa scadenza comporta la definizione di un piano di riconversione del personale e di bonifica. Comprendo che Tondo non abbia potuto sbilanciarsi nelle dichiarazioni, non essendosi ancora insediato l’esecutivo, tuttavia, da un ruolo di vertice qual è quello che ha assunto ci saremmo aspettati una maggiore concretezza. Anche Dipiazza, come pure Dressi, diceva di avere delle alternative: poi si è visto come è andata a finire... Il sindacato è disposto ad ascoltare ogni proposta, ma questa deve essere reale: bisogna dire come e dove, quando e a che condizioni i lavoratori vengono riposizionati. In ambito industriale, s’intende, perché a Trieste è l’unica realtà che può produrre ricchezza». «La Uil è disponibile a ragionare sulla chiusura del 2015 - ha sostenuto il segretario generale della Uil Luca Visentini - Chiede però che le istituzioni abbandonino la politica degli annunci e delle ”meline”, avviando un serio confronto sulla ricollocazione dei lavoratori e sulla riconversione industriale dell’area». «Se Tondo aveva una soluzione, perché non l’ha presentata prima?», ha aggiunto il sindacalista Palman. «Non vogliamo più boutade ma sentire proposte serie», ha concluso il collega delle Rsu Salvaneschi.
E i lavoratori? «Siamo stufi di tutte queste chiacchiare - ha spiegato un operaio, Francesco Antonello, 54 anni, da 17 in Ferriera come addetto all’agglomerato - perché alla fine non cambia niente mentre i problemi sono noti da tempo. Se adesso, come dice Tondo, la Ferriera chiude, dove posso trovare un altro lavoro che offra da vivere a me e alla mia famiglia a parità di salario? Non certo in questa Provincia. E nella mia stessa barca ci sono tanti altri lavoratori». Dal canto suo il gruppo Lucchini ha così commentato: «Quando avremo occasione di incontrare il presidente faremo le nostre considerazioni. Sono stati lanciati dei messaggi, ma il contenuto ci è ignoto e per valutarlo abbiamo bisogno di un tavolo».

Tiziana Carpinelli

 

 

MESSAGGERO VENETO - VENERDI', 25 aprile 2008 

 

 

Rifiuti, caos per la differenziata: ecco le regole - A Tavagnacco c’è ancora tanta confusione sul servizio porta a porta che partirà il 12 maggio

 

In arrivo cinque nuovi bidoni per le immondizie, che si aggiungeranno ai contenitori già presenti per pile scariche e medicine scadute.

Predisposto un numero verde informativo

TAVAGNACCO. Mancano poco più di due settimane alla partenza del nuovo sistema di raccolta differenziata porta a porta a Tavagnacco. Una raccolta spinta, tanto che a pochi giorni di distanza dal 12 maggio sono ancora molti i dubbi tra i cittadini, legati soprattutto all’organizzazione pratica del nuovo sistema. Tanto che, tra nuovi contenitori, differenziazione dei rifiuti e nuove regole, l’amministrazione comunale continua con la campagna informativa.

I contenitori. Saranno cinque, uno per l’umido, in cui saranno conferiti i rifiuti organici, uno per la carta e il cartone, uno per il vetro, uno per la plastica e le lattine e uno per il secco non riciclabile.Scompariranno dalla strada i bidoni indifferenziati, mentre saranno ancora presenti i contenitori per pile scadute e medicinali.
I rifiuti particolari. Dovranno essere conferiti assieme al secco le lettiere degli animali, stracci e carta sporchi, pannolini e pannoloni. Nel contenitore della plastica potranno solo essere introdotti i materiali riconosciuti dal Conai, il Consorzio per il Recupero degli Imballaggi. Tutto il resto dovrà essere conferito nel secco indifferenziato.
Rifiuti verdi e ingombranti. È attivo il servizio di raccolta porta a porta, rispettivamente il martedì e il giovedì telefonando e richiedendo la raccolta al numero verde 800 450999.
Rimarrà in funzione, tre giorni alla settimana, anche la piazzola ecologica, in cui possono essere conferite diverse tipologie di materiali.
Servizi speciali. Le 300 famiglie con bambini fino ai due anni godranno di un doppio giro di raccolta settimanale, per le esigenze dei pannoloni. Il servizio sarà esteso anche alle altre famiglie che evidenzieranno questa necessità. Chi possiede già un composter domestico potrà rinunciare al bidone della raccolta per l’umido, ottenendo una detrazione, dal prossimo anno, del 10 per cento sulla Tarsu, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.
Informazione. I cittadini hanno a disposizione un numero verde 800 450999 e presto riceveranno un manuale, tradotto anche in diverse lingue straniere, con tutte le istruzioni necessarie per una corretta divisione dei rifiuti e il calendario con le date della raccolta porta a porta.
I controlli. Saranno affidati agli operatori della Net. Se all’interno dei bidoncini troveranno spazio rifiuti non idonei la segnalazione sarà inoltrata all’ufficio tecnico del Comune, che provvederà a contattare le famiglie “meno disciplinate” e a sanzionarle in caso di ripetute trasgressioni.
Erica Beltrame

 

 

Una discarica per i residui dell’inceneritore a Felettis - Un progetto per smaltire nella cava Ecoin le ceneri prodotte dall’Acegas nell’impianto di Trieste

 

Bicinicco. La proposta è stata presentata al Csr, ma i sindaci dei Comuni vicini, eccetto quello di Santa Maria la Longa, sono contrari e temono per la sicurezza dei cittadini

TALMASSONS. Si può aumentare il conferimento dei rifiuti dalla Provincia di Udine al termovalorizzatore di Trieste, però in cambio bisogna mettere a disposizione una discarica, individuata nella Bassa Friulana, per le ceneri provenienti dall’impianto stesso: la proposta è emersa in consiglio comunale di Bicinicco nel corso di una comunicazione del sindaco, Dino Strizzolo.

Si sarebbe individuato il sito adatto ad accogliere tali rifiuti residuali nella cava denominata “Ecoin”, al confine tra Bicinicco, Gonars e Santa Maria La Longa. Favorevole, pare, il primo cittadino di quest’ultimo Comune, contrari gli altri due. La notizia ha suscitato grande allarme tra la popolazione di Felettis, il centro più vicino alla paventata discarica.
Nel corso di un incontro fra i referenti delle Province di Udine, Pordenone, Gorizia, Trieste, con l’Acegas spa, titolare del termovalorizzatore di Trieste, è stata esaminata la possibilità di aumentare il conferimento dei rifiuti provenienti dal territorio friulano nell’impianto; è stato appurato che la disponibilità esiste, ma viene richiesta la collaborazione dell’area della Bassa per collocare le ceneri prodotte nell’impianto.
«La particolare conformazione del territorio della Provincia di Trieste – si legge in un documento diffuso dopo l’incontro – non consente l’individuazione di un sito idoneo, costringendo Acegas spa a cercarlo altrove. I territori della Bassa Friulana risulterebbero i più adatti dal punto di vista logistico e viario. Le ceneri di combustione rsu dell’inceneritore – si aggiunge – sono costantemente monitorate e classificate come rifiuto non pericoloso, non sono odorose, non putrescibili e sono state utilizzate già in passato in diverse discariche autorizzate anche in Provincia di Udine, come rifiuto movimentabile, adatto alla copertura degli altri rifiuti per ridurne le esalazioni e allontanare i gabbiani». Si chiede la disponibilità di uno o più siti, dove sia possibile avviare l’iter per una discarica controllata, da realizzarsi per piccoli lotti. La proposta, rivolta al consorzio Csr, ha prodotto l’individuazione del sito Ecoin, dove più volte la società proprietaria ha cercato di realizzare una discarica per rifiuti speciali, ma senza ottenere l’autorizzazione al conferimento da parte della Provincia di Udine. Contro l’ipotesi di realizzare la discarica è da tempo attivo un comitato spontaneo, che ha promosso anche una raccolta di firme.
I fatti recenti: il sito individuato a ospitare le ceneri del termovalorizzatore è la cava di Felettis, come ha riferito il sindaco Strizzolo al consiglio comunale. Sia il primo cittadino che l’assemblea, minoranza compresa, hanno espresso ferma contrarietà e hanno sostenuto la non idoneità, per le numerose deroghe a cui si dovrebbe ricorrere, mettendo in pericolo la salute e la sicurezza dei residenti.
Paola Beltrame

 

 

Primo maggio, comitati No Tav in piazza - I gruppi regionali contrari alla linea ad alta velocità parteciperanno alla manifestazione in programma a Cervignano

 

CERVIGNANO. I Comitati No Tav della regione saranno presenti anche quest’anno alla manifestazione e al corteo del 1° maggio a Cervignano con lo slogan “Dalla Val di Susa al Friuli Venezia Giulia, continua la lotta No Tav: un’opera inutile che devasta l’ambiente e svuota le tasche dei contribuenti”. I componenti del comitato inviterranno a sottoscrivere la petizione europea sull’Av/Ac.
Con un volantino distribuito in questi giorni, il coordinamento regionale No Tav intanto “affila le armi” e sottolinea ancora una volta gli alti costi dell’opera: «32 milioni di euro, ma diventeranno 50, per guadagnare 10 minuti nella tratta ferroviaria Venezia-Trieste, con una sola fermata intermedia», mentre i «treni normali soffrono costantemente di disservizi e i pendolari si accontenterebbero della qualità del servizio com’era vent’anni fa, alla faccia del tanto decantato progresso. Per quanto riguarda il trasporto merci, bisogna passare subito da gomma a rotaia e non aspettare un’opera assurda che nella migliore delle ipotesi non sarà operativa prima di quindici anni, mentre le autostrade sono già al collasso».
Non mancano di lanciare messaggi al neoeletto presidente Tondo. «Abbiamo già sconfitto la politica di Illy, adesso dobbiamo sconfiggere quella di Tondo».
Nello specifico della Bassa Friulana, dopo l’incontro e le dichiarazioni del consigliere regionale, il leghista Claudio Violino, all’incontro con i comitati No Tav della Bassa tenutosi mercoledì a Porpetto, interviene l’ambientalista, Paolo De Toni, del coordinamento regionale No Tav. «Violino si illude se pensa che il rapporto con i comitati sia una questione di “concertazione”; si tratta bensì di una questione di sostanza, cioè di valutazione degli impatti ambientali delle opere e anche di costi e benefici economici delle stesse. La Tav con i suoi 30/40 milioni di euro a km, non potrà mai essere considerata un’opera economicamente sostenibile».
Francesca Artico

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 24 aprile 2008 

 

 

Tondo: «Ferriera da chiudere ma operai salvi»  - Il neo-governatore: «La strada è tracciata, ho già un piano su come sistemare i lavoratori»

 

Ha svelato le sue intenzioni in occasione del suo debutto pubblico dopo l’insediamento alla guida della giunta del Friuli Venezia Giulia

«Ma non andrò certo domani mattina a mettere i lucchetti, c’è un iter da seguire»

«La strada della chiusura è ormai tracciata, su questo non c’è dubbio». E «nessun lavoratore resterà in strada, ho già un’idea». A margine delle celebrazioni organizzate al teatro Verdi per il Vescovo di Trieste ieri sera il neogovernatore Renzo Tondo, interpellato sulla questione che di nuovo in questi giorni infiamma il dibattito e le polemiche in città, ha confermato che certamente intende dismettere la Ferriera di Servola.
Al suo primo debutto pubblico a Trieste il giorno dopo il suo insediamento Tondo arriva attorniato dal sindaco Dipiazza e dal deputato Roberto Antonione con cui scambia fitti colloqui sotto le arcate d’ingresso del teatro dove stanno confluendo gli ospiti della serata.
La campagna elettorale è finita, Tondo aveva radunato i servolani definendo la fabbrica siderurgica «un ragno nero». Il sindaco Dipiazza che non ha mai preso in considerazione alternative si è subito compiaciuto della consonanza di idee e del conseguente rafforzamento della propria opinione.
Adesso che Tondo governa, il suo primo messaggio in tema qual è? «La fabbrica va chiusa - risponde deciso il presidente -, non vi è alcun dubbio, certo non intendo dire che vado domani mattina a mettere i lucchetti, si tratta però di iniziare un percorso che porti al risultato: Ferriera chiusa e area da riconvertire».
E gli oltre 500 lavoratori? «Nessuno resterà a casa, ho già un’idea precisa su come sistemarli, ho una soluzione pronta». Una soluzione che forse, par di capire, potrebbe avere radici anche al di là di questa provincia, ma Tondo non vuole aggiungere per ora dettagli né l’occasione è tale da consentire lunghe riflessioni. Concerto e discorsi ufficiali - per il presidente il primo affaccio istituzionale - premono. Ma da domani per la Ferriera comincia un altro capitolo di storia, e si ribalta la posizione della Regione: Illy e la sua giunta hanno operato, d’accordo i sindacati, per contemperare «industria e salute».
Sempre ieri Tondo ha incontrato il prefetto Giovanni Balsamo. Entrambi hanno ricordato di essersi incontrati nella prima legislatura del presidente, quando, con Berlusconi premier, a Trieste venne in visita Schroeder. Balsamo ha offerto collaborazione in materia di sicurezza, plaudendo all’idea che la giunta regionale contempli una delega alla sicurezza, e ha chiesto un incontro con tutte le forze di polizia.

Gabriella Ziani

 

 

FERRIERA - Esami clinici, i medici rassicurano le maestranze

 

Davanti a una settantina di maestranze, Valentino Patussi, medico del Dipartimento di prevenzione, e Massimo Bovenzi, direttore dell’Istituto di medicina del lavoro, hanno esposto ieri pomeriggio i risultati degli esami biologici condotti sui lavoratori della Ferriera. Gli operai, come riferito dalle Rsu di Uilm e Fim-Cisl Franco Palman e Umberto Salvaneschi, sono usciti dal colloquio con animo rasserenato, per la possibilità offerta di esporre, ricevendo dei chiarimenti, le proprie perplessità. Bovenzi ha sottolineato più volte che gli esami riportano degli «indicatori di esposizione» e non di «malattia», ribadendo di essere disposto a «difendere a spada tratta e in qualunque sede» i dati stessi.
Ma anche l’aspetto degli investimenti è stato valutato con attenzione dai sindacati: «La Lucchetti - così Palman - si è impegnata a riversare sull’impianto di Servola 18 milioni di euro, garantendo a partire da marzo 2009 la prosecuzione dell’attività dell’altoforno 3, dismesso dal 2000: un provvedimento che rassicura non poco i lavoratori sulla continuità dell’impiego. Ma il fattore che più ci preme sottolineare è quello dei fondi destinati al miglioramento delle condizioni ambientali, pari a 5 milioni di euro, destinati ad abbattere le emissioni all’interno della fabbrica. L’azienda ha confermato l’intenzione di dotare il reparto più critico di alcune telecamere che consentiranno agli operai di intervenire esclusivamente quando occorre, limitando così i tempi di esposizione nella cokeria». Palman ricorda che «l’8 maggio le parti si riuniranno davanti all’Ass per valutare le ulteriori misure di sicurezza da adottare per preservare la salubrità degli ambienti, con particolare riguardo all’automazione delle macchine». Oggi la Ferriera si fermerà per un’ora, a fine turno, in segno di solidarietà allo sciopero indetto dai lavoratori della Fincantieri di Monfalcone, per l’infortunio mortale verificatosi l’altra sera.
ti.ca.

 

 

Ferrovie: 8,5 miliardi di investimenti nell’alta velocità  - Rafforzati i treni regionali

 

ROMA Investimenti per 8,5 miliardi di euro per acquisto e revamping, cioè ristrutturazione, dei treni ad alta velocità e regionali. È quanto prevede il piano di impresa 2007-2011 di Ferrovie. A fronte dei progetti per migliorare le condizioni di viaggio, Ferrovie ha registrato a gennaio 2008 un miglioramento della sicurezza dei viaggiatori con una flessione del 37% dei furti fra quelli commessi in stazione e a bordo dei treni rispetto allo stesso mese del 2007.
INVESTIMENTI. Nel 2008, Ferrovie prevede 768 milioni fra acquisto (377 milioni) di 42 carrozze, 82 locomotori e 12 convogli e 'revamping' (392 milioni) di 350 carrozze, 32 locomotori e 40 convogli. Nel 2007 erano stati investiti 634 milioni di cui 454 milioni per acquisti e 180 milioni per le ristrutturazioni. A questi vanno aggiunti 1,620 milioni per i sistemi di sicurezza sui locomotori. Entro il 2008 saranno attrezzati i restanti 3.728 treni e il sistema Ferrovie sarà il primo al mondo ad essere completamente automatizzato. Per la lunga percorrenza, il piano industriale prevede due miliardi di euro. Per l'acquisto di una cinquantina di treni Alta Velocità la gara dovrebbe partire la prossima estate. Per i «1.000 treni per i pendolari», il piano prevede un costo totale di 6,5 miliardi. Di questi, il Tesoro nel luglio scorso aveva indicato che si sarebbe accollato 1,5 miliardi in totale con 230 milioni «in conto impianti» che però non sono stati contemplati nella Finanziaria. Dunque resta un'incognita.
SICUREZZA. In calo a gennaio 2008 i furti. Sono stati 261 in stazione rispetto ai 428 del gennaio 2007 (-39%) mentre a bordo treno sono scesi a 387 rispetto ai 598 su base tendenziale. In totale, quindi, si è passati da 1.115 del gennaio del 2007 ai 701 del gennaio scorso (-37%).

 

 

Acqua pulita e depuratori nelle isole dalmate: stanziati fondi per 14 milioni di euro - Accordo ministero del Mare-Demanio idrico

 

LUSSINPICCOLO Il ministro del Mare, trasporti e infrastrutture, Bozidar Kalmeta, e il direttore generale del Demanio idrico croato, Jadranko Husaric, hanno firmato il contratto per il cofinanziamento dei programmi di costruzione e ristrutturazione della rete idrica, dei sistemi di scolo e depurazione delle acque di scarico, nelle isole adriatiche. I programmi riguardano l’anno corrente e prevedono finanziamenti per 102 milioni di kune, circa 13 milioni e 900 mila euro.
Dopo la firma è stato rilevato come l’amministrazione statale e le sue istituzioni abbiano fornito un’ulteriore conferma dell’attenzione verso la regione insulare, dove lo spopolamento degli ultimi decenni ha toccato punte drammatiche. «La nostra collaborazione con il Demanio idrico croato e con le autonomie isolane dura da quattro anni – ha dichiarato il ministro Kalmeta – e finora abbiamo conseguito risultati apprezzabili. Il nostro traguardo è di assicurare bastevoli quantitativi di acqua potabile a tutte le utenze isolane, operando nel contempo per avere acque di mare ancora più pulite e sane. Il tutto, pur di elevare il tenore di vita nelle nostre isole, compito sicuramente non facile».
Il direttore del Demanio idrico, Husaric, ha precisato che quest’anno 55,6 milioni di kune (circa 7,6 milioni di euro) saranno destinati all’edificazione o al rifacimento di acquedotti, mentre il resto – circa 6,3 milioni di euro – andranno per la costruzione di depuratori e strutture di scolo.
Per quanto attiene alle reti idriche, maestranze e macchinari edili entreranno in azione a Lussino, Premuda, Selve (Silba), Ulbo (Olib), Isola Lunga (Dugi otok) e Curzola (Korcula). Depuratori e canali di smaltimento saranno realizzati invece a Draga di San Pietro, Gelsa, Vela Luka, Novalja, Ugliano, Sabbioncello, Lumbarda, Blatta, Prigradica e nel comune di Kolan, sull’ isola di Pago.
Tornando a Kalmeta, ha ricordato che dal bilancio statale sono stati attinti negli ultimi quattro anni 5 miliardi e 300 milioni di kune (726 milioni di euro) per lo sviluppo dell’economia e delle infrastrutture isolane. «In questo quadriennio abbiamo approntato 54 porticcioli, migliorando così sensibilmente i collegamenti tra le isole e la terraferma. Tra una quindicina di giorni sottoscriveremo inoltre il contratto per la costruzione e la ristrutturazione di altri 25 scali isolani. Come detto, vogliamo migliorare le condizioni di vita della popolazione insulare, circa 125 mila persone presenti su 50 isole».
Nel 2008 i mezzi finanziari per i citati progetti saranno così suddivisi: 9 milioni e 200 mila euro verranno stanziati dal dicastero Kalmeta, 2,2 milioni risulteranno a carico del Demanio idrico nazionale, mentre 2 milioni e mezzo saranno erogati dai comuni e dalle società municipalizzate.
a. m.

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 23 aprile  2008 

 

 

Gli operai della Ferriera: noi crediamo alle analisi - Polemica con i residenti: siamo stufi di sentir dire che la nostra vita è in pericolo se i test dicono il contrario

 

Nel distretto di via Valmaura consegnati gli ultimi risultati degli esami agli abitanti che restano scettici e pensano a ulteriori prove a proprie spese

Sono stufi, i lavoratori della Ferriera, di sentirsi dire che la loro vita è in pericolo, quando invece i dati clinici, le analisi a cui si sono disciplinatamente sottoposti e i referti stilati dai periti, al momento sembrano dire l’esatto contrario. Per gli operai, svegliarsi la mattina presto, infilarsi la tuta blu e andare a sgobbare in cokeria, è già di per sè gravoso.
È, quindi, quasi con fastidio che i lavoratori della Ferriera ieri hanno reagito alla polemica sollevata dai residenti, i quali in sostanza chiedono delle controanalisi, non fidandosi completamente dello studio che è stato condotto dall’Azienda sanitaria su un campione di abitanti del rione. Perchè agli esami certificati dall’Ass, che allontano per la maggior parte dei dipendenti l’incubo di una «anomalia», gli operai si aggrappano tenacemente. «Se non ci possiamo fidare della firma posta da un medico - dicono - di chi mai ci dovremmo fidare?». «Lo studio - afferma Umberto Salvaneschi delegato Rsu per Fim-Cisl - è stato condotto in maniera approfondita, spiegando chiaramente ai lavoratori i dati riscontrati: prima non era mai avvenuto che dei controlli fossero così precisi e il loro consolidamento, come prassi comune per il futuro, rappresenta un fattore positivo. Siamo soddisfatti per come l’Azienda sanitaria e i dottori Patussi e Bovenzi, giunti in fabbrica a riferire le analisi, hanno esaminato ambienti e operai. Perciò non nutriamo alcuna preoccupazione sui dati, che provengono da un istituto qualificato: gli unici timori erano sui ritardi, dettati appunto dalla complessità degli esami. Domani (oggi, ndr) i medici torneranno in fabbrica per chiarire i punti di criticità, relativi all’area del piano di carica: auspichiamo che ciò possa servire a spazzar via ogni ulteriore perplessità».
«Noi siamo tranquilli - spiega Walter Iagodnich, addetto alla regolazione termica della batteria - ma ci infastidiscono molto le chiacchiere che provengono da fuori: se esistessero delle prove di un avvelenamento, il sindaco non chiuderebbe subito la Ferriera? Lo studio è stato vissuto con grandi paure: adesso che i dati sono pervenuti e sono risultati positivi bisognerebbe dare un taglio alle polemiche. Per quanto riguarda gli esami effettuati su di noi (in tempi diversi rispetto a quelli sui residenti, ndr) gli unici ambiti dove si sono rilevate delle alterazioni, legate a un assorbimento eccessivo che investe 12 lavoratori, hanno già trovato una soluzione: l’azienda ha disposto un nuovo tipo di maschera ai carboni attivi e una turnazione diversa. Certo, se Trieste offrisse altri sbocchi lavorativi, probabilmente qui ci sarebbe un turn over maggiore, ma non dimentichiamo che le persone hanno bisogno di lavorare e devono essere messe nelle condizioni di farlo serenamente. Per contro, c’è stata molta cattiva pubblicità su questi esami e la cosa non ci fa stare meglio, anzi».
Tra i servolani che si sono sottoposti ai test su sangue e urine continua intanto a serpeggiare una certa perplessità sui risultati. «Sono contenta di sapere che sto bene, ma devo ammettere che mi pare strano», osserva Lidia Flego, una volta ritirata la propria busta bianca al Distretto sanitario di Valmaura (ieri era l’ultimo giorno utile per farlo, in cinque non si sono presentati). «Tanta gente si è detta scettica sulla bontà di questi esami perché evidentemente il laboratorio dove sono stati effettuati non dà abbastanza fiducia». Nella seconda giornata di ritiro delle risposte, le persone si sono presentate alla spicciolata, nessuna ressa, niente file. «Di sicuro questi test non sono validi - dice ancora Rodolfo Berzin -, visto che sono stati fatti a Brescia, la città della Lucchini. Chiederemo la ripetizione delle analisi. Nei locali oggigiorno non si può più fumare, però la Ferriera che inquina un milione di volte più delle sigarette rimane aperta. Non è possibile».
Per Argeo Stagni «il discorso è molto ampio: gli esami e le analisi sono quasi sempre esatti, ma a fare la differenza è il modo in cui vengono interpretati. I rappresentanti della Ferriera - continua - sostengono che con l’aumento della produzione vi sia stata una diminuzione dell’inquinamento e che, quindi, più si produce, meno problemi ci saranno per l’ambiente. Al riguardo, dico solo che i triestini sono sì sempliciotti, ma non imbecilli: spero che i nodi vengano al pettine». Infine, Edi Zacchigna aggiunge: «Ricevuti gli esiti, ci confronteremo e valuteremo cosa fare».
Dall’Azienda sanitaria, intanto, non arriva nessun commento. Il direttore generale Franco Rotelli sceglie la via del silenzio dopo le polemiche a distanza con il sindaco Dipiazza.

Tiziana Carpinelli  e Matteo Unterweger

 

 

FERRIERA - Una mozione provocatoria  - Ferrara: «Tutti sani nel rione? Allora basta col centro chiuso»

 

Sull’onda delle novità che accadono attorno alla Ferriera c’è anche chi afferra l’occasione per una proposta provocatoria. È il capogruppo della Lista Dipiazza Maurizio Ferrara che ha presentato ieri in Comune una mozione urgente con la quale chiede che sindaco e giunta intervengano con la nuova amministrazione regionale «affinché siano immediatamente abrogate tutte le norme che, per motivi di salute pubblica, obbligano le amministrazioni comunali al blocco del traffico veicolare in caso di sforamento dei livelli consentiti di Pm10».
Da dove nasce e perché questa richiesta-protesta che in realtà ha poche basi operative poiché il blocco del traffico nelle città in presenza di ripetuti sforamenti dei limiti di polveri sottili dipende da leggi nazionali e non regionali?
Ferrara si dichiara in questo modo semplicemente scettico sui risultati delle analisi sanitarie condotte sui lavoratori della cokeria e sui cittadini del quartiere di Servola (in entrambi i casi il verdetto dell’Azienda sanitaria ha escluso, e specialmente per i cittadini, situazioni di rischio conclamato). «Considerati - scrive infatti nella premessa - i recenti test clinici condotti dall’Ass triestina su un campione di residenti del rione di Servola e di lavoratori della Ferriera; visti i sorprendenti risultati comunicati nonostante l’elevatissimo livello di polveri sottili da sempre rilevato in quella zona; considerato che tale inquinamento, secondo questi test, non avrebbe prodotto nel corso di moltissimi anni alcun danno alla salute; considerato che i livelli di polveri sottili mediamente rilevati nelle altre zone della città e sicuramente prodotti dal traffico veicolare risultano inferiori a quelli della zona di Servola, si impegna - appunto - sindaco e giunta comunale a intervenire presso il nuovo governo della Regione affinché siano abrogate tutte le norme che per motivi di salute pubblica obbligano al blocco del traffico veicolare...».

 

 

PROVINCIA - Terrazzamenti e sentieri lungo il costone carsico Sì al progetto di ripristino - Il parlamentino approva l’iniziativa

 

L’obiettivo del disegno promosso dalla Provincia è quello di recuperare l’attività agricola valorizzando il territorio

TRIESTE Con parere unanime la circoscrizione di Altipiano Ovest ha dato il proprio assenso al progetto della Provincia che prevede la riqualificazione delle campagne sottostanti il costone carsico. Il progetto - denominato «Riassetto ambientale, sistemazione fondiaria e bonifica del costone carsico nei comuni censuari di Duino Aurisina, Contovello, Prosecco e Santa Croce in Comune di Trieste» – si pone quale obiettivo il recupero dell’attività agricola nelle campagne sottostanti il costone o ciglione carsico. Si tratte delle aree rurali della provincia triestina che per esposizione, caratteristiche del suolo e clima risultano da sempre le più vocate alla pratica agricola.
Abbandonati progressivamente dal secondo dopoguerra in avanti, caratterizzatI da un’assoluta mancanza di servizi e di infrastrutture, parcellizzati in modo esteso, questi terreni rappresentano pur sempre un capitale naturale e paesaggistico che merita sicuramente di essere recuperato e valorizzato. Il progetto di riassetto ambientale, che ha il pregio di porsi in linea con le aspettative e la politica di valorizzazione dei territori promossa da tempo in ambito comunitario, è stato predisposto dal Consorzio di bonifica della pianura isontina, al quale Palazzo Galatti ha affidato la realizzazione e la cura di progetti inerenti opere di infrastrutturazione agricola nel comprensorio triestino.
Le opere previste dal progetto riguardano in particolare il ripristino dei terrazzamenti del costone carsico a monte della strada Costiera, il ripristino delle stradine e dei sentieri interpoderali, la messa a punto di un servizio di irrigazione al servizio dei singoli proprietari. Per l’approvazione dell’ambizioso progetto che potrebbe contribuire a un’ulteriore crescita di un settore primario triestino inevitabilmente limitato per le quantità ma di assoluto pregio qualitativo, la Provincia ha trasmesso al Comune il progetto per la necessaria variante al piano regolatore e l’avvio agli espropri necessari. Tra i passaggi burocratici necessari, anche quello nei consigli decentrati, per l’espressione di un parere consultivo.
«Va da sé – puntualizza il presidente di Altipiano Ovest Bruno Rupel – che il nostro parlamentino risulti il più interessato al progetto di recupero e valorizzazione, visto che le campagne del costone sono sottostanti le frazioni comprese nel territorio di nostra competenza. L’azione si caratterizza positivamente a più livelli: recupero dell’agricoltura, valorizzazione ambientale e paesaggistica, realizzazione di nuove infrastrutture. Voglio anche sottolineare – aggiunge Rupel – come il riassetto dei percorsi interpoderali e la messa a punto della rete idrica permetteranno pure di poter intervenire nelle campagne in caso di incendio o altre calamità. Cosa attualmente impossibile in molti punti del ciglione a causa dell’inselvaticamento delle campagne».
m.l.

 

 

Giornata della Terra, il pianeta è in affanno  - Le cifre dicono che il peso dell’impatto dell’uomo tra il 1961 e il 2003 è più che triplicato

 

La sfida del Wwf: un taglio del 30% delle emissioni entro il 2020 in Italia. Emergenza cibo: per l’Onu uno «tsunami silenzioso»

ROMA Un pianeta in affanno dove la popolazione umana entro il 2050 dovrebbe raggiungere un ritmo di consumo pari a due volte la capacità della Terra mentre il peso dell'impatto-umano sulla Terra è più che triplicato nel periodo tra il 1961 e il 2003.
Così si presenta il nostro globo al suo Earth day che si festeggia il 22 aprile di ogni anno che quest'anno ha generato una cifra intorno ai 4.000 eventi a livello internazionale.
A tenere le fila della manifestazione l'Earth Day Network, la rete fondata quasi 40 anni fa da Gaylord Nelson, senatore democratico del Wisconsin e organizzatore della prima grande manifestazione per la Terra, che risale al 22 aprile 1970.
La fotografia dello stato del Pianeta è del Wwf che lancia una nuova sfida con la Campagna Generazione Clima: un taglio del 30% delle emissioni entro il 2020 in Italia come nel resto d' Europa. L'obiettivo concorrerebbe alla salvaguardia del 20-30% delle specie che sono a rischio di estinzione a causa del cambiamento climatico e alla riduzione degli impatti sull'uomo.
«Siamo - ha dichiarato Michele Candotti, direttore generale del Wwf Italia - in un debito ecologico estremamente preoccupante. Consumiamo risorse più velocemente di quanto la Terra sia capace di rigenerarle e di quanto la Terra sia capace di metabolizzare i nostri scarti. È tempo di assumere scelte radicali sul mutamento dei nostri modelli di produzione e consumo».
Sono in molti a sottolineare, nella giornata della Terra, come la situazione sia peggiorata come l'Ente per la protezione animali (Enpa): «I governi del mondo non hanno fatto nulla o quasi, per uscire dalla civiltà del petroli e poco si è fatto anche nella difesa di interi habitat». Inoltre, ha aggiunto l' Enpa, «dal 1970 le parti di anidride carbonica nell'aria sono aumentate da 325 a 384, il consumo di petrolio è cresciuto in maniera esponenziale e la produzione dei biocombustibili ha notevolmente alterato il mercato dei prodotti agricoli».
Ma una giornata non basta, secondo la verde Grazia Francescato che richiama a più impegno da parte di tutti per gli altri 364 giorni dell'anno. Per il Pd, Ermete Realacci sprona l'Italia a fare per non rimanere il fanalino di coda dell'Europa mentre per Roberto Della Seta, bisogna saper dire sì alla modernità.
Nel Pdl dice no all'ambiente contro lo sviluppo Benedetto Della Vedova mentre per Giorgia Meloni l'Earth day è l'occasione per il centrodestra di offrire una sua diversa lettura delle questioni ambientali.
Sul fronte delle azioni, le Ferrovie dello Stato hanno calcolato che, a partire dal 2010, grazie al treno, diminuiranno di oltre due milioni e mezzo di tonnellate l'anno le emissioni inquinanti in Italia e del 40% nelle grandi città mentre la Confederazione italiana agricoltori rilancia il decalogo per una agricoltura sostenibile.
Degno di nota, infine l'intervento del magnate americano, George Soros, che invita a calcolare cambiamento climatico e sviluppo sostenibile negli investimenti.
Nel capitolo sensibilizzazione, la Diseny ha annunciato invece sette film sulla tutela dell'ambiente mentre il motore di ricerca Google in onore della terra ha cambiato i caratteri di scrittura del suo marchio usando una grafica fatta di ruscelli, montagne, pietre e alberi.
intanto un pacchetto aiuti da quasi 600 milioni di euro e un cambio di rotta radicale, in sede europea, delle politiche sui bio-carburanti. È questa la ricetta del primo ministro britannico Gordon Brown per combattere l'emergenza-cibo scaturita, a livello globale, dall'aumento generalizzato dei generi alimentari, un'emergenza che le Nazioni Unite hanno definito uno «tsunami silenzioso» che minaccia di far precipitare nella fame oltre 100 milioni di persone sul pianeta. La Gran Bretagna scende dunque in campo cercando di coinvolgere la comunità internazionale per trovare una soluzione condivisa.

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 22 aprile 2008 

 

 

I servolani: «Faremo le controanalisi» - Chi vive vicino alla Ferriera mette sotto accusa i risultati considerati nella norma

 

È cominciata nel distretto sanitario di Valmaura la distribuzione dei verdetti sui prelievi del sangue e delle urine

La loro rabbia è esplosa ieri pomeriggio nella sede del distretto sanitario di Valmaura, dove gli abitanti hanno ricevuto uno a uno i risultati dei test clinici. E le critiche rivolte ai «controlli falsati» hanno finito quasi per prevalere sul sollievo legato alla consapevolezza di non avere valori fuori norma.
«Secondo i medici i miei esami sono tutti in ordine, ma io non sono per niente convinta - sbotta un’anziana uscendo dalla saletta in cui stazionano due medici del Dipartimento di prevenzione -. Io ho lavorato per 35 anni nella sanità e un po’ di queste cose me intendo. So, per esempio, che una persona normale non dovrebbe avere nel sangue neanche un grammo di certi metalli, a meno che non lavori o non mangi dentro la Ferriera. Penso proprio che quest’operazione non sia stata fatta bene».
Un dubbio, quest’ultimo, alimentato anche da una coincidenza letta da molti servolani come decisamente strana. «Pensi che combinazione - osserva Giancarlo -. Dove hanno eseguito le analisi dei nostri prelievi? A Brescia (nel laboratorio Igiene e tossicologia industriale dell’Azienda ospedaliera del capoluogo lombardo ndr). E di dov’è la Lucchini? Guarda caso proprio di Brescia. Non le sembra singolare che abbiano fatto fare gli accertamenti proprio nel ”regno” dei padroni della Ferriera e non invece a Udine, a Padova o magari in Slovenia? È chiaro che c’è qualcosa sotto».
Ma l’elenco dei particolari ritenuti «perlomeno sospetti» in questa vicenda è ben più lungo. «Perché - domanda un gruppetto di residenti di via Pitacco - i risultati dei nostri esami sono arrivati dopo poche settimane mentre quelli dei lavoratori sono rimasti nel cassetto per più di quattro mesi? C’era forse qualcosa da nascondere? E poi perchè le conclusioni dello studio sono state comunicate alla stampa prima ancora che ai diretti interessati?». «Adesso parlano di comparazioni tra i valori di Servola e quelli di altre zone della città - aggiunge Paolo -. Ma il confronto va fatto contemporaneamente. Eseguire i prelievi successivi a distanza di due-tre mesi rischia di produrre risultati del tutto falsati».
C’è poi chi scende ancora più nel tecnico, criticando il tipo di analisi eseguite dall’Ass. «Per accertare la presenza di metalli pesanti e indicatori di idrocarburi il test più attendibile è quello dell’epidermide - commenta Cristian Svagely -. L’avevamo richiesto all’Azienda, ma ci è stato negato forse perché particolarmente complesso e costoso. Sono stati autorizzati invece gli esami del sangue e delle urine, che però possono fornire soltanto dati parziali». «Queste rilevazioni sono nulle e irrilevanti - gli fa eco Livio, uno dei residenti più agguerriti -. Per avere risultati realmente indicativi del grado di esposizione agli inquinanti si sarebbero dovuti fare dei prelievi sui reni, sui depositi di grasso; o, soluzione ancora più efficace, un’analisi del capello. Purtroppo però quest’ultimo esame in Italia non è considerato un test scientificamente valido». «Io l’analisi del capello l’ho fatta - interviene Tiziana -. Me l’ha consigliata il medico per via di alcuni problemi alla pelle, a suo giudizio riconducibili proprio a un’intossicazione da metalli. Quel test ha effettivamente evidenziato alcuni valori fuori norma mentre, dalle analisi dell’Azienda sanitaria, risulta tutto perfettamente in ordine. Non so quindi cosa pensare, ma ho il sospetto che queste ultime prove siano state fatte un po’ all’acqua di rose».
Di qui la scelta di molti servolani di ricorrere a delle controanalisi. Alcuni hanno già contattato un laboratorio di Padova. Altri invece, propendono per la Slovenia e stanno per stringere accordi per affidarsi a specialisti di Lubiana o di Celje.

 

 

«Dicono che sto bene eppure non ci credo» - Al sollievo per gli esiti dei test si affiancano ironia e scetticismo dei residenti

 

I commenti degli abitanti del rione all’uscita dall’incontro con il medico. «Mi sento sollevato però...»

«Speriamo bene ma non si può andare avanti con questa angoscia: venderemo la nostra casa». «Seguo una cura disintossicante da metalli pesanti»

C’è chi ci scherza su e chi ammette di aver vissuto con un po’ d’ansia il momento della lettura dei risultati delle analisi. Perché, confessano anche i servolani più battaglieri, quelli che poco prima di entrare nella saletta con i medici sostenevano di non dar peso ad esami così inattendibili, «speri, comunque, che sia sempre tutto a posto».
«Sia io che mia moglie abbiamo valori perfettamente nella norma. Sa cosa significa questo? - domanda ironicamente Giuseppe Zucca -. Che evidentemente a Servola si vive benissimo. Vuol dire che molti triestini inizieranno a vendere le loro villette a Opicina e si trasferiranno vicino alla Ferriera».
Non ha voglia di fare dell’ironia invece Manuela Villio, che vive in via Ponticello assieme a tre figli piccoli. «Hanno trovato il livello di manganese un po’ alto - spiega -. Forse dipende dal farmaco che sto prendendo. I medici mi hanno detto comunque che si informeranno e mi faranno sapere. Qualche anomalia c’è anche nei valori del mio compagno. Gli hanno riscontrato un’esposizione al fumo elevata, nonostante lui abbia abbandonato le sigarette tanto tempo fa e lavori in un ambiente tranquillo come il Silos. Speriamo bene. In ogni caso abbiamo già messo in vendita la nostra casa. Non si può continuare a vivere nell’angoscia».
«Sono molto sollevato - racconta Fabio Farfoglia -. I miei valori sono nella media. Purtroppo questo non elimina i distrurbi di cui soffro: tosse, catarro, irritazioni alla gola e continui abbassamenti di voce. Continuo a essere convinto che dipendano dalla vicinanza della Ferriera. In ogni caso sono contento di questi risultati».
Esiti di segno diverso per Alessandro e Milena, giovani sposi residenti in via Pitacco. «Io sono a posto mentre a mia moglie sono state rilevate alterazioni nei livelli di cadmio e manganese - spiega Alessandro -. La spiegazione, tuttavia, è semplice. Io, da un po’ di tempo, faccio una cura disintossicante da metalli pesanti, che mia moglie invece non segue». «Hanno detto tuttavia che non mi devo preoccupare, ma vai a sapere se ti puoi fidare - aggiunge Milena -. Un successo, in ogni caso, l’abbiamo ottenuto. Fino a poco tempo fa i cittadini interessati a sottoporsi ad accertamenti sui metalli pesanti dovevano andare fino a Udine. Ora, invece, possono eseguire quelle analisi anche a Trieste».
«Io i prelievi li ho fatti più che altro per curiosità - spiega Olivio Sau -. Vivo in via San Lorenzo in Selva solo da una decina d’anni e trascorro l’intera giornata fuori casa per lavoro. A Servola, in pratica, passo solo le notti e volevo capire a che rischi sono esposto, visto che di notte la Ferriera scarica più che di giorno. I miei valori in ogni caso sono buoni. Questo non significa però che sia tutto a posto. Bisogna essere molto ingenui per crederlo».
Manganese «mosso», cioè sopra i valori medi, per un’altra residente. «I medici mi hanno spiegato che molte donne del campione analizzato presentano alterazioni nei livelli di questo metallo - commenta, allontanandosi dal distretto -. Probabilmente perché le donne, che passando molto tempo sul balcone o in giardino, sono le più esposte all’inquinamento della Ferriera. Alla fine, però, non sono convinta. Credo che farò le controanalisi a Padova».
m.r.

 

 

Rotelli: i politici lascino lavorare noi tecnici - Il direttore dell’Ass a Dipiazza: è scorretto applaudire solo quando i dati sono negativi

 

Replica al primo cittadino che aveva insinuato che le analisi fossero falsate: «Quando abbiamo i risultati li divulghiamo»

«Il sindaco non può plaudire quando l’Azienda sanitaria diffonde risultati negativi sulla Ferriera di Servola e fischiare quando invece i risultati non sono preoccupanti. I politici facciano il loro mestiere e lascino a noi tecnici di fare il nostro».
Breve ma secco e inequivocabile: il direttore generale dell’Azienda sanitaria Franco Rotelli risponde al sindaco Dipiazza che di fronte all’esito delle analisi di sangue e urine effettuate su un campione volontario di cittadini da cui sono stati riscontrati valori praticamente normali nelle concentrazioni di metalli e benzoapirene ha reagito con fastidio: «Sono stanco di questa faccenda, è da anni che si tenta in ogni modo di non guardare in faccia la realtà: vogliono farmi credere che vivere a Servola o a Grignano sia la stessa cosa?».
Insinuando senza dirlo apertamente che le analisi siano falsate o comunque non corrispondenti allo stato di fatto, e parlando comunque di «aria irrespirabile» mentre i controlli riguardavano l’assorbimento di sostanze nei liquidi biologici, Dipiazza ha fatto inalberare Rotelli. «L’Azienda sanitaria - afferma - si attiene ai dati, cerca dati attendibili, si sforza di individuare questa attendibilità, ha la più seria tensione al comportamento scientifico, e quando ha i risultati in mano li mette a disposizione, che siano di segno negativo o positivo, impregiudicato comunque - precisa Rotelli - il diritto del sindaco di agire nel senso che ritiene opportuno».
Ma in sostanza «non è corretto - ribadisce il direttore - plaudire se le nostre analisi supportano una certa tesi e protestare se i dati non combaciano con essa, e se l’aria a Servola è irrespirabile questo nulla ha a che vedere con la presenza di metalli nel sangue».
Il dialogo pubblico Dipiazza-Rotelli sulla Ferriera ha avuto lo scorso autunno il suo momento più acceso. Infatti le analisi dell’aria trasmesse dall’Arpa nei mesi precedenti erano state così negative per la presenza di sostanze cancerogene ad altissima concentrazione da spingere Franco Rotelli a reiterati, ufficiali avvertimenti al sindaco, nelle sue vesti di responsabile della salute pubblica: «C’è rischio per la popolazione». Dopo il terzo messaggio e la terza conseguente ordinanza emessa da Dipiazza e respinta dalla Lucchini, il sindaco era esploso pubblicamente con la tesi che non ha più abbandonato: «Chiudo la Ferriera, è Rotelli che me lo dice, ho in mano le numerose lettere di Rotelli che ammonisce sul rischio per la salute dei cittadini e che non posso ignorare».
Ma quando l’Azienda sanitaria ha diffuso il risultato sull’assorbimento o meno di metalli e benzoapirene da parte dei cittadini, non è stato un sollievo constatare che i livelli non sono preoccupanti per la salute, anzi Dipiazza ha detto esplicitamente: «Spero vivamente che prima o poi la verità venga a galla». Sottolineando anche che «adesso è cambiato il colore dell’amministrazione regionale e le coperture politiche non ci saranno più».

Gabriella Ziani

 

 

Per la Lucchini «risultati incoraggianti» e disponibilità a estendere i controlli medici non solo nella cokeria - L’azienda: «Esami su tutti i dipendenti»

 

Progetto da due milioni e mezzo di euro per migliorare la vita nello stabilimento - Ribadito l’impegno per investire nel risanamento ambientale

Accoglie i risultati delle analisi che definisce «incoraggianti» con la promessa di «massimo impegno a continuare il processo di innovazione intrapreso dal alcuni mesi».
Così la Lucchini spa commenta l’esito delle analisi sui 68 cittadini appena comunicati dall’Azienda sanitaria. Già nei giorni scorsi l’azienda aveva commentato positivamente i riscontri da un’altra serie di controlli medici, quelli effettuati - sempre dal Dipartimento di prevenzione - su 50 operai della cokeria.
Il punto di riferimento, dice la Lucchini, è il «vasto programma di intervento richiesto dall’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata dalla Regione». Ma c’è anche la ribadita disponibilità «a proseguire con l’indagine sugli altri operatori della cokeria e su tutti i dipendenti (545 persone) ripetendo periodicamente gli stessi controlli».
Passato dunque il tempo in cui l’azienda rigettava al mittente le ufficiali sollecitazioni del sindaco a migliorare le condizioni ambientali. E se anche Dipiazza resta fermo - appoggiato ora dalle opinioni espresse per ora in campagna elettorale dal neogovernatore Renzo Tondo - nell’intento di chiudere la fabbrica, la Lucchini risponde elencando gli impegni sottoscritti in Regione: «Adeguamento del funzionamento degli impianti di cokeria, migliori tecniche disponibili per la produzione della ghisa con importanti interventi nel rispetto dei limiti e delle prescrizioni, con un piano di monitoraggio efficiente ed efficace».
Entro il 2008 sono annunciati «interventi per 4 milioni di euro, mentre sono pianificati ulteriori investimenti - dice la nota diramata ieri dall’azienda - per oltre 7 milioni di euro, i precisi obblighi sanciti dalla normativa regionale rappresentano una tutela nei confronti dell’ambiente e della salute della cittadinanza».
Sottolineando come ormai l’impianto di agglomerazione abbia «le migliori tecnologie di abbattimento delle emissioni di diossina oggi disponibili, con valori attualmente di quattro volte inferiori ai limiti imposti dalla Regione, che comunque sono tra i più restrittivi d’Italia», la Lucchini annuncia ora «processi di automazione delle macchine per facilitare le operazioni di caricamento e quindi diminuire i tempi di esposizione, e un piano sull’aspetto comportamentale e operativo affinché tutti i lavoratori siano informati e formati».
Si procederà dunque fra questo e il prossimo anno all’avvicendamento dei due altoforni «per poter attuare una serie di interventi di manutenzione straordinaria». Entro il 2009 sarà avviato un processo di «automazione delle macchine del reparto cokeria», «verranno ripavimentati i piazzali interni dello stabilimento, sostituiti gli impianti di trattamento delle acque, ci sarà la realizzazione di una serie di interventi edili di riqualificazione e la messa in opera di una terza gru di banchina al terminal rinfuse».
Traguardo 2010, invece, per il piano triennale di recupero degli scarti di lavorazione e smaltimento rifiuti per un valore complessivo - dice sempre la Lucchini - di 6 milioni di euro».
Infine, la Lucchini inserisce fra le azioni di modifica e miglioramento dell’ambiente anche progetti «per sostenere la crescita aziendale attraverso il supporto di collaboratori motivati e soddisfatti» e dunque annuncia come in fase di avvio «il progetto ’’Qualità ambiente di lavoro’’ (del valore di 2 milioni e 500 mila euro) che nel corso dei prossimi 18 mesi consentirà all’azienda di migliorare la vivibilità negli spazi comuni e negli ambienti sociali e di lavoro dello stabilimento di Servola».

 

 

FERRIERA - Gli operai: la proprietà provveda al lavaggio delle tute da lavoro

 

«Il lavaggio delle tute e degli altri indumenti da lavoro dev’essere a carico dell’azienda». È la richiesta portata avanti da un gruppo di operai della Ferriera e ora approdata in Tribunale. I lavoratori infatti si sono rivolti al Giudice del lavoro. L’udienza è il 12 giugno.

 

 

FERRIERA - Sondaggio in Rete: i triestini divisi tra chiusura e difesa dell’occupazione

 

I risultati delle analisi cliniche sui residenti del rione di Servola e i responsi dei controlli effettuati sui lavoratori della cokeria continuano ad alimentare il dibattito, tanto in città quanto tra i frequentatori della rete.
Numerosi, e di diverso tenore, i commenti lasciati anche ieri dai lettori sul sito internet del Piccolo www.ilpiccolo.it.
Un’indicazione che testimonia l’attenzione sul futuro dello stabilimento siderurgico, e conferma le distanze tra chi sostiene a gran voce la necessità di chiuderlo e chi, invece, si dice favorevole al proseguimento dell’attività, purchè accompagnato da seri interventi ambientali.
«Sono passato in moto in superstrada, tre giorni fa, erano le due di pomeriggio - scrive blakomar -. All'altezza della Ferriera, ho sentito sulla pelle della faccia come della sabbiata pungente!!! Avevo il casco jet e andavo ad ottanta chilometri all'ora. Fate un po’ voi, non c'era vento né nient’altro. La sabbiata mi pungeva il viso. Mai visto una cosa del genere. La Ferriera, per me, bisogna chiuderla e basta».
«Cominciano a pervenire i primi risultati degli esami fatti ai servolani da parte dell'Ass e la situazione non sembra cosi drammatica - si legge nel commento di frankele1 -. Lo stabilimento è stato giudicato relativamente più pulito rispetto ad altri impianti. E allora perché una parte politica continua a fare propaganda per la chiusura a tutti i costi quasi al punto di seminare allarmismo e panico fra i residenti? Perché non si vogligono favorire ulteriori interventi strutturali a favore dell'ambiente da parte della proprietà. Perchè, invece, l'imperativo sembra invece essere quello di chiudere prima che questi interventi avvengano per davvero e diano buoni risultati? Cosa c'è dietro a tutto questo?»

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 21 aprile 2008 

 

 

Prelievi ai servolani: «Valori nella norma»  - Test dell’Azienda sanitaria su 68 residenti, nessuna concentrazione significativa di metalli nel sangue

 

I risultati delle analisi condotte in un laboratorio di Brescia per verificare la presenza di cadmio, piombo e manganese eventualmente correlata ai fumi della Ferriera

Nessuno sforamento significativo nei valori di metalli pesanti nel sangue e di metaboliti di idrocarburi nelle urine. Nessun dato quindi che, per il momento, attesti nei servolani «un’importante esposizione a inquinanti ambientali» provocata dalla vicinanza della Ferriera.
Sono le indicazioni emerse dai risultati delle analisi cliniche effettuate nel marzo scorso dall’Azienda sanitaria su un campione di 68 residenti. Analisi chieste a gran voce proprio dagli abitanti di Servola, decisi a dimostrare la pericolosità dello stabilimento e ad accertare la correlazione diretta tra l’attività siderurgica e i tanti problemi di salute accusati da parte della popolazione. Ma il verdetto degli esami non si è affatto rivelato in linea con le aspettative dei residenti. Al contrario, ha finito per evidenziare parametri ampiamente nella media. «I dati - afferma senza giri di parole il direttore generale dell’Azienda, Franco Rotelli - sono sostanzialmente rassicuranti ed escludono allarmi».
Lo studio, condotto dal Dipartimento di prevenzione dell’Ass in collaborazione con la Medicina del lavoro dell’Università e la cattedra d’Igiene ed epidemiologia di Udine, si è concentrato sulla presenza nel sangue di cadmio, piombo e manganese. Nel caso del primo metallo, tutti i residenti analizzati hanno riportato «livelli compresi nel range della normalità». Per quanto riguarda il piombo, soltanto un cittadino ha mostrato valori ematici leggermente alterati: 10,1 microgrammi per litro a fronte di un valore normale compreso tra 0.50 e 10. Quest’unico sforamento, precisa l’Azienda, va peraltro interpretato come valore «border line», ma senza significato patologico o di elevata esposizione di gruppo, dal momento che i livelli di tutti gli altri componenti del campione sono apparsi nella norma.
Più complessa l’interpretazione dei dati relativi alla presenza di manganese nel sangue. Il 32% del campione (22 persone su 68) presenta infatti delle alterazioni. Alterazioni comunque di lieve entità, tanto che il valore medio di concentrazione di manganese appare ugualmente nei limiti della norma. E non si può stabilire, al momento, se gli aumenti dipendano da fonti di inquinamento industriale. Sulle alterazioni, infatti, potrebbe aver pesato anche il traffico, una dieta ricca di questo metallo, alcuni farmaci, eventuali integratori o la composizione dell’acqua potabile. In ogni caso, rassicurano gli esperti, le alterazioni rilevate non sono in grado di causare danni alla popolazione.
Sul fronte degli idrocarburi policiclici aromatici, infine, soltanto tre servolani hanno presentato delle alterazioni lievi nei livelli di idrossipirene urinario (un metabolita, cioè un «segnalatore» del benzoapirene ndr). Complessivamente il valore medio è risultato nei limiti della norma, pari a 0,20 microgrammi per grammo di
creatinina, tanto da «poter escludere un’importante esposizione ambientale» nella popolazione esaminata.
I risultati dei prelievi, eseguiti al Maggiore e analizzati poi in un laboratorio di Brescia, saranno illustrati oggi e domani ai servolani nelle sedi del Distretto 3 dell’Ass in via Valmaura e via Puccini. A breve, inoltre, gli esiti verranno confrontati con quelli raccolti tra i residenti di altre aree della città, in modo da ottenere una valutazione di contesto più esaustiva e completa.
In attesa del confronto, comunque, i servolani possono stare tranquilli. «Dallo studio emergono dati rassicuranti - commenta Franco Rotelli -. Dati che si riferiscono a un esame puntuale richiesto dalla popolazione su una questione altrettanto puntuale: accertare la presenza di metalli pesanti e idrossipirene urinario. E su questo punto specifico i risultati non sono né preoccupanti né allarmanti. Come nostra abitudine, comunque, non ci fermeremo qui, ma continueremo il lavoro allargando le analisi».

Maddalena Rebecca

 

 

Il sindaco: «Esistono coperture politiche sui danni ambientali»

 

«Sono stanco di questa faccenda. È da anni che si tenta in ogni modo di non guardare in faccia la realtà. Ma vogliono farmi credere che vivere a Servola o a Grignano sia la stessa cosa? Per rendersi conto dell’inquinamento prodotto dalla Ferriera basta andarci vicino per un paio d’ore». Il sindaco Roberto Dipiazza commenta così l’esito dei risultati dei test clinici realizzati dall’Azienda per i servizi sanitari il 10 e 20 marzo scorsi, su 68 residenti di Servola.
L’obiettivo delle analisi era quello di valutare i livelli di sostanze come cadmio, piombo e manganese nel sangue e di metaboliti di idrocarburi policiclici nelle urine. Sostanze che, come riportato nel testo diffuso dall’Ass triestina, non sarebbero presenti in maniera «preoccupante» nel sangue e nelle urine dei soggetti analizzati, «non essendo in grado di causare quindi alcun danno alla popolazione».
Risultati che, a quanto pare, non sembrano stupire più di tanto il sindaco Dipiazza: «Ormai ci sono abituato: è una vita che esistono coperture politiche sui danni ambientali e alla salute prodotti dallo stabilimento siderurgico. A me basta andare lì per capire che intorno alla Ferriera spesso non si riesce nemmeno a respirare. L’ho provato io stesso e vorrei che tutti tastassero con mano il problema prima di parlare. Spero vivamente che prima o poi la verità venga a galla. Almeno adesso che è cambiato il colore dell’amministrazione regionale, le coperture politiche non ci saranno più».
Anche Maurizio Ferrara, capogruppo della lista civica Dipiazza, affrontando il nodo Ferriera («una problematica che necessita una soluzione definitiva») sottolinea il ruolo della Regione, alla luce dei cambiamenti di casacca avvenuti con le recenti elezioni. «Il compito di risolvere il problema spetterà decisamente alla Regione - spiega Ferrara in una nota - che dovrà subito riprendersi alcune competenze assegnate, per comodità, dalla giunta Illy alla Provincia. Il governo regionale è passato al centrodestra e tutti i consiglieri eletti si sono espressi pubblicamente per la chiusura dello stabilimento e per la salvaguardia occupazionale, grazie al sostegno del governo nazionale. È arrivato il momento di agire. Basta parlare».
Sull’argomento interviene anche Ester Pacor, non solo una politica di lunga data nelle amministrazioni comunali e provinciali triestine, ma anche residente da trent’anni a Servola: «Sulla Ferriera - scrive in una nota - ci sono stati sempre solo rimpalli di responsabilità, coperture, rinvii, nonostante le polveri e i fumi, visibili a tutti. E ora di smetterla: che le istituzioni diano risposte chiare».
e.c.

 

 

Belci: «Dagli abitanti risposte di buon senso»

 

«Gli abitanti di Servola hanno fornito la miglior risposta alla boutade del sindaco sull’evacuazione del rione aldilà delle singole opinioni, divise tra chi vuole la chiusura dello stabilimento e chi, più sensibile al problema occupazione, chiede strumenti di contenimento delle emissioni nocive». Lo sostiene Franco Belci, segretario Cgil. «Non ci siamo mai sottratti a confronti con abitanti e associazioni», scrive Belci, «ci sarà riconosciuto di aver esposto la nostra posizione con chiarezza. Minor chiarezza e senso di responsabilità hanno dimostrato sindaco e neo-presidente della Regione. Ma individuino una sede in cui siano chiamati a discutere i soggetti interessati».
L’azienda, prosegue Belci, ha detto «da tempo che nel 2015 lo stabilimento non sarà più redditizio. Si vuol chiudere prima? Non saremo noi a opporci. Ma i lavoratori hanno diritto alla massima chiarezza dalle istituzioni. Serve un piano industriale in cui l’azienda spieghi come intende articolare il suo impegno sul territorio da oggi alla chiusura. Serve l’iniziativa coordinata di Comune, Provincia e Regione per mettere in campo con progetti e tempi iniziative industriali capaci di assorbire eventuale eccedenza di mano d’opera. Non abbiamo pregiudiziali - chiude Belci - tranne due: garantire occupazione e stabilità di reddito ai lavoratori e non prenderli in giro, assieme agli abitanti del rione».

 

 

Operai, superato solo il valore medio della creatinina

 

I dati che l’Azienda sanitaria metterà a disposizione dei servolani arrivano appena un paio di giorni dopo i risultati dei test effettuati sui lavoratori della Ferriera: i 51 dipendenti della cokeria che lo scorso novembre si erano sottoposti al test delle urine. Queste analisi, condotte dal Dipartimento di prevenzione con l’Istituto di medicina del lavoro e il Cnr, avevano evidenziato come i lavoratori della cokeria fossero mediamente esposti a benzene e benzoapirene in proporzioni da tre a sei volte superiori rispetto alla media. Lo studio però, ha precisato l’Azienda sanitaria, non ha prodotto risultati allarmanti per i lavoratori. A oggi infatti non esiste un limite normativo e tecnico indicato per l’esposizione professionale, ma soltanto un riferimento di 0,7 microgrammi per grammo di creatinina (metabolita che evidenzia l’assorbimento di idrocarburi) che corrisponde al valore medio riscontrato nella popolazione italiana. Il superamento dei valori medi non corrisponde automaticamente a un aumento dei rischi per la salute.

 

 

Volontari puliscono il Carso, individuate 30 mini-discariche - Intervento coordinato da Forestale e Comune di Sgonico

 

Divani sfondati, vecchi sci, lavatrici e cucine economiche ormai inutilizzabili. E poi calcinacci, lamiere, lavandini, carcasse di motorini. Hanno recuperato rifiuti di ogni genere i volontari impegnati sabato mattina nell’operazione di pulizia del Carso, coordinata dagli uomini della stazione della Forestale di Duino e dai tecnici del Comune di Sgonico.
Una «spedizione» curata nei minimi dettagli e preceduta da numerosi sopralluoghi, finalizzati ad individuare le aree boschive trasformate in discariche abusive per effetto della maleducazione di tanti. Un lavoro preparatorio che ha permesso di intercettare una trentina di rilasci, sparsi tra Gabrovizza, Rupinpiccolo, la zona della grotta dell’Orso, l’area del monte Lanaro e quella attorno ai campi da baseball dell’altipiano.
«Armati» di guanti e grossi sacchi di plastica nera, venti volontari della squadra antincendio della stazione di Sgonico si sono dati appuntamento alle 8 di mattina davanti al Municipio del Comune carsico. Da lì, a bordo di camion e pick-up messi a disposizione per l’occasione, hanno raggiunto i punti interessati dalla presenza di rifiuti e hanno dato il via alle operazioni di pulizia. A dar loro man forte, e non solo in senso figurato, anche il sindaco Mirko Sardoc e il vicesindaco Vladimiro Budin.
L’impegno si è protratto per tutta la mattinata, ed è stato portato avanti senza cedimenti nonostante il tempo incerto e il rischio di pioggia. E i risultati, alla fine, si sono visti. Gli operatori, suddivisi in tre squadre organizzate dagli uomini della Forestale proprio per ottimizzare gli sforzi, hanno riempito di immondizie i rimorchi di otto camioncini. Per portar via tutto il materiale scovato tra i rovi, però, sarebbero serviti altri viaggi. Nei prossimi giorni, quindi, verranno eseguite delle altre uscite di «rifinitura» per completare il lavoro e controllare di non aver lasciato altri rifiuti per strada.
Visto il successo dell’iniziativa e l’impegno dimostrato dai volontari, Comune e Forestale pensano tra l’altro di trasformare la pulizia organizzata in un appuntamento periodico. magari anche con il coinvolgimento delle scuole del territorio.
m.r.

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 20 aprile 2008 

 

 

La gente invita il sindaco a non parlare di «evacuazione» ma vuole soluzioni per il nodo Ferriera - I servolani: noi da qui non ce ne andiamo

 

Dopo le dichiarazioni di Dipiazza i residenti ribadiscono: l’ambiente va salvaguardato. Ma molti sottolineano il problema occupazionale

«Non siamo noi a dover fare fagotto. E non sono le nostre case che devono essere evacuate. È la Ferriera, semmai, che deve smetterla una volta per tutte di lordare la nostra aria, i nostri giardini, i nostri polmoni. Noi non ce ne andremo mai».
Non hanno gradito, i cittadini servolani, le parole del sindaco Roberto Dipiazza. Che in municipio, venerdì mattina, aveva convocato con «urgenza» i giornalisti per discutere la spinosa questione dell'inquinamento, prodotto dallo stabilimento siderurgico. «Il rione andrebbe evacuato» aveva dichiarato a microfoni accesi, sostenendo che non si trattava di una «boutade». «Per le condizioni disperate in cui la gente è costretta a vivere», si era affrettato a precisare. E ancora: «Sarebbe un'opzione da prendere in considerazione». «Giuro che non sto scherzando», aveva poi concluso.
Ma su Servola non piovono bombe dal cielo. «Non siamo in tempo di guerra», hanno infatti commentato ieri mattina i residenti. Piovono - questo sì - polveri, fumi, olezzi. Che finiscono su scale, finestre e davanzali, ricoprendoli di uno spesso strato nerastro. Ma non bombe. E, quindi, «non occorrono evacuazioni nè simili esternazioni, prive di utilità». È un altro, per i residenti, il problema: riuscire a ottenere un provvedimento definitivo. Chiarire la strada che si intende percorrere, sia essa la chiusura della Ferriera - da molti contrastata - o il potenziamento dei controlli e degli impianti di depurazione all’interno dello stabilimento. Perchè, ormai, i tempi della politica sono maturi e gli scenari mutati.
Il sindaco, come hanno sottolineato ieri alcuni servolani, si trova oggi a confrontarsi con un Presidente della Regione che appartiene alla sua stessa «squadra»: non si possono più accampare «contrasti» di sorta. Renzo Tondo lo ha detto in campagna elettorale cosa vuole per Servola: porre i lucchetti ai cancelli della Ferriera. E il quartiere si è reso perfettamente conto di essere lo scacchiere su cui si gioca una partita cruciale.
Ma anche chi convive pacificamente col «mostro sbuffante», e respinge la sua dismissione per i risvolti occupazionali che ne conseguirebbero, invoca una soluzione, giacchè in questo «limbo» non si può continuare a stare. La gente di Servola è disincantata. Stufa di proclami, dichiarazioni, reciproche accuse. Vuole i fatti: l’affaire Ferriera va avanti da troppo tempo.
«Questa situazione doveva essere risolta da un pezzo - ha esordito Antonio Pitacco, 21 anni, studente di Medicina, corso di laurea in Infermieristica - sarebbe ora di smetterla di dire cose inutili: bisognerebbe invece vedere in che modo il disagio può essere superato. La salute non ha prezzo ed è un diritto di tutti. Non è parlando di evacuazioni che si ovvia all’impasse. Nel momento in cui una persona riveste il ruolo di sindaco non può permettersi di ridurre a questi termini la situazione. Facendolo disturba l’opinione pubblica, i residenti e i lavoratori: mette tutti quanti in allarme senza materialmente operare un cambiamento. Prima di tutto si deve pensare alla salute, che è il bene principale. I dipendenti, triestini o extracomunitari, vanno sì tutelati, ma non dubito che il problema occupazionale possa essere risolto se si fa quadrato con la Regione. Infine, noi stessi residenti dovremmo cercare di andare oltre l’ottica del guadagno e non ragionare più in termini di brioches e caffè serviti ai lavoratori, ritenendo erroneamente che Servola sopravviva solo così. Pensiamo alle case: non a tutti interessa il loro valore sul mercato. La maggior parte dei residenti desidera unicamente viverci in serenità. Solo chi risiede a Servola sa cosa voglia dire stare d’estate con le finistre chiuse».
«È una situazione schifosa - ha detto Pasquale Scatizzi - inviterei il sindaco a dormire e a mangiare a casa mia, per capire come stanno le cose. Ormai non nutro più fiducia nella politica e sono stufo: vivo a Servola da 34 anni ma adesso mi sto guardando in giro per cercare un’altra casa. Non si possono pagare 331 euro di Ici e poi non poter nemmeno aprire porte o finestre. Nell’ultimo decennio le cose sono parecchio peggiorate: mi sono ritrovato in più occasioni con la macchina imbrattata a causa delle emissioni dello stabilimento e ho dovuto addirritura rivolgermi a un legale per ottenere la riparazione del danno». «Il sindaco Dipiazza ha fatto tanto per Muggia, penso per esempio alla questione del Gasometro - ha invece spiegato Giuseppe Curto -: ora che Tondo è salito al governo riuscirà a ripetere il miracolo. Mia madre abita a Servola e io sono convinto che tutto quel fumo non le abbia fatto bene, in questi anni».
Ma non tutti sono per la chiusura tout court dello stabilimento, anzi: «L’inquinamento è pure quello dello smog, che in centro prolifera, ma lì si arriverebbe a una evacuazione? - ha chiesto Flavia Turisini, una pensionata residente - Certamente no. Io non sono preoccupata: la centralina dell’Arpa è passata anche nella zona in cui risiedo e non ha rilevato dati poi così allarmanti. Quindi non sono assolutamente disposta a lasciare la mia casa. Bisogna sistemare gli impianti e i filtri di depurazione della Ferriera: questo va fatto! E preoccuparci dei lavoratori e delle loro famiglie. Non li si può lasciare sulla strada». «La Ferriera potrà essere chiusa solo quando tutti gli operai saranno altrimenti sistemati - ha spiegato Albina Sossi - non li si può lasciare in mezzo a una strada».
«Evacuare? Non se ne parla - ha ribadito Maria Luisa Flego - Nemmeno se mi regalassero una villa, me ne andrei». «Siamo seri - ha aggiunto un giovane, Stefano Colonna, 25 anni - dove le metti duemila persone, in caso di evacuazione? E poi, se evacuazione doveva essere, allora siamo un po’ in ritardo: avrebbe avuto un senso farla il 17 marzo, quando i valori superarono, per dieci secondi, di 35 volte i limiti di legge. A mio modo di vedere, si dovrebbe optare per un miglioramento dei sistemi di depurazione, affinchè lo stabilimento non inquini più così tanto». Concorde Mauro Franco, del negozio «La vecchia fattoria»: «Tante persone lavorano in Ferriera: non scordiamolo mai, perché è l’unica fonte di guadagno di Trieste, sia sotto il profilo dell’occupazione indiretta che dell’indotto». «Evacuare Servola - ha riferito Michele Ferluga - mi sembra quantomeno difficile, visto che stiamo parlando di duemila cittadini. Ma la Ferriera va dismessa: su questo non ho dubbi. Pensiamo alle persone che soffrono di asme, affanni e irritazioni alla gola. O ai bambini, che non possono nemmeno giocare in giardino». «Non siamo in tempo di guerra - ha ironizzato il macellaio Livio Trampus - e Dipiazza dovrebbe almeno dirci in che paese dovremmo trasferirci». «Se ciò che dice il sindaco è vero - ha detto Marta Sommariva, gelataia - allora avrebbe dovuto prendere già provvedimenti». «Non mi trovo d’accordo sull’evacuazione - ha affermato Serena Zobez - ma sulla chiusura dello stabilimento sì. Finalmente stanno venendo a galla i dati: non si può ignorarli. L’impianto è obsoleto ed è difficile intervenire». «Forse il sindaco non dovrebbe mettere così in allerta i residenti - ha concluso Gianluca Paoli - ma la sua preoccupazione non va presa sotto gamba».

Tiziana Carpinelli

 

 

Parco eolico a Vratarusa: coprirà il fabbisogno della Lika e di Segna  - Entro l’anno in funzione i primi impianti

 

SEGNA A fare da apripista in Croazia è stato il complesso sull’isola di Pago (7 piloni, inaugurati nel 2005 e con una potenza di 14 megawatt), seguito dal parco eolico di Trtar–Krtolin, alle spalle di Sebenico, e da quello dell’ entroterra di Klis, in Dalmazia, rispettivamente con potenze di 14 e 16 megawatt.
La centrale eolica di Vratarusa, sovrastante Segna e dunque situata sul massiccio del Velebit, è destinata però a superarli tutti per potenza, produzione di energia elettrica e costo dell’investimento.
Due mesi fa sono cominciati i lavori di apprestamento dei primi «alberi» eolici – che dovrebbero entrare in funzione entro la fine del 2008 – dopodiche inizierà la costruzione di altri otto piloni, per una potenza di 66 megawatt e una produzione annua di 125 milioni di chilowattora.
Tutta quanta la produzione sarà destinata alla contea della Lika e di Segna, la regione a sud–est di Fiume, coprendone così il fabbisogno. E’ interessante rilevare che nel progetto di Vratarusa, del costo di 520 milioni di kune (71 milioni di euro), si è gettata a capofitto l’impresa rovignese Valalta, che ha quale partner la tedesca Walenborn.
La Valalta agisce da anni nei settori turistico, commerciale e industriale, è titolare di un avviato campeggio e di due supermercati, uno a Rovigno e l’ altro a Villa di Rovigno.
Non è tutto, perché i due partner hanno compiuto i primi passi per l’edificazione di una grande centrale eolica nelle vicinanze della località istriana di Lanischie, nell’aspra regione della Cicceria.
Il progetto riguarda la messa in funzione di ben 34 piloni, per una potenza complessiva di 80 megawatt e un costo di 585 milioni di kune (attorno agli 80 milioni di euro).
Dalla ventosa Cicceria, nell’Istria settentrionale, dovrebbero arrivare annualmente qualcosa come 200 milioni di chilowattora, in grado di coprire buona parte del fabbisogno di energia elettrica della penisola.
L’ impresa rovignese si è posta dunque a fianco dei due colossi croati nella produzione di corrente elettrica e generatori, ossia l’Azienda elettrica di Stato (Hep) e la zagabrese Rade Koncar, cosa fino a pochi anni fa impensabile.
La Croazia ha voluto da tempo voltar pagina nella produzione di energia da fonti rinnovabili, comprendendo che il suo potenziale eolico è davvero invidiabile, specie lungo la costa adriatica, dove bora e scirocco possono garantire una produzione di non poco conto.
Entro il 2010 gli addetti ai lavori intendono portare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili dall’attuale 1 al 5,8 per cento.
Nei prossimi anni la Croazia potrà disporre come minimo di sei parchi eolici, per complessivi 171,65 megawatt, potenza che costituirà il 4,5 per cento dei 3.745 megawatt installati nelle centrali idroelettriche nazionali.
Dal canto suo, l’Hep ha in programma di costruire entro i prossimi quattro anni una serie di centrali azionate dal vento che copriranno il 30 per cento del mercato delle fonti energetiche rinnovabili.
Proprio perché si tratta di un mercato in espansione, il governo di Zagabria ha deliberato l’acquisto obbligatorio dell’energia prodotta con il vento, facendo così aumentare l’interesse dei potenziali investitori verso impianti di tale genere.
Nelle sette contee adriatiche esiste infatti già una cinquantina di progetti per centrali eoliche, che si trovano a vari livelli di preparazione.
a. m.

 

 

L’inutilità della Tav

 

Dall’alluvione del 1966 nel Veneto, ci sono voluti ben 33 anni per ripristinare nel 2000 i 50 chilometri a binario unico della ferrovia Treviso-Portogruaro.
Insieme ai 60 km a doppio binario e fortemente sottoutilizzati della Vicenza-Castelfranco-Treviso si è ricreato nuovamente il percorso alternativo per i treni merci Est-Ovest evitando l’intasato nodo di Mestre con le stesse distanze. Stessa cosa anche per l’asse Sud Italia-Slovenia via Padova-Castelfranco.
Questo significa che la futura e costosa Tav Venezia-Portogruaro (Trieste) è inutile in partenza perché è già semipronta da 100 anni.
Sulla linea ricostruita, una delle pochissime in Italia, ci passano solo 6 coppie di treni passeggeri e ben 20 di merci su un potenziale di 45-50. Un buon risultato.
Raddoppiandola, i cavalcavia sono già predisposti, si arriverebbero alle 250 coppie su tutto il tratto Vicenza-Portogruaro. Questo è l’unico intervento necessario con costi notevolmente ridotti rispetto alla Tav ricordando che i treni merci non vanno a 300 all’ora ma si limitano ai 130.
La regione Veneto e indirettamente anche il Friuli Venezia Giulia evidentemente non conoscono questa linea preferendo i grandi progetti mentre da Portogruaro a Trieste l’attuale potenzialità è sfruttata al 20-25%.
Le due regioni non si accorgono neanche che mancano i treni passeggeri internazionali: 1 solo per l’Est, 4 per Vienna da ridurre forse a 2 e nulla per Pola/Fiume da 60 anni.
Limitiamoci invece a raddoppiare la Treviso-Portogruaro mentre con le briciole risparmiate dalla Tav si possono mettere treni per l’estero ogni 5 minuti.
Patrick Mazzieri

 

 

Marciapiedi per ciclisti

 

Leggo sul Piccolo che il Comitato Trieste Vivibile chiede una vigilanza maggiore per i tanti ciclisti «che sfrecciano sui marciapiedi delle Rive». Ma tali marciapiedi sono stati progettati apposta per la circolazione sia dei pedoni che dei ciclisti, com’è indicato dagli appositi cartelli sulle Rive. Sono d’accordo con Trieste Vivibile che questo è pericoloso, ma allora prendiamocela con il sindaco che ha approvato questo progetto, e non con i ciclisti. Io ho smesso da qualche mese di circolare in bici su quei marciapiedi, dopo essere stato colpito sulla schiena con l’ombrello da un pedone, forse spaventato al mio passaggio. Adesso pedalo in strada, dove la larghezza delle due corsie è stata progettata per un traffico che non contempla l’esistenza delle biciclette. Infatti, per sorpassare un ciclista senza urtarlo, le automobili devono spostarsi nella corsia adiacente, facendo diventare di fatto la strada ad una sola corsia. Oppure devono accodarsi al ciclista e procedere alla sua stessa velocità. La bicicletta non inquina, non puzza, non fa rumore, non avvelena l’aria, non stressa, non si parcheggia in doppia fila, contribuisce a ridurre il traffico. Lo hanno capito da decenni in tutte le città del mondo. A Trieste, invece, i ciclisti sono un problema. Salvo poi leggere i titoli del Piccolo più frequenti nei mesi scorsi: «Emergenza smog» e «Traffico in tilt».
Alessio Vremec

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 19 aprile 2008 

 

 

Dipiazza: Servola a rischio evacuazione - «Altri sforamenti alla Ferriera, parlerò con Tondo per chiuderla»

 

Il sindaco diffonde i dati sui test dell’Arpa effettuati a metà marzo con picchi nelle polveri sottili

«Il rione di Servola andrebbe evacuato. Per le condizioni disperate in cui la gente è costretta a vivere, strangolata dai fumi della Ferriera, sarebbe un’opzione da prendere in considerazione. E giuro che non sto scherzando».
Il sindaco Roberto Dipiazza, ieri in Municipio, davanti ai giornalisti convocati per un incontro «urgente» sull’inquinamento prodotto dallo stabilimento siderurgico, lo ha ripetuto più volte: quella dell’evacuazione «non è una boutade. Sarebbe la giusta risposta a questi», ha spiegato un concitato Dipiazza, brandendo un fascicolo contenente nuovi dati sulla concentrazione di pm10 nell’aria, che il 17 marzo, in base a rilevamenti dell’Arpa, hanno superato, per dieci secondi, di 35 volte i limiti di legge. Un intervento cui il direttore dello stabilimento di Servola Francesco Rosato risponde che «la rilevazione deve essere confrontata con i valori registrati nel corso di tutta la giornata, che il 17 marzo non hanno superato il limite di legge».
Dipiazza ha parlato di «evacuazione». Per il momento, se l’opzione che i servolani facciano armi e bagagli sembra abbastanza lontana, il primo cittadino non ha nascosto che il nodo Ferriera è, nella sua agenda, al primo posto tra le beghe da risolvere. E non ha nemmeno nascosto il fatto che, con un presidente del Consiglio e uno della Regione con la sua stessa casacca, la marcia verso la chiusura e la riconversione dello stabilimento potrebbe avere le porte spalancate. «Attenderò che Renzo Tondo metta in piedi la sua giunta - ha affermato il sindaco - e poi affronteremo le questioni elencate nel Patto per Trieste: chiusura e riconversione della Ferriera, piattaforma logistica e Porto Vecchio». La crociata «antipolveri sottili» del primo cittadino sembra essere più lanciata che mai. Superato lo «scoglio Illy», Dipiazza e Tondo, vicini in politica e ora pure di palazzo, potranno darsi man forte a vicenda. Il sindaco ieri è partito in quarta con la diffusione di dati relativi allo scorso 17 marzo.
Un documento in cui si spiega che due tecnici dell’Arpa, in quella data, sono stati chiamati dalla Polizia municipale per effettuare un controllo a Servola, dove erano stati segnalati «fumi densi ed esalazioni maleodoranti». Durante le verifiche sulla concentrazione atmosferica di pm10, effettuate con un analizzatore portatile in via S. Lorenzo in Selva, «è stata osservata - si legge - una copiosa fumosità proveniente dall’impianto di cokeria e dall’altoforno in esercizio nello stabilimento della Lucchini spa. Alle 12.19 - si legge ancora nel testo - è stato registrato, per una durata di 10 secondi, un innalzamento della concentrazione di pm10, con un valore massimo pari a 1740 microgrammi per metro cubo, 35 volte superiore al limite di 50 consentito dalla legge. Un significativo aumento di pm10 è stato registrato anche dal mezzo mobile posizionato in via San Lorenzo in Selva, secondo il quale il valore medio di concentrazione, tra le ore 12 e le 15, è stato di 83,5 microgrammi al metro cubo. Abbiamo contattato il responsabile ambientale dello stabilimento, che ha assicurato un’immediata azione di controllo».
«Gli stessi tecnici che hanno effettuato i rilievi - ha spiegato Dipiazza - hanno lamentato una forte irritazione alle vie respiratorie. È stata esposta una denuncia alla Procura della Repubblica e ora voglio vedere quale sarà la risposta. La città deve rendersi conto che la Ferriera deve essere chiusa».
Netta la replica della Lucchini: «La normativa prevede che le registrazioni dei valori di pm10 avvengano sempre nel corso di 24 ore e dalle centraline ufficiali e fisse dell’Arpa, non da quelle portatili - spiega Francesco Rosato -. L’azienda non è stata neppure contattata dai responsabili dell'Arpa». Ieri pomeriggio Rsu e sigle sindacali si sono riunite per affrontare la questione, chiedendo anche l’estensione dei test dell’Azienda sanitaria a tutti gli operai dello stabilimento.

Elisa Coloni

 

 

Métro leggero, la Slovenia vuole collaborare - La Provincia e il governo di Lubiana puntano ai fondi comunitari per la Opicina-Sesana

 

L’intervento per realizzare la tratta potrebbe partire già il prossimo anno. Nuove prospettive per il bus transfrontaliero

Si aggiunge un altro significativo tassello nel «puzzle» della metropolitana leggera. E potrebbe essere quello decisivo. La Provincia ha infatti incassato ieri mattina il placet della Slovenia, ufficializzando la partnership transfrontaliera per il progetto di collegamento Ronchi-Capodistria.
Lo annuncia l’assessore ai Trasporti della giunta Bassa Poropat, Ondina Barduzzi: «Abbiamo pensato di coinvolgere il governo sloveno nella realizzazione del tratto di strada ferrata che collega Opicina a Sesana, così da ottenere i finanziamenti comunitari necessari. E la nostra richiesta ha raccolto immediatamente un certo riscontro, tant’è che il presidente della Provincia inoltrerà la prossima settimana la lettera di manifestazione d’interesse. Farà seguito l’invio di una delegazione d’oltre confine per la valutazione dei piani d’intervento. Le opere, se tutto dovesse filare liscio, potrebbero partire già il prossimo anno». La proposta è maturata nell’ambito dell’incontro fissato tra il presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat e il segretario di Stato del ministero dei Trasporti sloveno Peter Velic, che ha visto la partecipazione dell’assessore Barduzzi, del sindaco di Sesana Davolin Tercon, del suo vice Bozo Marinac e di Miroslav Klun, presidente della Camera dell’artigianato e dell’economia. «Creeremo – precisa Barduzzi – un gruppo di lavoro interdisciplinare per rilevare materialmente gli adeguamenti utili a costruire la linea. Quest’ulteriore tassello s’inserirà nel più ampio progetto regionale della metropolitana leggera, da tempo avanzato dalla Provincia».
Ma non si tratta dell’unica novità: «La società di trasporti slovena Aurigo – conclude l’assessore – si sta interfacciando con la Trieste Trasporti per progettare un autobus transfrontaliero dedicato alla tratta Opicina-Sesana. L’iniziativa potrebbe avere importanti ricadute per l’utenza, che da tempo chiede un simile collegamento».
Infine, c’è stato un confronto propositivo sui problemi di viabilità legati all’area confinaria di Fernetti. La Provincia, pur non avendo specifiche competenze, si è impegnata a coinvolgere tutti i soggetti investiti dalla questione per un miglioramento delle condizioni di sicurezza.

Tiziana Carpinelli

 

 

Raccolta rifiuti

 

La mia famiglia, dopo la tragedia che Napoli sta vivendo, è molto più diligente nel curare la raccolta differenziata. Peraltro, al di là della presenza in strada di raccoglitori destinati ciascuno a una determinata specie di rifiuto (carta, vetro, plastica e rifiuti non riciclabili), non mi risulta che la nostra città abbia adottato una disciplina per la raccolta differenziata.
Mi risulta che altri Comuni abbiano regolamentato la materia molto più dettagliatamente e con la previsione di severe sanzioni per i trasgressori. Inoltre, in campagna elettorale, si è parlato ben poco di progetti per lo smaltimento dei rifiuti o della costruzione di un termovalorizzatore sul modello di quello esistente a Brescia.
Gradirei ricevere informazioni rassicuranti.
Raffaele Esti

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 18 aprile 2008 

 

 

Ferriera, in autunno le nuove analisi - La prima tranche di esami ha rilevato superamenti solo del valore medio della creatinina

 

Dopo l’estate verranno sottoposti al test delle urine anche gli altri 50 operai della cokeria esclusi dai controlli del novembre 2007

Patussi: «Non esiste un limite normativo e di carattere tecnico dell’esposizione professionale»

Partirà indicativamente all’inizio dell’autunno la seconda fase del monitoraggio biologico sui lavoratori della cokeria di Servola. La nuova tranche di analisi interesserà una cinquantina di operai, quelli non sottoposti agli esami delle urine lo scorso novembre, e permetterà di scattare una fotografia complessiva sui livelli di esposizione a sostanze potenzialmente cancerogene come benzene e benzoapirene.
Obiettivo finale verificare, e se necessario integrare, le indicazioni emerse dalla prima parte dello studio, illustrata proprio l’altro giorno a proprietà e sindacati. Uno studio, precisano l’Azienda sanitaria, che non ha assolutamente prodotto risultati allarmanti per i lavoratori.
«Le analisi non hanno evidenziato livelli di assorbimento di idrocarburi policiclici aromatici superiori alle soglie di legge - precisa Valentino Patussi, responsabile del Dipartimento di prevenzione e sicurezza del lavoro dell’Ass 1 -. Attualmente, infatti, non esiste un limite normativo e tecnico indicato per l’esposizione professionale. Esiste soltanto un riferimento, 0,7 microgrammi per grammo di creatinina (un metabolita che evidenzia l’assorbimento di idrocarburi ndr), che corrisponde al valore medio riscontrato nella popolazione italiana. Valore che dipende anche da fattori come l’assunzione di cibi cotti alla piastra, ad esempio carni o pizza, dall’abitudine al fumo di tabacco e dall’utilizzo di riscaldamento a legna».
Il superamento dei valori medi, anche se sensibile come nel caso dei sei lavoratori impegnati nelle mansioni più a rischio in cui è stato rilevata una concentrazione di 7,33 microgrammi per grammo di creatinina, non corrisponde automaticamente ad un aumento dei rischi per la salute. «Quelli rilevati sono indicatori di esposizione e non di danno o di malattia - spiega ancora Valussi -. Non ci sono correlazioni certe tra l’assorbimento di inquinanti che hanno effetto cancerogeno e la probabilità di ammalarsi. Il fatto che un lavoratore abbia concentrazioni più elevate, significa essenzialmente che è più esposto a benzene e benzoapirene. Questo vuol dire che è proprio nel suo reparto che dovremo intervenire a livello di prevenzione. Lo scopo delle analisi era proprio questo: riuscire ad avere, per la prima volta, un quadro chiaro della situazione all’interno della cokeria per poi calibrare e orientare gli interventi successivi». La stessa filosofia, precisa ancora l’Azienda sanitaria, ha ispirato anche l’indagine ambientale all’interno della Ferriera, condotta attraverso 10 centraline fisse e 3 mobili del Cnr e una fissa dell’Arpa, che hanno effettuato tre rilevazioni quotidiane di otto ore per monitorare le concentrazioni di idrocarburi nell’aria.

Maddalena Rebecca

 

 

FERRIERA - Si pensa di ridurre i turni per il personale più a rischio

 

Interventi sugli impianti, con accorgimenti tecnici che permettano ad esempio di automatizzare alcuni processi, e riduzione dei tempi di turnazione per il personale impiegato nelle aree più a rischio. Sono alcune delle soluzioni di carattere preventivo che l’Azienda sanitaria sta esaminando per ridurre l’esposizione ad idrocarburi policiclici aromatici (di cui il benzoapirene è un componente) per i lavoratori della cokeria.
Tra le ipotesi, anche l’adozione di regole più rigide e precise a livello di dispositivi di protezione personale. Si vuol fare in modo, infatti, che operazioni essenziali come la sostituzione delle maschere o il cambio dei filtri non sia più lasciata alla discrezione dei singoli, ma venga regolata da precisi protocolli che tutti dovranno rispettare. Le misure attualmente in fase di studio verranno illustrate alla Lucchini in occasione del prossimo incontro operativo con i responsabili dei Dipartimenti di Prevenzione e Medicina del lavoro fissato per l’8 maggio.

 

 

 

 

L'ESPRESSO - GIOVEDI', 17 aprile 2008 

 

L'appoggio ai progetti della Moratti. L'attivismo economico della sede milanese. Cosi' Legambiente finisce sotto accusa. Dentro e fuori l'associazione. (L'Espresso 712KB)

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 17 aprile 2008 

 

 

Ferriera, benzene oltre i limiti ma l’aria è meno «sporca» di molti altri stabilimenti  - Saranno estesi i controlli a tutti i lavoratori della cokeria

 

Resi noti i dati delle analisi su 51 operai e già decisi interventi su tecnologie, prevenzione e organizzazione del lavoro

Ferriera, i lavoratori della cokeria sono mediamente esposti a benzene e benzoapirene in proporzioni da tre a sei volte superiori rispetto al massimo consentito dalla legge per gli operai della siderurgia o comunque «ai minimi livelli possibili» richiesti. L’aria del reparto è invece meno «sporca» rispetto ad altri impianti di questo genere in Italia (Taranto) e all’estero (Germania).
È il risultato delle analisi delle urine e di campioni di aria realizzate dal Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria con l’Istituto di medicina del lavoro e dal Cnr nell’arco di una settimana (19-25 novembre 2007) su 51 dipendenti del reparto più pesante.
I dati sono stati presentati ufficialmente ieri alla direzione dell’azienda, all’Inail, ai sindacati, all’Arpa, dal direttore generale dell’Azienda sanitaria Franco Rotelli e dal direttore dell’Istituto di medicina del lavoro Massimo Bovenzi, che li ha elaborati.
Contestualmente è stato deciso un programma di miglioramenti tecnici, di protezione dei lavoratori e di riorganizzazione del lavoro i cui esiti verranno monitorati periodicamente secondo uno specifico protocollo sanitario. La Lucchini si è detta d’accordo e i sindacati sono molto soddisfatti.
«Si tratta di un’indicatore di esposizione e non di malattia - specifica Bovenzi -, i risultati adesso sono pubblici, ciascun lavoratore dovrà avere dal medico della Lucchini un’illustrazione personale delle analisi, e comunque questo lavoro è un buon punto di partenza per intervenire in modo efficace».
Arriva esattamente il giorno dopo le elezioni questo «report» tanto atteso, sottratto dunque - e non a caso - a ogni spunto di natura elettorale circa il destino della Ferriera di Servola al fine di preservarne il contenuto prettamente tecnico.
L’operazione è stata condotta da un lato prelevando con 10 postazioni fisse e 3 mobili del Cnr (più una fissa dell’Arpa) campioni di aria nella cokeria per per volte ogni otto ore di turno attraverso una settimana; dall’altro distinguendo tramite questionario fra i 51 operai da controllare i fumatori (20) e i non fumatori. A tutti è stata prelevata urina una prima volta all’inizio del primo turno di un lunedì e una seconda volta alla fine della settimana di lavoro. «Abbiamo cercato - spiega Bovenzi - i metaboliti, ovvero i ’’segnalatori’’ della presenza di benzoapirene (sostanza cancerogena), cioé di idrocarburi policiclici aromatici (Ipa)». Questi metaboliti si chiamano «uno-idrossipirene» e «due-naftolo». Per verificare l’assorbimento di benzene si è cercata presenza di «acido trans-trans-muconico» e di «acido s-fenilmercapturico». Per distinguere l’influenza della nicotina nei fumatori è stato isolato anche il metabolita «cotinina».
Agli analizzati è stato chiesto poi, per esempio, se fanno uso di carne alla brace: da questa combustione culinaria si sviluppano Ipa, potenziali «fattori di confondimento», cioé inquinanti con origine diversa rispetto al posto di lavoro.
«Nei fumatori il benzoapirene a inizio turno era superiore che nei non fumatori - prosegue Bovenzi -, ma in fumatori e no nell’arco della settimana si è notato un aumento pari a tre volte tanto, o più, la concentrazione iniziale».
I non fumatori sono stati divisi in due ulteriori gruppi a seconda delle mansioni: più o meno a rischio. Quelli in postazioni lavorative a rischio «hanno avuto un concentrato di benzoapirene di sei volte superiore». E adesso?
È appunto già deciso che dovranno essere introdotte alla Ferriera apparecchiature in grado di abbattere i livelli di emissione interna, che si introdurranno mascherine specifiche per abbassare il grado di inalazione e verrà rivista l’organizzazione del lavoro. A cadenza semestrale o annuale saranno ripetuti gli esami medici di controllo (come indicato dal Protocollo della società italiana di medicina del lavoro). «Ma anche - conclude Bovenzi - allargheremo gli esami a tutti i lavoratori della cokeria, mentre intanto sottolineo che i lavoratori della Ferriera hanno dato una collaborazione piena e che per il nostro lavoro non abbiamo subito pressioni di alcun genere».
Nel dettaglio, ecco i risultati delle analisi. La citazione riguarda il dato medio in relazione all’assorbimento di metaboliti del benzoapirene il cui limite massimo per gli operai è di 0,7 microgrammi per grammo di creatinina. Nei fumatori è stato trovato un livello di partenza già a 0,7 (a fine lavoro di 3,34). In 25 non fumatori di aree non a rischio i valori erano rispettivamente di 0,27 e 0,91. Nei 6 dipendenti non fumatori di aree a rischio: da 0,99 a 7,33.

Gabriella Ziani

 

 

FERRIERA - L’azienda: «Subito i correttivi Ma la situazione non è grave»

 

«Questi risultati ­ afferma il direttore dello stabilimento di Servola, Francesco Rosato, commentando l’esito delle analisi su 51 lavoratori della cokeria e sottolineando che al momento dell’ingresso al lavoro ’’i dipendenti presentano valori sostanzialmente in linea con quelli della popolazione media’’ ­ pur rassicurandoci sulle concentrazioni dei metaboliti riscontrate sui nostri lavoratori, ci stimolano a proseguire con l’indagine sugli altri operatori della cokeria e su tutti i dipendenti, ripetendo periodicamente gli stessi controlli».
L’obiettivo iniziale della Lucchini, dice Rosato, «era capire il punto di partenza: ora sarà nostro compito ridurre il più possibile, ove necessario, l’esposizione dei lavoratori, continuando a intervenire sulle possibili fonti di emissione (come il sistema di riscaldamento e le colonne di sviluppo della cokeria) e avviando processi di automazione delle macchine per facilitare le operazioni di caricamento e quindi diminuire i tempi di esposizione».
La Lucchini annuncia anche «un piano sull’aspetto comportamentale e operativo, affinché tutti i lavoratori siano informati e formati». Verranno messi a disposizione ­ come già avviene ­ ulteriori dispositivi di protezione individuale. «In merito ­ conclude il direttore dello stabilimento - attendiamo anche suggerimenti dall’Azienda sanitaria, da valutare insieme durante la prossima riunione del tavolo di lavoro, già indetta per l’8 maggio, per concordare future azioni di prevenzione sanitaria».

 

 

FERRIERA - Per i sindacati si apre «una nuova strada di miglioramento»

 

«I dati medi ricavati dalle analisi dimostrano che tranne in alcuni settori più a rischio l’assorbimento di inquinanti alla Ferriera è inferiore a quanto disposto per legge e comunque è positivo che sia stato acquisito un tavolo specifico per controllare la situazione, e che sia stata stabilita un’azione su tre fronti: sul tempo di esposizione dei lavoratori, sul metodo di lavoro e sui dispositivi di prevenzione». Lo afferma Antonio Saulle della Fiom-Cgil, reduce dall’incontro all’Azienda sanitaria in cui sono stati resi noti i risultati delle analisi sui dipendenti della cokeria. «Il problema esiste - prosegue il sindacalista -, ma siamo entrati in un positivo percorso di miglioramento con una interessante accelerazione, gli appuntamenti con l’azienda sono già fissati per il 7 e 8 maggio».
Posizione confermata dal segretario Cisl Luciano Bordin: «C’è ampia disponibilità da parte della Ferriera, e va bene che i controlli si allarghino su tutti i lavoratori. Finalmente si parla di cose precise e si apre un percorso corretto, avendo poi la garanzia scientifica di uno specialista autorevole come Massimo Bovenzi».
Pende su tutto la decisione politica sul futuro della Ferriera ora che presidente della Regione è Renzo Tondo che la promette chiusa. «Ma vedremo - conclude Bordin -, se arriviamo al famoso 2015 o no, l’importante è arrivarci più sani».

 

 

 

 

L'ESPRESSO - MERCOLEDI', 16 aprile  2008 

 

 

ELETTROSMOG - Elettro-caos: antenne e ripetitori si moltiplicano ma i controlli diminuiscono.  ( 1.801KB)

 

 

IL SOLE 24 ORE - MERCOLEDI', 16 aprile  2008 

 

 

Cina la più inquinata del mondo

 

È la Cina, e non gli Stati Uniti, il paese più inquinato del pianeta: lo afferma una ricerca firmata dagli scienziati dell'Università della California, che sarà pubblicata il prossimo mese nel "Journal of Environment Economics and Management". Secondo la ricerca, le emissioni di gas serra della Cina sono state sottostimate, anche se non è chiaro a partire da quale anno i dati abbiano iniziato a non corrispondere alla realtà. Dai ricercatori californiani proviene anche un chiaro monito: se la Cina non cambierà radicalmente le sue politiche energetiche, le sue emissioni di gas serra annulleranno l'effetto del taglio di quelle dei paesi aderenti al protocollo di Kyoto. Protocollo al quale la Cina, come d'altra parte gli Stai Uniti, ha scelto di non aderire.

 

 

CORRIERE DELLA SERA - MERCOLEDI', 16 aprile  2008 

 

 

Integratori vitaminici «a rischio» - Secondo l'analisi di studi pubblicati negli anni passati potrebbero aumentare la mortalità

 

METANALISI DELL'UNIVERSITA' DI COPENAGHEN

 

 

LONDRA - Le pillole a base di integratori vitaminici potrebbero aumentare il rischio di mortalità, accorciando di fatto la vita di chi li assume. L'allarme viene da uno studio della Copenaghen University, pubblicato su «The Cochrane Collaboration». Gli scienziati, riesaminando 67 studi clinici randomizzati sulle pillole vitaminiche, hanno appurato che non c'è «nessuna prova convincente» che gli integratori facciano bene alla salute, mentre ve ne sarebbero sulla loro dannosità.
La metanalisi, cioè l'analisi di studi già pubblicait, ha preso in considerazione ricerche cha hanno coinvolto 232 mila partecipanti, confrontando chi ha assunto integratori con chi ha preso solo un placebo o non ha avuto nessun trattamento. Gli integratori analizzati sono stati il beta-carotene (un precursore della vitamina A, che è convertito in vitamina nel corpo), la vitamina, la C, la E e il selenio.

L'ANALISI - «Non abbiamo trovato alcuna prova - sottolinea Goran Bjelakovich, il ricercatore che ha guidato la ricerca presso l'Università di Copenaghen - che prendendo integratori antiossidanti si riduce il rischio di morte precoce per persone sane o malate». Anzi, «i risultati mostrano che i soggetti a cui sono state somministrate beta-carotene, vitamina A e vitamina E hanno mostrato un aumento dei tassi di mortalità». Mentre «non vi è stata alcuna indicazione del fatto che la vitamina C e il selenio possano avere effetti positivi o negativi, abbiamo bisogno di più dati». Prese separatamente, alla vitamina A è stato associato un 16 per cento di aumento della mortalità, al beta-carotene, un 7 per cento e alla vitamina E un 4 per cento. In sostanza, riassume Bjelakovich, «le attuali evidenze scientifiche sconsigliano l'uso di integratori nella popolazione sana». Antiossidanti dannosi, dunque, ma sul perchè i ricercatori non si sbilanciano: probabilmente «il loro uso eccessivo può alterare i processi fisiologici».
 

 

 

 

PUNTO INFORMATICO - MARTEDI', 15 aprile 2008 

 

 

Gli RFID riducono i rifiuti

 

Roma - I microchip in radiofrequenza RFID infilati nei cassonetti dei rifiuti conquistano anche l'Australia, dopo aver fatto l'en plein nelle municipalità inglesi. Una delle teste di ponte della nuova tendenza è la città di Randwick, Nuovo Galles del Sud, dove il consiglio cittadino ha cominciato dal mese scorso a sostituire i 78mila cassonetti standard con quelli dall'anima in radiofrequenza.
La città segue le mosse dell'attiguo governo locale di Ryde che già aveva provveduto a sostituire 90mila cassonetti nel 2006. Entrambe le istituzioni hanno stretto accordi con la società WSN Environmental Solutions, controllata dallo Stato, che si occupa della raccolta dei rifiuti e del peso dei cassonetti durante l'operazione.
Grazie al chip di controllo integrato, il peso dei cestoni di spazzatura viene registrato e identificato a partire dall'ID specifico della zona di pertinenza, infine archiviato all'interno dei furgoni preposti alla raccolta che trasporteranno poi i dati alla sede centrale.

Al contrario della già citata soluzione inglese, però, le informazioni non serviranno per identificare e discriminare tra cittadini virtuosi e irresponsabili, bensì per avere un'idea precisa sulle diverse percentuali di riciclaggio da zona a zona. "I dati sul peso dei cassonetti aiuterà a identificare i pesi medi secondo il tipo e il sobborgo. Queste informazioni saranno inoltre usate per creare materiale educativo sui rifiuti" ha dichiarato la portavoce del consiglio cittadino Alexandra Power.
Senza considerare la possibilità di ripristinare la posizione originaria dei cassonetti andati "perduti", sostiene la portavoce. Insomma i chip di radiocontrollo servono a tutto tranne che a spiare le abitudini di riciclaggio dei cittadini, come qualcuno ha prospettato: "Le informazioni raccolte saranno accessibili solo dalla società appaltatrice, WSN Environmental Solutions, e dal consiglio - continua Power - Entrambe le parti sono legate dalla policy sulla privacy del consiglio e le informazioni non saranno usate per nessun altro scopo che non sia quello indicato".
Secondo quanto comunicato dal portavoce della città di Ryde Lee Kirkland, il sistema si è già rivelato utile in quella zona per incrementare le percentuali di riciclaggio dei rifiuti fino al 48%.
Alfonso Maruccia

 

 

Il vero business è la tecnologia sostenibile

 

Roma - Per raggiungere l'obiettivo di una tecnologia davvero ecocompatibile è necessaria la collaborazione di tutti: dagli investitori alle aziende, dal governo ai cittadini. Quanto fatto finora non è sufficiente: i fondi stanziati per un anno a livello federale negli Stati Uniti sono pari ai guadagni giornalieri dei colossi del petrolio. A scuotere le coscienze delle imprese è John Doerr, leggendario investitore della Silicon Valley, ora venture capitalist convertito al verde.
La voce di John Doerr si è levata dal palco della MIT Energy Conference. Il venture capitalist ha tracciato un quadro di contrasti per raffigurare il mondo dell'IT verde: negli ultimi cinque anni l'interesse per tecnologie ecocompatibili si è consolidato, si è consolidata la consapevolezza di dover agire, ma questo atteggiamento degli investitori non si è tradotto in azione con la sufficiente prontezza. Stato e mercato non hanno saputo intervenire in maniera proporzionata alla gravità dei problemi che si prospettano per il futuro.
Impegnato da anni sul fronte degli investimenti ecocompatibili, da tempo accorato sostenitore della tecnologia capace di arginare le cause del riscaldamento globale, Doerr ha accennato ai modelli di business che anno adottato le aziende finanziate dal proprio fondo di investimenti, Kleiner Perkins Caufield & Byers (KPCB): sono una trentina e sono state sospinte con oltre mezzo milione di dollari. Si parla di aziende come Fisker Automotive, che entro il prossimo anno porterà su strada un'automobile ibrida in grado di percorrere 80 chilometri al giorno senza impatto sull'ambiente, si parla di Amyris Biotechnologies, in grado di produrre biocarburanti sintetici. Sono risultati importanti, ha spiegato Doerr, sono risultati che KPCB ha contribuito a conquistare, ma non sono che un tassello del mosaico globale necessario per contrastare in maniera efficace il surriscaldamento della Terra.

Per affrontare il problema in maniera efficace sarà infatti necessario che tutti si decidano ad adottare questo tipo di tecnologie, sarà necessario "reindustrializzare" i processi e le routine, agire radicalmente e su vasta scala. "Dobbiamo fare in modo che questo tipo di risposta rappresenti per tutti la scelta più economica" ha spiegato Doerr: un obiettivo reso possibile solo con l'introduzione di politiche coerenti a livello globale, politiche e regolamentazioni che sappiano "spingere l'innovazione e fare in modo che la scelta giusta da fare sia anche quella più profittevole".
Il mercato dal quale muovere? Quello dell'energia, sostiene Doerr: è un mercato da milioni di milioni di dollari, è "la madre di tutti i mercati". Trasformarlo in un settore sostenibile "sarà il più grande cambiamento che avverrà sul nostro pianeta". Per raggiungere l'obiettivo, Doerr ha spiegato che sarà necessario moltiplicare impegno e investimenti: le politiche adottate negli States non bastano per far fronte al problema, ha avvertito Doerr, i fondi che lo scorso anno il governo ha investito in ricerca e sviluppo nell'ambito delle energie rinnovabili corrispondono a meno di quanto guadagni Exxon in un solo giorno; i 5 milioni di dollari che gli USA hanno investito nell'energia geotermica sono "così pochi, sono quasi un reato". Ma presto lo scenario cambierà, sospinto dalla più diffusa consapevolezza di cittadini e aziende nei confronti di questi temi.
Se sul fronte delle politiche statali ci si sta muovendo con lentezza e con poca incisività, sono numerosi i venture capitalist che credono nelle soluzioni sostenibili e nelle aziende che fanno delle soluzioni sostenibili il proprio business: un terzo degli investimenti della stessa KPCB converge in aziende che operano nel settore delle tecnologie pulite, gli investimenti nel settore crescono a ritmi rapidissimi. C'è chi parla delle prime avvisaglie di una bolla speculativa, c'è chi vaticina che le aspettative foraggiate dagli investitori rimarranno disattese, ma Doerr non concorda: il volume degli investimenti è adeguato, l'entusiasmo degli investitori è giustificato, il problema è piuttosto la scarsità delle imprese che operano nel settore.
Ma qualcosa si sta muovendo. Sono sempre più numerosi gli attori dell'IT che prendono coscienza del proprio impatto sull'ambiente, sono sempre più numerosi coloro che credono nelle soluzioni sostenibili e che iniziano a riconoscere che le soluzioni sostenibili siano anche profittevoli. Non temano dunque gli investitori che credono nell'industria ecocompatibile: complici la consapevolezza globale e le politiche statali previste per il prossimo futuro, i loro investimenti daranno i frutti sperati, "siamo all'inizio dell'esplosione delle tecnologie verdi".
Gaia Bottà

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 15 aprile 2008 

 

 

I bimbi dell’Asilo di Fonderia «insegnano» l’ecologia

 

MUGGIA I bambini dell’Asilo di Fonderia a Muggia vogliono sensibilizzare a modo loro i muggesani su una gestione oculata e differenziata dei rifiuti e sul rispetto dell’ambiente. In collaborazione tra Comune e Istituto comprensivo di Muggia è nato il progetto «Scovaze e scovazoni!»: vuole contribuire a modificare i comportamenti e le abitudini quotidiane in relazione ai rifiuti domestici e al risparmio energetico, favorendo la raccolta differenziata e sensibilizzando famiglie e concittadini sul tema. Tra le attività, il concorso «3 R: risparmio, riuso, riciclo- Gestisco i rifiuti – proteggo l'ambiente».
A scuola vengono poste le piccole attenzioni utili a risparmiare energia: chiudere la luce quando si esce dalla stanza, controllare che nei bagni i rubinetti siano ben chiusi, usare correttamente i contenitori per la raccolta differenziata, utilizzare la carta da disegno da entrambi i lati, tappare pennarelli e colle. Il tutto è svolto con proposte ludiche: giochi, canti, animazioni. È stato inoltre preparato un questionario per le famiglie, per conoscere la sensibilità al problema. A coronamento del percorso, ieri i bimbi della Scuola di Fonderia hanno dimostrato «quanto è facile e divertente riciclare i rifiuti». Nel cortile della scuola e poi vicino i cassonetti per la differenziata, i bambini hanno fatto una rappresentazione per dimostrare, con canti e danze, come devono essere trattati i vari materiali «per essere riciclati e tornare a nuova vita». Un invito rivolto ai genitori ma anche ai residenti.

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 14 aprile 2008 

 

 

I prelievi si effettueranno al Maggiore - Ferriera, i nuovi test medici illustrati ai volontari dell’Università della terza età

 

A qualche settimana dei test medici effettuati dal Dipartimento di prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell'Ass 1 Triestina su un campione di abitanti di Servola, è partita ora la seconda fase del progetto che si propone di valutare lo stato di salute di Trieste e dei suoi abitanti, mettendo a confronto diverse aree cittadine.
L'iniziativa è stata presentata nei giorni scorsi dal responsabile del Dipartimento Prevenzione e Sicurezza Valentino Patussi all'Università della Terza Età, che ha ospitato e collabora allo studio per la valutazione dell'assorbimento di inquinanti ambientali. Le analisi prevedono un esame del sangue per la ricerca dei metalli pesanti, mentre l'esame delle urine ricerca l'idrossipirene, un metabolita che permette di scoprire se si è entrati in contatto con gli idrocarburi Ipa. Due le tipologie di cittadini che verranno messe a confronto con Servola: i residenti dei rioni ad alto traffico urbano, come le vie Battisti e Carducci, e gli abitanti di zone non inquinate quali l'altipiano o le zone periferiche distanti da aree industriali.
«Lo scopo principale è misurare il rapporto tra inquinamento ambientale e malattie cardiache, vascolari e respiratorie - ha spiegato Patussi - per cercare di mettere in atto delle strategie di miglioramento della qualità dell'aria e per tutelare la salute del cittadino». I prelievi di sangue e la raccolta delle urine verranno effettuati al centro prelievi del Maggiore, mentre le analisi verranno condotte dal laboratorio di Igiene e Tossicologia dell'Università di Brescia. L'indagine è rivolta a donne e uomini tra i 40 e i 70 anni. Per informazioni contattare il Dipartimento di Prevenzione: 040.3997464 - 040.3997574.
Patrizia Piccione

 

 

 

 

LA REPUBBLICA - DOMENICA, 13 aprile 2008

 

 

Il mondo senza cibo - un disastro evitabile. Secondo studi recenti può essere negativo produrre biocarburanti. I rimedi adottati finora sono peggiori del male

 

Caro direttore, dopo aver tanto parlato della crisi energetica e della crisi finanziaria ci siamo finalmente resi conto di un dramma ancora più grande e di conseguenze immediate per l'umanità: la crisi alimentare.
Miliardi di persone soprattutto in Africa, in Asia e in America centro-meridionale, sono colpiti da un progressivo e insostenibile rincaro di tutti i prodotti agricoli, dal grano alla soia, dal riso al mais, dal latte alla carne. Ogni giorno scoppiano rivolte e si ha notizie di repressioni.
Alcuni governi, come quello egiziano, sono costretti a impiegare nel sussidio del pane la gran parte delle risorse generate dalla buona crescita economica e in altri casi, come nel Corno d'Africa, nei paesi subsahariani e a Haiti non resta che la fame e la sempre più vicina prospettiva di una tragica carestia.
Alla base di questi aumenti di prezzi vi sono certo anche realtà positive, come il miglioramento della dieta in Cina, in India e in molti altri paesi. Per nutrirsi con la carne si impiega infatti una superficie di terreno di almeno cinque volte superiore di quanto richiesto da una nutrizione a base di cereali.
Vi sono altre realtà rispetto alle quali ben poco si può fare, come l'aumento dei prezzi dei carburanti e dei fertilizzanti necessari a produrre o trasportare i prodotti alimentari.
Ma vi è una decisione politica che sta aggravando in modo precipitoso la situazione ed è la progressiva sottrazione di suolo alla produzione di cibo per utilizzarlo a produrre biocarburanti. Sulla carta questo risponde al nobile scopo di attenuare la nostra dipendenza dalla benzina e dal gasolio nei trasporti e così facendo, ridurre l'impatto ambientale in termini di anidride carbonica. Purtroppo le cose non stanno così.
I più recenti studi (come quelli dell'Ocse e Royal Society) sostengono invece che con le tecnologie oggi impiegate per produrre biocarburanti, il bilancio energetico è solo marginalmente positivo o addirittura negativo. Il computo preciso dipende dalle specifiche realtà territoriali ma vi è chi autorevolmente sostiene (come le analisi apparse su National Resources Research) che l'energia impiegata per produrre biocarburanti sia negli Stati Uniti del 30% superiore all'energia prodotta.
Complessivamente un bel disastro sia dal punto di vista energetico che da quello ambientale. Ma il disastro ancora più grande è quello di mettere in conflitto il cibo con il carburante in un periodo già di scarsità. Un conflitto vero, tragico.
Per descriverlo in modo semplice e fortemente evocativo basta dire che il grano richiesto per riempire il serbatoio di un così detto Sport Utility Vehicle (Suv) con etanolo (240 chilogrammi di mais per 100 litri di etanolo) è sufficiente per nutrire una persona per un anno. E già siamo arrivati ad utilizzare per usi energetici intorno al 20% di tutta la superficie coltivata a mais negli Stati Uniti.
Una superficie più grande della Svizzera è stata sottratta di colpo alla produzione di cibo per effetto delle pressioni delle potenti lobby agricole e di una parte non informata o distratta di quelle ambientalistiche. E nel frattempo, come conseguenza, il prezzo della terra e dei fertilizzanti sale in tutto il mondo facendo a sua volta moltiplicare il prezzo dei prodotti alimentari. E questo fa scoppiare tumulti per la fame a Città del Messico, in Egitto, nel west Bengala, in Senegal, in Mauritania mentre la Fao ci dice che 36 paesi hanno oggi bisogno di urgenti spedizioni di grano e di riso.
Questo non comporta che la produzione di energie alternative vada del tutto cancellata perché vi sono situazioni in cui essa non è in diretta concorrenza con la produzione agricola, utilizzando terreni non alternativi a produzioni alimentari, aree boschive o biomasse. E soprattutto bisogna incentivare la ricerca sulla "seconda generazione" di biocarburanti, attraverso la selezione di nuove specie, attraverso una maggiore efficienza dei processi e l'utilizzazione di terre marginali (ad es. il bosco ceduo) non alternative all'agricoltura.
E' quindi necessario che i governi smettano di sovvenzionare gli agricoltori al fine di produrre meno cibo, obbligando i paesi poveri a svenarsi per assicurare il pane quotidiano a coloro che muoiono di fame. E bisogna che questo obiettivo venga tradotto subito in decisioni politiche. La prima di queste decisioni è di intervenire dove sono in corso i drammi maggiori.
Rendere quindi subito disponibili i 500 milioni di dollari richiesti per l'emergenza del Programma Alimentare Mondiale delle nazioni Unite e il miliardo e mezzo di dollari richiesto dalla Fao. Ma non si può non affrontare nel contempo il problema politico fondamentale, in modo da invertire l'aspettativa di ulteriori aumenti dei prodotti alimentari prima che i paesi che hanno produzione eccedente proibiscano (come hanno già cominciato a fare) l'esportazione di prodotti alimentari trasformando, con questo, l'attuale crisi in tragedia mondiale.
I due prossimi grandi appuntamenti internazionali, cioè la riunione della Fao a Roma e dei G8 in Giappone, debbono diventare il momento di discussione e di decisione di una nuova politica che fermi i danni dell'attuale politica e che possa redistribuire al mondo le risorse alimentari di cui ha bisogno.
Non sono decisioni facili, ma bisogna agire perché sia negli Stati Uniti che in Europa la produzione di carburante in concorrenza col cibo si fermi e gli incentivi vengano riservati agli studi e alle ricerche necessarie per arrivare alla produzione di biocarburanti di nuova generazione. Non possiamo più ammettere che la gente muoia di fame in Africa perché c'è qualcuno negli Stati Uniti che considera i voti degli agricoltori o dei proprietari terrieri più importanti della sopravvivenza di milioni di persone. È vero che la politica di oggi è stata decisa quando si pensava di vivere in un mondo di scarsità energetica e di eccedenza alimentare. Ma oggi le cose non stanno più così.
È ora quindi di cambiare politica perché i rimedi finora adottati sono peggiori del male che si voleva curare. Queste sono le politiche serie che la globalizzazione ci impone e l'Italia non può certo sottrarsi alle sue responsabilità.

ROMANO PRODI
 

IL PICCOLO - DOMENICA, 13 aprile 2008 

 

 

FERRIERA - Servola investe 5 milioni nel terminal  - Il traffico di minerali, carbone e rottame sta diventando un pilastro economico importante

 

Balzo dei traffici rinfuse (+31%). Oltre 82 navi nel 2007 con 1,8 milioni di tonnellate

TRIESTE I buoni risultati, in termini di utili e di produzione, della Ferriera di Servola non riguardano soltanto la siderugia con la produzione di ghisa, ma in realtà altri settori. Uno in particolare che ha portato lo stabilimento a diventare protagonista dei traffici portuali: il terminal rinfuse. L’attività, che era partita in sordina qualche anno fa, sta raggiungendo volumi inaspettati e sta consolidando l’importanza di questo ramo d’azienda che ormai è un vero e proprio pilastro economico. Proprio nel 2007 quando in porto il calo del petrolio ha trascinato in basso le movimentazioni, a salvare il bilancio dei traffici è stata proprio la Ferriera con il terminal. Il comparto delle rinfuse infatti ha segnato un avanzamento del 38,76% con i minerali che hanno registrato un boom (+318,50%). Ed è qui che è emersa (dati dell’Autorità portuale) la «forte rilevanza della Ferriera di Servola» con il terminal che registra un +31,30 di movimentazioni. La stessa Lucchini-Severstal parla di «importanti volumi di traffico» ed è stata raggiunta quota 1.800.000 tonnellate movimentate nel 2007 con 82 navi e una crescita annua del 10%.
Ed è proprio per questo che il gruppo siderurgico ha stanziato per il terminal circa 5 milioni di euro di investimento. Una parte servirà per la messa in opera di una terza gru di banchina. Sarà anche consolidata l’area complessivamente disponibile (345 mila metri quadrati) che ospita magazzini coperti e piazzali per lo stoccaggio. Sarà rinforzata la banchina che è lunga 350 metri, il retrobanchina, e saranno rinforzate le capacità di sbarco «per puntare a ulteriori incrementi dei traffici marittimi».
Lo stesso gruppo Lucchini-Severstal ora ha inserito il terminal rinfuse come protagonista della «diversificazione strategica dell’attività primaria (siderurgica) dello stabilimento» e si propone di raggiungere nel 2010 l’obiettivo di 2.400.000 tonnellate di movimentato e stoccaggio di rinfuse solide di varie tipologie.
Una trentina le persone che operano nel del terminal dopo che la Ferriera è stato autorizzata ad operare come terminalista dall’Autorità portuale. L’area è compresa tra il terminal petrrolifero della Siot e lo scalo legnami: inserita in un punto strategico dello stabilimento che è anche collegato alla rete ferroviaria, dispone di apposite infrastrutture per la movimentazione e lo stoccaggio di rinfuse solide varie. Carbone, minerali ferrosi, materie prime metallurgiche, rottame e ghisa, semiprodotti siderurgici e materie prime per l’industria del cemento. Materie prime che non servono soltanto alla Ferriera, ma anche per altri stabilimenti (qui è nato il nuovo business) ed è per questo che l’azienda ha ottenuto l’autorizzazione ad operare anche conto terzi.
Il terminal opera 365 giorni all’anno e garantisce tutta una serie di servizi che vanno oltre alle semplici operazioni portuali: vagliatura delle rinfuse, condizionamento, distribuzione, pesatura e bollettazione.
Un settore strategico, come è strategico il ruolo della Ferriera per altre due realtà. La ghisa liquida infatti è fondamentale per la Sertubi, l’unico produttore italiano di tubi in ghisa sferoidale per il trasporto e la distribuzione dell’acqua. Ma c’è anche il setttore energetico: lo stabilimento fornisce il 50% del fabbisogno termico necessario alla centrale di cogenerazione Elettra che produce energia (170 MW), un quantitativo paragonabile al fabbisogno energetico di tutta la città di Trieste e che viene messa in rete. Un’azienda ormai verticalizzata che ha un forte impatto economico sul territorio: la società versa infatti ogni anno 100 mila euro di Ici, 10 mila di Tarsu, paga un canone demaniale di 1 milione e 200 mila euro. Oltre 21 milioni l’ammontare del costo dei salari diretti per non parlare del valore dell’indotto (fornitura di beni e servizi) e in questo caso la Ferriera ogni anno spende circa 10,4 milioni di euro.

Giulio Garau

 

 

FERRIERA - Il boom di acciaio spinge il fatturato: 200 milioni - Lo stabilimento siderurgico di Trieste si conferma strategico assieme a quello di Piombino

 

TRIESTE Rallentamento dei consumi a livello globale conseguenza anche della crisi finanziaria americana, la maggiore concorrenza dei paesi extra Ue resa ancora più eclatante dall’indebolimento del dollaro non frenano il ciclo positivo dell’acciaio e nemmeno i risultati per la ferriera di Servola e il Gruppo Lucchin-Severstal. Anni d’oro questi per l’acciaio grazie anche al forte sviluppo di aree come Cina e India e che confermano l’importanza strategica delle acciaierie in Italia che continuano ad essere un grande business.
Lo ha capito bene il gruppo Severstal che non si è lasciato sfuggire l’acquistio del Gruppo Lucchini approfittando della poca lungimiranza del nostro paese nei confronti non solo delle industrie manifatturiere ma soprattutto di quelle siderurgiche.
nel 2007 la Ferriera di Servola ha confermato la linea di crescita registrata negli ultimi anni che ha portato il fattuirato 2007 ad oltre 200 milioni di euro rispetto ai 188 del 2006 e ai 176 del 2005.
Il bilancio consolidato del gruppo Lucchini-Severstal invece, sempre per il 2007 si è chiuso con un utile netto di 149,9 milioni di Euro (102,3 milioni di Euro nel 2006) .
Il gruppo, come sottolinea l’ìillustrazione del bilancio aziendale, presenta ricavi complessivi di 2746 milioni di euro, superiori di 97,2 milioni rispetto al 2006.
Il margine operativo lordo consolidato ha registrato un incremento di 15,7 milioni rispetto al 2006, attestandosi a 314,5 milioni.
Nell’esercizio 2007 gli oneri finanziari netti ammontano a 27,7 milioni, contro i 29,5 milioni di Euro del precedente esercizio e sono scesi in relazione alla ridotta esposizione finanziaria.
Per quanto riguarda Lucchini spa il bilancio dell’esercizio 2007 si è chiuso con un utile netto di 46,1 milioni di euro. Il fatturato realizzato nel 2007 è stato di 1368,8 milioni (1255,6 milioni nel 2006) mentre il margine operativo lordo è arrivato a 136,3 milioni (113,1 nel 2006), pari al 10% del fatturato.
La gestione aziendale, spiega la stessa Lucchini-Severstal, ha beneficiato nel primo semestre di «un andamento del mercato dell’acciaio nazionale ed estero in crescita sia in termini di volumi che di prezzi, risentendo invece nel secondo semestre del rallentamento dei consumi e di una maggiore concorrenza dei produttori extra-Ue favorita dall’indebolimento del dollaro.
La produzione di acciaio nel sito di Piombino è stata di 2,1 milioni di tonnellate mentre in quello di Trieste la produzione è stata di 400 mila tonnellate di ghisa liquida.
I dipendenti del Gruppo sono stati 6992 unità. A Trieste i dipendenti sono 545. Gli investimenti effettuati per miglioramenti produttivi, ambientali e per la sicurezza dei lavoratori hanno superato complessivamente i 131 milioni.
Per quanto riguarda il settore della ricerca e sviluppo, fa sapere il gruppo «sono proseguite le attività finalizzate alla creazione di nuovi prodotti finiti puntando perciò al miglioramento del mix qualitativo di vendita».
g.g.

 

 

Rifiuti abbandonati, denunce della Forestale - Multe a due cittadini. A Duino Aurisina effettuate 90 verifiche

 

Solo a Sgonico 17 «rilasci»: contro il fenomeno appostamenti e controlli danno i primi frutti

SGONICO Gli «sporcaccioni» del Carso, che continuano a imbrattare l’Altipiano disseminando sacchetti d’immondizia, calcinacci, imballaggi e chi più ne ha più ne metta, hanno le ore contate. Infatti il potenziamento dei controlli sulle zone a rischio-discarica abusiva e gli appostamenti mirati a trovare i cittadini che hanno poco rispetto dell’ambiente sono riusciti già a individuare i primi colpevoli. Su cui, inevitabilmente, si è abbattuta la scure di salate sanzioni.
Lo annuncia il responsabile della Stazione forestale di Duino Aurisina Lucio Ulian: «Le indagini e le perlustrazioni avviate da un mese nell’area di Sgonico hanno portato alla segnalazione di 17 casi di piccoli rilasci, per un totale di circa 50 quintali di spazzatura accumulata sul Carso. Tutta, naturalmente, eliminata in maniera abusiva. Si tratta di abbandoni che, di per se stessi, possono anche non rappresentare volumi significativi, tuttavia l’immondizia ha un costo di smaltimento ingente per gli Enti locali e i relativi bilanci». Va detto che solamente nel Comune di Duino Aurisina sono stati svolti da gennaio a oggi 90 controlli, cui hanno fatto seguito 25 segnalazioni. A Sgonico, invece, nelle ultime due settimane, si sono avute 17 segnalazioni e sono già stati individuati due cittadini: al primo, che ha eliminato in maniera non conforme una sacco di nylon contente vari scarti, è stata comminata la sanzione di 50 euro, mentre per il secondo - come spiega Ulian - «il cerchio si sta stringendo e, alla fine, l’ammenda sarà più consistente: ammonterà a 200 euro». In questo caso, infatti, la persona si è sbarazzata di una serie di rifiuti classificati ingombranti, tra cui «un paraurti e varie carabattole».
Ma come è stato possibile risalire alla mano che ha materialmente gettato il sacchetto incriminato? «I cittadini - spiega Ulian - pensano erroneamente che, solo perchè non sono stati colti sul fatto, la faranno franca. Ma non è così: la spazzatura, se esaminata con attenzione, rivela sempre degli indizi importanti, dai quali poi è possibile risalire alla provenienza di chi l’abbandona».
I controlli, secondo quando afferma il responsabile della Stazione forestale, sono stati capillari, quotidiani e ripartiti su più fasce orarie. L’obiettivo della vasta campagna, promossa in coordinamento coi Comuni di Sgonico e Duino Aurisina, è quello di reprimere un fenomeno in costante aumento: i microabbandoni di materiali inquinanti. Infatti le piccole discariche abusive sono cresciute esponenzialmente negli ultimi mesi in tutta la zona che comprende l’area di Santa Croce e, appunto, i territori di Duino Aurisina e Sgonico. I piazzali immersi nel verde ma anche le stradine forestali e le doline più nascoste sono risultati essere i luoghi preferiti per sbarazzzarsi illegalmente dei rifiuti.
ti.ca.

 

 

Il fumo in auto

 

Perché non si vieta il fumo anche in auto? Spesso genitori incoscienti fumano in macchina, annebbiando e intossicando i figli legati ai sedili posteriori! La sigaretta all’interno dell’auto è ancora più dannosa del cellulare, ha già provocato molti incidenti.
Vittorio Grezzi

 

 

 

 

MESSAGGERO VENETO - SABATO, 12 aprile 2008 

 

 

Rifiuti, ok alla ricostruzione dell’impianto di Rive  - Sarà avviata quest’estate, entro la fine dell’anno è prevista la ripresa dell’attività

 

Il progetto ha avuto il via libera dal tavolo tecnico riunitosi in Provincia. Cinque milioni l’investimento per la struttura distrutta dall’incendio del 2006

RIVE D’ARCANO. Buone notizie sull’attesa rimessa in funzione dell’impianto di selezione rifiuti di Rive D’Arcano: la ricostruzione delle parti danneggiate dall’incendio del settembre 2006 sarà avviata quest’estate e si conta di attivare l’impianto già entro la fine del 2008.

Il via libera alla ricostruzione dell’impianto è giunto dalla conferenza tecnica provinciale riunitasi a palazzo Belgrado, presenti i rappresentanti della Provincia, della Regione, i referenti degli ordini professionali del settore e del mondo ambientalista, nonché i tecnici della Comunità collinare. L’impianto avrà una superficie coperta superiore ai 4.000 metri quadrati e insisterà su un’area di proprietà della Comunità Collinare di 42.000 mq. Comporterà un investimento di poco inferiore ai 5 milioni di euro. Disporrà delle tecnologie più avanzate per il trattamento e la selezione dei rifiuti provenienti dalle raccolte differenziate. Sarà al servizio dell’intero bacino provinciale e potrà trattare fino a 100 tonnellate di rifiuti al giorno. Le caratteristiche tecniche dell’impianto consentiranno di recuperare per il riciclaggio fino al 90% dei materiali trattati in modo da ridurre drasticamente la parte residua da conferire in discarica. L’impianto inoltre sarà dotato dei dispositivi di prevenzione incendio e di video-sorveglianza più evoluti. Un altro obiettivo è quello di dotare il sito di un impianto fotovoltaico che consenta la riduzione del consumo di energia elettrica sempre al fine di abbattere i costi di produzione e di dare all’impianto stesso un’immagine ad alto contenuto ecologico. «Il via alla ricostruzione dell’impianto nel corso della riunione presieduta dal vice commissario Vittorio Tallandini -commenta Lorenzo Cozianin presidente della Comunità Collinare - è una notizia che ci ripaga dalle molte amarezze patite a seguito dell’incendio e dei tempi esasperatamente lunghi che abbiano dovuto sopportare per riappropriarci di un bene e di una funzione strategici per il Consorzio e per l’intero sistema provinciale dei rifiuti. La ricostruzione dell’impianto procederà di pari passo con l’attivazione della raccolta della frazione umida dei rifiuti solidi urbani e della frazione secca residuale, quest’ultima mediante un servizio porta a porta, per tutti i 15 comuni consorziati.
Raffaella Sialino

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 12 aprile 2008 

 

 

Sito inquinato, finanziamenti garantiti  - La prossima settimana la firma tra Regione e ministero dell’Ambiente

 

La giunta Illy ha autorizzato l’assessore Moretton alla sigla dell’intesa con Roma dopo le verifiche degli uffici

L’assessore Cosolini: «Adesso inizia la fase più importante per recuperare le aree»

L’accordo di programma fra Regione e ministero dell’Ambiente, sulla messa in sicurezza e la bonifica del Sito inquinato di interesse nazionale, sarà firmato la prossima settimana.
L’autorizzazione alla firma è stata deliberata ieri mattina dalla giunta regionale, nell’ultima seduta di questa legislatura, dopo che gli uffici della Regione hanno esaminato nei minimi dettagli (dando parere favorevole) il documento, pervenuto una ventina di giorni fa, con cui il ministero ha messo per iscritto il proprio impegno a stanziare oltre 61 milioni di euro, dei 122 previsti dall’accordo.
A siglare l’intesa sarà, su mandato della giunta, l’assessore regionale all’Ambiente Gianfranco Moretton. Già ieri gli uffici dell’assessorato si sono messi in contatto con il ministero, per esaminare la possibilità che il direttore generale Gianfranco Mascazzini venga a Trieste nei prossimi giorni, appunto per l’attesa sigla. Da ambienti ministeriali la firma viene comunque data per certa entro la prossima settimana.
«L’importante è che l’accordo si firmi – commenta l’assessore regionale al Lavoro, formazione e ricerca, Roberto Cosolini – perchè con esso si pone un decisivo punto fermo, dal quale inizia un lavoro, che non sarà né facile né breve, per la soluzione del problema del Sito inquinato. Con questa intesa, ampiamente condivisa – aggiunge – si sono poste le premesse per iniziare a lavorare. Adesso tutti gli enti coinvolti nell’accordo devono rimboccarsi le maniche perchè si entra nella fase più complessa».
E il fatto che la prossima settimana si conoscerà l’esito delle elezioni regionali non dovrebbe costituire un ostacolo alla firma. «E’ un atto esecutivo, di normale amministrazione – spiega Cosolini – e quindi finchè l’attuale giunta è in carica la firma può tranquillamente avvenire».
Quanto agli altri enti interessati all’accordo (i Comuni di Trieste e Muggia, la Provincia, l’Ezit e l’Autorità portuale) non è ancora stato deciso se saranno chiamati a siglare l’intesa contestualmente a Regione e Ministero, o se potranno farlo separatamente, posto che tutti i rispettivi consigli hanno dato il via libera da tempo.
Un dato è certo: anche se l’accordo dovrà passare al vaglio della Corte dei conti (cosa che richiederà una ventina di giorni), gli uffici dei vari enti potranno iniziare a operare subito dopo la sigla. Lo precisano fonti ministeriali, rilevando l’urgenza della predisposizione del bando di gara per la progettazione della messa in sicurezza delle falde acquifere che percorrono il Sito inquinato, oltre a quella di avviare le caratterizzazioni di nuove aree.
Proprio in tema di caratterizzazioni, in questi giorni l’Ezit sta selezionando le imprese che verranno invitate a partecipare alla gara per la caratterizzazione e le analisi dei terreni di un’area di 180 mila metri quadrati, nella parte nord della Valle delle Noghere, in cui è insediata una settantina di aziende. Entro i termini per la preselezione, scaduti una decina di giorni fa, ben 32 imprese hanno inviato la manifestazione di interesse per partecipare alla gara d’appalto, il cui bando sarà pronto prima della fine del mese.
Tornando all’accordo, il quadro finanziario è completo già da una ventina di giorni, dopo che il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio ha firmato la direttiva che ha assegnato 50 milioni di euro per gli interventi nel Sito inquinato.
Su un totale di oltre 122 milioni di euro previsti dall’accordo, a carico del ministero dell’Ambiente ce ne sono 61,3: di questi 50 saranno attinti dalla risorse programmatiche e 11,3 dal programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale.
La Regione dovrà invece sborsare 59,3 milioni (inseriti nella programmazione unitaria 2007-2013), mentre i restanti 2 milioni dovrebbero essere a carico dell’Ezit.
In una fase successiva, e al momento ancora da definire, ulteriori fondi saranno stanziati dal ministero dello Sviluppo economico, in seguito al decreto Bersani, per «il recupero economico produttivo dei siti industriali inquinati». Il via libera è stato dato una settimana fa dal Cipe, che ha sbloccato il trasferimento di 450 milioni di euro per le aree inquinate del Centro Nord, senza però precisare la ripartizione di questo ingente stanziamento fra i numerosi siti inquinati di interesse nazionale.

Giuseppe Palladini

 

 

Comunanza agraria, Agricoltori e Coldiretti azzerano le Zone di protezione ambientale

 

Vinto al Tar il ricorso contro la Regione che attivatasi in ritardo per evitare multe non li aveva interpellati

OPICINA «Non possiamo usare il territorio solo evitare sanzioni comunitarie o per imporre direttive. La sentenza del Tar sull’annullamento delle aree protette imposte sul Carso triestino e isontino dalla Regione in osservanza alle direttive Europee, dimostra che senza i regolamenti, il coinvolgimento di chi vive su queste aree e gli opportuni piani di gestione non si va troppo lontano». Così Marco Leghissa, presidente della Comunanza agraria, commenta quella sentenza depositata ieri dal Tribunale amministrativo regionale per la quale vengono annullate le Zone di Protezione speciale (Zps), i Siti d’importanza comunitaria (Sic) e le Important Bird Area (Iba) nella parte relativa a una serie di aree del Carso triestino e isontino.
Due i ricorsi (di cui il primo superato dal secondo per difetto d’interesse) inoltrati al Presidente della Repubblica contro la Regione rispettivamente nel 2006 e nel 2007 dalla citata Comunanza agraria assieme all’Associazione agricoltori, alla Coldiretti e a altri operatori del territorio. Il gruppo di ricorrenti aveva aderito a tali ricorsi per tentare la revoca dei quelle delibere regionali n. 29 e n. 217 per effetto delle quali le Zone di protezione speciale sul Carso venivano ulteriormente ampliate. Un provvedimento che la Regione aveva prodotto per dare definitiva esecuzione a quella sentenza della Corte di giustizia della Comunità europea del marzo del 2003 che andava a riferirsi alla condanna della Repubblica Italiana per non avere classificato in misura sufficiente le aree protette utili alla conservazione dei volatili, come prescritto dalla direttiva Iba. La sanzione veniva poi scaricata dal Ministero per l’ambiente in base al principio di sussidiarietà alle Regioni inadempienti, tra le quali la Friuli Venezia Giulia. Questa provvedeva in tempi ristretti a determinare le nuove Zone protette per evitare le pesanti sanzioni (multa oscillante tra 11.904 euro e 714.240 euro per ogni giorno di mancato adempimento, nonché sanzione forfettaria non inferiore a 9.900.000 euro) previste dalla Comunità europea. Su tale procedimento la Comunanza agraria e le altre associazioni di categoria predisponevano ricorsi. «Le delibere regionali – spiega Marco Leghista – ponevano vincoli alle proprietà pubbliche in misura minima, mentre le Zps andavano ad abbattersi in particolare sui privati e le Comunelle. Noi ci siamo opposti perché nelle procedure effettuate è mancata del tutto un’adeguata informazione e un idoneo sistema partecipativo tra i diversi attori presenti sul territorio». «Il nostro ricorso straordinario – aveva affermato a suo tempo il segretario dell’Alleanza contadina Edi Bukavec – è stato inoltrato perché la Regione ha violato la legge sulla trasparenza e visibilità. Nell’adozione di quelle delibere per le nuove Zps è mancato completamente la concertazione con la popolazione del Carso e i suoi rappresentanti. Un’infrazione grave, perché quando si toccano interessi generali, la consultazione risulta obbligatoria».
Nell’esaminare la questione, il Tar ha dato ragione ai ricorrenti accogliendo il ricorso straordinario. «Cadono dunque le Zone protette determinate in fretta e furia dalla Regione per evitare le multe da Bruxelles – commenta Leghista – e dunque si torna al regime precedente. L’Ente dovrà ovviamente chiedere una moratoria all’Europa per evitare le pesanti sanzioni. Ma nel ridisegnare le aree da tutelare, credo dovrà necessariamente riprendere assolutamente il dialogo con chi vive e rappresenta il territorio».
Maurizio Lozei

 

 

Le acque croate le più pulite del Mediterraneo - Nel 2007 oltre 200 campionamenti. A Fiume, Ragusa e Spalato necessari però tre interventi antinquinamento

 

FIUME Le acque croate dell’ Adriatico sono pulite e risultano a rischio balneazione solo in poche, ristrette aree, che riguardano i comuni di Fiume, Spalato e Ragusa.
È quanto emerge dalle analisi della qualità delle acque marine, compiute nel 2007 e i cui risultati sono stati presentati a Zara, nel corso di un convegno promosso dal ministero dell’Ambiente e dalla regione zaratina.
L’anno scorso i punti di campionamento da Salvore a Ragusavecchia sono stati 881, con i prelievi che hanno confermato un’alta o medio-alta qualità delle acque di mare nel 98,6 per cento dei casi. Per l’esattezza, i campionamenti hanno permesso di appurare che il 78,13 per cento delle aree monitorate è di ottima qualità, mentre nel 20,51 per cento dei casi si è trattato di acque adatte alla balneazione. Soltanto due i cosiddetti punti neri, di cui uno sta ancora affliggendo le competenti autorità da più di due anni. Si tratta del braccio di mare antistante l’ ex albergo Park a Fiume, dove la balneazione è vietata per la presenza di acque fognarie. Tutti i tentativi di risalire alla fonte dell’ inquinamento sono finora risultati vani e dunque resta in piedi l’ipotesi che un segmento di fognatura si sia rotto dopo il brillamento di cariche esplosive, nell’ ambito della costruzione del megacentro commerciale a Pecine.
L’altra macchia nera ha riguardato l’antica Ragusa: a causa del danneggiamento della rete fognaria, per mesi le acque fecali si sono riversate in mare nella zona sottostante l’albergo Libertas Rixos. Fino a quando non si è provveduto a riparare il guasto, le autorità non hanno permesso a ragusei e turisti di fare una nuotatina in questo specchio di mare.
Per quanto attiene all’Istria, nel 2007 sono state campionate le acque in 202 punti. Le analisi hanno dato il seguente responso: 55 zone di alta qualità e 147 in cui si poteva fare un bagno senza temere per la propria salute.
Così invece il Quarnero: 101 punti con acque di ottima qualità, 130 adatti alla balneazione e una zona moderatamente inquinata.
In riferimento alla Regione di Spalato, va detto che sono state evidenziate nove zone con moderato tasso d’inquinamento.
Più che discreti i risultati nelle Contee di Zara, Sebenico e Ragusa, mentre il quadro migliore è stato rilevato nella Contea della Lika e di Segna. Dei 49 siti campionati, 46 hanno fatto registrare acque sanissime e nei rimanenti 3 è stato registrato un mare in buono stato di salute. Secondo gli addetti ai lavori, i criteri croati nel campionamento delle acque marine sono per alcune parti ancora più rigorosi di quelli in vigore nel resto d’Europa. In tal senso va fatto l’esempio dell’Adac, la società auto–moto tedesca, secondo la quale il bacino croato dell’Adriatico è tradizionalmente il più pulito in tutto il Mediterraneo.
A. M.

 

 

ISTRIA - il Partito dei Verdi attacca la Rockwool: «Inquina, va chiusa»  - Lo fabbrica in funzione a Sottopena

 

POLA Il Partito dei Verdi chiede la chiusura e lo smantellamento della fabbrica di lana di roccia della Rockwool costruita nella piana di Sottopena. Lo ha reso noto il presidente del partito Josip Anton Rupnik, spiegando i motivi della richiesta. Ha parlato di tecnologia dannosa per l'ambiente e la salute della popolazione locale, di numerose irregolarità nella costruzione della struttura, del discutibile studio d'impatto ambientale e delle gravi ripercussioni sull' agriturismo nella zona. Matilda Ilic, dell'associazione «Terra nostra» ha fatto un confronto con una fabbrica simile aperta in Texas nel 1950 e chiusa 37 anni dopo.Ebbene in quell'area, ha detto, sono notevolmente aumentati di casi di malattie cardiovascolari e quelli di tumore. Favorevoli allo smantellamento della Rockwool, venuta a costare 75 milioni di euro e chiusa da alcuni mesi causa la violazione delle norme ecologiche, anche alcuni attivisti del Comitato croato di Helskinki intervenuti a un incontro stampa secondo i quali ora dovrebbe entrare in scena la Procura di stato e spiccare le prime denunce. Pesanti critiche sono state avanzate anche contro l' amministrazione comunale e regionale accusate di aver spalancato le porte al capitale straniero calpestando gli interessi e la salute della popolazione dell'area.
p.r.

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 11 aprile 2008 

 

 

Ferriera, piano di investimenti per 18 milioni  - Stanziata la prima tranche per il risanamento ambientale. Il gruppo vuole restare a Trieste

 

La Lucchini-Severstal avvia l’ammodernamento degli impianti e la ristrutturazione dello stabilimento

TRIESTE Diciotto milioni di euro nel biennio 2008-2009. Sono gli investimenti che il gruppo Lucchini-Severstal ha deliberato per la Ferriera di Servola: una parte di questi serviranno per gli impianti di controllo e monitoraggio ambientali, ma si tratta in realtà solo di una prima tranche. Per il risanamento ambientale e il rispetto delle prescrizioni dettate dalla Regione, che rilascia l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), infatti il Gruppo ha in previsione un’altra grossa fetta di investimenti che verranno messi nero su bianco a breve.
Intanto si parte con questi primi 18 milioni che confermano in maniera tangibile la volontà del gruppo Lucchini-Severstal di mantenere l’attività produttiva a Trieste, ma nel contempo confermano anche la decisione di adottare tutte le misure possibili per contenere emissioni ed inquinamento migliorando la qualità dell’aria sia dentro che fuori del sito ptroduttivo.
Lo stabilimento di Servola dal punto di vista industriale infatti sta marciando a pieno regime e la stessa Lucchini-Severstal fa sapere che sono stati raggiunti «ottimi risultati», tutti superiori rispetto al programma previsto. Compresa la riduzione di fumi, emissioni e di diossina dall’impianto di agglomerazione dissequestrato recentemente dalla Procura.
Nel mese di marzo infatti sono state prodotte dall’impianto di agglomerazione quasi 48 mila tonnellate di sinter (un agglomerato speciale di minerali) oltre a 35 mila tonnellate di gisa liquida e quasi 28.500 tonnellate di ghisa in pani e oltre 35 mila tonnellate di coke.
«Un risultato in linea con la crescita registrata negli ultimi anni – commenta Francesco Rosato, direttore dello stabilimento e consigliere delegato della Servola spa – che ha portato il fatturato 2007 ad oltre 200 milioni di euro rispetto ai 188 del 2006 e ai 176 del 2005».
La Ferriera va bene, ma altrettanto bene va anche il Gruppo Lucchini-Severstal che ha chiuso il 2007 con un utile netto di 149,9 milioni di euro contro i 102,3 del 2006 . Il Gruppo presenta ricavi complessivi di 2746 milioni di euro con un balzo di 97,2 milioni rispetto al 2006. Merito certamente del ciclo positivo del mercato dell’acciaio nazionale ed estero in crescita sia in termini di volumi che di prezzi, Solo nel secondo semestre si è avuto un rallentamento dei consumi e di una maggiore concorrenza dei produttori extra-Ue favorita dall’indebolimento del dollaro. Ben 6992 i dipendenti complessivi del Gruppo Lucchini-Severstal.
Lo stabilimento di Servola impiega attualmente 545 dipendenti e ben il 94% di questi sono locali. Solo il 6% arriva da fuori Trieste, per la gran parte dai vicini paesi dell’Est Europa, in maggioranza di età tra i 31 e i 41 anni. Il gruppo Lucchini per Servola annuncia di aver avviato già l’anno scorso «una politica di rinnovamento e sviluppo delle risorse umane».
Nel corso del 2007 sono state assunte 46 persone nuove, dall’inizio del 2008 ne sono state inserite altre 8. «Da aprile sono previsti altri 10 nuovi inserimenti – annuncia Rosato – nelle aree di manutenzione ed esercizio degli impianti che saranno assunte dopo una valutazione delle conoscenze tecnico-professionali». Il gruppo siderurgico, come concordato con i sindacati, punta soprattutto sulla sicurezza.
Ma ecco, nel dettaglio, cosa prevede il piano di investimenti 2008-2009. Aia a parte (che ha un piano finanziario tutto suo) stanno proseguendo le attività che riguardano i progetti impiantistici ambientali e lo sviluppo del piano di monitoraggio e controllo. Costo previsto 4 milioni di euro. la società ha poi programmato «investimenti significativi» in diverse aree dello stabilimento per un totale di circa 7 milioni.
Tra le iniziative previste entro il 2009 poi c’è l’avvio di un processo di automazione delle macchine del reparto cokeria., la pavimentazione dei piazzali interni dello stabilimento, la sostituzione degli impianti di trattamento delle acque, la realizzazione di una serie di interventi edili di riqualificazione e la messa in opera di una terza gru di banchina al terminal rinfuse. Investimenti totali: 5 milioni di euro.
«Importante ancora – aggiunge Rosato – l’avvio di un piano triennale 2008-2010 di recupero degli scarti di lavorazione e smaltimento rifiuti per un valore complessivo di 6 milioni. Per sostenere infine la crescita aziendale con il supporto di collaboratori motivati e soddisfatti è in fase di avvio il progetto ”qualità ambientale di lavoro” (valore 2,5 milioni) che nel corso dei prossimi 18 mesi ci consentirà di migliorare la vivibilità negli spazi comuni e negli ambienti sociali e di lavoro dello stabilimento di Servola».
Il prossimo biennio si annuncia decisivo per la Ferriera di Servola: il Gruppo Lucchini-Severstal ha in programma anche l’avvicendamento dei due altoforni per attuare tutta una serie di interventi di manutenzione straordinaria sul sistema di caricamento, ma anche sull’impianto di raffreddamento, sui rivestimenti refrattari interni. Ma altri interventi saranno realizzati sugli impianti ausiliari con l’obiettivo di migliorare l’efficienza del processo per ridurre il consumo dei combustibili. Segnali precisi della Lucchini-Severstal per dire che il gruppo resta a produrre a Trieste.

Giulio Garau
 

 

Cokeria: è la più produttiva d’Europa  - Grazie alla regolarità della produzione l’impianto che occupa 106 persone rende quasi il 95%

 

Tagliate le diossine dell’agglomerato: 100 contro un limite di 400

TRIESTE Sono quattro i cuori pulsanti dell’attività industriale siderurgica della ferriera di Servola. La cokeria, l’impianto di agglomerazione, l’altoforno e la macchina a colare. Ed è proprio la cokeria il reparto in cui inizia il percorso della produzione, un impianto che produce minerale non solo per lo stabilimento ma anche per gli altri del gruppo. Nel mese di marzo sono state prodotte oltre 35 mila tonnellate dalla cokeria che impiega attualmente 106 persone tra operai e impiegati. Un risultato «molto positivo» sottolinea l’azienda «raggiunto anche grazie alla regolarità della produzione»: 94,8% prossima all’obiettivo del 95%, dato questo che pone l’azienda gestita dal gruppo Lucchini-Severstal tra le migliori cokerie d’Europa.
L’impianto di agglomerazione invece produce ogni anno circa 525 mila tonnellate di sinter, un agglomerato di minerali di ferro che serve alla produzione della ghisa e vede impegnate 45 persone su tre turni continuativi di 8 ore ciascuno. Nonostante i problemi sollevati dal punto ambientale (l’impianto è stato sequestrato e dissequestrato) l’azienda fa vnotare che è «uno tra i migliori esistemnti a livello europeo per contenimento delle emissioni di diossine». I valori raggiunti sono inferiori a 100 TEQ picogrammi/Nm3 quando i limiti imposti dalla Regione sono i più restrittivi d’Italia e pongono come limite massimo 400 TEQ picogrammi/Nm3.
Un risultato, spiega ancora il gruppo Lucchini-Severstal, «grazie all’adozione delle migliori tecnologie di abbattimento oggi disponibili».
La ghisa prodotta dall’altoforno invece raggiunge invece le 400 mila tonnellate l’anno. Il reparto occupa 72 persone tra operai e impiegati, è un’impianto che non si ferma mai, è in funzione 24 ore su 24 per 7 giorni alla settimana. I, clienti sono le acciaierie che acquistano la ghisa in pani e le fonderie di ghisa. A marzo sono state prodotte quasi 25.500 tonnellate di ghisa in pani, un valore superiore al programma. Chiude il ciclo produttivo siderurgico la machina a colare. È l’impianto in cui avviene lz solidificazione della ghisa liquida: a budget 2008 è prevista la produzione di circa 330 mila tonnellate di pani nelle diverse qualità (affinazione, ematite e sferoidale). L’impianto occupa 25 persone.
g.g.

 

 

I residenti: no al traffico limitato in via del Toro  - Il timore è che la strada diventi un’area di carico e scarico: meglio la chiusura totale

 

Richiesta la chiusura del tratto stradale alle stesse condizioni di viale XX Settembre senza alcuna deroga tranne che per i mezzi d’emergenza

Abitanti ed esercenti scrivono al Comune invocando chiarezza sulla prevista pedonalizzazione e avanzando nuove proposte

Chiarire la situazione degli interventi di pedonalizzazione previsti per via del Toro al più presto, ascoltando le proposte dei cittadini che operano a vario titolo nella zona e degli abitanti della via.
È questa la richiesta di una ventina di commercianti, residenti e titolari di uffici della strada che nelle scorse settimane hanno firmato una lettera, con richieste specifiche riguardanti la zona, consegnata qualche giorno fa all’assessorato alla viabilità e al traffico. Il foglio è stato firmato da varie attività, tutte presenti nella via, e da alcuni proprietari di appartamenti che si affacciano sulla stessa strada. Nel documento presentato al Comune il gruppo di cittadini chiede lo stralcio dell’accordo verbale della zona a traffico limitato che, secondo i firmatari, rappresenta una scelta dannosa tanto per le attività commerciali della via quanto per i residenti, che temono il rischio di vedere trasformata la via in un parcheggio di carico e scarico continuo da parte dei fornitori delle attività commerciali del viale.
Nella lettera viene richiesta anche la chiusura della strada alle stesse condizioni di viale XX settembre, senza deroga per nessuno tranne che per i mezzi di emergenza. I cittadini chiedono anche la creazione di un’area di carico e scarico nei primi quindici-venti metri della via e, dopo questa zona, il posizionamento di alcuni paletti o panettoni di cemento per evitare l’entrata di auto o camioncini e la conseguente trasformazione del tratto in un punto di sosta abituale per i mezzi di chi serve gli esercizi e i locali della zona. I commercianti in particolare chiedono all’assessorato alla viabilità e al traffico che la via non diventi una sorta di sfogo per il resto dei negozianti di tutto il rione, con i disagi inevitabili che ne potrebbero derivare.
Tutti i firmatari comunque, sia esercenti che residenti, chiedono chiarimenti al Comune in seguito all’ipotesi annunciata nei giorni passati dall’amministrazione. Dopo una riunione svolta circa tre settimane fa, insieme all’assessore competente Maurizio Bucci, nessuna comunicazione ufficiale è giunta a chi abita o lavora nella zona e quindi i cittadini chiedono ci sia l’opportunità che la richiesta, effettuata tramite il documento, possa venir considerata e che soprattutto sia reso noto in tempi brevi il futuro della via. «Speriamo di poter vedere realizzata la chiusura della via per il bene della collettività e non per quella di pochi» concludono i firmatari nella lettera, che aspettano una risposta dal Comune o un nuovo incontro in cui discutere i termini del possibile cambiamento dell’assetto della strada.
Micol Brusaferro

 

 

Registi in erba alla «Caprin»  - Concorso Videocinema&scuola di Pordenone riservato agli studenti  - La terza A vince con un filmato sull’ambiente

 

Non è la prima volta che questa classe ottiene importanti riconoscimenti: l’anno scorso ha ricevuto un premio nazionale tra oltre mille scuole

La classe III A della scuola media «Caprin», guidata dal professor Dario Gasparo, è stata premiata a Pordenone al concorso internazionale Videocimena&scuola per la realizzazione di un video su un progetto finalizzato alla salvaguardia ambientale. Il video di 11 minuti sintetizza un gran lavoro sul campo, alternando interventi di esperti di fama a spiegazioni da parte degli alunni.
Al concorso internazionale hanno partecipato 165 opere realizzate da 5000 studenti provenienti da 31 province italiane e perfino dall’Ungheria. Alcune sezioni erano dedicate a studenti universitari e a studenti delle medie e delle superiori, ma la «Caprin» ha vinto un premio speciale, con questa motivazione: «Il documentario presenta in modo puntuale e ricco gli aspetti naturalistici fondamentali della Val Rosandra. La presentazione segue sia una traccia topografica al seguito delle escursioni dei ragazzi, sia una traccia cronologica dell’itinerario alla scoperta della valle, presentando gli aspetti naturali e paesaggistici nelle diverse stagioni dell’anno. Le immagini, di buona fattura, riescono a combinare l’aspetto descrittivo e narrativo, suscitando interesse e curiosità nell’ascoltatore. Alla voce del narratore si alternano le voci dei ragazzi che introducono e presentano brevemente le caratteristiche storiche e naturali dell’itinerario da loro stessi affrontato. Un montaggio efficace permette di visionare anche gli approfondimenti tematici svolti dai ragazzi attraverso visite ai musei cittadini e interviste ad esperti di alpinismo, botanica, speleologia, storia, ecc…, garanzia di un lavoro interdisciplinare prolungato e qualificato».
Agnese, Andrea, Christofer, Davide, Denny, Ermes, Irene, Luca, Mara, Matteo, Michela, Michele, Moreno, Sara, Simone, Stefania, Suzana, Teresa e Valentina non sono nuovi a questo genere di successi: due anni fa con un filmato sulle aree protette hanno vinto un concorso regionale cui hanno partecipato 2000 studenti, lo scorso anno ne hanno vinto un altro realizzato sugli animali presenti in regione e, sempre lo scorso anno, hanno vinto un concorso nazionale fra più di mille scuole da tutta Italia, realizzando un cortometraggio, un poster e uno slogan sul tema della sana alimentazione: quest’ultimo è valso ai ragazzi un soggiorno premio di una settimana in Puglia, a Vieste.

 

 

Discariche, la Corte europea condanna l’Italia  - Applicata male la direttiva. Pecorario Scanio: violazioni ereditate dal precedente governo

 

La sentenza rileva anche un pesante ritardo: il decreto che recepisce le norme Ue è del 2003 mentre il termine scadeva nel 2001

ROMA Italia ancora sotto i colpi dei rifiuti. Questa volta l'emergenza non sono i sacchetti per le strade ma una condanna della Corte di Lussemburgo per aver applicato tardi e male la direttiva sulle discariche.
«Errori ereditati già sanati da una norma», ha detto il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. «Anche in questo caso - ha aggiunto - abbiamo operato per ridurre le violazioni delle norme comunitarie ereditate dal precedente governo. Non è un caso che in questi due anni abbiamo ridotto del 30% le infrazioni comunitarie che incombevano sull'Italia in materia ambientale».
E scoppia la polemica: «La condanna della Corte europea di giustizia sui rifiuti certifica la responsabilità del governo Berlusconi e dell'ex ministro dell'Ambiente Matteoli», ha rilevato Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Camera ed esponente della Sinistra Arcobaleno. Pronta la replica del presidente dei senatori di An e capolista del Pdl in Toscana per il Senato, Altero Matteoli: «Bonelli chieda conto a Prodi per la condanna».
Sul tavolo una questione tecnica tra vecchie e nuove discariche e il termine del recepimento della normativa. In sostanza il decreto legislativo italiano di recepimento della direttiva risale al 2003, mentre il termine di trasposizione della normativa comunitaria era scaduto il 16 luglio 2001.
Il decreto, ricorda la Corte nella sua sentenza, prevede che le regioni debbano elaborare un programma per la riduzione di rifiuti biodegradabili presenti nelle discariche e fissa anche le scadenze da rispettare per la riduzione graduale dei rifiuti che finiscono in discarica. Indica inoltre regole per il trattamento degli impianti già esistenti stabilendo regole per il loro adeguamento.
Il rilievo è che a seguito della trasposizione tardiva della direttiva il trattamento applicato, nell'ordinamento italiano, alle discariche autorizzate tra il 16 luglio 2001 e il 27 marzo 2003 è stato quello riservato alle discariche preesistenti e non quello, più rigoroso, previsto per le discariche nuove.
Prima della sentenza e per superare la procedura d'infrazione 2003/4506, che ha dato origine alla sentenza stessa, il governo ha introdotto quindi in un decreto-legge, approvato nel Consiglio dei ministri del 1° aprile scorso, una norma che prevede una disciplina specifica per le discariche autorizzate fra il 16 luglio 2001 e il 27 marzo 2003 e per quelle per i rifiuti pericolosi, e viene così a cadere quel regime di indistinta equiparazione tra tutte le discariche preesistenti al marzo 2003 contenuto nel decreto n.36/2003 che, secondo la Corte di giustizia, si pone in contrasto con la diversa disciplina che la direttiva assegna alle discariche per i rifiuti pericolosi e a quelle autorizzate prima della sua entrata in vigore.

 

 

Il Comune di Capodistria e 220 privati cittadini denunciano la Kemiplas e chiedono la chiusura

 

La direzione dell’industria chimica replica: «Ci è stata revocata la licenza per la costruzione di un depuratore»

CAPODISTRIA Il comune di Capodistria, insieme a 220 privati cittadini, ha presentato denuncia contro la fabbrica di prodotti chimici «Kemiplas» di Villa Decani, chiedendo la immediata sospensione della produzione e la chiusura definitiva dell'impianto.
È l'ultimo atto della pluriennale battaglia degli abitanti del luogo e della municipalità di Capodistria contro quella che è stata già definita la «fabbrica dei veleni». La causa contro la «Kemiplas», ha spiegato il rappresentante legale del comune di Capodistria, l'avvocato Franci Matoz, è basata sul presupposto che la popolazione locale non può essere costretta a sopportare le emissioni tossiche, anche nel caso in cui queste non superano ufficialmente i limiti consentiti dalla legge.
E la «Kemiplas» comunque, in questo momento, non dispone del certificato europeo per il trattamento di sostanze chimiche pericolose per la salute, chiesto per tempo dalla direzione della fabbrica ma non ancora rilasciato dall'Agenzia slovena per l'ambiente.
Nel 2005, ha ricordato ancora l'avvocato Matoz, le misurazioni del livello di inquinamento erano sì entro i limiti tollerati dalle norme, ma solo perché la fabbrica, al momento delle rilevazioni, aveva opportunamente ridotto il livello di produzione. La denuncia presentata, e supportata dalle firme di oltre 200 abitanti di Villa Decani, è articolata sostanzialmente in tre parti: la prima riguarda l'inquinamento dell'aria, la seconda la contaminazione dell'acqua, la terza lo stoccaggio delle sostanze tossiche.
La direzione della «Kemiplas» ha replicato alle accuse tramite un comunicato stampa. È vero, sostengono i dirigenti dell'impresa, che gli abitanti hanno diritto di vivere in un ambiente pulito: la fabbrica fa il possibile per non danneggiarli. Contemporanamente segnalano però che esiste anche il diritto costituzionale alla libera impresa.
Per garantire un ambiente pulito la fabbrica ha chiesto da tempo la licenza edilizia per la costruzione di un depuratore, si legge ancora nel comunicato, ma un ricorso della popolazione locale e dello stesso comune di Capodistria ha sospeso la validità della licenza già rilasciata.
Per questo motivo, spiegano alla «Kemiplas», non hanno potuto costruire il depuratore. La battaglia tra gli abitanti e la direzione della fabbrica dura ormai da anni, ma la produzione, di fatto, non è mai stata sospesa, nonostante le continue richieste della popolazione e delle autorità comunali.
Uno dei principali prodotti della «Kemiplas», è l'anidride dell'acido ftalico, sostanza che viene usata nella sintesi di altri prodotti chimici come coloranti, insetticidi, plastificanti e farmaci.
L'intera produzione, 30.000 tonnellate all'anno, viene esportata in Austria, Germania, Croazia e Italia.

 

 

A Lussingrande l’aria è più pulita di 15 anni fa

 

FIUME Ottimi i risultati dei rilevamenti della qualità dell’aria a Lussingrande effettuati dall’Istituto per la salute pubblica della Regione litoraneo-montana. Per un anno sono state rilevate le concentrazioni di zolfo, piombo e azoto nell’aria e l’acidità della pioggia. E’ risultato così che a Lussingrande l’aria e’ più pulita rispetto a 15 anni fa.

 

 

 

 

LA REPUBBLICA - GIOVEDI', 10 aprile 2008 

 

 

Nasce in Puglia l'Italia ad idrogeno - Con Rifkin per l'energia pulita - Dal prossimo mese parte la costruzione di cinque distributori di idrometano


Il profeta americano della rivoluzione industriale "verde" è a Roma per presentare un progetto della Regione con il ministero dell'Ambiente

ROMA - "Questo è un grande momento per l'Italia: adesso l'obiettivo idrogeno è più vicino. Nascerà una rete di energia diffusa che alleggerisce il peso del trasporto, l'impatto inquinante e la bilancia commerciale. Si potrà viaggiare leggeri, con un carburante regalato dal sole e dal vento". Jeremy Rifkin, il profeta della rivoluzione industriale verde, è a Roma per presentare un progetto messo a punto in tre anni grazie ai 5 milioni di euro investiti dal ministero dell'Ambiente e dalla Regione Puglia e al contributo tecnico dell'Università dell'idrogeno. Il prossimo mese partirà la costruzione di cinque distributori di idrometano, una miscela composta dal 70 per cento di metano e dal 30 per cento di idrogeno. In ogni provincia della Puglia sarà così possibile fare il pieno scegliendo fra tre opzioni: idrogeno puro, idrometano e metano.
In Italia circolano 600 mila auto a metano: almeno quelle omologate negli ultimi due anni possono utilizzare la nuova miscela senza dover fare alcun intervento sul motore e senza controindicazioni sul piano della sicurezza secondo le relazioni tecniche preparate dall'Università di Pisa e dai vigili del fuoco. Questa scelta inoltre consentirà di abbattere le emissioni inquinanti del 20 per cento e di guadagnare in potenza.
Nel mondo esistono una quindicina di distributori di metano per automobili, ma la filiera dell'idrogeno pulito, quello ottenuto da fonti rinnovabili, sta nascendo in Italia. E anche per l'idrometano è un debutto su scala mondiale. Particolarmente importante perché l'idrogeno ha una doppia funzione: fa da accumulatore, perché permette di immagazzinare l'energia che viene dal sole, dal vento, dalle biomasse, dall'acqua, e da vettore per il settore dei trasporti, un settore che in Italia è basato per oltre il 96 per cento sul consumo di prodotti petroliferi.
Daremo a tutti la possibilità di fare il pieno con una miscela a base di idrogeno", continua Rifkin, "e costruiremo anche un servizio pubblico di taxi basato sul sistema idrogeno, fuel cell, motore elettrico. Le auto pubbliche a idrogeno aspetteranno i loro clienti negli aeroporti pugliesi e, visto che in ogni città ci sarà un distributore a idrogeno, potranno fare il pieno su tutto il territorio regionale e tornare alla base. Voglio sottolineare che tutto l'idrogeno utilizzato sarà ricavato dall'acqua utilizzando fonti rinnovabili locali.
E' questa la terza rivoluzione industriale: un modello di energia pulita e decentrata che segue il modello flessibile del web. Come le informazioni, l'energia deve essere presa e data in milioni di luoghi, in tutto il mondo, creando un sistema più democratico, più sicuro e più affidabile. Non è un sogno utopico: in Puglia abbiamo dimostrato che si può partire e che conviene".
Inoltre, sottolinea Rifkin, costruendo le autostrade dell'idrogeno ci si può avvicinare all'obiettivo ambizioso fissato dall'Unione europea al 2020: 20 per cento di energia dalle fonti rinnovabili. Per l'Italia la strada è in salita visto che in 12 anni dobbiamo triplicare la nostra capacità di fornire energia pulita e che rischiamo di arrivare ancora una volta in ritardo, come è già accaduto per i tagli di gas serra previsti dal protocollo di Kyoto.
"La rete di distributori a idrogeno dimostra che la Puglia può diventare la California dell'Italia", propone il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. "E non è un caso isolato: con le centrali solari ideate da Carlo Rubbia abbiamo già posizionato un altro tassello dell'energia verde. E' questa la strada per far crescere il paese utilizzando le tecnologie più avanzate e spendendo i soldi in opere pubbliche che siano veramente utili. Noi lo chiamiamo l'ambientalismo del fare bene".

ANTONIO CIANCIULLO
 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 10 aprile 2008 

 

 

«Antenna di via Maovaz, politici disattenti» - Nell’ambito del mercato il presidio organizzato dal Comitato di protesta

 

Il Comitato Borgo San Sergio ha manifestato ieri in piazza XXV Aprile portando all'attenzione della cittadinanza il problema dell'antenna telefonica di via Maovaz 11.
La cornice del tradizionale mercato rionale ha ospitato il banchetto del Comitato dove sono stati distribuiti volantini e articoli informativi relativi alle problematiche correlate all'antenna satellitare posizionata nel rione lo scorso dodici ottobre. «Abbiamo riscontrato affluenza e interesse da parte della popolazione - spiega Claudio Raccar, componente del Comitato - in molti hanno partecipato attivamente alla questione ponendo domande e chiedendo informazioni, alcuni sono anche entrati a far parte del Comitato. Gli ascoltatori meno attenti si sono invece dimostrati gli esponenti politici che sono rimasti in silenzio davanti alle nostre richieste».
Ieri infatti sono stati più d’uno i candidati alle prossime elezioni che hanno stazionato a Borgo San Sergio per parlare con i cittadini approfittando della grande animazione del giorno di mercato.
Mentre il Comitato manifestava ieri sono arrivati il sindaco Roberto Dipiazza e il presidente della Settima circoscrizione Andrea Vatta. Quest'ultimo intanto sottolinea come «più volte l'amministrazione comunale si è interessata al problema, e adesso l'ufficio tecnico del Comune sta aspettando di raccogliere tutti i dati relativi alla questione per poter dare, il prima possibile, delle risposte concrete alle richieste avanzate dal Comitato».
Lo scorso dicembre e lo scorso marzo, in seguito alla raccolta di firme presentata dal Comitato al Comune, l'assessore alla pianificazione urbana Maurizio Bucci aveva scritto due lettere alla Telecom, proprietaria dell'antenna, per chiedere un sopralluogo congiunto e valutare insieme la possibilità di posizionare altrove l'antenna, ma da parte della compagnia telefonica non è giunta risposta.
«Ci troviamo con le mani legate perché la Telecom, avendo vinto il ricorso al Tar, non è obbligata a valutare la questione che - conclude Vatta - non sarà certo trascurata. In futuro però la cosa più logica da fare sarà quella di evitare che privati cittadini diventino i beneficiari economici grazie alle antenne posizionate sopra i tetti delle proprie case. Il nuovo piano antenne, che entrerà in vigore a fine aprile, prevede infatti che venga data priorità a terreni di proprietà comunale, evitando così il mercato selvaggio delle antenne».
Intanto però il Comitato insiste, forte anche dell’interesse suscitato a suo tempo nella popolazione: lo scorso autunno infatti, subito dopo l’installazione dell’antenna, una petizione contro il manufatto aveva raccolto in soli otto giorni 2.204 firme.
Linda Dorigo

 

 

Val Rosandra, più aree boschive e bus  - Sono tra le richieste dei residenti emerse al Forum sulla gestione della Riserva

 

I cittadini chiedono anche l’acquisizione d’immobili quali l’ex caserma Ps, il coinvolgimento transfrontaliero e monitoraggi della fauna

SAN DORLIGO DELLA VALLE Si è tenuto ieri sera al Teatro comunale France Prešeren di Bagnoli della Rosandra il Forum plenario del progetto Varco-Prehod, ultima tappa del primo ciclo d’incontri che il Comune di San Dorligo della Valle ha organizzato negli ultimi mesi nell’ottica di un percorso partecipato per la gestione della Riserva naturale della Val Rosandra.
Il Forum, rientrante nel progetto denominato «Verso un’Agenda 21 locale tra la Riserva e il Comune» (Varco), ha visto la partecipazione di circa una settantina di partecipanti, ai quali è stata illustrata la sintesi delle proposte elaborate sui temi principali legati alla Val Rosandra.
Il coinvolgimento dei Comuni limitrofi transfrontalieri, l’attuazione di una misura di compensazione per le superfici sotto tutela includendo nei confini della Riserva nuove porzioni boschive al posto di porzioni suburbane, l’incremento dei trasporti pubblici verso l’area, l’acquisizione d’immobili finalizzati alla Riserva (ex caserma Ps e Stazione ferroviaria Draga) ma anche il monitoraggio delle specie invasive come cinghiali e caprioli e la reintroduzione del gambero da fiume sono solo alcune delle decine d’interessanti proposte emerse in questi mesi. La sintesi dei suggerimenti, raccolti attraverso le riunioni, sarà ora la base per la stesura dei criteri per la redazione del Pcs, il Piano di conservazione e sviluppo, ossia il documento standard che detterà le regole per la gestione dell’area protetta e che successivamente verrà elaborato dal Gruppo tecnico-scientifico. «La gestione della Riserva è strettamente legata al concetto di tutela ma anche a quello di sviluppo ed è proprio questa la parte più difficile che coinvolge il Piano di conservazione e sviluppo che si sta per redigere» ha spiegato il sindaco Fulvia Premolin. Iniziato nel giugno dell’anno scorso e realizzato con la collaborazione di esperti nella materia (i cosiddetti facilitatori) il Pogetto Varco ha coinvolto in questi mesi tutta la popolazione attraverso un insieme di eventi e iniziative rivolti a tutti coloro che potevano essere in qualche modo interessati alla Riserva (i «portatori d’interesse»). A tale proposito l’assessore comunale all’Ambiente e ai lavori pubblici Laura Riccardi Stravisi ha ricordato, rispondendo ad «alcuni malumori e ad alcune voci emerse negli ultimi giorni», come «nessun cittadino sia stato escluso dal partecipare attivamente al Forum e che chi si lamenta per non avere partecipato alle riunioni e perché non ha voluto parteciparvi».
A margine del Forum plenario di ieri l’assessore Stravisi, prendendo l’esempio del Comune di San Dorligo della Valle, ha evidenziato come «sia auspicabile che il metodo della partecipazione, purché correttamente attivato e gestito, venga fatto proprio in tutti i livelli della pubblica amministrazione, sia per le piccole che per le grandi scelte che interessano tutta la popolazione, la quale chiede con forza di essere parte attiva sulle scelte che hanno una ricaduta sul proprio futuro».
Riccardo Tosques

 

 

Le giornate del Fai rovinate dalla sporcizia - In piazza Libertà, di fronte a palazzo Economo, cestini stracolmi e rifiuti trascinati dai gabbiani

 

Sabato 5 e domenica 6 aprile si sono svolte a Trieste, come nel resto d’Italia, le «Giornate Fai di Primavera» che hanno consentito l’apertura di Palazzo Galatti e di Palazzo Economo e la visita delle piazze su cui i due edifici si affacciano. Il pubblico è accorso numeroso e ha potuto seguire le visite guidate svolte da studenti-ciceroni di diverse scuole superiori cittadine che con entusiasmo e passione hanno svolto il compito loro assegnato, ricevendo apprezzamenti ed elogi. Perfetta è risultata anche l’organizzazione della Delegazione di Trieste del Fai, coadiuvata dalla Protezione Civile e dall’Associazione guide turistiche del Friuli Venezia Giulia. Purtroppo però lo svolgimento delle visite guidate in piazza Libertà è stato guastato dalle condizioni di sporcizia che durante l’intero weekend hanno reso sgradevole per il pubblico e per i ciceroni percorrere la piazza per osservare i palazzi che la circondano. Già sabato mattina, infatti, i cestini presenti nel giardino si presentavano ricolmi di immondizie, che in parte traboccavano anche al di fuori dei contenitori stessi, e che i gabbiani hanno poi provveduto a loro modo a svuotare, spargendo sporcizia nelle aiuole. Altri rifiuti si sono poi via via accumulati anche per terra e sulle panchine, provocando sempre più disagio, anche a chi voleva sedersi in attesa che avessero inizio le visite guidate. In tale situazione gli studenti hanno lavorato fino a domenica sera senza che nessuno tra chi di dovere provvedesse a svuotare i contenitori e a ripulire la piazza. Eppure, la manifestazione era stata ampiamente preannunciata e ha contribuito a sensibilizzare la cittadinanza sulla tutela e salvaguardia del patrimonio artistico. A nome di tutti coloro che si sono sentiti offesi da tale mancanza di sensibilità e di rispetto verso i volontari del Fai, verso gli studenti e gli insegnanti che si sono dedicati a tale attività e verso il pubblico che vi ha partecipato, chiediamo che in futuro i nostri amministratori si dimostrino più attenti e solerti alla pulizia della città, specialmente in concomitanza con manifestazioni di tale risalto.
Gabriella Kropf - capo delegazione - F.A.I. di Trieste - Mirella Pipani - delegata F.A.I. - per le scuole di Trieste - Elena Bertocchi - (Liceo ginnasio - Dante) - Maurizio Banova - (Liceo scientifico - Oberdan) - Elisabetta Banova - (Liceo scientifico - Galilei) - Renata Ubaldini - (Istituto tecnico - Sandrinelli-Da Vinci) - insegnanti referenti - per l’attività F.A.I.

 

 

Impianti inquinanti

 

Lo sciagurato scandalo planetario della monnezza di Napoli tappa la bocca al dissenso. Gli imprenditori spregiudicati hanno ormai libertà di bruttura. L’imperiosa accusa di «nimby», di egoistica difesa del proprio giardino, ti chiude la bocca anche per progetti così distruttivi dell’ambiente per i quali tacere è consegnarsi al carnefice. La Valle Peligna pochi la conoscono. E’ nell’Abruzzo profondo. Per gli storici è la terra dell’antica Corfinium, campione della lega italica, e della Sulmo ovidiana. Per gli abitanti è una piccola valle che le più alte montagne dell’Appennino, dai duemila metri e oltre del Morrone, del Genzana e del Sirente fino ai tremila della Maiella, rinserrano e soffocano. Una valle chiusa senza un alito di vento, se non qualche refolo dalle gole di Popoli, anguste quanto le Tormopili, e solo in occasioni di tempestosi fortunali. In questa valle, porta di due parchi nazionali, della Maiella e d’Abruzzo, Lazio e Molise, si vorrebbero costruire tre impianti industriali altamente inquinanti: un cementificio con attigua megacava da 400 ettari che si mangia una montagna, un inceneritore di rifiuti speciali e una centrale di compressione e spinta del gas. Da valle amena a vocazione turistica a valle dei veleni. Opporsi è nimby o diritto sacrosanto alla sopravvivenza?
Ezio Pelino

 

 

Centrali nucleari

 

Il referendum dell’8-9 novembre 1987 viene sempre definito come antinucleare.
In realtà il quesito fondamentale chiedeva: «Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti?»
Il Governo (Giovanni Goria - pentapartito) procedette alla sospensione dei lavori della centrale di Trino 2 (Vercelli), e alla chiusura delle centrali già operative. Non ho mai capito, e vorrei avere delle spiegazioni, sulle motivazioni del governo dell'epoca.
Formalmente il referendum non impediva l'utilizzo dell'energia nucleare, ma semplicemente esautorava il Cipe sulla scelta dei siti. Sembrerebbe quindi di capire che sarebbe attualmente lecito costruire centrali nucleari (senza l'intervento del Cipe).
Claudio Pavan

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 9 aprile  2008 

 

 

La proposta di LEGAMBIENTE ai candidati : Un nuovo patto per l’ambiente

 

UDINE Un patto per l’ambiente. È quello che Legambiente chiede di sottoscrivere a tutti i candidati alle prossime elezioni. Ed è un patto - che sarà presentato oggi alle 11.30 in via Marinoni a Udine da Michele Tonzar, Marino Visintini e Michele Bernard - che contiene una serie di impegni per la prossima legislatura, dalle riduzione delle emissioni al miglioramento della qualità della vita nei centri abitati.

 

 

Pedonali le vie del Toro e Nordio  - Decisione in giunta comunale: diventeranno un prolungamento dell’area già chiusa al traffico di viale XX Settembre

 

Sarà concesso solo il passaggio dei mezzi commerciali per carico e scarico

Stop alle auto in via Nordio e via del Toro, destinate a diventare così una sorta di prolungamento dell’isola pedonale del viale XX settembre. La decisione di liberare le due zone dall’incubo del parcheggio selvaggio è stata presa l’altro giorno dalla Giunta municipale e diventerà operativa a breve. Giusto il tempo di installare paletti e catenelle, e sistemare i cartelli con il divieto di accesso, sosta e fermata. Unica deroga prevista, il passaggio dei mezzi commerciali a cui sarà consentita l’attività di carico e scarico a servizio dei negozi affacciati sulla strada.
La richiesta di trasformare via Nordio e via del Toro in aree «off limits» per le macchine, o per la precisione in «aree ad alta prevalenza pedonale», è partita proprio da alcuni commercianti, stanchi di non riuscire nemmeno ad aprire le porte dei propri magazzini a causa dei veicoli perennemente parcheggiati davanti agli ingressi. Scene simili, peraltro, a quelle denunciate da tempo dagli esercenti di via Battisti che, dopo mesi di pressing sul Comune, hanno incassato ora un importante risultato: il varo del «Piano di riordino urbanistico» della strada.
Il progetto, illustrato ieri dagli assessori municipali alla Pianificazione e allo Sviluppo economico, Maurizio Bucci e Paolo Rovis, prevede l’eliminazione dei quindici posteggi a pettine attualmente esistenti sul lato destro dell’arteria, nel tratto compreso tra i portici di Chiozza.
Al loro posto verranno creati quattro stalli gratuiti per auto, paralleli e non più perpendicolari alla strada. «In questo modo finalmente le macchine smetteranno di parcheggiare fin sotto le vetrine dei negozi - ha commentato Giorgio Barbariol, presidente del comitato ”Centro Rossetti”, che porta avanti da tempo la battaglia per la valorizzazione della zona -. E a trarne vantaggio saranno sia gli esercenti, che godranno di una maggiore visibilità per le loro vetrine, sia i pedoni, non più costretti a complicate ”chicane” sui marciapiedi».
Oltre ai nuovi parcheggi per le quattro ruote, troveranno posto sul lato destro della strada anche quindici stalli per motorini e una zona carico-scarico delimitata dalle strisce gialle. La mini-rivoluzione urbanistica diventerà operativa nel giro di una decina di giorni. E se i risultati si riveleranno all’altezza delle aspettative, ha spiegato Maurizio Bucci, l’esperimento verrà esteso anche al secondo tratto di via Battisti, fino all’incrocio con via Polonio.
Quanto ai residenti, forse i meno entusiasti all’idea di veder ridurre il numero di posteggi gratuiti nella zona, potranno approfittare della nuova proposta di Saba Italia. La società che gestisce il park di Foro Ulpiano, infatti, sta mettendo a punto un nuovo abbonamento riservato a chi ha l’esigenza di lasciare l’auto nel contenitore durante la notte e nei festivi. Le tariffe? Ancora da definire ma, è stato chiarito ieri, il costo giornaliero «non dovrebbe superare di molto il prezzo di un caffè al bar».

Maddalena Rebecca

 

Pedonali le vie del Toro e Nordio  - Soddisfatti anche Coped e Unione ciechi

 

A seguire con interesse l’evoluzione del «Piano di riordino urbanistico» di via Battisti erano stati nella settimane scorse anche il Coped- CamminaTrieste e l’Unione ciechi. Al pari dei commercianti della zona, infatti, le due associazioni avevano denunciato i disagi provocati dalla maleducazione di tanti automobilisti, abituati a parcheggiare sui marciapiedi e, persino, all’interno delle aiuole.

 

 

Borgo San Sergio, presidio contro l’antenna  - Torna all’attacco il gruppo di residenti che lo scorso ottobre aveva raccolto oltre 2200 firme

 

Il Comitato oggi in piazza XXV Aprile: «Chiediamo risposte dal Comune»

Tutti in piazza a Borgo San Sergio contro l'antenna: il Comitato Borgo San Sergio, sorto per la difesa e la tutela dell'ambiente, promuove oggi - giorno peraltro in cui si tiene il mercato rionale - un presidio con manifestazione in piazza XXV Aprile a partire dalle 10. Il Comitato, oltre ad informare i cittadini che prenderanno parte alla manifestazione sui problemi inerenti l'installazione dell'antenna radio, discuterà anche di elettrosmog e della «scarsa attenzione» che - secondo il Comitato - l'amministrazione ha dimostrato «accettando, e successivamente autorizzando, l'installazione dell'antenna Telecom».
Lo scorso 12 ottobre è stata installata un'antenna satellitare per telefonini in via Maovaz, 11 e Romano Umer, residente al civico 13, ha intrapreso una raccolta firme per disinstallare l'antenna dal tetto del condominio, considerando il fatto che gli abitanti della zona non erano stati informati del posizionamento del nuovo ripetitore. «Siamo tutti preoccupati, soprattutto le mamme dei bambini del rione», spiega Umer: «L'antenna sovrasta una zona densamente abitata dove ci sono le scuole materne, elementari e medie, il ricreatorio e i campi di calcio. Quel ripetitore rappresenta un pericolo per la nostra salute e per quella dei nostri figli».
Dopo soli otto giorni, contro l'antenna sono state raccolte 2.204 firme da parte dei residenti che già nel 2005 avevano fatto fronte con una petizione al posizionamento di un'antenna nella stessa zona: petizione che aveva fatto desistere l'amministrazione comunale dal concedere le necessarie autorizzazioni.
Tuttavia, visto il diniego della concessione per motivazioni legate all'impatto ambientale e paesaggistico, la compagnia telefonica Tim Italia Spa, proprietaria dell'antenna, aveva fatto ricorso al Tar ottenendo il via libera per l'installazione. A giugno 2005 l'amministrazione comunale è stata dunque costretta suo malgrado a rilasciare la concessione edilizia per l'impianto di telefonia mobile.
«Siamo stati due volte in Comune ma non abbiamo mai ricevuto una risposta coerente alle nostre richieste - spiega Claudio Raccar, componente del Comitato - così lo scorso 17 marzo abbiamo avanzato un'istanza al Comune, posta anche all'attenzione di tutti gli organi dell'amministrazione pubblica. Chiediamo di avere certezze in merito alla messa in opera dell'antenna e vogliamo che le emissioni elettromagnetiche vengano monitorate costantemente: se queste superano la soglia consentita per legge allora l'autorità competente dovrà dichiarare l'antenna non idonea e disinstallarla immediatamente. Intendiamo sollecitare e sensibilizzare l'opinione pubblica su questo genere di problematiche - conclude Raccar -: non siamo contro la tecnologia, ma sarebbe stato possibile posizionare l'antenna in luogo migliore dove avrebbe creato anche meno problemi».
Linda Dorigo

 

 

Primi progetti per la Val Rosandra - Oggi al teatro Prešeren di Bagnoli forum di presentazione dei lavori

 

Si svolgerà oggi alle 18.30 al teatro comunale France Prešeren di Bagnoli il forum plenario del progetto Varco-Prehod, evento nel quale verrà presentata la sintesi dei lavori svolti dai gruppi tematici inerenti la Riserva naturale della Val Rosandra. I primi risultati del progetto verso un’Agenda 21 locale tra Riserva e Comune, realizzato in seguito ai due incontri tenutisi il 22 e il 29 febbraio, verteranno su sei temi principali diversi legati alla Val Rosandra: pianificazione, natura e conservazione, fruizione e turismo, gestione ordinaria, attività agro-silvo-pastorali, cultura e storia.
Le proposte di azioni inerenti il territorio e formulate dalla popolazione e dagli altri soggetti interessati saranno oggetto di elaborazione anche da parte del Gruppo tecnico scientifico, istituito nell’ambito della Riserva naturale, con lo scopo di predisporre i criteri in base ai quali redigere il Piano di conservazione e sviluppo (Pcs) dell’area.
Il progetto Varco-Prehod rientra come si diceva nell’ambito dell’Agenda 21, lo strumento di gestione attraverso il quale le istituzioni si confrontano direttamente con i cittadini attraverso una serie di incontri al fine di attivare un percorso di partecipazione per la gestione della Riserva.
Il Comune di San Dorligo della Valle-Dolina, come ente gestore della Riserva naturale regionale della Val Rosandra, prosegue così nel progetto di valorizzazione della area naturale, «un progetto ambizioso portato avanti da una piccola realtà composta da tante valide persone», lo aveva definito pochi giorni fa il sindaco Fulvia Premolin alla cerimonia intitolata «La Val Rosandra e l’ambiente circostante», in cui era stata consegnate simbolicamente una copia delle chiavi della Riserva a Silvester Metlika, il presidente della Comunella di Bagnoli, organo in gran parte proprietario dell’area naturalistica affidata al Comune in qualità di ente gestore.
Riccardo Tosques

 

 

Lione-Trieste-Kiev: costi aumentati del 38% - La spesa rispetto al 2004 è salita a 52,6 miliardi. L’Italia investirà 62 milioni

 

Si accumulano i ritardi per la realizzazione del Corridoio V: lo denuncia uno studio del Dipartimento del ministero dello Sviluppo

TRIESTE Ogni giorno perso per costruire le infrastrutture si paga. E non poco. Non fa eccezione il Corridoio V: come rivela Il Sole 24 ore che ha pubblicato uno studio «i tempi di attuazione delle opere pubbliche» del Dipartimento politiche di sviluppo del ministero dello Sviluppo economico, l’aumento di spesa rispetto al 2004 è già cresciuto del 38,2 per cento.
In quattro anni il costo della rete che collegherà Lione – Torino – Trieste – Budapest – Kiev è passata da 38, 1 miliardi di euro a 52,6 miliardi. E la corsa al rialzo non è destinata a terminare.
LA CRESCITA I costi delle reti di trasporto transeuropee (Ten) giudicate prioritarie - delle quali fa parte anche la Torino Trieste – sono aumentati mediamente dell’11 per cento in quattro anni. Si tratta di aumenti che, come spiega al quotidiano economico il presidente della commissione Trasporti dell’Europarlamento, Paolo Costa, sono «fisiologici e non patologici». Per quel che riguarda l’alta velocità ferroviaria dell’asse est, ad esempio, si calcola che nel 2004 la stima di spesa fosse di 4,37 miliardi di euro e che nel 2008 sia già di 4,8 miliardi (+ 10,1 per cento).
I RITARDI In termini di tempi le analisi parlano di ritardi ancora contenuti. Si parla di tre anni di slittamento per il Brennero (6 per cento di aumento) e di due anni per la Torino Lione (11 per cento).
GLI INVESTIMENTI Nel caso dell’Italia gli investimenti previsti per le opere del Corridoio quinto si aggirano – da qui al 2020 – sui 62 milioni e la stima è ancora provvisoria. Come spiega Costa, infatti, «non siamo ancora passati per nessuna tratta dagli studi di fattibilità ai preliminari che inchiodano il prezzo».
Per sostenere questi investimenti il presidente della Commissione trasporti ritiene importante per l’Italia ricorrere a una diversa disciplina del patto di stabilità. L’Italia ha grande interesse a investire nei Ten ma ha anche «il maggior debito europeo» come evidenzia Costa.
LA REGIONE Il Friuli Venezia Giulia, dal canto suo sta portando avanti il progetto del Corridoio V lavorando su due fronti: quello stradale (con il potenziamento della A 4 e la realizzazione della terza corsia il cui progetto sarà pronto quest’estate) e la linea ferroviaria ad alta velocità alta capacità (da Venezia a Trieste) che prevede un potenziamento della linea storica esistente, l’affiancamento all’autostrada dal Tagliamento a Porpetto e una velocità dei vettori che non dovrebbe superare i 200 – 220 chilometri orari per il trasporto di persone e i 180 per il trasporto merci.
LA FERROVIA Per diventare realtà la Tav ha bisogno di risorse, fondi che devono arrivare dalla Comunità europea e dal governo italiano. Un risultato importante è stato ottenuto negli ultimi mesi del governo Illy. A fine febbraio il Parlamento ha sbloccato il contratto di programma 2008 tra Stato e Rete ferroviaria italiana. All’interno dell’investimento complessivo del contratto (4,7 miliardi), sono state previste le risorse per la progettazione delle tratte Trieste-Divaccia (22 milioni), e Ronchi aeroporto-Trieste (24 milioni di euro) del Corridoio V. I fondi si aggiungono al contributo comunitario di 24 milioni per la Ronchi-Trieste e di 50,7 milioni per la Trieste-Divaccia deciso dall'Unione europea a fine 2007.

 

Ma ecco il punto sui lavori. Secondo il cronoprogramma delle Ferrovie il primo cantiere ad essere aperto sarà in particolare quello della Ronchi Trieste nel 2010. Proprio per la complessità del progetto, la sua estensione e le risorse necessarie a realizzarla, l’alta velocità sarà realizzata per lotti funzionali. Il tracciato concordato con le amministrazioni della bassa friulana (per la tratta Portogruaro-Ronchi) sarà progettato entro la fine dell’anno ma i finanziamenti dovranno essere negoziati con il prossimo governo e l’Europa. Resta aperta la partita del tratto ferroviario in affiancamento all’autostrada (quello da Portogruaro a Porpetto) perché il progetto preliminare di Rfi dovrà essere confrontato con quello preliminare del tratto (Portogruaro Gonars) della terza corsia. La Regione potrà procedere con la costruzione dell’opera indipendentemente da quello che avverrà lungo la Torino Lione. Il primo risultato significativo si avrà – secondo le prime stime l’opera potrebbe essere conclusa del 2020 – quando ci sarà il collegamento ferroviario tra Venezia e Trieste che consentirà di coprire la distanza in un’ora.

 

 

Terna, nuova rete con la Slovenia - Prevista una spesa di oltre 300 milioni nel Nordest per migliorare le linee elettriche

 

TRIESTE Terna investirà 300 milioni di euro nel Nordest per migliorare e razionalizzare la rete con l'abbattimento di 180 chilometri di linee. Lo ha annunciato ieri la stessa società responsabile in Italia delle reti ad alta tensione illustrando dettagliatamente i tre principali interventi in Friuli Venezia Giulia e Veneto.
In Friuli Venezia Giulia, Terna ha rilevato l'opportunità di realizzare una nuova linea di interconnessione a 380 kV tra Italia e Slovenia, per aumentare l'import di energia in sicurezza dalla frontiera Nord-Orientale. L'intervento, che ha tra le soluzioni possibili il collegamento Udine-Okrogolo, consentirà inoltre di rimuovere le attuali limitazioni di esercizio della linea a 380 kV «Redipuglia-Divaca».
L'intervento, oggetto di studio congiunto tra il gestore di rete sloveno e Terna consiste nel raddoppio del collegamento a 380 kV tra Italia e Slovenia che risolverebbe - secondo Terna - buona parte dei problemi strutturali della rete a 380 kV friulana. L'area di studio si colloca nella parte orientale del Friuli Venezia Giulia, andando ad interessare le province di Udine e Gorizia.
La razionalizzazione in Veneto prevede la realizzazione di un nuovo sistema a 380 kV per la raccolta e lo smistamento della produzione della centrale di Fusina (Venezia). Le attività in programma comprendono inoltre il riclassamento e interramento a 380 kV di alcune linee a 220 kV con la conseguente eliminazione di oltre 100 km di elettrodotti nell'area compresa tra Venezia e Padova e l'interramento di circa 60 km di linee. È previsto anche il raddoppio dell'attuale collegamento a 380 kV tra le stazioni di Dolo (Venezia) e Camin (Padova).
Complessivamente - fa sapere Terna - l'intervento permetterà di «liberare» circa 450 Mega Watt di capacità produttiva e di migliorare l'affidabilità della rete con una riduzione dell'energia «non fornita» stimata in circa 240mila kilowattora/anno e, in particolare, una diminuzione delle perdite sulla rete di trasmissione quantificabile in circa 77 milioni di kilowattora/anno.

 

 

Trasporto locale, scontro sul garante  - L’Autorità esprime «apprezzamento» per il bando di gara: «Ma va assicurato un confronto effettivo»

 

Saro: «Catricalà ha bocciato la riforma». Sonego: «Falsità»

TRIESTE Il garante mette in guardia la Regione dal rischio di limitare troppo la concorrenza e scoppia il caso politico. La relazione sul gestore unico del trasporto pubblico locale predisposta dal presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, Antonio Catricalà, diventa subito terreno di scontro. Sotto esame, in particolare, la gara per il gestore unico del trasporto ferro – gomma - marittimo. Il garante «esprime apprezzamento per l’iniziativa». «Un simile approccio - scrive nella relazione - ha in linea di principio un impatto positivo sulla promozione della concorrenza fra gli operatori del settore ed è stato in più occasioni auspicato dall’Autorità». Partendo da questo, però, il garante avverte la Regione del pericolo di una riduzione della concorrenza. Il bando, secondo l’Autorità, deve garantire «lo svolgersi di un effettivo confronto competitivo fra più operatori in sede di gara» e per fare questo «è necessario, in linea generale, che il numero dei partecipanti sia maggiore del numero dei lotti messi a gara. In caso contrario, i vantaggi attesi in termini di recupero di efficienza verrebbero vanificati dall’assenza di confronto fra operatori». Sulla previsione di un lotto unico integrato ribadisce «il rischio che i vantaggi attesi in termini di efficienza possano essere vanificati, in assenza di una pluralità di offerte, da un utilizzo delle Ati (associazioni temporanee di impresa) con finalità restrittiva della concorrenza per effetto degli incentivi al coordinamento tra gli attuali gestori presenti nella Regione». Il ricorso all’Ati «seppure importante dovrà essere circoscritto allo sviluppo di sinergie tra operatori che non sarebbero in grado di partecipare autonomamente alla gara». Quanto alla possibilità di ricorrere all’esternalizzazione di parte dei servizi, Catricalà invita a fissare un limite chiaro nel bando, «non superiore, in ogni caso, al 30 per cento del servizio subappaltato». Le osservazioni non lasciano dubbi al senatore Ferruccio Saro. «Un vero schiaffo al presunto fiore all'occhiello di Sonego – dice - sonoramente rimproverato assieme a tutta la giunta: gli allarmi suonati da Catricalà sono chiarissimi e inequivocabili e sicuramente non manipolabili. Si lancia l'sos per l'assenza di confronto fra gli operatori, si lancia l'sos per un recupero di efficienza, che dall'impianto della riforma non è assicurata, si lancia l'sos per una corretta definizione dell'oggetto della gara». A poco più di una settimana dal voto «questa frenata che arriva dall'Autorità – rincara la dose Saro - deve servire da monito a tutti gli elettori». Pronta la replica di Sonego. «Pur non avendo obblighi - precisa Sonego - abbiamo chiesto l'opinione dell'Autorità garante della Concorrenza perchè i consigli di una istituzione autorevole aiutano a fare meglio. Il parere dell'Antitrust è largamente positivo e conferma la strategia regionale in materia di trasporto pubblico locale e di gara unica integrata». E ancora: «Da quando lo stratega del centrodestra non ci mette più le mani per dedicarsi invece a dare buoni consigli alla campagna elettorale di Renzo Tondo – conclude l’assessore con una stoccata -, il Friuli Venezia Giulia ha inaugurato la stagione delle gare e il servizio è migliorato. Stanno meglio tutti: utenti, lavoratori e gestori».
Martina Milia

 

 

Aumenta in Italia la richiesta di ECO VEICOLI

ROMA Nonostante il mercato auto in Italia segni un inizio d'anno negativo, aumenta invece la richiesta di eco-veicoli, saliti nel primo trimestre a una quota di mercato del 5,31% contro il 2,93% del pari periodo 2007. Lo afferma l'Unrae, l'associazione delle case automobilistiche estere presenti in Italia, in uno studio che evidenzia la scalata delle vetture ad alimentazione mista, e la risposta data da alcune aziende che hanno appunto orientato la propria offerta. Nel caso di Fiat, i modelli a minimo impatto ambientale rappresentano più del 10% dell'intera gamma.

 

 

I «veleni» fanno strage di api: danni per 3 milioni di euro

 

ROMA È strage di api in Italia. Gli addetti ai lavori oggi contano i primi danni e scendono in piazza con un blitz sotto il ministero delle Politiche agricole. La stima preliminare del disastro per la vendita del miele, considerando la cifra di 40 mila alveari colpiti prevalentemente nel Centro Nord, ammonta a tre milioni di euro. Così, a suon di tamburi, circa 200 apicoltori e rappresentanti di Legambiente, armati degli strumenti del mestiere come maschere e affumicatori, hanno gridato «Basta veleni nei terreni».
Sotto accusa, secondo l’Unione nazionale associazione apicoltori italiani e Legambiente, i neonicotinoidi, sostanze usate per la concia dei semi che hanno effetti drammatici sui preziosi insetti impollinatori. A dare manforte alla protesta anche due delegati dell'Unione francese apicoltori, che già hanno vissuto l'emergenza veleni a casa loro.
Dopo la manifestazione di ieri il prossimo round della partita sulle api si giocherà il 18 aprile, in un confronto al quale parteciperanno, oltre a ministero delle Politiche agricole, Unaapi e Legambiente, anche le Regioni.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 8 aprile 2008 

 

 

Riordino urbanistico di via Battisti, oggi la presentazione del progetto

 

Presentazione ufficiale questa mattina per il Progetto comunale del riordino urbanistico di via Battisti. Ad illustrare il contenuto del piano saranno gli assessore alla Pianificazione e allo Sviluppo economico, Maurizio Bucci e Paolo Rovis, il mobility manager del Comune, Giulio Bernetti, e il presidente del comitato «Centro Rossetti» che da tempo si batte per la valorizzazione della zona. L’incontro si terrà alle 11 all’interno della gelateria Zampolli in viale XX settembre 25. Parteciperanno anche i vertici dell’associazione «Cammina Trieste», dell’Unione italiana ciechi, e di «Saba Italia». Hanno confermato la loro presenza, infine, i rappresentanti dei commercianti di via Battisti che aderiscono al Comitato Rossetti.

 

 

Riserva della Val Rosandra: un Forum sulla gestione

 

SAN DORLIGO DELLA VALLE Domani alle 18.30, al Teatro di Bagnoli, si svolgerà il Forum plenario del progetto «Varco-Prehod», evento che segue i due incontri dei gruppi tematici e al quale verranno presentati i primi risultati del processo. Il Comune di San Dorligo della Valle, come ente gestore della Riserva della Val Rosandra, prosegue nel suo impegnativo progetto partecipato di gestione della Riserva. Le proposte formulate saranno oggetto di elaborazione ai fini della redazione del Piano di Conservazione e Sviluppo.

 

 

Raccolta differenziata

 

L’articolo sui rifiuti sul Carso, comparso sul numero di lunedì 18 febbraio, dove si diceva che i rifiuti vengono scaricati a poca distanza dai centri di raccolta del Comune, mi ha fatto venire in mente una considerazione: il genere umano è mosso da vari sentimenti tra i quali l’amore e l’odio, ma su tutti prevale l’«interesse». Quindi il portare ai centri di raccolta i rifiuti dovrebbe essere incentivato. Quanto spende il Comune per raccogliere dalle strade oggetti abbandonati?
Tale spesa potrebbe essere convertita in «premio» a chi porta i rifiuti dove si deve: basterebbe non so... un buono spesa in un supermercato... ogni tot chilogrammi di rifiuti e... l’ambiente ne gioverebbe.
Similmente si potrebbe raccogliere porta a porta (come vuole la Provincia) la plastica, la carta (e anche l’olio di frittura). Nessuno si rifiuta di tenere in casa per una settimana circa tali materiali, a differenza dei rifiuti umidi che puzzano e che andrebbero raccolti nei cassonetti come ora; come pure il vetro.
g.n.

 

 

 

 

CORRIERE DELLA SERA - LUNEDI', 7 aprile 2008 

 

 

LEGAMBIENTE - 2108: la Terra che verrà - addio grattacieli, energia e emissioni zero e «frutta di stagione»

 

In un dossier di Legambiente le previsioni per il futuro del pianeta. All'insegna dell'ottimismo

MILANO - Come sarà la Terra tra cento anni? Difficile rispondere, ma non impossibile. Ci prova Legambiente, con il dossier «2108, la Terra che verrà», che sarà pubblicato sul numero di aprile della rivista dell'associazione, La Nuova Ecologia. Una visione ottimista, in occasione dell'Earth Day che si festeggia il 22 aprile, alla cui base c'è la convinzione che lo straordinario sviluppo delle tecnologie aiuterà gli esseri umani nella difficile battaglia per la salvaguardia del pianeta.

DOMOTICA - Le rivoluzioni (a volte) cominciano dal piccolo: ecco allora che la prima novità riguarda la casa, dotata di strumentazioni all'avanguardia che permettono il massimo del risparmio energetico: elettrodomestici ad altissima efficienza, bioedilizia passiva che rende minima la necessità di climatizzare artificialmente gli ambienti. E soprattutto la spazzatura (argomento caldo di questi tempi): nel mondo immaginato da Pietro Cambi, autore del dossier, ogni famiglia differenzia i materiali in appositi contenitori che compattano gli oggetti.

CITTA' PICCOLE E VERDI- Il futuro delle metropoli secondo le previsioni di Legambiente è più che grigio. Le grandi città sono destinate a scomparire, tranne le capitali e i centri finanziari. I grattacieli in gran parte saranno demoliti, tranne quelli di alto valore estetico, così come la maggior parte degli edifici in cemento armato. Le nuove case saranno piccole, costruite in polimeri e in buona misura autosufficienti sotto il profilo energetico.

MEZZI DI TRASPORTO - Nei centri abitati car sharing, tram e bicicletta la faranno da padrone. Protagonisti del trasporto anche i nuovi veicoli modulari, modificabili facilmente a seconda delle necessità e dotati di pilota automatico». Automobili e altri mezzi personali saranno comunque mossi da motori elettrici, così come le navi. I grandi spostamenti avverranno comunque prevalentemente su rotaia.

AGRICOLTURA - Dopo una profonda crisi, secondo Legambiente nel 2060 l'agricoltura riscoprirà criteri del passato e attirerà manodopera anche dal terziario. Il consumo di carne diminuirà e aumenterà quello di frutta a verdura biologici. Secondo il dossier, per quel periodo dovrebbe essere anche tramontata la globalizzazione, le filiere saranno corte e ci sarà un forte legame fra consumi e stagionalità dei prodotti della terra.

ENERGIA- LItalia, secondo le previsioni del dossier, dovrebbe essere, insieme all'Islanda e alla Nuova Zelanda, uno dei Paesi a emissioni zero per la produzione di energia, grazie a un mix di eolico, geotermico, idroelettrico e solare. Che dire? Previsioni che al momento sembrano parecchio ottimistiche. Speriamo che gli esperti di Legambiente abbiano ragione.

 

 

LaVoce.info - LUNEDI', 7 aprile 2008 

 

QUELL'INDUSTRIA CHIAMATA RACCOLTA DEI RIFIUTI  di Antonio Massarutto

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 7 aprile 2008 

 

 

Sospeso l’Eurocity «Casanova» che collegava Venezia a Lubiana

 

LUBIANA Il «Casanova» è fermo. L'Eurocity che dal dicembre del 2003 faceva tutti i giorni spola tra Lubiana e Venezia è stato sospeso su decisione delle Ferrovie Italiane, per le quali il mantenimento della linea era diventato troppo oneroso.
Tra Slovenia e Italia, dal primo aprile, resta operativo dunque un solo treno passeggeri, quello notturno tra la capitale slovena e la città lagunare.
Il «Casanova» continuerà a partire da Lubiana, ma si fermerà a Sesana, da dove per i passeggeri, fino all'11 aprile, sarà organizzato un collegamento autobus per la stazione ferroviaria di Trieste, da dove potranno continuare il loro viaggio.
Secondo i dirigenti delle Ferrovie slovene, la sospensione della linea è un errore: nel 2007 il numero di passeggeri era cresciuto del 25 per cento e i 164 posti disponibili non erano mai occupati meno della metà. Nei mesi estivi si realizzava spesso anche il pienone.
Anche la durata del viaggio si stava riducendo, dopo l'allargamento dell'area Schengen e lo snellimento dei controlli ai valichi di confine.
Il notturno Lubiana–Venezia, che impiega 5 ore, rispetto alle meno di 4 del «Casanova», resta operativo fino al 13 dicembre.
Poi si vedrà: è a rischio anche quest'ultimo collegamento ferroviario passeggeri tra Slovenia e Italia.
E pensare che alla sua inaugurazione solo qualche anno fa la linea veniva annunciata come una sorta di precursore del Corridoio 5.

 

 

Metz: «Pd e Pdl, uniti contro l’ambiente» - Dopo l’ok di Bersani al rigassificatore interviene il consigliere dei Verdi: «Impianti dannosi per il territorio»

 

TRIESTE Il consigliere regionale uscente dei Verdi Alessandro Metz, ora candidato alla Camera per la Sinistra Arcobaleno, attacca la politica ambientale del Partito democratico. «Siamo alle battute finali, e finalmente si inizia a capire cosa sia veramente il voto utile - dice Metz - È utile votare il Pd se si vuole un rigassificatore nel golfo di Trieste, con tutto quello che significa in termini ambientali e di sicurezza per i cittadini. Ricordo per l'ennesima volta che l'alto Adriatico è un ecosistema già fortemente compromesso, con fondali troppo bassi e senza maree di ricambio, avrebbe una pesante incidenza in termini economici, sia sulla movimentazione portuale che sui mille pescatori, e relative famiglie, che di questo vivono e con questo producono economia nella nostra regione. Ma è anche un voto utile per chi vuole 32 Km di galleria sotto il carso e pensa che questo non andrebbe a incidere pesantemente in termini sia ambientali che sociali».
«Ma adesso - conclude Metz - sappiamo anche che è molto utile votare per il Pdl, vista la volontà espressa da parte di Renzo Tondo, di ripartire con la follia delle centrali nucleari, soprattutto a Monfalcone. Vorrei capire però se questa utilità ci sia anche per i cittadini della nostra regione. Personalmente continuo a pensare che l'utilità arrivi con chi continua ad affermare che non sia possibile che Paesi molto più a Nord di noi, come la Germania, abbiano una produzione energetica da fonti rinnovabili dieci volte maggiore che in Italia. Forse sarà illusorio, ma mi sembra che la Germania non sia la patria di chi non vuole il progresso o la crescita economica, solamente ci sono diverse idee su come utilizzare l'innovazione tecnologica con cui stare al passo con i tempi».

 

  

Ferriera, al Circolo Miani dibattito con il Failms-Cisal

 

Oggi alle 17.30, al circolo Miani di via Valmaura 77, verrà proposto da Failms-Cisal, un dibattito su «Le problematiche della difesa dei livelli occupazionali e della tutela della propria salute in Ferriera». «Confrontiamoci e ascoltiamo una voce fuori dal coro del pragmatismo demagogico della triplice sindacale», afferma la Failms-Cisal.

 

  

Il filtro non incide sulle vetture «Euro 4»

 

Correvano gli anni 90 quando gli autobus di nuova generazione furono dotati di filtro antiparticolato.
Una novità assoluta che ha suscitato non poco interesse, quanto meno tra gli addetti ai lavori.
Si trattava di due grandi filtri ceramici, attraversati dai gas di scarico, che trattenevano, grazie a microporosità, le particelle carboniose. Ciclicamente si attivava un bruciatore in uno dei due filtri che veniva, in tale fase, disattivato, mentre l'altro continuava a lavorare. Nell'occasione, poiché lo zolfo dava disturbo al meccanismo, è iniziata la diffusione del gasolio desolforato e, in successive tappe, lo zolfo è oggi quasi sparito dal carburante.
Da allora sono stati fatti passi da gigante e da tempi ancor recenti anche molte delle normali autovetture diesel ne sono state dotate. Analoga è la filosofia, ma la costruzione diversa: il filtro è unico e piccolo, ma funziona egregiamente. Tanto egregiamente che troppo spesso, in occasione delle limitazioni al traffico le vetture diesel, ancorché Euro 4, non sono state ammesse alla circolazione se prive di filtro.
Non ritengo giusta tale scelta perché in realtà i motori rispondono alle norme ed il filtro è da considerarsi solamente migliorativo. Sia ben chiaro, infatti, che l'attuale legislazione consente di vendere con gli incentivi previsti in caso di rottamazione, vetture diesel senza filtro, in quanto si fa riferimento alle emissioni di anidride carbonica che sono addirittura inferiori dell' 1 - 2 % per le vetture prive di filtro.
Per quanto riguarda l'Euro 4, poiché vengono fissati per legge limiti alle emissioni, se una casa costruttrice riesce a rispettarli anche senza filtro, il motore è sempre un Euro 4.
A prescindere da quanto sopra, come detto, i filtri lavorano egregiamente e non è vero, come sosteneva qualcuno, che la fase rigenerativa emetta particelle indesiderate. In realtà, come hanno dimostrato approfonditi e seri studi, in tale circostanza vengono rilasciate in atmosfera delle nanoparticelle volatili che, però, hanno una vita di pochi minuti.
Esisterà a breve anche la possibilità di utilizzare un retrofit. Con tale termine si intende, in generale, un congegno che non nasce di serie assieme alla vettura, ma viene applicato successivamente. A tal proposito ricordo le marmitte catalitiche «retrofit» molto di moda nei primi anni novanta, subito dopo l'obbligatorietà (a partire dal 1° gennaio 1993) di immatricolare solo vetture catalizzate. Vi saranno quindi filtri «retrofit» con una buona percentuale di efficienza.

Giorgio Cappel

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 6 aprile 2008 

 

 

Via Battisti: spazio ai pedoni, metà parcheggi - La mini-rivoluzione chiesta dai commercianti si rifà al piano del traffico di Camus -  IL PROGETTO DI VIA BATTISTI

 

La novità da fine mese nel tratto fino a via Dalla Porta Xydias, poi dovrebbe venir estesa a tutta la strada

Più spazio per le zone pedonali, ma contestualmente il numero di posti macchina non a pagamento è destinato ad essere dimezzato.
La prima sperimentazione relativa al Progetto di riordino urbanistico di via Battisti, il cui lancio si avrà un paio di settimane dopo le imminenti elezioni, comporterà questa duplice conseguenza nell’assetto di una delle principali arterie cittadine. Un primo passo nella direzione di quanto già ipotizzato dal professor Roberto Camus nella sua bozza sul Piano del traffico, commissionatogli dal Comune nel 2003 (per un costo totale di 150 mila euro) e presentato dall’attuale preside della facoltà di Ingegneria dell’Università di Trieste nel febbraio 2005, ma rimasto chiuso nei cassetti del municipio.
LA NOVITÀ La prima fase dell’intervento in via Battisti interesserà il tratto iniziale della strada, quello compreso fra via Carducci e via Xydias. «Riassumendo, l’amministrazione comunale modificherà la disposizione dei parcheggi attualmente esistenti lungo il lato destro della strada, in direzione Largo Giardino - spiega il presidente del Comitato ”Centro D. Rossetti”, Giorgio Barbariol -. I posti verranno riposizionati in modo parallelo rispetto alla strada, non saranno insomma più perpendicolari e quindi con i mezzi piazzati a pettine». In questa maniera l’area pedonale sul marciapiede si allargherà di un paio di metri, da proiettare sull’intera estensione in lunghezza dello stesso. Di contro, gli spazi dedicati ai posteggi gratuiti, segnalati dalle classiche linee bianche, verranno sostanzialmente dimezzati. Quanti sono soliti spostarsi in moto, motorino o scooter vedranno invece aumentati i parcheggi ufficiali a loro disposizione. Laddove infatti la ridefinizione delle zone di sosta incontrerà ostacoli fissi quali alberi, cassonetti o pali segnaletici per la fermata degli autobus, saranno disegnati proprio i più stretti posteggi per motoveicoli, al fine di non sprecare nemmeno un centimetro di spazio disponibile.
COMMERCIANTI «Una decisione che permetterà di dare maggiore visibilità alle vetrine degli esercizi commerciali che, in quel segmento di via Battisti, sono una trentina - continua Barbariol -. Già in passato, sia come comitato (del quale fanno parte circa 200 operatori, ndr) che con il consorzio nato nel 2006 per portare avanti in zona l’idea del centro commerciale all’aperto ne avevamo fatto richiesta». Si erano espressi favorevolmente in merito anche il Coped-Cammina Trieste e l’Unione Italiana Ciechi.
FUTURO Se darà frutti positivi, questa prima sperimentazione avrà un seguito importante. «L’intenzione è quella di estenderla successivamente a entrambi i lati di via Battisti e per tutta la sua lunghezza», conferma l’assessore comunale alla Pianificazione urbana, mobilità e traffico, Maurizio Bucci. Il provvedimento è immediatamente attuativo e, considerati i tempi tecnici legati all’emissione dell’ordinanza relativa e ai successivi interventi di modifica della segnaletica orizzontale, probabilmente entrerà in vigore a livello operativo entro l’inizio di maggio. I dettagli verranno svelati in una presentazione organizzata per martedì mattina, alla quale prenderanno parte anche il mobility manager del Comune, Giulio Bernetti, e l’assessore allo Sviluppo economico, Paolo Rovis.
BOZZA CAMUS Il riordino urbanistico di via Battisti è in linea con quanto era stato ipotizzato dal professor Camus nel noto Piano del traffico, commissionato ma poi mai applicato. «In prospettiva, l’idea, indissolubilmente collegata alla costruzione di nuovi parcheggi, era quella di aumentare le zone pedonalizzate in centro - osserva proprio Camus -. Nella mia versione addirittura i posti macchina esistenti sui marciapiedi di via Battisti dovevano sparire del tutto. Così, si sarebbe rilanciata un’area finora sacrificata, con la possibilità magari di collocare anche dei tavolini fuori dai bar. Un po’ alla volta, comunque, vedo che quanto inserito nel piano viene applicato...Mi riferisco anche ai nodi di Largo Giardino e Ponziana (dove si è scelto di applicare la soluzione delle rotatorie, ndr)».
Nella versione «ammorbidita», rispondente in qualche modo al criterio della graduale applicazione dei nuovi provvedimenti, era stata pensata proprio la soluzione dei parcheggi disposti parallelamente alla strada. Il progetto complessivo prevedeva inoltre un radicale cambiamento della viabilità su via Battisti, «il cui senso sarebbe dovuto diventare unico - continua Camus - in direzione via Carducci. Ai lati della carreggiata, una da una parte e una dall’altra, avrebbero trovato posto due corsie riservate agli autobus (una in salita verso il Giardino pubblico, l’altra in discesa, ndr). Ciò avrebbe determinato peraltro una sorta di barriera divisoria fra il normale traffico veicolare e l’area pedonale, visto che la frequenza del passaggio dei mezzi pubblici è comunque più bassa di quella dei privati». Nel quadro si incastrava poi l’inversione del senso unico di via San Francesco.

Matteo Unterweger

 

 

Via Cavana senza auto, ok della Soprintendenza  - Il tratto tra le vie Santi Martiri e Madonna del mare diventerà un’unica passeggiata

 

La ripavimentazione dovrebbe concludersi entro la fine di agosto. Intanto domani scatterà il cantiere in piazza Venezia

Resta il nodo dei posteggi richiesti dai residenti con 350 firme. Dai Beni culturali la raccomandazione al Comune di conservare il masegno rimosso

La Soprintendenza ha dato l’ok alla pedonalizzazione e ripavimentazione di via Cavana. Non ci sono più ostacoli, dunque: il tratto compreso fra via Santi Martiri e via Madonna del mare farà parte di quella passeggiata unica che, sommando i vari progetti previsti in città per i prossimi mesi e anni, dovrebbe congiungere piazza Venezia con Ponterosso e, in una prospettiva ancora più ampia, con la fine di viale XX settembre. Il tutto considerando comunque un paio di attraversamenti su strade dove i mezzi continueranno a circolare regolarmente (in primis via Carducci).
Entro la fine di agosto l’intervento in via Cavana dovrebbe essere concluso. I tecnici degli uffici comunali dovranno preparare adesso il prospetto del conto economico che abbinato al progetto andrà messo a concorso. Entro 45 giorni, la gara d’appalto verrà aggiudicata e solo a quel punto potranno iniziare i lavori. Se ne riparlerà, quindi, per la fine di giugno.
A parte il divieto di transito sulla zona ripavimentata (con l’unica eccezione per i mezzi della Curia), null’altro cambierà dal punto di vista della viabilità ordinaria, con le aree di carico e scarico merci riservate agli esercizi commerciali della zona spostate su via Santi Martiri e la svolta in via Madonna del mare da via Venezian a restare immutata.
L’assenso della Soprintendenza è stato dato purché si rispetti però una determinata condizione, come conferma l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Franco Bandelli: «L’unica osservazione che ci è arrivata interessa il masegno sottostante la pavimentazione. Se dovesse rivelarsi necessario toglierlo, allora dovremo immagazzinarlo e conservarlo nei depositi del Comune. Una soluzione che mi ha sempre trovato d’accordo e che rispetta anche la posizione espressa a suo tempo dal Cosapu, il comitato per la salvaguardia del patrimonio urbano presieduto da Bruno Cavicchioli».
Sono stati intanto completati i lavori dell’AcegasAps, che ha sostituito le vecchie tubazioni del gas, dell’acqua, delle fognature e i cavi dell’energia elettrica. Gli addetti del’ex municipalizzata si sono occupati di ristrutturare poi un collettore fognario che corre sotto via Cavana, il cui cattivo funzionamento aveva propiziato una serie di allagamenti nella zona.
Contestualmente alla ripavimentazione e alla posa di fanali sul tipo di quelli già sistemati in via Muratti, sarà anche ampliata l’area antistante l’ingresso della chiesa di Sant’Antonio vecchio, per ottenere in questo modo una sorta di sagrato, con conseguente restringimento della carreggiata.
Al momento non c’è nessuna novità, invece, per l’emergenza parcheggi recentemente sottolineata da alcuni cittadini e commercianti dell’area con una raccolta di firme che era arrivata oltre quota 350 e collegata anche all’apertura del cantiere di via Cavana. Per ora il Comune non ha reso nota alcuna soluzione in merito alla denuncia dei firmatari sulla difficoltà nel trovare un posto macchina.
PIAZZA VENEZIA Domani, intanto, sarà l’ultimo giorno di normale circolazione attorno a piazza Venezia. Da martedì, infatti, partirà l’attesa riqualificazione e il capolinea dell’autobus 10 verrà spostato all’inizio di corso Italia, con la corsa che per otto mesi (il tempo necessario alla conclusione dei lavori) non transiterà più lungo le Rive. Da via Mazzini, infatti, il mezzo pubblico girerà in piazza Tommaseo per risalire subito in direzione piazza Goldoni.
Rispetto a quanto annunciato precedentemente, quindi, il trasloco della zona di fermata prolungata del bus avverrà con un giorno di ritardo. Ancora oggi e domani, dunque, i veicoli potranno svoltare dalle Rive verso la piazza e da via Lazzaretto vecchio girare per la stessa arrivando così a sbucare all’altezza del Molo Venezia. Scattando la chiusura, però, auto e moto avranno l’obbligo di proseguire dritte, nel primo caso verso la fine delle Rive, nel secondo in direzione via Diaz.
ma.un.

 

 

Fotovoltaico, impianto high tech in Friuli - Inaugurata un’installazione nell’area dell’Aussa Corno: energia per 70 famiglie

 

SAN GIORGIO DI NOGARO Inaugurato ieri, nella zona industriale dell'Aussa Corno a San Giorgio di Nogaro, un’area industriale in via di sviluppo che cede la presenza di aziende di caratura nazionale (tra questeanche gli impianti dsiderurgici di Marcegaglia), un impianto di pannelli fotovoltaici della cooperativa Idealservice, alla quale conferiscono i rifiuti solidi urbani da raccolta differenziata di tutti i comuni della Provincia di Gorizia e di una parte di quelli della Provincia di Udine.
I pannelli che sono statiinstallati sono di tipo avanzato (si orientano in direzione del sole per raccogliere il massimo dell’energia grazie a un sistema Gprs che sfrutta i satelliti geostazionari) e consentono di produrre 200 Kw di energia elettrica, cioè l'equivalente del fabbisogno energetico annuo di settanta famiglie.
L'installazione riveste interesse alla luce dell'attuale situazione energetica, ove si pensi che in senso globale, «in questi dieci anni - è stato affermato nel corso della cerimonia - il costo del petrolio è aumentato di dieci volte, ma per fortuna, nello stesso periodo il prezzo della benzina e del gasolio è solamente raddoppiato, perchè sono state contenute l'IVA relativa e le accise»
Per ridurre i costi che comunque gravano sulle famiglie sarebbe dunque opportuno provvedere agli interventi di coibentazione sugli edifici e sulle abitazioni e incrementare la diffusione dei mezzi di trasporto merci e persone di tipo ibrido, che sfruttano la combustione dei carburanti tradizionali, ma anche altre fonti di energia.
Il Friuli Venezia Giulia che sostiene l'installazione di pannelli fotovoltaici, così come la diffusione della produzione di energia da biomasse, i combustibili derivati dalla natura, ha finanziato anche il progetto a cura dell'Università di Trieste, con la collaborazione della Caffaro di Torviscosa (Udine) e della Friulchem di Vivaro (Udine), per ottenere bioetanolo (un gas combustibile) dalla criomacinazione degli scarti della lavorazione dei prodotti agricoli.

 

 

Rigassificatore a Veglia: 11mila posti di lavoro  - Tra gli altri siti possibili si stanno esaminando quelli del Canal d’Arsa e della baia di Buccari

 

Le amministrazioni locali favorevoli al progetto, costerà un miliardo di euro compresi i gasdotti

L’investitore sarà la società Adria Lng costituita dalla tedesca Eon Ruhrgas, dall’austriaca Omv Gas, dalla francese Total e dalla slovena Geoplin

FIUME Ancora qualche giorno e il governo croato annuncerà il sito prescelto ad ospitare il futuro rigassificatore, tema che da anni suscita l’interesse degli abitanti dell’Istroquarnerino, delle autonomie locali e regionali e delle organizzazioni ambientaliste che agiscono in quest’area nordadriatica. È stato il vicepresidente dell’esecutivo statale e ministro dell’ Economia, Damir Polancec, a confermare che la decisione sarà presa in tempi brevi e riguarderà anche la definizione dei partner per l’approntamento del terminal Lng.
Si concluderà così un’attesa durata tanto tempo, periodo in cui si è passati da una spiccata avversione verso il megaimpianto, ad un’accettazione quasi incondizionata, specie da parte delle due contee e dei comuni interessati. Anche se mancano notizie ufficiali al riguardo, i favori del pronostico vanno a Castelmuschio (Omisalj), nella parte nordoccidentale dell’isola di Veglia, che già dispone di un’infrastruttura tale da poter accogliere senza traumi il rigassificatore. L’ indiziato numero due è il Canal d’Arsa, lungo la costa orientale istriana, che può offrire agli esperti le migliori condizioni geologiche, davvero importanti quando si tratta di costruire un simile gigante. I due nomi balzano fuori dallo studio redatto dall’azienda specializzata Ekonerg di Zagabria, che prende in considerazione altri siti, come la località vegliota di Blatno e l’imboccatura della baia di Buccari, nelle vicinanze di Fiume.
Secondo gli esperti, le maggiori opportunità riguardano Castelmuschio, dove da tempo sono presenti un polo petroli, l’industria petrolchimica Dina e l’oleodotto Janaf. Un mix di grandi stabilimenti, ai quali si aggiungerebbe il terminal, progetto che vedrebbe gli investitori scucire da 600 a 800 milioni di euro, cifra che – chiavi in mano – salirebbe ad un miliardo di euro per l’ edificazione dei gasdotti. Al governo croato hanno già fatto sapere di avere fretta, ossia di volere che l’impianto entri in funzione alla fine del 2011 o al più tardi nella seconda metà del 2012. Il rigassificatore avrebbe una capacità di movimentazione annua di 15 miliardi di metri cubi di gas e risolverebbe gran parte dei problemi energetici nel Paese. Oltre ad aprire 10 mila posti di lavoro (con l’indotto), argomento irresistibile in Croazia e che tempo fa era riuscito a far cambiare gli umore nei riguardi del terminal. La Croazia, ed è un problema sempre più sentito anche altrove, sta decisamente orientandosi verso il consumo del gas, sia per quanto riguarda le utenze a domicilio e industriali, sia in considerazione dei piani dell’Hep, l’Azienda elettrica statale, che intende costruire una serie di termocentrali a gas.
Inoltre, il 40 per cento del fabbisogno nazionale di questo energetico proviene dalla Russia, mercato che anche a Zagabria ritengono non sempre affidabile. Quando un anno e mezzo orsono ci fu il contenzioso energetico fra Russia e Ucraina, pure la Croazia si vide costretta a fare i conti con minori contingenti di gas. Si diceva della definizione del gruppo d’investitori: a Zagabria è nata l’ Adria Lng, consorzio che vede presenti i tedeschi Eon Ruhrgas e Rwe, l’ austriaca Omv Gas International, la francese Total e la slovena Geoplin. Queste aziende hanno annunciato il prossimo ingresso di partner croati, quali l’Ina, l’Hep e la Plinacro.
Andrea Marsanich

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 5 aprile 2008 

 

 

Ferriera, duello tra Dipiazza e i sindacati  - Il sindaco: proporrò la chiusura al nuovo governo. Cgil: un piano preciso per i lavoratori

 

Scontro al dibattito organizzato da Sinistra Arcobaleno. Musacchio (Prc): destinare gli stanziamenti Cip 6 a bonifiche e riconversioni «Al nuovo governo che si insedierà, indipendentemente se di destra o di sinistra, io proporrò un patto. E al primo punto di questo patto postulerò la chiusura della Ferriera di Servola, che non può assolutamente continuare a esistere in un centro abitato come il nostro. L’occupazione? Nella città che mi trovo ad amministrare, l’industria rappresenta il 12% della ricchezza complessiva: è questo dato che mi rende ottimista e sicuro del fatto che tra porto, innovazione e sviluppo del Porto vecchio i lavoratori di Servola troveranno un altro impiego». Non ha dubbi il sindaco Roberto Dipiazza, ospite ieri sera all’incontro organizzato alla Stazione marittima da Sinistra Arcobaleno, che la Ferriera sia ormai arrivata al capolinea. Difatti, guardando in faccia il suo uditorio, sbotta: «Sono convinto, ve lo giuro, che chi abita attorno a quello stabilimento rischia la salute».
Ne è talmente persuaso che punta l’indice contro chi - in maniera altrettanto diretta - non dice lo stesso: «Se sentite le dichiarazioni di qualcuno - afferma - sembra che attraverso l’Aia, l’Autorizzazione di impatto ambientale, si possa porre sotto controllo la proprietà dello stabilimento e impedire che continui ad accadere ciò che da anni accade. Ma per piacere: a chi lo vogliamo raccontare? L’azienda non ha intenzione di mollare la presa per due motivi: il boom del mercato ghisa-acciaio e il desiderio di non accollarsi la bonifica del sito».
Ma i sindacati, a queste affermazioni scalpitano: «La Ferriera - dice Franco Belci, segretario Cgil - verrà chiusa un minuto dopo che l’ultimo lavoratore avrà trovato un altro impiego. Invece di dire genericamente che il reinserimento di mille lavoratori si farà, in un modo o nell’altro, i politici dovrebbero esprimere un piano preciso, dettagliato e a parità di reddito, di riconversione dei lavoratori. La politica ha le sue responsabilità, perché è la politica che dà gli indirizzi. I sindacati non sono a priori per la permanenza dell’attività, ma stanno sicuramente dalla parte dei lavoratori».
Fabio Gemiti (Wwf), presente all’incontro moderato da Lino Santoro (Legambiente) assieme a Luca Visentini (Uil) e al parlamentare Roberto Musacchio (Prc), ha chiesto, davanti «a un tale disastro ambientale, fin dagli anni ’80-’90 denunciato dal Wwf», come si possa rilasciare l’Aia, affermando la «necessità di chiudere lo stabilimento, nella salvaguardia, per quanto possibile, dei posti di lavoro». Il parlamentare europeo Musacchio ha invece affermato la necessità di «interrompere lo stanziamento dei Cip 6 e di destinare quei soldi alle bonifiche e alle riconversioni dei siti industriali».
ti.ca.

 

 

Centrali nucleari

 

Mentre leggo le notizie che ci pervengono sul rincaro del petrolio, la mia memoria ricorda il referendum votato dagli italiani contro l’installazione delle centrali nucleari nel nostro Paese; alcune già costruite e rimaste Cattedrali nel deserto. Vi erano molte altre nazioni, alcune con noi confinanti, quali la Jugoslavia e la Francia, che avevano impostato la produzione di tale fonte energetica, che noi ritenevamo pericolosa di inquinamento atmosferico; per poi acquistare proprio dai nostri vicini detto prodotto, come se così fossimo esclusi da ogni rischio di contaminazione. Le schede che erano state distribuite ai votanti, accompagnate da un allegato, il quale spiegava dettagliatamente le tecniche di sicurezza, che sarebbero state attuate al riguardo; tecniche certamente molto superiori di quelle applicate da altri Paesi, che avrebbero potuto evitare anche il disastro accaduto nella centrale di Cernobyl, ubicata in Ucraina. Preciso quanto sopra, visto ciò che ora sta succedendo con gli aumenti del costo del petrolio, perché non vorrei che qualcuno imputasse la responsabilità di questa situazione al governo di allora, poiché ciò fu determinato da una libera scelta espressa democraticamente dalla maggioranza del popolo italiano chiamato alle urne. Se io che avevo votato in favore, pensavo forse di avere sbagliato, ora mi ricredo, in quanto i produttori di energia nucleare non hanno le nostre preoccupazioni nel campo energetico.
Tommaso Micalizzi

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 4 aprile 2008 

 

 

Esami medici a Servola, seconda fase  - Dopo i test sui residenti che li avevano chiesti l’Azienda sanitaria deve ora ripeterli su cittadini di zone non inquinate

 

Mercoledì un incontro aperto agli «allievi»: il Dipartimento di prevenzione spiega i termini del problema

Accordo con l’Università della terza età: si cercano i volontari fra gli iscritti

Università della terza età: 1400 iscritti dai 29 ai 92 anni. È in questo bacino che l’Azienda sanitaria cercherà un gruppo di cittadini volontari per costruire il campione di verifica delle analisi condotte sui residenti di Servola che avevano chiesto e ottenuto controlli sull’eventuale assorbimento nel sangue e nelle urine di metalli pesanti e altre sostanze dannose vista la contiguità con la Ferriera.
Oltre la metà dei richiedenti prescelti fra i 160 firmatari della petizione aveva passato i 60 anni, il gruppo di confronto che ne deve essere il «gemello» per caratteristiche anagrafiche e abitudini di vita (ma deve abitare in zone considerate non a rischio di inquinamento) andava dunque cercato con attenzione mirata.
Mercoledì prossimo alle 15.30 i medici del Dipartimento di prevenzione saranno nell’aula magna di via Lazzaretto vecchio per una lezione su ambiente e inquinamento che servirà da presentazione per la ricerca di adesioni. Ci si aspetta ragionevolmente di trovarle visto che l’Università della terza età ha iscritti numerosi (e di tutte le età nonostante il suo nome), e si suppone dotati già di buona preparazione culturale, senso civico, atteggiamento consapevole.
«Siamo sempre aperti alle collaborazioni - spiega il presidente dell’istituzione, Ugo Lupatelli - e ben volentieri abbiamo dato la nostra disponibilità all’Azienda sanitaria intanto per capire i termini della richiesta, e con l’avvertenza che non vogliamo essere in alcun modo implicati in faccende di tipo politico inerenti la Ferriera». Lupatelli ha già diffuso la voce fra i suoi iscritti: «Ho trovato buona disponibilità». Per mercoledì prossimo è stata fatta saltare una lezione al fine di lasciare spazio a questo incontro aperto a tutti gli iscritti: «Pensiamo che collaborare alla ricerca - aggiunge il presidente - sia un atto molto civile, sappiamo che si tratta di scegliere un gruppo di persone volontarie, una trentina che viva in un quartiere non inquinato della città e un’altra trentina che abiti sull’altipiano, tutti saranno personalmente chiamati per i prelievi all’ospedale Maggiore». Non prima, naturalmente, di aver firmato una regolare adesione ovvero il «consenso informato» - come assicura il Dipartimento di prevenzione.
Saltata dunque, a fronte della nuova opzione, l’idea di coinvolgere le farmacie, come inizialmente ipotizzato. Certo però che l’intero processo di analisi, confronto e lettura dei referti richiederà un certo tempo, anche per il periodo di elaborazione successiva dei dati.
Intanto Lupatelli si prepara a offrire ai suoi allievi (400 iscritti nuovi quest’anno, «di cui 100 - dice - tra i 40 e i 59 anni») questa lezione speciale, che seguirà di un giorno un altro incontro al di là delle consuete materie didattiche: martedì alle 16.30 nell’aula magna il direttore della Sissa, Stefano Fantoni, presenterà «Fest», il festival triestino della scienza.
g. z.

 

 

Tondo: «La Ferriera dev’essere chiusa, il lavoro degli operai è a basso profilo e riconvertibile»

 

«Su questo tema voglio essere chiarissimo: la Ferriera di Servola va chiusa. L’opinione che ho in merito, dal 2001 a oggi, è sempre stata la stessa e se chi è subentrato in Regione al mio posto avesse seguito l’indirizzo da me indicato, oggi non ci troveremmo in questa situazione, bensì alla vigilia della dismissione dello stabilimento». Così Renzo Tondo, candidato Pdl alla presidenza del Friuli Venezia Giulia. Che ieri mattina, nella location «non casuale» del piazzale antistante il cimitero di Servola, ha incontrato i residenti. Tondo è stato chiarissimo pure sui risvolti occupazionali di una tale, eventuale, decisione: «Non costituirebbero un problema - ha detto - anche perchè il lavoro è talmente di basso profilo che gli operai sarebbero ben contenti di essere riqualificati in altre realtà».
«Io - ha affermato Tondo - ho già fatto un patto col sindaco di Trieste, ma questo impegno lo voglio prendere davanti a voi, guardandovi in faccia e assumendo le mie responsabilità: non è possibile che una tale realtà resti a deturpare il territorio, impegnato a puntare tutto sul porto e sul turismo. Questo ”ragno” nero non va assolutamente conservato». Il candidato del centrodestra ricorda la presentazione in Parlamento di «interrogazioni che non hanno ricevuto risposta dal governo» e di «aver accolto cittadini servolani nella mia casa, per ascoltare i loro problemi».
«Lo dico chiaro e tondo: sono per la chiusura della Ferriera e il 15 aprile sarò qui a discutere con voi su come ottenere questo risultato - ha aggiunto - I nostri avversari, per contro, favoriscono l’informazione di elementi a favore del proseguimento dell’attività industriale. In pratica dicono ”Sì però no”. In politica non si possono fare solo promesse, bisogna prendere anche delle decisioni difficil e impopolari, come quando, nella mia Carnia, ho detto di essere contrario alla creazione della quinta Provincia. Non so se questa della Ferriera sia una battaglia impopolare o meno, tuttavia, col vostro consenso, la combatterò fino in fondo. Come ho già fatto in passato, quando mi sono trovato al vertice della Regione». All’incontro, in supporto del candidato, anche il consigliere regionale uscente Piero Camber e l’assessore al Patrimonio Pietro Tononi.
ti.ca.

 

 

ELEZIONI - Il duello si allarga al terminal «off shore» - Faccia a faccia televisivo. L’uscente favorevole a un rigassificatore nel Golfo. Lo sfidante contrario

 

CAPODISTRIA Interventi decisi ma pacati, idee espresse con chiarezza, qualche punzecchiatura sulle responsabilità per le scelte sbagliate (o presunte tali) degli avversari sia a livello nazionale che regionale: è stato vivace e articolato il primo confronto televisivo tra Riccardo Illy e Renzo Tondo, che mercoledì sera, in diretta su Tv Capodistria. Illy e Tondo si sono confrontati anche su argomenti che interessano da vicino pure l'opinione pubblica slovena, come i rigassificatori. Per Illy, la Regione è propensa a dare la disponibilità al gruppo Endesa per la costruzione del terminal «off shore», ma non se il progetto prevederà un avvicinamento della piattaforma a Grado. Contrario ai rigassificatori invece il candidato del Popolo delle libertà Renzo Tondo. La Regione, è convinto Tondo, dovrebbe assumere una posizione più forte e non accontentarsi di accettare le scelte del governo o esprimere pareri non vincolanti. «Contrari ai rigassificatori – ha ricordato Tondo – sono pure i sindaci di Trieste e Capodistria. Personalmente, sono sostenitore di altre vie, tra cui il nucleare». In tema di infrastrutture, Tondo ha ricordato la questione della viabilità interna alla regione, problema che rischia di congestionare i traffici, nonchè quello del passante di Mestre, sbloccato in virtù di un grande accordo del centrodestra tra lo stesso Tondo, all'epoca presidente della Regione, Galan e Berlusconi. Il Friuli Venezia Giulia, si sono detti concordi entrambi, è una grande piattaforma logistica naturale, le cui opportunità, specie nei collegamenti con i Paesi del Centro ed Est Europa, vanno sfruttate.

 

 

Bersani: sì al rigassificatore nel Golfo  - Il ministro ieri nell’Isontino, oggi a Trieste: «Il problema centrale al Nord è il rapporto tra economia e pubblica amministrazione»

 

«Sto preparando una nuova, grande mega-lenzuolata sulla burocrazia»

«Un sostegno a Illy? Ha fatto così bene che non necessita dei big nazionali»

TRIESTE Ha parlato ieri sera a San Pier D'Isonzo (oggi sarà a Trieste con gli imprenditori alle 10.30 e poi con i cittadini alla Stazione marittima alle 11.45) e raccontato che si può fare. Soprattutto in questa regione, «quella in cui mi pare che Riccardo Illy non abbia nemmeno bisogno del sostegno dei big nazionali». Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico, diffonde ottimismo. Annuncia: «Contiamo davvero di portare un rigassificatore a Trieste». E promette: «La prossima grande liberalizzazione riguarderà la pubblica amministrazione».
Ministro Bersani, in regione anche per sostenere Illy?
Illy ha fatto così bene che non sembra necessitare di aiuti. Sono in Friuli Venezia Giulia per testimoniare una volta ancora la profonda stima per la politica del presidente della Regione e della sua squadra. Tanto vincente che potrà consentire un buon risultato sia alle regionali che alle politiche.
Un presidente, peraltro, che non ha trattenuto qualche critica al governo Prodi.
Nulla di strano. Non si può parlare di federalismo fiscale e poi obiettare se una qualche regione organizza alleanze politiche diverse da Roma o avanza critiche, osservazioni, proposte anche polemiche. Illy, in ogni caso, sui temi essenziali del Paese, non ha mai fatto mancare la sua mano. Nel disegnare un'idea innovativa di Europa in questa regione è stato anzi propulsivo.
Da tempo Illy sostiene la necessità di almeno un rigassificatore a Trieste. A che punto siamo?
A Roma, si sa, non si è potuta perfezionare la pratica per la carenza di disponibilità delle aziende proponenti a produrre una documentazione completa. Ora il ministero dell'Ambiente sta chiedendo questa documentazione e credo che alla fine della procedura qualcosa accadrà. Certo, il rigassificatore a Trieste sarebbe utile. Ricordo intanto al centrodestra che, quando era al governo, non ne ha fatto nemmeno uno, mentre noi siamo pronti a realizzare gli impianti di Livorno e Rovigo.
Il suo decreto ha bloccato l'attività pubblica di Insiel. Ci saranno novità? Ritiene sia stato un intervento corretto per favorire la libera concorrenza?
Si, credo che la filosofia sia quella giusta, che si debba andare in quella direzione. Forse sarebbe servito un meccanismo con una maggiore gradualità per agevolare il cambiamento.
Liberalizzazioni: ci sono state molte resistenze alle sue proposte d'inizio mandato. Che cosa prepara nel caso di nuovo governo di centrosinistra?
Sto lavorando su una «megalenzuolata» sulla burocrazia. Mi sono convinto che, soprattutto al Nord, per quanto i temi fiscali e strutturali siano rilevanti, il problema numero uno è il rapporto tra economia e pubblica amministrazione.
Quindi?
Quindi, per fare un esempio concreto, non si vede perché gli avvocati, anziché cercare guadagni sui contenziosi Rc auto, non fanno un mestiere legato alle autorizzazioni che si chiedono alla pubblica amministrazione. Certe pratiche vanno fatte in autocertificazione, rafforzate dalla firme dei professionisti.
Come si fa a vincere?
Convincendo gli indecisi. C'è una vasta area incerta che pensa che si sia esaurita la spinta propulsiva di Berlusconi. Dobbiamo rivolgerci a quegli elettori, che si trovano anche nel Nordest, facendo capire che noi il sacrificio lo abbiamo fatto: possiamo produrre un governo solido con un solo gruppo parlamentare. Il messaggio è che una palla di neve può diventare una valanga.
Si dovesse pareggiare?
In un bipolarismo come il nostro le grandi coalizioni porterebbero alla paralisi, non all'innovazione. Se si pareggia serve un governo per il tempo necessario alle riforme.
Che riforme?
Quelle istituzionali e quella elettorale. Non si potrà certo più votare con una simile legge. Riforme imprescindibili per dare un nuovo volto al Paese.
Le piacerebbe la conferma allo Sviluppo economico o ha altri ministeri che la interessano?
La mia attività da sempre è legata all’economia, mi troverei bene dove sono. Non ci sono dubbi. Ma ribadisco che il mio grande obiettivo, adesso, è occuparmi della semplificazione della pubblica amministrazione. È un mondo che va guardato con gli occhi del cittadino.
Marco Ballico

 

 

L’inquinamento della Ferriera

 

Stando a quanto scrive il vostro cronista gli industriali presenti alla cena in Prefettura in occasione della visita del Capo dello Stato hanno pubblicamente reso allo stesso falsa testimonianza dichiarando che la Ferriera non inquina. Sono passati poi alle facezie, citando l’esempio di impianti siderurgici, a loro dire, «perfettamente normati», nel cuore di città come ad es. Amsterdam, omettendo di aggiungere un piccolo particolare e cioè che questo rudere industriale, che abbiamo la “fortuna” di avere noi qui, non lo si potrebbe mettere a norma neanche se Lucchini volesse impegnarvi anche la sua biancheria intima.
Gli conviene piuttosto sfruttare, e quindi far pagare a noi cittadini, i contributi Cip 6 recentemente riconfermati sino al 2015. A quel punto – come dice qualcuno – la ferriera si chiuderà da sola in barba ai «risvolti occupazionali» così menzionati durante il convivio, tra un branzino e l’altro, omettendo di precisare che il problema attende una soluzione da almeno vent’anni e che nel frattempo l’inquinamento è passato anche al suolo ed alle falde acquifere e presumibilmente nella catena alimentare. Proprio come le mozzarelle campane! Di quelle almeno si parla anche in periodo pre-elettorale. Ma qui, nella nostra civilissima euroregione, silenzio. Silenzio ed omertà.
Aurora Marconi Incontrera

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 3 aprile 2008 

 

 

Bonifica dei siti inquinati: sbloccati i fondi  - Via libera dal Cipe, tra i 450 milioni in arrivo al Nord anche quelli destinati all’Ezit

 

Resta ancora da stabilire l’ammontare delle risorse che saranno messe a disposizione del comprensorio industriale triestino

Via libera del Cipe al finanziamento richiesto dal ministero dello Sviluppo economico per il «recupero economico produttivo dei siti industriali inquinati». Un disco verde che sblocca l’atteso trasferimento di 450 milioni di euro destinati alle aree inquinate del Centro Nord, e di 2,5 miliardi per quelle del Sud. A beneficiare dell’importante stanziamento saranno naturalmente anche i terreni in zona Ezit inseriti nel perimetro del Sito di interesse nazione Trieste. Resta ancora da stabilire, però, l’ammontare delle risorse a disposizione del comprensorio cittadino.
«Con questa operazione - ha spiegato Pierluigi Bersani subito dopo la pronuncia del Comitato interministeriale per la programmazione economica - noi non predeterminiamo i singoli interventi da realizzare che, infatti, dovranno essere specificati in una fase successiva della programmazione. Facciamo però in modo che non si perdano sei mesi in un percorso assolutamente cruciale per gli obiettivi di crescita. Le misure approvate oggi (ieri ndr) - continua il ministro allo Sviluppo economico che proprio domani sarà a Trieste - sono tutte orientate alla crescita della competitività del sistema delle imprese. L’obbiettivo è incidere positivamente sullo sviluppo attraverso un’efficiente infrastrutturazione del territorio».
Soddisfatto per la buona notizia, peraltro data già quasi per scontata, il presidente dell’Ezit. «Seguivamo da tempo l’iter del decreto Bersani che, all’articolo 252 bis, prevede un intervento del ministero a favore dei progetti di reindustrializzazione dei siti inquinati e da bonificare - chiarisce Mauro Azzarita -. Nel nostro comprensorio abbiamo diverse aree interessate da progetti di questo tipo e attendevamo quindi il recepimento del decreto da parte del Cipe e l’ufficializzazione della disponibilità finanziaria. Lo stanziamento messo a disposizione dal dicastero dello Sviluppo economico, tra l’altro, andrà ad affiancarsi alle risorse del ministero dell’Ambiente (l’accordo di programma tra quest’ultimo e gli enti locali che dovrebbe essere firmato a breve assegna a Trieste 122 milioni e 690 mila euro ndr). Non sappiamo però quanti soldi potranno arrivarci grazie al decreto Bersani. Decreto che vincola i finanziamenti agli effettivi progetti di reindustrializzazione. Una scelta peraltro condivisibile - conclude Azzarita -, perchè evita che quei fondi finiscano in interventi di tutt’altra natura».
«Il via libera del Cipe era atteso da tempo - aggiunge l’assessore regionale all’Ambiente, Gianfranco Moretton -. Ora non resta che aspettare il riparto e verificare che percentuali otterranno i due siti di interesse nazionale del Friuli Venezia Giulia, e cioè Trieste e la laguna di Marano e Grado».
m.r.

 

  

BONIFICHE - La perimetrazione risale al 2003: 1700 ettari tra Trieste e Muggia

 

Il Sito di interesse nazionale Trieste è stato delimitato il 24 febbraio 2003 con decreto dell’allora ministro dell’Ambiente, Altero Matteoli. Il perimetro dell’area ritenuta potenzialmente inquinata, e quindi da sottoporre a bonifica, comprende una superficie territoriale di 1700 ettari, di cui circa 1200 in mare e circa 500 sulla terraferma, suddivisi tra i Comuni di Trieste e Muggia. Questi ultimi sono quasi interamente compresi nel comprensorio dell’Ezit e ospitano centinaia di realtà industriali e artigianali. In gran parte del Sito di interesse nazionale i fenomeni di inquinamento risalgono agli imponenti interventi di interramento di materiali inerti, ma anche di rifiuti industriali e ceneri, eseguiti nell’immediato dopoguerra. Decisiva anche l’attività dell’ex raffineria Aquila nell’area ora di proprietà del gruppo Teseco.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 2 aprile  2008 

 

 

Sebenico ha vietato alla nave «Serine» di entrare in porto - Dopo il disincaglio da Unie

 

SEBENICO Continua l’odissea del mercantile egiziano Serine, rimasto incagliato per oltre due mesi sugli scogli dell’isola di Unie, nell’arcipelago di Lussino. Dopo che domenica era stato riportato in mare aperto dai rimorchiatori del Servizio marittimo adriatico di Fiume e trainato verso il porto di Sebenico, il cargo è stato colpito da un’ordinanza dell’Autorità portuale sebenzana che gli vieta di attraccare nello scalo dalmata. In pratica la Serine, battente bandiera della Sierra Leone, viene considerata dalle autorità portuali sebenzane alla stregua di una bomba ecologica, sulla falsariga di quanto ritenuto dalle dirigenze municipali di Lussinpiccolo e Cherso e dai locali movimenti ambientalisti. Il direttore della Port Authority di Sebenico, Sime Zenic, è stato molto esplicito: «Stiamo parlando di una carretta, di una nave vecchia e a rischio, già malridotta dal duro impatto con la costa settentrionale di Unie – ha detto Zenic – inoltre sussiste il pericolo che la Serine rimanga per sempre ormeggiata nel nostro scalo, a spese dell’ Autorità portuale e dello Stato croato». Proprio nei giorni scorsi c’è stato un duro faccia a faccia tra Zenic e il rappresentante dell’armatrice di Alessandria, la Anomyo Maritime Losa, proprietaria dell’imbarcazione. Il responsabile della Port Authority ha fatto presente all’interlocutore il timore che la Serine non venga più presa in consegna dalla società egiziana, restando ormeggiata a Sebenico, dove dovrebbe venire sottoposta a lavori di riparazione.
Preso atto di quanto dichiarato da Zenic, l’agente non ha aggiunto una sola parola, andandosene subito. «Si parlava che la Serine sarebbe stata riparata a Traù e dunque avevo consigliato all’armatore di ormeggiare la nave nelle acque antistanti questa città – così Zenic – si è insistito invece per Sebenico e ciò fa supporre che ci sia qualcosa di strano riguardo alla Serine».
a. m.

 

 

 

LA REPUBBLICA - MARTEDI', 1 aprile 2008 

 

 

"Energia, la soluzione non è l'atomo" - Appello degli scienziati ai candidati - "Scelta inopportuna per molti motivi, bisogna puntare con decisione sul solare"
 

Oltre 600 tra docenti e ricercatori hanno firmato un documento contro il nucleare
ROMA - Solo il solare può garantire all'Italia un futuro energetico sostenibile. Oltre seicento tra docenti universitari e ricercatori hanno sottoscritto un appello "ai candidati alla guida del Paese nelle elezioni politiche 2008" per chiedere che venga messa da parte tanto la tentazione del nucleare, quanto il ritorno al carbone. "In virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale - si legge nel documento - sentiamo il dovere di informare la classe politica e il Paese riguardo la crisi energetica e climatica incombente, che minaccia di compromettere irrimediabilmente la salute e il benessere delle generazioni future". "Tutti gli esperti - prosegue l'appello - ritengono che sia urgente iniziare una transizione dall'uso dei combustibili fossili a quello di altre fonti energetiche, così che possa essere graduale".
Se per molti osservatori, soprattutto nel campo economico e politico, la risposta a queste problematiche sta nel ripercorrere la strada del nucleare, gli scienziati firmatari del documento sono convinti che il ricorso all'atomo sia una falsa soluzione. "Riteniamo - scrivono ancora - che l'opzione nucleare non sia opportuna per molti motivi: necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, esposizione ad atti di terrorismo, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsità dei combustibili nucleari".
Di contro, i firmatari dell'appello sollecitano "chi guiderà il prossimo governo a sviluppare l'uso delle fonti di energia rinnovabile e in particolare il solare nelle varie forme in cui può essere convertita". "Il sole infatti - ricordano - è una stazione di servizio inesauribile che in un anno invia sulla Terra una quantità di energia pari a diecimila volte il consumo mondiale".
La versione integrale del testo e l'elenco completo dei ricercatori che hanno firmato il documento, promosso tra gli altri dal docente di chimica dell'Università di Bologna Vincenzo Balzani, possono essere consultati su www.energiaperilfuturo.it, il sito online della campagna, dove anche i semplici cittadini possono sottoscrivere l'appello. Al momento tra i firmatari non risulta il nome del premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, ma proprio pochi giorni fa in un'intervista a Repubblica il celebre scienziato affermava posizioni praticamente identiche.
 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 1 aprile 2008 

 

 

I Verdi: «I due candidati non vogliono affrontare i veri problemi della Tav» - Documento della Visintin

 

TRIESTE Giorgia Visintin dell’esecutivo dei Verdi e candidata al consiglio regionale nella Sinistra arcobaleno attacca i due candidati presidenti sulla Tav e in particolare sul suo percorso nella bassa friulana e sul Carso triestino. «I botta e risposta tra i candidati Illy e Tondo o tra i Sonego-Gottardo sulla questione infrastrutture - scrive la Visintin - si fondano su una campagna elettorale di tipo persuasivo ben lontana dalla situazione reale del sistema ferroviario e viario locale. L’argomento delle grandi opere e della necessità di ammodernamento dell’esistente è proposta fondamentale nel programma elettorale di entrambi gli schieramenti. Ma entrambi gli esponenti delle diverse forze politiche non si stanno confrontando con le criticità insite che queste progettazioni hanno».

 

 

Il Wwf boccia la giunta sull’80% delle procedure ambientali

 

L’associazione ambientalista promuove l’esecutivo regionale soltanto sul blocco dell’operazione cementificio di Torviscosa

TRIESTE Venticinque volte «pollice verso» su un totale di 31 casi allo studio. Questo il risultato della «Valutazione conclusiva sulle politiche ambientali della Regione Friuli Venezia Giulia nella legislatura 2003-2008», presentata dal Wwf come una specie di «pagellina» della Regione in materia di ambiente. Pagella che, a dirla tutta, vede la Regione a rischio bocciatura. Come spiega la stessa associazione ambientalista, infatti, i giudizi positivi sui casi di studio sono solo due, mentre si ritiene che la Regione si sia avviata sulla buona strada in altre quattro situazioni (cementificio di Torviscosa, Vas, volontariato ambientale e progetti di conservazione).
Sugli altri ventisette casi di studio, invece, si dà un giudizio negativo sulle politiche regionali. «Diciamo francamente che ad oggi, secondo quanto da noi documentato, questa è stata un’occasione persa ed è per questo che abbiamo voluto indicare nel dettaglio le azioni positive da inserire nell’agenda istituzionale del nuovo governo regionale» ha commentato Enzo Venini, presidente del Wwf Italia. La giunta Illy viene quindi bocciata sull’82% del campione. «Quello che emerge – spiega lo stesso Wwf - è un giudizio ampiamente e incontrovertibilmente negativo, che fa della nostra una delle regioni più arretrate del Nord Italia e più in generale del nostro paese nel campo delle politiche ambientali”. Quali i problemi? Prima di tutto, secondo l’associazione ambientalista, “le politiche della giunta di centrosinistra e la maggioranza che la sostiene in questi cinque anni di governo sembrano aver sposato acriticamente la via della deroga dalle normative nazionali e comunitarie». Come esempi, si citano la Ferriera di Servola, la Cartiera Burgo, i rigassificatori, la Baia di Sistiana, l’alta velocità ferroviaria. Secondo, «le procedure accelerate e semplificate di Valutazione di Impatto Ambientale ereditate da precedenti amministrazioni sono state confermate e applicate con poca trasparenza e poca chiarezza». Infine, «scarsa o nulla attenzione è stata dedicata a politiche attive di tutela, per la perimetrazione e gestione delle Zone di Protezione Speciale e dei Siti di Interesse Comunitario l’espansione della ridottissima rete di parchi regionali». Che fare nel futuro? Il Wwf ha preparato una lista. Ovvero prevedere «opere utili» (e non «grandi opere») caratterizzate dal miglior calcolo costi-benefici, ma anche criteri minimi uniformi per le misure di conservazione delle zone speciali, istituzione di una riserva naturale regionale sul Cansiglio (transregionale), di un parco del Carso (transfrontaliero) e la riperimetrazione al fine dell’ampliamento del parco regionale delle Prealpi Giulie. E si chiede anche la radicale revisione della legge sulla caccia, con abolizione dell’uccellagione, subordinazione dell’attività venatoria a serie indagini scientifiche sugli stock faunistici, eliminazione della caccia col segugio, istituzione di un corpo unico di vigilanza venatoria-ambientale.
Elena Orsi

 

 

Disincagliata la «Serine», evitato il disastro ecologico - La nave, finita sugli scogli a Unie il 22 gennaio scorso, è stata trainata nel cantiere di Sebenico

 

LUSSINPICCOLO A più di due mesi dall’ incidente, è stata finalmente disincagliata la nave egiziana Serine, lunga 82 metri, che nella notte del 22 gennaio scorso era andata a stamparsi sulla costa settentrionale dell’ isola di Unie, nell’ arcipelago di Lussino. Sono stati i rimorchiatori del Servizio marittimo adriatico di Fiume a estrarre il cargo dalla morsa degli scogli, mentre contemporaneamente una squadra di sommozzatori della ditta specializzata Aquasub rattoppavano i residui, piccoli squarci prodottisi sulle fiancate dopo il violento impatto con l’ isola. Nell’ incidente, ricordiamolo, nessuno dei 13 membri dell’ equipaggio rimase ferito. Trainato dai rimorchiatori dell’azienda quarnerina, il mercantile (con 6 membri d’equipaggio) ha preso la via del cantiere di Sebenico, dove avverranno i lavori di riparazione di questa nave battente bandiera della Sierra Leone e appartenente alla compagnia egiziana Anomyo Maritime Losa. Il disincagliamento ha fatto tirare un respiro di sollievo agli abitanti di Unie e di tutto quanto l’ arcipelago comprendente Lussino e Cherso.
La Serine veniva considerata una bomba ecologica, un vero pericolo per l’ ambiente, avendo a bordo 120 tonnellate di nafta e 2500 tonnellate di soda. Si temeva potesse avvenire uno sversamento di carburante in mare, con relativo inquinamento di un vasto braccio di mare del Quarnero. Anche il sindaco di Lussinpiccolo, Gari Cappelli, aveva espresso il timore che un’ eventuale fuoriuscita di nafta avrebbe potuto addirittura interessare il lago di Vrana, collegato con il mare tramite canali sotterranei.
a. m.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 31 marzo 2008 

 

 

Muggia e San Dorligo alleate su turismo ed energia

 

Le due amministrazioni insieme alla Provincia danno vita a un progetto di Agenda 21. Attesi dalla Regione 161mila euro I Comuni di San Dorligo della Valle e Muggia e la Provincia intendono lavorare assieme in un processo di Agenda 21 (con coinvolgimento del territorio) su valorizzazione del territorio, turismo sostenibile, risparmio energetico, in ambito transcomunale.
Il progetto si chiama «PartecipAssieme», e per ora è in fase iniziale di richiesta di contributo (di 161mila euro) alla Regione. Il progetto di attuazione è stato già approvato, o è in fase di approvazione, dalle giunte dei tre enti, ma la convenzione tra il Comune di Muggia, quello di San Dorligo e la Provincia sarà siglata non appena sarà erogato il contributo e quindi potrà partire il progetto.
L’idea nasce dalle passate esperienze dei due Comuni in merito a processi di Agenda 21 (San Dorligo per la Val Rosandra, Muggia per la mobilità nel suo territorio), e si avvarrà anche proprio degli strumenti, dei dati raccolti e dei gruppi di lavoro «ereditati» dai progetti precedenti.
Di fondo, c’è anche la volontà di trasformare quei primi processi di avvio di Agenda 21 in un processo partecipativo continuo, integrabili in un quadro più ampio, anche territorialmente. Tutte le azioni che saranno intraprese avranno valenza sovracomunale, mentre la Provincia potrà poi svolgere un ruolo di tramite verso altri Comuni.
Tra le attività previste, lo studio per lo sviluppo di scenari di fruibilità turistica aumentando l’offerta di turismo sostenibile, riqualificando anche aree suburbane o periferiche, gestendo «Percorsi natura» e sentieri per la fruibilità di aree sensibili o tutelate. Dalle analisi sarà elaborato il Piano di azione locale, documenti quadro sulle possibili e attuali offerte turistiche (anche di nicchia) e naturalistiche della zona.
È prevista inoltre l’individuazione di «buone pratiche» nel breve periodo sul risparmio energetico, con la ricerca di aree in cui incentivare le risorse alternative e rinnovabili, gli ambiti di miglioramento e gestione dell’illuminazione pubblica, il miglioramento del monitoraggio dei consumi energetici, le possibili azioni di risparmio energetico, sempre in legame anche col le tematiche su turismo sostenibile e la mobilità sostenibile sovracomunale. La Provincia metterà a disposizione le sue conoscenze e competenze nell’ambito della raccolta dei rifiuti.
s. re.

 

 

Nasce la Riserva della Val Rosandra  - La gestione affidata al Comune di San Dorligo della Valle

 

Dopo due anni e mezzo di lavori con la messa in sicurezza dei sentieri e delle tre vedette

«Un progetto ambizioso portato avanti da una piccola realtà composta da tante valide persone». Così il sindaco di San Dorligo della Valle-Dolina Fulvia Premolin ha definito la riserva naturale regionale della Val Rosandra, pronta dopo due anni e mezzo di lavori. A sancire l’ultima tappa di un iter avviato nel dicembre 2005 è stata la consegna, nella sala del consiglio comunale di San Dorligo-Dolina, di una copia delle chiavi con tanto di nastro azzurro a Silvester Metlika, il presidente della Comunella di Bagnoli, ente proprietario in gran parte della riserva affidata al Comune di San Dorligo come ente gestore. «Per i nostri avi questa valle è sempre stata una sorgente di vita che si sono sforzati di lasciare pulita, consegnandoci un patrimonio di enorme valore», ha commentato Metlika.
Soddisfazione anche per l’assessore ai lavori pubblici Laura Riccardi Stravisi: «Abbiamo superato ostacoli enormi e quando la speranza iniziava a venire meno siamo riusciti a ottenere questo grande risultato». La cerimonia è poi proseguita con l’illustrazione dei progetti realizzati, come la risistemazione e la messa in sicurezza dei principali sentieri, la manutenzione delle tre vedette panoramiche (Moccò, Crogole e San Lorenzo), la valorizzazione della risorgiva di Moganjevec e l’allestimento del Centro visite di Bagnoli della Rosandra, davanti al teatro Preseren, che verrà inaugurato nelle prossime settimane.
Grazie all’appello rivolto dall’amministrazione si è potuto ricoprire poi il portico della chiesetta di Santa Maria in Siaris senza intaccare la copertura originale: in una settimana i residenti e alcune associazioni culturali e sportive hanno donato infatti 1500 tegole antiche. I bambini della scuola primaria di Bagnoli hanno inoltre offerto simbolicamente una tegola da loro decorata che è stata collocata nel luogo di culto. Inoltre opere pregresse in contrasto con l’ambiente sono state «mascherate» o eliminate. Ma l’impegno maggiore in assoluto, è stato ricordato, è stato per la risistemazione del sentiero dell’amicizia che collega l’Italia alla Slovenia con la creazione di un unico itinerario principale dotato di un buon numero di parapetti di sicurezza. Della spesa complessiva dei lavori stimata in 600 mila euro, la parte più cospicua è stata utilizzata per i lavori veri e propri (284 mila); a seguire le spese per il personale (59 mila), il coordinamento progettuale e partner (38.250), il materiale informativo (35.250), la consulenza scientifica (32 mila) ed altre voci.
L’85% delle risorse è stato stanziato dall’Unione europea nell’ambito della cooperazione transfrontaliera Interreg IIIa Italia-Slovenia 2000-2006.
Il progetto «La Val Rosandra e l’ambiente circostante» prevede anche con un doppio volume, in lingua italiana e slovena. Curato da Dario Gasparo in collaborazione con altri autori, il libro è edito da Lint. Infine, una mostra fotografica di tutte le opere realizzate è stata allestita nella nuova ala degli uffici del Municipio.
Riccardo Tosques

 

 

 

LA REPUBBLICA - DOMENICA, 30 marzo 2008 

 

 

Rubbia: "Né petrolio né carbone, soltanto il sole può darci energia" - Ma non esiste un nucleare sicuro o a bassa produzione di scorie
 

 Sì al nucleare innovativo con piccole centrali senza uranio

GINEVRA - Petrolio alle stelle? Voglia di nucleare? Ritorno al carbone? Fonti rinnovabili? Andiamo a lezione di Energia da un docente d'eccezione come Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica: a Ginevra, dove ha sede il Cern, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Qui, a cavallo della frontiera franco-svizzera, nel più grande laboratorio del mondo, il professore s'è ritirato a studiare e lavorare, dopo l'indegna estromissione dalla presidenza dell'Enea, il nostro ente nazionale per l'energia avviluppato dalle pastoie della burocrazia e della politica romana.
Da qualche mese, Rubbia è stato nominato presidente di una task-force per la promozione e la diffusione delle nuove fonti rinnovabili, "con particolare riferimento - come si legge nel decreto del ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - al solare termodinamico a concentrazione". Un progetto affascinante, a cui il premio Nobel si è dedicato intensamente in questi ultimi anni, che si richiama agli specchi ustori di Archimede per catturare l'energia infinita del sole, come lo specchio concavo usato tuttora per accendere la fiaccola olimpica. E proprio mentre parliamo, arriva da Roma la notizia che il governo uscente, su iniziativa dello stesso ministro dell'Ambiente e d'intesa con quello dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ha approvato in extremis un piano nazionale per avviare anche in Italia questa rivoluzione energetica.
Prima di rispondere alle domande dell'intervistatore, da buon maestro Rubbia inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle.
Il primo documento che il professore squaderna preoccupato sul tavolo è un rapporto dell'Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti, come osservatori indipendenti. Contiene un confronto impietoso con le previsioni elaborate finora dagli esperti della IEA, l'Agenzia internazionale per l'energia. Un "outlook", come si dice in gergo, sull'andamento del prezzo del petrolio e sulla produzione di energia a livello mondiale. Balzano agli occhi i clamorosi scostamenti tra ciò che era stato previsto e la realtà.
Dalla fine degli anni Novanta a oggi, la forbice tra l'outlook della IEA e l'effettiva dinamica del prezzo del petrolio è andata sempre più allargandosi, nonostante tutte le correzioni apportate dall'Agenzia nel corso del tempo. In pratica, dal 2000 in poi, l'oro nero s'è impennato fino a sfondare la quota di cento dollari al barile, mentre sulla carta le previsioni al 2030 continuavano imperterrite a salire progressivamente di circa dieci dollari di anno in anno. "Il messaggio dell'Agenzia - si legge a pagina 71 del rapporto tedesco - lancia un falso segnale agli uomini politici, all'industria e ai consumatori, senza dimenticare i mass media".
Analogo discorso per la produzione mondiale di petrolio. Mentre la IEA prevede che questa possa continuare a crescere da qui al 2025, lo scenario dell'Energy Watch Group annuncia invece un calo in tutte le aree del pianeta: in totale, 40 milioni di barili contro i 120 pronosticati dall'Agenzia. E anche qui, "i risultati per lo scenario peggiore - scrivono i tedeschi - sono molto vicini ai risultati dell'EWG: al momento, guardando allo sviluppo attuale, sembra che questi siano i più realistici". C'è stata, insomma, una ingannevole sottovalutazione dell'andamento del prezzo e c'è una sopravvalutazione altrettanto insidiosa della capacità produttiva.
Passiamo all'uranio, il combustibile per l'energia nucleare. In un altro studio specifico elaborato dall'Energy Watch Group, si documenta che fino all'epoca della "guerra fredda" la domanda e la produzione sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal '90 in poi, invece, la domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a calare per mancanza di materia prima. Anche in questo caso, come dimostra un grafico riassuntivo, le previsioni della IEA sulla produzione di energia nucleare si sono fortemente discostate dalla realtà.
Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell'energia?
"Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l'uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l'oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra".
Eppure, dagli Stati Uniti all'Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c'è una gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti?
"Sa quando è stato costruito l'ultimo reattore in America? Nel 1979, trent'anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l'arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l'uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie".
Ma non si parla ormai di "nucleare sicuro"? Quale è la sua opinione in proposito?
"Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo".
In che cosa consiste?
"Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile".
Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo?
"E' già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia".
Ora c'è anche il cosiddetto "carbone pulito". La Gran Bretagna di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s'è detta favorevole...
"Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell'umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l'anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso".
E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l'uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l'alternativa?
"Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell'elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità".
Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti...
"E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l'energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l'uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l'energia necessaria all'intero pianeta. E un'area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell'Italia, un'area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma".
Il sole, però, non c'è sempre e invece l'energia occorre di giorno e di notte, d'estate e d'inverno.
"D'accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l'energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l'acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente".
Se è così semplice, perché allora non si fa?
"Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com'è accaduto del resto per il computer vent'anni fa".
GIOVANNI VALENTINI

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 30 marzo 2008 

 

 

Fonti rinnovabili e pannelli solari per il centro Ikea: progetto ecologico pilota degli svedesi a Villesse

 

Il gruppo realizzerà test per adottare impianti a energia alternativa nelle proprie strutture in tutto il mondo

GORIZIA Il centro commerciale Ikea di Villesse sarà alimentato da fonti energetiche rinnovabili come i pannelli solari. È questo il progetto che sta sviluppando la multinazionale svedese per le sue strutture italiane. A rivelarlo è stato lo stesso amministratore delegato di Ikea Italia, Roberto Monti, presentando a Milano nei giorni scorsi il report sociale ambientale 2007 del gruppo. L’obiettivo è quello di riproporre quanto già fatto nel megastore di Corsico, nell’hinterland milanese, dove l’impianto a basso consumo installato è già operativo e dove sono state adottate altre soluzioni ecocompatibili tra le quali quella di posizionare delle colonnine di ricarica per i veicoli elettrici al fine di incentivare una mobilità sostenibile. Ora sarà la volta dei nuovi punti vendita in fase di realizzazione e apertura a Parma, Rimini, Salerno e, per l’appunto, a Villesse. Alla base di questa scelta ci sono ragioni ben precise, non solo di carattere ambientale.
L’aumento dei ricavi della società, infatti, non viene perseguito unicamente con l’incremento dei volumi di vendita legato all’ampliamento della superficie commerciale complessiva di cui Ikea è in grado di disporre in Italia, ma anche attraverso l’abbattimento dei costi d’esercizio che vedono nel consumo energetico una delle loro voci più significative. Tra il 2006 e il 2007 il colosso svedese nel nostro Paese è già riuscito a ridurre i propri consumi del 13,1 % arrivando, nel corso dell’ultimo anno, ad approvvigionarsi da fonti rinnovabili per oltre l’85 % del suo fabbisogno totale. Dati che si sono riflessi immediatamente sui ricavi, saliti, nell’esercizio fiscale chiusosi ad agosto 2007, a 1.261 milioni di euro ( + 14,7% rispetto al precedente bilancio). «Tutta la nostra logica commerciale si basa sulla creazione di una vita quotidiana migliore per la maggioranza delle persone – ha spiegato l’a.d. Monti, illustrando le motivazioni che spingono Ikea ad investire su questo fronte -. In tal senso, le tematiche ambientali, come l’abbassamento dei consumi energetici e delle emissioni, stanno diventando sempre più importanti». Oltre all’utilizzo di fonti rinnovabili, saranno anche adottati specifici software di gestione degli impianti di riscaldamento capaci di ottimizzare al massimo l’utilizzo di energia. Sul fronte dei tempi di realizzazione della struttura isontina, va ricordato che dopo l’ok definitivo arrivato dal Consiglio comunale di Villesse, con l’approvazione della variante n. 15 al Piano particolareggiato d’iniziativa privata, le ruspe potranno mettersi all’opera nel giro di un mese o poco più. Il passaggio in Consiglio si era rivelato necessario per il recepimento delle prescrizioni e delle modifiche richieste, tra gli altri, dalla Regione, dall’Anas e dalla società che si occuperà del progetto. Ora, l’intero e complesso iter burocratico – amministrativo legato a questo insediamento, che si candida a diventare uno dei più grandi della regione, può dirsi definitivamente concluso. A questo punto la palla passa agli ingegneri, direttamente sul terreno.
Nicola Comelli

 

 

Crollo al cantiere dell’ex Europa  - Cede paratìa, giù 7mila metri cubi di terra. Scavi da rifare, danni vicini ai 2 milioni

 

Il fatto nella notte tra mercoledì e giovedì: seppelliti micropali e altri materiali. Previsti almeno 5 mesi di ritardo sui lavori

DUINO AURISINA Circa settemila metri cubi di terreno rotolati a valle, danni vicini ai due milioni di euro, quattro mesi di lavori buttati letteralmente all’aria. Sono le conseguenze dell’impressionante crollo che ha interessato il cantiere dell’ex hotel Europa a Marina di Aurisina, acquistato dalla Palazzo Ralli srl e dalla Sviluppo 54 di Conegliano e destinato a diventare un residence da 140 appartamenti di lusso progettati dallo studio di Giovanni Cervesi.
A cedere nella notte tra mercoledì e giovedì è stata la paratìa in calcestruzzo con micropali e tiranti interni, posta a protezione degli scavi nell’area in cui saranno ricavati i parcheggi. Una struttura provvisoria, necessaria a contenere il terreno in attesa di procedere con l’edificazione dei cinque piani di posteggi previsti. Un passaggio questo che sarebbe avvenuto a breve. «Gli scavi erano praticamente conclusi», spiega il direttore dei lavori Roberto Bradaschia: «Li avevamo iniziati in dicembre e li avremmo terminati a breve. Ora, a causa del crollo dell’altro giorno, dovremmo ricominciare da capo. Sotto il peso del materiale caduto a valle, infatti, la paratìa si è di fatto rovesciata e non è possibile recuperare né i micropali né gli altri materiali. Una volta completata la messa in sicurezza dell’area e ottenute le necessarie autorizzazioni per riaprire il cantiere, ripartiremo da zero. Questo fuori programma determinerà inevitabilmente un ritardo di almeno cinque mesi sulla tabella di marcia. Contiamo in ogni caso di riuscire a rispettare i tempi di consegna degli appartamenti, prevista nella seconda metà del 2009. Quanto ai danni, si aggireranno tra uno e due milioni di euro».
Ancora da accertare le cause del cedimento. A provocarlo potrebbe essere stato ad esempio un errore di calcolo o un numero insufficiente di micropali piantati nel terreno. Due ipotesi che, al momento, i committenti tendono tuttavia a escludere. «Stiamo lavorando sulla base di un progetto frutto di indagini geologiche e calcoli rigorosi», commenta Fabio Bison, collaboratore di Sviluppo 54: «Un progetto che ha poi ottenuto ogni tipo di autorizzazione». «Credo che dietro il cedimento ci sia piuttosto un imprevisto geologico», continua Roberto Bradaschia: «Il terreno, probabilmente, aveva caratteristiche diverse da quelle previste in un primo momento. Forse semplicemente la parte alta della montagna aveva una minor resistenza rispetto alla parte bassa. Imprevista, peraltro, si è rivelata anche la presenza di un grosso masso di arenaria al centro della voragine».
Quel che è certo è che se non si fosse verificato di notte il crollo avrebbe avuto conseguenze ben più drammatiche, vista la presenza dei tanti operai impegnati nel cantiere. «Cantiere che comunque era stato bloccato il giorno prima del crollo - continua il direttore dei lavori -. Gli ”inclinometri” (strumenti tecnici utilizzati per rilevare oscillazioni ndr) avevano infatti accertato il lieve spanciamento di un muro. Un campanello d’allarme che ci aveva convinti a sospendere gli scavi e a eseguire accertamenti e misure specifiche, che avremmo dovuto analizzare il giorno successivo. Ma il crollo, avvenuto attorno alle 4.30 di mattina, ha finito per spiazzare tutti».
L’apertura della voragine ha spiazzato soprattutto i residenti della zona, svegliati in piena notte da un boato impressionante. E più di qualcuno, dopo aver visto il cantiere inghiottito dalla montagna, inizia ad avere forti timori anche per la stabilità della propria abitazione.

Maddalena Rebecca

 

 

L’unica concessione edilizia finora autorizzata dal Comune di Duino riguarda il park - Prima il caso amianto, poi un lento degrado

 

Due anni fa la Palazzo Ralli si era aggiudicata all’asta l’area per rilanciarla

DUINO AURISINA Dopo anni di abbandono è stata la società Palazzo Ralli spa ad aggiudicarsi all'asta l'ex Hotel Europa. Di proprietà della Regione, la struttura alberghiera - famosa a livello europeo tra gli anni Sessanta e Ottanta - era rimasta invenduta a lungo a causa dei forti costi di smaltimento delle strutture in amianto e della difficoltà operativa di rilanciarla. La Palazzo Ralli, a oltre due anni dall'acquisto, ha avviato i lavori di ristrutturazione per trasformare l'hotel in un residence con appartamenti per vacanze. Niente più albergo, nemmeno la necessità di una concessione edilizia trattandosi solo di un restauro interno, per quanto imponente.
L'unica concessione edilizia, autorizzata oltre un anno fa dal Comune di Duino Aurisina, riguarda proprio il parcheggio la cui realizzazione è connessa al crollo: 120 posti auto di pertinenza delle abitazioni, voluti dal comune di Duino Aurisina come condizione necessaria a avviare l'intero progetto, per evitare ulteriore congestione di automobili nella zona. Con i lavori ampiamente avviati, le vendite in corso da qualche mese, gli oneri di urbanizzazione saldati al Comune, il comprensorio dell’«Europa» si avvia a essere, in anticipo rispetto alla Baia di Sistiana, il primo punto di nuova attrazione turistica, per quanto gli ambientalisti abbiano criticato la modifica di destinazione d'uso da hotel a residence, temendo la vendita a triestini come seconde case, e non l'arrivo di nuovo turismo.
fr.c.

 

 

Muggia, confronto per modificare la raccolta rifiuti  - Domani con i commercianti

 

MUGGIA Il Comune di Muggia intende migliorare gradualmente la raccolta differenziata dei rifiuti e parte dalle oltre trecento attività commerciali ed industriali locali. Domani alle 17.30 alla sala Millo ci sarà un incontro con gli operatori muggesani per spiegare e delineare le linee di intervento. L’assessore allo Sviluppo economico Edmondo Bussani (Pd) spiega: «Per avviare questo importante progetto di aumento della raccolta differenziata, che ormai è una esigenza, è importante conoscere fin dapprincipio la realtà esistente. Soprattutto tra le aziende, che sono i maggiori singoli produttori di rifiuti». A loro, infatti, viene chiesto di far conoscere, tramite un questionario che è stato inviato in questi giorni, la quantità di rifiuti prodotti, la loro tipologia, e i metodi adottati per lo smaltimento.
Secondo il Comune, la soluzione del problema dei rifiuti «deve essere basata principalmente su un ciclo virtuale» che va sviluppato sulla raccolta differenziata e i sistemi di recupero, valorizzazione e di sfruttamento dei rifiuti differenziati (compostaggio, termovalorizzatori, sistemi di recupero di sostanze varie, trasformazione della materia prima in materia secondaria, e così via). Ne deriverebbero vari vantaggi, come la diminuzione del costo di incenerimento nei termovalorizzatori attraverso la riduzione della quantità dei rifiuti conferiti, i ricavi derivanti dal riutilizzo di rifiuti riciclabili, la possibilità di trasformare, in prospettiva, la tassa dei rifiuti (Tarsu) in tariffa, proporzionale alle quantità e qualità dei rifiuti smaltiti.
Attualmente, in base al capitolato d’appalto del gestore dei rifiuti a Muggia, la raccolta differenziata punta al raggiungimento del 45% entro la fine dell’anno e del 70% del totale entro fine 2011. «Un progetto così complesso, che comporta dei cambiamenti radicali nelle abitudini delle persone, si gioca in gran parte sul senso civico della popolazione – ancora Bussani - e non può essere imposto solo in termini autoritari, ma deve essere condiviso».
s.re.

 

 

Eternit in Campo Marzio

 

In un articolo del 3 marzo, Il Piccolo dava grande risalto all’inizio dei lavori riguardanti il comprensorio «ex Fiat» sito nell’area tra la via Campo Marzio e la via Guido Reni. A mio modesto parere l’articolo presentava alcune incongruenze o disinformazioni.
L’inizio dei lavori (come da concessione edilizia rilasciata in data 4 maggio 2006 con scadenza 4 maggio 2007) non è stato rispettato. Solo alla metà del luglio 2007 (pertanto a concessione ampiamente scaduta) sono state demolite delle pareti che si affacciavano sulla via Campo Marzio.
Dall’estate scorsa e fino a marzo 2008 non si sono avute notizie di ulteriori lavori. All’inizio di marzo la ditta costruttrice ha, di fatto, rimosso alcune lastre di copertura in eternit. L’eternit è composto di amianto e il suo smaltimento è regolato da precise norme. A testimoniare l’inosservanza di queste, si possono ammirare dei sacchi di plastica abbandonati contenenti il pericoloso materiale.
Riguardo all’illustrazione che corredava l’articolo, chiedo una spiegazione di come gli edifici di 6 o 7 piani previsti nel nuovo progetto edilizio possano risultare più bassi e meno invasivi degli edifici esistenti che arrivano al quinto. Un errore di prospettiva?
Desidero ricordare che questo nuovo progetto è contestato da più parti: prova ne sia che gli abitanti della zona hanno costituito il Comitato Campo Marzio che ha già presentato un ricorso al Tar. Nel frattempo i lavori partiti con notevole ritardo a quale concessione edilizia fanno capo? Nell’attesa di un’esaustiva e gradita risposta...
Luigi Franzil - cons. IV Circoscrizione

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 29 marzo 2008 

 

 

Ferriera, duello davanti al Capo dello Stato  - Esposte le tesi contrapposte del sindaco e degli industriali. Ricevute le maestranze di Servola

 

Dipiazza: «Gli ho detto che un impianto così non può stare in città». Antonini e Valduga: «Non si chiude una fabbrica solo con gli aggettivi»

TRIESTE Non si doveva parlare di Ferriera, il protocollo ufficiale non lo prevedeva. Ma alla fine l’impianto siderurgico di Servola è entrato prepotentemente nella due giorni triestina di Giorgio Napolitano. Argomento di discussione durante la cena in Prefettura, sul quale ieri mattina il Presidente della Repubblica ha voluto vederci chiaro incontrando le Rsu e le maestranze della Servola spa.
Un approfondimento nell’atrio della Prefettura, dopo aver ascoltato il giorno prima le ragioni dei servolani. Che idea si sarà fatto il Capo dello Stato? Non è dato a sapere. Ha ascoltato e fatto domande, le eventuali considerazioni di Napolitano durante quella cena ristretta sono rimaste nel palazzo. «È il Presidente della Repubblica, ci mancherebbe altro... Ma posso raccontare cosa mi sono permesso di dire io al Capo dello Stato», spiega il sindaco Roberto Dipiazza. Lo stesso comportamento tenuto da Adalberto Valduga, presidente degli industriali del Friuli Venezia Giulia.
Dipiazza e Valduga hanno presentato a Napolitano due posizioni opposte sulla Ferriera. Anzi, il sindaco è rimasto per sua stessa ammissione isolato mentre le tesi di Valduga hanno potuto contare sull’appoggio del presidente degli industriali triestini Corrado Antonini e del governatore Riccardo Illy. «Ho espresso al Presidente Napolitano la mia idea: è impossibile mantenere al centro della città un impianto come la Ferriera», racconta Dipiazza. E aggiunge: «Qualcuno ha sostenuto che non inquina e così mi è saltata la mosca al naso. Una discussione civile ma ferma, con Illy e i rappresentanti degli industriali - dice - schierati per il mantenimento e il sottoscritto per la chiusura, da concordare con il prossimo governo in modo da ricollocare gli operai. Mi sono trovato da solo contro tutti».
In mezzo il Capo dello Stato ad ascoltare. Spetta a Valduga raccontare l’altra campana: «Assieme ad Antonini sostengo che quell’impianto non può essere eliminato. Non si chiude un’azienda solo con gli aggettivi, devono esserci delle regole a cui attenersi e dei numeri da rispettare». Poi una chiara stoccata a Dipiazza sul concetto di sviluppo di Trieste, che il sindaco non vede rappresentato dalla Ferriera. «Non si può dire di voler chiudere le acciaierie all’interno delle città. In Lussemburgo e ad Amsterdam, realtà più ricche e avanzate di Trieste, ci sono degli impianti normati - spiega - che operano all’interno del complesso cittadino».
Una discussione che il Presidente della Repubblica ha proseguito anche il giorno dopo con le Rsu della Ferriera. «Era già a conoscenza della situazione, ma si è voluto soffermare su alcuni aspetti - racconta Umberto Salvaneschi della Fim Cisl - chiedendo l’effettiva forza lavoro dello stabilimento, le norme di sicurezza e l’aspetto della salute degli operai». Quesiti ai quali le Rsu, presenti anche Franco Palman della Uilm e Tiziano Scozzi della Fiom, hanno fornito una risposta. Partendo dal protocollo di sicurezza e l’attesa per i test effettuati dall’Azienda sanitaria sui lavoratori della cokeria, sottolineando come all’interno della Ferriera lavorino 527 persone.
«Non lavoriamo in un prato di primule, attendiamo a metà aprile i risultati degli esami clinici. Al Capo dello Stato abbiamo manifestato le difficoltà di una ricollocazione dei dipendenti - spiega Salvaneschi - e le perplessità su una riconversione dell’area a tappe. Il ciclo continuo dell’azienda non permette alcun tipo di frazionamento dell’area». La strada indicata dal sindacalista Palman, che ha ricordato a Napolitano la ventina di neoassunti, è l’attuazione di quanto previsto dall’Autorizzazione integrata ambientale approvata dalla Regione. Un documento contestato invece dai servolani che anche ieri attraverso il Circolo Miani, dopo il presidio in piazza Unità, hanno ribadito la necessità di arrivare all’«immediata riconversione della Ferriera per tutelare la salute delle persone che vivono e lavorano a Muggia e a Trieste».
(ha collaborato Mattia Assandri)

Pietro Comelli

 

 

Legge sulla caccia

 

Non si spengono i dubbi sulla valenza della nuova legge sulla caccia, Legge regionale n. 246 – in vigore dal 4 aprile 2008 - pure per quanto fumoso sia il contenuto al capo III art. 9 comma 5. Qui si cenna alla parte sanitaria del problema, menzionando il regio decreto 3 agosto 1890 n. 7045 e pure il regio decreto 20 dicembre 1928 n. 3298. Ben si capisce, lasciando interdetto il lettore, in un Paese in cui si legifera spropositatamente quanto vanamente. Vanamente si. Perchè di norme più recenti in effetti ce ne sono. Emanate dalla Ue, recepite con normale ritardo, pubblicate sulla G.u. n. 294 del 19 dicembre 2005; chiarite poi dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano che emanava la nota del 9 febbraio 2006. Cioè, disposizioni assolutamente vigenti. In queste, rileviamo come i cacciatori siano tenuti a conferire i capi di grossa selvaggina a un deposito abilitato, con tutte le garanzie per l’utilizzatore finale. Vien pure fatta una distinzione per la selvaggina acquisita nel corso di battute con larga partecipazione di cacciatori e quella acquisita in caccia selettiva.
Come detto, correva l’anno 2006 e le norme avrebbero dovuto essere recepite già nella stessa stagione venatoria.
Il fatto più clamoroso avviene ora, con la mancata adozione delle norme indicate da parte della Regione autonoma, quasi fosse Regione indipendente non soggetta alle leggi nazionali e all’osservanza di quelle comunitarie. Lasciando esposti i cacciatori ai rilievi di agenti e guardacaccia preparati e più motivati, come possono essere quelli designati dalle associazioni protezionistiche. Sappiamo bene quanto ci costi il carrozzone regionale, lo vorremmo più preciso.
Livio Penco

 

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 28 marzo 2008 

 

 

«In metropolitana leggera fino a Sesana»  - Sulle linee transfrontaliere di bus potrebbero essere usati alternativamente mezzi italiani e sloveni

 

Il 2 aprile l’assessore provinciale Barduzzi presenterà la proposta al sindaco Tercon

Arriverà fino a Sesana una tratta della metropolitana leggera che Trieste si appresta a istituire e ancor prima saranno autobus transfrontalieri a collegare la città con il Carso sloveno. In questo modo anche i trasporti stanno per abbattere il confine e i dettagli dei nuovi progetti di collegamento saranno al centro dell’incontro previsto per mercoledì 2 aprile tra Ondina Barduzzi, assessore alla mobilità della Provincia di Trieste, e Davorin Tercon, sindaco di Sesana. Alla riunione, che si svolgerà nella cittadina slovena, interverranno anche i tecnici di quell’azienda di trasporto poiché, per quanto riguarda i bus, si tratterà in particolare di trovare un accordo sulla spartizione delle spese per il carburante e di studiare una formula per i biglietti e gli abbonamenti.
Sulla linea di autobus potrebbero essere usati alternativamenti mezzi italiani e sloveni che attraverseranno in velocità l’ex confine. Poi però per raggiungere il centro di Trieste o il centro commerciale delle Torri d’Europa, una meta espressamente richiesta da parte slovena che favorirebbe quegli acquirenti, ma contribuirebbe anche all’economia triestina, i passeggeri dovranno usare un altro mezzo in coincidenza. A Opicina, secondo l’ipotesi fin da ora più accreditata, dovrebbe avvenire l’interscambio.
Per le prime due tratte della metropolitana leggera, il cui tracciato potrà essere utilizzato anche per il trasporto merci a servizio soprattutto del porto, è già previsto lo stanziamento di 15 milioni di euro da parte di Rete ferroviaria italiana e della Regione. Verso la diretttrice carsica si indirizzerà la seconda tratta già utilizzata per il treno turistico Rondò. Con partenza da Campo Marzio avrà fermate al Polo natatorio, alla stazioncina di Rozzol, a Rozzol Melara, alla stazione di Guardiella, all’altezza dell’università, all’ex ospedale Santorio oggi sede della Sissa, a Opicina. Un primo studio ne prevedeva il capolinea a Fernetti, ma l’obiettivo della riunione di mercoledì è proprio quella di farla arrivare perlomeno a Sesana con qualche ulteriore fermata in territorio sloveno.
Metropolitana leggera e autobus transfrontalieri sono allo studio anche sull’altra direttrice, quella costiera e in questa progettazione, come rileva ancora l’assessore Barduzzi, sarà coinvolto anche il comune di Muggia, oltre a quello di Capodistria. In questo caso, sarano utilizzati i binari che arrivano fino alla valle delle Noghere, dove già esiste una stazione mai utilizzata, e che collegano anche Aquilinia e Borgo San Sergio. Ulteriori fermate sono state previste all’Ezit, nei pressi dello stadio, della Ferriera di Servola e del centro Torri d’Europa, prima di giungere ancora a Campo Marzio.
Più complicata sarà invece la realizzazione del terzo lotto che dovrà collegare, a più lungo termine, ancora Campo Marzio con la Stazione centrale, ma utilizzando la galleria di circonvallazione con fermate all’altezza di largo Nicolini, di piazza Volontari Giuliani e di Roiano.
Uno studio preliminare già effettuato prevede l’utilizzazione di treni Minuetto con partenze ogni venti minuti. Terminal di tutte queste linee sarà Campo Marzio, non la vecchia stazione che all’interno ha il Museo ferroviario, bensì lo snodo ferroviario che sarà dotato di pensiline, semafori e scambi. Da qui partiranno anche i treni chiamati Ro-La con i Tir che scesi dai traghetti turchi salgono direttamente sui carri ferroviari che li portano fino a Salisburgo e si comporranno anche i treni blocco con i container scaricati sul Molo Settimo. Tra i lavori principali da fare per la realizzazione delle prime due tratte della Metropolitana leggera vi è in particolare la risagomatura di due gallerie.
Ma tre mesi dopo la caduta del confine, la collaborazione italo-slovena sta procedendo a passi spediti anche su altri fronti. Gli stessi collegamenti transfrontalieri possono rientrare nei progetti finanziati con i cospicui stanziamenti europei previsti per la cooperazione dal cosiddetto Obiettivo 3. Nella stessa giornata di mercoledì 2 aprile è prevista a Capodistria un’importante riunione del Comitato di sorveglianza per la progettazione Italia-Slovenia 2007-2013 che prevede all’ordine del giorno la fissazione dei criteri in base ai quali verranno valutati i progetti. Il Comitato è presieduto dall’assessore regionale Franco Jacop e a rappresentare le amministrazioni locali del Friuli Venezia Giulia c’è lo stesso vicepresidente della Provincia di Trieste, Walter Godina.
«La Provincia - spiega Godina - ha già proposto il Progetto denominato Carso che rientra nell’ambito di quelli considerati strategici e che prevedono stanziamenti al di sopra di un milione di euro. Il Progetto intende intervenire nell’ambito della tutela ambientale, della crescita della qualità della vita, della valorizzazione dell’offerta turistica con lo sviluppo della tradizione enogastronomica».
La fase concreta di collaborazione tra i comuni che si trovano a cavallo della fascia confinaria era partita già a gennaio con un primo incontro indetto a Trieste dalla stessa Provincia e al quale avevano partecipato i rappresentanti dei Comuni di Sesana, Erpelle-Cosina, Comeno e Castagnevizza, oltre a quelli di Trieste, Muggia, Duino-Aurisina, San Dolrigo e Sgonico. Era state deciso di esaminare anche le possibilità di piste ciclabili trransfrontaliere, percorsi speleologici comuni, politiche comuni nei campi del lavoro, del turismo, della tutela dell’ambiente.
«Il punto focale - aveva sottolineato fin da allora Godina - è che si è passati da un periodo di dispersione delle risorse a una gestione unitaria di sviluppo del territorio».

Silvio Maranzana

 

 

«Via dai marciapiedi gli arredi estemporanei»  - Il comitato Trieste Vivibile chiede regole certe per fioriere e tavolini dei locali

 

Nel mirino finisce anche il posteggio spesso selvaggio degli scooter in punti che rendono difficile il transito dei pedoni

Basta con le fioriere, i tavolini e le sedie dei negozi sistemate senza seguire i regolamenti e basta con scooter parcheggiati sui marciapiedi o biciclette che sfrecciano dove invece possono camminare soltanto i pedoni.
A denunciare la situazione, chiedendo un controllo più attento da parte delle forze dell’ordine, il comitato di cittadini Trieste Vivibile, che segnala di disagi della zona di Cittavecchia in particolare, ma non solo.
Con l’avvicinarsi della bella stagione il comitato sollecita controlli più frequenti sull’occupazione del suolo pubblico e un’educazione maggiore da parte di scooteristi e amanti delle pedalate.
«Capita spesso che le fioriere vengano posizionate dove non dovrebbero, distanti anche diversi metri dal locale e dai limiti posti dal regolamento in vigore o anche tra due aiuole delle zone pedonali ad esempio -spiega Marina della Torre, presidente di Trieste Vivibile – come succede in alcuni punti delle Rive, dove chi parcheggia l’automobile, nel contro viale, non riesce spesso ad aprire la portiera, che va a sbattere contro i fiori sistemati anche a diversi metri dal locale».
Secondo il comitato sono numerose anche le problematiche legate alla disposizione di sedie e tavoli, fuori da bar, gelaterie e ristoranti, che superano le aree consentite, ostacolando il passaggio dei pedoni. Il problema si pone in particolare su alcuni marciapiedi, dove anziani e mamme con bambini nel passeggino faticano a camminare, obbligati ad effettuare scomodi slalom o, nel peggiore dei casi, a spostarsi sulla sede stradale.
«Nessun problema per i locali che trovano posto nelle aree pedonali, come piazze o slarghi, dove sedie e tavolini spostati di qualche metro non costituiscono alcun disagio – prosegue la rappresentante di Trieste Vivibile – ma è necessario che vengano stabiliti più controlli per quei locali che utilizzano invece il marciapiede per i tavoli, spesso senza lasciare lo spazio adeguato per i passanti, con le conseguenti lamentele di molti pedoni, che, specie d’estate, non hanno a disposizione i metri consentiti per un passaggio adeguato».
Disagi vengono segnalati dai comitati anche per il parcheggio selvaggio di molti scooteristi, che lasciano il proprio mezzo fermo sul marciapiede, molto spesso stretto. Una soluzione che dunque costringe le persone ad attraversare il tratto sulla strada, con il rischio di venir investiti dalle auto in transito.
Un ulteriore problema infine, portato all’attenzione delle forze dell’ordine da parte di Trieste Vivibile, è rappresentato dai tanti amanti della bicicletta, che sfrecciano in particolare sui marciapiedi delle Rive, ma anche in altre zone pedonali, spesso in contromano e con traiettorie assolutamente imprevedibili.
Anche in questo caso il comitato dei cittadini della zona di Cittavecchia e il Borgo Giuseppino chiede una vigilanza maggiore, per evitare che i bambini o gli anziani vengano investiti o semplicemente urtati dagli amanti delle due ruote.
Micol Brusaferro

 

 

Un giorno intero per disfarsi di una cucina - L’estenuante avventura di un triestino costretto a tre tappe in altrettanti centri di raccolta cittadini

 

Per liberarsi dei mobili ha dovuto noleggiare un furgone a sue spese

Quando disfarsi di una vecchia cucina diventa un’odissea. È quanto è accaduto a Franco Lonzar, un triestino che ha dovuto impiegare un’intera giornata, rivolgendosi a tre diversi punti di raccolta, per liberarsi dei vecchi mobili in legno della cucina della madre, deceduta da pochi giorni. La sua incredibile avventura è iniziata quando si è recato al centro di via Carbonara: «Dove hanno accettato solo la vecchia cucina economica e la lavatrice – spiega – spedendomi in via Giulio Cesare per i mobili in legno della cucina americana, che risale a tanti anni fa. Per portarli ho noleggiato a mie spese un furgone – precisa – e ho impiegato parecchio tempo, per fortuna aiutato da un amico, per smontare i vari pezzi. Quando sono arrivato al punto di raccolta vicino al mercato ortofrutticolo all’ingrosso – prosegue il racconto – un addetto, anch’egli come gli altri dell’Acegas-Aps, che per conto del Comune effettua questo tipo di servizi, mi voleva rimandare in via Carbonara».
«Stizzito da un comportamento per lo meno superficiale e disinvolto – sottolinea Lonzar – ho spiegato che non volevo essere trattato come una pallina da ping pong che rimbalza da un centro di raccolta all’altro. Solo davanti alle mie vivaci rimostranze – continua – alla fine mi hanno invitato a recarmi al centro di raccolta di strada per Cattinara, a due passi dall’ippodromo».
«Nel frattempo – evidenzia ancora Lonzar – per colmo della sfortuna il tempo era peggiorato e la situazione si era fatta pesante. Alla fine – completa il suo racconto lo sfortunato proprietario della vecchia cucina da buttare – nel centro di raccolta di strada per Cattinara hanno accettato i mobili».
«È stata una liberazione, ma credo che vada fatta una riflessione – conclude – nel senso che è inutile che si faccia tanta pubblicità per la raccolta differenziata, invitando i cittadini a rivolgersi ai centri deputati a questo compito, quando l’assistenza che si riceve è carente. Se andiamo avanti di questo passo, diventeremo come Napoli, con i sacchi d’immondizia sparsi per le strade».
Va detto che, se si entra nel sito del Comune di Trieste, alla voce «Differenziamo!» c’è scritto che «Nei centri di raccolta i privati cittadini possono conferire gratuitamente, materassi, mobili in legno e metallo, elettrodomestici, materiali ferrosi e altro tipo di metallo, Tv, monitor e apparecchiature elettriche ed elettroniche, vetro, tubi al neon (escluso il centro di Strada per Cattinara), pneumatici, inerti da piccole riparazioni, accumulatori al piombo, oli esausti, erba e ramaglie».
u.s.

 

 

Fauna e caccia, incontri su leggi e igiene - Ad Aurisina appuntamenti della sezione provinciale in collaborazione con il Comune

 

DUINO Il patrimonio faunistico della provincia di Trieste annovera ad oggi duemila caprioli, 300 cinghiali (in costante aumento), 50 camosci solo a Duino, nonché numerose specie per così dire transfrontaliere, come i cervi, che fanno la spola tra Italia e Slovenia.
Anche le normative per la tutela di questi esemplari sono in costante evoluzione. Per questo la Sezione provinciale di Federcaccia Trieste, in collaborazione con il Comune di Duino Aurisina organizza un ciclo di quattro conferenze che si terranno ogni giovedì alle 18.30 alla Casa della Pietra di Aurisina. Il primo incontro si è svolto ieri su «Animali pericolosi della regione Friuli Venezia Giulia. Riconoscimento, habitat, cautele, Primo Soccorso», tenuto Nicola Bressi, zoologo del Museo Civico di Storia naturale. «Questi appuntamenti - spiega il presidente di Federcaccia Trieste Fabio Merlini - sono rivolti ai cacciatori, ma anche agli escursionisti, specie i meno esperti. Per esempio nel corso della prima conferenza abbiamo affrontato il tema degli animali pericolosi. Non si parlerà solo di orsi, difficile da incontrare nelle nostre zone, ma di specie che molti sottovalutano, come ad esempio la zecca, particolarmente insidiosa e pericolosa in questa stagione». Il 3 aprile il veterinario Egon Malan parlerà su «Il cane da caccia: anagrafe canina e principali malattie», per aggiornare sulle nuove regole di cura e gestione dei nostri amici a quattro zampe. Giovedì 10 il biologo Giuliano Zanchi tratterà il tema della «Conservazione e consumo della carne di selvaggina». Il ciclo di incontri verrà chiuso nuovamente da Ego Malalan, il 17 aprile, che illustrerà quali sono le malattie trasmesse dalla selvaggina.
s.s.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 27 marzo 2008 

 

 

Rigutti: senza piano del traffico niente nuovi negozi - «Gli investitori ci sono ma vorrebbero maggiori certezze dal Comune sulle scelte future»

 

Trova consensi la proposta di Paoletti di aumentare l’Ici a chi tiene locali sfitti. Gli immobiliaristi: tagliare subito i canoni del 30 per cento

De Paolo (Fiaip): «I gestori non sono in grado di fronteggiare pigioni troppo elevate»

Trova subito una sponda favorevole, la proposta lanciata ieri da Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio, di aumentare l'Ici a quei proprietari immobiliari che tengono sfitti i locali per oltre sei mesi o addirittura per più di un anno. Rischiando così di trasformare, una via «appetibile» sotto il profilo commerciale, in una strada di insegne spente per metà.
La Federazione italiana agenti immobiliari professionali (Fiaip), infatti, appoggia la richiesta e getta sul parterre, per bocca del presidente Antonio De Paolo, un ulteriore indirizzo: «Bisogna tagliare gli attuali canoni di locazione del 30%, in modo da spingere le nuove attività e consolidare gli investimenti sul territorio. Il problema di queste chiusure, va detto, è l'estrema velocità di turn-over che si sta riscontrando a Trieste: sintomo che i titolari di attività non sono in grado di fronteggiare affitti elevati».
«Gli investitori disposti a spendere sul territorio ci sono - ha spiegato invece Franco Rigutti, presidente dei commercianti al dettaglio - ma vorrebbero certezze circa lo sviluppo futuro del Piano urbano del traffico. Un imprenditore non può permettersi, oggi come oggi, di impegnare del denaro su un’area senza sapere se questa diverrà o no pedonale. Chiediamo pertanto, al Comune, di chiarire la sua posizione sul centro storico di Trieste».
Il mercato immobiliare, relativamente ai fori commerciali, risulta «dopato»: i prezzi sono esorbitanti – per un locale di 100 metri quadrati in zona San Nicolò si arriva a sborsare 3.500 euro al mese – e non accennano a calare. «Contrariamente alla logica di mercato, peraltro», rincara De Paolo.
Infatti, a suo dire, l'offerta risulta «decisamente più elevata rispetto alla domanda e sulla base delle leggi economiche i prezzi dovrebbero quindi scendere: così, invece, non avviene in centro a Trieste». «I proprietari - spiega -, cui pure suggeriamo di abbassare i canoni, non recedono di un passo rispetto alle proprie convinzioni: preferiscono attendere magari un anno ma affittare unicamente al prezzo che si sono prefissati. E non un euro di meno! Inutile dire che, alcuni di questi, si trovano poi ad avere a che fare con inquilini morosi. L'apertura di nuove attività commerciali, infatti, non comporta solo i costi di locazione di un foro, ma anche quelli della ristrutturazione del negozio e dell'adeguamento degli impianti, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di possibilità di coprire ogni capitolo di spesa. Il suggerimento che noi diamo ai proprietari è quindi quello di affittare a un canone inferiore, per ottenere comunque una continuità e una garanzia sui pagamenti». L'altra faccia di questa politica speculativa è il progressivo avanzare del tasso di insolvenza «che sta iniziando a manifestare una sua incidenza sul territorio». E allora forse non è un caso se, in centro, settanta saracinesche - nel breve arco temporale di uno paio di mesi - si sono abbassate.
«Mi trovo d'accordo sulla possibilità di costituire un data-base sui locali sfitti per applicare sgravi fiscali a chi favorisce l'insediamento delle attività nuove – conclude De Paolo – e, sul fronte opposto, di fissare degli aumenti sull'Ici a chi, invece, applica tariffe esorbitanti rispetto ai listini, lasciando le vetrine vuote».

Tiziana Carpinelli

 

 

Ma il Municipio conferma: vogliamo pedonalizzare il centro

 

«La pedonalizzazione del centro storico di Trieste resta l’indirizzo fondamentale per il rilancio del comparto commerciale e la riqualificazione del valore immobiliare dell’area».
Così, ieri mattina, l’assessore comunale al Traffico Maurizio Bucci ha replicato al presidente provinciale della Confcommercio, Franco Rigutti: «Lo scorso luglio - ha chiarito - abbiamo approvato un piano dei parcheggi che, di fatto, eliminerà dalle strade qualcosa come 8 mila veicoli, pari a una fila di automobili compresa tra piazza Unità d’Italia e Monfalcone. Non mi pare poco. Inoltre, alcuni contenitori destinati alla sosta sotterranea, come quello progettato sulle Rive davanti alla Stazione marittima, hanno già ottenuto il via libera».
«Dobbiamo proseguire su questa strada - ha aggiunto Bucci - nell’intento di creare una zona prettamente commerciale tra piazza Unità d’Italia e Ponterosso e una prettamente dirigenziale tra lo stesso Ponterosso e la stazione ferroviaria».
Secondo l’assessore al Traffico, togliendo le automobili dalla strada (grazie al parking sotterraneo sulle Rive, ndr), si «dovrebbe ottenere la riqualificazione di un’area commerciale di estensione pari a cinque volte piazza Unità d’Italia». «Io - ha concluso - resto un convinto sostenitore della pedonalizzazione: per me è questa, in definitiva, la direzione da percorrere per affermare la vocazione turistica di Trieste».
ti.ca.

 

 

San Dorligo, convegno conclusivo sui progetti del Parco Val Rosandra

 

SAN DORLIGO DELLA VALLE - DOLINA  - Nell’ambito del progetto cofinanziato dall’Ue interregionale IIIA Italia-Slovenia 2000-2006 domani alle 10 nella sala del Consiglio comunale di San Dorligo della Valle si terrà il convegno conclusivo «La Val Rosandra e l’ambiente circostante». Verranno consegnate alla Comunella di Bagnoli copia delle chiavi d’accesso alla Riserva naturale regionale, verranno presentati i risultati dei progetti realizzati tra i quali le opere pubbliche, l’attività di divulgazione, nonché l’illustrazione del Piano finanziario attuato. Parteciperà anche Dario Gasparo, il quale illustrerà il libro «La Val Rosandra e l’ambiente circostante» da lui curato.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 26 marzo 2008 

 

 

Trasporto pubblico, la gara per il gestore unico è slittata al dopo-elezioni - Il bando dovrebbe uscire a fine aprile

 

TRIESTE Il via libera ufficiale della gara per l’individuazione del gestore unico per il servizio del trasporto integrato sarà probabilmente uno dei primi atti ufficiali della nuova giunta. Gli uffici regionali stanno infatti proseguendo con l’iter di stesura del bando di gara, come conferma l’assessore ai Trasporti Lodovico Sonego: «Per quanto riguarda l’iter non c’è alcuna modifica. Ci penserà la prossima giunta».
Secondo il cronoprogramma della Regione la gara dovrebbe essere bandita entro aprile di quest’anno. Se quindi la nuova giunta verrà formalizzata entro la fine del mese, è probabile che l’esame del provvedimento predisposto dagli uffici sarà uno dei primi argomenti all’ordine del giorno. Il tutto, in vista del 2011, anno in cui, secondo l’iter regionale, si andrà a definire il sistema trasporto pubblico locale integrato sotto un’unica gestione. Proprio in vista di questo cambiamento epocale, la Regione ha predisposto un piano di interventi che a partire da quest’anno vedrà, grazie alla gestione diretta di Rfi del sistema dei servizi ferroviari regionali e locali, l’arrivo di un nuovo sistema di collegamenti che riguarderà tutte le principali direttive, ovvero Udine- Trieste e Trieste-Venezia o Udine-Venezia. E, nel dettaglio, si prevede l’istituzione di nuove fermate (in primo luogo sulla linea Trieste- Cervignano-Tarvisio) tra le quali la nuova fermata Ronchi aeroporto, ma anche il raddoppio della linea Udine – Cervignano, e la necessità di un intervento infrastrutturale per elevare il rango di velocità del materiale leggero (dalla classe B alla C). Nuove fermate sono poi da programmare anche, secondo il piano regionale, lungo la linea Trieste-Udine-Venezia. Per quanto riguarda la linea Trieste- Portogruaro, invece, si dovrà mettere in conto la possibile futura realizzazione del sistema di metropolitana leggera Muggia- Trieste - Ronchi dei Legionari, e riflettere sul relativo adattamento della linea. Altre modifiche sono poi previste anche in altre linee regionali, come sulla Gemona- Sacile, con l’istituzione di una “bretella” che colleghi la linea pedemontana alla linea per Pordenone, oppure l’ elettrificazione della linea Casarsa Portogruaro, e l’istituzione di una “bretella” che colleghi la linea proveniente da Portogruaro alla linea per Pordenone. Si tratta, come spiega la Regione, di modifiche da attuarsi ‘nel lungo periodo’, e che potrebbero ulteriormente migliorare i servizi resi anche all’interno del periodo di affidamento dei servizi integrati oggetto della prossima gara. L'esercizio del trasporto ferroviario regionale passeggeri da parte di Rfi durerà fino al 31 dicembre 2010, svolgendo quindi una funzione ponte con l'esercizio che verrà svolto dal gestore unico integrato gomma-rotaia-mare identificato dalla gara, che appunto opererà dal primo gennaio 2011 fino al 31 dicembre 2019 in base al programma First (Fully Integrated Regional System of Transportation).

e.o.

 

 

SGONICO - Piano regolatore, Wwf critico anche sulle aree ex militari - Sardoc: «Valuteremo le osservazioni»

 

Nell’ambito delle critiche alla Variante 12 al Piano regolatore approvato dall’amministrazione comunale di Sgonico il Wwf affronta anche la questione delle strutture militari dismesse.
Il sodalizio ambientalista, infatti, esprime un giudizio negativo pure sulle previsioni di riutilizzo per alcune aree militari dismesse, giudicate troppo generiche, mentre le stesse si presterebbero a un riuso almeno in parte residenziale. Una valida alternativa dunque alla preventivata e paventata espansione edilizia, sia nelle aeree residenziali (+18,8%) che nella Zona artigianale e l’Artigianale, a fronte di un non commisurato aumento della popolazione residente (6,8%). «Al pari del Piano regolatore triestino, la Variante di Sgonico si conferma funzionale soltanto agli interessi della rendita immobiliare. Il che dimostra ancora una volta – spiega Dario Predonzan, responsabile regionale wwf per il territorio – come sia pericoloso abbandonare di fatto all’arbitrio dei Comuni la gestione di territori peculiari e unici, in assenza di linee guida e normative di tutela sovraordinate».
«Come abbiamo già fatto per altri casi, le osservazioni prodotte dal Wwf verranno tenute in debito conto e prese in esame dal Consiglio comunale. Il nostro Piano regolatore – replica il sindaco di Sgonico Mirko Sardoc – è improntato a una filosofia di sviluppo del territorio nel rispetto delle sue risorse naturali e delle sue caratteristiche ambientali. Voglio ancora puntualizzare come il 70% del nostro Comune risulta inserito nelle zone di tutela ambientale volute a livello di Unione europea e imposte dalla Regione. E la nostra Variante non poteva non tenerne conto».
m.l.

 

 

Raccolta differenziata

In relazione alla lettera «Raccolta differenziata» del signor Michele Salvini pubblicata su Il Piccolo del 13 marzo, vogliamo fornire alcune precisazioni.
I dati citati nella lettera, pubblicati sul nostro sito Internet nella sezione archivi del bilancio integrato, sono relativi all’anno 2004, quando delle 114.306 tonnellate raccolte dall’azienda 16.936 tonnellate furono avviate al recupero di materiali, con una raccolta differenziata quindi pari al 14,8 per cento, e 97.370 al recupero di energia.
Nel 2007, rispetto a 100.745 tonnellate raccolte, 18.774 sono state destinate al recupero di materiali, con una percentuale di differenziazione del 18,7 per cento, e 81.971 al recupero di energia.
Va sottolineato che con l’entrata in servizio di Errera 3 nel 2004 la Provincia di Trieste è stata la prima in Italia a non portare più rifiuti in discarica e ad effettuare il recupero totale dei rifiuti o come materiali o come energia.
I quantitativi in tonnellate di quanto recuperato nel 2007 come materiale sono (tra parentesi l’impianto di destinazione): carta e cartone 7.043 (Calcina iniziative ambientali per la pressatura e Cartiera Reno de Medici Ovaro Ud e Cartiera Romanello Ud per il riciclaggio); plastica 1009 (Calcina iniziative ambientali Ts per la pressatura e Idealservice Ve e Ud per la selezione delle diverse tipologie di plastica e successivamente a impianti di riciclaggio della plastica), legno 2.212 (Ecolegno - gruppo Saviola San Giorgio di Nogaro Ud e Bipan Bicinicco Ud), vetro 2.388 (Calcina iniziative ambientali ed Ecoglass Lunigo VI), batterie al piombo 100 (Consorzio Cobat), inerti 1358 (Impianto di recupero Zanutta ex Marsich), frigoriferi 320 (Impianto di recupero Sira a Fossò VE); apparecchiature fuori uso 446 (Impianto di recupero Sira Fossò Ve), metallo 1281 (Impianto di recupero Padana Rottami per il taglio e la pressatura poi verso fonderie), rifiuti biodegradabili 115 (Impianto di compostaggio Il Giardiniere di Prosecco), ingombranti 1541 (Impianto Logica Riciclaggio Trieste); altri materiali 961 (vari impianti di recupero).
Il dato di 1854 tonnellate, citato dal signor Salvini, non è riferito a rifiuti raccolti da AcegasAps, ma a una frazione di rifiuti conferiti da terzi all’impianto di termovalorizzazione e che è stato avviato a operazioni di recupero essendo costituito da ramaglie, legno, pneumatici.
Acegas Aps - Ufficio relazioni esterne

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 25 marzo 2008 

 

 

Rifiuti, arrivano Tia e piano imballaggi  - Dal 2009 sostituita la Tarsu: importi non più calcolati sulle metrature di case e negozi

 

Imminente il varo del piano che comprenderà anche la raccolta differenziata. Domani in Provincia vertice con Comuni e AcegasAps

L’assessore Barduzzi: a Padova la nuova tariffa costa di meno per i cittadini

Il piano per la raccolta differenziata degli imballaggi nella provincia sarà cosa fatta nel giro di una decina di giorni. E di conseguenza, presumibilmente dal 2009, la Tarsu (la tassa dei rifiuti solidi urbani) sarà trasformata in Tia (tariffa igiene ambientale), con la quale si pagherà in funzione della quantità di rifiuti prodotta, e non, come ora, in relazione alla superficie dell’abitazione o del negozio.
Ad approvare il piano per gli imballaggi (la giunta provinciale lo ha già adottato lo scorso anno) sarà il commissario «ad acta», l’ingegner Cozzarini, nominato dalla Regione che ha così inteso accelerare una procedura che si trascinava dal 2004.
Tutti i Comuni della provincia dovranno quindi, in tempi da stabilire, passare dalla Tarsu alla Tia. In questa ottica, chi aumenterà la raccolta differenziata, producendo di conseguenza meno rifiuti, pagherà di meno.
All’obiezione, già avanzata, che proporzionalmente la Tia è più costosa della Tarsu (in quanto a quest’ultima non si applica l’Iva), l’assessore provinciale all’Ambiente, Ondina Barduzzi, ricorda che a Padova, ad esempio, la Tia costa un po’ di più per le imprese, che possono «scaricare» l’Iva, e meno per i cittadini.
«Stiamo studiando il sistema di pagamento – precisa l’assessore – che dipenderà dalle scelte dei singoli Comuni». E questo sarà uno dei tanti aspetti da affrontare (fra cui anche l’aumento delle campane per vetro, carta e plastica) nell’incontro che la Provincia avrà domani con i Comuni della provincia e l’AcegasAps.
All’origine del piano, la direttiva dell’Ue secondo cui entro l’anno la raccolta differenziata dovrà raggiungere il 50% del totale dei rifiuti. Un valore che in provincia è in media del 35%, ma che scende al 19% nel comune di Trieste.
«Già puntando sugli imballaggi – osserva l’assessore Barduzzi – si ridurrà di molto la quantità di rifiuti che ora finisce nei cassonetti, intasandoli e impedendo ai cittadini di depositare quelli casalinghi. Gli imballaggi costituiscono il 60% dei normali rifiuti. La raccolta degli imballaggi nei negozi – prosegue – potrebbe essere fatta dall’AcegasAps con orari e metodi da concordare. Studieremo provvedimenti per incentivare i commercianti a conferire gli imballaggi pronti per il ritiro, ma anche modi e regole in modo che la convenienza sia reciproca. Già adesso – osserva – in base al vigente piano per la differenziata, non si possono lasciare imballaggi fuori da campane e cassonetti».
Quella di domani sarà la prima riunione con tutti i Comuni. Questi argomenti sono però già stati affrontati con alcuni di essi. Nell’ambito di un fondo per incentivare progetti che aumentano la raccolta differenziata, la Provincia ha infatti già assegnato 90 mila euro al Comune di Muggia e 80 mila a quello di San Dorligo (altri 400 potranno essere assegnati entro l’anno). Fra i diversi effetti positivi, l’aumento della raccolta differenziata avrà anche quello di ridurre i rifiuti inviati all’impianto di via Errera, liberando quindi spazi per i cosiddetti rifiuti speciali. Nei prossimi anni il termovalorizzatore di via Errera dovrà smaltire peraltro quantità più consistenti di rifiuti provenienti dalla provincia di Gorizia: cosa che avverrà già entro il 2009, quando chiuderà la discarica di Pecol dei lupi.

Giuseppe Palladini

 

 

RACCOLTA DIFFERENZIATA - In città aumenteranno le «campane» - Viale Ippodromo e via Battisti tra le zone sporche segnalate su www.ilpiccolo.it

 

Nei prossimi mesi, nelle zone della città ad alta densità abitativa, spunterà un 50% in più di campane per la carta, la plastica e il vetro. Il Comune di Trieste, da attuale «maglia nera» della raccolta differenziata, risponde così al piano provinciale per lo smaltimento dei rifiuti, piano a sua volta «allineato» alla direttiva comunitaria sul potenziamento della differenziata stessa. «Stiamo lavorando con l’AcegasAps - conferma l’assessore delegato ai rapporti con le partecipate della giunta Dipiazza, Paolo Rovis - affinché nel 2009 sia a regime il programma delle cosiddette ”isole ecologiche”. Esso prevede per l’appunto il posizionamento di nuove campane per i materiali recuperabili là dove oggi ci sono solo i cassonetti per le immondizie indifferenziate, per agevolare il più possibile i cittadini nello smaltimento diversificato dei loro rifiuti domestici».
Parallelamente a quest’iniziativa, sulla scia del piano imballaggi che risulta all’ordine del giorno della riunione operativa di domani in Provincia, Comune e AcegasAps stanno definendo pure il programma per l’incremento della differenziata per quanto riguarda i rifiuti commerciali. «Entro l’anno - aggiunge a questo proposito Rovis - sarà operativa, previo adeguamento del regolamento comunale dell’igiene urbana, la raccolta ”porta a porta” degli imballaggi in cartone smaltiti da negozi e pubblici esercizi. Le simulazioni effettuate stimano che quest’attività consentirà un incremento del 5-6% della raccolta differenziata».
Quanto al tempi della «transizione» dalla Tarsu alla Tia, Rovis chiama fuori il Comune. «Tale cambiamento - dice l’assessore - dipende dal piano provinciale per lo smaltimento dei rifiuti e dalla relativa costituzione dell’Ato, l’Ambito territoriale ottimale, che si concretizzerà presumibilmente nel 2009». Ciò significa che, almeno per quest’anno, i cittadini continueranno a ricevere a casa la tradizionale bolletta Tarsu.
Passando dai piani per la differenziata alla sporcizia e al degrado evidente in alcune zone della città, proseguono sul sito www.ilpiccolo.it le segnalazioni e le foto dei lettori riguardanti le strade più colpite dall’inciviltà e dall’incuria. Sotto accusa - come si può vedere dalle immagini pubblicate qui sopra - viale Ippodromo nei pressi del comprensorio Saul Sadoch e via Battisti. Ma c’è anche chi, come trzachana, fa presente «l’immondizia gettata a terra durante manifestazioni come Bavisela e Barcolana». E chi, come pred, lancia un «appello al sindaco per una bonifica della pineta di Barcola, impraticabile da mamme e bambini perché troppi proprietari di cani provenienti da ogni angolo della città non raccolgono le deiezioni».
pi.ra.

 

 

I lettori: «Centro chiuso ma con bus e parcheggi»

 

Ad oltre due settimane dall’avvio del referendum on line tra i lettori sul sito del «Piccolo» riguardo all’ipotesi di pedonalizzazione del centro, oltre 600 triestini si sono espressi e la posizione della stragrande maggioranza è ormai chiara: si dicono infatti favorevoli a liberare il centro dal traffico il 70 per cento dei lettori, propensi pure a riservare ai mezzi pubblici alcune delle arterie principali. Ma non mancano suggerimenti e critiche: «Il centrocittà - scrive vespone63 ha come evoluzione logica la pedonalizzazione completa, poichè in tutte le città del mondo i centri sono stati liberati dal traffico, Ma la differenza fra Trieste e altre città è che in esse sono stati creati dei parcheggi e una rete di trasporti pubblici».

 

 

Pasquetta «No Tav»: iniziativa a Porpetto

 

UDINE Festa di Pasquetta all'insegna della protesta quella a Porpetto, dove i comitati No-Tav della Bassa Friulana hanno allestito un tendone con musica e bandiere. Oltre un centinaio di persone si è radunato per ricordare i motivi ambientali per i quali i comitati si oppongono alla costruzione della line ferroviaria Av/Ac. I Comuni di Porpetto e Villa Vicentina non hanno firmato il protocollo d'intesa con la Regione.

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 23 marzo 2008 

 

 

Ferriera, test a confronto: si cercano volontari  - Possono essere di tutti i rioni. La metà sarà «over 60», coinvolte associazioni e farmacie

 

Dopo le analisi fatte sui cittadini residenti a Servola l’Azienda sanitaria sta costruendo i controlli di raffronto

Dovranno essere volontari. In massima parte di età superiore ai 60 anni. Verranno individuati con la collaborazione di associazioni che raggruppano persone mature o anziane, ma anche attraverso le farmacie e i loro clienti. Saranno preventivamente informati, firmeranno carte sul rispetto della privacy. Di tutto quanto è già al corrente sia l’Ordine del medici sia il Comitato di bioetica dell’Azienda sanitaria. È con tale procedura che in questi giorni si sta costruendo il «campione di confronto» per la verifica dei dati sulla salute dei cittadini di Servola che, temendo di aver assorbito troppe sostanze nocive provenienti dalla Ferriera, hanno chiesto e ottenuto esami delle urine e del sangue, appena effettuati all’ospedale Maggiore. Per il raffronto non verranno chiamate dunque persone semplicemente abitanti in uno specifico quartiere che a buon diritto si presume non inquinato: il gruppo viene costruito prima di tutto cercando età omogenee.
Dei 79 cittadini, 45 uomini e 34 donne, che hanno effettuato analisi delle urine e del sangue alla ricerca di eventuali tracce di benzoapirene e metalli pesanti (sui 160 circa che avevano firmato la petizione) oltre la metà infatti sono di età fra i 60 e i 78 anni. «Per questo - spiega Valentino Patussi, responsabile del settore sicurezza sui posti di lavoro del Dipartimento di prevenzione - dobbiamo costruire un campione di confronto omogeneo, e per far questo ci siamo messi in contatto con associazioni che raggruoppano persone di età similare, mentre i più giovani potranno essere reclutati per esempio attraverso le farmacie».
Chi aderirà lo farà in modo assolutamente volontario, per senso civico, consapevole di partecipare a una azione di studio che ha come scopo un’analisi epidemiologica (cioé sulla popolazione). All’interno del gruppo che si farà avanti verranno trascelte in prima battuta persone uguali per sesso ed età a quelle abitanti a Servola e già esaminate. Verranno successivamente analizzate le zone di residenza, le abitudini di vita e altre particolarità individuali, e saranno esclusi in prima battuta i fumatori. Entro la prossima settimana la «chiamata» potrebbe essere già formalizzata.
Intanto i campioni di urine e sangue prelevate ai residenti di Servola verranno inviate al laboratorio specializzato di Brescia scelto dall’Azienda sanitaria come il più specializzato in materia e bisognerà attendere l’esito.
E nel frattempo si scopre che l’analisi condotta sui lavoratori della Ferriera, nel reparto cokeria, verranno resi noti solo a metà aprile e non a fine mese. I medici del Dipartimento di prevenzione stanno mettendo a confronto i dati raccolti con la letteratura scientifica, «e scopriamo - dice Patussi - che in Italia è praticamente la prima volta che analisi del genere vengono condotte in una fonderia, perché letteratura italiana in materia non ce n’è».
Il motivo di tanta prudenza lo spiega il direttore generale Franco Rotelli: «La fretta di vedere comunicati a livello pubblico i risultati di questa indagine sugli operai della Ferriera non ha senso, dobbiamo riferire a tutti, lavoratori compresi, un risultato che sia scientificamente certo e motivato, e per questo non basta dire quante sostanze si sono trovate nel sangue e quando, ma se il quadro così come si presenta è pericoloso per la salute oppure no, e per questo è necessario un approfondito confronto di dati e di situazioni analoghe».

Gabriella Ziani

 

 

Prosegue il sondaggio sulla città da pedonalizzare Il 77 per cento dei votanti si dice d’accordo

 

Allargare la pedonalizzazione del centro città: resta stabile il favore netto dei cittadini che scelgono di esprimere il proprio parere attraverso il sondaggio aperto sul sito del Piccolo www.ilpiccolo.it che pone diversi quesiti su alcune soluzioni alternative alla situazione attuale.
Il 77 per cento (fino a ieri sera) confermava il «sì» alla pedonalizzazione allargata, con la massima preferenza per la chiusura al traffico delle automobili in via Roma (67 per cento), seguita dall’opzione di allontanare il traffico sia da via Mazzini sia da via Roma (favorevole il 45 per cento dei votanti).
Molti però - la metà circa dei cittadini che si sono fin qui espressi - si dice anche d’accordo sulla chiusura di via XXX Ottobre nel Borgo teresiano e il 44 per cento vota per la pedonalizzazione di via Diaz nel Borgo giuseppino. Seguono, rispettivamente, la voce «altre vie» (27 e 37 per cento) e via Trento e via Cadorna (entrambe hanno ottenuto il 20 per cento delle preferenze dei lettori).
Scrive un lettore che si firma «Vespone63»: «Il centro città ha come evoluzione logica la pedonalizzazione completa, non invento l’acqua calda, poiché in tutte le città del mondo i centri città sono stati liberati dal traffico. Trieste non sarà un’eccezione».
Il lettore sottolinea anche i vantaggi economici che la città ha avuto con la benzina agevolata, «ma - afferma - se i nostri amministratori avessero avuto un po’ di coraggio e lungimiranza e avessero costruito un park all’anno utilizzando tali fondi adesso non sentiremmo i commercianti piangere per la mancanza di clienti che se ne vanno in Friuli e in Slovenia dove trovano centri commerciali con parcheggio gratuito».
Proprio nei giorni scorsi è diventata più forte la protesta di via Mazzini, dove residenti e negozianti hanno reso nota un’indagine tecnica sul livello di rumore e vibrazioni causate dal passaggio intenso degli autobus.
Una domanda del sondaggio riguarda proprio un cambiamento in questo senso: pedonalizzare via Mazzini e consentire in via Roma solo il transito degli autobus, deviando le automobili. Un’opzione che sembra convincere molto, visto che appunto il 67 per cento dei cittadini che si sono espressi ha giudicato l’idea convincente.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 22 marzo 2008 

 

 

Grande viabilità, collaudo con Napolitano  - Sopralluogo dei tecnici comunali con il sindaco Dipiazza e l’assessore Bandelli ai primi centro metri

 

Il Capo dello Stato durante la sua visita percorrerà i 2850 metri della galleria Carso

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano, in occasione della sua visita in città programmata tra giovedì e venerdì prossimi, percorrerà con l’auto presidenziale i 2.850 metri della galleria a doppia canna «Carso», il pezzo da novanta della nuova Grande viabilità triestina. Napolitano imboccherà il tunnel in discesa verso Trieste - che tra i due è quello più vicino a Longera - arrivando dall’Area Science Park di Padriciano. E sbucherà quindi davanti a Cattinara. Tale «battesimo» istituzionale precederà i collaudi tecnici propedeutici al taglio del nastro dell’intera opera, confermato per il 30 ottobre.
In attesa dell’arrivo del presidente della Repubblica, gli operai della Collini e quelli della Siemens - cui è affidata la realizzazione dell’impiantistica nelle gallerie - stanno tirando a lucido il tunnel in discesa.
I PRIMI CENTO METRI In virtù di questo lavoro senza soluzione di continuità, ieri il sindaco Roberto Dipiazza e l’assessore ai lavori pubblici Franco Bandelli - con i tecnici del Comune e della stessa Collini - si sono potuti addentrare in auto con i giornalisti al seguito fino al «cuore» del tunnel, un chilometro e mezzo più avanti rispetto all’imbocco di Cattinara e 70-80 metri sotto la superficie del campo da golf di Padriciano. In quel punto, infatti, da alcune ore esiste già un tratto «campione» di circa 100 metri che mostra, se si eccettuano alcune rifiniture ancora da completare, come si presenterà fra sette mesi la galleria a camionisti ed automobilisti.
IL TUNNEL Larga 11 metri e venti per sette e mezzo di altezza massima, ciascuna delle due canne sarà dotata di due corsie da 3 metri e 75.
La terza corsia d’emergenza da tre metri e mezzo rappresenterà, di fatto, una delle primissime risposte italiane alle più fresche direttive europee in materia di sicurezza stradale.
GLI IMPIANTI Il «traforo», inoltre, sarà imbottito di impianti hi-tech, per i quali sono stati destinati ben venti milioni di euro sui 256 investiti complessivamente per i cinque chilometri e mezzo della nuova Cattinara-Padriciano. La galleria a doppia canna sarà munita di un sistema laser che valuterà costantemente il numero di veicoli presenti e la concentrazione di monossido di carbonio, consentendo così la regolazione automatica dei ventilatori. La rete di sicurezza potrà contare, quindi, su videocamere a colori e generatori a motore - attivi nelle palazzine in via di costruzione agli imbocchi di Padriciano e Cattinara - per garantire l’illuminazione e il funzionamento di tutti gli impianti automatici anche in caso di black-out. E poi sono previste colonne Sos e anti-incendio ogni 75 metri, luci con «armature» resistenti a 400 gradi per un’ora e mezza, nonché by-pass veicolari e pedonali ogni 300 metri con porte tagliafuoco.
IL SINDACO A confermare il passaggio di Napolitano e la fine dei lavori entro il 30 ottobre è stato lo stesso Dipiazza. «Mostreremo al nostro presidente - ha spiegato - come Trieste abbia saputo essere efficiente nei tempi di realizzazione ma anche attenta ai costi. Fra sette mesi non dovremo più affidarci a quel maledetto bivio ad H, che ha causato morti, spese e rallentamenti allo sviluppo del porto». «Questo - gli ha fatto eco Bandelli - è uno fra i dieci cantieri più grandi a livello nazionale e poggia su vere e proprie perle tecnologiche come l’impiantistica e la terza corsia per i tratti sotterranei. È normale che la nuova Gvt, assieme alla Lacotisce-Rabuiese, abbia su di sé l’attenzione di tutti, in particolar modo dopo la caduta dei confini».

Piero Rauber

 

 

Centro pedonale, è un plebiscito  - I comitati di via Mazzini e corso Italia: «Segnali che vanno ascoltati»

 

Il sondaggio lanciato sul sito www.ilpiccolo.it: favorevole a togliere le auto il 76% dei lettori

Sono circa 550 i lettori che hanno partecipato finora al sondaggio sulla pedonalizzazione del centro lanciato il 10 marzo dalla nostra redazione attraverso il sito www.ilpiccolo.it. Alla vigilia delle due giornate festive dedicate alla Pasqua, i risultati del voto on-line parlano chiaro. Confermano le tendenze emerse fin dal primo giorno in cui è stato attivato il forum. E offrono nel contempo l’assist per i primi commenti, con dati alla mano, da parte dei rappresentanti di categorie e comitati pro-pedonalizzazioni. I quali, ora, gridano vittoria e chiedono alle istituzioni, a cominciare ovviamente dal Comune, di tener conto del sondaggio che ha «fortificato» le loro convinzioni e le loro petizioni popolari.
A essere favorevole a un allargamento dell’isola pedonale in centro è, infatti, il 76% dei triestini che si sono colllegati al computer per rispondere alla griglia delle domande predisposte sul nostro sito.
Il 45% di questi, inoltre, vota per una pedonalizzazione «combinata» di corso Italia e via Mazzini. Segue con il 26% il partito di chi si dice contrario alla chiusura di questi due assi di scorrrimento ai veicoli privati. Fra quelli che preferirebbbero invece che si liberasse dalle auto soltanto una delle due arterie, prevale con il 19% chi vuole via Mazzini pedonale, contro l’11% a favore di corso Italia.
Per quanto riguarda ancora la principale «perpendicolare» a corso Italia e via Mazzini, cioè via Roma, vincono di larga misura, doppiando in pratica i contrari (67% a 33%), quelli che spingono per vederla un domani chiusa alle automobili private e riservata di conseguenza ai soli autobus.
La parte del sondaggio dedicata al Borgo Teresiano, quindi, dà all’eventuale pedonalizzzazione di via XXX ottobre, dunque del lato di Ponterosso verso piazza della Borsa, il pacchetto di voti più consistenti: 52% contro il 20% di via Trento, sul lato opposto del canale proiettato verso la stazione centrale. Risultano più distribuite, infine, le preferenze sulle zone da pedonalizzare nel Borgo Giuseppino: in testa via Diaz (quella che attualmente porta da piazza Venezia a piazza Unità) con il 43%.
«Questo sondaggio è un successo», non esita a sbilanciarsi Paola Gaggi del Comitato per via Mazzini, che oltre ad aver presentato lo studio sull’acustica «esagerata» della via ha raccolto 1200 firme pro-pedonalizzazione della stessa arteria. «Mi auguro - aggiunge Paola Gaggi - che ora qualcuno ascolti questi segnali, che arrivano sia dal sondaggio che dai nostri studi. Contengono dati che dovrebbero far riflettere chi è chiamato a prendere decisioni in materia di viabilità cittadina».
«Prendiamo atto con soddisfazione dei risultati finora raggiunti dal sondaggio», aggiunge a questo proposito Pierluigi Collino, presidente del Comitato Corso Italia per Trieste, che di firme per liberare il Corso dalle auto lo scorso anno ne ha raccolte 1100. Collino precisa però che «questi dati non dicono mica che bisogna blindare il centro. E non devono nemmeno indurre nesssuno a sacrificare il traffico su corso Italia, che al contrario rappresenta una vetrina di Trieste, facendolo diventare una sorta di tangenziale». «La soluzione ideale - conclude Collino, riferendosi alla proposta lanciata di recente dal presidente della Camera di Commercio Antonio Paoletti - sarebbe quello di attivare bus navetta eletttrici che colleghino le Rive, piazza della Borsa e piazza Goldoni. Questo consentirebbe l’allargamento dei marciapiedi e un allestimento turisticamente più appetibile del Corso, come di altre vie, con panchine, aiuole e dehors».
pi. ra.

 

 

Rosini (commercianti): «E adesso avanti con il piano del traffico»

 

La futura pedonalizzazione del centro deve passare per la revisione della mappa dei parcheggi, che vanno posizionati in maniera tale da consentire ai cittadini di avvicinarsi il più possibile al centro con la macchina, senza ingolfarsi per mezz’ora in cerca di un posto auto. A ribadirlo è Roberto Rosini, vicepresidente dei commercianti al dettaglio: «Siamo favorevoli ovviamente - puntualizza - a questa richiesta di un eventuale ampliamento dell’isola pedonale. Ma tale passaggio non può rimanere slegata al piano del traffico e all’aumento dell’offerta di parcheggi pubblici, che è assolutamente imprescindibile».
«Le sperimentazioni fin qui fatte - prosegue Rosini - dimostrano che la gente è felice quando le viene data la possibilità di spostarsi a piedi in centro. Non ci si può però aspettare, per ora, che la maggior parte sia disposta a lasciare la macchina al Silos per raggiungere piazza Unità e dintorni. Quella, semmai, è una cultura che potrà affermarsi con il tempo. Oggi al contrario bisogna trovare nuove soluzioni limitrofe al centro storico, tali da velocizzare la ricerca di un posto auto e decongestionare, di conseguenza, il traffico. Già quello, per il traffico stesso, sarebbe un problema in meno».

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 21 marzo 2008 

 

Ferriera: conclusi i prelievi ai servolani - Il circolo Miani annuncia una manifestazione durante la visita di Napolitano

 

Al via un programma di screening dell'Azienda Sanitaria tra gli abitanti di Servola, che dovrà individuare se nell'urina e nel sangue si sono depositati, stanti alle emissioni della ferriera, eventuali sostanze inquinanti.L'ultimo giorno degli esami predisposti dall'Azienda all'Ospedale Maggiore ha riunito ieri circa 40 servolani (in totale si sono presentati in due giorni 79 persone, età media 58 anni), I campioni di sangue e di urine saranno ora inviati a un laboratorio di Brescia. I risultati sono attesi non prima di un mese.L'ultimi giorno degli esami al Maggiore ha coinciso con un'assemblea pubblica a Servola con gli avvocati nominati dai residenti impegnati in una serie di azioni a loro tutela. Durante l'incontro, i servolani hanno annunciato che scenderanno in piazza in segno di protesta contro la Ferriera durante la visita del Presidente della Repubblica Napolitano a Trieste, il 27 e 28 marzo. Gli organizzatori dell'assemblea hanno fatto inoltre il punto della situazione sulla linea di difesa, sottolineando che gli avvocati lavorano già su un nuovo dossier sistematico sui danni collettivi e su vari documenti inediti rintracciati negli archivi di alcuni enti pubblici. Tra questi, un provvedimento firmato dall'ex sindaco Illy, che già nel 1995 accertava che nello stabilimento vengono eseguite lavorazioni che possono dar luogo ad inconvenienti igienici.
ga. pr.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 20 marzo 2008 

 

 

NONTISCORDARDIME' - Da Vinci-Sandrinelli: «spazzini» con Legambiente

 

Decine di giovani hanno ripulito giardino e cortile della scuola aderendo a un progetto nazionale sulla vivibilità Decine di studenti armati di sacchetti di plastica e attrezzi per rimuovere dal giardino e dal cortile della scuola tutti i rifiuti che nei mesi scorsi si sono accumulati, sono stati gettati o semplicemente sono stati portati dal vento. L’istituto Da Vinci Sandrinelli ha aderito il quindici marzo al progetto nazionale «Nontiscordardimè»,la giornata di volontariato dedicata alla qualità, alla vivibilità e alla sicurezza degli edifici scolastici, promossa da Legambiente, che ha coinvolto gli studenti delle classi 1º C e 2º C sia del Da Vinci che del Sandrinelli. I ragazzi, muniti di guanti, cappelli e sacchi, forniti da Legambiente, hanno ripulito l’ampio cortile dell’ istituto da carta, lattine, immondizie e altro materiale inquinante.
Alla fine della giornata tutti i giovani protagonisti dell’intervento di pulizia hanno ricevuto un attestato di partecipazione, da parte del presidente di Legambiente e dal dirigente scolastico. Alcuni professori della scuola hanno documentato la giornata, con le foto visibili sul sito dell’istituto, all’indirizzo www.isistecnicoeprofessionaletrieste.it. A fine del lavoro sono oltre una decina i sacchetti di immondizie riempiti dai ragazzi, che in gruppo, insieme agli insegnanti, hanno sistemato i rifiuti spazzando in ogni angolo del cortile, partecipando alla giornata senza fermarsi un attimo, accogliendo l’invito di Legambiente e della scuola con grande entusiasmo. L’iniziativa è giunta in Italia alla decima edizione e viene promossa con la collaborazione del Ministero della Pubblica Istruzione. Secondo gli organizzatori permette di realizzare tanti piccoli interventi di manutenzione, che vanno dalla pulizia degli spazi scolastici alla piantumazione di alberi, dalla verniciatura di aule alla costruzione di aiuole o di altre migliorie importanti per gli spazi chiusi o aperti delle varie scuole. Ogni anno partecipano al progetto in tutto il Paese 1800 scuole, 25 mila classi e oltre 500 mila tra bambini e ragazzi. Le scuole che aderiscono ricevono il materiale informativo gratuito, utile per promuovere e organizzare la giornata.
m. b.

 

Ferriera, partite le analisi su 79 servolani  - Residenti al Maggiore con i campioni richiesti: «Temiamo la conferma delle nostre paure»

 

Via agli esami di sangue e urine che l’Azienda sanitaria eseguirà gratuitamente su alcuni abitanti del rione prescelti per il test

Torna in primo piano la Ferriera. Questa volta i protagonisti sono 79 residenti di Servola (45 uomini e 34 donne con un’età media di 58 anni) prescelti dall'Azienda sanitaria per alcuni esami su urine e sangue programmati tra ieri e stamattina all'Ospedale Maggiore, con l’obiettivo di verificare la presenza nell'organismo di eventuali sostanze inquinanti.
Si tratta di una serie di analisi gratuite su un campione di residenti, firmatari l'anno scorso di una specifica petizione che chiedeva di verificare la presenza negli organismi umani di metaboliti e di altri inquinanti ambientali come benzopirene e metalli pesanti, per sapere dunque quali siano gli effetti delle emissioni della Ferriera.
Quaranta i residenti di Servola in fila già ieri mattina per le prime analisi con in mano una provetta d'urina già raccolta, pronti per effettuare le analisi del sangue e ottenere un risultato che molti temono di conoscere già. E tra di loro si è tornati a discutere sulla Ferriera e della sua eventuale nocività, con la determinazione di chi reclama da anni salute ed una vita migliore.
Al momento a preoccupare le persone che si sono sottoposte alle analisi sembra siano soprattutto i tempi d'attesa, anche se alcuni non nascondono la soddisfazione per l'avvio dell'iter che dovrebbe accertare la presenza di sostanze inquinanti ambientali nel loro quartiere. «Sulla questione Ferriera il dibattito sta durando da anni - nota la signora Maura, mentre aspetta pazientemente il turno in fila - la fabbrica infatti è situata a ridosso del quartiere di Servola e i suoi residenti da anni denunciano l’altissimo livello d’inquinamento a cui sono sottoposti. Il mio caso fa riflettere», aggiunge: «Anche se mi piace pensare di avere condotto sempre una vita sana, alla fine mi chiedo a che cosa è servito visto che ho continuamente dei problemi, a partire dalle frequenti bronchiti». «Per me – aggiunge Sergio - sarà una prova di quello che si sa già perché ho fatto già varie analisi in privato e i risultati sono arrivati». Per il giovane adesso ci vuole solo pazienza per ricevere una «conferma di quello che già sappiamo».
«Sono scettico e la vedo dura – interviene Fabio - perché la situazione sembra semplicemente senza via di scampo, una lotta dei piccoli contro un intero sistema potente». «Secondo me moltissimi servolani hanno patologie asmatiche, tosse, allergie alla pelle dovute all’area malsana che respirano» esordisce una giovane infermiera di passaggio nel centro prelievi dell'Ospedale Maggiore, che confessa di vivere anche lei nel quartiere di Servola, «nel quale la convivenza con la Ferriera è un incubo.
Non c'è tanto da star allegri - aggiunge – e lo vedremo a fine marzo anche dall'esito dei controlli sanitari cui sono stati sottoposti anche gli operai dell'azienda siderurgica alla fine del 2007».

Gabriela Preda

 

 

«Centro chiuso, ma attenti ai disabili» - Sondaggio su ilpiccolo.it: stabile il 79% di lettori favorevoli alla pedonalizzazione

 

Sembra ormai stabilizzata su una larga maggioranza, attorno al 79 per cento, la posizione di chi, tra i cittadini, vede con favore la pedonalizzazione del centro. A decretarlo, una volta in più, è il sondaggio on-line del Piccolo, nel cui forum continuano ad arrivare commenti, reazioni, suggerimenti. «Rendendo tutto il centro pedonabile gradirei conoscere - scrive vit14 - la soluzione per i disabili che necessariamente si servono della loro autovettura. O magari li releghiamo nelle loro case? Voglio ringraziare i nostri politici lungimiranti che hanno venduto i tram ai loro colleghi di più ampie vedute».
E sempre dedicato al traffico su rotaia l’intervento di trzachana: «Scusate, ma le tramvie vi danno tanto fastidio? Mi sembra che il tram, ovviamente elettrico, sia anch'esso una soluzione ecologica anti inquinamento, non vi pare? Grandi città come Roma, Milano, Torino li hanno ancora per non parlare di Vienna, Zurigo. O forse Trieste non poteva perché non doveva essere alla pari di una grande città? Il Progetto Stream poteva essere un esperimento da provare, ma il "bottegaio pazzo" ha fatto una delle sue...».
Più specificamente sulla pedonalizzazione le considerazioni di franzele1, che si dice «d'accordo per aumentare un poco le zone pedonali per motivi anti-inquinamento, ma stiamo attenti a non lasciarci prendere da facili entusiasmi e facciamo attenzione a non peggiorare la situazione nelle periferie. La citta' non e' un'oasi naturalistica, ma un luogo dove la gente vive, lavora e ha esigenze di spostarsi e movimentare cose».
Ma intanto CamminaTrieste torna all’attacco partendo da via Rossetti: da sei mesi a questa parte, dopo l’incendio che ha distrutto l’edificio di via Gatteri e in seguito ai lavori, le fermate dei bus che vi transitavano sono state spostate in via Rossetti. Si tratta, secondo il Coped (il comitato di CamminaTrieste) di una soluzione «provvisoria» che penalizza pesantemente gli utenti dei mezzi pubblici. Ma per il Coped la situazione di via Rossetti è anche lo spunto per invitare i politici a non snobbare le richieste dei triestini: «Finora non si sono dimostrati molto sensibili al riguardo - sottolinea il presidente Sergio Tremul - ma ricordino che i cittadini si apprestano a votare e che vorrebbero essere ascoltati, come emerge anche dal sondaggio del Piccolo sulla pedonalizzazione del centro». E quanto alle diatribe tra i commerciani di via Coroneo e di altre arterie, il presidente nazionale di Camminacittà Carlo Genzo «pur comprendendo le loro ragioni» invita la categoria a «considerare il problema in un’ottica complessiva, non solo secondo prospettive ristrette a singole situazioni».
g.cos.

 

 

Denuncia del Wwf: «A Sgonico con la Variante n.12 via libera a una cementificazione inutile»  - Previste nuove aree residenziali e industriali

 

SGONICO «Il Piano regolatore di Sgonico è un ulteriore incentivo all’erosione edilizia del Carso». Così il Wwf stigmatizza la Variante n. 12 al Piano regolatore del Comune che, per gli ambientalisti, è di fatto un nuovo Piano regolatore esteso a tutto il territorio del Comune.
La Variante è stata adottata nel dicembre scorso dal Consiglio comunale e nei giorni scorsi si sarebbe concluso il periodo a disposizione dei cittadini per porre osservazioni. Per l’associazione ambientalista si tratterebbe dell’ennesimo esempio di piano sproporzionato rispetto alle dinamiche demografiche e alle caratteristiche del territorio. «La Variante postula, senza giustificarlo, un fabbisogno di 58 nuove abitazioni. Si prevede dunque un notevole ampiamento delle zone residenziali – sostiene Dario Predonzan, responsabile Settore territorio del Wwf regionale – la cui superficie totale passerebbe dai 654.987 mq del piano a 778.144. A fronte di un futuro incremento (teorico) dei residenti pari al 6,8% si programma così di aumentare del 18,8% l’estensione delle aree da urbanizzare». Per Predonzan la prevedibile espansione edilizia comporterebbe un sacrificio di oltre 12 ettari di territorio carsico. Inoltre la Variante prevede pure cospicui ampliamenti per le zone industriali e artigianali nelle aree prossime alla stazione ferroviaria di Prosecco e Devincina, oltre a quelle commerciali. Per il Wwf inoltre il nuovo strumento urbanistico considera due cave di pietra nelle frazioni di Samatorza e Bristie come ancora attive, mentre difatti le darebbero per abbandonate da circa 25 anni. «Le due aree – sostiene Predonzan – rientrano nei siti di protezione speciale d’interesse comunitario e l’abbandono dell’attività estrattiva ha consentito ad animali e specie vegetali diverse d’insediarvisi. Riprendere lì nuove attività di lavoro significherebbe pregiudicare tali importanti insediamenti».
m.l.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 19 marzo 2008 

 

 

Zone inquinate: ok ai fondi, la bonifica può partire  - Il ministero ha blindato gli ultimi 50 milioni necessari, ora l’accordo di programma: 32 mesi per i lavori

 

 IL SITO INQUINATO NAZIONALE

Disponibili tutti i finanziamenti che consentiranno la messa in sicurezza del sito d’interesse nazionale comprendente quasi tutta la zona industriale

Con la garanzia di questi finanziamenti il quadro economico, che prevede 122 milioni 690 mila euro per gli interventi prioritari, è completo.
La firma dell’accordo di programma fra enti locali e ministero è quindi imminente. Oggi il consigliere del ministro, Andrea Ferrara, ritirerà il documento e concorderà con gli uffici del dicastero una serie di date possibili per la firma, alla quale Pecoraro Scanio ha già annunciato di voler essere presente.
Subito dopo Pasqua il documento che impegna il ministero a stanziare i 50 milioni sarà nelle mani dell’assessore regionale all’Ambiente, Gianfranco Moretton, che potrà così concordare la data per la stipula dell’atteso accordo di programma.
A quel punto potrà iniziare a muoversi la complessa macchina delle progettazioni e degli interventi, in parte già avviati, che riguarderanno anche l’estesa area marina del Sito inquinato e richiederanno un periodo complessivo di 32 mesi per arrivare al completo risanamento.
Per le attività di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica il ministero dell’Ambiente si avvarrà della collaborazione dell’Apat (l’Arpa nazionale che fa capo al ministero), dell’Icram (Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare), dell’Istituto superiore di sanità e dell’Arpa Friuli Venezia Giulia.
Tornando al documento firmato venerdì dal ministro, se fosse stato pronto per tempo l’accordo avrebbe potuto già essere siglato, visto che l’ultimo via libera dei diversi enti coinvolti, quello dell’Ezit, porta la data del 28 febbraio.
A ritardare il tutto è stato il fatto che nella bozza di accordo si legge che il quadro finanziario va considerato «ai soli fini programmatici». Ma siccome la cautele non sono mai troppe, il 28 dicembre scorso la giunta regionale ha deliberato che «la sottoscrizione dell’accordo di programma è autorizzata esclusivamente previo accertamento della copertura finanziaria».
Da qui la richiesta della Regione al ministero, per poter firmare l’accordo, di disporre della garanzia sull’assegnazione dei 50 milioni mancanti. Cosa che è appunto avvenuta venerdì scorso.
Il quadro finanziario è dunque completo. Degli oltre 122 milioni necessari, a carico del ministero risultano 61,3 milioni: 50 attinti dalla risorse programmatiche (programmazione unitaria 2007-2013 e fondi Fas) e 1,3 dal programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale.
La Regione stanzierà invece 59,3 milioni (sempre dalla programmazione unitaria 2007/2013), mentre gli ultimi 2 milioni saranno a carico dell’Ezit, che potrebbe riceverli dal Fondo Trieste.
Dei fondi previsti dall’accordo potrà beneficiare, ovviamente dopo aver aderito all’accordo stesso, anche la Servola spa, che finora ha proceduto autonomamente redigendo il piano di caratterizzazione ed effettuando i sondaggi per determinare le sostanze inquinanti presenti nel sottosuolo della Ferriera.
Non essendoci in questo caso dubbi sull’inquinamento del sottosuolo (nell’area sono più di cent’anni che si svolge solo attività siderurgica), pare che la Ferriera intenda avvalersi delle agevolazioni finanziarie, previste dall’accordo di programma, per chi riconosce il danno ambientale e partecipa al consorzio per il contenimento e la bonifica della falda inquinata.
La volontà di aderire a questo consorzio è già stata manifestata dai Comuni di Trieste e di Muggia, dalla Teseco (proprietaria dell’area ex Aquila, in corso di bonifica), e da altre aziende i cui stabilimenti sono inclusi del Sito inquinato (AcegasAps, Adriaveicoli, Cooperative Operaie, Frigomar, Janousek, Ortolan mare, B. Pacorini, Med.Con. e Steeltubi).
L’Ezit, intanto, va avanti con le procedure per la caratterizzazione di una nuova area, dopo quella di 450 mila metri quadri, di sua proprietà, alle Noghere. La nuova zona, a cavallo fra la parte nord delle Noghere e il Rio Ospo, occupa 180 mila metri quadri e vede insediate 70 aziende, che hanno già autorizzato le caratterizzazioni nei loro terreni.
«Sul nostro sito Internet – spiega il presidente dell’Ezit, Mauro Azzarita – abbiamo già pubblicato il bando di gara per la caratterizzazione. Il 3 aprile apriremo le buste, e poi dovremo attendere un mese per gli eventuali ricorsi. A maggio – prosegue – l’appalto sarà assegnato, e i lavori , che richiederanno circa sei mesi, potranno partire a giugno. Nei primi mesi del 2009 disporremo quindi dei dati finali, validati dall’Arpa. Sono comunque ottimista – conclude – perchè in quella zona, tranne qualche punto, l’inquinamento dovrebbe essere assente».

 

  

Italia dei Valori, convegno su risparmio ed energia

 

«Quali energie per il nostro domani - Realtà attuali e e prospettive delle energie rinnovabili». È il titolo del convegno che si terrà oggi alle 16 Alla Stazione marittima, organizzato dall’Italia dei Valori. Verranno messe a confronto tecnologie, tecnici ed esperti sul tema del risparmio energetico, puntando sulle possibilità di risparmio a disposizione del cittadino. Interverranno gli esperti Bruno Della Vedova, Maurizio Fermeglia, Marco Manzan, Mauro Reini e Rodolfo Taccani, moderatore il direttore di area Nord Est di Enea Mauro Marani.

 

  

Oggi e domani esami del sangue per 50 cittadini di Servola  - Al Maggiore

 

Oggi e domani i cittadini di Servola contattati dall’Azienda sanitaria per effettuare i controlli su urine e sangue al fine di verificare la presenza nell’organismo di eventuali sostanze inquinanti si presenteranno all’ospedale Maggiore per i prelievi. Si tratta di circa una cinquantina di persone selezionate fra gli oltre 160 abitanti del quartiere che avevano rivolto alla stessa Azienda sanitaria un esplicita richiesta di esami medici.
Le analisi dovranno individuare se nell’urina e nel sangue si sono depositati, stanti le emissioni della Ferriera, benzoapirene e metalli pesanti. Le provette con i liquidi biologici saranno poi inviate a un laboratorio specializzato di Brescia che l’Azienda sanitaria ha prescelto in quanto si tratta del laboratorio più specializzato a livello nazionale per esami clinici di questo genere.
Intanto gli operai dell’azienda siderurgica, che hanno appreso con comprensibile soddisfazione come dai camini non escano più livelli di diossina pericolosi, attendono per fine mese l’esito dei controlli sanitari cui sono stati sottoposti alla fine del 2007 e che poi il Dipartimento di prevenzione ha messo ancora a confronto con altri dati per ottenere un risultato valido e credibile.

 

 

Energie alternative: patto Università-Cnr  - Per la prima volta i ricercatori dell’ente nazionale collaborano con Scienze chimiche

 

Si arricchisce il parco scientifico triestino con l’insediamento di una nuova unità nel Dipartimento di via Giorgieri

Si punta a individuare catalizzatori per smaltire rifiuti e trovare materiali biodegradabili. «Bisogna investire sulla produzione di idrogeno»

Il parco scientifico triestino si arricchisce di un nuovo importante tassello grazie all’insediamento di un’Unità di ricerca del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) nel cuore dell’Università e precisamente al Dipartimento di Scienze Chimiche.
Nella nuova struttura - risultato di una decennale collaborazione tra l’Istituto di chimica dei composti organometallici (Iccom) del Cnr e il dipartimento di via Giorgeri - l’ateneo e il Cnr metteranno a reciproca disposizione ricercatori e strumenti scientifici per raggiungere alcuni importanti obiettivi comuni: le applicazioni più significative riguardano il campo delle energie rinnovabili e in modo particolare l’idrogeno, ma anche la ricerca di catalizzatori per lo smaltimento dei rifiuti, lo studio di nuovi materiali biodegradabili e tutte le altre tematiche legate all’utilizzo delle nanotecnologie nei settori della scienza dei materiali, della catalisi e dell’energia.
A presentare la nuova Unità di ricerca – unica nel suo genere in regione – sono stati Claudio Bianchini, direttore dell’Iccom di Firenze, a cui l’Unità fa capo, Rinaldo Rui, preside della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali, Lucio Randaccio, direttore del Dipartimento di Scienze chimiche, Mauro Graziani, professore di chimica inorganica e coordinatore del gruppo di ricerca e Paolo Fornasiero, responsabile della nuova struttura.
A spiegare la grande attualità di queste ricerche è stato lo stesso professor Bianchini: «L’economia basata sui combustibili fossili, come il petrolio, è ormai al tramonto – ha spiegato – per questo è fondamentale investire risorse sullo sviluppo sostenibile dell’energia, puntando la ricerca sui sistemi avanzati per la produzione di idrogeno e altri fonti alternative. Proprio questo obiettivo comune che ci lega con il Dipartimento di Scienze Chimiche dell’ateneo triestino ha portato alla nascita dell’Unità di ricerca, nella quale metteremo in compartecipazione strumentazioni scientifiche all’avanguardia e l’esperienza dei nostri ricercatori».
Una collaborazione molto importante per Trieste «città della scienza», soprattutto se si considera che il Cnr è il primo ente di ricerca nazionale, le cui attività di articolano in undici macro aree, tra cui quella in Progettazione molecolare, a cui fa capo l’Iccom di Forenze e la struttura triestina.
«Si tratta della prima Unità di ricerca del Cnr che si inserisce all’interno di un’Università – ha spiegato il preside, Rinaldo Rui – e questo ci rende ancora più orgogliosi». Sono state anche sottolineate le nuove opportunità che si apriranno ai ricercatori coinvolti anche da un punto di vista didattico, con lo scambio di conoscenze e competenze, l’accesso alla sofisticata strumentazione concessa da Cnr e la partecipazione a progetti in partnership di altissimo livello.
Elisa Lenarduzzi

 

 

Il sondaggio del Piccolo: il 79% per le aree pedonali

 

Quasi 500 voti in meno di dieci giorni. Resta alta l’attenzione nei confronti del sondaggio on-line avviato dal Piccolo per sondare le opinioni dei lettori sull’ipotesi di allargare l’isola pedonale in centro città. Un’ipotesi che continua a raccogliere consensi. Si dice favorevole infatti il 79% del campione, pari a 365 voti.
Altissima (70%) anche la percentuale di chi vedrebbe con favore via Roma chiusa al traffico privato e trasformata in zona riservata al passaggio dei bus. Tanti anche i lettori favorevoli alla pedonalizzazione di via XXX ottobre (53%), di gran lunga la soluzione più gradita per quanto riguarda il Borgo Teresiano.
Spostando l’attenzione sul Borgo Giuseppino, invece, piace soprattutto l’idea di eliminare le auto da via Diaz.

 

 

ALTIPIANO EST - Rami e computer, cassonetti usati come discariche -

 

Sempre più spesso materiali inerti ed elettrodomestici abbandonati illegalmente, specie a Padriciano e al bosco Salzer

TREBICIANO Ramaglie, inerti, rifiuti ingombranti, addirittura erba. Si può trovar di tutto oramai nei contenitori delle immondizie di diverse frazioni nell’Est dell’Altopiano carsico. Dopo le numerose e analoghe segnalazioni di scarico di materiali ingombranti nelle borgate di Santa Croce, Prosecco e Contovello, ora sono i residenti di Altipiano Est a lamentare gli stessi disagi. Piuttosto che utilizzare il punto di raccolta di materiali ingombranti situato a Opicina in Strada per Vienna, sono diverse le persone che approfittando delle ore notturne scaricano i propri rifiuti in prossimità dei cassonetti.
Si tratta di elettrodomestici ormai inutilizzabili e altri utensili ormai arrugginiti, ma anche di ramaglie e legna in quantità considerevoli, il frutto delle operazioni di potatura effettuate di questi tempi in tanti giardini privati. «E’ una situazione davvero spiacevole – afferma Marco Milkovich, presidente del Consiglio circoscrizionale di Altipiano Est – che in alcune occasioni ho potuto verificare di persona. Vi sono dei cittadini che in barba ai regolamenti scaricano inerti, rifiuti ingombranti e ramaglie nei pressi o addirittura all’interno dei normali bottini che raccolgono immondizie. Ho assistito con i miei occhi a un fatto eclatante a Trebiciano, dove una persona ha scaricato una serie di computer e attrezzi informatici rotti dietro al locale camposanto. E ogni settimana ricevo nuove informazioni e segnalazioni su infrazioni di questo tipo». Purtroppo vi sono delle aree che per la loro particolare logistica, appartate rispetto ai centri delle borgate, risultano puntualmente utilizzate per disfarsi dei materiali inutilizzabili. Tra queste quella vicina al campo di calcio di Padriciano; oppure quelle antistanti l’entrata ai Campi di Golf e al bosco Salzer, sempre nel comprensorio citato. Chi scarica in modo inopportuno rischia grosse multe e denunce in modo stupido, visto che a Opicina la Depositeria comunale situata nei pressi del poligono di tiro funziona dal lunedì al sabato con orario ininterrotto dalle 7 alle 19. «Si fa anche un gran parlare di dare incremento alla raccolta differenziata – riprende Milkovich – ma sono solo ipotesi che non si riescono a concretizzare da nessuna parte». «Fortunatamente Basovizza e dintorni mi sembrano ancora estranee a tale andazzo – interviene Marco Arduini, responsabile del Comitato per gli usi civici della località. Invece mi preme segnalare come solo qualche mese fa alcuni ignoti abbiano scaricato dei materiali inerti su alcuni terreni di proprietà del nostro comitato. In un caso questi residui di chiara provenienza domestica e frutto di lavori a carattere edilizio, hanno addirittura ostruito una stradina normalmente percorsa dai cittadini. Altri incauti hanno scaricato altri materiali inerti nelle vicinanze del monumento ai Caduti».
m.l.

 

 

Il Wwf: sulla Tav è in atto un’operazione di propaganda

 

TRIESTE Il Wwf torna in campo sulla questione della Tav. «Nel recente incontro a Porpetto - spiega una nota il responsabile territorio Dario Predonzan - con il sindaco e i comitati No Tav, il presidente della Regione ha proposto un confronto pubblico tra tecnici, economisti ed esperti dei trasporti sulla spinosa questione della linea ferroviaria ad alta velocità prevista tra Venezia e Trieste. Confronto che dovrebbe essere promosso e moderato - secondo Illy - da un soggetto «terzo», quale il Comitato promotore Transpadana. E' bene chiarire, per chi non lo sapesse, che il Comitato Transpadana terzo non è affatto, trattandosi di un'organizzazione (a suo tempo presieduta proprio da Illy) nata per promuovere appunto la realizzazione delle linee ad alta velocità nel Nord Italia. La proposta illyana sembra iscriversi perciò tra le tante di tipo prettamente propagandistico emerse in questa campagna elettorale: e chissà quante altre ne arriveranno».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 18 marzo 2008 

 

 

TRENO CASANOVA - Pochi passeggeri, rischia lo stop il treno veloce Venezia-Lubiana - Ha 160 posti, a bordo solo qualche decina di clienti a viaggio

 

Sarà stilata entro aprile la lista definitiva delle tratte da cancellare

«Casanova», il treno veloce che da oltre quattro anni collega Venezia a Lubiana fermando anche a Opicina, rischia di essere cancellato. Ed è un rischio molto elevato. Il «taglio» non è ancora certo, ma il numero di viaggiatori è molto al di sotto di quello che le Ferrovie ritengono minimo per coprire i costi. Si parla di qualche decina di persone a viaggio, a fronte di una capienza di 160 posti.
L’elenco dei collegamenti a rischio pare sia lungo. La lista definitiva dovrebbe essere stilata dalla Ferrovie entro aprile. Un secondo gruppo di linee da cancellare sarà deciso a giugno.
Il tutto rientra nella razionalizzazione dei costi che le Ferrovie devono attuare per chiudere il bilancio almeno in pareggio. È un problema nazionale, che interessa tutte le linee non sovvenzionate dalle regioni, come quelle usate dai pendolari. E la caduta dei confini, paradossalmente, non ha dato una mano al collegamento Venezia-Lubiana. L’eliminazione delle code ai valichi permette di raggiungere Lubiana in macchina, da Trieste, in poco più di 45 minuti.
Sulla tratta Opicina-Lubiana il «Casanova» impiega invece un’ora e 40 minuti: partendo alle 17.52 da Opicina arriva a Lubiana alle 19.32. Il tracciato e le condizioni della linea non permettono infatti al «Pendolino» di superare i 100-110 chilometri all’ora, mentre fra Mestre e Monfalcone riesce a toccare i 160. Ma anche su questa tratta i tempi non sono molto concorrenziali con la macchina. Da Opicina a Venezia il «Casanova» impiega infatti un’ora e 52 minuti. Un vantaggio in questo caso c’è: non si fa la coda ai caselli autostradali e non c’è il problema di parcheggiare a Venezia. Ma è troppo poco, evidentemente, per richiamare un numero sufficiente di viaggiatori.
gi. pa.

 

 

Via Donizetti verso la pedonalizzazione - Allargati i marciapiedi, sarà risistemata l’area davanti alla sinagoga

 

Dopo la petizione con un migliaio di firme, pronto il progetto per la laterale di via Battisti

Il progetto di pedonalizzazione di via Donizetti, che collega le vie Battisti e San Francesco delimitando un lato della sinagoga, sta per entrare nella fase esecutiva. Il Comune ha elaborato un piano dettagliato sia per la strada sia per la vicina piazza, all’incrocio con via San Francesco, nei confronti del quale si è espressa favorevolmente la Soprintendenza ai beni culturali. Nella zona si trovano, infatti, alcuni edifici rilevanti sotto il profilo architettonico, tra cui appunto la sinagoga.
Il programma prevede l’allargamento dei marciapiedi e la risistemazione del piazzale, così da creare un’area pedonale intorno al luogo di culto della comunità ebraica. Per quanto riguarda la circolazione automobilistica in via Donizetti, verrà lasciata solo una corsia centrale a traffico limitato, mentre i parcheggi saranno eliminati: anche se l’assessore all’urbanistica Maurizio Bucci «non esclude» in futuro una pedonalizzazione totale della via.
A chiedere l’intervento sono stati i negozianti e gli esercenti locali, che hanno organizzato una raccolta di firme alla quale ha aderito un migliaio di persone. La pedonalizzazione consentirebbe di creare gli spazi adatti a eventi culturali e di intrattenimento, per rivitalizzare l’intera zona.
«Abbiamo avuto un incontro con i rappresentanti dei commercianti ed è stata stabilita una strategia d’azione», spiega l’assessore alla Mobilità e traffico, Maurizio Bucci: «Per l’elaborazione del progetto si è considerata anche la presenza di zone riservate alla sosta operativa, così da non creare disagi ai negozianti. Ora abbiamo trovato un accordo con la Soprintendenza per la riqualificazione sia di via Donizetti, sia dell’area adiacente la sinagoga. Appena saranno definiti gli ultimi particolari partirà la gara d’appalto per l’affidamento dei lavori. Inizialmente il traffico sarà limitato a una sola corsia ma non escludo che, successivamente, la via possa venire chiusa completamente alle auto».
Pareri positivi sull’intervento arrivano dalla Comunità ebraica e dai commercianti, anche se questi ultimi avrebbero preferito, da subito, la totale pedonalizzazione di via Donizetti. «La sinagoga e il caffè San Marco sono luoghi di interesse turistico», spiega Alexandros Delithanassis, rappresentante degli esercenti locali: «Vogliamo realizzare alcune iniziative che promuovano la musica, la letteratura e la danza, tra le quali una fiera del libro. I locali pubblici potrebbero mettere i tavolini all’esterno e la zona diverrebbe un punto di incontro tra molte etnie e culture. Speriamo, quindi, nella completa pedonalizzazione, che sarebbe per noi la soluzione migliore».
Simile il parere di Ivo Corva, che lavora poco distante. «L’obiettivo dell’iniziativa è la valorizzazione della sinagoga stessa e del commercio», spiega: «Ci saranno meno posteggi, per cui potrebbero direttamente chiudere al traffico la via, magari utilizzando, per le emergenze, dissuasori mobili telecomandati».
Mattia Assandri

 

 

Città sporca, a via Galleria la maglia nera  - Sono dieci le zone cittadine dove c’è più necessità di pulizie: il peggio nelle strade sotto San Giusto

 

La mappa dell’AcegasAps: interventi anche in Ponziana, a San Giacomo e Melara

Se l'è aggiudicata via Galleria, la maglia nera per la strada più sporca di Trieste. Seguita a ruota, sempre nello stesso quartiere, nelle vie immediatamente sottostanti al colle di San Giusto, da via Risorta. Il terzo posto della certamente non ambita top ten, stilata dai tecnici di AcegasAps per monitorare lo stato della sporcizia urbana, è andato invece a via Giuliani, nel rione di San Giacomo. Oggetto, negli ultimi mesi, di un significativo restyling ma anche delle critiche più virulente al sistema di pulizia della città.
A partire da gennaio, nell'area di via San Michele, uno dei cuori storici di Trieste e meta quotidiana di centinaia di turisti diretti a San Giusto, i netturbini sono stati dunque costretti a intervenire dozzine e dozzine di volte con attività di natura straordinaria, a sostegno del regolare servizio di raccolta e spazzamento. Servizio che ogni giorno vede mediamente impegnati, sul territorio, tra i 200 e i 220 operatori ecologici, a seconda della stagionalità.
Se la sporcizia più consistente e difficile (a quanto pare) da rimuovere, si annida in centro e a San Giacomo, bisogna però dire che le altre circoscrizioni non se la passano meglio. Anzi. Dopo via Giuliani, il cartellino rosso, in fatto di materiali ingombranti e sacchi neri abbandonati dai cittadini nel bel mezzo del suolo pubblico, è calato su Ponziana. E, in particolare, su via Orlandini, la strada che ospita i giardini comunali. Sempre a Ponziana, poi, la segnalazione negativa è andata a via Battera, nei pressi del complesso Ater. Quindi è stata la volta di via Carbonara, vicino all’ex Gasometro, via Grego, fulcro di borgo San Sergio, via Foscolo, vicino a piazza Garibaldi, via Pasteur, nell’area di Rozzol Melara e, infine, di viale XX Settembre, zona centralissima che ospita svariate sale cinematografiche.
AcegasAps rende anche noto che in aggiunta ai servizi di raccolta dei rifiuti e di pulizia del suolo pubblico, dal 1° gennaio a oggi sono stati effettuati: 1678 interventi straordinari per il recepimento di spazzatura abbandonata sulla strada, 5 di bonifica di discariche (a Capofonte, Via di Peco, nel rione di Santa Maria Maddalena, sulla Strada per Cattinara e in via Carbonara). Inoltre, sono state eseguite operazioni supplementari di lavaggio e sanificazione. Va infine aggiunto che, ogni lunedì, la multiutility è intervenuta davanti ai centri di raccolta di Cattinara e Carbonara per raccogliere, nonostante l'ampio orario di apertura a disposizione dell’utenza, il pattume abbandonato fuori dai depositi. Il tutto a supplemento dei mille prelievi a domicilio effettuati nell’ultimo trimestre solo per gli ingombranti.
Ma ancora non basta. L’assai poco edificante scenario di tv vetuste, sedie sfasciate, reti ortopediche e materassi flosci persiste in città. Soprattutto nei rioni periferici, ma non solo. E, con esso, la protesta dei residenti, che continuano a segnalare situazioni di evidente degrado. «I triestini pagano quasi al 100% la Tarsu - sbotta Roberto Decarli, presidente della commissione Trasparenza -, poichè il Comune contribuisce solo in minima parte alla copertura della tassa, quindi hanno il sacrosanto diritto di avere una città perfettamente linda. Invece, piazza della Borsa e quella intitolata ad Hortis, ma anche Cavana, Servola, via del Pane Bianco, via Baiamonti e via del Roncheto risultano sempre sporche. Il problema, a mio avviso, è la frequenza della raccolta, che andrebbe implementata, almeno su alcune strade. Per contro, l’amministrazione esercita scarso controllo sull’attività di Acegas. Certo, grazie alla costituzione dell’Osservatorio ambientale, qualcosa è migliorato, però lo spazzamento dei marciapiedi e la raccolta dei rifiuti fuori dai bottini va potenziata assolutamente». «Chiaramente - conclude Decarli -, se i contratti di appalto vengono sempre redatti secondo un’ottica di risparmio non avremo mai una città davvero pulita».
Alessandro Minisini, sempre della commissione controllo, sottolinea il fatto che, specialmente per la zona del centro, ci vorrebbe una maggiore collaborazione da parte dei commercianti, almeno per la pulizia delle aree pertinenti, come da regolamento: «Il salotto buono soffre - dice - perché, di sera, gli avventori dei locali usano i vicoli e le piazze a mo’ di vespasiano. E ciò con tutti gli effetti che ne conseguono in temini di odori e sporcizia. Da un lato, la pulizia delle strade dovrebbe partire presto al mattino, dall’altro farebbe piacere sapere che fine ha fatto il decantato progetto di toilettes a scomparsa annunciato l’anno scorso dall’assessore Rovis».«L’assoluta mancanza di controlli, preferibilmente svolti in borghese dalle guardie ambientali - conlude Marina Della Torre, presidente del comitato Trieste vivibile - fa sì che questi abbandoni abusivi di immondizia non terminino: in via Matteotti, per esempio, ho visto di tutto, dai calcinacci ai tv color».

Tiziana Carpinelli

 

 

Sul web l’82% vuole il centro pedonalizzato - Il sondaggio tra i lettori

 

Il sondaggio lanciato dal Piccolo per conoscere le opinioni dei lettori sulle proposte di chiusura al traffico del centro scatena una valanga di voti a favore della pedonalizzazione. I risultati di ieri, infatti, registrano sul sito www.ilpiccolo.it una vittoria schiacciante da parte di chi ben vedrebbe il centro cittadino interdetto alle auto. Su 416 preferenze pervenute al sito web del quotidiano, 342 (82%) si sono schierate a favore della pedonalizzazione e 74 (18%) contro.
A suffragare l’entusiasmo che l’isola vietata alle auto e ai motorini riscuote, il fatto che 197 persone (48%) vorrebbero vedere coinvolte nell’ipotesi due grosse arterie urbane: via Mazzini e corso Italia. Per contro 84 voti decretano il dissenso davanti alla medesima ipotesi, mentre 79 (19%) preferiscono solo via Mazzini e 50 (12%) solo Corso Italia.
A grande richiesta, ovvero 213 voti (55%), i lettori riserverebbero ai pedoni l’area di via XXX Ottobre, guardata con maggior favore rispetto a via Trento, scelta da 78 navigatori (20%). Invece, 98 persone (25%) indicano altre opzioni per Borgo Teresiano.
La grande maggioranza dei votanti (294 preferenze, pari al 73%) è d’accordo a chiudere via Roma alle auto e a lasciarla solo agli autobus. Centoundici lettori si dichiarano invece contrari.
Infine, davanti alla richiesta di indicare quali zone del Borgo Giuseppino si potrebbero chiudere al traffico, 170 voti (44%) vanno a via Diaz, mentre 143 (37%) indicano altre soluzioni e 75 (19%) puntano su via Cadorna.
Al di là delle singole preferenze, comunque, si conferma la tendenza emersa con chiarezza fin dall’attivazione del sondaggio: l’assoluta maggioranza dei lettori si dice d’accordo con la proposta di allargare l’isola pedonale in centro.
t.c.

 

 

 

 

ALTROCONSUMO - LUNEDI', 17 marzo 2008 

 

 

Conto energia - Impianti fotovoltaici

 

Il pianeta soffoca, assediato dall’inquinamento, e il sistema economico mondiale macina sempre più energia per soddisfare i bisogni umani. Per cercare di invertire questa tendenza al collasso ecologico, l’Unione europea ha messo in atto una strategia a lungo termine: nelle intenzioni dovrebbe ridurre le emissioni di CO2 e degli altri gas responsabili dell’effetto serra.

L’incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili (sole, acqua, vento…), con la conseguente diminuzione di quella ottenuta dagli idrocarburi, si inserisce tra le priorità stabilite dalla Commissione di Bruxelles, che hanno il loro pilastro legislativo nella Direttiva 2001/77/EC. Quest’ultima prevede che nel 2010, quindi tra circa due anni, il 21% dell’elettricità prodotta dai 25 Paesi comunitari provenga da fonti energetiche rinnovabili. Ogni singolo Stato membro ha fissato per quella data un proprio obiettivo: per l’Italia è il 25%, una meta che ad oggi sembra in realtà irraggiungibile, visto che gli ultimi dati indicano che nel nostro Paese la produzione di elettricità da fonti alternative è ferma al 16% del totale.

Mentre stiamo scrivendo è attesa a breve una nuova proposta legislativa da parte della Commissione di Bruxelles, che dovrebbe fissare una tabella di marcia più rigida di quella attuale in merito allo sviluppo e alla diffusione in Europa dell’energia prodotta da fondi rinnovabili. Il Parlamento di Strasburgo ha già trasmesso alla Commissione le proprie indicazioni: viene suggerito di fissare che entro il 2020 l’energia prodotta da fonti rinnovabili raggiunga il 25% nel settore dell’energia primaria. Va ricordato che il peso dell’energia ottenuta da risorse rinnovabili può aumentare anche con la complessiva diminuzione del consumo energetico globale.

In realtà la tendenza è esattamente all’opposto: in questi ultimi anni il fabbisogno è infatti costantemente cresciuto.

Qual è la situazione del nostro Paese? Forti della ricchezza di fiumi e laghi, in particolare nell’arco alpino, il nostro pacchetto di fonti rinnovabili poggia in gran parte sullo sfruttamento dell’energia idrica. Sole, vento, biomasse e calore geotermico raccolgono per ora solo le briciole.

Seppure timidamente, qualcosa però si sta muovendo anche in Italia, soprattutto per approfittare in maniera maggiore della risorsa fornita dai raggi solari.

Produrre elettricità in casa propria

Si chiama Conto energia ed è l’iniziativa rilanciata dai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico per favorire la produzione di elettricità tramite impianti fotovoltaici. Rispetto a precedenti esperienze, per esempio il progetto “Tetti fotovoltaici”, il contributo pubblico previsto non viene più assegnato a fondo perduto in relazione ai costi di installazione dell’impianto, ma viene riconosciuto come incentivo in base all’energia prodotta. In pratica, i vostri pannelli solari vengono allacciati alla rete elettrica: l’energia che producete in più rispetto al vostro fabbisogno viene accumulata o trasferita in rete. Il Gestore dei servizi elettrici (Gse) fa il conteggio di quanta elettricità avete prodotto e ve la paga a una tariffa pari a circa tre volte quella che normalmente vi addebitano in bolletta. Si instaura quindi uno scambio: se consumate più elettricità di quanta ne produce il vostro impianto fotovoltaico, pagherete la differenza al fornitore. Se invece ne producete di più, quella che non vi serve entra in rete e può prendere due strade: con la modalità chiamata “scambio sul posto” i kWh in eccesso vi rimangono in credito fino a tre anni; con la modalità “vendita”, invece, il gestore ve li paga. Quale delle due conviene? In linea di massima, date le tariffe applicate, è opportuno ricorrere alla modalità “vendita” solo se l’impianto produce almeno il 30% di energia in più rispetto al vostro fabbisogno.

Con il Conto energia il vantaggio è duplice: da una parte potete avere il guadagno conseguente alla produzione dell’elettricità, dall’altro il risparmio dato dal fatto che non pagate le bollette, visto che l’energia ve la producete in proprio.

I benefici di questa scelta non sono solo economici, ma anche ambientali. L’energia prodotta con il fotovoltaico non presuppone l’utilizzo di combustibili: per ogni kWh prodotto si risparmiano circa 250 g di olio combustibile e conseguentemente si evita l’emissione di circa 700 g di CO2 e di altri gas dannosi perché aggravano l’effetto serra.

Ovviamente, l’unione fa la forza: nel senso che i vantaggi ecologici realizzati da ogni singolo impianto diventano davvero consistenti considerando una buona diffusione di questo modo alternativo di produrre elettricità.

Gli incentivi per il fotovoltaico vengono frazionati sulle bollette di tutti gli italiani, che si troveranno a pagare qualche spicciolo in più ogni bimestre.

Un po’ di energia

Un impianto fotovoltaico trasforma l’energia del sole in elettricità. Il suo cuore è composto dai pannelli, che catturano le radiazioni solari, e da un inverter, che trasforma l’energia dei pannelli in corrente alternata; ci sono poi, naturalmente, i quadri elettrici, i cavi di collegamento, le strutture di supporto e il materiale di fissaggio.

- Posizione. Oltre che dalle caratteristiche tecniche dell’impianto, la capacità di produzione di energia elettrica dipende sostanzialmente dal grado di irraggiamento del luogo dove è posizionato, dal suo orientamento e dalla presenza, o meno, di zone in ombra. La posizione ottimale del pannello corrisponde all’esposizione a Sud dell’edificio, con un’inclinazione di circa 20-30 gradi rispetto al piano orizzontale.

I risultati sono comunque buoni anche se il pannello viene localizzato in verticale sulla facciata Sud dell’edificio.

- Produzione. Considerando pari a circa 2.700 kWh il consumo elettrico medio annuo di una famiglia italiana, si può ipotizzare che un impianto fotovoltaico in condizioni standard produca al massimo, per ogni kW di pannelli installati (kWp), 1.000 – 1.100 kWh annui in una regione settentrionale, 1.200 – 1.300 kWh in una regione centrale e 1.400 – 1.500 kWh in una regione meridionale.

- Costi. In linea di massima un impianto da 1,2 kWp può costare circa 9.000 euro, mentre uno da 2,8 kWp si aggira sui 20.000 euro. Ovviamente i prezzi mutano in relazione alla qualità e alla tecnologia del pannello. Per la nostra esperienza, non sempre è facile avere preventivi da parte dei produttori, che spesso rimangono sul vago trincerandosi dietro al fatto che il prezzo può cambiare in base al alcune variabili (struttura dell’edificio, localizzazione dell’impianto, difficoltà nei lavori di collegamento alla rete…). Fate attenzione al fatto che il costo totale applicato dal produttore implichi davvero tutte le spese, quindi per esempio anche quelle burocratiche relative alla documentazione necessaria per avviare il Conto energia e quelle attinenti alla progettazione.

- Durata. Un pannello fotovoltaico ha una durata di vita media di oltre venti anni. Con il passare del tempo il sistema perde efficienza, ma in maniera contenuta. Prima di scegliere l’apparecchiatura da installare, valutate i tempi di garanzia del produttore: solitamente per i pannelli la garanzia varia tra i 5 e i 25 anni. Può valere la pena spendere un po’ di più inizialmente ma avere una copertura migliore per più tempo.

Una solida tutela di base dovrebbe assicurarvi una garanzia di almeno 10 anni, periodo di ammortamento della spesa iniziale. Oltre alla garanzia sui singoli componenti dell’impianto, con un costo aggiuntivo è possibile stipulare un’assicurazione per la copertura di rischi quali incendio, furto e danni legati all’interruzione del servizio.

- Manutenzione. Ogni anno è opportuno che un tecnico verifichi l’integrità dei pannelli e l’efficienza della parte elettrica. L’installatore può offrirvi contratti di manutenzione.

Vai con l’incentivo

Possono chiedere di accedere al Conto energia i proprietari di impianti fotovoltaici realizzati in base ai requisiti richiesti dal decreto ministeriale 19 febbraio 2007, purché non abbiano beneficiato dei vantaggi economici previsti dai precedenti decreti interministeriali del 28 luglio 2005 e 6 febbraio 2006. L’incentivo, che deve essere richiesto al gestore della locale rete elettrica (Enel, Aem, Acea…), viene concesso sia per i singoli impianti personali sia per quelli condominiali e per gli edifici pubblici.

- Tariffa. Per impianti da 1 a 20 kW, cioè utilizzabili in villette e condomini, il Gestore dei servizi elettrici per 20 anni paga ai produttori domestici una tariffa differente a seconda del grado di integrazione architettonica dell’impianto nell’edificio: la tariffa è di 40 centesimi al kWh per impianti non integrati (per esempio in giardino o su un terrazzo), 44,5 centesimi al kWh per impianti parzialmente integrati (per esempio appoggiati sulle tegole) e 49 centesimi al kWh per impianti integrati (per esempio, parti integranti del tetto o pensiline). Informazioni dettagliate sono reperibili sul sito del Gestore (www.grtn.it).

- Ammortamento. In linea generale il capitale investito inizialmente per installare un impianto fotovoltaico con un buon livello di efficienza viene recuperato nel giro di 8 – 10 anni nelle regioni meridionali, mentre in quelle settentrionali bisogna attendere circa un paio di anni di più.      

Per un futuro verde

Non si esauriscono e non inquinano. Queste in sostanza sono le caratteristiche principali delle fonti energetiche rinnovabili.

Vediamo in breve le risorse naturali a cui si può attingere per produrre energia verde.

- Acqua. Nel nostro Paese le fonti idriche (fiumi e laghi) rappresentano di gran lunga la risorsa rinnovabile più sfruttata ai fini energetici. Attualmente rappresenta circa il 70% dell’energia prodotta da fonti alternative e i margini di crescita sono ridotti all’osso. Anche a livello comunitario l’acqua rappresenta la fonte rinnovabile maggiormente utilizzata: nel 2005 sfiorava quasi il 70% della produzione di elettricità ottenuta da risorse alternative agli idrocarburi.

- Vento. Grandi pale, gli aerogeneratori, sfruttano l’energia cinetica del vento, trasformandola in elettricità.

Nel nostro Paese questa fonte energetica è poco diffusa. Anche se negli ultimi anni si è registrato qualche progresso, i limiti naturali del nostro territorio ne impediscono uno sviluppo rilevante. L’Italia rimane ben al di sotto di altri Stati europei, come Germania e Spagna. Lo sfruttamento del vento assicura poco meno del 3% del consumo totale di elettricità dell’Unione europea. Entro il 2010 le previsioni indicano che l’energia eolica dovrebbe lentamente salire, fino a coprire il 4-6% del consumo elettrico comunitario.

- Sole. Sono sostanzialmente due i sistemi per sfruttare l’energia del sole: gli impianti termici producono acqua calda domestica attraverso pannelli solari, mentre quelli fotovoltaici trasformano il potenziale energetico in elettricità. La diffusione degli impianti solari termici nel nostro Paese ha avuto un’impennata solo negli ultimi anni, portandosi a livelli simili ad altri Stati europei come Grecia e Austria. Nel complesso la diffusione di questi sistemi è cresciuta in tutta l’Unione europea, grazie anche alla politica comunitaria che spinge sempre più all’utilizzo di questi impianti per la produzione di acqua calda domestica.

Per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici, la normativa italiana cerca di favorire il loro sviluppo tramite incentivi e benefici economici.

- Biomasse. L’energia si ottiene attraverso la combustione di materiali naturali molto spesso destinati allo scarto: legname, residui agricoli e forestali, rifiuti urbani vegetali, scarti dell’industria agroalimentare… Oltre all’elettricità, con questi materiali si possono produrre carburanti alternativi (biodiesel, bioetanolo) molto meno inquinanti della tradizionale benzina. L’Unione europea ha imposto ai Paesi membri che nel 2010 almeno il 5% del totale dei carburanti sia prodotto con biomasse.

- Geotermico. Sfruttando il calore del sottosuolo si produce energia. L’Italia è tra i Paesi europei che più utilizza questo sistema: il 2% dell’elettricità nazionale deriva da energia geotermica. Quest’ultima è concentrata soprattutto in alcune aree della penisola, in particolare Toscana (famoso è Larderello) e Umbria.

Diffondere il fotovoltaico

La diffusione di energia rinnovabile e pulita è diventata una priorità a livello planetario, per invertire quella tendenza che vede aumentare in modo esponenziale produzioni e consumi insostenibili per l’ambiente.

L’Unione europea ha già fissato alcuni paletti per diffondere la cultura dell’energia “verde” nel nostro continente e a breve si attende un ulteriore normativa che stabilisca gli obiettivi per il futuro.

Nel nostro Paese l’energia alternativa stenta a decollare: difficilmente per il 2010 in Italia potranno essere centrati gli obiettivi prefissati in sede comunitaria rispetto alla produzione energetica ottenuta da fonti rinnovabili. L’iniziativa del nuovo Conto energia vuole promuovere la diffusione degli impianti fotovoltaici. In pratica, attraverso incentivi economici si vuole premiare chi produce da sé elettricità pulita, ottenuta sfruttando i raggi solari.

Per la prima volta i benefici non vengono dati per l’acquisto dei pannelli, ma consistono nel pagamento di una tariffa conveniente in base all’energia prodotta.

 

 

LA REPUBBLICA - LUNEDI', 17 marzo 2008 

 

 

L'energia nascosta negli elettrodomestici - ecco come farli consumare meno

 

Spegnere le spie, cambiare i modelli non a norma: il risparmio è immediato - Usare lavatrici sempre a pieno carico, attenti alla temperatura
ROMA - Nelle nostre case abbiamo a disposizione, nascosta negli elettrodomestici, una quantità di energia formidabile. Jeremy Rifkin ha calcolato che l'americano medio dispone dell'energia che potrebbe essere prodotta da 58 schiavi che lavorassero 24 ore al giorno: in Italia abbiamo consumi più ridotti ma gli sprechi restano consistenti. E, almeno una parte di questi sprechi, può essere evitata facilmente ottenendo il vantaggio di tagliare la bolletta elettrica.
Per evitare di buttare via inutilmente petrolio e denaro si possono adottare semplici accorgimenti. Ad esempio è meglio utilizzare lavatrici e lavastoviglie solo quando sono a pieno carico, adoperare programmi che consentono di risparmiare acqua e di usarla a una temperatura più bassa; è ovviamente meglio spegnere le luci delle stanze non utilizzate; assicurarsi che il frigorifero sia ben chiuso e ricordarsi che ogni minuto in cui sta aperto il consumo aumenta; evitare eccessi di riscaldamento e utilizzare, d'estate, sistemi di raffrescamento naturale basati sul movimento dell'aria e sulla protezione dal sole.
Ma anche la tecnologia può dare un buon contributo alla battaglia contro lo spreco. Comprare una lampadina fluorescente compatta vuol dire risparmiare i quattro quinti dell'energia. Acquistare un frigorifero di classe A+ al posto di quello vecchio fa guadagnare circa 80 euro l'anno. Togliere di mezzo le lucette degli stand by di decoder e televisioni elimina la necessità di costruire una centrale da 100 megawatt.
Mettendo assieme migliaia di comportamenti attenti e acquisti consapevoli si possono ottenere risultati importanti. Alla fine della scorsa legislatura, ad esempio, è stato lanciato, su proposta del presidente della commissione ambiente della Camera Ermete Realacci, un pacchetto di misure che puntava a un taglio di 2,3 milioni di tonnellate di anidride carbonica e una crescita di 20 milioni di pezzi nel settore degli elettrodomestici ad alta efficienza. Un obiettivo a cui arrivare con una prima fase di incentivi a favore dell'acquisto di lavatrici e lavastoviglie di classe energetica non inferiore alla A e con una seconda fase basata su un divieto di vendita dei modelli obsoleti a partire dal primo gennaio 2010.
Secondo i dati di Ceced Italia, l'associazione nazionale produttori di apparecchi domestici e professionali, nel decennio 1995-2005 l'aumento di efficienza degli elettrodomestici ha già permesso all'Europa di risparmiare 34 miliardi di chilowattora, che corrispondono a 17 milioni di tonnellate di anidride carbonica. E' come se si fossero eliminate 9 centrali termoelettriche da 500 megawatt o 5 milioni di auto dalle strade.
Ma, nonostante questo miglioramento, esistono ancora margini significativi per l'aumento di efficienza. Se nelle case europee venissero sostituiti i 188 milioni di elettrodomestici che hanno superato i dieci anni, si realizzerebbe un ulteriore risparmio di elettricità pari a 44 miliardi di chilowattora, cioè a 22 milioni di tonnellate di anidride carbonica: è il 6 per cento degli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto.

ANTONIO CIANCIULLO
 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 17 marzo 2008 

 

 

Sondaggio sulla chiusura alle auto del centro: chiesta via XXX Ottobre pedonale

 

Continuate a votare su www.ilpiccolo.it Piace sempre di più l’ipotesi di ridurre la presenza delle auto in Borgo Teresiano. Lo rivelano i risultati del sondaggio lanciato dal Piccolo per conoscere le opinioni dei lettori sulle proposte di pedonalizzazione del centro. Il 55% del campione, che conta già 380 voti arrivati in poco più di una settimana, si dichiara infatti favorevole alla trasformazione di via XXX ottobre in area «off limits» per le quattro ruote. Un dato che va ad aggiungersi all’altissima percentuale di lettori (74%) favorevoli alla chiusura al traffico di via Roma e alla sua trasformazione in strada riservata al passaggio dei bus.
Vedrebbero di buon occhio la creazione di isole pedonali, tuttavia, anche i residenti e i frequentatori del Borgo Giuseppino. Oltre 150 lettori vorrebbero eliminare le auto da via Diaz, 70 estenderebbero il progetto a via Cadorna, mentre altri 130 propendono per la pedonalizzazione di altre vie della zona.
Al di là delle singole preferenze, comunque, si conferma la tendenza emersa con chiarezza fin dall’attivazione del sondaggio: l’assoluta maggioranza dei lettori (ben l’84% del campione) si dice d’accordo con la proposta di allargare l’isola pedonale in centro. Una convinzione che spinge molti cittadini (il 50% dei votanti) ad azzardare anche soluzioni particolarmente audaci, come l’esclusione delle auto sia da via Mazzini che corso Italia.
Parallelamente al dibattito sulle possibili pedonalizzazioni, inizia ad accendersi anche quello sulla necessità di potenziare il trasporto pubblico locale. «Lo smog del traffico è solo un anello della catena - scrive loreos sul sito internet www.ilpiccolo.it -. Si dovrebbe potenziare la viabilità con più autobus sia in centro che fuori».
Più di qualcuno, inoltre, pone l’accento su alcune brutte abitudini dei triestini. «Le cose non cambieranno fino a quando si continuerà a prendere la macchina anche solo per raggiungere l’edicola e comprare giornale - osserva pinomarti01 -. Contate le automobili con un solo guidatore che scendono dall'altopiano alla mattina prima delle 8. Perché non si organizzano in due o tre? Questo lo faranno molto presto, quando la benzina costringerà a lasciare la macchina ferma. Allora il centro sarà solamente per i padroni dei cani e i loro amici».

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 16 marzo 2008 

 

 

Indagine di Legambiente  - Edilizia scolastica: Trieste in regione è all’ultimo posto

 

Trieste è ultima in regione nell’edilizia scolastica. E a livello nazionale gli istituti triestini trovano collocazione nella parte bassa della classifica, al 63mo posto su 87 realtà. In regione il capoluogo è preceduto da Pordenone (17°), Gorizia (27) e Udine (29). È quanto emerge da un’indagine organizzata a livello nazionale da Legambiente, basata su diversi parametri di raffronto. Tra questi l’età dell’edificio scolastico, il grado di manutenzione, l’eventuale rischio sismico, la presenza di amianto, i sistemi di sicurezza.
Per quanto riguarda lo stato degli edifici «gran parte delle scuole di Trieste - osserva il responsabile locale di Legambiente Lino Santoro - sono ospitate in edifici molto vecchi, mentre sembrano migliorate le situazioni riguardanti la presenza di amianto e i sistemi di sicurezza, che risultano efficienti».
A pesare invece sulla posizione in classifica sono gli impianti di riscaldamento, spesso inadeguati e ormai vecchi. «Sarebbe opportuno adottare dei sistemi alternativi e lo si farà intanto - anticipa Santoro - al Galvani, dove, nell’ambito del progetto Prisma e con il supporto della Provincia, verranno sistemati pannelli fotovoltaici». Di segno negativo, secondo Legambiente, anche i servizi connessi alla mensa nonché - particolarmente per quanto riguarda elementari e medie - gli scuolabus, «insufficienti ad assicurare un utilizzo ottimale». Ieri si è svolta la campagna di sensibilizzazione scolastica «Nontiscordardimè», che ha coinvolto un centinaio di ragazzi del «Da Vinci» e del «Sandrinelli» in piccoli lavori di manutenzione.
g.cos.

 

Ferriera: raddoppierà la frequenza dei controlli sugli elementi inquinanti  - Annuncio del direttore Rosato - Fuori della fabbrica saranno posizionate nuove centraline di controllo

 

Raddoppia la frequenza dei controlli alla Ferriera di Servola, in particolare sugli «inquinanti».
Lo ha annunciato il direttore dello stabilimento siderurgico, l’ingegner Francesco Rosato, a poche ore di distanza dal dissequestro totale dell’impianto di agglomerazione disposto dal giudice Massimo Tomassini.
Il dissequestro è diretta conseguenza della riduzione massiccia dei livelli di diossina ottenuta con una messa punto precisa di tutto il processo di agglomerazione. Ecco i dettagli. I livelli di diossina misurati nelle ultime settimane in uscita dal camino E5 sono risultati più che dimezzati e talvolta anche quattro volte inferiori al limite posto della legge regionale e talvolta anche di dieci volte inferiori alla soglia stabilita a livello nazionale. Le misure sono state effettuate dal professor Marco Boscolo, perito del Tribunale. Ora che l’impianto è stato riconsegnato «senza alcuna prescrizione» ai tecnici del gruppo Lucchini-Severstal, i controlli non saranno sospesi. Anzi, la loro frequenza diverrà doppia rispetto a quanto stabilito ufficialmente. Una scelta posta a garanzia dei lavoratori e dei cittadini.
Questi controlli si inseriscono nel piano di monitoraggio che coinvolge lo stabilimento. Per le emissioni «convogliate», quelle che finiscono nell’atmosfera attraverso i camini, tutto avviene nell’ambito della autorizzazioni regionali che ha fissato i rispettivi limiti. Per le emissioni «diffuse», quelle che fuoriescono nell’atmosfera da punti critici degli impianti, tutto avviene nell’ambito del protocollo voluto dal pm Federico Frezza e sottoscritto dall’azienda.
A brevissima scadenza entreranno in funzione all’esterno della Ferriera nuove stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria e l’onere finaziario sarà sostenuto sul gruppo Lucchini -Severstal. «Stiamo mettendo a punto e siamo giunti alla fase finale del progetti, anche un piano per la riduzione della produzione di rifiuti industriali» ha spiegato l’ingegner Rosato.
I nuovi lavori e controlli si inseriscono in un momento particolarmente positivo per la Ferriera sul piano finanziario. Nel 2007 il valore della produzione ha superato i 200 milioni di euro, n mentre nel 2006 aveva raggiunto quota 188 milioni e nel 2005, 176. A questo risultato va affiancato la crescita dei traffici del termina rinfuse gestito dalla Servola spa. Sulla banchina sono attraccate nel 2007, ben 82 navi con un movimento di un milione e 800 mila tonnellate. Le previsioni offrono per il 2010 un quadro ancora più significativo con 2 milioni e 400 mila tonnellate di materiali movimentati e stoccati.
Nel gennaio del 2008 sono state prodotte oltre 36 mila tonnellate di ghisa e nel processo industriale sono state impiegate 72 persone, 24 ore al giorno per sette giorni alla settimana. Alla fine dell’anno la produzione dovrebbe superare le 415 mila tonnellate di ghisa, fondamentali per l’attività nell’adiacente «Sertubi spa», l’unico produtore italiano di tubi in ghiusa sferoidale per il trasporto e la distribuzione dell’acqua potabile e industriale, ma anche per la costruzione di sistemi di smaltimento delle acque reflue.
L’impatto economico dello Ferriera è inoltre evidenziato dai circa 100 mila euro di Ici e 10 mila di Tarsu versati annualmente della società che paga inoltre un canone demaniale di circa un milione e 200 mila euro. Ventun milioni di euro di stipendi vengono erogati ogni anno ai dipendenti e altri 10,4 milioni vengono spesi per approvigionamenti di beni e servizi.
c.e.

 

 

Energia solare per l’Università - Due progetti per l’installazione di impianti fotovoltaici finanziati da ministero e Regione

 

Impianti fotovoltaici in arrivo a breve anche all’Università di Trieste, per sfruttare l’energia proveniente dai raggi del sole, promuovendo in tal modo una cultura di salvaguardia dell’ambiente. L’annuncio è stato fatto all’Università durante una giornata di studio sui sistemi fotovoltaici e sulla generazione di energia elettrica dal sole organizzata in collaborazione con l’ Aeit, la Federazione italiana di elettrotecnica, elettronica, automazione, informatica e telecomunicazioni.
Concretamente si tratta di due progetti realizzati da un gruppo di ricercatori della sezione di ingegneria del Dipartimento dei Materiali e delle Risorse naturali dell’Ateneo giuliano, avviati dall’anno accademico 2000-2001. Le iniziative rientrano in un nuovo programma più ampio dell’Ateneo, che prevede l’allestimento di un Laboratorio per la caratterizzazione di celle e moduli fotovoltaici attraverso l’impiego di un cosiddetto «simulatore di luce», nonché per l’analisi della radiazione solare a scopo scientifico, didattico ma anche per fornire un servizio alle aziende operanti nel settore.
Il primo progetto sulle applicazioni fotovoltaiche è co-finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Regione Friuli Venezia Giulia e riguarda l’installazione di un impianto sperimentale sul tetto del dipartimento dell’Università. Il secondo progetto dell’Ateneo, sostenuto dalla Regione, riguarda invece l’installazione di un impianto fotovoltaico a inseguimento.
Gabriela Preda

 

 

Illy: stanzieremo 60 milioni per nuovi treni E rilancia il dialogo con il popolo No-Tav

 

Garantito un tavolo pubblico di confronto sul Corridoio V. Ronchi Sud-Trieste: progetti definitivi entro il 2009

TRIESTE A un mese dal voto Riccardo Illy attraversa il Friuli. Passa dall’inaugurazione della nuova stazione ferroviaria di Cividale agli apprezzamenti per la varietà autoctona pezzata rossa italiana in un’azienda agricola di Aquileia, da una visita all’Osmer a un incontro sulla Tav in municipio a Porpetto. E, su quel tema spinoso, riavvia il dialogo con le comunità locali, come promesso nel programma. Agenda con tour de force anche oggi, ma nel Pordenonese: con l’assessore ai Trasporti Lodovico Sonego, sono previste visite a Sacile, Zoppola, Valvasone e Casarsa.
TRENI In provincia di Udine, già ieri, trasporti e infrastrutture sono il tema clou. L’occasione è il taglio del nastro della stazione cividalese, il primo tassello del centro intermodale, l'unione dei servizi di trasporto pubblico su rotaia e gomma, il cui cantiere sarà aperto entro l'estate: ci sono, con il presidente della Regione, il sindaco Attilio Vuga, il responsabile delle ferrovie Udine-Cividale, il vicepresidente del Consiglio Carlo Monai. «Il concessionario unico per i trasporti del Friuli Venezia Giulia – osserva Illy – può migliorare lo scambio modale e consentire di introdurre il biglietto unico per coordinare al meglio luoghi e tempi di trasporto». Quindi, la conferma degli investimenti nel settore. Ai 15 milioni di euro iniziali (utilizzati per l’acquisto dei treni Minuetto), nella prossima legislatura «si aggiungeranno altri 60 milioni per l'acquisto di nuovo materiale rotabile. Serviranno a incentivare il movimento su rotaia a scapito del trasporto su gomma, responsabile dell'aumento di emissione di anidride carbonica».
INNOVAZIONE AGRICOLA Da Cividale, la cui posizione viene considerata oggi «strategica» dopo l’ammissione della Slovenia nell’area Schengen, il presidente si sposta ad Aquileia per un altro taglio del nastro, quello della nuova ala dell’azienda agricola Moras, che ospita un nuovo sistema di mungitura computerizzato. «L’innovazione è determinante anche in agricoltura», rimarca Illy, che poi viaggia direzione Visco, dove incontra l’amministrazione comunale e poi visita la sede dell’Osservatorio meteorologico regionale.
NO TAV A metà pomeriggio, prima dell’ultima tappa al Castello di Strassoldo, il presidente, contestato all’arrivo a Porpetto da qualche esponente «No Tav», incontra il sindaco Cecilia Schiff e i comitati. Non una passeggiata, evidentemente, se Porpetto è, con Villa Vicentina, il solo comune della Bassa che si è astenuto dal siglare il 4 febbraio scorso il protocollo d’intesa per la condivisione del tracciato della ferrovia alta velocità/alta capacità del Corridoio V nella tratta tra l'Isonzo e il Tagliamento.
DIALOGO La proposta condivisa, alla fine, è quella di un tavolo pubblico in cui comparare tesi, dati e statistiche dei promotori del trasporto su rotaia e quelle dei sostenitori del trasporto su gomma e per mettere a confronto le progettualità alta velocità/alta capacità di Rete ferroviaria italiana, e le posizioni alternative «No Tav». Il dialogo è avviato e non manca l’impegno per risolvere i problemi del traffico pesante nel paese, ma Illy ribadisce comunque l’importanza di promuovere il trasporto ferroviario, il più sostenibile, il più sicuro, e con il minor dispendio di energia e di emissioni nocive.
TEMPI La nuova infrastruttura – sostiene ancora il presidente –, il cui iter di realizzazione non sarà concluso prima di dieci anni, anche se il programma prevede che i progetti definitivi della Ronchi sud-Trieste siano pronti entro il 2009, renderà conveniente e competitivo il trasporto su rotaia rispetto a quello su gomma e aereo, come è già successo in altri Paesi europei, e sarà in grado di assorbire il traffico in costante aumento.
Marco Ballico

 

 

Voto su internet: via Roma solo per i bus  - Il 75% dei votanti sul web chiede di chiudere la strada alle auto

 

Continua il sondaggio sul nostro sito www.ilpiccolo.it sulla pedonalizzazione del centro cittadino

La maggioranza continua a preferire l’ipotesi di vietare il transito sia in corso Italia sia in via Mazzini

A quasi una settimana dall’avvio, il referendum lanciato dal «Piccolo» sulla pedonalizzazione del centroha ormai evidenziato un dato irrefutabile: la stragrande maggioranza dei triestini, l’85%, è favorevole all’ipotesi. Ed entrando nello specifico, i dati sintetizzati nel sito web del quotidiano dedicato alla questione, le arterie maggiormente «gettonate» nell’ottica di una chiusura al traffico sono Corso Italia e via Mazzini, con il 51% complessivo di «sì» all’ipotesi.
Ancora più alta la percentuale, attestata a quota 75, di coloro che vorrebbero via Roma riservata solo ai mezzi pubblici. Per quanto poi riguarda le arterie del Borgo Teresiano i lettori vedono di buon occhio la pedonalizzazione di via XXX Ottobre (55%) e nel Borgo Giuseppino quella di via Diaz (45%).
Ma al di là delle pure cifre, continuano ad arricchire il forum sull’argomento i contributi dei triestini. «Occorrono idee - afferma anatra00 - che coinvolgano tutti assieme Comune, Provincia e Trieste Trasporti. In primo luogo individuare siti e costruire parcheggi all'aperto extraurbani collegati con bus.Quindi serve uno studio per il ripristino del doppio senso di circolazione su tutte le arterie ove ciò è possibile, per favorire il transito, aumentando i percorsi alternativi ed impedendo di fatto la sosta selvaggia; individuando e organizzando, allo stesso tempo, vie,spazi ed attuali parcheggi su aree pubbliche a pagamento da destinare esclusivamente e unicamente al parcheggio per residenti(per i non residenti solo i parcheggi privati e quelli in periferia). Inoltre introdurre il ticket parcheggio comprensivo di bus gratis e il ticket transito solo per i non residenti, che naturalmente non possono sostare in città.
«E perchè invece di allargare la pedonalizzazione - si chiede filippo79 - non si allarga la zona di circolazione riservata esclusivamente ai residenti?». « A mio parere - prosegue - oltre a pedonalizzare del tutto solo alcune vie sarebbe necessario ridurre il traffico in tutte quelle vie cosiddette di scorrimento lasciando quelle 5-6 vie necessarie per andare da una parte all'altra della città.
Secondo trzachana invece «pedonalizzare vie cittadine escludendo il traffico implica, volenti o nolenti, il sovraccarico sulle grandi arterie a senso unico che farebbero assomigliare la città a Vienna con un Ring, dove un traffico a cinque corsie si intasa nelle ore di punta con tanto di mezzi pubblici (tram, metropolitana). Il punto è che la città non ha parcheggi; il trasporto pubblico dalla periferia al centro e viceversa è scadente, male impostato e i bus arrivano incolonnati a causa del traffico dopo minuti di estenuante attesa».

 

 

Nella Val Rosandra sentieri più sicuri - Grazie anche a 600mila euro dell’Ue rinnovati tratti di passeggiate e recuperate vedette

 

SAN DORLIGO DELLA VALLE San Dorligo della Valle in festa ieri per l'inaugurazione ufficiale delle opere realizzate grazie al progetto «La Val Rosandra e l'ambiente circostante».
Un centinaio di persone, tra cui molti bambini, hanno partecipato ai festeggiamenti incominciati con il taglio del nastro da parte del sindaco Fulvia Premolin, all'imbocco del Sentiero dell'amicizia del locale Parco. «Abbiamo ritenuto doveroso - ha spiegato il primo cittadino - coinvolgere tutta la cittadinanza per un traguardo molto atteso e importante. L’Unione europea, nell'ambito della cooperazione transfrontaliera Interreg IIIa Italia-Slovenia 2000-2006, ha stanziato l'85% delle risorse, per un totale di 600mila euro, il Comune il restante 15%. Questi soldi hanno permesso di sistemare e mettere in sicurezza alcuni tratti dei principali sentieri della Val Rosandra. In accordo con la Comunella di Bagnoli, sono state anche riqualificate le tre vedette di Crogole, Moccò e San Lorenzo, la risorgiva di Moganjevec e il Centro visite di Bagnoli della Rosandra, che verrà inaugurato nelle prossime settimane». «Grazie alla sensibilità e al contributo degli abitanti del territorio comunale - ha aggiunto l'assessore comunale Laura Stravisi - abbiamo anche potuto ricoprire il portico della Chiesetta di Santa Maria in Siaris con tegole antiche: in seguito a un appello dell'amministrazione, infatti, in una settimana privati cittadini e associazioni culturali e sportive hanno donato spontaneamente 1500 tegole antiche». Per questo motivo i bambini della scuola primaria di Bagnoli hanno donato simbolicamente all'assessore Stravisi una tegola da loro decorata che è stata collocata nel luogo di culto. Dopo il taglio del nastro il folto gruppo è salito fino alla Ciesetta per assistere alla messa, seguita da un'esibizione del Coro misto Venturini di Domio e da un brindisi a Botazzo. Legata al progetto, a fine mese è prevista la presentazione del libro bilingue «La Val Rosandra e l'ambiente circostante».
s.s.

 

 

Lotta all’inquinamento sulla costa croata - Fino al 2012 trenta municipalità interessate dalla costruzione di fognature e depuratori

 

Parte fra qualche mese la seconda fase del Progetto adriatico che ha già riguardato le principali città da Pola a Zaravecchia

A Fiume sono previsti 80 chilometri di tubi e vari impianti: costo totale di 19,5 milioni

FIUME Parola d’ ordine: tutelare il mare Adriatico da fonti d’inquinamento e sporcizia varia. Un obiettivo che va perseguito non solo tramite la Zona in regime di protezione ittico–ecologico (peraltro bocciata dal Parlamento croato e dall’ Unione europea), ma anche e soprattutto con il Progetto adriatico, venuto alla luce otto anni fa.
Il progetto viene attuato congiuntamente dal Demanio idrico croato e dalla Banca mondiale e si propone di tutelare le acque marine in prossimità della costa, tramite l’edificazione o la ricostruzione di reti fognarie e depuratori. Si suddivide in tre fasi: la prima ha riguardato alcune delle principali città croate dell’Adriatico, come Fiume, Pola, Zara, Abbazia e Zaravecchia (Biograd).
La seconda comincerà tra un paio di mesi e durerà fino al 2012, comprendendo trenta municipalità. A questo scopo, si è tenuta a Zara una riunione fra esponenti della Banca mondiale e del Demanio idrico, alla quale hanno partecipato rappresentanti dei trenta comuni che saranno coinvolti nel Progetto adriatico. Nell’incontro sono state analizzate le modalità di finanziamento dei progetti e presentate le opere fin qui realizzate.
La seconda fase del progetto verrà a costare circa 120 milioni di euro, di cui la metà assicurata tramite crediti erogati dalla Banca mondiale, mentre il restante 50 per cento viene coperto dal governo croato, dal Demanio idrico, dalle autonomie locali e dalle aziende municipalizzate.
Questi i comuni che hanno espresso l’ intenzione di aderire alla seconda fase del piano: per l’ Adriatico settentrionale le municipalità di Cherso, Crikvenica, Veglia, Albona, Lussinpiccolo, Novi Vinodolski, Parenzo, Arbe, Rovigno, Dignano, Fasana, Malinska, Medolino, Castelmuschio (Omisalj) e Vinodol. Per l’ Adriatico meridionale sono state avanzate le candidature di Ragusa, Lesina, Curzola, Metkovic, Nona, San Pietro di Brazza, Vodizze, Gradac, Murter, Meleda, Sabbioncello, Capocesto (Primosten), Slosella (Pirovac), Stagno (Ston), Stretto (Tisno), Vela Luka e Zupa Dubrovacka.
Anche Fiume, capoluogo del Quarnero, ha aderito al Progetto adriatico che, in questo caso, contempla la realizzazione delle fognature dal Grobniciano alla città dell’aquila bicipite. Si tratta per l’esattezza di 80 chilometri di tubature, di un tunnel cosiddetto idrotecnico della lunghezza di due chilometri, del collettore d’allacciamento alla rete fognaria fiumana e di altri impianti. La superficie interessata al progetto – peraltro in via di ultimazione – è di circa 22 mila ettari e comprende 27 abitati.
La nuova infrastruttura impedirà la penetrazione delle acque di scolo nelle falde imbrifere e nella Fiumara, o fiume Eneo, tutelando così le ricche fonti d’acqua potabile alle spalle di Fiume.
Il piano verrà a costare in tutto 143 milioni di kune, circa 19 milioni e mezzo di euro, così ripartiti: il 50 per cento alla Banca mondiale, il 24 per cento dal bilancio statale, il 12 dal Demanio idrico nazionale e il 14 dalle autonomie locali interessate.
Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 15 marzo 2008

 

 

Ferriera, emissioni dimezzate: ok al dissequestro L’azienda: investiremo altri 4 milioni sull’ambiente

 

Positivi i risultati delle prove condotte dal consulente del Tribunale: il giudice toglie i vincoli

Il giudice Massimo Tomassini ha dissequestrato ieri l’impianto di agglomerazione della Ferriera di Servola. Lo ha deciso in base ai risultati più che positivi della terza campagna di prova sulle emissioni del camino E5 portata a termine dal professor Marco Boscolo, consulente del Tribunale. I livelli delle diossine sono risultati più che dimezzati e talvolta anche quattro volte inferiori ai limiti fissati dalla legge regionale.
L’impianto di agglomerazione è stato così riconsegnato senza alcuna prescrizione tecnica al gruppo Lucchini-Serverstal. Nell’udienza di ieri mattina, protrattasi per poco meno di un’ora, il pm Federico Frezza che il 3 agosto 2005 aveva chiesto e ottenuto il sequestro dell’impianto di agglomerazione, ha dato parere favorevole allo sblocco totale e alla riconsegna alla proprietà. L'istanza di dissequestro era stata presentata dagli avvocati Giovani Borgna e Giuseppe Frigo, storici difensori del gruppo siderurgico bresciano.
GLI ACCORGIMENTI. Determinanti per questa soluzione positiva sono risultati gli accorgimenti tecnici messi a punto dal professor Boscolo. Importanti benefici sul piano delle emissioni di diossine e quindi a livello ambientale sono stati ottenuti aumentando la depressione delle casse di aspirazione ma anche riducendo la quantità di polveri di coke con dimensioni superiori ai tre millimetri. In sintesi sono state introdotte durante le prove e lo saranno ora anche con la ripresa della piena produzione, polveri più sottili. L’ultimo determinante beneficio è venuto dall’utilizzazione di calce idrata che ha avuto, esattamente come le altre misure, il potere di rendere più veloce il processo di agglomerazione con il conseguente repentino superamento delle temperature poste tra i 200 e i 500 gradi, intervallo in cui si formano le diossine. Per analoghe ragioni è stata aumentata anche la velocità di scorrimento del nastro e di conseguenza, con queste messe a punto molto precise, aumenterà anche la produzione mentre calerà il fabbisogno di energia.
«Quando esiste la disponibilità al confronto tra le parti, i risultati positivi arrivano» ha affermato l’avvocato Borgna. «Al contrario il muro contro muro fa precipitare le cose e viene compromesso il diritto alla salute, al lavoro e all’esercizio di impresa».
Da ieri i valori di emissione delle diossine dal camino E5 costituiscono il punto di riferimento di legge per tutta Italia. Mettendo a punto l’impianto è infatti stato dimostrato che è possibile contenere le emissioni di diossina sotto gli 0,0988 nanogrammi per metro cubo, un livello quattro volte inferiore ai limiti della legge regionale che fissa la soglia ammessa a 0,400 nanogrammi. La legge del Friuli Venezia Giulia è la più severa di tutto il Paese.
«Abbiamo portato a termine un impegnativo programma di abbattimento delle emissioni» ha affermato ieri all’esterno dell’aula del Tribunale l’ingegner Francesco Rosato, direttore della Ferriera e consigliere delegato della società proprietaria. «Con il supporto e la supervisione del Centro sviluppo materiali e con quello del Consiglio nazionale delle ricerche, abbiamo revisionato l’intera linea ’dei fumi’ per raggiungere la massima efficienza di tutti i sistemi di controllo dell’impianto. Abbiamo investito 450 mila euro».
L’AIA. Ma l’investimento in ogni caso sarà superiore per rispettare le prescrizioni stabilite dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Lo conferma lo stesso Rosato. «Gli interventi che dovranno essere realizzati prevedono un investimento di 4 milioni di euro. Si tratta dell’installazione di un filtro a tessuto sull’impianto di aspirazione polveri a servizio dei vibrovagli nel raparto condizionamento coke e l’impianto di aspirazione polveri a presidio delle operazioni di seconda vagliatura del coke. Nell’area cokeria è prevista anche l’implementazione di un nuovo sistema di riscaldo dei forni con sdoppiamento dell’alimentazione. Nell’area dell’altoforno sono partiti i lavori preliminari per il rifacimento dei sistemi di tenuta della linea di caricamento delle materie prime, mentre nell’area logistica sono in fase di assegnazione gli ordini relativi ai progetti inerenti ai presidi di irrorazione dei parchi materie prime e delle aree scoperte. Per quanto riguarda il trattamento delle acque di processo sono in progettazione gli impianti di raffreddamento, analogamente ai presidi di trattamento e di depurazione delle acque meteoriche. È in fase di ultimazione, infine, la definizione del piano per la riduzione della produzione dei rifiuti industriali».
Verranno raddoppiati i controlli con verifiche trimestrali anziché semestrali.

Claudio Ernè

 

 

FERRIERA - Contenzioso sulla concessione dell’autorizzazione ambientale  - Scontro Regione-Comune al Tar

 

Un atto dovuto, ma comunque significativo. La giunta regionale ha dato il via libera nella seduta di ieri alla costituzione in giudizio contro il ricorso indetto dal Comune di Trieste sulla Ferriera. Il Comune aveva infatti impugnato la delibera della giunta regionale sull’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) concessa alla Lucchini spa.
L’amministrazione regionale, dopo ben due rinvii del documento alla propria avvocatura per renderlo inattaccabile dal punto di vista giuridico, ha rilasciato l’Aia alla Lucchini, vincolando l’azienda a una serie di interventi di sostenibilità ambientale nell’atmosfera e al suolo da rispettare entro 12 mesi. Il Comune si era però fin da subito opposto, sostenendo che la deliberazione regionale approvata lo scorso 28 dicembre è «da considerarsi illegittima per violazione di legge, nonché per incompetenza e per eccesso di potere sotto i profili della illogicità, contradditorietà, perplessità, carenza e/o insufficienza di motivazione e di istruttoria». Il ricorso era stato depositato al Tar dagli avvocati Oreste Danese e Maria Serena Giraldi.
Gli aspetti contestati dal Comune riguardano il fatto che la Regione avrebbe modificato unilateralmente il protocollo «“sul rispetto del termine entro il quale devono cessare le attività dell’impianto (alla fine del 2009) con salvaguardia delle posizioni lavorative», ma anche la mancanza del Piano regionale della qualità dell’aria. Infine, si contesta il fatto che la Regione «non ha tenuto minimamente conto dell’atto del ministero dell’Ambiente, che ha messo in mora e diffidato la Servola spa evidenziando una elevata contaminazione delle acque di falda e dei suoli nell’area di pertinenza dello stabilimento, contaminazione che si pone in contrasto con il rilascio dell’Aia». Dal canto suo, la Regione ha sempre sostenuto che l’esame della richiesta per l’Aia era un atto dovuto e che la conferenza dei servizi ha imposto numerose migliorie antinquinamento.

 

 

Rumori oltre i limiti: via Mazzini contro i bus  - La soluzione ottimale: chiudere al traffico. Altrimenti riasfaltatura e mezzi elettrici

 

Il comitato di cittadini e negozianti presenta i risultati delle perizie e protesta per la salute e il calo di valore degli immobili

Un livello di rumore che rende via Mazzini paragonabile alle zone industriali. Picchi di vibrazioni che se avessero maggiore durata provocherebbero spostamento di mobili nelle case fino al terzo piano. Milleduecento passaggi di autobus nell’arco delle 24 ore. Tombini, rattoppi di asfalto e soprattutto la dismessa rotaia Stream che a ogni transito di ruota provocano un piccolo botto ben percepibile a orecchio nudo. Senza dire delle puzze di scarico, delle ripartenze alle soste e ai semafori e del pericolo per i pedoni perchè i bus spesse volte prendono velocità.
Un quadro desolante quello che è stato presentato ieri dal gruppo di abitanti e negozianti della nobile via che collega piazza Goldoni alle rive nell’ambito della prima illustrazione pubblica di uno studio sull’inquinamento vibrazionale affidato a un perito di fama, Bruno Abrami di Milano, dopo che già l’Arpa aveva misurato quello acustico. I «mazziniani» si sono affidati anche all’avvocato Alessandro Giadrossi, legale del Wwf e docente di Diritto ambientale: ieri nella sala ex Giubileo (ora albergo) delle rive, angolo appunto con via Mazzini, Giadrossi ha definito «ingiusto danno» quello di chi vive e lavora nell’area, poiché - pur in grave assenza di leggi di riferimento quanto a inquinamento acustico - basterebbero accorgimenti di rispetto per migliorare lo stato delle cose, mentre ora è danneggiato anche il patrimonio immobiliare. Difficile vendere casa in via Mazzini. La svalutazione è sul 15 per cento.
A guidare la protesta, a chiamare l’Arpa e a individuare dopo attenta ricerca lo Studio Abrami, sono Manuela Miccoli e Paola Gaggi che alla conferenza di ieri avevano invitato il sindaco, la circoscrizione, Wwf, l’Arpa: «C’erano solo i consiglieri comunali Alessia Rosolen, Maurizio Ferrara e Roberto Decarli, il sindaco aveva impegni» dice la Gaggi delusa, che intende però inviare tutti i documenti in Municipio. Se non vi saranno risposte concrete, Giadrossi ha annunciato che «verranno misurati i danni che questa situazione ha causato» e la Gaggi ammette che verrà fatto un esposto alla Procura.
È quella abbandonata rotaia di Stream, per la quale il Comune attende ancora l’esito dell’ennesimo grado di giudizio nella causa con Ansaldo, a spazientire oltre i limiti chi gravita su via Mazzini che già dovette sopportare anni fa i ripetuti scavi. «Non possiamo aspettare che si risolva questa causa - dicono i cittadini -, pensiamo per tempo a che cosa fare». La pedonalizzazione sta in cima ai desideri. Ma le priorità sono molte.
In sostanza si chiede che via Mazzini sia subito adeguatamente riasfaltata, che il Comune si accordi con Trieste trasporti per ottenere in quella strada («dove si ha solo l’illusione che sia a traffico limitato») velocità ridotte, ripartenze caute, eliminazione dei bus a 18 metri che a certe ore girano mezzi vuoti. Il sogno è di avere - come è stato fatto a Roma - un anello di centro città con piccoli bus elettrici e transito permesso solo a taxi, artigiani e fornitori.
Abrami con filmati ed elaborazioni grafiche ha dimostrato che nelle case si raggiungono picchi di oltre 100 decibel, che causano vibrazioni nei pavimenti rilevate anche dai sensori corporei: nessun pericolo di lesioni alle case, ma «grosso abbattimento del valore dell’immobile».
«Da 20 anni - concludono Gaggi e Miccoli - assistiamo al degrado di questa bella via, qualcuno ci ascolterà almeno adesso?». Lo stesso chiede Decarli (Cittadini) colpito dalle relazioni tecniche: «Il sindaco chieda un incontro a Trieste trasporti per ridurre gli inconvenienti: contenere la velocità dei mezzi pubblici e regolarizzare il manto stradale devono essere le prime cose da fare, poi si deve applicare il piano del traffico, far finta che il problema non esiste non è accettabile. Via Mazzini - conclude Decarli - è diventata un’arteria di collaudo di mezzi pubblici ma anche una prova di sopportazione dei cittadini».

Gabriella Ziani

 

 

«Pedonali le vie del centro» d’accordo 85 lettori su 100 - I triestini chiedono anche una presenza più efficiente dei mezzi pubblici - Successo del sondaggio sul sito Internet del Piccolo

 

Continuano a susseguirsi sul web, nello spazio dedicato dal «Piccolo» al referendum tra i cittadini sulle zone pedonali in centro, le prese di posizione, giunte ieri oltre quota 330, percentualmente ancora più favorevoli rispetto ai giorni scorsi, con l’85 per cento dei lettori favorevoli all’allargamento della pedonalizzazione in centro. Dal canto suo fcigoi sostiene che «il centro pedonalizzato è un'ottima idea, ma per realizzarla bisogna prima rendere disponibili i parcheggi ai margini della zona chiusa. Va anche detto che parcheggi come il Silos o Via Locchi non possono essere considerati "ai margini" a meno che non venga realizzato un bus navetta gratuito».
Secondo trzachana «il collasso ha raggiunto il Comune e la Polizia municipale, non il traffico dato che la benzina costa e costerà sempre più, visto l'andazzo del mercato dell'oro nero...diminuirà quindi la circolazione veicolare visto che non tutti hanno la possibilità di sborsare fior di quattrini per un pieno per gironzolare in auto». A chiamare in causa la classe politica è invece franzele1, che ipotizza: «Sono due le cose: o i politici fanno solo propagande demagogiche per motivi elettorali, o in maniera irresponsabile chiudono il cuore della citta' senza dare ai cittadini una valida alternativa di movimento. Complimenti, state plasmando la ex-Trieste del futuro!!».
A prendere invece in considerazione l’importanza del trasporto pubblico è invece paots, che sostiene: «Se non si hanno preferenziali non si può pretendere che lautobus arrivi puntuale, mi sembra abbastanza logico! Gli autobus a Ts girano per certe strade dove anche le auto hanno difficoltà a passare».
Pinomarti01, infine, invita invece a risolvere «prima i posteggi per gli abitanti del centro e poi pedonalizzare. E facile proporre quanto sopra quanto si abita nel circondario, in ville o altro con garage in casa e questo vale anche per molti commercianti».

 

 

Circoscrizioni: «Multate chi sporca la città» - I parlamentini invocano il pugno duro contro lo scarso senso civico. Ma c’è chi tira in ballo l’Acegas

 

Dal centro all’altipiano, i vertici dei consigli rionali confermano l’esistenza di una grande quantità di rifiuti abbandonati e di discariche abusive

«Signori, vogliamo la città pulita? Iniziamo a dare multe salate ai cittadini che sporcano». Trieste soffre un male di difficile guarigione: la carenza cronica di pulizia lungo alcune vie, piazze e giardini.

L'elenco di rifiuti abbandonati fornito dai presidenti circoscrizionali - che appunto reclamano un inasprimento delle sanzioni - è lungo: un forno a microonde e un frigorifero fuori uso in via Cologna, imballaggi e deiezioni canine attorno alle aiuole di piazza Ponterosso, sigarette e cartoni all'incrocio tra via XXX Ottobre e via Filzi, ma anche fazzolettini e bottiglie lungo la strada imperiale di Basovizza, meta prediletta di runner e marciatori. Per non parlare, poi, di Trebiciano e dell'altipiano carsico, in alcuni punti trasformatisi in vere e proprie discariche a cielo aperto.
Secondo i presidenti dei parlamentini, però, la soluzione ci sarebbe: intensificare le sanzioni e, soprattutto, renderle note, di modo che l'opinione pubblica ne sia informata, a scopo deterrente. Intanto, l'immondizia si accumula. Non lungo le arterie principali - che, a detta delle circoscrizioni, vengono spazzate con regolarità - bensì nelle aree periferiche. «La spazzatura abbonda ai cigli stradali – esordisce Bruno Rupel, vertice dell'Altipiano ovest - al punto che stiamo assistendo al decespugliamento del verde. Confidavamo, dopo la stipula del contratto tra Comune e Acegas, in un miglioramento della situazione ma così non è stato. Alcune strade laterali, anzi, non sono state nemmeno inserite nell'accordo. L'ente dovrebbe risolvere il problema, ma un appello va rivolto anche ai cittadini: non si può continuare ad abbandonare tv e materassi accanto ai cassonetti. Una settimana fa qui è stato scaricato un intero camioncino di ramaglie».
«È soprattutto nei posti più celati che prolifera l'abbandono abusivo di ingombranti – concorda Marco Milkovic, presidente dell'Altipiano est – penso alla vecchia bretella vicino a Trebiciano, dove qualcuno ha abbandonato ingenti quantitativi di materiale di scavo, al campo sportivo o alla strada imperiale per Basovizza: dietro il muretto che costeggia il percorso si trova di tutto e di più. La zona soffre maggiormente perché, in confronto ad altre, risulta praticamente sguarnita di vigili. Nel frattempo, le discariche abusive non si contano neanche». «Il problema non ha assunto le dimensioni di un’emergenza - dice invece Alberto Polacco presidente di San Vito-Cittavecchia - e credo che la criticità non sia in alcun modo imputabile al Comune o ad Acegas, bensì allo scarso senso civico dei cittadini: bisognerebbe aumentare le sanzioni e i controlli». Dello stesso avviso, il collega della VII circoscrizione, Andrea Vatta: «Le deiezioni e le cicche sono, in fondo, un problema di tutta la città. Qui è stato riscontrato tra Costalunga e Coloncovez, oppure all’esterno dei giardini pubblici intitolati a fra’ Antollovich».
«Io ho visto addirittura un materasso matrimoniale vicino a piazza dell’Ospedale - riferisce Silvio Pahor, al timone di San Giacomo - In generale, la sporcizia si annida lungo le laterali comprese tra via dell’Istria e via del Mulino a vento. Ma ho notato anche delle cassette di legno gettate nella scarpata erbosa che collega le vie Colleoni e Orlandini. Vi sono tutti i mezzi per tenere pulita la città, ma non servono se la gente è pigra: l’unica soluzione sarebbe ”sguinzagliare” le guardie ambientali e comminare delle multe salate, da rendere poi pubblicamente note». AcegasAps informa che il ritardo sull’asporto dei rifiuti, verificatosi nei giorni scorsi, è dovuto a uno sciopero indetto a livello nazionale. «È necessaria una capillare pulizia ordinaria su tutta la zona del Boschetto - commenta Gianluigi Pesarino Bonazza, presidente di San Giovanni-San Luigi - ma, in primis, è improrogabile l’osservanza del calendario dei turni di spazzamento e pulizia, sovente non rispettati. I punti più critici sono rappresentati dall’area retrostante la piscina e San Cilino. Oltre che, naturalmente, dall’area del Boschetto, dove non è raro rinvenire, come è accaduto, materassi, reti e frigoriferi».
Disagi anche a Roiano, Scorcola e Gretta, riferisce il presidente del parlamentino Sandro Menia: «Si sono avuti degli abbandoni abusivi di rifiuti nelle aree di piazza Da Vinci, via Cologna e via Galilei. A destare più preoccupazione, comunque, è la situazione degli ingombranti: all’imbocco di via Cologna, ho segnalato un micronde e un frigorifero. Le guardie ambientali hanno assicurato che avrebbero intensificato le perlustrazioni onde individuare i colpevoli».
Il controllo sul lavoro di pulizia delle strade e sullo svuotamento dei bottini viene effettuato quotidianamente dal personale dell’AcegasAps con quattro addetti. L’ex municipalizzata specifica che questi si occupano del servizio giornaliero, diviso per zone in base ai piani di lavoro. A loro, si aggiungono altre tre persone che, a campione, selezionano le vie da esaminare. In questo modo, oltre alla verifica del lavoro standard, è possibile individuare le eventuali situazioni critiche. Per gli interventi speciali, ad esempio la rimozione di lavatrici abbandonate per strada, il tempo tra rilevazione ed effettuazione degli stessi può variare arrivando sino alle 24 ore.

Tiziana Carpinelli

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 14 marzo 2008 

 

 

Intervento del ministero, salvi i colibrì di Miramare - Approvato un contributo straordinario da 40mila euro per gli ottanta esemplari del centro

 

Un contributo straordinario di 40mila euro è stato concesso dal Ministero dell'Ambiente per salvare gli 80 colibrì del Centro per la salvaguardia del colibrì di Trieste. Lo ha reso noto ieri sera la Direzione Generale Protezione Natura del Ministero dell'Ambiente con una lettera indirizzata alla struttura, in cui si precisa che «questo intervento potrà immediatamente aiutare» la stessa.
Il ministro Alfonso Pecoraro Scanio - ha ricordato il Ministero - aveva attivato la Direzione Generale chiedendo, «nell'ambito di un necessario e definitivo chiarimento dei rapporti precedentemente intercorsi tra Ministero e Centro, di operare comunque a tutela del benessere degli animali. Sulla base dell'analisi della documentazione e della relazione di alcuni esperti inviati a Trieste - ha riferito il portavoce di Pecoraro Scanio, Giovanni Nani - il Ministro ha chiesto agli uffici di prevedere un intervento economico in emergenza per salvare i colibrì». La Direzione del Ministero dell'Ambiente, infine, ha offerto la disponibilità a studiare, insieme al Centro, «soluzioni idonee e definitive per il mantenimento dei colibrì».
«Ora potremo salvarli, i colibrì non moriranno». È il commento del direttore del Centro per la salvaguardia del colibrì di Trieste, Stefano Rimoli, alla decisione del Ministero dell'Ambiente di concedere il contributo straordinario. «Ringrazio il Ministro Pecoraro Scanio - ha aggiunto Rimoli - e sono soddisfatto per la solidarietà che si è creata intorno al centro e, soprattutto - ha concluso - per essere riuscito a salvare i colibri».
Il tempo a disposizione stava effettivamente scadendo. «Sabato (domani, ndr) alle 10 staccheranno la fornitura di energia elettrica - aveva spiegato Romoli prima di ricevere la buona notizia da Roma - i colibrì andranno in ipotermia, ipoglicemia e verso le 10.40 entreranno in coma. I generatori di emergenza e le strumentazioni per il funzionamento dell'unità di terapia intensiva del Centro sono predisposti per la rianimazione e il mantenimento di solo due o tre colibrì al massimo».
Linda Dorigo

 

 

Il centro città in lotta con i rifiuti  - Poca sorveglianza e inciviltà: da via Cavana a Barriera un’escalation di sporcizia nelle strade

 

Viaggio nella Trieste che sconta scarso senso civico e carenze nel sistema di pulizia: scaldabagni abbandonati e mini-discariche abusive

Sacchi neri, strabordanti di immondizie, lasciati fuori dai bottini a meno di due metri dai tavolini di un bar in piazza San Giovanni. La scena si ripete, in pieno giorno (attorno alle 12.30), davanti al palazzo della questura: dall’altra parte della strada, due contenitori sono pieni zeppi e la gente decide di piazzare i rifiuti sul bordo della strada. Ma il quadro non è ancora completo: se il salotto buono della città, ovvero piazza Unità e dintorni, non vive alcuna emergenza sul fronte rifiuti, la situazione è decisamente più difficile per le stradine secondarie di Cavana e quelle di Barriera nuova, piene di cartacce, deiezioni canine e mozziconi di sigaretta. Anche in corso Italia la fotografia non è confortante in certi tratti. Le lamentele dei triestini sono quotidiane: l’allarme sporcizia è scattato.
In via Caccia, la scena che si materializza attorno all’ora di pranzo è a dir poco preoccupante: uno scaldabagno occupa il marciapiede a fianco di una coppia di cassonetti verdi. Qualcuno l’ha lasciato lì, per pigrizia, maleducazione e, forse, perché non sapeva dell’esistenza dei depositi per i rifiuti ingombranti.
Certo è che, specie le persone più anziane sono costrette a scomodi esercizi di equilibrismo per proseguire la camminata. «Siccome per lavoro leggo i contatori da cinque anni - osserva Maurizio Corazza - vedo questo genere di situazioni ogni giorno per otto ore. Immagini che si ripetono anche nei cortili di certi stabili. Il problema è la maleducazione della gente: quante volte, per esempio, si vede qualcuno che esce da un negozio e getta immediatamente a terra lo scontrino?»
Poco lontano, in via Vasari, il portone del civico 14 è preceduto da un volantino gettato a terra e alcune inequivocabili tracce di bisogni di cani, quelli che andrebbero raccolti e gettati via dai padroni degli animali stessi. «La colpa è del Comune», sbotta Marzia Leghissa, commerciante della zona. Che aggiunge: «Una volta la pulizia delle strade era quotidiana e si vedeva il vigile di quartiere passare a controllare. Oggi non è più così».
In città vecchia, nelle aree dove in tempi relativamente recenti è stata effettuata la ripavimentazione, l’emergenza non è totale. In via di Cavana, però, dove i lavori sono in corso, si è materializzata una mini-discarica abusiva all’interno di un recinto regolarmente segnalato per interventi sul manto stradale. Davanti c’è un panificio. Basta fare pochi metri verso piazza Unità e lanciare un’occhiata in via dei Capitelli, dove delle stampe pubblicitarie vanno a costituire una sorta di tappeto poco oltre la Casa della Musica. Non è finita, perché via dei Cavezzeni diventa subito «via dei cavekkan (e del piscio!)», come si può leggere chiaramente su una scritta andata a imbrattare con lo spray il muro giallo del palazzo in cui ci si imbatte non appena girato l’angolo. Pure questo contribuisce a sporcare la città.
In piazza Sant’Antonio, altri sacchi neri appoggiati ai bottini. «Dove sono le Guardie ambientali del Comune?», si chiede Beatrice B.. Al suo fianco, Lucia B. (non hanno voluto fornire il cognome completo) aggiunge: «Mi pare che ci si preoccupi del salotto cittadino, ma del resto no. Specie in periferia o in zone come quella di via Lazzaretto vecchio oppure piazza Goldoni». In effetti, proprio quest’ultima è bersagliata dai bisogni dei numerosi colombi che ci gravitano attorno. Non bastasse, laddove sono piazzate le colonnine per la raccolta della carta, ecco spuntare delle borse di nylon contenenti delle bottiglie di plastica, lasciate in mezzo al passaggio dei pedoni. Alla faccia della raccolta differenziata. «Si paga la poca educazione della gente, che non è rispettosa verso gli altri e getta qualsiasi rifiuto fuori dai contenitori», afferma Pierina Giurco. Proseguendo verso Barriera, ecco l’opinione di Anna Dell’Oro, che lavora in una panetteria di corso Saba: «La questione sporcizia qui è un disastro perché il flusso delle auto trascina le cartacce da corso Italia e dalle Rive in avanti».
Condizioni difficili pure in via della Tesa: scatoloni di cartone ammassati tra il muro di una casa e la strada e, quasi in largo Mioni, una nuova discarica abusiva oltre una recinzione. Lattine di birra, bottiglie di plastica, un secchio nero e sacchetti vari.

Matteo Unterweger

 

 

Nel 2007 a Trieste 100.175 tonnellate di immondizie

 

Di queste, 18.774 destinate al recupero di materiali con la raccolta differenziata. Sul territorio cinque centri per materiali e oggetti ingombranti Nel 2007 a Trieste sono state prodotte 100.175 tonnellate di rifiuti. Di queste, 18.774 (il 18,7 per cento) sono state destinate al recupero di materiali grazie a quella che è comunemente conosciuta come raccolta differenziata. Le restanti 81.791, invece, hanno imboccato il percorso della termovalorizzazione, con conseguente riutilizzo in chiave energetica sfruttando l’impianto di via Errera, che ha consentito a Trieste di essere la prima provincia italiana a non ricorrere più alla discarica. «Abbiamo così recuperato il 100 per cento del totale», confermano dall’AcegasAps. L’ex municipalizzata constata anche come «si assista ad un continuo aumento dei rifiuti, sia nel numero che nelle tipologie prodotte dalle industrie». Su un’eventuale emergenza cittadina, in ogni caso, nessuna conferma ufficiale. Il servizio di recupero delle immondizie viene garantito da AcegasAps, cui è stato affidato dal Comune, sei giorni su sette «sempre in orari che possano arrecare meno disturbo possibile al traffico». Nel caso di due giorni consecutivi festivi, l’attività viene sospesa solamente per 24 ore. Sono più di 6000 i contenitori disseminati sul territorio cittadino, che vengono svuotati da 46 automezzi e oltre un centinaio di operatori. La capacità volumetrica dei singoli contenitori supera i 3000 litri ciascuno. «La media giornaliera di rifiuti prodotta dal singolo cittadino triestino - comunicano ancora da AcegasAps - è pari a 57,1 litri. Facendo delle rapide moltiplicazioni, è chiaro come dal nostro punto di vista gli spazi per una giusta distribuzione delle immondizie ci siano abbondantemente». Sta quindi ai cittadini sfruttrali in modo adeguato.
Ritornando alla raccolta differenziata di carta, plastica, vetro e lattine, batterie e via dicendo, sono state istituite in tutta Italia delle piattaforme per la prelavorazione e successiva distribuzione del materiale a cartiere, vetrerie e quant’altro. Il tutto grazie al Consorzio nazionale per il recupero dei rifiuti.
Nel centro cittadino, considerata la difficoltà logistica nel piazzare un alto numero di bottini, è stato predisposto anche un servizio speciale per la raccolta di cartoni dai negozi.
Per tutto ciò che non rientra nelle categorie interessate dalla raccolta differenziata o, comunque, in quelle che vanno considerati come le immondizie «tradizionali», va ricordato come a Trieste esistano cinque centri di raccolta ai quali possono essere portati gratuitamente i rifiuti ingombranti. Questi si trovano in via Carbonara 3, strada per Cattinara 2/1, via Valmartinaga 10, strada per Vienna 84/a e via Giulio Cesare 10. In tutti questi posti possono essere conferiti rifiuti quali materassi, mobili in legno e metallo, elettrodomestici, materiali ferrosi e altro tipo di metallo, tv, monitor e apparecchiature elettriche ed elettroniche, vetro, lampade a scarica nei gas come i tubi neon (non in strada per Cattinara), pneumatici con o senza cerchioni, inerti da piccole riparazioni o con possibile presenza di amianto e olio esausto.
ma.un.

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 13 marzo 2008 

 

 

Ferriera, si parte con i test ai residenti Dal 19 marzo i prelievi per le analisi - Sarà rilevata l’eventuale presenza di benzoapirene e metalli pesanti

 

Contattate le persone prescelte: domani al Distretto di Valmaura saranno distribuite le provette  - Rotelli: i risultati comunicati sia ai singoli sia pubblicamente, in forma anonima

Saranno effettuati la prossima settimana i prelievi di sangue e urine dei cinquanta servolani individuati dall’Azienda sanitaria, per rilevare l’eventuale presenza nei loro corpi di benzoapirene e metalli pesanti.
In questi giorni l’Ass ha contattato tutte le persone prescelte, e domani, al Distretto sanitario di Valmaura, saranno distribuite le provette per le urine. Mercoledì 19 e giovedì 20 marzo, invece, sono in programma all’Ospedale Maggiore i prelievi di sangue.
Il complesso delle provette sarà poi inviato dall’Azienda sanitaria a un laboratorio di Brescia, considerato a livello nazionale il migliore per l’individuazione delle sostanze in questione.
Per l’effettuazione delle analisi ci vorranno, secondo l’Ass, alcune settimane. «I risultati – precisa il direttore dell’Azienda sanitaria, Franco Rotelli – saranno comunicati sia privatamente ai singoli cittadini sia pubblicamente, in forma ovviamente anonima. In questa materia non ci sono segreti».
Sempre in tema di Ferriera, intanto, si registrano alcune reazioni ai risultati della perizia del Tribunale sul camino E5 dell’impianto di agglomerazione, dai quali è emerso che, in seguito alla gestione «sperimentale» disposta dal giudice Massimo Tomassini, le diossine sono più che dimezzate e risultano quattro volte inferiori ai limiti di legge.
«E’ un dato importante, che mi fa piacere – commenta il sindaco Dipiazza – ma il problema dell’inquinamento rimane. Non sono cambiate la situazione e la percezione dei cittadini, in un raggio molto ampio rispetto a Servola. Dopo le due settimane di smog sulla città la gente è ancora più arrabbiata. Rimane quindi – conclude – la mia idea che, col nuovo governo, bisognerà siglare un patto per Trieste che preveda anche la chiusura della Ferriera».
Soddisfatto anche Roberto Decarli, consigliere comunale dei Cittadini, secondo il quale «adesso tutti devono tenere conto di questi dati, soprattutto il sindaco che vuol chiudere la Ferriera. E’ un primo segnale alla città del fatto che, se si interviene sugli impianti, i risultati di vedono». Decarli avverte comunque che «ciò non ferma gli altri impegni assunti dall’azienda, che deve andare avanti e migliorare ogni aspetto ambientale».
Più scettica Alessia Rosolen, capogruppo di An in consiglio comunale. «Questi risultati – osserva – si hanno sempre quando gli impianti sono sotto osservazione, mentre quando l’attenzione cala si rilevano gli sforamenti. Ciò non toglie – prosegue – che l’attenzione per gli impianti va tenuta costante, perchè la siderurgia è incompatibile con l’ambiente urbano. Va quindi studiato – conclude – un percorso serio con cui si arrivi a una graduale dismissione della Ferriera».
«Mi sta bene che la diossina sia dimezzata – commenta il consigliere regionale dei verdi Alessandro Metz – ma i dati più interessanti sono quelli sulla salute dei lavoratori e degli abitanti. I risultati degli esami fatti a 50 lavoratori sono fermi all’Azienda sanitaria da gennaio. Vorrei capire come mai non vengono resi noti, anche perchè gli stessi lavoratori cominciano ad essere preoccupati».
Da parte sindacale, Franco Belci, segretario provinciale della Cgil, parla di «una buona notizia, che dimostra che si può fare molto con una conduzione ottimale degli impianti e l’utilizzo di tecnologie non particolarmente avanzate. Sono risultati – rimarca – che pongono un grosso problema di responsabilità all’azienda, che adesso deve intervenire autonomamente. Ritengo che gli stessi risultati della diossina si possano ottenere per il benzoapirene e le polveri sottili».
«Ho appreso con favore questi esiti – dichiara Enzo Timeo (Uilm) –. Assieme alle Rsu auspico che ciò dia anche un po’ di tranquillità all’esterno e all’interno dello stabilimento, perchè rimane sempre la preoccupazione di essere strumentalizzati». Anche Timeo ricorda poi che non si conoscono ancora i risultati degli esami sui lavoratori. «Li aspettiamo a fine mese – precisa – per essere noi stessi in condizione di dare una valutazione».
gi. pa.

 

 

FERRIERA - socialisti a Tondo: «Cambi posizione sul futuro di Servola»

 

Gli ultimi controlli sulle emissioni della Ferriera, che accertano il dimezzamento delle diossine, accendono la polemica politica. L’esito delle verifiche viene preso a spunto dal Partito socialista per muovere critiche al candidato del centro destra alla presidenza della Regione. «Appena qualche giorno fa Renzo Tondo - commentano i socialisti - ha detto che, in caso di elezione, chiuderà la Ferriera di Servola. Perché inquina e perché lo chiede a gran voce una parte del rione. Ora però le misure effettuate dal perito del Tribunale rilevano una presenza di diossine quattro volte inferiore al limite di legge. Siamo certi che, alla luce di queste importanti novità, Tondo tornerà immediatamente sui suoi passi e riconsidererà la sua posizione».

 

 

Sondaggio traffico: piace all’84% dei triestini l’ipotesi di nuove aree pedonali - Già 215 contatti, votate su www.ilpiccolo.it

 

Un coro di sì all’ipotesi di allargare le isole pedonali in centro. Sta riscuotendo grande attenzione da parte dei lettori il sondaggio on- line lanciato dal Piccolo per conoscere le opinioni dei cittadini sulle ipotesi di limitazione al traffico veicolare in centro. A distanza di poco più di due giorni dall’avvio dell’iniziativa, al sito www.ilpiccolo.it sono già arrivati infatti oltre 215 voti.
Voti che confermano una tendenza apparsa chiara fin dal primo momento: la maggior parte dei lettori si schiera con decisione a favore della creazione di aree «off limits» per le quattro ruote.
La pensa così l’84% del campione (pari a 180 indicazioni di voto). Alta anche la percentuale di chi ritiene prioritario chiudere via Roma alle auto e riservarla al passaggio dei mezzi pubblici (154 voti contro 57 soddisfatti della situazione attuale). Meno omogenee, invece, le indicazioni che arrivano a proposito delle altre soluzioni oggetto di dibattito. Si dice favorevole alla pedonalizzazione di corso Italia, per esempio, il 14% dei votanti, mentre il 20% preferirebbe l’opzione via Mazzini e addirittura il 49% vedrebbe bene la chiusura al traffico di entrambe le strade.
Passando alle proposte legate al futuro del Borgo Teresiano, a riscuotere maggior favore è l’ipotesi di pedonalizzare via XXX ottobre (118 voti pari al 58% del campione). L’idea di eliminare il traffico da via Trento, invece, piace al 21% dei lettori, mentre un altro 21% suggerisce di spostare l’attenzione su altre strade del rione.
Nel caso del Borgo Giuseppino, infine. la soluzione più gettonata resta la trasformazione in isola pedonale di via Diaz (42%). Il 22% del campione vorrebbe invece poter passeggiare liberamente in via Cadorna, mentre il restante 37% preferirebbe pedonalizzare altre zone di Cittavecchia.
E sulla necessità di ridurre la presenza di auto nel centro storico torna a far sentire la propria voce anche il Coped- CamminaTrieste. Nell’ultima assemblea degli iscritti, l’associazione ha ribadito l’impegno a portare avanti la battaglia per l’applicazione del Piano del traffico, e per la «liberazione» dei marciapiedi e delle fermate dei bus, quotidianamente alle prese con la maleducazione di automobilisti e centauri.
In quest’ottica, il Coped ha anche stilato una sorta di mappa delle zone più a rischio per pedoni e passeggeri dei mezzi pubblici. Particolarmente critica viene definita la situazione di piazza Goldoni che, pur interessata da una riqualificazione ritenuta tutto sommato positiva, presenta ancora passaggi pedonali e semafori non adeguatamente regolati e corsie per i bus giudicate insufficienti.

 

 

Capodistria, progetto da 220 milioni per smaltire il diossido di carbonio

 

L’impianto, legato alle centrali termoelettriche, sarebbe associato al progetto del terminal rigassificatore

CAPODISTRIA Raccogliere in un unico punto il diossido di carbonio «prodotto» dalle centrali termoelettriche della Slovenia, trasformarlo in gas liquido e trasportarlo all'estero. L’idea è stata lanciata nei giorni scorsi dalla società tedesca «Tge Gas Engineering», la stessa che ha in progetto - ma non ha ancora ottenuto i permessi necessari - la costruzione di un rigassificatore nell’area del porto di Capodistria. E anche il futuro impianto per lo stoccaggio e la liquefazione del diossido di carbonio, se mai dovesse essere costruito, sarebbe situato nella zona dello scalo capodistriano.
I dettagli di questa nuova idea sono stati illustrati dal direttore della Tge Gas Engineering, Vladimir Puklavec, e dal responsabile della filiale lubianese Uros Prosen. Entro il 2013 - questa la valutazione della società tedesca - il costo dell’emissione di una tonnellata di diossido di carbonio raggiungerà probabilmente i 30 euro: raccogliere e immagazzinare in via definitiva la stessa quantità di anidride carbonica costerà in quel momento da 34 a 40 euro, ma con tendenza al calo.
In prospettiva, pertanto, alle centrali termolettriche potrebbe tornare utile la costruzione di un gasdotto di 120 chilometri dalla centrale di Sostanj al porto di Capodistria, dove poi il gas sarebbe raffreddato e liquefatto - sfruttando, peraltro, parte dell'energia che si sprigionerebbe nel processo di rigassificazione - per essere trasportato all'estero. Attualmente, la centrale termolettrica di Sostanj emette oltre 4,5 milioni di tonnellate di diossido di carbonio all’anno. Se realizzato, l'impianto di Capodistria a pieno regime sarebbe in grado di trasformare in liquido 4 milioni di tonnellate di diossido di carbonio. «Quello che offriamo - si è detto convinto Puklavec - è una soluzione valida sia dal punto di vista economico che da quello ecologico».
Per ora, comunque, è solo un’idea. La sua realizzazione dipenderà in buona parte dalla sorte dell’altro progetto, quello del rigassificatore, per il quale la Tge Gas Engineering è ancora in attesa di risposta all'istanza per ottenere le autorizzazioni. Il progetto per il terminal rigassificatore, del valore complessivo di circa 900 milioni di euro, prevede la costruzione di due contenitori in acciaio da 150mila metri cubi, dell'impianto di rigassificazione in senso stretto e della centrale elettrica nell'area del porto di Capodistria, ai piedi del colle di Sermino.
L'impianto sarebbe in grado di fornire 5 miliardi di metri cubi di gas all'anno. L'aggiunta della struttura per la raccolta e la liquefazione del diossido di carbonio aumenterebbe i costi di altri 100 milioni di euro, più ulteriori 120 milioni per il gasdotto fino a Sostanj. Il periodo necessario per ottenere autorizzazioni e permessi, sostengono alla Tge, sarà sfruttato per convincere le autorità locali in merito alla bontà del progetto.
Il Comune di Capodistria, tuttavia, si è finora detto nettamente contrario ai rigassificatori, sia a quelli progettati nel golfo di Trieste, che a quello proposto dalla Tge nel porto di capodistriano.

 

 

Raccolta differenziata

 

Sul sito internet dell’Acegas-Aps, www.acegas-aps.it, link Ambiente, sono stati pubblicati i dati relativi alla raccolta dei rifiuti di Padova e Trieste.
Mentre a Padova si riscontra che i materiali provenienti dalla raccolta differenziata vengono avviati al recupero, quelli raccolti a Trieste vengono quasi tutti inceneriti. Infatti, dalla tabella pubblicata si evidenzia che la quantità di rifiuti raccolti è pari a 114.306 tonn. di cui 16.917 provenienti dalla raccolta differenziata, ma di queste solo 1854 tonn. vengono avviate al riciclo, il resto finisce nel termovalorizzatore.
Basta fare un semplice calcolo per affermare che solo l’1,6% dell’immondizia viene riciclata: Napoli è più brava! Altro che leggenda metropolitana!
Credo che sia venuto il momento che l’Acegas-Aps dichiari pubblicamente come vengono trattati i materiali provenienti dalla raccolta differenziata.
Michele Salvini

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 12 marzo 2008 

 

 

«Ferriera, diossine più che dimezzate»  - Lo ha accertato la perizia del Tribunale. «I valori 4 volte inferiori al limite regionale»

 

 Emissioni di diossine prodotte dalla ferriera

Conclusa la sperimentazione sul camino E5 dell’impianto di agglomerazione di Servola, già sotto sequestro - Venerdì confronto in aula tra i legali della proprietà e la Procura

Diossine più che dimezzate e quattro volte inferiori ai limiti di legge sono state misurate nelle ultime emissioni dal camino E 5 in cui vengono convogliati i fumi dell’impianto di agglomerazione della Ferriera di Servola.
È questo il risultato più che positivo ottenuto dai tecnici nella terza campagna di prove disposta dal giudice Massimo Tomassini che sta gestendo dal 2005 le modalità di sequestro dello stesso impianto di agglomerazione di cui è stata da tempo disposta una gestione «sperimentale», diretta ad abbattere le percentuali di diossina che finiscono nell’atmosfera.
Le ultime prove conclusesi nel dicembre scorso, hanno dimostrato che con una precisa e accurata conduzione dell’impianto, i valori di diossina possono essere ricondotti anche a valori di ben dieci volte inferiori a quanto stabilito dai parametri della legge nazionale e a quattro volte inferiori a quelli più restrittivi imposti dal Decreto emesso dalla Regione Friuli Venezia Giulia il 16 marzo 2005.
Secondo le misure effettuate nello scorso dicembre dal professor Marco Boscolo, perito del Tribunale, la quantità di diossina uscita dal camino E5 ha raggiunto un valore di 0,0988 nanogrammi per metro cubo, quattro volte inferiore al limite di 0,400 nanogrammi fissato dalla Regione. Ma tutta la sperimentazione in cui è stata mischiata calce idrata al minerale di ferro, al calcare, all’olivina e al coke fine, ha raggiunto risultati più che lusinghieri.
I risultati ottenuti saranno discussi venerdì in un’aula del Tribunale dove il giudice Massimo Tomassini dovrà decidere se autorizzare o meno il gruppo siderurgico ad aumentare la velocità dell’impianto di agglomerazione adottando tutti i parametri emersi nel corso della terza campagna di prove.
L’esito della sperimentazione voluta sia dal pm Federico Frezza che aveva ottenuto il sequestro dell’impianto il 3 agosto 2005, sia dai legali del gruppo Lucchini gli avvocati Giovanni Borgna e Giuseppe Frigo, altre a consentire un definitivo e significativo abbattimento delle percentuali di diossina emesse dal camino E5, avrà un secondo aspetto. Sancirà anche a livello nazionale che con l’adozione di precise tecniche- le migliori presenti sul mercato- l’abbattimento delle diossine potrebbe raggiungere valori oggi impensabili nelle altre località italiane sedi di impianti siderurgici. Alle migliori tecniche disponibili sul mercato fa infatti riferimento il Nuovo Codice dell’ambiente. Se a Trieste questi risultati sono stati resi possibili da una azione della magistratura, accettata poi dalla proprietà, altrettanto può accadere nelle altre località.
Ma non basta. Lo perizia del professor Boscolo mette in luce, sottolineandoli, altri punti molto importanti. L’abbattimento delle diossine è accompagnato da un aumento della produttività dell’impianto e da un calo significativo del fabbisogno energetico del processo di agglomerazione. Meno diossina significa dunque più produzione congiunta a un minore dispendio di energia. Il vantaggio economico è evidente. Ecco come il professor Marco Boscolo spiega questo risultato.
«La nuova tecnica ha prodotto dei risultati più che soddisfacenti sotto il profilo ambientale, essendosi più che dimezzata l'emissione di diossine dal camino. Nell’ultimo assetto, il valore di emissione è addirittura sceso a valori prossimi a quelli severissimi vigenti per gli inceneritori, uve le meno difficili condizioni di processo e le relative ridotte portate di fumi rendono praticabile la via del drastico abbattimento a valle del processo, ottenuto per mezzo di sofisticati impianti, nemmeno ipotizzabili per l’applicazione in un conteso siderurgico. Tale lusinghiero risultato sul piano ambientale, è stato accompagnato da un aumento della produttività e da un abbassamento del fabbisogno energetico del processo, secondo una dinamica abbastanza comune nei sistemi energetici dove la massimizzazione dell'efficienza è pregiudiziale al miglioramento delle migliori prestazioni ambientali».
Ma non basta. Secondo il perito del Tribunale la velocità del nastro di sinterizzazione- un metro al minuto- finora imposta dal giudice, può essere aumentata, come aveva chiesto da tempo la direzione della Ferriera. Le emissioni di diossina sono influenzate da altri parametri che, sempre secondo il professor Boscolo, vanno accuratamente controllati e regolati direttamente dalla proprietà.

Claudio Ernè

 

 

CAMPANELLE - il Comitato in piazza contro l’antenna

 

Si svolgerà sabato dalle 9.30 alle 13, nei pressi del ponte sulla ex ferrovia, la manifestazione dei cittadini del rione di Campanelle indetta per protestare ancora contro l’antenna-ripetitore. La struttura, installata all’altezza del civico 192, era stata ripetutamente contestata dalla popolazione già in fase di progetto con numerose azioni destinate ad attirare la pubblica attenzione contro l’antenna, ritenuta «pericolosa» dai residenti. Si era formato un Comitato i cui componenti avevano allestito turni di guardia nelle vicinanze del terreno su cui doveva sorgere l’impianto, per impedire che i camion potessero avvicinarsi. La protesta si era sempre svolta in termini civili: ciò nonostante i residenti avevano evidenziato grande determinazione, coinvolgendo i pubblici amministratori. Lo stesso sindaco Dipiazza durante un sopralluogo aveva promesso «l’estrema attenzione della giunta per un problema che riguarda anche altri rioni della città». Adesso però la gente di Campanelle è decisa a tornare in strada per ribadire la protesta.

 

 

Discarica abusiva a San Giacomo - Degrado anche in aree vicine al centro cittadino: rifiuti nel verde lungo via Colleoni

 

Il problema delle discariche abusive non è più limitato alla zone periferiche, ma interessa ormai anche i rioni vicini al centro. I residenti di San Giacomo segnalano, oltre all’abbandono di materiali impropri accanto ai cassonetti, rifiuti e sporcizia nell’area verde che costeggia via Colleoni.
Lungo il fianco della collina ci sono centinaia di sacchetti, televisori, bottiglie rotte e cassette di plastica. Una situazione simile si era già verificata in passato e il Comune aveva attuato un intervento di pulizia radicale, vanificato però dagli abbandoni di materiale negli ultimi mesi. «Non ci sono giustificazioni per comportamenti simili», dichiara il presidente della Quinta circoscrizione Silvio Pahor: «Comune e AcegasAps dispongono dei mezzi necessari per mantenere pulita la città, ma i cittadini devono collaborare. Il problema principale è la carenza di senso civico. Esiste tutta una serie di servizi che permettono di liberarsi gratuitamente dei rifiuti ingombranti, anche solo con una telefonata». Simile la situazione nel primo tratto della pista ciclabile in costruzione in Ponziana dove, nonostante la vicinanza delle abitazioni, giacciono biciclette, passeggini, copertoni e materassi.
Ma il degrado non si limita a San Giacomo. Tra le zone dove periodicamente si formano discariche abusive ci sono i margini della Statale 202. Le piazzole di sosta vengono utilizzate per disfarsi dei rifiuti ingombranti. Oltre il ciglio della strada giacciono abbandonati e semisepolti dalla vegetazione elettrodomestici, motocicli, mobili, infissi, avanzi di lavorazioni edili, sanitari e pneumatici. In condizioni ecologiche precarie i torrenti dell’area di via Brigata Casale, nella zona sottostante Cattinara. I letti dei piccoli fiumi, come i rii Corgnoleto e Primario, sono spesso ricoperti di immondizia e a volte vi si trovano anche carcasse di animali. Situazione paradossale, visto che sul territorio ci sono sette centri di raccolta per i rifiuti ingombranti, di cui uno in funzione anche la domenica. «Le leggi sono corrette, ma per combattere efficacemente le discariche abusive servono maggiori controlli – spiega Andrea Vatta, presidente del settimo consiglio rionale -. Chi viola i regolamenti deve subire sanzioni pesanti: bisogna educare poi di più al rispetto dell’ambiente, fin dall’infanzia».
Mattia Assandri

 

 

I triestini: centro senza smog? Più bus e posteggi  - Ma chi usa l’auto per lavoro la ritiene ancora indispensabile. Critiche agli orari dei pullman

 

Dopo le chiusure i cittadini si interrogano sui rimedi da adottare per evitare che i valori dell’inquinamento salgano di nuovo e lanciano proposte

Dagli più autobus e aree di sosta e l’automobilista triestino non esiterà a lasciare l’amata utilitaria fuori dal centro storico. Perché, a suo dire, «una città senza smog può ben sopportare un piccolo sacrificio».
«Largo ai pedoni», insomma. Questa è l’indicazione che i cittadini offrono al sindaco Roberto Dipiazza. «Creare nel centro storico un'isola interdetta alle auto e ai motorini si può», dicono con una punta di speranza. Basta potenziare, in maniera capillare, la rete del trasporto pubblico locale e garantire un'adeguata cintura di parcheggi, fissando un ticket contenuto per incentivare la sosta. A guadagnarci, stando agli automobilisti, sarebbe la salute, oltre che l'ambiente. «Specialmente quella dei bambini – aggiunge una mamma, Marjana Sutic – costretti a scorrazzare in passeggino e a respirare, lungo le vie più tortuose, i gas di scarico che esce dai tubi di scappamento». Secondo l'automobilista Zita Paris si dovrebbe osare di più e «investire nel progetto della metropolitana leggera, poiché garantirebbe uno spostamento veloce e pratico». «Per una volta – prosegue - si potrebbe anche iniziare a pensare alle esigenze dei pedoni. Siamo realisti: i parcheggi non mancano e risultano per metà vuoti».
«Io guido – afferma Lorenzo Princich - però se il trasporto pubblico venisse sensibilmente migliorato non mi dispiacerebbe rinunciare all'utilitaria, almeno in centro. Infatti, le linee dell'autobus non sempre rispondono alle esigenze degli utenti: penso alla tratta per Opicina, la 39, che passa ogni 40 minuti. O al fatto che dopo le 22 i tempi di attesa si dilatano enormemente. Un euro a biglietto, in fondo, non è poco e pertanto la richiesta di un servizio più funzionale è legittima». Il pensionato Tullio Brescia non ha problemi di tempo, però si mette nei panni di chi lavora: «La chiusura va bene, ma solo aumentando i parcehggi e rendendoli più accessibili dal punto di vista economico la cosa potrebbe essere fattibile».
«Ho la patente ma preferisco spostarmi a piedi per una questione di sensibilità ambientale – riferisce Barbara Repinz – Mi piacerebbe un’isola pedonale, ma bisognerebbe prima cambiare la mentalità dei triestini, che prendono l'auto anche solo per compiere 100 metri». «Dobbiamo ispirarci alle grandi città europee – suggerisce invece Luigi Dabacelli – Tanto più che il centro storico di Trieste è davvero limitato: sarebbe sufficiente creare una rete di parcheggi adeguata». Dice no alla pedonalizzazione Giulia C. perché «i negozi non lavorerebbero a vantaggio dei centro commerciali»
Ma c'è anche chi alla pedonalizzazione del centro è contrario, perchè non vuole assolutamente rinunciare alle quattro ruote: «Lavoro e ho poco tempo a disposizione - spiega Zoran Mijatovic – quindi devo spostarmi in macchina». Dello stesso avviso i due amici Marco Gombacci e Alberto Gallina: «Ricorriamo molto alla moto e all’auto, perciò l'idea potrebbe essere buona solo se effettivamente realizzabile e se estesa a una piccola area». «Io uso poco la macchina – sostiene Pietro Comello - e pertanto sono favorevole a un centro chiuso al traffico: non se ne può più di tutto questo smog. L’altro giorno ho spazzato il terrazzino di casa mia, a Ponziana, e ho riscontrato una pavimentazione completamente annerita dall’inquinamento».
Fattore non secondario: la questione «commercio», che lungo Corso Italia e via Mazzini offre - a detta dei cittadini - le vetrine più belle. «I titolari lavorerebbero lo stesso, ma avremmo un centro a misura di bimbo», dice Graziella Felluga. Concordi Liliana Aloi e Maria Fonda: «L’isola pedonale garantirebbe una città più vivibile e un’aria più pulita». Secondo Mara Abetello «servirebbero più parcheggi a costo contenuto» per realizzare la chiusura del centro. «Abito a Trieste due mesi all’anno e mi piacerebbe - dice Alessandro Prosdocimi - venisse chiuso il centro sulla base dell’esperienza della mia città, Dublino, dove si vive nel rispetto dell’ambiente». È favorevole alla chiusura corso Italia «escluso» Marco Benedetti, che chiede un potenziamente dei mezzi pubblici. La stessa richiesta di Silvia Agosti: «Le linee non sono frequenti, la pulizia dei mezzi lascia a desiderare e le corse mal organizzate. Bisogna potenziare gli autobus». Non ha la patente, ma pensa a chi utilizza l’auto per lavoro Katjusa Varin: «Non mancherebbero i disagi, certo che vedere corso Italia con sempre più macchine e meno persone mi fa pensare».

Tiziana Carpinelli

 

 

Il sondaggio su Internet: «Sì alle isole pedonali»  - L’iniziativa su www.ilpiccolo.it: i lettori e le indicazioni su traffico e vie da chiudere

 

Oltre 120 voti nella prima giornata di votazioni che continuano sul sito web del nostro giornale: collegatevi e dite la vostra

Centoventicinque voti arrivati in poco più di 24 ore. È il primo, significativo risultato ottenuto dal sondaggio on-line lanciato dal Piccolo per conoscere l’opinione dei triestini sulle proposte di pedonalizzazione del centro. Alle 20 di ieri decine di lettori avevano già aderito all’iniziativa (lanciata appena il giorno prima ndr), visitando il sito internet www.ilpiccolo.it e rispondendo ai cinque quesiti posti. E la tendenza emersa finora non lascia spazio a interpretazioni: la stragrande maggioranza dei cittadini si schiera convintamente a favore delle isole pedonali.
Si dice favorevole a quest’ipotesi, infatti, l’85% del campione (pari a 106 voti lasciati sul sito), a fronte di un 15% (19 voti) che si ritiene soddisfatto dalle dimensioni dell’area attualmente vietata al traffico.
Andando ancora più nel dettaglio, il 16% dei lettori auspica la pedonalizzazione di corso Italia, il 18% punta su via Mazzini, mentre ben il 50% (pari a 62 voti) è favorevole alla trasformazione in isole pedonali di entrambe le strade.
Netta anche la posizione del campione a proposito del futuro di via Roma. Ben il 77% dei lettori la vorrebbe vietata alle auto e riservata esclusivamente al passaggio dei mezzi pubblici.
Più articolate invece le opinioni sulle linee da seguire per il Borgo Teresiano e il Borgo Giuseppino. Venticinque lettori su 125 (pari al 21% del campione) vorrebbero liberare dalle quattro ruote via Trento, altri 68 (il 57% del totale) riserverebbero lo stesso trattamento a via XXX ottobre, mentre i restanti 26 lettori suggeriscono di pedonalizzare altre strade del rione.
Per quanto riguarda il Borgo Teresiano, invece, la proposta più gettonata è la trasformazione in zona pedonale di via Diaz (46%), seguita da via Cadorna (23%) e da altre vie di Cittavecchia (31%).
Al di là delle singole valutazioni, comunque, l’elevato numero di voti lasciati nel sito del Piccolo a così breve distanza dall’attivazione del sondaggio conferma quanto i temi dello smog e della circolazione in centro stiano in questo momento a cuore alla popolazione.

 

 

Il comandante dei vigili - Abbate: «Traffico? Intenso ma lontano dall’angoscia delle metropoli»

 

«Il traffico a Trieste? Sicuramente sostenuto, ma non paragonabile a quello che affligge metropoli come Roma o Milano. A chi si muove in auto da noi non capita di dover stare fermo mezz’ora al semaforo di corso Italia al contrario di quanto succede, per esempio, a chi viaggia sul Grande raccordo anulare della Capitale». La precisazione arriva dal comandante della Municipale, Sergio Abbate, che, pur ribadendo l’esistenza di significativi carichi di traffico lungo gli assi di scorrimento del centro, invita a ridimensionare gli allarmi.
«Normalmente la circolazione sulle arterie principali è scorrevole - spiega -. I problemi sorgono in caso di incidenti o lavori in punti chiave del centro, che finiscono per creare ripercussioni anche in altre zone. È accaduto con i cantieri sulle Rive, in largo Barriera o in piazza Goldoni. In casi simili gli operatori della Municipale intensificano la loro presenza per ridurre i disagi. Una presenza ben visibile anche nelle giornate normali e finalizzata a snellire il traffico. Se un automobilista passa in Borgo Teresiano o in via Coroneo incrocerà nostre pattuglie, spesso impegnate contro la ”sosta selvaggia”». Periodicamente, inoltre, i vigili si interfacciano con il Servizio mobilità del Comune per segnalare possibili accorgimenti. «A volte anche le piccole cose possono aiutare. Aggiustare uno specchio parabolico rotto o rimuovere un cartello stradale mal posizionato. Il nostro compito è comunque limitato alla segnalazione delle criticità, senza entrare nel merito delle strategie che regolano la circolazione».

 

 

Rifiuti a Muggia: appalto a rischio  - Una società di Conegliano ricorre al Tar: «Bando viziato all’origine»

 

Il Tribunale amministrativo blocca l’assegnazione. Il Comune pronto a ricorrere al Consiglio di Stato

MUGGIA L’appalto per la raccolta dei rifiuti a Muggia è a rischio. Una società, che peraltro non aveva partecipato alla gara, ha vinto un ricorso al Tar ottenendo l’annullamento di tutti gli atti relativi all’appalto. Il Comune sta per ricorrere al Consiglio di stato, posticipando quindi temporaneamente l’efficacia della sentenza. La ricorrente è la «E.Con-Conegliano Ecologia», che ha presentato il ricorso al Tar nei confronti del Comune, della stessa aggiudicataria (la Ecoverde) e dell’Acegas (che comunque non aveva vinto la gara). I primi atti sono stati depositati già il 18 settembre, ancora prima dell’aggiudicazione ufficiale dell’appalto dell’asporto rifiuti a Muggia. L’azienda ha lamentato un’illegittimità del bando, che era carente, ad esempio, di una preventiva indicazione di alcuni dati (in merito al personale) per poter fare una «corretta formulazione dell’offerta economica». La E.Con non ha quindi nemmeno presentato l’offerta per l’appalto, e ha definito il bando «viziato all’origine».
Il ricorso ha determinato la consegna al tribunale di numerosi documenti e memorie, da ambo le parti. Il tribunale amministrativo, alla fine, ha rigettato vari motivi di difesa presentati dal Comune, ed ha dato ragione alla ricorrente (pur non riconoscendole però una richiesta di risarcimento danni). Nell’articolata sentenza, redatta in 13 pagine, il Tar (dopo tre udienze) ha accolto dunque il ricorso e, come si legge nel deliberato, «annulla l’atto di indizione della gara, il bando di gara pubblicato, il relativo capitolato speciale, nonché tutti gli atti conseguenti, ivi compresa la determinazione del 17 settembre 2007 recante l’aggiudicazione alla controinteressata». In pratica, a detta del Tar, andrebbe rifatta subito la gara.
Immediata la reazione del Comune che ancor prima di conoscere i motivi della sentenza, ha predisposto un ricorso al Consiglio di stato. Dalla data di deposito della sentenza (giunta in municipio nei giorni scorsi) il Comune ha un mese di tempo per presentare appello. Lo stesso ricorso posticipa la sospensiva stabilita dal Tar, proprio per garantire la prosecuzione del servizio pubblico.
Entro la fine di marzo si dovrebbe conoscere la decisione del Consiglio di stato. Almeno fino ad allora, il servizio di asporto resta comunque in mano alla Ecoverde. Il vicesindaco Franco Crevatin afferma: «Riteniamo di avere più che buone possibilità di ottenere in appello l’annullamento della sentenza».
La ditta precedente, l’AcegasAps, era stata alla fine non ammessa alla gara per aver presentato, a differenza di Ecoverde, un’offerta ben più alta della basa d’asta. La gara era al ribasso, ma l’AcegasAps aveva proposto oltre 4 milioni di euro contro i due milioni e 600 mila stabiliti, motivando l’offerta con i maggiori costi per lo smaltimento dei rifiuti non differenziati rispetto quanto previsto nel capitolato.
E c’era stato anche un piccolo battibecco, e l’ex gestore aveva avanzato dubbi (messi per iscritto nei verbali della gara) sulla capacità della ditta vincitrice di mantenere tali prezzi fino al termine dell’appalto, il 31 dicembre 2011. Il passaggio di consegne aveva creato qualche disagio, soprattutto perché è stato necessario sostituire tutti i cassonetti sparsi per il territorio, e tra AcegasAps e Ecoverde non c’è stato molto dialogo e collaborazione nell’avvicendamento. Ora, in caso di esito negativo dell’appello al Consiglio di stato, si prospetterebbe l’indizione di un’altra gara (con i relativi nuovi alti costi per il Comune). Ciò, però, non creerebbe disagi nel servizio, anche perché fino all’esito dell’eventuale nuovo appalto l’asporto sarebbe garantito dal gestore attuale.
Sergio Rebelli

 

 

Rinnovati i sentieri della Val Rosandra  - Saranno inaugurati con una cerimonia nella mattinata di sabato dal comune di San Dorligo della Valle

 

SAN DORLIGO La mattina di sabato 15 marzo il Comune di San Dorligo della Valle inaugurerà le opere realizzate nella Val Rosandra per il miglioramento della sentieristica e la sistemazione di manufatti. L’intervento è frutto del progetto «La Val Rosandra e l’ambiente circostante», realizzato nell’ambito dell’iniziativa dell’Unione Europea di cooperazione transfrontaliera Interreg IIIA Italia-Slovenia 2000-2006.
Il progetto è stato presentato per la prima volta nel 2003, e ha ottenuto l’approvazione definitiva e la conseguente dotazione finanziaria solo alla fine del 2005 e terminerà il 31 marzo 2008. Per la realizzazione del progetto, che prevedeva sia interventi infrastrutturali sia azioni di divulgazione scientifica e promozione turistica, sono stati investiti 600mila euro di cui la Comunità Europea ha finanziato l’85 per cento e il Comune il restante 15 per cento. Grazie agli interventi previsti, sono stati sistemati e messi in sicurezza alcuni tratti dei principali sentieri che attraversano la Val Rosandra (come il Sentiero dell’Amicizia), le tre vedette di Crogole, Moccò e San Lorenzo e la risorgiva di Moganjevec, che si trova appena sopra il paese di Dolina, da dove parte il sentiero per arrivare alla vedetta di Crogole e in cima al Monte Carso.
È stato rimesso a nuovo anche il Centro visite di Bagnoli, che diverrà il punto di partenza di ogni escursione (guidata e non) nella valle che da qualche anno è Riserva naturale (di cui lo stesso Comune di San Dorligo è gestore). Inoltre, è stata sistemata anche la chiesetta di Santa Maria in Siaris. Un’opera significativa, che aiuta a comprendere l’attaccamento degli abitanti e dei numerosi frequentatori alla Val Rosandra.
Per non compromettere l’estetica e l’alto pregio di questo luogo, la copertura del portico è stata fatta con tegole antiche e il Comune aveva fatto un appello agli abitanti e a chiunque avesse a disposizione il materiale necessario. L’appello non aveva tardato a dare i suoi frutti: in una settimana erano state raccolte più di 1500 tegole donate spontaneamente da privati cittadini e da associazioni culturali e sportive. Lo stesso intervento alla chiesetta era stato spettacolare, visto che per trasportare i materiali edili era stato necessario l’uso di un elicottero. Per inaugurare le opere realizzate con il progetto «La Val Rosandra e l’ambiente circostante» il Comune organizza una passeggiata in Val Rosandra sabato 15 marzo, con partenza alle 10.30 da Bagnoli della Rosandra, all’inizio del Sentiero dell’Amicizia, per proseguire fino alla chiesetta di Santa Maria in Siaris, dove verrà celebrata la messa. La passeggiata si concluderà con una bicchierata a Bottazzo.
s. re.

 

 

Endesa aggiorna il piano sul rigassificatore off-shore  - Depositati nuovi documenti sull’impianto nel golfo al ministero dell’Ambiente e in Regione

 

La società energetica annuncia nuovi approfondimenti tecnici nell’ambito dell’iter autorizzativo per il rilascio della concessione demaniale marittima

TRIESTE Endesa Italia non cede di un metro sulle strategie dei rigassificatori, come asset strategico per lo sviluppo energetico, e in particolare con il terminal off-shore da collocare nel golfo di Trieste, al largo delle coste slovene e del litorale gradese.
Dopo la conferma delle volontà, la scorsa settimana, di portare avanti l’iter autorizzativo, ieri la società «Terminal alto Adriatico» partecipata al 100% da Endesa, ha fatto sapere di aver depositato al ministero dell’Ambiente e alla Regione Friuli Venezia Giulia un aggiornamento della documentazione che riguarda il progetto dell’impianto di gnl (gas naturale liquido) al vaglio della Commissione di valutazione di impatto ambientale (Via).
«La società ha condotto ulteriori approfondimenti tecnici e simulazioni nell'ambito dell'iter autorizzativo per il rilascio della concessione demaniale marittima. All'interno di tali approfondimenti - precisa una nota di Endesa - è stata elaborata, in collaborazione con Rina Industry e condivisa con gli esperti locali, una dettagliata simulazione delle manovre di approccio e partenza delle navi metaniere dal terminale. Ciò ha permesso di definire le caratteristiche dei mezzi nautici di supporto e di individuare il tipo di manovra ottimale. Lo studio dimostra l'efficacia delle manovre di avvicinamento-accosto- ormeggio e disormeggio-distacco-allontanamento in condizioni ambientali che interessano le diverse tipologie di vento (per direzione, intensità media e raffiche), di corrente (intensità e direzione) e onda (altezza significativa, direzione e periodo). Lo studio è stato infatti condotto in varie condizioni meteo marine e di carico».
L'impianto di Gnl, ha spiegato anche Endesa Italia, sarà inoltre in grado di monitorare in continuo con sistema radar le rotte delle navi in transito e di non interferire con i flussi esistenti. Tra gli approfondimenti sviluppati con lo scopo di approfondire ulteriori dettagli delle tematiche ambientali, sono stati proposti anche un «piano di monitoraggio ambientale» ed una «caratterizzazione floristico-vegetazionale e faunistica» dell'area interessata alla condotta.
La società attraverso la controllata Terminal Alpi Adriatico (l’assetto societario non è ancora cambiato, Endesa Italia resta al momento partecipata all’80% da Endesa e al 20% da Asm, ora A2A anche se ci sono trattative in corso per la cessione della società alle tedesca E.On dopo la liquidazione delle quote detenute a Brescia), conferma dunque «il proprio impegno nello sviluppo del progetto e nel dare risposta concreta e puntuale ai dubbi e alle domande sollecitate dal territorio». Va ricordato, insiste la società energetica, che la procedura di «Via» del terminal è attualmente in «fase di istruttoria al ministero dell'Ambiente», così come la richiesta di concessione demaniale. La domanda di gas è crescente e Endesa vuole entrare in questo mercato: le previsioni parlano di una domanda di 650 mila metri cubi nel 2020 (il 30% in più rispetto ad oggi) e l’evoluzione del mercato del Gnl impone di muoversi rapidamente.
g. g.

 

 

La pista sulla Parenzana

Una settimana fa avete pubblicato una mia segnalazione riguardante la pista ciclabile che la Slovenia ha costruito sul tracciato della ex «Parenzana», in cui mi lamentavo del fatto che questa, nel nostro territorio, sembrasse abbandonata. Subito dopo ho letto un vostro articolo in cui dite che il Comune di Muggia sta predisponendo un progetto di riattivazione del tracciato, in modo da collegarlo a quello sloveno.
Potenza della stampa! Ora che lo so, appena trovo qualcosa che non mi pare giusta, ve la segnalo, sicuro che in settimana verrà risolta.
Scusatemi, scherzavo, ma lasciatemi godere di questo momento di gloria per una mosca cocchiera. Debbo dire però ancora una cosa: da quando avete pubblicato quella mia segnalazione, ho ricevuto moltissime telefonate da gente che chiedeva come fare per raggiungere la pista in questione. Il problema, per un ciclista, è che l'attraversamento del confine di Rabuiese, ora che è quasi un'autostrada, è un’impresa un po’ gravosa. Così approfitto per lanciare un'ulteriore invocazione: non fatela troppo faraonica. A noi basterebbe una pista che ci consenta di attraversare il confine in tranquillità. Anche se non asfaltata va bene lo stesso.
Enrico Storici

 

 

 

 

LA REPUBBLICA - MARTEDI', 11 marzo 2008 

 

 

Cagliari e Verona le città più verdi - In calo smog e polveri sottili

 

                              Tabelle - IV Rapporto sulla Qualità dell'Ambiente Urbano    -    IV Rapporto sulla Qualità dell'Ambiente Urbano ( 1.171KB)

 

Rapporto Apat: l'incremento maggiore di aree naturali negli ultimi anni a Napoli - Male Taranto, Foggia, Messina, Bari e Reggio Calabria. A Roma il record di auto

ROMA - Le aree verdi sono in aumento in tutte le città italiane, ma l'incremento maggiore si è registrato a Napoli, con una crescita del 19,5 per cento delle aree verdi pubbliche tra il 2000 e il 2006. Polmoni naturali fra il cemento, che crescono, però, in tutti i centri urbani sopra i 150mila abitanti, con l'eccezione di Messina, e che vedono in cima alla classifica assoluta Cagliari e Verona.
Lo comunica il IV rapporto dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente (Apat) sulla qualità dell'ambiente urbano presentato oggi a Roma, che dedica uno specifico focus proprio alla natura in città, nella sua componente vegetale come in quella della biodiversità animale.
Aree verdi. Come percentuali di incremento, subito dopo Napoli si piazza Cagliari, con una crescita dell'8% e Torino col 5,6%. Ma è Cagliari la città con la più alta percentuale di verde pubblico, pari al 53% della superficie cittadina, seguita da Verona con il 45,6% e Palermo con il 33,9%, secondo le rilevazioni all'anno 2006. All'estremo opposto della classifica ci sono Taranto, Foggia, Messina, Bari e Reggio Calabria. Negli ultimi sette anni la disponibilità per abitante è aumentata di 23 metri quadrati a Napoli (da 5 a 28 m2), anche se Verona è la città che ne ha di più in assoluto, con 363 m2 a persona, seguita da Cagliari con 282 m2.
Smog e auto. Dati positivi anche per lo smog: le emissioni totali di polveri sottili (PM10) diminuiscono in tutte le città rispetto al 2000, dal -4% di Taranto al -67% di Brescia. In particolare, il contributo del settore "trasporti su strada", pur rimanendo la principale fonte di emissioni nella maggior parte delle città, ha registrato decrementi significativi: dal 29% di Prato all'82% di Brescia. La qualità dell'aria rimane però critica: il trasporto su strada è il principale fattore di inquinamento in 19 delle 24 città considerate. E se il numero di auto cresce soprattutto al Sud, a Roma rimane il primato per il numero di veicoli: 699 ogni mille abitanti, dato tuttavia in calo del 4,5 per cento rispetto all'ultimo anno. Aumentano però le vetture a basse emissioni, con le Euro4 che superano il 10% in tutte le città e che a Roma sono aumentate del 129 per cento negli ultimi sei anni.
Rifiuti. Cresce anche in tutta Italia il problema dei rifiuti, con una produzione in aumento tra il 2002 ed il 2006 del 5,1 per cento nelle grandi città contro una media nazionale ancora più alta, all'8,9 per cento. Un dato quello delle grandi città che si spiega, secondo l'Apat, con la diminuzione della popolazione in questi centri. Sul fronte raccolta differenziata, il risultato migliore è quello di Padova che, nel 2006, ha raggiunto il 39%, seguita da Torino col 36,7%, Brescia col 35,8% e Prato col 35,3%; restano sotto il 10% città come Cagliari, Napoli, Catania e Messina.
 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 11 marzo 2008 

 

 

Traffico quasi al collasso: «Servono nuove idee» - Il comandante dei vigili: «Tutte le strade del centro sono congestionate. Borgo Teresiano caso limite»

 

 Traffico: le zone al collasso

Camus: «Sono sottoutilizzate alcune vie piccole ma non servono per spostare la circolazione. Bisogna ripensare il trasporto pubblico»

Auto in doppia fila e volumi di traffico sempre più importanti: la circolazione nel centro cittadino è ormai a rischio collasso. E, aspetto ancor più preoccupante, non sembrano esistere soluzioni in grado di invertire la tendenza. Secondo vigili urbani ed esperti in mobilità, infatti, mancano strade alternative in grado di alleggerire i carichi dei principali assi di scorrimento.

In altre parole fino a quando non verrà rivoluzionata seriamente la viabilità in centro, per esempio mettendo mano a qualcuna delle soluzioni previste dall’ormai famoso Piano del traffico, non potranno saltar fuori correttivi o aggiustamenti in grado di rendere più fluida la circolazione ed evitare il pericolo paralisi ad ogni tamponamento o piccolo corteo.
L’assenza di margini di manovra dipende proprio dalla mancanza di strade relativamente «libere» e quindi capaci di assorbire almeno in parte i carichi di traffico che mettono quotidianamente a dura prova le arterie principali. «Strade poco sfruttate in centro? Direi che non ne esistono - spiega il comandante della polizia municipale, Sergio Abbate -. Per rendersene conto basta prendere in esame il caso del Borgo Teresiano: i volumi di traffico che interessano via Milano sono significativi come quelli che pesano su via Roma, via Valdirivo, via San Spiridione e via Filzi. Non è materialmente possibile, quindi, alleggerrire una strada poteziandone un’altra, perchè sono tutte già ampiamente frequentate dagli automobilisti».
«A meno di non fare giri pazzeschi in Carso, alternative alle arterie principali non possono essercene - aggiunge il preside della facoltà di Ingegneria dell’Università, Roberto Camus, autore del discusso Piano del traffico e del Piano della mobilità commissionato dalla precedente amministrazione provinciale -. Questo dipende proprio dalla conformazione di Trieste, stretta tra il mare e i monti. La nostra non è una città ”radiale” che consente alla circolazione di scorrere su un anello esterno. Al contrario il centro, per come è fatto, impone dei passaggi obbligati per andare da un punto ad un altro. Chi arriva a Trieste da Barcola e vuole andare all’Università, per esempio, sempre per via Milano dovrà passare, così come chi scende da Opicina ed è diretto in via Coroneo o via Fabio Severo, obbligatoriamente transiterà in piazza Libertà o via Battisti. Alternative non ce sono a meno di non ricorrere a strade piccole e quindi non in grado di sopportare volumi importanti di traffico. È il caso ad esempio di via Cordaroli che, per quanto vicina, non riuscirebbe di certo a reggere il peso del traffico di via Commerciale».
Un’analisi impietosa che sembra valere anche per altre zone della città. «Prendiamo la situazione di un residente di San Giovanni che debba recarsi al lavoro in centro - commenta Fulvio Sluga, agente della Municipale e sindacalista Ugl -. Nove volte su dieci sceglierà via Giulia e via Battisti, per quanto spesso congestionate, preferendole al traffico a singhiozzo della più stretta, e piena di incroci, via San Francesco. Fino a quando non si riuscirà a convincere i cittadini a ridurre l’uso delle auto, il traffico sarà sempre incanalato lungo le direttrici principali».
A meno di non adottare un deciso cambio di rotta, quindi, perdureranno le criticità legate al sovraccarico di arterie vitali come Via Milano, Corso Italia, via Giulia- Battisti, via Coroneo- Severo, via Carducci e, in uscita città, viale Miramare. «Strade, tra l’altro, quotidianamente interessate dal fenomeno della doppia fila e della sosta selvaggia - aggiunge Abbate -. In via Coroneo, per esempio, i veicoli parcheggiati su entrambi i lati costringono alla fine le auto a viaggiare su un’unica corsia, mentre potenzialmente le carreggiate disponibili sarebbero tre».
Unica soluzione, secondo Camus, ripensare seriamente il concetto di trasporto pubblico. «Il punto centrale del mio Piano del traffico, infatti, era proprio il potenziamento delle corsie dedicate agli autobus. Peccato che questo concetto sia poi passato in secondo piano rispetto al dibattito sulla pedonalizzazione di corso Italia».

Maddalena Rebecca

 

 

PIANO DEL TRAFFICO - «I bus e i pullman transfrontalieri aspettano una nuova viabilità»

 

«Non capisco perchè il Comune non prenda una decisione. Il Piano del traffico è essenziale non solo per la circolazione delle auto private, ma anche per il trasporto pubblico locale, compreso quello trasfrontaliero che stiamo iniziando a progettare».
Il monito arriva dall’assessore provinciale ai Trasporti, Ondina Barduzzi, impegnata da settimane a mettere a fuoco gli aspetti tecnici del servizio bus a cavallo tra Italia e Slovenia. «Ma è inutile fare grandi ragionamenti sugli autobus se non si dispone di una strategia generale sul traffico - spiega -. È essenziale che venga adottato uno strumento in grado di metter ordine a livello di viabilità. Serve una gerarchia delle strade: dovranno esserci quelle a scorrimento veloce, come nel caso delle Rive, quelle riservate al passaggio dei bus, le vie dotate di parcheggi e infine, se lo si decide, le aree pedonali. Il tutto va però affrontato con metodo e buon senso, evitando le situazioni ”miste” in cui si concede un po’ di tutto. È assurdo infatti potenziare il trasporto pubblico se poi gli autobus faticano a transitare a causa delle auto lasciate in doppia fila. Se un mezzo impiega mezz’ora per percorrere un tragitto breve, è ovvio che la gente non lo prenderà volentieri».
Quanto al dibattito innescato dalla proposta di pedonalizzare diverse zone del centro, Barduzzi invita alla cautela. «Anche in questo caso ci vuole buon senso - continua -. Se pedonalizziamo tutto e poi prevediamo decine di deroghe, annulliamo l’effetto positivo. Personalmente avrei visto con favore la pedonalizzazione di corso Italia se affiancata alla realizzazione della galleria tra largo Mioni e via D’Alviano. Un’opera, quest’ultima, in grado di assorbire i volumi di traffico di quella direttrice. Il Comune, invece, ha voluto abbandonare quel progetto, peraltro già finanziato, senza adottare soluzioni alternative. Il risultato è che, a distanza di anni, ci troviamo ancora senza risposte ai problemi della viabilità».
m.r.

 

 

Muggia, nuove analisi su Acquario  - I risultati forniranno la base per un piano di messa in sicurezza del sito inquinato

 

Domani in consiglio comunale la bozza di convenzione con il Cigra dell’Ateneo. Finanziamento regionale di 500mila euro MUGGIA Sono previste nuove analisi nell’interramento di Acquario sul lungomare muggesano, dalle quali emergerà un nuovo piano di messa in sicurezza di emergenza. In una fase successiva si penserà a una bonifica vera e propria che potrebbe avvenire sul posto, anche se non è escluso l’asporto totale del materiale con l’eliminazione del terrapieno.
Domani il consiglio comunale di Muggia approverà la bozza di convenzione con il Centro interdipartimentale di gestione e recupero ambientale (Cigra) dell'Università cittadina per la caratterizzazione e la definizione degli interventi di messa in sicurezza e successiva bonifica del terrapieno di Acquario. La convenzione fa seguito a una serie di accordi e alla stesura del primo piano di fattibilità, con cui il Comune è riuscito a ottenere un contributo di 500mila euro dalla Regione. Questi fondi serviranno a finanziare due prime fasi di intervento sul terrapieno, riconosciuto inquinato.
Il sindaco Nerio Nesladek chiarisce i dettagli: «Come prima cosa, in collaborazione col Cigra, vogliamo avere di nuovo un quadro completo dello stato dell’inquinamento, con nuove caratterizzazioni e un’analisi del rischio reale per la salute, e questo è un aspetto nuovo della normativa sui siti inquinati. Così possiamo sapere se i dati del 2004 sono confermati, o se invece c’è stata una diluizione naturale degli inquinanti. In una seconda fase, sempre con questo contributo predisporremo una prima messa in sicurezza di emergenza, nei modi e nei punti che si riterranno necessari. Potrebbe anche accadere che alcune porzioni di terrapieno siano già pulite, e potrebbero essere aperte al pubblico».
Ma si tratta solo di un primo passo nell’annosa vicenda della bonifica del terrapieno, chiuso da anni (anzi, in pratica, mai aperto) per la presenza di sostanze inquinanti in quantità superiori ai limiti fissati per il previsto uso a «verde pubblico». Ma i fondi stanziati dalla Regione sono limitati a questa fase «d’avvio». Tuttavia non sono escluse altre opportunità di legge. È lo stesso regolamento relativo alla concessione di questo primo contributo ad aprire ampi spiragli di un prosieguo con la bonifica vera e propria. Spiega Nesladek: «Se esiste un interesse sovracomunale a bonificare il sito, che si traduca in un accordo di programma e in una conferenza dei servizi, la legge prevede che si possano erogare contributi anche per più volte, fino al termine della bonifica. Noi puntiamo a questo – afferma il sindaco -. Il percorso era stato già avviato con la Regione, ma poi è stato interrotto dalla fine di questa legislatura. Chiunque arriverà, sono sicuro condividerà questa nostra intenzione».
Quanto alla bonifica, molto dipenderà proprio da questa nuova fase di analisi dei terreni. Si potrebbe adottare la fitodepurazione (specifiche piante che assorbono gli inquinanti), oppure semplici «lavaggi» dei terreni o altri metodi. Ma Nesladek non esclude una soluzione più drastica: «Per la bonifica si dovranno anche valutare i rapporti costi-benefici di ogni operazione che si vorrà fare. E potrebbe anche sembrare più conveniente asportare tutto, e, in pratica, restituire la costa alla città così com’era un tempo, e magari pensare poi a interventi ben diversi su quel tratto. In questo caso sarà da valutare anche la compatibilità ambientale di una tale operazione. Spostare la terra può avere i suoi rischi, come ad esempio disperdere ancora di più nell’ambiente le sostanze inquinanti. È una ipotesi - chiude Nesladek - e tale resta».
Sergio Rebelli

 

 

Agricoltori: «Le norme ambientali ci penalizzano» - Il segretario dell’Associazione Edi Bukavec accusa la rigidità delle regole comunitarie recepite dalla Regione

 

«Il Carso merita tutela per le sue peculiarità naturali, ma è necessario coniugare la protezione dell’ambiente con la crescita delle attività economiche sul territorio. Senza penalizzare quell’agricoltura che oggi sconta in modo particolare le normative ambientali eccessivamente restrittive».
È questo il punto di vista dell’Associazione Agricoltori, preoccupata per le crescenti difficoltà incontrate dai propri associati nell’esercizio delle rispettive attività. Sotto accusa le recenti normative comunitarie assunte dalla Regione in extremis, Zone di protezione speciale (Zpa) e Siti di importanza comunitaria (Sic) derivate dalle normative di «Natura 2000», disposizioni di tutela dell’ambiente e in particolare della fauna volatile imposte direttamente dalla Comunità Europea. «La creazione delle zone protette – spiega per l’Associazione Agricoltori il segretario Edi Bukavec – è avvenuta con forte ritardo. La Regione ha infatti recepito le direttive comunitarie includendovi circa 12 mila ettari di Carso triestino e goriziano, il tutto senza predisporre dei piani di gestione. Se pensiamo che la provincia di Trieste si compone di complessivi 22 mila ettari, basta togliere le zone urbanizzate dal computo totale e ci si accorgerà che praticamente tutte le superfici non edificate risultano sotto tutela. Come può un agricoltore sopravvivere su di un territorio dove non è possibile muovere un dito?»
Nell’analisi delle problematiche agricole del comparto triestino, l’Associazione Agricoltori evidenzia come nella variante al Piano regolatore del Comune di Duino Aurisina, nei Sic che comprendono le località di Medeazza, San Giovanni di Duino e Ceroglie sono vietate nelle zone agricole nuove costruzioni come stalle o serre. «Addirittura risulta vietata la trasformazione di coltura catastale – sottolinea Bukavec – per cui chi intende trasformare un prato in uliveto o vigneto si trova nell’impossibilità di farlo. Sono difficoltà che penalizzano gli agricoltori – insiste il segretario – e che demoralizzano in particolare quei giovani che vorrebbero fare ma che trovano questi enormi ostacoli a frenare la loro dinamicità». A complicare ulteriormente la situazione, continua l’Associazione, quella recente normativa, il decreto legislativo 152/06, che regola le norme di utilizzo per i materiali utili alle bonifiche. Alcuni agricoltori triestini sarebbero stati denunciati dall’Ispettorato ripartimentale delle Foreste per avere utilizzato in modo improprio materiali di scavo per la preparazione dei propri terreni. «È una situazione paradossale – dice Bukavec – perché la legge in materia è ancora poco conosciuta; alcune infrazioni commesse involontariamente sono state sanzionate in modo pesante a fronte di un impianto accusatorio eccessivo e tutt’altro che comprensivo. Non è certo così che si aiuta la gente a lavorare», chiude Bukavec.
m.l.

 

 

Ghiacci carsici in esaurimento - Ne parla Sergio Dolce, direttore dei Musei scientifici  - Conferenza alla «Baroncini» sulle trasformazioni climatiche

 

Già estinto il ghiacciaio del Montasio e in agonia quello del Monte Canin. Problemi analoghi nella Selva di Tarnova e sull’altopiano del Nanos

A cura del circolo Amici del dialetto triestino domani alle 18 nella sala Baroncini delle Assicurazioni Generali il professor Sergio Dolce direttore dei civici Musei Scientifici terrà una conferenza su un tema di grande interesse e attualità «Clima, ghiaccio e ghiacciaie dalle Alpi al Carso»: un itinerario attraverso gli ultimi diecimila anni (con proiezioni).
Ancora allarmismi sui ghiacciai. Il clima attuale sta modificando l'aspetto del pianeta con un impatto notevole soprattutto sulle «riserve» di ghiaccio dell'ambiente alpino. Un esempio eloquente è il ghiacciaio del Rutor in Valle d'Aosta dove, proprio davanti alla lingua centrale, a lato di una piccola morena, sono stati messi allo scoperto i resti di una torbiera risalente a circa 6500 anni fa. Le analisi polliniche hanno permesso la ricostruzione ambientale e climatica risalente all'epoca della sua formazione con una temperatura annuale media di quasi 17 gradi. Si è pure stabilito che attorno alla torbiera l'ambiente era costituito da bosco. Si conclude quindi che il clima attuale si sta avvicinando a quello che è stato il periodo più caldo degli ultimi diecimila anni con un rialzo termico dovuto a oscillazioni naturali ma sicuramente reso più veloce dall'inquinamento provocato da cause antropiche.
Altri effetti del riscaldamento del pianeta li riscontriamo sulle Alpi Giulie dove si è estinto il ghiacciaio del Montasio ed è in agonia quello del Monte Canin.
Le osservazioni portano ad analoghi risultati anche nella zona carsica delle cosiddette «grotte di ghiaccio» della Selva di Tarnova e dell'Altopiano del Nanos. Un esempio fra tutti: la Grotta Grande Paradana era usata in passato come cava di ghiaccio. Attualmente (in base a osservazioni del novembre 2007) il ghiacciaio antistante è completamente scomparso.
Difficili sono le previsioni per il futuro: la tendenza all'aumento della temperatura potrebbe anche invertirsi in modo naturale ma va affrontato molto seriamente il problema dell'inquinamento atmosferico che dovrebbe essere maggiormente controllato e abbattuto.
Liliana Bamboschek

 

 

Biodiversità ed ecosistemi, un corso per conoscerli - Da venerdì un’iniziativa promossa dalla Lipu e sostenuta dalla Provincia su flora e fauna del territorio

 

Ha già toccato le settanta adesioni il corso «Natura 2008», di educazione ambientale, sulla conservazione della fauna, della flora e degli habitat naturali della provincia di Trieste, organizzato dalla sezione Lipu di Trieste, con il patrocino dell’amministrazione provinciale. «Il progetto ha diversi obiettivi – spiega l’assessore provinciale all’educazione ambientale Dennis Visioli – come quello di fare in modo che la gente, alla fine degli incontri, abbia una conoscenza affettuosa del territorio, e in particolare della fauna e della flora che ci circonda».
Visioli ha quindi ha ricordato come la finalità del corso sia, in primis, quella di far conoscere gli elementi principali degli ecosistemi naturali locali, fornendo un quadro generale delle caratteristiche e delle peculiarità naturalistiche più rilevanti, ma anche dei rischi incombenti sulla conservazione della biodiversità in provincia di Trieste. Il corso è aperto a tutti e le lezioni saranno arricchite da alcune escursioni. Sono previste visite al Centro didattico naturalistico di Basovizza del Corpo forestale regionale e alla Riserva naturale Marina di Miramare, in aggiunta a due passeggiate nelle riserve naturali regionali di Duino e della Val Rosandra, accompagnati dai guardiacaccia e dalle guardie forestali. La partecipazione al corso è gratuita. Solo per la visita alla Riserva Marina di Miramare è previsto un contributo, destinato alla guida.
Alle persone che parteciperanno ad almeno il 70% degli incontri verrà rilasciato un attestato di partecipazione. Gli incontri si terranno a partire dal 14 marzo, ogni venerdì, nell’aula magna del liceo Oberdan dalle 18 alle 20. Sono ancora a disposizione circa trenta posti liberi. Le informazioni sono disponibili alla mail lipu_trieste@yahoo.it o ai numeri 3286951039 o 3407399686. Si comincia il 14 marzo con la presentazione del corso e un’introduzione agli ambienti naturali della provincia di Trieste, seguirà il 21 marzo il tema «Geologia, gli antichi ambienti del carso».
Il 28 marzo «Flora e vegetazione degli ambienti aperti» e quindi tutti gli altri incontri. Il programma completo di tutti gli appuntamenti è visibile anche sul sito www.provincia.trieste.it.
Il corso si svolge con la collaborazione del Dipartimento di Biologia e Dipartimento di Scienze geologiche ambientali e marine dell’Università, del liceo Oberdan, della Riserva di Miramare, dell’Ispettorato dipartimentale Foreste di Trieste e Gorizia, del Centro Didattico Naturalistico di Basovizza, del Museo Civico di Storia Naturale del Comune di Trieste e dell’Associazione Studi Ornitologici e Ricerche Ecologiche. Gli organizzatori hanno anticipato che in autunno si terrà un nuovo ciclo di incontri, per chi desidera conoscere anche la parte giuridica legata alla tutela dell’ambiente.
Micol Brusaferro

 

 

Aree pedonali: la priorità è la salute - Le scelte urbanistiche devono lasciare da parte gli interessi di categoria

 

In merito a quanto scritto sul Piccolo il 27 febbraio sulla necessità di creare ulteriori aree pedonali, tengo a evidenziare alcuni punti che non andrebbero trascurati. Prima di tutto mi chiedo quali siano le motivazioni per cui la categoria dei commercianti debba tanto intervenire sulla decisione o meno di creare tali aree. Sono i commercianti o è il sindaco a dover decidere della salute dei cittadini? O forse non c’è esclusivamente l’interesse della salute dietro le aree pedonali? Non so perché, ma mi è venuto un piccolo sospetto.
Ci siamo forse dimenticati che proprio la categoria dei commercianti s’era eretta a muro contro la chiusura del centro cittadino agli albori degli anni ’90, quando appena s’iniziava a parlarne, adducendo cali certi di guadagno? Adesso s’è capovolta la frittata e la vogliono nuovamente girare a loro favore? Sempre a lamentarsi dei cali di vendita, ma non sarà forse che ci hanno spremuto sino all’osso?
È finita l’epoca degli «slavi» (con rispetto parlando) che caricavano jeans, e i commercianti a costruirsi ville in Carso. Comunque, a dire il vero, neppure ora ritengo che siano i commercianti a dover stabilire le regole; è palese il loro interesse economico e non ambientale. Come altre volte fatto, va istituito un sondaggio con sms sul giornale. E poi sarà il sindaco insieme all’assessore responsabile a dover decidere. Sono loro i nostri diretti referenti.
Comunque sia, il problema non si risolverà mai così. Avessero i nostri governanti gli attributi per obbligare a circolare nei centri cittadini solo automobili elettriche o ibride (dando incentivi seri per acquistarle), senza concedere deroghe a politici, commercianti, preti o chicchessia, e per investire in fonti energetiche rinnovabili per i riscaldamenti, o vietare l’ingresso in Italia dei camion dell’Est Europa che sono «Euro -5» e inquinano la nostra Italia come dieci macchine, oppure chiudere la Ferriera? Che ne dite?
Così sì che si scorgerebbe la vera intenzione di risolvere il problema smog! O mi sbaglio?
Paolo De Chirico

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 10 marzo 2008 

 

 

Pescatori croati: «Guai a eliminare la zona ittica»  - Il presidente del sindacato: «Se no gli italiani verranno nelle nostre acque territoriali»

 

Il leader dell’opposizione Milanovic: «Sanader adesso spieghi che l’ingresso in Europa è più importante»

Gli operatori dicono che in questa questione «la Slovenia è diventata il cavallo di Troia per la politica di Roma contro Zagabria»

FIUME Levata di scudi dei pescatori istriani, dalmati e quarnerini dopo il severo monito del commissario europeo all’ Allargamento, Olli Rehn, che la settimana scorsa ha ribadito come l’ applicazione della Zona ittico ecologica in Adriatico (Zerp in lingua croata) blocchi la strada di Zagabria verso l’Europa comunitaria. Preso atto della dichiarazione di Rehn, il premier Ivo Sanader ha annunciato che il Paese deve decidere se insistere con la Zerp, rinunciando pertanto all’Europa, oppure deve fare un passo indietro. La dichiarazione del primo ministro non è piaciuta affatto ai pescatori e ai loro rappresentanti, pronti a denunciare quello che hanno definito «il voltafaccia del governo».
Tra i più critici, il presidente del Sindacato nazionale dei pescatori, Petar Baranovic: «La categoria è molto delusa in quanto l’esecutivo statale ha ceduto di schianto alle forti pressioni dell’Unione europea – così il leader sindacale – siamo convinti che vi saranno altri ricatti di Bruxelles nei confronti della Croazia, che dalla sua parte aveva addirittura il diritto internazionale per poter applicare la Zerp. Con la sua politica della pesca, Bruxelles ha depauperato gravemente le risorse del Mar Baltico e del Mare del Nord e sarà così anche con l’Adriatico. Credo che quanto accaduto darà forza ai pescatori italiani nel chiedere di poter esercitare la loro attività persino nelle acque territoriali della Croazia. Sono convinto che Zagabria non potrà opporsi ad una simile richiesta».
Duro anche il commento di Miro Kucic, presidente della sezione Pesca e Maricoltura presso la Camera d’Economia nazionale: «Tutti gli Stati dell’Ue hanno firmato la Carta delle Nazioni Unite che consente ai Paesi sovrani di proclamare la zona in regime di tutela ittica ed ambientale. Voglio ricordare che la Commissione europea ha consigliato ai Paesi comunitari di allargare di 12 miglia la loro giurisdizione dal confine che delimita le acque territoriali. Una proposta che Bruxelles ha lanciato per meglio tutelare i patrimoni ittici in queste fasce di mare. Alla Croazia viene però impedito di tutelare questa zona in quanto ciò danneggerebbe gli interessi dei pescatori italiani». Quindi Kucic si è detto certo che non sono gli sloveni i maggiori oppositori della Zerp: «La Slovenia è il classico cavallo di Troia dell’Italia contro Zagabria – parole di Kucic – gli sloveni pescano poco nella Zerp, al contrario degli italiani, il cui tornaconto economico è davvero elevatissimo. I pescatori italiani trovano ascolto dal loro governo che, tramite l’ Unione europea, tutela i loro interessi. Gli sloveni, dal canto loro, cercano di farsi belli agli occhi degli italiani, nella speranza di ricavarci qualcosa dal contenzioso con i croati sui confini». In attesa che il Sabor, il parlamento croato, si esprima definitivamente sull’applicazione integrale della Zona (il dibattito dovrebbe aversi nei prossimi giorni), il numero uno dell’opposizione di centrosinistra, Zoran Milanovic, presidente del Partito socialdemocratico, ha lanciato frecciate velenose all’indirizzo del governo Sanader: «Il premier dovrebbe rivolgersi all’opinione pubblica, spiegando che la Zona ittico–ecologica è un traguardo sì legittimo, ma di importanza inferiore rispetto all’entrata del Paese nell’ Europa dei 27».
Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 9 marzo 2008 

 

 

E sul sito internet del Piccolo i lettori chiedono la chiusura del centro - Quasi 300 firme per liberare i marciapiedi dalle auto

 

Secondo numerosi triestini il traffico è la causa principale dello sforamento delle polveri sottili. Nei giorni scorsi i commercianti si erano schierati per le aree pedonali

La petizione promossa dal Coped-CamminaTrieste verrà indirizzata al Comune e alla magistratura

Quasi trecento le firme raccolte finora dal «Comitato per la liberazione dei marciapiedi e delle fermate dei bus di Trieste», che sta riscontrando da parte dei cittadini un forte interesse nei confronti della petizione avviata dal Coped-CamminaTrieste. Le pagine e pagine di adesioni raccolte in calce alla petizione verranno consegnate alle alle istituzioni cittadine e alla magistratura.
Alla base dell’iniziativa del comitato, il fatto, a quanto sottolineato dallo stesso, che «più di 70 chilometri e il 90 per cento delle fermate dei bus sono occupati illegalmente ogni giorno, tolti ai pedoni, ai bambini e ai diversamente abili».
Marciapiedi praticamente inagibili: è qusta secondo il Coped «una macchia nera della città che va rimossa e che affonda la dignità dei cittadini, dei pedoni edei bambini, ai quali queste parti sottratte sono dovute invece di diritto».
«Non ci sono più alibi - prosegue il comitato - e questo disordine va risolto con tutte le misure possibili di potenziamento dei servizi pubblici, dando la priorità a un modo di vivere più tranquillo, meno trafficato, con la sicurezza stradale in primis».
Secondo il comitato dei pedoni «Trieste resta schiava di un’assurda prepotenza, quella dell’occupazione abusiva delle fermate degli autobus di oltre 70 chilometri di marciapiedi, male che si vuole contrabbandare con la giustificazione che non ci sono parcheggi, che questi mancheranno sempre, perché le macchine e le moto circolanti nel territorio sono sproporzionate rispetto alle esigenze reali».
Il Piano urbano del traffico potrebbe, a parere del Coped, risolvere la questione potenziando i bus, come proposto, migliorare la viabilità, realizzare corsie preferenziali.
Ma se il Comitato dei pedoni si mobilita, i cittadini prendono parte attiva alla discussione sul traffico, sulla pedonalizzazione del centro, su eventuali soluzioni, nell’apposito spazio web a loro disposizione sul sito internet del «Piccolo». Molti lettori si pronunciano a favore della chiusura del centro alle auto e della creazione di nuove aree pedonali. La chiusura per 12 giorni consecutivi a causa dello smog ha rappresentato un collaudo, con la forzata rinuncia all’automobile. «Si inventano il nuovo piano del traffico, lo smog inquinato da Pm 10, tanto chi li controlla sul fatto che quanto vanno dicendo sia realtà? E chi controlla i controllori? I parcheggi impossibili, i parcheggi realizzati dopo qualche anno non risollevano immediatamente le finanze dei negozianti ormai boccheggianti».
Ma nei giorni scorsi c’è stato anche chi ha proposto delle soluzioni: «Il vero inquinamento da traffico si combatte non facendo fermare i veicoli agli incroci ma, soprattutto in quelli più importanti, creando dei sottopassi e rotatorie». E se qualche lettore stigmatizza l’atteggiamento dei commercianti, questi ultimi sottolineano invece in più occasioni di essere favorevoli a interventi di pedonalizzazione.

 

 

Educazione ambientale, corso di 15 incontri nelle riserve della provincia - Lezioni teoriche e tre escursioni. Previsto un attestato di partecipazione

 

TRIESTE Una primavera all'insegna della natura quella organizzata dalla Lipu (Lega italiana protezione uccelli) di Trieste assieme alla Provincia. Venerdì partirà il progetto «Natura 2008», che prevede la realizzazione di 15 incontri, fra cui tre escursioni, per conoscere il territorio con la sua fauna e la sua flora. Un vero e proprio corso di educazione ambientale aperto gratuitamente a tutti i cittadini.
Ogni incontro approfondirà un tema diverso. Tutte le lezioni incominceranno alle 18 al Liceo scientifico Oberdan di via Veronese, che metterà anche a disposizione il parcheggio interno alla scuola, e non si protrarranno per più di due ore. Il primo appuntamento, a scopo introduttivo, è previsto per il 14 marzo, quando il maresciallo del Corpo forestale Roberto Valenti illustrerà gli ambienti naturali della provincia triestina. «L'iniziativa - spiega l'assessore all'Educazione ambientale Dennis Visioli - è rivolta a tutti, non solo agli amanti della natura ma anche e soprattutto alle persone che desiderano conoscere questo territorio e le sue particolarità. Solo conoscendo la realtà in cui si vive si è in grado di apprezzare e tutelare le meraviglie che questa offre, spesso nascoste anche agli occhi più attenti». «Nel corso delle lezioni - precisa Ilario Zuppani della Lipu di Trieste - gli esperti illustreranno anche le numerose curiosità che queste terre ospitano: pochi sanno, per esempio, che sul Carso triestino vive il serpente Gatto, una specie protetta a livello europeo. Si tratta di un esemplare balcanico, presente solo in Dalmazia, che qui ha trovato il suo habitat ideale: è simile a una vipera, non è velenoso ed esce preferibilmente la notte». Il 21 marzo il professor Nevio Pugliese, del Dipartimento di Scienze geologiche ambientali e marine dell'Università di Trieste, parlerà su «Geologia, gli antichi ambienti del Carso». Il 28 marzo sarà la volta del naturista Giuseppe Oriolo, che proporrà il tema «Flora e vegetazione degli ambienti aperti». Ma negli appuntamenti successivi si parlerà anche di funghi, mammiferi, anfibi, rettili, pesci di acqua dolce, invertebrati per concludere il ciclo con una tavola rotonda dedicata al tema dello «Sviluppo economico e conservazione della natura», in programma per il 6 giugno. Tre le escursioni previste: il 20 aprile nella Riserva naturale di Duino con i guardiacaccia e le guardie forestali (partenza alle 9 dal bivio per Sistiana Mare), il 18 maggio nella Riserva naturale della Val Rosandra, sempre con i guardiacaccia e le guardie forestali, con la visita al Centro didattico naturalistico di Basovizza (partenza alle 9 dalla chiesetta di San Lorenzo). L'ultima escursione, per chi lo desidera anche subacquea, si svolgerà l'8 giugno alla Riserva naturale marina di Miramare (solo in questo caso è previsto un contributo per l'accompagnatore). Alle persone che parteciperanno ad almeno il 70% degli incontri verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
Per questioni organizzative è preferibile segnalare la propria presenza telefonando allo 340-7399686 o allo 328-6951039 o all’e-mail lipu_trieste@yahoo.it.
Silvia Stern

 

 

Rifiuti ingombranti sul Carso, chieste le Guardie ambientali

 

OPICINA Cresce anche sull’Altipiano la tendenza a scaricare i rifiuti ingombranti accanto ai normali contenitori delle immondizie, evitando sistematicamente di destinarli alle competenti depositerie. Diverse segnalazioni in questo senso giungono da frazioni quali Santa Croce, Prosecco e Contovello al «Primo parlamentino»: elettrodomestici ormai inutilizzabili, tv, frigoriferi ma anche materassi, infissi e altri rifiuti ingombranti che per legge dovrebbero essere portati alle depositerie. Oltre, a volte, a quintali di ramaglie.
Bruno Rupel, presidente della Circoscrizione Altipiano Ovest, lancia un appello: «La situazione è preoccupante anche perché certe cattive abitudini sono destinate ad aumentare con la primavera e le relative potature. Facciamo appello al buon senso dei nostri residenti, ricordando loro che a Opicina funziona tutta la settimana un punto di raccolta per i grandi rifiuti aperto ininterrottamente dalle 7 alle 19, sabato compreso». Per presidente e Circoscrizione la situazione di disagio e degrado potrebbe migliorare sensibilmente con il passaggio delle Guardie ambientali che, a loro avviso, non si sarebbero ancora viste a Prosecco e dintorni.

 

 

Le ragioni dell’inquinamento

 

Dieci e più giornate di limitazioni al traffico automobilistico non hanno dato risultati apprezzabili, segno che le fonti di inquinamento sono altre e di natura persistente. Non so se una componente di alta responsabilità sia da individuarsi nella Ferriera che, al contrario delle limitazioni al traffico o al prossimo spegnimento nella bella stagione degli impianti di riscaldamento, sembra essere l’unica componente costante.
Attorno agli anni Venti, nel secolo scorso, mio nonno provvide a una tomba di famiglia. L’aspetto e la qualità percepibile è rimasta quasi tale e quale per circa ottanta anni. Dieci anni fa, un’azienda provvide all’esecuzione di una pulizia, ma solo dopo sette anni le condizioni del monumento funerario avevano un aspetto peggiore che non nei precedenti ottant’anni, il che mi fa credere che la zona di Valmaura e Servola siano delle vere camere a gas. Ma si sa, mentre lo scarico di un’automobile e la meccanica nel moto creano rumore, sia la Ferriera sia gli ancora troppi impianti di riscaldamento alimentati a gasolio sono «silenziosi» per cui siamo indotti a credere che l’automobile sia la madre di tutti gli inquinamenti.
A questo proposito capitano a fagiolo gli esiti di uno studio svolto dal King’s College e dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine che hanno indagato sugli effetti provocati dall’applicazione della tassa antiauto nel centro di Londra, elementi questi che evidentemente la giunta Moratti a Milano ha preso sottogamba. A Londra hanno monitorato giorno dopo giorno per tre anni i dati. Il decremento del traffico si è attestato al 26% mentre i due agenti inquinanti tenuti sotto controllo (biossido di azoto e Pm10) sono passati rispettivamente da 54,72 microgrammi/metro cubo a 53,99 e da 30,31 a 30,6. Quindi il comune di Londra si è incamerato le tasse ma non ha ridotto l’inquinamento perché l’inquinamento era un altro.
Si dice che un politico è colui che pensa al potere e che uno statista è colui che pensa per la futura generazione. Se non si entra in questo ordine di idee né noi né i nostri figli e nipoti potranno godere di una migliore qualità dell’aria. Quanti impianti comunali, provinciali, statali hanno caldaie obsolete, impianti che inquinano, alimentazioni non a metano? Sarebbe ora anche di incentivare la conversione da gasolio a metano delle caldaie condominiali. Sarebbe anche ora di pretendere che i nuovi edifici o quelli oggetto di restauro siano tassativamente provvisti di elementi fotovoltaici.
Ma allo stesso tempo sarebbe molto utile cercare le vere fonti di inquinamento per eliminazione sequenziale e per combinazione tra due su tre elementi da individuarsi nei parametri: Ferriera, riscaldamento, traffico automobilistico.
E poi entriamo anche nell’ordine di idee che dobbiamo pagare per avere dei risultati: e qui ci vuole una coscienza e una visione collettiva che faccia capire che la salute è un bene di tutti. E ritornando a Milano, il numero di prestazioni tra Pronto soccorso, day hospital e ricoveri per inquinamento vede colpite 130 persone al giorno. Speriamo di non arrivare mai a Trieste ad analoghe proporzioni di ricoveri, ma bisogna fare qualcosa di serio affinché gli interessi o la comodità di pochi non mettano a repentaglio la salute di tutti e per tutti significa anche loro, i loro figli e i loro nipoti.
Roberto Steidler

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 8 marzo 2008

 

 

Parco tropicale

 

Seguire documentari sul colibrì è senz’altro interessante, ma poterlo vedere dal vivo avvicinarsi, fermarsi e guardarti incuriosito, «sfarfallando» delicatamente le ali dalla colorazione brillante, che cambia secondo l’incidenza della luce, è certamente emozionante. Per non parlare dell’accogliente e roco «ciao» di Tony, il pappagallo bianco, e la lunga «riga mobile» delle formiche coltivatrici che non bilico su di un ramo trasportano laboriose il cibo, come in un cartoon di W. Disney. Oppure gli insetti «stecco», i pipistrelli, rettili e altro ancora; il tutto illustrato da una guida competente e gentile. È l’esperienza nuova e affascinante che ho vissuto di recente, visitando il Parco tropicale di Miramare. Esperienza che vorrei consigliare a tutti, ma – ahimè! – fattibile fino a quando, se i fondi promessi non arriveranno per tempo? Tutti gli sforzi profusi con amore e umanità dagli operatori del Parco, saranno stati vani e la chiusura sarà inevitabile. Peccato, per una volta tanto che la città poteva esibire qualcosa di particolare, causa il solito ignobile e vergognoso «ping-pong» politico, sarà costretta a perdere tutto ciò.
Daniela Iellen

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 7 marzo 2008 

 

 

Bucci: «No a ring e bus-navetta in centro»  - L’assessore boccia le soluzioni proposte dai commercianti e legate alla pedonalizzazione

 

«Sul piano del traffico ho le idee chiare ma non voglio svelare nulla»

I commercianti del centro città chiedono a gran voce la pedonalizzazione e il piano del traffico. In tanti sposano le tesi dei bus navetta, del rafforzamento dei parcheggi e la proposta del ring, l’anello per mezzi elettrici, rilanciata nei giorni scorsi dal presidente della Camera di commercio, Antonio Paoletti. Tutto per permettere all’ipotetica nuova area «off-limits» alle automobili di essere il più funzionale possibile.
RING L’assessore comunale all’Urbanistica, Maurizio Bucci, boccia però l’ipotesi anello: «Abbiamo un servizio di trasporto pubblico molto fitto e funzionante - osserva -. L’introduzione di navette o del ring chiuso per l’autobus elettrico comporterebbe dei disagi all’utenza». Bucci motiva così la sua posizione: «Oggi le persone riescono a prendere il mezzo pubblico praticamente sotto casa in pieno centro e, ad esempio, possono raggiungere facilmente Campo Marzio o qualche altra destinazione. Andare a prendere il bus elettrico in piazza Goldoni, per poi smontare sulle Rive e prendere un secondo mezzo, complicherebbe le cose. In ogni caso, prima di qualsiasi intervento, è necessaria un’analisi per vedere che cosa ne pensa la gente».
PRECEDENTE Per studiare la possibilità di una soluzione come quella dell’anello interno al centro chiuso al traffico e pedonalizzato, nel 2001 si era recato a Roma l’allora assessore all’urbanistica della prima giunta Dipiazza, Maurizio Bradaschia, poi dimessosi dall’incarico. «Personalmente sono favorevole alla chisura del centro storico - dice Bradaschia -. Per mettere in piedi una soluzione come il ring, però, è necessaria prima una valutazione di origine-destinazione sulle persone che si muovono nell’area».
I PARCHEGGI Le opinioni raccolte fra i commercianti nei giorni scorsi hanno spesso mostrato una convergenza verso la richiesta di potenziare il recinto esterno dell’ipotetica zona chiusa «off-limits». Un incremento dei servizi, sia in termini di linee per il trasporto pubblico collegate alla periferia che per quanto attiene i posti macchina. Il piano parcheggi già approvato dal Consiglio comunale garantirà in futuro quasi 2500 spazi per le autovetture nelle immediate vicinanze dell’eventuale perimetro interdetto alla circolazione (sono 5310 quelli previsti dall’intero piano). A partire dai 486 del park sotterraneo che sorgerà davanti alla Stazione marittima e per il quale, tuttavia, si attende ancora il via ai lavori. «Il progetto è già esecutivo - ribadisce Bucci - come quello per l’ampliamento della struttura in foro Ulpiano. Sui tempi posso solo dire che spetta al privato, ovvero Saba Italia, procedere all’avvio».
IL PERIMETRO In centro la pedonalizzazione di via Mazzini pare essere auspicata non solo dal comitato sorto ad hoc. I commercianti confidano in una rivitalizzazione completa dell’area tra Rive, via Carducci, piazza Ponterosso e piazza Unità. Sulla pedonalizzazione, Bucci conclude: «Io sono pronto a sedermi attorno ad un tavolo, ho le idee chiare». Dettagli? «Non specifico nulla - aggiunge -, in questo momento non voglio scatenare ulteriori dibattiti e polemiche».
ma.un.

 

 

I negozianti di via Fabio Severo al contrattacco: «Multe e doppia fila, par condicio in tutto il centro»

 

Un gruppo di commercianti scrive al sindaco e chiede gli stessi controlli nelle vie Giulia, Battisti, Roma e Coroneo

I commercianti di via Fabio Severo sono esasperati e hanno deciso di scendere sul piede di guerra. Scrivono al sindaco e chiedono una «par condicio» per le multe alle auto in doppia fila. Una «par condicio» con le altre principali vie del centro. E fanno anche i nomi: via Giulia, via Battisti, via Coroneo e via Roma.
Tutto è iniziato alcuni giorni fa, quando, alle proteste per il fioccare delle multe per sosta vietata e di fronte alle proteste dei commercianti, il vicecomandante dei vigili urbani, Luciano Momich aveva risposto: «I nostri uomini di lì non se ne andranno mai». Da allora i rapporti sono diventati sempre più tesi e i commercianti, che si sentono penalizzati da quello che ritengono una sorta di «accanimento» da parte della polizia municipale, chiedono la «par condicio» quanto a tolleranza sui parcheggi lungo l’arteria.
Sostengono che la situazione si va facendo pesante dal punto di vista economico e denunciano dei cali di fatturato tra il 30 e il 50 per cento, legati a una situazione che si sarebbe venuta a concretizzare a partire da tre settimane a questa parte.
E per dar voce alla richiesta di un mutato atteggiamento - ovvero che la «tolleranza zero» alla quale si sentono sottoposti da parte della polizia municipale venga applicata anche in altre zone critiche della città quali via Giulia, via Battisti, via Coroneo e via Roma - si sono affidati a un legale, l’avvocato Consuelo Greco, alla quale hanno conferito il mandato di difendere le loro ragioni attraverso una lettera aperta al sindaco Roberto Dipiazza, alla Camera di commercio, alla Confcommercio, alla Fipe e all’Otc (Organizzazione tutela consumatori), lettera sottoscritta da un nutrito gruppo di commercianti del settore automobilistico, da gommisti, autocarrozzeria, esercenti di negozi di moda, di casalinghi, di accessori per animali e agenzie varie.
«Non chiediamo - sostengono nell’appello - che si chiuda un occhio disapplicando la normativa del codice che sanziona la sosta vietata».
Chiedono invece l’applicazione di una sorta di «par condicio», sottolineando che in nessuna di quelle vie citate in precedenza «vi è un controllo così intenso e serrato come nel caso di via Fabio Severo, dove la Polizia municipale - spiegano - di fronte al supermercato Lidl trascorre circa sette ore al giorno elevando sanzioni e dissuadendo chiunque dal fermarsi anche per il tempo necessario ad acquistare un solo pacchetto di sigarette».
Ribadendo quindi di non voleresi esimere dal rispetto delle norme del codice, i commercianti della via chiedono che questa sia «oggetto di controlli alla stregua di qualsiasi altra arteria principale della città, con controlli efficienti ma senza accanimento».
«In buona sostanza - afferma il legale - chiedono soltanto ciò che pubblicamente è stato offerto: collaborazione».
«Le cattive abitudini di alcuni automobilisti - prosegue l’avvocato - non devono causare ingenti danni economici nè ai commercianti, nè ai consumatori, che si vedono ormai costretti a evitare questa via per non rischiare multe salate».
L’avvocato Greco conclude quindi sottolineando che «non si chiede pertanto un’esenzione dall’applicazione del Codice, ma va da sé che che se un commerciante non può neppure scaricare la merce davanti al proprio negozio ciò costituisce un enorme ostacolo per l’esercizio della sua attività, con ripercussioni economiche disastrose non solo per i titolari ma anche per i dipendenti, che rischiano il loro posto di lavoro. E in ultimo, ma non meno importante, per i consumatori, che non sono liberi di poter scegliere di acquistare in questa via, a differenza di quanto avviene in via Battisti, via Giulia e via Coroneo, ove le aree di carico e scarico esistono».
«I commercianti - conclude l’avvocato - non si rammaricano della presenza della Polizia municipale ma auspicano che la stessa sia altrettanto sollecita in altre zone della città ove spesso si registrano disagi nella circolazione, come ad esempio nel tratto più alto di via Fabio Severo a due sensi di circolazione, dove in effetti un’auto in doppia fila impedisce al bus di passare».
A dar inoltre sostegno alla richiesta di abbandonare la logica della «tolleranza zero» era sceso in campo anche il presidente di Confcomercio Antonio Paoletti, che invita a non infierire eccessivamente nei confronti di chi per il tempo necessario agli acquisti lascia l’auto in doppia fila davanti ai negozi.

Giorgio Coslovich

 

 

Ambiente e/è vita: va fatta presto la pulizia del torrente Fugnan

 

MUGGIA La progettata pulizia del torrente Fugnan da parte del Comune di Muggia viene accolta con favore dal consigliere Christian Gretti, che è anche esponente dell’associazione ambientalista Ambiente e/è vita. E Gretti ricorda che proprio la sua associazione, che aveva fatto uno studio sui torrenti muggesani, comprese le analisi dell’acqua del Fugnan, vi aveva evidenziato «una forte presenza di coliformi e streptococchi fecali, e quindi fattori inquinanti. Nello studio - aggiunge - si riscontravano anche presenze di strane schiume in vari punti. L'occasione può essere buona per scoprire la fonte di questo inquinamento, magari partendo da una collaborazione transfrontaliera con Capodistria, visto che il Fugnan nasce e passa dalla Slovenia prima di arrivare a Muggia».
Gretti chiede anche una verifica della situazione complessiva dei corsi d’acqua muggesani che presenta aspetti piuttosto variegati con situazioni di degrado. «Il Comune – suggerisce Gretti - potrebbe farsi capo di una campagna di sensibilizzazione verso altre azioni non esclusivamente di monitoraggio ma anche di intervento concreto sui corsi d’acqua che meriterebbero ad esempio cartelli adeguati».

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 6 marzo 2008 

 

 

I negozianti: «Via le auto dal centro»  - «Contro lo smog basta con i provvedimenti temporanei del traffico»

 

I commercianti si schierano a favore delle pedonalizzazioni e chiedono parcheggi gratuiti a tempo e bus ecologici

Basta con i provvedimenti temporanei per la gestione delle emergenze. La questione del centro città va stabilizzata una volta per tutte: stop alle chiusure al traffico a singhiozzo contro lo smog. Questo il pensiero dei commercianti, che non solo si schierano a favore delle pedonalizzazioni, ma chiedono interventi importanti nell’ambito dei servizi, presupposto fondamentale per fermare la circolazione veicolare dentro quello che è considerato il «cuore» di Trieste. «In altre grandi città italiane le aree pedonali funzionano - spiega Ombretta Novak, responsabile di un negozio di abbigliamento per donna in corso Italia -, il centro è sempre chiuso eppure si sopravvive, eccome. Certo che, prima, bisogna pensare a una regolamentazione dei parcheggi, con convenzioni che permettano ai cittadini di utilizzarli senza dover pagare e con un limite di tempo. Al tempo stesso, il servizio degli autobus va potenziato e unito a quello di navette ecologiche. Così l’attività commerciale ne trarrebbe vantaggi e, al tempo stesso, pure l’ambiente: in estate potremmo almeno aprire le porte quando è troppo caldo».
«Non si può attendere sempre il momento clou, con i valori dello smog oltre il limite, per intervenire - aggiunge Irene Mercandel, dipendente di un esercizio specializzato in vestiti per bambini -. La situazione va regolamentata, non è possibile dipendere sempre dalle condizioni meteo. Vanno interdette alla circolazione le vie perimetrali, non corso Italia». Sulla stessa linea un collega che lavora poco distante, Mauro Parlotti: «Corso Italia deve restare aperto al traffico mentre via Mazzini va pedonalizzata completamente. Non basta questo, però, per risolvere il problema inquinamento da automobili: utilizziamo il sistema delle targhe alterne e abbiniamoci i bus ecologici, oltre a qualche agevolazione per chi si dirige verso il centro dai posteggi siti nella zona esterna».
Roberto Strain e Willy Coloni, impegnati nel settore dell’equipaggiamento sportivo in via Mazzini, ribadiscono come «un accordo definitivo sulla chiusura del centro permetterebbe alla gente di fare chiarezza, senza essere disorientata. Con provvedimenti momentanei come l’ultimo i triestini non vanno più in centro e i commercianti sono penalizzati: nei 12 giorni di blocco abbiamo incassato il 50 per cento in meno».
«Le situazioni miste non vanno mai bene: personalmente non credo che la causa principale dello smog siano le automobili, tuttavia da qualche parte bisogna pur cominciare. Via Mazzini va pedonalizzata», è l’opinione di Susanna Martini che lì gestisce un negozio di sua proprietà, «cosa che avrebbe risvolti positivi per gli affari e anche sotto il profilo dell’inquinamento. Ma è fondamentale - spiega - che l’esterno dell’area sia attrezzato per permettere il movimento più comodo possibile in centro. Inoltre, non dimentichiamo le navette elettriche da destinare soprattutto alle persone anziane». Per Elisa Starc, dal bancone di un negozio di abbigliamento all’angolo con via Cassa di Risparmio, «va cambiata la mentalità dei triestini. Personalmente sono favorevole a via Mazzini pedonale».
Non solo inquinamento atmosferico e acustico lungo l’arteria che congiunge piazza Goldoni con le Rive: «C’è pure la penalizzante questione delle vibrazioni da passaggio di automezzi - spiega Gianni Pirro Pucci, da sessant’anni impegnato nel confezionamento di vestiti da sposa -, per le quali cambiamo le lampadine di continuo. È chiaro che auspichiamo la pedonalizzazione». Un ragionamento sposato appieno da G.B. (non ha voluto fornire le generalità complete), addetta alle vendite di un esercizio commerciale del settore abbigliamento: «A causa delle oscillazioni stradali, a breve sostituiremo un vetro esterno che si è danneggiato. A mio avviso, è giusto pedonalizzare l’area tra via Mazzini e piazza Ponterosso, com’è stato fatto in passato per via San Nicolò, che è letteralmente rinata. Corso Italia va lasciato così com’è perché uno sbocco per i veicoli ci deve essere».
Secondo Gabriele Roiac, collaboratore per una nota catena che produce vestiti e accessori per i più piccoli, lo schema da adottare è semplice: «Pedonalizziamo tutto il centro e creiamo più posti macchina gratuiti in periferia. Da lì, poi, sarebbe utile partissero i mezzi pubblici diretti ai margini dell’area chiusa al traffico».
«Io sono propensa allo stop della circolazione pure su corso Italia - osserva M.U., responsabile di un punto vendita che ci si affaccia - ma il problema reale per farlo è dato dalla mancanza di un adeguato servizio di trasporto pubblico. Nello specifico, peraltro, sottolineo come a dicembre, con i negozi tutti aperti, il numero di bus è inferiore alle altre giornate: un aspetto che andrebbe rivisto, per favorire l’economia cittadina».
Infine, Daniela Lorenzon e Raffaella Visintin, colleghe in un negozio che si affaccia su corso Italia e via Roma, riflettono sul fatto che «non sarebbe male poter pulire le vetrate senza rovinarsi la salute. La recente chiusura? Non è cambiato nulla rispetto alle giornate normali».

Matteo Unterweger

 

 

Nel cassetto anche lo studio sull’acustica - Risale agli anni Novanta

 

Il Piano del traffico non è l’unico documento rimasto nel limbo, come da tempo denuncia l’opposizione - dal capogruppo del Pd Fabio Omero in poi - e non solo. A Trieste manca il Piano di zonizzazione acustica, nonostante alla fine degli anni ’90 il Comune abbia commissionato uno studio in materia. «Quel lavoro pagato con fondi statali probabilmente è rimasto in un cassetto», dice Bruno Abrami, triestino che da decenni vive e lavora a Milano. È l’esperto al quale il Comitato per via Mazzini ha commissionato una perizia sull’inquinamento acustico della strada.
Il documento sarà presentato - assieme al monitoraggio effettuato dall’Arpa, sempre lungo via Mazzini, nel novembre del 2006 venerdì 14 marzo all’hotel Filoxenia di Riva III Novembre. Secondo lo studio di Abrami le vibrazioni degli autobus incidono sui residenti. «L’onda sonora di un veicolo produce una sollecitazione del corpo - dice Abrami - che interessa il torace e l’addome. Non c’è solo la vibrazione del pavimento, abbinata al rumore, ma una sollecitazione ulteriore. Un po’ come avviene in discoteca».
È la conferma che cercavano i referenti del Comitato per via Mazzini, Paola Gaggi e Manuela Miccoli, che hanno coinvolto l’avvocato Alessandro Giadrossi, docente di diritto ambientale all’Università che ha lo studio proprio vicino a via Mazzini. «Abbiamo raccolto quasi 1200 firme per la pedonalizzazione di via Mazzini - spiega Miccoli - ma dal Comune non c’è stata una risposta. Gli studi da noi commissionati dimostrano che non c’è un pericolo per le abitazioni, ma un problema di inquinamento ambientale acustico. I tecnici lo dimostreranno».
Peccato che manchi il Piano di zonizzazione acustica. «Purtroppo la scelta fatta all’epoca di affidare il lavoro con una gara al ribasso - sostiene Abrami - comportò diversi problemi. Il plico è finito probabilmente in un cassetto, ma da lì bisognerebbe partire anche se mi rendo conto che nel centro di Trieste è un po’ difficile affrontare la questione». Ma come mai non esiste il Piano di zonizzazione acustica? E che fine ha fatto quel documento? «Nel frattempo è stata approvata una legge regionale a riguardo, che indica ai Comuni - spiega l’assessore Maurizio Bucci - di dotarsi di un piano seguendo precise direttive. Il problema, come si potrà ben immaginare, non è una cosa di poco conto: se chiudiamo una strada l’inquinamento acustico, di fatto, si sposta in quella attigua».
p.c.

 

 

Il Comune frena: bocce ferme in via Mazzini  - Resta fermo l’iter del piano del traffico, per il quale è fondamentale lo snodo dell’arteria

 

Amt pronta a togliere le canalette Stream, ma il Municipio attende l’esito della causa

La causa Stream rischia di diventare la foglia di fico del Piano del traffico. Fino a quando non sarà chiusa la causa civile di Ansaldo - intentata dopo la cancellazione del progetto, voluto dall’amministrazione Illy e cassato da Dipiazza - il Comune non intende mettere mano al nodo di via Mazzini. Nella principale arteria interessata alla sperimentazione dell’autobus a trazione elettromagnetica, infatti, insistono ancora le canalette con le rotaie di Stream. «Non le togliamo, aspettiamo l’appello (in primo grado il giudice ha dato ragione alla Amt, società controllata dal Comune, ndr). Meglio non avere problemi...», dice Maurizio Bucci, assessore all’Urbanistica.
Una parziale dismissione, in realtà, è già avvenuta. Nel dicembre 2006 sono stati rimossi 14 tombini di Stream dalla Amt, in accordo con Ansaldo, dopo una precisa richiesta dell’amministrazione comunale. Un atto che potrebbe essere fatto anche per le canalette con le rotaie di Stream. «Se il Comune chiede di toglierle, siamo pronti a farlo - dice Rocco Lobianco, presidente di Amt - ovviamente di concerto con Ansaldo, che tra l’altro è interessata per motivi di studio ad analizzare lo stato dei binari dopo le sollecitazione del traffico».
Ma la richiesta non arriverà. Lo conferma Bucci, seguendo la strada indicata a suo tempo dal sindaco Dipiazza che, nel suo programma del 2001, voleva far diventare via Mazzini «cannocchiale sul mare». Ecco che attorno all’arteria riservata ai mezzi pubblici, da piazza Goldoni alle Rive, ruota il tormentone del Piano del traffico. Tornato alla ribalta dopo la chiusura del centro a causa degli sforamenti di Pm10.
Un piano sollecitato l’altro ieri - oltre che dalle principali forze dell’opposizione, a cominciare da Fabio Omero diessino del Pd - anche da Alessia Rosolen, capogruppo di An in Consiglio comunale. «Aspettiamo che passi velocemente questa campagna elettorale», dice Bucci proprio come il collega di giunta Paris Lippi. Ma non mancando di dare la stoccata a quelli di An: «Mi sembra di intuire che Rosolen lo vuole, finalmente. Personalmente l’ho sempre sostenuto - spiega Bucci - e sono a disposizione». Schermaglie elettorali a parte, che fra l’altro vedono Fi e An uniti nel Popolo delle libertà, proprio le recenti elezioni dovrebbero sbloccare il Piano del traffico. Magari dopo un rimpasto della giunta, con l’uscita di scena di alcuni protagonisti candidati alle elezioni regionali.
«La città ha bisogno di un Piano del traffico e visto che ne è stato pagato uno... Questo non significa che deve valere per forza e in toto il lavoro del professor Camus - sostiene Claudio Giacomelli, commissario provinciale di An - ma è giusto portarlo una volta per tutte in Consiglio comunale. In quella sede affronteremo il nodo delle modifiche da apportare». Un percorso che interessa la politica, le categorie e la Trieste trasporti, che gestice il trasporto pubblico. «Non dico nulla, in questo momento qualsiasi giudizio potrebbe essere strumentalizzato - dice Piergiorgio Luccarini, direttore della spa - Spetta al Comune fare il Piano del traffico, a noi interessano ovviamente le corsie preferenziali degli autobus». A cominciare da quelle in via Mazzini.

Pietro Comelli

 

 

I lettori sul web: auto o Ferriera? Vogliamo risposte  - Commenti divisi tra chi imputa lo smog all’impianto di Servola e chi al traffico

 

Sul sito www.ilpiccolo.it si accende il dibattito sull’inquinamento: «Chi ci assicura che certi motori non facciano danni?»

Piano del traffico, inquinamento e provvedimenti conseguenti: l’argomento scatena tra i lettori del sito web del «Piccolo» www.ilpiccolo.it una nutrita serie di interventi lasciati nell’apposito forum. Com’è naturale, i pareri spesso sono contrapposti, e sullo sfondo appare la Ferriera: c’è chi la considera la fonte principale dell’inquinamento e chi no. Tutti però, più o meno, concordano sulla necessità di una soluzione.
«Sono d'accordo sul fatto di chiudere il centro al traffico per inquinamento delle vetture non in regola con la legge - scrive ”Luciano05” -, però non lo sono sul fatto che ci sono Comuni che non hanno l'obbligo del bollino blu,per il controllo dei gas di scarico ( Muggia, San Dorligo, Opicina).
«Questi blocchi della circolazione veicolare non conforme - sostiene ”Trzachana” - sanno di truffa ai danni dei cittadini. Chi ci assicura che le autovetture con i nuovi motori non inquinino con altri elementi che non ci vengono ancora dichiarati ma son ben riconosciuti dai costruttori?».
”Rioda62”, dal canto suo, plaude ai provvedimento che però «pur rappresentando un importante passo avanti, per un periodo di tempo così limitato e con così tante deroghe non risolve il problema e il fatto è sotto agli occhi di tutti (la situazione continua a peggiorare)».
«Credo che bloccare le auto - afferma per contro il lettore che si firma col nickname ”Lombricoferoce” - serva a poco. Basterebbe intervenire sulle emissioni delle varie industrie triestine che ci tempestano, Ferriera, Italcementi, ecc., sugli impianti privati e non di riscaldamento a gasolio, incentivando il metano, sui mezzi induistriali e pubblici vecchi».
Solleva qualche dubbio ”Semola57”, che scrive: «Okay, chiudiamo il centro per le polveri sottili, ma come è possibile che continuano a dirci che bisogna cambiare automobili e comperare euro 4, 5, 6 e chi più ne ha più ne metta. Ma che per favore la finiscano di prenderci in giro con incentivi vari se poi non ci si può muovere».
Ma c’è anche chi, come ”Paots”, stigmatizza l’atteggiamento dei commercianti, che «si sono accorti che la gente va dove si può camminare in tranquillità: prima volevano la macchina dei clienti davanti ai negozi, adesso vogliono le isole pedonali davanti ai negozi». Un suggerimento, invece, quello offerto da ”Matisse48”: «Il vero inquinamento da traffico si combatte non facendo fermare i veicoli agli incroci, ma creando dei sottopassi e rotatorie». Ancora più secco il commento di ”paolots”: «È chiaro che la causa principale dell’inquinamento a Trieste è la Ferriera. La bassa pressione provoca una cappa sopra la città che, oltre a non far entrare altra aria, non fa uscire quella presente. Non essendoci riciclo, le polveri sottili alle 4 di mattina sono come alle 16 di sera. La chiusura al traffico serve solo a non aumentare questi valori».
”Tltrieste”, infine, riflette: «Credo che Trieste sia l'unica città in Europa ad avere un mega inceneritore prossimo al centro città e circondato da un consistente "abusivismo edilizio"; e che non sia questa la causa del super inquinamento, soprattutto nei rioni di Servola e Valmaura?» .

 

 

Polveri sottili

Perché le polveri sottili salgono a livelli pericolosi solo d’inverno? Eppure nei mesi caldi le condizioni sono identiche, se non peggiori: stesso numero di auto in circolazione, poche precipitazioni, prevalenza di alta pressione e poco vento. Le polveri sospese nell’aria sono prodotte prevalentemente dalle attività industriali e dagli impianti di riscaldamento di abitazioni e uffici, quindi cadono a terra dai camini e vengono sparate ad altezza centraline dalle ruote degli autoveicoli, per cui non capisco quale incisività possa avere un provvedimento che impedisca la circolazione solo per poche ore e solo in alcune strade.
La chiusura del centro al traffico così come è stata attuata in alcuni centri della regione non credo possa risolvere il problema delle polveri sottili: impedendo come si è fatto alle automobili di percorrere certe strade non si fa altro che spostare di qualche metro il problema, è come nascondere la polvere sotto il tappeto e quindi se si riesce a diminuire il livello delle polveri in alcune zone esso risulterà di conseguenza maggiore in altre, dove tra l’altro non vi sono centraline di rilevamento.
Inoltre, le eccessive deroghe al divieto risultano talmente ampie da vanificare il provvedimento.
Se si vuole ridurre il traffico, che il blocco del traffico sia veramente tale, con le sole eccezioni riservate ad ambulanze e mezzi dei vigili del fuoco per eventuali emergenze.
Anche la sempre più ridotta quantità di verde in città non aiuta: nel momento in cui le foglie sarebbero più utili, in quanto assorbono moltissimo pm 10, cadono. Anche per questo d’inverno l’inquinamento aumenta. Sarebbe opportuno piantare alberi sempreverdi, come alloro, bosso, ligustro, edera, che hanno foglia larga, così riescono a ingerire la maggior quantità possibile di pm 10 e, contemporaneamente, ad emettere tanto ossigeno.
E, come ultima risorsa, le giunte comunali al completo potrebbero scendere in piazza per una propiziatoria e risolutrice danza della pioggia.
Mauro Luglio
 

 

Lo smaltimento dei medicinali

 

Sento di dissentire dai contenuti della lettera «Smaltite i medicinali» sul Piccolo di lunedì 25 febbraio scorso riguardo alla rimozione, da diversi anni, degli appositi raccoglitori per farmaci e medicinali scaduti.
Il motivo è semplice. Ho visto di persona, in due occasioni separate, dei giovani scassinare i portelli di tali contenitori, in piazza Goldoni e in piazza dell’Ospedale, per rovesciare i farmaci dal sacco di plastica nero sul marciapiedi per rovistare apparentemente alla ricerca di sostanze per drogarsi. Tutti e due i casi di giorno e incuranti della gente presente.
Un terzo caso: per un paio di giorni un uguale sacco nero contornato di scatolette di medicinali era abbandonato in via Pietà sul marciapiede dove oggi si trova l’ingresso del Distretto. L’autore della lettera critica il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza elogiando invece Udine dove asserisce tale raccolta speciale esiste ancora. Un tale concentrato di farmaci rischia di essere una libera fornitura per i drogati con aggiunta di rischio se mescolare farmaci scaduti può essere di ulteriore danno alla salute. Può essere che Udine ha una situazione di tossicodipendenza peggiore di Trieste?
Piace pure la certezza che la raccolta differenziata significa automaticamente smaltimento differenziato e speciale. Dove finiscono i medicinali e farmaci gettati in questi raccoglitori separati? Ammesso e non concesso che i fumi prodotti dall’incenerimento di questi debbano essere venefici.
Sono convinto che bruciare le mie scarpe da ginnastica usate produca fumi peggiori. Non per le mie scarpe ma perché sono di materiali sintetici, gomma, tessuto non-tessuto, plastica. Come da qualunque altro materiale sintetico di abbigliamento o persino i coniglietti e le paperette di peluche di materiali non controllati, vi potrebbero derivare vapori pericolosi prodotti dalla combustione.
Le leggi dovrebbero essere a favore dei cittadini e portare dei benefici, quando fanno il contrario è meglio abrogare la legge e trovare soluzioni pratiche. Si creano degli spauracchi o bisogni artificiali da soddisfare. Complicate e dispendiose precauzioni e soluzioni si impongono ai cittadini per presunte tutele.
Intanto diventano problemi gravi, emergenze, risvolti della vita quotidiana da secoli perché le risorse sono deviate verso soluzioni di fantomatici problemi. Se ogni tanto qualcuno torna con i piedi per terra non è male.
Clayton J. Hubbard

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 5 marzo 2008 

 

 

Dipiazza: smog, il piano del traffico non serve  - Il sindaco: colpa della Ferriera. Rosolen (An): non è vero. Omero (Pd): la viabilità si cambia in 40 giorni

 

Dopo la revoca dell’ordinanza di chiusura del centro grazie al maltempo, si discute sui provvedimenti da adottare in futuro

L’assessore all’ambiente Bucci: «La chiusura alle auto in centro sposterebbe l’inquinamento in periferia»

Grazie alla bora la chiusura al traffico del centro città ha fermato il suo record a quota 12 giorni, ma se lo smog dovesse tornare che cosa succederà? Per il sindaco Dipiazza e l’assessore Bucci pedonalizzazioni e piano del traffico non cambierebbero nulla. Si ripartirà quindi con l’identico provvedimento anche se i valori di polveri sottili sforassero per un mese di seguito: il Comune, per adesso, va avanti su questa linea. Secondo il primo cittadino e l’assessore comunale all’ambiente tutto continua a ruotare attorno alla Ferriera, responsabile - a loro avviso - di gran parte dell’inquinamento cittadino. Una visione che non tutti condividono. «Acceleriamo con il Piano del traffico e le aree pedonali», sostengono sia An sia il Pd, che non dimentica la soluzione di un utilizzo sempre maggiore dei bus ecologici. Mentre dal Wwf arriva l’invito a piazzare una nuova centralina sul Carso, fuori dal centro abitato, «per avere un termine di paragone sui valori delle pm10 finalmente attendibile. Ad oggi non sappiamo, infatti, in quale misura le automobili, gli impianti di riscaldamento e le industrie contribuiscano all’inquinamento. Per ora si brancola nel buio», puntualizza Fabio Gemiti, chimico specializzato che fa parte anche del comitato di indirizzo dell’Arpa.
Tuttavia, Roberto Dipiazza parte in quarta: «Bisogna chiedersi davvero perché Muggia, dove non c’è traffico, sia stata travolta dallo smog?». «Si sa del mio desiderio di pedonalizzare buona parte del centro - continua -, ma il problema Stream ci condiziona ancora. E, in ogni caso, queste nuove zone non risolverebbero la questione». Il primo passo, dunque, quale sarebbe? Per il sindaco la risposta sta nel «pensare al Patto per Trieste con il nuovo governo, non appena insediato. Non dimentichiamo che nel 2010 i limiti di riferimento per le pm10 si ridurranno ancora (a 20 microgrammi per metro cubo, con 7 possibilità di sforamento annuali invece di 35, ndr)». L’accordo di garanzia per la città con l’esecutivo partirebbe proprio dalla soluzione del problema Ferriera. Che, per il primo cittadino, vorrebbe dire chiusura dello stabilimento.
Nel frattempo si tenterà qualcosa per prevenire una nuova emergenza, visto che comunque alle urne per le elezioni politiche si andrà appena a metà aprile? «Non esiste il principio della prevenzione in questo caso. Si ripresentassero valori delle polveri sottili sopra i limiti consentiti applicheremo il Piano d’azione comunale», osserva Maurizio Bucci che, pur continuando a dichiararsi favorevole alla pedonalizzazione auspicata da più parti, sottolinea come «la stessa non farebbe altro che spostare l’inquinamento in periferia». Il vero problema, secondo l’assessore, è sempre la Ferriera: «Ci sono i dati. Le centraline più vicine allo stabilimento hanno toccato anche quota 500». Numeri che, però, ad esempio per il Wwf non forniscono informazioni sufficienti.
Sul fronte politico, all’interno della maggioranza in Comune non pare esserci totale identità di vedute. Il pensiero di An giunge per voce del capogruppo in Consiglio comunale, Alessia Rosolen: «Non credo la colpa sia solo della Ferriera, visto che il problema è comunque esteso a tutta la regione. Forse è arrivato il momento di avere il coraggio di dire che il piano del traffico, quello dei parcheggi e le pedonalizzazioni devono essere avviati in concreto. È anche vero che i cittadini non possono chiedere le aree pedonali e poi lamentarsi subito come per Cavana». Dal canto suo, il capogruppo del Pd in Comune, Fabio Omero commenta: «Bucci dice di essere pronto con il piano del traffico. È un obiettivo su cui tutti mi sembra siano d’accordo. Lancio una sfida al sindaco: sostiene che c’è bisogno di condivisione sui progetti per Trieste, ebbene io sono pronto. Si può fare tutto nei 40 giorni che ci separano dalla tornata elettorale, senza che vi siano ricadute negative per la stessa. E bisogna pensare ad un utilizzo sempre maggiore degli autobus ecologici».

Matteo Unterweger

 

 

Il sindaco di San Dorligo - Dolina «Cattivi odori dalla Siot: gas non pericolosi»

SAN DORLIGO DELLA VALLE - DOLINA Non destano alcuna preoccupazione scientifica, né sanitaria, i cattivi odori di idrocarburi che si sono sentiti in questi ultimi giorni nelle zone vicino agli impianti della Siot in comune di San Dorligo della Valle. Una rassicurazione è giunta l'altra sera, in municipio a San Dorligo, dagli stessi vertici societari e dagli esperti dell'Università di Trieste, coinvolti da qualche tempo in un’analisi dell'aria. A preoccupare la popolazione è stata in particolare la presenza per molti giorni di seguito del tipico odore di idrocarburi che si sprigiona dai serbatoi. Il sindaco Premolin spiega: «La Siot, unica in Italia, sta adottando un sistema innovativo, con doppia guarnizione dei serbatoi e fiammella che brucia i residui. I lavori procedono, proprio per la massima riduzione degli odori. Con l'incontro si è voluto tranquillizzare la popolazione. Il fatto è che spesso l'olfatto umano è molto più sensibile delle stesse apparecchiature. Ma non ci sono pericoli per la salute. Il ristagno dei giorni scorsi era dovuto anche alla situazione meteo e alla bassa pressione». Del problema dei cattivi odori si parla da anni a San Dorligo della Valle. Dati di uno studio dell'Università avevano evidenziato che gli odori dai depositi non sono pericolosi per la salute, restando ben al di sotto delle soglie-limite. Derivano, principalmente, dai mercaptani, presenti in natura e usati per odorificare il gas (altrimenti inodore) nelle condutture, per evidenziare eventuali perdite della rete. Non sono tossici ma odorano anche in quantità minime.
s.re.

 

 

Muggia, pista ciclabile sulla «Parenzana»  - Corsie da Aquilinia attraverso le Noghere: 280mila euro di finanziamenti

 

Itinerario sul tracciato della vecchia ferrovia austro-ungarica. Il tratto italiano è abbandonato e interrotto da case e piante

MUGGIA Nascerà anche a Muggia la pista ciclabile sul percorso, o parte di esso, della vecchia ferrovia «Parenzana»: si collegherà quindi con quello in Slovenia. Il Comune sta predisponendo il progetto che ha già i necessari finanziamenti ed è inserito nel Piano triennale comunale delle opere pubbliche.
Il percorso della vecchia ferrovia austriaca a scartamento ridotto, conosciuta come «Parenzana», attraversa anche il Comune di Muggia ma a differenza di quanto avvenuto oltre il confine sloveno, in Italia tale tracciato è andato quasi del tutto perduto: al posto dei binari anche giardini, orti, fondamenta di case, o in genere proprietà private. La sua scarsa pendenza, tipica di un tracciato ferroviario, ben si presta per diventare una pista ciclabile. Ma per ora ciò è avvenuto solo nel Capodistriano e oltre, verso la Croazia. E per chi segue il tracciato in bici dalla Slovenia, lo spettacolo da questa parte del passato confine non è edificante. La pista infatti s’interrompe bruscamente con rovi e altre piante vicino alle Cave Renice.
Da lì non si può più proseguire. Ma il problema sta per giungere a soluzione.
Il Comune di Muggia si è già attivato per evidenziare il vecchio percorso ferroviario. Il consigliere Giorgio Kosic (Prc) si è attivato in prima persona su questo tema e spiega: «Per i primi 500 metri dal confine è ancora possibile riconoscere la vecchia massicciata della ferrovia. Ma poi si finisce in proprietà private o anche nella zona del Sito inquinato. Tuttavia è stato trovato un percorso alternativo, lungo stradelle ora in disuso, che attraverso la Valle delle Noghere può portare fino ad Aquilinia, passando anche per l’area verde di cuscinetto che sarà realizzata dietro i futuri insediamenti nell'ex Stabilimento Aquila». «Solo in rari casi la pista s’intersecherà con la viabilità esistente, per il resto sarà un percorso dedicato solo alle biciclette. Da Aquilinia - aggiunge il consigliere - la pista poi potrebbe collegarsi con quelle del comune di Trieste». Il Comune muggesano ha già presentato un progetto di massima alla Regione, che ha già emesso un decreto per stanziare 200 mila euro. Il Comune ne aggiungerà altri 80 mila. «Il finanziamento regionale rientra nell'ottica di realizzare le ciclovie regionali - così Kosic -, che saranno tutte collegate. Dopo la pista di Tarvisio che va in Austria, quella di Trieste verso Cosina, la pista di Muggia e Rabuiese sarà la terza a carattere transfrontaliero in regione».
La Regione ora attende la progettazione vera e propria dal Comune per potere erogare il finanziamento. «La progettazione è a cura dei nostri uffici - ancora Kosic -. Ha una certa priorità, anche per questioni di scadenze di finanziamento. È nostra intenzione, comunque, realizzare l’infrastruttura prima possibile. Per la realizzazione del progetto contiamo anche sulla disponibilità dell’Associazione cicloturistica Ulisse, che fornirà la sua consulenza in materia».
s.re.

 

 

Inquinamento, moria di api: perso il 50% dei guadagni -

 

Gli insetti soccombono disorientati dalle onde elettromagnetiche, per i pesticidi e l’acaro varroa. Il Consorzio chiede aiuti pubblici

DUINO AURISINA La moria delle api colpisce anche la provincia di Trieste e il Consorzio degli apicoltori chiede aiuti per rimediare alla perdita economica, valutata per ora in 70 mila euro, ben il 50% dei guadagni, ed ambientale. Il Consorzio degli apicoltori della provincia di Trieste raccoglie un centinaio di piccoli produttori sparsi su tutto il territorio da San Giovanni al Timavo fino a Muggia, con un carico complessivo di mille arnie, al cui interno vivono fino a 80 mila esemplari per casetta.
«Questo inverno più della metà delle nostre api sono morte - spiega il vicepresidente del Consorzio Livio Dorigo -: abbiamo perso circa 500 famiglie per diverse ragioni, quali inquinamento e parassiti». La moria delle api coinvolge l'intera regione e tutta Europa e oltre: nel 2007 l’Italia ha perso 200 mila alveari, l’Europa tra il 30 e il 40% del patrimonio di api, negli Usa si sono toccate punte del 70%. «Le cause sono molteplici - continua Dorigo -: l'utilizzo di pesticidi in agricoltura è senz'altro un fattore scatenante. A questo si aggiungono le mutazioni climatiche dovute all'inquinamento terrestre e l'acaro varroa, parassita importato dall'Estremo Oriente: si riproduce nelle colonie di api mellifere attaccandosi al corpo dell'ape e succhiandone l'emolinfa». Gli apicoltori ricordano che già nel 2003, in periodo di particolare siccità, si era verificata un’epidemia quasi simile, proseguita negli anni in minore entità e arginata con la ripopolazione. «Tuttavia gli operatori non possono vedere scomparire le proprie api e porvi rimedio ogni anno col ripopolamento - commenta Dorigo -. Un chilo di miele, venduto a 7 euro, ce ne frutta la metà e ci dobbiamo pagare le spese di manutenzione e sopravvivenza degli animali. Chi ci guadagna davvero è l’agricoltura, la frutticoltura e quella dei foraggi. Ci si chiede che senso abbia tutto questo sforzo. Come vengono aiutati i produttori di vino, così anche gli apicoltori dovrebbero ricevere sovvenzioni da Enti pubblici, per la salvaguardia delle api e di conseguenza del futuro di tutti noi». L'ape è importantissima, infatti: è responsabile dell'impollinazione dell'80% delle specie vegetali del territorio. È dunque il mezzo attraverso il quale le piante si riproducono. «Da 60 famiglie adesso ne ho solo 20 - spiega Celestino Canziani, apicoltore di San Dorligo della Valle - a poco a poco sto cercando di rimpiazzare le api ma il problema si ripresenterà il prossimo anno». «L'inquinamento elettromagnetico colpisce a livello celebrale le api che, perdendo l'orientamento, non riescono a tornare all'arnia e così muoiono dopo un decina di giorni - continua Canziani - mentre l'acaro varroa è giunto sino a noi a causa del nomadismo di alcuni apicoltori e da qualche altro che ha pensato bene di acquistare le api regine in Bulgaria e Russia, dove l'acaro era già presente perché in precedenza giunto dalla Cina». «Io e mio figlio avevamo 23 famiglie di api; finora ne abbiamo perse sette - racconta Luciano Peric, apicoltore di Duino Aurisina -: la nostra è una famiglia di apicoltori per tradizione. Hanno iniziato i nonni. Quest'anno è stata una tragedia per tutti. Noi abbiamo provveduto a creare nuovi nuclei ma sono pur sempre famiglie che cominceranno a produrre l'anno prossimo». Il miele di Fausto Settimi, di Trebiciano, pluripremiato negli anni, è stato colpito solo marginalmente dalla moria: «Ho perso il 2% delle arnie ma non si tratta di fortuna: è fondamentale fare i trattamenti anti-acaro per tempo: se prima si facevano a ottobre, adesso è necessario anticiparli ad agosto».
Linda Dorigo

 

 

Endesa non cede sul rigassificatore off-shore: vertici tecnici a Roma per un impianto nel golfo

 

La scalata di Enel non ha modificato le strategie della società italiana. Autorizzazione ambientale difficile

TRIESTE La scalata di Enel a Endesa non ha modificato le strategie di Endesa Italia in Friuli Venezia Giulia e nel resto d'Italia. L'assetto societario non è ancora cambiato e quindi Endesa Italia resta al momento partecipata all'80% da Endesa e al 20% da Asm (ora A2A), anche se trattative sono in corso per la cessione della società alla tedesca E.On, previa liquidazione della quota detenuta a Brescia.
Le opzioni sono quelle del saldo «cash» o della cessione di alcuni asset di Endesa Italia, i cui risultati nel 2007 vengono definiti dalla società in leggero miglioramento rispetto le previsioni, nonostante l'aumento del costo dei combustibili. Sul tavolo pare siano finite la centrale a carbone di Fiumesanto e la produzione idroelettrica in Calabria. Endesa Italia fa sapere, però, di non aver modificato le proprie strategie, soprattutto per quel che riguarda i rigassificatori. La società è decisa a portare avanti l'iter autorizzativo del terminale off-shore da collocare al largo delle coste slovene e del litorale gradese. Anche nelle ultime settimane si sono tenuti incontri tecnici a Roma per definire i passaggi di un percorso di valutazione ambientale, che è decisamente accidentato. Intanto, la crescente domanda di gas (la previsione è di 650 miliardi di metri cubi nel 2020, più 30% rispetto a oggi) e l’evoluzione in atto nel mercato del Gnl impone di muoversi molto rapidamente.
Considerazioni analoghe valgono per l’ipotesi di fare dell’Italia un hub per la fornitura di Gnl ai Paesi dell’Europa centro-orientale, visto che sia la Francia, con il potenziamento del terminale di FossurMer (15 miliardi di metri cubi all'anno a fine 2007), sia la stessa E.On Ruhrgas con Adria Lng, con l’accordo per un terminale di rigassificazione sull’isola di Veglia-Krk in Croazia (10 miliardi di metri cubi all'anno entro il 2011), potrebbero occupare la maggior parte del segmento. Nel frattempo Endesa Italia ha avviato la realizzazione del terminale off-shore di Livorno, della capacità di 3,7 miliardi di metri cubi all'anno, poco meno della metà di quello che potrebbe essere collocato al largo delle coste del Friuli Venezia Giulia e sarebbe pronto in tre anni a partire dalla conclusione dell'iter autorizzativo. Il terminale di rigassificazione "Alpi Adriatico" è dimensionato per produrre otto miliardi di metri cubi di gas naturale.
Entro la fine di quest'anno dovrebbe invece avere finalmente inizio la riconversione a gas dei due gruppi a olio della centrale di Monfalcone. Il progetto per la sostituzione dei due gruppi da 320 megawatt ciascuno con una nuova sezione turbogas da 815 megawatt attende solo la firma dei decreti autorizzativi. Per Endesa si tratta di un investimento complessivo che si aggira sui 370 milioni di euro, finalizzato a rendere più competitiva, anche sotto il profilo ambientale la centrale termoelettrica. A Monfalcone Endesa Italia sta fra l'altro completando, dopo circa 2 anni dall’apertura del cantiere, la realizzazione degli impianti di ambientalizzazione per l’abbattimento delle emissioni gassose dei due gruppi a carbone da 170 megawatt ciascuno. Il nuovo desolforatore, la cui realizzazione ha richiesto un investimento di circa 70 milioni di euro, entrerà in servizio in primavera, senza ulteriori ritardi.
Laura Blasich

 

 

Disco verde dell’Unione Europea all’oleodotto Costanza-Trieste  - Ue: «L’opera che trasporterà il petrolio dal Mar Nero alla città porterà vantaggi significativi»

 

TRIESTE L’Unione europea assicura il proprio appoggio alla costruzione dell’oleodotto tra Costanza, porto romeno sul Mar Nero, e Trieste. L’impegno è stato preso nei giorni scorsi da Fabrizio Barbaso, manager generale della Divisione per l’energia e i trasporti dell’Ue. Negli uffici direttivi della Missione permanente romena presso l’Ue, a Bruxelles, si è svolto un meeting del Comitato interstatale per il Progetto Costanza-Trieste. Barbaso ha affermato che il progetto che trasporterà il petrolio dal Mar Nero a Trieste attraverso Romania, Serbia, Croazia e Slovenia, «porterà vantaggi molto significativi, riducendo la pressione sull’ambiente del Mediterraneo, che al momento deve affrontare un intenso traffico di navi cisterna e su quello del Danubio che si trova in una situazione analoga». Il manager dell’Unione europea ha focalizzato anche un altro vantaggio che sarà conseguente alla realizzazione dell’impianto: «promuoverà - ha specificato - l’integrazione regionale dei Paesi coinvolti e favorirà il loro sviluppo economico».
L’oleodotto Costanza-Trieste è stato anche uno dei principali argomenti del colloquio avvenuto solo qualche giorno prima a Bucarest tra il Capo dello Stato romeno Traian Basescu e il presidente serbo Boris Tadic. È stato Tadic a esprimere la volontà che i due Paesi possano sviluppare progetti economici comuni e uno dei primi esempi, ha sostenuto, «potrebbe essere la costruzione dell’oleodotto Costanza-Pancevo-Trieste». Secondo Basescu anche l’oleodotto sarebbe uno strumento affinché la Serbia possa mantenere un collegamento con gli Stati dell’Ue «perché - ha sostenuto - qualsiasi strategia di relativo isolamento è dannosa per la Serbia» e a questo scopo ha invitato Belgrado «a parlare anche con Pristina per individuare soluzioni di comunicazione anche per proteggere i serbi del Kosovo».
Un primo accordo per la realizzazione della maxicondotta è stato sottoscritto dalle nazioni interessate già un anno fa a Zagabria. Ancora nel maggio 2005 lo stesso Tadic era stato ricevuto a Trieste dal presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Riccardo Illy ed entrambi si erano detti estremamente favorevoli alla realizzazione del progetto. «Anche a Trieste - aveva affermato Illy - i benefici economici che ne deriveranno saranno di un certo rilievo e si ridurranno i rischi ambientali legati al continuo passaggio di petroliere». Un’opinione molto diversa a quella espressa più recentemente dal presidente dell’Autorità portuale di Trieste, Claudio Boniciolli. «La realizzazione di nuovi oleodotti, come quello previsto da Costanza - aveva affermato Boniciolli chiudendo l’ultimo corso dell’Istituto dei trasporti dell’università di Trieste - rischia di mettere in ginocchio il nostro porto».
In effetti dei 46 milioni di tonnellate che hanno costituito il traffico complessivo delle merci transitate attraverso il porto di Trieste nel 2007, oltre 33 milioni sono state quelle di greggio scaricate nel terminal della Siot, pur in un anno di flessione per il petrolio. Già gennaio 2008 ha segnato però una ripresa con un aumento di quasi il 24 per cento rispetto al primo mese dell’anno scorso. Sono all’incirca 400 le petroliere che ogni anno giungono a Trieste e ognuna lascia in città all’incirca 65 mila euro tra tasse di sbarco e ancoraggio e servuizi pagati a rimorchiatori, ormeggiatori, piloti, agenzie marittime e altri fornitori. Chiaro che con il nuovo oleodotto il loro numero sarebbe drasticamente ridotto. Al quartier generale della Siot, il direttore Adriano Del Prete si è però ripetutamente dimostrato tranquillo: «Siamo di fronte ad accordi o a strategie di tipo politico dei quali si parla già da una decina d’anni o comunque di progetti fatti talmente a lungo termine che non solo non hanno provocato alcuna ripercussione a Trieste, ma che non sollevano nemmeno preoccupazioni per l’immediato futuro».
La Trans alpine line da San Dorligo raggiunge Schwechat in Austria e dopo aver toccato Ingolstadt si diparte verso Karlsruhe nella regione tedesca del Baden-Wurttemberg e Livtinov nella Repubblica Ceca. Il nuovo oleodotto, denominato Paneuropean oil pipeline dovrebbe essere lungo oltre 1.300 chilometri con una capacità di trasporto di 60 milioni di tonnellate all’anno, di cui 30 milioni disponibili per le raffinerie italiane. L’investimento è stato stimato in due miliardi di dollari.

Silvio Maranzana

 

 

Bombardier, joint venture con Breda: 1000 treni per la Tav

 

La multinazionale canadese pronta a produrre una nuova serie di convogli pendolari per sfruttare meglio gli spazi e velocizzare l’accessibilità alle carrozze

ROMA Una joint-venture con Ansaldo Breda per l'Alta velocità «per creare un treno italiano», anzi, mille treni per il trasporto regionale. È quanto mette sul piatto Bombardier Italia, presente a Vado Ligure, con la produzione di locomotori e a Roma con un centro per il segnalamento ferroviario. Le strategie per l'Italia della multinazionale canadese Bombardier sono state illustrate oggi nel quartier generale di Berlino dall'amministratore delegato per l'Italia Roberto Tazzioli.
«Siamo disponibili ad una collaborazione con Ansaldo-Breda sull'Alta velocità», ha spiegato precisando però che «Ansaldo-Breda sta cercando un partner industriale e attualmente sta parlando con Alstom, Siemens ed anche con noi». In pratica la collaborazione sarebbe per ora limitata «ad un treno italiano ad alta velocità» rinviando poi eventuali discorsi di natura finanziaria a possibili sviluppi successivi. «Se va bene sul piano industriale - ha chiarito -, si può poi approfondire, siamo disponibili a valutare altre opportunità».
Quanto al trasporto locale, Bombardier propone una vera e propria rivoluzione degli schemi finora adottati, mettendo in campo convogli più larghi della norma, ma idonei alla circolazione sulla rete esistente, e limitati ad un solo piano, per sfruttare meglio gli spazi e velocizzare l'accessibilità alle carrozze.
La carta che Bombardier intende giocare anche in Italia dopo aver vinto una gara da 2,6 miliardi di euro per il trasporto regionale a Parigi e nell'Ile de France, si chiama 'Spacium 3.06', la nuova serie di treni pendolari che prende il nome dalla larghezza del convoglio, di ben 3 metri e 6 centimetri, al posto dei tradizionali 2,80 metri. Un treno che, rispetto ai Taf, (Treni ad alta frequentazione già presenti sulla rete italiana, ndr) offre, a parità di lunghezza del convoglio, lo stesso numero di passeggeri disposti su un solo piano, rispondendo così alle richieste di «sicurezza, comodità e accessibilità che gli utenti del servizio pubblico francese hanno espresso a Sncf che ha poi indetto la gara».
Inoltre, la disposizione ad un solo piano, mentre ve ne sono già a due in Francia e Ingilterra, appare più adatta alle esigenze di una popolazione «in fase di invecchiamento», migliorando «l'utilizzo degli spazi per le tratte con fermate frequenti». Altro punto di forza del nuovo treno Bombardier sono le porte di ingresso, la cui larghezza è stata portata a 1,95 metri consentendo il transito di tre persone insieme e riducendo quindi di un terzo la sosta in stazione.
Il nuovo treno, secondo Tazzioli, potrebbe essere la soluzione per risolvere il problema dei ritardi dei convogli regionali, che in Italia sono compresi «tra i 5 i 90 minuti, come ha dimostrato una recente indagine di Legambiente». In Germania, invece, lo standard è ben diverso, con «un minuto di ritardo su un tragitto di 40 chilometri a Monaco di Baviera, città simile a Milano». E proprio il problema delle porte, come hanno spiegato in Bombardier, è una tra le cause principali dei ritardi accumulati dai treni italiani.

 

 

Il mare Mediterraneo è il protagonista di una serie di conferenze interculturali

 

CAPODISTRIA Si intitola «Mare Nostrum» il ciclo di incontri e conferenze dedicati al mare che la Biblioteca civica di Capodistria organizza fino al 24 aprile nella sede della sezione italiana della Biblioteca, in via Callegaria. Praticamente tutte le sere, dal lunedì al venerdì, esperti di vari settori presenteranno il mare in tutti i suoi aspetti, dalla storia alla letteratura, dalla biologia al diritto, dalle tradizioni alle problematiche attuali della marineria. Il progetto, nell'anno europeo del dialogo interculturale, è stato promosso dal direttore della Biblioteca civica capodistriana Ivan Markovic e dal responsabile del reparto di Storia patria Peter Stoka. Gli appuntamenti avranno inizio alle 19.

 

 

Inquinamento continuo

 

Nuovamente si è chiuso il traffico perché si è detto che i valori sono alti e pericolosi. Non si dice la verità. Semplicemente ci si trova con la febbre a 41 gradi, a 42 si muore, ma quando non si arriva al livello dei del 41, la febbre è sempre a 39 gradi, anche quando non ci sono le chiusure del centro. Ciò significa che anche a 39 gradi siamo gravemente malati, siamo giornalmente intossicati, respiriamo giorno e notte veleni che abbreviano la nostra vita, che contribuiscono a fare nascere malattie a non finire, e ci tengono in uno stato agonico di premorte.
Mai leggiamo da qualche «luminare» – che compare sempre generalmente a sproposito – una seria disamina della situazione, dei gravissimi danni da inquinamento cui siamo sottoposti, così non sapendo niente la popolazione vive avvelenata, intossicata perennemente.
Nessuno ci dice che i valori normali della febbre sono 36,5 gradi, nessuno ci dice cosa bisogna fare per tornare a questi valori, ci prendono come sempre per i fondelli, unica consolazione che pure loro «nostri onesti amministratori» prima o dopo subiranno le nostre stesse conseguenze, e pure i medici che tacciono, almeno una volta siamo alla pari con loro.
Ezio Franzutti

 

 

La Ferriera e le elezioni

 

Ritorna lo spot elettorale. In tanti anni la politica locale non è stata in grado di proteggere i lavoratori della Ferriera e gli abitanti dell'intera città nel salvaguardare la loro salute e nel trovare sbocchi di lavoro sostitutivi senza che 800 euro al mese sia la rata per la pena di morte.
Sì, perché solo nell’ultimo periodo il tasso di inquinamento è stato per 80 giorni di ben 200 (duecento) volte superiore al massimo tollerabile per legge. Pare che davanti ai grandi affari il rispetto delle leggi rimanga dovere esclusivo dei cittadini-sudditi e che la vita umana non abbia più alcun valore.
E poi, se questo inquinamento non è un problema perchè farci spendere soldi per auto nuove Euro 1,2,3,4..., il fermo del traffico, i bollini blu, che poi, come ultima beffa, le auto del ministero dell'Ambiente non sanno nemmeno cosa sono?
Eppure tutti i giorni sentiamo delle tragedie a lunga scadenza come le centinaia forse migliaia di morti per l'amianto a Monfalcone, o dei soldati delle missioni all'estero con l'uranio impoverito, solo per citare i casi più eclatanti. Costi paurosi in danaro per la comunità ma soprattutto costi morali che non hanno prezzo, inammissibili in un Paese civile, anche se in compenso spesso ci «avanza» di dare lezioni agli altri.
E pensarci prima?
Una politica seria e le autorità preposte non possono sottrarsi alle responsabilità delle conseguenze di un prossimo futuro in cui saranno migliaia le cause per malattie e morti conseguenti ad uno stabilimento così altamente inquinante in centro città. Se ne parla da anni, a vuoto, e purtroppo solo come spot elettorale.
Manlio Giona

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 4 marzo 2008 

 

 

EMERGENZA SMOG - Il sindaco riapre il centro dopo 12 giorni - Da oggi il via libera. In arrivo il maltempo: pioggia e bora, scatta anche il piano antineve

 

Dipiazza rientra in città e firma l’ordinanza che revoca il divieto di circolazione. Decisivi i valori delle polveri nelle prime 10 ore di ieri

Il sindaco Roberto Dipiazza rientra in città dalle ferie e firma dopo dodici giorni di chiusura la riapertura al traffico. Da oggi la circolazione ritorna alla normalità. La revoca dell’ordinanza scattata il 21 febbraio è stata firmata nella tarda mattinata di ieri, al termine della riunione fra l’assessorato all’Ambiente e i tecnici dell’Arpa.

Anche se le concentrazioni rilevate domenica dalle centraline hanno segnalato ancora due sforamenti nei siti di riferimento (piazza Libertà con 58 microgrammi e via Carpineto con 57, mentre in via Svevo si è scesi a 42), i valori parziali misurati dall’Arpa nelle prime dieci ore di ieri indicavano una tendenza alla discesa sotto la soglia limite delle concentrazioni nelle centraline di piazza Libertà, via Tor Bandena e via Carpineto.
Nelle altre centraline, sempre domenica, le polveri sottili erano già scese sotto il limite di 50 microgrammi al metro cubo. In via San Lorenzo in Selva, dove è posizionato il mezzo mobile dell’Arpa, la concentrazione delle pm10 è stata di 40 microgrammi, poco più elevate quelle misurate in via Svevo (42) e in via Pitacco (46).
A far diminuire i livelli delle polveri non è stato comunque solo l’arrivo di venti da sud. Nella giornata festiva non circolavano infatti i mezzi di aziende e ditte, che in base all’ordinanza non sono stati soggetti alle limitazioni. E tutti questi mezzi, dal furgone al camion, dispongono di motori diesel, la gran parte non certo dell’ultima generazione...
PIOGGIA E BORA Tornando alla riunione di ieri, a far decidere l’amministrazione comunale per la revoca dell’ordinanza sono state anche le previsioni meteo che, come annunciato nei giorni scorsi, da oggi indicano un forte peggioramento, in seguito al quale, dopo i venti leggeri ma comunque «utili» a ridurre lo smog nel fine settimana, ci sarà un notevole sconvolgimento nei vari strati dell’atmosfera.
Una forte nuvolosità preannuncia oggi l’arrivo, già nella tarda mattinata, della pioggia che sarà più intensa nel pomeriggio. «Sempre nel pomeriggio – spiega il comandante Badina dell’Istituto Nautico – avremo l’arrivo della bora, con raffiche sui 60-80 orari, che però si esaurirà in poche ore».
Anche la calma durerà però poche ore. «Mercoledì, con il passaggio della perturbazione – prosegue Badina – a Nord delle Alpi si creerà un’alta pressione che porterà nella nostra zona correnti fredde, che abbasseranno le temperaturre minime attorno ai 4 gradi. Ritornerà inoltre la bora, di nuovo con raffiche sui 60-68 chilometri orari».
Un tuffo ancora più «profondo» nell’inverno è previsto poi giovedì, quando la bora toccherà anche i 100 all’ora e sulla costa le minime sfioreranno lo zero. Il sereno continuerà poi per alcuni giorni.
PIANO NEVE Quanto alla possibilità che arrivi la neve sul Carso, Badina lo esclude. «Cadrà sopra gli 800-900 metri – precisa – in quanto la temperature sarà ancora elevata quando arriverà la pioggia».
Le previsioni dell’Osservatorio meteo dell’Arpa indicavano invece già per la scorsa notte la possibilità di neve e gelate anche sui 500 metri. L’assessore Paolo Rovis ha così prudenzialmente fatto scattare il piano neve, allertando l’AcegasAps per la pulizia delle strade. «Di recente – spiega Rovis – abbiamo già fatto alcune riunioni con la prefettura, l’Anas e la Provincia, allo scopo di raccordarci sugli interventi in caso di neve, nei quali viene data la priorità a scuole, ospedali e altri edifici pubblici. Il collega Piero Tononi segue poi l’aspetto della Protezione civile. Se ci sarà l’emergenza non dovrebbero quindi sorgere problemi».

Giuseppe Palladini

 

 

EMERGENZA SMOG - Bucci: «Il piano comunale ammette adeguamenti in base alle previsioni»

 

«Non parliamo di dati parziali di singole centraline, perché viene fuori la polemica. Nelle prime dieci ore di oggi (ieri, ndr) gli strumenti segnalavano attorno ai 30 microgrammi, e ciò, assieme alle previsioni di brutto tempo, ci ha permesso di decidere per la revoca dei divieti».
L’assessore all’Ambiente Maurizio Bucci difende la scelta fatta dopo l’incontro con l’Arpa, e respinge con decisione l’osservazione che si sarebbe dovuto attendere i dati ufficiali di ieri per sbloccare il traffico. Lui stesso ha del resto precisato, non più tardi di domenica, che la riapertura non si poteva disporre sulla base di dati parziali ma solo di quelli medi delle 24 ore. E il piano di azione comunale prevede infatti che sulla base dei rilievi del giorno precedente, l’ordinanza possa essere revocata a partire dalla mezzanotte.
«La norma – replica Bucci – prevede che sì tenga conto della media delle 24 ore, ma a meno che non vi siano previsioni meteo che indicano un cambiamento favorevole al calo dello smog. E’ lo stesso ragionamento – prosegue – che abbiamo fatto sabato mattina, sulla base della media delle prime 12 ore, per vedere se era possibile riaprire domenica. Invece il trend di quelle ore indicava un ampio sforamento. Nel rispetto delle norme, in tutti questi giorni abbiamo cercato di recare il minor disagio possibile alla cittadinanza».
Sulle misure anti-inquinamento interviene intanto il consigliere comunale Alessandro Minisini (Pd), sottolineando la necessità di intervenire sul traffico con provvedimenti ben diversi.
«Bucci se la prende, anche giustamente, con la Ferriera – osserva Minisini – ma il problema è strutturale e va risolto con il piano del traffico e la realizzazione di parcheggi. Il discorso è iniziato già sette anni fa con Bradaschia – ricorda – il primo assessore all’urbanistica della prima giunta Dipiazza, che aveva proposto parcheggi periferici da collegare al centro con bus elettrici. Da allora non si è fartto nulla di concreto: le macchine arrivano in città, girano alla ricerca di un parcheggio, non lo trovano e inquinano».
Altro punto su cui lavorare, sempre secondo Minisini, è quello degli impianti di riscaldamento. «In molti stabili ci sono ancora le caldaie a nafta. Quanti sono ancora i condomini riscaldati così? Il Comune — afferma – dovrebbe essere parte attiva per la riconversione di quegli impianti, trovando finanziamenti mirati. Con un emendamento al bilancio, che è stato bocciato, avevo proposto lo stanziamento di 300mila euro almeno per la riconversione degli impianti degli stabili comunali».
gi. pa.

 

 

Un comitato contro i parcheggi selvaggi  - Lo promuove l’associazione dei pedoni: «Sgomberiamo i marciapiedi»

 

Dopo le proteste dei commercianti per le multe dei vigili urbani ai veicoli in doppia fila

Sulla scia del blocco record alle auto causa smog, delle spinte venute da più parti per la pedonalizzazione del centro, e pure delle polemiche dei negozianti di via Fabio Severo sulla «tolleranza zero» ai clienti che posteggiano in seconda fila, è nato in questi giorni un nuovo comitato contro il traffico e i parcheggi selvaggi. Si chiama «Comitato per la liberazione dei marciapiedi e delle fermate dei bus», contro la frequente occupazione abusiva di macchine in divieto di sosta a scapito dei pedoni e dei cittadini che si servono dei mezzi pubblici.
A promuoverlo è il Coped-Camminatrieste, che in poche ore ha raccolto le prime 40 firme a sostegno di una petizione con cui - come assicura il presidente dell’associazione Sergio Tremul - si intende non dare tregua alle istituzioni cittadine finché i marciapiedi e i punti di fermata degli autobus non saranno ripuliti e tutelati dall’invasione di scooter e automobili. «Tempesteremo con fax pieni di firme ogni volta nuove - anticipa Tremul - gli organi di informazione, il comando della polizia municipale e i vertici della Trieste Trasporti. Chiederemo a Comune, Provincia e Regione specifici incontri su questo grave problema. O si fa così o ci si rivolge alla magistratura, che verifichi il mancato controllo delle regole di convivenza stradale. Non vorremmo arrivare fino a quel punto».
«Ci sono voluti 12 giorni di centro chiuso - aggiunge il presidente del Coped - per smuovere le coscienze sulla necessità di un centro più libero dalle macchine e vivibile. Per noi, visto il dibattito che si è acceso proprio in questi giorni, è tempo di tornare alla carica con il nostro principale cavallo di battaglia. Più di 70 chilometri di marciapiedi e il 90% delle fermate dei bus sono ostaggio delle soste abusive. Ne fanno le spese i pedoni, gli anziani, i bambini che vanno a scuola e i diversamente abili, con un pesantissimo deficit di sicurezza. Chiediamo a chi ne ha potere che la situazione venga sbloccata. Il codice della strada dev’essere rispettato, così come dev’essere garantito il servizio regolare degli autobus con nuove pedane anti-sosta alle fermate».
Tremul ne ha per tutti. Per Bucci: «Bene il Comune che non ha mollato davanti all’emergenza inquinamento, ma l’asssessore non può dire che è tutta colpa della Ferriera». E anche per il presidente della Camera di Commercio, Antonio Paoletti, che si è schierato con i negozianti di via Fabio Severo sostenendo che troppe multe danneggiano il commercio. «Le lamentele dei negozianti - conclude Tremul - non hanno senso di esistere. In qualsiasi città si vede la gente fare gli acquisti a piedi. Qui dobbiamo migliorare i servizi per i pedoni e vincere la mentalità di uno zoccolo duro che non lo vuole ancora capire».
pi. ra.

 

 

Intralciano i bus: basta auto in sosta in via San Michele - Annunciato il primo provvedimento del nuovo Piano particolareggiato del traffico per la zona di San Vito

 

Basta con il parcheggio selvaggio. Parte con l’istituzione del divieto di sosta in via San Michele, nel tratto compreso tra via della Valle e via della Cereria, il Piano particolareggiato del traffico urbano per la zona di San Vito approvato dall’amministrazione comunale nel giugno dello scorso anno.
Per effetto di un’ordinanza, il Comune ha previsto il divieto di sosta e di fermata per tutti i veicoli sul lato dei numeri civici dispari di via San Michele nel tratto che va da via della Valle a via della Cereria. Chi parcheggerà d’ora in avanti in quel tratto, oltre alla sanzione rischia la rimozione del veicolo. Accanto a questo provvedimento, è prevista la realizzazione di un’area di parcheggio riservata a motocicli e ciclomotori nel tratto compreso tra via della Rotonda e via della Valle, con disposizione di sosta in linea. Verranno inoltre predisposti dei dissuasori di sosta, ovvero i classici paletti, sul marciapiede sul lato dei numeri civici pari compreso tra via della Cereria e via della Valle inclusa.
Sono pertanto revocati i provvedimenti di viabilità precedentemente in vigore, con la posa in opera dei nuovi segnali e la rimozione di quelli in contrasto.
I provvedimenti decisi intendono migliorare e fluidificare il flusso di circolazione stradale lungo un’arteria dove il parcheggio selvaggio provoca da sempre pericolosi ingorghi e interruzioni, oltre a rendere insicura la marcia dei pedoni, spesso costretti a aggirare le auto in sosta sul marciapiede esponendosi al rischio di investimenti sulla carreggiata. Difficile e oltremodo precaria pure la marcia degli autobus pubblici, anch’essi puntualmente condizionati dal parcheggio inopportuno e costretti a manovre allucinanti per proseguire la marcia.
«Si tratta di un’ordinanza prevista da un Piano particolareggiato per la zona di San Vito che è stato realizzato in ossequio alle prescrizioni di Agenda 21, che vuole la massima partecipazione di istituzioni e cittadini nello sviluppo degli strumenti urbanistici. Un piano – afferma l’assessore alla Pianificazione territoriale Maurizio Bucci – il cui obiettivo è di rendere le arterie principali del traffico cittadino le più scorrevoli possibile. Il divieto di sosta su quel tratto di via San Michele – continua l’assessore - è stato concertato con tutto il territorio. Il piano particolareggiato di San Vito infatti è stato discusso con la gente, e ingloba il 100 per cento delle indicazioni prodotte dalla Quarta circoscrizione e oltre l’80 percento dei suggerimenti inviatici dai residenti. Più condiviso di così».
m.l.

 

 

La Ferriera assume nuovi operai - Forte dell’autorizzazione ambientale, la Lucchini punta a contratti a tempo indeterminato

 

A gennaio già 7 arrivi nell’organico dello stabilimento. Si cerca personale specializzato e esperto di logistica

Il sindaco Dipiazza: «Sono manovre da quattro soldi per distrarre la gente dall’inquinamento»

Nuove assunzioni in vista alla Ferriera di Servola. Mentre fuori dallo stabilimento infuria la polemica sulla pericolosità degli impianti e i residenti ne invocano a gran voce la chiusura, la Lucchini spa spiazza tutti e annuncia l’avvio di un piano di potenziamento della forza lavoro. Un segnale che fa chiaramente capire come l’azienda, forte anche della recente concessione dell’Autorizzazione ambientale integrata, non abbia alcuna intenzione di accelerare l’iter per la dismissione.
In questo momento, fa sapere la Servola spa, si cercano tecnici manutentori, elettrici, meccanici e di automazione. Figure altamente specializzate, dunque, da inserire subito in organico con la prospettiva di ottenere rapidamente un contratto a tempo indeterminato.
Un primo assaggio del nuovo piano di assunzioni si è avuto nel corso del 2007 con 46 nuovi ingressi. E anche il 2008 la «caccia» agli operai specializzati ha già dato i primi frutti: nel solo mese di gennaio, infatti, le porte dello stabilimento si sono aperte per sette nuovi operai. New entry che andranno ad affiancare gli attuali 532 dipendenti, (di cui il 94% locali e il resto giovani tra i 31 e 40 anni provenienti soprattutto dall’Europa dell’Est), in un’ottica «di innalzamento dei livelli di qualificazione professionale, grazie all’organizzazione di corsi di formazione a medio-lungo termine». Quanto ai numeri, l’azienda non chiarisce con precisione quante persone ha intenzione di assumere nell’immediato, ma parla in ogni caso di «diverse unità».
Una mossa salutata con entusiasmo dal mondo sindacale. «Le assunzioni sono sempre positive - commenta il segretario della Fiom Cgil, Antonio Saulle -. Del resto è innegabile il fatto che la siderurgia sia ormai uno dei pochi settori in Italia a far crescere il numero dei dipendenti. Bisogna quindi decidere se nello sviluppo della città c’è posto o meno per la siderurgia».
Interpreta in maniera diversa il piano di assunzioni della Lucchini, invece, il sindaco Dipiazza. «Quest’annuncio serve solo per buttare un po’ di fumo negli occhi dei cittadini, che in questi giorni di blocco del centro si sono resi conto dell’inquinamento prodotto dalla Ferriera - tuona il primo cittadino -. È solo un mezzuccio da quattro soldi per distrarre le persone dai veri problemi. L’azienda dovrebbe vergognarsi. Da parte mia quindi, appena si insedierà il Governo, andrò a Roma per stipulare un Patto per Trieste che avrà al primo punto la chiusura della Ferriera».
Oltre al piano di assunzioni, infine, l’azienda sta per adottare anche nuovi strumenti e incentivi per promuovere tra i dipendenti la cultura della sicurezza. Tra questi un «premio di risultato», un riconoscimento economico, pari a circa una mensilità di stipendio, da assicurare sulla base del rispetto di parametri relativi a produttività, qualità e sicurezza, per centrare l’obiettivo «Infortuni zero». L’attenzione alle politiche della sicurezza ha inoltre portato ad istituire, dall’inizio di gennaio, un presidio medico interno a disposizione del personale 24 ore su 24, e l’adozione di un protocollo d’intesa sulle linee di lavoro per il triennio 2006-2008.

Maddalena Rebecca

 

 

Inquinamento a Muggia, test sui residenti  - Studio-pilota con l’Università sulla qualità dell’aria e le conseguenze sulla salute

 

Previsti test a campione su base volontaria tra chi lavora all’esterno e in ambienti chiusi e due nuove centraline di rilevamento

MUGGIA A Muggia partirà uno studio-pilota sulla qualità dell’aria nel territorio, un’iniziativa del Comune, in collaborazione con l’Università di Trieste. Principalmente si vuole rispondere ad alcune domande chiave: l’inquinamento dell’aria a Muggia esiste? È maggiore o minore rispetto ad altri centri di pari popolazione e pari traffico? C’è un riferimento anche a potenziali fonti d’inquinamento nel territorio muggesano o in quelli limitrofi, come l’inceneritore, la Ferriera, le attività industriali?
Il sindaco Nerio Nesladek spiega: «L’idea parte da una necessità espressa dalla popolazione e dal Consiglio comunale, che all’unanimità ha già dato vita a un gruppo di lavoro consiliare che sta valutando la situazione e la qualità dell’aria a Muggia. È chiaro che il livello d’allarme cresce quando si vede che Trieste deve chiudere il centro al traffico per oltre una decina di giorni. In un campo come questo, bisogna approcciarsi nel modo più serio e scientifico possibile».
Il gruppo di lavoro consiliare, composto dai consiglieri Giorgio Kosic (Prc) e Christian Gretti (An), con l’assessore Cristina Tull e il responsabile del settore Ambiente del Comune Adriana Cappiello, ha già svolto un’analisi dei dati disponibili. Ma proprio questi sono il problema. «Ce ne sono ben pochi – così Gretti -. È necessario approfondire la materia, incrementandoli, poiché le analisi fatte a suo tempo hanno evidenziato problemi». È nata quindi una collaborazione con il Dipartimento di biochimica, biofisica e chimica delle macromolecole (Bbcm) e con quello di Scienze chimiche dell’ateneo triestino: porterà a studi-pilota a Muggia dai quali si evincerà se c’è un reale problema d’inquinamento in città, la sua entità e le sue caratteristiche. Da questi dati poi si valuterà se sarà necessario proseguire con l’analisi e approfondire l’eventuale impatto delle sostanze inquinanti sulla salute dei residenti. Ranieri Urbani, del Bbcm, racconta: «Si pensa a un’indagine su due piani: con i dati dell’aria attraverso due nuove centraline, e con dati prelevati da un campione di popolazione». Le due nuove centraline potrebbero essere sistemate sul lungomare Venezia e ad Aquilinia. Zone che, per traffico e influenza subita dai venti di varia direzione, possono dare un quadro attendibile. Sarà analizzato, in particolare, il particolato totale, ovvero tutte le polveri presenti nell’aria, confrontando i dati anche con quelli forniti dalla centralina installata sul Molo Balota. Lo screening della popolazione sarà fatto su base volontaria, dividendo il campione fra chi è esposto all’aria per tante ore al giorno (a esempio vigili urbani e operai del Comune) e chi invece resta per più tempo in un ambiente chiuso. L’analisi sarà dilazionata nel tempo, scegliendo (a campione) alcuni brevi periodi dell’anno. Sarà preso in considerazione, in particolare, un orario di lavoro normale, in modo da potere confrontare i dati delle centraline con quelli del campione di popolazione. Lo studio sarà finanziato dal Comune (non è ancora noto il costo dell’operazione). «Se emergerà che la situazione necessita di ulteriori indagini, allora il problema supererà i confini comunali e dovranno essere coinvolti anche altri enti» spiega Nesladek. È in fase di dibattito anche uno studio della qualità dell’aria a livello transfrontaliero con i Comuni vicini, considerando che le masse d’aria non conoscono confini.
s.re.

 

 

Consumatori: staffetta contro i disservizi in treno

 

ROMA Un gonfiabile a forma di treno, lungo sei metri, con affissi cartelli di «fuori servizio»: così il Movimento Consumatori dà il via oggi (fino al 6 marzo) a Roma alla staffetta «Diritti sui binari», iniziativa «contro i disservizi ferroviari e per la tutela dei diritti dei viaggiatori in treno» informa una nota.
A partire da maggio, il treno gonfiabile del Mc farà tappa in altre nove città: Bari, Napoli, Palermo, Padova, Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, per concludere con l'ultimo presidio ancora nella Capitale. Lo scopo principale della staffetta, spiegano gli organizzatori, «è quello di dare maggiore visibilità possibile al tema dei diritti dei viaggiatori in treno. La qualità del servizio è inaccettabile, tuttavia si sta cercando di avvicinare le tariffe italiane a quelle più alte europee».
L'associazione dei consumatori è convinta che «il cittadino abbia diritto a vedersi garantiti i servizi di base che paga all'atto dell'acquisto di un biglietto ferroviario. Oggi non è così. Questa staffetta serve appunto per informare i viaggiatori in treno dei loro diritti, offrire loro un servizio di consulenza legale e sollecitare le autorità competenti a vigilare sui servizi».

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 3 marzo 2008 

 

 

Smog: oggi dodicesimo giorno senza auto, è record  - Polveri sottili in diminuzione: un vertice tra Comune e Arpa deciderà se riaprire domani
 

 (vedi mappa chiusura)

Trieste non ha mai subito un blocco del traffico tanto lungo. Le previsioni meteo annunciano bora e pioggia. Ieri inflitte sette multe
Scatta oggi il dodicesimo giorno consecutivo di blocco del traffico. Un record negativo assoluto per Trieste, che mai aveva dovuto far fronte per un periodo tanto lungo all’emergenza smog. Un vertice stamani tra Comune e Arpa deciderà, alla luce degli ultimi dati, se domani si potrà circolare.
E pensare che la mattinata di ieri aveva lasciato sperare in un’inversione di tendenza. Dopo giorni di nebbia e cielo grigio, la domenica era iniziata all’insegna del sole e delle temperature quasi primaverili, tanto che più di qualcuno aveva auspicato un ripensamento da parte dell’amministrazione comunale e confidato nella revoca del blocco del traffico annunciato per oggi. Le illusioni, però, si sono rivelate vane: il divieto di circolazione, infatti, non è stato ritirato. Anche oggi quindi, così come da dodici giorni a questa parte, il centro resterà chiuso alle auto private dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.
I VALORI Eppure i valori di pm10 registrati dalle centraline dell’Arpa nella giornata di sabato avevano subito una netta inversione di tendenza. In piazza Libertà la concentrazione di polveri sottili era di 53 microgrammi per metro cubo a fronte degli 86 di venerdì, in via Carpineto si era passati da 139 a 79 e in via Svevo le polveri sono addirittura scese al di sotto della soglia limite di 50 mg/mc, toccando quota 48 microgrammi. Progressi che il Comune ha però ritenuto insufficienti a disporre la revoca del provvedimento. «La legge parla chiaro - taglia corto l’assessore all’Ambiente Maurizio Bucci -. Quando due centraline su tre registrano sforamenti anche minimi, scatta inevitabilmente l’obbligo di chiusura. Come amministrazione ci siamo limitati a rispettare alla lettera il contenuto del Piano d’azione comunale (Pac), che stabilisce di decidere se applicare o meno il blocco ad alla giornata successiva sulla base dei dati del giorno precedente. E visto che i valori di sabato erano sopra alla soglia limite, non abbiamo potuto far altro che confermare le misure già annunciate per lunedì».
IL MANCATO VERTICE DOMENICALE La decisione di prolungare ancora il divieto di circolazione è stata presa peraltro senza aver visionato i dati parziali rilevati dalle centraline tra la mezzanotte di sabato e le 12 di ieri. Essendo giorno festivo, infatti, l’Arpa non li ha comunicati al Comune. E non è stato previsto ieri alcun incontro di aggiornamento. «Ma se anche avessimo avuti quei dati, la situazione non sarebbe cambiata - precisa Bucci, replicando così alle perplessità sulla decisione di disporre fin da subito due ulteriori giornate di chiusura senza prevedere verifiche la domenica -. Il Pac non ci consente infatti di disporre la riapertura sulla base dei dati parziali, ma solo di quelli medi delle 24 ore. Questo significa che se anche i valori di domenica mattina fossero stati positivi non avremmo potuto rimuovere il blocco. Un contatto tra tecnici di Comune e Arpa questa mattina (ieri ndr) c’è comunque stato, nonostante la giornata di festa. Ci siamo infatti sentiti telefonicamente per commentare gli sforamenti di sabato. Sforamenti - conclude Bucci - che hanno dimostrato la validità della scelta di mantenere il blocco sia per domenica sia per lunedì, presa sulla base delle previsioni».
IL «RISCHIO» Previsioni che, in realtà, non si sono rivelate del tutto attendibili. Nel giro di 24 ore, infatti, i valori di pm10 sono significativamente scesi, con un dato sotto la soglia e un altro di poco sopra. Riscontri ben distanti dalle indicazioni della vigilia date da Comune e Arpa che davano per scontati valori elevati. Decidendo già sabato di confermare i divieti per lunedì, si è rischiato di bloccare il traffico inutilmente. «Il vero rischio sarebbe stato riaprire senza che ce ne fossero le condizioni - ribatte Bucci -. Le cose però sono andate diversamente e ci hanno dato ragione. E comunque, nel caso in cui i valori di sabato fossero risultati positivi, ieri avremmo subito provveduto ad emettere l’ordinanza di sblocco».
LE PREVISIONI L’emergenza smog, comunque, dovrebbe avere a questo punto le ore contate. Oggi è previsto l’arrivo di una perturbazione che porterà aria nuova da sud-ovest accompagnata, a partire da domani, da bora e pioggia. Un cambiamento del quadro meteo che metterà fine anche all’incubo multe per molti automobilisti. Ieri ne sono state elevate soltanto 7 a fronte di 104 controlli.

Maddalena Rebecca

 

 

I Cittadini critici sullo stop ai veicoli  - Comitato per via Mazzini: «È l’occasione per pensare a nuove zone pedonali»
 

 «Un’occasione preziosa per iniziare seriamente a discutere le proposte di pedonalizzazione del centro». Così i componenti del comitato «Per via Mazzini», considerano il blocco del traffico disposto per arginare gli sforamenti delle pericolose pm10. «Crediamo che dopo 12 giorni consecutivi di chiusura, tutti si siano resi conto della necessità di prendere provvedimenti concreti per ridurre i disagi legati alla circolazione delle auto e i problemi causati dall’inquinamento atmosferico - osserva Paola Gaggi -. Speriamo solo che, passata l’emergenza, la questione non venga nuovamente accantonata. Noi siamo stati tra i primi a lanciare l’ipotesi pedonalizzazione, e continueremo a darci da fare perchè dalle parole si passi ai fatti».
Convinti della necessità di andare ben oltre il semplice blocco della circolazione sono anche i componenti del gruppo ambiente dei Cittadini per Trieste. «Il sindaco ha deciso che durante le ore di punta il traffico non produce inquinamento - osserva una nota -. Così ha chiuso il centro quando il traffico è più scarso e l’ha autorizzato quando tutti si muovono per andare al lavoro o rientrare a casa. Non c’è da meravigliarsi, quindi, se il tasso di pm10 è aumentato anzichè diminuire. Meglio avrebbe fatto a sfruttare questi giorni di opprimente e pericoloso smog per dimostrare sensibilità verso la salute dei cittadini adottando provvedimenti seri che i triestini avrebbe di sicuro apprezzato».
Sposta il tiro sulla carenza di parcheggi in Cittavecchia, infine, il comitato «Via Diaz». «Secondo i nostri amministratori, a Trieste non esiste la possibilità di applicare tariffe agevolate per i residenti in cerca di posti auto - osservano Paolo de Mottoni e Wendy D’Ercole -. Nonostante le tante richieste, finora abbiamo ottenuto solo un’offerta dalla Trieste Terminal Passeggeri: 150 euro al mese per parcheggiare alla Lanterna o al Molo IV. Eppure, in tutte le altre città d’Italia le tariffe agevolate per i residenti esistono, e vanno da 0 a 45 euro».
m.r.

 

 

Paoletti: «Troppe multe danneggiano il commercio»  - «Auto in doppia fila? Spesso i triestini hanno difficoltà a trovare posteggi regolari»
 

Il presidente camerale si schiera con i negozianti di via Fabio Severo che lamentano cali negli affari a causa delle contravvenzioni ai clienti
Contro la logica della «tolleranza zero» lanciata dalla Municipale, e a favore delle ragioni dei negozianti. Il presidente di Confcommercio, Antonio Paoletti, si schiera dalla parte degli esercenti di via Fabio Severo - che lamentano cali negli affari a causa del giro di vite contro la «sosta selvaggia»-, e invita a non infierire eccessivamente nei confronti di chi, per il tempo necessario agli acquisti, lascia l’auto in doppia fila davanti ai negozi.
«La presenza massiccia dei vigili urbani non crea difficoltà solo ai commercianti di Cologna - osserva Paoletti -. La stessa situazione si registra per esempio in via Coroneo, dove diversi esercenti denuncia perdite anche superiori al 30% a causa del rigore con cui vengono sanzionati i clienti. Io capisco che le regole vadano rispettate e che la polizia municipale debba fare il proprio dovere, ma bisognerebbe anche essere un po’ più realisti e prendere atto della situazione attuale. La gente ha effettivamente difficoltà a trovare posteggi regolari, anche per via delle tante zone riservate a dipendenti di consolati, istituzioni ed enti pubblici. Mi si dirà che esistono i grandi contenitori - continua Paoletti -. Ma sappiamo bene che i triestini fanno fatica ad utilizzarli, un po’ per paura di quei corridoi spesso stretti e angusti, un po’ per la scomodità delle manovre. Con questo non voglio assolutamente dire che bisogna incoraggiare la ”sosta slevaggia”. Semplicemente penso che ci debba essere un po’ più di comprensione verso i commercianti, già alle prese con una fase congiunturale critica e con difficoltà a far quadrare i conti».
Una crisi, secondo Paoletti, acuita anche dai recenti provvedimenti anti-smog. «Dopo più di dieci giorni consecutivi di blocco, le conseguenze si fanno sentire - aggiunge il presidente dell’Ente camerale -. Purtroppo ormai sappiamo che la gente senza macchina non gira, e inevitabilmente gli affari ne risentono: in questo periodo di chiusura del centro, qualcuno ha subito perdite anche del 50%».
Alla luce di tutti questi fattori, secondo Paoletti, andrebbero evitate nuove ”crociate” contro gli automobilisti che frequentano i negozi del centro. Crociate peraltro, a suo giudizio, concentrate soltanto in certe zone. «L’impressione è che spesso si adottino due pesi e due misure - continua il numero 1 di Confcommercio -. In alcune strade del centro si assiste ad una certa ”tolleranza” nei confronti dei proprietari delle quattro ruote parcheggiate in modo non regolare. In altre, invece, si notano controlli molto più serrati. Ma se le regole ci sono devono valere per tutti, e quindi tanto per via Fabio Severo e via Coroneo, quanto per via Giulia e via Battisti. Penso che, specie in un momento come questo, sia importante cercare di darsi tutti una mano, almeno fino a quando i triestini non si abitueranno a lasciare l’auto fuori dal centro e a muoversi poi a piedi o in bus per fare acquisti. Dal canto loro, comunque, anche i commercianti dovranno iniziare a darsi da fare per trovare soluzioni nuove. Un’ipotesi già sperimentata da qualcuno - conclude Paoletti - è, per esempio, quella delle consegne a domicilio. I negozi potrebbero consorziarsi tra di loro e affidarsi ad una ditta di trasporti. In questo modo riuscirebbero a ridurre le spese e ad offrire un servizio in più ai clienti».
m.r.

 

Tondo: «Chiuderò la Ferriera». Lupieri: «Avanti coi test» - Polemica su Servola

 

«Sono stati persi cinque anni dalla giunta regionale di Centrosinistra, adesso il problema della Ferriera di Servola, a Trieste, va risolto subito»: lo ha affermato il candidato del Centrodestra alla presidenza della Regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo.
«Riprenderemo - ha detto Tondo, incontrando ieri a Tolmezzo una rappresentanza di abitanti di Servola - da dove avevamo lasciato cinque anni fa, ovvero dalla soluzione predisposta dalla Giunta che presiedevo e che, entro il 2009, prevedeva la dismissione della Ferriera e la contemporanea salvaguardia dei posti di lavoro, compresi quelli dell'indotto, attraverso una riqualificazione mirata ed un riposizionamento supportato dalla Regione».
Tondo ha assicurato un «impegno immediato ed accelerato per recuperare al meglio il tempo inconcepibilmente perduto».
«Mi hanno raccontato di casi umani sconvolgenti che vanno bene al di là dei problemi di respirazione», ha ricordato Tondo, citando l'esempio di una donna vittima quattro anni fa di un cancro ai polmoni senza essere una fumatrice. «I livelli di inquinamento da polveri sottili - a suo dire – erano da brividi prima e lo sono ancora di più adesso, con valori in 23 casi fuori norma fino a dodici volte quelli consentiti dalla legge nei soli primi due mesi del 2008».
Sull’argomento si registra anche un intervento di Sergio Lupieri del Pd, vice presidente della III Commissione sanità della Regione Fvg. «Devono essere intensificati i controlli sanitari sulla Ferriera con esami del sangue e delle urine sulla popolazione volontaria residente nella zona di Servola – chiede – comparandoli con un campione eseguito sulla popolazione di un’area non inquinata. Come bisogna potenziare i controlli sui risultati ottenuti dall’osservanza della proprietà Lucchini alle ordinanze ed alle prescrizioni di modifiche antiinquinamento della fabbrica. Bisogna aumentare i monitoraggi ed i controlli che verifichino l’effettivo risultato ottenuto e voluto, cioè la riduzione dei valori di inquinamento, a fronte dell’effettiva bonifica eseguita. E’ fondamentale che quanto prima ci sia un segnale che dimostri l’inversione del trend di crescita dei valori di inquinamento, a dimostrazione che i lavori eseguiti sulla cokeria e nelle altre strutture della fabbrica, hanno portato i risultati che ci si prefiggeva. Attendiamo inoltre – aggiunge Lupieri – i risultati degli esami eseguiti sui lavoratori, lo studio epidemiologico del Distretto 3 sull’incidenza di neoplasie nella zona di Servola, il piano dell’aria, i risultati degli esami sulla popolazione».

 

 

Olivo, scarti ecologici: progetto duinese - L’ex assessore Raffin tra i promotori dell’iniziativa che sarà presentata in Fiera

 

Creare una filiera produttiva ecologica dalla coltivazione dell'olivo. È questo l'obiettivo, attivo in provincia di Trieste, da Duino Aurisina a San Dorligo della Valle.
Uno degli aspetti centrali - oltre alla produzione di olio di qualità - riguarda anche l'attività relativa agli scarti, ovvero alla possibilità di utilizzare come concime i prodotti secondari dell'olivicoltura. Dell'argomento si sta occupando da tempo un progetto Interreg, intitolato «Troplo», che coinvolge i produttori della zona, l'Ersa, un centro di ricerca nato a Capodistria, e che vede protagonista in prima persona l'ex assessore al commercio di Duino Aurisina Gabriella Raffin.
Obiettivo del progetto, che verrà presentato domenica prossima in Fiera a Trieste, nel corso di un convegno nell'ambito di «Olio capitale» è di sensibilizzare i produttori locali di olio ad attivare progetti ecosostenibili nello smaltimento dei prodotti secondari: un sistema di riciclaggio attraverso compostiere particolari, infatti, permette il recupero degli «avanzi» del processo di realizzazione dell'olio come concime in floricoltura e in agricoltura.

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 2 marzo 2008 

 

 

Smog, nessun vertice: stop oggi e domani  - I valori delle polveri restano sopra il limite. Bucci dà la responsabilità alla Ferriera che replica: «Guardi le centraline»

 

Nel festivo Comune e Arpa non si incontrano, neanche se cambia il tempo. «Previsioni pessime»

Il centro rimane chiuso alle auto private (nei consueti orari 9.30-12.30 e 16-19) sia oggi che domani. Il blocco del traffico raggiungerà quindi i 12 giorni consecutivi (record assoluto) anche se in queste ore si verificasse un deciso cambio del tempo: nell’odierna giornata festiva, infatti, non sono previsti incontri d’aggiornamento tra Comune e Arpa.
Troppo blanda si è rivelata ieri mattina l’attesa «puntata» di pioviggine e libeccio su cui il Comune aveva riposto, fin da venerdì, tutte le sue speranze per una possibile svolta al tappo di smog (che assedia Trieste da quasi due settimane) tale da consentire la revoca dell’ordinanza anti-inquinamento. Ma le uniche tre centraline che sfornano automaticamente numeri anche nei weekend, sulle 7 posizionate dall’Arpa sul territorio cittadino, hanno stroncato anche quest’ultimo tentativo.
LE CENTRALINE Le tre stazioni di misurazione degli inquinanti che si trovano in piazza Libertà, via Carpineto e via Svevo sono in realtà le sole inserite nella rete regionale. Le sole di cui il municipio deve tener conto, in base al Piano d’azione comunale (Pac), quando è chiamato a decidere il blocco o lo sblocco della circolazione. E qui la legge dice che, qualora i valori medi di due centraline su tre abbiano superato il giorno precedente la soglia di 50 microgrammi per metro cubo, il blocco va confermato per il giorno successivo.
I VALORI Così, durante il vertice tecnico convocato alle 13 di ieri in Municipio, l’assessore all’ambiente Maurizio Bucci altro non ha fatto che prendere atto dei dati più «freschi» sulle concentrazioni di Pm10. La prima mazzata è arrivata dalle cifre ufficiali, quelle sui valori medi giornalieri di venerdì: via Carpineto 139, piazza Libertà 86, via Svevo 69. La seconda mazzata è venuta dalla lettura delle cifre parziali elaborate dalle tre centraline tra la mezzanotte e le 12 di ieri e comunicate dall’Arpa alle 13: i valori di tutte e tre le stazioni, infatti, erano rimasti oltre il tetto dei 50 micron.
L’ASSESSORE Spiega Bucci: «Con il breafing delle 13 di oggi (ieri, ndr) intendevamo verificare se i dati di giornata sarebbero potuti scendere sotto soglia grazie al cambio del tempo che doveva arrivare nella notte tra venerdì e sabato. È stato l’ultimo tentativo mirato ad accertare che vi fossero le condizioni per permettere ai triestini di circolare liberamente la domenica, ma non c’è stato nulla da fare. È chiaro a questo punto che, visto anche il nuovo ristagno dell’aria di questo pomeriggio (ieri, ndr), i valori medi giornalieri completi sono destinati a rimanere ancora sopra i 50. Questo ci impone di confermare il blocco anche lunedì. Fosse stata prevista bora nella notte - aggiunge Bucci - avremmo potuto ritentare domani mattina (oggi, ndr), ma in base ai dati e alle tendenze meteo non ci sono scappatoie. Ci troveremo lunedì mattina e vedremo se si può revocare l’ordinanza a partire da martedì».
LO STOP DOMENICALE Questo significa che nella giornata di oggi, anche in presenza di clamorose svolte del tempo, il Comune staccherà la spina per riattaccarla domattina. «Abbiamo dirigenti pronti a lavorare, se si presentasse la necessità, anche alla domenica - risponde Bucci - ma stavolta non ha senso metterli in preallarme». «È già capitato - gli fa eco l’assessore al personale Michele Lobianco - che abbiano lavorato in giorni festivi. Se in questo caso non avviene è solo per cause ambientali di forza maggiore».
LE PREVISIONI Per oggi, come conferma il comandante Gianfranco Badina dell’Istituto Nautico, è previsto tempo stabile con venti deboli mentre domani è in arrivo una perturbazione che porterà aria nuova da sud-ovest. Martedì, infine, l’incubo delle Pm10 dovrebbe finire, poiché è atteso un deciso peggioramento con bora forte e piogge a ripulire l’atmosfera.
LA POLEMICA Davanti al permanere dell’emergenza, tuttavia, Bucci rilancia la polemica sulla Ferriera: «I dati orari di stamani (ieri, ndr) - attacca l’assessore all’ambiente - parlano ancora di picchi elevatissimi in via Carpineto, dove ad esempio si è rilevato un 215 alle 4 del mattino. Ciò mi porta a confermare che sono i fumi di quello stabilimento a impedire ai triestini di circolare anche in questa domenica».
LA REPLICA Secca la replica del responsabile delle relazioni della Servola Spa, Francesco Semino: «Quella dell’assessore Bucci è una considerazione pretestuosa, non avvalorata da elementi scientifici né dal buon senso. Sfugge forse che la centralina più vicina al nostro stabilimento è quella di via Pitacco, che in questi giorni ha fornito tra i più bassi valori medi rispetto alle altre, persino a quella di piazza Libertà. La stazione dell’Arpa di via Carpineto intercetta, peraltro, le emissioni di gran parte della zona industriale».
Semino, al tempo stesso, precisa che «l’azienda sta osservando le misure di riduzione delle emissioni previste dal Pac per le situazioni d’emergenza come questa, concordate nel 2006 con la Regione, tra le quali la bagnatura delle strade interne allo stabilimento».
LE MULTE Ieri, intanto, gli appostamenti a campione effettuati dalle pattuglie della polizia municipale all’interno del perimetro vietato hanno portato a un nuovo record di sanzioni: 84 su 200 verifiche. Ogni due macchine fermate, in pratica, è scattata una multa.

Piero Rauber

 

 

I vigili: tolleranza zero contro i parcheggi selvaggi  - «Da via Fabio Severo i controlli si estenderanno a via Roma, via Battisti e via Giulia»

 

La polizia municipale dice basta alle auto in doppia fila. Il comandante: «Non vogliamo penalizzare i negozianti ma chi sbaglia paghi»

L’amministratore della Trieste Trasporti Paparo: «I conducenti dei nostri bus sono al limite della disperazione»

Non solo non si faranno sconti a chi lascia l’auto in doppia fila in via Fabio Severo, ma al contrario si estenderà la lotta alla sosta selvaggia a tutte le principali arterie del centro - da via Roma a via Battisti, da via Giulia a via Milano -, quotidianamente intasate a causa delle cattive abitudini di tanti automobilisti.
È la risposta del comandante della polizia municipale, Sergio Abbate, alle proteste dei negozianti di Cologna, che lamentano cali significativi negli incassi a causa della raffica di multe comminate da vigili, a loro dire, fin troppo scrupolosi. E a favore della «tolleranza zero» si schierano anche i vertici della Trieste Trasporti, ormai esasperati dagli sfoghi di autisti costretti a compiere manovre impossibili, o nei casi peggiori addirittura a bloccare i bus e a far scendere i passeggeri, per colpa delle macchine lasciate in sosta dove non si dovrebbe.
«Che qualcuno ci venga a chiedere di chiudere un occhio e non sanzionare le auto in doppia fila mi sembra francamente singolare - commenta quasi incredulo Sergio Abbate -. È ovvio che non abbiamo alcuna volontà di colpire o penalizzare i commercianti. Il mio auspicio è naturalmente che gli affari vandano a gonfie vele per tutti. Ma questo non significa affatto che asseconderò le richieste di una certa tolleranza di fronte al fenomeno delle soste selvagge. Tutt’altro. Il mio impegno, senza dubbio molto ambizioso me ne rendo conto, è di riuscire nel tempo a convincere i triestini a perdere il «vezzo», per non dire il vizio, del parcheggio in doppia fila».
E per centrare l’obbiettivo, la Municipale continuerà a tenere la guardia particolarmente alta nelle zone del centro considerate a maggior rischio sosta selvaggia. «La nostra presenza è particolarmente massiccia lungo i principali assi di scorrimento del centro. via Roma, via Milano, via Battisti, via Giulia e, appunto, via Fabio Severo - continua Sergio Abbate -. E posso assicurare che in ogni zona adottiamo gli stessi criteri d’azione. Le multe, quindi, le facciamo tanto a Cologna quanto in Barriera. Non capisco dunque come i commercianti di Cologna possano sentirsi vessati e, soprattutto, come possano arrivare a chiederci di ignorare le regole e far finta di non vedere le auto in sosta vietata. Un conto è che ci invitino a collaborare con loro magari per segnalare ai potenziali clienti i parcheggi più vicini in zona, un altro è pretendere che si chiuda un occhio. E su questo, sia chiaro, davvero non ci sto».
A dare man forte alle motivazioni della Municipale sono anche i vertici di Trieste Trasporti, ogni giorno alle prese con la maleducazione di tanti proprietari di quattro ruote. «Posso assicurare che siamo ai limiti della disperazione - afferma l’amministratore delegato Cosimo Paparo -. Quello della ”sosta selvaggia” è un problema molto sentito tra il nostro personale. E dirò di più: vista la situazione sulle nostre strade, i nostri autisti sono bravi a non provocare troppi incidenti. Capita frequentemente che gli autobus non riescano a girare e a far manovra a causa dei tanti ostacoli. Le vie più critiche sono quelle strette e in salita, come via Tigor, via Hermet e altre strade in Cittavecchia. Ma le difficoltà non mancano anche in arterie più ampie come via Milano, via Giulia o la stessa via Fabio Severo. Lì, infatti, spesso resta incastrata la 17, sempre carica di studenti diretti all’Università. A Trieste del resto, si sa, esiste un’abitudine inveterata: basta mettere le quattro frecce e si crede di essere al riparo da ogni conseguenza. Questo fa sì, per esempio, che tanti lascino l’automobile dentro le strisce gialle che delimitano le fermate dei bus. Gli autisti, quindi, sono costretti a effettuare le soste in mezzo alla strada, e i passeggeri devono fare pericolose ”chicane” tra i veicoli. Per non parlare poi dei disagi delle persone più anziane: se il bus ferma, come dovrebbe, a ridosso del marciapiede, si trovano a dover affrontare un dislivello solo di pochi centimetri, in caso contrario sono obbligati a fare un ”salto”di trenta centimetri. E per chi ha difficoltà motorie non è di certo un impegno da poco. Bisogna quindi iniziare a far pressione sull’opinione pubblica per tentare di far perdere l’abitudine dei triestini a prendere l’auto sempre e comunque al momento di uscire. Tanto per cominciare - conclude Paparo -, si potrebbe ricordare che chi parcheggia nelle fermate dei bus rischia due punti della patente».
m.r.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 1 marzo 2008

 

 

Smog in salita ma se il tempo cambia domani si circola  - Solo oggi la decisione del Comune: la conferma di valori alti provocherebbe lo stop fino a lunedì

 

Nuova impennata delle polveri dopo la sensibile diminuzione registrata giovedì. Record delle contravvenzioni: 75 su 270 controlli

Soltanto al termine di questo breafing straordinario, infatti, potrà essere sciolto il rebus. Un rebus che deve fare i conti con i dati meno allarmanti ma non risolutivi delle rilevazioni giornaliere di giovedì (la media delle sette centraline era di 62 microgrammi per metro cubo a fronte di un limite di legge di 50) cui hanno fatto seguito le pessime prime rilevazioni di ieri sullo smog: alle due del pomeriggio registravano una presenza media di Pm10 schizzata nuovamente a 130 microgrammi per metro cubo.
Ma i valori complessivi delle polveri sottili di ieri si conosceranno solo stamani e di conseguenza diventa così decisivo l’aggiornamento «in tempo reale» che Bucci e i funzionari del Comune faranno all’ora di pranzo. Spiega l’assessore: «Valuteremo i dati parziali che l’Arpa ci fornirà sulle concentrazioni di Pm10 tra la mezzanotte di oggi (ieri, ndr) e le 13 di domani (oggi, ndr). Se in questo lasso di tempo i valori medi saranno scesi fino alla soglia di legge, proprio grazie all’atteso arrivo del vento e forse anche della pioggia, allora siamo pronti alla revoca del blocco già da domenica. Per questo sono già stati messi in preallarme i funzionari che si occupano dell’iter formale delle ordinanze. Diversamente, se i numeri non ci daranno conforto, saremo