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RASSEGNA STAMPA  luglio - dicembre 2021

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 30 novembre 2021

 

 

Ogs pronto allo sbarco al magazzino 24 e il Comune si riprende il compendio dei Filtri

Accordo tra Ursus e Agenzia delle entrate che valuterà in dieci mesi un totale di 32 immobili all'interno del perimetro del comprensorio

L'Osservatorio geofisico (Ogs) pensa di trasferire i laboratori di biochimica e biologia, afferenti alla sezione di oceanografia, dall'attuale sede di Santa Croce in via Auguste Picard (ai "Filtri" per intenderci) all'hangar 24 del Porto vecchio, in un passato ormai lontano utilizzato dalla Tomaso Prioglio a mo' di stalla dove veniva imbarcato il bestiame est-europeo alla volta dei porti medio-orientali. Infatti il "24" si affaccia, insieme al finitimo "25", sul cosiddetto Bacino "0": alle loro spalle si estende l'imponente mole del Magazzino 26. Ad anticipare la notizia il sindaco Roberto Dipiazza, soddisfatto perché «è giusto valorizzare la presenza dell'Ogs a Trieste, che in questo modo avrà un sito vicino al centro cittadino, di più agevole accesso, al quale tra l'altro potrà ormeggiare la nave esploratrice "Laura Bassi"». Ormeggio dove ora si trovano le due unità dell'ex flotta Napp ancora da vendere. Il disimpegno del castelletto ai "Filtri", un compendio di alcuni edifici realizzati tra la metà dell'Ottocento e i primi del Novecento per la captazione delle sorgenti idriche, consentirà al Comune - ha sottolineato il primo cittadino - di sfruttare la proprietà in fondo a via Picard, detenuta fin dal 1919: «Ci vedo un bellissimo albergo in riva al mare», sogna il borgomastro. Dipiazza ha glissato sui tempi e sul valore dell'operazione - Ogs acquisterà il "24" -, ha però inquadrato l'arrivo dell'istituzione in un contesto culturale-scientifico, dove il "23" custodisce il "tappo" anti-inquinamento petrolifero della Saipem e dove il "26" si candida a grande contenitore museale incentrato sul mare. Il sindaco non lo ha detto esplicitamente, ma la cessione del "24" gli risolve un mezzo problema, cioè quello di capire cosa fare dei due hangar a bordo banchina: va infatti ricordato che ancora nel 2018 il duo "24-25" era indicato come sito per il museo del mare, poi, tramontata quella prospettiva, ci fu una ridda di voci che oscillava tra l'interesse di Fincantieri e l'ipotesi di un marina. Un'altra novità su Porto vecchio riguarda le procedure di vendita del patrimonio immobiliare. Giulio Bernetti, direttore dipartimentale di Lavori pubblici e urbanistica comunali, nonché presidente di Ursus (consorzio per la valorizzazione dell'antico scalo) informa che in ottobre, con decorrenza da fine novembre, è stato firmato l'accordo tra lo stesso Ursus e la direzione regionale dell'Agenzia delle entrate. L'obiettivo è valutare 32 immobili, suddivisi in 5 lotti, situati nell'area del Porto vecchio. Firmatari dell'intesa Bernetti e il direttore giulio-friulano Guido Isolabella. L'agreement prevede che l'attività dell'Agenzia si svolga nei prossimi dieci mesi con un rimborso dei costi sostenuti pari a circa 85.000 euro. Queste stime costituiranno la base per fissare il prezzo del bene da mettere all'asta. Ricordiamo che Ursus è controllato al 52% dal Comune, mentre il restante 48% è suddiviso tra l'Autorità portuale e la Regione Fvg, rappresentati nel consiglio di amministrazione rispettivamente dalla vicepresidente del Coselag, Sandra Primiceri, e dal dirigente Luciano Zanelli.

Massimo Greco

 

Progetto Museo del mare Arriva l'architetto Vazquez Consuegra - il 9 dicembre in sala Luttazzi al "26"

Giovedì 9 dicembre nella sala Luttazzi al Magazzino 26 di Porto vecchio andrà in scena l'architetto Guillermo Vazquez Consuegra, il professionista sivigliano che ha progettato la trasformazione del "26" in museo del mare. Verrà presentato alla platea triestina da Giulio Bernetti e da Lucia Iammarino, la dirigente comunale che ha seguito più da vicino il progetto. Progetto da 22 milioni di euro (Iva compresa) la cui esecuzione è stata messa in gara e le sette offerte sono al vaglio di una commissione formata dalla dirigente comunale Lea Randazzo, dall'ingegnere Marco Karel Huisman e dall'architetto Andrea Benedetti. Le sette offerte sono state presentate da cordate che alleano 13 aziende a livello nazionale: 3 campane, 3 lombarde, 2 laziali, 2 regionali, 1 abruzzese, 1 toscana, 1 veneta. Nessuna triestina in campo, Ici coop di Ronchi e Ed Impianti di Campoformido i "campioni" giulio-friulani. Vazquez Consuegra aveva vinto la gara nel 2019 e il progetto era stato al centro di un lungo braccio di ferro con la Soprintendenza, che alla fine l'aveva spuntata e la torretta di vetro, disegnata dall'architetto andaluso, era stata espunta perché svettava troppo sul tetto del "26". Molti i dubbi sull'operazione negli ambienti professionali triestini, dove ci si chiede che senso aveva fare una gara internazionale con nomi illustri per un progetto tutto sommato "conservativo" su un edificio già restaurato. Di recente si era registrata anche una polemica tra alcuni esperti di cultura marittima triestini e il Comune, che aveva secretato il percorso museale preparato dalla fondazione Micheletti di Brescia.

magr

 

 

E nel laghetto del Collio spunta una rara specie di anatra Fistione Turco - l'area umida Bosc di Sot

Si chiama Fistione Turco e ha eletto l'area umida di Bosc di Sot come sua nuova casa. Si tratta di una particolare e rara specie di anatra, avvistata negli ultimi tempi nella zona dei laghetti alle porte di Cormons. E ora Legambiente chiede di tutelare l'ambiente dove l'animale ha scelto di stabilirsi. Le prime apparizioni del Fistione Turco sono della scorsa primavera quando alcuni naturalisti hanno notato l'arrivo di questa specie di anatra dal piumaggio variopinto. I maschi, più appariscenti delle mimetiche femmine, presentano una grossa testa di colore arancione, il becco rosso e il petto e la nuca neri. «Il Fistione Turco - spiega la sezione goriziana di Legambiente - è considerato specie "vulnerabile" dalla Lista rossa degli uccelli nidificanti in Italia del 2019. Questa nuova presenza, seppure occasionale, aggiunge ulteriore valore alla ricca biodiversità non solo avifaunistica del sito con 33 specie finora contate». L'ex comprensorio estrattivo di Bosc di Sot ha già assunto una valenza naturalistica di livello nazionale, essendo stato inserito quest'anno fra le Aree di rilevanza erpetologica nazionale per l'abbondanza di anfibi e rettili. L'associazione ambientalista è preoccupata: «Siamo felici che i nuovi proprietari e l'amministrazione comunale cormonese abbiano pubblicamente manifestato - aggiunge Legambiente - la volontà di preservare la naturalità del sito e le sue qualità di habitat di rifugio e riproduzione per molte specie animali al fine di realizzarvi un'oasi naturalistica sul modello della Riserva della Cona. Tuttavia proprio in questi giorni sono state tagliate molte alberature morte all'interno del lago principale, elementi che rappresentano rifugio e riparo per anatre e aironi». Pur trattandosi di una proprietà privata l'associazione ricorda come il proprietario «deve eseguire un ripristino ambientale a beneficio della collettività, come previsto dal decreto autorizzativo dell'ex cava e per il quale è stata depositata una fideiussione di circa 500 mila euro a favore del Comune di Cormons».

Matteo Femia

 

 

«Il sito della centrale è di A2A con la quale bisogna confrontarsi» - la CGIL replica a Legambiente

La Cgil provinciale, sentitasi chiamare in causa da Legambiente, che ha organizzato il convegno al Kinemax nel quale si è discusso sul futuro energetico e sul progetto di turbogas per la centrale di A2A, interviene con una serie di argomentazioni. «Innanzitutto, la Cgil non ritiene di aver perso alcuna occasione di "ascoltare molte cose interessanti" come sostenuto da Legambiente, tanto più in un convegno chiaramente indirizzato verso la sola posizione di contrarietà. Ci sono anche esperti e studiosi con opinioni diverse sul futuro energetico e sulla transizione, sul loro orizzonte temporale e la loro effettiva sostenibilità». La Cgil si sofferma sulle argomentazioni «contradditorie a favore del NO: da un lato la centrale non serve, è mera speculazione finanziaria grazie al capacity market, la si costruirà non perché serve energia ma per tenerla ferma... ci verrebbe da obiettare che una centrale ferma non inquina. Dall'altro se inquina vuol dire che lavora e che quell'energia serve!». E le alternative per il sito «ad oggi non ci sono. Quella di cui si dibatte è un'area privata, discutere di futuri assetti che prevedano portualità, uso di banchine, attività di qualsiasi altra natura è inutile se non viene fatto in accordo con chi su quelle aree detiene diritti e proprietà. Lo smantellamento dell'attuale impianto e della ciminiera potrà avvenire, temiamo, solo per mano di A2A, in un accordo di programma che la vincoli a farsi carico degli ingenti costi derivanti». Quanto all'occupazione dice: «Ricordiamo che Cgil Cisl Uil hanno siglato con A2A un accordo che prevede la salvaguardia di tutti i livelli occupazionali e la potenziale espansione tramite attività correlate, comprendenti economie circolari e attività legate alla retro portualità ed alla concessione dell'uso della banchina. Riteniamo che la riconversione del sito sia ad oggi l'unica vera alternativa percorribile».

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 29 novembre 2021

 

 

Tram ecologico in Porto vecchio: progetto depositato in Comune

Un team di tecnici ed esperti del settore fa sapere di aver presentato e lasciato in Municipio una bozza di lavoro per una mobilità alternativa

Ovovia o tranvia? È il dilemma amletico che incarna il dibattito, politico e non, sul futuro della mobilità cittadina, con particolare riferimento al Porto Vecchio. Creare un collegamento rapido, sicuro ed ecologico nell'antico scalo è infatti una necessità che si sta avvertendo sempre di più, ora che l'iter per la riqualificazione del sito sembra finalmente decollare. E, in tempi recenti, c'è anche chi ha pure lasciato in via ufficiale negli uffici del Municipio una vera e propria bozza di progetto. La proposta per allestire un impianto tranviario proviene in particolare da un gruppo di tecnici ed esperti del settore, rappresentati tra gli altri dall'ex capodeposito del tram di Opicina Paolo Buzzi, che propongono appunto la rinascita di una linea tranviaria urbana per una lunghezza di circa 2,5 chilometri. Ma perché proprio una linea tranviaria in Porto vecchio? «La nostra idea - afferma Buzzi - prende spunto dalla singolare iniziativa lanciata nel 2016 da Autorità portuale e Trieste Trasporti con il supporto di FerStoria quando venne istituito il TramWay: un collegamento ferroviario fra Molo IV e Magazzino 26 con due carrozze e altrettanti locomotori diesel in trazione simmetrica, sfruttando i binari esistenti». Ben presto i fumi della trazione diesel risultarono poco graditi e il servizio, complice pure il cambio di colore dell'amministrazione comunale, ebbe vita breve. Ora però, sostengono i responsabili di questo nuovo progetto, le dinamiche sono cambiate e l'antico scalo sta mutando fisionomia, e si può pensare di poter disporre un mezzo nuovo, idoneo, possibilmente ecologico. La proposta prevede l'utilizzo di quattro vetture storiche (di cui tre motrici a carrelli, una a due assi e anche un rimorchio), ossia i vecchi tram dell'ex rete urbana dell'Acegat attualmente esposti nell'area del Museo ferroviario di Campo Marzio, che risultano di proprietà del Comune. Ma un'idea del genere è fattibile? In varie città italiane come a Roma e Milano, è la replica degli esperti, circolano per il servizio ordinario tram con oltre 60 anni di vita e a Torino un vecchio tram di Trieste è stato completamente restaurato e rimesso in servizio. «I rotabili - specifica Roberto Chiandussi, cultore della materia di Udine - dovrebbero essere sottoposti a revisione generale per quanto riguarda sia la cassa che per l'adeguamento delle nuove tecnologie da installare. Un intervento che potrebbe essere realizzato da aziende locali». Ma la parte interessante, insistono gli addetti ai lavori coinvolti, riguarda quale sistema di alimentazione utilizzare. «Abbiamo pensato - prosegue Daniele De Anna, un altro promotore del progetto - che si potrebbe dar corrente con il classico filo aereo sorretto da pali, che potrebbero fungere da fanali stile Belle Epoque anche per illuminare i viali del Porto vecchio. Oppure si potrebbe dotare i veicoli del sistema "Primove", realizzato dalla Bombardier: esso prevede la posa sotto il manto stradale di una "serpentina" che per induzione magnetica alimenta i motori e ricarica gli accumulatori montati sul veicolo. È un sistema diverso da quello adottato da Stream». «Tale sistema - conclude Chiandussi - è già in uso sulla rete tranviaria di Nanjing in Cina ed è stato sperimentato in Germania sulla tranvie di Augsburg e in altre città tedesche. La nostra terza ipotesi invece propone il sistema "Rampini Italia" realizzato con Siemens, che prevede un punto di ricarica rapida degli accumulatori al capolinea utilizzando un pantografo alzato all'occorrenza, sotto ad un tratto di "bifilare", come per i bus Rampini in servizio a Vienna». Per completare l'impianto, ovviamente, andrebbero ricercate altre vetture e bisognerebbe individuare l'area o un edificio che possano ospitare il deposito e l'officina, tenendone il servizio staccato da quello del tram di Opicina.

Andrea Di Matteo

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 28 novembre 2021

 

 

MONFALCONE - Il PD "Consiglio comunale su A2A con la presenza della Regione" - il dibattito sul polo energetico

La richiesta dei Dem: "La giunta Fedriga chiarisca la sua posizione. La centrale lasci spazio al porto"

La transizione dell'area della centrale A2A da polo energetico ad hub per la crocieristica, o comunque a polmone per l'espansione del porto, impone di ritenere chiuso il tempo delle barricate. Il Pd monfalconese se da un lato apre a un lavoro congiunto con l'amministrazione comunale per bloccare il progetto di nuovo impianto a gas presentato dalla società termoelettrica, di cui sono azionisti di controllo i Comuni di Milano e Brescia, dall'altro, però, chiede che si apra un confronto in Consiglio comunale, presente la Regione. «C'è la necessità di svelare la reale posizione dell'amministrazione regionale, che ha già raggiunto un'intesa sul progetto nell'ambito del decreto di compatibilità ambientale del Ministero della Transizione ecologica» ha spiegato ieri la capogruppo consigliare Lucia Giurissa in un incontro nell'ex pretura, segnalando l'incoerenza tra il rifiuto di qualsiasi confronto pubblico a Monfalcone da parte dell'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro e la creazione di un Comitato per i cambiamenti climatici Fvg. Nella riunione di mercoledì dei capigruppo in vista della prossima seduta dell'assemblea la rappresentante dem rinnoverà quindi la richiesta di dedicare una seduta al confronto su un «tema delicato, mai dibattuto nelle appropriate sedi», invitandovi gli assessori regionali all'Ambiente Scoccimarro e alle Attività produttive Sergio Bini. La richiesta verrà avanzata a fronte non solo degli ultimi sviluppi (la sentenza favorevole del Tar Fvg al diritto del Comune di Monfalcone di effettuare depianificazione anche per l'area di proprietà di A2A, le azioni intraprese dalle associazioni ambientaliste), ma anche della mozione presentata dal partito a giugno. Con il documento il Pd punta a stimolare il sindaco Anna Cisint e l'amministrazione comunale a promuovere una concertazione interistituzionale «finalizzata a creare le condizioni per le quali A2A venda all'Autorità portuale il sito che così si trasformerebbe da energetico a portuale, con ricadute ben superiori per l'occupazione». Sindaco e giunta per il Pd dovrebbero anche attivarsi nei confronti della Regione perché si modifichi il Piano energetico regionale per armonizzarlo con la Strategia energetica nazionale e quindi con un futuro che ormai punta all'abbandono delle fonti fossili. «È in ogni caso indispensabile che il Comune di Monfalcone metta mano al Piano regolatore, fermo alla fotografia scattata nel 2014 - ha osservato ieri il consigliere comunale Fabio Del Bello -, armonizzandolo con le previsioni dell'Autorità di sistema portuale e sapendo che il dialogo sul futuro dell'area non può prescindere dal dialogo con gli operatori portuali». Al tavolo, però, il consigliere Paolo Fogar vorrebbe vedere tutti gli attori coinvolti dal progetto, che per Legambiente, come per l'amministrazione comunale, è giustificato solo dal meccanismo del Capacity market. «Ognuno ha la sua motivazione, in questa vicenda, ma tutti devono tenere conto - ha aggiunto - dei cambiamenti climatici già in atto e dei danni subiti innanzitutto dal rione Enel e dai suoi abitanti». Se i problemi da affrontare sono quelli ambientali, della proprietà, delle bonifiche e degli investitori sull'area, allora «al tavolo devono venirci il Governo, la Regione, A2A, il Comune, sindacati, associazioni ambientaliste, Confindustria. Il Pd monfalconese è pronto a fare la sua parte per fare in modo il tavolo si crei», hanno assicurato tutti i consiglieri dem .

Laura Blasich

 

LA REPLICA - Il sindaco sono vittime di contrasti al loro interno

In merito alle istanza del Pd sulla vicenda della centrale ecco la replica del sindaco Cisint: «Il Pd ha avuto due occasioni per dare il proprio contributo e in entrambe ha perso l'occasione di pronunciarsi in modo chiaro nell'interesse della città a causa delle contraddizioni interne. L'assemblea cittadina si è pronunciata in modo inequivocabile con la delibera dell'8 marzo nella quale si manifesta la volontà del territorio di non essere più polo energetico. La maggioranza ha votato compatta a favore, Morsolin e Maccarini contro mentre i Pd Del Bello e Giurissa si sono astenuti. Sulla base di quel pronunciamento è stata adottata la norma di salvaguardia urbanistica, a cui si è opposta A2A con un ricorso al Tar, che nella sostanza ha dato ragione al Comune. Ovvio che ora il Pd è spiazzato. Anche perché il loro segretario provinciale Moretti si è schierato a favore del nuovo impianto. Il Pd non è in grado di dire in modo univoco cosa intende proporre. È stato Franceschini, con Cingolani, a porre la firma sulla valutazione ministeriale favorevole: cosa ha fatto il Pd ai vari livelli di governo? Se il Pd decide di essere contrario alla rigassificazione ben venga anche il loro pronunciamento. Nel frattempo, non c'è alcuna ragione perché la maggioranza cambi le decisioni assunte».

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 27 novembre 2021

 

 

"Le sedi di Esatto e Welfare, il recupero della Terapeutica e il trasloco dell'Ortofrutta" - La Sacchetta verso il rilancio

Il sindaco con l'assessore Lodi all'ex Meccanografico, dove sono iniziati i lavori di riqualificazione del rudere. "E all'ex Cartubi il Parco del mare"

Roberto Dipiazza si guarda in giro mentre presidia l'ingresso del rudere che tra un anno e mezzo diventerà la sede di Esatto e di una parte del Welfare municipale. Siamo all'ex Meccanografico in via Ottaviano Augusto. Il braccio del sindaco volteggia: «All'ex Cartubi nascerà il Parco del mare (vedi Camera di commercio), davanti spero che la Terapeutica venga dissequestrata a fine gennaio così da vagliare la recuperabilità della struttura. A fianco trasferiremo l'Ortofrutta all'ex Manifattura tabacchi e in un primo tempo l'area sarà destinata a parcheggio dei crocieristi, a sgravio delle Rive». E rammenta la riqualificazione della confinante stazione di Campo Marzio. Sui tempi realizzativi di questo domino edile-urbanistico il borgomastro gigioneggia: «Ho tempo fino alla primavera 2027, preferisco non fare pronostici. Qui all'ex Meccanografico abbiamo aspettato quasi vent'anni!». Gli chiedono se non era meglio fare un albergo o qualcosa di più attrattivo dal punto di vista turistico piuttosto che una sede di uffici: «Ogni tanto bisogna pensare al comfort dei cittadini - replica- costretti per troppi anni a soffrire le difficoltà logistiche di piazza Sansovino. Qui in Sacchetta troveranno ampio parcheggio e sportelli modernamente organizzati». Infatti c'è già un'idea di massima su come redimere tutto quel cemento armato che dal 1986 ha resistito eroicamente a sbagli e incuria. La illustra l'assessore Elisa Lodi insieme al presidente di Esatto, Andrea Polacco, assistiti dai dirigenti comunali Lucia Iammarino e Mauro Silla. La disponibilità è piuttosto ampia, con 800 metri quadrati distribuiti su ognuno dei tre piani per un totale di 2.400 metri quadrati.All'interno Esatto, con una quarantina di dipendenti, comanderà al pianterreno e nella porzione occidentale del primo piano. I 70 dipendenti del Welfare municipali occuperanno il lato orientale del primo piano e l'intero secondo piano dell'edificio. All'esterno si provvederà al completamento della copertura, alla sistemazione delle facciate con un cappotto esterno per migliorare le prestazioni termiche, alla probabile costruzione di una nuova scala nel lato B dello stabile, dove si allarga un cortile il cui futuro è ancora al vaglio degli inquirenti. L'assessore Lodi ha ribadito il quadro economico dell'intervento, che ammonta a 4,6 milioni. Riccesi (presente all'evento l'architetto Donato) e Balsamini, che hanno vinto l'appalto edile e impiantistico, avevano proposto un ribasso del 7% a 3,6 milioni. Soddisfatto Polacco, che finalmente, dopo un lungo pellegrinare tra tante ipotesi (da Casa Francol alla Cassa di risparmio), ha trovato una baia dove mettere a riparo uffici, archivio, sportelli. «Cambiamento di vita epocale», ha detto con un filo di commozione riandando al disagio provocato dalle attuali tre sedi (Sansovino, Revoltella, D'Alviano). La presenza di Mauro Silla, che andrà in pensione mercoledì primo dicembre, ha attestato che gli uffici comunali a essere colà trasferiti sono quelli del Welfare al momento allestiti in via della Scalinata nella cosiddetta "casa blu", proprietà della Fondazione Ananian presa in affitto alla cifra di 78 mila euro annui mediante un contratto valido fino al 2027. Si tratta di due servizi, "anziani" e "adulti". L'ex Meccanografico inizia la sua terza esistenza: la prima sbocciò nelle tecnologie delle Ferrovie, la seconda naufragò nelle illusioni museali di Era e Alinari. L'Immaginario scientifico scelse il Magazzino 26. Lo stabile fu messo in vendita dalla civica amministrazione che poi ci ripensò a uso personale.

Massimo Greco

 

 

Rifiuti ferrosi fuorilegge e 140 milioni "fantasma": chiesto il processo per 32 - l'inchiesta - L'operazione della Dda tra Friuli e Veneto

Centomila tonnellate di rifiuti ferrosi smaltiti in violazione degli obblighi ambientali, 140 milioni "invisibili" per il fisco, 32 indagati tra imprenditori, titolari di imprese di trasporti, commercianti di materiali ferrosi e autisti. Un lavoro di indagine partito nel 2013, quello della Finanza di Pordenone, condensato nella richiesta di rinvio a giudizio a vario titolo per associazione a delinquere, traffico illecito di rifiuti e frode fiscale da parte della Direzione distrettuale antimafia di Trieste. Coinvolte appunto 32 persone di Pordenone, Venezia, Treviso, Belluno, Verona e Padova: ieri si sono costituite le parti a Trieste, con udienza rinviata al 24 gennaio. L'operazione "Via della seta" ipotizzava un patto tra criminalità italiana e cinese. I sanvitesi Stefano Cossarini, 46 anni, Roger Donati, 48, e Fabrizio Palombi, 43, secondo la Procura antimafia, avrebbero ideato un'associazione a delinquere per l'emissione e l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Nel mirino anche Guido Masciello e Cristiano Altan, 47 e 48 anni, domiciliati a San Michele al Tagliamento, e Giuseppe Farano, 52, domiciliato a Gradisca: secondo la Procura sono amministratori e prestanome delle società fittizie create allo scopo. Oltre a Cossarini (revocati i domiciliari), Donati e Palombi (misura cautelare ridimensionata in obbligo di dimora), Masciello (revoca misura cautelare), Altan (revoca obbligo di firma) e Farano, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per il pordenonese Stevan Simonato, i padovani Luca Cavaliere e Alberto Mozzo, i trevigiani Ginetto Dal Bo', Lamberto Dal Pos, Luca Da Rios, Alessandro De Zan, Matteo De Zan, Dalibor Durdevic, Rudi Gaiotto, Valter Giacomin, Regina Giotto, Giuseppe Marconato, Fabrizio Modolo, Antonio Riccio, Andrea Segat, Alberto Soligon, Marika Verdani, Roberto Vettorel, Amar Wade e M'Hamed Zakri, i bellunesi Siro Golin, Roberto Pellizzari e Stefano Pellizzari, il veneziano Guido Michielon e il veronese Graziano Romellini.

 

 

«Funicolare città-Carso al posto dell'ovovia» - la controproposta del circolo PD altipiano est

TRIESTE. Una funicolare al posto dell'ovovia «impossibile da realizzare, perché insisterebbe su un'area tutelata dalla legge». È questa la proposta del Circolo Pd dell'Altipiano Est. «Mentre l'amministrazione si impegna su un'opera che cozza contro la legge - si legge nella nota del Pd - non mancano proposte concrete per ridisegnare il trasporto pubblico fra il Carso e la città, come indicato dal consigliere comunale Stefano Ukmar. La funicolare - continua il testo del circolo dem - è una modalità di trasporto terrestre che appartiene alla categoria dei trasporti a fune. Gli impianti funicolari - si precisa - sono adatti al superamento di dislivelli in ambiti montuosi, ma sono applicabili anche su terreni pianeggianti. In questo modo si offrirebbe un tracciato esistente per una linea dotata di moderne navette, capaci di collegare in meno di un quarto d'ora il centro di Opicina con Trieste e viceversa».

U.SA.

 

 

Gli ambientalisti sul turbogas di A2A: «È una bufala l'uso dell'idrogeno»

«Verrà costruito il ciclo aperto pagato con il capacity market mentre il ciclo combinato resterà nel cassetto per mancanza di richiesta»

Le dichiarazioni di Cgil e Confindustria a sostegno della riconversione a gas della centrale A2a sono ancorate al passato. A dirlo sono Legambiente del Friuli Venezia Giulia e di Monfalcone che, dopo il convegno organizzato una settimana fa al Kinemax, ribadiscono come «la transizione ecologica è urgente e non ha bisogno dei combustibili fossili». «La decarbonizzazione, tanto decantata in ogni occasione, è imprescindibile, urgente e riguarda tutti i combustibili fossili, gas naturale compreso - afferma l'associazione ambientalista -; una prospettiva diversa per l'area ora occupata dalla centrale di A2a non è un'opzione, bensì una necessità vera e propria per Monfalcone e per l'intero sistema regionale». Al convegno, se vi avesse partecipato, come la Regione, «pure essa invitata e clamorosamente assente», la Cgil, secondo Legambiente, «avrebbe potuto ascoltare molte cose interessanti, che anche Confindustria non dovrebbe sottovalutare». A partire dal fatto che «la potenza elettrica disponibile in Italia è sovrabbondante, quindi non servono nuove centrali» e che a «rendere conveniente l'investimento per la realizzazione della centrale è il Capacity Market, un sistema di remunerazione delle aziende elettriche per tenere ferme le loro centrali ed essere pronte ad entrare in servizio in caso di richiesta della rete». Il problema della variabilità di richiesta elettrica è reale, riconosce Legambiente, rilevando, però, come emerso nel convegno, che la compensazione si può ottenere sfruttando i pompaggi da impianti idroelettrici (da strutture già esistenti su tutto l'arco alpino) e da stazioni di accumulo elettrochimico con batterie. La centrale in progetto prevede inoltre un ciclo aperto turbogas (che verrà pagato con il capacity market) e un ciclo combinato. «Come da fasi progettuali note, verrà costruito per primo il turbogas e, azzardando una facile profezia, il ciclo combinato resterà nel cassetto per mancanza di richiesta - aggiunge Legambiente -. Questo fa ben comprendere quanto sia una bufala il dichiarato utilizzo dell'idrogeno». Quindi l'occupazione. «A regime, la centrale darebbe impiego a poco più di 30 addetti, ma se consideriamo l'aleatorietà relativa alla realizzazione del ciclo combinato, potrebbero essere anche di meno», dice Legambiente ribadendo come un'alternativa di sviluppo del sito, legata alla portualità, ma non solo, sia possibile, con «la cooperazione dei diversi soggetti istituzionali ed economici per affrontare concretamente il futuro».

LA. BL.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 26 novembre 2021

 

 

Dalle casse comunali altri 250 mila euro per il tram di Opicina

Pronti ulteriori fondi per lavori aggiuntivi tra rotaie e deviatoi E ora si attende la fornitura degli ultimi 200 metri di binari

Mentre i lavori continuano, con l'arrivo a breve degli ultimi 200 metri di binari, il Comune stanzia ancora 250 mila euro per il tram di Opicina. L'obiettivo è apportare ulteriori migliorie alla linea, che secondo il sindaco Roberto Dipiazza sarà nuovamente operativa nei primi mesi del prossimo anno. Si tratta, nel dettaglio, del progetto di fattibilità tecnico-economica di alcuni interventi complementari, approvato dalla giunta nei giorni scorsi con apposita delibera. In sintesi i nuovi lavori previsti, come chiarisce l'assessore ai Lavori Pubblici Elisa Lodi, serviranno al rinnovamento di deviatoio con totale ricambio delle traverse, traversoni e massicciata, la manutenzione straordinaria dell'armamento in alcuni tratti, l'eventuale saldatura delle rotaie in corrispondenza dei tagli in precedenza eseguiti e la revisione completa delle casse di manovra. Revisione e rinnovamento dovranno coinvolgere i deviatoi: Vetta Scorcola, Cologna, Conconello, Banne e Campo Romano. Tra le voci della delibera, 140 mila euro vengono indicati per l'importo dei lavori, 26 mila servono per la fornitura delle traverse, ci sono poi oneri legati alla sicurezza e altri capitoli di spesa necessari. Un programma di opere aggiuntive, che si sommano a quelle del cantiere già in corso, per cui l'assessore rassicura come stiano proseguendo secondo i tempi previsti, «nei giorni scorsi - spiega - «gli operai lavoravano sul tratto di via commerciale, stanno eseguendo le saldature su vari tratti della linea, attendiamo la fornitura del ultimi 200 metri di binari e relativa minuteria. Si va avanti, con la massima attenzione - sottolinea - affinché la ditta completi i lavori così da ottenere quanto prima le autorizzazioni dall'Ustif. A conferma della volontà della giunta di far ripartire uno dei nostri simboli di Trieste». E sull'obiettivo di riportare in tempi brevi la storica carrozza in attività era intervenuto alcune settimane fa anche il sindaco Roberto Dipiazza, che ai microfoni di Telequattro aveva annunciato la ripresa delle corse il prossimo 1 febbraio. E intanto ieri la giunta comunale si è riunita con l'attenzione diretta al settore della cultura e allo sport. Tra i diversi provvedimenti approvati, su proposta del vicesindaco e assessore ai Teatri Serena Tonel, viene stanziato un contributo di 50 mila euro per il Teatro Stabile La Contrada a sostegno delle attività per l'anno 2021, il contributo annuale ordinario al Teatro Stabile Sloveno e la fissazione della quota annua di contributo a copertura delle spese di esercizio della sala teatrale. Mentre su proposta dell'assessore Lodi, è stata approvata la spesa complessiva di 200 mila euro per la tribunetta del campo sportivo di Costalunga.

Micol Brusaferro

 

 

Al via i centri di raccolta e riciclo delle capsule di caffè usate

Iniziativa della Regione in collaborazione con illycaffè, Nestlé e Acegas

Riciclare le capsule di caffè. È l'obiettivo del progetto ReCap, acronimo che sta a significare proprio "recupero capsule" e che è entrato da ieri nella sua fase operativa. Un'iniziativa portata avanti dalla Regione Fvg in collaborazione con due grandi aziende del settore come illycaffè e Nestlé e con i gestori dei rifiuti urbani AcegasApsAmga, Net e A&T 2000. «Siamo i primi in Europa ad aver messo in campo un progetto reale di economia circolare - spiega l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro - e oggi passiamo dalla fase di progettazione alla sua realizzazione concreta». A vedere il progetto diventare realtà saranno all'inizio solo quattro comuni della Regione (Trieste, Udine, Campoformido e Pasian di Prato) per la durata di tre mesi, ognuno con modalità diverse di conferimento delle capsule esauste. Per quanto riguarda il capoluogo regionale, le stesse saranno raccolte in un sacchetto specifico, appositamente confezionato e messo a disposizione dei cittadini, che potrà essere ritirato nell'ufficio relazioni con il pubblico della Regione di piazza dell'Unità 1 assieme a un piccolo contenitore per la raccolta in casa. Questo, una volta riempito di capsule usate, potrà essere conferito nei quattro centri AcegasApsAmga di via Carbonara 3, via Valmartinaga 10, Strada per Vienna 84 e via Giulio Cesare 10.Il riciclo si potrà effettuare per tutte le marche disponibili in commercio di caffè in capsule. «Questo ci permetterà di essere leader nel recupero di plastica ad elevatissima qualità e di alto valore di mercato - prosegue Scoccimarro -, consentendo un vero sviluppo sostenibile ed evitando così di depauperare ulteriori risorse naturali. Il progetto potrà essere finanziato con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza perché risponde ai criteri di sostenibilità dello stesso Pnrr».

Lorenzo Degrassi

 

Il traffico illecito di rifiuti a Mossa «Accordo per l'uso del capannone»

Di Nardo e Pellizon avevano dato il «consenso al deposito» a Dalla Santa. Profitto di 200 mila euro

MOSSA. «L'attività di ricerca di capannoni dismessi, nell'interesse dei fratelli Dalla Santa, non era stato un fatto isolato, bensì la protrazione di una condotta illecita risalente al settembre 2018, che aveva coinvolto lo stesso capannone di Mossa, dove fino al marzo 2019 era stata effettuata una serie reiterata di scarichi di rifiuti, tra loro collegati da un nesso di abitualità, con gestione abusiva degli stessi rifiuti». È uno dei passaggi contenuti nelle motivazioni alla sentenza pronunciata dal giudice Concetta Bonasia lo scorso 2 novembre, di condanna nei confronti di Giuliano Di Nardo, 49 anni, partenopeo residente in Campania, Piero Pellizon, 41, di Gorizia, e Alessio Dalla Santa, 45, di Belluno, nonché, ai fini della responsabilità delle persone giuridiche, delle società Promogestimm Di Nardo Srl e Piero Pellizon Immobiliare Srl. Il reato è quello di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti (452 quaterdecies Cp), in concorso (110 Cp). Rifiuti costituiti da residui plastici, gestiti senza autorizzazione amministrativa, al fine di trarne profitto. Con ciò «raggiungendo un accordo» per la «sistematica utilizzazione del capannone di via Isonzo», realizzando modifiche strutturali per consentire l'accesso degli autotreni carichi di rifiuti.Il periodo considerato è da settembre 2018 fino al 28 marzo 2019, quando i carabinieri avevano sorpreso in flagranza alcuni soggetti intenti a effettuare operazioni di scarico. Il capannone era stato posto sotto sequestro. Il giudice ha disposto la confisca, assieme a mezzi e attrezzature utilizzati per commettere il reato. A metà novembre il magazzino ex Bertolini è stato avvolto dalle fiamme, un vasto incendio con pericoli sotto il profilo dell'inquinamento.Tornando alle motivazioni alla sentenza, si fa riferimento alle indagini fino al blitz dei carabinieri, che avevano riscontrato un quantitativo di rifiuti stimato in 4.346 tonnellate stoccate nel capannone. Una quantità ridimensionata in 770,205 tonnellate dal perito incaricato nell'ambito del processo a fornire un'analisi sul materiale posto sotto sequestro, ritenuta attendibile dal giudice e comunque considerata «ingente». «Del resto che il quantitativo di rifiuti rinvenuto nel capannone di Mossa fosse ingente, risulta provato dalla circostanza che, per portarlo a destinazione, erano stati necessari numerosi viaggi», argomenta il giudice che definisce «provata oltre ogni ragionevole dubbio anche l'integrazione di quella "abitualità", che costituisce requisito imprescindibile del delitto in esame». Nelle 47 pagine di motivazioni alla sentenza, vengono ripercorsi le indagini e il dibattimento, tra testimonianze, tabulati relativi a una serie di intercettazioni telefoniche, dati anche avvalendosi di tre aziende specializzate del settore dei rifiuti, che avevano visionato le "ecoballe" presenti nel capannone, per fornire una valutazione economica in termini di oneri di gestione dei rifiuti, al fine di quantificare il profitto del reato, calcolato in 202.303,38 euro. In base alle indagini, come testimoniato in dibattimento, il coinvolgimento dei tre imputati è stato schematizzato in questi termini: Alessio Dalla Santa aveva inviato i rifiuti rinvenuti nel marzo 2019 al capannone di via Isonzo, messo a disposizione da Di Nardo e Pellizon. Erano stati eseguiti i lavori di adattamento per facilitare l'ingresso dei Tir, nonché la modifica alla muratura del capannone e la realizzazione di una rampa di accesso laterale. Il giudice afferma che «risulta provata la sussistenza di un'attività organizzata per il traffico illecito di un ingente quantitativo di rifiuti». Nell'analizzare gli elementi di prova a carico di Dalla Santa, il giudice conclude che «aveva pienamente contribuito alla realizzazione del fatto di reato», nell'avvalersi di intermediari per individuare il capannone di Mossa, e facendo eseguire i lavori sull'immobile, con l'invio dei primi Tir. Di Nardo e Pellizon «pur di incamerare il canone di locazione promesso da Dalla Santa, «avevano dato il consenso al deposito illecito dei rifiuti». Si parla di un "accordo" concluso con Dalla Santa nell'ottobre del 2018. Di «piena consapevolezza» da parte di Di Nardo e Pellizon su «cosa Dalla Santa dovesse realmente scaricare» nel sito. La questione era in sostanza legata al pagamento del canone di locazione. E se i due soci s'erano alterati per il deposito di quei rifiuti, minacciando di chiamare le forze dell'ordine, era perché il conferimento era avvenuto «senza che Dalla Santa avesse pagato il canone, come si erano invece accordati». Per il giudice «l'intera condotta di Di Nardo e Pellizon era stata sorretta da dolo, intenzionale e specifico».

Laura Borsani

 

Legambiente dopo il rogo vuole essere parte civile

Legambiente ha nominato l'avvocato Daniela Moreale di Udine, affinché la assista nel procedimento penale che scaturirà dall'incendio dello stabilimento ex Bertolini a Mossa quale parte offesa. La Procura deve ancora definire i contorni (il fascicolo è per incendio). «Chiediamo di valutare se ci sono ricadute dell'inquinamento sul suolo e nelle acque di falda e procedere alla bonifica del sito» dice Anna Maria Tomasich del Circolo di Gorizia.

 

Russian: «Smaltire al più presto ciò che rimane della plastica»

L'appello del sindaco a eliminare quanto rimane del materiale illegale Il Comune impegnato su tutti i fronti per scongiurare ogni tipo di rischio

Mossa. «Chiedo fermamente agli organi preposti che venga smaltito il più velocemente possibile tutto ciò che resta dei rifiuti incendiati nella ex Bertolini. Ed è imprescindibile la realizzazione di approfondite analisi sul percolato e sul suolo per fugare ogni dubbio sulla eventuale presenza di sostanze inquinanti e potenzialmente dannose per la salute. Confido che queste analisi vengano fatte il prima possibile e di ricevere subito le risposte alle mie richieste al fine di togliere le limitazioni ancora in vigore». È ancora angosciato il sindaco di Mossa, Emanuela Russian, ad una decina di giorni dall'incendio che ha distrutto l'ex fabbrica Bertolini. Da quel giorno tutta la struttura comunale è impegnata in modo continuo e senza sosta, sia dal punto di vista operativo sia burocratico, per fronteggiare ogni possibile rischio. Dal Comune di Mossa sono state emanate ordinanze specifiche, restrittive nei confronti della popolazione, vocate a fronteggiare l'emergenza e, operando secondo i principi della massima cautela e prudenza, tutelare il più possibile la salute e l'incolumità di tutti.«Questi organismi, Arpa e Asugi in primis, hanno collaborato attivamente con il Comune - afferma il sindaco - rispondendo alle missive da noi inviate e fornendo informazioni e dati importanti per poter fare scelte appropriate. Oltre alla ricerca di Pm10 nell'aria, con analisi effettuate fin dalla sera dell'incendio, abbiamo richiesto ulteriori approfondimenti in merito alla possibile presenza di fibre di amianto e di diossine. Arpa ha fatto pervenire, a partire dal 18 novembre, note che hanno evidenziato l'assenza di impatto ambientale. La proroga della prima ordinanza si è resa necessaria in quanto non vi erano ancora informazioni circa la possibile presenza di amianto e diossine nell'aria. Con nota del 19 novembre ci è stata comunicata dall'Arpa la non rilevabilità di fibre-amianto e di problematiche inerenti alle diossine. Anche l'Asugi ha inviato un suo parere evidenziando che non si ravvisa un potenziale rischio per l'incolumità della salute pubblica». «Continueremo inoltre a collaborare con tutte le autorità, le istituzioni e gli enti interessati da questa vicenda - prosegue il sindaco - con l'intenzione di comprendere le cause dell'incendio».

Francesco Fain

 

 

Danieli, asse di ferro con Metinvest per l'acciaio green puntando a Trieste

Entro gennaio gli ucraini devono decidere se investire 700 milioni nell'impianto di Muggia. Bini: «Lavoriamo con i soggetti coinvolti

TRIESTE. La necessità di rendere più sostenibile la produzione di acciaio, azzerando l'impiego del carbone e abbattendo le emissioni di CO2, mantenendo la competitività, è uno dei "motori" della crescita, già avviata e destinata ad aumentare in futuro, del Gruppo Danieli, tra i principali produttori al mondo di impianti siderurgici. Il business passa certamente dalla costruzione di nuove acciaierie, ma anche dall'ammodernamento di quelle esistenti attraverso l'utilizzo di tecnologie che consentano, ad esempio, il passaggio dal carbone al gas e, in prospettiva, all'idrogeno, o trovando modalità di compensazione della CO2 che viene emessa, per ridurre la Carbon tax che pesa, anch'essa, sulla competitività del prodotto. In questa direzione vanno tre accordi che Danieli ha appena siglato con alcuni big dell'acciaio: l'ucraina Metinvest, la russa Pjsc Mmk, e l'indiana Tata steel. L'impegno con Metinvest, in attesa della decisione del gruppo ucraino su dove collocare il nuovo impianto da 600/700 milioni di euro (sul cui investimento il board ha già deliberato) tra i potenziali siti individuati, e sono tre di cui due in Italia, tra cui Trieste, e uno in un altro Paese che si affaccia sull'Adriatico, riguarda l'implementazione di tecnologie per la produzione di "acciaio verde" sia negli stabilimenti operativi del gruppo in Ucraina che nei Paesi Ue. Rispetto alla decisione sulla sede del nuovo laminatoio, nulla si sa ancora, ad eccezione del fatto che «la Regione - spiega l'assessore alle Attività produttive, Sergio Bini - sta lavorando insieme agli altri soggetti coinvolti. È assoluto interesse del Fvg attrarre questi grandi investimenti anche per le ricadute occupazionali sul territorio». È noto che il Gruppo ucraino intende costruire un nuovo laminatoio e se la scelta cadrà sul Fvg, l'area interessata è quella delle Noghere nel comune di Muggia. Un'altra intesa Danieli l'ha siglata con i russi di Mmk e anche questa ha l'obiettivo di identificare le tecnologie utili al processo di decarbonizzazione degli impianti, con conseguente migliore sostenibilità ambientale e riduzione delle emissioni. Stessi impegni con Tata steel. «L'obiettivo che abbiamo in comune - spiega il presidente di Danieli, Gianpietro Benedetti - è quello di accelerare il percorso del mondo dell'acciaio verso la sostenibilità. Le strade per raggiungerlo sono diverse come diversi sono gli impianti oggi in esercizio. Da qui la necessità di studi approfonditi su ogni singolo impianto per costruire soluzioni taylor made, ovvero su misura. Laddove sono presenti gli altiforni, la prima tappa è quella di ridurre, grazie alla tecnologia sviluppata da Danieli Corus, le emissioni di CO2 dal 14 al 35%, la seconda prevede la sostituzione del carbone con il gas, per arrivare, quando sarà disponibile, all'utilizzo dell'idrogeno e al risultato finale che sarà il Net zero». Un percorso che richiede investimenti ai produttori di acciaio, ma che prevede penalizzazioni per chi non lo avvia. «La tassa sulle emissioni di CO2 (oggi sopra i 50 euro a tonnellata) è destinata a crescere significativamente - ricorda Benedetti - e produrre acciaio in modo non sostenibile rischia di essere penalizzante. Una valutazione ragionata deve dunque tenere conto che il costo di produzione (Opex) non è più solo il costo di trasformazione per tonnellata più il costo degli ammortamenti, ma deve tenere conto anche della tassa sulla CO2 per tonnellata di prodotto». Infine, a completare il quadro, c'è anche la normativa europea allo studio che istituisce la tassa sulle emissioni di CO2 dei prodotti importati: una sorta di "dazio alla frontiera" destinato a penalizzare maggiormente chi più inquina.

Elena Del Giudice

 

 

Mediterraneo sostenibile e sicuro: premio internazionale all'Ogs - IL RICONOSCIMENTO

Primo posto per il progetto dell'istituto fra 54 elaborati in lizza

Il progetto BlueSkills dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica sperimentale - Ogs, che promuove lo sviluppo di nuove competenze dei giovani talenti nel settore marino e marittimo, si è classificato al primo posto nella categoria "Skill Development and Circulation" del WestMed Project Awards, risultando anche il vincitore finale dell'edizione 2021 dell'omonimo premio. Premio che, alla prima edizione, ha lo scopo di identificare i migliori progetti in grado di fornire soluzioni innovative e replicabili in accordo con la visione dell'iniziativa WestMed per il Mediterraneo occidentale. Al concorso hanno partecipato 54 progetti provenienti da entrambe le sponde del bacino mediterraneo, tra i quali la commissione esaminatrice ha individuato cinque progetti «di grande interesse e valore» che hanno ricevuto il conseguente riconoscimento internazionale. «Il progetto BlueSkills, che ha ricevuto il riconoscimento da parte dell'Unione per il Mediterraneo, promuove proprio le opportunità di carriera nei vari settori dell'economia blu sostenibile», precisa Mounir Ghribi, direttore della Cooperazione internazionale dello stesso Ogs. «Grazie alle attività del progetto, l'Ogs favorisce lo sviluppo delle competenze dei più giovani, promuovendo lo scambio di conoscenze e valorizzando la ricerca per un Mediterraneo più sostenibile», conclude Ghribi, che è anche coordinatore del progetto BlueSkills, finanziato grazie al ministero per l'Università e la Ricerca. La cerimonia di premiazione - si legge in un comunicato diffuso ieri - è avvenuta a Roma lo scorso 9 novembre, nel corso della WestMed Stakeholder Conference, organizzata dalla co-presidenza italo-libica della WestMed Initiative, per approfondire per l'appunto il tema dell'economia blu sostenibile nella regione mediterranea. La WestMed Initiative è promossa dall'Unione per il Mediterraneo grazie al supporto della Commissione Europea per aumentare la sicurezza marittima, promuovere la crescita blu sostenibile e preservare gli ecosistemi e la biodiversità.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 25 novembre 2021

 

 

Centrale A2A e disastro ambientale. L'udienza preliminare salta subito.

L'azienda eccepisce il vizio di notifica di conclusione indagini: primo atto di una lunga battaglia legale

Un vizio formale di notifica ha portato all'annullamento del decreto di fissazione dell'udienza, che a questo punto riporta sostanzialmente all'inizio, ossia all'avviso di conclusione delle indagini. Non è dunque "decollato" il procedimento preliminare in relazione alla centrale di Monfalcone che vede indagato l'ex direttore dell'impianto termoelettrico, ingegner Roberto Scottoni, 47 anni, in ordine al reato di disastro ambientale (articolo 452 quater, comma 1, numero 2, e comma 2 del Codice penale), nonché la società A2A EnergieFuture Spa, quale persona giuridica, ai fini della responsabilità amministrativa (articolo 25 undecies, decreto legislativo 231/01). L'udienza fissata dal Gup Carlo Isidoro Colombo, ieri mattina s'è aperta e nel giro di una decina di minuti si è chiusa proprio in virtù del difetto di notifica nei confronti della stessa società. L'avvocato Ferro, presente in aula in sostituzione dell'avvocato Saponara, entrambi del Foro di Milano, ha subito sollevato l'eccezione inerente la mancata ricezione dell'avviso di conclusione delle indagini, in base all'articolo 415 bis del Codice di procedura penale. L'avviso contiene la sommaria enunciazione del fatto per il quale si procede, delle norme di legge che si assumono violate, l'avvertimento che la documentazione relativa alle indagini espletate è depositata presso la segreteria del pm e che l'indagato e il suo difensore hanno facoltà di prenderne visione ed estarne copia, come si evince dall'art. 415 bis Cpp. Un aspetto di non poco conto, nel permettere in questa fase la possibilità di visionare gli atti del pm, al fine di istruire l'indagine difensiva. Il Gup Colombo ha quindi rilevato che l'eccezione sollevata era fondata, restituendo gli atti al pubblico ministero, che provvederà alla rinotifica dell'avviso di conclusione delle indagini. Va da sè che il giudice delle indagini preliminari procederà poi a rifissare l'udienza. Un vizio formale, ma che di fatto lede il diritto ad una compiuta attività difensiva. E per un procedimento che chiama in causa il presunto inquinamento della centrale di Monfalcone nei termini ipotizzati del disastro ambientale, il difetto di notifica assume una valenza di particolare peso. Dà anche la misura dell'imponenza della questione, per la quale c'è da prospettare un confronto delle parti senza esclusione di colpi. A2A, dunque, ha eccepito la nullità di notifica, nei termini del 415 bis, e conseguentemente viene annullato anche l'atto di convocazione dell'udienza preliminare. L'ente chiamato a rispondere della responsabilità amministrativa peraltro non è "equiparabile" all'indagato, che in questo caso ha invece ricevuto correttamente l'avviso di conclusione delle indagini, da qui la rimessione degli atti da parte del Gup, ai fini della relativa regolarizzazione. A rappresentare l'ingegner Scottoni ieri, erano l'avvocato e professore Piermaria Corso, del Foro di Milano, assieme all'avvocato Manuela Tortora. Per la Procura c'era il sostituto procuratore Laura Collini. Persone offese individuate nel procedimento sono Anna Maria Cisint che nel suo ruolo di sindaco rappresenta anche il Comune di Monfalcone (avvocato Giulia Martellos), l'associazione ambientalista Eugenio Rosmann (avvocato Paolo Coppo), la Lepanto Yachting Service Srl (quest'ultima non era presente ieri in aula). In sede di udienza preliminare possono presentarsi ulteriori soggetti ai fini della richiesta di costituzione di parte civile. Resta il fatto che il Gup ha accolto l'eccezione e gli atti sono ritornati al pm.

Laura Borsani

 

Ministero - La competenza

Il Comune di Monfalcone ha avuto un ruolo attivo nella battaglia nei confronti della centrale, ai fini degli ipotizzati danni ambientali. La legge comunque riserva al ministero dell'Ambiente la competenza esclusiva a richiedere il risarcimento per il danno ambientale. All'esito dell'annullamento dell'udienza preliminare di ieri, rimane evidentemente aperta la possibilità per tutti gli enti, quindi anche il Ministero e la Regione, di costituirsi parte civile. --

 

Indagini - Le 37 mila pagine

Le indagini condotte dalla Procura, coordinate all'epoca dal pm Valentina Bossi, hanno preso in esame il periodo tra il 2015 e il 2020. Il risultato è un faldone di ben 37 mila pagine. Le contestazioni fanno riferimento a «compromissioni» di tipo ambientale, dai fondali marini nel tratto di mare antistante la banchina di A2A, all'«aria derivante dalle emissioni prodotte dalla centrale». Si parla poi di «incongruità» dei dati in ordine alle misurazioni eseguite dall'azienda.

 

La riconversione piace ad Agrusti «Un'occasione l'addio al carbone»

Il presidente di Confindustria Alto-Adriatico dal palco di Top 100 parla di energia e ambiente affrontando la questione Monfalcone

Transizione ecologica sì, ma non a tutti i costi e saltando le tappe. Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto-Adriatico, sulla svolta green che è ormai un mantra, tanto per le istituzioni, quanto per le aziende e i cittadini, frena e dal palco di Top 100, l'evento organizzato da Nordest Economia andato in scena martedì all'aeroporto di Ronchi dei Legionari, incalzato dal direttore del Piccolo e del Messaggero Veneto, Omar Monestier, ribadisce la sua posizione. Eccentrica tanto quanto granitica: «Una dittatura green non l'accetterò mai» sentenzia, spezzando una lancia a favore del metano, che non sarà la panacea di tutti i mali ma che qualcheduno, vedasi lo smog nelle grandi città italiane, ha contribuito a ridimensionarlo, e della riconversione della centrale A2A di Monfalcone. «Siamo a Ronchi, a un passo dalla centrale, che un tempo veniva alimentata a carbone proveniente, mi pare proveniente dal Venezuela, tanto a dire quanto lunga fosse la traccia che lasciava dall'estrazione all'uso». Ora A2A si prepara a spendere 400 milioni per riconvertirla portandola a una potenza di 850 megawatt, un rendimento elettrico del +63% e una riduzione del 100% di ossidi di zolfo e polveri, del -76% di quelle di azoto e del -64% di Co2. Un passo avanti per Agrusti, non per il sindaco di Monfalcone, Anna Cisint, né per Legambiente. «Oggi - continua il leader della Confindustria Alto Adriatico - gli ambientalisti sono contrari al metano: essendo fonte fossile, dicono, inquina». Torna alla carica il pordenonese. «Fin qui ci hanno tutti spiegato che convertire a metano il riscaldamento delle nostre città è servito ad abbattere lo smog».Convinzione che ha spinto la metanizzazione. Per altro in pieno corso. «Non dimentichiamo che stiamo costruendo grandi metanodotti» ricorda ancora Agrusti che incalzato dal direttore, a proposito di centrali nucleari, alza l'asticella: «Sono un nuclearista convinto. L'Italia ha una storia importante legata al nucleare, abbiamo fatto le centrali più evolute al mondo, salvo poi fuoriuscire. E mentre Macron, in Francia, dove di centrali nucleari ce ne sono ben 54, annuncia con grande sincerità ai francesi la costruzione di 7 nuove centrali, senza sollevare obiezioni, in Italia ci raccontiamo che l'energia che ci serve la facciamo con le pale eoliche o i pannelli fotovoltaici». Che non solo, secondo Agrusti, non bastano, ma nemmeno si fanno: «Perché c'è sempre qualche comitato o qualche sindaco - conclude amaro - pronto a mettersi di traverso».

Maura Delle Case

 

 

All'ex Meccanografico è la giornata del via al cantiere del recupero

Il rudere in Sacchetta diventerà la sede di Esatto e costerà in tutto 4,6 milioni. I lavori termineranno nell'estate 2023

Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato: caro ex Meccanografico delle Ferrovie, domiciliato in Sacchetta davanti alla "fuit" piscina terapeutica, eri nato come innovazione tecnologica delle Fs, poi come museo scientifico e fotografico (Era, Alinari) e nessuno di quei progetti ambiziosi andò in porto. Oggi, assai più semplicemente ma forse più concretamente, cominci la tua terza vita, stavolta come sede di Esatto e di uffici comunali in via di identificazione. Se non resterai vittima di un sortilegio che ti impedisce di venire alla luce, nell'estate 2023 sarai in grado di espletare la novella missione. Perché stamane la triestina Riccesi e la sacilese Balsamini avviano finalmente un cantiere atteso perlomeno da vent'anni, cioè da quando il Comune acquistò il crudo manufatto cementizio dalle Ferrovie. Per festeggiare questo autentico evento dell'edilizia municipale, domani venerdì alle ore 11.30 si daranno convegno a fianco della stazione Campo Marzio il sindaco Roberto Dipiazza, l'assessore Elisa Lodi, il presidente di Esatto Andrea Polacco. Ad annunciare l'arrivo di madama betoniera, essendo trascorsi i regolamentari 35 giorni di "stand still", è la stessa Lodi, che ricorda gli importanti numeri dell'operazione: Riccesi e Balsamini vinsero l'appalto l'estate scorsa con un ribasso del 7% a 3,6 milioni su un quadro economico complessivo di 4,6 milioni; erano state invitate 11 imprese ma parteciparono solo in 6.Il finanziamento - spiega l'assessore - è garantito da risorse municipali e da denari tratti dall'Uti. Secondo Elisa Lodi, si tratta di una buona scelta per Esatto, da anni a caccia di una tana, che potrà disporre di ampio parcheggio e di buoni collegamenti bus per i 50.000 utenti che ogni anno si appellano agli sportelli della maggiore controllata comunale. In un primo tempo sembrava che affluissero i servizi finanziari, poi contrordine con una parte del Welfare, quello temporaneamente riallestito in via della Scalinata tra piazza Garibaldi e piazza Puecher. Ormai il destino amministrativo dell'ex Meccanografico sembra segnato, perché Dipiazza avrebbe definitivamente chiuso la porta alla Fondazione Fs, che sperava di inglobare il rudere nella riqualificazione museale della vicina stazione Campo Marzio. «Troppo tardi», aveva commentato il sindaco a fronte di una lettera speditagli dal direttore Luigi Cantamessa. E adesso che si muove l'ex Meccanografico, si muoveranno anche il Parco del mare, la terapeutica, il mercato ortofrutticolo? Ecco un quesito per il Dipiazza di domani.

Massimo Greco

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 24 novembre 2021

 

 

San Dorligo dichiara in via definitiva i petardi fuorilegge - il nuovo provvedimento sulla sicurezza cittadina

Il Regolamento di Polizia urbana approvato bandisce il materiale pirotecnico proibito finora occasionalmente

SAN DORLIGO. Dalle ordinanze occasionali al regolamento definitivo: niente petardi, in occasione delle festività di Natale e fine anno, nel territorio di San Dorligo della Valle. Il Consiglio comunale - fa sapere infatti l'amministrazione guidata dal sindaco Sandy Klun - ha approvato il nuovo Regolamento di Polizia urbana teso a disciplinare comportamenti e attività dei cittadini con l'obiettivo di «salvaguardare la convivenza civile», nonché di «tutelare la qualità della vita e dell'ambiente». Fra le disposizioni si annovera appunto lo specifico provvedimento che impedisce di utilizzare i cosiddetti «manufatti pirotecnici». Negli ultimi anni il sindaco Klun, per vietare lo sparo di petardi fra Natale e Capodanno, aveva emesso delle ordinanze ad hoc, alle quali alcuni cittadini, in particolare i commercianti del settore, si erano opposti. Così ora, per evitare discussioni e ribadire con ancor più forza il divieto, la maggioranza dell'aula ha inserito il provvedimento nel nuovo Regolamento di Polizia urbana. «Si tratta di uno strumento normativo - spiega Klun - adatto a offrire una soluzione alle problematiche che sono emerse sia dall'esperienza diretta sul territorio sia da numerose richieste e segnalazioni inoltrate dai cittadini. Il regolamento interviene in diversi ambiti: dalla tutela degli spazi e delle aree pubbliche al mantenimento della quiete nei luoghi pubblici e privati sino ai comportamenti esplicitamente vietati, come per esempio i divieti di campeggio. Fra le norme che interessano direttamente i cittadini si citano quindi le disposizioni relative al verde privato e al decoro urbano. I proprietari dei terreni ne sono infatti responsabili e devono provvedere a potare le piante che sporgono oltre il confine della proprietà».Alcune disposizioni, per inciso, riprendono i contenuti delle ordinanze comunali adottate negli anni passati, in particolare quelle relative all'accensione di fuochi e, come detto, di materiale pirotecnico.Molto severe anche le sanzioni. A seconda del tipo e della gravità della violazione, il Regolamento di Polizia urbana prevede multe che variano dai 25 a tremila euro. Il provvedimento in questione, in altre parole, prevede una specifica disciplina che permetterà di assicurare, sia nel periodo delle festività, sia in tutti i mesi dell'anno, un maggiore rispetto delle più elementari regole della convivenza civile. In un territorio come quello di San Dorligo della Valle, all'interno del quale ci sono molte aree verdi, spesso coltivate e/o adibite a giardino, la necessità di vietare comportamenti che possano mettere a rischio i residenti e la natura circostante, è ritenuta, a livello generale, fondamentale. E l'amministrazione si è dunque impegnata in tal senso, creando un quadro normativo che si propone di assicurare più tranquillità e sicurezza a tutti i cittadini.

Ugo Salvini

 

 

Adesso Trieste «Le dieci criticità per cui dire no al progetto ovovia»

Adesso Trieste stila un elenco di dieci motivi per dire no al progetto dell'ovovia. «Che - si legge in una nota di At -, è sempre più evidente, presenta diverse criticità anche dal punto di vista del rispetto di vincoli paesaggistici e delle destinazioni d'uso delle aree interessate dall'infrastruttura. Il progetto, oltretutto, ha una lacuna di base: non ha visto il minimo coinvolgimento della cittadinanza e delle comunità locali».

 

SEGNALAZIONI - Trasporti - Anziché l'ovovia due linee tranviarie

Egregio direttore, facciamo un po' di aritmetica, infatti qui non serve la matematica per capire che l'ovovia non regge alla conta dei 3 milioni di passaggi giornalieri previsti statisticamente dall'assessore competente. Facciamo un breve calcolo pensando che ci sia una costante frequenza giornaliera annua per 330 giorni tralasciando quelli per bora, festività, forte maltempo e manutenzione. Dividiamo questi 3 milioni di supposti frequentatori per 330 ed otteniamo 9.090 utenti quotidiani che divisi per 2 ci danno 4.545 persone che scendono e salgono da Trieste ad Opicina e viceversa. Ipotizziamo la durata del viaggio in almeno 10 minuti a tratta e che su ogni ovetto possano salire 10 persone troviamo che in 1 ora 60 persone sono movimentate e che ci vogliono almeno 76 ovetti distanziati a 78 secondi l'uno dall'altro per trasportarle tutte sempre rispettando le clausole di sicurezza. Ma il problema principe sta nel numero dei supposti partecipanti a questa movimentazione di massa quotidiana, ci sono quasi 5.000 abitanti di Opicina che scendono in città giornalmente? O altrettanti triestini che vanno in gita in Carso ogni santo giorno? Facciamo pure 50-50 ma le cifre paiono comunque improbabili e impossibili. Ma dove stanno tutti questi supposti fruitori? Non sarebbe stato più opportuno avere richiesto i fondi messi a disposizione in questi ultimi 4 anni per un paio di percorsi tramviari come esistono in tutte le città ben funzionanti d'Italia e d'Europa? Uno da San Giovanni a Barcola, l'ex N. 6 e l'altro da San Giovanni fin sotto Servola, la vecchia linea 2. Risparmio energetico, riduzione degli inquinanti, aria più pulita e salute per i cittadini. Traffico automobilistico e dei bus ridotto. Pare che con il nuovo Pnnr queste riconversioni all'elettrico nei trasporti pubblici siano richieste. Cosa si poteva chiedere di più? Invece niente di tutto questo è stato fatto, il motivo era forse inventarsi un' inutile ovovia?

Sergio Lorenzutti

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 23 novembre 2021

 

 

Un tiglio al posto dell'ippocastano ai Giardini Europa

La giovane essenza è stata piantata su iniziativa di Legambiente: prenderà il posto dell'antico fusto tagliato poiché molto malridotto

MUGGIA. È stato piantato da Legambiente ieri mattina ai Giardini Europa, alla presenza dei bambini della primaria "De Amicis" del comprensivo "Lucio", un nuovo albero - un tiglio di circa otto anni - destinato a sostituire lo storico grande ippocastano, abbattuto perché ormai molto malridotto. La nota associazione ambientalista, dopo un incontro col nuovo assessore al Verde pubblico del Comune di Muggia Tullio Pantaleo, ha deciso infatti di offrire alla cittadinanza una nuova pianta in occasione della Giornata nazionale degli alberi, per ricordare a tutti che il verde urbano è fondamentale per combattere il cambiamento climatico e i suoi effetti. Erano presenti oltre allo stesso Pantaleo anche colei che lo ha preceduto in giunta, Laura Litteri, e il presidente del Circolo Verdeazzurro Trieste Andrea Wehrenfennig, che insieme al socio Renato La Rosa ha spiegato ai ragazzi le motivazioni che hanno portato alla nascita della Giornata nazionale dedicata a quelli che possiamo considerare i "polmoni" della Terra. Inizialmente prevista accanto al tronco dell'ippocastano tagliato a raso, si è preferito successivamente piantare la nuova essenza in un punto più idoneo. Con non pochi problemi, in quanto uno dei tre pali previsti per sostenere il giovane albero ha incontrato, durante la perforazione del terreno, degli ostacoli difficili da superare. Alla fine si è proceduto a ricoprire il buco occupato dalla radice del tiglio con del compost. Un'operazione che ha suscitato l'interesse dei ragazzi e delle insegnanti, Erica Verzier, Luisa Marzona ed Elisabetta Viezzoli, che hanno eseguito una lezione "open air" di botanica e climatologia per i 42 ragazzi presenti, 24 della IV A e 19 della IV B. I quali sono stati investiti di un importante ruolo, ossia quello di "guardiani" del piccolo albero. Al quale nei prossimi giorni daranno un nome.

LU.PU.

 

 

San Dorligo, ok al Piano di sviluppo della Val Rosandra

Dalle attività agricole all'accesso alle grotte: via libera del Consiglio al nuovo documento di gestione della Riserva

SAN DORLIGO. La Val Rosandra va tutelata e valorizzata. E qualsiasi azione la riguardi, in ogni caso, va condotta all'interno dei rigorosi limiti di rispetto concordati con la Regione. È questo lo spirito che caratterizza il Piano di conservazione e sviluppo della Riserva naturale della Val Rosandra, di cui si è discusso nel corso dell'ultimo Consiglio comunale di San Dorligo, durante il quale sono state esaminate le osservazioni e le opposizioni al Piano stesso. L'iter procedurale prevede infatti che al Piano definito dal Comune, in quanto ente gestore della Val Rosandra, possano essere apportate modifiche, correzioni e integrazioni sulla base di osservazioni e opposizioni presentate dai cittadini e dai portatori di interesse, entro un determinato termine. Essendo scaduto tale termine, l'aula ha affrontato la discussione sui contenuti della quarantina di documenti pervenuti. «Alcuni sono stati accolti, altri sono stati respinti», spiega l'assessore Davide Stokovac: «Il criterio che ha animato la nostra analisi è quello definito d'intesa con la Regione, che è la proprietaria della Riserva, e che prevede appunto che non si snaturi la Val Rosandra, considerata bene prezioso e di grande valenza. Abbiamo per esempio accolto la proposta che prevede la continuità delle attività agricole nella zona di Draga Sant'Elia e che si possano vendere i prodotti del territorio. Abbiamo anche previsto una specifica disciplina per l'accesso alle grotte, sempre nel pieno rispetto dell'ambiente esistente. Nel nostro lavoro d'aula è stato fondamentale rispettare i limiti che la Regione aveva già indicato, presentando 17 pareri vincolanti di cui tener conto all'atto della redazione del Piano». Il Piano, integrato con le osservazioni approvate, passerà ora alla Regione per il sì definitivo.

Ugo Salvini

 

 

Eeco Check, un controllore della gestione dei rifiuti - Ideato dall'azienda Elimos che opera in area Science Park.

Le tecnologie 4.0 rivoluzionano anche il mondo della gestione dei rifiuti. Sono sempre di più i Comuni, le multiutility e le aziende che si affidano a tecnologie avanzate per la gestione del conferimento dei rifiuti, con l'utilizzo di software all'avanguardia che consentono di controllare il processo e di ottenere una grande quantità di dati relativi alle pratiche di conferimento. E' il caso del sistema Eeco Check, presentato recentemente alla fiera Ecomondo 2021, punto di riferimento nazionale per i temi legati all'ecologia, e sviluppato da Elimos, azienda insediata in Area Science Park. Il sistema è già in uso in più di quaranta impianti, piattaforme ecologiche o aree di conferimento, nel nord Italia, e serve più di mezzo milione di utenti, anche grazie alla facilità di installazione e alla possibilità di personalizzarlo secondo le esigenze dei gestori.«E' un sistema nato sette anni fa, su impulso di uno degli enti di gestione rifiuti della regione Lombardia, che poi si è evoluto con l'aggiunta di nuove funzionalità anche grazie a un contributo a un nostro progetto di ricerca, ottenuto nell'ultimo anno e mezzo dalla regione Friuli Venezia Giulia», racconta Piergiorgio Menia, presidente e direttore tecnico di Elimos. Si tratta di un sistema che utilizza un processo integrato di identificazione dell'utente, autorizzazione all'accesso, pesatura dei rifiuti e gestione via web dei flussi attraverso un portale cloud. «L'identificazione del cittadino, che avviene tramite l'utilizzo della carta regionale servizi o della tessera sanitaria, consente ai Comuni di controllare chi conferisce i rifiuti sul loro territorio e gestire remotamente i diritti di accesso, stabilendo per esempio fasce orarie e giornate, o fissando un numero di accessi massimi a utenza per un determinato periodo temporale. Nei sistemi più imponenti Eeco Check è dotato di pese in ingresso e in uscita, che consentono di misurare la quantità di rifiuti conferiti. Tramite il totem della differenziata, inoltre, il cittadino e l'ente gestore possono avere contezza della quantità di rifiuti conferiti in base alla tipologia, dalla plastica al vetro». Con questo sistema non solo si ha la garanzia che gli accessi al sito siano solo dei cittadini del Comune di riferimento, ed evitare di pagare lo smaltimento per chi vive altrove, ma si può anche verificare che i cittadini paghino la tassa rifiuti e si possono mettere in atto meccanismi premiali, come uno sconto sulla Tari per chi produce una minore quantità di immondizia. Tutti i dati che si ricavano consentono al gestore delle piazzole ecologiche o delle aree di conferimento di tenere monitorati costantemente i flussi e decidere eventuali misure per migliorarne la gestione. Elimos, società di integrazione di sistemi di automazione industriale, realizza anche impianti per il controllo della combustione nei termovalorizzatori, attivi per esempio a Piacenza e Torino, e sistemi di preallerta del pericolo di incendi su territori boschivi o su impianti industriali.

G.B.

 

 

 

 

IL FATTO QUOTIDIANO- LUNEDI', 22 novembre 2021

 

 

Trieste, ambientalisti contro il progetto ovovia: ‘Alberi abbattuti e il traffico non diminuisce’. Sindaco: ‘Polemica politica, 48 milioni da Pnrr’

Il progetto, presentato a maggio dal Comune comporta la realizzazione di un impianto lungo 4,2 chilometri, con una portata che può arrivare fino ai 1.830 passeggeri all'ora e attinge, per la sua realizzazione, dai finanziamenti pubblici destinati dal ministero. Ma una petizione online contraria ha già raggiunto le 16mila firme. Le opposizioni: "Chiederemo un referendum abrogativo"

Il ministero delle Infrastrutture ha dato il via libera al finanziamento da 48 milioni per la costruzione di un impianto di cabinovia metropolitana che, a Trieste, collegherà il Molo IV con l’altopiano carsico. Negli stessi giorni, una petizione online critica verso il progetto raggiunge le 16mila firme: “L’opera è inutile e costosa, danneggia l’ambiente e deturpa il paesaggio. Meglio investire su una moderna linea di tram“. Il progetto, presentato a maggio dal Comune e voluto dall’attuale Sindaco Roberto Dipiazza (centrodestra), comporta la realizzazione di un impianto lungo 4,2 chilometri, con una portata che può arrivare fino ai 1.830 passeggeri all’ora e attinge, per la sua realizzazione, dai finanziamenti pubblici destinati dal ministero alle Regioni nell’ambito del Pnrr. “Abbiamo presentato al ministero un progetto di massima – dichiara a Ilfattoquotidiano.it Dipiazza –, siamo riusciti a portare a casa 48 milioni di euro, un risultato non da poco”. Sulla petizione contraria all’ovovia commenta: “Si sono scatenati, è più politica che altro”, ed elenca le città in cui un impianto di risalita esiste già: “Sarajevo, Barcellona, Dubrovnik, Porto, Madrid, Rio, Londra, Berlino, Portland, Hong Kong, New York“. Il Sindaco non esclude la possibilità di modifiche al progetto presentato (“solo i paracarri restano sempre fermi”) e apre alla discussione: “Ora ci confronteremo con la popolazione, sono convinto che l’ovovia potrebbe essere una grande attrazione turistica, oltre che un servizio alla mobilità cittadina”. L’entusiasmo non viene però condiviso dalle diverse associazioni locali che su Change.org hanno lanciato una petizione in grado di raggiungere le 16mila firme, la gran parte delle quali arrivate negli ultimi giorni: “All’inizio la popolazione triestina pensava che l’ovovia fosse uno scherzo di Dipiazza – spiega al Ilfattoquotidiano.it Andrea Wehrenfennig di Legambiente, tra le realtà promotrici dell’iniziativa – In questi ultimi giorni, in cui tutti si sono resi conto che la questione è reale, stiamo ricevendo una forte risposta dalla città”. Le criticità sollevate dalle associazioni partono dall’utilità del progetto: “L’ovovia non serve al trasporto urbano e non toglie le automobili dal centro, in quanto collega due zone periferiche della città – spiega Wehrenfennig – E non è nemmeno un servizio al Porto Vecchio che in futuro dovrebbe vedere aprire uffici, in quanto tra il Park Bovedo e la stazione ferroviaria ci saranno soltanto due fermate”. Il testo della petizione si sofferma anche sui possibili danni ambientali e paesaggistici: “Per la costruzione della stazione di Opicina e del previsto parcheggio verrebbero abbattuti centinaia di alberi del bosco di Campo Romano. Il tragitto in discesa dal Carso dell’ovovia determina una striscia disboscata larga almeno 14 metri con relativi piloni. Le cabine passerebbero a poche decine di metri dal Faro della Vittoria. L’ovovia sorvolerebbe il percorso pedonale che attraverserà il Porto Vecchio che sarebbe rovinato dalla presenza 12 piloni e dagli enormi volumi delle due stazioni intermedie”. Tra i punti critici sollevati non poteva mancare la Bora, il vento caratteristico di Trieste in grado di raggiungere i 200 chilometri orari: “Il progetto prevede che a causa del vento vi saranno venti giorni all’anno di chiusura totale del servizio e dieci di chiusura parziale”, una stima che nel futuro potrebbe aumentare “con il surriscaldamento globale e l’aumento dei fenomeni meteorologici estremi”. Dati questi presupposti, il bilancio resterà in attivo? Secondo il progetto preliminare, realizzato da MonPlan Ingegneria, i costi dell’impianto per gli anni successivi al primo sono stimati nell’ordine dei 3,5 milioni di euro all’anno, mentre si prevede dalla vendita dei biglietti un incasso totale di circa 4,5 milioni di euro l’anno. La stima non viene però ritenuta realistica dai promotori della petizione: “Per giustificare la spesa – ancora Wehrenfennig – le grandi opere vengono in genere sovrastimate nel numero di clienti, mentre si sottostimano i danni ambientali. Nello studio in questione la quota di pendolari è sovrastimata, mentre non possiamo sapere quanti saranno i turisti”. Critiche al progetto giungono anche dalle forze di opposizione in Consiglio comunale. Francesco Russo (Pd) propone di lanciare un referendum: a Trieste “abbiamo pochi treni (e lenti), un tram fermo da cinque anni ma poco importa. Con grande lungimiranza si sceglie di investire su un progetto che i triestini non vogliono e che avrà impatti pesanti sull’ambiente. Sono convinto che la maggioranza dei cittadini sia contraria all’ovovia, ecco perché ho intenzione di promuovere un referendum abrogativo“. A sostegno della petizione si muove, dai banchi dell’opposizione, anche la lista civica Adesso Trieste: “Supportiamo le associazioni che già si sono organizzate e mobilitate sul tema per valutare l’ipotesi di costituire un comitato per un referendum indetto dai cittadini – afferma la lista in una nota – Faremo richiesta di accesso agli atti per rendere pubblico il progetto presentato al ministero”, contestualmente “chiederemo al Consiglio comunale di realizzare un nuovo studio comparativo che metta a confronto i costi e benefici dell’ovovia con quelli di un’infrastruttura di trasporto rapido di massa inserita nel tessuto urbano e atta a collegare il Porto Vecchio con la città”.

Stefano Tieri |

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 22 novembre 2021

 

 

Ex campo profughi di Padriciano Il Comune "aspetta" l'Università

Il comprensorio è destinato all'ateneo in uso gratuito trentennale ma sulla bozza di convenzione inviata dal municipio all'inizio del mese ancora nessuna risposta

Che fine ha fatto l'ex Campo profughi di Padriciano? Ma non sarebbe dovuto andare in uso gratuito trentennale all'Università allo scopo di trasformare otto edifici del comprensorio in un'area didattica e laboratoriale, fruendo di finanziamenti provenienti dal Piano di ripresa e resilienza (Pnrr), filtrati da un bando del Miur? Negli uffici comunali cominciano a chiederselo in tanti, dal momento che ai primi del mese è stata trasmessa all'Ateneo una bozza di convenzione rimasta finora senza riscontro. Il rettore Roberto Di Lenarda, interpellato nelle giornate scorse, ha dapprima glissato poi si è eclissato. A passo Costanzi qualcuno si è seccato, perché in estate sembrava che vi fosse una grande fretta di concludere l'accordo e che quindi servisse accelerare l'iter (con delibera consiliare), adesso invece sul campus carsolino è calato uno strano silenzio. Si era verificato anche qualche distinguo di carattere politico in sede di approvazione, proprio per l'urgenza della procedura sotto-elezioni: in commissione l'allora assessore Lorenzo Giorgi aveva detto che erano in ballo 50 milioni, per ottenere i quali l'Università aveva bisogno della celere disponibilità del sito. La bozza di convenzione comunale non pare un campo minato: si tratta di un documento-tipo, che precisa come la manutenzione ordinaria, quella straordinaria, la custodia, la pulizia, gli allacciamenti alle reti, le migliorie (da effettuarsi previa autorizzazione comunale) siano sul borderò dell'Alma Mater. Cosa succede allora all'Università che non sembra aver più il sacro furore realizzativo? Dov'è il bando del ministero Istruzione-Università-Ricerca da cui sarebbe dovuta sgorgare la limpida risorsa? Martedì Di Lenarda aveva rapidamente accennato alla volontà di pensare prima di rispondere alla domanda su cosa avrebbe collocato nel comprensorio di Padriciano. Aleggia il probabile timore che appetiti e ambizioni insoddisfatti determinino tensioni all'interno dell'accademia, quindi Di Lenarda preferisca non esporsi. Anche ad agosto si era tenuto sulle generiche, accennando all'ipotesi di un polo di fisica. Al Comune proprietario però bisognerà rispondere. Roberto Dipiazza era apparso molto contento della prospettiva universitaria. L'ex Campo profughi era giunto nel patrimonio comunale in seguito alla devoluzione delle Province, ma l'ampiezza e le condizioni del comprensorio richiederebbero un investimento riqualificativo non inferiore ai 30 milioni. Per cui largo all'Ateneo. Il campo nacque nel secondo dopoguerra prima per ospitare le truppe alleate, poi per alloggiare i profughi provenienti da Istria e Dalmazia. Venne chiuso negli anni Settanta.

Massimo Greco

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 21 novembre 2021

 

 

Gli ambientalisti e il Comune uniti contro il turbogas - Assente la Regione

Tonzar: «Chiederemo un incontro a Fedriga». Si punta a coinvolgere Milano e Brescia, azionisti di controllo di A2A

Mondo ambientalista e Comune di Monfalcone sono dallo stesso lato della barricata nella battaglia contro la realizzazione della nuova centrale a gas progettata da A2A. Pur con qualche distinguo, rispetto soprattutto al possibile uso dell'area, Legambiente e amministrazione comunale hanno confermato nell'incontro promosso ieri al Kinemax dall'associazione ambientalista di voler continuare con le azioni per contrastare il progetto. Basato solo su una logica finanziaria, ha ribadito il sindaco Anna Cisint, e fuori da qualsiasi prospettiva di sviluppo del mercato energetico a fronte degli obiettivi imposti dall'Unione europea, delle decisione prese dalla Cop 26 a Glasgow e dei cambiamenti climatici già in atto, come ha chiarito Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente nazionale, preannunciando una mobilitazione nazionale contro i nuovi impianti a gas. Dall'appuntamento di ieri la Regione, però, si è sfilata, pur invitata. «Chiederemo un incontro al presidente Massimiliano Fedriga per presentare la nostra proposta rispetto a un riutilizzo dell'area compatibile con il contesto attuale e del prossimo futuro», ha chiarito Michele Tonzar, di Legambiente regionale, che ieri ha coordinato l'incontro. Dopo aver vinto un primo round al Tar, che ha riconosciuto al Comune di Monfalcone il diritto alla pianificazione, anche dell'area occupata dalla centrale, l'amministrazione locale continuerà a «essere parte attiva per fare in modo che la città possa avere il futuro cui ha diritto», come ha chiarito il sindaco Anna Cisint. Pur non entrando nel dettaglio delle future mosse, almeno sul piano giuridico-legale, Cisint ha preannunciato che coinvolgerà nella vicenda i primi cittadini di Milano Giuseppe Sala e di Brescia Emilio Del Bono, cioè dei due Comuni azionisti di controllo di A2A. La convinzione del Comune di Monfalcone che il progetto della società abbia una ragione finanziaria e non legata alle necessità del mercato è stata condivisa ieri non solo da Katiuscia Eroe, ma anche da Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto club e della rivista Qualenergia, e Alex Sorokin, ingegnere, consulente energetico internazionale. Dati e analisi, di Terna, gestore della rete, ma anche di organismi europei e internazionali, alla mano, i due esperti hanno definito sovrabbondanti gli impianti a gas esistenti in Italia a fronte delle direttive sulla crescita delle rinnovabili e dei sistemi a disposizione per la stabilizzazione della rete. Com'è un impianto a batterie di accumulo, che Legambiente propone di realizzare nell'area della centrale, mantenendone la vocazione energetica, come ha spiegato l'ingegner Fabio Morea, di Legambiente Monfalcone. L'ipotesi di insediare anche un'attività di riciclo di batterie esauste dovrebbe essere però valutata con attenzione, secondo l'assessore all'Ambiente Sabina Cauci, mentre la consigliere comunale Cristiana Morsolin ha chiesto pure cautela, ma rispetto allo sviluppo della crocieristica nel porto di Monfalcone. Nessun dubbio sul fatto che la crocieristica rappresenti un'opportunità da cogliere l'ha espresso invece l'ex presidente dell'Azienda speciale per il porto di Monfalcone Paolo Maschio. «La crocieristica apre prospettive di indubbio interesse, se accompagnate da un adeguamento delle infrastrutture portuali e da un impegno sinergico del territorio», ha sottolineato Maschio. L'area e la banchina in concessione ad A2A rappresentano quindi per il porto un'opportunità di espansione e di crescita e per il territorio di occupazione.

Laura Blasich

 

Cisint: «Al Tar vittoria campale». I dubbi di Morsolin - il dibattito: Verzegnassi della lega bacchetta Moretti

«La sentenza del Tar che ha dato ragione alla correttezza delle scelte urbanistiche del Comune rappresenta non solo uno dei tanti passaggi nella vicenda A2A, ma un vero e proprio spartiacque perché chiama a scegliere da che parte ci si vuole collocare: un futuro senza una centrale in casa o altri trent'anni di condizionamento e rischi per la salute». Anzi Anna Cisint, sindaco, non esita a definirla «la madre di tutte le battaglie successive», pertanto «chi minimizza o sottovaluta il valore della scelta fatta è consapevole che questa è oggi la trincea che può ostacolare il progetto di un nuovo impianto a combustibile fossile dentro la città». «Lo ha capito talmente bene la società lombarda da avventurarsi, con uno staff di legali di prim'ordine, a opporsi alla delibera comunale - prosegue - sapendo che ciò poteva rappresentare un boomerang. Altro che provvedimenti insignificanti. E chi oggi attacca il sindaco per l'atto di salvaguardia urbanistica, sa bene il peso delle affermazioni del Tar laddove evidenzia che il potere di governo del territorio può essere esercitato dal Comune anche per dirigere la localizzazione di impianti e attività che impattino su una molteplicità di interessi della comunità locale, come quelli attinenti alla materia ambientale e tutela della salute». «Il sindaco e la maggioranza - rileva - hanno chiaro da che parte stare: pensiamo di interpretare le reali aspirazioni di una comunità che allo sviluppo economico sregolato ha già pagato un costo inaccettabile». Pertanto «l'interrogativo da porsi è perché, tolta la maschera dell'ambiguità, stanno scendendo apertamente in campo i sostenitori del progetto di A2A, Moretti e Nicoli in prima fila in questa gara di sottomissione». A dire la sua c'è però anche Cristiana Morsolin della Sinistra, che in merito all'adozione delle direttive al Prgc ricorda una storia diversa, non proprio un trionfo della maggioranza, tant'è che alla prima seduta vi fu il capitombolo del numero legale, con rinvio del punto al giorno seguente e lo strappo clamoroso del forzista Giuseppe Nicoli, avverso allo specifico indirizzo delle salvaguardie e che con il suo intervento si giocò di fatto l'adesione alla maggioranza, venendo da lì in avanti fatto fuori. «Saremmo molto contenti - così Morsolin - se la sentenza del Tar impedisse la costruzione di A2A, ma non riusciamo a capire come eviti all'azienda di realizzare la centrale a gas e l'utilizzo dei combustibili fossili una volta ottenuta l'Autorizzazione unica. L'entusiasmo della sindaca è perché la centrale non si farà o la vittoria giova alla sua immagine, ma rischia di illudere i cittadini?». L'esponente dell'opposizione si chiede «come mai Cisint non abbia trovato un accordo con la Regione di Fedriga, alleata su tanti versanti, ma su questo completamente d'accordo con la riconversione a gas». «Purtroppo - conclude - chi amministra dovrebbe sapere che non basta cambiare il Prgc per bloccare una grande opera, altrimenti i sindaci di Val di Susa avrebbero da tempo trovato la soluzione ai loro problemi». A dar manforte a Cisint arriva però il segretario provinciale della Lega Fabio Verzegnassi: «La vicenda di A2A consente di fare chiarezza fra chi ha a cuore gli interessi del territorio e chi pur di contrastare il centrodestra porta avanti azioni che danneggiano profondamente la comunità. Un campione della logica del tanto peggio tanto meglio è il consigliere regionale Diego Moretti che, al pari del Pd, vive oramai come fosse un incubo personale il lavoro di risanamento della città del sindaco e si espone a sostenere le tesi più irragionevoli, tanto che anche la sua base politica locale comincia a chiedergli di astenersi da azzardate prese di posizione». Per Verzegnassi quello al Tar è dunque «un successo indiscutibile di Cisint e maggioranza». Invece «per Moretti e alcuni altri esponenti locali separati dal comune sentire dei cittadini pare siano più importanti gli interessi del gigante energetico che il bene della città».

Ti. Ca.

 

 

Alberi protagonisti fra esperimenti, passeggiata verde, piante da adottare

Oggi a Miramare e all'Immaginario. L'iniziativa di ZeroCO2. Appello di Legambiente al sindaco

Oggi si celebra la Giornata nazionale dell'albero e a Trieste sono tante le iniziative promosse, con l'intento di valorizzare la tutela del verde, così come in molte altre città del Paese. Questa mattina Wwf Amp Miramare, in collaborazione con il Museo Storico e il Parco del Castello, organizza una passeggiata, nelle diverse zone del giardino botanico, tra sequoie, cedri, pini e aceri campestri, adatta ad adulti, famiglie e bambini dagli 8 anni. L'evento, guidato da un esperto naturalista, è previsto alle 10, è gratuito, grazie al contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, ma la prenotazione è obbligatoria a info@ampmiramare.it indicando nomi e cognomi e un recapito telefonico. L'Immaginario scientifico di Trieste celebra la giornata con dimostrazioni ed esperimenti, in programma alle 11 e alle 16, consigliata la prenotazione, sul sito www.immaginarioscientifico.it. Legambiente intanto nei giorni scorsi, proprio in vista della ricorrenza, ha scritto al sindaco Roberto Dipiazza, chiedendo l'impegno a finanziare un piano di interventi di recupero necessari per proteggere le funzioni ecosistemiche degli alberi in stato di degrado. A Muggia invece il circolo di Legambiente, da tempo attivo in città con proposte e iniziative sul tema del verde urbano, invita i cittadini a partecipare alle operazioni di collocazione di un nuovo tiglio nei Giardini Europa domani alle 9, in sostituzione del grande ippocastano che il Comune ha dovuto abbattere. L'azienda sociale ZeroCO2 srl, insieme alla cooperativa sociale Agricola Monte San Pantaleone, permette invece di adottare 30 alberi che aspettano di essere messi a dimora a Trieste e in provincia, alle prime persone che contatteranno la cooperativa, attraverso chiamate o whatsapp, al numero 388-1214369, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 16, o che scriveranno a info@montepanta.it. ZeroCO2 e Agricola seguiranno la crescita delle piante attraverso un sistema di tracciamento e trasparenza.

Micol Brusaferro

 

 

Sommozzatori in mare a pulire il Mandracchio da lattine e pneumatici

Protagonisti i volontari dell'associazione Scuba Tortuga Recuperati anche pezzi di ferro, bottiglie di vetro e corde

Muggia. Cinque sommozzatori volontari, tra i quali una donna, della società sportiva dilettantistica "Scuba Tortuga" di Muggia, nel corso della mattinata di ieri hanno ripulito il Mandracchio da decine di rifiuti ingombranti, accumulatisi nel caratteristico specchio d'acqua in oltre due anni. Sì, perché la precedente azione di pulizia risaliva al 2019, operazione che aveva visto coinvolto, oltre ai sub della società muggesana, anche personale della Guardia costiera. E ieri alla fine dell'operazione di recupero sono stati riempiti due cassonetti di materiale vario, da diversi pneumatici a materiali ferrosi tra i più svariati, oltre alle immancabili centinaia di bottiglie di vetro e lattine, nasse e cordame vario. Portato in superficie anche un corpo morto abusivo, di forma cilindrica lungo più di un metro e pieno di cemento. L'intervento, autorizzato dalla Capitaneria di porto di Trieste, è durato oltre due ore. Presenti sul posto l'ex assessore all'Ambiente, Laura Litteri, da cui è partita l'iniziativa con l'adesione del Comune di Muggia al progetto regionale "aMare Fvg", e l'attuale assessore Elisabetta Steffè che lo ha ereditato: «Ringraziamo i volontari della società sportiva dilettantistica - così Steffè - per aver svolto un intervento certamente necessario al lavoro dei pescatori ma anche per il decoro del Mandracchio, e per l'eliminazione di rifiuti nocivi per l'ecosistema marino. Che poi è la "mission" del progetto». «I nostri sommozzatori - ha spiegato Luciano Agapito, socio di Scuba Tortuga - hanno effettuato un corso specifico per capire cosa raccogliere, perché non tutti i rifiuti possono essere prelevati in quanto alcuni potrebbero essere "colonizzati"». Grande attenzione è stata posta dai volontari all'eventuale presenza di piccoli esemplari, tra i 6 e i 7 centimetri, di "Pinna nobilis", la cui presenza è stata segnalata dalla Riserva marina di Miramare anche nel Vallone di Muggia. «Ora procederemo - ha ricordato il presidente del sodalizio, Marco Russo - a ripulire gli altri tre siti, ossia Acquario, spiaggetta di Porto San Rocco e Lungomare Venezia».

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 20 novembre 2021

 

 

Dai magazzini Greensisam fino a villa Haggiconsta: rebus alienazioni a palazzo

Entro fine mese il piano va aggiornato. Per due dei cinque edifici di Porto vecchio dialogo aperto con la Regione. E che ne sarà poi del Carciotti e di casa Francol?

C'è un'incombenza da sbrigare entro il 30 novembre, non di poco conto: l'aggiornamento del Piano di alienazioni. Ovvero quali e quanti immobili il Comune abbia intenzione di mettere sul mercato. Il piano - Un documento spesso suonato "a fisarmonica", che nel precedente mandato ha aggiunto e tolto a seconda degli umori della pubblica opinione. Ma se fino a qualche mese fa c'era l'alibi del confronto elettorale a smorzare la voglia di fare a cazzotti, adesso emerge una serie di punti nodali difficile da rimettere sotto il tappeto. L'assessore Elisa Lodi (Fratelli d'Italia) ha abbinato ai Lavori pubblici l'Immobiliare, che fino a ottobre era appannaggio del forzista Lorenzo Giorgi. Dovrà incontrare nei prossimi giorni il dirigente del servizio, Luigi Leonardi, che ha pronto l'elenco delle grane: i magazzini Greensisam in Porto vecchio, le residenze storiche come villa Cosulich e villa Haggiconsta, i nuovi inserimenti come casa Francol, fascicoli delicati come palazzo Carciotti, la proprietà della tranvia...In Porto vecchio - Partite che coinvolgeranno sicuramente il sindaco Roberto Dipiazza, perché gli aspetti politico-istituzionali sono di tutta evidenza, ma che intanto vanno istruite. In testa alle preoccupazioni municipali c'è la vicenda Greensisam: sembrava certo l'accordo con la Regione, che avrebbe acquistato due dei cinque edifici, oggi in concessione all'azienda di Antonio Maneschi, per riversarvi i propri uffici. Il problema è però scoppiato quando al Comune sono pervenute le nuove stime redatte dal professor Stefano Stanghellini, uno dei maggiori esperti di estimo a livello nazionale, che in pratica raddoppiavano a 9,4 milioni quelle precedenti su cui si basava l'agreement tra i due lati di piazza Unità. Il governatore Massimiliano Fedriga si era stizzito e Dipiazza aveva ritenuto prudente sfilare i cinque magazzini dal piano di alienazioni. Ma adesso bisogna chiudere l'operazione: che fare? Confermare le quotazioni Stanghellini? E se la Regione s'impunta e non vuole rivedere i valori aggiornati? Salta l'accordo e si devono trovare altri acquirenti, mentre Maneschi continua a pagare 513.000 euro annui di locazione? Le altre partite - Non è l'unica "molotov" a rischio di essere gettata nel fienile dell'Immobiliare. Ci sono - come si diceva - villa Haggiconsta e villa Cosulich (stima scesa da 1,9 milioni a 905.000 euro), per entrambe l'ex Giorgi aveva tentato la strada dell'asta. Con due difficoltà: la problematica sociale nel primo caso (che aveva impietosito anche parte del centrodestra) e l'attacco della Soprintendenza nel secondo, poiché palazzo Economo aveva eccepito che sull'edificio pendeva un finanziamento pubblico per la riqualificazione inutilizzato dal Comune. Risultato: anche i due stabili erano stati ablati dalla lista dei beni alienabili. Casa Francol e Carciotti - Su casa Francol Dipiazza è stato chiaro: no al project financing, sì alla vendita diretta ai privati. Infine, decisione da prendere su palazzo Carciotti: ancora sul mercato a 14,9 milioni di euro?

Massimo Greco

 

 

Nuovi motori per le navi a emissioni ridotte - La rivoluzione green è "made in Trieste"

A sviluppare e testare la riconversione dal diesel al Gpl e poi a miscele sempre meno inquinanti è stata la Divisione Wärtsilä 2 Stroke Services

È "made in Trieste" la rivoluzione green che porterà alla riconversione dei motori delle navi del settore mercantile dal diesel al Gpl e poi a nuovi combustibili ancor meno inquinanti. Il gruppo Wärtsilä ha appena annunciato infatti il lancio, nel primo trimestre del 2022, del "Two-stroke Future Fuel Conversion". Tale innovazione prevede la progressiva modifica degli attuali motori diesel, installati oggi sulle 27 mila navi in circolazione, di cui la maggioranza portacontainer.«Siamo estremamente orgogliosi di essere protagonisti nella realizzazione di questa soluzione tecnologica - dichiara in proposito il presidente di Wärtsilä Italia Andrea Bochicchio - in cui abbiamo avuto un ruolo centrale. La tecnologia implementata da Wärtsilä prevede un'installazione rapida e "poco invasiva" sulle navi attualmente in uso, una sosta cantiere breve per la conversione, maggiore efficienza, risparmio nel lungo periodo nonché l'allungamento della vita delle flotte, anche in relazione alle future regolamentazioni sul fronte ambientale». A sviluppare e testare la nuova tecnologia è stata soprattutto la Divisione Wärtsilä 2 Stroke Services di San Dorligo della Valle, dove si è lavorato su ricerca, test e validazione. «La soluzione che abbiamo sviluppato - spiega Stefano Lippi, direttore delle Attività di sviluppo Fs&Ws e 2 Tempi di Wärtsilä Italia - garantisce alta flessibilità in termini di cicli operativi e tipologie di combustibili. Verranno installati un serbatoio addizionale e un set di componenti che permettono di innalzare la pressione del gas e diminuirne la temperatura in maniera molto efficiente utilizzando l'energia cinetica del motore. L'innovativo sistema di iniezione, brevettato, consente di iniettare il gas a bassa temperatura, sotto zero, garantendo un ciclo di combustione ottimale evitando di disperdere gas incombusto». In un secondo momento la stessa modifica consentirà di usare metanolo, ammonia o miscele simili a bassissimo impatto ambientale. Gli investimenti del gruppo hanno superato i cinque milioni di euro. A seguire quest'evoluzione c'è anche Msc, che installerà su una propria portacontainer la nuova tecnologia. «Msc - aggiunge Prabhat Jha, ceo e amministratore delegato del gruppo Msc Shipmanagement - ha seguito con grande interesse lo sviluppo di questa soluzione innovativa, un elemento di supporto nella transizione di Msc verso la decarbonizzazione e il raggiungimento delle zero emissioni entro il 2050». «Questo è un progetto pionieristico», conclude Roger Holm, presidente Marine Power & Evp Wärtsilä Corporation: «Il primo passo verso l'adozione dell'uso dei combustibili futuri ora può essere concretamente fatto, sapendo che l'investimento non diventerà obsoleto. I vantaggi, sia economici che ambientali, sono significativi».

Andrea Pierini

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - VENERDI', 19 novembre 2021

 

 

GIORNATA NAZIONALE DEGLI ALBERI: IL COMUNE SI IMPEGNI A CURARE E RISANARE GLI ALBERI ESISTENTI IN DIFFICOLTA' (OLTRE A PIANTARNE DI NUOVI)

Con una Lettera Aperta, Legambiente invita il Sindaco a onorare la Giornata Nazionale degli Alberi finanziando un piano di interventi per salvaguardare e risanare gli alberi esistenti.

Come noto, l'articolo 1 della Legge 10 del 2013 ha istituito la Giornata nazionale degli alberi il 21 novembre di ogni anno con lo scopo di promuovere la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio arboreo e boschivo attraverso iniziative di educazione ambientale nelle scuole di ogni ordine e grado, in collaborazione con le amministrazioni pubbliche locali. Quest'anno la Giornata nazionale degli alberi assume un particolare significato, venendo poco dopo il G20 di Roma e la COP26 di Glasgow sui cambiamenti climatici, in cui è stata sancita l'importanza del patrimonio arboreo e forestale per la mitigazione delle emissioni di CO2 e per l'adattamento ai cambiamenti climatici nelle aree urbanizzate, fissando l'obiettivo di piantare 1.000 miliardi di alberi e di porre fine alla deforestazione entro il 2030. Considerato lo stato di incuria in cui versano molti alberi della nostra città, Legambiente ha scritto al Sindaco di Trieste una lettera aperta chiedendo, per coerenza con l'obiettivo di educazione al rispetto degli alberi posto dal legislatore, l'impegno a finanziare un piano di interventi di recupero necessari per proteggere le funzioni ecosistemiche degli alberi in stato di degrado e di onorare la Giornata nazionale degli alberi eseguendo in tale occasione alcuni interventi di recupero degli esemplari segnalati.

In allegato: la lettera aperta di Legambiente al Sindaco di Trieste

Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste   il presidente Andrea Wehrenfennig

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 19 novembre 2021

 

 

Ricorso in Cassazione o altra stazione a monte per salvare l'ovovia

Vertice tra i dirigenti, l'Avvocatura civica e la delegata di giunta Lodi per cercare delle possibili soluzioni alla sentenza che vincola Campo Romano alla Comunella

Non è definitiva la sentenza cui è appeso il filo dell'ovovia. Questa la notizia emersa ieri dalla riunione tra l'assessore al Patrimonio immobiliare Elisa Lodi, l'Avvocatura civica e i dirigenti comunali. Potenzialmente Palazzo Cheba potrebbe dunque fare ricorso, contro la decisione che attribuisce alla Comunella di Opicina la proprietà dell'area di Campo Romano, dove dovrebbe sorgere la futura stazione teleferica. Si tratta di terreni a destinazione agro-silvo-pastorale, di cui il Comune allo stato attuale non può rivendicare l'utilizzo, tantomeno per altri scopi. «La riunione è stata tecnica e preliminare, le valutazioni sono in corso», fa sapere Lodi: «Nel 2018 la Cassazione ha enunciato un principio di diritto, rimettendo alla Corte di Appello il compito di stabilire se è applicabile al caso specifico. La recente sentenza di appello resta quindi impugnabile, può tornare in Cassazione. È solo una delle strade percorribili. Siamo consapevoli che il tema è delicato e lo stiamo affrontando con attenzione. Ricordo inoltre che il progetto di fattibilità non è quello esecutivo». Il Comune potrebbe cioè anche elaborare delle alternative progettuali, compreso lo spostamento della stazione carsica, una volta fatte le verifiche del caso. Il che non è immediato, poiché la sentenza di appello elenca una cinquantina di particelle catastali, di cui verificare le precise collocazioni una per una. Nel frattempo una nota di pessimismo circa il destino dell'opera sembra unire i suoi sostenitori e i suoi detrattori. Il forzista Michele Babuder ricorda che, durante la commissione consiliare da lui presieduta nello scorso mandato, un'alternativa era stata valutata e quindi scartata perché visivamente troppo impattante. All'epoca Roberto De Gioia voleva che la funivia partisse da piazzale Monte Grisa, ma così sarebbe passata sopra le case, e proprio per questo si arrivò all'idea attuale. «Serve un punto di vista tecnico, non può darlo la politica», dice Babuder: «Il progetto purtroppo paga lo scotto di essere stato presentato in piena pandemia, suscitando reazioni negative. Ma serve ad alleggerire il traffico all'ingresso Nord, prima ancora che a fini turistici. Peraltro questa sentenza potrebbe inficiare pure un progetto più semplice, cui sto lavorando da anni: la riqualificazione della vedetta panoramica Ortensia. Consentirebbe di recuperare diversi tratti ciclabili sul Carso, creare un'attrattiva turistica in zona Napoleonica, coinvolgendo il Gal».Particolare il punto di vista del consigliere Pd Stefano Ukmar, sia perché da ex presidente di comunella un po' ne mastica, sia perché l'idea della cabinovia non gli dispiace, a differenza della sua coalizione. «Ho parlato con dei giuristi in via informale», afferma Ukmar: «Il Comune potrebbe presentare ricorso, sollevando dei cavilli, per prendere tempo e trovare una soluzione. La sentenza non è ancora stata notificata al Comune: a partire da quel momento ci saranno sei mesi per fare ricorso. A mio avviso però il giudizio è chiuso di fatto. Meglio sarebbe cercare un'altra idea di mobilità sostenibile tra Carso e città. Massima disponibilità a collaborare da parte mia. O al limite si può cercare un accordo di gestione e finanziario con la Comunella: c'è il precedente del 2005 di Contovello. La strada dell'esproprio mi sembra invece impercorribile. Di solito lo fa lo Stato, non un Comune che ha appena perso una causa. Ad ogni modo il tema è delicato. Non sono proprietà collettive dell'Unione sovietica, ma derivanti da antichi vincoli medievali». Che ne pensano i diretti interessati? «Non ci esprimiamo, finora non abbiamo ricevuto comunicazioni dal Comune», sostiene il vicepresidente della Comunella di Opicina, Drago Vremec: «Il Comune negli anni ha voluto proseguire la causa a tutti i costi. Ma la sentenza afferma che il monte è quasi tutto nostro, quindi a uso agro-silvo-pastorale, dall'Obelisco al confine con la comunella di Contovello. Non saprei dove potrebbero trovare lo spazio per costruire la stazione e i parcheggi». Infine il capogruppo di Adesso Trieste Riccardo Laterza: «Il fatto che la stazione e il mega parcheggio insistano su un terreno vincolato a usi agricoli, di pascolo e forestali è solo la ciliegina su una torta indigeribile, dal punto di vista economico e ambientale. Il Comune avvii una trattativa con il ministero per deviare gli stanziamenti su una moderna linea tranviaria, come fanno le altre città d'Italia. Le associazioni hanno già raccolto oltre 16 mila firme contro l'ovovia: presto ci saranno novità».

Lilli Goriup

 

 

Tar-A2A, l'opposizione attacca In casa del Pd è fronda interna

Moretti ritiene una «vittoria di Pirro» la sentenza che ha dato ragione al Comune ma viene criticato da Delbello che annuncia le barricate contro la nuova centrale

Una specie di nemesi. Il giorno dopo il punto messo sullo scacchiere della partita energetica, con l'annuncio dell'amministrazione comunale della vittoria sul "gigante" A2A, che si è vista dichiarare dal Tar «inammissibile» il ricorso contro le direttive al piano regolatore che vietano la «riconversione di impianti di produzione di energia esistenti che impiegano risorse fossili» e «la messa in opera di gasdotti nel territorio carsico monfalconese», è un fuoco di fila dell'opposizione sull'esecutivo a traino Lega. E pure dell'ex alleata Forza Italia con Giuseppe Nicoli. Opposizione che, comunque, la stessa Cisint il giorno prima aveva tirato per la giacchetta, rimarcando l'«operato corretto» della maggioranza che con 18 voti, contro i 5 contrari dei consiglieri Paolo Fogar, Lucia Giurissa, Elisabetta Maccarini, Cristiana Morsolin e Nicoli appunto, aveva adottato gli indirizzi nella massima assise del 31 maggio. Comincia il capogruppo regionale del Pd Diego Moretti, a detta del sindaco ispiratore dei voti avversi in aula: «È ossessionata da me. Io, per carità, c'ho i miei difetti, ma non quello di essere un suggeritore occulto, come invece usa fare lei con i suoi. Nella pomposa conferenza stampa si è dimenticata di menzionare la sentenza che invece ha visto soccombere contro A2A Comune e Regione per l'inserimento delle osservazioni della Conferenza dei servizi nell'ambito della procedura Aia, dunque come si può capire la materia è delicata e complessa». Per Moretti questa è «una vittoria di Pirro», poiché «l'Autorizzazione unica fa variante e se verrà rilasciata sovrasterà le direttive comunali». «Cisint - dice Moretti - dovrebbe prendersela solo con la Regione che ha dato l'ok con le 11 prescrizioni». Si muove anche il consigliere comunale dem Fabio Delbello, che però finisce con l'ingenerare un battibecco con il suo segretario provinciale: «I consiglieri regionali del Pd sono "pregati" di astenersi per sempre dall'intervenire sulla questione A2A, nonché sull'escavo e Terme. Il sindaco, con cui ci si deve congratulare per la fortuna di un regalo derivante da un ricorso inutile e arrogante, si decida invece a portare in massima assise gli assessori regionali competenti, ovvero Scoccimarro e Bini, e metta in discussione la mozione proposta e da me depositata a giugno». «Altrimenti - aggiunge - potremo mettere in atto una plateale protesta come quelle del Partito radicale. Il problema è che da troppo tempo manca un monfalconese doc di centrosinistra in Consiglio regionale: qui infatti si produce il 60% del Pil provinciale e si concentra il 90% delle criticità isontine, quindi è ora di finirla, perché neanche noi democratici monfalconesi siamo fessi». Secca la replica di Moretti: «Rispetto la sua opinione, ma ha perso un'occasione per tacere. Sulla difesa del territorio isontino nella sua globalità e non solo nel luogo di elezione non accetto lezioni da Cisint e tantomeno da Delbello, che forse dormiva mentre svolgevo la mia attività». «Veramente patetico - conclude - e sbaglia mira. O forse farà parte di una strategia». Omar Greco di Art 1, invece, accusa l'amministrazione di «fare per l'ennesima volta propaganda, pur su una cosa seria come una sentenza della magistratura». «Il Comune - rileva - non ha vinto alcuna battaglia contro A2A, infatti la partita è ancora tutta da giocare: i giudici hanno solo esplicitato l'inammissibilità del ricorso». E il dispositivo «certifica che le direttive emanate dall'ente sulla centrale sono assolutamente inutili, poiché non incidono sulle autorizzazioni che la proprietà ha chiesto a Roma». In cauda venum, Giuseppe Nicoli di FI: «C'è poco da rallegrarsi rispetto alla sentenza del Tar su A2A e il sindaco che si esalta a fare conferenze stampa trionfalistiche si faccia un esame di coscienza sul fallimento dell'azione politica che sta esercitando a Monfalcone». Scrive poi: «Ha perpetrato un inutile inquinamento delle nuove direttive al Prgc improvvisando modifiche che nemmeno lontanamente condizionano il percorso di un'eventuale conversione della centrale». Sempre Nicoli parla di «carenza di visione urbanistica del sindaco per lo sviluppo futuro», mentre «il varo del nuovo piano regolatore è fermo ormai da tre anni».

Tiziana Carpinelli

 

 

Scatta la pulizia dei fondali in 4 tappe settimanali da domani all'11 dicembre - Le operazioni finanziate dalla Regione

Muggia. Il Comune di Muggia è tra gli enti locali che hanno aderito al "Progetto aMare Fvg" (insieme ai comuni di Monfalcone, Staranzano, Marano Lagunare, Grado, Lignano, San Dorligo e Duino Aurisina) approvato e finanziato dalla Regione. Per Muggia sono stati stanziati 11.416 euro. "Mission" è quella di combattere l'inquinamento da plastica dell'ecosistema marino: anche le coste regionali sono colpite in maniera esponenziale, come tutto l'Adriatico, dal fenomeno del "marine litter". I dati dicono che nello 0,8% di costa monitorata da Arpa Fvg ogni anno vengono raccolti 250 chili di rifiuti spiaggiati. Per la realizzazione del progetto, lungo il litorale muggesano saranno organizzate quattro giornate di attività di pulizia dei fondali, che permetteranno di raccogliere e smaltire rifiuti dispersi in mare e di ripristinare, per lo meno in quei tratti, un ambiente marino "incontaminato". I partner del progetto sono la locale Società Scuba Tortuga e la Net, che si occupa della raccolta dei rifiuti a Muggia. Gli operatori subacquei provvederanno a ripulire gli specchi acquei dai rifiuti marini secondo il seguente calendario. Domani toccherà al Mandracchio, uno dei crucci del neosindaco Paolo Polidori, sito che non è possibile ripulire in maniera massiva poiché è incluso del perimetro a mare del Sin, e quindi qui è impossibile rimuovere i fanghi accumulatisi sui fondali. Il 27 novembre sarà la volta delle acque antistanti il Parco Acquario. Il 4 dicembre si andrà invece sulla "spiaggia cittadina" dei muggesani rappresentata dal Lungomare Venezia. L'11 dicembre ultima tappa nel mare antistante la spiaggia di Porto San Rocco. Durante le operazioni nelle aree indicate la navigazione sarà interdetta dalle 10 alle 13 per consentire le operazioni di raccolta dei "marine litter" in totale sicurezza, nel rispetto delle norme vigenti e dell'apposita autorizzazione che sarà rilasciata dalla Capitaneria di Trieste.

lu.pu.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 18 novembre 2021

 

 

A2A perde il ricorso al Tar contro il Comune

Giudicata «inammissibile» la determinazione dell'azienda di annullare i vincoli di salvaguardia sulla riconversione della centrale

Il Tribunale amministrativo regionale, con sentenza pubblicata martedì, ha dichiarato «inammissibile» il ricorso depositato il 20 settembre da A2A Energiefuture spa contro gli indirizzi varati dal Comune in materia di riconversione. I legali della società Fabio Todarello e Francesco Schiano Di Cola avevano richiesto, oltre alla sospensiva in prima battuta, l'annullamento della deliberazione numero 22 del Consiglio comunale, votata il 31 maggio, con la quale l'amministrazione (che si è opposta con l'avvocato Teresa Billiani) aveva approvato le direttive urbanistiche per la predisposizione del nuovo Piano regolatore. In particolare ponendo un «vincolo di salvaguardia», ai sensi di legge (articolo 63 ter, comma 2, della legge regionale 5 del 2007), per «vietare la riconversione di impianti di produzione di energia esistenti che impiegano risorse fossili» e «la messa in opera di gasdotti nel territorio carsico monfalconese». Un atto passato in massima assise con i 13 voti favorevoli della maggioranza e i 5 contrari dei consiglieri Paolo Fogar, Lucia Giurissa, Elisabetta Maccarini, Cristiana Morsolin e Giuseppe Nicoli, quest'ultimo di area centrodestra. Il contenzioso, ignoto fino a ieri per lo stretto riserbo mantenuto dall'ente e pure dalla società ricorrente, è venuto a galla nella conferenza stampa indetta alle 11 in municipio, dove il sindaco Anna Cisint, alla luce degli esiti, ha rivendicato la correttezza dell'operato del Consiglio, interpretando come ingerenza sul terreno prettamente amministrativo e un «tentativo di mettere il bavaglio al Comune» l'azione di A2A. La sentenza è appellabile. E chissà se questo è solo il primo round. Nella sentenza del Tar, presieduto da Oria Settesoldi (consigliere Manuela Siligoi, estensore Luca Emanuele Ricci) si pone l'accento, a suffragare l'inammissibilità del ricorso, sulla «carenza di interesse» dell'azienda. I giudici non individuano «un pregiudizio attuale e concreto in capo ad A2A che possa integrare l'interesse ad agire con questa azione». In camera di consiglio l'azienda aveva posto in evidenza la rilevanza economica dell'investimento in ballo, correlandola dunque all'esigenza di chiarire quanto prima il quadro giuridico, pure sotto il profilo urbanistico, ai fini dell'intervento in questione. Ma stando al Tar «la circostanza si colloca però su un piano eminentemente fattuale e appare inidonea a integrare l'interesse ad agire». Quanto al fatto, sostenuto sempre da A2A, che «il Comune avrebbe illegittimamente utilizzato i poteri urbanistici per finalità a essi estranee e cioè per impedire la riconversione» i giudici scrivono che «ogni intervento su impianti come quello oggetto di giudizio è sottoposto a una Autorizzazione unica, il cui rilascio ha effetto di variante urbanistica». Dunque le direttive urbanistiche per la predisposizione del nuovo Prgc verrebbero superate, cioè sarebbero del tutto ininfluenti, qualora A2A ottenesse il via libera. E ancora: «Tutte le valutazioni sono pertanto effettuate all'interno di un unico procedimento di competenza del Ministero dello sviluppo economico, pur nell'ottica di un dialogo con le amministrazioni interessate». Ne consegue che l'ente «ha agito in radicale carenza di potere». Tradotto: non si può imputare all'amministrazione Cisint il presunto eccesso di potere. Nella sentenza è stato altresì sottolineato che il potere di governo del territorio, in ogni caso, «può essere esercitato dal Comune anche per dirigere la localizzazione di impianti e attività che impattino su una molteplicità di interessi della comunità locale, come quelli attinenti alla materia ambientale e alla tutela della salute». Parole ritenute significative dal sindaco. Ora la delibera sulle direttive è effettivamente valida (a meno di eventuali rovesciamenti in Consiglio di Stato, nell'ipotesi di un appello del gruppo energetico) ed è lecito supporre che il parere del Comune nell'ambito dell'Autorizzazione unica si fonderà anche su quelle linee urbanistiche, evidentemente nette. L'azienda, con una nota arrivata in serata, ha precisato in merito alle parole del Comune che il «ricorso non è stato rigettato, ma dichiarato inammissibile per carenza di interesse» e che la sentenza ha accertato come «l'iniziativa giudiziale di A2A possa "essere giustificata per l'apparenza giuridica comunque determinatasi"». Difatti i giudici hanno ritenuto «equo» disporre la compensazione delle spese di lite. Per l'azienda il Tar «ha chiaramente e favorevolmente riconosciuto che l'intervento che A2A intende realizzare è disciplinato unicamente dal procedimento autorizzatorio unico, il cui esito favorevole comporterebbe "comunque la neutralizzazione delle direttive e del relativo regime di salvaguardia"».

Tiziana Carpinelli

 

La rabbia di Cisint: volevano mettere il bavaglio al Consiglio A2A: opportunità per l'ambiente

L'amministrazione parla di «sentenza esemplare» e rivendica la legittimità dell'operato. L'avvocato Billiani: «Indirizzo valido»

C'è un po' di tutto, nell'intervento-fiume di Anna Cisint sul verdetto del Tar favorevole all'ente. Dal paragone di A2A a un gigante, un «re Leone» mentre l'ente-«formichina» vi si oppone come forse nessuno avrebbe mai fatto, alla metafora del capitano in mare, passando per i proverbi napoletani. Mentre l'azienda, nella sua nota, ha inteso mettere in evidenzia i processi di dismissione in ottica ambientale: «L'abbandono dell'utilizzo del carbone entro il 2025 è un obiettivo europeo che A2A ha scelto di anticipare avviando un percorso virtuoso di riconversione delle centrali a carbone, come quella di Monfalcone. Questa trasformazione rappresenta un'opportunità per l'ambiente e per i cittadini che potranno contare su fonti energetiche sostenibili, a dimostrazione dell'attenzione del gruppo nei confronti dei territori in cui opera, salvaguardando, al contempo, i livelli occupazionali e contribuendo alla transizione energetica del Paese». Agguerrito, invece, il commento alla vicenda giuridica del sindaco: «A2A ha impugnato all'ultimo minuto utile le nostre direttive con salvaguardia per farle annullare, ma il Tar, con una sentenza esemplare, dice che il Comune ha ben agito e deve poter pianificare. Il "bavaglio" che hanno tentato di metterci non è stato ritenuto accettabile dal giudice amministrativo». Quindi una sentenza «che ci dà soddisfazione, perché il Comune di Monfalcone continua a dimostrare coraggio, serietà, competenza, impegno a portare avanti l'interesse dei cittadini in ordine a salute, ambiente e prospettive di lavoro». E poi: «Quando sono salita su questa barca ho voluto tenere il timone su scelte a volte anche impopolari». Ma il Tar «ha detto a chiare lettere che l'ente è legittimamente nella posizione di poter pianificare». Con atti che «non sono il libro dei sogni, ma volontà concrete e reali», ha chiarito in sindaco, affiancata ieri dagli assessori Antonio Garritani (Mondo produttivo) e Sabina Cauci (Ambiente), oltre che dai funzionari. «E mi dispiace - sempre Cisint - che un'azienda con capitale pubblico non stia dimostrando responsabilità sociale d'impresa, al punto da chiedere al giudice di "zittire" il Comune sulla volontà di pianificazione». Diritto a immaginare il futuro: un mantra ripetuto a più riprese. Fino a sfoderare un inedito idioma partenopeo - «Ccà nisciuno è fesso» - per ribadire il titolo dell'ente a dire la propria sul suo territorio. Mentre l'azione di A2A è stata vissuta come «un tentativo di delegittimare l'ente». Insomma, una Cisint apparsa a tutti come l'esondazione di un torrente, incontenibile, prodromo delle lotte che senz'altro si scateneranno sulla centrale. E se in conferenza non si è rivolta agli avversari politici a margine, però, non ha mancato di sottolineare come tra coloro che avevano votato in senso avverso al documento sulle direttive vi fossero anche esponenti dem. «Come mai? Il Pd non è contrario alla centrale? Forse c'era Moretti a suggerire loro come muoversi...», ha buttato lì, dopo essersi invece congratulata con i suoi per la capacità di fare squadra e lavorare su una materia complessa e delicata. Si è invece attenuta ovviamente al tecnico l'avvocato del Comune Teresa Billiani:«La delibera è valida ed efficace». Ma«A2A ha ritenuto che il Comune in quella materia non potesse pronunciarsi, sollevando eccezioni preliminari che il Tar invece non ha accolto».

Ti.Ca.

 

 

«Museo del mare, no ai segreti» Lettera aperta di 3 associazioni

Touristi, Istituto di storia e Società Maria Theresia scrivono al sindaco rilanciando la richiesta di trasparenza sul percorso espositivo dell'ex funzionario Mazzoli

Come sarà allestito il nuovo Museo del mare al Magazzino 26? Le associazioni culturali ribadiscono la domanda di «trasparenza» sollevata l'altro giorno da Enrico Mazzoli, ex funzionario comunale del settore. I loro dubbi mettono radici nello scorso mandato, quando una determina dell'allora dirigente Laura Fanfogna affidò l'incarico di ideare il percorso espositivo alla Fondazione Luigi Micheletti, con sede a Brescia e specializzata in storia del '900. Il cantiere per la revisione complessiva del "26", nell'ambito del progetto Consuegra, non sarà avviato prima del 2022. Intanto Mazzoli, avendo concluso la sua carriera proprio al vecchio Museo del mare di Campo Marzio, era tuttavia curioso di conoscere lo storyboard narrativo che bolle nella pentola della Fondazione Micheletti. Per questo ha avanzato una richiesta agli uffici comunali. I quali gli hanno risposto, tramite una determina della "p.o." Patrizia Fasolato, che la documentazione sarà disponibile dopo la pubblicazione della gara per la realizzazione dello stesso allestimento progettato dalla Micheletti. Ciò per ragioni di riservatezza. Qui entrano in scena Club touristi triestini, Istituto giuliano di storia, cultura e documentazione e Società Maria Theresia, che scrivono infatti una lettera aperta al sindaco. «In ossequio alla trasparenza, ci associamo alla richiesta di Mazzoli di mostrare alla cittadinanza la visione e la progettazione sottese», si legge nella lettera: «Non vediamo motivo di tale riservatezza, poiché, se lo storyboard fosse reso noto, sarebbe a disposizione di tutti i potenziali concorrenti che saranno chiamati ad allestirlo tramite gara, senza determinare vantaggio o svantaggio per alcuno. Inoltre la Micheletti sul proprio sito web si dice specializzata nel far conoscere "le ideologie del lungo '900, le guerre, l'ambivalenza del progresso tecnico, l'industrializzazione, le voci e i volti del lavoro, l'avvento dei consumi, la crisi ambientale"». Aspetto ancora più curioso, andando a sbirciare sul sito si nota che gli ultimi eventi organizzati dalla fondazione lombarda s'intitolano "Popolo, classe operaia, masse. Il Pci e la società italiana nel '900", "Il Pci e l'ambiente, una dialettica fertile ma faticosa", "Comunisti! Simboli e volti di un'appartenenza". Prosegue la lettera: «A Trieste raccontare il mare equivale a raccontare la storia della città, che nasce e si sviluppa prima del '900, il quale anzi conosce momenti di declino». Le associazioni insomma temono «si faccia cominciare la storia di Trieste dal '900» e auspicano un coinvolgimento di soggetti locali nell'elaborazione storico-culturale del futuro percorso museale. L'assessore alla Cultura Giorgio Rossi spiega che la scelta della Micheletti non lo coinvolse, ma fu puramente tecnico-dirigenziale, e si impegna a incontrare Mazzoli (si faccia riferimento all'intervista qui sotto).

Lilli Goriup

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 17 novembre 2021

 

 

La sentenza sui terreni di Opicina che minaccia il progetto dell'ovovia

Per la Corte d'appello di Roma il Comune non può modificare in modo arbitrario l'uso di 460 ettari della comunella. Problema per la stazione di Campo Romano

Un'antica vicenda giudiziaria minaccia l'ovovia. La Corte di appello di Roma dà ragione alla comunella di Opicina, che rivendica la proprietà collettiva di una porzione di Carso contro Comune e Regione. Il consigliere comunale Stefano Ukmar (Pd) avverte che proprio là in mezzo dovrebbero sorgere la stazione teleferica di Campo Romano e i contigui parcheggi. A tal proposito Ukmar ha presentato un'interrogazione a sindaco e giunta, in cui paventa la perdita dei 48 milioni di euro veicolati dal governo, qualora la realizzazione della cabinovia fosse irrimediabilmente compromessa dal fatto che quel terreno deve restare a uso agro-pastorale, e chiede se esistano piani B. Per il sindaco Roberto Dipiazza il progetto di massima presentato a Roma potrà essere rivisto durante il confronto con popolazione e territorio che intende avviare, mentre l'assessore al Patrimonio immobiliare Elisa Lodi ha già richiesto una riunione con avvocatura e uffici tecnici per approfondire le implicazioni della sentenza (vedi box qui a sinistra).Veniamo appunto alla sentenza. Il 21 luglio 2021 la Corte di appello ha ribadito di rinvio quanto già stabilito dalla Cassazione e uscito sui giornali nel 2018. C'è una serie di terreni carsici sui quali il Comune di Trieste non può avanzare la pretesa di «usi civici». Non può cioè modificarne la destinazione d'utilizzo in maniera arbitraria. Ciò accade dal momento che questi terreni appartengono come «dominio collettivo» alla comunella di Opicina e quindi alle «famiglie discendenti dagli antichi originari del luogo». Si tratta di circa 460 ettari sparsi tra i comuni censuari (suddivisioni territoriali risalenti al catasto austriaco) di Opicina e, in misura minore, di Gabrovizza e Rupingrande. Basandosi su un precedente provvedimento degli anni Venti, nel 1955 il Comune aveva pubblicato sull'albo pretorio un bando commissariale in cui dichiarava la natura demaniale di quei terreni, escludendo così che essi fossero proprietà esclusiva della comunella, la quale all'epoca nemmeno aveva personalità giuridica. Passarono i decenni. All'inizio degli anni Duemila il consorzio autoctono di Opicina, formalizzata la natura della propria esistenza, avviò un lungo e complesso contenzioso, impugnando il bando commissariale contro il Comune e la Regione allo scopo di far valere i propri diritti atavici. I primi gradi di giudizio avevano inizialmente respinto le istanze della comunella. Nel 2018 la Cassazione pronunciò dunque la decisione, considerata storica sull'altipiano, incaricando la Corte di appello di emettere la successiva sentenza riassuntiva. Si arriva così al 2021: «I suddetti beni appartengono esclusivamente ai consorti della Comunella di Opicina» e su di loro «non gravano diritti di uso civico o di demanio comunale a vantaggio di terzi e in particolare dei cives del Comune di Trieste». Per Ukmar, che peraltro è una voce fuori dal coro del centrosinistra dal momento che si è detto possibilista sull'ovovia, questo è un bel grattacapo. «Stando a quanto uscito finora sui media, sembra che la stazione di Opicina e i relativi parcheggi della cabinovia ricadano sulla proprietà della comunella, la cui destinazione d'uso è esclusivamente agro-pastorale», afferma Ukmar: «Prima di chiedere il finanziamento, l'amministrazione comunale ha valutato lo status giuridico delle aree interessate dall'intervento? Esistono progetti alternativi di mobilità sostenibile, in grado di garantire i finanziamenti previsti, se l'intervento risultasse irrealizzabile?». Gli fa eco il collega di partito Francesco Russo: «Sono lieto che il consigliere Ukmar abbia preso atto di questi ulteriori elementi che rendono il progetto ancora più inverosimile e campato in aria. Spero che d'ora in poi si possa lavorare di comune accordo, e coinvolgendo i migliori esperti, per trovare un'alternativa. Perdere il finanziamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza (veicolato tramite apposito provvedimento dell'attuale Ministero delle Infrastrutture) sarebbe un delitto».

Lilli Goriup

 

 

Orsetto entra nel cuore di Gorizia Impaurito si rifugia su un albero

In quindici per prenderlo: è al centro faunistico di Terranova. Il forestale Benedetti: «Presto libero»

Era solo, spaesato e spaventato. Di certo più lui degli umani che lo guardavano e fotografavano incuriositi, in un luogo così diverso dal suo habitat naturale. Già, perché si è spinto sin quasi in centro città a Gorizia il cucciolo di orso - un esemplare maschio tra i 9 e i 10 mesi di età, del peso di circa 35 chili - prima segnalato e poi recuperato nella tarda serata di lunedì in via Giustiniani, proprio alle spalle del colle del Castello e all'altezza del parcheggio all'incrocio con via Bombi. Giunto fin lì chissà come e chissà esattamente da dove (anche se segnalazioni piuttosto precise dicono che il giovane plantigrado era monitorato già da una settimana oltreconfine, nei suoi spostamenti lungo la valle del Vipacco), si è visto improvvisamente scoperto da un gruppo di giovani, che hanno subito informato le autorità e fatto scattare il recupero. Terrorizzato, non ha trovato di meglio da fare che arrampicarsi su uno degli alberelli che costeggiano via Giustiniani, e lì è rimasto nascosto, per quanto ha potuto celare la sua mole, fino all'arrivo dell'imponente struttura attivatasi per il recupero. Una quindicina di persone circa, a partire dal funzionario del Corpo forestale regionale (esperto di orsi) Paolo Benedetti, assieme a vigili del fuoco, carabinieri, polizia, esercito e uomini della ditta specializzata Arca, impegnata proprio in questo genere di situazioni che riguardano gli animali selvatici.«Onestamente al momento della chiamata credevo che sarei tornato a casa in poco tempo, perché pensavo che la segnalazione si sarebbe rivelata errata, e che l'animale in questione non fosse certo un orso, visto il luogo del ritrovamento, in città - racconta Benedetti -. Invece era tutto vero. Prima di iniziare l'operazione di recupero ho effettuato un sopralluogo per capire se nei paraggi potesse esserci la madre del cucciolo, circostanza che avrebbe reso l'intervento molto pericoloso: così non era, e abbiamo potuto procedere». Tesa con l'aiuto del personale presente una rete da cattura sotto l'albero (e l'arrivo dei vigili del fuoco è stato provvidenziale per riuscire a raggiungere l'altezza dove l'animale si era rifugiato), l'orsetto è stato catturato con uno speciale frustone da accalappiacani, e poi immediatamente avvolto in una coperta per limitare il più possibile lo stress al cucciolo, evidentemente spaventato da tutto quel trambusto e da presenze alle quali davvero non poteva essere abituato. Da Gorizia, il cucciolo di orso è stato trasportato immediatamente al Centro di recupero della fauna selvatica di Terranova a San Canzian d'Isonzo, dove è stato sistemato in un apposito box e nella mattinata di ieri è stato visitato dal veterinario Stefano Pesaro e da una equipe specializzata. L'orsetto sta bene, stando alle prime analisi, e potrebbe essere rimesso in libertà forse già nella giornata di oggi, anche se su momento, luogo e modalità del ritorno nella natura per tutta la giornata di ieri si sono confrontati gli esperti locali e quelli del Parco Nazionale d'Abruzzo e del Trentino. Territori dove ritrovamenti simili sono decisamente più consueti. «L'idea sarebbe quella di liberarlo il prima possibile, proprio per limitare al massimo i contatti con gli umani, vista anche la sua giovane età - spiega ancora Benedetti -, e paradossalmente non si fosse trovato in città, rappresentando possibile elemento di allarme e pericolo, l'avremmo liberato anche subito. Ma ci sono dei protocolli da rispettare in questi casi, e tutto verrà fatto per tutelare le condizioni e la salute dell'animale». Se, dunque, presto l'orsetto ritroverà i boschi e i silenzi della natura, restano al momento misteriose le circostanze che lo hanno portato a spingersi fin quasi nel centro storico di Gorizia. Il Bosco del Panovec, in Slovenia, dista poche centinaia di metri, ma altrettante e ancora meno è lontana piazza Vittoria, oltre Galleria Bombi: «Stiamo cercando di ricostruire la sua storia, anche attraverso i colleghi sloveni - conclude Benedetti -. Sono situazioni rare ma che possono capitare, specie con animali giovani, che per loro natura sono più curiosi, imprudenti e intraprendenti negli spostamenti».

Marco Bisiach

 

Segnalato nella Valle del Vipacco «Forse ha perso madre e fratelli»

L'ipotesi del professor Filacorda: «Un caso analoga ad Aidussina» Il veterinario Pesaro: «Sta bene, già a 7 mesi se la cavano da soli»

Dietro quegli occhi profondi, che fissano diffidenti l'obiettivo della fotocamera che, impertinente, lo immortala nel suo box al Centro di Terranova, possiamo solo immaginare la giovane storia del cucciolo d'orso arrivato fin quasi nel cuore di Gorizia. Una storia non consueta, ma che non sorprende del tutto gli esperti, che per mestiere hanno spesso a che fare con animali di questo genere. «Da quanto risulta anche dalle segnalazioni dei cacciatori, questo esemplare era stato individuato e monitorato da almeno una settimana nei suoi movimenti in Slovenia, nella Valle del Vipacco - dice Stefano Filacorda, docente dell'Università di Udine e coordinatore del progetto di studi sulla fauna selvatica regionale -. Un'ipotesi può essere allora che l'orsetto fosse assieme alla madre e ad altri cuccioli, e che magari non sia riuscito a tenere il ritmo durante uno spostamento, forse alla ricerca di una tana per il letargo, e che quindi si sia perso. Non sappiamo da quanto tempo fosse solo, forse anche qualche settimana. Poi, nel suo vagare, è arrivato fino in città. Non sono situazioni comuni, ma accadono, e sappiamo ad esempio di un caso analogo in passato ad Aidussina». Ieri a visitare il giovane plantigrado a Terranova è stato il veterinario Stefano Pesaro, che lo ha trovato in condizioni rassicuranti. «Il cucciolo è attivo, sta bene, ma per essere ancor più tranquilli abbiamo stabilito una serie di analisi anche in collaborazione con colleghi specializzati che si occupano di orsi», spiega Pesaro, che si è premurato di tenere l'animale al riparo da eccessivi contatti umani, per evitare che patisse uno stress maggiore di quello che già ha dovuto sopportare nel corso di questa sua disavventura. Abitualmente i cuccioli di orso restano con la madre fin quasi i 2 anni di età, ma, fanno sapere i due esperti, ricerche e statistiche dimostrano che già una volta compiuti i 7 o 8 mesi i piccoli possono essere in grado di cavarsela da soli. Ed è anche per questo che verrà liberato quanto prima, in base ai protocolli e alle valutazione effettuate in queste ore. Certo, alle porte c'è l'inverno, in libertà ci sono i predatori, e l'orsetto di via Giustiniani dovrà crescere in fretta. Ma, in fondo, questa è la natura.

M. B.

 

In autostrada vicino al Tiare poi l'incontro di Sagrado - i precedenti

Qualche anno fa, era il 2015, un grosso plantigrado era stato avvistato nei pressi del centro commerciale "Tiare Shopping", a Villesse, a due passi dal negozio Ikea, e anche lo scorso anno un orso aveva terrorizzato un porta pizze che lo aveva incrociato, incredulo, mentre era in sella al suo scooter lungo la strada provinciale tra Savogna d'Isonzo e Sagrado. Ora l'incontro ravvicinato di via Giustiani, a due passi dal centro storico, senz'altro l'episodio più clamoroso di una serie che dimostra, però, quanto gli animali selvatici siano in fondo vicini a noi. A memoria non si ricorda un avvistamento simile nella nostra città.«In tutta l'area attorno a Goriziano a differenza di quanto si possa magari pensare le zone boschive sono in espansione, e creano nuovi spazi per la fauna - commenta l'assessore comunale all'Ambiente Francesco Del Sordi, che ringrazia tutto il personale intervenuto in via Giustiniani -. Ciò che come cittadini dobbiamo assolutamente tenere a mente, è che incontri di questo genere, per quanto eccezionali, possono verificarsi, e che gli animali selvatici sono per definizione potenzialmente pericolosi. Tutti, a prescindere dalle dimensioni, dall'età e dalla tipologia, che si parli di un orso, di un tasso, o di un capriolo... E questo perché sono imprevedibili nei loro comportamenti». Ecco allora che è importante sapere come comportarsi. «In caso di avvistamento bisogna subito avvisare il 112, e non prendere iniziative personali - dice Del Sordi -. Semmai può essere utile monitorare a distanza gli spostamenti dell'animale, per fornire le indicazioni del caso a chi interverrà».

M. B.

 

 

"Zoomare", la lotta ai rifiuti si risolve con un click - Iniziativa di Sissa Medialab

La coordinatrice del progetto Valentina Megarelli: "Così tutta la comunità può vedere le foto caricate e serve agli scienziati per avere dati"

Per combattere l'inquinamento marino da rifiuti, una delle grandi emergenze ambientali dei nostri giorni, c'è bisogno del contributo di ciascuno di noi. Oltre a non renderci complici del problema, evitando di abbandonare rifiuti nell'ambiente, possiamo fornire anche un aiuto prezioso agli scienziati impegnati nel monitoraggio dell'inquinamento del nostro Golfo. Come? Con qualche semplice click. Si chiama Zoomare il progetto di citizen science ideato da Sissa Medialab per coinvolgere cittadine e cittadini nel monitoraggio di nove stazioni del litorale triestino particolarmente soggette all'accumulo di rifiuti a causa di peculiari condizioni meteomarine. «Lo vediamo anche quando passeggiamo sul molo Audace: ci sono giornate in cui notiamo parecchi rifiuti, principalmente plastiche, che si ammassano nelle acque circostanti, e giornate in cui invece le acque appaiono pulite», racconta Valentina Mengarelli, coordinatrice del progetto. «Zoomare, che già dal nome indica l'idea di buttare l'occhio, zoomando, sul nostro mare, è un progetto di raccolta dati pensato per tutte le età. Contribuire è molto semplice e si può fare tranquillamente dal proprio smartphone o tablet mentre si passeggia sul nostro litorale». Collegandosi al sito www.zoomare.it si possono vedere, su una mappa, le nove stazioni di rilevamento identificate dal progetto. A questo punto basta scattare una foto nei pressi di una di queste stazioni, laddove il mare incontra la terra, e cliccando sulla stazione all'interno della mappa caricare la propria foto, indicando, se il caricamento avviene a posteriori, data e orario dello scatto. «E' un progetto che consente a tutta la comunità di vedere le fotografie caricate e che serve agli scienziati per ottenere dati preziosi sulla condizione del mare nei punti di monitoraggio nelle diverse giornate e ore del giorno. Non è richiesta nessuna registrazione, è semplicissimo da usare, e grazie ai dati raccolti gli scienziati possono studiare la correlazione tra condizioni del vento e correnti e presenza di rifiuti a mare", spiega Mengarelli. Così si perseguono due obiettivi: quello di rendere partecipe la cittadinanza alla ricerca scientifica e avvicinare le persone alla scienza, e quello di incoraggiarle a guardarsi intorno e aumentare la consapevolezza che ciascuno di noi, nel suo piccolo, può fare la differenza per preservare l'ambiente in cui viviamo. Oltre al Molo Audace, ci sono altre tre stazioni di rilevamento "cittadine", una sul molo Fratelli Bandiera, una sul molo dei Bersaglieri, una sul molo IV, e altre cinque stazioni sul lungomare tra Barcola e Grignano. Al progetto, che terminerà il 31 gennaio, si può partecipare un numero illimitato di volte: l'obiettivo è ovviamente raccogliere più dati possibili. Zoomare è solo una piccola parte di un progetto europeo, Phereclos, che punta a migliorare e incrementare, attraverso modelli d'insegnamento innovativi e interdisciplinari, l'accesso all'istruzione superiore dei più giovani, offrendo benefici a tutta la cittadinanza.

G. B.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 16 novembre 2021

 

 

Confronto enti-esperti sulla ghiacciaia di Draga - il primo incontro nell'ambito del piano di recupero

SAN DORLIGO DELLA VALLE. Parte oggi, con il primo incontro finalizzato a una progettazione partecipata, il piano di recupero e valorizzazione della storica ghiacciaia con annesso stagno a Draga Sant'Elia, nell'area della Riserva naturale della Val Rosandra. L'appuntamento (dalle 11 alle 16 al Centro visite della Riserva) ha come obiettivo l'elaborazione di linee guida condivise per la gestione delle infrastrutture verdi transfrontaliere e sarà il primo dei due focus promossi dal Comune di San Dorligo. Vi parteciperanno rappresentanti di istituzioni locali e comunità regionali e transfrontaliere, esperti, gestori delle aree protette e operatori turistici. Il Comune di San Dorligo è presente in questo contesto nell'ambito del Programma di cooperazione Interreg V-A Italia-Slovenia 2014-2020, dal titolo "Potenziamento delle infrastrutture verdi nell'ambiente transfrontaliero di Italia e Slovenia", di cui è capofila la società del Parco delle grotte di San Canzian, in Slovenia. A questo progetto partecipano inoltre in qualità di partner anche l'Università del Litorale di Capodistria e il Gal della Venezia Orientale di Portogruaro. Il progetto è attivo dall'aprile 2020 e sta realizzando complessivamente 17 attività pilota per il rinnovo delle infrastrutture verdi, 32 eventi promozionali, otto focus group e 16 incontri educativo-formativi. L'intervento per il recupero della ghiacciaia ha lo scopo di conservare e migliorare le condizioni di un manufatto per lungo tempo abbandonato.

u.sa.

 

 

SEGNALAZIONI - Preferire il tram all'ovovia

Verranno erogati 49 milioni per costruire l'ovovia di Monte Grisa (Molo IV-campo Romano). La cittadinanza potrà esprimere il suo parere. Intendiamoci il progetto dell'ovovia non è in se sbagliato, ritengo l'impatto sul territorio ridotto ma ci sono dei ma che fanno propendere almeno a mio avviso per un'altra soluzione. Il primo dato negativo è che l'uso dell'ovovia non può essere quotidiano a causa della bora. Il secondo che il costo del biglietto, che penso sarà giornaliero (andata-ritorno), potrebbe arrivare a 20 euro: una famiglia di 4 persone che arriva con l'auto a Campo romano pagherà il posteggio giornaliero, comunque superiore ai 10 euro e poi 80 euro per l'ovovia. Se invece arriva in città da viale Miramare pagherà il solo biglietto del silos o del posteggio del Molo IV. Terzo dato negativo l'alto costo di gestione, ritengo per il cambio cavi in tempi molto ravvicinati. La soluzione del tram al posto dell'ovovia a mio avviso è migliore. Si può disporre di vetture articolate con posti a sedere ben superiori all'ovovia. Costo di gestione ben inferiore perché l'armamento si logora meno. Si usufruisce dei binari rimasti del Porto vecchio, può essere prolungato oltre il piazzale del Molo IV fino alla radice del Molo Audace e quindi in piazza Unità. Dal terrapieno dell'ex scalo ferroviario di Barcola sale in pendenza con cremagliera in galleria dentro il Colle di Gretta sotto il Faro (tutta arenaria) e poi con galleria elicoidale in terreno calcareo fino a Campo romano. Potrebbe essere prolungato fino alla stazione ferroviaria di Opicina o anche fino Borgo Grotta Gigante. Il costo del biglietto potrebbe essere doppio o triplo di quello di Trieste Trasporti, come per le linee marittime. Quindi grande capienza passeggeri e corse giornaliere. Potremmo così disporre di due collegamenti tranviari, quest'ultimo moderno, e l'altro a funicolare per il turista con vetture degli Anni '30. Forse sarà il caso di fare una raccolta firme per la soluzione tranviaria.

Piero Zanon

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 15 novembre 2021

 

 

Cop26, flop sul clima ma le colpe non sono soltanto dell'India

Si chiude nello scontento la conferenza: ricatti sul carbone Gli accordi tra Usa e Ue i veri responsabili dell'intesa al ribasso

GLASGOW. Il nuovo giorno del Patto sul clima di Glasgow inizia sotto un cielo grigio e un persistente senso di sconforto. Tocca al primo ministro britannico Boris Johnson e al presidente della Cop26, Alok Sharma, serrare le fila e tentare di convincere il mondo che sì, la Cop26 è stata una «successo», «un risultato storico, il momento in cui si sono «suonate le campane a morto per l'energia a carbone». Come un mantra Johnson ripete più e più volte che l'obiettivo di limitare a 1,5° l'innalzamento della temperatura "è stato mantenuto». La Cop26, dice, ha messo «il mondo nella giusta direzione» nella lotta ai cambiamenti climatici, a dispetto dei «compromessi necessari per ottenere l'approvazione di 197 Stati». È vero: la partita da oggi si gioca su campo aperto e gli Stati verranno chiamati a sottoporre i propri piani nazionali per ridurre le emissioni ogni anno, anche se sarà la Cop di Sharm-el-Sheik 2022 a raccoglierne i frutti, se mai ce ne saranno. Ma nella sala di Downing Street è l'India il convitato di pietra. Senza nominarla mai, parlando dell'annacquamento dell'ultimo minuto della risoluzione sul carbone («riduzione» e non più «eliminazione»), Johnson pare tentennare, ma poi rivendica: «Possiamo fare pressioni, possiamo blandire, possiamo incoraggiare ma non possiamo costringere le nazioni sovrane a fare ciò che non desiderano». Il riferimento è al clamoroso colpo di scena di sabato sera, quando l'assemblea plenaria era pronta a firmare il Patto di Glasgow e a «relegare il carbone nella Storia», ma ha dovuto cedere al «ricatto» dell'India e modificare, al ribasso, il testo sui combustibili fossili. Da quel momento in avanti il mondo ha avuto il cattivo contro cui puntare il dito. Sono le parole di Alok Sharma ad aprire una finestra su chi sono i cattivi e chi i buoni della storia, quando spiega il degli occhi vicini alle lacrime dopo l'exploit dell'India: «Ho sentito il peso del mondo sulle mie spalle», dice, e «il motivo per cui ho chiesto scusa non è stato perché pensavo che non avessimo avuto un risultato storico, è perché il mondo pensava che la procedura fosse stata opaca». Ecco, la procedura opaca a cui si riferiva Sharma sono stati i negoziati «laterali» portati avanti nell'ombra dalle grandi economie mondiali (i grandi inquinatori) a scapito dei Paesi poveri - e del clima-, che alla fine hanno spedito l'India a fare la parte del «poliziotto cattivo», mentre Cina e Stati Uniti facevano i poliziotti buoni, con Sudafrica e sauditi silenti nelle retrovie. Ben prima dello strappo di sabato sera il compromesso al ribasso era già stato avallato dagli altri due principali inquinatori mondiali, Cina e Stati Uniti, che nel loro accordo bilaterale, avevano sì promesso di potenziare l'azione sul clima», ma «gradualmente», motivo per cui l'India è poi finita sul banco degli imputati. L'ultimo intervento in plenaria della Cina, pochi secondi prima dell'annuncio di New Delhi, ora assume un significato più chiaro: «Urlare slogan potrebbe provocare impatti negativi». Slogan tipo «stop ai combustibili fossili». La nuova intesa con Pechino-Washington, inoltre, conteneva un messaggio chiave, dicono fonti Usa: «Devi ridurre il carbone prima di potere eliminare il carbone». Ma l'opposizione indiana ha avuto diversi altri sponsor, ciascuno con un proprio movente: dall'Iran, alla Russia e l'Australia. Con il passare delle ore, del resto, anche molti osservatori hanno puntato esplicitamente il dito contro i potenti che si sono fatti scudo dell'India. Come Brandon Wu, di Action Aid Usa: «Il problema non è l'India; il problema sono gli Stati Uniti e i Paesi ricchi che si rifiutano di fissare l'uscita dai combustibili fossili nel contesto di un'equità globale». E ce n'è per tutti: anche l'Europa ha qualche peccato, e non di poco conto. Alla Cop il G77+Cina (alcuni Paesi in via di sviluppo più la Cina) aveva proposto la creazione del «Loss and damage facility», un fondo attraverso cui finanziare gli interventi per contenere i danni causati dalla crisi climatica. Sono stati Ue e Usa a opporsi, dopo un accordo sancito a porte chiuse.

Monica Perosino

 

Green&Blue - Clima - Che cosa cambierà dopo Cop26?

Domani a Roma l'evento organizzato dal content hub del gruppo Gedi All'Open Summit il confronto con i protagonisti del vertice di Glasgow

Cerchiamo sognatori. È questo l'obiettivo del primo Open Summit di Green&Blue, il content hub del gruppo Gedi dedicato ad ambiente e sostenibilità. Ad un anno dal lancio Green&Blue torna con un evento dal vivo in un momento unico: subito dopo la fine di Cop26. Come è andata davvero? Che ruolo ha avuto l'Italia? Cosa dobbiamo fare adesso? A queste domande l'Open Summit prova a rispondere dando voce a tutti i protagonisti: a quelli che erano a Glasgow nei palazzi dove si negoziavano gli accordi fra Stati (come il plenipotenziario americano John Kerry e il ministro Cingolani); ma anche agli attivisti che erano nelle piazze per reclamare "giustizia climatica"; ai ragazzi che raccontano la sostenibilità sui social (i famosi influencer) e a quelli che invece per contrastare il clima hanno lanciato una startup che proverà a diventare leader nel mondo nuovo che stiamo costruendo; agli scrittori che hanno scelto di combattere questa battaglia con le loro parole, come Jonathan Safran Foer e Amitav Ghosh, e agli artisti che ne fanno una bandiera come Alessandro Gassmann e gli Eugenio in via di Gioia. Ma un ruolo fondamentale all'Open Summit lo avranno gli scienziati, su tutti il premio Nobel per la Fisica 2021 Giorgio Parisi che davanti a quasi cento studenti, alle dieci in punto, farà una lezione eccezionale sul cambiamento climatico "spiegato ai ragazzi e ai loro genitori". Sarà quello forse il momento più emozionante dell'evento, ma non certo l'unico di rilievo: con la sottosegretaria Barbara Floridia si parlerà della mobilitazione verde nelle scuole promossa dal ministero; con Paola Mercogliano scopriremo gli scenari per l'Italia nel caso il riscaldamento globale non venga fermato; con Giovanna Melandri ed Ermete Realacci di come i capitali si stiano spostando verso la sostenibilità e delle aziende che già da tempo hanno fatto seriamente questa scelta (e a questo proposito Annalisa Muccioli e Katia Riva racconteranno come questa fase si vive dentro Eni e Atlantia; mentre l'amministratore delegato di Snam Marco Alverà ragionerà sul ruolo dei gas rinnovabili nella transizione energetica); infine il ministro Enrico Giovannini verrà a presentare il piano mobilità e il nuovo sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che ha appena annunciato di voler creare una struttura ad hoc, parlerà di come Roma diventerà una capitale "green and blue". E i sognatori? Saranno i veri protagonisti dell'evento che come video di lancio ha il formidabile discorso pronunciato da David Attenborough a Glasgow in occasione di Cop26, in particolare il passaggio quando ha detto che questa partita la vinceremo "con la speranza e non con la paura". Per questo anche Green&Blue ha deciso di provare a fare la sua parte lanciando due iniziative che puntano a favorire e a sostenere la nascita di startup che abbiano come obiettivo il contrasto al cambiamento climatico. La prima iniziativa è una partnership con Junior Achievement, 102 anni di storia, la più importante organizzazione no profit al mondo dedicata a far crescere l'imprenditorialità già fra i banchi di scuola. E quindi migliaia di studenti dell'ultimo anno di superiori nei prossimi mesi potranno partecipare ad una "climate challenge" per progettare la startup che intendono lanciare dopo la scuola. La seconda iniziativa guarda al mondo delle università e in particolare al Premio Nazionale Innovazione PNI Cube, da diciannove anni il punto di arrivo di una gara per startup che coinvolge tutte le università su base regionale attraverso delle Start Cup. Ai quattro tradizionali premi il prossimo anno verrà aggiunta una quinta categoria "Green&Blue" per le startup universitarie che proveranno a usare la tecnologia per contrastare il cambiamento climatico. Come ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi aprendo Cop26: "I soldi non sono un problema". Servono le idee. Cerchiamo sognatori.

RICCARDO LUNA

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 14 novembre 2021

 

 

Patto in Adriatico Italia-Croazia pesca vietata in un'area di 130 km

È una zona vitale per la riproduzione di moltissime specie ittiche. I limiti vanno dall'isola di Zirje a Ortona, e fulcro nella Fossa di Pomo. Ambientalisti soddisfatti

Spalato. Un'ottima notizia per i pescatori professionisti italiani e croati e per coloro che hanno a cuore le sorti dell'Adriatico: la Commissione generale per la Pesca nel Mediterraneo ha deciso che l'attuale sistema restrittivo e provvisorio per le attività alieutiche nella Fossa di Pomo abbia durata permanente. È quanto comunicato dall'organizzazione World Wildlife Fund, che ha salutato quanto deliberato dalla Commissione per questa vasta area del mare Adriatico, compresa tra l'isola croata di Zirje e la città italiana di Ortona, per una lunghezza di 130 chilometri. Si tratta di una zona di importanza vitale per la riproduzione di diverse specie, come naselli, scampi, rane pescatrici, moscardini e altri pesci, molluschi e crostacei, che le autorità italiane e croate hanno voluto giustamente - e saggiamente - tutelare dalla pesca intensiva, ottenendo splendidi risultati in capo ad un paio d'anni. Lo ha sottolineato all'agenzia croata Hina il rappresentante Wwf presso la predetta Commissione generale, l'ambientalista croato Mosor Prvan. «Il regime di pesca introdotto alcuni anni or sono - ha detto - si sta rivelando fondamentale per gli stock di varie specie nelle acque di Pomo. Abbiamo una crescita consistente della biomassa di scampi e naselli, per la soddisfazione dei pescatori di entrambi i Paesi. Il giro di vite voluto tempo fa ha giovato anche ad altre specie presenti intorno all'isolotto e dunque la tutela permanente ordinata nella 44esima seduta della Commissione generale per la Pesca nel Mediterraneo è stata una mossa logica e bene accetta da tutte le parti in causa». Ha aggiunto che quest'area transfrontaliera tra Italia e Croazia riuscirà anche in futuro a sfornare sicuramente risultati incoraggianti per i pescatori in azione nelle zone contermini della Fossa. Nella riunione dell'organismo facente parte della Fao sono stati inoltre approvati i piani pluriennali di prelievo sostenibile delle risorse marine, in primis dei piccoli stock bentonici e pelagici in Adriatico. In merito c'è stato un comunicato di Wwf Adria (ne fa parte lo stesso Prvan), che ha ringraziato tutti coloro che hanno contribuito ad emanare regolamenti atti a proteggere le ricchezze dell'Adriatico, mare messo a dura prova negli ultimi decenni da una pesca insostenibile. «Soltanto grazie a comportamenti responsabili, a decisioni severe ma preziose nei tempi che verranno, potremo continuare a prendere dall'Adriatico parte del suo patrimonio faunistico, permettendo che le sue biomasse si rigenerino. Solo agendo così, si potrà anche rispettare la grande tradizione alieutica dei croati. La collaborazione tra autorità ed esperti di Italia e Croazia in merito alla Fossa di Pomo dovrebbe essere da esempio anche per altre zone del Mediterraneo», ha concluso Wwf Adria.

Andrea Marsanich

 

 

SEGNALAZIONI - OVOVIA - Il progetto - Meglio altre soluzioni

L'associazione Triestebella concorda con l'ingegner Bernetti sul fatto che le cabine dell'ovovia sarebbero molto più frequenti di un bus o del tram: si attenderebbe da 0 a 20 secondi rispetto a un tempo di attesa da 0 a 20 minuti, salvo casi di grande afflusso, avendo le cabine una capienza limitata. Ci rende perplessi l'affermazione che non sarebbero tagliati degli alberi: di norma sotto i percorsi delle cabinovie sono fatte delle tagliate eliminando gli alberi per una larga fascia, con un effetto non bello paesaggisticamente e con una riduzione di superficie boscata. Un'altra area boscata dovrebbe sparire per far posto alla stazione di arrivo e al parcheggio. L'ovovia, dopo un lento percorso che piacerebbe ai turisti, ma meno a chi l'userebbe come mezzo di trasporto, arriverebbe a Campo Romano, fuori di Opicina. Come avverrebbe il collegamento fra Opicina e Campo Romano? Con un bus ogni 20 minuti? Va poi considerato che la stazione di partenza dell'ovovia sarebbe dentro il Porto vecchio, non esattamente in centro, mentre le partenze della linea 2 e del tram sono più centrali. La Teleferica di Barcellona, che con un percorso di 750 metri porta sul Montjuic, costa 8,90 euro sola andata e 13,50 andata e ritorno! Quanto costerà un biglietto della nostra ovovia? E che servizio pubblico può dare l'ovovia dovendo restare ferma nei giorni di bora stimati in 25 all'anno? Noi pensiamo che sarebbe più utile ripristinare il simpatico trenino del Porto vecchio o istituire un tram e sarebbe bello se arrivasse sino a Barcola come era una volta. Sperando che nel frattempo il tram de Opcina riprenda a funzionare.

Roberto Barocchi, associazione Triestebella

 

SEGNALAZIONI - Trasporti - L'alternativa all'ovovia

È una bella idea quella dell'ovovia, ma non per Trieste. A Barcellona c'è un bell'esempio di teleferica che va dal porto alla collina di Montjuic. Serve per i turisti. Ma Barcellona non ha la bora. La corrente di vento adiabatica scende impetuosa giù dal costone fino al mar e addio cabina. Poi come rilevato passerebbe per il Porto vecchio ad una altezza di una decina di metri tra edifici-magazzini con un rumore di carrucole e cavi fastidioso per i futuri residenti. È poi scarsa la convenienza economica e l'affluenza, e anche Campo romano è una spianata in piena bora. Destiniamo la quarantina di milioni per qualche altro progetto per esempio una linea tranviaria monorotaia che colleghi Trieste a Muggia passante per la città, come a Padova o a Mestre, un giusto coronamento per il nostro attuale sindaco e che lo fu anche di Muggia. Se si vuole collegare l'Altipiano Ovest con la città, perché non una nuova linea tranviaria con tratto elicoidale in galleria e che atterri a Barcola e prosegua nel Porto vecchio fino al Molo quarto? Ecco esistono più idee. Si scelga.

Piero Zanon

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 13 novembre 2021

 

 

Clima, l'attivista Segantin: «A Glasgow aperto un dialogo con la politica» - L'incontro dell'Accri ieri sera al Knulp

Si è parlato di ambiente nel tardi pomeriggio di ieri al bar Knulp. Organizzato dall'Accri (Associazione di Cooperazione Cristiana Internazionale), l'incontro ha visto la presenza della scrittrice e attivista ecologica Sara Segantin, di ritorno direttamente dal Cop26 di Glasgow, e di Dario Gasparo, biologo e docente triestino. Partendo dalle loro esperienze, i due hanno raccontato ai numerosi giovani accorsi quanto sia importante prendere una posizione per promuovere la salvaguardia ambientale. «Grazie ai viaggi e ai confronti ai quali ho assistito - spiega Sara Segantin - mi sono resa conto di quanto sia necessario comprendere che il problema del clima è sì globale ma anche territoriale». Lucida la sua analisi sul risultato dell'incontro sul clima: «La politica e noi attivisti partiamo da strade radicalmente diverse, ma almeno adesso si inizia a parlare di trovare delle soluzioni. È tardi ma è un significativo passo in avanti rispetto al non riconoscere nemmeno il problema del cambiamento climatico». La serata è proseguita con la descrizione delle iniziative di Dario Gasparo anni, sia a Trieste che nel resto della Regione.

 Lorenzo Degrassi

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 12 novembre 2021

 

 

Miramare, due giorni di festa per i 35 anni della Riserva

La ricorrenza sarà celebrata nel weekend con laboratori "speciali" dedicati alle famiglie

L'Area marina protetta di Miramare taglia un importante traguardo. La primogenita delle riserve marine italiane compie infatti 35 anni. E la festa di compleanno, a cui sono invitate tutte le famiglie, durerà due giorni, scanditi da laboratori creativi per bambini, giochi per ragazzi, passeggiate, visite guidate e percorsi a tema (il programma completo sul sito www.ampmiramare.it). Era il 12 novembre 1986, infatti, quando nel Golfo di Trieste sorgeva la prima delle aree protette, insieme a quella di Ustica, ad essere istituita dal Ministero dell'Ambiente che ne affidò la gestione al Wwf Italia. In tre decenni e mezzo il parco marino nato per preservare un fazzoletto di mare ad altissima biodiversità ha raggiunto lo status d'istituzione riconosciuta a livello nazionale e mediterraneo. «Oggi - commenta il direttore dell'Amp, Maurizio Spoto - pur con la dovuta attenzione alla sicurezza e le necessarie limitazioni, questi 35 anni abbiamo proprio voglia di festeggiarli. Perché sono stati anni intensi, dedicati alla conservazione della spiaggia, degli habitat sommersi e delle tantissime specie che li popolano; al monitoraggio costante e alle attività scientifiche svolte in collaborazione con enti di ricerca e istituzioni scientifiche e, soprattutto, all'educazione e alla divulgazione, con laboratori, centri estivi ed escursioni che ci hanno permesso di raccontare il mare a generazioni di studenti, bambini e ragazzi transitati dal nostro Centro di educazione ambientale, prima in Castelletto e poi alle Scuderie di Miramare. Per celebrare la ricorrenza, l'Amp ha organizzato una serie di appuntamenti, gratuiti grazie al sostegno della Regione. Nella mattina di domani è in programma una passeggiata per adulti alla scoperta dei marangoni dal ciuffo che proprio in questi giorni hanno iniziato i corteggiamenti in previsione della partenza per l'Istria e Dalmazia dove andranno a nidificare. Quindi i bambini dai 5 anni andranno alla ricerca di spunti musicali offerti dalla natura capaci di ispirare una melodia da suonare con strumenti realizzati con oggetti di recupero e materiali naturali. È prevista poi una visita al BioMa per adulti e famiglie (che verrà riproposta nel pomeriggio di domenica) nel corso della quale sarà possibile "immergersi" negli ambienti del golfo, tra ricostruzioni della scogliera e dei fondali, animali a grandezza naturale, docce acustiche, un tunnel del mare caratterizzato dal fenomeno della bioluminescenza e un acquario "touch tank". Nel pomeriggio, in un laboratorio i bambini dai 6 ai 10 anni impareranno a conoscere le specie che popolano la riserva e, per conservare un ricordo dell'estate, ricostruiranno una riserva in scatola usando cartoncino, forbici e colla. Al BioMa si parlerà infine di mimetismo degli organismi marini con adulti e famiglie. Nella giornata di domenica, invece, i bambini dai 5 ai 10 anni dovranno scattare una foto ricordo nella spiaggetta da custodire in una cornice decorata a tema marino realizzata con materiale di recupero. Un percorso in BioMa per adulti e famiglie sarà poi incentrato sugli organismi velenosi, tossici o addirittura mortali, che popolano il nostro mare. Partecipando a una partita a squadre per famiglie con bambini dagli 8 anni a GnAmp, il nuovo ecogioco di carte realizzato dall'Amp, si potrà capire infine come funziona una catena alimentare marina. Tutte le attività sono gratuite, ma la prenotazione obbligatoria, inviando una richiesta a info@ampmiramare.it entro oggi alle 15. Da rimarcare infine che per tutto questo intenso fine settimana l'accesso al BioMa (obbligatorio esibire la certificazione del Green pass) sarà gratuito negli orari 9.30-13.30 e 14-18.

Gianfranco Terzoli

 

Il centro didattico - la struttura

Archiviata la ventennale esperienza al Castelletto, sede del primo Centro visite della riserva, nel 2018 è stato aperto al pubblico il Biodiversitario marino. Museo immersivo dedicato alla biodiversità di habitat e specie del golfo, il BioMa è soprattutto un centro didattico per le scuole che aderiscono ai progetti educativi dell'Area marina protetta e per gli snorkeling estivi dedicati alla ricca scoperta della biodiversità sommersa di queste zone.

 

La "Pinna nobilis" - la specie a rischio

Una delle specie oggetto dell'azione di monitoraggio e conservazione dell'Amp è il grande mollusco bivalve Pinna nobilis, vittima da alcuni anni di un'epidemia che rischia di condurlo all'estinzione. Alle campagne periodiche di monitoraggio svolte dai ricercatori della riserva in tutto il golfo si sta affiancando ora l'avvio di azioni di allevamento in stabulario e successiva reintroduzione in natura di questa specie endemica del Mediterraneo.

 

La riforestazione - il progetto

Monitoraggi, ricerca e ripristino: sono queste le azioni condotte dalla riserva per la ricostruzione delle foreste marine a Cystoseira, un'alga bruna da alcuni anni in forte regressione in tutto il golfo. Con il progetto RocPop-Life i ricercatori di Miramare, insieme all'Università di Trieste e ad altre istituzioni scientifiche, hanno avviato un'azione per riforestare i fondali della riserva, ripristinando habitat fondamentali per l'intero ecosistema marino.

 

"MareDireFare" - il festival

Raccontare il mare in tutte le sue sfaccettature, utilizzando i linguaggi della scienza, dell'arte e della letteratura. Con l'avvio del Decennio degli oceani proclamato dall'Organizzazione delle Nazioni unite, sia l'Amp che l'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale hanno lanciato quest'anno il festival "MareDireFare", organizzando eventi diffusi in città e a Miramare. La seconda edizione si svolgerà nella primavera del prossimo anno.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 11 novembre 2021

 

 

L'opposizione boccia Dipiazza sulle opere e sul Porto vecchio

M5s, Partito democratico e Adesso Trieste all'attacco del piano del sindaco Nel mirino la bassa partecipazione e la mancanza di programmazione

«Inconcludente». L'opposizione in Consiglio comunale boccia il prospetto delle opere dei prossimi mesi fatto dal sindaco Roberto Dipiazza sulle pagine de Il Piccolo. Per il Partito democratico lamenta la «mancanza assoluta di una programmazione seria», mentre Adesso Trieste chiede un vero percorso di partecipazione per gli interventi a Servola e San Giovanni, ma chiede anche che il Comune faccia un passo indietro rispetto all'idea del nuovo "Pirellone" regionale in Porto vecchio. Su questo tema il Movimento 5 Stelle ricorda la sua ferma contrarietà all'idea. Il capogruppo di Adesso Trieste Riccardo Laterza solleva, tra gli altri, due punti critici. Il primo riguarda i progetti che hanno visto arrivare finanziamenti statali ed europei per i rioni di San Giovanni e Servola: «Ci aspettiamo un coinvolgimento reale della cittadinanza, esattamente ciò che non è avvenuto per l'inutile e insostenibile progetto dell'ovovia. Il rischio altrimenti è quello di fare danni più che migliorare la qualità della vita delle persone». Laterza commenta anche l'impasse in cui Comune e Regione si trovano dopo l'accantonamento dell'accordo che prevedeva il passaggio dei magazzini 3 e 4 all'ente regionale: «L'opzione del trasferimento della Regione in Porto Vecchio si rivela, com'è sempre stata, illogica non solo da un punto di vista strategico ma anche economico. Il Comune faccia un passo indietro e apra un reale confronto sul futuro dell'area». La segretaria provinciale e consigliera comunale del Partito democratico Laura Famulari commenta: «Sarebbe bellissimo riuscire a credere a Dipiazza, inforcare i suoi occhiali magici e vedere il mondo che ci racconta. Purtroppo la realtà presenta il conto e l'inconcludenza del suo primo mandato non dice niente di buono su quello che comincia ora». Secondo Famulari i problemi in tavole al momento non sono sul punto di risolversi, tanto meno per merito del Comune: «Bastano un paio di casi esemplari, la piscina terapeutica, il tram, la galleria, per capire che Dipiazza continuerà a improvvisare, a cambiare idea, e sui temi strategici ad andare a rimorchio, salvo poi vantarsi di aver fatto tutto lui. La mancanza assoluta di una programmazione seria fa sì che gli elenchi delle opere di Dipiazza siano la lista dei suoi desideri. E poi magari finisce che fa un parcheggio. Ma i soldi non servono solo a fare piloni e gettate di cemento». L'invito della segretaria dem è quindi a colmare le carenze nell'organico dell'ente così da migliorarne l'efficienza: «Il sindaco pensi a risolvere il problema della mancanza di personale, assuma e faccia funzionare una macchina comunale sempre più esausta, e poi si dia precise priorità e obiettivi chiari per la città come sistema». Famulari conclude con un ultimo esempio: «Le scuole di Trieste. I ragazzi attendono ancora di essere trasferiti in via Tigor. Sarebbe un dramma se, con tanti soldi, Dipiazza continuasse a tirare a campare». La consigliera pentastellata Alessandra Richetti, già candidata sindaco all'ultima tornata elettorale, dice: «A proposito delle opere: Dipiazza è ormai solito fare annunci trionfalistici e autocelebrativi per ogni cantiere che apre, che puntualmente si interrompe e non si conclude! Inutile fare l'ennesimo elenco delle opere irrisolte, ma è opportuno ricordare i tanti bandi persi per mancanza di progettualità e l'imbarazzante spostamento di fondi da un capitolo di spesa all'altro utile soltanto a farsi pubblicità più volte». Quanto all'Antico scalo, Richetti ricorda: «L'operazione della Regione in Porto vecchio ci aveva visto contrari, specialmente se si riduce a svuotare un edificio creando un nuovo "buco nero" in città».

Giovanni Tomasin

 

 

Piazza Unità sott'acqua entro la fine del secolo e le arance sul Carso per effetto del clima

Alcuni scenari ipotizzati ieri nel convegno nel palazzo della Regione alla presenza del climatologo dell'Ictp Premio Nobel Filippo Giorgi

Piazza Unità sott'acqua, ma anche Grado e Lignano mentre in Carso si coltiveranno le arance anziché l'uva. Sono le nefaste conseguenze che a lungo andare il cambiamento climatico eserciterà anche sul territorio del Friuli Venezia Giulia. Ne hanno dato conto gli esperti riuniti ieri all'incontro "COP26: da Glasgow al Friuli Venezia Giulia, gli effetti del cambiamento climatico sul nostro mare" , organizzato dalla Regione Fvg assieme ad Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente Fvg (Arpa) e l'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) nel palazzo della Regione. Ospite d'eccellenza il climatologo Premio Nobel Filippo Giorgi. Le soluzioni, per il direttore della sezione di Fisica della Terra del Centro Internazionale di Fisica Teorica, esistono, bisogna metterle in atto attraverso un sostanziale cambio di rotta. Ovvero: decarbonizzare ed elettrificare il sistema energetico, attuare un'economia circolare e a chilometro zero, ridurre gli sprechi alimentari e gli allevamenti intensivi oltre a promuovere la riforestazione e prima ancora bloccare la deforestazione. Il suo discorso rappresenta anche un monito ai big della Terra: il percorso verso l'obiettivo zero netto di emissioni entro il 2050 deve essere attuato con gradualità, perché, ha sottolineato «conta la traiettoria, altrimenti sarà più difficile il traguardo». Stessi big della Terra che ora sono riuniti a Glasgow, alle prese con la bozza della Conferenza delle parti numero 26, a un tavolo cui però Giorgi crede poco: «Tante promesse spesso non sono state mantenute dopo queste iniziative». Prima Parigi, e ora Glasgow, sono invece per l'assessore regionale alla Difesa dell'ambiente Fabio Scoccimarro - che ha aperto i lavori prima dei saluti del sindaco Roberto Dipiazza - lo spunto per organizzare «gli "Stati Generali dello sviluppo sostenibile dell'alto Adriatico e del centro Europa'", l'evento in cui riunire anche i Paesi vicini e arrivare alla firma del "Memorandum di Trieste" nel settembre 2022. «Solo attraverso un confronto con le Regioni e gli Stati limitrofi della Mitteleuropa - ha detto - potremo delineare una visione di sviluppo integrata su temi quali l'energia, il clima, la lotta all'inquinamento marino, la difesa della biodiversità e dell'ambiente in generale, considerato che l'inquinamento dell'aria, dell'acqua e le alterazioni degli ecosistemi, non conoscono confini». Nell'attesa del documento d'intesa bisogna alzare la guardia, perché i fenomeni ad alto impatto per la terra sono già in corso, anche in regione. A partire dalla siccità, come ha spiegato Andrea Cicogna, dell'osservatorio meteorologico di Arpa Fvg. Ma ci sono anche le gelate anticipate. «Nel corso di questi ultimi sessant'anni - ha spiegato - le colture da frutto tendono a risvegliarsi prima, con una proiezione di un anticipo di quattro giorni ogni dieci anni, fino a un mese entro il 2100,- perché gli inverni sono più miti». Con la conseguenza che il Carso sarà più adatto per la coltivazione di arance anziché di uva. E poi c'è il capitolo «piogge intense, sempre in aumento, soprattutto nelle zone delle Prealpi Giulie e carniche». Per la glaciologa dell'Ogs Florence Colleoni il problema, causa aumento di temperature, è invece lo scioglimento dell'Antartide e della Groenlandia, che provoca l'innalzamento del livello del mare: a Trieste le proiezioni parlano, come scenario peggiore, di un aumento fino a 70 centimetri entro il 21esimo secolo che si traduce in molo Audace sotto acqua e piazza Unità allagate con sempre più frequenza. Non resta indenne dal cambiamento climatico ovviamente il mare. L'ecologo Cosimo Solidoro, direttore della sezione di Oceanografia dell'Ogs, ha parlato di alterazioni importanti dell'ecosistema marino, in parte già osservabili con la presenza di nuove specie.

Benedetta Moro

 

 

Legambiente punta il dito sul trasporto pubblico e sui pochi pannelli solari

Ombre ma anche luci dal rapporto 2021 sull'ecosistema urbano Dalla buona dotazione di aree verdi all'inquinamento transfrontaliero

«L'offerta di trasporto pubblico (km-vettura/abitante/anno) è rimasta pressoché stazionaria dal 2004, risultando la più bassa della regione».È solo una delle criticità emerse dal rapporto annuale di Legambiente sullo stato dell'ambiente a Gorizia: i dati raccolti riguardano il 2020, e la relazione parla di «luci e ombre», laddove di positivo c'è la discreta qualità dell'aria in centro, sebbene non siano stati forniti dati riguardanti quelli che Legambiente definisce «i quartieri periferici problematici», nonché la buona dotazione di alberi e di aree verdi pubbliche per abitante. Non ci siamo invece su diversi altri punti: dispersione idrica, mancanza di un Piano urbano per la mobilità sostenibile, raccolta differenziata sotto la media nazionale, scarsi impianti solari su edifici comunali e peggioramento dell'indice di efficienza dell'uso del suolo a fronte di una popolazione in calo. Non mancano anche problematiche di natura transnazionale, e Legambiente chiede l'istituzione all'interno del Gect di un «tavolo tecnico transfrontaliero per discutere di problematiche ambientali di interesse comune quali inquinamento dell'aria, dell'acqua, del suolo e odori molesti di provenienza ignota». La realtà associativa inoltre chiede che l'amministrazione comunale si faccia carico di iniziative a favore della lotta contro il cambiamento climatico riprendendo in mano il Patto dei sindaci per il clima e l'energia sottoscritto dall'allora primo cittadino Ettore Romoli e poi, sempre secondo Legambiente, «rimasto lettera morta». Il dato generale per il 2020 è in chiaroscuro: Gorizia da un lato sale di un punto nella classifica ambientale generale passando dal 33° al 32° posto, ma dall'altro resta quarta a livello regionale, dietro Pordenone, 5, Trieste, 12° e Udine, 13°. Come a dire: il piccolo passo in avanti fatto non può bastare. Tra i 18 indici calcolati nella graduatoria, Legambiente evidenzia come per quel che riguarda la qualità dell'aria i valori di ozono sono rimasti «sempre al di sotto dei limiti indicati dall'Oms»", un risultato positivo ottenuto «probabilmente grazie ai lunghi periodi di lockdown», mentre «la concentrazione di polveri sottili invece è risultata in lieve aumento». La produzione di rifiuti vede un aumento di 14 chilogrammi procapite, arrivando alla quota di 493/kg/abitante, poco sotto la media italiana di 514/kg/ab. Insoddisfazione da parte di Legambiente per la percentuale di raccolta differenziata, pari al 64, 3%" che «rimane al di sotto del 65% fissato come obiettivo di legge». Sul fronte mobilità, detto dell'offerta di trasporto pubblico sostanzialmente immutata dal 2004, migliora l'estensione dei percorsi ciclabili, salita di 0, 40 metri equivalenti per cento abitanti arrivando a 7, 25 metri equivalenti, livello ritenuto da Legambiente «comunque molto basso». Le isole pedonali, calcolate in metri quadri per abitante, sono restate invariate. Cresciuto lievemente, da 137 a 139, 6 mq/abitante, il verde fruibile in città.

Matteo Femia

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 10 novembre 2021

 

 

Opere, Dipiazza accelera «Abbiamo da spendere fondi per 200 milioni»

Il sindaco fa il punto nave dell'inizio mandato. Roiano e Centro di calcolo tra le note positive. Galleria Foraggi: «Ho convocato la ditta, bisogna partire»

Il quarto mandato ha ormai ingranato la marcia, la giunta è pronta, e Roberto Dipiazza ha molto da fare. I soldi per le opere non mancano - «abbiamo 200 milioni cash da spendere per la città, è qualcosa di inedito», dice - come non mancano le beghe da superare: l'eterno Tram, che il sindaco spera di poter presentare ai cittadini a febbraio, i lavori alla galleria di piazza Foraggi, ora piagati pure dal rincaro delle materie prime, o il passaggio dei magazzini 2 e 4 del Porto vecchio alla Regione, su cui incombe il nodo non trascurabile dei soldi necessari ad acquistarli. È, insomma, il momento per un punto nave con il primo cittadino. Il sindaco siede nel suo ufficio di piazza Unità, l'umore piuttosto euforico. Sulla scrivania c'è un inserto del Corriere della Sera con un pezzo dedicato a lui medesimo, lo mostra: «Ormai siamo una notizia nazionale, ci cercano tutti i media», commenta Dipiazza, poi chiede al suo capo di gabinetto: «Quante telefonate hai ricevuto solo stamattina?». «Dodici», risponde quello dal divanetto. Tanta attenzione è meritata, prosegue il sindaco: «Fra Pnrr, Porto vecchio, i lavori in città da Foraggi a Roiano, abbiamo 170 milioni pronti da spendere in opere». L'elenco è lungo, e include tra gli altri i 33 milioni per il Museo del Mare, i 10 per la strada in Porto vecchio, uno per i campi da Paddle, 5 per Roiano, 9 per la galleria di piazza Foraggi, 2 per il Tram, uno per la Tripcovich, 5 per l'ex meccanografico, 2 per la palestra di San Giovanni, 12 per la biblioteca di palazzo Biserini, 48 d'ovovia e 40 del Pnrr per l'infrastrutturazione del Porto vecchio. Chiosa il sindaco: «Se aggiungiamo gli altri 30 avuti per le scuole, superiamo i 200 milioni. Poi faremo anche tante altre cose, ma già spendere questi è un mandato intero». Tanti cantieri sono ormai in stato avanzato, spiega il primo cittadino: «Quello dell'ex caserma della stradale di Roiano mi dà molta soddisfazione, procedono a passo molto spedito, ormai siamo ai mattoni». Altri stanno partendo proprio in questi giorni: «Abbiamo aggiudicato l'appalto per la nuova sede di Esatto all'ex Meccanografico di Campo Marzio: lavori da cinque milioni, ha vinto Riccesi. Parte adesso. Stiamo anche facendo le riunioni per spostare l'ortofrutticolo, perché quella diventa un'area di alto pregio». Altri lavori continuano invece a dare dei problemi. La speranza del Comune è di aver risolto la rogna del Tram (vedi box), ma per galleria Foraggi arrivano nuovi inconvenienti: il rincaro delle materie prime ha fatto aumentare in modo rilevante il costo dell'intera operazione. Siccome è ormai prossima la consegna della prima tranche da due milioni alla ditta appaltatrice da parte del Comune, Dipiazza ha convocato i responsabili della società: «Voglio che il cantiere proceda, vediamo cosa mi dicono». Il primo cittadino conta di poter sbloccare anche altre due partite, attualmente ferme in Regione. La prima è quella del comprensorio della Fiera, acquisito per 12 milioni dal gruppo austriaco Mid Holding nel 2017. Dovrebbe diventare uno spazio commerciale, ma è ancora ferma: «Oltre i 1500 metri quadrati la pratica deve passare in Regione - dice Dipiazza - ma siamo vicini allo sblocco». Stessa questione si applica al tema del Silos, alle soglie dell'antico scalo: «Stiamo andando avanti, mancano ormai le ultime pratiche per mettere Coop in condizione di venderlo».Dipiazza alza le spalle di fronte alle critiche sul tema dell'ovovia: «Il consigliere Pd Stefano Ukmar fa notare che opere simili ci sono a Barcellona, Dubrovnik, Porto, Madrid eccetera, mentre a Trieste come al solito non si può. Mi sembra una posizione intelligente la sua. Al di là delle polemiche, ora l'importante è presentare bene il progetto alla popolazione e confrontarsi, poi decideremo il da farsi». E poi ci sono ancora mille altri temi: i rioni (vedi box), la terapeutica (vedi box), il Consorzio Ursus e chi più ne ha più ne metta. Lavoro ce n'è, ma Dipiazza si sente che 'sto mandato parte bene: «È un momento buono perché ma possiamo fare molto da subito. Io voglio impostare tutto all'inizio, poi anin che varin fortune», ride.

Giovanni Tomasin

 

In vendita ex caserme ma anche case e locali

Le strutture militari abbandonate e prese di mira dai vandali si trovano fra Aurisina, Monrupino, Pese e Muggia- gli immobili messi all'asta dal Demanio

Nuova infornata di beni in vendita da parte del Demanio in provincia di Trieste. Tra questi ex caserme che nelle tornate precedenti non erano state messe sul mercato, sei in tutto, per un valore complessivo di oltre un milione di euro. Agli ex spazi militari si aggiungono due appartamenti, un locale, un box auto e un terreno, per ulteriori 445mila euro circa. Gli annunci sono stati pubblicati lunedì scorso, la scadenza per le offerte è fissata a metà dicembre. Un mese circa a disposizione per chi punta ad accaparrarsi beni che molto spesso sono in disuso da tempo. Partendo dalle caserme c'è quella della Guardia di Finanza di Aurisina Cave, 700 metri quadrati interni più spazi esterni, al costo di 227mila euro, in uno stato manutentivo definito pessimo. Anche l'edificio in vendita a Muggia, in via Flavia di Stramare, veniva utilizzato dalla Guardia di Finanza, un comprensorio costituito da un edificio principale, da un garage e da un deposito, per circa 1300 metri quadrati, oltre a un giardino, e anche qui lo stato dell'immobile è indicato come pessimo. Prezzo di base 199.400 euro. In località Pese un'altra caserma ancora attende un nuovo acquirente, anche questa volta apparteneva alla Gdf e comprende due unità immobiliari con accessi separati ma facenti parti di un unico corpo di fabbrica e un'area scoperta di pertinenza, 919 metri quadrati a 141mila euro. Era adibito a caserma della Polizia di Frontiera il fabbricato di Draga Sant'Elia da 877 metri quadrati, a 166.230 euro, con una zona all'aperto e pure qui, come i casi citati prima, con ingenti lavori di ristrutturazione necessari. Su strada della Rosandra ecco in vendita un altro spazio ex Gdf, 1170 metri quadrati a 252.690 euro, caserma più un'autorimessa e un ampio ambiente esterno. Quella che versa in condizioni peggiori, osservando le foto pubblicate sull'annuncio di vendita, è quella di Monrupino, pesantemente danneggiata sia fuori che dentro, 866 metri quadrati a 184.115 euro. Era una casera dei Carabinieri. In molti immobili è richiesto al futuro proprietario un aggiornamento catastale e l'eventuale rimozione degli oggetti ancora rimasti all'interno, anche se quasi tutti gli edifici ormai risultano vuoti. Ma se le caserme sono abbandonate da anni, alle volte prese di mira anche dai vandali, si trovano in condizioni migliori gli altri immobili di diverso tipo che finiranno all'asta alla fine dell'anno. È il caso di un appartamento in via Udine, da 188.500 euro, uno a Duino, da 126.500 euro e un altro in via Pirano, da 43.050. C'è anche un terreno a Muggia, in via Frausin, a poco più di 7mila euro, un box auto in via Canciani, da 18.600 euro, e un ex locale in via Udine, composto da locale bar, cucina, sala da pranzo e wc, a 61.550 e all'interno dalle immagini si vedono ancora tutti gli arredi rimasti.

Micol Brusaferro

 

 

Strade più sicure a San Vito con lavori per mezzo milione

Il primo intervento del neoassessore comunale Savino interessa la zona di via Locchi. «Aiuole spartitraffico e attraversamenti protetti»

Mezzo milione di euro per migliorare la sicurezza delle strade e soprattutto quella dei pedoni nel rione di San Vito. È il primo atto del neo assessore comunale Sandra Savino, in base alle deleghe a pianificazione territoriale, strade e viabilità. I primi lavori sono già iniziati su via Locchi nei giorni scorsi, con nuove aiuole spartitraffico, per la realizzazione di attraversamenti protetti, e si concluderanno a breve. Saranno utili in particolare ai tanti bambini e ragazzi che si spostano nella zona, tra il grande plesso scolastico di Campi Elisi e il vicino ricreatorio De Amicis. Aree simili, per agevolare il passaggio delle persone in tutta tranquillità sulla strada, sono già presenti in diverse vie della città, come sulla stessa via Locchi, all'altezza del supermercato, ma anche in via Revoltella o in viale Miramare. «Gli interventi lungo la via Locchi e la via Carli - precisa Savino - rientrano nel "Programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro" finanziato in parte dal Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del Mare e in parte dal Comune di Trieste. Il progetto prevede 13 interventi finalizzati a migliorare, dal punto di vista della sicurezza, le attuali condizioni di mobilità e circolazione veicolare lungo le strade comunali». I lavori avviati e quelli programmati sono stati individuati sulla base dell'analisi delle richieste e delle segnalazioni pervenute all'amministrazione comunale, come ad esempio quelle inoltrate dalle circoscrizioni territoriali, dai cittadini, dai residenti e commercianti presenti nella zona interessata dai cantieri. «Si è tenuto conto - spiega Savino - delle verifiche di fattibilità tecnica degli interventi e dell'opportunità di accoglimento delle sopraccitate richieste». La spesa complessiva prevista ammonta, come detto, a 500mila euro. Nel dettaglio delle opere, in via Locchi, in corrispondenza di via Maestri del lavoro, è in fase di costruzione un'isola spartitraffico centrale alla carreggiata, finalizzata a creare uno spazio protetto per i pedoni. «L'attraversamento pedonale - aggiunge l'assessore - sarà di tipo sfalsato. Saranno realizzati gli abbassamenti dei marciapiedi con l'intento di abbattere le barriere architettoniche e introdurre le pavimentazioni tattilo plantari. È prevista l'apposizione di segnaletica verticale, con segnali di localizzazione degli attraversamenti pedonali con luci lampeggianti». Sempre in via Locchi, ma all'incrocio con via Carli, è già a buon punto un'isola spartitraffico centrale alla carreggiata, sempre con l'obiettivo di creare uno spazio protetto per i pedoni. «L'attraversamento pedonale - sottolinea Savino - sarà di tipo lineare. Anche in questo caso saranno realizzati gli abbassamenti dei marciapiedi per l'abbattimento delle barriere architettoniche e le pavimentazioni tattilo plantari, e segnali di localizzazione attraversamenti pedonali con luci lampeggianti». Infine è previsto il rifacimento del marciapiede della via Carli nel tratto tra la via Locchi e la via Ressel e della stessa via Ressel, dal lato d'ingresso del ricreatorio. Qui si sviluppa il percorso del Pedibus, seguito dagli alunni che si spostano dalla scuola Morpurgo al De Amicis. I lavori si concluderanno già in questi giorni, mentre la segnaletica orizzontale sarà ultimata nelle prossime settimane.

Micol Brusaferro

 

 

Via libera dell'Asugi a parte delle cozze locali - la Revoca progressiva dei divieti in diverse zone

MUGGIA. Revocato dal Dipartimento di prevenzione dell'Asugi il divieto di raccolta e immissione sul mercato di molluschi bivalvi, i famosi "pedoci", ricadenti nell'area contrassegnata come "02Ts", in quanto i requisiti sanitari sono risultati nuovamente conformi alla normativa alimentare. Questo è ciò che è emerso dai risultati di due test consecutivi e che in entrambi i casi hanno segnato un valore inferiore rispetto ai limiti prescritti. Il primo campionamento è stato registrato il 27 settembre, il secondo il 18 ottobre, e sono stati eseguiti entrambi dall'Istituto zooprofilattico delle Venezie e da cui è risultato che il parametro di acido okadaico presente nei molluschi, motivo della chiusura, è rientrato nella norma. Resta, invece, chiusa, dalla fine di settembre, l'altra zona muggesana, quella a ridosso del confine con la Slovenia, la "01Ts" di Lazzaretto. L'acido okadaico è una tossina che si accumula nelle spugne e nei molluschi. È causa della sindrome diarroica da molluschi bivalvi, dovuta appunto all'ingestione di molluschi contaminati. Questo il motivo per cui il Dipartimento di prevenzione periodicamente emette ordinanze di chiusura a tutela dei consumatori. Prima dei "pedoci" muggesani avevano avuto il via libera quelli allevati nelle zone "06Ts" di Santa Croce, "10Ts" di Duino, e "05Ts" di Grignano.

l.p.

 

 

Dalla federazione vela - Un premio all'Adriaco per la tutela ambientale

Grande soddisfazione per lo Yacht Club Adriaco che, oltre ai numerosi risultati sportivi conquistati in questa stagione dai propri atleti e soci, ha ottenuto un importante riconoscimento dalla Federazione Italiana Vela per l'impegno nella salvaguardia ambientale. Lo Yacht Club Adriaco è stato scelto dalla Commissione Sostenibilità FIV (composta da Flavia Tartaglini, Donatella Bianchi, Francesca Clapcich, Mauro Pelaschier e Matteo Sangiorgi) tra i primi due Club (con il Centro Velico 3V) più virtuosi a livello nazionale nella pratica e adozione di azioni e progetti rivolti all'ambiente e al mare. Il Club triestino è da anni in prima linea, con particolare attenzione alle nuove generazioni, nell'impegno teso a comunicare e sensibilizzare circa la necessità di adottare, costantemente e in ogni ambito, buone pratiche a tutela dell'ambiente marino. Un impegno che si è sviluppato e proseguirà attraverso molteplici collaborazioni con enti e associazioni locali.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 9 novembre 2021

 

 

Verde pubblico e bus trainano Trieste al 12.mo posto fra le città più vivibili - L'INDAGINE

Il report "Ecosistema urbano" di Legambiente: balzo in avanti di 28 posizioni rispetto all'anno precedente - i dati principali

Una "dote" di ben 102 alberi nelle aree verdi pubbliche ogni 100 abitanti. E un'offerta di trasporto pubblico capillare, caratterizzata da un utilizzo sistematico da parte degli utenti.Sono alcuni dei punti di forza di Trieste che emergono dal report "Ecosistema urbano 2021" sulla vivibilità nelle città italiane in base a una serie di "ecoparametri", stilato da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore. Il rapporto evidenzia infatti un deciso balzo in avanti per la stessa Trieste: dal 40.mo al 12.mo posto tra le 105 città capoluogo, per un guadagno di 28 posizioni rispetto allo scorso anno. Udine è appena dietro, 13. ma. La classifica tiene conto di 18 parametri raggruppati per aree: aria, acqua, rifiuti, mobilità e ambiente. Ma andiamo per ordine. La quantità di alberi pubblici rispetto al numero di abitanti vede Trieste al terzo posto. Se invece si rileva il verde pubblico complessivo rapportato sempre al numero di abitanti il capoluogo regionale si piazza 16. mo con 61, 7 metri quadrati di verde urbano per singola persona. Settima la posizione, quindi, per uso efficiente del suolo. Languono invece le ciclabili: qui si contano 2,1 metri di piste riservate alle bici ogni cento abitanti, e con questo dato la città non va oltre il 76.mo posto. Ci rifacciamo però con l'efficienza del trasporto pubblico locale. Partendo dal fatto che a Trieste circolano meno auto che altrove, 54 ogni 100 abitanti, Trieste è dietro solo a Milano e Roma per percorrenza dei mezzi pubblici, e risulta sesta per l'utilizzo che i cittadini fanno degli autobus: in media 200 viaggi all'anno pro capite. Prendendo in esame i dati sulla qualità dell'aria, invece, il capoluogo regionale è 44. mo per concentrazione media annua di biossido di azoto, 19.mo per quella delle Pm10, e 54.mo per giorni di superamento dei livelli medi di ozono. Legambiente, a livello nazionale, con il crollo del trasporto pubblico dettato dalla pandemia puntava a un miglioramento dell'aria più significativo. In merito alla diffusione di "solare pubblico" e fotovoltaico sugli edifici pubblici, invece, il rapporto indica Trieste 59.ma. Siamo inoltre al 27. mo posto nel rapporto tra residenti e metri quadrati di isole pedonali. La pagella sulla gestione dell'acqua vede poi il capoluogo regionale 79.mo per consumo idrico domestico, con l'utilizzo di ben 163,7 litri d'acqua al giorno per abitante. Per avere un parametro, i più virtuosi sono i residenti di Catania con 90,8 litri pro capite. Sotto l'aspetto della raccolta dei rifiuti, ogni triestino produce in media 468,8 chili di immondizia l'anno, il che colloca la nostra città al 33.mo posto. Non raggiunge ancora livelli soddisfacenti la differenziata: negli ultimi anni c'è stato sì un incremento, ma con il 44, 9% registrato da Legambiente i risultati non sono ancora soddisfacenti: Trieste è 84.ma, mentre Pordenone addirittura terza, con l'86,4%.

Laura Tonero

 

 

SEGNALAZIONI - Cortei - Meglio impegnarsi sul clima

Caro direttore, come vorrei che sabato scorso a sfilare per le vie della mia città ci fossero state migliaia di giovani preoccupati per il clima, preoccupati per il loro futuro, di vivere in un pianeta già sfregiato da uno sfruttamento selvaggio. Invece mi sono trovato, per l'ennesima volta, la città occupata da migliaia di persone che protestavano contro un provvedimento di legge che, per ragioni sanitarie, dev'essere presentato quando ci si trovi per qualsiasi ragione in un luogo pubblico. Un corteo di persone male informate, come emerge dalle interviste sentite in vari programmi radio, che mi hanno fatto vergognare di essere triestino (gli intervistati, non i programmi); un corteo di narcisisti armati di cellulari per immortalarsi mentre protestano e basta, non volendo tenere conto che stanno facendo danni enormi a quelli che contageranno, agli esercenti e ai commercianti che hanno costretto a chiudere o a ridurre gli orari di lavoro. Protestano e non vogliono sentire ragioni perché qualsiasi sforzo di convincerli che i numeri dei contagiati, prima e dopo le vaccinazioni, indicano la loro validità, non serve. A parte qualche frangia ragionevole, la gran parte di questi esaltati vive ormai in un mondo parallelo (in cui vengono fuori folli narrazioni di un complotto mondiale per ridurre la popolazione, di microchip che vengono inoculati col vaccino e via discorrendo in un crescendo rossiniano di sciocchezze) e non si rendono conto di essere manovrati da chi sa bene come utilizzare i social. Menti raffinatissime, direbbe Sciascia che, dopo ave sparso tutto il veleno possibile sui vaccini e i loro sostenitori fino ad arrivare ad accusarli di essere nazisti (tutti ricordiamo la disgustosa manifestazione di Novara), rovesciano la frittata lamentando di essere vittime di campagne d'odio, lamentando che la loro libertà viene violata, che non c'è più la possibilità di manifestare. Ma santo cielo! Sono settimane che manifestano! Sono settimane che condizionano la vita di migliaia di persone! Sono settimane che fanno perdere soldi a chi lavora. E sono riusciti pure a rallentare i traffici del porto, appena rilanciato da (san) Zeno d'Agostino. Perché parte proprio dai portuali questa protesta immotivata. Doppiamente immotivata perché i portuali, categoria operaia privilegiata, avevano già ottenuto il tampone gratuito. Tanto che sembra siano riusciti a far arrabbiare pure Draghi. No, non gli è bastato il tampone gratuito hanno voluto la protesta per la protesta, presentando richieste "à fin de non recevoir" (spiego: affinché siano respinte) con un No a tutto quello che veniva loro offerto. E che cosa hanno ottenuto: hanno attratto, come le mosche, qui da noi tutte le più diverse, colorate e colorite (soprattutto di nero) frange protestatarie rendendo questa sciagurata città la "capitale della protesta". Direi che è ora di dire: basta! Insomma le manifestazioni, tutte, a mio avviso vanno proibite finchè dura questa emergenza, perché altrimenti non ne veniamo fuori. Trieste deve diventare off limits, caro signor Puzzer. E no vax, no pass, no fax e via discorrendo protestino quanto vogliono invocando una libertà che non è la libertà intesa in senso proprio ma che è la licenza di fare quel che vogliono.

Pierluigi Sabatti

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - LUNEDI', 8 novembre 2021

 

 

Rapporto Ecosistema Urbano 2021 - Dati e note su capoluoghi di provincia della Regione FVG

Legambiente con l’istituto di ricerca Ambiente Italia e con la collaborazione de Il Sole 24 Ore ha redatto la 28^ edizione del rapporto “Ecosistema Urbano” che traccia la fotografia delle prestazioni ambientali del Paese attraverso una analisi dei dati dei capoluoghi di provincia (in questa edizione sono in totale 105). L’insieme degli indicatori selezionati per la graduatoria copre sei principali componenti ambientali presenti in città: aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia. Vengono così valutati tanto i fattori di pressione e la qualità delle componenti ambientali, quanto la capacità di risposta e di gestione ambientale.

Ecosistema Urbano -i dati FVG -  i dati di Trieste

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 8 novembre 2021

 

 

Mobilità - Polidori stronca la ciclabile "Grossolani errori nel tratto lungo l'Ospo" - il nuovo sindaco si dice pronto a rimediare

Muggia. Continua a tenere banco il tratto di ciclabile bidirezionale in fase di realizzazione nell'area del Parco del rio Ospo. Polemica, ricordiamo, partita dal referente Fiab di Muggia, Jacopo Rothenaisler, che nei giorni scorsi aveva sottolineato l'inutilità dell'opera e lo sperpero di denaro pubblico. Affermazioni pesanti a cui ieri ha risposto l'ex assessore ai lavori pubblici, Francesco Bussani. Ha voluto dire la sua sulla questione anche il neo sindaco Paolo Polidori. «Intervengo relativamente ai lavori della ciclabile lungo il tratto parco dell'Ospo e molo Balota - ha esordito il sindaco leghista -. Siamo entrati ormai nella fase esecutiva dei lavori, e qualsiasi decisione su un eventuale blocco degli stessi da parte della giunta attuale porterebbe a pesanti responsabilità contrattuali con il committente. Sta di fatto che quest'opera, deliberata dalla giunta precedente, pone in essere una serie di perplessità che rendono inconcepibile per certi versi l'approvazione di questo progetto: concordo infatti con le critiche della Fiab, soprattutto per quanto riguarda gli attraversamenti stradali, che sarebbero estremamente pericolosi sulla via Trieste, strada principale di ingresso e di uscita da Muggia, e sul fatto che la consuetudine di costruire dei tratti a se stanti e scollegati tra loro, non è certamente frutto di una politica lungimirante né tantomeno strategica». Il sindaco ha spiegato che nonostante i lavori in essere, «stiamo cercando con i tecnici del Comune di Muggia, di rimediare ai grossolani errori commessi dalla politica, inserendo anche questo tratto in un progetto che possa dare continuità ad una ciclabile fino al centro di Muggia, il più possibile in continuità col contesto della Venezia - Lignano - Trieste, per poi un giorno collegarsi in uscita con la Parenzana. Questa è programmazione».

l.p.

 

 

Cimolino in aula a San Dorligo «All'opposizione come Kermac»

L'ex candidata sindaco a Trieste è entrata in Consiglio comunale «Mi batterò contro il raddoppio della ferrovia Capodistria-Divaccia»

SAN DORLIGO. «Continueremo nella lotta alla realizzazione del secondo binario della linea ferroviaria Capodistria-Divaccia, che mette a rischio l'equilibrio dell'intera Val Rosandra, ma affronteremo con rigore anche l'esame del Piano dello sviluppo rurale». Sono state queste le prime parole di Tiziana Cimolino, all'atto del suo insediamento, quale nuova esponente dei Verdi, in seno al Consiglio comunale di San Dorligo della Valle. La sua nomina è stata approvata nel corso della più recente seduta dell'assemblea, presieduta dal sindaco, Sandy Klun. Il voto favorevole alla nuova consigliera è stato unanime, con l'unica eccezione dell'esponente di opposizione, Boris Gombac, che ha scelto di astenersi, motivando la sua decisione, facendo riferimento a presunte irregolarità formali nella procedura seguita dall'amministrazione nell'iter di surroga del consigliere uscente Alen Kermac, Come si ricorderà, Kermac aveva motivato le sue dimissioni, spiegando di essere contrario alla normativa che prevede l'obbligo di esibire il Certificato verde (Green pass) da parte di coloro che esercitano funzioni pubbliche, all'atto di entrare in edifici come il Municipio, aggiungendo di essere intenzionato ad abbandonare anche l'Italia, per trasferirsi all'estero. Prima destinazione possibile, la Slovenia. Cimolino, candidata sindaco a Trieste lo scorso ottobre, nella vita di ogni giorno è medico e vanta un'esperienza maturata nel consiglio comunale di Trieste, dove faceva parte del gruppo del Pd: ha detto che si attiverà «per incontrare i rappresentanti delle Comunelle che, in un Comune come quello di San Dorligo, svolgono un'importante funzione in tema di tutela del territorio. Si tratterà di occuparci di argomenti come quello legati alla difesa del paesaggio - ha proseguito - e dei beni comuni. In ogni caso il mio intento è di proseguire nell'opera di Kermac che, facendo parte dell'opposizione nell'aula di San Dorligo, esercitava un controllo sull'operato dell'amministrazione». Cimolino sarà anche capogruppo, in quanto unica rappresentante dei Verdi.

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 7 novembre 2021

 

 

Dipiazza rimette all'asta il Carciotti e vuole recuperare la terapeutica

Il palazzo neoclassico tornerà sul mercato a 14,9 milioni. Il primo cittadino: «C'è molto interesse»

Roberto Dipiazza, dopo la scorpacciata di politica elettorale e post-elettorale, riassapora il ritorno alla apprezzata quotidianità amministrativa, aggiorna l'agenda alla luce del nuovo mandato e delle vecchie "incompiute". Tra i dossier irrisolti trasferiti dal terzo al quarto Dipiazza, tre le priorità: riguardano palazzo Carciotti, la piscina terapeutica, casa Francol. Sulla base di approcci relativamente nuovi o comunque avvicendati rispetto alla penultima edizione: perchè il Carciotti torna in asta, la "terapeutica" ricomincia dalle rovine della primigenia crollata nell'estate '19, casa Francol viene svincolata dal project financing per essere venduta nuda e cruda. Su questa triade il sindaco, che comunque non disdegna le retromarce quando gli convengono, sembra al momento aver maturato posizioni abbastanza definite. Al primo posto c'è il Carciotti. Venerdì pomeriggio Dipiazza ha incontrato una delegazione di potenziali investitori, ma in generale nota un certo interesse attorno al più prelibato piatto dell'immobiliare comunale. Questa attenzione, che si è manifestata finora con richiesta di informazioni e di sopralluoghi, motiva la volontà del sindaco di riportare sul mercato l'edificio neoclassico, mantenendo la quotazione a 14,9 milioni dopo quattro aste andate deserte. «Sotto non posso e non voglio scendere», osserva Dipiazza.Può darsi che il primo cittadino abbia segnali che non ritiene di divulgare, vero è che in quattro anni il Carciotti non ha attirato una sola offerta scritta: l'unico a mandare una proposta nell'autunno '19 fu un imprenditore austriaco, Gehrard Fleissner, che però nella busta mise una caparra di molto inferiore a quella prevista dal bando. Chi si è avvicinato (anche un grande operatore pubblico come Invimit), si è poi allontanato preoccupato dall'impegno di un cantiere da svariate decine di milioni ulteriori rispetto alla cifra d'acquisto. Si ritiene però che il nuovo Piano particolareggiato del Centro storico, dotato di una certa flessibilità, possa invogliare gli investitori. L'altro fascicolo, che Dipiazza non ha chiuso la scorsa volta, è la piscina terapeutica. «Come primo passo - imposta il sindaco - chiederò un incontro al presidente del Tribunale per fare il punto sui tempi occorrenti al dissequestro dell'impianto in Sacchetta». L'idea è quella di utilizzare 3 milioni di euro già in cassetto per recuperare lo stabile tramortito dalla caduta del tetto avvenuta nell'estate 2019. Contestualmente alla ricostruzione della vecchia piscina, si procederà con la scelta di uno dei due progetti superstiti mirati a realizzare l'impianto in Porto vecchio. La spagnola Supera guarda al Magazzino 30, il trio Terme Fvg-Petrucco-Tria ha invece ripreso l'indicazione comunale favorevole alla riqualificazione degli edifici ex Ford alle spalle del centro congressi. Insomma, quello di Dipiazza è un orientamento bifasico: si comincia salvando il rudere in Sacchetta per garantire una prima risposta ai molti utenti della terapeutica, si prosegue con il progetto "bello" in Porto vecchio. Il terzo faldone è dedicato a un abituale cliente dei fallimenti municipali. Casa Francol è un vecchio edificio risalente al XVII secolo entrato nella proprietà comunale nel 1981. E' ubicato in una zona strategica, a pochi metri da via del Teatro romano, nel corner disegnato da via Crosada e via dei Capitelli. E' stato candidato a varie destinazioni, da palazzo delle associazioni a sede di Esatto. Poi è rimasto languente finquando i Lavori pubblici municipali non hanno estratto dal cilindro dei denari non spesi 1,4 milioni rinvenenti dal programma Urban della seconda metà anni Novanta. Era l'autunno 2017 e Dipiazza si raccomandò che il progetto di recupero servisse a incassare qualche soldo. Dopo una manifestazione di interesse, che sortì la risposta da parte di 5 privati, gli uffici decisero di adottare un project financing che ridisegnava l'intera zona. I privati interessati avrebbero agganciato 3,2 milioni ai soldi comunali. I tentativi andarono deserti. Oggi Dipiazza scuote il capo: «Non era un'operazione da finanza di progetto, casa Francol andava venduta come singolo asset. La inseriremo nell'elenco dei beni alienabili».

Massimo Greco

 

 

«Troppe bufale messe in giro sull'ovovia»

Il manager Bernetti: «I passeggeri non saranno 8 milioni ma 3,5. Nessun problema ambientale e il tram non c'entra»

L'ovovia cova lo scontro. Non solo politico, anche tecnico. Difatti le obiezioni, avanzate da Francesco Russo e dalle associazioni ambientaliste, vengono contrate, sul versante comunale, dal direttore dipartimentale nonché anima dell'operazione Giulio Bernetti. Il quale stende un vero e proprio verbale su quelle che ritiene "false notizie" circolanti sull'argomento mediante canali social. Bernetti, che da un punto di vista formativo è un ingegnere trasportista, contesta innanzitutto che l'ovovia vada ad assorbire l'11% del trasporto pubblico locale (tpl) e a inghiottire 8 milioni di passeggeri: ne veicolerà - insiste il manager municipale - 3,5 milioni e rappresenterà il 5% del tpl. Bernetti diventa torrentizio: «Il cittadino tenga presente che una linea di bus solida, assai frequentata come la "6", muove ogni anno 2 milioni di utenti». Seconda manche: Bernetti nega che si voglia diserbare il Carso. «Tuteleremo l'area verde, la vegetazione tipica - scandisce - perché la realizzazione dell'impianto non richiede consumo di suolo superiore ai siti dove saranno installati i piloni. La modalità è ecologica, silenziosa e consente il trasporto delle biciclette». Non a caso si è piazzato al secondo posto nel premio nazionale "Go slow" sulla mobilità sostenibile. Un altro capitolo, che surriscalda l'ingegnere, è il rapporto con il tram. «Sono due temi completamente diversi - spiega - il tram è un mezzo che passa ogni 20 minuti, quando la cabina dell'ovovia transiterà ogni 20 secondi. Non è quindi un trasporto rapido. La linea bus sostitutiva, la "2", è decisamente più veloce rispetto ai vagoni, che rientrano in una logica paesaggistica e turistica che merita un altro approccio». Bernetti riepiloga infine che la linea collegherà campo Romano a Opicina con tre fermate in Porto vecchio, il parcheggio Barcola-Bovedo, l'Adria terminal, il Molo IV. Il dibattito politico ha visto ancora in azione Francesco Russo, secondo cui i 48 milioni stanziati per l'ovovia sono destinabili a un altro progetto. Il sottosegretario leghista Vania Gava non è affatto d'accordo, perché questi fondi sono vincolati tant'è che il cantiere deve essere aperto entro il 2023 e chiuso nel 2026. Il riconfermato assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi sottolinea che esiste un progetto di fattibilità altrimenti il progetto non sarebbe stato finanziato. Il circolo Miani, pur con numerosi dubbi sulla concretezza dei risultati, ritiene che lo strumento referendario possa risultare utile a patto che dietro non vi siano esponenti di partito o sigle di comodo.

Massimo Greco

 

Bussani replica alla Fiab sulle piste ciclabili «Accolte le loro istanze - la replica a Rothenhaisler

Muggia. «Capisco la voglia di visibilità, ma a tutto c'è un limite. Quel tratto di ciclabile, per altro realizzato a doppio senso di marcia come richiesto dalla Fiab stessa durante un incontro di qualche anno fa, costituisce, da un lato, il naturale collegamento con la passerella sul Rio Ospo e, dall'altro, con la ciclabile che l'Ufficio Lavori pubblici sta progettando per entrare a Muggia». Così l'ex assessore ai Lavori pubblici di Muggia, il dem Francesco Bussani, che risponde alle critiche di Jacopo Rothenaisler, fiduciario Fiab di Muggia, in tema di piste ciclabili. Bussani aggiunge che «la passerella sul Rio Ospo, peraltro, è stata indicata più volte alla giunta Fedriga, essendo il tratto di competenza regionale, quale opera indispensabile sia per la sicurezza sia per la concreta attuazione di percorsi ciclopedonali di continuità, ma sfortunatamente senza che le richieste ad oggi siano state prese in considerazione. Forse grazie ai finanziamenti del Pnrr la necessità potrà essere presa in considerazione, si spera. Tutto questo Rothenhaisler non lo ricorda o finge di non ricordarlo.

L. P.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 6 novembre 2021

 

 

Russo lancia il referendum contro l'ovovia mare-Carso. Dipiazza "E' prevenuto"

L'ex candidato del centrosinistra pronto a una consultazione popolare. Ribatte il primo cittadino "Ora ci sono i fondi, parlerò con i cittadini"

«Un referendum cittadino per abrogare l'ovovia». Francesco Russo ha perso la battaglia per lo scranno del sindaco ma non la grinta, e propone una consultazione dei cittadini sul progetto che il Comune è riuscito a finanziare con oltre 48 milioni dal Pnrr. Dal canto suo il sindaco Roberto Dipiazza rivendica i fondi ottenuti - «che sono solo una parte dei 170 milioni che abbiamo a disposizione ora» - e dice: «Ora mi confronterò con la popolazione». Partiamo dal referendum di Russo: «La necessità di collegare Porto vecchio all'altipiano c'è - premette l'ex candidato sindaco -, ma questo progetto conferma la mancanza di visione generale dello sviluppo della città. Il sindaco ora dice che sentirà i cittadini, ma andavano coinvolti prima della richiesta dei fondi. Avrebbe scoperto che preferiscono il prolungamento del tram verso il Porto vecchio». Ecco quindi che il consigliere del Pd, oltre ad aderire alla petizione online lanciata da Legambiente e Fiab, rilancia con la proposta di un referendum comunale. Si tratta di uno strumento consultivo, che può essere attivato tramite mozione consigliare o circoscrizionale, oppure per iniziativa dei cittadini. In quest'ultimo caso, quello che Russo pensa di percorrere, servono firme pari al 6% degli aventi diritto al voto: «Circa 12 mila firme, che in tempi di Spid penso non avremo problemi a raccogliere in tempi brevi - dice Russo -. Anticipo già le possibili critiche: non dico che bisogna rinunciare ai fondi, ci siamo informati con Roma e il Comune può destinarli a un progetto diverso». Ribatte il primo cittadino: «Se abbiamo preso 48 milioni di euro, credo che tutta la città debba essere soddisfatta. In tutto ora abbiamo 170 milioni cash da spendere, e sono frutto di lavoro, progettazione e visione, quella che Russo mi accusa di non avere». Quanto all'ovovia: «Genova ha chiesto 70 milioni per farla, la vuole anche Napoli, mentre a Trieste no se pol. E invece io sono quel del se pol. Difatti la gente ha votato me e non lui». Quanto alla possibilità di dirottare i fondi su altri progetti, Dipiazza risponde: «Adesso intanto mi confronterò con la popolazione, ma se uno dice di no a priori, davvero, è un problema suo. Io ero contrario al tubone sottomarino di Illy ma non mi son messo a far battaglie, poi con quei soldi ho fatto le Rive». L'assessore al Bilancio Everest Bertoli aggiunge: «Russo sostiene che i 48 milioni siano stati assegnati per il trasporto rapido di massa in generale, ma qua prende il primo granchio: i milioni sono stati assegnati espressamente per la cabinovia. Con questa proposta dimostra la sua chiusura a qualsiasi volontà di collaborazione». Riccardo Laterza racconta che succede, nel frattempo, in Adesso Trieste: «Assieme alle associazioni che hanno promosso la petizione stiamo valutando anche l'opportunità del referendum, tra i vari strumenti. Lunedì alle 18 faremo un'assemblea del nostro gruppo ecologia, aperta a chiunque. Valuteremo come procedere, anche assieme alle associazioni». L'ecologista e consigliere a Muggia Maurizio Fogar rilancia l'idea di spostare la stazione di arrivo del tram di Opicina «in Porto Vecchio alla Centrale Idrodinamica, accanto ai musei, dietro il futuribile Terminal Crociere all'Adriaterminal, da cui far ripartire pure il Trenino portuale con tappa prima a Barcola ed in futuro estendibile alla Stazioncina di Miramare». In Consiglio regionale, il capogruppo del Patto per l'Autonomia Massimo Morettuzzo commenta: «Il progetto dell'ovovia a Trieste è costosissimo e dannoso, totalmente inutile per affrontare in modo serio i nodi della mobilità sostenibile in città».

Giovanni Tomasin

 

Lucia KrasovecLlucas: «Impatti sottovalutati soprattutto nello scalo»

«Penso sia una scelta un po' avventata». Lucia Krasovec-Lucas è la presidente dell'Aidia (sodalizio delle donne ingegneri e architetti) di Trieste: «Non si è tenuto conto degli aspetti pesanti dell'impatto dell'opera, soprattutto in Porto vecchio - commenta -. Uno dei due viali principali sarà occupato da questa struttura, sotto la quale per legge ci dev'essere uno spazio di sicurezza sgombro, anche se nel render dell'amico Kipar, del quale ho grande stima, questo non figura». Un altro punto è il rumore: «Chiunque sia andato a sciare sa che le corde di questo genere di strutture producono un sibilo continuo, e i blocchi di edifici che stanno su quell'asse ne risentiranno». Conclude: «Penso che l'amministrazione possa aprirsi e ascoltare la città e le sue competenze, costituire assieme a tutti gli stakeholders cittadini una commissione che ragioni sulle opportunità di sviluppo».

g.tom.

 

Sei le cordate in corsa per costruire strade e reti in Porto vecchio: partita da nove milioni

Le buste in Municipio: coinvolte dieci aziende di cui nove del Triveneto Due di queste sono triestine: si tratta di Rosso e Mari Mazzaroli

Ciclabili, verde pubblico, reti di servizi (acqua, energia elettrica, gas, fognature) dall'Idrodinamica fino al varco di largo città di Santos: il Porto vecchio è giunto alla seconda puntata con l'infrastrutturazione necessaria a conferire vivibilità ai 65 ettari dell'area. Il Comune aveva finalmente lanciato il bando poco più di un mese fa, una delle operazioni più importanti a livello di Municipio in quanto dotato di un budget da 9 milioni Iva compresa. Nella tarda mattinata di ieri, allo scadere del termine, Riccardo Vatta, dirigente di gare e appalti della civica amministrazione, ha preso atto che sono arrivate sei offerte per la realizzazione delle opere, che prevedono venti mesi abbondanti di cantiere. Il direttore dipartimentale Giulio Bernetti spera ardentemente di iniziare nei primi mesi del prossimo anno, dopo l'aggiudicazione secondo il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa e nell'auspicio non via siano grane con la giustizia amministrativa. Come anticipato, hanno risposto al bando comunale sei cordate, che coinvolgono dieci aziende, cinque delle quali regionali nel cui ambito ci sono due triestine. A queste si aggiungono tre venete e una altoatesina. Fuori dal Triveneto solo una beneventana. Diamo una scorsa alle formazioni in campo. Raggruppamento temporaneo d'impresa composto dalla trevigiana Brussi, dalla triestina Rosso, dalla pordenonese Ghiaie Ponte Rosso; la bolzanina Emaprice; la ronchese Ici coop; la sannita Consorzio stabile medil; il raggruppamento temporaneo tra le trevisane Mac costruzioni e Facco; un altro raggruppamento temporaneo che allea la triestina Mari Mazzaroli e la latisanese Adriacos. Le buste saranno aperte lunedì prossimo poi sarà costituita una commissione esaminatrice che valuterà il merito delle proposte. A proposito di commissioni esaminatrici in Porto vecchio, lunedì pomeriggio si riunirà il "triumvirato" incaricato di pesare le 7 offerte riguardanti la trasformazione del Magazzino 26 in Museo del mare, secondo il progetto di Guillermo Vazquez Consuegra, l'architetto sivigliano che ha disegnato il futuro contenitore culturale. E' il più ambizioso intervento programmato dalle opere pubbliche municipali: compresa l'Iva, sono in palio 22 milioni di euro. Gli esaminatori sono la dirigente comunale Lea Randazzo, l'architetto Andrea Benedetti, l'ingegnere Marco Karel Huisman (direttore tecnico della Mhk). A correre 13 aziende: 3 campane, tre lombarde, 2 laziali, 2 giulio-friulane, 1 abruzzese, 1 toscana, 1 veneta.

Massimo Greco

 

Ciclabile sull'Ospo, lavori al via E scattano le prime polemiche

La Fiab contesta il cantiere per la creazione di una pista indipendente nel parco «Opera pericolosa e costosa: meriterebbe l'attenzione della Corte dei conti»

MUGGIA. Partono i lavori per la nuova ciclabile "su sede propria" destinata ad attraversare il parco del Rio Ospo. E insieme ad essi partono anche le prime polemiche. A farsene carico è il fiduciario muggesano della Fiab Jacopo Rothenaisler: «Un segmento ciclabile che obbliga i ciclisti a ben due attraversamenti stradali, di cui uno pericolosissimo nel mezzo di due curve veloci, aumenta, anziché diminuire, il pericolo. Inoltre costa la follia di quasi 350 euro al metro, ossia 150 mila euro per fare 400 metri di ciclabile. Una cifra che sarebbe stata sufficiente per 40 chilometri di nuove corsie ciclabili". Rothenaisler evidenzia inoltre come l'opera si risolva di fatto in «un segmento che non collega nulla, esattamente come tutti gli interventi degli ultimi 15 anni a trazione Nesladek - Marzi - Bussani: 350 metri verso i laghetti delle Noghere, mille metri sull'Ospo, 950 metri di Parenzana, 300 metri al molo a T. Tutti progetti che per il fiduciario Fiab di Muggia sono «senza continuità perché figli della stessa idea, ossia quella secondo cui le ciclabili devono essere separate dal traffico automobilistico. Siccome non è mai possibile per l'intero percorso ma solo in piccoli tratti, il risultato è lo sperpero di denaro pubblico in opere inutili, non funzionali e pericolose». Rothenaisler rimarca infine il fatto che «il progetto è incredibilmente privo di qualsiasi riferimento normativo, a parere mio non casualmente, poiché non rispondente rispetto alle norme che prevedono oggi continuità, riconoscibilità, sicurezza ed economicità dei percorsi. Per queste ragioni mi sono battuto anche come responsabile Fiab per convincere l'amministrazione comunale a cancellare l'opera. La cui ormai prossima realizzazione, invece, ritengo degna dell'attenzione della Corte dei conti».

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 5 novembre 2021

 

 

Ovovia mare-Carso, da Roma 48 milioni - LA SVOLTA

Via libera dal ministero delle Infrastrutture, nell'ambito del Pnrr, al finanziamento dell'impianto proposto dal Comune

Con un apposito stanziamento di 48 milioni, il ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile ha dato il via libera al finanziamento per la costruzione della cabinovia metropolitana - nota ai più come l'ovovia tra mare e Carso - destinata a collegare il Molo IV e l'altipiano. Il progetto era stato presentato dal Comune a maggio dello scorso anno e rientrava nel Piano della mobilità sostenibile e della valorizzazione turistica. Il sindaco Roberto Dipiazza e l'ormai ex assessore Luisa Polli avevano più volte sottolineato che l'opera si sarebbe fatta solo se a costo zero per l'amministrazione, confidando proprio in una risposta positiva rispetto alla partecipazione del bando ministeriale per poter attingere ai necessari fondi statali. «Avvieremo ora un confronto con la popolazione - spiega il primo cittadino - ma non posso negare la soddisfazione per il momento e per le risorse che stanno arrivano a Trieste. Esistevano, alcuni anni fa, dei progetti per collegare Barcola con Monte Grisa, ora sono arrivati anche i fondi e il confronto servirà per realizzare un percorso che non disturbi nessuno». Il progetto è stato predisposto dal Dipartimento territorio, economia, ambiente e mobilità del Comune, diretto da Giulio Bernetti - in collaborazione con Monplan, studio di ingegneria di Trento specializzato nella realizzazione di questo tipo di impianti - e ha ottenuto il secondo posto in Italia al premio "Go Slow" assegnato dalle associazioni di turismo e mobilità sostenibile. L'impianto, sulla cui realizzazione a questo punto ci sono ben pochi dubbi, avrà una lunghezza di 4,2 chilometri: i capolinea saranno al Molo IV e a Campo Romano, sul Carso. Il tragitto dal centro città all'altipiano, nel progetto tecnico, prevede una durata di 13 minuti, con stazioni intermedie al Magazzino 26 e al Bovedo. La portata sarà fra i 1.600 e i 1.800 passeggeri l'ora. La realizzazione della funicolare rientra nel Pums e ha come obiettivo quello di valorizzare i parcheggi di interscambio fuori dal centro, come appunto il Bovedo e soprattutto quello di Opicina, che con l'attuale trasporto pubblico locale, bus e tram, richiede tempi troppo lunghi per essere pienamente sfruttato dai pendolari. La fermata al Magazzino 26, dove sta prendendo vita e forma il polo museale, potrebbe anche essere strategica per il terminal crociere che dovrebbe nascere proprio all'Adriaterminal. A ciò, inoltre, questa è l'intenzione, si aggiunge la possibilità di rendere la Costiera pienamente turistica con piste ciclabili e precisi limiti di velocità. E l'ovovia sarebbe anche un tassello aggiuntivo per eliminare i parcheggi sulle Rive. Cabine e stazioni - assicura il progetto - saranno senza barriera architettoniche, a misura di tutti i cittadini. Sarà inoltre possibile trasportare le bici. I piloni nella zona del Porto vecchio saranno progettati in accordo con la Soprintendenza e, verosimilmente, non supereranno l'altezza degli edifici esistenti, per non avere impatto sulla skyline. L'impianto, sulla cui gestione verrà fatta appunto una riflessione al momento della stesura del progetto definitivo, potrebbe creare una trentina di posti di lavoro, tra tecnici e addetti alla biglietteria. Il costo del biglietto verrà valutato in futuro ma dovrebbero essere proposte diverse linee di tagliandi tra residenti e turisti. I 48 milioni destinati all'ovovia triestina fanno parte del riparto di 3,6 miliardi veicolati dal ministero alle Regioni nell'ambito del Pnrr, che ha assorbito il bando per il trasporto sostenibile a cui aveva partecipato l'amministrazione comunale. In regione una cifra simile, 41 milioni di euro, è stata stanziata per interventi infrastrutturali e tecnologici sulla linea ferroviaria Udine-Cividale.

Andrea Pierini

 

LA STORIA - La prima idea risale addirittura al '37: una funivia verso la Napoleonica

Il primo progetto per collegare la città con l'altipiano risale addirittura al 1937 e porta la firma del professor Marino Zorzini, che voleva collegare i 730 metri da Barcola alla Napoleonica, dove doveva sorgere un complesso turistico, con una funivia. Da allora più volte l'idea di un impianto a fune è stata presentata dalla politica. Se ne ricordano in particolare quelle di Roberto De Gioia e, nel 2005, del gruppo consiliare di Forza Italia, con Piero Camber, il quale aveva raccolto il progetto dell'architetto Giulio Marini che nel 1994 era stato bocciato dalla Regione: non più un collegamento dal Cedas a una struttura turistica ma con il tempio mariano di Monte Grisa. Giorgio Rossi, all'epoca assessore all'Urbanistica, definì «geniale» la proposta, aggiungendo però un profetico «servirà del tempo».

(an.pi.)

 

Le opposizioni non si arrendono: «Opera inutile. Anzi, dannosa»

L'arrivo ai fondi statali annunciato dai parlamentari della Lega L'assessore Lodi: «L'ok del governo ne certifica la validità»

Soddisfazione nella maggioranza. E bocciatura dalle opposizioni. Il via libera del ministero al finanziamento del progetto della cabinovia dal Molo IV all'altipiano è stato annunciato ieri pomeriggio dal gruppo parlamentare regionale della Lega composto da Mario Pittoni, Maurizio Panizzut, Daniele Moschioni, Raffaella Marin ed Edoardo Rixi, responsabile nazionale Infrastrutture: «Un obiettivo raggiunto - spiegano - anche grazie all'impegno del viceministro Alessandro Morelli». Panizzut aggiunge che «si tratta di un'opera innovativa che esiste in altre città europee come Berlino o Lisbona. È una sfida, un progetto che va a rivoluzionare anche un modo di pensare». Elisa Lodi, neoassessore alle Grandi opere, conferma che «progetto e cronoprogramma verranno presentati nella maniera migliore alla cittadinanza. Il finanziamento del ministero ne conferma la validità sia dal punto di vista turistico che da quello della mobilità sostenibile. E stanno procedendo anche i lavori del tram di Opicina, che riteniamo fondamentale per Trieste». Critiche arrivano invece dalle opposizioni. Francesco Russo parla di «una risposta sbagliata a un problema reale: quello dell'accesso alla città, che in questo modo non verrà risolto. Abbiamo pochi treni e lenti, e un tram fermo da cinque anni, ma poco importa. Con grande lungimiranza si sceglie di investire su un progetto che i triestini non vogliono e che avrà impatti pesanti sull'ambiente». Russo conferma la disponibilità a creare un asse con Adesso Trieste, raccogliendo «la contrarietà della maggioranza dei triestini all'ovovia». «Le richieste dei portatori di interesse - aggiunge Riccardo Laterza - sono state ignorate ancora una volta, tanto a livello locale quanto a livello nazionale. La realizzazione dell'opera provocherà danni irreversibili dal punto di vista economico, urbanistico e ambientale, senza risolvere alcuno dei problemi di mobilità». Laura Famulari, segretaria provinciale Pd, parla di «scandalo: 48 milioni per un'opera inutile, impattante e che non vuole nessuno, più di quanto si prevede di spendere per realizzare il Museo del mare al Magazzino 26. La nuova Giunta non si è ancora insediata e si stanno già avverando le nostre peggiori previsioni».

an.pi.

 

 

Le pecore disperse nella zona di Draga sono tornate all'ovile - Recuperate in Slovenia 16 su 23

SAN DORLIGO. Stanche, terrorizzate, alcune addirittura ferite in seguito all'incontro con altri animali. Ma tornate, finalmente, al loro ovile. Sono state recuperate, nei pressi della località slovena di Mihele, 16 delle 23 pecore dell'azienda "Il piccolo pastore" di Draga Sant'Elia, fuggite un paio di settimane fa, dopo che ignoti avevano tagliato, di notte, i fili elettrificati del recinto. Dopo affannose ricerche, alle quali hanno partecipato le Guardie forestali italiane e slovene, Emanuele Frascatore, marito della titolare dell'azienda, Francesca Mari, è riuscito nell'arduo compito di riportarle sulla strada di casa. «Il problema principale, che ci ha messo in difficoltà per giorni - spiega - è stato il fatto che le pecore, abituate a vivere tranquille nel loro recinto, una volta trovatesi in aperta campagna, erano spaventatissime e ogni nostro sforzo per raccoglierle in gregge e indirizzarle verso Draga Sant'Elia risultava vano. Alla fine, utilizzando il sistema dell'accerchiamento e gettando sul terreno un po' di mangime - precisa - siamo riusciti a farle tornare alla loro dimora abituale». Subito è stato chiesto l'intervento di un veterinario, che ha predisposto per le pecore un trattamento a base di antibiotici. «Torneranno presto nel loro stato di salute originario - ha garantito Frascatore - perché fortunatamente sono sane, anche se molto provate da questa esperienza». Adesso si attende l'esito delle indagini delle forze dell'ordine, per capire chi possa essere stato a portare a termine un'azione di difficile comprensione. L'indizio più chiaro è rappresentato dall'enigmatica scritta "Hello" scavata nella terra, lasciata come firma a pochi passi dal punto in cui erano stati tagliati i fili. Nell'attesa, Frascatore e Mari riprenderanno la loro normale attività, che consiste nel cercare di ricreare una landa carsica da destinare a pascolo per ovini nei cinque ettari sui quali si estende l'azienda "Il Piccolo pastore", dove sono state fatte crescere le pecore di razza istriana, specie in via di estinzione.

Ugo Salvini

 

 

SEGNALAZIONI - Ippocastani abbattuti - Insensibilità verso gli alberi

Gentile direttore, mentre leggevo la notizia di un giovane tedesco che nel 2018 ha ricevuto la medaglia al merito dal presidente Steinmeyer per aver ottenuto l'incredibile successo di far piantare nel mondo un milione di alberi, il mio pensiero è andato ai due ippocastani ultracentenari abbattuti davanti alla nostra casa senza che potessimo impedirlo e posso dire come scrisse Rigoni Stern quando vide abbattuto l'abete bianco plurisecolare nel suo bosco: "A noi ora manca qualcosa". Gli alberi non hanno vita facile nelle città. Vengono abbattuti senza tanti scrupoli per le cause più diverse come per esempio per far posto a un condominio come i due ippocastani davanti alla nostra casa, anche se la loro presenza poteva essere invece un'attrazione, una ricchezza per il nuovo condominio. Ci sono per fortuna invece luoghi dove gli alberi riescono a invecchiare fino a raggiungere più di 400 anni di vita, come nella foresta protetta tra Toscana e Romagna. Ci riescono perché vivono lontano dall'uomo a quote alte, impervie. Sono faggi con grande capacità di adattamento e sono ormai patrimonio dell'Unesco. Continuo a pensare a quel ragazzo tedesco Felix Finkbeiner che era riuscito ancora ragazzino nel 2007 a iniziare una campagna di propaganda in un paesino della Baviera. Voleva piantare un milione di alberi. Il primo lo piantò insieme ai suoi compagni nel cortile della sua scuola. Fondò una pagina web "Plant for the Planet" e già tre anni dopo l'obiettivo era raggiunto. Un vero miracolo. Vorrei che succedesse lo stesso per i due nostri ippocastani che la ditta di costruzioni ha promesso di sostituire quanto prima. Ma a questo proposito continuo ad avere grossi dubbi.

Francesca Manzoni

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 4 novembre 2021

 

 

Fianona 2, la centrale a carbone verso la riconversione "green"

Stoppati i contestati progetti per la costruzione del terzo impianto nell'area Prosegue la trasformazione della prima struttura all'uso delle biomasse

POLA. Fino a qualche tempo fa il Governo croato spingeva al massimo per la costruzione della terza centrale termoelettrica a carbone nel Golfo di Fianona rispondendo alle contestazioni degli ambientalisti e dell'opinione pubblica che grazie ai moderni sistemi di filtraggio delle emissioni, l'inquinamento sarebbe risultato notevolmente al di sotto dei limiti consentiti. Ora non solo il progetto è stato cestinato ma in seguito ai drammatici appelli dalla conferenza sul clima di Glasgow si è deciso di agire subito e radicalmente per ridurre l'emissione di gas serra e quindi Zagabria valuta seriamente la possibilità di chiudere con molto anticipo la Fianona 2, rimasta l'unica centrale termoelettrica a carbone nel Paese. La sua potenza è di 210 MegaWatt. In pratica la Croazia si allinea ai paesi occidentali più sviluppati per i quali la messa al bando dei combustibili fossili rappresenta il primo passo importante per ridurre le emissioni di Co2 e quindi prevenire i cambiamenti climatici. Lo scrivono alcuni portali croati richiamandosi a fonti ufficiose altolocate all'interno dell'Azienda elettrica di stato Hep e del governo stesso. La centrale Fianona 2 lo ricordiamo era stata inaugurata nel 2000 e al momento copre il 10 percento del fabbisogno energetico in Croazia. Al momento della sua entrata in funzione era stata pure definita la sua durata: fino al 2040, un termine che ora appare lontanissimo tenuto conto dell'urgenza di agire per salvare il pianeta. Il suo destino dunque sembra segnato con largo anticipo, ma chiusura non significa necessariamente smantellamento. Da Zagabria arrivano indicazioni che si stanno valutando soluzioni alternative in fatto di alimentazione, una di queste sarebbe l'impiego del gas naturale, proveniente dai giacimenti sottomarini nell'Adriatico. Proprio dalle parti di Fianona passa il gasdotto che rifornisce la Croazia continentale. L'opzione però incontra pareri molto discordanti: c'è chi sostiene che nell'area non ci sono acquirenti interessati all'acquisto dell'energia termica quale sottoprodotto del processo tecnologico mentre secondo altre valutazioni la riconversione dell'impianto avrebbe costi proibitivi. Forse qualche risposta in tal senso arriverà dalla riconversione della vecchia Fianona 1 costruita nel 1970 e chiusa definitivamente 4 anni fa. Ora è in fase di stesura il progetto per la sua capillare ricostruzione per venir alimentata a biomassa o a combustibile ricavato dal trattamento delle immondizie. Ad ogni modo la messa al bando del carbone significherà per la Croazia almeno per un periodo di transizione valutabile in decenni, l'aumento dell'importazione di energia elettrica da Paesi terzi, che già ora si aggira tra 400 e 500 milioni di euro all'anno. E bisogna pure tener presente che la domanda di energia elettrica cresce di giorno in giorno in seguito allo sviluppo delle infrastrutture, delle attività economiche con in primo piano il turismo.

Valmer Cusma

 

 

Comitato Noghere: «Non molliamo sul laminatoio così poco green»

Prima riunione del direttivo per fare il punto dopo le elezioni. Anche altri nodi da sciogliere

Muggia. Lo scorso 2 novembre si è riunito il direttivo del Comitato Noghere No Laminatoio per esaminare la situazione post elettorale ed incominciare a mettere sul tavolo le questioni urgenti da affrontare. «Pur non essendo l'unico argomento della discussione ha spiegato Filippi, consigliere comunale del Comitato - il nostro focus resta incentrato sulla questione No Laminatoio, per quale siamo sempre più convinti ed intenzionati a portare avanti la nostra battaglia per il no. Anche Muggia deve dare il suo contributo a proteggere il clima e non a inquinarlo ancora di più. Il progetto del laminatoio a metano combustibile fossile non è "ripresa Green" e va contro lo sforzo mondiale per ridurre le emissioni di Co2, sforzo che si sta concretizzando in questi giorni anche nella sede del Cop26». Ma non solo di laminatoio si è parlato nell'incontro: si è discusso di sicurezza idro-geologica del territorio: «Bisogna - ha proseguito Filippi - verificare e rafforzare la manutenzione ordinaria dei canali di scolo, delle caditoie e quant'altro utile allo smaltimento delle acque piovane, e allo stesso tempo valutare e procedere al loro significativo potenziamento dove necessario. La nostra cittadina e le nostre case devono essere al sicuro da allagamenti e smottamenti». Altro tema il verde pubblico e le aree ricreative che «il piano regolatore di Muggia prevede e che non sono state mai attuate». Infine si è discusso del terminal ungherese: «chiediamo alla nuova giunta quali sono le novità ci sono su AdriaPort? C'è sulla questione un silenzio assordante. Aspettiamo con impazienza e sollecitiamo la prossima convocazione del Consiglio comunale, sarà l'occasione per discutere con tutte le forze sulla loro posizione su laminatoio e insediamento ungherese, che chiunque abbia un minimo di buon senso giudica per quello che sono, ossia una vera e propria iattura».

Luigi Putignano

 

 

Il raro Ibis calvo sbaglia migrazione e plana a Grobnico - alle spalle di Fiume

Un errore di rotta, oppure la necessità di sfamarsi o forse qualcosa di diverso e inspiegabile. Fatto sta che sulla piana di Grobnico, pochi chilometri a nord-est di Fiume, è planato venerdì scorso un volatile estintosi nel territorio dell' attuale Croazia nel 18esimo secolo. Il Quarnero ha dato ospitalità nientemeno che ad un ibis calvo migratore, specie di cui si contano in tutto il mondo non più di 250 esemplari e che ha il suo habitat nell'Africa settentrionale e in alcuni Paesi del Medio Oriente. La presenza a Grobnico dell'ibis calvo ha suscitato le giustificate attenzioni dei media e degli ambienti scientifici, in primis quelli ornitologici, affascinati dallo zampettare del rarissimo uccello che alle spalle di Fiume ha banchettato con insetti e probabilmente con lucertole e piccoli roditori. Lungo una settantina di centimetri, con il capo appunto privo di peli e un becco molto lungo e di colore rosso, l'uccello è stato visto e fotografato dal buccarano Dorijan Curac. Va rilevato che l'ultima colonia di ibis calvo, prima di scomparire, viveva e nidificava tre secoli fa nel territorio di Pola.

A.M.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 3 novembre 2021

 

 

Il futuro dell'ex Distretto militare: Ritossa sceglie gli alloggi di lusso

L'imprenditore vuole ricavare dall'edificio 40-50 appartamenti a oltre 3.000 euro al metro quadrato

Gabriele Ritossa, il pirotecnico imprenditore che spazia dalle case di riposo ai birrifici, ha sciolto la riserva. Non al 100% - come gli piace dire per mantenere acceso un minimo di thrilling - ma per un abbondante 90%: l'ex Distretto militare, l'antico edificio in via del Castello a poche decine di metri dall'arce capitolina e dalla cattedrale di San Giusto, sarà trasformato in un condominio destinato a una clientela che può permettersi una quotazione da oltre 3.000 euro al metro quadrato. La scorsa estate Ritossa - che nel 2017 ha acquistato tramite l'holding Sarafin il vecchio stabile militare da Cassa depositi e prestiti per 2,3 milioni di euro - aveva già espresso dubbi su quella che era stata l'idea iniziale, ovvero riconvertire l'ex distretto in un albergo. E aveva dato appuntamento a ottobre per chiarire quale sarebbe stato il destino di quell'investimento, al quale si era aggiunto un edificio contiguo in via dell'Ospitale, comprato stavolta all'asta dal Comune per 530.000 euro. Ritossa, raggiunto al telefono, non se l'è svignata: «Ormai propendo sempre più decisamente verso il residenziale, che in questa fase sembra dare soddisfazioni. È andata bene con l'ex Filodrammatico, proviamoci ancora». L'imprenditore pensa a un complesso da 40-50 appartamenti progettati per una fascia di mercato medio-alta. Rispetto ai disegni preparati per la tramontata ipotesi alberghiera, si mantiene la terrazza vista-mare da 900 metri quadrati equipaggiata di piscina. L'investimento circola attorno ai 10 milioni di euro, più o meno equivalente a quello che sarebbe occorso per l'hotel "quattro stelle" da 70 camere inizialmente previsto. Il cantiere, se non vi saranno complicanze buro-amministrative, dovrebbe essere aperto il prossimo anno. Insomma, Ritossa si è sottratto all'«albergomania» che negli ultimi anni ha segnato il settore turistico-immobiliare. Ha ragionato sul fatto che di hotel cominciano a essercene un bel po' tra quelli costruiti e in costruzione: ex Hilton, ex Intendenza di finanza, ex Filoxenia, palazzo Kalister... La risposta commerciale dell'ex Filodrammatico in via degli Artisti - che Ritossa aveva acquistato con i soci Alessandro Pedone e Alberto Diasparra dal crac Cierre per quasi 1,9 milioni - era stata invece incoraggiante: ad agosto l'imprenditore triestino segnalava la vendita di 30 appartamenti su 35 e di 90 posti auto su 110. Per gli appartamenti media al metro quadrato tra i 3.000 e i 3.200 euro. Alla luce di questa tendenza, Ritossa si è al fine risolto a favore dell'esito residenziale. Tornando infine all'asset di via del Castello per il consueto riepilogo storico, lo stabile in questione divenne distretto solo quando Trieste si ammantò di tricolore, nel 1933. Prima aveva svolto altri incarichi. Fu sede vescovile dal XIV al XVIII secolo, l'ultimo presule che vi abitò fu Antonio Ferdinando di Heberstein, in seguito trasferitosi a palazzo Brigido, poi a palazzo Mauroner e infine a palazzo Vicco. L'edificio venne trasformato a fine '700 in un ospedale e nel 1841 divenne un ospizio per gli alienati. Poi il Comune vi installò una scuola di Agraria e nel 1852 il vescovo Bartolomeo Legat creò il Seminario dei chierici. Non era finita, ecco insediarsi l'Istituto magistrale femminile. Sede dei Vigili urbani, fu teatro dell'uccisione della guardia Angelo Cattaruzza, avvenuta il 31 dicembre 1925 per mano di rapinatori che gli sottrassero le buste paga dei colleghi.

Massimo Greco

 

Due operazioni irrisolte sul tavolo della nuova giunta, nell'area tra via Crosada e via Capitelli

Il rebus Ex Ardiss e casa Francol, confinanti e ancora senza certezze - le incompiute

Altre due "incompiute" aspettano che la giunta si insedi per ottenere ascolto e attenzione: si tratta delle ex case Erdisu-Ardiss e di casa Francol. In realtà sono fascicoli distinti, anche sotto il profilo delle competenze amministrative, ma sono accomunate dallo stesso contesto, ovvero il piano Urban e il centro storico. Soprattutto sorgono a pochi metri l'uno dall'altro, quindi presupporrebbero un approccio coordinato. L'area è di sicura suggestione, tra via Crosada e via Capitelli, a breve distanza dallo scavo archeologico. Cominciamo dal caso apparentemente più semplice, cioè quello delle ex case Erdisu-Ardiss, costruite dall'edilizia universitaria poi trasferite al Municipio quando sindaco era Roberto Cosolini. In uno scacchiere delimitato dalle vie Capitelli, Trauner, della Corte, confinante con i recenti spiazzi Cecovini e Spaccini, commotate dal frequentato "Cemut", ecco sei palazzine che contengono 33 mini-appartamenti per circa 1.700 metri quadrati: aspettano che il Comune trovi un gestore. La scorsa primavera sembrava quasi fatta e il bando di gara era pronto a spiccare il volo in giunta: concessione di 9 anni, fatturato ipotizzato di 2,8 milioni durante questo periodo, canone annuo da versare al Comune pari a 30.000 euro a partire dal terzo anno. Da tempo c'è un pretendente, la So.Ges. che gestisce l'ex Ospedale militare: la società è diretta da Alberto Galardi e appartiene al gruppo milanese DoveVivo, uno dei brand di punta nel settore co-living. Ma il bando rimase nei computer degli uffici, s'incagliò nelle tensioni tra Lavori pubblici e Immobiliare, dove verrà trovato dalla futura giunta: il suo lancio dovrebbe essere una delle cose più semplici per riaccendere i motori deliberativi. Assai più complesso il caso Francol. Il rudere era stato rispolverato dalla giunta Dipiazza dopo che l'ex direttore dei Lavori pubblici, Enrico Conte, aveva ripescato 1,4 milioni inutilizzati dalle risorse Urban. Dipiazza aveva insistito per investire su un bene dal quale ricavare un po' di soldi. Casa Francol sarebbe stata trasformata in una sorta di casa-vacanze in un quadro di project financing da 4,5 milioni. Ma non si è trovato alcun privato disposto a metterci oltre 3 milioni.

Magr

 

 

Staffetta a San Dorligo tra Kermac e Cimolino - il consiglio online di venerdì

SAN DORLIGO DELLA VALLE. È stata fissata per dopodomani, venerdì, con inizio alle 9 e in modalità online, a causa delle restrizioni dovute all'emergenza pandemica, la seduta straordinaria del Consiglio comunale di San Dorligo, che prevede, all'ordine del giorno, la surroga del dimissionario Alen Kermac, capogruppo dei Verdi. Nel corso dei lavori si procederà con la convalida della nomina a consigliere, al posto di Kermac, di Tiziana Cimolino, che, alle recenti amministrative del capoluogo, si era presentata come candidata sindaco.Kermac, come noto, ha dato le dimissioni annunciando, al contempo, la volontà di abbandonare l'Italia, dove opera nel mondo dell'istruzione, per recarsi a lavorare e a vivere all'estero, con ogni probabilità in Slovenia, per la sua «impossibilità di adeguarsi alle normative anti- Covid. In Italia non potrei continuare a svolgere normalmente le mie attività».

u.sa.

 

 

Un volume sul clima realizzato dai giovani - Col Museo della Bora

"CambiaVenti - L'emergenza climatica e noi" è il progetto con cui l'Associazione Museo della Bora punta a sensibilizzare i giovani del Friuli Venezia Giulia sui temi dell'emergenza climatica e della sostenibilità ambientale. Sul sito cambiaventi.museobora.org gli studenti sono invitati a condividere contenuti sul tema, che diventeranno un libro di carta, partecipato, in uscita nel mese di febbraio 2022. L'iniziativa prevede tre fasi: i ragazzi possono assistere a webinar informativi sull'ambiente, possono poi condividere foto e storie del clima che c'era e quello che verrà, sul sito www.museobora.org. Questi materiali poi andranno a formare il libro che sarà pubblicato nel 2022. «Siamo una piccola associazione - spiega il presidente del Museo della Bora Rino Lombardi - ma abbiamo un grande entusiasmo. Siamo ottimisti per natura e crediamo che ognuno nel suo piccolo possa fare qualcosa per ridurre la febbre del pianeta. Di certo, dobbiamo dare tutti una mano. Proviamo a far cambiare il vento. Insieme!».

MI.B.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 2 novembre 2021

 

 

MONFALCONE - Gli ambientalisti chiedono al Comune di fare ricorso contro il turbogas

Le associazioni ambientaliste di Monfalcone fanno fronte comune contro la nuova centrale a gas progettata da A2A e di fatto "autorizzata" dal ministero della Transizione ecologica di concerto con il ministero della Cultura. Comitato Rione Enel, Circolo Legambiente Ignazio Zanutto, Associazione ambientalista Eugenio Rosmann e Gruppo San Valentino-Cittadini per la salute hanno chiesto mercoledì al Comune di Monfalcone, con la lettera inviata al sindaco Anna Cisint, di «porre in essere ogni possibile iniziativa per scongiurare la realizzazione di una nuova mega centrale alimentata da fonti fossili sul sedime della vecchia centrale». Le associazioni sottolineano che l'incontro on line tenuto il 7 ottobre, con la partecipazione degli esperti nazionali per l'energia di Legambiente e Wwf Italia, ha messo «chiaramente in evidenza come non vi sia alcuna necessità di nuovi impianti a gas».Nel forum on line è emerso in modo altrettanto evidente per le associazioni che "l'urgenza di affrontare la crisi climatica richiede di procedere speditamente verso la transizione ecologica con una rapida decarbonizzazione del sistema di produzione, e che l'investimento non sarebbe per nulla sostenibile se non fosse per il meccanismo del Capacity market, ovvero il sostegno dello Stato». Gli ambientalisti rilevano come contro il decreto ministeriale è ammesso ricorso giurisdizionale innanzi al Tar entro 60 giorni e, in alternativa, ricorso straordinario al Capo dello Stato entro 120 giorni. Un impegno troppo gravoso per delle piccole realtà di volontariato, ma non per l'amministrazione comunale che gli ambientalisti ritengono in grado di sostenere l'azione, invitandola a valutare questa possibilità. «Nel ricorso da proporre, crediamo sia importante valutare la correttezza dei dati riportati nello Studio d'impatto ambientale - dicono le associazioni -, soprattutto dove si confrontano gli impatti della futura centrale turbogas con quelli del vecchio impianto, considerato che nella richiesta di rinvio a giudizio dell'ex direttore della centrale, e di A2A Energie future spa per la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, si ipotizza la mancanza di dati relativi alle emissioni e la scarsa affidabilità dei dati comunicati. Queste ipotesi, avanzate dalla Procura di Gorizia, pongono in dubbio la correttezza dello Studio d'impatto ambientale presentato nella procedura di Valutazione d'impatto ambientale al ministero per la Transizione ecologica». Le associazioni si sono messe a disposizione del Comune per fornire nominativi di legali ed esperti che «possono fornire contributi qualificati a sostegno della causa».

Laura Blasich

 

 

Assonave - Appello per la legge «Salvamare»

Federazione del mare, Assonave, Assoporti, Confindustria Nautica, Confitarma, Federpesca e altri hanno lanciato un appello per l'approvazione della legge Salvamare. La legge prevede che i pescatori possano portare a terra la plastica pescata con le reti, che ora devono lasciare in mare per non commettere il reato di trasporto illecito di rifiuti, installando sistemi di raccolta per intercettare la plastica prima che arrivi in mare.

 

I volontari ripuliscono i boschi attorno al Sentiero della Salvia

Riempita una decina di sacchi con le immondizie recuperate Tante le bottiglie di plastica e le lattine. Trovata pure una tagliola

DUINO AURISINA. Una decina di sacchi, colmi di immondizie. È questo il risultato della raccolta effettuata l'altro giorno, nel territorio comunale di Duino Aurisina, fra il Sentiero 1, noto come quello della Salvia, e la palestra, da una trentina di volontari che hanno risposto all'invito lanciato da Lions Club Trieste Host, Lions Club Satellite Trieste Audace, Leo Club di Trieste e Lions Club Duino Aurisina, con i quali ha collaborato il Sistiana 89, sodalizio sportivo molto attivo sul territorio anche nella cura dell'ambiente. Fra i vari oggetti rinvenuti, ha provocato un certo scalpore il ritrovamento, nei pressi della palestra, di una tagliola. Molto numerose le bottiglie di plastica e le lattine, a conferma del disinteresse di troppo gitanti nei confronti delle più elementari regole del vivere civile. Al momento della partenza del gruppo, che si è formato nel piazzale del Municipio, ad Aurisina Cave, è intervenuto l'assessore all'Ambiente e al Turismo Massimo Romita, il quale ha espresso apprezzamento per il fatto che «sono sempre più frequenti le escursioni sul nostro territorio». Chiara Puntar, presidente della Commissione comunale Ambiente, ha invitato tutti a «cercare di educare il prossimo nel mantenere l'ambiente e il territorio puliti e integri. Spesso percorro i sentieri vicino a casa, come quelli delle Cave, dei Pescatori o della Salvia, per poi rientrare ad Aurisina, percorsi che permettono di ammirare meravigliosi paesaggi. Bisogna impegnarci tutti - ha aggiunto - nel garantirne la migliore conservazione». A condurre il gruppo è stato Saimon Ferfoglia, guida naturalistica dell'associazione Estplore, che ha descritto l'ambiente visitato nel corso della prima parte della giornata, illustrando l'importanza della pietra per il territorio e spiegando la lavorazione del marmo, mentre i partecipanti osservavano dall'alto le cave di marmo. Nella seconda parte dell'escursione, lungo il Sentiero 1, è stata la stessa Puntar a fungere da guida. «Abbiamo ottenuto un risultato molto positivo», è stato il suo commento: «Lo abbiamo festeggiato con un brindisi finale».

u.sa.

 

 

Sempre più cinghiali «Non vanno lasciati scarti di cibo in giro»

In aumento le segnalazioni nei quartieri vicini alle aree verdi Rischio smottamenti sul ciglione carsico per i loro passaggi

In 40 anni i cinghiali selvatici in Italia sono passati da 50 mila esemplari a due milioni. E ogni anno causano 10 mila incidenti stradali e provocano danni all'agricoltura per 60 milioni di euro. Un problema che riguarda da vicino anche la cintura carsica e pure i quartieri della città a ridosso di boschi e aree verdi, da Roiano a San Giovanni, dove negli ultimi tempi si è registrata una recrudescenza delle segnalazioni riguardanti "incontri ravvicinati" con questi ungulati. «Quello dei cinghiali è un problema di carattere mondiale e strettamente collegato all'inquinamento climatico - spiega Nicola Bressi, zoologo e naturalista del Museo di storia naturale cittadino - come ha sottolineato un recente studio dell'università di Brisbane, in Australia». I cinghiali, infatti, smuovendo il terreno, sollevano pure l'anidride carbonica presente nel sottosuolo. «Più ce ne sono e più ne viene sollevata», prosegue Bressi: «Si tratta di un contributo minimo, ma comunque legato ai troppi cinghiali in circolazione in tutto il mondo». Fondamentale a questo punto, secondo l'esperto, è capire come ogni singolo cittadino possa contribuire a rallentare la loro riproduzione. «Innanzitutto è necessario fare una premessa, sfatando il mito secondo il quale i nostri cinghiali siano o meno autoctoni», sottolinea Bressi: «Essendo scomparsa la sottospecie preesistente, ora non può valere la teoria del "teniamoci l'originale e cacciamo la varietà attuale" perché questa è ormai l'unica presente nei nostri territori. E va abbattuto anche il mito secondo il quale la caccia faccia aumentare il loro numero, perché questo è vero solo nel caso in cui a essere cacciati siano prevalentemente i maschi». Il terzo mito da sfatare, insiste Bressi, riguarda la possibilità di contenere la riproduzione dei cinghiali attraverso la sterilizzazione delle femmine. «Si tratta di una pratica assolutamente impossibile da realizzare in natura - secondo il naturalista - perché è impensabile dare la pillola a ogni femmina nella giusta dose in una popolazione selvatica». Da qui l'obiettivo di sensibilizzare la popolazione, facendo leva su piccoli ma importanti comportamenti che possono, a lungo andare, modificare l'attuale trend di sovrappopolamento. «È fondamentale - spiega Bressi - non dar loro da mangiare, né direttamente né indirettamente. Lasciare del cibo per altre specie animali, ad esempio in occasione di gite sul Carso, è un ragionamento completamente sbagliato perché i cinghiali, avendo un fiuto migliore, saranno i primi ad accaparrarselo. Allo stesso tempo è necessario eliminare il rifiuto indiretto, ovvero l'immondizia fuori dai cassonetti. La stessa cosa vale per i cibi lasciati per le colonie feline. È necessario verificare che siano i gatti a mangiare quanto lasciato dagli essere umani, in modo da evitare che il cinghiale si mangi il loro cibo. Serve insomma che la gente comprenda - conclude Bressi - che se i cinghiali aumentano diminuiscono al contempo le altre specie, come i topolini di campagna, i bruchi e quindi le farfalle, i bombi, che costruiscono i propri favi nel sottosuolo, le lucertole, le testuggini. È la cruda legge della natura. Se una specie aumenta di numero le altre diminuiscono, e così si danneggia la biodiversità». I cinghiali, infine, creano nel lungo periodo anche un dissesto idrogeologico: «Basti pensare al ciglione carsico, da Bagnoli ad Aurisina. È assai eroso perché, con il loro grufolare, i cinghiali strappano l'erba, lasciando così la roccia nuda e creando i presupposti per smottamenti, una certa desertificazione e un conseguente maggiore inquinamento climatico, perché a lungo andare gli alberi non crescono più».

Lorenzo Degrassi

 

 

I laghetti delle Noghere ostaggio del degrado - la denuncia del neoconsigliere Fogar

MUGGIA. I laghetti delle Noghere, "biotopo" di grande importanza per l'area alle porte di Muggia, versa in condizioni deplorevoli. Lo denuncia il neoconsigliere della civica Muggia Maurizio Fogar: «Questa sarebbe la "biodiversità" decantata da Bussani, Tarlao, Polidori and company? Il degrado totale dell'area verde tra Noghere, Zaule e Ospo. Pulizie inesistenti, di manutenzioni neanche l'ombra da anni: il tutto a rappresentare il vero volto di questa politica incapace». E ancora: panchine da pic-nic danneggiate, segnaletica indicante le caratteristiche del luogo del tutto illeggibili, sfalci di ramaglie abbandonati da tempo, staccionate divelte ma anche indumenti abbandonati da immigrati di passaggio e benne colme di immondizia. Questo insomma, insiste Fogar, è quello che si presenta al visitatore di un "biotopo" naturale formato da otto laghetti artificiali, dove è facile trovare rane, qualche serpente, tartarughe, anatre. Anche su Tripadvisor l'unica recensione è inclemente: "Sconosciuto alla maggioranza degli autoctoni, il posto è molto trascurato. Vestiti e immondizia ovunque. Le indicazioni sono pressoché inesistenti. Un vero peccato". E questo nonostante, ricorda Fogar, sia stata migliorata la fruibilità grazie ai recenti lavori che hanno riguardato il percorso sterrato, costati 110.410 euro.

lu.pu.

 

 

Scatta la Conferenza generale Twas: la città chiama, il pianeta risponde

Da ieri fino a giovedì l'evento online dell'Accademia mondiale delle scienze che qui ha sede A confronto 400 luminari tra clima, Covid e gap digitale

La scienza non ha confini: è indipendente da qualsiasi sistema, religioso o politico, e il suo spirito, critico e razionale, insieme all'approccio basato sulle evidenze, è di fondamentale importanza per plasmare il futuro dell'umanità. Sono alcuni dei concetti espressi nella lezione "Passi verso la vita: Chimica!", tenuta dal professor Jean-Marie Lehn, premio Nobel per la chimica nel 1987. L'eminente scienziato francese è stato tra i principali protagonisti della prima giornata della 15.ma Conferenza generale della Twas, cioè l'Accademia mondiale delle scienze, organismo dell'Unesco che ha sede a Trieste. Organizzata in partnership con la King Abdullah University of Science and Technology e con la Islamic Development Bank, entrambe con sede a Jedda, in Arabia Saudita, la conferenza, che durerà fino al 4 novembre, vedrà la partecipazione in modalità telematica di oltre 400 scienziati di tutto il mondo, ministri e consiglieri scientifici. Promuovere la scienza di frontiera, la tecnologia e l'innovazione per raggiungere gli obiettivi dello sviluppo sostenibile nei paesi in via di sviluppo è il tema cardine del congresso, che è anche l'occasione per premiare ricerche originali dal forte impatto socio-economico. Aperta dal discorso di benvenuto del presidente della Twas Mohamed H.A. Hassan, che ha sottolineato la necessità di affrontare i maggiori problemi della contemporaneità, dalla pandemia al cambiamento climatico, con un approccio globale e cooperativo, la conferenza ieri ha visto la partecipazione, per l'Italia, del viceministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Marina Sereni. Sereni ha ribadito il sostegno italiano alla Twas, che «continuerà a giocare un ruolo cruciale per lo sviluppo globale». Ieri l'iniziativa ha ospitato inoltre le premiazioni di oltre 20 ricercatori di tutto il mondo che, con il loro lavoro, stanno imprimendo una svolta positiva alle rispettive comunità. Fra i temi trattati ricerche sulle cellule staminali, nanoparticelle, aerosol e qualità dell'aria e onde gravitazionali. La giornata di oggi si aprirà con una sessione ministeriale, tra i cui partecipanti figurerà Eric Lander, consulente scientifico di Joe Biden. In ambito agronomico saranno presentati gli studi della microbiologa Mariangela Hungria (Brasile) e dell'esperto di genetica vegetale Li Jiayang (Cina), vincitori ex-aequo del Premio Twas-Lenovo: Hungria ha individuato batteri benefici che possono sostituire i fertilizzanti azotati, Li Jiayang ha aumentato la resa dei raccolti di riso migliorandone la qualità. Mercoledì 3 ad aprire i lavori sarà il simposio "Il mondo di fronte al Covid-19", in cui saranno messe a confronto le prospettive africana, asiatica e sudamericana ed esaminate le lezioni che la pandemia ha insegnato al mondo. Infine, nella giornata conclusiva del 4, sarà affrontato il tema dell'inclusione digitale e del divario fra paesi sviluppati e in via di sviluppo.

Giulia Basso

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 1 novembre 2021

 

 

Città più inquinate del pianeta - Belgrado in cima alla classifica

La capitale serba riconquista il triste primato. Pesano dipendenza da carbone e auto molto vecchie

Belgrado la settimana scorsa al primo posto al mondo, con un indice di 179 a segnalare un'aria mefitica, piena di particolato e dunque «non sana», seguita da metropoli asiatiche celebri per l'atmosfera malsana, come Delhi, Karachi e Mumbai. Nella triste top ten, anche Sarajevo, poi balzata in testa nel weekend, sorte condivisa con Skopje e persino Zagabria. Anno nuovo, ma nessun passo avanti compiuto nei vicini Balcani sul fronte inquinamento dell'aria, uno dei problemi cronici di una regione che, malgrado promesse e rassicurazioni, continua a produrre energia elettrica usando la sporca lignite, si riscalda con stufe a legna o a carbone e guida, causa tasche vuote, vecchie auto inquinanti, soprattutto obsoleti diesel. Il risultato? «Belgrado di nuovo la città più inquinata al mondo», hanno denunciato allarmati in questi giorni i media serbi, informando che anche altre cittadine più piccole sono entrate in «zona rossa» per lo smog. Tra esse, Nis, Novi Sad, Pancevo, Novi Pazar, Uzice, Cacak.Sui social, allarmi simili. «Attenzione, lo smog è estremamente alto e quasi tutte le stazioni di misurazione danno notizia del pericolo», ha avvisato il movimento Ne davimo Beograd, che ha attaccato il governo perché «non fa nulla per risolvere questo problema». «Nei prossimi giorni ci sarà vento e pioggia e lo smog calerà, per poi risalire, continuiamo ad avere problemi con sistemi di riscaldamento, traffico, industrie e lo Stato deve risolverli», ha rincarato Milenko Jovanovic, ex numero uno dell'Agenzia per la protezione dell'Ambiente in Serbia. Stato che però continua a fare orecchie da mercante. L'inquinamento in Serbia «è presente da decenni, solo che prima non se ne parlava a sufficienza», ha sostenuto la ministra serba per l'Ambiente, Irena Vujovic, promettendo a breve un piano d'azione per il miglioramento della qualità dell'aria. Il processo sarà «lungo» e complesso, ha confermato alla Tv pubblica il climatologo Vladimir Djurdjevic. Nel frattempo, si cercano altre soluzioni. Una è la «fuga da città come Sarajevo», assediata da foschia e smog, ha raccontato l'agenzia Anadolu, postando foto della capitale bosniaca praticamente nascosta da una fitta, venefica, nebbia prodotta dai fumi di auto e riscaldamento. Tutto indica che si riprodurrà anche quest'anno lo scenario degli anni passati e dell'inverno del 2020 in particolare, quando in praticamente il 90% delle giornate sono stati superati tutti i limiti relativi all'inquinamento, ha evidenziato in questi giorni uno studio svedese sullo smog in Bosnia. «Quasi la metà delle particelle di Pm 2,5 deriva dall'uso di stufe a legna, pellet, carbone e dalla guida di automobili» spesso antiquate, mentre il 25% dello smog arriva in Bosnia dalle nazioni vicine, veicolato dai venti che trasportano i fumi delle centrali a carbone, si legge nello studio. Non si può stare tranquilli neppure in Kosovo, dove secondo stime della Banca Mondiale ogni anno muoiono quasi 800 persone a causa dello smog, ma proiezioni Ue parlano addirittura di 4.000 decessi correlati. Per la Bosnia, sempre secondo stime Ue, sono 5.100, in Albania 5.000, in Macedonia del Nord 3.000, nel piccolo Montenegro 640. E in Serbia addirittura 14.600. Sono tutti Paesi balcanici e di quell'Est Europa che, secondo l'ultimo World Air Quality Report per il 2020, fanno parte della regione «con i più alti livelli di Pm 2,5 in Europa». Maglie nere, Bosnia, Macedonia del Nord e Bulgaria.

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 31 ottobre 2021

 

 

Intesa tra i grandi della Terra sulla minimum tax Restano ampie distanze sulla riduzione della CO2 Draghi punta al fondo mondiale per le emergenze

ROMA. Il sole dell'ottobrata romana e l'invito del padrone di casa Mario Draghi a lasciarsi indietro «protezionismo, unilateralismo e nazionalismo» non sono bastati. Il vertice dei venti capi di Stato più influenti del pianeta non porterà ad una svolta sul tema più urgente che c'è: la lotta ai cambiamenti climatici. Le cronache della giornata alla Nuvola di Fuksas sono un profluvio di strette di mano, incontri bilaterali, passeggiate delle first lady fra le bellezze della città eterna. Poi c'è la realtà - mai facile - dei negoziati. Il premier sperava di poter chiudere il vertice con un comunicato che facesse da volano alla conferenza Onu sul clima che si apre oggi a Glasgow. Le bozze che circolavano ieri sera non promettevano nulla di buono. Pur essendo confermato l'impegno a ridurre il surriscaldamento globale di un grado e mezzo, il testo non dettaglia gli strumenti necessari a raggiungerlo. La bozza si limita a parlare genericamente di «azioni significative ed efficaci» da intraprendere. Non c'è traccia nemmeno della deadline del 2050, che verrebbe sostituita da un più vago «entro la metà del secolo». La decisione del cinese Xi Jinping di non essere a Roma, e l'esito deludente del bilaterale di venerdì fra Draghi e l'indiano Narendra Modi dimostrano che la buona volontà di Europa e Stati Uniti non possono molto se la battaglia contro il surriscaldamento del Pianeta non viene presa sul serio dagli altri due grandi inquinatori, e in particolare da Pechino, che da sola emette il trenta per cento delle emissioni globali, il doppio dell'America. Nel suo intervento a distanza il cinese ha ribadito il principio delle responsabilità «comuni ma differenziate». Ha invitato i Paesi occidentali «a dare il buon esempio» e a fare proprie «le particolari difficoltà e preoccupazioni dei Paesi in via di sviluppo». Fonti europee e di Palazzo Chigi ieri sera ci tenevano ad apparire comunque ottimiste. «Le bozze finora trapelate sono solo bozze, e ci resta la notte per strappare un risultato migliore». Se il risultato dovesse essere magro, la trattativa di Glasgow potrebbe finire persino peggio. Nell'impossibilità di ottenere risultati cogenti sugli obiettivi, i negoziatori europei ed americani stanno premendo per ottenere un aumento delle risorse destinate ad un fondo mondiale contro i cambiamenti climatici. L'inglese Boris Johnson, che da domani sarà padrone di casa di quel vertice, lo definisce «il cilindro» che Draghi tirerà fuori del cappello per scongiurare il flop. La delusione sul clima è però solo la parte più visibile di un G20 che comunque lascerà il segno su altre tre questioni: l'introduzione di una tassa minima globale, l'abolizione di alcune tariffe sull'acciaio europeo introdotte da Donald Trump, l'impegno comune a garantire l'immunità da Covid al settanta per cento della popolazione mondiale entro la fine dell'anno prossimo. L'accordo sulla minimum tax, se effettivamente implementato, avrebbe un impatto senza precedenti nella lotta all'evasione globale. Si tratta dell'ultimo sigillo politico all'accordo firmato al G20 di Venezia dai ministri finanziari e confermato in sede Ocse, l'organizzazione che raccoglie i trenta Paesi più ricchi del mondo. La tassa minima globale è stata fissata al quindici per cento e colpirà in particolare i colossi dell'elettronica e del web. Secondo le stime Ocse, una volta applicata farebbe emergere 60 miliardi di dollari di tasse evase all'erario americano, e almeno altri 125 nel resto del mondo.

Alessandro Barbera

 

Draghi teme il flop sulle emissioni e promette più risorse per l'ambiente

Il premier italiano vuole andare oltre i 100 miliardi di euro annunciati nel 2009 ai Paesi in via di sviluppo

Roma. Mario Draghi potrebbe veder frantumarsi il sogno del multilateralismo proprio nel giorno in cui è tornato, ancora una volta, a celebrarlo. Per tutta la lunga prima giornata di G20 mentre stringe le mani, accoglie gli ospiti venuti da tutto il mondo, si regala ai flash e presiede le due sessioni del summit, il presidente del Consiglio italiano nasconde benissimo la preoccupazione che lo tiene sulle spine: «Come sta andando?» chiede ai collaboratori sui negoziatori che da due giorni ormai lavorano per assicurarsi la parvenza di un accordo nel comunicato finale del vertice. È la premessa per non pregiudicare la conferenza sul clima della Nazioni Unite che oggi si aprirà a Glasgow. Ma il successo di questo G20 a guida italiana, per Draghi, è contenuto anche in una formula che rappresenterebbe la svolta dopo anni di promesse tradite e che il premier vorrebbe annunciare oggi al termine dei lavori. Andare oltre i 100 miliardi di euro promessi nel 2009 ai Paesi in via di sviluppo, risorse necessarie a tenerli distanti dalla facile seduzione delle energie fossili e a spingerli sulla strada della transizione ecologica e delle rinnovabili. Al momento l'impegno non è stato rispettato, molti contributi sono stati inferiori e spesso erogati sotto forma di prestito. Draghi punta a incrementare le risorse e, d'accordo con Joe Biden e con l'Unione europea, è pronto a dare l'esempio aumentando la quota dell'Italia, attualmente ferma a 500 milioni di euro. Le cifre che ufficiosamente circolavano ieri si spingerebbero fino a oltre 2 miliardi di euro. Quando i medici, gli operatori sanitari, i soccorritori della Croce Rossa, ognuno con il proprio camice e la propria divisa, si mescolano ai capi di Stato e di governo per la foto di gruppo iniziale, l'applauso che scatta è davvero commosso. Draghi osserva soddisfatto. Dentro il Nuovo Palazzo dei Congressi dell'Eur, sotto la teca che contiene la Nuvola di Fuksas, il premier intende riaffermare la fine dell'era di Donald Trump che il destino ha voluto venisse chiusa dalla pandemia e dal lockdown globale. Un distanziamento sociale che è stato l'epilogo di anni in cui «abbiamo affrontato il protezionismo, l'unilateralismo e il nazionalismo». Errori da non ripetere, sostiene durante la prima sessione dei lavori che sancisce la decisione di fissare una tassazione minima per le grandi multinazionali: «Il multilateralismo è la migliore risposta ai problemi che affrontiamo oggi. Per molti versi - è la conclusione solenne - è l'unica soluzione possibile». Il conseguente «modello economico» edificato sui piani di ripresa post-Covid è fatto di più crescita, meno diseguaglianze, più sostenibilità. Ma poggia su una contraddizione, nella parallela lotta al surriscaldamento globale, che potrebbe rivelare la fragilità del paradigma già al suo primo test. Gli sherpa restano inchiodati alle sedie tutta la notte, inseguendo un compromesso accettabile per il comunicato finale. Si lavora sulle parole e su target infilzati di volta in volta dai veti di India, Cina, Indonesia, Australia. Al tavolo delle trattative per il governo italiano c'è Luigi Mattiolo, consigliere diplomatico del premier. Nella prima bozza che filtra, pubblicata dalle agenzie Bloomberg e Reuters, non ci sono buone notizie. Scompare il riferimento al 2050, la deadline che era stata contratta in precedenza entro la quale portare e zero le emissioni di gas serra. Al suo posto un generico «metà secolo» come chiesto dalla Cina che non intende schiodarsi dall'obiettivo fissato al 2060. Traballa anche l'impegno a limitare a 1,5 gradi centigradi l'innalzamento delle temperature entro la fine del secolo, come previsto dagli accordi di Parigi del 2015.Oggi il G20 passa il testimone a Cop26, la conferenza sul clima che presiedono insieme Italia e Regno Unito. Un negoziato al ribasso ottenuto a Roma potrebbe decretare il fallimento del vertice sul cambiamento climatico. Il rischio è chiarissimo a tutti i leader. Solo se le conclusioni dei Venti saranno all'altezza della sfida climatica allora sarà possibile trattare su obiettivi ambiziosi in Scozia. Boris Johnson è preoccupato tanto quanto Draghi e nel primo bilaterale della mattina non lo nasconde: «Dobbiamo aumentare gli impegni finanziari, eliminare il carbone, tenere in vita l'obiettivo di 1,5 gradi. Dobbiamo - dice - fare tutti uno sforzo in più».

Ilario Lombardo

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 30 ottobre 2021

 

 

Con l'Ortofrutticolo all'ex Manifattura park per crocieristi in Campo Marzio

Il sindaco Dipiazza punta a chiudere l'operazione in un anno Incontro con Fracasso, proprietario dell'area in via Malaspina

Trascorsi pochi giorni dalla riconferma, Roberto Dipiazza riprende l'ordito dei progetti principali rimasti disinnescati ed ereditati dal precedente mandato. Uno, in particolare, sembra avere un prioritario lasciapassare: il trasferimento dei mercati all'ingrosso. L'altro giorno, "scortato" dal vicesegretario generale Fabio Lorenzut e dal direttore dell'urbanistica Giulio Bernetti, ha incontrato Francesco Fracasso, l'imprenditore veneziano che ha curato il recupero dell'ex Lavoratore, dell'ex Dino Conti, dell'ex Maddalena. Al centro del dibattito l'ex Manifattura Tabacchi vicino al Canale navigabile, edificio da 50.000 metri quadrati che Fracasso ha acquistato da Cassa depositi e prestiti. L'idea, che aleggia da tempo e che Dipiazza ha ribadito in campagna elettorale, è di traslocare il mercato ortofrutticolo all'ingrosso dall'attuale sede in Campo Marzio nell'ex fabbrica di sigarette. Frutta & verdura verrebbero poi seguite dal mercato ittico, che, per la gioia dell'Autorità portuale, lascerebbe finalmente l'ex Gaslini onde raggiungere anch'esso l'ex Manifattura. Dipiazza ha fretta perché vuole il più rapidamente possibile reimpossessarsi della vasta area in Campo Marzio, proprietà comunale: in un primo tempo diventerebbe un parcheggio "a raso" destinato ai crocieristi, poi si vedrà. Questa è un po' una novità in quanto finora, sia pure genericamente, si era ipotizzato un utilizzo fitness di quegli spazi. Il sindaco ha indicato anche un tempo per realizzare l'operazione da condurre in tre mosse, allestendo l'ex Manifattura, trasferendovi l'ortofrutta, demolendo le vecchie strutture mercatali tra riva Ottaviano Augusto e via Giulio Cesare: un anno da oggi. Cioè, nell'autunno 2022 i fruttivendoli triestini - se le cose prenderanno la piega auspicata dal sindaco - andranno ad approvvigionarsi in via Malaspina. Da un punto di vista logistico e viario, pare una buona soluzione. Ma il progetto va studiato con attenzione, dal punto di vista amministrativo e finanziario. Non sarà un project financing, servirà un accordo di programma, l'ex Manifattura Tabacchi non è un bene municipale. Troppo presto per parlare di cifre: Fracasso ricorda l'ingente superficie di 50.000 metri quadrati a disposizione, di cui un terzo potrebbe essere quella utilizzata per i due mercati ortofrutticolo e ittico. E quali sarebbero gli sviluppi negli altri 30.000 mq? L'imprenditore veneziano, specializzato in "rigenerazioni urbane", dichiara di avere più contatti in piedi. Ma uno sembra colpirlo più degli altri: si tratta di una realtà francese, espressione governativa, che si chiama "Pole europeen pour l'innovation la transition energique et l'environement", acronimo Pepitee. Il direttore è Albert Cavalli, con un curriculum incentrato sui settori industriali "maturi" come la metallurgia e il tessile. I francesi avrebbero prospettato a Fracasso un insediamento dedicato alla realizzazione di nuove tipologie di container frigo.

Massimo Greco

 

 

Sui bus tutto il giorno a un euro dai park di Opicina e Bovedo

Torna la formula dei biglietti "low cost" dal primo al 3 novembre in occasione del ponte di Ognissanti. Disponibili 56 posti in Carso e 40 in Porto vecchio

Torna per il ponte di Ognissanti "Park&Bus", l'iniziativa del Comune e di Trieste Trasporti finalizzata a incentivare l'uso dei mezzi pubblici. Dal primo al 3 novembre 96 posti in tutto, tra i parcheggi del quadrivio di Opicina (56) e del Bovedo in Porto vecchio (40) saranno riservati a chi deciderà di lasciarvi l'auto per poi andare in centro in bus con un apposito biglietto da soltanto un euro. "Park&bus" viene promosso in occasione dei grandi eventi come la Barcolana o le settimane di Natale e riesce a riscuotere sempre un grande successo anche tra i turisti. Ai due park il personale di Trieste Trasporti consegnerà i biglietti speciali che consentiranno di viaggiare su tutte le linee e fino alla mezzanotte del giorno di convalida al costo, appunto, di un euro. I biglietti saranno in vendita dal lunedì al mercoledì dalle 10 alle 20. I tagliandi "Park&Bus" daranno inoltre diritto a uno sconto sui biglietti del servizio turistico "HopOn HopOff", previa prenotazione del posto a sedere, per scoprire Trieste in autobus. E sono tante le iniziative organizzate in questi giorni in città: durante il ponte i Musei storici e artistici e i Musei scientifici saranno aperti con orario festivo. Mercoledì 3 l'accesso sarà gratuito anche nei musei a pagamento. E in deroga all'eventuale turno di chiusura resteranno aperti anche martedì 2, unico giorno in cui saranno invece aperti pure i Musei letterari. Il Salone degli Incanti ospiterà invece da oggi Trieste Antiqua, l'evento dedicato al mondo dell'antiquariato organizzato dalla Camera di Commercio in collaborazione con l'amministrazione comunale. E in occasione di San Giusto, piazza Unità ospiterà alle 9.30 e alle 17 l'alza e l'ammaina bandiera, mentre alle 16.30 verrà deposta una corona al monumento del Bersagliere sulla Scala reale per ricordare lo sbarco in città in occasione del 103.mo anniversario della prima redenzione.

Andrea Pierini

 

 

Taranto, Bar e Valona Porti ecopuliti - al via accordo transadriatico

BAR. Tagliare le emissioni di carbonio e avere maggiore efficienza energetica: sono i due principali obiettivi di un progetto presentato dall'Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, porto di Taranto, insieme ad altri partner. L'Authority del Mar Ionio è il soggetto capofila. Sono coinvolti inoltre i porti di Valona in Albania e di Bar in Montenegro.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 29 ottobre 2021

 

 

Le due testuggini ferite e ora curate tornano in mare a Brioni - L'opera del Centro di recupero di Pola

POLA. La restituzione al mare di due testuggini ferite e curate è avvenuta sulla spiaggia di Brioni Maggiore. È stato scelto questo sito per la cerimonia poiché le tartarughe hanno trascorso un periodo di convalescenza nell'apposita piscina sull'isola, gestita dal Centro per il recupero e la riabilitazione di questa specie ubicata nella Fortezza austroungarica di Verudella. Erano comunque presenti i rappresentanti del Parco nazionale di Brioni e dell'Acquario di Pola, dove è ubicato il centro. E poi per cosi dire, i genitori adottivi dei due animali, i tedeschi Brigitte ed Heinz Ernst e la slovena Tisa ospiti delle Isole che ne hanno seguito il periodo di convalescenza. La prima a prendere felicemente la via del mare è stata Ella-Ravka. L'animale era stato rinvenuto nel giugno del 2020 nell'insenatura di Jazine poco lontano da Zara. Versava in condizioni disperate: il carapace risultava lacerato in diversi punti in seguito all'investimento di una barca a motore. Erano seguiti mesi e mesi di cure a base di antibiotici e medicazioni giornaliere. La terapia alla fine ha dato il risultato sperato tanto che Ella-Ravka è tornata in perfetta salute per cui era giunto il momento di restituirla al suo ambiente naturale. L'altra tartaruga è Martin, soccorsa nell'insenatura di San Martino sull'Isola di Lussinpiccolo. Era stata ricoverata nel reparto di terapia intensiva del centro nell'aprile scorso con un grosso amo da pesca conficcato nell'esofago. Era stato subito operato e la rimarginazione della ferita è stata molto veloce anche grazie alla sua giovane età.

Valmer Cusma

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 28 ottobre 2021

 

 

Tecnologico, green e personalizzato - Ecco il futuro del Tpl

Uno studio anticipa i progetti delle realtà di trasporto pubblico mezzi elettrici e a idrogeno, servizi a chiamata e monopattini

Trieste. Un miliardo e 217 milioni di euro. È il beneficio per l'economia del Friuli Venezia Giulia che si potrebbe concretizzare fino al 2026 investendo in modo adeguato nel trasporto pubblico locale, sotto forma di risparmi da mancate emissioni e maggiori ricavi per i gestori. Un risultato raggiungibile puntando su mezzi più ecologici e su una digitalizzazione in grado di rendere il trasporto pubblico sempre più aderente alle esigenze degli utenti, anche con servizi a chiamata e personalizzati. Già si lavora, ad esempio, su un'applicazione che consentirà di spostarsi sul territorio del Friuli Venezia Giulia integrando autobus, treno, scooter e monopattini elettrici. Le risorse ci sono: 180 milioni, messi a disposizione principalmente dal Piano di ripresa e resilienza, da destinare a investimenti in digitalizzazione, intermodalità, personalizzazione del servizio e acquisto di mezzi a basso impatto. Le previsioni sono il frutto dalla ricerca commissionata da Arriva Italia a The European House - Ambrosetti, presentata ieri a Trieste all'hotel Savoia. LA BASE DI PARTENZA - Investire: ecco la parola chiave. Il messaggio rilanciato ieri è che per accelerare la ripresa di un settore fortemente colpito dalla pandemia è indispensabile un piano di investimenti adeguato in grado di stimolare un ritorno più veloce ai livelli pre-Covid e, possibilmente, superare addirittura i numeri del 2019. Una sfida alla portata di un territorio regionale che già può partire da una base importante, come rimarcato ieri nel corso del convegno: il Friuli-Venezia Giulia ha un parco bus più "giovane" della media (3,6 anni a Trieste, 5,5 a Gorizia, 6,1 a Pordenone e 6,6 Udine contro un dato nazionale pari a 12,3 anni), ma che necessita ora di investimenti consistenti in mezzi a propulsione alternativa. Sostenibilità ambientale - Programmata a livello regionale la sostituzione di 330 mezzi entro il 2026, di cui il 45 % a propulsione alternativa (elettrica, metano e idrogeno), che consentirà di ridurre le emissioni di CO2 del 18% nell'arco dei prossimi cinque anni. Trieste Trasporti avvierà una linea a trazione elettrica di 18 chilometri che attraverserà l'intera città (direttrice nord-sud) con autobus lunghi 18 metri, e sperimenterà anche autobus a idrogeno. Apt Gorizia è impegnata nel progetto di produzione e utilizzo di idrogeno per la mobilità nell'aeroporto di Ronchi. Arriva Udine punta su trazione a biometano e metano per le tratte extraurbane, mentre Atap introdurrà 15 mezzi urbani a metano liquefatto. Inclusività e servizi a chiamata - Trieste Trasporti e Arriva Udine hanno dotato l'intera flotta urbana e 120 bus extraurbani di accessi facilitati per disabilità motorie. La flotta triestina è dotata di tecnologie all'avanguardia per favorire il dialogo vocale con i bastoni dei non vedenti, in arrivo a breve anche nel capoluogo friulano. Arriva Udine attiverà entro l'anno servizi a chiamata su prenotazione che valorizzeranno il ruolo delle associazioni locali, elemento di congiunzione con le aree isolate, in particolare montane. Saranno servizi ampliabili su base stagionale, ad esempio nel periodo sciistico. Monopattini nella rete del tpl - Uno dei concetti chiave per lo sviluppo delle quattro aziende regionali è il "Mobility as a service" (Maas). Un nuovo modo di concepire il servizio, basato su una piattaforma digitale che consenta la condivisione di più modalità di trasporto da utilizzare per ottimizzare il proprio percorso e soddisfare le esigenze personali di mobilità. In base al tragitto l'utente potrà scegliere - attraverso un'applicazione sulla cui realizzazione si sta già lavorando -, se spostarsi in auto, bus, treno, scooter, tram, monopattini e così via, grazie alla partnership di operatori privati e pubblici, all'insegna di una maggiore intermodalità. La digitalizzazione - Il futuro del Tpl nella nostra regione sarà sempre più digitale e la rivoluzione tecnologica è già cominciata come dimostra l'introduzione del biglietto unico integrato. Il pagamento può avvenire con carta di credito o credito telefonico, senza nessuna obliterazione. Tecnologia significa anche rete wi-fi: a Trieste completata l'installazione sull'intera flotta e a breve toccherà a Gorizia, Udine e Pordenone. Trieste Trasporti ha avviato un programma di integrazione sperimentale con altre forme di trasporto e di servizi turistici: ferrovia, bike sharing, trasporto marittimo. Le prospettive tra pubblico e privato - Secondo Aniello Semplice, amministratore delegato di Trieste Trasporti, sarà essenziale «un efficace equilibrio tra ruolo del pubblico e del privato» oltre a «rafforzare il ruolo della Regione come cabina di regia della mobilità collettiva». Angelo Costa, amministratore delegato di Arriva Italia, ha sottolineato che «alla politica è richiesta una pianificazione sugli indirizzi futuri, mentre il privato dovrà supportare tale pianificazione con le migliori soluzioni sostenibili». A illustrare i risultati dello studio sono stati ieri durante il convegno anche Lorenzo Tavazzi e Jonathan Donadonibus di European House - Ambrosetti.

Piero Tallandini

 

Crescono le ibride ma siamo ancora troppo motorizzati - gli automobilisti

Trieste. Dallo studio commissionato da Arriva Italia a The European House - Ambrosetti emerge che la nostra regione si posiziona ancora sopra le media nazionale per numero di auto private circolanti: 678 ogni mille residenti contro 662. Negli ultimi 5 anni il tasso di motorizzazione in Friuli Venezia Giulia è cresciuto del 6 % passando da 638 auto private ogni mille abitanti alle attuali 678. Una buona notizia, dal punto di vista dell'ecosostenibilità, è che il Friuli Venezia Giulia risulta sopra la media per diffusione di auto ibride ed elettriche: 10,8 vetture ogni mille circolanti contro una media nazionale di 9,1.La regione ha un elevato tasso di pendolarismo che coinvolge il 60% della popolazione. Di questo il 70% sono lavoratori mentre il 30% studenti. La pandemia ha inevitabilmente avuto un impatto notevole sul trasporto pubblico. Dallo studio risulta che dal 2019 al 2020 il numero di passeggeri si è ridotto di più di un terzo. «Nel prossimo futuro - conclude la ricerca di The European House - Ambrosetti - cambierà il ruolo dell'auto, che per le nuove generazioni sta perdendo la valenza di bene da possedere, diventando semplice mezzo di trasporto (il 58% di chi usa il car sharing in Italia ha meno di 35 anni). Cambia anche il modo di percepire l'ambiente, essendo oggi la sostenibilità prerogativa essenziale per la popolazione e i governi stessi».

 

 

Ogni giorno 47 analisi sulla qualità dell'acqua della rete cittadina - il report di AcegasApsAmga

È online la 13esima edizione del report "In Buone Acque" sul sito di AcegasApsAmga, che rendiconta i dati quantitativi e qualitativi delle analisi effettuate sulle acque della rete triestina e di tutto il territorio servito dall'azienda nel 2020. In sintesi vengono elencati i risultati dei controlli chimici e microbiologici svolti quotidianamente: 17.015 analisi complessive lo scorso anno.Chi vuole esaminare tutte le informazioni nel dettaglio può collegarsi al sito www.acegasapsamga.it, cliccando su "responsabilità sociale". Nel documento è presente anche una sezione dedicata ai cinque motivi per i quali conviene bere l'acqua di rubinetto in confronto a quella in bottiglia. La prima, viene rimarcato, è ecologica, perché evita l'utilizzo di plastica, ed è economica, consentendo a una famiglia di tre persone, di risparmiare quasi 460 euro l'anno. Inoltre, «l'acqua di Trieste è buona in quanto è oligominerale - si sottolinea in una nota diffusa da AcegasApsAmga - e a basso contenuto di sodio, è sicura perché controllata con una media di 47 analisi al giorno ed è comoda, in quanto sgorga direttamente dal rubinetto di casa». Nelle indicazioni online si possono scorrere anche alcuni consigli, tra i quali quello per rendere ancora più buona l'acqua di casa. Nel 2020 AcegasApsAmga ha investito 34,9 milioni di euro per la gestione dei 2.968 km di rete di acquedotto di sua competenza, per gli impianti di potabilizzazione, la rete fognaria e gli impianti di depurazione dei reflui. Il report ricorda anche gli altri canali attivi per l'utenza, come l'app Acquologo.

MI.B.

 

 

Salvato al largo di Spalato un grosso delfino impigliato in una rete - Il cetaceo, lungo 2 metri, era allo stremo

Spalato. La motovedetta Split della Polizia marittima di Spalato si stava dirigendo verso il confine marittimo italo- croato, all'altezza dell'isola di Lissa, quando i tre agenti a bordo sono stati invitati a mutare rotta, puntando la prua verso l'isoletta di Bua (Ciovo), dove era stata la presenza di grosso delfino in grosse difficoltà. Senza esitare un attimo, i poliziotti (allertati da un gruppo di pescatori) hanno raggiunto la piccola isola dalmata. E lì hanno visto un esemplare lungo 2 metri, e pesante una settantina di chili, impigliato nella rete di un pescatore. Il comandante della motovedetta, Mate Mercep e i suoi due colleghi, Marko Tadic e Jure Katavic, hanno capito immediatamente che il cetaceo sarebbe morto se non fossero state tagliate le corde che lo avvolgevano. «La rete era lunga una cinquantina di metri e non c'era tempo da perdere. Abbiamo impiegato una quarantina di minuti in quest'opera di salvataggio, ma alla fine ce l'abbiamo fatta e il delfino è stato liberato. Serve dire che eravamo contenti come bambini?». Così impigliato, il delfino è stato accostato alla motovedetta grazie al mezzo marinaio, poi sono state tagliate le funi per non ferire l'animale. «Durante le manovre lui non si è mosso, quasi sapesse che lo stavamo tirando fuori dai guai. Difficile dire quanto sia rimasto in queste condizioni, forse un paio di ore o forse un paio di giorni. In ogni caso era stremato».

a.m.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 27 ottobre 2021

 

 

«Ci si mobiliti per salvare la pineta di Cattinara» - l'appello

«Serve un'ampia mobilitazione civile a difesa della pineta di Cattinara». Lo sostiene il consigliere regionale del Gruppo misto Walter Zalukar, evidenziando che «Legambiente fa sentire la sua importante voce per salvare la pineta. A maggior ragione dopo i recenti annunci di Asugi, sul fatto di voler riprendere i lavori a Cattinara per fare spazio al Burlo, iniziando proprio dal taglio di centinaia di alberi. Intanto si moltiplicano le perplessità sulla convenienza di traslocare il Burlo». Questa la chiosa: «L'idea dello spostamento risale ad almeno vent'anni fa, ma il progetto è ancora valido? L'assessore regionale alla Salute ci ha lasciato un barlume di speranza. Per ora le sue sono soltanto parole, ma pronunciate in Consiglio regionale».

 

 

La scommessa di Hera sul riciclo dei rifiuti - I TARGET RAGGIUNTI ILLUSTRATI A ECOMONDO A RIMINI

Il Gruppo Hera, di cui fa parte anche la multiutility di casa AcegasApsAmga, rilancia la sfida sul fronte del riciclo dei rifiuti e della cosiddetta economia circolare. Ieri a Ecomondo - l'evento di riferimento in Europa per la transizione ecologica, in programma a Rimini - i vertici del gruppo hanno spiegato infatti, si legge in una nota, come la raccolta differenziata nei territori serviti abbia «ormai raggiunto una media del 65,3%, arrivando a superare anche l'85% in centri abitati di dimensioni significative come Ferrara». E sono stati pure evidenziati i risultati in forza dei quali l'area servita da Hera è oggi «in largo anticipo» sui target comunitari relativi al tasso di riciclo dei rifiuti urbani (già raggiunto il 55% fissato per il 2025) e al riciclo degli imballaggi, settore nel quale a fronte di un obiettivo che Bruxelles ha fissato al 70% entro il 2030 Hera nel 2020 era già al 73%.

 

 

Sbranate dai lupi alcune pecore di Draga - GLI OVINI FUGGITI LA SCORSA SETTIMANA

SAN DORLIGO DELLA VALLE. Sono state ritrovate in territorio sloveno, sbranate dai lupi, alcune delle pecore del "Piccolo pastore", l'azienda agricola di Draga Sant'Elia, località da dove la scorsa settimana erano fuggite, dopo che ignoti vandali avevano tagliato i fili elettrificati del recinto nel quale erano normalmente custodite. Lo ha comunicato ieri Emanuele Frascatore, contitolare dell'azienda agricola: «Purtroppo - ha spiegato - le guardie forestali slovene che ci stanno aiutando nel tentativo di riportare a Draga Sant'Elia le pecore ci hanno segnalato che alcune sono state aggredite dai lupi. Nei prossimi giorni - ha annunciato - procederemo con un intervento di accerchiamento, per cercare di indirizzarle verso la nostra azienda».

U.SA.

 

 

Il colosso dell'energia Wartsila diventerà carbon-free «entro il 2030»

Milano. Tamara de Gruyter, presidente di Wärtsilä Marine Systems, ha annunciato che il gruppo finlandese punta a diventare carbon free entro il 2030. Un obiettivo in linea con gli standard della grande industria energetica che punta a rispettare gli obiettivi europei di contenimento ambientale. Nel terzo trimestre balzo degli utili di Wärtsilä a quota 87 milioni (+43%) grazie all'aumento dei volumi di vendita. Gli ordini sono aumentati del 21%, trainati in gran parte da un rimbalzo nel segmento delle spedizioni Il colosso produttore di tecnologie navali e centrali elettriche ha dovuto fronteggiare nel 2020 il forte calo degli ordini, in particolare dal settore marittimo, a causa delle paralisi dei traffici legate alla pandemia. Sebbene le condizioni del mercato abbiano iniziato a migliorare con l'allentamento delle restrizioni, i rinvii degli investimenti nelle centrali elettriche hanno comportato una ulteriore frenata durante la prima metà del 2021. «Anche se le condizioni di mercato rimangono incerte, prevediamo che l'ambiente della domanda per la nostra offerta nel quarto trimestre sarà notevolmente migliore rispetto all'anno scorso», ha dichiarato l'ad Hakan Agnevall.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 26 ottobre 2021

 

 

Legambiente: «Si salvi la pineta di Cattinara» - l'appello del circolo Verdeazzurro

Legambiente interviene a difesa della pineta di Cattinara: «Sin qui salvata dai ripetuti e pesanti interventi di urbanizzazione che l'hanno circondata di cemento, va mantenuta ben viva». «"Ma sono soltanto 440 alberi", dicono i progettisti del parcheggio - prosegue una nota firmata da Paolo Angiolini per il Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste -, da costruire proprio lì, "e sono previste compensazioni". Già, alberi sulla scarpata che impiegheranno almeno vent'anni per raggiungere le dimensioni adulte, bora permettendo...». «La nostra città - conclude l'associazione -, non unica, purtroppo, sembrerebbe non amare gli alberi, se dopo 29 anni dalla Legge 113/92 (un nuovo albero per ogni nato) si devono ancora individuare le aree di piantumazione. Questa mentalità va immediatamente cambiata».

 

«Orridi quegli alberi diventati moncherini» - l'intervento di Fogar

Muggia. È un Maurizio Fogar dispensatore di consigli quello che ieri ha augurato il suo personale «buon lavoro» al duo composto dall'assessore al verde Tullio Pantaleo e dal sindaco Paolo Polidori. Il neoconsigliere della civica Muggia ha voluto dire la sua sul concetto di «cittadinanza attiva», erroneamente declinato, a detta di Fogar, «nell'affidare ai privati la manutenzione di aiuole, cosa che non ha nulla a che vedere con il vero e fin qui unico significato del termine. Esso sta ad indicare invece la partecipazione "attiva" dei cittadini alla vita pubblica e istituzionale»: «La questione dei privati che curano aiuole è l'ultimo degli esempi da citare. Ecco, forse l'invito di "cittadinanza attiva" in questo caso andrebbe trasformato in "Comune attivo"». Lo stesso Fogar ha assicurato inoltre di condividere «appieno» il giudizio di Pantaleo «sulle orride capitozzature che hanno trasformato tanti alberi in dei poveri moncherini, mettendone a repentaglio la sopravvivenza».

lu.pu.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - LUNEDI', 25 ottobre 2021

 

 

LETTERA APERTA SULLA PINETA DI CATTINARA

 Sulla Pineta di Cattinara, spicchio di natura dove rilassarsi e portare l’amico cane e dove si fanno lezioni agli alunni della vicina scuola, che i residenti della zona difendono con determinazione dall’abbattimento, si è aperto un doveroso e ampio dibattito. Per Legambiente quell'Oasi Verde, minimale ma l’ultima ancora presente nella zona, sin qui salvata dai ripetuti e pesanti interventi di urbanizzazione che l’hanno circondata di cemento, va mantenuta ben viva. “Ma sono soltanto 440 alberi”, dicono i progettisti del parcheggio, da costruire proprio lì, “e sono previste compensazioni”. Già, alberi sulla scarpata che impiegheranno almeno vent’anni per raggiungere le dimensioni adulte, bora permettendo… Chi ha facoltà di decidere sull'uso dei territori sa che per impedire la catastrofe climatica, l’Italia ha sottoscritto l'obiettivo giuridicamente vincolante dell'azzeramento delle emissioni nette di gas serra entro il 2050. Il progetto europeo LifeTerra, basato su dati scientifici di sequestro naturale di CO2, indica l’obiettivo della messa a dimora di 3 miliardi di alberi entro il 2030, di cui 500 milioni in Italia. La nostra città, non unica, purtroppo, sembrerebbe non amare gli alberi, se dopo 29 anni dalla Legge 113/92 (un nuovo albero per ogni nato) si devono ancora individuare le aree di piantumazione! Ecco, questa mentalità, che ogni minuto ruba alla Natura aree pari a quattro campi di calcio, va immediatamente cambiata: è in gioco la vita sul pianeta!

Per il Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste - Paolo Angiolini

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 25 ottobre 2021

 

 

Pronta la nuova mappa dei distributori elettrici - dove ricaricare a Trieste

Scatta il piano di rafforzamento della rete delle ricariche per i veicoli ecologici Individuati otto nuovi hub. Nell'operazione ruolo chiave per la slovena Petrol

Trieste. si doterà di innovativi "hub" di ricarica per veicoli elettrici. Il Comune ha appena definito la mappa dei primi otto, anche per dare un segnale di continuità politica e amministrativa nel periodo post-voto. A breve inizieranno i sopralluoghi da parte dei tecnici del Comune assieme a quelli dell'Acegas e della Petrol, che avrà un ruolo chiave in questa partita. L'operazione rientra infatti all'interno di un progetto europeo in cui la compagnia slovena ha coinvolto anche Trieste. Se non ci saranno intoppi gli "hub" saranno dunque edificati nei prossimi mesi, a partire da alcuni snodi strategici della città, allargandosi successivamente ai rioni. Il direttore dipartimentale di Urbanistica e Lavori pubblici, ingegner Giulio Bernetti, spiega che non si tratterà di semplici punti di ricarica energetica ma di veri e propri "hub": spazi capaci di ospitare da otto a dieci macchine ciascuno, nell'ottica di evitare di spalmare le auto sui marciapiedi. Vi si potranno rifornire di energia sia veicoli elettrici normali che "fast", ricaricabili nel giro di mezz'ora. La mappa? Quattro "hub" sorgeranno tra Miramare (nei pressi dello slargo prima del castello) e il Porto vecchio (parcheggi Bovedo e del Centro congressi), passando inoltre per piazzale 11 settembre a Barcola. Un altro sarà in zona stazione, nello specifico all'altezza della bretella di piazza della Libertà. Nel centro cittadino si prevede la realizzazione di un centro di ricarica elettrica in via del Teatro romano. Altri due troveranno posto a Sant'Andrea, in largo Irneri, e in piazzale Europa, zona università nuova. Successivamente saranno dunque individuati ulteriori punti strategici nei rioni. Gli "hub" andranno a sommarsi così ai colonnini di ricarica elettrica esistenti: i principali si trovano in largo Granatieri, in via Stuparich nei pressi dell'ospedale Maggiore, in via Giulia all'altezza della rotonda del Boschetto e al quadrivio di Opicina. Dal punto di vista dei costi ciò è reso possibile appunto da un progetto europeo della Petrol, che negli ultimi anni sta investendo con forza nell'ambito delle tecnologie verdi, sperimentando soluzioni a minore impatto ambientale rispetto alla benzina. Il tutto accade inoltre nel solco della collaborazione avviata nel 2018 tra il presidente della medesima compagnia energetica slovena Tomaz Berlocnik, dal sindaco Roberto Dipiazza e dal suo allora collega capodistriano Boris Popovic. Si erano incontrati tutti e tre nel Salotto azzurro di Palazzo Cheba. Berlocnik aveva elaborato un progetto per la creazione di infrastrutture (colonnine di ricarica ultraveloci e distributori) su un'area che va da Venezia a Spalato e Lubiana. Contestualmente si era ipotizzato di comprendere nella progettualità una nuova linea bus transfrontaliera Trieste-Capodistria fornita da Petrol, che per il momento resta da approfondire.

Lilli Goriup

 

 

Una lezione contro le mafie dal capannone di Mossa pieno di rifiuti pericolosi - Il convegno di libera

Mossa. Il sequestro del capannone di Mossa dove erano stipati rifiuti pericolosi, ma anche il lavoro di monitoraggio di un gruppo di cittadini di Gorizia e Legambiente sugli odori provenienti probabilmente da oltreconfine e l'idea di Libera nata nel corso di un convegno organizzato dal Siulp in città alla presenza del giudice Falcone e di don Ciotti. Sono stati tanti gli argomenti affrontati ieri nel corso del convegno "Mafia e criminalità nell'Isontino" organizzato da Libera assieme a diverse associazioni. A parlare era un parterre qualificato: la giornalista Luana De Francisco, il procuratore della Repubblica di Trieste Antonio De Nicolo, la referente Ceag Fvg di Legambiente Daniela Moreale ed il segretario regionale del sindacato di polizia Siulp Roberto Declich. De Francisco ha sottolineato come «nel Nordest l'immagine del mafioso non è più quella di un tempo, con coppola e lupara e morti nelle strade»: «Adesso ha il colletto bianco e condiziona l'economia. Sul territorio la criminalità organizzata arriva non con la forza ma coi soldi». Tra i problemi principali con cui la magistratura deve fare i conti sul nostro territorio ci sono anche quelli legati all'ambiente. La stessa De Francisco ha citato un caso locale recente: «La Dda di Trieste - ha detto - nel 2020 ha sequestrato a Mossa un capannone dove erano stati stipati rifiuti pericolosi». A solleticare l'appetito delle mafie, ha sottolineato De Nicolo, è il porto di Trieste: «La nostra preoccupazione maggiore - ha spiegato - riguarda i tanti soldi europei che arriveranno coi fondi post-Covid. Questo susciterà indubbiamente l'interesse della criminalità organizzata anche perché Trieste è sempre più un crocevia portuale fondamentale per il Continente: tanti investimenti sono stati spostati qui da Amburgo per motivi di risparmio di tempistiche per le merci provenienti da sud». Poi c'è il capitolo appalti e subappalti («Dovremo tenere ben aperti gli occhi») e quello della crisi del piccolo commercio («A Trieste - ha sottolineato ancora De Nicolo - a volte un imprenditore in crisi viene avvicinato da un investitore cinese che gli compra il negozio in contanti. Ma spesso quei soldi sono frutto di attività illecite, e quell'acquisto serve solo per riciclare quel denaro»). Moreale ha snocciolato invece alcuni dati: «In tutta Italia nel 2019 sono stati accertati 34.668 reati ambientali, di cui 544 nel solo Friuli Venezia Giulia, dove queste attività illecite sono aumentate del 35,4% rispetto al 2018: c'è di che preoccuparsi, anche perché ben 203 sequestri hanno riguardato eco-reati. Legambiente monitora costantemente il territorio assieme ai cittadini, come sta facendo a Gorizia per alcuni odori provenienti probabilmente da oltreconfine. È consistente inoltre la quota di reati subiti dagli animali, da affezione e non». Infine, Declich ha ricordato come «l'idea di fondare Libera sia nata da un convegno svolto nei primissimi anni '90 a Gorizia dal Siulp a cui parteciparono il giudice Falcone e don Ciotti. Le mafie nei nostri territori? Un uomo dei Casalesi a domanda specifica durante un processo ha risposto che investono nel Nordest perché "lì sono disonesti più che da noi"». Un concetto, quello dell'onestà nei piccoli gesti quotidiani, che è stato ribadito come fondamentale da tutti i relatori del convegno, anticipato dalla nomina come referente provinciale di Libera di Francesca Giglione al posto di Max Bressan.

Matteo Femia

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 24 ottobre 2021

 

 

Piantata una Pawlonia che assorbe più Co2 simbolo dei volontari - donata dall'AVO

Un esemplare di Pawlonia è stato donato al Comune e messo a dimora ieri dalla sezione monfalconese dell'Associazione volontari ospedalieri nel giardino pubblico di via Fermi. Alla piccola cerimonia hanno preso parte la presidente della sezione locale Irene Cristin e il direttivo dell'associazione, l'assessore all'Ambiente Sabina Cauci e il vicesindaco e assessore alle Politiche sociali Michele Luise. La pianta è stata donata dall'Avo in occasione della tredicesima giornata nazionale dell'associazione, quest'anno dedicata al tema L'albero che resiste rifiorisce. La sezione ha aderito all'iniziativa lanciata a livello nazionale e che ha scelto l'albero come «simbolo reale e vivente dell'essere volontari e della voglia di tornare a crescere donando ombra, pace, serenità». La Pawlonia è un albero molto utilizzato per i programmi di riforestazione, in quanto è quello che cresce più velocemente (5-6 metri in un anno) e che assorbe più anidride carbonica, responsabile dell'effetto serra e del cambiamento climatico.

LA. BL.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 23 ottobre 2021

 

 

ISTRIA - Orso devasta le arnie e i campi a Grizane - paura tra gli abitanti

FIUME. Dapprima i cinghiali e poi anche la scorribanda di un orso, che a Grizane, località una trentina di chilometri a sud-est di Fiume, si è mangiato un paio di mele cotogne e quindi ha rivolto le sue attenzioni verso le arnie del più vecchio apicoltore della zona, il 95enne Ivan Marusic. Con le conseguenze del caso, ovvero tante cassette distrutte e l'impianto messo a soqquadro. Di Grizane, centro dell'entroterra costiero, si era parlato un paio di settimane fa quando, in ore notturne, un branco di cinghiali era entrato nel cimitero locale, distruggendo o danneggiando numerose tombe, protesi com'erano alla ricerca di radici. L'episodio, unico nel suo genere, aveva scioccato gli abitanti di Grizane e di tutta la Regione del Quarnero. Adesso però l'arrivo dell'orso rende la situazione ancora più pericolosa per gli abitanti locali.

A.M.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 22 ottobre 2021

 

 

Sub e volontari al lavoro per ripulire i fondali da rifiuti gettati in mare - azione del WWF Adria

FIUME. La Croazia ha una costa meravigliosa, un mare ancora sufficientemente pulito e pescoso, ma deve fare i conti con la scarsa coscienza ecologica di parte dei suoi abitanti, che scaricano di tutto in acqua. Proprio per tale motivo, negli ultimi tempi si sono moltiplicate lungo le coste istriane, quarnerine e dalmate le operazioni di pulizia dei fondali, sovente di natura internazionale e che vedono puntualmente aderire centinaia di persone. L'ultima azione ha riguardato le acque dell'isola dalmata di Lagosta (Lastovo in croato), dove l'iniziativa è stata promossa dalla Wwf. In pochi giorni dai fondali di questa affascinante isola, posizionata in mezzo all'Adriatico (è l'isola abitata più lontana dalla terraferma croata) è stata rimossa addirittura una tonnellata di attrezzature da pesca in plastica. Sono trappole mortali per gli organismi marini, che i pescatori smarriscono e che per decenni continuano a costituire un grave rischio per pesci, crostacei e molluschi che - rimanendo impigliati - muoiono dopo lunga agonia. «Le reti da pesca, anche quando si spezzano in una moltitudine di parti, continuano ad essere un tragico pericolo per l'ambiente marino e le sue creature, con quest'ultime che finiscono per ingerire la microplastica - ha affermato Fabijan Peronja di Wwf Adria - posso confermare che grazie alla collaborazione tra pescatori e subacquei, finora a Lagosta siamo riusciti a ripulire 23 delle 30 aree inquinate da attrezzi da pesca in plastica. Siamo ancora lontani dall'obiettivo finale, ma intanto stiamo ottenendo risultati concreti, a beneficio del mare e dei suoi organismi». Giorni fa circa 160 sub hanno partecipato alla rimozione di immondizia dai fondali di Novalja e dintorni. Parliamo di una tra le località di villeggiatura più note in Croazia. In due giorni sono stati estratti dai fondali circa 10 metri cubi di rifiuti di vario tipo, gomme d'auto, bottiglie di plastica e quant'altro. Oltre all' encomiabile azione, a Novalja si sono tenuti laboratori per bambini dedicati al mare.

Andrea Marsanich

 

All'isola della Cona operazione pulizia con pranzo al sacco

Domani l'appuntamento alle 9 e si parte dal Centro visite muniti di stivali di gomma L'invito a partecipare è rivolto solo agli adulti

STARANZANO. «Puliamo insieme la Riserva e approfittiamo dell'occasione per non farci mancare tante osservazioni sulle migliaia di volatili e sugli abitanti di questa splendida area protetta. Voi portate guanti, stivali e tanta voglia di fare al pranzo ed alla buona compagnia ci pensiamo noi». E' l'invito agli ambientalisti e a tutti gli amanti della natura della Società Cooperativa Rogos che ha in gestione la Riserva naturale della Foce Isonzo-Isola della Cona, per domani mattina con ritrovo alle 9 davanti al Centro Visite della Riserva, dove ci sarà la composizione dei gruppi di lavoro, poi si partirà per le attività di pulizia verso l'osservatorio di "Punta Spigolo", il più lontano dall'area del ripristino. Data la grande quantità di immondizie arrivate dal mare, sostengono gli organizzatori e la potenziale difficoltà di accesso ad alcune zone, la pulizia è riservata soltanto a persone adulte. Il pranzo al sacco verrà offerto dalla Cooperativa Rogos a tutti i partecipanti alle 13, mentre le operazioni di pulizia proseguiranno fino alle 16. Viene raccomandato di indossare abbigliamento e calzature adeguati, in particolare stivali di gomma per proteggersi da inevitabili zone fangose. Tutti coloro che arriveranno dopo le 9 e vorranno unirsi alle operazioni di pulizia, potranno ottenere indicazioni su come raggiungere i gruppi al Centro visite della Riserva. Nel rispetto delle normative relative all'emergenza Covid-19 l'evento è organizzato a numero chiuso, è obbligatorio l'uso della mascherina e il rispetto della distanza di sicurezza. La partecipazione all'evento è gratuita ed è possibile solo su prenotazione. Per aderire inviare una mail all'indirizzo info@rogos.it con il proprio nominativo e un recapito telefonico. La prenotazione è effettiva al ricevimento della conferma da parte dello staff della Rogos.

CI. VI.

 

 

Licheni strumento ambientale usati già alla Ferriera di Servola - l'ateneo triestino ha iniziato gli studi 10 anni fa

Ora  proprio il capoluogo giuliano ospiterà nel 2026 il prossimo congresso dell'International Association for Lichenology, premio per la sua salvaguardia

Oggi i licheni vengono usati in tutto il mondo per stimare la qualità ambientale e dell'aria: in Europa questo approccio è stato normato una decina di anni fa ed è in uso all'Ispra (l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) per monitorare gli ambienti, soprattutto le zone industrializzate. Ma non tutti sanno che questi studi sono nati decenni fa a Trieste: i licheni sono stati impiegati per la prima volta qui per monitorare l'inquinamento dell'aria causato dalla Ferriera e l'Università giuliana, con il professor Pier Luigi Nimis, ha fatto da apripista per il loro utilizzo nei lavori di biomonitoraggio e bioaccumulo.«La storia della lichenologia a Trieste dura da almeno tre decenni: era il 1987 quando i professori Nimis e Tretiach fondarono la Società italiana di lichenologia, che oggi conta più di 150 soci», racconta Lucia Muggia, biologa, docente dell'Università di Trieste e segretaria della Società internazionale di lichenologia. «Non è un caso se per il prossimo congresso dell'International Association for Lichenology, che si terrà nel 2026, è stata scelta come sede Trieste: in questo campo abbiamo una storia importante alle spalle». I licheni sono organismi vegetali particolari, il risultato di una simbiosi tra funghi e alghe. Questa simbiosi mutualistica fa sì che possano crescere anche negli ambienti più estremi, dai deserti antartici alle foreste tropicali. A livello mondiale si stima ne esistano quasi 17 mila specie differenti: finora ne sono state classificate 15 mila. In Italia la scuola di lichenologia di Trieste svolge un ruolo leader nella ricerca, mettendo a disposizione il più ricco erbario lichenologico del Paese, con più di 42 mila campioni identificati e registrati digitalmente, che rendono la flora lichenica italiana una delle meglio conosciute al mondo. Solo sul Carso sono 650 le specie classificate nel sistema Dryades, risorsa online sviluppata in seno a UniTs che mette a disposizione del pubblico tutte le conoscenze sulla biodiversità. I licheni, come si diceva, sono ottimi indicatori della qualità ambientale e dell'aria, che vengono stimate attraverso due metodologie: il biomonitoraggio e il bioaccumulo. Gli studi di biomonitoraggio vanno a definire il livello di inquinamento in base alla quantità e biodiversità dei licheni presenti in una determinata area: «Quando la Ferriera era molto attiva, nella zona circostante i licheni erano scomparsi. L'area si è ripopolata con la diminuzione delle attività più impattanti e l'introduzione di filtri antinquinamento», racconta Muggia. Le ricerche sul bioaccumulo invece sfruttano il fatto che il lichene sia un organismo aperto, che come tale assorbe anche i metalli pesanti presenti nell'aria, consentendo di rilevarne la presenza. Ma i licheni sono una specie di vaso di Pandora: si studiano anche per i tanti microrganismi che vivono al loro interno e possono venire impiegati come paleomonitor in studi sul cambiamento climatico: in base alle specie presenti, alla loro numerosità e alla loro migrazione sul territorio si può comprendere l'entità dei cambiamenti di temperatura o umidità.

G.B.

 

 

Avvistate oltre il confine le pecore perse a Draga - gli animali in fuga dopo il blitz nel recinto

SAN DORLIGO DELLA VALLE. Avvistate in territorio sloveno, nelle campagne di Pesek, ma ancora non recuperate. È stata una giornata di svolta quella di ieri sull'altipiano, dove, da qualche giorno, Francesca Mari, titolare dell'azienda agricola "Il Piccolo pastore", assieme al marito, Emanuele Frascatore, e alle Guardie forestali italiane e slovene, stavano cercando una ventina di pecore di loro proprietà, che ignoti avevano fatto fuggire dal recinto in cui vivevano, in località Draga Sant'Elia, tagliando i fili elettrificati. Dopo un paio di giorni di ricerche senza esito, ieri mattina finalmente un pastore sloveno le ha avvistate, dandone subito notizia alle autorità del suo paese. Frascatore e la moglie si sono subito recati, assieme alle Guardie forestali, nel punto del ritrovamento, ma hanno constatato che, essendo le pecore molto spaventate, perché non abituate alla transumanza, era impossibile avvicinarle. »Ritenteremo domani (oggi, ndr) - ha detto Frascatore - con l'ausilio dei cani pastore e creando un percorso, mettendo a terra del mangime».

U.sa.

 

Fossalon - Domani sveglia all'alba in valle Cavanata per osservare gli uccelli

GRADO. Sveglia all'alba per osservare la migrazione degli uccelli alla riserva naturale regionale della Valle Cavanata di Fossalon. L'appuntamento è per domani, alla stazione di cattura e inanellamento a scopo scientifico. L'inanellamento è una tecnica di ricerca basata sul marcaggio individuale degli uccelli e rappresenta uno dei metodi più efficaci per studiare la biologia, l'ecologia, il comportamento, i movimenti, la produttività delle popolazioni e la demografia. Una rete di stazioni di monitoraggio, coordinate dai Centri Nazionali, è alla base della gestione delle attività di inanellamento in Europa. Spiegano i responsabili della cooperativa Rogos che gestiscono l'oasi per conto del Comune di Grado, che la Stazione opera nell'ambito del Progetto MonITRing, coordinato da Ispra. Le attività vengono svolte per mezzo di sessioni regolari di cattura durante tutto l'arco dell'anno da parte di personale altamente specializzato.«Questo progetto, oltre ad aumentare la conoscenza dell'avifauna, ci permette di ottenere importanti informazioni sul ruolo della Riserva naturale Valle Cavanata come scrigno di biodiversità». Nel periodo 2009-2018 presso la Stazione sono stati catturati circa 5.000 individui appartenenti a oltre 60 specie diverse. Ecco perché è stata organizzata una mattinata (inizio alle 8 per una durata di 2 ore) in compagnia degli inanellatori che accompagneranno a vedere le reti che vengono utilizzate per fare i monitoraggi e condivideranno con importanti consigli su come svolgere con soddisfazione e nel rispetto delle specie osservate l'attività di birdwatching. Nel rispetto delle normative relative all'emergenza Covid-19 l'evento è organizzato a numero chiuso. La partecipazione è possibile solo su prenotazione e con Green pass valido. Per aderire inviate una mail all'indirizzo info.educazionecavanata@gmail.com con il vostro nominativo e un recapito telefonico. La prenotazione è effettiva al ricevimento della conferma da parte dello staff della Riserva naturale Valle Cavanata. La partecipazione all'evento è gratuita. Per partecipare è obbligatorio l'uso della mascherina e il rispetto della distanza di sicurezza.

AN.BO.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 21 ottobre 2021

 

 

Draga, sparite le pecore uscite dall'allevamento dopo il blitz

GLI ESEMPLARI RISULTANO STRANAMENTE IRRINTRACCIABILI

SAN DORLIGO. Svanite nel nulla. Le pecore dell'azienda di Draga Sant'Elia "Il piccolo pastore" di cui è titolare Francesca Mari - fuggite nella notte tra lunedì e martedì dopo che ignoti vandali avevano tranciato di netto i fili elettrificati del recinto - sembrano volatilizzate. Erano in tutto una ventina. Le forze dell'ordine allertate dalla stessa Mari e da suo marito Emanuele Frascatore - in particolare le Guardie forestale italiane e slovene che si occupano dell'area a cavallo del confine - non hanno trovato alcuna traccia. Una situazione molto strana perché, se qualche esemplare fosse stato ad esempio sbranato da dei lupi, se ne ritroverebbe la carcassa. E se si fossero semplicemente disperse sul Carso, qualcuna dovrebbe essere comunque già stata avvistata.«Siamo preoccupati - spiega Frascatore, che ieri si è rivolto anche ai vigili urbani, mentre i carabinieri erano stati già avvisati - perché a questo punto ogni ipotesi potrebbe rivelarsi valida». Una delle possibilità cui aveva accennato l'altro ieri il marito della titolare puntava su «alcuni animalisti che recentemente ci hanno palesato la loro totale contrarietà al tipo di attività che pratichiamo». A supporto della sua idea Frascatore aveva diffuso la fotografia scattata nell'appezzamento di terreno vicino al recinto, sul quale è stata tracciata la scritta "Hello". «Ricordo - ribadisce Frascatore - che tempo fa questa denominazione era riferita a un gruppo di animalisti dalla visione radicale e intransigente». Una certezza però c'è: «Posso affermare che il taglio dei fili è opera della mano dell'uomo - sottolinea Frascatore - perché, se fosse stato un grosso animale a invadere il recinto, avrebbe fatto danni di altro tipo. È evidente che dietro quest'azione vandalica c'è qualcuno che non ama gli allevamenti come il nostro oppure un vero e proprio ladro di pecore. Sotto questo profilo siamo tranquilli, perché le nostre pecore hanno marchiato sull'orecchio il simbolo dell'azienda». L'obiettivo de "Il piccolo pastore" - ribadiscono i gestori - è di ridare vita, attraverso le pecore, alla landa carsica: esse infatti, cibandosi di piante infestanti, depurano il territorio, lasciando crescere soltanto le specie autoctone.-

Ugo Salvini

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 20 ottobre 2021

 

 

Sei campi da padel in Porto vecchio: in settimana la scelta fra quattro offerte

In ballo uno spazio da 3.220 metri quadrati totali all'interno dell'area ferroviaria abbandonata. Investimenti per 1 milione

Il termine padel è spagnolo, perché a inventarsi il gioco fu, alla fine degli anni Sessanta, il messicano Enrique Corcuera, che in pratica, a fronte della ristrettezza degli spazi disponibili, si adattò a praticare nel cortile di casa una sorta di tennis che utilizzava anche le mura delle vicine abitazioni. La nuova disciplina, che in Italia rientra nel perimetro della Fit, ebbe poi notevole successo nel mondo ispanofono, soprattutto in Argentina e in Spagna: sarebbero 4 milioni le persone che si dilettano in questa particolare modalità tennistica. Negli anni Novanta il padel sbarcò in Italia, dove sta ottenendo un crescente seguito, tanto che si censiscono circa 500.000 praticanti, soprattutto in Emilia, nella Capitale e nelle città più grandi. Ma lo dimostra anche il caso triestino all'attenzione del Comune che proprio in questi giorni dovrà scegliere a chi dare in concessione 3.220 metri quadrati in Porto vecchio, con ingresso in viale Miramare, a sud del terrapieno di Barcola all'interno dell'area ferroviaria abbandonata. Infatti il Municipio, con i suoi uffici urbanistici, aveva emesso una manifestazione di interesse lo scorso 17 agosto richiedendo una risposta per il 31 dello stesso mese: in passo Costanzi ne sono arrivate quattro, triestine ed extra-regionali. Non è un impegno da poco: si tratta di realizzare perlomeno 6 campi dotati di spogliatoi, a fronte di una concessione dalla durata quinquennale. L'investimento - secondo fonti comunali - potrebbe trottare verso la milionata di euro. Il canone annuo, da versare alla civica amministrazione, ammonta a poco più di 21.000 euro, quindi il futuro concessionario, alla scadenza fissata nel 2026, avrà versato oltre 105.000 euro. Dal punto di vista urbanistico la collocazione è coerente, perché è quella zona di Porto vecchio destinata alle attività ludico-sportive e non è distante dal bagno ferroviario. Anche il neo-confermato sindaco Roberto Dipiazza era stato officiato affinché promuovesse l'interesse della macchina amministrativa verso questo sport in rapida ascesa. A muovere le acque - racconta la determina preparatoria dell'avviso - era stata in giugno la società sportiva dilettantistica Gs Padel, che aveva chiesto un'area in Porto vecchio. Vi furono anche altre proposte, per cui il Comune decise di attivare una procedura selettiva, che è giunta ormai al momento fatidico, tanto che il direttore dipartimentale Giulio Bernetti sarebbe tentato di chiuderla entro la settimana. Che la disciplina stia diventando sempre più attrattiva, è dimostrato anche dal fatto che Trieste campus, la "cittadella" sportiva promossa da Enrico Samer in via Locchi nell'ambito di un project financing con il Comune, l'ha inserita tra le attività praticabili all'esterno sul tetto del parking Sant'Andrea. Dai siti si apprende che il padel si gioca a coppie in un campo rettangolare e chiuso da pareti su quattro lati. Strumento fondamentale è una racchetta dal piatto rigido con cui ci si scambia una pallina esternamente identica a quella da tennis, ma con una pressione interna inferiore, che permette un maggior controllo dei colpi e dei rimbalzi sulle sponde.

Massimo Greco

 

 

Un centinaio di biciclette in sette nuove "stazioni" da Barriera a foro Ulpiano

Il Municipio investe 272 mila euro per rafforzare il servizio bike sharing gestito da Trieste trasporti. Stalli in Rotonda del boschetto e via Battisti

«Ma dove vai Trieste in bicicletta?», sull'onda del motivetto che all'inizio degli anni Cinquanta cantava Silvana Pampanini. Adesso che la città ha scoperto le due ruote a trazione umana, sembra che non riesca più a scendere dal sellino. Il Comune avverte l'impellenza velocipede e partecipa al movimento: avanti con sette nuove ciclostazioni per un totale di 95 mezzi. La relazione di Silvia Fonzari e di Sara Borgogna precisa l'entità del rinforzo al servizio esistente: 16 ciclostalli saranno posizionati in largo Barriera, 15 in piazza Foraggi, 12 in foro Ulpiano, 16 in largo Sonnino, 14 in via Battisti, 12 in Rotonda del boschetto, 10 in viale Campi elisi nel parcheggio ex distributore prima della Pam. Come è facile rilevare, alcuni "presidi" saranno allestiti in zone non propriamente turistiche, a presumibile supporto della mobilità autoctona. Il Municipio investe su questa scommessa dedicata al "bike sharing" 272.000 euro e concede dalla firma del contratto 90 giorni all'affidatario Trieste trasporti per provvedere alla fornitura e alla posa in opera: ricordiamo che l'azienda del trasporto pubblico locale si occuperà del bike sharing fino alla fine dell'anno, avendo iniziato a seguirlo a marzo. È presumibile che Trieste trasporti gestirà il servizio fino a quando il Comune sarà in grado di bandire una gara per trovare un soggetto dedicato. I risultati - secondo quanto aveva fatto sapere l'azienda - si sono rivelati soddisfacenti: in giugno 190 "prelievi" al giorno con punte di 250 nei fine-settimana. Le "sette sorelle" si aggiungono a quelle già operanti in piazza Libertà, in piazza Oberdan, in via Teatro romano, in Riva del Mandracchio, in piazza Hortis, in riva Ottaviano Augusto, a Barcola, al teatro Rossetti, in via Cumano (musei di Storia naturale e De Henriquez), al park Bovedo in viale Miramare, in Porto vecchio. La vicenda Covid, con la necessità di sfruttare quanto possibile le opportunità "open air", ha contribuito a un'ulteriore accelerazione delle pedalate urbane. L'attuale sistema tariffario individua tre fasce, ovvero l'utente "sistematico", l'occasionale, il turista. Per registrarsi e poter utilizzare le due ruote comunali, occorre collegarsi al sito bicincittà.com o scaricare l'app Bicincittà.

Magr

 

 

L'app "Il Rifiutologo" scaricata sui cellulari 1.600 volte in città

I dati diffusi da AcegaApsAmga: un migliaio le segnalazioni inviate sul decoro urbano

I triestini sono sempre più sensibili ai temi ambientali. A testimoniarlo, i numeri de "Il Rifiutologo", l'app che consente di informarsi, direttamente sul proprio cellulare, sul corretto conferimento dei rifiuti differenziati e segnalare eventuali criticità in merito ai servizi ambientali, migliorando il decoro urbano, che nei primi sei mesi del 2021 è stata scaricata circa 1.600 volte a Trieste. L'app, creata nel 2011 dal Gruppo Hera, è stata promossa da AcegasApsAmga sui territori serviti come strumento digitale per avvicinare cittadino e azienda, creando un dialogo semplice e diretto. Dal 2020, inoltre, è attiva la sua versione anche per Alexa, assistente vocale di Amazon. Un investimento che ha portato a brillanti risultati, come dimostrano i dati dell'ultimo semestre riguardanti l'utilizzo di questi strumenti a Trieste. Il Rifiutologo è disponibile, oltre che come skill di Alexa, per dispositivi mobili Android ed Ios. E sono state circa mille le segnalazioni pervenute all'azienda tramite l'app sul decoro urbano: 550 per avvisare sull'abbandono di rifiuti, 150 le richieste di svuotamento dei contenitori, 126 le richieste per la pulizia delle strade, circa 100 per lo svuotamento di cestini e cassonetti, 60 le segnalazioni di danneggiamento del contenitore. Segnale evidente del dialogo attivo tra AcegasApsAmga e cittadini: grazie a questo canale diretto infatti la multiutility può intervenire puntualmente sulle segnalazioni, risolvendole in breve tempo e comunque entro 48 ore. Il Rifiutologo è stato utilizzato poi oltre 26 mila volte per la ricerca di dove conferire correttamente i propri rifiuti.

 

 

Insulti via post sui social a Ciriani Dovrà risarcirlo con 5 mila euro

Un commento inserito sotto l'articolo sull'assoluzione in Cassazione dell'ex vicepresidente Fvg per l'intervento in Val Rosandra del 2012

È costatato caro ad una cinquantenne monfalconese il commento con contenuti diffamatori nei confronti del senatore Luca Ciriani, pubblicato su Facebook nel febbraio del 2018. Il giudice del tribunale di Gorizia, Fabrizia De Vincenzi, ha infatti condannato la donna a 1.000 euro di multa, 5.000 di risarcimento danni, oltre al pagamento delle spese legali. Al centro del caso, un messaggio inserito a margine della notizia dell'annullamento da parte della Cassazione della sentenza di condanna della Corte d'Appello, risalente al 14 febbraio 2017, nei confronti dell'ex vicepresidente della Regione Luca Ciriani, dell'allora capo della Protezione civile Guglielmo Berlasso e dei funzionari Cristina Trocca e Adriano Morettin per l'intervento, avvenuto nel marzo 2012, in Val Rosandra che si era concluso con il taglio di decine di alberi e cespugli in un habitat protetto. Il 9 febbraio del 2018, Il Piccolo dava notizia dell'annullamento della sentenza, pubblicando un post anche sulla sua pagina Facebook. È in calce a quel post che la monfalconese aveva inserito il suo commento scrivendo, nello specifico: «Che schifo...quando si tratta di certa gente, si parano il c... a vicenda anche in torto marcio». Al suo commento facevano seguito anche quelli di altri lettori, che i legali di Ciriani, gli avvocati Caterina Belletti e Lorenzo Presot, presentando querela, hanno ritenuto rappresentino «un evidente comportamento diffamatorio» nei confronti del loro assistito, «insultato e infamato senza ragione - scrivono nella querela - per il solo fatto di essere stato assolto dalla Corte di Cassazione dopo il terzo grado di giudizio ed aver esercitato i legittimi diritti che il nostro sistema giuridico riconosce ad ogni soggetto sottoposto ad un procedimento penale; in uno (proprio il commento della monfalconese) con l'accusa addirittura di collusione con i giudici di legittimità per l'ottenimento di una sentenza favorevole». I giudici hanno dato loro ragione, condannando l'autrice del messaggio ad una pena pecuniaria, a risarcire Ciriani e al pagamento delle spese legali. L'avvocato Belletti precisa che «specularmente alle altre volte l'importo del risarcimento sarà interamente devoluto in beneficenza».

L.T.

 

 

Blitz nel pascolo vicino a Draga: le pecore spariscono nei boschi

Ignoti hanno tagliato i fili elettrificati del recinto dell'azienda "Il piccolo pastore" scrivendo "Hello" nella terra. Forestali italiani e sloveni impegnati nelle ricerche

SAN DORLIGO. Hanno fatto fuggire nei boschi una ventina di pecore, custodite in un recinto nei pressi di Draga Sant'Elia, tagliando i fili elettrificati che lo delimitavano e lasciando, come firma, l'enigmatica scritta "Hello" scavata nella terra. È questa l'inedita azione portata a termine da ignoti a danno dell'azienda "Il piccolo pastore" di Francesca Mari che, assieme al marito, Emanuele Frascatore, qualche anno fa aveva preso in carico cinque ettari di terreno disboscato per creare una landa carsica da destinare a pascolo per ovini, in particolare - per l'appunto - alle pecore di razza istriana, una specie in via di estinzione, ripristinando così un'antica tradizione pastorizia del Carso. «Quando abbiamo scoperto il recinto vuoto e i fili a terra - spiega Frascatore - siamo rimasti allibiti, perché mai avremmo pensato che qualcuno potesse avercela con noi fino a questo punto. È vero - ammette - che negli ultimi mesi siamo stati oggetto di accuse sui social, ma mai avremmo immaginato che si potesse arrivare a tanto».La funzione delle pecore, in quel fazzoletto di terra situato fra Draga e San Lorenzo, nel territorio comunale di San Dorligo della Valle, vicino all'inizio del sentiero che porta sul monte Stena da cui si gode di una magnifica vista sul golfo di Trieste, è molto precisa: «Cibandosi di piante infestanti - riprende Frascatore - depurano il territorio, lasciando crescere soltanto le specie autoctone, creando così i presupposti per la conservazione della landa carsica, obiettivo al quale puntiamo». Frascatore, un'ipotesi, si sente comunque di formularla: «Non vorrei che a compiere questo gesto siano stati quegli animalisti che ci accusano di utilizzare le pecore in una maniera da loro disapprovata e che invece riteniamo utile sia per gli stessi animali, che trattiamo benissimo, sia per il territorio nel quale operiamo. La sctitta "Hello" - prosegue Frascatore - mi ricorda qualcosa, ma in ogni caso lascio che le conclusioni le traggano le forze dell'ordine alle quali ci siamo subito rivolti con una denuncia». Nella ricerca degli esemplari scomparsi si stanno impegnando sia la Guardia forestale italiana sia quella slovena, perché le pecore, spaventate, potrebbero essere scappate sui monti della vicina Repubblica. «Se non dovessimo ritrovarle - conclude Frascatore - il danno si aggirerebbe complessivamente sui duemila euro, perché ogni capo costa circa 100 euro, ma è il gesto che ci ha lasciati sconcertati». Le pecore del "Piccolo pastore" sono comunque tutte con l'anello all'orecchio, perciò rintracciabili. Il rischio è però che, prima di essere ritrovate, possano essere preda dei lupi. All'iniziativa promossa dal "Piccolo pastore" si era interessata anche l'Università di Lubiana, particolarmente attenta alla conservazione delle pecore istriane.

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 19 ottobre 2021

 

 

"Referendum" Cgil sul laminatoio C'è tempo fino al 21

I circa 1.400 tesserati coinvolti con una serie di quesiti sull'approccio da tenere in merito al futuro impianto industriale

Muggia. Slitta a giovedì 21 ottobre il termine per la consegna, da parte dei 1.400 iscritti alla Cgil nel territorio di Muggia, del questionario sul laminatoio alle Noghere. I moduli inviati ai tesserati recano sette domande in merito alla possibilità che il Comune di Muggia si faccia promotore di una consultazione popolare sul probabile insediamento industriale alle porte della cittadina muggesana, sul coinvolgimento della popolazione da parte della Regione e sulla gestione dell'affaire laminatoio da parte della Regione stessa e del Comune di Muggia. La decisione di posticipare i termini per la consegna dei moduli è stata confermata dal coordinatore della Cgil Muggia e segretario della categoria Nidil Cgil Nicola Dal Magro. Nel corso della campagna elettorale avevano aderito al confronto chiesto dal sindacato tre candidati su quattro, ossia il dem Francesco Bussani e i due civici Roberta Tarlao e Maurizio Fogar. Non vi aveva partecipato, per attriti con il sindacato, il leghista Paolo Polidori, a cui non era andato giù l'attacco a lui rivolto dal segretario provinciale Michele Piga, secondo cui a Trieste, durante la sua vicesindacatura, non sarebbe avvenuto alcun confronto. «Riteniamo importante - così Dal Magro - dare risposte ai cittadini rispetto a temi che interessano da vicino la loro vita nei prossimi cinque anni». Lo stesso Piga, in occasione della presentazione dei questionari, aveva manifestato la «necessità di un confronto chiaro e trasparente tra aziende coinvolte, organi di controllo e cittadinanza, che deve essere informata rispetto a tutte le fasi di avanzamento del progetto. Finora da Danieli non abbiamo mai ricevuto alcun segnale». Stando a quanto trapelato sinora, la costruzione del futuro laminatoio è prevista nel 2027.

lu.pu.

 

 

Perdita sospetta da un container Intervengono i nuclei speciali - l'allarme su una nave

Ieri i Vigili del fuoco del Comando provinciale con i colleghi dell'Nbcr, il Nucleo Biologico Chimico Radiologico, hanno operato in Porto nuovo su una nave portacontainer a seguito della segnalazione di una perdita sospetta da un container da 40 piedi che trasportava 12 fusti da 200 litri ciascuno di un composto organico identificato come "cianammide", utilizzato in agricoltura e nella produzione di farmaci.

 

 

SEGNALAZIONI - Il cemento a Cattinara - Compensazione del verde ridicola

Se il Ministero della salute darà il suo benestare, a Cattinara con il primo stralcio si avvierebbe la costruzione di cinque strutture: 1) parcheggio sotterraneo del nuovo Istituto infantile Burlo; 2) padiglione servizi C; 3) tunnel per l'impiantistica; 4) nuovo reparto di Medicina iperbarica; 5) isola ecologica; 5) bretella di collegamento tra superstrada e Polo cardiologico. Dopo il via libera ministeriale continuerebbero i lavori su queste cinque opere e ne inizierebbero quelli per altre quattro: 1) costruzione del nuovo "Burlo"; 2) costruzione della terza torre; 3) ristrutturazione di un primo segmento delle due torri; 4) edificazione del "cubone" o "torre Covid". Ma solo la ristrutturazione delle due torri sembra davvero urgente e non realizzabile altrove. Tutte le altre opere o non sono necessarie o potrebbero venire costruite in siti più adatti di Cattinara a mio avviso. Secondo l'articolo, il nuovo parcheggio "ospiterà le auto dei dipendenti finora sistemate nell'area in cui dovrà sorgere il nuovo Ospedale infantile Burlo". In base però al progetto definitivo del 2014, l'autosilo sotterraneo da 728 stalli servirebbe sia i visitatori sia i dipendenti del "Burlo", attraendo ulteriore traffico cioè inquinamento atmosferico e acustico. Sopra parte di esso verrebbe edificato l'ospedale materno infantile. Ma il progetto definitivo prevede di tagliare 440 alberi della pineta, ossia circa tre quarti, e tutti i 79 del parcheggio dipendenti. La pineta è situata non "fra ospedale e polo cardiologico", bensì fra il tratto superiore di via Valdoni a Est, il parcheggio dipendenti a Ovest, l'asilo sloveno a Nord e l'asilo dipendenti a Sud. L'articolo dice ancora: "per rispondere alle proteste di residenti e associazioni ambientaliste, unita alla contrarietà espressa dalla giunta comunale attraverso l'assessore Luisa Polli, è stata stabilita la piantumazione di nuovi alberi a Nord del parcheggio. L'Azienda sanitaria assicura che alla fine ne saranno piantati più di quanti cadranno a causa del cantiere". Ma dove troverebbero posto nuovi alberi "a Nord del parcheggio", dato che questo confinerebbe a Nord con l'asilo sloveno, la chiesa e la nuova viabilità d'accesso da strada di Fiume? Ci si riferisce forse all'area tra Polo cardiologico e via del Botro, disboscata nel 2017-2018 e dove l'Accordo di programma prevede un edificio didattico con park sotterraneo da 267 posti? Il "cubone" o "torre Covid" nel piazzale tra le torri e il poliambulatorio non era contemplato né dall'Accordo di programma, né dal progetto preliminare, né da quello definitivo, né dal progetto esecutivo della Cooperativa Clea. Per giunta impedirebbe di realizzare il giardino voluto dal progetto definitivo come una delle compensazioni al taglio dei 519 alberi. Bisognerebbe allora individuare un'area equivalente. Ma non certo a Nord del futuro "Burlo", dove mancherebbe lo spazio. Comunque la vegetazione compensativa ci metterebbe decenni per crescere come l'attuale e verrebbe piantata perlopiù fuori dal contesto originario. Gli abitanti di Cattinara e gli amanti della natura chiedono di preservare tutti gli attuali alberi, con i quali hanno un rapporto anche affettivo, che verrebbe troncato. No dunque ad abbattimenti e aleatorie compensazioni! Secondo il progetto definitivo, il padiglione servizi C, da 8.200 mq con 335 posti auto su quattro livelli interrati, sorgerebbe fra l'aula magna e l'anatomia patologica, eliminando la vegetazione e "mangiandosi" un tratto inferiore di via Valdoni. Inoltre la nuova bretella tra la superstrada, via Alpi Giulie e il Polo cardiologico devasterebbe il lato scosceso verso Altura, richiamando da Sud nuovo traffico. Il Polo ospedaliero di Cattinara è già saturo. Non voglio nuovo cemento e asfalto. Voglio ricordare anche che quasi tutti gli alberi piantati dal Comune essendo di piccole dimensione ne sono sopravvissuti pochissimi, come quelli piantati all'inizio del Parco Farneto (al Ferdinandeo): soltanto uno su cinque.

Claudio Di Marino

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 18 ottobre 2021

 

 

Ecologia e solidarietà - Turriaco lancia il riciclo per i tappi di sughero

TURRIACO. Ora si possono riciclare anche i tappi di sughero a Turriaco, dopo l'olio di cucina e le scarpe da ginnastica, la cui raccolta già è andata ad affiancare una differenziata sempre più spinta con la conseguente introduzione della tariffa puntuale. Il sughero è una materia prima naturale, riciclabile al 100%, ma ogni anno nel mondo ne vengono buttate nella spazzatura decine di migliaia di tonnellate, con uno spreco enorme di materiale e risorse. «Come Comune - dice il sindaco Enrico Bullian -, ci associamo quindi a TappoDivino, il progetto territoriale ideato da Roberta Masat, per salvare dalle discariche i tappi usati». Grazie al riuso dei tappi che diventeranno granina per la bioedilizia, la comunità contribuirà a finanziare realtà sociali che realizzeranno così i loro progetti a supporto della collettività. L'iniziativa sostiene realtà operanti in ambito oncologico, "Le vie di Natale" del Cro di Aviano e grazie ai referenti per l'Isontino di TappoDivino, Alessandro Leghissa e Cristina Suligoj, a Turriaco è stata concordata una capillare raccolta dei tappi, che sarà effettuata nel municipio, nelle due scuole, nei bar, ristoranti, agriturismi, aziende agricole, chioschi (come quello del Turriaco calcio) che aderiscono all'iniziativa. Nei prossimi giorni verrà consegnato a tutti un raccoglitore e i volontari dell'Auser, con il supporto dell'assessore Massimo Merlo, effettueranno la consegna.

LA. BL.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 17 ottobre 2021

 

 

FERRIERA - Sito di Servola - il piano di Arvedi

Arvedi torna a parlare dei suoi investimenti triestini e lo fa con una nota con la quale precisa che ad oggi l'ordine di cui si è scritto nei giorni scorsi nelle pagine del Piccolo «riguarda solo una linea di zincatura ed una linea di verniciatura». L'investimento -è scritto in una nota-, «come più volte ribadito dal presidente della Società negli incontri sindacali tenutisi a Trieste, nonché negli incontri istituzionali nelle sedi locali e nazionali, l'ordine della seconda linea di zincatura che comporterà l'assunzione di 50 nuovi addetti, è subordinato al rilascio delle relative autorizzazioni, al completamento delle attività di sdemanializzazione e permuta e all'ottenimento di agevolazioni in grado di sostenere la redditività dell'investimento». La Direzione di Acciaieria Arvedi è intervenuta ieri dopo aver letto che «la commessa era nell'aria, prevista dal piano di investimenti di Arvedi su Servola, ma oggi è arrivato l'ordine. Acciaierie Arvedi ha infatti commissionato al Gruppo Danieli di Buttrio la fornitura e installazione di due nuove linee per la zincatura a caldo destinate al sito triestino». L'investimento si farà, ma alle note condizioni.

 

 

L'impegno per l'ambiente. Il lungomare di Barcola pulito da CRI e Leo club.

Un pomeriggio dedicato alla raccolta dei rifiuti sparsi a terra nella Pineta di Barcola, per sensibilizzare i cittadini verso temi come il rispetto dell'ambiente e la raccolta differenziata. È quanto proposto ieri dai volontari della Croce rossa italiana che, assieme ai giovani Lions di Trieste, si sono incontrati sul lungomare e, armati di guanti da lavoro, hanno riempito diversi sacchi della spazzatura. Duplice l'obiettivo: combattere l'inquinamento e promuovere la responsabilità sociale. «Ovviamente - spiega Eugenio Montagner del comitato Cri Trieste - non abbiamo scelto questa zona della città perché sia particolarmente sporca. Il nostro desiderio è, piuttosto, quello di far capire l'importanza di proteggere e tutelare l'ambiente, soprattutto per le generazioni future. Vogliamo invitare la popolazione a comportamenti consapevoli e per questo offriremo altre iniziative di cittadinanza attiva». Quello che hanno trovato i volontari, circa una trentina, sono stati per lo più cartacce, tappi di bottiglia e mozziconi di sigaretta. «Tutto materiale - incalza Joel Giangrande, presidente del Leo Club - che un cittadino perbene non dovrebbe lasciare a terra: a pochi metri dal luogo in cui vengono gettati questi rifiuti ci sono diversi cassonetti. Tutto sta nell'educazione delle persone. Credo che il punto sia proprio questo: formiamo i giovani e avremo una società migliore». 

Martina Seleni

 

I sub ripuliscono i fondali del porticciolo di Sistiana - L'intervento stagionale promosso dall'S89

DUINO AURISINA. Operazione di pulizia dei fondali ieri a Sistiana organizzata dalle associazioni sub di Trieste con l'obiettivo di rimuovere i rifiuti dal porticciolo e promossa dal Sistiana S89 in collaborazione con Area 51, i Lions club Trieste Host, Audace e Duino Aurisina, con il patrocinio del Comune di Duino Aurisina e l'aiuto della Protezione civile. Presenti anche l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro, l'assessore comunale Massimo Romita e l'"ambasciatore" ambientale del Fvg Alessandro De Rose. «Facciamo ogni anno questo lavoro - ha detto il presidente del Sistiana 89 Federico Giorgi - e anche stavolta abbiamo trovato di tutto in mare». «Vogliamo eccellere in sensibilità e cultura ambientale», così Scoccimarro: «Le acque del Fvg sono pulite, la balneabilità è garantita, i controlli sono efficaci. Su questo fronte si sta rivelando vincente anche il nostro progetto "aMare Fvg'".

U.SA.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 16 ottobre 2021

 

 

«Commissione Gect sull'inquinamento» - Cernic risponde a Legambiente

Il Gect Go è già pronto a varare anche una nuova commissione dedicata proprio all'ambiente e all'inquinamento transfrontaliero. A rassicurare Legambiente e Ekostandrez, che avevano auspicato la nascita di un gruppo di lavoro transfrontaliero su questi temi, è Mara Cernic, componente dell'assemblea del Gect Go che fin dal momento dell'insediamento aveva chiesto proprio l'attivazione di un comitato dedicato all'ambiente. «Una proposta rimasta in sospeso perché andavano prima risolte altre questioni tecniche come l'approvazione dei bilanci e l'elezione del nuovo presidente - spiega - ma la volontà c'è già da tempo e spero che presto la nuova commissione possa trovare concretezza. L'ambiente è per definizione un qualcosa che non conosce confini».

M.B.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 15 ottobre 2021

 

 

Arvedi investe ancora in Fvg - Nuova commessa per Danieli

Firmato l'ordine per due linee di zincatura da installare entro il 2022 a Servola Con questo ordine il valore del contratto con il Gruppo di Buttrio sale a 250 milioni

Trieste. La commessa era nell'aria, prevista dal piano di investimenti di Arvedi su Servola, ma oggi è arrivato l'ordine. Acciaierie Arvedi ha infatti commissionato al Gruppo Danieli di Buttrio la fornitura e installazione di due nuove linee per la zincatura a caldo destinate al sito triestino. Con questo ulteriore contratto complessivamente sale a circa 250 milioni di euro il valore delle commesse assegnate da Arvedi a Danieli, compresi i macchinari destinati al sito di Cremona. In dettaglio le due nuove linee di zincatura avranno, come "cuore" un forno di notevoli dimensioni - e a basse emissioni - in grado di recuperare il calore generato nel corso della lavorazione e riutilizzarlo per scaldare l'acqua necessaria ad alimentare la zona di pulizia del nastro. A caratterizzare l'investimento un forte contenuto di automazione e di digitalizzazione, ad esempio sarà un robot ad occuparsi della rimozione delle scorie di zinco superficiali garantendo in questo modo la sicurezza degli operatori, e grazie al sistema Q3 Intelligence, il funzionamento degli impianti sarà costantemente monitorato mentre il sistema di qualità predittiva di Danieli assicurerà un controllo costante di ogni fase de processo per garantire ad una produzione di elevata qualità. Entrambi gli impianti saranno dotati delle migliori tecnologie disponibili, come previsto dal Green Deal per la riqualificazione dell'area di Servola. Le linee di zincatura saranno in grado di lavorare 200.000 tonnellate l'anno di bobine di peso superiore a 30 tonnellate, con una velocità di processo che raggiungerà i 200 metri al minuto - L'entrata in esercizio delle nuove linee è prevista per la fine del 2022.«Questo ordine di Arvedi - spiega Gianpietro Benedetti, presidente del Gruppo Danieli - segna un ulteriore fase di espansione del progetto che sta interessando il sito di Servola e che, sommando anche la zincatura, arricchirà l'offerta di prodotti da proporre al mercato». Settori di riferimento saranno senz'altro le costruzioni ma anche l'automotive, dove il processo della zincatura della lamiera viene ormai sempre più richiesto. Gli investimenti di Arvedi in Friuli Venezia Giulia, quindi, aumentano, grazie alla visione di un Gruppo, qual è Acciaierie Arvedi, che si sta strutturando per essere in grado di rispondere ad una domanda di acciaio che si stima continuerà ad essere sostenuta anche nei prossimi due anni. Ed è una crescita che - se verrà confermata la scelta di Trieste - si arricchirà di un laminatoio ex novo di Metinvest. Gli ucraini - che pare abbiano già deciso circa l'opportunità di un investimento da effettuarsi a breve in un'area ritenuta strategica - non hanno invece ancora sciolto la riserva sul "dove" insediare l'impianto, cosa che però dovrebbe avvenire a breve. Se l'opzione Fvg diventasse realtà, ecco che nascerebbe in questa regione un polo siderurgico di rilievo europeo, in grado di tenere insieme sia la produzione a caldo che a freddo, e completamente green, "scippando" il primato oggi detenuto dalla Lombardia.

Elena Del Giudice

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 14 ottobre 2021

 

 

Foca monaca ricompare nelle acque di Pago - l'eccezionale avvistamento - Era successo 10 anni fa

FIUME. È stata vista da diversi pescatori mentre scivolava leggiadra in acqua, sottraendosi agli sguardi curiosi di chi non ha mai visto un esemplare di foca monaca o di chi ne ricorda solo apparizioni lontane nel tempo. Nei giorni scorsi gli avvistamenti si sono moltiplicati e hanno riguardato diverse aree dell'isola nordadriatica di Pago, come Punta San Nicola e la cosiddetta Paska uvala (Valle di Pago), nelle acque a contatto con il Canale del Velebit o Alpi Bebie. L'ultimo avvistamento a Pago si era avuto nel 2011, e aveva riguardato il mare che bagna la piccola località di Proboj. Da allora più niente, con il mammifero marino che è ricomparso la settimana scorsa, regalando un'enorme soddisfazione ad ambientalisti, biologi e a tutti coloro che amano una natura ancora ben conservata e sufficientemente selvaggia. Saranno gli esperti a dare una risposta alla domanda cui si pongono gli isolani: la foca monaca è giunta a Pago da chissà quale areale, oppure vi risiede stabilmente?

A. M.

 

 

GORIZIA - Un gruppo di lavoro transfrontaliero sull'inquinamento - a richiederlo Legambiente e EkoStandrez

Un gruppo di lavoro transfrontaliero, magari gestito dal Gect Go, per monitorare l'inquinamento transfrontaliero. È quanto chiedono Legambiente Gorizia ed EkoStandrez, manifestando preoccupazione per le diverse forme di inquinamento dell'aria, del terreno e dell'acqua rilevate oltreconfine dalle istituzioni slovene in seguito alle segnalazioni dei cittadini di "Civilna inciativa" di Vrtojba. In seguito ai campionamenti effettuati, spiega Legambiente in una nota, sono state rilevate quantità importanti di idrocarburi policromatici aromatici, sostanze chimiche classificate come cancerogene. «Considerando che l'aria non ha confini, la preoccupazione è lecita anche per il territorio italiano», spiegano gli ambientalisti, ricordando come da 3 anni ormai i residenti di Sant'Andrea segnalino disagi a causa di forti odori. Un gruppo di volontari (19 persone) contribuiranno ad un monitoraggio sperimentale che, iniziato nei giorni scorsi, durerà fino al 31 dicembre, ma questo secondo Legambiente non basta. «È necessario un monitoraggio dell'aria con adeguata strumentazione in maniera continua, magari creando un gruppo di lavoro transfrontaliero. Per quale motivo il Gect non è mai stato coinvolto su questi temi? È urgente la creazione di un comitato».

M.B.

 

 

SEGNALAZIONI - Cemento a Cattinara - Troppo caro il prezzo stabilito per il verde

Gentile direttore, il Comitato spontaneo per la Pineta di Cattinara ringrazia per la pubblicazione a pagina 26 della notizia che lo riguarda nell'articolo del 10 ottobre scorso dal titolo "Sinistra Italiana ufficializza il suo appoggio allo sfidante - Lui intanto si schiera per la pineta di Cattinara". Nell'ultima frase leggiamo però che «in quell'area è prevista la costruzione di un nuovo parcheggio sotterraneo». In realtà i 440 alberi della pineta e i 79 del parcheggio dipendenti, che il progetto definitivo del 2014 prevede di tagliare, verrebbero abbattuti per costruire non solo l'autosilo sotterraneo del nuovo Istituto Burlo Garofolo ma il "Burlo" stesso. Nella lettera-appello del 28 settembre, allegata al comunicato stampa di venerdì 8 ottobre 2021 e cui Francesco Russo ha risposto, avevo specificato quanto segue: «Il progetto definitivo del 2014 stabilisce che il nuovo "Burlo" avrebbe una volumetria complessiva di 235.000 metri cubi, di cui 125.000 interrati o seminterrati e 110.000 fuori terra. L'edificio misurerebbe 79.967 metri quadrati su 5 livelli superficiali. Sorgerebbe sopra l'attuale parcheggio dipendenti e il settore occidentale della pineta, tra la torre chirurgica, la palazzina di Anatomia patologica e Medicina legale e la piastra servizi sanitari da un lato e la scuola e la chiesa dall'altro. L'autosilo che si vuole realizzare al servizio del nuovo Ospedale pediatrico Burlo Garofolo richiederebbe lo scavo di 130mila metri cubi di materiale, occuperebbe due piani sotterranei e offrirebbe 728 posti macchina. Il suo perimetro risulterebbe alla fine più che doppio rispetto a quello dell'edificio. Si svilupperebbe sotto gran parte della pineta, risparmiandone solo il settore meridionale e, a Nord, una striscia retrostante l'asilo». Il Comitato chiede quindi che nel comprensorio ospedaliero di Cattinara non venga costruito né il nuovo "Burlo Garofolo" né il relativo parcheggio interrato, né alcun altro edificio sanitario a scapito del verde.

Paolo Radivo - Comitato spontaneo per la Pineta di Cattinara

 

 

Sabato e domenica insieme al Fai per riscoprire il Winckelmann l'appuntamento

Le Giornate d'autunno offrono la possibilità di un'esplorazione archeologica urbana all'Orto lapidario e alle iscrizioni aquileiesi

Finalmente ripartono le giornate Fai d'autunno: sabato 16 e domenica 17 ottobre i volontari del Gruppo giovani, supportati dalla Delegazione provinciale, accompagneranno il pubblico in un angolo della città forse poco noto, ma di enorme valore culturale. Il percorso, a tema archeologico, si snoderà in cima al Colle di San Giusto, nella parte esterna del Civico museo d'antichità Winckelmann. «I visitatori - spiega il neo responsabile dei giovani Giuliano Merola - potranno ammirare l'Orto lapidario tergestino, che espone rilievi ed iscrizioni aquileiesi assieme a reperti istriani di epoca romana, il tempietto in stile classico con il Cenotafio di Winckelmann e il Giardino del Capitano, che conserva le torri e le mura quattro-cinquecentesche della città». «Vedremo anche i resti del basamento e della scalinata del propileo del I secolo dopo Cristo, in parte incastonato nelle murature medievali del campanile di San Giusto, e i resti dell'antico tempio capitolino che si trovava sul colle».Questo percorso, fruibile da tutti, permetterà ai partecipanti di toccare con mano ciò che il Fai fa da decenni per la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico del Paese. Sarà invece riservata ai soli soci la possibilità di conoscere l'interno della torre campanaria della Cattedrale, dalla quale si potrà osservare la città da un punto di vista speciale. «Organizzare eventi di questo tipo - ricorda la presidente Tiziana Sandrinelli - richiede mesi di lavoro, e i nostri volontari lo hanno svolto in una situazione di grande incertezza: a causa del Covid non si sapeva se le Giornate d'autunno sarebbero state effettivamente possibili. Per questo, il loro impegno vale il doppio. Un encomio particolare va anche ai giovani: ragazzi che dedicano il loro tempo libero a un progetto di interesse collettivo, sperimentando il valore del volontariato». Il coinvolgimento attivo degli studenti nella vita sociale, culturale ed economica della comunità è molto importante per la Fondazione. «Per questo - aggiunge Eugenia Fenzi, capo delegazione di Trieste - il Fai porta avanti il progetto "Apprendisti Ciceroni": i ragazzi che desiderano aderire vengono formati ad accompagnare il pubblico alla scoperta delle bellezze del proprio territorio.» Le visite, della durata di tre quarti d'ora, avranno inizio alle 10 e partiranno ogni 20 minuti, fino all'ultima prevista alle 16. È consigliabile la prenotazione sul sito www.giornatefai.it ma ci si potrà anche presentare direttamente e iscriversi nei banchetti in loco. Verranno richiesti il Green Pass e l'utilizzo della mascherina. 

Martina Seleni

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 13 ottobre 2021

 

 

Ciò che non va - E' questa la cura del verde? E gli alberi promessi?   -   (Roberto Decarli)

Che fine hanno fatto le delibere giuntali, come la n°132 del 10 aprile 2017, "Messa a dimora di alberi per i nuovi nati nel territorio comunale"?

 

 

Alle 20 - Cambiamenti climatici al Club Soroptimist

Oggi, alle 20, al Savoia Excelsior Palace (Riva del Mandracchio 4), si terrà la prima riunione conviviale del Club di Trieste del Soroptimist International. Relatore Filippo Giorgi, fisico e climatologo, il quale tratterà il tema dei "Cambiamenti climatici".

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 12 ottobre 2021

 

 

Patrimonio archeologico subacqueo da tutelare: varato il nuovo protocollo - Capitaneria e Soprintendenza assieme

Il primo protocollo in regione e in Italia per riuscire a rendere permanenti delle operazioni a tutela del patrimonio archeologico subacqueo. Così, a bordo del pattugliatore Dattilo, dove ha fatto visita nei giorni scorsi il comandante generale del Corpo delle Capitanerie di porto, ammiraglio ispettore capo Nicola Carlone, la Capitaneria di porto e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, rispettivamente rappresentati dal comandante della Guardia costiera, l'ammiraglio Vincenzo Vitale, e dalla soprintendente Simonetta Bonomi, hanno firmato un documento che suggella questo intento. «È un esperimento che abbiamo avviato con l'ammiraglio Vitale che prevede, in parallelo agli accordi istituzionali della Guardia costiera - ha spiegato Bonomi -, una collaborazione per gli aspetti che riguardano la tutela del patrimonio archeologico sommerso». Ci sono infatti tantissime memorie dei conflitti bellici, sia della prima sia della seconda guerra mondiale. «Sono ben da indagare - ha detto Bonomi -, molto più di quanto uno possa immaginare. E poi sono da indagare altri reperti nelle acque interne di Grado». Le segnalazioni arrivano principalmente da pescatori e appassionati sub. Per individuarli «ci avvaliamo principalmente del nucleo Tutela Patrimonio culturale dei Carabinieri e in altri casi della Guardia costiera - ha continuato il soprintendente -: abbiamo bisogno dei mezzi degli altri, perché noi non ne abbiamo». Il protocollo firmato ieri, cui farà seguito un programma di collaborazione pianificato con la Soprintendenza, prevede appunto un contributo dei militari marittimi. La competenza del Corpo in questo ambito nasce nel 1989, come ha spiegato Vitale. «L'allora ministero della Marina mercantile con il ministero dei Beni culturali siglò un decreto che diede vita a questa funzione, facendo nascere il nucleo sommozzatori di San Benedetto del Tronto. Ora nasce questo accordo a livello regionale con l'impiego diretto del nucleo di San Benedetto, che - ha aggiunto Vitale - si sposterà non solo per azioni di carattere ambientale ma d'ora in poi l'impiego sarà finalizzato anche alla tutela archeologica».

BE.MO.

 

 

Oggi alle 17. La tropicalizzazione del mare Adriatico

Cosa succede nel mare? Gli effetti della tropicalizzazione. Dalle specie aliene all'innalzamento delle acque. Oggi, alle 17, appuntamento su Zoom per il secondo webinar del progetto "CambiaVenti", con Saul Ciriaco (Area Marina Protetta di Miramare Wwf) e Florence Colleoni (Ogs-Istituto Nazionale di Oceanografia e di geofisica sperimentale). Per iscrizioni al webinar: museobora@iol.it

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 11 ottobre 2021

 

 

Immobili in stallo da 6 anni - Pressing sulla Paritetica

Il Comune aspetta il trasferimento della pineta di Barcola, dell'ex caserma Duca delle Puglie in via Cumano e dell'ex Direzione di artiglieria in Campo Marzio

Tra i fascicoli che saranno presi in carico dalla futura giunta comunale, uno è tanto interessante quanto lento: si tratta del trasferimento di alcuni beni immobili dal Demanio al Comune. Istanza che balla sul tavolo della Commissione paritetica da sei anni, dall'ormai lontano agosto 2015, quando presidente del Consiglio era Matteo Renzi, il presidente della Regione Debora Serracchiani, il sindaco Roberto Cosolini. Allo scorso luglio risale un garbato sollecito del Municipio, firmato dal dirigente dell'Immobiliare Luigi Leonardi, e al primo settembre un altrettanto cortese posta elettronica di Roberta Volponi, funzionario della Regione Fvg, riscontrava che il presidente Fedriga ritiene il trasferimento dei beni immobili una delle tematiche da affrontare dalla Paritetica in via prioritaria. Paritetica che - giova ricordare - si è insediata, una volta "neocostituita", il 12 luglio. Ma perché il Comune mostra questo interesse per il passaggio di beni immobili? Perché ha tre importanti partite aperte che si chiamano ex caserma Duca delle Puglie, ex Direzione di artiglieria, Pineta di Barcola. Sono tre asset sui quali la civica amministrazione corrisponde un canone al Demanio, per un totale di 174.537,10 euro all'anno. Frutto dell'addizione di 100.000 euro riguardanti l'ex caserma, 35.519,08 collegati alla Pineta barcolana, 38.810,08 agganciati all'ex Direzione di artiglieria.È bene tradurre in attività amministrativa concreta le ragioni di questi canoni: in via Cumano la Duca delle Puglie ospita il museo De Henriquez; in Campo Marzio l'ex Direzione di artiglieria aveva accolto il Museo del mare, che rinascerà al Magazzino 26 di Porto vecchio; la Pineta di Barcola si commenta da sé. Da puntualizzare - come ha fatto Leonardi nella sua missiva - che il Comune non sta versando la locazione della Duca delle Puglie (dove tra l'altro il contratto è scaduto) in quanto vi ha svolto lavori per un valore superiore ai 2 milioni. Infatti è in corso l'istruttoria del Demanio volta all'azzeramento dei canoni. Da chiarire - a giudizio del Municipio - anche l'indennità di occupazione relativa all'ex Direzione di artiglieria, dal momento che il "vecchio" Museo del mare è stato chiuso il 1° aprile 2019 e le collezioni trasferite nel Magazzino 26. La Pineta di Barcola è "coperta" da un contratto a valere dal 1° giugno scorso fino al 31 maggio 2027 per un canone annuo ricognitorio pari a 212,75 euro. Per conseguire l'invarianza finanziaria dell'operazione su Barcola, il Comune - scrive ancora Leonardi - potrebbe rinunciare a ottenere la proprietà dei chioschi. Nella stessa epistola, proprio al termine della terza cartella, il dirigente comunale completa le richieste ribadendo l'interesse ad acquisire a titolo gratuito, sempre mediante la Paritetica, due ulteriori compendi: la caserma Monte Cimone ex tenuta Burgstaller a Banne e il parco di villa Necker in via dell'Università. A proposito della Paritetica, a fine maggio il ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, aveva firmato il decreto di nomina dei componenti di rappresentanza statale nell'ambito della commissione. Ecco scorrere i nomi di Sandra Savino, deputata di Forza Italia, Elena D'Orlando, direttrice del Dipartimento giuridico dell'Università di Udine, e Ivo Rossi, dirigente della Presidenza del consiglio dei ministri in pensione e già componente della Commissione paritetica per la Regione Val d'Aosta. I tre componenti di indicazione governativa si aggiungevano ai tre "regionali", Teresa Billiani, Renato Carlantoni e Salvatore Spitaleri.

Massimo Greco

 

Due imprenditori interessati ad acquistare l'ex "don Marzari"

Sono operatori del settore case di riposo che debbono rafforzare la capacità recettiva delle loro strutture. Perizia da aggiornare

L'ex casa di riposo intitolata a don Edoardo Marzari, situata a borgo San Nazario non lontano da Prosecco, ha trovato degli estimatori. Il bene, da anni nella lista dei beni comunali alienabili, interessa due imprenditori che operano nel settore delle residenze per anziani. Hanno mandato una "pec" agli uffici comunali per manifestare la volontà di procedere all'acquisto. Fonti municipali spiegano che si tratta di operatori i quali, in seguito alla riclassificazione delle strutture di accoglienza, si trovano nella necessità di ampliare la loro capacità ricettiva. La civica amministrazione è in procinto di affidare gli incarichi - come è recentemente accaduto in altri casi relativi ad asset in vendita - a professionisti esterni affinché perizino lo stabile, allo scopo di ottenere una stima aggiornata agli odierni valori di mercato. Nel 2018 era stato inserito nell'elenco a un prezzo di 1,6 milioni, tagliato di un buon terzo rispetto ai 2,4 milioni quotati nel 2011.La "don Marzari" è ferma dal 2007, quando il secondo Dipiazza decise di chiudere la struttura e di ricoverare gli ospiti in altri civici istituti. Da allora si sono rincorse varie ipotesi di riutilizzo, con particolare evidenza a un possibile reimpiego di carattere sanitario poliambulatoriale al servizio di una porzione di territorio carsico dove vivono 1.400 residenti. Sarebbe francamente ora che il complesso, dopo 14 anni allo stato brado, trovasse una nuova ragione di vita. Se non altro per limitare gli atti vandalici, che hanno convinto gli ignoti visitatori a sottrarre persino i termosifoni. Dal punto di vista dimensionale il compendio vanta misure importanti: 15.000 metri quadrati coperti, cui si sommano 5.000 mq di parco. Senza contare una vista mare giudicata assai attraente. La prima versione dell'edificio risale agli anni '50-'60 e venne realizzata dall'Opera per l'assistenza ai profughi giuliani e dalmati. Lo stabile fu poi convertito in casa di riposo organizzata a seconda delle condizioni degli ospiti: al primo livello le persone non autosufficienti, al secondo le parzialmente autonome, al terzo gli autosufficienti.

magr

 

 

Parco del Castello e rive dell'Isonzo ripulite dai volontari - La doppia iniziativa

Legambiente e Amici del parco al lavoro con il supporto anche di gruppi di richiedenti asilo e minorenni non accompagnati. Plauso dall'assessore Del Sordi

Entro il 2050 tra i 25 milioni e il miliardo di persone potrebbero essere costrette a spostarsi per criticità indotte, anche, dai cambiamenti climatici. Stress ambientali e conflitti sono causa o concausa della fuga dal proprio Paese per circa il 70% dei migranti giunti in Italia negli ultimi 4anni.La campagna "Puliamo il mondo dai pregiudizi" intende essere non solo un momento di collaborazione finalizzata alla rimozione dei rifiuti abbandonati e alla diffusione di comportamenti rispettosi dell'ambiente, ma anche la promozione di una positiva convivenza tra le persone che abitano lo stesso territorio. Questo lo sfondo dell'iniziativa di Legambiente, patrocinata dal Comune di Gorizia, che si è svolta ieri mattina e ha portato i volontari a ripulire il Parco del Castello. «Ha partecipato all'iniziativa anche una decina di minori non accompagnati ospitati dal San Luigi - spiega l'assessore comunale all'Ambiente, Francesco Del Sordi -. L'importanza di questi interventi è legata al fatto che fanno risparmiare tre volte l'amministrazione comunale: queste campagne permettono di differenziare meglio; l'ente pubblico non deve pagare la rimozione della spazzatura; Legambiente svolge anche un'attività di sensibilizzazione. Per questo, non posso che rivolgere un ringraziamento sincero ai volontari che sono intervenuti».La riappropriazione collettiva dei luoghi - fa eco l'associazione ambientalista - è la chiave per ricostruire le relazioni sociali, «perché un mondo diverso è possibile solo se lo si costruisce senza muri di alcun tipo: sociali, etnici e religiosi, fisici e mentali». In contemporanea, gli "Amici del parco di Campagnuzza" hanno effettuato un'iniziativa simile sulle rive dell'Isonzo, coinvolgendo anche un gruppo di richiedenti asilo.

Fra.Fa.

 

 

Domani - La tropicalizzazione del mare Adriatico

Cosa succede nel mare? Gli effetti della tropicalizzazione. Dalle specie aliene all'innalzamento delle acque. Domani, alle 17, appuntamento su Zoom per il secondo webinar del progetto "CambiaVenti - L'emergenza climatica e noi", con Saul Ciriaco (Area Marina Protetta di Miramare Wwf) e Florence Colleoni (Ogs). Incontro riservato ai giovani tra i 15 e i 35 anni d'età e ai docenti. Per iscrizioni al webinar: museobora@iol.it Info: www.museobora.org

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 10 ottobre 2021

 

 

Differenziata e strade da pulire: tre milioni in più in quattro anni

Il piano punta a migliorare la raccolta con 114 batterie ecologiche in 51 strade Servizio rafforzato nelle zone pedonali, in quelle ex Ezit e in Porto Vecchio

Nel quadriennio 2022-25 il Comune di Trieste investirà 2,9 milioni di euro in più per migliorare la qualità ambientale urbana. Lo farà attraverso una serie di interventi che riguardano la raccolta differenziata, le aree pedonali, gli spazi della "movida", lo spazzamento delle strade ex Ezit e del Porto vecchio (nelle zone aperte al passaggio), alcune zone verdi. Le variazioni di spesa - contenute nel Piano preparato da AcegasApsAmga e recepito dalla civica amministrazione attraverso una delibera giuntale recentemente illustrata dall'assessore Luisa Polli - richiedono stanziamenti arrotondati di 690.000 euro nel '22, di 705.000 euro nel '23, di 765.000 euro nel '24 e nel '25. Dal servizio ambiente & energia del Comune avvertono che per gli ultimi due anni si tratta di ipotesi di lavoro da sottoporre a ulteriore verifica. AcegasApsAmga ha trasmesso proprio in questi giorni il documento all'Ausir (Autorità unica per i servizi idrici e i rifiuti). Tra l'altro il piano prevede un aumento delle competenze annue, per una somma di oltre 61.000 euro, dovute all'authority per il suo funzionamento (50 centesimi per ogni abitante servito).Torniamo al merito del programma. Il capitolo più importante, che assorbe circa 300.000 euro all'anno, è dedicato all'incremento della raccolta differenziata, anche perchè il governo italiano ha recepito due direttive europee che vincolano il nostro Paese a raggiungere entro il 2025 una quota pari al 55% di riciclo. Il piano Comune-Acegas coinvolge 51 strade, in genere viabilità laterale di zone residenziali, con 114 "batterie" ecologiche. Prevista l'installazione di 200 cassonetti al servizio della differenziata: secondo il documento, questo rafforzamento produrrà un aumento pari al 2%.Oltre 70.000 euro annui andranno a incrementare la proposta nelle zone pedonali: 15 nuove "batterie" (cinque contenitori), simili a quelle già funzionanti al molo Audace e in via Torino, richiameranno 27.500 vuotature nei dodici mesi, attività da eseguirsi quotidianamente. In qualche modo agganciata a questo punto del programma è l'intensificazione delle vuotature dei cestini in centro: da piazza Venezia al borgo Teresiano ce ne sono 148, il piano mette in preventivo 2700 interventi in più al mese. Oltre a via Torino, le strade maggiormente interessate sono Cavana, piazzetta Barbacan, la zona Urban, le piazze Unità e Borsa, via Cassa di risparmio, via San Nicolò, piazza sant'Antonio, via XXX Ottobre, via Trento. Dal centro alle aree periferiche o semi-periferiche. Innanzitutto le vie ex Ezit passate sotto il Comune: si tratta di 130.000 metri quadrati di superficie e di 18,5 km di asfalto. Acegas imposterà un servizio con spazzatrice e operatore a terra equipaggiato con soffiatore. Attività analoga è pensata per quelle superfici di Porto vecchio "aperte", cioè il polo museale-espositivo (centrale idrodinamica, centro congressi, magazzino 26, bretella con largo città di Santos): interessati 61.000 metri quadrati e 2,7 chilometri di strade. Ultimo paragrafo sulle aree verdi. La riapertura di alcuni giardini interdetti per inquinamento, vedi il Tommasini e San Nazario, richiedono una riprogettazione degli interventi, che riguardano la pulizia dei sentieri e dei cestini. Nelle annate 2024-25 il servizio dovrebbe estendersi anche a Villa Necker e in via Marenzi dove è in atto la riqualificazione dell'ex Maddalena.

Massimo Greco

 

Conficoni (Pd)«A Trieste negativo il bilancio rifiuti»

«La comunicazione e la sensibilizzazione dei cittadini per l'aumento della raccolta differenziata dei rifiuti è sicuramente un fatto positivo, ma insufficiente per incidere concretamente su situazioni come quella di Trieste, rimasta decisamente indietro con il 44%, ben al di sotto della media regionale che sfiora il 70%. La Regione può e deve fare di più, per esempio legando i ristori a favore dei Comuni al raggiungimento di determinati obiettivi». Lo afferma il consigliere regionale Nicola Conficoni (Pd).

 

I ragazzi della Weiss puliscono il Parco Farneto con Legambiente

Si è svolta Ieri la grande giornata di pulizia del Parco Farneto di Trieste organizzata da Vallelata e Legambiente al termine di "Puliamo il tuo parco!". Alla giornata di pulizia hanno partecipato anche gli studenti dell'Istituto Comprensivo Tiziana Weiss abbinato al Parco. Agli studenti è andato in premio un percorso didattico sulle tematiche green tenuto dagli esperti di Legambiente.

 

Bambini e adulti uniti a Fernetti per la natura - la pulizia dai rifiuti

Un gruppo di una trentina di persone, fra piccoli alunni della scuola Alojz Gadrnik e operatori della Protezione civile locale, ha dato vita l'altro giorno a Fernetti alla manifestazione "Puliamo il mondo" su iniziativa di Legambiente, consentendo di liberare l'area dalle immondizie abbandonate.

(u.sa.)

 

 

SEGNALAZIONI - Piazzale Rosmini - Scelte incredibili nella gestione

Rivolgo alcune osservazioni sullo stato di piazzale Rosmini. La zona giochi del piazzale è stata recintata per sostituire i giochi vari e probabilmente per rifare la pavimentazione. Ottimo salvo che per un importo di 121.000 euro il giardino resterà chiuso per un anno? Inoltre il nuovo parco giochi non avrà le altalene. È evidente che chi ha fatto un tale progetto e chi lo ha approvato, non hanno né bambini e tantomeno nipoti. Ma come si fa chiudere un parco giochi per un anno? Lo trovo del tutto errato. Giorni fa una commissione circoscrizionale si è presentata nel giardino manifestando l'idea di realizzare un parco per cani. La loro motivazione è stata che alle 8 c'erano solo cani in giro con relativi padroni. Ma questi signori hanno pensato che alla mattina i bambini o sono a scuola o sono all'asilo? Ma dove vivono? Inoltre i bambini corrono e saltano su quello che rimane delle aiuole dove anche i suddetti cani fanno i loro bisogni, che non sempre vengono raccolti. Questo problema va risolto, è la salute dei nostri bambini. Sotto la scarpata, dietro la case Ater, c'è un terreno incolto abbandonato e infestato da ailanto e altre essenze spontanee. Ecco dove si potrà realizzare un parco per i cani. Basta pensare un poco. Grazie alla giunta Cosolini che aveva decretato che il giardino era contaminato fu chiuso e poi riaperto senza alcuna opera di risanamento adducendo strane teorie sull'inquinamento. Allora fu suggerito di ascoltare gli anziani della zona, quelli che nel 1945 assistettero ai bombardamenti del porto di Trieste. Gli anziani confermeranno che il terrapieno del giardino, che era una scarpata, fu realizzato con le macerie della fabbrica macchine Fmsa. Ecco da dove, a distanza di anni, sono saltati fuori gli inquinanti.

Giampaolo Rigutto

 

 

 

 

SKY TG24- SABATO, 9 ottobre 2021

 

 

Città e spazi verdi, Trieste e Torino le peggiori in Europa. La classifica

Secondo uno studio dell'ISGlobal di Barcellona, sono circa 43mila i morti che ogni anno si potrebbero evitare con più parchi e giardini in città. Tra i centri urbani peggiori anche Blackpool (Regno Unito) e Bruxelles (Belgio). La ricerca è stata effettuata in 31 Paesi europei, per un totale di 978 città e 49 aree metropolitane

(vedi articolo)

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 9 ottobre 2021

 

 

Porto e Capitaneria in prima linea per ridurre le emissioni inquinanti

Siglata un'intesa per convincere le compagine di navigazione a diminuire le concentrazioni di zolfo nei carburanti sia all'interno dello scalo sia in golfo

Trieste. Ridurre l'inquinamento da combustibile fossile per rendere il traffico delle navi meno impattante sul golfo di Trieste. È con questo obiettivo che Autorità portuale e Capitaneria di porto hanno firmato ieri il "Blue agreement", con cui puntano a convincere le compagnie di navigazione a diminuire la quantità di zolfo contenuta nel carburante non solo durante le operazioni in porto, come previsto dalla legge, ma dalle quattro miglia di distanza dalla costa fino all'attracco. L'intesa è stata siglata fra il presidente dell'Authority Zeno D'Agostino, il comandante del Porto di Trieste Vincenzo Vitale e il rappresentante degli agenti marittimi Paolo Spada, a conclusione della tavola rotonda organizzata al Barcolana Sea Summit sul tema dell'innovazione dei porti e della loro sostenibilità ambientale. «L'iniziativa - ha spiegato D'Agostino -è già applicata nei porti di Genova e Savona. Vogliamo incentivare l'utilizzo di carburanti a basso impatto, coinvolgendo armatori e agenti. L'adesione sarà volontaria, ma pubblicizzeremo molto chi lo sottoscriverà e chi no». Gli aspetti tecnici sono stati illustrati da Vitale: «L'obiettivo è convincere gli armatori a passare da un tenore di zolfo a 0, 1 anziché a 0, 5 non soltanto in porto ma anche entro le 4 miglia dalla costa. Questo riduce di molto l'impatto ambientale». L'asse per la sostenibilità fra Autorità e Capitaneria è stato ufficializzato a conclusione del dibattito sui porti del futuro, in cui D'Agostino ha raccontato dei «50 milioni a disposizione fra Trieste e Monfalcone per elettrificare le banchine», auspicando che gli scali diventino anche «produttori di energia, magari con sistemi fotovoltaici ed eolici off shore» e anticipando «la creazione di un mini impianto eolico sulla diga» che protegge i moli. L'ad di Acegas Roberto Gasparetto guarda le cose dal punto di vista di chi distribuisce l'elettricità: «Serve un approccio olistico che metta insieme porti e città. Dobbiamo fare in modo che l'accelerazione del Pnrr non sia traumatica: serve un potenziamento della connessione con le reti nazionali e un sistema elettrico che supporti le discontinuità che deriveranno dall'arrivo di una nave da crociera, che consuma da sola un sesto dell'intera città». Per la transizione si propone anche Snam con la controllata Renovit, il cui ad Cristian Acquistapace evidenzia la possibilità di dare il proprio contributo con «una riqualificazione profonda degli edifici nei porti, illuminazione efficiente e applicazione del fotovoltaico su parcheggi e coperture» .Non mancano però i problemi. Il presidente e ad dell'oleodotto Siot Alessio Lilli si è chiesto «quando passeremo da 40 a 20 milioni di tonnellate di greggio trasportato, quali saranno le alternative del porto per continuare a generare valore? Siamo chiamati ovunque a un salto quantico per ridisegnare il paradigma energetico, ma continuo a vedere scarsa immaginazione». Il presidente dell'Autorità portuale di Genova Paolo Emilio Signorini ha sottolineato quanto «la sostenibilità sia fondamentale per porti inurbati come Genova e Trieste. Giusto lavorare su gnl, elettricità e idrogeno, ma ogni intervento del genere costa decine di milioni e l'obsolescenza è relativamente rapida. La battaglia contro i combustibili fossili complica le cose». Il ragionamento è stato ripreso da Vitale, secondo cui «non c'è transizione senza passaggio momentaneo al gas liquido che ci porti verso i combustibili non fossili. Trieste ha un rigassificatore a pochi chilometri (a Veglia) che dovrebbe essere la nostra mucca». Un approccio pragmatico è stato suggerito anche dal presidente di Alpe Adria Maurizio Maresca, che ha invitato a ragionare anzitutto sulla ferrovia: «L'elettrificazione delle banchine va bene, ma è centrale l'ottimo lavoro sul fronte ferroviario che si sta facendo a Trieste: questo è il contributo che si può dare davvero all'ambiente, trasferendo i camion sui treni. Un lavoro che Genova deve ancora fare».

Diego D'Amelio

 

L'impegno del Governo per far viaggiare insieme sviluppo e sostenibilità

Trieste. «Cambiare i porti, in molti casi, vuol dire cambiare le città». Ed è quanto dovrà avvenire nei prossimi anni in Italia, «dove i porti sono inseriti nelle città», per rispondere alle sfide della transizione ecologica. Lo ha spiegato ieri il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, aprendo la sessione di lavoro dedicata proprio al tema dei porti verdi e delle città verdi del Barcolana Sea Summit. Nel nostro paese, «per molti le parole "infrastrutture" e "sostenibilità" non possono andare insieme», cosa che non succede a livello internazionale: «il cambio di nome del ministero è un segno della volontà del governo di muoversi su questa strada». Il governo, ha detto Giovannini, sta affrontando la questione «con uno stanziamento senza precedenti» grazie ai fondi del Pnrr, al fondo complementare italiano e a parte delle dotazioni del suo ministero. Ai porti sono destinati 4,2 miliardi di euro che si inseriscono «in un quadro più complessivo di transizione di tutti i nostri sistemi di trasporto: il 70% dei 632 miliardi assegnati al ministero sono infatti contributi alla lotta al cambiamento climatico». Questi investimenti, secondo Giovannini, «hanno a che fare non solo con il potenziamento e il rinnovo della flotta, ma anche con un'ampia operazione di elettrificazione delle banchine - che consentirà alle navi di spegnere i loro motori quando soo in porto e di ridurre l'inquinamento nelle nostre città - e con progetti per favorire l'uso di combustibili meno inquinanti e la ricerca di soluzioni più avanzate per le navi, come ad esempio l'idrogeno». Proprio la riduzione delle emissioni nel settore marittimo - assieme a quello del trasporto aereo e del riscaldamento delle abitazioni - «è centrale nel piano dell'Ue "Fit for 55", che prevede di ridurre del 55% la CO2 immessa in atmosfera entro il 2030», ha aggiunto il ministro. «Sappiamo - ha spiegato - che gli armatori e la ricerca stanno provando ad accelerare questa transizione, ma non tutte le soluzioni sono già disponibili: l'importante, però, è avere chiaro l'obiettivo». Il processo di transizione, ha detto ancora Giovannini, «non avviene solo vicino al mare: abbiamo bisogno di connettere i porti con le vie di comunicazione di terra, e il nostro piano su questo fronte è stato giudicato a livello europeo come il più avanzato, innovativo e sistemico». Grazie al Pnrr, ha concluso Giovannini, «connetteremo 11 porti, oltre a 11 aeroporti e 9 centri di scambio intermodale. Anche questo è un investimento senza precedenti, e abbiamo bisogno di utilizzare questa occasione per un ripensamento profondo della dell'intermodalità e della logistica: occorre capire il futuro dei nostri porti e cercare di operare in un ottica sempre più sistemica e non competitiva».

Daniele Lettig

 

 

Troppe barche abbandonate o in discarica - Progetto per creare una filiera del riciclo

Confindustria e Area Science Park insieme per risolvere il problema del fine vita dei natanti in vetroresina

Trieste. Ci sono fin troppe barche abbandonate nei prati e nei giardini del Carso, e sono solo la punta visibile di un iceberg. Dei sei milioni di barche, prevalentemente piccole, che compongono il parco nautico italiano ogni anno sono 80 mila quelle a fine vita e solo 2.000 vengono riciclate. Sono i numeri che fanno comprendere come sia indispensabile costruire una filiera che affronti, trasformandolo, l'intero processo che va dalla costruzione al fine vita delle imbarcazioni, con l'obiettivo di creare un sistema di economia circolare. È il tema che ha tenuto banco ieri al Barcolana Sea Summit, con una serie di sessioni dedicate al recupero e al riutilizzo dei materiali impiegati per la nautica, dalla fibra di carbonio alla più comune vetroresina. Il fine vita delle barche in vetroresina, che se non vengono abbandonate finiscono in discarica nel 90% dei casi, è un problema che va affrontato subito da tutti gli attori del processo produttivo, dalla ricerca e dai legislatori, chiamati a produrre norme ad hoc. Per affrontare la questione Confindustria Nautica - ha spiegato una sua rappresentante, l'imprenditrice Barbara Amerio - sta creando un Comitato per la sostenibilità che coinvolga il mondo della nautica nell'individuazione di soluzioni, che vanno dalla ricerca su nuovi biocompositi a quella sul riciclaggio, passando per una completa revisione del processo di progettazione, che deve orientarsi su barche che possano essere disassemblate. A fronte di un'industria che si sia fermando per mancanza di materie prime lo sviluppo di un'economia circolare è fondamentale, e per l'Italia la nautica dev'essere tra i settori che trainano il processo, sostiene Marcello Guaiana, tecnologo di Area Science Park. Proprio nel parco scientifico è stato avviato il programma di ricerca Refiber, che studia la fattibilità tecnico-economica e legislativa di una filiera del riciclo. Da Roberto Neglia, responsabile dei rapporti istituzionali di Confindustria Nautica, arrivano un ammonimento e due suggerimenti. Il primo: negli ultimi anni ci si è concentrati molto sui procedimenti chimico fisici per trattare il materiale, che sono a buon punto, «ma rappresentano solo l'ultimo miglio: bisogna pensare alla navigazione d'avvicinamento». Due le proposte: l'istituzione di un'assicurazione per il fine vita del natante, da pagare annualmente così che il costo venga spalmato sui diversi proprietari, magari con un bonus per le barche il cui costo di smaltimento è inferiore; e un finanziamento, che potrebbe venire dai fondi del Pnrr, ai Comuni, per un piano di pulizia delle piccole barche abbandonate nei porti e nei litorali. Così si metterebbe in piedi un'industria del disassemblaggio. Le conclusioni a Gialuz: «Non esiste un piano B, dobbiamo strambare e assumerci tutti una responsabilità. Ma la tecnologia e la digitalizzazione hanno accelerato i processi, e ci saranno d'aiuto nell'accelerare la riconversione sostenibile».

Giulia Basso

 

 

Ferriera - Arvedi conferma 50 assunzioni oltre le 417 previste dagli accordi

Trieste. La conferma di 50 assunzioni in più rispetto alle 417 previste dall'Accordo di programma e la volontà di riportare tutti i cassaintegrati al lavoro entro settembre 2022. Sono gli impegni assunti dal gruppo Arvedi in un incontro tenutosi con le organizzazioni sindacali alla presenza dell'assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen. L'appuntamento è servito al consulente della società Mario Caldonazzo per fare il punto sugli aspetti occupazionali della riconversione. Oggi su 366 lavoratori della Ferriera, la società conta 235 unità al lavoro e 131 in cigs, cui vanno sommati i 31 dipendenti di Logistica giuliana (la branca che si occupa della banchina), 37 della centrale elettrica e 3 della controllata Siderurgica triestina, tutti in attività. L'impegno è riportare al lavoro entro settembre prossimo gli operai in cassa: saranno 116 su 131, perché 15 usciranno con prepensionamenti e incentivi. Se tutto andrà come promesso, il totale degli occupati a settembre farà 422: 5 in più di quanto previsto. I 116 saranno formati entro maggio (per una trentina il corso sta per cominciare). Arvedi ha confermato anche l'investimento di 7,5 milioni sulla banchina con i lavori di consolidamento della stessa e l'acquisto di due nuove gru. Caldonazzo ha spiegato che il completamento del piano industriale allegato all'Adp resta confermato per settembre 2022, quando entrerà in funzione il laminatoio potenziato. Ma l'area a freddo è destinata a un ulteriore incremento, grazie a un investimento da 100 milioni deciso dopo la firma dell'Accordo: l'azienda auspica che arrivino presto le autorizzazioni per realizzare il nuovo capannone con le ulteriori linee produttive, che permetteranno 50 assunzioni aggiuntive nel 2023. Caldonazzo ha assicurato che le maestranze saranno individuate rivolgendosi in primo luogo agli interinali cui non è stato rinnovato il contratto dopo la scelta di riconvertire la Ferriera. L'azienda si è detta fiduciosa sui tempi della sdemanializzazione, pur essendo ancora in attesa di questa procedura e delle firme ministeriali necessarie allo smantellamento definitivo di ciò che resta dell'area a caldo. In una nota congiunta Fim, Fiom, Uilm, Failms e Usb «giudicano l'andamento del piano positivamente. Auspichiamo si proceda velocemente sulla realizzazione della seconda linea di zincatura affinché l'ulteriore incremento occupazionale diventi acquisito». Come dice il segretario della Uilm Antonio Rodà, «non possiamo che chiedere a tutti gli enti di rilasciare quanto prima le autorizzazioni». Soddisfatta l'assessore Rosolen: «Arvedi garantisce la tenuta di tutto l'organico. È stato un incontro molto sereno».

Diego D'Amelio

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 8 ottobre 2021

 

 

L'appello degli scienziati per salvare mari e oceani «Il tempo sta per scadere»

Cambiamenti climatici e inquinamento da plastiche minacciano gli ecosistemi Sollecitate risposte rapide dai governi e scelte consapevoli da parte dei privati

Trieste. La drammatica accelerazione dei cambiamenti climatici e dei loro effetti sugli ecosistemi marini e terrestri richiede un'enorme accelerazione nelle risposte. E serve fare presto anche per contenere i pesantissimi danni prodotti dall'inquinamento e dalla dispersione di quantità allarmanti di plastiche. È il monito lanciato da ricercatori e scienziati intervenuti ieri a Trieste alla sessione di lavoro del Barcolana Sea Summit dedicata allo stato di salute di mari e oceani. Dal convegno internazionale, però, sono arrivate anche delle buone notizie: nel Pnrr sono previste infatti misure importanti per la tutela e la valorizzazione della risorsa marina, a partire da un grande progetto per il monitoraggio del nostro mare. «L'Italia è impegnata da tempo nella realizzazione di sistemi di osservazione marini e costieri con satelliti e in situ - spiega Stefano La Porta, presidente dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale -. La mappatura degli habitat marini e costieri verrà portata avanti fino al 2022 con le navi a disposizione e dal 2024 con navi di nuova generazione. Bisognerà lavorare molto per colmare le nostre grosse lacune per ciò che riguarda la conoscenza dei fondali e degli habitat marini di profondità. Solo così si potrà avere una maggiore efficacia dei progetti di ripristino degli ecosistemi marini e mettere a punto una serie di interventi per limitare le pressioni antropiche». Il 71% del nostro Pianeta è ricoperto d'acqua, rappresentata dagli oceani per il 97%: «Dobbiamo riuscire a comprendere come questo sistema funzioni e si alteri, o avremo perso molte delle nostre capacità di sopravvivenza», afferma Paola Del Negro, dirigente dell'Ogs. Il mare è una sorta di brodo primordiale, composto da miliardi di microorganismi che contribuiscono alla vita del sistema: la perdita di biodiversità riguarda spesso la vita microscopica. Ma ci sono anche elementi visibili a occhio nudo che si possono monitorare: «In quest'ambito un grosso contributo al lavoro dei ricercatori e alle loro campagne e stazioni di rilevamento può venire dai cittadini: un valido esempio è Avvistapp, l'applicazione per smartphone messa a punto dall'Ogs per segnalare in modo georeferenziato la presenza di specie aliene come la noce di mare. Solo con informazioni capillari e regolari nel tempo possiamo ipotizzare scenari futuri, e su questo Trieste, come Napoli, ha messo a punto dei sistemi efficaci che andrebbero esportati in altre zone costiere», afferma Del Negro. Perché il Pnrr e la strategia marina prevista dalla Comunità europea nel 2008 possano essere efficaci serve però uno sforzo notevole per mettere a sistema le forze dei diversi Paesi, uniformando protocolli e metodologie di monitoraggio e incrementando la condivisione dei dati sulla base di obiettivi comuni, sostiene Erika Magaletti dell'Ispra. Sono gli esseri umani, del resto, i principali responsabili dei problemi che affliggono il nostro mare: al Barcolana Sea Summit si è parlato di plastiche, inquinamento e diminuzione della biodiversità. La produzione di plastica continua ad aumentare di anno in anno: per attenuarne l'impatto ambientale, sostiene Francesca Ronchi dell'Ispra, serve che i governi regolamentino, con misure come la direttiva Ue che vieta la plastica monouso, che il mondo della ricerca studi nuove soluzioni, come le plastiche green, che la società civile faccia scelte di acquisto e consumo più consapevoli, e che il settore privato venga supportato nella riconversione dei processi produttivi, per esempio in direzione di imballaggi biodegradabili. Anche nel caso dei rifiuti di plastica che finiscono a mare e spesso s'incastrano nelle reti dei pescatori, servono degli incentivi perché vengano rilasciati a terra e non rigettati in mare. Tra gli inquinanti di cui si parla poco ci sono anche le creme e i prodotti solari, e in generale il mondo dei cosmetici. Ma anche qui c'è una buona notizia, e la porta Fabrizio Zago, certificatore Ecolabel: grazie ai big data e a modelli matematici ad hoc è assolutamente possibile ottenere prodotti efficaci che inquinino meno.

Giulia Basso

 

I dati Ispra - Rifiuti in spiaggia

Nel 2019 sono state 368 milioni le tonnellate di plastica prodotte, di cui circa il 50% per imballaggi. L'Ispra, che monitora i rifiuti sulle spiagge, rileva in media circa 400 oggetti su cento metri lineari: di questi circa 161 sono rifiuti di plastica. Siamo ben lontani dal limite massimo stabilito dalla Comunità europea, fissato in 20 oggetti ogni cento metri. Quanto ai rifiuti a mare, in Adriatico sono circa 300 al chilometro.

 

I criteri Ecolabel - I filtri solari

Ecolabel UE è il marchio europeo usato per certificare, in base a criteri scientifici, il ridotto impatto ambientale di prodotti o servizi. Sono appena stati adottati i nuovi criteri Ecolabel per i cosmetici, che includono anche creme e affini. Nel caso dei solari va fatta attenzione al fattore ambientale: ogni anno vengono immesse 14 mila tonnellate di filtri solari nell'ambiente, con danni alla fauna terrestre e marina.

 

Grande distribuzione - Bottiglie green

Maura Latini, amministratrice delegata di Coop Italia, ha illustrato gli obiettivi di riduzione della plastica del leader della grande distribuzione. «Chiederemo all'industria di marca di usare plastica riciclata con una percentuale almeno del 25% entro il 2024: solo così le loro bottiglie entreranno negli scaffali dei nostri supermercati» a fianco di quelle a marchio Coop, realizzate in plastica 100% riciclata».

 

Le grandi imprese - Dal riciclo al biometano Le soluzioni sostenibili in cui credono le aziende

Trieste. Gli sforzi contro la crisi climatica e per un mondo più sostenibile non riguardano soltanto il settore pubblico, ma anche le compagnie private, che anzi devono esserne protagoniste, anche per renderne conto ai loro clienti, partner e azionisti: è quanto hanno messo in luce i rappresentanti di diverse realtà del mondo imprenditoriale, che si sono alternati ieri sul palco della seconda giornata del Barcolana Sea Summit. La prima in ordine di tempo, al mattino, è stata l'amministratrice delegata di Coop Italia, Maura Latini, che ha illustrato i nuovi obiettivi di riduzione della plastica di uno dei leader della grande distribuzione: «Coop - ha detto Latini - è un punto di convergenza tra il consumatore finale e il produttore iniziale, e perciò abbiamo una duplice responsabilità e un duplice obiettivo: incentivare e stimolare azioni di scelta e di acquisto consapevoli, e indirizzare i nostri fornitori verso produzioni sostenibili». Per questo, ha aggiunto, in base alle indicazioni della Pledging Campaign dell'UE, che mira a far crescere il mercato della plastica riciclata, «chiederemo all'industria di marca di usare plastica riciclata con una percentuale almeno del 25% entro il 2024: solo così le loro bottiglie entreranno negli scaffali dei nostri supermercati» a fianco di quelle a marchio Coop, realizzate in plastica 100% riciclata. Lucia Silva, Head of Sustainability and Social Responsibility di Generali, ha invece spiegato come il gruppo assicurativo abbia superato l'obiettivo di «investire 4,5 miliardi entro il 2021 in attività sostenibili» che si era posto nel precedente piano strategico, e ora si sta impegnando «sia come assicuratori che come investitori, a raggiungere la neutralità climatica legata ai nostri portafogli entro il 2050, il che comporta ripensare profondamente il modo in cui lavoriamo». Anche UniCredit - ha detto poi Roberta Marracino, Head of Group Strategy & Impact banking della banca - «si è strutturata per accompagnare propri clienti, in particolar modo le piccole e medie imprese, nelle loro traiettorie di transizione ecologica. Abbiamo rilevato sul campo come sia fondamentale instaurare un rapporto di collaborazione con i nostri clienti, parlando di obiettivi comuni su ambiente e ricadute sociali, e offrendo loro una consulenza orientata a un diverso modello di business». Su un fronte diverso è impegnata infine Snam, come ha ricordato il suo CEO Office Manager, Paolo Testini: «L'idrogeno e il biometano - ha spiegato - possono giocare un ruolo chiave per la decarbonizzazione dei porti, e Snam sta lavorando in questa direzione studiando soluzioni per il bunkeraggio e l'alimentazione delle navi ferme in banchina, progetti di mobilità sostenibile interna ed esterna ai porti, e azioni mirate di efficientamento degli edifici portuali».

Daniele Lettig

 

Se le sarde perdono peso la pesca deve farsi un "esame di coscienza"

Trieste. Dieci anni fa, le sardine del golfo di Trieste erano più grandi di oggi. Perché hanno perso così peso? Perché la pesca non sostenibile ha superato la pesca sostenibile. Questa situazione allarmante, delineata dal direttore generale dell'Ogs Paola Del Negro, può essere risolta solo dall'unione di scienza, pescatori e settore manifatturiero. Ieri sera nella sede della Capitaneria di porto si è discusso di "Sostenibilità ambientale nel settore della pesca e dell'intera filiera ittica", questo il titolo dell'incontro organizzato nell'ambito Barcolana e moderato dalla giornalista e conduttrice televisiva Donatella Bianchi, alla presenza anche del ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli e del padrone di casa, il direttore marittimo del Friuli Venezia Giulia Vincenzo Vitale. Il ruolo della Guardia costiera, che controlla la filiera ittica dalla pesca alla vendita (12 milioni di euro di sanzioni e 400 chilometri di reti illegali raccolte nel 2020), è solo un tassello di un enorme sistema che va però in parte ritarato oggi con nuove soluzioni affinché la sostenibilità venga messo al centro di tutto. Ma qual è la ricetta per una pesca sostenibile? Introdurre sempre più strumenti d'innovazione ha sottolineato il capo reparto di piani e operazioni del Comando Generale, l'ammiraglio Giuseppe Aulicino. Ma sono molti altri gli spunti emersi in questa occasione a tal proposito. «Sperimentare delle azioni pilota su base geografica - ha suggerito Giampaolo Buonfiglio, presidente dell'Alleanza Cooperative pesca -, formulate già in aree extra Mediterraneo: ad esempio stabilire delle quote di sforzo pesca e prodotto per nave». Il consumatore va educato all'acquisto ed è necessaria anche una formazione, ha sottolineato Bianchi. E se una delle soluzioni, a proposito di consumi, è mangiare più pesce allevato in modo sostenibile, il mangime stesso deve esserlo. Sul tema il ministro Patuanelli ha evidenziato che «un quinto del pescato viene trasformato per i mangimi usati per gli allevamenti». «Ecco quindi - ha detto - che l'innovazione dei mangimi avviene oggi utilizzando le proteine dagli insetti, le farine vegetali e altri ingredienti che dobbiamo rafforzare con delle politiche economiche a sostegno della ricerca e dello sviluppo. E proprio sostenere ricerca e innovazione - ha concluso l'esponente Cinquestelle del governo Draghi - è il miglior modo per incentivare la sostenibilità». A conclusione dell'evento sono intervenuti anche i rappresentanti della filiera dell'enogastroturismo. Con loro si è discusso delle rotte sensoriali della cucina circolare e della sostenibilità ambientale, per poi fare visita al pattugliatore Dattilo, ormeggiato a Trieste in occasione della Barcolana.

b.m.

 

 

Stazione ferroviaria nell'area di Servola Raggiunto l'accordo tra Authority e Rfi

Definita l'intesa per realizzare lo snodo al servizio di Molo VIII e futuri insediamenti industriali. Previsti fino a dieci binari

Trieste. Autorità portuale e Rete ferroviaria italiana hanno trovato l'intesa per l'accordo di partenariato legato alla realizzazione della nuova stazione di Servola, che occuperà parte dell'area a caldo in fase di smantellamento, mettendosi a servizio della Piattaforma logistica e dei nuovi comprensori che stanno sorgendo fra Aquilinia, Noghere e Bagnoli della Rosandra. Entro dicembre verrà definito il processo di attuazione per l'impiego dei 400 milioni del Pnrr destinati al porto di Trieste. In vista di quel passaggio, Authority e Rfi sigleranno un accordo simile a quello già stretto per il rifacimento della stazione di Campo Marzio. Il layout dello snodo di Servola è stato definito negli ultimi mesi, anche alla luce delle necessità espresse dal terminalista Hhla Plt e della consulenza tecnica dell'Università di Trieste. Per quanto riguarda l'area dell'ex Ferriera si tratta di realizzare il collegamento su ferro e lo svincolo autostradale che collegherà il comprensorio alla grande viabilità. Il confronto con l'Anas è anch'esso in svolgimento. I punti dell'intesa sono stati concordati nelle scorse settimane dal presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino con Anna Masutti e Vera Fiorani, rispettivamente presidente e ad di Rfi. La progettazione non verrà esternalizzata ma condotta dai due enti pubblici. A Rfi spetterà anche una parte dei lavori di costruzione, per i quali ci sarà una gara con affidamenti esterni. Ultimare i lavori richiederà tempo: l'obiettivo è il 2026 fissato dal Pnrr, ma anche con la corsia veloce decisa dal governo per le autorizzazioni bisognerà andare avanti a razzo. L'ipotesi più accreditata prevede al momento la realizzazione di 10 binari, con possibilità di formare convogli da 750 metri, la massima lunghezza oggi prevista. Servola diventerà lo snodo a servizio di Molo VIII, laminatoio Arvedi e Depositi costieri, ma anche l'infrastruttura da cui passeranno i treni provenienti dalle nuove aree di sviluppo del porto, come la banchina ungherese, l'impianto appena annunciato dalla multinazionale del tabacco Bat e il possibile laminatoio Metinvest, se mai il gruppo ucraino prenderà la decisione di insediarsi a Trieste. Se per Servola si progetta, a Campo Marzio le cose sono già in movimento sul terreno. A gennaio cominceranno i lavori sui binari della stazione, mentre per quelli lato porto si comincerà a metà dell'anno prossimo. L'obiettivo è terminare le due opere entro il 2023, automatizzando le manovre e riducendone i tempi. La road map fissa invece al 2025 l'unificazione delle due sale di controllo attuali (con gestione congiunta Ap-Rfi) e l'abbattimento del muro che oggi divide il doppio fascio di binari. Il regime di punto franco sarà in questo modo esteso a tutta Campo Marzio, che conterà a quel punto 16 binari di arrivo e partenza. La stazione continuerà a gestire i traffici ro-ro di Riva Traiana e dei moli V e VI, ma la sala operativa diventerà il cervellone dell'intero sistema, controllando anche i traffici dei nodi di Servola e Aquilinia. I programmi prevedono inoltre lo scavo di una galleria da 30 metri per garantire un nuovo accesso diretto dal Molo VII alla stazione. Il piano per Campo Marzio vale da solo 112 milioni, di cui 77 stanziati dall'Autorità portuale e il resto da Rfi, con un impegno assunto già prima del Pnrr. La parte a carico dell'Ap sarà coperta con una quota dei 180 milioni che il Fondo complementare del Pnrr prevede per lo sviluppo ferroviario e la riconversione di Servola. Gli altri 100 milioni serviranno per i costi della bonifica dell'area a caldo della Ferriera (30 milioni che i privati si vedranno restituire attraverso lo sconto sui canoni di concessione), la realizzazione di una cassa di colmata sotto la Piattaforma logistica e l'infrastrutturazione del terminal di terra di Servola, con la creazione dello snodo ferroviario e dello svincolo autostradale. Procedono intanto i lavori di Rfi per la rimessa in funzione della stazione di Aquilinia (costo 35 milioni: 27 a carico di Rfi e 8 di Ap), con termine previsto nei primi mesi del 2024. Lo snodo avrà 4 binari di arrivo e partenza. L'elettrificazione del binario da Servola fino ad Aquilinia è cominciata, poi da lì si procederà con locomotore diesel verso il terminal ungherese e i capannoni di FreeEste a Bagnoli, su binari che spetta all'Autorità portuale rimettere in funzione. Le opere sulla tratta per FreeEste dovrebbero partire entro un paio di mesi e concludersi entro il 2022. Ci vorrà un anno in più per il segmento che conduce alla futura banchina di Adria Port ad Aquilinia e da cui si diparte un ulteriore segmento che collega realtà come Illycaffè e Pacorini: l'Autorità sta valutando di ripristinare anche questo. Parte del sistema farà infine il binario che collega la zona delle Noghere.

Diego D'Amelio

 

«Bisogna agire su tutta la linea che dalla città arriva in Europa» - l'esperto di trasporti su rotaia Giovanni Longo

«Bisogna agire su tutta la linea ferroviaria che da Trieste arriva in Europa o i fondamentali investimenti sul porto non daranno i loro frutti». Giovanni Longo, docente dell'Università di Trieste esperto di trasporto su ferro, sottolinea che il raddoppio della capacità ferroviaria del porto è fondamentale per garantire il futuro dello scalo, ma che bisogna ragionare in ottica regionale per consentire ai treni di viaggiare spediti verso Austria e Slovenia, riuscendo a far convivere i convogli merci con quelli passeggeri. Lei ha applicato i suoi modelli ad Hhla Plt per lo sviluppo del nodo ferroviario di Servola. Cosa accadrà?«La nuova stazione potrà gestire 30 treni al giorno fra entrata e uscita. Sono molti da aggiungere in un sistema che ha già un carico importante di treni passeggeri e una linea risalente al 1857. Siamo partiti dalle stime di traffico della Piattaforma e abbiamo calcolato il totale dei movimenti ferroviari su base giornaliera e annuale, dimensionando la stazione di conseguenza. La stazione sarà un cuscinetto che permetterà di far partire i treni al momento giusto, senza intasare le linee o il terminal». Treni merci e passeggeri: come si fa a farli convivere?«Il Porto sta agendo in modo coordinato. C'è un'intensa interlocuzione tra Autorità portuale e Rfi per potenziare anche la linea fuori dal porto, intervenendo sulla linea di Aurisina, sui nodi di Cervignano e Udine, sulla Pontebbana. Va tutto messo in fila perché il sistema possa reggere l'incremento di traffico che Trieste attende. I modelli su cui lavoriamo permettono di individuare i colli di bottiglia e capire come rimuoverli». Cosa serve fare?«Non ha senso intervenire in un solo punto, il porto ad esempio. Bisogna agire su tutto il percorso che da Trieste porta verso l'Europa centrale o i soldi rischiano di essere gettati via. Se intervengo su tutta la linea accompagno la crescita dei traffici. Il dialogo con Rfi punta ad attuare al meglio i canali di finanziamento destinati a migliorare lo scorrimento dell'infrastruttura: servono potenziamenti tecnologici in tutto il territorio regionale, a cominciare dall'uso di nuovi sistemi di segnalamento che permettono una gestione efficace del traffico, riducendo il distanziamento fra un convoglio e l'altro. Altro lavoro va fatto per consentire il passaggio di treni più lunghi: oggi lo standard massimo è di 750 metri, che sono circa 150 metri di vagoni in più rispetto ai treni che partono oggi dal porto. Per farlo bisogna attrezzare alcune stazioni con un binario capace di ospitare un treno di questa lunghezza, in modo tale che possa accostare per far passare i treni passeggeri più veloci quando c'è questa necessità». Trieste saprà convincere Rfi a intervenire anche altrove?«Trieste ha le idee molto chiare su dove andare coi traffici e questo la rende credibile ai tavoli nazionali quando si parla delle cose da fare sul resto della linea. Le esigenze del traffico sono evidenti e l'arrivo di player come Amburgo dimostrano che il traffico c'è ed è garantito: questo dà credibilità al porto e sicurezze a Rfi per gli investimenti».

d.d.a.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 7 ottobre 2021

 

 

Cingolani al Sea Summit: piano anti-inquinamento per tutte le coste italiane

Il ministro intervenuto a Trieste con un videomessaggio: «Il mare risorsa primaria per assorbire la CO2. Per i porti puntiamo su rinnovabili e banchine elettrificate»

Trieste. Il mar Mediterraneo «è una delle più grandi riserve di biodiversità in assoluto» e per questo «ha necessità di una cura speciale per preservarlo dall'inquinamento e dalle catastrofi ambientali»: parola del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, intervenuto ieri pomeriggio con un messaggio in video all'inaugurazione della prima edizione del Barcolana Sea Summit, l'evento collaterale alla regata di domenica dedicato alla sostenibilità degli ecosistemi acquatici. Dopo i saluti introduttivi di Mitja Gialuz, presidente del circolo velico Barcola-Grignano, del sindaco di Trieste e del presidente del Friuli Venezia Giulia, Roberto Dipiazza e Massimiliano Fedriga, dell'assessore regionale all'Ambiente, Fabio Scoccimarro, e del prefetto di Trieste, Valerio Valenti, nel suo breve saluto Cingolani - scusandosi di non poter essere presente a causa dell'intenso lavoro di preparazione in vista della conferenza sul clima COP26 che si terrà a Glasgow, in Scozia, il mese prossimo - ha raccontato che cosa sta facendo il governo «nell'ambito della pianificazione del Piano di ripresa e resilienza». La strategia messa in atto per centrare gli obiettivi concordati nell'accordo sul clima di Parigi - contenere l'aumento della temperatura terrestre entro +1,5 °C rispetto all'era pre-industriale - si basa su tre pilastri, ha detto il ministro. «Il primo - ha spiegato - è cambiare radicalmente il modo di produzione dell'energia, passando dalle fonti fossili alle rinnovabili: è certamente la cosa più semplice e immediata da fare, ma può aiutare soprattutto in settori come manifattura e mobilità, in cui per far muovere un sistema si utilizza carburante». Il secondo riguarda invece «la riduzione semi-attiva dell'anidride carbonica, cioè quello che comunemente viene chiamato "approccio circolare": riutilizzare e dare una seconda, terza, quarta vita ai prodotti, il che consente sia di risparmiare tanto la materia prima che la CO2 legata al processo di produzione». Il terzo, infine, è quello più vicino ai temi che saranno affrontati nel Sea Summit: «la riduzione passiva della CO2, cioè quella che riguarda la capacità del sistema naturale di assorbirla. Ciò significa tenere in buona salute il mare, la terra e le foreste, tre sistemi che garantiscono una formidabile cattura della CO2 e bilanciano le nostre emissioni». Il processo di transizione ecologica metterà assieme in modo equilibrato questi tre pilastri, su ciascuno dei quali il governo prevede di investire «una ventina di miliardi di euro», ha detto Cingolani. «Il mare - secondo il ministro - ha un ruolo importante» nell'ultimo dei tre, l'assorbimento della CO2: per questo, ha aggiunto, presto «lanceremo un programma che riguarda le coste italiane, che in tutto sono lunghe 8.800 chilometri» e rappresentano il principale sistema di cattura della CO2 del nostro paese. Sono inoltre previste diverse azioni sui porti, veri e propri «hotspot d'inquinamento», nell'ambito di un programma chiamato "Green ports", che prevede fra l'altro la creazione di «sorgenti di energia rinnovabile all'interno dei porti, la digitalizzazione delle operazioni, la creazione di isole di pannelli fotovoltaici sulle dighe foranee e l'elettrificazione delle banchine». Altre iniziative, ha concluso Cingolani, riguardano «la salvaguardia e il ripristino dell'alveo dei fiumi, anch'essi molto importanti sia per la biodiversità che per «la capacità di essere autostrade di trasporto». La prima riguarderà il Po, che attraversa la pianura padana, una delle aree più critiche del Paese, già oggetto di una procedura d'infrazione europea per l'inquinamento dell'aria. Lungo il suo corso, ha spiegato il ministro della Transizione ecologica, «sarà condotto un progetto di "rinaturazione", teso a ripristinare l'ambiente naturale» e a ridurre l'inquinamento provocato dai trasporti e dagli scarichi nelle città che attraversa.

Daniele Lettig

 

 

Danni da smog nei bambini. IRCCS capofila dello studio

C'è il brand del Burlo Garofolo su questa linea di attenzione clinica tradotta in un documento: asma e otiti, obesità, autismo, nascite prima del termine sono gli effetti negativi dell'inquinamento atmosferico sulla salute dei bambini, ormai confermati da numerose evidenze scientifiche. Possono avere un impatto sulla salute in età adulta ma anche avere effetti trasmessi di generazione in generazione. A proporre azioni per preservare la salute dei più piccoli sono le principali società scientifiche in ambito pediatrico, promotrici di un documento di consenso dal titolo «Inquinamento atmosferico e salute nei 1000 giorni di vita». Il Documento di consenso «è focalizzato sull'inquinamento dell'aria dovuto a particolato atmosferico, biossido di azoto e ozono, prodotte da mezzi di trasporto, riscaldamento domestico e emissioni industriali»: lo spiega Luca Ronfani, dell'Irccs Burlo Garofolo di Trieste e referente scientifico del progetto.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 6 ottobre 2021

 

 

Investimenti ambientali in porto: patto fra Authority, Comune e Arpa - il protocollo

In agenda almeno 30 milioni dal ministero della Transizione ecologica

Per ora sono 30 i milioni stanziati dal ministero della Transizione ecologica, ma non è escluso che la dotazione possa salire fino a quota 40. L'Autorità portuale triestina, nel quadro del bando "green ports", ha già in saccoccia un rispettabile peculio da utilizzare per produzione di energia da fonti rinnovabili, efficienza energetica di edifici portuali, efficienza energetica dei sistemi di illuminazione, acquisto di mezzi elettrici, infrastrutture per la gestione elettrificata delle reti. Obiettivo: «potenziare i profili di sostenibilità ambientale», riassume il segretario generale dell'Authority Vittorio Torbianelli.I progetti dovranno pervenire a Roma entro il 2 novembre. Riguarderanno entrambi gli scali compresi nel perimetro amministrativo dell'Autorità, cioè Trieste e Monfalcone. Nella prospettiva di una gestione condivisa di queste linee di azione di evidente rilevanza nei contesti urbani nei quali sono compresi i porti - aggiunge Torbianelli - è stato ieri sottoscritto un protocollo d'intesa tra la stessa Autorità, il Comune triestino, l'Arpa. Il documento - rileva ancora il segretario generale - mira «a costruire un meccanismo di efficace collaborazione nell'implementazione e nel monitoraggio degli impatti diretti e indiretti degli interventi da realizzare». Sia l'Autorità che il Comune hanno diffuso comunicati per segnalare l'operazione compiuta. L'articolo 2 del protocollo cita, tra le attività cogestibili, il monitoraggio della qualità dell'aria e dei consumi energetici. Il Comune s'impegna soprattutto sul fronte degli atti autorizzativi di competenza - riporta l'articolo 3 - mentre l'Arpa fornirà un duplice supporto, di carattere tecnico per la valutazione comparata riguardante l'efficacia ambientale dei progetti e di carattere formativo per gli enti coinvolti. Referenti nell'attuazione e gestione delle attività sono Eric Marcone (Autorità), Giulio Bernetti (Comune), Stellio Vatta (Arpa).

magr

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 5 ottobre 2021

 

 

La viabilità frena il sì all'operazione Silos

La Regione chiede di aggiornare l'assetto in base allo sviluppo del Porto vecchio. Nuova autostazione all'aperto dietro l'edificio.

Gli urbanisti municipali, guidati dal direttore Giulio Bernetti, speravano fosse possibile fare l'en plein degli accordi di programmi raggiungendo quota tre entro la fine del terzo Dipiazza: dopo il Porto vecchio e l'ex Maddalena, sembrava profilarsi il classico filotto con la chiusura dell'eterna vicenda legata al Silos, che dura dal 1999. Speranza alimentata dall'apertura della conferenza dei servizi avvenuta lunedì 7 giugno. Le iniziative collegate al decollo del progetto vengono quotate oltre 100 milioni di investimenti; il progetto è iscritto nel Piano triennale delle opere per un valore di 17,6 milioni a carico del privato. Da allora nessuna notizia ufficiale mentre adesso emerge un quadro ufficioso: il fascicolo Silos avrà bisogno di alcuni ulteriori mesi per trovare la serenità. Perchè mancano ancora importanti addendi: la Regione Fvg, nel parere inoltrato lo scorso agosto, ha rilevato la necessità di aggiornare il piano della viabilità e di adeguare il progetto al Piano paesaggistico. Inoltre si è in attesa di ricevere le valutazioni di AcegasApsAmga in ordine alle reti di competenza (acqua, luce, fogne, gas).Non si tratta di prescrizioni invalicabili ma implicano un lavoro di parziale riscrizione: la Regione chiede coerenza tra l'assetto viario del Silos e il nuovo contesto urbanistico del Porto vecchio. Perchè il Silos non sarà - quando sarà - solo un grande contenitore di attività commerciali, di hotel, di sale convegni, ma anche un luogo di parcheggio e un terminal di autocorriere. In particolare, la stazione dei pullman non sarà più all'interno del grande hangar tra via Gioia e largo città di Santos, ma funzionerà "open air" sul fianco ovest del grande edificio, in quella zona incolta chiusa da una cadente cancellata che si estende fino al muro perimetrale di Porto vecchio. Non è la prima volta che il trasporto pubblico rallenta il procedimento: era già accaduto nel 2018, quando essendo diventato il Silos centro intermodale di primo livello, occorse adattare il progetto alla nuova normativa. Una volta che lo studio Archea di Latisana avrà apportato gli adeguamenti richiesti, il faldone Silos, per trasformarsi in accordo di programma, dovrà transitare per le aule del consiglio comunale, in quanto variante al Piano regolatore e al Piano del commercio. Coop Alleanza 3.0, che dopo il fallimento di Unieco ha assorbito l'operazione Silos, intende mantenere un profilo prudente, viste le tante disillusioni accumulate in 22 anni di storia progettuale: il gruppo - riporta una nota trasmessa da Bologna - «sta seguendo tutte le procedure indicate dalle istituzioni e confida, nell'ottica della massima collaborazione con le autorità, che l'iter proceda nei tempi previsti». In merito a questi «tempi previsti, Coop Alleanza 3.0 auspica che «ci possano essere le condizioni per avviare i lavori entro il 2022».Insomma, il Silos non smentisce questa sua ultra ventennale vocazione di "riottosità". Come prima accennato, il piatto forte del progetto è rappresentato dal centro commerciale, che vanterà una disponibilità di spazi superiore ai 15.000 metri quadrati di superficie (non solo alimentare). Poi un hotel "quattro stelle" (dirimpettaio del futuro albergo ottenuto all'interno di palazzo Kallister), 800 stalli di parcheggio, tre sale convegni di differenti dimensioni che - insieme al terminal pullman - saranno proprietà comunali.

Massimo Greco

 

La demolizione della Tripcovich non inciderà sui percorsi dei bus

Due mesi per la definizione del piano d'abbattimento, poi la gara

L'abbattimento della sala Tripcovich non dovrebbe avere ripercussioni sull'assetto viario collegato al Silos. I pullman continueranno a passare da largo Santos, anche col terminal "all'aperto" di fresca edizione. Stessa cosa per i bus di Trieste Trasporti. Giulio Bernetti, direttore dell'Urbanistica municipale, riepiloga il quadro-Tripcovich: incarico allo studio Mads per demolire il manufatto anni Trenta, un paio di mesi per l'elaborazione del progetto, gara da 800.000 euro per la demolizione, poi avanti con il piano Kipar, l'architetto tedesco incaricato di redigere il masterplan del Porto vecchio. Perchè in realtà Kipar esce dai varchi del vecchio scalo per occuparsi delle immediate adiacenze, tra cui rientra largo città di Santos. È quindi probabile che il progetto elaborato un paio di anni fa da Lorenzo Gasperini, nel quale rientrava il trasferimento del monumento a Sissi al posto della Tripcovich, lasci il posto a una nuova elaborazione, che dovrà ottenere il placet della Soprintendenza. È opportuno chiarire che la sequenza prima enunciata da Bernetti è vincolata a una condizione, cioè che Dipiazza rimanga sindaco. In caso contrario, la demolizione dell'ex stazione delle autocorriere riedita in versione teatrale all'inizio del decennio Novanta non è affatto scontata. La questione-Tripcovich è sul tavolo dall'autunno 2018 quando il Comune scambiò con il Verdi un capannone delle Noghere per avere la sala. Dipiazza ha sempre voluto l'abbattimento dell'edificio disegnato da Giovanni Baldi e Umberto Nordio, nonostante le resistenze ministeriali dell'autunno 2019.

magr

 

 

Donati 250 chili di tappi di sughero per sostenere "Via di Natale"

L'iniziativa solidale della famiglia Devetak per ricordare la mamma e nonna Helka

Savogna. Oltre 250 chili di tappi di sughero, ma anche diverse offerte in denaro. È quanto ieri sera la famiglia Devetak di San Michele del Carso, titolare della rinomata Lokanda, ha potuto donare a Tappodivino, che attraverso la raccolta dei tappi sostiene Via di Natale e le sue iniziative benefiche. L'occasione è stata, ancora una volta, la serata organizzata alla Lokanda Devetak 1870 di San Michele del Carso in ricordo dell'amata mamma e nonna Helka, scomparsa a causa di un tumore nel 1998. Dall'anno successivo i suoi cari hanno sempre voluto abbinare al suo ricordo un'azione a favore del prossimo, di chi soffre, organizzando momenti culturali e raccolte di fondi. Così nel parcheggio del locale - rigorosamente distanziati, all'aperto, e nel rispetto delle norme anti Covid - si sono date appuntamento circa quaranta persone, oltre ovviamente ai figli e nipoti di Helka, e ai rappresentanti isontini dell'associazione Tappodivino, Cristina Suligoj e Alessandro Leghissa. A loro due è spettato presentare l'attività del sodalizio, e ricordare come negli anni siano stati raccolti, attraverso i tappi di sughero, ben 100 mila euro, principalmente a favore di Via di Natale. La Lokanda Devetak ne ha conferiti ben 250 chili, raccolti nel corso del tempo in ben 14 sacchi, e anche qualcuno dei presenti ha dato il suo contributo. Altri invece hanno depositato in una cesta un'offerta in denaro. «Per noi è stata una grande soddisfazione, e un bel modo di ricordare Helka», spiega Tatjana Devetak, mentre il padre Avgustin ha ringraziato tra gli altri i donatori di Savogna che hanno contattato Tappodivino, e l'associazione sportiva Soca che ha messo a disposizione il furgone per il trasporto dei sacchi. Ad allietare la piccola cerimonia, poi, la splendida voce di Tjasa Devetak, nipote di Helka, che ha accompagnato il momento in cui i tappi sono stati consegnati.

Marco Bisiach

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 4 ottobre 2021

 

 

Residenti e turisti a scuola di ambiente sulla Trieste-Grado

Le attività di biologi, veterinari e studenti volontari dell'Associazione DelTa a bordo dell'Adriatica grazie alla collaborazione dell'Apt

La Trieste-Grado "cuore" di un progetto di sensibilizzazione sull'ambiente. L'Apt ha rinnovato la collaborazione con l'Associazione DelTa per sensibilizzare appunto i più giovani e non solo sulle caratteristiche e le problematiche del sistema marino. A bordo dell'Adriatica, si legge in un comunicato, turisti e cittadini hanno avuto così la possibilità di partecipare attivamente alle attività proposte segnalando la presenza di cetacei, tartarughe marine, meduse e altre specie "aliene" attraverso l'app "avvistApp" (ideata dall'Ogs nel 2019), e, allo stesso tempo, di confrontarsi su diverse questioni in materia di ambiente marino con i volontari dell'organizzazione, presenti a bordo una volta alla settimana. Da cinque anni, infatti, la DelTa (Delfini e Tartarughe del golfo di Trieste), composta da biologi marini, veterinari e studenti universitari, opera nella divulgazione scientifica e nella tutela dei mari e, grazie alla collaborazione dell'Apt Gorizia, durante la stagione estiva è presente appunto sulla Trieste-Grado. Quest'anno, insieme ad altri 19 enti di ben 11 paesi sul Mediterraneo, la DelTa è stata selezionata anche per il "Mediterranean Action Day 2021", organizzato da Mio-Ecsde con il supporto del programma Life europeo, per promuovere il progetto "Ocean Influencers". L'obiettivo è sviluppare dei contenuti multimediali da diffondere sui social. Un nucleo di giovani selezionati e preventivamente formati è stato incaricato di intervistare la cittadinanza in occasione di grandi eventi (Barcolana, Trieste Next, eccetera), ma anche durante la Trieste-Grado. Vi hanno partecipato un gruppo di allievi delle terze del Deledda- Fabiani, un altro gruppo di futuri biologi ambientali, attuali studenti universitari del corso di laurea in "Ecologia dei cambiamenti globali", e di un terzo gruppo di iscritti al Master in Comunicazione della scienza "Franco Prattico" della Sissa, oltre ad alcune ragazze di Friday for Future Trieste.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 3 ottobre 2021

 

 Raccolti al Lido di Staranzano 25 metri cubi di rifiuti - iniziativa di Legambiente

Materassi, pneumatici, sedie, taniche, tantissime bottiglie di plastica, polistirolo oltre a una montagna di rifiuti indifferenziati, pezzi metallici, vetro e una boa grandiosa. È quanto raccolto da oltre 70 persone che si sono presentati ieri mattina al Lido di Staranzano muniti di guanti, scarpe robuste, qualche borraccia d'acqua. Ha avuto successo, dunque, l'iniziativa nell'ambito della campagna "Puliamo il Mondo" promossa da Legambiente circolo Zanutto di Monfalcone e organizzata con il patrocinio del Comune, la Pro loco, i giovani della Croce Rossa Comitato di Monfalcone, le associazioni Attic e NOPlanetB e Isontina Ambiente. "Qualcuno la raccoglierà", il motto di questa 29ª edizione, è stato un messaggio chiaro per la comunità dei volontari intervenuta a eliminare i rifiuti, oltre a essere un gesto di responsabilità per scoraggiare comportamenti incivili. La zona della pulizia è stato un tratto di costa compreso dal Bosco degli Alberoni fino a Punta Barene e l'impegno degli "spazzini dell'ambiente" si è mostrato più gravoso delle previsioni. Sono stati rimossi, infatti, più di 25 metri cubi di rifiuti in un centinaio di sacchi. Spiega Michele Tonzar di Legambiente: «Quello che facciamo adesso lo troviamo 20/30 anni dopo. Poi abbiamo recuperato una ventina di boe e le consegneremo ai proprietari delle coltivazioni di mitili. Quella di oggi è una mobilitazione anche per il clima e un'azione nel segno della concretezza, del buon esempio e dell'inclusione sociale. Nel saluto del sindaco Riccardo Marchesan, dell'assessore all'Ambiente Andrea Corà e dei responsabili delle associazioni abbiamo presentato la giornata ricordando la grande manifestazione dei giovani a Milano con Greta Thunberg e Vanessa Nakate e messo assieme questi comportamenti virtuosi dei giovani perché ne va del loro futuro. Questa seconda giornata di pulizia- afferma Tonzar - ha preceduto quella con i ragazzi delle medie che hanno manifestato passione, interesse e cura dell'ambiente. Un ottimo segnale perché significa che stanno prendendo coscienza della situazione del territorio». Dopo Staranzano altri eventi previsti sono l'8 ottobre a Grado, il 9 a Doberdò e a data da stabilire, a Gradisca.

Ciro Vitiello

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 2 ottobre 2021

 

 

La Regione su A2A indica la strada. Riconversione con compensazioni - Una risposta all'interrogazione del forzista Nicoli

L'assessore Scoccimarro cita progetto di rigenerazione e aree della centrale a disposizione della città

È Fabio Scoccimarro, assessore regionale all'Ambiente, a dettare la rotta su quanto accadrà dopo il «giudizio positivo» del Ministero della Transizione ecologica sul procedimento di Via per la riconversione a metano della centrale A2A. Lo fa in replica all'interrogazione con risposta immediata in aula, a Trieste, del capogruppo forzista Giuseppe Nicoli. «Il proponente dovrà confrontarsi con il Comune, il Consorzio di sviluppo economico e l'Autorità di sistema portuale e presentare due o tre soluzioni progettuali di ripristino e recupero ambientale, paesaggistico o produttivo delle aree», scandisce. Nella fase di decarbonizzazione la Commissione Via statale ha imposto un Piano di dismissione di opere e impianti, con la previsione di liberare il fronte mare per renderlo fruibile a nuovi insediamenti. A sua mitigazione, sempre Scoccimarro, interventi di compensazione con un progetto di rigenerazione territoriale, condiviso con gli enti, che renda di fruizione pubblica alcune aree della centrale e quelle immediatamente retrostanti. Sempre in risposta a Nicoli l'assessore ha ricordato che l'amministrazione comunale ha già manifestato l'intenzione di arrivare a un accordo di programma per anticipare la chiusura della centrale a carbone entro il 31 dicembre. A margine, la vicenda dell'escavo portuale: la Regione ha ribadito al Governo, trovando sponda, la necessità di superare l'empasse con uno sforzo sinergico di tutti gli attori. Anche qui con un accordo di programma, ma Scoccimarro attende «da mesi le determinazioni del Provveditorato alle opere pubbliche». Nicoli si è dichiarato «soddisfatto delle risposte esaurienti»: «Alla mia specifica domanda su come si posizionasse la Regione rispetto alle dichiarazioni del Comune, con il sindaco pronta a chiudere la centrale per far spazio alla crocieristica, Scoccimarro ha in sostanza riferito che l'amministrazione Cisint si è presentata a tutti i tavoli di confronto, dove si è espressa concordemente a quelle linee». «Quindi - prosegue - un sindaco di lotta quando si tratta di dichiarazioni alla stampa, di governo quando si trova ai tavoli istituzionali». E ancora: «A maggio la conferenza di servizi ministeriale dove si discutevano gli elementi di modifica del decreto Aia 50 del 2020, che A2A aveva impugnato al Tar, si era conclusa con parere favorevole unanime, Comune compreso». «Resta da capire - conclude l'azzurro - come il progetto di riconversione, all'insegna dell'utilizzo futuro di idrogeno, si possa conciliare con il fantomatico progetto di una stazione croceristica». Invece il sindaco Anna Cisint ribadisce il proprio impegno: «L'amministrazione comunale farà tutto ciò che è legittimamente possibile per scongiurare l'insediamento di un nuovo impianto energetico a combustibile fossile». Con una «linea chiara, coerente e motivata, a differenza di coloro che, in modo ambiguo, improvvisano preoccupazione», dice scagliandosi contro l'opposizione e rammentando che «Moretti non ha mai nascosto l'appoggio al nuovo impianto e ha salutato con soddisfazione la concessione della Via». «Non sono quindi assolutamente credibili - arringa - gli esponenti locali del Pd che ora si ergono a difesa del territorio. E lo stesso vale per il M5S, cui do atto che qui e in Regione si sono sempre ritrovati sulle nostre posizioni, ma non a livello governativo. Patuanelli non si è mai pronunciato in modo chiaro in appoggio all'azione del Comune, pur essendo stato più volte coinvolto». Cisint quindi rinnova il «no del Comune a ogni impianto con carburante fossile» e la «richiesta di dismettere a fine anno il carbone».

Tiziana Carpinelli

 

 

Piscina terapeutica: oltre novemila firme

Chiusa la raccolta delle sottoscrizioni da parte del comitato che reclama il ripristino o un impianto "bis" a Campo Marzio

Ha superato quota novemila firme la petizione che reclama il ripristino o la costruzione, meglio se nella stessa zona di Campo Marzio, di una nuova Acquamarina. Il Coordinamento "Nuova piscina terapeutica" concluderà in via definitiva questa mattina la sottoscrizione avviata nel luglio del 2020 a un anno dal crollo del tetto dell'impianto. Il raggiungimento delle novemila sottoscrizioni verrà celebrato dalle 10 alle 12 con un banchetto in piazza della Borsa, nella zona della Camera di Commercio. «È stata una raccolta firme che ha consentito di tenere alta l'attenzione sul tema Acquamarina - spiega la portavoce Federica Verin - rendendolo inoltre centrale in questa campagna elettorale. Un ringraziamento straordinario va alle oltre 20 associazioni che ci hanno delegato. Vogliamo dare metaforicamente un abbraccio ai tanti volontari: ex utenti, genitori e ragazzi con disabilità che quotidianamente si sono impegnati per sostenerci in prima linea. Nulla senza di voi, nulla senza noi tutti insieme. Queste novemila firme sono il risultato di una comunità che su temi così importanti sa essere squadra. Siamo una compagine di persone tutte diverse, con idee differenti in molti ambiti ma tutte accomunate dal desiderio di ridare alla città di Trieste non una piscina qualsiasi ma la piscina terapeutica talassoterapica che ci serve». Nei giorni scorsi si era tenuto anche un incontro tra il comitato e l'attuale sindaco Roberto Dipiazza. Inizialmente, visto il periodo elettorale, la volontà era di mantenere il riserbo sulla riunione, ma la notizia è stata diffusa e resa pubblica in queste ore pre-voto da un candidato al Consiglio comunale. Si tratta di un incontro successivo a quello dello scorso aprile con l'allora dirigente dei Lavori pubblici Enrico Conte, ora in pensione. Verin conferma l'avvenuta riunione: «Ci spiace che ciò sia avvenuto solo a ridosso delle elezioni perché avremo potuto, sin da subito, fare un buon lavoro mettendo a sistema il nostro know-how su temi così delicati». Nel corso dell'incontro, per quanto è dato sapere, è stato ribadito che al momento attuale ci sono due proposte: quella degli spagnoli di Supera e quella di Terme Fvg. «Abbiamo visto dei rendering, alcuni dei quali risalenti ad ottobre 2020 - riferisce in proposito Verin - ma siamo ancora molto lontani da quelle che sono le necessità. Come detto, deve essere un progetto sociale con tariffe popolari e fisiocure convenzionate. Preferiremmo restare nella zona di Campo Marzio, dove insistono diverse aree degradate e certamente riutilizzabili in funzione terapeutica, consentendo ad anziani e persone con disabilità di restare in un'area più centrale rispetto al Porto vecchio. La nostra migliore proposta era ed è il recupero del Mercato ortofrutticolo, ma l'amministrazione ha evidenziato in maniera generica delle criticità di non rapida soluzione. Una riqualificazione completa di Acquamarina e una sua implementazione in termini di spazi, sfruttando il parcheggio esterno alla struttura con rinnovo pluriennale della concessione con l'Autorità portuale, potrebbero essere una buona soluzione a patto che il rilascio dell'area in oggetto, da parte dell'autorità giudiziaria, arrivi nel breve periodo».

Andrea Pierini

 

 

Ritorna "Draga in festa" con le letture sul prato e le visite alle "jazere" - Domani dalle 10 alle 18

Escursioni alle "iazere" con Legambiente, passeggiate per famiglie con giochi per bambini ed esperienze sensoriali ispirate alla pedagogia del bosco, Orientwalking, visita a un'azienda agricola, letture sul prato con Susanna Rigutti (autrice de "Le lunghe notti di Efa, la Signora del Lanaro"), laboratori creativi tiro con l'arco, pratiche di yoga e meditazione e musica itinerante con The Holy Smog. Tutto questo e molto altro attende i partecipanti a Draga In Festa, "Open Day in programma domani dalle 10 alle 18 (in caso di maltempo il 10 ottobre). «Il progetto, ideato da Arci Servizio Civile, Bioest, Legambiente e MaiDireMai - spiega Giuliano Gelci - intende promuovere il territorio con attività che mostrano sempre più attenzione all'impatto ecologico e sociale: turismo eco-sostenibile, prodotti a Km0, gruppi di acquisto solidale». L'evento coinvolgerà tutto il paese attraverso l'apertura delle abitazioni private dei residenti che vorranno partecipare offrendo i loro prodotti o illustrando attività di artigianato. Il programma prevede alle 10 un percorso didattico di orienteering e allenamento per iscritti Fiso a cura di Cral TriesteTrasporti (info triesteoweek@gmail.com). Seguirà alle 10.30 una Spasseggiata per famiglie a cura dell'associazione "La Cordata". Alle 11 invito al karate a cura di Shinryukaratetrieste e Action painting su abito con Fedele Boffoli e Raffaella Mates. Si andrà poi alla conoscenza delle piante spontanee. Alle 14, presentazione del progetto "CambiaVenti - L'emergenza climatica e noi" a cura di Museo della Bora e MaiDireMai. E' possibile prenotare pranzi e cene alla Locanda Mario (telefono 040228193). Informazioni al numero 3287908116.

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 1 ottobre 2021

 

 

«Tariffe inadeguate ai rincari: Magazzino 26, gara da rifare»

Le categorie edili, rappresentate da Ance Alto Adriatico e Assistal nazionale, contro l'appalto da 22 milioni per il Museo del mare firmato Consuegra

Due grane bollate da parte di edili e costruttori di impianti sull'appalto principale del Dipiazza ter. L'Ance dell'Alto Adriatico e il sodalizio dei costruttori di impianti affiliato a Confindustria, l'Assistal, hanno inviato agli uffici del Comune un invito a rivedere il bando di gara per il polo museale di Porto vecchio: si tratta del colossale appalto da 22 milioni per il progetto dell'architetto sivigliano Vazquez Consuegra al Magazzino 26, che lunedì vede chiudersi i termini di presentazione delle proposte. Le categorie imputano al Comune di non aver tenuto conto del boom dei prezzi delle materie prime e delle loro ripercussioni sul prezziario regionale degli appalti, e chiedono di sospendere o ritardare i termini. La richiesta è attualmente al vaglio degli uffici. La lettera dell'Ance Alto Adriatico, firmata dal presidente Elvis Santin, è stata inviata il 28 settembre agli uffici e per conoscenza al sindaco Roberto Dipiazza e all'assessore Elisa Lodi. Santin fa notare come i prezziari utilizzati siano quelli della Regione del 2020 e quello del Comune (risalente al 2018): «Non tengono ovviamente conto dei noti ed eccezionali aumenti dei prezzi dei materiali da costruzione registrati a partire dagli ultimi mesi del 2020», scrive Santin. L'Ance osserva poi che i progettisti hanno «adottato una riduzione percentuale del 7,10% sui prezzi da loro indicati»: per farlo hanno fatto riferimenti a precedenti appalti comunali con ribassi superiori al 10%. La categoria osserva che si tratta di lavori quasi tutti (escluso uno) eseguiti nel 2019 e nel 2020: «Emerge con palese evidenza come si tratti di precedenti largamente superati alla luce delle nuove condizioni di mercato verificatesi a partire dagli ultimi mesi del 2020, in cui si è dapprima registrata una carenza di materie prime e poi un'impennata clamorosa dei prezzi, tanto da indurre il governo a emanare legislazione emergenziale ad hoc». L'Associazione nazionale di costruttori impianti e servizi di efficienza energetica (Assistal), interviene con una lettera firmata dal presidente Angelo Carlini il giorno successivo: «Diverse imprese associate ci hanno segnalato l'impossibilità di partecipare alla gara de qua a causa di rilevanti, oggettive illecite circostanze contenute nei documenti di gara», scrive. Il testo della lettera ricalca nei temi quella di Ance: «Non v'è chi non veda - vi si legge - come risulti assolutamente incongrua ed illegittima l'osservazione dei prezzi di aggiudicazione di gare precedenti laddove non ricorrevano aumenti di sorta dei prezzi dei materiali medesimi». La categoria chiede quindi al Comune di correggere il tiro, «anche tramite la previsione di una opportuna proroga dei termini per la presentazione delle offerte, onde consentire una pacifica partecipazione da parte degli operatori interessati». La comunicazione è attualmente al vaglio degli uffici comunali: il nuovo prezziario regionale è stato deliberato a fine luglio, pressoché in contemporanea all'ultimazione della gara: il bando era stato pubblicato alla fine di agosto. L'assessore Lodi commenta con un occhio rivolto al voto imminente, conscia del peso dell'opera per la giunta: «Si tratta di un importante appalto per il Comune e le osservazioni contenute nella lettera sono state lette con attenzione. Per questo ho subito chiesto un confronto agli uffici, ma il mio ruolo politico mi impedisce di intervenire direttamente, altrimenti commetterei un reato. Chi promette il contrario (in questo e altri appalti) prende soltanto in giro gli elettori».

Giovanni Tomasin

 

 

F2i trasferisce traffici in porto e pensa all'acciaio di Arvedi

Masucci: «Stiamo valutando di dirottare i prodotti a Portorosega», rottami coils e prodotti finiti. In arrivo attrezzature. Trieste anticipa i progetti per lo scalo

F2i holding portuale, emanazione del fondo di investimento F2i Sgr, proprietaria di Compagnia Portuale e MarterNeri nel porto di Monfalcone, è pronta a investire e a portare nuovi traffici e occupazione nello scalo di Portorosega. Mercoledì sera Umberto Masucci e Alessandro Becce, rispettivamente presidente e amministratore delegato di F2i HP, hanno ribadito le intenzioni del network durante l'evento organizzato dal Propeller club di Monfalcone nella sala conferenze del Marina di Lepanto. Già nei mesi scorsi la società controllata dal fondo aveva fatto sapere di puntare in maniera importante su Portorosega, mentre mercoledì sono emersi alcuni dettagli nell'ambito del nuovo quadro macroeconomico descritto dall'ad Becce. «Stiamo valutando di dirottare traffici di Arvedi su Monfalcone» ha detto il presidente Masucci. Come accennato nelle scorse settimane, è probabile che da Marghera si dirottino rottami e coils, ma anche prodotti finiti, che fanno parte dei traffici legati alle acciaierie di Cremona. Non è escluso, peraltro, che si decida di mettere a disposizione il network di F2i per traffici legati al laminatoio a freddo di Trieste». A inizio settembre un grosso carico speciale è stato spostato dalla Liguria al porto di Capodistria a causa dell'intasamento delle autostrade e più di qualche operatore ha iniziato a chiedersi se Portorosega non possa costituire un'alternativa a questo tipo di merce, persistendo le difficoltà nell'area dell'alto Tirreno.«In realtà anche questa è un'ipotesi - ha spiegato l'ad Becce -. Ci stiamo lavorando. Vorremmo portare a Monfalcone project cargo e per questo stiamo per comprare macchinari e attrezzature di banchina necessarie. Non sono operazioni che si fanno in pochi giorni, ci vuole tempo, ma è quello che faremo». Per Monfalcone le buone prospettive derivano anche dalla crescita a livello globale del settore delle rinfuse solide, ma anche del quadro di aggregazioni tra operatori che si sta seguendo nello scalo isontino. Ormai una necessità strategica per il sistema economico italiano che conta 54 scali portuali contro i 25 in Francia e i 40 in Spagna. È proprio il ruolo di F2i HP potrebbe giocare un ruolo decisivo a Monfalcone con due strutture complementari integrate, la crescita di spazi operativi e la gestione del 75% del traffico.«Importiamo materie prime ed esportiamo simboli della competitività italiana, quindi un qualcosa che va al di là del semplice caricare e scaricare navi» ha sottolineato Becce. «Un movimento profondo è in atto e l'area sta diventando attrattiva grazie alla collaborazione di un sistema» ha detto invece Vittorio Torbianelli, segretario generale dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale. «Sono stati fatti grandi passi in avanti, siamo partiti da un porto con grandi professionalità ma caratterizzato anche da problemi di mancati investimenti, da un escavo fermo da vent'anni. Adesso intravvedo opportunità che non coglievo anni addietro» ha detto il sindaco di Monfalcone, Anna Maria Cisint, intervenuta all'incontro. Ieri, intanto, si è tenuto il Comitato di gestione dell'Autorità portuale, a cui ha partecipato anche il sindaco Cisint, durante il quale è stato comunicato che si è deciso di anticipare (al 2021) la progettazione di alcune opere per il porto, come l'elettrificazione delle banchine. Avviate anche le gare per i lavori di manutenzione sugli asfalti, l'illuminazione e il piano della sicurezza, per un importo superiore al milione di euro. La riunione è servita ad approvare l'aggiornamento del Programma triennale dei lavori pubblici 2021/2023 e del programma biennale degli acquisti e forniture.

Riccardo Coretti

 

 

Raccolta dei rifiuti in località Rivalunga con Legambiente

Domani l'iniziativa che rientra in "Puliamo il mondo" Ritrovo dei volontari alle 9. Si consiglia l'iscrizione

STARANZANO. A distanza di una settimana, prosegue la campagna "Puliamo il Mondo" sulle coste del litorale promossa dal Legambiente Zanutto di Monfalcone. Domani tocca a Staranzano in località Rivalunga (zona Alberoni) per ripulire una zona quasi sempre abbandonata che si estende verso la località di Punta Barene. L'appuntamento per i volontari è alle 9 per l'accoglienza e la registrazione dei partecipanti, alle 9. 30 iniziano le pulizie e alle 12 conclusione dell'evento. Per motivi organizzativi si consiglia l'iscrizione tramite l'e-mail del Circolo: monfalcone@legambientefvg. it oppure chiamare al cell. 328/3648063. La manifestazione viene organizzata con il patrocinio del Comune in collaborazione con la Pro loco, i giovani della Croce Rossa comitato di Monfalcone, le associazioni Attic e NOPlanetB. L'iniziativa preceduta il venerdì mattina da un'analoga manifestazione dedicata alle scuole di Staranzano sempre nel rispetto delle norme anti Covid. Dalla costa e da una parte del litorale a est della pista ciclabile verranno rimossi rifiuti e raccolto quanto più è possibile immondizie indifferenziate a cominciare alla plastica sino alle lattine e alle bottiglie di vetro, ai mozziconi di sigaretta e quanto viene spiaggiato dal mare. La zona del litorale in questione si estende anche a est della pista ciclabile che porta dal Bosco degli Alberoni all'Isola della Cona. Un appello a partecipare in tanti all'iniziativa viene rivolto a tutti gli appassionati che difendono la natura da parte dell'organizzazione e da uno dei responsabili di Legambiente, Michele Tonzar, poiché più partecipanti ci sono, maggiore sarà la zona che si riuscirà a liberare dai rifiuti. Legambiente fornirà i guanti, il cappellino e la pettorina e l'assicurazione per i volontari e nel caso di partecipazione dei bambini procurarsi la misura adatta. Sono consigliate scarpe robuste e una borraccia d'acqua. I partecipanti, inoltre, dovranno munirsi di mascherina personale. L'associazione ambientalista ringrazia il Comune che sostiene da decenni l'iniziativa, i giovani volontari e quanti parteciperanno alla pulizia del litorale.

Ciro Vitiello

 

 

Barche elettriche e mappatura fondali tra i dieci progetti creati dagli studenti

Le idee ammesse alla seconda fase della Business Plan competition per favorire la crescita di giovani imprenditori

Dal progetto per la realizzazione di una barca con motore elettrico al piano per il riutilizzo di rifiuti Rae e ingombranti, dal sistema per il recupero dell'olio esausto alla strategia per la mappatura dei rifiuti presenti sui fondali. Sono alcune delle dieci idee progettuali di studenti dell'Università di Trieste ammesse alla seconda fase della Business plan competition "Insieme per il Blue Growth", che con focus sui temi del mare, della crescita economica e della sostenibilità punta a incentivare lo sviluppo di nuove idee imprenditoriali e la nascita di nuove aziende in regione. Promossa con il Rotary Club Lignano Tagliamento e collegata al C-Lab, lo spazio di UniTs dedicato all'educazione d'impresa, la competizione è un'occasione "per sostenere l'imprenditoria giovane, promuovere la nascita e la crescita di spin off e start up innovative e diffondere la cultura imprenditoriale nel mondo accademico e nel territorio", evidenzia il rettore dell'Università di Trieste Roberto Di Lenarda. Per i partecipanti che hanno proposto le dieci idee ritenute più promettenti sono stati organizzati dei corsi di cultura imprenditoriale e a ciascuno è stato affiancato un mentor, individuato tra imprenditori, consulenti, manager, business angels, investitori istituzionali e docenti, per aiutarli nella messa a punto del business plan. Tra loro Diego Sardon, Ceo di Prodigy Group, Roberto della Marina, venture capitalist del fondo ITAtech, e Amerigo Borrini, portfolio manager di Hadron Capital LLP. «E' un piacere collaborare con il C-Lab su un tema così importante come lo sviluppo sostenibile - commenta Diego Sardon -: cercherò di contribuire trasferendo ai giovani partecipanti le mie esperienze e conoscenze sulle tecnologie digitali e l'uso dell'intelligenza artificiale, per potenziare i loro progetti». Entro il primo ottobre i dieci selezionati dovranno presentare un business plan, accompagnato da un executive summary e un pitch video. «Ora entriamo nel momento cruciale, perché alla formazione si affianca una fase pratica in cui si fa un vero e proprio stress test delle idee dei ragazzi in rapporto alla sostenibilità e alla possibilità di entrare sul mercato», spiega Salvatore Dore, manager del C-Lab di UniTs. Tra i dieci aspiranti imprenditori saranno selezionati fino a tre vincitori, che riceveranno un premio per supportare la realizzazione della loro idea: 3mila euro per il primo classificato, 2mila per il secondo e 1000 per il terzo. Per Dario Vucinic, studente di ingegneria industriale con il pallino dell'imprenditoria, la business plan competition è un'occasione per mettersi alla prova ed entrare a contatto con esperti nella creazione di nuovi business: «Ho sempre avuto una passione per barche e auto. Come le auto stanno procedendo con convinzione sulla strada della mobilità elettrica, lo stesso principio dovrebbe valere per il mondo della nautica. Il mio progetto mira a realizzare grandi imbarcazioni che integrino l'utilizzo di materiali ecosostenibili, riciclati o riciclabili, e processi manifatturieri a basse emissioni con l'utilizzo di motori elettrici», spiega l'imprenditore in erba. «Il mio mentor, Amerigo Borrini, mi ha riportato con i piedi per terra, aiutandomi a integrare il mio approccio teorico con le sue conoscenze pratiche». Anche per Mariapaola Imbesi, iscritta alla laurea magistrale in ingegneria gestionale per la produzione, con sede a Pordenone, l'iniziativa è un'ottima palestra per far pratica con la concretizzazione di un'idea. «Per limitare la quantità di rifiuti il mio progetto punta a dare vita a un hub di raccolta e riparazione di elettrodomestici, pc, smartphone, per poi rimetterli in commercio a prezzi vantaggiosi. Così da un lato si crea occupazione, magari in collaborazione con il terzo settore, e dall'altro si combatte lo spreco diffondendo la cultura del riutilizzo».

Giulia Basso

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 30 settembre 2021

 

 

L'ipotesi del referendum per la nuova centrale a gas

In città soffia il vento del no. Rione Enel e ambientalisti: "L'impianto è fuori tempo"

Soffia il vento del no, in città. Il tenore degli interventi che si susseguono dopo il «giudizio favorevole» emesso il 24 settembre dal Ministero della Transizione ecologica sulla Via è critico. E c'è chi, rievocando i tempi della Snam, ricavalca, senza girarci troppo intorno, l'ipotesi di un referendum su A2A. Sarebbe il quinto, su temi ambientali, dal dopoguerra a oggi nella città del cantiere, sempre che si rivelasse poi fattibile perché la materia è di preminenza regionale e nazionale. Intanto, dopo una prima zampata, nel 2020 della civica Annamaria Furfaro, seguita dal grillino Gualtiero Pin, ora tocca a La Sinistra di Cristiana Morsolin, rilanciare. Del resto sull'argomento della centrale si giocherà parte della prossima, sempre più vicina, campagna amministrativa, con i partiti a interrogare e interrogarsi sul futuro della città. Un po' come a metà anni '90, con il quesito sulla Snam. «Qualcuno si è chiesto cosa pensano i cittadini? E se i residenti non sono stanchi di essere in balìa di decisioni prese altrove?», incalza Morsolin. «Nel 1996 - prosegue - si tenne un referendum cittadino sul progetto di rigassificazione della Snam. Il sindaco di allora, della stessa cricca di "quelli di prima", pur essendo favorevole si attenne all'esito delle urne e il sito industriale non si realizzò. Fu un buon esempio di democrazia». «Chiediamo - arringa - si faccia pure oggi un referendum e l'esito dovrebbe essere vincolante per le successive azioni». Sul più ampio nodo della convivenza tra abitanti e polo energetico interviene anche il gruppo San Valentino, nato nel 2016 alla notizia del rinnovo dell'Aia alla centrale a carbone, che «esprime preoccupazione e contrarietà» all'«approvazione della nuova mega-centrale». Infatti «anziché prendere atto della straordinarietà del momento in cui viviamo e perseguire politiche virtuose nello sviluppo di fonti energetiche pulite vediamo proporre progetti ormai fuori tempo, basati sulla combustione di fonti fossili». «Ci siamo illusi su possibili sviluppi economici diversificati - conclude il gruppo - non più legati all'industria pesante, bensì a settori a più alto valore aggiunto e contenuto tecnologico, ma la nuova centrale a ridosso dell'abitato ci riporta indietro di decenni». Proprio il quartiere si fa sentire con Antonella Paoletti: «Il sì ministeriale arriva nel giorno di apertura del vertice sul clima di Milano con i giovani da tutto il mondo e che dà ragione a Greta Thumberg quando dice che chi decide fa solo dei "bla bla" senza cambiare radicalmente niente. Nulla infatti cambierà per noi abitanti del rione Enel, di Monfalcone e dei dintorni: la quantità di CO2 sarà la stessa, visto che la potenza della centrale sarà quasi il triplo di quella attuale e al posto di alcune polveri e sostanze che produceva il carbone, subentrerà l'ammoniaca». Il progetto tuttavia parla di un taglio dell'anidride carbonica del 64%. «Tutto questo ce lo respireremo - sottolinea Paoletti - e anche meglio di prima, visto che i camini saranno alti meno della metà dell'odierno. I rumori resteranno. «Ma si aggiunge la pericolosità del gas». «Dopo 56 anni di centrale a carbone - afferma - sarebbe stato il momento giusto per cambiare direzione: purtroppo ancora una volta ha vinto il business, con tanti saluti alla qualità della vita del rione. Certamente noi continueremo la nostra battaglia più convinti che mai». Non sono mancate, poi, le prese di posizione politica, con i dem a parlare attraverso la capogruppo Lucia Giurissa: «Da sempre la Lega al timone della Regione è favorevole alla riconversione a metano-idrogeno di A2A: dalla presentazione del progetto tre anni fa al Savoia di Trieste fino al più recente accordo tra l'azienda e la Snam "benedetto" dalla giunta Fedriga, la stessa che ha dato parere favorevole alla riconversione dell'impianto al governo nazionale». Per contro il Carroccio a Monfalcone «ha negli ultimi anni assunto una posizione contraria per coprire i reali intendimenti del centrodestra regionale: si è anche scivolati nel ridicolo con la presentazione di un disegno, non un progetto, con un ristorante al vertice del camino della centrale». Ma «le due Leghe - sempre Giurissa -, si sono ben guardate dall'acconsentire alla reiterata richiesta dell'opposizione di incontrare Fedriga e Scoccimarro in Consiglio o nelle commissioni. Il castello di menzogne architettato nel gioco delle parti sarebbe subito crollato». Ergo, dopo le ultime notizie, «i monfalconesi sanno chi ringraziare». Si affianca nell'invettiva Riccardo Miniussi di Onda laboratorio civico: «Dobbiamo rilevare che il progetto faraonico lanciato dal sindaco con ristorante sulla sommità della ciminiera copriva un totale disinteresse per la questione, dimostrando l'incapacità a gestire i problemi della città e nel farsi portavoce efficace nei confronti degli enti competenti a decidere il futuro del nostro territorio». Mobilitazione anche dagli ambientalisti con l'associazione Rosmann, stando alla quale «le emissioni di CO2, visto l'aumento dei megawatt da 336 a 860, rimarranno pressoché invariate». «La centrale a gas - ancora il sodalizio - emetterà tra le altre cose polveri sottili, che ricadranno su una popolazione e territorio già provati dal carbone. Il dato più preoccupante è l'emissione di ammoniaca NH3, 45 ton/annue sia nell'Aia previgente che nell'attuale: saliranno a 108 nel ciclo combinato e 95 nel mix aperto/combinato».

Tiziana Carpinelli

 

Duino, no ambientalista alla riconversione della vicina centrale A2A - la presa di posizione

DUINO AURISINA. «No alla proposta di produzione di energia elettrica in una centrale termoelettrica alimentata a gas metano, con una potenza quasi pari a quella di Krsko, e a quella che prevede di mantenere attiva la centrale a carbone sino al 2025, anno in cui dovrebbe essere dismessa». È un doppio no quello espresso dal gruppo "Salute e ambiente" di Duino, attraverso il portavoce Danilo Antoni, in relazione al procedimento di Valutazione dell'impatto ambientale sul progetto per le modifiche della centrale termoelettrica presentate dalla A2a Energiefuture spa , accolte favorevolmente da Roma. «Lo scorso anno - ricorda Antoni - abbiamo presentato, a titolo di opposizione, le nostre osservazioni, in accordo con altri gruppi di lavoro e associazioni, incentrate sul fatto che l'impianto, che giudichiamo nocivo, è situato nel centro cittadino e a stretto contatto con un luogo sensibile e delicato dal punto di vista archeologico, ambientale, paesaggistico. In questa analisi abbiamo collaborato anche con le amministrazioni di Monfalcone e Duino Aurisina, che hanno espresso anch'esse contrarietà a tale progetto che, a nostro avviso, non garantisce, in un ambiente già saturo di emissioni, che quelle aggiuntive di inquinanti, micro-particelle e metalli pesanti rientrino, combinandosi con le esistenti, nel limite di legge».«In sostanza - conclude l'ambientalista di Duino - tra il centro di Monfalcone e il golfo si avrebbe un'area industriale che non apporterebbe alcun beneficio, ma precluderebbe anzi la possibilità di un futuro sviluppo sostenibile in un intero sistema economico produttivo».

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 29 settembre 2021

 

 

Dal ministero via libera al progetto della nuova centrale a metano di A2A

Dal dicastero della Transizione ecologica "giudizio positivo di compatibilità ambientale". Tra tre mesi l'autorizzazione definitiva

Da Roma è arrivato un «giudizio positivo di compatibilità ambientale» per il progetto di riconversione a gas metano della centrale termoelettrica A2A di Monfalcone che ora funziona a carbone. È un parere importante quello che arriva dal ministero, si tratta della Via (Valutazione di impatto ambientale) firmata dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani «di concerto» con quello della Cultura e beni ambientali Dario Franceschini. A2A ha 5 anni di tempo per realizzare la nuova centrale che sarà molto più ridotta da quella attuale (3 ettari di superficie contro gli attuali 19) e ci sarà anche minor impatto paesaggistico visto che sarà anche demolita la ciminiera alta 150 metri. Ma soprattutto Monfalcone, ed ecco anche perché il via libera, diventerà una delle città chiave per la transizione ecologica: la centrale sarà infatti sede della sperimentazione di un processo misto (in termini tecnici blending) che integrerà l'attività produttiva a metano con quella a idrogeno. Sarà la Snam, grazie a un accordo firmato nel 2020 con A2A con l'obiettivo di ridurre le emissioni di Co2 (un programma nazionale) a portare già miscelato l'idrogeno (al 30% per ora) negli stessi tubi del metano. Ma la cosa che forse non tutti sanno è che quasi certamente questa miscela arriverà anche nelle case dove ci sono le caldaie a metano che dovranno essere "ritarate" in modo semplice per questo nuovo mix (come avviene ora per regolare aria/gas). Un progetto energetico che in queste settimane assume un grande rilievo, soprattutto dopo le notizie sulla crisi energetica con il rischio di aumenti delle bollette sino al 40%. Si tratta, certo, di una crisi strutturale, momentanea, una tempesta economica perfetta (che arriva da lontano dal Sud America che a causa della siccità ha iniziato a bruciare metano visto il vuoto nelle centrali idroelettriche oltre che dalla Cina che consuma sempre di più) ma che ha fatto suonare il campanello di allarme in Italia, un paese che dipende come pochi altri dall'estero per approvvigionamento di energia. Questo sì da Roma comunque non è un via libera definitivo. Il Ministero della transizione ecologica ha dato parere favorevole al Via dopo l'istanza autorizzativa presentata da A2A per il ciclo combinato nel dicembre 2019. Ora entra in gioco un altro strumento che alla fine viene sempre gestito dal ministero: la conferenza dei servizi dove confluiscono tutti i pareri degli enti e delle amministrazioni interessati dal progetto della centrale. A valle di questo Via infatti sarà riaperta (si era aperta all'avvio dell'istanza a dicembre 2019 ma poi è stata chiusa in attesa del Via) per giungere all'Autorizzazione unica.Da adesso infatti dovranno passare altri 75 giorni, durante i quali la conferenza dei servizi dovrà raccogliere ulteriori pareri. Soltanto alla fine del percorso, se tutto si concluderà positivamente (ricorsi permettendo) ci sarà il decreto di Autorizzazione unica definitiva.

Giulio Garau

 

Cisint: "Ci riserviamo le azioni necessarie" - Il Dem Moretti "Subito lo stop al carbone"

Per l'amministrazione la futura struttura è "inaccettabile". E Legambiente ironizza "Un vero capolavoro del Ministero"

Se il parere ministeriale è favorevole, quello di Anna Cisint prevedibilmente non si sposta di una virgola: bolla infatti come «inaccettabile» l'impianto proposto. Di conseguenza, il passaggio successivo del Comune non può che essere quello di «riservarsi le azioni necessarie», precisando che la Valutazione d'impatto ambientale «è uno degli elementi di un procedimento, non l'unico». Altro, logico, step: l'approfondimento del documento e la valutazione delle prescrizioni previste, in termini di misure tese a prevenire gli impatti. Per il sindaco di Monfalcone «la decisione dei ministri Cingolani e Franceschini sulla Via è parte di una procedura avviata due anni fa da A2A» che «non riduce né inficia le ragioni della contrarietà da parte della nostra amministrazione sull'ipotesi del nuovo impianto, né rappresenta la fase conclusiva della vicenda, dove restano nodi importanti da sciogliere». Il Comune rivendica «solide motivazioni di sostenibilità, economiche e sociali». Di più: gli investimenti di A2A non costituiscono «alcun valore aggiunto per il nostro territorio», anzi rappresentano solo «un vantaggio, legittimo, di carattere finanziario per chi li propone». Toni durissimi. Perché? «L'impianto - sostiene - avrà una potenza praticamente tripla di quello attuale e tripla sarà anche la produzione di Co2». In realtà il piano di sostenibilità della nuova centrale prevede un taglio di queste specifiche emissioni del 64%. «Altro che economia green - rincara Cisint -: si va in senso contrario». Quanto alla «situazione sanitaria, ribadisco: non è tra le più floride». Mentre sotto il profilo occupazionale, si impiegherà «non più di una trentina di addetti». «Abbiamo proposto un'alternativa - ricorda il sindaco - con la valorizzazione della portualità e nautica oltre a un centro di eccellenza per lo studio dell'idrogeno». «La realtà - ancora Cisint - è che la volontà di realizzare la nuova centrale a gas è legata al meccanismo perverso del capacity market, in base al quale, pur se non c'è carenza di energia in Italia, verrà corrisposto un rimborso per la costruzione dell'impianto, grossomodo il doppio dell'investimento, cioè 900 milioni rispetto ai 500 previsti per le opere». «È bene sapere però - conclude - che la decisione ora presa dai ministri, non significa prossimo inizio dei lavori, basti pensare all'escavo portuale: Via concessa 7 anni fa e opere ancora da iniziare». Diametralmente opposte le considerazioni del capogruppo regionale del Pd Diego Moretti, che puntualizza: «Dopo il parere favorevole con prescrizioni della giunta Fedriga di qualche mese fa, il Governo e i ministri competenti non potevano che esprimere un parere altrettanto favorevole con le prescrizioni dei vari enti coinvolti». «Credo che adesso - ribatte - sia corretto procedere al più presto con la chiusura della centrale a carbone e l'avvio della conversione a gas, degli investimenti previsti sul territorio, anche in materia di energia rinnovabile, per quasi 500 milioni, e con il rispetto degli accordi sindacali legati al mantenimento occupazionale». Chiudendo «i contenziosi aperti dal Comune o le sue proposte tanto avveniristiche quanto irrealizzabili, tipo l'ex ciminiera panoramica». «Piuttosto - conclude il dem - con A2A la Regione intavoli subito una seria trattativa affinché Monfalcone diventi polo regionale per la ricerca sull'idrogeno e il territorio abbia quei benefici che con la centrale a carbone non ha mai avuto». Legambiente invece ironizza, definendo il parere «un vero capolavoro», sul ministro per la Transizione ecologica che ha «dimostrato tutta l'inadeguatezza dopo che, a distanza di oltre 7 mesi dall'insediamento, si è distinto per l'endorsement all'agonizzante tecnologia nucleare, le perplessità sulla mobilità elettrica e ora il via libera a riconversioni a gas naturale». «Indietro tutta - rincara -, con buona pace delle centinaia di migliaia di giovani dei Fridays for Future». Per Legambiente «A2A ha preferito adagiarsi su collaudate e obsolete modalità produttive piuttosto che creare nuove opportunità di sviluppo per il territorio». E «la politica non ha aiutato, divisa su una questione dirimente per la città e la regione, le organizzazioni sindacali ancora meno, concentrate a difendere posti di lavoro anziché studiare un modello per creare ancor più occupazione».

Tiziana Carpinelli

 

 

Giardino di Guardiella nel degrado Via ai lavori per rimetterlo in sesto

Il rinnovo riguarderà in particolare la zona giochi dedicata ai più piccoli

Tempo di nuovo look per il giardino di Guardiella. Sono partiti ieri i lavori di riqualificazione dell'area, per complessivi mille metri quadrati, compresa fra la via omonima e viale al Cacciatore. L'intervento riguarderà la zona dedicata ai più piccoli, che verrà attrezzata con giochi a carattere inclusivo, destinati anche ai portatori di handicap. Il perimetro del nuovo giardino sarà recintato e illuminato. Nuovi anche il prato, gli accessi e i dissuasori in legno su viale al Cacciatore. Verranno inoltre adottati dei precisi accorgimenti per ridurre l'erosione del terreno a causa delle acque provenienti dallo stesso viale. «Il recupero del giardino di Guardiella fa parte di un complessivo percorso di risistemazione di altre aree verdi e di altri parchi cittadini dall'importo complessivo di 300 mila euro», ha spiegato l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi: «Oltre a Guardiella altri interventi sono previsti nel parco di Villa Revoltella e nei giardini di Villa Cosulich, Fumaneri a Borgo San Sergio e Mascherini in piazza Carlo Alberto. L'amministrazione comunale negli ultimi cinque anni ha investito oltre cinque milioni di euro in aree verdi, a dimostrazione di quanto sia sensibile al tema». I lavori consentiranno la riqualificazione di un'area di cui da anni i residenti auspicavano una sistemazione: un "sentiment" che portò anche a una raccolta firme. «Questo intervento è figlio di due mozioni del 2014 e del 2017 - così il consigliere circoscrizionale Raffaele Tozzi, che ha ricordato come per primo si sia speso per il recupero dell'area - perciò i lavori adesso non possono che fare piacere. Con quest'intervento l'area in questione vedrà la fine di un degrado che stona con il contesto del rione nel quale è situato». Nel corso dell'incontro è stato confermato anche l'avvio, all'interno del giardino pubblico de Tommasini, dell'intervento di posizionamento del nuovo gioco multifunzionale in sostituzione di quello recentemente eliminato a causa della sua vetustà.

Lorenzo Degrassi

 

 

SEGNALAZIONI - Scolaresche in azione - Puliamo insieme il nostro mondo

Caro direttore, venerdì 24 settembre scorso abbiamo partecipato all'iniziativa nazionale Puliamo il mondo, organizzata da Legambiente. Per prima cosa ci siamo vestiti con tutto il necessario: i guanti, il cappellino, una pettorina, i sacchetti dell'immondizia. Avevamo anche uno striscione con il logo della manifestazione. Abbiamo ripulito per bene i Giardini Europa di Muggia, dove ci aspettavano gli amici di Legambiente. Quindi, armati dei nostri sacchetti, siamo partiti alla ricerca di tutta la spazzatura sparsa per il giardinetto e abbiamo trovato di tutto! Carta, bottigliette, plastica, sigarette, lattine, mattonelle, ferri, tappi, scarpe, tegole, contenitori dei succhi sono tra gli oggetti asportati. Poi abbiamo vuotato tutti i sacchetti sui teli grandi e, con un gioco, abbiamo fatto la differenziata per poter gettare i rifiuti nei contenitori giusti e poi riciclarli. Abbiamo imparato tante cose sull'ambiente! Non dobbiamo inquinare per proteggere gli animali, le piante, le persone; bisogna gettare le immondizie nei bidoni e non per terra, e possibilmente fare la raccolta differenziata. Abbiamo pensato che non serve tanto pulire, se dopo sei tu che sporchi. Alla fine di questa mattinata, tutti insieme, abbiamo deciso comunque che sarebbe utile rifare una volta al mese questa esperienza e desideriamo invitare anche altre classi. Quindi ci rivedrete all'opera!

I bambini della 4A e 4CScuola De Amicis Ic Lucio Muggia

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - MARTEDI', 28 settembre 2021

 

L’approvazione della VIA per la centrale A2A è uno schiaffo per il Clima e per il territorio

Legambiente: per il Ministero, la Transizione Ecologica passa per il gas naturale.

Il Ministero per la Transizione Ecologica ha approvato la VIA per il progetto di trasformazione a gas naturale della centrale a carbone di A2A Energiefuture, dimostrando tutta l’inadeguatezza di un ministro che, a distanza di oltre sette mesi dal suo insediamento, si è distinto per l’endorsement all’agonizzante tecnologia nucleare, per aver espresso perplessità sulla mobilità elettrica e ora per dare il via libera a riconversioni a gas naturale. Un vero capolavoro! Indietro tutta, verrebbe da dire, con buona pace delle centinaia di migliaia dei giovani dei Fridays for Future, scesi in piazza pochi giorni fa per chiedere di fermare le emissioni di gas climalteranti. La drammatica situazione climatica, testimoniata ogni giorno da nuove tragedie causate da eventi climatici estremi (oltre 200 nei soli primi sette mesi di quest’anno!), il rapido espandersi delle tecnologie legate alle fonti rinnovabili di energia (Eolico off shore, Agrivoltaico, sistemi di accumulo elettrochimico sempre più efficienti) tenuti a freno a tutto beneficio delle lobby del petrolio e del gas, sembrano lasciare indifferenti coloro che dovrebbero imprimere una svolta decisa verso la decarbonizzazione. Nel caso specifico di Monfalcone, A2A ha preferito adagiarsi su collaudate e obsolete modalità produttive piuttosto che creare nuove opportunità di sviluppo per il territorio. La politica non ha aiutato, divisa su una questione dirimente per la città e per la Regione stessa, le organizzazioni sindacali ancora meno, concentrati a difendere posti di lavoro senza proporre alcunché di nuovo, anzichè studiare un modello per creare ancora più occupazione. Nel sito si sarebbero potute sviluppare molte opportunità, come abbiamo proposto in questi anni: un Parco Fotovoltaico di alcuni MW di potenza installata e sistemi di acculo elettrochimico; un “Distretto industriale delle Rinnovabili e dell’Idrogeno”, dedicato alla produzione di componenti e sistemi per Fonti Rinnovabili e per la produzione di Idrogeno verde in collaborazione con imprese, università e centri di ricerca; impianti dedicati al recupero di materiali derivanti dalla differenziazione di quei rifiuti che hanno difficoltà a “chiudere il ciclo” per la mancanza di un bacino di produzione adeguato o hanno la necessità di trovare modalità di smaltimento efficienti e sostenibili (raccolta e trattamento dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche- Raee, massimizzando il recupero e la valorizzazione dei materiali). Lo sviluppo delle attività portuali avrebbe, infine, favorito nuovi traffici e garantito un saldo occupazionale decisamente positivo. Naturalmente, l’autorizzazione del progetto non significa automaticamente la realizzazione dell’impianto, nel senso che, mentre la produzione di energia da combustibili fossili non ha più nulla da dire in termini di evoluzione tecnologica ed anzi potrebbe auspicabilmente essere ancora penalizzata da sistemi di tassazione della CO2, il settore delle rinnovabili e degli accumuli è in grande espansione ed a costi sempre più competitivi. L’emergenza climatica è una cosa seria e sarà devastante; purtroppo solo queste condizioni costringeranno la politica a compiere le scelte necessarie. Il rischio è che sarà troppo tardi…

Legambiente del Friuli - Venezia Giulia APS -  Legambiente circolo “Ignazio Zanutto” APS Monfalcone

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 28 settembre 2021

 

 

Ciclabili, verde e reti di servizi dalla stazione all'Idrodinamica per 9 milioni in Porto vecchio

Il Comune lancia il bando per il secondo lotto su viabilità e infrastrutture. Previsti 635 giorni di lavori. Le offerte attese entro il 5 novembre.

la gara - Piste ciclabili, aiuole, verde, acqua, fognature, gas, illuminazione pubblica, reti tecnologiche: tutta la parte di Porto vecchio che va dalla Centrale idrodinamica al varco di largo Città di Santos verrà rivoltata come un calzino. Si è fatto attendere quasi un anno poi si è finalmente appalesato: salvo complicazioni, il Secondo lotto di opere, destinato a realizzare strade e infrastrutture di servizio in Porto vecchio, potrebbe conoscere il cantiere all'inizio del prossimo anno. A spezzare l'incantesimo di una lentezza motivata da un insieme di ragioni burocratiche (compresa una certa flemma del validatore progettuale) e dalla priorità attribuita al primo lotto coincidente con Esof, ecco il bando di gara pubblicato proprio ieri in Albo pretorio, preceduto dalla cosiddetta determina a contrarre, firmata dal direttore dipartimentale Giulio Bernetti, che del Secondo lotto è anche responsabile del procedimento. Il valore dell'operazione è ingente, una cifra più o meno analoga al rifacimento della galleria Montebello Foraggi: 9 milioni di euro, comprensivi di Iva. La sequenza degli atti, secondo Bernetti e il direttore di gare-appalti Riccardo Vatta, è questa: le offerte vanno presentate entro le 12.30 di venerdì 5 novembre per essere aperte il lunedì 8 successivo. Trattandosi di una gara per la quale viene adottato il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, sarà nominata una commissione esaminatrice che dovrebbe essere in grado di adempiere alla missione nel giro di un mese. Se tutto ciò si avverasse, l'aggiudicazione potrebbe avvenire prima di Natale. L'offerta tecnica sarà quotata 80 punti, quella economica 20. Certo, bisogna considerare il periodo di "stand still" e toccare ferro per eventuali ricorsi, ma con un pizzico di ottimismo la cronoprocedura di Bernetti potrà funzionare. Anche perchè il bandola determina prevede 635 giorni di lavori, poco meno di due anni dal 2021 al 2023. In parte coincidenti con la realizzazione del Museo del mare al Magazzino 26, che si trova nelle immediate adiacenze dell'area riguardante il Secondo lotto. Una volta affidato questo cantiere, il Comune avrà completato gran parte della sua competenza rispetto ai 50 milioni stanziati dal ministero dei Beni culturali per la riqualificazione del Porto vecchio: 5 milioni sono stati investiti sul primo lotto di infrastrutturazione (quello precedente a Esof), 9 saranno impiegati sul secondo come abbiamo appena visto, 22 andranno sulle opere edili del Museo del mare, poi ci sarà un ulteriore tranche di una decina di milioni destinata all'allestimento museale. Sono invece tre milioni quelli dedicati al refitting della gru-pontone Ursus, di cui si occupa - per evidente simmetria - il consorzio Ursus, formato da Comune, Autorità, Regione per promuovere e valorizzare Porto vecchio. Ricordiamo infine che la gara per ottenere la commessa da 22 milioni, incaricata di concretizzare il progetto dell'architetto sivigliano Guillermo Vazquez Consuegra, aspetta le offerte per il prossimo 4 ottobre.

magr

 

 

Radar vicino alla Diga contro l'inquinamento - il frutto dell'accordo tra la Lega Navale e l'Arpa

Una doppia firma per la salvaguardia del mare. Ieri, sul Molo Audace, nel quinto appuntamento del ciclo d'incontri organizzato dall'Arpa Fvg in collaborazione con l'Autorità portuale, si sono impegnati in una convenzione la Lega Navale, concessionaria dell'area della Diga vecchia, rappresentata dal presidente Pierpaolo Scubini, e la stessa Arpa Fvg, con il direttore tecnico-scientifico Anna Lutman, per inserire un radar meteo-marino posto proprio vicino alla Diga che permetterà di monitorare le correnti superficiali e l'altezza delle onde. Grazie a questo e altri strumenti, si analizzerà l'evolversi di eventuali sversamenti d'idrocarburi e si contribuirà a ridurre i tempi d'intervento delle autorità, in primis la Capitaneria. Ma ieri sono stati presentati anche tre dei sei progetti europei aderenti al programma Interreg tra Italia e Croazia avviati nell'Alto Adriatico con il coinvolgimento dell'Arpa Fvg. In totale i finanziamenti corrispondono a 33,2 milioni, di cui 1,8 destinati all'agenzia regionale. Diversi i temi: dall'analisi dell'evoluzione dei cambiamenti climatici nell'Adriatico all'aumento della conoscenza dell'ambiente marino fino all'analisi dei rumori subacquei. Presente il comandante della Capitaneria, l'ammiraglio Vincenzo Vitale, che ha lamentato per l'Adriatico «la mancanza di un accordo con i paesi vicini, Slovenia e Croazia», nei casi d'intervento delle forze preposte in mare. A dargli man forte l'assessore regionale all'Ambiente, Fabio Scoccimarro, che ha auspicato l'organizzazione il prossimo anno di «una mini conferenza di Parigi per l'area mitteleuropea». Nota positiva: il 6 e il 7 settembre le analisi Arpa hanno confermato la balneabilità di tutti i tratti di costa regionali e delle acque interne dedicate alle attività ricreative.

Benedetta Moro

 

 

Area della Rocca piena di rifiuti Legambiente raccoglie 8 sacchi

Dalle immondizie indifferenziate alla plastica sino alle lattine e alle bottiglie di vetro e ai mozziconi di sigaretta. In azione 43 studenti dell'istituto socio sanitario

La zona ai piedi della Rocca continua a restituire rifiuti, confermando di essere un'area amata per picnic tanto estemporanei quanto poco rispettosi dell'ambiente. A distanza di quasi sette mesi dalla pulizia di primavera organizzata dal Comune con il supporto logistico della Protezione civile e al quale hanno aderito alcune associazioni e singoli cittadini, l'azione svolta sabato mattina dal circolo locale di Legambiente assieme a due classi dell'indirizzo sociosanitario dell'Isis Pertini nell'ambito della campagna Puliamo il mondo ha prodotto 2 sacchi di rifiuti indifferenziati, 3 di plastica e lattine da riciclare, 3 di bottiglie di vetro e due monitor. Al raccolto vanno aggiunte anche due bottiglie di mozziconi di sigaretta, in gran parte concentrati nei pressi delle panchine nell'area verde a ridosso del parcheggio ai piedi della fortezza. Sono stati ritrovati inoltre pezzi metallici, un filtro d'olio minerale, una batteria di cellulare. Un buon bottino, secondo Legambiente, considerando che l'area è molto frequentata, viene spesso ripulita dai servizi comunali, ma è anche meta di persone che bivaccano, non sempre attente alla natura che li circonda, nonostante le modifiche introdotte nel regolamento di polizia urbana che vietano di effettuare picnic in zona carsica al di fuori delle zone dedicate. Legambiente ha del resto potuto contare sull'aiuto dei 43 studenti dell'indirizzo sociosanitario, giunti in gran parte al piazzale del parcheggio della Rocca a bordo delle nuove e fiammanti biciclette acquistate dal loro istituto e subito inaugurate per l'occasione, accompagnati dalla Polizia locale. A dare man forte sono poi intervenuti anche altri volontari e soci del Circolo Ignazio Zanutto che insieme, e suddivisi in due squadre, hanno ripulito dai rifiuti sia l'area ad ovest del parcheggio sia la salita della Rocca e l'area circostante. I dati della pulizia contribuiranno inoltre a "monitorare" il territorio, nell'ambito del progetto di Legambiente Fvg "Occhio al Territorio", che ha lo scopo di raccogliere le informazioni ambientali che ne derivano e archiviarle su un apposito sistema informativo geografico per tenere sotto osservazione l'andamento dei fenomeni ed avanzare proposte adeguate. L'iniziativa di sabato mattina si è in ogni caso conclusa con una breve visita alla Rocca, dove la guida Andrea Ferletic ha spiegato agli studenti il contesto storico-archeologico che molti dei ragazzi non conoscevano. I prossimi appuntamenti con Puliamo il mondo sono previsti al Lido di Staranzano venerdì con una mattinata dedicata alle scuole e sabato, con un'azione di salvaguardia ambientale aperta a tutti.

Laura Blasich

 

 

Gli "Amici del Parco" si oppongono con forza alla centrale sull'Isonzo

Il comitato "Amici del parco" esprime netta nostra posizione sulla centrale idroelettrica che si intenderebbe costruire nel Parco sull'Isonzo. «Siamo ovviamente favorevoli alle energie rinnovabili, ma siamo fermamente convinti che in questo caso la scelta del sito della centrale (un Parco naturale) sia assolutamente sbagliata», scrivono in una nota. «L'iter di approvazione del progetto presenta decisamente aspetti poco chiari e per certi versi paradossali. Non è dato sapere quali servizi e, a tutt'oggi, sono ignoti sia i dettagli del progetto, sia l'impatto che la centrale avrà sul fiume e sull'habitat naturale del Parco. Ricordiamo che il sito individuato dal progetto per la realizzazione della centrale è uno dei punti più suggestivi dell'area golenale, frequentato dai visitatori che vogliano accedere all'argine e godere la bellezza dell'Isonzo». Il Comitato esprime inoltre profonda delusione per il mancato coinvolgimento dei cittadini e dello stesso Comitato, tenuti all'oscuro del progetto fino alla conclusione dell'iter approvativo. «Chiediamo un deciso cambio di rotta nella gestione del patrimonio naturalistico e delle risorse ambientali pubbliche che appartengono - lo ribadiamo - alla Comunità e alle future generazioni. Attendiamo chiarezza sui dettagli del progetto che valuteremo con la massima attenzione e ci riserviamo di intraprendere ogni possibile azione a tutela e salvaguardia del fiume e del Parco».

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 27 settembre 2021

 

 

I Giardini Europa ripuliti da oltre cinquanta bimbi - A MUGGIA INIZIATIVA DI LEGAMBIENTE

MUGGIA. Più di cinquanta "operatori ecologici" in erba - una bella squadra di allieve e allievi delle classi quarte della scuola De Amicis di Muggia con le loro maestre - hanno ripulito nei giorni scorsi i giardini Europa nel centro cittadino, nell'ambito dell'iniziativa nazionale di Legambiente "Puliamo il Mondo". Bottiglie, lattine, qualche cartone e tanta, tanta plastica: questo il "frutto" di tre ore di lavoro fatto divertendosi e in piena sicurezza, intervallate da "istruzioni ambientali" fornite dall'istruttore di Legambiente, che ha esordito dicendo: «Queste immondizie, molte delle quali riciclabili, sono su questo prato perché tanti "distratti" le hanno buttate. Dobbiamo riflettere sempre su ogni gesto che facciamo». Prosegue fattivamente la collaborazione tra il circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste e l'amministrazione comunale muggesana. Quest'estate ci sono stati cinque incontri con i bambini e i ragazzi che hanno frequentato il "Ricremattina", dedicati al tema della salute del mare e dell'ambiente e centrati sul grave problema dei rifiuti e delle plastiche in mare, con la partecipazione di Andrea Wehrenfennig e Alice Puzzo di Legambiente, che si sono serviti di poster a colori per illustrare gli effetti delle plastiche e delle microplastiche in mare. «Per la salvaguardia dell'ambiente - ha rimarcato l'assessore comunale all'Ambiente, Laura Litteri - ogni cittadino è chiamato a fare la sua parte, a volte anche con qualche piccolo sacrificio, rinunciando a delle comodità. Per questo è importante che ci sia un'educazione ambientale che inizi dai giovani che sono il terreno fertile nel quale impiantare il seme delle buone pratiche che hanno, poi, effetti positivi per il pianeta in cui viviamo. Ringrazio Legambiente che ancora una volta è stata disponibile a collaborare con il Comune per inculcare nei ragazzi il rispetto dell'ambiente».

Luigi Putignano

 

L'errato smaltimento dei rifiuti favorisce l'aumento dei cinghiali

Sus scrofa è il suo nome scientifico, animale selvatico progenitore di gran parte delle specie di maiale domestico, ampiamente diffuso sul Continente euroasiatico e sulla porzione settentrionale dell'Africa. Il cinghiale non riscuote particolari simpatie, anzi: molto spesso viene apostrofato come una vera e propria forza distruttrice, soprattutto quando crea danni nel settore dell'agricoltura. A queste accuse gli animalisti controbattono dicendo che, com'è valido per ogni altro selvatico, si comporta in un determinato modo semplicemente perché questa è la sua natura. Negli ultimi 15 anni la quantità degli individui di questa specie è notevolmente aumentata. Condizione che li ha spinti a ricercare nuovi contesti dove potersi nutrire, raggiungendo così campagne e addirittura città. È il caso di Roma che in questi giorni, secondo i media nazionali, è alle prese con una reale invasione di esemplari sempre più confidenti e a proprio agio perfino tra le automobili in sosta. Il portale ufficiale della Regione Lazio, ovvero parchilazio.it, spiega: "Incontrare un cinghiale sulla propria strada quando ci si avventura in passeggiate nei boschi è un'ipotesi da tenere in considerazione. Il cinghiale, così come tutti gli animali selvatici ha un'innata diffidenza nei confronti dell'uomo e la sua prima reazione, anche in branco, sarà sempre quella di allontanarsi da lui". L'ungulato, sempre secondo la regione, potrebbe essere pericoloso solo in due situazioni: qualora si trovi senza vie di fuga e nel caso debba difendere la prole. Ma non solo nella Capitale, la loro presenza viene segnalata anche in altre città d'Italia. Importante è non "invitarli" nei centri abitati: a tale proposito l'Ispra, Istituto superiore protezione e ricerca ambientale, sul suo sito ufficiale riporta: "Non dare da mangiare ai cinghiali in città. Fornire cibo è una pratica assolutamente sconsigliabile, in quanto favorisce l'abitudine di questi animali all'uomo con potenziali rischi per le persone, come morsi e spinte violente. Facilitando la loro presenza vicino a strade e abitazioni, c'è la concreta possibilità che avvengano incidenti stradali provocati dal loro attraversamento. Si ricorda, infine, che il foraggiamento dei cinghiali è espressamente vietato dalla legge 221/2015 che prevede, per chi contravviene a tale norma, l'arresto da 2 a 6 mesi o l'ammenda da EUR 500 a 2.000". L'errato smaltimento dei rifiuti urbani funge da richiamo, oltre che per gli ungulati, per numerose specie di animali selvatici. L'habitat naturale del cinghiale comprende diverse tipologie di scenari, colonizza praticamente ogni tipo di ambiente, dai rilievi collinari a quelli montani. Onnivoro e dalla dieta variegata, si ciba principalmente di vegetali (ghiande, frutti, tuberi, radici, funghi), ma non disdegna nemmeno la carne (invertebrati, anfibi, rettili, piccoli roditori, talvolta anche carne delle carcasse). Si tratta di un animale dal grande potenziale riproduttivo che, unito alla capacità di spostarsi e adattarsi, gli consente una buona riuscita nella colonizzazione. Il loro accoppiamento si svolge nei mesi invernali, tra novembre e febbraio, e dipende dal clima e da altri fattori ambientali. La gestazione dura 114 giorni e, al suo termine, vedono la luce dai 2 ai 9 cuccioli.

Nicole Cherbancich

 

 

Ripresi i lavori sulla Capodistria-Divaccia Avviate opere per due tunnel e un viadotto

Lo stop era stato causato dal ritrovamento di una grotta carsica lungo il tracciato. Il comitato di verifica critica i costi

Trieste. Sono ripresi i lavori per la realizzazione del raddoppio della tratta ferroviaria tra il porto di Capodistria a Divaccia. Dopo lo stop causato dal ritrovamento di una grotta lungo il tracciato, nelle scorse settimane è stato completato un viadotto e sono iniziati gli scavi dei primi due tunnel. Aveva destato qualche preoccupazione la grotta scoperta a inizio agosto nella zona del tunnel T1, tra Divaccia e Corgnale (Lokev). La cavità - fa sapere 2Tdk, la società controllata dallo Stato sloveno che sta gestendo i lavori - è stata studiata dagli esperti dell'Istituto di ricerca sul Carso. L'Istituto ha proposto la chiusura dell'ingresso della grotta e la proposta è stata confermata dall'Istituto per la protezione del patrimonio culturale della Slovenia. L'impresa impegnata nella costruzione (il consorzio di Kolektor Cpg, Yapi Merkezi e Özaltin) si aspetta di trovare numerosi altri sistemi di grotte e tutti i fenomeni carsici scoperti saranno trattati secondo il protocollo utilizzato in Slovenia già da molti anni. Nei giorni scorsi, invece, è iniziato lo scavo dei primi due tunnel previsti lungo il tracciato. Questo intervento è stato preceduto, a cavallo tra il mese di agosto e quello di settembre, da lavori consistenti per la realizzazione del viadotto "Glinscica", opera che misura 215 metri. Particolare attenzione hanno richiesto le colate di calcestruzzo, che solo nella seconda parte hanno visto l'utilizzo di 930 metri cubi di materiale. Sempre nelle scorse settimane, 2Tdk ha dovuto affrontare un altro ostacolo lungo l'iter per la realizzazione del progetto, che velocizzerà i collegamenti ferroviari tra lo scalo sloveno e la rete ferroviaria internazionale. Il Consiglio per la supervisione civile, che vigila sui lavori, aveva mosso alcune pesanti critiche. Si tratta di un organismo con potere consultivo e non vincolante, che aveva avuto da ridire sull'ipotesi (non seguita) di costruire da subito un doppio binario nel tratto dove oggi è previsto un binario singolo e su alcuni capitoli di spesa dell'opera, secondo il Comitato troppo alti. La 2Tdk ribatte spiegando come per il progetto siano state seguite sia la normativa nazionale slovena che quella dell'Unione europea: «2Tdk non ha (ancora) l'autorizzazione legale per le procedure di implementazione del doppio binario. I procedimenti sono guidati dal governo della Repubblica di Slovenia. Quindi chiediamo gentilmente di contattare il ministero delle Infrastrutture o/e il ministero dell'Ambiente e della Pianificazione spaziale», rispondono dalla società in merito a variazioni su un progetto approvato con ampio anticipo sull'inizio dei lavori. Per quanto relativo ai capitoli di spesa, 2Tdk spiega che già a inizio giugno erano state presentate al Comitato di controllo le modifiche del programma d'investimento con l'analisi finanziaria ed economica. Né in quella sede - sostiene la società - né in altre occasioni, sono state chieste informazioni o spiegazioni. Per questo 2Tdk si dice "spiacevolmente sorpresa" di essere venuta a conoscenza di dichiarazioni secondo le quali il metodo utilizzato è stato poco trasparente». L'intera opera è stata sottoposta nei mesi scorsi alle critiche di ambientalisti italiani e sloveni per il rischio che gli scavi e gli sbancamenti possano causare danni ambientali irreparabili. Sotto accusa le conseguenze che i lavori potrebbero portare al sistema idrico che interessa la Val Rosandra.

Riccardo Coretti

 

Gli ambientalisti - Val Rosandra

Il raddoppio del binario che collega il porto di Capodistria allo snodo di Divacca è stato sottoposto nei mesi scorsi agli attacchi delle associazioni ambientaliste italiane e slovene, secondo cui gli scavi e gli sbancamenti previsti dal progetto possono causare danni irreparabili al territorio e all'ambiente. Sotto accusa, in particolare, le conseguenze che i lavori per il potenziamento dell'infrastruttura potrebbero portare al sistema idrico che interessa la Val Rosandra in provincia di Trieste.

 

La polemica interna - Spesa eccessiva

Mentre si trovava a dover risolvere la questione sollevata dalla scoperta della grotta, la società costruttrice 2Tdk è stata messa nel mirino dal Consiglio sloveno per la supervisione civile, che ha criticato la compagnia per il costo troppo elevato di alcuni capitoli di spesa. 2Tdk si è detta «spiacevolmente sorpresa di essere venuta a conoscenza di dichiarazioni secondo le quali il metodo utilizzato è stato poco trasparente», dopo che il Consiglio non ha mai sollevato obiezioni dopo aver visionato il progetto a giugno.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 26 settembre 2021

 

 

Centrale elettrica sul fiume Isonzo - Da Legambiente grandi perplessità

Cadez: «Preoccupati per impatto e gestione delle acque» Successo di Puliamo il mondo: ripulita piazza Sant'Antonio

«La nuova centrale idroelettrica sull'Isonzo? Non convince affatto, siamo preoccupati per la gestione delle acque e per l'impatto del progetto sull'ambiente circostante». L'amara riflessione sul discusso progetto che, come abbiamo raccontato su questa pagine, porterà alla realizzazione di una nuova centrale idroelettrica sulle sponde del fiume color smeraldo a Campagnuzza è dei componenti del comitato goriziano di Legambiente, intervenuti sulla questione ieri mattina a margine della conferenza stampa di bilancio dell'iniziativa ecologica "Puliamo il mondo" che si è svolta nel cuore della città venerdì. C'erano la presidente Anna Maria Tomasich, l'ex numero uno del sodalizio Luca Cadez, i soci Giuseppe Sansone, Romana Leban (in rappresentanza anche del gruppo Ekostandrez) e Giulia Roldo. In particolare le perplessità si concentrano sulla gestione delle acque, per una centrale che viene giudicata «un business basato sugli incentivi». «Cosa accadrà nei momenti di scarsa portata del fiume? - ha detto Cadez -. Quanta acqua verrà lasciata scorrere liberamente e quanta invece verrà prelevata? È vero che è importante puntare sulle energie rinnovabili, ma non sempre queste sono sostenibili». Così, ha annunciato Giuseppe Sansone, Legambiente chiederà alle istituzioni e ai progettisti un incontro per fare chiarezza sul reale impatto della centrale sul fiume ma pure sull'ambiente del parco dell'Isonzo in cui si inserirà. Il sodalizio ha anche parlato dell'importanza della nutrita partecipazione allo Sciopero per il clima promosso da Fridays for Future, sempre venerdì, e parlato delle piccole e grandi azioni che anche a livello locale andrebbero avviate per contrastare il cambiamento climatico. Tra queste sportelli dedicati a tutte le informazioni sull'efficientamento energetico che il Comune potrebbe aprire per informare i cittadini, contribuendo a ridurre consumi ed emissioni. Tornando invece alla giornata ecologica "Puliamo il mondo", vi hanno preso parte oltre una ventina di soci, volontari e scout, che si sono concentrati in questa occasione sulla pulizia dell'area urbana compresa tra piazza Sant'Antonio, il colle di via Alviano e dell'Università, borgo San Rocco e via Lantieri. Il tutto con il sostegno del Comune e di Isontina Ambiente. Come ha spiegato la presidente Tomasich, in diverse ore di lavoro sono stati riempiti quasi dieci sacchi con bottiglie di vetro e lattine, ma anche plastica, cartacce, piccoli rifiuti e mascherine. Persino una vecchia sedia e una scopa. Poi, centinaia e centinaia di mozziconi di sigaretta, tanti da riempire cinque bottiglie di plastica. Una nuova iniziativa di "Puliamo il mondo" è in programma il 10 ottobre, nel Parco del Castello.

Marco Bisiach

 

 

NEL GOLFO - Cinquanta imbarcazioni per pulire dalla plastica spiagge, scogliere e mare - Assonautica con le federazioni di settore

Quando l'amore per l'ambiente si traduce in una pulizia in superficie del mare. Via alla prima edizione di "Giornata della pesca alla plastica-Aiutiamo il nostro mare", iniziativa andata ieri in scena nel golfo di Trieste a cura dell'Assonautica Trieste, in collaborazione con Guardia Costiera Ausiliaria, Federazione Pesca e altre sigle del settore come Fiv, Fim e Fipsas. Una cinquantina le imbarcazioni che hanno aderito all'appello per un intervento di bonifica non nei fondali ma tra spiagge, rive, scogliere, moli e su quanto galleggia. Le operazioni sono iniziate nella mattinata e si sono protratte sino al tardo pomeriggio. Hanno visto in primo piano le squadre di "spazzini" del mare provenienti dalle sedi della Lega Navale, della Triestina sport del mare, Centro servizi nautici e Club del Gommone. Tutti a caccia della plastica inquinante, quella soprattutto di bottigliette e sacchetti, gli elementi che hanno costituito il principale bottino di ieri. Gli attrezzi usati? Quelli della tradizione. Nulla di troppo sofisticato quindi ma olio di gomito supportato da canne da pesca, retine e dal classico "mezzo marinaio". I rifiuti raccolti nella serata di ieri sono stati poi affidati alla Pertot, entrata in campo per la fase essenziale della manifestazione, quella del lavoro di smaltimento. «Provvederemo anche alla pesatura del pescato delle immondizie - hanno precisato da Assonautica - ma si tratta di un passaggio simbolico, come simbolica sarà la premiazione».

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 25 settembre 2021

 

 

AMBIENTE - Porti di Trieste e Monfalcone pronti alla sfida emissioni zero

I tedeschi dei Hhla International con il progetto Smooth Port puntano a tecnologie volte alla riduzione degli scarichi di CO2. «Siamo pionieri»

Trieste con la piattaforma logistica, ma anche il porto di Monfalcone grazie all'alleanza con Amburgo punta a vincere la sfida della «neutralità delle emissioni» entro il 2040 con la riduzione totale delle emissioni di Co2. Un piano ambizioso quello di Hhla international spiegato da Lennert Dewalelsche ieri a Monfalcone in un incontro dedicato allo sviluppo della portualità e al progetto, Smooth Port, che punta proprio allo sviluppo di tecnologie nello scalo per la riduzione delle emissioni e della Co2 che vede protagonista Monfalcone con il ministero dell'economia e dell'innovazione della città di Amburgo, l'Autorità portuale locale e quella di Saint Nazaire, oltre che quella del mar settentrionale Tirreno. «Hhla con Ala è una delle società pioniere per l'utilizzo dell'idrogeno nel settore marittimo - ha insistito Dewaelsche - e stiamo lavorando per essere i leader nell'abbassamento di emissioni di Co2. Abbiamo una responsabilità sociale e se investiamo oggi vedremo i risultati domani. Abbiamo già ridotto del 30% le nostre quote, la Ue sta implementando i fondi per questi progetti. Questo processo non è gratuito, ma l'elettrificazione non è molto costosa e ci sono molte opportunità da cogliere. Stiamo anche riducendo i tempi di attesa dei Tir per abbassare emissioni e consumo di combustibile». Il rappresentante di Hhla ha ribadito la soddisfazione della presenza a Trieste con gli investimenti sulla piattaforma logistica «Dobbiamo realizzare anche il molo Ottavo, abbiamo finito la progettazione e speriamo di avere l'approvazione prima possibile. Per noi la presenza a Trieste è molto importante perché è un porto nel Centro dell'Europa». Hhla ha già investito sulla piattaforma logistica in attrezzature per la movimentazione a basso consumo e bassa rumorosità. Nell'incontro il segretario dell'Autorità di sistema del mar Adriatico orientale, Vittorio Torbianelli, ha parlato dei progetti per la riduzione delle emissioni negli scali (ci sono già 7 milioni per l'elettrificazione della banchina di Monfalcone), e per il cambio di carburante (meno inquinante) per le navi in arrivo. Tra i progetti già avviati il trasferimento dei traffici su rotaia che nello scalo di Trieste è massiccio. Giuseppe Bortolussi (Interporto Pordenone e Confindustria) ha ribadito la necessità da parte di Rfi di una programmazione più attenta per la logistica e ha confermato la vicinanza dell'Industria al sistema della logistica del Fvg.

Giulio Garau

 

 

Fridays a Ponterosso: «Subito una svolta green» - I giovani seguaci di Greta Thunberg in piazza

Serve una svolta. E serve subito. È ciò che reclamano i ragazzi di "Fridays for Future Trieste", che ieri si sono ridati appuntamento in piazza Ponterosso. Al centro dell'incontro slogan sulla tutela dell'ambiente, cartelloni dipinti a mano con messaggi sull'urgenza di salvaguardare la terra e appelli sulla necessità di cambiare un mondo sempre più inquinato. Dal 2018, ogni anno, in moltissime piazze, in scia al movimento d'opinione lanciato da Greta Thunberg, i giovani si ritrovano per protestare in modo pacifico, per ribadire l'importanza di comportamenti incentrati sulla sostenibilità. E così anche ieri, a Ponterosso, i ragazzi si sono alternati al microfono per ricordare i numeri legati all'emergenza ambientale, i rischi più pesanti per il pianeta e le conseguenze dei cambiamenti climatici.«Torniamo a farci sentire - così ieri i partecipanti - dopo un'estate calda, anzi, caldissima. A novembre, a Glasgow, gli stati che nel 2015 hanno firmato gli accordi di Parigi si riuniranno in una conferenza, denominata "Cop26", e discuteranno come ridurre le emissioni di Co2 nei prossimi anni, con l'obiettivo di riunirsi nuovamente nel 2026. Finora poco però è stato fatto. L'unico modo per sperare che cambi qualcosa è farci sentire adesso».

Micol Brusaferro

Greta: «Germania canaglia del clima C'è il voto, ma io non faccio politica»

Colloquio con l'attivista svedese a poche ore dal voto. Ieri sciopero del clima, giornata di mobilitazione internazionale

BERLINO. Sceglie Berlino Greta Thunberg per riportare l'attenzione sull'emergenza climatica, a due giorni dalle «elezioni del secolo» in Germania, come le ha definite l'attivista tedesca Lisa Neubauer. Ma chi sperava in un endorsement diretto al partito dei Verdi è rimasto deluso. È il primo grande raduno dopo due anni di pausa per il coronavirus, e sul prato davanti al Bundestag sono circa in 20.000, riferisce un'agente in divisa a protezione del palazzo del Reichstag. «Sono deliziata di vedere così tante persone, è passato un po' di tempo e non ci sono più abituata» ha esordito la svedese Greta Thunberg, dopo aver salutato la folla di giovani e giovanissimi in tedesco. Poco prima di salire sul palco Greta aveva spiegato a un gruppo di giornalisti perché aveva scelto la capitale tedesca: «Sono a Berlino per partecipare allo sciopero mondiale sul clima ma certamente qui è un po'speciale per via delle elezioni» dice Greta, capelli sciolti, viso abbronzato, pantaloni della tuta viola. È piccolina e quando esce dallo stand bianco che la protegge dagli sguardi dei curiosi, si fatica a credere di avere davanti una 18enne. Dal voto di domenica si augura «che i politici si assumano le loro responsabilità, ma noi dobbiamo continuare ad essere attivisti perché nessuno dei partiti politici ha un programma in linea con l'accordo di Parigi» spiega. Non è qui per fare «campagna elettorale» per alcun partito, spiega, né pensa di entrare in futuro in politica, risponde sorridendo alla domanda. Dei quattro minuti a disposizione per le interviste, Greta ne usa poco più di tre. Sono risposte rapidissime, precise, a voce appena udibile anche a meno di un metro di distanza. Quando sale sul palco e prende il microfono però la sua voce si trasforma. Il timbro diventa forte e profondo, il tono combattivo. «La Germania è il quarto paese al mondo per emissioni di Co2» scandisce dal palco, «oggettivamente è una delle maggiori canaglie in fatto di clima» e «cambiare non è solo possibile, è anche urgente e necessario» aggiunge. La folla la accoglie entusiasta. «Che cosa vi fa tanta paura da venire qui stamattina? » chiediamo a un gruppetto di bambine. «Quando avremo dei figli e loro avranno dei figli dovranno vivere in un mondo molto brutto» dice una ragazzina bionda di 11 anni, mentre la sua amica di 12 spiega che non è qui solo per il clima, ma per la sua sopravvivenza. Sono tanti gli adolescenti, i bambini con i genitori, le mamme con i passeggini, i papà con i bimbi nei marsupi, e le «Nonne per il futuro». In Germania si sono svolte 472 dimostrazioni per lo sciopero mondiale del clima, circa 1.400 in 80 paesi diversi del mondo, diverse in Italia. La candidata dei Verdi Annalena Baerbock ha sfruttato l'occasione per fare un salto alla dimostrazione di Colonia dei Fridays for Future. Ma non è lei la protagonista della giornata. Mentre Greta fa campagna per il clima, la cancelliera Angela Merkel, da Monaco, fa appello «perché la Germania resti un paese stabile». Stabilità o clima. Questi i grandi temi in gioco alle elezioni che si avvicinano, mentre il distacco tra i candidati Spd e Cdu-Csu si sarebbe ridotto a un punto di distanza nei sondaggi (25% Cdu-Csu, 26% Spd), certificando il testa a testa.

Uski Audino

 

 

Pulizia rifiuti e plastiche sui sentieri della Rocca - oggi con il Pertini

Da 29 anni Puliamo il Mondo, la campagna di volontariato ambientale, promossa da Legambiente in collaborazione con la Rai, chiama a raccolta cittadini di tutte le età, scuole, associazioni, amministrazioni per ripulire dai rifiuti abbandonati strade, piazze e parchi, ma anche spiagge. Un percorso di cittadinanza attiva costruito negli anni dal circolo "Ignazio Zanutto" di Monfalcone. "Qualcuno la raccoglierà", motto di questa 29ª edizione, è un messaggio chiaro: una grande comunità di volontari pronta a raccogliere i rifiuti. Un gesto di responsabilità con l'obiettivo di scoraggiare comportamenti incivili. Molti gli appuntamenti in calendario, a partire da oggi con la pulizia dei sentieri del Carso alla Rocca, riservato ai ragazzi dell'Istituto "Pertini" che ha aderito alla campagna. Altri eventi l'1 (dedicato alle scuole) e il 2 ottobre (aperto a tutti) sul litorale di Staranzano, l'8 ottobre a Grado, il 9 a Doberdò e, a data da stabilire, a Gradisca. Comune che assieme a Doberdò, Grado e Staranzano hanno aderito.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - VENERDI', 24 settembre 2021

 

 

Gli scolari e scolare di Muggia ripuliscono le aree verdi del centro di Muggia nell'ambito della campagna "Puliamo il Mondo" di Legambiente

Puliamo il Mondo 2021 si è svolto oggi a Muggia per iniziativa del Comune di Muggia, con la Scuola De Amicis e Legambiente. Una bella squadra di allieve e allievi delle classi quarte della scuola De Amicis di Muggia con le loro maestre. Più di cinquanta "operatori ecologici" in erba hanno ripulito stamane i giardini Europa al centro di Muggia nell'ambito dell'iniziativa nazionale di Legambiente "Puliamo il Mondo". Bottiglie, lattine, qualche cartone e tanta, tanta plastica, anche qui, come ovunque. Tre ore di lavoro fatto divertendosi e in piena sicurezza, intervallate da "istruzioni ambientali" fornite dall'istruttore di Legambiente, che ha esordito dicendo "Queste immondizie, molte riciclabili, sono su questo prato" ha detto "perché tanti "distratti" le hanno buttate! Dobbiamo riflettere sempre su ogni gesto che facciamo"

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 24 settembre 2021

 

 

Mads progetterà la demolizione della Tripcovich - l'incarico per 31.720 euro

Avviato lo studio di fattibilità tecnico-economica per la demolizione della Sala Tripcovich che - riporta una nota del Comune - consentirà di valorizzare l'accesso sud al Porto Vecchio. La specifica determina, firmata del direttore dipartimentale Giulio Bernetti, ha affidato il compito allo studio Mads & Associati, che avrà 60 giorni di tempo per redigere il relativo progetto, che prevede un investimento di circa 800.000 euro. Il compenso previsto per i professionisti ammonta a complessivi 31.720 euro. Questo progetto - precisa la nota - si realizza in coerenza e nel rispetto con la riqualificazione dell'area del Porto Vecchio, seguendo l'Accordo di Programma firmato il 4 marzo 2021.

 

 

 Al via il recupero dello storico giardino di vicolo dell'Edera - Opera da 200 mila euro: pronto a gennaio

Dopo più di 20 anni tornerà al suo antico splendore l'angolo verde di vicolo dell'Edera: 2.700 metri quadrati, in stato di abbandono e chiusi al pubblico, fra le case e il nido "Zucchero Filato". Dopo lo sfalcio dell'erba infestante e il taglio di tre alberi pericolanti il piano di recupero (da oltre 200 mila euro, di cui 30 mila per l'area giochi) partirà nei prossimi giorni e si concluderà entro gennaio. I lavori riguarderanno la sistemazione delle recinzioni e dei percorsi pedonali. Saranno quindi realizzati un nuovo ingresso da vicolo dell'Edera, un percorso interno in calcestruzzo drenante eco-compatibile, una nuova linea d'acqua per la messa in opera di due fontane con acqua potabile, un'area giochi e un'altra dedicata ai cani, con relative recinzioni e cancelli, nuove panchine, cestini e pavimentazione antitrauma. «L'amministrazione negli ultimi cinque anni ha investito oltre cinque milioni in aree verdi - così l'assessore Elisa Lodi - intervenendo su 52 aree gioco da Santa Croce a Borgo San Sergio e provvedendo alla piantumazione di cento alberi. È la migliore risposta a chi ci accusa di non aver fatto nulla per valorizzare il verde urbano».

Lorenzo Degrassi

 

 

 Targa del Comune a Caroli, "paladina" del Porto vecchio - Per Rossi è «nume tutelare dell'antico scalo» - il riconoscimento

«Per la passione, la determinazione e le competenze dimostrate per la salvaguardia del Porto Vecchio». È questa la motivazione incisa sulla targa che ieri mattina l'assessore Giorgio Rossi ha consegnato, a nome di tutta la città, ad Antonella Caroli, presidente della sezione di Trieste di Italia Nostra e già segretario dell'Autorità portuale. «Antonella Caroli - ha detto Rossi, rivolgendosi alle persone che hanno partecipato alla cerimonia, al Magazzino 26 - si è sempre impegnata per la tutela, il recupero e la riqualificazione di quest'area. Penso di poterla definire "nume tutelare" del Porto Vecchio, anche nel processo di riqualificazione della struttura». «Il rapporto che ho vissuto con il Comune in questi anni - ha sottolineato Caroli - è stato eccellente. Mi sono state aperte tutte le porte e spero che si continui a lavorare su questa traccia. In passato era necessario passare per le segreterie dei partiti e questa era una pessima prassi. Di fronte alla cultura infatti non devono esserci ostacoli. Scriverò un libro sulla storia del Porto Vecchio partendo dal 1982, quando iniziai a occuparmi dell'argomento. Il Porto Vecchio è un patrimonio da studiare e valorizzare. Oggi non tutti quelli che ne parlano ne conoscono storia e caratteristiche».

u.sa.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 23 settembre 2021

 

 

Contratto con Trenitalia: base di 60 milioni l'anno

Previsto un significativo aumento di mezzi, ma c'è l'incognita sulle nuove tariffe

TRIESTE. Si era già in proroga dal 2015. Ed è poi arrivata pure la pandemia. Ma adesso che, grazie alla campagna vaccinale, la speranza comune è di ritornare quanto prima a viaggiare in treno al cento per cento della capienza (attualmente non si va oltre l'ottanta), la Regione intende chiudere prima possibile la trattativa con Trenitalia per il rinnovo del contratto di trasporto sul territorio nordestino. Un "pacchetto" di prospettiva decennale che può valere tra i 50 e i 60 milioni di euro all'anno. Mezzo miliardo, insomma, forse 600 milioni. Tanti soldi per un obiettivo che l'assessore regionale ai Trasporti Graziano Pizzimenti riassume concretamente nel «miglioramento del servizio per l'utente». Si ragiona in termini di qualità: l'esponente della giunta Fedriga anticipa che «è previsto un significativo aumento di nuovi mezzi nell'ottica del ringiovanimento del parco». Mentre, per quel che riguarda le tariffe, l'assessore mette un po' le mani avanti: «Sarà importante tutelare la clientela, ma ovviamente non dipende tutto da noi». L'ultimo contratto stipulato con Trenitalia ha avuto sei anni di durata, dal primo gennaio 2009 al 31 dicembre 2014. Poi, nel marzo 2015, si è proceduto a una proroga, fatta decorrere dal primo gennaio di quell'anno, fino al 31 dicembre 2017. Ulteriori allungamenti del contratto in essere, al fine di assicurare la continuità dei servizi, hanno visto l'amministrazione regionale stanziare una quarantina di milioni all'anno a copertura dei suoi obblighi per garantire all'utente del Fvg (20 mila i cittadini interessati ogni giorno prima della pandemia) le 155 corse giornaliere (che diventano 190 se si tiene conto pure dei collegamenti fino a Venezia), per un totale di 3,5 milioni annui treno/km. Nell'aprile 2019, rispondendo a interrogazioni e interpellanze, Pizzimenti spiegò che la Regione avrebbe valutato «tutte le manifestazioni di interesse che perverranno nell'ambito dell'avviata procedura per l'affidamento dei servizi ferroviari regionali una volta pubblicato l'avviso di pre-informazione che modifica quello in essere». La giunta, già dal novembre del 2018, aveva tra l'altro dato gli indirizzi: con il nuovo affidamento si punta «al miglioramento della qualità dei servizi e dell'efficienza in termini di costi rispetto al contratto in vigore e a un significativo investimento nel rinnovo del parco rotabile, degli impianti manutentivi nonché nelle tecnologie di bigliettazione e di informazione ai viaggiatori». Gli altri due obiettivi prioritari sono «l'attuazione di sinergie con la Società regionale Ferrovie Udine Cividale e la complementarietà con il sistema ferroviario nazionale e internazionale, favorendo la mobilità extraregionale con il potenziamento delle connessioni anche con i treni veloci». Qualche mese dopo, alla fine del 2019, prima che il mondo venisse sconvolto dal coronavirus, lo stesso assessore dichiarava: «Entro il 2020 sarà individuato il gestore del servizio ferroviario regionale per dieci anni a partire dal 2021».La premessa era la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, pochi giorni prima, il 10 dicembre, dell'avviso di pre-informazione della procedura di affidamento diretto. Niente gara, dunque, ma una trattativa con Trenitalia per continuare a collaborare assieme, così ha deciso la giunta, «come del resto fanno quasi tutte le Regioni». Superata auspicabilmente la fase più dura dell'emergenza, Pizzimenti rimane ancora molto abbottonato, ma fa capire che la trattativa dovrebbe essere in dirittura d'arrivo. Di sicuro, ammette, «vogliamo chiudere entro fine anno». I contenuti? L'assessore informa innanzitutto che al «Friuli Venezia Giulia è stata assegnata la gestione dei treni indivisi, vale a dire di quelli che viaggiano a cavallo tra la nostra regione e il Veneto». Inevitabilmente, dunque, cambieranno le cifre, in un contesto in cui, più in generale, insiste Pizzimenti, «gli utenti dovranno viaggiare più comodamente». L'ipotesi di lavoro è appunto di un investimento per la Regione di 50-60 milioni all'anno, con l'immissione di nuovi mezzi e un miglior servizio pure sul fronte dell'informazione ai viaggiatori. «È una partita importante - conclude l'assessore -, va chiusa entro il 2021».

Marco Ballico

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 22 settembre 2021

 

 

Da Triestebella 52 idee per la città «I candidati ora le condividano»

Dagli interventi sui giardini pubblici ai percorsi storici, allo sviluppo culturale e sociale di Porto vecchio

Cinquantadue idee per rendere la città più visitabile dai turisti, maggiormente fruibile dai cittadini, o semplicemente più accattivante. Sono le proposte che l'associazione Triestebella ha presentato nel corso del mattino di ieri al Circolo della stampa in corso Italia. L'appelloIdee che «saremmo lieti i candidati a sindaco per il prossimo quinquennio facessero loro» come ha sottolineato l'architetto Roberto Barocchi nel corso della sua illustrazione, alla presenza della presidente dell'Ordine degli architetti, Graziella Bloccari, e del presidente del Circolo della stampa, Pierluigi Sabatti. aree verdi e percorsi - Le 52 idee sono state suddivise in 11 macroaree all'interno delle quali, a detta dell'associazione, è assolutamente importante intervenire. A cominciare dal rendere Trieste più verde, con il miglioramento dei giardini pubblici, la realizzazione di aree verdi di vicinato con strumenti per l'educazione fisica e abbandonando la «pratica deleteria delle potature degli alberi». Triestebella propone poi l'istituzione di un percorso che segua la Trieste romana e uno per quella mitteleuropea. «Fare del centro la "città delle statue" realizzando statue-pedone per ricordare le persone illustri vissute, nate o che sono transitate per Trieste, eliminando il progetto del tallero di Maria Teresa perché troppo costoso e discutibile». Per Triestebella il Porto vecchio «è una grande occasione di sviluppo culturale e sociale, ma non va sprecato. Esso può diventare - a detta dell'architetto Barocchi - come il quartiere Vasco de Gama di Lisbona o la Città della Scienza di Valencia, cioè luogo di grande attrazione per turisti e residenti». la mobilità - Un'altra caratteristica che deve sviluppare Trieste è quella di rendere più agevoli gli spostamenti di categorie a bassa mobilità e capacità di orientamento quali anziani e disabili, pianificando al contempo il recupero degli edifici dismessi anche con nuove destinazioni d'uso, evitando in tal modo di consumare nuovo territorio per le speculazioni edilizie. «La pulizia di una città va di pari passo con la bellezza - secondo Barocchi - così come la sistemazione di alcuni palazzi storici, sia pubblici che privati». il mercato copertouna menzione speciale l'associazione l'ha riservata al Mercato coperto, con proposte legate a un riposizionamento della sua offerta e alla possibilità di attrarre così nuovi investitori. Tiepida la risposta della presidente dell'Ordine degli architetti. «Tra il dire e il fare ci sono di mezzo - sostiene Bloccari - burocrazia e vincoli architettonici. Gli spunti sono buoni, ma vanno resi meno dispersivi e incamerati in progetti più concreti».

Lorenzo Degrassi

 

 

Laghi di Doberdò e Pietrarossa - saranno sistemati i percorsi, le attrezzature e le indicazioni - il progetto

Sono previsti nuovi passerelle, pontili e belvedere. Gli interventi previsti rientrano nel Piano paesaggistico della Regione

A una svolta il progetto naturalistico di lavori di manutenzione e miglioramento percorsi, attrezzature e cartellonistica su parte dei sentieri esistenti nella Riserva naturale dei Laghi di Doberdò e Pietrarossa. Infatti arrivata l'ufficialità del finanziamento regionale di 100 mila euro, il Comune di Doberdò è impegnato alla fase successiva che comprende l'approvazione della fattibilità tecnico-economica dei lavori, l'affidamento dei servizi architettura e ingegneria alla società Atec Engineering Srl di Trieste e la nomina del collaudatore statico. L'iter progettuale e l'esecuzione delle opere che purtroppo vanno a rilento, complici anche i problemi di pandemia con le difficoltà di avere contatti frequenti con gli uffici preposti, era iniziato a gennaio 2018 ancora con l'ex presidente della Regione Debora Serracchiani che assieme al Presidente del Consiglio delle Autonomie locali di allora, avevano indirizzato risorse regionali a interventi di area vasta delle Unioni Territoriali Intercomunali (Uti) per gli anni 2018-2020 per progetti di interesse sovracomunale strategici ai rispettivi Comuni ammessi al finanziamento. Gli interventi nella riserva rientrano nei progetti attuativi della parte strategica del Piano paesaggistico regionale relativi ai tratti adiacenti il lago, per il quale Doberdò e i Comuni confinanti in convenzione, cioè Savogna d'Isonzo e Sagrado (Comune capofila), avevano deciso di associarsi per partecipare al bando per la concessione dei contributi, avendo presentato un unico progetto integrato di paesaggio finanziabile dalla regione al 100% della spesa massima ritenuta ammissibile destinata alla realizzazione di interventi sui rispettivi territori comunali. In primo piano come lavori figurano la sistemazione dei percorsi intorno al lago in cui sono previste passerelle o pontili o belvedere, attrezzature e cartellonistica su parte dei sentieri esistenti e nel progetto verrà spiegata le assenze di protezioni come ringhiere, corrimano o altre della normativa di sicurezza attualmente non indicate. I tre Comuni consorziati, Savogna d'Isonzo, Sagrado e Doberdò, stanno cercando anche una soluzione per affrontare il problema del piano particellare, poichè gli importi necessari alle eventuali procedure di esproprio risulterebbero elevati essendo numerosi particelle e proprietari.

Ciro Vitiello

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 21 settembre 2021

 

 

Monfalcone fulcro per la transizione del Gruppo A2A

La centrale termoelettrica ha l'autorizzazione a operare fino al 2025 ma la multiutility darà lo stop al carbone già il prossimo anno

Il gruppo A2A accelera sulla transizione energetica in Friuli Venezia Giulia, ha già annunciato che, nonostante la centrale termoelettrica di Monfalcone abbia l'autorizzazione a operare sino al 2025, darà lo stop al carbone già il prossimo anno per iniziare la riconversione a gas che poi diventerà mista a idrogeno.A2A in realtà è già proiettata nel green in Fvg, produce oltre 700 gigawatt di energia elettrica e la gran parte, circa 600 giga, arrivano dalle centrali idroelettriche di Ampezzo e Somplago, energia al 100% verde e rinnovabile. L'acqua utilizzata dal fiume Tagliamento e i suoi affluenti viene infatti restituita all'ambiente con le stesse caratteristiche. Dalla centrale di Monfalcone, che funziona a carbone, arrivano soltanto 114 giga, l'impianto in realtà nel 2020 ha lavorato soltanto due mesi, nel '21 è stato acceso un periodo (a luglio scorso quando serviva immettere più energia in rete per i picchi di domanda) ed ora il gruppo prepara la riconversione. Una strategia confermata anche nell'ultima presentazione del Bilancio di sostenibilità da A2A guidata dall'ad Renato Mazzoncini, che è il secondo produttore di energia in Italia, il secondo nelle reti di distribuzione elettrica, uno dei primi nelle reti del gas e leader nei servizi ambientali e che punta a diventare una Life company con un nuovo modello industriale che punta al green. Proprio in giugno scorso A2A e Ardian (società di investimento di private equity indipendente con sede in Francia) hanno firmato un term-sheet non vincolante per una partnership nella generazione e fornitura di energia in Italia. A2A e Ardian puntano a far diventare questa partnership una delle piattaforme leader in Italia nella transizione energetica e la centrale di Monfalcone è uno dei cardini. Il piano di riconversione della centrale, come previsto dal piano di sostenibilità, prevede che Monfalcone diventi la sede della sperimentazione di un processo misto (blending) che integra l'attività produttiva a metano con quella a idrogeno (che sarà fornito da Snam). A2A spenderà 400 milioni per riconvertire la centrale che avrà una potenza di 850 megawatt, un rendimento elettrico del +63%, riduzioni del 100% di ossidi di zolfo e polveri, -76% di quelle di azoto e -64% di Co2.L'energia sarà prodotta da una turbina a gas abbinata a una nuova turbina a vapore che sarà collocata nell'attuale sala macchine dei gruppi 2 e 3. E il nuovo impianto con turbogas, camini e caldaia a recupero, come prevede il progetto, sarà realizzato in un'area parzialmente libera della centrale individuata per la lontananza dall'abitato e per la facilità di connessione alle reti esistenti. Oltre all'impianto a ciclo combinato il gruppo A2A ha confermato anche tutta una serie di attività collaterali per mantenere i livelli di occupazione che una centrale a gas non riesce a garantire (attualmente ci sono un centinaio di lavoratori).Tra i progetti quello dell'installazione di pannelli fotovoltaici a terra su alcuni edifici e sulle pensiline del parcheggio. E all'interno delle sale macchine dei gruppi 1-2 e del gruppo 3 sono previsti altri sistemi necessari alla sicurezza e alla stabilità della rete e a supporto degli impianti rinnovabili come i compensatori sincroni con la modifica degli attuali alternatori e sistemi di accumulo elettrico o termico. Un'organizzazione produttiva che dovrebbe permettere, come previsto da un accordo siglato con i sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil e le sigle territoriali di categoria, di mantenere 100 posti di lavoro.

Giulio Garau

 

Solare e idroelettrico, le strategie dei fondi

Fonti energetiche alternative: da Palladio a Finint, il private equity punta a Nordest quasi un miliardo di euro in 10 anni

Circa 900 milioni di investimenti nel settore delle rinnovabili a Nordest negli ultimi 10 anni. E questi sono solo i dati certi, perché nella maggior parte dei casi le società di private equity non comunicano l'ammontare delle loro operazioni. Il più consistente registrato riguarda Macquarie, 335 milioni, in Hydro Dolomiti Enel per il 49 per cento del capitale. Altri 16,1 milioni da Mandarin Capital Partners per il 18 per cento di Ladurner. In entrambi gli investimenti è il Trentino Alto Adige che fa la parte del Leone a Nordest. Conferma che arriva anche con l'ultimo investimento, anno 2021 che vede l'ingresso come lead investor in Dolomiti Energia Holding di Equitix con il 5 per cento del capitale e come obiettivo ovviamente lo sviluppo di energie rinnovabili. In Veneto ci sono due soggetti storici del private equity e della finanzia d'impresa che si stanno muovendo in questo settore. Il primo è la Palladio di Roberto Meneguzzo che ha istituito al proprio interno una vera e propria piattaforma finalizzata agli investimenti green con focus sulle energie rinnovabili. La società finanziaria vicentina ha effettuato, tramite il fondo ForVei II in partnership con Foresight, acquisizioni per circa 60MW di fotovoltaico e ha avviato anche un progetto greenfield di un impianto fotovoltaico. Il fondo, spiega la società, ha già raccolto 90 milioni di euro tra Italia, Inghilterra ed Asia. Primo impianto Vei Greenfield ha avviato la costruzione di un primo impianto fotovoltaico per il libero mercato e sta sviluppando una pipeline di nuove iniziative per più di 150MW. Infine Spicy Green è il veicolo, sviluppato e gestito insieme a Illimity Bank, che si occupa dell'acquisto e della gestione di crediti Utp/Npl del settore energy italiano. Finint Investments Sgr, parte dell'omonimo gruppo finanziario che fa capo a Enrico Marchi, è uno dei leader in Italia nella gestione di fondi comuni di investimento nel settore energy: gestisce attualmente, attraverso tre fondi immobiliari e due fondi mobiliari, oltre 125 MWp di impianti di generazione di energia elettrica da fonte rinnovabile e impianti destinati all'efficientamento energetico. Tra gli investimenti dei fondi rientrano parchi fotovoltaici (sia a terra, sia su coperture), parchi eolici, impianti idroelettrici, impianti di cogenerazione a gas/biomassa e impianti di illuminazione pubblica. Recentemente è stato anche istituito e avviato un fondo dedicato ad investimenti nel settore fotovoltaico in market parity, ovvero impianti da fonte rinnovabile che non beneficiano di forme di incentivazione pubblica. Nello specifico la sgr è attiva nel segmento di mercato da oltre 12 anni con un team di professionisti dedicato alla strutturazione e gestione diretta di tali investimenti, effettuati sia acquisendo impianti operativi nel mercato secondario, sia sviluppando nuova capacità rinnovabile partendo da progetti greenfield. Tra gli investitori dei fondi ci sono soprattutto operatori istituzionali, sia italiani che esteri.Finint Investments Sgr nel comparto energie rinnovabili ha un Asset Under Management di 377 milioni di euro, una potenza impianti per 126,18 MWp (dati aggiornati a fine giugno 2021 ndr).I Fondi "energy" nascono dall'opportunità di coniugare investimenti decorrelati dall'andamento dei mercati borsistici, resilienti rispetto a shock congiunturali, caratterizzati da buone performance e flussi di cassa costanti, con progetti che rispettano criteri Esg e creano valore per il sistema Paese contribuendo alla transizione energetica in atto e promuovendo un impatto ambientale e sociale di lungo periodo. Rating EsgTutti i fondi energy della società perseguono obiettivi di sostenibilità e recentemente alcuni di questi prodotti hanno richiesto il rating Esg ad una delle principali agenzie di rating internazionali specializzate nella quantificazione di tali fattori. Inoltre da inizio anno Finint Investments SGR è diventata firmataria del PRI (Principles For Responsable Investments), ovvero la più grande organizzazione a livello mondiale - voluta dalle Nazioni Unite - per promuovere investimenti sostenibili all'interno del mondo finanziario.

Roberta Paolini

 

 

Arvedi, idrogeno e gas per energia green così cambiano i siti di Trieste e Cremona

La strada della decarbonizzazione: il gruppo punta a usare soltanto rottame ferroso rilavorato con forni elettrici

La decarbonizzazione passa anche per l'idrogeno. Ne è convinto il gruppo Arvedi, impegnato nella riconversione del ciclo produttivo fra Trieste e Cremona. La chiusura dell'area a caldo della Ferriera di Servola lascerà spazio alla logistica portuale, ma accanto rimarrà e sarà potenziato il laminatoio, che la società dell'acciaio alimenterà anche ricorrendo all'idrogeno. C'è un investimento dedicato di 20 milioni, che si somma al raddoppio dell'area a freddo e alla riqualificazione della centrale elettrica dell'impianto. Smantellamento - La decisione di affiancare l'idrogeno al gas arriva dopo la firma dell'Accordo di programma, che ha dato il via allo smantellamento di altoforno e cokeria. Si tratta di idrogeno "green", grazie all'impiego di energie rinnovabili nel processo di elettrolisi dell'acqua. Già dall'anno prossimo Arvedi potrebbe produrre idrogeno per alimentare i forni di riscaldo dei laminati. Tutto partirà da un impianto fotovoltaico da 6 megawatt da realizzare sui nuovi capannoni del laminatoio: l'energia solare produrrà quella elettrica con cui innescare l'elettrolisi, l'idrogeno derivante sarà impiegato per creerà nuovamente energia elettrica attraverso un sistema di pile a combustibile, che sostituirà parzialmente la necessità di gas naturale. L'energia potrà anche essere stoccata grazie all'uso di pile a combustibile, che fungeranno da accumulatori. Non ci saranno serbatoi in cui conservare grandi quantità di idrogeno per garantire la sicurezza. Si impiegherà dunque anche l'idrogeno per far funzionare le nuove linee di zincatura e verniciatura che Arvedi installerà a Trieste, servendosi di macchinari da poco ordinati alla Danieli di Udine. Se un primo potenziamento dell'area a freddo era stato inserito nell'Accordo di programma, il gruppo cremonese ha successivamente annunciato di voler creare un capannone aggiuntivo da 25 mila metri quadrati per arricchire ulteriormente le linee produttive con un impianto aggiuntivo di zincatura da 400 mila tonnellate all'anno: spesa da 80 milioni, che si aggiungono al piano industriale da 227 milioni allegato all'Adp. «A Trieste nell'ambito del piano di rilancio della Ferriera di Servola - spiega l'ad di Arvedi Mario Caldonazzo - abbiamo deciso di attuare un progetto innovativo, realizzando un sistema di autoproduzione di idrogeno verde: l'elettrolizzatore sarà alimentato da pannelli fotovoltaici. La produzione di energia elettrica fotovoltaica sarà quindi da fonte rinnovabile ed esclusivamente destinata ad alimentare l'elettrolizzatore: l'idrogeno prodotto in eccesso durante le ore di irraggiamento solare verrà accumulato per essere utilizzato nelle ore di mancata produzione di energia fotovoltaica, classificando l'intero ciclo di produzione di energia e accumulo integralmente "green". È un progetto in cui crediamo fermamente». Dopo aver portato lo stabilimento di Servola sotto i limiti di emissioni e aver risanato in buona parte il sito, Arvedi si è deciso a chiudere l'area a caldo per la produzione di ghisa, impegnandosi (anche con il supporto di 70 milioni di fondi statali) in un percorso di decarbonizzazione che coinvolge la casa madre di Cremona. Rottame ferroso - Il modello produttivo viene ripensato: dopo la dismissione della produzione di ghisa a Trieste, la società punta a usare solo rottame ferroso, rilavorato con forni elettrici. La produzione a Cremona, la laminazione a Trieste: poi i prodotti finali saranno destinati all'Europa centro-orientale. L'obiettivo di Arvedi è basare il 75% della propria produzione su acciaio riciclato entro il 2023: per questo il gruppo ha avuto accesso, primo in Italia, a un prestito da 240 milioni nell'ambito del Green New Deal.

Diego D'Amelio

 

 

Giovani bengalesi ospiti al Cara di Gradisca ripuliscono l'Isonzo

GRADISCA. Armati di sacchi, guanti e mascherine, una mezza dozzina di ospiti della struttura per richiedenti asilo di Gradisca ha organizzato autonomamente una vera e propria "spedizione" di raccolta dei rifiuti nelle aree fluviali della cittadina isontina. Un'esperienza che alcuni avevano già provato nel marzo scorso, sensibilizzati da una giornata di pulizia organizzata nella Fortezza. Ma questa volta i ragazzi (tutti del Bangladesh) hanno deciso di fare da sé. Il gruppetto di richiedenti asilo si è dedicato alla zona sottostante il ponte sull'Isonzo, fra Gradisca e Sagrado, dove ha raccolto sacchi colmi di rifiuti di ogni genere, da plastica e lattine sino ai resti dei pic-nic. Dell'episodio è stata testimone Luciana Bertagnoli, foglianina e titolare di un'attività a Gradisca. Proprio lei, assieme all'amica Sonia, insegnante volontaria di italiano all'interno del Cara, ha dato vita da tempo ad un gruppo spontaneo composto da una decina di persone che non appena notano o si vedono segnalare una discarica a cielo aperto si organizzano per dare una bella ripulita.«Ogni giorno incontriamo situazioni di degrado e se ognuno si abituasse ad armarsi di guanti e sacchi per pulire il suo piccolo pezzo di mondo, sarebbe una gran cosa - commenta Bertagnoli-. La notizia che i ragazzi del Cara si siano attivati spontaneamente per raccogliere i rifiuti ci ha fatto molto piacere, significa che si è innescato un meccanismo che ha fatto loro prendere coscienza della necessità di adottare comportamenti rispettosi. Dare l'esempio coi fatti è la strada». Per lo smaltimento è bastato utilizzare la app di Isontina Ambiente. Bertagnoli sfata sul nascere anche quelli che chiameremmo due stereotipi da social: che i ragazzi abbiano pulito le aree fluviali dalla loro stessa immondizia, e quello che avendo molto tempo libero è il minimo che potessero fare: «Non è proprio così - assicura Bertagnoli -. In primis, sono stati trovati molti resti riconducibili ad autoctoni. Secondo, molti di loro in questo periodo sono impegnati nella vendemmia o nella raccolta di frutta e hanno voluto partecipare alla pulizia dopo la loro giornata di lavoro». Un piccolo segno virtuoso, insomma, che si spera non resti episodio isolato. E isolato non è: «L'altra sera con altri due volontari stavamo raccogliendo rifiuti abbandonati lungo la strada regionale fra Gradisca e Villesse - racconta Bertagnoli -. Ci ha notati un ragazzo pakistano e ha chiesto di unirsi al nostro gruppo. Un modo per rendersi utile ed integrarsi con le persone. Già ieri ha partecipato ad una raccolta a Gorizia». Si tratta di un giovane che risiede a Romans, dopo avere avuto ospitalità al centro Nazareno: il suo nome è Atif, come il ragazzo ingoiato dall'Isonzo a dicembre del 2019.

Luigi Murciano

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 20 settembre 2021

 

 

Sea Summit, tre giornate per l'economia blu fra crescita e ambiente - PRENOTAZIONI APERTE

Trieste. Lo stato di salute del Mediterraneo, il ruolo della "science diplomacy" nel sostenere politiche innovative e integrate di tutela del mare, l'economia circolare nella nautica, il futuro delle città-porto nella prospettiva della transizione ecologica, il ruolo di Trieste nelle relazioni con la Mitteleuropa e con i Paesi dell'Ince anche sul fronte ambientale, le imprese e le politiche di sostenibilità. Sono questi i i temi di Barcolana Sea Summit, l'evento di divulgazione scientifica e approfondimento politico, economico e sociale dedicato alla sostenibilità del mare e degli ecosistemi acquatici, organizzato in prima edizione nell'ambito di Barcolana. Su www.seasummit.it e su www.barcolana.it è possibile vedere il programma completo e prenotare il proprio posto per partecipare dal vivo all'evento sulla salvaguardia e lo sviluppo del Mediterraneo, dal 6 al 9 ottobre al Trieste Convention Center in Porto Vecchio. Tre le giornate di incontri per un totale di otto sessioni. «Barcolana Sea Summit è un'occasione unica - fa notare il presidente della Società Velica di Barcola e Grignano Mitja Gialuz - per riflettere assieme a studiosi, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni sullo stato di salute del Mediterraneo e sui nuovi paradigmi della sostenibilità: l'obiettivo che perseguiamo è di avviare un dialogo concreto che porti all'assunzione di impegni volti a garantire un futuro migliore per il nostro mare». Al Sea Summit hanno confermato i propri interventi fra gli altri i ministri Roberto Cingolani e Stefano Patuanelli, la sottosegretaria Vannia Gava, Alessia Rotta, presidente della Commissione Ambiente della Camera, il presidente dell'Ispra Stefano Laporta, Francesca Santoro dell'Unesco, Mary Anne Ocampo del Mit di Boston; grazie all'InCe, che organizza il Summit tra i Paesi InCe, saranno presenti ministri e loro rappresentanti dei Paesi parte dell'Iniziativa Centro Europea.Quanto alla voce delle imprese sono previsti interventi dei vertici di Generali, Coop Italia, Siram Veolia, Gruppo Hera, Acqua Latina, Dfds e dei responsabili della sostenibilità di Unicredit, Gruppo Hera, Generali, Snam, Gruppo Davines. Sul fronte delle associazioni ambientaliste, parleranno Donatella Bianchi (Presidente WWF Italia), Rosalba Giugni (presidente Marevivo), per le fondazioni saranno presenti Andrea Illy come Co-chair Regenerative Society Foundation e presidente di illycaffè e Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile. Trieste sarà fortemente rappresentata dagli scienziati dell'Ogs, da numerosi docenti dell'Università, mentre le città al centro dell'attenzione saranno Trieste e Genova, con sindaci, rettori e presidenti delle Autorità portuali. Il il Summit ha il supporto dell'Assessorato regionale alla Difesa dell'ambiente e coinvolge l'assessorato al Lavoro.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 19 settembre 2021

 

 

Ripescati in Sacchetta parabordi, ruote, tubi e persino un frigorifero - la pulizia dei fondali nell'ambito di mare nordest

Il sedile di un'utilitaria, la batteria di un camion, una ventina di pneumatici, numerosi parabordi, boe, bottiglie di vetro e di plastica. Sono solo una parte degli oggetti che ieri mattina sono stati recuperati dai fondali dello specchio d'acqua dinanzi la società nautica "Sacheta" da 13 subacquei e un apneista facenti parte di varie associazioni e circoli triestini del settore. Sono state tre ore di lavoro nell'ambito della sesta edizione dell'operazione "Clean Water - Mare Nordest 2021 - Il mare che vorrei", che ha visto impegnati numerosi volontari sia in mare che a terra. «In media raccogliamo fra gli 800 e i 900 chili di materiali», spiega Edoardo Nattelli di Mare Nordest: «La maggior parte degli oggetti che ritroviamo sono il frutto dell'inciviltà della gente e soltanto una minima parte, invece, è conseguenza di cadute in mare accidentali». Di ogni tipo, come detto, gli oggetti rinvenuti. Addirittura un frigorifero, incastrato fra pontile e barche, come pure dei più semplici secchi e pennelli, probabilmente utilizzati per la riverniciatura delle imbarcazioni e poi gettati a mare. E, ancora, taniche, ombrelli, sdraio, nasse per la pesca delle seppie, uno specchio, tubi di plastica, un coprimotore da barca e una custodia per autoradio. Passano gli anni, insomma, ma pare che l'educazione a non inquinare il mare sia dura da far recepire persino a chi lo frequenta. «In realtà qualcosa si muove - spiega Nattelli - perché là dove la pulizia l'abbiamo fatta più volte, nel corso degli ultimi anni, abbiamo notato un leggero calo nel numero dei rifiuti recuperati». Le associazioni sportive di sub del territorio, ma non solo, hanno reso possibile l'iniziativa di ieri. Fra di loro Asi Sub, Circolo Sommozzatori Trieste, Murena Diving Sporting Club, Area 51 Diving School, Deep Blue, Aquatik Dream, L'Altraitalia Ambiente, Sics Cani Salvataggio e Corpo Pompieri Volontari di Trieste. «Per quest'anno è in programma a breve un'altra pulizia nel porticciolo di Sistiana - fanno sapere gli organizzatori - mentre in vista del 2022 contiamo di riprendere le normali attività di recupero con una cadenza simile a quelle dell'era pre-Covid».

lo.de.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 18 settembre 2021

 

 

Sul progetto Kipar per il Porto vecchio è sfida di visioni fra Dipiazza e i rivali

Il sindaco: «Tassello importante, dagli altri solo chiacchiere» Russo: «Boutade elettorale». Laterza: «Scelte sbagliate»

Quale soluzione per il Porto vecchio? All'indomani della presentazione del piano dell'architetto Andreas Kipar per gli spazi pubblici dell'area, la comunità politica si divide: se per il sindaco uscente è la chiave per realizzare un nuovo borgo cittadino, gli altri candidati alla guida di palazzo Cheba chiedono a gran voce - ognuno a suo modo - che l'antico scalo sia anche sede di attività produttive. Per Roberto Dipiazza il lavoro degli esperti germanici è un'occasione per riaffermare il suo essere uomo del fare: «Il Bosco urbano dell'architetto Kipar nel nuovissimo Porto vecchio è un tassello di questa nostra concreta visione della città che stiamo già progettando e realizzando, a differenza di altri che possono fare solo chiacchiere o raccontare menzogne». Quanto al rischio dello "spezzatino", paventato anche dall'architetto, Dipiazza spiega il suo approccio: «I magazzini hanno 15-20 mila metri quadrati, è difficile pensare di non dividerli in sezioni per dare modo a diverse aziende di insediarsi. Poi il consorzio Ursus è lì per valutare: la Ford voleva farci il suo museo ma metterci anche un concessionario. Ho detto di no. Ma se arriva una proposta come quella di Eataly? Si valuta caso per caso». Il candidato del centrosinistra Francesco Russo la vede diversamente: «Trovo interessanti molti spunti di Kipar, ma questa era una presentazione pre elettorale. Il tema vero è che quell'area ha bisogno di un piano strategico che non ne faccia un rione residenziale verde, con ampi rischi speculativi, ma che la metta nel suo insieme a disposizione di investitori e realtà produttive. Dal mese prossimo si cambia approccio: un piano di lungo periodo, un ragionamento sull'area nel suo complesso, il supporto di professionalità private ma anche capacità di ascolto dei cittadini. Perché, al di là delle capacità di Kipar, parliamo dell'ennesimo progetto calato dall'alto». Riccardo Laterza di Adesso Trieste punta il dito sulle «scelte profondamente sbagliate» prese dal Comune «sulle destinazioni d'uso degli edifici»: «È triste constatare come l'assetto proposto degli spazi aperti e la loro relazione con i volumi esistenti siano concepiti sul modello di una città esclusivamente del tempo libero, dove il lavoro e la produzione non esistono». Rilancia: «Quando governerà il Comune Adesso Trieste stralcerà la variante che considera Porto vecchio come il quarto borgo storico di una città che ha già 13 mila case vuote e 1.800 negozi sfitti, e ne proporrà un'altra, con le misure e gli strumenti necessari a dare un futuro produttivo e sostenibile alla città». Così la candidata del M5s Alessandra Richetti: «Il centrodestra continua a fare proposte faraoniche poco incentrate sui bisogni della città. Ho grande stima dell'architetto Kipar e nel suo lavoro ci sono spunti molto interessanti, la sua idea del verde ci trova d'accordo. Non riusciamo a capire però idee come quella della Regione, di arroccare lì tutte le sue sedi senza che ciò faccia crescere la città, mentre ciò di cui Trieste ha bisogno sono nuovi spazi di sviluppo». Duro Franco Bandelli di Futura: «Kipar è un paesaggista e ha fatto la cornice di un contesto in cui mancano, non per colpa sua, i contenuti. Il discorso è sempre lo stesso, manca un progetto generale: siamo passati dalla ruota panoramica all'ovovia, agli uffici della Regione, che ricordo pagheremmo noi. Mi sembra, insomma, una boutade elettorale: nelle prossime due settimane mi aspetto arrivi l'impianto di ping pong dei coreani e la fabbrica di lana merino cilena. Suvvia». Il candidato della Federazione del Tlt Giorgio Marchesich commenta: «Il solito fumo negli occhi che arriva alla vigilia di ogni elezione. Noi non siamo favorevoli perché vogliamo non sia una speculazione edilizia, né un giardino incolto, ma un porto franco internazionale come impone l'allegato VIII». Per la candidata di Verdi e Sinistra Tiziana Cimolino il progetto serve a coprire le carenze del Comune: «È greenwashing. Una strategia di comunicazione finalizzata a costruire un'immagine ingannevolmente positiva sotto il profilo dell'impatto ambientale allo scopo di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dagli effetti negativi per l'ambiente dovuti al progetto che stanno costruendo veramente».

Giovanni Tomasin

 

 

Piano per l'ambiente firmato da At Futura: un nuovo grande marina

I civici di Adesso Trieste fra politiche energetiche e gestione dei rifiuti Dai bandelliani focus sul mare. Cimolino: «Recuperare gli alloggi sfitti»

«Vogliamo ridurre i consumi creando comunità energetiche diffuse». Così Giovanni Carrosio, socio fondatore di Adesso Trieste e docente di Sociologia dell'ambiente dell'ateneo cittadino. «Il Comune può essere parte attiva in ciò, tramite riqualificazione energetica degli edifici su base rionale e mappatura dei palazzi pubblici adatti a ospitare piccoli impianti di pannelli fotovoltaici, per autoprodurre energia pulita». I civici municipalisti vogliono inoltre realizzare un nuovo piano per la gestione dell'immondizia, con l'obiettivo "rifiuti zero", e ripubblicizzare i servizi essenziali tra cui l'acqua, costituendo comitati di lavoratori e utenti. È quanto emerso da una conferenza stampa dov'erano presenti anche il candidato sindaco, Riccardo Laterza, e la capolista Giulia Massolino. Il movimento Futura - tramite il candidato sindaco Franco Bandelli, il consigliere comunale uscente Roberto De Gioia, il coordinatore provinciale Michele Sacellini, le candidate al Consiglio comunale Sabrina Iogna Prat e Rina Anna Rusconi - è intervenuto invece sull'economia del mare. De Gioia ha parlato di «potenzialità inespresse di Trieste» indicando il Porto vecchio come sede ideale di uno dei marina più grandi d'Italia. Bandelli ha ribadito la proposta di istituire un assessorato al Mare da affiancare a una delega al Carso. Verdi e Sinistra in Comune-Levica hanno tenuto un banchetto in largo Barriera sull'emergenza abitativa, affermando che a Trieste ci sono 10 mila alloggi sfitti, a fronte di quasi 4 mila persone in lista di attesa Ater e quasi mille sentenze di sfratto esecutivo. «Si prospetta un futuro di povertà», ha detto la candidata a sindaco Tiziana Cimolino: «Il Welfare comunale ha stanziato un tesoretto da 800 mila euro per aiutare le persone in difficoltà. Ma viste le case sfitte anche di Comune e Ater, si può fare di più, avviando politiche di recupero stabili, promuovendo un co-housing intergenerazionale tra anziani che vivono soli e giovani che hanno bisogno di un tetto, dando la possibilità alle giovani coppie di formare gruppi per ristrutturare edifici in forma di cooperativa. Serve poi uno sportello di contrattazione sociale, per aiutare chi è in difficoltà a mediare per rimodulare il canone d'affitto».

 L.G.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 17 settembre 2021

 

 

Porto vecchio, il piano di Kipar per una nuova città verde

Il paesaggista: "Lo spazio pubblico punto di partenza per lo sviluppo dell'area". Previsti anche il trenino turistico e l'ovovia. I moli trasformati in oasi "green"

L'importante sarà tenere il ritmo. Si compone come un pentagramma il piano dell'architetto Andreas Kipar e del suo team per quello che ormai chiama Porto "nuovissimo": al cuore del progetto l'idea di sviluppare l'antico scalo pensandolo a partire dai suoi spazi pubblici, verdi e sostenibili. Ieri, presentando sua la partitura, il paesaggista tedesco ha lanciato un monito: bisognerà tenere sempre a mente il piano generale in fase di vendita dei magazzini, per evitare il rischio del celebre "spezzatino". Il lavoro fatto finora è stato presentato in mattinata alla sala Luttazzi del Magazzino 26, nell'ambito del secondo incontro partecipativo per lo sviluppo della città. Kipar e la sua squadra (Land Italia srl) hanno esposto il cuore del progetto, affidato loro dal Comune all'inizio dell'anno e ormai a buon punto d'elaborazione: il già citato pentagramma è composto nelle sue linee orizzontali dai grandi viali del Porto vecchio, segnate in verticale dagli assi ideali dei moli. Lo spazio pubblico è l'idea portante di riqualificazione dell'area, e l'impostazione lo legge come una infrastruttura verde, ispirata tanto al parco di Miramare quanto al paesaggio carsico. La forma e le tipologie del verde rispondono a indagini storiche e naturalistiche, nonché dal confronto con interlocutori locali come l'ordine degli agronomi e dei forestali. Gli architetti hanno affidato una finalità ai tre viali e alla linea di costa. Il viale vicino alla stazione sarà "l'asse città aperta": vi passerà la strada, ma la maggior parte dello spazio sarà pedonale e ciclabile, alberata. Il secondo viale, "l'asse natura" sarà uno spazio pedonale e ciclabile verde, in mezzo al quale è previsto il passaggio dell'ovovia, idea a cui Kipar ha dato la sua approvazione: «Alla recente conferenza della mobilità europea ho constatato che molte città stanno ragionando di questi strumenti». Il terzo viale, "l'asse cultura" è quello che corre parallelo alla riva passando davanti al Magazzino 26 e al Centro congressi: oltre all'immancabile verde, le schede dell'architetto lasciano intendere il passaggio del celebre trenino del Porto vecchio. Infine "l'asse waterfront" si presenta come una passeggiata verde lungo il mare, intervallata dai moli, pensati anch'essi come parchi e spazi pubblici: «La visione complessiva è green - ha spiegato Kipar -: il bosco urbano. Sarà un verde a volte anche carsico e consentirà di aprire l'area alla città con una grande permeabilità». Permeabilità è anche la base dell'approccio alla gestione degli edifici, in cui si privilegerà un ruolo pubblico per i piani terra. In chiusura di conferenza Kipar ha dato un suggerimento al Comune: «Non fare lo spezzatino, resistere alla tentazione di vendere piccoli pezzi a favore di una visione globale che si sta prospettando e che parte da qui, da un Porto nuovissimo che deve essere attrattivo, sociale e per questo green». A margine della conferenza ha articolato: «Il paesaggio e gli spazi pubblici vanno tenuti assieme allo schema di funzione e allo sviluppo futuro, perché oggi la destinazione sbagliata di una prima parte può compromettere tutto il resto. Trieste non deve pensarsi più piccola di quel che è, né temere che gli investitori non vengano: gli investitori che restano, non quelli che vogliono speculare, arrivano se c'è questa visione d'insieme, com'è avvenuto ad Amburgo». Sul palco a fianco di Kipar il dirigente dei lavori pubblici Giulio Bernetti, che ha fatto il punto degli interventi e del consorzio Ursus. In apertura sono intervenuti il presidente Fvg Massimiliano Fedriga (vedi a destra), il sindaco Roberto Dipiazza, le assessore Elisa Lodi e Luisa Polli.

Giovanni Tomasin

 

 

Ex Centro profughi di Padriciano: via libera al campus universitario

Il provvedimento della giunta Dipiazza approvato ora pure dal Consiglio

L'ex Centro raccolta profughi di Padriciano diventerà un campus dell'Università. È stata approvata ieri a maggioranza, con il voto contrario di Roberto De Gioia (Progetto Fvg) e l'astensione dei consiglieri del M5S, di Sabrina Morena (Open Fvg) e di Valentina Repini (Pd), la relativa deliberazione illustrata dall'assessore Lorenzo Giorgi, che prevede una concessione trentennale e rinnovabile. Giorgi ha parlato di «occasione unica per permettere all'Università di cercare di beneficiare di un contributo di 50 milioni, utilizzando fondi inseriti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Con il sì - ha precisato - si permette all'Università di iniziare l'iter, mentre il progetto sarà da definire nei dettagli». Dalle file dell'opposizione sono emersi alcuni distinguo. Giovanni Barbo (Pd), pur dichiarando il sì del gruppo, ha criticato «l'assenza oggi di un rappresentante dell'Università, peraltro annunciata». Valentina Repini (Pd) ha spiegato che «il problema è stato il mancato coinvolgimento della Circoscrizione e dei residenti su un progetto di grande impatto ambientale», per poi chiedere dove andranno le associazioni che attualmente operano al Crp. Una buona alternativa - ha proseguito - potrebbe essere l'ex caserma Monte Cimone di Banne». Sabrina Morena (Open Fvg) ha definito la deliberazione «troppo generica», proponendo come alternativa la caserma di via Rossetti. De Gioia ha spiegato il suo no, ricordando che «quella è un'area destinata al cicloturismo». Salvatore Porro (FdI) ha definito «prevenuto il no della Circoscrizione Est». Il sindaco Roberto Dipiazza ha sottolineato «la grande importanza del progetto», mentre Laura Famulari (Pd) ha definito «deplorevole non aver sentito i residenti e la Circoscrizione». Paolo Menis (M5S) ha motivato l'astensione del gruppo «per i troppi punti oscuri nella deliberazione». Dopo il voto, Repini ha presentato un ordine del giorno per «assicurare un confronto con i residenti».

Ugo Salvini

 

 

La mobilità sostenibile nel segno della storia - la passeggiata di oggi dal municipio di Aurisina

DUINO AURISINA. Primo evento del programma predisposto dal Comune di Duino Aurisina per la "Settimana europea della Mobilità sostenibile", e appuntamento finale del progetto "Il favoloso viaggio nella pietra d'Aurisina" nell'ambito della settima edizione della rassegna "L'Energia dei Luoghi - Festival del Vento e della Pietra", organizzata dall'Associazione Casa Cave. Ha un doppio ruolo la passeggiata in programma oggi, con partenza alle 17 dal Municipio di Aurisina, che porterà i partecipanti dalle cave alle falesie per un incontro con la scultura e che prevede la visita ai laboratori del marmo e l'incontro con gli scultori, gli scalpellini e gli studenti in residenza. «Per il terzo anno consecutivo - spiega l'assessore Massimo Romita, coordinatore dei 13 eventi della "Settimana della Mobilità" - organizziamo questo programma, perché l'amministrazione ha sempre messo la tutela dell'ambiente in cima alle priorità». «Il nostro è un progetto transfrontaliero - sottolinea Fabiola Faidiga, presidente di Casa Cave - che ha portato sul nostro territorio studenti e artisti i quali, ispirandosi al mondo allegorico di erbari, bestiari e lapidari medievali, attraverso la ricerca artistica più attuale, hanno scolpito ognuno un diverso blocco di pietra d'Aurisina». Per la passeggiata è obbligatoria la prenotazione al numero 340 7634805.

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 16 settembre 2021

 

 

«Il parco fotovoltaico va inserito nel progetto della centrale a gas» - associazione Rosmann e gruppo San Valentino

Il progetto di A2A per la realizzazione di un parco fotovoltaico nel sito della centrale va non solo sottoposto a Valutazione di impatto ambientale di portata regionale, ma inserito nella procedura autorizzativa del progetto di nuovo impianto alimentato a gas avviata a livello statale. Lo affermano l'Associazione ambientalista Rosmann e il Gruppo San Valentino nelle osservazioni presentate alla Regione, nell'iter di verifica di assoggettabilità a Via del progetto di parco fotovoltaico. «L'energia prodotta dall'impianto sarà in parte ceduta alla rete elettrica di distribuzione e in parte destinata ad alimentare gli ausiliari della centrale», dice il presidente della Rosmann, Claudio Siniscalchi, rilevando che i due progetti sono interconnessi e vanno valutati insieme. I tempi di realizzazione dell'impianto fotovoltaico sono subordinati a quelli di costruzione della nuova centrale a gas, aggiunge nelle osservazioni il presidente del San Valentino Dario Predonzani. «La soluzione più corretta per noi è la ripubblicazione del progetto di modifica della centrale pendente al ministero per la Transizione ecologica, integrato con il progetto di installazione del parco fotovoltaico - afferma la Rosmann - per valutare unitariamente i due progetti». Per la Rosmann poi le ricadute occupazionali saranno pressoché nulle a fronte di aree occupate che potrebbero essere messe molto meglio a frutto con le attività portuali; il Gruppo San Valentino sottolinea lo scarso beneficio del parco fotovoltaico: ha calcolato che consentirà di risparmiare all'ambiente 889,5 tonnellate di CO2 all'anno contro i 2.365.762 di tonnellate di CO2 prodotte all'anno dall'impianto a turbogas.

 

 

Mossa - Antenna nel cuore del Preval - La protesta di Legambiente

MOSSA. Un'antenna per la telefonia mobile indigesta che svetta, da alcuni giorni, vicino al santuario del Preval, a Mossa. A tuonare è Legambiente Gorizia, guidata da Anna Maria Tomasich. «Nel totale dispregio dei valori paesaggistici di quello che si vorrebbe candidare quale sito patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco, l'infrastruttura - rimarcano gli ambientalisti - è realizzata in metallo pienamente riflettente e visibile a chilometri di distanza. Nessuna mimetizzazione, nemmeno un labile tentativo, come invece si è fatto ad esempio sul Carso (senza rinunciare alla tecnologia) con le antenne camuffate da pini, con esiti non sempre positivi, ma almeno ci hanno provato. Ci si chiede come tutto ciò sia possibile. Questo, anche in dispregio alle norme di tutela e valorizzazione del Piano paesaggistico regionale, che proprio per l'area del Collio stabilisce che la localizzazione delle strutture delle reti tecnologiche vada fatta nel rispetto delle visuali d'interesse panoramico, evitando il più possibile interferenze con elementi architettonici e paesistici di pregio, valutando possibili localizzazioni alternative nel caso di attraversamenti di zone di particolare sensibilità e pregio paesaggistico-ambientale. Inspiegabile, dunque, la presenza di questa antenna per altro a soli 50 metri da una simile già esistente». Ma, a sentire Legambiente, non è il solo elemento critico. Già nel 2017, l'associazione lanciò l'allarme sul degrado delle ciclabili del Preval con una lettera indirizzata a Regione, Uti e Comuni. Un'importante opera realizzata dalla Provincia di Gorizia con un investimento di quasi 4 milioni di euro, oggi totalmente in abbandono. «Un vero e proprio scandalo perché si continuano a progettare nuovi itinerari sul territorio e, nel frattempo, un'estesa rete che dovrebbe essere a servizio del turismo, e della mobilità sostenibile si sta disfacendo nel totale disinteresse. Staccionate divelte, viti ed elementi metallici taglienti esposti, cestini pieni di rifiuti, tavoli e panchine che si stanno disgregando. Ma è veramente questo il biglietto da visita che vogliamo offrire ai turisti? Come possiamo parlare di ulteriore sviluppo turistico se non siamo in grado di mantenere quello che già abbiamo? Vista la frammentazione dell'infrastruttura su diversi Comuni, sarebbe fondamentale che fosse la Regione a prenderla in carico con un urgente piano di prima messa in sicurezza e manutenzione straordinaria». Su entrambe le questioni, a breve, Legambiente invierà «in un'ottica di collaborazione» una nota formale agli enti competenti con delle proposte.

Francesco Fain

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 15 settembre 2021

 

 

Muretti a secco, l'arte si tramanda Al lavoro su 30 metri lungo il Rilke

L'architetto Antoni: «Strutture importanti per l'ambiente, in cui si insediano centinaia di specie»

DUINO AURISINA. Tre anni fa l'Unesco ha iscritto "L'Arte dei muretti a secco" nella propria "Lista del Patrimonio culturale immateriale", comune a otto Paesi europei: Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Slovenia, Spagna e Svizzera. Ma da sempre, quei muretti, costruiti sistemando le pietre una sopra l'altra, senza usare altri materiali se non, in alcuni casi, la terra asciutta, sono un autentico simbolo del Carso, emblema di un'antica tradizione, che oggi riveste un ruolo importante anche per l'equilibrio dell'ambiente. La loro conservazione e il tramandarne la conoscenza delle tecniche costruttive sono al centro della missione del "Partenariato per la conservazione e la divulgazione dell'edilizia carsica in pietra a secco" che, in questa chiave, ha organizzato un'esercitazione nella Riserva naturale delle Falesie di Duino, che ha visto i partecipanti ricostruire un tratto di muro del sentiero Rilke, lungo una trentina di metri. L'evento rientrava nell'ambito del progetto "Interreg - Enfreen", diretto dal Parco delle Grotte di San Canzian. «Questi appuntamenti - spiega il presidente del Partenariato, l'architetto Danilo Antoni - coinvolgono cittadini di ogni età, che si riuniscono per conoscere la storia e i pregi dei muretti a secco. La nostra missione - aggiunge - è di salvaguardare questa conoscenza e trasmettere a tutti la consapevolezza dell'importante ruolo che queste strutture hanno per l'ambiente. I muretti a secco del Carso - ricorda Antoni - sono nati secoli fa, come metodo per delimitare i confini delle proprietà, ma già allora la loro costruzione seguiva regole precise per salvaguardare l'ambiente, prevedendo sempre i passaggi per gli animali. Fin dalla loro origine - continua - hanno offerto, nelle loro intercapedini, l'ambiente ideale per l'insediamento di centinaia di specie diverse, sia della flora sia della fauna. Oggi si definirebbero ecosostenibili e lo sono sempre di più, perché in mezzo a quelle pietre crescono piante, nidificano e trovano rifugio insetti e piccoli animali. Ci sono pochissime costruzioni dell'uomo nel mondo con un impatto così positivo per l'ambiente. Sono strutture che si sviluppano per migliaia di chilometri - rileva Antoni - ed è in corso un progetto per censirle tutte, sia in Slovenia sia in Italia. Per fortuna - conclude - possiamo contare sul sostegno del Comune di Duino Aurisina e di soggetti privati come Baia Holiday e Mare Pineta». All'incontro hanno partecipato i rappresentanti dell'Ordine degli architetti, dell'Università del litorale, del Parco delle Grotte di San Canzian e della Comunella di Duino. «Un tempo - spiega il presidente di quest'ultima, Vladimiro Mervic - nella Riserva c'erano volpi, gatti selvatici, caprioli. Oggi sono rimasti solo gli scoiattoli - osserva - perché le altre specie si sono allontanate soprattutto a causa delle grandi arterie stradali costruite nei paraggi».«Questo tipo di attività - commenta il sindaco di Duino Aurisina Daniela Pallotta che, assieme al suo vice Walter Pertot, ha presenziato all'esercitazione - rappresenta la salvaguardia di una importantissima tradizione locale. L'attività del Partenariato mette al centro il ruolo di alcune infrastrutture umane nell'ambiente carsico, nel contesto di un progetto che dovrà essere rinnovato e al quale, come amministrazione comunale ed ente gestore della Riserva, daremo il nostro sostegno».

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 14 settembre 2021

 

 

Giardinetto di Guardiella Tre progetti di recupero e valorizzazione possibili - l'iniziativa di Legambiente

Tre diverse ipotesi che vanno da una riqualificazione minima alla revisione della viabilità modificando anche la rotonda tra via Giulia, viale Sanzio e strada di Guardiella. Legambiente ha voluto presentare ieri l'esito dei lavori degli ultimi due anni per valorizzare un'area oggi definita di disagio: il giardinetto all'inizio di viale del Cacciatore. «Il percorso - ha spiegato Andrea Wehrenfennig, presidente locale dell'associazione ambientalista - era iniziato in epoca pre campagna elettorale, poi il Covid ha complicato un po' le cose e quindi siamo arrivati a ora con i progetti». I tabelloni saranno esposti al centro commerciale Il Giulia e sono stati realizzati dall'architetto Johanna Riva, la quale ha sottolineato come questa sia una zona di passaggio «un perno tra diverse direttrici. Abbiamo coinvolto tutti gli attori presenti sul territorio, come Asugi, i commercianti, e ritirato 100 questionari compilati dai cittadini. Al momento gli unici che popolano questo giardino sono dei ragazzi con problemi e gli studenti della Codermaz che lo usano come scorciatoia per arrivare a scuola». Il progetto "base" prevede la riqualificazione del parchetto con la creazione di percorsi, un'area fitness e gioco e un gazebo come luogo di aggregazione. Il secondo step prevede una nuova viabilità con la nuova via a ridosso del condomino che consentirebbe di chiudere l'attuale e collegare con il verde il parchetto al parco del Cacciatore. Il terzo step invece è decisamente più complesso con una modifica importante della rotatoria con un ampliamento della zona verde a ridosso della Circoscrizione, mentre dove oggi c'è il giardinetto uno spiazzo adibito alla sosta delle auto e al mercato mantenendo gli alberi presenti.

An. Pi.

 

 

Approda in Comune la proposta Supera per la nuova piscina in Porto vecchio

Al magazzino 30. Dipiazza: «Più grande della terapeutica» Project financing da 13 milioni, 4 vasche e area fisioterapia

È arrivata al Comune la manifestazione di interesse della società iberica Supera per un project financing per un centro sportivo polifunzionale da 13 milioni da collocare al magazzino 30. È il contenuto della "Pec" degli spagnoli che il sindaco Roberto Dipiazza aveva mostrato in una diretta su Telequattro dei giorni scorsi, prospettandola come possibile soluzione al caso della piscina terapeutica. È davvero così? Il primo cittadino, che attende a breve anche la proposta della cordata guidata da Icop, la ritiene una via praticabile: «Nel nostro programma c'è comunque l'obiettivo, se possibile, di ricostruire la vecchia Acquamarina - dice -. Intanto però questa è una bellissima proposta. La vecchia terapeutica aveva 2 mila metri quadrati, questa ha 6 mila metri su due piani. Ora vedremo anche la proposta di Petrucco. Quando si parla di piscine ricordiamo che dopo il crollo c'è stato il Covid, impianti chiusi, ma non ci siamo mai fermati». Ma in cosa consiste la lettera di Supera? Il gruppo, gestore di una cinquantina di impianti sportivi con piscine e palestre in Spagna e Portogallo, propone un «centro sportivo polifunzionale» con quattro vasche. Quanto alle finalità terapeutiche, dal testo si evince che la società propone una parte fisioterapica «autonoma e allo stesso tempo integrata con il centro» al piano terra: dovrebbe essere composta da un ufficio, uno spogliatoio e differenti cabine per trattamenti. Supera specifica che questa parte potrebbe venir data in affitto a un operatore specializzato. Una vasca interna da 16 metri sarà dedicata a «corsistica di base, ginnastica in acqua e attività riabilitative». Vediamo ora, in sintesi, le caratteristiche della struttura delineata da Supera: all'interno prevede due vasche, la già citata e un'altra da 25 metri a 8 corsie. Al piano terra si collocano anche la hall, gli uffici, gli spogliatoi, l'area fisioterapia e una grande spa vista mare con idromassaggio, bagno turco, sauna e docce terapeutiche. Il piano superiore è dedicato al fitness, con 4 sale corsi e una grande palestra, due terrazze per la ginnastica all'aperto. All'esterno una vasca da 25 metri a 6 corsie e una da 16 metri. Inoltre un parcheggio da 200 posti. La società sottolinea nella lettera di aver già avviato i contatti con gli uffici della Soprintendenza e dell'Acegas, e annuncia per i prossimi mesi «una formale e completa proposta di project financing». Per far ciò si dice «pronta a iniziare» tutte le attività propedeutiche alla redazione, come rilievo topografico, analisi ambientali, geologiche, studio di fattibilità, relazione sulla gestione, progetto preliminare, e quindi il piano economico-finanziario. Sarà quest'ultimo documento a dire l'ultima parola sui costi: si prevedono abbonamenti mensili, a singoli corsi o a giornata. Il sindaco Dipiazza assicura che la società è disponibile a offrire prezzi calmierati pari a quelli della vecchia Acquamarina. Quanto al finanziamento, dai primi contatti avuti il contributo del Comune consisterebbe nella concessione 42ennale dell'edificio. «Il Comune non mette un euro», sintetizza Dipiazza. Il mittente, il Ceo Guillermo Druet Ampuero, allega alla manifestazione d'interessa una serie di rendering, in cui si vede una struttura triangolare affiancare il Centro congressi dal lato mare. A dire l'ultima parola in merito, comunque vada, sarà il Consiglio comunale eletto con il prossimo voto di ottobre.

Giovanni Tomasin

 

 

SEGNALAZIONI - Sala Tripcovich - L'acustica è ottima - È da salvare

"'Sta brutta roba - come la definisce il sindaco Dipiazza - verrà demolita, con un costo di circa 700 mila euro". Settecentomila euro, per radere al suolo l'edificio costruito nel '36 - con cemento buono e con un design senza tempo - che nel '92 il mecenate Raffaello de Banfield trasformò in teatro quale ripiego alla temporanea chiusura del Teatro Verdi. Invece, la bravura di architetti e personale del teatro lirico ne ha fatto la Sala teatrale con la migliore acustica della città. Per questo non va demolita! Lo diciamo a voce alta: non ha senso farlo e ci sono ottime ragioni per mantenerla e rivitalizzarla. C'è l'amianto da togliere, come in centinaia di altre situazioni ma è da farsi, uguale uguale, anche per poter demolire. Quella cifra, invece, va usata bene, affinché questa Opera House sia resa più accogliente e funzionale, dentro e fuori, e se ne utilizzino le indiscusse qualità e le funzioni che potrà svolgere. La Sala Tripcovich è ampia, di facile accesso, ha un'acustica perfetta, uno spazioso e profondo palcoscenico, moderni impianti audio e luci, un grande schermo; tutto molto apprezzato sia dagli amanti della musica che del cinema. È adattissima per concerti e particolarmente per i cori. Può essere nuovamente sede di festival e mostre cinematografiche, porta culturale aperta verso l'Est. La si può inoltre attrezzare quale location per registrazioni musicali professionali. Anche la sua posizione è ottimale: adiacente alla Stazione per un pubblico regionale, e al Porto vecchio per i futuri convegnisti e visitatori. Sono idee già espresse e sostenute da molti, ma inascoltate dagli amministratori: "Ci serve spazio per fare la piazza più bella di Trieste". Forse che una abbellita Sala Tripcovich tutta circondate da un grande Giardino de Banfield non lo sarebbe? Anzi, sarebbe un'oasi culturale interna a un'oasi naturale che onorerebbe la memoria del compianto maestro e mecenate. Su certi Beni comuni deve poter decidere l'intera Comunità, non soltanto l'eventuale quarto che ha votato il sindaco. Si potrebbe abbinare alle prossime elezioni un semplice referendum consultivo: Sala Tripcovich: demolire/ristrutturare. Si chiama democrazia partecipativa. Esiste e altrove è molto praticata.

Paolo Angiolini - La Città Ai Cittadini

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 13 settembre 2021

 

 

I candidati sindaco sui giardini pubblici alle associazioni: il sì è trasversale

Dipiazza: «Gestioni ventennali». Russo: «In ogni rione» Bandelli «favorevole». Stok: «C'è il nodo manutenzioni»

Affidare la gestione del verde pubblico ad associazioni del territorio è una via che un Comune dovrebbe percorrere? E se sì, a che condizioni? La domanda sorge spontanea dopo le proposte di presa in carico del Giardino pubblico Muzio de Tommasini, avanzate da diverse realtà associative, imprenditoriali e cooperative locali. L'ultima quella animata, tra gli altri, da Acli e Ginnastica triestina. I candidati sindaco alle prossime amministrative come la vedono? Nelle sfumature tra le risposte, i diversi approcci su un tema semplice solo in apparenza. «Diverse cordate si son fatte avanti per il Giardino pubblico - dice il sindaco uscente Roberto Dipiazza -, vedremo l'esito. Comunque l'idea è assolutamente quella giusta e va replicata: il privato funziona meglio del pubblico, perché si può muovere in modo più agile. Perciò vogliamo durata ventennale per le gestioni alle società sportive, darebbe modo ai privati di chiedere finanziamenti per mettere a posto le strutture. Mi criticano, ma ricordo che quando sono arrivato nel 2001 quel giardino era chiuso da due anni». Il candidato del centrosinistra Francesco Russo afferma: «La nostra idea è quella di un'amministrazione che fa da regia per le iniziative dal basso in ogni rione. Il rischio di abbandono e vandalismo in quelle aree è altissimo se non vengono affidate alla cura di realtà del territorio e delle associazioni. Il caso di via Giulia è particolarmente evidente, l'unico polmone verde del centro non è mai stato così trascurato. Bene che ci sia tanta disponibilità a gestirlo, poi vedremo chi sarà, ma l'idea è quella giusta». Il volto di Adesso Trieste, Riccardo Laterza, la vede così: «Bisogna fare due ragionamenti paralleli. Da un lato la manutenzione ordinaria e straordinaria: deve essere compito del Comune e va ricostruita fuori da una logica di global service, che negli anni ha generato anche danni e abbattimenti. Va ricostituito il servizio verde pubblico, ora esternalizzato. Ciò detto, la collaborazione con le associazioni è fondamentale in termine di gestione spazi, cura quotidiana e quindi sicurezza. Non è una cosa che si fa a spot, serve un regolamento, come quelli già adottati a Bologna e Torino». Il candidato di Futura Franco Bandelli è favorevole: «Il Giardino pubblico e le zone limitrofe sono in condizioni vergognose. Se ci sono associazioni che se ne vogliono far carico ben venga, è l'unico metodo. Sono stato sempre un fautore di questo approccio, come lo fui nel caso della gestione del PalaRubini alla Pallacanestro Trieste. Come ero tra i promotori dell'assegnazione della piscina Bianchi alla Fin». Il portabandiera della civica Podemo, Arlon Stok, ragiona: «Sicuramente è una parte di soluzione. Il problema però è che ora la manutenzione si fa una tantum, bisogna invece costruire una cultura della manutenzione ordinaria, prendendo ispirazione dal Nord Europa, dove questo genere di lavoro si fa regolarmente». La candidata di Verdi e Sinistra, Tiziana Cimolino, la vede così: «Può essere una soluzione, lo prevede anche il titolo V del regolamento comunale. In generale penso che il Giardino pubblico vada curato dal Comune come tutto il resto del verde pubblico, che pure è oneroso, però la gestione degli spazi è una soluzione praticata anche altrove, penso a Milano. Però bisogna avere delle garanzie». Infine Aurora Marconi di Trieste Verde: «Prima di parlare di gestione, voglio ricordare che cinque anni fa quel giardino e altri furono dichiarati inaccessibili perché inquinati. Si parlò di "fitorimedio" per pulirli, poi non se n'è saputo più nulla. Com'è andata poi questa bonifica? È stata fatta? Quei giardini sono puliti. Vorrei che chi di competenza rispondesse. Poi parleremo di gestione ai privati, purché ci siano le competenze».

Giovanni Tomasin

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 12 settembre 2021

 

 

Alga aliena nell'Alto Adriatico - Colonie nel mare di Parenzo

La Caulerpa cylindracea presente ormai in vaste aree dei fondali a nord della località istriana. Di origine indo-pacifica, resiste anche in inverno

Fiume. La macroalga aliena Caulerpa cylindracea sta colonizzando vaste aree dei fondali a settentrione di Parenzo, in Istria, e preoccupa non poco gli esperti sull'impatto che potrà avere a danno dell'ambiente. Questo tipo di Caulerpa, che mette totalmente a rischio le specie vegetali native, è di origine indo-pacifica, a confermare la tropicalizzazione dell'Adriatico e del Mediterraneo, fenomeno in corso da decenni e che potrebbe risultare catastrofico per l'equilibrio ambientale e la biodiversità. Laddove appaia questa alga invasiva, è stato constatato, il fondale tende a diventare di colore verde: il massimo grado di sviluppo della colonia si registra a fine estate oppure all' inizio della stagione autunnale. Parenzo non è la prima località in cui la Cylindracea è stata avvistata nelle acque dell'Adriatico: qualche anno fa gli esperti l'avevano segnalata più a sud, sui fondali del porticciolo di Orsera, nella zona occidentale della Penisola istriana. Gli esperti della società di Pola Acquarium hanno scoperto due colonie di cylindracea situate in acque nelle vicinanze della cittadina istriana di Medolino: entrambe avevano fatto attecchire le radici a una profondità di 14 metri. «Parliamo di un'alga che non ha nemici naturali e dunque può svilupparsi ovunque - ha dichiarato la responsabile di Acquarium nonché biologa marina, Milena Micic - la sua espansione può venire contrastata dalle colonie di posidonia e da altre alghe native. Gli studi hanno confermato che la presenza della posidonia contrasta l'avanzata della cylindracea».Queste ricerche scientifiche, attuate in Istria nel decennio compreso tra il 2004 e il 2014, hanno evidenziato la resistenza dell'alga aliena anche durante l'inverno, quando la temperatura del mare scende fino a 8 gradi. Gli inverni miti di questi ultimi anni hanno favorito lo sviluppo di una specie che può avere una crescita eccezionale: fino a 15 millimetri al giorno, il che ha impatti durissimi sulle altre specie autoctone e sugli stessi fondali. «Purtroppo è l'ennesima prova della trasformazione del Mediterraneo in un bacino tropicale - ha concluso Micic - che vede piante e pesci di mari lontani invadere le nostre acque. I cambiamenti climatici stanno presentando il conto e la cylindracea ne è una delle conseguenze». In anni passati in Croazia era stata segnalata un'altra emergenza, quella relativa alla comparsa della cosiddetta alga killer, la Caulerpa taxifolia: ne erano state segnalate colonie in vaste aree marine della Dalmazia, in Istria e nel golfo di Fiume, generando grande allarme fra i biologi. A distruggere la quasi totalità di queste colonie erano state però le acque fredde dell'inverno. Resta da vedere cosa succederà ora con la cylindracea.

Andrea Marsanich

 

Il relitto della "Grado 2" diventerà il primo museo sommerso presente in regione

Ultimi giorni di lavoro sul cantiere archeologico subacqueo attorno alla più antica nave di epoca romana presente nel Golfo

A diciannove metri di profondità, al largo nel Golfo di Trieste, i resti delle anfore greco-italiche che più di duemila anni fa trasportavano vino provenendo forse da uno dei grandi empori fiorenti nel delta del Po, emergono dalla sabbia del fondo come tracce di un mondo che non c'è più. La nave romana che le trasportava fece naufragio in questo punto dell'Adriatico, forse per un'improvvisa tempesta, e ci sono voluti un paio di millenni perché quell'antico incidente di mare uscisse dai recessi del passato. E lo si deve nello specifico agli archeologi subacquei e ai palombari che dal 12 agosto scorso lavorano sul relitto di quella nave, battezzata Grado 2, destinata a diventare il primo museo sommerso della nostra regione. Se la nave Grado 1, la Iulia Felix, aspetta da vent'anni di essere esposta in un museo dopo il recupero, nel 1999, del carico e di parte dello scafo, la Grado 2 - scoperta nel marzo del 2000 - avrà forse maggiori possibilità di essere ammirata là dove giace da tanti secoli, sul fondo del mare. I lavori del progetto-pilota "UnderwaterMuse" - finanziato nell'ambito del Programma di Cooperazione transfrontaliera Interreg Italia-Croazia 2014-2020, di cui è capofila l'Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia assieme all'Università di Venezia Ca' Foscari, la Regione Puglia, l'agenzia Rera di Spalato e il Comune di Kastela - servono a questo: creare un parco archeologico sommerso aperto sia ai turisti subacquei (basta un brevetto sportivo di primo livello), sia, attraverso soluzioni digitali innovative, a chi sott'acqua non ci va. Obiettivo dell'intervento, che terminerà a giorni, spiega l'archeologa Rita Auriemma dell'Università del Salento, «era rimuovere le otto griglie protettive già posizionate tra il 2012 e il 2015 nel corso di due campagne condotte dalla Soprintendenza con un'équipe dell'Università di Udine diretto da Massimo Capulli, mettere in luce l'intero giacimento, documentarlo, riposizionare le griglie preesistenti e aggiungerne altre, identiche, per coprirlo completamente, assicurandone in questo modo la protezione e l'accessibilità da parte dei subacquei, attraverso convenzioni con "diving center" e circoli subacquei, come per esempio già accade in Croazia». Dopo la messa in luce del carico, in questi giorni si sta lavorando al rilievo del giacimento tramite fotogrammetria subacquea, con un team di studenti e assegnisti di ricerca specializzati della Ca' Foscari di Venezia i quali, spiega Carlo Beltrame, docente di archeologia navale all'ateneo veneziano, «sono impegnati a documentare il sito e a creare una vera e propria navigazione virtuale». Dopo settimane di pulizia del giacimento utilizzando la sorbona, un tubo aspirante che rimuove la sabbia, sul relitto della nave Grado 2 si è alzato il velo del tempo. Secondo le prime osservazioni, il carico risale alla seconda metà del III secolo a.C. Sarebbe quindi il carico di anfore più antico dell'Adriatico centrosettentrionale, antecedente persino la fondazione della colonia di Aquileia (181 a.C.). Questo tipo di anfore, spiegano gli archeologi del progetto "UnderwaterMuse", erano numerose nei grandi empori del delta padano come Adria (da cui l'Adriatico prende il nome) e Spina, e sono state prodotte lungo la costa romagnola, dove sono note produzioni analoghe. La presenza di una nave romana carica di anfore greco-italiche, prodotte nell'alto Adriatico e contenenti quindi vino locale, potrebbe essere un altro segnale dell'avanzata di Roma verso est, dopo la fondazione delle colonie di Rimini (268 a.C.) e Brindisi (244 a.C.), per sfruttare i fertili territori agricoli di questo versante dell'Adriatico e garantire il controllo delle rotte dirette a Oriente.

Pietro Spirito

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 11 settembre 2021

 

 

Sport, cultura e gestione del verde: ecco le idee per il giardino pubblico

«Aperti a contributi esterni. Alla fine decida il Comune». Intanto è allarme per il parkour sul padiglione

Il terzo settore scende in campo per restituire alla città un giardino pubblico riqualificato e rivitalizzato. Ieri, nel piazzale Ninchi, di fronte all'ormai abbandonato padiglione ex Arac, i rappresentanti delle dieci realtà unitesi per formulare al Comune un articolato progetto di ristrutturazione e gestione del parco urbano Muzio De Tommasini hanno raccontato nei dettagli la loro proposta anche a residenti, fruitori del parco stesso e referenti di altre associazioni, intervenute per capire meglio l'iniziativa e prendere contatti al fine di poter, eventualmente, dare il proprio contributo. «Non ci muoviamo da una base critica - ha sottolineato Cristiano Cozzolino, presidente Acli Trieste - bensì con l'obbiettivo di proporre dei miglioramenti dopo una noncuranza pluriennale. Il progetto serve non solo a ridare vita a uno spazio, ma anche a rendere partecipe del cambiamento una rete di realtà che raccolgono gli interessi di tanti cittadini». I soggetti promotori sono infatti Acli Trieste, Unione sportiva Acli Trieste, Società Ginnastica Triestina, Cooperativa sociale Lybra e Associazione giardino pubblico. Tra i partner si contano, invece, il Consorzio Cosm, le associazioni Casa del Cinema, Racconti della Valle e Buone Pratiche e la Scuola di ballo Arianna. La proposta, in particolare, prevede l'acquisizione in concessione dell'intero parco, la ristrutturazione del padiglione Arac con una destinazione poi multifunzionale e con la contestuale riapertura del bar, e la riqualificazione degli spazi esterni per rendere possibile lo svolgimento di attività ludiche, sportive e culturali. Un intervento che richiederebbe l'investimento di circa 600-700 mila euro, e che il gruppo formatosi prevede di poter reperire attraverso il meccanismo del credito agevolato, con contributi esterni, anche europei, e con un'iniziativa di crowdfunding. Incluse nel progetto pure la manutenzione e la gestione del verde, in sinergia con il Comune, e l'organizzazione di un calendario di attività. La proposta sportiva è diversificata, e pensata anche come strumento di salute e riabilitazione sociale, con corsi per ragazzi e anziani. La proposta sociale prevede, tra le varie attività, un centro diurno per anziani, un dopo scuola adibito anche a centro estivo per bambini, attività sia per contrastare il disagio minorile e sostenere le genitorialità sia per l'integrazione sociale degli immigrati. L'offerta culturale, è stato spiegato dai promotori, sarà il più possibile gratuita e spazia dal cinema alle mostre, dalle conferenze agli eventi letterari. Ad ascoltare c'erano, tra gli altri, i referenti di Legambiente, di Trieste Bella e degli oltre 200 giocatori che animano il giardino sui tavoli da tennistavolo. «Questa è la nostra proposta, siamo un gruppo ampio che rappresenta vari settori - ha spiegato la coordinatrice tecnica del progetto Claudia D'Ambrosio - ma siamo aperti a confrontarci e a raccogliere le idee di altre realtà. E se ci saranno proposte alternative, sarà poi il Comune a decidere se, in che termini e a chi affidare la gestione del giardino pubblico». Il Comune, insomma se intenderà procedere in scia a questa prima proposta, affidando la gestione del polmone verde cittadino, dovrà indire una manifestazione di interesse a cui potranno rispondere ovviamente altre realtà. Intanto, mentre in alcuni punti del giardino è appena stata sfalciata l'erba, alcuni residenti degli edifici alle spalle dell'ex Arac riferiscono che sempre più spesso dei giovani si arrampicano raggiungendo il tetto del padiglione stesso, dove alcuni di loro praticano pericolose attività autonome di parkour. ll fenomeno è stato segnato alla Polizia locale.

Laura Tonero

 

 

Sull'alta velocità l'ex senatore Sonego dovrebbe conoscere i progetti bocciati

Ho letto con stupore l'articolo dell'ex Senatore ed ex Assessore Regionale ai Trasporti, Lodovico Sonego. Sembra quasi che a ricoprire quelle importanti cariche dal 2003 al 2018 sia stato qualcun altro e che possa permettersi di non conoscere le risposte che oggi, tramite i media, cerca da altri. Forse dovrebbe chiedersi come mai sembra, se lo è davvero, che questa regione sia all'anno zero ai trasporti e di chi sia la colpa. I famosi milioni messi dall'Europa per l'alta velocità, ricorda l'ex Assessore, c'erano solo per la progettazione. Progettazione che non è mai stata conclusa, perché bocciata due volte dalla Commissione di Valutazione d'impatto Ambientale, nel 2005 quando Sonego era Assessore e nel 2016 quando era Senatore. Il nostro intento è quello di pensare al futuro ed è per questo che riteniamo necessario puntare sulla velocizzazione della tratta esistente Venezia - Trieste, modificando il software. Otterremo così tre obiettivi: l'aumento del 25% della capacità ferroviaria, 7 minuti in meno per i treni veloci, un risparmio di 1500 milioni di euro da investire per risolvere i veri colli di bottiglia di questa regione. Nel 2016 le Frecce impiegavano un'ora e 24 minuti, con questi interventi ci avvicineremmo ad un'ora e un quarto. Inoltre, la linea potrà essere considerata di "alta velocità" essendo possibile raggiungere i 200 km/h in quasi tutto il tracciato. I treni regionali e i merci non possono superare in ogni caso i 160km/h, per cui per loro cambierà poco o nulla in termini di velocità. Il numero dei treni movimentati, grazie all'ottimo lavoro di Zeno D'Agostino, è raddoppiato dal 2014 al 2019, passando da 5 a 10 mila unità. Ipotizzando per assurdo che sabato e domenica non partano treni, avremmo una media di 38 treni al giorno, con possibili punte di 45 treni al giorno. La capacità della linea sul Carso dichiarata da RFI è di 230 treni al giorno. 108 di questi sono passeggeri, gli altri merci. Ci sono 120 treni merci disponibili per questa tratta, senza tener conto del potenziamento tecnologico. Ipotizzando che i treni passeggeri non possano aumentare più di tanto, purtroppo, abbiamo un'ulteriore disponibilità di almeno 80 treni al giorno, non considerando i weekend. Ammesso che con i miglioramenti di questi ultimi anni e i finanziamenti assicurati al Porto, anche grazie al lavoro del Ministro Stefano Patuanelli, si arrivi ad un'ulteriore implementazione dei traffici abbiamo una tratta ferroviaria in grado di sopportare più del triplo dei treni. Poi però dovremmo chiederci se le altre strutture sarebbero in grado di organizzare 5 treni in un'ora. Immagino che il Senatore Sonego possa ricordare come il suo progetto da 7,5 miliardi prevedesse una capacità della linea ferroviaria di 450 treni, un treno ogni 3 minuti, che secondo le stime di RFI avrebbero dovuto circolare nella città di Trieste nel 2050 con il boom dei traffici che solo il Senatore e pochi altri potevano immaginare nel 2003.

Cristian Sergo

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 10 settembre 2021

 

 

Romans. Raccolte tre tonnellate di tappi e il "dinditap" va in revisione

ROMANS. Non è stata tolta, ma si assenterà solamente per qualche giorno in piazza Giovanni Candussi a Romans d'Isonzo, l'inconfondibile e ormai familiare sagoma metallica del popolare tacchino raccogli-tappi di plastica, denominato il "DindiTap", che dal 2019 fa bella mostra di sé sul piazzale antistante la chiesa. In questi giorni, infatti - riferisce la giunta comunale -, dopo la dodicesima raccolta di tappi che si è svolta alcuni giorni fa, il simpatico e imponente gallinaceo è stato affidato, per un breve periodo - qualche giorno - all'amico Ugo Toso, un tuttofare che si è offerto di effettuare alcune modifiche di restyling alla sagoma, per poi riposizionarla nello stesso punto più belle e in forma di prima. Il "dindiat" è stato allestito nell'ambito del progetto #Ambientemente, voluto dall'amministrazione Comunale e che coinvolge le scuole locali, diverse associazioni come gli Alpini, la Protezione civile e la "Banda del Quaiat", nonché cittadini volontari, nella raccolta di tappi di plastica, il cui ricavato della vendita viene devoluto in beneficenza all'associazione Via di Natale Onlus, che offre ospitalità ai pazienti in trattamento diurno seguiti dal Centro di Riferimento Oncologico di Aviano o a dei famigliari che hanno il proprio caro ricoverato presso quella struttura. In quasi due anni dalla collocazione del "dindiat" più ecologico di sempre, sono stati raccolti più di 3 mila chilogrammi di plastica destinati a produrre finalità benefiche attraverso il centro raccolta di Ruda. La struttura a forma di tacchino venne inaugurata nel corso della fiera novembrina di Santa Elisabetta del 2019, diventando fin da subito il simbolo dell'ultracentenaria manifestazione e del rispetto per l'ambiente. Venne pure colorato dagli scolari per renderlo ancora più bello e singolare. La giunta municipale ha voluto ringraziare tutti coloro che, con un semplice gesto, hanno contribuito a questa iniziativa.

Edo Calligaris

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 9 settembre 2021

 

 

Dieci realtà no profit in campo per il rilancio del Giardino pubblico

Il gruppo è guidato da Acli, Sgt e dall'associazione che porta il nome del parco. «Riqualificazione, gestione e attività»

La situazione nella quale versa il Giardino pubblico "Muzio de Tommasini" spinge dieci realtà no profit a scendere in campo, con un progetto volto alla riqualificazione, anche edilizia del padiglione ex Arac, alla gestione del verde e alla rivitalizzazione, con un articolato programma di attività. Il progetto è già stato presentato al Comune lo scorso mese di luglio. «Vista la situazione di degrado del de Tommasini - spiega la coordinatrice tecnica del progetto Claudia D'Ambrosio - ci teniamo a far sapere alla cittadinanza che c'è un gruppo di associazioni serie, storiche, rappresentative e ben radicate sul territorio, che ha presentato un progetto dove viene messa nero su bianco la volontà di farsi carico sia della riqualificazione edilizia dell'ex padiglione Arac, che di una successiva gestione del verde e delle tante attività che si possono proporre in quel giardino, e che possono essere di tipo sportivo, sociale e culturale in senso lato». I soggetti promotori dell'iniziativa sono le Acli, la Società Ginnastica Triestina e l'associazione Giardino pubblico, nata due anni fa e che unisce residenti, operatori commerciali, sociali e professionisti che gravitano attorno a quel polmone verde al centro della città. «L'importante - sottolinea D'Ambrosio - è che emerga come la società civile non sia inerte: ci sono tante realtà che vogliono collaborare con il Comune, nelle forme e nei modi che l'amministrazione riterrà». La coordinatrice del progetto spiega come l'intenzione sia quella di «rivitalizzare uno spazio storico bellissimo, un patrimonio di verde e anche immobiliare, e restituirlo alla città con un progetto, rendendolo un luogo fruibile, offrendo da quello spazio nuove opportunità, iniziative all'interno del padiglione e tra il verde, ovviamente in sinergia con il Comune». Insomma, il progetto è pronto, è stato messo a punto con solide basi per trovare i necessari finanziamenti, e verrà presentato nel merito domani, venerdì 10 settembre, alle 11.30 nel piazzale Ave Ninchi all'interno del Giardino pubblico. «Ci attendiamo che la prossima giunta comunale, nel rispetto di tutte le procedure di evidenza pubblica - precisa -, crei i presupposti per trasformare queste linee del progetto in un progetto esecutivo, in tempi utili per renderlo attuabile già dalla primavera prossima». D'Ambrosio ci tiene a precisare che da parte delle realtà che hanno lavorato al progetto non c'è «alcuna mania di protagonismo, anzi, lasciamo le porte aperte a chiunque vorrà contribuire, rendendo sostenibile la gestione».

Laura Tonero

 

 

«Strade tra i campi rovinate, vanno sistemate»

Appello degli agricoltori del Carso perché si proceda subito alla manutenzione delle vie "poderali" in vista della vendemmia

TRIESTE. Un sentito appello al sindaco Roberto Dipiazza affinché «rimetta in pristino le strade comunali poderali, in particolare quelle situate sotto gli abitati di Contovello, Prosecco e Santa Croce». È una richiesta forte, e col carattere dell'urgenza, quella formulata in questi giorni al primo cittadino di Trieste da parte degli agricoltori del Carso. Mancano infatti ormai pochi giorni prima che la vendemmia entri nel vivo e le strade poderali sono fondamentali per gli addetti ai lavori, per poter trasportare l'uva e le attrezzature necessarie per l'appunto per poter espletare le varie operazioni riguardanti quest'importantissimo momento. Il problema è che molte di queste stradine di campagna sono inutilizzabili perché sconnesse, piene di buche che si riempiono al primo temporale e pure invase, ai lati, dall'incombente vegetazione cresciuta molto quest'anno, più del solito, per effetto di un'estate caratterizzata da temperature particolarmente elevate. E così, per farsi rappresentare nel modo migliore a livello istituzionale, i coltivatori dell'altipiano hanno dato delega alla Kmecka zveza, l'associazione degli agricoltori del Carso, di predisporre un documento da inviare al sindaco. «È nostra premura chiedere un suo intervento presso i competenti uffici e servizi comunali - scrive Edi Bukavec, componente del direttivo della Kmecka zveza - affinché intervengano per la sistemazione e la messa a punto delle strade poderali comunali che, in alcuni tratti, sono di grande disagio per il transito dei mezzi agricoli, soprattutto nel periodo vendemmiale. Fra le più problematiche, ricordiamo in particolare la strada bianca che porta al Convento di San Cipriano, nei pressi di Prosecco». Gli agricoltori dell'altipiano si rivolgono a Dipiazza in quanto, come recita il Codice della strada, per strada vicinale o poderale o di bonifica si intende una strada privata, fuori dai centri abitati, che può essere a uso pubblico o privato: «L'articolo 2, comma 6, stabilisce poi che determinate strade vicinali sono assimilate a quelle comunali, perciò la loro manutenzione ricade fra le competenze dell'amministrazione locale».Gli stessi agricoltori del Carso poche settimane fa avevano chiesto, sempre a Dipiazza, di «intervenire presso le competenti autorità - si leggeva in una loro lettera inviata al Municipio - per ottenere il permesso di sostare, con i propri mezzi agricoli e non, sulla Costiera, per raggiungere i propri fondi coltivati a colture pregiate per lo più a vite». Tale richiesta era stata formulata «perché - così continuava il documento - le soluzioni che sono state adottate dalle competenti autorità, relativamente alla predisposizione dei parcheggi in quella zona, non corrispondono alle necessità dei coltivatori dei terreni che, in questi giorni, come ogni anno dalla costruzione della Costiera, stanno provvedere alle vendemmie e al trasporto su detta strada delle uve nelle proprie cantine».

Ugo Salvini

 

 

Tuffi vietati nella zona del Molo T - I sub cercano vecchie bombe

L'interdizione dovuta a una bonifica bellica propedeutica alla ripresa della riqualificazione della costa. «Aspettiamo i fondi della Regione»

MUGGIA. In questi giorni una serie di transenne posizionate ai varchi del tratto di costa che gravita nei pressi del molo a T, con tanto di divieto di balneazione, per impedire l'accesso ai bagnanti, hanno messo in apprensione quei muggesani che hanno cominciato a chiedersi, attraverso le pagine social dedicate alla cittadina di provincia, il motivo di quei divieti. In un primo momento si è pensato che fosse da attribuire alla mancanza del servizio di salvamento, ma poi con il passare delle ore, ieri, si è fatta chiarezza. È stato lo stesso assessore ai Lavori pubblici e vicesindaco nonché candidato sindaco per il centrosinistra alle prossime amministrative, il dem Francesco Bussani, a precisare il motivo del divieto d'accesso: «L'area è interdetta alla balneazione perché è in corso una perizia bellica da parte dei sub artificieri, funzionale a far partire i lavori per la riqualificazione del tratto di costa dal Molo T a Porto San Rocco». Si fa più concreto, quindi, il progetto, non fermatosi con Acquario, di portare a termine la riqualificazione della costa muggesana nella sua interezza. Un progetto che finora è stato frenato, non solo dalla mancanza di fondi necessari alla riqualificazione, ma anche dal ritrovamento proprio vicino al molo a T di un molo romano, di cui nelle scorse settimane si è parlato proprio a Muggia in occasione di alcuni incontri legati all'archeologia subacquea, curati dall'attuale responsabile scientifica dei musei e dei siti archeologici muggesani, l'archeologa subacquea Rita Auriemma. Bussani conferma infatti che «è stato rinvenuto un molo romano in quell'area e, prima che possa intervenire la Sovrintendenza con la perizia archeologica, è necessario verificare che non ci sia la presenza di ordigni inesplosi, dato che poco più in là c'erano i Cantieri San Rocco. Appena l'intervento sarà finito, l'ordinanza sarà revocata». Restano incerti, per Bussani, «i tempi dell'intervento della Sovrintendenza. Ma chiederemo un loro intervento quanto prima. Una volta ricevute le indicazioni, il progetto sarà modificato e l'opera sarà dunque cantierabile». Una chiosa, quella di Bussani, che ha una venatura polemica nei confronti della Regione: «Bello sarebbe ottenere il finanziamento mancante per finire l'intero tratto costiero ma su questo tema la Regione a oggi non ha mai risposto».

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 8 settembre 2021

 

 

Il "mirador" trasparente, rampe e canali di luce: il futuro Museo del mare

Il bando per realizzare l'opera progettata dall'architetto Vazquez Consuegra aperto fino al 4 ottobre. La torre centrale innalzerà l'altezza del Magazzino 26

Il bando di gara per il nuovo Museo del Mare al Magazzino 26 è aperto e lo sarà fino al prossimo 4 ottobre: ciò significa che, al netto degli endemici ricorsi, l'opera da 33 milioni potrebbe essere cantierabile nel maggio del 2022. A lavori finiti l'edificio al cuore del Porto vecchio sarà un grande museo firmato Guillermo Vazquez Consuegra, sormontato da un "mirador" con vista su tutta la città. Il progetto è stato presentato ieri dal sindaco Roberto Dipiazza e dalla maggioranza in un insolito contesto politico: le regole pre-elettorali impongono che gli spazi comunali non possano essere impiegati per conferenze, quindi il centrodestra ha colto l'occasione per farne un momento di coalizione, nel famigliare spazio dell'Unicusano. Non sarà così, invece, per la presentazione del masterplan dell'antico scalo di Andreas Kipar, prevista per la prossima settimana, perché la gara europea prevede la "resa alla città" del progetto in veste istituzionale. Le caratteristiche del progetto dell'architetto sivigliano sono note da tempo: l'avvio dei lavori, in origine, era previsto proprio per l'autunno 2021. Ma nella conferenza di ieri l'assessore Elisa Lodi ha potuto esporre l'impianto dell'opera nel suo complesso, composto da oltre 400 elaborati: l'intervento più rilevante resta il "mirador", ovvero la torre centrale che innalzerà l'altezza dell'edificio. È un passaggio che aveva fatto storcere qualche naso in Soprintendenza, infatti il rendering definitivo non prevede le "orecchie", strutture aggiuntive che nelle intenzioni iniziali di Consuegra dovevano sovrastare il tetto del "mirador". L'impatto, ha assicurato Lodi, sarà minimo: «Si tratta di un elemento leggero, etereo, quasi trasparente, in grado di risolvere così il principale deficit del Magazzino 26, ovvero la sua posizione in seconda, e pertanto la sua scarsa o nulla relazione visiva con il mare. Una questione che riteniamo prioritaria tra le qualità di un Museo del Mare, così come lo immaginiamo per Trieste». Nella parte inferiore del "mirador" è previsto un ristorante con vista - appunto - sul mare. All'interno dell'edificio, completano l'intervento alcune operazioni di rimozione parziale di solai esistenti, corrispondenti ai livelli secondo e terzo, previste con l'obiettivo di introdurre rampe dalla lieve pendenza nel percorso dei flussi di visitatori, ed altre demolizioni dei solai nel corpo centrale, allo scopo di introdurre la luce naturale a cascata negli spazi baricentrici - e quindi più oscuri - dell'edificio dove sono previste le principali funzioni pubbliche. Gli interventi architettonici coprono circa 20 milioni del costo complessivo, altri 7,2 andranno all'allestimento degli interni del museo.Un rilievo particolare è stato dato agli spazi circostanti l'edificio: il viale antistante diventerà una piazza, ma anche il retro e il collegamento al mare saranno riqualificati. A dare il senso di continuità sarà una pavimentazione continua, realizzata attraverso l'uso combinato di pietra di nuova fornitura ed il recupero dei masegni storici. Saranno preservati in situ i binari dei treni esistenti davanti al Magazzino 26.Al tavolo dei relatori Dipiazza era accompagnato da Lodi per Fratelli d'Italia, Serena Tonel per la Lega, Alberto Polacco per Forza Italia e Alessandro Perich di Cambiamo Trieste. «Mi fa piacere salutarvi e vedervi qui uniti - ha detto il sindaco - perché noi facciamo fronte comune. Se si arriva al ballottaggio voglio vedere come farà il centrosinistra con sei o sette programmi». Il primo cittadino e candidato ha concluso: «Abbiamo fatto un intervento importante su un edificio che mi dicono essere più lungo della chiesa del Vaticano (lo è, la basilica di San Pietro è lunga 218 metri, il magazzino 244). Un lavoro da 33 milioni, una cifra imponente che cambierà il Porto vecchio secondo l'idea che un passo alla volta stiamo portando avanti».

Giovanni Tomasin

 

 

Tossine oltre i limiti Proibiti i "pedoci" tra Duino e Santa Croce

Nuovi stop finché i valori non rientreranno nella norma dopo quello a Muggia per eccessiva presenza di batteri

DUINO AURISINA. Scatta il divieto di raccolta e commercializzazione dei "pedoci" allevati davanti a Duino e Santa Croce, nei tratti di mare identificati come zone di produzione "10 Ts Duino" e "06 Santa Croce". Lo hanno stabilito due apposite ordinanza del Dipartimento di prevenzione dell'Asugi, per «garantire la sicurezza degli alimenti, la tutela del cittadino consumatore e la lealtà degli scambi commerciali, in conseguenza dei risultati registrati dall'Istituto profilattico delle Venezie, che evidenziano - si legge nel testo diffuso dall'Azienda sanitaria - la non conformità alle norme sanitarie per superamento dei limiti di biossina algale liposolubile». Di conseguenza, in linea generale, chiunque immetta sul mercato i molluschi bivalvi «senza che gli stessi - si legge ancora nelle ordinanze - transitino per un centro di pesca sarà punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da mille a seimila euro». E la multa sale a 30 mila euro a carico di chi «immetta sul mercato molluschi bivalvi vivi provenienti da zone giudicate non idonee o precluse dalle competenti autorità», come sono per l'appunto quelle di Duino e Santa Croce, e, già da fine agosto, pure quella denominata "02 Muggia", dove il problema rilevato è diverso: qui non si tratta di infatti di biotossine prodotte dalle alge oltre i limiti, ma di eccessive concentrazioni di batteri fecali. Un fenomeno non troppo raro in questa stagione, ma pur sempre una mazzata per il settore finché delle nuove analisi non diranno che i valori saranno rientrati nella norma.«La prevenzione dei rischi da consumo dei molluschi bivalvi vivi è garantita dal monitoraggio ufficiale di tutte le zone autorizzate alla raccolta di questo alimento - si legge infatti nel comunicato diffuso dall'Asugi - perché i molluschi sono sottoposti a campionamento e analisi, per valutarne la qualità microbiologica, la presenza di biotossine, di plancton produttore di biotossine e di contaminanti chimici. Operano ex lege per questi animali filtratori - prosegue il comunicato - limiti cautelari di sicurezza, superati i quali la zona di raccolta autorizzata deve essere chiusa dall'autorità veterinaria competente, vietandone la raccolta fino al ripristino della conformità». La motivazione delle ultime due ordinanze in oggetto riguardanti Duino e Santa Croce, va precisato, concerne «le biotossine, non la qualità microbiologica, cioè l'eventuale contaminazione di E.coli», i batteri fecali: «I molluschi bivalvi filtratori possono accumulare le biotossine a seguito del proliferare nell'acqua di particolari generi di alghe unicellulari tossiche. Le biotossine algali sono suddivise, in base alle caratteristiche di solubilità, in idrosolubili e liposolubili. Nei nostri mari sono più diffuse le liposolubili, tra cui le cosiddette "diarretiche", in grado di provocare sintomi enterici come diarrea appunto, dolori addominali e vomito».

Ugo Salvini

 

 

Vittime e costi sanitari Le vecchie centrali a carbone che inquinano tutta Europa

Un nuovo studio fa il punto sugli effetti delle emissioni degli impianti Anche Bruxelles additata per lo scarso impegno nella transizione verde

BELGRADO. Migliaia di morti, non solo nei Balcani ma anche nei Paesi Ue vicini. E miliardi di euro di costi sanitari, senza dimenticare quelli ambientali. È il bilancio dell'impatto delle obsolete centrali elettriche alimentate a carbone che continuano ad avvelenare i vicini Balcani - e oltre - malgrado le tante promesse di ricorrere a rimedi, in realtà palliativi, capaci di arginare il problema. È quanto sostiene un nuovo studio prodotto da Cee Bankwatch Network e dal Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea), da anni in prima fila nella battaglia contro la lignite. Lo studio ha calcolato quelli che sarebbero stati i decessi causati dallo smog prodotto dagli impianti di Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Kosovo e Macedonia del Nord tra il 2018 e il 2020, periodo in cui i Paesi balcanici avrebbero dovuto premere sull'acceleratore della transizione energetica. Poco o nulla è stato però fatto. Lo confermano i «quasi 19 mila decessi» che sarebbero dovuti «all'inquinamento atmosferico prodotto dalle centrali dei Balcani occidentali», secondo la stima riportata nel rapporto. Ma lo smog non fa vittime solo nei Balcani. I venti trasportano i fumi delle centrali molto lontano, perché l'area balcanica ancora fuori dalla Ue non è ovviamente un'isola dal punto di vista geografico. Secondo lo studio, più del 50% dei decessi causati da varie centrali in Kosovo, in Bosnia, in Serbia si sarebbero registrati in Paesi Ue. Quasi il 30% è invece stato contabilizzato nei Balcani, gli altri in altri Paesi vicini fuori dalla Ue. I decessi avrebbero potuto essere molti di meno se le capitali balcaniche avessero rispettato i limiti di legge per le emissioni e le direttive europee che anche la regione, seppur fuori dall'Unione, deve osservare, ricorda lo studio. Si parla decessi causati dall'inazione delle autorità locali ma anche dallo scarso impegno della Ue nell'aiutare i Balcani nella transizione verde, mentre continuano le esportazioni di energia elettrica dalla regione alla Ue. A doversi preoccupare dovrebbe essere soprattutto l'Italia, in testa l'anno scorso alla classifica dei decessi per smog "d'importazione" dai Balcani, i cui fumi delle 18 centrali inquinano come tutte le 221 della Ue; a seguire la Serbia, l'Ungheria e la Romania. Ma ci sono anche altri numeri contenuti nel rapporto. Ad esempio, i 130 mila giorni di asma che affliggono bambini che vivono nella Ue, 11 mila di bronchiti, il milione e passa di giorni lavorativi persi nel 2020 per lo smog dai Balcani. Cui si aggiungono i miliardi di costi sanitari, calcolati in quasi 3 per l'Italia, 1,6 per la Serbia, 1,5 per l'Ungheria, 1,3 per la Romania, 847 milioni per la Grecia. Servono allora contromisure rapide, è la conclusione del report, che portino «verso sistemi energetici sostenibili, con l'aiuto Ue», ha suggerito l'esperta Pippa Gallop, evocando una uscita dal carbone più rapida di quella promessa da molte capitali dell'area interessata. Perché i governi balcanici non possono puntare all'adesione all'Europa, ma allo stesso tempo restare il "polmone nero" dell'Ue.

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 7 settembre 2021

 

 

Ambiente da adattare al clima: un progetto per Bosco Farneto - VASCHE DI ACQUA PIOVANA E PAVIMENTAZIONI

Ondate di calore, siccità, precipitazioni estreme: le pubbliche amministrazioni si pongono il problema di situazioni sempre meno prevedibili e cercano di affrontare fenomeni climatici che possono incidere in modo significativo sulla quotidianità di una comunità. E sul suo sistema ambientale. Data questa premessa, il Comune triestino ha deciso di partecipare al bando del ministero della Transizione Ecologica che finanzia un programma sperimentale di interventi per l'adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano. La delibera, illustrata dall'assessore Elisa Lodi, ha approvato uno studio di fattibilità per un'operazione di "mitigazione" che riguarda il versante nord-orientale del Bosco Farneto: il Municipio chiede a Roma 780.000 euro. Un raro esempio di bosco urbano che si estende per circa 90 ettari tra San Luigi, Melara, fino alle valle di Longera. Per farne cosa? Una relazione è stata predisposta dai funzionari Luca Folin, Stefano Hager, Francesco Panepinto. Gli interventi, che dovranno avere una durata massima di 2 anni, si articolano in tre categorie: "green blue", "grey", "misure soft". Nel primo contenitore si prevede di realizzare due vasche di acqua piovana, una da 80 metri cubi e una da 40 metri cubi, da collocare nel parcheggio di via Marchesetti-San Luigi e in corrispondenza di una piazzola a margine del viale al Cacciatore. Verrebbe così a crearsi un sistema di raccolta delle acque meteoriche, così da limitarne la dispersione sulle strade e nelle fognature, riutilizzandole per le irrigazioni urbane (dove si fa uso di acqua potabile prelevata dall'acquedotto). Avanti inoltre con i miglioramenti dell'assetto selvicolturale del bosco, dove si avverte l'assenza di rinnovazione naturale di rovere, messa a repentaglio dalla golosità dei cinghiali per le ghiande. Sul versante "grey" si pensa a sostituire le pavimentazioni impermeabili del parcheggio a fianco del Ferdinandeo, così da favorire i processi di infiltrazione idrica e di ricarica delle falde. "Misure soft" riguarderanno infine lo studio del bacino imbrifero (1.500 ettari) afferente al torrente Chiave, il corso d'acqua che passa sotto via Carducci e sfocia in Porto vecchio.

Magr

 

 

Ritorna "Mare Nordest" tra mostre, convegni e sport

Da venerdì la decima edizione dell'evento sulla cultura blu

Il focus su alcuni aspetti della cultura del mare, tra scienza, storia e valorizzazione delle risorse territoriali. La decima edizione di "Mare Nordest" conferma la sua missione originaria e punta ad articolarla in presenza da venerdì 10 a domenica 12 settembre, quest'anno negli spazi allestiti in piazza Unità. Ideata da Roberto Bolelli ed Edoardo Natelli della società sportiva dilettantistica "Mare Nordest", la manifestazione gode del sostegno del Comune di Trieste e della Regione Fvg e si avvale di collaborazioni in campo scientifico legate all'Università di Trieste e all'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale. Meno sport per l'occasione (scelta dettata dai rigori anti-assembramento del momento) ma maggiori gli agganci all'ecologia marina, l'impatto del cambiamento climatico e la storia. In tale ottica, "Mare Nordest" si (ri)presenta in veste di "Festival della promozione e cultura del Mare", adottando quest'anno un filo conduttore che corrisponde a "Il mare che vorrei", una nuova disamina del pianeta blu, delle sue componenti e dei possibili modelli di sviluppo anche in chiave imprenditoriale ed ecologista: «Mare Nordest è un progetto che ha saputo anche anticipare i tempi e le tematiche - ha sottolineato l'assessore regionale Pierpaolo Roberti nel corso della presentazione di ieri in piazza Unità -. Ricordo infatti una passata edizione - ha aggiunto l'esponente della Regione Fvg - quando venne affrontato il problema delle microplastiche, tema a molti sconosciuto all'epoca e poi trasmesso in larga scala grazie anche alla divulgazione scientifica di Mare Nordest». Il programma gioca comunque su alcuni aspetti consolidati della rotta, tra cui lo "Scuttling" - ovvero l'affondamento volontario di navi in disarmo ai fini di una riqualificazione dei relitti in ambito ambientale e turistico - un capitolo a cui verrà dedicato il convegno del 10 settembre, alle 10. 30, moderato dal giornalista Romano Barluzzi e a cui parteciperanno autorità delle Regioni Liguria e Friuli Venezia Giulia, assieme agli studiosi Paola Del Negro e Paolo Ferraro. In programma venerdì, tra i vari eventi, anche la vernice (17. 30) della mostra fotografica "Il Batiscafo Trieste" presentata dalla critica d'arte Marianna Accerboni; alle 18. 30, la conferenza commemorativa del 61° anniversario della discesa del Batiscafo Trieste sul fondo del Fosso delle Marianne. Il programma di sabato prevede la relazione del fisico Pierre Thibault (10. 30) alle 16.30 l'intervento dei giornalisti Silvio Maranzana e Giulia Stibiel sul progetto editoriale "Nord Adriatico Magazine" e a seguire la presentazione del progetto Sea Side dell'Università di Trieste, il simposio "La storia del Molo Audace", curato da Enrico Torlo e Claudio Pristavec, la presentazione della Pallamano Trieste e l'intrattenimento con Flavio Furian e Maxino. Domenica alle 10 si chiude con la prospezione subacquea dell'area del Molo Audace, un monitoraggio in mare in collaborazione con l'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale.

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 6 settembre 2021

 

 

Treni, collegamenti più veloci per Porto e Piastra logistica - riattivata la connessione di Servola e Aquilinia

Trieste. Le linee ferroviarie commerciali di Servola e Aquilinia sono pronte a essere collegate con la rete ferroviaria internazionale senza che i treni siano costretti a passare dalla stazione di Campo Marzio. La novità riveste enorme importanza per lo sviluppo futuro della Piattaforma logistica del porto di Trieste, ma anche per altre realtà legate alla logistica del territorio. I nuovi collegamenti potranno favorire i magazzini di FreeEste a Bagnoli della Rosandra, così come il futuro terminal ungherese nell'area ex Aquila. Non appena la produzione andrà a regime, infine, di questa nuova opportunità potrà fruire anche lo stabilimento Barilla (ex pasta Zara), situato nell'area delle Noghere e già servito da binari che raggiungono gli impianti. La conclusione dei lavori si integra perfettamente con la disponibilità dell'investimento appena ratificato dal ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, all'interno del Fondo complementare destinato ai porti italiani: 180 milioni di euro che in gran parte saranno destinati alla creazione della stazione ferroviaria di Servola, per collegare via treno il futuro Molo Ottavo. La notizia della riattivazione del collegamento è stata data da Rete ferroviaria italiana, impegnata su questo e altri interventi destinati ad accelerare la ripresa dell'intermodalità nel porto di Trieste, primo scalo italiano per numero di treni. Proprio ieri Rfi ha inaugurato il collegamento degli impianti di Servola e Aquilinia alle linee verso Venezia e Tarvisio. Dismessi negli anni Novanta del secolo scorso, i due scali sono stati riconnessi tramite una bretella ferroviaria di circa un chilometro, fra l'ex Bivio San Giacomo e l'ex Bivio Canteri. In pratica, i treni in partenza da Servola potranno immettersi direttamente sulla linea di Cintura di Trieste senza dover effettuare manovre intermedie a Campo Marzio. Un investimento complessivo di circa 7,5 milioni ha consentito interventi eseguiti nell'arco di due anni per adeguamento e potenziamento dei settori armamento, opere civili, trazione elettrica, impianti di sicurezza, segnalamento e telecomunicazioni.I piazzali di Aquilinia e Servola, attivati tra gli anni '30 e '60 del Novecento per consentire lo sviluppo industriale dell'area giuliana, assumono nuova funzionalità a servizio del Porto di Trieste. Nelle aree dell'ex Aquila e dell'ex Ferriera è prevista l'estensione dell'ambito portuale, iniziata già con l'attivazione lo scorso marzo della Piattaforma Logistica. Un altro tassello si aggiunge al riassetto complessivo della stazione di Trieste Campo Marzio, che al termine degli interventi previsti (112 milioni di euro), consentirà la formazione di treni da 750 metri. «L'obiettivo di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo Fs italiane), in linea con quanto previsto dalla politica nazionale e europea dei trasporti, è rendere il trasporto merci via ferrovia sempre più competitivo e ambientalmente sostenibile - così Rfi in una nota - favorendo le attività degli operatori della logistica che si avvalgono del treno».

Riccardo Coretti

 

 

Rapporto sul clima Allarme per incendi e ondate di calore

Alla stesura della relazione ha partecipato anche Erika Coppola dell'Ictp. La ricercatrice: cambiamenti senza precedenti

Il 14 agosto la pioggia è caduta per la prima volta sulla vetta della calotta glaciale della Groenlandia, il Mediterraneo è stato travolto da un'ondata di caldo estremo - accompagnata da devastanti incendi in Grecia e Turchia. L'Organizzazione meteorologica mondiale - Wmo sta cercando di verificare la temperatura riportata di 48,8 ° C in Sicilia l'11 agosto 2021 e di stabilire se si tratta di un nuovo record di temperatura per l'Europa continentale. Il 9 agosto il Gruppo Intergovernativo sul cambiamento climatico - Ipcc, nato nel 1988 su iniziativa del Wmo e del Programma della Nazioni Unite per l'ambiente e che riunisce i maggiori esperti del clima a livello mondiale, ha pubblicato il sesto rapporto di valutazione (quello precedente è del 2013). «Le cattive notizie sono sotto gli occhi di tutti: alluvioni, incendi, ondate di calore estremo - commenta Erika Coppola ricercatrice dell'Ictp tra gli autori dell'ultimo rapporto - e gli scienziati rilevano cambiamenti nel clima della Terra in ogni regione e in tutto il sistema climatico. Molti di questi cambiamenti sono senza precedenti in migliaia, se non centinaia di migliaia di anni, e alcuni tra quelli che sono già in atto, come il continuo aumento del livello del mare, sono irreversibili. In ogni regione del pianeta - commenta Coppola - si stanno verificando cambiamenti delle condizioni o forzanti climatiche (quali ondate di calore, precipitazione estreme, siccità, condizioni meteo favorevoli agli incendi, alluvioni costiere, innalzamento estremo del livello del mare, cicloni) responsabili di impatti per la società e l'ecosistema. Questi cambiamenti sono molteplici e concomitanti e si verificheranno in maniera crescente all'aumentare del riscaldamento globale».Il rapporto fornisce anche una valutazione dei cambiamenti climatici su scala regionale che possono essere esplorate nel nuovo Atlante interattivo. L'Ipcc definisce "inequivocabile" il ruolo dell'uomo nel cambiamento climatico e conclude Coppola: «Tutti gli scenari ipotizzati prevedono il raggiungimento o il superamento della soglia di 1,5°C - l'obiettivo massimo fissato dall'accordo di Parigi del 2015 - nel XXI secolo. Ma - prosegue la scienziata - c'è una buona notizia: con l'azzeramento delle emissioni nette entro il 2050, sarebbe possibile un calo successivo del riscaldamento che si stabilizzerà intorno a 1,5°C entro il 2100».Con l'espressione "emissioni nette zero", si intende una condizione in cui per ogni tonnellata di CO2, principale motore dei cambiamenti climatici, o di un altro gas serra che si diffonde nell'atmosfera se ne rimuove altrettanta. In altre parole, si tratta di aggiungere gas serra nell'atmosfera in quantità pari a quella che riusciamo a toglierne, e sono soprattutto foreste e oceani ad assorbire l'anidride carbonica che emettiamo.

Lorenza Masè

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 5 settembre 2021

 

 

La protesta a difesa dei pini di Cattinara «Pronti a incatenarci ai nostri 200 alberi»

Abitanti sul piede di guerra contro l'ipotesi di un nuovo parcheggio al posto del bosco

Pronti a incatenarsi agli alberi, a presidiare l'area dormendo in tenda sotto i rami, ad alzare i toni della protesta, pur di salvare la pineta di Cattinara. Sono decisi a vincere la loro battaglia i volontari del Comitato spontaneo che ieri mattina, all'ombra dei circa 200 pini e delle 25 querce che, assieme ad altri alberi, caratterizzano via Valdoni, in prossimità dell'ospedale, hanno manifestato per replicare a chi vorrebbe trasformare «questo splendido ultimo polmone verde rimasto a Cattinara - ha sottolineato Paola Snidersich, una delle artefici dell'iniziativa - nell'ennesimo e, in questo caso inutile, parcheggio per automobili». «Un parcheggio già esiste - hanno evidenziato i portavoce - ed è sottoutilizzato. Invece di distruggere una pineta, nella quale generazioni di triestini hanno giocato da bambini e respirato, sarebbe più opportuno alzare di un livello quello già esistente». I rappresentanti del Comitato, che hanno ribadito di essere «al di fuori di ogni colorazione politica», hanno accusato «tutte le ultime amministrazioni di disinteresse per Cattinara» e di aver «fatto promesse mai mantenute». È intervenuto Paolo Angiolini di Legambiente: «L'evidenza del cambiamento climatico - ha osservato - ci impone di salvaguardare ogni singolo metro quadrato di natura». «Per ricreare una pineta come questa - ha aggiunto Roberto Barocchi di Triestebella - ci vorrebbe mezzo secolo». I rappresentanti del Comitato hanno detto che «il sindaco ha garantito che il parcheggio non si farà», ma fra gli intervenuti c'è chi ha sostenuto che «sarebbero già pronte le ruspe per spianare l'area, appena completate le verifiche tecniche». Sono poi intervenuti cinque candidati sindaci, Alessandra Richetti (M5s), Francesco Russo (Punto Franco), Riccardo Laterza (At), Ugo Rossi (3V), e Tiziana Cimolino (Verdi).

Ugo Salvini

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - SABATO, 4 settembre 2021

 

 

Manifestazione in difesa della pineta di Cattinara

Si è svolta stamane una partecipata manifestazione promossa dal Comitato per la Difesa della Pineta di Cattinara, Triestebella e Legambiente.

"È l'ultimo polmone verde rimasto" ha esordito Paola Snidersich del Comitato. "Invece vogliono spianare 200 pini,  25 querce,  frassini e biancospino per realizzare  posteggi!", ha proseguito. "Noi abbiamo invitato qui tutti i candidati sindaco per sentire quale impegno prendono". "L'evidenza del cambiamento climatico ci impone di salvaguardare ogni singolo metro quadrato di natura" ha sottolineato Paolo Angiolini di Legambiente. "Ogni albero va salvato; anzi, ne dobbiamo piantumare tantissimi altri". "Se abbatteranno la Pineta, prima di avere in parco così bello con alberi così grandi, ci vorranno 50 anni" afferma Roberto Barocchi di Triestebella. "Salvare gli alberi è difendersi dagli imminenti cambiamenti climatici" ribadisce Gianni Rossano Giannini, ambasciatore del Patto europeo per il clima. Poi sono intervenuti i cinque candidati presenti: Alessandra Richetti, Francesco Russo, Riccardo Laterza, Ugo Rossi, e Tiziana Cimolino. "Dopo precedenti manifestazioni il sindaco Dipiazza ci aveva ricevute" ha precisato la rappresentante del Comitato "garantendo che " non si farà !". "In realtà la ditta Rizzani de Eccher è pronta con le ruspe appena saranno superate le ultime verifiche tecniche" ha concluso Paolo Radivo .  "Ma ci troveranno qui, incatenati a ciascun albero!" hanno ribadito alcuni candidati ed esponenti delle associazioni, concordi con gli abitanti.

Circolo Verdeazzurro LEGAMBIENTE Trieste APS

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 4 settembre 2021

 

 

La sfida "green" della Fincantieri: navi ecologiche a Princess Cruises

Apparterranno alla classe "Sphere" del brand Carnival Saranno alimentate a gas naturale con basse emissioni

La crociera diventerà "green", con navi a basse emissioni di CO2, e l'ambizione di arrivare a breve a emissioni zero. È l'ultima sfida di Fincantieri, il colosso della cantieristica navale con headquarter a Trieste, che con la consueta cerimonia del taglio della lamiera, avvenuta nel Centro servizi navali di San Giorgio di Nogaro, ha dato il via alla costruzione della prima delle due navi della classe "Sphere" per Princess Cruises, brand di Carnival corporation, partner storico di Fincantieri. Oltre ad detenere il primato, con le loro 175.000 tonnellate di stazza lorda e la capacità di accogliere circa 4.300 passeggeri, di essere le più grandi finora realizzate in Italia, le due nuove navi si basano su un progetto di prossima generazione, diventando le prime navi dual-fuel della flotta di Princess Cruises ad essere alimentate primariamente a LNG (gas naturale liquefatto).« Questo - spiega Fincantieri - rappresenta la tecnologia di propulsione più avanzata e a minor impatto ambientale dell'industria navale, nonché il combustibile fossile più ecologico al mondo, che abbatterà significativamente le emissioni atmosferiche e l'utilizzo di gasolio». È intuibile il forte appeal "green" della nuova classe di navi da crociera, non escluse da un percorso fortemente orientato alla sostenibilità su cui Fincantieri sta investendo e su diversi fronti. Ne è un esempio l'unità navale sperimentale, in corso di completamento nello stabilimento campano del Gruppo, ribattezzata "Zero", con un espresso richiamo alle zero emissioni, il cui scopo è proprio quello di migliorare la sostenibilità ambientale delle navi da crociera, ma anche degli yacht, dei traghetti, delle navi da ricerca, attraverso il significativo abbattimento delle emissioni di gas a effetto serra. Cuore dell'esperimento le fuel cell, dispositivi che consento di ottenere energia elettrica dall'idrogeno ma senza combustione. Allo studio anche lo sviluppo di un nuovo modello di generazione dell'energia, sia elettrica che termica, da impiegare nelle navi da crociera. I risultati di questo lavoro di ricerca dovrebbe arrivare entro l'anno, secondo quanto annunciato dal Gruppo al momento dell'avvio del progetto, nell'autunno scorso. Risale invece a luglio la firma di un memorandum d'intesa tra Fincantieri, Msc e Snam che dà il via ad uno studio di fattibilità per realizzare la prima nave da crociera al mondo alimentata ad idrogeno e anche le infrastrutture per lo stoccaggio del combustibile. L'obiettivo - condiviso - è sempre quello delle navi a zero emissioni, un traguardo che Msc intende raggiungere entro il 2050. «Vogliamo essere in prima linea nella rivoluzione energetica per il nostro settore e l'idrogeno può contribuire notevolmente in questo campo - aveva dichiarato Pierfrancesco Vago, presidente di Msc, al momento della stipula dell'accordo -. Man mano che avanziamo con lo sviluppo della tecnologia necessaria sono certo che anche i fornitori di energia accelereranno la produzione, e i governi e il settore pubblico interverranno con il supporto necessario per un progetto che è fondamentale per la decarbonizzazione delle crociere e della navigazione».«Il trasporto marittimo oggi rappresenta circa il 3% delle emissioni di CO2 a livello globale - aveva ricordato l'ad di Fincantieri Giuseppe Bono -. L'utilizzo dell'idrogeno può contribuire al raggiungimento dell'obiettivo delle zero emissioni nette in questo settore». 

Elena Del Giudice

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 3 settembre 2021

 

 

Italia, Slovenia e Croazia assieme per tutelare l'ecosistema adriatico

Verso uno sviluppo sostenibile dei traffici e dello sfruttamento delle risorse marine. L'importanza della Zona economica esclusiva

Il mare Adriatico è un tesoro che riunisce le nazioni degli Stati costieri e guida da secoli il progresso socio-economico della regione. Rimane cruciale per la società moderna nella stessa misura del passato, offrendo un potenziale immenso agli Stati costieri che conservano i settori tradizionali e ne sviluppano di nuovi sul mare o in riva al mare. Ma l'Adriatico è un mare semichiuso con un'alta densità di trasporti marittimi e un ecosistema vulnerabile richiede una stretta cooperazione degli Stati costieri. Ne hanno discusso qui a Bled i ministri degli Esteri di Slovenia, Anze Logar, e di Croazia, Gordan Grlic Radman assieme ai responsabili dei porti del Nord Adriatico di Trieste, Capodistria e Fiume. La cooperazione nell'alto Adriatico fra Italia, Slovenia e Croazia si sviluppa attraverso tre pilastri: connettività, economia blu sostenibile e protezione dell'ambiente. A distanza di 9 mesi dall'incontro di Trieste la definizione di Zone economiche esclusive procede nella giusta direzione, come sancito anche dalla dichiarazione congiunta del 21 aprile scorso. I due ministri non hanno dubbi: è stata imboccata la strada giusta per una gestione corretta e sostenibile dell'Adriatico. La cooperazione nell'Alto Adriatico è fondamentale per competere a livello globale, e «per farlo dobbiamo investire in sviluppo, tecnologia e piattaforme di dialogo comune come Napa, l'associazione dei porti del Nord Adriatico», ha spiegato il presidente dell'Autorità portuale di Trieste, Zeno D'Agostino, che ha definito le sfide del cambiamento climatico come «un'opportunità da cogliere per sviluppare progetti comuni». Il ministro degli Esteri sloveno Logar ha anche osservato come la collaborazione per le Zone economiche esclusive (Zee) nell'Alto Adriatico abbia portato a un dialogo fra Italia, Slovenia e Croazia lontano dai riflettori, che ha contribuito al tempo stesso a ristabilire un clima più disteso fra Lubiana e Zagabria anche sul tema dell'accesso al mare aperto, una disputa che si protrae da anni fra i due Paesi ex jugoslavi. Nessuno lo nomina, ma il confine marittimo tra i due Paesi sul golfo di Pirano è stato una sorta di convitato di pietra.

M. MAN.

 

 

Segrè: «Legge antispreco per la donazione del cibo rimasto invenduto»

La crociata del docente triestino che insegna Politica Agraria all'ateneo di Bologna. Oggi alle 11 sarà ospite al Festival in piazza Unità

Una norma per rendere obbligatoria la donazione del cibo rimasto invenduto: il triestino Andrea Segrè, docente di Politica agraria all'università di Bologna e pioniere degli studi sullo spreco alimentare da cui nel 2010 è nata la campagna permanente 'spreco zero', l'ha proposta lo scorso febbraio battezzandola "Recovery Food". Ora la rilancia dal palco del Link festival, dove sarà oggi alle 11 in un colloquio con il presidente dell'Assostampa Fvg Carlo Muscatello. Professor Segrè, perché è necessario un provvedimento di questo tipo? «Dopo anni in cui abbiamo sviluppato molte iniziative legate allo spreco, oggi è tornato urgente il tema del recupero, che è quello da cui eravamo partiti alla fine degli anni '90 con il progetto Last Minute Market. Con la pandemia, infatti, è aumentato molto il numero di persone che hanno bisogno di assistenza alimentare: ci sono 5,6 milioni di persone che non hanno accesso ai servizi di base e quindi nemmeno al cibo. Per questo occorre far diventare obbligatoria la donazione di alimenti, soprattutto nella grande distribuzione». Le iniziative già adottate dalle aziende non bastano?«C'è una legge del 2016 che incentiva il recupero facendo uno sconto sulle tasse sui rifiuti pagate dai supermercati, ed è una buona base. Oggi però questo approccio sostanzialmente volontario non è più sufficiente. L'esempio viene dalla Francia, che sempre cinque anni fa ha reso obbligatorio il recupero di ciò che rimane invenduto nella grande distribuzione. Possiamo farlo anche in Italia, basterebbe inserire una piccola aggiunta alla legge». Si è confrontato con qualche forza politica che sostiene la sua proposta?«No. Penso che un appello di questo tipo debba essere colto dagli esponenti politici perché lo sentono importante, non perché glielo chiedo io. All'inizio, forse per l'assonanza con il Recovery Plan, la proposta ha avuto molta eco, ma poi nessuno l'ha colta. Spero che la vetrina di Link possa darle nuova visibilità e che qualcuno se ne faccia carico». Qual è oggi la situazione dello spreco alimentare nel nostro paese?«In seguito alla pandemia - ma anche prima, e forse le nostre campagne hanno aiutato - lo spreco domestico, che è il 70% del totale, è molto diminuito e continua a scendere, anche perché è molto legato al nostro stile di vita: l'essere stati molto a casa e aver pianificato di più gli acquisti ha aiutato. Ma se dobbiamo scegliere un obiettivo su cui concentrarci, l'attenzione va data a chi non ha accesso al cibo, e a chi è in povertà relativa e quindi cerca le calorie che costano meno: il che significa mangiare male, con tutti i problemi di salute che questo comporta. Al contrario, mangiare bene deve essere un diritto di tutti». Mettendo al centro la dieta mediterranea, che lei ha definito un "faro" per la sostenibilità?«Dal punto di vista scientifico è stato dimostrato che la dieta mediterranea è quella che più promuove la longevità e la salute, e che ha l'impatto minore sull'ambiente: lo ha riconosciuto anche l'Unesco. Il problema, lo dicono dati come il tasso di obesità soprattutto tra i preadolescenti, è che la maggioranza degli italiani non segue questo modello. È vero che abbiamo un faro, ma purtroppo è spento. Dobbiamo accenderlo».

Daniele Lettig

 

 

Ratti, verde incolto e giochi rotti «Il De Tommasini mai visto così»

Gli habitué amareggiati per il degrado, ma il Comune rassicura: «Siamo al lavoro, interventi in arrivo»

Il giardino pubblico De Tommasini è un malato che necessita di cure. Il verde risulta incolto - una situazione che va al di là dell'intervento di fitorimedio - con piante spontanee, infestanti, che la fanno da padrone, siepi secche e mal governate. C'è poi l'ormai noto problema dei ratti, ben visibili un po' ovunque, anche nelle ore diurne. Ma quello che ha creato maggior sconforto in questi giorni tra i frequentatori è soprattutto lo smantellamento giorno dopo giorno dell'area giochi riservata ai bambini dai 3 anni in su: lì le strutture ludiche in pratica non esistono più. Le altalene per i più grandicelli sono state rimosse oramai da anni. L'affascinante aeroplano in legno e lo scivolo con casetta sono stati smantellati un anno fa. Infine, lunedì scorso, anche l'ultimo gioco rimasto, il ponte di corde, si è rotto - tra l'altro si è spezzato mentre un bambino lo utilizzava - e un cartello sistemato dagli addetti del Comune sulla struttura indica: "Attenzione! Divieto di utilizzo delle attrezzature gioco. Questa struttura non deve essere usata perché sottoposta a riparazione". «Questo è l'unico polmone verde del centro città ed è triste costatare che per i bimbi più grandi, ora che anche il ponte di corde si è rotto, non c'è più nemmeno un gioco», valuta Francesco Dilica, uno dei genitori presenti spesso in quel giardino, che riferisce pure «come ormai, soprattutto nelle giornate più calde, si vedono passeggiare tranquillamente i topi persino accanto all'area giochi». Al figlio di Nikla Panizon, troppo cresciuto per usare i giochi riservati ai più piccoli, non resta che divertirsi con la ghiaia. «I giochi qui erano belli e non standard - così Panizon - peccato che durante il lockdown non abbiano approfittato per sistemare questo tipo di offerta: sarebbe bene garantire una manutenzione costante per non dover correre poi ai ripari». Laura Elegante porta spesso il suo cane al De Tommasini. «Sono cresciuta in questo giardino - racconta - e non l'ho mai visto ridotto così: è sporco causa anche l'inciviltà di troppa gente e servirebbero controlli più puntali. I topi, poi, sono ormai numerosi quanto i piccioni». La francese Armelle Narezu gestisce un asilo nido domiciliare in via Battisti e appena può, raggiunge quell'area verde: «Il giardino di per sé sarebbe bellissimo, ma è trascurato, e la presenza dei topi è la ciliegina sulla torta», constata. Sulla situazione del verde pubblico l'assessore Elisa Lodi rassicura sul fatto che «fino ad oggi eravamo legati alla disciplina relativa alla verifica e al funzionamento del fitorimedio e le piante venivano gestite a tale scopo, mentre ora cominceremo a trattare il Giardino pubblico, la più importante area verde del centro, garantendo la manutenzione che gli spetta». Riguardo l'area giochi, dove pesano anche i tanti atti vandalici, Lodi assicura «vengono fatti i controlli previsti per legge e una costante manutenzione, e a breve inizierà l'istallazione di un nuovo gioco che si presta a diverse attività dei bambini più grandi». Sul versate dell'infestazione da ratti, l'assessore con delega all'Ufficio zoofilo Michele Lobianco, riferisce che i 60 erogatori di esche sistemati (il numero dei dispositivi è stato rafforzato nelle ultime settimane) stanno dando i primi risultati: le esche sono state mangiate. «A breve i cestini verranno sostituiti da altri con sistema di chiusura - spiega - in modo da renderli meno accessibili a gabbiani e cornacchie, e saranno poste delle grate a retine sugli scoli dell'acqua piovana nella rete fognaria da dove arrivano i ratti». Nel giardino è stata anche rafforzata la vigilanza da parte di agenti della Polizia locale in borghese.

Laura Tonero

 

Laghetti delle Noghere via ai lavori anti-buche

Partito l'intervento di manutenzione da 110 mila euro per rendere più fruibile il percorso per corsa ed escursioni

Muggia. Dureranno una settimana circa i lavori che in questi giorni stanno vedendo protagonista il percorso sterrato di strada per i laghetti delle Noghere, fino al confine amministrativo con San Dorligo della Valle. La spesa è pari a 110.410 euro, con l'impresa Costruzioni Mari & Mazzaroli che eseguirà gli interventi di manutenzione iniziati ora dalla strada per i laghetti. L'intervento prevede il livellamento e il compattamento del fondo della strada sterrata in modo tale da ridurre al massimo le buche che inevitabilmente vengono a formarsi nel tempo. Si opererà poi nel ripristino con rimpinguamento di ghiaia in modo tale che la strada bianca si mantenga livellata e compattata più a lungo possibile. Diventerà così più fruibile l'itinerario che si snoda tra l'ambiente igrofilo del Bosco Vignano, alcune zone coltivate e le aree occupate dalle acque degli stagni. Il tutto in un contesto di versatilità paesaggistica notevole per un ambiente così circoscritto.«È un intervento - ha commentato l'assessore ai Lavori pubblici, Francesco Bussani - volto in primis alla funzionalità e alla sicurezza, ma che ha anche una chiara valenza dal punto di vista estetico andando ad aggiungere un ulteriore tassello alla riqualificazione di un'area di valore del nostro territorio». Un biotopo, quello dei laghetti delle Noghere, che è frequente meta di escursioni non solo da parte di muggesani, ma anche da un nutrito numero di visitatori proveniente da tutto il territorio e dalla vicina Slovenia, proprio per il fascino che regala un senso d'immersione in uno spazio non disturbato dall'uomo. Proprio per questo, l'area dei laghetti delle Noghere è una delle zone protagoniste del progetto di "cittadinanza attiva" dell'amministrazione comunale. Protagonista, il punto vendita muggesano Bricocenter Italia che, abbracciando la progettualità, è già intervenuto e continua a intervenire con diversi lavori volti alla manutenzione dell'area: da un lato la cura del verde, dall'altro il pronto ripristino di tutto ciò che il maltempo o, troppo frequentemente, l'inciviltà, purtroppo danneggiano. L'ultimo e il più clamoroso atto di vandalismo fu quello del luglio di due anni fa, a pochi mesi proprio dall'ultimazione dei lavori eseguiti sulle staccionate - erano state risistemate per ben 12 metri - rovinate o completamente divelte lungo il sentiero che attraversa l'area. Vandali che rubarono pure il tavolo da picnic di una delle zone ristoro. Ai lavori sulla strada dei laghetti delle Noghere seguiranno a breve anche quelli in via dei Carpentieri, via di Noghere e via di Santa Barbara. Lì si procederà con una riqualificazione che interverrà su questi tratti ammalorati che, caratterizzati dalla presenza di numerosi dissesti e avvallamenti, prevedono lavori non solo a livello superficiale con la stesura di un nuovo tappetto di usura, ma anche, in parte, con opere di risanamento dei sottofondi.

Luigi Putignano

 

 

«Trieste ha la ricerca in casa e può spingere sull'innovazione»

Dal Porto a Fincantieri, da Ts Trasporti ad Adriafer, un'analisi sull'energia e l'uso dell'idrogeno nel confronto curato dalla Diocesi

Esistono passi che la politica, il settore privato e quello pubblico possono compiere insieme, per aiutare Trieste a sperimentare con più decisione la transizione energetica. Ed è per discutere di questo obiettivo che la Diocesi, insieme allo Studium Fidei, all'Ucid e all'Università ha organizzato una tavola rotonda incentrata sul possibile impiego dell'idrogeno in alcuni settori cardine. Introdotto da monsignor Giampaolo Crepaldi e moderato dal professore dell'UniTs Maurizio Fermeglia, al confronto ha partecipato anche Zeno D'Agostino, presidente del Porto, che ha spiegato che «l'innovazione richiede un cambio di paradigma. Dobbiamo vedere il porto come un luogo sul mare e addirittura nel mare, dove si possono fare cose innovative e sostenibili - ha detto D'Agostino -. Trieste è il posto perfetto per stabilire nuovi paradigmi, perché è legato alla ricerca». Roberto Gerin, che per anni è stato direttore di Esercizio di Trieste Trasporti ha invece fatto luce sulla questione dei mezzi pubblici: «Nel 2020 sono stati immatricolati in Europa circa 13 mila e 400 autobus. Di questi, 47 in totale sono a idrogeno, 2 mila sono totalmente elettrici, quindi parliamo di un settore di nicchia. Questo ci fa capire che siamo ancora in una fase di sperimentazione. I risultati saranno raggiunti solo attraverso la gradualità. Ma, soprattutto, solo se le diverse parti in causa faranno sistema». La necessità di dare una svolta ambientalista è chiara a tutti, benché non sia «così facile passare da una forma di energia all'altra - ha affermato Maurizio Cociancich, di Adriafer -. Stiamo ancora parlando di sperimentazione, ci vorrebbe l'idrogeno, ma occorre gradualità». «Il tema dell'idrogeno chiama in causa il tema della transizione - ha detto nell'ultimo intervento Giuseppe Coronella, di Fincantieri -. Ma la transizione impone un cambiamento, che non ha a che fare solo con la tecnica, ma anche con la capacità di rivedere i nostri costumi, di immaginarci un mondo in cui l'energia venga gestita in maniera diversa».

Linda Caglioni

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 2 settembre 2021

 

 

Lavori in Carso per riqualificare lo storico metanodotto Snam

L'infrastruttura Gonars-Trieste costruita negli anni Sessanta sarà ammodernata con 26 milioni d'investimento: cantiere dall'autunno

Non ci sono solo i cantieri edili alimentati dai bonus fiscali a movimentare i nostri paesaggi urbani, perchè anche le necessità di approvvigionamento energetico forniscono un loro significativo contributo. Nel quadro degli interventi riguardanti il Nordest, Snam, protagonista nel trasporto e nello stoccaggio di metano, fa sapere che provvederà a rifare e ad ammodernare alcune tratte del "Mestre-Trieste", metanodotto realizzato alla fine degli anni Sessanta e bisognoso di un refitting. Obiettivo dell'operazione è garantire gli arrivi del gas in Veneto e in Fvg. In questa fase Snam concentra la sua attenzione sul tratto Gonars-Trieste, con la finalità di abbassare la pressione della condotta in seguito al raddoppio della Gonars-Gorizia. L'investimento sarà di quasi 26 milioni e i lavori dovrebbero iniziare il prossimo autunno per concludersi nei primi mesi del 2023. Focus dell'operazione nel territorio triestino sarà Villa Opicina. AcegasApsAmga ha la sua cabina di prelevamento nei pressi della foiba. Il metanodotto passa alle spalle di Trieste, raggiunge San Giuseppe della Chiusa, da dove scende verso la Ferriera di Servola, per alimentare l'impianto siderurgico. Il progetto della Snam - chiarisce l'azienda - non coinvolge il porto. Anche Duino Aurisina rientra nella lista dei siti.Le autorizzazioni sono tutte a posto: al novembre 2019 risale il via libera dei ministeri dell'Ambiente e dei Beni culturali. Messaggio ai residenti: Snam provvederà ai ripristini morfologici e vegetazionali nelle zone interessate agli scavi. E, per quanto concerne le specie arboree, le cure colturali sono garantite per un periodo di cinque anni. Il grande cantiere della Snam si svilupperà in una rilevante porzione della regione, nella sua parte sud-orientale tra le province di Udine, Gorizia, Trieste: oltre che a Duino Aurisina e a Trieste, le ruspe si faranno vive ad Aiello, Campoformido, Campolongo, Cervignano, Doberdò, Farra, Gonars, Pavia, Pozzuolo, Pradamano, Premariacco, Reana del rojale, Remanzaccom, Romans, Ronchi dei legionari, Ruda, Udine, Villesse.

Magr

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 1 settembre 2021

 

 

Legambiente premia la Procura di Trieste - il riconoscimento per l'impegno ecologico

«Una sorpresa inaspettata che premia l'ufficio da me rappresentato e che può essere una punta di orgoglio per la città di Trieste, che può vantare una Procura considerata attrezzata in materia ambientale, tema prioritario secondo me oggi e dei prossimi anni». Così il Procuratore capo di Trieste, Antonio De Nicolo, ha commentato il premio conferito alla Procura da Legambiente per l'impegno in questo settore, nel corso di Festambiente, la storica manifestazione svoltasi a Rispescia (Grosseto) nei giorni scorsi. Il premio - una targa - non è stato ancora materialmente ricevuto dal Procuratore, che aveva seguito la cerimonia in via telematica, in collegamento con don Ciotti. Il riconoscimento è riferito a una operazione in particolare, denominata "Via della Seta", che ha fatto emergere un traffico di rifiuti con relativa frode fiscale da 300 milioni di euro e il trasferimento occulto in Cina di 150 milioni, resa nota il 16 giugno scorso. Una operazione particolarmente complessa e ancora in corso.

 

 

Tripvovich, primo atto per la demolizione

Pronto in Municipio il provvedimento che conferirà a un professionista l'incarico della progettazione dell'abbattimento

Per il sindaco Dipiazza è il coronamento, anche se un po' tardivo, di un obiettivo nel mirino da un mandato: «Il percorso è segnato, indietro non si torna. Nascerà una delle più belle piazze di Trieste». Il motivo della letizia sindacale è che forse già in settimana Giulio Bernetti, in qualità di direttore dipartimentale dei Lavori pubblici e dell'Urbanistica, firmerà la determina, con cui affida l'incarico della progettazione preliminare relativa alla demolizione di sala Tripcovich. Con ogni probabilità, a studiare come eliminare dal panorama di piazza Libertà/largo Città di Santos l'ex stazione delle autocorriere, sarà lo studio Mads domiciliato in via Imbriani, perchè - dicono in passo Costanzi - ha buoni ingegneri "strutturalisti". L'operazione verrà a costare - secondo una valutazione ancora approssimativa stilata da Bernetti - circa 800.000 euro: c'è da radere a zero la stazione-teatro, c'è da trasportare gli inerti, comunque niente di particolarmente complicato - spera il direttore. Difficile fare previsioni sui tempi di questa analisi preventiva e del successivo cantiere, in quanto - spiega il direttore comunale - sarà necessario verificare cosa il progettista troverà nell'edificio anni Trenta. Per esempio, l'eventuale reperimento di amianto potrebbe allungare le fasi di smantellamento. Certo, a poco più di un mese dall'appuntamento con le urne, Dipiazza, perlomeno come primo cittadino uscente, non avrà modo di vedere le ruspe in azione. Comunque - come diceva l'altro giorno nel suo ufficio - stavolta non c'è retromarcia. La decisione, assunta a fine giugno dalla Commissione regionale per il patrimonio culturale (Corepacu), ha disinnescato il vincolo sull'ex stazione dei pullman, ribaltando la precedente posizione contraria alla demolizione, che era stata presa dalla direzione ministeriale nel dicembre 2019.Con l'imminente nomina del professionista incaricato di progettare la demolizione, si conclude una fase preparatoria ad alta tensione, che ha avuto inizio nell'autunno 2018, quando il Comune "scambiò" con il Verdi la Tripcovich offrendo un capannone alle Noghere, che il teatro avrebbe utilizzato per deposito delle scenografie. Il passaggio della proprietà al Municipio avrebbe agevolato una vecchia idea di Dipiazza, quella di demolire l'edificio eretto negli anni Trenta su disegno di Giovanni Baldi e Umberto Nordio. La costruzione durò dal settembre 1934 all'aprile 1936 - come ricorda la scheda di Giulia Scomersi nel volume "Trieste 1918-1954. Guida all'architettura" (Trieste 2005) - e venne realizzata dall'aggiudicatrice dell'appalto, la milanese Miglioli Negroni e co. Pensata su due corpi di fabbrica, uno ospitava le attività di servizio (sale d'attesa, bar, biglietteria) e l'altro, ampio 800 metri quadrati, avrebbe accolto 12 corriere della lunghezza di 12 metri. Insomma, sembrava che l'obiettivo di Dipiazza fosse ormai prossimo al conseguimento, pareva che il sì della Soprintendenza garantisse il rapido abbattimento dello stabile, quando piombò, improvviso e sonoro, il ceffone romano mollato da Federica Galloni, direttore generale al MiBac: non c'erano fatti nuovi per giustificare la demolizione, si era in presenza di un bene culturale importante in puro stile littorio. Dipiazza voleva andare al Tar, ma i dirigenti comunali lo dissuasero. Scelse la strada della politica e delle buone relazioni, alla fine il Corepacu, nel contesto di una nuova visione del Porto vecchio, gli ha tolto le manette.

Massimo Greco

 

 

Collio-Brda sotto l'Unesco La candidatura a inizio 2022

La cordata transfrontaliera che punta a conquistare il riconoscimento accelera sul completamento del dossier per poterlo presentare a febbraio

Cividale. L'obiettivo è accelerare chiudendo entro l'inizio del 2022 il cerchio di un percorso partito ormai sette anni fa, nel 2014: la cordata transfrontaliera che punta a conquistare il riconoscimento Unesco per l'area del Collio-Brda-Cuei, facendo leva sulle specificità del paesaggio terrazzato ma anche sulla ricchezza culturale di un territorio in cui si intrecciano tre ceppi linguistici, intende completare il dossier tecnico-scientifico della candidatura in tempo utile per poterlo iscrivere alla Tentative List il prossimo febbraio, appunto. L'annuncio è arrivato ieri, a Cividale, nell'ambito del forum "Fvg - Slo: un futuro condiviso", promosso nell'ambito e con l'appoggio di Mittelfest dall'associazione Mitteleuropa. Il primo dei tre panel organizzati dal presidente di quest'ultima, Paolo Petiziol, era appunto dedicato alle ambizioni del Collio, determinato a regalare al Friuli Venezia Giulia la sua sesta rappresentanza nella World Heritage List nonché il primato - ha ricordato il moderatore Diego Bernardis, presidente della Quinta commissione consiliare regionale - del riconoscimento Unesco «a un sito transfrontaliero, fra territori contigui separati da un confine». E a riprova del fatto che si vuole dare impulso all'iter, dopo i rallentamenti provocati nell'ultimo anno e mezzo dalla pandemia, il sindaco di Brda Franc Muzic ha annunciato che la prossima settimana sei ministri del governo sloveno arriveranno nel suo Comune per analizzare, in primo luogo, il piano di candidatura. «Forniremo loro tutti i ragguagli - ha aggiunto -, confidando che a questa iniziativa strategica venga garantito l'adeguato supporto». «Ci auguriamo di chiudere la documentazione entro l'anno», ha confermato Tina Novak Samec, direttrice dell'ufficio Turismo, cultura, giovani e sport del Collio sloveno, ricordando che la prossima riunione è in agenda per l'autunno e precisando che tra le finalità alla base della complessa operazione, al di là dei ritorni in termini di visibilità - premessa a un incremento dei flussi turistici e dunque a un impulso all'economia -, ce n'è una di carattere conservativo: «Preservare le peculiarità del paesaggio locale», circostanza che diverrebbe requisito imprescindibile in caso di iscrizione nella lista dei siti Unesco.Certo che la strada imboccata sia quella giusta è il sindaco di Cormons Roberto Felcaro - che ha però invitato «ad alzare l'asticella», accorciando i tempi e in parallelo intensificando la rete delle collaborazioni e della convergenza sul progetto, anche con il coinvolgimento di privati; mentre l'assessore alla cultura di San Floriano, Martina Valentincic, ha espresso l'auspicio che la scalata all'Unesco trasformi il Collio «in un grande laboratorio europeo».Nel confronto successivo inserito nella mattina di lavori, poi, focus sulla Capitale europea della Cultura 2025 Nova Gorica-Gorizia: «Una straordinaria opportunità - ha osservato il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna -, un modello da esportare in altri luoghi in cui il confine non è ancora visto come una chance». Ma «è fondamentale arrivare pronti alla data, con investimenti in logistica, viabilità e strutture ricettive», ha spronato il presidente di Mittelfest Roberto Corciulo: parole su cui hanno concordato gli altri relatori Neda Rusjan Bric, responsabile del progetto Capitale europea della Cultura Nova Gorica, Lucio Gomiero, direttore generale di Promoturismo Fvg, Paolo Petiziol come presidente del Gect e Tomaz Konrad, vice direttore dello stesso.

Lucia Aviani

 

 

Canin, in un secolo i ghiacciai hanno perso il 96% del volume - il monitoraggio di Legambiente

Udine. L'amplificazione Artica e il mare adriatico sempre più caldo, se da un lato favoriscono i cambiamenti climatici con estate bollenti e sempre più copiose precipitazioni nevose nei mesi invernali, dall'altro preservano i ghiacciai del Canin che, negli ultimi 15 anni, sono lievemente aumentati di volume. Un cambio di passo momentaneo e insufficiente per recuperare anche la perdita (96%) di superficie subita, nell'ultimo secolo. Lo conferma l'ultimo monitoraggio effettuato dalla Carovana dei ghiacciai di Legambiente sul Canin. Dalla fine della Piccola età glaciale, intorno al 1850, la superficie glacializzata è passata da 2,37 chilometri quadrati agli attuali 0,38. «Le stime della riduzione volumetrica indicano un passaggio delle masse glaciali da 0,07 chilometri cubi a 0,002» si legge nella nota di Legambiente e della Carovana dei ghiacciai: nel 1850 alcuni settori del ghiacciaio del Canin superavano i 90 metri di spessore, oggi lo spessore medio non va oltre gli 11,7 metri, con volumi massimi di 20. I dati sono stati presentati ieri a Udine dal presidente dell'associazione Legambiente Sandro Cargnelutti e dalla collega Vanda Bonardo, dal ricercatore dell'Istituto di scienze polari del Cnr, e corrispondente del Comitato glaciologico e presidente della Società meteorologica alpino-Adriatica, Renato Colucci, dal geologo Maurizio Ponton, e dal segretario del Comitato glaciometrico italiano, Marco Giardino.«La strana situazione climatica del Tarvisiano - spiega la responsabile Alpi di Legambiente - non deve trarci in inganno: le grandi quantità di neve di questi ultimi anni compensano solo in minima parte gli effetti dei cambiamenti climatici. Sono sintomo di una situazione anomala dove le precipitazioni persistenti di neve o pioggia sono eventi casuali sui quali non si può fare alcun affidamento, poiché condizionate esse stesse dalla rapida e poco prevedibile evoluzione della crisi climatica». Bonardo spiega che «la Linea di affidabilità della neve sotto cui sarà impossibile garantire la tenuta della neve sciabile, monitorata attorno ai 1500 metri, sta salendo e continuerà a farlo nella misura di 150 metri per ogni grado di aumento della temperatura». Rispetto alla situazione in altri ghiacciai alpini, quella del Canin è particolare: «Oltre a consentire di chiarire le relazioni fra i fenomeni atmosferici e i meccanismi di alimentazione dei ghiacciai, offre interpretazioni utili per - così Giardino - gestire al meglio gli ambienti glaciali». I piccoli ghiacciai del Canin, col Montasio, sono i corpi glaciali a più bassa quota del sistema alpino. Ciò è favorito dall'accumulo nevoso straordinario, precipitazioni e da valanghe. «Tali caratteristiche - si legge - li rendono resilienti al riscaldamento globale. Nonostante le temperature medie estive siano salite in 30 anni allungando il periodo di fusione dei ghiacciai, il corrispondente aumento di eventi estremi di precipitazione nevosa ha compensato temporaneamente le perdite di massa indotte da estati sempre più lunghe e più calde».

G.P.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 31 agosto 2021

 

 

"Lignum amicus" al seminario racconta gli alberi monumentali

Venerdì il primo incontro in via Besenghi  con il tecnico comunale Francesco Panepinto

L'albero, indispensabile amico dell'uomo, è al centro del progetto "Lignum Amicus" che si propone di far conoscere il contributo del patrimonio verde alla qualità della vita, con spunti e approfondimenti per l'educazione alla sostenibilità ambientale. Da oggi l'iniziativa, ideata e realizzata da Trieste Solidale in collaborazione con il Seminario Vescovile e Civibank, torna con un breve ciclo di incontri al Seminario in via Besenghi. Oltre a tre interventi correlati al suddetto tema, con inizio alle 17, verranno proposti, alle 16.15, due appuntamenti di carattere informativo a cura della Croce Rossa, sezione provinciale di Trieste. Il 3 settembre si parlerà de "Gli alberi monumentali e storici di Trieste e gli alberi autoctoni del Carso triestino" sarà il primo incontro di questo pomeriggio prettamente attorno all'argomento "Lignum Amicus", con Francesco Panepinto, responsabile dell'Unità Tecnica Alberature e Parchi del Comune di Trieste che sottolinea: «Gli alberi monumentali sono un patrimonio storico, socioculturale e di identità, ma è utile riflettere anche su quanto la storia, la cultura e l'economia delle comunità locali siano sempre state condizionate dai molteplici doni degli alberi, come il legno, i frutti, il loro fungere da riparo e il loro essere fonti di leggende». La conferenza sarà preceduta dall'illustrazione delle manovre salvavita di disostruzione pediatrica e sugli adulti, a cura della volontaria CRI Tiziana Rosone, con esecuzione su manichino. Venerdì 10, a cura di Don Samuele Cecotti, direttore della Biblioteca del Seminario Vescovile di Trieste, il tema sarà "La Croce di Cristo, Vero Albero della Vita". «Secondo la Rivelazione biblica - spiega il sacerdote - l'Albero della Vita è presente all'inizio della storia umana e al suo compimento, essendo così presenza protologica ed escatologica. Tra il primo Albero e l'ultimo sta la Croce del Dio Incarnato che disse di Sé: "Io sono la Vita" (Gv 14, 6). La Croce di Cristo è l'Albero della Vita prefigurato dall'Albero dell'Eden e glorioso nella Gerusalemme Celeste». Venerdì 17 la pittrice Carolina Franza propone "Dipingiamo con radici, cortecce e fiori". Scienza, arte e fede si incontrano armoniosamente nella sacra arte dell'icona e l'artista offrirà una dimostrazione operativa della realizzazione di un esempio di quest'ultima, dalla tavola di legno, passando per la tela di lino e procedendo con i colori estratti da cortecce, radici, fiori e frutti, fino alla stesura della resina finale. L'incontro sarà preceduto, a cura della volontaria Cri Emanuela Contu, dall'illustrazione della rianimazione cardio-polmonare nella fase di primo soccorso, con manovre su manichino. Ingresso gratuito fino a esaurimento posti, incontri al chiuso in caso di maltempo. Info: triestesolidale@gmail.com o 3488042240.

Annalisa Perini

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 30 agosto 2021

 

 

Muggia. alberi schedati per proteggere il verde

Il percorso avviato con Legambiente e altre realtà locali: in autunno la mappatura a tutela della vegetazione pubblica

Muggia «Il verde pubblico è un vero e proprio patrimonio della collettività di cui dobbiamo avere tutti cura». Lo ha detto il vicesindaco Francesco Bussani interpellato sulla questione degli interventi dei mesi scorsi al verde urbano cittadino. «A seguito di un percorso intrapreso diversi mesi fa, al quale hanno partecipato anche Legambiente e alcune associazioni ambientaliste locali, abbiamo condiviso la scelta di censire il verde pubblico in modo tale da fotografare la situazione attuale del patrimonio arboreo. Il censimento del verde urbano rappresenta uno strumento per il monitoraggio delle condizioni di salute e stabilità degli alberi oltre che per la costituzione di una banca dati utile a poter pianificare e gestire nel miglior modo possibile questo patrimonio. Ogni albero della nostra città avrà una sua identità». Prossimo passo, presumibilmente in autunno, dell'amministrazione comunale muggesana sarà, dunque, partire con le operazioni di schedatura dei diversi soggetti arborei attraverso la loro identificazione, collocazione, classificazione, per genere e specie, caratteristiche dimensionali, fase evolutiva e attraverso le verifiche di stabilità. Legambiente ha spinto sull'acceleratore per arrivare a questo traguardo: «È necessario - ha detto Andrea Wehrenfennig di Legambiente Trieste - informare la cittadinanza in maniera preventiva, ossia se c'è la necessita di intervenire con un abbattimento occorre spiegare i motivi per i quali si opta per una soluzione certamente estrema. Importante in questo ambito è anche dotarsi di un regolamento del verde, per la cui realizzazione abbiamo preso spunto dalle cose positive di quello di Trieste e di Grado. In regione siamo molto deficitari. A Muggia la popolazione si è dimostrata matura, attenta e critica in occasione di interventi poco ortodossi o sbagliati come la capitozzatura». Una collaborazione di lunga data quella tra il comune istroveneto e Legambiente: «In questi anni - ha evidenziato l'assessore Laura Litteri - c'è stata sempre la massima collaborazione del Comune con Legambiente con la quale abbiamo organizzato assieme conferenze e incontri nelle scuole. Sul tema degli alberi mi è sembrato ovvio avvalerci della loro esperienza e chiedere il loro apporto per la stesura del regolamento». «Nella sua fragilità, il verde urbano è più facilmente attaccabile da insetti, funghi e batteri sempre in agguato, in grado di compromettere la sua vita e la sicurezza di noi tutti - ha commentato Bussani -. Situazioni così delicate devono peraltro fare i conti con la gestione dell'eredità di interventi che risalgono anche a sessant'anni fa e che, basandosi su convinzioni lontane da quelle attuali, hanno inevitabilmente portato a danneggiare diverse alberature, compromettendone definitivamente alcune». D'altro canto, ha evidenziato il vicesindaco, «continueremo con la modalità portata avanti sino ad oggi in modo tale che a ogni albero compromesso e, quindi, da abbattere, corrisponda sempre una nuova piantumazione».

Luigi Putignano

 

 

In mostra a Monrupino le sagome dei pesci realizzate con i rifiuti - la rassegna alla Casa carsica

MONRUPINO Immagini di pesci realizzate con i rifiuti che il mare porta sulle spiagge, scarti di magazzino, oggetti abbandonati. È la caratteristica della mostra alla Casa carsica di Monrupino, che vede protagonista l'artista Andrea Lodi, intitolata "Pesci, pesci, pesci".«Si tratta di una rassegna - così all'inaugurazione Edi Kraus, presidente della cooperativa "Carso nostro", promotrice dell'evento - che, oltre al valore artistico, esprime un profondo significato, quello che riguarda la necessità di salvaguardare l'ambiente in cui viviamo. Paradossalmente il mondo ideale sarebbe quello in cui artisti come Lodi vengono messi nell'impossibilità di operare per mancanza di rifiuti abbandonati». «È importante riuscire a riutilizzare i rifiuti - ha aggiunto il sindaco Tanja Kosmina - dando loro una valenza artistica». Al termine dell'inaugurazione si è esibito il coro diretto da Vesna Gustin. La mostra è aperta tutte le domeniche, sino a fine ottobre (11-12.30 e 15-17). Ingresso gratuito.

u.sa.

 

 

Prima a piedi e poi in canoa alla scoperta della Cavana fra 400 tipi di piante e animali - LA GIORNATA

Alla prima uscita naturalistica con le guide aderiscono all'iniziativa una trentina di persone alle prime armi con le imbarcazione e i remi

A piedi e poi in canoa alla scoperta delle zone umide della Cavana. Una trentina di persone hanno sperimentato ieri un'esperienza diversa partecipando al giro turistico monfalconese, in mezzo ai suoni della natura e in compagnia delle guide regionali Alice Sattolo e Marta Pieri. Famiglie con bambini, coppie, mamma o papà con i figli più grandi, adulti da soli, il sindaco Anna Cisint con il figlio si sono raccolti a Marina Novapronti a esplorare, in un tour di tre ore a piedi e in canoa, la palude della Cavana che si estende tra il Brancolo, il canale Tajada, il mare e Marina Julia. In due turni, uno dalle 9.30 alle 12.30 e l'altro dalle 14.30 alle 17.30, i visitatori, quasi tutti monfalconesi e delle zone limitrofe, in pantaloncini, maglietta, scarpe da ginnastica e con zaino alle spalle hanno iniziato il loro tour. Dal piazzale Mandela la partenza della passeggiata fino al canneto della Cavana, alla scoperta della flora e della fauna dell'area. «Sebbene il paesaggio possa sembrare in apparenza sempre uguale, questa zona ospita più di 400 diversi tipi di piante e un numero quasi altrettanto notevole di animali: dagli anfibi ai rettili, dai mammiferi agli insetti - racconta la guida naturalistica Pieri -. Tanti tipi di uccelli durante le fasi di migrazione si fermano inoltre proprio qui». Tra gli animali che abitano la Cavana spiccano la testuggine palustre, un anfibio piuttosto particolare come l'ululone giallo e diversi tipi di rane e rospi. È inoltre una zona ricca di avifauna: dai piccoli passeri agli ardeidi come gli aironi. Ci sono poi diversi rapaci notturni quali assioli, gufi e civette, ma anche diurni come l'albanella reale e quella minore, il falco di palude e il germano reale. Tra gli insetti spiccano diversi tipi di libellule e il grillo.I visitatori dopo la passeggiata sono poi tornati vicino al piazzale Mandela per salpare in coppia sulle canoe canadesi e percorrere il canale del Brancolo fino a raggiungere le risorgive Schiavetti. Molti partecipanti non erano mai saliti su una canoa, né tanto meno guidata una, ma, grazie alle semplici indicazioni date da Marta e Alice, sono riusciti, anche se con qualche timore, a imbarcarsi per osservare da vicino la flora e la fauna della Cavana. «Un'esperienza di tour ecologico che permette ai visitatori non solo di tutelare l'ecosistema spostandosi con un'imbarcazione senza motore - racconta la guida naturalistica Sattolo - ma di immergersi nell'ambiente della natura, ascoltando i suoi suoni oltre al rumore della pagaia e dell'acqua».

Beatrice Branca

 

La guida: «Ricchezza di 40 ettari sconosciuti» - le prossime uscite

Le escursioni naturalistiche continueranno nel mese di settembre e precisamente venerdì 3, sabato 11 e domenica 26. Le adesioni sono numerose, ma è rimasto ancora qualche posto libero a cui si può accedere prenotandosi a info@guidanaturalistica.it o al 3297967150. Come detto l'escursionista è accompagnato da alcune guide naturalistiche regionali. L'iniziativa è una novità anche per loro. «L'area Cavana è un polmone verde dentro un'area antropizzata - spiega la guida Marta Pieri -. Sebbene sia costituita da soli 40 ettari presenta un alto grado di biodiversità. I visitatori possono ora conoscere una zona incontaminata del monfalconese dove prima era più difficile accedere». E poi aggiunge: «Il Friuli Venezia Giulia è ricco di riserve naturali e molto spesso si trascurano le bellezze dei luoghi che ci circondano. Vale la pena quindi organizzare - sottolinea Pieri - delle escursioni come queste proprio per dare la possibilità anche agli stessi abitanti di conoscere il proprio territorio».

B. B.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 29 agosto 2021

 

 

Restyling da 1,8 milioni per la sede ex Ezit: se ne occuperà Monticolo

All'imprenditore che ha realizzato il Centro congressi affidata ora la riqualificazione del vecchio edificio finanziata dalla Regione.

Se ne parlava da quando Coselag emetteva i primi vagiti, tra la fine del 2018 e l'inizio del 2019. Coselag - ci piace ricordarlo perchè non capita spesso di parlarne - non è una sigla dei servizi di sicurezza ma l'erede del non compianto Ezit. L'idea di rinnovare la sede in via Caboto girava già da quasi tre anni: finalmente Coselag ha bandito la gara per l'affidamento dei lavori sulla base del progetto elaborato dalla Dba. Pro., studio domiciliato a Santo Stefano di Cadore, che ha collaborato anche al Mose veneziano. Sulla roulette dell'appalto girava la cifra di 1 milione 858 mila euro, finanziati dalla Regione Fvg. La pallina bianca si è fermata davanti a Monticolo & Foti, che si è aggiudicata la posta con un ribasso del 12,87%. Ha superato la concorrenza di Adriacos, Di Betta Giannino, Ennio Riccesi, Mari & Mazzaroli (insieme a Orme), Innocente e Stipanovich: tutte aziende dell'area giulio-friulana. Andrea Monticolo, che torna al successo casalingo dopo alcuni sfortunati match con il Comune (piscina terapeutica, mercato coperto, mercato ortofrutticolo, casa Francol), è soddisfatto perchè «dopo l'ex Meccanografico un'altra opera rimane alle imprese triestine, garantendo un sicuro volano economico al territorio ».Cosa dovrà fare in via Caboto il costruttore del Centro congressi? Dovrà inserire «centri servizi gestionali e avanzati per l'accelerazione dello sviluppo produttivo nel territorio del Coselag». Corre in soccorso chiarificatore la relazione redatta da Dba. Pro: lo scopo è realizzare «un incubatore di imprese attraverso la ristrutturazione e l'ammodernamento dell'edificio». A incubatori sulla piazza si va forte, visto che ne esiste un altro a poche centinaia di metri di distanza (vedi pagina accanto). La parte preponderante degli spazi interni - si chiarisce - sarà utilizzata per produrre «servizi avanzati di interesse del consorzio», previa selezione di soggetti esterni mediante bandi. L'intervento sarà eseguito su una superficie di quasi 2.000 metri quadrati. La palazzina - informa la relazione che ha ripreso una scheda aziendale - ha mezzo secolo di vita e venne disegnata dagli architetti Battigelli e Rutter. Per quanto la salute dell'edificio sembri sufficiente, la riqualificazione presenta comunque un programma piuttosto radicale: bonifica delle componenti edilizie farcite di amianto; "cappotto" per il contenimento energetico e l'impermeabilizzazione della copertura; rimodulazione degli spazi interni; adeguamento di ascensore e impianto di sollevamento; adeguamento degli impianti elettrici, idrici, termici, meccanici, anti-incendio. La relazione ingiunge che, per ragioni contabili, i lavori debbono iniziare entro la fine di ottobre per terminare entro il 18 agosto 2022.

Magr

 

San Giovanni - Palestra polifunzionale - Dem e At all'attacco

Pd e Adesso Trieste attaccano sul finanziamento della Regione per il centro polifunzionale di San Giovanni. Per Luca Salvati e Sandra di Febo «in un rione così popoloso servirebbero altri tipi di aree verdi». Per Riccardo Laterza, Lucia Vazzoler e Marino Calcinari « è uno scheletro di cemento calato dall'alto». 

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 28 agosto 2021

 

 

La Costiera turistica nella nuova ciclovia fra Trieste e Venezia

La giunta regionale ha dato l'ok alla fattibilità tecnica ed economica. Da Roma in arrivo 8,3 milioni per il Fvg

Da Trieste a Venezia in bicicletta, passando per la Costiera, che diventerà "strada turistica", e per tanti luoghi simbolo della regione, tra siti storici e naturalistici. Ieri la giunta regionale ha approvato il progetto di fattibilità tecnica ed economica del tracciato principale della "ciclovia delle lagune" che attraverserà anche Lignano Sabbiadoro, con altre tappe lungo l'itinerario. Gli appassionati di bici in città plaudono al via libera dell'iter, così come operatori turistici e strutture triestine, che lavorano in particolare sul costone fronte mare. I FONDI L'opera, come ha spiegato ieri l'assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio Graziano Pizzimenti, potrà godere di un primo finanziamento statale pari a 16.622.512,40 euro, di cui sono destinati alla Regione 275 milaeuro per la redazione del progetto e 8.061.256,20 euro per la realizzazione vera e propria del primo lotto funzionale. Ma sono attese ulteriori risorse, previste nel riparto del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). La delibera di ieri stabilisce anche l'invio della documentazione al ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile e l'avvio della conferenza dei servizi sui primi lotti, su cui sarà sviluppata successivamente la progettazione definitiva. IL PERCORSO La ciclovia ha uno sviluppo complessivo di circa 278 chilometri, di cui 160 in Friuli Venezia Giulia e 118 in Veneto. Il tracciato è caratterizzato dalla presenza di nodi intermodali, quindi stazioni ferroviarie, autolinee e collegamenti navali, e sarà collegato anche a diversi altri itinerari cicloturistici. Lungo la strada i turisti troveranno diversi siti archeologici, come quelli di Aquileia, Concordia Sagittaria, Jesolo Paesi, punti di interesse naturalistico, tra i quali le lagune di Grado e Marano e verranno segnalati anche beni di pregio architettonico e storico. I COLLEGAMENTI Nelle relazioni tecniche della Regione si legge come la ciclovia Trieste-Lignano Sabbiadoro-Venezia faccia parte della dorsale di Eurovelo 8 "Mediterranean Route", da Cadice ad Atene, e dell'itinerario Bicitalia 6 "Ciclovia Adriatica", da Trieste a Santa Maria di Leuca in Puglia. Sarà collegata a est con l'itinerario Eurovelo 9 "Baltic-Adriatic" e alla ciclovia Parenzana, che prosegue in Slovenia e Croazia, a ovest con le ciclovie turistiche di interesse nazionale "Ven.To." e "Adriatica". E ancora verso nord con la ciclovia Alpe Adria in Friuli Venezia Giulia e la ciclovia Monaco-Venezia in territorio veneto, oltre ad altri itinerari cicloturistici conosciuti a livello regionale e locale. FRIULI VENEZIA GIULIA CAPOFILA L'assessore Pizzimenti ha ricordato ieri come capofila sarà la Regione Friuli Venezia Giulia, «sulla base del protocollo di intesa sottoscritto con il ministero e la Regione Veneto. L'incarico - spiega - per la redazione del progetto è stato affidato e consegnato nei tempi previsti per riuscire a inviarlo al ministero entro il 31 agosto 2021, data utile anche per l'accesso ai fondi del Pnrr». I documenti sono stati preparati partendo dallo studio di fattibilità già portato a termine nel 2020, al quale è stato aggiunto il tratto Latisana-Palazzolo dello Stella-San Giorgio di Nogaro. L'INTERVENTO DEL COMUNE «Con l'assessore Pizzimenti abbiamo lavorato a lungo nell'ultimo anno, con un focus soprattutto sulla ciclabilità della strada Costiera - ricorda l'assessore a Urbanistica e Ambiente del Comune di Trieste Luisa Polli - per trasformarla in strada turistica, e la conferma del finanziamento va nella direzione che noi abbiamo fortemente auspicato, quella di considerare il percorso un tratto, appunto, turistico, in grado di ospitare diverse forme di mobilità». Polli precisa come «la progettazione è in capo alla Regione, ma abbiamo già fatto diverse riunioni per creare la giusta sinergia con il Comune, per collegare la ciclovia fino a Venezia con la ciclabilità cittadina». ASSE CICLABILE FINO ALLA PARENZANA - L'assessore comunale ricorda anche un ulteriore obiettivo considerato prioritario sul fronte degli spostamenti su due ruote, già anticipato nei mesi scorsi, quello di collegare la ciclabilità di Trieste con i tratti più conosciuti in Slovenia e Croazia: «Stiamo portando avanti, sempre con la Regione, il progetto che, attraverso via Flavia, collegherà l'area industriale della città con Muggia e quindi, proseguendo, porterà i ciclisti fino alla Parenzana».L'OK DELLE CATEGORIE COINVOLTE L'opinione di amanti della bicicletta, ma anche operatori del mondo turistico e ricettivo è unanime, sui benefici che la ciclovia porterà al territorio, in termini di maggiori afflussi di persone, che sceglieranno di utilizzare la tratta pedalando. Tra gli aspetti evidenziati l'aumento esponenziale del cicloturismo negli ultimi anni e la necessità, sentita dal mondo delle due ruote, di poter contare su tragitti protetti e sicuri, a partire proprio da quella strada Costiera che per i ciclisti è uno dei percorsi più amati, ma anche uno dei passaggi considerati attualmente pericolosi e poco sicuri.

Micol Brusaferro

 

IL VERTICE FIAB «La sicurezza aumenterà: passaggi e arrivi in città saliranno di conseguenza»

L'analisi di Mastropasqua, presidente di Ulisse Fiab Trieste: «In questo modo si è evitato il rischio di perdere i finanziamenti»

Per Luca Mastropasqua, presidente di Ulisse Fiab Trieste, la ciclovia darà un grande impulso al turismo su due ruote, con un percorso lungamente atteso, che andrà a creare anche un nuovo itinerario da est a ovest. Cosa ne pensa del via libera al progetto? Sicuramente si inserirà tra i grandi percorsi europei per chi pedala, è un'ottima notizia, che aspettavamo da tempo. Sembrava che la Regione fosse un po' in ritardo sulla questione, invece vedo con soddisfazione che ha recuperato i tempi, altrimenti si rischiava di perdere i finanziamenti. Da esperto del settore, quali requisiti dovrà avere? L'unico aspetto fondamentale è che abbia elevati standard qualitativi, che segua quindi le regole già previste in altri progetti simili a livello europeo. Quali benefici sono attesi per il settore? La Costiera è già oggi la strada preferita dei tour operator di cicloturismo, questo per dire quanto è attrattiva e importante per il territorio, questa novità aumenterà i passaggi perché garantirà una maggiore sicurezza a chi pedala. E favorirà anche gli arrivi a Trieste, dove molti si fermano, per la bellezza della città, che vogliono visitare e non solo attraversare. Inoltre questa ciclovia colmerà una lacuna: finora c'è un flusso di persone in bici soprattutto da nord a sud, principalmente dall'Austria, grazie all'Alpe Adria, questo itinerario consentirà un nuovo tratto, da est a ovest. Il cicloturismo sta crescendo a ritmi velocissimi, e sta diventando una voce molto importante nel turismo, a livello locale e regionale».

MI.B.

 

L'IMPRENDITORE «Vantaggi assicurati per stabilimenti balneari e attività sul lungomare» -

Per Luca Calabrò, titolare de "Le Ginestre", l'incremento della mole di turisti porterà beneficio a quanti hanno scommesso sull'area

Da Luca Calabrò, titolare dello stabilimento balneare Le Ginestre, i bagnanti che arrivano in bicicletta per il momento sono molto pochi. Spesso per il timore di affrontare una strada dove gli spazi per le due ruote non sono sicuri. Pensa che la ciclovia potrebbe far cambiare idea alla gente? Credo di sì. Sarà di sicuro un incentivo a usare la bicicletta di più, in questo momento chi sceglie di venire qui al mare non lo fa pedalando, molti in realtà sono turisti che soggiornano non lontano dalla nostra spiaggia, ma in generale il tratto è impegnativo e trafficato, probabilmente per questi motivi le persone scelgono altri mezzi di trasporto. La ciclovia potrebbe portare benefici allo stabilimento? Penso un po' a tutte le strutture che si trovano lungo la Costiera, perché porterà a una maggior presenza di turisti, a un movimento maggiore, che non potrà che dare vantaggi a chi lavora in tutta la zona. Sono convinto che tutti, sia negli hotel sia nelle altre attività presenti lungo la strada, siano contenti di questa notizia. Cosa aspettarsi a opera conclusa? La Costiera avrà una popolarità ulteriore, sarà considerata un punto panoramico ancora più attraente per la città e anche per la regione. Potrà godere di una maggiore visibilità, anche all'estero, in chiave turistica, un valore aggiunto che porterà sicuramente giovamento anche a chi, nel corso del tempo e anche di recente, ha deciso di investire in questa zona».

MI.B.

 

«Investimento da sfruttare per promuovere il territorio e farci ritornare i visitatori» - la guida

Francesca Pitacco, presidente dell'associazione Guide turistiche Fvg: «La notizia circolerà e così genererà curiosità in molte persone»

Francesca Pitacco, presidente dell'associazione Guide turistiche del Friuli Venezia Giulia, parla di un risvolto positivo in termini di promozione del territorio, un ritorno di immagine per la città, quando la novità sarà ultimata e operativa. Cosa pensa del progetto appena approvato? La Strada costiera per noi è già un punto panoramico importante, la raccontiamo ai turisti quando usciamo o entriamo in città, è una strada storica, oltre che un passaggio indubbiamente molto bello. La ciclovia potrebbe darle ulteriore risalto, sicuramente sarà una notizia che circolerà, se ne parlerà e di conseguenza contribuirà a renderla ancora più famosa. Probabilmente susciterà anche la curiosità di molte persone che vorranno venire a vederla. Sarà un veicolo per attrarre nuovi turisti? Il cicloturismo sta prendendo sempre più piede e credo che tutto ciò che riguarda l'inserimento o il potenziamento delle infrastrutture, effettuato in modo serio e attento, sia benvenuto in città. Il nostro target, che è quello dei gruppi numerosi, non si serve della bici, che credo riguardi più singoli o gruppi più contenuti, ma potremmo suggerire comunque ai turisti indicazioni sull'itinerario. Sarà una novità a beneficio solo dei vacanzieri che pedalano? Penso che chi sceglierà di arrivare a Trieste in bici, proprio attraverso la ciclovia, magari poi potrebbe pensare di tornaci con calma, per visitare la città anche a piedi. È in ogni caso un'occasione da sfruttare, e quando si parla di investimenti seri, non posso che essere d'accordo».

MI. B.

 

 

«Quello delle due ruote è un settore in espansione: così si allarga il mercato» - l'albergatore

Alex Benvenuti dall'hotel Riviera: «Sono sempre di più gli ospiti che vogliono utilizzare la bicicletta per scoprire le nostre zone»

Per Alex Benvenuti dell'hotel Riviera, situato proprio sulla Strada costiera, la novità sarà ampiamente gradita, soprattutto da quella fetta di clienti che si muove pedalando, in costante aumento anno dopo anno. Ci sono molti ospiti dell'albergo che usano la bici? Sempre di più, noi abbiamo inserito il noleggio sia di quelle elettriche che di quelle classiche e sono molto richieste, ma vedo che i turisti in generale, soprattutto gli stranieri, arrivano spessissimo portandosele dietro. Sono fisse sull'auto. E le utilizzano durante tutta la vacanza, per esplorare la città e i dintorni. Cosa raccontano quando si muovono pedalando? Che serve sicurezza, per questo motivo sono convinto che una ciclovia così, studiata in questo modo, avrà un requisito fondamentale per chi si sposta col proprio mezzo, quello di percorrere la strada senza rischi. Oltre al fatto che si aggiunge un elemento essenziale, quello del panorama, in un tratto che regala una vista stupenda sul golfo. Com'è il settore dei vacanzieri su due ruote negli ultimi tempi? Il cicloturismo sta vivendo un momento di notevole espansione, è un trend in costante crescita ormai da diversi anni, anche a Trieste come in tutta la regione e in altre zone d'Italia, e investire in questi termini, sulla mobilità sostenibile, per creare infrastrutture ad hoc, vuol dire aprire ulteriormente il mercato a nuovi potenziali arrivi in tutta la città. E questo non può che far bene al turismo e all'economia del territorio in generale.

MI.B.

 

 

Green Ports, 30 milioni in arrivo per Trieste

I finanziamenti sono previsti dal bando del ministero per la Transizione ecologica D'Agostino: «Abbiamo scelto di sostenere progetti condivisi con i privati»

TRIESTE. Un pacchetto da 30 milioni di euro al Porto di Trieste per la conversione green che andranno destinati a interventi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e degli altri inquinanti connessi alla combustione di fossili legati alle attività portuali e di approvvigionamento da fonti rinnovabili . Il plafond complessivo del progetto "Green ports", varato dal ministero della Transizione ecologica, è di ben 270 milioni, risorse che fanno parte del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che saranno ripartiti su buona parte dl sistema portuale del nord e centro Italia. L'avviso pubblico è stato pubblicato «e per quel che ci riguarda - spiega il presidente dell'Autorità portuale Alto Adriatico, Zeno D'Agostino - abbiamo già definito i progetti». Le risorse saranno ripartite sia sulla base del movimentazione di merci e di passeggeri riferita al 2019, cioè prima che la pandemia dispiegasse i suoi effetti anche sulle banchine italiane, che ovviamente sulla valutazione delle proposte. La stima è «di una trentina di milioni su Trieste - prosegue D'Agostino -, che fanno del nostro Porto una delle realtà che intercettano la quota maggiore dei fondi». Fondi che raggiungono la ragguardevole cifra di circa 450 milioni sull'infrastruttura regionale, comprendendo le risorse (415 milioni) del Recovery fund. Tornando al Green Ports «i nostri progetti - entra nel dettaglio D'Agostino - riguardano impianti e macchinari, non quindi le infrastrutture, e puntano a favorire l'operatività dei terminalisti, in ossequio alle indicazioni del bando che riserva i finanziamenti alla riconversione ecologica dei terminalisti». Le risorse in arrivo a Trieste sono destinate ad imprimere una svolta significativa al porto regionale «grazie ad iniziative che si inseriscono in una progettualità strutturata che coinvolge tutti i settori. Ed è stata una scelta - chiarisce il presidente -: Genova, ad esempio, ha avanzato richiesta per un finanziamento consistente da destinare ad una sola opera, noi abbiamo preferito sostenere più progetti nei quali c'è una condivisione di finanziamenti con i privati, cogliendo l'occasione di attivare un effetto moltiplicatore , che è poi alla base del Recovery, con una vocazione ecologica che è presente anche in tutti i progetti infrastrutturali», una parte importante dei quali è rivolta alla componente ferroviaria finalizzata a rendere il traffico merci sempre più sostenibile. Dei 270 milioni a disposizione, 225 saranno destinati ai progetti delle singole Adsp (Autorità di sistema portuale), la parte restante è invece dedicata ai concessionari. Gli interventi ammissibili sono stati suddivisi in sette categorie: produzione di energia da fonti rinnovabili (70 milioni di euro), efficienza energetica degli edifici portuali (39 milioni), efficienza energetica dei sistemi di illuminazione (30 milioni), mezzi di trasporto elettrici (62 milioni, divisi fra 17 per le Adsp e 45 per eventuali proposte di terminalisti e concessionari), interventi sulle infrastrutture energetiche portuali non efficienti (23 milioni), realizzazione di infrastrutture per l'uso dell'elettricità in porto (22 milioni), metodi di riduzione delle emissioni (24 milioni).

Elena Del Giudice

 

 

"Mare Morje Sailing" per la tutela del territorio

DUINO AURISINA. Sensibilizzare turisti e residenti sul tema della tutela del territorio. È questo l'obiettivo di "Mare Morje Sailing, una terra e un mare da vivere", campagna di informazione promossa dal Comune di Duino Aurisina, in programma oggi e domani, in occasione dei due campionati italiani della classe Ufo di vela, organizzati dal Diporto nautico e dal Cupa, a Sistiana, e della classe Europa, allestito dalla società nautica Laguna al Villaggio del Pescatore. Per l'occasione, l'amministrazione e, nello specifico, l'assessorato al Turismo, Ambiente e Politiche del mare, guidato da Massimo Romita, ha lanciato l'evento digitale che consiste in una quarantina di video, presentati sui canali social del Comune (YouTube e Facebook) che raccontano le attività, i luoghi e i protagonisti della vita del territorio. «È fondamentale per noi - sottolinea Romita - mettere in rete le attività promosse da Regione, Capitaneria di Porto, Polizia di Stato, Area marina di Miramare, Aries, associazioni ambientaliste, stabilimenti e mondo associativo sportivo che si occupano della vita a mare».

u.sa.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - VENERDI', 27 agosto 2021

 

 

Legambiente Trieste promuove un premio di studio in ricordo del prof. Daribor Zupan.

Gli studenti e studentesse laureati al corso di Laura Magistrale in Ecologia dei Cambiamenti Globali presso l'Università degi Studi di Trieste possono presentare la domanda di ammissione al bando del Premio di Studio “D. Zupan” entro il 31 agosto, con le modalità indicate sul sito dell'Università e sul sito di Legambiente Trieste. Il premio di 1200 Euro è finanziato dal Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste, per ricordare il proprio socio e dirigente prof. Daribor Zupan, ingegnere chimico, docente di chimica all'Istituto “Galvani” e infine dirigente scolastico dell'Istituto “Zois” di Trieste. Con Legambiente, il prof. Zupan fu protagonista di numerose battaglie ambientali, tra cui quella contro il rigassificatore previsto a Zaule, sempre basandosi sui dati e le conoscenze scientifiche, da utilizzare per la difesa dell'ambiente e delle salute. Divenuto direttore scientifico di Legambiente Trieste, il prof. Zupan si impegnò anche nell'approfondimento dei temi legati ai trattamento dei rifiuti, delle acque reflue e del biogas, impegnandosi poi nella organizzazione e gestione dell'Ecosportello, destinato a informare i cittadini sul risparmio energetico e le energie rinnovabili, finanziato dalla Provincia di Trieste. La sua scomparsa il 17 novembre del 2013 ha privato l'associazione del contributo di una personalità vivace, di ampia cultura e di grande impegno civile.

Andrea Wehrenfennig, presidente del Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 27 agosto 2021

 

 

Trieste e Muggia Verde: campagna nel segno del no a laminatoio e dragaggi - IL GEMELLAGGIO

Le due formazioni che candidano a sindaco Marconi nel capoluogo e Fogar nel vicino comune unite nel sottolineare il tema ambientale

Presentato ieri il gemellaggio programmatico fra le liste di Trieste e Muggia Verde alla presenza dei rispettivi candidati a sindaco, Aurora Marconi per il capoluogo e Maurizio Fogar per la cittadina muggesana. Obiettivo comune è quello di dare una risposta all'acciaieria che, secondo i progetti, verrà realizzata nella zona industriale delle Noghere. «Le ricadute di natura ambientale del futuro laminatoio coinvolgeranno non solo Muggia, ma anche San Dorligo e Trieste - ha dichiarato Fogar -. Per questo motivo lo sforzo di entrambe le liste sarà quello di impedire la realizzazione di questo nuovo complesso industriale, il cui impatto produrrà conseguenze che andranno ben oltre il problema dell'emissione di anidride carbonica - ha evidenziato il candidato sindaco di Muggia Verde - ma produrrà emissioni copiose di ossido di azoto, ossido di zolfo e acido solforico, come già accade in un laminatoio analogo a San Giorgio di Nogaro. Alle Noghere l'impatto ambientale che andrebbe a prodursi sarebbe amplificato, con abitazioni a pochi metri di distanza». Oltre al no al laminatoio delle Noghere, Trieste Verde esprime la propria netta contrarietà ai dragaggi da realizzare tra Scalo Legnami e le stesse Noghere che comporterebbero, a detta di Fogar, «un sollevamento di fanghi tossici dai fondali marini del Vallone di Muggia dai valori superiori di almeno duemila volte rispetto ai limiti di legge. Ciò significherebbe, per il futuro, il divieto di balneazione, di pesca e di mitilicoltura, con tutto ciò che ne conseguirebbe in termini di posti di lavoro».

Lorenzo Degrassi

 

 

San Giovanni, ecco i fondi: polo sportivo entro il 2023

La Regione stanzia oltre due milioni: sbloccato l'iter per il completamento della struttura polifunzionale di viale Sanzio. Nuovo cantiere a inizio 2022

Spuntano i fondi che mancavano per sbloccare i lavori necessari al completamento della futura palestra polifunzionale di San Giovanni. Si tratta di oltre due milioni di euro: serviranno a realizzare il cosiddetto secondo stralcio del primo lotto, e sono stati messi a disposizione dalla Regione nell'ambito dell'ultimo assestamento di bilancio. La cifra esatta destinata al Comune, ai fini del completamento della struttura, è di 2.209.627,29 euro, e verrà concessa in tre soluzioni nel corso di altrettante annualità: nell'anno corrente il contributo sarà di centomila euro, mentre la tranche più grossa, pari a 1.509.637,29 euro, è attesa nel 2022, con una quota conclusiva di 600 mila nel 2023. All'interno di quest'impianto verranno dunque costruite due distinte palestre attrezzate per le attività di allenamento di pallavolo e basket, con annessi spogliatoi, docce, servizi igienici e pavimenti regolamentari. Ulteriori due spogliatoi saranno realizzati a beneficio delle persone con disabilità, e inoltre ci sarà uno spazio per gli uffici della società che gestirà l'impianto e un altro pure per un ambulatorio medico. «Ringraziamo l'amministrazione regionale per la concessione dei fondi necessari a completare l'opera e utili a far crescere, in futuro, l'attività sportiva sia del rione che della città», così l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi in occasione di una conferenza stampa organizzata ieri in viale Sanzio per l'annuncio dell'avvenuto finanziamento. Per quanto riguarda le tempistiche dell'avvio dei lavori e del completamento della palestra, la stessa Lodi ha ricordato che «l'obiettivo è quello di far andare in gara il progetto esecutivo entro l'anno. In questo modo nelle prime settimane del 2022 potremmo iniziare la cantierizzazione del nuovo lotto e completare i lavori entro il 2023».«Il finanziamento - ha evidenziato a sua volta l'assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti - attinge a fondi messi a disposizione dei comuni e che sull'area di Trieste permetteranno, tra gli altri interventi, la riqualificazione di Palazzo Biserini, la ricostruzione della piscina terapeutica e la realizzazione della rotonda di Salita di Conconello». Quest'impianto, nelle intenzioni dell'amministrazione comunale, costituirà una delle strutture portanti del rione, insieme al vicino campo di calcio e alla piscina di via San Cilino. E proprio prendendo spunto dalla struttura per il nuoto, il sindaco Roberto Dipiazza ha ricordato come «a distanza di quasi 20 anni posso dire di aver contribuito a realizzare un altro complesso sportivo per il rione, dopo la piscina da me inaugurata nel 2004». «Questa diventerà la 58.ma palestra gestita dal Comune - ha aggiunto l'assessore al Patrimonio Lorenzo Giorgi - alla quale si vanno a sommare le altre 15 palestre di provenienza Edr per un totale di 73 strutture sportive di futura proprietà del Comune, a dimostrazione di una città dall'impronta sempre più sportiva». Parole di apprezzamento per il finanziamento della Regione arrivano pure dal presidente della Terza Commissione Massimo Codarin («Oggi si dimostra con i fatti quanto si è realizzato da inizio mandato ad oggi per il bene di tutta la nostra città, tra centro e periferia») e da quello della Quarta Michele Babuder: «Non posso che rallegrarmi per la compiuta responsabilità e il supporto regionale».

Lorenzo Degrassi

 

 

Pesca e specie "aliene" nel quarto focus Arpa - l'incontro dedicato al mare sul molo Audace

Gli orizzonti della pesca sostenibile, le specie "aliene" nei nostri mari, l'opera di controllo della Capitaneria. Sono i temi che hanno caratterizzato l'ultima tappa di "A misura di mare - In viaggio per la sostenibilità", il ciclo a cura dell'Arpa organizzato con l'Autorità portuale. Il "porto" del quarto appuntamento è stato ieri il Molo Audace, un teatro a cielo aperto per gli interventi moderati da Barbara Pernar e a cui hanno preso parte esperti di Arpa, Area marina di Miramare, Ogs, Capitaneria e filiera ittica. In primo piano, anche con una analisi di stampo storico, la valenza della pesca e della maricoltura nel golfo di Trieste, settore di primaria importanza divenuto anche un modello di esportazione, grazie alle realtà in auge sin dall'800 legate agli allevamenti e alle industrie di conservazione a Grado, Muggia, Barcola e nelle coste istriane. Altri tempi. La pesca ora richiede altre modalità e, a quanto emerso, urge ora la costituzione di un modello "sostenibile", ovvero saper coniugare l'equilibrio biologico con un reddito per i pescatori. Un tema realizzabile, hanno sottolineato i relatori, nel segno di regole, pianificazione e un sistema di efficace controllo. A proposito di controlli: oltre ai monitoraggi di Ogs (vedi il progetto Fairsea basato sulla raccolta dati in web) ed Ersa, qui la Capitaneria ha un ruolo essenziale, fondato su controlli in mare e in remoto sui pescherecci a base di verifiche della etichettatura, rispetto delle specie protette, conformità degli attrezzi. L'altro focus si è indirizzato sulle specie "aliene". Qui "ricchezza" spesso collima con "minaccia". Lo testimoniano le molte centinaia di specie oramai libere nel Mediterraneo, molte delle quali avverse all'ecosistema, vedi la "Noce di mare", presente pure nel golfo di Trieste.

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 26 agosto 2021

 

 

Centro libero dalle auto: le categorie incassano l'impegno dei candidati

Dipiazza: «Avanti con le pedonalizzazioni e via i parcheggi dal waterfront» Russo: «Sì a una città sempre più a misura di chi va a piedi, in bici e sui bus»

Una decisa accelerazione verso un centro sempre più pedonale e un waterfront cittadino liberato dai parcheggi mettono d'accordo, con qualche eccezione, i candidati sindaco. La chiave di sviluppo teorizzata sul Piccolo di ieri dalle categorie trova quindi conferme, pur con delle sfumature, nei programmi di chi punta ad occupare da qui al 2026 l'ufficio del primo cittadino. Ma andiamo con ordine: raccontando di una sua recente passeggiata serale nella zona pedonale che da via Trento accompagna fino a piazza Venezia, il candidato del centrodestra - nonché sindaco uscente Roberto Dipiazza - sottolinea: «Questa è la mia città, questi sono solo alcuni degli interventi che abbiamo già portato a termine e questa è la Trieste che voglio». Per Dipiazza, dunque, «si proseguirà con le pedonalizzazioni», realizzando attorno al centro un ring, con un eventuale servizio di bus elettrici. Sulle Rive Dipiazza intende «togliere i posteggi, mettendo a disposizione due park: uno all'altezza del Molo IV e uno all'altezza del Mercato ortofrutticolo». Il candidato del centrosinistra Francesco Russo indica a sua volta che «nella prospettiva di una città più moderna e simile alle capitali mitteleuropee è giusto immaginare all'interno del nostro programma che Trieste sia sempre più a disposizione di quei cittadini che si muovono a piedi, in bici e con mezzi elettrici. Ciò avverrà in modo progressivo, tramite progettualità, e non facendo promesse che in sei mesi non si possono mantenere. A trarne beneficio sarebbe in primis il commercio». Leggendo le richieste che arrivano dalle categorie, Franco Bandelli di Futura anticipa una conferenza stampa sul tema «per dare risposta punto su punto alle esigenze delle categorie: tutto è stato già proposto da Futura. Sono entusiasta che le loro proposte rispecchino il nostro programma. Ricordo che ho fatto io l'asse viario parallelo pedonale sulle Rive». La candidata del M5S Alessandra Richetti pensa dal canto suo a «un centro di Trieste che anteponga l'interesse dei pedoni a quello delle automobili, disincentivando il traffico privato a favore di pedonalità e ciclabilità. Serve un confronto costante con le categorie economiche e sociali, per costruire un centro che soddisfi le esigenze di tutti. Nessuno, ad esempio, ha mai pensato a parcheggi extra large per le necessità delle famiglie». Accoglie con favore le proposte emerse da categorie e associazioni anche Riccardo Laterza, candidato di Adesso Trieste: «Riteniamo che la città debba essere vissuta, e non semplicemente attraversata, tanto in centro quanto nei rioni. La promozione di pedonalità, ciclabilità e trasporto pubblico avrebbe impatti sociali ed economici molto positivi». ll ring attorno al centro e la rimozione dei parcheggi dalle Rive «sono promesse elettorali di lungo corso - sostiene Laterza - mai realizzate dalla giunta Dipiazza». Il candidato sindaco della Dc Gianfranco Melillo immagina invece «un ampliamento della zona pedonale e parcheggi a prezzi ridottissimi realizzati anche in palazzi abbandonati nella fascia attorno all'area preclusa al traffico». Giorgio Marchesich, proposto come sindaco dalla Federazione del Tlt, punta all'«ampliamento delle zone pedonali per garantire più spazio anche ai pubblici esercizi». Marchesich è favorevole alla rimozione dei parcheggi dalle Rive, «studiando la possibilità di realizzare qualche park sotterraneo: Foro Ulpiano e San Giacomo evidenziano la validità di quel tipo di progetti». «Un tram su rotaia, che da Barcola, passando per le Rive, arrivi fino a Muggia, con parcheggi scambiatori interconnessi con la rete tranviaria e degli autobus», è quindi una delle proposte di Ugo Rossi, il candidato del Movimento 3V favorevole alla gratuità del servizio di trasporto pubblico. La candidata di Trieste Verde Aurora Marconi non ritiene necessario un ulteriore incremento delle zone pedonali, «bensì una spinta sulla costruzione di parcheggi fuori dal perimetro del centro incentivando l'arrivo in città con trasporto pubblico e biciclette». Trasposto pubblico gratuito e pedonalizzazioni togliendo i parcheggi dal centro sono tra le proposte di Sinistra in Comune: «Per ridurre l'inquinamento non bastano piccoli cambiamenti - valuta la candidata Tiziana Cimolino - ma soluzioni radicali». Il candidato della lista Podemo Arlon Stock, infine, vede un trasporto pubblico proiettato verso un'area più vasta, «che colleghi - spiega - il centro di Trieste con Ronchi da un lato e Portorose dall'altro, per integrare il centro di Trieste con un bacino, anche commerciale, più ampio».

Laura Tonero

 

 

Puntano al pesce serra e si imbattono in un tonno del peso di un quintale

Luca e Marco Zuliani erano usciti al largo di Grado per pescare con la tecnica dello spinning Hanno lanciato l'artificiale che è stato scaraventato in aria

GRADO. Sono usciti domenica pomeriggio al largo di Grado (in linea d'aria di fronte alla spiaggia gestita dalla Git, ma in mare aperto dove la profondità del mare è di circa 7-8 metri) per andare a pesca con la tecnica dello spinning. Si tratta della pesca che si pratica lanciando l'artificiale per recuperarlo con l'utilizzo di una canna da pesca abbastanza corta alla ricerca del pesce serra. Ma anziché un pesce serra per poco davvero, non senza un grande spavento da parte dei pescatori, è saltato fuori dall'acqua un grande tonno rosso. L'avventura è capitata a due fratelli, parrucchieri di professione (Ricci & Capricci), Luca e Marco Zuliani, e che per hobby, oltre alla pesca fanno anche da Prostaff sia di un'azienda di Treviso, importatrice dei migliori marchi giapponesi per attrezzatura da pesca, sia per Nautic Motors Grado, ditte per le quali si dilettano a fare foto e video di pesca e motori marini fuoribordo.«Mentre recuperavo il mio artificiale - racconta Luca Zuliani - all'improvviso dal nulla è uscito un tonno rosso solitario enorme che ha attaccato il mio artificiale con la bocca aperta a cinque metri dalla barca, scaraventandomi l'artificiale stesso a due metri in aria. Siamo rimasti sconvolti da questo attacco da paura, considerato che tra l'altro di solito questo periodo i tonni non ci sono».Il periodo dei tonni a Grado su acque relativamente basse è, infatti, quello primaverile quando arrivano sulle acque relativamente profonde per mangiare "angusieri" e "sievuli" (aguglie e cefali). Trovarselo in questo periodo davanti è stata una grande sorpresa anche perché il pesce era alquanto grande. «Pesava ben oltre un quintale: era lungo circa due metri!», raccontano i due fratelli.Come ben si capisce, naturalmente il tonno non l'hanno pescato, non avevano neppure l'attrezzatura idonea. In passato, però, hanno fatto diverse buone pescate come si vede anche dalla foto dove Luca e Marco Zuliani esibiscono una bella "leccia amia".Ovviamente i due fratelli continueranno ad andare a pesca per divertimento e in questo periodo sempre per pescare il pesce serra («per me arrostito è forse ancor più buono del branzino», dice Luca), che di solito viene gustato in compagnia con gli amici.

an. bo.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 25 agosto 2021

 

 

Le categorie ai candidati: «Più pedonalizzazioni e park attorno al centro»

Paoletti di Confcommercio: «Rive senza stalli e dehors dei locali sul lato mare» Suban per la Fipe: «Nella zona di Campo Marzio una soluzione per la sosta»

Le parole d'ordine sono pedonalizzare, creare parcheggi nell'area a ridosso del centro storico agevolando l'utilizzo dei mezzi pubblici e assicurando una migliore viabilità sulle corsie preferenziali. Le categorie economiche hanno le idee abbastanza chiare su come il traffico dovrebbe cambiare nei prossimi anni nella parte nevralgica di Trieste. E "suggeriscono" alcune soluzioni ai candidati a sindaco impegnati nella campagna elettorale.«Il futuro deve prevedere più pedonalizzazioni possibili - valuta il presidente di Confcommercio Trieste, Antonio Paoletti - e non solo in centro città, visto che alcuni interventi che vanno in quella direzione hanno portato beneficio alla vivibilità anche di zone più periferiche, valorizzando le attività commerciali e regalando maggior valore agli immobili residenziali che insistono su quelle aree». Ciò che non va perso d'occhio, per Paoletti, è comunque la mobilità: «Siamo una città che conta molti anziani - rileva - quindi va garantita una serie di servizi, creando sì il famoso ring attorno al centro, ma agevolando poi rapidi collegamenti con bus elettrici non inquinanti». Il numero uno di Confcommercio sposa poi la proposta avanzata dalla giunta Dipiazza di liberare le Rive dai parcheggi: «Mi trova favorevole - conferma - dando la possibilità ai ristoranti di creare dei dehors chiusi sul lato mare, per far vivere quel magnifico waterfront, con soluzioni non invasive, a basso impatto, come in via Veneto a Roma». Mai come durante la pandemia ci si è resi conto di quanto sia prezioso lo spazio esterno per i pubblici esercizi. «Sì quindi ad un incremento delle vie chiuse al traffico - indica la presidente di Fipe, Federica Suban - e al ring attorno al centro storico, in modo da ridurre il traffico privato e incoraggiare i cittadini all'utilizzo degli autobus, ma non dimenticando che le tante attività commerciali del centro necessitano di quotidiani rifornimenti, che non possono di certo arrivare attraverso i bus elettrici o solo in ridotte fasce orarie». Sull'ipotesi di togliere i parcheggi dalle Rive cittadine, la presidente della Fipe pone una condizione, «non negoziabile - sottolinea -: di creare contestualmente, oltre a quello del Molo IV, un capiente parcheggio dalla parte opposta, verso Campo Marzio. Altrimenti per i bar e i ristoranti nella parte finale delle Rive sarebbe la fine, perché è inutile negarlo: la gente ama le comodità e non si va a cena in autobus o in bicicletta». Ad avere un peso significativo nell'adozione di qualsiasi nuova soluzione per il traffico del centro cittadino, è il trasporto pubblico locale: «Non si può pedonalizzare tutto - premette Pier Giorgio Luccarini, presidente di Trieste Trasporti -. In una città con una popolazione non giovane va garantita la possibilità di raggiungere alcuni punti del centro con i mezzi pubblici, puntando però a ridurre al minimo, ove possibile, la presenza dei mezzi privati, realizzando grandi parcheggi in periferia e agevolando l'arrivo in città con il trasporto pubblico locale». Chi, ogni giorno, dall'alba a notte fonda, si confronta con la mobilità sono certamente i tassisti. «Siamo favorevoli alle pedonalizzazioni - dichiara Davide Secoli, presidente della cooperativa Radio Taxi -, mantenendo però alcune assi di scorrimento per taxi e autobus». Interessante, per Secoli anche l'idea del ring, «garantendoci, ad esempio - propone - percorsi come via Mazzini e via Valdirivo incentivando, ove possibile, soluzioni come quella adottata in via Trento, che soddisfa diverse esigenze. Le preferenziali poi andrebbero controllate di più, con un'onda verde su vie come Mazzini o Carducci, in modo da farci acquistare velocità commerciale».

Laura Tonero

 

 

No al laminatoio Danieli anche da Rifondazione - il terzo polo manifesta oggi in piazza

MUGGIA. Da Rifondazione di Muggia arriva il parere negativo al laminatoio alle Noghere: una decisione, fanno sapere dal circolo, dettata da «scarsa trasparenza, totale mancanza di comunicazione e coinvolgimento delle parti sociali. Dopo l'annunciato rinvio ad autunno, la discussione è proseguita ai piani alti con il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, che ha dato per certa la realizzazione, lasciando fuori nuovamente dalla discussione il Comune di Muggia. Fino a quando non sarà presentato un progetto valido e credibile fondato sulla tutela e salvaguardia dei lavoratori, dell'ambiente e dei residenti, il nostro giudizio rimarrà non favorevole, pur confermando la disponibilità a qualsiasi confronto». Intanto oggi alle 18.30 in piazza Marconi il Comitato Noghere - No laminatoio insieme a Meio Muja, M5s, Podemo, Sostenibilità Equità Solidarietà ed Europa Verde, tutti parte del Patto Civico per Muggia, il cosiddetto "terzo polo" che appoggia la candidatura a sindaco di Roberta Tarlao, manifesta contro il laminatoio Metinvest-Danieli.

Luigi Putignano

 

 

Gli Amici dei Caregoni respingono le accuse «Ferragosto regolare» - la replica a Legambiente

STARANZANO. C'è rabbia ma non rassegnazione per gli attacchi di Legambiente all'associazione Amici dei Caregoni, convinti di essere nel giusto circa la festa-raduno di Ferragosto con 700 imbarcazioni e oltre 3 mila persone sull'area. Il presidente del sodalizio Massimo Bruno è sconcertato per la posizione intransigente del circolo ambientalista e commenta con amarezza: «Non è chiara la loro posizione, anche perché a controllare che tutto fosse in ordine c'erano capitaneria, polizia con le moto d'acqua e carabinieri: nessuno ha trovato nulla di anomalo o da obiettare. Le regole sono state rispettate ed è inutile continuare a gridare all'illecito quando chi è deputato al controllo non ha svolto alcun rilievo». A caricare la dose il coordinatore della manifestazione e vicepresidente Stefano Brunetta: «Legambiente continua a criticare senza motivo e non sa che l'evento di Ferragosto vanta una tradizione consolidata dai tempi dei nostri nonni. Prosegue a perpetuarsi di generazione in generazione ed esiste ben prima della costituzione della Riserva naturale. Importa solo criticare e creare attriti in una comunità che rispetta senza mezzi termini le regole». Gli Amici dei Caregoni sostengono che Legambiente rifiuta il confronto e ha la ferma convinzione che le aree ambientali «siano di loro esclusiva competenza» e non sanno che ai Caregoni, non vige alcun divieto di navigazione e balneazione. «Con riferimento all'Isola dei Gabbiani ove l'area è ampiamente delimitata da pali che segnalano il divieto d'accesso e il fondale non permette la navigazione - dice Brunetta - è rispettata dai natanti. Le mareggiate portano rifiuti e noi li raccogliamo».

CI.VI.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 24 agosto 2021

 

 

Tuffi vietati alla Dama Bianca: al via i controlli sugli scarichi - la decisione dopo il vertice convocato dall'assessore Romita

DUINO AURISINA. Scatta l'operazione di monitoraggio della rete fognaria a Duino. Dopo l'ennesimo stop alla balneazione nell'area della Dama Bianca, reso necessario dall'esito delle nuove analisi dell'Arpa, che hanno evidenziato la presenza di escherichia coli in misura nettamente superiore ai limiti stabiliti per legge, l'amministrazione comunale di Duino Aurisina è partita al contrattacco. Ieri pomeriggio si è svolto infatti un incontro convocato dall'assessore ai Servizi sul territorio Massimo Romita - al quale hanno partecipato anche il vicesindaco Walter Pertot, il direttore dell'Arpa Stellio Vatta, tecnici di AcegasApsAmga e delegati della Polizia locale e della Capitaneria di porto - per esaminare la situazione e decidere il da farsi. «Abbiamo optato per la linea dura - annuncia Romita - nel senso che faremo, in tempi brevi, tutti i controlli necessari per venire a capo di una situazione che ci preoccupa molto. È il terzo anno consecutivo - sottolinea l'assessore della giunta guidata dal sindaco Daniela Pallotta - che, proprio alla vigilia di Ferragosto, cioè in uno dei momenti più importanti della stagione balneare, i livelli di escherichia coli crescono a dismisura nelle acque della Dama Bianca, una delle spiagge più apprezzate del nostro territorio. Vogliamo individuare le cause di tutto questo. Abbiamo registrato la piena disponibilità degli enti coinvolti su questo fronte - continua Romita - perciò nei prossimi giorni faremo le verifiche e i controlli necessari». La decisione di vietare la balneazione era stata presa l'altro giorno proprio dal sindaco Pallotta: «Davanti ai risultati presentati dai tecnici dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente - aveva detto - è mio preciso dovere adottare i provvedimenti necessari a garantire la tutela della salute pubblica. Mi dispiace enormemente dover vietare i tuffi - aveva aggiunto - perché quella è un'area splendida, meta di turisti, ma non è possibile fare diversamente. La priorità deve essere quella della salute delle persone - aveva ribadito la prima cittadina - ma adesso andremo a fondo per capire le cause di questa situazione». Gli escherichia coli sono i batteri che vivono nell'intestino dell'uomo e degli animali a sangue caldo. La loro presenza in forma molto diffusa nelle acque della zona della Dama Bianca è il risultato degli scarichi a mare delle costruzioni che caratterizzano l'area a monte. L'Arpa, intanto, ieri ha effettuato una nuova serie di prelievi delle acque del mare, sempre davanti alla Dama Bianca, come previsto dalle norme, il cui esito sarà reso noto nella giornata di oggi. Tutti auspicano che i risultati stavolta siano buoni e permettano l'annullamento dell'ordinanza di divieto alla balneazione.«Siamo ancora in agosto conclude Romita - perciò abbiamo davanti a noi ancora uno scorcio d'estate che i turisti, ma anche i bagnanti locali, speriamo possano sfruttare, magari andando a tuffarsi proprio davanti alla Dama Bianca».

u.sa.

 

 

MONFALCONE -  Legambiente - «Ai caregoni 700 barche hanno violato la Riserva»

Non si è fatta attendere la reazione di Legambiente Circolo Ignazio Zanutto di Monfalcone, dopo la festa di Ferragosto degli Amici dei Caregoni che ha richiamato 700 imbarcazioni e 3 mila persone. «I cosiddetti amanti della natura - attaccano gli ambientalisti - non possono esultare per l'esito della festa alla foce dell'Isonzo all'interno della Riserva Naturale, sito Natura 2000. Ci sono limiti precisi per balneazione e navigazione. E le 700 barche sgranate lungo i dossi sabbiosi certamente avranno rispettato il distanziamento anti-covid, ma non hanno rispettato l'ambiente naturale». Non si tratta - dicono gli ambientalisti - solo di astenersi dal fare fuochi e griglie sull'acqua o di gettare rifiuti fuori bordo ma si tratta di «capire che nei pochi ambiti naturali rimasti, neppure integri e a fatica ricostruiti, una simile invasione è di per sé ingiustificata e fortemente impattante, non solo per l'avifauna ma per l'intero ecosistema». Legambiente ricorda che il Piano di gestione pone l'obbligo di verifica del gestore sulle attività organizzate legate alla fruizione turistica e agonistica.

Ci.Vi.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 23 agosto 2021

 

 

Batteri oltre i limiti: altro stop ai bagni in zona Dama Bianca

La decisione sulla base dei dati Arpa sulla concentrazione di escherichia coli in mare. Oggi un vertice sulla questione

DUINO AURISINA. Nuovo stop alla balneazione a Duino, nell'area della Dama Bianca, già coinvolta da un provvedimento simile nei giorni precedenti il Ferragosto. La decisione è stata presa dal sindaco di Duino Aurisina, Daniela Pallotta, dopo che le nuove analisi fatte dall'Arpa regionale hanno evidenziato la presenza di escherichia coli in misura nettamente superiore ai limiti stabiliti per legge. «Davanti ai risultati presentati dai tecnici dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente - spiega Pallotta - è mio preciso dovere adottare i provvedimenti necessari a garantire la tutela della salute pubblica. Mi dispiace enormemente dover vietare i tuffi - aggiunge - perché quella è un'area splendida, meta di turisti, ma non è possibile fare diversamente. La priorità deve essere quella della salute delle persone - ribadisce il sindaco - ma adesso andremo a fondo per capire le cause di questa situazione». Gli escherichia coli sono i batteri che vivono nell'intestino dell'uomo e degli animali di sangue caldo. In sostanza, la loro presenza in forma molto diffusa nelle acque della zona della Dama Bianca è il risultato degli scarichi a mare delle costruzioni che caratterizzano l'area a monte. «Per capire quali possono essere le cause di questo grave fenomeno - riprende Pallotta - ho convocato una riunione urgente per domani pomeriggio (oggi), alla quale ho invitato gli esperti dell'AcegasAps Amga e i tecnici del Municipio che si occupano dell'ambiente. Dobbiamo venire a capo di questo problema - insiste - perché non è possibile continuare con provvedimenti di divieto alla balneazione che penalizzano una delle più belle spiagge del nostro territorio». Una delle ipotesi al vaglio è che non tutti i proprietari delle ville e delle abitazioni di Duino rispettino le norme relative alla manutenzione degli impianti di scarico. D'estate Duino è ovviamente molto più popolata che d'inverno. Uno stato di fatto che però da solo non basta a spiegare la gravità del problema. Più facile pensare che qualcuno non rispetti le regole. In passato, l'amministrazione comunale aveva già effettuato verifiche in tal senso. «Stavolta - conclude il sindaco Pallotta - siamo decisi a risolvere definitivamente questa situazione». L'Arpa ha già annunciato che nei prossimi giorni effettuerà nuovi controlli, nell'auspicio di trovare concentrazioni di escherichia coli più basse, in modo che si possa tornare quanto prima alla normalità, con libertà di balneazione per tutti.

Ugo Salvini

 

 

Da Lubiana a Bucarest gli orsi nel mirino Abbattimenti in aumento fra le proteste animaliste

La crescita della popolazione dei plantigradi rappresenta un problema per l'intera regione. E i governi preparano le contromosse

Belgrado. Un censimento a tappeto in Romania, per comprendere una volta per tutte le dimensioni del problema e per adottare, forse, risoluzioni drastiche. Un centinaio e più di eliminazioni solo nel primo semestre dell'anno, in Slovenia, in forte aumento rispetto al passato. E tanti altri "incidenti" che preoccupano, dalla Serbia alla Bosnia, passando per la Croazia. Resta un tema caldo nei Balcani quello degli orsi, spesso amati, altrettanto di frequente fonte di problemi in quello che appare essere un delicato e complicato bilanciamento tra leggi della natura ed esigenze dell'uomo. Lo è sicuramente nella vicina Slovenia, fra i Paesi europei con la più alta densità di carnivori nel continente europeo. Nei soli primi sei mesi nel Paese sono stati abbattuti dai cacciatori quasi 130 orsi. Eliminazioni, lo ricordiamo, che avvengono sempre con il permesso dell'Agenzia slovena per l'ambiente, per tenere sotto controllo la popolazione degli orsi, tra mille polemiche e critiche veementi da parte degli ambientalisti. Si tratta di numeri importanti, quelli del 2021 per la Slovenia, che certificano il superamento di tutte le quote di plantigradi soppressi nell'intero 2020, "solo" 99 su una popolazione stimata intorno alle mille unità. Si tratterebbe di una mossa obbligata, hanno fatto sapere le autorità di Lubiana, tenuto conto dell'aggravamento dei danni economici causati da orsi. Nei primi sei mesi del 2020, infatti, gli incidenti che avevano coinvolto gli orsi erano stati 86; quest'anno i numeri sono schizzati a 120. E in questi giorni, dopo un anno e oltre di relativa quiete, si è registrato anche il primo attacco di un orso a una persona. È accaduto nei pressi del villaggio di Zagorje, dove un trentenne è stato ferito dopo essersi imbattuto in mamma orsa e i suoi piccoli. La Romania - seimila gli esemplari di orsi stimati nel Paese - rappresenta però il fronte più caldo al momento, dove la situazione appare ben più severa. Nel Paese - che ha limitato drasticamente dal 2016 le eliminazioni degli orsi - sarebbero stati oltre cento gli attacchi dei plantigradi registrati negli ultimi tre anni, ha stimato il ministro dell'Ambiente Barna Tanczos ricordando anche le cinquemila richieste di risarcimento da parte di contadini a causa degli attacchi sempre più frequenti e ravvicinati. Numeri che potrebbero essere sottostimati, in un Paese in cui si sta acuendo la tensione tra ambientalisti e residenti in villaggi isolati o aree di montagna, dove le aggressioni non sono più episodiche (un pastore è stato ucciso il mese scorso). E i giornali riportano quasi quotidianamente notizie di bestiame sbranato dagli orsi, che si avvicinano senza paura ai centri abitati entrando in cortili e case. Sotto pressione, Bucarest ha così deciso di fare sul serio, lanciando ora un censimento a tutto campo degli orsi bruni. Utilizzando fondi Ue - una decina di milioni di euro - la Romania sguinzaglierà sul territorio 400 volontari ed esperti per mappare la popolazione degli orsi, anche prelevando campioni di Dna. L'obiettivo è conoscere finalmente l'esatto numero di plantigradi in Romania, che «potrebbe essere tre volte più grande» della stima di seimila, ha specificato Djuro Huber, professore dell'università di Zagabria, citato dalla Afp. Il tutto mentre Bucarest ha dato luce verde alle amministrazioni locali affinché concedano permessi ad hoc per l'eliminazione degli orsi nelle zone più interessate dal fenomeno. Si prepara «un massacro», hanno denunciato gli ambientalisti: temono che il censimento sia solo il preludio di una sistematica campagna di riduzione del numero di orsi nel Paese, a forza di pallottole. Slovenia e Romania intanto non sono i soli Paesi costretti a fronteggiare il problema. Lo condividono infatti Serbia, Bosnia e Macedonia, dove i toni sono assai simili a quelli che si levano a Bucarest.

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 22 agosto 2021

 

 

Raddoppiati i giorni con più di 30 gradi C'è il pericolo ozono dietro l'estate calda

Negli anni Novanta erano in media 25, ora sono quasi 60 Non si è però toccato il record di temperatura nel 2021

Pioggia d'agosto rinfresca il bosco. È quanto in molti si augurano, dopo l'infilata di giornate da massime oltre i 30 gradi di metà mese, e quanto dovrebbe accadere nei prossimi giorni. L'estate del 2021 è stata comunque calda, ma non la più bollente, secondo i dati raccolti dall'Osservatorio meteorologico regionale, degli ultimi anni. Nell'ondata di caldo coincisa con il week end di Ferragosto la temperatura massima registrata dall'Osmer Fvg nelle sue stazioni di rilevamento è stata di 36 gradi centigradi a Capriva, di 35,7 a Gradisca e di 35,3 a Fossalon, mentre le misurazioni informali (non ne esistono di ufficiali) per Monfalcone parlano di una punta attorno ai 35 gradi raggiunta, sempre d'infilata, nelle giornate del 13, 14 e 15 agosto, oltre che l'8 luglio. Nella città dei cantieri il picco è stato accompagnato da un'umidità oscillante tra il 62 e il 66%, per fortuna, quindi, non a livello di Tropici. Quest'estate le giornate incandescenti si sono però moltiplicate, a vedere anche il numero di quelle in cui, a Monfalcone, ma non solo, si è verificato un superamento della soglia fissata per l'ozono, la cui formazione è favorita dalle alte temperature e dal forte irraggiamento solare. Molto più rovente, comunque, fu l'inizio di agosto del 2017 per la città dei cantieri, l'area agricola alle porte di Grado e Capriva, dove si dovette fare i conti con una massima rispettivamente di 37,9 gradi centigradi, 38,4 e 38,8. Il record, però, l'ha conquistato Gradisca e non nello stesso anno, perché a luglio del 2015 nella cittadina si toccarono i 40,2 gradi e il mese successivo i 38,9 gradi. Gradisca può "vantarsi" anche di aver vissuto la giornata più infuocata di settembre, nel 2016, con una massima di 35 gradi. Nonostante Fossalon abbia invece in media massime più alte rispetto a Monfalcone, il dato medio relativo a luglio è inferiore, risultato di una raccolta di dati che copre un lasso di tempo più ampio (dal 1991 al 2021) rispetto alla città dei cantieri (2006-2021), confermando in qualche modo un innalzamento progressivo delle temperature nell'ultimo decennio. Lo studio conoscitivo dei cambiamenti climatici e di alcuni loro impatti in Friuli Venezia Giulia realizzato da Arpa Fvg Meteo su incarico dalla Regione nel 2018, e aggiornato nel maggio di quest'anno, certifica l'aumento delle temperature medie soprattutto in estate. Rispetto alle temperature medie stagionali in pianura, gli ultimi due decenni risultano inoltre decisamente i più caldi della serie in ogni stagione dell'anno. L'estate mostra il tasso di incremento maggiore (più 0,4 gradi per decennio) e aumenta il numero di giorni con una temperatura massima sopra i 30 gradi in pianura: oltre 60 nel 2019, mentre negli anni '90 dello scorso secolo erano 25-30 giorni. Di pari passo c'è stata un'impennata nelle notti "tropicali", con una temperatura minima oltre i 20 gradi: oltre 20 nell'estate di due anni fa, mentre erano 5 negli anni '90. Diminuiscono poi i giorni di gelo nei mesi invernali. Meno evidenti sono, sempre stando allo studio, i cambiamenti nella pioggia, con precipitazioni che variamo molto da un anno all'altro. Su buona parte del Friuli Venezia Giulia si riscontra però una generale riduzione delle precipitazioni primaverili ed estive (il trend è statisticamente molto significativo) e un aumento delle piogge autunnali e invernali (meno significativo). Anche il livello medio del mare è salito e il tema non può con interessare tutta la fascia costiera, Monfalcone e Grado comprese.

Laura Blasich

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 21 agosto 2021

 

 

Comune di Duino e Capitaneria - Siglato il patto a difesa del mare

DUINO AURISINA. Tutelare il mare. È questo l'obiettivo dell'accordo sottoscritto ieri a Duino Aurisina fra il Comune, la Capitaneria di porto, Isontina ambiente e le associazioni operanti sul territorio, per la realizzazione del progetto intitolato "aMare Fvg", sostenuto dall'assessore regionale per l'Ambiente, guidato da Fabio Scoccimarro. Partendo dalla consapevolezza della gravità delle problematiche connesse all'abbandono dei rifiuti che vanno a deturpare l'ambiente marino, l'amministrazione regionale ha avviato, nel 2019, il progetto pilota finalizzato a favorire la corretta gestione di tutto ciò che viene accidentalmente raccolto in mare, nell'ambito delle attività di pesca e, occasionalmente, da diportisti e associazioni di volontariato, nel corso di specifiche iniziative di pulizia degli specchi d'acqua e dei fondali. Attraverso il monitoraggio della quantità e della tipologia dei rifiuti, il progetto pilota ha consentito di definire efficaci modalità di gestione dei rifiuti abbandonati in mare, in grado di garantire la sicurezza di coloro che si adoperano in tali attività, nel rispetto dell'ambiente e delle normative di settore. Il progetto pilota si è poi trasformato, quest'anno, in un piano operativo, e destinato a tutti i Comuni del Friuli Venezia Giulia che si affacciano sul mare. Si è così stabilito di mettere a disposizione dei Comuni costieri, inseriti nel censimento litoranee dell'Istat, i fondi necessari a implementare la raccolta e il trattamento dei rifiuti rinvenuti in mare durante le attività di pesca e diporto, nonché quelli rinvenuti dai diportisti e dalle associazioni, nell'ambito di iniziative di pulizia degli specchi d'acqua, dei fondali e dei litorali, a eccezione dei tratti di litorale in concessione. Nella prospettiva della collaborazione con il mondo associativo, il Comune di Duino Aurisina, nell'ambito del Tavolo del Mare e del Tavolo Verde, ha così voluto coinvolgere tutte le realtà che, nel corso del tempo, si sono prodigate alla pulizia delle spiagge e del mare, nonché delle aree circostanti. «Vogliamo proseguire nell'intento di preservare e salvaguardare l'ambiente e il mare in cui viviamo - ha detto il sindaco di Duino Aurisina, Daniela Pallotta - collegando tale intervento a un'azione di sensibilizzazione, che farà si che il futuro sia migliore del presente». Accanto a Pallotta, hanno presenziato alla firma dell'accordo l'assessore al Turismo, Ambiente e Politiche del mare, Massimo Romita, e i presidenti delle commissioni Chiara Puntar e Sergio Milos. «Abbiamo coinvolto numerose realtà del territorio - è stato il commento di Romita, coordinatore delle iniziative - perché non può e non deve essere solo l'ente pubblico ad agire. La nostra - ha aggiunto - è una esplicita volontà di intervento, che si concretizza con le azioni che oggi presentiamo». Significativa anche la presenza degli esponenti del mondo della speleologia, come Furio Premiani, presidente della Federazione speleologica regionale, e dell'ambiente non solo marino, in particolare Andrea Wehrefennig, di Legambiente.

Ugo Salvini

 

 

Legambiente di Monfalcone - «Cancellati per sempre 500 mila metri cubi di cemento da Grado»

GRADO. «Con l'approvazione della variante al Piano regolatore il Consiglio comunale di Grado ha messo uno stop all'inutile consumo di suolo». È il circolo di "Ignazio Zanutto" di Monfalcone di Legambiente ad affermarlo, rispetto alla variante che ha eliminato la costruzione di ulteriori seconde case a Grado. Il circolo di Legambiente aggiunge che con l'approvazione della variante è stato messo fine a una «vicenda speculativa».«La cancellazione definitiva di mezzo milione di metri cubi di cemento, in particolare dai progetti della cosiddetta "Zamparini city" e dalla "Sacca dei Moreri", risparmia al territorio e alla comunità gradese una colata di cemento che, oltre a causare un consumo di suolo ingiustificabile, avrebbe modificato il paesaggio e l'assetto urbanistico dell'Isola del sole». Sottolinea poi Legambiente che se l'approvazione dell'attuale maggioranza appariva scontata «fa particolarmente piacere che l'approvazione sia avvenuta anche con il voto favorevole del candidato sindaco del centrodestra, Claudio Kovatsch». Il circolo monfalconese di Legambiente spiega inoltre che i dati sul consumo di suolo in Italia e in Friuli Venezia Giulia, pubblicati recentemente dal Rapporto dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) non sono certo rassicuranti ed è assolutamente necessario che le amministrazioni pubbliche assumano decisioni coraggiose come quella di Grado quando sono chiamate a pianificare gli interventi sul territorio che amministrano.

AN. BO.

 

Il Porto vecchio secondo Kipar: primo scorcio del bosco urbano

Sul nuovo portale del sindaco un'anticipazione del progetto sullo scalo

Ecco il "bosco urbano". Il sindaco Roberto Dipiazza ha lanciato in rete il suo nuovo sito personale in vista delle elezioni (lapalissianamente robertodipiazza.it) ed è lì che abbiamo la prima occasione di vedere un rendering di come sarà il Porto vecchio immaginato dall'architetto paesaggista tedesco Andreas Kipar: nella sezione "Borgo Porto vecchio" del sito, dedicata all'antico scalo, figura infatti una parte intitolata "bosco urbano". Vi figura l'immagine, in cui l'area è trasfigurata in un nuovo lussureggiante quartiere, e si annuncia per metà settembre la presentazione del progetto. Un altro elemento di interesse sono i simboli delle liste a sostegno del candidato: per il momento sono le quattro che hanno concluso la compilazione delle liste, ovvero Lista Dipiazza, Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia. Tanto FdI quanto gli azzurri mostrano di aver incluso il nome del sindaco nel simbolo della lista: diventano quindi "Berlusconi con Dipiazza - Forza Italia" e "Giorgia Meloni per Dipiazza - Fratelli d'Italia". Immutato il simbolo leghista. Un'altra sezione del sito riprende un tormentone dipiazziano e si intitola "momenti magici": vi figurano immagini, più o meno d'epoca, della vita privata e politica del candidato, dalla leva nei lagunari al matrimonio, passando per gli incontri con i Presidenti e la promozione della Triestina in Serie B. La sezione opere, come prevedibile, fa una panoramica dei lavori pubblici condotti nel corso dei tre mandati triestini. Sulla home del sito figura una sintesi biografica del sindaco, che inizia così: «Sposato con Claudia, amico del mio cane Ted, sono nato ad Aiello del Friuli nel 1953 ed all'età di sei anni sono venuto a vivere a Trieste in via dello Scoglio. In questa città ho trovato amici, soddisfazioni personali, professionali e l'amore. A Trieste devo tutto ed il mio modo per ringraziare i triestini dell' affetto che ricevo e del grande abbraccio di fiducia che mi rinnovano è continuare ad amministrarla onestamente e nel miglior modo possibile».

g.tom.

 

 

Acqua, progetto da 134 milioni per rifornire l'Istria slovena

Lubiana dà il via libera alla costruzione di un nuovo bacino idrico artificiale Ok dai Comuni del Litorale. Protestano i residenti dell'area dei colli Birchini

Lubiana. Acqua preziosa per una regione storicamente alle prese con difficoltà di approvvigionamento; un progetto rovinoso per l'ambiente in un'area preziosa dal punto di vista naturalistico. Sono le due opinioni opposte che risuonano in merito a un ambizioso progetto del governo sloveno. Lubiana ha dato infatti definitiva luce verde a un sistema mirato a creare una nuova fonte idrica per la costa adriatica dell'Istria slovena - in particolare per le aree di Ancarano, Isola, Capodistria e Pirano che chiedevano da anni soluzioni a lungo termine - ma di cui beneficerebbero anche l'area di San Pietro del Carso e l'entroterra carsico. Ad annunciarlo è stata l'agenzia di stampa slovena Sta, precisando che si tratta di un investimento da 134 milioni di euro, coperti da fondi statali sloveni e Fondi Ue di coesione, confermato dall'esecutivo sloveno. Il progetto prevede «la costruzione di un grande «bacino idrico» artificiale sul torrente Suhorca e di uno più piccolo sul Padez, corso d'acqua maggiore in cui il Suhorca confluisce. Bacini che poi andranno a «rifornire di acqua i tre sistemi di rifornimento esistenti nella regione» costiera, «tradizionalmente molto secca a causa del terreno carsico e, più di recente, a causa del cambiamento climatico». Il piano sarà realizzato essendo stato scelto rispetto a una ipotesi alternativa, ossia quella di collegare bacini idrici già esistenti: una via forse meno impattante sull'ecosistema e sulle casse statali, ma con il lato negativo di non accrescere la disponibilità di acqua attuale.La decisione di Lubiana arriva anche sulla spinta dell'incidente ferroviario del 2019 che, dopo aver provocato una fuoriuscita di cherosene, aveva compromesso i rifornimenti idrici nell'area e sulla costa slovena, ha ricordato sempre la Sta. Le cose cambieranno dopo la finalizzazione del progetto incentrato intorno al bacino idrografico del Padez, con alta probabilità già entro il 2027. L'iniziativa è stata accolta con estremo favore dai comuni primi beneficiari, in testa Ancarano, Isola, Capodistria e Pirano. Si tratta «di un passo non solo importante per le forniture idriche in Istria, ma anche dell'inizio della soluzione di una delle questione chiave per la sicurezza nazionale», hanno spiegato le autorità locali in un comunicato congiunto. Ma sul piede di guerra, informano i media di Lubiana, ci sono in particolare molti residenti dei paesini nell'area dei colli Birchini (Brkini), dove i corsi d'acqua fulcro del piano d'intervento saranno interessati dalle opere di sbarramento per la realizzazione dei bacini. Residenti che da anni chiedevano di puntare sull'opzione B, ossia il collegamento di bacini già esistenti. E che annunciano proteste, con una marcia in programma già oggi nella valle del Suhorca. «Faremo di tutto per fermare il progetto» nella speranza di costringere il governo a fare marcia indietro, ha promesso l'iniziativa locale "Difendiamo i Birchini", che ha evocato danni ambientali enormi per l'area. Governo e ministero dell'Ambiente «hanno chiaramente dimostrato di non avere a cuore se un habitat naturale perfettamente integro viene irreversibilmente devastato, se ecosistemi vengono distrutti», ha dichiarato Mario Benkoc, di "Difendiamo i Birchini". Ma ripercussioni negative secondo gli oppositori del progetto potrebbero impattare persino sul Parco delle Grotte di Skocjan (San Canziano), una delle meraviglie protette dall'Unesco fin dagli Anni Ottanta.

Stefano Giantin

 

 

Lubiana mette al bando la plastica monouso - Multe salate per chi sgarra Il nuovo regolamento

Lubiana. Anche la Slovenia recepisce la cosiddetta "Direttiva Sup" (Single use plastic), inserendo dunque nella propria legislazione nazionale le nuove regole europee che mirano a ridurre drasticamente l'utilizzo della plastica monouso. Lo fa mettendo al bando la vendita di una lunga serie di oggetti di uso comune, fatti di plastica e utilizzabili una sola volta, escludendone pochissimi dalla lista di proscrizione. Il governo di Lubiana ha così deciso di vietare, con un regolamento ad hoc, posate di plastica, piatti e cannucce dello stesso materiale, ma anche i cosiddetti cotton fioc per le orecchie, esclusi quelli utilizzati in ambito medico. Off limits in Slovenia saranno a breve anche i bastoncini di plastica per mescolare liquidi o cibi, esclusi quelli usati nell'industria. Svariati prodotti monouso che contengono plastica potranno invece rimanere in commercio. Fra questi, alcuni tipi di assorbenti, fazzoletti umidificati, filtri per tabacco, tazze, ma i produttori dovranno adeguare le etichette, specificando chiaramente come i consumatori debbano smaltirli correttamente dopo l'utilizzo e invitando i compratori a comprendere l'importanza del riciclaggio. Vietati, dopo che la normativa slovena entrerà in vigore - quindici giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale nazionale - anche imballaggi per alimenti e bevande in polistirene espanso e gli articoli in plastica di tipo oxo-degradabile. Severe le multe previste per chi non rispetterà le nuove regole: si va fino a 15mila euro per le imprese e fino a 5mila per i proprietari di negozi. La direttiva europea sulla plastica monouso è stata adottata nel marzo del 2019 ed è stata recepita in Italia a inizio luglio. Mira a ridurre l'uso di plastica, ponendo un freno all'inquinamento dilagante in particolare nei mari. Si calcola che siano oggi 150 milioni le tonnellate di plastica finite negli oceani, ed è una quantità che potrebbe triplicare entro il 2040 se non saranno prese misure draconiane di contenimento.

st.g.

 

 

Fra impianti eolici e strutture a gas avanti piano verso l'addio al carbone

Dal Montenegro alla Romania, molti i progetti annunciati dai governi per arrivare all'energia pulita

Belgrado. I costi economici, sociali, ambientali, di salute pubblica sono pesanti. Enormi sono le pressioni da parte della società civile locale, di Ong internazionali e pure dell'Unione europea, anch'essa toccata da impianti obsoleti le cui emissioni arrivano a migliaia di chilometri di distanza. E così ampie aree dei Balcani si muovono per dire addio, nel giro di qualche anno, a carbone e vecchie centrali elettriche alimentate a lignite. È quanto suggeriscono svariate tessere di un complesso mosaico che si sta pian piano ricomponendo nella regione. Un puzzle che, nel giro di poco più di un decennio, dovrebbe vedere i Balcani "ripuliti" dall'alone nero del carbone. È quanto intende ad esempio fare il Montenegro che è entrato nella Powering Past Coal Alliance (Ppca), organizzazione che comprende 122 Paesi, regioni e città di tutto il mondo, impegnata a spingere sull'acceleratore della transizione energetica. Il Montenegro ha evocato l'uscita dal carbone entro il 2035, forse già nel 2030, e l'ufficialità dovrebbe arrivare a breve, una volta completato il piano energetico nazionale, hanno informato i media locali. Il passo è stato lodato dagli attivisti ecologisti dell'organizzazione Green Home, che hanno ricordato che la Comunità energetica ha lanciato in primavera una procedura d'infrazione contro Podgorica, proprio perché continua a funzionare la super-inquinante centrale termoelettrica di Pljevlja. Chiuderà o sarà trasformata in impianto più verde «molto probabilmente nel 2030», ha comunicato nei giorni scorsi il premier montenegrino Zdravko Krivokapic. Ci sono «forti pressioni» europee in questo senso e a favore della «transizione verde» anche nei Balcani extra-Ue, ha confermato lo stesso ministro delle Finanze Milojko Spajic, promettendo che il governo penserà ai lavoratori che potrebbero ritrovarsi a piedi dopo l'abbandono del carbone e il passaggio a fonti di combustibili meno inquinanti, ad esempio gas o biomasse, dando nuova vita alla centrale di Pljevlja. Ma a muoversi non è solo Podgorica. Anche a Skopje si parla di mettere in soffitta il carbone, quanto prima. L'anno-chiave, ha specificato il premier macedone Zoran Zaev, dovrebbe essere il 2028, trasformando la piccola ex repubblica jugoslava nella prima nella regione a dire addio all'energia sporca. Fino a quell'anno Skopje si impegnerà a «costruire impianti fotovoltaici, con una capacità combinata di 1.600 Mw e impianti eolici - forse in cooperazione con Albania e Bulgaria - per 600 Mw, coprendo così circa un terzo del fabbisogno nazionale. E passi positivi si registrano anche in Paesi Ue che, per la transizione energetica, potranno contare sui fondi del Recovery. La Romania lavorerà per fermare l'estrazione di carbone entro il 2032 e, nel frattempo, archivierà le centrali inquinanti sostituite da altri impianti, per una spesa di circa 30 miliardi di euro. Intanto la Bulgaria secondo i media locali sta valutando, sempre contando sulle risorse di Bruxelles, di trasformare in impianti a gas le centrali più nocive, entro il 2025-26.Non tutte le ombre sono però fugate. La Bosnia va avanti col mega-progetto della centrale a spinta cinese di Tuzla, ma registra problemi a causa dei passi indietro di General Electric. E poi c'è la Serbia, ricca di lignite. Il presidente Aleksandar Vucic ha detto che chiuderà le sue centrali solo quando lo farà l'altrettanto inquinante Polonia, ossia non prima di qualche decennio. E sicuramente non prima del 2049.

Stefano Giantin

 

 

Economia green a Trieste - L'idrogeno come volano   -   (Roberto Morelli)

E se fosse l'idrogeno la chiave del futuro di Trieste e della regione? Se nel volgere di alcuni anni il capoluogo diventasse un punto di riferimento europeo per l'energia verde stimolata (e lautamente finanziata) dal Recovery Plan, attirando innovazione e imprese? Il disegno è solo abbozzato. Se ne parla con prudenza e a frammenti, ché in Italia ogni progetto ambizioso incardinato (anche) su fondi pubblici suscita immediate ostilità: e più ambizioso il piano, più acrimonioso il rigetto. Ma il potenziale punto d'arrivo a lungo termine s'intravede: un centro d'eccellenza per lo studio, la produzione e lo stoccaggio di energia a idrogeno. Non è detto che accada: molti tasselli dovrebbero andare a posto. Ma se accadesse, darebbe slancio straordinario all'economia e all'identità della nostra area. L'idrogeno "verde" quale fonte energetica è ancora difficile da produrre e poco sfruttato, e però ha molti vantaggi: è l'elemento più abbondante del pianeta, è facilmente (e a lungo) stoccabile e trasportabile, non produce anidride carbonica, può derivare da fondi rinnovabili come il sole e il vento, può decarbonizzare l'industria pesante, è utilizzabile con progressività e in forma ibrida con il gas naturale. A oggi vediamo molte tessere di un puzzle non ancora composto. La Snam - tra i primi player mondiali d'infrastrutture energetiche - ha annunciato a margine del G20 la nascita in Area di Ricerca di un Hydrogen Innovation Center, volendo aggregare imprese, atenei e centri scientifici per lo sfruttamento dell'idrogeno. Alcuni mesi fa la Snam e la Regione avevano firmato un accordo per la transizione energetica in Fvg attraverso lo stesso idrogeno e il biometano. La Ferriera sperimenterà due elettrolizzatori per la produzione di quest'elemento (primo passo timido, poiché il processo non elimina carbonio, ma pur sempre un primo passo). Il possibile nuovo laminatoio di Danieli e dell'ucraina Metinvest a Trieste, se mai sorgerà, sorgerà nel medesimo contesto. Fincantieri si propone di realizzare con la stessa Snam la prima nave da crociera al mondo alimentata a idrogeno. E poi, anche e soprattutto, c'è il porto con il presidente D'Agostino, la cui capacità di visione è probabilmente il vero propulsore del progetto. L'intera rinascita dello scalo ruota su una sua intuizione semplice quanto fenomenale: per la crescita del porto, quel che conta meno è proprio il porto. Conta il sistema che da esso s'innerva: i grandi spazi a terra, la rete ferroviaria che lo circonda, i benefici per le imprese. E in futuro, magari, la produzione, distribuzione e sfruttamento di energia: non solo per l'elettrificazione delle banchine a idrogeno, che è l'uovo oggi, ma anche e soprattutto per la potenziale installazione di pannelli fotovoltaici a mare, che è la gallina domani, facendo dello scalo un grande centro di stoccaggio di energia "verde". Energia che già oggi le imprese cercano con fame insaziabile, perché in grado di abbattere le loro emissioni di carbonio e di alzarne il valore, l'immagine e l'impatto sociale, in una parola la sostenibilità. Ecco perché l'importanza del progetto Snam va molto al di là della pur ragguardevole finalità d'innovazione: se la scintilla si sprigiona, sarà il più grande fattore d'attrazione d'impresa che Trieste abbia conosciuto dal dopoguerra. Senza timore di esagerare: forse per la prima volta dall'era asburgica, lo sviluppo della città è guidato da una strategia coerente, non potendosi ritenere tale lo sviluppo riparatorio delle partecipazioni statali nel dopoguerra. Una strategia che lega posizione geografica, partner (il porto di Amburgo), vantaggi trasportistici, benefici doganali, qualità naturali e ora la transizione energetica. Tutto troppo bello, troppo grande, troppo ambizioso? Conosciamo il disagio di sognare nel mezzo di una realtà di esercizi commerciali chiusi, mascherine da indossare, aziende in crisi, cassa integrazione che argina i licenziamenti. Ma il futuro è meno lontano di quanto sembri, se solo abbiamo la capacità di vedere il mosaico dietro le tessere sparse, e il coraggio di crederci.

 

 

SEGNALAZIONI - Ambiente - I disastri di Muggia

La cura dell'ambiente sembra ricorrere nei programmi di molti di quei candidati sindaco e aspiranti politici già attivi da cinque anni nell'amministrazione muggesana. Senza menzionare la questione del laminatoio a caldo della Metinvest già in parte approvata da chi ora si erge a paladino di opposizione, sembra che le belle addormentate solo ora in occasione delle amministrative si risveglino propugnando la lotta contro la distruzione del verde. Ma ci chiediamo dove erano quando gli ippocastani centenari del teatro Verdi, di cui molti recuperabili, col beneplacito del proprietario del bar, sono stati eliminati e sostituiti con lecci che di ombra ne offriranno ben poca per anni: il bar ha chiuso e i cittadini, anziani e mamme con bimbi, hanno rinunciato a un servizio di cui godevano almeno dal dopoguerra. I maestosi pioppi di via della Luna, quelli di via di Trieste, per lo più sani, sono caduti sotto la scure della ditta incaricata dal Comune. Si aggiungono recentemente i quattro pini sani di settant'anni della scuola media N. Sauro: le sue fronde "offendevano" la sensibilità del corpo insegnante! Un ultimo regalo senza che nessuno in Consiglio si opponesse a questa amministrazione: la capitozzatura, in periodo non consono, degli alberi di via Roma, di cui due sicuramente monumentali, via D'Annunzio, e i famosi tigli centenari di via dei Mulini e RioStorto che né quest'anno né nei prossimi potranno fiorire. Ormai di alberature vetuste o di pregio a Muggia ne son rimaste ben poche e tutte comunque brutalmente potate. Il Fugnan, uno dei pochissimi corsi d'acqua che ha la cittadina, seppellito dalle amministrazioni degli anni cinquanta-sessanta per lo più lungo l'ex via dei Berzulla e via D'Annunzio per far posto all'edilizia e al campo sportivo, ad ora risulta avere acque inquinate, nonostante l'intervento di Goletta Verde di Legambiente. Problema non risolto, sebbene siano stati trovati valori fortemente inquinanti come batteri coliformi ed enterococchi con valori superiori all'anno scorso. Un altro disservizio: l'invasione da decenni di pappataci in via D'Annunzio, un problema per scuole materne, primarie e medie, e che impediscono al cittadino di usufruire del suo giardino, e, a finestre chiuse, lo obbliga a rinchiudersi in casa per il periodo primaverile ed estivo, forzato all'uso smodato dell'impianto di climatizzazione. Nessuna richiesta da parte del Comune e Consiglio di estendere l'esame delle acque marine anche presso il Molo Balotta e la foce del Rio Ospo dove alcuni cittadini continuano a bagnarsi, nonostante il divieto e la mancanza di controlli. Legambiente e il Comitato Muggiambiente si sono rivolti al Comune con la proposta di assunzione di un agronomo, o perito che regoli con un'esperta valutazione la questione ambientale. L'attuale amministrazione ha accolto con favore la proposta che ci auguriamo però si realizzi in tempi brevi. Tante buone intenzioni da molti candidati delle liste elettorali, ma se dal mattino si vede il buongiorno, poche speranze possono nutrire i muggesani per una gestione ambientale che continua a rendere Muggia dal dopoguerra un lago di cemento.

Giuliana Corica

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 20 agosto 2021

 

 

Museo del mare in Porto vecchio - gara da 22 milioni, bando pronto

È il più importante appalto del terzo mandato Dipiazza: le proposte sono attese per il 4 ottobre e dovranno concretizzare il progetto di Vazquez Consuegra

Dopo un quinquennio preparatorio, il Museo del mare al Magazzino 26 in Porto vecchio si approssima alla prova decisiva: salvo improvvisi cambi di programma, venerdì 27 il Comune pubblicherà sul proprio sito il bando di gara per l'appalto dei lavori correlati al progetto dell'architetto sivigliano Guillermo Vazquez Consuegra. Il criterio adottato è quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo. Le imprese interessate dovranno inoltrare le proposte entro lunedì 4 ottobre, il giorno seguente le buste verranno aperte, eppoi inizierà il loro esame che durerà non meno di un paio di settimane. Arrivo e apertura delle offerte coincidono curiosamente con la conclusione del primo turno elettorale per il rinnovo della civica amministrazione. Si tratta dell'appalto più importante, sotto il duplice aspetto quantitativo e qualitativo, del terzo mandato Dipiazza: compresa l'Iva al 10%, sono in palio lavori per quasi 22 milioni di euro. La determina a contrarre, firmata dalla dirigente e "rup" Lucia Iammarino, elenca con minuzia tutte le attività edili e impiantistiche previste. Da questa partita restano fuori 13 milioni di euro, che in buona parte riguardano l'allestimento museale, gli incarichi allo staff dei progettisti e ai verificatori, le commissioni giudicatrici. In complesso il ministero dei Beni Culturali ha stanziato per la realizzazione di questa opera 33 milioni. Sull'inizio dei lavori gli uffici comunali tendono a una comprensibile prudenza. L'ipotesi ritenuta più realistica suggerisce l'inizio del prossimo anno, con chiusura del cantiere tra il 2025 e il 2026. In origine il bando di gara avrebbe dovuto essere approntato entro il 31 marzo scorso, ma l'effetto Covid e il serrato confronto con la Soprintendenza sul disegno di Vazquez Consuegra hanno allungato i tempi. Opportuna una rapida cronologia degli eventi più significativi, che hanno sequenziato i cinque anni propedeutici alla gara. Il finanziamento viene deciso in sede Cipe (governo Renzi) durante il 2016 ed è seguito dall'accordo operativo dell'ottobre 2017 tra governo, Regione, Comune, Autorità portuale: sono in tutto 50 milioni, 33 destinati al museo, 14 ai lavori di infrastrutturazione (strade, gas, acqua, elettricità), 3 al recupero della gru Ursus.Per individuare un nome di prestigio che firmi il progetto museale, nel 2019 il Comune lancia una gara internazionale alla quale partecipano griffe illustri dell'architettura: David Copperfield, Rem Koolhas, gli italiani Susanna Scarabicchi e Alfonso Femia sono tra i partecipanti alla lizza. La spunta, con il supporto di un'offerta economica competitiva, il sivigliano Vazquez Consuegra, noto al pubblico italiano per aver ristrutturato a Genova Galata, sede del museo del mare. Gli danno una mano la modenese Politecnica, la fiorentina Consilium, la pordenonese Cooprogetti, il romano Filippo Lambertucci, la trevigiana Monica Endrizi, le triestine Mads, Re.Te., Sgm consulting. Durante il 2020 la cordata Consuegra consegna il progetto, sul quale la Soprintendenza eccepisce la presenza, ritenuta troppo invasiva, di una torretta di vetro sopra il "26": l'architetto andaluso, di malavoglia, accetta il taglio che toglie originalità a un progetto già fortemente compresso dall'indirizzo conservativo imposto dal committente.

Massimo Greco

 

 

Scarsa sintonia tra paesi sulle politiche ambientali

Relativamente ai cambiamenti climatici in atto, si fa sempre più forte il convincimento che sia l'azione, non razionalmente definita, dell'uomo ad essere la principale causa di inquinamento e di innalzamento delle temperature. È il convincimento recentemente espresso in un rapporto scientifico dal Comitato intergovernativo dell'Onu (Ipcc). Gli studiosi ritengono che il fenomeno abbia una natura dinamica, per cui diverrebbe necessario ridurre gradualmente il tasso di crescita dei gas serra, con particolare attenzione all'anidride carbonica. Si tratta di una questione di cui si discute da anni seguita da reiterati impegni dei vari governi a ridurre l'espansione dei gas serra, sebbene non raramente si tratta di impegni formali ma debolmente sostanziali. Non va dimenticato che i diversi Stati del mondo vivono di fatto una perenne competizione economica condizionata da alcune consapevolezze collettive. Una di queste è che le politiche per la salvaguardia dell'ambiente, soprattutto durante il loro avvio, possono avere ricadute economiche negative sulle economie meno sviluppate. Un'altra consapevolezza sta nel fatto che, proprio la ricerca di fonti energetiche alternative a quelle tradizionali, sollecita i paesi economicamente più forti ad accaparrarsi la maggior quota di fonti energetiche ritenute meno pericolose per l'ambiente. Ne è testimonianza l'atteggiamento di molti governi a favore delle automobili elettriche che più facilmente possono permettersi i cittadini dei paesi ricchi talché ineluttabilmente, accanto al gruppo dei paesi ricchi si consolida il gruppo dei paesi poveri a maggior propensione all'inquinamento. A questo punto mi sembra opportuno fare riferimento agli studi di Elinor Ostrom (Nobel per l'economia nel 2009) che vertono sulla governance dei beni collettivi che possono essere governati mediante regole vincolanti o che possono essere governati partendo dal presupposto che siano liberi. A ben guardare molte popolazioni ritengono che vari beni naturali siano liberi, tanto da essere consumati senza preoccuparsi della loro sostituibilità. Malgrado gli impegni formali dei governi tali beni vengono consumati al di là degli impegni precedentemente presi, sia dagli Stati ricchi che dagli Stati poveri. La Ostrom ha chiamato tale situazione "il dramma dei beni comuni" in quanto, fino a che è possibile, gli Stati tendono a consumare i beni comuni senza porsi dei limiti o, se si vuole, fino a che non intervengono vincoli rispettati nell'uso delle risorse naturali. Come si vede le questioni aperte sono molte e significative. Oggi i paesi europei tendono a porre dei vincoli nel consumo dei beni naturali collettivi, il che è meritorio. Tuttavia, se il rispetto dei beni naturali non diventa un fenomeno culturale a livello mondiale è ben difficile che uno Stato potenzialmente anche ambientalista adotti misure rispettose dell'ambiente se gli altri Stati non lo fanno. -

Maurizio Mistri

 

La scrittrice Sara Segantin ottiene il premio Trabucco per l'ambiente

Il riconoscimento del Comune di Peschici al Gargano Studentessa all'ateneo cittadino, è autrice del libro "Non siamo eroi"

La narratrice ambientale e autrice del libro "Non siamo eroi" Sara Segantin, triestina d'adozione e iscritta alla XXX Ottobre tra i "Grembani", i giovani della sezione triestina del Club Alpino Italiano ha ottenuto il "Premio Trabucco - in difesa dell'ambiente". Il riconoscimento le sarà conferito oggi a Peschici, comune del Foggiano all'interno del Parco Nazionale del Gargano. La 24enne di Cavalese non nasconde la propria emozione. «Sinceramente non me l'aspettavo - confessa - e ne sono davvero felice: conferimenti di questo tipo ti danno la forza di andare avanti con maggiore speranza. Al di là del premio, sono occasioni per creare rete e constatare che ci sono altre persone che si stanno impegnando concretamente». Da poco ha concluso gli studi a Trieste, dove ha vissuto per 5 anni e dove vorrebbe tornare a vivere, laureandosi in lingue e letterature straniere e turismo culturale. «Trieste è diventata un po' la mia città: è davvero unica perché ha tutto. E a me, che amo l'avventura, offre tantissime possibilità. È un piccolo gioiello, anche di fermento culturale e scientifico, una delle città più belle del mondo». La montagna è dentro di lei. «Sono nata sulle Dolomiti e vivo di storie: mi piace viverle prima ancora di raccontarle. La montagna è avventura nel senso di esplorazione, conoscenza e scoperta nel segno del rispetto. La XXX Ottobre è stato il luogo dove ho incontrato quelle che sono diventate le persone più care che ho al momento. Trieste mi ha dato la possibilità di sviluppare anche questa passione, tra grotte, arrampicate e sci alpinismo e incontrare persone che mi hanno fatto scoprire il tesoro segreto delle Alpi Giulie, così vicino e spesso sottovalutato». Rifiuta il termine ambientalismo. «Qui si tratta di sopra vvivenza della civiltà umana: la crisi climatica riguarda tutti e ognuno può dare il suo contributo pensando in modo diverso e sentendosi parte dell'ecosistema e non separato da esso, altrimenti rischiamo di collassare». Numerose le iniziative che la vedono protagonista. «Ora stiamo portando avanti il progetto "United Mountains of Europe" per far comprendere che la comunità montana dev'essere unita in questa transizione ecologica».

G.t.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 19 agosto 2021

 

 

Lignano tra le 10 città italiane con la raccolta rifiuti più cara

La località balneare ha un esborso molto alto a causa delle tante presenze estive In Fvg importo medio di 105 euro pro capite. Nel capoluogo la differenziata non decolla

Pochi abitanti nel corso dell'anno e una montagna di rifiuti durante la stagione turistica, che porta con sé gli incassi per albergatori e ristoranti, ma pure i costi necessari a smaltire l'immondizia prodotta dai villeggianti. E così Lignano occupa il nono posto a livello nazionale dei Comuni che più spendono per la nettezza urbana in proporzione ai suoi circa settemila residenti. Sono i territori a vocazione turistica quelli che primeggiano nella classifica della spesa pro capite, proprio per il grande sbilancio tra le presenze stabili e quelle temporanee di chi arriva per le vacanze. Secondo i dati diffusi da Openpolis, Lignano ha speso nel 2019 la cospicua somma di 5,9 milioni: diviso 6.948 residenti fa 872 euro a testa. Per apprezzare la differenza rispetto a situazioni senza sbalzi stagionali, Villesse è seconda nella classifica del Friuli Venezia Giulia con 264 euro per residente. Mediamente in regione il costo per abitante è di 105 euro: meno dei 139 della media nazionale, più dei 68 del Veneto. La somma non è quella imputata ai cittadini attraverso il pagamento della Tari, ma il rapporto fra residenti e costo sostenuto dal municipio per il servizio di raccolta, trattamento e smaltimento. Continuando a scorrere la graduatoria si trova al terzo posto il piccolo comune friulano di Pulfero (196 euro per abitante), seguito da Tarvisio (195) e Dolegna (190). Le città riescono a risparmiare qualcosa: Trieste spende 162 euro per ognuno dei suoi 200 mila abitanti (3,3 milioni di euro in totale), Gorizia 156, Pordenone 124 e Udine 116. I cittadini possono facilmente confrontare la cifra con quanto richiesto annualmente dalla propria amministrazione attraverso la tassa sui rifiuti. Fra le città italiane sopra i 200 mila abitanti, Trieste è quella che spende meno assieme a Verona. In testa ci sono il complicato servizio dei rifiuti di Venezia (465 euro pro capite) e poi quelli di Genova (324), Roma (273), Firenze (234) e Torino (230). La gestione dell'immondizia è uno dei principali campi d'azione di un'amministrazione comunale e un tema sempre caldo nel dibattito locale, che negli ultimi anni ha avuto i picchi maggiori a Udine e Muggia, in entrambi i casi per la scelta dei sindaci di introdurre la raccolta differenziata porta a porta. A Trieste riemerge ciclicamente la discussione sulla presenza del termovalorizzatore, che in passato si sarebbe chiamato più prosaicamente inceneritore: avversato dagli ambientalisti, ma impiegato senza distinguo dalle amministrazioni di centrodestra e centrosinistra. In Italia ogni anno un abitante produce 499 chili di spazzatura, non molto meno della media europea di 489. Fra i capoluoghi, i triestini consumano un po' meno: 472 chili, mentre in vetta di sono i catanesi, che gettano nel cassonetto 713 chili di immondizia all'anno ciascuno. Il valore aggiunto in termini di impatto ambientale lo fa la raccolta differenziata. Gli obiettivi europei avevano stabilito che l'Italia arrivasse al 65% di raccolta differenziata entro il 2012 ma, a sei anni di distanza (gli ultimi dati sono del 2018), l'asticella è arrivata attorno al 60%. L'obiettivo è ad ogni modo raggiunto in Fvg, che conta il 66,6% contro il 73,8% del Veneto primo in classifica. La Sicilia è all'ultimo posto con il 29,5%. In regione Trieste ha la poco invidiabile maglia nera fra i capoluoghi di provincia: la città arriva al 41%, come riportato dal sito del Comune.

D.D.A.

 

In tempi di smart working meno carta nei cassonetti

I dati di AcegasApsAmga sul riciclo evidenziano a Trieste una diminuzione del 6% Con gli uffici chiusi si risparmiano tonnellate di documenti, fogli, scatoloni e imballaggi

Trieste. In tempi di smart working, con uffici e sportelli chiusi, cala sensibilmente il consumo della carta che finisce nei cestini. Lo rivelano i dati sulla produzione e la raccolta dei rifiuti elaborati da AcegasApsAmga. Dall'analisi dei numeri riferiti agli ultimi tre anni emerge infatti una chiara tendenza "green": da gennaio a luglio 2021 si è consumato e gettato il 5% di carta in meno rispetto al 2020 e il 6% in meno rispetto al 2019. Più precisamente nei primi sette mesi di quest'anno, si sono raccolti circa 5mila tonnellate di carta, contro le 5.330 tonnellate raccolte nei primi sette mesi del 2020 e le 5.500 tonnellate del 2019. In realtà, rileva la multiutility, l'uso della carta ha iniziato a calare in maniera elevata a partire da aprile 2020, quando in molti uffici si è diffuso lo smart working: i rifiuti di carta e cartone sono diminuiti del 18% passando dai circa 784 tonnellate nel 2019 a 642 nel 2020. Un trend che continua anche nel 2021: a maggio si è raccolto il 5% di tonnellate in meno di carta rispetto al 2020, -18% rispetto al 2019. A giugno il - 19% rispetto al 2020 e il - 12% rispetto al 2019. A luglio ancora -11% rispetto al 2019 un leggero aumento rispetto al 2020 (+7%).Proprio questi dati quindi indicano come causa di questa svolta "green" nell'uso della carta l'aumento della digitalizzazione della popolazione, soprattutto da quando lo smart working da casa è diventato comune, facendo risparmiare agli uffici tonnellate di carta tra documenti, cartoni e imballaggi, stampe non necessarie e via dicendo. Inoltre, da marzo 2020 molti altri processi che richiedevano documenti cartacei si sono trasformati in digitali e online. Un trend che sicuramente ha fatto bene all'ambiente. Sempre a livello di raccolta differenziata, i dati AcegasApsAmga dimostrano anche un altro trend interessante: è in costante aumento la raccolta di vetro e lattine. Nel 2021, infatti, nel trimestre di maggio-giugno-luglio si sono raccolte 1.735 tonnellate di rifiuti in vetro, contro le 1.628mila raccolte nel 2020 e le 1.575 del 2019. Un dato legato anche alla ripresa dell'attività di bar, ristoranti e locali.

 

 

Il Lisert allargato con 12 caselli «A rischio il bosco di Sablici» - l'associazione Rosmann

Da sempre molto preoccupata dall'impatto dell'allargamento della barriere autostradale del Lisert, dopo Legambiente anche l'Associazione ambientalista Rosmann si dice delusa e indignata per «il disinteresse e la scarsa attenzione al territorio delle istituzioni». L'associazione sottolinea come il nuovo casello «andrà a incombere, si spera non intaccandolo direttamente, sul pregiatissimo bosco umido di Sablici». La Rosmann ritiene quindi che sarebbe opportuna almeno la collocazione di barriere fonoassorbenti nel tratto carsico compreso tra il Parco comunale di Monfalcone e la Riserva regionale di Doberdò e Pietrarossa, per ridurre l'impatto del traffico su aree naturali protette di grande bellezza e molto frequentate. Un intervento che seguirebbe quello già effettuato da Autovie Venete lungo il tratto di autostrada libero nel territorio di Duino Aurisina. L'associazione ricorda di aver richiesto negli anni, a più riprese, di liberalizzare il tratto autostradale dal casello del Lisert a Villesse o a Redipuglia. «In questo modo il traffico di attraversamento della città, sia di camion che di automobili, poteva trovare una giusta soluzione - aggiunge il presidente dell'associazione, Claudio Siniscalchi -, con buona pace per l'inquinamento e i problemi annessi. Senza contare la disponibilità di spazio che questa soluzione poteva riservare». Scorrendo le iniziative in cui l'argomento è stato discusso, l'associazione rileva come già nel 2003, quindi 18 anni fa, ne aveva parlato con i candidati consiglieri regionali di vari colori politici. «Venuti a conoscenza del progetto di ingrandire il casello del Lisert, avevamo ottenuto un incontro con il presidente e diversi tecnici dell'allora Autovie Venete - aggiunge Siniscalchi -, che dopo averci illustrato il progetto giudicarono impraticabile la proposta di liberalizzare i circa 20 chilometri tra Lisert e Villesse, soprattutto per motivi economici. Eppure In molte parti d'Italia non si paga l'autostrada per chilometri e chilometri» .L'associazione si chiede, visti i potenziali impatti dell'intervento, perché si voglia fare «a tutti i costi» l'ampliamento della barriera del Lisert con dodici nuovi caselli. Insomma, la Rosmann ribalta la questione che non è tanto quella dei ristori al territorio o del pedaggio dal cui esentare i pendolari del territorio, bensì le ricadute sul bosco umido di Sablici. Oltre il traffico e lo smog che andrà a pesare sulla Bisiacaria, come denunciato dai sindaci, durante i lavori.

LA. BL.

 

 

Il gruppo Tosto punta sull'idrogeno Impianto da 80 milioni allo studio

L'attuale sede dell'ex Depositi costieri ha bisogno di ulteriori spazi: «Dialogo con l'Autorità portuale»

Ci sono buone probabilità che vi sia anche l'idrogeno nel futuro di Seastock, l'azienda del gruppo abruzzese Tosto che ha acquisito Deposito costieri dopo le vicissitudini giudiziarie. Ne ha fatto esplicito riferimento Luca Tosto, amministratore unico della società specializzata nelle apparecchiature "critiche" per i comparti oil & gas, chimici, petrolchimici. «Stiamo lavorando a un'ipotesi progettuale mirata alla realizzazione di impianti per nuovi prodotti, tra cui l'idrogeno - ha detto l'ingegnere - si tratta di un'operazione decisamente ambiziosa per un valore orientativo di 80 milioni di euro, destinata a svilupparsi nei prossimi 4-5 anni». «Il concretarsi di questa prospettiva - ha ripreso Tosto raggiunto al telefono - dipende molto dalla disponibilità di nuovi spazi e dalle risposte che otterremo dagli interlocutori istituzionali, in primo luogo l'Autorità portuale e la Regione Fvg». Tosto non entra nel dettaglio su cosa intenda per "nuovi spazi", ma la contiguità con le aree ex Esso potrebbe far pensare a un recupero di quella porzione a mare, proprietà dell'Autorità, abbandonata ormai da decenni. Inoltre a inizio agosto Snam ha annunciato la creazione di una sede a Trieste del suo centro nazionale per l'innovazione sull'idrogeno: il tema, dunque, è di giornata. E comunque Seastock si sta muovendo indipendentemente da questo scenario. Nel breve periodo - ha infatti aggiunto l'imprenditore chietino - il gruppo investirà nell'acquisto triestino 10 milioni per l'ammodernamento delle strutture esistenti. «Stiamo risolvendo il problema della carente distribuzione su gomma e raddoppieremo la zona di carico - precisa Tosto - e stiamo provvedendo a migliorare le condizioni dei serbatoi di stoccaggio, realizzando, in anticipo rispetto ai termini di legge, il cosiddetto "doppio fondo"». A questo punto può essere utile rammentare che il complesso ex Depositi costieri opera con 26 serbatoi in grado di contenere 130.000 metri cubi di combustibile tra gasolio e nafta. Posizionato in via del rio Primario a due passi dalla Risiera, sorse nel 1986 sostituendo il vecchio scalo di San Sabba. Dal 1991 al 2015 venne co-gestito paritariamente dall'Eni e dalla Giuliana Bunkeraggi della famiglia Napp. Il gruppo Tosto lo ha rilevato per 6,4 milioni in occasione dell'asta bandita nell'autunno dello scorso anno dal curatore fallimentare Piergiorgio Renier.I problemi di natura giudiziaria nacquero quando nel 2017 i Napp cedettero Depositi costieri alla campana Life, i cui soci furono arrestati per false fatturazioni ed evasione dell'Iva. L'inchiesta coinvolse anche Franco Napp relativamente a un mancato pagamento delle accise sul carburante, accuse peraltro sempre respinte dall'interessato. Ma la vicenda si fece sentire sull'andamento della Giuliana Bunkeraggi, che fu costretta a chiedere il concordato preventivo. A tutt'oggi restano da collocare due motonavi, la quota del 18% in Tami (la cordata privata che controlla il Terminal passeggeri), la sede sociale in via Lazzaretto vecchio. Torniamo alla nuova proprietà, perché il gruppo Tosto è un soggetto industriale di valore mondiale, che nel comparto dei serbatoi in pressione e sulla componentistica oil & gas se la vede con concorrenti come Hyundai, Mitsubishi, General Electric. Ha chiuso il 2020 senza risentire troppo della pandemia, con un giro d'affari consolidato di 200 milioni di euro e un margine operativo del 10%. Oltre mille dipendenti nei sette stabilimenti del Chietino, in aziende storiche come la romagnola Maraldi e la mantovana Belleli, nelle controllate romene. E qualche mese fa ha portato a casa dalla Russia due importanti commesse per un valore complessivo di 60 milioni di euro.

Massimo Greco

 

 

Il fenicottero prigioniero con la zampetta spezzata nella Valle Cavanata - una figura ormai diventata stabile

GRADO. Il fenicottero rosa con l'ala rotta è, per cause di forza maggiore, una figura stabile in Valle Cavanata. Ogni tanto tenta di spiccare il volo ma proprio non riesce a decollare come si deve. È costretto a limitarsi a compiere qualche salto, eseguito più che altro per spostarsi più velocemente all'interno della riserva diventata la sua casa a due passi da Grado. Quella che possiamo ormai definire l'amica di questo fenicottero, la fotografa naturalista Margitta Schiff Thomann, ne documenta praticamente ogni giorno la sua presenza. Lo segue di frequente, documentando con una serie di scatti e alimentando una splendida storia della natura e di vita animale. Causa una ferita ad un'ala, infatti, il fenicottero si trova in valle Cavanata ormai da quasi tre anni: si muove con difficoltà, è impossibilitato a seguire gli altri esemplari che migrano d'inverno verso lidi più caldi. Lui no, è costretto a rimanere in Cavanata dove, peraltro, l'inverno scorso è stata notata la presenza anche di alcuni altri fenicotteri rosa, che hanno scelto di rimanere in questa oasi, magari per poi spostarsi a mangiare da qualche altre parte della laguna. Evidentemente il clima glielo ha consentito, oppure sono rimasti a fare compagnia a quell'amico sfortunato. Ora si aspetta che qualcuno di questi fenicotteri rosa nidifichi in Valle Cavanata o in laguna: ciò vorrebbe dire che Grado e la sua zona lagunare sono diventati molto richiesti e attrattivi non solo dai turisti ma anche dagli animali migratori. Una colonia fissa annuale colorata di rosa rappresenterebbe un fiore all'occhiello e una nidificazione è attesa dagli esperti naturalisti, oltre che dalla fotografa Margitta Schuff Thomann, pronta a immortalarli con i suoi teleobiettivi, e ovviamente dal fenicottero solitario.

AN. BO.

 

Da animali rari ad habitué - Il caldo moltiplica i gechi nelle case e vie di Trieste

Innocui per l'uomo e veri insetticidi naturali, fino a dieci anni fa vederli in città era sorprendente Oggi invece sono numerosi come al Sud: «Inverni troppo miti, colpa dei cambiamenti climatici»

Sono innocui per l'uomo ed è pure utile averli in casa perché insetticidi naturali, ma la loro presenza rappresenta un altro segnale dell'inquinamento e dei cambiamenti climatici. Sono i gechi, un tempo animali rarissimi da vedere nelle vie e i cortili di Trieste, diventati oggi estremamente numerosi, tanto da incontrarli spesso in questa calda estate 2021 anche all'interno delle case. «Non possiamo definirla un'invasione - spiega Nicola Bressi, zoologo e naturalista del museo di Storia naturale di Trieste - ma sono visibilmente aumentati molto negli ultimi dieci anni. Non sono animali sociali; gli adulti vivono in coppia, mentre sono solitari e curiosi i più giovani, tanto che non disdegnano le incursioni in casa alla ricerca di cibo». Cibo che per loro significa insetti. «Sono ghiotti di tarme, blatte (i "bacoli" in triestino) e scarafaggi». Meno di zanzare, anche se per questo non è necessario sfatare il mito secondo il quale i gechi sono formidabili "killer" di questi fastidiosi insetti estivi. «Le zanzare le mangiano ovviamente quando sono appoggiate al muro, perché quando volano per loro è impossibile catturarle». A Trieste, come detto, fino a pochi anni fa erano rarissimi, ma non così tanto come si potrebbe pensare. «Fino ai primi anni Duemila - prosegue Bressi - prima che si vedessero gli effetti dell'inquinamento climatico prodotto dall'uomo, molti ipotizzavano che nemmeno ci fossero delle vere popolazioni autoctone di gechi e, anzi, sostenevano che i pochi presenti fossero arrivati con le navi. Poi c'è stato un rapido aumento, ma solo in una delle due specie». Perché Trieste è l'habitat di due specie diverse di gechi. «Quella di cui si è avuta un'esplosione è la "Tarentola Mauritanica" (il geco comune, ndr.) e poi c'è il geco verrucoso, Hemidactylus Turcicus, da sempre presente nelle case del centro storico cittadino e, dai dati in nostro possesso, rimasto inalterato nel numero da un secolo a questa parte, da quando cioè nel 1925 furono visti i primi esemplari». L'altra specie invece oramai è comunissima ed è presente, oltre che in città, anche sui posti più caldi della provincia, da Duino a Muggia, passando per la Costiera. «Il motivo del loro aumento di numero sono gli inverni sempre più tiepidi - prosegue Bressi - e loro, essendo una specie tipicamente mediterranea, hanno tratto vantaggio da questo cambiamento. Una densità di gechi del genere fino a una decina d'anni fa la si poteva osservare in città dell'Italia meridionale come Napoli o Palermo, mentre già per esempio a Firenze erano più rari; nel resto del Nord Italia erano presenti saltuariamente solo nelle zone costiere. Ora invece la quantità di gechi di Trieste è paragonabile a quella di una qualsiasi città del Sud Italia». Un consiglio, infine, se li si vede scorrazzare in giro per casa. «È molto meglio farli uscire - conclude Bressi - perché se rimangono al chiuso a lungo, si disidratano».

Lorenzo Degrassi

 

I nascondigli - Chiusi in cantina

Il geco, rispetto ad altre specie di animali invasive come possono essere i cinghiali, le cornacchie o i gabbiani - tutti presenti in gran numero in città e sull'Altipiano - non reca alcun problema o danno all'uomo. «Anzi - spiega Nicola Bressi, zoologo e naturalista del museo di Storia naturale di Trieste - dà una mano a eliminare gli insetti dalle case essendo insettivoro. Nel corso degli inverni si nascondono nelle cantine o nei garage per poi uscire con l'arrivo dell'estate. Quello attuale (fine agosto) è il periodo della nascita dei piccoli».

 

Le caratteristiche - Non invasivi