

RASSEGNA STAMPA luglio -
dicembre 2007
IL PICCOLO -
LUNEDI', 31 dicembre 2007
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Un 2007 di cattive maniere
sulle nostre strade |
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C'è ancora qualche ora di tempo
per realizzare entro l'anno i buoni propositi che ci eravamo prefissi giusto
un anno fa e che non siamo riusciti a portare a termine.
Per esempio, di essere buoni e bravi alla guida dei nostri veicoli. Non
siamo stati molto bravi perché sembra che gli incidenti siano diminuiti di
pochissimo (dico sembra perché le statistiche non sono ancora pronte), in
uno scenario globale che ci impegna a dimezzare gli incidenti entro il 2010
(dal 2000).
Non siamo stati buoni perché le scorrettezze in strada sono ancora
all'ordine del giorno.
Non me ne abbiano i motociclisti ed i ciclomotoristi, ed i loro
rappresentanti, ma questa volta dedico a loro un particolare pensiero
affinché migliorino la guida. Forse non dal lato tecnico, ma da quello
comportamentale. Sono sotto gli occhi di tutti il zigzagare ai semafori per
raggiungere la pool position, incuranti di specchietti e carrozzerie delle
autovetture ferme o quasi. Per non parlare di quello che mi sembra un
fenomeno dilagante (spero di avere una sensazione sbagliata) e cioè il
sorpasso a destra. È un malvezzo estremamente pericoloso soprattutto per
loro che non hanno protezione o quasi. Mi meraviglia la diffusione del
fenomeno, proprio perché, in caso di incidente, chi ci rimette fisicamente è
proprio l'utente a due ruote.
Rivolgendomi agli automobilisti, non è ancora superata l'abitudine di
oltrepassare gli incroci, soprattutto quelli semaforizzati, incuranti, in
caso di traffico e quindi di file, di impegnare il centro strada senza poter
proseguire, bloccando, di conseguenza, la colonna dei veicoli provenienti
dalla strada incrociante. Evidenziamo che non farlo non è solo una
gentilezza, ma è un preciso obbligo previsto dal Nuovo Codice della Strada.
Ricordiamoci che se siamo in una strada trafficata e procediamo lentamente,
non ci costa nulla fermarci un attimo per far convergere un veicolo che
marcia nella direzione opposta alla nostra e che vuol girare alla sua
sinistra. Se gli lasciamo cortesemente un varco, a noi non ci costa nulla, e
facciamo un favore a lui ed a quelli che lo seguono che altrimenti, spesso,
sarebbero bloccati.
E se siamo noi ad usufruire della gentilezza di un altro, ricordiamoci di
ringraziare con un cenno di mano o con un lampeggio di fari. Sono gesti di
«solidarietà» umana che fanno sicuramente piacere: a chi li fa e a chi li
riceve.
Non posso concludere senza un pensiero ai pedoni cui deve essere data la
precedenza sempre, ma che, a loro volta non devono fermarsi a chiacchierare
a bordo delle strisce pedonali, senza alcuna intenzione, per il momento, di
attraversare la strada.
Buon anno a tutti e che i nuovi buoni proponimenti siano messi in atto dalle
ore 0 del 1° gennaio 2008. |
Giorgio Cappel
IL PICCOLO -
DOMENICA, 30 dicembre 2007
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Sulla Ferriera si riapre lo
scontro politico La Cgil: una lotta comune, non dividiamoci |
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KOCIJANCIC:
La concessione dell’Aia rischia di essere l’ennesimo favore a una proprietà
che si sta comportando come la ThyssenKrupp |
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Dopo l’ok
ambientale della Regione si delineano gli schieramenti. Belci: il voto
regionale condiziona già tutto
Il caso Ferriera, dopo il
rilascio dell’ok ambientale della giunta regionale rischia di diventare un
tutti contro tutti. La guerra Comune-Regione al Tar è solo la madre di tutti
i confronti. Il sindaco Dipiazza precisa subito che a ipotizzare anche una
denuncia per abuso di potere è l’assessore Bucci, non lui. Si passa poi per
il presidente dei Cittadini per Trieste, Uberto Drossi Fortuna, che lascia
intendere al governatore Illy che l’Aia sarebbe stata più stringente se
avesse imposto all’azienda il versamento di una cauzione preventiva. E si
arriva a Rifondazione comunista, che sconfessa (come il verde Metz) la
giunta regionale e ribadisce di non dare per scontato un matrimonio-bis con
il centrosinistra in vista delle regionali di maggio.
È proprio l’imminente campagna elettorale a fare da sfondo al caso. Lo fa
notare il segretario Cgil Franco Belci: «Non vorrei che la comunanza
d’intenti che si era costituita tra istituzioni e sindacati vacilli più ci
si avvicina al voto, allontanando il dibattito da questioni di merito». «Il
ricorso al Tar - aggiunge Belci - non risolve il problema. L’Aia era un atto
dovuto per cui la giunta regionale si è presa le sue responsabilità e che
impedisce all’azienda di agire in campo libero».
«Se non si fosse data l’Aia - gli fa eco Drossi - l’azienda avrebbe potuto
fare lei ricorso continuando chissà quanto in ”zona franca”. Avrei
preferito, questo sì, che in Consiglio regionale fosse approvato il mio
ordine del giorno che obbligava la giunta a imporre il versamento di una
cauzione a svincolo parziale, via via che l’azienda ottemperava agli
interventi. Al Comune dico che non si può delegare alla Regione
responsabilità di cui è deputato il sindaco. Se Dipiazza fosse stato
convinto avrebbe già chiuso la Ferriera». «Questa è demagogia», replica
Bucci. «Si è persa l’occasione - prosegue - per l’ok a un’Aia condizionata
allo stop dell’inquinamento. Lo stabilimento veniva così messo subito al
minimo regime fisiologico e parte dei dipendenti andava in cassa
integrazione, con lo stipendio, in attesa di rientrare allorché l’azienda
avrebbe ottemperato alle prescrizioni. Se ne ricorderà chi voterà per
confermare o meno qualcuno in Regione». Il rilascio dell’Aia - per il
capogruppo in Consiglio regionale di Rc Igor Kocijancic e il responsabile
lavoro Paolo Hlacia - è «un atto profondamente sbagliato» che «rischia di
essere l’ennesimo favore a una proprietà che, come la ThyssenKrupp, intende
arrivare alla chiusura degli impianti con il massimo di profitto pagando il
minor prezzo possibile». «Quanto alla permanenza in giunta e in maggioranza
- concludono - è una decisione che assumerà il partito sulla base di una
valutazione dell’esperienza di questi 5 anni e della piattaforma
programmatica cui tenteremo di contribuire, senza dare nulla per scontato».
«Nessuna istituzione - così il sottosegretario agli Interni Ettore Rosato -
dice che la Ferriera è meglio che stia lì». Ma il percorso «deve avvenire
senza slogan. La Ferriera può essere proprio il primo tema da mettere sul
tavolo tra le istituzioni che ho proposto a Dipiazza di creare».
Piero Rauber |
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FERRIERA - I servolani:
lavoratori da tutelare - C’è chi dice: «È l’azienda che deve limitare
l’inquinamento» |
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«Se è possibile far funzionare
in sicurezza una centrale nucleare, non vedo come non sia possa mettere a
norma una struttura come quella della Ferriera. Il progresso e il futuro di
questa città, devono puntare a salvaguardare sia i posti di lavoro che la
salute delle persone». Antonio Vigini abita in via Puschi. Servola la
vive, la frequenta. La decisione presa venerdì dalla giunta regionale non lo
sorprende, anzi, lo trova concorde. «E' inutile vivere bene e non avere
lavoro - spiega - quei posti vanno salvaguardati e non eliminati, altrimenti
ci diamo la zappa sui piedi. E' la proprietà - sottolinea - che deve
risolvere il problema adeguando il suo impianto». Nella zona sulla quale si
sprigionano i fumi e le polveri della Ferriera vive anche Daniela Nordio:
«Ho acquistato casa in via Tribel nel 1978 pagandola 18 milioni.
Un'abitazione della stessa metratura - ammette - all'inizio di via Valmaura,
nella parte più distante dall'impianto di Servola, costava 25 milioni. Si
sapeva - precisa - che le case in questa zona costavano di meno perché c'era
il problema della Ferriera: c'erano i pro e i contro. Chi non voleva subire
questa situazione - sostiene - poteva acquistare da un'altra parte: mi
sembra assurdo lamentarsi oggi». La signora Nordio sulla sua terrazza trova
ogni giorno polvere nera, luccicante, ma sembra subirla in silenzio. «E'
giusto trovare un accordo se in ballo ci sono posti di lavoro, in fondo -
continua - questo inquinamento c'è sempre stato, non ci sono stati
incredibili cambiamenti negli anni. Forse - conclude - è la sensibilità
ambientalista che è mutata». Carlo Gerunti è diventato un «servolano»
da soli sette mesi. Prima abitava a Livorno ed è arrivato a Trieste per
esigenze lavorative. «Quello che posso assicurare - afferma - è che gli
odori nauseabondi e la polvere nera che si deposita ovunque è incredibile.
Se devo essere sincero - ammette - appena avrò sicurezze lavorative,
cercherò di andare a vivere in un'altra parte della città». In via Valmaura,
in affitto in una casa dell'Ater da 25 anni, vive Lucina Nottolini.
Sessantasettenne con un figlio che ogni mattina, per 1.100 euro al mese, si
sposta fino a Campoformido. «Con la crisi di lavoro che c'è - dice la donna
- non è possibile pensare di chiudere la Ferriera. Da anni ribadiamo che la
proprietà dovrebbe dotarsi dei filtri adatti a permettere dignità a chi ci
lavora e a chi ci vive intorno. Tutti quelli che passano con la macchina da
queste parti si turano il naso per la puzza disgustosa». E proprio
all'interno della Ferriera di Servola ha lavorato per 18 anni Graziano
Sorci. Ora è in pensione. «Quando ci ritroviamo tra ex colleghi -
racconta - specialmente quelli che vivono a Servola, ribadiamo sempre il
fatto che, allora, tutto questo inquinamento non c'era, non si tenevano i
ritmi lavorativi di oggi».
l.t. |
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I pendolari promuovono la
linea Trieste-Udine - Resta invece critica la situazione sulla
Udine-Pordenone: «Ritardi continui e carrozze troppo affollate»
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TRIESTE Il sistema regionale dei
trasporti ferroviari, nel 2007, ha offerto prestazioni assai altalenanti. Ha
avuto ottimi risultati, e poche defaillance, la linea Trieste-Udine. Mentre
la Udine-Pordenone si è confermata la più problematica del Friuli Venezia
Giulia. A metterlo in evidenza, sulla base delle relazioni effettuate
durante l’intero anno, il Comitato pendolari.
Tali relazioni prendono in considerazione i ritardi, il sistema di
comunicazione a bordo, il funzionamento dell’impianto di riscaldamento e
raffreddamento, la correttezza e la tempestività degli annunci dati in
stazione e delle informazioni date dal personale viaggiante in caso di
disservizio, la cortesia e il servizio del personale viaggiante a bordo
treno, e le condizioni igieniche generali. La linea Trieste-Udine, dunque,
si conferma una delle migliori, totalizzando voti vicini all’eccellenza in
voci come la correttezza e la tempestività degli annunci dati in stazione
relativi al treno preso. Unico neo: qualche mancanza nelle informazioni
fornite a bordo del treno. Anche i ritardi all’arrivo sono poca cosa, e
comunque inferiori ai 10 minuti, se si escludono poche eccezioni: 12 minuti
il 15 gennaio, 38 il 16 maggio, 23 il 31 maggio e addirittura 117 il 28
maggio). «La linea Udine-Trieste – spiega il portavoce del Comitato, Marco
Chiandoni – è molto buona. Ci sono comunque questioni che andrebbero
risolte, in particolare l’anticipo della partenza degli Eurostar da Udine e
da Trieste, che crea problemi a chi non ha l’automobile, in quanto in quell’orario
non ci sarebbero coincidenze con i mezzi pubblici su gomma».
Resta invece critica la situazione sulla linea Udine-Pordenone dove i
ritardi sono all’ordine del giorno. E, da tre anni in qua, non accennano a
diminuire. Ma non basta: i pendolari segnalano una preoccupante riduzione
del numero delle carrozze aperte, con conseguenti affollamenti a bordo-treno
e ritardi in partenza perché talvolta la gente non riesce a salire (in
particolare nella tratta di ritorno); le comunicazioni a bordo quasi
inesistenti in caso di disservizi; i controlli dei biglietti rari e casuali.
I ritardi, però, restano il problema prioritario: in ottobre, ad esempio, i
treni sulla Udine-Pordenone hanno accumulato in media 3,6 minuti di ritardo
all’andata e 4,7 nel ritorno, con 4 ritardi superiori ai 10 minuti su 46
viaggi. A novembre la media dei ritardi è stata di 7,6 minuti all’andata e
6,4 minuti al ritorno, con 7 ritardi sopra i 10 minuti su 37 viaggi. A
dicembre, ancora, la media è stata di 10,1 minuti all’andata e di 7,1 minuti
nel ritorno.
Elena Orsi |
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Patenti nautiche nell’Ue:
Bruxelles vara regole uniche |
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Regole uniche per le rotte
navali dei cargo, per le politiche legate alla protezione del mare, per la
gestione dei siti turisti e, anche, per le patenti nautiche. Questo l'obiettio
della Commissione europea, che da oltre un anno sta lavorando a un progetto
di omologazione a livello europeo delle norme che riguardano il mare e la
navigazione, in particolare per quanto riguarda sicurezza, tecnologia e
rotte. Le normative europee, infatti, variano non poco: dall'obbligo di
patente per tutti i tipi di natante in alcuni stati, dal liberismo in altri,
dove la patente non è obbligatoria se non per grandi stazze, fino alla
differenza di età alla quale può essere erogata una patente, ai mezzi (come
moto d'acqua) che possono essere guidati con o senza licenza. Un caos
normativo che si ripercuote anche in settori più ampi e strategici, come lo
sfruttamento dell'ambiente marino a fini di pesca e a fini di turismo, la
protezione delle coste, l'inquinamento. Per trovare punti in comune, e
avviare una normativa uguale per tutti gli stati europei bagnati dal mare
(si pensi anche ai nuovi entrati, come la Romania e la Slovenia, ma anche la
Francia, che ha numerose norme autonome) la Commissione europea ha varato lo
scorso ottobre un documento, una sorta di piano di azione per arrivare in
pochi anni a comuni normative che disciplinano i mari.
L'unificazione delle politiche marittime, o meglio le integrazioni tra esse
ha l'obiettivo di trovare punti comuni tra gli interessi dei diversi Stati,
è per questo motivo la proposta è partita dal basso, ovvero da una
commissione tecnica composta da dici esperti che ha licenziato il documento
proposto alla Commissione europea lo scorso ottobre. Ora spetta alla
Commissione europea convincere gli stati a integrare le proprie norme: i
punti salienti, per quanto concerne gli aspetti più "diportistici" della
questione, sono legati alle procedure di navigazione in sicurezza, alle
emissioni dei motori, all'ingresso nelle zone protette e alla pesca. Su
quest'ultimo aspetto il Presidente della Commissione europea Jose Manuel
Barroso risulta essere particolarmente determinato, e ha sottolineato
l'importanza di eliminare la pesca illegale e di frodo di in tutte le
dimensioni (quindi anche quella "turistica" che alcuni diportisti praticano
tra grotte e anfratti d'estate per procurarsi la grigliatina in barca),
oltre a mettere al bando la pesca allo strascico.
Ancora, la questione della gestione dei dati e delle informazioni relative
ai mari. Chi parte per una crociera impegnativa , o una vera e propria
avventura, ha bisogno di informazioni certe, integrate e facilmente
raggiungibili: tra le politiche proposte vi è anche l'ipotesi di creare un
osservatorio unico, in grado di mettere a disposizione di tutti i naviganti
- grandi e piccoli, a vela, a remi e a motore -, informazioni aggiornate e
facilmente raggiungibili su condizioni e stato di mari e oceani, nonché
rotte di navigazione.
Francesca Capodanno |
IL PICCOLO -
SABATO, 29 dicembre 2007
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Ferriera, la Regione dà l’ok:
il Comune attacca -
Il sindaco annuncia un ricorso al Tar e ipotizza una
denuncia per abuso d’ufficio |
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L’autorizzazione d’impatto ambientale resta vincolata a una serie di
interventi che la proprietà dovrà effettuare entro un anno
L’Autorizzazione integrata
ambientale della Regione sulla Ferriera era attesa da settimane. Tanto che
figurava già all’ordine del giorno di due precedenti sedute della giunta
regionale. Ma quando è arrivata - cioé ieri, nell’ultima riunione
dell’anno per l’esecutivo di Riccardo Illy - ha scatenato a livello
politico un effetto domino incontrollabile. Comune e Regione in guerra
davanti al Tar. E il verde Alessandro Metz autore di una nota stampa che
prelude a un distacco polemico dal centrosinistra.
L’amministrazione regionale dunque, dopo due rinvii del documento alla
propria avvocatura, nell’ottica di renderlo inattaccabile dal punto di
vista giuridico, ha rilasciato l’Aia alla Lucchini, vincolando l’azienda a
una serie di interventi di sostenibilità ambientale nell’atmosfera e al
suolo - dai filtri sugli impianti di aspirazione delle polveri a una vasca
per il raffreddamento degli inquinanti - da rispettare entro 12 mesi. Il
vicepresidente della Regione e assessore all’ambiente Gianfranco Moretton
ne ha dato notizia al termine della seduta di giunta, in cui la delibera è
passata all’unanimità. Erano assenti l’assessore alla cultura di
Rifondazione Roberto Antonaz e quello al personale dei Cittadini Gianni
Pecol Cominotto. «L’Aia - ha spiegato Moretton - consente d’intervenire
anche in termini coercitivi, arrivando alla chiusura qualora l’azienda non
rispettasse le prescrizioni. Si tengono conto delle prescrizioni imposte
dalla magistratura per il dissequestro degli impianti, delle osservazioni
di Legambiente e Wwf e anche quelle del Comune, che pur non avendo
partecipato alla conferenza dei servizi le ha lasciate in forma
epistolare».
Moretton ha partecipato poco dopo all’inaugurazione di strada del Friuli.
Con lui Illy e Dipiazza. È stato l’ultimo atto di distensione prima del
muro contro muro. «Questo provvedimento - ha poi dichiarato il sindaco -
puzza come le emissioni della Ferriera». «È molto brutto che l’Aia venga
rilasciata alla vigilia di Capodanno. Voglio proprio vedere quale
escamotage sia stato usato per scavalcare la legge che spiega a chiare
lettere come, se vi è inquinamento accertatato, non è possibile rilasciare
l’Aia», ha aggiunto Dipiazza preannunciando che «il Comune impugnerà
l’Aia». Infatti nel pomeriggio l’assessore all’ambiente Maurizio Bucci ha
confermato che «non appena il documento perverrà al Comune, verrà vagliato
dall’avvocatura». «Faremo ricorso al Tar - ha precisato Bucci - con una
richiesta di sospensiva affinché l’esame di merito non ci porti a perdere
troppo tempo». La guerra Comune-Regione davanti al Tar, tecnicamente,
potrebbe concretizzarsi già il 9 gennaio, data della prima udienza del
2008. «Inoltre - ha aggiunto Bucci - vedremo se vi sono gli estremi di una
denuncia alla magistratura ordinaria per abuso d’ufficio e abuso di
potere. Avevamo già espresso il nostro parere negativo. E poi avevamo
anche diffidato la Regione a concedere l’Aia in tali condizioni. Se
avessero recepito le nostre osservazioni non avrebbero avvallato alcuna
autorizzazione. Stanno consegnando una cambiale in bianco nelle mani della
Lucchini».
«Il Comune - la replica di Moretton - è libero di promuovere i ricorsi che
ritiene opportuni. L’Aia però consente di migliorare e non peggiorare la
situazione. Se il Comune non intende migliorare la situazione, il sindaco
può con le sue prerogative di legge emettere un’ordinanza di chiusura
dello stabilimento». «Mi auguro - gli ha fatto eco l’assessore regionale
al lavoro Roberto Cosolini - che il ricorso lo perdano, altrimenti
verrebbero meno le prescrizioni vincolanti dell’Aia per l’azienda e la
tutela dell’ambiente e della salute sarebbe minore».
Piero Rauber |
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FERRIERA - I servolani:
«Altro che cittadini, siamo sudditi» |
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Dura la
presa di posizione del consigliere regionale Metz (Verdi): «Sarebbe
interessante sapere quanto ne hanno parlato Moretton e Beltrame»
«Che tristezza. Altro che
cittadini, siamo sudditi». Pietro Lepre e la moglie Licia Fonda vivono in
via Valmaura. Con i fumi della Ferriera ci convivono. «Siamo schifati -
affermano - e siamo stufi di promesse mai mantenute. È facile per i
politici che vivono tra il verde e in zone lontane prendere decisioni
così. In Ferriera hanno promesso più volte di mettere in regola l’impianto
ma non è mai stato fatto niente». |
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La signora Fonda è sorpresa
dalla decisione della Regione. «Quella di quest’anno è stata l’estate
peggiore - precisa - altro che provvedimenti anti-inquinamento. Ci
prendono in giro. Cosa dice il sindaco che è di fatto il responsabile
della nostra salute?». È di Servola anche Gabriella Civita: «Sono
esterrefatta, ma come si permettono di prendere una decisione con così
tanta leggerezza, quando in ballo c'è la nostra salute? Perché non ci
vogliono fare le analisi? La verità è che hanno paura. Quella polvere buca
la vernice delle auto, figuriamoci cosa fa ai polmoni. Chi pagherà i danni
alla salute causati dalla Ferriera?».
Dal mondo politico, intanto, il consigliere regionale dei Verdi Metz
affida a un comunicato il suo «strappo». «Sarebbe interessante - scrive -
sapere quanto ne hanno parlato. Non ci sembra un tema in cui Moretton si
sia mai poi tanto impegnato. Immaginiamo che l’assessore alla salute
Beltrame non abbia aperto un fuoco di sbarramento di domande su controlli
e analisi epidemiologiche. Probabilmente il nuovo segretario regionale del
Pd (Zvech, ndr) gli avrà spiegato che tanto a Servola non lo votano lo
stesso». «Ero fuori Trieste per motivi personali - fa sapere Antonaz - ma
se l’ultima versione della delibera fosse stata simile alla precedente
avrei votato no». «Fossi stato presente - replica Pecol - io l’avrei
votata. L’Aia non è un’autorizzazione a inquinare, è il contrario».
«Concedere l’Aia - spiega Sergio Lupieri del Pd - significa tutelare la
salute di cittadini e lavoratori, perché impone al gestore di rispettare
la legge».
Circolo Miani, Servola Respira, La tua Muggia e Coordinamento dei comitati
di quartiere bollano infine l’Aia come «un atto di puro banditismo
politico, che conferma lo spirito reazionario della maggioranza
regionale». E chiedono «ai due unici consiglieri che hanno ritenuto di
condividere la protesta», il capogruppo di Rc Kocijancic e Metz, di
ritirare sia Antonaz dalla giunta che il loro appoggio alla maggioranza.
pi.ra. - l.t. |
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Sito inquinato, sì
all’accordo di programma - Ok dall’esecutivo di Illy
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La giunta regionale ha dato
ieri il via libera all’accordo di programma sul Sito inquinato di
interesse nazionale, che andrà ora approvato anche da Provincia, Comuni di
Trieste e di Muggia, Autorità portuale e Ezit. L’assessore Gianfranco
Moretton auspica la firma definitiva «tra tutti gli enti entro fine
gennaio». Mauro Azzarita, presidente dell’Ezit, saluta l’ok come «il modo
migliore in cui potesse chiudersi questo 2007».
È previsto un investimento di 200 milioni di euro: 120 verranno coperti
dallo Stato, 80 saranno a carico delle aziende responsabili
dell’inquinamento, ma «in termini volontari», dice Moretton. «Con i 200
milioni - precisa Azzarita - potremo effettuare la caratterizzazione del
sito inquinato, realizzare le analisi del rischio e bonificare il terreno
sul posto: entro il 2010 gran parte del lavoro potrà essere concluso». La
caratterizzazione riguarderà anche le aree portuali del sito. Come già
fatto rilevare dalla Confartigianato, l’accordo non dichiara
esplicitamente che «chi non ha inquinato non paga», come pure rileva -
ricorda il presidente Dario Bruni - una direttiva europea. Vengono però
considerate aree pubbliche e inquinate dal pubblico tutte quelle che le
imprese hanno acquistato dall’Ezit, purché l’attuale proprietario non
inquini. Così, dice Azzarita, «stimiamo che solo il 10% delle aziende
insediate nel sito», in tutto circa 300, si troverà una cifra a carico:
«Ma anche per queste cercheremo una strada». Inoltre c’è un certo numero
di aziende responsabili di inquinamento presente o passato, che se
vorranno partecipare al sistema di contenimento delle acque di falda - e
sarà il ministero a redigere un progetto - potranno farlo con il 50% delle
spese totali.
Mentre la Provincia saluta l’accordo come un’«accelerazione» verso la
bonifica, dice la presidente Maria Teresa Bassa Poropat, più prudente è
l’assessore comunale Maurizio Bucci: «La giunta dirà sì al documento, non
si sono alternative. In vista del voto in aula cercheremo poi di
trasmettere ai capigruppo quanto recepito durante le tante riunioni fatte:
resta da vedere» quale sarà la sorte delle imprese che restano fuori
dall’intervento pubblico. Anche Confartigianato mantiene le perplessità:
«Non sappiamo quali siano le imprese che rientrano nel 10% escluso dalla
mano pubblica», dice Bruni auspicando stime più precise.
p.b. |
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Rifiuti, allarme diossina
in Campania |
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NAPOLI L'emergenza rifiuti fa
scattare l'allarme diossina per la notte di San Silvestro. «È urgente -
sostiene Maria Triassi, docente di igiene dell'Università Federico II -
rimuovere la spazzatura prima di Capodanno per scongiurare seri pericoli
per la salute dei napoletani. Con l'esplosione dei fuochi d'artificio
aumenta il rischio d'incendio dei rifiuti». Da qui deriva l'allarme:
«Soprattutto la plastica contenuta nei rifiuti, se incendiata - spiega
Triassi - sprigiona notevoli quantità di diossina e altri fumi che hanno
effetti mutageni e cancerogeni a lungo termine sulla salute». Inoltre
«nell'immediato queste sostanze possono provocare un'impennata di casi di
intossicazione e forti irritazioni all'apparato respiratorio. È
preoccupante - aggiunge Triassi - anche l'accumulo della spazzatura vicino
ai terreni agricoli e alle aree di pascolo. Anche la decomposizione dei
sacchetti di plastica genera diossina e se questa sostanza altamente
tossica finisce nei terreni può inquinare tutta la catena alimentare». Si
è intanto conclusa la manifestazione di protesta di 2000 cittadini di
Carinola e dei comuni limitrofi che hanno impedito, anche con trattori e
auto, l'entrata nell'area «Carabottoli», di alcuni mezzi dell'esercito e
di ditte private, incaricate di effettuare lavori per preparare il terreno
ad accogliere ecoballe. |
IL PICCOLO -
VENERDI', 28 dicembre 2007
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Commissariata la Provincia
per lo smaltimento dei rifiuti La Regione: manca un piano - Serve un
regolamento sugli imballaggi |
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La Regione mette sotto tutela la
Provincia in materia ambientale. Davanti alla mancata approvazione del piano
per lo smaltimento dei rifiuti (imballaggi e policlorobifenili), infatti, la
giunta Illy ha nominato un commissario ad acta. L’amministrazione
provinciale di Trieste è in buona compagnia, perché il commissario,
l’ingegner Giovanni Cozzarini, all’inizio del mese ha sostituito sul piano
operativo e politico anche le province di Udine e Gorizia. Solo Pordenone ha
rispettato i tempi e approvato sia il Piano degli imballaggi sia quello
delle Pcb (il liquido contenuto nei trasformatori e condensatori).
La nomina di Cozzarini risale allo scorso 28 novembre, ma nei corridoi di
palazzo Galatti è emersa solo ieri dopo un’interrogazione presentata da
Marco Vascotto, capogruppo di An in Consiglio provinciale, alla presidente
Maria Teresa Bassa Poropat. «Sì è vero, ma per noi è una fortuna. Il
commissario ci consentirà di compiere alcuni passi importanti - dice Ondina
Barduzzi, assessore provinciale all’Ambiente - in un settore che dobbiamo
rifondare. Avevamo del personale precario che recentemente ha lasciato
l’ente, stiamo ricominciando tutto da capo con alcune recenti assunzioni».
La Provincia non vede come una punizione, insomma, l’arrivo di un
commissario ad acta. Anzi, stando alle parole della Barduzzi rappresenta uno
stimolo per arrivare «entro gennaio all’approvazione, dopo aver recepito i
pareri dei diversi enti, del Piano degli imballaggi». Ma l’opposizione
attacca, ricordando come lo scorso 20 dicembre una mozione proprio per la
revoca dell’assessore provinciale all’Ambiente (in relazione al caso della
Ferriera di Servola) fosse stata respinta dalla maggioranza. «Quella mozione
di sfiducia, davanti a questi nuovi fatti a noi ignoti, assume una forte
rilevanza. Invece di pensare alla metropolitana leggera - dice Vascotto - la
Barduzzi si preoccupi di fare le cose dovute prima della scadenza. Il fatto
che il commissariamento sia stato deciso da una giunta regionale ”amica” la
dice lunga... Il commissario ad acta non ha precedenti né sotto la
presidenza Scoccimarro né in quella di Codarin (gli ex amministratori della
Provincia governata dal centrodestra, ndr)».
«La Provincia avrebbe dovuto fare il Piano degli imballaggi ancora anni fa
durante le precenti amministrazioni, noi siamo arrivati e abbiamo subito
ripreso i contatti con la Regione», replica Barduzzi confidando di
licenziare in aula, dopo quello degli imballaggi, il Piano sui Pcd entro
marzo.
Un lavoro che spetterà all’ingegner Cozzarini mandare avanti, sostituendosi
all’organo politico nell’adozione dei piani. «A Trieste siamo a buon punto
sul Piano degli imballaggi, mentre quello sui Pcb è fermo. Stando a una loro
interpretazione - spiega il commissario - la Provincia sosteneva che
spettasse alla Regione farlo. Un problema di interepretazione che adesso è
stato risolto». Anche in questo caso spetterà all’amministrazione
provinciale dotarsi di un piano sullo smaltimento di tali rifiuti.
p.c. |
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Borgo San Sergio: 2200 firme
contro l’antenna in via Maovaz |
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Tornano alla carica i cittadini
di Borgo San Sergio presentando oltre 2200 firme contro l'antenna di via
Maovaz 11, chiedendo che venga spostata in un vicino terreno comunale.
Capofila della protesta ancora Romano Umer, residente al civico 13, che già
il 12 ottobre scroso, subito dopo l’installazioend ell’antenna, aveva
intrapreso una raccolta firme per disinstallare «l'aquila»- come viene
chiamata l’antenna per il suo aspetto un po’ sinistro simile a un rapace -
dal tetto del condominio. «Siamo tutti preoccupati, soprattutto le mamme dei
bambini del rione - spiega Umer - l'antenna sovrasta una zona densamente
abitata: ci sono le scuole materne, elementari e medie, il ricreatorio e i
campi di calcio. Quel ripetitore rappresenta un pericolo per la nostra
salute e per quella dei nostri figli».
Già a giugno del 2005 era stato fatto un tentativo di posizionare un'antenna
nella stessa zona ma, tramite la VII Circoscrizione, una petizione popolare
aveva convinto il Comune a non concedere le necessarie autorizzazioni. Ma di
fronte al rifiuto della concessione per motivazioni legate all' impatto
ambientale e paesaggistico, la compagnia telefonica Tim Italia Spa,
proprietaria dell'antenna, aveva fatto ricorso al Tar ottenendo il via
libera. L’antenna è stata anche mascherata in modo - si legge nella
petizione - «di non fare rilevare più la sua pericolosità, pericolosità
attestata da molti studi che confermano come le radiazioni elettromagnetiche
provochino tumori». Ora i residenti tornano a fare sentire la loro voce, e
chiedono che l'antenna venga rimossa e collocata in un'area più consona e
meno a rischio. Il terreno, di proprietà comunale, identificato come
possibile postazione per la nuova antenna, comprende tra i 15 e i 20 ettari
di terreno e si trova ad una distanza sufficientemente sicura dal centro
abitato. La petizione è stata presentata al Comune di Trieste lo scorso sei
dicembre, gli abitanti invieranno questi giorni una lettera al sindaco
Dipiazza, richiedendo un incontro pubblico nella zona per discutere la
questione. Il Presidente della VII Circoscrizione Andrea Vatta rassicura che
non appena le firme saranno presentate in Circoscrizione «chiamerò
l'assessore competente e faremo quanto sarà possibile per dare voce alla
richiesta della popolazione».
Linda Dorigo |
IL PICCOLO -
GIOVEDI', 27 dicembre 2007
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Via al progetto della metrò
leggera Trieste-Ronchi - La Regione chiede alle ferrovie uno studio
anche per la nuova fermata per l’aeroporto |
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Dal primo
gennaio passano al Fvg le competenze della gestione dei servizi su rotaia:
ecco le
linee guida del piano regionale dei
trasporti
TRIESTE Nuova fermata a Ronchi
Aeroporto e progettazione del sistema su ferrovia che possa essere
funzionale alla futura metropolitana leggera tra Trieste e Monfalcone.
Queste sono solo alcune delle indicazioni che la Regione ha formulato per il
servizio di trasporto su rotaia a partire dal 2008, anno in cui si
realizzerà la gestione diretta in collaborazione con Rfi delle linee
ferroviarie regionali. Dal 1 gennaio prossimo, infatti, secondo il decreto
legislativo 111/2004 in materia di trasporto pubblico regionale e locale, la
Regione sarà competente per la gestione dei servizi ferroviari regionali e
locali. In vista di tale traguardo, dal momento che sulla base della legge
regionale vengono individuati diversi livelli della rete di trasporti e che
dal 1 gennaio 2011 si prevederà di arrivare ad un’unica gestione ferro-gomma
attraverso l’indizione di gara unica ad evidenza pubblica, la Regione ha
ritenuto necessario definire un sistema di trasporto pubblico su ferro
coerente con il sistema in via di delineazione. Fin dal mese di giugno 2007,
quindi, è stato avviato un contatto diretto con la Società Rete Ferroviaria
Italiana per la definizione degli aspetti tecnici relativi alla
formalizzazione di un accordo quadro, con particolare riferimento alla
procedura per l’acquisizione delle tracce orario e del cadenzamento di treni
nonché delle migliorie necessarie nel servizio da inserire poi nel bando di
gara.
I MIGLIORAMENTI La Regione ha inserito nel programma tutte le principali
direttive, ovvero Udine-Trieste e Trieste-Venezia o Udine-Venezia.
Dall’analisi risulta che, oltre agli interventi già previsti dalla
programmazione di Rfi, per consentire la regolarità del servizio, eliminando
elementi di criticità presenti sulla rete ferroviaria, si deve prevedere
anche altre migliorie. Per esempio, l’istituzione di nuove fermate, previste
soprattutto sulla linea Trieste-Cervignano-Tarvisio. In quest’ambito infatti
si annuncia l’istituzione della nuova fermata Ronchi aeroporto, ma anche il
raddoppio della linea Udine–Cervignano, e la necessità di un intervento
infrastrutturale per elevare il rango di velocità del materiale leggero
(dalla classe B alla C). Si tratta, come spiega la Regione, di modifiche da
attuarsi ‘nel lungo periodo’, e che potrebbero ulteriormente migliorare i
servizi resi anche all’interno del periodo di affidamento dei servizi
integrati oggetto della prossima gara. Nuove fermate sono poi da programmare
anche, secondo il piano regionale, lungo la linea Trieste-Udine-Venezia.
METROPOLITANA Per quanto riguarda la linea Trieste- Portogruaro, invece, si
dovrà mettere in conto la possibile futura realizzazione del sistema di
metropolitana leggera Muggia-Trieste-Ronchi dei Legionari, e riflettere sul
relativo adattamento della linea. Altre modifiche sono poi previste anche in
altre linee regionali, come sulla Gemona-Sacile, con l’istituzione di una
“bretella” che colleghi la linea pedemontana alla linea per Pordenone, onde
evitare la stazione di regresso di Sacile, oppure l’elettrificazione della
linea Casarsa Portogruaro, e l’istituzione di una “bretella” che colleghi la
linea proveniente da Portogruaro alla linea per Pordenone, per evitare la
stazione di regresso di Casarsa.
Infine, il piano regionale prevede anche azioni in merito agli orari. In
particolare delinea l’elaborazione di un sistema di “offerta ad orario
cadenzato”, finalizzato all’ottimizzazione dei piani di interscambio tra i
vari sistemi nei nodi di Venezia Mestre, Udine, Cervignano, Casarsa, Sacile,
per assicurare il servizio di collegamento pendolare sia tra i poli
nell’ambito regionale che interregionale. Il tutto avverrà prevedendo
cadenze orarie o biorarie a seconda delle necessità e assicurando servizi di
rinforzo nelle fasce pendolari sulle varie tratte.
Elena Orsi |
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Ricerche sul clima, Trieste
si allea con l’Onu - Il sistema scientifico cittadino collaborerà con il
programma mondiale che studia i mutamenti atmosferici
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Al via nuove collaborazioni tra
la Trieste scientifica e il Programma mondiale di ricerche sul clima (World
Climate Research Program), un ente sotto l'egida delle Nazioni Unite con
sede a Ginevra, finalizzato a comprendere i processi che regolano il sistema
climatico globale, con la possibilità di prevedere l'andamento futuro del
clima e l'impatto delle attività umane su di esso.
Lo ha annunciato Ann Henderson-Sellers, direttrice del prestigioso
Programma, alla fine di una breve visita a Trieste per partecipare ad un
corso internazionale di formazione per tecnici e scienziati specializzati in
studi sull'ambiente dei paesi in via di sviluppo,ospitato nel campus
scientifico di Miramare.
«Con questo corso -ha notato - si inaugura di fatto un nuovo programma di
collaborazione che passerà attraverso il Centro Internazionale di Fisica
teorica Ictp, che speriamo di formalizzare l'anno prossimo».
Secondo Ann Henderson-Sellers, con questa nuova partnership, la città
rafforzerà di fatto la sua posizione nel panorama internazionale che mira a
costruire un nuovo e più efficiente sistema globale per le scienze
ambientali, mettendo in rete più spesso il sud ed il nord del pianeta.
In altre parole, Trieste si assicura un ruolo chiave nello scenario globale,
in un momento di grandi cambiamenti che richiede più coordinamento nei
progetti comuni, con una particolare attenzione al coinvolgimento di
scienziati dei paesi in via di sviluppo.
«Il vantaggio di Trieste - ha concluso la direttrice del World Climate
Research Programme - è la sua esperienza con i paesi in via di sviluppo, che
ha trasformato la città in un luogo perfetto e quasi unico di incontro e
scambio tra gli scienziati di tutto il mondo, sia dell'Est che dell'Ovest,
sia del Sud che del Nord».
ga.pr. |
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L’acqua non è una merce ma un
bene e un diritto |
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Da pochi giorni il Consiglio
Comunale ha approvato all'unanimità una mozione che chiede un impegno alla
giunta sulla gestione delle reti idriche e in particolare sul tema della
dispersione, oltre alla possibilità di utilizzare l'acqua potabile in
sostituzione dell'acqua minerale confezionata in bottiglie di plastica.
Nella nostra città come tutti sappiamo è AcegasAps a gestire la rete idrica,
ovvero una holding quotata in Borsa attenta innanzitutto alle dinamiche di
mercato piuttosto che a corretti e puntuali interventi di manutenzione. La
nostra rete idrica, infatti, presenta una dispersione valutabile attorno al
38% e la risposta ufficiale che viene data su questo tema è che nulla si può
fare se prima non si ritocca la tariffa.
La mozione contiene inoltre la proposta di incentivare l'utilizzo dell'acqua
di rubinetto come acqua potabile in alternativa all'acqua delle bottiglie di
plastica, vista l'ottima qualità che la nostra acqua presenta.
In proposito ricordiamo che a quasi un anno dall'inizio della campagna per
la ripubblicizzazione dell'acqua, che ha coinvolto più di seicento comitati
territoriali e ha portato in Parlamento un testo di legge sostenuto da oltre
400.000 firme, l'impegno non è certo finito. Il movimento per l'acqua è
consapevole che la visione ideologica delle virtù del mercato sia ancora
viva nella classe politica italiana, anche a fronte delle innumerevoli
smentite sull'inefficienza della gestione privata rispetto a quella
pubblica.
Il primo dicembre la presenza di 40.000 persone a Roma ha ribadito la
necessità di riconoscere l'acqua come bene comune e diritto umano
universale, dimostrando come la difesa dell'acqua dalla mercificazione sia
divenuta una vertenza nazionale e costituisca il paradigma di un percorso
più ampio teso a rifondare la democrazia, attraverso la riappropriazione
degli spazi di partecipazione politica e la gestione dei beni comuni in seno
alle comunità locali.
La società civile ha dato prova di saper incidere sull'agenda politica
nazionale, con l'approvazione in Senato a fine ottobre della moratoria sulle
privatizzazioni in corso. I rischi della deriva liberista si sono però fatte
risentire, con il tentativo di inserire nella Finanziaria in corso il
decreto Lanzillotta per la privatizzazione di tutti i servizi pubblici
locali. Anche in questo caso l'opposizione del movimento per l'acqua è
riuscita a frenare tale manovra.
Di fronte agli effetti tangibili di un sistema economico iniquo e
insostenibile è responsabilità collettiva tutelare e garantire l'accesso
equo e globale a questa risorsa vitale, solidarizzando con le realtà
italiane e mondiali protagoniste di vertenze territoriali in difesa dei beni
comuni.
Un'importante vittoria è stata raggiunta nel 2000 nella cosiddetta Guerra
dell'Acqua a Cochabamba in Bolivia, dove la protesta della società civile è
riuscita a sottrarne la gestione alle multinazionali.
Tappa importante di un percorso comune che va a rafforzare le lotte anche
nei nostri territori, per la costruzione di alternative dal basso al sistema
di mercato. Un percorso che non può che declinarsi a partire dalla difesa
del bene più prezioso per tutti gli esseri viventi: l'acqua.
Alfredo Racovelli - Consigliere Comunale Verdi per la Pace |
IL PICCOLO -
LUNEDI', 24 dicembre 2007
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Rapporto sulla mobilità
- Macchine a gpl e metano, Trieste ultima in classifica |
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A Trieste quasi nessuno usa
macchine a gpl e metano, a differenza di altre città d’Italia come Reggio
Emilia, Ferrara e Ravenna. Lo rivela il primo rapporto su «Mobilità
sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 città», elaborato da
Euromobility e Kyoto Club in collaborazione con Assogasliquidi e Consorzio
Ecogas. Nel rapporto si legge che la presenza dei mezzi a gpl e metano si
attesta intorno al 3,3 per cento rispetto al totale. I valori più alti,
oltre il 10 per cento solo nelle tre città dell’Emilia Romagna, mentre
fanalini di coda, senza nemmeno un punto percentuale, sono Monza, Aosta e,
appunto, Trieste. |
IL PICCOLO -
DOMENICA, 23 dicembre 2007
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Popovic: «La Kemiplas sarà
chiusa» - Il sindaco di Capodistria rassicura gli abitanti di Villa
Decani che hanno manifestato davanti alla fabbrica |
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Il direttore
dell’azienda replica: «Protesta non autorizzata» |
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CAPODISTRIA Circa 500 abitanti
del comune di Capodistria hanno manifestato ieri in modo pacifico davanti ai
cancelli della fabbrica di prodotti chimici «Kemiplas» di Villa Decani
chiedendo la chiusura immediata dell'impianto.
Non c'è più alcun spazio per eventuali trattative con la direzione della
fabbrica, finora si è soltanto perso del tempo senza ottenere nulla, hanno
spiegato i manifestanti, che hanno annunciato nuove azioni di protesta e di
disubbidienza civile se la «Kemiplas» continuerà a produrre.
Pazienteranno, ha dichiarato la presidente della Comunità locale di Villa
Decani, Ingrid Kocijancic, qualche mese ancora, dopo di che, se sarà
necessario, sono intenzionati a bloccare l'autostrada pur di attirare
l'attenzione dell'opinione pubblica sul loro problema.
Davanti ai cancelli della fabbrica era presente anche il direttore della «Kemiplas»
Muharem Kadic, che ha definito la manifestazione «un circo». «La protesta
non è autorizzata - ha dichiarato ai giornalisti - mentre la fabbrica ha
tutte le licenze necessarie per portare avanti la sua produzione».
Alle centinaia di presenti si è rivolto pure il sindaco di Capodistria Boris
Popovic. Il primo cittadino di Capodistria ha ribadito la dura posizione
dell’amministrazione ocmunale. «Sono con voi - ha detto Popovic - e dico
chiaramente che questa fabbrica sarà chiusa».
Il rappresentante legale del Comune di Capodistria, l'avvocato Franci Matoz,
ha raccolto finora 200 firme di procura e sta preparando una causa
collettiva contro la «Kemiplas», alla quale sarà chiesto anche un indennizzo
per i danni provocati alla salute della popolazione locale. Ufficialmente,
le misurazioni sull'inquinamento prodotto dalla «fabbrica dei veleni» non
hanno mai dimostrato l'esistenza di valori superiori ai limiti tollerati
dalla legge, ma sono in molti a dubitare sul modo in cui questi risultati
sono stati ottenuti.
La «Kemiplas», ricordiamo, produce tra l'altro anidride dell'acido ftalico,
sostanza che viene usata nella sintesi di altri prodotti chimici come
coloranti, insetticidi, plastificanti e farmaci. L'intera produzione, della
Kemiplas, 30.000 tonnellate all'anno, viene esportata in Austria, Germania,
Croazia e Italia. |
IL PICCOLO -
SABATO, 22 dicembre 2007
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I test: Ferriera, superato
il limite di sforamenti - Per il Cigra 54 episodi da aprile ad
agosto, per l’Arpa da luglio a dicembre 32: la soglia annua è di 35 |
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I numeri dell’inquinamento prodotto dalla Ferriera |
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Gli ultimi
dati nella zona della Ferriera sono stati consegnati dall’Azienda
sanitaria a Comune e Regione. Rotelli contesta Lucchini sui siti delle
centraline
È stato superato in via San
Lorenzo in Selva a Servola il numero di sforamenti consentiti in un anno
per polveri sottili, benzene e benzoapirene. Le Pm10, da aprile ad agosto
2007 (secondo le rilevazioni del Consorzio universitario Cigra) hanno
superato i limiti di legge per 54 volte, mentre la legge impone non più di
35 superamenti all’anno. Secondo le analisi dell’Arpa, tra luglio e
dicembre gli sforamenti sono stati 32. Il sondaggio nell’intero anno in
via Carpineto e in via Svevo parla rispettivamente di 43 e 54 superamenti.
Per il benzene, sempre in via San Lorenzo in Selva, tra gennaio e ottobre
è stata misurata una concentrazione media di 14,4 microgrammi per metro
cubo. La media annuale consentita non deve essere superiore agli 8, e
nella zona risulta già oltrepassata in pochi mesi. Altrettanto seria la
situazione per il benzoapirene che, secondo i dati Cigra, nella medesima
via tra aprile e giugno ha raggiunto un valore medio di 19,11 nanogrammi,
e tra luglio e ottobre di 4,4 secondo l’Arpa. In ogni caso, proiettando i
dati su scala annuale, il limite di legge (un nanogrammo per metro cubo) è
oltrepassato.
Sono questi gli ultimi dati disponibili sulla zona attorno alla Ferriera,
che il 14 dicembre l’Azienda sanitaria ha inviato sia al Comune sia
all’assessore regionale all’Ambiente, che l’altro giorno ha presieduto il
«tavolo istituzionale» sulla Ferriera senza renderli noti.
Nel medesimo testo, firmato dal direttore generale Franco Rotelli, si
avverte: «Questa Azienda, anche qualora vi sia una sola persona che abita
nella zona limitrofa a una stazione di misurazione, ritiene indispensabile
che presso la stazione stessa vengano rispettati i limiti di legge». Ciò
per rispondere alla Lucchini che contestando il posizionamento delle
centraline faceva anche valere la scarsa residenzialità nell’area.
«I cittadini - ribatte Alessandro Metz, consigliere dei Verdi che prosegue
in una intensa azione di denuncia sull’inquinamento a Servola - hanno il
preciso diritto di essere messi a conoscenza dei dati ambientali che
possono avere effetti negativi sulla propria salute, se vengono secretati
si provoca appunto l’’’allarme sociale’’ che si dice di voler evitare,
viceversa se i dati sono allarmanti non si risolve il giustificato allarme
nascondendo gli elementi di valutazione, ma rispondendo in maniera
efficace».
Mentre Igor Kocijancic, consigliere regionale di Rifondazione, e Paolo
Hlacia, responsabile lavoro dello stesso partito, s’interrogano sulle
reali condizioni di sicurezza all’interno della fabbrica dopo il disastro
dei morti alla «Tyssen Krupp» di Torino («la concessione di una
Autorizzazione integrata ambientale a un’azienda che ha dichiarato di
voler arrivare alla chiusura degli impianti significa aumentare i rischi e
i pericoli per i lavoratori»), Metz chiede conto anche di altre cose:
«Perché non si verifica quello che è stato sversato nella vasca di
raffreddamento dell’ex acciaieria nel 2005 (di notte e da personale
fidato) e poi ’’tombato’’ con una gettata di cemento? O l’amianto
interrato nel terreno di proprietà dell’azienda, o ancora il milione e 200
mila tonnellate di rifiuti presenti in un capannone di cui non è chiara la
provenienza e la proprietà, perché non si fanno analisi sull’avanzamento
del piano di costa di 70 metri fatto dagli scarti di produzione e buttati
a mare?».
g.z. |
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Campagna contro gli sprechi
d’acqua - L’iniziativa è promossa dalla Provincia e da AcegasAps e rivolta
ai giovani |
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Il cittadino è il protagonista
della campagna sulla risorsa acqua promossa dalla Provincia di Trieste e
da AcegasAps in collaborazione con Achab Triveneto.
Nei prossimi mesi sarà distribuito materiale informativo alle singole
utenze del materiale informativo e aperti alcuni info-point di
sensibilizzazione sulla risorsa idrica destinati agli abitanti. In
particolare sarà possibile ottenere preziose indicazioni sull'uso
razionale della risorsa idrica in casa, limitando gli spreghi e preferendo
comunque l'acqua dell'acquedotto a quella imbottigliata.
«Siamo abituati a dire facile come bere un bicchiere d'acqua - ha detto
Dennis Visioli, assessore all'Educazione ambientale della Provincia -
perché è un atto che fa parte della nostra vita dall'infanzia alla
vecchiaia. Ne parleremo con i cittadini del nostro territorio perché sia
anche un atto sano e ragionato».
Gli obiettivi principali di questa iniziativa consistono nel dare le
informazioni necessarie a consentire una scelta consapevole dell'acqua da
bere; per aumentare il grado di consapevolezza e di fiducia sull'acqua;
per educare ad un uso razionale della risorsa idrica; per limitare la
produzione di rifiuti da imballaggio e per informare la cittadinanza sul
servizio idrico.
Materiale didattico rivolto ai giovani delle scuole sarà predisposto a
breve sui siti internet della Provincia di Trieste
(www.provincia.trieste.it) e di AcegasAps. |
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Protesta a Villa Decani
contro la Kemiplas - Manifestazione oggi degli abitanti della zona:
«L’impianto va chiuso» |
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Il Comune
di Capodistria adirà le vie legali. È venuto meno l’accordo sulla
dismissione dell’impianto chimico
CAPODISTRIA Gli abitanti di
Villa Decani, pochi chilometri da Capodistria, non ne possono più: stamane
alle 10 daranno vita a una manifestazione di protesta davanti ai cancelli
della fabbrica di prodotti chimici «Kemiplas».
I maniferstanti chiederanno due cose: l'immediata chiusura dell'impianto e
un intervento deciso dell'Ispettorato e del ministero dell'Ambiente. «Non
abbiamo più intenzione di permettere che si continui ad avvelenare
l'ambiente nel quale viviamo», spiega la presidente della Comunità
d'abitato di Villa Decani Ingrid Kocjancic.
La protesta è l'ennesimo tentativo degli abitanti del luogo di sollecitare
la chiusura e lo smantellamento dell'impianto. Se la situazione non
dovesse cambiare, non escludono il ricorso ad azioni di disubbidienza
civile.
La battaglia sul futuro della «Kemiplas» si fa dunque sempre più dura. Il
Comune di Capodistria, dopo anni di inutili tentativi di raggiungere un
accordo per far chiudere e smantellare la fabbrica, ha annunciato di
recente il ricorso a vie legali.
Da diversi giorni – e l'iniziativa andrò avanti anche dopo Capodanno –
l'amministrazione comunale sta raccogliendo i dati delle persone che si
ritengono danneggiate dall'inquinamento prodotto dalla fabbrica per
preparare una causa collettiva contro la «Kemiplas». Per tutte le
procedure necessarie, nel bilancio comunale per il 2008 è già stato
previsto uno stanziamento di 120 mila euro.
Il ricorso alla giustizia contro la fabbrica è stato annunciato
personalmente dal sindaco Boris Popovic.
Nella denuncia contro la «Kemiplas», il Comune di Capodistria, che sarà
rappresentato dall'avvocato Franci Matoz, chiederà direttamente la
sospensione dell'attività produttiva.
Le autorità comunali intendono inoltre procedere alla modifica del piano
urbanistico per l'area dove si trova la fabbrica in modo da vietare questo
tipo di produzione. Un modo per evitare che rientri dalla finestra quel
che si vuole far uscire al più presto dalla porta.
In quest’area, nota come Bivio, secondo i responsabili
dell'amministrazione comunale capodistriana si potrebbe dar vita a
un'attività economica che non danneggi l'ambiente e sia accettata dagli
abitanti del luogo.
Quanto al centinaio di persone che oggi lavorano nella fabbrica, a
Capodistria sono convinti che potrebbero trovare una nuova occupazione
nelle attività produttive alternative che sostituiranno la «Kemiplas».
Secondo la direzione della fabbrica, però, la «Kemiplas» ha tutte le carte
in regola per continuare a prodirre, e, dati alla mano, i dirigenti dicono
che lo stabilimento non inquina oltre i valori consentiti dalla legge.
«Non abbiamo nulla da nascondere – ha dichiarato alcuni giorni fa il
direttore dell'impianto di Villa Decani, Muharem Kadic - produciamo 30
mila tonnellate di anidride dell'acido ftalico all'anno, che vengono
esportate in Austria, Germania, Croazia e Italia». E' una sostanza che
viene usata nella sintesi di altri prodotti chimici, come coloranti,
insetticidi, plastificanti e farmaci.
Kadic non esclude, per il futuro, lo smantellamento dell'impianto, ma per
ora non ci pensa: la spesa ammonterebbe a 10 milioni di euro, e la «Kemiplas»
non ha intenzione di sostenerla da sola.
Alcuni mesi fa, la vicenda della fabbrica chimica sembrava ormai risolta,
dopo l'accordo raggiunto tra il Comune e la direzione della «Kemiplas»,
accordo che prevedeva la chiusura e lo smantellamento dell'impianto, ma
poi è venuto a galla che la societa' madre, la tedesca «Kemokopleks», ha
dichiarato fallimento, per cui delle sue proprietà, e dunque anche
dell'impianto di Villa Decani, al momento dell'accordo poteva disporre
soltanto il curatore fallimentare, e non anche i dirigenti locali della
fabbrica. |
IL PICCOLO -
VENERDI', 21 dicembre 2007
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«Aia, la Ferriera dia
garanzie» E il consiglio regionale si spacca - Intanto Metz contesta
l’analisi di Moretton e la non diffusione dei dati ambientali |
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Sull’odg di
Fortuna Drossi 20 voti a favore e 20 contro
Venti voti favorevoli, venti
voti contrari. E l’ordine del giorno sulla Ferriera presentato ieri in
consiglio regionale da Uberto Fortuna Drossi (Cittadini) non passa. Il
documento chiedeva maggiori garanzie per la concessione dell’Autorizzazione
integrata ambientale, il cui testo è ancora all’esame dell’Ufficio legale
della Regione, e soprattutto che a fronte degli interventi tecnici richiesti
dalla Conferenza dei servizi per abbattere l’inquinamento si imponesse alla
Lucchini il pagamento di una cauzione, da scalare via via che i lavori
fossero arrivati a compimento.
Nel contempo Fortuna Drossi chiedeva un preciso piano dei tempi e dei costi
delle modifiche e stigmatizzava recenti affermazioni di Dipiazza («La
Ferriera si chiuderà da sola») affermando che così il sindaco «si
deresponsabilizza, mentre la salute dei cittadini è di sua competenza». In
aula è stato sottolineato che se l’azienda si dimostra inadempiente rispetto
agli obblighi dell’autorizzazione c’è la possibilità di sequestrare gli
impianti. E comunque al momento del voto il consiglio si è spaccato
esattamente a metà.
Contesta invece le valutazioni che l’assessore all’Ambiente Moretton ha
diffuso ieri a chiusura del «tavolo istituzionale» il verde Alessandro Metz
(sottolineando anche che «a norma di legge regionale sull’accesso dei
documenti amministrativi non può secretare dati che riguardano la tutela
dell’ambiente e la salute dei cittadini»): «Quando si parla di 200 milioni
di euro per pagare i costi delle bonifiche del Sito inquinato di interesse
nazionale e del relativo Accordo di programma - dice Metz - si parla di
altre zone, pubbliche, e non delle contaminazioni provocate dalla fabbrica,
del resto è noto che la Ferriera non solo ha manifestato l’intenzione di
affrontare autonomamente i lavori di bonifica del sito, ma a tutt’oggi (come
reclamato anche dal ministero) non ha presentato un piano di messa in
sicurezza, né un progetto di massima e certamente dovrà corrispondere
all’erario il risarcimento per danno ambientale che è stato preannunciato».
Ma la Ferriera ha già contestato al Tar l’ultimativa richiesta ministeriale
di analisi sui terreni demaniali.
g.z. |
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Il Comune dà via libera al
piano antenne chiesto lo spostamento per 5 ripetitori |
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Confermata
la necessità di una distanza minima tra gli impianti e le scuole e gli
ospedali Il «piano
antenne» ha ottenuto l’approvazione del Consiglio comunale e Trieste dispone
finalmente di uno strumento per la localizzazione degli impianti radiobase
di telefonia mobile. Sul territorio, fino a oggi, ne sono già stati
installati 196. «Nel 2004 erano 114, poi in un anno si è verificato un
autentico boom», ha osservato il consigliere d’opposizione Alessandro
Minisini (La Margherita).
All’interno del piano, che definisce i requisiti legati all’installazione,
si specifica la differenza fra zone idonee, non idonee e siti sensibili,
ovvero asili, scuole, ricreatori, oratori, strutture assistenziali e
ospedali. Riguardo a queste ultime aree, è stato sottolineato come attorno
al perimetro delle stesse si debba identificare un campo d’attenzione pari a
50 metri. Fra gli emendamenti approvati spicca quello con cui il Comune «si
impegnerà con i gestori a tentare di spostare le cinque antenne al momento
considerate più impattanti, ovvero quelle di via Sara Davis, via Nazionale a
Opicina, via Masaccio (sotto Longera), piazzetta Belvedere e via del
Lazzaretto vecchio», ha confermato Bruna Tam (La Margherita). Il documento
non è retroattivo, ma potrà determinare indirettamente dei cambiamenti di
localizzazione quando i gestori richiederanno dei lavori di adattamento
legati al progresso tecnologico.
Va sottolineato come il lavoro abbia coinvolto, oltre alla sesta commisione
consiliare, all’assessorato all’urbanistica e allo studio architettura
Gambirasio, anche un pool di cui hanno fatto parte Arpa e azienda sanitaria,
i gestori della telefonia mobile, le associazioni ambientaliste, gli ordini
professionali, le associazioni di categoria, le circoscrizioni e i comitati
di cittadini. A sottolinearlo è l’assessore Maurizio Bucci (Forza Italia):
«È stato un ottimo lavoro, lungo e frutto della concertazione fra diverse
realtà del territorio. Mi pare vi sia stata pure la giusta mediazione negli
emendamenti proposti, per evitare che il documento possa essere impugnabile
dai gestori, come capitato tre anni fa (quando il Tar aveva fermato il
piano, ndr)». Il lavoro comune con cui si è giunti alla fumata bianca «ha
determinato il nostro voto favorevole al piano», ha puntualizzato Fabio
Omero, capogruppo dei Democratici di sinistra in Consiglio comunale.
A fargli eco pure il collega forzista, Piero Camber: «Era un piano
necessario, credo che la soddisfazione sia stata generale. Inoltre,
quotidianamente i dati verranno pubblicati sul sito Internet del Comune,
dopo essere stati monitorati».
Mentre Roberto Decarli (Cittadini per Trieste) ha osservato come «la tutela
e la cautela tanto proclamate relative all’installazione di questi impianti
viene superata dagli interessi delle compagnie che gestiscono il servizio
della telefonia mobile»
ma.un. |
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Tav, altolà sul tracciato da
9 sindaci Sonego: a gennaio si dovrà decidere |
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Incontro fra
la Regione e i primi cittadini della Bassa friulana che presentano un
documento
CERVIGNANO Nuovo tracciato ferroviario della Tav, è scontro aperto tra
Sonego e nove sindaci della Bassa Friulana. Questo il verdetto dell’incontro
tenutosi ieri pomeriggio a Cervignano, in cui non sono mancati momenti di
tensione tra il rappresentante della giunta regionale e alcuni sindaci di
centrosinistra da una parte, e il gruppo di amministratori dissidenti
dall’altra, in gran parte riconducibili al centrodestra. Lo stesso assessore
Lodovico Sonego ha individuato nelle logiche meramente politiche l’origine
della frattura: «I sindaci del Centrodestra, guidati da Mario Pischedda - ha
attaccato in una nota - hanno tentato di far saltare il banco riportando la
discussione sulla ferrovia Alta Velocità/Alta Capacità (AV/AC) a prima di un
anno fa, con un documento ostruzionistico dal taglio tutto politico». «La
strategia del Centrodestra è evidente: dilazionare i tempi, sollevare
problemi pretestuosi, ricorrere ad argomenti pseudotecnici con l'unico
obiettivo di impedire la nuova ferrovia del Corridoio V». Tagliente la
conclusione: «Il Centrodestra è contro la modernizzazione del Friuli Venezia
Giulia e del Paese. La Regione è di opinione diversa. Si tratta di
accelerare il confronto tecnico e politico per individuare la soluzione
progettuale più adeguata. Il risultato positivo è a portata di mano e non
bisogna sprecare l'occasione: ci si rivedrà il 15 gennaio con l'intento di
chiudere l'intesa in tempi brevi». Sonego auspica chiaramente un decollo
della situazione che porti alla definizione del progetto entro gennaio, «il
mese delle decisioni» come lui stesso ha rimarcato. I nove sindaci della
Bassa Friulana invocano viceversa uno slittamento delle operazioni al fine
di analizzare tutte le soluzioni in modo puntiglioso. Proprio Pischedda
replica a Sonego rincarando la dose: «E’ stato lo stesso assessore a
esasperare i toni e definire il nostro documento, assolutamente in linea con
le richieste degli ultimi mesi, un atto che procura un vulnus al tavolo
tecnico. Il suo è un gesto, programmato e grossolano, per scaricare su di
noi tutte le colpe. In questo modo potrà sostenere la tesi per cui da parte
sua c’è stata la volontà di allacciare un canale comunicativo efficace, e
solo la nostra miopia ha vanificato il suo sforzo. Da parte mia, ritengo che
gli interventi veementi di alcuni sindaci (chiaro riferimento a Duz di
Torviscosae Del Frate di San Giorgio, nda) rientrino nell’ambito di un piano
partorito alla vigilia. Sonego è determinato a calpestare le richieste del
territorio? Proceda pure, poi però si assumerà le sue responsabilità. Che a
quel punto saranno, inevitabilmente, politiche».
A firmare nero su bianco il documento della discordia sono stati i sindaci
di Villa Vicentina, Aiello, Bagnaria, Palazzolo, Palmanova, Pocenia,
Porpetto, Ronchis, e Teor. La prima, essenziale, richiesta avanzata è che «Rfi
dichiari le specifiche tecniche desiderate per il tracciato, o si adegui a
quanto deciso dagli organi deputati alla gestione del territorio». Ancora,
invitano la Regione a «non riconoscere come controparte all'interno del
gruppo tecnico di lavoro Rfi». I firmatari ritengono «inaccettabile che dopo
mesi di discussione e di presenza continua di responsabili della spa
all'interno del gruppo tecnico, gli stessi, nel corso dell'ultima seduta,
abbiano dichiarato, a margine dell'incontro, che loro intendono comunque
realizzare un tracciato ad alta velocità, in evidente contrasto con le
scelte prese in esame». Al secondo punto i sindaci ribadiscono la necessità
di continuare gli approfondimenti di tutti i tracciati presentati dai
tecnici. «Solo successivamente - ritengono - si potrà procedere con
l'approvazione o meno di ogni singolo tratto, che andrà quindi a formare una
delle possibili alternative da studiare nella valutazione di impatto
ambientale propedeutica alla redazione dell'eventuale nuovo progetto
preliminare. Si ricorda infatti che avevamo concordato sull'opportunità di
iniziare la fase di approfondimento proprio dal tracciato centrale, ma mai
avevamo pattuito che tutti gli altri tracciati sarebbero stati
definitivamente scartati». Motivo per cui viene chiesta la proroga
dell'incarico ai tecnici e la partecipazione al gruppo di lavoro di
rappresentati Anas e Autovie Venete.
Giovanni Stocco |
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Arriva in giunta il via
libera alla vetreria - Oggi esecutivo a Palmanova
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TRIESTE Via libera alla vetreria
di San Giorgio di Nogaro e diritto di opzione su oltre settemila azioni di
Promotur del valore di quasi 4 milioni di euro. Sono questi i provvedimenti
più importanti della giunta regionale odierna, in programma nel pomeriggio a
Palmanova. L’esecutivo, tramite l’assessore Gianfranco Moretton, si dovrebbe
pronunciare oggi sulla compatibilità ambientale del progetto per la
costruzione di un impianto di produzione di vetro float nella zona
industriale di San Giorgio di Nogaro. Impianto della Sangalli Italia. Il
parere sarà favorevole, anche perché il progetto è già stato approvato dalla
commissione Via regionale. I malumori comunque non mancheranno, in prima
fila quelli di Verdi e ambientalisti. Si tratta di un impianto che andrà a
produrre lastre di vetro a ciclo continuo 24 ore su 24 per 365 giorni
l’anno. Il vicepresidente porterà all’attenzione della giunta anche
l’approvazione dell’elenco annuale dei lavori pubblici (secondo la legge 14
Disciplina organica dei lavori pubblici), l’assegnazione di anticipi per
circa 10 milioni di euro per interventi di edilizia sovvenziona alle ater di
Gorizia (3,8 milioni) e Trieste (6,4 milioni). Altre delibere riguardano la
situazione delle servitù militari. In ambito finanziario la giunta,
attraverso l’assessore Michela Del Piero, si prepara ad esercitare il
diritto di opzione, con relativa autorizzazione di spesa, per la
sottoscrizione di 7744 nuove azioni ordinarie di Promotur (da nominali) del
valore complessivo di 3.999.466 (516,46 euro l’una). La giunta dovrà inoltre
recepire il patrimonio stradale trasferito dallo Stato alla Regione.
L’assessore Roberto Antonaz invece, oltre alle delibere sulle variazioni di
bilancio dell’azienda speciale di Villa Manin e dell’Arlef, porterà le
modifiche all’intesa Stato Regione (come da indicazione dello Stato) per la
fondazione di Aquileia. «L’atto costitutivo lo sta elaborando un notaio di
Trieste – spiega l’assessore – e andrà approvato da comune di Aquileia e
Provincia di Udine. Credo che a gennaio saremo in grado di nominare
presidente e consiglio di amministrazione». Tra le delibere di sanità, la
giunta dovrebbe adottare quelle di autorizzazione e accreditamento delle
strutture pubbliche e private di medicina del lavoro, nefrologia e dialisi e
provvedere all’analisi del rendiconto economico fino a settembre di quest’anno.
Approvazione del bilancio dell’ente parco naturale delle Prealpi Giulie, su
proposta dell’assessore Marsilio, mentre l’assessore Jacop darà il via
libera alla preparazione del materiale informativo in vista delle elezioni.
Naturalmente in più lingue,come è prassi: oltre all’italiano, sloveno,
friulano e tedesco. |
IL PICCOLO -
GIOVEDI', 20 dicembre 2007
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Ferriera, forse sforamenti:
la Regione secreta i dati - Alla ripresa dei lavori del tavolo
istituzionale il comunicato ufficiale della Regione non riporta i risultati
dell’Arpa |
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Il «tavolo
istituzionale» non diffonde i risultati Arpa: voci ufficiose parlano di
inquinamento da polveri sottili e benzoapirene oltre i limiti
Accordo di
programma entro fine anno: stanziate risorse per 200 milioni
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Sforamenti di polveri sottili e
una media di benzoapirene di quattro volte superiore ai limiti nel
territorio di Servola nel mese di dicembre: sarebbero questi i dati
presentati ieri nella riunione del «tavolo istituzionale» sulla Ferriera che
ha ripreso i propri lavori dopo la chiusura di quelli relativi
all’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Forma dubitativa, dal momento
che da quella riunione non è uscita alcuna informazione ufficiale, l’unica
alla quale la Regione si richiama obbligando i partecipanti a non riferire
il contenuto della discussione.
L’incontro era guidato dall’assessore Gianfranco Moretton che si affida solo
a un comunicato ufficiale nel quale non sono citati i dati riferiti
dall’Arpa. L’assessore all’Ambiente, e vicepresidente della giunta, ha
rimarcato invece che «le problematiche legate al disinquinamento dell’area
riguardano non solo la Ferriera ma tutto il Sito inquinato di rilievo
nazionale, una competenza diretta del ministero dell’Ambiente con il quale -
dice la nota regionale - la Regione collabora pienamente». È annunciata per
fine anno l’approvazione dell’Accordo di programma tra Regione, dicastero
dell’Ambiente, Provincia, Comuni di Trieste e Muggia, Ezit e Autorità
portuale. Ci sono risorse «pari a 200 milioni di euro per la complessiva
opera di disinquinamento». Il che è anche una risposta alle intimazioni
dello stesso ministero, che ha denunciato come inadempiente agli impegni
presi la Ferriera di Servola.
La delibera per la concessione dell’Autorizzazione integrata ambientale
(«strumento ’’garantista’’ ha sottolineato Moretton) è però ancora all’esame
dell’Ufficio legale della Regione e sarà valutata entro fine anno. Prossima
riunione del «tavolo» entro metà gennaio.
Intanto, a seguito delle notizie secondo cui mancano attualmente i 160 mila
euro per realizzare le analisi sull’eventuale accumulo di diossine nei
residenti del quartiere reagisce il consigliere dei Verdi, Alessandro Metz:
«La loro richiesta, specie di fronte a una analisi annunciata, è
assolutamente fondata, visto che la stessa Azienda sanitaria ha di recente
evidenziato rischi elevati per la salute pubblica». Metz si dice «sorpreso»
dal fatto che l’Azienda sanitaria parli di «procurato allarme sociale»
rispetto alle richieste dei cittadini («vengono così richiamate pratiche di
controllo sociale disciplinari e repressive»), senza i quali, afferma, «non
si sarebbero mai scoperte la situazione reale a Porto Marghera e i casi di
mesotelioma correlati all’amianto». Metz si è già dichiarato contrario -
come il Comune di Trieste - al rilascio dell’Aia, ritenendo «poco affidabile
fin qui il comportamento dell’azienda in termini di ambiente». Il presidente
della commissione regionale Urbanistica, Uberto Fortuna Drossi, ha invece
presentato un ordine del giorno con cui chiede che l’Aia sia il frutto di un
più vincolante Accordo di programma e che alla Lucchini sia imposta una
cauzione proporzionale al costo degli interventi correttivi da realizzare
nella fabbrica. Una cauzione, dice, da scalare via via che gli impianti
vengono adeguati.
g. z. |
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Nuove discariche abusive a
Cattinara - Nonostante i continui interventi di pulizia la gente
abbandona rifiuti di ogni genere |
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Immondizie e
detriti nella fascia verde che costeggia la statale 202 e nella zona
superiore del rione di Campanelle
Battaglia
(Quinta circoscrizione): «Presenteremo un documento al Comune»
Nella zona verde che costeggia
la strada statale 202 sono nuovamente sorte alcune discariche abusive. È
sufficiente allontanarsi di qualche passo dal margine dell’arteria rendersi
conto della presenza di cumuli di immondizia.
La maggior parte della sporcizia si concentra a ridosso di una piazzola di
sosta, vicino al viale d’accesso di un terreno privato. Tra gli alberi sono
stati abbandonati oggetti di ogni tipo e dimensione. I più evidenti sono
elettrodomestici, mobili e materassi, ma ci sono anche materiali edilizi di
scarto, provenienti con tutta probabilità da lavori di costruzione o
ristrutturazione.
Inoltre, se d’estate le foglie e i cespugli rendono impossibile capire cosa
si celi dietro le fronde, in questa stagione si riconoscono senza fatica
motocicli, copertoni d’automobile, televisori, porte e infissi, il tutto
circondato da sacchetti di plastica e cassette della frutta.
Nonostante i continui interventi di pulizia, alcuni dei quali effettuati
recentemente, qualcuno continua a liberarsi dei propri rifiuti ingombranti
lasciandoli sul ciglio della strada, oppure spingendoli lungo il fianco
della collina.
«Si tratta di un problema tipico della zona sotto Cattinara e della parte
superiore di Campanelle – spiega il coordinatore della commissione
urbanistica della Quinta circoscrizione, Francesco Battaglia -. In passato
sono stati effettuati sopralluoghi nell’area per controllare le condizioni
degli alvei dei rii. Ora valuteremo anche la presenza di immondizia e
detriti. Dopo aver definito con precisione quali siano le dimensioni del
fenomeno, verrà elaborato un documento che sarà, poi, presentato al Comune».
I punti maggiormente utilizzati per gli scarichi abusivi si trovano ai
margini del territorio di competenza del parlamentino. Verrà quindi
rafforzata la collaborazione tra la Quinta e la Settima circoscrizione. «La
cooperazione porterà risultati positivi sotto diversi punti di vista –
commenta Nattaglia -. Inoltre, in questo modo, potrà esserci una maggiore
sorveglianza della zona».
Concorda il presidente del settimo parlamentino, Andrea Vatta, che vede
favorevolmente lo scambio di informazioni e dati tra le due assemblee
rionali per risolvere tali problematiche. «In passato si sono già svolti
riunioni e consigli congiunti, proprio su tematiche ambientali, che
coinvolgono un territorio esteso. Il risanamento e la tutela di aree verdi e
torrenti sono problemi reali, e come tali meritano di essere affrontati con
la massima attenzione e serietà».
Della questione si occuperà anche la commissione ambiente della Settima
circoscrizione, il cui coordinamento è stato recentemente assunto dal
consigliere della Margherita Michele Maier, il quale ha già dato la propria
disponibilità a collaborare con i colleghi degli altri parlamentini.
Per combattere la formazione di discariche abusive l’Acegas-Aps ha attivato
da molto tempo sul territorio provinciale sette punti di raccolta per i
rifiuti ingombranti, nei quali è possibile conferire gratuitamente quasi
tutti i tipi di oggetti dei quali ci si vuole disfare.
Mattia Assandri |
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Di Pietro affida la terza
corsia all’Anas - Accordo tra i tecnici di Italia e Slovenia
sull’ipotesi di tracciato del Corridoio V. Sarà la tratta a Sud |
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Vertice con
il ministro delle Infrastrutture a Trieste. Salta la proposta di nomina del
commissario: accordo finale con Illy sull’incarico al presidente Ciucci
TRIESTE Terza corsia
dell’autostrada, il ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro affida
all’Anas la gestione del progetto di realizzazione come in Veneto, ma allo
stesso tempo «apre» alla proposta del presidente della regione, Riccardo
Illy, che per accelerare i tempi e le procedure aveva chiesto un
commissario. Non ci sarà una nuova figura in questo senso ed eventualmente
«lo farà lo stesso presidente dell’Anas il commissario se davvero accelera
le procedure». Di Pietro lo ha detto ieri a Illy durante un incontro a cui
era presente lo stesso presidente dell’Anas Pietro Ciucci e poco dopo, alla
riunione della prima Commissione intergovernativa italo-slovena, ha
annunciato che «sarà pronto entro giugno 2008» lo studio di fattibilità
della tratta transfrontaliera Trieste-Divaccia della linea di alta
velocità/alta capacità del corridoio V, Lione-Kiev. Un vertice ad altissimo
livello, alla vigilia della caduta dei confini, tutto concentrato sulla
logistica e i trasporti alla presenza delle due delegazioni di tecnici
italiani e sloveni delle Ferrovie e coordinato oltre che da Di Pietro e Illy,
dal vice ministro dei Trasporti sloveno Peter Verlic e dallo stesso
coordinatore del progetto del Corridoio V, Jan Brinkhorst. Di Pietro visto
l’immininente passaggio della presidenza semestrale dell’Unione europea alla
vicina Repubblica, ha proposto di affidare alla Slovenia anche la presidenza
della Commissione intergovernativa. E ieri i tecnici sloveni e italiani si
sono accordati anche sul «tracciato» definitivo del Corridoio V scegliendo
quello che è giudicato migliore e che tra l’altro aveva visto d’accordo i
ministri sloveno e italiano al termine di un vertice lo scorso luglio. Oggi
da segnalare un incontro tra l’assessore regionale ai trasporti Lodovico
Sonego e i sindaci della Bassa Friulana per trovare un accordo sul
tracciato.
Ma è soprattutto sul versante dell’emergenza e dunque sul fronte
autostradale, che si sono visti i risultati dagli incontri tra Illy e Di
Pietro. Il vertice a margine della Commissione intergovernativa, da quanto
si è potuto apprendere, era iniziato in maniera bollente quando il
presidente ha ribadito al ministro la richiesta di un commissario per
velocizzare la realizzazione della terza corsia autostradale. Di Pietro,
confermando le scelte fatte in Veneto, ha subito dichiarato la sua
contrarietà al commissario. Ma poi si è convinto della tesi di Illy che ha
spiegato al ministro che non si trattava di istituire una nuova «poltrona»
quanto di trovare una sopluzione per velocizzare al massimo tempi e
procedure di realizzazione. A quel punto, spiegano fonti attendibili, lo
stesso Illy avrebbe detto a Di Pietro che se c’era la necessità di lasciare
il coordinamento all’Anas il commissario poteva farlo lo stesso vertice se
ciò agevolava il progetto.
Su questo punto è stata trovata l’intesa tra Illy e Di Pietro che hanno
anche concordato di inserire un articolo ad hoc nel prossimo aggiornamento
del protocollo d’intesa tra Regione e Governo.
«Non possiamo accettare che i ruoli che spettano ai ministeri e all’Anas
siano fatti da soggetti diversi, sarebbe un fallimento – ha spiegato Di
Pietro – siamo disponibili da sempre affinchè le procedure siano le più
abbreviate possibili nel rispetto delle popolazioni locali. Ribadiremo in un
apposito protocollo: se si tratta di individuare il commissario per
l’accelerazione delle procedure e se davvero le aumenta rispetto alla legge
obiettivo noi possiamo prevederlo questo commissario. A patto che che lo
faccia il presidente dell’Anas». Da registrare anche la richiesta a Di
Pietro da parte della Regione di una «riflessione» per il trasferimento di
ulteriori 200 chilometri di strade Anas a ridosso dei confini, dopo i 700
già trasferiti e che ha visto la costituzione di una società, la Friuli
Venezia Giulia strade.
Definito questo punto il ministro si è dedicato ai lavori della Commissione
intergovernativa. E proprio ieri le delegazioni tecniche, slovena e
italiana, hanno confermato l’accordo su un’ipotesi di tracciato del
corridoio V nel tratto trasfrontaliero Trieste-Divaccia. In realtà quella di
ieri è stata la conclusione di un precedente incontro tra le due delegazioni
che stanno lavorando a fondo sul tracciato. «Sono state analizzate varie
ipotesi ma quella scelta è sempre risultata la migliore – conferma Mario
Goliani, direttore compartimentale delle Ferrovie e responsabile del
progetto per la parte italiana – ed è la tratta inserita ufficialmente nella
domanda di finanziamento presentata congiuntamente da Italia e Slovenia». Il
tratto ferroviario, denominato tratta Sud, sprofonda in galleria e dopo
Trieste passa in Slovenia atraversando la zona tra Pesek e Draga Sant’Elia,
fa un’ampia curva verso sud e poi si riunisce con un’ulteriore controcurva a
Nord della valle dell’Ospo, sotto San Servolo, e va sul tracciato della
Capodistria Divaccia, proprio sul by-pass.
«Il compito della Commissione intergovernativa è quello di individuare la
progettazione del tratto transfrontaliero e le azioni da intraprendere per
condividere copn il territorio la realizzabilità. Abbiamo ottrenuto assieme
alla Slovenia i primi fondi dall’Ue, oggi inizia il lavoro per il crono
programma – ha detto Di Pietro – c’è la volontà politica chiara ed evidente
che vogliamo lavorare assieme e trovare nel trattato un punto di incontro».
Sulla stessa linea il viceministro Vrlic: «Sono convinto che i lavori della
commissione saranno molto efficaci per rendere operativo il progetto».
Giulio Garau |
LA REPUBBLICA -
MERCOLEDI', 19 dicembre 2007
Clima, "il catastrofismo non
serve" - Verità
e speranza nella morsa di media e politica
Ormai quasi
nessuno nega i pericoli del riscaldamento globale - Crescono però i dubbi sui
toni ipercatastrofisti usati nella divulgazione
L'Ipcc: "Minaccia seria, ma non è
vero che rischiamo l'estinzione" - Realacci: "Il pessimismo non paga, serve solo
per coprire l'inerzia"
ROMA - Fosse stato un Nobel per la fisica o la medicina, non sarebbe
potuto accadere. Non avrebbero mai potuto essere premiati insieme due scienziati
che dicono cose diverse tra loro. Il Nobel per la pace invece è tutta un'altra
storia e nessuno si è meravigliato che il riconoscimento sia andato
contemporaneamente ad Al Gore e all'Ipcc. Eppure l'ex vicepresidente
statunitense e il comitato scientifico messo insieme dall'Onu per studiare i
cambiamenti climatici affermano cose molto differenti.
Le iperboli dei premier. A sottolineare la contraddizione è stato
recentemente David Henderson, ex economista capo dell'Ocse,
in un
articolo pubblicato sull'ultimo numero di Limes. Henderson se la
prende in particolare con tutti quei leader politici che come Gore hanno alzato
eccessivamente i toni nel grido di allarme per i cambiamenti climatici. Si va da
Tony Blair, che nel 2006 afferma "abbiamo solo 10-15 anni per adottare le misure
necessarie per scongiurare la catastrofe", a Nicolas Sarkozy che nel maggio
scorso, poco prima di insediarsi all'Eliseo, dichiara: "Ad essere in gioco è il
destino stesso dell'umanità".
Dichiarazioni davanti alle quali Henderson scuote la testa: "Non è ai rapporti
dell'Ipcc che queste affermazioni si rifanno, si tratta, in realtà, di audaci
estrapolazioni, con una forte connotazione congetturale. Esse sono però in
sintonia con il pensiero di buona parte dell'opinione pubblica".
"Minaccia seria, ma non è la fine del mondo". Un'osservazione che
Vincenzo Artale, fisico oceanografo dell'Enea e uno dei pochi climatologi
italiani presenti nell'Ipcc, sottoscrive. "Il riscaldamento globale - dice - è
un problema serio, che rischia di innescare in futuro dinamiche molto
pericolose, ma parlare di civiltà umana sull'orlo dell'estinzione e di rischi
per la sopravvivenza del genere umano, come sento dire da più parti, al momento
è assolutamente prematuro. Bisogna intraprendere tutte le strade indicate dall'Ipcc
per contrastare i cambiamenti climatici, anche perché si tratta di provvedimenti
dalle molteplici ricadute positive su ambiente, occupazione, democrazia,
distensione internazionale. Inoltre dobbiamo finanziare più generosamente la
ricerca scientifica per capire sempre meglio come funziona il clima e
anticiparne l'evoluzione. Parlare di catastrofe imminente non solo è fuorviante,
ma non fa bene alla causa di chi vuole davvero cambiare il corso delle cose".
La deriva del "climate
porn". L'Ippr (Institute for Public Policy Research), una fondazione
britannica di orientamento laburista, si è spinta ancora più in la, utilizzando
addirittura il termine climate porn, pornografia climatica, non per negare
l'esistenza del problema, ma per denunciare l'esagerato catastrofismo dei media.
Ma allora come si è arrivati a questo punto, come è stato possibile che un
severo e circostanziato allarme lanciato da un migliaio di scienziati si sia
trasformato in qualcosa di molto diverso? Le risposte possibili sono diverse e
riguardano tutti gli attori interessati dalla vicenda: mondo scientifico, mass
media, politica e movimento ambientalista, anche se in pochi sono disposti a
riconoscere le proprie responsabilità.
L'autodifesa della scienza. Sul mondo accademico pesa ad esempio il
sospetto di aver contribuito all'equivoco cercando di bucare con i toni
iperallarmisti il muro di omertà che ha circondato
a lungo le problematiche del riscaldamento globale e ottenere così più fondi per
la ricerca. Artale però non è d'accordo. "In Italia questa colpa la scienza
sicuramente non ce l'ha, per il semplice fatto che è mancato l'oggetto del
contendere: non ci sono fondi per il clima, tranne quelli del Piano Nazionale
del 2000, che certo sono stati distribuiti non in base agli strilli
catastrofisti. Ma credo che questo non sia accaduto neppure all'estero". Lo
scienziato italiano gira quindi la palla ai mass media. "Il dibattito - denuncia
- soprattutto in Italia dovrebbe essere portato su livelli più tecnici a non a
quelli da soap opera a cui stiamo assistendo".
Il futuro rubato dalla tv. Un problema che Antonio Scurati, scrittore e docente
di Teorie e tecniche del linguaggio televisivo all'Università di Bergamo, ha
posto al centro di un articolo comparso ad ottobre su
Internazionale.
"Spesso - ha scritto - si sente dire che l'umanità non ha più un futuro perché
ha perso la capacità di immaginarselo. Viviamo con lo sguardo a terra,
schiacciato sul presente, indifferenti al passato e all'avvenire. Forse è vero.
È vero perché il nostro futuro appartiene ai signori dei media e a quelli della
guerra, che l'hanno già immaginato per noi. È vero non perché il futuro non
accadrà, ma perché, qualunque esso sia, sarà già accaduto. E tutto ciò che potrà
avvenire in questo tempo che ha smesso di muoversi in avanti sarà la guerra o la
catastrofe".
L'allarme che produce inerzia. A ispirare l'editoriale erano i venti
gelidi che soffiavano sulla crisi con l'Iran, ma Scurati è convinto che la
dinamica sia la stessa per quanto riguarda la crisi ambientale. "Il
moltiplicarsi di scenari catastrofici - spiega - fanno sì che ogni previsione
finisca per essere messa sullo stesso piano. C'è un invalidamento preventivo che
ci consente di pre digerire il problema, impedendo una risposta e un'assunzione
di responsabilità. Questa disposizione a premediare un ipotetico futuro, senza
necessariamente arrivare alla teoria del complotto, induce l'opinione pubblica a
passività e fatalismo. Un atteggiamento che oggettivamente avvantaggia chi ha un
interesse fortissimo a non intervenire, come gli Stati Uniti. L'allarme produce
inerzia anziché azione, è paradossale ma è così".
La tentazione catastrofista. E sempre restando nel campo del paradossale,
è possibile che a contribuire a questa situazione siano stati anche gli
ambientalisti, attraverso il facile ricorso, soprattutto in passato, a toni
catastrofisti? Ermete Realacci, uno dei leader storici dell'ecologismo italiano,
la pensa diversamente. "Il ricorso a toni apocalittici - risponde - è stata una
tentazione presente nella crescita dell'ambientalismo, ma non è un atteggiamento
efficace e io non vi ho mai fatto ricorso. Credo che il catastrofismo di oggi
abbia altre origini".
Tanto rumore per nulla. Realacci, che oggi è nel vertice del Partito
democratico, punta quindi il dito contro la politica. "Con l'innalzamento dei
toni si cerca soprattutto di coprire l'inadeguatezza della risposta politica. In
Italia poi, dove figure di primissimo piano come Berlusconi hanno assunto a
lungo posizioni negazioniste, il problema è ancora più serio. Abbiamo una
politica che oscilla tra proclami alti e un'azione scarsa, come quest'ultima
legge finanziaria che non è certo segnata da un'adeguata tensione sul contrasto
ai cambiamenti climatici".
Il futuro che non si vede. Il catastrofismo come un rumore di fondo che
mette quasi completamente a tacere qualsiasi spunto per l'ottimismo. E in questo
caso la scienza, da possibile carnefice si trasforma in vittima, con il suo
potenziale di speranza ridotto nel migliore dei casi a fare da contorno
marginale. Se il riscaldamento globale è una minaccia gravissima a benessere,
salute e stabilità, la scienza ha appena imboccato due strade come bioingegneria
e nanotecnologie che promettono potenzialità enormi per trovare soluzioni alle
nuove sfide.
La scienza che fa paura. Eppure di questo potenziale positivo nel
dibattito non c'è quasi traccia e spesso i progressi della ricerca vengono
vissuti come ulteriori motivi di angoscia. "E' vero, prevalgono i toni
apocalittici", dice Enrico Bellone, docente di Storia della scienza
all'Università di Milano e direttore del mensile Le Scienze. "Sui grandi canali
di comunicazione - aggiunge - è più facile la vita per le notizie a fortissime
tinte, rispetto alle informazioni e ai dati di matrice scientifica. Sul piano
delle notizie rende di più, in un paese scientificamente denutrito come il
nostro, parlare con enfasi sui pericoli (immaginari) connessi agli Ogm". Un
atteggiamento, prosegue Bellone, "che ha le proprie radici nell'evoluzione della
cultura italiana durante l'ultimo secolo, che ha sempre più spiccatamente visto,
nella razionalità scientifica, non una forma di cultura, ma una miscela di
servizi pratici e di paure".
VALERIO GUALERZI
IL PICCOLO -
MERCOLEDI', 19 dicembre 2007
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FERRIERA - Analisi sui
servolani: mancano 160mila euro - E’ il costo dei test sull’accumulo
di diossine nei residenti pronto dal 2005 ma non finanziato
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Oggi i primi
risultati sugli esami ambientali e clinici per chi lavora nella cokeria.
Manifestazione dei comitati in piazza Oberdan |
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I cittadini
chiedono prelievi per misurare l’assorbimento di metalli: «Non è detto che
si abbiano risultati utili ai fini della salute pubblica» |
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I cittadini di Servola firmano
una petizione all’Azienda sanitaria per ottenere le stesse analisi sullo
stato di salute realizzate per i lavoratori della Ferriera, reparto cokeria
(di cui forse già oggi, giorno in cui si riunisce di nuovo anche il tavolo
regionale, si saprà qualche risultato) e il Dipartimento di prevenzione
risponde: «Per l’analisi sull’eventuale accumulo di diossine, già in
progetto da tempo, siamo pronti a partire ma il problema sono i soldi,
quest’analisi costerà 160 mila euro, misurare l’assorbimento di metalli e
benzoapirene è invece tutto un altro discorso, forse la domanda è perfino
mal posta, e comunque non si può prendere in considerazione prima di aver
visto l’esito delle indagini interne alla Ferriera».
ANALISI È dal 2005, quando dal camino della Ferriera uscì diossina, che
l’Azienda sanitaria propone l’analisi sull’accumulo di diossine. Progetto
discusso anche con la Regione, ma allora reso «invisibile» nei verbali.
Negli ultimi tempi dopo l’allarme inquinamento dell’aria è stato
ufficialmente riproposto.
DUE ANNI Sarebbero tecnicamente pronti a mettersi all’opera l’Azienda
sanitaria, il Burlo Garofolo, l’Istituto universitario di Medicina del
lavoro, l’Istituto di Igiene di Udine. Si trattarebbe di analizzare il latte
di 35-40 puerpere del Burlo abitanti a Servola e di altrettante abitanti in
zone non inquinate; contestualmente, di analizzare il sangue di una ventina
di operai del reparto di agglomerazione e di altrettanti lavoratori di zone
non inquinate. Durata totale prevista, fino alle statistiche: ben due anni.
I campioni sarebbero analizzati dal Consorzio interuniversitario nazionale
«La chimica per l’ambiente» di Marghera. Costo per campione: 980 euro più
Iva.
COSTI Ma il prezzo totale comprende anche altri esami da fare a Trieste e la
somma totale fa dunque 160 mila euro. Dovrebbe darli la Regione, che però ne
ha appena stanziati 300 mila per indagini ambientali in aree potenzialmente
cancerogene di tutto il Friuli Venezia Giulia. A oggi dunque non si sa se
Trieste sarà finanziata o no, visto che occorre la metà della cifra totale.
Ben che vada, ci vorrà comunque ancora molto tempo prima di arrivare al
punto concreto.
BENZOAPIRENE La gente a Servola (ieri i comitati hanno di nuovo manifestato
sotto il consiglio regionale) chiede verifiche come per i lavoratori della
Ferriera. Ma i medici del lavoro obiettano: «Prima dobbiamo verificare se
l’ambiente della fabbrica provoca un alto assorbimento di sostanze, tra cui
benzoapirene, e poi valutare se è il caso di estendere il sondaggio». Perché
se i valori nella cokeria risultassero relativamente contenuti, se ne
potrebbe dedurre che nel quartiere sono abbastanza bassi da non richiedere
specifici esami. Già oggi potrebbero esserci i primi risultati.
METALLI La petizione con le 110 firme esige un controllo sulla
concentrazione di metalli nel sangue. «Non abbiamo nemmeno i dati relativi
all’inquinamento del terreno - informa il Dipartimento di prevenzione - e
comunque non è detto che un po’ di manganese in più nel sangue significhi
malattia». A corredo del discorso letteratura scientifica, dove lo stesso
manganese come ferro, zinco, rame, vanadio, magnesio, cobalto, molibdemo e
stagno sono classificati «essenziali» (sono utili all’organismo). In
eccesso, però, provocano danni.
TERRORE «Per l’accumulo invece di metalli potenzialmente tossici, come
piombo, mercurio e cadmio la gente ha forse ragione, ma non ci sono esami
che permettano di valutare esattamente la soglia di pericolo per la salute».
Residenti di Servola nell’ultimo mese si sono presentati al Dipartimento di
prevenzione con un «foglietto» in mano in cui - racconta l’Azienda sanitaria
- c’era scritto che era urgente fare questi esami, che a Trieste nessuno li
esegue, era specificato che bisogna andare a Udine e si indicavano anche i
nomi di due medici». I sanitari hanno fortemente sanzionato questa forma di
attivismo: «È procurato allarme sociale, è fomentare il terrore nella
popolazione senza averne motivo».
DENUNCE Il foglietto di Servola è stato inviato come denuncia all’Ordine dei
medici («perché denotava abuso di professione medica, solo un medico può
ordinare esami») e anche alla Procura della Repubblica. Adesso il foglietto
è diventato una raccolta di firme ed è stato presentato in forma di
richiesta ufficiale.
Gabriella Ziani |
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Filippo Giorgi replica agli
scettici del clima |
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«Mai nella storia del Nobel si è
creata tanta confusione fra politica e scienza. Al Gore nel suo film fa un
elenco di catastrofi improbabili previste dalla presunta scienza che gli sta
dietro. L'Ipcc pretende di fare delle previsioni quando il suo lavoro
assomiglia molto più a quello di una chiromante».
Giudizio senza appello quello di Guido Visconti, professore di fisica
dell'atmosfera, sull'ultimo numero di Limes, dedicato all'intreccio tra
crisi climatica ed energetica. E Visconti persevera nella sua vis polemica
sull'ultimo fascicolo del mensile «Le Scienze», facendo le bucce all'Ipcc,
Intergovernmental Panel on Climate Change, che il 10 dicembre ha ricevuto a
Oslo il premio Nobel per la pace assieme ad Al Gore, ex vice di Clinton alla
Casa Bianca.
«Il problema è che che questo genere di critiche vengono da chi non ha fatto
davvero ricerca sul clima, si tratti di chimici, oceanografi o fisici,
ribatte Filippo Giorgi, assurto agli onori di «Nobel triestino» n quanto
membro da cinque anni del bureau direttivo dell'Ipcc. «Conosco bene
Visconti, era mio professore all'Università dell'Aquila e siamo in buoni
rapporti personali. Ma è sempre stato un bastian contrario e non ha mai
lavorato a quei modelli su cui si basano gli studi sul clima. E magari gli
rode anche un po' di non far parte dell'Ipcc...»
E allora mettiamo in fila le risposte di Filippo Giorgi agli scettici del
riscaldamento globale. Eccole: «Può essere il Sole responsabile dell'aumento
della temperatura sulla Terra? No, perché la nostra stella ha semmai
diminuito la sua attività negli ultimi vent'anni. E il riscaldamento della
troposfera, la parte inferiore dell'atmosfera, e il raffreddamento della
stratosfera? Sono fenomeni compatibili con l'aumento dell'anidride
carbonica, che dilata l'effetto serra. Ma fino a che punto le simulazioni al
computer rappresentano il clima reale? In modo assai soddisfacente, e poi
non è vero che questi modelli simulano solo fenomeni semplici, lineari.
Davvero l'uomo provoca l'aumento della temperatura bruciando petrolio e
carbone? L'ultimo rapporto dell'Ipcc dà una certezza al 90-95 per cento. E
come mai alcuni prestigiosi scienziati hanno lasciato l'Ipcc? Il caso più
noto è quello di Richard Lindzen, illustre climatologo americano, il quale
nel 2001 criticò il fatto che dal «sommario per i decisori politici» erano
sparite le incertezze sui trend climatici presenti invece nel rapporto
finale. Ma un ”sommario” di diecipagine non può rispecchiare tutto quanto
c'è nelle mille pagine prodotte da ciascuno dei tre gruppi di lavoro dell'Ipcc.
Così ai miei colleghi scettici consiglio di leggersi i rapporti completi, e
non i ”sommari” per politici e media. Io non ho alcun dubbio nel dire che i
rapporti dell'Ipcc sono quanto di meglio oggi esiste nella letteratura
scientifica sul clima. Veri e propri libri di testo». |
IL PICCOLO -
MARTEDI', 18 dicembre 2007
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Richiesta di 110 servolani:
fateci i test sulla salute - Nella lettera citati gli sforamenti di
Pm10 e le concentrazioni di benzoapirene |
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Hanno
scritto all’Azienda sanitaria per essere sottoposti a tutte le analisi
cliniche
La proposta
si collega ai controlli effettuati su un campione di 50 operai della
Ferriera e sulle mamme in fase di allattamento
«E adesso fate le analisi anche
a noi». È la richiesta all’Azienda sanitaria di 110 cittadini che risiedono
vicino alla Ferriera di Servola. Chiedono di essere sottoposti ad analisi
cliniche, come il campione di operai dell’impianto siderurgico, atte a
verificare il livello di benzoapirene, nonché l’eventuale presenza nei loro
corpi di una serie di metalli (cromo, nichel, cadmio, mercurio,
manganese...).
Una richiesta indirizzata al Dipartimento di prevenzione di via Giovanni Sai
(lasciando nome e cognome, indirizzo e numero telefonico), citando
«l’inquinamento provocato dalla Ferriera di Servola» e anche il documento
dell’Azienda sanitaria, firmato dal direttore generale Franco Rotelli, in
cui sono indicati i rilevamenti del Cigra trasmessi al sostituto
porocuratore Federico Frezza. In particolare per quanto attiene gli
sforamenti delle Pm10 e le concentrazioni di benzoapirene.
«Abbiamo inoltrato l’altro ieri la richiesta all’Azienda sanitaria dopo una
raccolta porta a porta delle adesione. Ormai qui ci conosciamo tutti -
spiega Nevio Tul, uno dei firmatari della richiesta - a causa
dell’inquinamento. Aspettiamo di essere contattati per effettuare le analisi
cliniche, proprio come è stato fatto per gli operai della Ferriera».
Il riferimento è alla «settimana di controllo sanitario» sui lavoratori
dell’impianto di Servola, disposta dall’Azienda sanitaria per il reparto
cokeria. Una verifica su 50 operai ai quali è stato prelevato un campione di
urina nell’arco di una settimana, allo scopo di mettere a confronto la
concentrazione di benzene, benzoapirene e fenantrene fra una giornata che
segue due di riposo e una che conclude la settimana di lavoro e permanenza
in fabbrica. I campioni, sigillati a piombo, sono stati inviati per le
analisi a un laboratorio specializzato di Brescia in attesa dei risultati.
Accanto agli operai un altro protocollo già avviato prevede anche l’analisi
su un campione di mamme abitanti a Servola e in fase di allattamento. Il
latte materno, infatti, è particolarmente «assorbente» e rivelatore della
presenza di eventuali sostanze cancerogene. Sempre l’Azienda sanitaria ha
recentemente messo a disposizione dei residenti un medico a chiamata per un
pronto intervento speciale in caso di conclamati disturbi di cui potrebbe
essere responsabile l’ambiente. I residenti pretendono di più, chiedono una
puntuale analisi di sangue e urina. «Vogliamo sapere cosa abbiamo assorbito
in questi anni. Ovviamente speriamo di non aver subito danni alla salute -
dice Nevio Tul - ma per saperlo serve un’accurata visita di controllo. La
semplice radiografia ai polmoni non basta».
Pietro Comelli |
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Bonifica sito inquinato,
Regione pronta al sì - Azzarita: «L’Ezit deciderà ai primi di
gennaio». La Confartigianato chiede modifiche |
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L’assessore
Moretton conta di portare venerdì in giunta l’accordo di programma per la
zona costiera: ultimi aggiustamenti giuridici
TRIESTE E’ atteso questa
settimana il via libera della Regione all’accordo di programma sul Sito
inquinato di interesse nazionale. Superati nelle scorse settimane alcuni
problemi giuridici, venerdì prossimo l’assessore all’Ambiente Gianfranco
Moretton conta infatti di sottoporre alla giunta il testo del documento.
C’è molta attesa per questa approvazione, sia da parte degli enti coinvolti
nell’accordo (Provincia, i Comuni di Trieste e Muggia, Ezit e Autorità
portuale), che a loro volta dovranno deliberare sull’intesa, sia da parte
della Camera di commercio e delle associazioni di categoria, per gli effetti
positivi sull’economia della provincia che ci si aspetta dalle bonifiche.
«Sono pronto a convocare il consiglio di amministrazione – annuncia il
presidente dell’Ezit, Azzarita – non appena avrò notizia dell’approvazione
da parte della Regione. Speravo di poterlo fare entro dicembre, ma a questo
punto la convocazione sarà per i primi giorni di gennaio».
Dicendosi certo del successivo via libera anche della Provincia, del Comune
di Muggia e dell’Autorità portuale (la posizione del Comune di Trieste è
ancora incerta, ndr), Azzarita prevede, in seguito alla firma dell’accordo,
«un’accelerazione delle attività di caratterizzazione e bonifica in quanto
l’intesa prevede i finanziamenti per attuarle». Luce verde all’accordo di
programma anche dalla Camera di commercio (non coinvolta direttamente ma
presente nel cda dell’Ezit). «La scorsa settimana – spiega il presidente
Paoletti – con la giunta e le associazioni di categoria abbiamo incontrato
il presidente Azzarita. Alla luce di quella riunione abbiamo deciso di
appoggiare l’accordo, perchè così come è redatto costituisce un buon
risultato».
A non essere soddisfatta è invece la Confartigianato, che alcuni giorni fa
ha spiegato le proprie ragioni in una lettera, firmata dal presidente Bruni
e dal rappresentante all’Ezit Prelz, inviata al ministero dell’Ambiente,
alla Regione e agli enti coinvolti nell’accordo di programma. Nella missiva
l’Associazione degli artigiani chiede a tutte le parti interessate un
impegno affinchè il testo dell’accordo contenga il riferimento esplicito al
principio della direttiva Ue secondo cui «chi non ha inquinato non paga».
Ciò perchè, secondo la bozza dell’accordo stesso, il 10% delle aziende
interessate (circa una quarantina) se non subentreranno modifiche saranno
costrette a sopportare tuti gli oneri, dalla messa in sicurezza ai carotaggi
e alle bonifiche, non avendo inquinato ma per il solo fatto di aver
acquistato il terreno o il capannone da un’altra impresa.
Le aziende che hanno invece comperato la propria area dall’Ezit, purchè non
svolgano attività inquinanti non dovranno, sempre in base alla bozza
dell’intesa, sopportare alcun costo per le operazioni legate alla bonifica.
A questo riguadro la Confartigianato chiede poi che l’«esenzione» riguardi
tutti i passaggi di proprietà fra l’Ezit e le aziende dalla costituzione
dell’ente nel 1949 ad oggi.
Sul mancato riferimento esplicito al principio della direttiva Ue si è
espresso negativamente, qualche settimana fa, anche il rappresentante del
Comune di Trieste nel cda dell’Ezit, Maurizio Ferrara, preannunciando la
presentanzione di un emendamento in sede di cda.
La posizione del Comune triestino, come si diceva, deve comunque essere
ancora definita. «Dobbiamo discuterne a breve – precisa l’assessore
all’Ambiente, Maurizio Bucci – con il sindaco e con l’assessore al Commercio
Rovis». Posto che la bozza di accordo dovrà passare sia in giunta sia in
consiglio, l’esito della discussione fra Dipiazza, Bucci e Rovis è tuttaltro
che scontato. Di recente l’assessore al Commercio è stato infatti eletto
alla vicepresidenza della Confartigianato.
Giuseppe Palladini |
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L’alta velocità
Venezia-Trieste parte nel 2010 - Il ministro dei Trasporti Bianchi
fissa i tempi della grande opera. Di Pietro domani nel capoluogo regionale
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I tempi per
la costruzione della linea ad alta velocità-alta capacità in Friuli Venezia
Giulia si accorciano. Il cantiere partirà entro tre anni
PORDENONE I tempi per la
costruzione della linea ad alta velocità – alta capacità in Friuli Venezia
Giulia si accorciano. Il cantiere partirà entro tre anni. Ad annunciarlo il
Ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi: «I lavori per la Tav tra Venezia
e Trieste – ha detto Bianchi a Venezia, a margine di un convegno sul futuro
del porto veneto - partiranno entro il 2010. Ho visitato ieri la tratta
Milano-Bologna che entrerà in funzione a fine 2008. Entro il 2009 dovrebbe
entrare in funzione la Torino-Milano». L’accelerazione sulla costruzione
della rete ferroviaria arriva in un momento importante per il Friuli Venezia
Giulia, nella fase in cui la Regione sta cercando a sua volta di concludere
la parte di sua competenza. Proprio giovedì l’assessore regionale Lodovico
Sonego incontrerà nuovamente gli amministratori comunali della Bassa
friulana, l’area in cui esistono ancora incertezze e posizioni diverse
sull’opportunità dell’opera oltre che sul tracciato.
In un anno il Friuli Venezia Giulia ha fatto importanti passi avanti
rivoluzionando il primo progetto di Rete ferroviaria italiana attraversa una
concertazione serrata. Le amministrazioni stanno continuando a confrontarsi
con la Regione che ha ristretto il campo dei lavori a due ipotesi di
tracciato. Il calendario degli appuntamenti prevede una riunione giovedì e
una il 15 gennaio che potrebbe essere risolutiva.
Ora che però anche il Ministero ha dettato i suoi tempi, il pressing della
Regione potrebbe farsi più incalzante. Al momento gli enti locali e le
Ferrovie stanno discutendo solamente del tracciato, tutta la progettazione
deve essere predisposta e per un’opera come questa non è pensabile che ciò
avvenga in pochi mesi. Viste le caratteristiche del territorio la Regione
sembra orientata alla costruzione di una linea che abbia caratteristiche
soprattutto di alta capacità (con una velocità che non dovrebbe superare i
200 – 220 chilometri orari).
L’altro confronto aperto è con il Veneto. Dopo aver discusso con i comuni
del Friuli Venezia Giulia, la Regione dovrà trovare un’intesa con i «vicini
di casa» perché la linea di cui parla Bianchi parte da Venezia. Le due
Regioni hanno visioni diverse sulla funzione della linea ad alta velocità –
alta capacità e la discussione, anche in passato, ha avuto toni accesi. Il
Veneto sarebbe orientato a realizzare una linea a ridosso della costa e ha
deliberato il non affiancamento della Tav all’autostrada. Una scelta dettata
sia dal bisogno di accelerare la costruzione della terza corsia sulla
autostrada A 4 sia dal volere mano libera sul tracciato della ferroviaria.
Il Friuli Venezia Giulia, invece, ha optato per un tracciato che mantenga il
più possibile l’affiancamento con l’autostrada. La linea ferroviaria è uno
dei punti di forza del Corridoio V, l’altro è la rete autostradale. Autovie
Venete e Anas hanno da poco firmato la convenzione che di fatto dà il via
libera alla costruzione della terza corsia e alla conversione della Villesse
Gorizia in autostrada. Queste due opere sono di vitale importanza per la
regione che, con la caduta dei confini e la costruzione della rete
autostradale del Corridoio V in Slovenia (che dovrebbe essere ultimata a
fine 2008) diventerà sempre più un imbuto per il traffico che collega
l’Italia all’Europa dell’est. In quest’ottica di futuro ormai alle porte il
presidente della Regione, Riccardo Illy, ha chiesto al governo nazionale
alcuni interventi urgenti: un commissario per la A 4, l’introduzione di
pedaggi differenziati (di notte e di giorno) per i tir e incentivi per
favorire l’intermodalità. Domani il Ministro alle Infrastrutture Antonio Di
Pietro sarà a Trieste, ospite della Regione, proprio per parlare del futuro
del Corridoio V. Alcune risposte ai bisogni del territorio potrebbero
arrivare in quella sede.
Martina Milia |
IL PICCOLO -
LUNEDI', 17 dicembre 2007
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Domani contro la Ferriera
manifestazione alla Regione |
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Domani, alle 18,
manifestazione con corteo in piazza Oberdan davanti al palazzo della
Regione Fvg, in concomitanza con la seduta del Consiglio regionale,
organizzata da Circolo Miani, Servola Respira, La tua Muggia,
Coordinamento dei Comitati di quartiere. L’iniziativa punta, si legge in
una nota diramata dal Circolo Miani, «a fare sentire il deciso No al
rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale alla Servola spa,
proprietaria della Ferriera, annunciato dalla giunta regionale». |
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Tav, fra un anno la tratta
Milano-Bologna (vedi
lo sviluppo del progetto) -
Nel Friuli Venezia Giulia i
lavori per l’Alta velocità da Mestre a Trieste partiranno nel 2010 |
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L’opera
costa 6,9 miliardi di euro, i convogli viaggeranno a 300 km orari.
Vantaggi per il traffico dei pendolari |
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Parole di
ottimismo del premier: «Dopo anni di lungaggini, nuova era nel sistema dei
trasporti» |
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MILANO «Speriamo che cominci
una nuova epoca nel sistema dei trasporti italiani». È un messaggio di
ottimismo, dopo tanti anni di ritardi per la realizzazione del sistema di
Alta Velocità tra Milano e Napoli, quello che il presidente del Consiglio
Romano Prodi affida a giornalisti e autorità. L'occasione è la cerimonia,
nel piazzale della stazione di Bologna, per l'avvio del countdown a 365
giorni per l'apertura della linea Bologna-Milano. Insieme
all'amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti, al presidente
dell'Eni Paolo Scaroni che guida il consorzio Cepav Uno, realizzatore
dell'infrastruttura (6,9 mld di investimento), al ministro dei trasporti
Alessandro Bianchi, il premier alle 13.50 accende un grande orologio
digitale montato su una colonna totem alta diversi metri. Scandirà il
tempo che manca al viaggio inaugurale del primo treno, che a partire dal
dicembre 2008 coprirà la distanza di 182 km in un'ora con una velocità che
potrà arrivare anche a 300 orari.
In Friuli Venezia Giulia i lavori per l’alta velocità ferroviaria, secondo
un progetto preliminare presentato da Rfi, dovrebbero partire nel 2010 e
concludersi nel 2015. La progettazione della linea Mestre-Ronchi
Sud-Trieste con prosecuzione verso Divaccia e Lubiana rappresenta il
futuro dei treni super-veloci in regione. Secondo il progetto i treni
nella tratta Portogruaro-Ronchi (con 10 viadotti) svilupperanno una media
di 200 chilometri orari.
La progettazione della linea Mestre-Ronchi Sud-Trieste con prosecuzione
verso Divaccia e Lubiana è articolata nelle seguenti tratte:
Mestre-Portogruaro (la progettazione sarà avviata nel corso dell’anno);
Portogruaro-Ronchi Sud (il progetto preliminare s’è concluso nel 2006, ma
la Regione ha preannunciato parziali variazioni del tracciato); Ronchi
Sud-Trieste (il progetto preliminare è in corso di ripubblicazione per
essere presentato al Cipe); Ronchi Sud-Trieste-Divaccia (progettazione
complessa per le problematiche politiche internazionali; a fine 2006 era
stata siglata una convenzione con la quale si dava avvio allo studio di
fattibilità per la realizzazione della tratta italo-slovena).
Il numero uno di Trenitalia Moretti è ottimista sui tempi e snocciola la
scaletta delle realizzazioni che porterà fra due anni, nel dicembre 2009,
al completamento di tutta la linea da Torino a Salerno esclusi i nodi. E
fra un anno sarà pronto anche il raddoppio della Bologna-Verona, un'opera
progettata per la prima volta nel 1919. «Stiamo recuperando il ritardo
accumulato», osserva ancora il presidente del Consiglio. Fra due anni -
aggiunge - saremo al livello della Francia e poi si andrà avanti verso
Venezia». Il premier non nasconde una speranza: che il progetto possa
espandersi «con una biforcazione nel Mezzogiorno», da una parte verso Bari
e dall'altra verso Battipaglia e poi Reggio Calabria. Moretti da parte sua
nega che vi siano stati aumenti di costi «da quando nel 2001 il progetto è
stato stabilizzato» e sottolinea, in sintonia con Prodi, che la
realizzazione dell'Alta Velocità andrà a vantaggio anche dei pendolari,
che potranno disporre dei vecchi binari ma ben più sgombri per i treni
regionali ed intercity.
«Siamo felici di aver dato un contributo al fare in un Paese in cui è
difficile fare le cose», dice da parte sua Scaroni, dando appuntamento a
tutti fra un anno per il viaggio inaugurale vero e proprio. A Milano la
cerimonia del totem si ripete e ad accendere l'orologio c'è anche il
presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, che dialoga con il
collega Vasco Errani ed il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, fra i
passeggeri vip del Minuetto.
L'appuntamento è dunque a dicembre 2008, sperando che le nuove linee
contribuiscano ad evitare anche gli incidenti come quello accaduto ieri
all'Eurostar Lecce-Roma, bloccato per ore al gelo. «Ci siamo assunti le
nostre responsabilità senza accampare pretesti», taglia corto Moretti, che
tiene a precisare però che le Fs sono state le uniche ad operare mentre si
fermavano strade ed aeroporti, e a tutti i passeggeri è stata fornita
tutta l'assistenza possibile in un freddo cane oltre a taxi, biglietti
aerei a chi l'aveva perso e rimborso al 100% di quelli ferroviari
all'arrivo nella capitale. |
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Inquinamento: la scelta del
metano |
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Parlare di ambiente e di
inquinamento è un dovere di ogni corretto cittadino.
Farlo con ragionevolezza è un obbligo. Senza scendere in troppi dettagli,
vorrei richiamare brevemente l'attenzione su i dovuti interventi
strutturali, per ovviare all'emergenza, più volte invocati e quasi mai
materializzati.
Uno di questi consiste senz'altro nella promozione della diffusione del
metano che per ogni applicazione si presenta migliore di altri
combustibili. Indubbiamente, limitando il discorso all'autotrazione, i
problemi della diffusione sono legati principalmente all'ancor modesta
estensione della rete distribuzione. Se non esistono le stazioni di
servizio, non si può pretendere che l'automobilista si metanizzi.
Recentemente il Governo si è posto il problema e si è attivato per
favorire la diffusione di tali impianti.
Ma costruire stazioni a metano non è semplice perché, per motivi di
sicurezza, servono grandi spazi e maggiori costi. Un esempio, vicino a
noi, riferito al trasporto collettivo: a Udine circolano gli autobus a
metano. Lì è stato possibile grazie, oltre alla volontà di farlo, alla
grande disponibilità di spazi, indispensabili anche per motivi logistici,
legati alla materiale erogazione del gas nei serbatoi degli autobus che ha
una durata significativamente superiore a quella del gasolio.
A Trieste, sempre come esempio, non mi risultano disponibili tali spazi, a
meno di non andare in profonda periferia, situazione non compatibile
economicamente con i percorsi di entrata ed uscita in linea. Ovviamente il
problema è generalizzato e vale, nel bene e nel male, anche per le altre
città.
Alle osservazioni fin qui formulate, si può aggiungere che la diffusione
delle vetture a metano è ostacolata dal fatto che la trazione diesel ha
fatto passi da gigante, sorretta da un'intensa pubblicità, facendo
ritenere inutile all'utente la complicazione del gas, essendo già
ecologicamente ed economicamente soddisfatto dalla scelta del gasolio.
A tal proposito sarà interessante osservare l'immediato futuro perché è
noto che negli ultimi tempi il costo del gasolio si è prepotentemente
avvicinato a quello della benzina, facendo cadere uno dei motivi di
economicità per l'acquisto. Resta, a favore del gasolio, il minor consumo
rispetto alla benzina.
Nonostante tutto, ritengo che nel prossimo futuro il mercato del gas
riprenderà. Nel frattempo bisognerà accelerare, come già detto e
stradetto, anche la trasformazione delle vecchie caldaie da riscaldamento. |
Giorgio
Cappel
IL PICCOLO -
DOMENICA, 16 dicembre 2007
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«La Tav ridurrà il 7,5% del
traffico stradale» - Gli ambientalisti: è troppo poco. E l’alta
velocità non ci sarà |
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Italia
nostra, Wwf ed ecologisti all’attacco sulla base dello studio strategico
commissionato dall’Ince
TRIESTE Solo il 7,5 per cento
del trasporto passeggeri passerà dalle strade alla ferrovia quando la Tav
sarà in funzione. Ad evidenziare il dato sono le associazioni Italia nostra,
Società speleologica italiana, Comitato contro il Corridoio V e Www (sezione
isontina) alla luce dell’esame dello «Studio Strategico per lo Sviluppo del
Corridoio Pan-Europeo V (PP6)» elaborato dalla società inglese Scott Wilson
business consultancy nel settembre 2007 su incarico dell’Iniziativa
Centro-Europea (Ince).
Le associazioni ambientaliste hanno formulato alcune controdeduzioni. La
prima riguarda proprio la diminuzione del trasporto passeggeri su gomma. Il
trasferimento modale del traffico passeggeri a livello regionale dalle
strade alle ferrovie nel 2045, come risultato dell’attuazione del Corridoio
V, secondo Scott Wilson vedrà la quota delle ferrovie aumentare dello 0,62%
ma - spiegano le associazioni – con un uguale calo del traffico su strada.
Secondo gli ambientalisti, pertanto, «ben il 92,5% del traffico passeggeri
regionale rimarrà sulla strada e solo il 7,5% andrà su ferrovia. La quota di
traffico eliminato dalla strada sarà inferiore all’1% tra 37 anni e con il
Corridoio V già in funzione da 30 anni»
C’è poi l'incognita del trasporto aereo. «Lo studio prevede una diminuzione
del numero di viaggiatori aerei di circa 440.000 passeggeri all’anno (25 per
cento circa). Questo dato appare però in netta contraddizione con la
prevista costruzione di un grande polo intermodale all’Aeroporto di Ronchi
dei Legionari – aggiungono Italia nostra, Società speleologica italiana,
Comitato contro il Corridoio V e Wwf -. Secondo lo studio inglese il
miglioramento delle infrastrutture ferroviarie comporterà un aumento della
domanda, ma ciò dipenderà anche dai modelli di esercizio che i gestori della
rete saranno in grado di attuare». Da qui i dubbi.
Anche sull’alta velocità gli ambientalisti fanno le pulci al rapporto. Lo
studio consiglia una velocità di 250 chilometri orari e «ricorda come la
ferrovia ad alta velocità sia adeguata per servire punti distanti più di
250/300 chilometri, mentre nel nostro caso, nei 320 chilometri che dividono
Mestre da Lubiana, il treno dovrebbe effettuare tre fermate intermedie
(aeroporto Marco Polo di Venezia, aeroporto di Ronchi e Trieste). Tuttavia –
aggiungono - questa previsione difficilmente sarà accolta dalla Slovenia che
nel suo piano territoriale nazionale ha indicato per il corridoio tra
(Trieste)-Koper e Ljubljana-Maribor una velocità di 160 chilometri orari».
Preoccupazione è espressa poi per «una grave sottovalutazione degli impatti
ambientali e paesaggistici, in quanto si definisce il Carso italiano come
semplici “colline” e quello sloveno caratterizzato da un non meglio
identificato “ambiente litografico”».
Secondo le associazioni le teorie ipotizzate dal rapporto sono poi
strettamente vincolate ai termini del completamento dell’opera fissati nel
2015. Ma i lavori della tratta Trieste – Divaca «non partiranno prima del
2013» e per gli ambientalisti non potranno essere terminati in meno di 10-15
anni.
Martina Milia |
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Raggiunto a Bali l’accordo
sul clima - Previsto entro il 2009 un nuovo accordo sul taglio delle
emissioni |
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Il ministro
Pecoraro Scanio: «Un successo per l’Onu e per l’Ipcc», recente premio Nobel
NUSA DUA-BALI La lotta al
riscaldamento globale non si ferma. Entro il 2009 un nuovo accordo taglia
emissioni, il Kyoto-2. A Bali è stato raggiunto l'accordo per una roadmap
che fissa due anni di negoziati da far partire al massimo nell'aprile del
2008. Fino a quella data, però, Per i paesi nessun nuovo vincolo in termini
di cifre di riduzione dei gas serra . Si è chiusa così la 13ma Conferenza
internazionale Onu sui cambiamenti climatici (Cop13). Oltre 10.000 persone e
190 paesi per 13 giorni, uno in più sul programma, al capezzale del clima
malato.
La trattativa è stata lunga ed estenuante, finita tra lacrime, applausi e
colpi di scena. Fino alla fine si è temuto, poi gli Stati Uniti hanno deciso
di dare il consenso negato soli pochi minuti prima trovandosi isolati
nell'opporsi al documento.
Il braccio di ferro dell'ultimo giorno è stato tra Usa e Paesi in via di
sviluppo. Questi ultimi si sentivano trattati alla pari dei paesi
industrializzati mentre gli Stati Uniti chiedevano loro maggiori impegni.
Uno scontro che ha bloccato le trattative tanto che lo stesso segretario
generale dell'Onu, Ban Ki Moon è dovuto arrivare a Bali per imprimere uno
sprint all'assemblea. E dopo l'accordo si è detto «profondamente grato nei
confronti di molti membri di stati per il loro spirito di flessibilità e
compromesso».
Ma per giorni a tenere banco nelle trattative è stato il corpo a corpo sul
taglio delle emissioni. Un capitolo sul quale l'Europa ha dovuto cedere alla
irremovibilità statunitense. La prima bozza in discussione conteneva
riduzioni nell'ordine del 25-40% al 2020 rispetto ai livelli del 1990 per i
paesi industrializzati. Ora si va avanti senza questo range anche se è stato
concesso il riconoscimento al lavoro degli scienziati del panel
intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc).
Per il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, l'accordo significa
aver «sconfitto chi voleva boicottare Kyoto e Bali». «Un successo per l'Onu
- ha detto il ministro - e per l'Ipcc». Unico rammarico: «Aver tolto
l'indicazione, fin da ora, degli obiettivi di taglio delle emissioni».
Ecco i capitoli principali dell'accordo e dei negoziati:
ROADMAP: la tabella di marcia è raccolta in tre pagine. Si riconosce tra
l'altro, la necessità di un'azione internazionale per la lotta ai
cambiamenti climatici e per la prima volta si lancia un processo che
coinvolge Paesi industrializzati e in via di sviluppo. Per i Paesi
industrializzati si parla di impegni e azioni appropriate evitando la parola
«vincoli», mentre i Paesi in via di sviluppo hanno ottenuto azioni
verificabili e misurabili. Si rafforzano inoltre i finanziamenti disponibili
e gli investimenti per sostenere azioni di attenuazione delle emissioni.
NEGOZIATI E POST-KYOTO: i negoziati dovranno aprirsi non più tardi
dell'aprile del 2008. Nel 2009, nel summit sul clima che avrà come sede
Copenaghen si deciderà l'accordo post-Kyoto il cui regime entrerà in vigore
nel 2012, cioè dopo la scadenza del Protocollo salva-clima la cui durata è
per il periodo 2008-2012.
CIFRE RIDUZIONE CO2: la roadmap di Bali verso Kyoto-2 non indica obiettivi
di taglio delle emissioni di gas serra. Il richiamo è soltanto una postilla
inserita in fondo alla pagina della premessa che rimanda a tre pagine del IV
Rapporto Ipcc, relative al Working group III, quello sulla mitigazione. In
queste pagine sono contenuti diversi scenari tra cui, quello più
raccomandato del taglio di gas serra del 25-40% al 2020 rispetto ai livelli
del '90 da parte dei Paesi industrializzati e del 50% per tutto il mondo al
2050.
LE ALTRE DECISIONI: nuova gestione del fondo di adattamento per aiutare i
Paesi più poveri già sotto gli effetti del cambiamento climatico, previsto
dal Protocollo di Kyoto, che verrà affidato al Fondo mondiale dell'Ambiente
(Gef) e avrà sede a Washington; le foreste entrano nella lotta ai gas serra;
gruppo di lavoro sul trasferimento di tecnologie nei paesi in via di
sviluppo. |
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Montecitorio accoglie l’odg
sulla Trieste-Divaccia ma boccia l’idea dei casinò |
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Il testo
presentato dal deputato di An Menia
TRIESTE Niente casinò come
risarcimento del confine che si dissolve. E stato, infatti, bocciato ieri
dalla Camera dei deputati il passaggio di un Ordine del giorno presentato
dal vicepresidente dei deputati di An, Roberto Menia che affermava
l'opportunità di consentire l'apertura di una o più case da gioco nelle
province confinarie e in Friuli Venezia Giulia, per contrastare l'offerta
dei casinò nelle vicine località slovene. Il testo di Menia, relativo alla
prossima caduta, il 21 dicembre, dei confini tra Italia e Slovenia, è stato
accolto per la parte dove sollecita la realizzazione della tratta
transfrontaliera Trieste-Divaccia, nell'ambito della realizzazione del
sistema ferroviario lungo l'asse del Corridoio 5. L'Odg definisce inoltre
«prioritaria» la realizzazione del collegamento Trieste-Capodistria,
indispensabile per la proiezione immediata ad est dello scalo giuliano. |
IL PICCOLO -
SABATO, 15 dicembre 2007
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Metz: «Ferriera, Lucchini
inadempiente» - Il consigliere regionale dei Verdi sull’intimazione
ministeriale e l’Aia |
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«La Lucchini non ha mai
ottemperato agli accordi sottoscritti: in campo sindacale, sulla bonifica
del sito inquinato di rilievo nazionale, sulla progettata chiusura nel 2009,
perché mai dunque si vuole attribuirle credito concedendo l’Autorizzazione
integrata ambientale?». Così il consigliere regionale dei Verdi, Alessandro
Metz, che ieri ha voluto «dare una visione d’assieme del problema Ferriera,
con l’aiuto di tutta la documentazione esistente» ha detto, denunciando
«manifesto danno ambientale sulla linea di costa dove i 70 metri di
avanzamento creato con scarti di produzione va dritto in bocca ai pesci e
non è stato mai risanato». Dopo che il ministero dell’Ambiente, su
sollecitazione dello stesso Metz, ha inviato alla Lucchini un perentorio
ordine di provvedere alla bonifica dell’area rientrante nel sito inquinato
di rilevanza nazionale, mai attuata nonostante le prescrizioni vincolanti
della Conferenza nazionale dei servizi, e ha minacciando di rivalersi
economicamente sull’azienda inviando copia del testo anche alla Procura, il
sindaco Dipiazza ha sfidato la Regione a concedere l’Aia «in condizioni di
palese inquinamento» e l’assessore Moretton ha risposto: «Sono cose
diverse». Metz riunifica il problema: «La Lucchini non rispetta i patti,
dice di aver denunciato al Tar alcuni obblighi, come la caratterizzazione
anche delle aree demaniali, ma al ministero aveva scritto cose diverse, e
cioé che l’avrebbe realizzata ’’entro ottobre 2007’’. Inoltre - ha
proseguito Metz, che in tema di sicurezza sul lavoro accusa l’Azienda
sanitaria di ’’insufficiente controllo’’ - il piano triennale del gruppo
dimostra che la Lucchini entro il 2008 investirà 235 milioni di euro a
Piombino (il 36% in ambiente), e niente a Servola, stabilimento che vuole
solo sfruttare». |
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Da Usa e Russia stop
all’intesa sul clima - I nodi aperti: il taglio dei gas serra e le
responsabilità dei singoli Paesi |
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Per un
accordo in extremis slitta a oggi a Bali la conclusione dei lavori della
conferenza Onu
ROMA Negoziati a oltranza al
vertice di Bali. La tredicesima Conferenza mondiale Onu sui cambiamenti
climatici doveva concludersi ieri nell’isola indonesiana, ma in serata, dopo
una giornata di estenuanti trattative, mancava ancora un accordo sul
documento finale e la chiusura dell’evento è stata rimandata ad oggi. Ad
allungare i tempi sono soprattutto le profonde divergenze tra Unione
Europea, che preme per misure vincolanti per tutti i Paesi, e Stati Uniti,
che escludono un impegno obbligatorio per la lotta ai cambiamenti climatici.
Nonostante due settimane di tempo, i 190 governi riuniti alla Conferenza Onu
sui cambiamenti climatici non sono riusciti a mettersi d’accordo per una «Bali
roadmap» che rappresenterà il protocollo per arrivare ad approvare l’accordo
taglia emissioni post-Kyoto al summit di Copenaghen del 2009. L’assemblea
plenaria della conferenza è stata sospesa e i delegati sono stati convocati
per questa mattina mentre le trattative proseguivano ad oltranza nella
notte.
Per tutto giovedì e ieri un gruppo ristretto di Paesi, con 20 ministri
coordinati da Australia e Argentina, ha negoziato i termini del documento
finale, da sottoporre all’approvazione dell’assemblea generale, che
raccoglie le sintesi delle posizioni dei vari Paesi. Due i temi al centro
della discussione: i tagli dei gas serra per i paesi industrializzati entro
il 2020 rispetto ai livelli del ’90 e la divisione delle responsabilità tra
paesi ricchi e quelli in via di sviluppo.
L’Unione Europea insieme all’Onu, all’Australia e all’Indonesia si battono
perchè la Conferenza si chiuda con un documento che impegni i Paesi
industrializzati a tagliare le emissioni di gas serra del 25-40 per cento
entro il 2020 e vogliono la citazione dei dati dell’ultimo rapporto del
panel intergovernativo di scienziati sui cambiamenti climatici (Ipcc). In
caso contrario, la Ue minaccia di boicottare il processo avviato ad ottobre
da Bush a New York del Major economies meeting. Mentre Stati Uniti e Canada
(secondo i dati, responsabili di circa metà delle emissioni) si oppongono a
una presa di posizione così drastica e impegnativa. In particolare gli Stati
Uniti, che non hanno ratificato il Protocollo di Kyoto e sono da sempre
contrari a obiettivi vincolanti, non accettano impegni di riduzione a medio
termine e obiettivi comuni, ma puntano a un accordo su obiettivi nazionali
decisi dai singoli Stati: insomma vogliono l’eliminazione di ogni
riferimento numerico sui tagli. E giovedì notte al "fronte del no" si è
aggiunta anche la Russia bloccando i negoziati perchè contraria al
riferimento al "paletto" del 25-40% entro il 2020. Mentre il Giappone sembra
avere ammorbidito la propria opposizione all’inserimento del riferimento
numerico. Il terzo fronte è composto da Cina e India che si dicono disposti
ad accettare i tagli voluti dalla Ue, lasciando però la responsabilità ai
Paesi industrializzati.
Monica Viviani |
IL PICCOLO -
VENERDI', 14 dicembre 2007
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In 300 all’assemblea pubblica
a Servola sulla Ferriera |
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L’assessore regionale
all’ambiente Gianfranco Moretton annuncia che comunque sarà concessa
l’autorizzazione ambientale alla Ferriera, anche dopo l’ultimatum sulle
bonifiche dato dal ministero all’azienda, e il comitato di coordinamento
delle associazioni dei residenti di Servola risponde con un’assemblea dai
toni infuocati.
Il comitato delle associazioni servolane replica sul fronte giudiziario
coinvolgendo oltre all’avvocato milanese Roberto Spazzali, anche l’ex
parlamentare Nereo Battello e un terzo legale triestino. Ieri in molti dei
trecento partecipanti all’assemblea convocata al ricreatorio «Gentili» hanno
firmato la procura speciale «anche per formalizzare la diffida che sarà
trasmessa in Regione. Una diffida - è stato sostenuto dai promotori
dell’iniziativa nel corso dell’assemblea - a tutti i consiglieri a non
votare un provvedimento che è in contrasto con le direttive europee. La
Regione non si è posta nessun ostacolo nel proseguire nella linea
dell’autorizzazione. Non esistono alibi, perché i termini sono scaduti. Ma
anche questa classe dirigente fino ad ora non è stata in grado di risolvere
il problema ricollocando i lavoratori».
Parole dure hanno annunciato la manifestazione di martedì 18 quando il caso
Ferriera sarà affrontato dal consiglio regionale. «Il problema - è stato
sottolineato - non riguarda solo il rione di Servola tutta la città».
Si è parlato di rilevazioni dell’Arpa ma anche di analisi epidemiologiche
eseguite recentemente a Capodistria dove – è stato sostenuto – è emerso che
i bambini che vivono nel territorio che dà sul mare dalla parte della
Ferriera soffrono di serie patologie bronchiali.
Intanto il consigliere regionale dei Verdi Alessandro Metz ha chiesto
urgentemente un’audizione straordinaria al presidente del consiglio Tesini.
«Considerata l’esasperazione degli abitanti del rione di Servola che da anni
domandano un dialogo con le rappresentanze politiche domando che sia
convocata una seduta straordinaria». |
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I Verdi: «C’è sempre più
confusione sulla Tav» |
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TRIESTE «Sul progetto per l’alta
velocità in Friuli Venezia Giulia sorge sempre più confusione e sempre più
perplessità e spiazzamento». Alessandro Metz, consigliere regionale dei
Verdi, non ha dubbi. E, all’indomani dell’incontro di Lodovico Sonego con i
sindaci della Bassa per decidere le caratteristiche del tracciato, muove
all’attacco: «I Verdi, così come i molti comitati spontanei No Tav sorti
nella nostra regione, hanno sempre sostenuto che il modello ferroviario ad
alta velocità non è geograficamente compatibile con il nostro territorio».
Secondo l'esponente ambientalista, inoltre, «la linea ferroviaria attuale
che congiunge Mestre a Trieste attraverso la Bassa Friulana è fortemente
sottoutilizzata è offre ancora il 50% di capacità per i trasporti». Non
basta: «Un progetto serio di pianificazione concreta dello spostamento da
gomma a rotaia - incalza Metz - è un'azione di calcolata e logica sensatezza
che un governo regionale ha il potere di attuare, al di là delle uscite
propagandistiche». |
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Al Gore sul clima: «Avanti
senza Bush» |
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ROMA L'Unione europea è pronta a
disertare il vertice sull'ambiente fissato per il mese prossimo alle Hawaii
se da quello di Bali non uscirà un risultato concreto. «Se Bali fallisce» ha
detto Humberto Rosa, rappresentante della presidenza portoghese dell'Unione,
«non avrebbe senso avere un altro incontro delle economie più importanti».
Rosa non ha voluto definire un boicottaggio la posizione europea nei
confronti del meeting convocato da George W. Bush. «Non stiamo ricattando
nessuno» ha detto da Bali, dove l'Ue sostiene l'obiettivo Onu di tagliare le
emissioni dal 25 al 40 per cento entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990.
Gli inviati di 180 Paesi hanno tempo fino a venerdì per trovare una intesa
sul dopo-Kyoto, il protocollo sull'ambiente che scadrà nel 2012.
Nel frattempo è arrivato l'ospite più atteso: il premio Nobel per la pace Al
Gore che ha invitato a trovare un accordo anche senza gli Stati Uniti. «Non
sono un funzionario e non sono vincolato alle carinerie diplomatiche» ha
detto Gore, «per questo posso premettermi di svelare una verità scomoda: il
mio Paese è il principale responsabile dell'ostruzionismo che si sta
incontrando qui a Bali. Potete sentirvi arrabbiati e frustrati e prendervela
con gli Stati Uniti. Ma avete un'altra opzione: decidere di andare avanti e
fare tutto il difficile lavoro che bisogna fare. Dobbiamo andar via da qui
con un mandato forte». |
IL PICCOLO -
GIOVEDI', 13 dicembre 2007
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La Regione: daremo comunque
l’ok alla Ferriera - «L’ultimatum del ministero non riguarda gli impianti e
l’autorizzazione ambientale» |
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L’assessore
Moretton polemico con il sindaco Dipiazza. Oggi assemblea pubblica delle
associazioni dei residenti di Servola
«L’ultimatum del ministero
dell’Ambiente alla Lucchini non condizionerà minimamente l’iter per il
rilascio dell’Autorizzazione ambientale alla Ferriera. E questo non perchè
la Regione intenda ”proteggere” l’azienda, come insinua Roberto Dipiazza, ma
semplicemente perchè si tratta di due partite del tutto distinte». Così
Gianfranco Moretton replica a distanza al sindaco di Trieste colpevole, a
suo dire, di voler strumentalizzare il richiamo fatto da Roma. |
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L’impressione del vicepresidente
della Giunta, infatti, è che il primo cittadino stia facendo volutamente
confusione sulla vicenda, per lanciare accuse pretestuose
all’amministrazione regionale ed ergersi a «vincitore» di questa partita.
«Non capisco quale sia la vittoria di cui parla Dipiazza - spiega Moretton
-. Lui è convinto che il contenuto della lettera inviata da Roma alla
Lucchini gli dia ragione perchè, ribadendo la presenza di fenomeni di
inquinamento, confermerebbe le motivazioni che hanno spinto finora il Comune
a dare parere negativo al rilascio dell’autorizzazione ambientale. Dimentica
però che le due questioni sono completamente separate. Il ministero fa
riferimento alla caratterizzazione e alla bonifica dei terreni e delle acque
di falda. L’”Aia”, invece, riguarda gli interventi da realizzare negli
impianti della Ferriera ed è il passaggio con il quale viene imposto
all’azienda di adottare misure che consentano di far rientrare nei parametri
di legge le emissioni inquinanti. Inutile quindi che il sindaco si chieda
”come farà la Regione ad ignorare l’ultimatum e a concedere come se nulla
fosse l’autorizzazione ambientale”. Tra i due passaggi non c’è assolutamente
alcun collegamento. Il ministero non ha fatto altro che dar seguito a quanto
già disposto in occasione delle precedenti Conferenze, trasformando da
ordinatoria a perentoria l’azione di risanamento ambientale».
L’ultimatum lanciato da Roma («se entro 20 giorni l’azienda non provvederà
alla messa in sicurezza dei terreni e delle acque di falda, il ministero
assumerà i poteri sostitutivi e avvierà la messa in mora»), dice dunque
Moretton, non condizionerà il rilascio dell’«Aia». Rilascio che subirà
comunque un altro rinvio: la delibera per la concessione della
certificazione ambientale, infatti, non approderà nemmeno domani in Giunta a
causa dell’assenza di uno dei pareri richiesti. Motivi tecnici, dice però
l’assessore, e non dettati dalle pressioni del Comune.
Moretton invita quindi Dipiazza ad esaminare «le norme che gli mettono a
disposizione importanti strumenti da utilizzare in caso di pericoli per la
salute dei cittadini. La legge nazionale 267 _ spiega l’assessore - assegna
ai sindaci poteri ben precisi per affrontare situazioni delicate come quelle
che riguardano l’attività della Ferriera di Servola.In particolare prevede
che possa essere emessa opportuna ordinanza di chiusura, e non solo di
semplice sospensione, delle realtà inquinanti. Qualora ne ravveda la
necessità, dunque, Dipiazza ha la possibilità di bloccare lo stabilimento
emanando una semplice ordinanza. Se insomma crede che questo sia il
passaggio necessario, agisca subito e si assuma la responsabilità che gli è
attribuita dalla legge».Inutile infine, secondo Moretton, che il Comune
tenti di confondere le acque e camuffare il vero significato del duro
richiamo alla Lucchini. «Va ricordato che solo il ministero dell’Ambiente ha
competenza diretta ed esclusiva nel richiedere interventi da parte della
proprietà in materia di caratterizzazioni e bonifiche. Lo si capisce anche
dal fatto che l’area della Ferriera si trova all’interno del Sito inquinato
di interesse nazionale. Contrariamente a quanto afferma il sindaco dunque -
precisa ancora l’assessore - la Regione non ha alcun margine di manovra in
questo settore. Ciò che compete alla Regione invece è il rilascio dell’Aia».
E’ di avviso diverso, però, , l’esponente dei Verdi, Alessandro Metz, che ha
chiesto un'audizione «straordinaria e urgente» sulla Ferriera, alla luce
della «grave situazione che continua a emergere dall'area dove insiste
l'impianto siderurgico e dell'esasperazione degli abitanti del rione di
Servola».
Gli stessi residenti questa sera alle 20.30 al ricreatorio comunale «Gentilli»,
in via di Servola 127, terranno un’assemblea pubblica per illustrare le
azioni giudiziarie intraprese contro la Lucchini e «gli amministratori
pubblici inadempienti». Per martedì prossimo, infine, è in programma una
manifestazione di protesta in piazza Oberdan in concomitanza con la seduta
del Consiglio regionale.
m.r. |
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Depuratori da mettere a norma
a Servola e a Barcola Ma i lavori partiranno nel 2009 - Già disponibili
soluzioni tecniche e finanziamenti |
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Il secondo
impianto verrà declassato e la conduttura confluirà sul primo
A Trieste è in atto un vero e
proprio piano di risanamento dei depuratori. Un adeguamento doveroso per due
delle quattro strutture presenti in città che a oggi non risultano a norma.
Nel mirino i depuratori di Servola e Barcola, che a differenza di quelli di
Zaule e Basovizza non rispettano i nuovi parametri previsti dalla legge
152/2006. In quest'ottica la Provincia di Trieste stanzierà 500mila euro per
la progettazione definitiva ed esecutiva dell'adeguamento del depuratore di
Servola e un milione e 300mila euro per la progettazione e realizzazione di
una conduttura che trasporterà i liquami da Barcola a Servola.
«Il finanziamento - spiega l'assessore provinciale all'Ambiente Ondina
Barduzzi - proviene dal Piano di stralcio provinciale per la gestione delle
acque ed è frutto di un accordo di programma che verrà sottoscritto nei
prossimi giorni con le realtà interessate. Con questa soluzione la Provincia
potrà concedere un'autorizzazione provvisoria agli impianti che anche se non
a norma, potranno continuare ad operare fino a quando non si procederà con i
lavori».
Acegas-Aps, su istanza della Provincia e del Comune di Trieste, ha già
redatto uno studio di fattibilità per l'adeguamento dello scarico
dell'impianto di Barcola per la messa a punto del quale sono necessari 3
milioni 900mila euro. «Attualmente - spiega l'ingegnere Enrico Altran di
Acegas-Aps - il carico di liquami che grava sul depuratore di Barcola è
troppo esiguo e questo non consente un corretto funzionamento di un impianto
biologico (così come a Servola) che tra l'altro è obbligatorio per legge».
La soluzione più semplice per ovviare al problema: prevedere di declassare
la struttura da depuratore a stazione di pompaggio. «Il progetto - precisa
Altran - prevede la creazione di una stazione di sollevamento e di una
condotta lungo viale Miramare per trasportare i liquami da Barcola ai
collettori principali della città già presenti a Roiano. Da qui
raggiungeranno il depuratore di Servola». Se il progetto sarà approvato
dalla Conferenza dei servizi entro gennaio, tenendo conto dei tempi per la
progettazione e la gara, i lavori dovrebbero incominciare nel 2009.
Silvia Stern |
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Tav più veloce, correrà a 220
km all’ora - Si tratta ancora sulle due ipotesi di tracciato. Resta il
no di Porpetto e Villa Vicentina |
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Nuovo
incontro fra Sonego e i sindaci della Bassa friulana. Innalzato il limite di
velocità (160 km/h): era considerato troppo basso
TRIESTE «Il treno ad alta
velocità non supererà i 220 chilometri orari, mantenendo di fatto
caratteristiche di alta capacità». A spiegarlo l’assessore ai Trasporti
Lodovico Sonego che ieri pomeriggio ha dovuto affrontare un’altra maratona
con i sindaci della bassa friulana. Uno degli oggetti del contendere sono
proprio le caratteristiche tecniche dell’infrastruttura sulle quali si sono
scontrati anche i tecnici (di Regione, Rfi e comuni). Intanto sulle ipotesi
del tracciato la Regione, pur nella disponibilità al confronto, non fa passi
indietro. Ne restano due all'esame e l'assessore incalza i comuni. Giovedì
20 un nuovo incontro e poi un altro già fissato il 15 gennaio. Forse quello
definitivo. |
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I DUE TRACCIATI Che sia l’ipotesi A
oppure quella B, nessuna sembra trovare il pieno accordo di tutti. «Tra i
tecnici è nata una discussione iper specialistica – spiega l’assessore – che
va chiarita e approfondita. Santorini sostiene che la soluzione B (quella
che prevede il passaggio sul tracciato storico) finirebbe per avere un
impatto forte su Torviscosa perché richiederebbe un ampliamento notevole del
fascio binario. Entrambe le soluzioni, poi, richiederebbero un quinto
binario sul ponte ferroviario di Cervignano che però ne può ospitare solo
quattro.
L’alternativa sarebbe un declassamento della linea in quel punto in quanto
servirebbe creare un bivio ferroviario». Partendo da questo l’assessore ha
dato disposizione ai tecnici di presentare una relazione che spieghi le
eventuali criticità e i pro delle due soluzioni e di presentarla ai sindaci
per ragionare in modo mirato sulle questioni. «Abbiamo comunque fatto passi
avanti anche oggi – prosegue Sonego – e abbiamo già fissato le prossime
riunioni. Avanti tutta». La Regione non fa previsioni su quando la partita
sarà chiusa ma vuole accelerare.
LA VELOCITA’ Una delle ragioni del confronto acceso tra i tecnici sarebbe
stata poi la questione della velocità delle linee. «Il problema che è stato
sollevato – spiega il sindaco di Bagnaria, Anselmo Bertossi – è quello della
velocità. Chi dice (ndr il tecnico dei comuni, De Bernardi) che la linea
deve seguire quanto avviene in Slovenia, dove i treni non dovrebbero
superare i 160 all’ora, e chi ritiene che possano arrivare a 200, 220
all'ora. Da questo dipendono le curvature e diverse caratteristiche
dell’opera. Tutte cose su cui a questo punto attendiamo chiarimenti. Da
parte della Regione resta la disponibilità a discutere ma non credo che oggi
(ieri per chi legge) abbiamo fatto passi avanti. Vedremo giovedì». Sulla
questione velocità però Sonego precisa. «Anche la Slovenia si sta allineando
ai criteri europei in quanto si rende conto – aggiunge l’assessore – che
l’investimento è rilevante per cui vale la pena realizzare un’opera che
abbia determinate caratteristiche. Quando parliamo della nostra alta
velocità, comunque, non ci discostiamo dall’alta capacità perché le linee
sosterranno treni che viaggeranno a 200-220 all'ora, non di più».
I CONTRARI In trincea restano il comune di Porpetto e Villa Vicentina. Il
sindaco Mario Pischedda ha chiesto di fare un passo indietro e di analizzare
in modo approfondito le ipotesi scartate. Ma questa strada sembra senza
uscite. «I tracciati di cui parliamo oggi – insiste Pischedda – sono quelli
che avevamo deciso di iniziare ad approfondire perché ci sembravano i meno
impattanti. Questo per noi non voleva dire scartare tutti gli altri. Non ci
può essere fretta per prendere una decisione tanto importante».
E Pischedda ne ha anche per alcuni colleghi. «La coerenza è importante –
pungola – mi lascia perplesso vedere che alcuni sindaci che inizialmente si
dichiaravano molto preoccupati per l’impatto dell’opera, oggi siano
diventati favorevoli alla Tav perché il nuovo tracciato li tocca
marginalmente».
I CHIARIMENTI Il prossimo incontro dovrà servire ad avere una visione più
chiara su alcune caratteristiche dell’opera (la velocità ma non solo).
«Finora abbiamo ragionato su linee sulla carta – dice il primo cittadino di
Torviscosa, Roberto Duz – ma ora bisogna entrare più in profondità. Anche
perché ai nostri cittadini dobbiamo essere in grado di dire perché la
ferrovia passerà da una parte e non dall’altra e quali caratteristiche
(altimetria, binari eccetera) avrà».
Martina Milia |
IL PICCOLO -
MERCOLEDI', 12 dicembre 2007
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Il ministero: la Ferriera
bonifichi la costa - «Entro 20 giorni la proprietà metta in sicurezza
i terreni o la metteremo in mora» |
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La lettera
si riferisce all’inquinamento delle acque di falda. Dipiazza: «Aveva ragione
il Comune, ora la Regione darà ancora l’Aia?»
L’ultimatum è pesante e non
lascia spazio ad interpretazioni: se entro fine mese la Lucchini non
provvederà agli interventi di messa in sicurezza dei terreni e delle acque
di falda nell’area occupata dalla Ferriera, previsti dalla Conferenza dei
servizi sul Sito inquinato di rilevanza nazionale, il ministero
dell’Ambiente «attiverà i poteri sostitutivi» a danno della società e
procederà alla messa in mora della stessa. In altre parole, avvierà
autonomamente le operazioni di risanamento ambientale, presentando alla fine
il conto al gruppo bresciano, finora inadempiente, e «attivando le procedure
per l’iscrizione dell’ipoteca legale sulla proprietà».
La doccia fredda per l’azienda è contenuta in una lettera datata 7 dicembre,
firmata dal responsabile della Direzione per la qualità della vita del
ministero, Gianfranco Mascazzini, e inviata per conoscenza anche a Regione,
Comune, Provincia e Avvocatura dello Stato. Una missiva di sei pagine in cui
viene evidenziata la portata dell’inquinamento riscontrato nel comprensorio
servolano, e ribadita l’impossibilità di accettare ulteriori ritardi nella
messa in sicurezza d’emergenza.
«La caratterizzazione delle acque di falda eseguita nel 2005 - si legge nel
testo - ha evidenziato un’elevata contaminazione dovuta alla presenza di
diversi agenti inquinanti». Tra questi vengono citati metalli come il cromo
esavalente e il manganese (quest’ultimo con concetrazioni vicine ai 1900
microgrammi per litro a fronte di un limite di 50 mg/l), nitriti, e
idrocarburi aromatici come benzene ed etil benzene. Allarmante, per il
ministero, anche la situazione del suolo, dove sono stati accertati
sforamenti nei valori di ben 11 metalli (dal piombo allo zinco), e di 9
idrocarburi policiclici.
Eppure, nonostante l’inquinamento sia stato evidenziato in maniera così
netta, continua il documento, «da parte dell’azienda non è pervenuta alcuna
comunicazione relativa agli interventi di messa in sicurezza d’emergenza
attivati o in corso di attivazione». Di qui la scelta della linea dura: o la
Lucchini correggerà la rotta avviando le necessarie procedure entro 20
giorni dal ricevimento della lettera, o entrerà direttamente in azione il
ministero, che provvederà anche a denunciare penalmente il gruppo ai sensi
dell’articolo 257 del decreto legislativo 152/06 (inadempienze in materia di
bonifiche).
Una mossa interpretata quasi come una vittoria personale da Roberto Dipiazza
che, dopo aver letto la lettera, ha immediatamente scritto alla Regione per
ribadire la contrarietà del Comune al rilascio dell’Autorizzazione integrata
ambientale all’impianto siderurgico. «Ciò che scrive ora il ministero,
l’avevamo banalmente già detto noi nella Conferenza dei servizi del 30
ottobre - chiarisce il sindaco -. Questa lettera quindi conferma che avevamo
ragione. Ora voglio proprio vedere come farà la Regione, che finora ha
sempre protetto la Lucchini, ad ignorare questo intervento. Chissà quale
escamotage inventeranno per riuscire a far finta di niente e a rilasciare,
come se niente fosse, l’autorizzazione ambientale».
«Ci può essere una fabbrica che non inquina che sta su un terreno inquinato,
ma anche viceversa» risponde Ondina Barduzzi, assessore provinciale
all’Ambiente, come a dire implicitamente che Aia e Sito inquinato di
rilevanza nazionale sono due capitoli da tenere distinti. Ieri Barduzzi era
ancora all’oscuro dell’ iniziativa ministeriale, così come i sindacati,
mentre il verde Alessandro Metz in una sua nota spiegava apertamente di
essere il suggeritore di questa iniziativa: «Insisto sulla verifica delle
anomalie della gestione dell’impianto, dopo un lungo incontro al ministero,
fatte le dovute verifiche, sono state rilevate le reiterate inadempienze
della proprietà». Per la quale risponde il responsabile delle relazioni
esterne, Francesco Semino: «Noi, ma anche altre aziende dei 54 Siti
inquinati nazionali - dice - abbiamo fatto ricorso al Tar specificamente
dove ci si impone la caratterizzazione anche delle aree demaniali, e questo
perché la materia è controversa e diseguale sul territorio, anche a
Trieste».
La Lucchini dice anche che, avendo messo in azione delle pompe per
l’aspirazione e il trattamento dell’acqua di lavorazione nei punti più a
rischio per evitare l’inquinamento delle falde sottostanti il terreno
inquinato, pensava di aver «messo in sicurezza» il sito. «Ma il ministero
non fa cenno di questo, né ci dice che cosa sia sbagliato e come fare»
aggiunge Semino, citando sentenze in cui al ministero è stato dato torto,
una modifica della legge sulle bonifiche in arrivo e tutta una serie di
considerazioni (anche economiche) che hanno dettato la resistenza. Il resto
è demandato «ai tecnici e ai legali».
«C’è una questione di priorità - commenta invece Franco Belci, segretario
Cgil -, certo se il ministero interviene avrà le sue buone ragioni, che il
sito sia inquinato dopo 100 anni di siderurgia è chiaro, ma se il sindaco
vuole strumentalizzare l’argomento chiuda la fabbrica e sistemi 1000
persone, questo mi sembra tutto un gesto politico, a noi stanno a cuore la
salute dei cittadini e dei dipendenti, non si può intervenire su tutto
contemporaneamente. Ma se il gioco consiste nel colpire la Ferriera
comunque, affinché chiuda, allora lo si faccia più in fretta».
«Sorpreso» si dichiara Vincenso Timeo della Uil settore industria. «Sorpreso
- dice - dalla perentorietà del dettato ministeriale, noi siamo d’accordo su
ogni prescrizione di bonifica data alla Ferriera, ma stiamo soprattutto
lavorando per la sicurezza interna ed esterna allo stabilimento, e ho paura
- prosegue il sindacalista - per le conseguenze che questa azione potrebbero
avere sui lavoratori: se l’azienda non volesse ottemperare e volesse
smettere un’attività non più conveniente? Vorrei - conclude Timeo - che chi
parla di sicurezza e ambiente mettesse in campo le medesime energie per
occuparsi della riconversione della fabbrica, a noi la politica dei due
tempi non va assolutamente bene».
Maddalena
Rebecca e Gabriella Ziani |
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Ripetitore per telefonini
vicino ad Altura
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Un lettore
sottolinea la pericolosità della struttura che è in fase di realizzazione per la
Tim/Telecom
Tempo fa sono stato contattato da
una nota azienda telefonica (Tim/Telecom) che mi proponeva una cifra
considerevole (quasi 20mila euro all’anno) per realizzare vicino al magazzino
della mia attività un ripetitore, credo per l’Umts.
Mi fu detto che si sarebbe trattato di un semplice palo di 16 metri, che sarebbe
stato rivestito da «finto albero» per non danneggiare la paesaggistica, ma
soprattutto che l’irradiazione sarebbe consistita in un «cono» atto a coprire la
superstrada sottostante, e non avrebbe assolutamente investito le numerose
palazzine di Altura, a me vicine.
Ero quasi convinto da tutte queste rassicurazioni, ma al momento dell’arrivo dei
tecnici ho capito come stavano realmente le cose. Non si trattava di un palo, ma
di un traliccio di almeno 20 metri, non intendevano mettergli il (costoso...)
rivestimento di finto albero, con l’argomentazione che l’allora assessore Rossi
era (giustamente) contrario a questi «trucchi» (effettivamente ingannevoli);
poi, al momento del sopralluogo «decisero» che quel punto più nascosto dove il
loro agente mi aveva proposto la realizzazione, era troppo basso, e si doveva
farlo nel prato della mia abitazione soprastante. Ma, soprattutto, si erano
«dimenticati» di spiegarmi che l’irradiazione non era affatto un cono verso la
superstrada, ma che doveva irradiarsi a 360 gradi, investendo quindi totalmente
le case di Altura (qualche migliaio di persone). Al mio rifiuto, mi fecero avere
una simulazione al computer di come, grazie al travestimento da albero, questo
traliccio non sarebbe stato troppo di impatto: questo dopo aver precedentemente
detto che tali travestimenti non erano a norma per il nostro Comune.
Tutta questa tendenza all’argomentazione approssimativa, se non ambigua, deve
farci riflettere su quanto altrettanto approssimative, e ambigue, sono le loro
argomentazioni tese a «tranquillizzarci» circa la pericolosità di questi
ripetitori. Dovrei fidarmi di qualcuno che, al mio rifiuto, mi dice: «Ti
ritroverai un ripetitore a pochi metri da casa, ma senza più prendere una
lira...»? Questa è la moralità con cui operano. Mi dicono che la gente non si
deve lamentare, perché è la gente che vuole usare il cellulare: ma se sono così
sicuri che la gente è d’accordo fino a questo punto, perché allora fanno tutto
di nascosto alla gente stessa?
Adesso stanno concretizzando quanto mi paventarono, realizzando sul colle qui
sopra il ripetitore: solo che, tanto per dirne una, anche il cartello
obbligatorio di informazioni pubbliche è stato messo nascosto, in un punto dove
nessuno può vederlo e al mio invito di spostarlo nel secondo accesso al cantiere
si sono rifiutati. Specifico peraltro che quel sito, oltre a essere vicinissimo
alle numerose palazzine di Altura, ai due parchi giochi appena rinnovati dal
Comune, a essere non così lontano dalla scuola don Milani, si trova esattamente
poco più sotto del sito vicinissimo dove verrà realizzato il nuovo Burlo
Garofolo, che si troverà in linea d’aria con l’irradiazione «a ombrello» del
ripetitore.
Vorrei dire a quel qualcuno che ha concesso il proprio terreno per questo
ripetitore, che anche a me tutto quei soldi avrebbero fatto comodo, ma ho
rifiutato per rispetto di migliaia di abitanti di Altura, che verranno
«irradiati» da un tipo di onde che, a tutt’oggi, molti studiosi considerano
pericolose, ivi compreso un fisico sentito dal mio avvocato.
Agli abitanti di Altura vorrei dire invece che, se recentemente non lontano da
noi gli abitanti di un rione sono riusciti a fermare la costruzione già avviata
di un traliccio simile, significa che non bisogna partire rassegnati, verso
un’industria che, asserendo di lavorare per assecondare le nuove (spesso futili)
esigenze della gente, in realtà guadagna una montagna di soldi mettendo in
ultimo piano i rischi possibili per la salute della gente stessa.
Queste colline, che già sono vittime di chi anni fa permise la concomitanza tra
un borgo popoloso e la superstrada che l’attraversa, non si meritano ulteriori
scempi, e in questo senso va sinceramente ringraziato, e appoggiato il sindaco
Dipiazza, che si è opposto al progetto di un malaugurato svincolo, sempre qui ad
Altura.
Paolo Mizzan
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Alberi minacciati in viale
Sanzio |
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Tanto difficile fare progetti in
cui non ci vadano di mezzo gli alberi?
Se in viale Miramare il dio petrolio ha già fatto le sue vittime, vedremo
cosa succederà in viale Sanzio. Anche se in questo viale le cose si
risolvono lasciando alla bora il compito di schiantare gli alberi lasciati
senza un minimo di cura.
Ultimamente è andata distrutta una macchina, ma si aspetta il peggio?
Per la pista di ghiaccio da spostare, calma triestini! verrà spostata non
appena si troverà un bel sito da disboscare. Farla in Fiera, in Giardino
pubblico o pensare finalmente a un impianto fisso visto il successo che
incontra? Per noi il 25 dicembre è un giorno qualsiasi, ma quelli che ci
credono come fanno a festeggiare cementando abeti? Probabilmente con lo
stesso spirito con cui mettono cubi di pietra al posto di panchine.
Marina e Tullio Marchioli |
IL PICCOLO -
MARTEDI', 11 dicembre 2007
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Ferriera: decreto sull’Aia al
Senato |
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Riprende oggi al Senato la
discussione sul decreto legge in materia di autorizzazione integrata
ambientale. Un provvedimento che recentemente ha comportato il differimento
dei termini (per un periodo di 6 mesi, la scadenza è fissata a marzo),
comprendendo quindi anche il rilascio dell’Aia da parte della Regione per lo
stabilimento siderurgico della Ferriera di Servola. La discussione è
all’esame dell’aula di palazzo Madama, che si riunirà oggi alle 16,30 e
domani alle 9.30 e alle 16.30.
L’Autorizzazione integrata ambientale è il provvedimento che autorizza
l’esercizio di un impianto, imponendo misure tali da evitare oppure ridurre
le emissioni nell’aria, nell’acqua e nel suolo per conseguire un livello
elevato di protezione dell’ambiente nel suo complesso. L’Aia sostituisce
ogni altra autorizzazione, visto, nulla osta o parere in materia ambientale
previsti dalle disposizioni di legge e dalle relative norme di attuazione.
Nei tavoli tecnici solo il Comune ha espresso la sua contrarietà
all’autorizzazione integrata ambientale per lo stabilimento siderurgico
della Ferriera di Servola, mentre altri enti hanno indicato delle
prescrizioni. A breve la giunta regionale dovrebbe concedere all’impianto
della Lucchini-Severstal il nulla osta. |
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Cambiamenti climatici: anche
l’Italia a rischio - Lo rivela uno studio cui ha partecipato il fisico
triestino Giorgi, Nobel con l’Ipcc |
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I Paesi più
esposti sono India, Cina e Stati Uniti. Ieri a Oslo la consegna del premio
dell’Accademia all’istituto di Miramare
TRIESTE Sono Cina, India e Stati
Uniti le nazioni con le più alte emissioni di gas serra e anche quelle più
esposte al cosiddetto rischio socio-climatico, vale a dire alle conseguenze
sociali ed economiche dei cambiamenti climatici in atto sul Pianeta. Ma pure
il Mediterraneo (e l'Italia in particolare) rientra – in minor misura – in
questa categoria a rischio. Lo dimostra uno studio che appare sull'ultimo
numero dei prestigiosi «Proceedings of the National Academy of Sciences» e
che è firmato tra l'altro da Filippo Giorgi, responsabile della sezione di
Fisica della Terra al Centro di fisica teorica di Trieste e uno dei
vicedirettori dell'Ipcc, il Comitato intergovernativo sui cambiamenti
climatici. Proprio ieri, a Oslo, l'Ipcc ha ricevuto il premio Nobel per la
pace assieme ad Al Gore per aver contribuito a una presa di coscienza
collettiva dei problemi climatici. Racconta Filippo Giorgi: «Ho lavorato a
questa ricerca la scorsa estate, qui a Miramare, con un giovane e brillante
studioso americano, Noah Diffenbaugh, professore associato di scienze della
Terra alla Purdue University dell'Indiana, negli Stati Uniti, che ha pure
firmato l'articolo assieme a Leigh Raymond, un suo collega esperto di
problemi politico-economici, e a Xunqiang Bi, un fisico cinese che lavora da
ormai dieci anni all'Ictp. Si tratta di una ricerca che va molto al di là
degli aspetti puramente fisici dei fenomeni climatici, come il
riscaldamento, l'innalzamento del livello degli oceani o le variazioni nelle
precipitazioni. Per la prima volta, infatti, si è cercato di mettere insieme
i fattori climatici con quelli sociali ed economici. E' l'inizio di una
linea di ricerca che contiamo di portare avanti in futuro». «Uno dei
messaggi principali del nostro lavoro – precisa ancora Giorgi – è che con i
cambiamenti climatici non vi saranno né vincitori né vinti. E anche se Cina,
India e Stati Uniti risultano le nazioni più a rischio, in realtà buona
parte delle aree geografiche della Terra saranno esposte a minacce sociali
ed economiche legate ai cambiamenti climatici che si potranno verificare nel
corso del secolo. Ci auguriamo davvero che tutto ciò venga preso nella
giusta considerazione alla Conferenza dell'Onu sul futuro del Protocollo di
Kyoto che è in corso in questi giorni a Bali, in Indonesia». Osserva Noah
Diffenbaugh: «Come dimostra quanto sta avvenendo al summit di Bali, le
negoziazioni sul clima sono basate sempre di più non solo su chi è
direttamente responsabile dei cambiamenti climatici, ma anche su chi ne sarà
maggiormente svantaggiato. Nel nostro studio noi abbiamo creato una misura
di rischio socio-climatico per ogni nazione, integrando simulazioni
climatiche avanzate e diversi indicatori sociali ed economici, quali la
popolazione, la povertà e la ricchezza». Ma i cambiamenti climatici
ipotizzabili per il secolo appena iniziato rappresentano solo una parte
della storia. Le diverse aree geografiche sono infatti minacciate in diversa
misura dal clima. Quelle più povere dispongono di minori risorse per
fronteggiare i disastri climatici. Ma quelle più ricche hanno infrastrutture
più avanzate che potrebbero andare distrutte. Infine, le aree ad elevata
densità di popolazione sono soggette a un più alto rischio di perdita di
vite umane. Lo studio di Filippo Giorgi e dei suoi collaboratori dimostra
come il rischio socio-climatico sia il risultato di numerosi e complessi
fattori, in cui le variabili climatiche si intersecano con quelle sociali ed
economiche. Facciamo l'esempio della Cina, che dovrebbe risentire dei
cambiamenti climatici meno di altre nazioni. Ma la Cina ha un'economia che
per dimensioni è la seconda al mondo e ha una fascia di povertà ancora molto
ampia e una popolazione che è la più numerosa della Terra. Questi fattori
rendono dunque la Cina particolarmente vulnerabile: per questa ragione essa
presenta il rischio socio-climatico più elevato. E considerazioni simili
valgono per l'India e per gli Stati Uniti.
Fabio Pagan |
IL PICCOLO -
LUNEDI', 10 dicembre 2007
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Qualità della vita, Trieste
perde 10 posizioni - Dal 40° al 50° posto nella classifica nazionale di
«Italia Oggi». Primato nei depositi bancari |
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Trieste non teme rivali in
Italia per numero di depositi bancari ma nella classifica complessiva della
qualità della vita perde addirittura dieci posizioni, scendendo dal 40° al
50°. A metà graduatoria, cioè, tra le province italiane.
La classifica viene stilata da «Italia Oggi» per il nono anno consecutivo
con la collaborazione di due docenti del Dipartimento di Teoria economica e
metodi quantitativi per le scelte politiche dell’Università La Sapienza di
Roma. Considera aspetti come la spesa procapite, l'importo medio delle
pensioni e i depositi.
Trieste è la peggio classificata tra le quattro province della regione:
Udine è 24° e precede di una posizione Pordenone, Gorizia è invece 42°.
Secondo l’indagine le città dove in Italia si vive meglio sono Bolzano e
Trento.
A condizionare negativamente la classifica di Trieste è la voce relativa
alla sicurezza: solo sette province in tutta Italia hanno ottenuto
riscontri peggiori. Un dato evidentemente falsato dai parametri presi in
considerazione, che non terrebbero nella dovuta considerazione gli aspetti
prettamente criminali, quali il numero e la gravità dei reati, che nel
capoluogo del Friuli Venezia Giulia sono fortunatamente inferiori alla media
nazionale. E così Pordenone, in questo contesto, sembra quasi il Paradiso: è
seconda a livello nazionale.
Trieste si difende bene per quanto riguarda i servizi: è ottava,
completando un bilancio regionale eccellente visto che Gorizia è seconda e
Udine terza. Nella classifica relativa a affari e lavoro
Per quanto concerne invece l’ ambiente Gorizia, rinomata per la
qualità delle sue zone verdi e il traffico contenuto, è 26.a, Pordenone
29.a, Udine 51.a e Trieste 71.a.
Le quattro province del Friuli Venezia Giulia sono in fondo della classifica
per quanto riguarda il disagio sociale e personale (al primo posto si
trova Caserta) con Trieste e Gorizia che chiudono addirittura al 103° e 102°
posto. Al 85° e 88° si trovano Pordenone e Udine.
Anche per quanto riguarda la popolazione (34.a Pordenone e 77.a
Udine) Gorizia e Trieste sono in coda al 98.o e 99.o posto. Ma Trieste
sconta un’età media tra le più elevate del Paese.
Infine, per quanto riguarda la graduatoria relativa al tempo libero
Trieste è la migliore in regione (21.a) seguita da Gorizia (31.a), Udine
(40.a) e Pordenone (60.a). Non molto tempo fa, tuttavia, altre indagini
nazionali avevano regalato alla nostra città un posto di preminenza
nazionale nel tempo libero, soprattutto grazie al numero di presenze agli
spettacoli teatrali, proporzionalmente di molto superiore alla media
italiana. |
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«La Kemiplas non smantellerà
i suoi impianti» - Il comune di Capodistria vuole la chiusura e ha già
messo a bilancio 120mila euro per le procedure necessarie |
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Il direttore
Kadic illustra i dati relativi all’inquinamento: «Siamo nei limiti di legge»
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CAPODISTRIA La fabbrica di
prodotti chimici Kemiplas di Villa Decani passa al contrattacco. Dopo che
una decina di giorni fa il comune di Capodistria ha annunciato il ricorso
alla magistratura per ottenere la chiusura e lo smantellamento
dell'impianto, il direttore della Kemiplas, Muharem Kadic, ha deciso di
rispondere alle accuse.
E lo ha fatto aprendo la fabbrica ai giornalisti e rispondendo alle loro
domande. Ha presentato inoltre i dati delle più recenti misurazioni della
qualità dell'aria nella zona dell'impianto. Questi dati, secondo Kadic,
parlano chiaro: la Kemiplas non inquina oltre i valori consentiti dalla
legge. I livelli del primo gruppo di sostanze inquinanti, quelle più
pericolose (tra cui la formaldeide e l'acetaldeide) sono molto al di sotto
del limite: 5,3 miligrammi per metro cubo, rispeto ai 20 consentiti. Lo
stesso vale anche per gli altri gruppi di sostanze inquinanti.
Sono relativamente alti soltanto i valori del monossido di carbonio – 3848
miligrammi per metro cubo – ma qui non esiste un limite stabilito dalla
legge. Le misurazioni risalgono al 20 settembre e sono state effettuate
dall'Istituto per la sicurezza sul lavoro e la tutela dell'ambiente di
Maribor e dall'istituto TUV di Colonia.
«Non abbiamo nulla da nascondere, – ha dichiarato Kadic – la produzione
della Kemiplas è di 30.000 tonnellate di andidride dell'acido ftalico, che
viene esportata in Italia, Germania, Austria e Croazia». L'andidride
dell'acido ftalico, ricordiamo, è una sostanza che viene usata nella sintesi
di altri prodotti chimici, come coloranti, insetticidi, plastificanti e
farmaci.
Per quanto riguarda il trasferimento della produzione, Kadic non la esclude,
ma per il momento non ci pensa. La spesa ammonterebbe a circa 10 milioni di
euro, e la Kemiplas non ha intenzione di sostenerla da sola. La proposta
formulata in questo senso dalle autorità comunali di Capodistria, che
insieme agli abitanti di Villa Decani (una decina di chilometri dal
capoluogo costiero) tentano ormai da anni di far chiudere l'impianto,
secondo Kadic, è discriminatoria.
Il Comune, sostiene Kadic, non ha ancora modificato il piano regolatore per
l'area del Bivio, cosa che permetterebbe alla Kemiplas di avviare un'altra
attività al posto dell'industria chimica, e i rappresentanti del comune
ormai da tempo non si presentanto alle riunioni del Consiglio di esperti
costituito da tutte le parti interessate per studiare le possibilità per il
trasferimento della fabbrica.
Al comune di Capodistria continuano intanto sulla propria strada, decisi a
far chiudere e smantellare l'impianto. Ultimamente stanno raccogliendo i
dati necessari per una causa collettiva contro la Kemiplas. Per tutte le
procedure necessarie, nel bilancio comunale per il 2008 sono stati già
previsti 120.000 euro. |
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I controlli della Guardia
costiera - Un lettore chiede come mai vengano calate le reti in mezzo al
porto |
Qualche settimana fa in una delle
pagine di cronaca del Piccolo è apparso un articolo nel quale la Guardia
costiera rivendicava a sé il diritto-dovere del controllo della pesca sportiva
nelle acque marittime regionali. La domanda che mi pongo è questa: esercita
anche il controllo sulla pesca professionale? Se, come suppongo, così è,
qualcuno sarebbe in grado di spiegarmi perché da parecchi mesi del corso della
primavera, estate e autunno, praticamente ogni notte, vengono calate le reti in
mezzo agli impianti portuali – da imbarcazioni che tra l’altro non sono
immatricolate e non navigano con le luci regolamentari – e come mai per intere
settimane i pescherecci con le lampare hanno tranquillamente pescato all’interno
delle grandi dighe foranee mentre altre passavano all’ecoscandaglio ogni metro,
rasentando i moli, per individuare i banchi di pesce senza che nessuno dicesse o
facesse nulla? La Guardia costiera tra i suoi compiti, se non vado errato, ha
anche quello di controllare la provenienza del pescato e le dimensioni del pesce
catturato prima che venga ammesso alla vendita. In una vetrina di pescheria ho
visto in questi giorni ombrine grandi pochi centimetri così come spesso mi
accade di vedere pagelli (riboni per i triestini) ed orate talmente piccole da
non costituire nemmeno un boccone: una vera e propria strage degli innocenti. È
consentito ciò dalle vigenti disposizioni di legge? Chi di dovere si rende conto
che in tal modo si attua uno scempio devastante dal punto di vista ittico ed
ecologico? Ritengo inutile rivolgermi alla sensibilità dei pescatori che si
comportano in questo modo, perché la loro scarsa intelligenza è comprovata dai
loro comportamenti i quali, oltre a dimostrare la mancanza assoluta di
professionalità, finiranno per ritorcersi contro loro stessi per primi al
momento, non tanto lontano, in cui avranno ridotto a un deserto il Golfo poiché
pescando all’interno del porto, oltre a costituire un pericolo, devastano quelle
poche aree riproduttive ancora esistenti. E per favore si evitino risposte di
circostanza perché per mesi ho assistito di personal a questi fatti senza che
nessuno dei corpi dello Stato preposti alla vigilanza costiera (carabinieri,
polizia, guardia di finanza, guardia costiera) abbia voluto o potuto impedirlo.
Meglio che fumose giustificazioni da parte di addetti stampa sarà metter in atto
misure di prevenzione e, quando occorre, di severa repressione, contro i
delinquenti che disonorano una antica e nobile categoria.
Lettera firmata
IL PICCOLO -
DOMENICA, 9 dicembre 2007
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Nasce un’azienda agricola
didattica tra Muggia e Capodistria voluta dal Circolo Istria
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«Parco
della concordia» al posto delle sbarre il sogno durato un anno ora
diventa realtà |
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TRIESTE Metà di qua, metà di
là. Tredicimila metri quadrati di terra a Cerei, vicino a Muggia,
tagliati in due da quel confine che tra pochi giorni si dissolverà. Ma
alla famiglia Vodopivec, proprietaria dell’appezzamento, quella
divisione politica, pure così visibile, quella linea spogliata dalle
piante e percorsa dalle guardie a caccia di clandestini, non ha impedito
di realizzare un sogno. E il 21 dicembre qui si farà festa con gli
scolari italiani e sloveni di qua e di là dal confine, per celebrare la
nascita del Parco della Concordia. Un confine che si cancella nel segno
del ritorno alle radici.
Un’integrazione che esce dalla retorica e diventa un impegno
concreto, comune. L’obiettivo è creare una grande azienda agricola
didattica che recupererà, custodirà e farà crescere le risorse genetiche
autoctone del territorio. Piante, animali, antiche abilità artigiane,
che i ragazzini impareranno a conoscere e a riconoscere.
L’iniziativa è voluta dal Circolo Istria, dalla Comunità culturale degli
sloveni di Muggia, di cui fa parte la famiglia Vodopivec, dalla Comunità
degli italiani di Capodistria e dalla Compagnia del Boscarin, che tutela
il possente bovino istriano, a rischio di estinzione. «Sono
elettrizzato», dice il veterinario Livio Dorigo. E definisce il Parco
della Concordia una «gemma» all’interno di quel grande progetto dal nome
evocativo, «da Cherso al Carso», che il Circolo Istria, di cui è
presidente, sta portando avanti da anni, spesso tra le perplessità delle
altre associazioni di esuli, per rendere permeabile il confine nel segno
della cultura, delle tradizioni agricole ed alimentari, della
riflessione sulla storia.
Era il 1954 quando i Vodopivec si ritrovarono con la casa in Italia e
con una bella fetta della loro terra in un altro Stato. Pareva che
l’area dovesse rientrare nella zona A, ma all’ultimo momento venne
assegnata alla Jugoslavia con Ancarano, Skofije, Crevatini. Negli anni
bui della seconda guerra mondiale qui venivano macellati gli animali per
la borsa nera. Poi furono gli uomini in fuga verso l’Italia a lasciare
tracce del loro passaggio. E’ un terreno «strategico», carico di
simboli.
E i simboli rimarranno ancora a segnare la nuova destinazione del Parco
della Concordia. Quattro arnie sono state infatti collocate a cinquanta
centimetri le une dalle altre, due in territorio italiano, due in
territorio sloveno. Le separano pochi passi e una montagna di burocrazia
diversa: per le api «muggesane» la lotta ai parassiti e la catalogazione
del miele seguono le leggi italiane, le api d’oltreconfine sono regolate
dalle disposizioni slovene. «E sarà questa la vera sfida del futuro»,
dice Livio Dorigo. «Cancellare questa disparità di situazione e varare
strumenti legislativi uniformi».
Al Parco della Concordia circoli e associazioni lavorano già da un anno.
Si è preparato il territorio ad accogliere di nuovo quegli animali che
in questa zona hanno vissuto per millenni, adattandosi alle condizioni
climatiche, vegetazionali, orologiche, pedologiche. Alcune di queste
specie si trovano tuttora nei pressi dell’area: le pecore, che da
«reliquie» genetiche hanno raggiunto il consistente numero di settecento
capi, il bovino istriano, i cui primi esemplari sono già nati nel Parco
grazie alla pratica dell’embrio transfer, le api. Tra poco arriverà
anche la capra istriana, l’antica dea degli Istri, un simbolo comune a
profughi e rimasti. E tra le colture ci sono meli, viti, ulivi.
Tredicimila metri quadrati destinati a realizzare una fattoria modello,
che in un prossimo futuro sarà ampliata con l’aggregazione di
appezzamenti vicini. Dove gli esponenti delle varie comunità metteranno
insieme esperienze e sapienze. Trasversalità di etnie e di generazioni:
giovani e anziani, infatti, potranno adottare insieme un’arnia,
realizzando quella trasmissione di conoscenze oggi così complicata e
frammentaria.
Il 21 dicembre, al Parco della Concordia, quando l’ingresso della
Slovenia nell’area Schengen sarà celebrato con tutti i crismi
dell’ufficialità, qui la festa comincerà bruciando le scorie. Gli
scolari italiani e sloveni di Muggia, di San Dorligo e di Capodistria
assisteranno a una delle pratiche più comuni della vita agricola, che
quel giorno significherà soprattutto la volontà di voltare pagina e di
iniziare insieme un futuro da europei. «Qui i ragazzi ritroveranno le
proprie radici - sintetizza Dorigo - perchè chi non ha radici non vola».
Gli organizzatori sono fiduciosi: nel giro di due anni il Parco dovrebbe
essere perfettamente funzionante. Un agronomo seguirà la messa a coltura
delle erbe officinali, mentre, col tempo, una vecchia stalla accoglierà
un museo delle tradizioni. Negli obiettivi c’è anche l’integrazione
scientifica, ovvero il coinvolgimento delle Università, italiana e
slovena, che verranno stimolate a studiare se le essenze vegetali del
Parco possano essere esportate in Ciceria, quella zona che da Opicina
corre fino al Monte Maggiore. Qui, un tempo, vivevano
duecentocinquantamila pecore, che scendevano lungo gli antichi tratturi
già regolati dal diritto romano. Poi l’agricoltura industriale e la
frattura politica del confine hanno determinato lo spopolamento. Oggi la
ricomposizione del territorio potrebbe favorire la ripresa di una
significativa economia agricola.
«Sappiamo bene che il difficile viene adesso», commenta Dorigo. «I
confini psicologi comunque restano e io stesso so bene quanto sia
difficile che la ragione comprima il ricordo. Ma non si tratta solo di
sentimenti. Finora il commercio dei prodotti locali era protetto dal
confine, ora bisogna trovare soluzioni per favorire le sinergie e non la
conflittualità».
Dorigo non lo nasconde: il progetto dell’azienda didattica, ancora per
pochi giorni «transfrontaliera», non è stato facile da portare avanti. I
rapporti del Circolo Istria con gli ex nemici e con gli italiani
«rimasti» oltreconfine, sono stati spesso guardati con fastidio e
sospetto. Per questo il 21 dicembre avrà il sapore di un giorno
speciale, una sorta di riconoscimento postumo a chi per anni ha lavorato
per smantellare il confine, prima di tutto nella testa della gente. «Nel
Parco della Concordia - anticipa Dorigo - i bambini cominceranno a stare
insieme. Il vero bilinguismo nasce nella fase emozionale
dell’apprendimento. Vorremmo che qui imparassero a diventare europei».
Arianna Boria
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Minisini: «Al Farneto si
può cacciare» - La Commissione trasparenza: divieto solo nelle aree
effettivamente attrezzate |
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Nel parco del Farneto si può
praticare la caccia. Purché ci si limiti ad agire nella parte ancora
«selvaggia», nonostante sia dal piano regolatore destinata a parco
urbano. Proibito cacciare solo nei 600 metri quadrati che il Comune ha
effettivamente attrezzato: qui la legge impedisce l’attività venatoria.
Così risponde il presidente della Commissione trasparenza, Alessandro
Minisini, al presidente onorario di Federcaccia, Pietro Petruzzi, il
quale sosteneva che sparare si può dappertutto, al Farneto, poiché il
parco urbano «esiste solo sulla carta», e che è sufficiente attenersi
alle norme in materia della legge 157 del 1992 che indica le distanze
obbligatorie da abitazioni e strade.
«Si specifica - scrive Minisini riferendo l’esito della riunione - che
nella vasta zona sita nel comune di Trieste, di origine naturale e
caratterizzata dalla presenza di vegetazione erborea, la caccia può
essere praticata nei modi e nei termini consentiti dalla legge, anche se
il piano regolatore la destina a parco urbano». Infatti, continua il
documento, questa area è a tutti gli effetti solo un bosco, e non già un
parco urbano (codificazione quest’ultima che la legge 157 chiaramente
specifica come luogo dove non è ammesso l’esercizio venatorio).
Infatti, si afferma, un’area boschiva diviene a tutti gli effetti «parco
urbano» solamente se si dà attuazione al piano urbanistico,
attrezzandola e organizzandola a finalità ricreative. Le aree del parco
urbano del Farneto di proprietà comunale sono valutabili in circa 600
metri quadrati. L’intero parco urbano del Farneto misura circa 800 mila
metri quadrati, dei quali altri 40 mila appartengono all’Enpa.
Daria Camillucci |
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Tav, restano solo due
ipotesi. Invariato il tracciato A4 -
Ma i sindaci della Bassa si
dividono. Porpetto contraria, Bagnaria e Villa Vicentina perplesse
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Dopo
l’incontro di venerdì la maggioranza dei comuni è favorevole ad andare
avanti. Sonego: non so se chiuderemo entro l’anno, il progetto va cucito su
misura
Sono rimasti due tracciati e un
nodo da sciogliere: il passaggio della linea ad alta capacità tra San
Giorgio di Nogaro e Porpetto.
Riparte da qui il confronto tra la Regione e le amministrazioni comunali
della bassa friulana per individuare il tracciato della Tav. Dopo un
confronto durato mesi e 13 ipotesi di partenza, si è arrivati a stringere il
cerchio. Per qualcuno, però, questo cerchio è troppo stretto. Alcuni sindaci
si sono incontrati venerdì sera a Porpetto per valutare ipotesi alternative
e assumere una posizione comune nella riunione di mercoledì. La maggioranza
dei primi cittadini resta comunque favorevole ad andare avanti, nella
consapevolezza che per nessun territorio sarà una passeggiata.
L’appuntamento per cercare di arrivare alla sintesi del percorso è fissato
per il 12 dicembre. «Non posso dire se riusciremo a chiudere il confronto
entro l’anno – dice l’assessore Lodovico Sonego -, quello che è certo è che
abbiamo fatto molti passi avanti con il dialogo. Le due ipotesi rimaste non
variano di molto ma ci sono tante famiglie di proposte, per intervenire nei
singoli tratti, che devono essere valutate. Possiamo dire che il tracciato è
un po’ come un vestito che va cucito su misura».
All’incontro, però, arriveranno ancora una volta i dubbi di alcuni sindaci.
Sono i dubbi dell’amministrazione di Porpetto, contraria finora a gran parte
delle ipotesi prospettate, ritenute troppo impattanti per il comune. Poi ci
sono Bagnaria e Villa Vicentina ancora al palo. «Quello che chiediamo – dice
Mario Pischedda, sindaco di Villa – è che ci sia un approfondimento di tutte
le ipotesi. Non si capisce perché alcune siano state scartate senza essere
valutate con i dovuti accorgimenti. Quest’accelerazione non ci va bene, non
si può avere fretta per decidere di un’opera tanto importante». All’incontro
di venerdì sera anche Anselmo Bertossi, sindaco di Bagnaria. «Se avessimo
degli studi preliminari sarebbe più facile decidere e soprattutto discuterne
anche con i nostri cittadini. Sicuramente ci sono stati passi avanti
rispetto alle ipotesi iniziali di Rfi – dice – però il percorso non è
concluso». C’è anche chi guarderebbe con favore ad un ritorno al tracciato
storico (la stessa Bagnaria e Torviscosa), che però è fortemente osteggiato
dal comune di San Giorgio. La maggior parte dei sindaci della Bassa sono
comunque aperti al dialogo e sono convinti che, al di là dei sacrifici che
tutti dovranno fare, il progresso non possa essere fermato. «Il nodo non è
Porpetto – dice Pietro Paviotti, sindaco di Cervignano – perché tutti i
comuni devono pagare un prezzo. Tutti vogliamo un’opera che non crei
problemi alla popolazione e credo che molte richieste andranno accolte in
fase di progettazione. Il punto centrale è capire che a quest’opera è legata
la crescita della nostra regione visto che i trasporti contribuiscono in
modo importante allo sviluppo di un territorio». A Cervignano la linea
passerà probabilmente su quella esistente (viadotto compreso) per cui in
centro al paese. La tecnologia moderna dovrebbe tuttavia evitare problemi di
rumori e disagi per i residenti. Ancor più esplicito il sindaco di
Fiumicello, Paolo Dean. «Credo che un’opera come questa non possa essere
fermata dal comune di Porpetto – dice -. Questo non perché il sindaco non
abbia il diritto e il dovere di tutelare il suo territorio, ma perché
dobbiamo tutti ragionare in un’ottica di costi e benefici collettivi. Anche
su Fiumicello devo capire quale sarà l’impatto sull’Isonzo. Nel momento
della progettazione si valuta. Condividiamo intanto un tracciato massima,
dopo approfondiremo tutti temi dell’impatto ambientale che non interessano
tutta la bassa».
Fino a dieci giorni fa si era ipotizzata anche una terza soluzione che
contemplava lo spostamento del tracciato dell’autostrada A4 nell’area
occidentale della bassa. E’ stata stralciata durante un incontro con i
vertici di Autovie Venete. Accogliere un’idea di questo tipo significava
bloccare l’iter della terza corsia e rinviare tutto di altri tre anni.
«Questo dà l’idea di come sia stata portata avanti la concertazione –
affonda il sindaco di Torviscosa -. Autovie andava coinvolta dall’inizio non
a giochi fatti».
Martina Milia |
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A Trieste «se pol»: tagliare
gli alberi - L’episodio del progetto di piazza Libertà è soltanto uno degli
esempi |
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Senza entrare nel merito del
progetto di riqualificazione di piazza Libertà, perché ai cittadini non é
dato conoscere nei dettagli i progetti se non dalla stampa e prima delle
immediate esecuzioni, vorrei fare una sola considerazione «a latere».
Leggo che uno degli esecutori del progetto è un architetto di Bolzano: credo
proprio che nella sua città e nella sua regione questo professionista
difficilmente avrebbe osato elaborare un progetto che preveda il taglio di
ben 12 piante! Tanto e tale è il rispetto e l’attenzione per il verde in
quella regione.
Ma qui, oramai lo sanno tutti, l’unica cosa che «se pol» è tagliare alberi,
spesso centenari, inventando le più trite delle scuse; la più frequente è
attribuita a «malattie della pianta»: sfido io, la cura del verde in questa
città, salvo rare eccezioni, è prevalentemente circoscritta all’impianto di
piantine stagionali che muoiono nel giro di poche settimane, perché non
curate e non bagnate, o di arbusti spesso non compatibili con clima e
quantità di smog.
Ogni volta vengono promessi nuovi reimpianti come «contentino»: ma ci
prendono per stupidi? Di sicuro non potrà trattarsi di alberi secolari,
altrimenti perché li taglierebbero (la proposta avventata per piazza
Vittorio Veneto docet!)?
La funzione «polivalente» di un albero centenario non può essere sostituita
da piante giovani o, peggio, da arbusti! Una città senza alberi è triste,
insana e squallida.
Non sono contraria a cambiamenti ed innovazioni, se e quando servono, ma la
bravura di un progettista si misura proprio nella sua capacità di
raggiungere un obbiettivo (migliorare la viabilità) senza distruggere quanto
di bello, antico e utile c’è.
È fin troppo facile distruggere, radere al suolo per ricostruire, più
difficile è la ricostruzione/riqualificazione conservativa. Dopo il
«Giardino di gesso» vedremo proiettata «la città di cemento»?
Giuliana Giuliani Cesàro |
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Il destino della Ferriera |
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Gentile signora X, rispondo alla
sua lettera pubblicata su questo giornale il 13 novembre. Si concorda con
Lei nell’auspicio di una soluzione positiva sia per i residenti (chiusura
definitiva con la siderurgia) sia per il lavoratori (ricollocazione in altri
ambiti lavorativi), anche se questi ultimi avrebbero potuto avere, grazie
alle loro organizzazioni sindacali, ben più forza degli abitanti
nell’ottenere un comportamento ambientalmente meno impattante.
Tutto il resto non è condivisibile, non per antagonismo preconcetto, bensì
per rispetto della realtà sulla quale lei sorvola, forse perché vittima
della disinformazione creata e mantenuta ad arte come elemento di
contrapposizione tra residenti e lavoratori dello stabilimento
(nell’interesse di chi, sta al lettore scoprirlo).
Lei ritiene verosimile che tutte le migliaia di pensionati residenti nelle
zone (Servola, Chiarbola, Valmaura, Campi Elisi, Borgo S. Sergio e persino
Muggia e zone limitrofe) interessate da quell’ignobile e illecita
alterazione ambientale abbiano un trascorso lavorativo nella Ferriera?
Lei crede veramente che tutte le abitazioni delle zono succitate siano state
edificate dopo la costruzione, a fine Ottocento, dello stabilimento? Lei
reputa giustificabile aggiungere danno a danno quando afferma che anche
altre sono le fonti di malessere ambientale (cioè tanto peggio tanto
meglio?).
Gentile signora X, fra chi le scrive ci sono persone che sono riuscite a
guadagnarsi il pensionamento anche grazie ai contributi figurativi della
mobilità, ammortizzatore sociale ora presente ma di non certa permanenza
fino al 2011-2015, meta tanto agognata dagli attuali demiurghi della
Trimurti sindacale, in singolare, diligente perfetta sintonia con la
proprietà.
Quanto al generoso gesto natalizio da lei auspicato, non dovrebbe essere
richiesto ai residenti, che già pagano un pesante tributo in termini di
salute e qualità della vita, bensì a chi forse poca sensibilità e rispetto
ha dimostrato nella tutela del proprio capitale umano, privilegiando
presumibilmente altre forme di capitalizzazione, ed alla classe politica che
da anni si dimostra inerte e dilatoria nell’affrontare il problema.
Cara signora X, i fumi bianchi e rossi non sono innocui tifosi della
Triestina ma pericolosi hoolingans, date le sostanze venefiche di cui, come
è ormai universalmente palesato, sono composti.
Lei ha mai sentito parlare del problema amianto cui anni fa, per ignoranza,
si irrideva? Ora qualcuno ci piange. Sarebbe auspicabile non ripetere lo
stesso percorso.
Insomma signora X, e potentati vari, parafrasando persona più degna, la
sopportazione non è più una virtù.
Alda Sancin e altre 18 firme |
IL PICCOLO -
SABATO, 8 dicembre 2007
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Autorizzazione alla Ferriera
slitta di un’altra settimana la delibera della Regione - Protesta delle
associazioni |
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Nemmeno ieri, seduta di giunta,
la Regione ha espresso il proprio definitivo parere sull’Autorizzazione
integrata ambientale per la Ferriera di Servola, di cui è titolare dopo
l’ultima riunione della conferenza dei servizi, il 15 novembre, quando il
«no» del Comune ha reso più flebili le firme di Provincia, Arpa, Azienda
sanitaria e Regione stessa, pur apposte sotto una discreta lista di
ulteriori prescrizioni rispetto al piano antinquinamento della Lucchini spa.
Protestano per questo rinvio le associazioni attive sul problema (Circolo
Miani, Servola respira, La tua Muggia, Coordinamento dei comitati di
quartiere) che annunciano un’assemblea provinciale e una nuova
manifestazione in piazza Oberdan, sotto il consiglio regionale,
rispettivamente per giovedì 13 e martedì 18 dicembre.
La delibera in realtà è pronta da almeno due settimane, ma si trova ancora
all’esame dell’Avvocatura. Lo conferma l’assessore Gianfranco Moretton: «È
del tutto normale che una delibera complessa come questa sia passata al
vaglio dall’Avvocatura regionale, succede sempre, anche per le Valutazioni
d’impatto ambientale, quindi non vedo che cosa vi debba essere di
eccezionale nel fatto che sull’Aia per la Ferriera la giunta non si sia
ancora pronunciata».
Già appena conclusi i complessi lavori della conferenza tra enti, durati
molti mesi e chiusi da una seduta durata ben sette ore ininterrotte, era
stato anticipato che la delibera di giunta non sarebbe stata pronta prima di
alcune settimane, e che altrettante sarebbero state necessarie per la
stesura del documento finale a cura della Direzione regionale ambiente,
settore Tutela dall’inquinamento. È noto che, in assenza di un «piano
regionale dell’aria» che consenta di misurare le diverse fonti di
inquinamento potendo attribuire a ciascuna una diretta e misurata
responsabilità l’Aia per la Ferriera era difficile da portare a compimento,
a prescindere dai suoi contenuti, e che dunque l’Arpa ha dovuto prevedere un
«piano stralcio» per Trieste proprio sulla qualità complessiva dell’aria, da
completarsi al massimo in un anno. Situazione, dunque, oltremodo complicata.
Le associazioni si ribellano però ai rinvii, criticano come troppo asciutte
le risposte di Moretton, che accusano di «false promesse» in materia di
approvazione, e danno appuntamento: giovedì 13 alle 20.30 al ricreatorio «Gentilli»
in via di Servola 127 saranno illustrati i termini dell’azione giudiziaria
promossa dall’avvocato Giuliano Spazzali contro Ferriera ed enti locali
«inadempienti». Martedì 18 dicembre presidio sotto il consiglio regionale
riunito.
g. z. |
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Costerà 655mila euro il nuovo
piano regolatore - La somma necessaria è in gran parte già finanziata |
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Insufficiente il personale comunale: verrà affiancato da sei tecnici esterni |
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La
giunta ha dato il via libera alla costituzione del gruppo di lavoro che avrà
due anni di tempo per redigere il progetto |
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Ci vorranno almeno due anni di
lavoro, una spesa di 655mila euro e un team composto da professionisti
interni ed esterni al Comune per stendere il progetto definitivo della
variante al piano regolatore comunale. Nei giorni scorsi la giunta ha
approvato la delibera che avvia l’iter del nuovo piano, sulla base degli
indirizzi votati lo scorso luglio a maggioranza dal consiglio comunale.
A occuparsi delle varie fasi della procedura sarà il Servizio pianificazione
urbanistica, il cui personale però non è sufficiente ad affrontare la mole
di lavoro ulteriore richiesta dal progetto a causa della carenza di
organico, giacché negli ultimi anni, si legge nel documento approvato
dall’esecutivo, si è verificato un «esodo» di personale «in possesso di
specifica professionalità»: hanno cessato di lavorare quattro funzionari
tecnici e un collaboratore tecnico che non sono stati sostituiti. Da qui
l’esigenza di creare una squadra chiamata «unità di progetto». Alla
responsabile della struttura, il direttore del Servizio pianificazione
urbana Ave Furlan, e ad altro personale interno si affiancheranno così
persone da ingaggiare «a supporto»: cinque tecnici - «laureati in
architettura o affini con esperienza specifica in materia, o tecnici
diplomati», precisa la delibera, e un consulente tecnico cui affidare un
incarico professionale per lo studio geologico e la valutazione di incidenza
del progetto.
L’«unità di progetto» resterà attiva per 24 mesi a partire dallo scorso
primo dicembre, «con possibilità di rinnovo». L’obiettivo è di arrivare
appunto al progetto definitivo, che verrà preceduto dall’analisi dello stato
di fatto e da una bozza di piano: tutti documenti che di volta in volta
andranno approvati dalla giunta prima di aprire la strada alla fase
successiva.
La spesa complessiva prevista per la redazione della variante è quantificata
per l’esattezza in 655mila 644,85 euro, 400mila dei quali sono già stati
finanziati mentre la quota che manca verrà inserita nel prossimo bilancio
comunale. Per il maggiore impegno richiesto al personale interno in termini
di prestazioni professionali sono previsti 255.644,85 euro, mentre 320mila
euro sono stanziati per contratti «co.co.co.» (cioè di collaborazione
coordinata e continuativa) e 80mila per «prestazioni professionali».
Per i professionisti che supporteranno il personale comunale nella redazione
del piano verranno anche allestiti spazi adeguati, sempre all’interno del
palazzo dell’Anagrafe dove è stanziato l’assessorato all’urbanistica.
Fin qui quanto stabilito dalla giunta comunale. Operativamente però, con
contratti e allestimento degli spazi, si partirà con l’anno nuovo: «Abbiamo
lanciato l’iter, dopo le festività definiremo contratti e servizi esterni»,
dice l’assessore all’urbanistica Maurizio Bucci.
p.b. |
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La conferenza di Bali
sull’ambiente - Gas serra, Roma non fa il suo dovere. Pecoraro
promette una sterzata |
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ROMA La conferenza sul clima di
Bali entra nel vivo solo ora e già è arrivata una bacchettata per l'Italia.
A mettere all'indice il nostro Paese sul fronte delle emissioni è stata la
Ong tedesca Germanwatch: l'Italia è tra le nazioni che emettono la maggiore
quantità di gas serra nell'atmosfera e sono dotate di politiche climatiche
«insufficienti e inadeguate». L'indice elaborato dagli ambientalisti tiene
conto sia dei livelli delle emissioni che delle politiche applicate:
l'Italia risulta al 41.o posto della classifica complessiva, stilata sulle
56 nazioni responsabili del 90% delle emissioni mondiali, dietro anche a
Cina e India. «I dati confermano che l'Italia ha bisogno di una svolta più
decisa nelle politiche per il taglio delle emissioni di gas ad effetto serra
e nelle azioni di contrasto ai cambiamenti climatici - ha commentato il
ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio - i ritardi accumulati negli
anni scorsi pesano ancora troppo e la svolta sulle energie pulite e
rinnovabili, come il solare, e sull'efficienza energetica, avviata con la
scorsa Finanziaria, è ancora debole». |
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Nave contro una petroliera:
disastro ecologico in Corea - Quasi 15 mila tonnellate di greggio finiscono
nel Mar Giallo |
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SEUL La Corea del Sud ha
conosciuto ieri la sua peggiore esperienza di marea nera in seguito alla
collisione tra una petroliera e una nave nel Mar Giallo al largo della costa
Ovest del Paese che ha provocato la perdita di 15 mila tonnellate di
greggio. Le autorità temono una «catastrofe ecologica» e hanno approntato
delle boe per impedire che la marea possa raggiungere le vicine zone
costiere, ritenute tra le più sceniche del paese.
La petroliera Hebei Sprint da 146.000 tonnellate, registrata ad Hong Kong,
ha urtato una nave di 11.800 tonnellate che trasportava una gru. La
petroliera si trovava nella regione di Taenan per scaricare presso il porto
di Daesan del greggio proveniente dal Medio Oriente. La collisione è
avvenuta con la Hebei Sprint ancorata al largo di Mallipo, 5 miglia fuori
dal porto, mentre era in procinto di farvi rotta.
L'incidente, verificatosi a 90 km. a sud-ovest di Seul, è il più grave
avvenuto nel Paese dopo che nel 1995 5.000 tonnellate di greggio finirono in
mare a Yeosu, un altro porto a sud di Seul.
Complessivamente la perdita è di circa un terzo rispetto alla quantità
record per le zone costiere dell'incidente del 1989 della Exxon Valdez in
Alaska. Kim Jong-Sik, un responsabile del ministero degli affari marittimi e
della pesca, ha detto: «E’ la peggiore marea nera della storia del Paese». E
ha aggiunto che la petroliera ha già scaricato quasi tutte le 15.000
tonnellate che trasportava. Secondo Jong-Sik, dai primi elementi,
all'origine dell'incidente ci potrebbero essere «delle corde troppo
allentate sulla nave più piccola».
Secondo l'agenzia sudcoreana Yonhap la fune che collegava le due
imbarcazioni si è infranta a causa dei venti violenti e delle onde.
Una cellula di crisi è stata costituita dalle autorità che hanno inviato 40
guardie costiere, diverse navi e quattro elicotteri. Peraltro le operazioni
di pompaggio sono rallentate a causa del cattivo tempo e dei rischi di
esplosione. |
L'ESPRESSO -
VENERDI', 7 dicembre 2007
Missione terra: Lo
sviluppo è compatibile con la conservazione dell'ambiente? Un Nobel dice di sì.
E in questo articolo spiega come la crescita dei diritti umani e della
democrazia aiuti un'economia sostenibile e responsabile per l'equilibrio del
pianeta
Undicesimo: non
inquinare - La generazione di calore, le
attività energivore, le auto e gli aerei. L'Unione europea propone tagli
drastici alle emissioni di CO2. Ma pochi paesi si adeguano. E l'industria non
vuole pagare da sola
Buste di carta e
semafori ecologici - Mai più plastica
- Siamo a cavallo - Luce sul risparmio -
Il papa è verde ma il patriarca
lo è di più - E sulle emissioni l'Europa fa flop
IL PICCOLO -
VENERDI', 7 dicembre 2007
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Antenne vietate in oratori e
ricreatori - Pronto il nuovo progetto di settore per la telefonia
mobile: 196 le stazioni già autorizzate sul territorio
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E il consiglio comunale
chiederà lo spostamento di cinque impianti - «Questo piano è il meno peggio
tra i possibili» |
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L’assessore all’urbanistica
Maurizio Bucci lo giudica «il meno peggio che potessimo fare sapendo che i
margini di manovra sono ristretti, anche se su questo documento è stata
creata una falsa aspettativa». L’opposizione sostiene che «si regolamenta la
vicenda quando i buoi ormai sono scappati», cioè quando sul territorio
comunale sono state già installate o autorizzate 196 antenne e, per
ammissione degli stessi dirigenti comunali, le richieste da parte dei
gestori ormai sono molto rallentate.
Giudizi opposti sul «piano di settore per la localizzazione degli impianti
radiobase di telefonia mobile», delle antenne cioè, discusso ieri dalla
sesta commissione consiliare e redatto nel corso di un lungo iter che oltre
all’assessorato - e allo studio di architettura Gambirasio che lo ha steso -
ha coinvolto una commissione di cui hanno fatto parte Arpa e Azienda
sanitaria, gestori, associazioni ambientaliste, Ordini professionali,
associazioni di categoria, circoscrizioni e comitati di cittadini.
Rivisto dopo che una prima delibera consiliare tre anni fa era stata
impugnata al Tar dai gestori, il piano in sostanza definisce le aree in cui
sarà possibile localizzare nuove antenne dopo avere analizzato lo stato di
fatto: analisi che evidenzia come «un recente rilevamento dell’Arpa (ma si
tratta dello scorso anno, ndr) relativo al sito di Conconello-Monte
Belvedere ha riscontrato un elevato numero di superamenti dei limiti di
legge» relativi all’esposizione ai campi elettromagnetici: da ciò la
decisione «di non autorizzare nuovi impianti fino a che non sarà attuata la
riduzione a conformità del sito». Tra le aree vietate - in base alla legge
regionale - rientrano asili nido, scuole di ogni ordine e grado, case di
riposo e strutture per disabili, ospedali: il piano aggiunge ora all’elenco
- anche in base alle richieste di più circoscrizioni - ricreatori e oratori.
In tutti i casi, la condizione è che l’intero immobile sia destinato a uno
di questi usi. Niente antenne poi sui palazzi vincolati, nei cimiteri e sui
sagrati delle chiese, sui ciglioni panoramici, nelle zone di tutela
ambientale e archeologica.
Attorno a questi «siti sensibili» le antenne potranno essere posizionate a
non meno di 50 metri di distanza, salvo però esigenze particolari per
«carenza di localizzazioni alternative»: in questo caso ci vorrà il via
libera del consiglio comunale.
Aree preferenziali per l’installazione saranno invece quelle dove sono già
presenti tralicci per linee a media e alta tensione, zone connesse al
sistema viario, zone di servizi tecnologici, aree nei pressi di grandi
infrastrutture, aree sportive - qui gli impianti andranno collocati su
«torri-faro di altezza adeguata» e aree dove già esistano impianti per
telefonia mobile.
Duri, si diceva, i giudizi espressi dagli esponenti del centrosinistra che
ha parlato di ritardi nella redazione del piano e ha sottolineato, con il
Cittadino Roberto Decarli, come «la politica debba sottostare alla volontà
delle compagnie»: troppo risicati i margini di manovra, ampie le
discrezionalità di cui di fatto i gestori potranno godere. Secondo
l’esponente del comitato dei cittadini Enrico Lena, però, si è cercato di
perseguire al meglio l’unica linea possibile: «Trovare una mediazione» con i
gestori. Fermo restando che il piano non è retroattivo, e dunque non c’è
alcuna possibilità di intervento sulle antenne già collocate, la stessa
commissione ha deciso di preparare un emendamento mirato a vedere
ricollocate cinque antenne considerate «pericolose»: sono collocate in via
Sara Davis, in via Nazionale a Opicina, in via Masaccio, in piazzetta
Belvedere e in via del Lazzaretto Vecchio.
p.b. |
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Malati d’amianto Trieste in
vetta alle classifiche - Dopo La Spezia e Genova |
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Trieste rimane una delle città
d'Italia dove le morti causate dall'esposizione all'amianto hanno una
incidenza molto elevata, anche se il drammatico primato va a La Spezia,
seguita da Genova. Trieste sta in terza posizione (ma bisogna aggiungere
anche la provincia di Gorizia, con Monfalcone, città di cantieri). Se ne è
parlato al congresso dell'Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo)
in svolgimento a Firenze, dove l’esperto Pier Aldo Canessa ha avvertito: «Il
peggio deve venire perchè la malattia si manifesta 40 anni dopo il contatto
con l'amianto, e quindi ci si aspetta, purtroppo, casi di malattia fra
quanti hanno lavorato in cantieri navali, edili e in altre aree piene di
amianto prima che l'Italia dichiarasse stop a queste costruzioni, nel 1992.
La Gran Bretagna è intervenuta molti anni prima».
Fu proprio negli anni ’70, come è stato reso noto lo scorso ottobre in un
convegno tenutosi a Trieste con la partecipazione delle Associazioni esposti
all’amianto, che si ebbe un picco nell’uso di questo materiale, con un
milione e 400 mila tonnellate di asbesto maneggiato soprattutto nei settori
delle costruzioni e della cantieristica navale.
Il convegno di Firenze ha esposto le cifre nazionali: «Ogni anno - ha
sottolineato Valerio Gennaro dell'Istituto tumori di Genova - muoiono più di
3000 persone che sono state in contatto con l'amianto: 1000 per mesotelioma,
il tumore primario della pleura; 1500 per tumore polmonare; il resto per
tumori in altre parti del corpo».
Na se gli esperti riuniti a congresso hanno anche lamentato che «si vive
ancora a contatto con l’amianto perché le bonifiche vanno a rilento», la
regione Friuli Venezia Giulia e soprattutto Trieste da questo punto di vista
sono più al riparo. Come certificato lo scorso settembre alla terza
conferenza regionale sull’argomento dal presidente della specifica
commissione regionale, Umberto Laureni, «sul territorio nel suo complesso
dal 1994 al 2004 sono stati realizzati 11 mila piani di bonifica regolare, e
Trieste ha contribuito col numero più alto, cioé 3786». L’Arpa intanto ha
realizzato una foto aerea a raggi infrarossi del territorio, evidenziando
tetti, pensiline e coperture ancora in amianto, che sbriciolandosi potrebbe
diventare altamente pericoloso. |
IL PICCOLO -
GIOVEDI', 6 dicembre 2007
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Attività venatoria nel parco
del Farneto: il Comune dice no ma per i cacciatori è lecita - Riunione della
Commissione trasparenza |
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La denuncia
dell’Enpa: «Noi curiamo gli animali selvatici, e appena li liberiamo vengono
uccisi dalle doppiette. Sparano a 50 metri dal recinto»
È infuocata polemica sulla
caccia nel bosco Farneto. Ieri la Commissione trasparenza del Comune ha
chiarito che non si può imbracciare il fucile nell’ambito di una zona di
rispetto di 150 metri dai confini dell’Oasi faunistica dell’Enpa e dai
percorsi naturalistici di proprietà comunale, che vanno da villa Revoltella
al torrente Farneto. Ma il parere della Federcaccia risulta del tutto
opposto. Anzi l’associazione, interpretando diversamente la legge regionale
157 del 92, afferma che il divieto venatorio riguarda soltanto la vicinanza
a case e non alle recinzioni. Perciò è in regola con la legge chi spara a
pochi centimetri dai reticolati dell’Enpa. Ma andiamo per ordine.
L’incontro di ieri, presieduto da Alessandro Minisini, si è svolto su
sollecitazione del presidente Enpa, Gianfranco Urso che ha denunciato
uccisioni di diversi animali selvatici nelle immediate vicinanze del
reticolato della protezione animali: «Hanno sparato a 50 metri dalla
recinzione, sicchè noi curiamo gli animali feriti che appena rimessi in
libertà vengono subito uccisi da chi li aspetta al varco». L’Enpa ha una
concessione comunale per una porzione di bosco pari a 40 mila metri
quadrati, dei quali 5 mila recintati. Dal canto loro i rappresentanti della
provincia Fabio Cella e della Regione, Cavani, hanno sottolineato la
difficoltà di far coesistere esigenze diverse come quelle di chi tutela gli
animali e di chi ama l’attività della caccia. Comunque la legge impone di
osservare le distanze dai caseggiati (150 metri) , dalle strade e delle
limitazioni esistono anche per la recinzione dell’Enpa. L’architetto Sello
del Comune ha anche specificato che la normativa parla di divieto di caccia
nei parchi urbani, come è il caso dei sentieri che vanno da villa Revoltella
al torrente Farneto. Su sollecitazione di diversi consiglieri, ha anche
detto che accanto alle segnalazioni di parco urbano, «verranno messe altri
cartelli di divieto di caccia».
La risposta della Federcaccia, non presente all’incontro, è giunta a stretto
giro di posta: «La legge 157- è sbottato il presidente onorario Federcaccia
Pietro Petruzzi- dice che se si spara in direzione di una casa la lontananza
deve essere di almeno 150 metri, in direzione opposta bastano 100. Inoltre
la distanza dal punto di fuoco dalle strade provinciali, comunali e statali
è di 50 metri, ma non si citano i viottoli o i sentieri. Tantomeno la legge
parla di recinzioni. In quanto al parco urbano, esiste solo sulla carta ed è
stato creato per frenare l’espansione edilizia, non la caccia».
Nell’incontro, dove si è sottolineato che non si tratta di una campagna
contro la caccia bensì è il Farneto che non va usato per l’attività
venatoria, i consiglieri di maggioranza ed opposizione (ma sono anche
intervenuti Porro, Edera, Trebbi) Tam, De Carli, Sulli, Furlanich hanno
predisposto una interrogazione contro l’attività venatoria nel «parco urbano
del Farneto», e la richiesta al sindaco di inviare vigili urbani a
controllare «che non si spari dove si portano a passeggiare i bambini».
Daria Camillucci |
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Industrie e ambiente: studio
sugli effetti per la salute - Emendamento bipartisan per casi come il
cementificio nella Bassa o la Ferriera di Servola
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TRIESTE Un finanziamento di 300mila
euro in tre anni alle Agenzie per la Sanità e l’Ambiente, finalizzato a un
progetto-studio di carattere epidemiologico e ambientale. E’ quanto ha partorito
ieri la commissione Bilancio, approvando un emendamento che sancisce un
sostanziale perfezionamento all’articolo 2 in materia di salute e protezione
sociale. A tale scopo l’Azienda regionale della sanità si avvale della
collaborazione dell’Arpa, delle Università e degli enti del servizio sanitario
regionale. Il piano deve contemplare il perseguimento di tre traguardi minimi:
l’identificazione delle aree a rischio elevato per la presenza di carcinogeni
ambientali, la valutazione dei rischi per l’insorgenza di tumori e
identificazione dei gruppi di popolazione a rischio aumentato, e la valutazione
della quota dei tumori attribuibili all’esposizione a carcinogeni ambientali e
alla stima dell’incidenza di altre patologie non neoplastiche rilevanti. Il
documento è stato votato dalla maggioranza consigliare e dalla Lega Nord. Mauro
Travanut, del Pd, commenta: «Nel momento in cui abbiamo rifiutato il
cementificio, abbiamo sollevato il problema di come l’area della Bassa friulana
fosse funestata da elementi cancerogeni. Abbiamo chiesto una ricerca
approfondita al fine di rilevare ed eliminare queste presenze, e questi 300mila
consentiranno di sviluppare un adeguato percorso ambientale e mondare la zona da
fattori malevoli. Dal punto di vista politico, è lodevole che la salvaguardia
della salute dei cittadini prevalga nei confronti di logiche partitiche, il
fatto che movimenti del centrodestra abbiano trovato una convergenza con la
maggioranza certifica la sconfitta delle visioni ideologiche«. Alessandro Metz,
dei Verdi, riferisce: «Non posso che valutare positivamente questo passaggio.
Con il sostegno di Alessandra Guerra avevo già presentato un emendamento in
aula, ma era stato bocciato. Oggi (ieri per chi legge) sono state ammainate le
bandiere dei partiti, annientate dal buon senso». Chiude Alessandra Guerra:
«Finalmente è andata in porto una grande battaglia che il gruppo consiliare
regionale della Lega Nord aveva cominciato nel 2001».
«Riteniamo che sia un grande atto di civiltà, il segno di una Regione moderna e
attenta alla salute, una risposta ai timori di aree da tempo considerate a
rischio. Penso per esempio a quella del Monfalconese, della Bassa Friulana,
penso alla Carnia o a quartieri come quello della Ferriera di Servola, a
Trieste. Così si potrà finalmente avviare un percorso a monte, di tutela del
territorio e prevenzione dei rischi».
Giovanni Stocco
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Pista ciclabile: galleria
illuminata |
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Finalmente! Dopo anni la tanto
attesa illuminazione nella galleria nei pressi dell’abitato di S. Giuseppe
della chiusa, sulla pista pedonale/ciclabile, è arrivata.
L’altra mattina, come già in precedenza infinite volte, mi accingevo con la
mia bicicletta ad entrare nella buissima galleria munito di un flash a
batteria, quando, miracolo, mi s’è aperta una imponente doppia fila di luci
sul tracciato che via via si accendevano mentre procedevo nel percorso. Alla
fine è stata un’esperienza quanto meno eccitante. Ma quanto abbiamo dovuto
attendere noi amanti della bici e del trekking? Io mi chiedo: non era forse
possibile realizzare qualcosa di più modesto ma in tempi più brevi? Comunque
grazie all’amministrazione provinciale che credo sia competente alla
realizzazione dell’intera opera della pista ciclabile. Si spera che, quanto
prima, venga realizzato il tratto da S. Giacomo al campo sportivo
Campanelle, affinché, grazie all’apertura del confine con la Slovenia, si
possa pedalare senza incontrare automobili sul proprio percorso, da Trieste
fino a Cosina.
La nostra pista ciclabile non avrà nulla da invidiare ai tanto
reclamizzati percorsi in Alto Adige e nella vicina Carinzia.
Fabio Bertuzzi |
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Trieste capitale, senza
collegamenti |
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Sul Piccolo del 30 novembre si
legge in prima pagina che Trieste diventa capitale dell’Euroregione, vasta
area aperta ad Est. Una Trieste che diventa importante.
Ma questa novella capitale presenta dal lato collegamenti ferroviari uno
spaventoso isolamento. I vari tagli realizzati dalle patrie ferrovie per
motivi di economia hanno di fatto negli ultimi 10 anni isolato Trieste. E
proprio adesso pare vi sarà un ulteriore taglio, sulla linea con la Puglia.
Se guardiamo all’Est (ma anche a Nord) è di fatto impossibile da Trieste
arrivare a Lubiana, Zagabria, Budapest, Vienna; lo si può fare sole con giri
spaventosi e cambi di treno. Oppure recandosi in automobile a quella che è
oggi la vera stazione di Trieste verso l’Europa centro-orientale, Sesana. Da
qui si può abbastanza facilmente proseguire. Ma andare in treno da Trieste a
Sesana è impossibile: ci sono i binari, ma non i treni!
Importanti treni internazionali collegano Vienna, Praga, Budapest, Zagabria
con Lubiana. Non potrebbero questi treni proseguire fino a Trieste?
Tecnicamente è di una facilità estrema; non occorrerebbe nemmeno cambiare la
motrice a Villa Opicina. È che non si vuole che arrivino. O che il problema
non interessa.
Egregio signor Governatore Illy, dice per favore al suo assessore Sonego di
svegliarsi, di trastullarsi un po’ meno con le carte dell’ipotetico
Corridoio 5 (che io personalmente ritengo di non riuscire a vedere
realizzato, la vita è troppo breve) e di guardare un poco la realtà e le
linee esistenti, con questo spaventoso isolamento internazionale di Trieste.
Poi si potrà parlare di Trieste capitale dell’Euroregione. Oltre a un
ipotetico futuro, ricordiamoci anche del presente.
Paolo Petronio |
IL PICCOLO -
MERCOLEDI', 5 dicembre 2007
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Niente più rottamazione per
auto e moto - Il no deciso di Verdi e Legambiente cancella
l’emendamento. I soldi andranno all’acquisto dei treni
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Promotor:
«Senza incentivi vendite in calo del 13%». Fiat perde il 3,73% |
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ROMA. Proverbio del giorno:
«Fare e disfare è tutto un lavorare». La rottamazione delle auto Euro 2 e
delle moto Euro 0 in Finanziaria non c’è più. «L’emendamento non lo avevo
presentato», dice il relatore, Michele Ventura, Ulivo.
No, ma lo avevano preparato i tecnici del governo. Niente da fare,
cancellato dal no deciso dei Verdi e di Legambiente. I soldi andranno
all’acquisto di treni. «Senza incentivi le immatricolazioni nel 2008
caleranno del 13%», dicono al Centro studi Promotor, i gestori del Motor
Show. Intanto ieri in borsa la Fiat ha preso una scoppola del 3,73%. «Gli
incentivi per la rottamazione sono utili sia alla crescita che all’ambiente,
sarebbe bene tenerlo in considerazione», osserva il direttore generale di
Confindustria Maurizio Beretta.
Quanto alla prescrizione anticipata delle contravvenzioni, ci sono dubbi da
parte del presidente della Commissione Bilancio, Lino Duilio: «E’ opportuno
acquisire ulteriori elementi dal governo perché la norma proposta può
comportare una diminuizione delle entrate degli enti locali. E’ necessario
capire le compensazioni». Una compensazione a dire il vero nell’emendamento
c’è: l’aumento sostanzioso degli interessi di mora sulle contravvenzioni non
prescritte.
Notizie di giornata. I soldi sequestrati a un «furbetto del quartierino»
andranno in asili nido e materiale da cancelleria dei tribunali. Lo
annunciano i ministri Clemente Mastella, Giustizia, e Rosy Bindi, Famiglia:
i 94 milioni confiscati alla Banca popolare italiana di Giampiero Fiorani
dal gip Clementina Forleo entrano subito nel bilancio. 70 i milioni che
serviranno a creare 7mila asili nido.
Via libera al fondo per la riduzione della pressione fiscale (con i soldi di
eventuali tesoretti) per i lavoratori dipendenti, la Cdl vota contro. Per
quanto riguarda la tassazione al 18% sul Tfr il relatore della manovra
lavora per ottenere lo sgravio anche oltre il 2008.
Il dibattito del giorno è quello sulle norme che potrebbero aprire ai
privati i servizi locali. «Si produrrebbero risparmi per 751 milioni», dice
Confartigianato. Favorevole anche Confindustria, ma si deve attendere
l’esito dell’iter del disegno di legge che contiene la riforma e che dalla
prossima settimana sarà in aula al Senato.
Lo sconto Ici vale anche se il proprietario è in situazione di separazione
legale, annullamento o scioglimento degli effetti civili del matrimonio e
non sta nell’appartamento.
Curiosità finale: Tito Boeri e Pietro Garibaldi, economisti di LaVoce.Info,
svelano che senza la Finanziaria i conti pubblici sarebbero andati meglio.
Alessandro Cecioni |
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Cacciatori al Farneto,
incontro in Comune - La Commissione trasparenza si occuperà del fenomeno
denunciato dall’Enpa |
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La Commissione trasparenza si
riunirà oggi in Comune per rendersi conto della portata del problema dei
cacciatori nel bosco del Farneto denunciato da tempo dall’Ente protezione
animali: la presenza di cacciatori di frodo che starebbero decimando la
fauna del bosco. A sollecitare l’intervento della commissione è stato
proprio il presidente dell’Enpa, Gianfranco Urso, deciso a fermare a tutti
costi «la decimazione degli animali selvatici», e a garantire
contemporaneamente la sicurezza di chi passeggia nella zona. Una linea
condivisa da Alessandro Minisini: «Non è possibile che si rischi di finire
impallinati in un parco posto praticamente in città - osserva il presidente
della Commissione trasparenza -. Se si va avanti così, si rischia di trovare
i cacciatori anche nel giardino Pubblico. Bisogna anche considerare che il
bosco confina con importanti istituzioni come il Mib eil parco dell’Enpa.
Quello inoltre è luogo dove le mamme portano a passeggiare i bambini. In un
posto simile non si può andare a sparare. E’ troppo pericoloso».
A rivolgersi con decisione alla Commissione, nelle ultime settimane, sono
stati anche gruppi di cittadini e frequentatori abituali del bosco. Persone
che denunciano la presenza, ormai ciclica, di cacciatori di frodo armati di
doppietta che vanno a fare il tiro a segno a spese degli animali selvatici
che vi vivono e vi si moltiplicano. La caccia nel polmone verde cittadino
inoltre è vista con preoccupazione da chi frequenta i sentieri per fare
jogging, dai proprietari di cani e da chi attraversa in moto o in macchina
il bosco: tutti temono di finire impallinati per sbaglio al posto di una
lepre o di un cerbiatto.
Daria Camillucci |
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Confronto a Era su rifiuti e
ambiente tra gli studenti e il corpo forestale - Continua alla Marittima la
biennale di divulgazione scientifica |
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Spiegati ai
giovani ruoli e competenze dell’istituzione che conta soltanto 282 uomini in
tutta la nostra regione con un vasto patrimonio naturale da salvaguardare
Alla Stazione Marittima, in
occasione della nona edizione della biennale di divulgazione scientifica di
Era (Esposizione di ricerca avanzata) si è affrontasto il delicato problema
dei rifiuti e delle violanzioni ambientali. Argomenti sui quali è
intervenuto il geologo Alfonso Zampatti del Corpo forestale regionale,
direzione risorse agricole, naturali, forestali e montagna.
L’incontro ha visto la partecipazione di una trentina di studenti delle
scuole superiori triestine, ed è stato proprio ai giovani che si è rivolto
Zampatti nell'illustrare e diffondere il concetto di «corretta progettazione
urbanistico-ambientale».
«È fondamentale la conoscenza delle leggi esistenti in materia - ha
sottolineato Zampatti - ed è altrettanto necessario rispettare queste norme
per tutelare l'ambiente e la collettività alla quale apparteniamo».
La legge, in questo senso, risulta essere la naturale conseguenza
dell'esperienza tecnica unita alla volontà politica del Paese, e in quanto
tale, secondo il geologo, enuncia dei principi generali che rispondono alle
esigenze dell'ecosistema e ai fabbisogni dell'uomo. Le problematiche
relative ai rifiuti e ai materiali di scavo così come la gestione delle
gomme abbandonate sono soltanto alcuni degli esempi del cattivo
funzionamento della rete di comunicazione e recepimento delle normative
vigenti in questo settore: «Quest'anno ci sono state almeno quindici denunce
da parte del Corpo forestale per violazione delle norme paesaggistiche -
continua Zampatti - molti non conoscono le recenti modifiche alle leggi in
materia e si trovano così a dover fare i conti con delle sanzioni penali».
Il Corpo forestale regionale è un corpo ‹‹eclettico››, al quale spettano
diverse competenze, anche molto diverse tra loro, per le quali vi è la
necessità di una conoscenza approfondita delle normative vigenti. Ma, come
spiega Zampati, «siamo pochi, troppi pochi. Nel Corpo forestale regionale si
contano 282 uomini, un numero esiguo se paragonato a quello della Protezione
civile o all'Arma dei carabinieri». Si auspica quindi che la grande mole di
lavoro e responsabilità affidata al Corpo forestale, sotto la cui tutela si
trova un' intero territorio, possa trovare nuovi addetti: «C’è bisogno di
persone forti e determinate, caratterizzate da quel particolare spirito
motivazionale che è proprio dei giovani».
Linda Dorigo |
I rifiuti, una
risorsa per l’umanità - il 60 per cento degli studenti è sensibilizzato su
questo problema
Quanti cittadini di Trieste sono
consapevoli del fatto che riciclare i rifiuti può aiutare a salvare l'ambiente e
la salute? Si è visto che la nostra città, rispetto a molte altre, è in fondo
alla classifica per la raccolta differenziata, in quanto solo il 15% della
popolazione sa quanto questa sia utile. La classe 2.a dell'Istituto "G.
Carducci" (oggi 3° B) ha dato inizio lo scorso anno ad un progetto che continua
anche oggi intitolato "Raccolta Differenziata dei rifiuti", inserito
nell'iniziativa "cittadinanza attiva", partendo dalle "5R": Riduzione, Riuso,
Riparazione, Riciclo, Ricerca. Nella prima fase la classe, divisa in gruppi di
lavoro, ha iniziato una ricerca su internet, su quali fossero i rifiuti
riciclabili (vetro, plastica, carta, alluminio e ferro) e non riciclabili; ha
imparato a conoscere la possibilità di convertire i rifiuti umidi in energia
termica ed elettrica. E' stata messa in evidenza poi la necessità di imparare a
ridurre la produzione di rifiuti, ad esempio evitando di acquistare prodotti
confezionati. È importante segnalare che un gruppo di lavoro si occupa dell'ecomafia.
Il lavoro di ricerca ha interessato anche la parte normativa sia nazionale che
europea. Attraverso un questionario elaborato da un gruppo di lavoro, per
conoscere la percentuale della popolazione scolastica che pratica la raccolta
differenziata in casa; si hanno avuti risultati soddisfacenti in quanto il 60%
degli studenti la pratica regolarmente. Sono stati preparati due cartelloni che
illustrano la raccolta differenziata e i rifiuti che quotidianamente produciamo
a scuola. E' stato realizzato un power point che sintetizza il lavoro svolto
nella prima fase di ricerca. Attraverso questo lavoro abbiamo capito
l'importanza della salvaguardia dell'ambiente attraverso la raccolta
differenziata: con il riciclaggio della carta si evita la deforestazione che sta
ormai diventando un grosso problema per il nostro ecosistema e per la vita degli
esseri viventi; la plastica è invece un sostituto del vetro, ma più inquinante
in quanto è il prodotto della lavorazione del petrolio (diversi sono i tipi di
plastica termoindurenti, elastomeri, termoplastici e bioplastica); il vetro è il
prodotto ottenuto dalla lavorazione dei minerali; l'alluminio utilizzato per
produrre le lattine è ottenuto attraverso la lavorazione della bauxite, un
minerale. Al progetto ha partecipato un alunno non vedente e il materiale è
stato tradotto in Braille. III B (Liceo socio psico pedagogico G. Carducci -
Trieste)
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Vertice sul biodiesel a
Cervignano - L’Ersa punta all’energia pulita: «Convertiamo gli scarti
agricoli per produrre biogas e bioetanolo» |
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CERVIGNANO Convertire gli oli e
i residui vegetali in carburante e combustibile. Questa una delle proposte
avanzate nel corso del convegno «produzione e utilizzo degli oli vegetali e
biodisel in Fvg» tenutosi ieri mattina alla Villa Chiozza di Cervignano. Il
summit, cui hanno preso parte relatori provenienti da un vasto territorio
che trascendeva i confini nazionali, ha permesso di fare il punto
sull’effettivo utilizzo delle fonti energetiche alternative nella nostra
regione. Secondo quanto emerso, le bioenergie rappresentano un’importante
opportunità per tutelare l’ambiente e sono un potenziale volano economico:
consentono di ridurre sensibilmente l’uso di carbone e petrolio, risorse
peraltro in via di estinzione, con conseguente attenuazione dell’impatto
ambientale e, contestualmente, incentivano la creazione di nuovi assetti nel
mercato dell’energia. Un esempio lampante viene proposto dal direttore dell’Ersa
Josef Parente: il 15% della produzione totale di patate viene gettato per
vari motivi, alimentando in modo lampante lo spreco energetico. Questi
scarti potrebbero essere impiegati per la produzione di biogas e soprattutto
bioetanolo. Tramite l’utilizzo delle eccedenze, dei rifiuti urbani, dei
residui di lavorazioni agricole, potremmo arrivare al 10% di copertura del
fabbisogno. Ma ,soprattutto, diviene necessario investire decisamente sul
risparmio energetico, ricorrendo all’impiego del fotovoltaico e dell’energia
eolica.
Giovanni Stocco |
IL PICCOLO -
MARTEDI', 4 dicembre 2007
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Dissequestrati gli scarichi a
Cattinara - Annullato il provvedimento della Procura per il nosocomio:
non nocive le acque reflue |
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Decisione della Cassazione
dopo la polemica sui laboratori |
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L’ospedale di Cattinara a breve
scadenza potrà nuovamente scaricare nella rete fognaria cittadina le acque
reflue provenienti dai suoi laboratori di analisi. Il via libera è venuto
dalla Cassazione che ha annullato il sequestro voluto dalla Procura sei mesi
fa. Gli scarichi dei laboratori comunque oggi sono ancora sigillati e
costringono l’ospedale a servirsi per lo smaltimento delle acque reflue di
taniche che poi finiscono in discarica o nel forno dell’inceneritore.
Il «via libera» all’uso della rete fognaria verrà tra qualche settimana,
perché la Corte di Cassazione ha annullato, ma ha anche deciso il rinvio
degli atti al Tribunale del riesame di Trieste che aveva confermato nel
luglio scorso il blocco degli scarichi, costringendo l’Azienda sanitaria ad
accollarsi una serie di consistenti costi aggiuntivi per garantire
l’operatività del laboratorio del Dipartimento di medicina.
In sintesi gli scarichi non avrebbero dovuto essere posti sotto sequestro
perché al laboratorio di analisi andava applicata la normativa degli
scarichi idrici e non quella dei rifiuti, come è stato in effetti fatto,
dalla Procura, dal gip e dal Tribunale del riesame.
Il ricorso vincente è stato presentato dall’avvocato Giovanni Borgna su
incarico del dottor Maurizio Canaletti, indagato per l’ipotesi di
inquinamento, assieme ai manager dell’Azienda sanitaria e della società che
gestiva alcune apparecchiature di analisi. Tra essi Bruno Biasoli, Mohamad
Lasri, Lucia Pelosi e Franco Zigrino.
In sintesi nel suo ricorso in Cassazione l’avvocato Borgna ha sostenuto che
l’impianto di smaltimento delle acque di laboratorio dell’Ospedale di
Cattinara, ha sempre operato nel rispetto della legge e con le prescritte
autorizzazioni. Ma ha anche aggiunto che le acque di laboratorio subivano
prima un trattamento e poi una progressiva diluizione in ambito fognario. La
procedura aveva ottenuto le prescritte autorizzazioni dal Comune.
Raccogliendo invece le acque di laboratorio in apposite taniche, come sta
accadendo dopo il sequestro, il rischio per l’ambiente è più alto se non
altro perché le stesse taniche potrebbero rompersi, rovesciarsi, subire
lesioni durante il trasporto. E il loro contenuto non è nè diluito in acqua,
nè trattato.
Nel ricorso è stato sottolineato che la «fuorviante interpretazione della
Procura, spostata acriticamente dal Tribunale del riesame, oltre a procurare
gravi danni ed inefficienze, rischia di provocare il collasso del sistema
dello smaltimento idrico, aprendo una ferita che può portare a ritenere non
conformi alla norme tutte le strutture dove le acque contengano residui
chimici o biologici come accade in tutti i sistemi industriali. Invece la
normativa sugli scarichi idrici contempla sistemi di controllo idonei e di
trattamento anche migliori di quelli previsti per lo smaltimento dei
rifiuti».
Il ricorso spiega anche com’è nata l’inchiesta. «In seguito alla denuncia di
una dipendente dell’Azienda sanitaria, intervenivano i Nuclei
antisofisticazioni e Sanità dei Carabinieri». Quella dipendente oggi non è
più tale: è stata licenziata in tronco dall’Azienda sanitaria ed è evidente
che sull’eventuale ricorso al giudice del lavoro, pesarà anche la decisione
della Cassazione.
Claudio Ernè |
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Bonifiche, accordo di
programma a rischio - Si allungano i tempi per l’approvazione
dell’intesa. Ezit e giunta regionale hanno rinviato la discussione |
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Dalla Confartigianato,
intanto, arriva un secco «no» ai contenuti del documento |
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Si complica la procedura finale
dell’accordo di programma per le bonifiche del Sito inquinato di interesse
nazionale. Mentre l’Ezit ha rinviato di sette giorni, dal 7 al 13 dicembre,
il cda che doveva votare il documento, la bozza dell’accordo non sarà
discussa dalla giunta regionale neanche questa settimana. A precisarlo è
l’assessore regionale all’Ambiente Gianfranco Moretton, che spiega così il
motivo del rinvio: «Domani (oggi, ndr) è previsto un incontro fra l’ufficio
legale della Regione e l’Avvocatura dello Stato, perchè vanno approfonditi
aspetti giuridici sostanziali dell’accordo».
Intanto la Confartigianato annuncia il voto contrario al documento del suo
rappresentante nel cda dell’Ezit, Giorgio Prelz (che rappresenta anche Cna e
Ures). Una lettera a firma del presidente di Confartigianato Dario Bruni e
dello stesso Prelz verrà inviata oggi al presidente dell’Ezit Mauro Azzarita.
Un’analoga lettera sarà spedita anche al ministero dell’Ambiente, in cui
Confartigianato lamenta anche di aver ricevuto solo la bozza datata 7
novembre e non quella del 16, contenente numerose modifiche, sulla quale
hanno lavorato i vari enti.
Nella missiva al presidente dell’Ezit, l’Associazione degli artigiani,
preannunciando il voto contro l’accordo di programma ne spiega le ragioni.
«Non è un no ad Azzarita – precisa la Confartigianato – che anzi si è
adoperato molto per risolvere la questione, ma al ministero e agli enti che
hanno predisposto la bozza dell’accordo».
Due le motivazioni del no. La prima: nell’ultima bozza, datata 16 novembre,
manca un riferimento chiaro ed esplicito al principio comunitario secondo
cui chi non ha inquinato non paga. Conseguenza di ciò, rileva la
Confartigianato, è che le imprese che non hanno acquisito il capannone o il
terreno dall’Ezit dovranno assumersi totalmente le spese di
caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica della propria area.
L’Associazione degli artigiani chiede inoltre di conoscere quali sono queste
imprese e dove sono ubicate, poichè finora si è detto solo che tale numero
si aggira attorno al 10% delle aziende.
Il secondo motivo del no di Confartigianato riguarda il punto dell’accordo
in cui si dice che gli imprenditori che hanno acquistato dall’Ezit sono
sollevati da ogni responsabilità, purchè ovviamente non svolgano attività
inquinanti.
Nel documento non si definisce, rilevano gli artigiani, quanti passaggi di
proprietà sono esentati dal pagamento: se dal 1946 (anno di nascita dell’Ezit)
ad oggi, oppure solo l’ultimo passaggio. Siccome si stima che il 50% delle
aziende abbia acquistato la sede da privati, sottolinea Confartigianato, per
esse non c’è la certezza che siano considerate acquirenti dall’Ezit.
Ma non è solo l’Associazione degli artigiani ad esprimere contrarietà
all’accordo di programma. Maurizio Ferrara, rappresentante del Comune di
Trieste nel cda dell’Ezit, condiziona il suo voto. «Presenterò un emedamento
– spiega – chiedendo che venga inserito nel testo il principio del ”chi non
ha inquinato non paga”. Se verrà accolto voterò a favore, in caso contrario
il mio voto sarà no. Le categorie – aggiunge – non possono essere
penalizzate da una norma che non è assolutamente chiara».
Giuseppe Palladini |
Corridoio 5, Di Pietro a Trieste il
19 dicembre
TRIESTE Il ministro delle
Infrastrutture Antonio Di Pietro sarà a Trieste il 19 dicembre prossimo per la
prima riunione della Conferenza Intergovernativa Italia-Slovenia per la
realizzazione del Corridoio 5.
All'incontro - informa oggi una nota della Regione Friuli Venezia Giulia -
prenderà parte il ministro dei Trasporti sloveno Radovan Zerjav, con il quale Di
Pietro punta a definire il trattato bilaterale che disciplinerà la materia della
progettazione, costruzione e gestione della tratta ferroviaria transfrontaliera
del «Progetto prioritario 6».
È prevista inoltre la presenza del coordinatore europeo del «Pp6» Laurens
Brinkhost, che ha seguito la questione della tratta italo-slovena della nuova
ferrovia.
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Capodistria-Divaccia: il
raddoppio nel 2015 - Il ministro dei Trasporti Zerjav: «La tratta è il
fulcro per lo sviluppo del Corridoio 5»
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Celebrati i
40 anni della linea ferroviaria. Proseguono i contatti con «Deutsche Bahn».
L’ammodernamento costa 8 miliardi di euro |
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Lungo la
linea passa il 40% delle merci trasportate in un anno dalle Ferrovie slovene |
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DIVACCIA La tratta
Capodistria–Divaccia è la spina dorsale della rete ferroviaria slovena, ma
nell'arco di pochi anni non basterà più per sostenere il crescente traffico
merci da e verso il porto di Capodistria.
È necessario pertanto portare avanti quanto prima i progetti di
ammodernamento della tratta attuale e procedere in tempi quanto più rapidi
alla costruzione del secondo binario, in modo da collegare in modo efficace
lo scalo capodistriano al Quinto corridoio europeo e poter continuare a
valorizzare la sua ottima posizione geografica.
Un tanto è stato ribadito ieri a Divaccia nel corso della cerimonia in
occasione del quarantesimo anniversario della costruzione della ferrovia
Capodistria–Presnica (presso Cosina), primo collegamento su rotaia tra il
porto capodistriano e l'altipiano carsico, costruito tra il 1964 e il 1967.
«La tratta attuale sarà ammodernata entro il 2010, il secondo binario sarà
costruito entro il 2015» ha annunciato a Divaccia il ministro sloveno dei
Trasporti Radovan Zerjav.
Il vero problema, ha ammesso il ministro, è l'entità dell'investimento.
Lubiana in questo momento non dispone degli oltre 8 miliardi di euro
necessari per il secondo binario. I mezzi europei annunciati, 94 milioni,
sono solo una piccolissima parte. Una soluzione, secondo Zerjav, potrebbe
essere il partenariato tra pubblico e privato.
Invitato dai giornalisti a spiegare se e come procedono le trattative con il
consorzio tedesco «Deutsche Bahn», il ministro non ha voluto sbilanciarsi.
Le Ferrovie tedesche restano comunque uno dei possibili partner di Lubiana,
intenzionata a creare un forte polo logistico che comprenda anche «Luka
Koper» e «Interereuropa» e che possa attirare capitali esteri indispensabili
per modernizzare la rete ferroviaria nazionale.
La ferrovia è fondamentale, ha ribadito nel suo intervento anche il
direttore del Porto Robert Casar: per rotaia passa ormai più del 60 per
cento dei traffici da e verso lo scalo capodistriano.
E le quantità di merci continuano a crescere. Nel 2006 sono stati manipolati
176.000 vagoni, quest'anno si pensa di arrivare a 200.000.
Sfruttando le risorse interne e migliorando l'organizzazione dei trasporti,
si potrà andare avanti di questo passo ancora per qualche anno, poi, è
convinto Casar, si rischia di dover rinunciare a carichi e mercati.
La Capodistria–Divaccia è la spina dorsale delle ferrovie slovene, ha
ricordato nel suo intervento il direttore generale delle Ferrovie Tomaz
Schara: è lunga soltanto 46 chilometri ma vi passa il 40 per cento di tutte
le merci traportate dall'azienda.
Solo nel 2006, si trattava di 7,4 milioni di tonnellate. Non bisogna inoltre
dimenticare il traffico passeggeri.
Per tutti questi motivi, è stato categorico Schara, è più che evidente il
bisogno di un nuovo collegamento di Capodistria con il suo entroterra: «Ne
ha bisogno il porto di Capodistria, ne hanno bisogno le Ferrovie slovene, ne
ha bisogno la Slovenia».
Un nuovo moderno collegamento di Capodistria, ma anche di Trieste, con
l'altopiano carsico, è indispensabile per sfruttare appieno le possibilità
di crescita date dal Corridoio paneuropeo numero 5 e per valorizzare i porti
dell'Alto Adriatico, potenzialmente i principali punti di riferimento per i
traffici da e verso il Centro e l'est europa, ma ancora non al livello della
concorrenza dei porti del Mare del Nord.
Non a caso ultimamente si sono intensificati i rapporti tra il Porto di
Trieste e quellodi Capodistria. «Bisogna fare sistema», ha ribadito nei
giorni scorsi a Roma ilpresidente del Consiglio Romano Prodi incontrando il
premier sloveno, Janez Jansa. Insomma le sinergie politiche ci sono. Ora
bisogna passare al alto pratico della realizazione delle infrastrutture. |
Pedena: un’associazione contro la «Rockwool»
PEDENA È nata l'associazione «Terra
nostra» che si propone il fine di far chiudere e smantellare la fabbrica di lana
di roccia della Rockwool, causa i noti problemi di inquinamento. Per il momento
hanno aderito all'iniziativa una trentina di persone, anche delle vicine
località di Chersano e Santa Domenica. Il fondatore dell'associazione Ivan
Smilovic annuncia la prima riunione di lavoro per domani, per definire il
programma operativo. E precisa che il più importante strumento di lotta contro
la fabbrica saranno i comizi di protesta della popolazione per la quale
l'esistenza quotidiana è diventata un martirio dopo l'apertura, avvenuta due
mesi fa, dell'inquinante struttura industriale.
LA REPUBBLICA -
LUNEDI', 3 dicembre 2007
Tutti in fila nel
Belpaese ostaggio delle quattroruote - Lo conferma l'Eurobarometro, la
statistica effettuata nei Paesi Ue
Bus e tram che
non funzionano, piste ciclabili insufficienti e così l'utilitaria resta ancora
il nostro mezzo di trasporto preferito
MILANO - Le micidiali
polveri sottili, i centri urbani chiusi e i cartellini rossi esposti in molte
città per fermare i mezzi più inquinanti non sono riusciti ancora nel miracolo
di cambiare le abitudini degli italiani: il Belpaese infatti ha conquistato
nell'ultima edizione dell'Eurobarometro (la summa annuale delle statistiche Ue)
il poco invidiabile primato di paradiso delle quattroruote. Le cifre parlano
chiaro: tra i big del Vecchio continente, siamo i più compulsivi utilizzatori
dell'auto. Ogni cittadino italiano macina in media al volante 12.282 chilometro
l'anno, un migliaio di meno dei lussemburghesi ma molto di più degli inglesi
(11.672) e dei tedeschi (10.349).
Un amore viscerale - quello per i motori - che sommato ai guai di bus, tram e
metro di casa nostra ci ha regalato pure l'Oscar continentale per la diffidenza
verso il mezzo pubblico: il 72% dei nostri connazionali - secondo il
ponderosissimo studio statistico di Bruxelles - sosteneva nel 2005 "di non
essere incoraggiato a utilizzare meno la sua auto dall'offerta di servizi
alternativi". Un valore che ci colloca lontanissimi dalla media Ue (58%) e a
distanza siderale da paesi come Germania, Spagna, Danimarca e Austria dove più
della metà delle persone ammette di avere buone ragioni - leggi mezzi pubblici
adeguati - per lasciare la macchina in garage durante la settimana.
L'Italia insomma - e forse non servivano i dati dell'Eurobarometro per
dimostrarlo - è ancora una Repubblica a misura auto. Rinunciarci è difficile. La
media dei nostri tragitti singoli è bassissima anche rispetto al livello
europea, circa 4 chilometri. Segno che la utilizziamo anche quando forse non è
necessario. Magari per andare a comprare il pane dietro l'angolo o per portare i
bambini a scuola a poche centinaia di metri da casa.
Ma se la penisola è uno stivale dove le quattroruote (ce ne sono 670 ogni mille
abitanti, una cifra inferiore a livello mondiale solo agli 800 degli Usa)
spadroneggiano indisturbate dalle Alpi alla Sicilia è più per demeriti altrui
che per convenienza effettiva.
Sul fronte delle infrastrutture viarie, ad esempio, non siamo messi molto meglio
del resto del Vecchio continente. Ogni italiano "dispone" statisticamente di 110
metri di autostrada. Gli spagnoli ne hanno 240 metri a testa, i francesi 170. E
solo in Gran Bretagna, in proporzione, stanno peggio di noi e non arrivano
nemmeno all'ettometro. La nostra cronica idiosincrasia per i mezzi pubblici non
è nemmeno una questione di soldi. Anzi, su questo fronte ci riteniamo a torto o
a ragione tra i più fortunati del Vecchio continente: il livello di gradimento
delle tariffe di tram, metro, treno e bus nel nostro paese è (su base 100) di un
bel 82, voto che ci mette sopra a quasi tutte le altre nazioni.
Qual è allora la palla al piede dei mezzi pubblici, proprio nella settimana in
cui gli scioperi hanno lasciato a piedi milioni di italiani? I numeri di
Bruxelles aiutano a dare una chiave di lettura: il vero problema di tram e bus
tricolori è quello della scarsa accessibilità. I cittadini del Belpaese (magari
c'entra un po' la nostra tradizionale pigrizia) ritengono inadeguata la
struttura della rete. I mezzi sono pochi, le fermate troppo lontane da casa.
Nella speciale classifica relativa a questa voce, non a caso, indossiamo una
disonorevolissima maglia nera. Solo 69 italiani su 100 considerano i trasporti
statali un network "di facile accesso", cifra che ci colloca in ultima posizione
di una graduatoria guidata dalla Grecia (95), dove quasi tutti i nostri vicini
continentali viaggiano ben sopra quota 80.
Le cose non vanno meglio se dal dato nazionale si passa a quello locale.
Bruxelles ha provato a chiedere ai cittadini delle grandi capitali Ue quale
fosse il grado di soddisfazione, in termini generali, del servizio di trasporto
pubblico. E Roma - anche al netto del caos taxi degli ultimi giorni - non ne
esce proprio benissimo, conquistando un disonorevole ultimo posto con solo 40
abitanti su 100 contenti della rete dei mezzi alternativi. A Vienna, Berlino,
Parigi e Atene sono quasi il doppio.
L'Italia però si conferma anche nei dati della Ue un paese difficile da
catalogare in gabbie socio-numeriche troppo strette. L'impopolarità dei mezzi di
trasporto pubblici tricolori sancita senza possibilità d'appello dall'Eurobarometro
non significa che vengano utilizzati. Anzi. È vero il contrario. Ci lamentiamo,
borbottiamo, imprechiamo contro il disservizio. Ma alla fine riempiamo più dei
nostri concittadini europei tram, bus e metropolitane.
Per l'esattezza li usiamo per 6,4 chilometri al giorno a testa - calcola con
precisione millimetrica la statistica comunitaria - distanza che ci mette di un
pezzo sopra la media di 5,4 km. del Vecchio continente. Dato di per sé
ugualmente buono visto che nel 1970 nella Ue eravamo fermi a 4,2 e solo una
quindicina di anni fa abbiamo rotto la barriera dei cinque chilometri.
Sommando tutti i dati relativi ai trasporti via terra, gli italiani sono in
assoluto i maggiori viaggiatori del vecchio continente con 41 km al giorno (di
cui 34,2 in macchina) dopo il piccolo Lussemburgo (44) ma ben davanti a Gran
Bretagna (36), Germania (33) e Spagna (27). Merito anche della scarsa popolarità
in Italia dell'aereo. I guai della nostra compagnia di bandiera - in questo caso
- c'entrano poco. Il Belpaese, più semplicemente, sta imparando a volare solo
oggi.
Nel 2006 oltre 120 milioni di italiani hanno superato il check in per imbarcarsi
a bordo di un jet. Più del doppio di quelli che volavano dieci anni prima. Ma
ancora molti meno delle altre nazioni più mature dal punto di vista aeronautico
come la Gran Bretagna (230 milioni) e persino la Spagna (180) dove gli aeroporti
di Londra e Madrid rischiano addirittura un collasso nei prossimi anni per
l'eccessivo carico della domanda, troppo alta in diverse ore della giornata
rispetto alla disponibilità di slot per i decolli e gli atterraggi.
L'ultima fotografia scattata dall'eurobarometro ai mezzi di trasporto pubblici
europei è quella dei prezzi. Su questo fronte la deregulation, il balzo dei
costi per i carburanti, le privatizzazioni e l'austerity di bilancio di molti
paesi stanno gonfiando la spesa. L'aumento dal 2001 al 2005 è stato in media del
15%, qualche punto in più dell'inflazione. L'Italia, almeno in questo, brilla in
positivo con un incremento percentuale dell'11,1%, generato da un +4,2% delle
tariffe ferroviarie (valore balzato all'insù negli ultimi due anni), un +11% di
tram, bus e metro e un +6% per i traghetti via mare.
Aumenti comunque elevati soprattutto a confronto di stipendi che - in
particolare nel caso dei lavoratori dipendenti - tendono a muoversi verso l'alto
con molte più difficoltà. Proprio una banale questione di soldi però - più del
senso civico e della voglia di un mondo più pulito - potrebbe alla fine
raffreddare l'antica passione degli italiani per le loro quattroruote. Il costo
del pieno negli ultimi quattro anni è aumentato quasi del 60%. I nostri 12.282
chilometri l'anno costavano nel 2000 circa 785 euro. Oggi per fare la stessa
distanza se ne spendono 1.325. E questo, forse, più che la paura delle polveri
sottili o degli Ecopass vari, rischia di essere il vero asso nella manica per
convincere gli italiani a lasciare la loro macchina in garage e salire, magari
lamentandosi per la qualità del servizio e i ritardi, a bordo di tram, autobus e
metropolitane.
ETTORE LIVINI
IL PICCOLO -
LUNEDI', 3 dicembre 2007
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Ferriera, Regione pronta a
firmare l’ok ambientale -
Gli esperti del ministero: in 15
giorni un solo sforamento ma i dati Cigra sono attendibili |
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La giunta,
dopo aver esaminato tutta la documentazione, nella prossima seduta
concluderà l’iter dell’autorizzazione
Alla prossima riunione di
giunta, venerdì 7 dicembre, la Regione dirà l’ultima parola
sull’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per la Ferriera di Servola.
Se sarà un sì, la Ferriera avrà ottenuto un’autorizzazione che supera e
ingloba ogni altra. Il fascicolo, all’ultima seduta, è stato rimandato per
necessità di ulteriori analisi del documento, che contiene il piano di
lavoro annunciato (e in parte già avviato) dalla Lucchini, con data di
completamento a fine 2008, finalizzato ad abbattere le fonti d’inquinamento
interne ed esterne, nonché le numerose prescrizioni aggiunte dagli enti che
hanno partecipato alla redazione. Quanto alla Regione, è rimasta unica
titolare del giudizio dopo che il Comune di Trieste ha depositato, in sede
di conferenza dei servizi, il suo parere negativo («Non diamo autorizzazioni
con inquinamento in corso»). Un atto che ha svuotato di potere il voto di
tutti gli altri enti, delegando la responsabilità al solo governo regionale.
Intanto l’Apat, l’Agenzia nazionale per la protezione ambientale, conferma
un primo importante risultato delle analisi condotte dal laboratorio mobile
arrivato da Roma su sollecitazione del sindaco Dipiazza e del verde
Alessandro Metz che avevano interessato alla questione Ferriera il ministro
dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, a fronte di allarmanti e ripetuti sforamenti
di polveri sottili e benzoapirene «con pericolo per la salute pubblica»
secondo l’avviso ufficiale dell’Azienda sanitaria.
Lo strumento era stato posizionato per 15 giorni nella seconda metà di
ottobre a Servola stazione, assieme a quelli dell’Arpa regionale e del Cigra,
il Consorzio universitario incaricato dalla magistratura di monitorare la
zona. Il dato scientificamente meno rilevante - a giudizio dei tecnici
stessi - è l’unico concreto: «In 15 giorni si è verificato un solo
sforamento di Pm10 - spiega Maria Belli, responsabile del laboratorio -, ma
non è un elemento significativo perché siamo rimasti a Trieste per un
periodo breve e caratterizzato da bora costante». Benzene, benzoapirene e
altri idrocarburi captati dagli strumenti sono ancora sotto analisi: «I test
richiedono molto tempo - aggiunge Belli - e abbiamo avuto qualche ritardo».
Si attende l’esito per metà dicembre.
Intanto però si materializza il risultato principale. «Abbiamo adesso la
certezza - afferma la responsabile del laboratorio Apat - che le notizie
sugli inquinanti ottenute dalle centraline dell’Arpa e del Cigra sono
perfettamente valide, del tutto coincidenti con quelle che abbiamo avuto dai
nostri strumenti, il cui compito principale era proprio verificare e
validare i sistemi di captazione e di lavoro». La validazione adesso c’è.
Questo significa che «nessun dubbio può sussistere - scandisce Belli - sui
dati raccolti da Arpa e Cigra prima che arrivassimo noi, né su quelli che
saranno raccolti da ora in poi». Le polemiche dunque che avevano investito
un po’ tutti, con contestazioni incrociate, vengono così a cadere. E quando
il Cigra a fine mese concluderà l’ulteriore sondaggio dell’aria con le altre
due centraline aggiunte nell’abitato di Servola, ordinato sempre dal
magistrato a completamento e integrazione dei dati sul quartiere (come
richiesto a gran voce, e con carte bollate, dalla Lucchini, ma come anche
imposto da una legge nel frattempo approvata) i risultati dovranno essere
considerati, in sè, altrettanto inoppugnabili.
g. z. |
IL PICCOLO -
DOMENICA, 2 dicembre 2007
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Trieste-Divaccia, 760 nuovi
posti di lavoro - Per l’avvio dei lavori. Gli esperti: nel 2025 il
tracciato fino a Mestre assorbirà 27mila occupati |
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Lo studio
inglese Scott Wilson, commissionato dalle Regioni Friuli Venezia Giulia e
Veneto, misura l’impatto economico del Corridoio 5
MONFALCONE Il Corridoio 5 è
destinato a spostare l’asse del traffico merci e passeggeri da Nord a Sud
delle Alpi. Il progetto dovrebbe diventare operativo nel 2015. La velocità
ottimale sarebbe quella dei 250 chilometri-orari, sia sotto il profilo
ambientale che economico. Sono le «direttrici» elaborate dallo studio
inglese Scott Wilson, commissionato dalle Regioni Friuli Venezia Giulia e
Veneto, in merito all’impatto della tratta di competenza del Corridoio
paneuropeo 5. Lo studio è stato presentato ieri a Fogliano Redipuglia
presenti i vertici del porto di Trieste, dell’aeroporto di Ronchi e della
concessionaria Autovie Venete con il presidente Santuz.
Il modello Wilson ha elaborato le proiezioni circa i risultati prodotti dal
Corridoio 5 in Friuli Venezia Giulia dal 2015 al 2045: lo studio prende in
esame la progettazione della linea Mestre-Ronchi Sud-Trieste con
prosecuzione verso Divaccia e Lubiana.
In termini di posti di lavoro, si parte dai 760 occupati all’avvio della
tratta per approdare ai 27.600 del 2025 fino ai 116 mila nel 2045. In fatto
di Pil, nel 2015 si prevede un aumento di 0,05 miliardi di euro, fino a 8,6
miliardi di euro nel 2045. Nel 2015 l’aumento per il traffico ferroviario
sarà di 32,4 milioni di tonnellate, fino ad arrivare a 76,6
milioni/tonnellate nel 2045. Dalle strade saranno tolti oltre 469 mila
autotreni nel 2015, fino a oltre 916 mila nel 2045. Abbattuti anche i costi
sociali (-16 milioni di euro nel 2015 fino a -27,9 milioni nel 2045).
L’aumento della domanda ferroviaria, nel modello Wilson, si attesterà sul
30% per le merci e sul 33% per i passeggeri. Con il traffico pesante ridotto
ad oltre il 4,5%. Per contro, l’aumento del traffico ferroviario è stimato
nel 25% per le merci e nel 10% per i passeggeri.
Veniamo allo stato dei progetti. Nel 2002 è stato completato lo studio di
fattibilità della linea veloce Venezia-Trieste che ha usufruito anche del
sostegno finanziario della Commissione europea. Sono inoltre intercorsi
contatti a livello governativo tra Italia e Slovenia che hanno portato alla
definizione dell’accordo sottoscritto nel febbraio 2002, con il quale è
stato individuato il tratto a cavallo del confine. In tale ambito, sarà
possibile sviluppare lo studio di fattibilità del tratto di linea afferente
al confine (circa 7 chilometri). La progettazione della linea Mestre-Ronchi
Sud-Trieste con prosecuzione verso Divaccia e Lubiana è articolata nelle
seguenti tratte: Mestre-Portogruaro (la progettazione sarà avviata nel corso
dell’anno); Portogruaro-Ronchi Sud (il progetto preliminare s’è concluso nel
2006, ma la Regione ha preannunciato parziali variazioni del tracciato);
Ronchi Sud-Trieste (il progetto preliminare è in corso di ripubblicazione
per essere presentato al Cipe); Ronchi Sud-Trieste-Divaccia (progettazione
complessa per le problematiche politiche internazionali; a fine 2006 era
stata siglata una convenzione con la quale si dava avvio allo studio di
fattibilità per la realizzazione della tratta italo-slovena).
Autovie Venete: tra 7 anni - la terza corsia dell’«A4»
Il Corridoio 5 si deve fare se non vogliamo che i traffici escludano il
Friuli Venezia Giulia dall’Europa continentale. Del resto, ha detto il
presidente di Autovie Venete, Giorgio Santuz, la «mappa» è già disegnata. «E
noi - ha aggiunto - siamo chiamati alla responsabilità operativa sul
segmento di competenza che passa a Nord-Est. L’autostrada da sola non può
bastare. Oggi tutto il peso del traffico è sostenuto dall’A4 che, in certi
momenti della settimana, rischia la chiusura. E il trend di traffico è
destinato a crescere». Si punta con decisione sulla terza corsia dell’A4
prevedendone la realizzazione in 6-7 anni. È già stata bandita la gara,
«anche se i commissari deputati ad aprire le buste devono giungere da Roma».
Tre le priorità ci sono altresì la trasformazione della Gorizia-Villesse in
autostrada (messa in sicurezza da Autovie Venete) ipotizzando una velocità
di 80 chilometri orari e la conclusione dell’«A28», per la quale è appaltato
l’ultimo chilometro. Infine, un dato di massima: nei prossimi 8 anni sono
previsti investimenti per 1 miliardo e 700 milioni di euro.
l.b. |
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Cittadini interpellati sulla
riserva in Val Rosandra - Il Comune di Dolina ottempera ai dettati di Agenda
21: partono i forum di partecipazione |
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SAN DORLIGO DELLA VALLE
Assemblea plenaria nei giorni scorsi a Bagnoli nell’ambito di Agenda 21 per
la riserva della Val Rosandra. Una riunione che ha dato vita ai forum di
discussione, i quali presto cominceranno a lavorare per stabilire le
linee-guida del nuovo piano di conservazione e sviluppo della riserva.
L’assemblea ha fatto seguito alla serie di incontri con i residenti della
varie frazioni di San Dorligo della Valle.
Il sindaco Fulvia Premolin dice: «Si è voluto fare il punto della situazione
e render noti ai cittadini gli interventi che sono già stati attuati dal
Comune».
Dalla riunione sono emersi anche i dubbi della popolazione sulla creazione
riserva della Val Rosandra: si è parlato per esempio della poca chiarezza
dei limiti territoriali, e anche della difficoltà di amministrare il
territorio così protetto. Ma sono stati espressi anche giudizi positivi
sull’iter compartecipativo scelto per affrontare questo tema.
Tra le iniziative che vengono portate avanti dal Comune in merito alla
riserva, il sindaco ricorda l’iniziativa regionale «Conoscere per crescere»,
con la quale la Val Rosandra diverrà un’aula a cielo aperto su temi
ambientali. Oppure l’approvazione del progetto di riqualificazione del
centro visite, l’organizzazione di simposi tecnico-scientifici dai quali è
nata anche la prima guida interattiva della flora della valle. Presto,
inoltre, la Val Rosandra disporrà anche del suo sito web,per la promozione
del territorio.Nel frattempo il Comune sta trattando per acquisire la
vecchia stazione di Draga Sant’Elia, interna alla riserva.
Nel corso dell’assemblea è stata formalizzata la nascita del forum
costituito nell’ambito dell’Agenda 21, che comprende una ventina di
rappresentanti dei cittadini e delle associazioni che sono attive sul
territorio comunale.
Il calendario delle prossime riunioni del forum è ancora in via di
definizione: verrà comunque approntato a breve.
s.re. |
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Capodistria fa causa alla
Kemiplas - Dopo quindici anni di proteste, il Comune dà una svolta
alla questione ambientale della frazione di Villa Decani
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Il sindaco Popovic: «Sarà
battaglia legale, va chiusa perché inquina» |
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Se non va con le buone, si prova
con le cattive. Il comune di Capodistria, dopo anni di inutili tentativi di
raggiungere un accordo per far chiudere e smantellare la fabbrica di
prodotti chimici «Kemiplas» di Villa Decani, ha deciso di ricorrere alle vie
legali. Lo ha annunciato il sindaco di Capodistria Boris Popovic. «Visto il
tergiversare della direzione e visto che la vicenda non si sblocca – ha
dichiarato il primo cittadino di Capodistria - abbiamo deciso di procedere
per via legale. Spero che la fabbrica possa essere chiusa quanto prima».
Il Comune, che sarà rappresentato dall'avvocato Franci Matoz, presenterà
denuncia contro la «Kemiplas» e chiederà la sospensione dell'attività'
produttiva perchè ritenuta inquinante. Le autorità comunali intendono
inoltre procedere alla modifica del piano urbanistico per l'area dove si
trova la fabbrica in modo da vietare questo tipo di produzione e mettere di
fatto «fuori legge» l'industria chimica in questione. A Capodistria si
rendono conto che questa seconda sarebbe una via più lunga e più
dispendiosa, ma sono decisi a risolvere definitivamente il problema, in un
modo o nell'altro. Nell'area nota come Bivio - sostengono i responsabili
dell'amministrazione comunale - si potrebbe dar vita a un'attività economica
che non danneggi l'ambiente e che sia accettata dagli abitanti del luogo.
Esiste il problema del centinaio di persone che oggi lavorano nella fabbrica
e che resterebbero senza lavoro, ha ammesso il sindaco, che ha però aggiunto
come queste stesse persone, insieme ad altre, potrebbero trovare una nuova
occupazione nelle attività produttive alternative che sostituiranno la «Kemiplas».
Alcuni mesi fa, la vicenda della fabbrica chimica di Villa Decani sembrava
ormai risolta, dopo l'accordo raggiunto tra il Comune e la direzione,
accordo che prevedeva la chiusura e lo smantellamento dell'impianto di
produzione di formladeidi, ma poi è venuto a galla che la società madre
della «Kemiplas», la tedesca «Kemokompleks», ha dichiarato fallimento, per
cui delle sue proprietà, e dunque anche dell'impianto di Villa Decani, al
momento dell'accordo poteva disporre soltanto il curatore fallimentare, e
non i dirigenti locali della fabbrica. Gli abitanti di Villa Decani si
dicono soddisfatti dell’iniziativa comunale. Loro, la chiusura della
fabbrica la chiedono ormai da più di 15 anni, e sono disposti anche a
firmare una denuncia collettiva per i danni subiti. Dell'inquinamento
prodotto dalla Kemiplas e delle misure da intraprendere, così come dei danni
all'ambiente e alla salute nel Capodistriano provocati da altre industrie
della zona, comprese quelle di oltre confine, in Italia, il sindaco di
Capodistria Popovic ha annunciato che ha intenzione di discuterne con il
sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e il presidente della Regione
Friuli-Venezia Giulia Riccardo Illy, forse già tra poche settimane, in
occasione delle manifestazioni per la caduta dei confini e l'ingresso della
Slovenia nell'area Schengen. |
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Immobilismo in Comune fino
alle elezioni regionali |
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Assistiamo costantemente ad
annunci eclatanti fatti a mezze pagine di giornale con lo scopo di vendere
la propria personale immagine annunciando progetti faraonici, che risultano
poi irrealizzabili. Solo alcuni esempi di ciò. La galleria sotto corso
Italia, il piano del traffico nascosto nei cassetti per anni, il piano dei
parcheggi affrontato in maniera artigianale senza il necessario collegamento
con ciò che ne è il naturale corollario, cioè il piano del traffico; e
ancora, la costruzione di megaparcheggi annunciati, cassati e poi nuovamente
ripescati. Ora si riscopre, dopo tanto tempo, la necessità di allargare le
zone pedonali, di valorizzare il centro città, eliminando auto e motocicli,
dando spazio ai pedoni ed all’abbellimento estetico. Ma quello che non si
riesce a capire è il perché poi non si dia mai corpo e gambe a tante
intenzioni annunciate.
In occasione delle ultime elezioni è stato annunciato che la costruzione del
parcheggio sotto San Giusto sarebbe iniziata entro 6 mesi; a conferma di ciò
l’amministrazione aveva fatto erigere un «grande manifesto», per ammissione
dello stesso assessore Rossi a puro scopo elettorale, con il quale si
informava la cittadinanza dell’imminente apertura dei cantieri. Ora dopo
quasi 18 mesi dall’annuncio «civetta» ovviamente nulla è stato ancora fatto,
anzi, da quanto risulta, i tempi di inizio dei lavori si stanno
ulteriormente allungando. Da notare che l’iter per la costruzione dell’opera
è iniziato sotto la giunta Illy nel lontano 2001.
Dalle informazioni trasversali che giungono alle orecchie dei consiglieri,
l’immobilismo regnerà nel nostro Comune fino alle prossime elezioni
regionali; fino ad allora non si farà nulla che possa scontentare i
cittadini elettori. Si farà solo polemica contro gli avversari, in questo
caso contro la giunta Illy, utilizzando anche l’aula del consiglio comunale.
L’ultima seduta del consiglio comunale ne è l’emblema: gli intensi attacchi
della destra contro la riforma sanitaria che l’amministrazione regionale ha
appena iniziato coinvolgendo tutti gli enti e le istituzioni pubbliche e
private interessate, non può che essere definita strumentale perché si è
spesa tanta demagogia in una discussione che si è incentrata su una minima
parte della proposta di legge, tralasciando completamente quanto essa
contiene in tema di tutela del cittadino, di obblighi che le amministrazioni
pubbliche della salute saranno tenute a rispettare nell’interesse
dell’utente.
Il dilemma che mi si prospetta è riassumibile in questi termini: è forse
meglio agire politicamente come la giunta Dipiazza, cioè aspettare tempi più
opportuni per decidere, aspettare la chiusura delle urne e poi fare ciò che
si potrebbe/dovrebbe benissimo fare ora (a più di un anno di nuova giunta
Dipiazza), ma con il rischio di scontentare qualcuno, oppure come fa il
presidente Illy, affrontare e risolvere le questioni di governo della cosa
pubblica e poi affidarsi al voto popolare per capire se si è fatto bene o
male? Credo che nella valutazione mi possa aiutare il buon senso:
aspettando, i problemi della città non solo non si risolvono, ma crescono, i
cittadini hanno molte aspettative e gli assessori, in feroce concorrenza tra
loro, le cavalcano dando luogo ad un’aspra battaglia nelle file della
maggioranza, con l’unico risultato di creare illusioni magiche, che nulla
hanno a che fare con la realtà e continuare nell’immobilismo, questo sì
purtroppo reale.
Luciano Kakovic - consigliere comunale della
Margherita nel Partito democratico |
IL PICCOLO -
SABATO, 1 dicembre 2007
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Dal primo gennaio a regime a
San Dorligo la nuova tariffa rifiuti - Approvato dal Comune il
regolamento |
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Il documento
sarà illustrato in una serie di incontri pubblici: il primo si farà a Zindis
DOLINA -
Si conferma il primo gennaio come data d’applicazione piena
della tariffa sui rifiuti a San Dorligo. Ieri il consiglio comunale ha
effettuato una nuova modifica del regolamento per definire alcune esenzioni,
suscitando l’ira dell’opposizione. I rifiuti e la raccolta differenziata
porta a porta non sono un argomento facile in consiglio comunale a San
Dorligo della Valle.
Le posizioni di maggioranza e minoranza sono diametralmente opposte, e
quest’ultima non si esime dal ricordarlo ad ogni occasione. L’ultima,
proprio ieri, quando l’aula è chiamata ad approvare alcune modifiche al
regolamento per definire meglio le previste esenzioni dal pagamento della
tariffa (la Tia), che entrerà a regime (con l’effettiva modifica-riduzione
della parte variabile a seconda della quantità di rifiuti fatti conferire
all’inceneritore) il primo gennaio.
Critico, come sempre, il consigliere Boris Gombac (Uniti nelle tradizioni)
che contesta formalmente il regolamento, non ha digerito il sistema di
raccolta e ritiene che la Tia si sarebbe dovuta applicare appieno fin da
subito. Ne è nato un vivace battibecco tra alcuni componenti la maggioranza
e il consigliere di opposizione. Alla fine, le modifiche al regolamento sono
state approvate solo dalla maggioranza. Contrari Oltre il Polo e Uniti nelle
tradizioni. Astenuti Lega e Verdi.
Altra discussione anche sull’assestamento di bilancio. Tra le righe
contabili sono emerse maggiori entrate correnti, che ieri sono state
applicate per varie spese. Ad esempio, 100 mila euro vanno alle manutenzioni
straordinarie del centro sportivo. Altri 78 mila euro a manutenzioni delle
strade e 10 mila per lavori alle scuole medie. Gombac ha sbottato: «Il
centro sportivo è come un “pozzo di San Patrizio”. Servono ancora soldi,
dopo tutti quelli già spesi?». La risposta l’ha fornita l’assessore Igor Tul:
«Si tratta di finanziare parte dell’illuminazione del campo e la
realizzazione del promesso campo giochi per bambini. Una quota servirà anche
per gli infissi».
L’assestamento di bilancio è stato approvato dalla maggioranza, con
l’astensione della minoranza. Approvata, infine, la perimetrazione delle
zone di recupero del patrimonio edilizio e urbanistico, che permetterà di
ottenere contributi per lavori alle facciate delle case. Dopo le modifiche
richieste dalle opposizioni, la delimitazione comprende tutto il comune. Una
scelta non condivisa dall’assessore Sigoni che ha preferito uscire dall’aula
al momento del voto: «Il territorio così delimitato è troppo ampio. Finirà
che nessuno riceverà i contributi».
s.re. |
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Case costruite vicino alla
Ferriera |
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Gentile signora della
segnalazione del 13 novembre «Il destino della Ferriera». Forse lei non lo
sa quanto fastidio dia leggere una lettera offensiva come la sua, perciò
voglio darle modo di provarlo, anche se ciò va contro la mia abitudine e per
questo chiedo scusa a tutti i lettori. Con tutte le cose tragiche e tristi
che segnano le nostre giornate dal momento che ci alziamo, il suo scritto
potrebbe farci sorridere se non fosse fuori posto come una barzelletta
raccontata ad un funerale. Probabilmente lei e suo marito dimenticano le
case fatte a ridosso dello stabilimento in questione (una vergogna come dice
lei), non sono le sole interessate al problema. Problema che investe
purtroppo l’intero villaggio di Servola e che, contrariamente a quanto
asserito con arroganza da un sindaco, di evidente lacunosa cultura, non è
sorto dopo la Ferriera, ma ben cinquecento anni prima. Il suo discorso un
po’ strampalato che corre da un argomento all’altro, ad un certo punto, ci
ricorda (parlando di pesci al mercurio) che la Ferriera sta pure inquinando
il mare, avvelenando anche pesci oltre che i prodotti della terra. Pesci,
verdura e frutta che anche lei, cara signora, e i suoi cari, volenti o no,
state mangiando. Attribuendo poi agli ex dipendenti della Ferriera le
proteste e le iniziative volte alla chiusura di questo mostro, lei sbaglia e
lo fa di proposito, sapendo molto bene che essi sono una esigua minoranza
rispetto al numero delle persone legate a questo triste problema. Io non
sono servolana, se però vorrà considerarmi tale perché abito qui da molti
anni, riterrò un onore aiutare, come lo faccio sempre e nelle più svariate
occasioni, la famiglia che lei benevolmente nella sua lungimiranza vorrà
accollarmi. Non nutro speranza che le mie parole la facciano vergognare per
ciò che ha scritto, perché gente come lei, oltre a non aver coraggio delle
proprie azioni, non è nemmeno in grado di valutare l’imbecillità di certe
affermazioni. Di fesserie, ahimè, ne diciamo un po’ tutti, purtroppo, ma –
per l’amor del cielo – evitiamo di diffonderle con tanta leggerezza.
Senza rancore.
Lettera firmata |
IL PICCOLO -
VENERDI', 30 novembre 2007
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Muggia: commissione comunale
di controllo sui fumi della Ferriera - Mozione approvata all’unanimità
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A Muggia nasce una commissione
interna che si occuperà di acquisire dati sulle emissioni in atmosfera, e il
Comune si impegna a tenere sotto controllo la situazione della Ferriera di
Servola. È il risultato di una mozione presentata inizialmente dal gruppo di
Forza Italia, è che poi stata emendata ed approvata unanimemente dal
consiglio comunale, mercoledì. L’atto fa riferimento al recente dibattito
politico istituzionale sulle possibili e conseguenti ripercussioni sulla
salute dei cittadini. Ma prende soprattutto in considerazione la recente
diffusione «degli allarmanti dati del Cigra dell’Università di Trieste – si
legge nella mozione -, sulle emissioni dello stabilimento siderurgico,
commissionate dal pm Federico Frezza, in merito alle quali sono state
espresse preoccupazioni sulle possibili ricadute sulla salute pubblica».
Le analisi hanno riguardato anche Muggia, dove è stata utilizzata una
particolare metodologia di studio con i licheni, che ha confermato che
l’inquinamento a Servola è simile a quello di Muggia. Da qui la volontà del
Comune di farsi parte attiva nella complicata vicenda, e di aderire ai
tavoli istituzionali finalizzati a promuovere gli approfondimenti sulle
emissioni dello stabilimento di Servola e, se necessario, a richiedere o
promuovere ulteriori specifiche analisi sul territorio di Muggia. Nascerà
una commissione di consulenza per il Comune, guidata dal sindaco, con un
rappresentante di maggioranza (Giorgio Kosic - Prc) e uno di opposizione (Christian
Gretti – An) che raccoglierà le indagini, analisi, studi e documenti
disponibili. «Qualora fossero confermati i sospetti relativi ai pericoli per
la salute pubblica – ancora nella mozione – il Comune metterà in atto,
insieme a tutti gli enti competenti, tutto quanto in suo potere per
concertare un piano di dismissione e riconversione della Ferriera che
salvaguardi i livelli occupazionali e garantisca l’utilizzo dei cosiddetti
ammortizzatori sociali». Il sindaco commenta: «È stato fatto un ottimo
lavoro. Il problema non è da sottovalutare. Ci siamo già mossi l’estate
scorsa, chiedendo di essere sempre informati, e di essere ammessi alla
conferenza dei servizi, anche se solo come uditori. Questo non ci è stato
concesso, ma siamo almeno al tavolo tecnico di coordinamento. Non lasciamo
nulla di intentato». Il coordinatore di Forza Italia, Claudio Grizon, dice:
«Su questo tema molto importante il consiglio comunale, su nostra
iniziativa, è riuscito a portare un voto unanime che in altri enti non si è
riusciti ad ottenere. È una prova di responsabilità a tutela della salute
pubblica».
s.re. |
No alla Tav. No ai rigassificatori.
No alla ferriera di Servola. No alle casse di espansione sul Tagliamento. No
agli elettrodotti in Carnia e Valli del Natisone. No al cementificio di
Torviscosa. No alla vetreria di S.Giorgio di Nogaro. No alle discariche e ai
termovalorizzatori. No agli Ogm. No alla caccia con i segugi e i pallettoni. No
all'uccellagione. No alle funivie del Pramollo e del Cansiglio. No alla
superstrada Sequals-Gemona. No all'autostrada Carnia-Cadore. No alla Baia di
Sistiana. No alla devoluzione urbanistica e ambientale a Comuni e Province. No
naturalmente anche al nucleare. E sicuramente non è tutto.
Si direbbe il quadro di una regione in subbuglio dove, alle storiche
associazioni per la tutela dell'ambiente, si sono affiancati numerosi comitati
locali sorti per contrastare, finora con molta efficacia, le iniziative della
pubblica amministrazione, ovvero dei privati, ritenute lesive del proprio
territorio.
Un sondaggio condotto da Swg in vista delle elezioni regionali del 2008, reso
pubblico su Il Piccolo del 18 settembre 2007, ci informa però che ben l'84% dei
cittadini consultati si dichiara soddisfatto della qualità ambientale del Friuli
Venezia Giulia, suscitando un'immediata curiosità interpretativa del dato,
proprio in relazione alle manifestazioni di grave e tenace dissenso
sopraricordate.
La domanda posta dal sondaggio era del tutto generica, la prima di una serie di
quesiti di tutt'altra natura e di stampo prettamente politico- elettorale. La
risposta data può quindi ragionevolmente essere interpretata in conseguenza del
fatto che gli intervistati sono consapevoli di vivere in una regione che
possiede ancora una qualità ambientale assolutamente accettabile, sia per quanto
riguarda il contesto urbano ma anche per la ricchezza degli spazi naturali
esistenti e del territorio agro-silvo-pastorale coltivato.
Sono valutazioni condivisibili, specialmente se messe in relazione alle
situazioni di grave disagio urbanistico e territoriale che caratterizza buona
parte della pianura padana veneta e lombarda, da cui il Friuli Venezia Giulia è
ancora, tutto sommato, ben distante. Il dato, dunque, non contrasta affatto con
il movimentismo ambientalista di cui si è dato conto in precedenza: si tratta
infatti in tutti i casi di iniziative condotte esattamente a difesa di quella
qualità ambientale così ben apprezzata e dunque da difendere e custodire
strenuamente contro ogni proposta e progetto che inevitabilmente provoca
occupazione di suolo, consumo di risorse naturali, inquinamento dell'aria, delle
acque, riduzione della biodiversità.
A questo punto, però, varrebbe la pena di eseguire una verifica, una prova del
nove sulla specialità dei cittadini di questa regione, attraverso un sondaggio
per misurare quanto i cittadini del FriuliVenezia Giulia siano contaminati dalla
famosa sindrome NIMBY (acronimo inglese che significa "not in my backyard",
ossia "non nel mio giardino").
Un sondaggio condotto con competenza, precisione e che sia basato su quesiti la
cui interpretazione si presti a non essere equivoca o incerta. Molti anni fa, ad
esempio fu condotto un sondaggio con domande del tipo "Lei è favorevole ai
parchi naturali?", che produsse trionfalistiche conclusioni in qualche parte
politica convinta che il 95% della popolazione regionale fosse a sostegno degli
stessi. Peccato che i cittadini direttamente coinvolti da quelle iniziative non
fossero invece d'accordo e dei 14 Parchi naturali proposti ben 12 furono di
fatto soppressi.
Nel sondaggio che si propone dunque le domande dovrebbero essere del tipo "Lei è
favorevole a una centrale nucleare/ un rigassificatore/ un termovalorizzatore /
una ferriera/ ecc, nelle vicinanze di casa sua?". Siamo sicuri che si potrebbero
ricavarne interessanti conclusioni.
Franco Musi
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Semaforo verde degli Stati Ue
ai fondi per le reti transeuropee: sì ufficiale alla Trieste-Divaccia -
All’Italia finanziamenti per 590 milioni |
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BRUXELLES Semaforo verde degli
Stati membri dell'Ue alla proposta della Commissione per i finanziamenti
delle reti transeuropee che comprendono anche i fondi per la Torino-Lione,
il Brennero e la Trieste-Divaccia. L'Italia si conferma così il primo
beneficiario con circa il 18% del pacchetto complessivo dei 5,1 miliardi di
stanziamenti comunitari messi in campo dal 2007 al 2013.
Il via libera all'unanimità è arrivato con il voto espresso dai
rappresentanti dei 27 riuniti nel Comitato finanziario Ten dopo l'esame, in
due sedute, ieri pomeriggio e stamani, sia delle proposte relative alla
programmazione pluriennale 2007-2013 sia di quelle per l'anno in corso. Agli
studi per Ronchi-sud Trieste vanno 24 milioni e per quelli relativi a
Trieste-Divaccia 50,70 milioni
Per le sole reti transeuropee, i finanziamenti all'Italia ammontano a 960
milioni di euro, mentre sull'insieme dei progetti l'attribuzione per il
2007-2013 supera il miliardo di euro (1066 milioni). Per la Torino-Lione il
finanziamento previsto è di 671,80 milioni (due terzi Italia e un terzo
Francia); per il Brennero la cifra, anch'essa da dividere tra Italia e
Austria, è pari a 786 milioni. La quota di contribuzione Ue sul totale della
spesa per i progetti italiani supera nell'insieme il 30%.
Sulla Torino-Lione intanto continua la protesta dei no-tav che hanno
annunciato anche la consegna delle firme della petizione dei contrario
all'alta velocità al presidente francese Nicolas Sarkozy.
Soddisfatto del voto espresso dai Ventisette il commissario ai Trasporti,
Jacques Barrot, che ritiene vincente la sua scelta che privilegia le sezioni
transfrontaliere, in particolare per superare la barriera delle Alpi. «Si
può parlare di un vero valore aggiunto europeo», ha commentato. Barrot ha
quindi ricordato i principi a cui la Commissione si è ispirata per la
programmazione pluriennale dei fondi: concentrarsi su un numero limitato di
«progetti sensibili», privilegiare i progetti transfrontalieri e le modalità
di trasporto rispettose dell'ambiente come le vie navigabili e la ferrovia.
La proposta di finanziamento, dopo il via libera degli Stati, passerà ora
all'esame del Parlamento europeo, con una procedura solo consultiva. Gli
eurodeputati avevano già discusso il pacchetto di finanziamenti con il
commissario Barrot nel corso di una riunione congiunta delle commissioni
bilancio e trasporti. In quell'occasione, il commissario aveva annunciato un
attento monitoraggio ogni anno sull'utilizzo dei fondi: se non saranno stati
impegnati potranno essere destinati altrove o essere risparmiati.
Per il solo 2007 la Commissione ha poi stanziato una cifra complessiva pari
112 milioni di euro, a fronte di richieste per 945 milioni. Nella lista
delle opere a cui sono stati destinati i fondi figurano i 4,7 milioni di
euro per le strade di accesso al tunnel di base della Torino-Lione, 1,7
milioni per l'aeroporto di Malpensa, 0,90 per l'area di Marghera, 4,6 per il
porto di Genova e un milione di euro per Civitavecchia. |
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Il no dei pescatori alla
riserva per delfini da Cherso a Lussino - Raccolte oltre 2500 firme |
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LUSSINPICCOLO Oltre 2500 firme
contro la riserva per delfini proclamata in una vasta area (526 chilometri
quadrati) a est delle isole di Cherso e Lussino. La raccolta di firme è
avvenuta in pochi giorni nelle due isole quarnerine, iniziativa promossa
dalla sezione pesca dell’ Unione artigiani di Cherso e Lussino, i cui
responsabili si sono rivolti al ministero della Cultura croato, chiedendo la
soppressione della zona in regime di tutela. Era stato proprio questo
dicastero, su volere degli ambientalisti lussignani di Mondo blu (Plavi
Svijet), a dare vita alla riserva, con la motivazione che queste acque
ospitano una colonia di 120 – 150 esemplari, da proteggere adeguatamente. La
decisione assunta a Zagabria ha scatenato subito le reazioni dei pescatori
quarnerini – supportati dai colleghi istriani e dalmati – in quanto sussiste
il timore che un giorno tale zona possa venire completamente interdetta alle
attività alieutiche. Si spiega così come in breve tempo centinaia di isolani
abbiano sottoscritto la petizione, appoggiando le istanze dei pescatori.
Quest’ultimi, oltre a consegnare al ministero della Cultura le migliaia di
firme raccolte, hanno voluto pure illustrare le posizioni assunte in materia
da alcuni biologi marini croati. Il professor Hrvoje Gomercic, dell’
Istituto di Veterinaria di Zagabria (ritenuto unanimemente il maggiore
esperto in Croazia di mammiferi marini), ha fatto presente che la riserva
non ha alcuna importanza scientifica, né pratica, in quanto copre un’ area
in cui non vivono gruppi numerosi di delfini. Per il dottor Emin Teskeredzic,
dell’Istituto di biologia marina Rudjer Boskovic di Rovigno, i delfini sono
distribuiti in modo proporzionato lungo tutto il versante orientale del mare
Adriatico. «Sono una specie protetta dal 1995 – ha aggiunto – con normative
rigorose. Dunque, non si vede la ragione per l’ esistenza di una simile
riserva». I pescatori di Cherso – lussignani hanno già fatto sapere di non
credere alle spiegazioni giunte dal ministero della Cultura, secondo cui l’
istituzione di una riserva marina non debba necessariamente significare
anche la proibizione della pesca. A tale scopo, hanno pubblicato le due
circolari del dicastero fatte pervenire alla società di pesca sportiva Udica
di Lussinpiccolo. I dirigenti di quest’ ultima avevano chiesto di poter
effettuare due gare per pescasportivi nella riserva per delfini.
La risposta era stata: «Gli sportivi possono competere senza divieti. Nel
caso venisse però avvistato un branco di delfini, i pescatori e le loro
imbarcazioni debbono immediatamente allontanarsi dalla zona tutelata». Da
qui al divieto di pesca, sostengono i pescatori professionisti, il passo
potrebbe essere breve.
A. M. |
IL PICCOLO -
GIOVEDI', 29 novembre 2007
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Piazza Libertà, il progetto
torna in giunta Bucci: «Esiste una rotatoria alternativa» - Al centro del
dibattito gli alberi da tagliare se si vuole rivoluzionare la viabilità |
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Torna oggi all’attenzione della
giunta il progetto preliminare di riqualificazione di piazza della Libertà,
redatto da un pool di professionisti di Trieste e di Bolzano vincitori a suo
tempo della gara di progettazione. Il sindaco Roberto Dipiazza, lunedì
scorso, ha voluto rinviarne l’esame per un motivo preciso: il progetto, che
prevede una viabilità rivoluzionata e aree pedonali ampliate, contempla però
la riduzione di una fascia di quattro o cinque metri del giardino storico
esistente, e il conseguente abbattimento di dieci-dodici alberi. E sebbene
sia prevista la piantumazione di 52 nuove piante, «il mio parere - così
Dipiazza - è di rivedere il progetto cercando di non sacrificare gli
alberi».
Il fatto è che i tempi, ribadisce l’assessore ai lavori pubblici Franco
Bandelli, sono strettissimi: la nuova piazza dovrà essere completata entro
la fine del 2009, pena la perdita di finanziamenti statali già concessi; e
la Regione deve ricevere il progetto entro il 7 dicembre. Ma poi, «a questo
progetto si è lavorato per otto mesi», dice Bandelli. Come rivederlo? Il
taglio degli alberi serve per allargare la strada nel tratto allineato a via
Sant’Anastasio per ricavarci sette corsie e due sensi di marcia. E il cuore
dell’intervento sta nella modifica della viabilità studiata «per sostenere
l’impatto che sul traffico dell’area avranno l’ex Silos ristrutturato e la
nuova sede Greensisam in Porto Vecchio».
Intanto la vicenda diventa terreno di stoccate tra Bandelli e il suo collega
all’urbanistica e al traffico Maurizio Bucci, i cui uffici tecnici hanno
collaborato al progetto le cui redini però sono state tenute dai Lavori
pubblici. «Valuteremo serenamente il da farsi», esordisce Bucci. E se
salvare gli alberi significherebbe rivedere totalmente l’impianto della
nuova viabilità prevista, «un’alternativa c’è», dice Bucci: «La proprietà
del Silos aveva presentato a suo tempo il progetto per una rotatoria tra
Sala Tripcovich e corso Cavour, dalla quale accedere al Silos passando
dietro la Tripcovich, o proseguire lungo le Rive». E allora, «non è detto
che i soldi si debbano perdere se non procediamo con il progetto previsto:
si possono utilizzare comunque per una riqualificazione di cui la piazza ha
bisogno. In ogni caso - è la battuta di Bucci pronunciata senza citare il
collega ai lavori pubblici - se fossi stato responsabile del progetto lo
avrei illustrato alle varie associazioni per capire se era percorribile:
avrei usato l metodo della partecipazione con cui sto portando avanti i
piani rionali del traffico».
«Ma lui ha coinvolto la cittadinanza quando ha portato a Trieste le navi da
crociera?», è la secca risposta di Bandelli, che si dice «contento che Bucci
dica che bisognava pensarci prima: mi fa leggermente ridere, visto che i
suoi tecnici erano sempre presenti mentre lavoravamo». E poi «su cosa
avremmo dovuto confrontarci, prima che fosse pronto il progetto preliminare
redatto dai professionisti? Ora che lo abbiamo, ne possiamo discutere.
Comunque, accaparriamoci i finanziamenti, poi tutto è perfettibile. Ma da
una parte o dall’altra, se vorremo fare entrare le auto al Silos, qualche
pianta la dovremo buttare giù», chiude Bandelli.
Sull’opportunità di una discussione preventiva però concorda anche il Wwf,
con il responsabile regionale del territorio Dario Predonzan: «Il progetto
sembra interessante perché aumenta gli spazi pedonali, anche se bisognerebbe
tener conto della vegetazione storica esistente. Potrebbero comunque esserci
ragioni valide per sacrificare qualche albero nell’ambito di un più ampio
bilancio positivo: non possiamo dare giudizi nel merito perché, al solito,
il Comune parte con dei progetti senza confrontarsi con la cittadinanza né
metterli a disposizione di tutti, come sarebbe giusto avvenisse. È un
difetto storico dell’amministrazione».
«Non abbiamo obblighi di comunicare con il Wwf né di confrontarci su un
progetto preliminare: lo faremo al momento opportuno», rimarca Bandelli.
Oggi, intanto, il confronto in giunta: piazza della Libertà è di nuovo
all’ordine del giorno.
p.b. |
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Denuncia dell’Enpa:
cacciatori nel parco del Farneto - L’ente protezione animali ha inviato un
esposto alla procura segnalando il pericolo anche per chi passeggia
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Pericolo sparatorie per i
visitatori del parco del Farneto. A denunciarlo è l’Enpa - Ente nazionale
protezione animali, attraverso un esposto alla Procura firmato dal
presidente della sezione locale, Gianfranco Urso. L’ente «denuncia una
pericolosa attività venatoria», in spregio alle norme vigenti all’interno
dell’area. Questa, secondo l’Enpa, è stata messa in atto da «vari cacciatori
- si legge nel documento -, non personalmente individuati, ma rintracciabili
attraverso la documentazione venatoria, che hanno abbattuto animali nel
comprensorio e, in particolare nell’area di proprietà dell’Enpa dove, nella
sicurezza di muoversi in parco urbano, soci dell’Enpa, scolaresche e privati
cittadini circolano osservando e studiando gli animali ricoverati e quelli
liberi».
Al riguardo l’Enpa chiama in causa pure la Provincia che, una volta ricevute
le segnalazioni e le richieste di intervento da parte dei cittadini, «ha
sostenuto di aver ricevuto disposizioni di tollerare le attività di caccia
purché non venga svolta nei vialetti del parco urbano costruiti dal Comune
di Trieste».
Le stesse guardie zoofile dell’Enpa hanno individuato alcuni cacciatori nei
pressi del bosco del Farneto: questi avevano con loro, nelle automobili, dei
fucili e - stando all’esposto - esploravano aree utili all’attività
venatoria. Tuttavia, non è stato possibile sanzionare i diretti interessati
«non essendovi l’atteggiamento venatorio conclamato».
«La situazione - conclude lo scritto diffuso dall’Enpa - è di estrema
pericolosità sociale ed il rischio che qualche visitatore del parco del
Farneto possa subire danni da saparatorie è presente e concreta».
All’inizio di novembre, è stata segnalata dall’Enpa la presenza di
cacciatori che stavano caricando degli animali uccisi su delle automobili
ferme in sosta lungo via Battigelli. Questa taglia proprio il bosco del
Farneto ed è vicina ad alcune abitazioni. A conferma di ciò sono giunte
all’ente analoghe segnalazioni dalle residenze per anziani Casa Serena e
Casa Bartoli che si affacciano sul bosco.
L’area è racchiusa tra i popolosi rioni di San Giovanni, San Luigi,
Rozzol-Melara e Longera ed è un luogo naturale di serena convivenza tra
uomini ed animali nel rispetto di ogni biodiversità. |
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Agenda 21 per Val Rosandra -
Assemblea a Bagnoli |
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SAN DORLIGO DELLA VALLE Oggi
alle 19.30 al Teatro Prešeren di Bagnoli 2007 si terrà la riunione plenaria
del processo di Agenda 21 per la gestione della Riserva naturale della Val
Rosandra. L’incontro chiude la fase di riunioni svoltesi nelle scorse
settimane, e che hanno coinvolto cittadini, associazioni, Comunelle, e tutti
i «portatori d’interessi». Verrà riassunto tutto ciò che è stato fatto
finora e spiegati i passi successivi, ovvero il forum, che con il tavolo
tecnico scientifico redigerà il Piano di conservazione e sviluppo. |
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Sonego: interesse inglese per
la gara Tpl |
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TRIESTE I principali operatori
britannici del trasporto pubblico locale, gomma e rotaia, sono interessati a
partecipare alla gara che la Regione sta per indire, allo scopo di
individuare il soggetto unico che gestirà tutto il trasporto pubblico locale
del Friuli Venezia Giulia dal primo gennaio 2011 al 31 dicembre 2019. La
notizia arriva dall’assessore ai Trasporti, Lodovico Sonego, dopo la tappa
londinese del road show svoltasi all’ambasciata d’Italia. Lo scopo di questi
incontri - i prossimi saranno Parigi e Berlino - è sollecitare tutti i
competitori europei, affinché partecipino alla gara. «Siamo consapevoli che
più la gara sarà combattuta - dice Sonego - maggiormente saremo nella
condizione di offrire un servizio migliore ai cittadini». |
Piazze cittadine chiuse solo a a
certe iniziative
La domanda non viene posta
casualmente e investe un problema centrale riguardante la necessità che le
piazze cittadine offrano l'occasione per chi ne richiede l'utilizzo, di poter
svolgere attività culturali o di carattere ludico o sociale e che vedono come
promotori quasi sempre associazioni o enti non a fine di lucro. Recentemente ho
fatto un'interrogazione al Sindaco e all'assessore Greco sul mancato patrocinio
da parte del Comune riguardante la manifestazione «Electroblog» e della
conseguente richiesta di 10.000 euro all'associazione per l'utilizzo del
giardino di via San Michele. Il Sindaco ha risposto che era legittimo chiedere
anche 50.000 euro causa vandalismo dei giovani ecc. (un argomento sempre di
moda!).
Il 27 ottobre l'associazione «Rete artisti contro le guerre» ha organizzato un
concerto in piazza Goldoni in solidarietà con il popolo birmano e si è vista
chiedere una cauzione di 5.000 euro dal Comune perché in base all'art. 2 del
Regolamento Comunale del Canone di Occupazione Spazi ed Aree Pubbliche,
l'amministrazione intende tutelarsi per eventuali danni. Su questo argomento ho
intenzione di interrogare l'assessore ai Lavori Pubblici Franco Bandelli. Il
problema però non è solo tecnico ma investe chiaramente il diritto per chi vive
nella nostra città di poter usufruire degli spazi pubblici senza per questo
vedersi imposte cauzioni di migliaia di euro che inevitabilmente tagliano fuori
la gran parte delle associazioni che vivono sul nostro territorio. La funzione
delle piazze e la loro libera fruizione non solo è importante ma spiega molto
chiaramente l'idea di democrazia, civiltà e convivenza. Sappiamo anche che le
piazze come luogo d'incontro e di dibattito o anche solo per combattere il
degrado attraverso un uso partecipato di cittadini e residenti, quelle per
capirci che ci insegnavano i professori a scuola sono ben lontane. Oggi
frequentiamo e ci incontriamo... in televisione, le cose stanno cambiando e
negli ultimi decenni sono accaduti eventi che hanno indebolito ovunque il
carattere comune e collettivo della città mentre hanno prevalso i valori che
segnano il primato dell'individuo sulla comunità e dell'economia e della
speculazione urbana sui servizi ai cittadini, determinando sempre meno spazi
agli usi collettivi.
In molte città le amministrazioni, per combattere il degrado degli spazi comuni
hanno realizzato ampie zone pedonali, limitato il traffico, sviluppato il
trasporto collettivo, le piste ciclabili e dove ciò non è accaduto, come a
Trieste, la vita è diventata molto difficile soprattutto per le persone più
deboli: i bambini, gli anziani, le donne ed anche i giovani ovviamente. In
generale il bisogno dei cittadini di disporre di spazi comuni è stato
strumentalmente utilizzato per aumentare artificiosamente il consumo di merci e
nel nostro territorio le opere di «riqualificazione» del centro cittadino con
decine di milioni di euro spesi praticamente ogni anno vanno inevitabilmente in
questa direzione, senza tenere conto del bisogno di connettere gli spazi
pubblici con il quartiere e la città e delle funzioni finalizzate all'uso comune
che dovrebbe costituire il principio fondante di qualsiasi opera di
riqualificazione.
Alfredo Racovelli - Consigliere comunale Verdi per la Pace
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Alberi abbattuti |
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Qualcuno in Comune non ama il
verde, e abbatte gli alberi appena può. Una storia vecchia e ricorrente a
Trieste che si verifica sempre più spesso.
L’ultimo (sarà proprio l’ultimo?) è stato raso al suolo il giorno 26
novembre all’angolo di via Vergerio e via del Ghirlandaio. Tra le 13 e le
14, con un frastuono incredibile, le implacabili motoseghe del Comune hanno
ridotto in sterpi e ceppi una bella acacia (così mi pare) che tutte le
primavere annunciava la stagione con una chioma odorosa e prolungava la
grata ombra fino all’autunno inoltrato.
I motivi per abbattere un albero sicuramente sono tanti, ma non è anche buon
motivo tenerli in vita per fare la città più bella è più gradevole? Non si
venga a dire che era vecchio e malato: la sua ultima stagione è stata più
lussureggiante che mai.
Gianna Smonker |
PUNTO INFORMATICO -
MERCOLEDI', 28 novembre 2007
L'eolico galleggia
sul magnete
Roma - Si chiama MagLev Wind
Turbine, e promette di rivoluzionare il settore dell'energia
eolica. Una megaturbina che per funzionare sfrutta la levitazione magnetica,
proprio come i
treni superveloci giapponesi, ed è in grado di produrre fino ad 1 gigawatt
di potenza: per fare lo stesso con i dispositivi tradizionali ci vorrebbero
oltre 60 eliche. Una rivoluzione.
Ma i vantaggi dell'eolico magnetico non si esauriscono qui: la turbina è
in grado di funzionare già con brezze leggere di soli 1,5 metri al secondo,
ed è in grado di resistere anche a regimi più sostenuti da 40 metri al secondo
(oltre 140 chilometri all'ora). Inoltre, l'assenza di parti meccaniche in
movimento elimina l'attrito: solo l'1 per cento della forza del vento viene
dispersa per muovere le pale, mentre il restante 99 per cento può essere
convertito in energia pulita.
Le pale magnetiche
sono anche economiche: costruirne una può costare fino al 75% in meno
rispetto all'equivalente tradizionale, senza contare che mancando i complessi
meccanismi che consentono al rotore di allinearsi con la direzione del vento
viene anche considerevolmente ridotta la difficoltà di progettarle e
realizzarle. E la manutenzione, che ha un costo, è di gran lunga inferiore: un
apparato eolico-magnetico secondo i suoi progettisti potrebbe funzionare per 500
anni con un minimo di controlli periodici.
La nuova turbina è ancora un concept, è stata presentata all'inizio dell'estate
in Cina al
Wind Power Asia 2007, ma è destinata a diventare presto realtà: costruttori
cinesi e
statunitensi sono al lavoro per realizzare quanto prima esemplari
funzionanti, con potenze comprese tra 400 e 5.000 watt cadauna, tanto per
cominciare. A regime, produrre un kilowatt di elettricità potrebbe costare
appena 0,7 centesimi di euro.
Luca Annunziata
Toyota,
il guidatore non serve
Roma - Lunedì scorso Toyota ha
presentato alla stampa internazionale il suo ultimo ritrovato per la sicurezza
automobilistica. No, non si tratta di un cervello di riserva per automobilisti
incoscienti, ma di una serie di sistemi, di "cooperazione
veicolo-infrastrutturale", che consentono la comunicazione wireless fra auto ed
elementi ambientali - come semafori e cartellonistica stradale.
Come
riporta Endgadget si tratta della nuova evoluzione di tecnologie basate su
Intelligent Transport Systems (ITS)
- il progetto mondiale che si propone appunto di integrare l'alta tecnologia
elettronica nel settore del trasporto.
All'Higashi Fuji Technical Center, Toyota ha mostrato in una simulazione come
sia possibile far interagire mezzi, strutture e pedoni per far diminuire
notevolmente i rischi di incidente. In verità il sistema utilizzato è
prettamente auto-centrico: ogni comunicazione proveniente dall'esterno viene
elaborata e tradotta in segnali audio o visivi all'interno dell'abitacolo. In
pratica, nei pressi di un semaforo, incrocio, o di un cartello stradale -
attrezzati per interagire in modalità wireless con l'auto - il conducente è in
grado di visualizzare sul cockpit i segnali di alert correlati.
Le tre simulazioni chiave hanno
mostrato così semafori, segnali, veicoli e pedoni con trasmittenti. In ogni
situazione il sistema ha dimostrato che non solo è possibile attuare una
"ridondanza informativa", ma anche intervenire direttamente sui comandi del
mezzo. Ad esempio, un semaforo rosso o un pedone che attraversa la strada può
indurre la centralina a rallentare o fermare il veicolo.
L'azienda giapponese nel
comunicato ufficiale sottolinea che si tratta di una delle soluzioni
tecnologiche che fanno parte del suo
Integrated Safety Management Concept, una sorta di pacchetto sicurezza
varato nel 2006 e da allora in continuo sviluppo. Gli obiettivi sono chiari:
rendere i veicoli e le strade più sicure, educare gli automobilisti alla
sicurezza, diminuire il numero degli incidenti e vendere più veicoli possibile.
La scorsa primavera proprio Toyota
aveva mostrato l'auto elettrica I-unit, un mezzo praticamente bioplastico; a
ottobre è stato il momento della sua
concept-car 1/x, capace di percorrere 100 km con neanche 3 litri di benzina.
Se sfornano un altro veicolo da frontiera digitale si potrebbe finire per
credere che facciano sul serio.
Dario d'Elia
IL PICCOLO -
MERCOLEDI', 28 novembre 2007
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A Muggia nuovi test sulla
qualità dell’aria Bonifica sulla litoranea - Nodi ambientali al Consiglio
comunale |
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Il Comune di Muggia dovrà essere
partecipe di tutte le decisioni in merito alla Ferriera di Servola; si dovrà
discutere tra tutte le forze politiche sui dati sull’inquinamento in città e
si dovranno anche effettuare nuovi rilevamenti della qualità dell’aria.
Sono precise richieste che saranno avanzate oggi in Consiglio comunale (alle
15) dal gruppo di Forza Italia, all’opposizione. I consiglieri presenteranno
infatti una mozione, che fa seguito alle recenti affermazioni del sindaco
Nesladek sulla riscontrata presenza d’inquinanti nell’aria, e alle vicende
della Ferriera di Servola. Ma non sarà l’unico argomento legato all’ambiente
in discussione. Tra i punti in agenda c’è infatti il nuovo Accordo di
programma per la definizione degli interventi di messa in sicurezza e poi
bonifica nel Sito d’interesse nazionale di Trieste (Sin). Documento che
riguarda anche il futuro della zona litoranea di Muggia, inserita nel Sin.
Si parlerà anche di bioedilizia: una mozione del consigliere Lorenzo
Gasperini (Fi) solleciterà adeguamenti alle norme urbanistiche locali per
agevolare la qualità bioecologica degli interventi. |
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Barcola: distributore Tamoil:
primo platano abbattuto |
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Per costruire il nuovo mega
distributore di benzina a Barcola il 21 novembre hanno abbattuto il primo,
meraviglioso, sano, enorme platano secolare e altri seguiranno. Questo è un
delitto che colpisce tutti i triestini che hanno a cuore la loro città e non
solo chi vi abita vicino, come subdolamente asserito da chi ha interesse che
ciò avvenga.
Dove sono i Verdi? Dove sono i difensori dei diritti dei cittadini? E dove
sono i bagnanti che verranno defraudati di una cinquantina di posti
macchina?
Ci sentiamo traditi dai nostri amministratori che non avrebbero mai dovuto
approvare tale scempio, ma in futuro ne terremo conto.
Fausto Massa, Doretta Martinoli |
IL PICCOLO -
MARTEDI', 27 novembre 2007
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La pulizia
delle strade diventa meccanizzata «Differenziata» al 20% - Nel 2008 nelle
zone pedonali 15 macchine |
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Il prossimo anno nelle strade
cittadine ci saranno meno operatori con le ramazze in mano e più macchine
spazzatrici. Una svolta meccanizzata nella pulizia che sarà inserita (come
richiesto dal Comune all’AcegasAps) nella gara di appalto, indetta a
primavera, per il prossimo servizio spazzamento urbano. Le macchinette
pulitrici con mono operatore, in tutto una quindicina, entreranno in azione
nelle aree pedonali e per eseguire la pulizia dei marciapiedi. Mezzi
elettrici o versione diesel dalle dimensioni ridotte (larghezza di 80
centimetri), che grazie alla dotazione di una lancia e un serbatorio d’acqua
consentiranno anche la pulizia di piccole superfici.
«Il servizio di spazzamento a Trieste è garantito attualmente dagli
operatori (223.012 ore uomo nel 2006), con un utilizzo minimo dei mezzi
meccanizzati (587 tonnellate di rifiuti). La fruizione di queste macchinette
già testate in viale XX settembre - dice Paolo Rovis, assessore comunale con
delega ai rapporti con le società partecipate - consentirà una maggiore
efficienza e una contestuale riduzione dei costi».
Ma le novità in tema di rifiuti per il 2008 non si limiteranno alla pulizia
delle strade. Nell’attesa che il piano rifiuti della Provincia, sullo
smaltimento degli imballaggi, diventi operativo il Comune sta analizzando i
dati sulla raccolta differenziata. «L’andamento è virtuoso, ormai Trieste si
sta attestando nel 2007 attorno al 20 per cento», dice Rovis. I dati
disponibili parlano di una crescita della raccolta differenziata, passata
dalle 15.235 tonnellate nel 2004 (15 per cento, su un totale di 101.537
tonnellate) alle 19.253 del 2006 (19 per cento, su un totale di 101.418
tonnellate).
Nella raccolta differenziata, insomma, la città di Trieste è ancora lontana
rispetto alle percentuali di altre città (nel comune di Padova, dove opera
sempre l’AcegasAps, è stata di 42,40 per cento nel 2006). Ma qualcosa sta
cambiando, almeno c’è un segnale. «Dobbiamo tenere conto della differente
morfologia della nostra città - dice Rovis - Non bisogna poi dimenticare che
il nostro termovalorizzatore produce energia (brucia 612 tonnellate di
rifiuti al giorno, con una potenza elettrica prodotta di 14,9 MW)».
Gli sforzi per cercare di migliorare il servizio saranno concentrati su un
rafforzamento nella raccolta degli imballaggi. Una raccolta differenziata
per gli esercizi commerciali che, in alcuni casi, scaricano i cartoni
direttamente nei cassonetti. Senza utilizzare i contenitori gialli per la
raccolta carta. Nel dettaglio proprio carta e cartone (7.021 tonnellate) con
il 6,90 per cento guida la raccolta differenziata nel 2006. Seguita con
2.117 tonnellate dai rifiuti ingombranti e con 2.138 tonnellate dal legno
(2,10 per cento). Poco distante metallo e vetro, entrambi con una
percentuale dell’1,90 (rispettivamente 1.959 e 1.938 tonnellate), mentre a
parte gli inerti (1.188 tonnellate, 1,20 per cento) sono insignificanti gli
altri dati. La plastica si ferma ad esempio allo 0,80 per cento con 813
tonnellate raccolte.
Bisogna lavorare ancora molto, insomma, a cominciare dai locali pubblici che
stando alle statistiche non sono abituati a separare il vetro e la plastica
dagli altri rifiuti. «Un passo alla volta, iniziamo con una raccolta dei
cartoni», dice l’assessore Rovis.
Una scelta che il piano rifiuti dell’assessore provinciale all’Ambiente,
Ondina Barduzzi, per la riuscita intende abbinare alla Tarsu («la tassa si
paga in virtù di quanto si consuma»). Ma per l’entrata in vigore del Piano
sugli imballaggi, che dovrà andare anche in Regione, bisognerà aspettare
alcuni mesi. Poi sarà la volta delle altre categorie, a cominciare dalle
batterie esauste, con l’obiettivo di incrementare la raccolta differenziata.
Pietro Comelli |
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Tagliati
alberi centenari in Via Cologna - Proteste dei residenti: un uomo minaccia
di legarsi al tronco di una pianta |
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Una ecatombe di acacie e di
ippocastani con un residente che ha minacciato di legarsi ad un albero per
bloccare tagli di fusti alti anche venti metri. È quanto è avvenuto ieri in
via Cologna in un giardinetto di proprietà Ater, che fa da contorno ad un
gruppo di case con appartamenti in affitto delle case popolari e
condominiali.
A nulla però sono servite le vibrate proteste perché il taglio degli alberi,
anche centenari, è proseguito nello spazio verde, posto dirimpetto al
costruendo park interrato. Secondo la dirigenza delle case popolari, che a
seguito delle proteste è intervenuta a verificare il decorso
dell’intervento, questo sarebbe destinato a sistemare a giardino un terreno
incolto, che otterrà vantaggi in tema di vivibilità dallo sfoltimento di
alcune piante cresciute in modo spontaneo.
Ma gli abitanti della zona non ci stanno ed hanno protestato più volte,
anche in modo vivace e colorito, con l’impresa Perla Due che sta facendo gli
abbattimenti.
Tra i più arrabbiati c’è Mark Newbould, proprietario di un appartamento nel
caseggiato ex Ater e che rimarca, dopo aver minacciato di legarsi ad un
albero, come si fosse parlato di potatura delle piante del giardino e non di
abbattimenti: «Ho comprato qua casa - dice - perché c’erano tutti questi
alberi davanti. Ora con il taglio di tante piante come vista avrò un grande
e grigio casermone. L’Ater non poteva promuovere un incontro con i residenti
prima di agire? Non poteva consultarci prima di eliminare quasi tutto il
polmone verde?».
Identico il parere di Mira Lenzer: «Hanno già tagliato 5 o 6 grossi fusti e
hanno l’ordine di abbattere altri 7 enormi piante e 9 piccole tra
ippocastani e acacie. Non è un delitto, visto che solo una era una pianta
non sana?»
Chiamato in causa l’Ater parla per bocca del dirigente Enzo Macchiussi:
«Prima di arrivare agli abbattimenti - spiega - abbiamo affidato ad un
agronomo il compito di studiare la situazione. Per riqualificare il sito, ha
consigliato di diradare le piante presenti che erano cresciute in modo
spontaneo ed incolto, conservando gli alberi migliori. Pertanto si è deciso
di eliminare le dieci acacie poste sul confine del giardino con la strada e
quattro ippocastani dei quali almeno uno era morto. Il concetto è quello di
ampliare gli spazi per migliorare la crescita delle piante restanti».
Ad intervento ultimato resteranno nel piccolo polmone verde 3 ippocastani,
un olmo e due alberi di Giuda.
Al posto delle acacie eliminate, spiegano sempre all’Ater, verrà creata una
siepe, piantata dell’erbetta e sistemate delle panchine e creati dei
percorsi pedonali tra il verde della collinetta posta nelle adiacenze dei
caseggiati.
Daria Camillucci |
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Accordo a
Sistiana, polo turistico nell’ex Cava - Intesa tra Soprintendenza,
Comune di Duino Aurisina e Regione. Da definire solo piano colori e pietre |
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La proprietà
non si sbilancia sull’inizio lavori: potrebbero cominciare tra uno o due
mesi. Si partirà con gli edifici della parte alta, difficile l’opera a mare
DUINO AURISINA Pace fatta tra
Soprintendenza, Comune di Duino Aurisina e Regione: può partire il progetto
turistico nell’ex Cava di Sistiana.
Data storica, dopo 33 anni, quella di ieri: mai il progetto per la
riqualificazione della Baia, in tutte le sue versioni, era arrivato a questo
punto, quello in cui la concessione edilizia per la realizzazione del
progetto nella Cava è efficace e utilizzabile praticamente da subito per
posare la prima pietra del «Comparto 11», ovvero l'edificato, che comprende
appartamenti per vacanze, alberghi e strutture ricettive. Così in realtà non
sarà, perché la proprietà della Baia attenderà ancora qualche mese prima di
dare il via ai lavori ma il momento, per il futuro di Duino Aurisina, è di
quelli importanti.
Ieri mattina il sindaco Giorgio Ret, con la consulenza dell'avvocato del
Comune, ha analizzato e accolto le richieste finali della Soprintendenza e
al contempo ha annullato il ricorso al Tar pendente nei confronti della
Soprintendenza stessa in calendario il prossimo 12 dicembre: l'accordo tra
le parti, infatti, è arrivato dopo un mese di dialogo e colloqui tecnici, e
si compone - come ha spiegato il primo cittadino di Duino Aurisina - di una
serie di raccomandazioni e indicazioni dettate dalla Soprintendenza che
l'amministrazione comunale intende seguire e fare rispettare alla proprietà
della Baia. Il tema riguarda, in particolare, il piano colore e l'uso della
pietra: la Soprintendenza ha voluto garantita la massima integrazione con il
territorio e l'utilizzo di colori e materiali del posto. La documentazione
relativa a questi due aspetti deve essere ancora presentata dalla proprietà
della Baia all'amministrazione comunale e il sindaco si è impegnato a far
valere le indicazioni del soprintendente Rezzi.
Costruzioni nella cava. Fatta salva la presentazione di questi due
documenti, la posa della prima pietra nell’ex Cava è ora solo una questione
di tempo da parte della proprietà della Baia, che non si sbilancia sul
giorno in cui questa avverrà. Probabilmente ci vorrà un mese o forse due ma
si tratta di questioni puramente operative e di cantiere: non più di blocchi
di carattere amministrativo e burocratico. Si costruirà quindi il Comparto
11: l’ex Cava di Sistiana, attualmente in fase di rimodellamento, si
trasformerà in un abitato composto da alberghi (il primo dei quali già
venduto all'imprenditore Gilberto Benvenuti la scorsa estate), case per
vacanze e strutture ricettive, una sorta di paese che si affaccerà sul mare.
Contestualmente alla realizzazione del Comparto 11, partiranno anche le
prime opere di urbanizzazione: si realizzerà il nuovo marciapiede tra
Sistiana e l'ingresso della cava di fronte al Borgo San Mauro e si risolverà
il problema delle acque meteoriche all'altezza dell'incrocio dei Tre Noci.
Tornando alla realizzazione del Comparto 11, la proprietà ora dovrà decidere
con cosa iniziare i lavori: dal punto di vista logistico, si affaccia
l'ipotesi dell'avvio con la parte alta del costruito, per procedere poi in
basso, verso il mare.
Bilancio. Scompaiono così anche i dubbi relativi alle entrate in Bilancio
del Comune alla voce oneri di urbanizzazione: risolto il contenzioso con la
Soprintendenza, infatti, i soldi già introitati dall'amministrazione per la
concessione edilizia non sono in alcun modo vincolati e non lo saranno
nemmeno i 300 mila euro circa che la proprietà verserà all'avvio dei lavori,
quindi tra qualche mese, come costi di costruzione.
Futuro. Superato l'ostacolo con soddisfazione, ora Comune e proprietà
guardano avanti: il prossimo passo, a livello di amministrazione e
burocrazia, riguarda il Comparto 12, ovvero la parte più complicata del
progetto nell’ex Cava, quella in riva al mare. E' previsto infatti
l'affondamento di parte del fondo cava per realizzare una profonda
insenatura, creando ex novo un porticciolo che non c'è. Congelato al momento
invece il progetto per la Baia vera e propria: non sono previste nuove
edificazioni ma solo il recupero di quanto esistente, oltre alla soluzione -
come compete però al Comune - della situazione delle società nautiche.
Francesca Capodanno |
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Polo turistico
nell’ex Cava: il sindaco: «Dopo 33 anni capitolo chiuso bene» - Ret
respinge le accuse di avere esercitato pressioni inappropriate: «Vittoria di
tutti» |
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Anche il
centrosinistra soddisfatto: «L’auspicata mediazione ha dato i suoi frutti».
La proprietà: «Soluzione attuabile»
DUINO AURISINA
«L'amministrazione comunale ha lavorato oltre un mese per trovare un accordo
con la Soprintendenza nazionale ai beni culturali e ambientali.
In un clima molto positivo e propositivo abbiamo trovato la soluzione. Così
c'è il via libera della Soprintendenza all'autorizzazione paesaggistica che
rende efficace la concessione edilizia per il progetto turistico nell’ex
Cava».
Così commenta il sindaco Ret, dopo un mese di intensi colloqui a Trieste e a
Roma, la questione della Cava di Sistiana: «Mi hanno accusato di avere fatto
pressioni ma la verità è assolutamente un'altra: alcuni gruppi che si
opponevano al progetto hanno fatto precedenti pressioni, creando volutamente
una confusione tra Baia e Cava. Ho dovuto a lungo lavorare per spiegare che
il Comparto 11 nulla aveva a che fare con la Baia di Sistiana, ma si trova
nell’ex Cava».
E' contento, il sindaco, che tutto sia finito per il meglio. «Mi aspettavo
un percorso difficile - dichiara - dopo 33 anni di tormentone su questa
Baia, ora credo che tutti devono essere soddisfatti, anche gli
ambientalisti, perché è stato fatto il meglio a vantaggio di tutto il
territorio».
Soddisfazione, in effetti, arriva anche dal centrosinistra, dove si sostiene
che era necessario trovare un accordo con la Soprintendenza e che sarebbe
stato inutile andare allo scontro, in sede Tar (Tribunale amministrativo
regionale). «La mediazione, auspicata dal centrosinistra, ha dato i propri
frutti» dice l'opposizione.
Il sindaco parla di «una vittoria di tutto il comune» ed è lusingato in
particolare dell'avvio del dialogo con la Soprintendenza: «L'iter è ancora
lungo, per le altre parti del progetto. Quanto costruito fin qui è solo il
punto di partenza della collaborazione».
Dalla proprietà della Baia nessuna dichiarazione ufficiale, se non l'attesa
dei documenti che attestano l'efficacia dell'accordo. «Siamo evidentemente
soddisfatti - ha dichiarato il portavoce Cesare Bulfon -: l'accordo è stato
un processo di carattere istituzionale e la soluzione che ci è stata
prospettata è per noi attuabile e positiva».
Non si sbilancia, la proprietà, sul breve futuro, su cerimonie di posa della
prima pietra e inizio lavori, ma il sindaco conferma che i tempi sono
maturi: «Salvo gli adempimenti del Piano del colore e della specifica dei
materiali, la pietra in particolare, la documentazione per il Comparto 11 è
ora a posto. Alla fine, grazie alla collaborazione di tutti, questo progetto
sarà più un ripristino ambientale che un grande insediamento».
fr. c. |
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Rigassificatori: nessun risparmio |
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Ho letto sulle «Segnalazioni»
del Piccolo di Trieste dell’8 novembre l’intervento del signor Paolo
Ruggieri sul «Rischio dei rigassificatori».
Concordo totalmente su quanto egli dice, ma ritengo tuttavia che nel suo
intervento siano stati tralasciati alcuni problemi essenziali che tenterò di
sintetizzare per una maggiore chiarezza sull’argomento. Viene dato credito
alle parole del vicesindaco Paris Lippi con le quali asserisce che i
rigassificatori porterebbero un notevole risparmio economico sui consumi di
gas metano ai cittadini.
Devo, purtroppo, smentire questa illusione. Poco prima di essere sostituito
nella carica di ad dell’Acegas Spa, il signor Giacomini (che più di un anno
fa dava per scontata la presenza di almeno un rigassificatore), aveva
quantificato un possibile risparmio per la famiglia media triestina, di
25/30 euro all’anno.
Una carità pelosa! Sui nuovi posti di lavoro: una delle società proponenti
(l’Endesa), in sintonia con le corrispondenti notizie sulla manodopera
occorrente per far funzionare «la bestia inquinante», ha indicato nel
proprio Sia (Studio di impatto ambientale) una forza lavoro tecnica –
specializzata di 70 (settanta) unità. Settanta assunzioni su 650/700 milioni
di euro impiegati creano una proporzione di assoluto squilibrio. Le
proporzioni devono essere ben altre per poter considerare l’impegno valido
sotto il profilo dell’interesse economico sociale. I parametri logici sono
ben altri.
Un esempio? Pasta Zara: con un quarto della spesa sopra indicata, ha assunto
quasi il triplo del personale previsto per il rigassificatore. Il signor
Ruggieri chiede, con evidente ironia, perché la popolazione non viene
informata sui rischi che tali impianti comportano. Se le istituzioni
facessero informazione, i cittadini saprebbero la verità, e il business
programmato sui rigassificatori andrebbe all’aria.
Sulla sicurezza: oltre alla Legge Seveso, correttamente citata, ci sono
innumerevoli accordi protocollari internazionali (accettati e sottoscritti
anche dall’Italia), da cui sorge il divieto di costruire impianti pericolosi
a ridosso dei centri abitati. C’è poi l’obbligo per le istituzioni di
coinvolgere consapevolmente e in modo partecipativo le popolazioni dei siti
compromessi da simili impianti.
Non c’è nulla di tutto questo. L’ho già detto e lo ripeto: qui si vive
all’ombra della legalità e in totale separatezza dalla realtà. Per avere
alfine un quadro abbastanza realistico su «Il peggior incidente
immaginabile», ho letto da «La sfida del secolo» di Piero Angela (vedi pagg.
99/100) l’accadimento incidentale legato alle metaniere e quindi al metano:
«L’incidente più catastrofico immaginabile tra tutte le fonti energetiche».
Il saggista Angela, fa riferimento soltanto a una metaniera da 125.000 mc,
che, in caso di incidente o di un non escludibile attacco terroristico,
potrebbe innescare una catastrofe, definita dal citato autore «...corrispondente
a un megaton, questa volta nell’ordine di potenza distruttiva delle bombe
atomiche».
Ma qui da noi (in specie nel sito di Zaule), oltre alle metaniere si devono
aggiungere i due enormi serbatoi da 150.000 mc ciascuno, esposti a terra
vicino al rigassificatore, quindi il pericolo che noi corriamo (in potenza
distruttiva) dev’essere valutato tre volte maggiore di quello considerato da
Piero Angela: l’Apocalisse!
La controparte parlerà di allarmismo e utopia, perciò non attuabile: lo ha
forse stabilito il calcolo razionale? Io dico di no, perché è stato
volutamente dimenticato il «fattore X»: l’imponderabile.
Giorgio Jercog |
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Pista
ciclabile |
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Vorrei gentilmente avere una
risposta dal Comune o dalla Regione (non so di chi sia la competenza)
riguardo alla mancata attivazione dell’illuminazione della galleria sotto
Cattinara sulla pista ciclabile Trieste-Draga Sant’Elia.
Dato che percorrere la suddetta galleria (che si sviluppa in curva) a piedi
o peggio in bicicletta con famiglia al seguito risulta scomodo e pericoloso
sia per i pedoni sia per i ciclisti, mi chiedo a quando l’attivazione. Per
altro l’impianto è già completato e pronto all’uso da tempo e anzi, il tutto
si sta degradando con le lampade interrate completamente coperte dalla
ghiaia. Non vorrei che questo fosse l’ennesimo esempio di soldi (nostri)
buttati al vento. Attendo con fiducia una risposta da chi di dovere.
Andrea Mandich |
IL PICCOLO -
LUNEDI', 26 novembre 2007
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Santuz: la
terza corsia sarà pronta già nel 2014 Autovie rincara i pedaggi dei Tir,
piano all’Anas |
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Il via
libera di Prodi alla nomina del commissario accelera i tempi dell’opera.
Sonego: «Ora ci sono più certezze»
TRIESTE Si muove Bruxelles, si
muove il governo Prodi. Dopo i 74 milioni finanziati dalla Commissione
europea per la progettazione della Trieste-Divaccia e Ronchi Sud-Trieste, il
via libera del premier alla nomina del commissario per la terza corsia sulla
autostrada A4, sollecitato dal governatore Illy (con una lettera), accelera
la realizzazione delle grandi opere viarie in Friuli Venezia Giulia. Il
presidente di Autovie Venete, Giorgio Santuz, ora è convinto di essere sulla
strada giusta. La firma della convenzione fra Autovie e Anas sbloccava
impegni finanziari e investimenti ma non garantiva tempi rapidi. L’arrivo
del commissario consentirà invece di risparmiare due-tre anni di tempo (per
la terza corsia fatta e inaugurata si parla del 2016, ora il traguardo
potrebbe essere 2014): «Commissariati? Non ci sentiamo affatto commissariati
-dice Santuz. Questa nomina (servirà un decreto del Consiglio dei ministri,
ndr.) è da noi graditissima perchè accelera i tempi della burocrazia e
velocizza i progetti. Non influirà sulla gestione di Autovie». Illy, nella
lettera inviata a Prodi e ai ministri competenti Di Pietro e Bianchi, ha
chiesto «misure straordinarie» per la viabilità in Friuli Venezia Giulia,
inasprimenti tariffari per convincere i Tir a viaggiare di notte liberando
l’autostrada dal traffico pesante durante il giorno. Nella lettera al
Professore il governatore scrive che gli autocarri che transitano attraverso
le nostre autostrade producono un'usura dieci volte superiore rispetto alle
automobili, pagando un pedaggio che è appena il doppio.
E qui Santuz annuncia di essersi già mosso: «Abbiamo già spedito una
proposta di aumento delle tariffe per i Tir all’Anas. Di quanto? Per ora non
posso dirlo. Ma è un provvedimento urgente e indispensabile. L’autostrada A4
è stata invasa da autotreni provenienti dall’Est Europa che viaggiano verso
Ovest, intasano il traffico, logorano il manto stradale».
L’assessore regionale ai Trasporti, Lodovico Sonego, considera l’arrivo del
commissario come una svolta attesa e positiva. Sonego insiste sul fatto che
Illy non si è limitato però a sollecitare Prodi sulla nomina del commissario
e sulle tariffe, ma ha chiesto al premier di definire una politica
industriale e dei trasporti complessiva per il Nordest. Prodi (che ai tempi
dell’Iri a metà anni Ottanta aveva governato con affollatissime conferenze
dei servizi la crisi delle partecipazioni statali a Trieste) ha raccolto il
messaggio: «Mi sembra significativo -sottolinea Sonego- che nella
ripartizione dei fondi destinati al Corridoio 5, gli unici finanziamenti
programmati da Bruxelles a Nordest (una settantina di milioni) siano stati
destinati alla Trieste-Divaccia e alla Ronchi Sud-Trieste. La realizzazione
della terza corsia è un risultato che ci stiamo guadagnando sul campo».
Anche il dialogo con il governatore del Veneto Galan funziona? «Sì, ma noi
facciamo la nostra politica, scandisce Sonego. E nel campo delle
infrastrutture abbiamo recuperato tutto lo svantaggio rispetto al Veneto».
Per l’assessore regionale ai Trasporti «la terza corsia ha subìto una
accelerazione consistente negli ultimi tre mesi. Stiamo andando avanti con
la progettazione». Ma a che punto sono i progetti? Santuz chiarisce che è
stata avviata la gara per affidare la progettazione delle tratte fra
Porpetto e Villesse e da San Michele al Tagliamento fino a San Donà-Quarto
d’Altino. Già completato l’iter per il ponte sul Piave: qui Autovie ha già
affidato la progettazione.
Lo scorso luglio il Ministero delle Infrastrutture ha dato il via libera
alla progettazione dell’intera opera senza porre vincoli. Se per i tratti in
cui non è previsto affiancamento con la ferrovia non ci sono problemi, per
gli altri si attende la definizione del tracciato della linea ad alta
capacità. Santuz, a questo punto, accelera i tempi della realizzazione della
terza corsia. La Giunta Illy ha ottenuto garanzie sufficienti da Prodi:
«Possiamo lavorare in un quadro di certezze definite -commenta Sonego. Forse
siamo messi anche meglio rispetto al Veneto». A questo punto la partita si
sposta nuovamente a Roma: si attende il decreto per la nomina del
commissario. E per la terza corsia comincia un’altra storia.
Piercarlo Fiumanò |
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Wwf: «Niente
edifici ai laghetti delle Noghere» - «Per erigere un capannone
minacciate alcune specie protette» |
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Il movimento
ambientalista polemizza con la Regione e il Comune di Muggia
Il Wwf regionale chiede che
attorno al biotopo dei laghetti delle Noghere sia creata una zona di
protezione, ma anche che siano fermate le edificazioni in progetto. La
richiesta non è nuova, e trae origine dall’autorizzazione paesaggistica
rilasciata di recente dalla Regione ad una società per la costruzione di un
capannone (per rimessaggio camper e roulotte) nell’area vicina ai laghetti.
«Per costruirlo – dice Dario Predonzan, responsabile territorio del Wwf
regionale - verrebbero anche distrutte alcune migliaia di metri quadrati di
bosco planiziale igrofilo, una formazione di grande valenza naturalistica».
Critica quindi l’autorizzazione regionale, e quella rilasciata
dall’Ispettorato ripartimentale delle Foreste per il taglio delle aree
boscate. «Si tratta – osserva Predonzan – dell’ennesima dimostrazione di
noncuranza per i beni paesaggistici». La prevista «compensazione», cioè un
parziale rimboschimento lungo l’argine dell’Ospo, non basterebbe a
salvaguardare l’ habitat della zona umida dei laghetti. Già nel febbraio
scorso il Wwf aveva chiesto di fermare il progetto, e aveva ritenuto
inaccettabile la «compensazione» prevista allora, che doveva essere fatta
mediante la manutenzione di pinete a Draga S.Elia, quindi in tutt’altra
zona. Il Wwf, avvalendosi di una relazione del naturalista Cristian Trani,
osserva che la costruzione del capannone con le annesse infrastrutture «avrà
un impatto negativo sulla fauna locale, di cui fanno parte uccelli e anfibi
protetti da direttive europee». Perciò Predonzan chiede che sia realizzata
una zona cuscinetto intorno al perimetro dei laghetti, ma per un’effettiva
tutela va modificata la destinazione urbanistica: «Oggi la porzione di
territorio tra il rio Ospo e la strada provinciale è classificata “zona
industriale di interesse regionale”, malgrado la presenza del vincolo
paesaggistico del 1991. Lo stesso piano regolatore di Muggia sovrappone alla
zona industriale un’area “di interesse ambientale”, che include anche i
laghetti delle Noghere». Tali richieste sono state inviate anche al Comune
di Muggia.
s.re. |
IL PICCOLO -
DOMENICA, 25 novembre 2007
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Legambiente
dice no alla galleria sul Carso - Chiesto un confronto con il
presidente della Regione Illy per riaprire il dialogo sui progetti del
Corridoio 5 |
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Per
l’associazione sono da individuare soluzioni e opere meno impattanti |
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Legambiente chiede un incontro
al presidente della Regione Illy per riaprire il dialogo sui progetti del
passaggio del Corridoio 5 in regione che l’associazione ritiene poco chiari
e non concordati con popolazioni e istituzioni locali. «Non è detto che la
strada della legge-obiettivo - ha affermato ieri a Monfalcone il
vicedirettore generale di Legambiente Andrea Poggio - sia più veloce e il
caso della Val di Susa dimostra che il percorso più rapido è quello fatto di
ascolto, dialogo e poi, sì certamente, anche da una decisione finale. Per
questo chiediamo che le opere relative alla realizzazione della
Venezia-Trieste siano stralciate dalla legge obiettivo». Alla Regione
l’associazione ieri è tornata comunque a domandare il rispetto della
Convenzione di Aarhus, ratificata dall’Italia nel 2001, sulla partecipazione
del pubblico alle decisioni relative a opere di questa portata, ma non solo.
Legambiente vuole soprattutto chiarezza sulle caratteristiche tecniche della
linea, definendo cioé velocità massima da raggiungere e sistema di
alimentazione. «È un parametro non indifferente, se si considera - ha
spiegato Rudy Fumolo, coordinatore assieme ad Andrea Wehrenfennig del gruppo
sui trasporti di Legambiente Fvg - che linee di 25 Kilovolt sono rivelatrici
di un progetto orientato all’alta velocità, oltre 250 chilometri all’ora,
diversamente da una normale alimentazione elettrica a 3 Kilovolt, che viene
utilizzata per linee ferroviarie che possono raggiungere i 180-200 km/h. I
dati a nostra disposizione dicono le Ferrovie stanno lavorando su un
progetto di alta velocità classica». Legambiente chiede alla Regione di
rinunciare alla galleria Ronchi-Trieste e che si vada a una comparazione con
un progetto di ferrovia ordinaria, avviando così una concertazione tra più
soggetti che, in tempi definiti, individui le opere e le relative soluzioni
meno impattanti. «Se l’obiettivo è quello di rafforzare il traffico merci,
che si proceda a tassare il traffico pesante - ha osservato Fumolo -, perché
al momento la Venezia-Trieste è percorsa ogni giorno da 83 convogli merci,
mentre ne potrebbe veder transitare fino a 230, senza grossi interventi».
Legambiente propone la velocizzazione della Mestre-Ronchi dai 150 chilometri
all’ora attuali a 180-200 chilometri orari e il potenziamento dei circa 12
chilometri esistenti tra il bivio di San Polo a Monfalcone e il bivio di
Aurisina. Opere che garantirebbero «un aumento della capacità per il
traffico merci sull’asse del progetto prioritario numero 6 senza devastare
il territorio della Bassa friulana e il Carso». Per migliorare il
collegamento tra Italia e Slovenia l’associazione sposa invece la creazione
di un breve tunnel ferroviario tra Muggia e Capodistria.
«Questo breve tratto può essere finanziato - ha detto Wehrenfennig -
utilizzando i fondi richiesti all’Ue per il collegamento Trieste-Divaccia
del tutto superfluo dato che dovrebbe comunque collegarsi alla nuova linea a
binario unico della Capodistria-Divaccia, da costruire». Legambiente non è
contraria in modo pregiudiziale al Corridoio 5, ha sottolineato Michele
Tonzar, coordinatore regionale, ma non vuole che in regione siano create
cattedrali nel deserto con spreco di risorse pubbliche. «Non è inoltre
escluso che qui si ripeta quanto accaduto in Val di Susa - ha osservato
Tonzar - nel momento in cui si avvicina il momento di espropriare i terreni
e decidere quali abitazioni saranno sacrificate al passaggio del Corridoio
5».
Laura Blasich |
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Commissario per la terza
corsia: via libera del premier -
Disco verde anche alla richiesta
di Illy di aumentare i pedaggi autostradali per i Tir |
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I nodi delle
infrastrutture viarie al centro di un vertice tra il presidente del Friuli
Venezia Giulia e il capo del governo
VENEZIA Un commissario per
accelerare la realizzazione della terza corsia da Trieste a Venezia. Lo sta
chiedendo da tempo il presidente della Regione Riccardo Illy per realizzare
prima possibile questa infrastruttura indispensabile per uscire dalla
drammatica saturazione che blocca l’autostrada e ieri ha avuto una risposta
positiva dal presidente del Consiglio Romano Prodi. Ma Illy ha avuto anche
l’ok dal premier sulla possibilità di aumentare le tariffe autostradali per
i Tir per indurli a viaggiare di notte.
Ieri all’ora di pranzo nel cantiere di Venezia in occasione della cerimonia
di consegna della Queen Victoria da parte della Fincantieri all’inglese
Cunard il vertice tra il presidente del Friuli Venezia Giulia Illy e il
premier Prodi. Un incontro fitto in cui Illy ha consegnato un documento in
cui spiega le motivazoni della richiesta del commissario. Una scelta che,
secondo lo stesso presidente, permetterà di risparmiare uno o due anni nella
realizzazione di questa corsia che è indispensabile per evitare i blocchi
del traffico leggero e pesante. Prodi ha detto a Illy che esaminerà il
documento e ha comunque dato già la sua disponibilità. Ok anche al piano per
l’aumento delle tariffe autostradali a carico dei Tir che vogliono viaggiare
di giorno per invogliarli piuttosto a effettuare i trasporti di notte e
alleggerire la pressione sull’autostrada.
Un tema cruciale quello delle infrastrutture nel Nordest e ieri Illy ne ha
sicuramente parlato anche con il viceministro ai trasporti Cesare De Piccoli
ma anche poi con il presidente della Commissione europea dei trasporti,
Paolo Costa (entrambi presenti alla cerimonia) che sta seguendo da vicino
tutto il Corridoio multimodale quinto. Presente anche il sindaco di Venezia
Massimo Cacciari, assente invece il presidente della Regione Veneto
Giancarlo Galan.
Servono 8 anni per realizzare la terza corsia e per viaggiare senza
rallentamenti e blocchi tra Trieste e Venezia, questi i tempi del progetto
emersi proprio recentemente a Roma (era l’inizio di novembre) in occasione
della firma della convenzione sottoscritta da Autovie Venete con l’Anas alla
presenza del ministro alle Infrastrutture, Antonio Di Pietro. Impegni
finanziari, investimenti della società autostradale, un crono programma
preciso: questa la scaletta prevista a Roma con un panorama chiarissimo. Se
si va per le vie ordinarie, ovvero senza commissario, la terza corsia non
sarà pronta fino al 2016. Troppi per il Nordest che è carente di
infrastrutture e che ora sono anche sature. L’unica via di accelerazione è
il commissario, una figura con poteri straordinari in grado di dare una
svolta. Una svolta chiesta e ottenuta da Illy dopo l’incontro con Prodi.
g. g. |
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Rifiuti, a Muggia entro
l’anno raccolta per il compostaggio |
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L’operazione
riguarderà le sostanze organiche: verranno destinate direttamente
all’impianto. Dalla Provincia 81mila euro
MUGGIA Entro l'anno partirà a
Muggia per la prima volta la raccolta differenziata dei rifiuti organici. Un
toccasana non solo per l'ambiente ma anche per le casse comunali: in questo
modo scarti alimentari, vegetali, animali, sfalci e residui di potatura
invece di essere portati al termovalorizzatore (per il quale l'Ente paga a
peso), verranno destinati direttamente all'impianto di compostaggio a costo
zero.
Il servizio sarà possibile grazie a un finanziamento di oltre 81 mila euro
erogato dalla Provincia di Trieste al Comune di Muggia proprio a questo
scopo.
«Entro novembre - assicura il sindaco Nerio Nesladek - convocheremo una
riunione con le grandi utenze del territorio e con le rappresentanze di
categoria per individuare una mappatura delle zone che necessitano della
raccolta dei rifiuti organici. Il Comune ha già individuato 81 punti, da
Lazzaretto ad Aquilinia, tra supermercati, trattorie, scuole e caserme ma
ora dovranno essere i diretti interessati a confermare la necessità di
questo servizio e le modalità. Sarà infatti necessario capire anche gli
orari più adeguati nei quali intervenire». Il Comune provvederà ad
acquistare in tempi brevi una trentina di contenitori destinati ai rifiuti
organici che andranno ad aggiungersi ai 50 già comperati ed utilizzati in
occasione del Carnevale. Inoltre, spetterà sempre agli uffici del municipio
la distribuzione di appositi sacchetti di nylon biodegradabili. Non appena
verranno stabilite le modalità di raccolta, il Comune partirà con una
campagna informativa a tappeto con depliant e manifesti. «Questa fase
preliminare - conclude il primo cittadino - ci consentirà di collaudare un
servizio, quello della raccolta differenziata, che con l'anno prossimo
incomincerà a entrare a pieno regime non solo per le grandi utenze ma per
tutti i cittadini». «Abbiamo destinato questo finanziamento al Comune di
Muggia - spiega l'assessore provinciale al Territorio e ambiente Ondina
Barduzzi - perchè a livello di progettazione ha dimostrato di allinearsi
alle nostre politiche nel settore della raccolta differenziata. Come
amministrazione provinciale infatti, ci siamo posti l'obiettivo di adeguarci
entro il 2008 a quanto previsto in materia dalle norme comunitarie. È per
questa ragione che abbiamo già stanziato un ulteriore finanziamento
complessivo di 400 mila euro per tutti i Comuni della provincia che hanno
presentato progetti sia per raccolta differenziata, sia per la
trasformazione della Tarsu in Tia». «In questi giorni - conclude la Barduzzi
- stiamo valutando i progetti che sono già pervenuti nei nostri uffici.
Contiamo di esaurire la disamina delle proposte delle amministrazioni
comunali entro la fine dell'anno».
Silvia Stern |
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Pista poco piacevole |
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Scrivo riguardo la pista
ciclabile da Campanelle ad Altura, finalmente finita. È divisa in due parti:
una di circa 1 metro di mattonelle, – bellissima – l’altra di 2 metri
asfaltata, credo, per le biciclette, bruttissima da vedere in mezzo al
verde. Il Comune non poteva lasciare al posto dell’asfalto la terra battuta
ed asfaltare piuttosto tutte le buche che ci sono in città?
Moreno Montalto |
IL PICCOLO -
SABATO, 24 novembre 2007
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I pedoni testano la pista di
Altura - Sopralluogo di Coped-Camminatrieste fino a Campanelle |
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Una comitiva di circa 30 persone
ha inaugurato ieri pomeriggio il nuovo tratto della pista ciclo-pedonale che
da Altura si snoda fino al rione di Campanelle. A intraprendere questa
passeggiata autunnale di circa due chilometri, sfidando anche il maltempo,
sono stati i soci di Coped CamminaTrieste, che guidati dal presidente Sergio
Tremul hanno così visionato di persona il tanto atteso completamento dei
lavori. «Iniziative come questa – ha spiegato il presidente Tremul prima
della partenza – tengono viva la nostra voglia di scoprire la città a piedi.
Questo è solo un assaggio: a primavera, con il completamento degli altri
tratti della pista ciclabile, organizzeremo nuove passeggiate e stiamo
pensando anche a un weekend in Val Rosandra». I partecipanti, infatti, si
sono trovati attorno alle 14.15 in Barriera e hanno raggiunto Altura con i
mezzi pubblici, prendendo il bus 48. Dopo aver percorso a piedi i due
chilometri di pista panoramica, sono scesi nuovamente in città da
Campanelle, stavolta con la 33. «Non è la prima volta che anticipiamo le
inaugurazioni ufficiali testando per primi i nuovi percorsi – ha continuato
Tremul -: già con il bosco del Farneto lo avevamo fatto, portando con noi
anche gli studenti delle scuole e un gruppo di non vedenti».
Prima di vedere completata l’intera pista ciclabile, che dal centro si
snoderà fino alla Slovenia, bisognerà però attendere il 2008: i lavori,
iniziati nel 2000, sono in leggero ritardo rispetto alla tabella di marcia.
All’inizio del prossimo anno verrà realizzata la passerella metallica sopra
via dell’Istria, che permetterà di sviluppare il percorso che S.Giacomo
arriverà fino a Draga S.Elia, snodandosi lungo il tracciato della ferrovia
Campo Marzio. Una volta completata la passatoia, verrà ultimata anche la
parte della pista tra le vie Ponziana e Orlandini.
e.l. |
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Semafori sulle Rive |
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Nonostante qualche
giustificazione già fornita sulla decisione di rendere alcuni semafori di
attraversamento pedonale delle Rive non sincronizzati nelle due carreggiate,
non riesco ancora a capirne l’utilità. Si costringono pertanto le persone a
fermarsi anche per settanta secondi sul salvagente centrale in attesa del
via libera sulla carreggiata opposta (Riva III Novembre, semaforo di fronte
al Caffé Tommaseo).
Recentemente sono ritornato dalla civilissima e rispettosa Londra, dove agli
incroci importanti, nel caso di traffico fermo, è ben indicato a terra il
divieto per i veicoli di occupare l’area di intersecazione delle due strade,
onde evitare il blocco della circolazione nell’altra direzione (puntualmente
rispettato). Ho notato anche il sistema semaforico della Cromwell Road, una
larga e lunga strada a scorrimento veloce che collega il centro della città
con le autostrade, dotata di due carreggiate distinte con tre corsie per
carreggiata. I numerosissimi attraversamenti pedonali con salvagente
centrale hanno i semafori tutti regolati in modo tale da dare il verde ai
pedoni contemporaneamente su tutte e due le carreggiate o al massimo dopo
pochissimi secondi, assecondando così, senza fermate al centro strada,
l’attraversamento dei pedoni. Il flusso veicolare, che si può stimare in
8-10 volte quello delle nostre Rive non subisce rallentamenti o altre
penalizzazioni nelle due direzioni della regolazione semaforica sopra
descritta.
È proprio necessario che a Trieste coloro che attraversano le Rive si
debbano fermare al centro della carreggiata, talvolta in lunga attesa del
verde, per raggiungere la parte opposta? Si è voluto enfatizzare il veloce
scorrimento veicolare lungo le Rive riqualificate, come se qualche manciata
di secondi avesse un’enorme importanza strategica, dimenticando che il più
debole fra l’automobile e il pedone è quest’ultimo. Auspico quindi che venga
realizzata una più attenta regolazione delle sequenze semaforiche per
agevolare i pedoni senza che ciò provochi alcuna ripercussione significativa
sul flusso veicolare.
Bernardino de Hassek |
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Difendere il tram |
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Sul Piccolo del 16 novembre è
stato pubblicato l’ennesimo intervento riguardo al tram di Opicina. È giusto
parlarne, il tram non è un mezzo di trasporto qualunque, fra l’altro è uno
dei simboli della città. È giusto chiedersi e chiedere spiegazioni a chi è
in grado di darle, per essere informati se, quando e come riprenderà a
funzionare e su chi ricade la responsabilità dell’attuale situazione di
incertezza.
Sono passati 30 mesi dall’inizio dei lavori straordinari, con uno sforamento
di 24 mesi sulle previsioni, spendendo 7.450.000 euro, che prevedevano nel
programma di questa spesa pure una serie di lavori marginali, ma non per
questo meno importanti, che non sono mai stati iniziati e alcuni mai
terminati (chioschi delle fermate intermedie).
In questi mesi c’è stato un continuo susseguirsi di incidenti di tutti i
tipi, quindi una continua incertezza sulla funzionalità del tram, che a
lungo andare ha disamorato l’utenza.
Su tutto regnava l’assoluto silenzio del Comune, rotto nell’articolo del 16
novembre dal signor Giuseppe Colotti, consigliere comunale, che
sull’argomento non ha trovato niente di meglio da dire «che i ragazzi
preferiscono il motorino al tram». Si riferiva ai giovani dell’altipiano o
ai giovani in generale? Perché in questo secondo caso pian piano si potrebbe
incominciare a sopprimere oltre al nostro tram anche gli autobus, il che
porterebbe un bel risparmio al Comune, che potrebbe così per esempio
diminuire le tasse comunali.
Il ruolo istituzionale del signor Colotti non sarebbe piuttosto quello di
partecipare a salvaguardare il bene prezioso che è costituito dal nostro
tram? E per finire vogliamo far presente a chi ci governa che in tutta
Europa chi ha i tram se li tengono cari soprattutto perché non inquinano
l’ambiente.
Giovanna Crismani Venturini |
IL PICCOLO -
VENERDI', 23 novembre 2007
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Ferriera, esami dell’Azienda
sanitaria su cinquanta lavoratori |
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Sta per concludersi la
«settimana di controllo sanitario» sui lavoratori della Ferriera disposta
dall’Azienda sanitaria per il reparto cokeria. Lunedì scorso a una
cinquantina di operai è stato prelevato un campione di urina, oggi
l’operazione sarà ripetuta: lo scopo è di mettere a confronto la
concentrazione di benzene, benzoapirene e fenantrene fra una giornata che
segue due di riposo e una che conclude la settimana di lavoro e permanenza
in fabbrica. I campioni, sigillati a piombo, verranno inviati per le analisi
a un laboratorio specializzato di Brescia. Contemporaneamente è stata
avviata l’indagine ambientale. All’interno della fabbrica sono state
installate dieci centraline del Cnr, una dell’Arpa e tre dispositivi di
captazione dell’aria sistemati addosso ai lavoratori.
Vengono prelevati tre campioni al giorno per ciascuna delle undici
centraline. Le analisi avverranno separatamente: l’Arpa regionale farà la
propria lettura, e il Cnr porterà i campioni nei propri laboratori a Roma.
Quando l’esito sarà disponibile l’Azienda sanitaria ne porterà i risultati
al tavolo regionale sulla Ferriera, cui partecipano gli enti amministrativi,
l’Arpa, l’Azienda sanitaria e i sindacati.
Intanto si stanno ultimando gli accordi con gli istituti di Medicina del
lavoro di Trieste e Udine, nonché col Burlo Garofolo, per dare avvio
all’indagine sull’eventuale assorbimento di diossine da parte della
popolazione di Servola. |
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L’auto resti a casa:
iniziativa del Coped |
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Invitare i cittadini a lasciare
a casa l’auto per un giorno e offrire la possibilità di cogliere insoliti e
suggestivi scorci della città. È lo spirito dell’iniziativa lanciata dal
Coped-CamminaTrieste che oggi, con ritrovo alle 14.15 in largo Barriera,
promuove una passeggiata autunalle attraverso la pista ciclo-pedonale da
Altura a Campanelle. |
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Mille firme per via Donizetti
pedonale L’assessore Bucci: progetto pronto - E i Cittadini per Trieste
lanciano l’idea: corso Italia chiuso in alcune fasce orarie
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Mille firme per pedonalizzare
via Donizetti. Le adesioni sono state raccolte la scorsa primavera tra i
clienti del caffè San Marco e dell’omonima libreria, entrambi affacciati
(almeno in parte) sulla via che collega le vie Battisti e San Francesco. Ma
«le firme le abbiamo consegnate all’assessore all’urbanistica Maurizio Bucci
senza vedere alcun risultato», sostiene l’amministratore della libreria
Alexandros Delithanassis. Bucci però replica: «Ho visto tutto, ho già fatto
fare un progetto di massima».
L’iniziativa dei due esercizi, spiega Delithanassis, è nata in
considerazione della «notevole condizione di abbandono in cui versa la via»
in questione, che invece potrebbe divenire spazio all’aperto sia per il
caffè che per organizzare in estate «un piccolo polo artistico di qualità:
ne abbiamo già parlato con vari artisti». Inoltre la zona è frequentata da
numerosi turisti che vi giungono anche per visitare la sinagoga. Ma,
appunto, «sinora non abbiamo avuto alcun risultato».
Bucci, si diceva, rassicura: il progetto, redatto dagli uffici comunali, «è
in fase di approvazione» da parte della giunta. «L’ipotesi però - precisa
l’assessore - non è quella di pedonalizzare totalmente la via, bensì di
ampliarne notevolmente uno dei marciapiedi - e dovremo stabilire quale,
anche se il buon senso direbbe quello sul lato della sinagoga - così da
realizzare un buono spazio pedonale senza togliere al contempo l’area di
carico e scarico oggi presente nella via. Perché non vorrei - precisa Bucci
- che poi i residenti o i commercianti mi contestassero di avere cancellato
quelle aree, e di conseguenza alcuni posti auto occupati dai camion che da
qualche parte dovrebbero comunque fermarsi». Insomma, il messaggio
dell’assessore è: «Sono pronto a pedonalizzare anche domattina, ma valutiamo
la misura in cui intervenire».
E intanto, nell’inesausta discussione su aree pedonali e chiusure al
traffico, in una nota il gruppo di lavoro dei Cittadini sulla viabilità
lancia quella che Bucci definisce prontamente «una buona idea». Si parte da
una constatazione: «Tra le 10 e le 12 e tra le 16 e le 18 di ogni giorno le
strade del centro sono praticamente prive di traffico: ci sono solo vetture
parcheggiate». Dunque in quegli orari si potrebbe pensare a «deviare i pochi
mezzi» in circolazione «su percorsi alternativi forse un po' più lunghi, ma
altrettanto deserti, e chiudere del tutto corso Italia e via Roma». Negli
stessi orari i bus potrebbero comunque procedere, ma a passo d’uomo, nelle
aree chiuse. Il tutto andrebbe completato con la possibilità di parcheggio
al Molo Quarto.
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La Ferriera non può
chiudere |
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Mentre a Trieste si discute
sul destino della Ferriera, a S. Giorgio di Nogaro Akhmetov compra la
Trametal, impianto siderurgico da 350.000 tonnellate. A Verona i russi
già possiedono la Ferriera Valsider.
I triestini debbono farsi chiudere uno stabilimento che funziona, visto
l’andamento dell’acciaio? Noi dobbiamo stare zitti e subire i veti dei
Verdi, della destra che vuol fare la «piccola Montecarlo» di questa
sfortunata città che non ha più occhi per piangere, per come ci hanno
ridotto certi politici.
Noi, donne che hanno come figli, fratelli, mariti, uomini che vivono
lavorando in quello stabilimento dobbiamo unirci e gridare forte la
nostra protesta contro i mille allarmismi che giungono da parti
interessate a fomentare odio fra cittadini, rancore e ostilità, verso
chi vuole solo lavorare per vivere.
Lavorare onestamente senza pesare su nessuno, senza chiedere aiuto a
nessuno, famiglie che vogliono vivere senza che i figli vengano
dileggiati a scuola perché il loro padre lavora nella Ferriera, dove i
signori servolani hanno lavorato per un secolo.
Ora arriva il sindaco friulano e la Ferriera si deve chiudere? Aprite il
tavolo delle trattative con Arvedi e finitela di strombazzare a destra e
a manca la storia dell’inquinamento, perché allora si devono chiudere
gli aeroporti, le stazioni, le autostrade. È questo il vostro concetto
di andare avanti? Di porci come paese europeo a tutti gli effetti?
È come parlare dell’energia nucleare. Tutta Europa ha centrali nucleari:
producono energia pulita, noi la compriamo da loro a caro prezzo;
credete forse che se succedesse qualcosa in una centrale nucleare di un
paese limitrofo noi non ne verremmo toccati?
Vorrei che gli operai e le loro famiglie si trovassero uniti nella lotta
alla salvaguardia del posto di lavoro, uniti a combattere questa
campagna di livore e odio lanciata contro uno dei pochi posti di lavoro
esistenti nella nostra città. Difendiamo la nostra dignità di esseri
umani e di lavoratori!
Signor sindaco, ci assumerà tutti lei nei suoi supermercati? Ci daranno
posti di lavoro i signori che siedono in Comune? Tutti così sicuri del
loro cadreghino, con relativo emolumento, così beati a disquisire sulla
salute e l’aria pulita (che non esiste più da nessuna parte) e così
pronti a gettare nella disperazione famiglie intere in nome di... in
nome di cosa?
Grazie a chi ci appoggerà a livello politico, poiché ricordatevi egregi
signori che anche noi abbiamo, pur se trattati da paria, diritto di voto
e ogni voto delle mille persone che lì lavorano deve essere moltiplicato
per i componenti delle loro famiglie.
Come al solito, ora che l’acciaio ha un mercato sempre più forte deve
sparire da Trieste.
Cui prodest?
Norvena Pecorella |
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IL PICCOLO -
GIOVEDI', 22 novembre 2007
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Posti auto a pagamento in
strada Trieste fra le ultime dieci in Italia - Studio della
Confcommercio e della Aipark. Gli stalli in superficie sono circa 2mila
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Lo studio
propone una serie di tariffe differenziate a seconda delle zone - Mezzi
pubblici: l’87 per cento favorisce l’accesso dei disabili
A Trieste ci sono poche «zone
blu». Posti auto su strada che, proprio per il fatto di essere a pagamento,
consentono una rotazione continua e impediscono la sosta prolungata (anche
di mesi) nelle aree libere.
Il dato è contenuto nello studio della Confcommercio e della Aipark,
presentato ieri a Roma, che fotografa la realtà italiana dei parcheggi a
pagamento (su strada e in struttura). Un’indagine che ha ricevuto risposta
da 84 dei 111 Comuni capoluogo di provincia interpellati; quello di Trieste
non si è sottratto alla richiesta, finendo nella lista delle dieci città
dove il rapporto abitanti/posto auto su strada a pagamento è fra i peggiori.
Un dato che potrà far piacere ai cittadini, non alla Confcommercio.
Il braccio di ferro fra i piccoli commercianti e la grande distribuzione,
infatti, poggia in molti casi proprio sulla disponibilità di parcheggi. Un
posto auto all’interno di un centro commerciale si trova sempre, mentre
lasciare la macchina nelle città italiane per andare a fare shopping è
sempre più difficile. La maglia nera spetta a Caltanissetta (un posto ogni
303 abitanti), mentre Trieste si ferma all’ottavo posto ma fra le ultime
dieci in Italia. Il rapporto è di 116,14 e, visti i numeri della città,
prende come riferimento all’incirca i 2000 posti auto blu.
Parcheggi a pagamento in superficie, disciplinati quasi tutti con i
parcometri, così ripartiti: 1000 posti gestiti dall’Agenzia per la mobilità
territoriale; 800 lungo le Rive al momento affidate ad alcune cooperative (Cgs,
San Cristoforo e Aci servizi; tranne l’area Bianchi di competenza della Amt)
e 200 da Saba Italia.
«L’indagine evidenzia che la sosta tariffata - si legge nell’estratto del
documento della Confcommercio e della AiPark - comincia ad avere una parte
importante nella vita cittadina. La regolamentazione dell’uso delle strade
urbane con l’introduzione della sosta tariffata è ormai una realtà». Secondo
lo studio rimane in Italia il gap infrastrutturale in tema di parcheggi,
compresi quelli in struttura. Posti auto in ogni caso a pagamento, un
concetto ancora molto lontano dalla mentalità dei cittadini. Trieste non è
da meno.
«Siena è invece in cima alla lista per il maggior uso degli autobus, con il
60 per cento degli spostamenti in auto e il 25 per cento con il trasporto
pubblico. Questo dato fa riflettere - si legge nella relazione che
accompagna lo studio - perché proprio Siena è anche la città con la maggiore
offerta di posti auto in struttura (uno ogni 12,42 abitanti)». Traduzione:
la gente parcheggia la propria automobile in garage e per spostarsi usa il
mezzo pubblico. A tale proposito Trieste, in un’altra classifica (nata dalla
collaborazione di Asstra e l’istituto Hermes sul trasporto pubblico), è la
città più virtuosa con oltre l’87 per cento di autobus con i dispositivi di
accesso per i disabili.
Ma la politica dei parcheggi secondo AiPark, che raggruppa i gestori di
parcheggi, non può prescindere dalle tariffe quale regolatore della domanda
di sosta. Per regolatore si intende uno strumento che condizioni le scelte
di durata di utilizzo, secondo logiche di base che richiedono l’applicazione
di tariffe differenziate per indurre a scegliere il grado di avvicinamento
al centro (più vicino arrivi più paghi).
«È evidente che se le tariffe sono troppo basse o non differenziate
l’efficacia del sistema della sosta cittadina è compromesso o fortemente
limitato», sostiene nelle conclusioni l’indagine. Notando come le tariffe
per la sosta su strada siano «tendenzialmente più basse delle tariffe per la
sosta nei parcheggi in struttura». È dunque assente la strategia di
«favorire i parcheggi in struttura per liberare progressivamente o
specializzare la sosta su strada, che dovrebbe essere più cara, vista anche
la sua maggiore comodità e visto l’obiettivo di ridurre la sosta in
superficie a favore di usi diversi del suolo».
Una politica dei prezzi presente, in parte, anche a Trieste dove la sosta su
strada è divisa in tre fasce: zona rossa 1,40 euro all’ora, zona gialla 1
euro, zona verde 0,80 centesimi, mentre la zona azzurra non è mai stata
attivata. Fra i parcheggi in struttura, invece, le tariffe all’ora variano a
seconda delle strutture: 1,10 euro al Silos, 1,25 euro al park in Foro
Ulpiano, 1,50 in quello via Fabio Severo, 1,30 nel garage in via Xydias, 1
euro al centro commerciale Il Giulia, 0,40 alle Torri d’Europa e 0,60 al
park di via Locchi-Carli. |
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Storie della Ferriera:
«Guerra tra poveri» - L’operaio: «Non criminalizzateci». L’abitante:
«I danni alla salute sono accertati, va chiusa» |
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Quattro
testimonianze di servolani. Una donna: «Mio marito lavorava in cokeria ed è
morto per un cancro ai polmoni» |
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Una «guerra tra poveri». Fausto
Sancin, 79 anni, servolano «doc» - la sua famiglia vive dal 1850 nella
stessa casetta di via di Servola 93 -, definisce così la contrapposizione
tra i residenti, che chiedono la chiusura della Ferriera in nome del diritto
alla salute, e gli operai, decisi a difendere la realtà che ogni mese
garantisce loro uno stipendio. «Alla fine hanno ragione tutti - spiega -,
per questo è una guerra tra poveri. È giusta la battaglia degli operai, che
lottano per salvare il posto di lavoro, un po’ come facevo io 40 anni fa per
evitare la chiusura del cantiere San Marco. E forse è proprio per questo che
mi sento più vicino alle loro posizioni e mi chiedo a chi possa venire in
mente l’idea di lasciare in strada 600 famiglie più quelle che vivono grazie
all’indotto. Tuttavia riconosco anche le ragioni degli abitanti, perchè
vivere e respirare a Servola di questi tempi è un problema, e lo dico io che
sono asmatico e ogni giorno devo andare in ospedale per le terapie. Il nodo
della questione - conclude Sancin - è che per troppi anni la situazione
della Ferriera è stato ignorata ed è stato permesso alla proprietà di non
fare i lavori necessari. Il risultato oggi è lo scontro tra persone che
hanno tutte interessi legittimi e comprensibili».
Uno scontro, secondo Antonio Pantaso, 54 anni di cui quasi 30 anni passati
in Ferriera, che ha finito per assumere i toni della criminalizzazione degli
operai. «Io sono innamorato della siderurgia e orgoglioso di lavorare in una
realtà produttiva che ha portato alla città ricchezza e occupazione -
afferma -. E non accetto chi cerca di fare passare me e i miei colleghi per
complici di un’azienda che vuol far morire gli abitanti del rione. Non sono
disposto a passare per assassino. Così come non accetto di riunciare al mio
impiego solo perchè qualcuno ha in mente una non meglio precisata idea
alternativa di sviluppo per la città. Lo stesso vale per i dati
sull’inquinamento. Attualmente - aggiunge Pantaso - non c’è nessun risultato
certo che giustifichi la chiusura. Non si può pensare di distruggere la vita
di centinaia di persone per un semplice sospetto. Perchè è proprio questo
che accade quando perdi il lavoro: vieni distrutto e ti senti come
annullato. Sensazioni che ho provato sulla mia pelle nel ’94, quando la
chiusura sembrava ormai inevitabile».
Ma quelli che per gli operai sono «semplici sospetti», per molti residenti
sono invece prove inconfutabili. «Che la Ferriera inquini è ormai ampiamente
dimostrato - afferma Andrea Nascimbeni, uno dei residenti di via del
Ponticello 10 che lottano quotidianamente con le polveri, capaci di entrare
in casa anche con le finestre chiuse -. Non può essere un caso il fatto che
a Trieste ci sia un numero di tumori superiore del 30% alla media nazionale,
e che nella mia via abitino diversi bambini ammalati di leucemia. Lo
stabilimento crea danni seri alla salute e di questo dovrebbero prendere
atto anche gli operai, che forse finora non sapevano o fingevano di non
sapere. È ora di dire basta alle promesse di certe istituzioni e alle prese
in giro, come la concessione di altri 6 anni all’azienda per ottenere
l’autorizzazione ambientale integrata».
Ne è convinta anche la signora Anna (il nome è di fantasia ndr), che 5 anni
fa vide morire per un tumore ai polmoni il marito, per 20 anni addetto alla
cokeria. «Quando il cancro si manifestò, chiesi ai medici se l’ambiente di
lavoro ne fosse la causa. Mi risposero che era solo una con-causa, dal
momento che mio marito fumava. Eppure, molti anni prima, l’equipe medica
dello stabilimento aveva spiegato ai lavoratori quanto fosse inutile
smettere, visto che respirando l’aria della Ferriera era come se si
fumassero 200-300 sigarette al giorno. Qualcuno insomma ha coperto le spalle
all’azienda? Per i tanti ammalati e morti, passati e futuri - conclude Anna
- è giusto che si sappia la verità e che chi ha eventualmente taciuto paghi
per il male che ha fatto».
Maddalena Rebecca |
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FERRIERA - La protesta di 200
servolani tiene barricati i consiglieri della Regione per 40 minuti |
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Barricati per 40 minuti nel
palazzo della Regione in piazza Oberdan per evitare problemi con i
manifestanti del corteo pro-chiusura immediata della Ferriera di Servola e
contrario alla concessione dell’Aia. I consiglieri regionali sono stati
costretti a rinviare il rientro a casa per «decisione della Digos, che ha
scelto così per questioni di sicurezza», ha spiegato Uberto Fortuna Drossi.
La manifestazione, che ha coinvolto oltre 200 persone ed era promossa dai
comitati di Servola, era partita da piazza Unità, proprio sotto il
municipio. |
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Inquinamento a Cattinara -
Zigrino: inevitabile licenziare chi ha denunciato l’ospedale ai Nas |
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Il direttore
dell’Azienda spiega l’atto al centro di una causa di lavoro. Ricorso in
Cassazione contro il sequestro del laboratorio con scarichi inquinanti.
Interrogazione di Metz
«Non è nei miei poteri
licenziare, il provvedimento contro la dipendente dell’Azienda ospedaliera
che ci ha denunciato con l’accusa di effettuare scarichi inquinanti nei
laboratori è stato preso dall’Ufficio disciplinare e non avrei potuto
modificarlo, ma anche se avessi potuto, non lo avrei fatto».
Lo afferma Franco Zigrino, direttore generale dell’Azienda
ospedaliero-universitaria a commento della causa di lavoro intentata dalla
tecnica di laboratorio allontanata dopo i fatti: un’indagine dei Nas a
seguito della denuncia, una causa in corso, il sequestro degli impianti, ora
parzialmente rientrato.
E mentre Zigrino stesso annuncia che l’Azienda ha fatto ricorso in
Cassazione per vedersi annullare del tutto l’atto di sequestro, ribadisce
«la totale certezza di non aver smaltito inquinanti in maniera scorretta» e
conferma doversi considerare illecita la denuncia fatta all’esterno da un
dipendente senza prima allertare le gerarchie interne, il verde Alessandro
Metz ha depositato sulla vicenda una interrogazione rivolta all’assessore
regionale alla Salute, Ezio Beltrame.
Metz parte dal fatto che «la denuncia ha portato all’iscrizione sul registro
degli indagati di diverse persone, tra cui il direttore generale Zigrino»,
quindi, aggiunge, «evidentemente l’esposto non era del tutto infondato, e
ora l’Azienda motiva il licenziamento con il danno che ha subito in quanto
dopo i sequestri dei Nas sono state attivate modalità di scarico dei residui
di laboratorio mediante affidamento a una ditta specializzata con un
importante aggravio di costi. La domanda - prosegue Metz - sorge spontanea:
se adesso costa smaltire prima come si faceva?». Il consaigliere regionale
sottolinea la delicatezza della materia, («secondo l’inchiesta stiamo
parlando di rifiuti sanitari, a rischio infettivo e pericolosi») e quindi
depreca che «a pagare sia chi questa prassi ha denunciato»: «Pensare di
ricattare i lavoratori imponendo l’omertà e la complicità anche nei casi in
cui questo significhi violare la legge per contenere le spese ritengo sia un
sopruso che non possiamo tollerare».
Molto diversamente la vede Zigrino, il quale con decisione afferma che «non
sono stati trovati inquinanti». Tranne il tolluene, «in proporzione pari a
due litri, ma è sostanza non in uso all’ospedale, e quindi - ribadisce il
direttore - siamo convinti sia stata sversata nei condotti di smaltimento da
qualcuno, o colposamente o dolosamente».
A controprova di una situazione che non ritiene compromessa Zigrino porta il
fatto che «la stessa magistratura ha parzialmente dissequestrato il
laboratorio, e siamo sicuri - aggiunge - di poter dimostrare la bontà della
nostra posizione in sede di processo».
Anche sul licenziamento della dipendente (che Metz chiede di reintegrare in
attesa che si scopra «chi sono i buoni e chi i cattivi») Zigrino ha una
posizione ferma: «Ritengo che in qualunque azienda chi fotografasse impianti
interni senza autorizzazione affermando poi cose non vere in sede di
denuncia verrebbe licenziato. Il dipendente ha il dovere di segnalare
all’interno per via gerarchica ciò che a suo giudizio non funziona o ha
necessità di essere corretto».
L’Azienda ospedaliera aspetta il processo e il verdetto della Cassazione, la
dipendente adesso aspetta l’esito della causa di lavoro e Metz aspetta
risposte da Beltrame, tra cui quella alla domanda finale: cosa ha fatto la
Regione per verificare se - vista l’accusa che parla di «inquinamento da
rifiuti sanitari pericolosi e a rischio infettivo» - non si siano «prodotti
effettivamente danni».
g. z. |
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Il Comune vara una task force
ambientale: 12 agenti in divisa verde contro chi sporca
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I cittadini
potranno telefonare e segnalare le irregolarità, dalle deiezioni canine
all’immondizia
Indossano divise di colore
verde, ma non sono le Guardie padane che piacciono al Senatur. Sono le
Guardie ambientali, una task force lanciata dal Comune e contraddistinta
dallo slogan «Un gesto di civiltà per migliorare la città». Può suonare come
una frase soft, ma il giro di vite è dietro l’angolo.
A farlo capire è la nuova denominazione, con la trasformazione da
osservatori in guardie, corredata dall’ampliamento delle funzioni
sanzionatorie approvato dalla giunta Dipiazza. Tolleranza zero per i padroni
che non rimuovono dal marciapiede le deiezioni dei loro cani, ad esempio, ma
anche per gli automobilisti che parcheggiano in divieto davanti ai
cassonetti impedendo la rimozione della spazzatura. Senza dimenticare chi
getta rifiuti sul suolo pubblico o nelle caditoie stradali.
Un provvedimento portato all’attenzione dei colleghi dall’assessore Paolo
Rovis, con delega al controllo delle attività esternalizzate, che di fatto
dichiara guerra alla maleducazione. Il tutto abbinato a una campagna di
sensibilizzazione, attraverso la distribuzione di un depliant che contiene
le regole del gioco. Quelle del senso civico. «Fra poco arriveranno le
divise, spero che quella scritta Guardie ambientali - dice Rovis - abbia una
funzione deterrente, ma è chiaro che per in alcuni casi sarà più efficace
l’appostamento in borghese». Appostamenti anche su segnalazione degli stessi
cittadini. La signora porta il cane ogni mattina in quella strada a fare i
bisogni, ma non usa la paletta? L’esercizio pubblico scarica rifiuti sciolti
o liquidi nei cassonetti, senza averli preventivamente raccolti e chiusi in
un sacco? Forse non lo faranno più dopo una telefonatina alle Guardie
ambientali (040.6758443 e fax 040.6758577, e-mail urpôcomune.trieste.it).
Ma il servizio di controllo comunale, rispetto ai poteri già attribuiti,
avrà anche l’incarico di verificare la pulizia che l’AcegasAps attuerà nelle
aree verdi, nonché controllare come i cittadini a cominciare dai locali
pubblici effettuano il deposito dei rifiuti. Non sempre i 1500 contenitori
per la raccolta differenziata (carta, plastica, vetro, indumenti, pile
esauste), infatti, sono usati correttamente. Ma soprattutto troppo spesso
gli imballaggi di cartone delle attività commerciali, nonostante sia attiva
una raccolta specifica, sono depositate nei cassonetti.
Violazioni del regolamento che, fra gennaio e agosto di quest’anno, hanno
visto gli osservatori ambientali staccare 56 sanzioni (multa di 200 euro per
la lordatura delle strade); cogliendo sul fatto 8 padroni di cani
disattenti, 20 automobilisti in divieto e 28 persone che non rispettavano il
regolamento sulla nettezza urbana. Ma con l’avvento delle Guardie ambientali
i numeri sono destinati a lievitare.
Pietro Comelli |
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Confermato: a Trieste
l’agenzia Unesco per l’ambiente - Dell’Iped si è parlato alla Farnesina
nell’ambito dell’incontro tra il ministro D’Alema e il direttore Matsuura
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È stata confermata ieri a Roma,
in un incontro tra il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri
Massimo D’Alema e il direttore generale dell’Unesco, Koichiro Matsuura, la
prossima istituzione a Trieste, anche con il sostegno del ministero
dell'Ambiente, dell'Agenzia internazionale per la formazione ambientale (Iped).
L’Agenzia avrà tra i suoi particolari settori d’intervento le esigenze dei
paesi in via di sviluppo. La sua costituzione è stata approvata di recente
nell’ambito della conferenza generale dell’Unesco.
Nell’ambito del nuovo organismo delle Nazioni unite dovrebbero svilupparsi
in modo particolare le attività di formazione per chi si occupa di problemi
ambientali.
È da oltre un anno che si parla dell’istituzione di questo nuovo organismo
internazionale, al quale ha promesso appoggio e collaborazione anche il
Centro di fisica teorica di Miramare, nell’ambito del vasto parco
scientifico triestino, che con questa nuova agenzia si arricchirebbe di un
nuovo elemento di portata internazionale. L’annuncio di ieri alla Farnesina,
alla presenza anche del ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, che
conferma precedenti impegni presi, è avvenuto nell’ambito di un ampio
riconoscimento da parte di Matsuura del ruolo dell’Italia in campo culturale
e ambientale |
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Primo sì alla vetreria della
Sangalli I Verdi: parere ambientale risibile - La Commissione Via ha dato l’ok
all’impianto di San Giorgio |
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TRIESTE La Commissione Via ha
dato il via libera al progetto vetreria della ditta Sangalli a San Giorgio
di Nogaro. Assenti i due professori universitari, i voti favorevoli sono
stati sei, due quelli contrari, degli ambientalisti Gasparo e Gemiti. L’ok
all’impianto scatena immediatamente la reazione dei comitati. «Studieremo le
carte e faremo ricorso al Tar», dice Mareno Settimo, che fu portavoce di «No
al cementificio». Sul piede di guerra anche Alessandro Metz. Il consigliere
dei Verdi parla di iter “dubbioso” e di parere “risibile”.
«La vicenda del cementificio – prosegue – non ha insegnato nulla sul piano
della trasparenza dei procedimenti né della coerenza dell’agire politico».
Metz ricorda le relazioni tecniche di luglio redatte dagli uffici regionali:
«La prima esprimeva forte perplessità sulla possibilità di esprimere parere
positivo, la seconda proponeva 57 prescrizioni. In agosto venivano richieste
ulteriori integrazioni alla società proponente pur di garantirsi una
pseudo-serietà nella gestione della pratica autorizzativa». Ma c’è anche
spazio per una denuncia, visto che la Sangalli ha preventivamente presentato
ricorso al Tar.
«Non vorremmo che questo atto – dice Metz – possa aver influenzato o
condizionato in forma ricattatoria gli ultimi accelerati passaggi del
procedimento». Il commento, infine, di Mauro Travanut (Pd): «Mi auguro che
le cose siano state fatte con correttezza e che siano state seguite le
regole. Se è così, non ci sarebbe motivo per non dare parere positivo».
m.b. |
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«Industrie e auto, Trieste
inquina Capodistria» - Ricadute ambientali del rigassificatore sul
Litorale: Lubiana coinvolgerà l’Italia |
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Malattie polmonari croniche
riscontrate nei bambini che vivono a Pobeghi e a Crevatini
Uno studio dell’Agenzia per
l’ambiente della Slovenia rileva sforamenti dei limiti: la causa attribuita
allo smog portato dal vento TRIESTE L’inquinamento prodotto dalle industrie
triestine, e tra queste anche la Ferriera di Servola, arriva fino a
Capodistria. E le conseguenze non sono trascurabili. L’Agenzia della
Repubblica di Slovenia per l’ambiente ha riscontrato infatti un preoccupante
accrescimento delle melattie respiratorie soprattutto nei bambini. Ma sotto
accusa sono anche le altre industrie triestine e il traffico del capoluogo
giuliano. Il fenomeno diventa particolarmente accentuato quando il vento
soffia da Trieste in direzione Capodistria portando con sè l’inquinamento.
La ricercatrice dell’Agenzia per l’ambiente della Slovenia, che ha lavorato
su mandato del Comune di Capodistria, ha rilevato che il fattore più
proccupante è costituito dall’ozono e dalle polveri sottili. Nel 2006 i
livelli rilevati dalla centralina collocata a Markovec hanno superato per
ben 38 volte i limiti consentiti. La concentrazione di ozono lo scorso anno
è stata di 79 milligrammi il metro cubo quando il limite si ferma a 40. Per
quanto riguarda le polveri sottili il limite di 50 milligrammi il metrocubo
è stato superato per ben 48 volte, quando la normativa europea tollera solo
35 sforamenti. La centralina collocata il 26 aprile a Laurana ha rilevato
più di uno sforamento dei 120 microgrammi il metro cubo in otto ore e, una
volta, anche i 180 microgrammi il metro cubo in un’ora.
L’aria di Capodistria è inquinata anche dalla diossina derivante dallo zolfo
e da quella dell’azoto, dal monossido di carbonio e dal benzene e da altri
benzoderivati. Le misurazioni, secondo gli esperti, hanno dimostrato che
l’inquinamento è dovuto dall’aria che giunge da Trieste, dalle sue industrie
e dal traffico urbano del capoluogo giuliano. Il dottor Ivan Erzen
dell’Istituto per la tutela della salute di Celje ha poi riscontrato che nel
31% dei bambini di Pobeghi e nel 27% di quelli abitanti a Crevatini, tra i 6
e gli 11 anni, (centri sul monte di Capodistria) sono state riscontrate
patologie respiratorie croniche. La maggior parte di essi vive sul versante
che dà verso Trieste mentre in quelli che vivono su quello rivolto a
Capodistria l’incidenza delle patologie è praticamente ininfluente.
L’imputato principale, dunque, resta, per lo studioso sloveno, il vento
carico di sostanze inquinanti che soffia da Trieste.
Intanto il ministro dell’Ambiente sloveno, Janez Podobnik ha comunicato al
Wwf del Friuli Venezia Giulia che le procedure per la valutazione degli
impatti sull’ambiente del terminale di rigassificazione e annessa centrale
termoelettrica proposti a Capodistria devono ancora cominciare e che
l’Italia sarà comunque consultata in merito. Podobnik ha precisato che per
il momento è stata presentata dalla società Tge Engeneering al ministero
sloveno per l’Economia soltanto una domanda volta ad ottenere il «permesso
energetico». Sono appena da cominciare, invece, sia la valutazione
ambientale strategica (Vas), sia l’eventuale successiva valutazione di
impatto ambientale (Via). La Slovenia, ha concluso Podobnik, non appena Tge
Engeneering farà pervenire la domanda per l’avvio di queste procedure,
coinvolgerà l’Italia, chiedendole se intende parteciparvi.
Il Wwf attende invece ancora la risposta dal ministero dell’Ambiente
italiano al quale aveva chiesto di attivarsi affinché, qualora partisse
l’iter delle valutazioni ambientali sul progetto di Capodistria, sia
consentito anche a enti locali e cittadini interessati di partecipare alle
procedure previste dalle direttive così come ha fatto la Slovenia quando
sono stati presentati i progetti per i rigassificatori a Trieste.
Mauro Manzin |
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Ferriera: inquinamento,
lavoro e salute pubblica |
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Rispondo sinteticamente al
signor Silvano Baldassi (Segnalazioni 1/11) che la Ferriera di Servola deve
essere chiusa perché da questo stabilimento escono veleni che, oltre che
generare tumori, sono in grado di produrre mutazioni genetiche. Semplice e,
spero, anche chiaro! I dati che portano a queste gravissime conclusioni sono
il risultato di analisi effettuate da personale altamente qualificato, al di
fuori da ogni interesse che non sia quello scientifico, e pubblicati anche
da «Il Piccolo». Se siamo d’accordo sull’indiscussa competenza delle persone
che sono pervenute a queste conclusioni (cosa che non mi risulta sia stata
messa finora in discussione), mi chiedo come sia possibile mettere sullo
stesso piano il problema della salute di decine di migliaia tra triestini e
muggesani e quello dell’occupazione di 500 persone (fossero anche
diecimila).
Sono certo che quello del posto di lavoro del personale della Ferriera è un
problema che non lascia indifferenti né le istituzioni, né i cittadini,
compresi coloro che chiedono la chiusura dello stabilimento. Se peraltro da
una parte c’è chi pensa al proprio lavoro, dall’altra c’è chi pensa alla
propria vita, a quella dei propri figli e nipoti, e non intende sacrificarla
a nessuna causa, per nobile che possa essere. In tutto il mondo si sta
lottando in favore dell’abolizione della pena di morte, e qui non si esita a
infliggere questa pena a decine di migliaia di triestini. L’informazione,
anche qui, gioca un ruolo determinante. Nel nostro paese, purtroppo, chi sa
tace e chi non sa parla.
Chi esprime preoccupazione per i posti di lavoro a causa dell’interruzione
delle trattative tra la Lucchini e la società Arvedi, capace quest’ultima, a
sentire loro, di assicurare il risanamento dello stabilimento di Servola, o
è male informato oppure è in malafede. È sufficiente, infatti, collegarsi a
Internet per scoprire quali grossi problemi ambientali debba affrontare oggi
la società Arvedi a causa dell’inquinamento prodotto dalla sua acciaieria di
Spinadesco, dove l’intera popolazione sta organizzando manifestazioni di
protesta fin dall’inizio dell’anno.
C’è sempre chi ha la memoria corta quando c’è da ricordare ciò che più volte
è stato ribadito da esperti del ramo, e cioè che gli attuali impianti della
Ferriera sono vetusti a tal punto che non possono essere risanati. Ora,
anche nel caso in cui l’Arvedi fosse un esempio di società che opera nel
rispetto dell’ambiente, quando dovesse subentrare all’attuale proprietà, non
potrebbe fare niente di diverso da quello che sta facendo la Lucchini.
Ricordo a chi per scarsa informazione, o per studiato calcolo, difende a
oltranza questi posti di lavoro, ipotizzando soluzioni irrealizzabili, che
presto o tardi dovrà fare i conti con la propria coscienza per quanti a
Servola, Valmaura, Chiarbola, Muggia e dintorni sono morti e moriranno in
seguito a decisioni che nulla hanno a che fare con l’interesse dei
cittadini, e con il futuro di Trieste.
Argeo Stagni |
IL MESSAGGERO VENETO -
MERCOLEDI', 21 novembre 2007
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Trasporti,
1.100 treni fra Fvg e Romania - Presentato il progetto Iris: su
rotaia, tra il 2007 e il 2010, oltre 500 mila tonnellate di merci |
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UDINE. Trasferire il
trasporto di oltre 500 mila tonnellate di merci dirette verso i paesi
balcanici, da gomma a rotaia, attraverso la messa in opera di 1.100 treni
che copriranno la tratta Cervignano - Arad (Romania). Questo è soltanto uno
degli obiettivi che ruotano attorno al nuovo servizio ferroviario
intermodale tra l’Interporto della Bassa friulana e, appunto, la Romania.
Un’opera finanziata per un terzo da fondi comunitari per una cifra che si
aggira attorno ai 560 mila euro e che tra l’altro interessa circa 2.500
aziende del Nordest di cui quasi la metà friulane.
E’ quanto emerso nel corso del convegno dal titolo «Trasporti e
intermodalità: nuove opportunità per le aziende del Nordest: il progetto
Iris (Italian-Romanian Intermodal Solutions)»,organizzato ieri dall’Assindustria
udinese a Palazzo Torriani.
Un’intermodalità che si presenta come vera alternativa all’intasamento delle
infrastrutture viarie e al congestionamento del traffico. Opinione, questa,
rilanciata anche dal presidente degli industriali udinesi Adriano Luci che
ha sottolineato come questa rappresenti «il punto nevralgico nel sistema
della logistica», ammettendo però anche come «la differenza tra realtà ed
effettive esigenze sia molto accentuata se i nostri operatori per fare
intermodalità debbono servirsi di Villacco nella direttrice verso il Nord
Europa o di Lubiana verso l’area balcanica».
Quindi il pieno apprezzamento al progetto in fase di realizzazione: «Si
tratta di un’iniziativa che segna un inversione di tendenza e si inserisce
in modo concreto nella costruzione di quella piattaforma logistica che
dovrebbe costituire un indubbio fattore di competitività».
Obiettivo principale, come si diceva, è «lo spostamento delle merci da gomma
a rotaia per mezzo di treni blocco in grado di compiere il tragitto in 3
giorni» ha spiegato Stefano Ghilardi, amministratore delegato di Pool Rail,
la società di Udine capofila del progetto. Progetto da realizzarsi, stando
agli auspici dei referenti, nel corso del triennio dal 2007 al 2010 tramite
l’utilizzo di alcune tra le maggiori direttrici viarie europee, tra cui il
Corridoio V la cui sorte attende ancora il definitivo disco verde degli
addetti ai lavori. Scontata quindi la richiesta di lumi in materia di
viabilità all’assessore regionale alla viabilità e ai trasporti Lodovico
Sonego, che se da un lato ha affermato che «di lavoro da fare ne abbiamo
ancora parecchio», dall’altro ha espresso un verdetto positivo per il
progetto, aggiungendo però che «per metterlo in pratica ciò le ferrovie
devono diventare più competitive, tanto a livello di prezzi quanto di
affidabilità».
Marina Torrisi |
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Pecol contro
le Province: ritardi sui rifiuti - L’assessore: «Soltanto una minima
parte degli impianti di smaltimento è stata realizzata» |
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TRIESTE. Allarme rifiuti
in Friuli Venezia Giulia. Troppi gli impianti di smaltimento non
funzionanti, ancora da realizzare o bloccati: lo denuncia il consigliere
regionale Adriano Ritossa (An) in un’interrogazione. Ma la Regione
chiarisce: le Province non applicano i programmi attuativi previsti nel
Piano regionale di gestione. E afferma: «Tale situazione impiantistica
garantisce limitati margini di manovra in caso di blocco di uno o più
impianti esistenti e funzionanti». Puntando anche il dito contro la
provincia di Udine. E contro la Provincia di Udine, in particolare, era
intervenuto alcuni mesi fa anche il vicepresidente della Giunta regionale e
assessore all’ambiente Gianfranco Moretton, che ne aveva denunciato notevoli
ritardi.
Il piano regionale di gestione dei rifiuti (sezione rifiuti urbani) ha
individuato sul territorio regionale il numero e la tipologia degli impianti
tecnologici, esistenti o da realizzare, in grado di soddisfare le esigenze
di trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani prodotti da ogni singolo
bacino di utenza. Previsioni che sono state recepite dalle Province nei
propri programmi attuativi.
Province che - per legge - hanno competenze primaria sull’osservanza delle
norme sulla gestione dei rifiuti e sul controllo del rispetto delle
prescrizioni previsti negli atti autorizzativi.
Per questo - ha detto ieri l’assessore regionale al Personale, Gianni Pecol
Cominotto, che in Consiglio regionale ha risposto alle interrogazioni - la
Regione ha diffidato le province di Udine, Gorizia e Trieste per la mancata
adozione dei Progranni attuativi relativi ai rifiuti speciali e agli
imballaggi per lo smaltimento dei rifiuti urbani.
«Solo una minima parte degli impianti per lo smaltimento dei rifiuti urbani
- ha spiegato Pecol Cominotto - sono stati realizzati dalla Province».
La Regione, ha detto l’assessore, ha sollecitato più volte gli enti
intermedi all’applicazione dei programmi attuativi. «Si ritiene - ha
evidenziato l’assessore - che la situazione di criticità in cui si sta
dibattendo la Regione non avrebbe assunto gli attuali livelli se le
province, specialmente quella di Udine, avessero garantito, anche in qualità
di organi di controllo, il pieno rispetto delle previsioni programmatorie
contenute nei rispettivi programmi attuativi».
Degli impianti previsti dal Piano regionale, ha spiegato Pecol Cominotto, «nonchè
dai Programmi attuativi provinciali, solo una minima parte è stata
realizzata, ovvero gestiti e funzionanti in accordo alle previsioni del
Piano stesso». L’assessore ha affermato che «tale situazione impiantistica
garantisce limitati margini di manovra in caso di blocco di uno o più
impianti esistenti e funzionanti».
Il piano sarà comunque modificato in breve, con una revisione generale al
fine di adeguarlo alla nuova normativa vigente, sia nazionale che regionale.
Inoltre, si prevede di ottimizzare il panorama impiantistico esistente alle
indicazioni programmatorie «che potranno scaturire - ha detto l’assessore -
da una attenta analisi economica ed industriale redatta in comune accordo
tra Regione, Province e Comuni».
(s.s.) |
IL PICCOLO -
MERCOLEDI', 21 novembre 2007
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Riserva della Val Rosandra,
giovedì 29 l’assemblea plenaria - Proseguono a San Dorligo gli
incontri per l’ applicazione di Agenda 21 |
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SAN DORLIGO Giovedì 29 novembre
alle 19.30 al teatro Prešeren di Bagnoli 2007 si terrà la riunione plenaria
del processo di Agenda 21 per la gestione della Riserva della Val Rosandra.
L’incontro chiude la fase di riunioni svoltesi nelle scorse settimane e che
hanno coinvolto cittadini, associazioni, Comunelle, e tutti i «portatori di
interessi».
Nella riunione del 29 novembre verrà riassunto tutto ciò che è stato fatto
fino ad oggi e verranno spiegati i passi successivi, ovvero il forum, che
avrà poi il compito di collaborare, assieme al tavolo tecnico scientifico,
alla stesura del piano di conservazione e sviluppo.
Nelle singole riunioni è stato presentato il percorso e si sono individuati
i cittadini che svolgeranno la funzione di portavoce di ogni frazione. Il 7
novembre, inoltre, si è svolto il secondo incontro con le Comunelle, durante
il quale si è discusso, in presenza di alcuni rappresentanti della Regione,
delle azioni da svolgere e delle effettive opportunità che la presenza di
una riserva naturale, se gestita in modo corretto, può apportare al
territorio.
Adesso si tratta di vedere gli sviluppi di questo processo che, come lo
definisce l’assessore comunale di San Dorligo, Laura Stravisi, «è un
processo “irreversibile” che difficilmente rimane nei confini della Riserva,
nel senso che, una volta dato inizio a un percorso di partecipazione, è
naturale che da parte dei cittadini vengano portate alla luce svariate
esigenze, che non possono limitarsi a un solo argomento scelto a priori».
L’incontro di giovedì intende dunque entrare più nel merito dei progetti,
scegliendo il percorso migliore per il prossimo futuro e cercando di
coinvolgere il più possibile i cittadini.
s.re. |
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Rockwool bocciata dalla
Regione Istria |
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POLA Dopo gli ambientalisti e i
consigli comunali di Pedena e Chersano, anche la Giunta regionale è scesa in
campo contro la contestata fabbrica di lana di roccia della danese Rockwool,
costruita a Pedena con un investimento pari a 75 milioni di euro. La
struttura, aperta a regime di collaudo due mesi fa è al centro di dure
accuse e critiche causa l'inquinamento chiaramente percepibile anche senza
gli strumenti. Ieri la Giunta regionale nel corso di una riunione telefonica
ha chiesto la sua chiusura fino a che non verranno rispettate le norme
ecologiche sia dello stato croato che dell'Unione europea. Inoltre al
ministero dell'Ambiente si chiede di procedere alla revisione dello studio
d'impatto ambientale della Rockwool. Evidentemente c'è il sospetto che il
documento sia stato manipolato. Al ministero dell' Economia invece si chiede
di quantificare gli investimenti complessivi nella fabbrica compresi quelli
per le infrastrutture.
p.r. |
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«Grandi opere: il Wwf fa
proposte costruttive» - Replica alle critiche di un lettore che accusava gli
ambientalisti di opposizioni preconcette |
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Sulle «Segnalazioni» del 12
novembre, il signor Luciano Emili
(leggi) accusa «associazioni
ambientaliste e comitati vari (ma nomina solo il Wwf) di opporsi a qualsiasi
opera, improvvisandosi progettisti e tecnici. Dobbiamo in realtà
ringraziarlo, perché la sua lettera ci permette di puntualizzare alcune
informazioni, spesso ignote a una parte dell’opinione pubblica.
Innanzitutto, il Wwf si è sempre avvalso – nelle proprie azioni – di
competenze tecniche e scientifiche, spesso ben superiori a quelle delle
«controparti». Prova ne sia che è assai difficile smentire i nostri
argomenti, mentre spesso quelli a sostegno dei progetti da noi avversati si
rivelano carenti o infondati.
Emili attacca il Wwf a proposito del sincrotrone di Basovizza. Dimentica di
dire però, forse perché non lo sa, che non ci siamo mai opposti alla
costruzione della «macchina di luce», bensì abbiamo contestato la scelta del
sito (in quanto di elevato pregio ambientale), proponendone anche di
alternativi in aree di scarso pregio. Nessuno smentì tecnicamente la
validità delle alternative da noi proposte. Avevamo anche paventato
edificazioni nelle aree circostanti, moltiplicando la distruzione del
territorio carsico. Il che si sta puntualmente verificando, con il piano
particolareggiato dell’Area science park per la costruzione a Basovizza di
svariate decine di migliaia di metri cubi (per edifici che con il
sincrotrone non c’entrano nulla) e con il recente accordo di programma,
mediante il quale nei pressi si vorrebbe costruire anche la nuova sede della
Scuola internazionale di Trieste.
Analogo discorso vale per altri esempi citati da Emili come l’ampliamento
del campo di golf di Padriciano e l’intervento di Muja Turistica, i
rigassificatori, la baia di Sistiana ecc. Abbiamo sempre prodotto, a
sostegno delle nostre critiche e opposizioni, ampia documentazione tecnica e
fiori di pareri scientifici (ricordo ad esempio quelli del professor Poldini
in merito alla baia di Sistiana), che nessuno è stato capace di smontare e
che chiunque può consultare nel sito www.wwf.it/friuliveneziagiulia, oppure
visionare rivolgendosi alla nostra sede di Trieste, in via Rittmeyer 6
(e-mail: wwfts@libero.it). L’attacco virulento di Emili sul Corridoio 5
merita qualche parola in più. Perché citare i trafori del Lötschberg e del
Gottardo a sostegno del progetto di Rfi per la tripla galleria sotto il
Carso, fa un po’ sorridere: una cosa è scavare nel granito, altro è bucare
il sottosuolo carsico.
Non noi, ma la Commissione Via del ministero dell’ambiente (e il ministero
dei beni culturali) hanno bocciato il progetto di Rfi, stante la mancanza di
conoscenze sull’idrologia sotterranea e la concreta probabilità di
distruggere uno straordinario patrimonio geo-speleologico, senza neppure la
certezza di poter effettivamente realizzare l’opera, per l’enorme incertezza
sulla fattibilità – e sui costi – di un’opera del genere. Non mi dilungo
sulle tante altre considerazioni possibili, non certo irrilevanti, come
quelle sui costi astronomici della Tav (Rfi non sa spiegare come mai in
Italia un km di linea ad alta velocità costi 4 volte di più rispetto a
Francia o Spagna), o sull’effettiva necessità di costruire linee per treni
passeggeri da 300 km/h, quando la priorità dichiarata è quella di aumentare
il traffico merci su rotaia rispetto alla gomma, mentre le linee attuali
sono utilizzate per meno della metà della capacità massima.
Sinceramente, analizzando con scrupolo (come noi, a differenza di altri,
facciamo sempre) progetti e studi presentati a supporto della Tav, dei
rigassificatori, ecc., abbiamo trovato abbondanti esempi di pressappochismo
e arroganza, ma nessuna traccia dell’«ingegno di professionisti capaci e
motivati», nel quale tanto confida il signor Emili. Ancor meno ne abbiamo
trovate nei discorsi dei politici e dei lobbysti che propugnano tali opere.
In fondo è soprattutto una questione di cultura: c’è chi si affida al metodo
dell’analisi critica, e chi invece preferisce fare atto di fede nella
saggezza dei tecnici-sapienti (e dei loro committenti), cioè nel principio
di autorità. Probabilmente perché così evita la fatica di pensare con la
propria testa.
Dario Predonzan - responsabile settore territorio WWF Friuli Venezia
Giulia |
IL PICCOLO -
MARTEDI', 20 novembre 2007
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Ferriera, entro 15 giorni il
sì della Regione. Domani corteo di protesta |
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Non ancora
fissata la data precisa per il via libera definitivo all’Autorizzazione
integrata ambientale. Assemblea pubblica a Chiarbola
È atteso entro i prossimi 15
giorni, anche se non risulta ancora ufficialmente calendarizzato, il
pronunciamento della Giunta regionale sull’ok ambientale alla Ferriera di
Servola. Spetta infatti all’esecutivo guidato da Illy - con il provvedimento
finale a cura di Pierpaolo Gubertini, responsabile del settore tutela
dall’inquinamento della Direzione regionale ambiente - deliberare o meno
l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) successiva alla
pre-autorizzazione sancita giovedì da un verbale firmato da Regione,
Provincia, Arpa, Azienda sanitaria ma non dal Comune di Trieste.
Il provvedimento prevede la prosecuzione delle attività dello stabilimento
per altri sei anni con prescrizioni antinquinamento più rigide rispetto al
piano presentato dalla Lucchini. «La Giunta si pronuncerà presumibilmente
questa settimana, al massimo la prossima», ha confermato in serata
l’assessore regionale al lavoro Roberto Cosolini.
Ieri, intanto, oltre settecento persone - informa un comunicato - hanno
partecipato all’assemblea pubblica organizzata al Palasport di Chiarbola dal
Circolo Miani, dal comitato Servola respira, dal comitato La tua Muggia e
dal coordinamento dei Comitati di quartiere. La manifestazione è stata
promossa, spiega Ferrucco Diminich per il Circolo Miani, «per protestare
contro la volontà della Regione e della Provincia di concedere l’Aia alla
Ferriera, nonostante il permanere e l’aggravarsi del devastante inquinamento
emesso dallo stabilimento».
Nel corso dell’assemblea è stato deciso, spiega ancora Diminich, «di avviare
una ricerca epidemiologica dal basso, curata da alcuni medici volontari,
nella popolazione che abita le aree di Muggia e Trieste dove vivono 60mila
persone, in modo da verificare i dani alla salute acusati dalle sostanze
tossiche che escono dalla Ferreira». Alla fine l’assemblea ha deciso di
organizzare per domani, alle 17.30, con partenza da sotto il municipio in
piazza dell’Unità, un corteo che, passando per piazza della Borsa, Corso
Italia, piazza Goldoni e via Carducci, si concluderà in piazza Oberdan
davanti alla Regione. A quell’ora sarà in corso una seduta del Consiglio
regionale. |
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Aperto il cantiere Tamoil a
Barcola |
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Il cantiere adesso è realtà.
Ieri a Barcola è stata recintata l’ampia area all’intero della quale,
nell’arco dei prossimi sei mesi, dovrebbe sorgere il distributore di
carburanti della Tamoil spa. I primi curiosi hanno già cominciato a
sbirciare oltre i divisori, ma c’è ancora poco da vedere. I lavori veri e
propri cominceranno nei prossimi giorni. Per l’intanto è possibile farsi una
precisa idea della dimensione della nuova struttura di viale Miramare 233.
La concessione riguarda un’area di 869 metri quadrati, stabilita il 23
dicembre 2005, decisamente vasta. In precedenza, in quel giardinetto
operavano quattro impianti, ma la trasformazione della categoria di «area
verde pubblico attrezzato di interesse collettivo» in «area per servizi
stradali» ha permesso l’avvio del progetto della Tamoil spa. Il nuovo
impianto rispecchierà la fisionomia delle più recenti stazioni di servizio
sorte in città: si tratta di strutture grandi, polivalenti, destinate ad
accogliere contemporaneamente decine di automobili. |
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Ambientalisti a difesa
dell’Adriatico - Il Coordinamento dei Verdi chiede alla Regione
istriana la chiusura della Rockwool |
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POLA Il Coordinamento del Foro
verde dell'Alpe Adria riunito a Pola ha richiamato l'attenzione su un nuovo
pericolo per la situazione ecologica dell'Adriatico. E cioé sul deposito in
mare nel Meridione italiano di rifiuti tossici ad opera della criminalità
organizzata che guadagnerebbe attraverso questa operazione miliardi di euro.
Contro questa nuova emergenza, è stato detto, occorre un’unione di forze e
intenti per la salvaguardia del bacino mediterraneo. Nell’ottica della
tutela ecologica e' stata appoggiata l'attivazione della fascia ittico
ecologica del mare da parte dell’Adriatico. Il Coordinamento del Foro verde
associa gli ambientalisti di Italia, Slovenia, Austria e Croazia. Si è
parlato nell’occasione anche della questione della fabbrica di lana di
roccia della danese Rockwool a Pedena. A causa delle emissioni inquinanti
della fabbrica, ha osservato il Coordinamento, la vita della popolazione
locale è diventata un incubo. Responsabile del via libera all’impianto viene
indicato dai verdi delle due sponde il presidente della Regione Ivan Nino
Jakovcic. |
IL PICCOLO -
SABATO, 17 novembre 2007
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Lucchini: per la Ferriera
spesi 11 milioni - Per ottenere l’autorizzazione ambientale il gruppo
siderurgico sarà tenuto a rispettare una serie di obblighi
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Tra le
prescrizioni quella di installare una
nuova cappa e irrorare strade e piazzali |
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Sostituire le porte dei
forni. Rifare le carpenterie. Installare una nuova cappa di aspirazione.
Irrorare a pioggia con comando automatico strade e piazzali. È il compito
della Ferriera per avere l’Aia. |
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Benché abbia suscitato scandalo
il rinvio dei termini a livello nazionale per le procedure relative
all’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) alle aziende potenzialmente
inquinanti, a Trieste come s’è visto l’altro giorno i tempi si sono rappresi
e la Ferriera è ora in attesa che la Giunta regionale formalizzi o meno la
firma apposta da tutti gli enti, meno che dal Comune. Intanto in Provincia
scoppia la contestazione politica del centrodestra contro l’assessore Ondina
Barduzzi (che risponde), Rifondazione interroga l’assessore regionale, e il
consigliere regionale dei Verdi commenta: «Documenti dicono che c’è ben
altro da bonificare a Servola...».
Ma quali sono le prescrizioni che all’azienda sono state consegnate, come
accettazione e come integrazione del piano antinquinamento presentato dalla
Lucchini stessa ai fini dell’ottenimento dell’Aia? Monitoraggio costante dei
camini, monitoraggio degli ambienti interni, irrorazione a pioggia
telecomandata da un sistema sensibile alle condizioni atmosferiche di strade
e piazze, un nuovo impianto di captazione delle polveri, il rifacimento
della torre di spegnimento del coke, la messa a punto del sistema di
captazione e abbattimento dei fumi e altro.
La stessa Lucchini ne dà informazione aggiungendo: «Tra gli interventi già
previsti e i nuovi che sono stati aggiunti in sede di istruttoria Aia il
costo complessivo per l’azienda raggiunge quasi gli 11 milioni di euro per
il triennio 2006-2008». Dice la Lucchini: «Non è un traguardo ma un punto di
partenza che dà nuovi stimoli a proseguire sulla strada intrapresa, non
priva di difficoltà, per un miglioramento costante degli impianti e della
compatibilità ambientale». Se l’azienda non accettasse quanto deliberato
dalla Regione, andrebbe da sola - questo il commento dei tecnici - verso il
rischio di chiusura.
Non si è dato per soddisfatto il Comune, che ha negato il consenso, né si dà
per soddisfatto il verde Metz: «Dove si parla dei rifiuti? E dello
sversamento di oli esausti? E dei liquami in mare? E dell’impianto ecologico
interno che non funziona? Ci sono materiali d’avanzo che si buttano sopra il
fossile prima che entri in cokeria, e tutto va a bruciare... Lo posso dire -
prosegue Metz - perché ho i documenti, e come me li hanno i sindacati, e
dunque l’azienda, dubito siano ignoti agli organi preposti alla sorveglianza
cui tutto questo ho già notificato». Metz dice che la partita non è chiusa,
«né tecnicamente né politicamente» e critica le Rsu «che ricattano i
colleghi: se riveli, se denunci, perdiamo il posto».
Atmosfera non meno lieta in Provincia, dove il centrodestra con Grizon ha
nuovamente chiesto le dimissioni di Barduzzi, che risponde: «L’Aia è un atto
burocratico dovuto, se vuoi chiudere la fabbrica devi fare altri passi,
accanirsi contro di me è solo spostare il problema: che al posto di Barduzzi
venga un altro, le leggi non cambiano, piuttosto - prosegue l’assessore -
perché se la pigliano con me che ho la delega per la Ferriera da gennaio
2007, e non guardano a quanto hanno fatto loro stessi fino a oggi?».
Barduzzi precisa che tutta la materia tecnica uscita dalla Conferenza dei
servizi ricalca le prescrizioni che Marco Boscolo, l’ingegnere consulente
della Procura, aveva consegnato al pm Frezza all’ora del dissequestro dopo
il «caso diossina». Stesso consulente, dunque, per enti e magistratura.
«Il Pd rinnega la mozione Grizon - protesta il consigliere ex Ds Marisa
Skerk -, e appoggia il lavoro dell’assessore: la conferenza dei servizi ha
deciso di non chiudere la Ferriera, ma di prescrivere controlli e misure più
severe. Della salute pubblica - conclude Skerk - è però responsabile sempre
il sindaco, che da anni fa proclami senza decidere niente». Tra i non
contenti anche Igor Kocijancic (Rifondazione), che citando i dati di
inquinamento, anche quelli del Cigra, interroga l’assessore Moretton per
sapere «in base a quali garanzie fornite dalla proprietà la Giunta intende
autorizzare l’azienda fino al 2014» e per avere «pubblica e comprensibile
informazione circa i dati ambientali».
Gabriella Ziani |
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Bonifica Acquario, la Regione
dà 500mila euro - Entro il 2009 una spiaggia pubblica con ciotoli da Porto
San Rocco a Punta Olmi |
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Il
contributo servirà al Comune per integrare il piano di caratterizzazione
della zona. Nesladek: «È il primo passo concreto»
MUGGIA La Regione erogherà al
Comune di Muggia quasi 500 mila euro per l’integrazione del piano di
caratterizzazione del terrapieno inquinato di Acquario, sul lungomare.
Intanto forse già entro il 2009 sarà realizzata una spiaggia pubblica con
ciottoli da Porto San Rocco a Punta Olmi, ma solo dopo che quel tratto sarà
liberato dai vincoli del Sito inquinato nazionale. «Dopo un lungo periodo di
inerzia – dice il sindaco Nerio Nesladek - è il primo passo concreto verso
la soluzione della vicenda».
Un primo piano di caratterizzazione del terrapieno, con decine di prelievi e
carotaggi, a terra e a mare, era stato fatto già nel 2004 dalla stessa
società Acquario assieme a Porto San Rocco. E aveva portato anche alla
conferenza dei servizi tra enti, che però non aveva condotto ad una bonifica
del terrapieno, essendo in corso un processo in tribunale. Grazie a questo
finanziamento regionale, approvato ieri dalla giunta regionale, in base al
Dpr 132 di quest’anno, il Comune potrà dunque continuare il percorso, con
nuovi prelievi e carotaggi, e disporre una iniziale messa in sicurezza di
emergenza. «Lo abbiamo richiesto – così Nesladek - per poter integrare il
piano di caratterizzazione già esistente, che risale a tre anni fa.
Riteniamo che le cose possano essere cambiate da allora e che forse c’è
stata una attenuazione dell’inquinamento grazie a fenomeni naturali.
Con le nuove analisi avremo un quadro migliore della distribuzione di
eventuali inquinanti, e la bonifica potrebbe essere più ridotta di quanto
previsto all’inizio». Il sindaco precisa: «Il Comune si avvale di strumenti
legislativi messi a disposizione dalla Regione, e si è fatto parte diligente
e proattiva per rispondere ai residenti e porre fine all’inquinamento,
recuperando quell’area. Restano ferme le responsabilità di chi ha inquinato
e di chi lo ha permesso, i quali alla fine pagheranno». Per il piano di
caratterizzazione, il sindaco auspica di continuare la collaborazione con
gli esperti del Cigra dell’Università di Trieste. Per la fase successiva di
bonifica, si continua a pensare a metodi di fitodepurazione (con piante che
assorbono gli inquinanti) o altri sistemi più «tradizionali», a seconda
della gravità dell’inquinamento.
Ma il terrapieno non è l’unica area inquinata sul litorale muggesano. La
planimetria della parte a mare del Sito inquinato di interesse nazionale (il
Sin), infatti, comprende anche il tratto di costa che da dopo Porto San
Rocco va fino a Punta Olmi. E per quell’area il Comune ha in mente di
realizzare un ripascimento dell’arenile (in base ad un progetto donato
dall’Università), in modo da creare, con il versamento di ciottoli, un
spiaggia pubblica. «L’inserimento di quel tratto nel Sin, gesto che
definisco un po’ arbitrario, blocca ogni intervento – dice Nesladek -. È in
corso la trattativa per arrivare all’accordo di programma tra enti per
bonificare il Sin, ed ho ottenuto la promessa che la caratterizzazione e
l’eventuale bonifica degli arenili ad uso pubblico (come il nostro) siano
considerate prioritarie nel cronoprogramma generale. In questo modo posso
pensare che entro un anno e mezzo, al massimo, l’area sarà libera dai
vincoli del Sin, e poi nei successivi sei o sette mesi si potrà realizzare
la spiaggia. Non un nuovo terrapieno, per intenderci, ma un allargamento
della spiaggia con ciottoli, ad un costo sostenibile, e ad uso della
collettività».
Sergio Rebelli |
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Vertice sul tracciato della
Tav: rimangono due alternative |
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TRIESTE Continua l’accelerazione
delle consultazioni tra la Regione e gli enti territoriali per definire il
percorso della Tav nel territorio della Bassa Friulana. Dopo gli ultimi
incontri le ipotesi di progetto in campo sono rimaste soltanto due. È
ipotizzabile dunque che entro la fine dell’anno si giunga a una soluzione
che metta d’accordo le esigenze progettuali, della direttrice verso Est
della linea ferroviaria, con i problemi sollevati dalle amministrazioni
locali.
«Le 15 alternative a suo tempo individuate dal Comitato dei Tecnici per la
realizzazione della ferrovia Av/Ac nel Cervignanese - spiega l’assessore
Lodovico Sonego - si sono ridotte a due dopo un lungo e proficuo lavoro,
tecnico e politico, che ha visto impegnati i sindaci, il presidente della
Provincia Marzio Strassoldo, la Regione, Rete Ferroviaria Italiana».
La dichiarazione arriva al termine al termine della riunione con gli enti
locali svoltasi ieri al municipio a Cervignano.
«I sindaci - secondo l’assessore - hanno pubblicamente apprezzato
riconoscendo che si stanno affrontando i problemi della nuova ferrovia che
attraverserà la Bassa Friulana sulla base di un confronto aperto e di un
dialogo utile.
Per il 10 e il 17 di dicembre sono previsti due ulteriori incontri che
serviranno a scegliere, fra le due alternative di tracciato residue, quale
sarà la soluzione definitiva e condivisa. Gli incontri saranno impiegati
anche per iniziare a trattare il tema della minimizzazione dell'impatto
ambientale e paesaggistico.
«La Regione - ha dichiarato l’assessore ai Trasporti e alle infrastrutture
Lodovico Sonego - intende agire con grande rigore e senza sconti perché non
desidera consentire schifezze come quelle della Torino-Novara». |
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ISTRIA - Caso Rockwool: il
Consiglio comunale vuole fermare gli impianti di Pedena |
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La città di
Albona contro l’inquinamento prodotto dalla fabbrica. Problemi respiratori
per gli abitanti
Inquinamento sul quale hanno più volte richiamato l'attenzione gli
ambientalisti e gli abitanti della zona. Questa volta però, come detto, è
sceso decisamente in campo anche il Consiglio comunale che ha invitato la
Rockwool a interrompere la produzione fino a che non sarà elaborato un nuovo
studio d'impatto ambientale.
La relativa conclusione è stata votata all'unanimità. La drastica richiesta
viene motivata con il degrado dell'ambiente da due mesi a questa parte, cioè
da quando è iniziata la produzione a regime di collaudo.
Non servono gli strumenti per accertare l'alto tasso di inquinamento, è
stato detto, sono sufficienti gli organi sensoriali dell'uomo.
Come emerso durante il dibattito, oltre all'intenso fumo che esce dalla
ciminiera, la gente dell'area si lamenta dei forti odori e delle irritazioni
all'apparato respiratorio che a lungo andare potrebbero causare danni
irreparabili alla salute.
Il presidente del Consiglio comunale Livio Svic ha dichiarato che il potere
locale non ha la competenze per chiudere la fabbrica però il suo parere è
vincolante sul rilascio del permesso di agibilità e di altre licenze di cui
la Rockwool avrà bisogno.
Ha lanciato quindi un chiaro messaggio-ricatto alla direzione della
fabbrica. Come dire: o vi decidete una buona volta a rispettare alla lettera
gli standard ecologici previsti dalla legge oppure vi faremo chiudere
baracca.
Da notare che anche l'ex sindaco Branko Ruzic si è schierato dalla parte dei
contestatori dopo aver perso la poltrona in seguito alle forti critiche per
aver agevolato lo sbarco della Rockwool a Pedena.
La conclusione del Consiglio comunale è stata inviata al ministero per la
Tutela dell'ambiente e ad altri fori competenti.
p. r. |
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Abitare a Servola |
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Vorrei rispondere alla lettera
del signor Valerio Staccioli di giovedì 1 novembre, riguardo al corteo della
Ferriera. Ho partecipato anch’io alla manifestazione e quando l’operaio
della fabbrica ha preso la parola, cominciando a parlare del loro futuro, lo
abbiamo applaudito perché anche noi condividevamo il loro disagio. Se i
politici non tutelano la salute (compresa la loro), figuriamoci il lavoro!
Ma ad un certo punto ha cominciato a dire che noi di Servola le case le
abbiamo pagate poco. Ed è qui che è scoppiata la nostra amarezza. Mi chiedo
chi regali qualcosa. Chi possedeva le vecchie case le ha ristrutturate (e
malta e mattoni costano per tutti uguale). Chi come me ha comperato la casa
in zona la sta ancora pagando con il mutuo e, l’assicuro, non è poco. I
prezzi della zona di Servola e delle zone limitrofe sono allineati al
mercato di qualsiasi altro rione di periferia. In più le nostre care
istituzioni si sono ben guardate dal dirci che la zona non era solo
imbrattata (un po’ di polvere non ci spaventa), ma altamente inquinata
(ricordo che nel 1995 nei corsi di formazione per i neoassunti in Ferriera,
insegnavano ai lavoratori che il fumo che fuoriusciva dallo stabilimento era
solo vapore acqueo). Quasi un aerosol. Stiamo vivendo un’altra Marghera e
come sempre i pochi ricchi e le amministrazioni non pagheranno, ma ci
penseranno tutti i poveri a pagare le conseguenze con la propria vita.
Maura Sergon |
IL PICCOLO -
VENERDI', 16 novembre 2007
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Via libera all’ok ambientale
alla Ferriera per 6 anni con più controlli. Il Comune è contrario |
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La
pre-autorizzazione con il sì di Regione, Provincia, Arpa e Azienda
sanitaria. Bucci abbandona l’aula
Sette ore di conclave senza pranzo né merenda e
alla fine la Ferriera di Servola ottiene una pre-Autorizzazione integrata
ambientale (Aia) con un verbale firmato da Regione, Provincia, Arpa, Azienda
sanitaria. Non dal Comune di Trieste. La ottiene per un tempo più lungo
dell’ordinario, cioé per sei anni. Con prescrizioni, cioé l’ordine di
ulteriori aggiustamenti antinquinamento rispetto al piano presentato dalla
Lucchini (che però non sono noti).
È tutto top secret quanto avvenuto ieri alla Direzione regionale ambiente,
tranne un fatto non certo di poca rilevanza: il Comune ha confermato il suo
parere negativo, al momento della firma l’assessore Maurizio Bucci è uscito
dalla sala, e dunque come prevede la legge ora l’autorizzazione vera e
propria verrà concessa o meno (sulla base di questi ampi atti d’istruttoria)
direttamente dalla Giunta regionale, e il provvedimento finale sarà a cura
di Pierpaolo Gubertini, responsabile del settore tutela dall’inquinamento
della Direzione regionale ambiente, il quale lo conformerà a quanto
deliberato in sede di Giunta. Indicativamente, è stato detto, ci vorranno
alcune settimane per le decisioni dell’esecutivo, e altrettanto per la
redazione della carta ufficiale.
La Conferenza dei servizi si è aperta alle 9.30 del mattino. Si è conclusa
alle 16.30. Dirigenti regionali (assente l’assessore Gianfranco Moretton),
Arpa, Azienda sanitaria, Provincia, sono scesi quasi tutti per ingurgitare
in fretta due calorie e un caffè. Perché immediatamente dopo si sono
riseduti allo stesso tavolo fino a sera: quello «di crisi», per commentare i
lavori del mattino. I sindacati si sono seccati: «Megariunioni continue, ma
carenti di informazione». Né hanno saputo che cosa la Lucchini dovrà fare o
non fare per inquinare meno. Luca Visentini (Uil) ha preteso dati
sull’ambiente certi e comprensibili, «altrimenti questo tavolo a che cosa
serve?». Franco Belci (Cgil): «Finché non abbiamo i dati sulle analisi
dell’aria, e nessuno ancora ci ha consegnato un solo documento, a quel
tavolo non sediamo più».
I giornalisti sono stati esclusi. In tutti i casi si è saputo che la Regione
ha chiarito come spetti ora alla Giunta l’ultima parola, che ad
autorizzazione concessa vi sarà un monitoraggio delle emissioni della
Ferriera ancora più severo e con possibilità di revoca dell’Aia. E’
intervenuto anche l’assessore Bussani di Muggia, esigendo che il suo Comune
sia coinvolto, poiché l’aria della Ferriera si convoglia sulla cittadina
dove non per niente c’è una centralina apposita. Spesso con polveri oltre i
limiti. Il direttore regionale Ambiente, Roberto Della Torre, che conduceva
le sessioni di lavoro, si è scusato e ha promesso. Lo stesso Della Torre ha
anche specificato che la Regione è responsabile dell’osservanza delle leggi,
ma non della salute dei cittadini che è materia per Azienda sanitaria e
Comune. In mattinata l’assessore provinciale Ondina Barduzzi aveva
sottolineato che il sindaco, ancorché in totale disaccordo con l’Aia,
conserva sempre il potere d’azione in difesa della salute pubblica. Ma Bucci
ha replicato secco: «Se dovrà agire lo farà, ma contestualmente farà anche
causa alla Regione per omissione di atti d’ufficio».
Bucci afferma che il ministero dell’Ambiente è perfettamente in linea con le
posizioni del Municipio, e cioé contrario ad autorizzare in presenza di
inquinamento. E Dipiazza commenta: «Stiamo sbagliando, ma adesso ai
cittadini risponderà chi mette la propria firma. Aspetto le brume di
novembre e i nuovi dati dell’aria, poi non avrò pietà per nessuno. Qualcuno
ha letto che a Trieste c’è il 30 per cento in più di malattie respiratorie
gravi? Non vuole riflettere? Speriamo che l’Aia contenga vincoli importanti
per la Ferriera, ma prevedo che nei prossimi anni la risposta sarà sempre
quella: ’’Stiamo lavorando, stiamo modificando...’’. Oggi non si è risolto
alcun problema dei cittadini - chiude Dipiazza -, ma io mica posso
incatenarni davanti al Parlamento...».
Chiedere ad Arpa e Azienda sanitaria se è tutto a posto, adesso, è inutile:
si mettono la manina sulla bocca. «Non parlo», «non posso». Nessuno parla e
può dire su un argomento di cui tutti parlano, né rispondono sull’argomento
degli inquinanti in mare e in terra, segnalati proprio dall’Arpa. Ma si è
saputo tuttavia che l’Arpa stessa ha prodotto un «piano stralcio» per
Trieste sulla qualità dell’aria, con un’azione in sei tempi (completamento
in quattro mesi-un anno), che sta per partire un inventario delle emissioni
in aria come richiesto dalla Provincia, che probabilmente ci saranno
cambiamenti nel numero e nella postazione delle centraline, e che i
risultati saranno resi noti anche «cammin facendo».
Gabriella Ziani |
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FERRIERA - opposizione:
Claudio Grizon «La Barduzzi si deve dimettere» |
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«Chiediamo all’assessore
all’Ambiente Ondina Barduzzi di dimettersi, rimettendo la propria delega al
presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat. Assumendo “ad
interim” la delega, il presidente potrà finalmente fare chiarezza definitiva
sulla posizione dell’ente in merito alla questione Ferriera». È questa la
posizione della coalizione di opposizione in seno a Palazzo Galatti, ieri
rappresentata in una conferenza stampa sul tema siderurgico dal capogruppo
azzurro Claudio Grizon, dal capogruppo Lista di Piazza Paolo De Gavardo, da
Marco Vascotto e Arturo Governa, rispettivamente capogruppo e consigliere di
Alleanza Nazionale. Per i rappresentanti della Casa delle Libertà
l’assessore provinciale all’ambiente non si è mai dimostrato disponibile a
dare informazioni e documentazione sulle problematiche relative
all’inquinamento dello stabilimento servolano. «Una posizione – ha osservato
Claudio Grizon – che oltre a aver lasciato perplessità negli stessi compagni
nella coalizione di maggioranza, è stata pubblicamente e negativamente
stigmatizzata pure da Alessandro Metz, consigliere dei Verdi». «È evidente –
sostiene Marco Vascotto – che il centro sinistra non era in grado di
sostenere una discussione sulla Ferriera, e “proteggere” un assessore che
nella sostanza appare sfiduciato dalla sua stessa maggioranza». «L’assessore
all’ambiente – ha sostenuto Paolo De Gavardo – andrà ancora una volta a
contribuire alla risoluzione dei problemi dei proprietari della Ferriera a
scapito della salute dei cittadini».
m.l. |
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Cementificio nella Bassa
L’impresa fa dietrofront e ritira il progetto bis -
Lettera
a Regione e Comune di Torviscosa |
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TORVISCOSA La Cementi Nord-Est
ritira il progetto e l’ipotesi cementificio a Torviscosa salta.
Definitivamente? Chissà. Di sicuro, con una lettera inviata a Regione e
Comune, l’azienda rende noto che «ha verificato che non sussistono i
presupposti per una compiuta valutazione del progetto in mancanza di alcuni
elementi di analisi» e «dichiara di ritirare il progetto e chiede
conseguentemente la restituzione della documentazione a suo tempo
presentata». La lettera è stata letta dal sindaco Roberto Duz durante il
consiglio comunale tenutosi ieri sera. Indiscrezioni e voci di corridoio che
si erano rincorse nel pomeriggio avevano in qualche modo ipotizzato che
l’assise potesse riservare un colpo di scena, ma nessuno si aspettava un
simile dietrofront da parte della Cementi Nord Est.
Vicenda quindi da archiviare? Non necessariamente. Lo stesso Duz ha
puntualizzato che il ricorso al Tar inerente il primo progetto di
cementificio presentato nella scorsa primavera «procede e vedremo come andrà
a finire». Poi ha aggiunto: «Noi, coerenti con la nostra posizione iniziale,
continuiamo a ritenere che un impianto industriale debba essere compatibile
con il contesto ambientale». Mareno Settimo, consigliere di opposizione e
referente dei comitati ambientalisti, non si illude e prospetta una chiave
di lettura molto prudente: «È chiaro che vogliono attendere le elezioni
regionali per poi riproporre un piano che spacceranno per nuovo. In questo
momento, all’alba della campagna elettorale, nessuno si assume la
responsabilità di appoggiare un progetto fortemente osteggiato dalla
cittadinanza».
Nel momento in cui dovesse essere avanzato un nuovo disegno, spetterebbe ai
cittadini di Torviscosa emettere la sentenza finale. Infatti, verrebbe
indetto un referendum consultivo, strumento che consentirebbe ai cittadini
di esprimere il proprio orientamento. Qualora si giungesse a questa ipotesi,
il referendum sarebbe ritenuto valido solo se si recasse alle urne il 50%
più uno dei cittadini residenti e domiciliati a Torviscosa. Senza il
raggiungimento del quorum, non si procederebbe neppure allo spoglio delle
schede. Duz ha spiegato: «Il risultato deve essere incontrovertibile e dare
un’impronta forte. Dopo quello che è successo nei mesi scorsi non posso
permettere che la maggioranza sia in balia del mondo, devono essere i
cittadini a decidere. La nostra posizione, che avremmo tenuto anche nel caso
in cui fossimo andati al referendum, resta di assoluta equidistanza tra
favorevoli e contrari all’insediamento. In ogni caso, l’amministrazione
comunale avrebbe garantito la massima diffusione delle informazioni presso i
residenti, questa volta».
Giovanni Stocco |
IL PICCOLO -
GIOVEDI', 15 novembre 2007
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In città 330 morti all’anno
per difficoltà respiratorie - Casistica superiore del 30% alla media
nazionale |
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Il nome è brutto, del resto la
malattia non è da meno: bronco-pneumo-patia cronico-ostruttiva, in sigla
Bpco. In sostanza, difficoltà respiratorie e polmonari tanto gravi da
rendere difficile una vita normale, e spesse volte necessaria la bombola di
ossigeno. In Italia ne soffrono circa quattro milioni di persone. A Trieste
il 30 per cento in più della media. Si contano in città 330 morti all’anno
per questa patologia. E 200 sono le persone costrette a vivere con
l’ossigeno.
Dietro questi seri problemi c’è anche quello psicologico: a una invalidità
del 100 per cento non corrispondono attenzioni sociali adeguate. Lo afferma
l’Atmar, Associazione triestina malattie respiratorie, nata tre anni fa per
«ascoltare i problemi di malati respiratori e fornire sostegno mirato e
concreto alle famiglie». Domani alle 17.30, nella sala convegni della
Friulia in via Locchi 19/b l’associazione presenterà i risultati di una
ricerca di carattere psicologico condotta con pazienti che hanno avuto una
diagnosi di Bpco, e con le persone che si occupano di assisterli. Quale
relazione c’è - questa la domanda sottesa all’indagine - fra la sofferenza
psicologica e il disagio fisico dell’ammalato, e quali sono i riflessi sulla
vita lavorativa, in ambito familiare e nella quotidianità più in generale?
«Quello affetto da broncopatia grave - spiega il direttore della Pneumologia
di Cattinara, Marco Confalonieri - non è un paziente ben compreso, di tanti
altri gravi disagi la collettività è cosciente (i dializzati, i malati di
cuore), ma chi soffre di respiro è più nascosto, e quindi più a disagio
quando la sua vita lavorativa e sociale è limitata, o quando deve servirsi
della bombola d’ossigeno».
Esiste anche l’ossigeno «portatile», lo fornisce l’Azienda sanitaria. Si
camuffa in borse e zainetti. «Ma molto spesso la solitudine del paziente fa
sì che egli si senta a disagio, che si vergogni di questa condizione, e
spesso finisce per non uscire più di casa, e questo ha naturalmente pesanti
riflessi anche sulla famiglia, specialmente sul coniuge, e il contesto
sociale della persona» racconta Confalonieri.
In Friuli Venezia Giulia sono 2000 i cittadini sottoposti a terapia con
l’ossigeno, e a Trieste appunto 200. Ma è la più alta incidenza che si
registra nel capoluogo a creare la non felice sorpresa: come mai una città
di mare, ben dotata di bora, ha più cittadini con tanti malanni polmonari?
E’ forse l’abitudine al fumo, o c’è un inquinamento che incide? «Ci sono
fattori genetici - elenca Confalonieri -, cui si sommano quelli ambientali e
anche le abitudini di vita, in realtà la ricerca sui motivi non è ancora
stata fatta, salvo quella realizzata da Arpa, Azienda sanitaria e Medicina
del lavoro che misurava gli effetti dello smog sui ricoveri».
Nelle nostre zone si sommano (e rientrano sempre nella categoria Bpco) anche
le gravi conseguenze dell’esposizione ad asbesto e amianto, benché
naturalmente e per fortuna restino una porzione marginale rispetto al
complesso dei pazienti.
In Italia si registrano circa 8000 decessi all’anno per cause respiratorie,
spiega l’associazione, e a Trieste sono 300. Secondo le fonti scientifiche
citate dall’Atmar la malattia è destinata ad avere negli anni futuri
un’incidenza ancora maggiore: «Attualmente - si dice - già il 14 per cento
degli uomini e il 6 per cento delle donne dopo i 45 anni hanno una
ostruzione bronchiale cronica moderata o grave, nelle persone oltre i 65
anni la percentuale della forma grave supera il 10 per cento».
g. z. |
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La segretaria nazionale Ugl:
Ferriera, prioritario tutelare l’ambiente - Polverini: Ue, opportunità
da cogliere |
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Cogliere l’opportunità della
prossima caduta dei confini «per rimarcare la vocazione strategica di
Trieste quale polo commerciale internazionale». Renata Polverini, segretario
nazionale Ugl, ieri in città per un incontro pubblico del suo sindacato, ne
ha parlato durante l’incontro con il sindaco Dipiazza. «Abbiamo analizzato
le problematiche della città – ha precisato la segretaria dell’Ugl, che ha
superato la Uil per numero di iscritti diventando il terzo sindacato del
Paese – cominciando dalla Ferriera. Le esigenze di tutela ambientale devono
prevalere, anche se non si possono dimenticare il migliaio di addetti che
operano diretti o indiretti». Polverini ha poi ricordato che «la popolazione
di Trieste è di età media piuttosto elevata perciò in questa città si sono
trascurati i giovani, ai quali bisognerebbe dedicare maggiori attenzione e
risorse». Passando ai temi nazionali, la segretaria nazionale dell’Ugl ha
detto che «l’organizzazione si è mobilitata contro la Finanziaria per le
scarse risposte che dà su sicurezza, riduzione delle tasse, emergenza
Mezzogiorno e famiglia. Non sono stati mantenuti gli impegni per la
riduzione delle tasse per il lavoro dipendente – ha evidenziato – per i
rinnovi contrattuali del pubblico impiego. Questa Finanziaria tradisce il
Sud del Paese e dimentica l’infrastruttura principale che serve per
rimettere in moto lo sviluppo: la sicurezza, un problema che ormai si fa
sentire anche al Nord».
u. s. |
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Ferriera, si decide
sull’autorizzazione ambientale - Vertice alla direzione regionale con
Provincia, Comune, Azienda sanitaria e Arpa |
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Oggi alle 9.30 alla Direzione
regionale ambiente si decide se concedere o meno l’Autorizzazione integrata
ambientale alla Ferriera di Servola. Attualmente in posizione favorevole si
trovano la Regione e la Provincia. Il Comune si ripresenta con il parere
negativo già depositato. L’Arpa dovrebbe presentare un progetto di
«stralcio» della situazione triestina rispetto al Piano regonale dell’aria,
tuttora inesistente, che la scorsa volta aveva ritenuto imprescindibile per
poter controllare le reali emissioni della fabbrica. L’Azienda sanitaria è
in posizione molto critica, affermando che da quanto presentato dalla
Lucchini è difficile dedurre che sarà possibile misurare effettivamente
l’inquinamento prodotto, e ha chiesto un monitoraggio severo anche
all’interno degli ambienti di lavoro.
Ma su questa riunione pesano anche i dettagli analitici che i vari enti
hanno messo su quel tavolo il 30 ottobre, e specialmente quelli dell’Arpa.
Lo richiama il consigliere regionale dei Verdi, Alessandro Metz, sulla
scorta dei documenti ufficiali prodotti in quella sede: «Qui per l’Aia -
afferma - si tengono in preminente considerazione le emissioni in atmosfera,
ma la norma sull’autorizzazione richiede misure antinquinamento anche del
suolo e dell’acqua».
E a questo proposito Metz cita i documenti agli atti: «L’Arpa ha segnalato
che desta particolare preoccupazione il fatto che nell’acqua di falda il
benzene supera i limiti anche di tre ordini di grandezza, nei fondali marini
il piombo ha superato il limite nel 57 per cento dei campioni, per gli
idrocarburi nel 37 per cento», mentre vi è presenza di anche di diossine.
Quanto al Sito inquinato di rilevanza nazionale, in cui la Ferriera rientra,
ma per il quale ha deciso una bonifica per conto proprio, «nel giugno 2001
fu presentato un piano di caratterizzazione al quale non è mai stato dato un
seguito operativo, se non nel 2005, ma solo parzialmente: sulle aree di
proprietà e non su quelle demaniali» come ricorda sempre l’Arpa.
Critica anche la gestione dei rifiuti. Lo ha segnalato la Provincia che
aveva chiesto delucidazioni sul loro stoccaggio: «Si evidenzia la produzione
o giacenza di circa un milione e 120 mila tonnellate di rifiuti senza
precisa indicazione di chi siano produttore e detentore». Tutti gli enti
sono in possesso di corposi dossier: oggi si vedrà che esito avrà lo’ennesimo
summit. |
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Bonifiche, accordo nel giro
di un mese - Azzarita (Ezit): «Il 90% delle aziende non pagherà nulla.
Inserita l’analisi del rischio» |
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Enti e
ministero hanno raggiunto in Regione l’intesa su un testo che ora dovrà
essere approvato dai singoli consigli
L’accordo di programma per il
Sito inquinato di interesse nazionale può essere firmato nel giro di un
mese. Al termine di una lunga riunione nella sede della Regione, presieduta
ieri pomeriggio dall’assessore regionale all’Ambiente Gianfranco Moretton,
gli enti interessati all’accordo (Regione, Provincia, Comuni di Trieste e
Muggia, Autorità portuale ed Ezit) e il direttore generale del ministero
dell’Ambiente Gianfranco Mascazzini hanno apportato le ultime modifiche a
quello che si avvia ad essere il testo definitivo dell’intesa.
Entro stasera la bozza, con le integrazioni e le specifiche inserite ieri,
verrà inviata dal ministero ai vari enti, che avranno due settimane per
l’approvazione da parte dei rispettivi organi (Giunta regionale, consiglio
provinciale, consigli comunali, consiglio di amministrazione e comitato
portuale).
«E’ un accordo molto migliorato rispetto ai testi precedenti – commenta il
presidente dell’Ezit, Mauro Azzarita –. Non siamo riusciti a inserire
esplicitamente il principio secondo cui chi non inquina non paga, anche se
sono richiamate la direttiva comunitaria che esplicita il principio stesso e
la legge regionale 15. E’ invece riconosciuta l’applicazione dell’analisi
del rischio. Abbiamo comunque ottenuto – precisa – che siano considerate
aree pubbliche e inquinate dal pubblico anche tutte quelle che le imprese
hanno acquistato dall’Ezit, purchè l’attuale proprietario non inquini».
In base a quest’ultima modifica, secondo una prima stima dell’Ezit il 90%
delle imprese presenti del Sito inquinato non dovrà pagare nulla. Pagheranno
lo Stato e la Regione, che trasferiranno i fondi all’Ezit, il quale potrà
così continuare le caratterizzazioni di tutto il Sito inquinato e
partecipare anche alla messa in sicurezza, assumendo un ruolo ancora più
centrale nell’intera operazione.
«L’accordo prevede comunque che le imprese possono sveltire i tempi
raggiungendo una transazione col ministero – spiega ancora Azzarita – nel
senso che il 50% del costo dell’eventuale danno ambientale e della messa in
sicurezza sarà coperto dallo stato e il restante 50% dall’azienda,
dilazionato in dieci anni senza interessi. A quel punto, non appena
l’azienda avrà presentato il piano di bonifica l’area su cui è insediata
sarà restituita all’uso industriale».
Soddisfazione anche da parte dell’assessore regionale all’Ambiente,
Gianfranco Moretton. «Abbiamo ottenuto tutte le risposte – osserva – ai
chiarimenti necessari per arrivare all’approvazione dell’accordo. E’ un
accordo importante, perchè fissa regole, tempi e soprattutto il reperimento
dei 200 milioni necessari alla messa in sicurezza e alle bonifiche. Spero –
aggiunge – di portare il testo in giunta la prossima settimana. Se i vari
enti stringono i tempi, si può firmare l’accordo entro l’anno».
Più cauto l’assessore all’Ambiente del Comune di Trieste, Maurizio Bucci.
«Tutti gli enti – rileva – si sono mostrati compatti di fronte alle
richieste del ministero. Con i chiarimenti ottenuti ci stiamo avvicinando
alla stesura finale, che ha preso un indirizzo soddisfaciente. C’è ancora
bisogno di qualche modifica – precisa – per disporre di indicazioni più
chiare in certi passaggi. Resta aperto, tra l’altro, il problema
dell’impresa privata che ha acquistato il terreno da un’altro privato».
Molto soddisfatto, invece, il sindaco di Muggia Nerio Nesladek, che parla di
«grande passo in avanti, un grande lavoro da parte di tutti».
Osservando che «si è molto vicini alla soluzione del problema», Nesladek
sottolinea che il Comune di Muggia è riuscito a far inserire nel testo,
oltre all’interesse per lo sviluppo della zona industriale, il punto che
nella caratterizzazione (ed eventuale bonifica) delle zone a mare del sito
inquinato sarà data priorità al tratto di costa fra Porto San Rocco e Punta
Olmi, in quanto zona destinata a fruizione pubblica.
Giuseppe Palladini |
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I commercianti: subito i
parcheggi - Leonori: «È l’unica maniera per sostenere la concorrenza
dei centri commerciali» |
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Nel
dibattito sulla pedonalizzazione del centro subentra il tema della scarsa
ricettività del centro per gli automobilisti
Godina: «In
città vige ancora il nosepol, durante la Barcolana nessuno trovava un posto
macchina mentre il Porto Vecchio è rimasto ostinatamente vuoto»
Va bene ampliare le aree
pedonali, ma c’è qualcosa da fare ancora prima perché altrimenti si rischia
di ottenere un pericoloso effetto contrario: bisogna costruire
immediatamente nuovi parcheggi, se per quelli sotterranei servono tempi
troppo lunghi passare immediatamente alla realizzazione di altri fuori
terra, e inoltre diminuire le tariffe dei posti a pagamento oggi esistenti
perché il ridotto potere d’acquisto degli stipendi continua a farsi sentire.
Sono queste le richieste che arrivano da commercianti ed esercenti che
operano in centrocittà. «Più ampie aree pedonali sono auspicabili perché
migliorano la qualità della vita e la città dal punto di vista estetico -
sostiene Marino Moretti - è bello vedere gente che sosta sulle panchine e
mamme che passeggiano con le carrozzine». Moretti è titolare di un negozio
di moda giovane in via Mazzini dove è più acceso il dibattito
sull’opportunità o meno di una completa pedonalizzazione. «È un errore però
- afferma - credere che la creazione di una zona interdetta ai veicoli
significhi automaticamente anche più affari per i negozi. Se la gente non ha
soldi in mezzo al traffico, non li ha nemmeno in zona pedonale e allora è
necessario aumentare la capacità di spesa dei cittadini».
Non è allineato con le statistiche che rilevano famiglie che tagliano le
spese e negozi in perdita di clienti, Gabriele Leonori titolare di un
negozio di intimo e articoli per la casa di via San Spiridione che registra
semmai un aumento degli affari, ma segnala comunque la necessità di nuovi
parcheggi nelle immediate vicinanze del centro. «Solo in questo modo -
sostiene - i negozi del centrocittà potranno sostenere anche in futuro la
forte concorrenza dei centri commerciali che hanno il vantaggio di mettere a
disposizione dei clienti i parcheggi all’interno della medesima struttura».
Per costruire i parcheggi sotterranei però ci vogliono molti anni e nel
frattempo i piccoli negozi rischiano di essere già falliti. «Lo si vede -
denuncia Roberto Rosini, vicepresidente dei dettaglianti - da quanto sta
accadendo per il decantato parcheggio sotto il colle di San Giusto. Da anni
poteva essere realizzato un bel parcheggio nella struttura dell’ex cinema
Filodrammatico e non si è fatto nulla. Bisogna individuare altri stabili e
partire com’è stato fatto recentemente in via San Francesco».
«La pedonalizzazione va bene quando non intacca arterie stretegiche di
scorrimento - rileva Sergio Godina uno dei principali commercianti triestini
- quindi no a un corso Italia proibito alle macchine. Per il resto si può
ampliare se parcheggi sono disponibili. Noi registriamo un successo della
formula in base alla quale con un acquisto anche minimo rimborsiamo un’ora
di parcheggio al ParkSi di Foro Ulpiano. Ma a Trieste - conclude Godina - il
nosepol comanda ancora: durante la Barcolana nessuno trovava un parcheggio e
il Porto Vecchio era vuoto».
Infine i locali pubblici. «Più zone pedonali - commenta Beniamino Nobile,
presidente Fipe - significa più tavolini all’aperto che per i locali sono
come una quinta stagione da aggiungere all’incasso di un anno. Oltre a fare
i parcheggi però bisognerebbe ridurre i prezzi di quelli che ci sono: in
città vicine per sostare si spende molto di meno».
Silvio Maranzana |
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Rovis: «Rifare piazza della
Borsa e Ponterosso già nel 2008» - L’assessore invita a dribblare il limite
del piano del traffico che non arriva |
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Le elezioni regionali si
avvicinano e nella maggioranza di centrodestra in molti lo sostengono: non è
ancora il momento di mettere mano al piano del traffico, la cui bozza di
Roberto Camus risale peraltro a inizio 2005. Ma se il commercio continua a
invocare l’ampliamento delle aree pedonali, una soluzione esiste: anche
senza considerare il piano «ci sono interventi puntuali da attuare per
estendere la pedonalità di alcune aree». La proposta arriva dall’assessore
forzista Paolo Rovis: «Sarebbe bene che le riqualificazioni delle piazze
Ponterosso e Borsa fossero inserite già nel piano comunale delle opere 2008.
Si potrebbe anche chiudere via Genova nel tratto fra le vie Roma e San
Spiridione, per creare un unico collegamento pedonale con la successiva area
Genova-San Lazzaro. E poi - aggiunge Rovis - in via Battisti i posti auto
andrebbero resi paralleli alla carreggiata per recuperare ampio spazio fra
negozi e traffico».
Posizione simile a Rovis sostiene il capogruppo della Lista Dipiazza
Maurizio Ferrara, da sempre «sfavorevole a un piano così impattante» come
quello di Camus: «Si potrebbe portare avanti la valorizzazione dell’asse
piazza Libertà-via Trento e oltre fino a piazza Hortis». E il forzista Piero
Camber, a commento di Rovis, aggiunge che «il via a piazza della Borsa
potrebbe essere già inserito nella variazione al bilancio di quest’anno». La
riqualificazione comporterà «matematicamente» la chiusura di via Einaudi: ma
non è chiaro - aggiunge Camber - come la viabilità dell’area verrà risolta.
Il sindaco Dipiazza ha annunciato di volere «sperimentare» una soluzione
mirata a chiudere piazza della Borsa fino a via Roma, da dove le auto si
immetterebbero in corso Italia dopo avere percorso, dalle Rive, il tratto
via Mazzini-via Roma.
Si torna così al piano del traffico. E Alessia Rosolen, da An, lo ribadisce:
«Condivido ciò che ha detto l’assessore Bucci: importante e apprezzabile è
prendere una decisione, regionali o non regionali in vista, perché questo
vivere nel limbo non accontenta nessuno». Ciò detto, l’attacco a Bucci è
netto: «Forse, se avesse lavorato a ulteriori modifiche al documento anziché
al tunnel di corso Italia, avrebbe qualche elemento da portare alla
discussione. L’assessore ci dica esattamente a che punto siamo. Di certo il
piano non se lo farà da solo, visto che il consiglio comunale ha competenza
sul tema». E infine, «An - così Rosolen - ribadisce il suo no alla chiusura
al traffico di corso Italia per la conformazione stessa della città, ma dice
un sì convinto al piano del traffico e alla pedonalizzazione. Non possiamo
rimanere silenti davanti agli appelli del mondo del commercio e ai numeri
drammatici in termini di chiusura delle attività. Attorno a corso Italia e
via Carducci ci sono aree da pedonalizzare».
Il diessino Fabio Omero non respinge le pedonalizzazioni ma avverte:
«Attenti a pensare solo ad alcune categorie, come i commercianti, e non a
disabili o anziani, persone cioè che devono essere messe in condizione di
accedere a uffici e abitazioni». Quanto ai centri commerciali all’aperto,
«il Comune - aggiunge Omero - non ha nemmeno posizionato un cartello che
indichi la presenza dell’antico ghetto dietro piazza Unità». E il Cittadino
Roberto Decarli sottolinea come «questa maggioranza non ha il coraggio di
amministrare la città».
p.b. |
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Ue, 60 milioni per la
Trieste-Divaccia - All’Italia andranno 5,7 miliardi. Barrot conferma
il piano della Torino-Lione |
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La proposta
della Commissione europea per la ripartizione dei finanziamenti per le reti
transeuropee è pronta
BRUXELLES La proposta della
Commisione europea per la ripartizione dei finanziamenti per le reti
transeuropee è ormai pronta. Su un pacchetto complessivo pari a 5,7
miliardi, all'Italia dovrebbe andare oltre un miliardo di euro, la fetta più
grossa tra quelle che saranno assegnate da Bruxelles ai vari richiedenti. Il
commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot, si avvia così a mantenere
quanto promesso più volte. «L'Italia sarà tra i paesi che saranno serviti
meglio e questo perchè bisogna assicurare l'attraversamento delle Alpi»,
aveva ripetuto il commissario solo pochi giorni fa nel corso di un incontro
organizzato dall'ambasciata italiana in Belgio. Per la Torino-Lione l'Italia
potrà contare sui due terzi di un pacchetto complessivo di circa 670 milioni
da dividere con la Francia; per il Brennero dovrebbero arrivare 400 milioni,
mentre la stessa cifra dovrebbe andare all'Austria. Barrot ha sempre
sostenuto che la priorità dell'Unione è quella di sostenere le opere a
carattere transfrontaliero (cofinanziamento Ue fino ad un massimo del 30%
del costo dell'opera) ed in questo quadro al pacchetto di fondi destinati
all'Italia si aggiungerebbero anche 60 milioni per la Trieste-Divaccia. Per
il Terzo valico sulla direttrice Genova-Rotterdam si profila invece
l'inserimento tra quelle opere a cui non sono assegnati finanziamenti.
La lista dei progetti ammissibili dovrebbe essere accompagnata da una
seconda con i progetti non ammessi al finanziamento perchè non rispettano i
criteri previsti e da una terza in cui sono inseriti quei progetti che, pur
potenzialmente finanziabili, restano fuori per mancanza di fondi.
Le cifre, sulle quali la Commissione mantiene tuttora il più stretto
riserbo, sono ormai state messe nero su bianco dai tecnici e saranno
ufficializzate dallo stesso Jacques Barrot mercoledì prossimo, 21 novembre,
nel corso del suo intervento in Commissione trasporti del Parlamento
europeo. Successivamente le proposte messe a punto da Bruxelles saranno
esaminate dal comitato Ten, dove sono rappresentati gli Stati membri, nel
corso di una riunione che si dovrebbe tenere entro fine mese.
Le prime indiscrezioni sono state intanto giudicate «credibili» dal
presidente della commissione trasporti dell'Europarlamento, Paolo Costa. «Ai
progetti transfrontalieri Ten-T di interesse italiano (Torino-Lione;
Verona-Monaco di Baviera; Ronchi sud-Trieste-Divaccia) sarebbe riservato
quasi un quarto dei fondi di cofinanziamento europeo. |
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In arrivo 140 milioni di euro
per nuove strade - Infrastrutture in primo piano nella manovra. Al
sistema universitario vanno 29 milioni. Incentivi alla raccolta
differenziata |
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Sonego:
«Saranno disponibili dal 2009». Per la rete ex Anas stanziati 45 milioni |
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TRIESTE Ci sono gli incentivi ai
comuni più virtuosi nella raccolta differenziata dei rifiuti che vengono
ceduti alle Province. E ci sono 45 milioni di euro per la nuova spa che, dal
1. gennaio, dovrà gestire le strade ex Anas. Ci sono 29 milioni, in vent’anni,
per il sistema universitario. E 140 in quattro anni per viabilità e banda
larga.
Eppure, nonostante valga più di 5 miliardi di euro, la Finanziaria 2008 - la
prima che segue la riforma della contabilità imposta da Riccardo Illy - è la
più esile che il palazzo di piazza Oberdan ricordi: diventa, già nel nome,
una legge strumentale; conta su soli sei articoli che occupano poche pagine
e cancella le poste con «nome e cognome». L’articolo più robusto, già
approvato da sindaci e presidenti di Provincia, è proprio il primo: quello
sulle autonomie locali che riserva il 9% di compartecipazioni in più a
Comuni, Province e Comunità montane. Il secondo articolo, su salute e
protezione sociale, riscrive invece le regole del fondo agevolativo per le
strutture destinate a servizi socio-educativi o socio-sanitari per anziani e
disabili, stanziando 10 milioni di euro.
Il terzo articolo, su progettazioni, tutela dell’ambiente, edilizia e
trasporti, affida alle Province il «premio» a misura di ambiente: i comuni
in cui la raccolta differenziata supera il 40% dei rifiuti urbani raccolti
si vedono riconoscere un incentivo che varia da un euro a cinque euro per
abitante. Un euro va ai comuni che non superano il 50% di raccolta
differenziata e cinque a quelli che sfondano l’80%. A disposizione, per ora,
200 mila euro. L’articolo quarto, su istruzione, cultura e sport, prevede un
intervento straordinario di 240 mila euro per la socializzazione degli
alunni delle scuole dell’infanzia e primarie della Carnia, mentre l’articolo
quinto, su formazione, lavoro, università e attività produttive, investe
l’Agenzia Turismo Fvg del compito di promuovere i prodotti agroalimentari e
garantisce 29 milioni di euro di contributi pluriennali per la realizzazione
di opere e interventi edilizi «finalizzati al potenziamento del sistema
universitario, dell’alta formazione e della ricerca scientifica». L’articolo
sesto, su norme intersettoriali e contabili, autorizza infine un progetto di
dismissione di beni regionali, blinda la benzina regionale e destina 100
mila euro all’Anci.
Le infrastrutture, tema caro alla giunta, occupano un capitolo a parte:
«Abbiamo destinato 140 milioni per nuove strade e banda larga» annuncia
Lodovico Sonego. Ma quei 140 milioni, cui si aggiungono «45 per Fvg strade
spa e 4,8 per la ferrovia Udine-Cividale», sono disponibili solo a partire
dal 2009: «Parliamo di opere che vanno programmate per tempo. E quindi
abbiamo stanziato le risorse in modo che siano spendibili nel momento
giusto» afferma l’assessore. Aggiungendo però che la delibera d’impegno, con
l’elenco dei beneficiari, «verrà approvata entro fine legislatura».
Adesso, sebbene manchi ancora il passaggio finale al tavolo della
concertazione dopo quello di ieri mirato su agricoltura, edilizia e
ambiente, la parola passa al consiglio: la sessione di bilancio si apre il
28 novembre in commissione. Il 21 dicembre, a meno di imprevisti, il voto
finale in aula.
r.g. |
IL PICCOLO -
MERCOLEDI', 14 novembre 2007
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I commercianti: rilanciare le
aree pedonali - Marchetti (Coop): puntiamo anche sui negozi di quartiere.
Cobez: troppi gli ipercentri |
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Opinioni
unanimi sulla validità dei progetti per le zone chiuse al traffico. Rigutti:
«C’è bisogno di chiarezza su dove intervenire» |
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«Sono già
eccessive le attuali due sedi della grande distribuzione» |
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Il commercio triestino paga la
presenza di un numero già eccessivo di centri commerciali per il suo
territorio e la partenza ritardata delle opere di abbellimento del centro
cittadino. Ma il rilancio può effettivamente passare attraverso la
valorizzazione e la pedonalizzazione delle aree urbane. Questi, in sintesi,
i pensieri dell’universo degli esercenti locali.
Livio Marchetti, presidente delle Cooperative operaie di Trieste, Istria e
Friuli, osserva: «Guardiamo con favore alla pedonalizzazione e agli accordi
fra commercianti nelle aree urbane, come mezzi per attrarre i cittadini in
centro. Il discorso legato all’insediamento dei grandi centri commerciali,
invece, non è positivo dal punto di vista economico per quanto ci riguarda.
Noi siamo più indirizzati a valorizzare i negozi di quartiere. L’ipotesi dei
centri commerciali naturali è buona ma bisogna capire se, in merito,
economicamente i negozianti possano rispondere in modo adeguato».
Il presidente uscente dell’Associazione commercianti al dettaglio di Trieste
e proprietario di un negozio di abbigliamento in pieno centro, Franco
Rigutti aggiunge: «In relazione ai progetti sui centri commerciali naturali,
c’è bisogno di certezze sulle zone pedonali che verranno create. Notizie
sicure su quali saranno, senza alcun suggerimento o prevaricazione da parte
nostra, e come si articolerà definitivamente la distribuzione dei parcheggi
in città. Ci sono vari imprenditori e commercianti, locali e non, pronti a
investire sul territorio, ma prima di farlo vorrebbero conoscere con
precisione quale sarà lo scenario della zona dove poi insediarsi. Siamo
disposti a collaborare in maniera costruttiva per arrivare alla definizione
delle linee guida».
«La nostra è una bella città, in cui si è sempre sostenuto come i negozianti
lavorino bene - spiega Guido Cobez, titolare della cartoleria di via
Nazionale (esercizio storico, avviato 104 anni fa) a Opicina, una delle aree
interessate dai progetti della Confcommercio sui centri commerciali naturali
-. Ma adesso si paga la presenza esagerata di strutture della grande
distribuzione in una realtà come la nostra: già due, ovvero quelle
esistenti, sono troppe, figuriamoci come sarà la situazione alla conclusione
dei progetti programmati (il riferimento è a quelli del Silos e al polo
Montedoro, Arcobaleno ed ex Aquila nella zona di Muggia, ndr). È una
battaglia dei piccoli contro i grandi, già squilibrata in partenza: non si
vede un futuro per i nostri figli nelle attività dei negozi di famiglia.
Inoltre, l’amministrazione dovrebbe intervenire ancora per rendere le vie
del centro un salotto autentico, non solo piazza Unità. La soluzione delle
aree urbane gestite assieme fra i commercianti - conclude - è validissima,
ma i capitali che noi possiamo mettere sul tavolo sono pochi. Mi pare che ci
siano tante buone idee come Centri in via (il nome del progetto iniziale
della Confcommercio, ndr), ma queste si arenano».
Interessato dalla prospettiva del centro commerciale naturale potrebbe
essere in futuro anche il rione di San Giacomo: «Si garantirebbe un contatto
migliore con la clientela - dice Enrico Zuballi, che nel rione gestisce un
negozio di articoli sportivi - rispetto ai grandi centri commerciali, dentro
i quali si registra una certa freddezza nel rapporto tra venditore e
acquirente. Trieste può recuperare il ritardo accumulato grazie anche alla
caduta dei confini con la Slovenia: prima era considerata l’appendice
dell’Italia, ora ha l’opportunità di essere un punto centrale dell’Europa».
Infine, l’opinione di Cristina De Marchi, titolare di una storica
pasticceria in Barriera: «Tutte le promozioni sono ben accette, in
riferimento all’idea dei centri commerciali naturali, ma una realtà come la
mia va tutelata pure sul piano dell’identità. È importante distinguersi.
Forse varrebbe riflettere sul fatto che già gli attuali due centri
commerciali sono troppi per una città come Trieste».
Matteo Unterweger |
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Bucci: «Auto fuori del
centro, è il futuro» - «È difficile che si torni a parlare del piano
del traffico prima delle regionali» |
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L’assessore
conferma il suo gradimento per la pedonalizzazione, «chiave di volta per
commercio e turismo»
Inutile negarlo, e difatti
nemmeno in giunta c’è più chi lo fa: con le regionali alle porte «purtroppo
del piano del traffico si tornerà a discutere dopo il giugno 2008», premette
l’assessore all’urbanistica Maurizio Bucci. Che però aggiunge subito: «Ne
sono fermamente convinto, la gente vuole le pedonalizzazioni. E al contempo
le pedonalizzazioni sono una delle chiavi di volta per rivitalizzare il
commercio - via San Nicolò lo dimostra - e il turismo, per riqualificare la
città stessa. Il futuro è questo, e mi batterò per attuarlo».
Avanti tutta con la chiusura al traffico di vaste porzioni del «salotto
buono», dunque. In questo senso, Bucci spezza un’ultima lancia a favore
dell’abortita idea del tunnel sotto corso Italia, che non ha raccolto molti
favori né tra i politici né nell’opinione pubblica: «Sarebbe stata la
soluzione ideale per salvare capra e cavoli, le esigenze del traffico e
quelle dei pedoni e, su un fronte politico, anche la sensibilità di An che
vuole mantenere il corso aperto alle auto». Ma tant’è: superata la boa del
voto regionale, sarà il momento di assumere le «grandi decisioni». Quel
momento che «sta maturando, e nel quale spero» di non restare solo, dice
l’assessore.
Del resto, a dare manforte a Bucci è il collega forzista di giunta Paolo
Rovis, titolare della delega al commercio e totalmente allineato - lui che
per primo nel 2005 lanciò l’ipotesi di corso Italia pedonale - sulla
necessità di chiudere aree centrali alle auto: per la vivibilità, ma anche
per dare ossigeno al commercio. Certo le dichiarazioni sinora sono rimaste
tali. Anche Rovis lo deve riconoscere: «Manca la svolta». E però, aggiunge,
«sinora il Comune ha fatto molto: 40 milioni di euro dal 2001 in qua spesi
per ripavimentazioni, dal Viale XX Settembre a piazza Verdi e a piazza tra i
Rivi di Roiano; e 12 milioni per l’illuminazione pubblica».
Insomma, annota Bucci, varato anche il piano parcheggi - indispensabile
perché «la pedonalizzazione deve viaggiare di pari passo con i servizi»,
verrà il momento di dovere scegliere. Ma quando? I tempi non si profilano
brevi. Perché «sindaco e giunta vogliono attendere di vedere gli effetti
della Grande viabilità prima di intervenire con il nuovo piano del
traffico», ribadisce Rovis. E la Grande viabilità sarà completata solo
nell’ottobre 2008. «Ma intanto si potrebbero comunque ampliare alcune aree
pedonali», propone Rovis. Ipotesi che però Bucci giudica difficile da
percorrere: «Qui si tratta di intervenire sui grandi assi di scorrimento del
centro, non possiamo farlo a spot».
E intanto, i comitati per la pedonalizzazione di via Mazzini e di corso
Italia continuano a perseguire i propri obiettivi. «Ma il discorso - dice il
presidente del comitato del corso, Pierguido Collino, che aveva sostenuto
l’idea del tunnel - non deve limitarsi a comprendere una sola via: gli
antagonismi tra aree sono assurdi, la valorizzazione va perseguita per tutto
il centro storico». A una condizione, però: che non manchino i collegamenti
pubblici. «Non penso ad autobus, ma a delle navette elettriche» meno
impattanti dei bus e che comunque consentano di vivere l’area.
Per il comitato di via Mazzini, invece, Paola Gaggi non ha dubbi: «Il tunnel
non avrebbe risolto granché, oltre a essere molto costoso. Resta un fatto:
nella zona pedonale il commercio lavora di più». C’è un fatto però che Gaggi
sottolinea: «Quello della pedonalizzazione sarà un lavoro molto lungo. Resto
convinta che gli stessi cittadini non siano pronti per una cosa del genere».
L’assessore Bucci, come detto, è di parere contrario, e anzi - per restare
in tema di regionali - «secondo me la gente ti premia anche per le decisioni
che assumi. Il piano del traffico però - chiude - non posso certo farmelo da
solo». |
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Centro commerciale naturale:
i quattro progetti esistenti per ora sono ipotesi sulla carta - Dopo
Barriera, Muggia, Opicina e S. Giacomo |
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Un’idea lanciata due anni fa, ma
un iter che sta andando avanti a rilento a causa sostanzialmente della
mancanza di certezze assolute sulla disponibilità di fondi per l’avvio
esecutivo dei progetti. I centri commerciali naturali o «all’aperto»
destinati (secondo gli esperti del settore) a rilanciare il commercio
cittadino, convivendo con la grande distribuzione ma differenziando da
questa la propria offerta, sono ad oggi ancora esclusivamente delle ipotesi
sulla carta.
A livello operativo, infatti, solamente il piano per la zona di Barriera è
pronto e attende di diventare esecutivo. Da mesi è chiuso nei cassetti della
Confcommerio di Trieste e aspetta il via libera. «Nel frattempo, Terziaria
Trieste, Centro di assistenza alle imprese del terziario della stessa
Confcommercio, si è aggiudicato il finanziamento complessivo di circa
200mila euro dalla Regione per la realizzazione di tre progetti del genere
su altrettante aree. A Muggia, Opicina e San Giacomo. Il prodotto finale
sarà cartaceo, ribadisco che si parla dunque solo di progettazione», a
puntualizzare la questione è il direttore generale della Confcommercio
provinciale, Pietro Farina.
Per rendere tangibile il tutto, infatti, «bisognerà aspettare la conferma
dell’arrivo attraverso l’ente regionale dei fondi comunitari 2007-2013 a
favore di questi interventi - continua Farina -, un tipo di finanziamento
previsto da un’apposita legge per la valorizzazione dei centri urbani e che
non riguarda interventi strutturali come la pedonalizzazione di aree o
simili, che spettano direttamente agli enti pubblici locali, ma
semplicemente sostiene l’avvio di operazioni promozionali e collettive fra i
vari esercizi delle zone interessate. Riguarderebbe, ad esempio,
l’uniformità della gestione dell’immagine, la stesura di calendari relativi
a eventi promozionali e ancora l’acquisto della segnaletica indicativa dei
vari esercizi e della loro offerta. Si tratta di contribuiti, finiti i quali
toccherebbe poi ai commercianti finanziare le proprie promozioni. Non è
certo, però, che siano stanziati, anche se le indicazioni in merito sembrano
piuttosto chiare verso una soluzione positiva. Ipotizzando, il primo
progetto presumibilmente potrebbe concretarsi nel 2008. È possibile si
tratti di giugno, ma è più probabile che avvenga in autunno».
Quanto all’idea relativa all’introduzione di una figura manageriale unica
che sappia gestire le iniziative comuni di un’area del centro, Farina
osserva: «Il modello a cui ci si riferisce è tipico dei paesi anglosassoni o
scandinavi, ma noi come Confcommercio non ambiamo a questo tipo di figura
perché non possiamo portare avanti un progetto che comporti un costo certo
del genere. Siamo un’associazione di categoria e dobbiamo tutelare i nostri
affiliati. Qualora gli stessi commercianti dovessero rilevare una fonte di
ritorno economico sicura nell’impiego di un manager, allora credo che
sarebbero i primi a proporlo e sostenerlo».
ma. un. |
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Confartigianato: «Bonifiche,
un passo in avanti ma non completo» |
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Il
presidente Bruni e il vice Rovis intervengono sull’ultima versione della
bozza di accordo. La Camera di commercio protesta per essere stata esclusa
dai recenti incontri
La Confartigianato accoglie con
soddisfazione, ma solo in parte, l’ultima bozza dell’accordo di programma
sulle bonifiche, pervenuta ai vertici dell’associazione venerdì scorso.
Il neo presidente Dario Bruni, affiancato dalla giunta appena nominata,
definisce «un punto di forza» dell’ipotesi di accordo il fatto che le
imprese che hanno acquistato un terreno o un capannone dall’ente pubblico
non dovranno sopportare alcun onere per caratterizzazioni e bonifiche.
Allo stesso tempo Bruni contesta la suddivisione fra «imprenditori di serie
A e di serie B», nel senso che lo stesso testo prevede che coloro che hanno
acquistato aree o edifici da privati debbano farsi carico della
caratterizzazione e della messa in sicurezza. «Non è giusto – rimarca – che
si addebitino tali costi a chi non ha inquinato e ha l’unica colpa di aver
acquisto un terreno, per creare un’azienda, prima che venisse perimetrato il
sito inquinato».
Di passi in avanti con l’ultima bozza parla anche il vicepresidente di
Confartigianato Paolo Rovis, che entrando nei dettagli cita il punto 15
dell’articolo 5, dove si legge che «l’ente pubblico titolare di aree incluse
nel sito di interesse nazionale attua la messa in sicurezza e bonifica delle
acque di falda e dei suoli delle proprie aree, ivi comprese quelle già
alienate dall’ente medesimo il cui inquinamento non sia riconducibile
all’attività produttiva del soggetto attualmente titolare dell’area».
«E’ un passo in avanti, ma non un passo completo», aggiunge Rovis, spiegando
che l’articolo 14, in merito ai benefici per i privati che aderiscono
all’accordo, dove si parla di «concorrere pro quota agli oneri progettuali,
di investimento e gestione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica
delle acque di falda, in ragione della superficie delle aree di ciascun
soggetto», crea «una sorta di equivoco, mantenendo la spada di Damocle sulla
testa di aziende non colpevoli dell’inquinamento».
Quanto al principio del «chi non ha inquinato non paga», sul cui rispetto
Confartigianato ha insistito in più occasioni, citando in particolare la
direttiva comunitaria 2004/35/CE Rovis riconosce che la direttiva stessa è
richiamata nella parte iniziale dell’accordo ma sottolinea che il concetto
non è inserito in modo chiaro nell’articolato. «Gli enti locali – ricorda il
vicepresidente di Confartigianato – hanno fatto fronte compatto nel ribadire
il concetto della direttiva. E’ una battaglia – aggiunge – a difesa di 350
aziende che sono il nerbo dell’economia provinciale».
Sempre con riguardo all’ultima bozza dell’accordo, nei giorni scorsi il
testo è giunto anche ad Assindustria. Fra i destinatari non c’è stata invece
la Camera di commercio, cosa che ha innescato la protesta del presidente.
«Ho scritto al ministero dell’Ambiente e alla Regione – spiega Paoletti –
chiedendo il motivo per cui il nostro ente non è stato invitato alle ultime
riunioni, dopo che da anni ci occupiamo della questione bonifiche,
attraverso apposite strutture e appositi tavoli con le associazioni di
categoria. Aspetto una risposta».
Giuseppe Palladini |
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Rifiuti, Duino boccia il
porta a porta - Il Comune vuole incrementare la raccolta differenziata
ma con cassonetti |
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Sulla
decisione in controtendenza rispetto ad altri enti avrebbe pesato la
tormentata esperienza di Monfalcone |
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Il sistema
del territorio limitrofo ha avuto ripercussioni: perdita di 20mila euro.
Saranno potenziate le piazzole ecologiche e acquistati nuovi contenitori |
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DUINO AURISINA Duino Aurisina
non «cederà alla tentazione» del porta a porta.
Diversamente dalle scelte effettuate da altri Comuni della provincia di
Trieste, come San Dorligo della Valle o dai confinanti Comuni del mandamento
monfalconese, la raccolta delle immondizie, pur restando differenziata
passerà per l'utilizzo pubblico dei cassonetti. Resta tuttavia l'obiettivo,
molto ambizioso, di abbassare del 20% entro il 2008 la quantità di rifiuti
«indifferenziati» e quindi da destinare all'inceneritore. Questo il progetto
e questi gli intendimenti dell'assessore ai Lavori pubblici di Duino
Aurisina Andrea Humar, reso noto nei giorni scorsi nell'ambito di un
incontro sul tema rifiuti organizzato dall'associazione Ambiente è Vita. La
scelta del contrastato porta a porta di Monfalcone - che ha causato non
pochi disservizi e un forte aumento dei costi anche a carico di Duino
Aurisina, perché molte persone del mandamento scaricano i rifiuti
indifferenziati nei bottini lungo la strada costiera e a San Giovanni di
Duino, causando un aggravio dei costi per l'amministrazione del territorio,
quantificato in circa 20mila euro - non ha contagiato Duino Aurisina. Che
invece prosegue nella propria politica, iniziata da alcuni anni, di
promuovere sì la raccolta differenziata ma utilizzando i normali cassonetti
già differenziati lungo le strade e nelle aree ecologiche.
All'inizio del prossimo anno, l'amministrazione comunale acquisterà - come
già annunciato - una serie di nuovi contenitori per la raccolta del verde
risultato di sfalci e potature e anche sulla base delle segnalazioni dei
cittadini provvederà a razionalizzare il posizionamento delle aree di
raccolta, le attuali piazzole ecologiche. Duino Aurisina non intende avviare
la raccolta porta a porta, come avviene nei Comuni del mandamento
monfalconese ma punta, con una campagna di sensibilizzazione rivolta ai
cittadini, ad aumentare la quota di rifiuti destinati al reciclo - ovvero
plastica, carta, metalli, rifiuto umido e vetro - pro capite, diminuendo
così quella indifferenziata che, destinata all'inceneritore, costa molto
all'amministrazione.
«Il nostro progetto - ha dichiarato l'assessore Humar - delinea una chiara
strada da percorrere, che non è quella della raccolta porta a porta e si
allontana dalla strada scelta da Monfalcone e San Dorligo della Valle:
porteremo avanti un progetto di aumento della differenziazione dei rifiuti
senza portarlo all’esasperazione conciliando recupero dei rifiuti, una buona
qualità del servizio e a una buona situazione igienico sanitaria». Tra i
progetti che si pensa di avviare a breve, anche l'introduzione di uno sconto
per i cittadini che avviano progetti di compostaggio, ovvero di reciclo
autonomo dell'umido per concimazione nel proprio giardino.
fr. c. |
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Eni: il prezzo del gas
aumenterà. Rischi energetici per l’Italia - Parlano Scaroni e Medvedev (Gazprom)
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Patrimonio
personale di 2 miliardi. È già entrato nella classifica della rivista Forbes
ROMA Il prezzo del gas è
destinato ad aumentare nel giro di sei mesi, sulla scia lunga delle
quotazioni del greggio, mentre l'Europa - e con lei l'Italia - è sempre più
fragile ed esposta al rischio di una carenza del combustibile che alimenta
impianti elettrici, riscaldamento, industrie.
È lo scenario tratteggiato oggi al congresso mondiale dell'energia dal
numero uno dell'Eni, Paolo Scaroni. Il vice presidente di Gazprom, Alexander
Medvedev, gli ha dato man forte, mettendo in campo anche il tema della
separazione delle reti e prospettando, su questo fronte, nuovi rischi per il
Vecchio Continente.
La chiave del problema l'ha riassunta bene il commissario europeo
all'Energia, Andris Piebalgs: è l'eccessiva dipendenza dalle importazioni di
gas, che si traduce, sottolinea Piebalgs, in una «eccessiva dipendenza dalla
volatilità del prezzo del petrolio», schizzato verso i cento dollari per
«motivi non ancora chiari». Le due variabili sono legate, e con una
tempistica abbastanza prevedibile, secondo Scaroni, «i prezzi del gas
cresceranno nei prossimi sei mesi», ha prospettato oggi l'a.d. dell'Eni. Una
preoccupazione per i consumatori, a cui se ne aggiungono altre di più ampia
portata, che investono l'Europa, sempre più esposta al «rischio di una
carenza gas nel prossimo futuro. Gas significa luce, riscaldamento,
produzione industriale - sintetizza Scaroni - Restare senza è un rischio che
non ci possiamo permettere». Di più. Se questo rischio oggi esiste, è anche
perchè l'Ue ha avuto una «visione limitata»: attenta al «dettaglio delle
regole di funzionamento del mercato interno», ma ha perso di vista le
«minacce esterne».
Una chiave di lettura che ha notevoli punti di contatto con quella espressa
da Gazprom, partner forte dell'Eni. Il vice presidente del colosso russo del
gas, Alexander Medvedev, non ha fatto mistero di essere preoccupato di
fronte alle proposte dell'Ue per separare la proprietà delle reti di
trasporto, cioè i gasdotti, dalle società che forniscono il gas. Questa
strada, secondo Medvedev, è poco «compatibile con le regole del mercato» e
percorrerla produrrà ripercussioni «negative per la sicurezza europea in
campo energetico». Parole forti da parte di uno dei principali fornitore di
gas per i paesi dell'Unione, un soggetto che continua a guardare con forte
interesse alle società energetiche italiane per «incentivare accordi», come
ha confermato ieri Medvedev, citando Enel, Edison e anche Terna. Con Eni, il
rapporto è consolidato da tempo. E proprio cogliendo l'occasione del forum
in corso a Roma, il ministro dell'energia russo, Victor Khristenko, ha
prospettato la possibilità di un ingresso del cane a sei zampe nel capitale
di Gazprom. Ma oggi Scaroni ha frenato: «Il tema - si è limitato a dire -
non è all'ordine del giorno». |
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ISTRIA - Richiesta di danni
alla Rockwool |
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ALBONA Un’altra denuncia degli
ambientalisti per inquinamento contro la fabbrica di lana di roccia della
Rockwool a Pedena. Sotto accusa «intense emissioni di fumo e odore
sgradevole» in seguito alle quali gli abitanti della zona hanno chiesto
aiuto al 112. Intanto alcuni cittadini hanno annunciato che intendono citare
la Rockwool in tribunale per chiedere il risarcimento dei danni visto che,
questa la motivazione, la qualità della vita è notevolmente peggiorata |
IL PICCOLO -
MARTEDI', 13 novembre 2007
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Incontro pubblico sulla
Ferriera di Servola - Il Circolo Miani: «Il problema dell’inquinamento
dell’aria va affrontato anche a Muggia» |
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MUGGIA Il Circolo Miani, il
Coordinamento dei Comitati di quartiere, Servola Respira e La tua Muggia
hanno organizzato ieri a Muggia un incontro pubblico per parlare dei
problemi dell’inquinamento e della Ferriera. La sede scelta non è casuale.
All’incontro infatti è stato rimarcato che Muggia, assieme ad Aquilinia, è
con Servola la realtà più a rischio per la salute collettiva. Ma solo di
recente si è parlato anche di Muggia nel trattare la tematica degli
inquinamenti dell’aria, comprovati da analisi scientifiche svolte da vari
soggetti e su cui si è già espressa anche l’Azienda sanitaria. L’argomento
era stato toccato anche dal sindaco muggesano Nesladek in Consiglio
comunale, la settimana scorsa.
Un inquinamento a Muggia di cui, è stato detto ieri alla Sala Millo, «si
sapeva e si sarebbe dovuto parlare già tempo fa», vista la vicinanza
geografica con Trieste e con gli impianti ora sotto accusa, ma sul quale si
sarebbe mantenuto un silenzio che ieri è stato duramente criticato. «Un
problema che non si limita a polveri da ripulire dalle auto e dai davanzali
- è stato rilevato alla riunione - ma che ha anche ripercussioni sulla
salute. Le amministrazioni sono rimaste senza fare nulla per quasi 10 anni,
nonostante i fatti fossero noti da tempo».
Critiche sono state rivolte anche allo stesso sindaco di Muggia Nesladek,
«reo», secondo i promotori dell’assemblea di ieri, di avere ammesso di avere
letto solo ora i dati dell’inquinamento in città. |
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San Giacomo, pista ciclabile
finita nel 2008 - Nei primi mesi del prossimo anno sarà realizzata la
passerella metallica in via dell’Istria |
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Anche se in
ritardo proseguono i lavori per il completamento della via che porterà fino
a Muggia e alla Slovenia
Nei primi mesi del 2008 la pista
ciclabile che dal centro di Trieste porterà in futuro fino alla Slovenia
avrà un impulso determinante. La passerella metallica sopra via dell’Istria,
a San Giacomo, per permettere il passaggio della pista ciclabile, verrà
infatti realizzata entro i primi mesi del prossimo anno. La notizia arriva
dall’assessore provinciale ai Lavori pubblici, Mauro Tommasini, il quale
segue in prima persona lo sviluppo del percorso che da San Giacomo si
snoderà, lungo il tracciato della ferrovia Campo Marzio – Erpelle, fino a
Draga Sant’Elia. Inoltre prende sempre più corpo la possibilità di collegare
la pista con la Slovenia attraverso Muggia, progetto che verrà messo a punto
in un secondo momento, quando le principali strutture della ciclabile
saranno finalmente realizzate, a cominciare appunto dal cavalcavia.
Se le tabelle di marcia saranno rispettate le fondamenta del cavalcavia di
via dell’Istria verranno realizzate tra dicembre e gennaio.
Contemporaneamente sarà assemblato il ponte che, una volta posizionato,
sostituirà quello esistente. La struttura, lunga in totale circa 160 metri,
sarà composta interamente d’acciaio inossidabile, per ridurre i costi di
manutenzione.
Nelle ultime settimane sono stati completati il tratto che va da Campanelle
a Sant’Anna, fino all’incrocio tra via Costalunga e via Naldini e quello che
collega la zona di Raute con Cattinara. In questi due segmenti il percorso è
stato completamente asfaltato ed è stata installata l’illuminazione
pubblica. Una volta completata la passatoia verrà ultimata anche la parte
della pista tra le vie Ponziana e Orlandini, che sarà, così, collegata al
resto del tracciato.
«I lavori proseguono – dichiara Tommasini – e ci stiamo impegnando per
concludere l’opera nel minor tempo possibile. La costruzione della pista ha
permesso di realizzare anche opere collaterali, che porteranno sicuramente
benefici ai residenti. All’inizio del 2008 ci occuperemo della posa del
cavalcavia e del cantiere nelle vicinanze dell’ospedale infantile Burlo
Garofolo. Una volta terminato l’intero il percorso ci impegneremo per
firmare un’intesa con il Comune di Muggia di modo da estenderlo fino alla
Slovenia, con la quale saranno caduti i confini».
Al momento l’ostacolo maggiore per il completamento della pista ciclabile è
la presenza sul tracciato di un deposito privato, del quale
l’amministrazione provinciale vuole lo spostamento.
«Sulla questione sono stati presi provvedimenti di tipo legale, dato che
sull’area esiste un problema di titolarità – dice Tommasini -. Ritengo,
però, che la controversia sarà risolta in breve tempo e così potremo
concludere definitivamente l’opera».
Per nulla soddisfatto dell’andamento dei cantieri Francesco Battaglia,
coordinatore urbanistico della Quinta circoscrizione, che sottolinea
l’importanza di una maggiore collaborazione tra il parlamentino e la
Provincia.
«I lavori avrebbero dovuto essere già conclusi – dice -. L’informazione e il
coinvolgimento delle altre istituzioni nella realizzazione della pista
ciclabile sono inesistenti. Il progetto darà un servizio nuovo ai cittadini,
per cui ritengo che i residenti debbano essere tenuti al corrente dello
stato di avanzamento dell’opera. Inoltre – conclude Battaglia -, i ritardi
subiti dai lavori sono ingiustificati perché il tracciato era noto e i
problemi emersi andavano risolti in precedenza».
Il cantiere della pista ciclabile è stato aperto sette anni fa, nel 2000,
con la costruzione della prima parte del tracciato, tra San Giuseppe della
Chiusa e il confine di Stato. Due anni fa sono stati realizzati il
sottopassaggio della strada provinciale 11 «di Prebenico» e un parcheggio in
via Gramsci.
All’inizio del percorso ciclabile a San Giacomo è stato, inoltre, costruito
un infopoint, all’interno del quale, una volta inaugurata la pista troverà
spazio anche un punto di ristoro. Anche qui i tempi per la piena operatività
dell’info-point non sono ancora certi.
Mattia Assandri |
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Secondo i manager italiani
- «Via nucleare obbligatoria» |
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ROMA L'Italia «non può
prescindere dal nucleare». Nè è convinto il presidente dell'Enel Piero Gnudi
anche se è costretto a dar ragione al ministro Bersani (nella foto), secondo
il quale il nostro Paese «non ha il fisico» per fare una scelta del genere.
L'energia nucleare tiene banco alla seconda giornata del Wec, il Congresso
Mondiale dell'Energia, che per la prima volta si tiene in Italia. Oltre a
Piero Gnudi, a sottolineare l'importanza della scelta sono stati i manager
di grandi società italiane: Giuliano Zuccoli, amministratore delegato di Aem
e presidente di A2A, la joint venture nata dalla fusione della
municipalizzata milanese con la bresciana Asm che si dice pronto a un
progetto di fattibiltà. E Umberto Quadrino, ad di Edison che ha sottolineato
come non ci possa essere «soluzione al problema dell'energia senza il
nucleare» e che dunque è «assolutamente necessario trovare un accordo su
questo tema». |
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Il destino della Ferriera |
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Mando questa lettera in quanto
tutti sono favorevoli a chiudere la Ferriera, noi invece non ne vediamo il
bisogno, mio marito lavora nell’indotto. Questo mostro che emette fumi
bianchi e rossi, credo sia il primo tifoso della Triestina; il rione è
cresciuto attorno a essa, quando degli scellerati hanno dato
l’autorizzazione a costruire le case vicino, i fumi già uscivano dal camino.
Ora inquina, bisogna chiuderla. Ma da quante altre cose siamo inquinati? Con
il beneplacito dei nostri politici. Esempio: pesce al mercurio, mucche
pazze, polli schizofrenici, vino al metanolo e se ne possono elencare molte
altre.
Ma quello che mi preme è questo: non si parla tanto della fine di quei 1000
lavoratori, che avranno di sicuro una famiglia, figli, mutui o affitti da
onorare. Chi gli assicura di trovare un altro posto? A Trieste non c’è
realtà lavorativa, non si trova nell’immediato un lavoro.
Ora chiedo ai nostri cari servolani, a coloro che grazie alla Ferriera ora
si godono la pensione: presto è Natale, fate un gesto generoso, accollatevi
una famiglia a testa e mantenetela visto che volete portar via il lavoro a
queste famiglie.
Ora salute, salute. Ma prima voi dell’inquinamento ve ne infischiavate,
bastava lavorare per essere tranquilli economicamente, lavoratori prima,
pensionati ora.
L’unica speranza è che si concluda il tutto in maniera positiva per i
lavoratori e per la stessa Ferriera, tenendo conto della crisi in atto in
tutte le categorie.
Lettera firmata |
IL PICCOLO -
LUNEDI', 12 novembre 2007
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Sul caso Ferriera -
Oggi il dibattito sulla sfiducia del centrodestra alla Barduzzi |
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Si discuterà nel Consiglio
provinciale di questo pomeriggio, con inizio alle 18, la mozione di sfiducia
all’assessore all’ambiente Ondina Barduzzi, presentata il 20 ottobre
dall’opposizione di centrodestra sul caso Ferriera. La mozione - ricorda in
una nota stampa il capogruppo di Alleanza Nazionale Marco Vascotto - è
motivata dalla «scarsa incisività del suo operato, tendente a sottovalutare
i dati sull’inquinamento prodotto dalla Ferriera, poco collaborativo con le
altre istituzioni in vista della chiusura dello stabilimento e già criticato
da esponenti anche della sua stessa maggioranza, ad esempio il consigliere
regionale dei Verdi Alessandro Metz». Forza Italia, nello spiegare la
mozione nei giorni scorsi, aveva ricordato i «20 mila euro» spesi dalla
Provincia nel progetto metropolitana leggera, mentre «Barduzzi non ha avuto
il tempo per promuovere analisi sul territorio provinciale per misurare le
immissioni in atmosfera della Ferriera». Un attacco politico, questo, che il
centrodestra intende rivolgere pure alla Regione che sulla Ferriera «ha
sempre mantenuto una posizione palesemente ondivaga». «Ho fatto tutto quanto
di mia competenza», era stata la replica dell’assessore alla notizia della
mozione. «I dati sono pubblici, quando i limiti venivano superati li ho
sempre comunicati allo stabilimento e alla Procura».
Nel corso dell’odierna seduta del Consiglio - fa sapere Vascotto - si
dicuterà anche di Ogm e del «Giorno della libertà» del 9 novembre, istituito
con legge nazionale nel 2005 per ricordare la caduta nell’89 del muro di
Berlino. |
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Prodi: incentivi per le
imprese di energia pulita - «Razionalizzare i consumi». Protesta di
Greenpeace contro il nucleare |
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La proposta
è stata lanciata dal premier all'Europa durante l'apertura del ventesimo
World Energy Congress
ROMA «Gli incentivi previsti per
il consumo dell'energia pulita devono essere estesi anche alle imprese
operanti lungo la filiera energetica, senza che questi incentivi vengano
classificati come aiuti di stato»: la proposta è stata lanciata all’Europa
dal presidente del Consiglio, Romano Prodi, durante l'apertura del ventesimo
World Energy Congress. Prodi ha detto che è importante razionalizzare i
consumi di energia e puntare sulla ricerca: «Tra poco la domanda indiana e
cinese di energia avrà un peso determinante - ha dichiarato Prodi - il
problema non è bloccare la domanda ma razionalizzare i consumi e farne un
uso ottimale da parte nostra poi ricerca, ricerca, ricerca per nuove
energie». Proposta che viene lanciata in un clima poco favorevole sui
mercati globali a causa dell’aumento del prezzo del petrolio lanciato verso
quota 100 dollari. Secondo Prodi per evitare nuove emergenze bisogna
contenere il meccanismo speculativo sulle fonti energetiche: «Sullo
squilibrio tra domanda ed offerta -ha detto- si innesta un pericoloso
meccanismo speculativo che deve essere fortemente contenuto».
Al forum, in primo piano, anche il tema del nucleare. Proprio durante
l'intervento del premier italiano due climbers di Greenpeace si sono calati
dal soffitto della sala ed hanno srotolato uno striscione con scritto:
«Chiudiamo la follia nucleare. Rivoluzione energetica subitò». Sono
intervenute le forze dell'ordine. Gli attivisti di Greenpeace, spiega una
nota dell'associazione, sono entrati in azione per ricordare che il nucleare
è una falsa soluzione al problema dei cambiamenti climatici. I lunghi tempi
di realizzazione delle centrali non permetteranno, infatti, di abbattere le
emissioni mondiali di gas serra in tempo, l'uranio è una risorsa molto
limitata e i soldi spesi nel nucleare saranno sottratti allo sviluppo delle
vere soluzioni: fonti rinnovabili ed efficienza energetica».
Prodi non ha rinunciato a chiarire la sua posizione su questo tema. Per il
premier si deve intensificare la ricerca sul carbone pulito, sul nucleare di
nuova generazione e sul fotovoltaico: «Oggi più che mai abbiamo bisogno che
ricerca scientifica e sviluppo tecnologico offrano soluzioni e diano
risposte ai vari problemi che abbiamo di fronte e non solo per colmare i
crescenti squilibri tra domanda ed offerta di energia. La tecnologia deve
accompagnare e facilitare cambiamenti nello stile di vita e nelle abitudini
dei cittadini. La ricerca e l'innovazione ci devono consentire di poter
produrre energia in modo più efficiente nella più completa tutela
dell'ambiente. Deve quindi essere intensificata la ricerca nel settore del
carbone pulito, nel nucleare di nuova generazione e nelle energie
rinnovabili e soprattutto sul fotovoltaico. Molti paesi - ha sottolineato
Prodi - stanno puntando proprio sulle rinnovabili, ma ingenti investimenti
sono necessari se vogliamo che queste nuove fonti raggiungano quote sempre
più crescenti dei consumi energetici mondiali». |
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Quei «no» preconcetti degli
ambientalisti - Secondo un lettore associazioni e movimenti ecologisti
frenano lo sviluppo del Paese |
Esemplare mania, delle associazioni
ambientaliste e comitati vari, d’autopromuoversi e di trovare bello e buono
soltanto ciò che da loro promana. Tritano miscele di individualismo e furbizia
in modo da apparire all’opinione pubblica paladini e protettori dell’ambiente,
anche a costo di costi rilevanti in termini di sviluppo economico del Paese.
Quanto costa cedere alla sindrome Banana «Build absolutly nothing anywhere near
anything, non costruire assolutamente nulla in nessun posto vicino a niente»?
Per essere presenti nelle scelte s’improvvisano: progettisti, tecnici ecc. senza
mai applicare all’argomento, oggetto di studio, la solidità tecnico/scientifica
necessaria. La mappa dei no è sterminata, e scoraggia chiunque, pubblico o
privato, intenda mettere mano alla costruzione di opere e infrastrutture. Giusto
per limitarsi all’orizzonte della nostra città cito: la Grande viabilità, il
Corridoio 5, la Baia di Sistiana, i rigassificatori, il campo di golf Trebiciano,
Muja Turistica, la limitazione ai traffici navali, Hotel Europa ecc. (è proprio
tutto sbagliato?).
Reminescenze ambientali: avvilente è stata la posizione assunta dal Wwf di
Trieste in merito al Sincrotrone di Basovizza. Oggi polo scientifico di
rilevanza nazionale e «fiore all’occhiello della nostra città» queste cose non
andrebbero dimenticate.
In merito all’ Av/Ac (Corridoio 5) s’inventano soluzioni quali il rifacimento
delle linee attuali. Il tutto in contrasto con gli indirizzi progettuali delle
Rfi. L’alternativa al tunnel, sostenuta dalle associazioni, comporta delle
ricadute negative sulla popolazione in termini di: «espropri», «rumore»,
«frammentazione del Carso» ecc. Espropri: è risaputo che i cittadini del Carso
hanno dato già tanto, lascio giudicare gli stessi. Cosa dicono in merito l’on.
Stojan Spetic e il segretario Igor Kocjancic? Rumore: si sta delineando come una
delle maggiori fonti di disturbo per la nostra società. Scientificamente sono
dimostrati gli effetti sulla salute delle persone esposte a livelli di rumore
elevati. Il trasporto su rotaia non sfugge a tali criticità (a 100 km/h il
livello di rumore si aggira sui 95 dB (A) mentre i valori limite differenziali
si applicano se il rumore misurato diurno è superiore ai 50 dB(A)e notturno ai
40dB(A) – Dpcm 14/11/97). Probabilmente molti degli abitanti residenti lungo le
linee ferroviarie, in modo particolare nel tratto Aurisina-Trieste, farebbero a
meno di tale quotidiano disagio. Ambiente: nelle linee per la Tav normalmente
sono installate barriere anti intrusione o fonoassorbenti le quali
costituiscono, per la fauna, degli ostacoli insuperabili.
Dopo i trafori del Lotschberg e del San Gottardo di 36,4 e 57 km e relativa
stazione di Sedrun posta a ben 800 metri di profondità (asse Ten 24
Genova-Rotterdam) un progetto infrastrutturale che preveda un tunnel in Carso
non può certamente preoccupare eccessivamente i progettisti e le imprese.
Sorprende però riscontrare tanta credulità nei «miracoli» degli ambientalisti
più che nelle capacità dell’ingegno e del lavoro di staff di professionisti
capaci e motivati.
Luciano Emili
IL PICCOLO -
DOMENICA, 11 novembre 2007
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Il consigliere dei Verdi
interviene sull’autorizzazione alla Ferriera - Metz: «Serve il piano
dell’aria» |
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«Anche se non credo alla
possibilità di mettere a norma un impianto obsoleto come quello di Servola,
mi preme almeno che gli iter procedurali vengano rispettati rigorosamente.
C’è dunque la necessità del piano della qualità dell'aria o di un suo
eventuale stralcio per la sola area triestina, e quindi la successiva
approvazione del piano da parte degli uffici ministeriali, prima di un
possibile rilascio dell'autorizzazione ambientale alla Lucchini spa».
Lo afferma in una nota il consigliere regionale dei verdi Alessandro Metz,
il quale afferma poi che la correlazione tra la procedura autorizzativa e la
stesura del piano della qualità dell'aria non è di tipo tecnico-legale bensì
di carattere tecnico scientifico, e soprattutto pragmatico.
Metz ricorda poi che già nella riunione in Regione del 30 ottobre è stata
evidenziata l’urgenza del problema, e cita il verbale della seduta: «L’Arpa
chiarisce nelle sue conclusioni che in mancanza del piano regionale di
qualità dell'qria non è in grado di valutare se il quadro delle emissioni
sia o meno compatibile con il territorio sul quale lo stabilimento si
colloca».
Nello stesso verbale Pierpaolo Gubertini, direttore del Servizio tutela da
inquinamento ambientale e rappresentante regionale alla conferenza, propone
la redazione di un piano stralcio di qualità dell'aria per l'area triestina
coinvolta e chiede all'Arpa di presentare nella prossima riunione del 15
novembre una proposta di piano stralcio. |
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Ambientalisti e cittadini
manifestano chiedendo la chiusura della Rockwool |
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Rimbalzano
nei palazzi politici della Contea istriana gli slogan contro la fabbrica di
lana di roccia di Pedena
PEDENA Rimbalza a Pola, sede
dell’assemblea conteale istriana, e a Pisino, sede della giunta, l’eco della
vivace manifestazione di protesta svoltasi ieri a Pedena davanti alla sede
della Rockwool. Oltre duecento abitanti della zona di Pedena si sono infatti
riuniti attorno alla fabbrica di lana di roccia Rockwool per chiederne la
chiusura e lo smantellamento lamentando, con cartelloni e slogan, l’impatto
delle attività dello stabilimento sull'ambiente. La struttura, aperta a
regime di collaudo neanche due mesi fa, ha dovuto a più riprese interrompere
la produzione causa l'emissione di gas inquinanti e il cattivo funzionamento
degli strumenti di monitoraggio ecologico.
Il presidente del Partito dei verdi della Croazia Josip Anton Rupnik ha
lanciato dure accuse all' amministrazione regionale e soprattutto al suo
presidente Ivan Nino Jakovcic «per aver portato in Istria un'industria
sporca mosso da interessi personali e non della collettività». Ha quindi
lanciato frecciate nei confronti dell'Ufficio dell'amministrazione statale
«per aver ignorato la richiesta di referendum sulla fabbrica, richiestav
sottoscritta da 6.651 cittadini».
L'architetto Bruno Poropat, ex dietino, da anni impegnato nella salvaguardia
dell'ambiente, ha richiamato l'attenzione dei manifestanti e dei cittadini
della zona su presunte gravi violazioni nel percorso burocratico che hanno
portato all'apertura della fabbrica. «Lo studio di impatto ambientale - ha
accusato - è stato manomesso e anche la licenza edilizia è stata concessa in
base a documenti manipolati». Ha poi concluso affermando che «l'Istria e' la
nostra terra e non vogliamo andarcene a causa di questa fabbrica».
Vjeran Pirsic dell'associazione «Eko Kvarner» si è detto costernato per il
fatto che la più fertile vallata istriana sia stata sacrificata
all'industria. «I progetti di rilancio dell'agriturismo e della produzione
di alimenti biologicamente sani sono falliti - ha detto - con pesanti danni
economici per la gente che si è indebitata per realizzarli».
Al comizio si sono visti sventolare striscioni con slogan del tipo «Rockwool
go home!», e «Toscana=Istria-Cernobyl» con riferimento, quest’ultimo, al
fatto che l’Istria avrebbe un futuro degno di regioni apprezzate in tutto il
mondo per l’ambiente e i prodotti agricoli, quali la Toscana, se non venisse
rovinata dagli insediamenti industriali».
La manifestazione è stata disertata dagli altri esponenti politici. La
Rockwool è attualmente di verifiche e controlli da parte dell'Agenzia
statale per la competitività di mercato per presunte violazioni della legge
sugli incentivi di stato. Stando agli ambientalisti la fabbrica avrebbe
beneficiato di 17 milioni di euro quali contributi e di altre infrastrutture
date senza contropartita.
p.r. |
IL PICCOLO -
SABATO, 10 novembre 2007
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Sito inquinato, via libera
della Regione all’Ezit per il piano di caratterizzazione: 1,343 milioni |
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Via libera dalla Regione alla
copertura finanziaria necessaria ad attuare la caratterizzazione di parte
delle aree pubbliche e di quelle inquinate dal settore pubblico nella Valle
delle Noghere e nell’alveo del Rio Ospo.
Si tratta della conferma di un trasferimento legato alla «delegazione
amministrativa», che è già stato inserito nei giorni scorsi fra le entrate
del bilancio di previsione 2008-2010 dell’Ezit. Ieri, infatti, la giunta
Illy ha approvato su proposta del vicepresidente Moretton la delibera che
autorizza la spesa «per attività previste dal piano di caratterizzazione»
per un importo di un milione e 343mila euro.
Tali risorse derivano proprio dall’incarico complessivo per l’attuazione del
piano di caratterizzazione affidato dalla Regione all’Ezit. Secondo il
decreto, l’ente presieduto da Mauro Azzarita deve avviare entro 12 mesi le
procedure per attivare le operazioni previste dal piano nelle aree pubbliche
e in quelle inquinate dal pubblico alle Noghere, mentre il termine per
l’attuazione è fissato in 36 mesi.
Ma i tempi potrebbero ridursi, come ha lasciato intendere di recente
Azzarita. Del resto la caratterizzazione delle aree di proprietà dell’Ezit
alle Noghere (450 mila metri quadri), iniziata in primavera, si è conclusa
nei giorni scorsi, con due mesi di anticipo sulle previsioni.
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Bucci: «Nessuna
autorizzazione alla Ferriera che inquina» - Il Comune aveva chiesto la
sospensione dell’attività |
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«Potremo dare un parere positivo
sull’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale per la Ferriera di Servola,
solo se la fabbrica, dopo aver sospeso l’attività per interrompere il flusso
di inquinanti, e dopo aver nel frattempo realizzato tutte le misure
necessarie a non produrne di ulteriore, riprenderà a funzionare in modo
accettabile, ma siccome questo non sta avvenendo, il nostro parere non
cambia e se ci sarà un voto in sede di conferenza dei servizi esso resterà
negativo». Lo conferma l’assessore all’Ambiente Maurizio Bucci, all’indomani
del «tavolo di crisi» in cui la Regione ha fatto chiaramente intendere che
l’autorizzazione è la via prescelta per instradare l’azienda su un assetto
ambientale corretto, riservandosi (come da legge) azioni di verifica
costante, e dopo aver scartato - su parere dell’avvocatura - l’ostacolo
costituito dall’assenza di un «piano dell’aria».
Consenso a questa posizione è venuto dalla Provincia e anche dalla Cgil: il
sindacato ha ipotizzato che il Comune possa modificare il proprio parere
sulla scorta di questi indirizzi. Ma così non è. In sede di voto
l’amministrazione comunale si manterrà in posizione con le stesse
motivazioni già depositate: «Si basavano - afferma Bucci - non sull’ostacolo
del piano dell’aria, bensì sulla presenza di inquinamento: la conferenza dei
servizi sull’Aia si è riunita più volte, in un arco di tempo molto lungo,
nessuna modifica è stata fatta intanto dalla Lucchini, che anzi ha impugnato
le ordinanze del sindaco così affermando che non accetta di calare
l’inquinamento, e dunque non vedo che cosa sia cambiato da indurci a
modificare la nostra posizione, se avesse accettato di sospendere l’attività
per mettersi in regola le cose sarebbero state diverse».
Quando anche un solo ente con diretta competenza sul territorio vota «no»
all’interno della conferenza dei servizi per l’Aia la materia passa al voto
della sola Giunta regionale: «La Regione - prosegue Bucci - ragiona così:
inquina pure, tanto hai degli anni per metterti in regola, e questa è una
valutazione politica, è una scelta della Giunta regionale, noi continueremo
a richiamarci alle leggi vigenti, che certo non mancano, e non daremo
cambiali in bianco di fronte a conclamato inquinamento, cosa che la legge
stessa sull’Aia impedisce di fare».
g. z. |
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Lega Nord: «Necessario
chiudere la Ferriera» |
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MUGGIA La Lega Nord di Muggia si
appella al sindaco Nesladek per la tutela della salute dei muggesani,
«eliminando totalmente le cause che minacciano al salute dei cittadini».
Tullio Pantaleo, esponente locale del Carroccio, si riferisce alla presenza
di sostanze inquinanti nell’aria, comprovata da studi biologici, di cui
aveva dato notizia il sindaco nei giorni scorsi. E aggiunge: «Perché la
centralina di analisi dell’aria, che segnalava notoriamente già nel 2001
sostanze inquinanti, è stata spostata in una zona che è sterrata e
ventilata? Perché non riposizionarla là dov’era un tempo?». Pantaleo non usa
mezze parole e rivolgendosi anche al sindaco di Trieste chiede «la chiusura
della Ferriera di Servola. Gli operai – aggiunge – potrebbero essere
reimpiegati nei nuovi centri commerciali in via di completamento proprio a
Muggia».
s. re. |
IL PICCOLO -
VENERDI', 9 novembre 2007
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Ferriera verso
l’autorizzazione ambientale - Moretton (Regione) smentisce il
ministro: «Non serve aspettare il piano dell’aria» |
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Nuova
riunione del tavolo di crisi. Tra una settimana potrebbe venir concessa
l’Aia indipendentemente dalle scelte del Comune |
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L’Azienda
sanitaria segnala valori in lieve miglioramento nelle concentrazioni delle
polveri e del benzoapirene |
Non occorre un piano regionale
dell’aria per concludere le procedure relative all’Autorizzazione integrata
ambientale la cui concessione o meno pende sulla Ferriera. La Regione ha
analizzato la materia e deciso così, mettendosi dunque in netta contrapposizione
col ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, che l’altro giorno aveva
sollecitato un tanto direttamente a Illy.
È quanto scaturito ieri dalla riunione del «tavolo di crisi» sulla Ferriera, che
si è tenuta stavolta - per esplicita richiesta dell’assessore Gianfranco
Moretton che la presiedeva - a porte chiuse. Lo stesso Moretton ha dato la
linea: «Nell’ambito dell’Aia possiamo chiedere all’azienda tutti i correttivi
necessari a calare le emissioni inquinanti, del resto l’autorizzazione una volta
concessa obbliga a continue verifiche, e se la fabbrica si dimostra inadempiente
rispetto agli impegni può essere anche revocata».
Ininfluente, è stato detto, la riapertura dei termini decisa dal governo con una
dilazione di 6 mesi per la chiusura delle Aia in Italia. La prossima riunione
del 15 novembre potrebbe anche essere quella risolutiva, sia che il Comune
mantenga la propria posizione negativa sia che la modifichi in sede di
votazione. Ma come mai adesso non serve un piano dell’aria, esplicitamente messo
come condizione dalla stessa Arpa, agenzia regionale? «Neanche la Lombardia - ha
risposto Moretton - ha pronto quel piano, ed è tutto dire con le industrie che
ha».
Intanto l’Azienda sanitaria, su richiesta del sindaco Dipiazza che ha lasciato
molto presto la sala ha esposto i dati sugli inquinanti di cui l’ha fornita
l’Arpa, compresi gli ultimi di settembre misurati su tre centraline di Servola:
«Risultano - ha detto la responsabile del Dipartimento di prevenzione, Marina
Brana - dati in lieve miglioramento sia per il numero di sforamenti delle
polveri sia per la concentrazione di benzoapirene, ma non sappiamo se ciò
dipenda da misure correttive installate dalla Lucchini o da condizioni
metereologiche particolarmente favorevoli».
Persiste però il «rischio salute» che più volte l’Ass ha segnalato al sindaco,
perché «da gennaio a oggi tutti i dati sono andati peggiorando, e benché
settembre sia un po’ migliore siamo sempre a oltre 2 nanogrammi di benzoapirene
per metro cubo, cioé il doppio del limite consentito». Per Brana non è nemmeno
ininfluente (come protesta la Lucchini) l’alta concentrazione riscontrata in via
San Lorenzo in Selva: «C’è sempre una diffusione graduale nell’aria del rione, e
il vento o qualche accidente possono sempre buttar fuori ciò che sta dentro la
fabbrica». L’Arpa tuttavia ha affermato di voler confrontare i propri dati con
quelli in possesso dell’Apat nazionale, che li ha promessi in parte per metà
mese e in parte per la fine. Senza dire che i lavoratori sono comunque
sottoposti a livelli di sostanze estremamente alte. Ieri è stato ufficialmente
annunciato che il monitoraggio sulla presenza di benzoapirene nei liquidi
biologici si farà su 100 operai dal 19 al 24 novembre.
Cosa che soddisfa i sindacati, per lo meno la triplice (meno le Rsu interne):
«Benissimo - commenta Franco Belci della Cgil -, l’Aia si può fare in qualunque
momento e porterà a migliorare la situazione, l’Ass ha portato dati più
positivi, su queste basi penso che anche il Comune potrebbe rivedere la propria
posizione finora negativa». Ma Giulio Frisari della segreteria provinciale
Failms-Cisal ha lanciato accuse pesanti: «Con lo slittamento delle
autorizzazioni anche questo tavolo regionale non porta più da nessuna parte,
siamo piombati nel caos, molti lavoratori ci denunciano giornalmente disumane
condizioni di lavoro, specie alla cokeria, che puntualmente denunciamo anche
all’Ass nella speranza che qualcosa cambi ma il direttore dello stabilimento ha
fatto un’assemblea coi dipendenti per convincerli che le sostanze emesse dagli
impianti non sono nocive».
Per l’assessore provinciale all’Ambiente, Ondina Barduzzi, convinta dal parere
legale della Regione che il piano dell’aria non è vincolante, la strada
intrapresa ieri va bene: «Noi comunque il catasto delle emissioni lo facciamo, è
indispensabile, ma se non diamo l’autorizzazione lasciamo mani libere
all’azienda, con quel vincolo invece possiamo imporre migliorie e controllare».
Gabriella Ziani
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FERRIERA - Dipiazza senza
colpo a sorpresa: «Aspetto la lettera dell’Ass» |
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Quand’è stato il suo turno
il sindaco Dipiazza, che aveva annunciato sorprese eclatanti al tavolo
regionale, ha letto i carteggi con l’Azienda sanitaria e chiesto
risposta sugli ultimi dati dell’aria disponibili, quelli che il
direttore Rotelli lo aveva rimandato a sentire proprio in Regione,
negandoli in via diretta. Poi ha chiesto di avere il documento, gli è
stato risposto che lo riceverà non appena controfirmato dal direttore
generale, ed è uscito lasciando alla riunione l’assessore Bucci.
«Aspetto la lettera con le cifre» ha commentato seccamente. Il nuovo
corso è quello annunciato l’altro giorno: «Parlerò solo per atti». Ma
l’assenza della carta ha forse impedito di dar corso al promesso guizzo,
«una cosa per cui domani ridiamo» aveva preannunciato. Resta il fatto
che il Comune ha già depositato (senza voto) un parere negativo
sull’Aia. Non sembra che torni sui propri passi. Il 15 mattina si terrà
la nuova riunione, che verrà commentata da tutti gli enti già nello
stesso pomeriggio, sempre in Regione. Se si procede al voto, e manca
l’unanimità, la materia passa interamente alle responsabilità della
Giunta regionale. |
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Illy a Barroso:
Tav in ritardo, intervenga l’Ue - La Regione: da risolvere subito le
difficoltà in Slovenia per la ferrovia ad alta velocità |
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A Trieste e
non a Gorizia la festa d’addio al confine. Rosato: probabile a Fernetti
Il
presidente della Commissione Europea ieri a Trieste e poi a Udine per
l’assemblea dell’Are: a colloquio con il governatore
TRIESTE Josè Manuel Barroso ha
incontrato ieri a Trieste il presidente della Regione Illy: i due hanno
discusso della nuova prospettiva del Friuli Venezia Giulia con la caduta del
confine orientale. Si è parlato di infrastrutture ma anche della scelta
della sede dei festeggiamenti (Trieste al posto di Gorizia, probabilmente a
Fernetti, come dice il sottosegretario Rosato) per la caduta del confine
previsti per il 20 e il 21 dicembre. Illy ha indicato al presidente della
Commissione europea le difficoltà finora riscontrate con la Slovenia per la
realizzazione della linea ferroviaria ad Alta velocità. Il presidente ha
suggerito la necessità di arrivare a una soluzione «particolare» per
l'attraversamento della Slovenia da parte della Tav. «L’anno prossimo verrà
completata l'autostrada, ma che c'è ancora una situazione vischiosa sulla
nuova linea ferroviaria, quindi ho indicato l'esigenza di una soluzione
particolare per la Slovenia, che viene attraversata dalla linea ma che per
l'alta velocità avrà solo una fermata». Oggi Barroso sarà a Udine per
chiudere i lavori dell’Are, l’Assemblea delle regioni europee. |
IL PICCOLO -
GIOVEDI', 8 novembre 2007
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Ferriera, scontro
Dipiazza-sindacati -
Cgil-Cisl-Uil: cerca alibi per non essere riuscito a chiudere
lo stabilimento |
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Il sindaco
promette «grosse sorprese» al tavolo di oggi con la Regione. «Mi divertirò
molto, comincio a fare il gioco sporco anch’io»
Alla riunione di questo
pomeriggio del «tavolo di crisi regionale» sulla Ferriera il sindaco
Dipiazza si toglierà qualche pietra dalle scarpe, non già sassolini. Così
annuncia, senza dettagli. «E poi rideremo - aggiunge soltanto -, mi
divertirò molto, perché a fare il gioco sporco comincio anch’io». Il tema
dell’arrabbiatura è la proroga di sei mesi decisa a livello nazionale per il
rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) alle aziende
potenzialmente inquinatrici, 8000 in Italia, 200 in Regione, una a Trieste:
la Ferriera di Servola.
È ben vero che i ritardi di tutt’Italia potrebbero non combaciare con quelli
triestini e che quindi la procedura qui, se tutto fosse (ma non è) in ordine
potrebbe ugualmente concludersi in qualsiasi giorno del calendario, ma la
dilazione mentre pende sulla città un inquinamento ancora oggi certificato,
con una media di 2,2 nanogrammi di benzoapirene in via Pitacco e cioé non
sulla porta della fabbrica ma nel quartiere, manda sulle furie Dipiazza.
Verde di bile, e non solo: adesso anche di bandiera. Dà per imminente e
certa la sua iscrizione a un’associazione ambientalista: «Mi iscrivo eccome.
Pochi li ascoltano davvero? Avranno in me un supporto nuovo».
Il motivo dello scandalo è nella discrepanza tra una responsabilità
amministrativa che il sindaco non può scansare in materia di salute pubblica
e i sei mesi di tempo che vanno ora in groppa al problema-Servola dopo tanti
anni di irrisolte questioni. «La legge - riflette Dipiazza - non è uguale
per tutti, è chiaro, e noi amministratori finiamo per apparire vessatori di
cittadini: multiamo e puniamo la signora Peppa per una veranda senza
permesso, o un varco di camino per la stufa di casa, e non siamo in grado di
far rispettare la legge a chi inquina la città». Il sindaco è scandalizzato
per Servola, per l’inceneritore - che buttò fuori diossina -, per i mari
malati, per lo sporco che dilaga «in un immobilismo totale».
Da oggi, dalla riunione tra Regione, enti amministrativi e sanitari e
sindacati fissata per le 14.30 alla Direzione ambiente, Dipiazza annuncia
che «parlerà solo per atti, però ogni giorno». E ce l’ha col governo perché
«manda avanti una proroga su temi ambientali proprio l’ultimo giorno di
scadenza, mentre la legge è del 2005», e con la Regione che già dal 2003
avrebbe dovuto redigere un «piano territoriale dell’aria», senza il quale in
effetti la Regione stessa non può proprio autorizzare nulla alle aziende,
perché non è in grado di fissare, misurare e di seguito verificare il
relativo inquinamento singolo, che va a sommarsi con quello di altre
fabbriche o fonti d’insalubrità ambientale. Più alto è il dato complessivo,
più basso dev’essere il livello di emissione concesso a ciascuna unità
produttiva.
È per l’assenza di questo documento che all’ultima riunione per l’Aia,
chiusasi con un nulla di fatto a eccezione del «no» depositato proprio dal
Comune, è stata cercata la via d’uscita di verificare se l’Arpa possa
esprimere un parere «a prescindere per ora dalla qualità dell’aria». Sembra
un’operazione ardita. Da qui anche il richiamo del ministro Pecoraro Scanio
al presidente Illy e l’avvertimento del sindaco secondo cui il Comune alla
prossima riunione in tema (15 novembre) non ci sarà. «Manderò i funzionari
ad ascoltare - precisa -, noi il lavoro in quella sede l’abbiamo chiuso con
un parere, e dunque io non vado».
L’Azienda sanitaria oggi ricorderà i dati di benzoapirene a Servola, il
nuovo elemento che ha squassato la città. Tra i ritardi di legge (e non
locali), c’è da registrare infatti anche questo: lo Stato ha fissato i
limiti di benzoapirene a un nanogrammo per metro cubo con un decreto datato
appena agosto 2007 (le prescrizioni alla Ferriera date dal magistrato sulla
scorta della «relazione Boscolo» parlano ancora solo di polveri, e la nuova
sostanza è diventata evidente con le successive analisi del Cigra).
Intanto i sindacati devono riorientarsi, ma lo fanno subito. Franco Belci (Cgil):
«L’Aia è una cosa, il nostro lavoro col Comune e l’azienda per ridurre le
emissioni e soprattutto l’inquinamento dei lavoratori è altra cosa, e lì
continuiamo a batterci, non mi vanno questi atteggiamenti emotivi del
sindaco: torni al tavolo regionale, e non si arrabbi con l’Azienda sanitaria
che a quello rimanda, mentre altre volte a questa si appoggia per descrivere
quadri drammatici». Luca Visentini (Uil): «Mi pare che il sindaco sia solo
alla ricerca di alibi per addossare agli altri il fatto di non essere
riuscito a chiudere la Ferriera: per noi il rinvio è cosa neutra, il nostro
obiettivo è far rientrare la Ferriera entro limiti di legge per
l’inquinamento, bisogna stabilire un luogo certo per sistemare le
centraline, raccogliere velocemente i dati, fare le necessarie prescrizioni
all’azienda, e tutto questo è un procedimento parallelo all’Aia». Luciano
Bordin (Cisl): «Non si arriva mai al punto, è dal 2001 che partecipo a
tavoli sulla Ferriera, ed ecco altri sei mesi: restiamo al punto,
occupazione e salvaguardia di ambiente e qualità della vita, con
investimenti. O si riprende a ragionare con l’acquirente Arvedi nella
speranza di modificare la produzione, oppure si fa un accordo fra tutti per
decidere il destino finale di quell’area, e chi deve pagare le bonifiche e
via. Ma urgono interventi certi, e molto in fretta, è in gioco la salute dei
lavoratori in primo luogo, e quella di tutti i cittadini».
Gabriella Ziani |
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FERRIERA - I servolani: ora
ci sentiamo presi in giro -
Ma il ministero precisa: scelta
nazionale, non fatta ad hoc per Servola |
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Dopo lo
slittamento dei termini per l’autorizzazione i residenti contestano
l’immobilismo politico e i continui cambi di rotta |
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Menia: «Pecoraro
Scanio si fa complice dei ritardi di Illy, che ha lasciato scadere la
prescrizione». Rosato: «Gli enti e l’azienda dimostrino responsabilità» |
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I servolani cominciano a non
crederci più. Iniziano ad abituarsi a quell'altalena che un giorno accende
in loro la speranza di vedere chiuso quel mostro d'acciaio che sbuffa
polvere e fumo e che, il giorno dopo, spegne le illusioni.
«La mia è la casa più vicina alla Ferriera - afferma Gabriella Civita, che
vive nella struttura che un tempo ospitava la mensa e le abitazioni dei
dirigenti dello stabilimento - e quando ho letto che il decreto firmato dal
Presidente della Repubblica Napolitano allunga ancora i tempi, ho chiuso il
giornale perché mi sono sentita proprio presa in giro».
Le finestre della camera da letto della figlia, sono rivolte proprio verso
la cokeria. «Guardi che spettacolo - afferma ironicamente la signora Civita
- sei mesi in più di questi fumi densi e neri non sono uno scherzo. Tredici
anni fa dormivamo con le finestre aperte, e ora non mando nemmeno mia figlia
a giocare in giardino o nel cortile del ricreatorio. Questa non è vita, e
con la salute non si scherza. Io ho una forte tosse e ho paura di andare a
farmi dei controlli. Il sogno di noi servolani è di rivedere i nostri
bambini correre e giocare all'aria aperta, in tranquillità».
A due passi dalla chiesa di Servola c'è la rivendita di tabacchi di Licia
Medri. «E' una tribolazione - dice disperata - ma a Roma non capiscono che
per noi significa vivere altri sei, sette, otto mesi respirando veleni,
polveri e fumo? Il sindaco Dipiazza cerca di chiudere, e poi arrivano quelli
che lo fermano. Non è possibile, i politici devono mettersi una mano sulla
coscienza e, prima di prendere certe decisioni, dovrebbero venire a vivere
per un po' di giorni nelle nostre case, a due passi dalla Ferriera. Se devo
essere sincera - conclude la tabaccaia - inizio ad avere seri dubbi sul
fatto che si riesca a farla chiudere».
Arrabbiata e delusa anche Lucia Lepre: «Io abito in via Valmaura - precisa -
e quest' estate ho dovuto vivere perennemente con le finestre sigillate e il
ventilatore: questa non è vita. Io non ho nulla contro la Ferriera -
sottolinea - ma la salute dei cittadini viene prima di ogni altra cosa. O mi
sbaglio?».
«Ma non è possible - afferma Gabriella Fullone, incredula di fronte ad un
altro rinvio - ma hanno capito che c'è gente che rischia la salute.I
politici farebbero vivere tra questi fumi, anche solo per pochi giorni, i
loro figli? Io abito in via Baiamonti e le terrazze sono piene di polvere
nera: non oso immaginare le condizioni di chi vive a pochi metri dalla
Ferriera. Comunque è un peccato, perché questa volta sembrava veramente che
qualche cosa si stesse muovendo».
Intanto sul fronte politico si accendono le polemiche attorno al
decreto-legge del Presidente della Repubblica che ha prorogato di sei mesi
la scadenza per l’autorizzazione integrata ambientale. «E’ una proroga
generale, per tutto il Paese, e non per la Ferriera – sottolinea il
sottosegretario agli Interni Ettore Rosato – proroga sulla quale il sindaco
Dipiazza spera di poter scaricare le sue responsabilità. Il problema
Ferriera dipende dal senso di responsabilità e concretezza degli enti locali
e dell’azienda. Il problema legislativo è secondario – rimarca – vengono
prima le responsabilità politiche e amministrative».
E Andrea Ferrara, consulente del ministro Pecoraro Scanio aggiunge che «il
decreto è stato pensato per sopperire a difficoltà a livello nazionale, non
è stato fatto certo per la Ferriera. Ogni azienda è un caso a sè.
L’autorizzazione integrata ambientale (Aia) per la Ferriera fa capo alla
Regione: il ministero non c’entra e come tale non sarà mai presente alla
conferenza dei servizi che deve decidere sull’Aia».
Violente bordate vengono indirizzate infine al ministro Pecoraro Scanio e al
presidente della Regione Illy da Roberto Menia, vicecapogruppo di An alla
Camera. «Con la decretazione di straordinaria necessità ed urgenza – afferma
Menia – vengono coperte le vergogne e le responsabilità di Illy, che aveva
lasciato scadere il termine di attuazione delle prescrizioni
dell'autorizzazione integrata ambientale per la Ferriera. Si abbia il
coraggio di dire – aggiunge – che è questa una legge ”ad personam”, firmata
da un ministro (Pecoraro Scanio) che dovrebbe tutelare l'ambiente e la
salute dei cittadini, ma che invece si fa complice dei comportamenti di Illy
e gli offre copertura giuridica e politica, lasciando che i triestini
continuino a respirare i mortiferi lezzi della Ferriera».
l. t. |
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Aria inquinata a Muggia,
Ferriera nel mirino -
Il problema specie nella parte Est: odori e fumi non
individuabili. Chiesto il ricollocamento della centralina |
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Il Consiglio
comunale concorda: per dati più verosimili il rilevatore va spostato. Il
Comune sarà coinvolto nella gestione della crisi dell’impianto metallurgico
MUGGIA Ci sono dati scientifici
della presenza di sostante inquinanti nell’aria di Muggia. Il Comune
chiederà lo spostamento dell’attuale centralina di rilevamento per avere
dati più adeguati ma ha anche richiesto alla Regione di partecipare al
previsto incontro fra enti locali in merito all’autorizzazione integrata
ambientale per la Ferriera di Servola.
È stato il sindaco muggesano Nerio Nesladek, ieri nel corso del Consiglio
comunale, a comunicare all’aula le recenti decisioni in merito all’attuale e
dibattuta questione degli inquinamenti dell’aria. Lo spunto è giunto da
un’interrogazione del consigliere Italo Santoro (Insieme per Muggia) che ha
sottolineato l’importanza di controllare scrupolosamente l’aria che si
respira in città, e ha sollecitato l’installazione di nuove centraline di
rilevamento, anche alla luce di frequenti presenze di odori e fumi per ora
non individuabili, che Santoro non sa se fare risalire alla Ferriera di
Servola o all’inceneritore. Il sindaco, rispondendo all’interrogazione, ha
confermato l’intenzione di chiedere uno spostamento dell’attuale centralina,
posta al Molo Balota: «Quell’impianto ci dice ben poco della situazione
reale, essendo spesso spazzato dai venti. Chiederemo all’Arpa di spostarlo,
in modo da avere rilevazioni più adeguate». In merito alla presenza di
sostanze inquinanti nell’aria, il sindaco ha sottolineato che la centralina
attuale non ha rilevato sforamenti rilevanti delle polveri sottili
nell’ultimo anno, ed è volontà dell’amministrazione scoprire l’origine dei
cattivi odori segnalati dal consigliere Santoro. Ma Nesladek ha anche detto
di avere ricevuto due giorni fa, in via informale, dal sindaco di Trieste
Dipiazza la bozza di autorizzazione integrata ambientale per la Ferriera.
«Non l’avevo mai vista – così Nesladek -. Su due pagine di questo documento
si parla di Muggia e si citano due studi diversi, uno recente dell’Arpa e un
altro fatto da uno studioso di tossicologia nel 2004». «Questi studi – ha
spiegato Nesladek – sono stati svolti con un monitoraggio biologico, ovvero
si è analizzato lo stato di alcuni licheni che hanno la caratteristica di
modificarsi reattivamente in presenza di certe sostanze nell’aria,
soprattutto il biossido di azoto. Quindi sono dati aggiuntivi a quelli delle
centraline ma non sono in grado di dimostrare le cause di questi effetti. Ma
non per questo vanno trascurati».
«È emerso - ha concluso il primo cittadino - che nella parte orientale di
Muggia si sono riscontrate alterazioni medio-alte della naturalità (insomma,
dei licheni) a causa d’inquinanti, che trovano riscontro anche in uno studio
precedente». Nesladek ha pure detto che si tratta del primo dato che giunge
al Comune di Muggia e «che mette per iscritto, con criteri scientifici, i
nostri sospetti di sempre». Già l’estate scorsa sono state fatte valutazioni
dei dati forniti dalla centralina del Molo Balota, ed è stato chiesto
all’Arpa di segnalare tempestivamente ogni anomalia. «Non appena mi è giunta
la documentazione da Trieste - così ancora il sindaco – ho incaricato gli
uffici di fare richiesta alla Regione per essere invitati alla Conferenza
dei servizi che la prossima settimana si esprimerà sull’autorizzazione
integrata ambientale per la Ferriera. Almeno come uditori. Dell’argomento
parleremo nuovamente in Consiglio comunale». E sulle mosse da seguire c’è
già una concordanza di vedute tra i partiti.
Il gruppo di Forza Italia ha presentato proprio ieri una mozione in cui in
parte impegna la giunta a prendere decisioni analoghe a quelle già
annunciate dal sindaco, ma aggiunge anche la richiesta di concordare con gli
altri enti eventuali decisioni in merito all’impianto di Servola.
Sergio Rebelli |
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DOLINA -
Successo della raccolta
differenziata Diminuiscono i rifiuti per l’inceneritore |
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SAN DORLIGO DELLA VALLE
Dall’adozione del sistema di raccolta rifiuti porta a porta, a San Dorligo
della Valle è più che raddoppiata la percentuale dei rifiuti differenziati e
si è conseguentemente ridotta la quantità d’immondizie conferite
all’inceneritore.
Il nuovo sistema di raccolta è partito il primo luglio scorso. Il sistema
prevedeva la consegna (gratuita) a ogni nucleo familiare di tre contenitori:
uno blu da 40 litri per la carta, uno giallo da 120 litri per vetro,
plastica e lattine, uno verde, sempre da 120 litri, per tutto il resto. I
cassonetti vanno tenuti in casa e portati all’esterno della proprietà nei
giorni stabiliti per la raccolta. La raccolta avviene infatti secondo un
calendario ben preciso, con la suddivisione del territorio in specifiche
zone. All’inizio c’è stato un inevitabile periodo di rodaggio e
assestamento. Ora le cose sono quasi a pieno regime. Ma i primi risultati di
questo tipo di raccolta differenziata (unico esempio in provincia) sono
notevolmente positivi, e migliorano di mese in mese.
A luglio su un totale di poco più di 216 tonnellate di rifiuti prodotti,
oltre 180 erano non differenziati e quasi 36 riciclabili, con una incidenza
quindi del 17 per cento. Il mese dopo, a quasi parità di rifiuti
complessivi, 164 tonnellate erano non riciclabili e 51 differenziati, quindi
già un 24 per cento. A settembre piccolo calo complessivo, con 186
tonnellate di rifiuti totali, ma aumento della percentuale di differenziata,
ovvero il 27 per cento (51 tonnellate contro le 135 di non riciclabili). A
ottobre, oltre 204 tonnellate di rifiuti, di cui però quasi 70 tonnellate di
differenziati e più di 134 di non riciclabili. Il che significa che a
ottobre il 34 per cento di rifiuti erano riciclabili, contro una media
mensile di poco inferiore al 15 per cento fino all’anno scorso. L’assessore
Igor Tul commenta: «Siamo molto soddisfatti di questi primi risultati.
Alcune cose sono certamente da migliorare e ottimizzare. Ora stiamo dando
attenzione alle utenze con condizioni logistiche un po’ critiche, come
alcuni condomini o case senza cortile, che non hanno spazi adatti dove
lasciare i contenitori per la raccolta». Ma è anche il raffronto con gli
anni scorsi (negli stessi mesi) a dare esiti interessanti. Da luglio ad
ottobre la differenza tra il 2005 e il 2007 è di ben 261 tonnellate di
rifiuti in meno conferiti al termovalorizzatore. Finora, in media, dal
comune andavano all’inceneritore oltre 2500 tonnellate annue. «La riduzione
dei rifiuti da incenerire è dovuta anche al maggiore uso della discarica
comunale per i rifiuti riciclabili ingombranti o speciali – dice Tul -.
Finora capitava che nei cassonetti finissero anche materiali edili. Di
sicuro il calo sarà ancora maggiore quando saranno tolti tutti i cassonetti
stradali». L’aumento della quantità di rifiuti riciclabili comporterà
gradualmente una riduzione della parte variabile della tariffa sulle
immondizie e quindi un risparmio per le famiglie. Intanto il Comune sta
attendendo un contributo dalla Provincia per poter fornire ai cittadini pure
i composter per ramaglie e foglie. Il contributo servirà anche per il
miglioramento della piazzola ecologica, che sarà tenuta aperta dal lunedì al
sabato.
Sergio Rebelli |
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Barrot: Bruxelles pronta a
finanziare la Trieste-Divaccia - In Italia interventi per 5,7 miliardi
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BRUXELLES L'Unione europea
sosterrà finanziariamente soprattutto le opere a carattere transfrontaliero.
Lo ha detto il commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot, sottolineando
che questa è una caratteristica che, tra i progetti presentati a Bruxelles
dall'Italia, hanno la Torino-Lione, il tunnel del Brennero e la
Trieste-Divaca.
Secondo le informazioni raccolte da diverse fonti, il finanziamento di
queste tre opere sarebbe ormai dato per scontato, ma sui numeri sono ancora
in corso limature che saranno completate nei prossimi giorni. Cioè prima che
le indicazioni della Commissione vengano trasmesse alle competenti autorità
nazionali. Un passaggio che dovrebbe avvenire entro il 20 novembre. Alla
fine, secondo alcuni, l'Italia potrebbe risultare addirittura il maggior
beneficiario dei finanziamenti europei, che complessivamente ammontano a 5,7
miliardi di euro.
Nel corso dell'incontro, Barrot ha poi ricordato che per il finanziamento
delle grandi opere infrastrutturali nazionali l'unica strada al momento
percorribile sembra essere quella del partenariato pubblico-privato. Per
favorire questa formula la Commissione europea intende indicare alcune linee
guida, ma al di là di questo resta la necessità di trovare soluzioni
adeguate al problema dell'assegnazione delle concessioni necessarie ad
assicurare il ritorno degli investimenti.
In questo contesto, il vicepresidente della Commissione ha osservato che
«gli italiani dovrebbero essere disposti a pagare un pò di più il prezzo del
biglietto per avere servizi migliori». Ed anche che le Regioni possono
svolgere un ruolo molto importante «nel mobilitare» interessi e risorse
necessarie per la realizzazione delle grandi opere.
Come dovrebbe avvenire per assicurare lo sviluppo del porto di Genova, uno
scalo che per Barrot «può svolgere un ruolo fondamentale» nell'ambito del
traffico marittimo del Mediterraneo. |
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Il rischio rigassificatori |
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Rispondo all’articolo del signor
Clayton J. Hubbard apparso sul Piccolo il 26 settembre 2007 «Rigassificatori
da fare». Il mio articolo era rivolto al vicesindaco Paris Lippi al solo
scopo di sensibilizzare gli amministratori locali a una maggiore riflessione
e attenzione nel proporre un insediamento industriale considerato ad alto
rischio. Comunque leggo che lei concorda con quanto sostiene il vicesindaco
nella nota del 25 agosto pubblicata sul nostro quotidiano locale. Su un
punto sono d’accordo con il vicesindaco quanto dice che Trieste ha perso
molti treni importanti. Ma siamo sicuri che il treno del rigassificatore gnl
è il treno giusto per Trieste? Se così fosse perché non informano la
popolazione sui rischi ai quali è esposta accettando la realizzazione del
rigassificatore invece di sottolineare solo il risparmio economico per
l’intera comunità sul costo energetico e i possibili nuovi posti di lavoro?
Ammesso che ci fosse un considerevole risparmio economico per tutti lei
sarebbe disposto a dormire su una bomba al metano? Perché tutti sono pronti
a giurare sulla sicurezza dei rigassificatori? Se i rigassificatori sono
sicuri perché sono sottoposti alla direttiva Seveso? Una direttiva europea
che è stata recepita in Italia dal dpr 175 del 1988 ha imposto il censimento
degli stabilimenti a rischio con l’identificazione delle sostanze
pericolose. Tra questi impianti sono contemplati anche i rigassificatori che
rientrano quindi negli impianti in cui si svolgono attività a rischio di
incidente rilevante. La nuova tecnologia ci dà una mano sulla sicurezza ma
qualcuno ha mai pensato alla possibilità del rischio attentati oppure a un
eventuale incidente come è successo nel novembre 2002 a Hong Kong dove si è
incendiata la sala macchine di una nave gassiera tenendo con il fiato
sospeso le autorità locali per il pericolo devastante che avrebbe provocato
un’eventuale esplosione nonostante la nave si trovasse a circa 38 chilometri
da Hong Kong... pensate alla distanza che c’è tra la Siot, Muggia e Trieste.
Dopo il referendum sul nucleare, l’Italia non è stata capace di realizzare
un piano energetico nazionale e mi chiedo perché si rivolge proprio a noi
giuliani per recuperare il ritardo storico nel campo energetico. Lei è
sicuramente una persona intelligente e sa che una cosa è il gas di città e
una rete di distribuzione, mentre cosa diversa è il deposito di gas gnl
oppure la nave gassiera gnl.
Da uno studio fatto in America dal Pentagono, l’energia di una gassiera
equivale a quella di diverse bombe atomiche.
Paolo Ruggieri - segretario organizzativo Dc per le autonomie |
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Indifferenza sulla Ferriera |
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Ho appena visto la
manifestazione sotto il municipio contro la Ferriera. La cosa che mi ha più
colpito è il menefreghismo generale, c’erano poche persone a far valere i
loro giusti diritti contro l’inquinamento non più sopportabile della
suddetta.
Mi chiedo, ma quei signori che non abitano a Servola (e io sono uno di
quelli), cosa pensano che i miasmi schifosi e inquinanti che vengono fuori
da quel rottame obsoleto, via da Servola si trasformano in ossigeno di
montagna? Ad esempio, tutti gli abitanti di Muggia dov’erano? Quelli di
borgo San Sergio, Valmaura, ecc. hanno il naso otturato? Non arriva anche a
loro la tremenda puzza di uova marce? Posso capire quelli che hanno parenti
che vi lavorano, che fanno finta di niente, ma le altre migliaia che con la
Ferriera non hanno niente a che fare, non gli girano un poco? O pensano solo
e sempre alla tintarella?
Vedete, secondo me è da queste cose che si capisce che qui a Trieste non si
farà mai nulla, come non si ha carattere per protestare contro le
ingiustizie, non lo si ha nemmeno per altre cose. Diventerà una città
pattumiera dove tutti faranno i porci comodi, industriali per primi...
Che tristezza!
Franco Castiglione |
IL PICCOLO -
MERCOLEDI', 7 novembre 2007
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Ferriera, proroga di 6 mesi
per l’ok ambientale -
Dipiazza attacca Regione e governo: «E’ una
vergogna». La proprietà: «Andiamo avanti con gli interventi» |
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Un decreto
legge firmato da Napolitano allunga i tempi per l’autorizzazione a centinaia
di aziende in tutta Italia, tra cui anche la Servola Spa
Ci sono ancora sei mesi di tempo
per l’autorizzazione integrata ambientale relativa alla Ferriera. Lo
stabilisce il decreto-legge che il Presidente della Repubblica Napolitano ha
firmato il 30 ottobre scorso, su proposta del presidente del Consiglio Prodi
e del ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio. Il nuovo termine è quindi il
31 marzo 2008. |
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Il documento, che interessa
centinaia di aziende in tutta Italia (non solo siderurgiche ma anche quelle
chimiche e le centrali elettriche), ha mandato su tutte le furie il sindaco
Roberto Dipiazza, che ieri pomeriggio ha convocato sul tamburo una
conferenza stampa assieme all’assessore all’Ambiente Maurizio Bucci.
«Queste documentazioni sono una vergogna nazionale – ha tuonato Dipiazza – e
costituiscono un caso di una gravità assoluta. Nessuno ora potrà più
chiedermi cosa fare della Ferriera. Lo rimando a chi ha voluto questa
proroga, mentre io devo rispondere alla gente di Servola. Ora abbiamo capito
tutti – ha aggiunto il sindaco visibilmente arrabbiato –. Quando dicevo che
c’erano di mezzo poteri forti nessuno mi credeva. Questa è la dimostrazione
della copertura politica. Basta che dalla Regione parta una telefonata al
Governo e viene emanato un decreto, con cui si salva la situazione ma di
fatto si continua ad avvelenare i cittadini».
Dipiazza ha poi rincarato la dose lamentando che l’assessorato comunale
all’Ambiente ha scoperto il provvedimento sul sito del ministero. «Non è
mica arrivato qui – ha osservato ironicamente –. Volete che mi mandino un
decreto che riguarda la salute della citta?».
Leggendo l’articolo secondo cui «gli impianti già in esercizio, per i quali
sia stata presentata nei termini la relativa domanda, possono proseguire
l’attività nel rispetto della normativa vigente», il sindaco ha poi fatto
capire di trovarsi con le mani legate riguardo a un’eventuale provvedimento
che sospenda l’attività della Ferriera: «Anche se domani dovessi dimostrare
la cosa più evidente, poi arriverebbe un altro decreto. Perchè – si è
chiesto Dipiazza quasi sconsolato – devo fare il paladino di una legalità
che non esiste?».
Nella tumultuosa conferenza stampa, il decreto-legge si è intrecciato più
volte con la risposta dell’Azienda sanitaria sull’esame delle rilevazioni.
Risposta che ha fatto infuriare Dipiazza al pari del provvedimento del
Governo.
Una decina di giorni fa il sindaco ha chiesto al direttore generale
dell’Azienda sanitaria, Rotelli, se in base agli ultimi dati dell’Arpa
(polveri sottili e idrocarburi policiclici in settembre) sussista ancora la
«grave situazione di inquinamento» che comporta «la necessità di
provvedimenti atti a ridurre le emissioni a salvaguardia della salute
pubblica».
E Rotelli ha riposto che «la valutazione dei dati relativi al mese di
settembre deve avvenire nell’ambito del tavolo di coordinamento istituito
presso la direzione regionale dell’ambiente».
«Viviamo nel paese delle banane – è sbottato Dipiazza –. Chiedo all’Azienda
sanitaria cosa devo fare riguardo agli sforamenti e mi rispondono:
troviamoci attorno a un tavolo». E domandandosi chi ora si assumerà le
responsabilità verso i cittadini, il sindaco ha concluso annunciando
l’assenza del Comune al prossimo tavolo regionale (previsto il 15 novembre)
e l’invio di tutti i rilevamenti dell’inquinamento alla Procura della
Repubblica.
A complicare il quadro politico sulla Ferriera, intanto, c’è la lettera che
il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio ha inviato al presidente della
Regione Illy (ne riportiamo il testo a fianco). Ma tutto questo non sembra
turbare la Severstal-Lucchini. «Il decreto era atteso – commenta il
portavoce Francesco Semino – perchè in Italia c’è un ritardo generalizzato
su queste autorizzazioni. Noi comunque non restiamo fermi. Gli interventi
previsti dall’autorizzazione per Servola sono per la maggior parte speculari
con le prescrizioni del perito della Procura, Marco Boscolo, che stiamo
attuando sotto il controllo della stessa Procura».
Giuseppe Palladini |
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FERRIERA - Barduzzi: «Un
accordo è possibile tra 10 giorni» Rotelli: «Per discutere c’è il tavolo
regionale» |
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L’assessore
Moretton replica al ministro: «Ma la Severstal vuole continuare l’attività»
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«Non c’è nessun ritardo da parte
della Regione nella predisposizione dei piani di risanamento dell’aria, in
quanto la legge regionale sull’inquinamento acustico e atmosferico è stata
recentemente licenziata dal Consiglio». È la risposta dell’assessore
regionale all’Ambiente, Gianfranco Moretton, alla lettera inviata
alla Regione dal ministro Pecoraro Scanio.
Moretton ricorda che la legge regionale «prevede le modalità e i tempi di
predisposizione dei piani di risanamento dell’aria per tutta la regione», e
quanto alla correlazione fra i piani e la procedura per il rilascio dell’Aia
«al momento - dice l’assessore - sembra non esistere correlazione». Quanto
al protocollo del 2003 sulla Ferriera, Moretton ricorda che quell’accordo
era stato siglato prima dell’arrivo di Severstal, che nel suo piano
industriale ha previsto «di non chiudere la Ferriera nel 2009, ma procedere
ad azioni di risanamento ambientale e di riconversione laddove necessario».
Se Moretton ribatte a Pecoraro Scanio, al direttore dell’Azienda sanitaria
Franco Rotelli spetta invece replicare alle parole pronunciate dal
sindaco Dipiazza. «L’Azienda sanitaria si muove seguendo compiti specifici e
questioni tecniche, che preferiamo portare nei tavoli istituzionali. I
nostri tecnici - dice Rotelli - seguono scrupolasamente la questione, il
Comune è presente al tavolo e qualsiasi delucidazione vista la stretta
periodicità degli incontri può essere data in quella sede».
Definisce necessaria «la proroga per impedire di vedere vanificata la
procedura Aia» il consigliere regionale Alessandro Metz (Verdi). «Non
può esserci adeguamento se non c’è prescrizione, perché a tutt’oggi nessuna
autorità - sostiene - ha concluso tutti i procedimenti pendenti. Parliamo di
ben 8000 procedimenti aperti, che avrebbero portato a una sicura
impugnazione davanti al tribunale».
Per la Ferriera, secondo l’assessore provinciale all’Ambiente Ondina
Barduzzi non cambia nulla. «E’ facile che nella prossima riunione del
tavolo regionale tra 10 giorni – osserva – si chiuda l’accordo. Siccome il
Comune ha già detto no, non essendoci l’unanimità ora per legge la palla
passa alla giunta regionale». |
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FERRIERA - Pecoraro Scanio a
Illy: «Lucchini si impegnò a chiuderla nel 2009» |
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Questo è il testo della lettera
inviata il 31 ottobre dal ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio al
presidente della Regione Riccardo Illy.
Caro Presidente, come Ti è noto, la qualità dell’aria di una parte della
città di Trieste è fortemente condizionata dalle emissioni in atmosfera di
sostanze inquinanti da parte della Ferriera di Servola. La magistratura è
già intervenuta nel recente passato sui gravi episodi di superamento dei
valori di qualità dell’aria che garantiscono la tutela della salute pubblica
soprattutto nelle aree circostanti l’impianto.
Attualmente presso i competenti uffici della Regione é in corso la procedura
per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale dell’impianto. A
tale riguardo risulta ai miei Uffici che la Regione Friuli non ha ancora
predisposto il piano di risanamento della qualità dell’aria,obbligo previsto
dal D.Lgs. n.51/99. Il piano che la Regione avrebbe dovuto predisporre già
dal 2003 costituisce a mio parere uno strumento indispensabile sia per
l’individuazione degli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti
necessarie a conseguire gli standard di qualità posti a protezione della
salute umana e dell’ambiente, sia per individuare le misure idonee al
conseguimento di tali obiettivi.
In particolare il piano costituisce fondamentale presupposto per il rilascio
delle Aia in quanto da esso dovrebbero emergere specifiche indicazioni
riguardo le riduzioni attese da ciascun settore energetico. Nel merito
specifico dell’impianto di Servola devo evidenziare che un apposito
protocollo sottoscritto dalla Lucchini Spa, dagli Enti locali, dalla
Regione, dall’allora Ministero delle Attività produttive nel 2003 prevedeva
un preciso impegno delle proprietà a dismettere l’intero stabilimento entro
il 2009. Tale accordo andrebbe comunque onorato dalla Lucchini Spa e l’Aia
regionale dovrebbe definire le modalità di dismissione dell’ impianto nei
termini concordati, unitamente a quelle di bonifica e di messa in sicurezza
del sito. Sin da ora Ti rappresento la piena collaborazione del mio
Ministero in ordine alle iniziative che la Tua regione vorrà adottare in
merito.
Alfonso Pecoraro Scanio |
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Rifiuti, cassonetti «lignanesi»
disorientano i muggesani |
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MUGGIA
Desta ancora qualche perplessità tra i muggesani l’indicazione apposta sui
cassonetti che invitano a depositarvi «solo rifiuto secco», ma anche le
scritte con riferimento alla città di Lignano. Il motivo di queste ultime è
presto detto: i cassonetti erano usati in precedenza a Lignano Sabbiadoro
(da qui lo stemma comunale e la scritta sull’adesivo frontale) e
curiosamente questo modello di cassonetti è brevettato proprio col nome di «Lignano»,
che appare sulle targhette metalliche sul fianco, accanto al numero di
serie.
Ma la distinzione «rifiuto secco» (tradotto anche in tedesco e inglese) è
ancora lontana dalle abitudini dei muggesani e dalla realtà locale. A
Lignano invece la differenziazione è diffusa già da tempo e vale anche per i
turisti stranieri. E a Muggia, soprattutto nei primi giorni, si vedevano
sguardi un po’ disorientati della gente, intenta a chiedersi se vi si può
introdurre il solito sacchetto con le immondizie di casa. L’assessore Piero
Veronese spiega: «La ditta deve rifare ancora tutti gli adesivi da applicare
ai cassonetti, su cui sarà indicato l’uso corretto e, come è giusto che sia,
il simbolo del Comune di Muggia». A poco più di un mese dall’avvio del
servizio gestito da Ecoverde, le cose sono tornate alla normalità o quasi.
«Mancano ancora i contenitori per le pile» dice Veronese.
s.re. |
IL PICCOLO -
MARTEDI', 6 novembre 2007
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Grande viabilità, disponibili
i 9 milioni - Si allontana definitivamente il rischio di ritardi al
cantiere dovuti alla mancanza di liquidità |
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L’amministrazione municipale restituirà i soldi non appena questi
arriveranno da Roma
La Regione
anticiperà al Comune l’ultimo stanziamento atteso dall’Anas
L’ultimo ostacolo che avrebbe
potuto frapporsi al completamento della Grande viabilità nel termine
previsto, quello di fine ottobre 2008, è stato superato: non ci saranno
ritardi nel cantiere, non a causa dei finanziamenti. Nella stessa mattinata
di ieri la giunta regionale da una parte e quella comunale dall’altra, con
due distinti provvedimenti, hanno infatti formalizzato quella che in pratica
sarà una partita di giro fra Anas e amministrazioni: cosa che permetterà al
Comune di avere subito disponibili gli ultimi nove milioni di euro che la
scorsa primavera era emersa la necessità di reperire.
I fondi permetteranno in sostanza di adeguare l’infrastruttura alle più
recenti normative comunitarie in materia di sicurezza. Già lo scorso giugno
era arrivata dal governo l’assicurazione della copertura finanziaria,
attraverso l’Anas. Fino a ieri restava però aperto il problema dei tempi: i
soldi infatti arriveranno da Roma nel corso dell’anno prossimo. Proprio per
evitare problemi di liquidità di cassa ed eventuali ritardi nel cantiere,
ieri la Regione ha deliberato di anticipare i nove milioni al Comune. Mentre
la giunta municipale ha approvato lo schema di convenzione in base al quale,
non appena riceverà i soldi dall’Anas, li girerà alle casse della Regione.
«L’anticipo dei nove milioni è stato deciso nell’ottica di non bloccare il
cantiere nemmeno per un giorno», rimarca l’assessore comunale ai lavori
pubblici Franco Bandelli. Mentre l’assessore regionale ai trasporti Lodovico
Sonego esprime «grande soddisfazione per una erogazione che consente il
completamento delle gallerie della Grande viabilità». Sonego ricorda
peraltro come ci siano stati «momenti di apprensione un paio di anni fa,
quando si temeva il blocco dei cantieri» dopo che nel marzo 2006 era emersa
la mancanza di una quarantina di milioni senza i quali l’opera si sarebbe
fermata nel giro di poche settimane. «Con la Finanziaria nazionale 2007 -
aggiunge Sonego - il problema è stato affrontato con serietà e
disponibilità. E i risultati si vedono. Questa è una conferma dell’impegno
del governo per il Friuli Venezia Giulia e per Trieste», chiude l’assessore
regionale.
I nove milioni di euro che perverranno al Comune serviranno nello specifico
all’adeguamento dell’impiantistica nelle gallerie attualmente in costruzione
nell’ambito del secondo stralcio del terzo e ultimo lotto del collegamento
stradale Molo Settimo-Cattinara. L’impiantistica, si diceva, verrà modulata
sulle più recenti normative comunitarie ponendosi al contempo in linea con
quella prevista nel tratto Lacotisce-Rabuiese.
Come viene precisato in una delibera assunta la scorsa estate dalla giunta
comunale, l’ultimo stanziamento ha portato la spesa complessiva della
Cattinara-Padriciano alla quota di 223 milioni 79 mila 28 euro: ai 174
milioni inizialmente arrivati dallo Stato attraverso la Regione, si sono
aggiunti i 40 milioni assicurati a inizio anno dal governo e infine,
appunto, gli ultimi nove.
Dal punto di vista amministrativo si chiude così una vicenda che risale ai
tempi di Riccardo Illy sindaco, quando l’allora premier Massimo D’Alema
promise i 300 miliardi di lire allora stimati necessari per avviare il
cantiere dell’ultimo tratto della Grande viabilità. La gara d’appalto si
concluse nel luglio del 2002 con l’aggiudicazione dei lavori - tra ventidue
concorrenti - all’Ati (associazione temporanea) costituita dalle imprese
Collini Rabbiosi e Cossi, che aveva proposto un ribasso del 32,8% rispetto
alla base d’asta fissata in 121 milioni di euro.
I costi in seguito sono lievitati causa le nuove normative cui adeguarsi, e
anche per la difficoltà di operare nella roccia carsica, sventrata anche a
forza di cariche esplosive.
Paola Bolis |
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SAN DORLIGO
DELLA VALLE -
Assemblea pubblica sulla nuova autostrada |
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Stasera alle 20 al Centro Anton
Ukmar–Miro di Domio, si terrà un’assemblea pubblica sul tema: «Nuova
autostrada Lacotisce-Rabuiese, tratto Domio-Lacotisce-Mattonaia, lavori
conclusivi, barriere antirumore e arredo urbano». Si tratta di una riunione
voluta e organizzata dai comitati locali, assieme al Comune di San Dorligo
della Valle, per affrontare coi rappresentanti della Ditta Collini (che sta
costruendo la superstrada) i lavori di arredo urbano, le barriere
antirumore, i marciapiedi e le altre migliorie alla viabilità e all’impatto
visivo, previsti nella zona di Domio al termine della costruzione della
bretella autostradale.
Nel corso dell’incontro si farà anche il punto sullo stato di avanzamento
dei lavori, cercando di risolvere altre criticità dell’intervento
nell’abitato, tentando di ridurre disagi e di ottimizzare gli interventi.
s.re. |
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Ortis: necessari i
rigassificatori nel golfo di Trieste -
Promosso il
piano energetico regionale: «Coerente con gli obiettivi nazionali e europei»
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Il
presidente dell’Authority per l’energia a Villa Manin. L’assessore regionale
all’Energia Sonego: «Risparmi dall’elettrodotto Redipuglia-Udine»
UDINE «L'energia in Italia
dipende troppo dal mercato del petrolio». A ribadirlo il presidente dell'
Autorità per l'energia elettrica, Alessandro Ortis, concludendo i lavori del
convegno «Energie rinnovabili, opportunità di sviluppo sostenibile in Friuli
Venezia Giulia», organizzato dalla Cassa di Risparmio del Fvg a Villa Manin.
Ma ha anche promosso la politica energetica della regione «si colloca in una
linea complessivamente coerente con gli obiettivi nazionali ed europei».
Ricordando poi l'impegno della Regione per lo sviluppo delle strutture
energetiche, per il miglioramento dei rapporti con le vicine repubbliche di
Austria e Slovenia, il presidente dell'Autorità ha ribadito che «si tratta
di scelte necessarie all'intero sistema nazionale ed europeo».
In particolare, Ortis si è riferito allo sviluppo degli elettrodotti con
Slovenia e Austria e ai rigassificatori nel Golfo di Trieste. «Si tratta di
strutture importanti non solo per i problemi energetici di quest'area, ma di
interventi che hanno rilievo sia per la diversificazione delle forniture di
gas sia per quanto riguarda la sicurezza dell'alimentazione». Nell’occasione
l'assessore regionale all'energia Lodovico Sonego ha illustrato il nuovo
piano energetico regionale (Per) e ha parlato dei prossimi progetti
infrastrutturali. «Per la realizzazione del nuovo elettrodotto tra
Redipuglia e Udine Terna smantellerà 2,3 km di vecchi elettrodotti per ogni
chilometro di nuova struttura».
«Nonostante questo saldo positivo eclatante - ha proseguito l'assessore -
sono sorti comitati contro quest'opera e quattro sindaci non hanno firmato
il protocollo d'intesa. Noi andremo avanti lo stesso».
Sonego ha detto che il Piano energetico regionale «punta a risolvere i
problemi delle industrie e delle famiglie». Si tratta di rendere più
efficiente il sistema regionale, di raccordarlo meglio con le vicine
repubbliche di Slovenia e Austria, di inserirlo in un contesto europeo, di
integrarlo con «una corretta politica che consideri le energie alternative
ma anche che sfrutti le opportunità che ci giungono dai rigassificatori».
Per Ortis bisogna sviluppare i contributi di varie fonti energetiche,
immaginando politiche energetiche che consentano di diversificare. In tal
senso possono giocare un ruolo importante anche le energie rinnovabili, ma
in particolare un uso razionale dell'energia che, per Ortis, è la «fonte
virtuale più virtuosa che esiste». Il risparmio non va inteso, secondo il
capo dell'Authority,come privazione, ma come un modo per ottenere gli stessi
vantaggi dell'utilizzo consumando meno energia.
Ortis non ha, invece, voluto esprimersi sull'opzione nucleare. «All'Autorità
- ha tagliato corto - non compete fare politica energetica. A ciò sono
preposti il Governo, il Parlamento e l'opinione pubblica». «La situazione
dell'approvvigionamento di energia – ha aggiunto il presidente dell'Autorità
- merita tutta l'attenzione che il Governo sta dando. L’approvvigionamento
dell'Italia è sotto controllo e le famiglie possono stare tranquille, ma
molto dipenderà dall'andamento climatico del prossimo inverno». D'accordo
sulla necessità di impegnarsi tutti insieme, dalle industrie, alle
istituzioni, ai cittadini, per un utilizzo migliore dell'energia si è detto
anche il presidente degli industriali udinesi, Adriano Luci.
c.t.p. |
LA REPUBBLICA -
LUNEDI', 5 novembre 2007
Sull'eolico ambientalisti senza
pace: ora è scontro anche nell'oasi Marche
Due anni fa un progetto simile
era stato salutato con favore come un esempio da seguire - Ora invece le
organizzazioni, già protagoniste di diversi "duelli", si danno battaglia
La Regione ha
adottato un piano energetico innovativo, apprezzato da Legambiente e Greenpeace
Ma
sull'Appennino sono previsti due impianti a pale contestati da Wwf, Italia
Nostra e altre associazioni
ROMA - Doveva essere la
frontiera della pace ritrovata, si sta trasformando in una nuova trincea di
guerra. La progettazione di due impianti eolici nelle Marche rischia di tornare
a inasprire le divisioni dell'universo ambientalista su come, quando e dove
costruire le grandi pale per ricavare energia dalla forza del vento.
Da una parte Italia Nostra, Wwf, Lipu, Comitati nazionali del paesaggio e Club
alpino italiano, fermamente decisi a difendere la bellezza dell'Appennino
maceratese e a impedire la nascita di due nuove centrali nella Comunità montana
di Camerino, a ridosso dei comuni di Serravalle di Chienti, Montecavallo e Pieve
Torina. Dall'altra parte Legambiente e Greenpeace, convinte invece che il
passaggio a un sistema energetico sostenibile valga qualche piccolo sacrificio a
spese della bellezza delle vallate.
Il conflitto in corso sui progetti marchigiani non è certo l'unico e neppure il
più duro: recentemente i due fronti si sono dati battaglia in Toscana, dove il
Tar su richiesta di Italia Nostra ha fermato l'impianto di Scansano,
costringendo Legambiente a costituirsi parte civile davanti al Consiglio di
Stato; in Molise, dove al centro dello scontro c'è il primo progetto di eolico
offshore in Italia; sui monti del Sannio, all'incrocio tra Molise, Puglia e
Campania, dove la contrapposizione riguarda la possibilità di impiantare sedici
torri.
Inoltre, ad allontanare ancora di più i due schieramenti, il giro di vite
imposto dal ministero dell'Ambiente per l'introduzione dell'eolico. Se il fronte
dei critici ha salutato l'iniziativa con favore, Legambiente e Greenpeace hanno
avuto la reazione opposta, scrivendo un'allarmata lettera congiunta al ministro
Pecoraro Scanio.
Lo scontro delle Marche rispetto agli altri ha però un grandissimo valore
simbolico. Poco più di due anni fa i criteri scelti nella regione per sfruttare
il suo potenziale eolico erano stati salutati infatti da Wwf e Legambiente come
"la lezione marchigiana" e "il decalogo di Fiuminata". In vista della
progettazione di un impianto nel piccolo comune al confine con l'Umbria, non
distante dal luogo dove dovrebbero sorgere gli altri due ora al centro della
polemica, le due associazioni ambientaliste e un gruppo di parlamentari avevano
sottoscritto insieme alle istituzioni locali un "decalogo dell'eolico
sostenibile" che aveva messo finalmente tutti d'accordo. Al centro dell'intesa
c'era in particolare l'impegno del Comune a garantire il controllo rigoroso
dell'impatto ambientale e paesaggistico e l'utilizzo di parte delle risorse
ricavate in politiche di sviluppo sostenibile.
I progetti in ballo nella Comunità montana di Camerino paradossalmente
rafforzano ulteriormente quei criteri, ma quella che era stata ribattezzata "la
pax ecologica" ha lasciato ora il posto a una dura contrapposizione.
"Si tratta di due impianti che dovrebbero sorgere in un'unica macroarea, uno
composto di sette macchine da due megawatt ciascuna e un altro da diciassette
macchine, anche queste da due megawatt ciascuna", spiega Andrea Perduca,
responsabile dell'eolico per la Sorgenia. "Uno dei due è nostro - racconta
ancora - l'altro è gestito direttamente da una Srl creata dalla Comunità
montana. Ora le carte sono al vaglio della commissione regionale per la
valutazione di impatto ambientale, che deciderà a giorni. Noi siamo tranquilli
perché la scelta del territorio non è stata casuale, ma rientra in uno dei rari
casi di pianificazione regionale".
A individuare la zona in questione è stato infatti il Pear delle Marche, il
Piano energetico ambientale regionale, dopo un lungo lavoro preparatorio.
"Abbiamo tenuto conto di tutti i vincoli presenti sul territorio, degli studi
commissionati alle università regionali sul valore botanico delle zone e anche
della presenza faunistica, compresa la valutazione delle rotte migratorie degli
uccelli", ricorda la responsabile del Pear, l'architetto Silvia Catalino. Un
piano, caso più unico che raro, che punta molto, fissando quote e percentuali,
su microproduzione distribuita, fonti rinnovabili e cogenerazione, impegnando
chi realizza le nuove centrali a reinvestire gli utili nella valorizzazione del
territorio.
Linee di intervento, concorda Edoardo Zanchini di Legambiente, che sono da
sempre cavalli di battaglia degli ecologisti. "Francamente prendersela con le
Marche mi pare dura", aggiunge cercando di non infiammare gli animi ancora di
più. Ancora più netto il giudizio di Giuseppe Onufrio di Greenpeace: "Le grida
contro l'eolico sono voci a favore delle tecnologie fossili se non del nucleare
e come tali le attacchiamo decisamente. Si possono mitigare alcuni impatti, ma
ribadiamo un concetto fondamentale per noi: i cambiamenti climatici sono la
priorità ambientale in assoluto e queste posizioni contro l'eolico sono
antiambientali".
Ma il punto di vista del Wwf è un altro. "Vale per l'eolico quello che diciamo
anche per i rigassificatori e per le altre infrastrutture energetiche: non si
può andare avanti senza una seria pianificazione nazionale", osserva il
segretario generale Michele Candotti. "Per questo - aggiunge - ci accingiamo a
presentare un documento la cui bozza abbiamo già inviato a enti centrali e
locali per instaurare degli strumenti di valutazione che tengano conto della
potenza degli impianti, del loro impatto sul territorio e dell'interazione con i
vincoli che insistono sulle varie zone. In un Paese che procede per conflitti
ideologici, la nostra vuole essere anche una provocazione, offrendo uno
strumento di pianificazione che consenta di fare finalmente le cose per bene".
VALERIO GUALERZI
IL PICCOLO -
LUNEDI', 5 novembre 2007
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Metro leggera anche per il
Porto: servono 15 milioni
- Boniciolli
sposa l’opera voluta dalla Provincia. Domani presenterà il progetto ai
vertici delle Ferrovie |
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Ultimato il
secondo studio degli esperti dell’ateneo. Lungo le linee tra Campo Marzio,
Muggia e Opicina potranno viaggiare anche le merci
Servono 15 milioni di euro per
mettere in funzione la metropolitana leggera nelle linee Muggia-Campo Marzio
e Campo Marzio-Villa Opicina. Tratte destinate a servire il traffico
passeggeri ma anche quello merci nell’ottica del potenziamento dei traffici
portuali. Domani il presidente dell’Authority Boniciolli chiederà alle
Ferrovie di partecipare al progetto. |
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In due o tre anni, una volta
reperiti i fondi, potrebbero essere realizzati i primi due lotti del
progetto: la linea Campo Marzio-Noghere, e poi la Campo Marzio-Opicina. È un
piano a medio termine invece - sebbene compreso nei 15 milioni necessari -
il terzo lotto, che prevede di attrezzare per il trasporto passeggeri la
galleria di cintura: ciò che consentirebbe di collegare la linea urbana alla
Trieste-Ronchi nell’ambito della metropolitana regionale
Ronchi-Trieste-Capodistria.
Interventi e costi definiti, e la conferma di un elemento importante: che
cioè il recupero delle infrastrutture in funzione di metrò leggero
servirebbe anche a rivitalizzare il trasporto merci su rotaia da e per il
porto di Trieste. Merci che potrebbero viaggiare in particolare nelle ore
notturne. Sono questi alcuni dei punti nodali del secondo studio che la
Provincia ha commissionato al Dipartimento di ingegneria civile e ambientale
dell’Ateneo cittadino. Redatto in collaborazione con la dirigenza locale di
Rfi (Rete ferroviaria italiana), lo studio «non solo ha riconfermato la
fattibilità dell’operazione», dice l’assessore provinciale ai trasporti
Ondina Barduzzi, «ma ne ha anche individuato priorità e potenzialità». In
prima fila, appunto, il convergere dell’interesse di Palazzo Galatti per il
trasporto pubblico, e di quello dell’Autorità portuale per le merci.
Inoltre, aggiunge Barduzzi, «alcuni interventi sono già previsti nei
programmi di Rfi». La priorità della Provincia è la Campo Marzio-Muggia,
utile anche per porto e Ezit. Il secondo passo sarebbe la Campo
Marzio-Opicina. Sono già stati chiesti al Fondo Trieste 750 mila euro con
cui Palazzo Galatti realizzerebbe il collegamento con il terminal di
Fernetti, così da avere un’area retroportuale servita da rotaia.
Domani il presidente dell’Authority Claudio Boniciolli, nell’ambito di una
serie di appuntamenti a Roma, incontrerà l’amministratore delegato di Rfi
Mauro Moretti per discutere di vari temi: tra questi, il metrò leggero.
Boniciolli illustrerà il progetto chiedendo che Rfi si inserisca nel
protocollo d’intesa siglato in giugno fra Provincia, Ezit e Autorità.
Obiettivo, allargare «il forte lavoro di sinergia» tra enti sin qui attuato,
dice Barduzzi. «Questo progetto - commenta Boniciolli - è di grandissima
importanza anche per l’Authority, cui interessa tutta la corona di stazioni
che stanno intorno a Trieste e dalle quali si può alimentare il traffico
ferroviario verso lo scalo. Ci interessano le merci, con lo sbocco verso
l’Est e la Slovenia: a Moretti parlerò dei sei chilometri di binari mancanti
per collegare gli scali di Trieste e Capodistria. Ma l’interesse del
tracciato, capace di trasportare sia merci che persone, è anche in chiave
turistica: Capodistria sta costruendo il nuovo terminal passeggeri, e con
l’apertura completa delle frontiere possiamo iniziare davvero a pensare che
ogni nave che attraversa il canale di Otranto possa essere ”acquisita”
dall’Alto Adriatico».
L’obiettivo di inserire Rfi nell’accordo di programma è di tipo economico:
«Potremmo richiedere a Rfi di anticipare alcuni interventi che già ha in
programma», commenta Barduzzi. I 15 milioni restano infatti in gran parte da
reperire: l’Ap dà «pieno sostegno politico e progettuale», ribadisce
Boniciolli, ma sul fronte economico per ora deve curare la propria rete
interna di binari. La Provincia intende rivolgersi però a Rfi e al ministero
delle Infrastrutture, puntando sull’importanza della linea per il porto. In
futuro, soprattutto per la galleria di cintura potrebbe intervenire la
Regione. Regione la cui nuova legge sul trasporto pubblico locale, annota
Barduzzi, ha inserito a livello di gestione anche il trasporto su rotaia: i
fondi per la gestione della metropolitana non mancherebbero. |
Paola Bolis
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La priorità è il collegamento
con Muggia - Chiesti al Fondo Trieste 750mila euro per collegare ai binari
il terminal di Fernetti |
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Uno degli elementi-chiave dello
studio redatto dall’Università, e presentato nei giorni scorsi
dall’assessore Ondina Barduzzi ai presidenti della Provincia Maria Teresa
Bassa Poropat, dell’Authority Claudio Boniciolli e dell’Ezit Mauro Azzarita,
sta nel fatto che i lavori sugli impianti ferroviari utili ai traffici del
porto «consentirebbero di per sé di configurare, con il solo costo
aggiuntivo delle fermate, una prima ipotesi di servizio di trasporto
urbano», anche se limitato all’area Campo Marzio-Muggia-Opicina senza
toccare Ronchi da una parte e Sesana dall’altra.
Questo fattore vale in primo luogo per la prima tratta che alla Provincia
preme, la Campo Marzio-Noghere/Muggia. Si tratta qui di realizzare
interventi che vanno dalla risagomatura della galleria di Monte San
Pantaleone alla realizzazione di nuovi impianti elettrici. La linea
partirebbe da Campo Marzio, fermerebbe fra l’altro alle Torri d’Europa e
allo stadio Rocco, in zona Ezit - novemila le persone che qui lavorano, e
che dunque sono potenzialmente interessate al collegamento - per arrivare
alle Noghere. Di qui, nell’ambito di una futura metropolitana
interregionale, il trasporto potrebbe proseguire fino a Capodistria.
L’altra linea - che lo studio dell’Università contempla come secondo lotto
del progetto - è la Campo Marzio-Opicina, che richiede tra l’altro un minore
numero di interventi. Il treno passerebbe - fermandosi - per San Giacomo,
Guardiella, area Università, nuova sede della Sissa al Santorio, dov’è
prevista la realizzazione di una nuova fermata. Inoltre, con i 750mila euro
richiesti al Fondo Trieste verrebbe realizzato il collegamento con il
terminal di Fernetti. Anche questa linea, spiega l’assessore provinciale
Ondina Barduzzi, può avere uno sviluppo oltreconfine: «Nel piano regolatore
del Comune di Sesana questo collegamento è già previsto. Ci sono due
possibilità: il riatto della vecchia ferrovia o la costruzione di nuovi
binari» che si allaccino a quelli della metropolitana leggera.
Il terzo lotto del progetto redatto dall’Università riguarda la galleria di
cintura che collega Campo Marzio a Roiano e Barcola, dove si riallaccia al
tracciato per Udine e Venezia. L’intervento previsto è quello di attrezzare
e abilitare la galleria anche per il traffico passeggeri, così da
utilizzarla sia da parte dei treni RoLa, quelli della cosiddetta «autostrada
viaggiante» Trieste-Salisburgo, sia per il trasporto pubblico. In questo
modo un domani la metropolitana leggera potrebbe prevedere delle fermate in
corrispondenza di piazza dei Volontari giuliani e di Roiano, due dei rioni
toccati dalla galleria. |
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INTERMODALITA' - E dalle
Noghere un servizio di autobus a chiamata |
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Trasporto pubblico locale: quale
rapporto tra la metropolitana leggera - se questa verrà realizzata - e gli
autobus? Lo studio commissionato dalla Provincia al Dipartimento di
ingegneria civile e ambientale dell’Ateneo cittadino osserva che i servizi
su gomma oggi risultano «particolarmente apprezzati per la loro capillarità
spazio-temporale», cioè per le zone che raggiungono e la frequenza con cui
transitano, e dunque «andrebbero mantenuti ai livelli attuali per non
favorire le modalità di trasporto alternative» come l’auto privata. In ogni
caso, il servizio su ferro non può risultare «sostitutivo» di quello su
gomma, ma può invece «rinforzare collegamenti giù esistenti».
Parte del servizio tradizionale però potrebbe essere sostituito da un
servizio di bus a chiamata. Lo studio comprende infatti anche una prima
valutazione dell’ipotesi, concentrandola nel Comune di Muggia. La
metropolitana leggera si fermerebbe alla stazione di Noghere: proprio per
questo, viene proposto «l’avvio sperimentale» di un servizio che farebbe
capo all’attuale capolinea della linea 20 a Muggia. Si tratterebbe di un
servizio aggiuntivo, non alternativo a quelli attuali, mirato a collegare -
a richiesta, appunto - il capolinea della metropolitana delle Noghere
all’area di Muggia: partenza, arrivo, orari e percorsi sarebbero determinati
di volta in volta sulla base delle richieste dei cittadini.
Quanto alla metropolitana che dovrebbe collegare Muggia a Campo Marzio - e
che servirebbe anche al trasporto merci, come rilevato dal presidente dell’Authority
Claudio Boniciolli - la frequenza minima ritenuta necessaria per rendere
appetibile il servizio è di trenta minuti. In ogni caso, avverte lo studio,
per riuscire a invertire la tendenza a spostarsi in auto o altri mezzi
privati e invogliare all’utilizzo del trasporto pubblico resta
indispensabile una «pianificazione a livello di sistema» integrato:
interventi singoli e «parziali» non porteranno alcun cambiamento nel modo di
muoversi della cittadinanza. |
IL PICCOLO -
DOMENICA, 4 novembre 2007
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Ravignani: «Vicino agli
operai della Ferriera ma anche l’ambiente deve essere tutelato» |
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Celebrazioni per San Giusto:
nell’omelia del vescovo anche le nuove prospettive di sviluppo della città
Le incertezze legate al destino della Ferriera di Servola e le speranze
riposte nelle nuove prospettive di sviluppo che si aprono alla città, ma
anche il complesso rapporto tra fede e scienza e gli altrettanto delicati
equilibri tra Stato e Chiesa. Ha toccato i temi centrali per il futuro di
Trieste e le sfide più alte con cui è chiamata a confrontarsi l’intera
comunità cristiana, l’omelia tenuta ieri mattina in cattedrale dal vescovo
durante il Pontificale che celebra la figura del patrono San Giusto.
Un intervento che ha ribadito, se mai ce ne fosse stato bisogno, la capacità
di Eugenio Ravignani di farsi interprete delle inquietudini che turbano il
suo «gregge». «L’amore di un vescovo è la sua città. E il mio amore è
proprio Trieste - ha affermato il vescovo davanti a centinaia di fedeli che,
assieme alle autorità civili e militari, hanno affollato la cattedrale -.
Perciò non posso non sentire come mie le forti preoccupazioni di tanti
lavoratori di una grande industria che temono per la perdita del posto di
lavoro e vedono assai problematica una riconversione della loro
professionalità in un impiego diverso. E con affetto sono accanto alla
sofferenza delle loro famiglie».
Un affetto che va comunque di pari passo con la vicinanza ai residenti,
decisi a difendere il loro diritto alla salute, e con il monito rivolto alle
istituzioni, chiamate a fare squadra per indivudare soluzioni concrete.
«Allo stesso tempo - ha continuato monsignor Ravignani - non posso non
condividere i timori di chi vede pericolosamente alterarsi la purezza del
clima in cui respirare e vivere con i propri figli. Mi sento inoltre di
esprimere vivissima gratitudine a coloro che, nella loro responsabilità di
pubblici amministratori e imprenditori, continueranno a impegnarsi perchè
sollecitamente siano fugate incertezze e dubbi nella soluzione di una
difficile composizione tra legittime, diverse esigenze».
Ma nella solennità di San Giusto, «figura che ha segnato la storia della
prima esperienza cristiana a Trieste», è arrivato anche un messaggio carico
di speranza: la città, ha sottolienato il vescovo, potrà vivere una nuova
stagione positiva se solo saprà cogliere le opportunità legate alla caduta
dei confini e valorizzare i suoi punti di forza. «Guardo con viva fiducia
alle nuove prospettive che aprono, o meglio riaprono, la città ad un respiro
internazionale - ha sottolienato Ravignani -, mentre importanti strutture
stanno riprendendo vigore e sono promessa di reale rilancio nel campo
dell’economia e del lavoro, condizione di una reale prosperità che sia
condivisa da tutti i cittadini. Provo ammirazione poi per la prestigiosa
presenza e l’intensa attività dei tanti istituti scientifici. Sono un onore
per la nostra città ed auspico che tra essa e il mondo della scienza si dia
vita ad un dialogo permanente e proficuo».
Dal canto suo però, ammonisce il vescovo, la scienza non deve diventare
strumento per arrivare alla negazione della fede: religione e progresso non
vanno infatti messe in competizione, ma riconosciute come due distinte e
altrettanto preziose «forme del conoscere», basate su un «diverso accesso
alla verità». Allo stesso modo va difesa la corretta convivenza tra Stato e
Chiesa, perchè «solo una malintesa laicità può voler relegare la Chiesa
nella sfera del rito e della devozione e la fede nell’ambito di una mera
esperienza privata e personale. La laicità vera - ha concluso Eugenio
Ravignani - è garanzia di spazio etico in cui le religioni possono e debbono
trovare espressione in piena libertà, senza subire condizionamenti da
culture o poteri dominanti».
Maddalena Rebecca |
IL PICCOLO -
SABATO, 3 novembre 2007
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Ferriera, la Regione chiede
aiuto al ministero dell’Ambiente - Dopo il primo no dell’anno scorso
Moretton sollecita la risposta alla nuova domanda |
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Nell’ambito
delle procedure per l’autorizzazione integrata doppio appello allo Stato per
decidere sul futuro dell’impianto di Servola
Sull’ingarbugliata vicenda della
Ferriera pende anche, e ancora, una risposta del ministero dell’Ambiente. La
Regione ha per due volte chiesto un accordo speciale con lo Stato
nell’ambito delle procedure per la concessione dell’Autorizzazione integrata
ambientale (Aia). Ha inviato una prima richiesta nel settembre 2006,
ricevendo risposta negativa. Ha ripetuto la domanda nel maggio 2007, e
ancora attende l’esito. Intanto però tutti gli enti chiamati a dare un
giudizio sulla situazione della fabbrica in riferimento ai dati ambientali
hanno rispettato la data che la legge 59 del 2005 sull’Aia indica come
ultimativa per chiudere la pratica (30 ottobre 2007), e non hanno preso -
come si sa - una risoluzione, eccezion fatta per il Comune di Trieste che ha
dato parere negativo.
Ma che cosa chiede la Regione e perché? Si appella al comma 20 dell’articolo
5 di quella legge, il quale prevede che in presenza di «particolare e
rilevante impatto ambientale, della complessità e del preminente interesse
nazionale dell’impianto» si possano fare accordi specifici con lo Stato «al
fine di garantire, in conformità con gli interessi fondamentali della
collettività, l’armonizzazione tra lo sviluppo del sistema produttivo
nazionale, le politiche del territorio e le strategie aziendali». In questo
caso i tempi per il rilascio da parte della Giunta regionale della
definitiva autorizzazione ambientale passano da 150 giorni a un anno.
L’assessore regionale Gianfranco Moretton lo spiega con pochissime parole:
«Un accordo che consente di avere contributi ministeriali, la richiesta era
motivata dal fatto che la situazione triestina non è delle più semplici».
Nel frattempo sempre la Regione deve predisporre il «piano dell’aria», per
sapere il livello complessivo di inquinanti in una certa area - lo ha detto
proprio il ministero -, altrimenti non sarà in grado di fissare i limiti
della singola azienda, in questo caso della Ferriera di Servola, nel
documento autorizzativo.
Due punti di domanda, dunque, a lunga scadenza, mentre per l’Aia (una
autorizzazione ambientale che di fatto, dice la legge, sostituisce ogni
altra) tutti gli enti si ritroveranno comunque in conferenza il 15 novembre.
«La Regione questa domanda non la poteva neanche inoltrare» commenta il
consigliere regionale dei Verdi Alessandro Metz, che in una lunga nota parla
del caso-Ferriera come della «storia del sior intento» che «perpetuamente si
ripete senza raccontare, fondamentalmente, nulla».
Dice Metz: «Solo per impianti di grandissima dimensione di può ottenere che
lo Stato si sostituisca alla Regione per l’autorizzazione, e non è il caso
della Ferriera, dove la competenza è proprio solo regionale, e certo la
Regione si trova ora col cerino in mano, anche perché l’Aia non si può
concedere senza avere il piano dell’aria». Il consigliere ripercorre le
vicende complicate della Ferriera criticando il nulla di fatto: «Servolani,
triestini - scrive - cercate di non respirare almeno nei giorni di bassa
pressione quando non soffia la bora, perché fino al 2015 la Ferriera può e
deve continuare a produrre, visto che poi salta sempre fuori chi annuncia
che l’impresa è redditizia, e ricatta la città con la crisi occupazionale».
Una bacchettata anche ai segretari sindacali «che anche in futuro saranno
ancora in attesa delle ricette del piano Gambardella o delle bacchette
magiche dell’Arvedi di turno». Chiude Metz: «La ’’storia del sior intento’’
è cara ai triestini, ma forse qualcuno è stanco e stufo di sentirla».
g. z. |
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Laghetti delle
Noghere risistemati a inizio anno - Il Consiglio comunale di Muggia
voterà il progetto a giorni: sbloccati 50mila euro |
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In base al
piano che finalmente vedrà impiegati i fondi regionali l’area sarà ripulita
e recintata: diverrà un’aula naturalistica all’aperto
MUGGIA Partirà agli inizi del
2008 la sistemazione, a fini didattici e naturalistici, dei Laghetti delle
Noghere. Il Consiglio comunale di Muggia voterà il progetto nella seduta
prevista mercoledì.
La zona dei laghetti rappresenta l’ultimo lembo di zona umida di una certa
consistenza nella provincia di Trieste, tanto che la Regione li ha definiti
«biotopo naturale» nel giugno del 2001, in base alla legge regionale 42. E,
dal punto di vista naturalistico, il laghetti sono un caso raro, anche
perché la provincia è caratterizzata perlopiù da fenomeni carsici (fiumi
sotterranei) e quindi manca una rete idrografica superficiale. Nell’area,
una valle alluvionale marnoso-arenacea, c’erano impianti di estrazione
dell’argilla. Le cave, una volta abbandonate, nel tempo si sono riempite
d’acqua facendo nascere, appunto, i laghetti. E proprio, la pioggia e le
tracimazioni periodiche del rio Ospo e del suo tributario, il torrente
Menariolo, che attraversano l’area, hanno rinaturalizzato la zona. Ne è nato
dunque un ambiente vivo, con la presenza di numerose specie ittiche, uccelli
e piante, che hanno assunto un notevole pregio naturalistico.
Già alla fine degli anni Ottanta l’area fu soggetta a interventi di pulizia
e riordino parziali, in vista della costituzione di un’oasi naturalistica,
poi mai realizzata. Proprio alla luce del riconoscimento della valenza
geo-ecologica, la Regione nel 2003 ha stanziato 50 mila euro per la
sistemazione dell’area, rimasti però bloccati per la non titolarità del
Comune sull’area. Titolarità risolta solo un anno fa, quando il Comune ha
trovato l’accordo con l’Ezit per l’acquisto di tutta l’area (all’inizio
sembrava possibile acquisirne solo un terzo) a 37 mila euro, dilazionati in
12 anni, chiudendo così una lunga vicenda (iniziata nel 1983), che aveva
visto, nel tempo, richieste, ripensamenti e persino dimenticanze da parte
(soprattutto) delle amministrazioni succedutesi a Muggia. L’area in totale
misura 93.500 metri quadrati. Un primo progetto per un utilizzo
naturalistico e didattico era stato già elaborato qualche anno fa. Mercoledì
il Consiglio comunale sarà chiamato a votare quello definitivo.
L’assessore allo Sviluppo del territorio Moreno Valentich (Pd-Ds) spiega:
«Si tratta di applicare così il primo finanziamento ottenuto per quell’area.
Dopo l’acquisto, il Comune ha intenzione di fare dei Laghetti delle Noghere
un laboratorio e un’aula ambientalista e di studio all’aperto, in modo che
ornitologi e scuole ne possano usufruire tutto l’anno, per vedere le specie
di piante e animali che vivono o transitano nella zona». In base al
progetto, si provvederà alla pulizia dell’area e soprattutto dei sentieri
(saranno ricoperti di ghiaia) e di parte delle sponde dei laghetti, alla
realizzazione di un cancello d’entrata e alla sistemazione della recinzione
per delimitare la zona. Sono previste anche tabelle d’indicazione a fini
didattici. Altri lavori potranno essere realizzati in una fase successiva,
con nuovi finanziamenti. «Dopo l’approvazione del progetto in aula –
continua Valentich – si potrà andare in gara. Si prevede che i lavori
potrebbero iniziare entro la primavera prossima, rispettando anche il
calendario naturalistico».
Sergio Rebelli |
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Ambiente e sviluppo, parte la
settimana dell’educazione |
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TRIESTE «Alt ai cambiamenti
climatici! Riduciamo la CO2». È il titolo della seconda edizione della
Settimana di educazione allo sviluppo sostenibile che, inquadrata nella
campagna promossa dall’Unesco, si terrà dal 5 all’11 novembre in molte
località del Friuli Venezia Giulia. Il programma predisposto dal Laboratorio
regionale di educazione ambientale prevede, tra l’altro, tre confronti già
lunedì a Villa Manin su stato dell'ambiente in Friuli Venezia Giulia,
cambiamenti climatici gestione delle acque; una tavola rotonda a Trieste
sugli ecovillaggi e un’altra a Gorizia con Luca Mercalli.
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I pescatori: no al parco di
Arbe - Manca il regolamento delle attività consentite. L’area marina a
difesa della colonia di delfini |
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Anche gli amministratori
pubblici temono troppi divieti |
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FIUME Incontra sempre più
oppositori la riserva per delfini, proclamata nel luglio 2006 dal ministero
della Cultura e che riguarda uno specchio di mare fra le isole
altoadriatiche di Veglia, Cherso, Lussino e Pago.
L’area in questione si estende su una superficie di ben 540 chilometri
quadrati, in cui vive una consistente colonia di delfini, che secondo stime
molto attendibili conterebbe almeno cento esemplari. Anni fa,
l’organizzazione ambientalista lussignana Plavi Svijet (Mondo blu) aveva
avviato l’iniziativa per rendere questa porzione del Quarnerolo una zona in
regime di tutela per i delfini, proposta che è stata accettata a Zagabria.
Anche se fino a questo momento non è stato formulato ancora il regolamento
sulle norme da osservare nella riserva (regolamento da apportare entro il
2009), i pescatori della regione quarnerina – supportati dai colleghi
istriani e dalmati – si sono espressi senza mezzi termini contro la zona
protetta, temendo che possa limitare o persino impedire la loro attività.
Proprio in questi giorni la presa di posizione dei pescatori ha avuto il
sostegno della giunta comunale di Arbe, che ha votato una delibera con cui
si chiede al competente dicastero di cassare la decisione sull’istituzione
della riserva. L’esecutivo arbesano ha voluto così ingrossare le fila delle
autonomie locali e delle associazioni, motivando tale mossa con le
preoccupazioni che la riserva possa nuocere non solo ai pescatori, ma anche
al turismo, alla nautica da diporto, ai ristoratori e a tutti quei settori
economici di vitale importanza per le sorti della regione insulare
quarnerina. Secondo la giunta (e la tesi è sposata in pieno dai pescatori),
lo studio sulle minacce cui andrebbero incontro questi mammiferi sarebbe in
contrasto con quanto osservato dagli stessi pescatori e dai diportisti.
Infatti, i delfini continuano ad essere presenti numerosi nel Quarnerolo e
proprio le possibile norme rigorose della riserva, dicono i pescatori,
potrebbero scatenare le ritorsioni della gente contro gli animali.
Anche il sindaco di Lussinpiccolo, Gari Cappelli, ha bocciato il progetto
della riserva se questa dovesse incidere negativamente sulle attività
economiche legate alla vita sulle isole quarnerine: «Tra un mese al massimo
discuteremo della zona tutelata a livelo di giunta e consiglio comunali – ha
detto il primo cittadino – personalmente sono contrario al progetto anche
perché non accompagnato da un regolamento chiaro. Se dovessimo attenerci
strettamente a quello che implica una riserva, allora sarebbe notte fonda
per i nostri pescatori. Attualmente c’è un vuoto che impedisce ad un
pescatore, ad esempio, di acquistare oggi un peschereccio per 100 mila euro
che domani potrebbe risultare inutile se nell’area protetta si dovessero
proibire le attività di pesca».
Insomma, non ci sono solo i pescatori italiani, la zona ittico–ecologica e
il generale impoverimento del patrimonio marino a rovinare il sonno ai
pescatori croati dell’ Adriatico settentrionale. Di mezzo vi sono pure i
delfini, la cui presenza nel Quarnerolo rischia di essere foriera di
incidenti, polemiche e proteste.
a.m. |
IL PICCOLO -
VENERDI', 2 novembre 2007
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Ferriera, il dirigente
indagato: la Regione sapeva - Pierpaolo Gubertini: «Ho avuto l’avviso
di garanzia un anno fa. Ho subito informato gli uffici» |
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Il
funzionario è il coordinatore della procedura per la concessione allo
stabilimento della nuova autorizzazione integrata ambientale
«Sì, sono indagato dalla procura
per omissione d’atti d’ufficio. Ma non è un’inchiesta nuova, recente.
L’avviso di garanzia mi è stato recapitato poco meno di un anno fa e
l’indagine, avviata dal pm Federico Frezza, è ancora aperta». Lo ha
dichiarato ieri l’ingegner Pierpaolo Gubertini, 55 anni, direttore del
Servizio regionale di tutela dall’inquinamento. |
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Attualmente Gubertini è il
regista-coordinatore di quanto si sta discutendo a livello regionale e
locale per concedere alla Ferriera una nuova Autorizzazione integrata
ambientale all'esercizio dei suoi impianti. Dall’inizio del 2007 l’ingegnere
non si occupa infatti più direttamente delle emissioni della Ferriera dal
momento che questo compito è stato trasferito per legge all’Amministrazione
provinciale.
«Quando l’avviso di garanzia mi è stato notificato, ho immediatamente
avvisato la Regione: in dettaglio l’avvocatura interna» afferma l’ingegner
Gubertini.
«Per difendermi ho dovuto però rivolgermi a un legale di mia scelta. La
legge non prevede infatti nelle inchieste penali un’assistenza legale
diretta per dirigenti, funzionari e dipendenti degli enti pubblici: è
previsto solo che l'amministrazione pubblica paghi la parcella in caso di
proscioglimento del suo dipendente. Ho così nominato un avvocato di Milano
esperto in problemi ambientali e ho inviato al pm Federico Frezza una
memoria sul mio operato. Respingo l’accusa che mi viene rivolta. Ho sempre
informato l’assessore e le giunta regionale della situazione della Ferriera.
L’ho fatto verbalmente ma anche attraverso delibere di generalità. Non ho
detto alcunché sull’avviso di garanzia perché non avevo nulla da comunicare.
È un atto che riguarda me e la procura. Lo ribadisco. Non ho insabbiato
nulla. Anzi, sono stato io a far chiudere nel 2005 l’agglomerato della
Ferriera. Ho infatti emanato un decreto in cui limitavo a 0,4 nanogrammi per
metro cubo d’aria la quantità di diossina ammessa nelle emissioni
convogliate. E l’impianto ha dovuto chiudere dopo le misure effettuate
dall’Arpa che attestavano il superamento di questo valore. Poi è intervenuta
la procura e il pm Federico Frezza è riuscito a far sequestrare
l’agglomerato. La Servola spa si è adeguata e ha installato un impianto con
l’urea. Oggi l’agglomerato diffonde molto meno diossina che nel 2005 e i
limiti fissati dal mio ufficio sono quelli imposti dalle norme più severe».
«Valutare ciò che accadeva all’agglomerato è stato facile: la legge fissa in
modo chiaro come devono essere effettuate le misure sulle emissioni
convogliate in un camino. Ben diverso è il discorso per le emissioni
diffuse, che escono nell’atmosfera da svariati punti della Ferriera. Basta
citare la macchina a colare, priva di adeguate cappe di intercettazione
delle polveri e dei fumi. Compiere misure in queste condizioni è molto più
difficile e la legge è tutt’altro che chiara. Lo ripeto che dall’inizio del
2007 non mi occupo più di controlli sulle emissioni perché questo compito è
passato alla Provincia e in dettaglio all’assessore Ondina Barduzzi che sta
dicendo oggi le stesse cose che dicevo io più di un anno fa».
«L’inchiesta che mi coinvolge non è chiusa» continua l’ingegner Gubertini.
«Ma tutto tace dal giorno in cui ho inviato la mia memoria difensiva al pm
Federico Frezza. Ho incontrato il magistrato parecchie volte in questi mesi
in riunioni organizzate a livello istituzionale, ma lui non mi ha mai detto
nulla sull’inchiesta che mi coinvolge. Al contrario anche nelle ultime
settimane il pm che mi indaga, ha fatto recapitare al mio ufficio i
risultati delle misure sul benzopirene effettuate a Servola dal Cigra su suo
specifico incarico. Mi ha spedito anche molti documenti e parecchie
fotografie scattate agli impianti da un suo stretto collaboratore».
«Spero di aver chiarito il mio ruolo e attendo con fiducia la conclusione
delle indagini. Penso che il mio nome sia finito sul registro degli indagati
perché si cerca sempre l’anello debole della catena. Non sono un politico,
non frequento politici. Sono un tecnico, un ingegnere, abituato a valutare
percentuali, livelli, soglie. E poi a decidere in base al mio ruolo e ai
poteri che mi sono stati conferiti».
Claudio Ernè |
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FERRIERA - Giovedì tavolo di
crisi alla Direzione lavori pubblici - Il calendario con gli appuntamenti
per l’Azienda sanitaria, l’Arpa, la Lucchini e i sindacati
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La complessità della
questione-Ferriera si fotografa per sezioni: tra atti pubblici, numeri e
unità di misura, ricorsi, interventi tecnici, politici e sindacali, c’è
anche la griglia veramente fitta del calendario. I lavoratori, in Consiglio
comunale, si sono detti sbalorditi e delusi da tanto «aprire tavoli»,
peraltro invocando nel contempo un tavolo ulteriore: quello che decida,
semplicemente e in fretta, nientemeno che il futuro della città. Per far
ordine è bene tornare alle date e al loro intreccio.
Il prossimo appuntamento per tutti gli enti amministrativi, per l’Azienda
sanitaria, l’Arpa, la Lucchini spa e i sindacati è fissato all’8 novembre
alla Direzione regionale lavori pubblici e ambiente. Si tratta del
cosiddetto «tavolo di crisi» creato dall’assessore regionale Moretton per
mettere tutti i protagonisti a confronto stabile in vista di una auspicata
decisione comune. Sarebbe dovuto essere un appuntamento settimanale. Dopo
due riunioni, il rinvio. La puntata di venerdì 21 ottobre avrebbe dovuto
proseguire venerdì 28. Ma il 30 ottobre era in scaletta l’incontro degli
stessi protagonisti istituzionali per l’ultima e (si pensava) decisiva
conferenza dei servizi in cui decidere se dare o no alla Lucchini
l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), una sorta di «via libera» se
l’azienda avesse accettato tutte le modifiche e le garanzie chieste dai vari
enti per calare l’inquinamento. E dunque perché trovarsi prima? Meglio dopo.
Il venerdì successivo al 30 cadeva il 4 novembre, ponte festivo. Fu proposto
il venerdì 9, ma l’assessore comunale Bucci chiese l’anticipo a giovedì 8:
«Preferisco parlare avendo alle spalle i miei uffici aperti, il venerdì
pomeriggio sono chiusi».
Intanto però l’appuntamento del 30 ottobre non è stato affatto risolutivo.
Un parere netto è venuto, sull’Aia, solo dal Comune, che ha detto «no». Gli
altri hanno presentato ulteriori carte, e tutti hanno deciso di rivedersi
ancora: «Appuntamento il 15 novembre».
Ma sarà proprio il 15 novembre quando l’Apat, l’Agenzia per l’ambiente del
ministero, renderà note le analisi dell’aria realizzate fino all’altro
giorno in via San Lorenzo in Selva. Come si intrecceranno con i discorsi
precedenti? E non basta, perché un’altra data importante è già fissata: il
magistrato ha ordinato nuove analisi nell’abitato di Servola, affidandole
ancora al consorzio universitario Cigra. Dureranno due mesi e si
concluderanno il 31 dicembre. E saranno queste, realizzate secondo i criteri
di un decreto legge uscito appena a settembre, quelle da considerare
probanti. Sempreché qualcuno non contesti nel frattempo gli strumenti usati
dal Cigra, messi sotto osservazione dall’Apat, così come quelli dell’Arpa.
g. z. |
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FERRIERA - Paris Lippi: «Sia
fatta chiarezza» Moretton: «Assessori all’oscuro» |
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Il Comune con il vicesindaco
Paris Lippi attacca pesante, la Regione con l’assessore all’ambiente
Gianfranco Moretton ribatte secca. È scontro sul caso di Pierpaolo Gubertini,
dirigente regionale indagato perché, pur conoscendo i dati, non avrebbe
assunto iniziative per limitare le emissioni della Ferriera né avrebbe
informato la giunta regionale. «Non conosco la vicenda e mi auguro che il
dirigente sia innocente», premette Lippi, «ma mi piacerebbe venisse fatta
chiarezza. Se le cose stessero così, la vicenda mi pare abbastanza grave. E
non penso si sia trattato di un’idea solo della persona indagata», aggiunge
il vicesindaco. «Lippi si assumerà la responsabilità delle sue dichiarazioni
nelle sedi più opportune», replica Moretton. Che precisa: «L’indagine è un
atto conosciuto dal diretto interessato e al momento non dall’organo
politico», ossia gli assessori. Gubertini è il dirigente incaricato di
gestire l’iter, tuttora aperto, per l’Autorizzazione integrata ambientale
(Aia) allo stabilimento. E l’indagine «fino a prova contraria, finché non ci
siano colpevoli, non inficia il ruolo» dell’indagato, precisa l’assessore
esprimendo «piena fiducia che, nei tempi compatibili con l’istruttoria,
quanto prima conosceremo l’esito» dell’indagine.
Moretton intanto interviene anche sull’interrogazione presentata dal Verde
Alessandro Metz, che ieri ha chiesto se, da quando è in carica, l’assessore
sia stato «effettivamente informato dalla Direzione regionale dell’ambiente
dei rapporti allarmati dell’Arpa». «Non ho visto l’interrogazione, ma i
rapporti dell’Arpa sono pubblici e tutte le istituzioni ne erano a
conoscenza», dice l’assessore.
Ma Lippi punta il dito: «La Regione ha mai presentato un piano di
riqualificazione professionale degli operai, prime vittime della vicenda? O
ha mai ammesso di essere impotente nell’individuare soluzioni? E poi stiamo
ancora aspettando il piano sulla qualità dell’aria. Non vorrei - prosegue -
che questo dilazionare e rinviare fosse parte di un disegno per far sì che
nulla cambi», chiude Lippi. «La legge regionale sull’inquinamento è stata di
recente approvata e in tempi precisi è prevista la predisposizione di piani
di risanamento dell’aria: non mi risultano ritardi», risponde Moretton
annotando che la conferenza dei servizi sull’Aia è stata aggiornata al 15
novembre per potere «esaminare i documenti presentati da Lucchini», nonché
attendere «la proposta del’Arpa di predisporre un ”piano stralcio” di
risanamento dell’aria». «Seguiamo in modo serio l’evolversi della
situazione, e perciò oltre alla conferenza dei servizi è attivato un tavolo
politico che, presenti tutti gli enti, monitora settimanalmente la
situazione. Lippi poi - chiude Moretton - sa che eventuali provvedimenti di
fermo» della Ferriera «possono essere legittimamente assunti anche e in
particolare dall’autorità comunale».
Resta aperto il dibattito sull’opportunità di non chiudere la porta al
dialogo con il gruppo Arvedi. «Il sindaco fa bene a tenere le porte aperte a
tutti - commenta Lippi - ma An continua a ritenere che l’area della Ferriera
vada riconvertita in chiave portuale».
p.b. |
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Sul Piano parcheggi: Italia
Nostra: «Il Comune escluda dal centro storico i park interrati» |
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Italia Nostra scende in campo
contro il Piano parcheggi del Comune. Un documento che, secondo
l’associazione, rischia di creare seri danni al patrimonio archeologico
cittadino. «A nostro giudizio - scrive la presidente della sezione di
Trieste, Giulia Giacomoch, in una lettera inviata al sindaco e alla giunta -
andrebbero esclusi dal centro storico i parcheggi interrati e «in
edificato», perchè finirebbero per deformare l’aspetto dei luoghi con
elementi costruttivi esterni, trasformerebbero le piazze in coperture di
garage e, nel caso di edifici nuovi, deturperebbero gravemente il paesaggio
urbano di luoghi di grande pregio. Ecco perchè - continua la nota -
chiediamo al Comune di rinunciare al parcheggio in via del Teatro romano e a
quello interrato in piazza Sant’Antonio. Abbiamo inoltre seri dubbi
sull’opportunità di creare parcheggi sulle Rive dove torrette, bussole e
muretti rovinerebbero la coerenza architettonica e paesaggistica del
lungomare».
A fronte delle critiche, Italia Nostra avanza anche delle proposte. Il
suggerimento dell’associazione è che i progetti dei parcheggi, specie se da
costruire in aree di pregio, «si pongano come obiettivo prioritario la
mimetizzazione delle strutture d’accesso e uscita per le auto e per i pedoni
e di quant’altro si possa vedere in superficie».
«Esprimiamo infine dei dubbi sull’opportunità di costruire parcheggi privati
in aree pubbliche per le quali andrebbe previsto invece un uso a favore
della collettività. La costruzione di tanti parcking in aree densamente
abitate o frequentate per lavoro - conclude Giulia Giacomich -, sembra una
rinuncia definitiva da parte della pubblica amministrazione all’incremento
del trasporto pubblico e alla parziale pedonalizzazione del centro auspicata
da molti». |
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Spezzatino Endesa, si decide
a fine anno - Non si definirà prima della metà dicembre la vicenda di
cessione degli assetti a EOn dopo l’opa dell’Enel |
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ROMA La vicenda Endesa Italia
non si definirà prima della metà del prossimo dicembre. È quanto riferiscono
due lettere che Enel e Asm hanno inviato in risposta ai sindacati -
Filcem-Cgil, Flaei-Cisl e Uilcelm-Uil - dando una propria disponibilità a
incontrare le organizzazioni dei lavoratori. Lo si apprende da fonti
sindacali.
Il 19 ottobre Filcem-Cgil, Flaei-Cisl e Uilcelm-Uil avevano proclamato lo
stato di agitazione e avevano scritto una lettera a Enel, Asm ed E.On,
chiedendo un incontro urgente, preoccupate per l'«ipotesi spezzatino» di
Endesa Italia. Una richiesta inoltrata anche al ministero per lo Sviluppo
economico, che al momento, fanno sapere i sindacati, non ha fatto arrivare
un suo riscontro.
La lettera di Asm, secondo quanto si apprende, è datata 25 ottobre. Nel
breve testo la società afferma che è in corso una trattativa complessa che
potrebbe definirsi solo attorno al 15 dicembre. Viene però data la
disponibilità ad un incontro con i sindacati per il 15 novembre, allo scopo
di «comunicare le linee guida che hanno informato l'azione di Asm». La
lettera di Enel è datata 26 ottobre. Il testo sottolinea che solo entro la
prima quindicina di dicembre sarà possibile avere un incontro per fornire
una quadro definito su Endesa Italia, ma si dà comunque la disponibilità a
vedere i sindacati anche prima di questo termine - senza però indicare una
data - per chiarire come si sta muovendo Enel.
Sia la lettera di Asm, sia quella di Enel sono inviate per conoscenza anche
ad E.On e al ministero dello Sviluppo economico.
Pochi giorni fa l'ad dell'Enel, Fulvio Conti, ha annunciato l'avvio del
processo di cessione degli asset Endesa ad E.On. L'operazione rientra negli
accordi presi col gruppo di Duesseldorf in cambio del suo ritiro dalla
competizione per acquisire la società spagnola (sui cui Enel ha lanciato un'opa
con Acciona, chiusa a inizio ottobre). L'intesa prevede la cessione di circa
10mila megawatt, che incorporano Endesa Europa e, a scendere, Endesa Italia.
Il 20% del capitale di quest'ultima società è detenuto dalla bresciana Asm.
Il timore dei sindacati è che si passi a un break up e che il passaggio di
mano di alcuni asset comporti tagli occupazionali e un aumento della
precarizzazione. |
IL PICCOLO -
GIOVEDI', 1 novembre 2007
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Per la
Ferriera ritorna l’ipotesi Arvedi - Cgil, Cisl e Uil auspicano il
riavvio dei colloqui. Metz interroga la Regione sul caso Gubertini |
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«Una
soluzione che potrebbe salvare ambiente, occupazione e industria». «No
comment» di Dipiazza, ma ci sarebbe una sua «non chiusura»
Da un lato le emissioni che
hanno indotto il sindaco Roberto Dipiazza a ipotizzare decisioni
«drammatiche» se nuovi dati confermassero gli sforamenti - tra gli altri -
del cancerogeno benzoapirene. Dall’altro i lavoratori, che martedì sera in
consiglio comunale hanno espresso netta la preoccupazione per il loro
impiego e per il futuro economico della città.
L’emergenza Ferriera si muove su un crinale strettissimo. E si rifà il nome
di Arvedi. «Ci auguriamo che in un percorso chiaro di contenimento delle
emissioni ci sia ancora la possibilità di una interlocuzione con il gruppo
cremonese». Questo Franco Belci, Luciano Bordin e Luca Visentini, segretari
di Cgil Cisl Uil, hanno detto ieri durante l’incontro avuto con il sindaco e
con l’assessore regionale Roberto Cosolini. Quest’ultimo in consiglio
comunale aveva sottolineato che l’estate scorsa, quando Arvedi manifestò il
proprio interesse per Servola, «a tutti era sembrata un’opportunità per
salvare ambiente, occupazione e industria»: perché «se un imprenditore che
già c’è non ha alternative nello stare in una situazione complessa e
delicata, uno che arriva ha sicuramente obiettivi e motivazioni per
superarla». Fermo restando - aggiungeva l’altra sera Cosolini a margine -
che la Regione, Lucchini o Arvedi che sia, mira a condividere «un programma
chiaro che dia garanzie sotto i profili dell’impatto con l’esterno,
dell’occupazione e delle prospettive di medio periodo anche con la
diversificazione dell’attività».
Arvedi di recente ha rotto le trattative con Lucchini dicendosi in attesa di
un «chiarimento» sul fronte ambientale. Ma i sindacati ritengono che il
gruppo, potenzialmente interessato a uno sviluppo dell’area anche in chiave
di logistica e energia, potrebbe proporre un progetto industriale capace di
segnare una svolta ambientale e di travalicare il 2015, anno in cui secondo
Lucchini spa la Ferriera non sarà più redditizia. Da Dipiazza arriva solo un
«no comment» su quanto ieri è stato detto in proposito durante l’incontro,
anche se Belci e Visentini parlano di una sua «non chiusura» sul tema Arvedi.
Una settimana fa il vicesindaco Paris Lippi e l’assessore allo sviluppo
economico Paolo Rovis sbarravano però la porta a insediamenti siderurgici
nell’area di Servola.
Resta intanto da gestire la situazione attuale, con la procedura ancora
aperta per l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) cui il Comune ha già
detto no. Ieri è emerso che se l’Aia sarà concessa dalla Regione, lo sarà
solo con prescrizioni molto restrittive. Il tavolo aperto dall’assessore
regionale Gianfranco Moretton potrebbe portare però anche a una nuova
prospettiva ieri ipotizzata: un accordo di programma tra le parti mirato a
spingere Lucchini spa a ulteriori interventi, aldilà dell’Aia. «In ogni caso
- rileva Belci - resteranno determinanti per noi i risultati dei controlli
dell’Azienda sanitaria sulla salute di lavoratori e cittadini». Cosolini
intanto dell’incontro di ieri commenta solo che «c’è stato lo stesso clima
serio che ha caratterizzato la discussione dell’altra sera in consiglio».
Da registrare infine un’interrogazione presentata dal consigliere regionale
dei Verdi Alessandro Metz dopo la notizia del dirigente regionale Pierpaolo
Gubertini indagato perché, pur ricevendo i dati dell’Arpa, per anni non
avrebbe assunto alcuna iniziativa per limitare le emissioni. Metz chiede di
sapere se «da quando è in carica l’attuale assessore regionale all’ambiente,
è stato effettivamente informato dalla Direzione regionale dell’ambiente dei
rapporti allarmati dell’Arpa che segnalavano i ripetuti sforamenti sulle
emissioni in atmosfera prodotte dalla Ferriera».
Paola Bolis |
Qualità dell’aria, concluse le rilevazioni Apat Dal 5
novembre a Roma le analisi dei dati
Se ne sono andati ieri i laboratori «capta-aria» dell’Apat,
l’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici,
inviati dal ministero dell’Ambiente su sollecitazione del sindaco Dipiazza e del
consigliere regionale dei Verdi, Alessandro Metz, quando scoppiò l’allarme
generale per i picchi di benzoapirene rilevati dal Cigra (il Consorzio
interdipartimentale per la gestione e il recupero ambientale dell’Università di
Trieste), su incarico del pm Federico Frezza. Fu allora deciso che la centralina
del Cigra, a Servola stazione, sarebbe stata affiancata da quella dell’Arpa, e
appunto da una terza super-partes, quella dell’Apat, delegata anche a verificare
la metodologia d’azione degli altri specialisti sul campo.
«Ieri abbiamo lasciato Trieste - spiega la responsabile del laboratorio, Maria
Belli - e dal 5 novembre a Roma cominceremo le analisi gravitometriche (quelle
sulle polveri sottili, ndr), di seguito quelle relative agli idrocarburi e ai
metalli, i cui dati saranno noti a fine novembre».
Nei quindici giorni di lavoro dell’Apat, però, il mosso quadro della vicenda
Ferriera ha avuto un cambiamento sostanziale proprio nella decisione del pm di
far sistemare al suo consulente Cigra due altre centraline, in zone diverse e
più distanti dalla fabbrica, in pratica delegittimando l’azione di controllo di
tutte e tre le apparecchiature di via San Lorenzo in Selva e di conseguenza i
risultati che avrebbero portato.
Frezza era stato fortemente sollecitato dalla Lucchini, che sosteneva
impossibile derivare una nozione di inquinamento ambientale (come avevano fatto
Azienda sanitaria e sindaco) da un rilevamento in area industriale. Nel
frattempo era anche uscito un nuovo decreto che normava la sistemazione delle
centraline. E dunque il pm aveva acconsentito a cambiare i punti di controllo.
L’Apat come ha seguito questi mutamenti d’orizzonte?
«Non solo eravamo al corrente - afferma Belli -, ma sia noi sia l’Arpa lo
sapevamo fin dal principio che quella postazione non era molto esatta, comunque
la decisione del magistrato non ha assolutamente inficiato la nostra presenza e
il nostro lavoro, che avevano soprattutto l’obiettivo di verificare e
armonizzare metodi di campionamento dell’aria e successive analisi». Dunque i
dati verranno resi noti, ma non saranno questi a dirci qualcosa di definitivo
sull’inquinamento di Servola.
g.z.
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«L’industria
pesa: nel 2006 ha generato mille milioni» |
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«Diteci che città avete in mente
di qui a vent’anni». «Vogliamo un tavolo sul disegno per Trieste: tutto il
resto sono pagliacciate». Lo hanno ripetuto più volte l’altra sera gli
esponenti sindacali in consiglio comunale, ampliando i termini del dibattito
sull’emergenza Ferriera dai posti di lavoro che lo stabilimento direttamente
o indirettamente procura, a una più generale visione del futuro industriale
- o meno - della città.
Ed è un tema, questo, che viene ribadito con forza dalle segreterie
provinciali di Cgil, Cisl e Uil. «Lo abbiamo detto anche nell’incontro avuto
stamane (ieri, ndr) con il sindaco Roberto Dipiazza e con l’assessore
regionale Roberto Cosolini: la nostra impostazione - dice per la Cgil Franco
Belci - è quella di ridare il baricentro alla produzione industriale, perché
lo sviluppo della città non può essere retto soltanto dai lavori pubblici,
dal terziario e dal turismo. Serve anche la ”gamba” di chi il reddito lo
produce. Ed è una indicazione precisa - aggiunge Belci - questa che noi
diamo al sindaco e alle forze politiche: in caso contrario, la città è
destinata a un declino che in definitiva riguarda soprattutto i giovani e le
loro prospettive».
Ma quanto pesa l’industria oggi sull’economia triestina? I dati dell’Istat
relativi al 2006 dicono di 15.676 occupati nell’industria nel suo complesso:
numeri in crescita rispetto al 2005, quando il dato era di 13.423
lavoratori. La percentuale resta nell’ordine del 15-16% di occupati nel
settore in ambito provinciale.
Sempre in base ai dati Istat 2006, l’economia generata dall’industria a
Trieste è pari al 14,7% del Pil provinciale, pari a un volume di mille
milioni di euro. In termini di imposte il contributo più diretto arriva
dall’Iva che vale 300 milioni di euro, ai quali se ne aggiungono suppergiù
altrettanti in termini di versamenti Irpef, addizionali regionali e
comunali, Ici e Tarsu. Cifre cui vanno aggiunti i contributi relativi a Inps
e Inail.
Sono questi i dati che fornisce Assindustria, l’altra sera presente come
uditore in consiglio comunale con il direttore dell’Associazione Paolo
Battilana. E proprio su questi dati, dice Battilana, bisogna «valutare
l’opportunità di mantenere e sviluppare occasioni per ospitare insediamenti
produttivi: perché si tratta di un elemento di ricchezza che, come
confermano i numeri, va anche redistribuita a livello collettivo».
Poche parole da Assindustria sul dibattito che si è tenuto l’altra sera
nell’aula di piazza dell’Unità: Battilana esprime «apprezzamento per come
tutte le parti hanno messo in evidenza i propri punti di vista in maniera
pacata e civile, a partire dai lavoratori che hanno puntualizzato le proprie
gravi preoccupazioni. Questo - chiude il direttore dell’Associazione - può
essere un primo passo per iniziare ad avviare un ragionamento più
complessivo sul futuro industriale ed economico della nostra provincia». |
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La chiusura
della Ferriera |
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Il 23 ottobre ho assistito in
piazza Oberdan alla manifestazione promossa dai comitati di residenti di
Servola per chiedere la chiusura della Ferriera e sono rimasto profondamente
deluso dalla reazione violenta dei manifestanti nei confronti di quel
dipendente della Ferriera che ha voluto prendere la parola in difesa del suo
posto di lavoro. Certo che la battaglia in difesa dell’ambiente e della
salute è sacrosanta, ma è anche certo che disinteressarsi della sorte di un
migliaio di persone, e quindi di famiglie, che rischiano di essere private
del loro reddito, è assolutamente inconcepibile. Ma se il disagio di queste
famiglie potrà forse essere alleviato dagli ammortizzatori sociali promessi,
l’aspetto più preoccupante, anzi tragico, è la perdita definitiva di mille
posti di lavoro nell’industria triestina, cioè mille posti in meno per i
nostri giovani.
Mille posti di lavoro in meno sono, più o meno, mille famiglie che non
spenderanno più nella nostra provincia, quindi ulteriore crisi per il nostro
commercio con conseguente chiusura di negozi e perdita ulteriore di altri
posti di lavoro. Come si fa a non riflettere su ciò? La progressiva
sparizione dell’industria è andata di pari passo con la decadenza della
città. Difatti dopo il 1954 a Trieste sono state chiuse decine di attività
industriali di alto livello (Crda, Cantieri S. Rocco, Felszegi, S. Marco,
Officine Ponti e Gru, Vetrobel, Arrigoni, l’Aquila, solo per citarne alcune)
con la perdita di oltre diecimila posti di lavoro, mai recuperati. Il
risultato sconsolante è che l’economia ne ha risentito, con grave danno alle
attività commerciali e artigianali e con la conseguente progressiva
riduzione della popolazione della provincia di Trieste, che è passata dai
300.309 del 1971 ai 239.717 del 2006.
Per quanto riguarda l’eliminazione o la riduzione dell’inquinamento della
Ferriera si possono seguire due strade: la prima è chiudere lo stabilimento,
come propongono i comitati appoggiati da alcuni amministratori cittadini; la
seconda è quella di adottare, e mantenere in efficienza, validi sistemi di
depurazione. Ricordo solo quando la Ferriera faceva parte del gruppo
Italsider l’aspetto ambientale era oggetto di grande attenzione e il livello
di inquinamento era notevolmente inferiore a quello attuale.
Se poi si vuol chiudere la Ferriera perché altri sono gli interessi che
gravitano su quell’area, allora si operi per insediare nella nostra
provincia attività industriali «pulite» e capaci di offrire le migliaia di
posti di lavoro persi in questi ultimi anni e si abbandoni l’idea di
proporre l’insediamento dei rigassificatori nel nostro golfo che, oltre ad
essere altrettanto inquinanti della Ferriera e assai più pericolosi,
darebbero lavoro a poche decine di persone, ostacolando nel contempo, come
dicono gli esperti, l’attività portuale (finalmente in ripresa), la pesca e
il turismo.
Silvano Baldassi |
IL PICCOLO -
MERCOLEDI', 31 ottobre 2007
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Ferriera, indagato
funzionario regionale - Finisce in un’inchiesta del pm Frezza il
direttore del Servizio di tutela dall’inquinamento atmosferico, Pierpaolo
Gubertini |
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Per anni, pur conoscendo i
dati, non avrebbe assunto iniziative per limitare le emissioni
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L’accusa: avrebbe potuto
diffidare la società proprietaria degli impianti ma non ha mai ritenuto di
sospendere o revocare l’autorizzazione a operare sul territorio
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E’ indagato per omissione d’atti
d’ufficio l’ingegner Pierpaolo Gubertini, 61 anni, direttore del Servizio di
tutela dall’inquinamento atmosferico dell’amministrazione regionale. E’
l’uomo che doveva controllare che i vertici della Ferriera di Servola
rispettassero quanto la stessa Regione ha imposto a livello di emissioni e
immisioni nell’aria, secondo quanto previsto dal Decreto del 12 luglio 1990.
Inoltre l’ingegner Gubertini è il dirigente incaricato di gestire l’iter
della nuova Autorizzazione integrata ambientale chiesta dallo stabilimento.
Di questa autorizzazione si è discusso ieri nella sede della Regione e la
riunione ha prodotto un «nulla di fatto», con un rinvio a nuova data.
Secondo le indagini dirette dal pm Federico Frezza, il nome dell’ingegner
Pierpaolo Gubertini è stato annotato sul registro degli «indagati» perché
per anni come direttore del Servizio di tutela dall’inquinamento, non ha
assunto alcuna iniziativa per limitare le emissioni della Ferriera. Non ha
diffidato la società proprietaria degli impianti; non ha sospeso o revocato
l’autorizzazione. Tutto questo, secondo l’accusa, è accaduto anche se sul
suo tavolo sono puntualmente arrivati i rapporti allarmati dell’Arpa su
ripetuti sforamenti. I dati gli erano stati comunicati dall’Arpa, un organo
tecnico delle Regione; ma sul piano ammnistrativo non è accaduto nulla.
Ma non basta. Secondo l’inchiesta l’ingegner Pierpaolo Gubertini ha persino
omesso di segnalare questi ripetuti e reiterati sforamenti ai vertici della
Giunta regionale. In questo modo nè gli assessori, nè il presidente sono
stati posti nelle condizioni di valutare se e come sopperire all’inerzia del
dirigente dell’ufficio a cui erano affidati i controlli amministrativi sulle
emissioni. In altre parole gli inquirenti sospettano di essersi imbattuti in
un «insabbiamento» delle relazioni inviate dall’Arpa alla Direzione
regionale dell’ambiente. Va aggiunto che l’ingegnere indagato per omissione
d’atti d’ufficio, nella sua lunga attività istituzionale ha inviato ai
responsabili della Ferriera un’unica diffida che porta la data del 18
ottobre 2006. Il documento è stato notificato - sbagliando indirizzo- non
alla Lucchini spa- bensì alla Servola spa.
Nell’inchiesta diretta dal pm Federico Frezza sono stati prese in esame
numerose segnalazioni dell’Arpa. Gli episodi segnalati iniziano il 23 agosto
2004 e proseguono nel marzo del 2005, nel luglio e nell’agosto del 2006. In
totale più di 30 giornate in cui sono state violate le prescrizioni
introdotte dal Decreto ministeriale del 12 luglio 1990. La mancata
osservanza di quanto previsto non ha, secondo la Procura, innescato alcun
provvedimento. «L’indagato ometteva di assumere qualsivoglia iniziativa».
Claudio Ernè |
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FERRIERA - Autorizzazione
ambientale solo il municipio è per il no - Bucci: «Non capisco le dilazioni,
per noi la conferenza dei servizi è chiusa» |
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Il Comune è stato l’unico ente,
ieri mattina in Regione, a presentare un esplicito e lungo documento di
diniego all’Autorizzazione integrata ambientale per la Ferriera, per il cui
procedimento scadevano proprio ieri i termini di legge. La riunione,
piuttosto convulsa, è durata dalle 9.30 alle 15 e l’amministrazione comunale
è rimasta praticamente sola. L’Azienda sanitaria ha presentato ulteriori
prescrizioni, cioé richieste di maggiori garanzie ambientali: tra queste la
proposta di installare delle telecamere nella cokeria per tenere sotto
controllo visivamente se le azioni di salvaguardia contro le emissioni
diffuse sono messe in pratica oppure no.
L’Arpa ha presentato un altro documento, relativo all’analisi della qualità
dell’aria rilevata attraverso i licheni (che risale allo studio «Gea» con
dati 2002-2004) dove si vede che parte del centro città, Servola e Muggia
sono severamente inquinate. Ha inoltre fatto presente che, mancando un
«piano dell’aria» complessivo (quello che la Regione dovrebbe stendere),
sarebbe difficile misurare l’eventuale miglioramento una volta che la
Lucchini avesse implementato tutte le correzioni strutturali richieste.
L’assessore provinciale Barduzzi ha quindi trovato sostegno alle proprie
convinzioni più volte espresse e ha aggiunto che è necessario anche
completare «il catasto delle aziende». Dunque alla fine la Regione, in vesti
di arbitro col suo dirigente Roberto Della Torre, e senza prescrizioni da
presentare, ha aggiornato la seduta al 15 novembre.
La materia è passata di seguito in consiglio comunale (vedi articolo a
fianco), ma l’assessore Maurizio Bucci commenta: «Non ho ben capito queste
dilazioni, per noi la conferenza dei servizi è chiusa, presenzieremo alla
prossima riunione, ma senza altro da dire: la legge sull’Aia dice che non
può essere concessa l’autorizzazione se è in corso inquinamento, e a questo
ci siamo attenuti, peccato - commenta l’assessore - che l’azienda abbia
perso l’occasione di dimostrarsi collaborativa e abbia rigettato tutte le
ordinanze, e peccato che le istituzioni non si siano dimostrate unite di
fronte ai cittadini». E il sindaco Dipiazza conclude: «Non escludo che i
misuratori dell’aria possano avere qualche problema tecnico, ma qui la
questione è un’altra: in presenza di inquinamento il Comune non può
concedere la patente».
g. z. |
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FERRIERA - Palman:
«Riconversione di cosa, dopo dieci anni ci ritroviamo senza niente».
Pastore: «Dove si possono trovare mille posti?» |
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Vogliono chiarezza su ambiente e
salute di cui - dicono - sono i primi a preoccuparsi. Esigono che finisca il
«palleggiamento di responsabilità» che li fa sentire «precari» in un posto
di lavoro per il quale al contempo si sentono «sparare addosso» da più parti
ogni giorno. Ma soprattutto invocano dalle istituzioni un disegno chiaro che
delinei quello che sarà il futuro loro ma anche della città tutta, una città
la cui classe dirigente «deve dire cosa ha in mente per Trieste di qui a
vent’anni». Perché il problema, e lo ripetono con forza, sta in una visione
che - se c’è - resta nascosta dietro «beghe politiche» e
«strumentalizzazioni» che li colpiscono di continuo. Mentre le mille
famiglie che di Ferriera direttamente o indirettamente vivono, dopo anni di
dibattiti, campagne elettorali e «allarmismi» lanciati e rilanciati,
continuano a non sapere che ne sarà di loro. Consapevoli che «la città non
può privarsi di questi posti di lavoro». Perché di alternative, a oggi, non
ce ne sono.
Protagonisti in consiglio comunale tornano a essere i lavoratori di Servola.
Si accalcano a decine e decine nello spicchio di aula riservato al pubblico,
e sostengono i rappresentanti sindacali - Rsu ed esponenti delle segreterie
di categoria - che rappresentano tutta la rabbia e l’insicurezza che la
vicenda Ferriera rovescia su di loro: «Vogliamo un tavolo sul disegno per
Trieste: tutto il resto sono pagliacciate».
Sfilano così, ieri sera, le voci dei rappresentanti dei lavoratori che
occupano un’ora buona della seduta straordinaria del consiglio dedicata alla
vicenda. In aula ci sono Provincia, Regione, Lucchini spa, Arpa, Azienda
sanitaria, Assindustria. Il sindaco Roberto Dipiazza lo chiarisce subito:
«Oggi a rischio non è solo la popolazione di Servola, siete anche voi. Ci
rendiamo conto che si tratta di 7-800 lavoratori. Ed è una grossa
preoccupazione». Perché - le cita - ci sono le lettere dell’Azienda
sanitaria, dell’Arpa e del pm Frezza che evidenziano i dati allarmanti
dell’«inquinamento». Stelio Vatta, direttore dell’Arpa, riassume gli
sforamenti: benzene, pm10, benzoapirene. Marina Brana, del Dipartimento
della prevenzione dell’Azienda sanitaria, elenca le indagini sulla salute
attuate e in corso. L’assessore regionale Roberto Cosolini rimarca che
l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) è uno strumento di controllo che
non corrisponde a «un via libera illimitato» e si dice in linea con le
prescrizioni di Azienda sanitaria e Procura.
Poi scendono in campo i rappresentanti dei lavoratori. Che l’uno dopo
l’altro - Cgil, Cisl, Uil, Cisal - additano i punti chiave. Primo tra tutti,
un futuro che nessuno ancora intravede: perché «riconversione di cosa? Dopo
dieci anni ci ritroviamo senza niente», denuncia Franco Palman della Uil.
Mentre dalla Cgil Marco Relli denuncia la tensione psicologica costante cui
i lavoratori sono sottoposti e centra il punto: se Lucchini ha già
annunciato che dal 2015 la Ferriera non sarà più redditizia, «da oggi ad
allora si faccia un lavoro serio con l’azienda» per tracciare un futuro. Ma
intanto, interviene Luigi Pastore della Cisal, «dove li troviamo mille posti
di lavoro?» Da Antonio Saulle ad Alberto Monticco a Enzo Timeo, i sindacati
lo ribadiscono a più riprese: «Le istituzioni ci dicano cosa vogliono fare
di questa città» dove l’industria sotto un certo livello non può scendere.
La proprietà, con il direttore dello stabilimento Francesco Rosato,
ringrazia i lavoratori che continuano a operare ogni giorno in un «contesto
non facile» con un «atteggiamento di attaccamento e responsabilità che forse
non tutti in altri ambiti hanno dimostrato». E gli operai applaudono, mentre
Rosato aggiunge che l’azienda ha bisogno di «un quadro normativo certo che
purtroppo non c’è». Mentre per la Provincia l’assessore Ondina Barduzzi
esorta a tracciare un percorso condiviso.
Sfilano poi, l’uno dopo l’altro, i capigruppo di maggioranza e opposizione.
Alla fine, Cosolini rilancia: per evitare di proseguire in una insostenibile
incertezza, un’Aia con prescrizioni «le più rigorose possibili» e controlli
minuziosi può essere una strada da percorrere. E intanto occorre mettersi a
un tavolo per iniziare a costruire subito e seriamente un futuro che guardi
oltre il 2015, aggiunge Cosolini «auspicando un ritorno» sulla scena di
Arvedi, il gruppo cremonese che poco prima i sindacalisti hanno additato la
città di essersi «lasciato scappare» con grave responsabilità. La seduta si
chiude con Dipiazza che ai lavoratori promette massima trasparenza: se nuovi
dati ufficiali dovessero confermare emissioni inquinanti, dice, se ne
riparlerà insieme.
Paola Bolis |
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Ferriera, a Servola assemblea
pubblica al circolo Canciani |
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Organizzato dalla federazione
provinciale di Rifondazione comunista e dal circolo territoriale «J.
Canciani» di Servola si svolge oggi alle 18, alla casa del popolo Zora
Perello di Servola (via di Servola 114) un'assemblea pubblica sul tema
«Ancora problema Ferriera». All'incontro, che sarà introdotto e moderato dal
segretario provinciale del Prc Igor Kocijancic, interverranno il segretario
provinciale della Cgil Franco Belci, il presidente del Circolo Miani
Maurizio Fogar, il coordinatore della Commissione lavoro del Prc Paolo
Hlacia e il presidente provinciale di Legambiente Lino Santoro. |
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Regole per l’ambiente anche a
Duino Aurisina - Firmato dal ministro Pecoraro Scanio il decreto che
definisce i criteri per le Zone di protezione speciale |
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Il verde Rozza: «Divieti per
la pesca a strascico ma anche incentivi per i pascoli» |
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DUINO AURISINA Il ministro
dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha firmato il decreto che definisce i
criteri per le Zone speciali di conservazione (Zsc) e delle Zone di
protezione speciale (Zps). Un atto che riguarda da vicino il Carso, di cui
buona parte è stata inclusa nelle aree appartenenti alla Rete europea Natura
2000, finalizzata alla tutela della biodiversità. L'emanazione dell'atto
dovrebbe fare chiarezza anche sulla gestione delle Zps presenti nel comune
di Duino Aurisina.
Il decreto, che verrà pubblicato a giorni sulla Gazzetta ufficiale, contiene
divieti, obblighi e attività da favorire. «Tra gli obblighi più importanti -
anticipa Maurizio Rozza, dei Verdi - va segnalato quello di eseguire
mitigazioni ambientali sugli elettrodotti, sia all'atto della loro
realizzazione che in occasione di manutenzioni straordinarie. Sarà vietato
anche pescare a strascico in tutte le aree facenti parte della Rete Natura
2000, e la norma riguarda anche il Villaggio del Pescatore».
«Il decreto impone poi alle Regioni e agli enti locali – continua Rozza – la
costruzione di sistemi di incentivo per il ripristino delle attività di
pascolo tradizionali, la conservazione dei muretti a secco, la manutenzione
e la ricostruzione di stagni e pozze».
«Diventa ora urgente avviare quanto avevamo proposto nel nostro programma
elettorale - aggiunge Massimo Veronese, capogruppo di Insieme Skupaj a Duino
Aurisina –. Va avviata una variante urbanistica con cui recepire le
indicazioni del decreto ministeriale e le linee guida della Regione; in
questo modo realizzeremo un vero e proprio piano di gestione rispetto alle
aree incluse in Natura 2000, limitando così al minimo le procedure di
valutazione di incidenza e sbloccando i finanziamenti previsti dalle
normative per sostenere le attività compatibili e per compensare le
limitazioni».
«Con le modifiche al piano regolatore - concludono Rozza e Veronese - si
dovranno anche aggiustare i pasticci combinati con la variante agricola
approvata dalla precedente amministrazione comunale, cancellando norme come
quella che vieta di pascolare ovini a meno di 150 metri dalle case o quella
che impone - in modo del tutto arbitrario - limitazioni alla realizzazione
di strutture agricole a meno di 300 metri dai confini delle aree Natura
2000».
Su questo argomento si è svolta lunedì sera una riunione a Medeazza, nel
corso della quale Coldiretti e Alleanza contadina hanno chiesto
all'amministrazione comunale di ricorrere al Tar contro la Regione, per aver
imposto nella variante agricola del Comune la norma relativa alla zona di
rispetto di 300 metri oltre alle Zps.
L'amministrazione comunale, che era rappresentata dagli assessori Tamaro e
Svara, ha deciso che valuterà in giunta la richiesta delle associazioni
degli agricoltori.
fr. c. |
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Prima pietra per il gasdotto
fino a Spalato - Il tronco di 290 chilometri costerà 185 milioni di
euro. Entro il 2011 anche un acquedotto da 38 milioni
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Iniziati i lavori della
struttura che porterà il metano in Dalmazia e Lika |
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SPALATO Ha preso il via ieri il
progetto che porterà alla metanizzazione della Dalmazia e della Lika. In
località Podredro, a sud di Zagabria, sono infatti iniziati i lavori di
approntamento del gasdotto «Bosiljevo-Spalato», un troncone lungo 290
chilometri che per l’impresa investitrice, la Plinacro (in mano allo Stato
croato), comporterà una spesa di 185 milioni di euro.
Alla cerimonia inaugurale dei lavori erano presenti il ministro
dell’Economia, Branko Vukelic, il vicepresidente del parlamento, Darko
Milinovic, e il direttore generale della Plico, Branko Radosevic. Le
autorità hanno sottolineato che il gas naturale contribuirà a elevare il
tenore di vita della popolazione dell’intera area, ridando fiato pure
all’economia delle due regioni.
E’ stato fatto subito presente che il Bosiljevo-Spalato sarà allacciato al
gasdotto «Pola-Karlovac» (entrato in funzione l’anno scorso) che trasporta
il metano estratto dai giacimenti sottomarini situati una quarantina di
chilometri al largo di Pola. Questi giacimenti sono gestiti dalla Inagip, la
joint-venture paritetica italocroata tra Eni e Ina Naftaplin.
Per quanto concerne l’infrastruttura Bosiljevo-Spalato, si tratta di un
metanodotto che attraverserà sei regioni e sarà suddiviso in sei segmenti.
Avrà una capacità di trasporto annua di 2 miliardi e mezzo di metri cubi di
gas. Il primo tratto, da Bosiljevo a Josipdol (complessivi 29 chilometri)
sarà ultimato in capo a otto mesi, mentre il metano arriverà a Spalato entro
la fine del 2009. Gli abitanti dell’antica Ragusa (Dubrovnik) si vedranno
erogare il gas naturale a partire invece dal 2011.
Intervenendo all’inaugurazione dei lavori, Radosevic ha affermato che il
metanodotto Bosiljevo-Spalato fa parte del secondo ciclo di investimenti
della Plinacro, azienda che ha in progetto di collegare tutta la Croazia
alla rete del gas naturale. «Dopo le direttrici Pola-Karlovac e
Bosiljevo-Spalato – ha aggiunto Radosevic – intendiamo metanizzare tutto il
Paese, per una spesa in totale di 443 milioni di euro».
Dal gas all’acqua potabile. A Spalato è stato infatti firmato il contratto
per la costruzione di una grande rete idrica (investimento di 38 milioni di
euro) che riguarderà le contee di Spalato, Zara e Sebenico. L’acquedotto
permetterà di superare una volta per tutte i problemi legati
all’approvvigionamento idrico in questa vasta area croata. E ciò soprattutto
sulle isole di Lesina, Brazza, Solta e Lissa. Inoltre, sarà permesso a
90mila utenti di collegarsi per la prima volta a un acquedotto pubblico. La
nuova rete idrica dalmata sarà completata nel 2011.
Andrea Marsanich |
IL PICCOLO -
MARTEDI', 30 ottobre 2007
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Ferriera, oggi si discute
dell’autorizzazione ambientale In serata consiglio comunale - Ieri altra
manifestazione di protesta |
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Al mattino la conferenza dei
servizi per l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia); alle 18.30 il
consiglio comunale straordinario. Giornata densa, oggi, per la Ferriera e
per la città, stretta fra il nodo dell’occupazione e quello dell’ambiente.
Il sindaco Dipiazza la scorsa settimana ha ipotizzato decisioni
«drammatiche» sullo stabilimento, citando i dati dell’Arpa che evidenziano a
settembre sforamenti sulle emissioni di benzoapirene. Stamane, nella sede
della Regione, si parlerà dell’Aia. Rappresentanti politici o tecnici di
Comune, Provincia e Regione affiancati da Arpa e Azienda sanitaria dovranno
votare il sì o il no nella misura in cui riterranno soddisfatte le
condizioni di qualità degli impianti ai fini della salvaguardia ambientale.
Ma non è certo che si arrivi al dunque. Non per nulla la Uil, con il
segretario Luca Visentini, «auspica che le istituzioni chiamate a
pronunciarsi lo facciano nei tempi previsti e basandosi sui dati di fatto
acquisiti riguardo all’inquinamento e agli interventi che l’azienda si è
impegnata a realizzare». Perché «un ulteriore rinvio sarebbe molto grave,
visto che l’iter si è già prolungato molto più del previsto», così come
«grave sarebbe che il Comune o altri soggetti decidessero in base a
motivazioni politiche e non all’evidenza dei fatti», ricordando che «l’unica
strada per ridurre le emissioni inquinanti è richiamare Lucchini spa a
mettere in campo tutti gli investimenti necessari».
Dice l’assessore regionale all’ambiente Gianfranco Moretton (che oggi non
sarà presente al tavolo che peraltro, nota, è tecnico): «Saranno i tecnici a
dovere esaminare le carte, e hanno tre ipotesi: il sì, il no o la richiesta,
se necessaria, di altre integrazioni». E per il direttore del Servizio
regionale tutela da inquinamento Pierpaolo Gubertini è anzi «probabile» che
la discussione non si chiuda oggi. Ma il Comune è netto: «Noi non chiederemo
slittamenti», annuncia l’assessore Maurizio Bucci, «e presenteremo carteggi
e dati dettagliati». Alle 18.30, si diceva, il consiglio comunale.
Interverranno le segreterie sindacali di categoria e le Rsu della Ferriera
che ribadiranno la volontà di avere dati certi sull’inquinamento, ma anche
chiarezza sul futuro dei lavoratori; non ci saranno, perché invitate solo
ieri dal presidente del consiglio Sergio Pacor, le segreterie provinciali.
Confermate la presenza della Provincia con l’assessore Ondina Barduzzi,
della Regione e della proprietà con il direttore dello stabilimento
Francesco Rosato e altri rappresentanti. Invitati anche Arpa e Azienda
sanitaria. Dalle 17.30 sotto il Comune il presidio dei lavoratori. Ieri
pomeriggio invece, sempre in piazza Unità, ha manifestato un gruppo di
cittadini che poi ha attraversato in corteo la città.
p.b. |
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Bonifiche, pagherà l’ente
pubblico - Importanti modifiche alla bozza dell’accordo di programma
fra gli enti coinvolti nel Sito nazionale |
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L’intervento riguarderà i
terreni venduti alle imprese dal ’97 in poi |
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La mano pubblica interverrà
sulle aree inquinate vendute alle imprese da enti pubblici, dal 1997 in poi.
La novità, che in sostanza risolve la stragrande maggioranza del problemi
per le aziende insediate nel Sito inquinato di interesse nazionale, è emersa
nell’incontro che il direttore generale del ministero dell’Ambiente,
Mascazzini, ha avuto ieri in città con una decina di imprese che hanno già
aderito alla messa in sicurezza della falda freatica, fra le quali Teseco,
Bic, AcegasAps e Frigomar.
A margine dell’incontro con le aziende, la bozza dell’accordo di programma –
la cui ultima versione ha sollevato le proteste degli enti locali, che hanno
disertato la riunione – è stata migliorata in alcuni punti, fra cui quello
già citato, e oggi dovrebbe essere recapitata a Regione, Comune di Trieste,
Comune di Muggia, Provincia, Ezit e Autorità portuale.
«Sono soddisfatto della proposta del ministero – dichiara Gianni Pizzati,
presidente regionale dei Verdi e braccio destro del ministro Pecoraro Scanio
per il Sito inquinato – perchè risponde sia alle esigenze della bonifica sia
a quelle emerse a livello locale». Una nuova riunione con il ministero, per
discutere la bozza con gli ultimi emendamenti, dovrebbe tenersi nel giro di
una settimana.
Per la progettazione della messa in sicurezza, fra qualche mese verrà
intanto bandita una gara europea, che sarà gestita dagli enti locali e nella
quale verranno privilegiati i progetti con un rapporto ottimale
costi/benefici e che svilupperanno la possibilità di effettuare le bonifiche
sul posto.
Un aspetto importante in tutto questo contesto riguarda il livello
«naturale» di inquinamento dei terreni, quello che attraverso la falda
«entra» da monte nel sito inquinato (Sin). Per determinarlo, a breve la
Regione incaricherà l’Arpa di effettuare una serie di misurazioni
all’esterno del sito stesso.
Sempre all’interno del Sin, la Seastok, il cui progetto per un deposito
sotterraneo di Gpl è stato bocciato due anni fa dalla conferenza dei
servizi, sta verificando la possibilità di vendere l’area che aveva
acquistato per realizzarlo. Si tratta di 90 mila metri quadri nel complesso
ex Aquila, parte nel comune di Trieste e parte in quello di Muggia. E ancora
con riguardo a Seastok, oggi il Comitato portuale dovrebbe deliberare la
decadenza dell’atto di sottomissione, firmato nel 1999, per l’anticipata
occupazione di un’area demaniale marittima di 46 mila metri quadri e dello
specchio acqueo adiacente il pontile della Silone. |
Giuseppe Palladini
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Ap: «Niente bici davanti alla
Marittima» - Pista ciclabile sulle Rive, l’Authority denuncia problemi di
sicurezza |
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L’assessore Maurizio Bucci ce
l’ha messa tutta per far tornare le navi bianche a Trieste, ma quelle navi
diventano ora un potenziale problema per la pista ciclabile che gli stessi
uffici comunali di Bucci progettano. La pista partirebbe dalla stazione
centrale per giungere fino a via Orlandini (dove si congiungerebbe con la
ciclabile provinciale che prosegue fino al confine e oltre) snodandosi lungo
le Rive nella parte interna, tra l’area riservata alla viabilità principale
e quella dei parcheggi. In ballo un finanziamento regionale da 258 mila
euro.
Per il tratto che interessa le Rive il Municipio ha chiesto all’Autorità
portuale di avallare il progetto. La risposta, lo scorso luglio, è stata
negativa: l’Authority, «pur partecipando all’iniziativa intesa a migliorare
la vivibilità delle aree urbane», fa notare che «il percorso attraversa aree
demaniali marittime interessate da attività portuali collegate ai servizi
portuali, alla nautica da diporto e al tempo libero»: così scrive il
segretario generale dell’Ap Martino Conticelli citando le «numerose
ordinanze» che limitano il transito in zona.
Il Comune in settembre è tornato alla carica. Pochi giorni fa, la nuova
risposta dell’Authority che apre alla possibilità della pista lungo le Rive
III Novembre, Caduti per l’italianità di Trieste, Gulli e Grumula. Resta
però il no per il tratto davanti alla Stazione marittima, per le «esigenze
portuali collegate al traffico crocieristico». In quel tratto -
contropropone l’Ap - le bici potrebbero «eventualmente transitare lungo la
normale viabilità delle Rive interne o esterne», secondo le esigenze legate
alla presenza di navi.
Il Comune intende ora proporre un incontro tecnico «per far capire che non
stiamo invadendo in modo sensibile l’area: due metri di pista ciclabile non
cambiano nulla - commenta Bucci - a meno che all’Autorità portuale non
pensino a strane chiusure dell’area con sbarre o cancellate...» «Nessuna
chiusura e nessuno steccato - replica Conticelli - pensiamo solo al traffico
pesante che si crea con le navi in rada, e che non potrebbe intersecarsi con
una pista ciclabile dove transitano liberamente adulti e bambini. Non
vogliamo creare problemi a un’iniziativa che può essere utile alla città, ma
ribadisco le necessità di tipo operativo e di sicurezza. Senza dire che
proprio davanti alla Marittima il Comune ha dato l’ok alla costruzione di un
parcheggio interrato».
Bucci, ricordando che è in scadenza il termine entro cui richiedere i
finanziamenti alla Regione, giudica però «impensabile interrompere la pista
per fare correre i ciclisti lungo la viabilità principale delle Rive». Dalla
Provincia, che ha chiesto a tutti i Comuni di vedere illustrati i rispettivi
progetti di ciclabili per collegarli con la propria pista, l’assessore Mauro
Tommasini suggerisce di vagliare anche altri percorsi nel centro città.
p.b. |
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Percorsi pedonali a Muggia,
nuovi progetti - Prima assemblea pubblica con i cittadini nell’ambito
di Agenda 21 sulla mobilità sostenibile |
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Raccolte indicazioni su piste
ciclabili e strade chiuse al traffico |
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MUGGIA «Grazie per essere venuti
qui a cominciare a dedicare un po’ del vostro tempo alla costruzione della
città». Con queste parole il sindaco di Muggia Nerio Nesladek ha aperto ieri
in una affollata sala Millo i lavori della prima assemblea generale del
forum di Agenda 21 sulla «Mobilità sostenibile, riqualificazione e
rivitalizzazione degli spazi urbani di uso pubblico». Insomma, si parlerà di
mobilità a piedi, su piste ciclabili, su percorsi protetti, e di
collegamenti (esistenti e futuri) nel territorio. E nel suo saluto il
sindaco ha proprio sintetizzato il senso di Agenda 21: i cittadini
partecipano nella progettazione della propria città. L’assemblea di ieri fa
seguito ad una serie di tappe del processo di Agenda 21 a Muggia, che ha
portato recentemente il Comune ad illustrare l’iniziativa nei rioni
cittadini, per raccogliere i 18 rappresentanti della popolazione che fanno
parte del forum. A questi, ieri, si sono aggiunti i cosiddetti «stakeholder»,
i «portatori di interesse», sul tema della mobilità.
Ovvero, associazioni, enti, gruppi, comitati locali, sindacati, forze
politiche, invitati dal Comune perché, in un modo o nell’altro, possono
offrire il loro apporto di esperienza e conoscenza nella elaborazione del
Piano di azione, che è il documento consuntivo finale che conterrà proposte
concrete per l’amministrazione comunale. «L’obiettivo di questo forum di
Agenda 21 è di aiutare il Comune a pianificare il territorio – ha detto
ancora Nesladek -. La mobilità sostenibile sembra un argomento piccolo, ma
invece coinvolge la vita quotidiana di tutti».
L’assessore Loredana Rossi ha ricordato, tra l’altro, gli impegni dei
partecipanti e le scadenze previste: «Ci saranno sette o otto riunioni
settimanali, in modo da terminare a gennaio, quando sarà pronto il Piano di
azione, che sarà sottoposto al Comune. Accanto al forum, si à già formato un
laboratorio dei bambini e delle bambine, che raccoglie alunni delle scuole
di Muggia, e che produrrà proposte, che saranno vagliate e prese in
considerazione dal forum». Presidente dell’assemblea è stato nominato, su
delega del sindaco, Gianmarco Scarpa, già consigliere di minoranza nella
precedente amministrazione.
Il suo sarà un ruolo di raccordo tra il forum e la giunta: «Lo scopo di
queste assemblee – ha detto - sarà di cercare punti di incontro sui vari
temi, dovremo trovare gli elementi comuni accanto agli apporti dei singoli.
È un lavoro strutturato, formalizzato, con ruoli precisi».
Ieri sono state raccolte le schede di adesione di cittadini e portatori di
interessi, e sono stati costituti i tre tavoli tematici previsti. I temi
sono: stato di fatto della mobilità, analisi su come è sfruttata la mobilità
attualmente, e ambiente e mobilità alternativa (sentieri, piste ciclabili,
ed altro). Con oggi, quindi, il processo di Agenda 21 passa alla fase
operativa, e alla fine produrrà una o più proposte migliorative sul modo di
spostarsi nel territorio: a piedi, in auto, in bici, su mezzi pubblici. Il
tutto in un’ottica ecosostenibile. Questa prima esperienza a Muggia di
Agenda 21 sulla mobilità, fa da preludio ad un futuro analogo approccio che
sarà adottato anche per la stesura del nuovo Piano regolatore, e in generale
anche per affrontare tutte le tematiche che riguardano lo sviluppo della
città.
Sergio Rebelli |
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Duino, l’Associazione
agricoltori chiede il ricorso al Tar contro le Zone protette |
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DUINO AURISINA «Contro la
delibera regionale che immobilizza l’agricoltura di una buona fetta del
comune di Duino Aurisina, chiediamo alla locale Amministrazione Comunale di
ricorrere al Tar. Altrimenti saranno le organizzazioni del territorio e di
categoria a attivarsi in prima persona contro una legislatura che ingessa il
territorio e danneggia pesantemente la comunità slovena che prevalentemente
vi risiede». Così si esprime Edi Bukavec, segretario dell’Associazione
Agricoltori, ieri riunita a Medeazza assieme alla Coldiretti e alle altre
rappresentante di categoria dell’agricoltura triestina per illustrare ai
coltivatori della zona gli effetti di quella delibera regionale di
approvazione della Variante Agricola del comune di Duino Aurisina (la 1719
del 13 luglio 07) per la quale i proprietari agricoli delle località di San
Giovanni di Duino, Medeazza e Ceroglie, inseriti nei Siti di interesse
comunitario (Sic) «Timavo e Ermada», devono attenersi a una serie di
prescrizioni tassative. La nuova Variante, che succede a una precedentemente
ritirata dalla Regione la scorsa primavera, prevede che nelle aree citate, e
nel raggio di 300 metri dal confine dalle stesse, non sia consentita alcuna
nuova edificazione né agli agricoltori professionali né a quelli part –
time, concedendo eventuali ampliamenti e ristrutturazioni ai soli
agricoltori professionali. Sempre per queste zone non risulta consentita la
variazione della coltura catastale.
«Siamo di fronte a delle norme rigide – sostiene Bukavec – che non esistono
altrove. Potremo capirle se applicate a zone montane o, comunque, a aree
isolate e non antropizzate. Ma qui – insiste il segretario – siamo di fronte
a delle zone fortemente caratterizzate dall’opera dell’uomo. Questo
documento espropria letteralmente le famiglie che vivono in queste località,
negando loro qualsiasi iniziativa o cambiamento, costringendole a muoversi
altrove per poter lavorare. E visto che in questa zona la popolazione è
prevalentemente slovena, la nuova norma viola apertamente la Legge di tutela
per tale minoranza». Già lo scorso luglio le organizzazioni di categoria
avevano formulato un ricorso al Presidente della Repubblica contro
l’inserimento del Carso triestino e isontino nelle zone SIC e di Protezione
Speciale (Zps). Sulla questione è stato ufficialmente interpellato il Comune
di Duino Aurisina.
Maurizio Lozei |
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Albona, altro stop per la
Rockwool - Emissione di sostanze inquinanti |
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Dovrà rimanere ferma per altre
due settimane la fabbrica di lana di roccia della danese Rockwool nella
piana di Pedena. Lo ha disposto l’ispettrice per la tutela dell’ambiente,
Marijana Bozicevic, che ha prolungato lo stop già deciso il 22 ottobre. La
produzione viene sospesa, questa la motivazione del provvedimento, a causa
dell’emissione nell’atmosfera di sostanze inquinanti e del cattivo
funzionamento degli strumenti di monitoraggio ecologico della fabbrica. La
ripresa della produzione dipenderà anche dall’esito delle analisi in
laboratorio, da effettuare a Maribor, sui campioni dei residui tecnologici
della Rockwool. |
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La Ferriera va chiusa |
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Scusate, vi sembrero cattiva, ma
l’unico pensiero che mi viene in mente è: quello che non hanno potuto i
titini e i partigiani, potrà la Ferriera di Servola, con grande
soddisfazione di qualcuno. Secondo me non ci sono posti di lavoro che
tengano: la ferriera dovrebbe chiudere domani e basta. Sono anni che vedo i
fumi rossi incendiare il cielo di notte e mi chiedo cosa si aspetta: che
tutti muoiano? Ci vuole una semplice denuncia al tribunale da parte di un
gruppo di residenti, consegnata alla cancelleria della Procura, con una
piccola marca da bollo, magari con l’appoggio di un legale, ma non è
indispendabile, perché è così che funziona. Cosa aspettano i cittadini
esposti a un tale pericolo? Devono muoversi in prima persona visto che i
nostri cari rappresentanti, sindaco in testa, non se la «sentono». Da parte
mia il voto per Forza Italia qui a Trieste se lo possono scordare.
Maria Novella Loppel Paternolli |
LA REPUBBLICA -
LUNEDI', 29 ottobre 2007
Nel Pacifico l'Isola della
spazzatura per l'80 per cento formata di plastica
Come un deserto oceanico, dove la
vita è ridotta solamente a pochi grandi mammiferi o pesci
Si chiama Pacific
Trash Vortex. Ha un diametro di 2500 chilometried è profonda 30 metri. Il suo
peso ha raggiunto 3,5 milioni di tonnellate
LO CHIAMANO Pacific Trash Vortex, il
vortice di spazzatura dell'Oceano Pacifico, ha un diametro di circa 2500
chilometri è profondo 30 metri ed è composto per l'80% da plastica e il resto da
altri rifiuti che giungono da ogni dove. "E' come se fosse un'immensa isola nel
mezzo dell'Oceano Pacifico composta da spazzatura anziché rocce. Nelle ultime
settimane la densità di tale materiale ha raggiunto un tale valore che il peso
complessiva di questa "isola" di rifiuti raggiunge i 3,5 milioni di tonnellate",
spiega Chris Parry del California Coastal Commission di San Francisco, che è da
poco tornato da un sopralluogo.
Questa incredibile e poco conosciuta discarica si è formata a partire dagli anni
Cinquanta, in seguito all'esistenza della North Pacific Subtropical Gyre, una
lenta corrente oceanica che si muove in senso orario a spirale, prodotta da un
sistema di correnti ad alta pressione. L'area è una specie di deserto oceanico,
dove la vita è ridotta solo a pochi grandi mammiferi o pesci.
Per la mancanza di vita questa superficie oceanica è pochissimo frequentata da
pescherecci e assai raramente è attraversata anche da altre imbarcazioni. Ed è
per questo che è poco conosciuta ai più. Ma proprio a causa di quel vortice
l'area si è riempita di plastica al punto da essere considerata una vera e
propria isola galleggiante. Il materiale poi, talvolta, finisce al di fuori di
tale vortice per terminare la propria vita su alcune spiagge delle Isole Hawaii
o addirittura su quelle della California.
In alcuni casi la quantità di plastica che si arena su tali spiagge è tale che
si rende necessario un intervento per ripulirle, in quanto si formano veri e
propri strati spessi anche 3 metri. La maggior parte della plastica giunge dai
continenti, circa l'80%, solo il resto proviene da navi private o commerciali e
da navi pescherecce.
Nel mondo vengono prodotti circa 100 miliardi di chilogrammi all'anno di
plastica, dei quali, grosso modo, il 10% finisce in mare. Il 70% di questa
plastica poi, finirà sul fondo degli oceani danneggiando la vita dei fondali. Il
resto continua a galleggiare.
La maggior parte di questa plastica è poco biodegradabile e finisce per
sminuzzarsi in particelle piccolissime che poi finiscono nello stomaco di molti
animali marini portandoli alla loro morte. Quella che rimane si decomporrà solo
tra centinaia di anni, provocando da qui ad allora danni alla vita marina.
LUIGI BIGNAMI
IL PICCOLO -
LUNEDI', 29 ottobre 2007
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DOPO-FERRIERA TUTTO DA
PROGETTARE |
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C'è un dopo a cui pensare, ed è
doveroso pensarci prima. Che i destini della Ferriera siano segnati, anche
se con tempi ben più lunghi di quelli suggeriti dalle cronache, è probabile.
Dietro l'ostico intreccio di centraline ed emissioni inquinanti, di
misurazioni e posizionamento degli apparecchi, c'è proprio una questione di
sensibilità collettiva. Rileva fino a un certo punto la mole d'investimenti
necessaria a rendere lo stabilimento pulito, come pure la raffreddata
disponibilità dell'acquirente Arvedi. Il punto è che nel sentire attuale
dell'opinione pubblica, nella percezione dell'uomo della strada di fine
2007, l'esistenza stessa di uno stabilimento di quel tipo, nel cuore di un
quartiere popoloso e affacciato sul golfo, risulta inaccettabile.
Non così era fino a poco tempo fa. Fa una certa impressione rammentare le
immagini in diretta tv di quell'imponente corteo cittadino di 13 anni or
sono, guidato da tutte le autorità di ogni colore triestine e regionali.
Senza una sola voce fuori del
coro, con cui si chiedeva al governo d'incentivare il passaggio di mano e la
sopravvivenza della fabbrica. Arrivarono così Lucchini e gli incentivi: da
allora Servola ha fatto buoni utili, ma non grazie all'attività siderurgica,
bensì alla produzione di energia elettrica che la mano pubblica è obbligata
ad acquistare a prezzo maggiorato. Allora fu la salvezza, oggi appare una
jattura. E' un segno dei tempi e di cultura del vivere: la probabile
chiusura della Ferriera, oltre che con la salute di chi ci lavora e vive, ha
a che fare con il coacervo di temi ambientali che occupano le nostre
attenzioni, dal riscaldamento globale alle polveri sottili nelle città. E'
anzi lodevole che le posizioni di lavoratori e residenti non siano più
concepite in contrapposizione. Se chi vive a Servola è esposto, chi ci
lavora è esposto tre volte: due per l'aria che respira, una per il posto che
rischia. Insomma: non sarà oggi né domani, non sarà come tirare giù una
saracinesca, ma presto o tardi quell'impianto chiuderà. E se la politica -
tutta - si deciderà, sarà anche grazie all'azione rigorosa e per una volta
composta della magistratura. Senza l'indagine di Federico Frezza e i severi
accertamenti disposti in silenzio, proprio l'antitesi del garrulo sventolìo
di fascicoli a cui in Italia assistiamo da 15 anni, la questione si sarebbe
trascinata ancora per un bel po'.
Ma proprio perché non sarà come tirare la saracinesca, è indispensabile che
fin d'ora la politica - tutta - si faccia carico del dopo, senza ritrovarsi
a chiedere "e adesso?" a saracinesca serrata. E il rischio è forte, perché a
oggi non c'è l'ombra di un'idea concreta, se non di qualche spunto tutto da
coltivare. Tre, in sostanza, sono gli elementi in gioco: l'imprenditore, i
lavoratori, l'area.
Il primo punto è il rispetto di chi ha investito. La Lucchini, oggi
Severstal, non è il babau. E' un'impresa che fa i suoi affari, e a Trieste
ne sta facendo di buoni, ma il cui arrivo fu letteralmente invocato dalla
città. Produce con emissioni insostenibili, ma l'impianto lo ha trovato
dov'era. Non lo ha rifatto da cima a fondo (condizione unica per renderlo
compatibile, e però economicamente impraticabile), ma per migliorarlo ha
speso parecchio. Insomma, non merita un'indegna cacciata, ma un
ringraziamento e una dignitosa stretta di mano: che significa, in soldoni,
un possibile coinvolgimento nelle future attività di riconversione
dell'area.
I lavoratori sono l'anello più debole. Tra dipendenti e indotto, centinaia
di persone in strada dall'oggi al domani (e non a causa dei conti aziendali,
tutt'altro che in rosso) sono un problema serio. Lungi da chi scrive
proporre soluzioni all'italiana quali vitalizi mascherati, prepensionamenti
generosi, posti di lavoro fittizi. L'unica soluzione sostenibile è un solido
programma di riconversione professionale che trovi sbocco nella
riconversione dell'area.
Di qui il terzo e decisivo elemento: che fare lì, dopo? La risposta sta
all'economia e non alla politica, a cui compete semmai crearne le
condizioni. L'area della Ferriera ha due punti di eccezionale valore: la
posizione sul mare, che la sposa alle esigenze di vasti spazi a terra di un
porto moderno, e l'attività di produzione di energia elettrica, un bene di
cui il Paese intero ha bisogno come d'aria, potenzialmente collegabile - con
una seconda centrale a metano - all'eventuale rigassificatore nel golfo.
Porto e Acegas: sono questi gli attori a cui far capo per la riconversione.
Il primo per la turbinosa attività di sviluppo dei traffici in cui è
lanciato, la seconda perché è la sola, per qualità manageriali, risorse
finanziarie e capacità di relazione (la futura e auspicabile multi-azienda
del Nordest) a potersi impegnare in un'operazione veramente complessa. Tale
è infatti una riconversione siffatta. Per questo ci permettiamo una proposta
ai pubblici amministratori: si dimentichino le centraline, lascino ad
occuparsene l'Arpa, la magistratura e l'azienda. Si dedichino subito a
progettare il dopo con chi saprà progettarlo. Perché tenere aperto quell'impianto
ancora per anni sarebbe insostenibile. Ma vederne le carcasse abbandonate
per gli stessi anni, una tetra replica del porto vecchio con i lavoratori a
casa, sarebbe imperdonabile.
Roberto Morelli |
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Ferriera: Drossi e Visentini
contro Dipiazza, Lippi lo difende - Divampa la polemica politica dopo
le ultime vicende |
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«Sono sei anni che Dipiazza
sulla Ferriera ripete le stesse cose, prima acquisisca le certezze e poi
faccia le sue dichiarazioni, un comandamento che dovrebbe valere per tutti è
”non illudere”», sbotta il presidente dei Cittadini per Trieste Uberto
Fortuna Drossi. «Il polverone che il sindaco ha sollevato sfila tra
l’irresponsabilità e l’incapacità di quello che dice, se non ha mai chiuso
la fabbrica significa che non poteva farlo», rincara la dose il segretario
regionale della Uil Luca Visentini. Il doppio attacco al primo cittadino
arriva alla vigilia dell’attesa Conferenza dei servizi da cui domani uscirà
il sì o il no all’Autorizzazione integrata ambientale alla Servola. A
prendere le difese di Roberto Dipiazza, replicando con sdegno alle
dichiarazioni di Drossi e Visentini, è il vicesindaco Paris Lippi: «Dipiazza
fa bene - tuona Lippi - a sollevare il problema in maniera chiara, a me
dispiace vedere come certe persone, anziché guardare al futuro della città,
continuino ad arroccarsi su posizioni stantie e vecchie anche davanti a dati
sull’inquinamento che sono inequivocabili».
Sale la pressione in vista del tavolo decisivo nel quale Regione, Provincia,
Comune, Arpa e Azienda sanitaria sono chiamate a concedere o meno il via
libera alla Lucchini in base alle condizioni di qualità degli impianti e ai
piani d’intervento. Drossi Fortuna, da presidente della Quarta commissione
ambiente del Consiglio regionale, rompe il silenzio: «In quel tavolo mi
sembra che si fosse deciso di tenere le bocce ferme, di raccogliere i dati e
risparmiare le dichiarazioni. È ovvio che la Ferriera oggi non è più
compatibile se non c’è un piano d’abbattimento dell’inquinamento. Qui si
tratta di conciliare come dice Illy salute e occupazione, senza più cercare
rinvii, prendendo se serve per il collo l’azienda, cui le ordinanze non
fanno più caldo né freddo, visto che vi si può opporre». «È necessario -
chiude Drossi Fortuna - un accordo di programma, che è legge, che stabilisca
chi fa che cosa, e non un protocollo d’intesa che rimane aleatorio. Quelle
di Dipiazza sono dichiarazioni che ”inquinano” da un punto di vista
psicologico e non fanno bene né all’azienda, né ai potenziali acquirenti, né
alla gente».
«Con la missione a Trieste - gli fa eco Visentini - i vertici dell’azienda
hanno ripetuto ciò che si sapeva: l’affare con Arvedi per ora è sfumato, il
che significa che Lucchini conferma il suo piano industriale e intende
mettere in campo quegli interventi propedeutici all’Autorizzazione integrata
ambientale. Quello di Dipiazza è stato ”tanto rumore per nulla. Nella
prossima Conferenza dei servizi confidiamo che si prendano le decisioni in
base ai fatti e non agli orientamenti politici».
«L’ambiente non è di destra né di sinistra», è la risposta di Lippi. «Non
siamo davanti a scelte di parte - aggiunge l’esponente finiano - ma di
logica e coerenza. E poi se l’azienda non ha ancora fatto quegli interventi
necessari contro l’inquinamento significa che fino ad ora siamo stati presi
tutti in giro. Invece di pensare al ricollocamento del personale, che
rappresenta la categoria che rischia di più oggi anche in salute, si
continua a discutere contro la realtà dei fatti». «Azzardare che noi
vogliamo una chiusura senza pensare al futuro degli operai - conclude il
vicesindaco - è una grande offesa. Già cinque anni fa Sergio Dressi,
quand’era assessore in Regione, aveva cercato di dare soluzione a un
eventuale ricollocamento con un tavolo delle istituzioni. Se lì si facesse
una banchina portuale, o si mettesse la piattaforma logistica, si potrebbe
garantire lavoro a buona parte della gente oggi impiegata in Ferriera. Ma
invece di agire si spendono soldi per studi finiti nel vuoto, come quello
commissionato a Gambardella dall’amministrazione Illy».
pi. ra. |
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Trasporto pubblico, è
polemica - Provincia nel mirino per la decisione di affidare a terzi parte
del servizio |
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Trasporto pubblico, An punge la
Provincia perché «ha autorizzato Trieste Trasporti all'affidamento a terzi
di parte del servizio di trasporto pubblico locale. Si tratta - sottolinea
una nota a firma di Marco Vascotto, Arturo Governa e Piero Degrassi - della
prima volta che ciò avviene, benché previsto sin dal 2000 in base a precise
norme e già in passato ventilato e auspicato dal concessionario. Lasciano
perplessi numerosi elementi nell’atto della Provincia, di competenza della
funzione Trasporti afferente all'assessore Barduzzi».
I rappresentanti dell’opposizione proseguono evidenziando «innanzittutto le
motivazioni che sono alla base dell'autorizzazione. Per prima il fatto che
"Trieste Trasporti spa lamenta un elevato tasso di mancata prestazione, che
si aggira attorno al 12% annuo"». Era stata «nostra premura chiedere una
particolare attenzione all'assessore Barduzzi affinché ci fosse una forma di
persuasione nei confronti della parte datoriale e di quella sindacale per
ridurre eventuali "mancate prestazioni" dovute a criticità nei rapporti
sindacali tra le parti e, conseguenti, scioperi. Tale richiesta rimane
inascoltata. Più facile prevedere che le linee serali vengano affidate a
terzi, ancora da individuare, anziché, come era logico, prevedere una più
attenta gestione ed eventualmente l'incremento del personale viaggiante
(conducenti) in Trieste Trasporti». |
LA REPUBBLICA -
DOMENICA, 28 ottobre 2007
Biocarburante, l'allarme dell'Onu - "Un crimine contro l'umanità"
"Riduce i terreni arabili, così si affamano i
popoli più poveri" - Più una società è indigente, più alta è la quota di spesa
destinata
L'inflazione alimentare nei paesi emergenti è
doppia che nel resto del mondo - Secondo il rapporto Onu, 854 milioni di
individui nel mondo soffrono la fame
ROMA - Aveva ragione Fidel Castro e torto George Bush: la
corsa al granturco per produrre ecobenzina colpisce drammaticamente i poveri. A
dirlo, ora, è l'Onu. "Un crimine contro l'umanità" l'ha definita Jean Ziegler,
l'inviato speciale Onu per "il diritto al cibo".
Una definizione di una violenza insolita, studiata, probabilmente, per catturare
i titoli dei giornali e attirare l'attenzione sugli effetti che l'impennata dei
prezzi agricoli - determinata, almeno in parte, dal boom dell'etanolo - sta
avendo sui paesi più poveri, dove anche limitate oscillazioni dei prezzi del
cibo possono spostare il confine della fame.
I dati del Fondo monetario internazionale confermano, infatti, che, in media,
nel mondo, i prezzi del cibo hanno subito una brusca accelerazione: rispetto
all'anno precedente, nei primi quattro mesi del 2006 l'aumento risultava del 3%.
Nei primi quattro mesi del 2007 è stato del 4,5%. Ma questa è una media
mondiale. Nei paesi emergenti, la cosiddetta inflazione alimentare è stata del
9%. Ma non basta questo scarto a spiegare perché il dramma del rincaro del cibo
si concentri sui paesi più poveri. Più una società è povera, infatti, più alta è
la quota di spesa destinata agli alimenti. Un consumatore americano spende il
10% del suo budget quotidiano per mangiare. Un cinese il 30%. Nell'Africa
subsahariana il 60%.
E, per questo motivo, gli effetti si irradiano in modo diverso sul complesso
dell'economia: mentre nei paesi industrializzati, il rincaro degli alimentari,
dice sempre il Fmi, non sembra avere effetti visibili sull'inflazione generale,
in paesi come Brasile e Cina comporta un'accelerazione di mezzo punto. In
Tanzania e Uganda di quasi un punto. Come se non bastasse, a scavare un solco
fra fortunati e meno fortunati c'è il fatto che alcuni paesi guadagnano dal
rincaro delle derrate alimentari: Argentina, Bolivia, Cile, come anche Sud
Africa, Namibia, Swaziland hanno beneficiato dell'aumento dei prezzi, perché
esportano derrate alimentari. I paesi perdenti sono quelli che importano e,
spesso, sono anche i più poveri: Ghana, Niger, Bangladesh, oltre a Cina e Medio
Oriente.
Insomma, il rincaro dei generi alimentari colpisce tutti, ma in misura
sproporzionatamente più alta i paesi più poveri. È tutta colpa dell'etanolo? In
realtà, l'attuale impennata dei prezzi - soprattutto dei cereali - è il frutto
anzitutto di alcune annate di cattivi raccolti, per via della siccità. Ma l'ira
di Ziegler si spiega con il fatto che, mentre con i disastri naturali si può far
poco, la corsa all'etanolo - che dell'attuale aumento dei prezzi è una
componente - è una decisione politica. Nel caso specifico, della politica
americana, determinante, perché gli Usa sono il maggior esportatore agricolo al
mondo e, da soli, rappresentano il 70% dell'export mondiale di granturco, un
alimento centrale anche per i mangimi animali. Nei mesi scorsi, la Casa Bianca
ha scelto di incentivare massicciamente l'utilizzo del granturco per
biocarburanti. In parte, per aggirare la necessità di provvedere con altre
misure di risparmio all'emergenza petrolio. In parte, per conquistare i voti del
Middle West (ciò che renderà assai difficile rovesciare questi incentivi, dato
il peso che la "Corn Belt", gli Stati della cintura del granturco, hanno nel
panorama elettorale americano). Ma la decisione di Bush di quintuplicare
l'obiettivo ufficiale di produzione di etanolo da granturco ha avuto un impatto
devastante sui prezzi. La quotazione del granturco ha raggiunto record storici,
di fronte alla nuova domanda.
Contemporaneamente, aree sempre più vaste sono state destinate alla produzione
di mais. È questo, specificamente, il "crimine contro l'umanità" di cui parla
Ziegler: la sottrazione di preziosa terra arabile alla produzione alimentare,
per destinarla ai carburanti. Man mano che la popolazione mondiale aumenta,
infatti, la quantità di terra arabile a disposizione diminuisce: pro capite, è
quasi dimezzata rispetto al 1970. La corsa all'etanolo rischia di strangolare
questa risorsa: un recente studio calcola che, per aumentare la produzione di
biocarburanti in misura sufficiente ad assicurare il 5% dei combustibili per il
trasporto, occorrerebbe destinarvi il 15% del totale di aree coltivate.
Probabilmente, è impossibile. Quasi certamente, sarebbe un disastro. Perché, in
ogni caso, non ne vale la pena. L'errore più grave di Bush è aver puntato sul
cavallo sbagliato: il futuro non è nell'etanolo da granturco. In uno studio
diffuso la scorsa settimana, il Fmi mette a confronto benzina, gasolio e
biocarburanti. Il costo di produzione della benzina (negli Usa) è di 34
centesimi di dollaro al litro. Solo l'etanolo derivato, in Brasile, dalla canna
da zucchero costa di meno: 23-29 centesimi. E, infatti, a togliere ogni dubbio
sui reali obiettivi degli incentivi per l'etanolo della Casa Bianca, l'etanolo
brasiliano è pesantemente tassato alla dogana per renderlo non competitivo.
L'etanolo da granturco costa, infatti, 40 centesimi al litro, notevolmente di
più, dunque, sia della benzina, sia, soprattutto del concorrente brasiliano. Un
discorso analogo vale per il biodiesel, su cui hanno puntato gli europei. Il
gasolio costa 41 cents al litro, mentre il biodiesel da olio di colza ne costa
87.
Solo un nuovo biodiesel (da una pianta indiana, la jatropha, coltivata apposta
per biocarburante) potrebbe costare di meno di quello da petrolio.
Questo maggior costo è giustificato dai benefici per l'ambiente? Non parrebbe,
almeno per il granturco. Il guadagno, rispetto alla benzina normale, in termini
di minori emissioni di Co2 è di meno del 20% per l'etanolo da granturco (del
91%, invece, per l'etanolo brasiliano). Questo non significa che i biocarburanti
diversi da quello brasiliano siano un vicolo cieco.
Ziegler, ieri, ha proposto una moratoria di cinque anni nella produzione
agricola per etanolo, perché guarda alle prospettive di produzione non più dal
frutto della pianta, come oggi, ma dagli scarti e anche dal riciclaggio della
cellulosa. Viaggiare, dunque, con la benzina da rifiuti, salvaguardando la
produzione agricola. L'etanolo prodotto in questo modo consentirebbe un
risparmio dell'88% nelle emissioni di anidride carbonica e anche di moltiplicare
l'efficienza energetica del combustibile. Il problema è che, oggi, l'etanolo
prodotto in questo modo (soprattutto attraverso enzimi) costa ancora troppo:
circa il doppio della benzina. Ma è la frontiera più vicina del dopo petrolio.
MAURIZIO RICCI
IL PICCOLO -
DOMENICA, 28 ottobre 2007
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Dipiazza: garanzie sulla
Ferriera o interverrò - Il sindaco: «Non dò patenti al buio». La Cgil:
«L’inquinamento si può ridurre» |
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Inquinamento
e lavoro: dopo la scesa in campo dei vertici della Lucchini il mondo
politico e sindacale prende posizione
Dopo che la Lucchini l’altro
giorno è scesa a Trieste coi suoi più alti vertici per rendere esplicita a
tutti i livelli la propria posizione qualcuno dice «ormai il tempo è
scaduto» e qualcun altro accoglie: «Diamoci tempo e ordine». Intanto, mentre
in sede di conferenza stampa il vicepresidente operativo della società,
Giovanni Gillerio, ha affermato - citando il fatto che la sostenibilità
economica dell’azienda si proietta non oltre il 2015, «poi ci vuole o un
acquirente o uno scatto di fantasia» - che un rilancio della centrale
elettrica sarebbe possibile se a Trieste si realizza il gassificatore, ma
che non sarà la Lucchini a gestire questa attività, e che la Ferriera
movimenta molte tonnellate via mare, ma non è interessata alla piattaforma
logistica portuale («lì non siamo a casa nostra»), i sindacati ricevuti al
mattino hanno ricavato un’impressione diversa. Riferisce Franco Belci (Cgil):
«Ci è stato detto che la banchina portuale è un’attività significativa, e
che in quella direzione si può pensare a uno sviluppo».
Ma questi sono gli interrogativi sul futuro più lontano. Intanto il sindaco
Roberto Dipiazza, sollecitato dalla Regione a voler conciliare salute e
lavoro, non si sposta: «I dati Arpa di settembre dicono 2,2 nanogrammi di
benzoapirene come media a Servola, cioé il 120 per cento del limite: come
conciliare, se ci vogliono quattro anni perché l’azienda si metta in regola
secondo le prescrizioni del magistrato, ancora non adottate? Questo è un
trabocchetto: promesse di adeguamento, e chi ti vede più. Che cosa dirò il
30, all’autorizzazione integrata ambientale? Chiederò come la Lucchini
intende risolvere nell’immediato i 2,2 nanogrammi, e deciderò la mia
posizione a seconda della risposta. Comunque, quando concedi la patente,
come lo controlli poi?». Dipiazza ha scritto al direttore dell’Azienda
sanitaria, Franco Rotelli, per un ultimo parere, e attende posta.
L’assessore regionale al Lavoro, Roberto Cosolini, è del partito
dell’«ordine e attesa». «Ci sono stati sforamenti pesanti, sono seguite
indicazioni da Procura e Azienda sanitaria, rendiamo omogenea la rete di
monitoraggio (come sta avvenendo), aspettiamo l’esito, e affidiamoci al
tavolo unico regionale: lì si vedranno i risultati oggettivi, senza fughe in
avanti».
Ai sindacati, ricorda invece Belci, è stata prospettata dopo il 2015 una
riduzione di attività («dunque ci vorranno pensionamenti»). «L’azienda
afferma che il pm Frezza, posizionando due nuove centraline, ha dato due
mesi di respiro, il risultato si avrà a fine dicembre, comunque se il
sindaco di allarma per i 2,2 nanogrammi di benzoapirene io penso che si può
lavorare per farli rientrare nei limiti, il problema è che per i lavoratori
non c’è un limite di soglia, abbiamo chiesto e ottenuto monitoraggi
periodici». Belci vuole che il tavolo regionale sia presidiato
dall’assessore: «Altrimenti proseguono carteggi a due che escludono gli
altri e creano solo confusione».
L’accenno è alla comunicazione Azienda sanitaria-sindaco riferita in
consiglio comunale e relativa ai tempi prevedibili per una verifica totale
dei dati ambientali una volta completati i prescritti lavori si
ristrutturazione interna (cokeria, ecc.). Si citava il 2011, aggiungendo che
nel frattempo il monitoraggio sarebbe stato costante.
«Il presidente Gillerio ha detto una cosa sacrosanta - commenta Roberto
Decarli (Cittadini), che ha notato un miglioramento della situazione da
quando in Lucchini è entrata la russa Severstal - e cioé che la siderurugia
è invasiva sul territorio, e va resa compatibile: è la chiave di tutto. Ma
si è dovuto prendere la Lucchini per i capelli affinché lo riconoscesse.
Abbiamo ora bisogno di dati completi, sovrapponibili, certi e confermati,
perché ora e dopo tanto tempo - conclude Decarli - non abbiamo proprio
niente: né dati certi né garanzie di reimpiego dei lavoratori».
Non si fida invece Fabio Omero (Ds): «Ho perso fiducia nella Lucchini -
spiega -, e ho rammarico che Arvedi si sia ritirato, a differenza del
sindaco penso che con buone tecnologie l’industria possa ancora convivere
con la città, fatta salva la salute. Alternative non ce ne sono: recuperiamo
Arvedi e si salvi capra e cavoli. Altrimenti avremo sì la chiusura della
Ferriera, ma per esaurimento...». Di parere contrario Alessia Rosolen (An)
che imputa alla Regione una «grande assenza» e aggiunge: «I lavoratori e
l’indotto sono l’unico vincolo che la città ha con la Ferriera, lo
stabilimento non può restare nell’abitato neanche con lavori per la messa in
regola, gli operai mi raccontano di 32 forni per turno anziché i normali 24
per aumentare la produttività, per questo esce più inquinamento. La firma il
30? Con questi dati non si può dare». La Lega Nord, reduce da un incontro
con gli abitanti, tuona (anche in nome di accordi elettorali): «La Ferriera
deve andarsene e l’area deve essere riqualificata, la salute non può essere
barattata con gli interessi di pochi».
Il presidente della circoscrizione di Servola, Andrea Vatta (Forza Italia),
riferisce di bambini malati, di «sforamenti così grossi da giustificare la
chiusura», di «lavori così importanti per la messa a norma che alla Lucchini
non convengono». Aggiunge: «Non auguro male all’azienda, ma in bocca al lupo
se riescono a rimediare una situazione fuori da ogni limite, ed è
paradossale che si contestino Azienda sanitaria, Arpa, Cigra: dei
professionisti di tale calibro». Conclude Vatta: «È la prima volta che vedo
muoversi decisamente enti amministrativi e di controllo. Il cerchio si
chiude».
Gabriella Ziani |
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FERRIERA - I servolani:
«Siamo sconfortati, è un gioco delle parti» - «Sarà una storia lunga».
Domani nuovo sit-in davanti al Municipio |
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Gli abitanti
del rione si sentono sempre più confusi mentre cresce la rassegnazione e la
protesta non si placa |
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«Bisogna
pensare ai lavoratori e anche agli interessi economici, ma l’inquinamento
non era mai così» |
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«La Ferriera può rendere fino al
2015? A quel tempo saremo tutti morti, l’unico superstite sarà il signor
Lucchini». A Servola, nelle ultime ore, stanno montando sconforto e
rassegnazione. E un velo di amara ironia. La discesa di via dei Giardini,
affacciata su quello che per molti è ormai il «mostro» e basta, è tappezzata
di richiami, da parte dei comitati, a un nuovo sit-it anti-Ferriera davanti
al Municipio, domani alle 18. Diversi residenti, tuttavia, si dicono pronti
a scommettere che, alla fine, il «mostro» rimarrà al suo posto. Nonostante
le proteste. Perché - dicono i servolani - rischiano di prevalere una volta
ancora gli interessi economici. «Resterà tutto come adesso, i soldi sono più
importanti», taglia corto Edoardo Cujec. «La vedo lunga», gli fa eco il
giovane Alessandro V., uscendo dalla casa di via dei Giardini. «Assistiamo -
aggiunge - a un continuo passarsi la palla tra le parti, mentre noi
cittadini ci sentiamo con le mani legate, vittime di questioni di soldi. A
me non preme che la fabbrica chiuda per partito preso, ma ritengo
indispensabile che l’azienda si metta in tutto e per tutto in regola con gli
impianti. Io, alla mia automobile, devo far fare la revisione periodica. E
devono rilasciarmi il bollino blu sui gas di scarico, altrimenti non
circolo. Quel bollino blu lo facciano anche loro...». Alessandro V. abita da
quattro anni a Servola, ma frequenta il quartiere da 15. «E una volta -
assicura - l’inquinamento, ’sta carbonella sull’auto e i panni stesi fuori,
non era così».
«Sono servolano da sempre - conferma Maurizio Del Re - e in quella fabbrica
ci hanno lavorato mio nonno, mio papà, mio fratello e mio nipote. E in
passato andava decisamente meglio con l’inquinamento. Io adesso sono per la
chiusura dell’impianto. Parlano del 2015, ma mi sembra che la promessa era
il 2009. L’area va riqualificata e trasformata in zona portuale, così si
potrebbe garantire lavoro dopo la dismissione».
«Lo stabilimento - rincara la dose la signora G. M., che preferisce riferire
solo le iniziali - dev’essere chiuso. È giusto pensare anche ai lavoratori.
Ma, più che il loro posto in fabbrica, va preservata la loro salute. Ci
rendiamo conto che la Ferriera rende alla proprietà, ma si sarebbe dovuto
intervenire a suo tempo con degli accorgimenti decisivi contro
l’inquinamento. Ormai non se ne può più. Davanti a casa abbiamo un po’ di
verde e ci tocca vedere le foglie annerite e sentire la gola secca dopo
essere stati sotto un arbusto».
«La mia sensazione è che i proprietari vogliano prendere i soldi dallo Stato
finché sarà possibile. Poi diranno ”signori, arrivederci”», aggiunge Fulvio
B., riferendosi al fatto che nel 2015 verrà meno il regime di Cip 6 con cui
lo Stato concede aiuti alle aziende che producono energia con fonti
rinnovabili.
«Fosse per me - dice Jasmine Mazic, cittadino bosniaco che vive a Servola -
non ci sarebbero problemi, visto che sono un muratore e mangio polvere ogni
giorno. Ma penso a mio figlio, questo sì».
Antonio Racanelli, all’incrocio fra di via Servola e via dei Giardini, è al
lavoro per ristrutturare la casa che ha comprato a marzo. Ci verrà a vivere
con la famiglia, fra cui due figli, uno di cinque anni e l’altro di due e
mezzo. «Con le finestre aperte - spiega - purtroppo gli effetti della
fabbrica si sentono. Se la Ferriera inquina, e questo ormai mi pare un dato
reale, è giusto chiuderla o quantomeno prendere dei provvedimenti drastici».
«Serve un intervento sugli impianti serio, non per finta», fa presente
Claudio Stefani, un altro giovane che sta mettendo a posto casa, in via
Soncini. «Prima di chiudere, ad ogni modo, bisognerebbe sapere dove mettere
tutti questi lavoratori» ammonisce Livio, il padre.
«Sono nata e vissuta sempre a Servola - concorda Annamaria Ponis - e in
Ferriera mio marito ci ha lavorato ed è morto. Ma sono dell’idea che prima
bisogna dare un futuro ai dipendenti e poi chiuderla».
Sulla necessità di una chiusura immediata torna invece Ester Passeri: «Vivo
qui dal 1981 e oggi è peggio di una volta. Una di queste sere passavo di qua
con il cane e ho visto uscire una nuvola dallo stabilimento. Quando mi sono
tolta gli occhiali sentivo come gli occhi pieni di sabbia». «E poi guardi
come si rovinano pure le macchine parcheggiate», conclude la signora Ester.
La quale conferma i racconti di alcuni altri residenti: «Se ci si rivolge
all’azienda, questa paga il rinnovo delle carrozzerie danneggiate dai fumi
dell’impianto, è vero».
pi. ra. |
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Bonifiche, la Regione
incarica l’Ezit - L’ente curerà le caratterizzazioni alle Noghere
nelle aree pubbliche e in quelle inquinate dall’attività pubblica |
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Azzarita:
«Partiamo subito, risultati nel giro di un anno» |
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Sarà l’Ezit a coordinare le
caratterizzazioni nelle aree pubbliche, e in quelle private ma inquinate da
attività pubbliche, nella Valle delle Noghere e nell’alveo del Rio Ospo.
L’incarico ufficiale per l’attuazione del piano di caratterizzazione è stato
infatti assegnato all’Ente zona industriale dalla Regione.
«E’ l’inizio vero dell’attività di risanamento, il primo confronto reale con
le aziende sulla complessa questione delle aree inquinate», commenta il
presidente dell’Ezit Mauro Azzarita, che annuncia: «Partiamo subito. La gara
d’appalto sarà bandita quanto prima. Nel giro di dodici mesi avremo il
quadro dell’inquinamento in queste aree, dove sono insediate anche circa
ottanta aziende private».
Sul piano formale l’incarico all’Ezit è stato dato attraverso un decreto di
delegazione amministrativa, un passaggio indispensabile per permettere di
continuare il lavoro avviato qualche anno fa con il piano di
caratterizzazione dell’intero Sito inquinato di interesse nazionale,
passando appunto dall’elaborazione del piano alla sua attuazione.
«Finalmente – osserva ancora Azzarita – siamo riusciti ad avviare un’impresa
tuttaltro che facile. Questo risultato ha richiesto molto tempo e molto
lavoro, e devo dare atto all’assessore regionale Moretton di essere venuto
incontro a tutte le esigenze del nostro ente. Il decreto – annota – non è
comunque un punto di arrivo ma di partenza. Non possiamo dimenticare che
esiste ancora una grande incertezza sulle risorse, gli ormai noti 5 milioni
di euro necessari a completare la caratterizzazione».
La soddisfazione di Azzarita è legata anche al fatto che questo primo
traguardo dovrebbe spianare la strada ai successivi passaggi amministrativi.
«L’auspicio – aggiunge – è che, superato questo scoglio, si riesca a
velocizzare l’iter delle caratterizzazioni prima, e quello delle bonifiche
poi. Il prossimo anno ci attendiamo la delegazione amministrativa per altre
aree, spero più vaste di quelle assegnateci adesso, cioè quelle private non
inquinate da attività pubbliche».
Il decreto della Regione assegna anche i finanziamenti necessari per attuare
il piano di caratterizzazione. Il costo dell’operazione è stato stabilito in
un milione 343 mila euro, somma che è stata inserita nel bilancio di
previsione della Regione per il periodo 2007-2009.
Parte dell’importo, 500 mila euro, sarà ricavata dal bilancio di previsione
per il 2007, come quota derivata dall’esercizio 2006. Altri 500 mila euro
saranno attinti dall’esercizio 2007, mentre la parte restante, 343 mila
euro, arriverà dall’esercizio finanziario 2008.
Secondo il decreto l’Ezit deve avviare entro dodici mesi le procedure per
attivare le operazioni previste dal piano di caratterizzazione. Il termine
per l’attuazione del piano è invece fissato in 36 mesi.
Come ha dichiarato Azzarita, però, l’ente intende bruciare le tappe, cosa
che del resto sta facendo per la caratterizzazione delle aree di sua
proprietà alle Noghere (450 mila metri quadri), caratterizzazione iniziata
alcuni mesi fa e che si concluderà entro novembre, in anticipo sui tempi
previsti.
La Regione, dal canto suo, oltre ad effettuare eventuali verifiche (tramite
l’Arpa) nel corso dell’attività di caratterizzazione, approverà e invierà al
ministero dell’Ambiente i risultati finali. Giuseppe Palladini |
IL PICCOLO -
SABATO, 27 ottobre 2007
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Piano parcheggi, no al
progetto in largo Canal - Confermati invece i siti delle ex officine
Holt di via Gambini e di piazzale Vittime dell’11 settembre a Barcola
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Il Consiglio
comunale stralcia uno dei 18 contenitori previsti in origine |
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Valutazione
di impatto ambientale positiva per la struttura interrata che dovrà sorgere
davanti al palazzo della Stazione Marittima
Sono diventati 17 i contenitori
previsti dal nuovo piano urbano dei parcheggi, che il consiglio comunale ha
approvato mercoledì sera. Rispetto ai 18 siti originari, infatti, l’aula ha
deciso di eliminare largo Canal, dove era prevista una struttura interrata
per 91 posti auto in quattro livelli: opera che è stata giudicata «troppo
costosa e problematica in termini di viabilità», come ricorda il presidente
della commissione urbanistica Roberto Sasco. È stata confermata invece la
volontà di aggiungere al piano i siti delle ex officine Holt di via Gambini
e di piazzale Vittime dell’11 settembre a Barcola.
La modifica sostanziale apportata al documento consiste però nel fatto che
sarà il consiglio comunale a decidere, con una nuova delibera, i criteri da
seguire per l’assegnazione dei lavori alle imprese in regime di project
financing (cioè costruzione a proprio carico e successiva gestione, concessa
dal Comune, così da rientrare dell’investimento effettuato). Maggioranza e
opposizione hanno trovato una convergenza, e in base a questo accordo -
formalizzato in un unico testo in origine presentato dal Cittadino Roberto
Decarli - sono stati ritirati quasi tutti gli emendamenti (una trentina),
relativi in buona parte proprio ai criteri di assegnazione dei posti auto.
Sarà dunque il consiglio a indicare quale quota di posti auto nelle aree di
superficie vicine ai nuovi contenitori lasciare libera, quale quota
riservare a posti a rotazione anche nelle strutture destinate alla vendita,
il tipo di prescrizioni da adottare sull’impatto ambientale e visivo, le
eventuali tariffe agevolate per i residenti. La gran parte di questi temi
era stata toccata in una serie di emendamenti presentati tanto da componenti
del centrodestra quanto del centrosinistra.
Nella delibera è stata inoltre ricordata - come da richiesta della
capogruppo di An Alessia Rosolen - l’esistenza di Amt, società controllata
dal Comune il cui core business è proprio la gestione dei parcheggi: formula
che potrà aprire la strada a una partecipazione diretta di Amt stessa nella
costruzione e gestione in alcune delle strutture da costruire. Fatto proprio
dalla giunta un emendamento della forzista Raffaella Del Punta mirato a
riservare dei «parcheggi rosa» per donne in gravidanza e neomamme.
Grazie all’accordo, l’opposizione (esclusa Rifondazione comunista) si è
astenuta sul documento, perché se «manca un’idea di quale accessibilità
vogliamo dare al centro città - piazze, aree pedonali, servizi pubblici e
privati, rete di negozi - e ai quartieri storici e a quelli della
periferia», come annota il capogruppo diessino Fabio Omero, pur tuttavia il
consiglio comunale «si è riappropriato», aggiunge, del suo «ruolo politico»
con le scelte che potrà fare con la delibera sui criteri.
L’aula ha anche dato l’ok sulla valutazione di impatto ambientale per il
parcheggio interrato davanti alla Stazione marittima che Saba Italia
progetta di cantierare l’anno prossimo. È stato accolto - con i voti di
opposizione e An - l’emendamento con cui Omero ha richiesto che le opere
fuori terra non superino i due metri e mezzo sopra il livello del mare: il
progetto originario prevedeva torrette per gli ascensori alte 3,8 metri. |
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Lucchini: Ferriera redditizia
fino al 2015 - «Arvedi ha interrotto le trattative spiegando che la
città non lo vuole» |
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In città il
vicepresidente esecutivo Gillerio per una serie di incontri con Comune, Autorità
portuale e Regione
Mentre il sindaco Dipiazza ha da
poco ribadito che gli ultimi dati attesi sulle emissioni potrebbero indurre a
decisioni «drammatiche», Lucchini spa rompe il silenzio nelle giornate convulse
che si susseguono attorno ai destini della Ferriera, dei lavoratori, della
città. L’azienda fa sentire la sua voce: parla il vicepresidente operativo della
società Giovanni Gillerio, accanto a lui l’ad Hervé Kerbrat e il direttore dello
stabilimento e consigliere delegato della spa Francesco Rosato, accompagnati dal
responsabile relazioni esterne Francesco Semino. Uno spiegamento di voci e volti
per una giornata di incontri: i giornalisti e poi, nel pomeriggio, il sindaco,
l’Autorità portuale, il governatore Riccardo Illy. Il tutto alla vigilia
dell’appuntamento del 30 ottobre, il tavolo in Regione al quale si discuterà
dell’autorizzazione integrata ambientale da dare - o meno - allo stabilimento,
in base a una serie di migliorìe ambientali.
L’azienda, dunque. Gillerio fissa tre punti: primo, nel piano strategico della
società la Ferriera «non sarà brillantissima, ma ha una sua dignità» economica
nell’ambito del gruppo Lucchini-Severstal «fino al 2015». Secondo: il gruppo
Arvedi - con cui la trattativa è stata interrotta - avrebbe offerto una
prospettiva all’insediamento oltre quella data anche in termini di migliorìe
ambientali, «e non è escluso che pensasse a qualcosa di innovativo approfittando
degli spazi» disponibili a Servola. Terzo: Arvedi ha rotto la trattativa
spiegando che «la città» non lo vuole: e la città «non sono i sindacati, né la
Regione, né il Porto». Davanti a una soluzione di futuro offerta e rifiutata -
ragiona Gillerio - «non capisco più niente». «Non capiamo il sindaco». Il
messaggio è chiaro: «Rispettiamo le regole. Se però le istituzioni, la
cittadinanza ritengono di non poter più continuare, qualcuno ce lo deve dire
formalmente, istituzionalmente. E assumersene le conseguenze».
LA SCADENZA Nel 2015 verrà meno il regime di Cip 6, con cui lo Stato concede
aiuti finanziari alle aziende che producano energia con fonti rinnovabili: è la
centrale di cogenerazione. A quella data «rischiamo una criticità economica».
Questo Lucchini spa riferisce di aver detto in maggio a Regione, Comune e Ap:
«Preoccupiamoci di vedere come arrivarci preparati, per progettare in modo
opportuno un futuro - qualunque esso sia - di questo insediamento».
ARVEDI «Subito dopo» - parla Gillerio - ecco Arvedi. L’industriale sta ampliando
la propria attività a Cremona e vuole aumentare la produzione. La ghisa è per
lui fondamentale, e gli interessa la presenza del porto: «Ha una strategia
chiara e una visione che supera il 2015», ribadisce Gillerio citando l’interesse
di Arvedi per un’attività «innovativa» e la sua «disponibilità» sul tema
ambiente. Lucchini informa gli enti locali della novità. E trova «entusiasmo»,
ricorda Gillerio citando il «forse ho fatto Bingo» pronunciato la scorsa estate
dal sindaco. Il negoziato prosegue. Poi Arvedi frena: «La città non mi vuole, mi
mettono difficoltà». La trattativa va a monte: «Sappiamo che Arvedi è
interessato, ma che non ci sono le condizioni per finalizzare». La vicenda però
è servita a confermare che «Servola vale, non è zero. Non si svende».
L’ATTACCO Ed è qui che parte l’attacco al sindaco. Perché - così Gillerio - «con
la Magistratura abbiamo un rapporto non ottimale ma solido: ci capiamo perché
discutiamo di regole scritte. Ci capiamo anche con la Regione, che è una nostra
controparte. Non ci capiamo quando in nome della protezione della salute ci
vengono contestati fatti che non corrispondono alle regole». E allora, «capisco
l’interlocutore quando ci incontriamo, non quando parla sui giornali».
IL RICHIAMO Perciò, prosegue Gillerio, l’azienda è stata «costretta» a inviare a
Dipiazza una lettera (in cui lo ha avvisato di eventuali azioni legali che
potrebbe avviare nei suoi confronti). Perché il problema «non è solo sociale:
chiudere è un fatto economico. Se ne hai il diritto, la possibilità fallo,
altrimenti assumiti le responsabilità e l’azionista non sarà inerte di fronte a
questo fatto».
IL FUTURO L’azienda, ha ribadito Gillerio, si impegna a rispettare le regole
ambientali (vedi l’articolo qui sotto). E «tra il 2004 e il 2008 - interviene
Rosato - sfioriamo i 20 milioni di investimento complessivo» in materia. Il
futuro resta da costruire. Se si arrivasse al 2015? La cessazione del Cip 6
allora, ribadisce Gillerio, «metterà in crisi il sistema: evitiamo il trauma».
Serve «qualche idea o qualche altro Arvedi. Ci stiamo ingegnando», e anche il
ruolo della centrale - sebbene non esaustivo - potrebbe diventare importante,
soprattutto se fosse costruito il rigassificatore: «Non sarà dificile trovare
investitori». E se non si arrivasse al 2015? «Dire ”si deve chiudere” è
dimostrazione di poca serietà: si deve porre il problema e risolverlo», chiude
il vicepresidente.
Paola Bolis
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FERRIERA - Dipiazza: «Parlo
solo con i dati» - Incontro in Municipio |
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Nell’ambito di una serie di
incontri istituzionali concentrati nella giornata di ieri la Lucchini ha
visto ieri pomeriggio per primo il sindaco Dipiazza. Un vis-à-vis delicato,
vista la totale contrapposizione, e le minacce di far chiudere lo
stabilimento che scendono dal Municipio.
«Ho portato i documenti - riferisce Dipiazza -, li ho letti, così come ho
fatto in consiglio comunale, e ho detto che dal 4 ottobre, da quando cioé ho
ricevuto nota dall’Azienda sanitaria che a Servola erano state rilevate
quantità oltre la norma di sostanze cancerogene e mutagene, il titolo stesso
di questa vicenda è cambiato, da imbrattamento a grave inquinamento, ho
aggiunto che aspetto le ultime rilevazioni in corso, e poi ci riparliamo».
Incontro definito «cordiale» («siamo tutti imprenditori»), ma posizioni
distanti.
Il sindaco cita nuovamente anche le ultime informazioni avute dall’Arpa su
settembre: «Una media di benzoapirene a Servola stazione di 2,2 nanogrammi
per metro cubo, cioé il 120 per cento di sforamento. L’attività
amministrativa di un sindaco - prosegue - procede solo per atti, ne ricevo e
a questi rispondo con altri atti, qui non c’entra la politica. E comunque -
conclude Dipiazza - non dormo la notte pensando agli operai, è il mio più
difficile momento».
Il consiglio comunale straordinario sulla questione è stato intanto spostato
al 30 ottobre, invitati tutti gli enti e i sindacati. Si svolgerà
esattamente nel giorno in cui in Regione si terrà la riunione definitiva per
il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale.
Ma sulle ultime vicende interviene nuovamente il segretario provinciale
della Cgil, Franco Belci, a commento delle informazioni che Dipiazza ha
dato, atti alla mano, in consiglio: «Dipiazza - afferma - non può
strumentalizzare documenti ufficiali dell’Azienda sanitaria quando afferma
che dati certi sulle emissioni e sull’inquinamento si potranno avere solo
nel 2011, quando saranno state completate e verificate le modifiche
strutturali richieste alla fabbrica nell’ambito dell’Autorizzazione
integrata ambientale. E non può farlo - conclude il sindacalista - perché la
stessa Azienda sanitaria ha anche detto che durante tutto quel periodo vi
sarà un costante monitoraggio per controllare le emissioni nocive, e dunque
non è vero che i dati saranno noti appena nel 2011».
g. z. |
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FERRIERA - L’azienda:
inquinamento, dateci regole chiare - Contestati i punti di
rilevamento. «Chiusura? Il sistema triestino non può gestirla» |
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Lo staff
dirigente difende lo stabilimento: «La siderurgia è invasiva ma bisogna
renderla compatibile»
«La Ferriera crea disturbo ai
cittadini di Servola? Come tanti altri». Lo ha detto ieri lo staff dirigente
della Lucchini affrontando solo in seconda battuta la questione ambientale,
per la quale tutte le amministrazioni e istituzioni del territorio sono in
allerta e al lavoro.
«La siderurgia - ha affermato il vicepresidente della Lucchini, Giovanni
Gillerio - è certo invasiva su un territorio, ma siccome il nostro sistema
industriale la ammette bisogna solo renderla compatibile: occorrono regole,
e a noi devono essere imposte, ma non si possono contestare fatti che alle
regole non corrispondono». E ha aggiunto: «Si può invocare la chiusura se
un’azienda non è disposta a modifiche, ma se la si decide senza avere
l’appoggio giuridico l’azionista non resterà inerte, proteggerà i propri
interessi».
Alla Ferriera viene imputata una posizione energicamente difensiva sui temi
dell’inquinamento, ma Francesco Rosato, consigliere della Servola spa e
direttore di fabbrica, ha controbattuto: «Quando nel luglio 2005 si scoprì
diossina nei camini sulla base di un decreto del marzo, noi non contestammo
nulla, ci sottoponemmo a sei mesi di fermo con una perdita di quattro
milioni di euro. E il dissequestro del magistrato fu poi un atto esemplare».
Totale comunque la denuncia delle misurazioni dell’aria in punti ritenuti
«sbagliati», con conseguente negazione che esista un allarme-inquinamento e
qualche motivo di preoccupazione: «Una centralina attaccata alla fabbrica va
bene se si vuole dedurre la performance ambientale in ambito produttivo, ma
non si può estendere il dato per valutare la salute del rione, se metto il
naso in una marmitta mi soffoco io, non si soffoca un quartiere».
Dunque sotto accusa la centralina di via San Lorenzo in Selva sistemata dal
Cigra su incarico del pm Frezza, che ora ha concordato invece
sull’opportunità di installare altri due misuratori in aree diverse. «Il
magistrato ha deciso a suo tempo di inviare i primi incompleti dati di
quella centralina alle amministrazioni: ma che finalità reale aveva dunque
quella centralina?» ha insinuato Gillerio. Sono stati proprio quei numeri,
giudicati allarmanti per le concentrazioni di polveri sottili e soprattutto
di benzoapirene, a convincere il sindaco, su rapporto dell’Azienda
sanitaria, che superiori motivi di salute pubblica dovevano indurre
l’amministrazione a porre a chiusura la fabbrica.
Intanto l’azienda si prepara al 30 ottobre, quando la definitiva conferenza
dei servizi dirà sì o no al rilascio dell’Autorizzazione integrata
ambientale: tutti gli enti dovranno accogliere o meno le controdeduzioni
dell’azienda circa le modifiche strutturali richieste (monitoraggio costante
dei camini, ristrutturazioni alla cokeria, ecc): «Il costo degli interventi
- ha detto Rosato - sarà di 10 milioni di euro». L’Azienda sanitaria prevede
che non saranno completati prima del 2009, con possibilità tecnica di
verificarne l’esito appena a inizio 2011. Risposta: «No, basteranno alcuni
mesi...».
La Ferriera ha ribadito che «i controlli sanitari sugli operai si fanno
costantemente», che «ora è solo partito un protocollo nuovo». Ha peraltro
ammesso che «non si sa a quali livelli di benzoapirene sono sottoposti i
lavoratori». L’Azienda sanitaria parlava di 200 nanogrammi per metro cubo
(il limite per le aree abitate è di uno). Rosato: «Gli strumenti non erano
capaci di rilevare concentrazioni più basse, è tutto da rifare».
E i cittadini che protestano? «Dal 1997 - ha risposto ancora Rosato -
abbiamo 300 lavoratori in meno, dal 2002 si è dimezzata la produzione di
ghisa, abbiamo chiuso uno dei due altiforni e l’acciaieria, spostato le
produzioni che diffondevano grafite: è la sensibilità che è aumentata, non
l’inquinamento». E Gillerio ha chiuso: «Se istituzioni e cittadinanza
ritengono di non poter più convivere con questa tipologia industriale,
devono porsi il problema di affrontare la decisione. Ma il sistema
triestino, per quanto ho visto fin qui, non è in grado di farlo».
Gabriella Ziani |
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FERRIERA - Illy: salute e
lavoro possono convivere - I vertici della società hanno incontrato il
governatore confermando di voler proseguire l’attività
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Cosolini:
«Comune, una commedia senza assunzioni di responsabilità»
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«La Regione ritiene che sia
ancora possibile cogliere il duplice obiettivo di tutela delle condizioni di
salute dei cittadini e di continuazione dell’attività industriale, e perciò
della significativa occupazione che ne deriva». Così si legge in una nota
della Regione giunta al termine dell’incontro che si è tenuto nel pomeriggio
tra i vertici della Lucchini spa e il governatore Riccardo Illy affiancato
dall’assessore Roberto Cosolini.
Illy dunque lo ribadisce: la Ferriera può continuare a produrre,
salvaguardando però l’ambiente. Perché «è certo necessario - puntualizza la
nota - che l’azienda evidenzi gli interventi finora effettuati e attui
quelli ulteriormente necessari». E se la Ferriera otterrà l’autorizzazione
integrata ambientale «dovrà rispettare le prescrizioni in essa contenute». A
Illy e Cosolini ieri la Lucchini ha confermato la propria volontà di
continuare l’attività produttiva esprimendo la sua adesione alle
prescrizioni della Procura, mentre Illy ha riconfermato come il tavolo
attivato dall’assessore regionale all’ambiente Gianfranco Moretton sia la
«sede propria» in cui tutti devono impegnarsi per la verifica delle
emissioni, anche tenuto conto delle nuove prescrizioni sul posizionamento
delle centraline.
E sulle centraline interviene l’assessore Cosolini, annotando come «le
lettere dell’Azienda sanitaria vadano lette nella loro interezza». Il
riferimento è al fatto che il sindaco Roberto Dipiazza nell’ultimo consiglio
comunale ha letto un passo della missiva firmata dal direttore dell’Azienda
Franco Rotelli, che segnala come i «dati attendibili» sugli esiti degli
investimenti ambientali si avranno «appena all’inizio del 2011». «Ma la
lettera - annota Cosolini - condivide le posizioni della Procura, che erano
per certi versi anche quelle dell’azienda, nel richiedere che la rilevazione
del benzoapirene sia basata su una rete di centraline estesa e dunque molto
oggettivata». L’Ass scrive che la centralina di via Pitacco «può essere
considerata la più rappresentativa in quanto inserita nel contesto urbano e
nello stesso tempo la più vicina allo stabilimento», laddove una centralina
in prossimità della Ferriera - ad esempio in via San Lorenzo in Selva -
«appare indispensabile per monitorare nel tempo l’efficacia degli interventi
di miglioramento» che verranno attuati. «È utile - aggiunge Cosolini - che
tutti attendano gli esiti delle rilevazioni dai nuovi posizionamenti».
E nel frattempo, dall’assessore regionale giunge una considerazione che è un
attacco pesante al Comune: «Se non fosse in gioco la preoccupazione dei
cittadini per la salute e quella dei lavoratori per il lavoro ci sarebbe da
ridere. C’è un sindaco che ha dichiarato di avere fatto bingo con Arvedi,
poi c’è il suo vicesindaco che dichiara di non volere né Arvedi né la
Ferriera. Si continua con una sostanziale commedia che è ben lontana -
chiude Cosolini - dall’assunzione di atteggiamenti seri e responsabili che
debbano tutelare salute e posti di lavoro». |
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Bonifiche, allarme per la
nuova bozza sull’accordo - Azzarita: «È inaccettabile» |
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E’ di nuovo braccio di ferro
sulle bonifiche tra gli enti locali e il ministero dell’Ambiente. Di fronte
alla nuova bozza dell’accordo di programma, che il dicastero ha fatto
pervenire giovedì convocando lunedì una riunione per discuterla, Comune di
Trieste, Provincia ed Ezit hanno immediatamente scritto a Regione e
ministero chiedendo un rinvio dell’incontro.
Il problema non sta tanto, o solo, nel pochissimo tempo a disposizione per
esaminare il documento, quanto nei contenuti. «Inaccettabile» lo definisce
il presidente dell’Ezit Azzarita, che sottolinea la necessità di una
verifica congiunta del testo da parte degli «attori» locali prima del
prossimo incontro con il direttore generale del ministero Mascazzini.
«La bozza – rimarca Azzarita – non accoglie nessuna delle nostre richieste,
a cominciare dalla distinzione tra privati responsabili e non responsabili
dell’inquinamento. E sulla barriera per il contenimento a mare della falda
freatica, si torna a parlare di penalizzazioni per chi non vi aderisce».
La Provincia, sulle stesse posizioni, coinvolge il ministero Pecoraro Scanio.
La presidente Bassa Poropat, infatti, ha chiesto l’intervento del ministro
per una mediazione sullo scottante documento, oltre a rilevare la necessità
di spostare la riunione prevista lunedì. «Il ministero ha riproposto la
barriera a mare – osserva l’assessore all’Ambiente Ondina Barduzzi – e ciò
rende inaccettabile la bozza. Abbiamo chiesto al ministro di intervenire,
perchè non ha senso che ci si trovi tutti, si faccia una proposta comune e
poi questa non venga accettata dal ministero».
Sul piede di guerra anche il Comune. L’assessore all’Ambiente Maurizio Bucci
ha già scritto a tutte le parti coinvolte per rinviare la riunione di
lunedì. «C’è bisogno di rileggere tutto il documento – rimarca – che
conferma quanto si temeva. Avevo già fatto presente le mie preoccupazioni
sulla prevista partecipazione delle imprese al costo delle bonifiche. Il
ministero sta stringendo il cappio al collo delle aziende». |
Giuseppe
Paladini
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Lubiana sui rigassificatori:
«L’Italia non collabora» |
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MUGGIA La questione dei
rigassificatori nel Golfo di Trieste va affrontata con una visione
complessiva del territorio e quindi anche transfrontaliera. Intanto la
Slovenia tiene conto dei pareri già espressi in Italia nel suo approccio
alla proposta di rigassificatore a Capodistria.
La complessa tematica è stata affrontata a un’assemblea pubblica ieri a
Muggia, per la prima volta in forma transnazionale, su iniziativa del Tavolo
della sinistra muggesana. Si è voluto così tenere alta l’attenzione sul nodo
dei rigassificatori proposti in Italia e quelli che ora si profilano anche
in Slovenia e, seppur più lontano, pure in Croazia. Ribadita da Giorgio
Millo, dei Verdi, moderatore dell’incontro, lo stallo attuale in Italia con
una valutazione ministeriale d’impatto ambientale il cui iter sembra
bloccato. Ma ha anche sottolineato la necessità di un approccio comune tra
Italia e Slovenia sulla tema e di una visione globale. Appello lanciato
anche da Marko Starman, presidente della Commissione interministeriale
slovena sui rigassificatori, che ha però evidenziato una scarsa condivisione
di questa idea da parte dei colleghi italiani. Sul rigassificatore
prospettato a Capodistria ha detto: «È solo una proposta, di cui è appena
iniziato lo studio. La nostra Commissione sta valutando l’impatto
ambientale, tenendo conto delle valutazioni già espresse in Italia sugli
altri due rigassificatori. È molto probabile che la nostra valutazione sarà,
alla fine, negativa». Un’affermazione accolta con un applauso dai numerosi
convenuti alla Sala Millo. Tra gli altri interventi, Dario Predonzan
(responsabile al Wwf regionale) ha rilevato la lentezza del procedimento e
ricordato i vari pareri negativi ricevuti dai progetti: «Il Wwf si è già
rivolto al ministero, chiedendo che la questione sia così chiusa». Dai
rappresentanti sloveni è emerso anche che il governo di Lubiana, nel suo
piano di sviluppo territoriale, non prevede questi impianti. L’Italia
invece, come rilevato anche da Gianni Naggi, responsabile nazionale Energia
per il Prc, non ha nemmeno un piano energetico nazionale. «Da nostre
valutazioni – afferma – i metanodotti attuali sono sufficienti, visti anche
i previsti potenziamenti. I rigassificatori possono essere una soluzione
isolata e d’emergenza. In Adriatico, invece, si concentrano tanti progetti,
con un mare che però ha poco ricambio di acque e bassi fondali. Ma il
ministero non ci ascolta. Il governo attuale e quelli passati si vogliono
porre come porta metanifera verso l’Europa, ma a un prezzo che è da vedere
se possiamo pagare».
s. re. |
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Il caso Baia finisce alla
Camera - Interrogazione dei Verdi: «Pressioni di Illy per cementificare il
sito» |
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TRIESTE Un'interrogazione
parlamentare sulle «reiterate pressioni del presidente della Regione Friuli
Venezia Giulia Riccardo Illy a favore del progetto di cementificazione della
Baia di Sistiana» è stata rivolta al ministro per i Beni culturali Francesco
Rutelli. Lo rende noto il Wwf di Trieste.
Il documento è stato sottoscritto da cinque deputati Verdi: Grazia
Francescato, Luana Zanella, Tana de Zulueta, Marco Boato e Giuseppe
Petriccione. L'interrogazione ripercorre le vicende del progetto di
«valorizzazione turistica» della Baia e in particolare quelle successive
all'autorizzazione paesaggistica rilasciata - per due volte - dal Comune di
Duino-Aurisina (Trieste), annullata altrettante volte dal Soprintendente ai
beni architettonici e paesaggistici. Ciò ha dimostrato - sottolineano gli
interroganti - che questo «organo periferico del Ministero per i Beni e le
attività culturali rappresenta ormai l'unico baluardo contro gli scempi
paesaggistici e ambientali avallati e anzi propugnati dai poteri locali».
Per i deputati Verdi, infatti, il progetto ha goduto del totale appoggio sia
del Comune di Duino Aurisina, sia da parte della Regione, «la quale ha
avallato addirittura la distruzione di parte del bosco soprastante la Baia e
l'ex cava di Sistiana, benchè inserito all'interno di un Sito naturalistico
d’importanza comunitaria». |
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Aussa Corno - La logistica e
il Corridoio V «carte vincenti per le imprese» |
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UDINE Collegare con una rete di
trasporti orientata ai Paesi balcanici il Corridoio 5 all'interporto di
Gorizia e al porto di Trieste, scalo più settentrionale del Mediterraneo e
per questo punto di riferimento per la quasi totalità dei Paesi dell'Europa
centrale. Una rete che, trasformando la regione in una naturale piattaforma
logistica mettendola "in asse" con la direttrice di traffico Lisbona - Kiev,
è solo una delle carte vincenti che le imprese del Friuli Venezia Giulia
devono sapersi giocare.
A sostenerlo è Fabrizio Ceriello, consulente per il commercio
internazionale, ospite a un ciclo di seminari organizzati dal Consorzio
Aussa Corno nell'ambito del progetto europeo Nuovi Mercati e rivolti alle
aziende, oltre trenta da tutta la regione, di cui metà dal solo isontino.
Un'opportunità che, secondo Ceriello, dovrebbe spingere i protagonisti
dell'economia regionale a investire in misura sempre maggiore nei mercati
esteri, proprio per rendersi visibili in quei nuovi scenari economici che si
stanno aprendo con l'allargamento dell'UE a Est.
«Quello che ho notato nelle imprese della regione - sostiene Ceriello - è la
loro grande capacità di adattamento ai mutati scenari internazionali e,
soprattutto, la notevole preparazione tecnica che consente di gestire in
maniera ottimale il percorso dei soggetti economici verso l'estero».
Qualità che però, secondo l'esperto, devono accompagnarsi a un'attenzione
particolare dedicata agli Stati confinanti o vicini alla regione. Ad
esempio, con l'apertura dei confini con la Croazia, candidata a entrare
nell'Ue all'inizio del 2008 e con un'economia in crescita che nei primi mesi
del 2007 ha fatto registrare un aumento del PIL addirittura del 7,2%, le
produzioni italiane, e in particolare quelle regionali, beneficeranno
certamente di questa maggiore ricchezza disponibile e che, si suppone,
favorirà un aumento dei consumi e, quindi, delle importazioni. |
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Porto: Luka Koper, sul Carso
il polo logistico - La struttura sorgerà a Sesana su 650mila metri
quadrati. L’area costerà 15 milioni di euro |
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Siglato
l’accordo tra la Spa di Capodistria e tre ministeri sloveni per realizzare
un Centro di distribuzione a livello europeo |
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Per
ulteriori interventi di costruzione sarà investita una cifra di circa 80
milioni di euro |
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CAPODISTRIA Come il porto, così
l’autoporto: se Trieste finalmente si è messa in moto, Capodistria è
letteralmente in volo, come del resto testimoniano i dati sul primo semestre
dello scalo che riportiamo a parte. Sarà la stessa Luka Koper infatti e cioé
la società di gestione del porto, che assieme ai ministeri sloveni
dell'Economia, dei Trasporti e dell'Ambiente, progetterà un nuovo Centro di
Distribuzione europeo che sorgerà sul Carso in base a un accordo
sottoscritto in questi giorni.
Per continuare nei propri obiettivi di sviluppo e liberare nuovi spazi
all’interno dell’area portuale, Luka Koper ha infatti deciso di realizzare
il Centro di Distribuzione europeo (Edc) a Sesana, in un’area vicinissima al
confine con Trieste e l’Italia, che oltretutto cadrà il 21 dicembre. Luka
Koper si è accordata per procedere all’acquisto dalla società di logistica e
trasporti Btc di Lubiana - realtà che opera attualmente su circa 120 mila
metri quadrati - di una parte del suo terminal. Il Centro di Distribuzione
europeo coprirà così almeno 650 mila metri quadrati, la maggior parte dei
quali sarà dato in affitto. Il costo di acquisto ammonta a circa 15 milioni
di euro, mentre per interventi vari di costruzione si prevede una spesa
ulteriore che si aggirerà intorno agli 80 milioni di euro.
Il centro di Sesana è praticamente a vista rispetto al Terminal intermodale
di Fernetti, l’ex autoporto triestino, dove però il porto di Trieste sta
tentando un’analoga operazione, ma ancora senza successo. L’Authority
infatti vorrebbe aumentare considerevolmente la propria partecipazione
azionaria, oggi esigua, all’interno del terminal per fare dell’ex autoporto
una sorta di proprio molo Ottavo, vista anche la scarsità di spazi che sta
penalizzando lo scalo triestino, per creare nuovi settori per la
movimentazione delle merci, e per trasferire qui una porzione del Punto
franco, liberando in questo modo una parte del Porto vecchio ad attività di
cosiddetta portualità allargata.
È un’operazione però che trova resistenze politiche. La Camera di commercio
si è già detta contraria alla cessione di proprie quote di Fernetti e anche
l’assessore allo sviluppo economico Paolo Rovis si è già pronunciato contro
una perdita di ruolo del Comune di Trieste in un terminal destinato a
divenire sempre più strategico. Dal canto suo la Provincia si è detta
disponibile a cedere, ma soltanto se gli altri soci lo faranno in
proporzione alle quote oggi possedute. Sullo sfondo c’è anche il rinnovo
delle cariche di vertice che vengono decise su basi di schieramento
politico. Una riunione tra gli enti interessati si è conclusa un paio di
giorni fa in modo interlocutorio con un mandato dato alla presidente della
Provincia Maria Teresa Bassa Poropat di verificare le singole posizioni.
Queste strategie contrapposte rischiano però di favorire ancora una volta il
porto di Capodistria dato che armatori e spedizionieri puntano su scali che
hanno alle spalle infrastrutture adeguate e al servizio dei porti stessi. Le
ragioni che stanno dietro alla stessa scelta di Sesana da parte di Luka
Koper derivano anche dalla sua posizione favorevole e vicina ai Corridoi
paneuropei 5 e 10 (il primo collega Barcellona a Kiev, il secondo Salisburgo
a Salonicco), oltre alla vicinanza con le principali direttrici autostradali
verso Italia e Croazia. Sesana, infine, si trova a ridosso di quattro porti
dell’Adriatico del Nord (Capodistria, Trieste, Monfalcone e Fiume) nonché
vicino a due aeroporti internazionali (Lubiana e Ronchi Legionari).
Per utilizzare al meglio le proprie e le altrui risorse finanziarie, Luka
Koper si dice addirittura pronta a fornire l'infrastruttura fondamentale,
cioè una piattaforma logistica di servizio, creata in base ai requisiti che
potrebbero essere richiesti dai vari partner.
Silvio Maranzana |
IL PICCOLO -
VENERDI', 26 ottobre 2007
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Ferriera: due
nuove centraline - INQUINAMENTO Tutto l’abitato di Servola finora ne
era sguarnito: misureranno il benzoapirene nell’aria
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La richiesta
è stata fatta dalla Lucchini: il pm Frezza le farà installare |
Sarà il dottor Pierluigi Barbieri,
da tempo consulente tecnico della Procura, a studiare dove installare a Servola
due nuove centraline per misurare la presenza di benzoapirene nell’aria.
Lo ha deciso il pm Federico Frezza nell’ambito dell’inchiesta in cui sono
«indagati» i vertici dello stabilimento e della società proprietaria, primo fra
tutti Giuseppe Lucchini.
Pierluigi Barbieri è uno dei due ricercatori universitari del Cigra e da mesi
sta monitorando l’area adiacente alla Ferriera su incarico della stessa Procura.
La nuova nomina, effettuata ieri, ha uno scopo preciso: quello di estendere la
rete di rilevamento del benzoapirene al di là di quanto finora è stato fatto
nell’area ristretta di via dei Giardini e di via San Lorenzo in Selva.
«Sarà il consulente a scegliere i due punti nell’abitato di Servola dove
installare i nuovi campionatori ad alto volume. La scelta dei punti dovrà
avvenire in base a quanto stabilito dal Decreto legislativo 152/07 entrato in
vigore nello scorso settembre» ha spiegato il pm Federico Frezza. Il nuovo
accertamento tecnico andrà avanti per due mesi e il consulente riferirà i
risultati delle analisi al magistrato ogni venti giorni.
la richiesta di avviare questo approfondimento sulla presenza del benzoapirene è
stato avanzata alla Procura dagli avvocati Giovanni Borgna e Giuseppe Frigo che
da anni assistono il gruppo Lucchini. In altri termini dopo aver esaminato il
Decreto legislativo appena entrato in vigore, anche il magistrato inquirente ha
ritenuto di implementare i dati finora raccolti dal Cigra, dall’Arpa e dai
tecnici inviati a Trieste dal Ministero dell’ambiente unicamente in via san
Lorenzo in Selva.
Lì a stretto contatto di gomito per giorni e giorni hanno funzionato all’unisono
tre centraline, mentre tutto l’abitato di Servola risultava sguarnito. La nomina
decisa ieri e l’installazione di due nuove centraline dovrebbero migliorare la
precisione delle misure.
Va infatti sottolineato che l’azienda sanitaria già l’11 giugno scorso aveva
scritto al sindaco Roberto Dipiazza che i «dati raccolti dal Cigra non
consentono, visto l’esiguo numero di campionamenti effettuati, di poter valutare
correttamente il rischio igienico sanitario per la popolazione. I valori
riscontrati sono sicuramente preoccupanti, per cui si rende necessario
effettuare un adeguato approfondimento della campagna di rilevazione».
L’approfondimento, come abbiamo detto, inizierà il 31 ottobre e si protrarrà
fino all’ultimo giorno dell’anno. Non è solo un problema di tempi ma anche del
numero dei punti di prelievo. Verrà così tracciata una mappa altamente
significativa delle immissioni e della loro dispersione a seconda della distanza
dallo stabilimento e dell’orografia dei rione. Importantissime saranno anche le
misure della direzione e dell'intensità dei venti che influenzano la dispersione
di ciò che fuoriesce dallo stabilimento siderurgico. Benzoapirene compreso.
Va aggiunto che è la cokeria l'impianto ritenuto responsabile delle emissioni di
benzoapirene nell’atmosfera. Lo dicono le relazioni dei tecnici. «La maggior
parte dell’emissione di benzoapirene parrebbe da ascrivere agli sfornamenti
prematuri della cokeria e la relazione del professor Boscolo, prevede una forte
riduzione di tale fenomeno attraverso lo sdoppiamento del sistema di
riscaldamento»
Ma entro la fine del maggio 2008 lo sdoppiamento del sistema di riscaldamento
della cokeria sarà completato e di conseguenza le emissioni dovrebbero
dimezzarsi. I lavori sono già iniziati nell’ambito del piano di ristrutturazione
concordato tra la Procura e la Servola spa.
Claudio Ernè
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Ferriera: due
nuove centraline - INQUINAMENTO Tutto l’abitato di Servola finora ne era
sguarnito: misureranno il benzoapirene nell’aria |
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«Coordinamento e condivisione di
responsabilità ai vari tavoli rischiano di essere svuotati dalle recenti
prese di posizione che il sindaco e l’Azienda sanitaria hanno messo in campo
autonomamente». Lo afferma il segretario provinciale della Cgil, Franco
Belci, a commento dell’ultimo consiglio comunale in cui il sindaco ha
annunciato «decisioni drammatiche nell’arco di 10-15 giorni» ed esposto una
lettera dell’Azienda sanitaria in cui si prefigurano tempi di anni prima di
poter certificare l’eventuale rientro dell’inquinamento. «Un conto - dice
Belci - è battersi per ricondurre le emissioni nocive ai limiti di legge, un
altro è sostenere che un’acciaieria non può essere integrata nel tessuto
urbano e quindi non si può continuare la produzione. Su questo punto -
prosegue Belci - il sindaco deve mettersi d’accordo col vicesindaco, ma
ancor prima con se stesso». Quanto all’Azienda sanitaria, Belci si chiede
come mai «del valore dell’Autorizzazione integrata ambientale e del parere
del perito della Procura parli solo adesso senza averne fatto il minimo
cenno in Regione».
Forti perplessità sull’Autorizzazione ambientale anche da Alessandro Metz,
consigliere regionale dei Verdi, che cita «i ripetuti impegni già presi e
non mantenuti dalla Ferriera» e prefigura (nella migliore delle ipotesi)
tempi molto lunghi per la correzione di rotta e le successive verifiche. In
più Metz cita tanti dettagli di gestione interna non corrispondenti a
criteri «di prevenzione dell’inquinamento e della sicurezza dei lavoratori»,
e ricorda che la relazione del prof. Boscolo per la Procura, dicendo
necessaria una nuova torre di spegnimento del coke, ne indica anche
l’irrealizzabilità: «18 mesi di spegnimento della cokeria, 12 milioni di
euro di spesa». Metz afferma che la concessione dell’Aia si tradurrebbe solo
«in una serie di proroghe». E se l’inquinamento persistesse, «ci vorrebbe
altro tempo per la revoca dell’autorizzazione o la chiusura dell’impianto.
Qual è il costo sociale, ambientale e umano - chiede Metz - che dovremo
pagare?». |
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FERRIERA -
Servola, giorni cruciali e tempi lunghi per ogni soluzione |
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INQUINAMENTO
L’analisi del sindaco in Consiglio comunale si è conclusa col preannuncio di
«ore drammatiche» |
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In tutti i casi, tempi molto
lunghi per placare il «caso Ferriera». Il magistrato (come si legge qui
sopra) attende nuove analisi del Cigra, con nuove centraline, da effettuarsi
tra il 31 ottobre e il 31 dicembre. Se il 30 in Regione la conferenza dei
servizi chiuderà i lavori per la concessione dell’Autorizzazione integrata
ambientale, e cioé se la Ferriera dirà di accettare tutte le prescrizioni
date da Comune, Provincia, Azienda sanitaria e Arpa (con relativi tempi e
costi), e se tutti gli enti si riterranno soddisfatti dell’accettazione da
parte dell’azienda delle modifiche da ciascuno richieste per abbassare le
emissioni, si aprirà un nuovo capitolo: la Giunta dovrà approvare
l’autorizzazione, e la Ferriera dovrà dare il via a nuovi lavori interni.
Che dureranno un certo tempo (anni?). Poi partiranno le dovute verifiche.
Che però hanno valore di legge, solo su base annuale. Ecco perché il sindaco
in consiglio ha reso noto il parere chiesto all’Azienda sanitaria e ha
parlato di «certezza dei dati nel 2010, 2011».
L’Azienda sanitaria non commenta. Si tiene ai dati tecnici già espressi. C’è
però anche la ventilata possibilità che il 30 ottobre il tavolo in Regione
salti, o si vada a un rinvio. E dunque altro tempo verrà speso solo per
questo singolo aspetto della questione. Intanto Dipiazza continua ad
annunciare «decisioni drammatiche» e cioé annunci di chiusura della fabbrica
appoggiandosi istituzionalmente ai pareri dell’Azienda sanitaria, ma se
anche davvero scrivesse - saltando «tavoli», accordi coi sindacati,
misurazioni in corso, lavori di adeguamento della fabbrica già in opera su
ordine del magistrato - l’ordinanza di chiusura, i tempi sarebbero
lunghissimi ugualmente. Per concordare la dismissione con l’azienda? Per
spegnere l’enorme impianto siderurgico? Per affrontare il problema dei
lavoratori? Per affrontare viceversa nuove cause legali? Per ordinare una
bonifica? Ore cruciali ogni giorno, e molti giorni ci vorranno. |
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I costruttori:
«Subito il via al Park S. Giusto» - Riccesi sul contenzioso per
Ponterosso: «Non aspetteremo altri 4 anni, vogliamo le alternative»
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Chiesta
l’approvazione immediata della variante dopo il pasticcio delle planimetrie
sbagliate contenute nel Pup approvato in Consiglio |
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«Non c’è errore nel Piano urbano
parcheggi che tenga: Park San Giusto si farà, magari in ritardo ma si farà».
Il giorno dopo l’approvazione in Consiglio comunale del Pup - contenente
però le planimetrie sbagliate del parcheggio, che sarà ricavato sotto il
Colle di San Giusto - i soggetti pubblici e privati coinvolti nel progetto
non gettano la spugna. Anzi, pur criticando gli uffici competenti per il
«pasticcio» - che adesso impone una variante al Piano regolatore generale,
necessaria a giustificare gli espropri dei terreni privati - chiedono una
soluzione in tempi rapidi.
«Ho chiesto un colloquio all’assessore all’Urbanistica, Maurizio Bucci, per
sollecitare l’avvio delle pratiche e penso che ci vedremo la prossima
settimana. Non bisogna perdere tempo», dice deciso Claudio Morgera,
presidente della Park San Giusto spa. Una compagine societaria composta da
alcuni costruttori (Riccesi, Celsa, Mecasol, Fedrigo, Carena, Arm enginering
di Padova) con il 2,5 per cento ciascuno; la società di gestione dei
parcheggi Ssm di Udine con il 5 per cento e la Acu park, società del gruppo
Aci con l’uno per cento. Il resto, all’incirca il 75 per cento, è
dell’Agenzia per la mobilità territoriale (Amt) che è una spa controllata
dal Comune di Trieste. Un project financing, insomma, con in realtà una
forte partecipazione pubblica.
«Confido che gli uffici dell’assessorato all’Urbanistica, unitamente ai
consulenti e ai rappresentanti di Park San Giusto, già dalla prossima
settimana - spiega Rocco Lobianco, presidente di Amt - inizino con serenità
ad affrontare il problema. Non è un parcheggio come tutti gli altri, ci sono
problematiche in ordine architettonico, nonché relativi agli espropri delle
aree private e del demanio militare. Il tutto in un regime tavolare unico
come quello triestino».
L’errore è stato mal digerito, insomma, però si cerca di guardare avanti. Ma
non mancano i giudizi, a cominciare dal progettista che, rispetto al
documento definitivo, si è visto inserire nel Pup quello preliminare: «Se
veniva inserita la planimetria giusta - dice Franco Sergas - non c’era
bisogno di ricorrere alla variante. Vorrà dire che sfrutteremo questo tempo
per sistemare gli ultimi dettagli di un parcheggio unico nel suo genere».
Tutti alla ricerca del modo più veloce, insomma, rispetto alla classica
variante al Prg (servirebbe più di un anno), da concordare con gli uffici
regionali. «Park San Giusto è un’opera già finanziata, si sta lavorando da
anni - dice il costruttore Donato Riccesi - per realizzare un’opera
irrinunciabile. Sono già stati spesi tanti soldi».
Una realtà imprenditoriale, quella di Riccesi, chiamata in causa anche per
il contratto di novazione con il Comune, che deve risolvere il contenzioso
sul parcheggio di Ponterosso. Un progetto cassato dalla prima
amministrazione Dipiazza in cambio di tre aree alternative: via
Tigor-Cerreria, largo Roiano e via del Teatro romano. Quest’ultima una zona
inserita nel Pup, dove insiste però Park San Giusto, ma sulla quale il
Comune è intenzionato tornare indietro.
«Cambiano opinione frequentemente, ma adesso l’amministrazione ce lo
comunichi ufficialmente. In questo momento pare di capire - dice Riccesi -
che il Comune intenda concedere solo via Tigor (al posto di largo Roiano
l’amministratore proporrebbe via dei Moreri, ndr), quindi dovranno esserci
altre due locazioni». Le aree appetibili all’interno del Pup, però, secondo
il costruttore non sono molte.
«Spetta al Comune fare una proposta, fino a questo momento siamo stati fin
troppo accondiscendenti - spiega Riccesi - e adesso, se non arriverà una
proposta alternativa, chiederemo il pagamento del danno per altro già
quantificato (3 milioni di euro, ndr)». E aggiunge: «Noi preferiamo lavorare
e guadagnare i soldi realizzando delle opere come i parcheggi - dice - di
cui Trieste ha fortemente bisogno. Ma questa volta non siamo disposti ad
aspettare altri quattro anni, facendoci portare di nuovo in giro per tutta
la città alla ricerca di un sito».
p.c. |
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Il parcheggio
del Ponzanino passa al Comune - Sono settanta posti auto che non sono mai
stati utilizzati in attesa di un’iscrizione al tavolare |
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Il parcheggio del Ponzanino è
rimasto chiuso e inutilizzato per anni. Una struttura da 70 posti auto nuova
di zecca ma inaccessibile, nell’attesa di un’iscrizione al tavolare
propedeutica alla sua acquisizione da parte del Comune. Dopo una lunga
trafila il passaggio fra il costruttore (l’impresa edile Celsa) e
l’amministrazione di piazza Unità, come da delibera della giunta Dipiazza
approvata ieri mattina, vedrà la firma a mezzogiorno del verbale di consegna
all’interno dei locali di via del Rivo.
Una presa in carica che sarà accompagnata dalla consegna contestuale
all’Agenzia per la mobilità territoriale (Amt), con un contratto triennale
rinnovabile, che gestirà il parcheggio in abbonamento. Un pacchetto mensile
(90 euro) oppure annuale (900 euro), con la possibilità di accesso 24 ore su
24, che sarà messo a disposizione dei residenti e delle persone che
quotidianamente devono raggiungere il rione di San Giacomo per motivi di
lavoro.
Il parcheggio realizzato nell’ambito del Peep Ponzanino rappresenta gli
oneri di urbanizzazione primaria, che per legge il costruttore deve
concedere all’amministrazione comunale. Un passaggio che non sempre avviene
in maniera lineare. È il caso di via del Rivo, ma anche di altre realtà in
fase di definizione.
«Dopo una lunga trafila burocratica andiamo a sbloccare l’utilizzo della
struttura di San Giacomo, presto ne seguiranno molte altre. È il frutto di
un lavoro di razionalizzazione delle proprietà comunali - spiega Piero
Tononi, assessore al Patrimonio - che troppe volte vedono un utilizzo
improprio. L’affidamento alla Amt consentirà al Comune di incassare un
affitto dalla spa, per contribuire alle spese condominiali dell’immobile,
assieme all’introito che la stessa riversa nelle nostre casse (è una
controllata del Comune all’87 per cento, ndr)».
L’affidamento in house è previsto esplicitamente per l’affidamento di un
servizio pubblico, in questo caso sollecitato anche dalla Cirscoscrizione di
San Giacomo-Barriera Vecchia proprio per venire incontro alla fame di
parcheggi nel rione.
L’accesso al parcheggio di via del Rivo vedrà l’utilizzo del sistema
antipassback, un sofisticato software che consente di verificare con una
telecamera la presenza delle singole automobili. Un modo per controllare,
attraverso il numero di targa, l’ingresso e l’uscita del singolo abbonato
che potrà accedere al parcheggio anche con automobili diverse, ma con non
più di un mezzo per volta. L’abbonamento è infatti per uno stallo. «È un
risultato importante per l’azienda, portato avanti in collaborazione con
l’assessorato al Patrimonio», dice Rocco Lobianco, presidente di Amt. Il
parcheggio sarà operativo entro l’anno, il tempo di acquisire le
strumentazione e programmare l’allestimento tecnico agli ingressi.
p.c. |
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Aumentano le
biciclette in centro Mozione per avere più zone di sosta |
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Crescono a Trieste gli amanti
della bicicletta, persone che preferiscono sempre più il mezzo ecologico a
due ruote per muoversi in città, nonostante le tante salite e discese
presenti. A tutela dei tanti triestini che amano pedalare Lucia Barbo (Ds),
consigliere circoscrizionale del quarto parlamentino, ha proposto una
mozione, approvata a unanimità dal consiglio circoscrizionale qualche giorno
fa, per chiedere al Comune di dotare il centro cittadino, e in particolare
le aree pedonali, di un numero maggiore di supporti per la sosta regolare
delle biciclette. L’esigenza di nuovi stalli per le biciclette, secondo il
consigliere, riguarda alcune zone centrali, dove è sempre più difficile
trovare un punto sicuro e libero in cui lasciare la due ruote. «Si sta
diffondendo, fortunatamente, l'uso della bicicletta anche come mezzo
alternativo all'automobile – sottolinea Lucia Barbo - e i vantaggi sono
chiari per tutti: meno inquinamento, meno traffico. I supporti posizionati
in piazza della Borsa e in piazza Hortis sono quasi sempre pieni, mentre
nella zona di S. Antonio Nuovo, ad esempio, o di Viale XX Settembre mancano
del tutto, e le biciclette vengono così sistemate in "parcheggi di
fortuna"».
C’è chi lascia il proprio mezzo legato ai pali della luce o dei segnali
stradali, chi ancora sistema la bicicletta vicino a cancelli o ringhiere per
assicurarla a un supporto stabile con catene o lucchetti, chi infine cerca
di «Aumentare gli stalli per le biciclette – conclude la Barbo – sarebbe un
piccolo segnale per rendere più vivibile la nostra città».
m.b. |
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Ferriera,
perché tenerla aperta? |
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Premetto di essere un cittadino
che abita e lavora lontano dalla Ferriera, pertanto i veleni emessi da
questo impianto per me e la mia famiglia sono relativi. Quello che non
riesco a capire del sindaco è che vuole mantenere quel posto di lavoro tanto
malsano per i suoi lavoratori, che si impegnano giornalmente a trascorrere
le 8 ore immagazzinando e respirando quel tipo di inquinamento.
Mi viene da pensare che fra qualche anno diventerà un caso «amianto...» per
tutti gravando così ulteriormente sulla Sanità. Questo problema al sindacato
non importa nulla, dovrebbe occuparsi di trovare un altro posto di lavoro
agli operai in un impianto più salutare; e di non trattare un’ulteriore
compravendita per continuare così ad avvelenarli sempre di più.
Lettera firmata |
IL PICCOLO -
GIOVEDI', 25 ottobre 2007
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Dipiazza: Ferriera, ora
decisioni drammatiche |
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I rilevamenti Arpa relativi
alla media di settembre confermano il benzoapirene al doppio del limite
Il sindaco
in Consiglio sull’inquinamento: «Ho 15 giorni di tempo, poi dovremo dare
risposte a chi vive nell’ansia a Servola». Asl: dati reali solo nel 2011
«Prima correvamo dietro a
questioni di imbrattamento, ma ora stiamo parlando di inquinamento, di
sostanze mutagene e cancerogene. Con serietà e serenità chiedo al Consiglio
comunale, alla città, un’assunzione di responsabilità: dobbiamo affrontare
un problema angosciante e drammatico che rappresenta forse uno dei momenti
più difficili di questi anni. Vi chiedo di ragionare tutti assieme: entro
dieci, al massimo quindici giorni questa amministrazione dovrà prendere
delle decisioni che potrebbero essere drammatiche. Ma con questi dati non
possiamo pensare di lasciare così chi vive con l’ansia».
Questo il senso dell’appello che ieri sera il sindaco Roberto Dipiazza ha
lanciato al consiglio comunale dopo avere illustrata la situazione della
Ferriera e letti passi del carteggio intercorso di recente fra piazza Unità,
Azienda sanitaria, Arpa, Lucchini spa, Procura della Repubblica. Una
situazione che appare «drammatica», come l’ha definita più volte Dipiazza
durante l’attesa audizione sul tema (di cui l’aula discuterà lunedì
prossimo), anche alla luce dei dati giunti il 22 ottobre dall’Arpa,
l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente: dati sulle emissioni di
settembre, che non presentano nella media mensile lo sforamento del Pm10, ma
evidenziano - sempre nella media mensile - il dato di 2,2 nanogrammi per
metro cubo di benzoapirene, contro il limite previsto in 1.
È questo uno degli elementi che Dipiazza ha portato in aula. Assieme a un
altro: una lettera inviata il 19 ottobre al Comune dal direttore
dell’Azienda sanitaria Franco Rotelli in merito all’autorizzazione integrata
ambientale, quella su cui gli enti locali - Comune, Provincia, Regione, Arpa
e Azienda sanitaria - dovranno votare il 30 ottobre se riterranno
soddisfatte le condizioni di qualità degli impianti ai fini dell’ambiente.
Lucchini spa - che ha sollevato a più riprese obiezioni precise sul
posizionamento delle centraline da cui i dati provengono - ha progettato una
massiccia serie di interventi sullo stabilimento, dichiarandosi più volte
disponibile a collaborare con gli enti locali per proseguire l’attività nel
rispetto delle norme e dell’ambiente. I lavori progettati, secondo il
consulente della Procura, l’ingegnere Marco Boscolo, sono «di pronta
eseguibilità e di ottima efficacia» e possono portare a un abbattimento
delle polveri totali «pari al 45%».
La relazione dell’ingegnere, scrive Rotelli, non consente però di valutare
quale possa essere «la riduzione quantitativa della frazione delle polveri
inalabili né di altri importanti inquinanti quali gli Ipa, nei loro cogeneri,
e il benzene». Inoltre, considerando i tempi di attuazione delle migliorie,
«si può ritenere che l’abbattimento delle polveri totali possa avvenire
appena nell’ottobre 2009». E giacché la legge prevede che le verifiche
possano essere fatte entro sei mesi dalla messa a regime dell’impianto,
«dati attendibili sull’efficacia degli interventi», conclude Rotelli,
«saranno disponibili appena all’inizio del 2011». Commento di Dipiazza:
«Questo significa che se chiudiamo l’accordo per l’autorizzazione integrata
ambientale potremo presentarci a Servola» per verificare i dati sull’aria
«nel 2011: cosa che non credo sia possibile», ha dichiarato ricordando come
l’Azienda sanitaria osservi che «nel periodo di transizione dovranno essere
sempre rispettati i valori limite di qualità dell’aria».
È questa, si diceva, solo una delle lettere che Dipiazza ha pubblicamente
letto citando l’iter fin qui percorso, dalla missiva con cui il 21 settembre
l’Azienda sanitaria segnalava sforamenti del Pm10 e di benzoapirene, alla
richiesta da parte del Comune di dati aggiornati a settembre, a una lettera
con cui il pm Federico Frezza il 10 ottobre evidenziava a sua volta, nei
dati fin lì disponibili, concentrazioni di Pm10 e benzoapirene superiori ai
limiti consentiti.
Gli ultimi dati forniti dall’Arpa andranno analizzati dall’Azienda
sanitaria. Ma «la verità - per Dipiazza - è che non esiste la possibilità
che un’acciaieria resti nel centro della città». Ma «c’è un problema che si
aggiunge al problema: ho chiesto a Sertubi», azienda la cui produzione è
vincolata a quella della Ferriera, «cosa comporterebbe l’eventuale
dismissione della Ferriera: riuscirebbero a inserire un forno elettrico?» Ne
è uscito - sempre nella relazione di Dipiazza - che «Sertubi perde 5-6
milioni di euro l’anno, e un forno elettrico porterebbe a ulteriori 4
milioni di passivo», assorbiti dal gruppo di cui fa parte. E in Sertubi
«abbiamo altri 200 lavoratori», che si aggiungono ai 500 di Servola con i
quali «dovremo parlare».
Altro tema toccato da Dipiazza, l’interesse che Arvedi ha ribadito per
un’eventuale acquisizione della Ferriera: «Non me la sentivo di dire ad
Arvedi di investire qui, per poi magari chiudere...». «Non ho fatto alcuna
considerazione, l’imprenditore è libero», ha precisato più tardi Dipiazza:
«Ma mi sono sentito in dovere di comunicargli la situazione». Fin qui la
situazione delineata dal sindaco all’aula, perché «il problema vero c’è
stato quando la Ferriera l’abbiamo riaperta», ha aggiunto. Dipiazza ha
annunciato per oggi un incontro con la proprietà dello stabilimento: «Ci
confronteremo, vedremo a che punto siamo, considereremo soluzioni e tempi».
Il sindaco ha anche detto che «se prendiamo decisioni diffili avremo 24 mesi
di tempo» (il riferimento è al salario che in quel periodo spetterebbe ai
lavoratori) «e il nostro impegno è di corrispondere la differenza ai
dipendenti». Terminata la relazione, «vorrei che qualcuno mi dicesse qual è
la soluzione alternativa al mio no», ha chiuso Dipiazza.
Paola Bolis |
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FERRIERA - Partono le analisi
sui lavoratori della cokeria |
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Verrà controllato anche
l’ambiente con centraline del Cnr e dell’Arpa
Siglato il
protocollo tra Servola spa e Azienda sanitaria per i controlli
sull’eventuale assorbimento di inquinanti |
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Le verifiche
partiranno a metà novembre: sotto esame l’accumulo di benzene e benzoapirene
le sostanze più dannose presenti nel reparto |
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Per la prima volta verranno
sottoposti a specifica indagine sull’assorbimento di sostanze inquinanti gli
operai che alla Ferriera di Servola lavorano nella cokeria, il reparto più a
rischio per diffusione nell’ambiente di sostanze nocive. Ieri l’Azienda
sanitaria col suo Dipartimento di prevenzione ha raggiunto l’accordo
definitivo con la Lucchini-Severstal, i sindacati interni e l’Inail
nell’ambito di un progetto che ha la collaborazione dell’Istituto
universitario di Medicina del lavoro e dell’Arpa.
Alla riunione, come chiesto nei giorni scorsi in sede di «summit» regionale,
l’Arpa ieri ha partecipato col suo direttore, Stelio Vatta. Assenti invece i
rappresentanti della Direzione regionale ambiente e lavori pubblici,
altrettanto invitati.
E’ dal 2005 che il Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria ha in
corso un «tavolo» per affrontare in maniera concordata i problemi della
sicurezza sul lavoro e soltanto ora parte questa indagine sull’esposizione
effettiva dei lavoratori al benzoapirene e al benzene, entrambe sostanze
altamente cancerogene e capaci di aggredire perfino il Dna umano, con
effetti mutageni. «Gli inquinanti - spiega Marina Brana, direttore del
Dipartimento - vengono assorbiti per via respiratoria, cutanea e alimentare,
si trasformano quindi in metaboliti che vengono espulsi con le urine». Dal
liquido biologico si ricaverà dunque notizia sul livello di inquinamento
assorbito dai «cokeristi». In Regione l’altro giorno Valentino Patussi, che
del Dipartimento di prevenzione dirige il settore della sicurezza negli
ambienti di lavoro e che ha personalmente seguito tutte le trattative
«sanitarie» con la Lucchini, ha rivelato che gli operai all’interno della
fabbrica sono stati esposti a livelli di 200 nanogrammi per metro cubo di
benzoapirene, mentre il limite per le zone esterne agli insediamenti
produttivi è fissato a un nanogrammo. L’azienda, si è detto, avrebbe scelto
«il parametro più sfavorevole» tra quelli esistenti a livello
internazionale, e su questo dato già enorme sarebbero stati certificati
addirittura 88 sforamenti in un anno.
Dunque ora la Lucchini-Severstal ha accettato l’indagine sulla salute ma
anche un rilevamento molto approfondito della situazione degli ambienti. E’
stato ieri concordato che una decina di centraline saranno poste nel reparto
cokeria per misurare sempre i due peggiori inquinanti, benzoapirene e
benzene. L’indagine sarà a carico dell’azienda, che si è avvalsa di esperti
del Cnr. L’Arpa metterà a fianco centraline proprie, così da validare
immediatamente i dati. L’operazione partirà entro novembre e si protrarrà
per una settimana.
Nessuna risposta ancora, invece, da Regione e Provincia all’Azienda
sanitaria che ultimamente ha reiterato la richiesta di contributo economico
per poter far fronte alla lungamente programmata indagine sull’eventuale
accumulo di diossine nella popolazione di Servola usando campioni di latte
materno prelevati da donne del quartiere e del resto della città, in
collaborazione col Burlo Garofolo e le Università di Trieste e Udine.
La prima proposta era del 2005, ed è quella che poi «scomparve» per lungo
tempo dai verbali della Regione nonostante le reiterate richieste di Azienda
sanitaria e Arpa. Né peraltro si sarebbero potute portare a termine non
esistendo allora un laboratorio attrezzato allo scopo. Che ora è stato
trovato a Mestre.
Nuove cifre si addensano dunque attorno alla questione di Servola, mentre
l’Arpa ha appena reso noti i dati sul benzene in via San Lorenzo in Selva da
gennaio al 17 ottobre (una media di 14,4 contro un limite di 8), individuati
con un sistema laser (Doas) che ha consentito 5793 rilevamenti. E mentre l’Apat
nazionale sta concludendo le proprie «captazioni» di aria nella stessa zona,
assieme ad Arpa e Cigra, da cui pure si attendono le ultime elaborazioni
relative al benzoapirene, coi dati di settembre.
E sono proprio queste, oltre alle polveri sottili, le sostanze che hanno
allarmato l’Azienda sanitaria con ripetute note di richiamo al sindaco: il
26 giugno si puntò l’accento su sforamenti di benzene del 60 per cento oltre
i limiti specificando che la sostanza causa leucemie e mutazioni del Dna, il
19 luglio si ribadì il concetto. Infine il 4 ottobre l’ultimo avvertimento,
dopo i preoccupanti (dalla Ferriera contestati) dati Cigra. A ogni
sollecitazione Dipiazza emise una ordinanza, il 4 ottobre disse: «Chiudere
la fabbrica per motivi di salute pubblica».
Gabriella Ziani |
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Piano parcheggi al via,
bloccato Park S. Giusto |
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Scoperto un
pasticcio: inserito un progetto sbagliato. Ora la variante per sbloccare gli
espropri
Ieri sera in
Consiglio comunale l’approvazione del documento urbanistico per la
costruzione delle strutture interrate in città
Il Piano urbano parcheggi (Pup),
approvato ieri sera dal Consiglio comunale con i voti favorevoli della
maggioranza, i due pareri contrari di Rifondazione comunista e l’astensione
degli altri rappresentanti dell’opposizione, fa già parlare di una sua
modifica. Questo strumento urbanistico semplificato, che fa variante al
Piano regolatore generale, non consente alla Park San Giusto spa di
procedere agli espropri delle aree private per la costruzione del parcheggio
sotto il Colle (800 posti auto).
Nel documento dell’amministrazione comunale, infatti, sono state inserite le
planimetrie antecedenti al progetto preliminare, che differiscono da quelle
contenute nel definitivo. Il vecchio progetto prevedeva l’ingresso e
l’uscita del parcheggio a fianco della scalinata della chiesa di Santa Maria
Maggiore, mentre un domani le automobili passeranno immediatamente dopo
l’edificio dell’Inail. Una differenza di non poco conto, che riguarda le
aree interessate e di fatto impedisce gli espropri dei terreni privati (per
quelli del demanio militare è stato avviato l’iter).
Un errore materiale che ad ogni modo ieri sera, pare di capire, non poteva
essere ovviato, pena il riavvio di tutta la procedura (giunta,
Circoscrizioni, Regione) e non solo. Su alcune particelle catastali indicate
nel progetto definitivo di Park San Giusto, portato avanti dal Comune in
project financing, insiste anche un altro parcheggio: quello di via del
Teatro romano. Una zona concessa dal Comune alla ditta Riccesi, assieme ad
altre due aree (via Tigor-Cerreria e largo Roiano) per costruire altrettanti
parcheggi, quale compensazione della mancata realizzazione della struttura
sotto piazza Ponterosso, cassato dalla prima amministrazione Dipiazza.
Un gioco contrattuale e urbanistico ad incastro viziato da più fattori tra i
quali proprio la novazione con la Riccesi che, davanti a un mancato
riconoscimento, è pronta a chiedere al Comune un risarcimento di 3 milioni
di euro. L’inghippo burocratico non si poteva emendare pena la
sovrapposizione dei due parcheggi; allo stesso tempo lo stralcio di via del
Teatro romano non poteva essere fatto, proprio davanti all’impegno
contrattuale del Comune con la Riccesi.
«Sono venuto a conoscenza del problema all’ultimo momento, purtroppo c’è
stato un problema di comunicazione sul nuovo progetto di Park San Giusto»,
dice Maurizio Bucci, assessore all’Urbanistica. E aggiunge: «Non blocchiamo
il parcheggio sotto il Colle di San Giusto - dice - tanto quello attiguo al
Teatro romano non si farà mai (giudizio espresso già dal sindaco Dipiazza,
ndr)».
Ma come si viene fuori da questo impasse? La soluzione è una variante al
Piano regolatore generale, che richiede però tempi lunghi e quindi ritarda
l’inizio dei lavori di Park San Giusto. L’alternativa era ritirare il Pup e
predisporre un nuovo documento: stralciando via del Teatro romano, trovando
un accordo con la Riccesi e inserendo il progetto definitivo che intacca
parte di quell’area. Una soluzione con altrettanti problemi nella
tempistica, ma con in più l’inevitabile scadenza del 30 novembre quale data
ultima indicata per il contratto di novazione.
Un pasticcio che è il frutto di vecchie questioni, insomma, compreso lo
spostamento degli ingressi di Park San Giusto chiesto alla società dallo
stesso Comune nella precedente amministrazione. Quando all’Urbanistica, al
posto di Bucci, l’assessore era Giorgio Rossi con delega anche al project
financing, oggi invece assunta da Roberto Dipiazza.
Paradossalmente l’approvazione del Pup rallenta la partenza del parcheggio
sotto San Giusto, che vede il Comune contribuire alla realizzazione
dell’opera, sbloccando invece tutti gli altri progetti a cominciare da
quello davanti alla Stazione Marittima (per il quale ieri è stata approvata
anche l’immediata esecutività) e il raddoppio di Foro Ulpiano, entrambi
gestiti dai privati di Saba Italia spa. «Ci sono e ci saranno i soldi, c’è
la Valutazione di impatto ambientale e anche il progetto in tutte le sue
versioni - spiega Claudio Morgera, presidente della Park San Giusto -
compreso quello esecutivo e adesso viene a mancare la copertura urbanistica.
È stata fatta una scelta politica confidando, nella celerità della futura
variante. Ormai non non si può tornare indietro».
Pietro Comelli |
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Impatto ambientale
transfrontaliero: progetto innovativo - Varato dalla Provincia
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Con un progetto particolarmente
innovativo, la Provincia di Trieste parteciperà al Com-Pa 2007, il Salone
europeo della comunicazione pubblica dei servizi al cittadino e alle imprese
che si svolgerà a Bologna il 6, 7 e 8 novembre. Si tratta del progetto
Mapsharing, messo a punto dall'assessorato provinciale al Territorio, grazie
al quale è stata individuata una metodologia di lavoro comune tra Friuli
Venezia Giulia e Slovenia in materia di pianificazione territoriale e
valutazione ambientale.
Senza confini. «Il lavoro compiuto - spiega Ondina Barduzzi,
assessore provinciale al territorio - ha sviluppato un metodo per poter
valutare gli effetti dei rispettivi piani e programmi non solo sul proprio
territorio di riferimento, ma anche su quelli contermini nella convinzione
che l'ambiente non può seguire i limiti dei confini amministrativi».
I rischi. Il progetto, cofinanziato nell'ambito di Interreg IIIA
Italia-Slovenia, ha come partner assieme alla Provincia, il Centro regionale
di sviluppo di Capodistria, la Provincia di Pordenone, e i Comuni di Udine,
Muggia e Capodistria. La costruzione di significati condivisi rispetto alle
varie categorie territoriali (valori, rischi, opportunità, criticità ecc.)
permetterà di stendere i futuri piani territoriali con comuni informazioni e
cartografie. E' stato realizzato un modello di Carta delle conoscenze
territoriali condivisa (Cctc) e un Sistema informativo territoriale.
A Muggia. «L'applicazione pratica di questo nuovo sistema - spiega
Barduzzi - ci permetterà di elaborare quadri conoscitivi congiunti per
condividere le conoscenze e valutare gli impatti transfrontalieri. E' un
metodo ideale con il quale affrontare la Valutazione ambientale strategica (Vas)
introdotta dalla normativa comunitaria. E il know-how del progetto può
essere trasportato in qualsiasi contesto locale, regionale e multiregionale».
I risultati del lavoro, prima di approdare al Com-Pa di Bologna, saranno
illustrati al convegno «Progetto Mapsharing» martedì 30 ottobre a partire
dalle 9,30 al centro «Millo» di Muggia (piazza della Repubblica 4). «Un
appuntamento - afferma Barduzzi - che sarà l'occasione per condividere i
risultati del progetto con tutti i soggetti istituzionali e i professionisti
che lavorano sul territorio: valuteremo la possibilità della sua
implementazione a livello euro-regionale». |
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Rozzol, alt alla vendita di
un’area comunale |
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Due donne ne rivendicano
l’usucapione: «L’abbiamo sempre curata». A giudizio il 24 febbraio
Il terreno
adibito a verde in via dell’Eremo, del valore di 240.500 euro, è difeso da
un gruppo di residenti che teme nuove costruzioni
A pochi giorni dalla
pubblicazione del bando d’asta sull’alienazione di alcuni immobili di
proprietà comunale, l’amministrazione di piazza Unità è costretta ad
escludere dall’elenco il terreno di via dell’Eremo (p.c.n. 776 del C.C. di
Rozzol). Un lotto di 1370 metri quadrati di area verde (stimato 240.500
euro, prezzo base d’asta destinato a lievitare in sede di offerta) difeso da
un gruppo di residenti contrari alla costruzione di altre abitazioni in via
dell’Eremo.
Lo stralcio del terreno, deciso dagli uffici comunali preposti alla vendita,
si è reso necessario davanti al deposito di un atto di citazione per
usucapione presentato da due residenti nella zona. Nell’istanza di Ondina
Zergol e Olga Sergas, rappresentate dagli avvocati Alessandro Giadrossi e
Gilberto Tommasini, il Comune è citato davanti al Tribunale di Trieste il 25
febbraio del prossimo anno. Il giudice sarà chiamato ad accertare il diritto
di usucapione da parte delle due signore, proprietarie di un altro terreno
attiguo a quello conteso.
Secondo l’istanza di Ondina Zergol e Olga Sergas, infatti, l’area comunale
posta al confine della loro proprietà è stata dal 1970 - dal vecchio
proprietario Emilio Zergol, deceduto nel 1995 - e successivamente dalle sue
eredi accudito senza che qualcuno avesse nulla da accepire. Interventi
nell’area verde che andavano dalla semplice pulizia al taglio dell’erba,
dalla piantumazione di alcuni alberi da frutto alla loro raccolta.
«L’abbiamo sempre curata evitando l’abbandono», dice Ondina Zergol.
Un lavoro che continua ancora oggi anche con l’accatastamento della legna,
nonché la sistemazione di una rete e una porta d’ingresso. Un utilizzo vero
e proprio del terreno, secondo le due signore, che davanti a un possesso
ultraventennale comporterebbe l’usucapione dello stesso. Una tesi che è
pronta ad essere avallata da alcuni testimoni residenti nella zona.
L’atto di citazione vedrà ovviamente l’amministrazione comunale costituirsi
in giudizio. «Stiamo cercando tutti gli elementi in nostro possesso - dice
Piero Tononi, assessore al patrimonio - da fornire ai nostri avvocati». Il
Comune dunque si opporà all’usucapione pervenuto a pochi giorni dal bando di
gara che vede una serie di immobili e terreni alienati per fare cassa. Soldi
in parte già iscritti a bilancio e chiamati a coprire l’esecuzione di alcune
opere (ristrutturazioni di scuole, impianti sportivi, strade...).
«Davanti a un’usucapione accertata non avremo nulla da eccepire - aggiunge
Tononi - e spero che dietro a questo atto non ci sia la volontà di
rallentare semplicemente l’iter della vendita». Lo scorso giugno il Comune
aveva deciso lo stralcio i lotti di via dei Narcisi e quello in prossimità
di vicolo dei Roveri, laterale di via San Cilino, assieme ad altre aree
verdi in via Verga, via delle Viole e via Berchet. Il bando potrà contare su
quindici lotti da alienare come l’immobile di via dell’Ospitale 12, un
terreno in strada di Rozzol (50.500 euro, 460 mq), il locale commerciale in
piazza Vecchia 2 e 2/a (65.340 euro, 28 mq), il locale commerciale in piazza
Vecchia 2/b e 2/c (51.300 euro, 22 mq), il locale commerciale in corso Saba
24 e via Carducci 41 (301.600 euro, 130 mq), l’area in via Capitelli
(291.600 euro, 417 mq), l’edificio in via delle Beccherie 5 e via Androna
del Pane 3 (359.700 euro, 275 mq), il terreno in via Risorta.
p.c. |
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A San Dorligo ultimo incontro
sulla Riserva della Val Rosandra - Coinvolti i cittadini
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SAN DORLIGO DELLA VALLE Si
svolgerà stasera alle 19.30 al Circolo culturale Fran Venturini di Domio
l’ultimo dei sei incontri che il Comune di San Dorligo della Valle sta
organizzando per la gestione partecipata della Riserva Naturale Regionale
della Val Rosandra, nell’ambito di Agenda 21. Da qualche mese il Comune di
San Dorligo della Valle è diventato l’Ente gestore della Riserva della Val
Rosandra e proprio in veste di organo gestore, ha intrapreso un percorso di
partecipazione con i cittadini sulle importanti scelte legate al futuro del
territorio della Riserva naturale Regionale della Val Rosandra, oltre che
alla sua conservazione.
Gli incontri nelle frazioni hanno come obiettivo la presentazione delle
iniziative che il Comune intende attivare per gestire la Riserva, e
sollecitare ogni gruppo di popolazione invitata agli incontri ad individuare
uno o più «portavoce» che facciano da tramite tra il proprio gruppo ed il
Comune, consentendo a essi il costante aggiornamento su ogni azione
intrapresa. «Il Comune – così l’assessore Laura Stravisi - attivando questo
tipo di percorso partecipato, avvalendosi delle metodologie di Agenda 21
locale, si è messo in gioco e si è prefissato un obiettivo decisamente
ambizioso, ma la Riserva della Val Rosandra è un patrimonio prezioso che va
non solo tutelato, ma gestito vedendolo come un opportunità e non come un
limite. Le indicazioni che stanno emergendo durante questi incontri con i
cittadini ci permettono di avere una maggiore conoscenza della situazione e
anche tenendo conto dei preziosi suggerimenti che emergono dalla popolazione
il Comune baserà le scelte di gestione della Riserva».
s.re. |
Assemblea sui rigassificatori
MUGGIA Il Tavolo della Sinistra
muggesana, comprendente Verdi, Pdci, Rifondazione comunista, Sinistra
democratica e Sdi, ha organizzato ieri un incontro per presentare l’assemblea
pubblica su «Rigassificatori nel Golfo - Le scelte politiche sovranazionali e le
ragioni del territorio», che si terrà domani alle 17 nella Sala Millo di piazza
della Repubblica a Muggia.
Scopo dell'incontro pubblico di domani, per gli organizzatori, «è ribadire che
la progettualità della gestione del territorio deve essere condivisa con i Paesi
limitrofi e che pertanto anche le problematiche energetiche e le scelte
d’impianti a esse correlate è bene che diventino argomento di valutazione
politica allargata e non di confronto limitato al solo ambito locale».
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Inquina troppo: chiusa la
Rockwool di Pedena - Gli ambientalisti accusano il presidente della
Regione istriana Jakovcic: «Ha violato le normali procedure necessarie»
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A un mese dall’inizio della
produzione. La fabbrica è costata 75 milioni di euro
Sono troppo
elevate le emissioni nell’aria di formaldeide e di anidride solforosa
POLA Si prende la sua rivincita
morale il presidente del Partito dei verdi Josip Anton Rupnik, a proposito
della contestata fabbrica di lana di roccia della società danese Rockwool a
Pedena,nel cuore dell'Istria. Come dire: «Ve l' avevo detto io che era
un'industria sporca e inquinante». Ricordiamo che la fabbrica è stata
provvisoriamente chiusa dal ministero croato dell'Ambiente causa le
emissioni di formaldeidi e anidride solforosa (da qui la forte puzza nella
zona) oltre i limiti consentiti dalle norme croate.Ma non solo: gli
ispettori accorsi in fabbrica su segnalazione degli abitanti dell' area
hanno scoperto che erano difettosi gli strumenti di monitoraggio ecologico
della Rockwool, per cui non hanno mai suonato l'allarme.
Parlando ai giornalisti Rupnik ha dichiarato che la fabbrica deve venir
chiusa per sempre e smantellata in quanto a poco più di un mese dall'inizio
della produzione ha già causato troppi danni all'ambiente. Ha ricordato che
la struttura è stata costruita in una vallata tra le più fertili in Istria.
«Nel sottosuolo - ha continuato - ci sono enormi giacimenti di acqua dolce
ora in pericolo. Tra l'altro alcuni abitanti non possono più usare l'acqua
dei loro pozzi a scopi alimentari». «E poi - ha detto ancora - nella zona
non c'è circolazione d'aria per cui i fumi della fabbrica finiscono al suolo
inquinandolo». Per Rupnik il maggiore responsabile di questo scempio
ambientale è il presidente della Regione istriana Ivan Nino Jakovcic,
accusato di aver spalancato le porte all'industria sporca per interessi non
trasparenti, violando le normali procedure con la complicità degli enti
locali.
«Se si voleva costruire una fabbrica e dare lavoro alla gente del posto - ha
continuato Rupnik - era sicuramente più conveniente accettare la proposta
austriaca di costruire un impianto per la produzione di medicinali». La
fabbrica dunque venuta a costare 75 milioni di euro al momento è ferma,
nell'attesa che i tecnici adeguino le emissioni alle norme croate. E questa
è anche la condizione fondamentale per l'ottenimento del permesso di
agibilità definitivo dopo la fase di collaudo che potrebbe durare alcuni
mesi.
p. r. |
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Ferriera inquinante |
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Leggo con stupore e malcelata
rabbia sul quotidiano del 12 ottobre l’articolo relativo alla presa di
posizione della Ferriera di Servola sulla vicenda inerente l’inquinamento
prodotto dallo stabilimento. Cito per esempio la contestata posizione di una
centralina di rilevamento sita in via San Lorenzo in Selva presso la
stazione ferroviaria. Dicendo per altro che l’alto livello di benzene e
benzoapirene sarebbe stato influenzato dal ripetuto passaggio di treni
trainati da motrici diesel.
A parte il fatto che la linea non è la Mestre-Milano o la Roma-Napoli, ma
poco più di un raccordo ferroviario con un traffico non di certo
considerevole. Tra l’altro, non tutti i treni transitanti sono a trazione
diesel, come evidenziato dalla catenaria aerea per i locomotori elettrici
che trainano parte dei convogli, come per esempio quello serale di cisterne.
Ci sono invece linee ferroviarie in diverse parti d’Italia, esercite
esclusivamente a trazione termica.
Per esempio in Cadore, in Toscana, ai margini del Parco nazionale d’Abruzzo.
Allora se la teoria dei legali della Ferriera è corretta, dovremmo avere in
rinomati posti turistici picchi di benzene e benzoapirene considerevoli,
sprigionati dalle «littorine» che portano su e giù le genti di quelle
vallate. Ma per piacere!
È palese che l’inquinamento presente nei rioni di Servola e Valmaura in
particolare è dovuto all’ormai obsoleto impianto siderurgico e altre realtà
quali ferrovia, grande viabilità o altro, influiscono sì. Ma solo
marginalmente rispetto alle emissioni diffuse dalla Ferriera.
Per quanto riguarda gli sforamenti di Pm 10, nei mesi di giugno e luglio ho
avuto modo di vedere dei tabulati dell’Arpa con i miei occhi. Secondo voi
avvocati, lo sforamento ripetuto di Pm 10 non giustifica l’intervento del
sindaco? Non costituisce «serio pericolo per la popolazione o emergenza
sanitaria»? Pensate siano salubri?
Per concludere sono convinto che nell’opinione pubblica abbiano più peso le
parole e i dati della Procura e degli organi di controllo che quelle di una
proprietà che non ha saputo produrre alcun risultato per quanto riguarda
l’ambiente e la salute dei cittadini e dei lavoratori.
Rifletteteci cari avvocati...
Alessandro Bergamaschi |
IL PICCOLO -
MERCOLEDI', 24 ottobre 2007
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Ferriera, i sindacati
attaccano Dipiazza e Lippi - Bordin: «I 1000 disoccupati li
assumeranno in Comune». Visentini: «È aria fritta» |
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BELCI - Così cambia lo
scenario. Spero sia stata solo una sparata elettorale |
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Dopo le
esternazioni del vicesindaco sulla chiusura dello stabilimento e sul
disinteresse a far subentrare l’imprenditore Arvedi
La giunta comunale, sollecitata
dal vicesindaco di An Paris Lippi, dà una svolta politica alla vicenda della
Ferriera e trancia quel segmento di discorso fatto fin qui dal sindaco
Dipiazza che da un lato ha tuonato «chiudo la fabbrica per motivi di salute
pubblica» e dall’altro ha firmato coi sindacati e con l’assessore regionale
al lavoro Cosolini un accordo teso a ottenere la bonifica dagli attuali
inquinamenti e la prosecuzione dell’attività (con successivi ammonimenti
all’acquirente in attesa degli sviluppi, il gruppo Arvedi).
«No» all’autorizzazione integrata ambientale il giorno 30 in Regione se non
ci sono tutte le garanzie sanitarie» e «no anche ad Arvedi perché a Servola
non deve più stare una fabbrica siderurgica» è adesso la posizione della
giunta comunale, così come espressa da Lippi, e i sindacati reagiscono con
stupore e fastidio: «I mille lavoratori li assumerà Dipiazza in Comune»
taglia corto Luciano Bordin, segretario Cisl. «Parlare così senza alcun
progetto di reinserimento del personale è solo aria fritta» risponde intanto
Luca Visentini della Uil. E Franco Belci della Cgil sbotta: «O ci prende in
giro il sindaco, o la giunta, o tutti e due, comunque entrambi prendono in
giro i lavoratori».
I ragionamenti poi sono più estesi. Belci stesso aggiunge: «Se prende piede
questo atteggiamento pregiudiziale, che supera l’intento concordato col
sindaco e la Regione di puntare a un’azienda con dati di emissioni nei
limiti di legge, cambia lo scenario e dunque ci aspettiamo da Dipiazza una
seconda convocazione pari alla prima, e nel contempo non si capisce tutto
questo fervore di riunioni, questo clamore sulle analisi e le centraline, e
tutto il resto. Spero che questa di Lippi sia una sparata elettorale -
conclude Belci -, e comunque non gli fa onore, se invece è opinione
sostanziale il Comune ci presenti un piano di ricollocazione dei dipendenti
che abbia qualche patente di serietà e concretezza».
Così Visentini ricorda che «il gruppo Arvedi avrebbe in programma la
dismissione della cokeria, il che già eliminerebbe la più gran parte di
emissioni diffuse, questa espressa da Lippi sarà anche la posizione politica
del Comune, o un richiamo agli impegni elettorali - dice -, ma noi non ci
spostiamo di una virgola: attendiamo gli ultimi dati, vogliamo verificare se
l’impresa intende farsi carico del risanamento, e comunque ricordiamo che
bonificare quell’area per altri scopi significa prevedere milioni e milioni
di euro per le bonifiche che attualmente nessuno ha».
«Politicamente - ragiona Bordin - sono posizioni che il Comune può benissimo
prendere e mantenere, ma noi restiamo fermi al fatto che è meglio fare un
accordo. Se però questa è la legittima posizione della politica locale,
allora ci dicano come occuperanno mille persone. Dire ’’chiudiamo’’ è
facile».
Oggi intanto riunione tra Azienda sanitaria e Ferriera per dare il via ai
controlli sulle concentrazioni di inquinanti e la salute nei lavoratori e
l’eventuale accumulo di diossina misurato nel latte delle neomamme di
Servola.
g. z.. |
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FERRIERA - In 500 al corteo
contro la fabbrica. Sit-in sotto la Regione |
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I comitati dei residenti,
supportati dal Gruppo Beppe Grillo, hanno manifestato contro la possibile
certificazione ambientaleCinquecento persone, «armate» di striscioni,
fischietti e tamburi per richiamare l’attenzione dei politici e della città
intera, si sono ritrovate ieri pomeriggio in piazza Oberdan, sotto la sede
del Consiglio regionale, tornando a chiedere la chiusura della Ferriera. Il
rumoroso sit-in davanti al palazzo della Regione è stato il momento-clou del
corteo che si è poi snodato per le vicine vie Giustiniano, Cicerone, Fabio
Severo e Carducci. La protesta, promossa dai comitati dei cittadini di
Servola con il supporto del Gruppo Beppe Grillo Trieste e del coordinamento
regionale dell’Italia dei Valori, si è conclusa attorno alle 19.30, dopo due
ore abbondanti di manifestazione, sempre in piazza Oberdan. E sempre davanti
al «bersaglio» scelto per l’occasione dai promotori, ovvero la Regione.
Dalla quale, alla luce anche della fresca posizione del Comune (si faccia
riferimento all’articolo sopra, ndr), dipende il possibile rilascio
dell’Autorizzazione integrata ambientale entro la fine di questo mese.
Molti gli slogan esposti ai piedi del Consiglio regionale. «Dalla politica
solo chiacchiere, dalla Regione solo arroganza, da Ass e Arpa solo
silenzio», recitava uno striscione. «Alla Lucchini non interessa neanche la
salute dei bambini», c’era scritto su un altro, sollevato accanto a un
gruppo di piccoli allievi delle scuole di Servola, che portavano sulla bocca
delle simboliche mascherine anti-inquinamento.
Ma in piazza non si sono raccolti solo Grillo-boys e servolani. «Abitiamo in
via dell’Istria e a Valmaura e non siamo indenni dai fumi di quella
fabbrica», hanno testimoniato alcune persone accomunate dalla protesta. Gli
organizzatori, nell’occasione, hanno lamentato l’indisponibilità della
Regione, in primis dell’assessore all’ambiente Gianfranco Moretton, a ogni
forma di dialogo. «Il primo ottobre - hanno tuonato - eravamo stati ricevuti
dai capigruppo del Consiglio regionale, ci avevano assicurato che saremmo
stati reinvitati d’urgenza, al massimo entro dieci giorni. Invece sono
trascorse tre settimane e non siamo ancora stati convocati».
pi.ra. |
IL PICCOLO -
MARTEDI', 23 ottobre 2007
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FERRIERA - Lippi: a Servola
né Ferriera né Arvedi - Il numero due del Comune boccia in giunta anche
l’ipotesi che il gruppo lombardo rilevi lo stabilimento siderurgico |
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Il sindaco,
diffidato con lettera dalla Lucchini, non aggiunge commenti |
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Sulla vicenda Ferriera «la
giunta ha dato mandato al sindaco Roberto Dipiazza di proseguire con la
linea dura su entrambi i fronti». Ossia: «No all’autorizzazione integrata
ambientale se non ci sarà una limpida e inequivocabile chiarezza» sulle
condizioni di qualità degli impianti. E poi - soprattutto - «no
all’eventuale possibilità di insediamento di altre società che abbiano lo
stesso tipo di attività» di quella svolta oggi dalla Lucchini. Perché «noi
quell’area la dobbiamo restituire alla città e soprattutto al porto».
Con queste affermazioni il vicesindaco Paris Lippi delinea chiaramente il
significato dell’«atto politico», come lo definisce dandone la notizia,
intrapreso ieri dall’esecutivo Dipiazza su sollecitazione dello stesso Lippi,
il quale ha sollevato il problema all’approssimarsi di un momento cruciale:
il 30 ottobre infatti è in programma la conferenza dei servizi in cui
Regione, Provincia, Comune, Arpa e Azienda sanitaria dovranno concedere - o
meno - l’autorizzazione integrata ambientale: un via libera alla Servola da
votare se si riterranno soddisfatte le condizioni di qualità degli impianti.
Nessun documento dunque ieri da parte della giunta, ma un’indicazione chiara
- concordi tutti i presenti compreso il sindaco, aggiunge Lippi - sulla
linea da tenere: a Servola non ci deve essere in futuro alcuno stabilimento
siderurgico. E «useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione» per
arrivare a questo risultato, insiste il vicesindaco citando il gruppo Arvedi.
Gruppo che proprio nei giorni scorsi - dopo la rottura delle trattative con
Lucchini - aveva ribadito il proprio interesse a un eventuale acquisto dello
stabilimento, condizionandolo però a certezze sulla situazione ambientale e
sulla stessa volontà della città di vedere ancora attiva o meno la Ferriera.
Il «no» che ora Lippi esterna - e che l’assessore allo sviluppo economico
Paolo Rovis ripete confermando l’orientamento assunto dalla giunta - suona
come una risposta chiara a queste due domande. Anche se si tratta di un no
«politico», precisano i due assessori, consapevoli del terreno su cui si
muovono. Perché certo il Comune non potrebbe legittimamente annunciare un
diniego preventivo all’autorizzazione su cui assieme ad altri enti dovrà
votare sulla base di documenti e dati precisi ancora da valutare. Né
l’amministrazione potrebbe entrare in una trattativa fra industriali per la
compravendita di un’attività privata su un’area in gran parte di proprietà
privata. Lo sottolinea con forza l’assessore all’ambiente Maurizio Bucci,
ieri assente alla seduta della giunta, che conferma «la massima attenzione»
al problema delle emissioni esploso con evidenza nelle ultime settimane, ma
tira il freno su eventuali altri commenti.
Del resto lo stesso sindaco Dipiazza si astiene da qualsivoglia
dichiarazione sulla seduta di giunta di ieri e sulla propria posizione: si
agirà solo con i fatti, dice attraverso il suo portavoce ribadendo di essere
in attesa di ricevere dall’Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione
dell’ambiente) gli ultimi dati sulle emissioni che poi l’Azienda sanitaria
dovrà analizzare.
Il silenzio del primo cittadino del resto può essere interpretato alla luce
della lettera che Francesco Rosato, direttore della Ferriera e consigliere
delegato di Servola spa, gli ha inviato pochi giorni fa richiamandolo al
corretto esercizio dei poteri e a una lettura dei dati raccolti a Servola
sul benzoapirene, conforme alle leggi. Confermando la propria volontà di
continuare a collaborare con la pubblica amministrazione «per svolgere
seriamente la nostra attività produttiva a Trieste», Servola spa si è
riservata però nei confronti di Dipiazza «ogni azione legale a tutela nostra
e dei nostri dipendenti, anche con riferimento ai danni che sono stati o
potranno essere ingiustamente procurati». Laddove i «danni» sarebbero
secondo l’azienda quelli portati dalle parole di Dipiazza, che più volte
aveva di recente affermato che se i dati sul benzoapirene fossero stati
confermati anche per agosto e settembre, avrebbe firmato l’ordinanza di
chiusura dello stabilimento. Al sindaco la proprietà ha fatto presente anche
«l’ingiustificato allarmismo» in materia ambientale che sarebbe alla base
dell’interruzione delle trattative con Arvedi.
Mentre dunque Dipiazza tace, l’assessore Paolo Rovis torna a spiegare:
«Abbiamo dato un mandato al primo cittadino su due fronti. Perché
prioritario è l’aspetto ambientale, ma in seconda battuta c’è una visione
strategica dello sviluppo economico-produttivo della città: visione in cui
la Ferriera non rientra, perché quelle aree vanno riutilizzate a fini
portuali».
Dalla Lucchini - interpellata attraverso i suoi legali - non arriva alcun
commento: se il terreno è politico, si fa sapere, non è un terreno di
competenza della proprietà. Che attende il tavolo del 30 ottobre. Mentre
anche Arvedi sceglie il silenzio.
Paola Bolis |
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FERRIERA - Servola: Cisl e
Fim - I sindacati: «Sugli occupati numeri imprecisi» |
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«Sul caso Ferriera, c’è qualcuno
che ”dà letteralmente i numeri”, facendo circolare dati privi di
fondamento». È l’accusa lanciata dalle segreterie provinciali di Cisl e Fim,
e dai rispettivi rappresentanti all’interno delle Rsu dell’impianto di
Servola.
«I numeri a cui si riferisce - precisano i sindacati in una nota - sono
quelli degli occupati del settore siderurgico triestino. Sono dati che
dovrebbero essere conosciuti visto che, in occasione dei vari tavoli
istituzionali, vengono frequentemente richiamati e diffusi dagli organi
d’informazione. Dobbiamo dedurre che per molti e per nulla disinteressati
soggetti, l'"amnesia" è una malattia grave».
«Forse - sottolinea Luciano Bordin - questi tavoli sono stati vissuti da
qualcuno più come un palcoscenico personale che come un momento di confronto
per risolvere un problema dai risvolti industriali, ambientali,
occupazionali e sociali. Detto questo, appare importante ricordare come
stanno veramente le cose, ribadendo ancora una volta il numero degli
occupati diretti delle due aziende siderurgiche del territorio: Lucchini
S.p.A. e Sertubi S.p.A».
Al 30 settemebre scorso, precisa la Cisl, i dipendenti a libro matricola
della Lucchini erano 543 (forza attiva 535) di cui 33 a tempo determinato,
12 dipendenti somministrati e 160 appalti strutturali. Solamente un
centinaio di lavoratori ha più di 50 anni, un’età che comunque non
garantisce, allo stato attuale, garanzia per poter accedere alla pensione
tramite i normali ammortizzatori sociali. Sul fronte Sertubi, invece, i dati
di fine settembre parlano di 205 dipendenti a libro matricola, di cui 10 a
tempo determinato e 50 appalti strutturali. In questa azienda gli "over 50"
sono poco più di una ventina.
«La delegazione Cisl di Trieste - osserva ancora Alberto Monticco - segnala
questi numeri con la stessa preoccupazione con cui ha preso atto dei dati
dell'Azienda per i servizi sanitari sull'inquinamento chiedendo, come ormai
da anni, a tutte le istituzioni, dal Governo sino al Comune, e alla
proprietà, di arrivare ad una soluzione condivisa che coniughi salute dei
lavoratori e della popolazione, con occupazione e sviluppo del settore
industriale del territorio triestino». |
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FERRIERA - Corteo dei
Grillo-boys contro la fabbrica - Partirà alle 17.30 da piazza Oberdan
e coinvolgerà i comitati dei residenti |
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Prevista una
sosta davanti al palazzo del Consiglio regionale |
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Partirà questo pomeriggio alle
17.30 da piazza Oberdan la manifestazione promossa dai comitati di residenti
di Servola, e supportata dal Gruppo Beppe Grillo Trieste, per chiedere la
chiusura della Ferriera. I parteciperanno si ritroveranno sotto il palazzo
della Regione, in concomitanza con la riunione del Consiglio.
Proprio all’amministrazione Illy i manifestanti chiedono «di non concedere
il rilascio della certificazione ambientale al Gruppo Lucchini- Severstal,
proprietario dello stabilimento, alla luce dei ripetuti monitoraggi che
hanno evidenziato seri rischi per la salute dei cittadini e dei lavoratori».
Il corteo si snoderà poi lungo via Giustiniano, via Cicerone, via Fabio
Severo, e farà infine ritorno in piazza Oberdan.
Nel corso dell’appuntamento verrà inoltre illustrata la prossima iniziativa
in programma contro la Ferriera: una manifestazione che si terrà lunedì 29,
sempre alle 17.30, sotto il palazzo del Comune in piazza Unità, in occasione
della seduta straordinaria dell’assemblea municipale convocata proprio per
discutere della situazione dello stabilimento siderurgico.
La battaglia dei comitati di residenti può contare anche sul sostegno
arrivato di recente dai «Grillo boys» di Trieste. Il gruppo che si richiama
al comico genovese ha già dato il proprio contributo al successo della
manifestazione di questo pomeriggio chiamando a raccolta anche i «grillini»
di Udine, Gorizia e Pordenone.
La volontà del «Gruppo Beppe Grillo Trieste», infatti, è quella di informare
sul caso Ferriera il maggior numero di persone, convinto che finora il
discorso sia stato relegato agli abitanti di Servola e delle vie adiacenti.
«La gravità del problema Ferriera invece - spiegano- deve iniziare ad
interessare anche gli abitanti di tutte le zone della città nonchè,
possibilmente, i cittadini di altre zone del Friuli Venezia Giulia».
Proprio per cercare di dare ampio respiro alla protesta, i «Grillo boys»
triestini hanno preso contatti con lo staff del comico genovese per esporre
le ragioni della mobilitazione popolare.
La speranza è che la battaglia per la difesa della salute di residenti e
operai, date l’attualità dell’argomento e la rilevanza del Gruppo Lucchini-
Severstal proprietario dell’azienda, possa trovare spazio nel blog
giornaliero di Beppe Grillo, uno dei più cliccati al mondo. Riuscire ad
ospitare lì anche solo qualche riga sul caso Ferriera, significherebbe
infatti avere una vetrina di primissimo livello, in grado di produrre
un’importante cassa di risonanza per i sostenitori della mobilitazione. |
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Bucci: un tunnel sotto corso
Italia - Piano del traffico, l’assessore annuncia una nuova ipotesi
con cui concorrere a un fondo ministeriale di 19 milioni
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Lungo 800
metri, a una corsia collegherebbe via Canalpiccolo a via Imbriani |
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Un tunnel lungo suppergiù
ottocento metri, che parte all’altezza di via Canalpiccolo e scorre al
centro della carreggiata di corso Italia - non più di cinque metri sotto il
manto stradale - per riemergere poco oltre l’incrocio con via Imbriani.
Lì per lì l’assessore al traffico Maurizio Bucci la definisce solo «un’idea,
una boutade». Ma poi aggiunge che «sì, ci stiamo lavorando con i nostri
uffici perché la domanda va presentata a Roma entro il 15 novembre. In ballo
ci sono 19 milioni di euro». E allora, ecco l’«idea» che secondo Bucci
potrebbe rappresentare «l’uovo di colombo» grazie al quale risolvere
l’infinita vicenda del piano del traffico: un tunnel di scorrimento
sotterraneo a senso unico in Corso Italia. Il concetto-chiave è semplice: le
auto che oggi scorrono in superficie transiterebbero pochi metri più sotto
nel tunnel a una sola corsia (più una d’emergenza) in senso unico, mentre il
Corso resterebbe riservato agli autobus. Ma i mezzi pubblici lo
percorrebbero tanto in salita quanto in discesa: di qui, prefigura Bucci, la
possibilità di pedonalizzare totalmente via Carducci, via Imbriani, piazza
della Borsa... Quanto a corso Italia, il transito dei mezzi pubblici in sole
due corsie di scorrimento permetterebbe di ampliare considerevolmente l’area
dei marciapiedi e di ricavarne magari anche una pista ciclabile. E via
Torrebianca, che la bozza di piano del traffico redatta a inizio 2005
dall’ingegnere dei trasporti Roberto Camus prevede aperta al traffico
privato in direzione via San Francesco, manterrebbe il suo assetto attuale.
«L’uovo di Colombo» appunto, secondo Bucci.
Al momento questa del tunnel «è un’ipotesi che stiamo valutando sotto il
profilo economico e tecnico con l’obiettivo di presentare un’idea
progettuale al ministero delle infrastrutture entro il 15 novembre». Quello
infatti è il termine entro il quale le città metropolitane possono
richiedere di concorrere all’assegnazione di uno stanziamento di 19 milioni
di euro previsto dalla Finanziaria 2007, dice Bucci, e riservato
specificamente - in collaborazione con il ministero dell’Ambiente - a
infrastrutture volte a migliorare i centri urbani in termini di spazi
pedonali e sviluppo del trasporto pubblico.
Il conto economico del tunnel? Bucci non ne è preoccupato: «Si tratta di
realizzare una trincea in prefabbricato che poi viene chiusa. È poco più di
uno scavo dell’Acegas», dice. Ad ogni modo, nessuna decisione in merito è
stata assunta né la giunta ha ancora valutato il progetto. Il percorso è
questo: «Innanzitutto capiamo se c’è la possibilità di accedere a quel
finanziamento, poi - se appunto ci sarà - analizzeremo e condivideremo il da
farsi», spiega Bucci.
Il tunnel rappresenta l’ultima - in ordine di tempo - di una serie di
ipotesi che da molti mesi ormai sono allo studio del Comune. L’originaria
bozza commissionata dal Comune a Camus prevede tra l’altro il Corso chiuso
alle auto e aperto solo in salita ai mezzi pubblici, i quali per scendere
verso le Rive transitano lungo via Mazzini: il traffico privato viene invece
spostato lungo via Torrebianca in direzione San Francesco. Da tempo il
sindaco Roberto Dipiazza ha definito questa bozza superata dalle nuove Rive
e dall’imminente apertura della Grande viabilità, e l’argomento piano del
traffico - visto l’aspro dibattito interno alla maggioranza che da anni
suscita - è rimasto per mesi congelato. Lo scorso agosto, per la prima volta
la bozza Camus è stata resa pubblica grazie a una busta anonima consegnata
al Piccolo. Adesso, la nuova ipotesi del tunnel sotto corso Italia. |
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Evergreen, fiume inquinato
ritarda la nuova sede - Maneschi: «Comune o Authority devono
bonificare l’area». Il sindaco: «È compito suo» |
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In Porto
Vecchio il torrente Chiave scarica liquami nello specchio di mare
prospiciente, il problema doveva venir risolto 5 anni fa
Non è più la contestata altezza
degli edifici, bensì è il fiume che scorre nel sottosuolo ora la più grave
minaccia alla realizzazione della sede di Italia Marittima, l’ex Lloyd
Triestino, e di quella di Evergreen per il Mediterraneo, in Porto Vecchio.
«Lì sotto scorre il torrente Chiave che ha anche inquinato tutto lo specchio
d’acqua prospiciente - spiega Pierluigi Maneschi, presidente di Italia
Marittima - già oltre un anno fa abbiamo mandato alle autorità la richiesta
di provvedere alla bonifica, ma com’era prevedibile non si è mossa una
foglia: Comune e Autorità portuale non si mettono d’accordo su chi debba
fare il lavoro».
Secondo Martino Conticelli, segretario generale dell’Autorità portuale è al
Comune che spetta l’onere dei lavori. «Approfondirò la questione, ma non
ritengo sia un’opera da addebitare al Comune - replica il sindaco Roberto
Dipiazza - in base alla mia esperienza sarà necessario costruire un ampio
contenitore da calare sottoterra dove raccogliere le acque del fiume per
convogliarle poi nel depuratore. Ho fatto qualcosa di analogo quand’ero
ancora sindaco di Muggia. Ma qui siamo nell’ambito dei cosidetti
sottoservizi che comprendono condutture e fognature e dovrebbe essere la
stessa Evergreen a realizzarli come oneri di urbanizzazione anche perché ha
ottenuto in concessione cinque magazzini per novant’anni in cambio di un
canone veramente modesto».
Oltre alle sedi delle due società di navigazione in quei magazzini Evergreen
intenderebbe realizzare anche magazzini e servizi per un prospiciente
porticciolo nautico, negozi, ristoranti, foresteria e un parcheggio
multipiano. Dopo aver minacciato un mezzo disimpegno, recentemente Maneschi
ha ribadito l’intenzione di costruire a Trieste anche la sede di Evergreen
per l’Europa meridionale con nuove assunzioni di dipendenti.
«Noi stiamo redigendo il progetto esecutivo per le nostre sedi - aggiunge
Maneschi - e speriamo di partire con i lavori nell’autunno 2008. Con
l’Autorità portuale forse riusciremo a trattare per un metro di altezza in
più dei magazzini riqualificati, ma ora il problema principale è questo del
fiume Chiave che non spetta a noi risolvere».
Dopo un consulto con i suoi tecnici, l’assessore comunale all’urbanistica
Maurizio Bucci propone l’ennesima versione: «In base a una nuova norma di
legge è la Regione competente in materia di torrenti per cui spetterà alla
Regione intervenire anche in questo caso». Difficilmente si erano viste
responsabilità rimbalzare in modo così vorticoso.
La faccenda diventa addirittura grottesca andando a rileggere un resoconto
del «Piccolo» del 9 agosto 2002, quindi oltre cinque anni fa, in cui si
riporta che il Comune e l’Autorità portuale hanno siglato una convenzione
per l’ammodernamento delle infrastrutture del Porto Vecchio: strade, rete
fognaria, illuminazione, parcheggi, rete elettrica, idrica e del gas,
sistema semaforico, rete telefonica e telematica. Tutte opere di
urbanizzazione e di sottoservizi, per svariate decine di milioni di euro,
che si rendono indispensabili prima di iniziare qualsiasi discorso di
ristrutturazione del vecchio emporio. «Prima opera che partirà a breve - era
stato rilevato oltre cinque anni fa - sarà la bonifica del torrente Chiave
che scorre nel sottosuolo e che sfocia tra il molo Terzo e il molo Quarto.
Il corso d’acqua, che in passato si riversava nel canale di Ponterosso,
raccoglie gli scarichi meteorici e acque nere di mezza città. Da qui
l’urgenza di intervenire anche con l’apporto dell’Acegas».
Silvio Maranzana |
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Rigassificatore di Trieste:
accordo Snam-Gas Natural per la connessione alla rete - Investimento
complessivo di 1 miliardo di euro |
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MILANO Il gruppo Gas Natural e
Snam Rete Gas hanno raggiunto l'intesa in base alla quale quest'ultima
realizzerà la costruzione dei due gasdotti di connessione dei due progetti
di rigassificazione di Taranto e Trieste alla rete di distribuzione
nazionale del gas, una volta ottenute le autorizzazioni previste.
Questo accordo - afferma una nota - segna un importante passo avanti per i
due progetti che il gruppo Gas Natural ha presentato tre anni fa alle
autorità italiane.
L'accordo prevede inoltre un significativo investimento da parte di Snam
Rete Gas per il quale Gas Natural ha presentato le garanzie necessarie
ottenute da uno dei maggiori istituti bancari italiani.
I due progetti - della capacità di 8 miliardi di metri cubi di gas ciascuno
- prevedono un investimento complessivo di circa 1 miliardo di euro.
I due progetti sono sottoposti attualmente alla procedura per il rilascio
della via da parte del ministero per l'Ambiente. |
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Gas radon, ultimato il primo
monitoraggio Presto l’elenco completo dei comuni a rischio
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Presentato a
Pordenone lo studio dell’Arpa. Ogni anno 90 morti nel Fvg, secondo dati
dell’Oms TRIESTE È
la seconda causa, insieme al fumo, del tumore ai polmoni. Ogni anno in
regione conta 90 morti (dati Oms). È il radon, un gas cancerogeno fortemente
presente in Friuli Venezia Giulia dove le aree a maggior concentrazione
sono: il Carso triestino e goriziano, il medio Friuli e la Pedemontana
pordenonese. Il quadro emerge dalla campagna, promossa dalla Regione,
realizzata grazie alla sinergia tra Arpa e Protezione civile. I primi
risultati sono stati presentati ieri a Pordenone dall’assessore
all’Ambiente, Gianfranco Moretton, dal direttore generale di Arpa, Giuliana
Spogliarich, dal direttore della Protezione Civile regionale, Guglielmo
Berlasso, e dai dirigenti tecnici dell'Arpa, Claudio Villalta e Concettina
Giovani.
I DATI La campagna di misurazione (effettuata tra settembre 2005 e marzo
2007) ha coinvolto oltre 1.500 volontari della Protezione Civile regionale
che hanno seguito un corso di formazione. Fa seguito a quella già effettuata
negli edifici pubblici (scuole in primis), iniziata nel 2000. I volontari in
questo caso hanno posizionato, in due successivi semestri, oltre 12 mila
dosimetri in 2.500 abitazioni dei 219 comuni del Friuli Venezia Giulia,
scelte sulla base di criteri statistici e di rappresentatività. Il 14 per
cento di queste case – secondo i rilevamenti effettuati nel semestre
invernale (quello più a rischio) che dovranno essere confermati – presentava
valori al di sopra della soglia di attenzione e quindi presenza preoccupante
di radon. Mediamente si è evidenziata una maggiore possibilità di trovare
alte concentrazioni di radon in locali situati al piano terra, in abitazioni
con soletta controterra e con i muri portanti formati da pietra e in edifici
costruiti prima del 1976.
IL RILEVAMENTO Le misure sono state effettuate per mezzo di rivelatori
passivi a tracce (due per ogni abitazione) che sono rimasti esposti per un
periodo di 6 mesi, dopodichè sono stati sostituiti da altri 2 rivelatori per
i successivi 6 mesi, in modo da poter valutare la media annua della
concentrazione di radon all'interno delle abitazioni. Il posizionamento, il
cambio e il ritiro dei dosimetri è stato realizzato in contemporanea su
tutta la regione e nel più breve tempo possibile. Al termine della campagna
di misurazione è iniziata l'analisi dei dati con la predisposizione delle
prime mappe. «L’Arpa del Friuli Venezia Giulia – ha precisato Claudio
Villalta – è uno degli enti che ha partecipato al primo interconfronto
nazionale sulla misura della concentrazione di attività di radon con metodi
passivi e i risultati hanno dimostrato che la metodologia di misurazione è
una delle migliori d’Italia».
L’OBIETTIVO «La fase di monitoraggio dovrà essere completata in 6–8 mesi» ha
detto Moretton ai tecnici dell’Arpa. Una volta conclusa la rilevazione sulle
abitazioni, «Avremo a disposizione tutti i dati per la predisposizione di un
disegno di legge con la mappa del rischio e le indicazioni ai Comuni delle
norme da inserire nei regolamenti edilizi per ridurre e se possibile
eliminare il pericolo radon». Una volta completata la classificazione la
Regione pubblicherà sul Bur l’elenco dei comuni a rischio che sarà il
presupposto, anche per le amministrazioni locali, per intervenire nei piani
urbanistici e per regolarsi con le nuove concessioni edilizie.
I CITTADINI Ogni residente delle abitazioni analizzate riceve una lettera
che contiene i risultati, i numeri per contattare l’Arpa e richiedere
eventualmente un sopralluogo, una pubblicazione con le linee guida da
seguire. «Spesso è possibile risolvere il problema con un intervento che non
costa più di 1000–1500 euro – spiega Concettina Giovani – anche se c’è, è
bene che si sappia, chi chiede cifre astronomiche, 60–100 mila euro». Non
sempre aerare i locali è il metodo giusto per tenere lontano il pericolo
radon. «D’estate tenere le finestre aperte può andar bene – dice Giovani –
ma d’inverno può addirittura essere controproducente perché ciò che fa
alzare il livello del gas è lo sbalzo di pressione». Chi vive in una zona a
rischio, ma non è rientrato nella campagna di monitoraggio, può richiedere i
dosatori direttamente a casa. Il costo del materiale e la spedizione, è a
carico del cittadino: 70 euro più iva.
m. mi. |
IL PICCOLO -
LUNEDI', 22 ottobre 2007
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Belci: «La città non sprechi
la chance Arvedi per la Ferriera» |
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Secondo il
sindacalista Cgil «è esplicito l’impegno a trovare una produzione
compatibile con l’ambiente». Metz: «Regione ambigua»
«Se la città spreca questa
occasione deve essere consapevole del fatto che non ne avrà altre». Così il
segretario provinciale della Cgil Franco Belci invita a riconsiderare la
vicenda Ferriera alla luce delle dichiarazioni rese sabato da Giovanni
Arvedi. L’industriale dell’acciaio ha riconfermato l’interesse del proprio
gruppo a investire su Trieste, malgrado le trattative con Lucchini siano al
momento interrotte. «Siamo interessati alla Ferriera ma prima vogliamo
chiarezza», ha ribadito Arvedi dicendosi in attesa di un chiarimento sul
fronte ambientale «per avere parametri certi di funzionamento», posti come
«condizione inderogabile».
Belci dunque osserva come «l’impegno di Arvedi a trovare una produzione
compatibile con l’ambiente è esplicito». E allora «tutto ciò non elimina
certo la gravità dei dati» sulle emissioni, «ma deve portare a un
chiarimento». Perché «un conto è battersi per la chiusura della Ferriera, un
conto è costringere Lucchini a lasciare ad Arvedi uno stabilimento che
rientra nei parametri di compatibilità con l’ambiente». Per Belci «è il
momento di decidere cosa fare del futuro industriale della città. È
difficile, ma l’ideale sarebbe trovare una modalità di trattativa tra
venditore e acquirente in cui l’amministrazione cittadina entrasse senza
certo alterare domanda e offerta, ma dando uno sfondo di politica
industriale e di politica dell’ambiente».
Sull’argomento si registra anche un intervento di Alessandro Metz,
consigliere regionale dei Verdi, che in una nota precisa che «finalmente un
po’ di chiarezza stia arrivando in merito ai dati di inquinamento della
Ferriera di Servola, l’Arpa conferma gli sforamenti anche nel mese di
settembre e della prima parte di ottobre, e adesso aspettiamo quelli del
Cigra».
Metz attacca la Regione, «e nella fattispecie l’Assessore all’Ambiente
Moretton, ma con il concorso del Presidente Illy e dell’Assessore al lavoro
Cosolini, sta continuando a mantenere un’ambiguità che rappresenta il vero
punto interrogativo della vicenda, non è più il tempo della difesa ad
oltranza dell’industria, di questa industria, e di un imprenditore che ha
dimostrato di saper fare carta straccia di qualsiasi accordo e disatteso
qualsiasi impegno o prescrizione. Questo è il momento di decisioni serie
capaci di rispondere alla tutela della salute dei cittadini, della tutela
ambientale e del diritto al reddito dei lavoratori della Ferriera».
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Gas radon, pronta la mappa
Raccolti dati su 2500 case - Oggi la presentazione |
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PORDENONE E’ pronta la mappa del
radon in Friuli Venezia Giulia. Una cartografia che indicherà per la prima
volta, in modo completo, le cosiddette Radon pron areas (Rpa), zone del
Friuli Venezia Giulia in cui è probabile la presenza di elevate
concentrazioni del radioisotopo radon. La presenterà oggi a Pordenone
l’assessore all’Ambiente Gianfranco Moretton che illustrerà i risultati di
uno studio durato un anno e mezzo. «Grazie al lavoro di 1500 volontari della
protezione civile – spiega – e alla sinergia tra loro e l’Agenzia regionale
per la protezione dell’ambiente, è stato possibile campionare 2500
abitazioni scelte in base a studi statistici sulla rappresentatività delle
aree». Il problema radon è noto da alcuni anni e l’Inail stessa, prima della
campagna regionale aveva lanciato l’allarme per la presenza del gas
radioattivo naturale, in Friuli Venezia Giulia, in concentrazioni più
elevate rispetto alla media nazionale. Prodotto dal decadimento dell’uranio
il radon è considerato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità causa
principale del tumore polmonare dopo il fumo. Il Friuli Venezia Giulia con
96 Bequerel per metro cubo, si situa tra le regioni con la più alta
concentrazione media di gas radon. La nocività del gas sta nel fatto che una
parte dei prodotti di decadimento del radon si attacca a polvere, fumo e
vapore e può dunque essere inalata. Ma mentre in ambienti aperti la
concentrazione del gas non raggiunge mai livelli pericolosi (essendo
normalmente inferiore a 30 Bq/m3), nei luoghi chiusi (abitazioni, scuole,
ambienti di lavoro) può raggiungere valori elevati potenzialmente dannosi
per la salute. Da qui la scelta di un rilevamento massiccio nelle
abitazioni. La fase di campionatura è iniziata a settembre 2005 e proseguita
fino a marzo 2007. |
IL PICCOLO -
DOMENICA, 21 ottobre 2007
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Arvedi: «La
Ferriera ci interessa ancora» - «Crediamo nella produzione ma
aspettiamo di avere dati certi sulla situazione ambientale» |
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Intanto il
centrodestra in Provincia presenta una mozione di sfiducia per l’assessore
Barduzzi: «Non fa che criticare il sindaco» |
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Per la
manifestazione dei comitati di martedì si mobilitano anche i «Grillo boys»
regionali |
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Il Gruppo Arvedi, nonostante le
trattative interrotte, è sempre interessato ad acquisire la Ferriera di
Servola, ma non farà alcun passo fino a quando non sarà fatta chiarezza
sulla situazione ambientale. Lo ha detto lo stesso cavalier Giovanni Arvedi,
ospite ieri a Buttrio di una manifestazione della Danieli. Arvedi ha anche
detto che lo stabilimento siderurgico può avere ancora un ruolo e ha fatto
capire che il gruppo di Cremona ha un progetto per una svolta produttiva e
ambientale. |
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«Non verremo a Trieste per fare
la guerra delle carte bollate, ma per avere parametri certi di
funzionamento. È una condizione inderogabile, altrimenti un imprenditore non
può investire. Non è possibile restare nel limbo».
Gentile, riservato, quasi schivo, modi di fare da gentleman vecchio stile,
l’imprenditore che è noto nel mondo dei produttori siderurgici come
«l’innovatore dell’acciaio che dà lezione ai tedeschi» (che per le sue
aziende a Cremona ha scelto il massimo rigore ambientale ed è anche
l’inventore di un sistema rivoluzionario con una macchina a ciclo continuo
in cui entra l’acciaio liquido ed esce in rotoli), spiega la posizione
dell’azienda di fronte all’attuale situazione della Ferriera.
«Certo che siamo interessati allo stabilimento di Servola – conferma Arvedi
– non bisogna dimenticare che siamo clienti della Ferriera e che crediamo
fortemente nella produzione dell’acciaio. Su questo lo stabilimento di
Servola credo possa avere un ruolo importante». Decisivo sarà l’ottenimento
dell’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale che dovrebbe arrivare dalla
Regione alla conclusione della conferenza dei servizi. Un documento
essenziale per proseguire la produzione, atteso dalla Ferriera ma anche da
altre aziende della regione.
«Stiamo aspettando che si chiarisca la situazione dal punto di vista
ambientale – continua l’imprenditore – che dovrebbe sfociare con termini
chiari e parametri certi nell’Aia, l’Autorizzazione ambientale integrata,
che guarda al futuro dell’azienda. Siamo interessati alla Ferriera, ripeto,
ma prima vogliamo chiarezza. E credo sia giusto farla pensando anche ai 600
dipendenti». Il gruppo Arvedi ha fatto già tutte le valutazioni sullo
stabilimento e avrebbe anche un progetto per una svolta produttiva e
ambientale per Servola come è accaduto per Cremona. Da Giovanni Arvedi, in
questo caso, tuttavia nessuna conferma.
Intanto il centrodestra in Provincia ha presentato ieri la preannunciata
mozione di sfiducia per l’assessore all’Ambiente Ondina Barduzzi. «Si è
limitata a criticare pesantemente il sindaco - scrive il capogruppo di Fi
Claudio Grizon -, il quale può contare sulla solidarietà o collaborazione di
Azienda sanitaria, ministero dell’Ambiente, Arpa, Regione, pm Frezza, mentre
la Provincia continua a dimostrare scarso impegno sulla Ferriera».
Infine fa sentire la propria voce anche il Gruppo Beppe Grillo Trieste. I
«Grillo boys» hanno scelto di sostenere la battaglia dei comitati di
residenti a Servola. Martedì alle 17.30 in piazza Oberdan parteciperanno
alla manifestazione organizzata per chiedere la chiusura dello stabilimento.
L’evento, già ribattezzato «F-day», a richiamo del «Vaffa-day» voluto dal
comico genovese poche settimane fa, è stato pubblicizzato ieri con un
volantinaggio al centro commerciale «Torri d’Europa» e davanti ai cancelli
dello stadio Rocco. I supporter di Grillo hanno invitato a partecipare anche
i gruppi di Udine, Pordenone e Gorizia, per allargare la base della protesta
e far conoscere al maggior numero di persone «la pericolosità dello
stabilimento certificata dagli allarmanti dati del Cigra». Della
mobilitazione popolare è stato informato anche lo staff di Beppe Grillo. La
speranza dei supporter triestini è che il caso, vista la rilevanza
nazionale, possa trovare spazio nel blog del comico.
g.g. |
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FERRIERA -
Bucci: «Potremmo dare voto negativo» - Il 30 ottobre determinante scadenza
per il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale |
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Il 30 ottobre sarà una data
importante per la Ferriera e per tutti gli enti chiamati a concedere (o no)
l’Autorizzazione integrata ambientale sulla scorta del decreto legislativo
18 febbraio 2005, numero 59, che dà questa competenza alla Regione la quale
agisce nell’ambito di una conferenza dei servizi. Comune, Provincia, Arpa,
Azienda sanitaria e Regione dovranno votare a maggioranza: se riterranno
soddisfatte le condizioni di qualità degli impianti ai fini della
salvaguardia ambientale (indicate in questi mesi con precise prescrizioni)
voteranno a favore. In questo caso l’autorizzazione così concessa
sostituirà, di fatto, ogni altra e specifica.
Dunque sarà un «via libera» che molti - il Comune in primo luogo che è fra i
massimi contestatori dell’inquinamento rilevato da Arpa e Cigra, ma anche i
comitati di cittadini e i sindacati - si chiedono se sia il caso di
concedere mentre si susseguono contese su benzene, benzoapirene e Pm10
nell’area esterna della fabbrica e mentre si citano all’interno, dove stanno
i lavoratori, 200 nanogrammi di benzoapirene per metro cubo (per l’ambiente
esterno il limite è uno) e si attendono i nuovi test dell’Apat.
«All’ultima riunione nessuna delle prescrizioni date era stata assolta -
dice l’assessore all’Ambiente, Maurizio Bucci, l’altro giorno in Regione in
pubblica «lite» con la Lucchini sulla postazione delle centraline -, e
dubito fortemente che in un mese sia stato possibile portare a termine tanti
lavori».
Bucci afferma anche che in sede di votazione il parere del Comune è talmente
decisivo che col suo eventuale voto contrario viene a cadere il peso degli
altri e la palla passa direttamente alla Regione: «In quel caso sarà da sola
a prendersi ogni responsabilità». Le regole per ottenere l’autorizzazione
integrata ambientale impongono «valori limite di emissione fissati per le
sostanze inquinanti» e «un livello elevato di protezione dell’ambiente nel
suo complesso». Sotto inchiesta la cokeria, l’impianto di produzione di
ghisa, l’impianto di lavorazione dei metalli. Ma la Ferriera sta appunto
contestando la legittimità della «lettura dati» come significativa per
«l’ambiente nel suo complesso» e minaccia altre cause. Bucci esplode: «È
vergognoso che un’azienda privata faccia intimidazioni a un sindaco
nell’espletamento della sue funzioni istituzionali, è terrorismo, allora noi
dovremmo accusarli di strage?».
Dipiazza ha deciso di sollecitare i dati del Cigra e poi, in caso di
sforamenti ancora una volta accertati, di chiamare in Municipio Regione,
Provincia e Azienda sanitaria affinché firmino una propria soluzione o
proposta. Dipiazza sarà per la chiusura.
Bucci ancora ricorda che esiste un accordo firmato tra tutte le
amministrazioni col ministero per la dismissione dell’attività nel 2009,
«che la giunta regionale ha unilateralmente abolito senza coinvolgere gli
altri attori»: «Perché mai, con questo protocollo ancora per aria e in fase
di vendita la Lucchini dovrebbe aver serio interesse a investimenti?»
conclude l’assessore. Intanto martedì i comitati di cittadini e alcune forze
politiche protesteranno sotto la Regione affinché l’autorizzazione, il 30,
non sia concessa.
g. z. |
IL PICCOLO -
SABATO, 20 ottobre 2007
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L’Arpa: nuovi
sforamenti alla Ferriera - Il sindaco: «Voglio aspettare anche gli
ultimi dati delle analisi del Cigra» |
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Lucchini:
monitoraggio biologico sui lavoratori da novembre. Polemica sui dati
Riunione
dell’unità di crisi in Regione: ancora fuori limite il benzoapirene. Patussi
(Ass): nello stabilimento esami con valori troppo tolleranti
L’Arpa ha certificato ieri al
«tavolo di crisi» sulla Ferriera in Regione gli sforamenti di Pm10, benzene
e benzoapirene a Servola fino al 17 ottobre: quest’ultima sostanza (il
limite è di un nanogrammo per metro cubo di aria) ha toccato i 40 nanogrammi
a luglio attestandosi su una media del periodo di 5,6. Benzene a 14,4 con un
limite di 8. L’affollatissima riunione ha visto lo scontro diretto tra
Comune e Lucchini. L’Azienda sanitaria ha esplicitato le esposizioni dei
lavoratori: nel 2006 oltre 200 nanogrammi di benzoapirene nella fabbrica. |
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Sotto la regia ordinata di
Roberto Della Torre, direttore dell’Ambiente in Regione, si è tuttavia
manifestato il grande disordine che attornia il problema. Il sindaco
Dipiazza (ieri rappresentato dall’assessore) annuncia intanto una riunione
da lui stesso convocata per i prossimi giorni, quando avrà a disposizione
anche gli ultimi dati del Cigra: «Farò mettere a verbale le decisioni che
ciascuno degli enti intende prendere, la mia proposta è già nota». Ma ieri
non è stata annunciata la chiusura dell’azienda.
Troppe cose premono. La Lucchini, rappresentata dal direttore Francesco
Rosato, dal consulente Gianfranco Fruttuoso e dal responsabile ambiente
Vincenzo D’Auria ha tentato di delegittimare la postazione e le analisi
della centralina a Servola stazione, chiedendo: «Ma quanti abitanti ci sono
in quel punto? Se una centralina sfora si può dedurne che Servola corre
rischio di salute? È una centralina adatta a misurare la qualità
dell’aria?». Bucci ha chiesto all’intero tavolo di pronunciarsi sulla
legittima postazione della centralina dell’Arpa, che è poi la stessa dell’Apat
nazionale e del Cigra, quella che l’Azienda contesta anche legalmente, e ha
chiesto che fosse messo a verbale. Provincia e Azienda sanitaria hanno
giurato: «Mi fido». L’Arpa, con una sorta di esplicita meraviglia da parte
del direttore tecnico-scientifico Gianni Menchini e del direttore di Trieste
Stelio Vatta ha dovuto garantire per se stessa, poggiandosi anche sul fatto
che l’Apat si è messa contigua coi suoi laboratori.
E Bucci ha rincarato: «E se davanti alla centralina ci fosse anche una sola
persona? Il suolo comunale è tutto pubblico». Mentre l’Azienda sanitaria,
con la responsabile del Dipartimento prevenzione Marina Brana e il direttore
del servizio Sicurezza negli ambienti di lavoro Valentino Patussi dopo aver
enunciato le numerose azioni di diffida sulla salute pubblica già inviate
all’amministrazione comunale ha umanizzato il discorso: «Nell’arco fra due
centraline vivono 500 mila persone». E dai sindacati si è levata una voce:
«E i lavoratori sono cittadini anche loro, o no?». Risposta: «Pensiamo
all’accumulo di sostanze nel loro corpo se lavorano nella Ferriera e poi
vanno a dormire a San Lorenzo in Servola...».
E qui è partito l’ennesimo filone del problema. L’Azienda sanitaria ha
annunciato l’imminente varo di una indagine sui tumori nei residenti del
terzo distretto sanitario in cui Servola ricade, e l’avvio dell’indagine
sull’accumulo di diossine nei lavoratori del reparto di agglomerazione. Il
24 ottobre terrà l’ultima riunione con sindacati, Lucchini e Inail (ma ieri
sono stati invitati anche Arpa e Regione) per dare partenza a questo lavoro
che si sta costruendo già dal 2005. E a questo punto Patussi si è rivolto
direttamente alla Lucchini: «Limiti sul benzoapirene per i lavoratori in
Italia non ce ne sono, ma voi avete scelto un parametro estero tra i
peggiori, per cui se nel 2002 il limite interno era fissato a 20 nanogrammi
per metro cubo, nel 2006 l’avete portato a 200, e noi abbiamo rilevato
sforamenti nell’88 per cento dei casi».
La Lucchini a questo punto ha rivelato in anticipo ciò che avrebbe inteso
dire solo il 24, all’altro tavolo. «Abbiamo deciso di fare d’ora in poi
riferimento al limite di un nanogrammo, nella cokeria creeremo dieci centri
ambientali con strumenti del Cnr, con filtri da otto ore, e avvieremo il
monitoraggio biologico entro la terza settimana di novembre».
Intanto Della Torre dava i «compiti a casa» per la prossima riunione, tenuto
conto che la Regione ha anche citato l’impossibilità di distinguere in una
determinata area l’attribuzione dell’inquinamento e l’imprecisione delle
leggi. E si è richiamata alla necessità di redigere un piano dell’aria
complessivo. L’Arpa dunque come compito aggiuntivo dovrà dimostrare
l’utilità di avere più centraline e certificare che le analisi del Cigra
sono compatibili con le proprie. Alla Lucchini è stato chiesto - su
richiesta dell’Arpa stessa - documentazione sui livelli di produzione da
gennaio a oggi.
Ma intanto (ennesimo filone) si è discusso anche del 30 ottobre, quando
tutti si ritroveranno per decidere o meno la concessione della
Autorizzazione integrata ambientale, che impone all’azienda di dimostrare
l’uso della migliore tecnologia sul mercato. A causa di questo snodo, che
però non incide sul resto, il «tavolo di crisi» regionale ha rimandato
comunque l’appuntamento all’8 novembre.
Gabriella Ziani |
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FERRIERA - La
proprietà a Dipiazza: «Se il suo allarmismo ci danneggia potremmo ricorrere
a azioni legali» |
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Il direttore dello
stabilimento di Servola invia una lettera al primo cittadinoFrancesco
Rosato, direttore della Ferriera e consigliere delegato della «Servola spa»,
ha inviato ieri una lettera al sindaco Roberto Dipiazza. Rosato richiama
nella missiva il primo cittadino al corretto esercizio dei poteri e a una
lettura dei dati raccolti a Servola sul benzoapirene, conforme alle leggi.
La lettera è pacata nella forma, ma il suo contenuto non lascia spazio alle
divagazioni e alle interpretazioni. La «Servola spa» infatti scrive al
sindaco: «Dobbiamo invitarLa al rispetto dei nostri diritti e ugualmente
delle normative vigenti, avvisandoLa che ci riserviamo ogni azione legale,
in ogni sede, a tutela nostra e dei nostri dipendenti, anche con riferimento
ai danni che sono stati o potranno essere ingiustamente procurati».
I «danni» sono quelli che, secondo la «Servola spa», sono stati procurati
dalle dichiarazioni del sindaco che più volte ha affermato pubblicamente che
se i dati sul benzoapirene dovesse essere confermati anche per agosto e
settembre, avrebbe firmato l’ordinanza di chiusura dello stabilimento.
Nella lettera si fa riferimento all’«interruzione delle trattative fra
Lucchini spa e Gruppo Arvedi motivata proprio dalla situazione di
ingiustificato allarmismo in merito alla situazione ambientale che sarebbe
determinata dalla Ferriera. Già il 24 luglio avevamo rappresentato il
rischio che tale operazione potesse essere compromessa dalla diffusione di
manifestazioni di volontà di chiusura dello stabilimento, non adeguatamente
supportate sul piano scientifico, ma ciò nonostante da Lei costantemente
ripetute, in più occasioni, anche con toni gravemente diffamatori, che hanno
creato pesanti disagi all’impresa e ai suoi dipendenti, nonché allarme nella
popolazione».
La lettera sottolinea inoltre che i dati raccolti finora dal Cigra a Servola
non sono rilevanti. La centralina non è del tipo previsto dalla legge
entrata in vigore in settembre, mentre quella attivata da poco dall’Arpa è
conforme al nuovo provvedimento ma non rispetta i criteri di legge per il
posizionamento.
La «Servola spa» nella stessa missiva, conferma la propria volontà di
collaborare con la pubblica amministrazione «in tutte le sedi opportune. È
nostra intenzione continuare a svolgere seriamente la nostra attività
produttiva a Trieste, con le benefiche ricadute occupazionali ed economiche
che riteniamo ciò comporti».
Claudio Ernè |
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FERRIERA -
Martedì alle 15.30 manifestazione pro chiusura |
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I «Grillo boys» scendono in
campo per difendere il diritto alla salute degli abitanti di Servola. Anche
loro, infatti, parteciperanno alla manifestazione per chiedere la chiusura
della Ferriera che si terrà martedì prossimo alle 15.30 sotto il palazzo
della Regione. L’appuntamento, organizzato dal Gruppo Beppe Grillo Trieste e
dai comitati di residenti, verrà presentato questa mattina alle 10 sotto il
palazzo del consiglio regionale. |
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FERRIERA -
Sulle centraline c’è ancora confusione - I sindacati ne chiedono il
più possibile, la Direzione ambientale ne vuole poche ma definitive |
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Luca Visentini (Uil): «Per noi
più centraline ci sono a Servola e meglio è». Della Torre, direttore
regionale: «Troppe centraline fanno confusione». Lucchini: «Quanti abitanti
ci stanno dietro?». Patussi, medico della prevenzione: «Dietro ci sono
case». Bucci, assessore comunale: «La qualità della vita dipende forse dalla
quantità di persone? A me basta anche una centralina». Ecco un pezzo di
conversazione ieri alla Direzione regionale Ambiente, dove la riunione è
stata aperta con una lettera inviata dal procuratore capo di Trieste, Nicola
Maria Pace, dato che la Procura è parte integrante di questa battaglia sulla
Ferriera.
Già il pm Frezza, che aveva ordinato al Cigra universitario le analisi che
poi hanno suscitato grandissimo scalpore, l’aveva detto che i magistrati non
possono prender parte a riunioni amministrative. E Pace ha mandato il
messaggio ufficiale, spiegando che la segretezza insita nelle indagini in
corso impedisce la presenza di magistrati, disponibili comunque sempre a
fornire «ogni possibile informazione e collaborazione».
Di fatto però gli esperti universitari del Cigra ieri non si sono visti, e
il loro lavoro è stato solamente evocato. «Sono integrabili le analisi
dell’Arpa, dell’Apat e del Cigra?» è stato chiesto all’Arpa, che aveva
appena esposto le analisi di settembre e ottobre con sforamenti dei limiti.
«Arpa e Apat sì» ha risposto il direttore Stelio Vatta. «E quelle del Cigra?».
«Quelle non so».
Su questi crinali, interrotti nei giorni scorsi solo dalle terremotanti
decisioni del sindaco di far chiudere la Ferriera, si sono per la seconda
volta misurati ieri Comune, Provincia, Regione, Azienda sanitaria, sindacati
provinciali e Rsu della Ferriera, rappresentanti degli industriali.
A latere ci sono indagini della magistratura e ricorsi al Tar. E il
calendario delle successive riunioni plenarie è già saturo: 24 e 30 ottobre
e 8 novembre.
g. z. |
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Parcheggi a
San Vito, emendamento per i posti a rotazione - Il piano prevede solo la
vendita |
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Emendamento in consiglio
comunale al Piano parcheggi per favorire i posti a rotazione nelle erigende
strutture di Largo papa Giovanni e di via Tigor, che complessivamente
forniranno circa 200 posti macchina, destinati alla vendita tramite project
financing.
L’emendamento che verrà presentato mercoledì prossimo dal consigliere
comunale Emiliano Edera (Lista Rovis) è la risposta ad una richiesta
arrivata da più parti. «Sono entusiasta per il previsto parcheggio di Largo
Papa Giovanni, destinato a lenire una fame di posti macchina che è cronica-
dice l’amministratore delegato della Casa di cura Salus, Guglielmo Danelon
-. Chiedo però al Comune di lasciare almeno una parte dei nuovi posti che si
creeranno alla rotazione, e non di destinarli tutti alla vendita, come
sembrerebbe deciso».
Danelon per perorare questa causa si è già recato più volte in municipio.
Una richiesta simile riguarda da vicino anche la Biblioteca Civica e
l’Università Vecchia, con i dipartimenti di lettere e psicologia, il museo
Sartorio, eccetera. Tutti presidi questi attorno ai quali orbitano ogni
giorno centinaia e centinaia di persone che prima di trovare un punto dove
lasciare l’auto sono costrette a lunghe gimcane. La creazione del parcheggio
di Largo Papa Giovanni con entrata sulla via Santi Martiri, che consterà di
116 posti macchina dipartiti su 4 piani interrati, potrebbe infatti
alleviare la crisi imperante dei posti auto.
Specialmente se si considera che non lontano, in via Tigor-Cereria, è
previsto un altro parcheggio di 3 piani (su pastini) per globali 75 posti
macchina. Purtroppo però, spiega il consigliere Emiliano Edera , il Piano
parcheggi che verrà discusso in consiglio comunale parla di parcheggi
«pertinenziali». Ossia posti macchina da vendere ai residenti. E dunque per
le numerose istituzioni della zona c’è il rischio che non resti nulla. «Per
questo motivo - chiarisce ancora Edera - presenterò un emendamento al Piano
parcheggi nel quale chiedo che almeno il 30% dei circa 200 stalli che si
creeranno, venga lasciato per la rotazione. Non bisogna dimenticare che nel
quartiere c’è un grande movimento di persone e che la caccia al parcheggio è
sempre più disperata».
d.c. |
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Tav, fra un
mese forse il tracciato - Incontro Sonego-sindaci |
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TRIESTE Decisione rinviata di un
mese. Un altro passo avanti nell’incontro di ieri pomeriggio tra gli
amministratori della bassa friulana e l’assessore regionale Lodovico Sonego,
ma non abbastanza lungo per indurre le parti a raggiungere l’intesa. Le
ipotesi di tracciato su cui ragionare si sono di molto ridotte ma esistono
ancora delle resistenze che andranno limate. Resta la totale contrarietà del
sindaco di Porpetto, Cecilia Shiff, l’unica ad aver posto un veto sull’opera
ritenendola troppo impattante per il proprio comune.
Prosegue il dialogo con l’amministrazione di Villa Vicentina, altra spina
nel fianco per l’assessore, che pur avendo riconosciuto nelle nuove
soluzioni presentate dai tecnici dei forti miglioramenti rispetto al
tracciato storico, non scioglie le riserve su quella che sarà la sua
posizione. «Non è detto che voteremo a favore. Perché mancano le risposte ai
quesiti iniziali (primo tra tutti perché si fa l’opera), domande che
continuerò a porre». C’è anche chi, come il sindaco di Torviscosa, vorrebbe
riabilitare il tracciato storico, ma in linea di massima le opposizioni più
radicali sono state smussate. I tecnici tuttavia non possono ancora dormire
sonni tranquilli. Dovranno continuare a lavorare, incontrando anche i
singoli amministratori, per appianare le resistenze e cercare di arrivare ad
un tracciato che sia il più vicino alle esigenze dei comuni. Naturalmente
non potrà accontentare tutti e questo le amministrazioni, così come la
Regione, lo sanno. La realizzazione della linea ad alta capacità non è e non
sarà, però, in discussione. E a pungolare l’assessore Sonego non sono solo i
comuni. Rifondazione comunista ha presentato un’interrogazione a risposta
immediata – a firma di Kristian Franzil e Igor Kocijancic – nella quale
chiede se la giunta intenda revocare la procedura della legge Obiettivo, se
ritenga adeguato il metodo indicato per la Via e se abbia certezza dei
finanziamenti della Trieste-Divaccia. |
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Caso cementificio I Verdi
bocciano il progetto bis: «È insostenibile» - «La giunta ha già detto no»
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TRIESTE Perplessità sull’ipotesi
che il gruppo Grigolin presenti un nuovo progetto per un cemetificio
Torviscosa è stata espressa dal consigliere regionale dei Verdi Alessandro
Metz. «Alla Cementi Nord-Est - ha affermato Metz - non possiamo che
ricordare che la giunta regionale con delibera 1469 del 14 giugno scorso ha
tassativamente respinto il progetto non ritenendolo compatibile con
l'ambiente». Metz, inoltre, ha ricordato che «sono scesi in piazza migliaia
di cittadini per gridare un secco no a ulteriori progetti di sviluppo
industriale altamente impattante, in un'area storicamente abusata e
violentata da un inquinamento diffuso dell'aria, dell'acqua e del suolo».
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La Ue alla
Slovenia: fuori controllo la qualità dell’aria - Aperta una procedura
d’infrazione |
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LUBIANA Sotto accusa la qualità
dell’aria in Slovenia. La Commissione europea ha aperto una procedura di
infrazione per la violazione delle normative comunitarie sulla qualità
dell'aria. A superare i limiti stabiliti sono le concentrazioni nell'aria di
biossido di zolfo (So2), un inquinante prodotto dalle installazioni
industriali che può causare problemi respiratori ed aggravare le malattie
cardiovascolari. L’esecutivo comunitario ha chiesto informazioni sulle
misure che si stanno attuando per ridurre i livelli di particolato Pm10
(polveri sottili)per rispettare gli standard europei. La procedura
d’infrazione riguarda anche Italia, Francia, Spagna, Gran Bretagna. |
IL NUOVO -
VENERDI', 19 ottobre 2007
Dalla Val Rosandra al Carso: Scarpe&Cervello 2007
- escursioni, convegni e appuntamenti per conoscere meglio, insieme a
Legambiente, il territorio in cui viviamo. La prossima uscita e' domenica 20
ottobre con partenza da Bagnoli-Boljunec
(
527KB)
IL PICCOLO -
VENERDI', 19 ottobre 2007
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Ferriera, oggi i dati sulle
emissioni di settembre - L’Arpa renderà note le sue rilevazioni al tavolo
allestito in Regione con l’assessore Moretton |
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I dati sulle emissioni della
Ferriera nel mese di settembre potrebbero essere comunicati dall’Arpa oggi,
nel corso della seconda riunione del tavolo voluto dall’assessore regionale
all’Ambiente Gianfranco Moretton per disporre costantemente di un quadro
aggiornato della situazione attraverso un confronto tra enti locali,
responsabili sanitari e proprietà dell’azienda.
Secondo indiscrezioni trapelate ieri pomeriggio, l’Arpa sta infatti
completando l’elaborazione delle rilevazioni effettuate in settembre nella
zona dello stabilimento siderurgico, per cui potrebbe essere in grado di
portare i risultati alla riunione di oggi.
Se le misurazioni degli inquinanti dovessero confermare quelle relative a
luglio e ad agosto, si aprirebbe un confronto molto delicato.
Il sindaco Dipiazza, che nel caso fossero disponibili i nuovi dati potrebbe
essere presente all’incontro di oggi, ha ripetutamente dichiarato di voler
attendere queste rilevazioni solo per un eccesso di zelo.
Già in base ai dati di luglio e agosto, il primo cittadino è stato invitato
dal direttore dell’Azienda sanitaria Rotelli a prendere provvedimenti a
difesa della salute pubblica.
«Se i dati di settembre confermeranno quelli di luglio e agosto – ha
dichiarato nei giorni scorsi il sindaco – sono pronto a firmare l’ordinanza
di chiusura dello stabilimento».
La riunione odierna si profila quindi particolarmente importante, anche alla
luce del consiglio comunale straordinario sulla Ferriera, chiesto
dall’opposizione e fissato per lunedì 29 ottobre |
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Tracciato della Tav, tre
ipotesi per l’intesa con la Bassa friulana - Oggi il nuovo incontro con i
sindaci |
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TRIESTE Da 15 le ipotesi si sono
ridotte a tre. La soluzione per individuare un tracciato comune, della linea
ferroviaria ad alta capacità, sembra più vicina. La strada della
concertazione dà i primi frutti. Oggi si terrà un nuovo incontro tra
amministrazioni comunali della bassa friulana, assessore alla Viabilità
Lodovico Sonego, Rfi e tecnici nominati dalla varie parti, ma il clima è
molto più disteso rispetto a quello che si respirava quest’estate. Non
soltanto perché lo studio di più soluzioni alla fine ne ha individuate
alcune capaci di trovare consensi trasversali, ma anche perché la
concertazione con le amministrazioni ha permesso di superare alcune
criticità strettamente legate al singolo territorio. «Non so dire se sarà un
incontro risolutivo – dice Sonego –. Ogni volta però che discutiamo si fanno
importanti passi avanti. Ormai siamo arrivati a ragionare su due tre
soluzioni». Le ipotesi più drastiche, quelle a Nord e a Sud, sembrano essere
state abbandonate mentre prevale l’indicazione di mantenere la nuova linea
il più vicino possibile a quella esistente. Questo ridimensiona l’impatto
sui territori anche se ci sono dei nodi da sciogliere ancora. Uno di questi
è il tipo di collegamento tra Cervignano e Udine che diventa strategico per
il Friuli vista la presenza dell’interporto e le prospettive di sviluppo. I
rapporti più tesi, ovvero quelli con il comune di Villa Vicentina e Porpetto,
si sarebbero ammorbiditi grazie ad una soluzione di minor impatto per questi
territori, una soluzione che allontana il tracciato dai centri abitati
rispetto alla prima versione. E poi ci sono soluzioni strategiche innovative
come quella prevista per oltrepassare l’Isonzo. L’idea, condivisa
dall’amministrazione di Fiumicello, è quella di abbattere i due ponti
ferroviari esistenti e realizzarne uno unico in cui far passare entrambe le
direzioni della linea. Se in regione si accorciano le distanze politiche sul
corridoio V, a livello nazionale il dibattito resta acceso. «Per i
finanziamenti europei alle tratte transfrontaliere del Corridoio 5 bisogna
parlare di meno. E soprattutto sulla base di atti concreti» ha detto ieri
Roberto Musacchio, capogruppo di Rifondazione comunista al Parlamento
europeo.
m.mi. |
Piano parcheggi: il centro diventa
una camera a gas
In questi giorni si sta discutendo
il Piano parcheggi, fortemente voluto dall'assessore Bucci, nonostante la Grande
Viabilità non sia completata e da sei anni la nostra città sia senza un Piano
del traffico. Su quest'ultimoa tema i commenti si sprecano, alla luce della
paradossale situazione verificatasi solo poche settimane fa che però non ha
determinato una presa di coscienza da parte di Giunta e Sindaco sulla necessità
di svelare i contenuti di uno strumento fondamentale per la mobilità urbana di
una città come il Piano del Traffico, costato tra l'altro150 mila euro per la
consulenza dell'ingegner Camus. Il citato Piano è rimasto nei cassetti e se ne
discuterà, forse, nel 2008. A questo punto Bucci «rilancia» e annuncia 18 nuovi
park sotterranei per 5.000 (cinquemila) posti macchina, per quella che
l'assessore definisce, la «città dirigenziale». Una città in realtà sempre più
povera, come testimoniano gli stessi poveri che sempre più spesso riempiono
strade e piazze.
Come evidenzia l'indagine dell'Espresso di settembre, su 12 città italiane con
più di 200.000 abitanti Trieste è al penultimo posto, solo Bari sta peggio di
noi e la maglia nera per la nostra città è dovuta alle soluzioni attuate dalle
giunte Dipiazza di questi anni per ridurre traffico e smog che invece hanno
ottenuto l'effetto contrario. Bucci, invece di confrontarsi con i cittadini
sulle scelte strategiche ha affermato che l'indagine non era veritiera. Se
esaminiamo i documenti che accompagnano la delibera notiamo che al Capitolo 1
sotto la voce Introduzione-Premessa sta scritto che «la quantità spesa alla
ricerca di un parcheggio genera un traffico parassita, un innalzamento dei
livelli di inquinamento atmosferico ed acustico ed un impoverimento della
qualità urbana». Questo dovrebbe significare una volta per tutte lavorare per
disincentivare l'uso della macchina in centro città, come il Sindaco ha
affermato per anni e come Camus ha svolto secondo le indicazioni ricevute, ed
intervenire in modo strutturale non solo sui parcheggi ma anche e soprattutto
sul trasporto pubblico, sulle due ruote e sull'uso della bicicletta, così come
stanno facendo molte città in Europa. Ovvero fare una proposta sui mezzi che i
cittadini usano per raggiungere il centro.
Durante l'incontro-vetrina di due mesi fa quando l'assessore presentò il Piano
parcheggi e annunciò che l'idea di «sotterrare» le macchine avvicina la nostra
città a quella di New York che ha fatto la medesima scelta, ottenne un sicuro
ritorno in termini di «appeal». Il Sindaco di Parigi invece ha lanciato il
progetto Velib, ovvero il più importante esperimento di noleggio pubblico di
biciclette del mondo. Partito nel luglio di quest'anno, prevede l'utilizzo di
10.000 biciclette presso 750 stazioni di noleggio. A due mesi dall'inaugurazione
un parigino su 5 ha usato Velib e l'8% per cento ne è un cliente abituale,
quotidiani e settimanali ne parlano in continuazione e con questa proposta
Bertrand Delanoe si presenta alle prossime elezioni mentre invece Bucci rischia
di portare alle elezioni regionali del 2008 un'idea di città che diventa una
camera a gas! Per rendere una città vivibile bisogna tenere in considerazione
tutti coloro che usufruiscono della viabilità del centro urbano e non solo gli
automobilisti. La città è fatta per essere vissuta e non soltanto per circolare.
Alfredo Racovelli - consigliere comunale dei Verdi per la pace
IL PICCOLO -
GIOVEDI', 18 ottobre 2007
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Lucchini: da Arvedi nessuna
proposta sulla Ferriera - il 29 ottobre un Consiglio comunale straordinario |
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La proprietà
bresciana conferma lo stop alle trattative per il possibile passaggio di
mano dello stabilimento |
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Ma l’aula
municipale ascolterà in audizione mercoledì 24 il sindaco, che non potrà
essere presente alla seduta successiva |
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Arvedi ha interrotto le
trattative con Lucchini per la Ferriera. La conferma a quanto anticipato
ieri dal Piccolo arriva dalla proprietà bresciana, che precisa che le
trattative erano state avviate a luglio su iniziativa del Gruppo Finarvedi.
Alla loro interruzione, recita una nota di Lucchini, «si è giunti in assenza
di proposte concrete da parte del potenziale acquirente».
La Lucchini - così la nota - perseguirà con rinnovata determinazione gli
obiettivi di consolidamento dell'assetto industriale e sviluppo delle
attività dello stabilimento, risanamento ambientale, miglioramento della
sicurezza e salute dei propri lavoratori «in coerenza col piano industriale
presentato al ministero dello Sviluppo economico nel luglio 2006» e con
quanto «discusso e ribadito al tavolo di concertazione promosso dalla
Regione». Dell’urgenza Ferriera si discuterà intanto in due sedute del
Consiglio comunale. Una riunione straordinaria dell’aula era stata richiesta
dall’opposizione la settimana scorsa, ed è stata fissata ieri dalla
conferenza dei capigruppo per lunedì 29 ottobre. Saranno invitati a
partecipare tutti i principali attori della vicenda, dalla Regione alla
Provincia, dall’Arpa alla Lucchini-Severstal e alle Rsu dello stabilimento.
Non ci sarà il sindaco Roberto Dipiazza, causa impegni già fissati per il
29. Il primo cittadino verrà dunque sentito in audizione nel consiglio
comunale di mercoledì prossimo, 24 ottobre.
Se il Consiglio è stato richiesto dall’opposizione, la stessa maggioranza
non ha posto obiezioni. «È opportuno che della situazione della Ferriera si
discuta ora che si è arrivati al punto di potere parlare seriamente, dato
che tutti convergono sull’obiettivo di risoluzione del nodo ambientale», è
il commento della capogruppo di An Alessia Rosolen. La quale però ancora una
volta si augura, all’approssimarsi della campagna per le regionali 2008, che
«la Ferriera non diventi il tormentone della vigilia elettorale».
Un’osservazione che il capogruppo diessino Fabio Omero rispedisce subito al
mittente notando che «il centrosinistra non ha mai usato la Ferriera come
clava: sono stati semmai Roberto Antonione (allora presidente della Regione,
ndr) e poi il sindaco a cavalcare la questione». Decisamente meno positiva,
intanto, la valutazione dell’opportunità di convocare il consiglio sulla
Ferriera da parte del capogruppo forzista Piero Camber: «La seduta non
servirà a nulla, perché chiudere lo stabilimento ormai è inevitabile». Omero
ribadisce innanzitutto la propria «preoccupazione per la salute dei
lavoratori dello stabilimento e dei cittadini» rammaricandosi per
l’interruzione della trattativa con Arvedi, che «nei suoi stabilimenti ha
dimostrato tutt’altra considerazione per lavoratori e ambiente, mentre
Lucchini non ha rispettato gli impegni».
E intanto il Cittadino Robero Decarli lancia l’allarme sui lavoratori dello
stabilimento e dell’indotto. Perché «se i dati sugli inquinanti fin qui
emersi venissero confermati la Ferriera andrà chiusa, ma che ne sarà dei
lavoratori - 500 dello stabilimento più quelli dell’indotto, certo oltre
mille persone in tutto - che si troveranno disoccupati?». Preoccupazioni non
condivise da Piero Camber: «A Trieste non mancano i soldi per la
realizzazione di grandi opere, le bonifiche e la piattaforma logistica per
citare. Per le prime ci sono decine di milioni a disposizione, la seconda
occuperà almeno 200 persone per tre anni. I lavoratori della Ferriera
possono trovare spazio in questi cantieri». |
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FERRIERA - Assindustria: «Una
mossa attesa» Rovis: «Soluzioni per i lavoratori» - Reazioni unanimi alla
scelta del gruppo di Cremona |
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«Comprendo la cautela dell’Arvedi.
Di fronte a un percorso avviato verso la chiusura, mostra una giusta
prudenza. Forse non le erano stati prospettati gli ingenti investimenti
necessari a contenere le emissioni. I dati sono peraltro allarmanti».
Paolo Rovis, assessore comunale all’economia, non si mostra sorpreso
dalla decisione del gruppo di Cremona di interrompre le trattative sulla
Ferriera. Sollecita invece a trovare soluzioni per i lavoratori: «Tavoli
regionali o nazionali devono prevedere ammortizzatori o percorsi per il
reimpiego, come corsi di formazione o l’avvio delle bonifiche, che da sole
garantirebbero alcuni anni di lavoro».
Nessuna sorpresa per l’interruzione del dialogo Arvedi-Lucchini anche nella
sede dell’Assindustria. «Nel quadro attuale – commenta il direttore Paolo
Battilana – era una mossa che ci si attendeva. E non ci saranno novità
finchè la situazione non verrà chiarita nei punti essenziali della
compatibilità ambientale e della possibilità che lo stabilimento possa
continuare ad operare. Non resta che attendere i risultati delle rilevazioni
in corso».
Pure sul fonte sindacale la possibilità che le trattative si interrompessero
era messa nel conto. «La cosa non ci sorprende, considerando quanto sta
succedendo attorno allo stabilimento – dichiara Antonio Saulle,
segretario provinciale della Fiom-Cgil –. Ora si pone la necessità di un
confronto con la Severstal, per capire come intendono precedre con il piano
industriale del 2006: se lo cambiano, lo confermano o cos’altro». Saulle si
rammarica comunque della sospensione delle trattative: «Il mancato acquisto
da parte di Arvedi – osserva – lascia lo stabilimento in una situazione in
cui manca quella verticalizzazione del prodotto che appunto Arvedi avrebbe
potuto dare. Non so comunque quali siano state le intenzioni di questa
azienda, perchè non abbiamo mai avuto alcun incontro».
«Avevamo già anticipato il timore che Arvedi potesse lasciare il tavolo
delle trattative – commenta a sua volta il segretario provinciale della Uilm,
Enzo Timeo –. Se chi ora sta gioendo pensa di aver risolto il
problema della Ferriera e dei cittadini resterà deluso, perchè
Lucchini-Severstal finchè potrà continuerà ad usare lo stabilimento. Gli
attuali proprietari non chiuderanno infatti la Ferriera per questioni di
logica industriale, visto che rende almeno 50 milioni di euro l’anno».
Timeo sottolinea poi come ora Arvedi stia ad osservare cosa accade in città
e come si comportano le istituzioni: «A fare dichiarazioni di principio –
rileva – sono bravi tutti. Nessuno parla invece degli ammortizzatori sociali
da attivare nel caso di un’eventuale chiusura». E precisa che il sindacato
non rimarrà insensibile alle richieste del personale: «Abbiamo sempre
evitato – osserva – di fare da sponda sia all’azienda sia a una o all’altra
delle istituzioni, ma quando avreno la spinta all’intervento da parte dei
lavoratori non potremo far altro che intervenire».
Un invito a non chiudere il discorso con Arvedi viene dal fronte politico,
nella fattispecie dal segretario provinciale dei Ds Fabio Omero: «In
qualche modo il dialogo va proseguito – rimarca – perchè Arvedi ha la fama
di rispettare i parametri ambientali, mentre Lucchini in questi anni ha
dimostrato di non voler percorrere la strada del risanamento. Le istituzioni
devono quindi sollecitare la Lucchini a riaprire il dialogo».
Sull’aspetto ambientale fa leva anche Uberto Fortuna Drossi,
consigliere regionale dei Cittadini: «Il problema è che chiunque acquisti lo
stabilimento deve fare le opere necessarie perchè non sia inquinante.
Tappeto rosso quindi all’Arvedi se prevederà un intervento serio e radicale,
come sembra avesse intenzione di fare. Trieste vuole l’industria, ma pulita
e innovativa».
gi. pa. |
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FERRIERA - Perplesso
l’assessore provinciale Godina: «Inopportuno dire che sia la città a dover
decidere» |
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Walter Godina, assessore
provinciale allo sviluppo economico, dichiara di comprendere l’atteggiamento
dell’Arvedi, «posso capire – osserva – che l’azienda chieda certezze», ma si
mostra sorpreso per l’affermazione del gruppo di Cremona sul fatto che la
città deve chiedersi che tipo di stabilimento vuole.
«Mi sembra inopportuno – commenta – che ci venga detto decidete cosa si vuol
fare, proprio perchè stiamo decidendo, con tutti i passaggi che consentono
un’eventuale prosecuzione dell’attività della Ferriera, su basi certe anche
dal punto di vista ambientale».
Secondo Godina le istituzioni possono decidere, e quindi dare certezza agli
imprenditori, solo dopo che sono state chiarite le questioni ambientali e
della salute pubblica. «L’incertezza sulle emissioni – rileva – dura da
troppi anni: bisogna avere dati certi, una volta per tutte, per poter
garantire gli investimenti degli imprenditori, la salute dei cittadini e il
lavoro dei dipendenti». |
IL PICCOLO -
MERCOLEDI', 17 ottobre 2007
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Arvedi: stop alle trattative
per la Ferriera - Il gruppo lombardo interessato all’acquisto ha
sospeso i contatti con la Lucchini. «Inutile fare progetti ora»
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«La città e le istituzioni
dicano se vogliono ancora uno stabilimento industriale»
Il sindaco
Dipiazza ribadisce di voler attendere i dati di settembre: «Chiamerò
sindacati e lavoratori e poi deciderò che fare»
Le trattative per la vendita
della Ferriera fra la Lucchini-Severstal e il gruppo Arvedi di Cremona, che
aveva avanzato l’intenzione di acquistare lo stabilimento di Servola, sono
completamente bloccate. Dopo le voci su un’interruzione del dialogo
circolate di recente e legate all’allarme ambientale per l’attività della
Ferriera, la notizia adesso è ufficiale.
A darla è la stessa Arvedi, i cui vertici aziendali non nascondono stupore e
perplessità per quanto si sta verificando. «Trieste deve dire che tipo di
stabilimento industriale vuole – dichiara un portavoce dell’Arvedi – e se
vuole ancora uno stabilimento industriale. E’ la città che deve dirlo –
rileva – e la domanda va fatta in particolare alle istituzioni. Devono farsi
un’idea precisa di cosa vogliono».
E a spiegare l’interruzione delle trattative la società cremonese aggiunge
che «di fronte a questi dubbi e alle situazioni sollevate, un’azienda non
può che stare completamente ferma. E’ inutile fare valutazioni, piani e
progetti».
L’interesse di Arvedi, che della Servola spa è uno dei principali clienti,
ad acquistare lo stabilimento era emerso prima dell’estate. Negli scorsi
mesi gruppi di tecnici del gruppo di Cremona, ma anche altri esperti, hanno
effettuato numerose valutazioni, con l’obiettivo di arrivare a un’offerta
all’inizio dell’autunno.
La proposta di acquisto, con tanto di prezzo, alla Lucchini-Severstal era
attesa in queste settimane. Le dichiarazioni riportate più sopra
ufficializzano invece una brusca interruzione delle trattative, che allo
stato delle cose non si sa se, e quando, riprenderanno.
Sul fronte istituzionale, intanto, il sindaco Dipiazza ribadisce di voler
attendere i dati di settembre sulle emissioni rilevate dal Cigra e
dall’Arpa. Il posizionamento di ulteriori centraline del Cigra nell’area di
Servola, deciso dal pm Frezza (ne riferiamo a fianco), non fa cambiare
l’atteggiamento del sindaco.
«Gli sforamenti nel mese di agosto – sottolinea Dipiazza – oltre che dal
Cigra sono stati registrati anche dall’Arpa. Nella lettera del 4 ottobre il
direttore dell’Azienda sanitaria Rotelli mi scrive che non è cambiato nulla
dopo le due ordinanze sulle emissioni che ho emanato nei mesi scorsi. Se i
dati di settembre confermeranno quelli di luglio e agosto, sono pronto a
firmare l’ordinanza di chiusura dello stabilimento».
Il primo cittadino ricorda poi che nella stessa lettera il direttore dell’Ass
lo ha invitato a prendere provvedimenti a tutela della salute pubblica.
«Solo per un eccesso di zelo ho deciso di attendere i dati di settembre –
rimarca Dipiazza – ma gli elementi per decidere ci sono già. Comunque,
quando avrà in mano i dati di settembre chiamerò istituzioni, sindacati e
lavoratori e si discuterà il da farsi».
gi. pa. |
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FERRIERA- La Procura indica
un terzo sito per i test - Dirottata la centralina di via Fleming, verrà
spostata anche quella in via San Lorenzo in Selva |
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Dall’Università a Servola, per
misurare in altri punti dell’abitato, le eventuali concentrazioni di
benzoapirene nell’aria.
La centralina del Cigra che dall’inizio dell’anno ha funzionato in via
Fleming per consentire un paragone tra questi dati e quelli raccolti
nell’area adiacente alla Ferriera, nelle prossime ore verrà spostata a
Servola. Sarà installata in una zona più lontana dalla cokeria di quella di
via San Lorenzo in Selva, oggi monitorata da tre centraline. Quella
originaria del Cigra, voluta dalla Procura; quella dell’Arpa, posizionata
dal Comune e quella inviata tre giorni fa dal Ministero dell’ambiente. I
dettagli del nuovo posizionamento sono stati stabiliti ieri il pm Federico
Frezza che ha firmato un decreto in cui vengono accolte alcune delle
osservazioni sollevate lunedì dai legali della Lucchini.
Il magistrato ha inoltre stabilito che entro il 22 ottobre anche la prima
centralina del Cigra, oggi posta in via San Lorenzo in Selva, sia spostata
in un’altra zona di Servola, meno prossima alla cokeria. In questa area
continuerà invece a operare il campionatore dell’Arpa. Le ragioni della
scelta della Procura sono chiare: «Si potrà così disporre dei dati di tre
campionatori del benzoapirene in tre diversi punti di Servola. In questo
modo si disporrà di una mappa altamente significativa delle immissioni dello
stabilimento e della loro dispersione nell’aria a seconda della distanza
dalla cokeria, dell’orografia e della direzione in cui soffiano i venti».
Nel decreto firmato ieri il magistrato ribadisce che «era scontato i dati
raccolti nei primi mesi andavano implementati». Ricorda inoltre che più
volte è emerso «che i dati Cigra non consentono, visto l’esiguo numero di
campionamenti effettuati, di poter valutare correttamente il rischio
igienico sanitario per la popolazione». Da qui la scelta di aumentare i
punti di misura.
c.e. |
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Ue: 30 milioni per la
Trieste-Divaccia - Il progetto di valico ferroviario nelle priorità di
Bruxelles accanto ai piani per il nuovo Frejus e il tunnel del Brennero |
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L’Italia ne aveva chiesti 90.
Di Pietro: «Non risulta una decisione sui finanziamenti»
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TRIESTE Trenta milioni per il
progetto definitivo della tratta Trieste-Divaccia. A circa un mese dalla
decisione ufficiale di Bruxelles le indiscrezioni sulle cifre destinate ai
progetti Tav e in particolare alle tratte di valico si moltiplicano. Per la
progettazione della Trieste-Divaccia in realtà erano stati richiesti oltre
90 milioni, ne dovrebbero arrivare solo 30, ma a livello locale c’è comunque
soddisfazione: il valico è nelle priorità Ue ed è accanto ai progetti del
nuovo Frejus e il tunnel del Brennero.
Le notizie anticipate ieri dal Sole 24 Ore e ripetutamente confermate a
livello locale in particolare dall’assessore regionale ai Trasporti,
Lodovico Sonego e dal direttore del segretariato tecnico del Corridoio 5 (ha
sede a Trieste), Giuseppe Razza, hanno comunque sollevato un polverone tra
Bruxelles e l’Italia per la fuga di indiscrezioni. «Quelle pubblicate sulla
stampa sono cifre false» ha dichiarato in tarda mattinata il portavoce Ue,
Michele Cercone rispondendo ai giornalisti che domandavano sui finanziamenti
per le reti transeuropee tra cui la Tav. «Smentisco ufficialmente quello che
è stato scritto – ha precisato poi il portavoce del commissario Ue ai
Trasporti, Jacques Barrot – il lavoro dei tecnici è ancora in corso», non
nascondendo una certa irritazione da parte di Bruxelles per la fuga di
notizie visto che la Commissione in teoria dovrebbe rendere note le
decisioni solo a metà-fine novembre.
Poche ore dopo ecco anche l’intervento piccato del ministro alle
Infrastruitture, Antonio Dipietro: «Da Bruxelles non è arrivato
assolutamente nulla. Smentisco che all’Italia siano arrivate decisioni da
parte dell’Ue sui finanziamenti delle linee transnazionali».
«Un polverone che irrita la Ue e che deve preoccupare anche l’Italia che si
mette nuovamente in cattiva luce», insiste il presidente della Commissione
trasporti del Parlamento europeo, Paolo Costa che (come spiega nell’articolo
a fianco) invita alla cautela anche perchè le cifre per l’Italia potrebbero
essere anche superiori a quelle indicate.
Il costo complessivo del progetto per la tratta transfrontaliera supera i
100 milioni e dovrà essere cofinanziato anche dall’Italia e dalla Slovenia.
per la costruzione di questa parte le stime parlano di un costo attorno ai
3,5 miliardi. Soddisfatto delle indiscrezioni, come detto, il direttore del
segretariato tecnico per il Corridoio 5, Razza, che fa sapere che sono
positive ed è un buon risultato di fronte alla collaborazione
transfrontaliera al progetto.
«Le indiscrezioni che filtrano da Bruxelles sono positive, confermano che la
Commissione Europea, come avevo già anticipato, crede molto nel collegamento
ferroviario del Corridoio V tra Italia e Slovenia» commenta l’assessore
Sonego confermando le notizie che giungerebbero alla Regione anche da altre
fonti e canali Ue. «Attendiamo le conferme finali – conclude – che
dovrebbero arrivare nel corso delle prossime settimane e poi al lavoro per
la Trieste-Divaccia che offrirà grandi vantaggi competitivi a tutta la
portualità del Friuli Venezia Giulia. La Commissione sembra orientata ad
assegnare 30 milioni per la progettazione, in questi tre anni il Corridoio
ha fatto passi da gigante. Non era nemmeno incluso nella programmazione
comunitaria, oggi si parla dei primi finanziamenti. Anche l’Italia dovrà
mettere mano alla borsa».
Giulio Garau |
IL PICCOLO -
MARTEDI', 16 ottobre 2007
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Ferriera e
smog, il pm ordina nuove indagini - Dopo l’allerta inquinamento e le
richieste dell’azienda: un’altra centralina sarà attivata a Servola |
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I primi dati
contestati dai legali dello stabilimento: la stazione di rilevamento del
Cigra verrà sistemata più distante dall’impianto
Una nuova centralina misurerà a
Servola su incarico della procura della Repubblica le emissioni di
benzoapirene e si affiancherà alle altre tre in funzione a pochissima
distanza l’una dall’altra. La nuova centralina sarà posizionata- nell’ambito
di un supplemento di indagine deciso dal pm Federico Frezza- in un punto
diverso e meno a ridosso dello stabilimento siderurgico. Finora l’unico
campionatore del «Cigra» a cui si sono aggiunti di recente quelli dell’Arpa
e del Ministero dell’ambiente, aveva funzionato tra via dei Giardini e via
San Lorenzo in Selva, a pochi metri dalla recinzione della ferriera. Aveva
raccolto risultati la cui lettura ha suscitato allarmate prese di posizione
politiche , amministrative e sindacali per i livelli raggiunti nell’aria dal
benzoapirene, un idrocarburo aromatico policiclico, giudicato «mutageno e
cangerogeno».
All’allarme sono seguite riunioni ai massimi livelli e il sindaco Roberto
Dipiazza ha più volte affermato che se i dati ancora parziali della
centralina raccolti negli ultimi mesi dovessero essere confermati dalle
analisi sui campioni di settembre, avrebbe bloccato l’attività dello
stabilimento per tutelare la salute della popolazione.
La decisione di posizionare una centralina del «Cigra» in un punto diverso
da quello di via dei Giardini, è stata assunta formalmente ieri dal pm
Federico Frezza nell’ambito dell’inchiesta in cui sono coinvolti Giuseppe
Lucchini, Giovanni Gillerio e Francesco Rosato, rispettivamente presidente e
amministratore della Servola spa, nonché il direttore dello stabilimento
Francesco Rosato.
Ieri il magistrato inquirente aveva incontrato per 90 minuti nel suo studio,
gli avvocati Giovanni Borgna e Michele Bontempi, da tempo difensori del
gruppo siderurgico bresciano. Alla riunione avevano partecipato l’ingegner
Giancarlo Fruttuoso, consulente della «Servola spa» e il direttore dello
stabilimento, indagato in questa inchiesta. L’istanza di riposizionare una
nuova centralina è stata avanzata dai legali della Ferriera per verificare
in un diverso punto del rione le caratteristiche dell’aria.
La «Servola spa» non contesta infatti i dati sulla presenza di benzoapirene
raccolti finora dal «Cigra» in via dei Giardini e in via San Lorenzo in
Selva. Ma la proprietà, attraverso i propri legali e consulenti, ieri ha
voluto richiamare l’attenzione sui parametri di legge introdotti da poche
settimane dal Decreto legislativo 152/07. Il provvedimento detta una serie
di prescrizioni per posizionare le centraline e per leggerne i dati. Finora
questi parametri non sarebbero stati applicati nelle misure effettuate a
Servola. Ecco perché ieri è emersa in procura la necessità di attivare un
apparecchio di misura posto in un punto diverso del rione, da quello finora
monitorato.
La tesi di una lettura parziale e atipica dei dati raccolti dal «Cigra» e
poi diffusi dalla procura alle amministrazioni locali, era già emersa nel
ricorso al Tribunale amministrativo regionale presentato dal gruppo Lucchini
pochi giorni fa. Erano state impugnate le tre ordinanze firmate dal sindaco
tra giugno e luglio, quando erano emersi i primi dati su una altissima
presenza di benzoapirene in via dei Giardini e in via san Lorenzo in Selva.
Dove e quando la nuova centralina sarà posizionata per effettuare nuove
misure sul benzoapirene, al momento non è ancora stato definito. «I dati
finora raccolti sono parziali e vanno completati attraverso una rete di
monitoraggio formata da più centraline poste in punti diversi del rione» ha
affermato in serata il pm Federico Frezza. Certo è che in via San Lorenzo in
Selva sta operando da 48 ore il Laboratorio mobile dell’Agenzia per la
protezione dell’ambiente, inviato a Trieste dal ministro Alfonso Pecoraro
Scanio. Il mezzo è posizionato accanto a quello dell’Arpa. Due p,metri più
in là è in funzione quella del Cigra.
Tre stazioncine stanno in pratica misurando la presenza di benzoapirene in
un unico punto, mentre al contrario la «rete» di controllo della qualità
dell’aria dovrebbe essere la più estesa possibile.
Claudio Ernè |
Apat e Arpa, a fine mese i primi
dati - Il verde Metz sospetta una riduzione di attività per abbassare
l’inquinamento
In un comunicato firmato da Apat e
Arpa le due agenzie (nazionale e regionale) che stanno rilevando i dati
d’inquinamento attorno alla Ferriera (in via San Lorenzo in Selva 166)
comunicano che i primi risultati - analizzati congiuntamente - saranno
disponibili a fine ottobre per i dati gravimetrici (Pm10, Pm2,2 e Pm1) e entro
novembre per i microinquinanti, cioé idrocarburi policiclici aromatici (tra cui
il benzoapirene sotto accusa in questi giorni) e i metalli. «Le procedure
operative - afferma l’Apat - sono state elaborate congiuntamente con l’Arpa e
cono conformi alla normativa vigente». Nove i campionatori dell’Apat sul suo
laboratorio mobile e analisi che dureranno 15 giorni. Intanto però Alessandro
Metz, consigliere regionale dei Verdi (ieri a colloquio con molte famiglie di
Servola) persegue nel ritenere «strano» - come gli riferiscono anche i cittadini
- che appena iniziate le analisi l’aria attorno alla Ferriera sia diventata
molto respirabile. Temendo una riduzione del ciclo produttivo, ha chiesto al
ministero dell’Ambiente e all’Arpa un’indagine sulla tracciabilità del lavoro
nella Ferriera. Cittadini gli hanno anche consegnato analisi mediche che Metz
intende sottoporre a «sanitari esperti». I sindacati tuttavia, e lo afferma
Franco Palman delle Rsu, attribuiscono l’«aria pulita» di questi giorni al
borino e all’alta pressione: «Non c’è stata riduzione di attività». Intanto
Fabio Gemiti del Wwf, chimico e membro del consiglio di indirizzo dell’Arpa in
rappresentanza di ambientalisti e consumatori triestini, ha spedito una lettera:
all’assessore regionale all’Ambiente, Gianfranco Moretton, che presiede il
consiglio Arpa. «Ho chiesto - spiega - chiarimenti sull’attendibilità della
raccolta dati e della loro interpretazione da parte dell’Arpa». Il motivo:
l’Arpa ha cominciato a misurare il benzoapirene solo dopo che il consorzio Cigra
ha trovato benzoapirene e polveri sottili oltre limiti in via San Lorenzo in
Selva. «Spero - conclude Gemiti - che le condizioni meteo siano adesso conformi
alla media annuale, altrimenti il vento potrebbe di nuovo farci mancare, in
questi 15 giorni, una veritiera fotografia della situazione».
g. z.
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Bonifiche,
firma dell’accordo entro novembre - Anticipazione dal vertice svoltosi
in città tra gli enti interessati e i rappresentanti del ministero
dell’Ambiente |
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Ferrara:
«Pronti per le emergenze in regione 5-600 milioni, 62 subito a Trieste» |
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’accordo di programma sulle
bonifiche del Sito inquinato di interesse nazionale potrebbe essere firmato
entro novembre. Ne è convinto il rappresentante del ministro Pecoraro Scanio,
Andrea Ferrara, che ieri ha partecipato al vertice istituzionale in Regione
(presenti Provincia, i Comuni di Trieste e Muggia, Ezit, Autorità portuale e
Assindustria) con il direttore generale del ministero dell’Ambiente
Gianfranco Mascazzini.
«Ci siamo dati appuntamento all’inizio di novembre – precisa Ferrara – per
quello che, alla luce della riunione di oggi (ieri,ndr), ritengo sarà
l’ultimo incontro prima della firma dell’accordo entro il mese prossimo. Tra
qualche giorno – aggiunge – invieremo la bozza ai diversi enti, che potranno
fare le loro considerazioni in vista della riunione finale».
Non altrettanto convinto sui tempi brevi per il raggiungimento dell’intesa
si dice il vicepresidente della Regione e assessore all’Ambiente Gianfranco
Moretton: «E’ stata una riunione interlocutoria – rileva –. Le parti si sono
impegnate ad esaminare l’ipotesi di accordo di programma, alla luce di
quello che verrà firmato a giorni per il sito inquinato di Napoli.
Esamineremo quindi il testo che ci verrà inviato e faremo le nostre
controproposte».
Moderatamente soddisfatto si dichiara il presidente dell’Ezit, Mauro
Azzarita: «Anche se non abbiamo visto ancora un pezzo di carta – annota – ci
sono state dichiarazioni di apertura rispetto al passato. In qualche modo si
estendono le aree di pertinenza del settore pubblico. Sembra che anche per
le aree del nostro ente, comprese quelle vendute prima della perimetrazione
del sito inquinato, le bonifiche saranno a carico degli enti pubblici».
Cauto anche l’assessore provinciale all’Ambiente Ondina Barduzzi: «Ci siamo
riservati di vedere la bozza, come del resto ha fatto l’Ezit, perchè pare
che certe nostre richieste indicate nella prima bozza non siano state
accolte dal ministero».
L’intervento dei soggetti pubblici per le aree Ezit viene comunque
confermato da Ferrara: «Stato, Regione, Provincia e Comuni pagheranno la
messa in sicurezza, la caratterizzazione e la bonifica delle aree Ezit, e di
quelle ex Ezit indipendetemente da quando sono state vendute, che
complessivamente interessano il 60-70% del sito. Si vuole evitare – aggiunge
– qualsiasi ricaduta negativa sui piccoli imprenditori e sugli artigiani che
svolgono attività non inquinanti».
Sul fronte dei finanziamenti, da un’analisi fatta dal ministero
dell’Ambiente emerge che a disposizione delle emergenze ambientali nel
Friuli Venezia Giulia ci sono 5-600 milioni. «Di questi – precisa Ferrara –
62 sono già destinati, e tanti altri lo saranno nel corso della
ripartizione».
La partecipazione del settore pubblico ai costi delle bonifiche viene
sottolineata anche dall’assessore comunale all’Ambiente Maurizio Bucci, che
però osserva che «Stato e Regione copriranno il 50% della spesa complessiva
prevista in 35 milioni; l’altra metà la dovrebbero pagare gli enti locali».
E la tanto contestata la barriera a mare? «La Sogesid, spa del ministero –
risponde Ferrara – farà un bando di gara europeo per la progettazione e la
costruzione della messa in sicurezza della falda. Verrà applicata la
soluzione che risulterà più efficace e più economica».
Giuseppe Palladini |
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Trieste
promossa nel trasporto pubblico, male spazi verdi e raccolta rifiuti |
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Nella
pagella stilata da Legambiente la città scende al 59° posto. Dipiazza:
«Realizzati nuovi giardini e aree pedonali, la differenziata non paga»
Belluno conquista il voto più
alto nella «pagella verde» di Legambiente, Ragusa chiude mestamente la
classifica al 103° posto. E Trieste? Né bene né male, si ferma al 59° posto
perdendo sei piazzamenti rispetto allo scorso anno. Un dato contenuto nella
graduatoria «Ecosistema urbano», pubblicata ieri dal quotidiano Sole24Ore,
capace di monitorare 125 parametri ambientali fotografando le criticità
delle città italiane.
Parte da un aspetto positivo per Trieste la statistica. Legambiente annota
che «aumentano significativamente i fruitori del mezzo pubblico» (349 viaggi
per abitante l’anno) e, rispetto ad altre realtà, le centraline di
monitoraggio dell’inquinamento rispettano la normativa di legge.
Ma subito dopo arrivano anche le mazzate, che fanno scendere Trieste nella
speciale classifica. Qualche esempio? La produzione pro capite di rifiuti
urbani, che vede i triestini al 13° posto con 490,5 chilogrammi per abitante
l’anno. Immondizie che non trovano una gran partecipazione nella raccolta
differenziata: appena il 15,8% sul totale dei rifiuti prodotti, con Trieste
al 66° posto.
Un parametro che non piace al sindaco. «Quando sento parlare di raccolta
differenziata mi metto le mani nei capelli. Pensiamo al business,
analizziamo i costi e poi cerchiamo di capire i motivi», dice Roberto
Dipiazza. E aggiunge: «Bisogna avere il coraggio di dire che funziona solo
la raccolta del vetro, perché i cartoni conviente acquistarli all’estero -
sostiene il primo cittadino - e la plastica costa meno comprarla che
riciclarla. È il mercato che detta le regole, serve quindi un piano
altrimenti si rischia di fare battaglie contro i mulini a vento».
Ma fra i parametri presi in considerazione da Legambiente non c’è solo la
raccolta differenziata. Le criticità riguardano ad esempio la disponibilità
di piste ciclabili, isole pedonali e zone a traffico limitato. Il
piazzamento più basso per Trieste, 95° posto, riguarda il verde urbano
fruibile pro capite (1,36 mq per abitante).
Una carenza di aree verdi che non trova d’accordo Dipiazza. «Negli ultimi
anni sono aumentate, pensiamo a Borgo San Sergio, Opicina, Roiano, Barriera
Vecchia, San Giacomo e le Rive dove le aree verdi - spiega il sindaco - sono
state messe a posto o ricavate nelle piazze e nelle nuove zone pedonali.
Abbiamo allargato la città, basta pensare a cos’era prima largo Barriera».
Ecco che tornano d’attualità le scelte urbanistiche e sulla viabilità, in
una città dove solo il 34% delle automobili circolanti è «ecologica» (euro 3
e euro 4).
p.c. |
LA REPUBBLICA -
LUNEDI', 15 ottobre 2007
Ambiente urbano,
la prima città è Belluno ma la migliore è quella che non c'è
Pubblicato
Ecosistema Urbano 2008, ricerca sulla qualità ecologica dei capoluoghi - Il
centro veneto si piazza primo, ma la situazione generale è sconsolante
In coda alla
classifica Ragusa, migliorano i risultati della Toscana - Legambiente:
"Investire sulla mobilità, l'energia pulita e la casa"
ROMA - Bisogna trasformarsi in Peter Pan e
inventarsi non un'isola, ma "La città che non c'è", per trovare un capoluogo
dall'ambiente a dimensione d'uomo. Arriva a questa sconsolante conclusione
Ecosistema Urbano 2008, il consueto rapporto sulla qualità ambientale delle
città italiane stilato da Legambiente in collaborazione con il Sole 24 Ore e con
la consulenza scientifica di Ambiente Italia.
Cosa viene calcolato. A vincere questa edizione, dopo anni di anonimato, è
Belluno, ma come avvisano i curatori dello studio è una vittoria di Pirro. La
graduatoria finale emerge dall'incrocio di oltre 125 mila dati ricavati da
informazioni e statistiche riferite a 125 parametri che vanno dall'affidabilità
del sistema di trasporto urbano al numero di superficie verde per abitante,
dall'efficienza del sistema idrico alla qualità dell'aria, dai chilometri di
piste ciclabili alla quantità di acque reflue depurate, dalla diffusione delle
energie rinnovabili alla gestione dei rifiuti e alla loro raccolta
differenziata.
Incubo polveri sottili. Indicatori che su scala nazionale segnalano
sostanzialmente una stasi o dei peggioramenti. Si aggrava infatti la situazione
delle polveri sottili, con oltre il 50% dei capoluoghi che sfora annualmente in
almeno una centralina di rilevamento la media di 40 microgrammi per metro cubo,
soglia limite per la protezione della salute. Allo stesso modo sale il tasso
generale di motorizzazione, mentre non si notano miglioramenti nei trasporti
pubblici e nell'estensione delle piste ciclabili. Passi da lumaca poi,
nell'aumento della raccolta differenziata e nella riduzione della quantità di
rifiuti prodotti.
Una ricerca difficile. Alla fine in testa alla graduatoria dei centri urbani si
piazza Belluno, con un grande balzo in avanti rispetto al 13esimo posto della
passata edizione, ma c'è poco da stare allegri. "Cercare la città italiana più
sostenibile - si legge nelle note che accompagno lo studio - è davvero
difficile, non c'è, non ci sono centri dove la qualità ambientale sia a livelli
elevati, dove un sindaco sia riuscito a dare un'impronta di vivibilità e qualità
ambientale al proprio comune". Eppure non si tratta di un'ambizione impossibile.
Lo dimostrano i risultati delle città europee e i dati di singole performance di
alcune città italiane. Così quelli di Legambiente, proprio come il bambino che
non voleva crescere e arrendersi alla mancanza di fantasia degli adulti, hanno
messo insieme il meglio della classifica creando "La città che non c'è".
L'invenzione di Belnomi. "Se proprio dovessimo individuare una città dove
l'amministrazione ha cercato di fare consistenti progressi - spiegano ancora i
curatori di Ecosistema urbano - allora dovremmo premiare Belnomi". Ovvero un
capoluogo immaginario formato dalle zone a traffico limitato di BErgamo (più di
40 metri quadrati per abitante), dal verde di Lucca (45 mq a testa), dalla
gestione dei rifiuti di NOvara (dove si ricicla quasi il 70% della spazzatura),
dal trasporto pubblico di Milano e dal basso inquinamento di Isernia.
I meriti di Belluno. Ma Belnomi non esiste e così bisogna accontentarsi di
Belluno che si piazza prima, distanziando di diversi punti le inseguitrici
Bergamo, Mantova, Livorno e Perugia "senza primeggiare in nessuno degli
indicatori", ma ottenendo buoni risultati nella qualità dell'aria, nella
riduzione dei rifiuti (381 kg prodotti ogni anno pro capite contro i 618 della
media nazionale) e nella raccolta differenziata, che raddoppia da un anno
all'altro passando dal 27 al 55%. Neppure nel capoluogo veneto sono però tutte
rose e fiori e così ad abbassare la media ci sono le mancate risposte
sull'efficienza della rete idrica e della capacità di depurazione e i dati
deludenti sulla diffusione delle fonti rinnovabili e del teleriscaldamento.
Il disastro di Ragusa. Se non è esaltante lo stato di salute ambientale della
vincitrice, è facile immaginare quanto possa essere degradata la situazione
delle città che occupano le ultime posizioni della classifica, ancora una volta
tutte del Mezzogiorno. All'ultimo posto si piazza Ragusa, dove, solo per citare
alcuni risultati, la raccolta differenziata si ferma al 3%, la rete idrica perde
il 26% dell'acqua e il verde pubblico non arriva neppure a 5 mq per abitante.
Poi, risalendo la classifica, troviamo Benevento, Frosinone, Oristano e
Caltanissetta.
Le contraddizioni del Centro. La parte bassa della graduatoria continua a essere
dominata dal Sud, con quasi la metà delle ultime venti città situate in Sicilia,
ma non mancano capoluoghi di Abruzzo, Lazio, Sardegna, Liguria e, per la prima
volta, Piemonte con Alessandria e Vercelli, rispettivamente all'87esimo e al
90esimo posto. Se quindi una parte d'Italia centrale e settentrionale si scopre
con problematiche vicine a quelle meridionali, come nota positiva va segnalata
la conquista di posizioni di città più dinamiche del Centro, come Livorno (dal
nono al quarto posto), Perugia (dal 14esimo al quinto) e Siena (dal ventesimo al
sesto).
Metropoli ferme. Una gara a parte è quella tra le metropoli, ma anche qui,
sottolinea la ricerca, "si conferma la fotografia non certo esaltante del
Paese". In alcuni casi le città più grandi come Roma e Milano salgono di poco,
passando rispettivamente dal 60esimo al 55esimo e dal 62esimo al 58esimo posto,
oppure indietreggiano vistosamente come Torino (74esima), Bari (82esima),
Palermo (89esima) e Napoli che perde ben 24 posizioni e si piazza 91esima.
Sicurezza e questione ambientale. "Più delle altre, le città italiane sono
insostenibili, caotiche, inquinate - commenta Roberto Della Seta, presidente
nazionale di Legambiente - le nostre politiche ambientali urbane spesso non
tengono il passo con l'Europa". "Occorre investire sulla qualità ambientale come
elemento caratterizzante della riqualificazione urbana, come motore di una
migliore qualità della vita" in grado, spiega ancora Della Seta, di ridurre "il
senso di crescente insicurezza che affligge milioni di italiani". Di pari passo
con la trasformazione delle città in "somme di luoghi e spazi privati", secondo
il presidente di Legambiente si perde infatti quella "dimensione comunitaria
senza la quale non può esservi sicurezza né reale né percepita".
Un programma in tre punti. I punti su cui intervenire, secondo Legambiente sono
tre: "Il primo è quello della mobilità: serve una vera rete di trasporto
pubblico che consenta di ridurre rapidamente e drasticamente il traffico
privato, una scelta imprescindibile. Le città sono anche l'ideale banco di prova
per una nuova politica energetica che punti a rendere molto più efficiente l'uso
di energia e a promuovere le fonti energetiche che non inquinano e non
alimentano i cambiamenti climatici. Un altro fronte decisivo per la città del
futuro è quello della casa: dare nuovo impulso al mercato degli affitti è una
necessità sociale e ambientale inderogabile".
VALERIO GUALERZI
IL PICCOLO -
LUNEDI', 15 ottobre 2007
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Raccolti i
primi campioni dell’aria di Servola - Il laboratorio mobile inviato
dal ministero dell’Ambiente ha iniziato le rilevazioni insieme all’Arpa e ai
tecnici del Cigra |
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Metz: «È
sospetto che ieri la Ferriera non abbia prodotto fumi». Belci polemico con
la Lega
È cominciata ieri la raccolta di
campioni d’aria nella zona della stazione di Servola da parte del
laboratorio mobile dell’Apat inviato dal ministero dell’Ambiente, cui si
affiancano gli strumenti dell’Arpa e del consorzio universitario Cigra: la
tripla verifica sui terreni adiacenti la Ferriera dovrà portare a una
super-verifica della situazione ambientale dopo l’evidenza delle ultime
analisi che hanno scatenato una situazione di emergenza istituzionale.
«I campioni saranno raccolti nell’arco di quindici giorni - spiega Maria
Belli, responsabile del settore Metrologia ambientale dell’Apat, a Trieste
assieme a due chimici e a un tecnico diplomato -, poi le misurazioni
verranno fatte in laboratorio, a Roma».
Intanto Alessandro Metz, consigliere regionale dei Verdi e attivo ponte di
collegamento col ministero, testimonia: «Sarà stato effetto dell’atmosfera
della Barcolana o forse del premio Nobel che arriva anche a Trieste, ma ieri
i servolani dicevano: ”Magia, hanno già chiuso la Ferriera?”, infatti non
c’erano fumi e rumori, e l’aria sembrava profumata. Si fatica a credere -
prosegue Metz - che siano state messe in atto così prontamente tutte quelle
accurate indicazioni contenute nella relazione di maggio fatta dall’ingegner
Marco Boscolo, consulente tecnico della Procura, relative a misure di
protezione ambientale interne allo stabilimento e gravemente carenti: non
sarà che la tripla presenza delle équipe tecniche di Apat, Arpa e Cigra
abbiano indotto la proprietà a ridurre il regime di produzione e rallentare
i ritmi di lavoro?».
Protesta invece Franco Belci, segretario Cgil, contro la Lega Nord che
invoca la chiusura della Ferriera proiettandosi già su una trasformazione
dell’area con insediamenti portuali, turistici, residenziali e commerciali,
e contro l’Italia dei valori che ha criticato l’operato di tutti gli enti e
anche dei sindacati: «In Regione si è costituito un ”comitato” di crisi per
valutare con modalità condivise i dati d’inquinamento con l’obiettivo di
ricondurli ai limiti di legge. Cgil, Cisl e Uil hanno giudicato
positivamente questo passo, augurandosi che cessino le contrapposizioni tra
istituzioni e la strumentalizzazione a fini politici. Messaggio non raccolto
da Lega e Idv, che mai si erano sentiti prima, e oggi promettendo
trasformazioni immediate dell’area e dicendo che nessuno ha fatto niente (il
sindacato già due anni fa ha firmato un protocollo con Azienda sanitaria e
Lucchini sulla sicurezza e salute in fabbrica) prendono in giro i lavoratori
e i servolani: esempio - conclude Belci - del peggior volto della politica
esibito da coloro che se ne propongono come i critici più accesi».
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IL PICCOLO -
DOMENICA, 14 ottobre 2007
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Clima, impegno
dell’esecutivo contro i gas serra - Dopo il Nobel a Gore e Ipcc |
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ROMA Il Pianeta, o meglio, i
sostenitori della lotta ai cambiamenti climatici, si sentono oggi più forti.
Il Nobel per la pace ad Al Gore e al Comitato intergovernativo per i
cambiamenti climatici (Ipcc) sembra aver dato una sferzata di energia a
quanti sono in campo per un impegno vincolante di riduzione dei gas serra.
Anche in vista della Conferenza mondiale sul clima a Bali, dal 3 al 14
dicembre, tappa clou per pianificare «un nuovo Kyoto più coraggioso». A
parlare, il giorno dopo i Nobel al clima, è il ministro dell'Ambiente,
Alfonso Pecoraro Scanio, che interpreta il Nobel come un riconoscimento ai
risultati della Conferenza nazionale sul clima di Roma, lo scorso 12 e 13
settembre, basati sul rapporto Ipcc. Il Nobel ad Al Gore e all'Ipcc «è la
più grande soddisfazione, dopo le critiche ingenerose, e il riscatto agli
attacchi meschini, legati a gelosie personali, verso la Conferenza nazionale
sui cambiamenti climatici», ha detto Pecoraro annunciando per febbraio, il
mese del Protocollo di Kyoto, il Climate day, il 16. Il ministro si augura
che proprio per febbraio Al Gore possa venire in Italia dopo averlo invitato
ieri con una lettera, di intesa con il presidente del Consiglio Prodi. Il
ministro auspica «un momento di incontro a Palazzo Chigi con i ministri
interessati», quindi con i parlamentari e il mondo universitario «per fare
in modo che questi incontri siano l'occasione perchè l'Italia presenti un
nuovo piano per realizzare gli obiettivi di Kyoto di riduzione dell'anidride
carbonica. Un piano più operativo rispetto alle iniziative messe in campo
fino ad ora». E il pensiero va alla Finanziaria: «C'è bisogno di una
svolta», ha detto. La lotta ai cambiamenti climatici «deve essere una
priorità come quella di ridurre il deficit». |
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Moretton e Duz:
cementificio, nessun progetto bis - Assessore e sindaco negano d’aver
ricevuto nuove istanze. Ma i comitati insistono: «È questione di giorni»
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TORVISCOSA «Nessun progetto è
stato a tutt’oggi presentato» dice l’assessore regionale Gianfranco Moretton.
«Non sono a conoscenza di nessun nuovo progetto. Si sta parlando del nulla»
afferma il sindaco di Torviscosa Roberto Duz. Le istituzioni assicurano che
non c’è nulla di ufficiale. Che non esiste nessun atto formale che preluda a
un cementificio bis. Ma la Bassa friulana non si tranquillizza. E, dopo aver
lanciato l’allarme già una decina di giorni fa, rilancia i suoi timori: a
quattro mesi dalla bocciatura del progetto del gruppo Grigolin, un nuovo
progetto di dimensioni ridotte rispetto a quello originario starebbe
prendendo corpo. Le indiscrezioni sono sempre più fitte e circostanziate,
danno ormai per imminente il preludio al bis di un film trasmesso a giugno,
ma Moretton insiste: «Fino a venerdì nessun progetto è stato presentato in
Regione». Lo stesso assessore, però, non esclude che possa arrivare in
futuro: «Quando arriverà, seguirà l’iter di legge». E subito dopo,
garantisce: «Ci sarà un dialogo con le comunità e le istituzioni locali per
garantire una partecipazione attiva alla valutazione di iniziative legate
allo sviluppo sostenibile».
Dialogo assai ostico, però. Paolo De Toni, referente dei comitati
ambientalisti, avverte sin d’ora: «Forse già lunedì la cementi Nordest
depositerà il progetto in Regione per ottenere parere e delibera di
compatibilità ambientale. Eravamo a conoscenza delle possibili mosse di
Grigolin e abbiamo giocato d’anticipo sollevando il problema e
sensibilizzando la comunità. Con il disco verde (subordinato a alcune
considerazioni) alla fabbrica del biodiesel nell’Aussa Corno, abbiamo
dimostrato l’infondatezza delle accuse di chi ci considera “il partito dei
no”».
Dure reazioni anche politiche. Mauro Travanut (Ds) parla di «contraddizione
logica dopo le intense polemiche. Trovo tutto quanto fuori dalla portata del
senso comune, rimango sbalordito davanti a questa recrudescenza». Claudio
Violino(Lega) conclude: «Il cementificio non è che un tassello di un
progetto organico che contempla la realizzazione della terza corsia e del
Corridoio 5. Per il sistema imprenditoriale realizzare un simile impianto,
che deturpa l’ambiente, a Torviscosa è evidentemente strategico».
Giovanni Stocco |
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«Pronti 150
milioni per le bonifiche» - Domani vertice in Regione con il direttore
generale dell’Ambiente |
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Pizzati,
delegato del ministro Pecoraro Scanio, assicura che ci sono i fondi. Rivista
la bozza dell’accordo di programma
«Ci sono almeno 150 milioni già
stanziati per la bonifica del sito inquinato: fondi strutturali, legati
anche agli accordi già presi nel Protocollo d’intesa Stato-Regione.
Nell’incontro di lunedì verrà prodotto lo schema dell’insieme dei
finanziamenti che da varie fonti si rendono disponibili».
Lo afferma Gianni Pizzati, presidente regionale dei Verdi e braccio destro
del ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio sul tema del sito
inquinato di interesse nazionale. Pizzati cita il lunedì perché proprio per
domattina il direttore generale del ministero Gianfranco Mascazzini ha
convocato - con preavviso di 4 giorni - una riunione all’assessorato
regionale all’Ambiente. Tema dell’incontro sarà la bozza dell’accordo di
programma sulle bonifiche che a livello locale tutti gli enti hanno
sottoscritto inviandola poi in agosto, attraverso la Regione, a Roma per il
via libera. Il sito inquinato di interesse nazionale si estende dalla
Ferriera fino alle porte di Muggia, comprendendo gran parte della zona
industriale, l’ex Aquila e le Noghere.
Domani perciò Regione, Provincia, Comuni di Trieste e Muggia, Ezit e
Autorità portuale avranno una risposta. Ufficialmente nessuno ha ancora
visto la bozza rispedita da Roma con le modifiche. Le indiscrezioni dicono
però di dati positivi ma anche di campanelli d’allarme forti legati per
esempio, annota il presidente di Ezit Mauro Azzarita, al fatto che dal
documento sarebbe scomparsa l’affermazione esplicita del «chi non ha
inquinato non paga», quella cioè che metterebbe i vari soggetti - in prima
fila oltre 350 piccole e medie imprese - al riparo da esborsi ingenti.
Ma Pizzati è categorico: «Il principio del chi non ha inquinato non paga
c’è». Così come Roma declassa definitivamente a una delle tante possibilità
il progetto di barrieramento a mare che a suo tempo mise in allarme aziende
e organizzazioni di categoria: «Il barrieramento così come era descritto non
è economico né conveniente, e questo è chiarissimamente scritto», dice
Pizzati. Che ribadisce come «proposte e progetti dovranno essere sviluppati
a qualunque livello»: a mettersi in gioco potranno essere dunque soggetti
come l’Università o anche realtà straniere.
Su un altro aspetto da Roma arrivano voci diverse rispetto a quelle che
corrono a Trieste. All’assessore comunale Maurizio Bucci risulta per esempio
che un’eventuale opera di banchinamento sarebbe finanziata nell’attuale
bozza «almeno al 50% della spesa dal ministero», laddove per l’opera si era
sempre parlato di impegno pubblico: con i bilanci dei Comuni, si chiede
Bucci, chi ha decine di milioni per coprire l’eventuale mancante 50%? Però
«nella bozza condivisa da tutti gli enti locali - risponde Andrea Ferrara,
consigliere del ministro – si era parlato di un intervento del ministero
pari al 50%: nel documento attuale la percentuale viene portata al 60 a
carico di soggetti pubblici, non solo il ministero: tant’è che presenteremo
durante la riunione i vari fondi da ripartire». Ferrara non parla di 150
milioni, ma di una somma inferiore. In ogni caso, precisa, «non appena la
caratterizzazione avrà accertato che un’area non risulta inquinata né nel
suolo né nella falda, l’azienda che vi insiste potrà subito uscire, con
decreto, dal sito inquinato».
Pizzati riassume: «La prima cosa da chiarire è che tutti dovranno aderire
alla messa in sicurezza del sito. Il secondo punto-cardine consisterà nella
salvaguardia delle piccole imprese, che sono il vero tessuto connettivo».
L’azienda che non ha inquinato, ribadisce Pizzati, «non sarà responsabile in
solido anche se dovrà aderire al principio della messa in sicurezza».
Azzarita però, salutando con favore la definitiva scomparsa dell’obbligo
della barriera di contenimento, attende di vedere «nero su bianco il chi non
ha inquinato non paga». E si prepara a una riunione, quella di domani,
piuttosto breve: «A venerdì sera la bozza non l’avevamo ancora vista».
Paola Bolis |
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È a Servola il
laboratorio mobile che dovrà fornire i dati definitivi sulla Ferriera - I
risultati attesi tra due settimane |
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Il laboratorio mobile dell’Apat,
l’Arpa nazionale, è da ieri a Servola. Parte così l’annunciata verifica
delle sostanze inquinanti nel quartiere attorno alla Ferriera, che verranno
testate in contemporanea da Apat, Arpa e Cigra. Ci vorranno circa due
settimane per avere i risultati, ma nel frattempo sono attesi i dati di
settembre su benzoapirene e polveri sottili prodotti dal Cigra stesso
nell’ambito delle inchieste della magistratura: quei numeri che il sindaco
Dipiazza continua a considerare determinanti, dopo averne visto l’allarmante
livello da gennaio ad agosto, validato per luglio e agosto anche dall’Arpa,
e che aspetta, dice, solo per massimo di cautela prima di rendere concreta
la decisione di chiudere lo stabilimento.
L’ipotesi non è affatto tramontata, nemmeno dopo l’importante riunione in
Regione, che si ripeterà venerdì 19 ottobre. E trova il più convinto
sostegno nella Lega Nord, che in un comunicato a firma del gruppo consiliare
regionale ribadisce: «Siamo esterrefatti per i penosi tira e molla della
vicenda Ferriera, da Servola deve andarsene e basta, la Regione si sbrighi a
prendere atto che la Valutazione di impatto ambientale deve essere negativa
e il sindaco si decida a passare dalle parole ai fatti».
Secondo la Lega «non è ammissibile che nel 2007 esista all’interno di una
città come Trieste una ferriera stile primi ’900, è una vergogna già da un
punto di vista urbanistico e paesaggistico, figuriamoci poi quando si mette
a rischio la salute di decine di migliaia di cittadini e di oltre 1000
bambini che frequentano le scuole della zona». Il Carroccio vuole in quell’area
«insediamenti portuali, turistici, persino residenziali o commerciali». Dice
che porterebbero occupazione e che dunque il problema dei disoccupati va
visto in questa prospettiva.
L’Italia dei valori invece, a firma del coordinatore regionale Paolo Bassi,
richiama la responsabilità «di tutti coloro che hanno consentito fino a oggi
l’inquinamento provocato dalla Ferriera», notando che «il merito di aver
messo a nudo quanto si sapeva ma non si riusciva a dimostrare è degli
abitanti e della Procura». Critiche all’Arpa, che «non ci risulta abbia mai
misurato il livello di benzoapirene». A centrosinistra e centrodestra che si
sono alternati al ministero, in Provincia e in Regione («solo il Comune è
rimasto di centrodestra»). Al sindaco «che dal 2001 si dice pronto alla
chiusura ma dopo sei anni non l’ha ancora fatto malgrado sia suo compito
salvaguardare la salute pubblica». Ai sindacati, «che solo in questi giorni
scoprono che i livelli d’inquinamento sono pericolosi». Intanto, nota
l’Italia dei valori, i lavoratori «sono due volte danneggiati: gravi rischi
di salute e rischio di perdere il posto».
Il movimento sarà di nuovo in piazza coi cittadini di Servola il 23 ottobre,
annuncia, invocando «un tavolo da cui esca una soluzione per i lavoratori,
ricordando però che paga chi inquina, e anche chi ha avuto responsabilità
omissive».
g. z. |
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Federazione
speleologica - Trovati in una grotta di San Pelagio i resti di un
cranio umano |
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DUINO AURISINA Un resto osseo,
che potrebbe corrispondere a una parte di calotta cranica umana, è stato
trovato dagli speleologi della Federazione speleologica triestina
all’interno della grotta del cimitero militare di San Pelagio.
Il ritrovamento è avvenuto nel corso delle operazioni di pulizia della
cavità, la cui profondità arriva a 45 metri, organizzate nell’ambito delle
manifestazioni «Puliamo il buio», patrocinata dalla Società speleologica
italiana, e «Puliamo il mondo» di Lega ambiente.
«Non sono un antropologo, nè un esperto in merito, ma non credo ci voglia
molto a capire che quanto ritrovato, considerate le dimensioni ridotte,
possa appartenere anche a una giovane donna. Sull’effetuazione di eventuali
analisi, però, al momento non so nulla di preciso», spiega il presidente
della Federazione speleologica triestina, Furio Premiani. «Il reperto -
aggiunge – è stato consegnato immediatamente alla stazione dei carabinieri
di Aurisina».
Al momento del ritrovamento, i 23 speleologi impegnati stavano eseguendo la
raccolta differenziata delle immondizie, che alla fine dell’operazione sono
state valutate attorno ai quattro metri cubi. Fra le molteplici ossa di
animali, alcune appartenenti a cavalli e cani, è stata rinvenuta anche la
possibile parte di calotta cranica. All’interno della cavità sono stati
trovati inoltre i resti di lavatrici, materiali domestici, edili, parti
d’auto e vestiario.
L’operazione di pulizia, non facile per la presenza di alcune strozzature
nella grotta, e comunque riguardante solo la parte superficiale del fondo
della stessa, ha visto emergere anche scatolette di viveri americane e
austriache.
Nel periodo della Prima guerra mondiale, nei pressi della cavità si
trovavano alcuni cimiteri militari. La Federazione speleologica triestina
ritiene dunque possibile che al suo interno ci possano essere pure dei resti
di soldati austriaci.
ma. un. |
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Convegno sulla
Val Rosandra: nasce la prima guida interattiva - All’assise di domani,
incentrata sulla flora, anche l’assessore regionale Marsilio
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SAN DORLIGO DELLA VALLE Domani
alle 10, nella sede del Comune di San Dorligo della Valle, si terrà il
convegno «La Flora della Val Rosandra». Un’assise alla quale parteciperanno,
in veste di relatori, Tone Wraber, del Museo sloveno di Storia naturale di
Lubiana, che parlerà della «Flora della Val Rosandra», Livio Poldini, del
Dipartimento di biologia dell’Università di Trieste, che interverrà su «Il
nuovo atlante della flora del Carso», oltre all’assessore comunale ai Lavori
pubblici, ambiente e progetti europei Laura Riccardi Stravisi e
all’assessore regionale alle Risorse agricole, naturali, forestali e
montagna Enzo Marsilio.
Nel corso del convegno Pier Luigi Nimis, del Dipartimento di biologia
dell’Università di Trieste, presenterà la prima guida interattiva alla flora
della Val Rosandra, «Uno strumento per conoscere la biodiversità».
La guida è un’iniziativa del Comune di San Dorligo della Valle in
collaborazione con il progetto europeo «KeyToNature», coordinata dal
professor Nimis. Di semplice utilizzo, sarà uno strumento a disposizione di
studenti, appassionati ed amanti della natura, che potranno conoscere
(grazie alle descrizioni delle specie floreali e alle foto contenute nel
software) tutta la flora che vive nella valle.
La guida è al momento disponibile in italiano, sloveno, inglese, tedesco e
spagnolo, e presto anche in francese. Potrà essere ritirata al centro visite
o si potrà scaricare il programma dal sito internet della Riserva (non
ancora attivo) e installarlo su palmare o telefonino di ultima generazione.
s. re. |
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Alta velocità,
Comuni e ambientalisti divisi - Perplessità sul raccordo in galleria
di Dobbia e sul sistema elettrico delle Ferrovie |
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Nell’incontro pubblico di Ronchi dei Legionari contestato l’accordo sul
nuovo percorso sottoscritto dai sindaci con la Regione
GORIZIA È sempre un muro contro
muro quello che, sull’alta velocità ferroviaria, vede protagoniste in
provincia di Gorizia le amministrazioni comunali e le associazioni
ambientaliste. I sindaci hanno appena firmato un nuovo accordo con
l’assessore regionale ai Trasporti, Lodovico Sonego, per un nuovo percorso
che viene definito più rispettoso dell'ambiente, che usa e potenzia percorsi
ferroviari già esistenti, prevedendo un futuro collegamento con la Slovenia
da Gorizia, ma le perplessità non mancano. Come si è capito in occasione del
confronto tenutosi nei giorni scorsi a Ronchi dei Legionari. Di fronte i
sindaci di città mandamento ed i responsabili di Wwf, Legambiente, comitato
contro il corridoio 5, Italia Nostra e della società speleologica italiana.
Le municipalità locali si schierano a favore dell’alta velocità, motivando
questa scelta dalla volontà di creare un’alternativa valida al trasporto su
gomma. E quindi piuttosto che pensare a 3 o 4 corsie autostradali è da
perseguire lo sviluppo del sistema ferroviario, che possa servire l’intero
territorio ed avere collegamenti con l'area triestina.
All’attenzione dei sindaci anche la possibilità che il collegamento di
Gorizia con le grandi reti trovi concretizzazione nell'accordo regionale,
prevedendo la realizzazione delle cosiddette lunette, ovvero binari fatti a
semicerchio che potranno collegare Sant’Andrea-Vrtoiba e la rete slovena.
Sparirebbe poi la «goccia» e le altre alternative per collegare Gorizia con
Ronchi dei Legionari sud, sostituite da un raccordo circolare in galleria
all’altezza di Dobbia. Un accordo che appare di gran lunga meno impattante
rispetto all’ipotesi presentata da Rfi nel 2005. Ma non mancano le
argomentazioni contrarie da parte delle associazioni ambientaliste. I lavori
per la costruzione dell’alta velocità tra Ronchi dei Legionari e Trieste
inizieranno nel gennaio del 2009. Questo è quanto emerge da un documento di
Italferr, società di progettazione ferroviaria che nel 2003 presentò la
prima ipotesi progettuale. Secondo gli ambientalisti le tratte tra Ronchi
dei Legionari e Portogruaro e tra Ronchi dei Legionari e Trieste sono
legate, in quanto proprio per la prima delle due tratte saranno necessari
qualcosa come 4milioni 500.mila metri cubi di materiale, in parte ricavati
dallo scavo del cunicolo esplorativo della Ronchi dei Legionari-Trieste.
Dallo studio Italferr emerge che per la Ronchi dei Legionari Trieste si
parla sempre di Tav, con un sistema elettrico totalmente differente da
quello dei treni ordinari che richiederà anche la realizzazione di un
elettrodotto dedicato. Non sarebbero quindi esclusi gli scavi, le gallerie,
il passaggio sotto il Carso, opere che sono state sempre contrastate dalle
associazioni ambientaliste perchè potenziali strumenti di distruzione del
territorio e dell´equilibrio idrogeologico del Carso. Gli ultimi
aggiornamenti tecnici su altre opere di alta velocità ferroviaria, come la
Torino-Milano, dimostrano che dove passa la Tav, viene espropriata una
fascia di circa 100 metri di larghezza. In molte situazione nemmeno barriere
antirumore alte più di 7 metri riescono a mantenere il rumore entro limiti
accettabili.
Luca Perrino |
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Veglia,
rigassificatore al consorzio Adria Lng - Il futuro terminal servirà
anche il gasdotto che dal Quarnero arriverà a Trieste. Una diramazione
giungerà in Ungheria |
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Croati a
Castelmuschio insieme ad Austria, Germania, Francia e Slovenia |
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FIUME A meno di colpi di scena
redatti dal governo di Zagabria (quello successivo alle elezioni del 27
novembre), a costruire in una località litoranea il futuro terminal per lo
sbarco e la distribuzione del gas naturale liquefatto (Lng – Liquefied
natural gas) dovrebbe essere il consorzio internazionale costituitosi di
recente grazie a un’iniziativa congiunta tedesca, austriaca, francese, ceca
e slovena.
Denominato Adria Lng, del consorzio fanno parte il gruppo tedesco E.On
Ruhrgas, l’austriaco Omv, il ceco Rwe Transgas, il francese Total e lo
sloveno Geoplin. I cinque hanno fondato l’Adria Lng con sede a Zagabria,
sottoscrivendo un impegno scritto e attribuendo chiaramente la loro
preferenza per quanto attiene all’ubicazione del terminal: la località
prescelta è quella quarnerina di Castelmuschio (Omisalj), sull’isola di
Veglia (Krk), praticamente accanto al porto petroli dell’oleodotto Janaf e
su un’area messa a disposizione dal petrolchimico Dina. La costituzione di
Adria Lng aveva suscitato parecchio scalpore pochi giorni orsono, quando era
sembrato che si intendesse precludere la partecipazione al consorzio di
ditte croate.
La smentita è arrivata quasi subito. Non solo: è stata anche indicata la
quota azionaria spettante ai soci croati. Questi dovrebbero essere la Ina
(idrocarburi, con una quota del 25 per cento nel portafoglio della Mol
ungherese) e quindi, con fette minori, la Hep (Azienda elettrica di stato) e
la Plinacro (estrazione e distribuzione del metano estratto al largo delle
coste istriane). In tutto alla parte croata spetterebbe una quota azionaria
della Adria Lng pari al 25 per cento: alla Ina andrebbe il 14, alla Hep il
10 e a Plinacro (anch’essa statale) l’uno per cento. Questa configurazione
da parte croata dovrebbe essere confermata in via definitiva nei prossimi
giorni. Resta per il momento «riservata» la distribuzione del pacchetto
azionario Adria LNG fra i partner stranieri. Tra i quali a suscitare
immediatamente qualche riserva (lo scandalo della Ljubljanska Banka è
tuttora una ferita aperta) è stato lo sloveno Geoplin. Quanto alla
collocazione del terminal Lng (o rigassificatore), ultimamente tutto sembra
propendere per la scelta di Castelmuschio, unanimemente consigliata dai
tecnici ma ancora non «consacrata» dai politici. Qualcosa in questo senso è
trapelata anche dalle parole profferite solo qualche giorno fa dal
presidente della Repubblica, Stjepan Mesic, durante una sua visita a Veglia,
Fiume e Abbazia. Nel soffermarsi sulle potenzialità di sviluppo dell’isola,
Mesic ha accennato proprio alla probabile ubicazione del terminal a
Castelmuschio. Il progetto del rigassificatore, con annessi depositi di
stoccaggio (10–15 miliardi di metri cubi di gas all’anno), dovrebbe
comportare investimenti per circa 700 milioni di euro. Il gas naturale
liquefatto proveniente via mare dall'area caspico–caucasica e dal Qatar,
scaricato dalle metaniere e immagazzinato a –162 gradi centigradi, potrebbe
fare da input a tutta una serie di attività in loco, industriali e non, che
in concatenazione sinergica trarrebbero diretto beneficio dall'abbattimento
dei costi. Ovviamente il terminal Lng fungerebbe pure da centro distributivo
per una lunga serie di utenze europee anche grazie a un gasdotto che dal
Quarnero si inoltrerebbe verso il territorio sloveno e Trieste, mentre una
diramazione verso nord sboccherebbe in territorio ungherese.
f.r. |
IL PICCOLO -
SABATO, 13 ottobre 2007
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Nobel a Gore,
vittoria anche per Trieste - Nell’Ipcc, il gruppo di studio premiato,
c’è lo scienziato triestino Filippo Giorgi |
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Importante
riconoscimento al responsabile della sezione clima e fisica meteorologica
del Centro di Miramare
TRIESTE C’è anche un giovane
ricercatore di Trieste, il fisico Filippo Giorgi, nel board del Comitato
vincitore del premio Nobel per la Pace Ipcc, insieme ad Al Gore. Lo
scienziato è infatti l’unico italiano presente nell’organo esecutivo del
Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici dell’Onu, vincitore
del prestigioso riconoscimento. È stato uno degli autori del secondo e del
terzo rapporto sui mutamenti climatici nel mondo. A Trieste, lo studioso
lavora come ricercatore responsabile di una sezione del Centro
Internazionale di Fisica Teorica «Ictp Abdus Salam», con sede a Miramare.
Alla notizia del premio Nobel, Giorgi non ha nascosto la sua profonda
emozione. «Ho ricevuto la notizia da un collega tedesco - ha raccontato - ed
ancora non capisco bene cosa stia succedendo». Secondo Giorgi, «il motivo
per il quale l'Ipcc è stato scelto per il Nobel è la coscienza che i
cambiamenti climatici possano creare ancora molti contrasti fra le nazioni,
visto i problemi come la scarsità di acqua in regioni più vulnerabili di
altre con conseguenti esodi di massa».
«Con questo riconoscimento - ha aggiunto Giorgi - viene premiato anche
l’impegno del comitato Ipcc per divulgare la gravità della situazione
all'opinione pubblica». Per quanto riguarda il futuro, secondo Giorgi,
«dobbiamo concentrarci sempre di più sulla comunicazione e sulla
divulgazione scientifica». «L'opinione pubblica - ha spiegato - è al momento
consapevole della gravità del problema ma bisogna convincere anche i governi
e trovare politiche che, da un lato, riescano a diminuire le emissioni dei
gas serra e, dall'altro, non impediscano la crescita dei paesi, soprattutto
di quelli in via di sviluppo».
«La situazione si presenta preoccupante - ha spiegato Giorgi - e si deve
agire presto per farsi che questi cambiamenti climatici non diventino così
forti da mettere veramente in pericolo la società». Insomma, secondo lo
scienziato uno dei messaggi più importanti del Nobel è proprio quello che di
rimboccarci tutti le maniche, a partire anche da Trieste. Il tutto perché il
riscaldamento globale è al momento in atto, e nell’Europa, è più marcato che
in altre zone del pianeta. L’ultimo rapporto dell’Ipcc - sul quale Giorgi ha
lavorato per anni - attesta che è l’uomo la causa principale di tale
riscaldamento, per lo meno negli ultimi 50 anni. Sotto accusa - le emissioni
di gas serra, ovvero di anidride carbonica, metano, ozono, generate dal
complesso delle attività umane (industria, agricoltura, spostamenti ecc).
Secondo le proiezioni attuali, nei prossimi decenni, la temperatura
terrestre si innalzerà ancora, con effetti sempre più preoccupanti. «Il
problema è che le emissioni continuano ad aumentare ad una velocità maggiore
di quelle che erano le peggiori previsioni di cinque anni fa» ha affermato
lo scienziato di Trieste. Se non si si agisce presto, assisteremo quindi fra
l’altro a fenomeni come l’ulteriore riduzione dei ghiacciai, il calo delle
riserve d’acqua dolce o delle precipitazioni, ma anche ad un aumento delle
patologie legate al caldo o ad una crescita di fenomeni meteorologici
estremi quali tempeste o uragani. In questo contesto, quali sono però le
azioni che ci porterebbero a fare un grosso passo avanti oltre a prevedere
lo stato di salute del nostro pianeta? «Investimenti in tecnologie
alternative per esempio» ha risposto Giorgi, sottolineando inoltre che entro
i prossimi 30 anni bisognerà attuare delle politiche di riduzione delle
emissioni di gas serra nell’ordine del 30-40%.
E per quanto riguarda la ricerca sui cambiamenti climatici? Secondo lo
studioso siamo ad «un punto di svolta». Nel prossimo appuntamento con gli
scienziati del Comitato Ipcc, programmato il 12 novembre a Valencia in
Spagna, saranno presentate infatti le ultime valutazioni tecniche del quarto
rapporto Ipcc, che ha coinvolto migliaia di esperti provenienti da circa 130
paesi. Si tratta di un documento tecnico che dovrà stare alla base delle
politiche che a fine anno saranno discusse in una conferenza mondiale a Bali
da tutte le nazioni Onu, nel tentativo di stabilizzare la quantità di gas
serra sotto i valori di guardia. «Spero - ha commentato infine Giorgi - che
questo premio Nobel contribuisca anche alla buona volontà dei paesi che
parteciperanno a queste negoziazioni».
Il ricercatore non ha nascosto che “non è facile portare avanti un lavoro
simile poiché ogni singola frase viene rivista, discussa e solo poi
approvata”. Nel 2001 infatti, in occasione del precedente rapporto mondiale
sul clima, si è infatti discusso per ore prima di decidere se scrivere nel
rapporto che i cambiamenti climatici sono attribuibili all’uomo «molto
probabilmente», «quasi certamente» o «in modo certo». Diverse sfumature che
posso però fare la differenza...
Gabriela Preda |
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Ferriera,
partono le analisi nel rione - Oggi o domani al via i rilevamenti.
Apat: «Le faremo con Arpa e Cigra, stesso posto e stessa ora»
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Caracciolo:
«Previste misurazioni anche su metalli e Pm 25»
Il
commissario Vignola: «Non appena avremo riscontri certi informeremo
l’opinione pubblica». Metz: «La Regione non faccia censure»
La dirigente del laboratorio
dell’Apat inviato dal ministero dell’Ambiente per una validazione dei dati
sull’inquinamento a Servola è già arrivata a Trieste, e fa base all’Arpa.
Ieri era in attesa che da Roma arrivasse il furgoncino, partito in
mattinata, che contiene il laboratorio mobile con cui verranno effettuate,
forse già da oggi ma con domani sicuramente (seppure sia domenica), le
analisi dell’aria nella zona circostante la Ferriera.
«Faremo aspirazioni dell’aria assieme all’Arpa e al Cigra, nello stesso
luogo, nello stesso momento e nelle stesse condizioni - spiega peraltro il
capo del dipartimento del settore aria dell’Apat, Roberto Caracciolo, anche
capodelegazione per Trieste - al fine di capire i dati precedenti, ci
vorranno circa 15 giorni per avere un primo quadro di risultati, nel caso
non arrivassimo subito a una fotografia definitiva della situazione
ripeteremo le analisi».
Dice Caracciolo che compito istituzionale dell’Apat è proprio quello di
assistere le Agenzie locali dell’ambiente affinché siano in grado di fornire
dati omogenei e confrontabili. «Così in un certo senso - prosegue - la
nostra missione a Trieste, sollecitata dal prefetto che ne ha interessato il
ministero, il quale ci ha dato l’incarico e al quale risponderemo, è anche
di routine, ma in questo caso, data la situazione di emergenza, faremo
qualche misurazione in più, anche su metalli e Pm25, per le quali solo noi
abbiamo l’attrezzatura che serve». Se i risultati non fossero in linea con
le norme di legge l’Apat segnalerà al ministero la necessità di interventi
correttivi «che comunque - conclude Caracciolo - non sta a noi mettere in
atto, si interviene a livello centrale solo se a livello locale non si
prendono le necessarie misure».
Il commissario dell’Apat, l’avvocato Giancarlo Viglione, assicura d’altro
canto che non appena ci saranno dati certi «verranno immediatamente
comunicati all’opinione pubblica». Nell’accordo firmato l’altro giorno in
Regione tra i rappresentanti di amministrazioni, sindacati, organi sanitari,
tecnici, politici e istituzionali è stato peraltro inserito un punto che
vincola gli attori in campo a delegare d’ora in poi alla sola Direzione
regionale la facoltà di fornire informazioni sulla Ferriera e la «salute» di
Servola. Il motivo: troppe voci, troppi «allarmismi».
L’assessore comunale all’Ambiente, Maurizio Bucci, ha già reagito con
fastidio e con una battuta all’aceto: «Questo succedeva solo nella vecchia
Unione sovietica...». Più perentoria la protesta del consigliere regionale
dei Verdi, Alessandro Metz, che ricorda come secondo le leggi nazionali e
regionali (l’ultima del 2000) esiste il «diritto di accesso ai documenti
amministrativi al fine di assicurare trasparenza dell’attività
amministrativa e di favorire lo svolgimento imparziale». Metz, che ha
affiancato Dipiazza nell’azione di coinvolgimento del ministero
dell’Ambiente, si chiede: «Sono i lavoratori della Ferriera o gli abitanti
di Servola, ma non solo, direttamente interessati e dunque con diritto di
sapere? I triestini - conclude - non sono un corpus astratto, con un
quoziente intellettivo medio-basso, ma 102 mila famiglie che hanno il
diritto di essere informate, e visto quanto successo negli ultimi anni
sarebbe la prima volta».
Gabriella Ziani |
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FERRIERA -
Cifre, controlli, salute e fumi E ciascuno contesta l’altro |
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Secondo la Provincia
l’inquinamento a Servola dipende anche da altre aziende e dal traffico. Il
Comune l’accusa di «voli pindarici» e il verde Metz scrive: «L’assessore
Barduzzi è ancora confusa». Barduzzi ripete sempre che «i camini della
Ferriera sono monitorati e non ne escono sostanze oltre i limiti».
L’assessore Bucci le ricorda che non ha compiti di spazzacamino e che si sta
parlando d’altro. L’Azienda sanitaria allerta il Comune dopo aver visto i
dati del Cigra che misurano gli inquinanti sul terreno del rione, e il
sindaco dice: «Chiudo». Ma i camini? Storia di ieri, seppure viva. Qui si
parla di inquinamento diffuso, non di emissioni. Ma la Ferriera ricorre al
Tar contro il sindaco: le indagini del Cigra, dice, son fatte male. Poi
viene fuori che l’Arpa le ha rifatte tali e quali (stesso posto, stesse
sostanze) e che i dati negativi si sovrappongono: c’è una media di polveri
sottili che a luglio secondo l’Arpa ha toccato gli 86,6 microgrammi per
metro cubo quando il limite è 50, con un picco di 128,7 (e sei sforamenti su
otto giorni controllati), ad agosto la media è stata di 51,8 con un picco di
104,4 (14 sforamenti su 31 giorni). E dunque? Intanto, per lentezze
burocratiche e problemi tecnici, l’Azienda sanitaria ha ancora in piedi il
progetto di controllare l’accumulo di diossine nel corpo umano: ma l’idea è
di due anni fa, quando diossina uscì effettivamente da un camino.
Molte battaglie sulla Ferriera e su Servola potrebbero sembrare una lite su
chi è il «piccolo chimico» in possesso della formula migliore. Da qui accuse
e contromosse e l’intervento di registi (politicamente la Regione e
tecnicamente l’Apat). Il problema dove nasce? Dalla complessità orizzontale
e verticale della mai risolta questione. Chi parla di benzoapirene per le
strade di Servola si sente rispondere con argomenti riguardanti le emissioni
dei camini, chi certifica che il benzoapirene di oggi - rilevato fino a 90
volte oltre i limiti - può causare mutazioni genetiche sperimentate in
laboratorio in questi giorni con le sostanze appena raccolte dal terreno
fronteggia l’altro che ancora parla di diossine da due anni, la magistratura
ha cause in corso e prescrizioni che fa osservare, l’Arpa valida i dati
Cigra ma l’azienda siderurgica va al Tar ugualmente. I sindacati traballano
sui burroni e il sindaco crede comunque all’autorità sanitaria. La Regione,
che a giorni (ennesimo filone, ennesime riunioni) deve o meno concedere una
Valutazione integrata d’impatto ambientale, ha intimato «zitti tutti». Come
se fosse inquinamento acustico.
g. z. |
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FERRIERA -
Rosato: «Non è più tempo di azioni legali Bisogna verificare i dati
scientifici» |
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«Non è più tempo di battaglie
legali, ma di verifica dei dati scientifici». Ettore Rosato, sottosegretario
agli Interni, commenta così gli ultimi sviluppi del caso Ferriera che
l’altro ieri hanno visto da una parte tutti i protagonisti della vicenda,
sotto la regia dell’assessore regionale all’Ambiente Gianfranco Moretton,
dar vita a un’unità di crisi che vigili su smog e salute pubblica; ma
dall’altra i legali della Lucchini-Severstal impugnare davanti al Tar le
delibere con cui il sindaco Dipiazza ha intimato di «far cessare le
emissioni inquinanti».
E allora, Rosato non ha dubbi: «Non è più tempo di battaglie legali». Certo
«il ricorso al Tar - precisa il sottosegretario - è legittimo: ma non è la
soluzione del problema». I dati fin qui usciti dalle centraline «sono
talmente chiari che o la proprietà attua interventi radicali, o lo
stabilimento diventa incompatibile con l’ambiente». Quelli sull’inquinamento
«sono risultati scientifici e su questi ci confronteremo».
Lucchini-Severstal contesta il posizionamento delle centraline? «Sarà il
tavolo» «a affermare quali siano le centraline» cui far fede e «asseverare
gli strumenti con cui si controllano i dati». Perché «il problema non sta in
cosa dice il Tar, ma in ciò che dicono le centraline. Né un tribunale
amministrativo potrà mai dire se la Ferriera inquini o meno».
Rosato lo ribadisce: se si è giunti a questa situazione «ci sono
responsabilità delle istituzioni locali e della proprietà». Ma «ho sempre
difeso il diritto dei lavoratori a un posto di lavoro salubre. La Ferriera
deve rispettare le norme ambientali: lo dico anche in difesa della
proprietà, che ha tutto l’interesse a valorizzare l’area con attività
coerenti con le norme. Istituzioni e proprietà insieme devono definire un
percorso che porti a rispettare i parametri ambientali e consentire che i
dati siano leggibili da tutti». |
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FERRIERA -
Cgil: «Agire, basta dispetti» - Mentre la Confsal chiede la chiusura «perché
i lavoratori da tutelare sono anche i cittadini» |
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«Noi siamo l’unico sindacato che
insiste a chiedere la chiusura della Ferriera, ma non c’era un accordo già
firmato per lo stop nel 2009?». Fuori dal più prudente coro dei sindacati,
la Confsal con Filippo Caputo all’indomani dell’incontro in Regione non ha
dubbi: «Ci sono lavoratori sia nella Ferriera sia fuori, lo sono anche i
cittadini inquinati, e in questo caso direi che la città si deve comprare
l’aria pulita, io penso che i triestini qualche sacrificio lo farebbero per
aprire un fondo di solidarietà, inoltre questa fabbrica non fa cioccolata, e
inquinamento lo produrrà sempre, e se l’azienda dice che ’’l’acciaio tira’’,
non per questo bisogna ammalarsi».
Invita alla concretezza e velocità d’azione Franco Belci della Cgil, che
comunque giudica un «passo importante» la concertazione avviata in Regione.
«Bisogna arrivare a una interpretazione univoca dei dati, e poi a decisioni
conseguenti, il fatto che l’azienda ricorra al Tar ci affascina assai poco:
non è il Tar che risolverà i problemi di Servola, è solo un’azione di
autotutela, ma ci piacerebbe che analogo impegno si mettesse nel contenere
le emissioni». Da ultimo, ricordando i battibecchi che nemmeno in Regione
sono mancati, Belci conclude: «Speriamo che le polemiche cessino, quella
sede non è una palestra di dispetti».
Offeso dall’idea che qualcuno debba fare raccolta di soldi per integrare
l’eventuale cassa integrazione dei dipendenti della Ferriera se questa
chiudesse è Vincenzo Timeo della Uil (in Regione come responsabile industria
per il sindacato): «È poco dignitoso fare regali alla gente che lavora -
dice -, se i dati oggettivi dell’inquinamento saranno tali da far
prefigurare la chiusura, ne prenderemo atto, ma la cosa più sgradevole è che
si parla di ammortizzatori sociali senza conoscerne i contenuti: la cassa
integrazione è la cosa più facile da ottenere - prosegue Timeo -, ma sono
700 euro al mese al posto di uno stipendio, e nessuno in realtà sa quali
saranno i tanto citati sostegni al reddito». Per Timeo, che soffre all’idea
che per i lavoratori sia quasi impossibile accedere a processi di formazione
nel mentre garantiscono gli organici di una fabbrica in funzione, «è una
vera eresia politica l’idea del sindaco di non abbassare l’Ici per via degli
operai, se vuole inasprire definitivamente l’opinione negativa di Trieste
sulla Ferriera non può scegliere argomento migliore».
Per il segretario della Cisl, Luciano Bordin, permane il rischio, «dopo anni
di incertezza sulla situazione, che ancora adesso ciascuno vada per la
propria strada». E conclude: «Vedremo a partire dalla prossima riunione in
Regione, ma c’è poco da parlare: i dati sull’inquinamento ci sono già, e
dunque già adesso si deve agire». |
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Discarica a
Sgonico, Sardoc chiama l’Arpa - Dopo l’allarme-amianto urgono verifiche |
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SGONICO L’amministrazione
comunale di Sgonico ha richiesto ufficialmente all’Associazione regionale
per l’ambiente (Arpa) un monitoraggio ambientale per un’area di pertinenza
situata a ridosso del Centro polisportivo Ervatti e della vicina Zona
artigianale comunale. Un sito che, a quanto segnalato dall’organizzazione
ambientalista «Greenaction Transnational», ospiterebbe una discarica abusiva
con dei pericolosi residui di cemento amianto, disposta a nemmeno due km di
distanza dal sito turistico della Grotta Gigante.
La denuncia dell’associazione ambientalista risulta documentata da un testo
e da un video inclusi nel proprio sito Internet www.greenaction-planet.org,
filmato ripreso pure dal famoso sito internazionale «You Tube». «La
richiesta d’intervento – spiega il sindaco di Sgonico Mirko Sardoc – è stata
inoltrata al Dipartimento provinciale dell’Arpa di via Lamarmora e, per
conoscenza, al Nucleo operativo ecologico Carabinieri di Udine, alla Regione
Fvg e all’Ufficio ecologia e promozione ambientale della Provincia di
Trieste». «A fronte della denuncia ambientalista – continua Sardoc – sono
necessarie opportune e tempestive verifiche. Per competenza abbiamo dunque
inviato la richiesta all’Arpa, affinché si provveda a controllare se nel
sito individuato vi siano sostanze inquinanti».
Le analisi e monitoraggi che verranno effettuati – si legge in una nota del
Comune – permetteranno di verificare le reali condizioni ambientali e di
accertare l’esistenza o meno delle necessarie condizioni di sicurezza
ambientale per l’emissione degli opportuni provvedimenti. Se tra i cumuli di
rifiuti denuncianti verrà dunque accertata la presenza del cancerogeno
amianto, che gli ambientalisti avrebbero individuato in più punti del
terreno in termini frazionati, si renderà necessaria un’attenta bonifica. La
presenza di cemento amianto ridotto ai minimi termini e sbriciolato è di
particolare gravità, vista l’ampia dispersione che l’elemento tossico
continuerebbe a subire causa l’opera del vento e delle brezze. Un autentico
pericolo per chi risiede e lavora negli immediati paraggi della discarica
inquinata.
m.l. |
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Brambati:
«Sbagliati gli allarmismi sul clima» - Lo scienziato ha spiegato che
non tutti i cambiamenti sono attribuibili all’uomo |
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Il docente
di scienze geologiche del nostro ateneo ha illustrato il fenomeno alla
conviviale del Rotary Trieste
«Sarà il caso di prendere sul
serio le notizie allarmistiche che vedono dietro l'angolo stravolgimenti
climatici da film catastrofico - ha detto Maurizio De Vanna, presidente del
Rotary Club Trieste alla conviviale all'Hotel Greif Maria Theresia - o
abbiamo qualche via di scampo»? Per fare chiarezza sul delicato argomento
della salute del pianeta, è intervenuto Antonio Brambati, professore
ordinario al Dipartimento di scienze geologiche, ambientali e marine, della
nostra università. con la relazione «Da una glaciazione all'altra: bugie e
verità sul clima».
«Troppo spesso le notizie pubblicate dai mass media sono finalizzate a
suscitare scalpore nell'immediato, e non si basano su dati scientifici,
grazie anche rapporti e conferenze che mettono in campo più la politica che
la scienza»: così Brambati ha commentato la visione ecocatastrofista del
ministro Alfonso Pecoraro Scanio, peraltro poi contestati dal climatologo
Franco Prodi. Si dice che gli anni '90 siano stati i più caldi dell'ultimo
secolo, mentre la tabella delle temperature mondiali, assegna il primo posto
al 1934, e ai primi del novecento, l'industrializzazione portatrice di Co2,
era ancora in fasce. Questo vale anche per il lungo periodo caldo del
medioevo, contraddistinto da temperature notevolmente superiori a quelle
attuali.
«Certo che bisogna cercare di preservare l'ambiente, però non si possono
addossare tutti i mutamenti del clima all'effetto serra antropogenico -
aggiunge Brambati - l'aumento di Co2 a causa dell'uomo non va negato, ma la
sua influenza ridimensionata». Studiando le carote di ghiaccio - la cui
acqua intatta risale a milioni di anni fa - prelevate a oltre 3mila metri di
profondità dal lago Vostok nell'Antartide, è possibile ricostruire le
variazioni climatiche di migliaia di anni fa. L'analisi delle bolle di
ghiaccio al loro interno, hanno dimostrato che ci sono sempre state
variazioni nella concentrazione di Co2, a seconda degli aumenti o
diminuzioni delle temperature, che avvenivano senza bisogno di alcun
intervento umano.
Patrizia Piccione |
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Rigassificatori in golfo |
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Non crediamo assolutamente che
la proposta della Tge Gas Engineering sia una cosa seria e tantomeno
fattibile, se non in probabile funzione dimostrativa ai cosiddetti «nimbisti»
di Trieste con cui si vorrebbe lanciare un preciso messaggio: «Vedete che
cosa sta accadendo? Rischiamo di perdere il rigassificatore a Trieste e ce
lo fanno a Capodistria».
Abbiamo iniziato dicendo che non crediamo nella veridicità del programma né
che sia una cosa seria: sia lo Stato sloveno che quello croato hanno
ripetutamente detto «no» ai rigassificatori proposti a Trieste. Sarebbe
inesprimibile qualsiasi valutazione sul comportamento dei responsabili dei
governi sloveno e croato se tutto il loro negativo affermare contrarietà
alle iniziative italiane nel Golfo di Trieste, si capovolgesse
all’improvviso passando sulla testa di tutti i cittadini, sulla moralità
dell’impegno «contro», sulla coerenza comportamentale.
Chi scrive, seguito ed elogiato insieme agli altri componenti il Comitato,
per la dura, specifica e integerrima lotta fin qui portata avanti contro i
programmatori d’ingiustizia e di prefigurato, quanto interessato progresso,
nel segno esclusivo degli interessi di casta, è notoriamente presente sul
«mercato» ambientale (con specifico riferimento al pericolo del terrorismo
internazionale), in armonia con il suo sostanziale atteggiamento
«agnostico», verso qualsiasi espressione o movimento che non tenga nel
dovuto rispetto i rigori comportamentali verso la libertà, la democrazia e
la relativa giustizia che sono alla base delle regole fondamentali cui deve
ispirarsi una società democraticamente avanzata e libera.
Nell’articolo apparso su «Il Piccolo» ci sono, tuttavia, due passaggi
rassicuranti: il riferimento a fonti governative secondo le quali il «no»
all’iniziativa sarebbe scontato e, a fine articolo si evidenzia ciò che già
sapevamo: il giudizio di Marko Starman, segretario di Stato presso il
ministero per l’Ambiente e responsabile del gruppo interministeriale
incaricato di valutare la proposta, il quale afferma che il rigassificatore
nel Porto di Capodistria non ha grandi possibilità di essere approvato.
Ricordiamo alfine il «clamoroso lapsus freudiano» in cui è incappato il
portavoce della società nel punto in cui afferma che «la tecnologia adottata
sarebbe decisamente meno inquinante di quella prevista dai progetti Endesa e
Gas Natural nel golfo di Trieste». Meno inquinante, significa comunque
inquinante, anche se meno di quella molto inquinante degli impianti previsti
a Trieste.
Bravo Puklavec, continui pure così. Ce ne racconti qualche altra sulla
sicurezza: sia quella dovuta alla movimentazione marittima all’interno del
golfo minuscolo di Koper e di possibili pericoli dovuti ad accadimenti
incidentali o per mano del terrorismo internazionale.
Arnaldo Scrocco - Comitato per la salvaguardia del Golfo di Trieste |
IL PICCOLO -
VENERDI', 12 ottobre 2007
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Creata l’unità
di crisi per la Ferriera - Maxivertice in Regione: gli enti siglano un
protocollo. Dipiazza: a fine mese, con i risultati in mano, convoco io un
tavolo |
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Il
coordinamento vigilerà su smog e salute pubblica e avrà tutti i dati sotto
controllo |
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Una megariunione ogni settimana,
a partire dalla prossima, in cui passare al setaccio ciascuno le proprie
novità ed evidenze sulla Ferriera. Un protocollo, da tutti firmato, che
fissa compiti, intenti, obiettivi e procedure comuni in tema di rilevazione
e conferma dei dati ambientali e che ribadisce con accento definitivo la
priorità della salute degli abitanti di Servola. E una informazione
«concordata» e univoca da dare ai cittadini. Il summit sulla Ferriera
organizzato ieri mattina dall’assessore regionale all’Ambiente, Gianfranco
Moretton, e durato quasi quattro ore, si è rivelato un capolinea
(temporaneo) dal quale tenere a briglia la sempre più scottante e scomoda
questione della fabbrica siderurgica a fronte dei dati di inquinamento
accertati nelle strade del rione e alle ultimative intenzioni del sindaco di
procedere a chiusura se la situazione non migliora. Ieri stesso peraltro,
mentre in Regione si scambiavano coincilianti parole, la Lucchini-Severstal
ha depositato al Tar un ricorso in cui rigetta tutte le ordinanze del
sindaco, successive alle note di richiamo dell’Azienda sanitaria e alle
analisi del Cigra disposte dal magistrato. Dunque la storia continua.
All’assessorato sono arrivati ieri di buon’ora, alle 8.30, Dipiazza con
l’assessore Bucci, il prefetto Balsamo, la presidente della Provincia
Poropat con l’assessore Barduzzi, il direttore sanitario dell’Azienda
sanitaria Reali coi dirigenti del Dipartimento di prevenzione,
l’amministratore delegato della Lucchini-Severstal, Rosato, il direttore
dell’Associazione industriali, Battilana, i segretari provinciali di Cgil,
Cisl e Uil e altre sei sigle sindacali, Pierluigi Barbieri e Ranieri Urbani
del Consorzio Cigra (delegati dal pm Federico Frezza), dirigenti dell’Arpa e
della Direzione regionale Lavori pubblici, il presidente della quarta
commissione regionale (Urbanistica) Drossi Fortuna.
Un gran parterre. E il risultato, dopo discussioni e qualche affilata
scaramuccia - che si propaga anche fuori - è stato infine accettato come
utile e credibile da ognuno dei partecipanti, contenti infine di discostarsi
da una solitudine istituzionale che finora ha portato esiti sconsolanti,
emergenze, proteste. Ma di cui Dipiazza si mantiene la fetta di pertinenza:
«Ho rispiegato la situazione, e ho detto che quando a fine mese avrò i
risultati delle analisi di settembre che stiamo attendendo, allora un tavolo
lo convoco io con la domanda: e adesso che si fa?».
Bucci, che è rimasto in Regione più a lungo perché il sindaco aveva
appuntamento con Illy, rincara: «Riunione e protocollo sono un’ottima cosa,
si vede adesso che il problema non è solo del Comune, ma se poi ci
ritroviamo con la situazione allarmante che sappiamo, il sindaco è
determinato, e dice ’’chiudo’’. E anche i sindacati - commenta l’assessore -
hanno mantenuto in questo senso un atteggiamento estremamente responsabile».
L’ipotesi di dover fronteggiare una cessazione di attività non è esclusa
nemmeno da Drossi Fortuna: «Se i dati certificati secondo questo nuovo modo
di procedere che ci si è dati saranno drammatici, c’è poco da fare, la
Regione dovrà allora occuparsi del salvagente per i lavoratori».
Moretton ha definito «collaborativa» la posizione dell’azienda che si
appresta a fine ottobre a un altro esame: quello per ottenere la richiesta
Valutazione integrata d’impatto ambientale. «In quella sede - aggiunge - i
vari enti valuteranno la corrispondenza tra le norme di legge e prenderanno
le determinazioni del caso, c’è la garanzia che le istituzioni seguono il
caso con competenza e serietà».
Non per questo però è nato ieri il «pensiero unico». Anzi. Per prima cosa è
giunta al Comune nel pomeriggio notizia che la Lucchini-Severstal proprio
ieri ha impugnato al Tar tutte le ordinanze del sindaco. L’assessore Bucci
se ne dice scandalizzato: «Al mattino in Regione come colombe, e poi salta
fuori questa novità, ma che buon gusto, perfino. Vedremo alla prossima
riunione: se l’azienda ci va col cannone, io porterò la mitraglia».
Barduzzi poi ha ribadito l’intenzione della Provincia di monitorare in
continuità l’emissione dei camini, ma Barbieri del Cigra ha contestato: «E’
la cokeria che produce inquinanti, non i camini, se restiamo ai camini non
affrontiamo il problema». E sempre Bucci accusa la collega di «voli
pindarici» e le manda a dire bruscamente: «La Provincia non è una
cooperativa di spazzacamini». E anche: «Perché adesso vuole occuparsi
dell’inquinamento del mondo intero e non di quello specifico? Forse - si
risponde - perché a fine anno le competenze di verifica torneranno alla
Regione, e quindi preferisce un blando profilo basso fino a quella data». Ma
lo stesso Moretton non ignora il punto di vista: «Alla Ferriera pesano
fattori storici, ma anche derivanti da inquinamento più generale». E
aggiunge: «Le analisi comunque non sono finite, la stessa Procura deve farne
delle altre».
Ma il Comune, pur oggi contornato da collaborazioni e regia, continua a
mantenersi in prima linea e Bucci, che comunque definisce «insperata»
l’attenzione che ieri è stata da tutti dedicata al problema ribadisce:
«L’azienda rigetta tutte le ordinanze, come autodifesa in senso commerciale
lo posso anche capire, uno protegge il proprio capitale, ma c’è in questo
modo di fare un’arroganza incredibile, anche umanamente parlando: per la
gente gli agenti inquinanti hanno conseguenze ben gravi».
Gabriella Ziani |
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FERRIERA - I
legali della società: «Centraline irregolari» - Gli avvocati chiedono
l’annullamento delle tre delibere firmate da Dipiazza |
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Nel ricorso
depositato al Tar: «La relazione del Cigra del 29 marzo scorso è in aperto
contrasto con la normativa vigente» |
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Nell’atto
depositato ieri la «Servola Spa» rende noti per la prima volta i livelli di
benzoapirene misurati annualmente a partire dal 2002 |
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«Le centraline del Cigra che
hanno misurato il benzoapirene, sono state collocate in via dei Giardini e
in via San Lorenzo in Selva, nei pressi della stazione ferroviaria di
Servola: queste due posizioni sono state adottate senza chiarire in alcun
modo i criteri di scelta. Ecco perché la relazione del Cigra del 29 marzo
2007 si presenta in aperto contrasto con la disciplina in vigore».
E’ questo uno dei punti più significativi del ricorso presentato ieri al Tar
dai legali della Ferriera di Servola. Gli avvocati Guido Barzazi e Giovanni
Borgna, con questo atto chiedono ai giudici amministrativi di annullare le
tre delibere firmate dal sindaco Roberto Dipiazza il 28 giugno e il 12 e 19
luglio 2007. Nei tre documenti veniva e viene ordinato alla «Lucchini Spa» e
alla «Servola Spa» di «far cessare immediatamente le emissioni inquinanti e
in particolare quella di polveri, benzene e idrocarburi policiclici
aromatici prodotte della cokeria, attuando tutti gli adeguati interventi
necessari allo scopo, anche incidendo sul ciclo produttivo della stessa
cokeria».
Il gruppo siderurgico con questa iniziativa di tutela ha voluto ricordare a
tutte le autorità gli impegni assunti e i lavori già avviati per abbattere
le emissioni dello stabilimento. Il piano è stato concordato con la Procura
nell’ambito di un procedimento penale ancora in corso. Ma il gruppo Lucchini
ha inteso anche sottolineare che molte norme non sarebbero state rispettate
nel compiere le misure sulle polveri, sul benzene e sul benzoapirene che
tanto scalpore stanno suscitando. La lettura delle misure sarebbe stata
falsata da un posizionamento non rispettoso dei parametri indicati dalla
legge. Ad esempio la lettura del livello di benzene sarebbe stato
influenzato dal ripetuto passaggio di treni trainati da motrici diesel. La
centralina, secondo il ricorso, non doveva essere installata accanto ai
binari della stazione di Servola.
Nell’atto depositati ieri la «Servola Spa» rende noti per la prima volta i
livelli di benzoapirene misurati a partire dal 2002 dalle centraline poste
per controllare l’attività della centrale Elettra, in via Pitacco, in via
Svevo e a Muggia. Quella di via Pitacco si trova a 260 metri dalla cokeria
della ferriera. Nel 2002 la media annuale del penzoapirene è stata di 1,08
nanogrammi per metro cubo d’aria; nel 2003 di 1,06; nel 2004 di 0,96; nel
2005 di 0,88 e nel 2006 di 0,86. Presenze decrescenti che nessuna delle
amministrazioni locali ha mai contestato, nè nei risultati, nè nei metodi di
rilevazione. E questi dati di Elettra sono molto diversi da quelli raccolti
dal Cigra nella scorsa primavera, dati che hanno innescato le tre ordinanze
del sindaco e le numerose e allarmate prese di posizione..
Ma non basta. La «Servola Spa» sostiene che il sindaco ha poteri in materia
di igiene pubblica ed emergenza sanitaria solo qualora sussistano situazioni
di eccezionalità e imprevedibilità. «Il potere di ordinanza concretamente
esercitato dal sindaco di Trieste tra giugno e luglio, risulta privo di
qualsiasi concreta giustificazione».
Claudio Ernè |
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FERRIERA - Rc:
«Non si può dare altro tempo all’azienda» |
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«Sulla base del protocollo
firmato oggi (ieri, ndr), tenendo conto dei dati del Cigra, dell’Arpa e dei
test che faranno i tecnici del ministero, la chiusura della Ferriera
potrebbe avvenire entro l’anno». Ad affermarlo è il segretario provinciale
di Rifondazione comunista, Igor Kocijancic, che annota poi come «ormai tutti
non possono cavarsela dando altro tempo all’azienda».
Il segretario di Rc guarda già a quello che potrebbe essere il quadro in un
futuro prossimo, sottolineando che «bisogna capire in termini molto
operativi e stretti cosa si farà dei lavoratori», e in relazione al
riutilizzo dell’area ricorda che «non esistono finanziamenti statali per la
bonifica».
Kocijancic non si esime poi da lanciare precise accuse alle istituzioni sui
ritardi nell’affrontare il nodo Ferriera: «Se tutti avessero operato nel
senso che si era detto nel 2003 – rileva – oggi ci sarebbe una proposta per
il dopo-chiusura dello stabilimento. Adesso c’è invece il pericolo che la
Ferriera venga chiusa con un anno di anticipo sui tempi previsti. E’ un
problema – conclude – di difficilissima soluzione, che richiede interventi
tempestivi. Quella tempestività che è mancata in tutti questi anni».
Rc aveva del resto ribadito l’allarme sul futuro dello stabilimento di
Servola già nel giugno scorso, con un volantino. «La Severstal-Lucchini – si
legge – chiuderà lo stabilimento: lo avevamo affermato pubblicamente dopo
aver letto il piano industriale 2006-2008. Il possibile proseguimento
dell’attività legato a un andamento favrevole del mercato dell’acciaio è
stato smentito dai fatti e dalle decisioni aziendali». |
Piano parcheggi in
aula Verso il rinvio al 24 ottobre
La discussione del piano parcheggi è
all’ordine del giorno del Consiglio comunale di lunedì, ma quel giorno stesso i
capigruppo ne formalizzeranno il rinvio alla successiva seduta, programmata per
mercoledì 24 ottobre. Con questa decisione si è conclusa ieri la discussione da
parte della commissione urbanistica, alla quale il documento è stato illustrato
dall’assessore Maurizio Bucci e dai dirigenti comunali. Il rinvio costituisce
una mediazione tra Forza Italia e Lista Dipiazza, pronte a portare in aula il
piano, e lo schieramento trasversale composto dal centrosinistra - che con il Ds
Fabio Omero ha chiesto per primo il posticipo - e An. Nessun bastone tra le
ruote di chicchessia, ha precisato la capogruppo dei finiani Alessia Rosolen:
solo la volontà di avere più tempo per stendere emendamenti da presentare.
A proposito di emendamenti: Forza Italia, con il capogruppo Piero Camber, non
annuncia osservazioni ma esprime «qualche dubbio» da chiarire sulla novazione
secondo cui la Riccesi spa, che nel 2002 non potè costruire il parcheggio di
piazza Ponterosso, dovrebbe edificare i contenitori di largo Roiano, via Tigor e
via del Teatro Romano: struttura questa che il sindaco Dipiazza ha già
annunciato destinata a non essere realizzata. In questo senso l’Udc Roberto
Sasco annuncia di volere chiedere di espungere il parcheggio dal piano. An, dice
Rosolen, insisterà sulla richiesta di coinvolgere nella realizzazione delle
strutture l’Amt (detenuta all’87,4% dal Comune) e di indurre l’assessorato a
«vigilare» affinché le imprese realizzino contenitori in più aree cittadine, non
solo in quelle più economicamente appetibili (richiesta questa giunta, in altri
termini, anche da Iztok Furlanic di Rifondazione comunista). An chiederà anche
la possibilità di prevedere forme di agevolazioni per i residenti, mentre i Ds
con Omero puntano a chiedere attenzione alla riqualificazione urbanistica delle
piazze soprastanti i parcheggi.
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Da Barriera a
San Giacomo Assemblea su traffico e park - Il 23 la riunione promossa dalla
Quinta circoscrizione |
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Il traffico caotico di Barriera
Vecchia, tra vie interdette al traffico per i cantieri aperti, sensi unici e
divieti di sosta. Oppure la questione di San Giacomo e della sua rotatoria,
risolta in questi giorni con i parcheggi per il carico scarico. O ancora la
galleria di largo Mioni, che malgrado le rassicurazioni del sindaco Roberto
Dipiazza e quelle recentissime dell’assessore ai lavori pubblici, Franco
Bandelli - «La galleria non si farà» - ha prodotto ben mille firme contrarie
all’intervento, del quale gli agguerritissimi abitanti del quartiere proprio
non vogliono sentire parlare.
In una assemblea pubblica, intitolata «Viabilità. Posteggi e traffico nella
quinta circoscrizione» prevista per il giorno 23 ottobre alle 17.30 nella
casa parrocchiale di Campo San Giacomo (con ingresso in via Gramsci) si
affronteranno tutti questi e altri problemi, dando voce ai cittadini che
potranno far valere le loro opinioni. Verrà invitato anche il sindaco
Roberto Dipiazza.
L’iniziativa non a caso è promossa dalla Quinta circoscrizione, che
comprende il cuore nevralgico cittadino per quanto riguarda i problemi della
viabilità, con Barriera Vecchia e San Giacomo, zone densamente abitate e
frequentate anche dal punto di vista commerciale. Spiega il vice presidente
del parlamentino rionale Antonio Lippolis: «Al di là dei problemi della
rotatoria e del traffico in generale di San Giacomo, sono in questo momento
di grande attualità le problematiche di Barriera Vecchia per la sua
vivibilità caotica».
Capita spesso infatti che in circoscrizione arrivino le proteste degli
automobilisti per la chiusura indeterminata di alcune strade, come ad
esempio la via Foscolo: «Questa via è off limits da oltre dieci giorni -
continua Lippolis - e pare che così resterà sino a dicembre. Noi vorremmo
sapere qualche cosa di più preciso anche perché ci sono tante lamentele per
i disagi, visto che viene a mancare una direttrice che dall’Ospedale porta
verso via Oriani».
Nei giorni scorsi analogo problema era stato sollevato dal consigliere
circoscrizionale Corso, il quale chiedeva una viabilità diversa per la via
Pascoli, che in discesa (verso città) si può percorrere solo per un piccolo
tratto. «Perché non far svoltare le auto sulla via d’Azeglio, soluzione che
semplificherebbe il percorso e eliminerebbe alcune gimcane?», aveva chiesto. |
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San Luigi, un
questionario sul piano del traffico - Fra le proposte discusse con
l’assessore Bucci diversi sensi unici per raggiungere via Rossetti |
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I moduli con
cui i cittadini possono esprimere i loro giudizi sono disponibili in diverse
associazioni e nelle parrocchie della Circoscrizione
Un anello attorno alla chiesa di
San Luigi e diversi sensi unici per raccordarsi con la zona di via Rossetti
sono le ultime proposte per il nuovo piano del traffico particolareggiato,
di cui si è discusso l’altra sera nella Circoscrizione di San Luigi,
Chiadino, Rozzol con l’assessore al traffico Maurizio Bucci.
A latere c’è da registrare anche qualche strascico della polemica tra il
presidente della Circoscrizione Gianluigi Pesarino Bonazza e quello di
Camminatrieste, Sergio Tremul.
«Sull’ormai famoso supermercato da realizzare a San Luigi, l’azione della
Circoscrizione e quella delle istituzioni è del tutto propositiva, ma non
possiamo agire al posto degli investitori privati che dovrebbero farsi
avanti e che invece, a quanto pare, tentennano». Risponde così il presidente
della Sesta circoscrizione, Gianlugi Pesarino Bonazza, alla recente denuncia
dell’associazione Coped Camminatrieste, che ha sollevato il problema del
supermercato e non solo.
Bonazza specifica ancora che questa estate, per quanto riguarda la
realizzazione di un mercato rionale, si era fatto un sopralluogo con
l’assessore Rovis in alcune aree definite «papabili» e suggerite dal
consigliere Miani, vicino al ricreatorio Lucchini e via Archi. A breve si
farà inoltre un nuovo sopralluogo, con i vigili urbani del settore mercati,
anche nella zona posta all’ingresso del parco Farneto.
Ma la polemica non finisce qui. Ribatte ancora Bonazza all’associazione dei
pedoni: «La realizzazione del piano del traffico è imminente e la sua
attuazione non avverrà di certo tra un paio di anni come sostiene Sergio
Tremul».
Proprio per affrontare il tema del piano del traffico particolareggiato, e
partecipato, come detto si è svolto l’altra sera un incontro nella sede
della Circoscrizione con l’assessore al traffico Maurizio Bucci.
In questi giorni, infatti, in alcune realtà della Circoscrizione, fra cui le
Acli e le parrocchie, sono disponibili i questionari con cui i cittadini
possono suggerire soluzioni e modifiche alla viabilità.
Analoga filosofia partecipata è già stata attuata a San Vito, San Giacomo e
Borgo San Sergio. «La raccolta e un primo vaglio dei questionari - spiega il
presidente - dovrebbe avvenire entro la fine di dicembre. Intanto,
nell’incontro dell’altra sera si è prospettata anche un’assemblea pubblica
che terremo per discutere sulle proposte dei cittadini e su quelle della
stessa circoscrizione».
Fra ipotesi scaturite l’altra sera anche la trasformazione a senso unico di
alcune strade particolarmente strette ed impervie, come via dei Porta, via
Buonarroti e via dell’Eremo. L’ultima parola spetterà comunque agli abitanti
di queste zone.
Daria Camillucci |
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Il Coped:
«Troppi ostacoli per i ciechi in centro» - CamminaTrieste lancia l’allarme
attraverso la testimonianza di Fernanda Flamigni |
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Spazi
occupati sui marciapiedi, mezzi parcheggiati sulle pedonali, tasti
semaforici piazzati male
Il centro cittadino è sempre più
difficile da vivere per le persone diversamente abili, con ostacoli e
barriere spesso insormontabili. E’ il grido d’allarme lanciato dal Coped
CamminaTrieste Camminacittà, supportato dalla testimonianza di Fernanda
Flamigni, non vedente, che collabora con il comitato e che in un testo
presentato ieri racconta tutti i disagi quotidiani affrontati attraversando
le strade o semplicemente utilizzando l’autobus.
Fernanda rileva i problemi riscontrati agli attraversamenti pedonali, ai
semafori, nel trasporto pubblico, nei parcheggi e nell’utilizzo del sistema
di guida a raggi infrarossi, con la disponibilità ancora ridotta di
ricevitori con i quali girare in città e sui bus.
«Vorrei proporre al Comune tante soluzioni – spiega Fernanda, che fa parte
anche del Gruppo Beppe Grillo Trieste per la mobilità - vorrei che sui
marciapiedi venissero segnalate e delimitate chiaramente le aree occupate da
tavolini e sedie, per non sbatterci contro. Mi piacerebbe trovare liberi gli
attraversamenti pedonali, senza auto o scooter ad ostacolare il passaggio.
Le mattonelle tattilo-plantari e le pedane non sono ben fatte in diversi
punti della città – sottolinea – ad esempio in piazza Goldoni o in via
Polonio sono ottime per chi utilizza la carrozzina, ma noi non vedenti ci
ritroviamo sulla strada senza accorgerci che il marciapiede è finito: è
pericoloso. Quando vogliamo attraversare una via inoltre il tasto per la
chiamata del verde non è vicino al percorso tattile, non lo troviamo».
Fernanda sottolinea come l’obiettivo sia quello di arrivare a soluzioni non
costose o complicate, ma semplici ed efficaci. «Basta ripensare alla
posizione delle mattonelle e dei tasti semaforici – suggerisce – alla luce
del mancato funzionamento di alcuni percorsi con i segnali a infrarossi,
installati anni fa ma attualmente non tutti attivi».
Un altro problema sollevato da Fernanda è l’utilizzo degli autobus, che
spesso costituiscono un problema sia per i non vedenti che per i disabili
con handicap fisici. «So che chi è in carrozzina non riesce sempre a salire
facilmente sui mezzi pubblici – ricorda – e per i non vedenti le difficoltà
crescono. Io ad esempio non capisco il numero della linea in arrivo e la
fermata dove scendere. Chiedo che vengano quindi posizionati annunci vocali
esterni e interni. Voglio sottolineare che il sistema infrarossi, che è
stato predisposto, non è utilizzabile quando un autobus è affollato. Infine,
anche per gli ipovedenti il viaggio è duro: nei nuovi bus i pali sono grigi
e non riescono a notarli, inoltre mancano appigli in alto, fondamentali per
noi che li utilizzavamo per arrivare in tutta sicurezza all’uscita».
Sui sistemi a infrarossi inoltre Fernanda evidenzia che gli strumenti
adottati dal Comune e quelli scelti dalla Trieste Trasporti appartengono a
due ditte diverse, con la conseguente necessità di trasmettitori differenti
in mano ai non vedenti.
Il Friuli Venezia Giulia in più, ricorda, è l’unica regione ad aver adottato
tale tipo di sistema, inutilizzabile dai ciechi che arrivano da altre zone
d’Italia.
Micol Brusaferro |
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La Provincia
vara 5 itinerari per riscoprire il territorio - Oggi e domani prende avvio
la prima iniziativa |
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TRIESTE Tra ottobre 2007 e
maggio 2008 la Provincia di Trieste presenta una serie d’itinerari turistici
alla scoperta del ricco territorio triestino, in occasione di alcuni dei
principali eventi sportivi e culturali dei prossimi mesi.
Si comincia in occasione della Barcolana con cinque itinerari proposti in
due giorni, oggi e domani, che toccano tutti i comuni della provincia.
Promuovere il territorio della Provincia di Trieste nel suo complesso,
valorizzare le zone meno conosciute, ottimizzare l’occasione delle
manifestazioni locali di maggiore successo, migliorare la conoscenza della
provincia, sostenere la promozione dei prodotti tipici dell’enogastronomia,
favorire, a medio-lungo termine, l’indotto economico dello sviluppo
turistico: sono le idee-guida che sottendono al progetto di promozione
territoriale realizzato dalla Provincia di Trieste con l’organizzazione di
Ape Giramondo, società che sviluppa progetti e consulenze di turismo
sostenibile. Gli «Itinerari turistici per la promozione del territorio»
nascono per intercettare l’interesse di quanti si trovano a Trieste per
importanti eventi sportivi, culturali e ricreativi (la Barcolana, la
Bavisela, il periodo pasquale e le festività del 25 Aprile e del 1 Maggio,
il Trieste Film Festival), ma anche di cittadini di Trieste e della regione
vogliano approfondire la conoscenza del ricco entroterra triestino, su rotte
che attraversano natura, gusto, storia, scienza. Sono in tutto cinque gli
itinerari turistici gratuiti tra mare e Carso realizzati nel territorio
provinciale con l’ausilio di un mezzo di trasporto collettivo. La prima
occasione è offerta dalla Barcolana: tra la mattina e il pomeriggio di oggi
e domani, infatti, gli interessati potranno approfittare di queste variegate
proposte.
Tre gli itinerari proposti oggi con ritrovo alle 9 in piazza Unità partenza
per il primo tour, «Il Carso»: mondo in superficie e mondo sotterraneo, con
visita al Giardino botanico Carsiana, la Grotta Gigante e la Casa Carsiana,
dove sarà realizzata una degustazione di prodotti; sempre da piazza Unità
alle 14 partirà il tour «La scienza da vicino», con una visita guidata ad
uno dei laboratori dell’Area Science Park e una passeggiata nella Riserva
naturale della Val Rosandra: anche in questo caso l’escursione sarà conclusa
con degustazione di prodotti tipici. Sempre alle 14 la Stazione centrale
sarà luogo di ritrovo per l’itinerario «Viaggio nel tempo», visita guidata
nel Carso triestino dalla Rocca di Monrupino, al sentiero Rilke con una
passeggiata spettacolare all’interno della Riserva naturale delle Falesie di
Duino, sosta e degustazione di prodotti tipici.
Per domani, invece, saranno due le proposte offerte a cominciare dalle 9,
quando da Piazza Unità partirà la visita a «Borghi basiliche e frantoi»,
itinerario che toccherà il centro di Muggia per conoscere le caratteristiche
della cittadina veneta, per spostarsi poi a un frantoio di San Dorligo della
Valle, con degustazione finale. Alle 14 da piazza Oberdan partirà, invece,
l’itinerario «Guardando il Golfo dall’alto»: partendo dal centro di Trieste
con il pullman, una passeggiata naturalistica lungo il sentiero Cobolli,
osservando Trieste dall’alto. Seguirà una visita alla Casa Carsica di
Rupingrande, con una degustazione di prodotti tipici. |
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Riserva
naturale della Val Rosandra: nuovi incontri con le frazioni |
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SAN DORLIGO Si è tenuta nei
giorni scorsi a Bagnoli Superiore, al Rifugio Premuda, la seconda delle sei
riunioni con la popolazione promosse dal Comune di San Dorligo della Valle
per il coinvolgimento dei cittadini sulle attività legate alla gestione
della Riserva naturale della Val Rosandra. La riunione era rivolta solo ai
cittadini delle frazioni di Botazzo, Bagnoli della Rosandra e Bagnoli
Superiore, poiché le altre frazioni saranno coinvolte in altri incontri
nelle settimane successive, secondo un calendario inviato a tutti i
cittadini.
L'assessore Stravisi spiega: «Anche questo incontro aveva come obiettivo la
presentazione delle iniziative che il Comune intende attivare per gestire la
Riserva naturale regionale e sollecitare ogni gruppo di popolazione a
individuare uno o più "portavoce" che facciano da tramite tra il proprio
gruppo e il Comune, consentendo il costante aggiornamento su ogni azione
intrapresa. Come a Dolina i cittadini hanno colto l'occasione per esprimere
le proprie opinioni, anche su argomenti che vanno al di là della gestione
della Riserva. Sono state fornite le risposte ai quesiti posti». Il prossimo
incontro si terrà martedì 16 ottobre alle 19.30 alla Locanda Mario, Draga
Sant'Elia, per le frazioni di Draga S. Elia, Draga, Grozzana, Pesek, San
Lorenzo. |
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Pronta la
guida interattiva della flora della Val Rosandra |
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SAN DORLIGO DELLA VALLE Nasce la
prima guida interattiva della flora della Val Rosandra. Sarà presentata
lunedì alle 10 al convegno «La flora della Val Rosandra» che si svolgerà al
Comune di San Dorligo. Il progetto nasce a seguito della nomina del Comune
quale gestore della Riserva naturale della Val Rosandra: una delle
iniziative promosse dall’amministrazione per valorizzare la Riserva è
proprio la creazione di uno strumento informatico che permetterà alle
persone di passeggiare nella Valle potendo identificare piante e fiori
tenendo in mano un palmare o un telefonino.
La nuova guida interattiva è realizzata in collaborazione con docenti
universitari e il progetto europeo «Key to Nature». Grazie a un sistema
informatizzato che privilegia caratteri facilmente riconoscibili anche da un
principiante chiunque, passeggiando in Val Rosandra, potrà trovare il
corretto nome scientifico di una pianta. Sarà uno strumento utile a
studenti, appassionati e amanti della natura. Si potranno poi creare pagine
Web semplificate dedicate a siti di particolare interesse o progetti
didattici per le scuole. La guida è disponibile in cinque lingue (italiano,
sloveno, inglese, tedesco e spagnolo) e presto in francese. Sarà reperibile
al Centro visite. A breve attivo il sito Internet della Riserva: sarà
possibile scaricare gratis anche una versione della guida per palmari e
telefonini di ultima generazione: si potrà così utilizzarla direttamente sul
campo. Da lunedì sarà già possibile consultarla al sito www.dryades.eu. |
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Corridoio 5,
la Ronchi-Trieste costa 1,7 miliardi A luglio il progetto, nel 2013 l’avvio
dei lavori |
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Le
previsioni di spesa dell’infrastruttura in uno studio della società di
consulenza inglese Scott Wilson presentato all’Ince
TRIESTE Un miliardo e 700
milioni di euro: queste le risorse che serviranno per la costruzione della
tratta ferroviaria del Corridoio 5 Ronchi sud-Trieste, ovvero quella sezione
della Trieste-Divaccia compresa tra l’Isonzo e l’ospedale di Cattinara.
L’indicazione di spesa per realizzare questa porzione dell’immenso corridoio
paneuropeo che collegherà, presumibilmente entro il 2025, Lisbona a Kiev,
deriva, come confermato dall’assessore regionale alle Infrastrutture
Lodovico Sonego, dai dati contenuti nel progetto preliminare dell’opera. Ma
la conferma arriverà il prossimo luglio, quando verrà concluso lo studio di
fattibilità della Trieste-Divaccia, finanziato dal programma di cooperazione
transfrontaliera Interreg IIIA Italia-Slovenia, che darà il via libera alla
realizzazione del progetto esecutivo e, infine, all’inizio dei lavori, che
potrebbero essere avviati entro il 2013.
Questi sono alcuni dati relativi alla tratta triestina del Corridoio 5,
emersi ieri nella sede dell’Iniziativa Centro-europea (Ince), durante la
presentazione dello «Studio strategico per lo sviluppo del Corridoio 5»,
elaborato dalla società di consulenza britannica Scott Wilson per conto
dell’Ince e del Segretariato permanente del Corridoio 5 (illustrato nel
pomeriggio anche a Lubiana). Si tratta del primo studio europeo che fornisce
dati precisi su quello che sarà l’impatto economico, sociale e ambientale
della costruzione e dell’uso della nuova infrastruttura su due macro-aree:
Fvg e Veneto da una parte e Slovenia dall’altra. Dati che dimostrano che
entro il 2045, grazie alla realizzazione del Progetto prioritario numero 6
(ovvero il tratto ferroviario del Corridoio V che unirà Lione, Torino,
Milano, Trieste, Capodistria, Lubiana e Budapest, per complessivi 39
miliardi di euro) porterà «enormi vantaggi sul fronte economico, ambientale
e occupazionale» anche per il Friuli Venezia Giulia. Tra questi, ad esempio,
la diminuzione del 4,5% del traffico su gomma nell’area compresa tra Veneto
e Slovenia (previste 40 mila autovetture in meno all’anno) e l’aumento del
25% di quello su rotaie per il trasporto merci e del 10% per i passeggeri
(ce ne saranno 440 mila in più ogni anno sui treni), che porterà a un forte
calo dell’inquinamento (33,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica in
meno) e degli incidenti stradali, con un risparmio di costi sociali pari a
1,1 miliardi di euro. Oltre a una crescita del pil di queste regioni di 8,6
miliardi di euro e alla creazione di 116 mila nuovi posti di lavoro, nel
settore legato alla movimentazione delle merci, sia terrestre che portuale:
entrambe conseguenze della rivoluzione infrastrutturale che permetterà di
potenziare (attraverso la maggiore capacità trasportistica e l’accorciamento
dei tempi di viaggio) i collegamenti e gli scambi commerciali sia con l’Est
Europa che con l’Italia Nord Occidentale e la Francia, e che rappresenterà
quell’efficiente rete di collegamento che oggi manca ai porti dell’alto
Adriatico per essere più competitivi a livello internazionale. «Si tratta di
benefici enormi – hanno spiegato ieri il direttore generale dell’Ince Harald
Kreid e il direttore del Segretariato permanente del Corridoio 5 Giuseppe
Razza – che per la prima volta vengono messi nero su bianco da una ricerca e
consegnati alla classe politica, che deve capire l’urgenza di procedere
velocemente con la costruzione del corridoio paneuropeo». Parole condivise
dall’assessore Sonego: «Negli ultimi anni abbiamo fatto passi da gigante –
ha affermato -. Basti pensare che all’inizio del 2004 la realizzazione del
Corridoio 5 nella zona di confine tra Italia e Slovenia non rientrava
nemmeno nella programmazione comunitaria. Oggi, invece, si cominciano a
delineare tempi, costi e vantaggi che questa grande infrastruttura
ferroviaria avrà anche nella nostra Regione».
«Vantaggi che grazie a questo studio, che è molto serio e attendibile,
risultano evidenti. Il Corridoio 5, per l’Italia, è fondamentale – ha
aggiunto Sonego -. I finanziamenti necessari per la nascita di questa
infrastruttura, dal confine con la Francia a quello con la Slovenia, sono
già stati stanziati per un terzo dell’opera».
Elisa Coloni |
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Il Wwf: Prodi
non firmi il nuovo protocollo |
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TRIESTE «Prodi non firmi l'atto
aggiuntivo al Protocollo di intesa per il Friuli Venezia Giulia dell'ottobre
2006, predisposto da Illy»: lo chiedono Wwf e Italia nostra. Le due
associazioni ambientaliste - informa una nota - hanno infatti scritto al
presidente del Consiglio, chiedendo una sostanziale revisione dei punti
critici del documento.
«Si tratta - ha spiegato Stefano Lenzi, responsabile dell'Ufficio
legislativo di Wwf Italia - di un documento che contiene solo un elenco di
nuove infrastrutture, perlopiù strade e autostrade, senza che venga fornito
alcuno studio di fattibilità economico-finanziaria, nè alcuna valutazione
ambientale strategica». |
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La Lega Nord:
«La giunta regionale risponda in aula sui rigassificatori»
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TRIESTE Interrogazione della
Lega con i consiglieri Violino, Follegote e Franz sulla questione dei
rigassificatori. «Preso atto che esistono due domande di altrettante società
(Endesa e Gas Natural) intenzionate a realizzare un rigassificatore nella
nostra Regione - scrivono i consiglieri - e ritenendo indispensabili massime
garanzie di affidabilità quando si tratta di energia, territorio e
rigassificatori chiediamo al presidente Illy e agli assessori affinché
riferiscano in Aula per spiegare: se le società proponenti abbiano fornito
gli approfondimenti richiesti dalla Regione per la valutazione di impatto
ambientale e quali siano, nel dettaglio, i contenuti degli approfondimenti. |
IL PICCOLO -
GIOVEDI', 11 ottobre 2007
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Ferriera,
scattano i controlli sui tumori - Test dell’Ass anche sul benzoapirene.
Nuovo monitoraggio dei camini. L’Arpa conferma i dati del Cigra |
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Oggi il
summit convocato d’urgenza in Regione e che vedrà attorno allo stesso tavolo
gli enti locali, medici, ricercatori e sindacati
Si stringe la pressione attorno
al caso della Ferriera di Servola e la riunione convocata stamattina dalla
Regione con tutti i protagonisti (tecnici e politici) probabilmente
dimostrerà che ognuno si è messo a correre anche nell’imminenza dell’arrivo
dei «verificatori» del ministero dell’Ambiente, i quali si riservano di far
intervenire i carabinieri del Noe se necessario.
Non solo il sindaco tiene pronta l’ordinanza di cessazione attività se i
dati d’inquinamento ambientale fuori ogni limite saranno a giorni confermati
su settembre, ma il Cigra e l’Arpa produrranno già lunedì prossimo le attese
e determinanti cifre che coincidono sui valori delle polveri sottili e del
benzoapirene in luglio, mentre la Provincia stamattina chiederà nell’ambito
delle competenze sulla verifica delle emissioni affidatele dalla Regione un
monitoraggio continuo e non periodico dei camini, con strumenti installati
dalla Lucchini-Severstal («finora comunque - dice l’assessore Ondina
Barduzzi, che sarà in Regione con la presidente Poropat - i doppi controlli
incrociati hanno sempre dimostrato assenza di sforamenti»).
L’Azienda sanitaria, dopo aver rivelato i ritardi burocratici che hanno
impedito un solerte avvio dello studio sull’eventuale accumulo di diossina
nella catena biologica si appresta a ricontrollare l’incidenza di tumori
nell’area di Servola, a riscrivere al sindaco una lettera di monito sui
rischi per la salute umana se le analisi di settembre riprodurranno la
situazione misurata tra gennaio e agosto, e anche a far partire lo studio
sulla presenza di benzoapirene nell’urina dei lavoratori della cokeria,
sospesa a suo tempo perché non probante in assenza di dati relativi al
territorio. Che adesso Cigra e Arpa hanno invece prodotto.
Di questo si parla nella riunione convocata dall’assessore all’Ambiente
Gianfranco Moretton e l’intento generale è di chiudere dati e correttivi in
un unico, leggibile paniere. Ieri mattina intanto il sindaco Dipiazza si è
incontrato con l’assessore regionale al Lavoro Roberto Cosolini e coi
segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil (Franco Belci, Luciano Bordin e
Luca Visentini). Ne è uscito un comunicato congiunto secondo cui «gli
obiettivi sono tre, la salute degli abitanti della zona e dei lavoratori
dello stabilimento, prevedendo per questi ultimi anche specifici controlli
medici; la richiesta di avere un sistema di rilevamento della qualità
dell’aria che sia univoco, in modo da poter contare su dati il più possibile
attendibili; infine, se i significativi sforamenti dovessero essere
confermati - chiude la nota - indifferibili misure che dovranno essere
applicate anche dall’azienda siderurgica».
Una posizione concordata, molto più prudente rispetto alla minacciata
chiusura della fabbrica ma il sindaco chiarisce: «Se i dati di settembre ci
confermeranno sforamenti di 90 rispetto ai limiti di uno, non c’è più trippa
per gatti, si deve chiudere, se saranno molto bassi si vedrà come migliorare
la situazione, importante è che per la prima volta si affronta seriamente la
faccenda, aspetteremo anche i dati del ministero, una settimana non cambia
la situazione».
Il pm Federico Frezza, invitato dalla Regione, non sarà presente. Ha inviato
una lettera al sindaco e manderà in rappresentanza i docenti del Cigra
(autori su sua richiesta delle indagini territoriali a Servola) Ranieri
Urbani e Pierluigi Barbieri, il quale ultimo si limita a dire: «Risponderemo
alle domande, quanto al fatto che si dicano non regolari le nostre analisi,
siamo un’unità di ricerca che fa le cose come si deve e abbiamo gli
strumenti che occorrono, metteremo comunque a confronto i dati».
«Importante è che se ci sono state sfasature si ricompattino - commenta
Mario Reali, direttore sanitario dell’Azienda sanitaria che oggi sarà in
Regione con il Dipartimento di prevenzione -, anche a fronte del fatto che i
rilievi Cigra coincidono con quelli fatti dall’Arpa». Reali sottolinea che
«il ritardo nell’analisi sulla diossina fu dovuto anche all’inesistenza di
un laboratorio attrezzato, individuato nel luglio scorso».
La Provincia intanto si appresta a realizzare il «catasto delle emissioni
industriali» e sta aprendo un tavolo tecnico con tutti gli esperti della
città. «Se tre aziende confinanti stanno tutte singolarmente nei limiti -
ribadisce Barduzzi - e il territorio s’inquina per sommatoria, quale delle
tre aziende va chiusa? Per questo è indispensabile il ”piano regionale
dell’aria”, ma per farlo ci vogliono otto mesi».
Gabriella Ziani |
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FERRIERA - Il
pm Frezza: «Quei valori al di sopra della tollerabilità andavano resi
pubblici» |
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«Quanto è finora emerso sul
benzoapirene nell’atmosfera di Servola, è solo un punto di partenza, non un
traguardo. Tutte le misure vanno approfondite e implementate».
L’ha dichiarato ieri sera il pm Federico Frezza, il magistrato che nel 1999
ha aperto il primo fascicolo d’indagine sulle emissioni dell’impianto
siderurgico. A questa prima inchiesta ne sono seguite altre. Le consulenze
tecniche pochi mesi fa hanno rivelato la presenza di benzoapirene in
percentuali altissime, anche decine di volte superiori ai limiti di legge.
«Questi dati andavano doverosamente forniti alle autorità pubbliche. I
prelievi sono stati effettuati dai ricercatori del Cigra a cinque metri da
una casa in cui vivono molte persone. Il benzoapirene è stato più volte
definito come agente mutageno e la situazione andava resa pubblica».
Ora a Servola sono in azione due «campionatori ad alto volume», le macchine
che hanno permesso d’individuare i livelli di benzoapirene. La prima è
gestita dal Cigra e funziona dai primi mesi dell’anno. La seconda è stata
installata dall’Arpa e ha iniziato a fornire dati a partire dall'ultima
settimana di luglio. I due campionatori - il primo manuale, il secondo
automatico - sono posti a breve distanza l’uno dall’altro e i dati raccolti
quasi «in tandem» dicono all’unisono che i livelli di benzoapirene sono
sempre molto alti, altissimi. La media dell’ultima settimana di luglio,
raccolta dai tecnici dell’Arpa è di 12,8 con picchi in taluni giorni, come
il 26 e il 27, di 21 e 38,2 nanogrammi di benzoapirene per metro cubo
d’aria. La norma dice che il livello massimo è 1. Le doppie misurazioni
stanno dunque confermando quanto finora emerso.
«I rilievi devono essere completati e approfonditi» ha affermato ieri il
magistrato. Ha confermato che la proprietà della Ferriera si è anche
impegnata per ottenere il dissequestro condizionato, poi revocato dalla
Cassazione, a ristrutturare e migliorare l’efficienza tra l’altro della
cokeria, la principale imputata per il benzoapirene. Oggi il pm Frezza non
parteciperà alla riunione in Regione. Alle 9 sarà nell’aula del Gip,
impegnato in una lunga serie di processi. Il «calendario» delle presenze dei
magistrati in udienza è stabilito con grande anticipo e le deroghe sono
quasi impossibili.
Claudio Ernè |
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FERRIERA -
L’opposizione chiede un Consiglio comunale straordinario |
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Per il Consiglio regionale sarà
alla riunione di oggi sulla Ferriera anche Uberto Fortuna Drossi
(Cittadini), presidente della commissione urbanistica: «Servono - afferma -
punti fermi sulle analisi, e una scelta chiara e tonda, se i dati sul
benzoapirene saranno confermati certo bisogna cominciare a pensare al
reddito dei futuri disoccupati, oppure esser certi che in un paio d’anni la
situazione si risolve, ma il problema è chi pagherà la bonifica (circa 30
milioni di euro): è questo che forse frena le trattative tra Severstal e
Arvedi, e comunque finora ogni proprietà ha deluso, ci si sente presi per i
fondelli».
Intanto il consigliere regionale e capogruppo comunale Sergio Lupieri
(Margherita), ha chiesto col collega Tarcisio Barbo la convocazione urgente
di un Consiglio comunale straordinario sulla Ferriera, in accordo con tutta
l’opposizione. Domanda tenuta poi ferma in attesa della riunione in Regione
e a fronte del fatto che Dipiazza ne riferirà in consiglio il 15 ottobre,
prima della seduta dell’aula. La Lega Nord sposa in pieno la tesi di
chiusura del sindaco: «La Ferriera deve andarsene da Servola e basta, il
ricatto occupazionale non deve preoccupare, in quella zona si creeranno
nuova occupazione e ricchezza». Il verde Metz e il presidente del gruppo
regionale di Rifondazione, Kocijancic, rigettano invece l’ipotesi di
Dipiazza di togliere ai triestini il ribasso dell’Ici per integrare
l’eventuale cassa integrazione degli operai: «Non si ricatti la città, paghi
la Lucchini». |
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Rifiuti, i
muggesani «ridisegnano» la nuova mappa dei cassonetti - Pattume depositato
sui vecchi luoghi di raccolta. Il Comune vigila |
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MUGGIA Ora sono i muggesani a
«vigilare» sulla disposizione dei cassonetti dei rifiuti. Li richiedono
anche in posti non segnati sulla mappa ufficiale ma utilizzati fino alla
precedente gestione, oppure si lamentano per le dimensioni cambiate, ma
anche per il mancato svuotamento, seppure il calendario sia sempre lo
stesso. C’è bisogno dunque di ancora qualche giorno per portare a regime
completo il nuovo appalto dei rifiuti a Muggia.
Il Comune controlla e cerca di fare fronte alle segnalazioni dei cittadini.
L’assessore Piero Veronese spiega: «Ci sono richieste di cassonetti anche in
posti in cui non ci sono i segni gialli a terra. Posti in cui però c’erano i
contenitori della passata gestione e la gente ormai si era abituata. Altri
protestano sulle dimensioni soprattutto se, a esempio, laddove un tempo
c’era un cassonetto da mille litri ora ne è stato posizionato uno da 2mila.
Un fatto che dovrebbe migliorare il servizio ma che non incontra i favori
della gente».
E il risultato è sempre lo stesso: laddove manca un cassonetto che c’era
fino a poco tempo fa (ciò vale anche per la differenziata), la gente lascia
i rifiuti a terra e spesso non è disposta a fare nemmeno qualche passo in
più per raggiungere il cassonetto più vicino. E le lamentele giungono anche
per la frequenza di raccolta che, tuttavia, è stabilita dal capitolato
d’appalto e si rifà a quella precedente. Per lo più è quotidiana ma in certe
zone può essere anche trisettimanale.
«Al momento seguiamo l’operato della ditta e ci atteniamo anche alle
segnalazioni – dice Veronese -. La ditta riesce a svuotare 200 cassonetti
per ogni giro. Sul territorio ce ne sono quasi 400, per cui lo svuotamento
deve avvenire in due fasi, in base anche al calendario. Sappiamo pure che
alcuni contenitori sono da spostare, che a esempio sono messi su posti
macchina a bordo strada. Si porrà rimedio a tutto».
Intanto, i cassonetti ancora da posizionare (meno di una trentina) e i mezzi
della ditta «Ecoverde» sono parcheggiati al piazzale Alto Adriatico. Una
scelta non condivisa dal consigliere Massimo Santorelli (Fi), che dice:
«Spero sia una soluzione temporanea. Non è il caso che tali mezzi e
materiali (magari anche maleodoranti) siano parcheggiati proprio
all’ingresso di Muggia. È questa l’immagine turistica della città?».
In base al contratto, la ditta dovrà trovare un luogo di deposito dei mezzi,
che dovrà essere segnalato al Comune. Cosa che però non è ancora avvenuta.
Veronese afferma: «Già in precedenza la ditta Ecoverde aveva il suo camion
parcheggiato in quel piazzale o dietro gli uffici tecnici comunali di via di
Trieste. È vero che ora ci sono dei mezzi in più, ma è solo una collocazione
temporanea. La ditta deve ancora individuare la sua area di deposito e deve
farne richiesta al Comune. Siamo ancora in attesa».
s.re. |
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RISERVA
NATURALE DELLA VAL ROSANDRA - San Dorligo cerca i portavoce delle frazioni |
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Continuano
gli incontri per coinvolgere i cittadini nella gestione della Riserva
naturale della Val Rosandra
SAN DORLIGO DELLA VALLE Proseguono a San Dorligo gli incontri
per coinvolgere i cittadini sulle attività legate alla gestione della
Riserva naturale della Val Rosandra. Si tratta degli incontri preliminari
(sei in totale, con cadenza quasi settimanale) inseriti nel processo di
Agenda 21, attivato dal Comune proprio per coinvolgere al massimo la
popolazione su questo argomento che interessa tutto il territorio. In questa
fase si sta informando la popolazione e si stanno cercando dei portavoce per
le varie frazioni, che faranno poi parte del forum di lavoro per la stesura
del Piano di conservazione e sviluppo della riserva.
Ieri l’incontro di Prebenico ha interessato i cittadini delle frazioni di
Aquilinia, Caresana, Crociata, Francovez, Monte d'Oro e Prebenico.
L’assessore Laura Stravisi spiega: «Anche questo incontro aveva come
obiettivo la presentazione delle iniziative che il Comune intende attivare,
per gestire la Riserva naturale regionale della Val Rosandra, e sollecitare
ogni gruppo di popolazione invitata agli incontri ad individuare uno o più
portavoce che facciano da tramite tra il proprio gruppo ed il Comune,
consentendo ad essi il costante aggiornamento su ogni azione intrapresa».
E c’è già una prima risposta da parte dei cittadini. Ai vari incontri sono
state formulate domande ed espresse opinioni sull’argomento, di cui si terrà
conto nel processo decisionale. «Rispetto all’individuazione dei portavoce –
dice Stravisi -, alcuni dei presenti alle riunioni si sono già offerti di
avere questo ruolo lasciando il proprio nominativo mettendosi a disposizione
del processo. Questo conferma che le riunioni nelle frazioni sono
fondamentali per la gestione condivisa della Riserva della Val Rosandra».
Il prossimo incontro si terrà martedì 16 ottobre alle 19.30 alla locanda
Mario di Draga Sant’Elia, e sarà rivolto ai cittadini delle frazioni di
Draga Sant’Elia, Grozzana, Pesek e San Lorenzo. Martedì 23 ottobre invece,
alle 19.30 alla casa comunale di Sant’Antonio in Bosco, ci sarà l’incontro
con i residenti di Hrvati, Log, Moccò, Sant’Antonio, San Giuseppe. E per
finire, giovedì 25 ottobre alle 19.30 al circolo culturale Fran Venturini di
Domio, incontro con la popolazione di Domio, Lacotisce, Mattonaia, Puglie.
s.re. |
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Cifre e
previsioni sul Corridoio 5: il pil aumenterà di 8,6 miliardi - Anticipazioni
dallo studio strategico commissionato dall’Ince |
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TRIESTE «Se Italia e Slovenia
adotteranno strategie economiche coerenti nello sviluppo del sistema
infrastrutturale del Corridoio V, allora la nuova rete ferroviaria porterà
enormi benefici, sia economici che ambientali. Entro il 2045 il Fvg, il
Veneto e la Slovenia potrebbero beneficiare di una diminuzione
dell’inquinamento ambientale pari a 33,5 milioni di tonnellate di anidride
carbonica, con un risparmio di costi sociali legati alla riduzione degli
incidenti stradali pari a 1,1 miliardi di euro».
«Grazie al miglioramento delle infrastrutture il traffico ferroviario
aumenterebbe del 25% per le merci e del 10% per i passeggeri, con una
conseguente crescita economica: il pil di queste regioni aumenterebbe di 8,6
miliardi di euro e verrebbero creati 116mila nuovi posti di lavoro nel
settore legato alla movimentazione delle merci, sia terrestre che portuale».
E’ questa la fotografia scattata dalla società di consulenza britannica
Scott Wilson, che dopo un anno di ricerche ha elaborato lo «Studio
strategico per lo sviluppo del Corridoio 5», per conto dell’Iniziativa
Centro-europea (Ince) e del Segretariato permanente del Corridoio 5.
L’analisi, che viene presentata oggi nella sede triestina dell’Ince, è parte
integrante dello Studio di fattibilità per la realizzazione della tratta
ferroviaria Trieste-Divaccia, ed è stata recentemente utilizzata nella
richiesta congiunta di finanziamento comunitario dei progetti di
collegamento ferroviari fra Italia e Slovenia, presentata alla Commissione
europea dal ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro e dall’ex
ministro dei Trasporti sloveno Janez Božic. Obiettivo di questo studio,
finanziato dall’Ince (per complessivi 325mila euro) è appunto delineare
l’impatto economico, sociale e ambientale che la costruzione del Corridoio V
ferroviario comporterà sulle macro-aree costituite dal Nordest italiano (Fvg
e Veneto) e dalla Slovenia.
«E’ noto che oggi le aziende del Friuli Venezia Giulia e del Veneto scontano
notevoli svantaggi competitivi a causa delle infrastrutture insufficienti –
si legge nello studio elaborato dalla società londinese -. I collegamenti
con l’Est Europa e con la Russia sono inadeguati per permettere alle imprese
di sviluppare relazioni commerciali con questi potenziali mercati. I
vantaggi economici derivanti dalla realizzazione del Corridoio V – si legge
ancora - saranno evidenti, come evidenti saranno anche quelli prodotti dal
rafforzamento della connettività di Fvg e Veneto con l’Italia Nord
occidentale e la Francia, attraverso la maggiore capacità trasportistica, lo
sviluppo dell’intermodalità e l’accorciamento dei tempi di viaggio».
Un discorso non diverso da quello che riguarda lo sviluppo dei tre porti
dell’Alto Adriatico (che è stato anche uno degli argomenti al centro della
due giorni alla Stazione Marittima organizzata proprio dal Segretariato
permanente del Corridoio 5 e dell’Ince, conclusasi l’altro ieri): «La
posizione strategica degli scali di Trieste, Venezia e Capodistria – emerge
ancora dall’analisi della Scott Wilson - dovrebbe essere maggiormente
sfruttata per incrementare il vantaggio competitivo nei confronti dei porti
dell’Europa settentrionale e del Mar Nero, grazie all’ulteriore aumento di
traffici previsto dall’Estremo Oriente. Tale vantaggio è attualmente
compromesso dalle infrastrutture di collegamento insufficienti e scarsamente
utilizzate».
Elisa Coloni |
IL PICCOLO -
MERCOLEDI', 10 ottobre 2007
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Ferriera, summit d’urgenza in
Regione - Moretton replica all’Ass: «Due anni fa nessuno spinse
davvero per effettuare i test della diossina» |
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Convocati
domani enti locali, Azienda sanitaria, procura e sindacati. Il «mistero del
verbale» del 2005 al centro di un’interrogazione del Verde Metz
«La salute dei cittadini – ha
dichiarato Moretton – è una priorità alla quale ci atteniamo, e nel caso del
quartiere di Servola continuiamo ad avere la massima attenzione perchè
abbiamo presenti le criticità della situazione».
All’incontro di domattina, che avrà inizio alle 8.30 alla Direzione
regionale dell’Ambiente, sono stati invitati il Comune, la Provincia, la
Prefettura, l’Azienda sanitaria, rappresentanti della magistratura, il
presidente della quarta commissione del Consiglio regionale Fortuna Drossi e
le organizzazioni sindacali.
Sul caso Ferriera interviene anche il governatore Illy, che avanza
perplessità sulle rilevazioni effettuate nell’area. Nel corso di una
trasmissione televisiva, Illy ha dichiarato: «Mi risulta che alcune
misurazioni su sostanze inquinanti non sono state fatte seguendo le
metodologie di legge, e quindi alcune delle conclusioni tratte sono
risultate affrettate».
Reazioni istituzionali e politiche, intanto, si registrano sul ritardato
avvio del progetto per la misurazione delle condizioni di salute degli
abitanti di Servola, da parte dell’assessore Moretton, del consigliere
regionale dei Verdi Alessandro Metz e del segretario provinciale della Cgil
Franco Belci.
Il ritardo, denunciato al nostro giornale dai responsabili del Dipartimento
di prevenzione, riguarda il progetto che l’Azienda sanitaria aveva chiesto
di attivare nel corso di una riunione del gruppo tecnico diossina, alla
quale, nel settembre 2005, avevano partecipato autorità sanitarie ed enti
locali. Secondo quanto dichiarato dal dottor Valentino Patussi, la richiesta
dell’indagine, fatta durante la riunione, non figurava invece nel successivo
verbale redatto dalla Regione.
«Non è rilevante che la richiesta figuri o meno nel verbale – replica
l’assessore regionale Moretton –. Solo di recente i nostri uffici hanno
invece ricevuto una lettera in cui si afferma la necessità di integrare le
analisi con un progetto specificio. La Direzione dell’Ambiente ha quindi
chiesto all’Azienda sanitaria di conoscere i dettagli e i costi del
progetto. Il costo è ingente, ma comunque la Regione lo finanzierà».
Sul caso, il consigliere regionale dei Verdi Alessandro Metz ha presentato
ieri un’interrogazione al presidente della Regione Illy. «Ci sembra un fatto
di una gravità inaudita – osserva Metz – che necessita di un accertamento
delle responsabilità, amministrative e penali».
«Che cosa si voleva nascondere? Cosa o chi si voleva proteggere?» si chiede
ancora Metz, secondo il quale «emerge ogni giorno di più un quadro
inquietante. Vogliamo sapere – aggiunge – quanto successo in questi anni
attorno alla questione della Ferriera di Servola nella catena delle
responsabilità, capire il ruolo giocato da parte di Regione, Provincia,
Comune, Azienda sanitarie a Arpa». Sottolineando che il tutto ha cominciato
a svelarsi da pochi mesi «grazie alle proteste dei cittadini e alle indagini
della Procura della Repubblica», Mezt conclude ricordando gli sforamenti di
sostanza cancerogene nel suolo e nelle acque antistanti la Ferriera,
ufficializzati nella conferenza dei servizi del 10 maggio, e i recenti dati
delle emissioni nell’aria risultati dalle analisi del Cigra e dell’Arpa.
Estrema chiarezza viene chiesta dal segretario provinciale della Cgil Franco
Belci, che si dice «preoccupatissimo per la salute degli abitanti e dei
lavoratori, mentre si scopre che non è stato fatto niente per responsabilità
di ordine burocratico».
Il gioco sui dati disorienta sia i sindacati sia la gente, rimarca ancora
Belci, che annuncia di voler chiedere un incontro sia alla Servola spa sia
alla Regione «perchè sia fatta definitivamente chiarezza sulla diversità dei
dati», e rileva che «da parte dell’Azienda sanitaria non si può gridare al
lupo al lupo, mentre poi si scopre che dal 2005 non si è fatto niente.
L’Azienda sanitaria – conclude – non è assolutamente innocente». |
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FERRIERA - Arrivano i
tecnici di Pecoraro Scanio -
Definiti i dettagli della
missione triestina della delegazione del ministero dell’Ambiente
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In città in settimana:
faranno le analisi con un laboratorio mobile |
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I tecnici dell’Apat (l’Arpa
nazionale) saranno a Trieste entro la settimana per validare, anche con
l’uso di laboratori mobili, i dati esistenti sulle rilevazioni dei vari
inquinanti, in particolare del benzoapirene.
«I tempi operativi – annuncia Giancarlo Viglione, commissario nazionale
dell’Apat, che lunedì ha coordinato un’apposita riunione al ministero
dell’Ambiente – saranno molto rapidi. I primi risultati li avremo nel giro
di un paio di giorni. La nostra azione – aggiunge – dev’essere incisiva,
precisa, veloce, in maniera da rispondere esaustivamente all’incarico datoci
dal ministro Pecoraro Scanio».
Proprio la necessità di ottenere risultati inequivocabili ha spinto l’Apat a
inviare a Trieste anche un laboratorio mobile. «Per poter verificare in
maniera certa i dati esistenti – osserva ancora Viglione – abbiamo bisogno a
nostra volta di essere certi dell’efficacia degli strumenti di misura».
A coordinare il gruppo di tecnici sarà il prof. Roberto Caracciolo, a capo
del Dipartimento qualità dell’aria dell’Apat. «Avremo la necessità di
campionare grandi volumi di aria – spiega – soprattutto con riguardo alla
misurazione degli idrocabruri policiclici aromatici, fra cui il benzoapirene.
Le sostanze raccolte attraverso speciali filtri saranno poi analizzate nel
nostro laboratorio».
Inizialmente il laboratorio mobile dell’Apat sarà uno solo, e la squadra
sarà composta da quattro, cinque persone. Se ne potrebbe però aggiungere un
secondo, con un altro team di tecnici. «Dipenderà – precisa Caracciolo –
dalla natura dei fenomeni inquinanti che rileveremo».
La fase operativa, che inizierà quindi entro la settimana, è preceduta in
questi giorni da una serie di approfondimenti scientifici e da contatti
logistici, per poter operare poi nella maniera più rapida ed efficace.
Se da un lato l’Apat sta prendendo contatto con gli enti locali e con i
carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) per quelle che saranno le
necessità operative, dall’altro sta effettuando una ricognizione della
documentazione e degli studi effettuati sulla Ferriera, in maniera da
disporre di un quadro il più possibile completo in base al quale impostare
l’indagine.
Le modalità delle rilevazioni sono dunque ancora da determinare. Va da sè,
comunque, che le misurazioni riguarderanno l’aria della zona circostante lo
stabilimento di Servola. Ma sono previsti anche campionamenti all’interno
della Ferriera? «Per fare misurazioni in uno stabilimento ci vogliono
normalmente numerose autorizzazioni – osserva Caracciolo – ma se ci sarà
l’esigenza ci faremo accompagnare dai carabinieri del Noe».
gi. pa. |
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FERRIERA - Arpa: «I
nostri dati sono attendibili» -
L’Agenzia regionale per
l’ambiente respinge le accuse sui rilevamenti |
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«Le stazioni di monitoraggio di
Arpa Fvg sono tutte certificate da una ditta esterna, che ne garantisce il
corretto funzionamento e il ripristino entro 48 ore in caso di guasto. Ciò
consente d’avere un tasso di operatività superiore al 90 per cento, contro
un valore del 75 per cento previsto dalla vigente legislazione come soglia
minima affinché i dati giornalieri possano essere considerati
rappresentativi e accettabili». È la risposta della direzione regionale di
Palmanova dell’Agenzia regionale per l’ambiente alle polemiche sollevate in
questi giorni sulla vicenda della Ferriera e la presenza di benzopirene.
«Da alcune affermazioni riportate emergerebbe come i dati di monitoraggio
dell’Arpa - si legge nel comunicato - siano non attendibili per la presenza
di ”buchi” e per averli analizzati con metodiche errate, tanto che i
”risultati sono sempre falsati”».
Questi due punti meritano un approfondimento. Accuse a cui l’Arpa ribatte
segnalando come nella vicenda della Ferriera «non sia venuto mai a mancare
l'impegno del dipartimento di Trieste nel monitorare la situazione
ambientale nel comprensorio abitativo circostante lo stabilimento». Un
impegno portato avanti attraverso le centraline di via Carpineto, via San
Sabba, monte San Pantaleone, via San Lorenzo in Selva (mezzo mobile e
stazione Doas), via Pitacco, via Svevo e Muggia, ma anche durante alcuni
sopralluoghi nell’abitato di Servola.
«In qualsiasi attività di monitoraggio i dati raccolti devono essere
sottoposti a un processo routinario di ”validazione”, ossia ad un processo
attraverso il quale si valuta se l’informazione - si legge nella nota
dell’Arpa - può essere considerata consona alle finalità per le quali è
stata prodotta. Ciò è stato fatto anche per i dati relativi alla Ferriera di
Servola». Una difesa del proprio lavoro, accompagnato dalla fornitura di
supporto che l’Arpa darà ai tecnici inviati dal ministero dell’Ambiente a
Trieste. |
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FERRIERA - La
Lucchini: «Pronti a collaborare» -
Il legale dell’azienda: «Va bene
qualsiasi forma di monitoraggio legittima» |
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«Il gruppo Lucchini è
disponibile a ogni forma legittima di monitoraggio ambientale e a ogni
collaborazione con le autorità pubbliche».
Lo ha dichiarato ieri in serata l’avvocato Giovanni Borgna che assieme al
professor Giuseppe Frigo da anni sta gestendo su incarico del gruppo
siderurgico bresciano le numerose vertenze giudiziarie ed extragiudiziarie
innescatasi a Trieste attorno alla Ferriera.
In questi giorni gli avvocati e i dirigenti dello stabilimento di Servola
stanno prendendo contatto con i vertici della Regione, della Provincia, del
Comune, della Procura della Repubblica e dell’Azienda sanitaria, in quelli
che vengono definiti «incontri esplicativi».
In questi incontri, alcuni dei quali si sono già svolti, sono stati esibiti
e messi a disposizione degli enti locali, documenti e misure.
Domattina anche la proprietà della Ferriera parteciperà alla riunione
plenaria sulla situazione delle emissioni convocata dall’assessore regionale
all’Ambiente e vicepresidente della giunta, Gianfranco Moretton.
L’unico neo che il gruppo Lucchini ha finora sottolineato riguardo gli
sviluppi degli ultimi giorni è un certo clima di aggressione che ha
rischiato di instaurarsi in città; critiche sono venute anche alla mancata
considerazione in talune misure, di tutti i parametri stabiliti dalle norme.
«Il problema benzoapirene esiste» hanno detto i ricercatori del Cigra
attivati dal pm Federico Frezza. Ma prima di giungere a risultati definitivi
e categorici, le misure devono essere effettuate nell’arco di un anno e in
più punti di rilevazione. Va aggiunto il monitoraggio interno ed esterno che
il gruppo Lucchini ha affidato a un’azienda specializzata, ha fornito dati
rispettosi dei valori-limite stabiliti da leggi e regolamenti.
Nelle prossime ore gli avvocati della società che gestisce la Ferriera
depositeranno nella segreteria del Tribunale amministrativo regionale, il
ricorso contro le tre ordinanze firmate dal sindaco Roberto Dipiazza tra la
fine dello scorso giugno ed agosto.
Verrà chiesto ai giudici di annullare per illegittimità i tre atti del
Comune. «L’azione inquinate dello stabilimento è grave e inequivocabile. Ho
ordinato alla Servola spa di attivarsi immeditamente per riportare i
parametri entro i limiti di legge. Se non verrà fatto, a tutela della salute
pubblica emetterò l’ordinanza di chiusura dello stabilimento» aveva
affermato a giugno il sindaco.
Il ricorso verrà presentato nelle prossime ore e con buona probabilità verrà
discusso nel merito in tempi non certo brevi. Diversa sarebbe stata una
richiesta di «sospensiva», ma questa via non appare percorribile perché le
tre ordinanze hanno impartito degli ordini precisi ma non hanno bloccato
alcun impianto.
Claudio Ernè |
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Duino, il Corridoio 5 sarà
modificato - Ha avuto effetto l’ordine del giorno bipartisan. Spostamento a
Nord di Medeazza e Visogliano |
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Ferrovie e Regione accolgono
i rilievi del Comune: nuovo tracciato |
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DUINO AURISINA Il percorso del
Corridoio 5 che riguarda Duino Aurisina non è definitivo. Anzi, verrà
rimesso in discussione: saranno riaperte tutte le procedure di confronto e
di consultazione. E' questo l'importante esito dell'incontro svoltosi nei
giorni scorsi tra Ferrovie, Regione e Comune di Duino Aurisina. L'incontro è
il risultato dell'ordine del giorno bipartisan - presentato dal
centrosinistra e dalla Lista Ret, poi sottoscritto anche da An - nell'ultimo
consiglio comunale, proprio per ottenere dettagli relativi alla procedura
del Corridoio 5 relativa a Duino Aurisina.
La delegazione comunale, guidata dal sindaco Ret, era formata dai capigruppo
e dai consiglieri della commissione competente per i problemi del
territorio, mentre per le Ferrovie è intervenuto Mario Goliani, responsabile
del progetto per la tratta Venezia-Trieste; per la Regione un responsabile
della Direzione ambiente.
La disponibilità delle Ferrovie a ridiscutere il progetto deriva dalle
modifiche necessarie lungo il tratto isontino del tracciato, anche dopo le
richieste dei Comuni della provincia di Gorizia: le Ferrovie, su indicazione
della Regione, hanno dovuto elaborare nuove ipotesi progettuali nel tratto
da Ronchi dei Legionari verso Trieste e quindi, dovendo avviare una nuova
procedura di Valutazione d’impatto ambientale, c'è spazio per esaminare
nuovamente il tracciato che percorre il territorio di Duino Aurisina. In
sostanza il progetto è diverso da quello sul quale il Comune aveva già
espresso un parere nel 2004. Pertanto sul tracciato così modificato si apre
un nuovo iter in materia d’impatto ambientale.
La Regione intende cogliere questa occasione per avviare una consultazione
preliminare delle istituzioni e della popolazione; individuare le eventuali
criticità e inserire le proposte nel progetto prima della riapertura della
nuova Valutazione d’impatto ambientale. Nel nuovo tracciato - ha precisato
Mario Goliani - si potranno quindi inserire modifiche.
Ma non basta: il sindaco Ret ha ottenuto la disponibilità dell'assessore
regionale Sonego a partecipare, entro fine ottobre, a un incontro con
l'amministrazione comunale, occasione nella quale verrà stabilito un
calendario di consultazioni che riguarderà la popolazione. «Il progetto
presentato nel 2004 dalle Ferrovie per quanto concerne il nostro territorio
- afferma - va ridiscusso e questo è un dato molto importante. Nell'incontro
a fine mese con l'assessore Sonego il Comune potrà presentare le proprie
richieste di modifica, anche se sappiamo che alcuni aspetti sono già stati
accettati a priori, e verranno inseriti direttamente dalle Ferrovie nel
nuovo progetto». Le modifiche più importanti - che saranno confermate quando
il nuovo progetto sarà pubblico e dovrà ottenere il via libera anche dal
Comune di Duino Aurisina - riguardano lo spostamento del tracciato a Nord di
Medeazza e Visogliano, l'aumento della profondità di scavo, con le rotaie
che passeranno in galleria a 65 metri sotto il terreno, la creazione di uno
svincolo autostradale provvisorio per l'uscita dei camion e dei mezzi
tecnici durante la costruzione, senza passare per il territorio di Duino
Aurisina, nonché l'interramento dell'elettrodotto collegato al progetto.
Soddisfazione è stata espressa anche dal centrosinistra e in particolare da
Massimo Veronese e da Lorenzo Corigliano, che aveva presentato la mozione in
Consiglio comunale. «La mozione - hanno detto - ha avuto l'effetto che
speravamo. Dopo le numerose preoccupazioni manifestate dai cittadini, si
apre una nuova fase di consultazioni con la dichiarata disponibilità della
Regione e delle Ferrovie di tenere conto delle proposte e dei suggerimenti
che saranno avanzati. Il Comune potrà quindi svolgere in modo appropriato il
suo ruolo di garante dell'interesse della cittadinanza». |
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Sgonico, sopralluogo del
sindaco alla discarica |
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«Ho preso atto dell’allarme
lanciato dal gruppo ecologista. E, subito dopo, ho provveduto a avviare
tutte le procedure necessarie a inquadrare il problema». Così Mirko Sardoc,
sindaco di Sgonico, reagisce alla notizia diffusa lunedì da «Greenaction-Planet»
che, anche attraverso cartografia on-line, identifica in un sito del proprio
comune una discarica con residui contenenti amianto.
Stando agli ambientalisti, che sulla questione hanno realizzato anche un
filmato, la discarica risulterebbe coperta dalla vegetazione, anche se
l’occhio più attento sarebbe in grado di cogliere alcuni resti del materiale
cancerogeno. «Come avviene in questi casi – riprende Sardoc – bisogna
attenersi ai fatti e predisporre le opportune verifiche. L’attenzione della
nostra amministrazione verso queste tematiche è molto alta, pertanto sarà
mio impegno compiere il necessario sopralluogo sul posto e, subito dopo,
identificare chi è proprietario dell’area. Se sarà accertata la presenza
dell’amianto e degli altri detriti od oggetti inquinanti dovremo avviare un
percorso di bonifica».
«Il ripristino dei siti inquinati - precisa il primo cittadino - richiede un
notevole esborso economico e dunque è necessario operare con la massima
attenzione e in modo equilibrato».
Secondo gli ecologisti di «Greenaction-Planet» il sito in questione si
troverebbe a circa due chilometri dalla famosa Grotta Gigante, luogo
frequentato dai turisti specie d’estate.
m.l. |
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Pannelli solari e impianti
eolici, autorizzazioni più facili - La legge sull’energia semplifica
l’iter per le installazioni di uso domestico. Avviato l’esame consiliare
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Illustrato
il «ddl Sonego» che prevede la liberalizzazione di strutture di piccole
dimensioni a fonti rinnovabili. Previsti i catasti comunali
TRIESTE Liberalizzazione dei
pannelli solari fotovoltaici e obbligo di installazione di pannelli solari
per la produzione di acqua calda negli edifici di nuova costruzione o in
fase di ristrutturazione. Sono le principali novità del disegno di legge in
materia di energia illustrato ieri alla quarta commissione consiliare
dall’assessore regionale Lodovico Sonego. Il testo prevede la
liberalizzazione per alcuni impianti di piccole dimensioni a fonti
rinnovabili: oltre ai pannelli solari fotovoltaici (purchè rimangano
all’interno degli edifici), non dovranno ottenere l’autorizzazione
energetica, ma solo il via libera urbanistico, sanitario e ambientale, gli
impianti di produzione elettrica in cogenerazione alimentati a gas naturale
di potenza inferiore o uguale a 3 megawatt, i gruppi elettrogeni di soccorso
e quelli a basso impatto inquinante, gli impianti eolici per uso domestico
fino a 5 chilowatt, gli impianti di microgenerazione elettrica alimentati a
biomasse di potenza inferiore a 1 megawatt termico, gli impianti di
stoccaggio di oli minerali (inferiori a 25 metri cubi se per usi privati,
agricoli e industriali, o di capacità inferiore 10 metri cubi se per usi
commerciali), i depositi d igpl se in bombole con meno di 1000 kg e le linee
elettriche di 20 chilovolt inferiori ai 500 metri di lunghezza.
Dovranno invece passare per la fase autorizzativa gli impianti di maggiori
dimensioni ed impatto come elettrodotti, gasdotti, rigassificatori, impianti
di produzione di energia elettrica che utilizzano fonti rinnovabili e grandi
depositi di oli minerali. Il ddl prevede anche l’obbligo di installazione
negli edifici di nuova costruzione o in fase di ristrutturazione di pannelli
solari termici per la produzione di acqua calda per almeno il 50% del
fabbisogno annuale dell’impianto termico dell’edificio, salvo documentati
impedimenti tecnici o eventuali vincoli paesaggistici e monumentali. Sempre
negli edifici nuovi o da ristrutturare dovranno essere predisposti gli
impianti necessari alla successiva installazione di pannelli solari
fotovoltaici. «Quello del risparmio energetico rappresenta una sfida
importante per i prossimi anni – sostiene il presidente della quarta
commissione, Uberto Fortuna Drossi – della quale in Italia non si è ancora
compresa la reale importanza». Entro fine anno l’Unione europea dovrebbe
emanare una direttiva che imporrà l’applicazione di misure forti per ridurre
il consumo energetico. Ancora non si conoscono con precisione i termini di
questa direttiva ma appare plausibile che l’obiettivo che verrà indicato a
livello comunitario si avvicini ad un 20% di produzione energetica da fonti
rinnovabili entro il 2015ed in Italia attualmente siamo al 4,9%. «La
principale fonte di consumo energetico – spiega Fortuna Drossi – è
l’edilizia con circa il 62% contro il 25% dell’industria che in Regione è
più incidente in quanto scontiamo la presenza di industri pesanti». Per
contenere il consumo energetico, il disegno di legge indica la promozione di
accordi con le imprese di distribuzione nonché, per contenere i costi a
carico dell’utenza, di forme associative per l’acquisto di energia sul
mercato. Prevista anche, secondo quanto indicato dalla normativa nazionale,
l’istituzione del catasto comunale degli impianti termici che indicherà
ubicazione, potenza e anno di installazione, in modo da garantire la
maggiore efficienza degli accertamenti da parte dei Comuni. Previsto anche
il catasto regionale degli elettrodotti che disporrà l’inventario delle
linee elettriche per valutare campi elettrici e magnetici derivanti dalle
linee esistenti e l’eventuale impatto in questo senso in caso di costruzione
di altri elettrodotti.
Roberto Urizio |
IL PICCOLO -
MARTEDI', 9 ottobre 2007
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Ferriera, test
della diossina con 2 anni di ritardo - L’Azienda sanitaria: «Il nostro
progetto del 2005 era sparito dal verbale della Regione» |
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Si era già
svolto un incontro per decidere i controlli da effettuare a Servola con la
partecipazione di Ass, Burlo e Medicina del lavoro |
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Ogni esame
costa 1300 euro. L’unico laboratorio in grado di leggere le analisi è a
Mestre |
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Si nasconde dietro una intricata
vicenda il motivo per cui a Servola non sono mai state effettuate le
previste analisi sulla presenza di diossina nei terreni e nella catena
biologica (mamme in allattamento e dipendenti della Ferriera) proposte
dall’Azienda sanitaria già nel settembre 2005, all’indomani delle emissioni
di diossina dal camino E5 della fabbrica. E’ una storia che oggi è possibile
ricostruire, e sulla quale nel frattempo è piombata nei giorni scorsi la
nuova emergenza con l’evidenza di dati sopra i limiti di benzoapirene e
polveri sottili. |
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La richiesta alla Regione di
poter effettuare questi controlli sulla salute e sull’ambiente è stata
reiterata il 3 ottobre scorso e l’Azienda sanitaria attende una risposta,
anche se in questo preciso momento è diventata dirompente la notizia degli
altri inquinanti che hanno portato il sindaco molto vicino a materializzare
la già promessa ordinanza di chiusura, con il consenso di istituzioni,
sindacati e mondo politico, e il coinvolgimento diretto del ministero
dell’Ambiente.
Ma negli stessi giorni in cui il direttore generale dell’Azienda sanitaria
Franco Rotelli e il Dipartimento di prevenzione firmavano l’avvertimento sul
rischio per la salute pubblica dopo aver preso visione del rapporto stilato
dal Cigra per la magistratura, ancora si stava lavorando (dopo due anni)
all’affare della diossina, bloccato da una incredibile serie di inciampi,
intoppi e pure strane omissioni.
«Era il 22 settembre 2005 - racconta Valentino Patussi, medico del
Dipartimento di prevenzione, assieme alla dirigente del servizio Marina
Brana - quando si tenne una riunione del gruppo tecnico ristretto sulla
diossina, dopo la notizia di emissioni dal camino E5. C’erano l’Istituto
tecnico diossina del ministero, rappresentanti dell’Istituto superiore di
sanità, l’Arpa, il Comune, la Provincia, l’Azienda sanitaria, per la Regione
era presente la Direzione centrale dei Lavori pubblici, servizio tutela
inquinamento atmosferico, acustico e ambientale, e in quella sede
consegnammo una proposta, in collaborazione con la Medicina del lavoro
dell’Università di Trieste, tesa a misurare lo stato di salute della
popolazione di Servola. Diossina, ma non solo».
Si volevano controllare i terreni e la catena biologica. Si proponeva a quel
consesso di alto livello di misurare il dosaggio di diossina nel latte delle
partorienti al Burlo Garofolo, scegliendone un campione di Servola e uno del
resto della città, da mettere a confronto. Si voleva testare il siero degli
abitanti del quartiere e dei lavoratori della Ferriera (cioé il sangue
depurato dei globuli rossi e bianchi, che trattiene e rende visibili
determinate sostanze).
«Si disse anche - prosegue Patussi - che l’analisi del siero sarebbe stata
forse impossibile, non si era trovato alcun laboratorio in Italia in grado
di eseguire questo esame». La Regione verbalizzava la riunione. «Ma quando
il verbale arrivò, era scomparsa del tutto la parte che riguardava la
proposta sulla diossina dell’Azienda sanitaria».
Siamo al 20 ottobre 2005. Rotelli richiede formalmente per lettera alla
Regione di integrare il documento. E riassume nuovamente il progetto.
«Altrettanto - dice il medico, carte alla mano - fece l’Arpa, che spedì alla
Regione analoga richiesta in termini ancora più forti, ma a oggi nessuno ha
visto il verbale riscritto».
Si arriva a quest’anno. Il 3 luglio l’Azienda sanitaria chiede un incontro
in Provincia, che avviene il giorno 19. Il 27 Rotelli e la responsabile del
Dipartimento prevenzione Brana sono nuovamente in Regione: «Sollecitano -
riepiloga Patussi - la stessa cosa, l’analisi sulle diossine, e informano di
aver intanto individuato a Mestre un laboratorio in grado di analizzare
anche il siero, dicono che ogni esame costa 1300 euro, e chiedono la
collaborazione economica della Regione, presentando un organico progetto
complessivo».
Il 31 agosto la Regione risponde per iscritto «e in quella lettera per la
prima volta attesta la nostra richiesta del settembre 2005, mai verbalizzata
- dice il medico -, ma chiude con una strana domanda: ’’Come i risultati
ottenuti verranno o meno attribuiti alla presenza della Ferriera?’’». Il 3
ottobre - siamo a questi giorni - l’Azienda sanitaria risponde, per
conoscenza anche all’Arpa, alla Direzione regionale salute, alla Direzione
regionale Lavori pubblici, elencando il livello dei professionisti
coinvolti: «L’Azienda sanitaria, l’Irccs Burlo Garofolo, la Medicina del
lavoro dell’Università di Trieste, il Dipartimento di patologia medica
sperimentale e clinica dell’Università di Udine con la cattedra di Igiene ed
epidemiologia, vale a dire - conclude Patussi - i massimi specialisti del
settore, dal triestino Bovenzi all’udinese Barbone a Tamburlini del Burlo,
garantendo che saranno in grado di adeguatamente leggere le analisi». Si
attende risposta.
Gabriella Ziani |
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FERRIERA - Da
tre mesi la Lucchini tratta con la procura un piano di abbattimento del
benzoapirene
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I contenuti dell’impegno
assunto il 21 giugno scorso. L’intervento richiede dai 12 ai 18 mesi
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Del benzoapirene, la sostanza
cancerogena segnalata dal Cigra con valori superiori alla norma, da mesi
stanno discutendo la Procura della Repubblica e la proprietà della Ferriera
di Servola. I legali del gruppo Lucchini, gli avvocati Giuseppe Frigo e
Giovanni Borgna, hanno parlato su questo tema con il pm Federico Frezza, il
magistrato che dal 1999 ha iniziato a indagare sui ripetuti episodi di
imbrattamento e sulle emissioni diffuse dello stabilimento.
La base della discussione sul benzoapirene e sul modo di azzerarne o
contenerne al massimo la presenza, è rappresentata da un capitolo della
consulenza affidata al professor Marco Boscolo proprio dalla Procura
nell’ambito di un procedimento penale, sfociato prima in un sequestro e poi,
per decisione della Cassazione, nel dissequestro degli impianti più a
rischio.
Nell’ambito di questo procedimento il gruppo Lucchini si è impegnato a
effettuare un massiccio piano di investimenti per abbattere le emissioni, un
piano che è stato concordato nei tempi e negli interventi proprio con la
Procura e suoi consulenti. L’impegno coinvolge anche le misure per abbattere
il benzoapirene. L’azienda si assunta questo onere pur contestando i metodi
del rilevamento del Cigra. Ecco l’impegno del gruppo Lucchini, pervenuto
alla Procura il 21 giugno scorso.
«Sulla presunta concentrazione di benzoapirene in alcuni campioni prelevati
in via dei Giardini, se da un lato non si evince una prova attendibile sul
superamento del limiti previsti dalle attuali norme, dall’altro la
realizzazione dello sdoppiamento del sistema di riscaldamento delle batterie
di distillazione della cokeria, descritto dal professor Boscolo, appare in
grado di far conseguire l’eliminazione, ovvero la riduzione al minimo
tecnicamente possibile anche delle eventuali emissioni di sostanze
contenenti benzoapirene». Per realizzare questo sdoppiamento del sistema di
riscaldamento delle batterie di distillazione, sono necessari dai 12 ai 18
mesi di lavoro.
Il 26 giugno il pm Federico Frezza risponde al gruppo Lucchini. «Gli
interventi sulla cokeria come rappresentati dal professor Boscolo,
dovrebbero avere anche un effetto benefico nel limitare le fuoriuscite di
benzoapirene. Ma ciò verrà valutato in altra sede, atteso che le misurazioni
delle immissioni, con incarico di questa Procura al Cigra, sono iniziate da
pochi mesi, al punto che l’Azienda sanitaria ha scritto al sindaco l’11
giugno che i dati del Cigra non consentono, visto l’esiguo numero di
campionamenti effettuati, di poter valutare correttamente il rischio
igienico sanitario per la popolazione. I dati emersi sono preoccupanti per
cui è necessario effettuare un approfondimento della campagna di
rilevazione».
Da tempo il gruppo Lucchini misura attraverso più centraline, i valori delle
immissioni - benzoapirene compreso - all’interno dello stabilimento di
Servola e nelle immediate adiacenze. Questi dati nei prossimi giorni
verranno resi pubblici e messi a disposizione di tutte le autorità,
amministrative, politiche, sanitarie e giudiziarie. Assieme a questi dati,
che sarebbero in controtendenza con le rilevazioni del Cigra, verrà
illustrato quello che secondo l’azienda è il corretto metodo per raccogliere
i campioni e leggerli nella loro completezza, secondo le norme vigenti.
Claudio Ernè |
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FERRIERA -
Vertice al ministero per inviare i tecnici - Confronto tra il sindaco
Dipiazza, il legale della proprietà e il pm Frezza |
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Riunione al ministero
dell’Ambiente ieri pomeriggio sul caso della Ferriera di Servola. Giancarlo
Viglione, commissario dell’Apat (l’Arpa nazionale), ha esaminato tutta la
documentazione inviata da Trieste e ha incontrato i tecnici dell’Agenzia per
dare avvio al piano di lavoro. Verranno stabiliti sia le strumentazioni
necessarie per avviare la validazione dei dati esistenti, sia i tempi
tecnici e la metodologia.
La decisione di varare un monitoraggio a livello nazionale era stata presa
con grande immediatezza nei giorni scorsi dal ministro Alfonso Pecoraro
Scanio, al quale il sindaco Dipiazza e il consigliere regionale dei Verdi
Alessandro Metz avevano inviato con tempestività i dati delle analisi del
Cigra, dopo che l’Azienda sanitaria aveva reiterato il proprio avvertimento
sul «rischio per la salute pubblica» in presenza sul territorio di Servola
di livelli di benzoapirene molto eccedenti i limiti di legge e di polveri
sottili che a fine agosto avevano già oltrepassato il limite dei 35
sforamenti annui consentiti.
Intanto Dipiazza ha avuto ieri un incontro con il pm Federico Frezza
titolare delle inchieste sull’inquinamento nell’ambito delle quali ha
chiesto al Cigra un monitoraggio degli inquinanti a Servola e con l’avvocato
della Ferriera, Giovanni Borgna, che fin qui a nome dell’azienda ha
rigettato al Tar tutte le ordinanze emesse dal sindaco su impulso
dell’Azienda sanitaria.
g. z. |
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SGONICO -
Denuncia: «Discarica con amianto» |
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TRIESTE Un nuovo allarme
ambiente giunge dal gruppo ecologista Greenaction-Planet (gestisce l’omonimo
sito Internet): secondo gli attivisti pro natura «sul Carso nuove discariche
emergono da uno scomodo passato che si sta cercando di nascondere».
La discarica in questione, secondo gli ecologisti, si può vedere nel video
girato da Greenaction Transnational (inserito su You Tube) si trova a
ridosso di un centro polisportivo, di un centro commerciale e dell'area
artigianale del Comune di Sgonico, a non più di 2 km dalla Grotta Gigante,
una delle maggiori attrazioni turistiche del Carso. La discarica ha una
lunghezza di circa 250 metri ed è coperta dalla vegetazione. «Tra i tanti
cumuli di rifiuti - denunciano gli ecologisti - spiccano quelli con
affioramenti di cemento amianto (anche sbriciolato), fatto questo che deve
destare un giustificato allarme, vista la presenza nei paraggi di centri
frequentati dal pubblico». I cumuli di amianto, per gli autori della
denuncia, sono infatti esposti all'azione del vento di bora e le fibre
possono essere disperse su una superfice molto vasta. Bisognerebbe
perimetrare e metere in sicurezza l’area. |
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Muggia, sui
rigassificatori dibattito con sloveni e croati - I partiti della
sinistra preparano una serie di incontri con gli esperti d’oltreconfine |
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Gli
organizzatori vogliono affrontare i temi delle scelte energetiche e delle
pratiche d’autorizzazione procedurale in ottica di Euroregione
Il «Tavolo della sinistra
muggesana» ha deciso di organizzare a breve un incontro con i cittadini per
una discussione pubblica sul tema dei rigassificatori. Sono previsti
interventi di esperti e politici italiani, sloveni e croati per approfondire
e avere percorsi comuni sui temi d’interesse condiviso.
I rappresentanti dei partiti della sinistra di Muggia prendono spunto da
recenti incontri governativi tra Italia e Slovenia sul tema dei
rigassificatori e intendono portare avanti la loro battaglia. «Dopo una
nostra riunione – dicono gli esponenti politici - si è deciso
d’intraprendere una serie d’incontri con esponenti politici e di
associazioni ambientaliste slovene, per avere anche da parte loro un quadro
più approfondito della situazione e degli sviluppi che l'incontro dei due
capi di Stato potrà innescare nelle scelte in campo energetico e soprattutto
nel prosieguo delle pratiche di autorizzazione ai progetti di impianti di
rigassificazione previsti nei golfi di Trieste e Capodistria». I partiti
della sinistra muggesana ritengono inoltre che con la caduta dei confini e
in un ottica di Euroregione, anche la progettualità della gestione del
territorio deve essere condivisa con i Paesi limitrofi.
«Pertanto – dicono - anche le problematiche energetiche e le scelte
d’impianti a esse correlati è bene che diventino argomento di valutazione
politica allargata e non di confronto limitato al solo ambito locale. In
considerazione del fatto che dei suddetti impianti si sia cominciato a
parlare anche nell'Istria croata è ormai evidente che la discussione in
merito deve essere allargata il più possibile e deve coinvolgere pure i
rappresentanti di quelle zone».
s. re. |
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Verso un
collegamento ferroviario tra i due scali Luka Koper pronta a collaborare: «È
essenziale» |
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Mancano solo
sei chilometri per completare la tratta che unisce i due porti, due in
territorio italiano, quattro in quello sloveno
CAPODISTRIA Il porto di
Capodistria non solo è favorevole, ma considera opera essenziale il
completamento del collegamento ferroviario che deve mettere in comunicazione
diretta i due scali. È la notizia di dettaglio tecnico di maggior rilievo
emersa già dopo la cinquantina di minuti in cui le due delegazioni sono
rimaste a colloquio nella sala del consiglio di amministrazione di Luka
Koper, prima della visita dello scalo e della colazione di lavoro. «È un
fatto di grande importanza perché noi consideriamo il collegamento
prioritario - ha commentato subito il presidente dell’Autorità portuale
triestina Claudio Boniciolli - ma non era per nulla scontato che Capodistria
avesse la medesima opinione».
Per completare la tratta mancano sei chilometri di binari, dei quali solo
due in territorio italiano (dalle Noghere al confine) e quattro in quello
sloveno. È già stato fatto uno studio di fattibilità che ha quantificato la
spesa complessiva in 85 milioni. Chiaro però che ora dovranno entrare in
azione anche gli enti ferroviari e i Governi dei due Paesi. «Credo che sia
Casar che io dobbiamo lamentarci della lentezza con cui procedono i progetti
del Corridoio cinque e delle sue ramificazioni verso il mare», ha detto
Boniciolli. Del resto anche la collaborazione tra i porti di Trieste e di
Capodistria ha potuto essere sollecitata dagli stessi premier Prodi e Jansa
solo dopo che Lubiana ha approvato il collegamento diretto dell’Alta
velocità tra Trieste e Divaccia.
Altra concordanza di vedute c’è stata immediatamente anche per quanto
concerne il marketing comune perlomeno in occasione delle principali
manifestazioni fieristiche internazionali. Il presidente di Luka Koper,
Casar ha espresso l’auspicio che i due porti si presentino con uno stand
congiunto al prossimo Transport logistic di Monaco di Baviera, la principale
fiera europea della logistica la cui prossima edizione si svolgerà nella
primavera 2009.
Ma a questo punto, come rileva lo stesso comunicato emesso nel pomeriggio da
Luka Koper, Boniciolli ha rilanciato chiedendo che si parta prima con altri
passi concreti. Quello del turismo nautico in Adriatico e specificatamente
delle crociere potrebbe essere uno dei campi di più immediata collaborazione
con vicendevoli partecipazioni miste nelle società che si occupano dei
rispettivi Terminal passeggeri.
s.m. |
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Un ecomostro
potrebbe sorgere vicino alle Brioni - L’allarme lanciato dal sindaco
di Dignano. Pronta all’investimento la società «Pelagius» |
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L’area
interessata verrebbe trasformata in terreno coltivabile per poi edificare un
complesso alberghiero di almeno 100 ettari
DIGNANO Il sindaco Klaudio
Vitasovic non dorme sicuramente sonni tranquilli dopo aver saputo che la
società Pelagius di Salvore ha buttato l'occhio su 212 ettari di terreno
ubicati ai lati della strada che porta a Peroi, con vista sulle Isole Brioni.
L'incubo si manifesta con le sembianze di un mostro di catrame e cemento.
L'immobile in questione appartiene allo Stato e la sua destinazione, in base
al piano territoriale, è quella di bosco. Ebbene la Pelagius spinge per
modificare la destinazione in terreno coltivabile in quanto apparentemente
interessata a impiantarvi un grande oliveto. Una richiesta in tal senso
all'amministrazione municipale è già stata fatta dall'Azienda forestale di
stato, in questo caso evidentemente sponsor della Pelagius. «Se la
destinazione dell'immobile dovesse essere agricola - dice il sindaco -
allora dovremmo essere noi a gestire il terreno, dandolo in affitto ai
nostri agricoltori, per cui gli investitori paracadutati dall'esterno non
hanno cosa cercare».
Vitasovic quindi non nasconde il disappunto per il fatto di non esser stato
interpellato direttamente né dalla Pelagius né dal ministero
dell'Agricoltura e foreste sicuramente al corrente di quanto sta succedendo.
A questo punto sorge spontanea la domanda: perché il sindaco ha i sonni
turbati considerato che alla fine la Pelagius vorrebbe strappare l'immobile
in questione dall'abbandono e trasformarlo in grande uliveto con vantaggi
economici anche per le casse municipali? La risposta è semplice: perché c'è
l'atroce sospetto che l'oliveto in questione sia il Cavallo di Troia
dell'ennesimo progetto di cementificazione in Istria.
Spieghiamo. In base al piano territoriale di Dignano sul terreno
coltivabile, ogni due ettari si può costruire una casa o villa padronale che
poi si potrebbero sfruttare a fini turistici e commerciali. E 212 ettari
diviso 2 uguale a circa 100 ettari edificabili. Una prospettiva che spaventa
i dignanesi e il loro sindaco visti i continui attacchi al patrimonio
naturale da parte degli speculatori. L'ipotesi della cementificazione in
questo caso non è campata in aria visto che la Pelagius, come scrive la
stampa croata, è in mano direttamente o indirettamente ad alcuni
imprenditori coinvolti nei progetti Residence Skipper e Kempinski nell'umaghese.
p. r. |
IL PICCOLO -
LUNEDI', 8 ottobre 2007
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Ferriera, test
diossina su mamme e operai - Il direttore sanitario Reali: in passato
nessuna differenza sull’incidenza dei tumori tra chi vive nel rione e le
altre zone |
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L’Ass: esami
anche fuori dello stabilimento, monitoriamo le servolane in allattamento |
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Mentre questa settimana arrivano
i tecnici del ministero dell’Ambiente per validare i dati dell’inquinamento
della Ferriera, e consenso alla chiusura arriva anche dal vicepresidente
della commissione regionale sanità Sergio Lupieri (Margherita) per superiori
ragioni di salute pubblica «che non hanno tessere di partito», l’Azienda
sanitaria si appresta a controllare eventuale assorbimento di diossina in un
campione di lavoratori della Ferriera e in un altro di mamme abitanti a
Servola e in fase di allattamento.
Il latte materno è particolarmente «assorbente» e rivelatore. L’idea non è
nata ieri, sull’impulso dei nuovi dati che stanno portando il sindaco e
tutte le istituzioni (compresi i sindacati) a fronteggiare l’ipotesi di
chiusura della fabbrica per superamento reiterato dei limiti, ma le fasi
preparatorie avranno adesso una forte accelerazione, così come riprenderanno
le indagini sulle urine degli operai per controllare la presenza o meno di
benzoapirene, il pericoloso idrocarburo policiclico aromatico che il corpo
umano assorbe specialmente veicolato dalle polveri sottili, di cui a Servola
sono stati oltrepassati i limiti di legge anche su base annua.
Uno screening in tal senso era stato già realizzato un anno e mezzo fa. I
sindacati dell’azienda si sono di recente lamentati che questo controllo sia
stato sospeso e ne hanno chiesto la ripresa: «Erano stati controllati i 150
lavoratori della cokeria - ha raccontato di recente Giulio Frisari,
segretario provinciale della Failms-Cisal, sindacato autonomo dei
metalmecanici e siderurgici - e in seguito a ciò una decina di operai era
stata spostata in altro reparto, perché era stato riscontrato nel loro
liquido biologico un livello di benzoapirene superiore ai limiti».
Il direttore generale Franco Rotelli si trova in questi giorni all’estero.
Risponde il direttore sanitario Mario Reali: «Con la lettera inviata alle
istituzioni il 4 ottobre l’Azienda sanitaria ha inteso indurire la propria
posizione nei confronti di dati sulle Pm10 e sul benzoapirene (cancerogeno e
causa di mutazioni genetiche) a livelli decisamente molto alti. Le nuove
analisi sulle diossine saranno condotte in collaborazione con Regione,
Provincia e Ferriera stessa, in quanto hanno un costo piuttosto elevato,
quelle sull’urina per verificare il benzoapirene avvengono in accordo col
sindacato e con l’Inail».
Ma per quale motivo non è stata proseguita allora quell’indagine, visto che
adesso sembra fatto nuovo ed eclatante l’inquinamento da benzoapirene, che
sul territorio di Servola ha toccato punte di 90 nanogrammi per metro cubo
mentre il limite, fissato tra l’altro da un decreto legislativo di agosto, è
di un solo nanogrammo? «Perché - risponde Reali - era un dato disaggregato,
mancava l’evidenza di analisi complessive».
Che ora il Cigra universitario ha realizzato e di cui il sindaco attende la
tranche finale relativa al mese di settembre prima di prendere una decisione
definitiva sul futuro della fabbrica di ghisa, che proprio il 24 novembre
festeggerà i 110 anni esatti dalla nascita. I campionamenti sono stati già
fatti ma per l’elaborazione delle analisi il Cigra si è appoggiato - lo
dichiara nel proprio report - ai laboratori del Consorzio Inca (Consorzio
interuniversitario nazionale «La chimica per l’ambiente»), che coordina 30
università e 80 centri di ricerca, con sede principale a Venezia.
Da gennaio a giugno in via dei Giardini (tetto) e in via San Lorenzo in
Selva (stazione ferroviaria) il Cigra ha rinvenuto tra il 31 gennaio e il 2
giugno 2007 una media di 16,9 nanogrammi per metro cubo di benzoapirene, con
picchi appunto di 90, 54 e 56. Mentre in via Giorgieri (terzo piano) e in
via Fleming (zona università) non è stato superato il livello medio di 0,22.
«In tutti i casi - prosegue Reali, descrivendo l’attività del Dipartimento
di prevenzione cui tutta questa attività pertiene - sono stati messi a
confronto i dati di salute della città con quelli di chi abita a Servola, e
non è stato riscontrato, come già riferito da Rotelli, alcun aumento di
malattie tumorali attorno alla Ferriera. Inoltre abbiamo messo a
disposizione dei residenti un medico a chiamata per un pronto intervento
speciale in caso di conclamati disturbi di cui potrebbe essere responsabile
l’ambiente». Basta chiamare il centralino, 040.399.1111, chiedere del medico
di turno dell’Igiene pubblica, il quale fa una visita a domicilio e tiene un
registro dei casi che serve come monitoraggio delle conseguenze sulla salute
di emissioni e fumi.
Medico, consigliere regionale della Margherita e vicepresidente della
commissione regionale sanità, interviene sul tema anche Sergio Lupieri: «Se
la Ferriera di Servola non è più compatibile con il tessuto urbano di
Trieste il sindaco Dipiazza intervenga secondo i poteri conferitigli dal suo
mandato, sono poteri enormi quando coinvolgono la salute dei cittadini».
Anche Lupieri salda l’appoggio politico che si sta creando attorno alla
convinzione di Dipiazza: «La salute dei cittadini - prosegue - non deve
avere né tessera di partito né colore politico, ma essere un patrimonio di
civiltà di tutta la comunità di cui il sindaco è il primo cittadino».
Bisogna tener conto dei dati che emergono, continua il medico-consigliere, e
del fatto che le precedenti ordinanze non hanno conseguito effetti, e
inoltre, aggiunge, «non può esistere sviluppo economico laddove non possa
essere garantita la compatibilità in termini di tutela della salute pubblica
e di sicurezza di salute per i lavoratori e per l’ambiente».
Certamente, conclude Lupieri, sono necessarie soluzioni politiche «che
garantiscano ai lavoratori riconversioni e garanzie, ma la salute di una
città e di una provincia di 240 mila abitanti è condizione primaria, e
bisogna cogliere il momento attuale dello studio per il rilascio della
autorizzazione integrata ambientale da parte della Regione per prendere
decisioni non più rinviabili».
Gabriella Ziani |
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FERRIERA - In
Provincia chiesta dal centrodestra la sfiducia a Barduzzi - La replica: ho
fatto quanto dovevo |
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Sulla Ferriera un attacco
pesante alla Provincia, e all’assessore all’ambiente Ondina Barduzzi, era
giunto ieri dal Verde Alessandro Metz: «Abbia l’umiltà di leggere i dati, o
si dimette o risponde in modo adeguato». E ora anche i consiglieri
provinciali di centrodestra attaccano Palazzo Galatti e in particolare
Barduzzi. «Ancora una volta - scrivono per An Marco Vascotto e Arturo
Governa - dobbiamo constatare l’assoluto disinteresse dell’amministrazione
provinciale nei confronti della difficile situazione». L’assessorato
all’ambiente, scrivono, «continua a rimanere silente», così come
l’assessorato al lavoro, quello alle attività produttive e la stessa
presidente Bassa Poropat, «cha ha evidentemente rinunciato a dare un ruolo
all’ente che presiede su questioni così decisive».
Forza Italia e Lista Dipiazza annunciano intanto «una mozione di sfiducia»
verso Barduzzi, «facendo nostre le accuse» di Metz. «Fin dal suo
insediamento Barduzzi si è limitata a accusare pesantemente il sindaco
Dipiazza, lavandosene le mani e lasciandolo solo», ma oggi - si stupiscono
Grizon e De Gavardo - «anche l’ing. Barduzzi si è accorta che la ”salute è
la cosa più importante”». I due esponenti dell’opposizione ricordano i «20
mila euro» spesi dalla Provincia nel progetto metropolitana leggera, mentre
«Barduzzi non ha avuto il tempo per promuovere analisi sul territorio
provinciale per misurare le immissioni in atmosfera della Ferriera». Di qui
l’annuncio della mozione, in un attacco che il centrodestra rivolge anche
alla Regione che sulla Ferriera «ha sempre mantenuto una posizione
palesemente ondivaga».
Decisa la risposta di Barduzzi: «Grizon e De Gavardo fanno polemica, è il
loro ruolo, ma io ho fatto tutto quanto di mia competenza. I dati sono
pubblici, quando i limiti venivano superati li ho sempre comunicati allo
stabilimento e alla Procura». Barduzzi lo ribadisce: «A partire da gennaio,
sia nelle misurazioni dell’Arpa che in quelle della società ingaggiata dalla
Severstal non si sono avuti sforamenti dai camini: perché sono queste le
emissioni che noi, su delega della Regione, dobbiamo controllare». Quanto
alle emissioni diffuse, l’autorizzazione regionale su cui la Provincia deve
sorvegliare «non pone limiti, restano quelli di legge che stanno
controllando Comune e Procura». E poi «ho sempre partecipato personalmente
alle conferenze di servizi sulla richiesta di autorizzazione integrata»
richiesta dallo stabilimento alla Regione, aggiunge Barduzzi, «e ho avuto
incontri con gli abitanti di Servola».
Quanto all’accusa rivoltale da Metz, quella cioè di parlare di dati derivati
da traffico, Ferriera e altri impianti industriali, «non lo dico io: lo
stesso ingegnere Agricola (direttore generale del ministero dell’Ambiente,
ndr) nella riunione in Prefettura di due settimane fa ha parlato di vari
fattori di inquinamento», precisa Barduzzi. L’assessore ribadisce di aver
sempre fatto «tutto quanto si doveva e poteva fare», aggiungendo che
«abbiamo creato un database per la verifica delle emissioni da tutte le
circa 70 aziende che dobbiamo controllare», e che «stiamo organizzando un
tavolo con esperti per valutare la possibilità di dismissione o
riconversione della Ferriera, i temi legati a una futura nuova destinazione
urbanistica e alla bonifica del sito». Infine, «non ho mai attaccato
Dipiazza», chiude Barduzzi: ho sempre detto invece che se il problema
riguarda la salute pubblica è lui la massima autorità in campo sanitario, ed
è per questo che può emettere un’ordinanza». |
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FERRIERA -
Dipiazza: «Ora potrei non abbassare più l’Ici, quei soldi integreranno la
cassa integrazione» |
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Il sindaco deciso a firmare
la chiusura: «Se un giudice mi dà torto mollo tutto e vado a coltivare
patate»Potrebbe non abbassare l’Ici per integrare la cassa integrazione
dei futuri disoccupati della Ferriera così da mantenerne - come chiesto dai
sindacati - stabile il livello di reddito. Ha un’idea su come assorbire le
pesanti conseguenze di una chiusura di attività industriale, anche al di là
dello storico stabilimento (Sertubi, per esempio, e altro indotto, pari a
circa 1000 stipendi a perdere). E intanto Dipiazza incassa un consenso
inedito. «Ne prendo atto - dice - tutti adesso sono con me, mi ero dato
degli obiettivi e li ho raggiunti, ho portato l’opinione pubblica a
concordare sul Porto Vecchio e adesso sulla necessità di chiudere la
Ferriera, ho passato momenti di grande sofferenza quando parlavo da solo, ma
adesso sono molto soddisfatto».
Naturalmente non è un valzer allegro ciò di cui si parla, e il sindaco non
se lo nasconde. Ma a tutto ha una risposta. In primo luogo ribadisce:
«Quella fabbrica non rappresenta lo sviluppo per la città». Poi manda un
avvertimento all’azienda: «Adesso tutti hanno capito, e non ci stanno, la
Ferriera ha sempre giocato sulle nostre divisioni politiche, e ha goduto di
vaste e gravi coperture, e sulla presenza di benzoapirene, se è vero che ha
fatto proprie analisi, ha sempre bluffato». Infine guarda la cosa in senso
storico-antropologico: «Quarant’anni fa eravamo poveri, e disposti a
barattare la salute col lavoro, ma adesso i tempi sono molto cambiati e
questo scambio non lo accetta nessuno».
Ma come risolvere le disoccupazioni e gli effetti a catena? «Cassa
integrazione, e integrazione di salario, credo collaboreranno anche Regione
e Provincia, ma se il Comune restasse solo penso per esempio alla soluzione
Ici, ma non è l’unica, la Sertubi potrebbe produrre con un forno elettrico,
la centrale di cogenerazione potrebbe usufruire del futuro
rigassificatore... Tante cose si possono fare» dice Dipiazza, che nella
raffica di incontri e contatti istituzionali e sindacali di questi giorni,
fino al ministero dell’Ambiente, afferma di non aver parlato finora con
l’Associazione industriali: «Stanno sempre dalla parte della proprietà, la
difendono a oltranza, so già le risposte».
Ma su quale punto di legge baserebbe il sindaco la propria ordinanza di
chiusura della Ferriera? «Se davvero c’è pericolo per la salute - esclama
Dipiazza senza nemmeno entrare nel merito - voglio proprio vedere chi mi
verrà contro. Pensiamo solo a che cosa può succedere davanti al primo che
muore di cancro e fa causa. Ma ci ricordiamo che a Marghera sono stati
incriminati per strage? Se poi un giudice mi darà torto - conclude il
sindaco acceso -, allora davvero mando all’aria tutto a mi ritiro a
coltivare patate in Friuli».
g. z. |
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Rogo alla
centrale Enel di Monfalcone, fiamme visibili da Duino |
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Fiamme alte
fino a 30 metri e esplosioni che hanno allarmato centinaia di persone.
L’incendio provocato dal surriscaldamento di un trasformatore elettrico
Fiamme alte fino a 30 metri,
esplosioni e sibili che hanno fatto sobbalzare centinaia di cittadini, una
colonna di fumo che ha rischiato di investire case, bar e alberghi vicini,
un black-out di venti minuti che ha privato della corrente elettrica tutta
Monfalcone, compreso l’ospedale. Un furioso incendio, visibile anche da
Duino Aurisina, innescato probabilmente dal surriscaldamento di un
gigantesco trasformatore elettrico, ha semidistrutto nel corso della notte
l’impianto di trasformazione di Enel Distribuzione lungo la statale 14,
all’ingresso della città per chi proviene da Trieste, e che serve a fornire
energia elettrica a tutta Monfalcone.
Le fiamme sono divampate all’improvviso attorno alle 2.15 e immediato è
stato l’allarme ai vigili del fuoco che è stato lanciato da alcuni
automobilisti di passaggio e soprattutto dagli abitanti delle palazzine che
si trovano a qualche centinaio di metri dall’impianto e che all’improvviso
sono stati svegliati da micro-esplosioni e da un bagliore che ha illuminato
a giorno tutto il quartiere Est.
I pompieri sono stati impegnati per oltre 4 ore per aver ragione del fuoco e
mettere in sicurezza l’area. I danni agli impianti elettrici ammonterebbero
- anche se Enel non ha ancora fornito dati certi - a qualche centinaia di
migliaia di euro: l’incendio ha distrutto due grossi trasformatori e ha
danneggiato le strutture circostanti dell’impianto di trasformazione.
Fabio Malacrea |
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Le case
intorno alla Ferriera |
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La Ferriera è lì da oltre un
secolo. Era stata messa lì perché lontana dalle case. Fa parte della
tradizione industriale della città. I servolani ci sono sempre convissuti.
Ma negli ultimi decenni lì attorno sono sorti enormi caseggiati, penso
inizialmente dell'Iacp: già i poveri possono anche crepare... Poi le
immobiliari hanno fatto il resto. Oggi la Ferriera è circondata da
abitazioni.
Non sapevano i costruttori che dalla sua ciminiera esce il fumo forse? Certo
che lo sapevano, ma il fumo rende semplicemente basso il valore dell'area
edificabile. Quindi è la logica del mercato la causa dell'urbanizzazione del
suo circondario, sono le amministrazioni comunali che hanno data la licenza
edilizia, sono lo Iacp e le immobiliari i responsabili dei mali che i fumi
recano ai cittadini.
Ma si sa: è più facile chiudere la Ferriera che perseguire chi ha dato le
licenze edilizie. Ormai sarà tutto «archiviato», come l'amianto e la
diossina di Barcola. Le immobiliari mai sazie vorrebbero chiudere anche il
porto vecchio per farne un'area edificabile.
Risalta poi la contraddizione fra le preoccupazioni «ecologiche» di certi
politici riguardo la Ferriera e la loro bramosia dei rigassificatori che
sterilizzerebbero la vita del nostro mare già moribondo. Turismo su un mare
morto? A proposito, perché non si parla di rigassificatori che non usano il
mare per il riscaldamento del gas ma parte del gas stesso? Perché costa di
più?
Fabio Mosca |
IL PICCOLO -
DOMENICA, 7 ottobre 2007
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Ferriera, il
ministro manda i suoi tecnici - La situazione dello stabilimento
servolano diventa un caso nazionale. Verdi e Wwf chiedono esami sulle
diossine |
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Pecoraro
Scanio: «Dati preoccupanti, sosterremo le scelte del Comune» |
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«Si tratta - scrive il ministro
in una nota diffusa all’indomani stesso delle informazioni sui livelli di
Pm10 e benzoapirene riscontrate a Servola - di dati preoccupanti, il
superamento accertato rappresenta un rischio per la salute umana e per
l’ambiente nel suo complesso: nel caso di validazione e conferma di queste
cifre il ministero dell’Ambiente supporterà le scelte che il sindaco riterrà
opportuno adottare per evitare ulteriori danni». La chiusura dell’impianto
preannunciata da Dipiazza al governo, alle istituzioni locali e ai sindacati
nel caso i dati finali relativi a settembre confermino quelli precedenti
elaborati dal Cigra per il pm Federico Frezza, trova dunque credito.
«Se il sindaco di fronte a un allarme per la salute pubblica non agisce
secondo i propri poteri rischia una denuncia penale per omissione di atti
d’ufficio» ha detto ieri Metz in una conferenza stampa indetta per
presentare l’azione del ministro. «Però adesso - ha aggiunto - non è più
solo coi suoi poteri e con la palla avvelenata in mano, o il cerino che gli
brucia, perché il caso Ferriera è diventato un obiettivo comune». Il
consigliere dei Verdi ha messo sotto accusa tutta la classe politica:
«Un’assenza clamorosa hanno dimostrato fin qui Regione, Provincia, e Comune
fino a poco tempo fa, c’è voluta la mobilitazione dei cittadini, che ha
mosso la Procura, alla quale si devono le ultime analisi: e come mai - ha
provocatoriamente chiesto - il magistrato si è rivolto al Cigra
universitario e non all’Arpa? I tabulati Arpa hanno sempre molti ”buchi”, ma
le medie annuali degli inquinanti si ottengono dividendo il totale per 365
giorni, quindi quei risultati sono sempre falsati».
Metz, assecondato da Fabio Gemiti e altri rappresentanti del Wwf presenti
assieme ad alcuni cittadini di Servola, ha invocato anche analisi sulle
diossine («che l’Arpa non è in grado di fare»). Un attacco specifico Metz ha
riservato all’assessore provinciale all’Ambiente, Ondina Barduzzi, che
spesso ha riferito i dati dell’inquinamento alla somma di Ferriera, traffico
e altri impianti industriali: «Abbia l’umiltà - ha detto - di leggere i
dati, e poi agisca, o si dimette o risponde in modo adeguato, altrimenti fa
vergognare l’intera giunta».
Infine il consigliere ha assicurato che secondo la letteratura scientifica
produzioni come quelle della Ferriera inevitabimente producono «benzoapirene,
cancerogeno e capace di provocare mutazioni del Dna umano, e altre emissioni
non abbattibili con alcuna tecnologia, neanche la più supermoderna». E ha
annunciato che il gruppo consiliare dei Verdi pagherà in proprio un’analisi
già ordinata alla facoltà di Chimica per verificare se anche il pescato
oltre le dighe sia contaminato: «Diossina era stata già trovata nei pesci
sotto costa».
«Da lunedì - ha concluso riferendosi all’avvio dei lavori da parte dei
tecnici del ministero - ci si dovrà ormai preoccupare del diritto al reddito
e dei problemi occupazionali». |
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FERRIERA - Il
nuovo acquirente Arvedi prende tempo - Gli sviluppi degli ultimi giorni
rischiano di condizionare la trattativa per la cessione dell’impianto |
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L’amministratore delegato di Servola: «Le misurazioni vanno interpretate
meglio»
Un portavoce
del gruppo industriale cremonese: «Il clima non sembra dei più favorevoli
sulla prosecuzione dell’attività produttiva»
Rischia di venir condizionata la
vendita della Ferriera di Servola al gruppo Arvedi. Le valutazioni tecniche
dell’azienda di Cremona sono finite da tempo, l’offerta doveva essere fatta
già nelle scorse settimane alla Lucchini-Severstal, ma ora ritarda. Il caos
sulle emissioni, il clima infuocato tra le istituzioni, Comune di Trieste in
testa, gli interventi della Procura della Repubblica hanno spiazzato il
gruppo Arvedi che stava facendo le sue valutazioni, ma soprattutto avrebbero
messo in allarme il cavalier Giovanni Arvedi.
Non è tanto il business-Ferriera (Arvedi è uno dei principali clienti di
Servola, l’azienda di Cremona era assolutamente interessata all’acquisto)
quanto a preoccupare i cremonesi sarebbe il «clima sfavorevole» da parte
delle istituzioni per gli imprenditori che vogliono investire a Trieste e la
mancata certezza sull’intenzione di mantenere il sito produttivo della
Ferriera.
Queste le indiscrezioni che arrivano dal gruppo Arvedi che per ora non
intende fare dichiarazioni ufficiali. «Il clima a quanto si è visto non è
dei più favorevoli – si limita a commentare un portavoce – soprattutto sulla
prosecuzione dell’attività produttiva a Servola. Per ora non intendiamo
prendere posizione, stiamo ultimando le analisi e non è stato deciso ancora
nulla».
La Lucchini-Severstal pare abbia deciso di fare una mossa per uscire da
questo stallo. A giorni, la prossima settimana, dal quartier generale di
Brescia potrebbe arrivare una richiesta ultimativa ad Arvedi. Trieste per la
Lucchini Severstal non è considerata affatto strategica e a confermare ciò è
la trattativa con Arvedi per la cessione dello stabilimento. Per Trieste il
contatto con il gruppo di Cremona potrebbe essere l’occasione reale per dare
una svolta innovativa sul fronte ambientale e produttivo. Arvedi è
considerato nel settore dell’acciaio uno tra gli imprenditori più
all’avanguardia (dà lezione pure ai tedeschi) ed ha inventato nuovi sistemi
produttivi.
Dal fronte di Servola intanto si attendono sviluppi sui dati delle emissioni
inquinanti. «L’azienda è seriamente interessata a chiarire tutti gli aspetti
tecnici di queste emissioni – fa sapere l’amministratore delegato di
Servola, Francesco Rosato – non contestiamo certo i numeri, ma vorremmo che
le misurazioni fossero interpretate in maniera più corretta. Sia le
istituzioni che la Procura ci hanno chiesto di fare chiarezza. Non si tratta
solo di un aspetto giuridico e di ricorsi al Tar. L’azienda ha un patrimonio
da tutelare. Per quanto riguarda la gestione la situazione è sotto
controllo, periodicamente, come prevede la legge, vengono eseguite tutte le
analisi sui lavoratori. Sta a cuore anche a noi che la vicenda sia chiarita.
Ed è proprio per questo che stiamo preparando una nota tecnica su cosa dice
la legge sul fronte emissioni e inquinamento».
Giulio Garau |
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FERRIERA - La
Provincia: «Non ostacoleremo Dipiazza» - Il sindaco: «Tra 2 anni
potremo realizzare al posto dell’impianto una nuova banchina portuale» |
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Reazioni
concordi degli enti locali dopo gli ultimi dati resi noti: «Lo stabilimento
va chiuso, ma bisogna anche pensare al dopo»
Nessuna voce contraria: se s’ha
da chiudere l’antica fabbrica di ghisa, si chiuderà. Perfino i sindacati
prendono atto e dicono che in fabbrica gli operai son d’accordo: «Meglio un
disoccupato vivo che un operaio morto» è il nuovo slogan all’interno della
Ferriera. Dirompente è stata la rivelazione dei dati sul benzoapirene
(livelli sforati anche di 90 volte per il pericolosissimo cancerogeno) e
delle Pm10, già oltre i limiti fissati per l’anno intero. Sulla base di
questo scenario il sindaco Dipiazza ha intanto raggiunto un risultato:
«Tutti ora hanno capito la gravità della situazione, ciò che temevo finora
era proprio lo scontro politico». |
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Massimo piacere gli fa
l’appoggio incondizionato del ministro dell’Ambiente, che di filato questa
settimana manda propri tecnici per validare le analisi e svolgerne di
ulteriori, promettendo il supporto governativo se si arriverà all’ordinanza
di cessazione attività: «Lo scenario è cambiato - commenta il sindaco - e
più generalmente penso che una città può fare un sacrificio se si tratta di
un investimento proficuo per il domani, ma la Ferriera non è il domani di
Trieste, è un vecchio cadavere, con tutto il rispetto per chi ci sta dentro.
Anzi: è una realtà che ha fin qui penalizzato lo sviluppo. E fra un po’ di
tempo non troveremo più nessuno che voglia andarci a lavorare».
Lo sguardo va già oltre, a ottenere aiuto dal governo per la cassa
integrazione dei lavoratori e per una rapida bonifica del sito (peraltro già
inserito in quello di rilevanza nazionale): «Due anni bastano - riflette
Dipiazza -, e lavorando con energia potremmo realizzare al posto della
Ferriera, che si trova in linea con la futura piattaforma logistica del
porto, una meravigliosa e innovativa banchina per lo scarico delle navi».
Nel frattempo il sindaco è rimasto colpito dalla reazione dei sindacati: «Mi
hanno sorpreso, hanno commentato che la Ferriera evidentemente fin qui li ha
presi in giro». E ha preso contatti anche con il gruppo Arvedi, sulla via di
acquistare lo stabilimento: «O arriva e si mette a norma, oppure non ci
prostreremo come sempre accade a Trieste davanti a qualunque investimento,
pur che sia. E ora, uomo avvisato...».
«Non ostacoleremo la posizione del sindaco se dovrà chiudere la Ferriera -
assicura la presidente della Provincia, Maria Teresa Bassa Poropat -, la
salute è cosa assolutamente prioritaria per la città, e quanto alle
soluzioni per i lavoratori la Provincia farà sicuramente la sua parte, ci
vuole un tavolo tecnico-politico a largo spettro, e prendere decisioni,
altrimenti tra un rimbalzo e l’altro si alimenta nella gente un clima di
sospetto verso le istituzioni».
Ma la Bassa Poropat tuttavia ha anche una perplessità di fondo: «Mi sembra
strano - riflette - che l’azienda affermi di avere dati molto diversi da
quelli in mano al Cigra, alla magistratura e all’Azienda sanitaria, non
credo che sia così ingenua... Comunque, se lo sforamento è provato, è
necessario che il sindaco provveda».
«La salute prima di tutto» dice anche l’assessore all’Ambiente, Ondina
Barduzzi, ieri pesantemente attaccata dal verde Metz per aver voluto leggere
i dati dell’inquinamento a Servola come frutto di emissioni varie, e non
prevalentemente della Ferriera. «È chiaro - commenta ora - che la salute è
la cosa più importante, che sforare i limiti di legge significa incorrere in
un reato, e che il reato va represso. Ma non basta dire ’’chiudo’’ -
sottolinea Barduzzi -, perché ci sono a seguire i problemi dell’occupazione
e anche quelli della bonifica».
g. z. |
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FERRIERA - I
servolani: «Va garantito un futuro ai lavoratori» - «L’inquinamento
c’è ma bisogna trovare soluzioni per chi rischia di restare disoccupato» |
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Nel rione è
grande la preoccupazione sia per la tutela della salute che
dell’occupazione. E c’è chi spera in nuovi correttivi ecologici
Gran parte degli abitanti di
Servola si schiera a favore della chiusura della Ferriera. Prima, però - lo
sostengono in tanti -, andrebbe trovata assolutamente una soluzione
occupazionale alternativa per tutti i dipendenti dello stabilimento, che
resterebbero senza impiego. |
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«Ho lavorato per trent’anni alla
Ferriera, ma oggi devo ammettere che produce troppo inquinamento - osserva
Gianfranco Paulica -. Egoisticamente direi che va chiusa, ma deve essere
assolutamente trovata una soluzione occupazionale per i dipendenti. Finora,
al riguardo, sono state spese soltanto parole. Ci sono tante case ormai
vicino allo stabilimento, la salute della gente va tutelata, come quella
degli operai».
Secondo Danilo Rodela non ci sono dubbi: «La Ferriera è un rottame, da
buttare. La Lucchini non ha effettuato gli adeguati lavori di manutenzione
nel tempo, lasciando letteralmente andare la struttura. I lavoratori poi non
vengono tutelati a dovere dal punto di vista medico». Sulla stessa linea,
pure Michela Gosdan: «Inquina troppo, la Ferriera va chiusa. Lo dico anche
per le persone che ci lavorano dentro, prima o poi si ammalano. Un altro
impiego sicuramente lo troverebbero, altrimenti ci rimetteranno la salute».
«Se effettivamente verrà confermato che l’inquinamento prodotto è realmente
nocivo - spiega Lino Vallefuoco -, allora chi di dovere avrà il compito di
provvedere, chiudendo lo stabilimento, ma sistemando contestualmente la
situazione dei lavoratori e quella dell’indotto economico che verrebbe meno
per la città. Qualora, invece, si trattasse solamente di problemi di
imbrattamento, allora ci vorrà un importante intervento di manutenzione».
Dice no all’eventuale stop, invece, Rodolfo Baez: «La Ferriera non va chiusa
ma corretta. Vanno effettuati degli accorgimenti, affinché l’inquinamento
non ci sia più. La responsabilità è di chi comanda la struttura, deve
intervenire. La chiusura, però, va esclusa in primis per quanti ci lavorano
all’interno».
Fabio Poslep, dal canto suo, osserva: «Abito a Servola, vorrei che lo
stabilimento chiudesse perché inquina. Per i dipendenti, è la proprietà che
dovrebbe trovare un’altra occupazione. Da anni si sente parlare di soluzioni
per ridurre l’emissione di agenti inquinanti, eppure i livelli massimi
vengono continuamente superati».
«Sarebbe stato giusto introdurre filtri adeguati una volta - dice Michele
Vascotto -. Per me adesso la Ferriera è da chiudere, tuttavia vanno tenuti
presente gli operai assunti al suo interno. Un’idea valida potrebbe essere
quella di trasformarla in una centrale ecologica, operante in una direzione
diversa dall’attuale».
Marta Sommariva analizza la situazione sulla base dell’esperienza familiare:
«Dopo anni di attività, ora ci si accorge che la Ferriera disturba. Forse,
in realtà, non serve più? Mio marito ci ha lavorato per 35 anni, all’epoca
della sua assunzione garantiva uno dei contratti migliori che ci fossero in
giro. Ci ha aiutati, quando ne avevamo bisogno. Se dovesse chiudere, allora
lo stesso destino andrebbe riservato a inceneritore, depuratori e anche le
automobili non dovrebbero più circolare. Tutto produce cattivi odori e
inquinamento».
Dario Sancin sottolinea una volta di più ancora la questione
dell’occupazione: «La mia casa è vicina alla Ferriera, sul davanzale la
quantità di polvere che trovo è normale, da anni è così. Se anche una
persona sola dovesse rimanere sulla strada, in caso di chiusura, sarei
diposto a continuare a vivere in questa maniera. Lo ribadisco, pure se si
trattasse di un unico dipendente».
«Per questioni di salute, preferirei che la Ferriera venisse chiusa - è
l’opinione di Gianluca Paoli -. Non capisco poi i discorsi sull’inquinamento
dimezzato o da ridurre: a mio avviso, o c’è o non c’è, le possibilità sono
queste».
Infine, Livia Sancin Ursic afferma: «La mia preoccupazione, in caso di
possibile chiusura, andrebbe subito ad alcuni ragazzi che conosco. Lavorano
lì, dove verrebbero dirottati? I responabili ci pensino, il sindaco Dipiazza
pure. Le polveri? Io in casa pulisco a terra con la scopa e via».
ma.un. |
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FERRIERA -
Cgil, Cisl e Uil: «L’azienda dimostri se i dati sono falsi» - Critiche sul
ricorso al Tar |
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«È irresponsabile
l’atteggiamento della Ferriera di ricorrere al Tar e di contestare i dati
d’inquinamento senza produrne di diversi, andremo direttamente all’attacco
dell’azienda affinché risponda: o i dati del Cigra sono veri, e allora deve
limitare le emissioni, o sono falsi, e allora ce lo dimostri».
È già delinata la linea d’azione da qui in avanti, in questo delicatissimo
periodo in cui tutti aspettano l’integrazione delle analisi a Servola coi
numeri aggiornati a settembre, per Luca Visentini, segretario provinciale
Uil.
«Siamo molto preoccupati, per i lavoratori, per le famiglie e per la
popolazione a rischio di salute, nessuno pensava che il benzoapirene potesse
essere a livelli così alti, c’è una responsabilità molto pesante di chi ha
fatto finora i controlli» afferma Luciano Bordin, segretario Cisl, il quale
accusa esplicitamente «la politica locale» parlando di «sette anni persi fra
tavoli e altri tavoli di centrodestra e di centrosinistra per arrivare a una
riconversione dell’attività che non si è mai raggiunta».
«Non ci affascina proprio che l’azienda percorra le vie legali anziché
mettere fuori la verità» dice Franco Belci, segretario Cgil, che già l’altra
sera, dopo il summit della triplice col sindaco, aveva affermato: «Se si
arriverà alla chiusura, ne prenderemo atto». Secondo Bordin quando si avvia
lo stop ai motori di uno stabilimento siderurgico «difficilmente poi
l’attività può essere riavviata». E il pensiero ovviamente va ai «550
lavoratori diretti, ai 300 indiretti, quelli di Sertubi», così come
Visentini ricorda che l’età media è di 40 anni, «troppi per cambiare del
tutto lavoro, troppo pochi per avviarsi a qualche forma di pensionamento».
Il sindacalista della Uil intravede, dopo gli ammortizzatori sociali di
transizione, uno sbocco possibile nella costruzione della piattaforma
logistica portuale e nel rigassificatore previsto in golfo.
«Concordo - rafforza Belci, sul rigassificatore però contrario - che
difficilmente si può riprendere la produzione quando questa viene sospesa,
aspettiamo l’approfondimento dei dati, e se il peggio arriverà sarà
necessario che Trieste intera si faccia carico dei problemi di questi
lavoratori, che fin qui hanno contribuito all’economia della città e anche
con un lavoro ingrato, occorre - prosegue - non solo una cassa integrazione
dallo Stato, ma fondi aggiuntivi da Comune e Regione affinché siano
mantenuti stabili i livelli di reddito, poi si dovranno cercare tutte le
alternative possibili per accelerare una ricollocazione». Ma in questa
provincia riassorbire specializzati in siderurgia, nessuno se lo nasconde,
non è semplice.
g. z. |
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I ricercatori:
il benzoapirene è una sostanza cancerogena |
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Il benzoapierene è un
idrocarburo di cui è riconosciuto il potere cancerogeno. I ricercatori del
Cigra hanno messo a confronto le misurazioni effettuate a Servola in via dei
Giardini e in via San Lorenzo in Selva con quelle di via Fleming nei pressi
dell’Università. |
Polveri sottili
oltre i limiti ma anche in piazza Libertà
Le polveri sottili a Trieste sono
tornate a superare i valori limite. È successo due giorni, secondo i dati
dell’Arpa. Sono stati registrati sforamenti, sia pure di non molto superiori ai
50 microgrammi per metro cubo in via Svevo, via Carpineto e in piazza Libertà
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Il terrapieno
di Barcola è stato dissequestrato ma la bonifica è lontana - All’Authority
il decreto del magistrato |
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Il terrapieno di Barcola è
ufficialmente dissequestrato. Il decreto firmato alcuni giorni fa dal
sostituto procuratore Cristina Bacer è stato notificato venerdì scorso
all’Autorità portuale.
Alla fine di settembre lo stesso magistrato ha chiesto al Gip Paolo Vascotto,
che l’ha accolta l’archiviazione del procedimento aperto nel novembre 2005
in base a un esposto dell’associazione Amici della Terra. Accogliendo la
richiesta di archiviazione, il gip ha in sostanza accolto le motivazioni del
pm sia con riguardo alla prescrizione dei reati sia alla normativa, troppo
diversa fra gli anni Settanta e Ottanta, quando l’area era stata usata come
discarica (anche per le ceneri contenenti diossina provenienti dall’impianto
di Monte San Pantaleone), ed oggi.
L’archiviazione del procedimento ha sollevato immediatamente la protesta
dell’associazione ambientalista Greenaction Transnational, che ha annunciato
di voler ricorrere contro il provvedimento in tutte le sedi istituzionali
competenti, italiane e ed europee.
L’associazione, che si è costituita recentemente e ha tra i suoi aderenti
anche l’astrofisica Margherita Hack, ha affermato che l'apertura di
discariche a mare non era consentita, prima ancora dell'entrata in vigore
della legislazione comunitaria, già dalle leggi nazionali del 1934 e del
1976, nonchè dalla stessa Costituzione.
Secondo gli ambientalisti, il reato commesso nella discarica di Barcola,
dove è stata rilevata la presenza di diossina in misura undici volte
superiore al consentito, è di natura permanente, ed è stato perpetrato in un
«unico disegno criminoso continuativo», iniziato nella zona industriale di
Zaule e poi delle Noghere (ora per questo Sito inquinato di interesse
nazionale), proseguito a Barcola e infine a Muggia con la recente discarica
Acquario. Secondo Greenaction, inoltre, devono essere comunque ricercate e
contestate le responsabilità civili.
Con la notifica del dissequesto, intanto, l’area è libera a tutti gli
effetti. Rimangono peraltro in vigore i vincoli ambientali, in particolare
il divieto di scavo, stabiliti dalla conferenza dei servizi.
I futuri interventi sul terrapieno (compresa l’eventuale bonifica) saranno
decisi da una nuova conferenza dei servizi, che verrà convocata dalla
Regione dopo che l’Autorità portuale avrà trasmesso i dati delle analisi che
la stessa Ap ha fatto rifare in gran parte sui disposizione dell’Arpa.
gi. pa. |
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Nuovi
parcheggi: mappa degli accessi - La Commissione urbanistica convoca il
sindaco per chiedere chiarimenti |
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Ecco quale
sarà la viabilità prevista dai tecnici comunali in seguito alla
realizzazione dei 18 impianti
Sarà il sindaco Roberto Dipiazza
a chiarire martedì alla commissione urbanistica alcuni aspetti del piano
parcheggi sui quali gli stessi consiglieri comunali - An e Forza Italia in
prima fila - hanno chiesto notizie precise. Lo annuncia il presidente della
commissione Roberto Sasco (Udc), che riunirà poi la commissione anche
giovedì.
Dipiazza detiene la delega sui project financing: dal primo cittadino
dovrebbero venire chiarimenti innanzitutto sui tre parcheggi che la Riccesi
spa dovrebbe costruire in largo Roiano, in via Tigor e in via del Teatro
Romano in base alla novazione condotta con il Comune dopo che quest’ultimo
impose lo stop al parking di piazza del Ponterosso, nel quale la Riccesi
stessa era impegnata. Se entro novembre la società non avesse l’ok
definitivo dal Comune per i tre contenitori alternativi si dovrebbe passare
alla monetizzazione del danno, quantificata in oltre tre milioni.
Nel frattempo i consiglieri stanno visionando la documentazione del piano.
Nello stendere il documento gli uffici hanno redatto per ciascuno dei 18
impianti previsti - quasi tutti interrati - schede tecniche con costi,
analisi idrogeologiche e metaprogetti, schemi che individuano le
caratteristiche principali dell’impianto. I dati proposti sono «puramente
indicativi e funzionali a una verifica preliminare della fattibilità»,
avvertono i tecnici. Le imprese interessate potranno insomma proporre
variazioni. Ecco comunque lo schema degli impianti.
VIA DEI MORERI L’impianto è situato nell’area Polstrada tra le vie dei
Moreri, Villan de Bachino e Montorsino. Ingresso e uscita sono previsti
entrambi in via dei Moreri, ma l’uno subito prima di via Villan de Bachino e
l’altro in prossimità di piazza tra i Rivi.
LARGO ROIANO Parcheggio delimitato da viale Miramare e via S.Teresa:
ingresso e uscita da questa via.
FORO ULPIANO Il parcheggio viene ampliato fino a piazza Oberdan, da cui si
entra ed esce. Ulteriore entrata in via Cicerone (per chi arriva da via
Fabio Severo): dalla stessa via si esce in direzione Coroneo.
PIAZZA SANT’ANTONIO NUOVO Il parcheggio si sviluppa sotto la piazza da via
San Spiridione e fino all’altezza della via XXX Ottobre: qui sono previsti
ingresso e uscita.
UNIVERSITÀ NUOVA Contenitore situato sotto il piazzale, delimitato da via
Fabio Severo con ingresso e uscita lungo i rettilinei della strada.
IL GIULIA Il parcheggio è nella superficie affacciata su via Pindemonte, da
cui si accede.
STAZIONE MARITTIMA Per il parking del piazzale antistante l’edificio,
ingresso e uscita sono previsti nelle due direzioni in parallelo alle Rive.
Ma il progetto già presentato da Saba Italia prevede l’ingresso dall’altezza
di via del Mercato Vecchio, l’uscita al lato opposto solo verso Campo
Marzio.
RIVA GULLI Sotto l’area ex Bianchi: ingresso e uscita entrambi verso Campo
Marzio.
RIVA III NOVEMBRE Il parcheggio costeggia le Rive, sul lato mare, da via
Genova fino a oltre piazza Tommaseo. Ingresso e uscita in direzione
obbligata verso Campo Marzio.
VIA DEL TEATRO ROMANO La struttura è situata tra il Teatro romano e il
palazzo dell’Inail, in posizione arretrata rispetto alla strada.
COLLE DI SAN GIUSTO Anche questo parcheggio sotto il colle ha ingresso e
uscita in via del Teatro Romano.
VIA TIGOR-CERERIA Il parcheggio, fuori terra su pastini, è all’incrocio tra
le due vie con ingresso e uscita su via della Cereria.
LARGO PAPA GIOVANNI XXIII Sotto il largo fino all’altezza di via Baciocchi,
con ingresso e uscita sul lato via Santissimi Martiri.
LARGO CANAL Parcheggio accessibile da via Montecucco, da dove si esce in
direzione Navali o Canal.
LARGO PESTALOZZI Si accede sia da via dell’Istria che da via del Molino a
Vento: due direzioni possibili anche per l’uscita.
LARGO SONNINO Struttura sviluppata a forma di triangolo: si accede dal lato
via Settefontane.
PIAZZA FORAGGI Delimitato da piazza Foraggi e via della Tesa, con ingresso e
uscita su questa stessa via.
PIAZZALE DELLE PUGLIE Ingresso e uscita sono situati sullo stesso piazzale. |
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I fondali di
San Bartolomeo «fotografati» dai biologi dell’Università di Trieste - Studi
e analisi con base alla caserma Slataper |
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MUGGIA Una fotografia dei
fondali marini della zona di Muggia. Per la prima volta, il Dipartimento di
Biologia marina del nostro ateneo è stato ospite della caserma Slataper di
Muggia, per una tre giorni di studi e analisi che ha avuto al centro i
fondali marini della baia di San Bartolomeo, nei quali appunto si specchia
il comprensorio dell’Esercito.
Non a caso, e a più riprese, da parte di diversi enti istituzionali si è
parlato di realizzare nella baia, vista la peculiarità delle popolazioni
marine che vivono nel territorio di cui la caserma è il baricentro, una
riserva marina protetta. Senza per questo ovviamente ledere gli aspetti di
fruizione balneare del sito.
Ma vediamo che cosa ha detto ieri, ultimo giorno della kermesse di studi il
professore di Ecologia marina (Dipartimento di Biologia dell’università),
Giuliano Orel: «Dopo la settimana a Salvore, che frequentiamo da 25 anni,
per la prima volta gli studenti hanno potuto lavorare nella baia di San
Bartolomeo, grazie all’ospitalità della base, a una profondità di 6-7 metri
ed a 2-300 metri dalla costa. I rilievi in mare, ripresi da tre postazioni
diverse, e le analisi, fatte a seconda dei casi sulla spiaggia o nei locali
che avevamo a disposizione, ci hanno permesso di cogliere la fisonomia della
zona e di fotografarne insediamenti e peculiarità».
L’ospitata, che potrebbe ripetersi anche negli anni prossimi, ha visto il
soggiorno completo di una trentina di studenti delle diverse discipline
relative alla biologia marina, di una decina di tutor e dei ricercatori
universitari Zamboni e Auriemma.
Spiega il comandante della base logistico addestrativa dell’Esercito,
Claudio Tomasi: «Nel periodo invernale il comprensorio funziona come una
caserma vera e propria, anche se abbiamo fatto un’eccezione per l’equipe di
studio del Dipartimento di Biologia marina, dopo la recente ospitalità a 50
membri del corpo dei Vigili del fuoco, nell’occasione del loro grande
raduno».
Diversa è infatti la situazione estiva del centro, che da caserma si
trasforma in luogo di relax e di ferie per i militari e le loro famiglie,
grazie alla disponibilità di un campeggio, di mini appartamenti e di camere,
oltre che di spazi verdi e di numerose strutture per il divertimento e lo
sport.
Ed è proprio agli impianti sportivi della base che si appoggiano, per
allenamenti e incontri nel periodo estivo, anche diverse società e
organizzazioni muggesane e triestine, come l’Asda Basket, l’Interclub, la
Cri e l’Opera figli del popolo.
Recentemente anche il vescovo Ravignani ha visitato la base per benedire,
nella chiesetta del comprensorio intitolata a Maria ausiliatrice, una bella
e antica tela, restaurata su input del comandante Tomasi che è appassionato
di storia ed arte, raffigurante la madonna con il bambino.
Daria Camillucci |
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Rifiuti a
Muggia, vertice sui disagi - Il sindaco: «Comportamenti inopportuni
della multiutility» |
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Il Comune
incontrerà AcegasAps per chiarire i problemi sorti nel passaggio di gestione
a Ecoverde |
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L’azienda si
scusa e replica alle contestazioni Il primo cittadino intanto risponde
all’opposizione: «Paventare rischi sanitari è francamente fuori luogo»
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MUGGIA Il Comune di Muggia
incontrerà nei prossimi giorni i vertici AcegasAps per parlare di
comportamenti che il sindaco Nesladek definisce «inopportuni» da parte della
multiutility nel passaggio di gestione della raccolta rifiuti, che ha avuto
ritardi e disagi.
L’AcegasAps, però, ha una versione diversa dei fatti. Il subentro di
Ecoverde alla stessa AcegasAps, con la sostituzione dei cassonetti sul
territorio, ha avuto alcuni noti intoppi a Muggia, seguiti da proteste sulla
gestione di questa fase da parte del Comune.
Il sindaco osserva: «Come ha detto il consigliere Tarlao, era meglio gestire
il tutto in accordo tra Comune e le due aziende. Ma di fatto ciò non è stato
possibile per l’indisponibilità di AcegasAps».
Nesladek parla esplicitamente di «difficoltà nel gestire il passaggio delle
consegne, per alcuni problemi creati dal pregresso gestore. Innanzitutto –
spiega il sindaco - AcegasAps non ha accettato di gestire con Ecoverde il
cambio dei cassonetti, e questo ha comportato un ritardo inevitabile e
fastidioso. Inoltre ha ritirato con grande sollecitudine le campane per la
differenziata, quando ancora era in discussione la possibilità di un loro
acquisto da Ecoverde. AcegasAps si era dichiarata disponibile a venderle,
salvo poi rifiutare all’ultimo minuto».
Una situazione pesante, dunque, tra vecchio e nuovo gestore, che secondo
Nesladek si è esplicitata anche in altri modi: «Non parliamo infatti -
precisa il sindaco - dei controlli particolarmente fiscali ai compattatori
in entrata all’inceneritore, di proprietà della stessa AcegasAps, che hanno
comportato altri ritardi. Si tratta di comportamenti senz’altro legittimi,
sulla cui opportunità però nutriamo forti dubbi. Siamo convinti che questa
non è una politica voluta da chi ha alte responsabilità nell’azienda. Per
questo abbiamo chiesto, e prontamente ottenuto, un colloquio
chiarificatore».
L’AcegasAps, tramite il responsabile della comunicazione, si scusa per i
disguidi, ma precisa: «A fine settembre in Comune si è parlato del cambio di
consegne. Noi abbiamo evidenziato che tra lunedì e martedì sarebbero stati
tolti i cassonetti normali, e mercoledì quelli per la differenziata. Non ci
è giunta nessuna indicazione diversa su come operare».
Sulla cessione ad Ecoverde dei contenitori per la differenziata, AcegasAps
sottolinea che «il nuovo gestore ci aveva chiesto inizialmente di
noleggiarli. Cosa per noi impossibile, per ragioni pratiche. Abbiamo quindi
proposto la vendita, ma volevamo una risposta rapida, altrimenti si sarebbe
rispettata la scadenza di mercoledì per il loro asporto. E così abbiamo
fatto. Il nuovo gestore ha accettato tardi la proposta, quando ormai i
contenitori erano già stati tolti e destinati altrove».
Infine sui controlli apparentemente troppo «fiscali» dei compattatori di
Ecoverde all’inceneritore, la multiutility risponde: «È la normale prassi
quando si tratta di mezzi di ditte diverse dalla nostra».
Posizioni diverse, dunque, tra le due parti, che dovrebbero trovare un
chiarimento ufficiale proprio nell’incontro previsto in settimana.
Il sindaco Nesladek, infine, replica alle polemiche degli esponenti
dell’opposizione: «Parlare di rischi igienico-sanitari, come fa la
consigliera Carboni, è francamente fuori luogo. L’accumulo di rifiuti si è
verificato per un tempo così breve da non costituire minaccia reale alla
salute. La situazione – aggiunge - è stata costantemente monitorata
dall’assessore competente (sono maldestramente strumentali le richieste di
dimissioni) e da me. Sono stato presente ogni giorno nelle zone più
difficili. Forse per questo non ho avuto tempo di far sentire la mia voce,
come sottolineato dalla Carboni. Ero impegnato a lavorare per una rapida
soluzione del problema».
«La situazione ora si può dire sotto controllo – conclude il sindaco -. Ci
saranno ancora aggiustamenti, come il posizionamento di alcuni cassonetti.
Presto sarà anche completata la posa delle campane per la differenziata.
Siamo contenti della disponibilità e dell’impegno dimostrati dal nuovo
gestore».
Sergio Rebelli |
IL PICCOLO -
SABATO, 6 ottobre 2007
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IL CASO FERRIERA - Dipiazza
pronto a chiudere la Ferriera - Rotelli (Ass) gli scrive denunciando
«rischi per la salute umana e per l’ambiente» |
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Il sindaco
chiede ai tecnici del Cigra i dati aggiornati sugli inquinanti nel terreno
di Servola. Se saranno negativi firmerà l’ordinanza
Tra pochissimi giorni il sindaco
Roberto Dipiazza potrebbe emettere l’ordinanza di chiusura della Ferriera di
Servola. Dopo tante e reiterate minacce, sembra che resti poco spazio adesso
per le armi della dissuasione verbale. Decisivi si sono rivelati i nuovi
dati sulla massiccia presenza del cancerogeno benzoapirene associato a
valori fuori norma di polveri sottili per le strade del quartiere rilevati
dal Cigra per conto della magistratura. E soprattutto la conseguente
comunicazione ufficiale dell’Azienda sanitaria datata 4 ottobre che a fronte
dei dati d’inquinamento, e notando come la fabbrica non abbia evidentemente
adottato alcun provvedimento dopo le precedenze ordinanze del sindaco, ha
richiamato l’amministrazione sul fatto che esiste in città «un rischio per
la salute umana e per l’ambiente».
Il dato nuovo è proprio l’altissima concentrazione a Servola di benzoapirene,
un idrocarburo policiclico aromatico di cui - scrive il direttore generale
Franco Rotelli nella lettera - «è nota l’azione mutagena e cancerogena». Ad
agosto, data delle ultime rilevazioni, era già stato superato il massimo
valore consentito nell’arco di un intero anno.
In una conferenza stampa convocata ieri assieme all’assessore all’Ambiente,
Maurizio Bucci, Dipiazza ha detto che «la situazione è gravissima, la
peggiore di tutti questi anni», e che l’avvertimento dell’Azienda sanitaria,
in questi termini espresso, impone di agire senza ulteriori dilazioni, se
non un breve lasso di tempo (circa 20 giorni, presumibilmente) per ottenere
i dati aggiornati al 30 settembre. «In questo modo - hanno precisato
Dipiazza e Bucci - la Ferriera non potrà protestare che il Comune si avvale
di analisi superate, ma è da dubitare che in settembre una situazione che ha
portato a rilevare fino a 90 nanogrammi per metro cubo di benzoapirene possa
dare risultati pari a zero». La soglia indicata dalla legge è di un solo
nanogrammo, e tale deve essere la media annuale. A Servola sono già stati
superati anche i 35 sforamenti annuali ammessi per le Pm10 (che giovedì sono
state superiori ai limiti in tutta la città con piccolo di 70 microgrammi
per metro cubo in via Carpineto quando il limite è 50).
Il sindaco ieri ha velocemente incontrato i sindacati d’azienda. Si è
consultato con l’assessore regionale al Lavoro, Roberto Cosolini, trovando
ampia collaborazione. Ha preavvertito il prefetto. Assieme al consigliere
regionale dei Verdi, Alessandro Metz, recente autore di un nuovo esposto
alla magistratura sulla Ferriera, ha fatto pervenire tutta la documentazione
al ministro Alfonso Pecoraro Scanio. In serata ha visto i segretari
provinciali di Cgil, Cisl e Uil. «La salute è più importante del lavoro - ha
pubblicamente ragionato Dipiazza -, è inutile che continuiamo a salvare il
posto in fabbrica a lavoratori che in quella fabbrica rischiano di ammalarsi
seriamente».
Nessuno tuttavia - esplicite parole - sarà lasciato in strada se l’ordinanza
di cessazione d’attività dovesse imporsi: l’amministrazione conta sulla
collaborazione col governo al fine di trovare una via d’uscita «per famiglie
che di quello stipendio vivono, che hanno figli e mutuo». Si parla di nuovo
quantomeno di una possibilità di cassa integrazione.
«La lettera di Rotelli mi sarebbe già stata sufficiente per decidere la
chiusura, ma ho voluto usare cautela - ha aggiunto il sindaco -, però questa
è davvero l’ultima chance per la Lucchini-Severstal, e quanto all’acquirente
Arvedi che si approssima, vedremo, ma in tutti i casi non ci faremo più
prendere in giro dalla promessa di piani industriali che poi durano dieci
anni, fin qui la Ferriera ha goduto di una evidente copertura, c’è voluto un
magistrato, Frezza, che ha pagato di tasca propria le indagini, per capire
davvero la situazione: a Servola per anni e anni il controllato ha fatto il
controllore di se stesso, pagando una società di verifica».
Resta il fatto che l’Arpa, titolare dei controlli sullo stato dell’ambiente
e del rispetto dei limiti di norma, solo tra luglio e agosto ha misurato per
la prima volta il benzoapirene (trovandone traccia così come il Cigra). Ma
non è evidente che un certo tipo di produzione genera invariabilmente
determinate sostanze? «Esistono anche fabbriche che riescono a non buttare
queste sostanze nell’ambiente - sottolinea Rotelli - e comunque non spetta
all’Azienda sanitaria fare indagini ambientali, non ne ha proprio né
competenze né strumenti, può solo occuparsi dei riflessi sulla salute umana,
e lo fa». Indagini sulla salute dei servolani sono state effettuate
consultando i database interni: «Non è risultata alcuna differenza di salute
e malattia rispetto agli altri cittadini - rileva il direttore -, ricerche
ne faremo ancora, ma sostanze come queste possono dare risultati devastanti
anche a distanza di anni».
Stamattina intanto il verde Metz, che ha dato ampia collaborazione al
sindaco, illustrerà in una conferenza stampa una risposta del ministro
Pecoraro Scanio (che proprio di recente si è occupato della Ferriera nel
corso di una visita a Trieste) ai documenti appena inviati. Il Comune ha
intanto spedito a tutti gli enti una ufficiale comunicazione sulla sua
richiesta di dati aggiornati al 30 settembre. Ma intanto la Ferriera dà
battaglia, e contesta non solo il sindaco, ma anche le analisi e i loro
risultati.
Gabriella Ziani |
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La proprietà:
«Dati sbagliati, andremo al Tar» - Il legale della Lucchini: «Il metodo di
raccolta dei valori non è corretto, qualsiasi atto amministrativo è
illegittimo» |
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Cosolini:
«Se verrà sospesa l’attività si potrà chiedere la cassa integrazione»
Moretton:
«Convocherò tutti i soggetti interessati per individuare le misure più
opportune». Belci (Cgil): «Chiederemo all’Azienda sanitaria test sui
lavoratori»
«Le ordinanze del sindaco
vengono impugnate tutte e comunque». Così afferma l’avvocato della Ferriera,
Giovanni Borgna. Finora sono state spediti al Tar tre documenti comunali. Ma
ci si appresta a fare altrettanto se quelli non fossero gli ultimi. «Intanto
come autotutela - dice Borgna -, e poi riteniamo che poggino su presupposti
giuridici e tecnici non fondati, e su dati sbagliati, la Ferriera sta
conducendo da tempo analisi in proprio e ottiene risultati in netta
controtendenza». A oggi questi esiti non sono stati comunicati. Lo saranno a
breve.
Che cosa si contesta al sindaco? «C’è violazione di competenze, infondatezza
sul piano tecnico perché il metodo di raccolta dati non è corretto, e
illegittimità dell’atto amministrativo» elenca l’avvocato, contrario a ogni
pubblicizzazione d’indagini.
Adesso però si muove anche la Regione. E perfino i sindacati non si
oppongono più a ipotesi di chiusura. Dipiazza ha dalla sua l’assessore
regionale al Lavoro, Roberto Cosolini, deciso egli pure a mettere uno stop a
questa sequenza rotonda di inquinamenti rilevati e ordinanze rispedite al
mittente, mentre l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Moretton, ha messo al
corrente la giunta regionale sui dati del benzoapirene e intende convocare
«tutti i soggetti interessati al fine di individuare le misure più
opportune». Moretton si rifà al decreto legislativo del 3 agosto 2007 che
fissa i limiti del benzoapirene e stabilisce che la Regione, entro quattro
mesi dall’entrata in vigore del decreto stesso (cioé gennaio 2008) individui
le zone con superamento dei limiti e le fonti, e adotti «misure, che non
comportino costi sproporzionati, necessarie per il raggiungimento del valore
obiettivo entro il 31 dicembre 2012». Un dato (e una data) che potrebbero
influenzare le decisioni che si affacciano.
«Se ci sono problemi per la salute dei cittadini - afferma invece Roberto
Cosolini - vanno affrontati senza reticenza, con tutti gli strumenti a
disposizione, e l’esito non può più essere questo circolo chiuso,
collaboreremo col sindaco, dobbiamo vedere se ci sono, e quali sono, le
condizioni che rendano compatibile la salute col lavoro, ma siamo comunque
alla stretta finale, abbiamo sempre detto che l’attività deve essere
condizionata a certezze sul rispetto della salute e dell’ambiente, e se le
cose vanno troppo per le lunghe è ovvio che bisognerà prendere decisioni, la
precedente scadenza del 2009 era subordinata a investimenti, ma non per
questo si possono produrre disastri fino a quella data». Dunque appoggio al
sindaco se decide la chiusura? «Se esistono gli estremi, il sindaco deve
agire - mette in chiaro Cosolini -, e ci siamo pericolosamente vicini».
Se poi l’azienda manda a dire che «sparare col ventilatore notizie
allarmanti mentre c’è un compratore in vista potrebbe costituire elemento di
turbativa», anche l’assessore regionale ha invece un messaggio per Arvedi:
«Deve sapere che se acquista ha da produrre in salute, e comunque per
decidere deve anche sapere a che cosa va incontro». Cosolini è più aperto
ora all’ipotesi di cassa integrazione, a suo tempo invocata da Dipiazza: «Se
si sospende l’attività, allora la si chiede».
E il sostegno, amaro, arriva perfino dai sindacati, preavvertiti ieri sera.
«Prima viene la salute dei lavoratori» afferma Franco Belci, segretario
provinciale della Cgil. Che prosegue: «È singolare che dati così gravi
vengano alla luce appena adesso, chiederemo all’Azienda sanitaria indagini
(a sue spese) su tutti i lavoratori, e se si arrivasse alla chiusura ne
prenderemo atto. Serviranno soluzioni alternative, e intanto forti
ammortizzatori. Ci appelleremo alla città intera, la Ferriera è un problema
di tutti i 209 mila triestini. Però - conclude - speriamo che si trovino
strumenti stringenti per ridurre gli inquinanti, è una situazione davvero
esplosiva».
g.z. |
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Polvere di
carbone in mare |
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Polvere di carbone che
galleggiava su un ampio specchio di mare fra la Ferriera e l’Arsenale. La
segnalazione dell’esteso inquinamento (è stata riscontrato su una superficie
lunga mille metri e larga 400) è stato segnalato verso le 8.30 di ieri alla
Capitaneria di porto, che ha fatto uscire alcuni mezzi e ha allertato a sua
volta l’Autorità portuale, la quale ha chiesto l’intervento delle speciali
unità della Sea Service. L’operazione di bonifica dello specchio acqueo si è
conclusa solo verso le 17. Ancora da accertare l’origine dell’inquinamento:
Analisi in questo senso sono state avviate dall’Agenzia regionale per la
protezione dell’ambiente. |
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Un impianto
fotovoltaico per fornire energia elettrica al palazzo dell’Anagrafe - Il
Comune sperimenta le fonti alternative |
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Progetto
realizzato dall’Università: il sistema funzionerà dall’anno prossimo
Il Comune sperimenta le fonti di
energia alternative: dall’anno prossimo il palazzo dell’Anagrafe potrà
sfruttare la luce solare. Sul tetto dell’edificio verranno installati i 174
pannelli di un impianto fotovoltaico da cui ci si attende una potenza di
picco connessa in rete di 20 kilowatt a 400 volt: numeri non tali da coprire
l’intero fabbisogno del palazzo, dice l’assessore ai lavori pubblici Franco
Bandelli, ma una sua «buona parte».
Tutto nasce da un bando che il ministero dell’Ambiente ha emanato attraverso
la Regione. Il Comune ha risposto presentando un progetto redatto dal
Dipartimento dei materiali e delle risorse naturali dell’Ateneo cittadino,
con il quale ha attivato una convenzione. Di qui i 108 mila euro assegnati
da Roma come contributo alla realizzazione dell’impianto per il quale la
spesa prevista era di 232 mila 405 mila euro.
Di recente, la giunta ha deliberato una ulteriore spesa di 120 mila euro:
«La bora - racconta Bandelli - non ci consente di posizionare i pannelli con
la consueta inclinazione di 45 gradi: i moduli vanno appoggiati sul solaio e
ancorati al tetto piano con tutte le precauzioni connesse alle guaine
impermeabili» che lo ricoprono. Comunque «è un primo esperimento che
facciamo - commenta l’assessore - nell’ottica di ottimizzare e abbassare i
consumi energetici ma anche di varare l’utilizzo di fonti di energia
alternative».
L’impianto dovrebbe funzionare a regime entro il primo trimestre del 2008.
Ed è questa al momento l’unica opera prevista sul palazzo dell’Anagrafe.
Alcuni mesi fa l’assessore Maurizio Bucci, parlando del suo progetto di fare
dell’ex scuola Carli di via del Teatro Romano un «palazzo dell’urbanistica»
dove concentrare servizi e uffici dei settori collegati, aveva sottolineato
come il palazzo dell’Anagrafe - dove oggi l’Urbanistica ha sede - sia fuori
norma in termini di sicurezza e come in ogni caso «vada ristrutturato».
Bandelli però ribadisce l’inattualità del tema: «A oggi sul palazzo non c’è
alcuna previsione di lavori, a parte l’impianto fotovoltaico. Del resto, va
considerata la situazione generale degli edifici del Comune: quasi tutte le
scuole sono fuori norma», chiude Bandelli.
p.b. |
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Raccolta dei
rifiuti, a Muggia torna la normalità ma Forza Italia chiede le dimissioni di
Veronese - Concluso lo svuotamento dei cassonetti |
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MUGGIA Sta tornando alla
normalità la raccolta dei rifiuti a Muggia. La ditta Ecoverde ieri ha chiuso
il giro di svuotamento dei cassonetti, e sta completando la loro
distribuzione nelle aree ancora scoperte. I partiti di opposizione, intanto,
chiedono le dimissioni dell’assessore Veronese.
Non è stata facile questa fase di passaggio di consegne della gestione dei
rifiuti a Muggia. Ma, tra cassonetti mancanti, immondizie lasciate a terra
(atto eccezionalmente tollerato dal Comune) e cassonetti non svuotati da più
giorni, la zona di Chiampore e Zindis, fino a Muggia vecchia, è stata quella
che ha lamentato i maggiori disagi.
Ieri mattina, finalmente, a più riprese il camion della ditta ha provveduto
a svuotare gli ultimi cassonetti stracolmi e a portar via i sacchetti
lasciati a terra, dal lungomare Venezia fino a Chiampore. Il motivo di
questo ritardo pare sia di natura prettamente tecnica. Il camion
compattatore, infatti, doveva essere parzialmente modificato per scongiurare
ogni eventuale problema nel passare sotto la galleria di via Roma. Si
trattava, sembra, di una questione di ingombri. Da qui l’impossibilità di
intervenire nella zona ovest della città.
L’assessore Piero Veronese conferma il quasi totale completamento delle
operazioni: «Sto seguendo costantemente ciò che accade. Ho chiesto anche ai
funzionari di monitorare tutto il territorio, e abbiamo sollecitato la ditta
a risolvere gli ultimi problemi, soprattutto quello dell’asporto dei rifiuti
che, con l’avvicinarsi del fine settimana, stava diventando sempre più
grave. Alle 13 di oggi (ieri, ndr) il giro è stato completato e i cassonetti
sono stati tutti svuotati. Ora la situazione tende a normalizzarsi con la
posa degli ultimi contenitori, ma continuiamo a vigilare».
Ci vorrà invece ancora un po’ per le campane della raccolta differenziata.
Quelle precedenti ormai sono state tutte portate via dall’AcegasAps, e la
Ecoverde non ha ancora cominciato la nuova distribuzione. «Ringrazio i
cittadini per la pazienza e la comprensione in questa difficile fase - dice
ancora Veronese –. Il Comune aveva auspicato che il passaggio fosse quanto
più breve e simultaneo, ma è stato impossibile».
Le polemiche intanto non si placano. Il consigliere forzista Dennis Tarlao
(opposizione) sbotta: «Chiedo le dimissioni dell’assessore Veronese per come
è stato gestito questo avvicendamento. Se davvero erano prevedibili questi
disagi, perché l’amministrazione non ha agito meglio, concordando le
operazioni tra AcegasAps ed Ecoverde? Se ciò fosse successo ad
un’amministrazione di centrodestra, loro sarebbero subito scesi in piazza a
manifestare».
E la forzista Viviana Carboni aggiunge: «Tutti parlano all’assessore
Veronese, ma ci si meraviglia che proprio il sindaco, da medico e quindi
ancora più degli altri interessato ai problemi di ordine igienico e
sanitario, non abbia aperto bocca in una situazione di emergenza difficile e
delicata come questa».
s. re. |
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Sinistra
muggesana, riunione pubblica sui rigassificatori |
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MUGGIA Il «Tavolo della sinistra
muggesana» ha deciso di organizzare a breve un incontro con i cittadini per
una discussione pubblica sul tema dei rigassificatori. Previsti interventi
di esperti e politici italiani, sloveni e croati, per approfondire e avere
percorsi comuni su temi d’interesse condiviso. I rappresentanti dei partiti
della sinistra muggesana prendono spunto da recenti incontri governativi tra
Italia e Slovenia sui rigassificatori, e intendono portare avanti la loro
battaglia: «Dopo una nostra riunione – dicono gli esponenti politici - si è
deciso di intraprendere una serie di incontri e colloqui con esponenti
politici e di associazioni ambientaliste slovene, per avere anche da parte
loro un quadro più approfondito della situazione e degli sviluppi che
l'incontro dei due Capi di stato potrà innescare nelle scelte in campo
energetico, e soprattutto nel prosieguo delle pratiche di autorizzazione ai
progetti di impianti di rigassificazione previsti nei golfi di Trieste e
Capodistria».
I partiti della sinistra muggesana ritengono inoltre che con la caduta dei
confini, e in un’ottica di Euroregione, anche la progettualità della
gestione del territorio deve essere condivisa con i paesi limitrofi.
«Pertanto - dicono - anche le problematiche energetiche e le scelti di
impianti ad esse correlati è bene che diventino argomento di valutazione
politica allargata e non di confronto limitato al solo ambito locale». |
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Rigassificatore a Veglia, gli austriaci accelerano - La società
d’Oltralpe ha già creato a Zagabria una controllata per gestire la
costruzione dell’impianto |
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Superato
l’imbarazzo di Zagabria sull’assetto della partnership che dirigerà il
progetto: il 25% del pacchetto azionario sarà riservato a aziende croate
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La promessa
di 10mila posti di lavoro zittisce le proteste in chiave ecologista |
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VEGLIA Decisa accelerata della
compagnia petrolifera austriaca Omv nella costruzione di un rigassificatore
a Veglia, precisamente a Castelmuschio (Omisalj), località che si affaccia
sul Golfo di Fiume. L’Omv ha diffuso a sorpresa un comunicato in cui precisa
di avere intensificato i preparativi per l’approntamento del terminal
metanifero isolano, dando vita a un’azienda denominata Adria Lng, con sede a
Zagabria. |
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Il consorzio è formato da Omv
Gas International (25,58%), Eon Ruhrgas (31,15), Total (25,58), Rwe (16,69)
e Geoplin (1).
Nel comunicato non si cita alcuna azienda croata, il che a opinione pubblica
e osservatori non è passato inosservato. Infatti, al Ministero dell’economia
croato hanno prontamente reagito, affermando che l’impianto non sarà
edificato senza la partecipazione delle aziende nazionali. «Possiamo
confermare – così il portavoce del predetto dicastero Domagoj Vricko – che a
prendere parte alla costruzione del rigassificatore saranno certamente la
compagnia petrolifera croata Ina, l’Ente elettrodistributivo nazionale e la
Plinacro, l’azienda per la distribuzione del gas in Croazia». E’ seguito un
secondo comunicato dell’Omv nel quale si precisa che una quota del 25 per
cento dell’Adria Lng è prevista per le compagnie croate. «Ben vengano – si
legge – ma facciano in fretta». E non mancano pure le polemiche legate al
sito del futuro impianto energetico Lng.
L’Omv ha più volte citato l’isola quarnerina come area ospitante l’impianto,
mentre invece non è stato deciso ancora niente. «Sarà la Croazia e nessun
altro a fissare l’ubicazione del terminal – ha aggiunto il portavoce – e
voglio ricordare quanto dichiarato dal ministro dell’Economia Branko Vukelic,
secondo cui la scelta della località in cui sorgerà la struttura sarà presa
entro la fine dell’anno». All’Omv si spinge per l’isola vegliota, ritenuta
la migliore quanto a infrastrutture e servizi già presenti. Sull’isola di
Veglia già operano un porto petroli, l’oleodotto Janaf e l’azienda
petrolchimica Dina. Alla compagnia austriaca si aggiungono gli esperti
croati e i loro colleghi d’oltreconfine, i quali ritengono che Castelmuschio
sia il sito ideale per il rigassificatore. Ciò è stato ribadito al 22.o
convegno internazionale dei produttori di gas, tenutosi ad Abbazia pochi
mesi fa.
Nella «Perla del Quarnero» si era parlato del 2012 come dell’anno in cui il
terminal Lng avrebbe potuto entrare in funzione, con una produzione di
partenza annuale di 10 miliardi di metri cubi. Ricordiamo che il progetto
del rigassificatore aveva incontrato l’opposizione compatta di politici,
autonomie locali e regionali e della popolazione locale. Poi è balzato fuori
un dato molto «appetibile»: l’impianto contribuirà ad aprire direttamente e
indirettamente circa 10 mila posti di lavoro. Un numero notevolissimo,
basato non si sa su quali basi economico-tecniche. Certo è che tale
«argomento» è riuscito a fare presa se non sugli ecologisti di sicuro sui
cittadini anche locali, cambiando l’atteggiamento nei riguardi del
rigassificatore, giudicato ora il benvenuto nella parte croata dell’Alto
Adriatico.
Andrea Marsanich |
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Zona ittica
nell’Adriatico, ok dai pescatori - No alla riserva per delfini a Lussino
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FIUME Pieno sostegno da parte
della sezione Pesca della Camera artigianale quarnerino-montana all’entrata
in vigore, il primo gennaio 2008, della Zona ittico-ecologica nel Mare
Adriatico. A detta dei responsabili della sezione, sarebbe necessario
introdurre il fermo biologico per la ripopolazione ittica nella fascia sotto
tutela. Per venire incontro invece alle esigenze dei pescatori, si dovrebbe
togliere il divieto di pesca – nelle giornate di sabato e domenica – nella
zona compresa entro 12 miglia dall’isoletta di Pomo. Inoltre, i
rappresentanti dei pescatori hanno annunciato che chiederanno la
soppressione della riserva per delfini, proclamata mesi fa nelle acque
dell’isola di Lussino. La richiesta sarà avanzata alle competenti autorità
statali nel corso del 12.o «Incontro nazionale dei pescatori» in programma
il 26 ottobre a Pago. |
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Fianona 3,
sottoscrizione contro la centrale a carbone |
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POLA Questo fine settimana
riprende la raccolta di firme per la petizione contro la costruzione della
futura centrale termoelettrica Fianona 3 a carbone. La sottoscrizione è
promossa dai giovani della Dieta democratica istriana e oggi i banchetti
saranno in piazza al Ponte a Rovigno, al mercato di Abbazia e in riva a
Fasana. Come soluzione alternativa viene proposto l’impiego del gas
naturale. |
IL PICCOLO -
VENERDI', 5 ottobre 2007
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Servola, i
dati della procura:
«Valori fuorilegge» - L’analisi del Cigra: i
livelli massimi di benzoapirene e Pm10 misurati in giornate di vento |
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L’indagine
sulle sostanze nocive nel rione della Ferriera è stata incrociata coi
riscontri meteorologici dell’Osmer-Arpa: inquinamento anche con la bora
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Anche se nei
prossimi mesi il livello di idrocarburi fosse pari a zero i limiti annuali
sarebbero superati |
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Tra benzoapierene e polveri
sottili il nesso è strettissimo, quasi inscindibile.
L’idrocarburo di cui tutti i ricercatori riconoscono il potere cancerogeno,
viene infatti assorbito dalle polveri sottili e «viaggia» nell’aria
trasportato dalle stesse polveri. Benzoapirene e Pm10 possono essere dunque
assimilati ai passeggeri e alla vettura che li ospita. Ecco il motivo per
cui il pm Federico Frezza sta monitorando nel rione di Servola questi due
parametri, collegati entrambi alla combustione del carbone fossile e alla
sua pericolosità per la popolazione.
Sono così finite sotto osservazione da mesi le emissioni diffuse della
Ferriera. Al centro delle analisi effettuate dai ricercatori del Cigra
dell’Università di Trieste, la qualità dell’aria e il rispetto dei parametri
previsti dalla più recente normativa italiana che fa riferimento alle
Direttive del Parlamento europeo.
Com’è noto i risultati raccolti negli ultimi mesi dai ricercatori del Cigra
attorno a Servola sono allarmanti e per quanto parziali e incompleti vanno
ben al di là dei limiti previsti dalla legge. Paradossalmente se anche nei
mesi che ancora mancano per completare l’anno il livello di benzoapirene
nell’aria fosse pari allo zero, il limite previsto sarebbe stato già
superato. Inoltre la legge prevede che il «campionamento» debba essere
esteso a un periodo di dodici mesi. Prima di intervenire sarà necessario
attendere il completamento dell’anno. Prima è impossibile farlo, come
insegna l’esperienza della cokeria di Piombino, chiusa dal sindaco della
città toscana solo alla conclusione dei dodici mesi di «osservazione» e
misure.
Ma non basta. Il confronto tra le misure di benzoapirene effettuate a
Servola in via dei Giardini e in via San Lorenzo in Selva con quelle di via
Fleming nei pressi dell’Università, sottolineano lo stretto nesso tra lo
stabilimento siderurgico del gruppo Lucchini-Servestal e la presenza di
benzoapirene e di polveri sottili.
La differenza delle misure effettuate nelle due aree è macroscopica. A
Servola la stragrande maggioranza delle misure superano i livelli di legge:
attorno all’Università tutto rientra nella norma.
Cinque sono le «giornate» in cui i picchi del benzoapirene sono risultati
particolarmente elevati. Il record va al Primo maggio, la Festa dei
lavoratori, quando le apparecchiature del Cigra hanno misurato in via San
Lorenzo in Selva ben 90,04 nanogrammi di benzoapirene per metro cubo d’aria.
Nella classifica il Primo maggio è seguito da martedì 17 aprile con 56,25
nanogrammi; da giovedì 17 maggio con 54,29; da giovedì 19 aprile con 27,11 e
da domenica 6 maggio con 22,84.
Per capire se il vento e la sua direzione hanno in qualche modo influenzato
le misure, soffiando ad esempio da Sud, gli investigatori della Procura
intendono verificare le condizioni atmosferiche di quei giorni, attingendo
ai dati raccolti dalle centraline dell’Osmer-Arpa. Quando soffia la bora
Servola respira, è un dato incontrovertibile. Del tutto opposta la
situazione con lo scirocco. Ma il Primo maggio, il giorno in cui il livello
misurato di benzoapirene è stato massimo, hanno soffiato in prevalenza
schiacciante proprio venti provenienti da Nord, da NordEst e da Est. Lo
stesso fenomeno si è verificato il 17 aprile. Questi dati vanno
ulteriormente approfonditi ed estesi a tutti i periodi in cui le misure sono
state affettuate nei pressi della Ferriera e dell’Università.
Claudio Ernè |
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Idrocarburi
cancerogeni |
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I benzopireni sono idrocarburi
della serie aromatica. Sono contenuti nel catrame di carbone fossile e in
molti carboni. La loro azione cancerogena è ampiamente riconosciuta e per
questo vengono utilizzati negli studi dei tumori. La pericolosità è molto
alta. Infatti il penzopirene viene assorbito molto facilmente dalle polveri
fini Pm10 che si formano in fase di combustione. Le polveri, per le loro
ridottissime dimensioni, non vengono fermate dai «filtri» presenti nel
nostro corpo e arrivano direttamente nella basse vie respiratorie , dove
oltre ad intasarle«liberano» le sostanze tossi assorbite. da qui vengono
trasferite attraverso il sangue, negli altri organi, fegato in particolare.
Va aggiunto che a livello sperimentale è stato dimostrato che tra i vari
inquinanti si sviluppano pericolose e in gran parte sconosciute patologie.
Sia l’anidride solforosa che il biossido di azoto, agiscono con il
benzopirene, aumentando il potere mutageno di questo idrocarburo. |
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Negative le
misure della Sanitas incaricata dalla Lucchini |
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Sono state sempre negative le
misure dei livelli di benzoapirene effettuate per legge all’interno della
Ferriera dalla ditta «Sanitas», incaricata e pagata dal gruppo
Lucchini-Servestal. Un dato in controtendenza con quanto misurato
nell’abitato di Servola dai tecnici del «Cigra», incaricati dal pm Federico
Frezza. A breve scadenza però ai tecnici della «Sanitas» si affiancheranno
alcuni ricercatori del Cnr che dovranno chiarire la clamorosa anomalia. Non
sfuggono infatti a nessuno gli eventuali riflessi sulla salute degli operai.
Sulla salute degli operai è intervenuto ieri Maurizio Ferrara, già assessore
comunale all’ambiente e capogruppo della Lista Dipiazza. «Altro che
difendere l’occupazione. Qui bisogna difendere la salute e la vita. Il
sindacato dovrebbe far causa all’azienda per i danni che sta provocando alla
salute dei lavoratori della Ferriera e agli abitanti di Servola. Dovrebbe
essere il sindacato a chiedere per primo la cessazione dell’attività.
Sullo stesso tema è intervenuto anche il consigliere regionale dei Verdi
Alessandro Metz che ha presentato un esposto alla Procura chiedendo di
«verificare i numerosi passaggi non chiari sulla conduzione della Ferriera e
sull’attività degli organi di controllo sull’inquinamento». «I cittadini- ha
continuato Metz- non possono più attendere, i lavoratori della Ferriera
devono uscire dalla lente agonia e incertezza sul loro futuro occupazionale
in cui la politica li ha costretti». |
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Bucci: «Il
park sulle Rive parte a marzo» - L’assessore illustra in aula la
delibera sui parcheggi. Entro sei mesi il primo cantiere, poi Foro Ulpiano
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«Ma
approvate subito il piano». Critiche anche dalla maggioranza
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Sulle Rive, davanti alla
Stazione Marittima e subito dopo in Foro Ulpiano, a due passi dal liceo
Dante. Sono le aree che potranno beneficiare nell’immediato
dall’approvazione del Piano parcheggi comunale. Almeno è quanto assicurato
ieri mattina dall’assessore all’Urbanistica, Maurizio Bucci, ai consiglieri
comunali della sesta commissione. Pronto quasi a scommettere che entro sei
mesi, quindi a marzo, la costruzione della struttura davanti alla Stazione
Marittima (4 piani interrati, con 486 posti auto) diventerà una realtà.
Seguita dall’ampliamento del parcheggio di Foro Ulpiano lungo via
Giustiniano (3 piani interrati, 450 posti auto). Due parcheggi in struttura
entrambi portati avanti dalla Saba Italia, che in città gestisce anche il
Silos.
Ma per avviare i cantieri oltre alle autorizzazioni serve l’approvazione del
Piano parcheggi da parte del Comune. Ecco quindi la riunione convocata ad
hoc dal presidente Roberto Sasco, per illustrare un Piano che conoscono
ormai anche i muri. Solo che ieri è entrato ufficialmente nell’aula preposta
alla sua approvazione. Un voto che, davanti alle premesse viste ieri
mattina, sarà passibile di modifiche in sede di discussione consiliare. La
delibera illustrata da Bucci, infatti, lascia perplessi non solo gli
esponenti dell’opposizione, ma anche quelli della maggioranza. Pronti a
sparare, a cominciare dai banchi di An, sul lavoro dell’assessore
all’Urbanistica.
Rapporti non proprio idilliaci emersi prima sulla tempistica
dell’approvazione («non poniamoci limiti», è il pensiero di An con Angela
Brandi), poi sull’«assenza del piano del traffico, che dovrebbe invece
essere approvato contestualmente» (a cavalcare il tema soprattutto Roberto
Decarli dei Cittadini, Alfredo Racovelli dei Verdi e Iztko Furlanic di
Rifondazione).
Una serie di perplessità avanzate anche dal presidente della commissione
Sasco (Udc), pronto a sollevare il tema dei costi: «Perché non pensare a
parcheggi a prezzi ragionevoli, da realizzare in superficie nelle
periferie?». Ma anche Forza Italia, partito dello stesso Bucci, non è andata
per il sottile chiedendo con Piero Camber lumi sulla novazione con la ditta
Riccesi (il contenzioso che, al posto del progetto cassato di piazza
Ponterosso, vede il Comune cedere le aree di via del Teatro Romano, largo
Roiano e via Tigor). Seguito a ruota dal collega forzista Bruno Marini che
interroga l’assessore all’Urbanistica sul futuro delle aree di largo papa
Giovanni e largo Canal, dove sono previsti due parcheggi.
L’affondo è spettato ad Alessia Rosolen (An), con uno scambio di battute al
vetriolo, interdetta davanti all’illustrazione di Bucci. «Quali sono i
parcheggi cantierabili nei prossimi sei mesi che giustificano questa
celerità nell’approvazione dell delibera? Ci rendiamo conto che 8 parcheggi
(dei 18 indicati nel Piano) sono incompatibili con l’attuale Piano
regolatore?». An non capisce poi il mancato inserimento nella delibera anche
di piazzale 11 settembre a Barcola e le ex Officine Hölt di via Gambini.
«Proprio per accelerare i tempi. Faremo un’altra delibera. Ben venagno poi
altri progetti di privati per parcheggi da realizzare nelle periferie»,
ribatte Bucci chiarendo a Marini che le due aree da lui citate sono le
uniche a non prevedere una pedonalizzazione.
E aggiunge, mantenendo il fair play ma punzecchiando con qualche battuta in
codice Rosolen e An (che per altro ricambia, con la stessa arma): «Questo
non è un piano dei sogni. Il parcheggio davanti alla Stazione Marittima è
già cantierabile, poi arriveranno gli altri. Approvare questo Piano
significa - dice Bucci - sancire la chiusura del contenzioso con la Riccesi
che altrimenti chiede come risarcimento 3 milioni di euro».
Pietro Comelli |
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Rigassificatore, pronto il progetto - L’infrastruttura sul colle di
Sermino alle spalle di Capodistria. Governo sloveno scettico |
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L’impianto
proposto dalla tedesca TGE costa 900 milioni di euro. Fornirebbe 5 miliardi
di metri cubi all’anno di gas
LUBIANA Terminal rigassificatore
nel porto di Capodistria, la «TGE Gas Engineering» torna alla carica. La
società tedesca, che fa capo al gruppo francese «Suez», ha presentato nei
giorni scorsi all'opinione pubblica slovena il progetto per un impianto
congiunto di rigassificazione e di produzione di energia elettrica da
costruire nella zona portuale.
Alla fine di luglio, ricordiamo, la «TGE» aveva presentato al ministero
dell'Economia della Repubblica di Slovenia l'istanza per ottenere le
autorizzazioni generiche per il progetto, ma finora non ha ottenuto alcuna
risposta. Comunque, anche se Lubiana dovesse dire di no - il che, secondo
fonti governative, è quasi scontato - la società tedesca per il momento non
ha alcuna intenzione di mollare.
«Il terminal rigassificatore nell'area del porto di Capodistria - ribadisce
il direttore della TGE Gas Engineering, Vladimir Puklavec - sarebbe un
ottimo affare per tutta la Slovenia e una grande occasione per il Litorale».
Quali le caratterisctiche del previsto intervento? Il progetto, del valore
complessivo di circa 900 milioni di euro (inclusivo dei costi di
finanziamento e con un'incidenza pronosticata del valore delle opere da
affidare a esecutori e fornitori di servizi sloveni, stimata in una quota
del 33 per cento) impegnerebbe una superficie di 25 ettari. Esso prevede la
costruzione, in prossimità dei preesistenti impianti di stoccaggio di
carburanti liquidi ai piedi del colle di Sermino e a 2,5 chilometri
dall'attracco delle navi cisterna (dovrebbe essere ampliato il Molo 2 dello
scalo capodistriano, ndr.), di due contenitori in acciaio da 150.000 metri
cubi, dentro strutture in calcestruzzo pretensionato, collegati con un dotto
criogeno al punto d'attracco stesso, dell'impianto di rigassificazione in
senso stretto e della centrale elettrica.
L'impianto sarebbe in grado di fornire 5 miliardi di metri cubi di gas
all'anno. In assenza di imprevisti e alla condizione di uno svolgimento
indisturbato delle procedure autorizzative, la rigassificazione e la
produzione di energia elettrica potrebbero essere avviate nel 2012.
È previsto, a regime, l'impiego di 70 dipendenti di formazione in prevalenza
tecnico universitaria con un indotto stimato di 1200 addetti complessivi. La
centrale elettrica, caratterizzata da una potenza di circa 240 Mw,
sopperirebbe a buona parte del fabbisogno della regione litoranea.
A detta dei proponenti, la tecnologia proposta appare particolarmente adatta
ai fondali poco profondi della baia di Capodistria e non implicherebbe
l'utilizzo dell'acqua marina per il riscaldamento del Gnl. L'incremento dei
traffici marittimi indotto dall'intervento è stimato in 50-60 navi cisterna
all'anno. La TGE ha annunciato fin dall'inizio la volontà di rispettare i
massimi standard di tutela dell'ambiente, sottolineando tra l'altro che la
tecnologia adottata sarebbe decisamente meno inquinante di quella prevista
dai progetti Endesa e Gas Natural nel golfo di Trieste.
«Saremmo distanti 750 metri dalle prime case di Ancarano e più di un
chilometro da Capodistria – spiega Puklavec – e queste sono distanze
superiori a quelle minime richieste dagli standard internazionali».
Alla domanda dei giornalisti sui mezzi spesi finora per i vari studi di
fattibilità del progetto, il direttore della TGE ha risposto in modo
evasivo: «Avremmo speso molto se non otterremo i permessi, poco se questi
permessi arriveranno». La documentazione presentata dalla società tedesca è
ancora oggetto di studio, ma a giudizio di Marko Starman, segretario di
stato presso il ministero per l'Ambiente e responsabile del gruppo
interministeriale incaricato di valutare la proposta, il progetto per il
rigassificatore nel Porto di Capodistria non ha grandi possibilità di essere
approvato.
Alla TGE restano comunque ottimisti, convinti che le soluzioni da loro
proposte sono tecnologicamente all'avanguardia ed economicamente valide.
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IL PICCOLO -
GIOVEDI', 4 ottobre 2007
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A Servola livelli allarmanti
di benzoapirene - Picchi di 90 nanogrammi per metro cubo (il limite è
1) della sostanza |
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Lo studio
realizzato dal Cigra per la magistratura. Il Comune ha deciso di finanziare
l’ultima parte delle analisi |
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L’indagine è
stata condotta in via San Lorenzo in Selva, i risultati messi a confronto
con la curva dell’Università dove l’inquinamento risulta di 50 o 90 volte
inferiore |
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Dipiazza:
«Dati pazzeschi». Ma non parla più di chiusura. «Bisogna sedersi tutti
attorno a un tavolo e comportarsi responsabilmente» |
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Il rapporto trimestrale sulle
analisi del territorio circostante la Ferriera di Servola realizzato per
conto della magistratura dal Centro interdipartimentale di gestione e
recupero ambientale (Cigra) dell’Università di Trieste emette dati
allarmanti circa l’inquinamento del rione.
Le analisi sono state svolte in via San Lorenzo in Selva, in prossimità
della fabbrica, e per contrasto nell’area, pur trafficata, di via Fabio
Severo sul curvone dell’Università. Ieri il circolo Miani ne ha presentato
alcuni contenuti: «Dal 31 gennaio al 2 giugno - è stato detto - la media di
emissioni di benzoapirene è stata di 21,71 nanogrammi per metro cubo (il
limite di legge è di un nanogrammo), le emissioni sono state nella norma un
solo giorno, a fronte di picchi di addirittura 90 (il 1.o maggio), 56,25 (il
17 aprile) e 54,9 (il 17 maggio). All’Università invece la media non ha
superato gli 0,13 nanogrammi di metro cubo». Di recente i sindacati hanno
lamentato che l’Azienda sanitaria abbia sospeso specifiche analisi sui
lavoratori per individuare le concentrazioni di questa tossica sostanza
nelle urine.
Il benzoapirene è infatti altamente cancerogeno, e secondo due test
specifici prodotti sempre dal Cigra l’esposizione a livelli alti associata a
quella di polveri sottili è talmente nociva per il corpo umano da provocare
una modificazione genetica del Dna e alterare i fattori di crescita.
«Quello sul benzoapirene è un dato folle» commenta il sindaco Dipiazza. Il
Comune, con Azienda sanitaria, Provincia e Arpa è uno dei destinatari dello
studio, oltre al magistrato. Da qui in avanti sarà anche il finanziatore
dell’ultima tranche di analisi. La Procura infatti che le ha ordinate
nell’ambito delle indagini condotte dal pm Federico Frezza ha esaurito i
fondi a disposizione. La giunta comunale ha già deliberato la decisione di
finanziare il resto del lavoro, che si potrà considerare definitivo a fine
2007, perché i dati hanno una rilevanza autentica e probante solo a livello
di media annuale.
Il sindaco adesso non parla più di «chiudere la Ferriera». Ma giudica
«inammissibile, di una gravità assoluta che finora non si sapesse e che
tanti pur sapendo - aggiunge - abbiano avuto atteggiamenti protettivi», e
per giunta «che si continui a tollerare». Dice Dipiazza: «Così non si può
andare avanti, la città mi sollecitava a chiudere il traffico per uno
sforamento di due punti di polveri sottili, da 50 a 52, e a Servola si sono
trovati livelli di Pm10 tra 600 e 2200, cioé fino 44 volte superiori ai
limiti di legge, lo stesso pm Frezza ha letto in Prefettura uno studio
inglese secondo cui è impossibile, in processi industriali che lo producono,
neutralizzare il benzoapirene».
E allora? «Intanto prendiamo atto - prosegue il sindaco -, poi una risposta
a questi poveri cittadini di Servola bisogna pur darla, e non più con
modeste multe all’azienda per semplice imbrattamento com’è stato per anni,
ma finalmente con serietà: bisogna sedersi a un tavolo tutti, e comportarci
responsabilmente».
In quale direzione, però, non è più così esplicito. Il 30 ottobre (e i
cittadini già hanno protestato e lo faranno nuovamente il 23 ottobre) è
atteso il verdetto della Regione sulla Valutazione integrata d’impatto
ambientale, che ha coinvolto fin qui un’ampia conferenza dei servizi per
ottenere dalla fabbrica il contenimento delle emissioni. E lo stesso
Dipiazza crede nello strumento, a prescindere dai dati Cigra.
Dalla Ferriera invece una sorta di no comment: «Le carte sono appena
arrivate - risponde Francesco Semino, portavoce dell’azienda - e i nostri
tecnici le stanno analizzando da un punto di vista scientifico, troppo
presto per dire qualsiasi cosa».
(Ha collaborato Elisa Lenarduzzi)
Gabriella Ziani |
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PIANO PARCHEGGI - Entro
novembre la Riccesi Spa attende risposte dal Comune sui posteggi in via del
Teatro Romano, via Tigor e largo Roiano |
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An e Fi:
diteci se si faranno i tre parcheggiPrende
il via la discussione del nuovo piano parcheggi nell’ambito del consiglio
comunale. La commissione urbanistica ascolterà oggi l’illustrazione del
documento da parte dell’assessore Maurizio Bucci e dei tecnici comunali.
Nella successiva seduta toccherà ai consiglieri presentare osservazioni o
emendamenti, in vista del voto finale in aula.
Il piano individua 18 siti per altrettanti parcheggi, quasi tutti interrati.
Sono ipotizzati 5310 nuovi posti auto per un costo complessivo di quasi 135
milioni di euro. L’approvazione del piano non comporterà la certezza
dell’edificazione di tutti i contenitori: il Comune intende lanciare delle
gare per operazioni in project financing, dando in concessione la
costruzione delle strutture alle imprese che poi rientrerebbero degli
investimenti grazie alla vendita o alla gestione dei parcheggi stessi.
Maggioranza e opposizione preferiscono attendere la seduta di oggi prima di
esprimersi. Ma già si delinea la possibilità che il dibattito in parte si
sviluppi sui tre parcheggi interrati delle Rive e più in generale, come dice
la capogruppo di An Alessia Rosolen, sull’opportunità di inserire nel piano
tutti i contenitori previsti nel centro cittadino. E il capogruppo forzista
Piero Camber ha già introdotto un’ulteriore tematica, facendo sapere di
ritenere «pregiudiziale» l’avere un quadro certo in merito ai tre parcheggi
di via del Teatro Romano, via Tigor-Cereria e largo Roiano: sono i
contenitori che la Riccesi spa dovrebbe costruire in base alla novazione
contrattuale chiusa lo scorso anno con il Comune dopo che quest’ultimo, nel
2002, decise di non procedere con la prevista costruzione del parking di
Ponterosso da parte della cordata capeggiata dalla stessa Riccesi.
Come Camber, anche Rosolen annuncia di attendere chiarimenti. Da parte
dell’impresa, Donato Riccesi ricorda che in base alla novazione «entro
novembre» la stessa spa deve ottenere una risposta precisa dal Comune sulla
cantierabilità dei tre parcheggi previsti»: «In caso contrario dovremmo
passare alla monetizzazione del danno subìto», dice Riccesi, quantificato in
«circa tre milioni e mezzo di euro» che il Comune dovrebbe sborsare. «Io mi
auguro di costruire parcheggi perché significano lavoro per noi e perché
Trieste ne ha bisogno, ma se dopo sei anni l’amministrazione non riuscisse a
varare un’alternativa percorribile non ci resterebbero alternative»,
prosegue Riccesi.
Le strutture individuate per la novazione sono previste nel piano, ma
secondo Riccesi le incertezze non mancano: «Dall’amministrazione comunale
informalmente abbiamo avuto sentore di una sostanziale contrarietà» sul
parcheggio di largo Roiano dovuta alla vicinanza degli esercizi commerciali.
Per via del Teatro Romano invece l’impresa aveva proposto un progetto che il
Comune ha modificato arretrando di parecchio l’edificio fin dentro il colle:
ubicazione che di fatto - dice Riccesi - esporrebbe l’impresa al rischio di
blocco lavori di fronte ai probabili rinvenimenti archeologici. Almeno due
dei tre parking previsti dalla novazione, insomma, sarebbero in bilico.
Nessuna dichiarazione però, per ora, arriva in merito dal sindaco Dipiazza.
Se ne riparlerà in commissione consiliare. |
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Disagi nella raccolta dei
rifiuti a Muggia - Immondizie per strada, cassonetti in ritardo.
Veronese: «Era prevedibile» |
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Il passaggio
di consegne da AcegasAps a Ecoverde scatena immediate proteste soprattutto
nelle zone più distanti dal centro
MUGGIA Il passaggio di consegne
a Muggia tra AcegasAps ed Ecoverde nella gestione dei rifiuti presenta non
pochi disagi. In certe zone periferiche mancano del tutto i cassonetti e le
immondizie sono ammucchiate a terra. Oggi tutto dovrebbe tornare normale. Ma
ieri non si assisteva a un bello spettacolo, in particolare lungo le strade
a Chiampore, Zindis e anche a Muggia Vecchia. Spariti i cassonetti, si sono
visti mucchi di sacchetti di rifiuti, a volte posati nei riquadri gialli che
delimitano lo spazio dei contenitori, e a volte no.
Il consigliere Massimo Santorelli (Fi) sbotta: «Non è concepibile che dopo
tre giorni dal cambio di gestione persistano i disagi, e che i sacchetti
siano a terra, in preda ai gatti randagi se non ai topi. E dove ci sono già
i cassonetti, nessuno li svuota. Ancora una volta - dice il consigliere -
sono soprattutto le periferie a essere lasciate indietro. La gente è
inorridita da questo modo di fare. Dove sono l’assessore Veronese e il
Comune? Perché nessuno vigila?».
L’assessore Piero Veronese ribatte: «Seguo da vicino l’avvicendamento e ho
visto i problemi a Chiampore, Muggia Vecchia e non solo. Sono zone ancora da
coprire. Abbiamo sollecitato la ditta, che ha chiesto un po’ di tempo in più
per la posa dei cassonetti. Entro domani (oggi, ndr.) avrà chiuso il giro.
Ritardi e sfasature li avevamo previsti - prosegue l’assessore -, la
contemporaneità delle operazioni di ritiro e distribuzione, seppur
auspicata, è difficile. Né sarebbe stato possibile affiancare i cassonetti
nuovi ai vecchi».
Da rimediare anche le posizioni dei cassonetti stessi. Molti sono troppo
spostati dai marciapiedi o dal bordo strada e rischiano di intralcare il
traffico. Altri hanno il pedale dalla parte della strada, mettendo a rischio
l’incolumità delle persone. Ieri AcegasAps ha cominciato a ritirare anche le
campane per la differenziata, che però Ecoverde non ha ancora fornito.
«Saranno distribuite fra un paio di giorni», assicura Veronese.
Interviene anche il segretario della Lista per Muggia Dario Grison:
«Tralasciando l'aspetto tecnico del passaggio e gli inevitabili disagi, e
senza tener conto del problema della leggerezza dei cassonetti, sono
preoccupato a seguito dell'offerta provocatoria fatta da Acegasaps che ha
evidentemente rinunciato a vincere la gara offrendo una cifra più alta,
ritenendo anche che l'appalto fosse stato ’’mal formulato’’. È evidente –
dice Grison - che qualcosa non torna e seppur confidando che la nuova ditta
saprà far fronte alla mole di lavoro, sorge il dubbio se riuscirà a
contenere i costi o se per far quadrare i conti dovrà ridurre il servizio.
Auspico che eventuali costi aggiuntivi non ricadano sulle spalle dei
muggesani e che si dia chiarezza su una gara d'appalto che più che curiosa
possiamo definire preoccupante».
s.re. |
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I Verdi al sindaco di Duino:
«Non usare le terre bruciate distrugge la pastorizia» - Chiesta una deroga
urgente alla legge antipiromani |
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DUINO AURISINA Una legge che a
livello nazionale serve per disincentivare gli incendi dolosi nei boschi
rischia di far collassare la pastorizia dell'altopiano, mettere a rischio la
landa carsica e creare danni ai giovani imprenditori che stanno rivolgendosi
al settore agricolo. Si tratta della legge nazionale del 2000, una norma
approvata per disincentivare la pratica con cui soprattutto nel Sud Italia i
boschi vengono incendiati per liberare nuove superfici disponibili per il
bestiame, e vieta per dieci anni il pascolo sulle superfici percorse dal
fuoco. Il ministero dell'Ambiente, dopo la recente estate di fiamme, ha
spinto presso le Regioni per la completa attuazione della legge, e per una
sua rigida applicazione: ma questo, almeno sul Carso, potrebbe causare seri
danni, tanto che i Verdi hanno inviato al sindaco di Duino Aurisina, con
l'intendimento di estenderlo a tutti i comuni del Carso triestino e isontino,
un ordine del giorno che impegni il sindaco a ottenere o una specifica della
norma stessa, o una deroga per i territori interessati dalla landa carsica.
«Nel caso del Carso - spiega il Verde Maurizio Rozza, impegnato nella
salvaguardia della landa carsica e in progetti di reintroduzione
dell'allevamento e della pastorizia sul Carso, sistemi che permettono di
evitare la crescita spropositata degli arbusti, che a loro volta soffocano
la landa - il divieto di pascolo sulle aree vocate alla landa carsica, per
buona parte colpite da fuochi nell'arco degli ultimi dieci anni, darebbe il
colpo di grazia a questi delicati ecosistemi e ai giovani imprenditori
agricoli che - da Basovizza a Medeazza - stanno investendo per riprendere
questa attività storica».
La norma nazionale che tende a limitare l'attività dei piromani privandoli
di quello che risulta essere il loro scopo economico è, per quanto riguarda
il Carso, in contrasto anche con le norme della Comunità europea, che -
spiegano i Verdi - «ha imposto all'Italia di costituire sul Carso Siti di
importanza comunitaria e Zone di protezione speciale per tutelare gli
ecosistemi e le specie legate alla landa, imponendo al nostro Stato di
adottare tutte le misure utili alla sua conservazione o al suo ripristino.
Con la mozione presentata - concludono i Verdi - si vuole attivare una
azione sinergica con gli altri Comuni del Carso, con le Province, con la
Regione e con il ministero dell'Ambiente per modificare o reinterpretare la
norma affinché il pascolo controllato, quando utilizzato proprio per
salvaguardare gli ecosistemi tutelati dalle direttive comunitarie, venga
consentito anche sulle aree percorse dal fuoco, posto che il Carso tutto è
stato, negli ultimi dieci anni, percorso dalle fiamme, dolose o meno».
L'attività dei Verdi rientra nel più ampio progetto - in parte già attivato
a Basovizza - di riavvio economico delle attività agricole, di pastorizia e
di allevamento nel Carso, una serie di progetti che utilizzano anche fondi
comunitari e che coinvolgono in particolare giovani imprenditori del luogo.
fr.c. |
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Gas, allarme di Ortis:
«Italia a rischio-freddo, l’offerta è insufficiente» - Il monito dell’Authority
dell’energia |
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ROMA Sul fronte del gas l'Italia
non è in sicurezza e «in caso di punte di freddo intenso alla fine della
stagione invernale, l'attuale offerta non è in grado di fronteggiare
compiutamente la domanda». Permane, quindi, «una seria preoccupazione»,
mentre per essere in sicurezza, il sistema dovrebbe poter disporre di 130
milioni di metri cubi di gas al giorno aggiuntivi. L'allarme arriva dal
presidente dell'Autorità per l'Energia, Alessandro Ortis, che ha affrontato
il tema dell'emergenza gas in un'audizione alla commissione Bilancio della
Camera. Ortis ha sottolineato che le misure prese dal governo con «la
massimizzazione delle importazioni e il sistema di interrompibilità della
domanda industriale, consentono di mitigare il rischio». Ma allo stesso
tempo ha lanciato un avvertimento chiaro: «Se ai rischi del clima si
sommassero altre cause di riduzione dell'offerta invernale, quale ad esempio
l'interruzione accidentale delle importazioni da uno dei principali
metanodotti (che hanno capacità dell'ordine degli 80 Mmc/g), il sistema
potrebbe non essere in grado di far fronte alla domanda».
«Poichè in inverno la domanda di gas naturale nei giorni feriali è
mediamente superiore di circa 80 milioni di metri cubi al giorno rispetto
alla attuale capacità di produzione e importazione - ha spiegato ancora
Ortis - il ricorso agli stoccaggi è indispensabile in modo sistematico e non
occasionale. E quindi al termine di un inverno mediamente freddo l'offerta
da stoccaggi si riduce a circa 120 Mmc/g.
Complessivamente quindi l'offerta massima a fine inverno può scendere ai 400
Mmc/g, mentre la domanda può ancora raggiungere punte superiori ai 450 Mmc/g
in caso di freddo particolarmente intenso». Dai dati emerge che «un sistema
del gas adeguato alla attuale domanda dovrebbe disporre di almeno 130 Mmc/g
aggiuntivi di offerta». Un valore «rilevante se confrontato con gli
investimenti in corso. Basti considerare che il rigassificatore di Rovigo
apporterà appena 25 Mmc/g aggiuntivi, mentre gli ancora attesi potenziamenti
dei metanodotti da Russia e Algeria contribuiranno nel complesso per circa
35 Mmc/g».
La capacità di stoccaggio di gas, «quasi interamente del gruppo Eni, risulta
largamente insufficiente». Tecnicamente ed economicamente «sarebbe fattibile
un raddoppio delle capacità di stoccaggio», ma si registra una «inerzia» da
parte della Stogit, che non deriva da «scarsità di risorse», ma da «altre
motivazioni, di strategia di mercato dell'Eni». |
IL PICCOLO -
MERCOLEDI', 3 ottobre 2007
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Test sui terreni di Servola:
inquinamento oltre i limiti - Gli sforamenti avrebbero già superato il
numero che la legge consente nell’arco di un anno intero |
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È il
risultato delle ultime analisi trimestrali realizzate attorno alla Ferriera
dal Cigra universitario per conto del pm Federico Frezza
Sforamenti dei limiti
d’inquinamento che per quantità hanno già superato quelli ammessi nell’arco
di un anno intero.
È la situazione certificata attorno alla Ferriera di Servola, sui terreni
circostanti, nel quartiere.
I dati appartengono all’ultima indagine realizzata per conto della
magistratura dal Cigra (Centro interdipartimentale per la gestione e il
recupero ambientale). Analisi e test svolti nell’ultimo trimestre.
Il documento che gli esperti dell’Università di Trieste hanno consegnato al
pm Federico Frezza è stato da questi in seguito inviato a tutte le parti
interessate: Azienda sanitaria, Provincia, Comune, Arpa, associazioni di
rappresentanza dei cittadini. Alcuni termini generali dei dati sarebbero
stati anticipati in una recente riunione coi comitati locali.
Peraltro numerosi cittadini di Servola, come si sa, sono tornati a
manifestare in Regione, e lo faranno nuovamente il 23 ottobre.
Il Cigra non anticipa né illustra, invece, il proprio lavoro. Ha un vincolo
di rapporto riservato con la magistratura che ha richiesto le indagini.
Altrettanto fa l’Azienda sanitaria. La Provincia, per voce dell’assessore
all’Ambiente, Ondina Barduzzi, afferma di non aver ancora ricevuto questa
posta. In tutti i casi si sa che quelle pagine contengono cattive notizie:
sostanze nocive sono depositate in quantità massiccia nell’area che circonda
la fabbrica.
Ovviamente per polveri sottili e altri prodotti di combustione (di cui è
provata l’azione cancerogena) va tenuto conto che essi sono pestifero frutto
anche del traffico – via Svevo e Grande viabilità – ma ciò che conta a tutti
gli effetti è il risultato finale: anche se sono in corso gli adempimenti
per la Valutazione ambientale integrata che obbliga l’azienda a un assiduo
controllo delle emissioni e a una decisa contrazione dell’inquinamento
dell’aria, gli sforamenti dei «picchi» nell’ambito delle ricadute a terra
vengono definiti «allarmanti» e la situazione complessiva della zona è
ampiamente fuori norma.
Negli scorsi giorni una riunione in Prefettura tra tutti gli attori
coinvolti (dall’azienda stessa alla magistratura) aveva posto l’accento
specialmente sul prossimo Piano della qualità dell’aria che la Regione
dovrebbe redigere, ma non prima di otto mesi, e dal quale prendere base per
definire anche i limiti cui deve sottostare la Ferriera.
Così adesso, mentre i cittadini stanno facendo cause legali al Comune, alla
Provincia e alla proprietà della Ferriera, si allineano ormai numerose
opzioni e pressioni attorno alla fabbrica di ghisa: le inchieste del pm, le
analisi dell’Azienda sanitaria e quelle dell’Arpa, la Valutazione ambientale
integrata (gli ultimi documenti prodotti saranno esaminati entro fine mese,
una riunione fra enti è fissata per il 30 ottobre), le indagini sui terreni
firmate dal Cigra, le raccomandazioni del ministro Pecoraro Scanio che ha
fatto per primo il riferimento al Piano dell’aria (subito raccolte dai Verdi
e pure da altri), e non certo da ultimo il minaccioso e reiterato intento
del sindaco di chiudere definitivamente la Ferriera.
Intanto si attendono sviluppi sulla trattativa per l’acquisto dello
stabilimento di Servola da parte del gruppo cremonese Arvedi. Emissari
dell’azienda nelle scorse settimane hanno visitato le strutture della
Ferriera. |
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Un tavolo di lavoro a Sgonico
per gestire la raccolta dei rifiuti - Decisione del consiglio
municipale |
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SGONICO Un tavolo di lavoro per
gestire in modo efficace la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in ambito
municipale.
L'idea è del Comune di Sgonico, che nella sua ultima riunione del consiglio
ha deciso di istituire ufficialmente un tavolo di lavoro per fronteggiare in
modo efficiente la questione rifiuti lungo il proprio territorio. La
decisione segue una stagione di impegno che ha visto l'amministrazione
comunale particolarmente attiva su questo fronte.
Nel corso dell’ultimo anno infatti il Comune si è adoperato per la
sensibilizzazione dei cittadini sul tema, provvedendo alla distribuzione
alla comunità di un opuscoletto informativo sulla raccolta differenziata,
realizzato grazie a un contributo dell'ente provinciale di Trieste.
Il nuovo tavolo di lavoro che è stato istituito rappresenta un ulteriore
passo in questa direzione, e avrà il compito di rintracciare delle soluzioni
appropriate per migliorare il servizio dello smaltimento delle immondizie.
Per implementare le operazioni di recupero e suddivisione dei materiali,
risulterà di notevole supporto quella mappa interattiva che rileva le
differenti postazioni dei cassonetti presenti lungo il territorio comunale
di Sgonico.
Lo strumento di lavoro è stato realizzato dall'ufficio tecnico municipale, e
permette di evidenziare la densità dei contenitori di rifiuti rispetto alla
distanza dalle abitazioni degli utenti.
Attualmente, sul territorio comunale di Sgonico, risultano dislocati
complessivamente 208 cassonetti, dei quali 158 utili alla raccolta dei
rifiuti domestici, 12 riservati al deposito del vetro, 24 riservati alla
carta e 14 che sono destinati alla raccolta della plastica.
Del tavolo di lavoro comunale, oltre al primo cittadino di Sgonico Mirko
Sardoc e all'assessore all'Ambiente Igor Gustincic fanno parte sia esponenti
della coalizione Skupaj/Insieme di maggioranza, vale a dire i consiglieri
Adriano Regent e Grilanz Bozic, che dell'opposizione, ovvero Nicola Guarrino
per il Poloper Sgonico e Barbara Zivec in rappresentanza della Slovenska
Skupnost.
m.l. |
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Sviluppo della Val Rosandra:
presentazione pubblica delle iniziative agli abitanti di Bottazzo e Bagnoli
- Domani un incontro al Rifugio Premuda |
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SAN DORLIGO Si svolgerà domani
alle 19.30 a Bagnoli Superiore, al Rifugio Premuda, un nuovo incontro
nell’ambito del processo di Agenda 21 volto a sentire la cittadinanza in
merito alla stesura del Piano di conservazione e sviluppo della Val Rosandra.
Il Comune ha infatti organizzato una serie di incontri, il primo dei quali
si è svolto settimana scorsa a Dolina.
L’appuntamento di domani è rivolto ai residenti delle frazioni di Botazzo,
Bagnoli della Rosandra e Bagnoli Superiore. L’assessore Laura Stravisi
spiega: «L’incontro ha come obiettivo la presentazione delle iniziative che
il Comune intende attivare per gestire la Riserva naturale regionale della
Val Rosandra, e sollecitare ogni gruppo di popolazione invitata agli
incontri ad individuare uno o più “portavoce” che facciano da tramite tra il
proprio gruppo ed il Comune, consentendo ad essi il costante aggiornamento
su ogni azione intrapresa».
All’incontro di Dolina, i cittadini hanno già colto l’occasione per
esprimere le proprie opinioni e hanno anche messo l’accento su argomenti che
vanno al di là della gestione della Riserva. «Alcuni dei presenti – così
Stravisi - hanno dichiarato di apprezzare il fatto che il Comune abbia
deciso di consultare i cittadini su un tema così vicino a loro, che vivono
il territorio, e questo ci ha dato in qualche modo conferma di essere
partiti in maniera corretta, ma soprattutto condivisa, per la gestione della
Riserva».
s.re. |
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Sinergia con la Slovenia
sulle energie alternative - Presentati gli effetti del progetto Interreg
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Grazie alle opportunità offerte
dai diversi programmi comunitari a cui ha preso parte la Regione, in questi
anni è stato possibile valorizzare lo sviluppo sostenibile e le energie
alternative sull’intero arco alpino del Friuli Venezia Giulia. A mettere in
luce l’importanza della programmazione comunitaria in un settore attuale e
quanto mai delicato come quello delle energie rinnovabili è stato il
convegno «Sviluppo sostenibile ed energie alternative: verso nuove
opportunità», nel corso del quale sono stati presentati dati ed effetti
della programmazione Interreg III A Italia-Slovenia 2000-2006.
L’incontro, svoltosi a Tarcento lo scorso 18 settembre, ha dato il via a una
serie di incontri che saranno organizzati in diverse località regionali fino
alla fine di quest’anno, proprio per far emergere quanto di buono è emerso
dal bilancio sulla vecchia programmazione Interreg IIIA Italia-Slovenia. ”«i
tratta - ha commentato l’assessore regionale alle Relazioni internazionali
Franco Iacop - di trarre frutto dallo scambio di esperienze, individuando la
miglior utilizzazione possibile delle fonti alternative, nel rispetto
dell'ambiente e del paesaggio». Nel corso delle assise sono stati illustrate
tutte le attività portate avanti in questo ambito nella regione: lo studio
per l’individuazione, l’organizzazione e la gestione di un bacino
territoriale transfrontaliero per la valorizzazione, ai fini energetici,
delle biomasse forestali nella Comunità montana del Torre, Natisone e Collio,
nonché la pianificazione partecipata transfrontaliera di aree di elevato
valore naturalistico nell'area meridionale delle Giulie e la realizzazione
di centri gestionali e di informazione sul territorio protetto dell'arco
alpino orientale (Prealpi Giulie).
L’incontro del mese scorso, però, non aveva solo lo scopo di fare il punto
sul lavoro svolto finora, ma anche quello di stimolare l’interesse degli
enti e delle realtà locali sulle potenzialità dell’azione comunitaria mirata
a valorizzare le attrattive del territorio e di favorire nel contempo la
fruizione delle risorse naturali anche ai fini dello sviluppo delle energie
alternative. Ma non solo: una parte non meno importante del convegno è stata
anche dedicata alle prospettive future della nuova programmazione 2007-2013.
Se si considera il recente allargamento dell’Unione Europea, salta subito
agli occhi come l’area programmatica italo-slovena abbia assunto
un’importanza strategica fondamentale sia a livello europeo che
internazionale, trasformandosi da zona periferica ad area centrale nel
contesto geografico della nuova Europa allargata.
La cooperazione transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013, quindi, offrirà
svariate opportunità agli enti locali da una parte e l’altra del confine,
ormai in procinto di cadere. Rispetto al periodo di programmazione
2000-2006, infatti, l’estensione dell’area di riferimento è aumentata
considerevolmente, includendo anche le Province emiliano-romagnole di
Ravenna e Ferrara e la Provincia veneta di Padova. Un allargamento che non
ha risparmiato nemmeno la vicina Slovenia, dove ad aggiungersi è stata la
Regione statistica Gorenjska. I nuovi ingressi hanno comportato un notevole
incremento dell’area ammissibile e della popolazione interessata, pari,
rispettivamente, a +62,9 per cento e a +65,8%. Obiettivo principale del
programma 2007-2013 sarà quello di «rafforzare l’attrattività e la
competitività dell’area-programma».
e. le. |
IL PICCOLO -
MARTEDI', 2 ottobre 2007
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FERRIERA - Servola, i
residenti protestano in Consiglio regionale - Delegazione ricevuta dai
capigruppo. Momenti di tensione: occupato l’atrio dell’edificio |
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Qualche centinaio (circa 400
secondo gli organizzatori) di residenti del rione di Servola hanno
manifestato sotto la sede del Consiglio regionale per esprimere la loro
preoccupazione in merito alla vicenda legata alla Ferriera di Servola.
Una delegazione è stata ricevuta dai capigruppo del Consiglio al termine
della seduta di ieri per chiedere un incontro istituzionale e per far
conoscere ai rappresentanti dei partiti la situazione di inquinamento di
Servola con gravi conseguenze per la salute dei residenti.
Non sono mancati momenti di tensione quando alcuni manifestanti che hanno
cercato di forzare l’entrata in Consiglio ed è dovuta intervenire la polizia
per evitarlo. Tuttavia, dopo il breve incontro con i capigruppo (avvenuto
verso le 19), un gruppo di una cinquantina di persone ha occupato l’atrio
dell’edificio impedendo di fatto l’uscita.
Il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Asquini, ha
immediatamente contattato il presidente Alessandro Tesini per comunicargli
la richiesta degli abitanti di Servola. «Ho consigliato ai rappresentanti
degli abitanti di Servola di contattare gli uffici della presidenza per
concordare l’incontro - racconta Asquini - ricordando tuttavia che il
Consiglio ha un ruolo politico e non può arrogarsi quello esecutivo».
Un’altra manifestazione è stata inoltre annunciata per il 23 ottobre, in
concomitanza con la seduta del Consiglio regionale.
Intanto, il Comitato lavoratori aziende in crisi si è rivolto con una nota
ai colleghi della struttura di Servola. Secondo questa rappresentanza, le
conclusioni sono che «oggi i Centri provinciali per l’impiego non
funzionano, la piattaforma sindacale per il rilancio dell’industria nella
provincia di Trieste non ha sortito effetti e - questo l’epilogo del
comunicato - ognuno cerca soluzioni individuali con il minor danno possibile
a un problema che riguarda invece tutti i lavoratori». |
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Incontro sulla Variante
generale al Piano regolatore |
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Questo pomeriggio alle 17, nella
sede del Mib in largo Caduti di Nassiriya 1, si terrà un incontro che avrà
come oggetto l’illustrazione dei contenuti della delibera del Consiglio
comunale n. 83 del 27 luglio scorso. Con essa, sono state impartite le
direttive per la predisposizione della Variante generale al Piano regolatore
comunale in regime di salvaguardia. All’incontro interverrà l’assessore
comunale alla Pianificazione territoriale, Maurizio Bucci. |
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Oggi a Zindis il primo
incontro di Agenda 21 - Scattano i confronti pubblici nelle frazioni sul
tema «Mobilità sostenibile» |
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MUGGIA Inizierà oggi la serie di
incontri pubblici nelle frazioni muggesane, per illustrare il processo di
Agenda 21 avviato dal Comune per un progetto di «Mobilità sostenibile,
riqualificazione e rivitalizzazione degli spazi urbani di uso pubblico» sul
territorio.
Il processo prevede infatti di avviare una serie di incontri con la
popolazione, per individuare i possibili partecipanti al forum che poi
affronterà la tematica e presenterà le sue proposte. Da ogni rione saranno
nominati tre rappresentanti, che si affiancheranno ad altri portatori di
interessi che lavoreranno assieme. Accanto al forum, nascerà anche un
laboratorio della città sostenibile dei bambini e delle bambine, composto da
alunni rappresentanti di tutte le scuole muggesane, che si esprimerà in
particolare su mobilità e riqualificazione degli spazi urbani.
Oggi l’appuntamento è alle 17.30 alla scuola Zamola per i residenti di
Zindis. Alle 19, invece, alla scuola elementare di Chiampore per i residenti
della frazione e di Muggia Vecchia. Si prosegue poi giovedì alle 17.30 alla
scuola «Giardino dei mestieri» per il rione di Fonderia. Alle 19 invece i
residenti di Aquilinia saranno invitati in palasport. Martedì 9, infine,
alle 17.30 incontro alla sala Millo per i residenti di Muggia centro, e alle
19 alla ex scuola elementare di Santa Barbara per i residenti della frazione
collinare.
Ma intanto il consigliere Claudio Grizon (Fi), pur condividendo l’importanza
della partecipazione della gente, ritiene Agenda 21 uno spreco di denaro
pubblico. «Per il progetto sulla mobilità che sarà oggetto dei lavori non
c'è un euro – dice -, però per francobolli, consulenze e contratti di
collaborazione la giunta Nesladek per ora potrà spendere 23 mila euro della
Regione e altri 10 delle casse comunali. Si tratta – aggiunge il consigliere
forzista - di un Forum consultivo, politicamente su misura della giunta, che
darà voce e farà da gran cassa alle proposte della maggioranza. Prevede
sostanzialmente la partecipazione volontaria dei cittadini e di esperti che
saranno scelti dalla giunta, assieme ai consulenti pagati novemila euro per
tre mesi di lavoro». Il consigliere chiosa polemico: «Se per tagliare l'erba
vicino alle scuole o per pulire i marciapiedi o le caditoie la giunta ora
dovrà attivare il Forum di Agenda 21 siamo davvero alla frutta. La
partecipazione dei cittadini alle scelte dell'amministrazione è una cosa
importante, ma quella della maggioranza è un assemblearismo alla ricerca di
un demagogico consenso».
s.re. |
IL PICCOLO -
LUNEDI', 1 ottobre 2007
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Parte il
piano parcheggi: 8
su 18 a rotazione - Previsti l’eliminazione delle auto dal lungomare e
il dimezzamento del fabbisogno nell’area Tribunale-S. Antonio |
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Al via
l’iter per l’approvazione in Consiglio comunale. 5310 i nuovi stalli nel
progetto. Dopo il sì le gare per il project financing
Nuovo piano parcheggi, si parte.
Approvato in primavera dalla giunta comunale, il corposo documento che
individua le localizzazioni di 18 possibili nuovi contenitori - quasi tutti
multipiano e interrati - sarà presentato giovedì alla commissione
urbanistica, da cui passerà poi all’esame del consiglio comunale.
Le cifre sono rilevanti: 5310 nuovi posti auto previsti, 134 milioni 950
mila euro di costi complessivi stimati, 51 mila 790 metri quadri di piano
stradale interessati dalle nuove strutture, che comportano la
riqualificazione delle aree di superficie. Se realizzato, il piano
risolverebbe in buona parte i problemi globali di parcheggio in città che
sono stati fotografati in uno studio condotto due anni fa dal Comune sul
fabbisogno di posti (cioè la differenza tra domanda e offerta) e riassunti
in queste cifre: 11.972 posti da reperire per le auto, 20.732 per le due
ruote. Numeri ridotti di notte rispettivamente a 4.455 e 13.816.
Il via libera al piano non ne comporterà l’automatica attuazione: in gran
parte dei casi il Comune lancerà delle gare per affidare la costruzione dei
parking a imprese che potranno poi rientrare degli investimenti con la
vendita o la gestione delle strutture.
Curato dagli uffici tecnici comunali, il piano ha considerato le aree più
centrali della città, comprese grossomodo nella zona delimitata da
cavalcavia di viale Miramare-Roiano, Università nuova, via Baiamonti e Rive.
Questo perimetro è stato suddiviso in 18 zone, per ciascuna delle quali sono
stati quantificati la carenza di parcheggi e il tipo di posti più richiesto,
per esempio con sosta a rotazione o legata alle esigenze dei residenti. Per
questo, il documento indica - in modo comunque non vincolante - le tipologie
dei parcheggi da costruire: 10 su 18 di tipo residenziale, le altre 8 a
rotazione. Spiccano tra queste i tre parking interrati sulle Rive e il
contenitore sotto il colle di San Giusto.
Ma vediamo la mappa dei parcheggi e i benefici che secondo il piano
comporterebbero (qui sopra la tabella). Due le strutture a Roiano: l’una in
largo Roiano, l’altra in via dei Moreri. I due parcheggi in pratica
coprirebbero il fabbisogno diurno. Almeno per la struttura destinata a
sorgere al posto della caserma Polstrada, però, i lavori - legati appunto
allo spostamento della caserma - non potranno partire prima del 2010.
Ridotto di metà il fabbisogno diurno di posti anche nell’area
Tribunale-Carducci, dove si prevede l’ampliamento del parking di Foro
Ulpiano (già inserito nell’attuale piano) e il parcheggio di piazza Sant’Antonio,
segnalato dalla stessa relazione allegata al piano per le «diverse
problematiche» che presenta tanto per il contesto urbanistico quanto per le
difficoltà che lo scavo in un’area vicina ai palazzi potrebbe comportare. Ma
«la sua collocazione strategica - precisa lo studio - può contribuire a
eliminare» buona parte dei posti auto lungo le vie adiacenti.
Altri due impianti sono previsti in zona Università nuova e al Giulia, dove
il parcheggio occuperebbe un’area in superficie. Concentrati lungo le Rive e
in aree limitrofe sette contenitori, tra cui quello sotto il colle di San
Giusto (i lavori non sono partiti, sebbene annunciati un anno e mezzo fa) e
i tre sulle Rive. Qui i contenitori porterebbero a ridurre del 280% il
fabbisogno di posti auto: una scelta assunta nell’ottica di liberare le Rive
dai parcheggi.
In aree più periferiche sono invece situati gli ultimi cinque impianti: il
più importante è quello di piazzale delle Puglie, che abbatterebbe del 55%
il fabbisogno di posti auto in zona. Non rientrano infine nel piano, ma sono
stati citati in una delibera a sé stante per farne partire l’iter, due
ulteriori contenitori proposti da An: in piazzale Vittime dell’11 settembre
a Barcola, e alle ex Officine Holt in via Gambini.
Paola Bolis |
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PIANO PARCHEGGI - Ma il
documento non riguarda la richiesta per le due ruote |
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Il piano parcheggi considera le
sole auto e non le moto. sebbene lo studio realizzato due anni fa dal Comune
abbia evidenziato che per queste ultime la situazione risulta ancora più
critica. In tutti i nuovi contenitori previsti però, si legge nella
relazione acclusa al piano, «è possibile individuare stalli per i motocicli,
anche in relazione alla notevole domanda di sosta»: in questo caso, l’area
occupata da un’auto sarebbe sufficiente a ospitare quattro motocicli.
Il documento sottolinea anche il «forte legame» tra il piano del traffico -
di cui si discute da quasi tre anni - e l’aggiornamento del piano parcheggi,
giacché le scelte in termini di viabilità sono «di notevole impatto sulle
strutture» di posteggio previste. I tecnici comunali annotano comunque come
le scelte operate per il nuovo piano parcheggi «non contrastano» con il
piano del traffico oggi vigente e «neppure con quanto previsto dalla bozza
del nuovo strumento», quella redatta dall’ingegnere dei trasporti Roberto
Camus, che però il Comune sta modificando. |
IL PICCOLO -
DOMENICA, 30 settembre 2007
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«Puliamo il buio»: volontari
al lavoro per bonificare le grotte |
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I volontari
della Federazione speleologica triestina e di Legambiente saranno impegnati
oggi nell’asporto delle immondizie gettate nel Pozzo del Cimitero militare
di Duino
DUINO AURISINA Torna oggi la
manifestazione nazionale «Puliamo il Buio», organizzata dalla Società
speleologica italiana in collaborazione con Legambiente nell’ambito di
«Puliamo il Mondo», iniziativa dedicata alla pulizia di ambienti naturali da
parte di gruppi di volontari. A Trieste uno dei punti più colpiti
dall’inquinamento è il Carso. «L’utilizzo di grotte naturali e cavità
artificiali come discariche abusive di rifiuti è un fenomeno diffuso ancora
ovunque», spiega Mila Bottegal, della Federazione speleologica triestina:
«Questa pessima abitudine ha origini antiche, quando si pensava che fosse
possibile ignorare le immondizie. Ma oggi il problema non è più eludibile, i
nostri stessi rifiuti stanno avvelenando il pianeta».
Nel settembre 2006 la Protezione civile di Duino e alcuni ragazzi del
Collegio del Mondo unito hanno raccolto 31 metri cubi di spazzatura, in due
giornate di lavoro, con il supporto di 31 speleologi. Alcuni gruppi aderenti
alla Federazione speleologica triestina, in collaborazione con il Comune di
Duino, avevano pulito la Caverna a nord ovest di Duino e il Pozzetto a ovest
di Precenico, anche con l’installazione di teleferiche per recuperare
rifiuti ingombranti, gettati nella grotta, eliminati poi dall’intervento
dell’Acegas-Aps.
All’interno delle cavità vengono recuperate immondizie di ogni tipo, dalle
borse di plastica a vecchie lavatrici, batterie e rottami vari. Solo sul
Carso, in provincia di Trieste, la Federazione ha calcolato che, sulle oltre
2600 grotte censite, circa 150 risultano inquinate e quindi a rischio
ambientale. Per questo anche oggi verrà ripetuta la vasta operazione di
bonifica. Su segnalazione del Corpo forestale i volontari puliranno il Pozzo
del Cimitero militare, sempre nel comune di Duino. L’imbocco della cavità,
vicino al quadrivio di San Pelagio, è stato esplorato per la prima volta nel
1924, quando gli abitanti di Prepotto raccontarono che durante la guerra nel
pozzo venivano scaricare le salme dei caduti.
Speleologi e volontari saranno al lavoro dal mattino per l’intera giornata.
Informazioni sul sito www.puliamoilbuio.it, www.spin.it/speleo/FedTs.
Micol Brusaferro |
IL PICCOLO -
SABATO, 29
settembre 2007
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Ferriera, 200 persone
all’assemblea dei comitati |
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Più di 200 persone hanno
partecipato l’altra sera all’assemblea sull’inquinamento prodotto dalla
Ferriera, promossa al ricreatorio comunale di Servola dai comitati locali.
L’incontro ha fatto il punto sulle iniziative legali, avviate dall’avvocato
Giuliano Spazzali per conto di decine di residenti, nei confronti della
proprietà dello stabilimento e degli amministratori locali (sindaci di
Trieste e Muggia, presidenti di Provincia e Regione). Nell’occasione è stata
illustrata la relazione inviata la settimana scorsa al pm Federico Frezza da
parte del Cigra, il soggetto che cura le campionature delle emissioni della
Ferriera. I dati contenuti in quella relazione sono stati definiti
«terrificanti», specie quelli riferiti al benzopirene e alle polveri
sottili. Preoccupanti sono stati giudicati anche i risultati, contenuti
sempre nella relazione, dei test sulle cellule e sul dna dopo l’esposizione
ad emissioni di agenti inquinanti simili a quelle prodotte a Servola. Test
che rivelerebbero mutazioni cellulari e genetiche.
L’assemblea ha infine deciso di organizzare una manifestazione di protesta,
lunedì prossimo alle 17.30 in piazza Oberdan, contro la decisione della
Regione di accettare la richiesta del gruppo Lucchini-Severstal di ottenere
l’autorizzazione di impatto ambientale |
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Cambia la raccolta dei
rifiuti a Muggia - La ditta Ecoverde subentra lunedì ad AcegasAps:
cassonetti da sostituire |
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Dai veneti
un’offerta al ribasso del 18%. Ma per l’ex municipalizzata la base d’asta
era «incongrua» |
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La modifica
dei contenitori avverrà nel weekend: possibili disagi per la cittadinanza |
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MUGGIA Da lunedì la gestione
della raccolta dei rifiuti a Muggia passa dall’AcegasAps alla Ecoverde di
Caorle, che ha vinto la gara d’appalto. Tra i motivi, un’offerta economica
più alta della base di gara da parte della ditta triestina. Il subentro
comporta la sostituzione dei cassonetti, e ci potrebbero essere disagi per
la cittadinanza.
L’affidamento comprende tutta la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti
solidi urbani, la raccolta differenziata, la realizzazione di isole
ecologiche e la gestione della piazzola ecologica di Noghere.
Con questo rinnovo l’amministrazione punta molto sulla raccolta
differenziata. Vuole vedere attuato infatti un incremento che parte da un
30% nel 2008 per arrivare all’obiettivo del 70% nel 2011. L’aumento previsto
della raccolta differenziata sul territorio comporterà anche un aumento del
numero di cassonetti e campane da posizionare sulle strade (ora ce ne sono
quasi 400). All’aggiudicatario è richiesto tra l’altro anche di realizzare
una campagna di sensibilizzazione ambientale, promuovendo - tramite dépliant
o altro - la raccolta differenziata e i servizi resi.
Alla gara si erano presentate l’AcegasAps (la cui gestione era in scadenza
dopo alcune proroghe) e la Ecoverde di Caorle, che già opera a Muggia in
subappalto proprio per l’Acegas. Il bando si è chiuso a fine agosto. La
commissione ha effettuato ben sei sedute di gara per vagliare le offerte. La
base d’asta era di poco più di 2 milioni e 600 mila euro, con proposte al
ribasso. La Ecoverde ha presentato un’offerta del 18% in meno sulla base
d’asta (quindi, poco più di due milioni e 170 mila euro).
L’offerta AcegasAps invece è stata più alta, oltre 4 milioni e 200 mila,
citando una «manifesta incongruità dell’importo posto a base di gara
rispetto alle prestazioni richieste» (così l’AcegasAps nel testo
dell’offerta, riportata nel verbale di gara). Il motivo di tale differenza
sarebbe costituito soprattutto dai maggiori costi per lo smaltimento dei
rifiuti non differenziati, proprio in vista degli obiettivi di aumento della
percentuale di raccolta differenziata richiesti nel capitolato d’appalto.
L’offerta (in base proprio al capitolato d’appalto) non è stata ammessa
dalla commissione di gara.
E c’è stato anche un piccolo battibecco. Il delegato dell’AcegasAps ha
infatti voluto che fosse riportata nel verbale la sua dichiarazione: «La
ditta che si è aggiudicata la gara ha ritenuto congrui i prezzi, e pertanto,
che nel quinquennio in argomento non chieda la loro revisione». La Ecoverde
opererà dunque a Muggia dal primo ottobre fino al 31 dicembre 2011. Il
passaggio fra le due società determinerà la sostituzione dei cassonetti
posizionati sul territorio.
Una sostituzione che dovrebbe essere per lo più contemporanea, ma dato anche
che ciò avviene nell’arco di un fine settimana, ci potrebbero essere dei
disservizi: in alcune zone potrebbero temporaneamente non esserci i soliti
cassonetti per i rifiuti.
Il Comune, prevedendo tali disagi, chiede la collaborazione dei cittadini
nell’agevolazione delle operazioni. Per qualsiasi informazione o problema si
potrà contattare la segreteria del Servizio territoriale e ambiente al
telefono 040-3360413, o direttamente la ditta Ecoverde, al numero
0421-290645.
Sergio Rebelli |
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Urbanistica di Dolina Sì ai
pannelli solari e ai lucernari sui tetti - Variazioni di bilancio Previsti
più fondi per lo smaltimento delle immondizie |
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Il consiglio
comunale approva la variante
SAN DORLIGO DELLA VALLE Il
consiglio comunale di San Dorligo della Valle ha approvato nella seduta di
ieri la variante numero 1 al piano particolareggiato della frazione di
Dolina. L’iter di approvazione aveva preso il via già lo scorso anno, con
l’adozione del documento urbanistico; adesso, dopo il passaggio in Regione e
l’accoglimento delle osservazioni della popolazione, è passato alla sua fase
conclusiva.
Sono state sei le osservazioni alla variante presentate dai residenti, tre
delle quali sono peraltro state emendate dai gruppi di maggioranza (una
anche dai Verdi). Il consigliere dei Cittadini, Elisabetta Sormani, ha
presentato gli emendamenti discussi in aula e alla fine approvati. Tra
questi, uno ha riguardato la possibilità di installare serbatoi di accumulo
esterni ai pannelli solari anche sui tetti laddove non ci siano soluzioni
alternative e meno impattanti. Oppure anche il permesso di costruire bussole
agli ingresso delle abitazioni, ma non su strada o su aree che siano gravate
da servitù.
Proprio la possibilità di installare dei pannelli solari (assieme a quella
di aprire dei lucernari sui tetti) costituisce una delle novità inserite
nella variante approvata, che va così a modificare il precedente piano
particolareggiato approvato già sei anni fa, nel 2001.
La seduta del consiglio comunale ha visto anche l’approvazione della
ricognizione dell’attuazione del programma e degli equilibri di bilancio,
oltre ad alcune variazioni al documento finanziario dell’ente. Tra queste,
un maggior finanziamento per lo smaltimento rifiuti. E proprio la delibera è
stata criticata dal consigliere Boris Gombac (Uniti nelle tradizioni): «Si
dimostra così che la raccolta differenziata ci costa più di quanto era
previsto», ha attaccato, «e si prelevano i soldi da spese correnti che
presentano economie, come l’assistenza e i servizi scolastici. Guarda caso
l’anno scorso era stato aggiunto il balzello di un euro per lo scuolabus».
L’assessore Igor Tul (Ds) ha spiegato in replica tale aumento (pari a 20
mila e 500 euro) con la maggior quantità di rifiuti ingombranti raccolti
finora.
Nel corso della seduta, il consigliere di Uniti per Dolina, Sergio Mahnic,
ha proposto infine di devolvere il gettone di presenza odierno alle famiglie
delle vittime della recente alluvione in Slovenia.
s.re. |
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Missione ecologica -
Domani pulizia a San Pelagio |
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Il Circolo Verdeazzurro di
Legambiente Trieste, in collaborazione con il Comune di Duino Aurisina e con
la Federazione speleologica Triestina, organizza per domani (con ritrovo
alle 9 al ristorante Gruden di San Pelagio) la pulizia di una zona carsica
nella zona di San Pelagio. Si interverrà in una grotta e sul territorio
circostante. |
IL PICCOLO -
VENERDI', 28 settembre 2007
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Navi nucleari, piano
d’emergenza - Il Golfo è uno dei punti di sosta. Presentato un opuscolo che
spiega che fare in caso di necessità |
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Un opuscolo per informare la
popolazione sugli aspetti legati alla sosta di navi a propulsione nucleare
nel Golfo di Trieste. E’ stato presentato ieri in Municipio perché «la rada
di Trieste – ha spiegato l’assessore Piero Tononi - è uno dei punti di sosta
del territorio italiano dove possono fermarsi navi militari a propulsione
nucleare». In questa prospettiva, la Prefettura ha messo a punto un piano
d’emergenza realizzando, assieme a Comune, Arpa, Ospedali riuniti e Azienda
sanitaria, Vigili del Fuoco e Capitaneria di Porto, una sintetica
pubblicazione, presentata, oltre che da Tononi, da Natalino Benedetti per la
Prefettura, Concettina Giovani per l’Arpa, dal vicecomandante provinciale
dei Vigili del Fuoco Romeo Giacuzzo, Sara Sanson per l’Azienda sanitaria,
Mauro Silla, vice direttore generale del Comune. «L’obiettivo - ha aggiunto
l’assessore - è favorire una capillare informazione in caso d’emergenze».
Gli opuscoli sono 65.600 e saranno distribuiti dagli uffici Urp del Comune e
dell’Azienda Sanitaria, nei Centri civici e nelle scuole. Copie dei testi
potranno essere visibili e scaricati dai siti internet degli enti e delle
istituzioni che hanno realizzato l’iniziativa |
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CASA BIOLOGICA
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UDINE Continua l'appuntamento
con Casa Moderna: fino al 1° ottobre è aperta la kermesse alla Fiera di
Udine. Casa Biologica torna protagonista domani con gli incontri sul
risparmio energetico. La «bio casa» infatti è una realtà che si sta sempre
più affermando: per scoprirne tutte le opportunità e i vantaggi, Casa
Moderna propone un'altra occasione di aggiornamento domani con ben quattro
incontri siglati Casa Biologica e curati da Casambiente per parlare di bio
edilizia ed eco compatibilità. Il primo a partire dalle 9.00 sarà un vero e
proprio corso teorico pratico dedicato al Conto Energia 2007 che, grazie ai
nuovi sviluppi di legge, non è più solamente un incentivo all'acquisto dei
pannelli fotovoltaici, bensì una vendita vera e propria all'Enel
dell'energia non utilizzata per il fabbisogno quotidiano. Gli incontri
proseguiranno con «il risparmio energetico fai da te», incontro curato
dall'Associazione P.A.E.A. (Progetti Alternativi per l'Energia). |
IL PICCOLO -
GIOVEDI', 27 settembre 2007
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Terrapieno, ricorso contro
l’archiviazione |
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Ricorso in tutte le sedi
istituzionali competenti, italiane ed europee, contro la decisione di
archiviazione, presa dalla Procura e dal Tribunale di Trieste, per il
terrapieno inquinata di Barcola, è stato annunciato dalla organizzazione
ambientalista Greenaction Transnational.
L’associazione si è costituita recentemente e ha tra i suoi aderenti anche
Margherita Hack.
L'associazione transnazionale afferma, in una nota, che l'apertura di
discariche a mare non era consentita (prima ancora dell'entrata in vigore
della legislazione comunitaria) già dalle leggi nazionali del 1934, 1976,
nonchè dalla stessa Costituzione della Repubblica Italiana, e che si tratta
di un reato di natura permanente, perpetrato a Trieste in un «unico disegno
criminoso continuativo», iniziato nella zona industriale di Zaule e poi
delle Noghere (ora perciò sito inquinato di interesse nazionale), proseguito
a Barcola ed infine a Muggia con la recente discarica Acquario.
Secondo Greenaction, inoltre, devono essere comunque ricercate e contestate
le responsabilità civili. L’archiviazione dell’inchiesta sul terrapieno di
Barcola è avvenuta a quasi due anni dal sequestro dell’area. Erano state
rintracciate tracce di diossina in una percentuale undici volte superiore al
consentito. |
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San Pelagio - Discarica nella
Grotta del cimitero - L’assessore Humar: «Faremo intervenire gli
speleologi o ditte specializzate» |
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Rifiuti di
tutti i tipi rinvenuti dalla Forestale di Duino nella cavità situata a poca
distanza dal valico confinario
DUINO AURISINA Copertoni,
cestelli di lavatrici, ferri arrugginiti, un vecchio scaldabagno, una stufa
e addirittura la carcassa di un motorino. Sono solo alcuni dei rifiuti che
gli uomini della Forestale di Duino hanno individuato sul fondo di una
grotta, vicino al cimitero austriaco, nella zona di San Pelagio, poco
lontano dal valico di confine. Una grotta tra l’altro numerata e
riconosciuta dal Cai che, a causa dell’inciviltà di qualcuno, da paradiso
per gli speleologi si è trasformata in una sorta di discarica abusiva.
Dopo aver fatto l’amara scoperta, i forestali hanno segnalato la situazione
di degrado all’amministrazione comunale, che ora sta definendo le modalità
dell’intervento di pulizia. «Per operazioni di questo tipo - spiega
l’assessore al Territorio, Andrea Humar - in genere ci rivolgiamo alla
Protezione civile che entra in azione con i suoi volontari. Nel caso della
grotta di San Pelagio (conosciuta dagli esperti dei sentieri del Carso con
il nome di «grotta del cimitero militare», ndr), la situazione però è
diversa. I rifiuti – fa notare Humar – si trovano sotto terra a una
profondità almeno di quindici-venti metri. Per chi non ha la preparazione e
le competenze adatte è troppo pericoloso scendere per recuperare le
immondizie. Ecco perchè stiamo sondando la disponibilità dei gruppi
speleologi di Trieste. Nel caso in cui loro non potessero intervenire,
abbiamo previsto anche una seconda opzione: affidarci a una di quelle ditte
edili che dispongono di personale specializzato in grado di con le tecniche
dei rocciatori».
Ancora da definire, quindi, i tempi dell’intervento di pulizia. «Qualora
però i gruppi speleologi garantissero la loro disponibilità - conclude Humar
- potremmo iniziare le operazioni nel giro di qualche settimana e risolvere
così quella sitazione annosa».
Basta guardare lo stato di conservazione dei rifiuti, infatti, per rendersi
conto che si trovano sul fondo della grotta da diversi anni. Gli uomini
della Forestale li hanno scoperti a seguito di una serie di controlli nella
zona vicina al cimitero, area non nuova ad episodi di abusivismo.
In passato, vicino al cimitero austriaco, per esempio, erano sorti alcuni
manufatti non in regola. Qualcuno, senza richiedere il benchè minimo
permesso, aveva elevato muretti a secco ricavando così una sorta di recinto
all’interno del quale sistemare delle roulotte.
Più di recente si erano accesi i riflettori sull’allevamento di pastori del
Caucaso creato da una famiglia sul fondo in una dolina di San Pelagio. Erano
infatti partite delle indagini per verificare la fondatezza delle accuse di
maltrattamento ai cani, mosse appunto agli allevatori.
E’ stato proprio nel corso delle verifiche legate a quella vicenda che gli
uomini della Forestale di Duino si sono imbattuti nella sporcizia accumulata
sul fondo della «grotta del cimitero militare».
Un caso peraltro non isolato. Negli ultimi mesi, infatti, l’attività di
verifica sul territorio è stata intensificata e ha portato a numerose
segnalazioni inviate sia al Comune di Duino Aurisina sia a quello di Sgonico.
m.r. |
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In 150 a spasso per la città
contro traffico e inquinamento - Il corteo organizzato dal Coped
Camminatrieste cui hanno aderito anche gli alunni di alcune scuole |
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Tutti a piedi in città ieri
mattina, bambini, adulti e anziani, per la manifestazione «Un’idea per
Trieste che può cambiare la città», la prima passeggiata organizzata dal
Coped-Cammina Trieste – Camminacittà nelle vie e nelle piazze del centro, un
percorso ideato per evidenziare le criticità del traffico veicolare e i
pericoli per i pedoni.
La passeggiata è iniziatia alle 10 del mattino tra le vie Battisti e Giulia,
con ritrovo vicino al monumento Rossetti, per poi snodarsi lungo via
Battisti, via Carducci, via Coroneo, piazza Vittorio Veneto, con ritrovo
finale in piazza Goldoni. «Anche questa iniziativa ha visto la
partecipazione di moltissime persone - racconta Sergio Tremul – hanno
aderito 150 cittadini, tra i quali alcune classi della scuola elementare
Rossetti e un gruppo di non vedenti. E’ stata una bella passeggiata, per
esaminare insieme le proposte per migliorare la vita di tutti in città». Nel
corso della mattinata ai partecipanti iniziali si sono aggiunte altre
persone, che hanno saputo della manifestazione attraverso i voltantini. Per
ogni strada percorsa sono stati sottolineati i disagi e i problemi legati
alla viabilità. Per via Battisti il Coped chiede la regolamentazione del
traffico, una corsia preferenziale per i bus, marciapiedi liberi per i
pedoni, il progetto urbano collegato alle proposte del centro Domenico
Rossetti, l’isola salvagente per agevolare la salita ai mezzi pubblici
provveimenti sulle vie laterali, che spesso intralciano il flusso veicolare.
Su via Carducci vengono segnalate le soste di auto e moto in divieto e sui
parciapiedi, gli stessi marciapiedi sporchi e dissestati e la perciolosità
dell’attraversamento all’inizio di via Battisti, mentre su via Coroneo il
Coped segnala la difficoltà del traffico intenso, ancora la sosta abusiva e
le fermate dei bus sempre occupate dalle auto.
Infine, per quanto riguarda le piazze, viene messo in luce il caos e lo smog
di piazza Vittorio Veneto, in aggiunta alla mancanza di giochi e
attrezzature nell’area e anche la confusione che caratterizza piazza Goldoni,
con poche corsie riservate ai mezzi della Trieste Trasporti e i passaggi
pedonali mal regolati. Il Coped inoltre ha in programma a breve un altro
appuntamento, aperto al pubblico: la passeggiata di pedoni e studenti
fissata il 4 ottobre, in occasione della «Giornata Europea del pedone-per la
sicurezza stradale-per città vivibili», da Chiampore (comune di Muggia) a
Crevatini (comune di Capodistria-Koper).
Il percorso si svolgerà dalle 10 alle ore 12 e in caso di maltempo
l’incontro si terrà nella sede della Comunità di Crevatini alle 10.30.
m.b. |
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Urbanistica, l’aula rifiuta
la proroga - Respinta la richiesta dell’opposizione di rinviare l’entrata in
vigore della nuova normativa |
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TRIESTE Nessuna proroga
all’entrata in vigore della riforma urbanistica. Il consiglio regionale ha
respinto la mozione della Cdl che chiedeva alla giunta di rinviare
l’applicazione della legge 5/2007, entrata in vigore il 27 agosto, «ad un
termine congruo con la completa predisposizione degli atti regolamentari
previsti dalla legge». Ad oggi il regolamento di attuazione della legge è
stato approvato solo per la parte che riguarda l’attività edilizia (ed è
entrato in vigore il 19 settembre) mentre qualche ritardo, ammesso anche
dall’assessore Lodovico Sonego e dalla maggioranza, ha interessato la
disciplina urbanistica e paesaggistica. «Si avverte una diffusa
preoccupazione nonché un temporaneo blocco delle attività. Il non voto del
Consiglio delle autonomie al regolamento della giunta - afferma il
capogruppo dell’Udc, Roberto Molinaro – è uno specchio della situazione.
L’impressione è che le cose non stanno andando come l’amministrazione si
aspettava». Nessuna paralisi, replica la maggioranza con il presidente della
commissione competente, Uberto Fortuna Drossi: «L’entrata in vigore del
regolamento sull’edilizia è avvenuta in tempi accettabili mentre quello
sull’urbanistica dovrebbe arrivare entro metà novembre». La legge prevede
inoltre che i piani particolareggiati e le varianti ai piani regolatori
avviati prima dell’applicazione della riforma fossero soggette alla
normativa precedente: «L’espressione del Consiglio delle autonomie –
aggiunge Fortuna Drossi – appare conservativa e di schieramento».
«L’attuazione della riforma – dichiara Sonego – non è un gioco da ragazzi e
richiede impegno e pazienza. Paralisi dei Comuni? Non c’è una sola pratica
di edilizia bloccata». Sonego chiede anche all’opposizione «uno sforzo
comune per far sì che questa riforma possa trovare sollecita attuazione».
“Sì può chiedere collaborazione quando c’è coinvolgimento. Questa richiesta
l’assessore Sonego deve rivolgerla a sé stesso» ribatte Molinaro. |
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«Ferriera, gli impianti vanno
chiusi» - Lettera aperta di una servolana al ministro Pecoraro Scanio
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Lettera aperta al ministro
Alfonso Pecoraro Scanio.
Mi chiamo Alda Sancin, sono nata nel rione di Servola nel lontano 1947 e
ivi risiedo, a poche centinaia di metri dalla Ferriera. Nel medesimo rione
hanno abitato i miei genitori e i miei nonni, sicuramente dalla fine del
1800 e forse già da prima della costruzione dello stabilimento. Mio padre e
i miei nonni hanno lavorato nella Ferriera stessa.
Un tanto per presentare le mie credenziali di servolana Doc. Ora: 1) nei
paraggi dello stabilimento, zona intensamente abitata, da alcuni anni a
questa parte ormai tutti i giorni e per molte ore del giorno (e della notte)
l’aria è irrespirabile. A seconda della direzione del vento varia solamente
la zona più colpita; poi lentamente, la nuvola si estende di volta in volta
verso vari rioni limitrofi (circa 20 mila persone).
2) Per percepire gli inquinanti non occorrono strumentazioni sofisticate,
bastano gli occhi per vedere le polveri provenienti dall’altoforno e dai
pontili di scarico che offuscano la luce del sole, il luccichio delle
particelle di grafite che si depositano nella casa, sul cuscino dove
dormiamo, sulla tavola dove mangiamo, i granuli di materiale ferroso che si
infiltrano in ogni angolo; bastano le narici per percepire l’odore di vari
idrocarburi aromatici (cancerogeni?), di carbone, di composti dello zolfo
ecc., basta la gola per avvertire il senso di soffocamento e bruciore che
provoca l’inalazione prolungata di tali prodotti.
3) Per preoccuparsi seriamente della salute pubblica basta considerare che
le sostanze che piovono adosso ai residenti cadono prima e da più vicino
sulla testa e nei polmoni dei 500 dipendenti della Ferriera; basta
considerare che nel raggio di meno di un chilometro dai punti origine delle
polveri e fumi ci sono scuole pubbliche, asili infantili, nidi e un
ricreatorio che accolgono complessivamente 1500 (diconsi millecinquecento)
bambini dagli zero ai quattordici anni, i quali sono costretti a respirare,
beninteso a tempo pieno, tutte queste meraviglie. E facciamo grazia degli
ospiti di alcune case di riposo, che sono bensì soggetti deboli e magari un
po’ asmatici, ma tant’è, sono già prossimi al trapasso naturale! I numeri
hanno un peso?
4) Scarsi risultati hanno dato a tutt’oggi le pressoché quotidiane chiamate
inoltrate dai residenti a vigili urbani, vigili del fuoco, Arpa, polizia
ecc. per tentare di limitare il disagio.
5)Per porre termine a questo scandalo basta un poco di buon senso da capire
che degli impianti vetusti, per la cui manutenzione la proprietà
evidentemente non è interessata a spendere il dovuto, creano e creeranno un
inquinamento crescente di giorno in giorno. Ci vuole però anche un’altra
piccola cosa, forse un poco più difficile da reperire: la volontà politica
di anteporre la salute dei cittadini a...
6) Quando sopra, affinchè nei limiti della sua potestà, signor ministro,
unitamente a un percorso legale, peraltro già intrapreso grazie
all’interessamento dei vari circoli, ci aiuti a uscire dal labirinto di
disagi, silenzi, disinformazione, acquiescenze che ci attanaglia ormai da
troppi anni.
Alda Sancin |
IL PICCOLO -
MERCOLEDI', 26 settembre 2007
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Il gip firma l’archiviazione
dell’inchiesta sull’inquinamento di diossina a Barcola - Gli ambientalisti:
il terrapieno va comunque bonificato |
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Il Wwf: «Gli
enti che negli anni Ottanta autorizzarono il deposito di sostanze tossiche
ora dovrebbero pagare il risanamento»
L’inchiesta della procura sul
terrapieno di Barcola è stata definitivamente chiusa ieri mattina. Il gip
Paolo Vascotto ha formalmente accolto la richiesta di archiviazione, da
parte del pm Cristina Bacer, del procedimento nato nel 2005 da un esposto
dell’associazione Amici della terra.
In pratica il giudice ha condiviso le motivazioni del pm riguardo
all’aspetto della prescrizione dei reati ma anche a quello inerente la
normativa, troppo diversa tra quando l’area era stata usata come discarica,
negli anni Settanta e Ottanta, e adesso. È infatti passato troppo tempo, e
ora non ci sono più gli strumenti giuridici per agire. Lo dichiara a chiare
lettere il pm Bacer: «In questo quadro normativo nessuna azione può essere
utilmente intrapresa».
La decisione del magistrato viene commentata come «inevitabile» da Dario
Predonzan, responsabile regionale del Wwf per il territorio, «per il
semplice fatto che dopo vent’anni i reati vanno in prescrizione». Predonzan
ricorda però che nel 1980 il Wwf invocò l’applicazione alla discarica di
Barcola della legge Merli, che vietava gli scarichi nelle acque di materiali
pericolosi, ma quelle norme non vennero allora prese in considerazione
nonostante fosse nota la pericolosità delle ceneri, che contenevano diossina
e metalli pesanti.
«Il lato del terrapieno che si affaccia sul mare – prosegue l’esponente del
Wwf – non è mai stato protetto in maniera seria ed efficace per evitare la
dispersione in acqua dei materiali, e ciò ha contribuito a inquinare acque e
fondali. Gli enti che allora tollerarono l’inquinamento – aggiunge – a
cominciare dal Comune, ma anche l’Autorità portuale, erede dell’Ente porto,
e la Capitaneria di porto che allora rilasciava le autorizzazioni, oggi
dovrebbero ritenersi moralmente responsabili e mettere mano al portafogli
per la futura bonifica, che va comunque fatta».
Proprio con riguardo alla bonifica, ancora due anni fa l’Autorità portuale
ha chiesto al ministero dell’Ambiente l’inserimento del terrapieno di
Barcola nel Sito inquinato di interesse nazionale, ma una risposta non è
ancora giunta alla Torre del Lloyd.
«Alla fine a pagare sarà lo stato, cioè i cittadini», osserva Lino Santoro,
presidente della sezione triestina di Legambiente, che si interroga sulle
tecniche di bonifica per un’area delicata come quella del terrapieno di
Barcola.
«Un bonifica con l’asporto dei materiali inquinanti – osserva Santoro –
sarebbe pericolosa. Non so se sia prevista la valutazione del rischio, che
permetterebbe di capire come e in che tempi gli inquinanti raggiungono il
mare. Questa valutazione è un elemento chiave per capire come muoversi con
riguardo alla bonifica».
Il presidente di Legambiente sottolinea poi che nei pressi del terrapieno
c’è uno stabilimento balneare, e che comunque il pesce si alimenta sul
fondo, per cui «sarebbe necessario capire se gli inquinanti finiti sul
fondale incidono sulla salute umana».
Per bloccarne definitivamente la dispersione in mare delle sostanze
rinvenute nel terrapieno, ma anche la loro eventuale movimentazione, Santoro
ritiene che «la soluzione migliore sia quella di ”sigillare” il terrapieno,
tenendo però presente che poi, rimanendo il sottosuolo inquinato, su quell’area
non sarebbe possibile realizzare neanche la più piccola costruzione. Gli
unici utilizzi sarebbero solo di superficie, ad esempio parcheggi e depositi
di imbarcazioni».
Giuseppe Palladini |
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Val Rosandra, incontro
pubblico - A Dolina oggi il primo appuntamento di «Agenda 21»
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SAN DORLIGO DELLA VALLE Stasera
alle 19.30 al centro culturale Valentin Vodnik di Dolina, primo incontro con
la cittadinanza nell’ambito del progetto «Varco», del processo di Agenda 21
attivato per la definizione delle regole di gestione della Riserva naturale
della Val Rosandra. Fin dall’assegnazione della gestione della Val Rosandra,
da parte della Regione, il Comune di San Dorligo ha portato avanti le varie
iniziative per l’elaborazione di regole per la corretta gestione di un’area
protetta, che coinvolgono anche la cittadinanza. Da qui, la volontà di
utilizzare il metodo dell’ Agenda 21 locale.
La novità sta proprio nel meccanismo di coinvolgimento, che consente a tutti
i cittadini di partecipare concretamente alla formazione di proposte per la
gestione del territorio. Da questa settimana il progetto entra nel vivo
delle attività e chiede la partecipazione della popolazione di tutto il
territorio, che è stato diviso in sei zone, omogenee per numero di abitanti.
Ai cittadini si chiede la partecipazione ad un unico incontro. «L’invito –
così il Comune - è a cogliere questa opportunità: cercando la propria
frazione nel calendario allegato e venendo all’appuntamento serale che le
compete». Oggi, in particolare, l’incontro è rivolto alla popolazione di
Crogole e Dolina. Mercoledì 3 ottobre invece, al rifugio Premuda di Bagnoli
sarà la volta dei residenti a Bagnoli e Botazzo Intanto lunedì si è svolta
in municipio la prima riunione del Gruppo di lavoro tecnico-scientifico, che
deve fornire il necessario supporto conoscitivo e tecnico per la redazione
del Piano di conservazione e sviluppo della Riserva.
L’assessore Laura Stravisi dice: «Durante la discussione sono emerse,
inoltre, delle prime interessanti proposte sulla possibilità di ridurre gli
iter burocratici legati alle attività ricadenti nell’area della Riserva. Il
gruppo dovrà dare indicazioni tecniche sul Piano di Conservazione e
sviluppo, ma dovrà anche essere al corrente di ciò che emergerà dagli
incontri con i cittadini e fare in modo che i professionisti che si
occuperanno della redazione del piano ne tengano conto. Queste modalità di
lavoro sono la base del tipo di approccio che il Comune ha voluto
intraprendere per la gestione della Riserva della Val Rosandra».
s.re. |
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Oggi la marcia dei pedoni
contro il caos del traffico e a favore di nuove linee bus - Manifestazione
indetta dal Coped. Partenza alle 10 da via Battisti |
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Si intitola «Un’idea per Trieste
che può cambiare la città» la prima passeggiata organizzata dal
Coped-Cammina Trieste – Camminacittà oggi nelle vie e nelle piazze del
centro, per sensibilizzare i triestini sulle problematiche legate al
traffico e ai disagi registrati dai pedoni. La passeggiata partirà alle 10
del mattino tra le vie Battisti e Giulia, con ritrovo vicino al monumento
Rossetti, ed è aperta a tutti.
Il serpentone di persone a piedi attraverserà via Battisti, via Carducci,
via Coroneo, piazza Vittorio Veneto e piazza Goldoni, punto di arrivo finale
della manifestazione. Gli organizzatori prevedono la conclusione del
percorso attorno alle 10.30. Nel corso della mattinata saranno discusse
tematiche già affrontate in passato dal Coped: il piano urbano del traffico,
la possibile metropolitana, le isole pedonali, la necessità di una riduzione
del traffico veicolare e in genere argomenti legati alla mobilità.
L’iniziativa anticipa la passeggiata di pedoni e studenti promossa il 4
ottobre, in occasione della «Giornata Europea del pedone-per la sicurezza
stradale-per città vivibili», da Chiampore (comune di Muggia) a Crevatini
(comune di Capodistria-Koper).
Il percorso si svolgerà dalle 10 alle 12 e in caso di maltempo l’incontro si
terrà nella sede della Comunità di Crevatini alle 10.30. Il Coped annuncia
la richiesta al Comune di Muggia, alla Provincia di Trieste e la
collaborazione della Trieste Trasporti, di istituire per la giornata, in via
sperimentale, alcune corse di una linea bus Muggia – Crevatini, per favorire
il trasporto pubblico locale integrato verso i colli muggesani, da parte di
tutte le persone che vorranno aderire. Alla base delle due iniziative,
ricorda il Coped, anche il messaggio inviato dal Ministro della Salute Livia
Turco all’associazione triestina, una sentita approvazione alla
manifestazione organizzata. Entrambe le passeggiate sono aperte a tutti,
basta presentarsi alla partenza per partecipare ai percorsi predisposti.
Informazioni direttamente al Coped, in via Foscolo 7, 040762674,
cammts-coped@tcd.it, www.retecivica.trieste.it/camminats.
Il Coped-CamminaTrieste, Coordinamento nazionale pedoni per salvare le città
e l'ambiente, opera dal 1997 in molte cittá italiane, con l'appoggio di
Istituzioni, Enti ed Associazioni.
Il Coped si preoccupa di «ricercare una soluzione ai problemi delle cittá,
rendendole piú vivibili e sicure, salvaguardando i pedoni, ponendo a
fondamento la carta europea del pedone».
CamminaTrieste, comitato per la sicurezza stradale ed i diritti del pedone
si è costituito invece nel 1991 dando corpo ad una attività giornaliera
conquistando consenso tra la cittadinanza e le Istituzioni. Negli anni
seguenti si consolida in qualità e quantità; sono molti i cittadini che
aderiscono al sodalizio.
Nel 1997, per allargare l’area di intervento, nel corso di un incontro a
Roma con diverse Associazioni dei pedoni il comitato nel tentaivo di dare
corpo ad un coordinamento nazionale ha assunto come indirizzo il Coped.
Coordinamento nazionale pedoni per salvare le città e l’ambiente, riuscendo
in questa veste ad organizzare due convegni nazionali, uno a Trieste e uno a
Palermo ed altre numerose iniziative.
L’Associazione ha uno statuto ed è iscritta nel Registro Generale delle
Organizzazioni del Volontariato della Regione Autonoma Friuli Venezia
Giulia.
m.b. |
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Enel, più vicina l’opa su
Endesa - Modificato lo statuto |
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ROMA Strada sempre più in
discesa per l'opa di Enel dell’ad Fulvio Conti e Acciona su Endesa.
Dall'assemblea della società spagnola è arrivato il via libera alle
modifiche statutarie per eliminare il tetto del 10% ai diritti di voto. Un
ok che spiana l'operazione, condizionata alle modifiche dello statutoe al
raggiungimento di oltre il 50% del capitale di Endesa. |
Rigassificatori da fare
Concordo con la nota del
Vice-Sindaco di Trieste Paris Lippi riportato su Il Piccolo del 25 agosto scorso
dal titolo «An: rigassificatore sloveno, Roma si sbrighi a decidere». Perciò
sono perplesso e contrariato da quanto scritto dal Segretario Organizzativo Dc
per le autonomie il 3 settembre. Si può essere pregiudizialmente contrario ai
rigassificatori e dire no e comunque no. Sarebbe bene, però, inquadrare la
vicenda tenendo conto dei fatti.
Il 5 aprile 2006 il ministro ambiente della Slovenia esamina i documenti dei 2
progetti, Endesa e Gas Natural, forniti dal Ministro Altero Matteoli, salvo
dichiararsi insoddisfatto. Maggio 2006 il Parlamento Sloveno vota un ricorso
alla UE avverso tali impianti. Luglio 2006, protesta a Trieste insieme a Sloveni
e Croati contro i rigassificatori, salvo l’Associazione Eko-Kvarner proporlo a
40 km a sud di Pola. Il 25 luglio il Commissario Europeo per l’Ambiente Stavros
Dimas risponde ad una interrogazione della Europarlamentare Slovena Murko,
confermando di essere al corrente dei progetti nel Golfo di Trieste e di non
avere alcun motivo per ritenere disattese le direttive EU. Su Il Piccolo 29
agosto 2006 il deputato sloveno Aurelio Juri contrario ai rigassificatori invita
ad un tavolo tripartito Italia, Slovenia, Croazia per considerarli.
Preoccupazione per sicurezza. Poi la Slovenia oggi contempla il progetto tedesco
di un rigassificatore nei pressi di Capodistria ed il governo Croato uno studio
simile su Veglia o nel canale di Fianona. Per questi progetti ambientalisti e
politici “verdi” hanno meno da obbiettare. Giustissimo perciò l’intervento del
Vice-Sindaco Paris Lippi. L’Italia abbia reciprocità nell’esaminare i progetti
della Slovenia. Non tergiversare nell’esaminare seriamente quelli in piedi da
anni nel golfo di Trieste.
Il gas può essere pericoloso. D’altra parte il gas metano lo abbiano già tutti
in casa, si vedono auto a GPL e a metano, in campeggio e barca usiamo gas in
bombole perciò non è un mostro sconosciuto ed incontrollabile.
Clayton J. Hubbard
IL PICCOLO -
MARTEDI', 25 settembre 2007
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Terrapieno inquinato: nessun
colpevole - Il pm chiede l’archiviazione: è passato troppo tempo dallo
scarico delle ceneri |
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La procura
dispone il dissequestro completo dell’area di Barcola dove è stata accertata
la presenza di sostanze tossiche
Colpo di spugna sul terrapieno
di Barcola. Per l’inquinamento dell’area non c’è alcun colpevole. È passato
troppo tempo fa e adesso non ci sono gli strumenti giuridici per agire.
Sottoterra rimangono la diossina e gli altri rifiuti. Ma chi li ha messi lì
non sarà mai ufficialmente chiamato a rispondere.
Il pm Cristina Bacer ha chiesto al gip Paolo Vascotto l’archiviazione del
procedimento (contro ignoti) per aver utilizzato l’area del terrapieno di
Barcola come discarica di rifiuti tossici tra cui, appunto, anche le ceneri
contenenti diossina provenienti dall’inceneritore di Monte San Pantaleone.
Il motivo tecnico indicato dal magistrato è che i reati riguardano periodi
troppo lontani e che quindi sarebbero comunque prescritti dal Codice. «In
questo quadro normativo - scrive con amarezza il pm Bacer - nessuna azione
può essere utilmente intrapresa». Poi aggiunge: «Rimane l’auspicio che il
procedimento di bonifica, che pare aver preso avvio anche in seguito
all’ispezione dei carabinieri, possa giungere a completamento in tempi
brevi, restituendo alla collettività un’area degna sicuramente di usi
migliori di quelli cui tristemente in passato è stata destinata».
La storia. «All’epoca dei fatti - scrive nella motivazione il
magistrato - mancava una normativa che disciplinasse specificatamente la
gestione dei rifiuti e degli scarichi e non vi erano norme specialistiche
che vietassero il deposito di ceneri ancorchè nocive. Ma - sottolinea il pm
Bacer - il nodo cruciale è rappresentato dal decorso del tempo: dobbiamo
rilevare che le attività inerenti alla discarica sono cessate al più tardi
nella metà degli anni Ottanta, sicchè tutti i reati eventualmente
ipotizzabili connessi alla gestione illecita della discarica, sia a danno
dell’ambiente, sia della pubblica amministrazione risulterebbero in ogni
caso prescritti».
I limiti della legge. Impossibile anche perseguire chi, dopo
l’entrata in vigore del decreto Ronchi, non si era attivato per la messa in
sicurezza e per la bonifica dell’area. Il motivo è che la legge non sanziona
l’inadempimento, ma fa riferimento solo a chi abbia creato con la propria
condotta il pericolo di inquinamento.
Le responsabilità pregresse. Nelle premesse al provvedimento il pm
Bacer punta chiaramente il dito contro chi negli anni Ottanta pur sapendo
come era la situazione non è intervenuto. «In una nota del 26 settembre del
1980 del servizio nettezza urbana del Comune si segnala - ricorda il pm -
che «nel terrapieno vengono scaricati anche materiali diversi da quelli di
risulta di scavi e demolizioni, come fosse assolutamente legittimo che le
ceneri provenienti dall’inceneritore venissero accumulate in un’area in
attesa di essere utilizzate come materiali di riempimento della coronella
che si stava formando a mare con materiale arido. Significativa - scrive
ancora il pm - la nota sempre dl Servizio nettezza urbana del Comune nella
quale si proponeva a titolo sperimentale e provvisorio di depositare le
ceneri in un avvallamento nei pressi di una scuola elementare a Banne».
Gli interventi attuali. Quella del pm Cristina Bacer non è stata una
sorta di caccia alle streghe, una ricerca di un colpevole di cinquant’anni
fa. Ma senza dubbio ha rappresentato un punto di partenza che costringe gli
attuali responsabili diretti o indiretti e cioè Autorità Portuale e Comune a
disporre un’azione di bonifica.
Per studiare la storia del terrapieno era stata affidata una consulenza a
Giuseppe Gisotti e Mauro Sanna, considerati tra i tecnici più esperti di
problemi ambientali a livello nazionale. Il primo è dirigente dell’istituto
geologico d’Italia e componente della commissione di valutazione ambientale
del ministero dell’Ambiente, il secondo lavora alla struttura regionale di
protezione ambientale del Lazio.
Corrado Barbacini |
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L’Autorità portuale ha appena
ricevuto i dati. La bonifica costa 9 milioni di euro - I risultati
delle ultime analisi confermano: nel sottosuolo diossina e idrocarburi
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Il quadro dell’inquinamento nel
terrapieno di Barcola adesso è definitivo. L’Autorità portuale ha ricevuto
di recente dall’Arpa i risultati della seconda serie di analisi su una parte
dei campionamenti effettuati a suo tempo dalla Multiproject di Gorizia.
Nel giro di una decina di giorni l’Authority trasmetterà il quadro dei
risultati alla Regione, che potrà così convocare la conferenza dei servizi,
in cui gli enti coinvolti decideranno come sbrogliare l’intricata matassa.
«La situazione sostanzialmente non è cambiata – dichiara Fabio Rizzi,
responsabile del servizio sicurezza e ambiente dell’Ap –. La discarica è
inquinata soprattutto da ceneri provenienti dall’inceneritore (quello
vecchio di Monte San Pataleone, ndr)».
Nel dettaglio, le ulteriori verifiche hanno confermato che la superficie
della parte interna del terrapieno è inquinata. Ma le sostanze più
pericolose sono presenti nel sottosuolo, a profondità che arrivano anche a
7-8 metri, dove sono stati rilevati idrocarburi, diossina e
policlorobifenili (presenti ad esempio negli oli esausti).
Nella fascia costiera del terrapieno, solo in alcuni dei campionamenti, sono
presenti invece metalli pesanti come rame e piombo. La zona adiacente al
molo Zero presenta infine, a una certa profondità, sacche di idrocarburi.
I tempi lunghi con cui si è conculsa la fase delle analisi sono dovuti al
fatto che le analisi stesse sono state in parte rifatte. A suo tempo,
infatti, le verifiche delle prime analisi da parte dell’Arpa avevano dato
esiti discordanti con i risultati prodotti inizialmente dalla ditta
goriziana.
L’Arpa aveva quindi richiesto una nuova serie di esami, che l’Authority ha
consegnato all’Arpa stessa all’inizio di giugno. È seguita poi la
validazione di questi nuovi test da parte dell’Agenzia per l’ambiente, che
si è conclusa qualche settimana fa e il cui esito è stato comunicato, come
si è detto, all’Autorità portuale.
Il quadro dell’inquinamento nel terrapieno di Barcola, quindi, ora è
definito in maniera univoca. Ma a questo punto sorge il vero problema, cioè
come procedere.
Un’eventuale bonifica del terrapieno potrebbe costare, secondo le tariffe di
mercato, attorno ai nove milioni di euro. Ma questa cifra, ottenuta stimando
un costo di 100 euro per bonificare ciascuno dei 90 mila metri quadri
dell’area, nessuna delle istituzioni coinvolte sembra intenzionata a
sostenerla.
Senza contare che questa stima potrebbe lievitare in base alla profondità da
raggiungere con gli scavi, alle concentrazioni con cui sono presenti i
diversi inquinanti e alle destinazioni che verranno scelte per il
terrapieno, a seconda che si preveda, o meno, la costruzione di edifici e
quindi la necessità di andare in profondità nel terreno.
Giuseppe Palladini |
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Ferriera, si farà il piano
dell’aria - Vertice in Prefettura con Regione, Comune, Provincia, Arpa
e Azienda sanitaria |
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Il ministero: strumento
essenziale per controllare le emissioni |
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Senza il Piano della qualità
dell’aria, che compete alla Regione, è impossibile affrontare la riduzione
delle emissioni prodotte dalla Ferriera di Servola. Assieme a quelle di
tutte le realtà industriali presenti in Friuli Venezia Giulia.
L’approvazione del provvedimento stabilito dalla normativa nazionale è stato
sollecitato ieri mattina, durante il tavolo convocato in prefettura,
dall’ingegner Bruno Agricola, direttore generale per la Salvaguardia
ambientale.
«Doveva essere già espletato, però mi dicono che ci sono dei ritardi
tecnici», dice il funzionario del ministero per l’Ambiente al termine della
riunione presieduta dal prefetto Giovanni Balsamo. E aggiunge: «Abbiamo
stimato di ridurre del 30-40 per cento le emissioni - spiega Agricola - ma
per farlo serve il Piano della qualità dell’aria, solo a quel punto potremmo
adottare delle soluzioni più radicali. Il mio è un invito alla Regione ad
accelerare i tempi, la scelta politica diventa la base di partenza».
Il Piano altro non è che una suddivisione del territorio in comparti
(agricoltura, industria, traffico...) a cui spettano, a scalare, diverse
quote di emissioni. Un nuovo capitolo della questione Ferriera, insomma,
accanto all’Autorizzazione integrata ambientale (Ati) che è invece il
provvedimento che autorizza l’esercizio di un impianto. E spetta ancora alla
Regione.
Ad ascoltare le parole di Agricola ieri in Prefettura c’erano i referenti
dell’Arpa e dell’Azienda sanitaria, l’ingegner Pierpaolo Gubertini per la
Regione e i rappresentanti politici del Comune, con il sindaco Roberto
Dipiazza, e della Provincia con Ondina Barduzzi, assessore all’Ambiente. Ma
anche l’amministratore delegato della Lucchini-Severstal, Francesco Rosato,
e il magistrato Federico Frezza della Procura. Tutte le parti in causa, in
alcuni casi pronte a pizzicarsi sulle competenze, i dati prodotti dall’Arpa,
le direttive dell’Unione europea in materia e la relazione sulle emissioni
dell’Ass.
«È emersa da parte dai soggetti preposti al controllo l’esistenza di una
situazione di pesante sofferenza nella zona di Servola. La novità è che il
ministero dell’Ambiente - dice Dipiazza - ha pesantemente chiamato in causa
la Regione per non aver ancora emanato il Piano di qualità dell’aria. Uno
strumento di programmazione essenziale, perché dovrebbe definire le
eventuali possibilità di sviluppo per un’attività industriale in un’area
densamente abitata come quella di Servola».
Se il sindaco auspica un’accelerazione nella redazione del Piano, lo stesso
fa il consigliere regionale Alessandro Metz (Verdi), molto vicino al
ministro Alfonso Pecoraro Scanio, che sollecita l’assessorato regionale
all’Ambiente. In altre parole Gianfranco Moretton. Il diretto interessato
risponde: «Abbiamo fatto la legge, il prossimo passo sarà quello di
predisporre il Piano della qualità dell’aria. Siamo una delle poche Regioni
in Italia - ricorda Moretton - capace di varare la legge sull’inquinamento
atmosferico. Adesso ci vuole un po’ di tempo, almeno otto mesi, forse un
anno, per suddividere il territorio regionale. Non è mica una cosa da
ridere».
Il sindaco Dipiazza ricorda che «la produzione industriale, per non essere
invasiva dovrebbe stare almeno un chilometro dalle abitazioni». Una lettura
che l’assessore provinciale Barduzzi rovescia però su tutte le attività
presenti nell’area. «Bisogna avere una visione complessiva di quello che
c’è. Le riduzioni delle emissioni - dice - valgono per le attività
economiche, il traffico e gli impianti di riscaldamento». E aggiunge,
ricordando il percorso intrapreso dalla Provincia nell’attesa del Piano
della qualità dell’aria: «Andremo da una parte a posizionare degli
analizzatori in continuo sui camini della Ferriera, portando avanti - spiega
Barduzzi - anche un catasto delle aziende presenti sul territorio. Una sorta
di database, perché non c’è solo la Ferriera».
Tutto rinviato al prossimo tavolo in prefettura, insomma, con la
Lucchini-Severtal che in ogni caso punta ad ottenere l’Ati per l’impianto di
Servola. «Lo scorso venerdì abbiamo presentato alla Regione le integrazioni,
con il dettaglio progettuale - spiega Francesco Semino, responsabile delle
relazioni esterne della Servola spa - degli interventi che intendiamo
realizzare così come concordato con la Procura». Il Piano della qualità
dell’aria, passa così in secondo piano. «Mi risulta che la Regione lo stia
preparando, è un atto formale - dice Semino - che discende dalle direttive
comunitarie e diventa un punto di riferimento per entrare nella questione».
Pietro Comelli |
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Piste ciclabili, incontro
alla Millo - Viene presentato il progetto sulla mobilità sostenibile scelto
dal Comune muggesano |
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MUGGIA Stasera alle 18 nella
sala «Millo» di piazza della Repubblica a Muggia sarà presentato alla
cittadinanza il progetto sulla mobilità sostenibile scelto
dall'amministrazione comunale all'interno di Agenda 21. Muggia è tra i primi
enti locali ad avvalersi di questa nuova metodologia di approccio alla
programmazione del territorio, che si basa sulla più vasta partecipazione e
condivisione delle idee da parte della popolazione. L’argomento scelto è
«Mobilità sostenibile, riqualificazione e rivitalizzazione degli spazi
urbani di uso pubblico». Il tema riguarda quelle forme di mobilità che
promuovono la salute e la sicurezza, come le piste ciclabili e i percorsi
protetti per i bambini che collegano le case con gli edifici scolastici.
L'incontro è rivolto a cittadini e associazioni affinché possano prendere
parte attiva nelle decisioni dell'amministrazione. I soggetti che avranno
manifestato il loro interesse parteciperanno quindi ad un forum dal quale
usciranno delle proposte concrete. Al forum, infatti, sarà chiamata a
partecipare la popolazione, che sarà avvicinata e coinvolta con una serie di
incontri rionali nelle prime due settimane di ottobre. Da ogni rione saranno
nominati tre rappresentanti, che si affiancheranno ad altri portatori di
interessi che lavoreranno assieme.
Accanto al forum, nascerà anche un laboratorio della città sostenibile dei
bambini e delle bambine, composto da alunni di tutte le scuole muggesane,
che si esprimerà in particolare su mobilità e riqualificazione degli spazi
urbani. s.re. |
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Quegli strani ritardi sul
piano del traffico |
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Uno dei temi cittadini di questi
giorni è il piano del traffico o meglio il «giallo» del piano del traffico.
«Il Piccolo» del 23 agosto e dei giorni precedenti riporta in merito alcune
autentiche «chicche» dei nostri amministratori. L’assessore Rossi afferma
«Trieste non ha un serio problema di traffico... del piano non c’è alcuna
urgenza. Si deduce che l’assessore Rossi vice in un’altra città o viaggia
abitualmente in elicottero. L’assessore Tononi e il vicesindaco Lippi, a
fronte del fatto che il «contropiano» del traffico predisposto dagli uffici
comunali è stato reso pubblico in forma per così dire impropria,
«proporranno alla giunta di sporgere denuncia contro ignoti». Lippi e Tononi
«confondono» la normativa relativa alla pubblicazione di atti giudiziari con
quella di un documento tecnico-amministrativo e dunque pubblico?
O ritengono che uno studio tecnico del Comune sia un documento privato che
solo loro hanno il diritto di conoscere e di rendere pubblico come e quando
vogliono? Bell’esempio di trasparenza e di democrazia! Ultimo il sindaco
Dipiazza. Afferma che del piano predisposto dall’ingegnere Camus gli «va
bene solo il 30%». Non mi risulta che Dipiazza abbia la competenza tecnica
per parlare di flussi di traffico e non accetto che – come sua abitudine –
affermi che su queste questioni «basta il buon senso». Ma se – grazie alla
sue presunte competenze tecniche – sapeva già quale piano del traffico
serviva alla città e aveva già deciso tutto, perché ha fatto spendere al
Comune 150.000 euro per commissionare lo studio Camus? La verità è che il
piano del traffico dell’ing. Camus disturba perché priviletgia il trasporto
pubblico a scapito di quello privato (corsie riservate + 163%, con una stima
di aumento della mobilità pubblica dell’11%) incentiva aree pedonali e piste
ciclopedonali, presuppone un radicale cambiamento nella testa dei triestini
su «come spostarsi» e su come «usare la città». Ma nessuno a Trieste ha il
coraggio di dire chiaramente che bisogna lasciare l’auto a casa, usare il
mezzo pubblico, camminare e non invadere i marcipaiedi con moto e motorini,
i cui parcheggi fra le gambe dei pedoni sono ampiamente «tollerati» da
vigili urbani evidentemente ben istruiti in merito. Far rispettare la legge
e il codice della strada è infatti molto pericoloso in chiave di consenso
elettorale, vero sindaco?
Come è molto pericoloso scegliere, perché si scontenta sempre qualcuno... o
i commercianti di via Mazzini o quelli di Corso Italia... o chi usa il
motorino o chi usa l’auto. Ecco perché il piano Camus non va bene a Dipiazza.
Perché il piano Camus sceglie! E sceglie di tutelare interessi collettivi e
non interessi privati. Ma la tutela dell’interesse collettivo è un concetto
del tutto estraneo a chi governa il Comune di Trieste.
Paolo Geri |
IL PICCOLO -
LUNEDI', 24 settembre 2007
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Bucci: piano
del traffico pronto solo nel 2008 - L’assessore alla Pianificazione:
stiamo lavorando a una serie di ipotesi con la volontà di condividere le
scelte |
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Decarli
(Cittadini): finalmente chiarezza. Camber (Fi): si arriverà oltre le
regionali
I dubbi di
Rosolen (An): a questo punto il documento non verrà più varato, sarà
un’occasione perduta. Ma l’assessore ribatte: ragiono in termini positivi
«Certo, il piano del traffico
non verrà varato prima del 2008: gli uffici tecnici stanno lavorando a una
serie di ipotesi e la volontà diffusa è quella di condividere le scelte.
Perciò quella del 2008 è la data giusta».
L’assessore al traffico Maurizio Bucci conferma con queste parole una data -
anzi, un’annata - che nel documento sullo stato di attuazione dei programmi
del Comune è riportata anche alla voce «piano del traffico», per un progetto
però a esso connesso. Il tema è stato anche sfiorato nel corso della
riunione della seconda commissione consiliare che ha discusso la delibera
alla quale il documento in questione è allegato. Il Cittadino Roberto
Decarli infatti ha commentato che «un po’ di chiarezza ci voleva». E adesso,
Decarli rincara: «Dopo le innumerevoli dichiarazioni del sindaco Roberto
Dipiazza che ci ha allegramente intrattenuti durante il periodo
ferragostano, dopo sette anni di attesa, dopo che un professionista (Roberto
Camus, ndr) scelto dal sindaco ha presentato il documento e dopo che
Dipiazza ha cassato il 70%» della bozza di piano del traffico, «il rinvio al
prossimo anno mi pare una decisione forte, meditata e rispondente alle
esigenze della città, il che dimostra ancora una volta il decisionismo
asburgico di questa giunta comunale», è l’ironica conclusione del
consigliere d’opposizione.
Il piano del traffico da un paio d’anni è oggetto di discussione all’interno
della maggioranza nel merito e nel metodo: con ad esempio il tormentone
corso Italia chiuso al traffico sì o no, ma anche con l’intero centrodestra
che già mesi fa chiedeva di vedere resa nota la bozza Camus, poi pubblicata
a fine agosto grazie a una busta anonima arrivata al Piccolo.
Ora che Bucci conferma la previsione 2008 per il documento definitivo, resta
da appurare se questo verrà varato prima o dopo le elezioni regionali. Il
capogruppo di Forza Italia Piero Camber commenta: «Se la data confermata è
il 2008, ne prendo atto e la lettura non può che essere politica. Si vuole
superare la boa delle regionali», appuntamento che non rappresenta il
momento più adatto nel quale proporre alla cittadinanza modifiche alla
viabilità che - quali che siano - potrebbero scontentare qualcuno. Bucci
però non è dello stesso avviso: «Ci sono due scuole di pensiero. Io ritengo
che proprio quello della campagna elettorale possa essere un buon periodo
nel quale dimostrare da parte di una coalizione capacità propositiva, anche
in materia di traffico».
La capogruppo di An Alessia Rosolen è però pessimista: «Se si parla del
2008, allora mi vien da pensare che il piano in questa consiliatura non
verrà varato». Perché superato lo scoglio delle elezioni regionali, ritiene
Rosolen, si navigherà già con lo sguardo rivolto alle comunali 2011... «E
sarà un’occasione perduta». Niente piano del traffico, allora? Bucci non ci
sta: «Sono abituato a ragionare in termini positivi», è la risposta. |
IL PICCOLO -
DOMENICA, 23 settembre 2007
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Ferriera:
pronto il piano di adeguamento - Ultimate le analisi da parte dei
tecnici dell’Arvedi: imminente la formalizzazione della proposta d’acquisto
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La proprietà consegna alla
Regione i progetti degli interventi ambientali |
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È una fase decisiva per la
Ferriera di Servola. La Lucchini-Severstal ha consegnato la documentazione
integrativa richiesa dalla Conferenza dei servizi (che dovrebbe dare
l’Autorizzazione integrata ambientale). ma proprio in questi giorni si
dovrebbe decidere sul destino della Ferriera dopo l’offerta da parte del
gruppo cremonese Arvedi di rilevare lo stabilimento siderurgico.
I tecnici e gli esperti dell’Arvedi che hanno lavorato a lungo durante
l’estate hanno terminato tutte le valutazioni e le analisi ed ora il gruppo
siderurgico di Cremona potrebbe essere pronto a sciogliere i dubbi se
acquistare o meno e soprattutto a presentare l’offerta di acquisto (con il
prezzo) per la Ferriera. I tempi sono maturi e dalla prossima settimana in
poi ogni giorno potrebbe essere quello giusto per la notizia ufficiale delle
mosse dell’Arvedi.
Su questo fronte c’è massimo riserbo da parte della Lucchini Severstal che
invece ha confermato ufficialmente la consegna della documentazione alla
Regione per giungere all’Autorizzazione integrata ambientale, atto
necessario per la continuazione della produzione.
Si tratta del programma di interventi strutturali che hanno come obiettivo
il contenimento dell’inquinamento dell’impianto siderurgico. Questo piano di
interventi, per il contenimento nei limiti di legge di polveri sottili,
idrocarburi policiclici aromatici e benzene, era stato chiesto alla fine di
agosto dalla Conferenza dei servizi e in particolare dai componenti del
tavolo tecnico, la Regione, la Provincia, Il comune, l’Arpa e l’Azienda
sanitaria. Tutta la documentazione consegnata ora sarà valutata dalla
Conferenza dei servizi che si riunirà tra un mese circa (la Regione ha
deliberato che la data ultima per decidere è comunque la fine di ottobre).
«Ieri era l’ultimo termine per la consegna della documentazione — spiega il
direttore della Ferriera, Francesco Rosato – abbiamo preparato e portato
tutto alla Regione. Ci sono tutti i chiarimenti che sono stati richiesti e
c’è tutto il dettaglio dei progetti».
Un punto molto discusso questo, ribadito dall’Arpa, per il poco tempo a
disposizione della Ferriera per poter presentare progetti approfonditi e
tecnicamente esaustivi.
«L’investimento previsto è di 10 milioni di euro – prosegue Rosato – abbiamo
fatto nostre tutte le prescrizioni che aveva individuato il Comune, i
progetti sono illustrati nel dettaglio richiesto».
Una vera e propria relazione tecnica nella quale sono stati approfonditi i
diversi progetti che sono stati relizzati (o che sono in via di
realizzazione) per gli impianti. Alcuni di questi, fa sapere la stessa
azienda, sono già in fase di esecuzione e gli interventi erano state in
parte decisi anche in una sorta di accordo di lavoro tra la
Lucchini-Severstale la Procura della repubblica che aveva messo in evidenza
l’inquinamento di certe aree e soprattutto le emissioni di gas e di polvere.
Giulio Garau |
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Depuratore di
Servola: soluzione in vista per proseguire l’attività - La Provincia non
bloccherà l’impianto |
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Si apre una soluzione per il
nodo che ha bloccato l’ampliamento e l’adeguamento alle norme del depuratore
di Servola. In una riunione convocata giorni fa dall’assessore comunale allo
Sviluppo economico, Paolo Rovis, con l’Autorità portuale e l’AcegasAps si
sono infatti chiariti i tempi sulla disponibilità dell’area, che dapprima
sarà usata dalla Sertubi e successivamente verrà assegnata a Comune e
AcegasAps per costruire il nuovo impianto.
«L’esito dell’incontro è stato ottimo – commenta Rovis. – Abbiamo fissato un
programma preciso: il cantiere aprirà nel 2010, e la struttura sarà a regime
nel 2012. Nel frattempo – prosegue – i 30 mila metri quadrati necessari, di
proprietà dell’Autorità portuale, potranno essere occupati dalla Sertubi per
depositare i suoi prodotti. La Sertubi deve infatti liberare aree che
veranno occupate dalla Cartubi, la quale a sua volta deve lasciare la zona
della Lanterna per consentire la realizzazione del marina di Porto Lido».
In seguito all’incontro le parti firmeranno un documento in base al quale
l’Autorità portuale darà in concessione alla Sertubi l’area interessata
all’ampliamento del depuratore, fino al momento (il 2010) in cui l’area
stessa servirà al Comune e all’AcegasAps per realizzare il nuovo impianto.
Intanto il depuratore, pur essendo non adeguato alle normative, non verrà
bloccato dalla Provincia. Venerdì scorso, nella conferenza dei servizi
convocata da Palazzo Galatti, cui hanno preso parte Regione, Autorità
portuale, Comune, Azienda sanitaria e Arpa, si è concordata la bozza di un
accordo di programma, il cui testo domani verrà discusso dalla giunta
provinciale. Martedì la bozza verrà inviata a tutte le parti e venerdì ci
sarà la prima di una serie di riunioni sul documento, che la Provincia conta
di vedere firmato entro ottobre, per poter poi rilasciare l’autorizzazione
provvisoria.
«L’autorizzazione per proseguire l’attività del depuratore – spiega
l’assessore provinciale all’Ambiente Ondina Barduzzi – scade a fine mese.
L’unico modo per non bloccare l’imapianto è di avere la certezza che quello
nuovo si farà, in base ad accordi ben precisi. La Regione — prosegue – deve
così approvare il piano delle acque. Al Comune spetta di stilare il piano
finanziario attraverso AcegasAps, progettare l’impianto (col finanziamento
della Provincia) e costruirlo. Azienda sanitaria e Arpa devono controllare
gli scarichi. L’Autorità portuale deve mettere infine a disposizione l’area
entro una data certa».
Giuseppe Palladini |
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Il popolo del
blog di Beppe Grillo lancia le sue proposte al sindaco: Internet gratis,
ecologia e risparmi - Riunione informale in piazza Verdi |
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Internet senza fili per tutti,
la revisione del regolamento edilizio con l’obiettivo del risparmio
energetico, la diffusione del riduttore di flusso per l’acqua da dare alle
famiglie. Il popolo triestino di Beppe Grillo andrà a chiedere questo al
sindaco Roberto Dipiazza. Non si tratta del programma di un partito, nemmeno
di un movimento, è il popolo del Blog su Internet, che discute e fa opinione
a voler chiedere al primo cittadino di Trieste s è possibile un dialogo e un
confronto su alcuni temi.
Ne hanno parlato ieri in un caffè di piazza Verdi i protagonisti del V-day
di Beppe Grillo e che ora cercano di concretizzare qualcosa mettendo insieme
alcune proposte. Si è trattato di un appuntamento assolutamente non formale
organizzato dopo la raccolta delle firme portate avanti nelle piazze.
«In totale sono 3240 – conferma Paolo Menis, uno dei portavoce e
catalizzatore assieme Enrico Rossini e Antonella Vento – e da lunedì (domani
ndr) partirà la fase di certificazione in Comune. Non fonderemo alcun
partito, è solo un movimento di opinione e di pressione politica che discute
via Internet. Stasera ci siamo trovati per questo, e porteremo alcune idee
al sindaco». A Dipiazza il popolo del blog di Beppe Grillo chiederà il
sistema Wi-max da installare in tutta la città (internet senza fili gratis
per tutti), la revisione del regolamento edilizio per favorire gli
interventi di risparmio energetico e le fonti alternative. Poi sarà
presentato un progetto sul risparmio d’acqua con la diffusione nelle
famiglie di un riduttore di flusso per risparmiare sull’acqua e
sull’elettricità.
Il movimento di Grillo ha anche già espresso l’opinione critica sul
rigassificatore a Trieste. Tutte le altre informazioni sul blog del forum di
meetup: Beppegrillo.meetup.com/52. |
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Clima, effetto
serra: anticipo di 10 anni sulla riduzione dei gas - Il taglio dei «killer
dell’ozono» potrebbe evitare 100 milioni di tumori - Accordo a Montreal tra
190 nazioni |
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MONTREAL Accordo importante alla
Conferenza di Montreal per accelerare l'eliminazione delle sostanze nocive
per lo strato di ozono e per il clima. Intesa che arriva a 20 anni dal
Protocollo di Montreal che nel 1987 ha messo, in teoria, uno stop ai killer
dell'ozono dettando norme stringenti per il loro commercio e uso.
«Abbiamo raggiunto un accordo storico - ha detto Nick Nuttal, portavoce del
Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente -: i Paesi sviluppati e quelli
in via di sviluppo hanno trovato un'intesa per accelerare la riduzione degli
idroclorofluorocarburi (Hcfc), a beneficio dello strato di ozono e (della
lotta contro) i cambiamenti climatici». E già si guarda a lunedì, al vertice
dell'Onu a New York sul clima con la convinzione che gli accordi di Montreal
rappresentino un «segnale vitale». La Conferenza di Montreal, che raggruppa
190 Paesi, è stata riunita da inizio settimana con l'obiettivo principale di
trovare un'intesa sull'accelerazione dell'eliminazione degli Hcfc, sostanze
nocive per l'ozono utilizzate nella refrigerazione e nella climatizzazione.
La loro eliminazione contribuirà allo stesso tempo alla lotta contro il
riscaldamento della Terra la cui causa, in parte, può essere ritrovata anche
negli Hcfc, gas a effetto serra.
Il Protocollo di Montreal, sottoscritto il 16 settembre 1987, prevedeva
l'eliminazione degli idroclorofluorocarburi entro il 2030 per i Paesi
industrializzati e entro il 2040 per quelli in Via di sviluppo. Ora
l'accelerazione sui tempi, fissato un anticipo di 10 anni, dovrebbe
permettere di ridurre del 3,5% le emissioni dei gas a effetto serra.
Il 20.o anniversario del Protocollo di Montreal è stato anche visto come un
momento di grande successo per essere riusciti a eliminare praticamente una
prima generazione di sostanze mangia-ozono, i clorofluorocarburi (Cfc)
utilizzati principalmente per i frigoriferi e le bombolette spray. In merito
all'ozono, è uno dei gas che si trovano nell'atmosfera: fa da schermo
naturale ai raggi ultravioletti, responsabili del cancro alla pelle. Certo
il Protocollo di Montreal non ha chiuso il buco dell'ozono ma ha affrontato
il problema riuscendo a stabilizzare la situazione. Tanto che la comunità
scientifica stima che da qui al 2050-2060 lo strato d'ozono potrebbe
ritrovarsi nella situazione vicina a quella nel 1980. Inoltre, senza il
Protocollo di Montreal, da qui al 2020 ci sarebbero stati circa 100 milioni
di casi ulteriori di cancro alla pelle.
Nonostante gli sforzi, però, circa 88.000 tonnellate di sostanze killer
dell'ozono continuano a essere prodotte ogni anno, di queste l'85% nei Paesi
sviluppati. Secondo gli esperti, inoltre, una quota ulteriore compresa tra
le 10 mila e le 15 mila tonnellate sono prodotte illegalmente. |
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Cipolletta:
«Il Corridoio 5? Non abbiamo i soldi» |
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Enrico Letta: «Sogno una
azienda di servizi per tutto il Nord». Profumo: «Guardare all’Europa»
Il
presidente delle Ferrovie a Vicenza al meeting dei quarantenni della rivista
Nordesteuropa.it: «Il Veneto faccia come il Fvg e trovi i finanziamenti»
VICENZA La prima stoccata,
neanche troppo velata, arriva, da Innocenzo Cipolletta, presidente di
Ferrovie dello Stato e come tale responsabile di quel Corridoio cinque tanto
agognato dal Nordest, ma pieno di «buchi» a Est di Milano. «I soldi non ce
li abbiamo, neanche per la progettazione di alcune tratte. Sarebbe bene che
il Veneto, intanto si muovesse in questo campo e che la Regione facesse come
il Friuli-Venezia Giulia e trovasse finanziamenti». L'altra provocazione, o
meglio le altre due, questa volta aperte, arrivano dal sottosegretario alla
Presidenza del Consiglio Enrico Letta, impegnato nella contesa per la
leadership del nascente Partito Democratico.
La prima: «Ma perchè‚ il Nordest dell'industria, che a tutto titolo ne
avrebbe diritto, non esprime un candidato per la presidenza della
Confindustria che in Italia è una carica istituzionale e non solo
rappresentativa del mondo dell'imprenditoria?». La seconda: «Nelle
infrastrutture i grandi progetti sono avviati o in via di definizione. Il
Nordest deve puntare in alto. Ho un sogno: che fra cinque anni nasca Ans,
un'azienda nord servizi, che per tutto il Nord metta insieme le
municipalizzate da Milano al Friuli, passando per Brescia e l'Emilia di
Iride ed Enia. Sarebbe davvero un passo che darebbe valore aggiunto al Nord
e al Paese che altrimenti rischia che quel valore aggiunto, in pezzi, vada
appannaggio di altre aziende e di altri Paesi».
A Vicenza, al meeting dei quarantenni del Nordest, organizzato dalla rivista
Nordesteuropa.it per il secondo anno, si discute di come affrontare le sfide
del futuro: dalla trasformazione del sistema industriale alla
riorganizzazione del territorio, dalla creazione vera di una metropoli alla
individuazione di una classe dirigente, che come dice Aldo Bonomi, abbia
consapevolezza di sè‚ e si trasformi così in borghesia. Operazione
difficile, per la sfida di superare i campanilismi che per ora hanno
frammentato il territorio e ne hanno impedito un'unitarietà di visione,
quasi impossibile se a questo si aggiunge un sistema centrale e una politica
nazionale che sembra annaspare in un marasma quotidiano e progettuale.
Ma Alessandro Profumo, banchiere ormai europeo, traccia un cammino possibile
che ha segnato la sua esperienza. Racconta che quando nacque Unicredit si
consumarono mille difficoltà per mettere insieme istituti con radici locali
forti: Torino, Verona e poi Treviso e un pezzo di Trieste con le loro Casse
di Risparmio sembravano un baluardo insormontabile. «Alla fine tutto ha
funzionato: perchè siamo riusciti con Unicredit a mettere in cantiere un
grande progetto europeo. L'Europa - dice - è una soluzione per i
tradizionali problemi italiani». Ma per Roberto Maroni non lo è affatto.
L'unica ricetta possibile per risolvere se non tutti, quasi tutti, i
problemi, è che il territorio si riprenda il controllo delle sue variabili
finanziarie e delle funzioni, dalle tasse ai centri di spesa, in un progetto
di federalismo spinto: «Se lo Stato ridesse alle Regioni del Nord le tasse
che un sistema come quello della Catalogna gli potrebbe assegnare, oggi
tutti i problemi di finanziamento delle infrastrutture sarebbero risolti».
Che soluzione è l'Europa dei grandi campioni e dei grandi gruppi? «Guardate
che cosa è successo con Abn Amro-Antonveneta, abbiamo forse oggi una banca
più efficiente?». Ma Profumo ribatte di fare attenzione: a forza di
federalismo e di frammentazione si rischia che le imprese restino nane, che
non si possano aggregare, che non attraggano manager. Insomma che tutti,
imprese e territori, siano condannati all'arretratezza e all'assenza di
modernità».
Ma nel dibattito le paure che emergono non sono solo quelle che non si
riesca ad avere una classe dirigente consapevole e un territorio più
moderno. Emergono anche questioni più immediate. Ad esempio che il governo
tolga l'occhio da un'industria che fa sempre più fatica con il cambio e i
problemi della spesa pubblica. «La finanziaria, deve prevedere una riduzione
delle tasse - dice con decisione Andrea Tomat. Ma Letta promette: «Con la
prossima manovra le tasse sulle imprese caleranno». Chissà.
Alessandra Carini |
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Fianona, firme
anti-centrale - Iniziativa dei giovani della Dieta democratica istriana:
finora 3mila adesioni |
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POLA Prosegue la raccolta di
firme avviata dai giovani appartenenti alla Dieta democratica istriana
contro la costruzione della Centrale termoelettrica Fianona 3, che
impiegherebbe carbone.
Ieri i tavoli degli attivisti che fanno firmare la sottoscrizione sono stati
organizzati a Dignano, al mercato di Pola, a Parenzo, a Mattuglie e a
Laurana. Finora la petizione è stata firmata da 3000 cittadini.
I giovani dietini fanno presente che non sono a priori contrari alla
costruzione di una nuova centrale. «Però al posto del carbone che qualcuno
vuole imporci - dicono - vogliamo che sia utilizzato un combustibile più
accettabile dal punto di vista sanitario ed ecologico, come ad esempio il
gas naturale, di cui c'è grande disponibilità, visto che nelle vicinanze
passa il metanodotto magistrale Pola-Karlovac». Come alternativa viene
proposto anche il gas dei futuri terminali Lng che verranno costruiti
nell'Alto Adriatico e che tante polemiche hanno suscitato già in tempi
recenti.
p.r. |
IL PICCOLO -
SABATO, 22
settembre 2007
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Ecomostro alle
Noghere |
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Sta prendendo corpo l’ecomostro
del Centro Freetime alle Noghere. Uno spettacolo poco edificante per il
turista che entra in Italia da Rabuiese. A piccoli significativi passi si
distrugge inesorabilmente l’ambiente naturale e il paesaggio integro che
circonda la città di Trieste e la rende così unica al mondo. Centri
commerciali, aree di servizio, zone artigianali e industriali, autostrade,
edilizia sconsiderata, coste fittamente urbanizzate e spesso inquinate, ecc.
sono un cancro che dilaga ovunque spesso senza una reale effettiva esigenza.
È su questa strada che vogliamo combattere l’inquinamento, rientrare nei
parametri di Kyoto, decongestionare il traffico, vivere e non sopravvivere?
È così che si concretizza la tanto strombazzata e auspicabile vocazione
turistica della nostra provincia e aree circostanti? Offrendo una piccola
perla incastonata in una colata di cemento e asfalto non si attira il
turista di pregio, disposto a soggiornare più giorni e dare linfa vitale
all’economia locale, ma solo il viaggiatore mordi e fuggi che viene a
gravare solo sui servizi, senza portare alcun beneficio economico e portando
con sé un ricordo mediocre e anonimo di una città del tutto convenzionale.
Las Vegas, sorta nel deserto, non ha avuto vincoli ambientali
nell’espandersi indefinitivamente. Ha puntato giustamente tutto
sull’ottenere il massimo dell’efficenza nel divertimento. Non si doveva
preservare una unicità del territorio circostante che potesse costituire uno
dei motivi principali della sua attrazione. Desertificando la cintura verde
che circonda Trieste finalmente potremo avere anche noi la nostra Las Vegas.
E’ questo che vogliamo? All’inizio dei lavori, da buonpensante, immaginavo
che si stesse recuperando un terreno abbandonato semincolto. Che bravi!
pensavo, adesso impianteranno un nuovo uliveto.
Considerando l’inevitabile disastro provocato dalla costruzione
dell’autostrada, sarebbe stato auspicabile, a compensazione del danno, il
recupero di un’area equivalente stravolta da uno sconsiderato sviluppo
industriale e da destinare a scopi ecologicamente compatibili. Invece si è
aggiunto danno al danno e beffa alla beffa. In cambio ci resterà per i
prossimi decenni questa mirabile visione di una immane muraglia che nessun
architetto al mondo potrà rendere gradevole e che deturperà la dolcezza
delle linee e dei colori delle verdi colline sovrastanti. Che
l’Amministrazione Pubblica si renda parte diligente e recepisca un messaggio
condiviso da gran parte della popolazione, affinchè il nostro futuro anche
prossimo non sia in un ambiente totalmente snaturato e artificiale. Il mito
di Re Mida ci metta in allarme. Su un manifesto pellerossa in Arizona ho
letto questa sentenza: Solo dopo che l’ultimo albero sia stato abbattuto.
Solo dopo che l’ultimo fiume sia stato avvelenato. Solo dopo che l’ultimo
pesce sia stato catturato. Solo allora scoprirai che il denaro non può
essere mangiato.
Nico Zuffi |
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Distributore a
Barcola |
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Lo stesso sindaco di Trieste
Dipiazza in passato (e per la verità anche recentissimamente) si è espresso
in pubblico decisamente contro il progetto del distributore Tamoil a Barcola
dicendo che esso srebbe stato offensivo rispetto ai piani di
ristrutturazione della riviera di Barcola, ma ora ci troviamo a lottare
contro gli avvocati del Comune che lo difendono. Eppure la Circoscrizione
(50.000 cittadini) si è espressa più volte all’unanimità contro questa
follia, e naturalmente Wwf, Italia Nostra, Amici della Terra e altre
associazioni ambientaliste si sono ripetutamente dichiarati contrari... Ma
nel frattempo la pratica è stata approvata definitivamente e, se non succede
qualcosa, tra poco potrà iniziare il taglio degli alberi, col che la strada
sarà spianata... in ogni senso.
Paolo Rovatti |
IL PICCOLO -
VENERDI', 21 settembre 2007
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Idrocarburi e
ceneri nell’area Ezit alle Noghere - Rilevato un inquinamento fino a
otto metri di profondità. La Teseco ha già avviato le bonifiche |
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Rilevate
sostanze nocive dall’azienda di Potenza che sta effettuando la mappatura dei
450mila metri quadri di proprietà dell’ente |
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Potrebbero
essere i residui della vecchia discarica di Monte San Pantaleone |
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Idrocarburi e ceneri nell’area
Ezit alle Noghere, a profondità che arrivano anche a otto metri. A
individuare questi inquinanti è stata l’azienda specializzata di Potenza che
si è aggiudicata la gara per le caratterizzazioni dei 450 mila metri quadri
di proprietà dell’Ente zona industriale.
Anche se si tratta di dati ancora poco significativi (devono poi essere
validati dall’Arpa), la presenza di idrocarburi e di ceneri è giudicata come
qualcosa di scontato dal presidente dell’Ezit, Azzarita, dato l’utilizzo in
passato di quelle aree come parco serbatoi dell’ex raffineria Aquila e come
pubblica discarica per materiali inerti.
Le ceneri, in particolare, potrebbero essere quelle del vecchio impianto di
Monte San Pantaleone, che sarebbero state scaricate alle Noghere negli anni
Ottanta dopo la chiusura della discarica che allora funzionava sul
terrapieno di Barcola.
Le caratterizzazioni stanno intanto procedendo con ritmi più veloci del
previsto. «Siamo al 40% dell’operazione – precisa Azzarita –. Contiamo di
ultimarla un mese prima del previsto, e cioè verso la fine di novembre. A
quel punto, però, anche se disporremo della mappa dettagliata
dell’inquinamento non potremo partire subito con le bonifiche. I fondi per
effertuarle, infatti, al momento non ci sono. Dovremo battere cassa».
Chi ha iniziato le bonifiche, sempre nella valle delle Noghere, è invece la
Teseco, la società proprietaria dell’intero comprensorio ex Aquila, che
qualche mese fa ha concluso appunto alle Noghere la demolizione dei serbatoi
dell’ex raffineria.
Da alcune settimane, così, nell’area di 225 mila metri quadri già venduta
alla Coop Nord Est nel dicembre 2006, e su cui sorgerà il previsto centro
commerciale, Teseco ha avviato la bonifica, in base al progetto approvato a
suo tempo dal ministero dell’Ambiente, sotto lo stretto controllo dell’Arpa.
Bonifica che si concluderà nella prossima primavera e riguarderà anche 30
mila metri quadri di verde «connettivo», che successivamente verranno ceduti
per uso pubblico.
L’asporto del terreno risultato inquinato è iniziato dai bacini che
circondavano i singoli serbatoi. Lo strato di terra che viene rimosso ha uno
spessore variabile fra uno e tre metri. Le migliaia di metri cubi che ne
risultano vengono poi trasportati e stoccati in una discarica autorizzata
nel Veneto (nel Friuli Venezia Giulia non ne esistono).
Per facilitare l’operazione di bonifica, in attesa dell’autorizzazione
ministeriale a realizzare l’impianto di trattamento dei terreni già
progettato, Teseco non esclude comunque di usare un analogo impianto mobile.
Se le operazioni procederanno secondo i programmi, all’inizio dell’estate
2008 Coop Nord Est disporrà quindi dell’intera area (risanata) sulla quale
costruirà il suo centro commerciale. Si tratta di una struttura a un piano
fuori terra, con parcheggi interrati, il cui progetto verrà depositato a
breve al Comune di Muggia.
Degli 80 mila metri quadri che verranno occupati dall’edificio, la
superficie di vendita ammonterà a 48 mila. E di questi, 37 mila
riguarderanno il settore «non alimentare» e 11 mila quello alimentare.
Giuseppe Palladini |
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L’Agenzia per
l’energia di Udine a Klagenfurt: progetti in comune |
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UDINE Summit fra l’Agenzia per
l’Energia di Udine e quella di Klagenfurt. Il presidente dell’Ape Loris
Mestroni ed il direttore Matteo Mazzolini hanno incontrato il direttore di
Klagenfurt Gerard Moritz, già capo progetto del termovalorizzatore di
Arnoldstein. Da anni infatti l’Austria finanzia una politica energetica
orientata alla riduzione dei consumi, all’efficienza energetica ed
all’utilizzo delle fonti rinnovabili. Un patrimonio di conoscenze accumulato
notevole con numerosi interventi realizzati. Per questo motivo l’Agenzia
Provinciale per l’Energia di Udine ha avviato una serie di collaborazioni
trans-nazionali per trasferire e valorizzare a livello locale esperienze già
consolidate nei territori confinanti. Oltre alla collaborazione con la
Carinzia, sono infatti già in atto attività di cooperazione con l’Agenzia di
Nova Gorica e di sostegno alla creazione dell’Agenzia istriana per l’energia
di Pola in Croazia. L’Agenzia Provinciale per l’Energia di Udine è impegnata
nella costruzione di un network tra Friuli, Carinzia, Slovenia ed Istria. |
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Eco-energia:
sgravi fiscali |
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ROMA Dichiarazione dei redditi
più leggera con le detrazioni previste nella Finanziaria 2007 al capitolo
risparmio energetico. E per informare i cittadini sono scesi in campo il
ministero dello Sviluppo Economico e l'Enea. Prende il via infatti la
campagna informativa sugli sgravi fiscali per interventi di riqualificazione
energetica. Si parla di detrazioni fino al 55% delle spese per l'involucro
edilizio, la sostituzione di infissi, l'acquisto di pannelli solari per la
produzione di acqua calda e le caldaie ad alta efficienza.
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«Nuovo
cementificio a Torviscosa». Duz smentisce - Il portavoce dei Comitati Mareno
Settimo ipotizza: la Grigolin intende presentare un nuovo progetto
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UDINE Il portavoce del comitato
«No al cementificio» chiede se esiste un progetto bis per una fabbrica di
clinker nella Bassa friulana e il sindaco di Torviscosa risponde che no, «in
questo momento non c’è alcuna richiesta per un nuovo insediamento». Un
giallo? Per adesso c’è la richiesta di un consigliere comunale e la risposta
di un sindaco. Mareno Settimo, il consigliere, si rivolge a Roberto Duz, il
sindaco, chiedendo «quali siano le sue informazioni sulla vicenda». A
Settimo risulta infatti che stia per accadere qualcosa: «Appare ormai
imminente la presentazione formale del progetto». «Da fonti solitamente bene
informate – scrive in premessa il portavoce del comitato anti-cementificio
–, mi sono pervenute informazioni molto dettagliate sulla ventilata
intenzione, da parte della Cementi Nord-Est del gruppo Grigolin, di
presentare un nuovo progetto di impianto per la produzione di clinker e di
cemento da insediarsi a sud-est dell'attuale impianto cloro-soda della
Caffaro». Settimo prosegue ricordando che il precedente progetto «è stato
duramente bocciato dalla stragrande maggioranza della popolazione di
Torviscosa e dell'intera Bassa friulana», e pure «dalla Regione, dalla
Provincia e dalla stragrande maggioranza delle amministrazioni comunali del
territorio». E ancora precisa: «Anche se di dimensioni minori rispetto al
progetto precedentemente proposto, il nuovo cementificio aggraverà
ulteriormente la già precaria situazione ambientale del nostro territorio».
La risposta di Duz è secca: «Ci fosse qualche richiesta, un consigliere
comunale l’avrebbe vista in protocollo. Non c’è nulla. Se Settimo sa
qualcosa lo dica, altrimenti parliamo del sesso degli angeli».
m.b. |
IL PICCOLO -
GIOVEDI', 20 settembre 2007
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Legge caccia,
meno burocrazia per le licenze - La bozza approda al comitato ristretto:
introduce l’autogoverno dell’attività venatoria |
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TRIESTE I cacciatori del
Friuli-Venezia Giulia si autogoverneranno. Saranno infatti investiti di
responsabilità dirette per quanto riguarda la disciplina della propria
attività: saranno essi stessi, attraverso le proprie associazioni, a
concordare tra loro – e poi anche a gestirle – le norme sull’assegnazione
alle riserve, sugli aspetti disciplinari e sulle attività regolamentari. Per
cui non potranno più scaricare i propri contenziosi interni
sull’amministrazione pubblica.
È questa una delle principali innovazioni previste dal disegno di legge
varato dalla giunta Illy la scorsa primavera e di cui prosegue il vaglio in
sede di commissione consiliare. Si tratta della legge che riordina le norme
regionali sulla caccia, ridisegnando le competenze della Regione stessa, la
quale conserverà la titolarità della protezione faunistica con la
predisposizione di un piano pluriennale cui dovrà riferirsi tutta l’attività
venatoria; però delegherà il vero e proprio esercizio della caccia appunto a
un’istituenda associazione fra distretti territoriali e riserve. Laddove in
capo alle province figureranno le sanzioni amministrative, i prelievi in
deroga e quell’osservazione faunistica che permetterà di partecipare
attivamente alla programmazione distrettuale e regionale.
Un ruolo importante – rileva l’assessore Enzo Marsilio – verrà assunto da un
comitato faunistico regionale di nuova costituzione, che sarà formato da
esperti nominati dai cacciatori, dagli ambientalisti, dal mondo agricolo e
da quello universitario e che sarà chiamato a pronunciarsi sui piani
distrettuali con cui le varie «zone omogenee» (ne sono state individuate 15)
programmeranno la caccia alle varie specie di animali in linea col piano
faunistico regionale, i cui obiettivi sono la tutela della fauna selvatica e
della biodiversità oltreché un razionale prelievo venatorio.
«Ridisegnando ruoli e competenze – osserva a sua volta Igor Dolenc,
presidente del comitato ristretto riunitosi anche ieri per produrre entro il
mese alla quarta commissione un testo che tenga conto anche di una proposta
di legge della Lega – si otterrà nel contempo una semplificazione
burocratica che consisterà nell’eliminazione di ben 3500 atti quali sono
previsti dall’attuale normativa».
Giorgio Pison |
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I Verdi di
Muggia alla maggioranza: «Opere pubbliche senza priorità» - «La periferia
necessita di una serie di interventi di manutenzione a strade e marciapiedi» |
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Giorgio
Millo attacca l’assessore Valentich
MUGGIA I Verdi di Muggia
bacchettano la loro stessa maggioranza in merito ai lavori pubblici, e la
accusano di non aver dato «nessun segno di discontinuità con l’operato della
giunta precedente». Lo spunto arriva dalle recenti dichiarazioni
dell’assessore allo Sviluppo del territorio, Moreno Valentich, il quale
elencava alcune opere in via di completamento e in programma nel territorio
muggesano.
Giorgio Millo, dei Verdi muggesani, afferma: «Notiamo con dispiacere come
ancora una volta vengono posti in essere una serie di interventi di cui non
intendiamo disconoscere l’utilità, ma che in una scala di priorità attenta
ai bisogni immediati del territorio, pensiamo non possano avere una
precedenza su lavori quali manutenzioni e rifacimenti di strade, bordi e
marciapiedi, segnaletica. Opere di cui tutta la periferia è in perenne
bisogno, ed in assenza delle quali la circolazione viaria e pedonale ne
riceve notevole danno».
Ed è proprio questa «scala di priorità» che fa spazientire i Verdi e li
porta ad uscire allo scoperto anche sul piano politico: «È più di un anno
che chiediamo inutilmente a giunta e maggioranza un elenco degli interventi
prioritari, condiviso da tutti». Ma non solo.
Le critiche dei Verdi riguardano anche ciò che finora è stato fatto: «Anche
i pochi interventi intrapresi in questi mesi sono stati iniziati e non
completati, come a Pisciolon o Zindis, ma rappresentano comunque una piccola
parte di tutto ciò di cui le periferie muggesane abbisognano».
Ma il discorso si allarga, all’insegna della critica, e arriva a comprendere
anche quelli che vengono definiti «sprechi»: «Non si capisce – è ancora
Millo a parlare - chi a Muggia sente l’impellente necessità, appresa dalla
stampa qualche settimana fa, di alzare il ponte sul Rio Ospo per favorire
chi è impossibilitato ad uscire con la barca».
E tornando alle recenti dichiarazioni dell’assessore Valentich, Millo ha da
ridire anche sulla annunciata richiesta di 800 mila euro al Fondo Trieste
per le tribune coperte dello stadio Zaccaria, che non lo trova affatto
d’accordo.
Il verde, al riguardo, manda un messaggio allo stesso Valentich: «Pur
comprendendo che quello rappresenta il suo bacino elettorale, ci pensi
ancora un poco su, assessore, e la richiesta la dirotti ad iniziative quali
implementazione e sviluppo economico del territorio muggesano in generale, e
con particolare riguardo al settore commerciale che è in continua
sofferenza, dove molti addetti ed operatori stanno perdendo la pazienza
oltre che il lavoro».
Nella lamentela del direttivo verde rientra in finale anche il recente
accordo tra Comune e Teseco in merito alla cessione e rifacimento (da parte
della stessa società) del manto del campo di calcio dello Zaule-Rabuiese.
«Non si capisce con quale logica ad un azienda come Teseco, che non ha
ancora esposto con chiarezza il suo piano industriale né si sa quali
tecniche utilizzerà per le bonifiche, si possa chiedere di sistemare un
campo di calcio».
s.re. |
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Corteo in
Costiera contro la cementificazione |
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Il Club autonomo di Trieste dei
soci di Amici della Terra organizza per domenica 23 settembre alle 9.30 un
corteo, che si snoderà da Barcola (capolinea della 6) a Strada del Friuli,
per protestare contro la cementificazione della costiera barcolana.
L’associazione contesta l’urbanizzazione forzata della zona. |
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Il laghetto di
Contovello |
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Pur condividendo alcune
affermazioni del signor Ursini rimango stupito quando lo stesso scrive «Però
quel signore non ha raccontato tutta la verità». Spiace contraddirlo, si
leggano gli innumerevoli articoli stilati sull’argomento, in particolar modo
quello dd. 2.4.2007, in cui la I Circoscrizione lancia l’ennesimo allarme
sul rischio di prosciugamento del laghetto di Contovello. Si sono messi
sotto accusa innumerevoli interventi e rifacimenti sulle edificazioni nella
stretta vallata, tutto ciò compromettendo le sorgenti sotterranee che danno
origine al laghetto. Il Consiglio circoscrizionale nel 2003 ha espresso
parere contrario sui progetti motivando con «sussiste la possibilità che
durante la costruzione s’incontrino fonti sotterranee che alimentano il
laghetto, la cui cementificazione o deviazione provocherebbe danni al
laghetto stesso».
Auspico di aver dato un’esauriente chiarificazione sull’operato del
Consiglio circoscrizionale e nel contempo ringrazio il signor Ursini per
avermi dato l’opportunità di lanciare un nuovo appello: «Chi può salvare il
laghetto di Contovello che si sta prosciugando?».
Bruno Rupel - presidente dellaI Circoscrizione Altipiano Ovest |
IL PICCOLO -
MERCOLEDI', 19 settembre 2007
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Parte a Muggia
un piano Agenda 21 sugli spazi urbani - Previsti incontri pubblici
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MUGGIA Parte a Muggia il primo
progetto che si avvale delle procedure di Agenda 21, all’insegna, cioè,
della più vasta partecipazione e condivisione delle idee da parte della
popolazione. L’argomento scelto è «Mobilità sostenibile, riqualificazione e
rivitalizzazione degli spazi urbani di uso pubblico».
Muggia così sarà tra i primi enti locali ad avvalersi di questa nuova
metodologia di approccio alla programmazione del territorio, e, come ha
specificato ieri il sindaco nel presentare l’iniziativa, il primo progetto
farà da apripista anche per un altro Agenda 21 sull’intera tematica
urbanistica, per predisporre il nuovo piano regolatore generale. Per avviare
l’Agenda 21 sulla mobilità sostenibile, il Comune si avvale di un contributo
regionale di quasi 23 mila euro.
E sono in programma già i primi incontri per delineare i soggetti e gli
strumenti di confronto per giungere alle proposte finali. L’assessore
Loredana Rossi ha spiegato: «Non si parlerà di parcheggi o viabilità, che
comunque resteranno sullo sfondo. Qui si intende delineare la mobilità a
piedi, su piste ciclabili, su percorsi protetti, i collegamenti nel
territorio. Anche in un’ottica turistica, perché fra le questioni da
chiarire sarà anche quale tipo di turismo vogliamo e che destinazioni
avranno gli spazi urbani». È prevista la nascita di un forum e di laboratori
di studio.
«Partecipare per decidere» è il motto del progetto. E in quest’ottica per il
forum sarà chiamata a partecipare la popolazione, coinvolta con incontri
rionali nelle prime due settimane di ottobre. Da ogni rione saranno nominati
tre rappresentanti. Accanto al forum, nascerà anche un laboratorio della
città sostenibile dei bambini e delle bambine, composto da alunni
rappresentanti di tutte le scuole muggesane, che si esprimerà in particolare
su mobilità e riqualificazione degli spazi urbani. «Agenda 21 non decide e
non è antitetica all’ente locale – ha detto Nesladek -. Propone le sue
soluzioni, anche più di una, di cui poi l’amministrazione dovrà tener conto.
È un modo, per noi, di metterci in gioco». Il primo incontro pubblico si
terrà martedì 25 settembre alle 18 alla sala Millo.
s.re. |
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Patto con
Prodi, Illy insiste su terza corsia e Tav - I parlamentari di
centrosinistra: massimo appoggio alla Regione. Cdl, presente solo Contento (An) |
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Incontro a Roma fra deputati
e senatori del Friuli Venezia Giulia e il governatore: a fine mese prevista
la firma del protocolloTRIESTE Finanziamenti sicuri per la terza corsia,
l’impegno a realizzare la ferrovia ad alta capacità e a costruire il
collegamento tra la A27 Venezia-Belluno e la A23 Udine-Tarvisio, già
ribattezzata autostrada del Cadore. Sono queste alcune delle novità
contenute nel corposo protocollo bis Stato-Regione che, strutturato in 20
articoli, il presidente Riccardo Illy ha presentato ieri sera ai
parlamentari del Friuli Venezia Giulia e che sottoporrà all’attenzione del
governo nazionale nei prossimi giorni, prima del varo della Finanziaria
previsto entro il 28 settembre. Tra le richieste anche un passaggio graduale
delle competenze in materia di istruzione.
Il nuovo protocollo Illy-Prodi è stato esaminato ieri sera nel corso di un
incontro per pochi. Le votazioni in corso a Camera e Senato hanno infatti
visto partecipare quattro parlamentari di centrosinistra (Ivano Strizzolo,
Flavio Pertoldi, Sabina Siniscalchi e Carlo Pegorer) e solamente uno del
centrodestra (Manlio Contento). Nel documento è stata inserita anche la
partita portualità, ovvero il trasferimento alla Regione delle funzioni
relative alle concessioni sulle aree demaniali marittime. A questo
proposito, Illy ha confermato che il passaggio delle competenze alla Regione
sull'area del Porto Vecchio di Trieste è da considerarsi temporaneo, in
vista del trasferimento al Comune di Trieste. Nell'ultima versione del testo
dell’atto aggiuntivo si fa infatti esplicito cenno a questo successivo
passaggio.
Nel documento sono inseriti altri punti, che riguardano impegni del governo
in materia di ambiente: difesa del suolo, tutela delle acque, cassa di
espansione del fiume Tagliamento, siti di bonifica di interesse nazionale.
Diversi articoli affrontano il tema del trasferimento dallo Stato alla
Regione di ulteriori beni (foresta di Tarvisio, altre caserme dimesse) e
competenze, in particolare in materia di istruzione e di catasto. Sono
richiamati anche gli impegni a suo tempo inseriti nei protocolli
sottoscritti tra la Regione e i ministeri dell’Interno e della Giustizia in
materia di sicurezza e giustizia.
«Quello che quanto meno colpisce è che se per il protocollo attuale si
prevedeva una verifica ogni quadrimestre – dice Manlio Contento (An) – il
nuovo atto fissa la prossima scadenza a luglio 2008». Contento dal canto suo
ha proposto una modifica per quel che riguarda lo statuto di Finest: «Il
protocollo chiede che la finanziaria possa ampliare la sua mission ai paesi
asiatici. A nostro avviso dovrebbe mutare a seconda degli indirizzi della
giunta che a loro volta tengono conto dei bisogni delle imprese regionali».
Soddisfatti del confronto i parlamentari di maggioranza. «È stato un
incontro sereno che ci ha permesso di approfondire diversi aspetti – ha
detto Strizzolo -. Ora bisognerà capire cosa riusciremo ad ottenere dal
governo. Il nostro sostegno alla Regione sarà totale». Secondo Pegorer «il
documento afferma l’autonomia del Friuli Venezia Giulia in un’ottica di
dialettica positiva tra Stato e Regione».
Martina Milia |
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«Legge
sull’urbanistica da rinviare» - Lo chiedono i capigruppo dell’opposizione:
mancano ancora i regolamenti |
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TRIESTE Rinviare l'entrata in
vigore della Legge regionale sull'urbanistica: è quanto chiedono i
capigruppo regionali del Centrodestra del Friuli Venezia Giulia, Roberto
Molinaro (Udc), Luca Ciriani (An), Isidoro Gottardo (Fi) e Alessandra Guerra
(Lega), con una mozione presentata al Consiglio.
I gruppi di opposizione hanno depositato una mozione che chiede alla Giunta
regionale di riconsiderare la data di entrata in vigore della legge
regionale 5/2007 sull'urbanistica.
Chiedono un congruo rinvio che consenta di predisporre tutti gli atti
regolamentari inseriti nella stessa legge e che sia al contempo presentato
un progetto di legge che preveda un tanto. Il 27 agosto scorso - ricordano i
quattro firmatari - è entrata in vigore l'intera legge 5 concernente la
riforma dell'urbanistica e la disciplina dell'attività edilizia e del
paesaggio, ma il regolamento di attuazione, che doveva essere approvato
entro il termine di entrata in vigore del provvedimento, è stato predisposto
e approvato successivamente, il 14 settembre, e soltanto relativamente alla
parte II della legge (disciplina dell'attività edilizia), mentre mancano le
fondamentali parti I (urbanistica) e III (paesaggio). Questa
regolamentazione parziale, peraltro non ancora in vigore, ha ottenuto parere
contrario dal Consiglio delle Autonomie locali. Una situazione normativa e
politico istituzionale - sottolineano i capigruppo di opposizione - che
compromette in modo grave l'attività dei Comuni, con l'applicazione presso
gli stessi (sino all'entrata in vigore del regolamento regionale) della
normativa edilizia statale di cui al Dpr 380/2001 e, più in generale, con
pesanti incertezze e rallentamenti dell'attività amministrativa che si
ripercuote negativamente sui cittadini e sulle imprese. Tale insostenibile
situazione - concludono - che è stata già rappresentata all'Amministrazione
regionale anche dall'Anci, rende necessario un pronto intervento normativo
per evitare colpevoli rallentamenti ai processi di crescita economica e
sociale nel territorio. |
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Amianto,
50mila tonnellate già rimosse con le bonifiche |
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TRIESTE Sono poco meno di 50
mila le tonnellate di amianto rimosse in Friuli Venezia Giulia negli ultimi
undici anni grazie alle bonifiche. Lo ha reso noto Umberto Laureni,
presidente della commissione ad hoc, presentando la terza conferenza
regionale sull'amianto che avrà luogo il 24 settembre a Monfalcone. La
Conferenza, prevista per legge, serve a fare il punto su quanto è stato
fatto e quanto ancora resta da fare in una regione che ha avuto l’incidenza
di tumore per amianto più elevata d'Italia. Laureni ha spiegato che sono
state fatte, dal 1994 ad oggi, più di 15 mila rimozioni di amianto e sono
stati formati 1.111 operai specializzati. Permane però il problema dello
smaltimento dei rifiuti con amianto: si sta comunque predisponendo a Porcia
una discarica ad hoc. Laureni ha infine anticipato le nuove opportunità
offerte dal «registro esposti», che d'ora in poi consentirà agli iscritti di
accedere gratuitamente agli esami clinici e all'iscrizione nella tessera
sanitaria dello status di esposto all'amianto. |
Greenaction
Transnational, nasce il nuovo ambientalismo
Prende il via da Trieste, con
l’illustre sostegno di Margherita Hack, la nuova rotta internazionale
dell’impegno ambientalista. Si chiama «Greenaction Transnational» ed è stata
presentata ieri nella sede di via Cadorna 5, assicurando in tempi brevi la
nascita di ulteriori filiali nel Nord Italia (il primo battesimo avverrà a
Torino) ma anche in Slovenia, Croazia e Austria. L’associazione Gt «per la
difesa dell’ambiente, dei diritti dell’uomo e degli animali» è stata fondata a
Trieste «in quanto città europea transnazionale e centro scientifico di livello
planetario» e manifesta l’intenzione di «non tenere più conto dei confini di
Stato con indipendenza da qualsiasi parte politica, un approccio scientifico e
sociale ai problemi e informazione libera via internet. Anche sui temi più
scottanti». Non a caso, il sito www.greenaction-planet.org (sarà completato
entro la settimana) costituirà uno strumento fondamentale multilingue e proporrà
immediatamente «un’inchiesta inedita, documentata anche da indagini giudiziarie
condotte dalla Guardia di finanza - spiega il presidente Roberto Giurastante -
sullo smaltimento dei rifiuti tra Africa ed Europa». Il sodalizio collabora con
la sezione locale degli Amici della terra Italia (realtà della quale lo stesso
Giurastante è consigliere nazionale) e vede Chiara Bernardoni in qualità di vice
presidente e Paolo G. Parovel segretario. «L’atto della fondazione è avvenuto da
circa un mese - spiega il massimo dirigente - e presto aprirà la sede di Torino.
Il nostro obiettivo è quello di ridare slancio al movimento ambientalista non
solo italiano che in questo momento non gode di buona salute». Si chiama
Greenaction («Azione verde») perché «non bastano più parole o intenzioni ma
serve l’azione concreta, decisa, continua e solidale di tutti, con gli strumenti
etici e pratici della democrazia, della legalità, della cultura, della scienza e
dell’informazione».
Daniele Benvenuti
IL PICCOLO -
MARTEDI', 18 settembre 2007
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Traffico e
inquinamento: solo Bari peggio di noi - Inchiesta dell’Espresso con Italia
Nostra |
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Bocciati in tema di lotta allo
smog e al traffico. Secondo un’indagine realizzata da «L’Espresso» in
collaborazione con Italia Nostra, pubblicata sul numero in edicola, su
dodici città italiane con oltre 200 mila abitanti Trieste è al penultimo
posto, davanti solo a Bari e dietro a Palermo.
La classifica – che vede in vetta Firenze – è il risultato della «fusione»
tra la gravità di alcune situazioni legate alla circolazione e le soluzioni
attuate dalle singole amministrazioni comunali per ridurne l’impatto.
La serie dei problemi si apre con le temibili polveri sottili (pm10), la cui
media annuale per Trieste è di 23,4 microgrammi per metro cubo, il più basso
delle dodici città prese in esame (il massimo è a Verona con 59).
Siamo ai minimi anche con riguardo ai pendolari (13,3% gli arrivi di
pendolari in città sul totale degli spostamenti in un giorno feriale), ma la
situazione si rovescia con il numero di motocicli per 100 abitanti (15,9),
che ci vede al terzo posto, preceduti solo da Genova (19,5) e Firenze (16).
Nuovamente basso, invece, il numero di auto per 100 abitanti (53), che vede
in testa Roma (73), Torino (62) e Verona (61).
È però l’altra serie di fattori – le soluzioni adottate per affrontare i
nodi del traffico – a pesare negativamente sulla posizione di Trieste nella
classifica delle dodici città. A cominciare dalle zone a traffico limitato
per 100 abitanti: soli 9,6 metri quadri, quasi il minimo in Italia (Bari ne
ha zero), poco meno di Milano (15,9), mentre la media delle altre città è di
alcune centinaia di metri quadri (a Firenze sono addirittura più di 1.000).
Il successivo parametro, la valutazione sull’efficacia delle Ztl, è quindi
«scarsa».
Trieste è ai minimi anche con riguardo ai parcheggi a pagamento (ogni 1.000
auto circolanti), con un valore di 17, superiore solo a Genova (12,8) mentre
al vertice figura Bologna, seconda nella classifica assoluta, con 195,9
posti auto a pagamento ogni mille auto in circolazione.
Addirittura senza un valore è la nostra città relativamente agli utenti del
«car sharing», posizione comunque analoga ad altre delle città esaminate,
anche se in diverse delle dodici questi utenti superano il migliaio.
Trieste è invece quasi a centro classifica per quanto riguarda le aree
pedonali: 27,4 metri quadri ogni cento abitanti, con Palermo al minimo (3,7)
e Firenze al vertice con addirittura 81 metri quadri, sempre ogni cento
abitanti.
Torniamo a livelli bassi in tema di piste ciclabili, con 51.600 abitanti per
chilometro di pista, valore inferiore solo a quelli di Palermo e Bari,
mentre meglio di tutti sta Padova, che registra 2.800 abitanti per ogni
cilometro di pista ciclabile.
Ultimo parametro preso in esame dall’inchiesta de «L’Espresso», con riguardo
alle soluzioni per il traffico, il trasporto pubblico. E qui Trieste ritorna
fra le prime. Il numero di viaggi per abitante, in un anno, sui mezzi
pubblici della nostra città si attesta a 349,4, in una graduatoria che vede
primeggiare Milano (623,7) e Roma (485,6), e nella quale il fanalino di coda
è Bari (53,7). |
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SONDAGGIO SWG
in FVG - Ambiente e cultura promossi, friulano bocciato - Solo il 26%
è favorevole alle lezioni in marilenghe. Opposizione «poco efficace» per il
64% |
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Dall’indagine dell’istituto
di Trieste emerge un giudizio positivo su tutti i grandi temi, da sanità a
lavoro. Rimane il «problema extracomunitari»TRIESTE Danno il voto più
alto alla qualità dell’ambiente. E quello più basso ai rapporti con gli
extracomunitari. Ma, compilando una pagella complessiva sul Friuli Venezia
Giulia, sui suoi punti di forza e debolezza, i cittadini dispensano un
giudizio lusinghiero. E concedono la promozione piena. Sono assai più
freddi, invece, sull’insegnamento della marilenghe a scuola e diventano
gelidi sull’utilizzo della lingua friulana per insegnare materie diverse,
come matematica, inglese o geografia.
Lo rivela la Swg di Trieste nell’indagine che, intervistando un campione di
mille residenti del Friuli Venezia Giulia, «fiuta» l’aria in vista delle
elezioni del 2008. Su commissione di Telepordenone, ancor prima di
focalizzare gli sforzi sulla sfida «virtuale» tra Riccardo Illy e Edi
Snaidero, una sfida che vede in vantaggio il presidente in carica,
l’istituto di ricerca si sofferma sul «clima».
E così la Swg chiede al suo campione di esprimere un voto positivo,
sufficiente o negativo su una ventina di temi che attengono alla qualità
della vita in Friuli Venezia Giulia. Il risultato? L’84% dispensa un voto
positivo o sufficiente alla qualità dell’ambiente, mentre solo il 16% dà
un’insufficienza. Il 75% promuove l’offerta culturale, il 74% i servizi
sanitari, il 72% la sicurezza, il 69% la scuola e le opportunità di lavoro,
il 67% i servizi per gli anziani, il 66% le prospettive di sviluppo, il 64%
i servizi per l’infanzia e quelli sociali, il 61% i rapporti tra italiani e
sloveni... «Un risultato eccellente. La percezione che i cittadini hanno,
rispetto alla Regione e al suo governo, è ottima» sintetizza Roberto Weber,
presidente della Swg. Nessuno dei temi, nemmeno quelli a più basso tasso di
gradimento, riceve una bocciatura: il rapporto con gli extracomunitari,
all’ultimo posto, accontenta comunque il 53% del campione, pur incassando il
voto negativo del 42%. E i collegamenti ferroviari e stradali, al penultimo
posto, soddisfano il 55% del campione, pur registrando lo scontento del 40%.
Lo studio del friulano a scuola, il tema politicamente più caldo delle
ultime settimane, con il disegno di legge regionale a firma della giunta a
un passo dall’approvazione in aula, riceve invece un’accoglienza assai
diversa. La Swg chiede al suo campione se è d’accordo che, in classe, si
insegni la marilenghe. Il 44% dice di sì, ma il 41% dice di no, mentre il
15% è indifferente: la spaccatura è netta. Pesa, nella risposta,
l’appartenenza politica: le adesioni alle lezioni di friulano raggiungono il
48% tra gli elettori di centrosinistra, mentre tra quelli di centrodestra le
adesioni e i rifiuti si equivalgono (43 a 43). Pesa ancor di più, però,
l’appartenenza territoriale: in provincia di Udine il 54% è favorevole, in
quella di Pordenone il 41%, in quella di Gorizia il 36% e in quella di
Trieste solo il 28%.
La Swg va oltre. E chiede, ovviamente allo stesso campione, se è d’accordo
con l’ipotizzato utilizzo della lingua friulana per l’insegnamento di altre
materie. Non c’è partita: solo il 26% dice sì, mentre il 63% si oppone e
l’11% non si sbilancia. L’appartenenza politica, stavolta, non incide molto.
Incide, invece, quella geografica: il 74% dei triestini rigetta le lezioni
in marilenghe, come il 72% dei goriziani, mentre gli udinesi ostili sono
«solo» il 54%.
La Swg, a quel punto, si spinge oltre. E chiede un giudizio complessivo
sull’operato della giunta regionale in carica: il 49% lo ritiene «molto o
abbastanza efficace», mentre il 45% lo considera «poco o per nulla
efficace». Una curiosità: il 51% degli elettori indecisi o astensionisti
approva l’azione illyana.
L’istituto di ricerca, subito dopo, chiede un analogo giudizio sull’operato
dell’opposizione regionale: solo il 26% del campione lo reputa «molto o
abbastanza efficace», mentre il 64% lo definisce «poco o per nulla
efficace». Una sorpresa: appena il 32% degli elettori di centrodestra
promuove il comportamento della sua «squadra». Non è un dato da
sottovalutare tanto più che il trend nazionale, come ricorda Weber, è ben
diverso. E premia, con un notevole distacco, l’opposizione a Romano Prodi e
al suo governo.
Roberta Giani |
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Le Ferrovie
tedesche sbarcano in Slovenia - Deutsche Bahn gestirà anche le Ferrovie
slovene. Verso un sistema integrato con gli scali aerei |
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Capodistria:
holding tedesca per porto e trasporti
TRIESTE L’appello del presidente del
Consiglio Romano Prodi di trasformare i porti di Trieste, Capodistria e Fiume in
un unico scalo ha lasciato il segno nel mondo imprenditoriale sloveno.
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In dirittura d’arrivo le
trattative con il governo sloveno. Lubiana fa stimare il valore commerciale
di Luka Koper e di Intereuropa |
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Ma la risposta italiana ai
progetti sul capoluogo del Litorale di Deutsche Bahn, le Ferrovie tedesche,
sembra essere giunta in ritardo. L’accordo tra il partner tedesco e la
Slovenia, infatti, è oramai a un punto di non ritorno. Anzi è in dirittura
finale. A breve, infatti, nascerà un’unica holding di comproprietà di
Deutsche Bahn che raggrupperà la società che gestisce il porto di
Capodistria (Luka Koper), la principale azienda di trasporti e di logistica
della Slovenia (Intereuropa) e le stesse Ferrovie slovene.
Il principale obiettivo della mega operazione, spiega il sottosegretario
sloveno alle Finanze nonché capo della delegazione che sta trattando con le
Deutsche Bahn, Andrej Sircelj, è quello di collegare la logistica con la
gestione delle ferrovie e del porto di Capodistria, ma anche con altri
settori collegati quali gli aeroporti e il turismo. Quale sarà il modello
che renderà operativi tali collegamenti non è ancora dato a sapere, ma il
governo sloveno ha avviato in questi giorni la procedura che porterà a
quantificare il valore di mercato di Intereuropa, Luka Koper e delle
Ferrovie slovene, nonché il valore aggiunto che alle stesse porterebbe il
collegamento con Deutsche Bahn, la quale si è offerta altresì come
principale partner anche nel rinnovo della rete ferroviaria slovena che
costerà a Lubiana circa 9 miliardi di euro. E, dicono gli esperti in
Slovenia, è proprio la portata dell’operazione che non è passata inosservata
in Italia.
L’altro grande tema sollevato da Prodi nel suo summit bilaterale con il
primo ministro sloveno Janez Jansa a Brdo è stata la cooperazione nel
settore energetico, evidenziando la necessità di costruire quanto prima
(entro il 2007 dovrà essere elaborato il progetto per non perdere i
finanziamenti europei del piano Ten) un nuovo elettrodotto tra la Slovenia e
il Friuli Venezia Giulia. Bene, anche qui il discorso non è tanto lineare.
Eles, il gestore sloveno dell’elettricità, ha già da qualche anno pronti i
progetti per la realizzazione di un eletrodotto tra Okroglo e Udine, ma la
sua realizzazione viene ora condizionata alla revisione delle quote di
elettricità da esportare e alle capacità commerciale di fruizione della
stessa nell’area confinaria.
Lubiana non ha dubbi: nell’interscambio di elettricità con l’Italia il suo
guadagno è troppo limitato come evidenziato già due anni dal direttore di
Eles, Vitoslav Turk. Attualmente, spiegano gli esperti sloveni, l’Italia
importa dalla Francia e dalla Svizzera circa 5mila megawatt di elettricità
la quale circola poi anche lungo la rete slovena. Da tutto ciò Lubiana
ottiene solo una compensazione finanziaria, definita, come detto, del tutto
insufficiente. Ma oggi la Slovenia non si accontenta più e vuole valutare
tutte le ricadute commerciali che ne possono derivare. Del nuovo
elettrodotto, dicono fonti slovene, non si farà niente fino al 2012.
In quest’ottica appaiono ancor più significative le considerazioni in merito
svolte dall’analista economico del «Delo» (uno dei due più autorevoli
quotidiani della Slovenia) Miha Jenko. «La Slovenia - spiega - deve
approfonditamente meditare su quale futuro assicurare al Porto di
Capodistria». Insomma Lubiana deve prendere tempo così «come sanno fare
molto bene i nostri vicini», aggiunge Jenko. «Vediamo come i diversi governi
italiani che si sono succeduti - precisa - non hanno avuto assolutamente
fretta di ritirare il denaro che la Slovenia ha già versato in un conto
fiduciario presso la filiale lussemburghese della Drsdner Bank quale
indennizzo dei beni abbandonati dai profughi italiani». Con il ministro
Massimo D’Alema a capo della Farnesina si è ora avanzato il proposito di
risolvere questo problema «in un modo più complesso» e sotto una «nuova
luce». «L’Italia - sostiene Jenko - vuole sul problema» del risarcimento dei
beni abbandonati (Accordi di Roma del 1981) «coinvolgere anche la Croazia».
«In altre parole - precisa - gli italiani hanno evidentemente ancora grandi
progetti relativi alla restituzione dei beni abbandonati in Istria e
Dalmazia e proprio per questo non pensano minimamente di ritirare il denaro
versato sul conto fiduciario in Lussemburgo».
L’Italia, è la convinzione che più sta prendendo piede in queste ore in
Slovenia, ha dietro agli interessi economici di collaborazione con la
Slovenia anche un preciso piano geopolitico che però si scontra con gli
interessi della Germania. «Non c’è alcuna necessità - scrive ancora Jenko -
che la Slovenia affrettatamente cada oggi nell’abbraccio del capitale
italiano o di quello tedesco». «Come gli altri sfruttano il loro patrimonio
territoriale, umano e di capacità finanziaria nelle loro strategie operative
sarebbe il caso che lo stesso facesse anche il governo sloveno». «Come
alcuni anni fa se imprenditori sloveni di chiara appartenenza al
centrosinistra non avessero praticamente svenduto la proprietà di Bank Koper
al gruppo San Paolo Imi, ora la più propulsiva regione della Slovenia in
campo economico-industriale non si troverebbe senza un proprio istituto di
credito con cui operare».
Insomma, a Lubiana sembra prevalere l’idea di non affrettare processi così
importanti. «E sarebbe molto meglio - conclude Jenko - scegliere un partner
pronto a investire che non provenga da uno Stato confinante con la
Slovenia». Deutsche Bahn, a questo punto, sembra proprio sul punto di
concludere l’affare. |
Mauro Manzin
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Ambiente,
Muggia coinvolge la gente - Al via le consultazioni per i progetti
finanziati dall’Agenda 21 |
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MUGGIA Il Comune di Muggia ha
deciso di avviare un programma sul tema della mobilità sostenibile e della
riqualificazione e rivitalizzazione degli spazi urbani di uso pubblico. Il
metodo scelto è quello di Agenda 21, e sarà presentato oggi alla stampa e
martedì 25 settembre alle 18 alla sala Millo sarà illustrato alla
popolazione che sarà protagonista di questo percorso. Il progetto prevede,
fra l’altro, la realizzazione di piste ciclabili, percorsi protetti e
collegamenti sul territorio. La metodologia di Agenda 21 prevede che venga
costituito un Forum, formato dai rappresentanti dei cittadini coinvolti nel
progetto, i cui risultati saranno valutati dal Comune. Il Comune ha già
ottenuto un contributo di poco più di 23 mila euro, pari al 70 per cento
della spesa totale prevista.
s.re. |
IL PICCOLO -
LUNEDI', 17 settembre 2007
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Traffico, i
«rischi» per via Rossetti - Preoccupazioni degli abitanti della zona sul
futuro piano della viabilità |
Dalla pubblicazione dei
contenuti salienti del progetto di piano del traffico redatto dal prof. Camus,
ho avuto conferma della fondatezza delle voci - riportate anche da questo
giornale, dopo alcune «esternazioni» di taluni membri del Consiglio
circoscrizionale di Barriera Vecchia-San Giacomo all’epoca evidentemente già ben
informati e, purtroppo, consenzienti – che vorrebbero l’istituzione nel tratto
di via Rossetti compreso tra l’incrocio con via Revoltella e l’incrocio con via
Pascoli, di una corsia riservata ai mezzi pubblici diretti verso il centro
cittadino, lasciando nel contempo l’altra metà della carreggiata disponibile per
l’attuale traffico di mezzi pubblici e privati diretti verso Rozzol o verso
piazzale De Gasperi.
Mi permetto di osservare che si tratterebbe di una scelta dissennata, foriera
solamente di rallentamenti di un traffico che ad oggi scorre in modo spedito,
nonché di un considerevole incremento dello smog in una delle poche aree
alberate della semiperiferia.
A tali ben evidenti disagi si accompagnerebbe, inoltre, la perdita di parcheggi,
già notoriamente rari nella zona. Insieme ad altri residenti nelle vie Rossetti
e Piccardi, alquanto preoccupati per la possibile diminuzione della qualità
della vita nella parte della città in cui viviamo, ho già raccolto in modo
casareccio, tra gennaio e febbraio di quest’anno, un migliaio di firme in calce
a una petizione che, non appena rientrato a Trieste dopo qualche giorno di
assenza per motivi familiari e professionali, conto di presentare al sindaco
assieme a coloro che mi hanno dato una mano, sperando vivamente che nel 70%
delle parti dello studio Camus che egli ha dichiarato di non condividere più ci
sia anche il paventato assetto futuro delle nostre due vie.
Confidiamo vivamente, quindi, nel buon senso dei nostri amministratori, anche in
relazione alle assennate considerazioni fatte su queste stesse colonne, pochi
giorni fa, dal consigliere De Gavardo e che fanno ben sperare soprattutto per
quanto attiene al «metodo» con il quale saranno assunte decisioni comunque
importanti per la città.
Diversamente, qualora la parte di Piano che ci riguarda dovesse rimanere così
come sta, per parte mia, e per parte di un già folto gruppo di sottoscrittori
della petizione, il rimedio dovrà essere purtroppo trovato mediante i ricorsi
nelle competenti sedi giurisdizionali, stante l’assoluta irrazionalità della
soluzione che ci riguarda.
La scadenza del giugno 2008 è ancora lontana, e ci sono quindi tutti gli spazi
per una serena disamina dei problemi: ma è bene che si sappia sin d’ora, nei
Palazzi dove si deciderà la viabilità della Trieste del domani, che le relative
conseguenze ricadranno comunque su cittadini consapevoli dei propri diritti, e
non già su sudditi acriticamente disponibili a subire scelte - non importa se di
fonte «tecnica» o «politica» - palesemente contrarie ai criteri di un corretto
assetto viario.
L’esperienza dell’abortito «Bucone» dovrebbe aver insegnato qualcosa...
Fulvio Rocco
IL PICCOLO -
DOMENICA, 16 settembre 2007
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Rifondazione:
no alla Tav e all’elettrodotto italo-sloveno - Lauri contro Sonego |
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TRIESTE «Alta velocità,
elettrodotti e rigassificatori non servono». Rifondazione, con il segretario
regionale Giulio Lauri, non ha dubbi. E lancia un avvertimento a Lodovico
Sonego, l’assessore regionale ai Trasporti, «reo» d’aver sponsorizzato le
tre grandi opere a gran voce, alla luce del vertice tra Romano Prodi e Janez
Jansa. «La Slovenia - afferma Lauri - si appresta ad assumere la presidenza
di turno della Ue. Non deve dunque stupire, ed è positivo, se questo paese
vive una fase di protagonismo nella dialettica bilaterale e multilaterale
con gli altri paesi Ue. E sono positivi i riflessi che ne possono venire per
lo sviluppo della cooperazione con il nostro paese». Bene, benissimo «se ciò
comporterà un impegno immediato per il potenziamento dei collegamenti
ferroviari fra i porti di Trieste e Capodistria».
Attenzione, però: «Guai a fare confusione o peggio propaganda preconcetta a
favore di una nuova linea ad alta velocità: il collegamento fra i due porti,
paradossalmente, rende ancora meno utile e motivata la proposta del
Corridoio 5 così come è stata proposta fino a questo momento in Friuli
Venezia Giulia, in particolare a Trieste con le gallerie nel Carso e la
discesa di una nuova linea fino in città».
Quanto agli elettrodotti, aggiunge Lauri, «il problema dell’italia non è
tanto l’importazione di energia dagli altri paesi attraverso nuove
infrastrutture, quanto lo sviluppo di un modello energetico alternativo che
abbandoni progressivamente le fonti fossili ed utilizzi quelle rinnovabili:
per fare questo, anche la realizzazione dei rigassificatori non è una scelta
coerente, perché anche la produzione di gas è destinata ad esaurirsi in
tempi molto brevi. Italia Slovenia e Friuli Venezia Giulia possono invece
sviluppare la cooperazione per la ricerca e la produzione di energia da
fonti rinnovabili e pulite». |
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Maggioranza
divisa sul nucleare - Pecoraro Scanio critica un sondaggio che dice
che sette italiani su dieci sono favorevoli all’atomo |
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Studio Usa:
in Italia ci sono 90 bombe atomiche, 50 nella base Usaf di Aviano
Il
sottosegretario Enrico Letta favorevole alla proposta Bersani. Netta
contrarietà espressa da Pdci e Verdi
ROMA La discussione sull’ipotesi
di ritorno al nucleare ha di nuovo avuto l’attenzione dei protagonisti della
politica italiana. A partire dal ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio, che
commentando per Sky Tg24 un sondaggio secondo cui sette italiani su dieci
sarebbero favorevoli a riaprire le centrali nucleari ha detto che il
dibattito è «fasullo» e parte da una domanda sbagliata. Ma l'Italia, in
effetti, è già un paese nucleare. A rivelarlo è uno studio americano,
secondo il quale sul territorio italiano ci sono 90 bombe atomiche
statunitensi. Cinquanta sono nella base di Aviano, in Friuli, e altre 40 si
trovano a Ghedi, nel Bresciano.
Intanto Pecoraro Scanio si scaglia contro il sondaggio. «Invece di chiedere
”vuoi le centrali o rimanere senza luce?” - ha detto il ministro - perché
non si è posta la domanda ”vuoi una centrale vicino casa ricordando
Chernobyl?”: il risultato sarebbe stato sicuramente diverso. Nessuna Regione
e nessun comune - ha ribadito ancora il ministro - direbbe mai di sì alla
costruzione di una centrale nucleare nel proprio territorio». Ma a scatenare
ieri le maggiori reazioni sono state soprattutto le dichiarazioni del
ministro delle attività produttive Pieluigi Bersani e del sottosegretario
alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, di segno contrario rispetto a
quelle di Pecoraro Scanio. A «La Repubblica» Bersani ha detto che non si
deve rinunciare «alla ricerca sul nucleare» perché «è importante non perdere
un altro treno tecnologico che avrà ricadute in un paio di decenni».
Di opinione simile Letta, secondo cui in Italia «si fa troppo ambientalismo
del no». Parole che hanno incontrato il favore di molti esponenti politici.
A partire da Daniele Capezzone, presidente della Commissione Attività
produttive della Camera, che si è detto «d’accordissimo» con i due esponenti
dell’Ulivo, sottolineando che rinunciare al nucleare con il referendum del
1987 «è stato un grave errore». D’accordo anche Bruno Tabacci, esponente Udc
e predecessore di Capezzone. «Sono valutazioni che coincidono con quello che
alcuni di noi pensano», ha detto Tabacci. Dal canto suo, l’economista di
Forza Italia Renato Brunetta ha ribadito che il nucleare «è la soluzione di
lungo periodo». Anche il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro si
è detto «non contrario a priori» al nucleare. «Gli impianti - ha
sottolineato Di Pietro - sono tecnologicamente più avanzati di quelli di
ieri ed essendo situati dall’altra parte delle Alpi, è ingenuo pensare che
in presenza di problemi questi si fermerebbero al confine territoriale».
Di senso opposto le reazioni di Marco Rizzo, europarlamentare del Pdci, che
ha detto che «più che rispolverare il nucleare che è stato bocciato dagli
italiani», la priorità è «rendere più efficiente il sistema che abbiamo», e
il verde Paolo Cento, sottosegretario all’Economia, secondo cui «c’è da
rimanere sorpresi nel vedere autorevoli esponenti dell’Ulivo rilanciare
strumentalmente il nucleare», che «oltre a essere ecologicamente
insostenibile è economicamente costoso».
Ma, come detto, bemobe atomiche in Italia ci sono già. A rigor di legge, la
presenza di questi ordigni non sarebbe consentita: la legislazione la vieta
espressamente dal 1990. Il nostro Paese ha inoltre sottoscritto i trattati
internazionali di non proliferazione nucleare e ha dichiarato di non far
parte del club atomico, con tutti gli obblighi internazionali che ne
derivano. Secondo il rapporto «Us nuclear weapons in Europe» dell'analista
statunitense Hans Kristensen del Natural Resources Defence Council di
Washington, invece, l'Italia ospita 90 delle 481 bombe nucleari americane
presenti nel Vecchio continente. Cinquanta sono nella base di Aviano, in
Friuli, e altre 40 si trovano a Ghedi, nel Bresciano. Tra Italia e Stati
Uniti esisterebbe anche un accordo segreto per la difesa nucleare, rinnovato
dopo il 2001. Le bombe atomiche in Italia sono di tre modelli: B 61-3, B
61-4 e B61-10. Il primo ha una potenza massima di 107 kiloton, dieci volte
superiore all'atomica di Hiroshima; il secondo modello ha una potenza
massima di 45 kiloton e il terzo di 80 kiloton. |
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Clima: è
scontro sui dati della conferenza - Il professor Prodi del Cnr:
«Presentate tesi senza alcun fondamento scientifico»
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Ferrara
dell’Enea: negli ultimi 50 anni l’aumento delle temperature in Europa è
stato pari a 1,4 gradi
ROMA A tre giorni dalla chiusura
dei lavori, è polemica sulla Conferenza nazionale sul clima convocata dal
ministero dell’Ambiente Pecoraro Scanio per inaugurare una nuova politica di
mitigazione e adattamento agli effetti dei cambiamenti attesi sul pianeta.
Effetti che stando alle misurazioni appaiono indissolubilmente legati
all’immissione in atmosfera dei gas di serra.
Ad attaccare a testa bassa, dalle colonne del Corriere della Sera, è stato
ieri il direttore dell’Istituto di Fisica dell’atmosfera del Cnr, Franco
Prodi. Il professore, che ha espresso la sua protesta anche in una lettera
inviata al ministro per l’Università e la Ricerca Fabio Mussi, ha parlato di
«dati equivocati» e di un consesso che non aveva nulla di scientifico, se
non nell’apparenza, e al quale gli scienziati non sono stati invitati.
«Dire che l’Italia si sia riscaldata quattro volte più che il resto del
mondo è una cosa che non ha senso», ha detto il professore che dirige
l’Istituto preposto alla misurazione delle temperature e che sottolinea come
sia ancora da definire la quota di responsabilità umana nel riscaldamento
del globo. Prodi non nasconde neppure di essere tra i favorevoli all’atomo.
Perchè il ritorno al nucleare, ha detto al quotidiano milanese che già
l’altro ieri aveva ospitato un intervento pro nucleare di Casini, «è una
scelta inevitabile per la compatibilità col clima».
A replicare al professore è stato ieri il ministro dell’Ambiente Alfonso
Pecoraro Scanio, che ha parlato di «gelosie tra scienziati», e ha ribadito
la necessità di intervenire subito per affrontare un cambiamento ormai certo
per l’intera comunità scientifica. «Negare l’evidenza non aiuta a costruire
il futuro», ha detto Pecoraro Scanio ricordando che alla Conferenza erano
presenti i maggiori esperti dell’Organizzazione mondiale sul clima nonchè
delle Nazioni Unite. «Invito il professor Prodi a chiarirsi con loro», ha
detto il ministro ribadendo quanto emerge dagli studi internazionali: vale a
dire che «nell’area Mediterranea, una delle fasce del mondo di per sè a
rischio maggiore, il riscaldamento è stato di quattro volte più veloce
rispetto alla media globale». «Questi sono i dati ufficiali e se non abbiamo
commissionato studi aggiuntivi è stato per non sprecare denaro pubblico», ha
detto il ministro.
Secondo la lettura dei dati presentata alla Conferenza dal climatologo
dell’Enea, Vincenzo Ferrara, la tendenza al maggiore surriscaldamento di
tutta l’area europea, e non solo dell’Italia, è già comprovata. Negli ultimi
50 anni, l’aumento delle temperature sul Vecchio continente è stato pari ad
1,4 gradi mentre nel resto del mondo la colonnina di mercurio è salita
globalmente di 0,7 gradi nel corso di un intero secolo. Da qui la
constatazione che la velocità con la quale la temperatura sta salendo è
quattro volte più alta rispetto alla media. Un fenomeno, è stato spiegato,
comune anche ad altre zone del mondo come i Caraibi e la Siberia. |
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CLIMA -
Agibile il Passaggio a Nordovest |
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PARIGI L'ultima prova del
riscaldamento globale è la «completa navigabilità» del «Passaggio a
Nordovest». Lo scioglimento dei ghiacci a un livello mai raggiunto prima con
una calo del 25%, pari a un milione di chilometri quadrati in un solo anno,
ha aperto la rotta più diretta tra Pacifico e l'Atlantico attraverso le
acque canadesi. Lo ha annunciato l'Agenzia Spaziale Europea che sul suo sito
web ha pubblicato una foto satellitare che mostra le acque solitamente
bloccate ora completamente sgombre. «L'area coperta dai ghiacci si è ridotta
a appena tre milioni di chilometri quadrati, un milione in meno rispetto ai
precedenti minimi registrati nel 2005 e il 2006», ha spiegato Leif Toudal
Pedersen dell'agenzia spaziale danese, aggiungendo che «il calo è stati pari
a 100.000 chilometri quadri all'anno». |
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Il piano del
traffico |
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Quando i nostri amministratori
vengono accusati dall'opposizione di non avere una visione globale e
d'insieme si offendono e gridano alla falsità. Ma come si potrebbe spiegare
diversamente quello che sta accadendo a proposito del Piano del Traffico?
Forse con il detto popolare, e perciò di più facile comprensione, che la
mano destra non sa quello che fa la mano sinistra? La sostanza non cambia.
Viene commissionato, e pagato con i soldi dei contribuenti, un piano del
traffico con le seguenti indicazioni (rilevate dalle dichiarazioni dei
soggetti interessati): pedonalizzare il più possibile, rendere appetibile il
trasporto pubblico (che suppongo significhi incremento di corsie
preferenziali e ampliamento della rete di trasporto pubblico), senza
escludere una maggiore scorrevolezza del trasporto privato e la previsione
di percorsi ciclabili. Tutto ciò per migliorare la qualità della vita di
tutti i cittadini: meno caos, meno rumore, meno inquinamento, spostamenti
agevoli con tutti i mezzi, dai piedi alle quattro ruote – pubbliche o
private –.
Nell'affidare questo incarico il committente ha forse dimenticato, o non ne
sapeva niente, di come sarebbe cambiato il traffico sulle Rive di lì a poco?
A sentire le sue dichiarazioni odierne (TG regionale - 27/8) sembrerebbe di
no! Così come niente sapeva, il Committente, di un imminente Piano dei
Parcheggi in gestazione e partorito prima e indipendentemente dal Piano del
Traffico? Però l'ingegner Camus va pagato al 100% e non in base alla
percentuale del Piano che oggi soddisfa il Committente! Ma cosa importa, i
soldi sono dei cittadini Lui deve solo Amministrarli!
I consiglieri d'opposizione, dalle circoscrizioni al consiglio comunale,
hanno insistito, fino all'afasìa, che Piano dei parcheggi – Piano del
traffico – Piano antinquinamento – Piano di risparmio energetico – problema
del surriscaldamento vanno trattati contemporaneamente (visione globale!),
perché interdipendenti, se veramente si ha a cuore la qualità della vita dei
cittadini tutti e non suddivisi per lobbies.
Le indicazioni originarie fornite all'ingegner Camus erano e sono più che
condivisibili ma se si vuole che i cittadini lascino l'auto «a casa», con
positive ricadute «a cascata», i costi dei parcheggi per i residenti (in
superficie, elevati o interrati) devono essere appetibili e gestiti dal
Comune; gli «investitori», si sa, devono trarne necessariamente profitto,
per definizione. Lasciamo ai turisti e ai pendolari la scelta di posteggiare
all'ingresso della città a un prezzo equo o arrivare in centro... ad un
prezzo giustamente elevato.
Naturalmente, se si opta per la qualità della vita di tutti e non per la
tasca di pochi eletti.
Giuliana Giuliani - capogruppo Ds IV circoscrizione |
IL PICCOLO -
SABATO,15
settembre 2007
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Marini: piano
traffico da varare solo dopo la Grande viabilità |
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An scalpita per iniziare l’iter
amministrativo del piano del traffico, con un primo passaggio in giunta
sulla bozza Camus. Il leader locale di Forza Italia Bruno Marini, invece,
offre la sponda per rinviare il tutto «a Grande viabilità triestina
conclusa». Fra non meno di un anno, dunque, dopo la campagna elettorale
delle regionali. «A patto che - avverte il coordinatore azzurro - la giunta
faccia al più presto un atto in cui ”formalizza” che se ne riparla con
l’entrata a regime della Gvt, ponendo così fine a un dibattito di cui non se
ne può più». Ma il sindaco Dipiazza taglia corto: «Da mesi dico che senza
Gvt è inutile discuterne. Non serve tuttavia un atto di giunta».
Sul piano del traffico, dunque, tornano a montare nel centrodestra i
messaggi incrociati, dopo il rinvio della Sesta commissione di martedì
scorso, cui è seguita giovedì la notizia che Ansaldo ha perso la causa
Stream in sede civile.
Tornando alla bozza del piano traffico, «al momento - rileva la capogruppo
di An in consiglio comunale Alessia Rosolen - il documento non ha alcuna
validità amministrativa, non essendo stato ancora deliberato dalla giunta.
Il consiglio dev’essere in grado di discutere, ma non sul nulla come ha
rischiato di fare martedì. Perciò è necessario che la giunta avvii l’iter
per una discussione serena ma seria sulla bozza».
«Quanto successo in commissione è vergognoso», tuona quindi Marini, che ne
ha per tutti: «L’assessore Bucci, come i suoi colleghi, è portatore della
volontà politica della giunta: poteva anche risparmiarsi di venire se erano
questi i presupposti. A Roberto Sasco, invece, dico che deve rendersi conto
che presiede la commissione urbanistica: dovrebbe avere più attenzione al
ruolo istituzionale e ragionare meno in termini di visibilità personale».
«Avevo il dovere di convocare quella commissione - replica Sasco - e non
sento di essere stato imprudente. Il problema non è di regolamento, ma
politico. La seduta di martedì è stata il finale di un percorso malgestito.
Sto lavorando per compattare la maggioranza».
Dipiazza parla chiaro: «Come si fa a fare una commissione su un atto che non
esiste in quanto non deliberato dalla giunta? Continuiamo a parlare del
nulla. Del piano discuteremo in funzione della Gvt completata, ragioneremo
tenendo della bozza Camus quello che c’è di buono e scartando il resto,
forse anche tutto... Gran parte dei problemi del traffico - incalza Dipiazza
- li abbiamo già risolti con largo Barriera e le Rive. Passerò già alla
storia per aver fatto più degli altri per la viabilità cittadina, anche
senza piano del traffico...».
Intanto ieri il Cittadino Roberto Decarli ha inviato a Sasco una lettera -
firmata da tutta l’opposizione - in cui insiste sulla necessità di
informazione. Citando i piani del traffico rionali e l’apertura del cantiere
nelle vie laterali a Lazzaretto Vecchio, cantiere che ha eliminato «ogni
possibilità di sosta dei veicoli senza disporre di alternative per i
residenti», il consigliere chiede a Sasco di convocare la commissione
affinché l’assessore illustri in modo organico i progetti della giunta.
Sasco non si sottrae, precisando però come la commissione debba essere sì
luogo di confronto, «ma costruttivo e non portatore di sterili polemiche».
pi.ra. |
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Infrastrutture: 15 progetti per il Corridoio 5 - Ai sindaci della
Bassa friulana un mese di tempo per scegliere la soluzione |
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L’assessore
Sonego: «L’intenzione della giunta regionale è di arrivare entro fine anno a
una soluzione condivisa» |
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Cressati:
«Le opzioni che ci sono state presentate cercano di limitare l’impatto
ambientale». Bolzonello: «Sono deluso sia da Illy che da Galan» |
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CERVIGNANO Sono 15 le ipotesi
tra le quali i sindaci della Bassa friulana dovranno scegliere il tracciato
della linea ferroviaria ad alta capacità che passerà in Friuli Venezia
Giulia. La scadenza è stata posta durante l’incontro tenutosi ieri a
Cervignano in un clima più disteso del solito. I sindaci hanno ascoltato e
ora studieranno per capire quali delle ipotesi presentate dai tecnici siano
da salvare e approfondire. «L’approccio è migliorato – dice il sindaco di
Palmanova, Cressati – e le opzioni presentate vanno nella direzione di
limitare l’impatto ambientale». La certezza per ora è che il tratto da San
Michele al Tagliamento fino a Porpetto prevederà l’affiancamento con
l’autostrada. «La soluzione migliore – dice Pietro Paviotti, primo cittadino
di Cervignano – è quella di utilizzare fino a Torviscosa la linea
ferroviaria esistente e da lì a Porpetto, costruirne una nuova».
Da Cervignano a Fiumicello sarebbe previsto il raddoppio della linea mentre
«sul come arrivare da Cervignano a Porpetto le ipotesi sono varie – precisa
Paolo Dean, sindaco di Fiumicello -. Non scarterei la possibilità di
eliminare le due linee esistenti (quella da Dan Giorgio a Udine e quella da
Cervignano a Udine) per costruirne una sola». I sindaci avranno un mese di
tempo per confrontarsi, anche tra loro, e individuare linee comuni. Il 19
ottobre si terrà il nuovo incontro.
L’obiettivo della giunta regionale è quello di arrivare «entro fine anno a
una soluzione condivisa» ha detto l’assessore Sonego durante il convegno sul
Corridoio V organizzato ieri pomeriggio in Fiera a Pordenone. Un convegno al
quale hanno dato forfait i principali relatori: presidente e assessore alla
mobilità della Regione Veneto e presidente della Regione Friuli Venezia
Giulia. «Sono molto deluso dai presidenti delle due Regioni – ha esordito il
sindaco Sergio Bolzonello nell’intervento di saluto – perché si è persa
un’opportunità. Ai confini dell’impero, dove siamo noi, il tema
infrastrutturale è molto sentito, ma è un tema ormai globale. Mentre la Cina
investe in nuove strade e porti noi dobbiamo ripensare al posizionamento dei
nostri porti». Secondo Bolzonello i rappresentanti istituzionali dei
territori hanno un ruolo centrale per cui «le Regioni devono dar vita a un
tavolo permanente su queste problematiche. Diversamente perderemo un treno
che non passerà più». Quello della Tav prima di tutto, che – secondo un
sondaggio effettuato in Friuli Venezia Giulia su 500 persone e illustrato
ieri da Renato Mannheimer – l’89 per cento degli intervistati vuole ma non
vicino a casa propria. «C’è un problema di comunicazione – ha evidenziato lo
studioso – per cui le istituzioni devono fare tutto il possibile per
spiegare la validità dell’opera. Le grandi opere ormai si devono fare con il
consenso sociale». E l’opposizione non è mancata né a Cervignano né a
Pordenone dove si sono presentati e fatti sentire i rappresentati del
comitato No Tav. «Nel loro impegno sono encomiabili – ha detto non senza la
consueta ironia l’assessore Sonego -. Mi seguono dovunque vada». Sonego ha
ricordato che il Friuli Venezia Giulia non è però la Val di Susa. «Per il
tratto tra l’Isonzo e Trieste abbiamo raggiunto un accordo, seppur faticoso,
con i sindaci. Siamo ora al lavoro con i primi cittadini della bassa». Per
l’assessore non si può ragionare sul breve periodo «altrimenti le opere non
si fanno. Ci deve essere qualcuno che inizia, anche se ci sono delle
contrarietà e anche se i risultati si vedranno tra anni. Questa volta è
toccato a me». Al convegno era presente anche Mario Pischedda, sindaco di
Villa Vicentina. Rispetto all’incontro di Cervignano, Pischedda dice: «Mi è
piaciuto l’approccio del tecnico nominato dai comuni che non ha spiegato non
tanto il tracciato quanto le esigenze a cui si intende dare risposte e quali
potrebbero essere gli standard da seguire. Quanto alle proposte ce ne sono
effettivamente di interessanti. Siamo ancora lontani però da un accordo».
Martina Milia |
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ISTRIA -
Chiusura della Kemiplas: ora interviene il governo |
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CAPODISTRIA Torna d'attualità la
vicenda dell'industria chimica Kemiplas di Villa Decani – a pochi chilometri
da Capodistria - da anni oggetto di polemiche per l'inquinamento prodotto
dai suoi impianti. Del progetto di chiusura e trasferimento della fabbrica
hanno discusso in questi giorni i rappresentanti di un apposito Comitato di
esperti e il ministro sloveno per l'ambiente Janez Podobnik. «Il ministero
farà la sua parte», ha assicurato Podobnik. Nel lungo braccio di ferro tra
il comune di Capodistria e gli abitanti di Villa Decani da una parte e i
proprietari e la direzione della Kemiplas dall'altra, l'intervento dello
stato potrebbe rivelarsi determinante per sbloccare la situazione di stallo.
Come annunciato dallo stesso Podobnik, il ministero per l'Ambiente agirà in
due direzioni: garantirà parte dei mezzi necessari per il trasferimento
degli impianti e sosterrà il comune di Capodistria nelle modifiche del Piano
regolatore dell'area del cosiddetto Bivio in modo da permettere ai
proprietari della Kemiplas – dopo che la fabbrica sarà smantellata – di
avviare in zona un'altra attività economica (forse legata al turismo),
purchè non si tratti di industrie inquinanti.
L'accordo di massima sulla chiusura della fabbrica di prodotti chimici (formaldeidi)
tra il Comune di Capodistria e il proprietario della Kemiplas, Enver Moralic,
era stato raggiunto già la scorsa primavera. In tutti questi anni di
trattative però restavano sempre da risolvere due problemi: la copertura
finanziaria dell'operazione e la garanzia sulla possibilità di avviare nella
stessa zona un'altra attività economica. Moralic ha ora due settimane di
tempo per esprimersi, ma l'affare, a questo punto, sembra quasi fatto.
L'accordo dello scorso aprile, ricordiamo, prevedeva la chiusura della
Kemiplas entro due anni, periodo sufficiente per consentire ai proprietari
di smantellare gli impianti e trasferire la produzione altrove,
probabilmente in Ungheria ma forse anche in qualcuno dei Paesi dell'ex
Unione sovietica.
La battaglia della popolazione locale contro la fabbrica chimica dura ormai
da anni. Nonostante gli sporadici incidenti e i dubbi sull'attendibilità
delle misurazioni del livello di inquinamento prodotto dalla fabbrica, la
produzione di formaldeidi non è stata praticamente mai interrotta. Finora
sono stati chiusi e smantellati soltanto alcuni impianti produttivi meno
importanti. Nei prossimi due anni, se le cose si svilupperanno – costi
permettendo - nella direzione auspicata ormai da tutti i protagonisti della
vicenda, la Kemiplas, con il concorso del Comune di Capodistria e del locale
Ufficio di collocamento, dovrebbe risolvere anche la questione del centinaio
di dipendenti che in seguito alla chiusura della fabbrica resteranno senza
lavoro. |
IL MESSAGGERO VENETO -