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RASSEGNA STAMPA  luglio - dicembre 2007

 

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 31 dicembre 2007 

 

Un 2007 di cattive maniere sulle nostre strade

 

C'è ancora qualche ora di tempo per realizzare entro l'anno i buoni propositi che ci eravamo prefissi giusto un anno fa e che non siamo riusciti a portare a termine.
Per esempio, di essere buoni e bravi alla guida dei nostri veicoli. Non siamo stati molto bravi perché sembra che gli incidenti siano diminuiti di pochissimo (dico sembra perché le statistiche non sono ancora pronte), in uno scenario globale che ci impegna a dimezzare gli incidenti entro il 2010 (dal 2000).
Non siamo stati buoni perché le scorrettezze in strada sono ancora all'ordine del giorno.
Non me ne abbiano i motociclisti ed i ciclomotoristi, ed i loro rappresentanti, ma questa volta dedico a loro un particolare pensiero affinché migliorino la guida. Forse non dal lato tecnico, ma da quello comportamentale. Sono sotto gli occhi di tutti il zigzagare ai semafori per raggiungere la pool position, incuranti di specchietti e carrozzerie delle autovetture ferme o quasi. Per non parlare di quello che mi sembra un fenomeno dilagante (spero di avere una sensazione sbagliata) e cioè il sorpasso a destra. È un malvezzo estremamente pericoloso soprattutto per loro che non hanno protezione o quasi. Mi meraviglia la diffusione del fenomeno, proprio perché, in caso di incidente, chi ci rimette fisicamente è proprio l'utente a due ruote.
Rivolgendomi agli automobilisti, non è ancora superata l'abitudine di oltrepassare gli incroci, soprattutto quelli semaforizzati, incuranti, in caso di traffico e quindi di file, di impegnare il centro strada senza poter proseguire, bloccando, di conseguenza, la colonna dei veicoli provenienti dalla strada incrociante. Evidenziamo che non farlo non è solo una gentilezza, ma è un preciso obbligo previsto dal Nuovo Codice della Strada.
Ricordiamoci che se siamo in una strada trafficata e procediamo lentamente, non ci costa nulla fermarci un attimo per far convergere un veicolo che marcia nella direzione opposta alla nostra e che vuol girare alla sua sinistra. Se gli lasciamo cortesemente un varco, a noi non ci costa nulla, e facciamo un favore a lui ed a quelli che lo seguono che altrimenti, spesso, sarebbero bloccati.
E se siamo noi ad usufruire della gentilezza di un altro, ricordiamoci di ringraziare con un cenno di mano o con un lampeggio di fari. Sono gesti di «solidarietà» umana che fanno sicuramente piacere: a chi li fa e a chi li riceve.
Non posso concludere senza un pensiero ai pedoni cui deve essere data la precedenza sempre, ma che, a loro volta non devono fermarsi a chiacchierare a bordo delle strisce pedonali, senza alcuna intenzione, per il momento, di attraversare la strada.
Buon anno a tutti e che i nuovi buoni proponimenti siano messi in atto dalle ore 0 del 1° gennaio 2008.

 Giorgio Cappel

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 30 dicembre 2007 

 

 

Sulla Ferriera si riapre lo scontro politico La Cgil: una lotta comune, non dividiamoci

 

KOCIJANCIC: La concessione dell’Aia rischia di essere l’ennesimo favore a una proprietà che si sta comportando come la ThyssenKrupp

Dopo l’ok ambientale della Regione si delineano gli schieramenti. Belci: il voto regionale condiziona già tutto

Il caso Ferriera, dopo il rilascio dell’ok ambientale della giunta regionale rischia di diventare un tutti contro tutti. La guerra Comune-Regione al Tar è solo la madre di tutti i confronti. Il sindaco Dipiazza precisa subito che a ipotizzare anche una denuncia per abuso di potere è l’assessore Bucci, non lui. Si passa poi per il presidente dei Cittadini per Trieste, Uberto Drossi Fortuna, che lascia intendere al governatore Illy che l’Aia sarebbe stata più stringente se avesse imposto all’azienda il versamento di una cauzione preventiva. E si arriva a Rifondazione comunista, che sconfessa (come il verde Metz) la giunta regionale e ribadisce di non dare per scontato un matrimonio-bis con il centrosinistra in vista delle regionali di maggio.
È proprio l’imminente campagna elettorale a fare da sfondo al caso. Lo fa notare il segretario Cgil Franco Belci: «Non vorrei che la comunanza d’intenti che si era costituita tra istituzioni e sindacati vacilli più ci si avvicina al voto, allontanando il dibattito da questioni di merito». «Il ricorso al Tar - aggiunge Belci - non risolve il problema. L’Aia era un atto dovuto per cui la giunta regionale si è presa le sue responsabilità e che impedisce all’azienda di agire in campo libero».
«Se non si fosse data l’Aia - gli fa eco Drossi - l’azienda avrebbe potuto fare lei ricorso continuando chissà quanto in ”zona franca”. Avrei preferito, questo sì, che in Consiglio regionale fosse approvato il mio ordine del giorno che obbligava la giunta a imporre il versamento di una cauzione a svincolo parziale, via via che l’azienda ottemperava agli interventi. Al Comune dico che non si può delegare alla Regione responsabilità di cui è deputato il sindaco. Se Dipiazza fosse stato convinto avrebbe già chiuso la Ferriera». «Questa è demagogia», replica Bucci. «Si è persa l’occasione - prosegue - per l’ok a un’Aia condizionata allo stop dell’inquinamento. Lo stabilimento veniva così messo subito al minimo regime fisiologico e parte dei dipendenti andava in cassa integrazione, con lo stipendio, in attesa di rientrare allorché l’azienda avrebbe ottemperato alle prescrizioni. Se ne ricorderà chi voterà per confermare o meno qualcuno in Regione». Il rilascio dell’Aia - per il capogruppo in Consiglio regionale di Rc Igor Kocijancic e il responsabile lavoro Paolo Hlacia - è «un atto profondamente sbagliato» che «rischia di essere l’ennesimo favore a una proprietà che, come la ThyssenKrupp, intende arrivare alla chiusura degli impianti con il massimo di profitto pagando il minor prezzo possibile». «Quanto alla permanenza in giunta e in maggioranza - concludono - è una decisione che assumerà il partito sulla base di una valutazione dell’esperienza di questi 5 anni e della piattaforma programmatica cui tenteremo di contribuire, senza dare nulla per scontato». «Nessuna istituzione - così il sottosegretario agli Interni Ettore Rosato - dice che la Ferriera è meglio che stia lì». Ma il percorso «deve avvenire senza slogan. La Ferriera può essere proprio il primo tema da mettere sul tavolo tra le istituzioni che ho proposto a Dipiazza di creare».

Piero Rauber

 

 

 FERRIERA - I servolani: lavoratori da tutelare - C’è chi dice: «È l’azienda che deve limitare l’inquinamento»

 

«Se è possibile far funzionare in sicurezza una centrale nucleare, non vedo come non sia possa mettere a norma una struttura come quella della Ferriera. Il progresso e il futuro di questa città, devono puntare a salvaguardare sia i posti di lavoro che la salute delle persone». Antonio Vigini abita in via Puschi. Servola la vive, la frequenta. La decisione presa venerdì dalla giunta regionale non lo sorprende, anzi, lo trova concorde. «E' inutile vivere bene e non avere lavoro - spiega - quei posti vanno salvaguardati e non eliminati, altrimenti ci diamo la zappa sui piedi. E' la proprietà - sottolinea - che deve risolvere il problema adeguando il suo impianto». Nella zona sulla quale si sprigionano i fumi e le polveri della Ferriera vive anche Daniela Nordio: «Ho acquistato casa in via Tribel nel 1978 pagandola 18 milioni. Un'abitazione della stessa metratura - ammette - all'inizio di via Valmaura, nella parte più distante dall'impianto di Servola, costava 25 milioni. Si sapeva - precisa - che le case in questa zona costavano di meno perché c'era il problema della Ferriera: c'erano i pro e i contro. Chi non voleva subire questa situazione - sostiene - poteva acquistare da un'altra parte: mi sembra assurdo lamentarsi oggi». La signora Nordio sulla sua terrazza trova ogni giorno polvere nera, luccicante, ma sembra subirla in silenzio. «E' giusto trovare un accordo se in ballo ci sono posti di lavoro, in fondo - continua - questo inquinamento c'è sempre stato, non ci sono stati incredibili cambiamenti negli anni. Forse - conclude - è la sensibilità ambientalista che è mutata». Carlo Gerunti è diventato un «servolano» da soli sette mesi. Prima abitava a Livorno ed è arrivato a Trieste per esigenze lavorative. «Quello che posso assicurare - afferma - è che gli odori nauseabondi e la polvere nera che si deposita ovunque è incredibile. Se devo essere sincero - ammette - appena avrò sicurezze lavorative, cercherò di andare a vivere in un'altra parte della città». In via Valmaura, in affitto in una casa dell'Ater da 25 anni, vive Lucina Nottolini. Sessantasettenne con un figlio che ogni mattina, per 1.100 euro al mese, si sposta fino a Campoformido. «Con la crisi di lavoro che c'è - dice la donna - non è possibile pensare di chiudere la Ferriera. Da anni ribadiamo che la proprietà dovrebbe dotarsi dei filtri adatti a permettere dignità a chi ci lavora e a chi ci vive intorno. Tutti quelli che passano con la macchina da queste parti si turano il naso per la puzza disgustosa». E proprio all'interno della Ferriera di Servola ha lavorato per 18 anni Graziano Sorci. Ora è in pensione. «Quando ci ritroviamo tra ex colleghi - racconta - specialmente quelli che vivono a Servola, ribadiamo sempre il fatto che, allora, tutto questo inquinamento non c'era, non si tenevano i ritmi lavorativi di oggi».
l.t.

 

 

I pendolari promuovono la linea Trieste-Udine - Resta invece critica la situazione sulla Udine-Pordenone: «Ritardi continui e carrozze troppo affollate»

 

TRIESTE Il sistema regionale dei trasporti ferroviari, nel 2007, ha offerto prestazioni assai altalenanti. Ha avuto ottimi risultati, e poche defaillance, la linea Trieste-Udine. Mentre la Udine-Pordenone si è confermata la più problematica del Friuli Venezia Giulia. A metterlo in evidenza, sulla base delle relazioni effettuate durante l’intero anno, il Comitato pendolari.
Tali relazioni prendono in considerazione i ritardi, il sistema di comunicazione a bordo, il funzionamento dell’impianto di riscaldamento e raffreddamento, la correttezza e la tempestività degli annunci dati in stazione e delle informazioni date dal personale viaggiante in caso di disservizio, la cortesia e il servizio del personale viaggiante a bordo treno, e le condizioni igieniche generali. La linea Trieste-Udine, dunque, si conferma una delle migliori, totalizzando voti vicini all’eccellenza in voci come la correttezza e la tempestività degli annunci dati in stazione relativi al treno preso. Unico neo: qualche mancanza nelle informazioni fornite a bordo del treno. Anche i ritardi all’arrivo sono poca cosa, e comunque inferiori ai 10 minuti, se si escludono poche eccezioni: 12 minuti il 15 gennaio, 38 il 16 maggio, 23 il 31 maggio e addirittura 117 il 28 maggio). «La linea Udine-Trieste – spiega il portavoce del Comitato, Marco Chiandoni – è molto buona. Ci sono comunque questioni che andrebbero risolte, in particolare l’anticipo della partenza degli Eurostar da Udine e da Trieste, che crea problemi a chi non ha l’automobile, in quanto in quell’orario non ci sarebbero coincidenze con i mezzi pubblici su gomma».
Resta invece critica la situazione sulla linea Udine-Pordenone dove i ritardi sono all’ordine del giorno. E, da tre anni in qua, non accennano a diminuire. Ma non basta: i pendolari segnalano una preoccupante riduzione del numero delle carrozze aperte, con conseguenti affollamenti a bordo-treno e ritardi in partenza perché talvolta la gente non riesce a salire (in particolare nella tratta di ritorno); le comunicazioni a bordo quasi inesistenti in caso di disservizi; i controlli dei biglietti rari e casuali. I ritardi, però, restano il problema prioritario: in ottobre, ad esempio, i treni sulla Udine-Pordenone hanno accumulato in media 3,6 minuti di ritardo all’andata e 4,7 nel ritorno, con 4 ritardi superiori ai 10 minuti su 46 viaggi. A novembre la media dei ritardi è stata di 7,6 minuti all’andata e 6,4 minuti al ritorno, con 7 ritardi sopra i 10 minuti su 37 viaggi. A dicembre, ancora, la media è stata di 10,1 minuti all’andata e di 7,1 minuti nel ritorno.
Elena Orsi

 

 

Patenti nautiche nell’Ue: Bruxelles vara regole uniche

 

Regole uniche per le rotte navali dei cargo, per le politiche legate alla protezione del mare, per la gestione dei siti turisti e, anche, per le patenti nautiche. Questo l'obiettio della Commissione europea, che da oltre un anno sta lavorando a un progetto di omologazione a livello europeo delle norme che riguardano il mare e la navigazione, in particolare per quanto riguarda sicurezza, tecnologia e rotte. Le normative europee, infatti, variano non poco: dall'obbligo di patente per tutti i tipi di natante in alcuni stati, dal liberismo in altri, dove la patente non è obbligatoria se non per grandi stazze, fino alla differenza di età alla quale può essere erogata una patente, ai mezzi (come moto d'acqua) che possono essere guidati con o senza licenza. Un caos normativo che si ripercuote anche in settori più ampi e strategici, come lo sfruttamento dell'ambiente marino a fini di pesca e a fini di turismo, la protezione delle coste, l'inquinamento. Per trovare punti in comune, e avviare una normativa uguale per tutti gli stati europei bagnati dal mare (si pensi anche ai nuovi entrati, come la Romania e la Slovenia, ma anche la Francia, che ha numerose norme autonome) la Commissione europea ha varato lo scorso ottobre un documento, una sorta di piano di azione per arrivare in pochi anni a comuni normative che disciplinano i mari.
L'unificazione delle politiche marittime, o meglio le integrazioni tra esse ha l'obiettivo di trovare punti comuni tra gli interessi dei diversi Stati, è per questo motivo la proposta è partita dal basso, ovvero da una commissione tecnica composta da dici esperti che ha licenziato il documento proposto alla Commissione europea lo scorso ottobre. Ora spetta alla Commissione europea convincere gli stati a integrare le proprie norme: i punti salienti, per quanto concerne gli aspetti più "diportistici" della questione, sono legati alle procedure di navigazione in sicurezza, alle emissioni dei motori, all'ingresso nelle zone protette e alla pesca. Su quest'ultimo aspetto il Presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso risulta essere particolarmente determinato, e ha sottolineato l'importanza di eliminare la pesca illegale e di frodo di in tutte le dimensioni (quindi anche quella "turistica" che alcuni diportisti praticano tra grotte e anfratti d'estate per procurarsi la grigliatina in barca), oltre a mettere al bando la pesca allo strascico.
Ancora, la questione della gestione dei dati e delle informazioni relative ai mari. Chi parte per una crociera impegnativa , o una vera e propria avventura, ha bisogno di informazioni certe, integrate e facilmente raggiungibili: tra le politiche proposte vi è anche l'ipotesi di creare un osservatorio unico, in grado di mettere a disposizione di tutti i naviganti - grandi e piccoli, a vela, a remi e a motore -, informazioni aggiornate e facilmente raggiungibili su condizioni e stato di mari e oceani, nonché rotte di navigazione.
Francesca Capodanno

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 29 dicembre 2007 

 

 

Ferriera, la Regione dà l’ok: il Comune attacca - Il sindaco annuncia un ricorso al Tar e ipotizza una denuncia per abuso d’ufficio

 

L’autorizzazione d’impatto ambientale resta vincolata a una serie di interventi che la proprietà dovrà effettuare entro un anno

L’Autorizzazione integrata ambientale della Regione sulla Ferriera era attesa da settimane. Tanto che figurava già all’ordine del giorno di due precedenti sedute della giunta regionale. Ma quando è arrivata - cioé ieri, nell’ultima riunione dell’anno per l’esecutivo di Riccardo Illy - ha scatenato a livello politico un effetto domino incontrollabile. Comune e Regione in guerra davanti al Tar. E il verde Alessandro Metz autore di una nota stampa che prelude a un distacco polemico dal centrosinistra.
L’amministrazione regionale dunque, dopo due rinvii del documento alla propria avvocatura, nell’ottica di renderlo inattaccabile dal punto di vista giuridico, ha rilasciato l’Aia alla Lucchini, vincolando l’azienda a una serie di interventi di sostenibilità ambientale nell’atmosfera e al suolo - dai filtri sugli impianti di aspirazione delle polveri a una vasca per il raffreddamento degli inquinanti - da rispettare entro 12 mesi. Il vicepresidente della Regione e assessore all’ambiente Gianfranco Moretton ne ha dato notizia al termine della seduta di giunta, in cui la delibera è passata all’unanimità. Erano assenti l’assessore alla cultura di Rifondazione Roberto Antonaz e quello al personale dei Cittadini Gianni Pecol Cominotto. «L’Aia - ha spiegato Moretton - consente d’intervenire anche in termini coercitivi, arrivando alla chiusura qualora l’azienda non rispettasse le prescrizioni. Si tengono conto delle prescrizioni imposte dalla magistratura per il dissequestro degli impianti, delle osservazioni di Legambiente e Wwf e anche quelle del Comune, che pur non avendo partecipato alla conferenza dei servizi le ha lasciate in forma epistolare».
Moretton ha partecipato poco dopo all’inaugurazione di strada del Friuli. Con lui Illy e Dipiazza. È stato l’ultimo atto di distensione prima del muro contro muro. «Questo provvedimento - ha poi dichiarato il sindaco - puzza come le emissioni della Ferriera». «È molto brutto che l’Aia venga rilasciata alla vigilia di Capodanno. Voglio proprio vedere quale escamotage sia stato usato per scavalcare la legge che spiega a chiare lettere come, se vi è inquinamento accertatato, non è possibile rilasciare l’Aia», ha aggiunto Dipiazza preannunciando che «il Comune impugnerà l’Aia». Infatti nel pomeriggio l’assessore all’ambiente Maurizio Bucci ha confermato che «non appena il documento perverrà al Comune, verrà vagliato dall’avvocatura». «Faremo ricorso al Tar - ha precisato Bucci - con una richiesta di sospensiva affinché l’esame di merito non ci porti a perdere troppo tempo». La guerra Comune-Regione davanti al Tar, tecnicamente, potrebbe concretizzarsi già il 9 gennaio, data della prima udienza del 2008. «Inoltre - ha aggiunto Bucci - vedremo se vi sono gli estremi di una denuncia alla magistratura ordinaria per abuso d’ufficio e abuso di potere. Avevamo già espresso il nostro parere negativo. E poi avevamo anche diffidato la Regione a concedere l’Aia in tali condizioni. Se avessero recepito le nostre osservazioni non avrebbero avvallato alcuna autorizzazione. Stanno consegnando una cambiale in bianco nelle mani della Lucchini».
«Il Comune - la replica di Moretton - è libero di promuovere i ricorsi che ritiene opportuni. L’Aia però consente di migliorare e non peggiorare la situazione. Se il Comune non intende migliorare la situazione, il sindaco può con le sue prerogative di legge emettere un’ordinanza di chiusura dello stabilimento». «Mi auguro - gli ha fatto eco l’assessore regionale al lavoro Roberto Cosolini - che il ricorso lo perdano, altrimenti verrebbero meno le prescrizioni vincolanti dell’Aia per l’azienda e la tutela dell’ambiente e della salute sarebbe minore».

Piero Rauber

 

 

FERRIERA - I servolani: «Altro che cittadini, siamo sudditi»

 

Dura la presa di posizione del consigliere regionale Metz (Verdi): «Sarebbe interessante sapere quanto ne hanno parlato Moretton e Beltrame»

«Che tristezza. Altro che cittadini, siamo sudditi». Pietro Lepre e la moglie Licia Fonda vivono in via Valmaura. Con i fumi della Ferriera ci convivono. «Siamo schifati - affermano - e siamo stufi di promesse mai mantenute. È facile per i politici che vivono tra il verde e in zone lontane prendere decisioni così. In Ferriera hanno promesso più volte di mettere in regola l’impianto ma non è mai stato fatto niente».

La signora Fonda è sorpresa dalla decisione della Regione. «Quella di quest’anno è stata l’estate peggiore - precisa - altro che provvedimenti anti-inquinamento. Ci prendono in giro. Cosa dice il sindaco che è di fatto il responsabile della nostra salute?». È di Servola anche Gabriella Civita: «Sono esterrefatta, ma come si permettono di prendere una decisione con così tanta leggerezza, quando in ballo c'è la nostra salute? Perché non ci vogliono fare le analisi? La verità è che hanno paura. Quella polvere buca la vernice delle auto, figuriamoci cosa fa ai polmoni. Chi pagherà i danni alla salute causati dalla Ferriera?».
Dal mondo politico, intanto, il consigliere regionale dei Verdi Metz affida a un comunicato il suo «strappo». «Sarebbe interessante - scrive - sapere quanto ne hanno parlato. Non ci sembra un tema in cui Moretton si sia mai poi tanto impegnato. Immaginiamo che l’assessore alla salute Beltrame non abbia aperto un fuoco di sbarramento di domande su controlli e analisi epidemiologiche. Probabilmente il nuovo segretario regionale del Pd (Zvech, ndr) gli avrà spiegato che tanto a Servola non lo votano lo stesso». «Ero fuori Trieste per motivi personali - fa sapere Antonaz - ma se l’ultima versione della delibera fosse stata simile alla precedente avrei votato no». «Fossi stato presente - replica Pecol - io l’avrei votata. L’Aia non è un’autorizzazione a inquinare, è il contrario». «Concedere l’Aia - spiega Sergio Lupieri del Pd - significa tutelare la salute di cittadini e lavoratori, perché impone al gestore di rispettare la legge».
Circolo Miani, Servola Respira, La tua Muggia e Coordinamento dei comitati di quartiere bollano infine l’Aia come «un atto di puro banditismo politico, che conferma lo spirito reazionario della maggioranza regionale». E chiedono «ai due unici consiglieri che hanno ritenuto di condividere la protesta», il capogruppo di Rc Kocijancic e Metz, di ritirare sia Antonaz dalla giunta che il loro appoggio alla maggioranza.
pi.ra. - l.t.

 

 

Sito inquinato, sì all’accordo di programma - Ok dall’esecutivo di Illy

 

La giunta regionale ha dato ieri il via libera all’accordo di programma sul Sito inquinato di interesse nazionale, che andrà ora approvato anche da Provincia, Comuni di Trieste e di Muggia, Autorità portuale e Ezit. L’assessore Gianfranco Moretton auspica la firma definitiva «tra tutti gli enti entro fine gennaio». Mauro Azzarita, presidente dell’Ezit, saluta l’ok come «il modo migliore in cui potesse chiudersi questo 2007».
È previsto un investimento di 200 milioni di euro: 120 verranno coperti dallo Stato, 80 saranno a carico delle aziende responsabili dell’inquinamento, ma «in termini volontari», dice Moretton. «Con i 200 milioni - precisa Azzarita - potremo effettuare la caratterizzazione del sito inquinato, realizzare le analisi del rischio e bonificare il terreno sul posto: entro il 2010 gran parte del lavoro potrà essere concluso». La caratterizzazione riguarderà anche le aree portuali del sito. Come già fatto rilevare dalla Confartigianato, l’accordo non dichiara esplicitamente che «chi non ha inquinato non paga», come pure rileva - ricorda il presidente Dario Bruni - una direttiva europea. Vengono però considerate aree pubbliche e inquinate dal pubblico tutte quelle che le imprese hanno acquistato dall’Ezit, purché l’attuale proprietario non inquini. Così, dice Azzarita, «stimiamo che solo il 10% delle aziende insediate nel sito», in tutto circa 300, si troverà una cifra a carico: «Ma anche per queste cercheremo una strada». Inoltre c’è un certo numero di aziende responsabili di inquinamento presente o passato, che se vorranno partecipare al sistema di contenimento delle acque di falda - e sarà il ministero a redigere un progetto - potranno farlo con il 50% delle spese totali.
Mentre la Provincia saluta l’accordo come un’«accelerazione» verso la bonifica, dice la presidente Maria Teresa Bassa Poropat, più prudente è l’assessore comunale Maurizio Bucci: «La giunta dirà sì al documento, non si sono alternative. In vista del voto in aula cercheremo poi di trasmettere ai capigruppo quanto recepito durante le tante riunioni fatte: resta da vedere» quale sarà la sorte delle imprese che restano fuori dall’intervento pubblico. Anche Confartigianato mantiene le perplessità: «Non sappiamo quali siano le imprese che rientrano nel 10% escluso dalla mano pubblica», dice Bruni auspicando stime più precise.
p.b.

 

 

Rifiuti, allarme diossina in Campania

 

NAPOLI L'emergenza rifiuti fa scattare l'allarme diossina per la notte di San Silvestro. «È urgente - sostiene Maria Triassi, docente di igiene dell'Università Federico II - rimuovere la spazzatura prima di Capodanno per scongiurare seri pericoli per la salute dei napoletani. Con l'esplosione dei fuochi d'artificio aumenta il rischio d'incendio dei rifiuti». Da qui deriva l'allarme: «Soprattutto la plastica contenuta nei rifiuti, se incendiata - spiega Triassi - sprigiona notevoli quantità di diossina e altri fumi che hanno effetti mutageni e cancerogeni a lungo termine sulla salute». Inoltre «nell'immediato queste sostanze possono provocare un'impennata di casi di intossicazione e forti irritazioni all'apparato respiratorio. È preoccupante - aggiunge Triassi - anche l'accumulo della spazzatura vicino ai terreni agricoli e alle aree di pascolo. Anche la decomposizione dei sacchetti di plastica genera diossina e se questa sostanza altamente tossica finisce nei terreni può inquinare tutta la catena alimentare». Si è intanto conclusa la manifestazione di protesta di 2000 cittadini di Carinola e dei comuni limitrofi che hanno impedito, anche con trattori e auto, l'entrata nell'area «Carabottoli», di alcuni mezzi dell'esercito e di ditte private, incaricate di effettuare lavori per preparare il terreno ad accogliere ecoballe.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 28 dicembre 2007 

 

 

Commissariata la Provincia per lo smaltimento dei rifiuti La Regione: manca un piano - Serve un regolamento sugli imballaggi

 

La Regione mette sotto tutela la Provincia in materia ambientale. Davanti alla mancata approvazione del piano per lo smaltimento dei rifiuti (imballaggi e policlorobifenili), infatti, la giunta Illy ha nominato un commissario ad acta. L’amministrazione provinciale di Trieste è in buona compagnia, perché il commissario, l’ingegner Giovanni Cozzarini, all’inizio del mese ha sostituito sul piano operativo e politico anche le province di Udine e Gorizia. Solo Pordenone ha rispettato i tempi e approvato sia il Piano degli imballaggi sia quello delle Pcb (il liquido contenuto nei trasformatori e condensatori).
La nomina di Cozzarini risale allo scorso 28 novembre, ma nei corridoi di palazzo Galatti è emersa solo ieri dopo un’interrogazione presentata da Marco Vascotto, capogruppo di An in Consiglio provinciale, alla presidente Maria Teresa Bassa Poropat. «Sì è vero, ma per noi è una fortuna. Il commissario ci consentirà di compiere alcuni passi importanti - dice Ondina Barduzzi, assessore provinciale all’Ambiente - in un settore che dobbiamo rifondare. Avevamo del personale precario che recentemente ha lasciato l’ente, stiamo ricominciando tutto da capo con alcune recenti assunzioni».
La Provincia non vede come una punizione, insomma, l’arrivo di un commissario ad acta. Anzi, stando alle parole della Barduzzi rappresenta uno stimolo per arrivare «entro gennaio all’approvazione, dopo aver recepito i pareri dei diversi enti, del Piano degli imballaggi». Ma l’opposizione attacca, ricordando come lo scorso 20 dicembre una mozione proprio per la revoca dell’assessore provinciale all’Ambiente (in relazione al caso della Ferriera di Servola) fosse stata respinta dalla maggioranza. «Quella mozione di sfiducia, davanti a questi nuovi fatti a noi ignoti, assume una forte rilevanza. Invece di pensare alla metropolitana leggera - dice Vascotto - la Barduzzi si preoccupi di fare le cose dovute prima della scadenza. Il fatto che il commissariamento sia stato deciso da una giunta regionale ”amica” la dice lunga... Il commissario ad acta non ha precedenti né sotto la presidenza Scoccimarro né in quella di Codarin (gli ex amministratori della Provincia governata dal centrodestra, ndr)».
«La Provincia avrebbe dovuto fare il Piano degli imballaggi ancora anni fa durante le precenti amministrazioni, noi siamo arrivati e abbiamo subito ripreso i contatti con la Regione», replica Barduzzi confidando di licenziare in aula, dopo quello degli imballaggi, il Piano sui Pcd entro marzo.
Un lavoro che spetterà all’ingegner Cozzarini mandare avanti, sostituendosi all’organo politico nell’adozione dei piani. «A Trieste siamo a buon punto sul Piano degli imballaggi, mentre quello sui Pcb è fermo. Stando a una loro interpretazione - spiega il commissario - la Provincia sosteneva che spettasse alla Regione farlo. Un problema di interepretazione che adesso è stato risolto». Anche in questo caso spetterà all’amministrazione provinciale dotarsi di un piano sullo smaltimento di tali rifiuti.
p.c.

 

 

Borgo San Sergio: 2200 firme contro l’antenna in via Maovaz

 

Tornano alla carica i cittadini di Borgo San Sergio presentando oltre 2200 firme contro l'antenna di via Maovaz 11, chiedendo che venga spostata in un vicino terreno comunale. Capofila della protesta ancora Romano Umer, residente al civico 13, che già il 12 ottobre scroso, subito dopo l’installazioend ell’antenna, aveva intrapreso una raccolta firme per disinstallare «l'aquila»- come viene chiamata l’antenna per il suo aspetto un po’ sinistro simile a un rapace - dal tetto del condominio. «Siamo tutti preoccupati, soprattutto le mamme dei bambini del rione - spiega Umer - l'antenna sovrasta una zona densamente abitata: ci sono le scuole materne, elementari e medie, il ricreatorio e i campi di calcio. Quel ripetitore rappresenta un pericolo per la nostra salute e per quella dei nostri figli».
Già a giugno del 2005 era stato fatto un tentativo di posizionare un'antenna nella stessa zona ma, tramite la VII Circoscrizione, una petizione popolare aveva convinto il Comune a non concedere le necessarie autorizzazioni. Ma di fronte al rifiuto della concessione per motivazioni legate all' impatto ambientale e paesaggistico, la compagnia telefonica Tim Italia Spa, proprietaria dell'antenna, aveva fatto ricorso al Tar ottenendo il via libera. L’antenna è stata anche mascherata in modo - si legge nella petizione - «di non fare rilevare più la sua pericolosità, pericolosità attestata da molti studi che confermano come le radiazioni elettromagnetiche provochino tumori». Ora i residenti tornano a fare sentire la loro voce, e chiedono che l'antenna venga rimossa e collocata in un'area più consona e meno a rischio. Il terreno, di proprietà comunale, identificato come possibile postazione per la nuova antenna, comprende tra i 15 e i 20 ettari di terreno e si trova ad una distanza sufficientemente sicura dal centro abitato. La petizione è stata presentata al Comune di Trieste lo scorso sei dicembre, gli abitanti invieranno questi giorni una lettera al sindaco Dipiazza, richiedendo un incontro pubblico nella zona per discutere la questione. Il Presidente della VII Circoscrizione Andrea Vatta rassicura che non appena le firme saranno presentate in Circoscrizione «chiamerò l'assessore competente e faremo quanto sarà possibile per dare voce alla richiesta della popolazione».
Linda Dorigo

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 27 dicembre 2007 

 

 

Via al progetto della metrò leggera Trieste-Ronchi  - La Regione chiede alle ferrovie uno studio anche per la nuova fermata per l’aeroporto

 

Dal primo gennaio passano al Fvg le competenze della gestione dei servizi su rotaia: ecco le linee guida del piano regionale dei trasporti

TRIESTE Nuova fermata a Ronchi Aeroporto e progettazione del sistema su ferrovia che possa essere funzionale alla futura metropolitana leggera tra Trieste e Monfalcone.
Queste sono solo alcune delle indicazioni che la Regione ha formulato per il servizio di trasporto su rotaia a partire dal 2008, anno in cui si realizzerà la gestione diretta in collaborazione con Rfi delle linee ferroviarie regionali. Dal 1 gennaio prossimo, infatti, secondo il decreto legislativo 111/2004 in materia di trasporto pubblico regionale e locale, la Regione sarà competente per la gestione dei servizi ferroviari regionali e locali. In vista di tale traguardo, dal momento che sulla base della legge regionale vengono individuati diversi livelli della rete di trasporti e che dal 1 gennaio 2011 si prevederà di arrivare ad un’unica gestione ferro-gomma attraverso l’indizione di gara unica ad evidenza pubblica, la Regione ha ritenuto necessario definire un sistema di trasporto pubblico su ferro coerente con il sistema in via di delineazione. Fin dal mese di giugno 2007, quindi, è stato avviato un contatto diretto con la Società Rete Ferroviaria Italiana per la definizione degli aspetti tecnici relativi alla formalizzazione di un accordo quadro, con particolare riferimento alla procedura per l’acquisizione delle tracce orario e del cadenzamento di treni nonché delle migliorie necessarie nel servizio da inserire poi nel bando di gara.
I MIGLIORAMENTI La Regione ha inserito nel programma tutte le principali direttive, ovvero Udine-Trieste e Trieste-Venezia o Udine-Venezia. Dall’analisi risulta che, oltre agli interventi già previsti dalla programmazione di Rfi, per consentire la regolarità del servizio, eliminando elementi di criticità presenti sulla rete ferroviaria, si deve prevedere anche altre migliorie. Per esempio, l’istituzione di nuove fermate, previste soprattutto sulla linea Trieste-Cervignano-Tarvisio. In quest’ambito infatti si annuncia l’istituzione della nuova fermata Ronchi aeroporto, ma anche il raddoppio della linea Udine–Cervignano, e la necessità di un intervento infrastrutturale per elevare il rango di velocità del materiale leggero (dalla classe B alla C). Si tratta, come spiega la Regione, di modifiche da attuarsi ‘nel lungo periodo’, e che potrebbero ulteriormente migliorare i servizi resi anche all’interno del periodo di affidamento dei servizi integrati oggetto della prossima gara. Nuove fermate sono poi da programmare anche, secondo il piano regionale, lungo la linea Trieste-Udine-Venezia.
METROPOLITANA Per quanto riguarda la linea Trieste- Portogruaro, invece, si dovrà mettere in conto la possibile futura realizzazione del sistema di metropolitana leggera Muggia-Trieste-Ronchi dei Legionari, e riflettere sul relativo adattamento della linea. Altre modifiche sono poi previste anche in altre linee regionali, come sulla Gemona-Sacile, con l’istituzione di una “bretella” che colleghi la linea pedemontana alla linea per Pordenone, onde evitare la stazione di regresso di Sacile, oppure l’elettrificazione della linea Casarsa Portogruaro, e l’istituzione di una “bretella” che colleghi la linea proveniente da Portogruaro alla linea per Pordenone, per evitare la stazione di regresso di Casarsa.
Infine, il piano regionale prevede anche azioni in merito agli orari. In particolare delinea l’elaborazione di un sistema di “offerta ad orario cadenzato”, finalizzato all’ottimizzazione dei piani di interscambio tra i vari sistemi nei nodi di Venezia Mestre, Udine, Cervignano, Casarsa, Sacile, per assicurare il servizio di collegamento pendolare sia tra i poli nell’ambito regionale che interregionale. Il tutto avverrà prevedendo cadenze orarie o biorarie a seconda delle necessità e assicurando servizi di rinforzo nelle fasce pendolari sulle varie tratte.
Elena Orsi

 

 

Ricerche sul clima, Trieste si allea con l’Onu - Il sistema scientifico cittadino collaborerà con il programma mondiale che studia i mutamenti atmosferici

 

Al via nuove collaborazioni tra la Trieste scientifica e il Programma mondiale di ricerche sul clima (World Climate Research Program), un ente sotto l'egida delle Nazioni Unite con sede a Ginevra, finalizzato a comprendere i processi che regolano il sistema climatico globale, con la possibilità di prevedere l'andamento futuro del clima e l'impatto delle attività umane su di esso.
Lo ha annunciato Ann Henderson-Sellers, direttrice del prestigioso Programma, alla fine di una breve visita a Trieste per partecipare ad un corso internazionale di formazione per tecnici e scienziati specializzati in studi sull'ambiente dei paesi in via di sviluppo,ospitato nel campus scientifico di Miramare.
«Con questo corso -ha notato - si inaugura di fatto un nuovo programma di collaborazione che passerà attraverso il Centro Internazionale di Fisica teorica Ictp, che speriamo di formalizzare l'anno prossimo».
Secondo Ann Henderson-Sellers, con questa nuova partnership, la città rafforzerà di fatto la sua posizione nel panorama internazionale che mira a costruire un nuovo e più efficiente sistema globale per le scienze ambientali, mettendo in rete più spesso il sud ed il nord del pianeta.
In altre parole, Trieste si assicura un ruolo chiave nello scenario globale, in un momento di grandi cambiamenti che richiede più coordinamento nei progetti comuni, con una particolare attenzione al coinvolgimento di scienziati dei paesi in via di sviluppo.
«Il vantaggio di Trieste - ha concluso la direttrice del World Climate Research Programme - è la sua esperienza con i paesi in via di sviluppo, che ha trasformato la città in un luogo perfetto e quasi unico di incontro e scambio tra gli scienziati di tutto il mondo, sia dell'Est che dell'Ovest, sia del Sud che del Nord».
ga.pr.

 

 

L’acqua non è una merce ma un bene e un diritto

 

Da pochi giorni il Consiglio Comunale ha approvato all'unanimità una mozione che chiede un impegno alla giunta sulla gestione delle reti idriche e in particolare sul tema della dispersione, oltre alla possibilità di utilizzare l'acqua potabile in sostituzione dell'acqua minerale confezionata in bottiglie di plastica.
Nella nostra città come tutti sappiamo è AcegasAps a gestire la rete idrica, ovvero una holding quotata in Borsa attenta innanzitutto alle dinamiche di mercato piuttosto che a corretti e puntuali interventi di manutenzione. La nostra rete idrica, infatti, presenta una dispersione valutabile attorno al 38% e la risposta ufficiale che viene data su questo tema è che nulla si può fare se prima non si ritocca la tariffa.
La mozione contiene inoltre la proposta di incentivare l'utilizzo dell'acqua di rubinetto come acqua potabile in alternativa all'acqua delle bottiglie di plastica, vista l'ottima qualità che la nostra acqua presenta.
In proposito ricordiamo che a quasi un anno dall'inizio della campagna per la ripubblicizzazione dell'acqua, che ha coinvolto più di seicento comitati territoriali e ha portato in Parlamento un testo di legge sostenuto da oltre 400.000 firme, l'impegno non è certo finito. Il movimento per l'acqua è consapevole che la visione ideologica delle virtù del mercato sia ancora viva nella classe politica italiana, anche a fronte delle innumerevoli smentite sull'inefficienza della gestione privata rispetto a quella pubblica.
Il primo dicembre la presenza di 40.000 persone a Roma ha ribadito la necessità di riconoscere l'acqua come bene comune e diritto umano universale, dimostrando come la difesa dell'acqua dalla mercificazione sia divenuta una vertenza nazionale e costituisca il paradigma di un percorso più ampio teso a rifondare la democrazia, attraverso la riappropriazione degli spazi di partecipazione politica e la gestione dei beni comuni in seno alle comunità locali.
La società civile ha dato prova di saper incidere sull'agenda politica nazionale, con l'approvazione in Senato a fine ottobre della moratoria sulle privatizzazioni in corso. I rischi della deriva liberista si sono però fatte risentire, con il tentativo di inserire nella Finanziaria in corso il decreto Lanzillotta per la privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali. Anche in questo caso l'opposizione del movimento per l'acqua è riuscita a frenare tale manovra.
Di fronte agli effetti tangibili di un sistema economico iniquo e insostenibile è responsabilità collettiva tutelare e garantire l'accesso equo e globale a questa risorsa vitale, solidarizzando con le realtà italiane e mondiali protagoniste di vertenze territoriali in difesa dei beni comuni.
Un'importante vittoria è stata raggiunta nel 2000 nella cosiddetta Guerra dell'Acqua a Cochabamba in Bolivia, dove la protesta della società civile è riuscita a sottrarne la gestione alle multinazionali.
Tappa importante di un percorso comune che va a rafforzare le lotte anche nei nostri territori, per la costruzione di alternative dal basso al sistema di mercato. Un percorso che non può che declinarsi a partire dalla difesa del bene più prezioso per tutti gli esseri viventi: l'acqua.
Alfredo Racovelli - Consigliere Comunale Verdi per la Pace

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 24 dicembre 2007 

 

 

Rapporto sulla mobilità  - Macchine a gpl e metano, Trieste ultima in classifica

 

A Trieste quasi nessuno usa macchine a gpl e metano, a differenza di altre città d’Italia come Reggio Emilia, Ferrara e Ravenna. Lo rivela il primo rapporto su «Mobilità sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 città», elaborato da Euromobility e Kyoto Club in collaborazione con Assogasliquidi e Consorzio Ecogas. Nel rapporto si legge che la presenza dei mezzi a gpl e metano si attesta intorno al 3,3 per cento rispetto al totale. I valori più alti, oltre il 10 per cento solo nelle tre città dell’Emilia Romagna, mentre fanalini di coda, senza nemmeno un punto percentuale, sono Monza, Aosta e, appunto, Trieste.

 

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 23 dicembre 2007 

 

 

Popovic: «La Kemiplas sarà chiusa»  - Il sindaco di Capodistria rassicura gli abitanti di Villa Decani che hanno manifestato davanti alla fabbrica

 

Il direttore dell’azienda replica: «Protesta non autorizzata»

CAPODISTRIA Circa 500 abitanti del comune di Capodistria hanno manifestato ieri in modo pacifico davanti ai cancelli della fabbrica di prodotti chimici «Kemiplas» di Villa Decani chiedendo la chiusura immediata dell'impianto.
Non c'è più alcun spazio per eventuali trattative con la direzione della fabbrica, finora si è soltanto perso del tempo senza ottenere nulla, hanno spiegato i manifestanti, che hanno annunciato nuove azioni di protesta e di disubbidienza civile se la «Kemiplas» continuerà a produrre.
Pazienteranno, ha dichiarato la presidente della Comunità locale di Villa Decani, Ingrid Kocijancic, qualche mese ancora, dopo di che, se sarà necessario, sono intenzionati a bloccare l'autostrada pur di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica sul loro problema.
Davanti ai cancelli della fabbrica era presente anche il direttore della «Kemiplas» Muharem Kadic, che ha definito la manifestazione «un circo». «La protesta non è autorizzata - ha dichiarato ai giornalisti - mentre la fabbrica ha tutte le licenze necessarie per portare avanti la sua produzione».
Alle centinaia di presenti si è rivolto pure il sindaco di Capodistria Boris Popovic. Il primo cittadino di Capodistria ha ribadito la dura posizione dell’amministrazione ocmunale. «Sono con voi - ha detto Popovic - e dico chiaramente che questa fabbrica sarà chiusa».
Il rappresentante legale del Comune di Capodistria, l'avvocato Franci Matoz, ha raccolto finora 200 firme di procura e sta preparando una causa collettiva contro la «Kemiplas», alla quale sarà chiesto anche un indennizzo per i danni provocati alla salute della popolazione locale. Ufficialmente, le misurazioni sull'inquinamento prodotto dalla «fabbrica dei veleni» non hanno mai dimostrato l'esistenza di valori superiori ai limiti tollerati dalla legge, ma sono in molti a dubitare sul modo in cui questi risultati sono stati ottenuti.
La «Kemiplas», ricordiamo, produce tra l'altro anidride dell'acido ftalico, sostanza che viene usata nella sintesi di altri prodotti chimici come coloranti, insetticidi, plastificanti e farmaci. L'intera produzione, della Kemiplas, 30.000 tonnellate all'anno, viene esportata in Austria, Germania, Croazia e Italia.

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 22 dicembre 2007 

 

 

I test: Ferriera, superato il limite di sforamenti  - Per il Cigra 54 episodi da aprile ad agosto, per l’Arpa da luglio a dicembre 32: la soglia annua è di 35

 

I numeri dell’inquinamento prodotto dalla Ferriera

Gli ultimi dati nella zona della Ferriera sono stati consegnati dall’Azienda sanitaria a Comune e Regione. Rotelli contesta Lucchini sui siti delle centraline

È stato superato in via San Lorenzo in Selva a Servola il numero di sforamenti consentiti in un anno per polveri sottili, benzene e benzoapirene. Le Pm10, da aprile ad agosto 2007 (secondo le rilevazioni del Consorzio universitario Cigra) hanno superato i limiti di legge per 54 volte, mentre la legge impone non più di 35 superamenti all’anno. Secondo le analisi dell’Arpa, tra luglio e dicembre gli sforamenti sono stati 32. Il sondaggio nell’intero anno in via Carpineto e in via Svevo parla rispettivamente di 43 e 54 superamenti.
Per il benzene, sempre in via San Lorenzo in Selva, tra gennaio e ottobre è stata misurata una concentrazione media di 14,4 microgrammi per metro cubo. La media annuale consentita non deve essere superiore agli 8, e nella zona risulta già oltrepassata in pochi mesi. Altrettanto seria la situazione per il benzoapirene che, secondo i dati Cigra, nella medesima via tra aprile e giugno ha raggiunto un valore medio di 19,11 nanogrammi, e tra luglio e ottobre di 4,4 secondo l’Arpa. In ogni caso, proiettando i dati su scala annuale, il limite di legge (un nanogrammo per metro cubo) è oltrepassato.
Sono questi gli ultimi dati disponibili sulla zona attorno alla Ferriera, che il 14 dicembre l’Azienda sanitaria ha inviato sia al Comune sia all’assessore regionale all’Ambiente, che l’altro giorno ha presieduto il «tavolo istituzionale» sulla Ferriera senza renderli noti.
Nel medesimo testo, firmato dal direttore generale Franco Rotelli, si avverte: «Questa Azienda, anche qualora vi sia una sola persona che abita nella zona limitrofa a una stazione di misurazione, ritiene indispensabile che presso la stazione stessa vengano rispettati i limiti di legge». Ciò per rispondere alla Lucchini che contestando il posizionamento delle centraline faceva anche valere la scarsa residenzialità nell’area.
«I cittadini - ribatte Alessandro Metz, consigliere dei Verdi che prosegue in una intensa azione di denuncia sull’inquinamento a Servola - hanno il preciso diritto di essere messi a conoscenza dei dati ambientali che possono avere effetti negativi sulla propria salute, se vengono secretati si provoca appunto l’’’allarme sociale’’ che si dice di voler evitare, viceversa se i dati sono allarmanti non si risolve il giustificato allarme nascondendo gli elementi di valutazione, ma rispondendo in maniera efficace».
Mentre Igor Kocijancic, consigliere regionale di Rifondazione, e Paolo Hlacia, responsabile lavoro dello stesso partito, s’interrogano sulle reali condizioni di sicurezza all’interno della fabbrica dopo il disastro dei morti alla «Tyssen Krupp» di Torino («la concessione di una Autorizzazione integrata ambientale a un’azienda che ha dichiarato di voler arrivare alla chiusura degli impianti significa aumentare i rischi e i pericoli per i lavoratori»), Metz chiede conto anche di altre cose: «Perché non si verifica quello che è stato sversato nella vasca di raffreddamento dell’ex acciaieria nel 2005 (di notte e da personale fidato) e poi ’’tombato’’ con una gettata di cemento? O l’amianto interrato nel terreno di proprietà dell’azienda, o ancora il milione e 200 mila tonnellate di rifiuti presenti in un capannone di cui non è chiara la provenienza e la proprietà, perché non si fanno analisi sull’avanzamento del piano di costa di 70 metri fatto dagli scarti di produzione e buttati a mare?».
g.z.

 

 

Campagna contro gli sprechi d’acqua - L’iniziativa è promossa dalla Provincia e da AcegasAps e rivolta ai giovani

 

Il cittadino è il protagonista della campagna sulla risorsa acqua promossa dalla Provincia di Trieste e da AcegasAps in collaborazione con Achab Triveneto.
Nei prossimi mesi sarà distribuito materiale informativo alle singole utenze del materiale informativo e aperti alcuni info-point di sensibilizzazione sulla risorsa idrica destinati agli abitanti. In particolare sarà possibile ottenere preziose indicazioni sull'uso razionale della risorsa idrica in casa, limitando gli spreghi e preferendo comunque l'acqua dell'acquedotto a quella imbottigliata.
«Siamo abituati a dire facile come bere un bicchiere d'acqua - ha detto Dennis Visioli, assessore all'Educazione ambientale della Provincia - perché è un atto che fa parte della nostra vita dall'infanzia alla vecchiaia. Ne parleremo con i cittadini del nostro territorio perché sia anche un atto sano e ragionato».
Gli obiettivi principali di questa iniziativa consistono nel dare le informazioni necessarie a consentire una scelta consapevole dell'acqua da bere; per aumentare il grado di consapevolezza e di fiducia sull'acqua; per educare ad un uso razionale della risorsa idrica; per limitare la produzione di rifiuti da imballaggio e per informare la cittadinanza sul servizio idrico.
Materiale didattico rivolto ai giovani delle scuole sarà predisposto a breve sui siti internet della Provincia di Trieste (www.provincia.trieste.it) e di AcegasAps.

 

 

Protesta a Villa Decani contro la Kemiplas - Manifestazione oggi degli abitanti della zona: «L’impianto va chiuso»

 

Il Comune di Capodistria adirà le vie legali. È venuto meno l’accordo sulla dismissione dell’impianto chimico

CAPODISTRIA Gli abitanti di Villa Decani, pochi chilometri da Capodistria, non ne possono più: stamane alle 10 daranno vita a una manifestazione di protesta davanti ai cancelli della fabbrica di prodotti chimici «Kemiplas».
I maniferstanti chiederanno due cose: l'immediata chiusura dell'impianto e un intervento deciso dell'Ispettorato e del ministero dell'Ambiente. «Non abbiamo più intenzione di permettere che si continui ad avvelenare l'ambiente nel quale viviamo», spiega la presidente della Comunità d'abitato di Villa Decani Ingrid Kocjancic.
La protesta è l'ennesimo tentativo degli abitanti del luogo di sollecitare la chiusura e lo smantellamento dell'impianto. Se la situazione non dovesse cambiare, non escludono il ricorso ad azioni di disubbidienza civile.
La battaglia sul futuro della «Kemiplas» si fa dunque sempre più dura. Il Comune di Capodistria, dopo anni di inutili tentativi di raggiungere un accordo per far chiudere e smantellare la fabbrica, ha annunciato di recente il ricorso a vie legali.
Da diversi giorni – e l'iniziativa andrò avanti anche dopo Capodanno – l'amministrazione comunale sta raccogliendo i dati delle persone che si ritengono danneggiate dall'inquinamento prodotto dalla fabbrica per preparare una causa collettiva contro la «Kemiplas». Per tutte le procedure necessarie, nel bilancio comunale per il 2008 è già stato previsto uno stanziamento di 120 mila euro.
Il ricorso alla giustizia contro la fabbrica è stato annunciato personalmente dal sindaco Boris Popovic.
Nella denuncia contro la «Kemiplas», il Comune di Capodistria, che sarà rappresentato dall'avvocato Franci Matoz, chiederà direttamente la sospensione dell'attività produttiva.
Le autorità comunali intendono inoltre procedere alla modifica del piano urbanistico per l'area dove si trova la fabbrica in modo da vietare questo tipo di produzione. Un modo per evitare che rientri dalla finestra quel che si vuole far uscire al più presto dalla porta.
In quest’area, nota come Bivio, secondo i responsabili dell'amministrazione comunale capodistriana si potrebbe dar vita a un'attività economica che non danneggi l'ambiente e sia accettata dagli abitanti del luogo.
Quanto al centinaio di persone che oggi lavorano nella fabbrica, a Capodistria sono convinti che potrebbero trovare una nuova occupazione nelle attività produttive alternative che sostituiranno la «Kemiplas».
Secondo la direzione della fabbrica, però, la «Kemiplas» ha tutte le carte in regola per continuare a prodirre, e, dati alla mano, i dirigenti dicono che lo stabilimento non inquina oltre i valori consentiti dalla legge. «Non abbiamo nulla da nascondere – ha dichiarato alcuni giorni fa il direttore dell'impianto di Villa Decani, Muharem Kadic - produciamo 30 mila tonnellate di anidride dell'acido ftalico all'anno, che vengono esportate in Austria, Germania, Croazia e Italia». E' una sostanza che viene usata nella sintesi di altri prodotti chimici, come coloranti, insetticidi, plastificanti e farmaci.
Kadic non esclude, per il futuro, lo smantellamento dell'impianto, ma per ora non ci pensa: la spesa ammonterebbe a 10 milioni di euro, e la «Kemiplas» non ha intenzione di sostenerla da sola.
Alcuni mesi fa, la vicenda della fabbrica chimica sembrava ormai risolta, dopo l'accordo raggiunto tra il Comune e la direzione della «Kemiplas», accordo che prevedeva la chiusura e lo smantellamento dell'impianto, ma poi è venuto a galla che la societa' madre, la tedesca «Kemokopleks», ha dichiarato fallimento, per cui delle sue proprietà, e dunque anche dell'impianto di Villa Decani, al momento dell'accordo poteva disporre soltanto il curatore fallimentare, e non anche i dirigenti locali della fabbrica.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 21 dicembre 2007 

 

 

«Aia, la Ferriera dia garanzie» E il consiglio regionale si spacca  - Intanto Metz contesta l’analisi di Moretton e la non diffusione dei dati ambientali

 

Sull’odg di Fortuna Drossi 20 voti a favore e 20 contro

Venti voti favorevoli, venti voti contrari. E l’ordine del giorno sulla Ferriera presentato ieri in consiglio regionale da Uberto Fortuna Drossi (Cittadini) non passa. Il documento chiedeva maggiori garanzie per la concessione dell’Autorizzazione integrata ambientale, il cui testo è ancora all’esame dell’Ufficio legale della Regione, e soprattutto che a fronte degli interventi tecnici richiesti dalla Conferenza dei servizi per abbattere l’inquinamento si imponesse alla Lucchini il pagamento di una cauzione, da scalare via via che i lavori fossero arrivati a compimento.
Nel contempo Fortuna Drossi chiedeva un preciso piano dei tempi e dei costi delle modifiche e stigmatizzava recenti affermazioni di Dipiazza («La Ferriera si chiuderà da sola») affermando che così il sindaco «si deresponsabilizza, mentre la salute dei cittadini è di sua competenza». In aula è stato sottolineato che se l’azienda si dimostra inadempiente rispetto agli obblighi dell’autorizzazione c’è la possibilità di sequestrare gli impianti. E comunque al momento del voto il consiglio si è spaccato esattamente a metà.
Contesta invece le valutazioni che l’assessore all’Ambiente Moretton ha diffuso ieri a chiusura del «tavolo istituzionale» il verde Alessandro Metz (sottolineando anche che «a norma di legge regionale sull’accesso dei documenti amministrativi non può secretare dati che riguardano la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini»): «Quando si parla di 200 milioni di euro per pagare i costi delle bonifiche del Sito inquinato di interesse nazionale e del relativo Accordo di programma - dice Metz - si parla di altre zone, pubbliche, e non delle contaminazioni provocate dalla fabbrica, del resto è noto che la Ferriera non solo ha manifestato l’intenzione di affrontare autonomamente i lavori di bonifica del sito, ma a tutt’oggi (come reclamato anche dal ministero) non ha presentato un piano di messa in sicurezza, né un progetto di massima e certamente dovrà corrispondere all’erario il risarcimento per danno ambientale che è stato preannunciato». Ma la Ferriera ha già contestato al Tar l’ultimativa richiesta ministeriale di analisi sui terreni demaniali.
g.z.

 

 

Il Comune dà via libera al piano antenne chiesto lo spostamento per 5 ripetitori

 

Confermata la necessità di una distanza minima tra gli impianti e le scuole e gli ospedali Il «piano antenne» ha ottenuto l’approvazione del Consiglio comunale e Trieste dispone finalmente di uno strumento per la localizzazione degli impianti radiobase di telefonia mobile. Sul territorio, fino a oggi, ne sono già stati installati 196. «Nel 2004 erano 114, poi in un anno si è verificato un autentico boom», ha osservato il consigliere d’opposizione Alessandro Minisini (La Margherita).
All’interno del piano, che definisce i requisiti legati all’installazione, si specifica la differenza fra zone idonee, non idonee e siti sensibili, ovvero asili, scuole, ricreatori, oratori, strutture assistenziali e ospedali. Riguardo a queste ultime aree, è stato sottolineato come attorno al perimetro delle stesse si debba identificare un campo d’attenzione pari a 50 metri. Fra gli emendamenti approvati spicca quello con cui il Comune «si impegnerà con i gestori a tentare di spostare le cinque antenne al momento considerate più impattanti, ovvero quelle di via Sara Davis, via Nazionale a Opicina, via Masaccio (sotto Longera), piazzetta Belvedere e via del Lazzaretto vecchio», ha confermato Bruna Tam (La Margherita). Il documento non è retroattivo, ma potrà determinare indirettamente dei cambiamenti di localizzazione quando i gestori richiederanno dei lavori di adattamento legati al progresso tecnologico.
Va sottolineato come il lavoro abbia coinvolto, oltre alla sesta commisione consiliare, all’assessorato all’urbanistica e allo studio architettura Gambirasio, anche un pool di cui hanno fatto parte Arpa e azienda sanitaria, i gestori della telefonia mobile, le associazioni ambientaliste, gli ordini professionali, le associazioni di categoria, le circoscrizioni e i comitati di cittadini. A sottolinearlo è l’assessore Maurizio Bucci (Forza Italia): «È stato un ottimo lavoro, lungo e frutto della concertazione fra diverse realtà del territorio. Mi pare vi sia stata pure la giusta mediazione negli emendamenti proposti, per evitare che il documento possa essere impugnabile dai gestori, come capitato tre anni fa (quando il Tar aveva fermato il piano, ndr)». Il lavoro comune con cui si è giunti alla fumata bianca «ha determinato il nostro voto favorevole al piano», ha puntualizzato Fabio Omero, capogruppo dei Democratici di sinistra in Consiglio comunale.
A fargli eco pure il collega forzista, Piero Camber: «Era un piano necessario, credo che la soddisfazione sia stata generale. Inoltre, quotidianamente i dati verranno pubblicati sul sito Internet del Comune, dopo essere stati monitorati».
Mentre Roberto Decarli (Cittadini per Trieste) ha osservato come «la tutela e la cautela tanto proclamate relative all’installazione di questi impianti viene superata dagli interessi delle compagnie che gestiscono il servizio della telefonia mobile»
ma.un.

 

 

Tav, altolà sul tracciato da 9 sindaci Sonego: a gennaio si dovrà decidere

 

Incontro fra la Regione e i primi cittadini della Bassa friulana che presentano un documento CERVIGNANO Nuovo tracciato ferroviario della Tav, è scontro aperto tra Sonego e nove sindaci della Bassa Friulana. Questo il verdetto dell’incontro tenutosi ieri pomeriggio a Cervignano, in cui non sono mancati momenti di tensione tra il rappresentante della giunta regionale e alcuni sindaci di centrosinistra da una parte, e il gruppo di amministratori dissidenti dall’altra, in gran parte riconducibili al centrodestra. Lo stesso assessore Lodovico Sonego ha individuato nelle logiche meramente politiche l’origine della frattura: «I sindaci del Centrodestra, guidati da Mario Pischedda - ha attaccato in una nota - hanno tentato di far saltare il banco riportando la discussione sulla ferrovia Alta Velocità/Alta Capacità (AV/AC) a prima di un anno fa, con un documento ostruzionistico dal taglio tutto politico». «La strategia del Centrodestra è evidente: dilazionare i tempi, sollevare problemi pretestuosi, ricorrere ad argomenti pseudotecnici con l'unico obiettivo di impedire la nuova ferrovia del Corridoio V». Tagliente la conclusione: «Il Centrodestra è contro la modernizzazione del Friuli Venezia Giulia e del Paese. La Regione è di opinione diversa. Si tratta di accelerare il confronto tecnico e politico per individuare la soluzione progettuale più adeguata. Il risultato positivo è a portata di mano e non bisogna sprecare l'occasione: ci si rivedrà il 15 gennaio con l'intento di chiudere l'intesa in tempi brevi». Sonego auspica chiaramente un decollo della situazione che porti alla definizione del progetto entro gennaio, «il mese delle decisioni» come lui stesso ha rimarcato. I nove sindaci della Bassa Friulana invocano viceversa uno slittamento delle operazioni al fine di analizzare tutte le soluzioni in modo puntiglioso. Proprio Pischedda replica a Sonego rincarando la dose: «E’ stato lo stesso assessore a esasperare i toni e definire il nostro documento, assolutamente in linea con le richieste degli ultimi mesi, un atto che procura un vulnus al tavolo tecnico. Il suo è un gesto, programmato e grossolano, per scaricare su di noi tutte le colpe. In questo modo potrà sostenere la tesi per cui da parte sua c’è stata la volontà di allacciare un canale comunicativo efficace, e solo la nostra miopia ha vanificato il suo sforzo. Da parte mia, ritengo che gli interventi veementi di alcuni sindaci (chiaro riferimento a Duz di Torviscosae Del Frate di San Giorgio, nda) rientrino nell’ambito di un piano partorito alla vigilia. Sonego è determinato a calpestare le richieste del territorio? Proceda pure, poi però si assumerà le sue responsabilità. Che a quel punto saranno, inevitabilmente, politiche».
A firmare nero su bianco il documento della discordia sono stati i sindaci di Villa Vicentina, Aiello, Bagnaria, Palazzolo, Palmanova, Pocenia, Porpetto, Ronchis, e Teor. La prima, essenziale, richiesta avanzata è che «Rfi dichiari le specifiche tecniche desiderate per il tracciato, o si adegui a quanto deciso dagli organi deputati alla gestione del territorio». Ancora, invitano la Regione a «non riconoscere come controparte all'interno del gruppo tecnico di lavoro Rfi». I firmatari ritengono «inaccettabile che dopo mesi di discussione e di presenza continua di responsabili della spa all'interno del gruppo tecnico, gli stessi, nel corso dell'ultima seduta, abbiano dichiarato, a margine dell'incontro, che loro intendono comunque realizzare un tracciato ad alta velocità, in evidente contrasto con le scelte prese in esame». Al secondo punto i sindaci ribadiscono la necessità di continuare gli approfondimenti di tutti i tracciati presentati dai tecnici. «Solo successivamente - ritengono - si potrà procedere con l'approvazione o meno di ogni singolo tratto, che andrà quindi a formare una delle possibili alternative da studiare nella valutazione di impatto ambientale propedeutica alla redazione dell'eventuale nuovo progetto preliminare. Si ricorda infatti che avevamo concordato sull'opportunità di iniziare la fase di approfondimento proprio dal tracciato centrale, ma mai avevamo pattuito che tutti gli altri tracciati sarebbero stati definitivamente scartati». Motivo per cui viene chiesta la proroga dell'incarico ai tecnici e la partecipazione al gruppo di lavoro di rappresentati Anas e Autovie Venete.
Giovanni Stocco

 

 

Arriva in giunta il via libera alla vetreria  - Oggi esecutivo a Palmanova

 

TRIESTE Via libera alla vetreria di San Giorgio di Nogaro e diritto di opzione su oltre settemila azioni di Promotur del valore di quasi 4 milioni di euro. Sono questi i provvedimenti più importanti della giunta regionale odierna, in programma nel pomeriggio a Palmanova. L’esecutivo, tramite l’assessore Gianfranco Moretton, si dovrebbe pronunciare oggi sulla compatibilità ambientale del progetto per la costruzione di un impianto di produzione di vetro float nella zona industriale di San Giorgio di Nogaro. Impianto della Sangalli Italia. Il parere sarà favorevole, anche perché il progetto è già stato approvato dalla commissione Via regionale. I malumori comunque non mancheranno, in prima fila quelli di Verdi e ambientalisti. Si tratta di un impianto che andrà a produrre lastre di vetro a ciclo continuo 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno. Il vicepresidente porterà all’attenzione della giunta anche l’approvazione dell’elenco annuale dei lavori pubblici (secondo la legge 14 Disciplina organica dei lavori pubblici), l’assegnazione di anticipi per circa 10 milioni di euro per interventi di edilizia sovvenziona alle ater di Gorizia (3,8 milioni) e Trieste (6,4 milioni). Altre delibere riguardano la situazione delle servitù militari. In ambito finanziario la giunta, attraverso l’assessore Michela Del Piero, si prepara ad esercitare il diritto di opzione, con relativa autorizzazione di spesa, per la sottoscrizione di 7744 nuove azioni ordinarie di Promotur (da nominali) del valore complessivo di 3.999.466 (516,46 euro l’una). La giunta dovrà inoltre recepire il patrimonio stradale trasferito dallo Stato alla Regione.
L’assessore Roberto Antonaz invece, oltre alle delibere sulle variazioni di bilancio dell’azienda speciale di Villa Manin e dell’Arlef, porterà le modifiche all’intesa Stato Regione (come da indicazione dello Stato) per la fondazione di Aquileia. «L’atto costitutivo lo sta elaborando un notaio di Trieste – spiega l’assessore – e andrà approvato da comune di Aquileia e Provincia di Udine. Credo che a gennaio saremo in grado di nominare presidente e consiglio di amministrazione». Tra le delibere di sanità, la giunta dovrebbe adottare quelle di autorizzazione e accreditamento delle strutture pubbliche e private di medicina del lavoro, nefrologia e dialisi e provvedere all’analisi del rendiconto economico fino a settembre di quest’anno. Approvazione del bilancio dell’ente parco naturale delle Prealpi Giulie, su proposta dell’assessore Marsilio, mentre l’assessore Jacop darà il via libera alla preparazione del materiale informativo in vista delle elezioni. Naturalmente in più lingue,come è prassi: oltre all’italiano, sloveno, friulano e tedesco.

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 20 dicembre 2007 

 

 

Ferriera, forse sforamenti: la Regione secreta i dati  - Alla ripresa dei lavori del tavolo istituzionale il comunicato ufficiale della Regione non riporta i risultati dell’Arpa

 

Il «tavolo istituzionale» non diffonde i risultati Arpa: voci ufficiose parlano di inquinamento da polveri sottili e benzoapirene oltre i limiti

Accordo di programma entro fine anno: stanziate risorse per 200 milioni

Sforamenti di polveri sottili e una media di benzoapirene di quattro volte superiore ai limiti nel territorio di Servola nel mese di dicembre: sarebbero questi i dati presentati ieri nella riunione del «tavolo istituzionale» sulla Ferriera che ha ripreso i propri lavori dopo la chiusura di quelli relativi all’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Forma dubitativa, dal momento che da quella riunione non è uscita alcuna informazione ufficiale, l’unica alla quale la Regione si richiama obbligando i partecipanti a non riferire il contenuto della discussione.
L’incontro era guidato dall’assessore Gianfranco Moretton che si affida solo a un comunicato ufficiale nel quale non sono citati i dati riferiti dall’Arpa. L’assessore all’Ambiente, e vicepresidente della giunta, ha rimarcato invece che «le problematiche legate al disinquinamento dell’area riguardano non solo la Ferriera ma tutto il Sito inquinato di rilievo nazionale, una competenza diretta del ministero dell’Ambiente con il quale - dice la nota regionale - la Regione collabora pienamente». È annunciata per fine anno l’approvazione dell’Accordo di programma tra Regione, dicastero dell’Ambiente, Provincia, Comuni di Trieste e Muggia, Ezit e Autorità portuale. Ci sono risorse «pari a 200 milioni di euro per la complessiva opera di disinquinamento». Il che è anche una risposta alle intimazioni dello stesso ministero, che ha denunciato come inadempiente agli impegni presi la Ferriera di Servola.
La delibera per la concessione dell’Autorizzazione integrata ambientale («strumento ’’garantista’’ ha sottolineato Moretton) è però ancora all’esame dell’Ufficio legale della Regione e sarà valutata entro fine anno. Prossima riunione del «tavolo» entro metà gennaio.
Intanto, a seguito delle notizie secondo cui mancano attualmente i 160 mila euro per realizzare le analisi sull’eventuale accumulo di diossine nei residenti del quartiere reagisce il consigliere dei Verdi, Alessandro Metz: «La loro richiesta, specie di fronte a una analisi annunciata, è assolutamente fondata, visto che la stessa Azienda sanitaria ha di recente evidenziato rischi elevati per la salute pubblica». Metz si dice «sorpreso» dal fatto che l’Azienda sanitaria parli di «procurato allarme sociale» rispetto alle richieste dei cittadini («vengono così richiamate pratiche di controllo sociale disciplinari e repressive»), senza i quali, afferma, «non si sarebbero mai scoperte la situazione reale a Porto Marghera e i casi di mesotelioma correlati all’amianto». Metz si è già dichiarato contrario - come il Comune di Trieste - al rilascio dell’Aia, ritenendo «poco affidabile fin qui il comportamento dell’azienda in termini di ambiente». Il presidente della commissione regionale Urbanistica, Uberto Fortuna Drossi, ha invece presentato un ordine del giorno con cui chiede che l’Aia sia il frutto di un più vincolante Accordo di programma e che alla Lucchini sia imposta una cauzione proporzionale al costo degli interventi correttivi da realizzare nella fabbrica. Una cauzione, dice, da scalare via via che gli impianti vengono adeguati.
g. z.

 

 

Nuove discariche abusive a Cattinara  - Nonostante i continui interventi di pulizia la gente abbandona rifiuti di ogni genere

 

Immondizie e detriti nella fascia verde che costeggia la statale 202 e nella zona superiore del rione di Campanelle

Battaglia (Quinta circoscrizione): «Presenteremo un documento al Comune»

Nella zona verde che costeggia la strada statale 202 sono nuovamente sorte alcune discariche abusive. È sufficiente allontanarsi di qualche passo dal margine dell’arteria rendersi conto della presenza di cumuli di immondizia.
La maggior parte della sporcizia si concentra a ridosso di una piazzola di sosta, vicino al viale d’accesso di un terreno privato. Tra gli alberi sono stati abbandonati oggetti di ogni tipo e dimensione. I più evidenti sono elettrodomestici, mobili e materassi, ma ci sono anche materiali edilizi di scarto, provenienti con tutta probabilità da lavori di costruzione o ristrutturazione.
Inoltre, se d’estate le foglie e i cespugli rendono impossibile capire cosa si celi dietro le fronde, in questa stagione si riconoscono senza fatica motocicli, copertoni d’automobile, televisori, porte e infissi, il tutto circondato da sacchetti di plastica e cassette della frutta.
Nonostante i continui interventi di pulizia, alcuni dei quali effettuati recentemente, qualcuno continua a liberarsi dei propri rifiuti ingombranti lasciandoli sul ciglio della strada, oppure spingendoli lungo il fianco della collina.
«Si tratta di un problema tipico della zona sotto Cattinara e della parte superiore di Campanelle – spiega il coordinatore della commissione urbanistica della Quinta circoscrizione, Francesco Battaglia -. In passato sono stati effettuati sopralluoghi nell’area per controllare le condizioni degli alvei dei rii. Ora valuteremo anche la presenza di immondizia e detriti. Dopo aver definito con precisione quali siano le dimensioni del fenomeno, verrà elaborato un documento che sarà, poi, presentato al Comune».
I punti maggiormente utilizzati per gli scarichi abusivi si trovano ai margini del territorio di competenza del parlamentino. Verrà quindi rafforzata la collaborazione tra la Quinta e la Settima circoscrizione. «La cooperazione porterà risultati positivi sotto diversi punti di vista – commenta Nattaglia -. Inoltre, in questo modo, potrà esserci una maggiore sorveglianza della zona».
Concorda il presidente del settimo parlamentino, Andrea Vatta, che vede favorevolmente lo scambio di informazioni e dati tra le due assemblee rionali per risolvere tali problematiche. «In passato si sono già svolti riunioni e consigli congiunti, proprio su tematiche ambientali, che coinvolgono un territorio esteso. Il risanamento e la tutela di aree verdi e torrenti sono problemi reali, e come tali meritano di essere affrontati con la massima attenzione e serietà».
Della questione si occuperà anche la commissione ambiente della Settima circoscrizione, il cui coordinamento è stato recentemente assunto dal consigliere della Margherita Michele Maier, il quale ha già dato la propria disponibilità a collaborare con i colleghi degli altri parlamentini.
Per combattere la formazione di discariche abusive l’Acegas-Aps ha attivato da molto tempo sul territorio provinciale sette punti di raccolta per i rifiuti ingombranti, nei quali è possibile conferire gratuitamente quasi tutti i tipi di oggetti dei quali ci si vuole disfare.
Mattia Assandri

 

 

Di Pietro affida la terza corsia all’Anas  - Accordo tra i tecnici di Italia e Slovenia sull’ipotesi di tracciato del Corridoio V. Sarà la tratta a Sud

 

Vertice con il ministro delle Infrastrutture a Trieste. Salta la proposta di nomina del commissario: accordo finale con Illy sull’incarico al presidente Ciucci

TRIESTE Terza corsia dell’autostrada, il ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro affida all’Anas la gestione del progetto di realizzazione come in Veneto, ma allo stesso tempo «apre» alla proposta del presidente della regione, Riccardo Illy, che per accelerare i tempi e le procedure aveva chiesto un commissario. Non ci sarà una nuova figura in questo senso ed eventualmente «lo farà lo stesso presidente dell’Anas il commissario se davvero accelera le procedure». Di Pietro lo ha detto ieri a Illy durante un incontro a cui era presente lo stesso presidente dell’Anas Pietro Ciucci e poco dopo, alla riunione della prima Commissione intergovernativa italo-slovena, ha annunciato che «sarà pronto entro giugno 2008» lo studio di fattibilità della tratta transfrontaliera Trieste-Divaccia della linea di alta velocità/alta capacità del corridoio V, Lione-Kiev. Un vertice ad altissimo livello, alla vigilia della caduta dei confini, tutto concentrato sulla logistica e i trasporti alla presenza delle due delegazioni di tecnici italiani e sloveni delle Ferrovie e coordinato oltre che da Di Pietro e Illy, dal vice ministro dei Trasporti sloveno Peter Verlic e dallo stesso coordinatore del progetto del Corridoio V, Jan Brinkhorst. Di Pietro visto l’immininente passaggio della presidenza semestrale dell’Unione europea alla vicina Repubblica, ha proposto di affidare alla Slovenia anche la presidenza della Commissione intergovernativa. E ieri i tecnici sloveni e italiani si sono accordati anche sul «tracciato» definitivo del Corridoio V scegliendo quello che è giudicato migliore e che tra l’altro aveva visto d’accordo i ministri sloveno e italiano al termine di un vertice lo scorso luglio. Oggi da segnalare un incontro tra l’assessore regionale ai trasporti Lodovico Sonego e i sindaci della Bassa Friulana per trovare un accordo sul tracciato.
Ma è soprattutto sul versante dell’emergenza e dunque sul fronte autostradale, che si sono visti i risultati dagli incontri tra Illy e Di Pietro. Il vertice a margine della Commissione intergovernativa, da quanto si è potuto apprendere, era iniziato in maniera bollente quando il presidente ha ribadito al ministro la richiesta di un commissario per velocizzare la realizzazione della terza corsia autostradale. Di Pietro, confermando le scelte fatte in Veneto, ha subito dichiarato la sua contrarietà al commissario. Ma poi si è convinto della tesi di Illy che ha spiegato al ministro che non si trattava di istituire una nuova «poltrona» quanto di trovare una sopluzione per velocizzare al massimo tempi e procedure di realizzazione. A quel punto, spiegano fonti attendibili, lo stesso Illy avrebbe detto a Di Pietro che se c’era la necessità di lasciare il coordinamento all’Anas il commissario poteva farlo lo stesso vertice se ciò agevolava il progetto.
Su questo punto è stata trovata l’intesa tra Illy e Di Pietro che hanno anche concordato di inserire un articolo ad hoc nel prossimo aggiornamento del protocollo d’intesa tra Regione e Governo.
«Non possiamo accettare che i ruoli che spettano ai ministeri e all’Anas siano fatti da soggetti diversi, sarebbe un fallimento – ha spiegato Di Pietro – siamo disponibili da sempre affinchè le procedure siano le più abbreviate possibili nel rispetto delle popolazioni locali. Ribadiremo in un apposito protocollo: se si tratta di individuare il commissario per l’accelerazione delle procedure e se davvero le aumenta rispetto alla legge obiettivo noi possiamo prevederlo questo commissario. A patto che che lo faccia il presidente dell’Anas». Da registrare anche la richiesta a Di Pietro da parte della Regione di una «riflessione» per il trasferimento di ulteriori 200 chilometri di strade Anas a ridosso dei confini, dopo i 700 già trasferiti e che ha visto la costituzione di una società, la Friuli Venezia Giulia strade.
Definito questo punto il ministro si è dedicato ai lavori della Commissione intergovernativa. E proprio ieri le delegazioni tecniche, slovena e italiana, hanno confermato l’accordo su un’ipotesi di tracciato del corridoio V nel tratto trasfrontaliero Trieste-Divaccia. In realtà quella di ieri è stata la conclusione di un precedente incontro tra le due delegazioni che stanno lavorando a fondo sul tracciato. «Sono state analizzate varie ipotesi ma quella scelta è sempre risultata la migliore – conferma Mario Goliani, direttore compartimentale delle Ferrovie e responsabile del progetto per la parte italiana – ed è la tratta inserita ufficialmente nella domanda di finanziamento presentata congiuntamente da Italia e Slovenia». Il tratto ferroviario, denominato tratta Sud, sprofonda in galleria e dopo Trieste passa in Slovenia atraversando la zona tra Pesek e Draga Sant’Elia, fa un’ampia curva verso sud e poi si riunisce con un’ulteriore controcurva a Nord della valle dell’Ospo, sotto San Servolo, e va sul tracciato della Capodistria Divaccia, proprio sul by-pass.
«Il compito della Commissione intergovernativa è quello di individuare la progettazione del tratto transfrontaliero e le azioni da intraprendere per condividere copn il territorio la realizzabilità. Abbiamo ottrenuto assieme alla Slovenia i primi fondi dall’Ue, oggi inizia il lavoro per il crono programma – ha detto Di Pietro – c’è la volontà politica chiara ed evidente che vogliamo lavorare assieme e trovare nel trattato un punto di incontro».
Sulla stessa linea il viceministro Vrlic: «Sono convinto che i lavori della commissione saranno molto efficaci per rendere operativo il progetto».

Giulio Garau

 

 

 

 

LA REPUBBLICA - MERCOLEDI', 19 dicembre 2007 

 

 

Clima, "il catastrofismo non serve"  - Verità e speranza nella morsa di media e politica
 

Ormai quasi nessuno nega i pericoli del riscaldamento globale - Crescono però i dubbi sui toni ipercatastrofisti usati nella divulgazione

L'Ipcc: "Minaccia seria, ma non è vero che rischiamo l'estinzione" - Realacci: "Il pessimismo non paga, serve solo per coprire l'inerzia"
ROMA - Fosse stato un Nobel per la fisica o la medicina, non sarebbe potuto accadere. Non avrebbero mai potuto essere premiati insieme due scienziati che dicono cose diverse tra loro. Il Nobel per la pace invece è tutta un'altra storia e nessuno si è meravigliato che il riconoscimento sia andato contemporaneamente ad Al Gore e all'Ipcc. Eppure l'ex vicepresidente statunitense e il comitato scientifico messo insieme dall'Onu per studiare i cambiamenti climatici affermano cose molto differenti.
Le iperboli dei premier. A sottolineare la contraddizione è stato recentemente David Henderson, ex economista capo dell'Ocse, in un articolo pubblicato sull'ultimo numero di Limes. Henderson se la prende in particolare con tutti quei leader politici che come Gore hanno alzato eccessivamente i toni nel grido di allarme per i cambiamenti climatici. Si va da Tony Blair, che nel 2006 afferma "abbiamo solo 10-15 anni per adottare le misure necessarie per scongiurare la catastrofe", a Nicolas Sarkozy che nel maggio scorso, poco prima di insediarsi all'Eliseo, dichiara: "Ad essere in gioco è il destino stesso dell'umanità".
Dichiarazioni davanti alle quali Henderson scuote la testa: "Non è ai rapporti dell'Ipcc che queste affermazioni si rifanno, si tratta, in realtà, di audaci estrapolazioni, con una forte connotazione congetturale. Esse sono però in sintonia con il pensiero di buona parte dell'opinione pubblica".
"Minaccia seria, ma non è la fine del mondo". Un'osservazione che Vincenzo Artale, fisico oceanografo dell'Enea e uno dei pochi climatologi italiani presenti nell'Ipcc, sottoscrive. "Il riscaldamento globale - dice - è un problema serio, che rischia di innescare in futuro dinamiche molto pericolose, ma parlare di civiltà umana sull'orlo dell'estinzione e di rischi per la sopravvivenza del genere umano, come sento dire da più parti, al momento è assolutamente prematuro. Bisogna intraprendere tutte le strade indicate dall'Ipcc per contrastare i cambiamenti climatici, anche perché si tratta di provvedimenti dalle molteplici ricadute positive su ambiente, occupazione, democrazia, distensione internazionale. Inoltre dobbiamo finanziare più generosamente la ricerca scientifica per capire sempre meglio come funziona il clima e anticiparne l'evoluzione. Parlare di catastrofe imminente non solo è fuorviante, ma non fa bene alla causa di chi vuole davvero cambiare il corso delle cose".
La deriva del "climate porn". L'Ippr (Institute for Public Policy Research), una fondazione britannica di orientamento laburista, si è spinta ancora più in la, utilizzando addirittura il termine climate porn, pornografia climatica, non per negare l'esistenza del problema, ma per denunciare l'esagerato catastrofismo dei media. Ma allora come si è arrivati a questo punto, come è stato possibile che un severo e circostanziato allarme lanciato da un migliaio di scienziati si sia trasformato in qualcosa di molto diverso? Le risposte possibili sono diverse e riguardano tutti gli attori interessati dalla vicenda: mondo scientifico, mass media, politica e movimento ambientalista, anche se in pochi sono disposti a riconoscere le proprie responsabilità.
L'autodifesa della scienza. Sul mondo accademico pesa ad esempio il sospetto di aver contribuito all'equivoco cercando di bucare con i toni iperallarmisti il muro di omertà che ha circ
ondato a lungo le problematiche del riscaldamento globale e ottenere così più fondi per la ricerca. Artale però non è d'accordo. "In Italia questa colpa la scienza sicuramente non ce l'ha, per il semplice fatto che è mancato l'oggetto del contendere: non ci sono fondi per il clima, tranne quelli del Piano Nazionale del 2000, che certo sono stati distribuiti non in base agli strilli catastrofisti. Ma credo che questo non sia accaduto neppure all'estero". Lo scienziato italiano gira quindi la palla ai mass media. "Il dibattito - denuncia - soprattutto in Italia dovrebbe essere portato su livelli più tecnici a non a quelli da soap opera a cui stiamo assistendo".
Il futuro rubato dalla tv. Un problema che Antonio Scurati, scrittore e docente di Teorie e tecniche del linguaggio televisivo all'Università di Bergamo, ha posto al centro di un articolo comparso ad ottobre su Internazionale
. "Spesso - ha scritto - si sente dire che l'umanità non ha più un futuro perché ha perso la capacità di immaginarselo. Viviamo con lo sguardo a terra, schiacciato sul presente, indifferenti al passato e all'avvenire. Forse è ver
o. È vero perché il nostro futuro appartiene ai signori dei media e a quelli della guerra, che l'hanno già immaginato per noi. È vero non perché il futuro non accadrà, ma perché, qualunque esso sia, sarà già accaduto. E tutto ciò che potrà avvenire in questo tempo che ha smesso di muoversi in avanti sarà la guerra o la catastrofe".
L'allarme che produce inerzia. A ispirare l'editoriale erano i venti gelidi che soffiavano sulla crisi con l'Iran, ma Scurati è convinto che la dinamica sia la stessa per quanto riguarda la crisi ambientale. "Il moltiplicarsi di scenari catastrofici - spiega - fanno sì che ogni previsione finisca per essere messa sullo stesso piano. C'è un invalidamento preventivo che ci consente di pre digerire il problema, impedendo una risposta e un'assunzione di responsabilità. Questa disposizione a premediare un ipotetico futuro, senza necessariamente arrivare alla teoria del complotto, induce l'opinione pubblica a passività e fatalismo. Un atteggiamento che oggettivamente avvantaggia chi ha un interesse fortissimo a non intervenire, come gli Stati Uniti. L'allarme produce inerzia anziché azione, è paradossale ma è così".
La tentazione catastrofista. E sempre restando nel campo del paradossale, è possibile che a contribuire a questa situazione siano stati anche gli ambientalisti, attraverso il facile ricorso, soprattutto in passato, a toni catastrofisti? Ermete Realacci, uno dei leader storici dell'ecologismo italiano, la pensa diversamente. "Il ricorso a toni apocalittici - risponde - è stata una tentazione presente nella crescita dell'ambientalismo, ma non è un atteggiamento efficace e io non vi ho mai fatto ricorso. Credo che il catastrofismo di oggi abbia altre origini".
Tanto rumore per nulla. Realacci, che oggi è nel vertice del Partito democratico, punta quindi il dito contro la politica. "Con l'innalzamento dei toni si cerca soprattutto di coprire l'inadeguatezza della risposta politica. In Italia poi, dove figure di primissimo piano come Berlusconi hanno assunto a lungo posizioni negazioniste, il problema è ancora più serio. Abbiamo una politica che oscilla tra proclami alti e un'azione scarsa, come quest'ultima legge finanziaria che non è certo segnata da un'adeguata tensione sul contrasto ai cambiamenti climatici".
Il futuro che non si vede. Il catastrofismo come un rumore di fondo che mette quasi completamente a tacere qualsiasi spunto per l'ottimismo. E in questo caso la scienza, da possibile carnefice si trasforma in vittima, con il suo potenziale di speranza ridotto nel migliore dei casi a fare da contorno marginale. Se il riscaldamento globale è una minaccia gravissima a benessere, salute e stabilità, la scienza ha appena imboccato due strade come bioingegneria e nanotecnologie che promettono potenzialità enormi per trovare soluzioni alle nuove sfide.
La scienza che fa paura. Eppure di questo potenziale positivo nel dibattito non c'è quasi traccia e spesso i progressi della ricerca vengono vissuti come ulteriori motivi di angoscia. "E' vero, prevalgono i toni apocalittici", dice Enrico Bellone, docente di Storia della scienza all'Università di Milano e direttore del mensile Le Scienze. "Sui grandi canali di comunicazione - aggiunge - è più facile la vita per le notizie a fortissime tinte, rispetto alle informazioni e ai dati di matrice scientifica. Sul piano delle notizie rende di più, in un paese scientificamente denutrito come il nostro, parlare con enfasi sui pericoli (immaginari) connessi agli Ogm". Un atteggiamento, prosegue Bellone, "che ha le proprie radici nell'evoluzione della cultura italiana durante l'ultimo secolo, che ha sempre più spiccatamente visto, nella razionalità scientifica, non una forma di cultura, ma una miscela di servizi pratici e di paure".

VALERIO GUALERZI

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 19 dicembre 2007 

 

 

FERRIERA - Analisi sui servolani: mancano 160mila euro  - E’ il costo dei test sull’accumulo di diossine nei residenti pronto dal 2005 ma non finanziato

 

Oggi i primi risultati sugli esami ambientali e clinici per chi lavora nella cokeria. Manifestazione dei comitati in piazza Oberdan

I cittadini chiedono prelievi per misurare l’assorbimento di metalli: «Non è detto che si abbiano risultati utili ai fini della salute pubblica»

I cittadini di Servola firmano una petizione all’Azienda sanitaria per ottenere le stesse analisi sullo stato di salute realizzate per i lavoratori della Ferriera, reparto cokeria (di cui forse già oggi, giorno in cui si riunisce di nuovo anche il tavolo regionale, si saprà qualche risultato) e il Dipartimento di prevenzione risponde: «Per l’analisi sull’eventuale accumulo di diossine, già in progetto da tempo, siamo pronti a partire ma il problema sono i soldi, quest’analisi costerà 160 mila euro, misurare l’assorbimento di metalli e benzoapirene è invece tutto un altro discorso, forse la domanda è perfino mal posta, e comunque non si può prendere in considerazione prima di aver visto l’esito delle indagini interne alla Ferriera».
ANALISI È dal 2005, quando dal camino della Ferriera uscì diossina, che l’Azienda sanitaria propone l’analisi sull’accumulo di diossine. Progetto discusso anche con la Regione, ma allora reso «invisibile» nei verbali. Negli ultimi tempi dopo l’allarme inquinamento dell’aria è stato ufficialmente riproposto.
DUE ANNI Sarebbero tecnicamente pronti a mettersi all’opera l’Azienda sanitaria, il Burlo Garofolo, l’Istituto universitario di Medicina del lavoro, l’Istituto di Igiene di Udine. Si trattarebbe di analizzare il latte di 35-40 puerpere del Burlo abitanti a Servola e di altrettante abitanti in zone non inquinate; contestualmente, di analizzare il sangue di una ventina di operai del reparto di agglomerazione e di altrettanti lavoratori di zone non inquinate. Durata totale prevista, fino alle statistiche: ben due anni.
I campioni sarebbero analizzati dal Consorzio interuniversitario nazionale «La chimica per l’ambiente» di Marghera. Costo per campione: 980 euro più Iva.
COSTI Ma il prezzo totale comprende anche altri esami da fare a Trieste e la somma totale fa dunque 160 mila euro. Dovrebbe darli la Regione, che però ne ha appena stanziati 300 mila per indagini ambientali in aree potenzialmente cancerogene di tutto il Friuli Venezia Giulia. A oggi dunque non si sa se Trieste sarà finanziata o no, visto che occorre la metà della cifra totale. Ben che vada, ci vorrà comunque ancora molto tempo prima di arrivare al punto concreto.
BENZOAPIRENE La gente a Servola (ieri i comitati hanno di nuovo manifestato sotto il consiglio regionale) chiede verifiche come per i lavoratori della Ferriera. Ma i medici del lavoro obiettano: «Prima dobbiamo verificare se l’ambiente della fabbrica provoca un alto assorbimento di sostanze, tra cui benzoapirene, e poi valutare se è il caso di estendere il sondaggio». Perché se i valori nella cokeria risultassero relativamente contenuti, se ne potrebbe dedurre che nel quartiere sono abbastanza bassi da non richiedere specifici esami. Già oggi potrebbero esserci i primi risultati.
METALLI La petizione con le 110 firme esige un controllo sulla concentrazione di metalli nel sangue. «Non abbiamo nemmeno i dati relativi all’inquinamento del terreno - informa il Dipartimento di prevenzione - e comunque non è detto che un po’ di manganese in più nel sangue significhi malattia». A corredo del discorso letteratura scientifica, dove lo stesso manganese come ferro, zinco, rame, vanadio, magnesio, cobalto, molibdemo e stagno sono classificati «essenziali» (sono utili all’organismo). In eccesso, però, provocano danni.
TERRORE «Per l’accumulo invece di metalli potenzialmente tossici, come piombo, mercurio e cadmio la gente ha forse ragione, ma non ci sono esami che permettano di valutare esattamente la soglia di pericolo per la salute».
Residenti di Servola nell’ultimo mese si sono presentati al Dipartimento di prevenzione con un «foglietto» in mano in cui - racconta l’Azienda sanitaria - c’era scritto che era urgente fare questi esami, che a Trieste nessuno li esegue, era specificato che bisogna andare a Udine e si indicavano anche i nomi di due medici». I sanitari hanno fortemente sanzionato questa forma di attivismo: «È procurato allarme sociale, è fomentare il terrore nella popolazione senza averne motivo».
DENUNCE Il foglietto di Servola è stato inviato come denuncia all’Ordine dei medici («perché denotava abuso di professione medica, solo un medico può ordinare esami») e anche alla Procura della Repubblica. Adesso il foglietto è diventato una raccolta di firme ed è stato presentato in forma di richiesta ufficiale.

Gabriella Ziani

 

 

Filippo Giorgi replica agli scettici del clima

 

«Mai nella storia del Nobel si è creata tanta confusione fra politica e scienza. Al Gore nel suo film fa un elenco di catastrofi improbabili previste dalla presunta scienza che gli sta dietro. L'Ipcc pretende di fare delle previsioni quando il suo lavoro assomiglia molto più a quello di una chiromante».
Giudizio senza appello quello di Guido Visconti, professore di fisica dell'atmosfera, sull'ultimo numero di Limes, dedicato all'intreccio tra crisi climatica ed energetica. E Visconti persevera nella sua vis polemica sull'ultimo fascicolo del mensile «Le Scienze», facendo le bucce all'Ipcc, Intergovernmental Panel on Climate Change, che il 10 dicembre ha ricevuto a Oslo il premio Nobel per la pace assieme ad Al Gore, ex vice di Clinton alla Casa Bianca.
«Il problema è che che questo genere di critiche vengono da chi non ha fatto davvero ricerca sul clima, si tratti di chimici, oceanografi o fisici, ribatte Filippo Giorgi, assurto agli onori di «Nobel triestino» n quanto membro da cinque anni del bureau direttivo dell'Ipcc. «Conosco bene Visconti, era mio professore all'Università dell'Aquila e siamo in buoni rapporti personali. Ma è sempre stato un bastian contrario e non ha mai lavorato a quei modelli su cui si basano gli studi sul clima. E magari gli rode anche un po' di non far parte dell'Ipcc...»
E allora mettiamo in fila le risposte di Filippo Giorgi agli scettici del riscaldamento globale. Eccole: «Può essere il Sole responsabile dell'aumento della temperatura sulla Terra? No, perché la nostra stella ha semmai diminuito la sua attività negli ultimi vent'anni. E il riscaldamento della troposfera, la parte inferiore dell'atmosfera, e il raffreddamento della stratosfera? Sono fenomeni compatibili con l'aumento dell'anidride carbonica, che dilata l'effetto serra. Ma fino a che punto le simulazioni al computer rappresentano il clima reale? In modo assai soddisfacente, e poi non è vero che questi modelli simulano solo fenomeni semplici, lineari. Davvero l'uomo provoca l'aumento della temperatura bruciando petrolio e carbone? L'ultimo rapporto dell'Ipcc dà una certezza al 90-95 per cento. E come mai alcuni prestigiosi scienziati hanno lasciato l'Ipcc? Il caso più noto è quello di Richard Lindzen, illustre climatologo americano, il quale nel 2001 criticò il fatto che dal «sommario per i decisori politici» erano sparite le incertezze sui trend climatici presenti invece nel rapporto finale. Ma un ”sommario” di diecipagine non può rispecchiare tutto quanto c'è nelle mille pagine prodotte da ciascuno dei tre gruppi di lavoro dell'Ipcc. Così ai miei colleghi scettici consiglio di leggersi i rapporti completi, e non i ”sommari” per politici e media. Io non ho alcun dubbio nel dire che i rapporti dell'Ipcc sono quanto di meglio oggi esiste nella letteratura scientifica sul clima. Veri e propri libri di testo».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 18 dicembre 2007 

 

 

Richiesta di 110 servolani: fateci i test sulla salute  - Nella lettera citati gli sforamenti di Pm10 e le concentrazioni di benzoapirene

 

Hanno scritto all’Azienda sanitaria per essere sottoposti a tutte le analisi cliniche

La proposta si collega ai controlli effettuati su un campione di 50 operai della Ferriera e sulle mamme in fase di allattamento

«E adesso fate le analisi anche a noi». È la richiesta all’Azienda sanitaria di 110 cittadini che risiedono vicino alla Ferriera di Servola. Chiedono di essere sottoposti ad analisi cliniche, come il campione di operai dell’impianto siderurgico, atte a verificare il livello di benzoapirene, nonché l’eventuale presenza nei loro corpi di una serie di metalli (cromo, nichel, cadmio, mercurio, manganese...).
Una richiesta indirizzata al Dipartimento di prevenzione di via Giovanni Sai (lasciando nome e cognome, indirizzo e numero telefonico), citando «l’inquinamento provocato dalla Ferriera di Servola» e anche il documento dell’Azienda sanitaria, firmato dal direttore generale Franco Rotelli, in cui sono indicati i rilevamenti del Cigra trasmessi al sostituto porocuratore Federico Frezza. In particolare per quanto attiene gli sforamenti delle Pm10 e le concentrazioni di benzoapirene.
«Abbiamo inoltrato l’altro ieri la richiesta all’Azienda sanitaria dopo una raccolta porta a porta delle adesione. Ormai qui ci conosciamo tutti - spiega Nevio Tul, uno dei firmatari della richiesta - a causa dell’inquinamento. Aspettiamo di essere contattati per effettuare le analisi cliniche, proprio come è stato fatto per gli operai della Ferriera».
Il riferimento è alla «settimana di controllo sanitario» sui lavoratori dell’impianto di Servola, disposta dall’Azienda sanitaria per il reparto cokeria. Una verifica su 50 operai ai quali è stato prelevato un campione di urina nell’arco di una settimana, allo scopo di mettere a confronto la concentrazione di benzene, benzoapirene e fenantrene fra una giornata che segue due di riposo e una che conclude la settimana di lavoro e permanenza in fabbrica. I campioni, sigillati a piombo, sono stati inviati per le analisi a un laboratorio specializzato di Brescia in attesa dei risultati.
Accanto agli operai un altro protocollo già avviato prevede anche l’analisi su un campione di mamme abitanti a Servola e in fase di allattamento. Il latte materno, infatti, è particolarmente «assorbente» e rivelatore della presenza di eventuali sostanze cancerogene. Sempre l’Azienda sanitaria ha recentemente messo a disposizione dei residenti un medico a chiamata per un pronto intervento speciale in caso di conclamati disturbi di cui potrebbe essere responsabile l’ambiente. I residenti pretendono di più, chiedono una puntuale analisi di sangue e urina. «Vogliamo sapere cosa abbiamo assorbito in questi anni. Ovviamente speriamo di non aver subito danni alla salute - dice Nevio Tul - ma per saperlo serve un’accurata visita di controllo. La semplice radiografia ai polmoni non basta».

Pietro Comelli

 

 

Bonifica sito inquinato, Regione pronta al sì  - Azzarita: «L’Ezit deciderà ai primi di gennaio». La Confartigianato chiede modifiche

 

L’assessore Moretton conta di portare venerdì in giunta l’accordo di programma per la zona costiera: ultimi aggiustamenti giuridici

TRIESTE E’ atteso questa settimana il via libera della Regione all’accordo di programma sul Sito inquinato di interesse nazionale. Superati nelle scorse settimane alcuni problemi giuridici, venerdì prossimo l’assessore all’Ambiente Gianfranco Moretton conta infatti di sottoporre alla giunta il testo del documento.
C’è molta attesa per questa approvazione, sia da parte degli enti coinvolti nell’accordo (Provincia, i Comuni di Trieste e Muggia, Ezit e Autorità portuale), che a loro volta dovranno deliberare sull’intesa, sia da parte della Camera di commercio e delle associazioni di categoria, per gli effetti positivi sull’economia della provincia che ci si aspetta dalle bonifiche.
«Sono pronto a convocare il consiglio di amministrazione – annuncia il presidente dell’Ezit, Azzarita – non appena avrò notizia dell’approvazione da parte della Regione. Speravo di poterlo fare entro dicembre, ma a questo punto la convocazione sarà per i primi giorni di gennaio».
Dicendosi certo del successivo via libera anche della Provincia, del Comune di Muggia e dell’Autorità portuale (la posizione del Comune di Trieste è ancora incerta, ndr), Azzarita prevede, in seguito alla firma dell’accordo, «un’accelerazione delle attività di caratterizzazione e bonifica in quanto l’intesa prevede i finanziamenti per attuarle». Luce verde all’accordo di programma anche dalla Camera di commercio (non coinvolta direttamente ma presente nel cda dell’Ezit). «La scorsa settimana – spiega il presidente Paoletti – con la giunta e le associazioni di categoria abbiamo incontrato il presidente Azzarita. Alla luce di quella riunione abbiamo deciso di appoggiare l’accordo, perchè così come è redatto costituisce un buon risultato».
A non essere soddisfatta è invece la Confartigianato, che alcuni giorni fa ha spiegato le proprie ragioni in una lettera, firmata dal presidente Bruni e dal rappresentante all’Ezit Prelz, inviata al ministero dell’Ambiente, alla Regione e agli enti coinvolti nell’accordo di programma. Nella missiva l’Associazione degli artigiani chiede a tutte le parti interessate un impegno affinchè il testo dell’accordo contenga il riferimento esplicito al principio della direttiva Ue secondo cui «chi non ha inquinato non paga».
Ciò perchè, secondo la bozza dell’accordo stesso, il 10% delle aziende interessate (circa una quarantina) se non subentreranno modifiche saranno costrette a sopportare tuti gli oneri, dalla messa in sicurezza ai carotaggi e alle bonifiche, non avendo inquinato ma per il solo fatto di aver acquistato il terreno o il capannone da un’altra impresa.
Le aziende che hanno invece comperato la propria area dall’Ezit, purchè non svolgano attività inquinanti non dovranno, sempre in base alla bozza dell’intesa, sopportare alcun costo per le operazioni legate alla bonifica. A questo riguadro la Confartigianato chiede poi che l’«esenzione» riguardi tutti i passaggi di proprietà fra l’Ezit e le aziende dalla costituzione dell’ente nel 1949 ad oggi.
Sul mancato riferimento esplicito al principio della direttiva Ue si è espresso negativamente, qualche settimana fa, anche il rappresentante del Comune di Trieste nel cda dell’Ezit, Maurizio Ferrara, preannunciando la presentanzione di un emendamento in sede di cda.
La posizione del Comune triestino, come si diceva, deve comunque essere ancora definita. «Dobbiamo discuterne a breve – precisa l’assessore all’Ambiente, Maurizio Bucci – con il sindaco e con l’assessore al Commercio Rovis». Posto che la bozza di accordo dovrà passare sia in giunta sia in consiglio, l’esito della discussione fra Dipiazza, Bucci e Rovis è tuttaltro che scontato. Di recente l’assessore al Commercio è stato infatti eletto alla vicepresidenza della Confartigianato.

Giuseppe Palladini

 

 

L’alta velocità Venezia-Trieste parte nel 2010  - Il ministro dei Trasporti Bianchi fissa i tempi della grande opera. Di Pietro domani nel capoluogo regionale

 

I tempi per la costruzione della linea ad alta velocità-alta capacità in Friuli Venezia Giulia si accorciano. Il cantiere partirà entro tre anni

PORDENONE I tempi per la costruzione della linea ad alta velocità – alta capacità in Friuli Venezia Giulia si accorciano. Il cantiere partirà entro tre anni. Ad annunciarlo il Ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi: «I lavori per la Tav tra Venezia e Trieste – ha detto Bianchi a Venezia, a margine di un convegno sul futuro del porto veneto - partiranno entro il 2010. Ho visitato ieri la tratta Milano-Bologna che entrerà in funzione a fine 2008. Entro il 2009 dovrebbe entrare in funzione la Torino-Milano». L’accelerazione sulla costruzione della rete ferroviaria arriva in un momento importante per il Friuli Venezia Giulia, nella fase in cui la Regione sta cercando a sua volta di concludere la parte di sua competenza. Proprio giovedì l’assessore regionale Lodovico Sonego incontrerà nuovamente gli amministratori comunali della Bassa friulana, l’area in cui esistono ancora incertezze e posizioni diverse sull’opportunità dell’opera oltre che sul tracciato.
In un anno il Friuli Venezia Giulia ha fatto importanti passi avanti rivoluzionando il primo progetto di Rete ferroviaria italiana attraversa una concertazione serrata. Le amministrazioni stanno continuando a confrontarsi con la Regione che ha ristretto il campo dei lavori a due ipotesi di tracciato. Il calendario degli appuntamenti prevede una riunione giovedì e una il 15 gennaio che potrebbe essere risolutiva.
Ora che però anche il Ministero ha dettato i suoi tempi, il pressing della Regione potrebbe farsi più incalzante. Al momento gli enti locali e le Ferrovie stanno discutendo solamente del tracciato, tutta la progettazione deve essere predisposta e per un’opera come questa non è pensabile che ciò avvenga in pochi mesi. Viste le caratteristiche del territorio la Regione sembra orientata alla costruzione di una linea che abbia caratteristiche soprattutto di alta capacità (con una velocità che non dovrebbe superare i 200 – 220 chilometri orari).
L’altro confronto aperto è con il Veneto. Dopo aver discusso con i comuni del Friuli Venezia Giulia, la Regione dovrà trovare un’intesa con i «vicini di casa» perché la linea di cui parla Bianchi parte da Venezia. Le due Regioni hanno visioni diverse sulla funzione della linea ad alta velocità – alta capacità e la discussione, anche in passato, ha avuto toni accesi. Il Veneto sarebbe orientato a realizzare una linea a ridosso della costa e ha deliberato il non affiancamento della Tav all’autostrada. Una scelta dettata sia dal bisogno di accelerare la costruzione della terza corsia sulla autostrada A 4 sia dal volere mano libera sul tracciato della ferroviaria. Il Friuli Venezia Giulia, invece, ha optato per un tracciato che mantenga il più possibile l’affiancamento con l’autostrada. La linea ferroviaria è uno dei punti di forza del Corridoio V, l’altro è la rete autostradale. Autovie Venete e Anas hanno da poco firmato la convenzione che di fatto dà il via libera alla costruzione della terza corsia e alla conversione della Villesse Gorizia in autostrada. Queste due opere sono di vitale importanza per la regione che, con la caduta dei confini e la costruzione della rete autostradale del Corridoio V in Slovenia (che dovrebbe essere ultimata a fine 2008) diventerà sempre più un imbuto per il traffico che collega l’Italia all’Europa dell’est. In quest’ottica di futuro ormai alle porte il presidente della Regione, Riccardo Illy, ha chiesto al governo nazionale alcuni interventi urgenti: un commissario per la A 4, l’introduzione di pedaggi differenziati (di notte e di giorno) per i tir e incentivi per favorire l’intermodalità. Domani il Ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro sarà a Trieste, ospite della Regione, proprio per parlare del futuro del Corridoio V. Alcune risposte ai bisogni del territorio potrebbero arrivare in quella sede.
Martina Milia

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 17 dicembre 2007 

 

 

Domani contro la Ferriera manifestazione alla Regione

 

Domani, alle 18, manifestazione con corteo in piazza Oberdan davanti al palazzo della Regione Fvg, in concomitanza con la seduta del Consiglio regionale, organizzata da Circolo Miani, Servola Respira, La tua Muggia, Coordinamento dei Comitati di quartiere. L’iniziativa punta, si legge in una nota diramata dal Circolo Miani, «a fare sentire il deciso No al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale alla Servola spa, proprietaria della Ferriera, annunciato dalla giunta regionale».

 

 

Tav, fra un anno la tratta Milano-Bologna (vedi lo sviluppo del progetto) - Nel Friuli Venezia Giulia i lavori per l’Alta velocità da Mestre a Trieste partiranno nel 2010

 

L’opera costa 6,9 miliardi di euro, i convogli viaggeranno a 300 km orari. Vantaggi per il traffico dei pendolari

Parole di ottimismo del premier: «Dopo anni di lungaggini, nuova era nel sistema dei trasporti»

MILANO «Speriamo che cominci una nuova epoca nel sistema dei trasporti italiani». È un messaggio di ottimismo, dopo tanti anni di ritardi per la realizzazione del sistema di Alta Velocità tra Milano e Napoli, quello che il presidente del Consiglio Romano Prodi affida a giornalisti e autorità. L'occasione è la cerimonia, nel piazzale della stazione di Bologna, per l'avvio del countdown a 365 giorni per l'apertura della linea Bologna-Milano. Insieme all'amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti, al presidente dell'Eni Paolo Scaroni che guida il consorzio Cepav Uno, realizzatore dell'infrastruttura (6,9 mld di investimento), al ministro dei trasporti Alessandro Bianchi, il premier alle 13.50 accende un grande orologio digitale montato su una colonna totem alta diversi metri. Scandirà il tempo che manca al viaggio inaugurale del primo treno, che a partire dal dicembre 2008 coprirà la distanza di 182 km in un'ora con una velocità che potrà arrivare anche a 300 orari.
In Friuli Venezia Giulia i lavori per l’alta velocità ferroviaria, secondo un progetto preliminare presentato da Rfi, dovrebbero partire nel 2010 e concludersi nel 2015. La progettazione della linea Mestre-Ronchi Sud-Trieste con prosecuzione verso Divaccia e Lubiana rappresenta il futuro dei treni super-veloci in regione. Secondo il progetto i treni nella tratta Portogruaro-Ronchi (con 10 viadotti) svilupperanno una media di 200 chilometri orari.
La progettazione della linea Mestre-Ronchi Sud-Trieste con prosecuzione verso Divaccia e Lubiana è articolata nelle seguenti tratte: Mestre-Portogruaro (la progettazione sarà avviata nel corso dell’anno); Portogruaro-Ronchi Sud (il progetto preliminare s’è concluso nel 2006, ma la Regione ha preannunciato parziali variazioni del tracciato); Ronchi Sud-Trieste (il progetto preliminare è in corso di ripubblicazione per essere presentato al Cipe); Ronchi Sud-Trieste-Divaccia (progettazione complessa per le problematiche politiche internazionali; a fine 2006 era stata siglata una convenzione con la quale si dava avvio allo studio di fattibilità per la realizzazione della tratta italo-slovena).
Il numero uno di Trenitalia Moretti è ottimista sui tempi e snocciola la scaletta delle realizzazioni che porterà fra due anni, nel dicembre 2009, al completamento di tutta la linea da Torino a Salerno esclusi i nodi. E fra un anno sarà pronto anche il raddoppio della Bologna-Verona, un'opera progettata per la prima volta nel 1919. «Stiamo recuperando il ritardo accumulato», osserva ancora il presidente del Consiglio. Fra due anni - aggiunge - saremo al livello della Francia e poi si andrà avanti verso Venezia». Il premier non nasconde una speranza: che il progetto possa espandersi «con una biforcazione nel Mezzogiorno», da una parte verso Bari e dall'altra verso Battipaglia e poi Reggio Calabria. Moretti da parte sua nega che vi siano stati aumenti di costi «da quando nel 2001 il progetto è stato stabilizzato» e sottolinea, in sintonia con Prodi, che la realizzazione dell'Alta Velocità andrà a vantaggio anche dei pendolari, che potranno disporre dei vecchi binari ma ben più sgombri per i treni regionali ed intercity.
«Siamo felici di aver dato un contributo al fare in un Paese in cui è difficile fare le cose», dice da parte sua Scaroni, dando appuntamento a tutti fra un anno per il viaggio inaugurale vero e proprio. A Milano la cerimonia del totem si ripete e ad accendere l'orologio c'è anche il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, che dialoga con il collega Vasco Errani ed il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, fra i passeggeri vip del Minuetto.
L'appuntamento è dunque a dicembre 2008, sperando che le nuove linee contribuiscano ad evitare anche gli incidenti come quello accaduto ieri all'Eurostar Lecce-Roma, bloccato per ore al gelo. «Ci siamo assunti le nostre responsabilità senza accampare pretesti», taglia corto Moretti, che tiene a precisare però che le Fs sono state le uniche ad operare mentre si fermavano strade ed aeroporti, e a tutti i passeggeri è stata fornita tutta l'assistenza possibile in un freddo cane oltre a taxi, biglietti aerei a chi l'aveva perso e rimborso al 100% di quelli ferroviari all'arrivo nella capitale.

 

 

Inquinamento: la scelta del metano

 

Parlare di ambiente e di inquinamento è un dovere di ogni corretto cittadino.
Farlo con ragionevolezza è un obbligo. Senza scendere in troppi dettagli, vorrei richiamare brevemente l'attenzione su i dovuti interventi strutturali, per ovviare all'emergenza, più volte invocati e quasi mai materializzati.
Uno di questi consiste senz'altro nella promozione della diffusione del metano che per ogni applicazione si presenta migliore di altri combustibili. Indubbiamente, limitando il discorso all'autotrazione, i problemi della diffusione sono legati principalmente all'ancor modesta estensione della rete distribuzione. Se non esistono le stazioni di servizio, non si può pretendere che l'automobilista si metanizzi. Recentemente il Governo si è posto il problema e si è attivato per favorire la diffusione di tali impianti.
Ma costruire stazioni a metano non è semplice perché, per motivi di sicurezza, servono grandi spazi e maggiori costi. Un esempio, vicino a noi, riferito al trasporto collettivo: a Udine circolano gli autobus a metano. Lì è stato possibile grazie, oltre alla volontà di farlo, alla grande disponibilità di spazi, indispensabili anche per motivi logistici, legati alla materiale erogazione del gas nei serbatoi degli autobus che ha una durata significativamente superiore a quella del gasolio.
A Trieste, sempre come esempio, non mi risultano disponibili tali spazi, a meno di non andare in profonda periferia, situazione non compatibile economicamente con i percorsi di entrata ed uscita in linea. Ovviamente il problema è generalizzato e vale, nel bene e nel male, anche per le altre città.
Alle osservazioni fin qui formulate, si può aggiungere che la diffusione delle vetture a metano è ostacolata dal fatto che la trazione diesel ha fatto passi da gigante, sorretta da un'intensa pubblicità, facendo ritenere inutile all'utente la complicazione del gas, essendo già ecologicamente ed economicamente soddisfatto dalla scelta del gasolio.
A tal proposito sarà interessante osservare l'immediato futuro perché è noto che negli ultimi tempi il costo del gasolio si è prepotentemente avvicinato a quello della benzina, facendo cadere uno dei motivi di economicità per l'acquisto. Resta, a favore del gasolio, il minor consumo rispetto alla benzina.
Nonostante tutto, ritengo che nel prossimo futuro il mercato del gas riprenderà. Nel frattempo bisognerà accelerare, come già detto e stradetto, anche la trasformazione delle vecchie caldaie da riscaldamento.

Giorgio Cappel

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 16 dicembre 2007 

 

 

«La Tav ridurrà il 7,5% del traffico stradale»  - Gli ambientalisti: è troppo poco. E l’alta velocità non ci sarà

 

Italia nostra, Wwf ed ecologisti all’attacco sulla base dello studio strategico commissionato dall’Ince

TRIESTE Solo il 7,5 per cento del trasporto passeggeri passerà dalle strade alla ferrovia quando la Tav sarà in funzione. Ad evidenziare il dato sono le associazioni Italia nostra, Società speleologica italiana, Comitato contro il Corridoio V e Www (sezione isontina) alla luce dell’esame dello «Studio Strategico per lo Sviluppo del Corridoio Pan-Europeo V (PP6)» elaborato dalla società inglese Scott Wilson business consultancy nel settembre 2007 su incarico dell’Iniziativa Centro-Europea (Ince).
Le associazioni ambientaliste hanno formulato alcune controdeduzioni. La prima riguarda proprio la diminuzione del trasporto passeggeri su gomma. Il trasferimento modale del traffico passeggeri a livello regionale dalle strade alle ferrovie nel 2045, come risultato dell’attuazione del Corridoio V, secondo Scott Wilson vedrà la quota delle ferrovie aumentare dello 0,62% ma - spiegano le associazioni – con un uguale calo del traffico su strada. Secondo gli ambientalisti, pertanto, «ben il 92,5% del traffico passeggeri regionale rimarrà sulla strada e solo il 7,5% andrà su ferrovia. La quota di traffico eliminato dalla strada sarà inferiore all’1% tra 37 anni e con il Corridoio V già in funzione da 30 anni»
C’è poi l'incognita del trasporto aereo. «Lo studio prevede una diminuzione del numero di viaggiatori aerei di circa 440.000 passeggeri all’anno (25 per cento circa). Questo dato appare però in netta contraddizione con la prevista costruzione di un grande polo intermodale all’Aeroporto di Ronchi dei Legionari – aggiungono Italia nostra, Società speleologica italiana, Comitato contro il Corridoio V e Wwf -. Secondo lo studio inglese il miglioramento delle infrastrutture ferroviarie comporterà un aumento della domanda, ma ciò dipenderà anche dai modelli di esercizio che i gestori della rete saranno in grado di attuare». Da qui i dubbi.
Anche sull’alta velocità gli ambientalisti fanno le pulci al rapporto. Lo studio consiglia una velocità di 250 chilometri orari e «ricorda come la ferrovia ad alta velocità sia adeguata per servire punti distanti più di 250/300 chilometri, mentre nel nostro caso, nei 320 chilometri che dividono Mestre da Lubiana, il treno dovrebbe effettuare tre fermate intermedie (aeroporto Marco Polo di Venezia, aeroporto di Ronchi e Trieste). Tuttavia – aggiungono - questa previsione difficilmente sarà accolta dalla Slovenia che nel suo piano territoriale nazionale ha indicato per il corridoio tra (Trieste)-Koper e Ljubljana-Maribor una velocità di 160 chilometri orari».
Preoccupazione è espressa poi per «una grave sottovalutazione degli impatti ambientali e paesaggistici, in quanto si definisce il Carso italiano come semplici “colline” e quello sloveno caratterizzato da un non meglio identificato “ambiente litografico”».
Secondo le associazioni le teorie ipotizzate dal rapporto sono poi strettamente vincolate ai termini del completamento dell’opera fissati nel 2015. Ma i lavori della tratta Trieste – Divaca «non partiranno prima del 2013» e per gli ambientalisti non potranno essere terminati in meno di 10-15 anni.
Martina Milia

 

 

Raggiunto a Bali l’accordo sul clima  - Previsto entro il 2009 un nuovo accordo sul taglio delle emissioni

 

Il ministro Pecoraro Scanio: «Un successo per l’Onu e per l’Ipcc», recente premio Nobel

NUSA DUA-BALI La lotta al riscaldamento globale non si ferma. Entro il 2009 un nuovo accordo taglia emissioni, il Kyoto-2. A Bali è stato raggiunto l'accordo per una roadmap che fissa due anni di negoziati da far partire al massimo nell'aprile del 2008. Fino a quella data, però, Per i paesi nessun nuovo vincolo in termini di cifre di riduzione dei gas serra . Si è chiusa così la 13ma Conferenza internazionale Onu sui cambiamenti climatici (Cop13). Oltre 10.000 persone e 190 paesi per 13 giorni, uno in più sul programma, al capezzale del clima malato.
La trattativa è stata lunga ed estenuante, finita tra lacrime, applausi e colpi di scena. Fino alla fine si è temuto, poi gli Stati Uniti hanno deciso di dare il consenso negato soli pochi minuti prima trovandosi isolati nell'opporsi al documento.
Il braccio di ferro dell'ultimo giorno è stato tra Usa e Paesi in via di sviluppo. Questi ultimi si sentivano trattati alla pari dei paesi industrializzati mentre gli Stati Uniti chiedevano loro maggiori impegni. Uno scontro che ha bloccato le trattative tanto che lo stesso segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon è dovuto arrivare a Bali per imprimere uno sprint all'assemblea. E dopo l'accordo si è detto «profondamente grato nei confronti di molti membri di stati per il loro spirito di flessibilità e compromesso».
Ma per giorni a tenere banco nelle trattative è stato il corpo a corpo sul taglio delle emissioni. Un capitolo sul quale l'Europa ha dovuto cedere alla irremovibilità statunitense. La prima bozza in discussione conteneva riduzioni nell'ordine del 25-40% al 2020 rispetto ai livelli del 1990 per i paesi industrializzati. Ora si va avanti senza questo range anche se è stato concesso il riconoscimento al lavoro degli scienziati del panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc).
Per il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, l'accordo significa aver «sconfitto chi voleva boicottare Kyoto e Bali». «Un successo per l'Onu - ha detto il ministro - e per l'Ipcc». Unico rammarico: «Aver tolto l'indicazione, fin da ora, degli obiettivi di taglio delle emissioni».
Ecco i capitoli principali dell'accordo e dei negoziati:
ROADMAP: la tabella di marcia è raccolta in tre pagine. Si riconosce tra l'altro, la necessità di un'azione internazionale per la lotta ai cambiamenti climatici e per la prima volta si lancia un processo che coinvolge Paesi industrializzati e in via di sviluppo. Per i Paesi industrializzati si parla di impegni e azioni appropriate evitando la parola «vincoli», mentre i Paesi in via di sviluppo hanno ottenuto azioni verificabili e misurabili. Si rafforzano inoltre i finanziamenti disponibili e gli investimenti per sostenere azioni di attenuazione delle emissioni.
NEGOZIATI E POST-KYOTO: i negoziati dovranno aprirsi non più tardi dell'aprile del 2008. Nel 2009, nel summit sul clima che avrà come sede Copenaghen si deciderà l'accordo post-Kyoto il cui regime entrerà in vigore nel 2012, cioè dopo la scadenza del Protocollo salva-clima la cui durata è per il periodo 2008-2012.
CIFRE RIDUZIONE CO2: la roadmap di Bali verso Kyoto-2 non indica obiettivi di taglio delle emissioni di gas serra. Il richiamo è soltanto una postilla inserita in fondo alla pagina della premessa che rimanda a tre pagine del IV Rapporto Ipcc, relative al Working group III, quello sulla mitigazione. In queste pagine sono contenuti diversi scenari tra cui, quello più raccomandato del taglio di gas serra del 25-40% al 2020 rispetto ai livelli del '90 da parte dei Paesi industrializzati e del 50% per tutto il mondo al 2050.
LE ALTRE DECISIONI: nuova gestione del fondo di adattamento per aiutare i Paesi più poveri già sotto gli effetti del cambiamento climatico, previsto dal Protocollo di Kyoto, che verrà affidato al Fondo mondiale dell'Ambiente (Gef) e avrà sede a Washington; le foreste entrano nella lotta ai gas serra; gruppo di lavoro sul trasferimento di tecnologie nei paesi in via di sviluppo.

 

 

Montecitorio accoglie l’odg sulla Trieste-Divaccia ma boccia l’idea dei casinò

 

Il testo presentato dal deputato di An Menia

TRIESTE Niente casinò come risarcimento del confine che si dissolve. E stato, infatti, bocciato ieri dalla Camera dei deputati il passaggio di un Ordine del giorno presentato dal vicepresidente dei deputati di An, Roberto Menia che affermava l'opportunità di consentire l'apertura di una o più case da gioco nelle province confinarie e in Friuli Venezia Giulia, per contrastare l'offerta dei casinò nelle vicine località slovene. Il testo di Menia, relativo alla prossima caduta, il 21 dicembre, dei confini tra Italia e Slovenia, è stato accolto per la parte dove sollecita la realizzazione della tratta transfrontaliera Trieste-Divaccia, nell'ambito della realizzazione del sistema ferroviario lungo l'asse del Corridoio 5. L'Odg definisce inoltre «prioritaria» la realizzazione del collegamento Trieste-Capodistria, indispensabile per la proiezione immediata ad est dello scalo giuliano.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 15 dicembre 2007 

 

 

Metz: «Ferriera, Lucchini inadempiente» - Il consigliere regionale dei Verdi sull’intimazione ministeriale e l’Aia

 

«La Lucchini non ha mai ottemperato agli accordi sottoscritti: in campo sindacale, sulla bonifica del sito inquinato di rilievo nazionale, sulla progettata chiusura nel 2009, perché mai dunque si vuole attribuirle credito concedendo l’Autorizzazione integrata ambientale?». Così il consigliere regionale dei Verdi, Alessandro Metz, che ieri ha voluto «dare una visione d’assieme del problema Ferriera, con l’aiuto di tutta la documentazione esistente» ha detto, denunciando «manifesto danno ambientale sulla linea di costa dove i 70 metri di avanzamento creato con scarti di produzione va dritto in bocca ai pesci e non è stato mai risanato». Dopo che il ministero dell’Ambiente, su sollecitazione dello stesso Metz, ha inviato alla Lucchini un perentorio ordine di provvedere alla bonifica dell’area rientrante nel sito inquinato di rilevanza nazionale, mai attuata nonostante le prescrizioni vincolanti della Conferenza nazionale dei servizi, e ha minacciando di rivalersi economicamente sull’azienda inviando copia del testo anche alla Procura, il sindaco Dipiazza ha sfidato la Regione a concedere l’Aia «in condizioni di palese inquinamento» e l’assessore Moretton ha risposto: «Sono cose diverse». Metz riunifica il problema: «La Lucchini non rispetta i patti, dice di aver denunciato al Tar alcuni obblighi, come la caratterizzazione anche delle aree demaniali, ma al ministero aveva scritto cose diverse, e cioé che l’avrebbe realizzata ’’entro ottobre 2007’’. Inoltre - ha proseguito Metz, che in tema di sicurezza sul lavoro accusa l’Azienda sanitaria di ’’insufficiente controllo’’ - il piano triennale del gruppo dimostra che la Lucchini entro il 2008 investirà 235 milioni di euro a Piombino (il 36% in ambiente), e niente a Servola, stabilimento che vuole solo sfruttare».

 

 

Da Usa e Russia stop all’intesa sul clima - I nodi aperti: il taglio dei gas serra e le responsabilità dei singoli Paesi

 

Per un accordo in extremis slitta a oggi a Bali la conclusione dei lavori della conferenza Onu

ROMA Negoziati a oltranza al vertice di Bali. La tredicesima Conferenza mondiale Onu sui cambiamenti climatici doveva concludersi ieri nell’isola indonesiana, ma in serata, dopo una giornata di estenuanti trattative, mancava ancora un accordo sul documento finale e la chiusura dell’evento è stata rimandata ad oggi. Ad allungare i tempi sono soprattutto le profonde divergenze tra Unione Europea, che preme per misure vincolanti per tutti i Paesi, e Stati Uniti, che escludono un impegno obbligatorio per la lotta ai cambiamenti climatici.
Nonostante due settimane di tempo, i 190 governi riuniti alla Conferenza Onu sui cambiamenti climatici non sono riusciti a mettersi d’accordo per una «Bali roadmap» che rappresenterà il protocollo per arrivare ad approvare l’accordo taglia emissioni post-Kyoto al summit di Copenaghen del 2009. L’assemblea plenaria della conferenza è stata sospesa e i delegati sono stati convocati per questa mattina mentre le trattative proseguivano ad oltranza nella notte.
Per tutto giovedì e ieri un gruppo ristretto di Paesi, con 20 ministri coordinati da Australia e Argentina, ha negoziato i termini del documento finale, da sottoporre all’approvazione dell’assemblea generale, che raccoglie le sintesi delle posizioni dei vari Paesi. Due i temi al centro della discussione: i tagli dei gas serra per i paesi industrializzati entro il 2020 rispetto ai livelli del ’90 e la divisione delle responsabilità tra paesi ricchi e quelli in via di sviluppo.
L’Unione Europea insieme all’Onu, all’Australia e all’Indonesia si battono perchè la Conferenza si chiuda con un documento che impegni i Paesi industrializzati a tagliare le emissioni di gas serra del 25-40 per cento entro il 2020 e vogliono la citazione dei dati dell’ultimo rapporto del panel intergovernativo di scienziati sui cambiamenti climatici (Ipcc). In caso contrario, la Ue minaccia di boicottare il processo avviato ad ottobre da Bush a New York del Major economies meeting. Mentre Stati Uniti e Canada (secondo i dati, responsabili di circa metà delle emissioni) si oppongono a una presa di posizione così drastica e impegnativa. In particolare gli Stati Uniti, che non hanno ratificato il Protocollo di Kyoto e sono da sempre contrari a obiettivi vincolanti, non accettano impegni di riduzione a medio termine e obiettivi comuni, ma puntano a un accordo su obiettivi nazionali decisi dai singoli Stati: insomma vogliono l’eliminazione di ogni riferimento numerico sui tagli. E giovedì notte al "fronte del no" si è aggiunta anche la Russia bloccando i negoziati perchè contraria al riferimento al "paletto" del 25-40% entro il 2020. Mentre il Giappone sembra avere ammorbidito la propria opposizione all’inserimento del riferimento numerico. Il terzo fronte è composto da Cina e India che si dicono disposti ad accettare i tagli voluti dalla Ue, lasciando però la responsabilità ai Paesi industrializzati.
Monica Viviani

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 14 dicembre 2007 

 

 

In 300 all’assemblea pubblica a Servola sulla Ferriera

 

L’assessore regionale all’ambiente Gianfranco Moretton annuncia che comunque sarà concessa l’autorizzazione ambientale alla Ferriera, anche dopo l’ultimatum sulle bonifiche dato dal ministero all’azienda, e il comitato di coordinamento delle associazioni dei residenti di Servola risponde con un’assemblea dai toni infuocati.
Il comitato delle associazioni servolane replica sul fronte giudiziario coinvolgendo oltre all’avvocato milanese Roberto Spazzali, anche l’ex parlamentare Nereo Battello e un terzo legale triestino. Ieri in molti dei trecento partecipanti all’assemblea convocata al ricreatorio «Gentili» hanno firmato la procura speciale «anche per formalizzare la diffida che sarà trasmessa in Regione. Una diffida - è stato sostenuto dai promotori dell’iniziativa nel corso dell’assemblea - a tutti i consiglieri a non votare un provvedimento che è in contrasto con le direttive europee. La Regione non si è posta nessun ostacolo nel proseguire nella linea dell’autorizzazione. Non esistono alibi, perché i termini sono scaduti. Ma anche questa classe dirigente fino ad ora non è stata in grado di risolvere il problema ricollocando i lavoratori».
Parole dure hanno annunciato la manifestazione di martedì 18 quando il caso Ferriera sarà affrontato dal consiglio regionale. «Il problema - è stato sottolineato - non riguarda solo il rione di Servola tutta la città».
Si è parlato di rilevazioni dell’Arpa ma anche di analisi epidemiologiche eseguite recentemente a Capodistria dove – è stato sostenuto – è emerso che i bambini che vivono nel territorio che dà sul mare dalla parte della Ferriera soffrono di serie patologie bronchiali.
Intanto il consigliere regionale dei Verdi Alessandro Metz ha chiesto urgentemente un’audizione straordinaria al presidente del consiglio Tesini. «Considerata l’esasperazione degli abitanti del rione di Servola che da anni domandano un dialogo con le rappresentanze politiche domando che sia convocata una seduta straordinaria».

 

 

I Verdi: «C’è sempre più confusione sulla Tav»

 

TRIESTE «Sul progetto per l’alta velocità in Friuli Venezia Giulia sorge sempre più confusione e sempre più perplessità e spiazzamento». Alessandro Metz, consigliere regionale dei Verdi, non ha dubbi. E, all’indomani dell’incontro di Lodovico Sonego con i sindaci della Bassa per decidere le caratteristiche del tracciato, muove all’attacco: «I Verdi, così come i molti comitati spontanei No Tav sorti nella nostra regione, hanno sempre sostenuto che il modello ferroviario ad alta velocità non è geograficamente compatibile con il nostro territorio». Secondo l'esponente ambientalista, inoltre, «la linea ferroviaria attuale che congiunge Mestre a Trieste attraverso la Bassa Friulana è fortemente sottoutilizzata è offre ancora il 50% di capacità per i trasporti». Non basta: «Un progetto serio di pianificazione concreta dello spostamento da gomma a rotaia - incalza Metz - è un'azione di calcolata e logica sensatezza che un governo regionale ha il potere di attuare, al di là delle uscite propagandistiche».

 

 

Al Gore sul clima: «Avanti senza Bush»

 

ROMA L'Unione europea è pronta a disertare il vertice sull'ambiente fissato per il mese prossimo alle Hawaii se da quello di Bali non uscirà un risultato concreto. «Se Bali fallisce» ha detto Humberto Rosa, rappresentante della presidenza portoghese dell'Unione, «non avrebbe senso avere un altro incontro delle economie più importanti». Rosa non ha voluto definire un boicottaggio la posizione europea nei confronti del meeting convocato da George W. Bush. «Non stiamo ricattando nessuno» ha detto da Bali, dove l'Ue sostiene l'obiettivo Onu di tagliare le emissioni dal 25 al 40 per cento entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990. Gli inviati di 180 Paesi hanno tempo fino a venerdì per trovare una intesa sul dopo-Kyoto, il protocollo sull'ambiente che scadrà nel 2012.
Nel frattempo è arrivato l'ospite più atteso: il premio Nobel per la pace Al Gore che ha invitato a trovare un accordo anche senza gli Stati Uniti. «Non sono un funzionario e non sono vincolato alle carinerie diplomatiche» ha detto Gore, «per questo posso premettermi di svelare una verità scomoda: il mio Paese è il principale responsabile dell'ostruzionismo che si sta incontrando qui a Bali. Potete sentirvi arrabbiati e frustrati e prendervela con gli Stati Uniti. Ma avete un'altra opzione: decidere di andare avanti e fare tutto il difficile lavoro che bisogna fare. Dobbiamo andar via da qui con un mandato forte».

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 13 dicembre 2007 

 

 

La Regione: daremo comunque l’ok alla Ferriera - «L’ultimatum del ministero non riguarda gli impianti e l’autorizzazione ambientale»

 

L’assessore Moretton polemico con il sindaco Dipiazza. Oggi assemblea pubblica delle associazioni dei residenti di Servola

«L’ultimatum del ministero dell’Ambiente alla Lucchini non condizionerà minimamente l’iter per il rilascio dell’Autorizzazione ambientale alla Ferriera. E questo non perchè la Regione intenda ”proteggere” l’azienda, come insinua Roberto Dipiazza, ma semplicemente perchè si tratta di due partite del tutto distinte». Così Gianfranco Moretton replica a distanza al sindaco di Trieste colpevole, a suo dire, di voler strumentalizzare il richiamo fatto da Roma.

L’impressione del vicepresidente della Giunta, infatti, è che il primo cittadino stia facendo volutamente confusione sulla vicenda, per lanciare accuse pretestuose all’amministrazione regionale ed ergersi a «vincitore» di questa partita. «Non capisco quale sia la vittoria di cui parla Dipiazza - spiega Moretton -. Lui è convinto che il contenuto della lettera inviata da Roma alla Lucchini gli dia ragione perchè, ribadendo la presenza di fenomeni di inquinamento, confermerebbe le motivazioni che hanno spinto finora il Comune a dare parere negativo al rilascio dell’autorizzazione ambientale. Dimentica però che le due questioni sono completamente separate. Il ministero fa riferimento alla caratterizzazione e alla bonifica dei terreni e delle acque di falda. L’”Aia”, invece, riguarda gli interventi da realizzare negli impianti della Ferriera ed è il passaggio con il quale viene imposto all’azienda di adottare misure che consentano di far rientrare nei parametri di legge le emissioni inquinanti. Inutile quindi che il sindaco si chieda ”come farà la Regione ad ignorare l’ultimatum e a concedere come se nulla fosse l’autorizzazione ambientale”. Tra i due passaggi non c’è assolutamente alcun collegamento. Il ministero non ha fatto altro che dar seguito a quanto già disposto in occasione delle precedenti Conferenze, trasformando da ordinatoria a perentoria l’azione di risanamento ambientale».
L’ultimatum lanciato da Roma («se entro 20 giorni l’azienda non provvederà alla messa in sicurezza dei terreni e delle acque di falda, il ministero assumerà i poteri sostitutivi e avvierà la messa in mora»), dice dunque Moretton, non condizionerà il rilascio dell’«Aia». Rilascio che subirà comunque un altro rinvio: la delibera per la concessione della certificazione ambientale, infatti, non approderà nemmeno domani in Giunta a causa dell’assenza di uno dei pareri richiesti. Motivi tecnici, dice però l’assessore, e non dettati dalle pressioni del Comune.
Moretton invita quindi Dipiazza ad esaminare «le norme che gli mettono a disposizione importanti strumenti da utilizzare in caso di pericoli per la salute dei cittadini. La legge nazionale 267 _ spiega l’assessore - assegna ai sindaci poteri ben precisi per affrontare situazioni delicate come quelle che riguardano l’attività della Ferriera di Servola.In particolare prevede che possa essere emessa opportuna ordinanza di chiusura, e non solo di semplice sospensione, delle realtà inquinanti. Qualora ne ravveda la necessità, dunque, Dipiazza ha la possibilità di bloccare lo stabilimento emanando una semplice ordinanza. Se insomma crede che questo sia il passaggio necessario, agisca subito e si assuma la responsabilità che gli è attribuita dalla legge».Inutile infine, secondo Moretton, che il Comune tenti di confondere le acque e camuffare il vero significato del duro richiamo alla Lucchini. «Va ricordato che solo il ministero dell’Ambiente ha competenza diretta ed esclusiva nel richiedere interventi da parte della proprietà in materia di caratterizzazioni e bonifiche. Lo si capisce anche dal fatto che l’area della Ferriera si trova all’interno del Sito inquinato di interesse nazionale. Contrariamente a quanto afferma il sindaco dunque - precisa ancora l’assessore - la Regione non ha alcun margine di manovra in questo settore. Ciò che compete alla Regione invece è il rilascio dell’Aia».
E’ di avviso diverso, però, , l’esponente dei Verdi, Alessandro Metz, che ha chiesto un'audizione «straordinaria e urgente» sulla Ferriera, alla luce della «grave situazione che continua a emergere dall'area dove insiste l'impianto siderurgico e dell'esasperazione degli abitanti del rione di Servola».
Gli stessi residenti questa sera alle 20.30 al ricreatorio comunale «Gentilli», in via di Servola 127, terranno un’assemblea pubblica per illustrare le azioni giudiziarie intraprese contro la Lucchini e «gli amministratori pubblici inadempienti». Per martedì prossimo, infine, è in programma una manifestazione di protesta in piazza Oberdan in concomitanza con la seduta del Consiglio regionale.
m.r.

 

 

Depuratori da mettere a norma a Servola e a Barcola Ma i lavori partiranno nel 2009 - Già disponibili soluzioni tecniche e finanziamenti

 

Il secondo impianto verrà declassato e la conduttura confluirà sul primo

A Trieste è in atto un vero e proprio piano di risanamento dei depuratori. Un adeguamento doveroso per due delle quattro strutture presenti in città che a oggi non risultano a norma. Nel mirino i depuratori di Servola e Barcola, che a differenza di quelli di Zaule e Basovizza non rispettano i nuovi parametri previsti dalla legge 152/2006. In quest'ottica la Provincia di Trieste stanzierà 500mila euro per la progettazione definitiva ed esecutiva dell'adeguamento del depuratore di Servola e un milione e 300mila euro per la progettazione e realizzazione di una conduttura che trasporterà i liquami da Barcola a Servola.
«Il finanziamento - spiega l'assessore provinciale all'Ambiente Ondina Barduzzi - proviene dal Piano di stralcio provinciale per la gestione delle acque ed è frutto di un accordo di programma che verrà sottoscritto nei prossimi giorni con le realtà interessate. Con questa soluzione la Provincia potrà concedere un'autorizzazione provvisoria agli impianti che anche se non a norma, potranno continuare ad operare fino a quando non si procederà con i lavori».
Acegas-Aps, su istanza della Provincia e del Comune di Trieste, ha già redatto uno studio di fattibilità per l'adeguamento dello scarico dell'impianto di Barcola per la messa a punto del quale sono necessari 3 milioni 900mila euro. «Attualmente - spiega l'ingegnere Enrico Altran di Acegas-Aps - il carico di liquami che grava sul depuratore di Barcola è troppo esiguo e questo non consente un corretto funzionamento di un impianto biologico (così come a Servola) che tra l'altro è obbligatorio per legge». La soluzione più semplice per ovviare al problema: prevedere di declassare la struttura da depuratore a stazione di pompaggio. «Il progetto - precisa Altran - prevede la creazione di una stazione di sollevamento e di una condotta lungo viale Miramare per trasportare i liquami da Barcola ai collettori principali della città già presenti a Roiano. Da qui raggiungeranno il depuratore di Servola». Se il progetto sarà approvato dalla Conferenza dei servizi entro gennaio, tenendo conto dei tempi per la progettazione e la gara, i lavori dovrebbero incominciare nel 2009.
Silvia Stern

 

 

Tav più veloce, correrà a 220 km all’ora  - Si tratta ancora sulle due ipotesi di tracciato. Resta il no di Porpetto e Villa Vicentina

 

Nuovo incontro fra Sonego e i sindaci della Bassa friulana. Innalzato il limite di velocità (160 km/h): era considerato troppo basso

TRIESTE «Il treno ad alta velocità non supererà i 220 chilometri orari, mantenendo di fatto caratteristiche di alta capacità». A spiegarlo l’assessore ai Trasporti Lodovico Sonego che ieri pomeriggio ha dovuto affrontare un’altra maratona con i sindaci della bassa friulana. Uno degli oggetti del contendere sono proprio le caratteristiche tecniche dell’infrastruttura sulle quali si sono scontrati anche i tecnici (di Regione, Rfi e comuni). Intanto sulle ipotesi del tracciato la Regione, pur nella disponibilità al confronto, non fa passi indietro. Ne restano due all'esame e l'assessore incalza i comuni. Giovedì 20 un nuovo incontro e poi un altro già fissato il 15 gennaio. Forse quello definitivo.

I DUE TRACCIATI Che sia l’ipotesi A oppure quella B, nessuna sembra trovare il pieno accordo di tutti. «Tra i tecnici è nata una discussione iper specialistica – spiega l’assessore – che va chiarita e approfondita. Santorini sostiene che la soluzione B (quella che prevede il passaggio sul tracciato storico) finirebbe per avere un impatto forte su Torviscosa perché richiederebbe un ampliamento notevole del fascio binario. Entrambe le soluzioni, poi, richiederebbero un quinto binario sul ponte ferroviario di Cervignano che però ne può ospitare solo quattro.
L’alternativa sarebbe un declassamento della linea in quel punto in quanto servirebbe creare un bivio ferroviario». Partendo da questo l’assessore ha dato disposizione ai tecnici di presentare una relazione che spieghi le eventuali criticità e i pro delle due soluzioni e di presentarla ai sindaci per ragionare in modo mirato sulle questioni. «Abbiamo comunque fatto passi avanti anche oggi – prosegue Sonego – e abbiamo già fissato le prossime riunioni. Avanti tutta». La Regione non fa previsioni su quando la partita sarà chiusa ma vuole accelerare.
LA VELOCITA’ Una delle ragioni del confronto acceso tra i tecnici sarebbe stata poi la questione della velocità delle linee. «Il problema che è stato sollevato – spiega il sindaco di Bagnaria, Anselmo Bertossi – è quello della velocità. Chi dice (ndr il tecnico dei comuni, De Bernardi) che la linea deve seguire quanto avviene in Slovenia, dove i treni non dovrebbero superare i 160 all’ora, e chi ritiene che possano arrivare a 200, 220 all'ora. Da questo dipendono le curvature e diverse caratteristiche dell’opera. Tutte cose su cui a questo punto attendiamo chiarimenti. Da parte della Regione resta la disponibilità a discutere ma non credo che oggi (ieri per chi legge) abbiamo fatto passi avanti. Vedremo giovedì». Sulla questione velocità però Sonego precisa. «Anche la Slovenia si sta allineando ai criteri europei in quanto si rende conto – aggiunge l’assessore – che l’investimento è rilevante per cui vale la pena realizzare un’opera che abbia determinate caratteristiche. Quando parliamo della nostra alta velocità, comunque, non ci discostiamo dall’alta capacità perché le linee sosterranno treni che viaggeranno a 200-220 all'ora, non di più».
I CONTRARI In trincea restano il comune di Porpetto e Villa Vicentina. Il sindaco Mario Pischedda ha chiesto di fare un passo indietro e di analizzare in modo approfondito le ipotesi scartate. Ma questa strada sembra senza uscite. «I tracciati di cui parliamo oggi – insiste Pischedda – sono quelli che avevamo deciso di iniziare ad approfondire perché ci sembravano i meno impattanti. Questo per noi non voleva dire scartare tutti gli altri. Non ci può essere fretta per prendere una decisione tanto importante».
E Pischedda ne ha anche per alcuni colleghi. «La coerenza è importante – pungola – mi lascia perplesso vedere che alcuni sindaci che inizialmente si dichiaravano molto preoccupati per l’impatto dell’opera, oggi siano diventati favorevoli alla Tav perché il nuovo tracciato li tocca marginalmente».
I CHIARIMENTI Il prossimo incontro dovrà servire ad avere una visione più chiara su alcune caratteristiche dell’opera (la velocità ma non solo). «Finora abbiamo ragionato su linee sulla carta – dice il primo cittadino di Torviscosa, Roberto Duz – ma ora bisogna entrare più in profondità. Anche perché ai nostri cittadini dobbiamo essere in grado di dire perché la ferrovia passerà da una parte e non dall’altra e quali caratteristiche (altimetria, binari eccetera) avrà».
Martina Milia

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 12 dicembre 2007 

 

 

Il ministero: la Ferriera bonifichi la costa  - «Entro 20 giorni la proprietà metta in sicurezza i terreni o la metteremo in mora»

 

La lettera si riferisce all’inquinamento delle acque di falda. Dipiazza: «Aveva ragione il Comune, ora la Regione darà ancora l’Aia?»

L’ultimatum è pesante e non lascia spazio ad interpretazioni: se entro fine mese la Lucchini non provvederà agli interventi di messa in sicurezza dei terreni e delle acque di falda nell’area occupata dalla Ferriera, previsti dalla Conferenza dei servizi sul Sito inquinato di rilevanza nazionale, il ministero dell’Ambiente «attiverà i poteri sostitutivi» a danno della società e procederà alla messa in mora della stessa. In altre parole, avvierà autonomamente le operazioni di risanamento ambientale, presentando alla fine il conto al gruppo bresciano, finora inadempiente, e «attivando le procedure per l’iscrizione dell’ipoteca legale sulla proprietà».
La doccia fredda per l’azienda è contenuta in una lettera datata 7 dicembre, firmata dal responsabile della Direzione per la qualità della vita del ministero, Gianfranco Mascazzini, e inviata per conoscenza anche a Regione, Comune, Provincia e Avvocatura dello Stato. Una missiva di sei pagine in cui viene evidenziata la portata dell’inquinamento riscontrato nel comprensorio servolano, e ribadita l’impossibilità di accettare ulteriori ritardi nella messa in sicurezza d’emergenza.
«La caratterizzazione delle acque di falda eseguita nel 2005 - si legge nel testo - ha evidenziato un’elevata contaminazione dovuta alla presenza di diversi agenti inquinanti». Tra questi vengono citati metalli come il cromo esavalente e il manganese (quest’ultimo con concetrazioni vicine ai 1900 microgrammi per litro a fronte di un limite di 50 mg/l), nitriti, e idrocarburi aromatici come benzene ed etil benzene. Allarmante, per il ministero, anche la situazione del suolo, dove sono stati accertati sforamenti nei valori di ben 11 metalli (dal piombo allo zinco), e di 9 idrocarburi policiclici.
Eppure, nonostante l’inquinamento sia stato evidenziato in maniera così netta, continua il documento, «da parte dell’azienda non è pervenuta alcuna comunicazione relativa agli interventi di messa in sicurezza d’emergenza attivati o in corso di attivazione». Di qui la scelta della linea dura: o la Lucchini correggerà la rotta avviando le necessarie procedure entro 20 giorni dal ricevimento della lettera, o entrerà direttamente in azione il ministero, che provvederà anche a denunciare penalmente il gruppo ai sensi dell’articolo 257 del decreto legislativo 152/06 (inadempienze in materia di bonifiche).
Una mossa interpretata quasi come una vittoria personale da Roberto Dipiazza che, dopo aver letto la lettera, ha immediatamente scritto alla Regione per ribadire la contrarietà del Comune al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale all’impianto siderurgico. «Ciò che scrive ora il ministero, l’avevamo banalmente già detto noi nella Conferenza dei servizi del 30 ottobre - chiarisce il sindaco -. Questa lettera quindi conferma che avevamo ragione. Ora voglio proprio vedere come farà la Regione, che finora ha sempre protetto la Lucchini, ad ignorare questo intervento. Chissà quale escamotage inventeranno per riuscire a far finta di niente e a rilasciare, come se niente fosse, l’autorizzazione ambientale».
«Ci può essere una fabbrica che non inquina che sta su un terreno inquinato, ma anche viceversa» risponde Ondina Barduzzi, assessore provinciale all’Ambiente, come a dire implicitamente che Aia e Sito inquinato di rilevanza nazionale sono due capitoli da tenere distinti. Ieri Barduzzi era ancora all’oscuro dell’ iniziativa ministeriale, così come i sindacati, mentre il verde Alessandro Metz in una sua nota spiegava apertamente di essere il suggeritore di questa iniziativa: «Insisto sulla verifica delle anomalie della gestione dell’impianto, dopo un lungo incontro al ministero, fatte le dovute verifiche, sono state rilevate le reiterate inadempienze della proprietà». Per la quale risponde il responsabile delle relazioni esterne, Francesco Semino: «Noi, ma anche altre aziende dei 54 Siti inquinati nazionali - dice - abbiamo fatto ricorso al Tar specificamente dove ci si impone la caratterizzazione anche delle aree demaniali, e questo perché la materia è controversa e diseguale sul territorio, anche a Trieste».
La Lucchini dice anche che, avendo messo in azione delle pompe per l’aspirazione e il trattamento dell’acqua di lavorazione nei punti più a rischio per evitare l’inquinamento delle falde sottostanti il terreno inquinato, pensava di aver «messo in sicurezza» il sito. «Ma il ministero non fa cenno di questo, né ci dice che cosa sia sbagliato e come fare» aggiunge Semino, citando sentenze in cui al ministero è stato dato torto, una modifica della legge sulle bonifiche in arrivo e tutta una serie di considerazioni (anche economiche) che hanno dettato la resistenza. Il resto è demandato «ai tecnici e ai legali».
«C’è una questione di priorità - commenta invece Franco Belci, segretario Cgil -, certo se il ministero interviene avrà le sue buone ragioni, che il sito sia inquinato dopo 100 anni di siderurgia è chiaro, ma se il sindaco vuole strumentalizzare l’argomento chiuda la fabbrica e sistemi 1000 persone, questo mi sembra tutto un gesto politico, a noi stanno a cuore la salute dei cittadini e dei dipendenti, non si può intervenire su tutto contemporaneamente. Ma se il gioco consiste nel colpire la Ferriera comunque, affinché chiuda, allora lo si faccia più in fretta».
«Sorpreso» si dichiara Vincenso Timeo della Uil settore industria. «Sorpreso - dice - dalla perentorietà del dettato ministeriale, noi siamo d’accordo su ogni prescrizione di bonifica data alla Ferriera, ma stiamo soprattutto lavorando per la sicurezza interna ed esterna allo stabilimento, e ho paura - prosegue il sindacalista - per le conseguenze che questa azione potrebbero avere sui lavoratori: se l’azienda non volesse ottemperare e volesse smettere un’attività non più conveniente? Vorrei - conclude Timeo - che chi parla di sicurezza e ambiente mettesse in campo le medesime energie per occuparsi della riconversione della fabbrica, a noi la politica dei due tempi non va assolutamente bene».

Maddalena Rebecca e Gabriella Ziani

 

 

Ripetitore per telefonini vicino ad Altura

 

Un lettore sottolinea la pericolosità della struttura che è in fase di realizzazione per la Tim/Telecom

Tempo fa sono stato contattato da una nota azienda telefonica (Tim/Telecom) che mi proponeva una cifra considerevole (quasi 20mila euro all’anno) per realizzare vicino al magazzino della mia attività un ripetitore, credo per l’Umts.
Mi fu detto che si sarebbe trattato di un semplice palo di 16 metri, che sarebbe stato rivestito da «finto albero» per non danneggiare la paesaggistica, ma soprattutto che l’irradiazione sarebbe consistita in un «cono» atto a coprire la superstrada sottostante, e non avrebbe assolutamente investito le numerose palazzine di Altura, a me vicine.
Ero quasi convinto da tutte queste rassicurazioni, ma al momento dell’arrivo dei tecnici ho capito come stavano realmente le cose. Non si trattava di un palo, ma di un traliccio di almeno 20 metri, non intendevano mettergli il (costoso...) rivestimento di finto albero, con l’argomentazione che l’allora assessore Rossi era (giustamente) contrario a questi «trucchi» (effettivamente ingannevoli); poi, al momento del sopralluogo «decisero» che quel punto più nascosto dove il loro agente mi aveva proposto la realizzazione, era troppo basso, e si doveva farlo nel prato della mia abitazione soprastante. Ma, soprattutto, si erano «dimenticati» di spiegarmi che l’irradiazione non era affatto un cono verso la superstrada, ma che doveva irradiarsi a 360 gradi, investendo quindi totalmente le case di Altura (qualche migliaio di persone). Al mio rifiuto, mi fecero avere una simulazione al computer di come, grazie al travestimento da albero, questo traliccio non sarebbe stato troppo di impatto: questo dopo aver precedentemente detto che tali travestimenti non erano a norma per il nostro Comune.
Tutta questa tendenza all’argomentazione approssimativa, se non ambigua, deve farci riflettere su quanto altrettanto approssimative, e ambigue, sono le loro argomentazioni tese a «tranquillizzarci» circa la pericolosità di questi ripetitori. Dovrei fidarmi di qualcuno che, al mio rifiuto, mi dice: «Ti ritroverai un ripetitore a pochi metri da casa, ma senza più prendere una lira...»? Questa è la moralità con cui operano. Mi dicono che la gente non si deve lamentare, perché è la gente che vuole usare il cellulare: ma se sono così sicuri che la gente è d’accordo fino a questo punto, perché allora fanno tutto di nascosto alla gente stessa?
Adesso stanno concretizzando quanto mi paventarono, realizzando sul colle qui sopra il ripetitore: solo che, tanto per dirne una, anche il cartello obbligatorio di informazioni pubbliche è stato messo nascosto, in un punto dove nessuno può vederlo e al mio invito di spostarlo nel secondo accesso al cantiere si sono rifiutati. Specifico peraltro che quel sito, oltre a essere vicinissimo alle numerose palazzine di Altura, ai due parchi giochi appena rinnovati dal Comune, a essere non così lontano dalla scuola don Milani, si trova esattamente poco più sotto del sito vicinissimo dove verrà realizzato il nuovo Burlo Garofolo, che si troverà in linea d’aria con l’irradiazione «a ombrello» del ripetitore.
Vorrei dire a quel qualcuno che ha concesso il proprio terreno per questo ripetitore, che anche a me tutto quei soldi avrebbero fatto comodo, ma ho rifiutato per rispetto di migliaia di abitanti di Altura, che verranno «irradiati» da un tipo di onde che, a tutt’oggi, molti studiosi considerano pericolose, ivi compreso un fisico sentito dal mio avvocato.
Agli abitanti di Altura vorrei dire invece che, se recentemente non lontano da noi gli abitanti di un rione sono riusciti a fermare la costruzione già avviata di un traliccio simile, significa che non bisogna partire rassegnati, verso un’industria che, asserendo di lavorare per assecondare le nuove (spesso futili) esigenze della gente, in realtà guadagna una montagna di soldi mettendo in ultimo piano i rischi possibili per la salute della gente stessa.
Queste colline, che già sono vittime di chi anni fa permise la concomitanza tra un borgo popoloso e la superstrada che l’attraversa, non si meritano ulteriori scempi, e in questo senso va sinceramente ringraziato, e appoggiato il sindaco Dipiazza, che si è opposto al progetto di un malaugurato svincolo, sempre qui ad Altura.
Paolo Mizzan

 

 

Alberi minacciati in viale Sanzio

 

Tanto difficile fare progetti in cui non ci vadano di mezzo gli alberi?
Se in viale Miramare il dio petrolio ha già fatto le sue vittime, vedremo cosa succederà in viale Sanzio. Anche se in questo viale le cose si risolvono lasciando alla bora il compito di schiantare gli alberi lasciati senza un minimo di cura.
Ultimamente è andata distrutta una macchina, ma si aspetta il peggio?
Per la pista di ghiaccio da spostare, calma triestini! verrà spostata non appena si troverà un bel sito da disboscare. Farla in Fiera, in Giardino pubblico o pensare finalmente a un impianto fisso visto il successo che incontra? Per noi il 25 dicembre è un giorno qualsiasi, ma quelli che ci credono come fanno a festeggiare cementando abeti? Probabilmente con lo stesso spirito con cui mettono cubi di pietra al posto di panchine.
Marina e Tullio Marchioli

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 11 dicembre 2007 

 

 

Ferriera: decreto sull’Aia al Senato

 

Riprende oggi al Senato la discussione sul decreto legge in materia di autorizzazione integrata ambientale. Un provvedimento che recentemente ha comportato il differimento dei termini (per un periodo di 6 mesi, la scadenza è fissata a marzo), comprendendo quindi anche il rilascio dell’Aia da parte della Regione per lo stabilimento siderurgico della Ferriera di Servola. La discussione è all’esame dell’aula di palazzo Madama, che si riunirà oggi alle 16,30 e domani alle 9.30 e alle 16.30.
L’Autorizzazione integrata ambientale è il provvedimento che autorizza l’esercizio di un impianto, imponendo misure tali da evitare oppure ridurre le emissioni nell’aria, nell’acqua e nel suolo per conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente nel suo complesso. L’Aia sostituisce ogni altra autorizzazione, visto, nulla osta o parere in materia ambientale previsti dalle disposizioni di legge e dalle relative norme di attuazione. Nei tavoli tecnici solo il Comune ha espresso la sua contrarietà all’autorizzazione integrata ambientale per lo stabilimento siderurgico della Ferriera di Servola, mentre altri enti hanno indicato delle prescrizioni. A breve la giunta regionale dovrebbe concedere all’impianto della Lucchini-Severstal il nulla osta.

 

 

Cambiamenti climatici: anche l’Italia a rischio  - Lo rivela uno studio cui ha partecipato il fisico triestino Giorgi, Nobel con l’Ipcc

 

I Paesi più esposti sono India, Cina e Stati Uniti. Ieri a Oslo la consegna del premio dell’Accademia all’istituto di Miramare

TRIESTE Sono Cina, India e Stati Uniti le nazioni con le più alte emissioni di gas serra e anche quelle più esposte al cosiddetto rischio socio-climatico, vale a dire alle conseguenze sociali ed economiche dei cambiamenti climatici in atto sul Pianeta. Ma pure il Mediterraneo (e l'Italia in particolare) rientra – in minor misura – in questa categoria a rischio. Lo dimostra uno studio che appare sull'ultimo numero dei prestigiosi «Proceedings of the National Academy of Sciences» e che è firmato tra l'altro da Filippo Giorgi, responsabile della sezione di Fisica della Terra al Centro di fisica teorica di Trieste e uno dei vicedirettori dell'Ipcc, il Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici. Proprio ieri, a Oslo, l'Ipcc ha ricevuto il premio Nobel per la pace assieme ad Al Gore per aver contribuito a una presa di coscienza collettiva dei problemi climatici. Racconta Filippo Giorgi: «Ho lavorato a questa ricerca la scorsa estate, qui a Miramare, con un giovane e brillante studioso americano, Noah Diffenbaugh, professore associato di scienze della Terra alla Purdue University dell'Indiana, negli Stati Uniti, che ha pure firmato l'articolo assieme a Leigh Raymond, un suo collega esperto di problemi politico-economici, e a Xunqiang Bi, un fisico cinese che lavora da ormai dieci anni all'Ictp. Si tratta di una ricerca che va molto al di là degli aspetti puramente fisici dei fenomeni climatici, come il riscaldamento, l'innalzamento del livello degli oceani o le variazioni nelle precipitazioni. Per la prima volta, infatti, si è cercato di mettere insieme i fattori climatici con quelli sociali ed economici. E' l'inizio di una linea di ricerca che contiamo di portare avanti in futuro». «Uno dei messaggi principali del nostro lavoro – precisa ancora Giorgi – è che con i cambiamenti climatici non vi saranno né vincitori né vinti. E anche se Cina, India e Stati Uniti risultano le nazioni più a rischio, in realtà buona parte delle aree geografiche della Terra saranno esposte a minacce sociali ed economiche legate ai cambiamenti climatici che si potranno verificare nel corso del secolo. Ci auguriamo davvero che tutto ciò venga preso nella giusta considerazione alla Conferenza dell'Onu sul futuro del Protocollo di Kyoto che è in corso in questi giorni a Bali, in Indonesia». Osserva Noah Diffenbaugh: «Come dimostra quanto sta avvenendo al summit di Bali, le negoziazioni sul clima sono basate sempre di più non solo su chi è direttamente responsabile dei cambiamenti climatici, ma anche su chi ne sarà maggiormente svantaggiato. Nel nostro studio noi abbiamo creato una misura di rischio socio-climatico per ogni nazione, integrando simulazioni climatiche avanzate e diversi indicatori sociali ed economici, quali la popolazione, la povertà e la ricchezza». Ma i cambiamenti climatici ipotizzabili per il secolo appena iniziato rappresentano solo una parte della storia. Le diverse aree geografiche sono infatti minacciate in diversa misura dal clima. Quelle più povere dispongono di minori risorse per fronteggiare i disastri climatici. Ma quelle più ricche hanno infrastrutture più avanzate che potrebbero andare distrutte. Infine, le aree ad elevata densità di popolazione sono soggette a un più alto rischio di perdita di vite umane. Lo studio di Filippo Giorgi e dei suoi collaboratori dimostra come il rischio socio-climatico sia il risultato di numerosi e complessi fattori, in cui le variabili climatiche si intersecano con quelle sociali ed economiche. Facciamo l'esempio della Cina, che dovrebbe risentire dei cambiamenti climatici meno di altre nazioni. Ma la Cina ha un'economia che per dimensioni è la seconda al mondo e ha una fascia di povertà ancora molto ampia e una popolazione che è la più numerosa della Terra. Questi fattori rendono dunque la Cina particolarmente vulnerabile: per questa ragione essa presenta il rischio socio-climatico più elevato. E considerazioni simili valgono per l'India e per gli Stati Uniti.
Fabio Pagan

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 10 dicembre 2007 

 

 

Qualità della vita, Trieste perde 10 posizioni - Dal 40° al 50° posto nella classifica nazionale di «Italia Oggi». Primato nei depositi bancari

 

Trieste non teme rivali in Italia per numero di depositi bancari ma nella classifica complessiva della qualità della vita perde addirittura dieci posizioni, scendendo dal 40° al 50°. A metà graduatoria, cioè, tra le province italiane.
La classifica viene stilata da «Italia Oggi» per il nono anno consecutivo con la collaborazione di due docenti del Dipartimento di Teoria economica e metodi quantitativi per le scelte politiche dell’Università La Sapienza di Roma. Considera aspetti come la spesa procapite, l'importo medio delle pensioni e i depositi.
Trieste è la peggio classificata tra le quattro province della regione: Udine è 24° e precede di una posizione Pordenone, Gorizia è invece 42°. Secondo l’indagine le città dove in Italia si vive meglio sono Bolzano e Trento.
A condizionare negativamente la classifica di Trieste è la voce relativa alla sicurezza: solo sette province in tutta Italia hanno ottenuto riscontri peggiori. Un dato evidentemente falsato dai parametri presi in considerazione, che non terrebbero nella dovuta considerazione gli aspetti prettamente criminali, quali il numero e la gravità dei reati, che nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia sono fortunatamente inferiori alla media nazionale. E così Pordenone, in questo contesto, sembra quasi il Paradiso: è seconda a livello nazionale.
Trieste si difende bene per quanto riguarda i servizi: è ottava, completando un bilancio regionale eccellente visto che Gorizia è seconda e Udine terza. Nella classifica relativa a affari e lavoro
Per quanto concerne invece l’ ambiente Gorizia, rinomata per la qualità delle sue zone verdi e il traffico contenuto, è 26.a, Pordenone 29.a, Udine 51.a e Trieste 71.a.
Le quattro province del Friuli Venezia Giulia sono in fondo della classifica per quanto riguarda il disagio sociale e personale (al primo posto si trova Caserta) con Trieste e Gorizia che chiudono addirittura al 103° e 102° posto. Al 85° e 88° si trovano Pordenone e Udine.
Anche per quanto riguarda la popolazione (34.a Pordenone e 77.a Udine) Gorizia e Trieste sono in coda al 98.o e 99.o posto. Ma Trieste sconta un’età media tra le più elevate del Paese.
Infine, per quanto riguarda la graduatoria relativa al tempo libero Trieste è la migliore in regione (21.a) seguita da Gorizia (31.a), Udine (40.a) e Pordenone (60.a). Non molto tempo fa, tuttavia, altre indagini nazionali avevano regalato alla nostra città un posto di preminenza nazionale nel tempo libero, soprattutto grazie al numero di presenze agli spettacoli teatrali, proporzionalmente di molto superiore alla media italiana.

 

 

«La Kemiplas non smantellerà i suoi impianti»  - Il comune di Capodistria vuole la chiusura e ha già messo a bilancio 120mila euro per le procedure necessarie

 

Il direttore Kadic illustra i dati relativi all’inquinamento: «Siamo nei limiti di legge»

CAPODISTRIA La fabbrica di prodotti chimici Kemiplas di Villa Decani passa al contrattacco. Dopo che una decina di giorni fa il comune di Capodistria ha annunciato il ricorso alla magistratura per ottenere la chiusura e lo smantellamento dell'impianto, il direttore della Kemiplas, Muharem Kadic, ha deciso di rispondere alle accuse.
E lo ha fatto aprendo la fabbrica ai giornalisti e rispondendo alle loro domande. Ha presentato inoltre i dati delle più recenti misurazioni della qualità dell'aria nella zona dell'impianto. Questi dati, secondo Kadic, parlano chiaro: la Kemiplas non inquina oltre i valori consentiti dalla legge. I livelli del primo gruppo di sostanze inquinanti, quelle più pericolose (tra cui la formaldeide e l'acetaldeide) sono molto al di sotto del limite: 5,3 miligrammi per metro cubo, rispeto ai 20 consentiti. Lo stesso vale anche per gli altri gruppi di sostanze inquinanti.
Sono relativamente alti soltanto i valori del monossido di carbonio – 3848 miligrammi per metro cubo – ma qui non esiste un limite stabilito dalla legge. Le misurazioni risalgono al 20 settembre e sono state effettuate dall'Istituto per la sicurezza sul lavoro e la tutela dell'ambiente di Maribor e dall'istituto TUV di Colonia.
«Non abbiamo nulla da nascondere, – ha dichiarato Kadic – la produzione della Kemiplas è di 30.000 tonnellate di andidride dell'acido ftalico, che viene esportata in Italia, Germania, Austria e Croazia». L'andidride dell'acido ftalico, ricordiamo, è una sostanza che viene usata nella sintesi di altri prodotti chimici, come coloranti, insetticidi, plastificanti e farmaci.
Per quanto riguarda il trasferimento della produzione, Kadic non la esclude, ma per il momento non ci pensa. La spesa ammonterebbe a circa 10 milioni di euro, e la Kemiplas non ha intenzione di sostenerla da sola. La proposta formulata in questo senso dalle autorità comunali di Capodistria, che insieme agli abitanti di Villa Decani (una decina di chilometri dal capoluogo costiero) tentano ormai da anni di far chiudere l'impianto, secondo Kadic, è discriminatoria.
Il Comune, sostiene Kadic, non ha ancora modificato il piano regolatore per l'area del Bivio, cosa che permetterebbe alla Kemiplas di avviare un'altra attività al posto dell'industria chimica, e i rappresentanti del comune ormai da tempo non si presentanto alle riunioni del Consiglio di esperti costituito da tutte le parti interessate per studiare le possibilità per il trasferimento della fabbrica.
Al comune di Capodistria continuano intanto sulla propria strada, decisi a far chiudere e smantellare l'impianto. Ultimamente stanno raccogliendo i dati necessari per una causa collettiva contro la Kemiplas. Per tutte le procedure necessarie, nel bilancio comunale per il 2008 sono stati già previsti 120.000 euro.

 

 

I controlli della Guardia costiera - Un lettore chiede come mai vengano calate le reti in mezzo al porto

 

Qualche settimana fa in una delle pagine di cronaca del Piccolo è apparso un articolo nel quale la Guardia costiera rivendicava a sé il diritto-dovere del controllo della pesca sportiva nelle acque marittime regionali. La domanda che mi pongo è questa: esercita anche il controllo sulla pesca professionale? Se, come suppongo, così è, qualcuno sarebbe in grado di spiegarmi perché da parecchi mesi del corso della primavera, estate e autunno, praticamente ogni notte, vengono calate le reti in mezzo agli impianti portuali – da imbarcazioni che tra l’altro non sono immatricolate e non navigano con le luci regolamentari – e come mai per intere settimane i pescherecci con le lampare hanno tranquillamente pescato all’interno delle grandi dighe foranee mentre altre passavano all’ecoscandaglio ogni metro, rasentando i moli, per individuare i banchi di pesce senza che nessuno dicesse o facesse nulla? La Guardia costiera tra i suoi compiti, se non vado errato, ha anche quello di controllare la provenienza del pescato e le dimensioni del pesce catturato prima che venga ammesso alla vendita. In una vetrina di pescheria ho visto in questi giorni ombrine grandi pochi centimetri così come spesso mi accade di vedere pagelli (riboni per i triestini) ed orate talmente piccole da non costituire nemmeno un boccone: una vera e propria strage degli innocenti. È consentito ciò dalle vigenti disposizioni di legge? Chi di dovere si rende conto che in tal modo si attua uno scempio devastante dal punto di vista ittico ed ecologico? Ritengo inutile rivolgermi alla sensibilità dei pescatori che si comportano in questo modo, perché la loro scarsa intelligenza è comprovata dai loro comportamenti i quali, oltre a dimostrare la mancanza assoluta di professionalità, finiranno per ritorcersi contro loro stessi per primi al momento, non tanto lontano, in cui avranno ridotto a un deserto il Golfo poiché pescando all’interno del porto, oltre a costituire un pericolo, devastano quelle poche aree riproduttive ancora esistenti. E per favore si evitino risposte di circostanza perché per mesi ho assistito di personal a questi fatti senza che nessuno dei corpi dello Stato preposti alla vigilanza costiera (carabinieri, polizia, guardia di finanza, guardia costiera) abbia voluto o potuto impedirlo. Meglio che fumose giustificazioni da parte di addetti stampa sarà metter in atto misure di prevenzione e, quando occorre, di severa repressione, contro i delinquenti che disonorano una antica e nobile categoria.
Lettera firmata

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 9 dicembre 2007 

 

 

Nasce un’azienda agricola didattica tra Muggia e Capodistria voluta dal Circolo Istria

 

«Parco della concordia» al posto delle sbarre il sogno durato un anno ora diventa realtà

TRIESTE Metà di qua, metà di là. Tredicimila metri quadrati di terra a Cerei, vicino a Muggia, tagliati in due da quel confine che tra pochi giorni si dissolverà. Ma alla famiglia Vodopivec, proprietaria dell’appezzamento, quella divisione politica, pure così visibile, quella linea spogliata dalle piante e percorsa dalle guardie a caccia di clandestini, non ha impedito di realizzare un sogno. E il 21 dicembre qui si farà festa con gli scolari italiani e sloveni di qua e di là dal confine, per celebrare la nascita del Parco della Concordia. Un confine che si cancella nel segno del ritorno alle radici.
Un’integrazione che esce dalla retorica e diventa un impegno concreto, comune. L’obiettivo è creare una grande azienda agricola didattica che recupererà, custodirà e farà crescere le risorse genetiche autoctone del territorio. Piante, animali, antiche abilità artigiane, che i ragazzini impareranno a conoscere e a riconoscere.
L’iniziativa è voluta dal Circolo Istria, dalla Comunità culturale degli sloveni di Muggia, di cui fa parte la famiglia Vodopivec, dalla Comunità degli italiani di Capodistria e dalla Compagnia del Boscarin, che tutela il possente bovino istriano, a rischio di estinzione. «Sono elettrizzato», dice il veterinario Livio Dorigo. E definisce il Parco della Concordia una «gemma» all’interno di quel grande progetto dal nome evocativo, «da Cherso al Carso», che il Circolo Istria, di cui è presidente, sta portando avanti da anni, spesso tra le perplessità delle altre associazioni di esuli, per rendere permeabile il confine nel segno della cultura, delle tradizioni agricole ed alimentari, della riflessione sulla storia.
Era il 1954 quando i Vodopivec si ritrovarono con la casa in Italia e con una bella fetta della loro terra in un altro Stato. Pareva che l’area dovesse rientrare nella zona A, ma all’ultimo momento venne assegnata alla Jugoslavia con Ancarano, Skofije, Crevatini. Negli anni bui della seconda guerra mondiale qui venivano macellati gli animali per la borsa nera. Poi furono gli uomini in fuga verso l’Italia a lasciare tracce del loro passaggio. E’ un terreno «strategico», carico di simboli.
E i simboli rimarranno ancora a segnare la nuova destinazione del Parco della Concordia. Quattro arnie sono state infatti collocate a cinquanta centimetri le une dalle altre, due in territorio italiano, due in territorio sloveno. Le separano pochi passi e una montagna di burocrazia diversa: per le api «muggesane» la lotta ai parassiti e la catalogazione del miele seguono le leggi italiane, le api d’oltreconfine sono regolate dalle disposizioni slovene. «E sarà questa la vera sfida del futuro», dice Livio Dorigo. «Cancellare questa disparità di situazione e varare strumenti legislativi uniformi».
Al Parco della Concordia circoli e associazioni lavorano già da un anno. Si è preparato il territorio ad accogliere di nuovo quegli animali che in questa zona hanno vissuto per millenni, adattandosi alle condizioni climatiche, vegetazionali, orologiche, pedologiche. Alcune di queste specie si trovano tuttora nei pressi dell’area: le pecore, che da «reliquie» genetiche hanno raggiunto il consistente numero di settecento capi, il bovino istriano, i cui primi esemplari sono già nati nel Parco grazie alla pratica dell’embrio transfer, le api. Tra poco arriverà anche la capra istriana, l’antica dea degli Istri, un simbolo comune a profughi e rimasti. E tra le colture ci sono meli, viti, ulivi.
Tredicimila metri quadrati destinati a realizzare una fattoria modello, che in un prossimo futuro sarà ampliata con l’aggregazione di appezzamenti vicini. Dove gli esponenti delle varie comunità metteranno insieme esperienze e sapienze. Trasversalità di etnie e di generazioni: giovani e anziani, infatti, potranno adottare insieme un’arnia, realizzando quella trasmissione di conoscenze oggi così complicata e frammentaria.
Il 21 dicembre, al Parco della Concordia, quando l’ingresso della Slovenia nell’area Schengen sarà celebrato con tutti i crismi dell’ufficialità, qui la festa comincerà bruciando le scorie. Gli scolari italiani e sloveni di Muggia, di San Dorligo e di Capodistria assisteranno a una delle pratiche più comuni della vita agricola, che quel giorno significherà soprattutto la volontà di voltare pagina e di iniziare insieme un futuro da europei. «Qui i ragazzi ritroveranno le proprie radici - sintetizza Dorigo - perchè chi non ha radici non vola».
Gli organizzatori sono fiduciosi: nel giro di due anni il Parco dovrebbe essere perfettamente funzionante. Un agronomo seguirà la messa a coltura delle erbe officinali, mentre, col tempo, una vecchia stalla accoglierà un museo delle tradizioni. Negli obiettivi c’è anche l’integrazione scientifica, ovvero il coinvolgimento delle Università, italiana e slovena, che verranno stimolate a studiare se le essenze vegetali del Parco possano essere esportate in Ciceria, quella zona che da Opicina corre fino al Monte Maggiore. Qui, un tempo, vivevano duecentocinquantamila pecore, che scendevano lungo gli antichi tratturi già regolati dal diritto romano. Poi l’agricoltura industriale e la frattura politica del confine hanno determinato lo spopolamento. Oggi la ricomposizione del territorio potrebbe favorire la ripresa di una significativa economia agricola.
«Sappiamo bene che il difficile viene adesso», commenta Dorigo. «I confini psicologi comunque restano e io stesso so bene quanto sia difficile che la ragione comprima il ricordo. Ma non si tratta solo di sentimenti. Finora il commercio dei prodotti locali era protetto dal confine, ora bisogna trovare soluzioni per favorire le sinergie e non la conflittualità».
Dorigo non lo nasconde: il progetto dell’azienda didattica, ancora per pochi giorni «transfrontaliera», non è stato facile da portare avanti. I rapporti del Circolo Istria con gli ex nemici e con gli italiani «rimasti» oltreconfine, sono stati spesso guardati con fastidio e sospetto. Per questo il 21 dicembre avrà il sapore di un giorno speciale, una sorta di riconoscimento postumo a chi per anni ha lavorato per smantellare il confine, prima di tutto nella testa della gente. «Nel Parco della Concordia - anticipa Dorigo - i bambini cominceranno a stare insieme. Il vero bilinguismo nasce nella fase emozionale dell’apprendimento. Vorremmo che qui imparassero a diventare europei».

Arianna Boria

 

 

Minisini: «Al Farneto si può cacciare» - La Commissione trasparenza: divieto solo nelle aree effettivamente attrezzate

 

Nel parco del Farneto si può praticare la caccia. Purché ci si limiti ad agire nella parte ancora «selvaggia», nonostante sia dal piano regolatore destinata a parco urbano. Proibito cacciare solo nei 600 metri quadrati che il Comune ha effettivamente attrezzato: qui la legge impedisce l’attività venatoria.
Così risponde il presidente della Commissione trasparenza, Alessandro Minisini, al presidente onorario di Federcaccia, Pietro Petruzzi, il quale sosteneva che sparare si può dappertutto, al Farneto, poiché il parco urbano «esiste solo sulla carta», e che è sufficiente attenersi alle norme in materia della legge 157 del 1992 che indica le distanze obbligatorie da abitazioni e strade.
«Si specifica - scrive Minisini riferendo l’esito della riunione - che nella vasta zona sita nel comune di Trieste, di origine naturale e caratterizzata dalla presenza di vegetazione erborea, la caccia può essere praticata nei modi e nei termini consentiti dalla legge, anche se il piano regolatore la destina a parco urbano». Infatti, continua il documento, questa area è a tutti gli effetti solo un bosco, e non già un parco urbano (codificazione quest’ultima che la legge 157 chiaramente specifica come luogo dove non è ammesso l’esercizio venatorio).
Infatti, si afferma, un’area boschiva diviene a tutti gli effetti «parco urbano» solamente se si dà attuazione al piano urbanistico, attrezzandola e organizzandola a finalità ricreative. Le aree del parco urbano del Farneto di proprietà comunale sono valutabili in circa 600 metri quadrati. L’intero parco urbano del Farneto misura circa 800 mila metri quadrati, dei quali altri 40 mila appartengono all’Enpa.
Daria Camillucci

 

 

Tav, restano solo due ipotesi. Invariato il tracciato A4 - Ma i sindaci della Bassa si dividono. Porpetto contraria, Bagnaria e Villa Vicentina perplesse

 

Dopo l’incontro di venerdì la maggioranza dei comuni è favorevole ad andare avanti. Sonego: non so se chiuderemo entro l’anno, il progetto va cucito su misura

Sono rimasti due tracciati e un nodo da sciogliere: il passaggio della linea ad alta capacità tra San Giorgio di Nogaro e Porpetto.
Riparte da qui il confronto tra la Regione e le amministrazioni comunali della bassa friulana per individuare il tracciato della Tav. Dopo un confronto durato mesi e 13 ipotesi di partenza, si è arrivati a stringere il cerchio. Per qualcuno, però, questo cerchio è troppo stretto. Alcuni sindaci si sono incontrati venerdì sera a Porpetto per valutare ipotesi alternative e assumere una posizione comune nella riunione di mercoledì. La maggioranza dei primi cittadini resta comunque favorevole ad andare avanti, nella consapevolezza che per nessun territorio sarà una passeggiata. L’appuntamento per cercare di arrivare alla sintesi del percorso è fissato per il 12 dicembre. «Non posso dire se riusciremo a chiudere il confronto entro l’anno – dice l’assessore Lodovico Sonego -, quello che è certo è che abbiamo fatto molti passi avanti con il dialogo. Le due ipotesi rimaste non variano di molto ma ci sono tante famiglie di proposte, per intervenire nei singoli tratti, che devono essere valutate. Possiamo dire che il tracciato è un po’ come un vestito che va cucito su misura».
All’incontro, però, arriveranno ancora una volta i dubbi di alcuni sindaci. Sono i dubbi dell’amministrazione di Porpetto, contraria finora a gran parte delle ipotesi prospettate, ritenute troppo impattanti per il comune. Poi ci sono Bagnaria e Villa Vicentina ancora al palo. «Quello che chiediamo – dice Mario Pischedda, sindaco di Villa – è che ci sia un approfondimento di tutte le ipotesi. Non si capisce perché alcune siano state scartate senza essere valutate con i dovuti accorgimenti. Quest’accelerazione non ci va bene, non si può avere fretta per decidere di un’opera tanto importante». All’incontro di venerdì sera anche Anselmo Bertossi, sindaco di Bagnaria. «Se avessimo degli studi preliminari sarebbe più facile decidere e soprattutto discuterne anche con i nostri cittadini. Sicuramente ci sono stati passi avanti rispetto alle ipotesi iniziali di Rfi – dice – però il percorso non è concluso». C’è anche chi guarderebbe con favore ad un ritorno al tracciato storico (la stessa Bagnaria e Torviscosa), che però è fortemente osteggiato dal comune di San Giorgio. La maggior parte dei sindaci della Bassa sono comunque aperti al dialogo e sono convinti che, al di là dei sacrifici che tutti dovranno fare, il progresso non possa essere fermato. «Il nodo non è Porpetto – dice Pietro Paviotti, sindaco di Cervignano – perché tutti i comuni devono pagare un prezzo. Tutti vogliamo un’opera che non crei problemi alla popolazione e credo che molte richieste andranno accolte in fase di progettazione. Il punto centrale è capire che a quest’opera è legata la crescita della nostra regione visto che i trasporti contribuiscono in modo importante allo sviluppo di un territorio». A Cervignano la linea passerà probabilmente su quella esistente (viadotto compreso) per cui in centro al paese. La tecnologia moderna dovrebbe tuttavia evitare problemi di rumori e disagi per i residenti. Ancor più esplicito il sindaco di Fiumicello, Paolo Dean. «Credo che un’opera come questa non possa essere fermata dal comune di Porpetto – dice -. Questo non perché il sindaco non abbia il diritto e il dovere di tutelare il suo territorio, ma perché dobbiamo tutti ragionare in un’ottica di costi e benefici collettivi. Anche su Fiumicello devo capire quale sarà l’impatto sull’Isonzo. Nel momento della progettazione si valuta. Condividiamo intanto un tracciato massima, dopo approfondiremo tutti temi dell’impatto ambientale che non interessano tutta la bassa».
Fino a dieci giorni fa si era ipotizzata anche una terza soluzione che contemplava lo spostamento del tracciato dell’autostrada A4 nell’area occidentale della bassa. E’ stata stralciata durante un incontro con i vertici di Autovie Venete. Accogliere un’idea di questo tipo significava bloccare l’iter della terza corsia e rinviare tutto di altri tre anni. «Questo dà l’idea di come sia stata portata avanti la concertazione – affonda il sindaco di Torviscosa -. Autovie andava coinvolta dall’inizio non a giochi fatti».
Martina Milia

 

 

A Trieste «se pol»: tagliare gli alberi - L’episodio del progetto di piazza Libertà è soltanto uno degli esempi

 

Senza entrare nel merito del progetto di riqualificazione di piazza Libertà, perché ai cittadini non é dato conoscere nei dettagli i progetti se non dalla stampa e prima delle immediate esecuzioni, vorrei fare una sola considerazione «a latere».
Leggo che uno degli esecutori del progetto è un architetto di Bolzano: credo proprio che nella sua città e nella sua regione questo professionista difficilmente avrebbe osato elaborare un progetto che preveda il taglio di ben 12 piante! Tanto e tale è il rispetto e l’attenzione per il verde in quella regione.
Ma qui, oramai lo sanno tutti, l’unica cosa che «se pol» è tagliare alberi, spesso centenari, inventando le più trite delle scuse; la più frequente è attribuita a «malattie della pianta»: sfido io, la cura del verde in questa città, salvo rare eccezioni, è prevalentemente circoscritta all’impianto di piantine stagionali che muoiono nel giro di poche settimane, perché non curate e non bagnate, o di arbusti spesso non compatibili con clima e quantità di smog.
Ogni volta vengono promessi nuovi reimpianti come «contentino»: ma ci prendono per stupidi? Di sicuro non potrà trattarsi di alberi secolari, altrimenti perché li taglierebbero (la proposta avventata per piazza Vittorio Veneto docet!)?
La funzione «polivalente» di un albero centenario non può essere sostituita da piante giovani o, peggio, da arbusti! Una città senza alberi è triste, insana e squallida.
Non sono contraria a cambiamenti ed innovazioni, se e quando servono, ma la bravura di un progettista si misura proprio nella sua capacità di raggiungere un obbiettivo (migliorare la viabilità) senza distruggere quanto di bello, antico e utile c’è.
È fin troppo facile distruggere, radere al suolo per ricostruire, più difficile è la ricostruzione/riqualificazione conservativa. Dopo il «Giardino di gesso» vedremo proiettata «la città di cemento»?
Giuliana Giuliani Cesàro

 

 

Il destino della Ferriera

 

Gentile signora X, rispondo alla sua lettera pubblicata su questo giornale il 13 novembre. Si concorda con Lei nell’auspicio di una soluzione positiva sia per i residenti (chiusura definitiva con la siderurgia) sia per il lavoratori (ricollocazione in altri ambiti lavorativi), anche se questi ultimi avrebbero potuto avere, grazie alle loro organizzazioni sindacali, ben più forza degli abitanti nell’ottenere un comportamento ambientalmente meno impattante.
Tutto il resto non è condivisibile, non per antagonismo preconcetto, bensì per rispetto della realtà sulla quale lei sorvola, forse perché vittima della disinformazione creata e mantenuta ad arte come elemento di contrapposizione tra residenti e lavoratori dello stabilimento (nell’interesse di chi, sta al lettore scoprirlo).
Lei ritiene verosimile che tutte le migliaia di pensionati residenti nelle zone (Servola, Chiarbola, Valmaura, Campi Elisi, Borgo S. Sergio e persino Muggia e zone limitrofe) interessate da quell’ignobile e illecita alterazione ambientale abbiano un trascorso lavorativo nella Ferriera?
Lei crede veramente che tutte le abitazioni delle zono succitate siano state edificate dopo la costruzione, a fine Ottocento, dello stabilimento? Lei reputa giustificabile aggiungere danno a danno quando afferma che anche altre sono le fonti di malessere ambientale (cioè tanto peggio tanto meglio?).
Gentile signora X, fra chi le scrive ci sono persone che sono riuscite a guadagnarsi il pensionamento anche grazie ai contributi figurativi della mobilità, ammortizzatore sociale ora presente ma di non certa permanenza fino al 2011-2015, meta tanto agognata dagli attuali demiurghi della Trimurti sindacale, in singolare, diligente perfetta sintonia con la proprietà.
Quanto al generoso gesto natalizio da lei auspicato, non dovrebbe essere richiesto ai residenti, che già pagano un pesante tributo in termini di salute e qualità della vita, bensì a chi forse poca sensibilità e rispetto ha dimostrato nella tutela del proprio capitale umano, privilegiando presumibilmente altre forme di capitalizzazione, ed alla classe politica che da anni si dimostra inerte e dilatoria nell’affrontare il problema.
Cara signora X, i fumi bianchi e rossi non sono innocui tifosi della Triestina ma pericolosi hoolingans, date le sostanze venefiche di cui, come è ormai universalmente palesato, sono composti.
Lei ha mai sentito parlare del problema amianto cui anni fa, per ignoranza, si irrideva? Ora qualcuno ci piange. Sarebbe auspicabile non ripetere lo stesso percorso.
Insomma signora X, e potentati vari, parafrasando persona più degna, la sopportazione non è più una virtù.
Alda Sancin e altre 18 firme

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 8 dicembre 2007 

 

 

Autorizzazione alla Ferriera slitta di un’altra settimana la delibera della Regione - Protesta delle associazioni

 

Nemmeno ieri, seduta di giunta, la Regione ha espresso il proprio definitivo parere sull’Autorizzazione integrata ambientale per la Ferriera di Servola, di cui è titolare dopo l’ultima riunione della conferenza dei servizi, il 15 novembre, quando il «no» del Comune ha reso più flebili le firme di Provincia, Arpa, Azienda sanitaria e Regione stessa, pur apposte sotto una discreta lista di ulteriori prescrizioni rispetto al piano antinquinamento della Lucchini spa.
Protestano per questo rinvio le associazioni attive sul problema (Circolo Miani, Servola respira, La tua Muggia, Coordinamento dei comitati di quartiere) che annunciano un’assemblea provinciale e una nuova manifestazione in piazza Oberdan, sotto il consiglio regionale, rispettivamente per giovedì 13 e martedì 18 dicembre.
La delibera in realtà è pronta da almeno due settimane, ma si trova ancora all’esame dell’Avvocatura. Lo conferma l’assessore Gianfranco Moretton: «È del tutto normale che una delibera complessa come questa sia passata al vaglio dall’Avvocatura regionale, succede sempre, anche per le Valutazioni d’impatto ambientale, quindi non vedo che cosa vi debba essere di eccezionale nel fatto che sull’Aia per la Ferriera la giunta non si sia ancora pronunciata».
Già appena conclusi i complessi lavori della conferenza tra enti, durati molti mesi e chiusi da una seduta durata ben sette ore ininterrotte, era stato anticipato che la delibera di giunta non sarebbe stata pronta prima di alcune settimane, e che altrettante sarebbero state necessarie per la stesura del documento finale a cura della Direzione regionale ambiente, settore Tutela dall’inquinamento. È noto che, in assenza di un «piano regionale dell’aria» che consenta di misurare le diverse fonti di inquinamento potendo attribuire a ciascuna una diretta e misurata responsabilità l’Aia per la Ferriera era difficile da portare a compimento, a prescindere dai suoi contenuti, e che dunque l’Arpa ha dovuto prevedere un «piano stralcio» per Trieste proprio sulla qualità complessiva dell’aria, da completarsi al massimo in un anno. Situazione, dunque, oltremodo complicata.
Le associazioni si ribellano però ai rinvii, criticano come troppo asciutte le risposte di Moretton, che accusano di «false promesse» in materia di approvazione, e danno appuntamento: giovedì 13 alle 20.30 al ricreatorio «Gentilli» in via di Servola 127 saranno illustrati i termini dell’azione giudiziaria promossa dall’avvocato Giuliano Spazzali contro Ferriera ed enti locali «inadempienti». Martedì 18 dicembre presidio sotto il consiglio regionale riunito.
g. z.

 

 

Costerà 655mila euro il nuovo piano regolatore  - La somma necessaria è in gran parte già finanziata

 

Insufficiente il personale comunale: verrà affiancato da sei tecnici esterni

 La giunta ha dato il via libera alla costituzione del gruppo di lavoro che avrà due anni di tempo per redigere il progetto

Ci vorranno almeno due anni di lavoro, una spesa di 655mila euro e un team composto da professionisti interni ed esterni al Comune per stendere il progetto definitivo della variante al piano regolatore comunale. Nei giorni scorsi la giunta ha approvato la delibera che avvia l’iter del nuovo piano, sulla base degli indirizzi votati lo scorso luglio a maggioranza dal consiglio comunale.
A occuparsi delle varie fasi della procedura sarà il Servizio pianificazione urbanistica, il cui personale però non è sufficiente ad affrontare la mole di lavoro ulteriore richiesta dal progetto a causa della carenza di organico, giacché negli ultimi anni, si legge nel documento approvato dall’esecutivo, si è verificato un «esodo» di personale «in possesso di specifica professionalità»: hanno cessato di lavorare quattro funzionari tecnici e un collaboratore tecnico che non sono stati sostituiti. Da qui l’esigenza di creare una squadra chiamata «unità di progetto». Alla responsabile della struttura, il direttore del Servizio pianificazione urbana Ave Furlan, e ad altro personale interno si affiancheranno così persone da ingaggiare «a supporto»: cinque tecnici - «laureati in architettura o affini con esperienza specifica in materia, o tecnici diplomati», precisa la delibera, e un consulente tecnico cui affidare un incarico professionale per lo studio geologico e la valutazione di incidenza del progetto.
L’«unità di progetto» resterà attiva per 24 mesi a partire dallo scorso primo dicembre, «con possibilità di rinnovo». L’obiettivo è di arrivare appunto al progetto definitivo, che verrà preceduto dall’analisi dello stato di fatto e da una bozza di piano: tutti documenti che di volta in volta andranno approvati dalla giunta prima di aprire la strada alla fase successiva.
La spesa complessiva prevista per la redazione della variante è quantificata per l’esattezza in 655mila 644,85 euro, 400mila dei quali sono già stati finanziati mentre la quota che manca verrà inserita nel prossimo bilancio comunale. Per il maggiore impegno richiesto al personale interno in termini di prestazioni professionali sono previsti 255.644,85 euro, mentre 320mila euro sono stanziati per contratti «co.co.co.» (cioè di collaborazione coordinata e continuativa) e 80mila per «prestazioni professionali».
Per i professionisti che supporteranno il personale comunale nella redazione del piano verranno anche allestiti spazi adeguati, sempre all’interno del palazzo dell’Anagrafe dove è stanziato l’assessorato all’urbanistica.
Fin qui quanto stabilito dalla giunta comunale. Operativamente però, con contratti e allestimento degli spazi, si partirà con l’anno nuovo: «Abbiamo lanciato l’iter, dopo le festività definiremo contratti e servizi esterni», dice l’assessore all’urbanistica Maurizio Bucci.
p.b.

 

 

La conferenza di Bali sull’ambiente  - Gas serra, Roma non fa il suo dovere. Pecoraro promette una sterzata

 

ROMA La conferenza sul clima di Bali entra nel vivo solo ora e già è arrivata una bacchettata per l'Italia. A mettere all'indice il nostro Paese sul fronte delle emissioni è stata la Ong tedesca Germanwatch: l'Italia è tra le nazioni che emettono la maggiore quantità di gas serra nell'atmosfera e sono dotate di politiche climatiche «insufficienti e inadeguate». L'indice elaborato dagli ambientalisti tiene conto sia dei livelli delle emissioni che delle politiche applicate: l'Italia risulta al 41.o posto della classifica complessiva, stilata sulle 56 nazioni responsabili del 90% delle emissioni mondiali, dietro anche a Cina e India. «I dati confermano che l'Italia ha bisogno di una svolta più decisa nelle politiche per il taglio delle emissioni di gas ad effetto serra e nelle azioni di contrasto ai cambiamenti climatici - ha commentato il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio - i ritardi accumulati negli anni scorsi pesano ancora troppo e la svolta sulle energie pulite e rinnovabili, come il solare, e sull'efficienza energetica, avviata con la scorsa Finanziaria, è ancora debole».

 

 

Nave contro una petroliera: disastro ecologico in Corea - Quasi 15 mila tonnellate di greggio finiscono nel Mar Giallo

 

SEUL La Corea del Sud ha conosciuto ieri la sua peggiore esperienza di marea nera in seguito alla collisione tra una petroliera e una nave nel Mar Giallo al largo della costa Ovest del Paese che ha provocato la perdita di 15 mila tonnellate di greggio. Le autorità temono una «catastrofe ecologica» e hanno approntato delle boe per impedire che la marea possa raggiungere le vicine zone costiere, ritenute tra le più sceniche del paese.
La petroliera Hebei Sprint da 146.000 tonnellate, registrata ad Hong Kong, ha urtato una nave di 11.800 tonnellate che trasportava una gru. La petroliera si trovava nella regione di Taenan per scaricare presso il porto di Daesan del greggio proveniente dal Medio Oriente. La collisione è avvenuta con la Hebei Sprint ancorata al largo di Mallipo, 5 miglia fuori dal porto, mentre era in procinto di farvi rotta.
L'incidente, verificatosi a 90 km. a sud-ovest di Seul, è il più grave avvenuto nel Paese dopo che nel 1995 5.000 tonnellate di greggio finirono in mare a Yeosu, un altro porto a sud di Seul.
Complessivamente la perdita è di circa un terzo rispetto alla quantità record per le zone costiere dell'incidente del 1989 della Exxon Valdez in Alaska. Kim Jong-Sik, un responsabile del ministero degli affari marittimi e della pesca, ha detto: «E’ la peggiore marea nera della storia del Paese». E ha aggiunto che la petroliera ha già scaricato quasi tutte le 15.000 tonnellate che trasportava. Secondo Jong-Sik, dai primi elementi, all'origine dell'incidente ci potrebbero essere «delle corde troppo allentate sulla nave più piccola».
Secondo l'agenzia sudcoreana Yonhap la fune che collegava le due imbarcazioni si è infranta a causa dei venti violenti e delle onde.
Una cellula di crisi è stata costituita dalle autorità che hanno inviato 40 guardie costiere, diverse navi e quattro elicotteri. Peraltro le operazioni di pompaggio sono rallentate a causa del cattivo tempo e dei rischi di esplosione.

 

 

 

 

L'ESPRESSO - VENERDI', 7 dicembre 2007 

 

Missione terra: Lo sviluppo è compatibile con la conservazione dell'ambiente? Un Nobel dice di sì. E in questo articolo spiega come la crescita dei diritti umani e della democrazia aiuti un'economia sostenibile e responsabile per l'equilibrio del pianeta

 

Undicesimo: non inquinare - La generazione di calore, le attività energivore, le auto e gli aerei. L'Unione europea propone tagli drastici alle emissioni di CO2. Ma pochi paesi si adeguano. E l'industria non vuole pagare da sola

 

Buste di carta e semafori ecologici - Mai più plastica  - Siamo a cavallo - Luce sul risparmio - Il papa è verde ma il patriarca lo è di più - E sulle emissioni l'Europa fa flop

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 7 dicembre 2007 

 

 

Antenne vietate in oratori e ricreatori  - Pronto il nuovo progetto di settore per la telefonia mobile: 196 le stazioni già autorizzate sul territorio

 

E il consiglio comunale chiederà lo spostamento di cinque impianti - «Questo piano è il meno peggio tra i possibili»

L’assessore all’urbanistica Maurizio Bucci lo giudica «il meno peggio che potessimo fare sapendo che i margini di manovra sono ristretti, anche se su questo documento è stata creata una falsa aspettativa». L’opposizione sostiene che «si regolamenta la vicenda quando i buoi ormai sono scappati», cioè quando sul territorio comunale sono state già installate o autorizzate 196 antenne e, per ammissione degli stessi dirigenti comunali, le richieste da parte dei gestori ormai sono molto rallentate.
Giudizi opposti sul «piano di settore per la localizzazione degli impianti radiobase di telefonia mobile», delle antenne cioè, discusso ieri dalla sesta commissione consiliare e redatto nel corso di un lungo iter che oltre all’assessorato - e allo studio di architettura Gambirasio che lo ha steso - ha coinvolto una commissione di cui hanno fatto parte Arpa e Azienda sanitaria, gestori, associazioni ambientaliste, Ordini professionali, associazioni di categoria, circoscrizioni e comitati di cittadini.
Rivisto dopo che una prima delibera consiliare tre anni fa era stata impugnata al Tar dai gestori, il piano in sostanza definisce le aree in cui sarà possibile localizzare nuove antenne dopo avere analizzato lo stato di fatto: analisi che evidenzia come «un recente rilevamento dell’Arpa (ma si tratta dello scorso anno, ndr) relativo al sito di Conconello-Monte Belvedere ha riscontrato un elevato numero di superamenti dei limiti di legge» relativi all’esposizione ai campi elettromagnetici: da ciò la decisione «di non autorizzare nuovi impianti fino a che non sarà attuata la riduzione a conformità del sito». Tra le aree vietate - in base alla legge regionale - rientrano asili nido, scuole di ogni ordine e grado, case di riposo e strutture per disabili, ospedali: il piano aggiunge ora all’elenco - anche in base alle richieste di più circoscrizioni - ricreatori e oratori. In tutti i casi, la condizione è che l’intero immobile sia destinato a uno di questi usi. Niente antenne poi sui palazzi vincolati, nei cimiteri e sui sagrati delle chiese, sui ciglioni panoramici, nelle zone di tutela ambientale e archeologica.
Attorno a questi «siti sensibili» le antenne potranno essere posizionate a non meno di 50 metri di distanza, salvo però esigenze particolari per «carenza di localizzazioni alternative»: in questo caso ci vorrà il via libera del consiglio comunale.
Aree preferenziali per l’installazione saranno invece quelle dove sono già presenti tralicci per linee a media e alta tensione, zone connesse al sistema viario, zone di servizi tecnologici, aree nei pressi di grandi infrastrutture, aree sportive - qui gli impianti andranno collocati su «torri-faro di altezza adeguata» e aree dove già esistano impianti per telefonia mobile.
Duri, si diceva, i giudizi espressi dagli esponenti del centrosinistra che ha parlato di ritardi nella redazione del piano e ha sottolineato, con il Cittadino Roberto Decarli, come «la politica debba sottostare alla volontà delle compagnie»: troppo risicati i margini di manovra, ampie le discrezionalità di cui di fatto i gestori potranno godere. Secondo l’esponente del comitato dei cittadini Enrico Lena, però, si è cercato di perseguire al meglio l’unica linea possibile: «Trovare una mediazione» con i gestori. Fermo restando che il piano non è retroattivo, e dunque non c’è alcuna possibilità di intervento sulle antenne già collocate, la stessa commissione ha deciso di preparare un emendamento mirato a vedere ricollocate cinque antenne considerate «pericolose»: sono collocate in via Sara Davis, in via Nazionale a Opicina, in via Masaccio, in piazzetta Belvedere e in via del Lazzaretto Vecchio.
p.b.

 

 

Malati d’amianto Trieste in vetta alle classifiche - Dopo La Spezia e Genova

 

Trieste rimane una delle città d'Italia dove le morti causate dall'esposizione all'amianto hanno una incidenza molto elevata, anche se il drammatico primato va a La Spezia, seguita da Genova. Trieste sta in terza posizione (ma bisogna aggiungere anche la provincia di Gorizia, con Monfalcone, città di cantieri). Se ne è parlato al congresso dell'Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo) in svolgimento a Firenze, dove l’esperto Pier Aldo Canessa ha avvertito: «Il peggio deve venire perchè la malattia si manifesta 40 anni dopo il contatto con l'amianto, e quindi ci si aspetta, purtroppo, casi di malattia fra quanti hanno lavorato in cantieri navali, edili e in altre aree piene di amianto prima che l'Italia dichiarasse stop a queste costruzioni, nel 1992. La Gran Bretagna è intervenuta molti anni prima».
Fu proprio negli anni ’70, come è stato reso noto lo scorso ottobre in un convegno tenutosi a Trieste con la partecipazione delle Associazioni esposti all’amianto, che si ebbe un picco nell’uso di questo materiale, con un milione e 400 mila tonnellate di asbesto maneggiato soprattutto nei settori delle costruzioni e della cantieristica navale.
Il convegno di Firenze ha esposto le cifre nazionali: «Ogni anno - ha sottolineato Valerio Gennaro dell'Istituto tumori di Genova - muoiono più di 3000 persone che sono state in contatto con l'amianto: 1000 per mesotelioma, il tumore primario della pleura; 1500 per tumore polmonare; il resto per tumori in altre parti del corpo».
Na se gli esperti riuniti a congresso hanno anche lamentato che «si vive ancora a contatto con l’amianto perché le bonifiche vanno a rilento», la regione Friuli Venezia Giulia e soprattutto Trieste da questo punto di vista sono più al riparo. Come certificato lo scorso settembre alla terza conferenza regionale sull’argomento dal presidente della specifica commissione regionale, Umberto Laureni, «sul territorio nel suo complesso dal 1994 al 2004 sono stati realizzati 11 mila piani di bonifica regolare, e Trieste ha contribuito col numero più alto, cioé 3786». L’Arpa intanto ha realizzato una foto aerea a raggi infrarossi del territorio, evidenziando tetti, pensiline e coperture ancora in amianto, che sbriciolandosi potrebbe diventare altamente pericoloso.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 6 dicembre 2007 

 

 

Attività venatoria nel parco del Farneto: il Comune dice no ma per i cacciatori è lecita - Riunione della Commissione trasparenza

 

La denuncia dell’Enpa: «Noi curiamo gli animali selvatici, e appena li liberiamo vengono uccisi dalle doppiette. Sparano a 50 metri dal recinto»

È infuocata polemica sulla caccia nel bosco Farneto. Ieri la Commissione trasparenza del Comune ha chiarito che non si può imbracciare il fucile nell’ambito di una zona di rispetto di 150 metri dai confini dell’Oasi faunistica dell’Enpa e dai percorsi naturalistici di proprietà comunale, che vanno da villa Revoltella al torrente Farneto. Ma il parere della Federcaccia risulta del tutto opposto. Anzi l’associazione, interpretando diversamente la legge regionale 157 del 92, afferma che il divieto venatorio riguarda soltanto la vicinanza a case e non alle recinzioni. Perciò è in regola con la legge chi spara a pochi centimetri dai reticolati dell’Enpa. Ma andiamo per ordine.
L’incontro di ieri, presieduto da Alessandro Minisini, si è svolto su sollecitazione del presidente Enpa, Gianfranco Urso che ha denunciato uccisioni di diversi animali selvatici nelle immediate vicinanze del reticolato della protezione animali: «Hanno sparato a 50 metri dalla recinzione, sicchè noi curiamo gli animali feriti che appena rimessi in libertà vengono subito uccisi da chi li aspetta al varco». L’Enpa ha una concessione comunale per una porzione di bosco pari a 40 mila metri quadrati, dei quali 5 mila recintati. Dal canto loro i rappresentanti della provincia Fabio Cella e della Regione, Cavani, hanno sottolineato la difficoltà di far coesistere esigenze diverse come quelle di chi tutela gli animali e di chi ama l’attività della caccia. Comunque la legge impone di osservare le distanze dai caseggiati (150 metri) , dalle strade e delle limitazioni esistono anche per la recinzione dell’Enpa. L’architetto Sello del Comune ha anche specificato che la normativa parla di divieto di caccia nei parchi urbani, come è il caso dei sentieri che vanno da villa Revoltella al torrente Farneto. Su sollecitazione di diversi consiglieri, ha anche detto che accanto alle segnalazioni di parco urbano, «verranno messe altri cartelli di divieto di caccia».
La risposta della Federcaccia, non presente all’incontro, è giunta a stretto giro di posta: «La legge 157- è sbottato il presidente onorario Federcaccia Pietro Petruzzi- dice che se si spara in direzione di una casa la lontananza deve essere di almeno 150 metri, in direzione opposta bastano 100. Inoltre la distanza dal punto di fuoco dalle strade provinciali, comunali e statali è di 50 metri, ma non si citano i viottoli o i sentieri. Tantomeno la legge parla di recinzioni. In quanto al parco urbano, esiste solo sulla carta ed è stato creato per frenare l’espansione edilizia, non la caccia».
Nell’incontro, dove si è sottolineato che non si tratta di una campagna contro la caccia bensì è il Farneto che non va usato per l’attività venatoria, i consiglieri di maggioranza ed opposizione (ma sono anche intervenuti Porro, Edera, Trebbi) Tam, De Carli, Sulli, Furlanich hanno predisposto una interrogazione contro l’attività venatoria nel «parco urbano del Farneto», e la richiesta al sindaco di inviare vigili urbani a controllare «che non si spari dove si portano a passeggiare i bambini».
Daria Camillucci

 

 

Industrie e ambiente: studio sugli effetti per la salute - Emendamento bipartisan per casi come il cementificio nella Bassa o la Ferriera di Servola

 

TRIESTE Un finanziamento di 300mila euro in tre anni alle Agenzie per la Sanità e l’Ambiente, finalizzato a un progetto-studio di carattere epidemiologico e ambientale. E’ quanto ha partorito ieri la commissione Bilancio, approvando un emendamento che sancisce un sostanziale perfezionamento all’articolo 2 in materia di salute e protezione sociale. A tale scopo l’Azienda regionale della sanità si avvale della collaborazione dell’Arpa, delle Università e degli enti del servizio sanitario regionale. Il piano deve contemplare il perseguimento di tre traguardi minimi: l’identificazione delle aree a rischio elevato per la presenza di carcinogeni ambientali, la valutazione dei rischi per l’insorgenza di tumori e identificazione dei gruppi di popolazione a rischio aumentato, e la valutazione della quota dei tumori attribuibili all’esposizione a carcinogeni ambientali e alla stima dell’incidenza di altre patologie non neoplastiche rilevanti. Il documento è stato votato dalla maggioranza consigliare e dalla Lega Nord. Mauro Travanut, del Pd, commenta: «Nel momento in cui abbiamo rifiutato il cementificio, abbiamo sollevato il problema di come l’area della Bassa friulana fosse funestata da elementi cancerogeni. Abbiamo chiesto una ricerca approfondita al fine di rilevare ed eliminare queste presenze, e questi 300mila consentiranno di sviluppare un adeguato percorso ambientale e mondare la zona da fattori malevoli. Dal punto di vista politico, è lodevole che la salvaguardia della salute dei cittadini prevalga nei confronti di logiche partitiche, il fatto che movimenti del centrodestra abbiano trovato una convergenza con la maggioranza certifica la sconfitta delle visioni ideologiche«. Alessandro Metz, dei Verdi, riferisce: «Non posso che valutare positivamente questo passaggio. Con il sostegno di Alessandra Guerra avevo già presentato un emendamento in aula, ma era stato bocciato. Oggi (ieri per chi legge) sono state ammainate le bandiere dei partiti, annientate dal buon senso». Chiude Alessandra Guerra: «Finalmente è andata in porto una grande battaglia che il gruppo consiliare regionale della Lega Nord aveva cominciato nel 2001».
«Riteniamo che sia un grande atto di civiltà, il segno di una Regione moderna e attenta alla salute, una risposta ai timori di aree da tempo considerate a rischio. Penso per esempio a quella del Monfalconese, della Bassa Friulana, penso alla Carnia o a quartieri come quello della Ferriera di Servola, a Trieste. Così si potrà finalmente avviare un percorso a monte, di tutela del territorio e prevenzione dei rischi».
Giovanni Stocco

 

 

Pista ciclabile: galleria illuminata

 

Finalmente! Dopo anni la tanto attesa illuminazione nella galleria nei pressi dell’abitato di S. Giuseppe della chiusa, sulla pista pedonale/ciclabile, è arrivata.
L’altra mattina, come già in precedenza infinite volte, mi accingevo con la mia bicicletta ad entrare nella buissima galleria munito di un flash a batteria, quando, miracolo, mi s’è aperta una imponente doppia fila di luci sul tracciato che via via si accendevano mentre procedevo nel percorso. Alla fine è stata un’esperienza quanto meno eccitante. Ma quanto abbiamo dovuto attendere noi amanti della bici e del trekking? Io mi chiedo: non era forse possibile realizzare qualcosa di più modesto ma in tempi più brevi? Comunque grazie all’amministrazione provinciale che credo sia competente alla realizzazione dell’intera opera della pista ciclabile. Si spera che, quanto prima, venga realizzato il tratto da S. Giacomo al campo sportivo Campanelle, affinché, grazie all’apertura del confine con la Slovenia, si possa pedalare senza incontrare automobili sul proprio percorso, da Trieste fino a Cosina.
La nostra pista ciclabile non avrà nulla da invidiare ai tanto reclamizzati percorsi in Alto Adige e nella vicina Carinzia.
Fabio Bertuzzi

 

 

Trieste capitale, senza collegamenti

 

Sul Piccolo del 30 novembre si legge in prima pagina che Trieste diventa capitale dell’Euroregione, vasta area aperta ad Est. Una Trieste che diventa importante.
Ma questa novella capitale presenta dal lato collegamenti ferroviari uno spaventoso isolamento. I vari tagli realizzati dalle patrie ferrovie per motivi di economia hanno di fatto negli ultimi 10 anni isolato Trieste. E proprio adesso pare vi sarà un ulteriore taglio, sulla linea con la Puglia.
Se guardiamo all’Est (ma anche a Nord) è di fatto impossibile da Trieste arrivare a Lubiana, Zagabria, Budapest, Vienna; lo si può fare sole con giri spaventosi e cambi di treno. Oppure recandosi in automobile a quella che è oggi la vera stazione di Trieste verso l’Europa centro-orientale, Sesana. Da qui si può abbastanza facilmente proseguire. Ma andare in treno da Trieste a Sesana è impossibile: ci sono i binari, ma non i treni!
Importanti treni internazionali collegano Vienna, Praga, Budapest, Zagabria con Lubiana. Non potrebbero questi treni proseguire fino a Trieste? Tecnicamente è di una facilità estrema; non occorrerebbe nemmeno cambiare la motrice a Villa Opicina. È che non si vuole che arrivino. O che il problema non interessa.
Egregio signor Governatore Illy, dice per favore al suo assessore Sonego di svegliarsi, di trastullarsi un po’ meno con le carte dell’ipotetico Corridoio 5 (che io personalmente ritengo di non riuscire a vedere realizzato, la vita è troppo breve) e di guardare un poco la realtà e le linee esistenti, con questo spaventoso isolamento internazionale di Trieste. Poi si potrà parlare di Trieste capitale dell’Euroregione. Oltre a un ipotetico futuro, ricordiamoci anche del presente.
Paolo Petronio

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 5 dicembre 2007 

 

 

Niente più rottamazione per auto e moto  - Il no deciso di Verdi e Legambiente cancella l’emendamento. I soldi andranno all’acquisto dei treni

 

Promotor: «Senza incentivi vendite in calo del 13%». Fiat perde il 3,73%

ROMA. Proverbio del giorno: «Fare e disfare è tutto un lavorare». La rottamazione delle auto Euro 2 e delle moto Euro 0 in Finanziaria non c’è più. «L’emendamento non lo avevo presentato», dice il relatore, Michele Ventura, Ulivo.
No, ma lo avevano preparato i tecnici del governo. Niente da fare, cancellato dal no deciso dei Verdi e di Legambiente. I soldi andranno all’acquisto di treni. «Senza incentivi le immatricolazioni nel 2008 caleranno del 13%», dicono al Centro studi Promotor, i gestori del Motor Show. Intanto ieri in borsa la Fiat ha preso una scoppola del 3,73%. «Gli incentivi per la rottamazione sono utili sia alla crescita che all’ambiente, sarebbe bene tenerlo in considerazione», osserva il direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta.
Quanto alla prescrizione anticipata delle contravvenzioni, ci sono dubbi da parte del presidente della Commissione Bilancio, Lino Duilio: «E’ opportuno acquisire ulteriori elementi dal governo perché la norma proposta può comportare una diminuizione delle entrate degli enti locali. E’ necessario capire le compensazioni». Una compensazione a dire il vero nell’emendamento c’è: l’aumento sostanzioso degli interessi di mora sulle contravvenzioni non prescritte.
Notizie di giornata. I soldi sequestrati a un «furbetto del quartierino» andranno in asili nido e materiale da cancelleria dei tribunali. Lo annunciano i ministri Clemente Mastella, Giustizia, e Rosy Bindi, Famiglia: i 94 milioni confiscati alla Banca popolare italiana di Giampiero Fiorani dal gip Clementina Forleo entrano subito nel bilancio. 70 i milioni che serviranno a creare 7mila asili nido.
Via libera al fondo per la riduzione della pressione fiscale (con i soldi di eventuali tesoretti) per i lavoratori dipendenti, la Cdl vota contro. Per quanto riguarda la tassazione al 18% sul Tfr il relatore della manovra lavora per ottenere lo sgravio anche oltre il 2008.
Il dibattito del giorno è quello sulle norme che potrebbero aprire ai privati i servizi locali. «Si produrrebbero risparmi per 751 milioni», dice Confartigianato. Favorevole anche Confindustria, ma si deve attendere l’esito dell’iter del disegno di legge che contiene la riforma e che dalla prossima settimana sarà in aula al Senato.
Lo sconto Ici vale anche se il proprietario è in situazione di separazione legale, annullamento o scioglimento degli effetti civili del matrimonio e non sta nell’appartamento.
Curiosità finale: Tito Boeri e Pietro Garibaldi, economisti di LaVoce.Info, svelano che senza la Finanziaria i conti pubblici sarebbero andati meglio.
Alessandro Cecioni

 

 

Cacciatori al Farneto, incontro in Comune - La Commissione trasparenza si occuperà del fenomeno denunciato dall’Enpa

 

La Commissione trasparenza si riunirà oggi in Comune per rendersi conto della portata del problema dei cacciatori nel bosco del Farneto denunciato da tempo dall’Ente protezione animali: la presenza di cacciatori di frodo che starebbero decimando la fauna del bosco. A sollecitare l’intervento della commissione è stato proprio il presidente dell’Enpa, Gianfranco Urso, deciso a fermare a tutti costi «la decimazione degli animali selvatici», e a garantire contemporaneamente la sicurezza di chi passeggia nella zona. Una linea condivisa da Alessandro Minisini: «Non è possibile che si rischi di finire impallinati in un parco posto praticamente in città - osserva il presidente della Commissione trasparenza -. Se si va avanti così, si rischia di trovare i cacciatori anche nel giardino Pubblico. Bisogna anche considerare che il bosco confina con importanti istituzioni come il Mib eil parco dell’Enpa. Quello inoltre è luogo dove le mamme portano a passeggiare i bambini. In un posto simile non si può andare a sparare. E’ troppo pericoloso».
A rivolgersi con decisione alla Commissione, nelle ultime settimane, sono stati anche gruppi di cittadini e frequentatori abituali del bosco. Persone che denunciano la presenza, ormai ciclica, di cacciatori di frodo armati di doppietta che vanno a fare il tiro a segno a spese degli animali selvatici che vi vivono e vi si moltiplicano. La caccia nel polmone verde cittadino inoltre è vista con preoccupazione da chi frequenta i sentieri per fare jogging, dai proprietari di cani e da chi attraversa in moto o in macchina il bosco: tutti temono di finire impallinati per sbaglio al posto di una lepre o di un cerbiatto.
Daria Camillucci

 

 

Confronto a Era su rifiuti e ambiente tra gli studenti e il corpo forestale - Continua alla Marittima la biennale di divulgazione scientifica

 

Spiegati ai giovani ruoli e competenze dell’istituzione che conta soltanto 282 uomini in tutta la nostra regione con un vasto patrimonio naturale da salvaguardare

Alla Stazione Marittima, in occasione della nona edizione della biennale di divulgazione scientifica di Era (Esposizione di ricerca avanzata) si è affrontasto il delicato problema dei rifiuti e delle violanzioni ambientali. Argomenti sui quali è intervenuto il geologo Alfonso Zampatti del Corpo forestale regionale, direzione risorse agricole, naturali, forestali e montagna.
L’incontro ha visto la partecipazione di una trentina di studenti delle scuole superiori triestine, ed è stato proprio ai giovani che si è rivolto Zampatti nell'illustrare e diffondere il concetto di «corretta progettazione urbanistico-ambientale».
«È fondamentale la conoscenza delle leggi esistenti in materia - ha sottolineato Zampatti - ed è altrettanto necessario rispettare queste norme per tutelare l'ambiente e la collettività alla quale apparteniamo».
La legge, in questo senso, risulta essere la naturale conseguenza dell'esperienza tecnica unita alla volontà politica del Paese, e in quanto tale, secondo il geologo, enuncia dei principi generali che rispondono alle esigenze dell'ecosistema e ai fabbisogni dell'uomo. Le problematiche relative ai rifiuti e ai materiali di scavo così come la gestione delle gomme abbandonate sono soltanto alcuni degli esempi del cattivo funzionamento della rete di comunicazione e recepimento delle normative vigenti in questo settore: «Quest'anno ci sono state almeno quindici denunce da parte del Corpo forestale per violazione delle norme paesaggistiche - continua Zampatti - molti non conoscono le recenti modifiche alle leggi in materia e si trovano così a dover fare i conti con delle sanzioni penali».
Il Corpo forestale regionale è un corpo ‹‹eclettico››, al quale spettano diverse competenze, anche molto diverse tra loro, per le quali vi è la necessità di una conoscenza approfondita delle normative vigenti. Ma, come spiega Zampati, «siamo pochi, troppi pochi. Nel Corpo forestale regionale si contano 282 uomini, un numero esiguo se paragonato a quello della Protezione civile o all'Arma dei carabinieri». Si auspica quindi che la grande mole di lavoro e responsabilità affidata al Corpo forestale, sotto la cui tutela si trova un' intero territorio, possa trovare nuovi addetti: «C’è bisogno di persone forti e determinate, caratterizzate da quel particolare spirito motivazionale che è proprio dei giovani».
Linda Dorigo

 

 

I rifiuti, una risorsa per l’umanità - il 60 per cento degli studenti è sensibilizzato su questo problema

 

Quanti cittadini di Trieste sono consapevoli del fatto che riciclare i rifiuti può aiutare a salvare l'ambiente e la salute? Si è visto che la nostra città, rispetto a molte altre, è in fondo alla classifica per la raccolta differenziata, in quanto solo il 15% della popolazione sa quanto questa sia utile. La classe 2.a dell'Istituto "G. Carducci" (oggi 3° B) ha dato inizio lo scorso anno ad un progetto che continua anche oggi intitolato "Raccolta Differenziata dei rifiuti", inserito nell'iniziativa "cittadinanza attiva", partendo dalle "5R": Riduzione, Riuso, Riparazione, Riciclo, Ricerca. Nella prima fase la classe, divisa in gruppi di lavoro, ha iniziato una ricerca su internet, su quali fossero i rifiuti riciclabili (vetro, plastica, carta, alluminio e ferro) e non riciclabili; ha imparato a conoscere la possibilità di convertire i rifiuti umidi in energia termica ed elettrica. E' stata messa in evidenza poi la necessità di imparare a ridurre la produzione di rifiuti, ad esempio evitando di acquistare prodotti confezionati. È importante segnalare che un gruppo di lavoro si occupa dell'ecomafia. Il lavoro di ricerca ha interessato anche la parte normativa sia nazionale che europea. Attraverso un questionario elaborato da un gruppo di lavoro, per conoscere la percentuale della popolazione scolastica che pratica la raccolta differenziata in casa; si hanno avuti risultati soddisfacenti in quanto il 60% degli studenti la pratica regolarmente. Sono stati preparati due cartelloni che illustrano la raccolta differenziata e i rifiuti che quotidianamente produciamo a scuola. E' stato realizzato un power point che sintetizza il lavoro svolto nella prima fase di ricerca. Attraverso questo lavoro abbiamo capito l'importanza della salvaguardia dell'ambiente attraverso la raccolta differenziata: con il riciclaggio della carta si evita la deforestazione che sta ormai diventando un grosso problema per il nostro ecosistema e per la vita degli esseri viventi; la plastica è invece un sostituto del vetro, ma più inquinante in quanto è il prodotto della lavorazione del petrolio (diversi sono i tipi di plastica termoindurenti, elastomeri, termoplastici e bioplastica); il vetro è il prodotto ottenuto dalla lavorazione dei minerali; l'alluminio utilizzato per produrre le lattine è ottenuto attraverso la lavorazione della bauxite, un minerale. Al progetto ha partecipato un alunno non vedente e il materiale è stato tradotto in Braille. III B (Liceo socio psico pedagogico G. Carducci - Trieste)

 

 

Vertice sul biodiesel a Cervignano  - L’Ersa punta all’energia pulita: «Convertiamo gli scarti agricoli per produrre biogas e bioetanolo»

 

CERVIGNANO Convertire gli oli e i residui vegetali in carburante e combustibile. Questa una delle proposte avanzate nel corso del convegno «produzione e utilizzo degli oli vegetali e biodisel in Fvg» tenutosi ieri mattina alla Villa Chiozza di Cervignano. Il summit, cui hanno preso parte relatori provenienti da un vasto territorio che trascendeva i confini nazionali, ha permesso di fare il punto sull’effettivo utilizzo delle fonti energetiche alternative nella nostra regione. Secondo quanto emerso, le bioenergie rappresentano un’importante opportunità per tutelare l’ambiente e sono un potenziale volano economico: consentono di ridurre sensibilmente l’uso di carbone e petrolio, risorse peraltro in via di estinzione, con conseguente attenuazione dell’impatto ambientale e, contestualmente, incentivano la creazione di nuovi assetti nel mercato dell’energia. Un esempio lampante viene proposto dal direttore dell’Ersa Josef Parente: il 15% della produzione totale di patate viene gettato per vari motivi, alimentando in modo lampante lo spreco energetico. Questi scarti potrebbero essere impiegati per la produzione di biogas e soprattutto bioetanolo. Tramite l’utilizzo delle eccedenze, dei rifiuti urbani, dei residui di lavorazioni agricole, potremmo arrivare al 10% di copertura del fabbisogno. Ma ,soprattutto, diviene necessario investire decisamente sul risparmio energetico, ricorrendo all’impiego del fotovoltaico e dell’energia eolica.
Giovanni Stocco

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 4 dicembre 2007 

 

 

Dissequestrati gli scarichi a Cattinara  - Annullato il provvedimento della Procura per il nosocomio: non nocive le acque reflue

 

Decisione della Cassazione dopo la polemica sui laboratori

L’ospedale di Cattinara a breve scadenza potrà nuovamente scaricare nella rete fognaria cittadina le acque reflue provenienti dai suoi laboratori di analisi. Il via libera è venuto dalla Cassazione che ha annullato il sequestro voluto dalla Procura sei mesi fa. Gli scarichi dei laboratori comunque oggi sono ancora sigillati e costringono l’ospedale a servirsi per lo smaltimento delle acque reflue di taniche che poi finiscono in discarica o nel forno dell’inceneritore.
Il «via libera» all’uso della rete fognaria verrà tra qualche settimana, perché la Corte di Cassazione ha annullato, ma ha anche deciso il rinvio degli atti al Tribunale del riesame di Trieste che aveva confermato nel luglio scorso il blocco degli scarichi, costringendo l’Azienda sanitaria ad accollarsi una serie di consistenti costi aggiuntivi per garantire l’operatività del laboratorio del Dipartimento di medicina.
In sintesi gli scarichi non avrebbero dovuto essere posti sotto sequestro perché al laboratorio di analisi andava applicata la normativa degli scarichi idrici e non quella dei rifiuti, come è stato in effetti fatto, dalla Procura, dal gip e dal Tribunale del riesame.
Il ricorso vincente è stato presentato dall’avvocato Giovanni Borgna su incarico del dottor Maurizio Canaletti, indagato per l’ipotesi di inquinamento, assieme ai manager dell’Azienda sanitaria e della società che gestiva alcune apparecchiature di analisi. Tra essi Bruno Biasoli, Mohamad Lasri, Lucia Pelosi e Franco Zigrino.
In sintesi nel suo ricorso in Cassazione l’avvocato Borgna ha sostenuto che l’impianto di smaltimento delle acque di laboratorio dell’Ospedale di Cattinara, ha sempre operato nel rispetto della legge e con le prescritte autorizzazioni. Ma ha anche aggiunto che le acque di laboratorio subivano prima un trattamento e poi una progressiva diluizione in ambito fognario. La procedura aveva ottenuto le prescritte autorizzazioni dal Comune. Raccogliendo invece le acque di laboratorio in apposite taniche, come sta accadendo dopo il sequestro, il rischio per l’ambiente è più alto se non altro perché le stesse taniche potrebbero rompersi, rovesciarsi, subire lesioni durante il trasporto. E il loro contenuto non è nè diluito in acqua, nè trattato.
Nel ricorso è stato sottolineato che la «fuorviante interpretazione della Procura, spostata acriticamente dal Tribunale del riesame, oltre a procurare gravi danni ed inefficienze, rischia di provocare il collasso del sistema dello smaltimento idrico, aprendo una ferita che può portare a ritenere non conformi alla norme tutte le strutture dove le acque contengano residui chimici o biologici come accade in tutti i sistemi industriali. Invece la normativa sugli scarichi idrici contempla sistemi di controllo idonei e di trattamento anche migliori di quelli previsti per lo smaltimento dei rifiuti».
Il ricorso spiega anche com’è nata l’inchiesta. «In seguito alla denuncia di una dipendente dell’Azienda sanitaria, intervenivano i Nuclei antisofisticazioni e Sanità dei Carabinieri». Quella dipendente oggi non è più tale: è stata licenziata in tronco dall’Azienda sanitaria ed è evidente che sull’eventuale ricorso al giudice del lavoro, pesarà anche la decisione della Cassazione.

Claudio Ernè

 

 

Bonifiche, accordo di programma a rischio  - Si allungano i tempi per l’approvazione dell’intesa. Ezit e giunta regionale hanno rinviato la discussione

 

Dalla Confartigianato, intanto, arriva un secco «no» ai contenuti del documento

Si complica la procedura finale dell’accordo di programma per le bonifiche del Sito inquinato di interesse nazionale. Mentre l’Ezit ha rinviato di sette giorni, dal 7 al 13 dicembre, il cda che doveva votare il documento, la bozza dell’accordo non sarà discussa dalla giunta regionale neanche questa settimana. A precisarlo è l’assessore regionale all’Ambiente Gianfranco Moretton, che spiega così il motivo del rinvio: «Domani (oggi, ndr) è previsto un incontro fra l’ufficio legale della Regione e l’Avvocatura dello Stato, perchè vanno approfonditi aspetti giuridici sostanziali dell’accordo».
Intanto la Confartigianato annuncia il voto contrario al documento del suo rappresentante nel cda dell’Ezit, Giorgio Prelz (che rappresenta anche Cna e Ures). Una lettera a firma del presidente di Confartigianato Dario Bruni e dello stesso Prelz verrà inviata oggi al presidente dell’Ezit Mauro Azzarita. Un’analoga lettera sarà spedita anche al ministero dell’Ambiente, in cui Confartigianato lamenta anche di aver ricevuto solo la bozza datata 7 novembre e non quella del 16, contenente numerose modifiche, sulla quale hanno lavorato i vari enti.
Nella missiva al presidente dell’Ezit, l’Associazione degli artigiani, preannunciando il voto contro l’accordo di programma ne spiega le ragioni. «Non è un no ad Azzarita – precisa la Confartigianato – che anzi si è adoperato molto per risolvere la questione, ma al ministero e agli enti che hanno predisposto la bozza dell’accordo».
Due le motivazioni del no. La prima: nell’ultima bozza, datata 16 novembre, manca un riferimento chiaro ed esplicito al principio comunitario secondo cui chi non ha inquinato non paga. Conseguenza di ciò, rileva la Confartigianato, è che le imprese che non hanno acquisito il capannone o il terreno dall’Ezit dovranno assumersi totalmente le spese di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica della propria area. L’Associazione degli artigiani chiede inoltre di conoscere quali sono queste imprese e dove sono ubicate, poichè finora si è detto solo che tale numero si aggira attorno al 10% delle aziende.
Il secondo motivo del no di Confartigianato riguarda il punto dell’accordo in cui si dice che gli imprenditori che hanno acquistato dall’Ezit sono sollevati da ogni responsabilità, purchè ovviamente non svolgano attività inquinanti.
Nel documento non si definisce, rilevano gli artigiani, quanti passaggi di proprietà sono esentati dal pagamento: se dal 1946 (anno di nascita dell’Ezit) ad oggi, oppure solo l’ultimo passaggio. Siccome si stima che il 50% delle aziende abbia acquistato la sede da privati, sottolinea Confartigianato, per esse non c’è la certezza che siano considerate acquirenti dall’Ezit.
Ma non è solo l’Associazione degli artigiani ad esprimere contrarietà all’accordo di programma. Maurizio Ferrara, rappresentante del Comune di Trieste nel cda dell’Ezit, condiziona il suo voto. «Presenterò un emedamento – spiega – chiedendo che venga inserito nel testo il principio del ”chi non ha inquinato non paga”. Se verrà accolto voterò a favore, in caso contrario il mio voto sarà no. Le categorie – aggiunge – non possono essere penalizzate da una norma che non è assolutamente chiara».

Giuseppe Palladini

 

 

Corridoio 5, Di Pietro a Trieste il 19 dicembre

 

TRIESTE Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro sarà a Trieste il 19 dicembre prossimo per la prima riunione della Conferenza Intergovernativa Italia-Slovenia per la realizzazione del Corridoio 5.
All'incontro - informa oggi una nota della Regione Friuli Venezia Giulia - prenderà parte il ministro dei Trasporti sloveno Radovan Zerjav, con il quale Di Pietro punta a definire il trattato bilaterale che disciplinerà la materia della progettazione, costruzione e gestione della tratta ferroviaria transfrontaliera del «Progetto prioritario 6».
È prevista inoltre la presenza del coordinatore europeo del «Pp6» Laurens Brinkhost, che ha seguito la questione della tratta italo-slovena della nuova ferrovia.

 

 

Capodistria-Divaccia: il raddoppio nel 2015  - Il ministro dei Trasporti Zerjav: «La tratta è il fulcro per lo sviluppo del Corridoio 5»

 

Celebrati i 40 anni della linea ferroviaria. Proseguono i contatti con «Deutsche Bahn». L’ammodernamento costa 8 miliardi di euro

Lungo la linea passa il 40% delle merci trasportate in un anno dalle Ferrovie slovene

DIVACCIA La tratta Capodistria–Divaccia è la spina dorsale della rete ferroviaria slovena, ma nell'arco di pochi anni non basterà più per sostenere il crescente traffico merci da e verso il porto di Capodistria.
È necessario pertanto portare avanti quanto prima i progetti di ammodernamento della tratta attuale e procedere in tempi quanto più rapidi alla costruzione del secondo binario, in modo da collegare in modo efficace lo scalo capodistriano al Quinto corridoio europeo e poter continuare a valorizzare la sua ottima posizione geografica.
Un tanto è stato ribadito ieri a Divaccia nel corso della cerimonia in occasione del quarantesimo anniversario della costruzione della ferrovia Capodistria–Presnica (presso Cosina), primo collegamento su rotaia tra il porto capodistriano e l'altipiano carsico, costruito tra il 1964 e il 1967.
«La tratta attuale sarà ammodernata entro il 2010, il secondo binario sarà costruito entro il 2015» ha annunciato a Divaccia il ministro sloveno dei Trasporti Radovan Zerjav.
Il vero problema, ha ammesso il ministro, è l'entità dell'investimento. Lubiana in questo momento non dispone degli oltre 8 miliardi di euro necessari per il secondo binario. I mezzi europei annunciati, 94 milioni, sono solo una piccolissima parte. Una soluzione, secondo Zerjav, potrebbe essere il partenariato tra pubblico e privato.
Invitato dai giornalisti a spiegare se e come procedono le trattative con il consorzio tedesco «Deutsche Bahn», il ministro non ha voluto sbilanciarsi. Le Ferrovie tedesche restano comunque uno dei possibili partner di Lubiana, intenzionata a creare un forte polo logistico che comprenda anche «Luka Koper» e «Interereuropa» e che possa attirare capitali esteri indispensabili per modernizzare la rete ferroviaria nazionale.
La ferrovia è fondamentale, ha ribadito nel suo intervento anche il direttore del Porto Robert Casar: per rotaia passa ormai più del 60 per cento dei traffici da e verso lo scalo capodistriano.
E le quantità di merci continuano a crescere. Nel 2006 sono stati manipolati 176.000 vagoni, quest'anno si pensa di arrivare a 200.000.
Sfruttando le risorse interne e migliorando l'organizzazione dei trasporti, si potrà andare avanti di questo passo ancora per qualche anno, poi, è convinto Casar, si rischia di dover rinunciare a carichi e mercati.
La Capodistria–Divaccia è la spina dorsale delle ferrovie slovene, ha ricordato nel suo intervento il direttore generale delle Ferrovie Tomaz Schara: è lunga soltanto 46 chilometri ma vi passa il 40 per cento di tutte le merci traportate dall'azienda.
Solo nel 2006, si trattava di 7,4 milioni di tonnellate. Non bisogna inoltre dimenticare il traffico passeggeri.
Per tutti questi motivi, è stato categorico Schara, è più che evidente il bisogno di un nuovo collegamento di Capodistria con il suo entroterra: «Ne ha bisogno il porto di Capodistria, ne hanno bisogno le Ferrovie slovene, ne ha bisogno la Slovenia».
Un nuovo moderno collegamento di Capodistria, ma anche di Trieste, con l'altopiano carsico, è indispensabile per sfruttare appieno le possibilità di crescita date dal Corridoio paneuropeo numero 5 e per valorizzare i porti dell'Alto Adriatico, potenzialmente i principali punti di riferimento per i traffici da e verso il Centro e l'est europa, ma ancora non al livello della concorrenza dei porti del Mare del Nord.
Non a caso ultimamente si sono intensificati i rapporti tra il Porto di Trieste e quellodi Capodistria. «Bisogna fare sistema», ha ribadito nei giorni scorsi a Roma ilpresidente del Consiglio Romano Prodi incontrando il premier sloveno, Janez Jansa. Insomma le sinergie politiche ci sono. Ora bisogna passare al alto pratico della realizazione delle infrastrutture.

 

 

Pedena: un’associazione contro la «Rockwool»

 

PEDENA È nata l'associazione «Terra nostra» che si propone il fine di far chiudere e smantellare la fabbrica di lana di roccia della Rockwool, causa i noti problemi di inquinamento. Per il momento hanno aderito all'iniziativa una trentina di persone, anche delle vicine località di Chersano e Santa Domenica. Il fondatore dell'associazione Ivan Smilovic annuncia la prima riunione di lavoro per domani, per definire il programma operativo. E precisa che il più importante strumento di lotta contro la fabbrica saranno i comizi di protesta della popolazione per la quale l'esistenza quotidiana è diventata un martirio dopo l'apertura, avvenuta due mesi fa, dell'inquinante struttura industriale.

 

 

 

 

LA REPUBBLICA - LUNEDI', 3 dicembre 2007 

 

 

Tutti in fila nel Belpaese ostaggio delle quattroruote - Lo conferma l'Eurobarometro, la statistica effettuata nei Paesi Ue
 

Bus e tram che non funzionano, piste ciclabili insufficienti e così l'utilitaria resta ancora il nostro mezzo di trasporto preferito

 MILANO - Le micidiali polveri sottili, i centri urbani chiusi e i cartellini rossi esposti in molte città per fermare i mezzi più inquinanti non sono riusciti ancora nel miracolo di cambiare le abitudini degli italiani: il Belpaese infatti ha conquistato nell'ultima edizione dell'Eurobarometro (la summa annuale delle statistiche Ue) il poco invidiabile primato di paradiso delle quattroruote. Le cifre parlano chiaro: tra i big del Vecchio continente, siamo i più compulsivi utilizzatori dell'auto. Ogni cittadino italiano macina in media al volante 12.282 chilometro l'anno, un migliaio di meno dei lussemburghesi ma molto di più degli inglesi (11.672) e dei tedeschi (10.349).
Un amore viscerale - quello per i motori - che sommato ai guai di bus, tram e metro di casa nostra ci ha regalato pure l'Oscar continentale per la diffidenza verso il mezzo pubblico: il 72% dei nostri connazionali - secondo il ponderosissimo studio statistico di Bruxelles - sosteneva nel 2005 "di non essere incoraggiato a utilizzare meno la sua auto dall'offerta di servizi alternativi". Un valore che ci colloca lontanissimi dalla media Ue (58%) e a distanza siderale da paesi come Germania, Spagna, Danimarca e Austria dove più della metà delle persone ammette di avere buone ragioni - leggi mezzi pubblici adeguati - per lasciare la macchina in garage durante la settimana.
L'Italia insomma - e forse non servivano i dati dell'Eurobarometro per dimostrarlo - è ancora una Repubblica a misura auto. Rinunciarci è difficile. La media dei nostri tragitti singoli è bassissima anche rispetto al livello europea, circa 4 chilometri. Segno che la utilizziamo anche quando forse non è necessario. Magari per andare a comprare il pane dietro l'angolo o per portare i bambini a scuola a poche centinaia di metri da casa.
Ma se la penisola è uno stivale dove le quattroruote (ce ne sono 670 ogni mille abitanti, una cifra inferiore a livello mondiale solo agli 800 degli Usa) spadroneggiano indisturbate dalle Alpi alla Sicilia è più per demeriti altrui che per convenienza effettiva.
Sul fronte delle infrastrutture viarie, ad esempio, non siamo messi molto meglio del resto del Vecchio continente. Ogni italiano "dispone" statisticamente di 110 metri di autostrada. Gli spagnoli ne hanno 240 metri a testa, i francesi 170. E solo in Gran Bretagna, in proporzione, stanno peggio di noi e non arrivano nemmeno all'ettometro. La nostra cronica idiosincrasia per i mezzi pubblici non è nemmeno una questione di soldi. Anzi, su questo fronte ci riteniamo a torto o a ragione tra i più fortunati del Vecchio continente: il livello di gradimento delle tariffe di tram, metro, treno e bus nel nostro paese è (su base 100) di un bel 82, voto che ci mette sopra a quasi tutte le altre nazioni.
Qual è allora la palla al piede dei mezzi pubblici, proprio nella settimana in cui gli scioperi hanno lasciato a piedi milioni di italiani? I numeri di Bruxelles aiutano a dare una chiave di lettura: il vero problema di tram e bus tricolori è quello della scarsa accessibilità. I cittadini del Belpaese (magari c'entra un po' la nostra tradizionale pigrizia) ritengono inadeguata la struttura della rete. I mezzi sono pochi, le fermate troppo lontane da casa.
Nella speciale classifica relativa a questa voce, non a caso, indossiamo una disonorevolissima maglia nera. Solo 69 italiani su 100 considerano i trasporti statali un network "di facile accesso", cifra che ci colloca in ultima posizione di una graduatoria guidata dalla Grecia (95), dove quasi tutti i nostri vicini continentali viaggiano ben sopra quota 80.
Le cose non vanno meglio se dal dato nazionale si passa a quello locale. Bruxelles ha provato a chiedere ai cittadini delle grandi capitali Ue quale fosse il grado di soddisfazione, in termini generali, del servizio di trasporto pubblico. E Roma - anche al netto del caos taxi degli ultimi giorni - non ne esce proprio benissimo, conquistando un disonorevole ultimo posto con solo 40 abitanti su 100 contenti della rete dei mezzi alternativi. A Vienna, Berlino, Parigi e Atene sono quasi il doppio.
L'Italia però si conferma anche nei dati della Ue un paese difficile da catalogare in gabbie socio-numeriche troppo strette. L'impopolarità dei mezzi di trasporto pubblici tricolori sancita senza possibilità d'appello dall'Eurobarometro non significa che vengano utilizzati. Anzi. È vero il contrario. Ci lamentiamo, borbottiamo, imprechiamo contro il disservizio. Ma alla fine riempiamo più dei nostri concittadini europei tram, bus e metropolitane.
Per l'esattezza li usiamo per 6,4 chilometri al giorno a testa - calcola con precisione millimetrica la statistica comunitaria - distanza che ci mette di un pezzo sopra la media di 5,4 km. del Vecchio continente. Dato di per sé ugualmente buono visto che nel 1970 nella Ue eravamo fermi a 4,2 e solo una quindicina di anni fa abbiamo rotto la barriera dei cinque chilometri.
Sommando tutti i dati relativi ai trasporti via terra, gli italiani sono in assoluto i maggiori viaggiatori del vecchio continente con 41 km al giorno (di cui 34,2 in macchina) dopo il piccolo Lussemburgo (44) ma ben davanti a Gran Bretagna (36), Germania (33) e Spagna (27). Merito anche della scarsa popolarità in Italia dell'aereo. I guai della nostra compagnia di bandiera - in questo caso - c'entrano poco. Il Belpaese, più semplicemente, sta imparando a volare solo oggi.
Nel 2006 oltre 120 milioni di italiani hanno superato il check in per imbarcarsi a bordo di un jet. Più del doppio di quelli che volavano dieci anni prima. Ma ancora molti meno delle altre nazioni più mature dal punto di vista aeronautico come la Gran Bretagna (230 milioni) e persino la Spagna (180) dove gli aeroporti di Londra e Madrid rischiano addirittura un collasso nei prossimi anni per l'eccessivo carico della domanda, troppo alta in diverse ore della giornata rispetto alla disponibilità di slot per i decolli e gli atterraggi.
L'ultima fotografia scattata dall'eurobarometro ai mezzi di trasporto pubblici europei è quella dei prezzi. Su questo fronte la deregulation, il balzo dei costi per i carburanti, le privatizzazioni e l'austerity di bilancio di molti paesi stanno gonfiando la spesa. L'aumento dal 2001 al 2005 è stato in media del 15%, qualche punto in più dell'inflazione. L'Italia, almeno in questo, brilla in positivo con un incremento percentuale dell'11,1%, generato da un +4,2% delle tariffe ferroviarie (valore balzato all'insù negli ultimi due anni), un +11% di tram, bus e metro e un +6% per i traghetti via mare.
Aumenti comunque elevati soprattutto a confronto di stipendi che - in particolare nel caso dei lavoratori dipendenti - tendono a muoversi verso l'alto con molte più difficoltà. Proprio una banale questione di soldi però - più del senso civico e della voglia di un mondo più pulito - potrebbe alla fine raffreddare l'antica passione degli italiani per le loro quattroruote. Il costo del pieno negli ultimi quattro anni è aumentato quasi del 60%. I nostri 12.282 chilometri l'anno costavano nel 2000 circa 785 euro. Oggi per fare la stessa distanza se ne spendono 1.325. E questo, forse, più che la paura delle polveri sottili o degli Ecopass vari, rischia di essere il vero asso nella manica per convincere gli italiani a lasciare la loro macchina in garage e salire, magari lamentandosi per la qualità del servizio e i ritardi, a bordo di tram, autobus e metropolitane.
ETTORE LIVINI

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 3 dicembre 2007 

 

 

Ferriera, Regione pronta a firmare l’ok ambientale  - Gli esperti del ministero: in 15 giorni un solo sforamento ma i dati Cigra sono attendibili

 

La giunta, dopo aver esaminato tutta la documentazione, nella prossima seduta concluderà l’iter dell’autorizzazione

Alla prossima riunione di giunta, venerdì 7 dicembre, la Regione dirà l’ultima parola sull’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per la Ferriera di Servola. Se sarà un sì, la Ferriera avrà ottenuto un’autorizzazione che supera e ingloba ogni altra. Il fascicolo, all’ultima seduta, è stato rimandato per necessità di ulteriori analisi del documento, che contiene il piano di lavoro annunciato (e in parte già avviato) dalla Lucchini, con data di completamento a fine 2008, finalizzato ad abbattere le fonti d’inquinamento interne ed esterne, nonché le numerose prescrizioni aggiunte dagli enti che hanno partecipato alla redazione. Quanto alla Regione, è rimasta unica titolare del giudizio dopo che il Comune di Trieste ha depositato, in sede di conferenza dei servizi, il suo parere negativo («Non diamo autorizzazioni con inquinamento in corso»). Un atto che ha svuotato di potere il voto di tutti gli altri enti, delegando la responsabilità al solo governo regionale.
Intanto l’Apat, l’Agenzia nazionale per la protezione ambientale, conferma un primo importante risultato delle analisi condotte dal laboratorio mobile arrivato da Roma su sollecitazione del sindaco Dipiazza e del verde Alessandro Metz che avevano interessato alla questione Ferriera il ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, a fronte di allarmanti e ripetuti sforamenti di polveri sottili e benzoapirene «con pericolo per la salute pubblica» secondo l’avviso ufficiale dell’Azienda sanitaria.
Lo strumento era stato posizionato per 15 giorni nella seconda metà di ottobre a Servola stazione, assieme a quelli dell’Arpa regionale e del Cigra, il Consorzio universitario incaricato dalla magistratura di monitorare la zona. Il dato scientificamente meno rilevante - a giudizio dei tecnici stessi - è l’unico concreto: «In 15 giorni si è verificato un solo sforamento di Pm10 - spiega Maria Belli, responsabile del laboratorio -, ma non è un elemento significativo perché siamo rimasti a Trieste per un periodo breve e caratterizzato da bora costante». Benzene, benzoapirene e altri idrocarburi captati dagli strumenti sono ancora sotto analisi: «I test richiedono molto tempo - aggiunge Belli - e abbiamo avuto qualche ritardo». Si attende l’esito per metà dicembre.
Intanto però si materializza il risultato principale. «Abbiamo adesso la certezza - afferma la responsabile del laboratorio Apat - che le notizie sugli inquinanti ottenute dalle centraline dell’Arpa e del Cigra sono perfettamente valide, del tutto coincidenti con quelle che abbiamo avuto dai nostri strumenti, il cui compito principale era proprio verificare e validare i sistemi di captazione e di lavoro». La validazione adesso c’è.
Questo significa che «nessun dubbio può sussistere - scandisce Belli - sui dati raccolti da Arpa e Cigra prima che arrivassimo noi, né su quelli che saranno raccolti da ora in poi». Le polemiche dunque che avevano investito un po’ tutti, con contestazioni incrociate, vengono così a cadere. E quando il Cigra a fine mese concluderà l’ulteriore sondaggio dell’aria con le altre due centraline aggiunte nell’abitato di Servola, ordinato sempre dal magistrato a completamento e integrazione dei dati sul quartiere (come richiesto a gran voce, e con carte bollate, dalla Lucchini, ma come anche imposto da una legge nel frattempo approvata) i risultati dovranno essere considerati, in sè, altrettanto inoppugnabili.
g. z.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 2 dicembre 2007 

 

 

Trieste-Divaccia, 760 nuovi posti di lavoro  - Per l’avvio dei lavori. Gli esperti: nel 2025 il tracciato fino a Mestre assorbirà 27mila occupati

 

Lo studio inglese Scott Wilson, commissionato dalle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, misura l’impatto economico del Corridoio 5

MONFALCONE Il Corridoio 5 è destinato a spostare l’asse del traffico merci e passeggeri da Nord a Sud delle Alpi. Il progetto dovrebbe diventare operativo nel 2015. La velocità ottimale sarebbe quella dei 250 chilometri-orari, sia sotto il profilo ambientale che economico. Sono le «direttrici» elaborate dallo studio inglese Scott Wilson, commissionato dalle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, in merito all’impatto della tratta di competenza del Corridoio paneuropeo 5. Lo studio è stato presentato ieri a Fogliano Redipuglia presenti i vertici del porto di Trieste, dell’aeroporto di Ronchi e della concessionaria Autovie Venete con il presidente Santuz.
Il modello Wilson ha elaborato le proiezioni circa i risultati prodotti dal Corridoio 5 in Friuli Venezia Giulia dal 2015 al 2045: lo studio prende in esame la progettazione della linea Mestre-Ronchi Sud-Trieste con prosecuzione verso Divaccia e Lubiana.
In termini di posti di lavoro, si parte dai 760 occupati all’avvio della tratta per approdare ai 27.600 del 2025 fino ai 116 mila nel 2045. In fatto di Pil, nel 2015 si prevede un aumento di 0,05 miliardi di euro, fino a 8,6 miliardi di euro nel 2045. Nel 2015 l’aumento per il traffico ferroviario sarà di 32,4 milioni di tonnellate, fino ad arrivare a 76,6 milioni/tonnellate nel 2045. Dalle strade saranno tolti oltre 469 mila autotreni nel 2015, fino a oltre 916 mila nel 2045. Abbattuti anche i costi sociali (-16 milioni di euro nel 2015 fino a -27,9 milioni nel 2045). L’aumento della domanda ferroviaria, nel modello Wilson, si attesterà sul 30% per le merci e sul 33% per i passeggeri. Con il traffico pesante ridotto ad oltre il 4,5%. Per contro, l’aumento del traffico ferroviario è stimato nel 25% per le merci e nel 10% per i passeggeri.
Veniamo allo stato dei progetti. Nel 2002 è stato completato lo studio di fattibilità della linea veloce Venezia-Trieste che ha usufruito anche del sostegno finanziario della Commissione europea. Sono inoltre intercorsi contatti a livello governativo tra Italia e Slovenia che hanno portato alla definizione dell’accordo sottoscritto nel febbraio 2002, con il quale è stato individuato il tratto a cavallo del confine. In tale ambito, sarà possibile sviluppare lo studio di fattibilità del tratto di linea afferente al confine (circa 7 chilometri). La progettazione della linea Mestre-Ronchi Sud-Trieste con prosecuzione verso Divaccia e Lubiana è articolata nelle seguenti tratte: Mestre-Portogruaro (la progettazione sarà avviata nel corso dell’anno); Portogruaro-Ronchi Sud (il progetto preliminare s’è concluso nel 2006, ma la Regione ha preannunciato parziali variazioni del tracciato); Ronchi Sud-Trieste (il progetto preliminare è in corso di ripubblicazione per essere presentato al Cipe); Ronchi Sud-Trieste-Divaccia (progettazione complessa per le problematiche politiche internazionali; a fine 2006 era stata siglata una convenzione con la quale si dava avvio allo studio di fattibilità per la realizzazione della tratta italo-slovena).
Autovie Venete: tra 7 anni - la terza corsia dell’«A4»
Il Corridoio 5 si deve fare se non vogliamo che i traffici escludano il Friuli Venezia Giulia dall’Europa continentale. Del resto, ha detto il presidente di Autovie Venete, Giorgio Santuz, la «mappa» è già disegnata. «E noi - ha aggiunto - siamo chiamati alla responsabilità operativa sul segmento di competenza che passa a Nord-Est. L’autostrada da sola non può bastare. Oggi tutto il peso del traffico è sostenuto dall’A4 che, in certi momenti della settimana, rischia la chiusura. E il trend di traffico è destinato a crescere». Si punta con decisione sulla terza corsia dell’A4 prevedendone la realizzazione in 6-7 anni. È già stata bandita la gara, «anche se i commissari deputati ad aprire le buste devono giungere da Roma». Tre le priorità ci sono altresì la trasformazione della Gorizia-Villesse in autostrada (messa in sicurezza da Autovie Venete) ipotizzando una velocità di 80 chilometri orari e la conclusione dell’«A28», per la quale è appaltato l’ultimo chilometro. Infine, un dato di massima: nei prossimi 8 anni sono previsti investimenti per 1 miliardo e 700 milioni di euro.
l.b.

 

 

Cittadini interpellati sulla riserva in Val Rosandra - Il Comune di Dolina ottempera ai dettati di Agenda 21: partono i forum di partecipazione

 

SAN DORLIGO DELLA VALLE Assemblea plenaria nei giorni scorsi a Bagnoli nell’ambito di Agenda 21 per la riserva della Val Rosandra. Una riunione che ha dato vita ai forum di discussione, i quali presto cominceranno a lavorare per stabilire le linee-guida del nuovo piano di conservazione e sviluppo della riserva.
L’assemblea ha fatto seguito alla serie di incontri con i residenti della varie frazioni di San Dorligo della Valle.
Il sindaco Fulvia Premolin dice: «Si è voluto fare il punto della situazione e render noti ai cittadini gli interventi che sono già stati attuati dal Comune».
Dalla riunione sono emersi anche i dubbi della popolazione sulla creazione riserva della Val Rosandra: si è parlato per esempio della poca chiarezza dei limiti territoriali, e anche della difficoltà di amministrare il territorio così protetto. Ma sono stati espressi anche giudizi positivi sull’iter compartecipativo scelto per affrontare questo tema.
Tra le iniziative che vengono portate avanti dal Comune in merito alla riserva, il sindaco ricorda l’iniziativa regionale «Conoscere per crescere», con la quale la Val Rosandra diverrà un’aula a cielo aperto su temi ambientali. Oppure l’approvazione del progetto di riqualificazione del centro visite, l’organizzazione di simposi tecnico-scientifici dai quali è nata anche la prima guida interattiva della flora della valle. Presto, inoltre, la Val Rosandra disporrà anche del suo sito web,per la promozione del territorio.Nel frattempo il Comune sta trattando per acquisire la vecchia stazione di Draga Sant’Elia, interna alla riserva.
Nel corso dell’assemblea è stata formalizzata la nascita del forum costituito nell’ambito dell’Agenda 21, che comprende una ventina di rappresentanti dei cittadini e delle associazioni che sono attive sul territorio comunale.
Il calendario delle prossime riunioni del forum è ancora in via di definizione: verrà comunque approntato a breve.

s.re.

 

 

Capodistria fa causa alla Kemiplas  - Dopo quindici anni di proteste, il Comune dà una svolta alla questione ambientale della frazione di Villa Decani

 

Il sindaco Popovic: «Sarà battaglia legale, va chiusa perché inquina»

Se non va con le buone, si prova con le cattive. Il comune di Capodistria, dopo anni di inutili tentativi di raggiungere un accordo per far chiudere e smantellare la fabbrica di prodotti chimici «Kemiplas» di Villa Decani, ha deciso di ricorrere alle vie legali. Lo ha annunciato il sindaco di Capodistria Boris Popovic. «Visto il tergiversare della direzione e visto che la vicenda non si sblocca – ha dichiarato il primo cittadino di Capodistria - abbiamo deciso di procedere per via legale. Spero che la fabbrica possa essere chiusa quanto prima».
Il Comune, che sarà rappresentato dall'avvocato Franci Matoz, presenterà denuncia contro la «Kemiplas» e chiederà la sospensione dell'attività' produttiva perchè ritenuta inquinante. Le autorità comunali intendono inoltre procedere alla modifica del piano urbanistico per l'area dove si trova la fabbrica in modo da vietare questo tipo di produzione e mettere di fatto «fuori legge» l'industria chimica in questione. A Capodistria si rendono conto che questa seconda sarebbe una via più lunga e più dispendiosa, ma sono decisi a risolvere definitivamente il problema, in un modo o nell'altro. Nell'area nota come Bivio - sostengono i responsabili dell'amministrazione comunale - si potrebbe dar vita a un'attività economica che non danneggi l'ambiente e che sia accettata dagli abitanti del luogo. Esiste il problema del centinaio di persone che oggi lavorano nella fabbrica e che resterebbero senza lavoro, ha ammesso il sindaco, che ha però aggiunto come queste stesse persone, insieme ad altre, potrebbero trovare una nuova occupazione nelle attività produttive alternative che sostituiranno la «Kemiplas».
Alcuni mesi fa, la vicenda della fabbrica chimica di Villa Decani sembrava ormai risolta, dopo l'accordo raggiunto tra il Comune e la direzione, accordo che prevedeva la chiusura e lo smantellamento dell'impianto di produzione di formladeidi, ma poi è venuto a galla che la società madre della «Kemiplas», la tedesca «Kemokompleks», ha dichiarato fallimento, per cui delle sue proprietà, e dunque anche dell'impianto di Villa Decani, al momento dell'accordo poteva disporre soltanto il curatore fallimentare, e non i dirigenti locali della fabbrica. Gli abitanti di Villa Decani si dicono soddisfatti dell’iniziativa comunale. Loro, la chiusura della fabbrica la chiedono ormai da più di 15 anni, e sono disposti anche a firmare una denuncia collettiva per i danni subiti. Dell'inquinamento prodotto dalla Kemiplas e delle misure da intraprendere, così come dei danni all'ambiente e alla salute nel Capodistriano provocati da altre industrie della zona, comprese quelle di oltre confine, in Italia, il sindaco di Capodistria Popovic ha annunciato che ha intenzione di discuterne con il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e il presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia Riccardo Illy, forse già tra poche settimane, in occasione delle manifestazioni per la caduta dei confini e l'ingresso della Slovenia nell'area Schengen.

 

 

Immobilismo in Comune fino alle elezioni regionali

 

Assistiamo costantemente ad annunci eclatanti fatti a mezze pagine di giornale con lo scopo di vendere la propria personale immagine annunciando progetti faraonici, che risultano poi irrealizzabili. Solo alcuni esempi di ciò. La galleria sotto corso Italia, il piano del traffico nascosto nei cassetti per anni, il piano dei parcheggi affrontato in maniera artigianale senza il necessario collegamento con ciò che ne è il naturale corollario, cioè il piano del traffico; e ancora, la costruzione di megaparcheggi annunciati, cassati e poi nuovamente ripescati. Ora si riscopre, dopo tanto tempo, la necessità di allargare le zone pedonali, di valorizzare il centro città, eliminando auto e motocicli, dando spazio ai pedoni ed all’abbellimento estetico. Ma quello che non si riesce a capire è il perché poi non si dia mai corpo e gambe a tante intenzioni annunciate.
In occasione delle ultime elezioni è stato annunciato che la costruzione del parcheggio sotto San Giusto sarebbe iniziata entro 6 mesi; a conferma di ciò l’amministrazione aveva fatto erigere un «grande manifesto», per ammissione dello stesso assessore Rossi a puro scopo elettorale, con il quale si informava la cittadinanza dell’imminente apertura dei cantieri. Ora dopo quasi 18 mesi dall’annuncio «civetta» ovviamente nulla è stato ancora fatto, anzi, da quanto risulta, i tempi di inizio dei lavori si stanno ulteriormente allungando. Da notare che l’iter per la costruzione dell’opera è iniziato sotto la giunta Illy nel lontano 2001.
Dalle informazioni trasversali che giungono alle orecchie dei consiglieri, l’immobilismo regnerà nel nostro Comune fino alle prossime elezioni regionali; fino ad allora non si farà nulla che possa scontentare i cittadini elettori. Si farà solo polemica contro gli avversari, in questo caso contro la giunta Illy, utilizzando anche l’aula del consiglio comunale.
L’ultima seduta del consiglio comunale ne è l’emblema: gli intensi attacchi della destra contro la riforma sanitaria che l’amministrazione regionale ha appena iniziato coinvolgendo tutti gli enti e le istituzioni pubbliche e private interessate, non può che essere definita strumentale perché si è spesa tanta demagogia in una discussione che si è incentrata su una minima parte della proposta di legge, tralasciando completamente quanto essa contiene in tema di tutela del cittadino, di obblighi che le amministrazioni pubbliche della salute saranno tenute a rispettare nell’interesse dell’utente.
Il dilemma che mi si prospetta è riassumibile in questi termini: è forse meglio agire politicamente come la giunta Dipiazza, cioè aspettare tempi più opportuni per decidere, aspettare la chiusura delle urne e poi fare ciò che si potrebbe/dovrebbe benissimo fare ora (a più di un anno di nuova giunta Dipiazza), ma con il rischio di scontentare qualcuno, oppure come fa il presidente Illy, affrontare e risolvere le questioni di governo della cosa pubblica e poi affidarsi al voto popolare per capire se si è fatto bene o male? Credo che nella valutazione mi possa aiutare il buon senso: aspettando, i problemi della città non solo non si risolvono, ma crescono, i cittadini hanno molte aspettative e gli assessori, in feroce concorrenza tra loro, le cavalcano dando luogo ad un’aspra battaglia nelle file della maggioranza, con l’unico risultato di creare illusioni magiche, che nulla hanno a che fare con la realtà e continuare nell’immobilismo, questo sì purtroppo reale.
Luciano Kakovic - consigliere comunale della Margherita nel Partito democratico

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 1 dicembre 2007 

 

 

Dal primo gennaio a regime a San Dorligo la nuova tariffa rifiuti  - Approvato dal Comune il regolamento

 

Il documento sarà illustrato in una serie di incontri pubblici: il primo si farà a Zindis

DOLINA - Si conferma il primo gennaio come data d’applicazione piena della tariffa sui rifiuti a San Dorligo. Ieri il consiglio comunale ha effettuato una nuova modifica del regolamento per definire alcune esenzioni, suscitando l’ira dell’opposizione. I rifiuti e la raccolta differenziata porta a porta non sono un argomento facile in consiglio comunale a San Dorligo della Valle.
Le posizioni di maggioranza e minoranza sono diametralmente opposte, e quest’ultima non si esime dal ricordarlo ad ogni occasione. L’ultima, proprio ieri, quando l’aula è chiamata ad approvare alcune modifiche al regolamento per definire meglio le previste esenzioni dal pagamento della tariffa (la Tia), che entrerà a regime (con l’effettiva modifica-riduzione della parte variabile a seconda della quantità di rifiuti fatti conferire all’inceneritore) il primo gennaio.
Critico, come sempre, il consigliere Boris Gombac (Uniti nelle tradizioni) che contesta formalmente il regolamento, non ha digerito il sistema di raccolta e ritiene che la Tia si sarebbe dovuta applicare appieno fin da subito. Ne è nato un vivace battibecco tra alcuni componenti la maggioranza e il consigliere di opposizione. Alla fine, le modifiche al regolamento sono state approvate solo dalla maggioranza. Contrari Oltre il Polo e Uniti nelle tradizioni. Astenuti Lega e Verdi.
Altra discussione anche sull’assestamento di bilancio. Tra le righe contabili sono emerse maggiori entrate correnti, che ieri sono state applicate per varie spese. Ad esempio, 100 mila euro vanno alle manutenzioni straordinarie del centro sportivo. Altri 78 mila euro a manutenzioni delle strade e 10 mila per lavori alle scuole medie. Gombac ha sbottato: «Il centro sportivo è come un “pozzo di San Patrizio”. Servono ancora soldi, dopo tutti quelli già spesi?». La risposta l’ha fornita l’assessore Igor Tul: «Si tratta di finanziare parte dell’illuminazione del campo e la realizzazione del promesso campo giochi per bambini. Una quota servirà anche per gli infissi».
L’assestamento di bilancio è stato approvato dalla maggioranza, con l’astensione della minoranza. Approvata, infine, la perimetrazione delle zone di recupero del patrimonio edilizio e urbanistico, che permetterà di ottenere contributi per lavori alle facciate delle case. Dopo le modifiche richieste dalle opposizioni, la delimitazione comprende tutto il comune. Una scelta non condivisa dall’assessore Sigoni che ha preferito uscire dall’aula al momento del voto: «Il territorio così delimitato è troppo ampio. Finirà che nessuno riceverà i contributi».
s.re.

 

 

Case costruite vicino alla Ferriera

 

Gentile signora della segnalazione del 13 novembre «Il destino della Ferriera». Forse lei non lo sa quanto fastidio dia leggere una lettera offensiva come la sua, perciò voglio darle modo di provarlo, anche se ciò va contro la mia abitudine e per questo chiedo scusa a tutti i lettori. Con tutte le cose tragiche e tristi che segnano le nostre giornate dal momento che ci alziamo, il suo scritto potrebbe farci sorridere se non fosse fuori posto come una barzelletta raccontata ad un funerale. Probabilmente lei e suo marito dimenticano le case fatte a ridosso dello stabilimento in questione (una vergogna come dice lei), non sono le sole interessate al problema. Problema che investe purtroppo l’intero villaggio di Servola e che, contrariamente a quanto asserito con arroganza da un sindaco, di evidente lacunosa cultura, non è sorto dopo la Ferriera, ma ben cinquecento anni prima. Il suo discorso un po’ strampalato che corre da un argomento all’altro, ad un certo punto, ci ricorda (parlando di pesci al mercurio) che la Ferriera sta pure inquinando il mare, avvelenando anche pesci oltre che i prodotti della terra. Pesci, verdura e frutta che anche lei, cara signora, e i suoi cari, volenti o no, state mangiando. Attribuendo poi agli ex dipendenti della Ferriera le proteste e le iniziative volte alla chiusura di questo mostro, lei sbaglia e lo fa di proposito, sapendo molto bene che essi sono una esigua minoranza rispetto al numero delle persone legate a questo triste problema. Io non sono servolana, se però vorrà considerarmi tale perché abito qui da molti anni, riterrò un onore aiutare, come lo faccio sempre e nelle più svariate occasioni, la famiglia che lei benevolmente nella sua lungimiranza vorrà accollarmi. Non nutro speranza che le mie parole la facciano vergognare per ciò che ha scritto, perché gente come lei, oltre a non aver coraggio delle proprie azioni, non è nemmeno in grado di valutare l’imbecillità di certe affermazioni. Di fesserie, ahimè, ne diciamo un po’ tutti, purtroppo, ma – per l’amor del cielo – evitiamo di diffonderle con tanta leggerezza.
Senza rancore.
Lettera firmata

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 30 novembre 2007 

 

 

Muggia: commissione comunale di controllo sui fumi della Ferriera - Mozione approvata all’unanimità

 

A Muggia nasce una commissione interna che si occuperà di acquisire dati sulle emissioni in atmosfera, e il Comune si impegna a tenere sotto controllo la situazione della Ferriera di Servola. È il risultato di una mozione presentata inizialmente dal gruppo di Forza Italia, è che poi stata emendata ed approvata unanimemente dal consiglio comunale, mercoledì. L’atto fa riferimento al recente dibattito politico istituzionale sulle possibili e conseguenti ripercussioni sulla salute dei cittadini. Ma prende soprattutto in considerazione la recente diffusione «degli allarmanti dati del Cigra dell’Università di Trieste – si legge nella mozione -, sulle emissioni dello stabilimento siderurgico, commissionate dal pm Federico Frezza, in merito alle quali sono state espresse preoccupazioni sulle possibili ricadute sulla salute pubblica».
Le analisi hanno riguardato anche Muggia, dove è stata utilizzata una particolare metodologia di studio con i licheni, che ha confermato che l’inquinamento a Servola è simile a quello di Muggia. Da qui la volontà del Comune di farsi parte attiva nella complicata vicenda, e di aderire ai tavoli istituzionali finalizzati a promuovere gli approfondimenti sulle emissioni dello stabilimento di Servola e, se necessario, a richiedere o promuovere ulteriori specifiche analisi sul territorio di Muggia. Nascerà una commissione di consulenza per il Comune, guidata dal sindaco, con un rappresentante di maggioranza (Giorgio Kosic - Prc) e uno di opposizione (Christian Gretti – An) che raccoglierà le indagini, analisi, studi e documenti disponibili. «Qualora fossero confermati i sospetti relativi ai pericoli per la salute pubblica – ancora nella mozione – il Comune metterà in atto, insieme a tutti gli enti competenti, tutto quanto in suo potere per concertare un piano di dismissione e riconversione della Ferriera che salvaguardi i livelli occupazionali e garantisca l’utilizzo dei cosiddetti ammortizzatori sociali». Il sindaco commenta: «È stato fatto un ottimo lavoro. Il problema non è da sottovalutare. Ci siamo già mossi l’estate scorsa, chiedendo di essere sempre informati, e di essere ammessi alla conferenza dei servizi, anche se solo come uditori. Questo non ci è stato concesso, ma siamo almeno al tavolo tecnico di coordinamento. Non lasciamo nulla di intentato». Il coordinatore di Forza Italia, Claudio Grizon, dice: «Su questo tema molto importante il consiglio comunale, su nostra iniziativa, è riuscito a portare un voto unanime che in altri enti non si è riusciti ad ottenere. È una prova di responsabilità a tutela della salute pubblica».
s.re.

 

 

SINDROME AMBIENTALE

 

No alla Tav. No ai rigassificatori. No alla ferriera di Servola. No alle casse di espansione sul Tagliamento. No agli elettrodotti in Carnia e Valli del Natisone. No al cementificio di Torviscosa. No alla vetreria di S.Giorgio di Nogaro. No alle discariche e ai termovalorizzatori. No agli Ogm. No alla caccia con i segugi e i pallettoni. No all'uccellagione. No alle funivie del Pramollo e del Cansiglio. No alla superstrada Sequals-Gemona. No all'autostrada Carnia-Cadore. No alla Baia di Sistiana. No alla devoluzione urbanistica e ambientale a Comuni e Province. No naturalmente anche al nucleare. E sicuramente non è tutto.
Si direbbe il quadro di una regione in subbuglio dove, alle storiche associazioni per la tutela dell'ambiente, si sono affiancati numerosi comitati locali sorti per contrastare, finora con molta efficacia, le iniziative della pubblica amministrazione, ovvero dei privati, ritenute lesive del proprio territorio.
Un sondaggio condotto da Swg in vista delle elezioni regionali del 2008, reso pubblico su Il Piccolo del 18 settembre 2007, ci informa però che ben l'84% dei cittadini consultati si dichiara soddisfatto della qualità ambientale del Friuli Venezia Giulia, suscitando un'immediata curiosità interpretativa del dato, proprio in relazione alle manifestazioni di grave e tenace dissenso sopraricordate.
La domanda posta dal sondaggio era del tutto generica, la prima di una serie di quesiti di tutt'altra natura e di stampo prettamente politico- elettorale. La risposta data può quindi ragionevolmente essere interpretata in conseguenza del fatto che gli intervistati sono consapevoli di vivere in una regione che possiede ancora una qualità ambientale assolutamente accettabile, sia per quanto riguarda il contesto urbano ma anche per la ricchezza degli spazi naturali esistenti e del territorio agro-silvo-pastorale coltivato.
Sono valutazioni condivisibili, specialmente se messe in relazione alle situazioni di grave disagio urbanistico e territoriale che caratterizza buona parte della pianura padana veneta e lombarda, da cui il Friuli Venezia Giulia è ancora, tutto sommato, ben distante. Il dato, dunque, non contrasta affatto con il movimentismo ambientalista di cui si è dato conto in precedenza: si tratta infatti in tutti i casi di iniziative condotte esattamente a difesa di quella qualità ambientale così ben apprezzata e dunque da difendere e custodire strenuamente contro ogni proposta e progetto che inevitabilmente provoca occupazione di suolo, consumo di risorse naturali, inquinamento dell'aria, delle acque, riduzione della biodiversità.
A questo punto, però, varrebbe la pena di eseguire una verifica, una prova del nove sulla specialità dei cittadini di questa regione, attraverso un sondaggio per misurare quanto i cittadini del FriuliVenezia Giulia siano contaminati dalla famosa sindrome NIMBY (acronimo inglese che significa "not in my backyard", ossia "non nel mio giardino").
Un sondaggio condotto con competenza, precisione e che sia basato su quesiti la cui interpretazione si presti a non essere equivoca o incerta. Molti anni fa, ad esempio fu condotto un sondaggio con domande del tipo "Lei è favorevole ai parchi naturali?", che produsse trionfalistiche conclusioni in qualche parte politica convinta che il 95% della popolazione regionale fosse a sostegno degli stessi. Peccato che i cittadini direttamente coinvolti da quelle iniziative non fossero invece d'accordo e dei 14 Parchi naturali proposti ben 12 furono di fatto soppressi.
Nel sondaggio che si propone dunque le domande dovrebbero essere del tipo "Lei è favorevole a una centrale nucleare/ un rigassificatore/ un termovalorizzatore / una ferriera/ ecc, nelle vicinanze di casa sua?". Siamo sicuri che si potrebbero ricavarne interessanti conclusioni.
Franco Musi

 

 

Semaforo verde degli Stati Ue ai fondi per le reti transeuropee: sì ufficiale alla Trieste-Divaccia - All’Italia finanziamenti per 590 milioni

 

BRUXELLES Semaforo verde degli Stati membri dell'Ue alla proposta della Commissione per i finanziamenti delle reti transeuropee che comprendono anche i fondi per la Torino-Lione, il Brennero e la Trieste-Divaccia. L'Italia si conferma così il primo beneficiario con circa il 18% del pacchetto complessivo dei 5,1 miliardi di stanziamenti comunitari messi in campo dal 2007 al 2013.
Il via libera all'unanimità è arrivato con il voto espresso dai rappresentanti dei 27 riuniti nel Comitato finanziario Ten dopo l'esame, in due sedute, ieri pomeriggio e stamani, sia delle proposte relative alla programmazione pluriennale 2007-2013 sia di quelle per l'anno in corso. Agli studi per Ronchi-sud Trieste vanno 24 milioni e per quelli relativi a Trieste-Divaccia 50,70 milioni
Per le sole reti transeuropee, i finanziamenti all'Italia ammontano a 960 milioni di euro, mentre sull'insieme dei progetti l'attribuzione per il 2007-2013 supera il miliardo di euro (1066 milioni). Per la Torino-Lione il finanziamento previsto è di 671,80 milioni (due terzi Italia e un terzo Francia); per il Brennero la cifra, anch'essa da dividere tra Italia e Austria, è pari a 786 milioni. La quota di contribuzione Ue sul totale della spesa per i progetti italiani supera nell'insieme il 30%.
Sulla Torino-Lione intanto continua la protesta dei no-tav che hanno annunciato anche la consegna delle firme della petizione dei contrario all'alta velocità al presidente francese Nicolas Sarkozy.
Soddisfatto del voto espresso dai Ventisette il commissario ai Trasporti, Jacques Barrot, che ritiene vincente la sua scelta che privilegia le sezioni transfrontaliere, in particolare per superare la barriera delle Alpi. «Si può parlare di un vero valore aggiunto europeo», ha commentato. Barrot ha quindi ricordato i principi a cui la Commissione si è ispirata per la programmazione pluriennale dei fondi: concentrarsi su un numero limitato di «progetti sensibili», privilegiare i progetti transfrontalieri e le modalità di trasporto rispettose dell'ambiente come le vie navigabili e la ferrovia.
La proposta di finanziamento, dopo il via libera degli Stati, passerà ora all'esame del Parlamento europeo, con una procedura solo consultiva. Gli eurodeputati avevano già discusso il pacchetto di finanziamenti con il commissario Barrot nel corso di una riunione congiunta delle commissioni bilancio e trasporti. In quell'occasione, il commissario aveva annunciato un attento monitoraggio ogni anno sull'utilizzo dei fondi: se non saranno stati impegnati potranno essere destinati altrove o essere risparmiati.
Per il solo 2007 la Commissione ha poi stanziato una cifra complessiva pari 112 milioni di euro, a fronte di richieste per 945 milioni. Nella lista delle opere a cui sono stati destinati i fondi figurano i 4,7 milioni di euro per le strade di accesso al tunnel di base della Torino-Lione, 1,7 milioni per l'aeroporto di Malpensa, 0,90 per l'area di Marghera, 4,6 per il porto di Genova e un milione di euro per Civitavecchia.

 

 

Il no dei pescatori alla riserva per delfini da Cherso a Lussino  - Raccolte oltre 2500 firme

 

LUSSINPICCOLO Oltre 2500 firme contro la riserva per delfini proclamata in una vasta area (526 chilometri quadrati) a est delle isole di Cherso e Lussino. La raccolta di firme è avvenuta in pochi giorni nelle due isole quarnerine, iniziativa promossa dalla sezione pesca dell’ Unione artigiani di Cherso e Lussino, i cui responsabili si sono rivolti al ministero della Cultura croato, chiedendo la soppressione della zona in regime di tutela. Era stato proprio questo dicastero, su volere degli ambientalisti lussignani di Mondo blu (Plavi Svijet), a dare vita alla riserva, con la motivazione che queste acque ospitano una colonia di 120 – 150 esemplari, da proteggere adeguatamente. La decisione assunta a Zagabria ha scatenato subito le reazioni dei pescatori quarnerini – supportati dai colleghi istriani e dalmati – in quanto sussiste il timore che un giorno tale zona possa venire completamente interdetta alle attività alieutiche. Si spiega così come in breve tempo centinaia di isolani abbiano sottoscritto la petizione, appoggiando le istanze dei pescatori. Quest’ultimi, oltre a consegnare al ministero della Cultura le migliaia di firme raccolte, hanno voluto pure illustrare le posizioni assunte in materia da alcuni biologi marini croati. Il professor Hrvoje Gomercic, dell’ Istituto di Veterinaria di Zagabria (ritenuto unanimemente il maggiore esperto in Croazia di mammiferi marini), ha fatto presente che la riserva non ha alcuna importanza scientifica, né pratica, in quanto copre un’ area in cui non vivono gruppi numerosi di delfini. Per il dottor Emin Teskeredzic, dell’Istituto di biologia marina Rudjer Boskovic di Rovigno, i delfini sono distribuiti in modo proporzionato lungo tutto il versante orientale del mare Adriatico. «Sono una specie protetta dal 1995 – ha aggiunto – con normative rigorose. Dunque, non si vede la ragione per l’ esistenza di una simile riserva». I pescatori di Cherso – lussignani hanno già fatto sapere di non credere alle spiegazioni giunte dal ministero della Cultura, secondo cui l’ istituzione di una riserva marina non debba necessariamente significare anche la proibizione della pesca. A tale scopo, hanno pubblicato le due circolari del dicastero fatte pervenire alla società di pesca sportiva Udica di Lussinpiccolo. I dirigenti di quest’ ultima avevano chiesto di poter effettuare due gare per pescasportivi nella riserva per delfini.
La risposta era stata: «Gli sportivi possono competere senza divieti. Nel caso venisse però avvistato un branco di delfini, i pescatori e le loro imbarcazioni debbono immediatamente allontanarsi dalla zona tutelata». Da qui al divieto di pesca, sostengono i pescatori professionisti, il passo potrebbe essere breve.
A. M.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 29 novembre 2007 

 

 

Piazza Libertà, il progetto torna in giunta Bucci: «Esiste una rotatoria alternativa» - Al centro del dibattito gli alberi da tagliare se si vuole rivoluzionare la viabilità

 

Torna oggi all’attenzione della giunta il progetto preliminare di riqualificazione di piazza della Libertà, redatto da un pool di professionisti di Trieste e di Bolzano vincitori a suo tempo della gara di progettazione. Il sindaco Roberto Dipiazza, lunedì scorso, ha voluto rinviarne l’esame per un motivo preciso: il progetto, che prevede una viabilità rivoluzionata e aree pedonali ampliate, contempla però la riduzione di una fascia di quattro o cinque metri del giardino storico esistente, e il conseguente abbattimento di dieci-dodici alberi. E sebbene sia prevista la piantumazione di 52 nuove piante, «il mio parere - così Dipiazza - è di rivedere il progetto cercando di non sacrificare gli alberi».
Il fatto è che i tempi, ribadisce l’assessore ai lavori pubblici Franco Bandelli, sono strettissimi: la nuova piazza dovrà essere completata entro la fine del 2009, pena la perdita di finanziamenti statali già concessi; e la Regione deve ricevere il progetto entro il 7 dicembre. Ma poi, «a questo progetto si è lavorato per otto mesi», dice Bandelli. Come rivederlo? Il taglio degli alberi serve per allargare la strada nel tratto allineato a via Sant’Anastasio per ricavarci sette corsie e due sensi di marcia. E il cuore dell’intervento sta nella modifica della viabilità studiata «per sostenere l’impatto che sul traffico dell’area avranno l’ex Silos ristrutturato e la nuova sede Greensisam in Porto Vecchio».
Intanto la vicenda diventa terreno di stoccate tra Bandelli e il suo collega all’urbanistica e al traffico Maurizio Bucci, i cui uffici tecnici hanno collaborato al progetto le cui redini però sono state tenute dai Lavori pubblici. «Valuteremo serenamente il da farsi», esordisce Bucci. E se salvare gli alberi significherebbe rivedere totalmente l’impianto della nuova viabilità prevista, «un’alternativa c’è», dice Bucci: «La proprietà del Silos aveva presentato a suo tempo il progetto per una rotatoria tra Sala Tripcovich e corso Cavour, dalla quale accedere al Silos passando dietro la Tripcovich, o proseguire lungo le Rive». E allora, «non è detto che i soldi si debbano perdere se non procediamo con il progetto previsto: si possono utilizzare comunque per una riqualificazione di cui la piazza ha bisogno. In ogni caso - è la battuta di Bucci pronunciata senza citare il collega ai lavori pubblici - se fossi stato responsabile del progetto lo avrei illustrato alle varie associazioni per capire se era percorribile: avrei usato l metodo della partecipazione con cui sto portando avanti i piani rionali del traffico».
«Ma lui ha coinvolto la cittadinanza quando ha portato a Trieste le navi da crociera?», è la secca risposta di Bandelli, che si dice «contento che Bucci dica che bisognava pensarci prima: mi fa leggermente ridere, visto che i suoi tecnici erano sempre presenti mentre lavoravamo». E poi «su cosa avremmo dovuto confrontarci, prima che fosse pronto il progetto preliminare redatto dai professionisti? Ora che lo abbiamo, ne possiamo discutere. Comunque, accaparriamoci i finanziamenti, poi tutto è perfettibile. Ma da una parte o dall’altra, se vorremo fare entrare le auto al Silos, qualche pianta la dovremo buttare giù», chiude Bandelli.
Sull’opportunità di una discussione preventiva però concorda anche il Wwf, con il responsabile regionale del territorio Dario Predonzan: «Il progetto sembra interessante perché aumenta gli spazi pedonali, anche se bisognerebbe tener conto della vegetazione storica esistente. Potrebbero comunque esserci ragioni valide per sacrificare qualche albero nell’ambito di un più ampio bilancio positivo: non possiamo dare giudizi nel merito perché, al solito, il Comune parte con dei progetti senza confrontarsi con la cittadinanza né metterli a disposizione di tutti, come sarebbe giusto avvenisse. È un difetto storico dell’amministrazione».
«Non abbiamo obblighi di comunicare con il Wwf né di confrontarci su un progetto preliminare: lo faremo al momento opportuno», rimarca Bandelli. Oggi, intanto, il confronto in giunta: piazza della Libertà è di nuovo all’ordine del giorno.
p.b.

 

 

Denuncia dell’Enpa: cacciatori nel parco del Farneto - L’ente protezione animali ha inviato un esposto alla procura segnalando il pericolo anche per chi passeggia

 

Pericolo sparatorie per i visitatori del parco del Farneto. A denunciarlo è l’Enpa - Ente nazionale protezione animali, attraverso un esposto alla Procura firmato dal presidente della sezione locale, Gianfranco Urso. L’ente «denuncia una pericolosa attività venatoria», in spregio alle norme vigenti all’interno dell’area. Questa, secondo l’Enpa, è stata messa in atto da «vari cacciatori - si legge nel documento -, non personalmente individuati, ma rintracciabili attraverso la documentazione venatoria, che hanno abbattuto animali nel comprensorio e, in particolare nell’area di proprietà dell’Enpa dove, nella sicurezza di muoversi in parco urbano, soci dell’Enpa, scolaresche e privati cittadini circolano osservando e studiando gli animali ricoverati e quelli liberi».
Al riguardo l’Enpa chiama in causa pure la Provincia che, una volta ricevute le segnalazioni e le richieste di intervento da parte dei cittadini, «ha sostenuto di aver ricevuto disposizioni di tollerare le attività di caccia purché non venga svolta nei vialetti del parco urbano costruiti dal Comune di Trieste».
Le stesse guardie zoofile dell’Enpa hanno individuato alcuni cacciatori nei pressi del bosco del Farneto: questi avevano con loro, nelle automobili, dei fucili e - stando all’esposto - esploravano aree utili all’attività venatoria. Tuttavia, non è stato possibile sanzionare i diretti interessati «non essendovi l’atteggiamento venatorio conclamato».
«La situazione - conclude lo scritto diffuso dall’Enpa - è di estrema pericolosità sociale ed il rischio che qualche visitatore del parco del Farneto possa subire danni da saparatorie è presente e concreta».
All’inizio di novembre, è stata segnalata dall’Enpa la presenza di cacciatori che stavano caricando degli animali uccisi su delle automobili ferme in sosta lungo via Battigelli. Questa taglia proprio il bosco del Farneto ed è vicina ad alcune abitazioni. A conferma di ciò sono giunte all’ente analoghe segnalazioni dalle residenze per anziani Casa Serena e Casa Bartoli che si affacciano sul bosco.
L’area è racchiusa tra i popolosi rioni di San Giovanni, San Luigi, Rozzol-Melara e Longera ed è un luogo naturale di serena convivenza tra uomini ed animali nel rispetto di ogni biodiversità.

 

 

Agenda 21 per Val Rosandra - Assemblea a Bagnoli

 

SAN DORLIGO DELLA VALLE Oggi alle 19.30 al Teatro Prešeren di Bagnoli 2007 si terrà la riunione plenaria del processo di Agenda 21 per la gestione della Riserva naturale della Val Rosandra. L’incontro chiude la fase di riunioni svoltesi nelle scorse settimane, e che hanno coinvolto cittadini, associazioni, Comunelle, e tutti i «portatori d’interessi». Verrà riassunto tutto ciò che è stato fatto finora e spiegati i passi successivi, ovvero il forum, che con il tavolo tecnico scientifico redigerà il Piano di conservazione e sviluppo.

 

 

Sonego: interesse inglese per la gara Tpl

 

TRIESTE I principali operatori britannici del trasporto pubblico locale, gomma e rotaia, sono interessati a partecipare alla gara che la Regione sta per indire, allo scopo di individuare il soggetto unico che gestirà tutto il trasporto pubblico locale del Friuli Venezia Giulia dal primo gennaio 2011 al 31 dicembre 2019. La notizia arriva dall’assessore ai Trasporti, Lodovico Sonego, dopo la tappa londinese del road show svoltasi all’ambasciata d’Italia. Lo scopo di questi incontri - i prossimi saranno Parigi e Berlino - è sollecitare tutti i competitori europei, affinché partecipino alla gara. «Siamo consapevoli che più la gara sarà combattuta - dice Sonego - maggiormente saremo nella condizione di offrire un servizio migliore ai cittadini».

 

 

Piazze cittadine chiuse solo a a certe iniziative

La domanda non viene posta casualmente e investe un problema centrale riguardante la necessità che le piazze cittadine offrano l'occasione per chi ne richiede l'utilizzo, di poter svolgere attività culturali o di carattere ludico o sociale e che vedono come promotori quasi sempre associazioni o enti non a fine di lucro. Recentemente ho fatto un'interrogazione al Sindaco e all'assessore Greco sul mancato patrocinio da parte del Comune riguardante la manifestazione «Electroblog» e della conseguente richiesta di 10.000 euro all'associazione per l'utilizzo del giardino di via San Michele. Il Sindaco ha risposto che era legittimo chiedere anche 50.000 euro causa vandalismo dei giovani ecc. (un argomento sempre di moda!).
Il 27 ottobre l'associazione «Rete artisti contro le guerre» ha organizzato un concerto in piazza Goldoni in solidarietà con il popolo birmano e si è vista chiedere una cauzione di 5.000 euro dal Comune perché in base all'art. 2 del Regolamento Comunale del Canone di Occupazione Spazi ed Aree Pubbliche, l'amministrazione intende tutelarsi per eventuali danni. Su questo argomento ho intenzione di interrogare l'assessore ai Lavori Pubblici Franco Bandelli. Il problema però non è solo tecnico ma investe chiaramente il diritto per chi vive nella nostra città di poter usufruire degli spazi pubblici senza per questo vedersi imposte cauzioni di migliaia di euro che inevitabilmente tagliano fuori la gran parte delle associazioni che vivono sul nostro territorio. La funzione delle piazze e la loro libera fruizione non solo è importante ma spiega molto chiaramente l'idea di democrazia, civiltà e convivenza. Sappiamo anche che le piazze come luogo d'incontro e di dibattito o anche solo per combattere il degrado attraverso un uso partecipato di cittadini e residenti, quelle per capirci che ci insegnavano i professori a scuola sono ben lontane. Oggi frequentiamo e ci incontriamo... in televisione, le cose stanno cambiando e negli ultimi decenni sono accaduti eventi che hanno indebolito ovunque il carattere comune e collettivo della città mentre hanno prevalso i valori che segnano il primato dell'individuo sulla comunità e dell'economia e della speculazione urbana sui servizi ai cittadini, determinando sempre meno spazi agli usi collettivi.
In molte città le amministrazioni, per combattere il degrado degli spazi comuni hanno realizzato ampie zone pedonali, limitato il traffico, sviluppato il trasporto collettivo, le piste ciclabili e dove ciò non è accaduto, come a Trieste, la vita è diventata molto difficile soprattutto per le persone più deboli: i bambini, gli anziani, le donne ed anche i giovani ovviamente. In generale il bisogno dei cittadini di disporre di spazi comuni è stato strumentalmente utilizzato per aumentare artificiosamente il consumo di merci e nel nostro territorio le opere di «riqualificazione» del centro cittadino con decine di milioni di euro spesi praticamente ogni anno vanno inevitabilmente in questa direzione, senza tenere conto del bisogno di connettere gli spazi pubblici con il quartiere e la città e delle funzioni finalizzate all'uso comune che dovrebbe costituire il principio fondante di qualsiasi opera di riqualificazione.
Alfredo Racovelli - Consigliere comunale Verdi per la Pace

 

 

Alberi abbattuti

 

Qualcuno in Comune non ama il verde, e abbatte gli alberi appena può. Una storia vecchia e ricorrente a Trieste che si verifica sempre più spesso.
L’ultimo (sarà proprio l’ultimo?) è stato raso al suolo il giorno 26 novembre all’angolo di via Vergerio e via del Ghirlandaio. Tra le 13 e le 14, con un frastuono incredibile, le implacabili motoseghe del Comune hanno ridotto in sterpi e ceppi una bella acacia (così mi pare) che tutte le primavere annunciava la stagione con una chioma odorosa e prolungava la grata ombra fino all’autunno inoltrato.
I motivi per abbattere un albero sicuramente sono tanti, ma non è anche buon motivo tenerli in vita per fare la città più bella è più gradevole? Non si venga a dire che era vecchio e malato: la sua ultima stagione è stata più lussureggiante che mai.
Gianna Smonker

 

 

 

 

PUNTO INFORMATICO - MERCOLEDI', 28 novembre 2007

 

 

L'eolico galleggia sul magnete

 

Roma - Si chiama MagLev Wind Turbine, e promette di rivoluzionare il settore dell'energia eolica. Una megaturbina che per funzionare sfrutta la levitazione magnetica, proprio come i treni superveloci giapponesi, ed è in grado di produrre fino ad 1 gigawatt di potenza: per fare lo stesso con i dispositivi tradizionali ci vorrebbero oltre 60 eliche. Una rivoluzione.
Ma i vantaggi dell'eolico magnetico non si esauriscono qui: la turbina è in grado di funzionare già con brezze leggere di soli 1,5 metri al secondo, ed è in grado di resistere anche a regimi più sostenuti da 40 metri al secondo (oltre 140 chilometri all'ora). Inoltre, l'assenza di parti meccaniche in movimento elimina l'attrito: solo l'1 per cento della forza del vento viene dispersa per muovere le pale, mentre il restante 99 per cento può essere convertito in energia pulita.

Le pale magnetiche sono anche economiche: costruirne una può costare fino al 75% in meno rispetto all'equivalente tradizionale, senza contare che mancando i complessi meccanismi che consentono al rotore di allinearsi con la direzione del vento viene anche considerevolmente ridotta la difficoltà di progettarle e realizzarle. E la manutenzione, che ha un costo, è di gran lunga inferiore: un apparato eolico-magnetico secondo i suoi progettisti potrebbe funzionare per 500 anni con un minimo di controlli periodici.
La nuova turbina è ancora un concept, è stata presentata all'inizio dell'estate in Cina al Wind Power Asia 2007, ma è destinata a diventare presto realtà: costruttori cinesi e statunitensi sono al lavoro per realizzare quanto prima esemplari funzionanti, con potenze comprese tra 400 e 5.000 watt cadauna, tanto per cominciare. A regime, produrre un kilowatt di elettricità potrebbe costare appena 0,7 centesimi di euro.
Luca Annunziata

 

 

Toyota, il guidatore non serve

 

Roma - Lunedì scorso Toyota ha presentato alla stampa internazionale il suo ultimo ritrovato per la sicurezza automobilistica. No, non si tratta di un cervello di riserva per automobilisti incoscienti, ma di una serie di sistemi, di "cooperazione veicolo-infrastrutturale", che consentono la comunicazione wireless fra auto ed elementi ambientali - come semafori e cartellonistica stradale.
Come riporta Endgadget si tratta della nuova evoluzione di tecnologie basate su Intelligent Transport Systems (ITS) - il progetto mondiale che si propone appunto di integrare l'alta tecnologia elettronica nel settore del trasporto.
All'Higashi Fuji Technical Center, Toyota ha mostrato in una simulazione come sia possibile far interagire mezzi, strutture e pedoni per far diminuire notevolmente i rischi di incidente. In verità il sistema utilizzato è prettamente auto-centrico: ogni comunicazione proveniente dall'esterno viene elaborata e tradotta in segnali audio o visivi all'interno dell'abitacolo. In pratica, nei pressi di un semaforo, incrocio, o di un cartello stradale - attrezzati per interagire in modalità wireless con l'auto - il conducente è in grado di visualizzare sul cockpit i segnali di alert correlati.

Le tre simulazioni chiave hanno mostrato così semafori, segnali, veicoli e pedoni con trasmittenti. In ogni situazione il sistema ha dimostrato che non solo è possibile attuare una "ridondanza informativa", ma anche intervenire direttamente sui comandi del mezzo. Ad esempio, un semaforo rosso o un pedone che attraversa la strada può indurre la centralina a rallentare o fermare il veicolo.
L'azienda giapponese nel comunicato ufficiale sottolinea che si tratta di una delle soluzioni tecnologiche che fanno parte del suo Integrated Safety Management Concept, una sorta di pacchetto sicurezza varato nel 2006 e da allora in continuo sviluppo. Gli obiettivi sono chiari: rendere i veicoli e le strade più sicure, educare gli automobilisti alla sicurezza, diminuire il numero degli incidenti e vendere più veicoli possibile.
La scorsa primavera proprio Toyota aveva mostrato l'auto elettrica I-unit, un mezzo praticamente bioplastico; a ottobre è stato il momento della sua concept-car 1/x, capace di percorrere 100 km con neanche 3 litri di benzina. Se sfornano un altro veicolo da frontiera digitale si potrebbe finire per credere che facciano sul serio.
Dario d'Elia

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 28 novembre 2007

 

 

A Muggia nuovi test sulla qualità dell’aria Bonifica sulla litoranea - Nodi ambientali al Consiglio comunale

 

Il Comune di Muggia dovrà essere partecipe di tutte le decisioni in merito alla Ferriera di Servola; si dovrà discutere tra tutte le forze politiche sui dati sull’inquinamento in città e si dovranno anche effettuare nuovi rilevamenti della qualità dell’aria.
Sono precise richieste che saranno avanzate oggi in Consiglio comunale (alle 15) dal gruppo di Forza Italia, all’opposizione. I consiglieri presenteranno infatti una mozione, che fa seguito alle recenti affermazioni del sindaco Nesladek sulla riscontrata presenza d’inquinanti nell’aria, e alle vicende della Ferriera di Servola. Ma non sarà l’unico argomento legato all’ambiente in discussione. Tra i punti in agenda c’è infatti il nuovo Accordo di programma per la definizione degli interventi di messa in sicurezza e poi bonifica nel Sito d’interesse nazionale di Trieste (Sin). Documento che riguarda anche il futuro della zona litoranea di Muggia, inserita nel Sin. Si parlerà anche di bioedilizia: una mozione del consigliere Lorenzo Gasperini (Fi) solleciterà adeguamenti alle norme urbanistiche locali per agevolare la qualità bioecologica degli interventi.

 

 

Barcola: distributore Tamoil: primo platano abbattuto

 

Per costruire il nuovo mega distributore di benzina a Barcola il 21 novembre hanno abbattuto il primo, meraviglioso, sano, enorme platano secolare e altri seguiranno. Questo è un delitto che colpisce tutti i triestini che hanno a cuore la loro città e non solo chi vi abita vicino, come subdolamente asserito da chi ha interesse che ciò avvenga.
Dove sono i Verdi? Dove sono i difensori dei diritti dei cittadini? E dove sono i bagnanti che verranno defraudati di una cinquantina di posti macchina?
Ci sentiamo traditi dai nostri amministratori che non avrebbero mai dovuto approvare tale scempio, ma in futuro ne terremo conto.
Fausto Massa, Doretta Martinoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 27 novembre 2007 

 

 

La pulizia delle strade diventa meccanizzata «Differenziata» al 20% - Nel 2008 nelle zone pedonali 15 macchine

 

Il prossimo anno nelle strade cittadine ci saranno meno operatori con le ramazze in mano e più macchine spazzatrici. Una svolta meccanizzata nella pulizia che sarà inserita (come richiesto dal Comune all’AcegasAps) nella gara di appalto, indetta a primavera, per il prossimo servizio spazzamento urbano. Le macchinette pulitrici con mono operatore, in tutto una quindicina, entreranno in azione nelle aree pedonali e per eseguire la pulizia dei marciapiedi. Mezzi elettrici o versione diesel dalle dimensioni ridotte (larghezza di 80 centimetri), che grazie alla dotazione di una lancia e un serbatorio d’acqua consentiranno anche la pulizia di piccole superfici.
«Il servizio di spazzamento a Trieste è garantito attualmente dagli operatori (223.012 ore uomo nel 2006), con un utilizzo minimo dei mezzi meccanizzati (587 tonnellate di rifiuti). La fruizione di queste macchinette già testate in viale XX settembre - dice Paolo Rovis, assessore comunale con delega ai rapporti con le società partecipate - consentirà una maggiore efficienza e una contestuale riduzione dei costi».
Ma le novità in tema di rifiuti per il 2008 non si limiteranno alla pulizia delle strade. Nell’attesa che il piano rifiuti della Provincia, sullo smaltimento degli imballaggi, diventi operativo il Comune sta analizzando i dati sulla raccolta differenziata. «L’andamento è virtuoso, ormai Trieste si sta attestando nel 2007 attorno al 20 per cento», dice Rovis. I dati disponibili parlano di una crescita della raccolta differenziata, passata dalle 15.235 tonnellate nel 2004 (15 per cento, su un totale di 101.537 tonnellate) alle 19.253 del 2006 (19 per cento, su un totale di 101.418 tonnellate).
Nella raccolta differenziata, insomma, la città di Trieste è ancora lontana rispetto alle percentuali di altre città (nel comune di Padova, dove opera sempre l’AcegasAps, è stata di 42,40 per cento nel 2006). Ma qualcosa sta cambiando, almeno c’è un segnale. «Dobbiamo tenere conto della differente morfologia della nostra città - dice Rovis - Non bisogna poi dimenticare che il nostro termovalorizzatore produce energia (brucia 612 tonnellate di rifiuti al giorno, con una potenza elettrica prodotta di 14,9 MW)».
Gli sforzi per cercare di migliorare il servizio saranno concentrati su un rafforzamento nella raccolta degli imballaggi. Una raccolta differenziata per gli esercizi commerciali che, in alcuni casi, scaricano i cartoni direttamente nei cassonetti. Senza utilizzare i contenitori gialli per la raccolta carta. Nel dettaglio proprio carta e cartone (7.021 tonnellate) con il 6,90 per cento guida la raccolta differenziata nel 2006. Seguita con 2.117 tonnellate dai rifiuti ingombranti e con 2.138 tonnellate dal legno (2,10 per cento). Poco distante metallo e vetro, entrambi con una percentuale dell’1,90 (rispettivamente 1.959 e 1.938 tonnellate), mentre a parte gli inerti (1.188 tonnellate, 1,20 per cento) sono insignificanti gli altri dati. La plastica si ferma ad esempio allo 0,80 per cento con 813 tonnellate raccolte.
Bisogna lavorare ancora molto, insomma, a cominciare dai locali pubblici che stando alle statistiche non sono abituati a separare il vetro e la plastica dagli altri rifiuti. «Un passo alla volta, iniziamo con una raccolta dei cartoni», dice l’assessore Rovis.
Una scelta che il piano rifiuti dell’assessore provinciale all’Ambiente, Ondina Barduzzi, per la riuscita intende abbinare alla Tarsu («la tassa si paga in virtù di quanto si consuma»). Ma per l’entrata in vigore del Piano sugli imballaggi, che dovrà andare anche in Regione, bisognerà aspettare alcuni mesi. Poi sarà la volta delle altre categorie, a cominciare dalle batterie esauste, con l’obiettivo di incrementare la raccolta differenziata.

Pietro Comelli

 

 

Tagliati alberi centenari in Via Cologna - Proteste dei residenti: un uomo minaccia di legarsi al tronco di una pianta

 

Una ecatombe di acacie e di ippocastani con un residente che ha minacciato di legarsi ad un albero per bloccare tagli di fusti alti anche venti metri. È quanto è avvenuto ieri in via Cologna in un giardinetto di proprietà Ater, che fa da contorno ad un gruppo di case con appartamenti in affitto delle case popolari e condominiali.
A nulla però sono servite le vibrate proteste perché il taglio degli alberi, anche centenari, è proseguito nello spazio verde, posto dirimpetto al costruendo park interrato. Secondo la dirigenza delle case popolari, che a seguito delle proteste è intervenuta a verificare il decorso dell’intervento, questo sarebbe destinato a sistemare a giardino un terreno incolto, che otterrà vantaggi in tema di vivibilità dallo sfoltimento di alcune piante cresciute in modo spontaneo.
Ma gli abitanti della zona non ci stanno ed hanno protestato più volte, anche in modo vivace e colorito, con l’impresa Perla Due che sta facendo gli abbattimenti.
Tra i più arrabbiati c’è Mark Newbould, proprietario di un appartamento nel caseggiato ex Ater e che rimarca, dopo aver minacciato di legarsi ad un albero, come si fosse parlato di potatura delle piante del giardino e non di abbattimenti: «Ho comprato qua casa - dice - perché c’erano tutti questi alberi davanti. Ora con il taglio di tante piante come vista avrò un grande e grigio casermone. L’Ater non poteva promuovere un incontro con i residenti prima di agire? Non poteva consultarci prima di eliminare quasi tutto il polmone verde?».
Identico il parere di Mira Lenzer: «Hanno già tagliato 5 o 6 grossi fusti e hanno l’ordine di abbattere altri 7 enormi piante e 9 piccole tra ippocastani e acacie. Non è un delitto, visto che solo una era una pianta non sana?»
Chiamato in causa l’Ater parla per bocca del dirigente Enzo Macchiussi: «Prima di arrivare agli abbattimenti - spiega - abbiamo affidato ad un agronomo il compito di studiare la situazione. Per riqualificare il sito, ha consigliato di diradare le piante presenti che erano cresciute in modo spontaneo ed incolto, conservando gli alberi migliori. Pertanto si è deciso di eliminare le dieci acacie poste sul confine del giardino con la strada e quattro ippocastani dei quali almeno uno era morto. Il concetto è quello di ampliare gli spazi per migliorare la crescita delle piante restanti».
Ad intervento ultimato resteranno nel piccolo polmone verde 3 ippocastani, un olmo e due alberi di Giuda.
Al posto delle acacie eliminate, spiegano sempre all’Ater, verrà creata una siepe, piantata dell’erbetta e sistemate delle panchine e creati dei percorsi pedonali tra il verde della collinetta posta nelle adiacenze dei caseggiati.
Daria Camillucci

 

 

Accordo a Sistiana, polo turistico nell’ex Cava  - Intesa tra Soprintendenza, Comune di Duino Aurisina e Regione. Da definire solo piano colori e pietre

 

La proprietà non si sbilancia sull’inizio lavori: potrebbero cominciare tra uno o due mesi. Si partirà con gli edifici della parte alta, difficile l’opera a mare

DUINO AURISINA Pace fatta tra Soprintendenza, Comune di Duino Aurisina e Regione: può partire il progetto turistico nell’ex Cava di Sistiana.
Data storica, dopo 33 anni, quella di ieri: mai il progetto per la riqualificazione della Baia, in tutte le sue versioni, era arrivato a questo punto, quello in cui la concessione edilizia per la realizzazione del progetto nella Cava è efficace e utilizzabile praticamente da subito per posare la prima pietra del «Comparto 11», ovvero l'edificato, che comprende appartamenti per vacanze, alberghi e strutture ricettive. Così in realtà non sarà, perché la proprietà della Baia attenderà ancora qualche mese prima di dare il via ai lavori ma il momento, per il futuro di Duino Aurisina, è di quelli importanti.
Ieri mattina il sindaco Giorgio Ret, con la consulenza dell'avvocato del Comune, ha analizzato e accolto le richieste finali della Soprintendenza e al contempo ha annullato il ricorso al Tar pendente nei confronti della Soprintendenza stessa in calendario il prossimo 12 dicembre: l'accordo tra le parti, infatti, è arrivato dopo un mese di dialogo e colloqui tecnici, e si compone - come ha spiegato il primo cittadino di Duino Aurisina - di una serie di raccomandazioni e indicazioni dettate dalla Soprintendenza che l'amministrazione comunale intende seguire e fare rispettare alla proprietà della Baia. Il tema riguarda, in particolare, il piano colore e l'uso della pietra: la Soprintendenza ha voluto garantita la massima integrazione con il territorio e l'utilizzo di colori e materiali del posto. La documentazione relativa a questi due aspetti deve essere ancora presentata dalla proprietà della Baia all'amministrazione comunale e il sindaco si è impegnato a far valere le indicazioni del soprintendente Rezzi.
Costruzioni nella cava. Fatta salva la presentazione di questi due documenti, la posa della prima pietra nell’ex Cava è ora solo una questione di tempo da parte della proprietà della Baia, che non si sbilancia sul giorno in cui questa avverrà. Probabilmente ci vorrà un mese o forse due ma si tratta di questioni puramente operative e di cantiere: non più di blocchi di carattere amministrativo e burocratico. Si costruirà quindi il Comparto 11: l’ex Cava di Sistiana, attualmente in fase di rimodellamento, si trasformerà in un abitato composto da alberghi (il primo dei quali già venduto all'imprenditore Gilberto Benvenuti la scorsa estate), case per vacanze e strutture ricettive, una sorta di paese che si affaccerà sul mare. Contestualmente alla realizzazione del Comparto 11, partiranno anche le prime opere di urbanizzazione: si realizzerà il nuovo marciapiede tra Sistiana e l'ingresso della cava di fronte al Borgo San Mauro e si risolverà il problema delle acque meteoriche all'altezza dell'incrocio dei Tre Noci. Tornando alla realizzazione del Comparto 11, la proprietà ora dovrà decidere con cosa iniziare i lavori: dal punto di vista logistico, si affaccia l'ipotesi dell'avvio con la parte alta del costruito, per procedere poi in basso, verso il mare.
Bilancio. Scompaiono così anche i dubbi relativi alle entrate in Bilancio del Comune alla voce oneri di urbanizzazione: risolto il contenzioso con la Soprintendenza, infatti, i soldi già introitati dall'amministrazione per la concessione edilizia non sono in alcun modo vincolati e non lo saranno nemmeno i 300 mila euro circa che la proprietà verserà all'avvio dei lavori, quindi tra qualche mese, come costi di costruzione.
Futuro. Superato l'ostacolo con soddisfazione, ora Comune e proprietà guardano avanti: il prossimo passo, a livello di amministrazione e burocrazia, riguarda il Comparto 12, ovvero la parte più complicata del progetto nell’ex Cava, quella in riva al mare. E' previsto infatti l'affondamento di parte del fondo cava per realizzare una profonda insenatura, creando ex novo un porticciolo che non c'è. Congelato al momento invece il progetto per la Baia vera e propria: non sono previste nuove edificazioni ma solo il recupero di quanto esistente, oltre alla soluzione - come compete però al Comune - della situazione delle società nautiche.
Francesca Capodanno

 

 

Polo turistico nell’ex Cava: il sindaco: «Dopo 33 anni capitolo chiuso bene»  - Ret respinge le accuse di avere esercitato pressioni inappropriate: «Vittoria di tutti»

 

Anche il centrosinistra soddisfatto: «L’auspicata mediazione ha dato i suoi frutti». La proprietà: «Soluzione attuabile»

DUINO AURISINA «L'amministrazione comunale ha lavorato oltre un mese per trovare un accordo con la Soprintendenza nazionale ai beni culturali e ambientali.
In un clima molto positivo e propositivo abbiamo trovato la soluzione. Così c'è il via libera della Soprintendenza all'autorizzazione paesaggistica che rende efficace la concessione edilizia per il progetto turistico nell’ex Cava».
Così commenta il sindaco Ret, dopo un mese di intensi colloqui a Trieste e a Roma, la questione della Cava di Sistiana: «Mi hanno accusato di avere fatto pressioni ma la verità è assolutamente un'altra: alcuni gruppi che si opponevano al progetto hanno fatto precedenti pressioni, creando volutamente una confusione tra Baia e Cava. Ho dovuto a lungo lavorare per spiegare che il Comparto 11 nulla aveva a che fare con la Baia di Sistiana, ma si trova nell’ex Cava».
E' contento, il sindaco, che tutto sia finito per il meglio. «Mi aspettavo un percorso difficile - dichiara - dopo 33 anni di tormentone su questa Baia, ora credo che tutti devono essere soddisfatti, anche gli ambientalisti, perché è stato fatto il meglio a vantaggio di tutto il territorio».
Soddisfazione, in effetti, arriva anche dal centrosinistra, dove si sostiene che era necessario trovare un accordo con la Soprintendenza e che sarebbe stato inutile andare allo scontro, in sede Tar (Tribunale amministrativo regionale). «La mediazione, auspicata dal centrosinistra, ha dato i propri frutti» dice l'opposizione.
Il sindaco parla di «una vittoria di tutto il comune» ed è lusingato in particolare dell'avvio del dialogo con la Soprintendenza: «L'iter è ancora lungo, per le altre parti del progetto. Quanto costruito fin qui è solo il punto di partenza della collaborazione».
Dalla proprietà della Baia nessuna dichiarazione ufficiale, se non l'attesa dei documenti che attestano l'efficacia dell'accordo. «Siamo evidentemente soddisfatti - ha dichiarato il portavoce Cesare Bulfon -: l'accordo è stato un processo di carattere istituzionale e la soluzione che ci è stata prospettata è per noi attuabile e positiva».
Non si sbilancia, la proprietà, sul breve futuro, su cerimonie di posa della prima pietra e inizio lavori, ma il sindaco conferma che i tempi sono maturi: «Salvo gli adempimenti del Piano del colore e della specifica dei materiali, la pietra in particolare, la documentazione per il Comparto 11 è ora a posto. Alla fine, grazie alla collaborazione di tutti, questo progetto sarà più un ripristino ambientale che un grande insediamento».
fr. c.

 

 

Rigassificatori: nessun risparmio

 

Ho letto sulle «Segnalazioni» del Piccolo di Trieste dell’8 novembre l’intervento del signor Paolo Ruggieri sul «Rischio dei rigassificatori».
Concordo totalmente su quanto egli dice, ma ritengo tuttavia che nel suo intervento siano stati tralasciati alcuni problemi essenziali che tenterò di sintetizzare per una maggiore chiarezza sull’argomento. Viene dato credito alle parole del vicesindaco Paris Lippi con le quali asserisce che i rigassificatori porterebbero un notevole risparmio economico sui consumi di gas metano ai cittadini.
Devo, purtroppo, smentire questa illusione. Poco prima di essere sostituito nella carica di ad dell’Acegas Spa, il signor Giacomini (che più di un anno fa dava per scontata la presenza di almeno un rigassificatore), aveva quantificato un possibile risparmio per la famiglia media triestina, di 25/30 euro all’anno.
Una carità pelosa! Sui nuovi posti di lavoro: una delle società proponenti (l’Endesa), in sintonia con le corrispondenti notizie sulla manodopera occorrente per far funzionare «la bestia inquinante», ha indicato nel proprio Sia (Studio di impatto ambientale) una forza lavoro tecnica – specializzata di 70 (settanta) unità. Settanta assunzioni su 650/700 milioni di euro impiegati creano una proporzione di assoluto squilibrio. Le proporzioni devono essere ben altre per poter considerare l’impegno valido sotto il profilo dell’interesse economico sociale. I parametri logici sono ben altri.
Un esempio? Pasta Zara: con un quarto della spesa sopra indicata, ha assunto quasi il triplo del personale previsto per il rigassificatore. Il signor Ruggieri chiede, con evidente ironia, perché la popolazione non viene informata sui rischi che tali impianti comportano. Se le istituzioni facessero informazione, i cittadini saprebbero la verità, e il business programmato sui rigassificatori andrebbe all’aria.
Sulla sicurezza: oltre alla Legge Seveso, correttamente citata, ci sono innumerevoli accordi protocollari internazionali (accettati e sottoscritti anche dall’Italia), da cui sorge il divieto di costruire impianti pericolosi a ridosso dei centri abitati. C’è poi l’obbligo per le istituzioni di coinvolgere consapevolmente e in modo partecipativo le popolazioni dei siti compromessi da simili impianti.
Non c’è nulla di tutto questo. L’ho già detto e lo ripeto: qui si vive all’ombra della legalità e in totale separatezza dalla realtà. Per avere alfine un quadro abbastanza realistico su «Il peggior incidente immaginabile», ho letto da «La sfida del secolo» di Piero Angela (vedi pagg. 99/100) l’accadimento incidentale legato alle metaniere e quindi al metano: «L’incidente più catastrofico immaginabile tra tutte le fonti energetiche».
Il saggista Angela, fa riferimento soltanto a una metaniera da 125.000 mc, che, in caso di incidente o di un non escludibile attacco terroristico, potrebbe innescare una catastrofe, definita dal citato autore «...corrispondente a un megaton, questa volta nell’ordine di potenza distruttiva delle bombe atomiche».
Ma qui da noi (in specie nel sito di Zaule), oltre alle metaniere si devono aggiungere i due enormi serbatoi da 150.000 mc ciascuno, esposti a terra vicino al rigassificatore, quindi il pericolo che noi corriamo (in potenza distruttiva) dev’essere valutato tre volte maggiore di quello considerato da Piero Angela: l’Apocalisse!
La controparte parlerà di allarmismo e utopia, perciò non attuabile: lo ha forse stabilito il calcolo razionale? Io dico di no, perché è stato volutamente dimenticato il «fattore X»: l’imponderabile.
Giorgio Jercog

 

 

Pista ciclabile

 

Vorrei gentilmente avere una risposta dal Comune o dalla Regione (non so di chi sia la competenza) riguardo alla mancata attivazione dell’illuminazione della galleria sotto Cattinara sulla pista ciclabile Trieste-Draga Sant’Elia.
Dato che percorrere la suddetta galleria (che si sviluppa in curva) a piedi o peggio in bicicletta con famiglia al seguito risulta scomodo e pericoloso sia per i pedoni sia per i ciclisti, mi chiedo a quando l’attivazione. Per altro l’impianto è già completato e pronto all’uso da tempo e anzi, il tutto si sta degradando con le lampade interrate completamente coperte dalla ghiaia. Non vorrei che questo fosse l’ennesimo esempio di soldi (nostri) buttati al vento. Attendo con fiducia una risposta da chi di dovere.
Andrea Mandich

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 26 novembre 2007

 

 

Santuz: la terza corsia sarà pronta già nel 2014 Autovie rincara i pedaggi dei Tir, piano all’Anas

 

Il via libera di Prodi alla nomina del commissario accelera i tempi dell’opera. Sonego: «Ora ci sono più certezze»

TRIESTE Si muove Bruxelles, si muove il governo Prodi. Dopo i 74 milioni finanziati dalla Commissione europea per la progettazione della Trieste-Divaccia e Ronchi Sud-Trieste, il via libera del premier alla nomina del commissario per la terza corsia sulla autostrada A4, sollecitato dal governatore Illy (con una lettera), accelera la realizzazione delle grandi opere viarie in Friuli Venezia Giulia. Il presidente di Autovie Venete, Giorgio Santuz, ora è convinto di essere sulla strada giusta. La firma della convenzione fra Autovie e Anas sbloccava impegni finanziari e investimenti ma non garantiva tempi rapidi. L’arrivo del commissario consentirà invece di risparmiare due-tre anni di tempo (per la terza corsia fatta e inaugurata si parla del 2016, ora il traguardo potrebbe essere 2014): «Commissariati? Non ci sentiamo affatto commissariati -dice Santuz. Questa nomina (servirà un decreto del Consiglio dei ministri, ndr.) è da noi graditissima perchè accelera i tempi della burocrazia e velocizza i progetti. Non influirà sulla gestione di Autovie». Illy, nella lettera inviata a Prodi e ai ministri competenti Di Pietro e Bianchi, ha chiesto «misure straordinarie» per la viabilità in Friuli Venezia Giulia, inasprimenti tariffari per convincere i Tir a viaggiare di notte liberando l’autostrada dal traffico pesante durante il giorno. Nella lettera al Professore il governatore scrive che gli autocarri che transitano attraverso le nostre autostrade producono un'usura dieci volte superiore rispetto alle automobili, pagando un pedaggio che è appena il doppio.
E qui Santuz annuncia di essersi già mosso: «Abbiamo già spedito una proposta di aumento delle tariffe per i Tir all’Anas. Di quanto? Per ora non posso dirlo. Ma è un provvedimento urgente e indispensabile. L’autostrada A4 è stata invasa da autotreni provenienti dall’Est Europa che viaggiano verso Ovest, intasano il traffico, logorano il manto stradale».
L’assessore regionale ai Trasporti, Lodovico Sonego, considera l’arrivo del commissario come una svolta attesa e positiva. Sonego insiste sul fatto che Illy non si è limitato però a sollecitare Prodi sulla nomina del commissario e sulle tariffe, ma ha chiesto al premier di definire una politica industriale e dei trasporti complessiva per il Nordest. Prodi (che ai tempi dell’Iri a metà anni Ottanta aveva governato con affollatissime conferenze dei servizi la crisi delle partecipazioni statali a Trieste) ha raccolto il messaggio: «Mi sembra significativo -sottolinea Sonego- che nella ripartizione dei fondi destinati al Corridoio 5, gli unici finanziamenti programmati da Bruxelles a Nordest (una settantina di milioni) siano stati destinati alla Trieste-Divaccia e alla Ronchi Sud-Trieste. La realizzazione della terza corsia è un risultato che ci stiamo guadagnando sul campo». Anche il dialogo con il governatore del Veneto Galan funziona? «Sì, ma noi facciamo la nostra politica, scandisce Sonego. E nel campo delle infrastrutture abbiamo recuperato tutto lo svantaggio rispetto al Veneto».
Per l’assessore regionale ai Trasporti «la terza corsia ha subìto una accelerazione consistente negli ultimi tre mesi. Stiamo andando avanti con la progettazione». Ma a che punto sono i progetti? Santuz chiarisce che è stata avviata la gara per affidare la progettazione delle tratte fra Porpetto e Villesse e da San Michele al Tagliamento fino a San Donà-Quarto d’Altino. Già completato l’iter per il ponte sul Piave: qui Autovie ha già affidato la progettazione.
Lo scorso luglio il Ministero delle Infrastrutture ha dato il via libera alla progettazione dell’intera opera senza porre vincoli. Se per i tratti in cui non è previsto affiancamento con la ferrovia non ci sono problemi, per gli altri si attende la definizione del tracciato della linea ad alta capacità. Santuz, a questo punto, accelera i tempi della realizzazione della terza corsia. La Giunta Illy ha ottenuto garanzie sufficienti da Prodi: «Possiamo lavorare in un quadro di certezze definite -commenta Sonego. Forse siamo messi anche meglio rispetto al Veneto». A questo punto la partita si sposta nuovamente a Roma: si attende il decreto per la nomina del commissario. E per la terza corsia comincia un’altra storia.

Piercarlo Fiumanò

 

 

Wwf: «Niente edifici ai laghetti delle Noghere»  - «Per erigere un capannone minacciate alcune specie protette»

 

Il movimento ambientalista polemizza con la Regione e il Comune di Muggia

Il Wwf regionale chiede che attorno al biotopo dei laghetti delle Noghere sia creata una zona di protezione, ma anche che siano fermate le edificazioni in progetto. La richiesta non è nuova, e trae origine dall’autorizzazione paesaggistica rilasciata di recente dalla Regione ad una società per la costruzione di un capannone (per rimessaggio camper e roulotte) nell’area vicina ai laghetti. «Per costruirlo – dice Dario Predonzan, responsabile territorio del Wwf regionale - verrebbero anche distrutte alcune migliaia di metri quadrati di bosco planiziale igrofilo, una formazione di grande valenza naturalistica». Critica quindi l’autorizzazione regionale, e quella rilasciata dall’Ispettorato ripartimentale delle Foreste per il taglio delle aree boscate. «Si tratta – osserva Predonzan – dell’ennesima dimostrazione di noncuranza per i beni paesaggistici». La prevista «compensazione», cioè un parziale rimboschimento lungo l’argine dell’Ospo, non basterebbe a salvaguardare l’ habitat della zona umida dei laghetti. Già nel febbraio scorso il Wwf aveva chiesto di fermare il progetto, e aveva ritenuto inaccettabile la «compensazione» prevista allora, che doveva essere fatta mediante la manutenzione di pinete a Draga S.Elia, quindi in tutt’altra zona. Il Wwf, avvalendosi di una relazione del naturalista Cristian Trani, osserva che la costruzione del capannone con le annesse infrastrutture «avrà un impatto negativo sulla fauna locale, di cui fanno parte uccelli e anfibi protetti da direttive europee». Perciò Predonzan chiede che sia realizzata una zona cuscinetto intorno al perimetro dei laghetti, ma per un’effettiva tutela va modificata la destinazione urbanistica: «Oggi la porzione di territorio tra il rio Ospo e la strada provinciale è classificata “zona industriale di interesse regionale”, malgrado la presenza del vincolo paesaggistico del 1991. Lo stesso piano regolatore di Muggia sovrappone alla zona industriale un’area “di interesse ambientale”, che include anche i laghetti delle Noghere». Tali richieste sono state inviate anche al Comune di Muggia.
s.re.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 25 novembre 2007 

 

 

Legambiente dice no alla galleria sul Carso  - Chiesto un confronto con il presidente della Regione Illy per riaprire il dialogo sui progetti del Corridoio 5

 

Per l’associazione sono da individuare soluzioni e opere meno impattanti

Legambiente chiede un incontro al presidente della Regione Illy per riaprire il dialogo sui progetti del passaggio del Corridoio 5 in regione che l’associazione ritiene poco chiari e non concordati con popolazioni e istituzioni locali. «Non è detto che la strada della legge-obiettivo - ha affermato ieri a Monfalcone il vicedirettore generale di Legambiente Andrea Poggio - sia più veloce e il caso della Val di Susa dimostra che il percorso più rapido è quello fatto di ascolto, dialogo e poi, sì certamente, anche da una decisione finale. Per questo chiediamo che le opere relative alla realizzazione della Venezia-Trieste siano stralciate dalla legge obiettivo». Alla Regione l’associazione ieri è tornata comunque a domandare il rispetto della Convenzione di Aarhus, ratificata dall’Italia nel 2001, sulla partecipazione del pubblico alle decisioni relative a opere di questa portata, ma non solo. Legambiente vuole soprattutto chiarezza sulle caratteristiche tecniche della linea, definendo cioé velocità massima da raggiungere e sistema di alimentazione. «È un parametro non indifferente, se si considera - ha spiegato Rudy Fumolo, coordinatore assieme ad Andrea Wehrenfennig del gruppo sui trasporti di Legambiente Fvg - che linee di 25 Kilovolt sono rivelatrici di un progetto orientato all’alta velocità, oltre 250 chilometri all’ora, diversamente da una normale alimentazione elettrica a 3 Kilovolt, che viene utilizzata per linee ferroviarie che possono raggiungere i 180-200 km/h. I dati a nostra disposizione dicono le Ferrovie stanno lavorando su un progetto di alta velocità classica». Legambiente chiede alla Regione di rinunciare alla galleria Ronchi-Trieste e che si vada a una comparazione con un progetto di ferrovia ordinaria, avviando così una concertazione tra più soggetti che, in tempi definiti, individui le opere e le relative soluzioni meno impattanti. «Se l’obiettivo è quello di rafforzare il traffico merci, che si proceda a tassare il traffico pesante - ha osservato Fumolo -, perché al momento la Venezia-Trieste è percorsa ogni giorno da 83 convogli merci, mentre ne potrebbe veder transitare fino a 230, senza grossi interventi». Legambiente propone la velocizzazione della Mestre-Ronchi dai 150 chilometri all’ora attuali a 180-200 chilometri orari e il potenziamento dei circa 12 chilometri esistenti tra il bivio di San Polo a Monfalcone e il bivio di Aurisina. Opere che garantirebbero «un aumento della capacità per il traffico merci sull’asse del progetto prioritario numero 6 senza devastare il territorio della Bassa friulana e il Carso». Per migliorare il collegamento tra Italia e Slovenia l’associazione sposa invece la creazione di un breve tunnel ferroviario tra Muggia e Capodistria.
«Questo breve tratto può essere finanziato - ha detto Wehrenfennig - utilizzando i fondi richiesti all’Ue per il collegamento Trieste-Divaccia del tutto superfluo dato che dovrebbe comunque collegarsi alla nuova linea a binario unico della Capodistria-Divaccia, da costruire». Legambiente non è contraria in modo pregiudiziale al Corridoio 5, ha sottolineato Michele Tonzar, coordinatore regionale, ma non vuole che in regione siano create cattedrali nel deserto con spreco di risorse pubbliche. «Non è inoltre escluso che qui si ripeta quanto accaduto in Val di Susa - ha osservato Tonzar - nel momento in cui si avvicina il momento di espropriare i terreni e decidere quali abitazioni saranno sacrificate al passaggio del Corridoio 5».
Laura Blasich

 

 

Commissario per la terza corsia: via libera del premier - Disco verde anche alla richiesta di Illy di aumentare i pedaggi autostradali per i Tir

 

I nodi delle infrastrutture viarie al centro di un vertice tra il presidente del Friuli Venezia Giulia e il capo del governo

VENEZIA Un commissario per accelerare la realizzazione della terza corsia da Trieste a Venezia. Lo sta chiedendo da tempo il presidente della Regione Riccardo Illy per realizzare prima possibile questa infrastruttura indispensabile per uscire dalla drammatica saturazione che blocca l’autostrada e ieri ha avuto una risposta positiva dal presidente del Consiglio Romano Prodi. Ma Illy ha avuto anche l’ok dal premier sulla possibilità di aumentare le tariffe autostradali per i Tir per indurli a viaggiare di notte.
Ieri all’ora di pranzo nel cantiere di Venezia in occasione della cerimonia di consegna della Queen Victoria da parte della Fincantieri all’inglese Cunard il vertice tra il presidente del Friuli Venezia Giulia Illy e il premier Prodi. Un incontro fitto in cui Illy ha consegnato un documento in cui spiega le motivazoni della richiesta del commissario. Una scelta che, secondo lo stesso presidente, permetterà di risparmiare uno o due anni nella realizzazione di questa corsia che è indispensabile per evitare i blocchi del traffico leggero e pesante. Prodi ha detto a Illy che esaminerà il documento e ha comunque dato già la sua disponibilità. Ok anche al piano per l’aumento delle tariffe autostradali a carico dei Tir che vogliono viaggiare di giorno per invogliarli piuttosto a effettuare i trasporti di notte e alleggerire la pressione sull’autostrada.
Un tema cruciale quello delle infrastrutture nel Nordest e ieri Illy ne ha sicuramente parlato anche con il viceministro ai trasporti Cesare De Piccoli ma anche poi con il presidente della Commissione europea dei trasporti, Paolo Costa (entrambi presenti alla cerimonia) che sta seguendo da vicino tutto il Corridoio multimodale quinto. Presente anche il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, assente invece il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan.
Servono 8 anni per realizzare la terza corsia e per viaggiare senza rallentamenti e blocchi tra Trieste e Venezia, questi i tempi del progetto emersi proprio recentemente a Roma (era l’inizio di novembre) in occasione della firma della convenzione sottoscritta da Autovie Venete con l’Anas alla presenza del ministro alle Infrastrutture, Antonio Di Pietro. Impegni finanziari, investimenti della società autostradale, un crono programma preciso: questa la scaletta prevista a Roma con un panorama chiarissimo. Se si va per le vie ordinarie, ovvero senza commissario, la terza corsia non sarà pronta fino al 2016. Troppi per il Nordest che è carente di infrastrutture e che ora sono anche sature. L’unica via di accelerazione è il commissario, una figura con poteri straordinari in grado di dare una svolta. Una svolta chiesta e ottenuta da Illy dopo l’incontro con Prodi.
g. g.

 

 

Rifiuti, a Muggia entro l’anno raccolta per il compostaggio

 

L’operazione riguarderà le sostanze organiche: verranno destinate direttamente all’impianto. Dalla Provincia 81mila euro

MUGGIA Entro l'anno partirà a Muggia per la prima volta la raccolta differenziata dei rifiuti organici. Un toccasana non solo per l'ambiente ma anche per le casse comunali: in questo modo scarti alimentari, vegetali, animali, sfalci e residui di potatura invece di essere portati al termovalorizzatore (per il quale l'Ente paga a peso), verranno destinati direttamente all'impianto di compostaggio a costo zero.
Il servizio sarà possibile grazie a un finanziamento di oltre 81 mila euro erogato dalla Provincia di Trieste al Comune di Muggia proprio a questo scopo.
«Entro novembre - assicura il sindaco Nerio Nesladek - convocheremo una riunione con le grandi utenze del territorio e con le rappresentanze di categoria per individuare una mappatura delle zone che necessitano della raccolta dei rifiuti organici. Il Comune ha già individuato 81 punti, da Lazzaretto ad Aquilinia, tra supermercati, trattorie, scuole e caserme ma ora dovranno essere i diretti interessati a confermare la necessità di questo servizio e le modalità. Sarà infatti necessario capire anche gli orari più adeguati nei quali intervenire». Il Comune provvederà ad acquistare in tempi brevi una trentina di contenitori destinati ai rifiuti organici che andranno ad aggiungersi ai 50 già comperati ed utilizzati in occasione del Carnevale. Inoltre, spetterà sempre agli uffici del municipio la distribuzione di appositi sacchetti di nylon biodegradabili. Non appena verranno stabilite le modalità di raccolta, il Comune partirà con una campagna informativa a tappeto con depliant e manifesti. «Questa fase preliminare - conclude il primo cittadino - ci consentirà di collaudare un servizio, quello della raccolta differenziata, che con l'anno prossimo incomincerà a entrare a pieno regime non solo per le grandi utenze ma per tutti i cittadini». «Abbiamo destinato questo finanziamento al Comune di Muggia - spiega l'assessore provinciale al Territorio e ambiente Ondina Barduzzi - perchè a livello di progettazione ha dimostrato di allinearsi alle nostre politiche nel settore della raccolta differenziata. Come amministrazione provinciale infatti, ci siamo posti l'obiettivo di adeguarci entro il 2008 a quanto previsto in materia dalle norme comunitarie. È per questa ragione che abbiamo già stanziato un ulteriore finanziamento complessivo di 400 mila euro per tutti i Comuni della provincia che hanno presentato progetti sia per raccolta differenziata, sia per la trasformazione della Tarsu in Tia». «In questi giorni - conclude la Barduzzi - stiamo valutando i progetti che sono già pervenuti nei nostri uffici. Contiamo di esaurire la disamina delle proposte delle amministrazioni comunali entro la fine dell'anno».
Silvia Stern

 

 

Pista poco piacevole

 

Scrivo riguardo la pista ciclabile da Campanelle ad Altura, finalmente finita. È divisa in due parti: una di circa 1 metro di mattonelle, – bellissima – l’altra di 2 metri asfaltata, credo, per le biciclette, bruttissima da vedere in mezzo al verde. Il Comune non poteva lasciare al posto dell’asfalto la terra battuta ed asfaltare piuttosto tutte le buche che ci sono in città?
Moreno Montalto

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 24 novembre 2007 

 

 

I pedoni testano la pista di Altura - Sopralluogo di Coped-Camminatrieste fino a Campanelle

 

Una comitiva di circa 30 persone ha inaugurato ieri pomeriggio il nuovo tratto della pista ciclo-pedonale che da Altura si snoda fino al rione di Campanelle. A intraprendere questa passeggiata autunnale di circa due chilometri, sfidando anche il maltempo, sono stati i soci di Coped CamminaTrieste, che guidati dal presidente Sergio Tremul hanno così visionato di persona il tanto atteso completamento dei lavori. «Iniziative come questa – ha spiegato il presidente Tremul prima della partenza – tengono viva la nostra voglia di scoprire la città a piedi. Questo è solo un assaggio: a primavera, con il completamento degli altri tratti della pista ciclabile, organizzeremo nuove passeggiate e stiamo pensando anche a un weekend in Val Rosandra». I partecipanti, infatti, si sono trovati attorno alle 14.15 in Barriera e hanno raggiunto Altura con i mezzi pubblici, prendendo il bus 48. Dopo aver percorso a piedi i due chilometri di pista panoramica, sono scesi nuovamente in città da Campanelle, stavolta con la 33. «Non è la prima volta che anticipiamo le inaugurazioni ufficiali testando per primi i nuovi percorsi – ha continuato Tremul -: già con il bosco del Farneto lo avevamo fatto, portando con noi anche gli studenti delle scuole e un gruppo di non vedenti».
Prima di vedere completata l’intera pista ciclabile, che dal centro si snoderà fino alla Slovenia, bisognerà però attendere il 2008: i lavori, iniziati nel 2000, sono in leggero ritardo rispetto alla tabella di marcia. All’inizio del prossimo anno verrà realizzata la passerella metallica sopra via dell’Istria, che permetterà di sviluppare il percorso che S.Giacomo arriverà fino a Draga S.Elia, snodandosi lungo il tracciato della ferrovia Campo Marzio. Una volta completata la passatoia, verrà ultimata anche la parte della pista tra le vie Ponziana e Orlandini.
e.l.

 

 

Semafori sulle Rive

 

Nonostante qualche giustificazione già fornita sulla decisione di rendere alcuni semafori di attraversamento pedonale delle Rive non sincronizzati nelle due carreggiate, non riesco ancora a capirne l’utilità. Si costringono pertanto le persone a fermarsi anche per settanta secondi sul salvagente centrale in attesa del via libera sulla carreggiata opposta (Riva III Novembre, semaforo di fronte al Caffé Tommaseo).
Recentemente sono ritornato dalla civilissima e rispettosa Londra, dove agli incroci importanti, nel caso di traffico fermo, è ben indicato a terra il divieto per i veicoli di occupare l’area di intersecazione delle due strade, onde evitare il blocco della circolazione nell’altra direzione (puntualmente rispettato). Ho notato anche il sistema semaforico della Cromwell Road, una larga e lunga strada a scorrimento veloce che collega il centro della città con le autostrade, dotata di due carreggiate distinte con tre corsie per carreggiata. I numerosissimi attraversamenti pedonali con salvagente centrale hanno i semafori tutti regolati in modo tale da dare il verde ai pedoni contemporaneamente su tutte e due le carreggiate o al massimo dopo pochissimi secondi, assecondando così, senza fermate al centro strada, l’attraversamento dei pedoni. Il flusso veicolare, che si può stimare in 8-10 volte quello delle nostre Rive non subisce rallentamenti o altre penalizzazioni nelle due direzioni della regolazione semaforica sopra descritta.
È proprio necessario che a Trieste coloro che attraversano le Rive si debbano fermare al centro della carreggiata, talvolta in lunga attesa del verde, per raggiungere la parte opposta? Si è voluto enfatizzare il veloce scorrimento veicolare lungo le Rive riqualificate, come se qualche manciata di secondi avesse un’enorme importanza strategica, dimenticando che il più debole fra l’automobile e il pedone è quest’ultimo. Auspico quindi che venga realizzata una più attenta regolazione delle sequenze semaforiche per agevolare i pedoni senza che ciò provochi alcuna ripercussione significativa sul flusso veicolare.
Bernardino de Hassek

 

 

Difendere il tram

 

Sul Piccolo del 16 novembre è stato pubblicato l’ennesimo intervento riguardo al tram di Opicina. È giusto parlarne, il tram non è un mezzo di trasporto qualunque, fra l’altro è uno dei simboli della città. È giusto chiedersi e chiedere spiegazioni a chi è in grado di darle, per essere informati se, quando e come riprenderà a funzionare e su chi ricade la responsabilità dell’attuale situazione di incertezza.
Sono passati 30 mesi dall’inizio dei lavori straordinari, con uno sforamento di 24 mesi sulle previsioni, spendendo 7.450.000 euro, che prevedevano nel programma di questa spesa pure una serie di lavori marginali, ma non per questo meno importanti, che non sono mai stati iniziati e alcuni mai terminati (chioschi delle fermate intermedie).
In questi mesi c’è stato un continuo susseguirsi di incidenti di tutti i tipi, quindi una continua incertezza sulla funzionalità del tram, che a lungo andare ha disamorato l’utenza.
Su tutto regnava l’assoluto silenzio del Comune, rotto nell’articolo del 16 novembre dal signor Giuseppe Colotti, consigliere comunale, che sull’argomento non ha trovato niente di meglio da dire «che i ragazzi preferiscono il motorino al tram». Si riferiva ai giovani dell’altipiano o ai giovani in generale? Perché in questo secondo caso pian piano si potrebbe incominciare a sopprimere oltre al nostro tram anche gli autobus, il che porterebbe un bel risparmio al Comune, che potrebbe così per esempio diminuire le tasse comunali.
Il ruolo istituzionale del signor Colotti non sarebbe piuttosto quello di partecipare a salvaguardare il bene prezioso che è costituito dal nostro tram? E per finire vogliamo far presente a chi ci governa che in tutta Europa chi ha i tram se li tengono cari soprattutto perché non inquinano l’ambiente.
Giovanna Crismani Venturini

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 23 novembre 2007 

 

 

Ferriera, esami dell’Azienda sanitaria su cinquanta lavoratori

 

Sta per concludersi la «settimana di controllo sanitario» sui lavoratori della Ferriera disposta dall’Azienda sanitaria per il reparto cokeria. Lunedì scorso a una cinquantina di operai è stato prelevato un campione di urina, oggi l’operazione sarà ripetuta: lo scopo è di mettere a confronto la concentrazione di benzene, benzoapirene e fenantrene fra una giornata che segue due di riposo e una che conclude la settimana di lavoro e permanenza in fabbrica. I campioni, sigillati a piombo, verranno inviati per le analisi a un laboratorio specializzato di Brescia. Contemporaneamente è stata avviata l’indagine ambientale. All’interno della fabbrica sono state installate dieci centraline del Cnr, una dell’Arpa e tre dispositivi di captazione dell’aria sistemati addosso ai lavoratori.
Vengono prelevati tre campioni al giorno per ciascuna delle undici centraline. Le analisi avverranno separatamente: l’Arpa regionale farà la propria lettura, e il Cnr porterà i campioni nei propri laboratori a Roma. Quando l’esito sarà disponibile l’Azienda sanitaria ne porterà i risultati al tavolo regionale sulla Ferriera, cui partecipano gli enti amministrativi, l’Arpa, l’Azienda sanitaria e i sindacati.
Intanto si stanno ultimando gli accordi con gli istituti di Medicina del lavoro di Trieste e Udine, nonché col Burlo Garofolo, per dare avvio all’indagine sull’eventuale assorbimento di diossine da parte della popolazione di Servola.

 

 

L’auto resti a casa: iniziativa del Coped

 

Invitare i cittadini a lasciare a casa l’auto per un giorno e offrire la possibilità di cogliere insoliti e suggestivi scorci della città. È lo spirito dell’iniziativa lanciata dal Coped-CamminaTrieste che oggi, con ritrovo alle 14.15 in largo Barriera, promuove una passeggiata autunalle attraverso la pista ciclo-pedonale da Altura a Campanelle.

 

 

Mille firme per via Donizetti pedonale L’assessore Bucci: progetto pronto - E i Cittadini per Trieste lanciano l’idea: corso Italia chiuso in alcune fasce orarie

 

Mille firme per pedonalizzare via Donizetti. Le adesioni sono state raccolte la scorsa primavera tra i clienti del caffè San Marco e dell’omonima libreria, entrambi affacciati (almeno in parte) sulla via che collega le vie Battisti e San Francesco. Ma «le firme le abbiamo consegnate all’assessore all’urbanistica Maurizio Bucci senza vedere alcun risultato», sostiene l’amministratore della libreria Alexandros Delithanassis. Bucci però replica: «Ho visto tutto, ho già fatto fare un progetto di massima».
L’iniziativa dei due esercizi, spiega Delithanassis, è nata in considerazione della «notevole condizione di abbandono in cui versa la via» in questione, che invece potrebbe divenire spazio all’aperto sia per il caffè che per organizzare in estate «un piccolo polo artistico di qualità: ne abbiamo già parlato con vari artisti». Inoltre la zona è frequentata da numerosi turisti che vi giungono anche per visitare la sinagoga. Ma, appunto, «sinora non abbiamo avuto alcun risultato».
Bucci, si diceva, rassicura: il progetto, redatto dagli uffici comunali, «è in fase di approvazione» da parte della giunta. «L’ipotesi però - precisa l’assessore - non è quella di pedonalizzare totalmente la via, bensì di ampliarne notevolmente uno dei marciapiedi - e dovremo stabilire quale, anche se il buon senso direbbe quello sul lato della sinagoga - così da realizzare un buono spazio pedonale senza togliere al contempo l’area di carico e scarico oggi presente nella via. Perché non vorrei - precisa Bucci - che poi i residenti o i commercianti mi contestassero di avere cancellato quelle aree, e di conseguenza alcuni posti auto occupati dai camion che da qualche parte dovrebbero comunque fermarsi». Insomma, il messaggio dell’assessore è: «Sono pronto a pedonalizzare anche domattina, ma valutiamo la misura in cui intervenire».
E intanto, nell’inesausta discussione su aree pedonali e chiusure al traffico, in una nota il gruppo di lavoro dei Cittadini sulla viabilità lancia quella che Bucci definisce prontamente «una buona idea». Si parte da una constatazione: «Tra le 10 e le 12 e tra le 16 e le 18 di ogni giorno le strade del centro sono praticamente prive di traffico: ci sono solo vetture parcheggiate». Dunque in quegli orari si potrebbe pensare a «deviare i pochi mezzi» in circolazione «su percorsi alternativi forse un po' più lunghi, ma altrettanto deserti, e chiudere del tutto corso Italia e via Roma». Negli stessi orari i bus potrebbero comunque procedere, ma a passo d’uomo, nelle aree chiuse. Il tutto andrebbe completato con la possibilità di parcheggio al Molo Quarto.

 

 

La Ferriera non può chiudere

 

Mentre a Trieste si discute sul destino della Ferriera, a S. Giorgio di Nogaro Akhmetov compra la Trametal, impianto siderurgico da 350.000 tonnellate. A Verona i russi già possiedono la Ferriera Valsider.
I triestini debbono farsi chiudere uno stabilimento che funziona, visto l’andamento dell’acciaio? Noi dobbiamo stare zitti e subire i veti dei Verdi, della destra che vuol fare la «piccola Montecarlo» di questa sfortunata città che non ha più occhi per piangere, per come ci hanno ridotto certi politici.
Noi, donne che hanno come figli, fratelli, mariti, uomini che vivono lavorando in quello stabilimento dobbiamo unirci e gridare forte la nostra protesta contro i mille allarmismi che giungono da parti interessate a fomentare odio fra cittadini, rancore e ostilità, verso chi vuole solo lavorare per vivere.
Lavorare onestamente senza pesare su nessuno, senza chiedere aiuto a nessuno, famiglie che vogliono vivere senza che i figli vengano dileggiati a scuola perché il loro padre lavora nella Ferriera, dove i signori servolani hanno lavorato per un secolo.
Ora arriva il sindaco friulano e la Ferriera si deve chiudere? Aprite il tavolo delle trattative con Arvedi e finitela di strombazzare a destra e a manca la storia dell’inquinamento, perché allora si devono chiudere gli aeroporti, le stazioni, le autostrade. È questo il vostro concetto di andare avanti? Di porci come paese europeo a tutti gli effetti?
È come parlare dell’energia nucleare. Tutta Europa ha centrali nucleari: producono energia pulita, noi la compriamo da loro a caro prezzo; credete forse che se succedesse qualcosa in una centrale nucleare di un paese limitrofo noi non ne verremmo toccati?
Vorrei che gli operai e le loro famiglie si trovassero uniti nella lotta alla salvaguardia del posto di lavoro, uniti a combattere questa campagna di livore e odio lanciata contro uno dei pochi posti di lavoro esistenti nella nostra città. Difendiamo la nostra dignità di esseri umani e di lavoratori!
Signor sindaco, ci assumerà tutti lei nei suoi supermercati? Ci daranno posti di lavoro i signori che siedono in Comune? Tutti così sicuri del loro cadreghino, con relativo emolumento, così beati a disquisire sulla salute e l’aria pulita (che non esiste più da nessuna parte) e così pronti a gettare nella disperazione famiglie intere in nome di... in nome di cosa?
Grazie a chi ci appoggerà a livello politico, poiché ricordatevi egregi signori che anche noi abbiamo, pur se trattati da paria, diritto di voto e ogni voto delle mille persone che lì lavorano deve essere moltiplicato per i componenti delle loro famiglie.
Come al solito, ora che l’acciaio ha un mercato sempre più forte deve sparire da Trieste.
Cui prodest?
Norvena Pecorella

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 22 novembre 2007 

 

 

Posti auto a pagamento in strada Trieste fra le ultime dieci in Italia  - Studio della Confcommercio e della Aipark. Gli stalli in superficie sono circa 2mila

 

Lo studio propone una serie di tariffe differenziate a seconda delle zone - Mezzi pubblici: l’87 per cento favorisce l’accesso dei disabili

A Trieste ci sono poche «zone blu». Posti auto su strada che, proprio per il fatto di essere a pagamento, consentono una rotazione continua e impediscono la sosta prolungata (anche di mesi) nelle aree libere.
Il dato è contenuto nello studio della Confcommercio e della Aipark, presentato ieri a Roma, che fotografa la realtà italiana dei parcheggi a pagamento (su strada e in struttura). Un’indagine che ha ricevuto risposta da 84 dei 111 Comuni capoluogo di provincia interpellati; quello di Trieste non si è sottratto alla richiesta, finendo nella lista delle dieci città dove il rapporto abitanti/posto auto su strada a pagamento è fra i peggiori. Un dato che potrà far piacere ai cittadini, non alla Confcommercio.
Il braccio di ferro fra i piccoli commercianti e la grande distribuzione, infatti, poggia in molti casi proprio sulla disponibilità di parcheggi. Un posto auto all’interno di un centro commerciale si trova sempre, mentre lasciare la macchina nelle città italiane per andare a fare shopping è sempre più difficile. La maglia nera spetta a Caltanissetta (un posto ogni 303 abitanti), mentre Trieste si ferma all’ottavo posto ma fra le ultime dieci in Italia. Il rapporto è di 116,14 e, visti i numeri della città, prende come riferimento all’incirca i 2000 posti auto blu.
Parcheggi a pagamento in superficie, disciplinati quasi tutti con i parcometri, così ripartiti: 1000 posti gestiti dall’Agenzia per la mobilità territoriale; 800 lungo le Rive al momento affidate ad alcune cooperative (Cgs, San Cristoforo e Aci servizi; tranne l’area Bianchi di competenza della Amt) e 200 da Saba Italia.
«L’indagine evidenzia che la sosta tariffata - si legge nell’estratto del documento della Confcommercio e della AiPark - comincia ad avere una parte importante nella vita cittadina. La regolamentazione dell’uso delle strade urbane con l’introduzione della sosta tariffata è ormai una realtà». Secondo lo studio rimane in Italia il gap infrastrutturale in tema di parcheggi, compresi quelli in struttura. Posti auto in ogni caso a pagamento, un concetto ancora molto lontano dalla mentalità dei cittadini. Trieste non è da meno.
«Siena è invece in cima alla lista per il maggior uso degli autobus, con il 60 per cento degli spostamenti in auto e il 25 per cento con il trasporto pubblico. Questo dato fa riflettere - si legge nella relazione che accompagna lo studio - perché proprio Siena è anche la città con la maggiore offerta di posti auto in struttura (uno ogni 12,42 abitanti)». Traduzione: la gente parcheggia la propria automobile in garage e per spostarsi usa il mezzo pubblico. A tale proposito Trieste, in un’altra classifica (nata dalla collaborazione di Asstra e l’istituto Hermes sul trasporto pubblico), è la città più virtuosa con oltre l’87 per cento di autobus con i dispositivi di accesso per i disabili.
Ma la politica dei parcheggi secondo AiPark, che raggruppa i gestori di parcheggi, non può prescindere dalle tariffe quale regolatore della domanda di sosta. Per regolatore si intende uno strumento che condizioni le scelte di durata di utilizzo, secondo logiche di base che richiedono l’applicazione di tariffe differenziate per indurre a scegliere il grado di avvicinamento al centro (più vicino arrivi più paghi).
«È evidente che se le tariffe sono troppo basse o non differenziate l’efficacia del sistema della sosta cittadina è compromesso o fortemente limitato», sostiene nelle conclusioni l’indagine. Notando come le tariffe per la sosta su strada siano «tendenzialmente più basse delle tariffe per la sosta nei parcheggi in struttura». È dunque assente la strategia di «favorire i parcheggi in struttura per liberare progressivamente o specializzare la sosta su strada, che dovrebbe essere più cara, vista anche la sua maggiore comodità e visto l’obiettivo di ridurre la sosta in superficie a favore di usi diversi del suolo».
Una politica dei prezzi presente, in parte, anche a Trieste dove la sosta su strada è divisa in tre fasce: zona rossa 1,40 euro all’ora, zona gialla 1 euro, zona verde 0,80 centesimi, mentre la zona azzurra non è mai stata attivata. Fra i parcheggi in struttura, invece, le tariffe all’ora variano a seconda delle strutture: 1,10 euro al Silos, 1,25 euro al park in Foro Ulpiano, 1,50 in quello via Fabio Severo, 1,30 nel garage in via Xydias, 1 euro al centro commerciale Il Giulia, 0,40 alle Torri d’Europa e 0,60 al park di via Locchi-Carli.

 

 

Storie della Ferriera: «Guerra tra poveri»  - L’operaio: «Non criminalizzateci». L’abitante: «I danni alla salute sono accertati, va chiusa»

 

Quattro testimonianze di servolani. Una donna: «Mio marito lavorava in cokeria ed è morto per un cancro ai polmoni»

Una «guerra tra poveri». Fausto Sancin, 79 anni, servolano «doc» - la sua famiglia vive dal 1850 nella stessa casetta di via di Servola 93 -, definisce così la contrapposizione tra i residenti, che chiedono la chiusura della Ferriera in nome del diritto alla salute, e gli operai, decisi a difendere la realtà che ogni mese garantisce loro uno stipendio. «Alla fine hanno ragione tutti - spiega -, per questo è una guerra tra poveri. È giusta la battaglia degli operai, che lottano per salvare il posto di lavoro, un po’ come facevo io 40 anni fa per evitare la chiusura del cantiere San Marco. E forse è proprio per questo che mi sento più vicino alle loro posizioni e mi chiedo a chi possa venire in mente l’idea di lasciare in strada 600 famiglie più quelle che vivono grazie all’indotto. Tuttavia riconosco anche le ragioni degli abitanti, perchè vivere e respirare a Servola di questi tempi è un problema, e lo dico io che sono asmatico e ogni giorno devo andare in ospedale per le terapie. Il nodo della questione - conclude Sancin - è che per troppi anni la situazione della Ferriera è stato ignorata ed è stato permesso alla proprietà di non fare i lavori necessari. Il risultato oggi è lo scontro tra persone che hanno tutte interessi legittimi e comprensibili».
Uno scontro, secondo Antonio Pantaso, 54 anni di cui quasi 30 anni passati in Ferriera, che ha finito per assumere i toni della criminalizzazione degli operai. «Io sono innamorato della siderurgia e orgoglioso di lavorare in una realtà produttiva che ha portato alla città ricchezza e occupazione - afferma -. E non accetto chi cerca di fare passare me e i miei colleghi per complici di un’azienda che vuol far morire gli abitanti del rione. Non sono disposto a passare per assassino. Così come non accetto di riunciare al mio impiego solo perchè qualcuno ha in mente una non meglio precisata idea alternativa di sviluppo per la città. Lo stesso vale per i dati sull’inquinamento. Attualmente - aggiunge Pantaso - non c’è nessun risultato certo che giustifichi la chiusura. Non si può pensare di distruggere la vita di centinaia di persone per un semplice sospetto. Perchè è proprio questo che accade quando perdi il lavoro: vieni distrutto e ti senti come annullato. Sensazioni che ho provato sulla mia pelle nel ’94, quando la chiusura sembrava ormai inevitabile».
Ma quelli che per gli operai sono «semplici sospetti», per molti residenti sono invece prove inconfutabili. «Che la Ferriera inquini è ormai ampiamente dimostrato - afferma Andrea Nascimbeni, uno dei residenti di via del Ponticello 10 che lottano quotidianamente con le polveri, capaci di entrare in casa anche con le finestre chiuse -. Non può essere un caso il fatto che a Trieste ci sia un numero di tumori superiore del 30% alla media nazionale, e che nella mia via abitino diversi bambini ammalati di leucemia. Lo stabilimento crea danni seri alla salute e di questo dovrebbero prendere atto anche gli operai, che forse finora non sapevano o fingevano di non sapere. È ora di dire basta alle promesse di certe istituzioni e alle prese in giro, come la concessione di altri 6 anni all’azienda per ottenere l’autorizzazione ambientale integrata».
Ne è convinta anche la signora Anna (il nome è di fantasia ndr), che 5 anni fa vide morire per un tumore ai polmoni il marito, per 20 anni addetto alla cokeria. «Quando il cancro si manifestò, chiesi ai medici se l’ambiente di lavoro ne fosse la causa. Mi risposero che era solo una con-causa, dal momento che mio marito fumava. Eppure, molti anni prima, l’equipe medica dello stabilimento aveva spiegato ai lavoratori quanto fosse inutile smettere, visto che respirando l’aria della Ferriera era come se si fumassero 200-300 sigarette al giorno. Qualcuno insomma ha coperto le spalle all’azienda? Per i tanti ammalati e morti, passati e futuri - conclude Anna - è giusto che si sappia la verità e che chi ha eventualmente taciuto paghi per il male che ha fatto».

Maddalena Rebecca

  

 

FERRIERA - La protesta di 200 servolani tiene barricati i consiglieri della Regione per 40 minuti

 

Barricati per 40 minuti nel palazzo della Regione in piazza Oberdan per evitare problemi con i manifestanti del corteo pro-chiusura immediata della Ferriera di Servola e contrario alla concessione dell’Aia. I consiglieri regionali sono stati costretti a rinviare il rientro a casa per «decisione della Digos, che ha scelto così per questioni di sicurezza», ha spiegato Uberto Fortuna Drossi. La manifestazione, che ha coinvolto oltre 200 persone ed era promossa dai comitati di Servola, era partita da piazza Unità, proprio sotto il municipio.

 

 

Inquinamento a Cattinara - Zigrino: inevitabile licenziare chi ha denunciato l’ospedale ai Nas

 

Il direttore dell’Azienda spiega l’atto al centro di una causa di lavoro. Ricorso in Cassazione contro il sequestro del laboratorio con scarichi inquinanti. Interrogazione di Metz

«Non è nei miei poteri licenziare, il provvedimento contro la dipendente dell’Azienda ospedaliera che ci ha denunciato con l’accusa di effettuare scarichi inquinanti nei laboratori è stato preso dall’Ufficio disciplinare e non avrei potuto modificarlo, ma anche se avessi potuto, non lo avrei fatto».
Lo afferma Franco Zigrino, direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria a commento della causa di lavoro intentata dalla tecnica di laboratorio allontanata dopo i fatti: un’indagine dei Nas a seguito della denuncia, una causa in corso, il sequestro degli impianti, ora parzialmente rientrato.
E mentre Zigrino stesso annuncia che l’Azienda ha fatto ricorso in Cassazione per vedersi annullare del tutto l’atto di sequestro, ribadisce «la totale certezza di non aver smaltito inquinanti in maniera scorretta» e conferma doversi considerare illecita la denuncia fatta all’esterno da un dipendente senza prima allertare le gerarchie interne, il verde Alessandro Metz ha depositato sulla vicenda una interrogazione rivolta all’assessore regionale alla Salute, Ezio Beltrame.
Metz parte dal fatto che «la denuncia ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati di diverse persone, tra cui il direttore generale Zigrino», quindi, aggiunge, «evidentemente l’esposto non era del tutto infondato, e ora l’Azienda motiva il licenziamento con il danno che ha subito in quanto dopo i sequestri dei Nas sono state attivate modalità di scarico dei residui di laboratorio mediante affidamento a una ditta specializzata con un importante aggravio di costi. La domanda - prosegue Metz - sorge spontanea: se adesso costa smaltire prima come si faceva?». Il consaigliere regionale sottolinea la delicatezza della materia, («secondo l’inchiesta stiamo parlando di rifiuti sanitari, a rischio infettivo e pericolosi») e quindi depreca che «a pagare sia chi questa prassi ha denunciato»: «Pensare di ricattare i lavoratori imponendo l’omertà e la complicità anche nei casi in cui questo significhi violare la legge per contenere le spese ritengo sia un sopruso che non possiamo tollerare».
Molto diversamente la vede Zigrino, il quale con decisione afferma che «non sono stati trovati inquinanti». Tranne il tolluene, «in proporzione pari a due litri, ma è sostanza non in uso all’ospedale, e quindi - ribadisce il direttore - siamo convinti sia stata sversata nei condotti di smaltimento da qualcuno, o colposamente o dolosamente».
A controprova di una situazione che non ritiene compromessa Zigrino porta il fatto che «la stessa magistratura ha parzialmente dissequestrato il laboratorio, e siamo sicuri - aggiunge - di poter dimostrare la bontà della nostra posizione in sede di processo».
Anche sul licenziamento della dipendente (che Metz chiede di reintegrare in attesa che si scopra «chi sono i buoni e chi i cattivi») Zigrino ha una posizione ferma: «Ritengo che in qualunque azienda chi fotografasse impianti interni senza autorizzazione affermando poi cose non vere in sede di denuncia verrebbe licenziato. Il dipendente ha il dovere di segnalare all’interno per via gerarchica ciò che a suo giudizio non funziona o ha necessità di essere corretto».
L’Azienda ospedaliera aspetta il processo e il verdetto della Cassazione, la dipendente adesso aspetta l’esito della causa di lavoro e Metz aspetta risposte da Beltrame, tra cui quella alla domanda finale: cosa ha fatto la Regione per verificare se - vista l’accusa che parla di «inquinamento da rifiuti sanitari pericolosi e a rischio infettivo» - non si siano «prodotti effettivamente danni».
g. z.

 

 

Il Comune vara una task force ambientale: 12 agenti in divisa verde contro chi sporca

 

I cittadini potranno telefonare e segnalare le irregolarità, dalle deiezioni canine all’immondizia

Indossano divise di colore verde, ma non sono le Guardie padane che piacciono al Senatur. Sono le Guardie ambientali, una task force lanciata dal Comune e contraddistinta dallo slogan «Un gesto di civiltà per migliorare la città». Può suonare come una frase soft, ma il giro di vite è dietro l’angolo.
A farlo capire è la nuova denominazione, con la trasformazione da osservatori in guardie, corredata dall’ampliamento delle funzioni sanzionatorie approvato dalla giunta Dipiazza. Tolleranza zero per i padroni che non rimuovono dal marciapiede le deiezioni dei loro cani, ad esempio, ma anche per gli automobilisti che parcheggiano in divieto davanti ai cassonetti impedendo la rimozione della spazzatura. Senza dimenticare chi getta rifiuti sul suolo pubblico o nelle caditoie stradali.
Un provvedimento portato all’attenzione dei colleghi dall’assessore Paolo Rovis, con delega al controllo delle attività esternalizzate, che di fatto dichiara guerra alla maleducazione. Il tutto abbinato a una campagna di sensibilizzazione, attraverso la distribuzione di un depliant che contiene le regole del gioco. Quelle del senso civico. «Fra poco arriveranno le divise, spero che quella scritta Guardie ambientali - dice Rovis - abbia una funzione deterrente, ma è chiaro che per in alcuni casi sarà più efficace l’appostamento in borghese». Appostamenti anche su segnalazione degli stessi cittadini. La signora porta il cane ogni mattina in quella strada a fare i bisogni, ma non usa la paletta? L’esercizio pubblico scarica rifiuti sciolti o liquidi nei cassonetti, senza averli preventivamente raccolti e chiusi in un sacco? Forse non lo faranno più dopo una telefonatina alle Guardie ambientali (040.6758443 e fax 040.6758577, e-mail urpôcomune.trieste.it).
Ma il servizio di controllo comunale, rispetto ai poteri già attribuiti, avrà anche l’incarico di verificare la pulizia che l’AcegasAps attuerà nelle aree verdi, nonché controllare come i cittadini a cominciare dai locali pubblici effettuano il deposito dei rifiuti. Non sempre i 1500 contenitori per la raccolta differenziata (carta, plastica, vetro, indumenti, pile esauste), infatti, sono usati correttamente. Ma soprattutto troppo spesso gli imballaggi di cartone delle attività commerciali, nonostante sia attiva una raccolta specifica, sono depositate nei cassonetti.
Violazioni del regolamento che, fra gennaio e agosto di quest’anno, hanno visto gli osservatori ambientali staccare 56 sanzioni (multa di 200 euro per la lordatura delle strade); cogliendo sul fatto 8 padroni di cani disattenti, 20 automobilisti in divieto e 28 persone che non rispettavano il regolamento sulla nettezza urbana. Ma con l’avvento delle Guardie ambientali i numeri sono destinati a lievitare.

Pietro Comelli

 

 

Confermato: a Trieste l’agenzia Unesco per l’ambiente - Dell’Iped si è parlato alla Farnesina nell’ambito dell’incontro tra il ministro D’Alema e il direttore Matsuura

 

È stata confermata ieri a Roma, in un incontro tra il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Massimo D’Alema e il direttore generale dell’Unesco, Koichiro Matsuura, la prossima istituzione a Trieste, anche con il sostegno del ministero dell'Ambiente, dell'Agenzia internazionale per la formazione ambientale (Iped).
L’Agenzia avrà tra i suoi particolari settori d’intervento le esigenze dei paesi in via di sviluppo. La sua costituzione è stata approvata di recente nell’ambito della conferenza generale dell’Unesco.
Nell’ambito del nuovo organismo delle Nazioni unite dovrebbero svilupparsi in modo particolare le attività di formazione per chi si occupa di problemi ambientali.
È da oltre un anno che si parla dell’istituzione di questo nuovo organismo internazionale, al quale ha promesso appoggio e collaborazione anche il Centro di fisica teorica di Miramare, nell’ambito del vasto parco scientifico triestino, che con questa nuova agenzia si arricchirebbe di un nuovo elemento di portata internazionale. L’annuncio di ieri alla Farnesina, alla presenza anche del ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, che conferma precedenti impegni presi, è avvenuto nell’ambito di un ampio riconoscimento da parte di Matsuura del ruolo dell’Italia in campo culturale e ambientale

 

 

Primo sì alla vetreria della Sangalli I Verdi: parere ambientale risibile - La Commissione Via ha dato l’ok all’impianto di San Giorgio

 

TRIESTE La Commissione Via ha dato il via libera al progetto vetreria della ditta Sangalli a San Giorgio di Nogaro. Assenti i due professori universitari, i voti favorevoli sono stati sei, due quelli contrari, degli ambientalisti Gasparo e Gemiti. L’ok all’impianto scatena immediatamente la reazione dei comitati. «Studieremo le carte e faremo ricorso al Tar», dice Mareno Settimo, che fu portavoce di «No al cementificio». Sul piede di guerra anche Alessandro Metz. Il consigliere dei Verdi parla di iter “dubbioso” e di parere “risibile”.
«La vicenda del cementificio – prosegue – non ha insegnato nulla sul piano della trasparenza dei procedimenti né della coerenza dell’agire politico». Metz ricorda le relazioni tecniche di luglio redatte dagli uffici regionali: «La prima esprimeva forte perplessità sulla possibilità di esprimere parere positivo, la seconda proponeva 57 prescrizioni. In agosto venivano richieste ulteriori integrazioni alla società proponente pur di garantirsi una pseudo-serietà nella gestione della pratica autorizzativa». Ma c’è anche spazio per una denuncia, visto che la Sangalli ha preventivamente presentato ricorso al Tar.
«Non vorremmo che questo atto – dice Metz – possa aver influenzato o condizionato in forma ricattatoria gli ultimi accelerati passaggi del procedimento». Il commento, infine, di Mauro Travanut (Pd): «Mi auguro che le cose siano state fatte con correttezza e che siano state seguite le regole. Se è così, non ci sarebbe motivo per non dare parere positivo».
m.b.

 

 

«Industrie e auto, Trieste inquina Capodistria»  - Ricadute ambientali del rigassificatore sul Litorale: Lubiana coinvolgerà l’Italia

 

Malattie polmonari croniche riscontrate nei bambini che vivono a Pobeghi e a Crevatini

Uno studio dell’Agenzia per l’ambiente della Slovenia rileva sforamenti dei limiti: la causa attribuita allo smog portato dal vento TRIESTE L’inquinamento prodotto dalle industrie triestine, e tra queste anche la Ferriera di Servola, arriva fino a Capodistria. E le conseguenze non sono trascurabili. L’Agenzia della Repubblica di Slovenia per l’ambiente ha riscontrato infatti un preoccupante accrescimento delle melattie respiratorie soprattutto nei bambini. Ma sotto accusa sono anche le altre industrie triestine e il traffico del capoluogo giuliano. Il fenomeno diventa particolarmente accentuato quando il vento soffia da Trieste in direzione Capodistria portando con sè l’inquinamento.
La ricercatrice dell’Agenzia per l’ambiente della Slovenia, che ha lavorato su mandato del Comune di Capodistria, ha rilevato che il fattore più proccupante è costituito dall’ozono e dalle polveri sottili. Nel 2006 i livelli rilevati dalla centralina collocata a Markovec hanno superato per ben 38 volte i limiti consentiti. La concentrazione di ozono lo scorso anno è stata di 79 milligrammi il metro cubo quando il limite si ferma a 40. Per quanto riguarda le polveri sottili il limite di 50 milligrammi il metrocubo è stato superato per ben 48 volte, quando la normativa europea tollera solo 35 sforamenti. La centralina collocata il 26 aprile a Laurana ha rilevato più di uno sforamento dei 120 microgrammi il metro cubo in otto ore e, una volta, anche i 180 microgrammi il metro cubo in un’ora.
L’aria di Capodistria è inquinata anche dalla diossina derivante dallo zolfo e da quella dell’azoto, dal monossido di carbonio e dal benzene e da altri benzoderivati. Le misurazioni, secondo gli esperti, hanno dimostrato che l’inquinamento è dovuto dall’aria che giunge da Trieste, dalle sue industrie e dal traffico urbano del capoluogo giuliano. Il dottor Ivan Erzen dell’Istituto per la tutela della salute di Celje ha poi riscontrato che nel 31% dei bambini di Pobeghi e nel 27% di quelli abitanti a Crevatini, tra i 6 e gli 11 anni, (centri sul monte di Capodistria) sono state riscontrate patologie respiratorie croniche. La maggior parte di essi vive sul versante che dà verso Trieste mentre in quelli che vivono su quello rivolto a Capodistria l’incidenza delle patologie è praticamente ininfluente. L’imputato principale, dunque, resta, per lo studioso sloveno, il vento carico di sostanze inquinanti che soffia da Trieste.
Intanto il ministro dell’Ambiente sloveno, Janez Podobnik ha comunicato al Wwf del Friuli Venezia Giulia che le procedure per la valutazione degli impatti sull’ambiente del terminale di rigassificazione e annessa centrale termoelettrica proposti a Capodistria devono ancora cominciare e che l’Italia sarà comunque consultata in merito. Podobnik ha precisato che per il momento è stata presentata dalla società Tge Engeneering al ministero sloveno per l’Economia soltanto una domanda volta ad ottenere il «permesso energetico». Sono appena da cominciare, invece, sia la valutazione ambientale strategica (Vas), sia l’eventuale successiva valutazione di impatto ambientale (Via). La Slovenia, ha concluso Podobnik, non appena Tge Engeneering farà pervenire la domanda per l’avvio di queste procedure, coinvolgerà l’Italia, chiedendole se intende parteciparvi.
Il Wwf attende invece ancora la risposta dal ministero dell’Ambiente italiano al quale aveva chiesto di attivarsi affinché, qualora partisse l’iter delle valutazioni ambientali sul progetto di Capodistria, sia consentito anche a enti locali e cittadini interessati di partecipare alle procedure previste dalle direttive così come ha fatto la Slovenia quando sono stati presentati i progetti per i rigassificatori a Trieste.

Mauro Manzin

 

 

Ferriera: inquinamento, lavoro e salute pubblica

 

Rispondo sinteticamente al signor Silvano Baldassi (Segnalazioni 1/11) che la Ferriera di Servola deve essere chiusa perché da questo stabilimento escono veleni che, oltre che generare tumori, sono in grado di produrre mutazioni genetiche. Semplice e, spero, anche chiaro! I dati che portano a queste gravissime conclusioni sono il risultato di analisi effettuate da personale altamente qualificato, al di fuori da ogni interesse che non sia quello scientifico, e pubblicati anche da «Il Piccolo». Se siamo d’accordo sull’indiscussa competenza delle persone che sono pervenute a queste conclusioni (cosa che non mi risulta sia stata messa finora in discussione), mi chiedo come sia possibile mettere sullo stesso piano il problema della salute di decine di migliaia tra triestini e muggesani e quello dell’occupazione di 500 persone (fossero anche diecimila).
Sono certo che quello del posto di lavoro del personale della Ferriera è un problema che non lascia indifferenti né le istituzioni, né i cittadini, compresi coloro che chiedono la chiusura dello stabilimento. Se peraltro da una parte c’è chi pensa al proprio lavoro, dall’altra c’è chi pensa alla propria vita, a quella dei propri figli e nipoti, e non intende sacrificarla a nessuna causa, per nobile che possa essere. In tutto il mondo si sta lottando in favore dell’abolizione della pena di morte, e qui non si esita a infliggere questa pena a decine di migliaia di triestini. L’informazione, anche qui, gioca un ruolo determinante. Nel nostro paese, purtroppo, chi sa tace e chi non sa parla.
Chi esprime preoccupazione per i posti di lavoro a causa dell’interruzione delle trattative tra la Lucchini e la società Arvedi, capace quest’ultima, a sentire loro, di assicurare il risanamento dello stabilimento di Servola, o è male informato oppure è in malafede. È sufficiente, infatti, collegarsi a Internet per scoprire quali grossi problemi ambientali debba affrontare oggi la società Arvedi a causa dell’inquinamento prodotto dalla sua acciaieria di Spinadesco, dove l’intera popolazione sta organizzando manifestazioni di protesta fin dall’inizio dell’anno.
C’è sempre chi ha la memoria corta quando c’è da ricordare ciò che più volte è stato ribadito da esperti del ramo, e cioè che gli attuali impianti della Ferriera sono vetusti a tal punto che non possono essere risanati. Ora, anche nel caso in cui l’Arvedi fosse un esempio di società che opera nel rispetto dell’ambiente, quando dovesse subentrare all’attuale proprietà, non potrebbe fare niente di diverso da quello che sta facendo la Lucchini.
Ricordo a chi per scarsa informazione, o per studiato calcolo, difende a oltranza questi posti di lavoro, ipotizzando soluzioni irrealizzabili, che presto o tardi dovrà fare i conti con la propria coscienza per quanti a Servola, Valmaura, Chiarbola, Muggia e dintorni sono morti e moriranno in seguito a decisioni che nulla hanno a che fare con l’interesse dei cittadini, e con il futuro di Trieste.
Argeo Stagni

 

 

 

 

IL MESSAGGERO VENETO - MERCOLEDI', 21 novembre 2007

 

 

Trasporti, 1.100 treni fra Fvg e Romania  - Presentato il progetto Iris: su rotaia, tra il 2007 e il 2010, oltre 500 mila tonnellate di merci

 

UDINE. Trasferire il trasporto di oltre 500 mila tonnellate di merci dirette verso i paesi balcanici, da gomma a rotaia, attraverso la messa in opera di 1.100 treni che copriranno la tratta Cervignano - Arad (Romania). Questo è soltanto uno degli obiettivi che ruotano attorno al nuovo servizio ferroviario intermodale tra l’Interporto della Bassa friulana e, appunto, la Romania. Un’opera finanziata per un terzo da fondi comunitari per una cifra che si aggira attorno ai 560 mila euro e che tra l’altro interessa circa 2.500 aziende del Nordest di cui quasi la metà friulane.
E’ quanto emerso nel corso del convegno dal titolo «Trasporti e intermodalità: nuove opportunità per le aziende del Nordest: il progetto Iris (Italian-Romanian Intermodal Solutions)»,organizzato ieri dall’Assindustria udinese a Palazzo Torriani.
Un’intermodalità che si presenta come vera alternativa all’intasamento delle infrastrutture viarie e al congestionamento del traffico. Opinione, questa, rilanciata anche dal presidente degli industriali udinesi Adriano Luci che ha sottolineato come questa rappresenti «il punto nevralgico nel sistema della logistica», ammettendo però anche come «la differenza tra realtà ed effettive esigenze sia molto accentuata se i nostri operatori per fare intermodalità debbono servirsi di Villacco nella direttrice verso il Nord Europa o di Lubiana verso l’area balcanica».
Quindi il pieno apprezzamento al progetto in fase di realizzazione: «Si tratta di un’iniziativa che segna un inversione di tendenza e si inserisce in modo concreto nella costruzione di quella piattaforma logistica che dovrebbe costituire un indubbio fattore di competitività».
Obiettivo principale, come si diceva, è «lo spostamento delle merci da gomma a rotaia per mezzo di treni blocco in grado di compiere il tragitto in 3 giorni» ha spiegato Stefano Ghilardi, amministratore delegato di Pool Rail, la società di Udine capofila del progetto. Progetto da realizzarsi, stando agli auspici dei referenti, nel corso del triennio dal 2007 al 2010 tramite l’utilizzo di alcune tra le maggiori direttrici viarie europee, tra cui il Corridoio V la cui sorte attende ancora il definitivo disco verde degli addetti ai lavori. Scontata quindi la richiesta di lumi in materia di viabilità all’assessore regionale alla viabilità e ai trasporti Lodovico Sonego, che se da un lato ha affermato che «di lavoro da fare ne abbiamo ancora parecchio», dall’altro ha espresso un verdetto positivo per il progetto, aggiungendo però che «per metterlo in pratica ciò le ferrovie devono diventare più competitive, tanto a livello di prezzi quanto di affidabilità».
Marina Torrisi

 

 

Pecol contro le Province: ritardi sui rifiuti  - L’assessore: «Soltanto una minima parte degli impianti di smaltimento è stata realizzata»

 

TRIESTE. Allarme rifiuti in Friuli Venezia Giulia. Troppi gli impianti di smaltimento non funzionanti, ancora da realizzare o bloccati: lo denuncia il consigliere regionale Adriano Ritossa (An) in un’interrogazione. Ma la Regione chiarisce: le Province non applicano i programmi attuativi previsti nel Piano regionale di gestione. E afferma: «Tale situazione impiantistica garantisce limitati margini di manovra in caso di blocco di uno o più impianti esistenti e funzionanti». Puntando anche il dito contro la provincia di Udine. E contro la Provincia di Udine, in particolare, era intervenuto alcuni mesi fa anche il vicepresidente della Giunta regionale e assessore all’ambiente Gianfranco Moretton, che ne aveva denunciato notevoli ritardi.
Il piano regionale di gestione dei rifiuti (sezione rifiuti urbani) ha individuato sul territorio regionale il numero e la tipologia degli impianti tecnologici, esistenti o da realizzare, in grado di soddisfare le esigenze di trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani prodotti da ogni singolo bacino di utenza. Previsioni che sono state recepite dalle Province nei propri programmi attuativi.
Province che - per legge - hanno competenze primaria sull’osservanza delle norme sulla gestione dei rifiuti e sul controllo del rispetto delle prescrizioni previsti negli atti autorizzativi.
Per questo - ha detto ieri l’assessore regionale al Personale, Gianni Pecol Cominotto, che in Consiglio regionale ha risposto alle interrogazioni - la Regione ha diffidato le province di Udine, Gorizia e Trieste per la mancata adozione dei Progranni attuativi relativi ai rifiuti speciali e agli imballaggi per lo smaltimento dei rifiuti urbani.
«Solo una minima parte degli impianti per lo smaltimento dei rifiuti urbani - ha spiegato Pecol Cominotto - sono stati realizzati dalla Province».
La Regione, ha detto l’assessore, ha sollecitato più volte gli enti intermedi all’applicazione dei programmi attuativi. «Si ritiene - ha evidenziato l’assessore - che la situazione di criticità in cui si sta dibattendo la Regione non avrebbe assunto gli attuali livelli se le province, specialmente quella di Udine, avessero garantito, anche in qualità di organi di controllo, il pieno rispetto delle previsioni programmatorie contenute nei rispettivi programmi attuativi».
Degli impianti previsti dal Piano regionale, ha spiegato Pecol Cominotto, «nonchè dai Programmi attuativi provinciali, solo una minima parte è stata realizzata, ovvero gestiti e funzionanti in accordo alle previsioni del Piano stesso». L’assessore ha affermato che «tale situazione impiantistica garantisce limitati margini di manovra in caso di blocco di uno o più impianti esistenti e funzionanti».
Il piano sarà comunque modificato in breve, con una revisione generale al fine di adeguarlo alla nuova normativa vigente, sia nazionale che regionale. Inoltre, si prevede di ottimizzare il panorama impiantistico esistente alle indicazioni programmatorie «che potranno scaturire - ha detto l’assessore - da una attenta analisi economica ed industriale redatta in comune accordo tra Regione, Province e Comuni».

(s.s.)

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 21 novembre 2007

 

 

Riserva della Val Rosandra, giovedì 29 l’assemblea plenaria  - Proseguono a San Dorligo gli incontri per l’ applicazione di Agenda 21

 

SAN DORLIGO Giovedì 29 novembre alle 19.30 al teatro Prešeren di Bagnoli 2007 si terrà la riunione plenaria del processo di Agenda 21 per la gestione della Riserva della Val Rosandra.
L’incontro chiude la fase di riunioni svoltesi nelle scorse settimane e che hanno coinvolto cittadini, associazioni, Comunelle, e tutti i «portatori di interessi».
Nella riunione del 29 novembre verrà riassunto tutto ciò che è stato fatto fino ad oggi e verranno spiegati i passi successivi, ovvero il forum, che avrà poi il compito di collaborare, assieme al tavolo tecnico scientifico, alla stesura del piano di conservazione e sviluppo.
Nelle singole riunioni è stato presentato il percorso e si sono individuati i cittadini che svolgeranno la funzione di portavoce di ogni frazione. Il 7 novembre, inoltre, si è svolto il secondo incontro con le Comunelle, durante il quale si è discusso, in presenza di alcuni rappresentanti della Regione, delle azioni da svolgere e delle effettive opportunità che la presenza di una riserva naturale, se gestita in modo corretto, può apportare al territorio.
Adesso si tratta di vedere gli sviluppi di questo processo che, come lo definisce l’assessore comunale di San Dorligo, Laura Stravisi, «è un processo “irreversibile” che difficilmente rimane nei confini della Riserva, nel senso che, una volta dato inizio a un percorso di partecipazione, è naturale che da parte dei cittadini vengano portate alla luce svariate esigenze, che non possono limitarsi a un solo argomento scelto a priori». L’incontro di giovedì intende dunque entrare più nel merito dei progetti, scegliendo il percorso migliore per il prossimo futuro e cercando di coinvolgere il più possibile i cittadini.
s.re.

 

 

Rockwool bocciata dalla Regione Istria

 

POLA Dopo gli ambientalisti e i consigli comunali di Pedena e Chersano, anche la Giunta regionale è scesa in campo contro la contestata fabbrica di lana di roccia della danese Rockwool, costruita a Pedena con un investimento pari a 75 milioni di euro. La struttura, aperta a regime di collaudo due mesi fa è al centro di dure accuse e critiche causa l'inquinamento chiaramente percepibile anche senza gli strumenti. Ieri la Giunta regionale nel corso di una riunione telefonica ha chiesto la sua chiusura fino a che non verranno rispettate le norme ecologiche sia dello stato croato che dell'Unione europea. Inoltre al ministero dell'Ambiente si chiede di procedere alla revisione dello studio d'impatto ambientale della Rockwool. Evidentemente c'è il sospetto che il documento sia stato manipolato. Al ministero dell' Economia invece si chiede di quantificare gli investimenti complessivi nella fabbrica compresi quelli per le infrastrutture.
p.r.

 

 

«Grandi opere: il Wwf fa proposte costruttive» - Replica alle critiche di un lettore che accusava gli ambientalisti di opposizioni preconcette

 

 

Sulle «Segnalazioni» del 12 novembre, il signor Luciano Emili (leggi) accusa «associazioni ambientaliste e comitati vari (ma nomina solo il Wwf) di opporsi a qualsiasi opera, improvvisandosi progettisti e tecnici. Dobbiamo in realtà ringraziarlo, perché la sua lettera ci permette di puntualizzare alcune informazioni, spesso ignote a una parte dell’opinione pubblica. Innanzitutto, il Wwf si è sempre avvalso – nelle proprie azioni – di competenze tecniche e scientifiche, spesso ben superiori a quelle delle «controparti». Prova ne sia che è assai difficile smentire i nostri argomenti, mentre spesso quelli a sostegno dei progetti da noi avversati si rivelano carenti o infondati.
Emili attacca il Wwf a proposito del sincrotrone di Basovizza. Dimentica di dire però, forse perché non lo sa, che non ci siamo mai opposti alla costruzione della «macchina di luce», bensì abbiamo contestato la scelta del sito (in quanto di elevato pregio ambientale), proponendone anche di alternativi in aree di scarso pregio. Nessuno smentì tecnicamente la validità delle alternative da noi proposte. Avevamo anche paventato edificazioni nelle aree circostanti, moltiplicando la distruzione del territorio carsico. Il che si sta puntualmente verificando, con il piano particolareggiato dell’Area science park per la costruzione a Basovizza di svariate decine di migliaia di metri cubi (per edifici che con il sincrotrone non c’entrano nulla) e con il recente accordo di programma, mediante il quale nei pressi si vorrebbe costruire anche la nuova sede della Scuola internazionale di Trieste.
Analogo discorso vale per altri esempi citati da Emili come l’ampliamento del campo di golf di Padriciano e l’intervento di Muja Turistica, i rigassificatori, la baia di Sistiana ecc. Abbiamo sempre prodotto, a sostegno delle nostre critiche e opposizioni, ampia documentazione tecnica e fiori di pareri scientifici (ricordo ad esempio quelli del professor Poldini in merito alla baia di Sistiana), che nessuno è stato capace di smontare e che chiunque può consultare nel sito www.wwf.it/friuliveneziagiulia, oppure visionare rivolgendosi alla nostra sede di Trieste, in via Rittmeyer 6 (e-mail: wwfts@libero.it). L’attacco virulento di Emili sul Corridoio 5 merita qualche parola in più. Perché citare i trafori del Lötschberg e del Gottardo a sostegno del progetto di Rfi per la tripla galleria sotto il Carso, fa un po’ sorridere: una cosa è scavare nel granito, altro è bucare il sottosuolo carsico.
Non noi, ma la Commissione Via del ministero dell’ambiente (e il ministero dei beni culturali) hanno bocciato il progetto di Rfi, stante la mancanza di conoscenze sull’idrologia sotterranea e la concreta probabilità di distruggere uno straordinario patrimonio geo-speleologico, senza neppure la certezza di poter effettivamente realizzare l’opera, per l’enorme incertezza sulla fattibilità – e sui costi – di un’opera del genere. Non mi dilungo sulle tante altre considerazioni possibili, non certo irrilevanti, come quelle sui costi astronomici della Tav (Rfi non sa spiegare come mai in Italia un km di linea ad alta velocità costi 4 volte di più rispetto a Francia o Spagna), o sull’effettiva necessità di costruire linee per treni passeggeri da 300 km/h, quando la priorità dichiarata è quella di aumentare il traffico merci su rotaia rispetto alla gomma, mentre le linee attuali sono utilizzate per meno della metà della capacità massima.
Sinceramente, analizzando con scrupolo (come noi, a differenza di altri, facciamo sempre) progetti e studi presentati a supporto della Tav, dei rigassificatori, ecc., abbiamo trovato abbondanti esempi di pressappochismo e arroganza, ma nessuna traccia dell’«ingegno di professionisti capaci e motivati», nel quale tanto confida il signor Emili. Ancor meno ne abbiamo trovate nei discorsi dei politici e dei lobbysti che propugnano tali opere. In fondo è soprattutto una questione di cultura: c’è chi si affida al metodo dell’analisi critica, e chi invece preferisce fare atto di fede nella saggezza dei tecnici-sapienti (e dei loro committenti), cioè nel principio di autorità. Probabilmente perché così evita la fatica di pensare con la propria testa.
Dario Predonzan - responsabile settore territorio WWF Friuli Venezia Giulia

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 20 novembre 2007 

 

 

Ferriera, entro 15 giorni il sì della Regione. Domani corteo di protesta

 

Non ancora fissata la data precisa per il via libera definitivo all’Autorizzazione integrata ambientale. Assemblea pubblica a Chiarbola

È atteso entro i prossimi 15 giorni, anche se non risulta ancora ufficialmente calendarizzato, il pronunciamento della Giunta regionale sull’ok ambientale alla Ferriera di Servola. Spetta infatti all’esecutivo guidato da Illy - con il provvedimento finale a cura di Pierpaolo Gubertini, responsabile del settore tutela dall’inquinamento della Direzione regionale ambiente - deliberare o meno l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) successiva alla pre-autorizzazione sancita giovedì da un verbale firmato da Regione, Provincia, Arpa, Azienda sanitaria ma non dal Comune di Trieste.
Il provvedimento prevede la prosecuzione delle attività dello stabilimento per altri sei anni con prescrizioni antinquinamento più rigide rispetto al piano presentato dalla Lucchini. «La Giunta si pronuncerà presumibilmente questa settimana, al massimo la prossima», ha confermato in serata l’assessore regionale al lavoro Roberto Cosolini.
Ieri, intanto, oltre settecento persone - informa un comunicato - hanno partecipato all’assemblea pubblica organizzata al Palasport di Chiarbola dal Circolo Miani, dal comitato Servola respira, dal comitato La tua Muggia e dal coordinamento dei Comitati di quartiere. La manifestazione è stata promossa, spiega Ferrucco Diminich per il Circolo Miani, «per protestare contro la volontà della Regione e della Provincia di concedere l’Aia alla Ferriera, nonostante il permanere e l’aggravarsi del devastante inquinamento emesso dallo stabilimento».
Nel corso dell’assemblea è stato deciso, spiega ancora Diminich, «di avviare una ricerca epidemiologica dal basso, curata da alcuni medici volontari, nella popolazione che abita le aree di Muggia e Trieste dove vivono 60mila persone, in modo da verificare i dani alla salute acusati dalle sostanze tossiche che escono dalla Ferreira». Alla fine l’assemblea ha deciso di organizzare per domani, alle 17.30, con partenza da sotto il municipio in piazza dell’Unità, un corteo che, passando per piazza della Borsa, Corso Italia, piazza Goldoni e via Carducci, si concluderà in piazza Oberdan davanti alla Regione. A quell’ora sarà in corso una seduta del Consiglio regionale.

 

 

Aperto il cantiere Tamoil a Barcola

 

Il cantiere adesso è realtà. Ieri a Barcola è stata recintata l’ampia area all’intero della quale, nell’arco dei prossimi sei mesi, dovrebbe sorgere il distributore di carburanti della Tamoil spa. I primi curiosi hanno già cominciato a sbirciare oltre i divisori, ma c’è ancora poco da vedere. I lavori veri e propri cominceranno nei prossimi giorni. Per l’intanto è possibile farsi una precisa idea della dimensione della nuova struttura di viale Miramare 233. La concessione riguarda un’area di 869 metri quadrati, stabilita il 23 dicembre 2005, decisamente vasta. In precedenza, in quel giardinetto operavano quattro impianti, ma la trasformazione della categoria di «area verde pubblico attrezzato di interesse collettivo» in «area per servizi stradali» ha permesso l’avvio del progetto della Tamoil spa. Il nuovo impianto rispecchierà la fisionomia delle più recenti stazioni di servizio sorte in città: si tratta di strutture grandi, polivalenti, destinate ad accogliere contemporaneamente decine di automobili.

 

 

Ambientalisti a difesa dell’Adriatico  - Il Coordinamento dei Verdi chiede alla Regione istriana la chiusura della Rockwool

 

POLA Il Coordinamento del Foro verde dell'Alpe Adria riunito a Pola ha richiamato l'attenzione su un nuovo pericolo per la situazione ecologica dell'Adriatico. E cioé sul deposito in mare nel Meridione italiano di rifiuti tossici ad opera della criminalità organizzata che guadagnerebbe attraverso questa operazione miliardi di euro. Contro questa nuova emergenza, è stato detto, occorre un’unione di forze e intenti per la salvaguardia del bacino mediterraneo. Nell’ottica della tutela ecologica e' stata appoggiata l'attivazione della fascia ittico ecologica del mare da parte dell’Adriatico. Il Coordinamento del Foro verde associa gli ambientalisti di Italia, Slovenia, Austria e Croazia. Si è parlato nell’occasione anche della questione della fabbrica di lana di roccia della danese Rockwool a Pedena. A causa delle emissioni inquinanti della fabbrica, ha osservato il Coordinamento, la vita della popolazione locale è diventata un incubo. Responsabile del via libera all’impianto viene indicato dai verdi delle due sponde il presidente della Regione Ivan Nino Jakovcic.

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 17 novembre 2007 

 

 

Lucchini: per la Ferriera spesi 11 milioni  - Per ottenere l’autorizzazione ambientale il gruppo siderurgico sarà tenuto a rispettare una serie di obblighi

 

Tra le prescrizioni quella di installare una nuova cappa e irrorare strade e piazzali

Sostituire le porte dei forni. Rifare le carpenterie. Installare una nuova cappa di aspirazione. Irrorare a pioggia con comando automatico strade e piazzali. È il compito della Ferriera per avere l’Aia.

Benché abbia suscitato scandalo il rinvio dei termini a livello nazionale per le procedure relative all’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) alle aziende potenzialmente inquinanti, a Trieste come s’è visto l’altro giorno i tempi si sono rappresi e la Ferriera è ora in attesa che la Giunta regionale formalizzi o meno la firma apposta da tutti gli enti, meno che dal Comune. Intanto in Provincia scoppia la contestazione politica del centrodestra contro l’assessore Ondina Barduzzi (che risponde), Rifondazione interroga l’assessore regionale, e il consigliere regionale dei Verdi commenta: «Documenti dicono che c’è ben altro da bonificare a Servola...».
Ma quali sono le prescrizioni che all’azienda sono state consegnate, come accettazione e come integrazione del piano antinquinamento presentato dalla Lucchini stessa ai fini dell’ottenimento dell’Aia? Monitoraggio costante dei camini, monitoraggio degli ambienti interni, irrorazione a pioggia telecomandata da un sistema sensibile alle condizioni atmosferiche di strade e piazze, un nuovo impianto di captazione delle polveri, il rifacimento della torre di spegnimento del coke, la messa a punto del sistema di captazione e abbattimento dei fumi e altro.
La stessa Lucchini ne dà informazione aggiungendo: «Tra gli interventi già previsti e i nuovi che sono stati aggiunti in sede di istruttoria Aia il costo complessivo per l’azienda raggiunge quasi gli 11 milioni di euro per il triennio 2006-2008». Dice la Lucchini: «Non è un traguardo ma un punto di partenza che dà nuovi stimoli a proseguire sulla strada intrapresa, non priva di difficoltà, per un miglioramento costante degli impianti e della compatibilità ambientale». Se l’azienda non accettasse quanto deliberato dalla Regione, andrebbe da sola - questo il commento dei tecnici - verso il rischio di chiusura.
Non si è dato per soddisfatto il Comune, che ha negato il consenso, né si dà per soddisfatto il verde Metz: «Dove si parla dei rifiuti? E dello sversamento di oli esausti? E dei liquami in mare? E dell’impianto ecologico interno che non funziona? Ci sono materiali d’avanzo che si buttano sopra il fossile prima che entri in cokeria, e tutto va a bruciare... Lo posso dire - prosegue Metz - perché ho i documenti, e come me li hanno i sindacati, e dunque l’azienda, dubito siano ignoti agli organi preposti alla sorveglianza cui tutto questo ho già notificato». Metz dice che la partita non è chiusa, «né tecnicamente né politicamente» e critica le Rsu «che ricattano i colleghi: se riveli, se denunci, perdiamo il posto».
Atmosfera non meno lieta in Provincia, dove il centrodestra con Grizon ha nuovamente chiesto le dimissioni di Barduzzi, che risponde: «L’Aia è un atto burocratico dovuto, se vuoi chiudere la fabbrica devi fare altri passi, accanirsi contro di me è solo spostare il problema: che al posto di Barduzzi venga un altro, le leggi non cambiano, piuttosto - prosegue l’assessore - perché se la pigliano con me che ho la delega per la Ferriera da gennaio 2007, e non guardano a quanto hanno fatto loro stessi fino a oggi?». Barduzzi precisa che tutta la materia tecnica uscita dalla Conferenza dei servizi ricalca le prescrizioni che Marco Boscolo, l’ingegnere consulente della Procura, aveva consegnato al pm Frezza all’ora del dissequestro dopo il «caso diossina». Stesso consulente, dunque, per enti e magistratura.
«Il Pd rinnega la mozione Grizon - protesta il consigliere ex Ds Marisa Skerk -, e appoggia il lavoro dell’assessore: la conferenza dei servizi ha deciso di non chiudere la Ferriera, ma di prescrivere controlli e misure più severe. Della salute pubblica - conclude Skerk - è però responsabile sempre il sindaco, che da anni fa proclami senza decidere niente». Tra i non contenti anche Igor Kocijancic (Rifondazione), che citando i dati di inquinamento, anche quelli del Cigra, interroga l’assessore Moretton per sapere «in base a quali garanzie fornite dalla proprietà la Giunta intende autorizzare l’azienda fino al 2014» e per avere «pubblica e comprensibile informazione circa i dati ambientali».

Gabriella Ziani

 

 

Bonifica Acquario, la Regione dà 500mila euro - Entro il 2009 una spiaggia pubblica con ciotoli da Porto San Rocco a Punta Olmi

 

Il contributo servirà al Comune per integrare il piano di caratterizzazione della zona. Nesladek: «È il primo passo concreto»

MUGGIA La Regione erogherà al Comune di Muggia quasi 500 mila euro per l’integrazione del piano di caratterizzazione del terrapieno inquinato di Acquario, sul lungomare. Intanto forse già entro il 2009 sarà realizzata una spiaggia pubblica con ciottoli da Porto San Rocco a Punta Olmi, ma solo dopo che quel tratto sarà liberato dai vincoli del Sito inquinato nazionale. «Dopo un lungo periodo di inerzia – dice il sindaco Nerio Nesladek - è il primo passo concreto verso la soluzione della vicenda».
Un primo piano di caratterizzazione del terrapieno, con decine di prelievi e carotaggi, a terra e a mare, era stato fatto già nel 2004 dalla stessa società Acquario assieme a Porto San Rocco. E aveva portato anche alla conferenza dei servizi tra enti, che però non aveva condotto ad una bonifica del terrapieno, essendo in corso un processo in tribunale. Grazie a questo finanziamento regionale, approvato ieri dalla giunta regionale, in base al Dpr 132 di quest’anno, il Comune potrà dunque continuare il percorso, con nuovi prelievi e carotaggi, e disporre una iniziale messa in sicurezza di emergenza. «Lo abbiamo richiesto – così Nesladek - per poter integrare il piano di caratterizzazione già esistente, che risale a tre anni fa. Riteniamo che le cose possano essere cambiate da allora e che forse c’è stata una attenuazione dell’inquinamento grazie a fenomeni naturali.
Con le nuove analisi avremo un quadro migliore della distribuzione di eventuali inquinanti, e la bonifica potrebbe essere più ridotta di quanto previsto all’inizio». Il sindaco precisa: «Il Comune si avvale di strumenti legislativi messi a disposizione dalla Regione, e si è fatto parte diligente e proattiva per rispondere ai residenti e porre fine all’inquinamento, recuperando quell’area. Restano ferme le responsabilità di chi ha inquinato e di chi lo ha permesso, i quali alla fine pagheranno». Per il piano di caratterizzazione, il sindaco auspica di continuare la collaborazione con gli esperti del Cigra dell’Università di Trieste. Per la fase successiva di bonifica, si continua a pensare a metodi di fitodepurazione (con piante che assorbono gli inquinanti) o altri sistemi più «tradizionali», a seconda della gravità dell’inquinamento.
Ma il terrapieno non è l’unica area inquinata sul litorale muggesano. La planimetria della parte a mare del Sito inquinato di interesse nazionale (il Sin), infatti, comprende anche il tratto di costa che da dopo Porto San Rocco va fino a Punta Olmi. E per quell’area il Comune ha in mente di realizzare un ripascimento dell’arenile (in base ad un progetto donato dall’Università), in modo da creare, con il versamento di ciottoli, un spiaggia pubblica. «L’inserimento di quel tratto nel Sin, gesto che definisco un po’ arbitrario, blocca ogni intervento – dice Nesladek -. È in corso la trattativa per arrivare all’accordo di programma tra enti per bonificare il Sin, ed ho ottenuto la promessa che la caratterizzazione e l’eventuale bonifica degli arenili ad uso pubblico (come il nostro) siano considerate prioritarie nel cronoprogramma generale. In questo modo posso pensare che entro un anno e mezzo, al massimo, l’area sarà libera dai vincoli del Sin, e poi nei successivi sei o sette mesi si potrà realizzare la spiaggia. Non un nuovo terrapieno, per intenderci, ma un allargamento della spiaggia con ciottoli, ad un costo sostenibile, e ad uso della collettività».

Sergio Rebelli

 

 

Vertice sul tracciato della Tav: rimangono due alternative

 

TRIESTE Continua l’accelerazione delle consultazioni tra la Regione e gli enti territoriali per definire il percorso della Tav nel territorio della Bassa Friulana. Dopo gli ultimi incontri le ipotesi di progetto in campo sono rimaste soltanto due. È ipotizzabile dunque che entro la fine dell’anno si giunga a una soluzione che metta d’accordo le esigenze progettuali, della direttrice verso Est della linea ferroviaria, con i problemi sollevati dalle amministrazioni locali.
«Le 15 alternative a suo tempo individuate dal Comitato dei Tecnici per la realizzazione della ferrovia Av/Ac nel Cervignanese - spiega l’assessore Lodovico Sonego - si sono ridotte a due dopo un lungo e proficuo lavoro, tecnico e politico, che ha visto impegnati i sindaci, il presidente della Provincia Marzio Strassoldo, la Regione, Rete Ferroviaria Italiana».
La dichiarazione arriva al termine al termine della riunione con gli enti locali svoltasi ieri al municipio a Cervignano.
«I sindaci - secondo l’assessore - hanno pubblicamente apprezzato riconoscendo che si stanno affrontando i problemi della nuova ferrovia che attraverserà la Bassa Friulana sulla base di un confronto aperto e di un dialogo utile.
Per il 10 e il 17 di dicembre sono previsti due ulteriori incontri che serviranno a scegliere, fra le due alternative di tracciato residue, quale sarà la soluzione definitiva e condivisa. Gli incontri saranno impiegati anche per iniziare a trattare il tema della minimizzazione dell'impatto ambientale e paesaggistico.
«La Regione - ha dichiarato l’assessore ai Trasporti e alle infrastrutture Lodovico Sonego - intende agire con grande rigore e senza sconti perché non desidera consentire schifezze come quelle della Torino-Novara».

 

 

ISTRIA - Caso Rockwool: il Consiglio comunale vuole fermare gli impianti di Pedena

 

La città di Albona contro l’inquinamento prodotto dalla fabbrica. Problemi respiratori per gli abitanti Inquinamento sul quale hanno più volte richiamato l'attenzione gli ambientalisti e gli abitanti della zona. Questa volta però, come detto, è sceso decisamente in campo anche il Consiglio comunale che ha invitato la Rockwool a interrompere la produzione fino a che non sarà elaborato un nuovo studio d'impatto ambientale.
La relativa conclusione è stata votata all'unanimità. La drastica richiesta viene motivata con il degrado dell'ambiente da due mesi a questa parte, cioè da quando è iniziata la produzione a regime di collaudo.
Non servono gli strumenti per accertare l'alto tasso di inquinamento, è stato detto, sono sufficienti gli organi sensoriali dell'uomo.
Come emerso durante il dibattito, oltre all'intenso fumo che esce dalla ciminiera, la gente dell'area si lamenta dei forti odori e delle irritazioni all'apparato respiratorio che a lungo andare potrebbero causare danni irreparabili alla salute.
Il presidente del Consiglio comunale Livio Svic ha dichiarato che il potere locale non ha la competenze per chiudere la fabbrica però il suo parere è vincolante sul rilascio del permesso di agibilità e di altre licenze di cui la Rockwool avrà bisogno.
Ha lanciato quindi un chiaro messaggio-ricatto alla direzione della fabbrica. Come dire: o vi decidete una buona volta a rispettare alla lettera gli standard ecologici previsti dalla legge oppure vi faremo chiudere baracca.
Da notare che anche l'ex sindaco Branko Ruzic si è schierato dalla parte dei contestatori dopo aver perso la poltrona in seguito alle forti critiche per aver agevolato lo sbarco della Rockwool a Pedena.
La conclusione del Consiglio comunale è stata inviata al ministero per la Tutela dell'ambiente e ad altri fori competenti.
p. r.

 

 

Abitare a Servola

 

Vorrei rispondere alla lettera del signor Valerio Staccioli di giovedì 1 novembre, riguardo al corteo della Ferriera. Ho partecipato anch’io alla manifestazione e quando l’operaio della fabbrica ha preso la parola, cominciando a parlare del loro futuro, lo abbiamo applaudito perché anche noi condividevamo il loro disagio. Se i politici non tutelano la salute (compresa la loro), figuriamoci il lavoro! Ma ad un certo punto ha cominciato a dire che noi di Servola le case le abbiamo pagate poco. Ed è qui che è scoppiata la nostra amarezza. Mi chiedo chi regali qualcosa. Chi possedeva le vecchie case le ha ristrutturate (e malta e mattoni costano per tutti uguale). Chi come me ha comperato la casa in zona la sta ancora pagando con il mutuo e, l’assicuro, non è poco. I prezzi della zona di Servola e delle zone limitrofe sono allineati al mercato di qualsiasi altro rione di periferia. In più le nostre care istituzioni si sono ben guardate dal dirci che la zona non era solo imbrattata (un po’ di polvere non ci spaventa), ma altamente inquinata (ricordo che nel 1995 nei corsi di formazione per i neoassunti in Ferriera, insegnavano ai lavoratori che il fumo che fuoriusciva dallo stabilimento era solo vapore acqueo). Quasi un aerosol. Stiamo vivendo un’altra Marghera e come sempre i pochi ricchi e le amministrazioni non pagheranno, ma ci penseranno tutti i poveri a pagare le conseguenze con la propria vita.
Maura Sergon

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 16 novembre 2007 

 

 

Via libera all’ok ambientale alla Ferriera per 6 anni con più controlli. Il Comune è contrario

 

La pre-autorizzazione con il sì di Regione, Provincia, Arpa e Azienda sanitaria. Bucci abbandona l’aula Sette ore di conclave senza pranzo né merenda e alla fine la Ferriera di Servola ottiene una pre-Autorizzazione integrata ambientale (Aia) con un verbale firmato da Regione, Provincia, Arpa, Azienda sanitaria. Non dal Comune di Trieste. La ottiene per un tempo più lungo dell’ordinario, cioé per sei anni. Con prescrizioni, cioé l’ordine di ulteriori aggiustamenti antinquinamento rispetto al piano presentato dalla Lucchini (che però non sono noti).
È tutto top secret quanto avvenuto ieri alla Direzione regionale ambiente, tranne un fatto non certo di poca rilevanza: il Comune ha confermato il suo parere negativo, al momento della firma l’assessore Maurizio Bucci è uscito dalla sala, e dunque come prevede la legge ora l’autorizzazione vera e propria verrà concessa o meno (sulla base di questi ampi atti d’istruttoria) direttamente dalla Giunta regionale, e il provvedimento finale sarà a cura di Pierpaolo Gubertini, responsabile del settore tutela dall’inquinamento della Direzione regionale ambiente, il quale lo conformerà a quanto deliberato in sede di Giunta. Indicativamente, è stato detto, ci vorranno alcune settimane per le decisioni dell’esecutivo, e altrettanto per la redazione della carta ufficiale.
La Conferenza dei servizi si è aperta alle 9.30 del mattino. Si è conclusa alle 16.30. Dirigenti regionali (assente l’assessore Gianfranco Moretton), Arpa, Azienda sanitaria, Provincia, sono scesi quasi tutti per ingurgitare in fretta due calorie e un caffè. Perché immediatamente dopo si sono riseduti allo stesso tavolo fino a sera: quello «di crisi», per commentare i lavori del mattino. I sindacati si sono seccati: «Megariunioni continue, ma carenti di informazione». Né hanno saputo che cosa la Lucchini dovrà fare o non fare per inquinare meno. Luca Visentini (Uil) ha preteso dati sull’ambiente certi e comprensibili, «altrimenti questo tavolo a che cosa serve?». Franco Belci (Cgil): «Finché non abbiamo i dati sulle analisi dell’aria, e nessuno ancora ci ha consegnato un solo documento, a quel tavolo non sediamo più».
I giornalisti sono stati esclusi. In tutti i casi si è saputo che la Regione ha chiarito come spetti ora alla Giunta l’ultima parola, che ad autorizzazione concessa vi sarà un monitoraggio delle emissioni della Ferriera ancora più severo e con possibilità di revoca dell’Aia. E’ intervenuto anche l’assessore Bussani di Muggia, esigendo che il suo Comune sia coinvolto, poiché l’aria della Ferriera si convoglia sulla cittadina dove non per niente c’è una centralina apposita. Spesso con polveri oltre i limiti. Il direttore regionale Ambiente, Roberto Della Torre, che conduceva le sessioni di lavoro, si è scusato e ha promesso. Lo stesso Della Torre ha anche specificato che la Regione è responsabile dell’osservanza delle leggi, ma non della salute dei cittadini che è materia per Azienda sanitaria e Comune. In mattinata l’assessore provinciale Ondina Barduzzi aveva sottolineato che il sindaco, ancorché in totale disaccordo con l’Aia, conserva sempre il potere d’azione in difesa della salute pubblica. Ma Bucci ha replicato secco: «Se dovrà agire lo farà, ma contestualmente farà anche causa alla Regione per omissione di atti d’ufficio».
Bucci afferma che il ministero dell’Ambiente è perfettamente in linea con le posizioni del Municipio, e cioé contrario ad autorizzare in presenza di inquinamento. E Dipiazza commenta: «Stiamo sbagliando, ma adesso ai cittadini risponderà chi mette la propria firma. Aspetto le brume di novembre e i nuovi dati dell’aria, poi non avrò pietà per nessuno. Qualcuno ha letto che a Trieste c’è il 30 per cento in più di malattie respiratorie gravi? Non vuole riflettere? Speriamo che l’Aia contenga vincoli importanti per la Ferriera, ma prevedo che nei prossimi anni la risposta sarà sempre quella: ’’Stiamo lavorando, stiamo modificando...’’. Oggi non si è risolto alcun problema dei cittadini - chiude Dipiazza -, ma io mica posso incatenarni davanti al Parlamento...».
Chiedere ad Arpa e Azienda sanitaria se è tutto a posto, adesso, è inutile: si mettono la manina sulla bocca. «Non parlo», «non posso». Nessuno parla e può dire su un argomento di cui tutti parlano, né rispondono sull’argomento degli inquinanti in mare e in terra, segnalati proprio dall’Arpa. Ma si è saputo tuttavia che l’Arpa stessa ha prodotto un «piano stralcio» per Trieste sulla qualità dell’aria, con un’azione in sei tempi (completamento in quattro mesi-un anno), che sta per partire un inventario delle emissioni in aria come richiesto dalla Provincia, che probabilmente ci saranno cambiamenti nel numero e nella postazione delle centraline, e che i risultati saranno resi noti anche «cammin facendo».

Gabriella Ziani

 

 

FERRIERA -  opposizione: Claudio Grizon «La Barduzzi si deve dimettere»

 

«Chiediamo all’assessore all’Ambiente Ondina Barduzzi di dimettersi, rimettendo la propria delega al presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat. Assumendo “ad interim” la delega, il presidente potrà finalmente fare chiarezza definitiva sulla posizione dell’ente in merito alla questione Ferriera». È questa la posizione della coalizione di opposizione in seno a Palazzo Galatti, ieri rappresentata in una conferenza stampa sul tema siderurgico dal capogruppo azzurro Claudio Grizon, dal capogruppo Lista di Piazza Paolo De Gavardo, da Marco Vascotto e Arturo Governa, rispettivamente capogruppo e consigliere di Alleanza Nazionale. Per i rappresentanti della Casa delle Libertà l’assessore provinciale all’ambiente non si è mai dimostrato disponibile a dare informazioni e documentazione sulle problematiche relative all’inquinamento dello stabilimento servolano. «Una posizione – ha osservato Claudio Grizon – che oltre a aver lasciato perplessità negli stessi compagni nella coalizione di maggioranza, è stata pubblicamente e negativamente stigmatizzata pure da Alessandro Metz, consigliere dei Verdi». «È evidente – sostiene Marco Vascotto – che il centro sinistra non era in grado di sostenere una discussione sulla Ferriera, e “proteggere” un assessore che nella sostanza appare sfiduciato dalla sua stessa maggioranza». «L’assessore all’ambiente – ha sostenuto Paolo De Gavardo – andrà ancora una volta a contribuire alla risoluzione dei problemi dei proprietari della Ferriera a scapito della salute dei cittadini».
m.l.

 

 

Cementificio nella Bassa L’impresa fa dietrofront e ritira il progetto bis - Lettera a Regione e Comune di Torviscosa

 

TORVISCOSA La Cementi Nord-Est ritira il progetto e l’ipotesi cementificio a Torviscosa salta. Definitivamente? Chissà. Di sicuro, con una lettera inviata a Regione e Comune, l’azienda rende noto che «ha verificato che non sussistono i presupposti per una compiuta valutazione del progetto in mancanza di alcuni elementi di analisi» e «dichiara di ritirare il progetto e chiede conseguentemente la restituzione della documentazione a suo tempo presentata». La lettera è stata letta dal sindaco Roberto Duz durante il consiglio comunale tenutosi ieri sera. Indiscrezioni e voci di corridoio che si erano rincorse nel pomeriggio avevano in qualche modo ipotizzato che l’assise potesse riservare un colpo di scena, ma nessuno si aspettava un simile dietrofront da parte della Cementi Nord Est.
Vicenda quindi da archiviare? Non necessariamente. Lo stesso Duz ha puntualizzato che il ricorso al Tar inerente il primo progetto di cementificio presentato nella scorsa primavera «procede e vedremo come andrà a finire». Poi ha aggiunto: «Noi, coerenti con la nostra posizione iniziale, continuiamo a ritenere che un impianto industriale debba essere compatibile con il contesto ambientale». Mareno Settimo, consigliere di opposizione e referente dei comitati ambientalisti, non si illude e prospetta una chiave di lettura molto prudente: «È chiaro che vogliono attendere le elezioni regionali per poi riproporre un piano che spacceranno per nuovo. In questo momento, all’alba della campagna elettorale, nessuno si assume la responsabilità di appoggiare un progetto fortemente osteggiato dalla cittadinanza».
Nel momento in cui dovesse essere avanzato un nuovo disegno, spetterebbe ai cittadini di Torviscosa emettere la sentenza finale. Infatti, verrebbe indetto un referendum consultivo, strumento che consentirebbe ai cittadini di esprimere il proprio orientamento. Qualora si giungesse a questa ipotesi, il referendum sarebbe ritenuto valido solo se si recasse alle urne il 50% più uno dei cittadini residenti e domiciliati a Torviscosa. Senza il raggiungimento del quorum, non si procederebbe neppure allo spoglio delle schede. Duz ha spiegato: «Il risultato deve essere incontrovertibile e dare un’impronta forte. Dopo quello che è successo nei mesi scorsi non posso permettere che la maggioranza sia in balia del mondo, devono essere i cittadini a decidere. La nostra posizione, che avremmo tenuto anche nel caso in cui fossimo andati al referendum, resta di assoluta equidistanza tra favorevoli e contrari all’insediamento. In ogni caso, l’amministrazione comunale avrebbe garantito la massima diffusione delle informazioni presso i residenti, questa volta».
Giovanni Stocco

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 15 novembre 2007 

 

 

In città 330 morti all’anno per difficoltà respiratorie - Casistica superiore del 30% alla media nazionale

 

Il nome è brutto, del resto la malattia non è da meno: bronco-pneumo-patia cronico-ostruttiva, in sigla Bpco. In sostanza, difficoltà respiratorie e polmonari tanto gravi da rendere difficile una vita normale, e spesse volte necessaria la bombola di ossigeno. In Italia ne soffrono circa quattro milioni di persone. A Trieste il 30 per cento in più della media. Si contano in città 330 morti all’anno per questa patologia. E 200 sono le persone costrette a vivere con l’ossigeno.
Dietro questi seri problemi c’è anche quello psicologico: a una invalidità del 100 per cento non corrispondono attenzioni sociali adeguate. Lo afferma l’Atmar, Associazione triestina malattie respiratorie, nata tre anni fa per «ascoltare i problemi di malati respiratori e fornire sostegno mirato e concreto alle famiglie». Domani alle 17.30, nella sala convegni della Friulia in via Locchi 19/b l’associazione presenterà i risultati di una ricerca di carattere psicologico condotta con pazienti che hanno avuto una diagnosi di Bpco, e con le persone che si occupano di assisterli. Quale relazione c’è - questa la domanda sottesa all’indagine - fra la sofferenza psicologica e il disagio fisico dell’ammalato, e quali sono i riflessi sulla vita lavorativa, in ambito familiare e nella quotidianità più in generale?
«Quello affetto da broncopatia grave - spiega il direttore della Pneumologia di Cattinara, Marco Confalonieri - non è un paziente ben compreso, di tanti altri gravi disagi la collettività è cosciente (i dializzati, i malati di cuore), ma chi soffre di respiro è più nascosto, e quindi più a disagio quando la sua vita lavorativa e sociale è limitata, o quando deve servirsi della bombola d’ossigeno».
Esiste anche l’ossigeno «portatile», lo fornisce l’Azienda sanitaria. Si camuffa in borse e zainetti. «Ma molto spesso la solitudine del paziente fa sì che egli si senta a disagio, che si vergogni di questa condizione, e spesso finisce per non uscire più di casa, e questo ha naturalmente pesanti riflessi anche sulla famiglia, specialmente sul coniuge, e il contesto sociale della persona» racconta Confalonieri.
In Friuli Venezia Giulia sono 2000 i cittadini sottoposti a terapia con l’ossigeno, e a Trieste appunto 200. Ma è la più alta incidenza che si registra nel capoluogo a creare la non felice sorpresa: come mai una città di mare, ben dotata di bora, ha più cittadini con tanti malanni polmonari? E’ forse l’abitudine al fumo, o c’è un inquinamento che incide? «Ci sono fattori genetici - elenca Confalonieri -, cui si sommano quelli ambientali e anche le abitudini di vita, in realtà la ricerca sui motivi non è ancora stata fatta, salvo quella realizzata da Arpa, Azienda sanitaria e Medicina del lavoro che misurava gli effetti dello smog sui ricoveri».
Nelle nostre zone si sommano (e rientrano sempre nella categoria Bpco) anche le gravi conseguenze dell’esposizione ad asbesto e amianto, benché naturalmente e per fortuna restino una porzione marginale rispetto al complesso dei pazienti.
In Italia si registrano circa 8000 decessi all’anno per cause respiratorie, spiega l’associazione, e a Trieste sono 300. Secondo le fonti scientifiche citate dall’Atmar la malattia è destinata ad avere negli anni futuri un’incidenza ancora maggiore: «Attualmente - si dice - già il 14 per cento degli uomini e il 6 per cento delle donne dopo i 45 anni hanno una ostruzione bronchiale cronica moderata o grave, nelle persone oltre i 65 anni la percentuale della forma grave supera il 10 per cento».
g. z.

 

 

La segretaria nazionale Ugl: Ferriera, prioritario tutelare l’ambiente  - Polverini: Ue, opportunità da cogliere

 

Cogliere l’opportunità della prossima caduta dei confini «per rimarcare la vocazione strategica di Trieste quale polo commerciale internazionale». Renata Polverini, segretario nazionale Ugl, ieri in città per un incontro pubblico del suo sindacato, ne ha parlato durante l’incontro con il sindaco Dipiazza. «Abbiamo analizzato le problematiche della città – ha precisato la segretaria dell’Ugl, che ha superato la Uil per numero di iscritti diventando il terzo sindacato del Paese – cominciando dalla Ferriera. Le esigenze di tutela ambientale devono prevalere, anche se non si possono dimenticare il migliaio di addetti che operano diretti o indiretti». Polverini ha poi ricordato che «la popolazione di Trieste è di età media piuttosto elevata perciò in questa città si sono trascurati i giovani, ai quali bisognerebbe dedicare maggiori attenzione e risorse». Passando ai temi nazionali, la segretaria nazionale dell’Ugl ha detto che «l’organizzazione si è mobilitata contro la Finanziaria per le scarse risposte che dà su sicurezza, riduzione delle tasse, emergenza Mezzogiorno e famiglia. Non sono stati mantenuti gli impegni per la riduzione delle tasse per il lavoro dipendente – ha evidenziato – per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego. Questa Finanziaria tradisce il Sud del Paese e dimentica l’infrastruttura principale che serve per rimettere in moto lo sviluppo: la sicurezza, un problema che ormai si fa sentire anche al Nord».
u. s.

 

 

Ferriera, si decide sull’autorizzazione ambientale - Vertice alla direzione regionale con Provincia, Comune, Azienda sanitaria e Arpa

 

Oggi alle 9.30 alla Direzione regionale ambiente si decide se concedere o meno l’Autorizzazione integrata ambientale alla Ferriera di Servola. Attualmente in posizione favorevole si trovano la Regione e la Provincia. Il Comune si ripresenta con il parere negativo già depositato. L’Arpa dovrebbe presentare un progetto di «stralcio» della situazione triestina rispetto al Piano regonale dell’aria, tuttora inesistente, che la scorsa volta aveva ritenuto imprescindibile per poter controllare le reali emissioni della fabbrica. L’Azienda sanitaria è in posizione molto critica, affermando che da quanto presentato dalla Lucchini è difficile dedurre che sarà possibile misurare effettivamente l’inquinamento prodotto, e ha chiesto un monitoraggio severo anche all’interno degli ambienti di lavoro.
Ma su questa riunione pesano anche i dettagli analitici che i vari enti hanno messo su quel tavolo il 30 ottobre, e specialmente quelli dell’Arpa. Lo richiama il consigliere regionale dei Verdi, Alessandro Metz, sulla scorta dei documenti ufficiali prodotti in quella sede: «Qui per l’Aia - afferma - si tengono in preminente considerazione le emissioni in atmosfera, ma la norma sull’autorizzazione richiede misure antinquinamento anche del suolo e dell’acqua».
E a questo proposito Metz cita i documenti agli atti: «L’Arpa ha segnalato che desta particolare preoccupazione il fatto che nell’acqua di falda il benzene supera i limiti anche di tre ordini di grandezza, nei fondali marini il piombo ha superato il limite nel 57 per cento dei campioni, per gli idrocarburi nel 37 per cento», mentre vi è presenza di anche di diossine. Quanto al Sito inquinato di rilevanza nazionale, in cui la Ferriera rientra, ma per il quale ha deciso una bonifica per conto proprio, «nel giugno 2001 fu presentato un piano di caratterizzazione al quale non è mai stato dato un seguito operativo, se non nel 2005, ma solo parzialmente: sulle aree di proprietà e non su quelle demaniali» come ricorda sempre l’Arpa.
Critica anche la gestione dei rifiuti. Lo ha segnalato la Provincia che aveva chiesto delucidazioni sul loro stoccaggio: «Si evidenzia la produzione o giacenza di circa un milione e 120 mila tonnellate di rifiuti senza precisa indicazione di chi siano produttore e detentore». Tutti gli enti sono in possesso di corposi dossier: oggi si vedrà che esito avrà lo’ennesimo summit.

 

 

Bonifiche, accordo nel giro di un mese  - Azzarita (Ezit): «Il 90% delle aziende non pagherà nulla. Inserita l’analisi del rischio»

 

Enti e ministero hanno raggiunto in Regione l’intesa su un testo che ora dovrà essere approvato dai singoli consigli

L’accordo di programma per il Sito inquinato di interesse nazionale può essere firmato nel giro di un mese. Al termine di una lunga riunione nella sede della Regione, presieduta ieri pomeriggio dall’assessore regionale all’Ambiente Gianfranco Moretton, gli enti interessati all’accordo (Regione, Provincia, Comuni di Trieste e Muggia, Autorità portuale ed Ezit) e il direttore generale del ministero dell’Ambiente Gianfranco Mascazzini hanno apportato le ultime modifiche a quello che si avvia ad essere il testo definitivo dell’intesa.
Entro stasera la bozza, con le integrazioni e le specifiche inserite ieri, verrà inviata dal ministero ai vari enti, che avranno due settimane per l’approvazione da parte dei rispettivi organi (Giunta regionale, consiglio provinciale, consigli comunali, consiglio di amministrazione e comitato portuale).
«E’ un accordo molto migliorato rispetto ai testi precedenti – commenta il presidente dell’Ezit, Mauro Azzarita –. Non siamo riusciti a inserire esplicitamente il principio secondo cui chi non inquina non paga, anche se sono richiamate la direttiva comunitaria che esplicita il principio stesso e la legge regionale 15. E’ invece riconosciuta l’applicazione dell’analisi del rischio. Abbiamo comunque ottenuto – precisa – che siano considerate aree pubbliche e inquinate dal pubblico anche tutte quelle che le imprese hanno acquistato dall’Ezit, purchè l’attuale proprietario non inquini».
In base a quest’ultima modifica, secondo una prima stima dell’Ezit il 90% delle imprese presenti del Sito inquinato non dovrà pagare nulla. Pagheranno lo Stato e la Regione, che trasferiranno i fondi all’Ezit, il quale potrà così continuare le caratterizzazioni di tutto il Sito inquinato e partecipare anche alla messa in sicurezza, assumendo un ruolo ancora più centrale nell’intera operazione.
«L’accordo prevede comunque che le imprese possono sveltire i tempi raggiungendo una transazione col ministero – spiega ancora Azzarita – nel senso che il 50% del costo dell’eventuale danno ambientale e della messa in sicurezza sarà coperto dallo stato e il restante 50% dall’azienda, dilazionato in dieci anni senza interessi. A quel punto, non appena l’azienda avrà presentato il piano di bonifica l’area su cui è insediata sarà restituita all’uso industriale».
Soddisfazione anche da parte dell’assessore regionale all’Ambiente, Gianfranco Moretton. «Abbiamo ottenuto tutte le risposte – osserva – ai chiarimenti necessari per arrivare all’approvazione dell’accordo. E’ un accordo importante, perchè fissa regole, tempi e soprattutto il reperimento dei 200 milioni necessari alla messa in sicurezza e alle bonifiche. Spero – aggiunge – di portare il testo in giunta la prossima settimana. Se i vari enti stringono i tempi, si può firmare l’accordo entro l’anno».
Più cauto l’assessore all’Ambiente del Comune di Trieste, Maurizio Bucci. «Tutti gli enti – rileva – si sono mostrati compatti di fronte alle richieste del ministero. Con i chiarimenti ottenuti ci stiamo avvicinando alla stesura finale, che ha preso un indirizzo soddisfaciente. C’è ancora bisogno di qualche modifica – precisa – per disporre di indicazioni più chiare in certi passaggi. Resta aperto, tra l’altro, il problema dell’impresa privata che ha acquistato il terreno da un’altro privato».
Molto soddisfatto, invece, il sindaco di Muggia Nerio Nesladek, che parla di «grande passo in avanti, un grande lavoro da parte di tutti».
Osservando che «si è molto vicini alla soluzione del problema», Nesladek sottolinea che il Comune di Muggia è riuscito a far inserire nel testo, oltre all’interesse per lo sviluppo della zona industriale, il punto che nella caratterizzazione (ed eventuale bonifica) delle zone a mare del sito inquinato sarà data priorità al tratto di costa fra Porto San Rocco e Punta Olmi, in quanto zona destinata a fruizione pubblica.

Giuseppe Palladini

 

 

I commercianti: subito i parcheggi  - Leonori: «È l’unica maniera per sostenere la concorrenza dei centri commerciali»

 

Nel dibattito sulla pedonalizzazione del centro subentra il tema della scarsa ricettività del centro per gli automobilisti

Godina: «In città vige ancora il nosepol, durante la Barcolana nessuno trovava un posto macchina mentre il Porto Vecchio è rimasto ostinatamente vuoto»

Va bene ampliare le aree pedonali, ma c’è qualcosa da fare ancora prima perché altrimenti si rischia di ottenere un pericoloso effetto contrario: bisogna costruire immediatamente nuovi parcheggi, se per quelli sotterranei servono tempi troppo lunghi passare immediatamente alla realizzazione di altri fuori terra, e inoltre diminuire le tariffe dei posti a pagamento oggi esistenti perché il ridotto potere d’acquisto degli stipendi continua a farsi sentire.
Sono queste le richieste che arrivano da commercianti ed esercenti che operano in centrocittà. «Più ampie aree pedonali sono auspicabili perché migliorano la qualità della vita e la città dal punto di vista estetico - sostiene Marino Moretti - è bello vedere gente che sosta sulle panchine e mamme che passeggiano con le carrozzine». Moretti è titolare di un negozio di moda giovane in via Mazzini dove è più acceso il dibattito sull’opportunità o meno di una completa pedonalizzazione. «È un errore però - afferma - credere che la creazione di una zona interdetta ai veicoli significhi automaticamente anche più affari per i negozi. Se la gente non ha soldi in mezzo al traffico, non li ha nemmeno in zona pedonale e allora è necessario aumentare la capacità di spesa dei cittadini».
Non è allineato con le statistiche che rilevano famiglie che tagliano le spese e negozi in perdita di clienti, Gabriele Leonori titolare di un negozio di intimo e articoli per la casa di via San Spiridione che registra semmai un aumento degli affari, ma segnala comunque la necessità di nuovi parcheggi nelle immediate vicinanze del centro. «Solo in questo modo - sostiene - i negozi del centrocittà potranno sostenere anche in futuro la forte concorrenza dei centri commerciali che hanno il vantaggio di mettere a disposizione dei clienti i parcheggi all’interno della medesima struttura».
Per costruire i parcheggi sotterranei però ci vogliono molti anni e nel frattempo i piccoli negozi rischiano di essere già falliti. «Lo si vede - denuncia Roberto Rosini, vicepresidente dei dettaglianti - da quanto sta accadendo per il decantato parcheggio sotto il colle di San Giusto. Da anni poteva essere realizzato un bel parcheggio nella struttura dell’ex cinema Filodrammatico e non si è fatto nulla. Bisogna individuare altri stabili e partire com’è stato fatto recentemente in via San Francesco».
«La pedonalizzazione va bene quando non intacca arterie stretegiche di scorrimento - rileva Sergio Godina uno dei principali commercianti triestini - quindi no a un corso Italia proibito alle macchine. Per il resto si può ampliare se parcheggi sono disponibili. Noi registriamo un successo della formula in base alla quale con un acquisto anche minimo rimborsiamo un’ora di parcheggio al ParkSi di Foro Ulpiano. Ma a Trieste - conclude Godina - il nosepol comanda ancora: durante la Barcolana nessuno trovava un parcheggio e il Porto Vecchio era vuoto».
Infine i locali pubblici. «Più zone pedonali - commenta Beniamino Nobile, presidente Fipe - significa più tavolini all’aperto che per i locali sono come una quinta stagione da aggiungere all’incasso di un anno. Oltre a fare i parcheggi però bisognerebbe ridurre i prezzi di quelli che ci sono: in città vicine per sostare si spende molto di meno».

Silvio Maranzana

 

 

Rovis: «Rifare piazza della Borsa e Ponterosso già nel 2008» - L’assessore invita a dribblare il limite del piano del traffico che non arriva

 

Le elezioni regionali si avvicinano e nella maggioranza di centrodestra in molti lo sostengono: non è ancora il momento di mettere mano al piano del traffico, la cui bozza di Roberto Camus risale peraltro a inizio 2005. Ma se il commercio continua a invocare l’ampliamento delle aree pedonali, una soluzione esiste: anche senza considerare il piano «ci sono interventi puntuali da attuare per estendere la pedonalità di alcune aree». La proposta arriva dall’assessore forzista Paolo Rovis: «Sarebbe bene che le riqualificazioni delle piazze Ponterosso e Borsa fossero inserite già nel piano comunale delle opere 2008. Si potrebbe anche chiudere via Genova nel tratto fra le vie Roma e San Spiridione, per creare un unico collegamento pedonale con la successiva area Genova-San Lazzaro. E poi - aggiunge Rovis - in via Battisti i posti auto andrebbero resi paralleli alla carreggiata per recuperare ampio spazio fra negozi e traffico».
Posizione simile a Rovis sostiene il capogruppo della Lista Dipiazza Maurizio Ferrara, da sempre «sfavorevole a un piano così impattante» come quello di Camus: «Si potrebbe portare avanti la valorizzazione dell’asse piazza Libertà-via Trento e oltre fino a piazza Hortis». E il forzista Piero Camber, a commento di Rovis, aggiunge che «il via a piazza della Borsa potrebbe essere già inserito nella variazione al bilancio di quest’anno». La riqualificazione comporterà «matematicamente» la chiusura di via Einaudi: ma non è chiaro - aggiunge Camber - come la viabilità dell’area verrà risolta. Il sindaco Dipiazza ha annunciato di volere «sperimentare» una soluzione mirata a chiudere piazza della Borsa fino a via Roma, da dove le auto si immetterebbero in corso Italia dopo avere percorso, dalle Rive, il tratto via Mazzini-via Roma.
Si torna così al piano del traffico. E Alessia Rosolen, da An, lo ribadisce: «Condivido ciò che ha detto l’assessore Bucci: importante e apprezzabile è prendere una decisione, regionali o non regionali in vista, perché questo vivere nel limbo non accontenta nessuno». Ciò detto, l’attacco a Bucci è netto: «Forse, se avesse lavorato a ulteriori modifiche al documento anziché al tunnel di corso Italia, avrebbe qualche elemento da portare alla discussione. L’assessore ci dica esattamente a che punto siamo. Di certo il piano non se lo farà da solo, visto che il consiglio comunale ha competenza sul tema». E infine, «An - così Rosolen - ribadisce il suo no alla chiusura al traffico di corso Italia per la conformazione stessa della città, ma dice un sì convinto al piano del traffico e alla pedonalizzazione. Non possiamo rimanere silenti davanti agli appelli del mondo del commercio e ai numeri drammatici in termini di chiusura delle attività. Attorno a corso Italia e via Carducci ci sono aree da pedonalizzare».
Il diessino Fabio Omero non respinge le pedonalizzazioni ma avverte: «Attenti a pensare solo ad alcune categorie, come i commercianti, e non a disabili o anziani, persone cioè che devono essere messe in condizione di accedere a uffici e abitazioni». Quanto ai centri commerciali all’aperto, «il Comune - aggiunge Omero - non ha nemmeno posizionato un cartello che indichi la presenza dell’antico ghetto dietro piazza Unità». E il Cittadino Roberto Decarli sottolinea come «questa maggioranza non ha il coraggio di amministrare la città».
p.b.

 

 

Ue, 60 milioni per la Trieste-Divaccia  - All’Italia andranno 5,7 miliardi. Barrot conferma il piano della Torino-Lione

 

La proposta della Commissione europea per la ripartizione dei finanziamenti per le reti transeuropee è pronta

BRUXELLES La proposta della Commisione europea per la ripartizione dei finanziamenti per le reti transeuropee è ormai pronta. Su un pacchetto complessivo pari a 5,7 miliardi, all'Italia dovrebbe andare oltre un miliardo di euro, la fetta più grossa tra quelle che saranno assegnate da Bruxelles ai vari richiedenti. Il commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot, si avvia così a mantenere quanto promesso più volte. «L'Italia sarà tra i paesi che saranno serviti meglio e questo perchè bisogna assicurare l'attraversamento delle Alpi», aveva ripetuto il commissario solo pochi giorni fa nel corso di un incontro organizzato dall'ambasciata italiana in Belgio. Per la Torino-Lione l'Italia potrà contare sui due terzi di un pacchetto complessivo di circa 670 milioni da dividere con la Francia; per il Brennero dovrebbero arrivare 400 milioni, mentre la stessa cifra dovrebbe andare all'Austria. Barrot ha sempre sostenuto che la priorità dell'Unione è quella di sostenere le opere a carattere transfrontaliero (cofinanziamento Ue fino ad un massimo del 30% del costo dell'opera) ed in questo quadro al pacchetto di fondi destinati all'Italia si aggiungerebbero anche 60 milioni per la Trieste-Divaccia. Per il Terzo valico sulla direttrice Genova-Rotterdam si profila invece l'inserimento tra quelle opere a cui non sono assegnati finanziamenti.
La lista dei progetti ammissibili dovrebbe essere accompagnata da una seconda con i progetti non ammessi al finanziamento perchè non rispettano i criteri previsti e da una terza in cui sono inseriti quei progetti che, pur potenzialmente finanziabili, restano fuori per mancanza di fondi.
Le cifre, sulle quali la Commissione mantiene tuttora il più stretto riserbo, sono ormai state messe nero su bianco dai tecnici e saranno ufficializzate dallo stesso Jacques Barrot mercoledì prossimo, 21 novembre, nel corso del suo intervento in Commissione trasporti del Parlamento europeo. Successivamente le proposte messe a punto da Bruxelles saranno esaminate dal comitato Ten, dove sono rappresentati gli Stati membri, nel corso di una riunione che si dovrebbe tenere entro fine mese.
Le prime indiscrezioni sono state intanto giudicate «credibili» dal presidente della commissione trasporti dell'Europarlamento, Paolo Costa. «Ai progetti transfrontalieri Ten-T di interesse italiano (Torino-Lione; Verona-Monaco di Baviera; Ronchi sud-Trieste-Divaccia) sarebbe riservato quasi un quarto dei fondi di cofinanziamento europeo.

 

 

In arrivo 140 milioni di euro per nuove strade  - Infrastrutture in primo piano nella manovra. Al sistema universitario vanno 29 milioni. Incentivi alla raccolta differenziata

 

Sonego: «Saranno disponibili dal 2009». Per la rete ex Anas stanziati 45 milioni

TRIESTE Ci sono gli incentivi ai comuni più virtuosi nella raccolta differenziata dei rifiuti che vengono ceduti alle Province. E ci sono 45 milioni di euro per la nuova spa che, dal 1. gennaio, dovrà gestire le strade ex Anas. Ci sono 29 milioni, in vent’anni, per il sistema universitario. E 140 in quattro anni per viabilità e banda larga.
Eppure, nonostante valga più di 5 miliardi di euro, la Finanziaria 2008 - la prima che segue la riforma della contabilità imposta da Riccardo Illy - è la più esile che il palazzo di piazza Oberdan ricordi: diventa, già nel nome, una legge strumentale; conta su soli sei articoli che occupano poche pagine e cancella le poste con «nome e cognome». L’articolo più robusto, già approvato da sindaci e presidenti di Provincia, è proprio il primo: quello sulle autonomie locali che riserva il 9% di compartecipazioni in più a Comuni, Province e Comunità montane. Il secondo articolo, su salute e protezione sociale, riscrive invece le regole del fondo agevolativo per le strutture destinate a servizi socio-educativi o socio-sanitari per anziani e disabili, stanziando 10 milioni di euro.
Il terzo articolo, su progettazioni, tutela dell’ambiente, edilizia e trasporti, affida alle Province il «premio» a misura di ambiente: i comuni in cui la raccolta differenziata supera il 40% dei rifiuti urbani raccolti si vedono riconoscere un incentivo che varia da un euro a cinque euro per abitante. Un euro va ai comuni che non superano il 50% di raccolta differenziata e cinque a quelli che sfondano l’80%. A disposizione, per ora, 200 mila euro. L’articolo quarto, su istruzione, cultura e sport, prevede un intervento straordinario di 240 mila euro per la socializzazione degli alunni delle scuole dell’infanzia e primarie della Carnia, mentre l’articolo quinto, su formazione, lavoro, università e attività produttive, investe l’Agenzia Turismo Fvg del compito di promuovere i prodotti agroalimentari e garantisce 29 milioni di euro di contributi pluriennali per la realizzazione di opere e interventi edilizi «finalizzati al potenziamento del sistema universitario, dell’alta formazione e della ricerca scientifica». L’articolo sesto, su norme intersettoriali e contabili, autorizza infine un progetto di dismissione di beni regionali, blinda la benzina regionale e destina 100 mila euro all’Anci.
Le infrastrutture, tema caro alla giunta, occupano un capitolo a parte: «Abbiamo destinato 140 milioni per nuove strade e banda larga» annuncia Lodovico Sonego. Ma quei 140 milioni, cui si aggiungono «45 per Fvg strade spa e 4,8 per la ferrovia Udine-Cividale», sono disponibili solo a partire dal 2009: «Parliamo di opere che vanno programmate per tempo. E quindi abbiamo stanziato le risorse in modo che siano spendibili nel momento giusto» afferma l’assessore. Aggiungendo però che la delibera d’impegno, con l’elenco dei beneficiari, «verrà approvata entro fine legislatura».
Adesso, sebbene manchi ancora il passaggio finale al tavolo della concertazione dopo quello di ieri mirato su agricoltura, edilizia e ambiente, la parola passa al consiglio: la sessione di bilancio si apre il 28 novembre in commissione. Il 21 dicembre, a meno di imprevisti, il voto finale in aula.
r.g.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 14 novembre 2007 

 

 

I commercianti: rilanciare le aree pedonali - Marchetti (Coop): puntiamo anche sui negozi di quartiere. Cobez: troppi gli ipercentri

 

Opinioni unanimi sulla validità dei progetti per le zone chiuse al traffico. Rigutti: «C’è bisogno di chiarezza su dove intervenire»

«Sono già eccessive le attuali due sedi della grande distribuzione»

Il commercio triestino paga la presenza di un numero già eccessivo di centri commerciali per il suo territorio e la partenza ritardata delle opere di abbellimento del centro cittadino. Ma il rilancio può effettivamente passare attraverso la valorizzazione e la pedonalizzazione delle aree urbane. Questi, in sintesi, i pensieri dell’universo degli esercenti locali.
Livio Marchetti, presidente delle Cooperative operaie di Trieste, Istria e Friuli, osserva: «Guardiamo con favore alla pedonalizzazione e agli accordi fra commercianti nelle aree urbane, come mezzi per attrarre i cittadini in centro. Il discorso legato all’insediamento dei grandi centri commerciali, invece, non è positivo dal punto di vista economico per quanto ci riguarda. Noi siamo più indirizzati a valorizzare i negozi di quartiere. L’ipotesi dei centri commerciali naturali è buona ma bisogna capire se, in merito, economicamente i negozianti possano rispondere in modo adeguato».
Il presidente uscente dell’Associazione commercianti al dettaglio di Trieste e proprietario di un negozio di abbigliamento in pieno centro, Franco Rigutti aggiunge: «In relazione ai progetti sui centri commerciali naturali, c’è bisogno di certezze sulle zone pedonali che verranno create. Notizie sicure su quali saranno, senza alcun suggerimento o prevaricazione da parte nostra, e come si articolerà definitivamente la distribuzione dei parcheggi in città. Ci sono vari imprenditori e commercianti, locali e non, pronti a investire sul territorio, ma prima di farlo vorrebbero conoscere con precisione quale sarà lo scenario della zona dove poi insediarsi. Siamo disposti a collaborare in maniera costruttiva per arrivare alla definizione delle linee guida».
«La nostra è una bella città, in cui si è sempre sostenuto come i negozianti lavorino bene - spiega Guido Cobez, titolare della cartoleria di via Nazionale (esercizio storico, avviato 104 anni fa) a Opicina, una delle aree interessate dai progetti della Confcommercio sui centri commerciali naturali -. Ma adesso si paga la presenza esagerata di strutture della grande distribuzione in una realtà come la nostra: già due, ovvero quelle esistenti, sono troppe, figuriamoci come sarà la situazione alla conclusione dei progetti programmati (il riferimento è a quelli del Silos e al polo Montedoro, Arcobaleno ed ex Aquila nella zona di Muggia, ndr). È una battaglia dei piccoli contro i grandi, già squilibrata in partenza: non si vede un futuro per i nostri figli nelle attività dei negozi di famiglia. Inoltre, l’amministrazione dovrebbe intervenire ancora per rendere le vie del centro un salotto autentico, non solo piazza Unità. La soluzione delle aree urbane gestite assieme fra i commercianti - conclude - è validissima, ma i capitali che noi possiamo mettere sul tavolo sono pochi. Mi pare che ci siano tante buone idee come Centri in via (il nome del progetto iniziale della Confcommercio, ndr), ma queste si arenano».
Interessato dalla prospettiva del centro commerciale naturale potrebbe essere in futuro anche il rione di San Giacomo: «Si garantirebbe un contatto migliore con la clientela - dice Enrico Zuballi, che nel rione gestisce un negozio di articoli sportivi - rispetto ai grandi centri commerciali, dentro i quali si registra una certa freddezza nel rapporto tra venditore e acquirente. Trieste può recuperare il ritardo accumulato grazie anche alla caduta dei confini con la Slovenia: prima era considerata l’appendice dell’Italia, ora ha l’opportunità di essere un punto centrale dell’Europa».
Infine, l’opinione di Cristina De Marchi, titolare di una storica pasticceria in Barriera: «Tutte le promozioni sono ben accette, in riferimento all’idea dei centri commerciali naturali, ma una realtà come la mia va tutelata pure sul piano dell’identità. È importante distinguersi. Forse varrebbe riflettere sul fatto che già gli attuali due centri commerciali sono troppi per una città come Trieste».

Matteo Unterweger

 

 

Bucci: «Auto fuori del centro, è il futuro»  - «È difficile che si torni a parlare del piano del traffico prima delle regionali»

 

L’assessore conferma il suo gradimento per la pedonalizzazione, «chiave di volta per commercio e turismo»

Inutile negarlo, e difatti nemmeno in giunta c’è più chi lo fa: con le regionali alle porte «purtroppo del piano del traffico si tornerà a discutere dopo il giugno 2008», premette l’assessore all’urbanistica Maurizio Bucci. Che però aggiunge subito: «Ne sono fermamente convinto, la gente vuole le pedonalizzazioni. E al contempo le pedonalizzazioni sono una delle chiavi di volta per rivitalizzare il commercio - via San Nicolò lo dimostra - e il turismo, per riqualificare la città stessa. Il futuro è questo, e mi batterò per attuarlo».
Avanti tutta con la chiusura al traffico di vaste porzioni del «salotto buono», dunque. In questo senso, Bucci spezza un’ultima lancia a favore dell’abortita idea del tunnel sotto corso Italia, che non ha raccolto molti favori né tra i politici né nell’opinione pubblica: «Sarebbe stata la soluzione ideale per salvare capra e cavoli, le esigenze del traffico e quelle dei pedoni e, su un fronte politico, anche la sensibilità di An che vuole mantenere il corso aperto alle auto». Ma tant’è: superata la boa del voto regionale, sarà il momento di assumere le «grandi decisioni». Quel momento che «sta maturando, e nel quale spero» di non restare solo, dice l’assessore.
Del resto, a dare manforte a Bucci è il collega forzista di giunta Paolo Rovis, titolare della delega al commercio e totalmente allineato - lui che per primo nel 2005 lanciò l’ipotesi di corso Italia pedonale - sulla necessità di chiudere aree centrali alle auto: per la vivibilità, ma anche per dare ossigeno al commercio. Certo le dichiarazioni sinora sono rimaste tali. Anche Rovis lo deve riconoscere: «Manca la svolta». E però, aggiunge, «sinora il Comune ha fatto molto: 40 milioni di euro dal 2001 in qua spesi per ripavimentazioni, dal Viale XX Settembre a piazza Verdi e a piazza tra i Rivi di Roiano; e 12 milioni per l’illuminazione pubblica».
Insomma, annota Bucci, varato anche il piano parcheggi - indispensabile perché «la pedonalizzazione deve viaggiare di pari passo con i servizi», verrà il momento di dovere scegliere. Ma quando? I tempi non si profilano brevi. Perché «sindaco e giunta vogliono attendere di vedere gli effetti della Grande viabilità prima di intervenire con il nuovo piano del traffico», ribadisce Rovis. E la Grande viabilità sarà completata solo nell’ottobre 2008. «Ma intanto si potrebbero comunque ampliare alcune aree pedonali», propone Rovis. Ipotesi che però Bucci giudica difficile da percorrere: «Qui si tratta di intervenire sui grandi assi di scorrimento del centro, non possiamo farlo a spot».
E intanto, i comitati per la pedonalizzazione di via Mazzini e di corso Italia continuano a perseguire i propri obiettivi. «Ma il discorso - dice il presidente del comitato del corso, Pierguido Collino, che aveva sostenuto l’idea del tunnel - non deve limitarsi a comprendere una sola via: gli antagonismi tra aree sono assurdi, la valorizzazione va perseguita per tutto il centro storico». A una condizione, però: che non manchino i collegamenti pubblici. «Non penso ad autobus, ma a delle navette elettriche» meno impattanti dei bus e che comunque consentano di vivere l’area.
Per il comitato di via Mazzini, invece, Paola Gaggi non ha dubbi: «Il tunnel non avrebbe risolto granché, oltre a essere molto costoso. Resta un fatto: nella zona pedonale il commercio lavora di più». C’è un fatto però che Gaggi sottolinea: «Quello della pedonalizzazione sarà un lavoro molto lungo. Resto convinta che gli stessi cittadini non siano pronti per una cosa del genere». L’assessore Bucci, come detto, è di parere contrario, e anzi - per restare in tema di regionali - «secondo me la gente ti premia anche per le decisioni che assumi. Il piano del traffico però - chiude - non posso certo farmelo da solo».

 

 

Centro commerciale naturale: i quattro progetti esistenti per ora sono ipotesi sulla carta - Dopo Barriera, Muggia, Opicina e S. Giacomo

 

Un’idea lanciata due anni fa, ma un iter che sta andando avanti a rilento a causa sostanzialmente della mancanza di certezze assolute sulla disponibilità di fondi per l’avvio esecutivo dei progetti. I centri commerciali naturali o «all’aperto» destinati (secondo gli esperti del settore) a rilanciare il commercio cittadino, convivendo con la grande distribuzione ma differenziando da questa la propria offerta, sono ad oggi ancora esclusivamente delle ipotesi sulla carta.
A livello operativo, infatti, solamente il piano per la zona di Barriera è pronto e attende di diventare esecutivo. Da mesi è chiuso nei cassetti della Confcommerio di Trieste e aspetta il via libera. «Nel frattempo, Terziaria Trieste, Centro di assistenza alle imprese del terziario della stessa Confcommercio, si è aggiudicato il finanziamento complessivo di circa 200mila euro dalla Regione per la realizzazione di tre progetti del genere su altrettante aree. A Muggia, Opicina e San Giacomo. Il prodotto finale sarà cartaceo, ribadisco che si parla dunque solo di progettazione», a puntualizzare la questione è il direttore generale della Confcommercio provinciale, Pietro Farina.
Per rendere tangibile il tutto, infatti, «bisognerà aspettare la conferma dell’arrivo attraverso l’ente regionale dei fondi comunitari 2007-2013 a favore di questi interventi - continua Farina -, un tipo di finanziamento previsto da un’apposita legge per la valorizzazione dei centri urbani e che non riguarda interventi strutturali come la pedonalizzazione di aree o simili, che spettano direttamente agli enti pubblici locali, ma semplicemente sostiene l’avvio di operazioni promozionali e collettive fra i vari esercizi delle zone interessate. Riguarderebbe, ad esempio, l’uniformità della gestione dell’immagine, la stesura di calendari relativi a eventi promozionali e ancora l’acquisto della segnaletica indicativa dei vari esercizi e della loro offerta. Si tratta di contribuiti, finiti i quali toccherebbe poi ai commercianti finanziare le proprie promozioni. Non è certo, però, che siano stanziati, anche se le indicazioni in merito sembrano piuttosto chiare verso una soluzione positiva. Ipotizzando, il primo progetto presumibilmente potrebbe concretarsi nel 2008. È possibile si tratti di giugno, ma è più probabile che avvenga in autunno».
Quanto all’idea relativa all’introduzione di una figura manageriale unica che sappia gestire le iniziative comuni di un’area del centro, Farina osserva: «Il modello a cui ci si riferisce è tipico dei paesi anglosassoni o scandinavi, ma noi come Confcommercio non ambiamo a questo tipo di figura perché non possiamo portare avanti un progetto che comporti un costo certo del genere. Siamo un’associazione di categoria e dobbiamo tutelare i nostri affiliati. Qualora gli stessi commercianti dovessero rilevare una fonte di ritorno economico sicura nell’impiego di un manager, allora credo che sarebbero i primi a proporlo e sostenerlo».
ma. un.

 

 

Confartigianato: «Bonifiche, un passo in avanti ma non completo»

 

Il presidente Bruni e il vice Rovis intervengono sull’ultima versione della bozza di accordo. La Camera di commercio protesta per essere stata esclusa dai recenti incontri

La Confartigianato accoglie con soddisfazione, ma solo in parte, l’ultima bozza dell’accordo di programma sulle bonifiche, pervenuta ai vertici dell’associazione venerdì scorso.
Il neo presidente Dario Bruni, affiancato dalla giunta appena nominata, definisce «un punto di forza» dell’ipotesi di accordo il fatto che le imprese che hanno acquistato un terreno o un capannone dall’ente pubblico non dovranno sopportare alcun onere per caratterizzazioni e bonifiche.
Allo stesso tempo Bruni contesta la suddivisione fra «imprenditori di serie A e di serie B», nel senso che lo stesso testo prevede che coloro che hanno acquistato aree o edifici da privati debbano farsi carico della caratterizzazione e della messa in sicurezza. «Non è giusto – rimarca – che si addebitino tali costi a chi non ha inquinato e ha l’unica colpa di aver acquisto un terreno, per creare un’azienda, prima che venisse perimetrato il sito inquinato».
Di passi in avanti con l’ultima bozza parla anche il vicepresidente di Confartigianato Paolo Rovis, che entrando nei dettagli cita il punto 15 dell’articolo 5, dove si legge che «l’ente pubblico titolare di aree incluse nel sito di interesse nazionale attua la messa in sicurezza e bonifica delle acque di falda e dei suoli delle proprie aree, ivi comprese quelle già alienate dall’ente medesimo il cui inquinamento non sia riconducibile all’attività produttiva del soggetto attualmente titolare dell’area».
«E’ un passo in avanti, ma non un passo completo», aggiunge Rovis, spiegando che l’articolo 14, in merito ai benefici per i privati che aderiscono all’accordo, dove si parla di «concorrere pro quota agli oneri progettuali, di investimento e gestione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica delle acque di falda, in ragione della superficie delle aree di ciascun soggetto», crea «una sorta di equivoco, mantenendo la spada di Damocle sulla testa di aziende non colpevoli dell’inquinamento».
Quanto al principio del «chi non ha inquinato non paga», sul cui rispetto Confartigianato ha insistito in più occasioni, citando in particolare la direttiva comunitaria 2004/35/CE Rovis riconosce che la direttiva stessa è richiamata nella parte iniziale dell’accordo ma sottolinea che il concetto non è inserito in modo chiaro nell’articolato. «Gli enti locali – ricorda il vicepresidente di Confartigianato – hanno fatto fronte compatto nel ribadire il concetto della direttiva. E’ una battaglia – aggiunge – a difesa di 350 aziende che sono il nerbo dell’economia provinciale».
Sempre con riguardo all’ultima bozza dell’accordo, nei giorni scorsi il testo è giunto anche ad Assindustria. Fra i destinatari non c’è stata invece la Camera di commercio, cosa che ha innescato la protesta del presidente. «Ho scritto al ministero dell’Ambiente e alla Regione – spiega Paoletti – chiedendo il motivo per cui il nostro ente non è stato invitato alle ultime riunioni, dopo che da anni ci occupiamo della questione bonifiche, attraverso apposite strutture e appositi tavoli con le associazioni di categoria. Aspetto una risposta».

Giuseppe Palladini

 

 

Rifiuti, Duino boccia il porta a porta  - Il Comune vuole incrementare la raccolta differenziata ma con cassonetti

 

Sulla decisione in controtendenza rispetto ad altri enti avrebbe pesato la tormentata esperienza di Monfalcone

Il sistema del territorio limitrofo ha avuto ripercussioni: perdita di 20mila euro. Saranno potenziate le piazzole ecologiche e acquistati nuovi contenitori

DUINO AURISINA Duino Aurisina non «cederà alla tentazione» del porta a porta.
Diversamente dalle scelte effettuate da altri Comuni della provincia di Trieste, come San Dorligo della Valle o dai confinanti Comuni del mandamento monfalconese, la raccolta delle immondizie, pur restando differenziata passerà per l'utilizzo pubblico dei cassonetti. Resta tuttavia l'obiettivo, molto ambizioso, di abbassare del 20% entro il 2008 la quantità di rifiuti «indifferenziati» e quindi da destinare all'inceneritore. Questo il progetto e questi gli intendimenti dell'assessore ai Lavori pubblici di Duino Aurisina Andrea Humar, reso noto nei giorni scorsi nell'ambito di un incontro sul tema rifiuti organizzato dall'associazione Ambiente è Vita. La scelta del contrastato porta a porta di Monfalcone - che ha causato non pochi disservizi e un forte aumento dei costi anche a carico di Duino Aurisina, perché molte persone del mandamento scaricano i rifiuti indifferenziati nei bottini lungo la strada costiera e a San Giovanni di Duino, causando un aggravio dei costi per l'amministrazione del territorio, quantificato in circa 20mila euro - non ha contagiato Duino Aurisina. Che invece prosegue nella propria politica, iniziata da alcuni anni, di promuovere sì la raccolta differenziata ma utilizzando i normali cassonetti già differenziati lungo le strade e nelle aree ecologiche.
All'inizio del prossimo anno, l'amministrazione comunale acquisterà - come già annunciato - una serie di nuovi contenitori per la raccolta del verde risultato di sfalci e potature e anche sulla base delle segnalazioni dei cittadini provvederà a razionalizzare il posizionamento delle aree di raccolta, le attuali piazzole ecologiche. Duino Aurisina non intende avviare la raccolta porta a porta, come avviene nei Comuni del mandamento monfalconese ma punta, con una campagna di sensibilizzazione rivolta ai cittadini, ad aumentare la quota di rifiuti destinati al reciclo - ovvero plastica, carta, metalli, rifiuto umido e vetro - pro capite, diminuendo così quella indifferenziata che, destinata all'inceneritore, costa molto all'amministrazione.
«Il nostro progetto - ha dichiarato l'assessore Humar - delinea una chiara strada da percorrere, che non è quella della raccolta porta a porta e si allontana dalla strada scelta da Monfalcone e San Dorligo della Valle: porteremo avanti un progetto di aumento della differenziazione dei rifiuti senza portarlo all’esasperazione conciliando recupero dei rifiuti, una buona qualità del servizio e a una buona situazione igienico sanitaria». Tra i progetti che si pensa di avviare a breve, anche l'introduzione di uno sconto per i cittadini che avviano progetti di compostaggio, ovvero di reciclo autonomo dell'umido per concimazione nel proprio giardino.
fr. c.

 

 

Eni: il prezzo del gas aumenterà. Rischi energetici per l’Italia - Parlano Scaroni e Medvedev (Gazprom)

 

Patrimonio personale di 2 miliardi. È già entrato nella classifica della rivista Forbes

ROMA Il prezzo del gas è destinato ad aumentare nel giro di sei mesi, sulla scia lunga delle quotazioni del greggio, mentre l'Europa - e con lei l'Italia - è sempre più fragile ed esposta al rischio di una carenza del combustibile che alimenta impianti elettrici, riscaldamento, industrie.
È lo scenario tratteggiato oggi al congresso mondiale dell'energia dal numero uno dell'Eni, Paolo Scaroni. Il vice presidente di Gazprom, Alexander Medvedev, gli ha dato man forte, mettendo in campo anche il tema della separazione delle reti e prospettando, su questo fronte, nuovi rischi per il Vecchio Continente.
La chiave del problema l'ha riassunta bene il commissario europeo all'Energia, Andris Piebalgs: è l'eccessiva dipendenza dalle importazioni di gas, che si traduce, sottolinea Piebalgs, in una «eccessiva dipendenza dalla volatilità del prezzo del petrolio», schizzato verso i cento dollari per «motivi non ancora chiari». Le due variabili sono legate, e con una tempistica abbastanza prevedibile, secondo Scaroni, «i prezzi del gas cresceranno nei prossimi sei mesi», ha prospettato oggi l'a.d. dell'Eni. Una preoccupazione per i consumatori, a cui se ne aggiungono altre di più ampia portata, che investono l'Europa, sempre più esposta al «rischio di una carenza gas nel prossimo futuro. Gas significa luce, riscaldamento, produzione industriale - sintetizza Scaroni - Restare senza è un rischio che non ci possiamo permettere». Di più. Se questo rischio oggi esiste, è anche perchè l'Ue ha avuto una «visione limitata»: attenta al «dettaglio delle regole di funzionamento del mercato interno», ma ha perso di vista le «minacce esterne».
Una chiave di lettura che ha notevoli punti di contatto con quella espressa da Gazprom, partner forte dell'Eni. Il vice presidente del colosso russo del gas, Alexander Medvedev, non ha fatto mistero di essere preoccupato di fronte alle proposte dell'Ue per separare la proprietà delle reti di trasporto, cioè i gasdotti, dalle società che forniscono il gas. Questa strada, secondo Medvedev, è poco «compatibile con le regole del mercato» e percorrerla produrrà ripercussioni «negative per la sicurezza europea in campo energetico». Parole forti da parte di uno dei principali fornitore di gas per i paesi dell'Unione, un soggetto che continua a guardare con forte interesse alle società energetiche italiane per «incentivare accordi», come ha confermato ieri Medvedev, citando Enel, Edison e anche Terna. Con Eni, il rapporto è consolidato da tempo. E proprio cogliendo l'occasione del forum in corso a Roma, il ministro dell'energia russo, Victor Khristenko, ha prospettato la possibilità di un ingresso del cane a sei zampe nel capitale di Gazprom. Ma oggi Scaroni ha frenato: «Il tema - si è limitato a dire - non è all'ordine del giorno».

 

 

ISTRIA - Richiesta di danni alla Rockwool

 

ALBONA Un’altra denuncia degli ambientalisti per inquinamento contro la fabbrica di lana di roccia della Rockwool a Pedena. Sotto accusa «intense emissioni di fumo e odore sgradevole» in seguito alle quali gli abitanti della zona hanno chiesto aiuto al 112. Intanto alcuni cittadini hanno annunciato che intendono citare la Rockwool in tribunale per chiedere il risarcimento dei danni visto che, questa la motivazione, la qualità della vita è notevolmente peggiorata

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 13 novembre 2007 

 

 

Incontro pubblico sulla Ferriera di Servola  - Il Circolo Miani: «Il problema dell’inquinamento dell’aria va affrontato anche a Muggia»

 

MUGGIA Il Circolo Miani, il Coordinamento dei Comitati di quartiere, Servola Respira e La tua Muggia hanno organizzato ieri a Muggia un incontro pubblico per parlare dei problemi dell’inquinamento e della Ferriera. La sede scelta non è casuale. All’incontro infatti è stato rimarcato che Muggia, assieme ad Aquilinia, è con Servola la realtà più a rischio per la salute collettiva. Ma solo di recente si è parlato anche di Muggia nel trattare la tematica degli inquinamenti dell’aria, comprovati da analisi scientifiche svolte da vari soggetti e su cui si è già espressa anche l’Azienda sanitaria. L’argomento era stato toccato anche dal sindaco muggesano Nesladek in Consiglio comunale, la settimana scorsa.
Un inquinamento a Muggia di cui, è stato detto ieri alla Sala Millo, «si sapeva e si sarebbe dovuto parlare già tempo fa», vista la vicinanza geografica con Trieste e con gli impianti ora sotto accusa, ma sul quale si sarebbe mantenuto un silenzio che ieri è stato duramente criticato. «Un problema che non si limita a polveri da ripulire dalle auto e dai davanzali - è stato rilevato alla riunione - ma che ha anche ripercussioni sulla salute. Le amministrazioni sono rimaste senza fare nulla per quasi 10 anni, nonostante i fatti fossero noti da tempo».
Critiche sono state rivolte anche allo stesso sindaco di Muggia Nesladek, «reo», secondo i promotori dell’assemblea di ieri, di avere ammesso di avere letto solo ora i dati dell’inquinamento in città.

 

 

San Giacomo, pista ciclabile finita nel 2008  - Nei primi mesi del prossimo anno sarà realizzata la passerella metallica in via dell’Istria

 

Anche se in ritardo proseguono i lavori per il completamento della via che porterà fino a Muggia e alla Slovenia

Nei primi mesi del 2008 la pista ciclabile che dal centro di Trieste porterà in futuro fino alla Slovenia avrà un impulso determinante. La passerella metallica sopra via dell’Istria, a San Giacomo, per permettere il passaggio della pista ciclabile, verrà infatti realizzata entro i primi mesi del prossimo anno. La notizia arriva dall’assessore provinciale ai Lavori pubblici, Mauro Tommasini, il quale segue in prima persona lo sviluppo del percorso che da San Giacomo si snoderà, lungo il tracciato della ferrovia Campo Marzio – Erpelle, fino a Draga Sant’Elia. Inoltre prende sempre più corpo la possibilità di collegare la pista con la Slovenia attraverso Muggia, progetto che verrà messo a punto in un secondo momento, quando le principali strutture della ciclabile saranno finalmente realizzate, a cominciare appunto dal cavalcavia.
Se le tabelle di marcia saranno rispettate le fondamenta del cavalcavia di via dell’Istria verranno realizzate tra dicembre e gennaio. Contemporaneamente sarà assemblato il ponte che, una volta posizionato, sostituirà quello esistente. La struttura, lunga in totale circa 160 metri, sarà composta interamente d’acciaio inossidabile, per ridurre i costi di manutenzione.
Nelle ultime settimane sono stati completati il tratto che va da Campanelle a Sant’Anna, fino all’incrocio tra via Costalunga e via Naldini e quello che collega la zona di Raute con Cattinara. In questi due segmenti il percorso è stato completamente asfaltato ed è stata installata l’illuminazione pubblica. Una volta completata la passatoia verrà ultimata anche la parte della pista tra le vie Ponziana e Orlandini, che sarà, così, collegata al resto del tracciato.
«I lavori proseguono – dichiara Tommasini – e ci stiamo impegnando per concludere l’opera nel minor tempo possibile. La costruzione della pista ha permesso di realizzare anche opere collaterali, che porteranno sicuramente benefici ai residenti. All’inizio del 2008 ci occuperemo della posa del cavalcavia e del cantiere nelle vicinanze dell’ospedale infantile Burlo Garofolo. Una volta terminato l’intero il percorso ci impegneremo per firmare un’intesa con il Comune di Muggia di modo da estenderlo fino alla Slovenia, con la quale saranno caduti i confini».
Al momento l’ostacolo maggiore per il completamento della pista ciclabile è la presenza sul tracciato di un deposito privato, del quale l’amministrazione provinciale vuole lo spostamento.
«Sulla questione sono stati presi provvedimenti di tipo legale, dato che sull’area esiste un problema di titolarità – dice Tommasini -. Ritengo, però, che la controversia sarà risolta in breve tempo e così potremo concludere definitivamente l’opera».
Per nulla soddisfatto dell’andamento dei cantieri Francesco Battaglia, coordinatore urbanistico della Quinta circoscrizione, che sottolinea l’importanza di una maggiore collaborazione tra il parlamentino e la Provincia.
«I lavori avrebbero dovuto essere già conclusi – dice -. L’informazione e il coinvolgimento delle altre istituzioni nella realizzazione della pista ciclabile sono inesistenti. Il progetto darà un servizio nuovo ai cittadini, per cui ritengo che i residenti debbano essere tenuti al corrente dello stato di avanzamento dell’opera. Inoltre – conclude Battaglia -, i ritardi subiti dai lavori sono ingiustificati perché il tracciato era noto e i problemi emersi andavano risolti in precedenza».
Il cantiere della pista ciclabile è stato aperto sette anni fa, nel 2000, con la costruzione della prima parte del tracciato, tra San Giuseppe della Chiusa e il confine di Stato. Due anni fa sono stati realizzati il sottopassaggio della strada provinciale 11 «di Prebenico» e un parcheggio in via Gramsci.
All’inizio del percorso ciclabile a San Giacomo è stato, inoltre, costruito un infopoint, all’interno del quale, una volta inaugurata la pista troverà spazio anche un punto di ristoro. Anche qui i tempi per la piena operatività dell’info-point non sono ancora certi.
Mattia Assandri

 

 

Secondo i manager italiani  - «Via nucleare obbligatoria»

 

ROMA L'Italia «non può prescindere dal nucleare». Nè è convinto il presidente dell'Enel Piero Gnudi anche se è costretto a dar ragione al ministro Bersani (nella foto), secondo il quale il nostro Paese «non ha il fisico» per fare una scelta del genere. L'energia nucleare tiene banco alla seconda giornata del Wec, il Congresso Mondiale dell'Energia, che per la prima volta si tiene in Italia. Oltre a Piero Gnudi, a sottolineare l'importanza della scelta sono stati i manager di grandi società italiane: Giuliano Zuccoli, amministratore delegato di Aem e presidente di A2A, la joint venture nata dalla fusione della municipalizzata milanese con la bresciana Asm che si dice pronto a un progetto di fattibiltà. E Umberto Quadrino, ad di Edison che ha sottolineato come non ci possa essere «soluzione al problema dell'energia senza il nucleare» e che dunque è «assolutamente necessario trovare un accordo su questo tema».

 

 

Il destino della Ferriera

 

Mando questa lettera in quanto tutti sono favorevoli a chiudere la Ferriera, noi invece non ne vediamo il bisogno, mio marito lavora nell’indotto. Questo mostro che emette fumi bianchi e rossi, credo sia il primo tifoso della Triestina; il rione è cresciuto attorno a essa, quando degli scellerati hanno dato l’autorizzazione a costruire le case vicino, i fumi già uscivano dal camino.
Ora inquina, bisogna chiuderla. Ma da quante altre cose siamo inquinati? Con il beneplacito dei nostri politici. Esempio: pesce al mercurio, mucche pazze, polli schizofrenici, vino al metanolo e se ne possono elencare molte altre.
Ma quello che mi preme è questo: non si parla tanto della fine di quei 1000 lavoratori, che avranno di sicuro una famiglia, figli, mutui o affitti da onorare. Chi gli assicura di trovare un altro posto? A Trieste non c’è realtà lavorativa, non si trova nell’immediato un lavoro.
Ora chiedo ai nostri cari servolani, a coloro che grazie alla Ferriera ora si godono la pensione: presto è Natale, fate un gesto generoso, accollatevi una famiglia a testa e mantenetela visto che volete portar via il lavoro a queste famiglie.
Ora salute, salute. Ma prima voi dell’inquinamento ve ne infischiavate, bastava lavorare per essere tranquilli economicamente, lavoratori prima, pensionati ora.
L’unica speranza è che si concluda il tutto in maniera positiva per i lavoratori e per la stessa Ferriera, tenendo conto della crisi in atto in tutte le categorie.
Lettera firmata

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 12 novembre 2007

 

 

Sul caso Ferriera  - Oggi il dibattito sulla sfiducia del centrodestra alla Barduzzi

 

Si discuterà nel Consiglio provinciale di questo pomeriggio, con inizio alle 18, la mozione di sfiducia all’assessore all’ambiente Ondina Barduzzi, presentata il 20 ottobre dall’opposizione di centrodestra sul caso Ferriera. La mozione - ricorda in una nota stampa il capogruppo di Alleanza Nazionale Marco Vascotto - è motivata dalla «scarsa incisività del suo operato, tendente a sottovalutare i dati sull’inquinamento prodotto dalla Ferriera, poco collaborativo con le altre istituzioni in vista della chiusura dello stabilimento e già criticato da esponenti anche della sua stessa maggioranza, ad esempio il consigliere regionale dei Verdi Alessandro Metz». Forza Italia, nello spiegare la mozione nei giorni scorsi, aveva ricordato i «20 mila euro» spesi dalla Provincia nel progetto metropolitana leggera, mentre «Barduzzi non ha avuto il tempo per promuovere analisi sul territorio provinciale per misurare le immissioni in atmosfera della Ferriera». Un attacco politico, questo, che il centrodestra intende rivolgere pure alla Regione che sulla Ferriera «ha sempre mantenuto una posizione palesemente ondivaga». «Ho fatto tutto quanto di mia competenza», era stata la replica dell’assessore alla notizia della mozione. «I dati sono pubblici, quando i limiti venivano superati li ho sempre comunicati allo stabilimento e alla Procura».
Nel corso dell’odierna seduta del Consiglio - fa sapere Vascotto - si dicuterà anche di Ogm e del «Giorno della libertà» del 9 novembre, istituito con legge nazionale nel 2005 per ricordare la caduta nell’89 del muro di Berlino.

 

  

Prodi: incentivi per le imprese di energia pulita  - «Razionalizzare i consumi». Protesta di Greenpeace contro il nucleare

 

La proposta è stata lanciata dal premier all'Europa durante l'apertura del ventesimo World Energy Congress

ROMA «Gli incentivi previsti per il consumo dell'energia pulita devono essere estesi anche alle imprese operanti lungo la filiera energetica, senza che questi incentivi vengano classificati come aiuti di stato»: la proposta è stata lanciata all’Europa dal presidente del Consiglio, Romano Prodi, durante l'apertura del ventesimo World Energy Congress. Prodi ha detto che è importante razionalizzare i consumi di energia e puntare sulla ricerca: «Tra poco la domanda indiana e cinese di energia avrà un peso determinante - ha dichiarato Prodi - il problema non è bloccare la domanda ma razionalizzare i consumi e farne un uso ottimale da parte nostra poi ricerca, ricerca, ricerca per nuove energie». Proposta che viene lanciata in un clima poco favorevole sui mercati globali a causa dell’aumento del prezzo del petrolio lanciato verso quota 100 dollari. Secondo Prodi per evitare nuove emergenze bisogna contenere il meccanismo speculativo sulle fonti energetiche: «Sullo squilibrio tra domanda ed offerta -ha detto- si innesta un pericoloso meccanismo speculativo che deve essere fortemente contenuto».
Al forum, in primo piano, anche il tema del nucleare. Proprio durante l'intervento del premier italiano due climbers di Greenpeace si sono calati dal soffitto della sala ed hanno srotolato uno striscione con scritto: «Chiudiamo la follia nucleare. Rivoluzione energetica subitò». Sono intervenute le forze dell'ordine. Gli attivisti di Greenpeace, spiega una nota dell'associazione, sono entrati in azione per ricordare che il nucleare è una falsa soluzione al problema dei cambiamenti climatici. I lunghi tempi di realizzazione delle centrali non permetteranno, infatti, di abbattere le emissioni mondiali di gas serra in tempo, l'uranio è una risorsa molto limitata e i soldi spesi nel nucleare saranno sottratti allo sviluppo delle vere soluzioni: fonti rinnovabili ed efficienza energetica».
Prodi non ha rinunciato a chiarire la sua posizione su questo tema. Per il premier si deve intensificare la ricerca sul carbone pulito, sul nucleare di nuova generazione e sul fotovoltaico: «Oggi più che mai abbiamo bisogno che ricerca scientifica e sviluppo tecnologico offrano soluzioni e diano risposte ai vari problemi che abbiamo di fronte e non solo per colmare i crescenti squilibri tra domanda ed offerta di energia. La tecnologia deve accompagnare e facilitare cambiamenti nello stile di vita e nelle abitudini dei cittadini. La ricerca e l'innovazione ci devono consentire di poter produrre energia in modo più efficiente nella più completa tutela dell'ambiente. Deve quindi essere intensificata la ricerca nel settore del carbone pulito, nel nucleare di nuova generazione e nelle energie rinnovabili e soprattutto sul fotovoltaico. Molti paesi - ha sottolineato Prodi - stanno puntando proprio sulle rinnovabili, ma ingenti investimenti sono necessari se vogliamo che queste nuove fonti raggiungano quote sempre più crescenti dei consumi energetici mondiali».

 

 

Quei «no» preconcetti degli ambientalisti - Secondo un lettore associazioni e movimenti ecologisti frenano lo sviluppo del Paese

Esemplare mania, delle associazioni ambientaliste e comitati vari, d’autopromuoversi e di trovare bello e buono soltanto ciò che da loro promana. Tritano miscele di individualismo e furbizia in modo da apparire all’opinione pubblica paladini e protettori dell’ambiente, anche a costo di costi rilevanti in termini di sviluppo economico del Paese. Quanto costa cedere alla sindrome Banana «Build absolutly nothing anywhere near anything, non costruire assolutamente nulla in nessun posto vicino a niente»?
Per essere presenti nelle scelte s’improvvisano: progettisti, tecnici ecc. senza mai applicare all’argomento, oggetto di studio, la solidità tecnico/scientifica necessaria. La mappa dei no è sterminata, e scoraggia chiunque, pubblico o privato, intenda mettere mano alla costruzione di opere e infrastrutture. Giusto per limitarsi all’orizzonte della nostra città cito: la Grande viabilità, il Corridoio 5, la Baia di Sistiana, i rigassificatori, il campo di golf Trebiciano, Muja Turistica, la limitazione ai traffici navali, Hotel Europa ecc. (è proprio tutto sbagliato?).
Reminescenze ambientali: avvilente è stata la posizione assunta dal Wwf di Trieste in merito al Sincrotrone di Basovizza. Oggi polo scientifico di rilevanza nazionale e «fiore all’occhiello della nostra città» queste cose non andrebbero dimenticate.
In merito all’ Av/Ac (Corridoio 5) s’inventano soluzioni quali il rifacimento delle linee attuali. Il tutto in contrasto con gli indirizzi progettuali delle Rfi. L’alternativa al tunnel, sostenuta dalle associazioni, comporta delle ricadute negative sulla popolazione in termini di: «espropri», «rumore», «frammentazione del Carso» ecc. Espropri: è risaputo che i cittadini del Carso hanno dato già tanto, lascio giudicare gli stessi. Cosa dicono in merito l’on. Stojan Spetic e il segretario Igor Kocjancic? Rumore: si sta delineando come una delle maggiori fonti di disturbo per la nostra società. Scientificamente sono dimostrati gli effetti sulla salute delle persone esposte a livelli di rumore elevati. Il trasporto su rotaia non sfugge a tali criticità (a 100 km/h il livello di rumore si aggira sui 95 dB (A) mentre i valori limite differenziali si applicano se il rumore misurato diurno è superiore ai 50 dB(A)e notturno ai 40dB(A) – Dpcm 14/11/97). Probabilmente molti degli abitanti residenti lungo le linee ferroviarie, in modo particolare nel tratto Aurisina-Trieste, farebbero a meno di tale quotidiano disagio. Ambiente: nelle linee per la Tav normalmente sono installate barriere anti intrusione o fonoassorbenti le quali costituiscono, per la fauna, degli ostacoli insuperabili.
Dopo i trafori del Lotschberg e del San Gottardo di 36,4 e 57 km e relativa stazione di Sedrun posta a ben 800 metri di profondità (asse Ten 24 Genova-Rotterdam) un progetto infrastrutturale che preveda un tunnel in Carso non può certamente preoccupare eccessivamente i progettisti e le imprese. Sorprende però riscontrare tanta credulità nei «miracoli» degli ambientalisti più che nelle capacità dell’ingegno e del lavoro di staff di professionisti capaci e motivati.
Luciano Emili

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 11 novembre 2007 

 

 

Il consigliere dei Verdi interviene sull’autorizzazione alla Ferriera  - Metz: «Serve il piano dell’aria»

 

«Anche se non credo alla possibilità di mettere a norma un impianto obsoleto come quello di Servola, mi preme almeno che gli iter procedurali vengano rispettati rigorosamente. C’è dunque la necessità del piano della qualità dell'aria o di un suo eventuale stralcio per la sola area triestina, e quindi la successiva approvazione del piano da parte degli uffici ministeriali, prima di un possibile rilascio dell'autorizzazione ambientale alla Lucchini spa».
Lo afferma in una nota il consigliere regionale dei verdi Alessandro Metz, il quale afferma poi che la correlazione tra la procedura autorizzativa e la stesura del piano della qualità dell'aria non è di tipo tecnico-legale bensì di carattere tecnico scientifico, e soprattutto pragmatico.
Metz ricorda poi che già nella riunione in Regione del 30 ottobre è stata evidenziata l’urgenza del problema, e cita il verbale della seduta: «L’Arpa chiarisce nelle sue conclusioni che in mancanza del piano regionale di qualità dell'qria non è in grado di valutare se il quadro delle emissioni sia o meno compatibile con il territorio sul quale lo stabilimento si colloca».
Nello stesso verbale Pierpaolo Gubertini, direttore del Servizio tutela da inquinamento ambientale e rappresentante regionale alla conferenza, propone la redazione di un piano stralcio di qualità dell'aria per l'area triestina coinvolta e chiede all'Arpa di presentare nella prossima riunione del 15 novembre una proposta di piano stralcio.

 

 

Ambientalisti e cittadini manifestano chiedendo la chiusura della Rockwool

 

Rimbalzano nei palazzi politici della Contea istriana gli slogan contro la fabbrica di lana di roccia di Pedena

PEDENA Rimbalza a Pola, sede dell’assemblea conteale istriana, e a Pisino, sede della giunta, l’eco della vivace manifestazione di protesta svoltasi ieri a Pedena davanti alla sede della Rockwool. Oltre duecento abitanti della zona di Pedena si sono infatti riuniti attorno alla fabbrica di lana di roccia Rockwool per chiederne la chiusura e lo smantellamento lamentando, con cartelloni e slogan, l’impatto delle attività dello stabilimento sull'ambiente. La struttura, aperta a regime di collaudo neanche due mesi fa, ha dovuto a più riprese interrompere la produzione causa l'emissione di gas inquinanti e il cattivo funzionamento degli strumenti di monitoraggio ecologico.
Il presidente del Partito dei verdi della Croazia Josip Anton Rupnik ha lanciato dure accuse all' amministrazione regionale e soprattutto al suo presidente Ivan Nino Jakovcic «per aver portato in Istria un'industria sporca mosso da interessi personali e non della collettività». Ha quindi lanciato frecciate nei confronti dell'Ufficio dell'amministrazione statale «per aver ignorato la richiesta di referendum sulla fabbrica, richiestav sottoscritta da 6.651 cittadini».
L'architetto Bruno Poropat, ex dietino, da anni impegnato nella salvaguardia dell'ambiente, ha richiamato l'attenzione dei manifestanti e dei cittadini della zona su presunte gravi violazioni nel percorso burocratico che hanno portato all'apertura della fabbrica. «Lo studio di impatto ambientale - ha accusato - è stato manomesso e anche la licenza edilizia è stata concessa in base a documenti manipolati». Ha poi concluso affermando che «l'Istria e' la nostra terra e non vogliamo andarcene a causa di questa fabbrica».
Vjeran Pirsic dell'associazione «Eko Kvarner» si è detto costernato per il fatto che la più fertile vallata istriana sia stata sacrificata all'industria. «I progetti di rilancio dell'agriturismo e della produzione di alimenti biologicamente sani sono falliti - ha detto - con pesanti danni economici per la gente che si è indebitata per realizzarli».
Al comizio si sono visti sventolare striscioni con slogan del tipo «Rockwool go home!», e «Toscana=Istria-Cernobyl» con riferimento, quest’ultimo, al fatto che l’Istria avrebbe un futuro degno di regioni apprezzate in tutto il mondo per l’ambiente e i prodotti agricoli, quali la Toscana, se non venisse rovinata dagli insediamenti industriali».
La manifestazione è stata disertata dagli altri esponenti politici. La Rockwool è attualmente di verifiche e controlli da parte dell'Agenzia statale per la competitività di mercato per presunte violazioni della legge sugli incentivi di stato. Stando agli ambientalisti la fabbrica avrebbe beneficiato di 17 milioni di euro quali contributi e di altre infrastrutture date senza contropartita.
p.r.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 10 novembre 2007 

 

 

Sito inquinato, via libera della Regione all’Ezit per il piano di caratterizzazione: 1,343 milioni

 

Via libera dalla Regione alla copertura finanziaria necessaria ad attuare la caratterizzazione di parte delle aree pubbliche e di quelle inquinate dal settore pubblico nella Valle delle Noghere e nell’alveo del Rio Ospo.
Si tratta della conferma di un trasferimento legato alla «delegazione amministrativa», che è già stato inserito nei giorni scorsi fra le entrate del bilancio di previsione 2008-2010 dell’Ezit. Ieri, infatti, la giunta Illy ha approvato su proposta del vicepresidente Moretton la delibera che autorizza la spesa «per attività previste dal piano di caratterizzazione» per un importo di un milione e 343mila euro.
Tali risorse derivano proprio dall’incarico complessivo per l’attuazione del piano di caratterizzazione affidato dalla Regione all’Ezit. Secondo il decreto, l’ente presieduto da Mauro Azzarita deve avviare entro 12 mesi le procedure per attivare le operazioni previste dal piano nelle aree pubbliche e in quelle inquinate dal pubblico alle Noghere, mentre il termine per l’attuazione è fissato in 36 mesi.
Ma i tempi potrebbero ridursi, come ha lasciato intendere di recente Azzarita. Del resto la caratterizzazione delle aree di proprietà dell’Ezit alle Noghere (450 mila metri quadri), iniziata in primavera, si è conclusa nei giorni scorsi, con due mesi di anticipo sulle previsioni.

 

 

Bucci: «Nessuna autorizzazione alla Ferriera che inquina» - Il Comune aveva chiesto la sospensione dell’attività

 

«Potremo dare un parere positivo sull’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale per la Ferriera di Servola, solo se la fabbrica, dopo aver sospeso l’attività per interrompere il flusso di inquinanti, e dopo aver nel frattempo realizzato tutte le misure necessarie a non produrne di ulteriore, riprenderà a funzionare in modo accettabile, ma siccome questo non sta avvenendo, il nostro parere non cambia e se ci sarà un voto in sede di conferenza dei servizi esso resterà negativo». Lo conferma l’assessore all’Ambiente Maurizio Bucci, all’indomani del «tavolo di crisi» in cui la Regione ha fatto chiaramente intendere che l’autorizzazione è la via prescelta per instradare l’azienda su un assetto ambientale corretto, riservandosi (come da legge) azioni di verifica costante, e dopo aver scartato - su parere dell’avvocatura - l’ostacolo costituito dall’assenza di un «piano dell’aria».
Consenso a questa posizione è venuto dalla Provincia e anche dalla Cgil: il sindacato ha ipotizzato che il Comune possa modificare il proprio parere sulla scorta di questi indirizzi. Ma così non è. In sede di voto l’amministrazione comunale si manterrà in posizione con le stesse motivazioni già depositate: «Si basavano - afferma Bucci - non sull’ostacolo del piano dell’aria, bensì sulla presenza di inquinamento: la conferenza dei servizi sull’Aia si è riunita più volte, in un arco di tempo molto lungo, nessuna modifica è stata fatta intanto dalla Lucchini, che anzi ha impugnato le ordinanze del sindaco così affermando che non accetta di calare l’inquinamento, e dunque non vedo che cosa sia cambiato da indurci a modificare la nostra posizione, se avesse accettato di sospendere l’attività per mettersi in regola le cose sarebbero state diverse».
Quando anche un solo ente con diretta competenza sul territorio vota «no» all’interno della conferenza dei servizi per l’Aia la materia passa al voto della sola Giunta regionale: «La Regione - prosegue Bucci - ragiona così: inquina pure, tanto hai degli anni per metterti in regola, e questa è una valutazione politica, è una scelta della Giunta regionale, noi continueremo a richiamarci alle leggi vigenti, che certo non mancano, e non daremo cambiali in bianco di fronte a conclamato inquinamento, cosa che la legge stessa sull’Aia impedisce di fare».
g. z.

 

 

Lega Nord: «Necessario chiudere la Ferriera»

 

MUGGIA La Lega Nord di Muggia si appella al sindaco Nesladek per la tutela della salute dei muggesani, «eliminando totalmente le cause che minacciano al salute dei cittadini». Tullio Pantaleo, esponente locale del Carroccio, si riferisce alla presenza di sostanze inquinanti nell’aria, comprovata da studi biologici, di cui aveva dato notizia il sindaco nei giorni scorsi. E aggiunge: «Perché la centralina di analisi dell’aria, che segnalava notoriamente già nel 2001 sostanze inquinanti, è stata spostata in una zona che è sterrata e ventilata? Perché non riposizionarla là dov’era un tempo?». Pantaleo non usa mezze parole e rivolgendosi anche al sindaco di Trieste chiede «la chiusura della Ferriera di Servola. Gli operai – aggiunge – potrebbero essere reimpiegati nei nuovi centri commerciali in via di completamento proprio a Muggia».
s. re.

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 9 novembre 2007 

 

 

Ferriera verso l’autorizzazione ambientale  - Moretton (Regione) smentisce il ministro: «Non serve aspettare il piano dell’aria»

 

Nuova riunione del tavolo di crisi. Tra una settimana potrebbe venir concessa l’Aia indipendentemente dalle scelte del Comune

L’Azienda sanitaria segnala valori in lieve miglioramento nelle concentrazioni delle polveri e del benzoapirene

Non occorre un piano regionale dell’aria per concludere le procedure relative all’Autorizzazione integrata ambientale la cui concessione o meno pende sulla Ferriera. La Regione ha analizzato la materia e deciso così, mettendosi dunque in netta contrapposizione col ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, che l’altro giorno aveva sollecitato un tanto direttamente a Illy.
È quanto scaturito ieri dalla riunione del «tavolo di crisi» sulla Ferriera, che si è tenuta stavolta - per esplicita richiesta dell’assessore Gianfranco Moretton che la presiedeva - a porte chiuse. Lo stesso Moretton ha dato la linea: «Nell’ambito dell’Aia possiamo chiedere all’azienda tutti i correttivi necessari a calare le emissioni inquinanti, del resto l’autorizzazione una volta concessa obbliga a continue verifiche, e se la fabbrica si dimostra inadempiente rispetto agli impegni può essere anche revocata».
Ininfluente, è stato detto, la riapertura dei termini decisa dal governo con una dilazione di 6 mesi per la chiusura delle Aia in Italia. La prossima riunione del 15 novembre potrebbe anche essere quella risolutiva, sia che il Comune mantenga la propria posizione negativa sia che la modifichi in sede di votazione. Ma come mai adesso non serve un piano dell’aria, esplicitamente messo come condizione dalla stessa Arpa, agenzia regionale? «Neanche la Lombardia - ha risposto Moretton - ha pronto quel piano, ed è tutto dire con le industrie che ha».
Intanto l’Azienda sanitaria, su richiesta del sindaco Dipiazza che ha lasciato molto presto la sala ha esposto i dati sugli inquinanti di cui l’ha fornita l’Arpa, compresi gli ultimi di settembre misurati su tre centraline di Servola: «Risultano - ha detto la responsabile del Dipartimento di prevenzione, Marina Brana - dati in lieve miglioramento sia per il numero di sforamenti delle polveri sia per la concentrazione di benzoapirene, ma non sappiamo se ciò dipenda da misure correttive installate dalla Lucchini o da condizioni metereologiche particolarmente favorevoli».
Persiste però il «rischio salute» che più volte l’Ass ha segnalato al sindaco, perché «da gennaio a oggi tutti i dati sono andati peggiorando, e benché settembre sia un po’ migliore siamo sempre a oltre 2 nanogrammi di benzoapirene per metro cubo, cioé il doppio del limite consentito». Per Brana non è nemmeno ininfluente (come protesta la Lucchini) l’alta concentrazione riscontrata in via San Lorenzo in Selva: «C’è sempre una diffusione graduale nell’aria del rione, e il vento o qualche accidente possono sempre buttar fuori ciò che sta dentro la fabbrica». L’Arpa tuttavia ha affermato di voler confrontare i propri dati con quelli in possesso dell’Apat nazionale, che li ha promessi in parte per metà mese e in parte per la fine. Senza dire che i lavoratori sono comunque sottoposti a livelli di sostanze estremamente alte. Ieri è stato ufficialmente annunciato che il monitoraggio sulla presenza di benzoapirene nei liquidi biologici si farà su 100 operai dal 19 al 24 novembre.
Cosa che soddisfa i sindacati, per lo meno la triplice (meno le Rsu interne): «Benissimo - commenta Franco Belci della Cgil -, l’Aia si può fare in qualunque momento e porterà a migliorare la situazione, l’Ass ha portato dati più positivi, su queste basi penso che anche il Comune potrebbe rivedere la propria posizione finora negativa». Ma Giulio Frisari della segreteria provinciale Failms-Cisal ha lanciato accuse pesanti: «Con lo slittamento delle autorizzazioni anche questo tavolo regionale non porta più da nessuna parte, siamo piombati nel caos, molti lavoratori ci denunciano giornalmente disumane condizioni di lavoro, specie alla cokeria, che puntualmente denunciamo anche all’Ass nella speranza che qualcosa cambi ma il direttore dello stabilimento ha fatto un’assemblea coi dipendenti per convincerli che le sostanze emesse dagli impianti non sono nocive».
Per l’assessore provinciale all’Ambiente, Ondina Barduzzi, convinta dal parere legale della Regione che il piano dell’aria non è vincolante, la strada intrapresa ieri va bene: «Noi comunque il catasto delle emissioni lo facciamo, è indispensabile, ma se non diamo l’autorizzazione lasciamo mani libere all’azienda, con quel vincolo invece possiamo imporre migliorie e controllare».

Gabriella Ziani 

 

 

FERRIERA - Dipiazza senza colpo a sorpresa: «Aspetto la lettera dell’Ass»

 

Quand’è stato il suo turno il sindaco Dipiazza, che aveva annunciato sorprese eclatanti al tavolo regionale, ha letto i carteggi con l’Azienda sanitaria e chiesto risposta sugli ultimi dati dell’aria disponibili, quelli che il direttore Rotelli lo aveva rimandato a sentire proprio in Regione, negandoli in via diretta. Poi ha chiesto di avere il documento, gli è stato risposto che lo riceverà non appena controfirmato dal direttore generale, ed è uscito lasciando alla riunione l’assessore Bucci.
«Aspetto la lettera con le cifre» ha commentato seccamente. Il nuovo corso è quello annunciato l’altro giorno: «Parlerò solo per atti». Ma l’assenza della carta ha forse impedito di dar corso al promesso guizzo, «una cosa per cui domani ridiamo» aveva preannunciato. Resta il fatto che il Comune ha già depositato (senza voto) un parere negativo sull’Aia. Non sembra che torni sui propri passi. Il 15 mattina si terrà la nuova riunione, che verrà commentata da tutti gli enti già nello stesso pomeriggio, sempre in Regione. Se si procede al voto, e manca l’unanimità, la materia passa interamente alle responsabilità della Giunta regionale.

 

 

Illy a Barroso: Tav in ritardo, intervenga l’Ue  - La Regione: da risolvere subito le difficoltà in Slovenia per la ferrovia ad alta velocità

 

A Trieste e non a Gorizia la festa d’addio al confine. Rosato: probabile a Fernetti

Il presidente della Commissione Europea ieri a Trieste e poi a Udine per l’assemblea dell’Are: a colloquio con il governatore

TRIESTE Josè Manuel Barroso ha incontrato ieri a Trieste il presidente della Regione Illy: i due hanno discusso della nuova prospettiva del Friuli Venezia Giulia con la caduta del confine orientale. Si è parlato di infrastrutture ma anche della scelta della sede dei festeggiamenti (Trieste al posto di Gorizia, probabilmente a Fernetti, come dice il sottosegretario Rosato) per la caduta del confine previsti per il 20 e il 21 dicembre. Illy ha indicato al presidente della Commissione europea le difficoltà finora riscontrate con la Slovenia per la realizzazione della linea ferroviaria ad Alta velocità. Il presidente ha suggerito la necessità di arrivare a una soluzione «particolare» per l'attraversamento della Slovenia da parte della Tav. «L’anno prossimo verrà completata l'autostrada, ma che c'è ancora una situazione vischiosa sulla nuova linea ferroviaria, quindi ho indicato l'esigenza di una soluzione particolare per la Slovenia, che viene attraversata dalla linea ma che per l'alta velocità avrà solo una fermata». Oggi Barroso sarà a Udine per chiudere i lavori dell’Are, l’Assemblea delle regioni europee.

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 8 novembre 2007 

 

 

Ferriera, scontro Dipiazza-sindacati - Cgil-Cisl-Uil: cerca alibi per non essere riuscito a chiudere lo stabilimento

 

Il sindaco promette «grosse sorprese» al tavolo di oggi con la Regione. «Mi divertirò molto, comincio a fare il gioco sporco anch’io»

Alla riunione di questo pomeriggio del «tavolo di crisi regionale» sulla Ferriera il sindaco Dipiazza si toglierà qualche pietra dalle scarpe, non già sassolini. Così annuncia, senza dettagli. «E poi rideremo - aggiunge soltanto -, mi divertirò molto, perché a fare il gioco sporco comincio anch’io». Il tema dell’arrabbiatura è la proroga di sei mesi decisa a livello nazionale per il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) alle aziende potenzialmente inquinatrici, 8000 in Italia, 200 in Regione, una a Trieste: la Ferriera di Servola.
È ben vero che i ritardi di tutt’Italia potrebbero non combaciare con quelli triestini e che quindi la procedura qui, se tutto fosse (ma non è) in ordine potrebbe ugualmente concludersi in qualsiasi giorno del calendario, ma la dilazione mentre pende sulla città un inquinamento ancora oggi certificato, con una media di 2,2 nanogrammi di benzoapirene in via Pitacco e cioé non sulla porta della fabbrica ma nel quartiere, manda sulle furie Dipiazza. Verde di bile, e non solo: adesso anche di bandiera. Dà per imminente e certa la sua iscrizione a un’associazione ambientalista: «Mi iscrivo eccome. Pochi li ascoltano davvero? Avranno in me un supporto nuovo».
Il motivo dello scandalo è nella discrepanza tra una responsabilità amministrativa che il sindaco non può scansare in materia di salute pubblica e i sei mesi di tempo che vanno ora in groppa al problema-Servola dopo tanti anni di irrisolte questioni. «La legge - riflette Dipiazza - non è uguale per tutti, è chiaro, e noi amministratori finiamo per apparire vessatori di cittadini: multiamo e puniamo la signora Peppa per una veranda senza permesso, o un varco di camino per la stufa di casa, e non siamo in grado di far rispettare la legge a chi inquina la città». Il sindaco è scandalizzato per Servola, per l’inceneritore - che buttò fuori diossina -, per i mari malati, per lo sporco che dilaga «in un immobilismo totale».
Da oggi, dalla riunione tra Regione, enti amministrativi e sanitari e sindacati fissata per le 14.30 alla Direzione ambiente, Dipiazza annuncia che «parlerà solo per atti, però ogni giorno». E ce l’ha col governo perché «manda avanti una proroga su temi ambientali proprio l’ultimo giorno di scadenza, mentre la legge è del 2005», e con la Regione che già dal 2003 avrebbe dovuto redigere un «piano territoriale dell’aria», senza il quale in effetti la Regione stessa non può proprio autorizzare nulla alle aziende, perché non è in grado di fissare, misurare e di seguito verificare il relativo inquinamento singolo, che va a sommarsi con quello di altre fabbriche o fonti d’insalubrità ambientale. Più alto è il dato complessivo, più basso dev’essere il livello di emissione concesso a ciascuna unità produttiva.
È per l’assenza di questo documento che all’ultima riunione per l’Aia, chiusasi con un nulla di fatto a eccezione del «no» depositato proprio dal Comune, è stata cercata la via d’uscita di verificare se l’Arpa possa esprimere un parere «a prescindere per ora dalla qualità dell’aria». Sembra un’operazione ardita. Da qui anche il richiamo del ministro Pecoraro Scanio al presidente Illy e l’avvertimento del sindaco secondo cui il Comune alla prossima riunione in tema (15 novembre) non ci sarà. «Manderò i funzionari ad ascoltare - precisa -, noi il lavoro in quella sede l’abbiamo chiuso con un parere, e dunque io non vado».
L’Azienda sanitaria oggi ricorderà i dati di benzoapirene a Servola, il nuovo elemento che ha squassato la città. Tra i ritardi di legge (e non locali), c’è da registrare infatti anche questo: lo Stato ha fissato i limiti di benzoapirene a un nanogrammo per metro cubo con un decreto datato appena agosto 2007 (le prescrizioni alla Ferriera date dal magistrato sulla scorta della «relazione Boscolo» parlano ancora solo di polveri, e la nuova sostanza è diventata evidente con le successive analisi del Cigra).
Intanto i sindacati devono riorientarsi, ma lo fanno subito. Franco Belci (Cgil): «L’Aia è una cosa, il nostro lavoro col Comune e l’azienda per ridurre le emissioni e soprattutto l’inquinamento dei lavoratori è altra cosa, e lì continuiamo a batterci, non mi vanno questi atteggiamenti emotivi del sindaco: torni al tavolo regionale, e non si arrabbi con l’Azienda sanitaria che a quello rimanda, mentre altre volte a questa si appoggia per descrivere quadri drammatici». Luca Visentini (Uil): «Mi pare che il sindaco sia solo alla ricerca di alibi per addossare agli altri il fatto di non essere riuscito a chiudere la Ferriera: per noi il rinvio è cosa neutra, il nostro obiettivo è far rientrare la Ferriera entro limiti di legge per l’inquinamento, bisogna stabilire un luogo certo per sistemare le centraline, raccogliere velocemente i dati, fare le necessarie prescrizioni all’azienda, e tutto questo è un procedimento parallelo all’Aia». Luciano Bordin (Cisl): «Non si arriva mai al punto, è dal 2001 che partecipo a tavoli sulla Ferriera, ed ecco altri sei mesi: restiamo al punto, occupazione e salvaguardia di ambiente e qualità della vita, con investimenti. O si riprende a ragionare con l’acquirente Arvedi nella speranza di modificare la produzione, oppure si fa un accordo fra tutti per decidere il destino finale di quell’area, e chi deve pagare le bonifiche e via. Ma urgono interventi certi, e molto in fretta, è in gioco la salute dei lavoratori in primo luogo, e quella di tutti i cittadini».

Gabriella Ziani

 

 

FERRIERA - I servolani: ora ci sentiamo presi in giro - Ma il ministero precisa: scelta nazionale, non fatta ad hoc per Servola

 

Dopo lo slittamento dei termini per l’autorizzazione i residenti contestano l’immobilismo politico e i continui cambi di rotta

Menia: «Pecoraro Scanio si fa complice dei ritardi di Illy, che ha lasciato scadere la prescrizione». Rosato: «Gli enti e l’azienda dimostrino responsabilità»

I servolani cominciano a non crederci più. Iniziano ad abituarsi a quell'altalena che un giorno accende in loro la speranza di vedere chiuso quel mostro d'acciaio che sbuffa polvere e fumo e che, il giorno dopo, spegne le illusioni.
«La mia è la casa più vicina alla Ferriera - afferma Gabriella Civita, che vive nella struttura che un tempo ospitava la mensa e le abitazioni dei dirigenti dello stabilimento - e quando ho letto che il decreto firmato dal Presidente della Repubblica Napolitano allunga ancora i tempi, ho chiuso il giornale perché mi sono sentita proprio presa in giro».
Le finestre della camera da letto della figlia, sono rivolte proprio verso la cokeria. «Guardi che spettacolo - afferma ironicamente la signora Civita - sei mesi in più di questi fumi densi e neri non sono uno scherzo. Tredici anni fa dormivamo con le finestre aperte, e ora non mando nemmeno mia figlia a giocare in giardino o nel cortile del ricreatorio. Questa non è vita, e con la salute non si scherza. Io ho una forte tosse e ho paura di andare a farmi dei controlli. Il sogno di noi servolani è di rivedere i nostri bambini correre e giocare all'aria aperta, in tranquillità».
A due passi dalla chiesa di Servola c'è la rivendita di tabacchi di Licia Medri. «E' una tribolazione - dice disperata - ma a Roma non capiscono che per noi significa vivere altri sei, sette, otto mesi respirando veleni, polveri e fumo? Il sindaco Dipiazza cerca di chiudere, e poi arrivano quelli che lo fermano. Non è possibile, i politici devono mettersi una mano sulla coscienza e, prima di prendere certe decisioni, dovrebbero venire a vivere per un po' di giorni nelle nostre case, a due passi dalla Ferriera. Se devo essere sincera - conclude la tabaccaia - inizio ad avere seri dubbi sul fatto che si riesca a farla chiudere».
Arrabbiata e delusa anche Lucia Lepre: «Io abito in via Valmaura - precisa - e quest' estate ho dovuto vivere perennemente con le finestre sigillate e il ventilatore: questa non è vita. Io non ho nulla contro la Ferriera - sottolinea - ma la salute dei cittadini viene prima di ogni altra cosa. O mi sbaglio?».
«Ma non è possible - afferma Gabriella Fullone, incredula di fronte ad un altro rinvio - ma hanno capito che c'è gente che rischia la salute.I politici farebbero vivere tra questi fumi, anche solo per pochi giorni, i loro figli? Io abito in via Baiamonti e le terrazze sono piene di polvere nera: non oso immaginare le condizioni di chi vive a pochi metri dalla Ferriera. Comunque è un peccato, perché questa volta sembrava veramente che qualche cosa si stesse muovendo».
Intanto sul fronte politico si accendono le polemiche attorno al decreto-legge del Presidente della Repubblica che ha prorogato di sei mesi la scadenza per l’autorizzazione integrata ambientale. «E’ una proroga generale, per tutto il Paese, e non per la Ferriera – sottolinea il sottosegretario agli Interni Ettore Rosato – proroga sulla quale il sindaco Dipiazza spera di poter scaricare le sue responsabilità. Il problema Ferriera dipende dal senso di responsabilità e concretezza degli enti locali e dell’azienda. Il problema legislativo è secondario – rimarca – vengono prima le responsabilità politiche e amministrative».
E Andrea Ferrara, consulente del ministro Pecoraro Scanio aggiunge che «il decreto è stato pensato per sopperire a difficoltà a livello nazionale, non è stato fatto certo per la Ferriera. Ogni azienda è un caso a sè. L’autorizzazione integrata ambientale (Aia) per la Ferriera fa capo alla Regione: il ministero non c’entra e come tale non sarà mai presente alla conferenza dei servizi che deve decidere sull’Aia».
Violente bordate vengono indirizzate infine al ministro Pecoraro Scanio e al presidente della Regione Illy da Roberto Menia, vicecapogruppo di An alla Camera. «Con la decretazione di straordinaria necessità ed urgenza – afferma Menia – vengono coperte le vergogne e le responsabilità di Illy, che aveva lasciato scadere il termine di attuazione delle prescrizioni dell'autorizzazione integrata ambientale per la Ferriera. Si abbia il coraggio di dire – aggiunge – che è questa una legge ”ad personam”, firmata da un ministro (Pecoraro Scanio) che dovrebbe tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini, ma che invece si fa complice dei comportamenti di Illy e gli offre copertura giuridica e politica, lasciando che i triestini continuino a respirare i mortiferi lezzi della Ferriera».
l. t.

 

 

Aria inquinata a Muggia, Ferriera nel mirino - Il problema specie nella parte Est: odori e fumi non individuabili. Chiesto il ricollocamento della centralina

 

Il Consiglio comunale concorda: per dati più verosimili il rilevatore va spostato. Il Comune sarà coinvolto nella gestione della crisi dell’impianto metallurgico

MUGGIA Ci sono dati scientifici della presenza di sostante inquinanti nell’aria di Muggia. Il Comune chiederà lo spostamento dell’attuale centralina di rilevamento per avere dati più adeguati ma ha anche richiesto alla Regione di partecipare al previsto incontro fra enti locali in merito all’autorizzazione integrata ambientale per la Ferriera di Servola.
È stato il sindaco muggesano Nerio Nesladek, ieri nel corso del Consiglio comunale, a comunicare all’aula le recenti decisioni in merito all’attuale e dibattuta questione degli inquinamenti dell’aria. Lo spunto è giunto da un’interrogazione del consigliere Italo Santoro (Insieme per Muggia) che ha sottolineato l’importanza di controllare scrupolosamente l’aria che si respira in città, e ha sollecitato l’installazione di nuove centraline di rilevamento, anche alla luce di frequenti presenze di odori e fumi per ora non individuabili, che Santoro non sa se fare risalire alla Ferriera di Servola o all’inceneritore. Il sindaco, rispondendo all’interrogazione, ha confermato l’intenzione di chiedere uno spostamento dell’attuale centralina, posta al Molo Balota: «Quell’impianto ci dice ben poco della situazione reale, essendo spesso spazzato dai venti. Chiederemo all’Arpa di spostarlo, in modo da avere rilevazioni più adeguate». In merito alla presenza di sostanze inquinanti nell’aria, il sindaco ha sottolineato che la centralina attuale non ha rilevato sforamenti rilevanti delle polveri sottili nell’ultimo anno, ed è volontà dell’amministrazione scoprire l’origine dei cattivi odori segnalati dal consigliere Santoro. Ma Nesladek ha anche detto di avere ricevuto due giorni fa, in via informale, dal sindaco di Trieste Dipiazza la bozza di autorizzazione integrata ambientale per la Ferriera. «Non l’avevo mai vista – così Nesladek -. Su due pagine di questo documento si parla di Muggia e si citano due studi diversi, uno recente dell’Arpa e un altro fatto da uno studioso di tossicologia nel 2004». «Questi studi – ha spiegato Nesladek – sono stati svolti con un monitoraggio biologico, ovvero si è analizzato lo stato di alcuni licheni che hanno la caratteristica di modificarsi reattivamente in presenza di certe sostanze nell’aria, soprattutto il biossido di azoto. Quindi sono dati aggiuntivi a quelli delle centraline ma non sono in grado di dimostrare le cause di questi effetti. Ma non per questo vanno trascurati».
«È emerso - ha concluso il primo cittadino - che nella parte orientale di Muggia si sono riscontrate alterazioni medio-alte della naturalità (insomma, dei licheni) a causa d’inquinanti, che trovano riscontro anche in uno studio precedente». Nesladek ha pure detto che si tratta del primo dato che giunge al Comune di Muggia e «che mette per iscritto, con criteri scientifici, i nostri sospetti di sempre». Già l’estate scorsa sono state fatte valutazioni dei dati forniti dalla centralina del Molo Balota, ed è stato chiesto all’Arpa di segnalare tempestivamente ogni anomalia. «Non appena mi è giunta la documentazione da Trieste - così ancora il sindaco – ho incaricato gli uffici di fare richiesta alla Regione per essere invitati alla Conferenza dei servizi che la prossima settimana si esprimerà sull’autorizzazione integrata ambientale per la Ferriera. Almeno come uditori. Dell’argomento parleremo nuovamente in Consiglio comunale». E sulle mosse da seguire c’è già una concordanza di vedute tra i partiti.
Il gruppo di Forza Italia ha presentato proprio ieri una mozione in cui in parte impegna la giunta a prendere decisioni analoghe a quelle già annunciate dal sindaco, ma aggiunge anche la richiesta di concordare con gli altri enti eventuali decisioni in merito all’impianto di Servola.
Sergio Rebelli

 

 

DOLINA - Successo della raccolta differenziata Diminuiscono i rifiuti per l’inceneritore

 

SAN DORLIGO DELLA VALLE Dall’adozione del sistema di raccolta rifiuti porta a porta, a San Dorligo della Valle è più che raddoppiata la percentuale dei rifiuti differenziati e si è conseguentemente ridotta la quantità d’immondizie conferite all’inceneritore.
Il nuovo sistema di raccolta è partito il primo luglio scorso. Il sistema prevedeva la consegna (gratuita) a ogni nucleo familiare di tre contenitori: uno blu da 40 litri per la carta, uno giallo da 120 litri per vetro, plastica e lattine, uno verde, sempre da 120 litri, per tutto il resto. I cassonetti vanno tenuti in casa e portati all’esterno della proprietà nei giorni stabiliti per la raccolta. La raccolta avviene infatti secondo un calendario ben preciso, con la suddivisione del territorio in specifiche zone. All’inizio c’è stato un inevitabile periodo di rodaggio e assestamento. Ora le cose sono quasi a pieno regime. Ma i primi risultati di questo tipo di raccolta differenziata (unico esempio in provincia) sono notevolmente positivi, e migliorano di mese in mese.
A luglio su un totale di poco più di 216 tonnellate di rifiuti prodotti, oltre 180 erano non differenziati e quasi 36 riciclabili, con una incidenza quindi del 17 per cento. Il mese dopo, a quasi parità di rifiuti complessivi, 164 tonnellate erano non riciclabili e 51 differenziati, quindi già un 24 per cento. A settembre piccolo calo complessivo, con 186 tonnellate di rifiuti totali, ma aumento della percentuale di differenziata, ovvero il 27 per cento (51 tonnellate contro le 135 di non riciclabili). A ottobre, oltre 204 tonnellate di rifiuti, di cui però quasi 70 tonnellate di differenziati e più di 134 di non riciclabili. Il che significa che a ottobre il 34 per cento di rifiuti erano riciclabili, contro una media mensile di poco inferiore al 15 per cento fino all’anno scorso. L’assessore Igor Tul commenta: «Siamo molto soddisfatti di questi primi risultati. Alcune cose sono certamente da migliorare e ottimizzare. Ora stiamo dando attenzione alle utenze con condizioni logistiche un po’ critiche, come alcuni condomini o case senza cortile, che non hanno spazi adatti dove lasciare i contenitori per la raccolta». Ma è anche il raffronto con gli anni scorsi (negli stessi mesi) a dare esiti interessanti. Da luglio ad ottobre la differenza tra il 2005 e il 2007 è di ben 261 tonnellate di rifiuti in meno conferiti al termovalorizzatore. Finora, in media, dal comune andavano all’inceneritore oltre 2500 tonnellate annue. «La riduzione dei rifiuti da incenerire è dovuta anche al maggiore uso della discarica comunale per i rifiuti riciclabili ingombranti o speciali – dice Tul -. Finora capitava che nei cassonetti finissero anche materiali edili. Di sicuro il calo sarà ancora maggiore quando saranno tolti tutti i cassonetti stradali». L’aumento della quantità di rifiuti riciclabili comporterà gradualmente una riduzione della parte variabile della tariffa sulle immondizie e quindi un risparmio per le famiglie. Intanto il Comune sta attendendo un contributo dalla Provincia per poter fornire ai cittadini pure i composter per ramaglie e foglie. Il contributo servirà anche per il miglioramento della piazzola ecologica, che sarà tenuta aperta dal lunedì al sabato.
Sergio Rebelli

 

 

Barrot: Bruxelles pronta a finanziare la Trieste-Divaccia  - In Italia interventi per 5,7 miliardi

 

BRUXELLES L'Unione europea sosterrà finanziariamente soprattutto le opere a carattere transfrontaliero. Lo ha detto il commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot, sottolineando che questa è una caratteristica che, tra i progetti presentati a Bruxelles dall'Italia, hanno la Torino-Lione, il tunnel del Brennero e la Trieste-Divaca.
Secondo le informazioni raccolte da diverse fonti, il finanziamento di queste tre opere sarebbe ormai dato per scontato, ma sui numeri sono ancora in corso limature che saranno completate nei prossimi giorni. Cioè prima che le indicazioni della Commissione vengano trasmesse alle competenti autorità nazionali. Un passaggio che dovrebbe avvenire entro il 20 novembre. Alla fine, secondo alcuni, l'Italia potrebbe risultare addirittura il maggior beneficiario dei finanziamenti europei, che complessivamente ammontano a 5,7 miliardi di euro.
Nel corso dell'incontro, Barrot ha poi ricordato che per il finanziamento delle grandi opere infrastrutturali nazionali l'unica strada al momento percorribile sembra essere quella del partenariato pubblico-privato. Per favorire questa formula la Commissione europea intende indicare alcune linee guida, ma al di là di questo resta la necessità di trovare soluzioni adeguate al problema dell'assegnazione delle concessioni necessarie ad assicurare il ritorno degli investimenti.
In questo contesto, il vicepresidente della Commissione ha osservato che «gli italiani dovrebbero essere disposti a pagare un pò di più il prezzo del biglietto per avere servizi migliori». Ed anche che le Regioni possono svolgere un ruolo molto importante «nel mobilitare» interessi e risorse necessarie per la realizzazione delle grandi opere.
Come dovrebbe avvenire per assicurare lo sviluppo del porto di Genova, uno scalo che per Barrot «può svolgere un ruolo fondamentale» nell'ambito del traffico marittimo del Mediterraneo.

 

 

Il rischio rigassificatori

 

Rispondo all’articolo del signor Clayton J. Hubbard apparso sul Piccolo il 26 settembre 2007 «Rigassificatori da fare». Il mio articolo era rivolto al vicesindaco Paris Lippi al solo scopo di sensibilizzare gli amministratori locali a una maggiore riflessione e attenzione nel proporre un insediamento industriale considerato ad alto rischio. Comunque leggo che lei concorda con quanto sostiene il vicesindaco nella nota del 25 agosto pubblicata sul nostro quotidiano locale. Su un punto sono d’accordo con il vicesindaco quanto dice che Trieste ha perso molti treni importanti. Ma siamo sicuri che il treno del rigassificatore gnl è il treno giusto per Trieste? Se così fosse perché non informano la popolazione sui rischi ai quali è esposta accettando la realizzazione del rigassificatore invece di sottolineare solo il risparmio economico per l’intera comunità sul costo energetico e i possibili nuovi posti di lavoro?
Ammesso che ci fosse un considerevole risparmio economico per tutti lei sarebbe disposto a dormire su una bomba al metano? Perché tutti sono pronti a giurare sulla sicurezza dei rigassificatori? Se i rigassificatori sono sicuri perché sono sottoposti alla direttiva Seveso? Una direttiva europea che è stata recepita in Italia dal dpr 175 del 1988 ha imposto il censimento degli stabilimenti a rischio con l’identificazione delle sostanze pericolose. Tra questi impianti sono contemplati anche i rigassificatori che rientrano quindi negli impianti in cui si svolgono attività a rischio di incidente rilevante. La nuova tecnologia ci dà una mano sulla sicurezza ma qualcuno ha mai pensato alla possibilità del rischio attentati oppure a un eventuale incidente come è successo nel novembre 2002 a Hong Kong dove si è incendiata la sala macchine di una nave gassiera tenendo con il fiato sospeso le autorità locali per il pericolo devastante che avrebbe provocato un’eventuale esplosione nonostante la nave si trovasse a circa 38 chilometri da Hong Kong... pensate alla distanza che c’è tra la Siot, Muggia e Trieste.
Dopo il referendum sul nucleare, l’Italia non è stata capace di realizzare un piano energetico nazionale e mi chiedo perché si rivolge proprio a noi giuliani per recuperare il ritardo storico nel campo energetico. Lei è sicuramente una persona intelligente e sa che una cosa è il gas di città e una rete di distribuzione, mentre cosa diversa è il deposito di gas gnl oppure la nave gassiera gnl.
Da uno studio fatto in America dal Pentagono, l’energia di una gassiera equivale a quella di diverse bombe atomiche.
Paolo Ruggieri - segretario organizzativo Dc per le autonomie

 

 

 Indifferenza sulla Ferriera

 

Ho appena visto la manifestazione sotto il municipio contro la Ferriera. La cosa che mi ha più colpito è il menefreghismo generale, c’erano poche persone a far valere i loro giusti diritti contro l’inquinamento non più sopportabile della suddetta.
Mi chiedo, ma quei signori che non abitano a Servola (e io sono uno di quelli), cosa pensano che i miasmi schifosi e inquinanti che vengono fuori da quel rottame obsoleto, via da Servola si trasformano in ossigeno di montagna? Ad esempio, tutti gli abitanti di Muggia dov’erano? Quelli di borgo San Sergio, Valmaura, ecc. hanno il naso otturato? Non arriva anche a loro la tremenda puzza di uova marce? Posso capire quelli che hanno parenti che vi lavorano, che fanno finta di niente, ma le altre migliaia che con la Ferriera non hanno niente a che fare, non gli girano un poco? O pensano solo e sempre alla tintarella?
Vedete, secondo me è da queste cose che si capisce che qui a Trieste non si farà mai nulla, come non si ha carattere per protestare contro le ingiustizie, non lo si ha nemmeno per altre cose. Diventerà una città pattumiera dove tutti faranno i porci comodi, industriali per primi...
Che tristezza!
Franco Castiglione

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 7 novembre 2007 

 

 

Ferriera, proroga di 6 mesi per l’ok ambientale - Dipiazza attacca Regione e governo: «E’ una vergogna». La proprietà: «Andiamo avanti con gli interventi»

 

Un decreto legge firmato da Napolitano allunga i tempi per l’autorizzazione a centinaia di aziende in tutta Italia, tra cui anche la Servola Spa

Ci sono ancora sei mesi di tempo per l’autorizzazione integrata ambientale relativa alla Ferriera. Lo stabilisce il decreto-legge che il Presidente della Repubblica Napolitano ha firmato il 30 ottobre scorso, su proposta del presidente del Consiglio Prodi e del ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio. Il nuovo termine è quindi il 31 marzo 2008.

Il documento, che interessa centinaia di aziende in tutta Italia (non solo siderurgiche ma anche quelle chimiche e le centrali elettriche), ha mandato su tutte le furie il sindaco Roberto Dipiazza, che ieri pomeriggio ha convocato sul tamburo una conferenza stampa assieme all’assessore all’Ambiente Maurizio Bucci.
«Queste documentazioni sono una vergogna nazionale – ha tuonato Dipiazza – e costituiscono un caso di una gravità assoluta. Nessuno ora potrà più chiedermi cosa fare della Ferriera. Lo rimando a chi ha voluto questa proroga, mentre io devo rispondere alla gente di Servola. Ora abbiamo capito tutti – ha aggiunto il sindaco visibilmente arrabbiato –. Quando dicevo che c’erano di mezzo poteri forti nessuno mi credeva. Questa è la dimostrazione della copertura politica. Basta che dalla Regione parta una telefonata al Governo e viene emanato un decreto, con cui si salva la situazione ma di fatto si continua ad avvelenare i cittadini».
Dipiazza ha poi rincarato la dose lamentando che l’assessorato comunale all’Ambiente ha scoperto il provvedimento sul sito del ministero. «Non è mica arrivato qui – ha osservato ironicamente –. Volete che mi mandino un decreto che riguarda la salute della citta?».
Leggendo l’articolo secondo cui «gli impianti già in esercizio, per i quali sia stata presentata nei termini la relativa domanda, possono proseguire l’attività nel rispetto della normativa vigente», il sindaco ha poi fatto capire di trovarsi con le mani legate riguardo a un’eventuale provvedimento che sospenda l’attività della Ferriera: «Anche se domani dovessi dimostrare la cosa più evidente, poi arriverebbe un altro decreto. Perchè – si è chiesto Dipiazza quasi sconsolato – devo fare il paladino di una legalità che non esiste?».
Nella tumultuosa conferenza stampa, il decreto-legge si è intrecciato più volte con la risposta dell’Azienda sanitaria sull’esame delle rilevazioni. Risposta che ha fatto infuriare Dipiazza al pari del provvedimento del Governo.
Una decina di giorni fa il sindaco ha chiesto al direttore generale dell’Azienda sanitaria, Rotelli, se in base agli ultimi dati dell’Arpa (polveri sottili e idrocarburi policiclici in settembre) sussista ancora la «grave situazione di inquinamento» che comporta «la necessità di provvedimenti atti a ridurre le emissioni a salvaguardia della salute pubblica».
E Rotelli ha riposto che «la valutazione dei dati relativi al mese di settembre deve avvenire nell’ambito del tavolo di coordinamento istituito presso la direzione regionale dell’ambiente».
«Viviamo nel paese delle banane – è sbottato Dipiazza –. Chiedo all’Azienda sanitaria cosa devo fare riguardo agli sforamenti e mi rispondono: troviamoci attorno a un tavolo». E domandandosi chi ora si assumerà le responsabilità verso i cittadini, il sindaco ha concluso annunciando l’assenza del Comune al prossimo tavolo regionale (previsto il 15 novembre) e l’invio di tutti i rilevamenti dell’inquinamento alla Procura della Repubblica.
A complicare il quadro politico sulla Ferriera, intanto, c’è la lettera che il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio ha inviato al presidente della Regione Illy (ne riportiamo il testo a fianco). Ma tutto questo non sembra turbare la Severstal-Lucchini. «Il decreto era atteso – commenta il portavoce Francesco Semino – perchè in Italia c’è un ritardo generalizzato su queste autorizzazioni. Noi comunque non restiamo fermi. Gli interventi previsti dall’autorizzazione per Servola sono per la maggior parte speculari con le prescrizioni del perito della Procura, Marco Boscolo, che stiamo attuando sotto il controllo della stessa Procura».

Giuseppe Palladini

 

 

FERRIERA - Barduzzi: «Un accordo è possibile tra 10 giorni» Rotelli: «Per discutere c’è il tavolo regionale»

 

L’assessore Moretton replica al ministro: «Ma la Severstal vuole continuare l’attività»

«Non c’è nessun ritardo da parte della Regione nella predisposizione dei piani di risanamento dell’aria, in quanto la legge regionale sull’inquinamento acustico e atmosferico è stata recentemente licenziata dal Consiglio». È la risposta dell’assessore regionale all’Ambiente, Gianfranco Moretton, alla lettera inviata alla Regione dal ministro Pecoraro Scanio.
Moretton ricorda che la legge regionale «prevede le modalità e i tempi di predisposizione dei piani di risanamento dell’aria per tutta la regione», e quanto alla correlazione fra i piani e la procedura per il rilascio dell’Aia «al momento - dice l’assessore - sembra non esistere correlazione». Quanto al protocollo del 2003 sulla Ferriera, Moretton ricorda che quell’accordo era stato siglato prima dell’arrivo di Severstal, che nel suo piano industriale ha previsto «di non chiudere la Ferriera nel 2009, ma procedere ad azioni di risanamento ambientale e di riconversione laddove necessario».
Se Moretton ribatte a Pecoraro Scanio, al direttore dell’Azienda sanitaria Franco Rotelli spetta invece replicare alle parole pronunciate dal sindaco Dipiazza. «L’Azienda sanitaria si muove seguendo compiti specifici e questioni tecniche, che preferiamo portare nei tavoli istituzionali. I nostri tecnici - dice Rotelli - seguono scrupolasamente la questione, il Comune è presente al tavolo e qualsiasi delucidazione vista la stretta periodicità degli incontri può essere data in quella sede».
Definisce necessaria «la proroga per impedire di vedere vanificata la procedura Aia» il consigliere regionale Alessandro Metz (Verdi). «Non può esserci adeguamento se non c’è prescrizione, perché a tutt’oggi nessuna autorità - sostiene - ha concluso tutti i procedimenti pendenti. Parliamo di ben 8000 procedimenti aperti, che avrebbero portato a una sicura impugnazione davanti al tribunale».
Per la Ferriera, secondo l’assessore provinciale all’Ambiente Ondina Barduzzi non cambia nulla. «E’ facile che nella prossima riunione del tavolo regionale tra 10 giorni – osserva – si chiuda l’accordo. Siccome il Comune ha già detto no, non essendoci l’unanimità ora per legge la palla passa alla giunta regionale».

 

 

FERRIERA - Pecoraro Scanio a Illy: «Lucchini si impegnò a chiuderla nel 2009»

 

Questo è il testo della lettera inviata il 31 ottobre dal ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio al presidente della Regione Riccardo Illy.
Caro Presidente, come Ti è noto, la qualità dell’aria di una parte della città di Trieste è fortemente condizionata dalle emissioni in atmosfera di sostanze inquinanti da parte della Ferriera di Servola. La magistratura è già intervenuta nel recente passato sui gravi episodi di superamento dei valori di qualità dell’aria che garantiscono la tutela della salute pubblica soprattutto nelle aree circostanti l’impianto.
Attualmente presso i competenti uffici della Regione é in corso la procedura per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale dell’impianto. A tale riguardo risulta ai miei Uffici che la Regione Friuli non ha ancora predisposto il piano di risanamento della qualità dell’aria,obbligo previsto dal D.Lgs. n.51/99. Il piano che la Regione avrebbe dovuto predisporre già dal 2003 costituisce a mio parere uno strumento indispensabile sia per l’individuazione degli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti necessarie a conseguire gli standard di qualità posti a protezione della salute umana e dell’ambiente, sia per individuare le misure idonee al conseguimento di tali obiettivi.
In particolare il piano costituisce fondamentale presupposto per il rilascio delle Aia in quanto da esso dovrebbero emergere specifiche indicazioni riguardo le riduzioni attese da ciascun settore energetico. Nel merito specifico dell’impianto di Servola devo evidenziare che un apposito protocollo sottoscritto dalla Lucchini Spa, dagli Enti locali, dalla Regione, dall’allora Ministero delle Attività produttive nel 2003 prevedeva un preciso impegno delle proprietà a dismettere l’intero stabilimento entro il 2009. Tale accordo andrebbe comunque onorato dalla Lucchini Spa e l’Aia regionale dovrebbe definire le modalità di dismissione dell’ impianto nei termini concordati, unitamente a quelle di bonifica e di messa in sicurezza del sito. Sin da ora Ti rappresento la piena collaborazione del mio Ministero in ordine alle iniziative che la Tua regione vorrà adottare in merito.
Alfonso Pecoraro Scanio

 

 

Rifiuti, cassonetti «lignanesi» disorientano i muggesani

 

MUGGIA Desta ancora qualche perplessità tra i muggesani l’indicazione apposta sui cassonetti che invitano a depositarvi «solo rifiuto secco», ma anche le scritte con riferimento alla città di Lignano. Il motivo di queste ultime è presto detto: i cassonetti erano usati in precedenza a Lignano Sabbiadoro (da qui lo stemma comunale e la scritta sull’adesivo frontale) e curiosamente questo modello di cassonetti è brevettato proprio col nome di «Lignano», che appare sulle targhette metalliche sul fianco, accanto al numero di serie.
Ma la distinzione «rifiuto secco» (tradotto anche in tedesco e inglese) è ancora lontana dalle abitudini dei muggesani e dalla realtà locale. A Lignano invece la differenziazione è diffusa già da tempo e vale anche per i turisti stranieri. E a Muggia, soprattutto nei primi giorni, si vedevano sguardi un po’ disorientati della gente, intenta a chiedersi se vi si può introdurre il solito sacchetto con le immondizie di casa. L’assessore Piero Veronese spiega: «La ditta deve rifare ancora tutti gli adesivi da applicare ai cassonetti, su cui sarà indicato l’uso corretto e, come è giusto che sia, il simbolo del Comune di Muggia». A poco più di un mese dall’avvio del servizio gestito da Ecoverde, le cose sono tornate alla normalità o quasi. «Mancano ancora i contenitori per le pile» dice Veronese.
s.re.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 6 novembre 2007 

 

 

Grande viabilità, disponibili i 9 milioni  - Si allontana definitivamente il rischio di ritardi al cantiere dovuti alla mancanza di liquidità

 

L’amministrazione municipale restituirà i soldi non appena questi arriveranno da Roma

La Regione anticiperà al Comune l’ultimo stanziamento atteso dall’Anas

L’ultimo ostacolo che avrebbe potuto frapporsi al completamento della Grande viabilità nel termine previsto, quello di fine ottobre 2008, è stato superato: non ci saranno ritardi nel cantiere, non a causa dei finanziamenti. Nella stessa mattinata di ieri la giunta regionale da una parte e quella comunale dall’altra, con due distinti provvedimenti, hanno infatti formalizzato quella che in pratica sarà una partita di giro fra Anas e amministrazioni: cosa che permetterà al Comune di avere subito disponibili gli ultimi nove milioni di euro che la scorsa primavera era emersa la necessità di reperire.
I fondi permetteranno in sostanza di adeguare l’infrastruttura alle più recenti normative comunitarie in materia di sicurezza. Già lo scorso giugno era arrivata dal governo l’assicurazione della copertura finanziaria, attraverso l’Anas. Fino a ieri restava però aperto il problema dei tempi: i soldi infatti arriveranno da Roma nel corso dell’anno prossimo. Proprio per evitare problemi di liquidità di cassa ed eventuali ritardi nel cantiere, ieri la Regione ha deliberato di anticipare i nove milioni al Comune. Mentre la giunta municipale ha approvato lo schema di convenzione in base al quale, non appena riceverà i soldi dall’Anas, li girerà alle casse della Regione.
«L’anticipo dei nove milioni è stato deciso nell’ottica di non bloccare il cantiere nemmeno per un giorno», rimarca l’assessore comunale ai lavori pubblici Franco Bandelli. Mentre l’assessore regionale ai trasporti Lodovico Sonego esprime «grande soddisfazione per una erogazione che consente il completamento delle gallerie della Grande viabilità». Sonego ricorda peraltro come ci siano stati «momenti di apprensione un paio di anni fa, quando si temeva il blocco dei cantieri» dopo che nel marzo 2006 era emersa la mancanza di una quarantina di milioni senza i quali l’opera si sarebbe fermata nel giro di poche settimane. «Con la Finanziaria nazionale 2007 - aggiunge Sonego - il problema è stato affrontato con serietà e disponibilità. E i risultati si vedono. Questa è una conferma dell’impegno del governo per il Friuli Venezia Giulia e per Trieste», chiude l’assessore regionale.
I nove milioni di euro che perverranno al Comune serviranno nello specifico all’adeguamento dell’impiantistica nelle gallerie attualmente in costruzione nell’ambito del secondo stralcio del terzo e ultimo lotto del collegamento stradale Molo Settimo-Cattinara. L’impiantistica, si diceva, verrà modulata sulle più recenti normative comunitarie ponendosi al contempo in linea con quella prevista nel tratto Lacotisce-Rabuiese.
Come viene precisato in una delibera assunta la scorsa estate dalla giunta comunale, l’ultimo stanziamento ha portato la spesa complessiva della Cattinara-Padriciano alla quota di 223 milioni 79 mila 28 euro: ai 174 milioni inizialmente arrivati dallo Stato attraverso la Regione, si sono aggiunti i 40 milioni assicurati a inizio anno dal governo e infine, appunto, gli ultimi nove.
Dal punto di vista amministrativo si chiude così una vicenda che risale ai tempi di Riccardo Illy sindaco, quando l’allora premier Massimo D’Alema promise i 300 miliardi di lire allora stimati necessari per avviare il cantiere dell’ultimo tratto della Grande viabilità. La gara d’appalto si concluse nel luglio del 2002 con l’aggiudicazione dei lavori - tra ventidue concorrenti - all’Ati (associazione temporanea) costituita dalle imprese Collini Rabbiosi e Cossi, che aveva proposto un ribasso del 32,8% rispetto alla base d’asta fissata in 121 milioni di euro.
I costi in seguito sono lievitati causa le nuove normative cui adeguarsi, e anche per la difficoltà di operare nella roccia carsica, sventrata anche a forza di cariche esplosive.

Paola Bolis

 

 

SAN DORLIGO DELLA VALLE - Assemblea pubblica sulla nuova autostrada

 

Stasera alle 20 al Centro Anton Ukmar–Miro di Domio, si terrà un’assemblea pubblica sul tema: «Nuova autostrada Lacotisce-Rabuiese, tratto Domio-Lacotisce-Mattonaia, lavori conclusivi, barriere antirumore e arredo urbano». Si tratta di una riunione voluta e organizzata dai comitati locali, assieme al Comune di San Dorligo della Valle, per affrontare coi rappresentanti della Ditta Collini (che sta costruendo la superstrada) i lavori di arredo urbano, le barriere antirumore, i marciapiedi e le altre migliorie alla viabilità e all’impatto visivo, previsti nella zona di Domio al termine della costruzione della bretella autostradale.
Nel corso dell’incontro si farà anche il punto sullo stato di avanzamento dei lavori, cercando di risolvere altre criticità dell’intervento nell’abitato, tentando di ridurre disagi e di ottimizzare gli interventi.
s.re.

 

 

Ortis: necessari i rigassificatori nel golfo di Trieste - Promosso il piano energetico regionale: «Coerente con gli obiettivi nazionali e europei»

 

Il presidente dell’Authority per l’energia a Villa Manin. L’assessore regionale all’Energia Sonego: «Risparmi dall’elettrodotto Redipuglia-Udine»

UDINE «L'energia in Italia dipende troppo dal mercato del petrolio». A ribadirlo il presidente dell' Autorità per l'energia elettrica, Alessandro Ortis, concludendo i lavori del convegno «Energie rinnovabili, opportunità di sviluppo sostenibile in Friuli Venezia Giulia», organizzato dalla Cassa di Risparmio del Fvg a Villa Manin. Ma ha anche promosso la politica energetica della regione «si colloca in una linea complessivamente coerente con gli obiettivi nazionali ed europei».
Ricordando poi l'impegno della Regione per lo sviluppo delle strutture energetiche, per il miglioramento dei rapporti con le vicine repubbliche di Austria e Slovenia, il presidente dell'Autorità ha ribadito che «si tratta di scelte necessarie all'intero sistema nazionale ed europeo».
In particolare, Ortis si è riferito allo sviluppo degli elettrodotti con Slovenia e Austria e ai rigassificatori nel Golfo di Trieste. «Si tratta di strutture importanti non solo per i problemi energetici di quest'area, ma di interventi che hanno rilievo sia per la diversificazione delle forniture di gas sia per quanto riguarda la sicurezza dell'alimentazione». Nell’occasione l'assessore regionale all'energia Lodovico Sonego ha illustrato il nuovo piano energetico regionale (Per) e ha parlato dei prossimi progetti infrastrutturali. «Per la realizzazione del nuovo elettrodotto tra Redipuglia e Udine Terna smantellerà 2,3 km di vecchi elettrodotti per ogni chilometro di nuova struttura».
«Nonostante questo saldo positivo eclatante - ha proseguito l'assessore - sono sorti comitati contro quest'opera e quattro sindaci non hanno firmato il protocollo d'intesa. Noi andremo avanti lo stesso».
Sonego ha detto che il Piano energetico regionale «punta a risolvere i problemi delle industrie e delle famiglie». Si tratta di rendere più efficiente il sistema regionale, di raccordarlo meglio con le vicine repubbliche di Slovenia e Austria, di inserirlo in un contesto europeo, di integrarlo con «una corretta politica che consideri le energie alternative ma anche che sfrutti le opportunità che ci giungono dai rigassificatori».
Per Ortis bisogna sviluppare i contributi di varie fonti energetiche, immaginando politiche energetiche che consentano di diversificare. In tal senso possono giocare un ruolo importante anche le energie rinnovabili, ma in particolare un uso razionale dell'energia che, per Ortis, è la «fonte virtuale più virtuosa che esiste». Il risparmio non va inteso, secondo il capo dell'Authority,come privazione, ma come un modo per ottenere gli stessi vantaggi dell'utilizzo consumando meno energia.
Ortis non ha, invece, voluto esprimersi sull'opzione nucleare. «All'Autorità - ha tagliato corto - non compete fare politica energetica. A ciò sono preposti il Governo, il Parlamento e l'opinione pubblica». «La situazione dell'approvvigionamento di energia – ha aggiunto il presidente dell'Autorità - merita tutta l'attenzione che il Governo sta dando. L’approvvigionamento dell'Italia è sotto controllo e le famiglie possono stare tranquille, ma molto dipenderà dall'andamento climatico del prossimo inverno». D'accordo sulla necessità di impegnarsi tutti insieme, dalle industrie, alle istituzioni, ai cittadini, per un utilizzo migliore dell'energia si è detto anche il presidente degli industriali udinesi, Adriano Luci.
c.t.p.

 

 

 

 

LA REPUBBLICA - LUNEDI', 5 novembre 2007 

 

 

Sull'eolico ambientalisti senza pace: ora è scontro anche nell'oasi Marche

 

Due anni fa un progetto simile era stato salutato con favore come un esempio da seguire - Ora invece le organizzazioni, già protagoniste di diversi "duelli", si danno battaglia
La Regione ha adottato un piano energetico innovativo, apprezzato da Legambiente e Greenpeace

Ma sull'Appennino sono previsti due impianti a pale contestati da Wwf, Italia Nostra e altre associazioni

ROMA - Doveva essere la frontiera della pace ritrovata, si sta trasformando in una nuova trincea di guerra. La progettazione di due impianti eolici nelle Marche rischia di tornare a inasprire le divisioni dell'universo ambientalista su come, quando e dove costruire le grandi pale per ricavare energia dalla forza del vento.

Da una parte Italia Nostra, Wwf, Lipu, Comitati nazionali del paesaggio e Club alpino italiano, fermamente decisi a difendere la bellezza dell'Appennino maceratese e a impedire la nascita di due nuove centrali nella Comunità montana di Camerino, a ridosso dei comuni di Serravalle di Chienti, Montecavallo e Pieve Torina. Dall'altra parte Legambiente e Greenpeace, convinte invece che il passaggio a un sistema energetico sostenibile valga qualche piccolo sacrificio a spese della bellezza delle vallate.

Il conflitto in corso sui progetti marchigiani non è certo l'unico e neppure il più duro: recentemente i due fronti si sono dati battaglia in Toscana, dove il Tar su richiesta di Italia Nostra ha fermato l'impianto di Scansano, costringendo Legambiente a costituirsi parte civile davanti al Consiglio di Stato; in Molise, dove al centro dello scontro c'è il primo progetto di eolico offshore in Italia; sui monti del Sannio, all'incrocio tra Molise, Puglia e Campania, dove la contrapposizione riguarda la possibilità di impiantare sedici torri.

Inoltre, ad allontanare ancora di più i due schieramenti, il giro di vite imposto dal ministero dell'Ambiente per l'introduzione dell'eolico. Se il fronte dei critici ha salutato l'iniziativa con favore, Legambiente e Greenpeace hanno avuto la reazione opposta, scrivendo un'allarmata lettera congiunta al ministro Pecoraro Scanio.
Lo scontro delle Marche rispetto agli altri ha però un grandissimo valore simbolico. Poco più di due anni fa i criteri scelti nella regione per sfruttare il suo potenziale eolico erano stati salutati infatti da Wwf e Legambiente come "la lezione marchigiana" e "il decalogo di Fiuminata". In vista della progettazione di un impianto nel piccolo comune al confine con l'Umbria, non distante dal luogo dove dovrebbero sorgere gli altri due ora al centro della polemica, le due associazioni ambientaliste e un gruppo di parlamentari avevano sottoscritto insieme alle istituzioni locali un "decalogo dell'eolico sostenibile" che aveva messo finalmente tutti d'accordo. Al centro dell'intesa c'era in particolare l'impegno del Comune a garantire il controllo rigoroso dell'impatto ambientale e paesaggistico e l'utilizzo di parte delle risorse ricavate in politiche di sviluppo sostenibile.
I progetti in ballo nella Comunità montana di Camerino paradossalmente rafforzano ulteriormente quei criteri, ma quella che era stata ribattezzata "la pax ecologica" ha lasciato ora il posto a una dura contrapposizione.
"Si tratta di due impianti che dovrebbero sorgere in un'unica macroarea, uno composto di sette macchine da due megawatt ciascuna e un altro da diciassette macchine, anche queste da due megawatt ciascuna", spiega Andrea Perduca, responsabile dell'eolico per la Sorgenia. "Uno dei due è nostro - racconta ancora - l'altro è gestito direttamente da una Srl creata dalla Comunità montana. Ora le carte sono al vaglio della commissione regionale per la valutazione di impatto ambientale, che deciderà a giorni. Noi siamo tranquilli perché la scelta del territorio non è stata casuale, ma rientra in uno dei rari casi di pianificazione regionale".
A individuare la zona in questione è stato infatti il Pear delle Marche, il Piano energetico ambientale regionale, dopo un lungo lavoro preparatorio. "Abbiamo tenuto conto di tutti i vincoli presenti sul territorio, degli studi commissionati alle università regionali sul valore botanico delle zone e anche della presenza faunistica, compresa la valutazione delle rotte migratorie degli uccelli", ricorda la responsabile del Pear, l'architetto Silvia Catalino. Un piano, caso più unico che raro, che punta molto, fissando quote e percentuali, su microproduzione distribuita, fonti rinnovabili e cogenerazione, impegnando chi realizza le nuove centrali a reinvestire gli utili nella valorizzazione del territorio.
Linee di intervento, concorda Edoardo Zanchini di Legambiente, che sono da sempre cavalli di battaglia degli ecologisti. "Francamente prendersela con le Marche mi pare dura", aggiunge cercando di non infiammare gli animi ancora di più. Ancora più netto il giudizio di Giuseppe Onufrio di Greenpeace: "Le grida contro l'eolico sono voci a favore delle tecnologie fossili se non del nucleare e come tali le attacchiamo decisamente. Si possono mitigare alcuni impatti, ma ribadiamo un concetto fondamentale per noi: i cambiamenti climatici sono la priorità ambientale in assoluto e queste posizioni contro l'eolico sono antiambientali".
Ma il punto di vista del Wwf è un altro. "Vale per l'eolico quello che diciamo anche per i rigassificatori e per le altre infrastrutture energetiche: non si può andare avanti senza una seria pianificazione nazionale", osserva il segretario generale Michele Candotti. "Per questo - aggiunge - ci accingiamo a presentare un documento la cui bozza abbiamo già inviato a enti centrali e locali per instaurare degli strumenti di valutazione che tengano conto della potenza degli impianti, del loro impatto sul territorio e dell'interazione con i vincoli che insistono sulle varie zone. In un Paese che procede per conflitti ideologici, la nostra vuole essere anche una provocazione, offrendo uno strumento di pianificazione che consenta di fare finalmente le cose per bene". VALERIO GUALERZI
 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 5 novembre 2007 

 

 

Metro leggera anche per il Porto: servono 15 milioni - Boniciolli sposa l’opera voluta dalla Provincia. Domani presenterà il progetto ai vertici delle Ferrovie

 

Ultimato il secondo studio degli esperti dell’ateneo. Lungo le linee tra Campo Marzio, Muggia e Opicina potranno viaggiare anche le merci

Servono 15 milioni di euro per mettere in funzione la metropolitana leggera nelle linee Muggia-Campo Marzio e Campo Marzio-Villa Opicina. Tratte destinate a servire il traffico passeggeri ma anche quello merci nell’ottica del potenziamento dei traffici portuali. Domani il presidente dell’Authority Boniciolli chiederà alle Ferrovie di partecipare al progetto.

In due o tre anni, una volta reperiti i fondi, potrebbero essere realizzati i primi due lotti del progetto: la linea Campo Marzio-Noghere, e poi la Campo Marzio-Opicina. È un piano a medio termine invece - sebbene compreso nei 15 milioni necessari - il terzo lotto, che prevede di attrezzare per il trasporto passeggeri la galleria di cintura: ciò che consentirebbe di collegare la linea urbana alla Trieste-Ronchi nell’ambito della metropolitana regionale Ronchi-Trieste-Capodistria.
Interventi e costi definiti, e la conferma di un elemento importante: che cioè il recupero delle infrastrutture in funzione di metrò leggero servirebbe anche a rivitalizzare il trasporto merci su rotaia da e per il porto di Trieste. Merci che potrebbero viaggiare in particolare nelle ore notturne. Sono questi alcuni dei punti nodali del secondo studio che la Provincia ha commissionato al Dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell’Ateneo cittadino. Redatto in collaborazione con la dirigenza locale di Rfi (Rete ferroviaria italiana), lo studio «non solo ha riconfermato la fattibilità dell’operazione», dice l’assessore provinciale ai trasporti Ondina Barduzzi, «ma ne ha anche individuato priorità e potenzialità». In prima fila, appunto, il convergere dell’interesse di Palazzo Galatti per il trasporto pubblico, e di quello dell’Autorità portuale per le merci. Inoltre, aggiunge Barduzzi, «alcuni interventi sono già previsti nei programmi di Rfi». La priorità della Provincia è la Campo Marzio-Muggia, utile anche per porto e Ezit. Il secondo passo sarebbe la Campo Marzio-Opicina. Sono già stati chiesti al Fondo Trieste 750 mila euro con cui Palazzo Galatti realizzerebbe il collegamento con il terminal di Fernetti, così da avere un’area retroportuale servita da rotaia.
Domani il presidente dell’Authority Claudio Boniciolli, nell’ambito di una serie di appuntamenti a Roma, incontrerà l’amministratore delegato di Rfi Mauro Moretti per discutere di vari temi: tra questi, il metrò leggero. Boniciolli illustrerà il progetto chiedendo che Rfi si inserisca nel protocollo d’intesa siglato in giugno fra Provincia, Ezit e Autorità. Obiettivo, allargare «il forte lavoro di sinergia» tra enti sin qui attuato, dice Barduzzi. «Questo progetto - commenta Boniciolli - è di grandissima importanza anche per l’Authority, cui interessa tutta la corona di stazioni che stanno intorno a Trieste e dalle quali si può alimentare il traffico ferroviario verso lo scalo. Ci interessano le merci, con lo sbocco verso l’Est e la Slovenia: a Moretti parlerò dei sei chilometri di binari mancanti per collegare gli scali di Trieste e Capodistria. Ma l’interesse del tracciato, capace di trasportare sia merci che persone, è anche in chiave turistica: Capodistria sta costruendo il nuovo terminal passeggeri, e con l’apertura completa delle frontiere possiamo iniziare davvero a pensare che ogni nave che attraversa il canale di Otranto possa essere ”acquisita” dall’Alto Adriatico».
L’obiettivo di inserire Rfi nell’accordo di programma è di tipo economico: «Potremmo richiedere a Rfi di anticipare alcuni interventi che già ha in programma», commenta Barduzzi. I 15 milioni restano infatti in gran parte da reperire: l’Ap dà «pieno sostegno politico e progettuale», ribadisce Boniciolli, ma sul fronte economico per ora deve curare la propria rete interna di binari. La Provincia intende rivolgersi però a Rfi e al ministero delle Infrastrutture, puntando sull’importanza della linea per il porto. In futuro, soprattutto per la galleria di cintura potrebbe intervenire la Regione. Regione la cui nuova legge sul trasporto pubblico locale, annota Barduzzi, ha inserito a livello di gestione anche il trasporto su rotaia: i fondi per la gestione della metropolitana non mancherebbero.

Paola Bolis

 

 

La priorità è il collegamento con Muggia - Chiesti al Fondo Trieste 750mila euro per collegare ai binari il terminal di Fernetti

 

Uno degli elementi-chiave dello studio redatto dall’Università, e presentato nei giorni scorsi dall’assessore Ondina Barduzzi ai presidenti della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat, dell’Authority Claudio Boniciolli e dell’Ezit Mauro Azzarita, sta nel fatto che i lavori sugli impianti ferroviari utili ai traffici del porto «consentirebbero di per sé di configurare, con il solo costo aggiuntivo delle fermate, una prima ipotesi di servizio di trasporto urbano», anche se limitato all’area Campo Marzio-Muggia-Opicina senza toccare Ronchi da una parte e Sesana dall’altra.
Questo fattore vale in primo luogo per la prima tratta che alla Provincia preme, la Campo Marzio-Noghere/Muggia. Si tratta qui di realizzare interventi che vanno dalla risagomatura della galleria di Monte San Pantaleone alla realizzazione di nuovi impianti elettrici. La linea partirebbe da Campo Marzio, fermerebbe fra l’altro alle Torri d’Europa e allo stadio Rocco, in zona Ezit - novemila le persone che qui lavorano, e che dunque sono potenzialmente interessate al collegamento - per arrivare alle Noghere. Di qui, nell’ambito di una futura metropolitana interregionale, il trasporto potrebbe proseguire fino a Capodistria.
L’altra linea - che lo studio dell’Università contempla come secondo lotto del progetto - è la Campo Marzio-Opicina, che richiede tra l’altro un minore numero di interventi. Il treno passerebbe - fermandosi - per San Giacomo, Guardiella, area Università, nuova sede della Sissa al Santorio, dov’è prevista la realizzazione di una nuova fermata. Inoltre, con i 750mila euro richiesti al Fondo Trieste verrebbe realizzato il collegamento con il terminal di Fernetti. Anche questa linea, spiega l’assessore provinciale Ondina Barduzzi, può avere uno sviluppo oltreconfine: «Nel piano regolatore del Comune di Sesana questo collegamento è già previsto. Ci sono due possibilità: il riatto della vecchia ferrovia o la costruzione di nuovi binari» che si allaccino a quelli della metropolitana leggera.
Il terzo lotto del progetto redatto dall’Università riguarda la galleria di cintura che collega Campo Marzio a Roiano e Barcola, dove si riallaccia al tracciato per Udine e Venezia. L’intervento previsto è quello di attrezzare e abilitare la galleria anche per il traffico passeggeri, così da utilizzarla sia da parte dei treni RoLa, quelli della cosiddetta «autostrada viaggiante» Trieste-Salisburgo, sia per il trasporto pubblico. In questo modo un domani la metropolitana leggera potrebbe prevedere delle fermate in corrispondenza di piazza dei Volontari giuliani e di Roiano, due dei rioni toccati dalla galleria.

 

 

INTERMODALITA' - E dalle Noghere un servizio di autobus a chiamata

 

Trasporto pubblico locale: quale rapporto tra la metropolitana leggera - se questa verrà realizzata - e gli autobus? Lo studio commissionato dalla Provincia al Dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell’Ateneo cittadino osserva che i servizi su gomma oggi risultano «particolarmente apprezzati per la loro capillarità spazio-temporale», cioè per le zone che raggiungono e la frequenza con cui transitano, e dunque «andrebbero mantenuti ai livelli attuali per non favorire le modalità di trasporto alternative» come l’auto privata. In ogni caso, il servizio su ferro non può risultare «sostitutivo» di quello su gomma, ma può invece «rinforzare collegamenti giù esistenti».
Parte del servizio tradizionale però potrebbe essere sostituito da un servizio di bus a chiamata. Lo studio comprende infatti anche una prima valutazione dell’ipotesi, concentrandola nel Comune di Muggia. La metropolitana leggera si fermerebbe alla stazione di Noghere: proprio per questo, viene proposto «l’avvio sperimentale» di un servizio che farebbe capo all’attuale capolinea della linea 20 a Muggia. Si tratterebbe di un servizio aggiuntivo, non alternativo a quelli attuali, mirato a collegare - a richiesta, appunto - il capolinea della metropolitana delle Noghere all’area di Muggia: partenza, arrivo, orari e percorsi sarebbero determinati di volta in volta sulla base delle richieste dei cittadini.
Quanto alla metropolitana che dovrebbe collegare Muggia a Campo Marzio - e che servirebbe anche al trasporto merci, come rilevato dal presidente dell’Authority Claudio Boniciolli - la frequenza minima ritenuta necessaria per rendere appetibile il servizio è di trenta minuti. In ogni caso, avverte lo studio, per riuscire a invertire la tendenza a spostarsi in auto o altri mezzi privati e invogliare all’utilizzo del trasporto pubblico resta indispensabile una «pianificazione a livello di sistema» integrato: interventi singoli e «parziali» non porteranno alcun cambiamento nel modo di muoversi della cittadinanza.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 4 novembre 2007 

 

 

Ravignani: «Vicino agli operai della Ferriera ma anche l’ambiente deve essere tutelato»

 

Celebrazioni per San Giusto: nell’omelia del vescovo anche le nuove prospettive di sviluppo della città Le incertezze legate al destino della Ferriera di Servola e le speranze riposte nelle nuove prospettive di sviluppo che si aprono alla città, ma anche il complesso rapporto tra fede e scienza e gli altrettanto delicati equilibri tra Stato e Chiesa. Ha toccato i temi centrali per il futuro di Trieste e le sfide più alte con cui è chiamata a confrontarsi l’intera comunità cristiana, l’omelia tenuta ieri mattina in cattedrale dal vescovo durante il Pontificale che celebra la figura del patrono San Giusto.
Un intervento che ha ribadito, se mai ce ne fosse stato bisogno, la capacità di Eugenio Ravignani di farsi interprete delle inquietudini che turbano il suo «gregge». «L’amore di un vescovo è la sua città. E il mio amore è proprio Trieste - ha affermato il vescovo davanti a centinaia di fedeli che, assieme alle autorità civili e militari, hanno affollato la cattedrale -. Perciò non posso non sentire come mie le forti preoccupazioni di tanti lavoratori di una grande industria che temono per la perdita del posto di lavoro e vedono assai problematica una riconversione della loro professionalità in un impiego diverso. E con affetto sono accanto alla sofferenza delle loro famiglie».
Un affetto che va comunque di pari passo con la vicinanza ai residenti, decisi a difendere il loro diritto alla salute, e con il monito rivolto alle istituzioni, chiamate a fare squadra per indivudare soluzioni concrete. «Allo stesso tempo - ha continuato monsignor Ravignani - non posso non condividere i timori di chi vede pericolosamente alterarsi la purezza del clima in cui respirare e vivere con i propri figli. Mi sento inoltre di esprimere vivissima gratitudine a coloro che, nella loro responsabilità di pubblici amministratori e imprenditori, continueranno a impegnarsi perchè sollecitamente siano fugate incertezze e dubbi nella soluzione di una difficile composizione tra legittime, diverse esigenze».
Ma nella solennità di San Giusto, «figura che ha segnato la storia della prima esperienza cristiana a Trieste», è arrivato anche un messaggio carico di speranza: la città, ha sottolienato il vescovo, potrà vivere una nuova stagione positiva se solo saprà cogliere le opportunità legate alla caduta dei confini e valorizzare i suoi punti di forza. «Guardo con viva fiducia alle nuove prospettive che aprono, o meglio riaprono, la città ad un respiro internazionale - ha sottolienato Ravignani -, mentre importanti strutture stanno riprendendo vigore e sono promessa di reale rilancio nel campo dell’economia e del lavoro, condizione di una reale prosperità che sia condivisa da tutti i cittadini. Provo ammirazione poi per la prestigiosa presenza e l’intensa attività dei tanti istituti scientifici. Sono un onore per la nostra città ed auspico che tra essa e il mondo della scienza si dia vita ad un dialogo permanente e proficuo».
Dal canto suo però, ammonisce il vescovo, la scienza non deve diventare strumento per arrivare alla negazione della fede: religione e progresso non vanno infatti messe in competizione, ma riconosciute come due distinte e altrettanto preziose «forme del conoscere», basate su un «diverso accesso alla verità». Allo stesso modo va difesa la corretta convivenza tra Stato e Chiesa, perchè «solo una malintesa laicità può voler relegare la Chiesa nella sfera del rito e della devozione e la fede nell’ambito di una mera esperienza privata e personale. La laicità vera - ha concluso Eugenio Ravignani - è garanzia di spazio etico in cui le religioni possono e debbono trovare espressione in piena libertà, senza subire condizionamenti da culture o poteri dominanti».

Maddalena Rebecca

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 3 novembre 2007 

 

 

Ferriera, la Regione chiede aiuto al ministero dell’Ambiente  - Dopo il primo no dell’anno scorso Moretton sollecita la risposta alla nuova domanda

 

Nell’ambito delle procedure per l’autorizzazione integrata doppio appello allo Stato per decidere sul futuro dell’impianto di Servola

Sull’ingarbugliata vicenda della Ferriera pende anche, e ancora, una risposta del ministero dell’Ambiente. La Regione ha per due volte chiesto un accordo speciale con lo Stato nell’ambito delle procedure per la concessione dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Ha inviato una prima richiesta nel settembre 2006, ricevendo risposta negativa. Ha ripetuto la domanda nel maggio 2007, e ancora attende l’esito. Intanto però tutti gli enti chiamati a dare un giudizio sulla situazione della fabbrica in riferimento ai dati ambientali hanno rispettato la data che la legge 59 del 2005 sull’Aia indica come ultimativa per chiudere la pratica (30 ottobre 2007), e non hanno preso - come si sa - una risoluzione, eccezion fatta per il Comune di Trieste che ha dato parere negativo.
Ma che cosa chiede la Regione e perché? Si appella al comma 20 dell’articolo 5 di quella legge, il quale prevede che in presenza di «particolare e rilevante impatto ambientale, della complessità e del preminente interesse nazionale dell’impianto» si possano fare accordi specifici con lo Stato «al fine di garantire, in conformità con gli interessi fondamentali della collettività, l’armonizzazione tra lo sviluppo del sistema produttivo nazionale, le politiche del territorio e le strategie aziendali». In questo caso i tempi per il rilascio da parte della Giunta regionale della definitiva autorizzazione ambientale passano da 150 giorni a un anno.
L’assessore regionale Gianfranco Moretton lo spiega con pochissime parole: «Un accordo che consente di avere contributi ministeriali, la richiesta era motivata dal fatto che la situazione triestina non è delle più semplici». Nel frattempo sempre la Regione deve predisporre il «piano dell’aria», per sapere il livello complessivo di inquinanti in una certa area - lo ha detto proprio il ministero -, altrimenti non sarà in grado di fissare i limiti della singola azienda, in questo caso della Ferriera di Servola, nel documento autorizzativo.
Due punti di domanda, dunque, a lunga scadenza, mentre per l’Aia (una autorizzazione ambientale che di fatto, dice la legge, sostituisce ogni altra) tutti gli enti si ritroveranno comunque in conferenza il 15 novembre.
«La Regione questa domanda non la poteva neanche inoltrare» commenta il consigliere regionale dei Verdi Alessandro Metz, che in una lunga nota parla del caso-Ferriera come della «storia del sior intento» che «perpetuamente si ripete senza raccontare, fondamentalmente, nulla».
Dice Metz: «Solo per impianti di grandissima dimensione di può ottenere che lo Stato si sostituisca alla Regione per l’autorizzazione, e non è il caso della Ferriera, dove la competenza è proprio solo regionale, e certo la Regione si trova ora col cerino in mano, anche perché l’Aia non si può concedere senza avere il piano dell’aria». Il consigliere ripercorre le vicende complicate della Ferriera criticando il nulla di fatto: «Servolani, triestini - scrive - cercate di non respirare almeno nei giorni di bassa pressione quando non soffia la bora, perché fino al 2015 la Ferriera può e deve continuare a produrre, visto che poi salta sempre fuori chi annuncia che l’impresa è redditizia, e ricatta la città con la crisi occupazionale». Una bacchettata anche ai segretari sindacali «che anche in futuro saranno ancora in attesa delle ricette del piano Gambardella o delle bacchette magiche dell’Arvedi di turno». Chiude Metz: «La ’’storia del sior intento’’ è cara ai triestini, ma forse qualcuno è stanco e stufo di sentirla».
g. z.

 

 

Laghetti delle Noghere risistemati a inizio anno  - Il Consiglio comunale di Muggia voterà il progetto a giorni: sbloccati 50mila euro

 

In base al piano che finalmente vedrà impiegati i fondi regionali l’area sarà ripulita e recintata: diverrà un’aula naturalistica all’aperto

MUGGIA Partirà agli inizi del 2008 la sistemazione, a fini didattici e naturalistici, dei Laghetti delle Noghere. Il Consiglio comunale di Muggia voterà il progetto nella seduta prevista mercoledì.
La zona dei laghetti rappresenta l’ultimo lembo di zona umida di una certa consistenza nella provincia di Trieste, tanto che la Regione li ha definiti «biotopo naturale» nel giugno del 2001, in base alla legge regionale 42. E, dal punto di vista naturalistico, il laghetti sono un caso raro, anche perché la provincia è caratterizzata perlopiù da fenomeni carsici (fiumi sotterranei) e quindi manca una rete idrografica superficiale. Nell’area, una valle alluvionale marnoso-arenacea, c’erano impianti di estrazione dell’argilla. Le cave, una volta abbandonate, nel tempo si sono riempite d’acqua facendo nascere, appunto, i laghetti. E proprio, la pioggia e le tracimazioni periodiche del rio Ospo e del suo tributario, il torrente Menariolo, che attraversano l’area, hanno rinaturalizzato la zona. Ne è nato dunque un ambiente vivo, con la presenza di numerose specie ittiche, uccelli e piante, che hanno assunto un notevole pregio naturalistico.
Già alla fine degli anni Ottanta l’area fu soggetta a interventi di pulizia e riordino parziali, in vista della costituzione di un’oasi naturalistica, poi mai realizzata. Proprio alla luce del riconoscimento della valenza geo-ecologica, la Regione nel 2003 ha stanziato 50 mila euro per la sistemazione dell’area, rimasti però bloccati per la non titolarità del Comune sull’area. Titolarità risolta solo un anno fa, quando il Comune ha trovato l’accordo con l’Ezit per l’acquisto di tutta l’area (all’inizio sembrava possibile acquisirne solo un terzo) a 37 mila euro, dilazionati in 12 anni, chiudendo così una lunga vicenda (iniziata nel 1983), che aveva visto, nel tempo, richieste, ripensamenti e persino dimenticanze da parte (soprattutto) delle amministrazioni succedutesi a Muggia. L’area in totale misura 93.500 metri quadrati. Un primo progetto per un utilizzo naturalistico e didattico era stato già elaborato qualche anno fa. Mercoledì il Consiglio comunale sarà chiamato a votare quello definitivo.
L’assessore allo Sviluppo del territorio Moreno Valentich (Pd-Ds) spiega: «Si tratta di applicare così il primo finanziamento ottenuto per quell’area. Dopo l’acquisto, il Comune ha intenzione di fare dei Laghetti delle Noghere un laboratorio e un’aula ambientalista e di studio all’aperto, in modo che ornitologi e scuole ne possano usufruire tutto l’anno, per vedere le specie di piante e animali che vivono o transitano nella zona». In base al progetto, si provvederà alla pulizia dell’area e soprattutto dei sentieri (saranno ricoperti di ghiaia) e di parte delle sponde dei laghetti, alla realizzazione di un cancello d’entrata e alla sistemazione della recinzione per delimitare la zona. Sono previste anche tabelle d’indicazione a fini didattici. Altri lavori potranno essere realizzati in una fase successiva, con nuovi finanziamenti. «Dopo l’approvazione del progetto in aula – continua Valentich – si potrà andare in gara. Si prevede che i lavori potrebbero iniziare entro la primavera prossima, rispettando anche il calendario naturalistico».
Sergio Rebelli

 

 

Ambiente e sviluppo, parte la settimana dell’educazione

 

TRIESTE «Alt ai cambiamenti climatici! Riduciamo la CO2». È il titolo della seconda edizione della Settimana di educazione allo sviluppo sostenibile che, inquadrata nella campagna promossa dall’Unesco, si terrà dal 5 all’11 novembre in molte località del Friuli Venezia Giulia. Il programma predisposto dal Laboratorio regionale di educazione ambientale prevede, tra l’altro, tre confronti già lunedì a Villa Manin su stato dell'ambiente in Friuli Venezia Giulia, cambiamenti climatici gestione delle acque; una tavola rotonda a Trieste sugli ecovillaggi e un’altra a Gorizia con Luca Mercalli.

 

 

I pescatori: no al parco di Arbe  - Manca il regolamento delle attività consentite. L’area marina a difesa della colonia di delfini

 

Anche gli amministratori pubblici temono troppi divieti

FIUME Incontra sempre più oppositori la riserva per delfini, proclamata nel luglio 2006 dal ministero della Cultura e che riguarda uno specchio di mare fra le isole altoadriatiche di Veglia, Cherso, Lussino e Pago.
L’area in questione si estende su una superficie di ben 540 chilometri quadrati, in cui vive una consistente colonia di delfini, che secondo stime molto attendibili conterebbe almeno cento esemplari. Anni fa, l’organizzazione ambientalista lussignana Plavi Svijet (Mondo blu) aveva avviato l’iniziativa per rendere questa porzione del Quarnerolo una zona in regime di tutela per i delfini, proposta che è stata accettata a Zagabria. Anche se fino a questo momento non è stato formulato ancora il regolamento sulle norme da osservare nella riserva (regolamento da apportare entro il 2009), i pescatori della regione quarnerina – supportati dai colleghi istriani e dalmati – si sono espressi senza mezzi termini contro la zona protetta, temendo che possa limitare o persino impedire la loro attività.
Proprio in questi giorni la presa di posizione dei pescatori ha avuto il sostegno della giunta comunale di Arbe, che ha votato una delibera con cui si chiede al competente dicastero di cassare la decisione sull’istituzione della riserva. L’esecutivo arbesano ha voluto così ingrossare le fila delle autonomie locali e delle associazioni, motivando tale mossa con le preoccupazioni che la riserva possa nuocere non solo ai pescatori, ma anche al turismo, alla nautica da diporto, ai ristoratori e a tutti quei settori economici di vitale importanza per le sorti della regione insulare quarnerina. Secondo la giunta (e la tesi è sposata in pieno dai pescatori), lo studio sulle minacce cui andrebbero incontro questi mammiferi sarebbe in contrasto con quanto osservato dagli stessi pescatori e dai diportisti. Infatti, i delfini continuano ad essere presenti numerosi nel Quarnerolo e proprio le possibile norme rigorose della riserva, dicono i pescatori, potrebbero scatenare le ritorsioni della gente contro gli animali.
Anche il sindaco di Lussinpiccolo, Gari Cappelli, ha bocciato il progetto della riserva se questa dovesse incidere negativamente sulle attività economiche legate alla vita sulle isole quarnerine: «Tra un mese al massimo discuteremo della zona tutelata a livelo di giunta e consiglio comunali – ha detto il primo cittadino – personalmente sono contrario al progetto anche perché non accompagnato da un regolamento chiaro. Se dovessimo attenerci strettamente a quello che implica una riserva, allora sarebbe notte fonda per i nostri pescatori. Attualmente c’è un vuoto che impedisce ad un pescatore, ad esempio, di acquistare oggi un peschereccio per 100 mila euro che domani potrebbe risultare inutile se nell’area protetta si dovessero proibire le attività di pesca».
Insomma, non ci sono solo i pescatori italiani, la zona ittico–ecologica e il generale impoverimento del patrimonio marino a rovinare il sonno ai pescatori croati dell’ Adriatico settentrionale. Di mezzo vi sono pure i delfini, la cui presenza nel Quarnerolo rischia di essere foriera di incidenti, polemiche e proteste.
a.m.

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 2 novembre 2007 

 

 

Ferriera, il dirigente indagato: la Regione sapeva  - Pierpaolo Gubertini: «Ho avuto l’avviso di garanzia un anno fa. Ho subito informato gli uffici»

 

Il funzionario è il coordinatore della procedura per la concessione allo stabilimento della nuova autorizzazione integrata ambientale

«Sì, sono indagato dalla procura per omissione d’atti d’ufficio. Ma non è un’inchiesta nuova, recente. L’avviso di garanzia mi è stato recapitato poco meno di un anno fa e l’indagine, avviata dal pm Federico Frezza, è ancora aperta». Lo ha dichiarato ieri l’ingegner Pierpaolo Gubertini, 55 anni, direttore del Servizio regionale di tutela dall’inquinamento.

Attualmente Gubertini è il regista-coordinatore di quanto si sta discutendo a livello regionale e locale per concedere alla Ferriera una nuova Autorizzazione integrata ambientale all'esercizio dei suoi impianti. Dall’inizio del 2007 l’ingegnere non si occupa infatti più direttamente delle emissioni della Ferriera dal momento che questo compito è stato trasferito per legge all’Amministrazione provinciale.
«Quando l’avviso di garanzia mi è stato notificato, ho immediatamente avvisato la Regione: in dettaglio l’avvocatura interna» afferma l’ingegner Gubertini.
«Per difendermi ho dovuto però rivolgermi a un legale di mia scelta. La legge non prevede infatti nelle inchieste penali un’assistenza legale diretta per dirigenti, funzionari e dipendenti degli enti pubblici: è previsto solo che l'amministrazione pubblica paghi la parcella in caso di proscioglimento del suo dipendente. Ho così nominato un avvocato di Milano esperto in problemi ambientali e ho inviato al pm Federico Frezza una memoria sul mio operato. Respingo l’accusa che mi viene rivolta. Ho sempre informato l’assessore e le giunta regionale della situazione della Ferriera. L’ho fatto verbalmente ma anche attraverso delibere di generalità. Non ho detto alcunché sull’avviso di garanzia perché non avevo nulla da comunicare. È un atto che riguarda me e la procura. Lo ribadisco. Non ho insabbiato nulla. Anzi, sono stato io a far chiudere nel 2005 l’agglomerato della Ferriera. Ho infatti emanato un decreto in cui limitavo a 0,4 nanogrammi per metro cubo d’aria la quantità di diossina ammessa nelle emissioni convogliate. E l’impianto ha dovuto chiudere dopo le misure effettuate dall’Arpa che attestavano il superamento di questo valore. Poi è intervenuta la procura e il pm Federico Frezza è riuscito a far sequestrare l’agglomerato. La Servola spa si è adeguata e ha installato un impianto con l’urea. Oggi l’agglomerato diffonde molto meno diossina che nel 2005 e i limiti fissati dal mio ufficio sono quelli imposti dalle norme più severe».
«Valutare ciò che accadeva all’agglomerato è stato facile: la legge fissa in modo chiaro come devono essere effettuate le misure sulle emissioni convogliate in un camino. Ben diverso è il discorso per le emissioni diffuse, che escono nell’atmosfera da svariati punti della Ferriera. Basta citare la macchina a colare, priva di adeguate cappe di intercettazione delle polveri e dei fumi. Compiere misure in queste condizioni è molto più difficile e la legge è tutt’altro che chiara. Lo ripeto che dall’inizio del 2007 non mi occupo più di controlli sulle emissioni perché questo compito è passato alla Provincia e in dettaglio all’assessore Ondina Barduzzi che sta dicendo oggi le stesse cose che dicevo io più di un anno fa».
«L’inchiesta che mi coinvolge non è chiusa» continua l’ingegner Gubertini. «Ma tutto tace dal giorno in cui ho inviato la mia memoria difensiva al pm Federico Frezza. Ho incontrato il magistrato parecchie volte in questi mesi in riunioni organizzate a livello istituzionale, ma lui non mi ha mai detto nulla sull’inchiesta che mi coinvolge. Al contrario anche nelle ultime settimane il pm che mi indaga, ha fatto recapitare al mio ufficio i risultati delle misure sul benzopirene effettuate a Servola dal Cigra su suo specifico incarico. Mi ha spedito anche molti documenti e parecchie fotografie scattate agli impianti da un suo stretto collaboratore».
«Spero di aver chiarito il mio ruolo e attendo con fiducia la conclusione delle indagini. Penso che il mio nome sia finito sul registro degli indagati perché si cerca sempre l’anello debole della catena. Non sono un politico, non frequento politici. Sono un tecnico, un ingegnere, abituato a valutare percentuali, livelli, soglie. E poi a decidere in base al mio ruolo e ai poteri che mi sono stati conferiti».

Claudio Ernè

 

 

FERRIERA - Giovedì tavolo di crisi alla Direzione lavori pubblici - Il calendario con gli appuntamenti per l’Azienda sanitaria, l’Arpa, la Lucchini e i sindacati

 

La complessità della questione-Ferriera si fotografa per sezioni: tra atti pubblici, numeri e unità di misura, ricorsi, interventi tecnici, politici e sindacali, c’è anche la griglia veramente fitta del calendario. I lavoratori, in Consiglio comunale, si sono detti sbalorditi e delusi da tanto «aprire tavoli», peraltro invocando nel contempo un tavolo ulteriore: quello che decida, semplicemente e in fretta, nientemeno che il futuro della città. Per far ordine è bene tornare alle date e al loro intreccio.
Il prossimo appuntamento per tutti gli enti amministrativi, per l’Azienda sanitaria, l’Arpa, la Lucchini spa e i sindacati è fissato all’8 novembre alla Direzione regionale lavori pubblici e ambiente. Si tratta del cosiddetto «tavolo di crisi» creato dall’assessore regionale Moretton per mettere tutti i protagonisti a confronto stabile in vista di una auspicata decisione comune. Sarebbe dovuto essere un appuntamento settimanale. Dopo due riunioni, il rinvio. La puntata di venerdì 21 ottobre avrebbe dovuto proseguire venerdì 28. Ma il 30 ottobre era in scaletta l’incontro degli stessi protagonisti istituzionali per l’ultima e (si pensava) decisiva conferenza dei servizi in cui decidere se dare o no alla Lucchini l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), una sorta di «via libera» se l’azienda avesse accettato tutte le modifiche e le garanzie chieste dai vari enti per calare l’inquinamento. E dunque perché trovarsi prima? Meglio dopo. Il venerdì successivo al 30 cadeva il 4 novembre, ponte festivo. Fu proposto il venerdì 9, ma l’assessore comunale Bucci chiese l’anticipo a giovedì 8: «Preferisco parlare avendo alle spalle i miei uffici aperti, il venerdì pomeriggio sono chiusi».
Intanto però l’appuntamento del 30 ottobre non è stato affatto risolutivo. Un parere netto è venuto, sull’Aia, solo dal Comune, che ha detto «no». Gli altri hanno presentato ulteriori carte, e tutti hanno deciso di rivedersi ancora: «Appuntamento il 15 novembre».
Ma sarà proprio il 15 novembre quando l’Apat, l’Agenzia per l’ambiente del ministero, renderà note le analisi dell’aria realizzate fino all’altro giorno in via San Lorenzo in Selva. Come si intrecceranno con i discorsi precedenti? E non basta, perché un’altra data importante è già fissata: il magistrato ha ordinato nuove analisi nell’abitato di Servola, affidandole ancora al consorzio universitario Cigra. Dureranno due mesi e si concluderanno il 31 dicembre. E saranno queste, realizzate secondo i criteri di un decreto legge uscito appena a settembre, quelle da considerare probanti. Sempreché qualcuno non contesti nel frattempo gli strumenti usati dal Cigra, messi sotto osservazione dall’Apat, così come quelli dell’Arpa.
g. z.

 

 

FERRIERA - Paris Lippi: «Sia fatta chiarezza» Moretton: «Assessori all’oscuro»

 

Il Comune con il vicesindaco Paris Lippi attacca pesante, la Regione con l’assessore all’ambiente Gianfranco Moretton ribatte secca. È scontro sul caso di Pierpaolo Gubertini, dirigente regionale indagato perché, pur conoscendo i dati, non avrebbe assunto iniziative per limitare le emissioni della Ferriera né avrebbe informato la giunta regionale. «Non conosco la vicenda e mi auguro che il dirigente sia innocente», premette Lippi, «ma mi piacerebbe venisse fatta chiarezza. Se le cose stessero così, la vicenda mi pare abbastanza grave. E non penso si sia trattato di un’idea solo della persona indagata», aggiunge il vicesindaco. «Lippi si assumerà la responsabilità delle sue dichiarazioni nelle sedi più opportune», replica Moretton. Che precisa: «L’indagine è un atto conosciuto dal diretto interessato e al momento non dall’organo politico», ossia gli assessori. Gubertini è il dirigente incaricato di gestire l’iter, tuttora aperto, per l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) allo stabilimento. E l’indagine «fino a prova contraria, finché non ci siano colpevoli, non inficia il ruolo» dell’indagato, precisa l’assessore esprimendo «piena fiducia che, nei tempi compatibili con l’istruttoria, quanto prima conosceremo l’esito» dell’indagine.
Moretton intanto interviene anche sull’interrogazione presentata dal Verde Alessandro Metz, che ieri ha chiesto se, da quando è in carica, l’assessore sia stato «effettivamente informato dalla Direzione regionale dell’ambiente dei rapporti allarmati dell’Arpa». «Non ho visto l’interrogazione, ma i rapporti dell’Arpa sono pubblici e tutte le istituzioni ne erano a conoscenza», dice l’assessore.
Ma Lippi punta il dito: «La Regione ha mai presentato un piano di riqualificazione professionale degli operai, prime vittime della vicenda? O ha mai ammesso di essere impotente nell’individuare soluzioni? E poi stiamo ancora aspettando il piano sulla qualità dell’aria. Non vorrei - prosegue - che questo dilazionare e rinviare fosse parte di un disegno per far sì che nulla cambi», chiude Lippi. «La legge regionale sull’inquinamento è stata di recente approvata e in tempi precisi è prevista la predisposizione di piani di risanamento dell’aria: non mi risultano ritardi», risponde Moretton annotando che la conferenza dei servizi sull’Aia è stata aggiornata al 15 novembre per potere «esaminare i documenti presentati da Lucchini», nonché attendere «la proposta del’Arpa di predisporre un ”piano stralcio” di risanamento dell’aria». «Seguiamo in modo serio l’evolversi della situazione, e perciò oltre alla conferenza dei servizi è attivato un tavolo politico che, presenti tutti gli enti, monitora settimanalmente la situazione. Lippi poi - chiude Moretton - sa che eventuali provvedimenti di fermo» della Ferriera «possono essere legittimamente assunti anche e in particolare dall’autorità comunale».
Resta aperto il dibattito sull’opportunità di non chiudere la porta al dialogo con il gruppo Arvedi. «Il sindaco fa bene a tenere le porte aperte a tutti - commenta Lippi - ma An continua a ritenere che l’area della Ferriera vada riconvertita in chiave portuale».
p.b.

 

 

Sul Piano parcheggi: Italia Nostra: «Il Comune escluda dal centro storico i park interrati»

 

Italia Nostra scende in campo contro il Piano parcheggi del Comune. Un documento che, secondo l’associazione, rischia di creare seri danni al patrimonio archeologico cittadino. «A nostro giudizio - scrive la presidente della sezione di Trieste, Giulia Giacomoch, in una lettera inviata al sindaco e alla giunta - andrebbero esclusi dal centro storico i parcheggi interrati e «in edificato», perchè finirebbero per deformare l’aspetto dei luoghi con elementi costruttivi esterni, trasformerebbero le piazze in coperture di garage e, nel caso di edifici nuovi, deturperebbero gravemente il paesaggio urbano di luoghi di grande pregio. Ecco perchè - continua la nota - chiediamo al Comune di rinunciare al parcheggio in via del Teatro romano e a quello interrato in piazza Sant’Antonio. Abbiamo inoltre seri dubbi sull’opportunità di creare parcheggi sulle Rive dove torrette, bussole e muretti rovinerebbero la coerenza architettonica e paesaggistica del lungomare».
A fronte delle critiche, Italia Nostra avanza anche delle proposte. Il suggerimento dell’associazione è che i progetti dei parcheggi, specie se da costruire in aree di pregio, «si pongano come obiettivo prioritario la mimetizzazione delle strutture d’accesso e uscita per le auto e per i pedoni e di quant’altro si possa vedere in superficie».
«Esprimiamo infine dei dubbi sull’opportunità di costruire parcheggi privati in aree pubbliche per le quali andrebbe previsto invece un uso a favore della collettività. La costruzione di tanti parcking in aree densamente abitate o frequentate per lavoro - conclude Giulia Giacomich -, sembra una rinuncia definitiva da parte della pubblica amministrazione all’incremento del trasporto pubblico e alla parziale pedonalizzazione del centro auspicata da molti».

 

 

Spezzatino Endesa, si decide a fine anno - Non si definirà prima della metà dicembre la vicenda di cessione degli assetti a EOn dopo l’opa dell’Enel

 

ROMA La vicenda Endesa Italia non si definirà prima della metà del prossimo dicembre. È quanto riferiscono due lettere che Enel e Asm hanno inviato in risposta ai sindacati - Filcem-Cgil, Flaei-Cisl e Uilcelm-Uil - dando una propria disponibilità a incontrare le organizzazioni dei lavoratori. Lo si apprende da fonti sindacali.
Il 19 ottobre Filcem-Cgil, Flaei-Cisl e Uilcelm-Uil avevano proclamato lo stato di agitazione e avevano scritto una lettera a Enel, Asm ed E.On, chiedendo un incontro urgente, preoccupate per l'«ipotesi spezzatino» di Endesa Italia. Una richiesta inoltrata anche al ministero per lo Sviluppo economico, che al momento, fanno sapere i sindacati, non ha fatto arrivare un suo riscontro.
La lettera di Asm, secondo quanto si apprende, è datata 25 ottobre. Nel breve testo la società afferma che è in corso una trattativa complessa che potrebbe definirsi solo attorno al 15 dicembre. Viene però data la disponibilità ad un incontro con i sindacati per il 15 novembre, allo scopo di «comunicare le linee guida che hanno informato l'azione di Asm». La lettera di Enel è datata 26 ottobre. Il testo sottolinea che solo entro la prima quindicina di dicembre sarà possibile avere un incontro per fornire una quadro definito su Endesa Italia, ma si dà comunque la disponibilità a vedere i sindacati anche prima di questo termine - senza però indicare una data - per chiarire come si sta muovendo Enel.
Sia la lettera di Asm, sia quella di Enel sono inviate per conoscenza anche ad E.On e al ministero dello Sviluppo economico.
Pochi giorni fa l'ad dell'Enel, Fulvio Conti, ha annunciato l'avvio del processo di cessione degli asset Endesa ad E.On. L'operazione rientra negli accordi presi col gruppo di Duesseldorf in cambio del suo ritiro dalla competizione per acquisire la società spagnola (sui cui Enel ha lanciato un'opa con Acciona, chiusa a inizio ottobre). L'intesa prevede la cessione di circa 10mila megawatt, che incorporano Endesa Europa e, a scendere, Endesa Italia. Il 20% del capitale di quest'ultima società è detenuto dalla bresciana Asm.
Il timore dei sindacati è che si passi a un break up e che il passaggio di mano di alcuni asset comporti tagli occupazionali e un aumento della precarizzazione.

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 1 novembre 2007 

 

 

Per la Ferriera ritorna l’ipotesi Arvedi  - Cgil, Cisl e Uil auspicano il riavvio dei colloqui. Metz interroga la Regione sul caso Gubertini

 

«Una soluzione che potrebbe salvare ambiente, occupazione e industria». «No comment» di Dipiazza, ma ci sarebbe una sua «non chiusura»

Da un lato le emissioni che hanno indotto il sindaco Roberto Dipiazza a ipotizzare decisioni «drammatiche» se nuovi dati confermassero gli sforamenti - tra gli altri - del cancerogeno benzoapirene. Dall’altro i lavoratori, che martedì sera in consiglio comunale hanno espresso netta la preoccupazione per il loro impiego e per il futuro economico della città.
L’emergenza Ferriera si muove su un crinale strettissimo. E si rifà il nome di Arvedi. «Ci auguriamo che in un percorso chiaro di contenimento delle emissioni ci sia ancora la possibilità di una interlocuzione con il gruppo cremonese». Questo Franco Belci, Luciano Bordin e Luca Visentini, segretari di Cgil Cisl Uil, hanno detto ieri durante l’incontro avuto con il sindaco e con l’assessore regionale Roberto Cosolini. Quest’ultimo in consiglio comunale aveva sottolineato che l’estate scorsa, quando Arvedi manifestò il proprio interesse per Servola, «a tutti era sembrata un’opportunità per salvare ambiente, occupazione e industria»: perché «se un imprenditore che già c’è non ha alternative nello stare in una situazione complessa e delicata, uno che arriva ha sicuramente obiettivi e motivazioni per superarla». Fermo restando - aggiungeva l’altra sera Cosolini a margine - che la Regione, Lucchini o Arvedi che sia, mira a condividere «un programma chiaro che dia garanzie sotto i profili dell’impatto con l’esterno, dell’occupazione e delle prospettive di medio periodo anche con la diversificazione dell’attività».
Arvedi di recente ha rotto le trattative con Lucchini dicendosi in attesa di un «chiarimento» sul fronte ambientale. Ma i sindacati ritengono che il gruppo, potenzialmente interessato a uno sviluppo dell’area anche in chiave di logistica e energia, potrebbe proporre un progetto industriale capace di segnare una svolta ambientale e di travalicare il 2015, anno in cui secondo Lucchini spa la Ferriera non sarà più redditizia. Da Dipiazza arriva solo un «no comment» su quanto ieri è stato detto in proposito durante l’incontro, anche se Belci e Visentini parlano di una sua «non chiusura» sul tema Arvedi. Una settimana fa il vicesindaco Paris Lippi e l’assessore allo sviluppo economico Paolo Rovis sbarravano però la porta a insediamenti siderurgici nell’area di Servola.
Resta intanto da gestire la situazione attuale, con la procedura ancora aperta per l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) cui il Comune ha già detto no. Ieri è emerso che se l’Aia sarà concessa dalla Regione, lo sarà solo con prescrizioni molto restrittive. Il tavolo aperto dall’assessore regionale Gianfranco Moretton potrebbe portare però anche a una nuova prospettiva ieri ipotizzata: un accordo di programma tra le parti mirato a spingere Lucchini spa a ulteriori interventi, aldilà dell’Aia. «In ogni caso - rileva Belci - resteranno determinanti per noi i risultati dei controlli dell’Azienda sanitaria sulla salute di lavoratori e cittadini». Cosolini intanto dell’incontro di ieri commenta solo che «c’è stato lo stesso clima serio che ha caratterizzato la discussione dell’altra sera in consiglio».
Da registrare infine un’interrogazione presentata dal consigliere regionale dei Verdi Alessandro Metz dopo la notizia del dirigente regionale Pierpaolo Gubertini indagato perché, pur ricevendo i dati dell’Arpa, per anni non avrebbe assunto alcuna iniziativa per limitare le emissioni. Metz chiede di sapere se «da quando è in carica l’attuale assessore regionale all’ambiente, è stato effettivamente informato dalla Direzione regionale dell’ambiente dei rapporti allarmati dell’Arpa che segnalavano i ripetuti sforamenti sulle emissioni in atmosfera prodotte dalla Ferriera».

Paola Bolis

 

 

Qualità dell’aria, concluse le rilevazioni Apat Dal 5 novembre a Roma le analisi dei dati
 

Se ne sono andati ieri i laboratori «capta-aria» dell’Apat, l’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici, inviati dal ministero dell’Ambiente su sollecitazione del sindaco Dipiazza e del consigliere regionale dei Verdi, Alessandro Metz, quando scoppiò l’allarme generale per i picchi di benzoapirene rilevati dal Cigra (il Consorzio interdipartimentale per la gestione e il recupero ambientale dell’Università di Trieste), su incarico del pm Federico Frezza. Fu allora deciso che la centralina del Cigra, a Servola stazione, sarebbe stata affiancata da quella dell’Arpa, e appunto da una terza super-partes, quella dell’Apat, delegata anche a verificare la metodologia d’azione degli altri specialisti sul campo.
«Ieri abbiamo lasciato Trieste - spiega la responsabile del laboratorio, Maria Belli - e dal 5 novembre a Roma cominceremo le analisi gravitometriche (quelle sulle polveri sottili, ndr), di seguito quelle relative agli idrocarburi e ai metalli, i cui dati saranno noti a fine novembre».
Nei quindici giorni di lavoro dell’Apat, però, il mosso quadro della vicenda Ferriera ha avuto un cambiamento sostanziale proprio nella decisione del pm di far sistemare al suo consulente Cigra due altre centraline, in zone diverse e più distanti dalla fabbrica, in pratica delegittimando l’azione di controllo di tutte e tre le apparecchiature di via San Lorenzo in Selva e di conseguenza i risultati che avrebbero portato.
Frezza era stato fortemente sollecitato dalla Lucchini, che sosteneva impossibile derivare una nozione di inquinamento ambientale (come avevano fatto Azienda sanitaria e sindaco) da un rilevamento in area industriale. Nel frattempo era anche uscito un nuovo decreto che normava la sistemazione delle centraline. E dunque il pm aveva acconsentito a cambiare i punti di controllo. L’Apat come ha seguito questi mutamenti d’orizzonte?
«Non solo eravamo al corrente - afferma Belli -, ma sia noi sia l’Arpa lo sapevamo fin dal principio che quella postazione non era molto esatta, comunque la decisione del magistrato non ha assolutamente inficiato la nostra presenza e il nostro lavoro, che avevano soprattutto l’obiettivo di verificare e armonizzare metodi di campionamento dell’aria e successive analisi». Dunque i dati verranno resi noti, ma non saranno questi a dirci qualcosa di definitivo sull’inquinamento di Servola.
g.z.
 

 

«L’industria pesa: nel 2006 ha generato mille milioni»

 

«Diteci che città avete in mente di qui a vent’anni». «Vogliamo un tavolo sul disegno per Trieste: tutto il resto sono pagliacciate». Lo hanno ripetuto più volte l’altra sera gli esponenti sindacali in consiglio comunale, ampliando i termini del dibattito sull’emergenza Ferriera dai posti di lavoro che lo stabilimento direttamente o indirettamente procura, a una più generale visione del futuro industriale - o meno - della città.
Ed è un tema, questo, che viene ribadito con forza dalle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil. «Lo abbiamo detto anche nell’incontro avuto stamane (ieri, ndr) con il sindaco Roberto Dipiazza e con l’assessore regionale Roberto Cosolini: la nostra impostazione - dice per la Cgil Franco Belci - è quella di ridare il baricentro alla produzione industriale, perché lo sviluppo della città non può essere retto soltanto dai lavori pubblici, dal terziario e dal turismo. Serve anche la ”gamba” di chi il reddito lo produce. Ed è una indicazione precisa - aggiunge Belci - questa che noi diamo al sindaco e alle forze politiche: in caso contrario, la città è destinata a un declino che in definitiva riguarda soprattutto i giovani e le loro prospettive».
Ma quanto pesa l’industria oggi sull’economia triestina? I dati dell’Istat relativi al 2006 dicono di 15.676 occupati nell’industria nel suo complesso: numeri in crescita rispetto al 2005, quando il dato era di 13.423 lavoratori. La percentuale resta nell’ordine del 15-16% di occupati nel settore in ambito provinciale.
Sempre in base ai dati Istat 2006, l’economia generata dall’industria a Trieste è pari al 14,7% del Pil provinciale, pari a un volume di mille milioni di euro. In termini di imposte il contributo più diretto arriva dall’Iva che vale 300 milioni di euro, ai quali se ne aggiungono suppergiù altrettanti in termini di versamenti Irpef, addizionali regionali e comunali, Ici e Tarsu. Cifre cui vanno aggiunti i contributi relativi a Inps e Inail.
Sono questi i dati che fornisce Assindustria, l’altra sera presente come uditore in consiglio comunale con il direttore dell’Associazione Paolo Battilana. E proprio su questi dati, dice Battilana, bisogna «valutare l’opportunità di mantenere e sviluppare occasioni per ospitare insediamenti produttivi: perché si tratta di un elemento di ricchezza che, come confermano i numeri, va anche redistribuita a livello collettivo».
Poche parole da Assindustria sul dibattito che si è tenuto l’altra sera nell’aula di piazza dell’Unità: Battilana esprime «apprezzamento per come tutte le parti hanno messo in evidenza i propri punti di vista in maniera pacata e civile, a partire dai lavoratori che hanno puntualizzato le proprie gravi preoccupazioni. Questo - chiude il direttore dell’Associazione - può essere un primo passo per iniziare ad avviare un ragionamento più complessivo sul futuro industriale ed economico della nostra provincia».

 

 

La chiusura della Ferriera

 

Il 23 ottobre ho assistito in piazza Oberdan alla manifestazione promossa dai comitati di residenti di Servola per chiedere la chiusura della Ferriera e sono rimasto profondamente deluso dalla reazione violenta dei manifestanti nei confronti di quel dipendente della Ferriera che ha voluto prendere la parola in difesa del suo posto di lavoro. Certo che la battaglia in difesa dell’ambiente e della salute è sacrosanta, ma è anche certo che disinteressarsi della sorte di un migliaio di persone, e quindi di famiglie, che rischiano di essere private del loro reddito, è assolutamente inconcepibile. Ma se il disagio di queste famiglie potrà forse essere alleviato dagli ammortizzatori sociali promessi, l’aspetto più preoccupante, anzi tragico, è la perdita definitiva di mille posti di lavoro nell’industria triestina, cioè mille posti in meno per i nostri giovani.
Mille posti di lavoro in meno sono, più o meno, mille famiglie che non spenderanno più nella nostra provincia, quindi ulteriore crisi per il nostro commercio con conseguente chiusura di negozi e perdita ulteriore di altri posti di lavoro. Come si fa a non riflettere su ciò? La progressiva sparizione dell’industria è andata di pari passo con la decadenza della città. Difatti dopo il 1954 a Trieste sono state chiuse decine di attività industriali di alto livello (Crda, Cantieri S. Rocco, Felszegi, S. Marco, Officine Ponti e Gru, Vetrobel, Arrigoni, l’Aquila, solo per citarne alcune) con la perdita di oltre diecimila posti di lavoro, mai recuperati. Il risultato sconsolante è che l’economia ne ha risentito, con grave danno alle attività commerciali e artigianali e con la conseguente progressiva riduzione della popolazione della provincia di Trieste, che è passata dai 300.309 del 1971 ai 239.717 del 2006.
Per quanto riguarda l’eliminazione o la riduzione dell’inquinamento della Ferriera si possono seguire due strade: la prima è chiudere lo stabilimento, come propongono i comitati appoggiati da alcuni amministratori cittadini; la seconda è quella di adottare, e mantenere in efficienza, validi sistemi di depurazione. Ricordo solo quando la Ferriera faceva parte del gruppo Italsider l’aspetto ambientale era oggetto di grande attenzione e il livello di inquinamento era notevolmente inferiore a quello attuale.
Se poi si vuol chiudere la Ferriera perché altri sono gli interessi che gravitano su quell’area, allora si operi per insediare nella nostra provincia attività industriali «pulite» e capaci di offrire le migliaia di posti di lavoro persi in questi ultimi anni e si abbandoni l’idea di proporre l’insediamento dei rigassificatori nel nostro golfo che, oltre ad essere altrettanto inquinanti della Ferriera e assai più pericolosi, darebbero lavoro a poche decine di persone, ostacolando nel contempo, come dicono gli esperti, l’attività portuale (finalmente in ripresa), la pesca e il turismo.
Silvano Baldassi

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 31 ottobre 2007

 

 

Ferriera, indagato funzionario regionale  - Finisce in un’inchiesta del pm Frezza il direttore del Servizio di tutela dall’inquinamento atmosferico, Pierpaolo Gubertini

 

Per anni, pur conoscendo i dati, non avrebbe assunto iniziative per limitare le emissioni

L’accusa: avrebbe potuto diffidare la società proprietaria degli impianti ma non ha mai ritenuto di sospendere o revocare l’autorizzazione a operare sul territorio

E’ indagato per omissione d’atti d’ufficio l’ingegner Pierpaolo Gubertini, 61 anni, direttore del Servizio di tutela dall’inquinamento atmosferico dell’amministrazione regionale. E’ l’uomo che doveva controllare che i vertici della Ferriera di Servola rispettassero quanto la stessa Regione ha imposto a livello di emissioni e immisioni nell’aria, secondo quanto previsto dal Decreto del 12 luglio 1990. Inoltre l’ingegner Gubertini è il dirigente incaricato di gestire l’iter della nuova Autorizzazione integrata ambientale chiesta dallo stabilimento. Di questa autorizzazione si è discusso ieri nella sede della Regione e la riunione ha prodotto un «nulla di fatto», con un rinvio a nuova data.
Secondo le indagini dirette dal pm Federico Frezza, il nome dell’ingegner Pierpaolo Gubertini è stato annotato sul registro degli «indagati» perché per anni come direttore del Servizio di tutela dall’inquinamento, non ha assunto alcuna iniziativa per limitare le emissioni della Ferriera. Non ha diffidato la società proprietaria degli impianti; non ha sospeso o revocato l’autorizzazione. Tutto questo, secondo l’accusa, è accaduto anche se sul suo tavolo sono puntualmente arrivati i rapporti allarmati dell’Arpa su ripetuti sforamenti. I dati gli erano stati comunicati dall’Arpa, un organo tecnico delle Regione; ma sul piano ammnistrativo non è accaduto nulla.
Ma non basta. Secondo l’inchiesta l’ingegner Pierpaolo Gubertini ha persino omesso di segnalare questi ripetuti e reiterati sforamenti ai vertici della Giunta regionale. In questo modo nè gli assessori, nè il presidente sono stati posti nelle condizioni di valutare se e come sopperire all’inerzia del dirigente dell’ufficio a cui erano affidati i controlli amministrativi sulle emissioni. In altre parole gli inquirenti sospettano di essersi imbattuti in un «insabbiamento» delle relazioni inviate dall’Arpa alla Direzione regionale dell’ambiente. Va aggiunto che l’ingegnere indagato per omissione d’atti d’ufficio, nella sua lunga attività istituzionale ha inviato ai responsabili della Ferriera un’unica diffida che porta la data del 18 ottobre 2006. Il documento è stato notificato - sbagliando indirizzo- non alla Lucchini spa- bensì alla Servola spa.
Nell’inchiesta diretta dal pm Federico Frezza sono stati prese in esame numerose segnalazioni dell’Arpa. Gli episodi segnalati iniziano il 23 agosto 2004 e proseguono nel marzo del 2005, nel luglio e nell’agosto del 2006. In totale più di 30 giornate in cui sono state violate le prescrizioni introdotte dal Decreto ministeriale del 12 luglio 1990. La mancata osservanza di quanto previsto non ha, secondo la Procura, innescato alcun provvedimento. «L’indagato ometteva di assumere qualsivoglia iniziativa».

Claudio Ernè

 

 

FERRIERA - Autorizzazione ambientale solo il municipio è per il no - Bucci: «Non capisco le dilazioni, per noi la conferenza dei servizi è chiusa»

 

Il Comune è stato l’unico ente, ieri mattina in Regione, a presentare un esplicito e lungo documento di diniego all’Autorizzazione integrata ambientale per la Ferriera, per il cui procedimento scadevano proprio ieri i termini di legge. La riunione, piuttosto convulsa, è durata dalle 9.30 alle 15 e l’amministrazione comunale è rimasta praticamente sola. L’Azienda sanitaria ha presentato ulteriori prescrizioni, cioé richieste di maggiori garanzie ambientali: tra queste la proposta di installare delle telecamere nella cokeria per tenere sotto controllo visivamente se le azioni di salvaguardia contro le emissioni diffuse sono messe in pratica oppure no.
L’Arpa ha presentato un altro documento, relativo all’analisi della qualità dell’aria rilevata attraverso i licheni (che risale allo studio «Gea» con dati 2002-2004) dove si vede che parte del centro città, Servola e Muggia sono severamente inquinate. Ha inoltre fatto presente che, mancando un «piano dell’aria» complessivo (quello che la Regione dovrebbe stendere), sarebbe difficile misurare l’eventuale miglioramento una volta che la Lucchini avesse implementato tutte le correzioni strutturali richieste.
L’assessore provinciale Barduzzi ha quindi trovato sostegno alle proprie convinzioni più volte espresse e ha aggiunto che è necessario anche completare «il catasto delle aziende». Dunque alla fine la Regione, in vesti di arbitro col suo dirigente Roberto Della Torre, e senza prescrizioni da presentare, ha aggiornato la seduta al 15 novembre.
La materia è passata di seguito in consiglio comunale (vedi articolo a fianco), ma l’assessore Maurizio Bucci commenta: «Non ho ben capito queste dilazioni, per noi la conferenza dei servizi è chiusa, presenzieremo alla prossima riunione, ma senza altro da dire: la legge sull’Aia dice che non può essere concessa l’autorizzazione se è in corso inquinamento, e a questo ci siamo attenuti, peccato - commenta l’assessore - che l’azienda abbia perso l’occasione di dimostrarsi collaborativa e abbia rigettato tutte le ordinanze, e peccato che le istituzioni non si siano dimostrate unite di fronte ai cittadini». E il sindaco Dipiazza conclude: «Non escludo che i misuratori dell’aria possano avere qualche problema tecnico, ma qui la questione è un’altra: in presenza di inquinamento il Comune non può concedere la patente».
g. z.

 

 

FERRIERA - Palman: «Riconversione di cosa, dopo dieci anni ci ritroviamo senza niente». Pastore: «Dove si possono trovare mille posti?»

 

Vogliono chiarezza su ambiente e salute di cui - dicono - sono i primi a preoccuparsi. Esigono che finisca il «palleggiamento di responsabilità» che li fa sentire «precari» in un posto di lavoro per il quale al contempo si sentono «sparare addosso» da più parti ogni giorno. Ma soprattutto invocano dalle istituzioni un disegno chiaro che delinei quello che sarà il futuro loro ma anche della città tutta, una città la cui classe dirigente «deve dire cosa ha in mente per Trieste di qui a vent’anni». Perché il problema, e lo ripetono con forza, sta in una visione che - se c’è - resta nascosta dietro «beghe politiche» e «strumentalizzazioni» che li colpiscono di continuo. Mentre le mille famiglie che di Ferriera direttamente o indirettamente vivono, dopo anni di dibattiti, campagne elettorali e «allarmismi» lanciati e rilanciati, continuano a non sapere che ne sarà di loro. Consapevoli che «la città non può privarsi di questi posti di lavoro». Perché di alternative, a oggi, non ce ne sono.
Protagonisti in consiglio comunale tornano a essere i lavoratori di Servola. Si accalcano a decine e decine nello spicchio di aula riservato al pubblico, e sostengono i rappresentanti sindacali - Rsu ed esponenti delle segreterie di categoria - che rappresentano tutta la rabbia e l’insicurezza che la vicenda Ferriera rovescia su di loro: «Vogliamo un tavolo sul disegno per Trieste: tutto il resto sono pagliacciate».
Sfilano così, ieri sera, le voci dei rappresentanti dei lavoratori che occupano un’ora buona della seduta straordinaria del consiglio dedicata alla vicenda. In aula ci sono Provincia, Regione, Lucchini spa, Arpa, Azienda sanitaria, Assindustria. Il sindaco Roberto Dipiazza lo chiarisce subito: «Oggi a rischio non è solo la popolazione di Servola, siete anche voi. Ci rendiamo conto che si tratta di 7-800 lavoratori. Ed è una grossa preoccupazione». Perché - le cita - ci sono le lettere dell’Azienda sanitaria, dell’Arpa e del pm Frezza che evidenziano i dati allarmanti dell’«inquinamento». Stelio Vatta, direttore dell’Arpa, riassume gli sforamenti: benzene, pm10, benzoapirene. Marina Brana, del Dipartimento della prevenzione dell’Azienda sanitaria, elenca le indagini sulla salute attuate e in corso. L’assessore regionale Roberto Cosolini rimarca che l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) è uno strumento di controllo che non corrisponde a «un via libera illimitato» e si dice in linea con le prescrizioni di Azienda sanitaria e Procura.
Poi scendono in campo i rappresentanti dei lavoratori. Che l’uno dopo l’altro - Cgil, Cisl, Uil, Cisal - additano i punti chiave. Primo tra tutti, un futuro che nessuno ancora intravede: perché «riconversione di cosa? Dopo dieci anni ci ritroviamo senza niente», denuncia Franco Palman della Uil. Mentre dalla Cgil Marco Relli denuncia la tensione psicologica costante cui i lavoratori sono sottoposti e centra il punto: se Lucchini ha già annunciato che dal 2015 la Ferriera non sarà più redditizia, «da oggi ad allora si faccia un lavoro serio con l’azienda» per tracciare un futuro. Ma intanto, interviene Luigi Pastore della Cisal, «dove li troviamo mille posti di lavoro?» Da Antonio Saulle ad Alberto Monticco a Enzo Timeo, i sindacati lo ribadiscono a più riprese: «Le istituzioni ci dicano cosa vogliono fare di questa città» dove l’industria sotto un certo livello non può scendere.
La proprietà, con il direttore dello stabilimento Francesco Rosato, ringrazia i lavoratori che continuano a operare ogni giorno in un «contesto non facile» con un «atteggiamento di attaccamento e responsabilità che forse non tutti in altri ambiti hanno dimostrato». E gli operai applaudono, mentre Rosato aggiunge che l’azienda ha bisogno di «un quadro normativo certo che purtroppo non c’è». Mentre per la Provincia l’assessore Ondina Barduzzi esorta a tracciare un percorso condiviso.
Sfilano poi, l’uno dopo l’altro, i capigruppo di maggioranza e opposizione. Alla fine, Cosolini rilancia: per evitare di proseguire in una insostenibile incertezza, un’Aia con prescrizioni «le più rigorose possibili» e controlli minuziosi può essere una strada da percorrere. E intanto occorre mettersi a un tavolo per iniziare a costruire subito e seriamente un futuro che guardi oltre il 2015, aggiunge Cosolini «auspicando un ritorno» sulla scena di Arvedi, il gruppo cremonese che poco prima i sindacalisti hanno additato la città di essersi «lasciato scappare» con grave responsabilità. La seduta si chiude con Dipiazza che ai lavoratori promette massima trasparenza: se nuovi dati ufficiali dovessero confermare emissioni inquinanti, dice, se ne riparlerà insieme.

Paola Bolis

 

 

Ferriera, a Servola assemblea pubblica al circolo Canciani

 

Organizzato dalla federazione provinciale di Rifondazione comunista e dal circolo territoriale «J. Canciani» di Servola si svolge oggi alle 18, alla casa del popolo Zora Perello di Servola (via di Servola 114) un'assemblea pubblica sul tema «Ancora problema Ferriera». All'incontro, che sarà introdotto e moderato dal segretario provinciale del Prc Igor Kocijancic, interverranno il segretario provinciale della Cgil Franco Belci, il presidente del Circolo Miani Maurizio Fogar, il coordinatore della Commissione lavoro del Prc Paolo Hlacia e il presidente provinciale di Legambiente Lino Santoro.

 

 

Regole per l’ambiente anche a Duino Aurisina  - Firmato dal ministro Pecoraro Scanio il decreto che definisce i criteri per le Zone di protezione speciale

 

Il verde Rozza: «Divieti per la pesca a strascico ma anche incentivi per i pascoli»

DUINO AURISINA Il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha firmato il decreto che definisce i criteri per le Zone speciali di conservazione (Zsc) e delle Zone di protezione speciale (Zps). Un atto che riguarda da vicino il Carso, di cui buona parte è stata inclusa nelle aree appartenenti alla Rete europea Natura 2000, finalizzata alla tutela della biodiversità. L'emanazione dell'atto dovrebbe fare chiarezza anche sulla gestione delle Zps presenti nel comune di Duino Aurisina.
Il decreto, che verrà pubblicato a giorni sulla Gazzetta ufficiale, contiene divieti, obblighi e attività da favorire. «Tra gli obblighi più importanti - anticipa Maurizio Rozza, dei Verdi - va segnalato quello di eseguire mitigazioni ambientali sugli elettrodotti, sia all'atto della loro realizzazione che in occasione di manutenzioni straordinarie. Sarà vietato anche pescare a strascico in tutte le aree facenti parte della Rete Natura 2000, e la norma riguarda anche il Villaggio del Pescatore».
«Il decreto impone poi alle Regioni e agli enti locali – continua Rozza – la costruzione di sistemi di incentivo per il ripristino delle attività di pascolo tradizionali, la conservazione dei muretti a secco, la manutenzione e la ricostruzione di stagni e pozze».
«Diventa ora urgente avviare quanto avevamo proposto nel nostro programma elettorale - aggiunge Massimo Veronese, capogruppo di Insieme Skupaj a Duino Aurisina –. Va avviata una variante urbanistica con cui recepire le indicazioni del decreto ministeriale e le linee guida della Regione; in questo modo realizzeremo un vero e proprio piano di gestione rispetto alle aree incluse in Natura 2000, limitando così al minimo le procedure di valutazione di incidenza e sbloccando i finanziamenti previsti dalle normative per sostenere le attività compatibili e per compensare le limitazioni».
«Con le modifiche al piano regolatore - concludono Rozza e Veronese - si dovranno anche aggiustare i pasticci combinati con la variante agricola approvata dalla precedente amministrazione comunale, cancellando norme come quella che vieta di pascolare ovini a meno di 150 metri dalle case o quella che impone - in modo del tutto arbitrario - limitazioni alla realizzazione di strutture agricole a meno di 300 metri dai confini delle aree Natura 2000».
Su questo argomento si è svolta lunedì sera una riunione a Medeazza, nel corso della quale Coldiretti e Alleanza contadina hanno chiesto all'amministrazione comunale di ricorrere al Tar contro la Regione, per aver imposto nella variante agricola del Comune la norma relativa alla zona di rispetto di 300 metri oltre alle Zps.
L'amministrazione comunale, che era rappresentata dagli assessori Tamaro e Svara, ha deciso che valuterà in giunta la richiesta delle associazioni degli agricoltori.
fr. c.

 

 

Prima pietra per il gasdotto fino a Spalato  - Il tronco di 290 chilometri costerà 185 milioni di euro. Entro il 2011 anche un acquedotto da 38 milioni

 

Iniziati i lavori della struttura che porterà il metano in Dalmazia e Lika

SPALATO Ha preso il via ieri il progetto che porterà alla metanizzazione della Dalmazia e della Lika. In località Podredro, a sud di Zagabria, sono infatti iniziati i lavori di approntamento del gasdotto «Bosiljevo-Spalato», un troncone lungo 290 chilometri che per l’impresa investitrice, la Plinacro (in mano allo Stato croato), comporterà una spesa di 185 milioni di euro.
Alla cerimonia inaugurale dei lavori erano presenti il ministro dell’Economia, Branko Vukelic, il vicepresidente del parlamento, Darko Milinovic, e il direttore generale della Plico, Branko Radosevic. Le autorità hanno sottolineato che il gas naturale contribuirà a elevare il tenore di vita della popolazione dell’intera area, ridando fiato pure all’economia delle due regioni.
E’ stato fatto subito presente che il Bosiljevo-Spalato sarà allacciato al gasdotto «Pola-Karlovac» (entrato in funzione l’anno scorso) che trasporta il metano estratto dai giacimenti sottomarini situati una quarantina di chilometri al largo di Pola. Questi giacimenti sono gestiti dalla Inagip, la joint-venture paritetica italocroata tra Eni e Ina Naftaplin.
Per quanto concerne l’infrastruttura Bosiljevo-Spalato, si tratta di un metanodotto che attraverserà sei regioni e sarà suddiviso in sei segmenti. Avrà una capacità di trasporto annua di 2 miliardi e mezzo di metri cubi di gas. Il primo tratto, da Bosiljevo a Josipdol (complessivi 29 chilometri) sarà ultimato in capo a otto mesi, mentre il metano arriverà a Spalato entro la fine del 2009. Gli abitanti dell’antica Ragusa (Dubrovnik) si vedranno erogare il gas naturale a partire invece dal 2011.
Intervenendo all’inaugurazione dei lavori, Radosevic ha affermato che il metanodotto Bosiljevo-Spalato fa parte del secondo ciclo di investimenti della Plinacro, azienda che ha in progetto di collegare tutta la Croazia alla rete del gas naturale. «Dopo le direttrici Pola-Karlovac e Bosiljevo-Spalato – ha aggiunto Radosevic – intendiamo metanizzare tutto il Paese, per una spesa in totale di 443 milioni di euro».
Dal gas all’acqua potabile. A Spalato è stato infatti firmato il contratto per la costruzione di una grande rete idrica (investimento di 38 milioni di euro) che riguarderà le contee di Spalato, Zara e Sebenico. L’acquedotto permetterà di superare una volta per tutte i problemi legati all’approvvigionamento idrico in questa vasta area croata. E ciò soprattutto sulle isole di Lesina, Brazza, Solta e Lissa. Inoltre, sarà permesso a 90mila utenti di collegarsi per la prima volta a un acquedotto pubblico. La nuova rete idrica dalmata sarà completata nel 2011.
Andrea Marsanich

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 30 ottobre 2007

 

 

Ferriera, oggi si discute dell’autorizzazione ambientale In serata consiglio comunale - Ieri altra manifestazione di protesta

 

Al mattino la conferenza dei servizi per l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia); alle 18.30 il consiglio comunale straordinario. Giornata densa, oggi, per la Ferriera e per la città, stretta fra il nodo dell’occupazione e quello dell’ambiente. Il sindaco Dipiazza la scorsa settimana ha ipotizzato decisioni «drammatiche» sullo stabilimento, citando i dati dell’Arpa che evidenziano a settembre sforamenti sulle emissioni di benzoapirene. Stamane, nella sede della Regione, si parlerà dell’Aia. Rappresentanti politici o tecnici di Comune, Provincia e Regione affiancati da Arpa e Azienda sanitaria dovranno votare il sì o il no nella misura in cui riterranno soddisfatte le condizioni di qualità degli impianti ai fini della salvaguardia ambientale. Ma non è certo che si arrivi al dunque. Non per nulla la Uil, con il segretario Luca Visentini, «auspica che le istituzioni chiamate a pronunciarsi lo facciano nei tempi previsti e basandosi sui dati di fatto acquisiti riguardo all’inquinamento e agli interventi che l’azienda si è impegnata a realizzare». Perché «un ulteriore rinvio sarebbe molto grave, visto che l’iter si è già prolungato molto più del previsto», così come «grave sarebbe che il Comune o altri soggetti decidessero in base a motivazioni politiche e non all’evidenza dei fatti», ricordando che «l’unica strada per ridurre le emissioni inquinanti è richiamare Lucchini spa a mettere in campo tutti gli investimenti necessari».
Dice l’assessore regionale all’ambiente Gianfranco Moretton (che oggi non sarà presente al tavolo che peraltro, nota, è tecnico): «Saranno i tecnici a dovere esaminare le carte, e hanno tre ipotesi: il sì, il no o la richiesta, se necessaria, di altre integrazioni». E per il direttore del Servizio regionale tutela da inquinamento Pierpaolo Gubertini è anzi «probabile» che la discussione non si chiuda oggi. Ma il Comune è netto: «Noi non chiederemo slittamenti», annuncia l’assessore Maurizio Bucci, «e presenteremo carteggi e dati dettagliati». Alle 18.30, si diceva, il consiglio comunale. Interverranno le segreterie sindacali di categoria e le Rsu della Ferriera che ribadiranno la volontà di avere dati certi sull’inquinamento, ma anche chiarezza sul futuro dei lavoratori; non ci saranno, perché invitate solo ieri dal presidente del consiglio Sergio Pacor, le segreterie provinciali. Confermate la presenza della Provincia con l’assessore Ondina Barduzzi, della Regione e della proprietà con il direttore dello stabilimento Francesco Rosato e altri rappresentanti. Invitati anche Arpa e Azienda sanitaria. Dalle 17.30 sotto il Comune il presidio dei lavoratori. Ieri pomeriggio invece, sempre in piazza Unità, ha manifestato un gruppo di cittadini che poi ha attraversato in corteo la città.
p.b.

 

 

Bonifiche, pagherà l’ente pubblico  - Importanti modifiche alla bozza dell’accordo di programma fra gli enti coinvolti nel Sito nazionale

 

L’intervento riguarderà i terreni venduti alle imprese dal ’97 in poi

La mano pubblica interverrà sulle aree inquinate vendute alle imprese da enti pubblici, dal 1997 in poi. La novità, che in sostanza risolve la stragrande maggioranza del problemi per le aziende insediate nel Sito inquinato di interesse nazionale, è emersa nell’incontro che il direttore generale del ministero dell’Ambiente, Mascazzini, ha avuto ieri in città con una decina di imprese che hanno già aderito alla messa in sicurezza della falda freatica, fra le quali Teseco, Bic, AcegasAps e Frigomar.
A margine dell’incontro con le aziende, la bozza dell’accordo di programma – la cui ultima versione ha sollevato le proteste degli enti locali, che hanno disertato la riunione – è stata migliorata in alcuni punti, fra cui quello già citato, e oggi dovrebbe essere recapitata a Regione, Comune di Trieste, Comune di Muggia, Provincia, Ezit e Autorità portuale.
«Sono soddisfatto della proposta del ministero – dichiara Gianni Pizzati, presidente regionale dei Verdi e braccio destro del ministro Pecoraro Scanio per il Sito inquinato – perchè risponde sia alle esigenze della bonifica sia a quelle emerse a livello locale». Una nuova riunione con il ministero, per discutere la bozza con gli ultimi emendamenti, dovrebbe tenersi nel giro di una settimana.
Per la progettazione della messa in sicurezza, fra qualche mese verrà intanto bandita una gara europea, che sarà gestita dagli enti locali e nella quale verranno privilegiati i progetti con un rapporto ottimale costi/benefici e che svilupperanno la possibilità di effettuare le bonifiche sul posto.
Un aspetto importante in tutto questo contesto riguarda il livello «naturale» di inquinamento dei terreni, quello che attraverso la falda «entra» da monte nel sito inquinato (Sin). Per determinarlo, a breve la Regione incaricherà l’Arpa di effettuare una serie di misurazioni all’esterno del sito stesso.
Sempre all’interno del Sin, la Seastok, il cui progetto per un deposito sotterraneo di Gpl è stato bocciato due anni fa dalla conferenza dei servizi, sta verificando la possibilità di vendere l’area che aveva acquistato per realizzarlo. Si tratta di 90 mila metri quadri nel complesso ex Aquila, parte nel comune di Trieste e parte in quello di Muggia. E ancora con riguardo a Seastok, oggi il Comitato portuale dovrebbe deliberare la decadenza dell’atto di sottomissione, firmato nel 1999, per l’anticipata occupazione di un’area demaniale marittima di 46 mila metri quadri e dello specchio acqueo adiacente il pontile della Silone.

Giuseppe Palladini

 

 

Ap: «Niente bici davanti alla Marittima» - Pista ciclabile sulle Rive, l’Authority denuncia problemi di sicurezza

 

L’assessore Maurizio Bucci ce l’ha messa tutta per far tornare le navi bianche a Trieste, ma quelle navi diventano ora un potenziale problema per la pista ciclabile che gli stessi uffici comunali di Bucci progettano. La pista partirebbe dalla stazione centrale per giungere fino a via Orlandini (dove si congiungerebbe con la ciclabile provinciale che prosegue fino al confine e oltre) snodandosi lungo le Rive nella parte interna, tra l’area riservata alla viabilità principale e quella dei parcheggi. In ballo un finanziamento regionale da 258 mila euro.
Per il tratto che interessa le Rive il Municipio ha chiesto all’Autorità portuale di avallare il progetto. La risposta, lo scorso luglio, è stata negativa: l’Authority, «pur partecipando all’iniziativa intesa a migliorare la vivibilità delle aree urbane», fa notare che «il percorso attraversa aree demaniali marittime interessate da attività portuali collegate ai servizi portuali, alla nautica da diporto e al tempo libero»: così scrive il segretario generale dell’Ap Martino Conticelli citando le «numerose ordinanze» che limitano il transito in zona.
Il Comune in settembre è tornato alla carica. Pochi giorni fa, la nuova risposta dell’Authority che apre alla possibilità della pista lungo le Rive III Novembre, Caduti per l’italianità di Trieste, Gulli e Grumula. Resta però il no per il tratto davanti alla Stazione marittima, per le «esigenze portuali collegate al traffico crocieristico». In quel tratto - contropropone l’Ap - le bici potrebbero «eventualmente transitare lungo la normale viabilità delle Rive interne o esterne», secondo le esigenze legate alla presenza di navi.
Il Comune intende ora proporre un incontro tecnico «per far capire che non stiamo invadendo in modo sensibile l’area: due metri di pista ciclabile non cambiano nulla - commenta Bucci - a meno che all’Autorità portuale non pensino a strane chiusure dell’area con sbarre o cancellate...» «Nessuna chiusura e nessuno steccato - replica Conticelli - pensiamo solo al traffico pesante che si crea con le navi in rada, e che non potrebbe intersecarsi con una pista ciclabile dove transitano liberamente adulti e bambini. Non vogliamo creare problemi a un’iniziativa che può essere utile alla città, ma ribadisco le necessità di tipo operativo e di sicurezza. Senza dire che proprio davanti alla Marittima il Comune ha dato l’ok alla costruzione di un parcheggio interrato».
Bucci, ricordando che è in scadenza il termine entro cui richiedere i finanziamenti alla Regione, giudica però «impensabile interrompere la pista per fare correre i ciclisti lungo la viabilità principale delle Rive». Dalla Provincia, che ha chiesto a tutti i Comuni di vedere illustrati i rispettivi progetti di ciclabili per collegarli con la propria pista, l’assessore Mauro Tommasini suggerisce di vagliare anche altri percorsi nel centro città.
p.b.

 

 

Percorsi pedonali a Muggia, nuovi progetti  - Prima assemblea pubblica con i cittadini nell’ambito di Agenda 21 sulla mobilità sostenibile

 

Raccolte indicazioni su piste ciclabili e strade chiuse al traffico

MUGGIA «Grazie per essere venuti qui a cominciare a dedicare un po’ del vostro tempo alla costruzione della città». Con queste parole il sindaco di Muggia Nerio Nesladek ha aperto ieri in una affollata sala Millo i lavori della prima assemblea generale del forum di Agenda 21 sulla «Mobilità sostenibile, riqualificazione e rivitalizzazione degli spazi urbani di uso pubblico». Insomma, si parlerà di mobilità a piedi, su piste ciclabili, su percorsi protetti, e di collegamenti (esistenti e futuri) nel territorio. E nel suo saluto il sindaco ha proprio sintetizzato il senso di Agenda 21: i cittadini partecipano nella progettazione della propria città. L’assemblea di ieri fa seguito ad una serie di tappe del processo