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IL PICCOLO - SABATO, 15 agosto 2020

 

 

I quattro anni senza il Tram di Opicina e il rebus della data di inizio cantiere.

Il 16 agosto 2016 il frontale tra vetture a Cologna. Da allora annunci, ricorsi e smentite. Ma ora forse qualcosa si muove.

Quattro anni senza tram di Opicina. Ricorre domani il triste anniversario dello scontro frontale, avvenuto in via Commerciale, tra due vetture della storica trenovia. Uno schianto che appunto, da quel 16 agosto del 2016, ha lasciato triestini e turisti orfani di uno dei più amati simboli della città. Ora a distanza di tutto questo tempo - trascorso tra annunci e dietrofront, promesse e smentite, bracci di ferro con Roma e magagne burocratiche -, potrebbero davvero arrivare buone notizie. Il prossimo 24 agosto il Comune si riunirà con la Fenix Consorzio Stabile di Bologna - la ditta che ha vinto l'appalto previsto dal bando-bis, resosi necessario dopo che la prima gara era stata bloccata da ricorsi e intoppi burocratici -, per stabilire quando finalmente partirà il cantiere per la sostituzione di due chilometri di traversine e binari e per il rifacimento dei marciapiedi delle fermate. È una data da segnarsi sul calendario, visto che l'intervento è dirimente per la ripartenza della tranvia, prevista, in teoria, dopo il lungo stop and go, per l'inizio del prossimo anno, in seguito all'imprescindibile collaudo dell'Ustif, braccio operativo del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Indicativamente, l'avvio del cantiere è previsto per la prima parte del mese di settembre. I lavori si protrarranno per quattro mesi. Almeno così è previsto dal contratto, anche se la stessa ditta stima di terminare prima la sostituzione di binari e traversine (responsabile unico del procedimento è l'ingegner Luigi Fantini, mentre direttore dei lavori è l'ingegner Roberto Carollo, coordinatore della sicurezza invece è il perito Elio Flego). Il lotto che sta per essere avviato, conforme al progetto approvato proprio dall'Ustif, riguarda i segmenti tra la chiesetta di Cologna e la fermata di Banne e dall'Obelisco al deposito di Opicina. Verranno poi appunto rifatti i marciapiedi, più alti - esclusi quelli delle fermate dei capolinea, che invece sono a norma - per garantire una maggiore accessibilità nella salita e nella discesa dal tram, dato che in alcuni punti c'è un dislivello di circa 30-40 centimetri. Verranno pure eseguiti dei percorsi tattili per le persone ipovedenti e delle rampe per i disabili, ma in questo caso non in tutte le fermate: via Romagna e Vetta Scorcola non sono raggiungibili dalle carrozzine. Il costo dei lavori è di 888.376 euro, finanziati da Regione in primis e Comune. Tra gli argomenti ancora da definire nel colloquio Comune-impresa, rientrano alcune ipotesi di lavoro. In particolare è al vaglio l'opzione di operare nel cantiere anche di notte per non dare fastidio al traffico. Potrebbe inoltre essere chiusa la parte alta di via Commerciale, nel tratto che va dall'incrocio con campo Cologna fino alla fine, quello meno frequentato e meno abitato, che resterà comunque accessibile ai frontisti e ai mezzi di soccorso o per chi deve per forza passare di lì. Questa decisione deriverebbe dal fatto che i mezzi operativi più grossi dovranno mettersi a fianco delle rotaie del tram, occupando gran parte della carreggiata stradale. Per lo stesso motivo si potrebbe rendere un senso unico alternato il tratto tra Obelisco e Opicina. Un'altra idea sulle cui sorti si deciderà il 24 agosto riguarda il progetto di pre-assemblamento dei pezzi di traversine e binari davanti al deposito di Prosecco, dove ora si trovano, per evitare agli operai di recuperare ogni pezzo andando ogni volta su e giù: ogni curva ha infatti misure diverse di traversine. «Sono soddisfatta che si aggiunga il tassello dell'avvio del cantiere al lungo e complesso percorso per la ripartenza del tram - commenta Elisa Lodi, assessore ai Lavori pubblici -. La mia soddisfazione piena sarà quando però vedrò gli operai a settembre lavorare su traversine e binari». Il tram sarà inoltre al centro di un'altra operazione. Verrà messo in gara un altro lotto (direttore dei lavori in questo caso è l'architetto Sergio Russignan) del valore di 850 mila euro, per completare tutte le fermate, gli accessi ai sentieri e i piccoli cancelli. Il pacchetto comprende delle verifiche idrogeologiche sui costoni e il controllo di eventuali massi pericolosi, interventi che potranno essere eseguiti anche dopo che il tram avrà ripreso a funzionare e che non sono quindi ostativi al riavvio della linea.

Benedetta Moro

 

J'accuse in stile annuncio funebre tra ironia e schiaffi ai «poteri forti»
Manifesti affissi dall'associazione per la difesa del quartiere carsico - Nel mirino Comune, Act, ministeri e «la loro inefficienza burocratica»
La modalità è ironica, ma l'obiettivo è molto serio: ricordare che domani saranno quattro anni senza tram. I rappresentanti dell'associazione per la Difesa di Opicina hanno deciso di affiggere ieri sui muri (e diffondere sui "social") un annuncio sulla scorta di quanto avviene in occasione dell'anniversario della scomparsa di una persona, per ricordare «che sono trascorsi quattro lunghi anni, durante i quali i poteri forti, dalla magistratura al Comune di Trieste, dall'Act, ai vari ministeri ed enti correlati, hanno dato la migliore dimostrazione della loro inefficienza burocratica. Capace di privare la città di uno dei suoi punti di forza - si legge nel testo - con un irritante palleggio di responsabilità dove, peraltro, nessuno è mai stato inquisito per i danni causati. Più volte è corsa addirittura voce che questo modo di operare fosse il prodromo per l'eliminazione della tratta. A questo proposito si ricorda che, grazie all'appassionata opera del nostro segretario, Marco Simic, l'intera struttura è stata posta sotto tutela dalla Soprintendenza già nel 2007 e, quindi, è de facto inattaccabile». «Ciò che indispettisce - conclude la nota - sono i continui scriteriati rimaneggiamenti degli ultimi anni quando, su vetture risalenti al 1935, si è voluto inserire su cinque di esse, a eccezione della sesta, la 407, la nuovissima componentistica elettronica al costo di 400 mila euro cadauna, con il risultato che, a funzionare, sia solo quella mai interessata dalla insensata rivoluzione».

Ugo Salvini

 

SEGNALAZIONI - Tram/1 - L'anniversario tetro del frontale del 2016.

Il 16 agosto ricorre il quarto anno di fermo esercizio del tram di Opicina, causato dall'incidente avvenuto nel 2016. Quattro anni, decisamente troppi. In Austria, Svizzera o Germania il servizio sarebbe ripreso al massimo dopo cinque giorni. In una città italiana con amministrazione seria al massimo dopo un mese o poco più. In un incidente analogo avvenuto ai tempi del sindaco Illy il tram ripartì in brevissimo tempo. Qui invece si è optato per vie traverse, in pratica chiudendo la linea e chiedendo di riaprirla; in questo modo le deroghe per le linee storiche andavano perse e si coinvolgeva l'Ustif di Venezia, che giustamente chiedeva quanto richiesto per una nuova linea, ma la faccenda diventava assai burocraticamente complicata. Una scelta fatta per incompetenza o volutamente? Due i vantaggi: tram fermo, risparmio per Trieste Trasporti e per il Comune sulle spese di esercizio, e tempi sufficientemente lunghi per arrivare alle elezioni del 2021, in modo da potersi poi vantare in campagna elettorale di aver sconfitto i cattivoni dell'Ustif che indubbiamente servono da comodo alibi. Il tutto condito da vari annunci del nostro sindaco tesi a promettere l'impossibile. Ai quali vanno aggiunti la mancata convocazione dell'unica ditta con tutti i macchinari disponibili da subito per fare i lavori (a suo tempo per i lavori di pochi anni fa l'aveva convocata il sindaco Cosolini...) Adesso viene comunicato che i lavori partiranno in settembre. Turisti che protestano, che cercano il tram e vanno via delusi, all'estero che dicono "questa è l'Italia", ma dovrebbero invece dire "questa è la Trieste attuale". Certo è scandaloso che una delle principali attrazioni turistiche della città, famosa perché unica in tutto il mondo, subisca un trattamento del genere. Voluto o non voluto. Però, come diceva il buon Andreotti "a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina".

Paolo Petronio

 

SEGNALAZIONI - Tram/2 - L'associazione Simic offre il suo aiuto

A 4 anni dall'incidente del tram, l'associazione culturale Marino Simic (Acms), che a suo tempo si attivò per rendere tram e tramvia "vincolo monumentale" (cosa ottenuta il 12 settembre 2008 nell'interesse e potenziale turistico della città) ricorda di essere sempre a disposizione per qualsiasi necessità e consiglio per il ripristino e suo funzionamento. Ricorda inoltre che continua a collaborare con i professionisti dell'Adozzo per il nuovo progetto alla nuova soluzione definitiva e risolutiva per il prolungamento della linea.

Associazione culturale "Marino Simic"

 

 

Batteri di nuovo sotto la soglia - Torna il via libera a bagni e tuffi
Esami dell'Arpa rassicuranti per tutto il litorale a cominciare dalla Dama Bianca - Cause dell'inquinamento da chiarire. Pallotta annuncia verifiche sulle fognature
Duino Aurisina. Balneazione libera oggi sull'intero litorale di Duino Aurisina. È rientrato nel giro di poche ore l'allarme inquinamento sulla costa che va dal porticciolo di Duino allo specchio d'acqua antistante il Castello dei Torre e Tasso. La nuova verifica effettuata dai tecnici dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (Arpa) ha infatti decretato ieri la possibilità di tuffarsi senza limitazioni territoriali, in quanto l'esito delle analisi ha confermato che la presenza di escherichia coli, cioè dei batteri che sono i principali indicatori di contaminazione fecale, è tornata sotto la soglia limite, fissata a un valore di 500. Nel dettaglio, nella zona della Dama Bianca si è scesi a quota 448, a Duino scogliera a 108, sotto il Castello a 41. Ci si potrà dunque tuffare in assoluta libertà oggi su tutta la costa di competenza del Comune di Duino Aurisina. Si è risolta perciò una situazione problematica che stava molto a cuore all'amministrazione, in quanto le attività ricettive e di ristorazione dell'area interessata dall'inquinamento, già fortemente penalizzate dall'emergenza sanitaria da Covid 19, rischiavano un nuovo stop. L'esito delle analisi effettuate dall'Arpa permetterà invece ampia libertà di scelta per tutti coloro che oggi vorranno trascorrere il Ferragosto al mare. Rimane però l'interrogativo sulla causa di un fenomeno di inquinamento del mare circoscritto a poche ore. «È evidente - ha detto ieri Daniela Pallotta, sindaco di Duino Aurisina - che deve essere successo qualcosa di anomalo, altrimenti non si spiegherebbe il perché, nell'arco di poche ore, si sia passati da una situazione di normalità a una di crisi acuta da inquinamento, per poi tornare a una buona qualità delle acque». «Per capire la causa di tutto questo - ha annunciato - effettueremo una serie di controlli e di verifiche sullo stato di salute delle fognature nelle zone interessate. Non vorremmo che, a causa di un comportamento troppo disinvolto di qualcuno fosse l'intera comunità a dover rinunciare a una giornata di mare, con conseguenze per l'intero tessuto produttivo dell'area». «La Polizia locale inizierà immediatamente le verifiche del caso, per controllare che gli impianti di depurazione siano perfettamente efficienti - ha continuato Pallotta - e saremo molto severi nel punire chi non avesse ottemperato agli obblighi previsti, per quanto concerne la manutenzione delle fognature». Al di là del problema contingente, rimane infatti un danno di immagine per l'intera area di Duino Aurisina, che fa del turismo una delle principali risorse. «La verifica che effettueremo - ha precisato l'assessore Massimo Romita - riguarderà in particolare chi non ha prodotto la certificazione della verifica dei propri impianti».

Ugo Salvini

 

 

SEGNALAZIONI - AcegasApsAmga - Cosa mettere e no nella differenziata

In relazione alla lettera da voi pubblicata in data odierna, "Differenziare bene domande inevase", AcegasApsAmga desidera innanzitutto scusarsi con la lettrice per le mancate risposte, dovute evidentemente ad un disguido nella lettura delle segnalazioni. Per venire al merito delle questioni poste dalla lettrice, si ricorda innanzitutto come tutti gli imballaggi in plastica, a prescindere dal polimero e dalla codifica, sono sempre conferibili nella raccolta differenziata. L'importante, appunto, è che si tratti di imballaggi e non di altri oggetti (ad es. giocattoli). Per quanto attiene la carta da forno, è necessaria una premessa generale. L'industria del packaging è in continua evoluzione, anche attraverso produzioni di nicchia. Il Rifiutologo, per sua natura, deve invece fornire indicazioni necessariamente generali. La maggior parte delle carte da forno presenti oggi sul mercato, non sono differenziabili e dunque, correttamente, Il Rifiutologo indica come conferimento il Secco non differenziabile. Taluni produttori, una stretta minoranza in questo momento, hanno però introdotto sul mercato carte biodegradabili. E quell'informazione è contenuta nei codici a barre letti da Il Rifiutologo. Il consiglio dunque, per i casi di frontiera come questo, è di attenersi dunque alle indicazioni di smaltimento del produttore

Riccardo Finelli. Responsabile Comunicazione AcegasApsAmga

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 14 agosto 2020

 

 

Mare inquinato a Duino, stop a tuffi e bagni
Quantità di escherichia coli più di quattro volte superiore ai limiti di legge. Immediata l'ordinanza di divieto di balneazione
DUINO AURISINA Il mare è sporco. Niente bagni oggi a Duino Aurisina, nel tratto che va dalla spiaggia della Dama Bianca, situata accanto al porticciolo di Duino, fino al castello dei Torre e Tasso. Dai controlli effettuati dall'Agenzia regionale per la Protezione dell'ambiente (Arpa) è emerso infatti un improvviso, considerevole e preoccupante inquinamento delle acque, che non c'era fino a pochi giorni fa. In particolare, nella zona del porticciolo di Duino e nello specchio d'acqua che sta davanti alla scogliera che inizia a pochi metri di distanza verso Trieste, è stata riscontrata la presenza di una quantità di escherichia coli, i batteri che sono i principali indicatori di contaminazione fecale, di più di quattro volte superiore a quella consentita per legge. In dettaglio, nella zona della Dama Bianca si è toccato il valore di 2046, laddove la legge indica come soglia massima quota 500. Nella vicina scogliera, in direzione del castello di Duino, si è raggiunto il valore di 2247. Sotto le mura del castello si è arrivati a 1091. Numeri preoccupanti, di cui l'Arpa ha subito fatto partecipe il sindaco di Duino Aurisina, Daniela Pallotta, la quale non ha potuto fare altro che emettere con urgenza un'ordinanza di "divieto temporaneo di balneazione marina" nelle aree "Duino Dama Bianca", "Duino scogliera" e "Duino sotto il Castello". Una mazzata, ovviamente, per il sistema ricettivo e turistico della zona, già messo a dura prova dall'emergenza sanitaria. «Sono dispiaciuta di dover emettere quest'ordinanza - ha commentato Pallotta - ma davanti a questi valori non si possono fare altre scelte, il divieto deve scattare immediato». Le speranze di poter riaprire a breve, forse già domani, giornata di Ferragosto, non sono del tutto tramontate. Sarà però necessario attendere l'esito degli esami dopo un secondo prelievo delle acque, effettuato ieri dai tecnici dell'Arpa: i risultati saranno resi noti oggi. «Quando si originano problemi come questo - ha aggiunto il sindaco di Duino Aurisina - è d'obbligo procedere con un secondo controllo a distanza di poche ore. L'auspicio di tutti - ha precisato - è che i valori possano permettere di riaprire subito queste spiagge». In ogni caso, l'amministrazione comunale annuncia il pugno duro: «Siccome le rilevazioni effettuate pochi giorni fa avevano evidenziato un buon livello di pulizia delle acque oggi giudicate inquinate, con i valori di escherichia coli inferiori alle soglie limite - ha osservato Pallotta -, è evidente che nel frattempo deve essere intervenuto un fattore nuovo. Lo scorso anno avevamo ammonito i residenti - ha proseguito il sindaco - invitandoli a fare le necessarie verifiche sul funzionamento delle loro fognature. Visto che il fenomeno si è ripresentato - ha annunciato in conclusione - procederemo con i controlli della nostra Polizia locale».

Ugo Salvini

 

 

Un quinto degli edifici nel centro storico potrà essere demolito e ricostruito
Il piano adottato il 7 settembre, 30 giorni per le osservazioni. Obiettivo: muovere gli investimenti con un riuso "governato"
Il Comune celebra i quarant'anni del cosiddetto "piano Semerani" mandandolo in meritata quiescenza. Roberto Dipiazza vuole chiudere il mandato con un messaggio forte diretto alla proprietà immobiliare, ai professionisti e alle aziende del settore: il centro storico non è intoccabile, vi si può intervenire con il dovuto discernimento, selezionando luoghi e metodi. Il nuovo piano - con uno slittamento di tre mesi rispetto a quanto annunciato in aprile - sarà adottato lunedì 7 settembre e da quella data scatteranno i trenta giorni durante i quali i cittadini potranno esprimere osservazioni, rilievi, ecc. «Chi ha qualcosa da dire - celia il responsabile dell'Urbanistica Giulio Bernetti - lo dica adesso o taccia per sempre». Scaduti i termini, il dossier tornerà in giunta a cura dell'assessore Luisa Polli: in teoria dovrebbe bastare, a meno che - come assai probabile - un quarto dei consiglieri comunali chieda la discussione in aula. Non ci sarà occorrenza di valutazione ambientale strategica perché la Vas è già stata eseguita per il Piano regolatore generale. A novembre il piano sarà vigente. Il gruppo di lavoro è coordinato dall'architetto Beatrice Micovilovich. Ne fanno parte Ezio Golini, Michele Grison, Mauro Pennone. Vi ha partecipato Andrea Zacchigna recentemente scomparso. Imponente il lavoro di analisi tecnico-storica e di schedatura: censiti 1621 edifici tra "città murata", i tre borghi imperiali (Teresiano, Giuseppino, in parte Franceschino), via Udine, l'asse tra viale XX Settembre e via della Pietà. Il più vasto nucleo della regione. E adesso comincia il bello, la materia entra nel vivo, previo avvertimento che le percentuali utilizzate sono orientative. Il 5% è solo restaurabile perché si tratta di chiese, monumenti, siti artistici. Il 45% esige il riguardo dell'involucro esterno ma ammette iniziative puntuali di ristrutturazione interna. I restanti 800 immobili sono suddivisibili in due macro-categorie: 500 vanno rispettati all'esterno ma sono sventrabili all'interno; 300 possono essere demoliti e in luogo di essi sarà lecito costruire ex novo. Per farla breve, quasi un quinto degli stabili situati nel centro storico è potenzialmente abbattibile: «Anche il palazzo dell'Anagrafe dove ora stiamo parlando», ammicca beffardo il Bernetti. Il dopo-Semerani prospetterà classi e categorie di intervento, che tengono conto di posizione e caratteristiche dell'edificio e che suggeriscono la conseguente tipologia edile. Parola d'ordine: rifunzionalizzazione dello stabile. Non certo elegante ma comprensibile: in base al principio di "restauro attivo", il proprietario potrà realizzare ascensori, corpi-scala, solai. Bernetti e la Micovilovich sottolineano come il lavoro pianificatorio è stato svolto a stretto contatto con la Soprintendenza. È chiaro che al posto di uno stabile demolito non sarà consentito riedificare in maniera arbitraria, discrezionale: verranno elaborate linee progettuali alle quali proprietario-architetto-impresa dovranno attenersi, con particolare attenzione all'ecosostenibilità e al verde. Laddove vi siano tetti "piani", ne è permessa l'accessibilità, non solo ad alberghi e pubblici esercizi, ma anche alle abitazioni private. Bernetti & Micovilovich annotano che, dopo la "reclusione" dovuta al Covid, c'è una forte richiesta di alloggi dotati di sfoghi "open". Un'ulteriore opportunità riguarda le cosiddette Umi, unità minime di intervento. Stabili o aree di difficile soluzione, dove il Comune permette al privato di agire contribuendo alla risistemazione del contesto (parcheggi, alberi): i casi, per esempio, di casa Francol, di via Santa Tecla, di androna Economo.

Massimo Greco

 

SEGNALAZIONI - "No agli animali in gabbia"

L'associazione Trieste Animal Day esprime la sua contrarietà al nuovo acquario che si dovrebbe realizzare in Sacchetta. Le motivazioni che ci spingono a contrastare con forza questo progetto sono innanzitutto di natura etica. Costringere un delfino, uno squalo o un'orca, nati per vivere nei grandi spazi oceanici, a trascorrere la loro esistenza in una vasca, significa ridurli a uno stato molto simile alla pazzia. Acquari e zoo sono solo carceri per animali destinati all'ergastolo e non sono nemmeno utili a farne conoscere caratteristiche e abitudini. Agli esseri viventi provocano solo sofferenze. Ben più interessante sarebbe realizzare un acquario virtuale stile Ocean Odyssey, straordinaria attrazione che si trova a Times Square a New York: innovativa del genere, usa la tecnologia per portare gli spettatori negli abissi dell'oceano, senza bisogno di usare animali vivi. Infine, la Camera di commercio riceve fondi dai propri iscritti per realizzare il progetto fastoso del "Parco del Mare". Invece noi crediamo che in questo periodo di crisi sia necessario che il denaro destinato a questo progetto venga usato per sostenere le categorie commerciali che a causa del coronavirus si trovano in difficoltà economica.

Fabio Rabak, PresidenteTrieste Animal Day

 

 

Giardini e aree giochi nel mirino dei vandali da Poggi a San Vito
L'ultimo episodio in via Frescobaldi: imbrattati scivoli e tunnel per bambini. Da inizio anno 11 mila euro di danni
Ripetuti danneggiamenti alle recinzioni delle aree sottoposte a fitorimedio, imbrattamento dei giochi per i più piccoli, delle panchine, tabelle segnaletiche divelte, piane sradicate e irrigatori strappati e manomessi. Non si ferma l'escalation di atti vandalici all'interno dei giardini pubblici di Trieste. Per il Comune è una costante rincorsa a riparare i danni causati da chi si diverte a distruggere qualsiasi cosa si trovi all'interno di quelle aree verdi. L'ultimo raid dei vandali è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì scorsi. Ad essere presa di mira è stata l'area attrezzata per il divertimento dei bambini in di via Frescobaldi a Poggi Sant'Anna. Con della vernice nera sono stati imbrattati diversi giochi. Scivoli, tunnel, la pavimentazione anti trauma sotto le altalene sono stati lordati da disegni volgari, una svastica, scarabocchi, espressione del forte disagio di chi commette questi atti vandalici. Il presidente della VII Circoscrizione, Stefano Bernobich, ha anticipato che presenterà denuncia alla Questura. «Abbiamo notato un trend in crescita del fenomeno - constata l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi -, atti che denotano la mancanza di senso civico e inevitabilmente un certo malessere, perché chi compie simili gesti qualche problema che va aldilà della maleducazione deve averlo». Da inizio anno, senza contare i danni più recenti in via Frescobaldi che devono ancora essere quantificati e tenendo conto degli oltre due mesi di lockdown con i giardini chiusi, «abbiamo già contato oltre 11 mila euro di danni - precisa l'assessore - con interventi che devono sovrapporsi al programma di ordinaria manutenzione di quelle aree verdi, compromettendo talvolta alcuni piani». Per via Frescobaldi, forte di una convenzione già siglata, il Comune si avvarrà dell'aiuto dei ragazzi dell'associazione "Oltre quella sedia" che hanno già dato disponibilità e provvederanno a ripulire i giochi. Negli ultimi mesi, è stato "visitato" dai vandali anche il giardino de Tommasini, dove sono state danneggiate le recinzioni delle aree sottoposte a fitorimedio. Gli stessi danni, aggravati anche dalla rottura degli irrigatori, sono stati registrati pure nel giardino di piazzale Rosmini. Lì i residenti denunciano la presenza di un gruppo di adolescenti che la sera si impossessa di quegli spazi. In via Orlandini, nel cui giardino i danneggiamenti sono all'ordine del giorno, quest'anno sono state rotte e riparate per tre volte, con una spesa di 4 mila euro, le staccionate in legno. Nell'area verde di via Benussi sono stati asportati i pannelli che delimitano l'area gioco. Al parco di villa Revoltella sono stati danneggiati i giochi, divelte delle transenne di protezione, spostati i coperchi delle fognature, danneggiate le panchine e alcune tabelle segnaletiche. Sembra invece funzionare la recinzione di piazza Hortis: negli ultimi mesi in quell'area non sono stati infatti segnalati danneggiamenti o sporcizia.

Laura Tonero

 

 

Pompeo a Bled appoggia il raddoppio di Krsko: «Sosteniamo i piani di Lubiana sul nucleare»
Il segretario di Stato americano ieri ha incontrato il premier Jansa nell'ambito di un tour europeo antirusso e anticinese
Belgrado. Washington è pronta a dare una mano a Lubiana, mettendo a disposizione il proprio know-how nel caso il progetto "Krsko 2" andasse avanti. È il messaggio più forte lanciato ieri in Slovenia dal segretario di Stato Usa, Mike Pompeo. Si è trattato della seconda tappa del suo tour in chiave antirussa e anticinese nell'Europa centro-orientale, con soste pure in Cechia, Austria e Polonia.Primo responsabile della politica estera di Washington a recarsi in Slovenia da 23 anni a questa parte, a Bled Pompeo ha svelato di aver discusso con il premier, Janez Jansa, anche del tema atomico: «Abbiamo parlato dell'enorme potenziale delle tecnologie nucleari» che sarebbero capaci di produrre «energia pulita, affidabile, diversificata», ha sottolineato il segretario di Stato Usa. Non ha approfondito, ma dovrebbe essere un riferimento ai "mini" reattori con tecnologia americana, già reclamizzati e messi sul tavolo di Lubiana dal segretario di Stato all'Energia Rick Perry. Questi nel 2019 aveva vantato le potenzialità della tecnologia modulare, ricordando che «la Westinghouse produce i migliori reattori al mondo», da preferire a quelli francesi, cinesi e russi. Il nucleare "moderno", assieme al gas liquefatto Usa, sarebbe inoltre una delle vie per assicurare «prosperità economica alla Slovenia e all'intera regione» e soprattutto «indipendenza energetica», ha specificato ieri Pompeo. Se ad ogni modo Krsko è un progetto a lungo termine, ancora fumoso, ieri ben più concreta è stata invece la firma di una dichiarazione congiunta tra Slovenia e Stati Uniti sulla «sicurezza» delle reti 5G. Dichiarazione che, di fatto, impegna soprattutto Lubiana a scegliere con accortezza i fornitori: se sono ad esempio cinesi, come Huawei, meglio soprassedere. Nella visione del mondo di Pompeo e del presidente americano Trump, oggi sarebbe infatti in corso una guerra silenziosa su scala globale tra «società libere» e «autoritarie». Un'allusione a Cina e Russia, appunto vero obiettivo del tour di Pompeo. Fra le minacce più esplicite da lui citate c'è il «Partito comunista cinese», che vorrebbe «controllare le persone, le informazioni e le nostre economie», anche attraverso le reti di telecomunicazioni. Ma almeno a Lubiana, grazie alla dichiarazione firmata ieri, Pechino dovrebbe trovare porte sbarrate. Per Pompeo si tratta dell'ultima di una serie di «decisioni sovrane», prese da Stati europei per proteggere da un lato privacy e diritti dei cittadini «che vogliono vivere liberi», e dall'altro la «sicurezza nazionale» da sistemi che potrebbero essere sorvegliati dalla Cina, secondo il sospetto di Washington. Pompeo ha anche lodato Lubiana per aver dato l'esempio in Europa, aumentando «le spese militari di quasi un miliardo di dollari all'anno: una decisione esemplare», che conferma l'impegno sloveno «in ambito Nato». Infine è stato a suo modo "ambasciatore" di un messaggio sicuramente gradito a molti sloveni. «Quando ho detto a Trump che sarei venuto in Slovenia era felice, ma la signora Trump (nata Melanija Knavs, ndr)lo era ancora di più», ha scherzato Pompeo, ricordando i legami tra la first lady e il suo Paese d'origine. Paese al quale, attraverso il segretario di Stato, Melania ha voluto mandare i «più cari saluti».

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 13 agosto 2020

 

 

Lavori sul metanodotto: canale di Veglia chiuso fino a domani
Fiume. Divieto di navigazione fino a domani lungo il canale tra l' isola di Veglia e la terraferma. Il motivo? La posa in mare del nuovo metanodotto, che collegherà il rigassificatore galleggiante di Castelmuschio (Omisalj) e la località di Zlobin, nell' entroterra di Fiume. Proprio a Zlobin avverrà l'allacciamento al gasdotto Pola-Karlovac, che poi prosegue verso Ungheria e Slovenia. Tornando al metanodotto, lungo 16 chilometri e 700 metri, sarà ultimato entro fine anno con una spesa, da parte dell'investitore croato Plinacro, pari a 430 milioni di kune (circa 57 milioni e 430 mila euro). Una parte dell' investimento - 16 milioni di euro - è stata coperta a fondo perduto dal Cef (Connecting Europe Facility), uno strumento finanziario dell'Unione europea. Al momento è stato portato a termine circa l'80% del progetto. Proprio la posa del cavo sottomarino - il cui appalto è affidato all'azienda Pomgrad - è il segmento più difficile dei lavori. I cavi, ingabbiati da cemento, vengono infatti collocati fino a 55 metri di profondità. Si credeva che la consegna di tali cavi, fabbricati in Italia, avrebbe subito ritardi a causa della pandemia ma così non è stato. L' inaugurazione pertanto è prevista non oltre il 31 dicembre prossimo. Poi ci sarà una fase di lavoro sperimentale di tre anni. L' infrastruttura movimenterà annualmente circa 2 miliardi e 600 milioni di metri cubi di gas naturale. La maggior parte della produzione andrà alle imprese Mfgk Croatia, PowerGlobe Qatar e Met Croatia Energy Trade, aggiuntesi all'Azienda elettrica nazionale croata Hep e all'omologa impresa petrolifera Ina.

A.M.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 12 agosto 2020

 

 

Bike sharing in città: abbonamenti prorogati gratis fino a fine anno - Sempre valida anche la tariffa promozionale

Buone notizie per i fruitori del servizio di bike sharing a Trieste, che in pochi mesi hanno superato quota 7 mila. BiTs annuncia la proroga gratuita al 31 dicembre di tutti gli abbonamenti acquisitati dall'inizio del servizio al 30 giugno. E la proroga anche della tariffa promozionale, che consente l'acquisto di un nuovo abbonamento a 3 euro, sempre fino a fine anno. La comunicazione è arrivata via mail, inviata a tutti gli abbonati. «BiTs ha superato, insieme a tutti noi, il difficilissimo periodo dell'emergenza sanitaria, diventando il punto di riferimento per chi vuole spostarsi in città in maniera economica, rapida e soprattutto ad impatto zero nei confronti dell'ambiente. Per premiare la pazienza di tutti quelli che non hanno potuto utilizzare il servizio nei mesi di marzo, aprile e maggio e per permettere a chi ancora il servizio non lo ha provato di usufruire della tariffa promozionale, il Comune di Trieste ha deciso per le proroghe. Buone pedalate!».BiTs, attivo dal 3 febbraio 2020, consente di prelevare una bicicletta in una delle stazioni dislocate in città e riconsegnarla in un'altra. L'abbonamento è personale e consente l'utilizzo di una sola due ruote alla volta. Il modo più semplice di utilizzare il servizio è con lo smartphone. Basta scaricare l'app gratuita BicinCitta, registrarsi, e fare il primo acquisto con carta di credito. Sempre attraverso l'app è possibile anche controllare il numero di mezzi presenti, in tempo reale, in ogni stazione. Entro il 31 dicembre saranno pubblicate le tariffe definitive, valide dal primo gennaio 2021.

mi.b.

 

 

SEGNALAZIONI - ServiziApp "Il Rifiutologo"da migliorare subito

Con la presente si chiedono rapidi interventi risolutivi per il malfunzionamento dell'app "Il Rifiutologo". Una delle cose più gravi riscontrate è che per effettuare segnalazioni e richieste di svuotamento dei cassonetti pieni di rifiuti non si possono allegare le foto ad attestazione della validità della richiesta effettuata, ma solo contestualmente alla scrittura della segnalazione. Questo può addirittura risultare fonte di pericolo, visto che le persone si ritrovano costrette a scattare foto e a scrivere in strada per effettuare le segnalazioni sui rifiuti non raccolti, distraendosi pure con la scrittura dei messaggi su un' app per lo smartphone assolutamente "mal congeniata".Le foto devono poter essere allegate successivamente, quando si scrivono le segnalazioni in comodità e sicurezza come è previsto per l'app "comuni-chiamo" del Comune di Trieste.Si suggeriscono per esempio anche dei messaggi già "precompilati". Quindi, contando sulla comprensione e collaborazione, si richiedono rapidissimi ed urgenti interventi risolutivi in merito al problema segnalato, porgendo i saluti !

Massimiliano Scocchi

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 11 agosto 2020

 

 

Bici sulle corsie preferenziali - No di tassisti e autisti dei bus
Contestata la volontà del Comune di testare da settembre la convivenza con le due ruote in via Carducci, via Mazzini e sull'asse Tarabocchia-Conti
Laura Tonero«No alle biciclette sulle corsie preferenziali». Gli autisti degli autobus e i tassisti bocciano senza riserve la possibilità, avanzata dalle associazioni che promuovono la mobilità ciclabile, di consentire alle bici di percorrere le preferenziali su via Carducci e sull'asse che da via Tarabocchia, passando per via D'Azeglio porta lungo via Conti. Il Comune, però, apre uno spiraglio, valutando la possibilità di fare un test di convivenza tra biciclette (non monopattini), autobus e taxi su quelle strade. Ma andiamo per ordine. La proposta delle "corsie bus ciclabili" è contenuta del "Piano per la mobilità urbana post Covid-19 portato sui tavoli di confronto con il Comune dalle associazioni Tryeste, Fiab, Uisp, Legambiente, Fridays For Future, Bora.La, Zeno, Link, Spiz e Cammina Trieste. L'idea non è stata per niente ben digerita da chi guida autobus e taxi. Di recente i sindacati degli autisti della Trieste Trasporti hanno voluto incontrare anche il sindaco per esprimere in merito la loro ferma contrarietà. «Il transito di biciclette e monopattini nelle corsie preferenziali - scrivono in una nota - andrebbe a creare pericolosità per i nuovi soggetti in transito, peggiorando le condizioni di lavoro dei conducenti dei mezzi pubblici». Per i rappresentanti degli autisti le biciclette andrebbero a rallentare ulteriormente i tempi di percorrenza già ridotti, causando ritardi e disagi per l'utenza. Preferenziali si trovano, ad esempio, sulle vie Mazzini, Gallina, Ghega, Carducci, Tarabocchia, D'Azeglio, e Conti. Non sembrano esserci particolari problemi per via Mazzini, mentre autisti e tassisti mettono il bollino rosso su via Carducci e Conti. «Ci opponiamo per questioni di sicurezza e di efficienza del servizio - sottolinea Mauro De Tela di Uritaxi - . Non servono i test, i ciclisti sfrecciano comunque già sulle preferenziali e le criticità sono evidenti. Serve realizzare piste ciclabili, non rendere ciclabili le preferenziali». I tassisti evidenziano, tra l'altro, l'assenza delle frecce e dello specchietto retrovisore nelle bici che impedisce il tempestivo rilevamento dei veicoli in arrivo posteriormente, con l'aggravante, ad esempio, della mancanza di rumore delle auto ibride, molto diffuse oramai tra i taxi. C'è poi mancata conoscenza dei ragazzini delle norme del Codice della strada, e un uso improprio delle cuffie musicali. Insomma una bocciatura su tutta la linea. «Sulla mobilità ciclabile c'è un tavolo aperto, tutte le realtà coinvolte sono state ascoltate e verranno nuovamente convocate, - assicura l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli -ora serve capire se è possibile trovare un equilibrio e una proposta condivisa che tenga conto dell'interesse pubblico collettivo, per garantire il servizio alla totalità dei cittadini». Polli anticipa che proporrà «previo via libera degli uffici tecnici, una breve sperimentazione per capire se può funzionare. Un mese di test di convivenza tra bici, autobus e taxi sull'asse che da piazza Libertà arriva fino in Largo Barriera».L'esperimento potrebbe iniziare già a settembre. «Il test potrebbe servire per capire quanti ciclisti utilizzerebbero quelle preferenziali - osserva il direttore del Dipartimento Mobilità e Traffico Giulio Bernetti - ma anche, ad esempio, gli eventuali ritardi causati al trasporto pubblico. Una prova potrebbe servire per ritrovarsi poi attorno ad un tavolo e tirare le somme». La decisione ora spetta alla politica, alla Giunta in questo caso, che dovrà dare parere favorevole o contrario al test.

 

Assenza di targa  e mancanza di assicurazione - le criticità
Assenza di targa e di copertura assicurativa. Sono altri due aspetti che tassisti e conducenti degli autobus mettono sul tavolo per evidenziare le criticità legate ad una possibile apertura delle preferenziali alle biciclette. Carenze che, a detta dei rappresentanti delle due categorie, determinano in caso di sinistro e di fuga del responsabile la difficoltà di identificazione e, di conseguenza, del risarcimento. I danni, nel caso di un tassista, possono andare dal semplice danno materiale al mancato guadagno per il tempo necessario alle riparazioni del mezzo. Più complessa la questione nel caso il sinistro coinvolga un bus, con potenziali feriti a causa dell'eventuale manovra d'emergenza del conducente.

 

SEGNALAZIONI - Distanziati sui mezzi con le scuole chiuse

Il Piccolo ha dato notizia del presidente della Regione che se la prende con la decisione del governo di mantenere il distanziamento dei passeggeri del Tpl in presenza del Sars-Cov-2. La scelta romana, a detta del presidente Fvg, impedirà la riapertura delle scuole. Di fatto solo tre regioni (oltre alla nostra, il Veneto e la Sicilia) hanno tolto ogni limite al numero di passeggeri sul trasporto pubblico regionale, sia in treno che in bus. Le altre hanno mantenuto un limite massimo per i passeggeri in piedi, o addirittura il distanziamento per i posti da seduto. Come faranno a garantire il trasporto degli scolari? Evidentemente pensano anche alla sicurezza degli stessi scolari rispetto a possibili contagi. È allora il caso di ricordare che il tema della riorganizzazione del trasporto pubblico in vista della ripresa delle attività e dell'anno scolastico è oggetto di valutazione e proposte già dal mese di aprile sulla stampa, sul web e nelle istituzioni. Al fine di evitare un'impennata del traffico privato e delle emissioni nocive, è stata colta l'esigenza di una riorganizzazione del servizio all'insegna della flessibilità: aumento della copertura del servizio a chiamata, bus veloci (meno fermate) sulle tratte più lunghe, prenotazione smart delle corse, gestione automatizzata del carico dei passeggeri, integrazione del Tpl con le diverse forme di mobilità non inquinante. Ma nulla è mai trapelato sull'esistenza di un piano specifico della giunta regionale né sugli indirizzi nei confronti degli enti locali in materia di coordinamento di "mobility management" per adeguare il servizio di trasporto pubblico ai flussi di mobilità da soddisfare e da intercettare. Serviranno risorse aggiuntive? Certo, ma prima bisogna avere un piano di sviluppo per rendere il Tpl più efficiente e competitivo.

Andrea Wehrenfennig Presidente Legambiente Trieste

 

 

Oltre 600 firme per dire no al Parco del mare - la petizione
Da un lato lo storico Aquario, in servizio dal 1933 sulle Rive. Dall'altro il futuribile Parco del Mare, previsto da Antonio Paoletti nell'area della Lanterna. Le due opere, pur accomunate ovviamente dalla presenza di pesci e altre specie marine, non godono però dello stesso sostegno. Contro la realizzazione del nuovo Parco si sono levate negli ultimi anni più voci. Da qualche settimana al coro si sono uniti anche alcuni imprenditori cittadini, convinti della necessità di dirottare le somme accantonate per il progetto e utilizzarle per risollevare l'economia alle prese con la crisi post lockdown. Di lì la decisione di avviare una petizione ad hoc su change.org. A firmarla sono stati finora oltre 600 cittadini contrari alla realizzazione della contestata struttura.

 

 

Il fisico Grassmann parla di rinnovabili

Oggi partiranno le 7 conferenze e i 2 workshop di "Fisica & Arte contro la Co2", nell'ambito del Science in the City Festival, che si potranno seguire in presenza (prenotazione su https://linearmirror-scienceinthecity.uniud.it/) e in streaming sul YouTube di Esof2020. Alle 16 interviene il fisico Hans Grassmann, ideatore dello "specchio lineare"

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 10 agosto 2020

 

 

Nell'Europa orientale crescono i bambini avvelenati dal piombo dell'inquinamento

Sono centinaia di migliaia i piccoli che hanno nel sangue livelli eccessivi del minerale. Un grave problema per la salute

Belgrado. Un giallo pallido che colora l'Europa occidentale e il Nord America, regioni dove il problema è stato quasi completamente eradicato e non preoccupa più di tanto. Un rosso cupo ad accendere ampie parti dell'Asia e dell'Africa, il vero fronte dell'emergenza. E un arancione inquietante, - che a volte verte verso l'amaranto - che tinge ampie zone dell'Europa orientale e soprattutto i Balcani. Le mappe aiutano a comprendere il mondo. Lo fanno anche quelle sviluppate da Unicef e dall'Ong Pure Earth, che hanno riportato alta l'attenzione su un problema grave, spesso sottovalutato o poco conosciuto: quello dell'avvelenamento da piombo che colpisce anche e soprattutto i bambini. Sono centinaia di milioni in tutto il mondo i minori che per varie ragioni presentano alti livelli di piombo nel sangue, un temibile problema sanitario per le sue ricadute negative su crescita, sviluppo cognitivo, salute, una maligna ipoteca sul futuro, ha segnalato il rapporto «La verità tossica: l'esposizione al piombo mina il potenziale futuro di una generazione», pubblicato di recente dalle due organizzazioni. La relazione è incentrata in particolare sul continente africano, su quello asiatico e il Sudamerica, ma non solo. Secondo i dati contenuti nello studio, infatti, sarebbero decine e decine di migliaia i minori a rischio piombo anche in aree prossime all'Italia. Problema che riguarda, a livello globale, circa «800 milioni di bimbi» con alti livelli di piombo nel sangue, ha stimato lo studio. Il parametro-chiave è quello dei microgrammi per decilitro. Se un bimbo ne ha più di cinque potrebbe subire gravi impatti sulla propria salute, ma «non c'è un livello minimo di esposizione che sia da considerare innocuo», ha sottolineato l'Organizzazione mondiale della sanità. Fenomeno particolarmente marcato «in Africa e Asia, ma anche in Sudamerica, America centrale», ha evidenziato la ricerca, ma in questa dolorosa classifica compare pure «l'Europa orientale». E così, secondo stime dell'Institute of Health Metrics and Evaluation (Ihme), riportate dallo studio "Toxic Truth", sarebbero circa 29mila in Croazia i bimbi con livelli di piombo nel sangue superiori a 5 microgrammi per decilitro, 46mila in Macedonia del Nord, 66mila in Bulgaria, 93mila in Bosnia-Erzegovina, 100mila in Ungheria, 165mila in Serbia, 170mila in Albania. E addirittura 400mila in Romania, contro i circa 160mila dell'Italia, un Paese che ha tuttavia una popolazione tre volte superiore a quella romena. Dati, quelli della Romania, probabilmente dovuti anche all'eredità della stolta e selvaggia industrializzazione dei tempi di Ceausescu, quando il rispetto dell'ambiente era una chimera. Lo confermano altre mappe sviluppate da Pure Earth, che segnalano i "punti caldi" per l'inquinamento da piombo e da altre sostanze pericolose, ossia impianti industriali e minerari dismessi o ancora attivi. Sono decine, nei Balcani, da Mitrovica (Kosovo), un tempo fiorente cittadina mineraria e industriale, derelitta dopo la guerra del 1999 fino a Obrenovac, Pancevo e Bor (Serbia), a Kovacevo, Radnevo e Stara Zagora (Bulgaria), passando per le cittadine romene di Zlatna e Copsa Mica, vere "bombe" ecologiche. Come lo sarebbero anche altre aree in Albania, da Elbasan a Porto Romano, presso Durazzo. Secondo le mappe collegate allo studio, i Paesi più a rischio contaminazione da piombo sarebbero Bosnia, Albania e Moldova, con livelli di piombo nel sangue in media 3-4 volte superiori a quelli riscontrati a italiani o tedeschi. Ma come finisce quel veleno nel sangue dei bambini di tutto il mondo? In vari modi. Ci sono i più sfortunati, che «inalano polvere e fumi» se vivono in ambienti dove si "ricicla" il piombo delle batterie al piombo-acido. C'è chi mangia cibo da piatti o scodelle «con rivestimento in piombo» o vive in case dove i muri sono dipinti con vernici contaminate o ancora beve acqua che passa attraverso vecchie tubazioni. Ma ci sono anche contaminazioni derivanti dall'uso nei decenni passati di carburanti a base di piombo così come si scoprono tracce del pericoloso metallo in farmaci, giocattoli, cosmetici. E quelle collegate a un'industria dai sistemi produttivi arcaici, la causa maggiore di contaminazione nell'Europa orientale, isola sventurata per ancora tanti, troppi bambini.

Stefano Giantin

 

 

F2i investe sull'energia: super-polo delle rinnovabili

Il gestore italiano di fondi infrastrutturali, che detiene il 55% di Trieste Airport, ha costruito un impero nella produzione di energia solare, eolica e biomasse

TRIESTE. Un milione di tonnellate di anidride carbonica in meno nell'ambiente. È l'effetto delle fonti energetiche "green" di F2i Sgr, il maggiore gestore indipendente italiano di fondi infrastrutturali, controllore tra l'altro di uno dei maggiori network aeroportuali (60 milioni di passeggeri all'anno), di cui fa parte anche Trieste Airport. Il dato è contenuto nel Rapporto aggregato di sostenibilità 2019, un documento da cui emerge la leadership di F2i nel settore delle energie rinnovabili, in cui il gruppo, con le controllate EF Solare, E2i Energie Speciali, Veronagest e San Marco Bioenergie, ha dato vita al primo polo italiano nella produzione di energia da fonte rinnovabile (solare, eolica e biomasse) con una potenza installata di 2.000 Megawatt, nel contesto dell'impegno verso la decarbonizzazione e la riduzione dei gas serra in tutte le aree di azione e in particolare nel settore ad alto impatto ambientale dei trasporti. Dell'aeroporto regionale, con la controllata 2i aeroporti, il fondo detiene da metà 2019, dopo un investimento di 32,8 milioni, il 55% delle quote, che si aggiungono alle partecipazioni negli scali di Napoli, Torino, Alghero, Milano (Linate e Malpensa), Bologna e indirettamente Bergamo. Nella logistica, l'impegno di F2i si declina sia attraverso l'indirizzo alle controllate del ramo aeroportuale relativamente all'utilizzo di energia da fonti rinnovabili e l'autoproduzione per mezzo di impianti fotovoltaici, sia orientando gli investimenti verso i settori di trasporto a basso impatto ambientale, come quello su ferrovia, in cui nel 2020 la Sgr ha acquisito Compagnia Ferroviaria Italiana, seconda società nazionale attiva nel trasporto merci su rotaia. Più in generale, con oltre 5 miliardi di attivi in gestione, F2i Sgr investe in aziende operanti in settori chiave per dell'economia, anche energie per la transizione, reti di distribuzione e infrastrutture socio-sanitarie, occupando 19mila persone. «La capacità di trasformare le risorse finanziare affidate da investitori nazionali ed esteri in progetti di economia reale dal forte impatto sul territorio fa di F2i un attore primario per lo sviluppo del Paese», sono le parole dell'amministratore delegato Renato Ravanelli nella lettera inviata agli investitori, tra cui le maggiori istituzioni finanziarie italiane e internazionali. «Da qui la consapevolezza - aggiunge - della necessità di divenire anche un promotore attivo e virtuoso di buone pratiche ambientali, sociali e di governo societario». Dal 2018, si legge nel Rapporto, F2i Sgr, allineandosi alle migliori pratiche internazionali, si è dotata di una policy di Environmental Social Governance-Ambientale, Sociale e Governance, i fattori centrali nella misurazione della sostenibilità e dell'impatto sociale - e di un comitato che sovrintende a un piano di azione. L'impegno nella sostenibilità si esplica quindi attraverso la scelta dei settori in cui investire (quali le energie da fonte rinnovabile e tecnologia pulita), l'esclusione di investimenti non sostenibili e con gli indirizzi rivolti alle 19 società in portafoglio, alle quali viene chiesto di applicare criteri e parametri "green" nella gestione quotidiana. Numerose anche le azioni di sostegno al territorio: dai progetti di biodiversità al monitoraggio e rendicontazione delle emissioni degli impianti alle relazioni con le istituzioni pubbliche, con le quali F2i si è proposta in questi anni alle comunità locali come un interlocutore affidabile ed etico.

Marco Ballico

 

 

Barcola invasa dai rifiuti abbandonati dai bagnanti

Ogni sera un tappeto di avanzi di cibo e immondizie che spesso finiscono in mare Tra pineta e parcheggio restano a terra innumerevoli mozziconi e mascherine

Un tappeto di immondizie, più frequente nel week end, ma che si ripete spesso anche in settimana. Quando i bagnanti in serata se ne vanno dalla pineta di Barcola, quel che resta è uno scenario desolante. Ovunque tra alberi, erba e cespugli spuntano bicchieri, bottiglie e contenitori di plastica, lattine vuote, pacchetti di sigarette, mozziconi a volontà, ma anche avanzi di cibo e volantini che pubblicizzano diverse pizzerie, sparsi dappertutto. E sì che basterebbe poco per evitare il degrado generale. I cestini dei rifiuti non mancano, alcuni sono vuoti, ma c'è chi, evidentemente, pur di non fare qualche metro, preferisce lasciare tutto a terra. Camminando si nota anche qualche contenitore pieno, e anche qui l' inciviltà si fa sentire. Invece di proseguire fino al bidoncino più vicino, poco distante, gli scarti sono gettati all'esterno. C'è poi chi utilizza le bottiglie di plastica per gettarci dentro le immondizie, anche queste poi dimenticate, piene di sacchetti, fazzolettini sporchi, posate di plastica e bicchieri accartocciati. Sull'erba è lunga, poi, la fila di volantini colorati, decine e decine di liste di bibite e pizze. Si riconoscono almeno tre locali diversi. «Quest'anno - spiegano alcuni ragazzi - più volte al giorno c'è chi distribuisce la pubblicità di pizzerie. Su tutto il lungomare». Chi riceve il depliant però, spesso se ne libera subito. E non nel modo corretto. A completare il quadro desolante si aggiungono le mascherine chirurgiche, anche in questo caso non conferite correttamente, presenti in particolare accanto ai mezzi parcheggiati, tra auto e scooter, sia su piazzale 11 settembre che lungo viale Miramare. Ma la piaga più grande è la plastica. Basta qualche raffica di vento perché tutto finisca in mare. E molti residui si trovano anche tra gli scogli, a pochissima distanza dall'acqua. Proprio qualche settimana, durante una pulizia dei fondali davanti al Cedas, è stato il materiale più frequente ritrovato sott'acqua. E la stessa situazione si era ripetuta anche in altri interventi in passato, come nella Sacchetta o a Grignano. Maurizio Spoto, direttore Area Marina Protetta di Miramare, aveva fatto un appello al buonsenso delle persone di recente, per la plastica di bicchieri e bottiglie, abbandonata tra Rive e Molo Audace. «Il rischio - aveva ricordato - è che venga ingerita da tanti animali che popolano il nostro golfo. E le conseguenze sono anche per noi, perché la plastica finisce, e già sta accadendo, nella catena alimentare». Secondo i dati diffusi dal Wwf, la plastica è ormai nel cibo che mangiamo e nell'acqua che beviamo, rappresenta il 95% dei rifiuti in mare aperto, sui fondali e sulle spiagge, e provoca il 90% dei danni alla fauna selvatica. E le campagne di sensibilizzazione, in tal senso, proseguono ormai da anni. Un'altra problematica riguarda poi i mozziconi, numerosi tra la passeggiata, la pineta e il lungomare, evidenziata anche dall'associazione All Sail, che in modo volontario ogni mese si occupa di rimuovere le sigarette gettate a terra. E non va meglio ai vicini Topolini. Anche qui, sopra e sotto, scarti di bivacchi consumati in riva al mare sono una pessima abitudine, che continua dall'inizio dell'estate.

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 9 agosto 2020

 

 

Nuova piscina terapeutica: i progetti entro il 25 settembre

La scadenza comunicata per lettera ai nove concorrenti che hanno presentato manifestazioni d'interesse. Il valore dell'operazione stimato tra 10 e 15 milioni

Prima di raccogliere un po' di lavoro da sbrigare, fare la cartella, salire sulla bici e andare in ferie, Enrico Conte, direttore dei Lavori pubblici comunali, ha voluto chiudere il capitolo introduttivo del fascicolo intitolato "nuova piscina terapeutica": lo ha fatto spedendo ai nove candidati una lettera, nella quale li invita a presentare il progetto preliminare e la documentazione connessa (vedi finanziamento dell'operazione) entro venerdì 25 settembre. Con un lieve scostamento temporale rispetto agli auspici agostani di Dipiazza, ma con un mese e mezzo a disposizione per elaborare una prima, probante idea di come trasformare (e pagare) il rudere dell'edificio 133 ex quartiere Ford in Porto vecchio in un impianto natatorio a prevalente vocazione riabilitativa. A rispondere alla sollecitazione municipale saranno la spagnola Supera, la mantovana A&T Europe, la milanese Siram (gruppo Veolia), la bergamasca Fer-Cos, la napoletana Traco, l'austriaca Lorenz Ateliers, le triestine Monticolo & Foti, Rosso, Terme del Friuli Venezia Giulia (Sanatorio Triestino). Sette italiani, due stranieri. Una società di consulenza, tre imprese edili, un global service, un gestore termale-sanitario, due fabbricanti specializzati, uno studio professionale. Prima di inoltrare la missiva con il termine, Conte ha contattato i soggetti proponenti, che hanno consegnato le manifestazioni di interesse alla scadenza dello scorso 10 luglio. A loro ha fatto capire che nove offerte sono troppe e che sarebbe auspicabile razionalizzarle in alcune cordate. Perché, una volta pervenuti i preliminari, gli uffici comunali procederanno a un esame istruttorio, propedeutico alla (eventuale) dichiarazione di interesse pubblico: la strada che è già stata battuta per gli altri project financing a iniziativa privata, come il Centro congressi Tcc e il campo sportivo Ferrini. Infine la gara: quando? Insciallah, fa capire il direttore. Troppe variabili. Se possibile entro l'anno, altrimenti nel 2021. Ecco perché compattare le proposte significa guadagnare tempo. Nel lavoro preliminare i candidati dovranno attenersi alle indicazioni che il Comune aveva espresso nell'avviso in seguito al quale sono pervenute le manifestazioni di interesse. Una struttura polifunzionale, dove, accanto agli aspetti riabilitativo-terapeutici, vi sia spazio per vasche ricreative, per una "spa", per un ristorante "panoramico", per un'eventuale playa. Un'operazione stimata tra i 10 e i 15 milioni di euro. Con il preliminare si comprenderà in quanti hanno colto la differenza tra manifestazione d'interesse e concreta realizzazione.

Massimo Greco

 

 

Prorogato il bando per i fondi statali Ovovia in stand-by

Pronta la documentazione per la funicolare con cui collegare antico scalo e Carso

La storia infinita dell'ovovia si arricchisce di un ulteriore capitolo. Adesso il progetto è pronto, e tuttavia è destinato a giacere kafkianamente in un cassetto di Palazzo Cheba ancora per qualche mese, in attesa che gli uffici ministeriali sblocchino le risorse con cui il Comune spera di poterlo finanziare.Si tratta come noto di contributi per il Trasporto rapido di massa (Trm), previsti nella legge di bilancio nazionale 2019 tramite apposito fondo del Ministero delle Infrastrutture: la scadenza per la presentazione delle domande di finanziamento, inizialmente fissata al 1 giugno, a causa del dilagare della pandemia è stata posticipata al 30 ottobre di quest'anno. La notizia si trova sul sito dello stesso dicastero. Dovrà evidentemente slittare di qualche mese anche l'inizio dei lavori, che in un primo momento si immaginava di veder partire proprio a ottobre, in caso di vittoria.«Non possiamo fare altro che rimanere fiduciosamente in attesa», è il commento dell'assessore comunale all'Urbanistica Luisa Polli: «Ovvio che avremmo preferito non ci fosse questa proroga, così come sarebbe stato preferibile non trovarsi nel bel mezzo di una pandemia globale. La nostra prospettiva rimane invariata, il progetto è anche nel Piano urbano della mobilità sostenibile, che nel frattempo abbiamo adottato: Aspettiamo e incrociamo le dita».È infatti impossibile stabilire una data di inizio dei lavori, fintanto che non si conoscono i risultati della gara. La proroga potrebbe forse dare ad altri soggetti il modo di aggiungersi alla gara, allargando la per così dire base della concorrenza e rischiando di soffiare i soldi a Trieste? «Tutto è possibile - afferma Polli -, tuttavia i fondi sono tanti e non vedo molte altre grandi città con caratteristiche simili a quelle richieste nel bando».Il progetto è pronto e non presenta novità sostanziali rispetto a quanto già reso noto (partenza dal Molo IV, fermate intermedie fino al Bovedo e poi su, fino a Campo Romano). L'ingegner Giulio Bernetti, direttore del Dipartimento territorio, economia, ambiente e mobilità, spiega che l'indirizzo ministeriale prevede che le domande siano consegnate a fine settembre per cui il Comune ha le mani legate. L'avvio dei lavori, in caso di ottenimento dei fondi, stando al bando dovrebbe in ogni caso avvenire entro il 31 dicembre.

Lilli Goriup

 

 

Biotossine oltre i limiti Stop alla raccolta di "pedoci" a Muggia

Nuovo stop imposto dagli esperti dell'Asugi dopo i risultati degli ultimi sondaggi. Multe fino a 30 mila euro a chi sgarra

Muggia. Ancora uno stop per i "pedoci" made in Muggia. I molluschi bivalvi prodotti, raccolti e stabulati nella zona di produzione contrassegnata dalla dicitura "02 Ts Muggia", per l'ennesima volta hanno subito l'alt da parte della Struttura complessa di igiene degli alimenti di origini animale di Asugi, diretto da Paolo Demarin. Questa volta fortunatamente non c'entrano gli idrocarburi policiclici aromatici come il benzo(a)pyrene che, nel corso della prima parte dell'anno, avevano bloccato a lungo gli allevamenti. In questo caso le analisi di laboratorio effettuate dall'Istituto zooprofilattico delle Venezie, a seguito di un campionamento eseguito lo scorso 27 luglio, hanno evidenziato un'altra criticità: la non conformità alle norme sanitarie in relazione al superamento dei limiti di biotossina algale liposolubile Dsp, che sta per Diarrethic Shelfish poisoning, e acido okadaico. Le biotossine sono composti termostabili, quindi la cottura dei molluschi non risolve il problema. Parliamo delle stesse biotossine studiate dagli esperti del Centro per le biotossine marine di Cesenatico in Romagna, la struttura di riferimento a livello nazionale, e che hanno interessato da novembre scorso tutta la costa triestina, da Villaggio del Pescatore fino appunto a Muggia, in tempi diversi. La presenza di una concentrazione eccessiva di queste sostanze, come detto, ha fatto scattare un'ordinanza di sospensione temporanea, come previsto dal decreto giuntale della Regione Fvg, relativo alla gestione delle non conformità ai parametri biotossicologici. Per la revoca della chiusura ora occorrerà che almeno due risultati consecutivi siano al di sotto dei limiti prescritti, con campionamenti separati da un intervallo di almeno 48 ore. Un divieto che non conviene davvero provare ad aggirare. Chi immette sul mercato molluschi bivalvi vivi provenienti da zone giudicate non idonee e soggette a chiusura dalle autorità, è punito con una sanzione amministrativa che va da 5 mila a 30 mila euro.

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 8 agosto 2020

 

 

Uffici del depuratore di Zaule alimentati a energia solare

Posati oltre 200 pannelli fotovoltaici sul tetto della palazzina di servizio: eviteranno l'emissione di 500 tonnellate di anidride carbonica all'anno

MUGGIA. Energia pulita per gli uffici del depuratore di Zaule. È stata completata la posa dei 204 pannelli fotovoltaici installati sugli oltre 320 metri quadrati di superficie del tetto della palazzina uffici, resa così autonoma dal punto di vista energetico. L'installazione dei pannelli - informa AcegasApsAmga - garantirà una produzione annua di quasi 80 mila kWh di energia pulita e permetterà così di evitare l'emissione di circa 500 tonnellate di Co2.I lavori sono stati avviati a inizio maggio e completati in questi giorni, permettendo, oltre all'installazione dei nuovi pannelli, anche la riqualificazione del tetto dell'edificio con il posizionamento di una nuova guaina e di un parapetto. Il progetto ha poi visto l'installazione di pannelli di tipo monocristallo, distribuiti su 12 file da 17 moduli ciascuna. Dal momento che la vita media di un impianto di questo tipo si aggira intorno ai 20 anni, nell'arco del loro ciclo vitale i pannelli installati sul tetto dell'impianto di Zaule permetteranno la produzione di 1,5 milioni di kWh. In questo modo sarà possibile risparmiare in 20 anni oltre 3,5 mila Tep (Tonnellate equivalenti di petrolio), corrispondenti a quasi novemila tonnellate di Co2 non emesse in atmosfera. Mentre i nuovi pannelli fotovoltaici alimenteranno la palazzina uffici, l'impianto di depurazione, per il suo corretto funzionamento, continuerà a utilizzare la rete elettrica cittadina. L'impianto di Zaule è collocato in prossimità del Canale navigabile della Zona industriale triestina, e integra l'opera del depuratore di Servola, gestendo i reflui provenienti dalla zona Sud di Trieste, dai comuni di Muggia e San Dorligo della Valle, oltre a quelli provenienti dalla stessa Zona industriale di Trieste, a cui si aggiungono le portate "di magra" dei torrenti Pozar, Zaule e Sant'Antonio. L'impianto è del tipo "biologico a fanghi attivi", con annesso trattamento terziario dei liquami (la denitrificazione) per la rimozione dell'azoto. Per la linea fanghi è prevista la digestione anaerobica riscaldata con il recupero del biogas prodotto, stoccato a propria volta in un gasometro di circa 600 metri cubi.

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 7 agosto 2020

 

 

Sulla motonave nel golfo fra tartarughe e delfini

L'associazione DelTa offre l'opportunità di vedere da vicino gli abitanti del mare sul Delfino Verde. L'obiettivo è diffondere la cultura della tutela dell'ecosistema

Non è solo una linea marittima stagionale che congiunge Trieste a Grado, ma anche un punto di osservazione d'eccellenza in mezzo al golfo. Stiamo parlando della motonave Delfino Verde che, con alla guida il comandante Silvano Peric, quotidianamente fa la spola con l'Isola d'Oro, ma che contemporaneamente offre la possibilità di monitorare gli avvistamenti di delfini e tartarughe e di altri organismi marini. Questa iniziativa parte dall'Associazione DelTa (acronimo di Delfini e Tartarughe in Golfo di Trieste), una realtà no profit di promozione sociale composta da biologi marini, ricercatori e veterinari con l'obiettivo di promuovere una cultura per la conservazione degli ecosistemi marini e costieri e di rispetto per gli ecosistemi naturali. Questa attività di monitoraggio è possibile anche grazie alla disponibilità della Delfino Verde Navigazione e delle società di trasporto pubblico regionale concessionarie. «Gli anni scorsi, d'estate - racconta Milena Tempesta, biologa e volontaria dell'associazione - effettuavamo delle uscite sul Delfino Verde assieme ai ragazzi delle scuole superiori che alternano studio e lavoro per attività di avvistamento di organismi marini come tartarughe, delfini, meduse, e di uccelli nonché per il monitoraggio del traffico di imbarcazioni e il censimento dei macro rifiuti». Tutti i dati raccolti su cetacei e tartarughe marine vengono poi inviati a fine anno al servizio di Sanità pubblica e veterinaria della Regione e successivamente al Ministero dell'Ambiente. Da questo monitoraggio si è potuto appurare che i principali habitué del golfo di Trieste sono alcuni delfini del tipo Tursiope, presenti con una colonia stanziale fra Lussino e Pirano che conta una settantina di esemplari, e le tartarughe marine Carretta - Carretta provenienti generalmente dalla Grecia e che raggiungono l'alto Adriatico per foraggiarsi nella zona di Grado per poi ritornare, da adulte, a deporre le uova sulla spiaggia dove sono nate, nella zona di Zante. «Questa è la nostra quarta stagione di monitoraggio a bordo del Delfino Verde ed abbiamo constatato con soddisfazione che la sensibilità delle persone verso l'ambiente è molto cambiata negli ultimi anni: pur non essendo noi presenti ogni giorno ma soltanto alcune volte alla settimana, numerose sono le segnalazioni che ci arrivano puntualmente dalla gente». Oggi, grazie alla tecnologia, è stata creata AvvistApp, una applicazione targata Ogs e sviluppata da DelTa per la parte tartarughe e cetacei, alla quale è possibile inviare una segnalazione di avvistamento dal proprio cellulare. Ma i dati generalmente raccolti dall'Associazione DelTa provengono da varie fonti: il 25% direttamente dai volontari stessi, un altro 25% dal personale e dai passeggeri del Delfino Verde, il 30% dai social e dalla app, un restante 10% da ricercatori e un ulteriore 10% da altri canali. Le attività svolte dal sodalizio si possono riassumere in quattro punti: conservazione degli ecosistemi marini, sensibilizzazione e formazione, collaborazione e networking, monitoraggio, raccolta e diffusione dati. Inoltre l'associazione è riconosciuta dalla Regione quale soggetto facente parte della rete regionale di intervento e primo soccorso a tartarughe marine. L'Associazione Delta può essere contattata ai seguenti numeri di telefono: 320-8238959 oppure 333-6150121. In alternativa si può scrivere via mail all'indirizzo delta.adriatico@gmail.com o sulla pagina Facebook DelTa.Delfini Tartarughe.

Andrea Di Matteo

 

 

Il Pd esprime contrarietà alla realizzazione di A2A dell'impianto a metano - decisione dell'assemblea Dem

Il Pd di Monfalcone si esprime contro la realizzazione di una nuova centrale elettrica, quella alimentata a gas che A2A sta progettando e per la quale ha avviato il percorso autorizzativo al ministero dell'Ambiente e dello Sviluppo economico. L'assemblea dei dem cittadini si è espressa in modo chiaro nella sua ultima riunione, quella di sabato scorso in cui ha dato il via libera alla nuova segreteria del circolo, incaricata di affiancare il segretario Michela Percuzzi fino alla prossima primavera e all'organizzazione del congresso.«Sentita la relazione del segretario, dopo un ampio e ricco dibattito - affermano i dem monfalconesi -, alla luce delle notevoli novità affrontate in questi ultimi mesi, dovute anche alla crisi causata dal Covid-19, consapevoli anche dei nuovi indirizzi che l'Unione europea ha introdotto con le politiche relative al Green deal, l'assembra del Pd di Monfalcone, pur ritenendo che il futuro della nostra città sia imprescindibile dal suo sviluppo industriale, ha espresso la propria contrarietà alla realizzazione di una nuova centrale elettrica». L'assemblea ha quindi dato mandato al segretario Percuzzi di attivare «ogni iniziativa idonea a ottenere una riconversione ecologica dell'impianto in linea con il nuovo Green deal europeo al fine di garantire e sviluppare posti di lavoro». Una posizione che si sposta quindi verso quelle delle associazioni ambientaliste, che da tempo stanno proponendo uno sviluppo alternativo dell'area dell'impianto termoelettrico. La produzione della centrale continua comunque a rimanere ferma dall'inizio di febbraio.

LA. BL.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 6 agosto 2020

 

 

Bonifiche del Sin alla Regione: sì alle competenze, no ai soldi

Il ministero dell'Ambiente favorevole alla riperimetrazione nella parte Nord del Canale industriale ma non molla sul fondo di 8 milioni per le analisi di rischio

Finalmente, dopo quattro mesi di attesa, il ministero dell'Ambiente ha battuto un colpo e ha indetto ieri mattina la conferenza dei servizi incentrata sulla cosiddetta riperimetrazione del Sito di interesse nazionale, cioè il passaggio di alcune aree a nord del Canale navigabile dalla competenza governativa a quella regionale. Giocando sugli acronimi, dal Sin al Sir. Con un primo esito che si potrebbe definire parzialmente positivo: positivo perchè il ministero sembra favorevolmente orientato riguardo lo stralcio delle aree da bonificare, ancora nuvoloso perchè lo stesso ministero non è del parere di "girare" a Trieste il fondo di 8 milioni previsto dall'accordo di programma del 2012. destinato alle analisi di rischio. Insomma: il ministero molla l'incombenza ma non il valsente. Se la riunione in videoconferenza di ieri mattina ha avuto interpreti tecnici, toccherà invece all'assessore regionale Fabio Scoccimarro cercare di sbloccare la partita finanziaria trattando con il ministro Sergio Costa. «Riunione con il ministero finalmente proficua - commenta l'assessore - sottolineo finalmente perché sono quasi 3 anni che dalle ex aree Ezit gli imprenditori sollecitano Roma affinché vengano conclusi gli atti amministrativi per rendere possibili nuovi investimenti». «Il binario tecnico è quasi ultimato - conclude Scoccimarro con un filo di polemica- adesso spetta alla politica posare l'altro binario, quello degli 8 milioni di euro, auspicando una sollecita risposta dal ministro Costa, attesa dal 15 luglio 2019, giorno in cui discutemmo della questione a Roma».Da remoto si sono dati convegno Luciana Distaso (ministero Ambiente), Massimo Canali (Regione Fvg), Enrico Cortese (Comune di Trieste), funzionari del Coselag (ex Ezit) e dell'Arpa. Unico politico il sindaco di Muggia, Laura Marzi. Assenti Ispra, Asugi, Iss, Inail. Tema: decidere se una ulteriore porzione del Sin possa essere sganciata dalla curatela romana e affidata alla gestione della Regione, come già accadde nel febbraio 2018. Motivo: la Regione è più vicina e più coinvolta, dal punto di vista territoriale ed economico, di quanto lo possa essere un dicastero della Capitale. Per cui si ritiene - l'esperienza della precedente deperimetrazione si è rivelata benefica - che la Regione sia un interlocutore pubblico più abbordabile per le imprese, ancora alla prese con la palude burocratica delle bonifiche a quasi vent'anni di distanza dalla malaugurata adesione al Sin..La conferenza dei servizi ha risposto a un atto politico della Regione, che a fine marzo propose con una delibera giuntale di occuparsi della parte a nord del Canale navigabile, dove sono attive circa 150 aziende, definite "piccoli operatori". A fine febbraio una rappresentanza di queste, formata da 16 sigle, scrisse una accorata lettera all'assessore Scoccimarro per sollecitare l'intervento della Regione, affinchè ottenere un altro stralcio dal Sin governativo. Come nel caso degli 80 ettari vicino al Canale che negli ultimi mesi del governatorato Serracchiani transitarono sotto la competenza della Regione. Firmarono la missiva Facau Immobiliare, Euris, Inasser, B.Pacorini, Pittway, Ibc, Illycaffè, Basf, Mosetti, Alta Trade, Eco.Ca., Java Biocolloid, Ortolan Mare, Sifra, Coop Operaie, Sea Service. Supportati dal consulente Vito Ardone.

Massimo Greco

 

lo ventennale che solo dal 2018 tende a schiodarsi

Da quasi 20 anni il capitolo "bonifiche" è fonte di emicranie per il mondo imprenditoriale triestino, sia per i grandi nomi che per le microimprese, la gran parte delle quali organizzate da Confartigianato. Il sito "Trieste" fu istituito nel 2001 con il decreto n. 468 del ministero dell'Ambiente e perimetrato due anni più tardi. Dopo anni trascorsi nell'inutilità, l'accordo di programma del maggio 2012 sembrò conferire un minimo di certezza giuridico-operativa al sito: furono individuate due sotto-aree, definite "grandi operatori" (come la Siot per intenderci) e "piccoli operatori". Ma solo la creazione del Sir (vedi articolo a fianco) ha ridato un po' di speranza alle imprese.

 

 

Cancelli rotti, muri crollati e aree gioco dissestate, le "grane" degli spazi verdi

Dal parco di via Basevi a quello di Borgo San Sergio: è lunga la lista dei giardini in cattive condizioni. Il Comune promette di intervenire

Non se la passa bene il giardino comunale di via Basevi, interessato nelle scorse settimane da una serie di cedimenti. Oggi appare "acciaccato" su più fronti: da una parte un cancello danneggiato, a causa di un perno mancante, mentre nei pressi di un altro ingresso un muretto è crollato. A segnalare il disagio alcuni cittadini che abitualmente frequentano la zona. Altri invece lamentano danneggiamenti e mancanza di manutenzione tanto lì quanto in altre aree verdi e parchi giochi, come a Barcola e Borgo San Sergio. Ma il Comune rassicura i fruitori e annuncia una lunga serie di interventi, alcuni previsti a breve, alcuni a fine estate. Va detto però che e in alcuni rioni, come Ponziana, il degrado è legato ad atti vandalici che si ripetono ormai da tempo. «Per quanto riguarda Basevi un giunto della cancellata di un accesso si è rotto, in un altro ingresso è crollato un muro, a causa di un cedimento di un'alberatura - spiega l'assessore ai Lavori Pubblici Elisa Lodi -. Il giardino comunque resta fruibile, in attesa dei due interventi di ripristino». Sopralluogo dei tecnici comunali nei giorni scorsi e un'area è stata delimitata per questioni di sicurezza. Bersaglio delle proteste dei cittadini, pubblicate anche sui social, è anche il pessimo stato in cui versa il giardino di via Orlandini a Ponziana. «In questo caso specifico la zona soffre di continui atti vandalici - ricorda Lodi - ai danni di strutture, staccionate e parapetti in legno. Più volte siamo intervenuti per ripristinare tutto nell'ultimo anno, anche con un notevole esborso da parte dell'amministrazione comunale. Proprio per evitare ulteriori problematiche, abbiamo chiesto alla Polizia locale di intensificare i controlli». In rete c'è anche chi sollecita anche la ripavimentazione sotto i giochi della pineta di Barcola, sollevata dalle radici in più punti o quella ampiamente rovinata a Borgo San Sergio, dove le persone che camminano rischiano di inciampare. E anche in altre aree gioco i genitori sollecitano una sostituzione dei pannelli attualmente presenti, a beneficio dei bambini. «A Borgo San Sergio la pavimentazione da rifare è molto ampia, circa 200 metri quadrati - prosegue l'assessore - per questo stiamo valutando la possibilità di intervenire a più riprese, avviando quindi interventi a pezzi. Sempre nello stesso rione a breve integreremo l'area fitness con ulteriori attrezzi, come già anticipato lo scorso autunno, durante l'inaugurazione. Aspetteremo invece la fine dell'estate per operare su Barcola, progetti già inseriti nel piano delle opere, che prevedono di ridistribuire i giochi, spostandoli rispetto ai punti dove le radici sono più evidenti, senza intaccare gli alberi. Qui inoltre, come in altre aree gioco della città, si procederà con la sistemazione della gomma anti trauma sotto le strutture dedicate ai bambini. Alcuni appalti sono in fase di avvio, altri lo saranno tra pochi mesi. Abbiamo investito e continueremo a farlo nel verde, finora qualche ritardo è dovuto soltanto alla situazione di emergenza post Covid19, che comunque non fermerà i vari lavori già programmati sia nei giardini sia nei parchi gioco».

Micol Brusaferro

 

 

Ziberna: Roma dica no al raddoppio di Krsko

«Non ritengo possibile che, nel 2020, si progetti il raddoppio di una centrale nucleare già problematica e ospitata su un terreno sismico senza che venga fornita alcuna garanzia sulla sicurezza dell'impianto». Il progetto Krsko, che la Slovenia vuole portare avanti con la Croazia, desta forte preoccupazione nel sindaco Rodolfo Ziberna, che nei prossimi giorni scriverà al premier Giuseppe Conte e al ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, chiedendo «un immediato intervento» nei confronti del governo di Lubiana affinché vengano forniti chiarimenti.«Ritengo che l'aspetto cruciale, quello della sicurezza e delle ripercussioni ambientali debba assolutamente diventare prioritario e la stessa Unione europea dovrebbe essere coinvolta», aggiunge Ziberna chiedendo allo Stato di vigilare su un possibile raddoppio di una centrale nucleare che dista meno di 150 chilometri da Gorizia e dal Friuli Venezia Giulia. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 5 agosto 2020

 

 

Fincantieri-Saipem insieme nell'uso green dei fondali
Accordo per lo sviluppo del deep sea mining per l'utilizzo delle risorse nascoste oltre i 3 mila metri di profondità. Si punta soprattutto sul campo degli idrocarburi
MILANO. Accordo tra Fincantieri e Saipem (società specializzata nella realizzazione di infrastrutture soprattutto nel campo degli idrocarburi) per analizzare le potenzialità dello sviluppo del mercato deep sea mining (dsm), vale a dire l'utilizzo sostenibile delle risorse dai fondali marini oltre i 3 mila metri di profondità. Concretamente si tratta di un memorandum of understanding tra le due aziende che pone le basi per una collaborazione in grado di definire la fattibilità sostenibile, lo sviluppo e le opportunità di business nella progettazione, ingegnerizzazione, costruzione e gestione di sistemi di dsm. Per capire come si è arrivati a questo accordo occorre considerare che i fondali marini profondi sono ricchi di minerali, generalmente suddivisi in solfuri (zolfo), croste di cobalto e noduli polimetallici, che hanno applicazione nei prodotti della moderna economia digitale, ma sono anche alla base dell'ecosistema degli oceani. Al momento non esistono applicazioni industriali che consentono una raccolta adeguata e rispettosa della sostenibilità dell'ambiente marino di questi minerali, un gap che le due aziende italiane ora mirano a colmare.«I minerali presenti nei giacimenti sottomarini si riveleranno imprescindibili se si riuscirà a passare con successo da un'economia basata sui combustibili fossili a un'economia verde», sottolinea Giuseppe Bono, amministratore delegato dell'azienda triestina. Gli fa eco l'omologo di Saipem Stefano Cao, sottolineando che «l'accordo unisce due eccellenze italiane nella promozione del deep sea mining. Saipem possiede tecnologie innovative, competenze distintive, assets e un importante track record nel settore».Il titolo Fincantieri ha beneficiato della novità, chiudendo la seduta di ieri in rialzo del 2,16%, doppiando l'indice generale Ftse All Share, che ha terminato gli scambi a +1,08% Intanto Equita Sim ha ridotto il prezzo obiettivo di Fincantieri del 5%, a 0,61 euro, confermando il rating "hold", dopo i conti del secondo trimestre. Gli analisti sottolineano che il management ha fornito «un outlook debole sia a livello operativo che di debito per il 2020, mentre si è detto fiducioso sul miglioramento del business nel 2021-2022 alla luce della marginalità embedded nella raccolta ordini». Il gruppo della cantieristica ha chiuso il periodo gennaio-giugno con i principali indicatori che hanno risentito dell'effetto lockdown: i ricavi hanno ceduto il 15,6% rispetto al primo semestre 2019 e il risultato rettificato è andato in rosso per 29 milioni, contro un utile di 47 milioni alla fine di giugno dello scorso anno. Al di là della congiuntura, i fondamentali rimangono solidi con un carico di lavoro record da 38 miliardi di euro

Luigi Dell'Olio

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 4 agosto 2020

 

 

Nuovo centro raccolta rifiuti - Muggia accelera sul progetto
Parte l'indagine di mercato che punta a individuare gli operatori da invitare poi alla selezione per l'affidamento dei lavori. Approvata l'ultima modifica
MUGGIA. Prosegue l'iter per la realizzazione del centro comunale di raccolta dei rifiuti urbani di Muggia, in località Vignano, che, una volta terminato, permetterà al Comune della cittadina rivierasca un consistente risparmio derivante dalla cessazione dell'affitto del centro di raccolta che attualmente è in servizio. L'iter - Per fare il punto sull'andamento dei lavori è necessaria una breve cronistoria. Con deliberazione del Consiglio comunale del 2 ottobre dello scorso anno era stato inserito nell'elenco annuale 2019 delle opere l'intervento per l'importo di 270 mila euro, di cui 199.991,14 euro per lavori a base di gara (importo comprensivo degli oneri della sicurezza non soggetti a ribasso di gara pari a 8.390,33 euro). In data 20 novembre era stato conferito l'incarico professionale relativo alla redazione del progetto definitivo-esecutivo alla società Risorse Bta Srl di Villesse mentre il 29 dello stesso mese veniva assegnato l'incarico professionale al geologo Paolo Marsich di Trieste per la predisposizione della relazione geologica e geotecnica. Il tutto veniva deliberato dal Consiglio comunale muggesano il 23 dicembre. La documentazione constava oltre che della relazione generale, geologica e geotecnica, anche di quella idraulica, sulle strutture e paesaggistica, oltre che delle planimetrie relative ai vincoli, ai particolari costruttivi, al layout e alla rete idrica e altre ancora. la ripartenza Dopo la fase di lockdown si riaccendono le luci sul sito, che alla luce di nuove verifiche effettuate, presenta alcune criticità facilmente risolvibili: a maggio, sulla base di un confronto con i Vigili del fuoco, emerge che il sito deputato a ospitare il centro di raccolta non è soggetto a pratica di prevenzione incendi. Per ovviare al problema, proprio allo scopo di prevenire incendi, sono stati previsti, con una modifica al progetto originario, due allacci per idranti a copertura dell'area. Questa criticità ha comportato, come accennato, la necessità di una modifica al progetto originario. Modifica che è stata oggetto della delibera di giunta dello scorso 22 luglio. L'indagine di mercato - Dopo l'approvazione delle modifiche progettuali ora, quindi, è la volta di partire con un'indagine di mercato allo scopo di individuare gli operatori da invitare successivamente a una procedura di valutazione per l'affidamento dei lavori. Documentazione e allegati sono stati pubblicati sul portale eAppalti Fvg, sul Servizio contratti pubblici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (www.serviziocontrattipubblici.it) e sul sito web istituzionale e nell'albo pretorio del Comune di Muggia.

Luigi Putignano

 

 

LA LETTERA DEL GIORNO - Basta proclami faraonici, il Comune inizi a pensare alle periferie
L'amministrazione comunale di Trieste presenta un Piano di intervento sui processi di mobilità della città e la maggioranza dei triestini assiste, tra l'incredulo e il disincantato, all'ennesimo progetto faraonico che passa per scale mobili e ovovie verso il Carso, ma lascia irrisolti i problemi sul trasporto pubblico che mettono in forte disagio gli abitanti delle periferie. Al netto di aspetti più tecnici, e quindi discutibili, appare l'ennesimo lancio pubblicitario in mezzo a questa strana estate, stretta tra la paura sanitaria per Covid19 e le concrete preoccupazioni di tante persone, per una devastante crisi sociale autunnale. L'amministrazione comunale, più che con suggestioni futuribili, dovrebbe misurarsi concretamente con programmi e interventi che incidono sui processi di sviluppo economico, specie perché la fase post Covid vede grandi interrogativi sull'asse principale ipotizzato dall'amministrazione comunale e cioè quello turistico. La città vive una strisciante decrescita di attività produttive, un lento ma deciso decremento demografico e una crescita significativa della popolazione anziana, che in se non è un male, ma necessita di scelte strategiche sull'assetto del vivere urbano e non. Il Comune sembra non vedere il lento e progressivo degrado di tutte le periferie che abbisognano di forti e continui interventi sulla manutenzione di strade, di verde, di edifici pubblici, integrati con forti progettualità di attività sociali e aggregative che diano risposta ai vecchi e ai nuovi disagi del dopo Covid. Una città che sia cioè a misura di bambini e di anziani e che pertanto distribuisca benessere sociale non solo nel salotto buono! È sempre più evidente che la città appare divisa in due: il fronte mare vivace e dinamico e il retro che diventa dormitorio e vuoto. Gli esempi possono essere molti, vedi la ricerca dell'architetto Dambrosi sui Buchi neri nella città, vedi la continua perdita dei negozi di vicinato, vedi le difficoltà crescenti di sviluppare incisivi interventi di animazione sociale nei rioni. Le continue lettere, raccolte di firme, comitati spontanei che pongono problemi riconducibili alla vivibilità dei rioni, sono un sintomo e la dimostrazione di un malessere più diffuso di quanto appare. Dal giardino di piazza Carlo Alberto o di via San Michele, al centro di Roiano, ai percorsi di San Luigi, al boschetto di Cattinara, passando per la desertificazione di Servola, sono solo alcuni accenni della assenza di un progetto integrato per la città, il suo sviluppo, la sua prospettiva. In questo contesto risulta il vuoto particolare che riguarda gli anziani, la loro vita sociale, i processi di aiuto socio assistenziale in cui prevale la risposta dell'istituzione chiusa o il lasciare fare alla buona volontà. Invece che proposte parziali e largamente incredibili, l'amministrazione dovrebbe concentrarsi su uno sforzo progettuale che tenga insieme ipotesi di sviluppo economico e percorsi di benessere sociale. Il Sindacato confederale ha chiesto di discutere di percorsi e iniziative concrete. Siamo in attesa di una risposta reale.

Adriano Sincovich, Maria Teresa Mecchia, Stefano Borini segreteria Spi Cgil

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 3 agosto 2020

 

 

La Croazia pronta a finanziare con la Slovenia il raddoppio della centrale nucleare a Krsko
Le dichiarazioni del ministro dell'Energia di Zagabria gettano nuova luce sui progetti in elaborazione a Lubiana
LUBIANA. Sulla costruzione del secondo reattore alla centrale nucleare di Krsko, in Slovenia, qualche cosa si sta muovendo dietro le quinte, fin qui luogo riservato a ministri e funzionari di Stato molto restii a parlare di questo progetto in pubblico. Vuoi per i costi che comporterebbe in una situazione come questa del post prima ondata di pandemia da Covid-19 con le economie di tutto il mondo allo stremo, vuoi per l'avversione sempre crescente alle fonti di energia nucleare determinata dalla crescente anima green dell'Europa. Senza dimenticare il problema di base che da anni sta caratterizzando le critiche e le paure attorno alla vecchia centrale già in funzione, ossia il carattere sismico dell'area su cui è stata costruita e il terremoto di Zagabria, che dista una quarantina di chilometri da Krsko, di qualche mese fa ne è l'esempio tragicamente più concreto. L'idea del raddoppio della centrale sta girando già da alcuni mesi tra gli ambienti governativi della Slovenia ed è maturata nei ragionamenti dell'esecutivo guidato da Marjan Sarec e che ha preceduto l'attuale capitanato da Janez Jansa. E che non si tratti solo di una chimera, ma che qualche cosa di più concreto stia prendendo forma lo dimostrano le dichiarazioni del ministro dell'Energia della Croazia, Tomislav Coric il quale ha sostenuto che Zagabria è pronta a cooperare con Lubiana nella costruzione del secondo reattore (Nek2). Croazia che aveva collaborato già all'edificazione dell'attuale struttura di Krsko (Nek) ai tempi di Tito, al punto che la sua gestione è ancora in comune tra i due Stati contermini. E che la Croazia sia pronta a investire finanziariamente nella costruzione di Krsko2 il ministro Coric lo ha dichiarato in un'intervista alla televisione croata N1. Le sue parole sono la conferma che le sottili affermazioni sul tema fatte negli ultimi tempi dai ministri sloveni e dai funzionari di Stato sono state ben comprese anche dall'altra parte del confine. Ufficialmente la Slovenia dovrebbe decidere la costruzione di Krsko2 entro il 2027, ma da molti ragionamenti fatti dagli addetti ai lavori si può affermare che il via libera sarà dato molto prima. Secondo le voci che girano nei corridoi del palazzo di governo a Lubiana è dato di sapere che già il prossimo mese di settembre il governo Jansa inizierà l'iter per dare semaforo verde al raddoppio della centrale. Una procedura che non è né facile, né a breve termine. Il progetto deve essere presentato innanzitutto dal ministero delle Infrastrutture che prepara anche il documento su cui si sarà presa la decisione del governo, il tutto quindi passa al ministero dell'Ambiente. La Slovenia è consapevole che non può rinunciare al carbon fossile senza il raddoppio di Krsko, come ha confermato anche il ministro dell'Ambiente Andrej Vizjak. «Sul piano energetico - ha aggiunto - ci aspettano importanti sfide fatte di nuovi investimenti». E che la Slovenia è e resterà un "Paese nucleare" lo ha confermato anche il sottosegretario alle Infrastrutture Blaz Kosorok il quale ha precisato che il suo dicastero ha già iniziato a lavorare al progetti di Krsko2, infrastruttura che è stata anche inserita tra i 187 investimenti strategici per il Paese selezionati dal ministero dell'Ambiente. «Se la Slovenia dovesse decidere di costruire il secondo reattore nucleare a Krsko e se dovesse offrire una parte di questa costosissima opera a un potenziale partner finanziario ritengo - ha affermato il ministro dell'Energia di Zagabria - che la Croazia dovrebbe ragionare seriamente su tale opportunità, soprattutto per assicurarsi una fonte stabile e a lungo termine di energia». Secondo fonti ben informate Zagabria avrebbe già ufficialmente esposto a Lubiana questo interesse. Attualmente si valuta che la costruzione di Krsko2 verrebbe a costare almeno 7 miliardi di euro. E se Slovenia e Croazia sembrano molto affiatate nell'idea di costruire il secondo reattore nucleare a Krsko, altrettanto non si può dire quando si parla del gravissimo problema dello stoccaggio delle scorie nucleari. Lubiana vorebbe costruire un deposito comune a Vrbina (Croazia), ma Zagabria si oppone perché questo non riuscirebbe a contenere che la metà delle scorie nucleari croate. Attenzione, tutto a soli 110 km in linea d'aria da Trieste.

Mauro Manzin

 

 

Nuova ciclopedonale tra Bagnoli e Dolina - Pronto il bando di gara
Approvato il progetto esecutivo, a giorni il via alle procedure di selezione: i lavori dovrebbero partire già quest'anno
SAN DORLIGO. Sarà definito nei prossimi giorni, dalla giunta comunale di San Dorligo della Valle, il bando di gara per la realizzazione della pista ciclopedonale che collegherà il centro culturale "Preseren" di Bagnoli della Rosandra e il complesso sportivo "Klabjan" di Dolina. Si tratta di un intervento destinato a migliorare la sicurezza del collegamento tra due importanti punti situati nella parte centrale del territorio di San Dorligo della Valle e che prevede una fascia di protezione per ciclisti e pedoni, da creare lungo l'ex provinciale, ora di proprietà della Regione, oltre all'istituzione di una "zona 30" sulla strada che passa davanti al Municipio, fra l'incrocio con la stessa ex provinciale e l'edificio che ospita la scuola materna di Dolina " Nogavicka". Il progetto è stato finanziato dall'Uti e dalla Regione. L'esecutivo locale guidato dal sindaco Sandy Klun ha approvato proprio nella sua ultima seduta il progetto esecutivo. I lavori perciò dovrebbero partire già quest'anno. L'occasione per presentare nei dettagli il programma dell'intervento e le caratteristiche della realizzazione sarà la "Settimana europea della mobilità", che si svolgerà fra il 16 e il 22 settembre, cui anche quest'anno il Comune di San Dorligo intende partecipare. Nel corso della "Settimana" sarà illustrato anche un altro importante progetto, recepito dal Comune stesso, e cioè il Piano del traffico. Uno strumento base attraverso il quale sarà possibile effettuare gli interventi ritenuti necessari appunto per la regolazione del traffico e la mitigazione del suo impatto sulla vita quotidiana, prestando particolare attenzione agli utenti più deboli, nella fattispecie i pedoni e i ciclisti. Nello stesso tempo, grazie al Piano per la rete ciclistica, il Biciplan, il Comune potrà richiedere le risorse a tal scopo dedicate per la sistemazione dell'intera rete di percorsi ciclopedonali del territorio. Nell'ambito della predisposizione di tale piano, i progettisti hanno organizzato un sondaggio al quale i cittadini erano stati invitati a partecipare, presentando le osservazioni entro il 17 luglio. Obiettivo del sondaggio era la raccolta di informazioni sulle abitudini dei residenti e, ancor prima, di proposte legate a specifici disagi riscontrati sulle strade del territorio comunale. Considerata l'importanza del sondaggio - e pure del fatto che l'amministrazione ha ricevuto in realtà un esiguo numero di questionari compilati - si è deciso di estendere il termine per la loro consegna fino alla fine di settembre. I questionari possono essere compilati online sul sito del Comune (www.comune. san-dorligo-della-valle.ts.it) oppure in forma cartacea, da presentare direttamente nella sede comunale, dove gli appositi moduli sono disponibili per il ritiro e dov'è installato il raccoglitore per la loro consegna. I moduli in questione, in ogni caso, possono essere ritirati anche negli esercizi commerciali.

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 2 agosto 2020

 

 

Ondata bis di raid notturni, alberi devastati dai cinghiali

Gli ungulati non si limitano più a mangiare i frutti a terra: ora li strappano dai rami sventrando intere piante. La rabbia degli agricoltori: migliaia di euro di danni

Rami spezzati, campi devastati, incursioni notturne oramai continue. È guerra aperta fra gli agricoltori della zona di Pis'cianzi e i cinghiali. Un conflitto che vede prevalere questa specie animale, peraltro molto prolifica e che perciò aumenta costantemente di numero, anche perché la Regione, ente preposto in prima persona alla tutela degli operatori del settore, dopo la scomparsa delle Province, sembra tardare a dare le risposte richieste dai diretti interessati. Risposte attese sotto forma di permessi ai cosiddetti "prelievi in deroga", in sostanza al numero di capi che possibile abbattere. Portavoce degli agricoltori del versante situato fra Banne e Roiano, un tempo un piccolo paradiso a qualche centinaio di metri in linea d'aria dalla chiesa di piazzetta tra i Rivi, è Vincenzo Ferluga, discendente di una stirpe di coltivatori di alberi da frutta. «La situazione è oramai drammatica - spiega - perché i cinghiali entrano nei nostri terreni di notte, mangiano tutto ciò che trovano a terra, ma non solo. I maschi più robusti si piantano sulle zampe posteriori e azzannano con forza i rami finché non riescono a strapparli dalla loro sede naturale. A quel punto - precisa Ferluga - mangiano tutti i frutti appesi al ramo. Per me che vivo di questa attività - continua - il danno ha oramai superato i cinquemila euro». La normativa prevede specifici risarcimenti per questi casi, ma le percentuali offerte siano giudicate inaccettabili dagli addetti ai lavori. «Faccio un esempio - riprende l'agricoltore di Pis'cianzi - le susine del tipo "Regina Claudia", caratteristiche della nostra zona, io le posso vendere all'ingrosso a circa 3,5 euro al chilogrammo. Se vengono mangiate dai cinghiali, la proposta di risarcimento che mi viene offerta dalla Regione è di poco più di 50 centesimi, sempre al chilogrammo. E tutto questo - sottolinea - in un contesto di grande difficoltà di dialogo con gli uffici regionali competenti. Finché era in vita la Provincia - ricorda - il rapporto era più semplice, perché bastava recarsi a palazzo Galatti e si parlava personalmente con gli addetti. Adesso bisogna andare fino a Udine dopo aver chiesto e ottenuto appuntamento - iIl tutto ovviamente a spese nostre -, oppure dialogare per via telematica, con i risultati che, soprattutto in tempi di sportelli a singhiozzo e "lavoro a casa" dei dipendenti pubblici, si possono facilmente immaginare». Insomma problemi su tutti i fronti, ai quali si è aggiunta l'ultima beffa, quella del mancato rinnovo del permesso per l'abbattimento. «Io sono cacciatore regolarmente iscritto e autorizzato - spiega Ferluga - e ho chiesto alla Regione di consentirmi di abbattere gli esemplari che riescono a entrare nei miei terreni, in base alle deroghe alla legge regionale numero 14 del 14 giugno del 2007. Ma mi hanno risposto che, in base ai sopralluoghi effettuati dalle loro guardie forestali - prosegue - io non avrei favorito, come previsto, l'accesso al recinto di cattura costruito nei miei terreni, agli uomini del Corpo forestale regionale. Un'affermazione non vera». Nella lettera inviata a Ferluga dal responsabile di settore dell'Assessorato regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, è chiaramente scritto che «nel caso l'interessato si rendesse disponibile a riattivare il recinto di cattura, tornerebbe concreta la possibilità di attivare un ulteriore prelievo in deroga». «Finora mi sono sentito preso in giro, fra mancate o tardive risposte e un generale atteggiamento di disinteresse verso i problemi di questa zona - conclude Ferluga - perciò ho poca fiducia anche nelle promesse contenute nella lettera».

Ugo Salvini

 

 

Giovani a lezione di sostenibilità sulla Riserva di Miramare

 Il progetto è rivolto a ragazzi dai 15 ai 18 anni e prevede escursioni, snorkeling e conferenze

Un percorso di conoscenza della Riserva Mab (Man and Biosphere) Unesco rivolto ai giovani del territorio. La Riserva di Biosfera Miramare e della costiera triestina lancia la prima edizione della "Summer School": quattro giorni di visite guidate, escursioni, snorkeling, incontri, confronto e dialogo su natura, sostenibilità e possibili applicazioni in termini turistici ed economici con esperti di Fondazione Santagata e Ogs rivolta a ragazzi tra 15 e 18 anni residenti nei comuni di Trieste e Duino-Aurisina, con priorità a Prosecco, Contovello, Santa Croce e Aurisina. Al termine si terrà un workshop in cui i giovani inizieranno a sviluppare un progetto di valorizzazione e sviluppo sostenibile del territorio. La partecipazione è gratuita grazie al contributo della Regione e le domande vanno inviate a info@riservamarinamiramare.it entro oggi, indicando nome e cognome, data di nascita e luogo di residenza. L'iniziativa è inserita nell'ambito della proposta coordinata "I giovani alla scoperta delle Riserve di Biosfera" organizzata in contemporanea da Wwf Area Marina Protetta di Miramare e Parco Naturale delle Prealpi Giulie. In videocollegamento i due gruppi potranno condividere le proprie esperienze ed elaborare progettualità comuni o integrate. Dal titolo "Sentieri di sostenibilità, dalle Alpi al mare", quella promossa da Amp Miramare con il contributo della Regione e in collaborazione con i Comuni di Trieste e Duino-Aurisina, sarà una vera e propria scuola sulla sostenibilità con l'obiettivo di infondere nei giovani la consapevolezza dell'unicità e delle risorse della riserva e stimolarli a elaborare proposte capaci di valorizzare il capitale naturale dei luoghi in cui vivono e al contempo promuovere attività sostenibili che generino reddito e benessere sociale. Dal 2 al 5 settembre è stato allestito, assieme a Fondazione Santagata e Riserva della Biosfera del Monviso che hanno curato la prima esperienza a livello nazionale, un programma di attività mirate a conoscenza del territorio, servizi ecosistemici che produce e prospettive di sviluppo. «Il corso - anticipa il direttore dell'Amp, Maurizio Spoto - intende formare i giovani portandoli a conoscere le risorse naturali del territorio, come pastini, mitilicoltura, pesca artigianale e biodiversità costiere e allo stesso tempo si propone di sviluppare un turismo slow. Ai ragazzi non verranno impartite solo regole, ma offerti elementi per attivare propri progetti: speriamo nascano nuovi imprenditori».

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 1 agosto 2020

 

 

Il Pd reclama "zone 30" nei borghi dell'altipiano - la proposta dei circoli Dem

DUINO AURISINA. Introdurre il limite di 30 chilometri all'ora su tutte le direttrici di attraversamento dei villaggi carsici. È la proposta che arriva dai circoli del Pd delle due circoscrizioni dell'altipiano, alla luce della partecipazione del Comune di Trieste al progetto europeo "Civitas portis": l'amministrazione infatti, ha avviato in tale contesto l'elaborazione del Piano urbano della Mobilita sostenibile (il cosiddetto Pums), volto a migliorare il sistema della mobilità corrispondendo a valori universali, affermati dalle Nazioni Unite con l'Agenda 2030 e dagli Obiettivi di sviluppo e di sviluppo verde dell'Unione europea. Il Pums triestino - sostengono i dem dell'altipiano - è imperniato sul rapporto fra aree portuali e città, incluse le vie di accesso dal circondario. Manca però una considerazione specifica sui problemi del Carso e della mobilità su tutta la cintura. I circoli del Pd del Carso ritengono perciò che sia «arrivato il momento di realizzare progressi anche nella sostenibilità del sistema dei trasporti sul Carso, per migliorare la qualità della vita, in termini di sicurezza delle persone e dell'ambiente naturale». In tale contesto, «va garantita l'efficienza del servizio di trasporto pubblico locale, rivedendo l'attuale assetto delle linee e ripensando la funzionalità dei mezzi di trasporto, per definire un piano di conversione e adeguamento (mini-bus) e verificando la qualità del servizio a terra».

U.Sa.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 31 luglio 2020

 

 

L'inquinamento - Olio finisce nell'Isonzo da una fabbrica slovena Scatta il piano d'allarme

Uno sversamento nell'Isonzo d'olio di lavorazione dall'impianto Salonit di Anhovo, in Slovenia, ieri pomeriggio ha fatto scattare il piano d'emergenza ambientale. E preoccupazione è stata manifestata a più livelli anche sul fronte italiano, nonostante da oltre confine abbiano prontamente informato (ancorché per le vie non ufficiali) che la situazione era sotto controllo. Lo sversamento ha riguardato una quantità d'olio tutto sommato contenuta, ma comunque importante. Secondo quanto è stato possibile apprendere, si è trattato di circa 30 chilogrammi di liquido minerale. Intorno alla zona dell'incidente sono state posizionate delle barriere galleggianti di contenimento su due file. A una prima linea di "salsicciotti", ne è seguita una seconda a distanza di 100 metri posizionata per catturare l'eventuale materiale che fosse riuscito a superare l'ostacolo primario. A confermare la situazione, oltre ai vigili del fuoco, è stato l'assessore comunale all'Ambiente Francesco Del Sordi. «Anche se in via non ufficiale, mi hanno confermato lo sversamento ma mi hanno assicurato anche che non è arrivato in Italia. Mi hanno detto che è stato subito contenuto con delle barriere specifiche e questo ci permette già di essere ottimisti e sereni. In ogni caso bisogna ricordare la presenza della diga di Salcano prima del confine con l'Italia. Eventualmente gli oli, che, va ricordato, sono più densi dell'acqua, rimarrebbero in superficie. L'acqua del bacino artificiale che viene rilasciata è, infatti, quella che si trova in profondità». L'assessore Del Sordi aggiunge anche che da un confronto con i tecnici è emerso un ulteriore elemento che lascia spazio all'ottimismo. Sui social-network si era diffusa la psicosi per la potabilità dell'acqua del rubinetto. «L'indice di solubilità della sostanza oleosa di cui stiamo parlando è abbastanza basso e comunque rimane in superficie e, ripeto, l'olio è stato confinato dalle barriere. L'acqua che arriva nelle nostre case è di falda e ammesso anche che possa essere interessata, ma non è così, il problema si presenterebbe tra anni».

Stefano Bizzi

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 30 luglio 2020

 

 

Carcasse di auto e scooter nei cortili Ater Dopo anni di attesa scatta la rimozione

Patto tra Agenzia, Comune e Polizia locale per bonificare i tanti "cimiteri" di veicoli abbandonati. E sono in arrivo le multe

Al via una rivoluzione nei condomini Ater. A breve verranno censiti e finalmente rimossi i tanti veicoli abbandonati nei parcheggi di diversi stabili. Un vero e proprio "cimitero" di ruderi, formato da almeno un'ottantina di auto, a cui si aggiungono poi scooter e moto. Una svolta epocale, considerando che alcune quattro ruote sono "dimenticate" da oltre 30 anni, raggiunto grazie a un accordo avviato dal presidente dell' Ater Riccardo Novacco con il Comune e il supporto della Polizia locale. Oggi il protocollo approderà in giunta comunale e nella seduta del Cda dell'agenzia di piazza Foraggi. Gli uffici sono già al lavoro da tempo. A segnalare la presenza di un vero e proprio parco mezzi nel più totale degrado, soprattutto nelle "case dei Puffi a Borgo" San Sergio, erano stati tempo fa alcuni inquilini. Ma la situazione non è isolata. «Sono stato accompagnato nei giorni scorsi dal comandante della Polizia Locale Walter Milocchi a un sopralluogo nei garage di Valmaura, in va Grego e a Melara - spiega Novacco -. Abbiamo verificato tutti i mezzi abbandonati e i tecnici Ater hanno provveduto a fotografare tutte le vetture e i motorini, comprese le targhe, che ci serviranno per provare a rintracciare i proprietari e dare loro un termine di 15 giorni per rimuovere i mezzi, pena l'iter procedurale per la demolizione. Se senza targa o se danneggiati dall'incuria, saranno considerati rifiuti speciali e quindi rimossi come tali, grazie alla collaborazione con l'assessorato all'Ambiente. In particolare a Valmaura - aggiunge - in un'area che libereremo, troverà posto una nuova zona giochi per bambini».Auto che cadono letteralmente a pezzi, moto e scooter ridotti a "scheletri" arrugginiti, veicoli pieni di immondizia, tanti con gomme a terra, fanali e vetri semi distrutti, la giungla di veicoli malridotti è enorme. Una situazione, secondo alcuni inquilini, che si protrae da decenni, tanto che nelle palazzine di Borgo San Sergio c'è chi ricorda auto ferme nel parcheggio ormai dalla fine degli anni '80. «Stiamo lavorando già un po' di tempo con Ater - racconta il vicesindaco Paolo Polidori, per coordinare gli interventi, per noi c'è una parte importante che riguarderà la Polizia locale ma anche l'ambiente, tanto che il protocollo, come delibera, porterà firma mia e dell' assessore Luisa Polli. La situazione è problematica, ma puntiamo a velocizzare il più possibile le operazioni, condividendo i dati che identificheranno i proprietari, per procedere con le verifiche in tempi brevi. Servirà capire, per ciascun veicolo, se sarà dichiarato rottame, e quindi se dovrà essere portato via, o se servirà sollecitare il proprietario a spostarlo. L'azione prevista sarà nella misura più incisiva possibile - sottolinea - per scoraggiare ulteriori azioni simili in futuro».E chi risulterà proprietario di un'auto o uno scooter considerato ormai rottame, rischia anche una multa, per abbandono di un rifiuto speciale, visto che molti mezzi nel tempo hanno anche perso olio o hanno comunque creato danni evidenti.

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 29 luglio 2020

 

 

Stop alle microplastiche dentro all'Isonzo prelievi-blitz di tecnici tra Italia e Slovenia

In corso un monitoraggio del fiume. In vista anche attività di pulizia e volontariato ambientale. Il caso dell'agave di piazza De Amicis

È in atto un nuovo importante monitoraggio dello stato di salute dell'Isonzo. Tra ieri e oggi, infatti, in cinque punti distinti del corso del fiume è in corso di svolgimento il monitoraggio delle microplastiche presenti nell'acqua promosso nell'ambito della campagna "Zero plastica in mare" di Legambiente e Bnl Gruppo Bnp Paribas. I tecnici dell'associazione ambientalista sono in azione sia nel tratto sloveno che in quello italiano del fiume, sin quasi alla foce, per approfondire i dati già emersi dal campionamento dello scorso anno.«Legambiente assieme ad altre associazioni del gruppo Salviamo l'Isonzo è da anni impegnata nella salvaguardia del fiume di smeraldo, e molti sono i problemi noti: da quello di uso delle acque nei periodi di siccità, alla produzione idroelettrica fino alla gestione degli ambienti golenali e perifluviali - spiega Luca Cadez, presidente di Legambiente Gorizia -. La scoperta di quantità non trascurabili di microplastiche anche nell'alto corso del fiume apre un nuovo fronte, che ci fa comprendere ancora di più quanto sia invasivo l'impatto umano anche in aree poco abitate».«La salvaguardia dell'ambiente e il benessere delle persone devono essere, ancor di più adesso, al centro dell'impegno di ognuno di noi», aggiunge invece Mauro Bombacigno, direttore engagement di Bnl e di Bnp Paribas in Italia. Oltre all'attività di monitoraggio delle microplastiche, il progetto prevede attività di pulizia e di volontariato ambientale lungo gli stessi fiumi interessati dalle analisi in tutta Italia, e tra questi dunque c'è anche l'Isonzo. Restando in casa Legambiente, ma cambiando fronte, c'è da segnalare anche l'interessante iniziativa della rubrica Abito Verde, ideata e condotta da Sonia Kucler. Domani dalle 18. 45 alle 19. 30 sulla pagina Facebook di Legambiente Fvg si parlerà (con l'intervento di esperti) di parchi, balconi, giardini, viali, orti e verde spontaneo, e di come agire per tutelare questo patrimonio verde, il paesaggio e l'ecosistema urbano. Tra i temi della puntata di domani ci sarà anche l'insolita e affascinante fioritura dell'agave americana che si trova nell'aiuola antistante i Musei provinciali, iniziata lo scorso maggio a Gorizia e capace di suscitare la curiosità e la meraviglia di molti cittadini. Ospite d'eccezione della rubrica sarà in questo caso Mauro Mariotti, direttore dei Giardini botanici Hunbury di Ventimiglia, che si collegherà in diretta dalla Liguria.

Marco Bisiach

 

 

RFI - A giugno 7mila utenti in treno con la bici

Trieste. Settemila viaggi a bordo dei treni dedicati agli amanti della bici in Friuli Venezia Giulia. Questo il primo bilancio dall'attivazione del nuovo orario a giugno. Un risultato incoraggiante - nonostante il calo degli stranieri - che premia il forte impegno del Gruppo FS Italiane a favore del turismo, per il sostegno di questo settore vitale per il Paese. Il cicloturismo è in costante crescita (nel 2019 caricate sui treni oltre 38 mila bici, +21,5% rispetto al 2018) e viene incoraggiato da Trenitalia con i collegamenti Treno+Bici. Dal 14 giugno scorso fra Trieste e Tarvisio sono in servizio due nuove carrozze completamente rinnovate e appositamente attrezzate per il trasporto di 64 bici ciascuna, che si sommano ai 30 posti già disponibili sui treni Caf. I cultori delle due ruote partono sui treni regionali da Trieste, dalle località della bassa friulana, da Gorizia e Udine per raggiungere Tarvisio in mattinata. Da qui si snoda la ciclovia Alpe Adria, che unisce Salisburgo a Grado Sabbiadoro e dove cicloamatori, famiglie, ragazzi si dedicano a lunghe pedalate o si cimentano nel downhill sul percorso più impegnativo verso i laghi di Fusine e la località slovena di Kranjska Gora, o su quello più facile di discesa verso Ugovizza, Chiusaforte e Gemona, da dove è possibile risalire sui treni regionali per il rientro a casa.

 

 

Progetto con OGS - Droni a vela nel golfo Completati prelievi e test

È stata ultimata la missione a Trieste dei due Saildrone, imbarcazioni lunghe 7 metri a propulsione eolica, in grado di navigare in maniera autonoma sotto la supervisione di un "pilota" umano collegato via satellite e di raccogliere, tramite sensori meteorologici e oceanografici a energia solare, informazioni sulle acque. Hanno viaggiato dalle Canarie a Trieste. «La missione Atl2Med è frutto della collaborazione tra l'azienda che ha sviluppato i Saildrone e 12 istituti di ricerca di 7 diversi paesi - spiega Vanessa Cardin ricercatrice dell'Ogs -. Un enorme sforzo internazionale che ha permesso di gestire la complessità dell'organizzazione, del viaggio, della raccolta e dell'integrazione dei dati». Durante la traversata in Adriatico meridionale Ogs ha messo in mare anche i propri glider, veicoli autonomi che si immergono fino a 1.000 metri di profondità e che vengono utilizzati per il monitoraggio di mari e oceani. Hanno acquisito dati lungo un transetto che si estende dall'Italia alla Croazia per poter avere un quadro completo. Nel nord Adriatico i Saildrone hanno effettuato misurazioni nell'area delle stazioni Icos Paloma e Mambo1, nell'Area Marina Protetta di Miramare. «Siamo molto soddisfatti di aver partecipato a questo importante progetto e in futuro speriamo di poter ripetere questo tipo di missioni» spiega Cardin, precisando che «l'analisi dei dati raccolti terminerà nei prossimi mesi, ma i primi dati che abbiamo osservato sono molto positivi». 

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 28 luglio 2020

 

 

In calo morti e feriti sulle strade - Ma Trieste è maglia nera in Fvg

Nel triennio 2017-2019 gli scontri gravi sono scesi da 1.027 a 843. Trend confermato nel 2020. Il tasso di incidentalità però resta il più alto della regione

Buone notizie per pedoni ed automobilisti. Nell'arco degli ultimi tre anni, dal 2017 al 2019, gli incidenti con morti o feriti sulle strade del comune di Trieste sono diminuiti. E il trend pare confermato anche dall'inizio dell'anno in corso. I dati rilevati nei primi sette mesi del 2020, complice il lockdown che ha ridotto in maniera drastica per oltre due mesi la mobilità, evidenziano infatti numeri ancora in calo. La fotografia arriva dall'ultimo report dell'Istat. Secondo i dati pubblicati di recente dall'Istituto di statistica, nel 2019 gli incidenti rilevati dalla Polizia di Stato, i Carabinieri e dalla Polizia locale che hanno causato morti o feriti sono stati 843, ben 137 in meno rispetto all'anno precedente e 184 in meno rispetto al 2017. Nel dettaglio, tre anni fa a morire sulle strade triestine erano state 15 persone con 1.262 feriti. Il 2018 aveva registrato 8 morti e 1. 196 feriti, mentre lo scorso anno si sono contati 1.037 feriti (627 maschi e 410 femmine) e pianto 8 vittime (2 conducenti, 6 pedoni) per incidenti stradali avvenuti nel comune di Trieste. Nell'analisi più dettagliata dei dati fornita dall'Istat, emerge che le vittime degli incidenti mortali lo scorso anno nel capoluogo giuliano siano stai due uomini alla guida delle loro vetture e 6 pedoni, due donne e quattro uomini. I pedoni restano i più esposti, i più fragili sulle strade. E il più delle volte è un momento di disattenzione o qualche azzardo nell'attraversare anche in punti dove non ci sono le strisce pedonali o quando il semaforo indica loro di fermarsi, a tradirli. Trieste ha un tasso di incidentalità su area urbana, comunque, decisamente superiore al resto della regione. «La spiegazione va cercata in una maggior concentrazione di persone e di movimento, - spiega il comandante della polizia locale Walter Milocchi -. Nella nostra città c'è una densità demografica diversa e un tasso di anzianità elevato, che vede tra i pedoni e anche tra le persone alla guida riflessi non sempre pronti e anche un campo visivo ristretto». La concentrazione degli incidenti è più elevata da maggio a ottobre, in coincidenza con la maggiore mobilità legata a periodi di vacanza. Il 2020, come dicevamo, per ora registra dati contenuti. La polizia locale ha rilevato 217 incidenti con feriti, nessun mortale. Incidenti invece solo con danni materiali - dato non preso in considerazione dal rapporto che stila annualmente l'Istat - ad oggi sono 453. Un calo degli incidenti con morti e feriti è evidente anche nel resto della regione, dove nel 2017 sono stati 3. 468 con 69 morti, nel 2018 invece 3. 351 con 77 morti, e lo scorso anno 3. 321 con 378 investimenti di pedone e 72 vittime. «Un calo determinato da vari fattori, - precisa il comandante - da un progresso tecnico dei veicoli con dispositivi come l'abs o l'airbag, da una miglior tenuta di strada, dalle condizioni delle strade che sono migliorate con la realizzazione anche di rotatorie come, nel caso di Trieste, quelle tra Strada della Rosandra e via Flavia o quella più piccola tra via dell'Istria e Ponziana, che hanno ridotto il numero di incidenti in quei punti. I controlli da parte delle forze di polizia, inoltre, servono anche da deterrente».Il vero pericolo, comunque, resta la distrazione, la causa di gran parte degli incidenti. C'è chi usa il cellulare semplicemente per digitare un numero, per rispondere ad un messaggio o per scorrere le pagine dei social-media, chi sistema un canale radiofonico o chi si distrae chiacchierando con il passeggero. «e basta una frazione di secondo per causare un incidente anche grave», ricorda Milocchi.

Laura Tonero

 

Viale Miramare, l'ex Gvt e, in centro, piazza Goldoni - Ecco le zone più a rischio

A fare le spese dei sinistri sono il più delle volte pedoni - Alcuni, come l'anziano morto a Gretta, sono stati travolti fuori dalle strisce

La statale 202, specialmente nel tratto tra via Caboto e Valmaura, viale Miramare nel punto di incrocio con la via Piccardi e poi piazza Goldoni e gli ultimi metri di via Mazzini. E ancora: via Carducci per la poca attenzione alla corsia degli autobus e l'incrocio tra via Roma e via Valdirivo sono, da una valutazione della Polizia locale analizzando i dati degli ultimi anni, i tratti stradali con un maggior rischio di incidenti. L'incrocio tra le via Roma e Valdirivo è riuscito a registrare un incidente tra motocicli persino nei primi giorni di lockdown, quando il traffico era ridotto al lumicino. A scontrarsi, causa un mancato rispetto della precedenza, erano stati due giovani addetti alla consegna di cene per asporto. A macchiare di sangue le strade della nostra città, sono stati però in prevalenza gli investimenti di pedoni. Degli 8 gli incidenti mortali del 2019 a Trieste, 5 sono stati rilevati dalla Polizia Locale. Il 12 marzo scorso a perdere la vita investita da un autobus mentre attraversava distratta via Mazzini, nel punto in cui si interseca con piazza Goldoni, fu la 61enne Gloria Bonetti. Il 31 ottobre teatro di un investimento mortale fu via Grego. La vittima, un triestino di 84 anni, aveva attraversato quella strada fuori dalle strisce pedonali. La scorsa estate, con esattezza il 5 giugno, a perdere la vita fu un uomo di 68 anni investito nei pressi delle strisce pedonali in via Cologna all'altezza del civico 68. Sbattendo la testa sul parabrezza dell'automobile, aveva riportato un grave trauma cranico che pochi giorni dopo l'incidente ha causato lui la morte. Un violentissimo impatto contro il guardrail è costato la vita, a novembre, ad un camionista rumeno, con precisione lungo il raccordo autostradale all'altezza di Prosecco in direzione Trieste. Il Tir si è schiantato, provocando il distacco della cabina con conseguente fuoriuscita del conducente nella corsia opposta in direzione Venezia. A dicembre, invece, in Corso Saba una donna di 75 anni è stata travolta da uno scooter di grossa cilindrata. Il conducente ha riportato solo gravi ferite e se l'è cavata, per la donna ricoverata in Rianimazione non c'è stato invece nulla da fare. Nel conteggio delle vittime della strada, anche se non deceduto in seguito ad uno scontro con un altro veicolo, c'è anche il 50enne Andrea Bossi, colpito da un fulmine mentre correva in bici.

l.t.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 27 luglio 2020

 

 

Sconti fino al 65% sugli abbonamenti a bus e corriere nelle tratte urbane

Esteso il contributo per gli studenti prima riservato solo agli spostamenti tra Comuni diversi. Beneficiari gli under 26

Udine. Prima l'extraurbano, ora anche il trasporto pubblico all'interno delle città. La Regione raddoppia e dopo la sperimentazione - ampiamente positiva - dello scorso anno scolastico su corriere e treni, disegna questa volta uno schema che, per il 2020/2021, permetterà agli studenti fino ai 26 anni (quindi anche gli universitari) di poter acquistare l'abbonamento a prezzo ridotto, dal 50% al 65%, anche per chi utilizza l'autobus urbano per andare a scuola oppure negli atenei. I 3 milioni di euro inseriti in assestamento di Bilancio estivo recentemente dalla giunta, infatti, si sommano ai 7,5 già messi a disposizione di un sistema che nel 2019/2020 ha interessato oltre 32 mila persone. L'iniziativa di queste settimane, inoltre, rappresenta il secondo step di quel programma che, nelle intenzioni del centrodestra, dovrebbe portare alla gratuità dei trasporti per gli studenti del Friuli Venezia Giulia entro fine legislatura. L norma in vigore - Il meccanismo di scontistica è figlio della legge approvata lo scorso anno dal centrodestra - su input dell'assessore ai Trasporti Graziano Pizzimenti e del capogruppo della Lega Mauro Bordin - e si rivolge a tutti i residenti in Friuli Venezia Giulia fino al 26º anno di età (il beneficio decade al compimento del 27º anno di età) che decideranno di acquistare un abbonamento, urbano oppure extraurbano, annuale, cioè da 10 mesi per corriere e, presumibilmente, autobus e 12 mesi per i treni. Vale per tutti, senza il vincolo di residenza minima in Friuli Venezia Giulia, così come è consentito su ogni tratta - via gomma oppure treno - della regione. Non soltanto, però, perché in considerazione di come più di qualche studente friulano vada a scuola a Portogruaro, nel caso della Bassa, oppure a Conegliano e in Cadore - leggasi Destra Tagliamento e Sappadino -, l'agevolazione viene confermata, dopo la sperimentazione passata, fino a queste destinazioni. Come funziona lo sconto - L'ammontare delle riduzioni è pari al 50% del prezzo dell'abbonamento, ma la Regione, al netto di modifiche al momento non preventivabili, continua a lasciare in vigore anche l'ulteriore sconto - valido per i servizi automobilistici e per quelli via treno sulla Udine-Cividale - del 20% per l'acquisto di tagliandi scolastici per il secondo figlio, del 30% per quelli a favore del terzo figlio e successivi oltre a un'ulteriore benefit del 5% nel caso si comprino i biglietti via web. Effettuando un veloce calcolo proporzionale, quindi, una famiglia con due figli in età scolare ottiene una diminuzione del 50% sul primo abbonamento e del 60% sul secondo, con quest'ultimo dato che sale al 65% nel caso di un eventuale terzo figlio che utilizzi i mezzi del trasporto pubblico locale all'interno di tutto il Friuli Venezia Giulia e il vicino Veneto orientale. I numeri e le novità - Il successo della misura, in fondo, è dato dai numeri. Complessivamente, al 31 ottobre dello scorso anno, le richieste presentate e accolte, sono state 29 mila 527, per un totale di 32 mila e 76 abbonamenti emessi. Analizzando i dati per singoli territori della regione, quindi, si scopre che la maggior parte degli abbonamenti è stata staccata all'interno dell'ex provincia di Udine, mentre quella minore a Trieste. Un dato di per sé abbastanza logico se pensiamo da un lato all'ampiezza del territorio da Tarvisio a Lignano e, dall'altro, al fatto che il meccanismo di scontistica non si applicasse ai trasporti urbani penalizzando, quindi, una città come Trieste. Nel dettaglio dei tagliandi, parliamo di 14 mila 293 abbonamenti emessi dall'udinese Saf, 8 mila 578 dall'Atap di Pordenone, 4 mila 464 da Trenitalia, 3 mila 695 dall'Apt di Gorizia, 721 da Trieste Trasporti e 325 dalle Ferrovie Udine Cividale. A questi dati vanno poi aggiunti i rimborsi garantiti agli studenti che frequentano istituti scolastici limitrofi al territorio regionale - circa 300 studenti in totale - coperti con un ulteriore fondo da 100 mila euro. Quest'anno, però, come detto si cambia e nel paniere entreranno anche le tratte urbane con una stima di potenziali interessati che vari da 22 mila a 25 mila persone (di cui tra i 16 mila e i 19 mila a Trieste) oltre a un aumento degli abbonamenti extraurbani stimato dagli uffici regionale attorno al 10% rispetto alla cifra finale del 2019 per un totale, quindi, che potrebbe sfiorare i 60 mila studenti del Friuli Venezia Giulia.

Mattia Pertoldi

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 26 luglio 2020

 

 

Dipiazza finisce sotto tiro sul rilancio di Porto vecchio «Solo slogan, zero risultati»

Il Pd denuncia la totale assenza di visione strategica. I Cinquestelle: «Che fine ha fatto la società di gestione attesa a maggio 2019?». E c'è chi invoca il confronto con i cittadini

La mancanza di una visione strategica sul Porto vecchio è la principale accusa che da più parti torna ad essere rivolta all'amministrazione comunale, dopo le ultime dichiarazioni del sindaco Roberto Dipiazza sul futuro dell'area. Ma gli annunci del primo cittadino - tra cui la realizzazione di una casa di risposo, due hotel di lusso e diverse strutture residenziali - non sono piaciuti anche per altri motivi. La segretaria provinciale del Pd Laura Famulari punta il dito contro «l'incapacità della giunta Dipiazza di presentare un progetto strategico. Chiediamo da anni la costituzione della società di gestione, ad esempio, oppure un'idea economicamente sostenibile affinché il sito possa in futuro attrarre almeno 20 mila per così dire nuovi triestini. Idem per le battaglie su mobilità sostenibile e ambiente: il Porto vecchio sarà attrattivo solo se saprà essere radicalmente diverso dai modelli urbanistici su cui si è ragionato finora». Prosegue la dem: «Alla fine ogni promessa della giunta si è rivelata una boutade: vedi l'ovovia. L'assenza di un progetto organico è pericolosa. E se la città decresce il Porto vecchio non ha senso: è una sfida che o vinciamo o perdiamo tutti». La consigliera comunale Sabrina Morena (Open) teme che il Porto vecchio diventi «un posto solo per ricchi. Ci dovrebbero essere più spazi pubblici che hotel di lusso, detta in altre parole. Non vedo inoltre coerenza tra le ultime dichiarazioni del sindaco e la delibera di indirizzo che nel 2019 pure noi abbiamo contribuito a votare». Continua Morena: «All'epoca avevamo fatto una serie di emendamenti sulla ciclabilità, ad esempio, sulla previsione di mezzi elettrici o su rotaia, per disincentivare l'uso delle auto. Idem per le attività ad alto contenuto tecnologico, magari in collaborazione con i centri di ricerca. Che fine ha fatto tutto ciò?».Tra gli eletti in Municipio, alza la voce anche il pentastellato Paolo Menis: «Dipiazza fa dichiarazioni a caso, a seconda dei possibili investitori che incontra. Sparito è il mercato del pesce dell'assessore Giorgi. Tramontato il terminal crociere dell'ex assessore Bucci. Che fine ha fatto la società di gestione che, secondo Dipiazza e Fedriga, sarebbe dovuta essere pronta a maggio 2019?».Secondo Menis «folle è pure parlare di residenzialità, mentre trasferire gli uffici della Regione nei magazzini ex Greensisam è uno spreco di denaro pubblico. L'unica certezza per ora è il Centro congressi: troppo poco, visti gli anni trascorsi dal trasferimento del punto franco». Così Gianfranco Depinguente, coordinatore di Italia Viva Trieste: «Da un lato si progetta l'inserimento nell'antico scalo di enti cittadini, determinando quindi l'abbandono degli immobili attualmente utilizzati, e dall'altro non c'è un piano urbanistico per dare soluzione al degrado che già esiste. Ma il risultato della combinazione città più Porto vecchio non dovrebbe essere peggiorativo».Tra le voci critiche non ci sono solo quelle della politica del Palazzo. Roberto Dambrosi, architetto nonché esponente della rete civica "Un'altra città", commenta: «Non sono contrario alle dichiarazioni del primo cittadino, le trovo però un po' estemporanee: manca un'ottica complessiva, una programmazione cui poter aderire. Il timore è che prima o poi passi qualcuno con la valigetta e proponga questo oppure quello. Bisogna invece tener conto dei cittadini, delle parti sociali: circoscrizioni, sindacati, associazioni di categoria e così via». Dambrosi avanza inoltre una proposta da realizzarsi nell'immediato: «Vorrei che l'amministrazione comunale mettesse a disposizione un contenitore, dove tutti gli attori si possano incontrare settimanalmente in vista di settembre, quando la delibera su Masterplan andrà in aula. Per fare le osservazioni sarebbe stato meglio scegliere un momento meno vicino alle ferie: che almeno ci diano uno spazio. Il luogo ideale? Sarebbe il Molo 4°».Analogamente per l'associazione Italia Nostra, che si occupa di salvaguardare beni culturali, artistici e naturali, l'importante è che «il patrimonio rimanga dei triestini e non ci sia un investitore unico, poiché in quel caso sarebbe un esproprio. Per il resto nulla è ancora certo. Speriamo di avere un confronto con la giunta e di entrare nel consorzio per contribuire alle scelte». 

Lilli Goriup

 

«Sei anni buttati al vento e il rischio di creare solo altre cattedrali nel deserto» - L'intervento di Francesco Russo (PD), vicepresidente del Consiglio regionale

L'analisi del dem Russo, allarmato dall'assenza di strategia di rilancio «Limitarsi a spostare qualche ufficio pubblico sarebbe una sconfitta»

Sono passati quasi sei anni dall'approvazione della norma che ha dato il via alla sdemanializzazione di Porto vecchio. Ovviamente nessuno all'epoca si illudeva che sarebbero bastati pochi mesi per vedere all'opera gru e cantieri replicando in poco tempo le grandi riqualificazioni viste ad Amburgo, Barcellona o Buenos Aires, ma quanto (non) accaduto nel frattempo e alcune recenti dichiarazioni ci mostrano il rischio concreto di buttare alle ortiche un'irripetibile opportunità per Trieste e la Regione. In primo luogo è sotto gli occhi di tutti che manca ancora un'idea strategica sul futuro di quell'area. Dal luna park all'autodromo, dall'ovovia alla spa fino al fish market abbiamo letto negli anni gli annunci più disparati (rivelatisi per ora solo propaganda di giornata) che nulla hanno a che fare con le reali opportunità anche economiche di quello spazio. Porto vecchio ha le carte in regola per diventare una "calamita" di investimenti, attività e talenti. Economia del mare, turismo, commercio di alta gamma e di eccellenze a "chilometro zero", spazi culturali, residenzialità sono opportunità reali ma solo a patto che vengano inserite armonicamente in un progetto complessivo ben diverso dallo "spezzatino"teorizzato in questi anni. Serve, allora, dotarsi di strumenti operativi. Primo fra tutti quella società di gestione capace di una regia complessiva e di un'operatività rapida ed incisiva necessaria anche per interfacciarsi al meglio con possibili investitori privati. Con il sindaco Dipiazza eravamo arrivati ad un passo dalla sua realizzazione già tre anni fa, ma poi imbarazzi elettorali e veti degli alleati hanno, come è evidente, bloccato tutto. Un secondo aspetto riguarda proprio l'interesse di realtà finanziarie ed imprenditoriali importanti. Anche a me è capitato di incontrane molte in questi anni ma le ho viste quasi sempre andare altrove, e se finora non si è concretizzato nulla è perché chi ha risorse da investire chiede regole e tempi certi, interlocutori capaci di muoversi sul mercato internazionale e un progetto organico. Se, come ci è stato ricordato anche in questi giorni ci sono decine di manifestazione d'interesse, perché in sei anni non se n'è concretizzata neppure una? Di certo non è incoraggiante per chi voglia fare un investimento scoprire, ad esempio, che negli ultimi anni diverse cordate importanti non hanno avuto la possibilità di veder valutati seriamente i loro progetti per riqualificare i magazzini Greensisam, ora oggetto di trattativa con la Regione per realizzare l'ennesimo spostamento di uffici e personale a spese del bilancio pubblico. Una cosa dovrebbe essere chiara a tutti (ma non, evidentemente, a chi governa oggi dai palazzi di piazza Unità): Porto vecchio "funzionerà" solo nella misura in cui diventerà un attrattore di nuove attività e nuove opportunità. Quell'area, a detta degli esperti, potrebbe portare sul nostro territorio investimenti fino a tre miliardi di euro. Ma se ci si limitasse a spostare in riva al mare qualche ufficio pubblico, qualche dipartimento universitario o qualche migliaio di triestini "traslocati" da altri rioni, si tratterebbe di un errore mortale che impedirebbe di fare spazio a quelle "energie fresche" di il territorio ha bisogno, creando solo l'ennesima cattedrale nel deserto. Se invece sapremo farne l'embrione di una nuova smart city, un'area urbanisticamente innovativa, che sia ricca di tecnologie avanzate, a emissioni zero e mobilità sostenibile da città del Nord Europa avremo finalmente vinto la sfida di mettere a frutto quella "miniera di futuro" che per troppi anni è rimasta colpevolmente ignorata.

 

 

Regione - Fondi per i Comuni che mettono al bando la plastica monouso

Fondi in arrivo ai Comuni "green". La giunta regionale, su proposta dell'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro, ha infatti approvato in via preliminare il regolamento per la concessione di contributi per iniziative finalizzate alla riduzione della produzione dei rifiuti in plastica. Beneficiari sono appunto Comuni ed Enti pubblici del territorio che intendono avviare progetti plastic-free, finalizzati cioè a diminuire la produzione di rifiuti in plastica monouso e oxo-degradabile o favoriscano la diffusione di comportamenti virtuosi e buone pratiche. La Regione finanzierà in particolare l'attività di divulgazione ed eventi informativi, l'acquisto e l'installazione di erogatori di acqua per uffici e di casette dell'acqua, la distribuzione di borracce o prodotti simili. A disposizione verrà stanziato in assestamento di bilancio un budget da 250 mila euro, ripristinando così l'iniziale dotazione finanziaria prevista reindirizzata nei mesi scorsi sui provvedimenti urgenti legati all'emergenza sanitaria. Le disposizioni regolamentari prevedono la concessione di contributi pari al 70% della spesa sostenuta, fino a 7.000 euro ai Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti e agli Enti pubblici. Per i Comuni con popolazione inferiore ai 15 mila abitanti si prevede un sostegno pari al 60% della spesa (fino a 10 mila euro), mentre per quelli sopra i 15 mila abitanti, la copertura è pari al 50% fino a 25 mila euro.

 

 

La "strage" infinita dei maxi molluschi

Gli esperti hanno scoperto nel golfo di Trieste 4 mila esemplari di Pinna nobilis morti. E l'inquinamento stavolta non c'entra

Trieste. Non si arresta la moria di molluschi della specie Pinna Nobilis in Fvg. L'ultimo controllo effettuato dagli esperti, concluso nei giorni scorsi, ha evidenziato nel golfo di Trieste la presenza di quattromila esemplari morti. Va meglio in altre zone, come Lignano e Grado, dove al largo sono circa 300 in buona salute. A riaccendere i riflettori sul fenomeno alcune foto, pubblicate ieri sui social da Acqua Mission Trieste, che mostrano decine e decine di valve vuote, spiaggiate sul lungomare di Muggia. Colpa di un protozoo, che da quattro anni colpisce le "pinne" nel Mediterraneo. «Stiamo proseguendo nelle operazioni di monitoraggio, avviate ormai da tempo - racconta Saul Ciriaco, ricercatore della Riserva Naturale Marina di Miramare -. Una è appena terminata ed è stata realizzata insieme alla Capitaneria di porto nell'area di Barcola. Lì appunto abbiamo trovato 4 mila esemplari morti e 200 vivi. Lo consideriamo un dato non del tutto negativo, perché in altre zone del Mediterraneo il 100% è scomparso. Qui da noi alcune ancora resistono e ci fanno ben sperare in una possibilità di ripopolamento. Temevamo - aggiunge - che l'estate avrebbe peggiorato la situazione, per fortuna al momento non è così. Altre 300 vive sono state contate al largo di Grado e Lignano. Ce ne sono anche a Sistiana e all'interno della riserva di Miramare. Ma dal 2016 la situazione sta costantemente peggiorando, a causa di un protozoo che le colpisce. Attacca in particolare la ghiandola digestiva della pinna, che continua a mangiare e non riesce a digerire». Ma come si spiega, ad esempio, il fenomeno dello spiaggiamento fotografato a Muggia? «Nelle foto si notano tante valve vuote, vuol dire che l'animale è morto già da tempo, forse lo scorso inverno o in primavera. Gli animali mangiano la carcassa e il bisso (una sorta di fibra naturale sotto la sabbia, utile per tenere in piedi la pinna), si deteriora. A quel punto cede e, alla prima mareggiata, ciò che resta viene spinto a terra».A determinare la moria non sarebbe l'inquinamento, come commentano alcune persone in merito alle foto scattate. L'agente patogeno, come ricorda anche Ciriaco, è solo il protozoo. Intanto continua il monitoraggio in Fvg come in altri parti del Mediterraneo, per seguire con attenzione l'evoluzione della problematica. «Consideriamo che in alcune zone, come a Taranto, sono rimaste pochissime pinne - spiega ancora Ciriaco -. In altre parti d' Italia, come a Venezia invece, c'è una sacca che resiste molto bene. In ogni caso l'obiettivo è proseguire, verificando sempre la situazione nelle nostre acque nei prossimi mesi. Sicuramente nella nostra regione, dove il mare ha tanto sedimento con fondali quindi sabbiosi, trovare una superficie rigida è importante per tanti organismi, che sulle pinne ad esempio depongono le uova. Per ora comunque anche il fatto di averne contate poche centinaia vive ci spinge a pensare positivamente: la speranza è che non si estingua. L'attività che si continuerà a portare avanti resta quella di controllare ciò che succede, con uscite periodiche. Successivamente - anticipa - si penserà alla possibilità di avviare interventi di ripristino e ripopolamento». Va detto che un numero elevato di esemplari morti si è verificato anche in Puglia e in Sardegna, ma pure sulle coste spagnole. Ovunque gli esperti sono impegnati in operazioni di monitoraggio e ricerca.

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 25 luglio 2020

 

 

Freno alla nuova tecnologia 5G Il Comune non farà il bando

La nuova, e controversa, tecnologia 5G per le trasmissioni di telefonia mobile non viene messa al bando dal Comune di Monfalcone che, però, ha deciso una serie di azioni a tutela della salute.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 24 luglio 2020

 

 

Calano i livelli d'inquinamento - E a Servola "sbarcano" i politici

Il presidente Fedriga fa per la prima volta la sua apparizione a Servola. Il governatore ha evitato di visitare il rione nei mesi della difficile trattativa.

Il presidente della Regione Massimiliano Fedriga fa per la prima volta la sua apparizione a Servola. Il governatore ha evitato di visitare il rione nei mesi della difficile trattativa sull'Accordo di programma, ma a partita vinta organizza assieme all'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro una conferenza nel giardino di casa di una delle attiviste dei comitati anti-Ferriera. La giunta rivendica il risultato e sbandiera i dati dell'Arpa, che dopo lo spegnimento dell'area a caldo registra una riduzione delle emissioni del 30%. L'appuntamento si tiene nel bel giardinetto di una famiglia che per anni si è battuta contro le polveri nere che si depositavano ovunque per effetto dell'attività siderurgica. «Ora tutto è cambiato», sorride la signora Petronio, mentre offre ai presenti vino e polpette sotto una pergola. Alda Sancin, presidente del Comitato No smog, ricorda come «soltanto su questo tavolo cadeva un chilo di polveri all'anno: ci siamo battuti per la salubrità, contro i disagi e i danni alla salute di queste sostanze cancerogene». E il mutamento lo certifica anche l'Agenzia regionale per l'ambiente, il cui studio preliminare evidenzia «un significativo miglioramento sia nella qualità dell'aria sia sul fronte del rumore». Le polveri sottili mostrano «da aprile a giugno una significativa riduzione di circa il 30%», con livelli che ormai sono analoghi a quelli della centralina di piazzale Rosmini. Scende di un terzo anche la presenza media e i picchi di benzene. Arpa sottolinea inoltre che la concentrazione di benzoapirene «è scesa di circa quattro volte», mentre monossido di carbonio e biossido di zolfo calano «nei picchi orari più elevati, che erano all'origine dei disagi olfattivi». Lo spegnimento porta con sé immediati effetti anche sul rumore, «in particolare per quanto riguarda i livelli notturni», con un «decremento di 10 decibel». «Per anni si è parlato di chiusura dell'area a caldo - dice Fedriga - e si è sempre alimentato lo scontro strumentale fra chi difendeva il lavoro e chi l'ambiente. Servivano soluzioni per contemperare le due esigenze. Grazie ai comitati che per anni si sono battuti tenendo alta l'attenzione, grazie agli assessori Scoccimarro e Rosolen per aver gestito questa partita tutelando tutti i lavoratori, grazie al Mise che ha inserito risorse ingenti. Per noi non c'erano alternative alla chiusura, ma ora l'impegno di risorse pubbliche garantisca un incremento dei livelli occupazionali attuali». Scoccimarro esprime a sua volta «la soddisfazione di constatare che l'aria che si respira oggi in questo quartiere è migliore della maggior parte delle altre zone di Trieste. Senza l'ampio mandato affidatomi dal presidente, non avrei raggiunto il risultato di arrivare all'Accordo di programma, dopo aver avviato con la proprietà un confronto che all'inizio è stato anche ruvido perché Arvedi non voleva parlarne. Lo stabilimento rispettava i valori dell'Aia e abbiamo allora spinto sulla necessità di costruire i capannoni da 35 milioni previsti dal vecchio Adp. Ora lavoriamo per creare industria pulita e salvaguardare tutti i posti di lavoro».

Diego D'Amelio

 

 

Nel polo giovanile Toti le vasche in disuso diventano orti urbani

Si intitola Refresh l'iniziativa del Comune di Trieste che metterà a disposizione diversi spazi del Polo giovanile "Toti" per la cura degli orti.

 

Pineta di Cattinara La Lega rilancia: «La colpa è del Pd»

La Lega punta il dito contro "l'abbraccio" per così dire smemorato dei dem ai pini di Cattinara.

 Una nota del gruppo leghista in Consiglio comunale sottolinea come la «realizzazione di parcheggi multipiano e annessi edifici» sia prevista nello «studio preliminare ambientale del progetto di riqualificazione dell'Ospedale, voluto dall'ex presidente della Regione Debora Serracchiani e portato avanti dall'allora direttore generale Nicola Delli Quadri ».I leghisti riportano che poprio in quel testo si specifica come a «seguito di analisi, la pineta è stata ritenuta di pregio non rilevante, e quindi inserita all'interno della zona di espansione dell'attività ospedaliera». La giunta Fedriga ha dunque «ereditato dal Pd il progetto, che partirà ufficialmente nei primi mesi del 2021 dopo numerose difficoltà burocratiche - concludono i padani -. Non si capisce quindi la sceneggiata di alcuni consiglieri dem "abbracciati" agli alberi della pineta di Cattinara, che evidentemente fanno finta di non sapere da chi è partito quel progetto. Forse nel 2017, il giorno della presentazione, erano assenti. O forse hanno taciuto per "esigenze di partito"».

L.G.

 

 

In città troppi "buchi neri" Si accende il dibattito sulle aree abbandonate

La Trieste dei "buchi neri" ovvero i tanti spazi non utilizzati della città. È stato questo il tema dell'incontro tenutosi ieri sera nel déhors del Caffè San Marco.

L'incontro e' stato promosso dal Circolo della stampa. A confrontarsi l'architetto Roberto Dambrosi, autore di questo censimento del patrimonio urbano abbandonato, il giovane urbanista Riccardo Laterza, di "Tryeste", e la presidente di "Italia Nostra" Antonella Caroli. Prendendo come riferimento il porto vecchio, Dambrosi ha effettuato un censimento di tutte le aree, di media o piccola pezzatura, abbandonate in giro per il territorio comunale, ridenominate per l'appunto "buchi neri", sommando le quali si arriva a una superficie di otto ettari e mezzo, contro i sei del Porto vecchio. Un lavoro di due anni che ha prodotto un censimento di 90 edifici, definiti dallo stesso architetto Dambrosi come «l'universo del nostro scontento». Strutture progettate e abbandonate a se stesse o mai definitivamente realizzate e per le quali a oggi manca qualsiasi prospettiva di riconversione o di rigenerazione urbana. «Si tratta di un Porto vecchio diffuso e spezzettato che sta all'interno dei nostri rioni - sempre Dambrosi - costituito da edifici fantasma che rappresentano un'involontaria scenografia cinematografica».Molti i casi iconici portati come esempio: a cominciare dall'area dove sorgerà il tanto dibattuto parco del mare, caratterizzata da una serie di criteri architettonici affastellati uno accanto all'altro - è stato rimarcato ieri sera - tanto da far sparire dal panorama la storica lanterna cittadina. Di edifici che attendono da anni di venire riutilizzati e valorizzati, secondo lo studio proposto, Trieste è piena: come il palazzo Carciotti, l'area dell'ex gasometro, l'istituto scolastico "De Amicis" di via Combi o ciò che resta della caserma della Polizia di Stato di Roiano. Una ricerca, quella di Dambrosi, che costituisce un work in Progress, dal momento che, come ha sottolineato lo stesso architetto, la città è un organismo vivente: «In corso d'opera alcuni "buchi" si sono richiusi, come l'Urban center di Corso Cavour - spiega l'esperto urbanista - mentre altri se ne sono aperti, come l'area della piscina terapeutica e il Museo del Mare, inattivo in attesa della ricollocazione». Diversa l'impronta data dall'intervento di Riccardo Laterza, che ha voluto lanciare il monito su come la politica sia lontana da quelle che sono le reali necessità urbanistiche. «Manca una strategia prospettica - questo il concetto espresso da Laterza - a medio o lungo termine, serve perciò uno studio da parte dell'amministrazione cittadina per capire dove voglia andare la città nei prossimi 10 o 20 anni, quali le sfide che Trieste ha davanti e che possa permettere a tutti gli attori di trovare uno spazio in questa teoria di sviluppo».Italia nostra, presente all'incontro con la sua referente locale Antonella Caroli, si dice pronta a guardare avanti, nella speranza che di questi buchi neri non abbia a riempirsi il futuro Porto vecchio. «Noi abbiamo realizzato i master plan per definire le funzioni del Porto vecchio che sarà - queste le sue parole - dove ogni magazzino ha la sua storia e la sua funzione. Se si riempie il Porto vecchio di strutture a caso non si farà altro che produrre, a lungo termine, altri "buchi neri" anche nell'area dell'antico porto teresiano».

Lorenzo Degrassi

 

 

Tartaruga morta trovata sotto costa e portata a riva

Una grande tartaruga marina è spiaggiata, ieri pomeriggio, a Barcola. L'animale, purtroppo ormai privo di vita, è stato portato a riva.

L'animale è stato rinvenuto dai bagnanti in mare e portato a riva nei pressi della fontana, in un punto non distante dal chiosco. Sono state numerose le persone che, comprensibilmente colpite dall'insolito ritrovamento, si sono avvicinate alla tartaruga in attesa della sua rimozione.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 23 luglio 2020

 

 

Rogo al centro rifiuti di Moraro nell'area del materiale ferroso

MORARO. Un rogo ha interessato nelle prime ore del mattino di ieri il centro di selezione e recupero rifiuti di Moraro. Fiamme si sono alzate attorno alle 7 nell'area dove avviene la pressatura del materiale ferroso: nessuna persona è rimasta coinvolta né ferita, ed in un primo momento i dipendenti di Isontina Ambiente presenti sul posto hanno provato a domare autonomamente l'incendio, che però ha assunto in pochi minuti proporzioni tali da dover chiamare in causa i Vigili del fuoco. Ci sono volute poi un paio di ore per spegnere le fiamme, mentre nell'aria è rimasto comunque un intenso odore di bruciato anche una volta messo in sicurezza l'impianto. A scatenare il rogo pare sia stata la presenza di materiale facilmente infiammabile: «Si tratta di qualcosa che a volte purtroppo avviene a causa di un'errata raccolta differenziata svolta dai privati - ha spiegato il responsabile della comunicazione di Isontina Ambiente Stefano Russo -. In questo caso molto probabilmente a far partire l'incendio è stata una scintilla scaturita dalla pressatura di qualche contenitore o bombola che era stata inserita tra la plastica, che in quel momento veniva lavorata in quel punto del nostro sito».La schiacciatura del contenuto ha portato quindi con ogni probabilità a far nascere l'incendio, che per fortuna non ha coinvolto persone ed è stato circoscritto in poco tempo dall'operato congiunto degli operatori di Isontina Ambiente e dei Vigili del fuoco, questi ultimi intervenuti con due camionette e diversi uomini per cercare di spegnere prima possibile le fiamme. Sono in corso approfondimenti per chiarire l'esatta dinamica del fatto. Ieri mattina, anche una volta domato l'incendio, era intenso il lavoro dei tecnici della struttura per rimettere in piena sicurezza l'apparato del sito coinvolto dall'incendio. L'impianto di selezione di Moraro può trattare fino a circa 20.000 tonnellate annue di rifiuti costituiti da secco da raccolta differenziata, composto da plastiche e lattine, carta e cartone, vetro. A Moraro arrivano i rifiuti da tutti i Comuni della provincia di Gorizia e da quelli di Duino-Aurisina, Sgonico e Monrupino situati in provincia di Trieste. I rifiuti in ingresso passano innanzitutto attraverso la postazione di pesatura che registra il carico, il tipo di rifiuto ed il Comune di provenienza. La registrazione dei mezzi viene gestita dal personale addetto che verifica la natura del rifiuto contenuto nel camion, procede alla registrazione della documentazione di ingresso ed invia il mezzo allo scarico. Ciascuna tipologia di rifiuto riciclabile viene scaricata in aree separate per materiale e successivamente inviata a lavorazione.

Matteo Femia

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 22 luglio 2020

 

 

Comitato per Cattinara - Protesta bis per dire no al taglio degli alberi

Prosegue la mobilitazione per salvare la pineta di Cattinara. Oltre cento persone si sono ritrovate davanti al piccolo bosco formato da una cinquantina di alberi in via Valdoni, a ridosso dell'ospedale, che rischia di sparire per far posto a un parcheggio sotterraneo. A organizzare la manifestazione il Comitato per Cattinara, nato appunto per salvare la pineta, che ha anche avviato una raccolta firme «per dire no - si legge in una nota - all'ennesimo scempio di un territorio che da anni viene sistematicamente depredato, ingannato, sfruttato».La pineta è già stata recitata e il prato trivellato per cercare - è stato detto - eventuali residui bellici, in previsione dei lavori per il park sotterraneo. Dalla costruzione dell'ospedale di Cattinara, ormai lontana nei tempi, ai lavori per il nuovo polo sanitario che prevede anche la costruzione del nuovo Burlo, «sono anni che il paese - dicono gli abitanti - è sotto assedio: disagi, rumori, inquinamento, traffico. In tempi recenti - c'è stata anche la realizzazione della superstrada, con la galleria 'Cattinara'. Più di 2 anni di lavori, con grandi frese in azione h 24 nel sottosuolo. Una casa abbattuta, altre lesionate, gente allontanata dalle proprie abitazioni. Ci è rimasta solo la nostra pineta - affermano con rabbia - un piccolo bosco che difenderemo, a tutti i costi».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 21 luglio 2020

 

 

Parco del mare sì o no? - Il Comune alla finestra in attesa del progetto - Il dem Toncelli "interroga" l'assessore Polli
 I riflettori della città sono ormai di nuovo puntati sul Parco del mare. Ieri nel corso del Consiglio comunale Marco Toncelli (Pd) ha presentato una domanda d'attualità chiedendo alla giunta di chiarire la propria posizione sul tema. Nel fare ciò il dem ha citato la petizione lanciata negli scorsi giorni da quel gruppo di imprenditori locali che vogliono in sostanza vedersi restituire i fondi versati per il progetto alla Camera di Commercio della Venezia Giulia. Si tratta di un tesoretto da quasi 10 milioni di euro, accantonato da anni e finora mai utilizzato. L'assessore all'Urbanistica Luisa Polli gli ha risposto che, quando «sarà presentata una proposta, saranno analizzati tutti gli scenari di sviluppo possibili, assieme a tutti i soggetti di riferimento», specificando che il Parco del mare è una delle opzioni possibili, che però non compare esplicitamente in alcun luogo del Piano regolatore vigente. «Se al Comune non è ancora arrivato uno straccio di fotocopia - ha ribattuto Toncelli - a maggior ragione qualcuno potrebbe rivendicare l'utilizzo delle proprie risorse».Di Parco del mare si è parlato anche durante la presentazione della civica "Regione Futura": per Franco Bandelli è uno dei tanti intoppi esecutivi triestini, mentre secondo Ferruccio Saro «il progetto può essere negativo come positivo. Ma la cosa più delicata è che la Ccia in questo momento tiene congelati milioni di euro che forse sarebbe meglio sbloccare, vista la fase delicata».La presidente dello snodo triestino dell'associazione Italia Nostra Antonella Caroli ricorda infine di aver «già presentato ufficialmente nel 2018 ad Antonio Paoletti (presidente della Ccia, ndr) una proposta alternativa, polifunzionale, ecosostenibile e con costi di realizzazione decisamente ridotti: il Parco della navigazione storica dell'Adriatico. Il tutto tenendo conto delle prescrizioni paesaggistiche, territoriali, urbanistiche e ambientali».-

Lilli Goriup

 

 

Zigzag tra pedoni e marciapiedi invasi: l'altra faccia del boom dei monopattini
Tra gli utilizzatori di questo nuovo mezzo elettrico, sempre più in voga anche qui, c'è chi purtroppo non rispetta le regole
È uno strumento chiave per contribuire a realizzare una mobilità "green", ma tra i suoi fruitori c'è chi denota uno scarso rispetto delle regole. L'aumento dei monopattini elettrici a Trieste, come in altre città, non corrisponde sempre a un uso corretto del mezzo. Fioccano infatti le lamentele nei confronti di chi li usa e qualche settimana fa si è verificato anche un incidente, con una persona investita. Tra le proteste spiccano quelle per l'elevata velocità adottata spesso da chi sfreccia nelle zone pedonali, ma anche quelle per il transito sui marciapiedi, proibito, e per la guida poco attenta sulle strade. Comportamenti pericolosi, raccontati da diverse persone anche sui social, che si aggiungono a una mancata informazione sulle regole da rispettare. Tanti così contattano la Polizia locale proprio perché non sanno come e dove muoversi dopo aver acquistato il mezzo. Ma c'è anche chi decide di provare a circolare senza aver letto prima limiti e indicazioni di cui tener conto. L'aumento dei monopattini elettrici, registrato in tutte le regioni negli ultimi mesi, è legato anche al bonus introdotto nel Decreto Rilancio pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 maggio. Un boom che ha causato ovunque anche incidenti, conseguenza spesso della velocità o del mancato rispetto dei segnali stradali. Se ne contano in tutto il Paese. E in alcune città, come a Roma, alcuni episodi hanno portato anche a lesioni gravi. A Trieste finora si è registrata solo qualche caduta rovinosa, ma c'è stato anche un investimento. Tanto spavento, fortunatamente senza pesanti conseguenze, anche se sul posto sono intervenuti gli agenti per i rilievi del caso. «L'incidente che si è verificato qualche settimana fa - spiegano dalla Polizia locale - ha visto coinvolto un monopattino che ha centrato un pedone. È fondamentale seguire regole specifiche per la tutela di chi guida e dei passanti. Riceviamo spesso, negli ultimi mesi, domande sul Codice della strada e su come sia corretto spostarsi sul mezzo. Non si può circolare sui marciapiedi ad esempio, e nelle aree pedonali bisogna rispettare la velocità stabilita». Disposizioni che però, a detta di molti, non tutti seguono. Si può procedere a un massimo di 20 orari, dove per il traffico ordinario sono previsti i 50, nelle ciclabili non si possono invece superare i 6. Li possono usare persone sopra i 14 anni di età. Tante come detto le segnalazioni recenti: c'è chi sfreccia nelle zone pedonali, chi sale e scende tra marciapiedi e sede stradale, chi procede contromano sulle carreggiate, chi non rispetta precedenze e semafori. C'è poi il nodo assicurazioni. Circolando sulle vie, accanto ad auto e motorini, c'è chi si chiede se non sia utile pensare anche a una copertura "ad hoc", e chi ancora ritiene sia consigliabile, in particolare per i più giovani, una sorta di patentino. E a fronte di molti indisciplinati, c'è chi ormai da tempo si serve del mezzo correttamente, e ormai lo preferisce a scooter e auto per gli spostamenti in centro, a beneficio dell'ambiente. Un'abitudine sempre più diffusa, anche per la facilità nel riporlo e portarlo all'interno di uffici e sedi di lavoro. Tanto che in alcune città italiane, come all'estero, da tempo funzionano con successo anche i servizi di monopattini in sharing, con le stesse modalità del bikesharing, già presente a Trieste.

Micol Brusaferro

 

 

Antenna "fuorilegge" demolita a Chiampore
Abbattuto il traliccio di Valle San Bortolo. È il nono impianto smantellato in base al Piano di delocalizzazione di Muggia
MUGGIA. Demolito a Chiampore, in Valle San Bortolo, l'ennesimo impianto di ricetrasmissione radiotelevisiva. È il nono dall'inizio di questa sorta di "battaglia" che l'amministrazione comunale muggesana sta portando avanti sul piano della delocalizzazione delle antenne rispetto alle zone abitate.«In questi anni - ricorda l'assessore all'Ambiente Laura Litteri - sono stati fatti passi da gigante, con una completa inversione di rotta, frutto di una lotta tenace e di un impegno che non è mai venuto meno in quanto quest'amministrazione, proseguendo il lavoro iniziato da quella precedente, considera la delocalizzazione un compito prioritario per la tutela del diritto alla salute».Si è partiti con la demolizione delle antenne abusive nell'abitato di Chiampore - una vicino alla caserma dei Carabinieri, una nei pressi di via Vivoda, due sul Monte San Michele e quella nei pressi dell'abitato di San Floriano / Ligon - a cui poi si sono aggiunte appunto altre quattro, l'ultima delle quali proprio ora in Valle San Bortolo. Quest'ultimo è ormai, infatti, il quarto traliccio "ex Towertell" demolito. Oltre alla demolizione di tutti i tralicci classificati come abusivi è stato approvato un piano di delocalizzazione e, con un'apposita variante al Piano regolatore comunale, è stato consolidato dunque quanto stabilito, trasformando in normativa questi atti di indirizzo. Lo scorso novembre c'era stata la sentenza del Tar del Fvg sul ricorso proposto da Finmedia S.r.l. contro il Comune di Muggia. «Un ricorso che mirava - come spiega il sindaco Laura Marzi - alla conservazione del traliccio di 30 metri d'altezza realizzato a Chiampore, in contrasto col Piano di delocalizzazione delle antenne approvato dal Comune». Dopo il ricorso e la vittoria dinanzi al Consiglio di Stato sul caso specifico dell'antenna Finmedia a Chiampore, ecco arrivata anche l'ulteriore sentenza del Tar che ha riconosciuto la legittimità del Piano di delocalizzazione del Comune rivierasco. «Una conferma importante - sempre Marzi - che ha dimostrato non solo che il traliccio realizzato fosse abusivo, ma anche che il Comune di Muggia potrà, in futuro, avere un proprio determinato potere sulla localizzazione di questi impianti».E relativamente all'inquinamento elettromagnetico buone notizie, intanto, sono arrivate dai dati Arpa: «Si è passati - evidenzia Litteri - da 35 punti di sforamento rispetto ai limiti di legge rilevati nel 2015 a nessun punto oltre il limite, come emerso dalla campagna di rilevamento appena conclusa».--

Luigi Putignano

 

 

Truppe di robot e sensori per tutelare l'Adriatico
A via il progetto Interreg Italia-Croazia "Innovamare". Il programma ha un costo di 5,6 milioni di euro e durerà in tutto trenta mesi
L'indagine. Robot sottomarini e sensori sono tecnologie che ci aiutano, e ci aiuteranno sempre più in futuro, nel monitoraggio dello stato di salute dei nostri mari. Parte da questo assunto il progetto Interreg Italia-Croazia InnovaMare, che domani sarà avviato ufficialmente con una conferenza di presentazione online organizzata dalla Camera croata per l'economia, capofila del progetto. InnovaMare si pone l'obiettivo di sviluppare un Digital Innovation Hub, una piattaforma in cui s'incontrino e collaborino in chiave d'innovazione tecnologica tutti gli attori del territorio transfrontaliero che operano nella robotica sottomarina e nella sensoristica per finalità di monitoraggio e sorveglianza: enti di ricerca, università, imprese, autorità locali e regionali e cluster marittimi. Si tratta di un progetto da 5,6 milioni di euro, con una durata di 30 mesi, gestito da un consorzio di 14 partner tra cui, per il Friuli Venezia Giulia, Ogs, Università di Trieste e Mare Fvg. InnovaMare, spiega l'ingegnere Fabio Brunetti di Ogs, prevede la costruzione di un prototipo di Rov, veicolo subacqueo comandato da remoto, che verrà sviluppato dal Cnr di Genova in collaborazione con l'Università di Zagabria. «Sono veicoli nati per le attività a grandi profondità dell'industria petrolifera, che oggi grazie allo sviluppo tecnologico possono essere impiegati in moltissimi campi - evidenzia Brunetti -. Nel caso di questo progetto l'obiettivo è di sviluppare un Rov configurabile, dotato di diversi tipi di sensori e sistemi di campionamento per il monitoraggio marino.«Il Rov potrà così fornire dati di vario genere, dalla salinità delle acque alla presenza di eventuali inquinanti. Ogs si occuperà dell'installazione di un analizzatore di nutrienti automatico sul Rov, per misurare la presenza di tali sostanze nelle acque».L'Università di Trieste invece, spiega il docente del Deams Guido Bortoluzzi, si occuperà, insieme a Unioncamere Veneto, di mappare e riunire in un unico portale tutte le realtà, pubbliche e private, che al di qua e al di là dell'Adriatico si occupano d'innovazione nella robotica sottomarina e nella sensoristica. «Questo lavoro servirà per conoscere la struttura e la consistenza di questo ecosistema, che rappresenta un settore in forte crescita cui potrebbero essere interessate anche aziende che operano in altri campi per diversificare la produzione. Raccoglieremo inoltre informazioni sulle best practices messe in campo dalle amministrazioni pubbliche in quest'ambito».

Giulia Basso

 

 

Sul Carso c'è il lupo, giallo su una carcassa
Un giovane esemplare trovato morto sul ponte del Versa. Il docente Filacorda: «Avvistati a Dolegna, seguono l'acqua»
Il lupo è arrivato in provincia di Gorizia. A confermarlo è Stefano Filacorda, docente all'Università di Udine dove coordina il progetto di studi sulla fauna selvatica regionale. «Segnalazioni plausibili della presenza di questo animale - sottolinea - sono giunte dalla zona di Dolegna al confine con la Slovenia e dal Carso goriziano».Non solo: c'è ora infatti un "giallo" riguardante questa specie anche nell'area tra Cormons e Mariano. L'assessore comunale cormonese all'ambiente Mauro Drius, infatti, svela: «Qualche settimana fa un cucciolo di lupo è stato trovato morto, probabilmente investito da un'auto di passaggio, a lato-strada nei pressi del nuovo ponte sul Versa». Una testimonianza, dunque, che darebbe ulteriore forza alla tesi della conquista di questa porzione di territorio da parte del lupo. Filacorda, però, sull'episodio tra Cormons e Mariano preferisce andarci cauto: «Da un lato è possibile che questa specie possa muoversi in quella zona perché lì si trova un corso d'acqua - evidenzia - dall'altro è molto difficile che si tratti di un cucciolo perché in questo periodo dell'anno i piccoli si muovono davvero poco, restando al sicuro all'interno del proprio gruppo famigliare. È più probabile che si possa essere trattato di un esemplare giovane, magari di un anno, anche se a quell'età è ormai simile a un adulto. Sarebbe in ogni caso interessante capirne qualcosa di più, anche se il fatto che possano essere stati visti dei resti nei pressi di un torrente agevola la tesi che il lupo possa essere arrivato sin lì, seguendo proprio il corso d'acqua».D'altronde a marzo la carcassa di un altro esemplare di lupo è stata trovata a soli un paio di chilometri di distanza: «Per la precisione a San Giovanni al Natisone - aggiunge Filacorda - si tratta di una zona non distante. E in ogni caso è certa la presenza del lupo in territori di pianura della nostra regione».Insomma, prende sempre più corpo l'ipotesi che, dopo lo sciacallo dorato più volte avvistato in zona-Cormons e ormai territoriale sul Carso goriziano e isontino, da queste parti sia arrivato anche il lupo. Se così fosse sarebbe una buona notizia non solo per l'ecosistema, ma anche per il mondo dell'agricoltura: il cinghiale, le cui scorribande sono parecchio temute da chi ha coltivazioni in quest'area, avrebbe così un nemico naturale che potrebbe limitarne il raggio d'azione. Ma è presto per trarre conclusioni definitive: sulle dinamiche relative alla presenza del lupo nella provincia di Gorizia gli studiosi del team guidato dal professor Filacorda stanno ancora indagando. Il lupo è senz'altro radicato invece in altre zone d'Italia: gli Appennini da anni sono diventati l'habitat di questa specie che ama vivere e muoversi in branco, ma negli ultimi decenni questo animale si è molto diffuso anche nelle zone nord-occidentali al confine con la Francia. È inoltre una specie presente nelle zone centrali dell'ex Jugoslavia. Probabile che i lupi avvistati in provincia di Gorizia siano risaliti fin qui proprio provenienti dai Balcani.

Matteo Femia

 

Fenicotteri rosa e sciacallo dorato ora colonizzano l'isola della Cona - gli avvistamenti inglobano anche nuovi uccelli e il gatto selvatico
Sciacallo dorato e un tappeto di fenicotteri rosa nella zona del ripristino. Sono alcune delle novità nelle nuove presenze faunistiche dell'estate 2020 alla Cona. Per la prima volta, infatti, nella sua straordinaria biodiversità, la Riserva naturale Foce della Isonzo si arricchisce con l'arrivo dello Sciacallo dorato (Canis aureus), segnalato per la prima volta da Davide Scridel, naturalista fiumicellese, nel tratto destro della golena dell'Isonzo.La scoperta è stata comunicata con soddisfazione qualche giorno fa da Matteo De Luca, naturalista della Stazione biologica dell'Isola della Cona. «La presenza della specie - afferma De Luca - è stata successivamente confermata sulla base di indagini bioacustiche da Luca Lapini del Museo Friulano di Storia Naturale, da Marco Luca del Cfr e da una ripresa video effettuata dallo stesso Scridel. Lo sciacallo dorato è una specie in fase di espansione nel territorio regionale e la sua comparsa all'interno dell'area protetta rappresenta un elemento di valore non indifferente da un punto di vista conservativo». Oltre allo sciacallo dorato all'interno dei ripristini dell'Isola della Cona proprio di fronte al centro visite, è stabilmente presente un gruppo di fenicotteri (una settantina), una specie che compariva in passato nella Riserva solo in modo occasionale, mentre ora sembra essersi insediata stabilmente. I fenicotteri sono comodamente osservabili dal percorso ad anello che parte dal centro visite e costituiscono un'ulteriore attrattiva per i visitatori che hanno ripreso gradualmente a frequentare l'area naturalistica, dopo il periodo del lockdown, sempre nell'osservanza dei decreti ministeriali e regionali.«E non è tutto - aggiunge De Luca - poiché nelle aree marine della Riserva sono presenti da maggio differenti esemplari di "sula", uccello nordico anch'esso un tempo di comparsa occasionale, me che negli ultimi mesi si trova per ora stabilmente in nella Riserva naturale. Anche questa ulteriore novità rappresenta per gli appassionati del birdwatching un'attrazione irripetibile in quanto in pochi ettari di superficie si è accumulato negli anni un tesoro faunistico importante». Quest'area protetta, sottolinea ancora l'esperto della Stazione biologica, pur inserita in un contesto fortemente antropizzato e fruito, si rivela essere un luogo fondamentale per la conservazione della natura e con un potenziale ancora inespresso. «Nuove specie - afferma De Luca - sono in arrivo e notiamo come gestori della fauna una maggiore consapevolezza da parte dei fruitori dell'area nell'adottare comportamenti responsabili garantendo il mantenimento della biodiversità del luogo, molto importante specie di questi tempi nella salvaguardia dell'ambiente». In aprile, durante una sessione di fototrappolaggio finalizzata a ricercare la "puzzola", gli operatori si trovarono di fronte a un'altra scoperta, la comparsa cioè all'Isola della Cona di quello che gli esperti faunistici chiamano gatto selvatico, il termine scientifico è Felis silvestris.

Ciro Vitiello

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 20 luglio 2020

 

 

«Parco del mare, da Invitalia in eredità buco da 1,3 milioni» - LA DENUNCIA DI LEGAMBIENTE
Parco del mare. Dalle carte della Camera di Commercio della Venezia Giulia ora fa capolino un buco da quasi un milione e 300 mila euro lasciato in eredità da Trieste Navigando. Lo mette in luce Legambiente locale, che a inizio mese ha attribuito all'ente camerale la poco ambita "Onda nera". Tra le motivazioni degli ambientalisti a riguardo si legge che «nel 2014 spunta l'ex cantiere di Porto Lido, dato in concessione a Italia Navigando, poi Trieste Navigando, proprietà di Invitalia. Non più interessata, Invitalia in seguito mette sul mercato Trieste Navigando, per recuperare il debito accumulato nel tempo dalla società: ben un milione e 251.843 euro e 90 centesimi, che ora la Ccia dovrebbe addossarsi». Contattato, il presidente Legambiente Andrea Wehrenfennig spiega: «La Ccia sta per assumersi il debito, stando ai verbali, e lo pagherà a rate: l'abbiamo scoperto semplicemente spulciando le carte pubblicate sul sito dell'ente. Tra gli addetti ai lavori è cosa nota. Incredibile che nessuno a Gorizia alzi la voce, dato che intanto la Camera è diventata della Venezia Giulia». In effetti la cifra è citata in più di una delibera di giunta camerale, l'ultima risale a un anno fa: in assenza di atti successivi, non si capisce se l'operazione sia poi andata in porto o rimasta a livello di dichiarazione d'intenti. Nel frattempo la petizione lanciata su change.org da alcuni imprenditori, affinché il tesoretto accantonato per il Parco del mare sia reimmesso nell'economia cittadina piegata dalla crisi post-Covid, ieri sera era oltre quota 360 firme. L'ex sindaco Roberto Cosolini su Fb ricorda che «l'ultimo annuncio di avvio del cantiere era stato dato nell'estate del 2018: prevedeva la partenza entro fine di quell'anno». Per la consigliera comunale Sabrina Morena (Open) «si tratta di un progetto costoso e al contempo obsoleto; il waterfront cittadino dovrebbe essere sgombero, dalla Lanterna fino a Barcola».

LI.Go.

 

 

Stampelle, bottiglie e cellulari spuntano dai fondali del Cedas
Raccolti dai soci dei circoli All Sail e Sommozzatori Trieste oltre 10 di kg di rifiuti - Portate a riva persino una morsa per il prosciutto e una tesi di laurea rilegata
Bottiglie di vetro, lattine, tanta plastica e una decina di cellulari. È il "bottino" della pulizia dei fondali promossa sabato scorso a Barcola, nella zona del Cedas, dal club All Sail che organizza attività con sup e kajak, ma che ogni mese si occupa anche di un'iniziativa a favore della tutela dell'ambiente. L'intervento è durato un paio d' ore e ha visto coinvolti, oltre ad alcuni soci del sodalizio, anche il Circolo Sommozzatori Trieste, con gli esperti che si sono immersi dallo squero, dopo la pineta, per proseguire sui lungomare. «Complessivamente sono stati rimossi dieci chili di rifiuti - spiega Diego Errico, dirigente di All Sail -. Per fortuna non abbiamo trovato materiali inquinanti, come temevamo. Sono state eliminate tantissime bottiglie, gettate probabilmente da chi di sera beve o si ferma sulla costa, e poi parecchia plastica, anche qui bottiglie ma anche altri involucri». Tra le curiosità una decina di smartphone, nella zona degli scogli, dove tanti spesso si avventurano per una foto d'effetto. «Sicuramente, considerando anche quello che vediamo di solito, molti appartengono a persone sbadate, alle quali il telefonino è scivolato mentre si stavano scattando un selfie. Capita spesso. Ma c'è pure chi l'ha lanciato in acqua dopo un litigio».Telefonini naturalmente irrecuperabili, per chi forse voleva catturare l'immagine del castello di Miramare in lontananza o qualche tramonto dai colori mozzafiato. L' operazione messa in campo sabato rientra in un programma di attività voluto per tenere pulita Barcola. «Ogni mese - racconta ancora Errico - mettiamo in campo un'azione specifica di tutela ambientale, perché non pensiamo solo allo sport e al divertimento, ma anche a preservare questa splendida zona. Tra gli interventi che organizziamo di solito c'è la rimozione dei mozziconi di sigarette dalla pineta». Negli ultimi anni le pulizie dei fondali si sono ripetute, in diverse zone, per portare alla luce tonnellate di immondizie, conferite poi negli appositi contenitori attraverso la raccolta differenziata. Dalla Sacchetta fino al Molo Audace, dal bagno Sticco fino a Grignano, i sommozzatori si sono immersi per eliminare oggetti di tutti i tipi, sacchi e sacchi di rifiuti, conseguenza quasi sempre dalla maleducazione della gente. La plastica, un po' ovunque, è il materiale più ricorrente, presente sotto forma di contenitori per il cibo, bottiglie, imballaggi, ma anche piatti, bicchieri e posate usa e getta. In ogni intervento, in zone diverse, non sono mai mancate le stranezze. Dall'acqua sono riemersi, ad esempio, una morsa per il prosciutto, una stampella, lampade, piccoli elettrodomestici, biciclette, scooter, un maxi timone, carrelli per la spesa, giocattoli e pure una tesi di laurea.

Micol Brusaferro

 

E i boschi vicino a Pese restituiscono i "resti" di pic nic e scampagnate
Bottino ricco per i 15 volontari impegnati nell'operazione - Carso pulito. Riempiti più di un centinaio di sacchi e sei bidoni con materiali di ogni tipo
Più di un centinaio di sacchi e sei bidoni contenitori interamente riempiti con immondizie di ogni tipo. È questo il bilancio dell'attività svolta, nel corso dello scorso fine settimana, dai volontari del Reparto sportivo dell'Associazione lagunari truppe anfibie nell'area adiacente al piazzale del vecchio valico di Pese, nell'ambito dell'operazione "Carso pulito". Un volume record, che non depone certo a favore dell'autodisciplina di quanti si recano sul Carso per gite e passeggiate.«Non abbiamo infatti trovato soltanto i resti del transito dei migranti - ha spiegato Giorgio Calcara, uno dei promotori dell'iniziativa - ma anche moltissimi sacchetti, bicchieri, piatti di plastica, abbandonati sia dai triestini che raggiungono il Carso, soprattutto in questa stagione, sia dai camionisti di passaggio». Nel dettaglio, dei sei contenitori tre sono stati riempiti fino all'orlo con oggetti di plastica, due con immondizie della cosiddetta "indifferenziata" e uno con rifiuti di vetro. L'intera operazione, sotto il profilo logistico, è stata portata a termine grazie alla collaborazione del Comune di San Dorligo della Valle: «E' stata l'amministrazione che fa capo al sindaco, Sandy Klun - ha precisato il direttore dell'iniziativa "Carso pulito", Aljosa Cazzador - a fornirci il materiale indispensabile per la raccolta delle immondizie. Sono poi gli operatori comunali a completarla, effettuando il trasporto nei centri di raccolta».Complessivamente sono stati una quindicina i volontari che hanno partecipato a questo appuntamento ecologico, distribuendosi sull'area prescelta per l'operazione. Nelle settimane precedenti, i volontari del gruppo Ralf si erano dedicati a interventi simili in Val Rosandra, nella zona che circonda la frazione di Draga Sant'Elia, a San Lorenzo.«Purtroppo - ha sottolineato Cazzador - spesso troviamo nuovi rifiuti in zone e sentieri puliti di recente. Il che conferma sia del continuo passaggio di migranti, sia dell'indisciplina generale che caratterizza il comportamento di troppo persone. Noi continueremo nel nostro impegno - ha concluso - ma gli interventi dovrebbero essere molto più numerosi di quanto riusciamo a fare col nostro gruppo di volontari, perché l'area di Pese da pulire è di circa un chilometro quadrato».Intanto il lavoro del Ralf ha ottenuto il notevole apprezzamento del sindaco di San Dorligo della Valle, Sandy Klun, che ha promesso «disponibilità e attenzione nell'affiancare quanti si adoperano per tenere pulito il Carso». Il territorio di San Dorligo della Valle è quello che, statisticamente, riceve il maggior numero di migranti, perché lungo i suoi sentieri corre la cosiddetta rotta balcanica.

Ugo Salvini

 

 

Come riparare i muretti a secco fra Prosecco e Contovello
L' 1 agosto escursione con Estplore per conoscere e anche restaurare i manufatti
Una passeggiata laboratorio tra le vigne e i terrazzamenti nei borghi di Prosecco e Contovello alla scoperta dei muretti a secco riconosciuti dall'Unesco come Patrimonio dell'Umanità e con la possibilità di contribuirne al restauro di una porzione. La condurranno, sabato 1 agosto, le guide Estplore Natura Divulgazione assieme agli esperti del Partenariato per la conservazione e la divulgazione dell'edilizia carsica in pietra a secco, consorzio transfrontaliero nato del 2013 per la conservazione e valorizzazione di una cultura dalle radici profondissime. Nascosti dalla boscaglia, chilometri di muretti a secco percorrono il nostro territorio. Rappresentano un elemento essenziale del paesaggio carsico, che separa e allo stesso tempo collega, facendosi barriera (per delimitare ad esempio la proprietà) e rifugio (per flora e microfauna). Ogni muretto è unico nel suo genere: la pietra di cui è costituto, la forma, la sezione, la tecnica scelta e l'attenzione nei dettagli costruttivi possono raccontare la sua storia. Gli incontri sul tema "La pietra e il paesaggio", promossi in collaborazione con GAL Carso, vedranno affiancarsi a ogni uscita una guida naturalista di ESTplore e un esperto del Partenariato. Gli itinerari si svolgeranno attorno ai borghi di Prosecco e Contovello, dove sarà possibile osservare da vicino i livelli di cui è composto il paesaggio circostante, immaginando di sollevarli come veli, uno dopo l'altro. "Nel corso delle passeggiate - spiega la guida naturalistica Elisa Moretti di ESTplore - non ci limiteremo a osservare: ogni partecipante potrà contribuire, sotto la guida di un esperto di architettura tradizionale carsica, a restaurare una porzione di muretto a secco. Il laboratorio unirà, al piacere del fare una nuova consapevolezza circa il patrimonio culturale collettivo di cui disponiamo e del quale possiamo essere custodi e portavoce". L'escursione ad anello e di livello turistico, adatta pure a famiglie con bambini, si ripeterà anche sabato 29 agosto sempre nel tardo pomeriggio, per godere delle ore più fresche della giornata. Grazie al sostegno di PromoTurismoFVG, la quota di partecipazione è di 10 euro per gli adulti e 5 per i ragazzi tra 12 e 18 anni accompagnati da un adulto (gratis per bambini sotto i 12 anni). Iscrizioni sul portale Trieste Green https://trieste.green e posti limitati.

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 19 luglio 2020

 

 

Parco del mare, cresce il fronte del no - La Cgil si schiera, Dipiazza non molla
Anche lo scrittore Rumiz plaude all'iniziativa degli imprenditori che reclamano alla Cciaa la restituzione dei fondi
Si allarga il fronte di chi vuole siano reinvestiti a favore delle aziende i fondi per il Parco del mare, accantonati da anni e finora mai utilizzati dalla Camera di Commercio della Venezia Giulia. Ma il sindaco Roberto Dipiazza rimane fuori dal coro. Anche ieri diverse voci si sono infatti levate a sostegno degli imprenditori triestini, che per la prima volta hanno preso nettamente posizione sul tema, lanciando una petizione su change.org in cui si chiede all'ente camerale la restituzione del tesoretto da poco meno di 10 milioni di euro. I promotori dell'idea pensano in tal modo di arginare la crisi economica post-pandemica a livello locale, crisi la cui esplosione più violenta è prevista in autunno. Per Paolo Rumiz «era ora che gli imprenditori si svegliassero, non so perché hanno aspettato tanti anni. Con il disastro avvenuto a causa del virus sarebbe una bestemmia lasciare quei soldi ai castelli in aria. Ci sono famiglie ridotte alla fame: Antonio Paoletti (presidente della Ccia Vg, ndr)se ne rende conto? Il Parco del mare è una follia antieconomica. Dopo la pandemia non ci saranno più posti dove le persone si affolleranno: basti vedere la fatica che fa l'omologo di Genova». Secondo il giornalista e scrittore l'area della Sacchetta ha inoltre un forte valore simbolico: «Primo dei grandi fari dell'Adriatico, la Lanterna rappresenta il cuore della Trieste marinaresca. Eppure il monumento è circondato dai più orrendi edifici pubblici, mentre per salirci bisogna domandare le chiavi. Bisognerebbe semmai renderlo accessibile».Ci sono poi gli storici oppositori del Parco del Mare, a partire dagli interpreti delle sensibilità ambientaliste e di quelle per la tutela del paesaggio: dall'architetto William Starc a Wwf e Legambiente locali, presieduti rispettivamente da Alessandro Giadrossi e Andrea Wehrenfennig. Sul fronte sindacale si fa sentire pure Michele Piga, segretario generale della Cgil Trieste: «Finalmente l'iniziativa parte dall'impresa. Si tratta di un progetto vecchio, che non tiene conto delle mutate sensibilità a proposito di animali e ambiente, né del suo potenziale impatto economico, quantomeno dubbio. In città stanno per fallire in tanti e in autunno ci sarà un'ondata di nuovi disoccupati: si rinunci al Parco e si avvii un dialogo tra istituzioni, parti datoriali e sindacali, per pensare a come reinvestire quel denaro. In questo senso sollecitiamo Paoletti ».Ma, nonostante che si stanno sollevando, Dipiazza continua a vedere di buon occhio il progetto: «Potrebbe essere un attrattore per la città. C'è grande affluenza in luoghi analoghi, sia a Genova che a Valencia e Lisbona». Quanto alla crisi, «abbiamo fatto molto per gli esercenti, togliendo la tassa per l'occupazione del suolo pubblico nonché il 60% della Tari», prosegue il primo cittadino: «Mi sembra siamo ripartiti abbastanza bene, i turisti si rivedono. Ma i problemi della città non si risolvono abolendo un progetto».È infine possibilista il presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti: «Non conoscendo nel dettaglio il progetto, potrebbe anche essere una delle chance. Ma la valutazione dovrà avvenire in maniera strategica, a livello non solo triestino bensì regionale». Nel frattempo la petizione ieri sera era già oltre la quota di 230 firme (link: https://www.change.org/p/ camera-di-commercio-del-friuli-venezia-giulia-utilizzare-subito-i-fondi-del-parco-del-mare-di-trieste-per-l-emergenza- economica).

Lilli Goriup

 

LEGAMBIENTE - «Finora il nulla»
«Era ora che anche le categorie economiche si facessero sentire», afferma Wehrenfennig di Legambiente: «Giustamente ora chiedono il conto, poiché la Ccia ha trattenuto i loro soldi per fare il nulla. Usare male un bene pubblico è l'aspetto più grave di questa storia. Dopodiché noi saremmo favorevoli a un parco sul mare, che offra servizi e accesso all'area panoramica, con spese ben più ridotte».

 

WWF - «Area delicata»
«I soldi non si buttano ma servono a dare nuova linfa all'economia triestina», sottolinea l'avvocato Giadrossi del Wwf: «L'area è delicatissima dal punto di vista paesaggistico. Edifici andrebbero tolti, non aggiunti. Che si sia tentato di modificare le tutele, invece di farle rispettare, è un unicum in Italia: si aprirà una vertenza con il ministero. Anche la sensibilità verso gli animali è mutata».

 

L'architetto - «Zero confronti»
Per l'architetto Starc «non siamo noi quelli del "no se pol". Ma le cose vanno fatte in un certo modo. Il piano finanziario non stava in piedi, i vincoli di tutela sono stati cambiati. E Paoletti si sottrae al confronto», prosegue: «Non conosciamo il nuovo progetto, che parrebbe esserci. Come se non bastasse oggi gli acquari sono virtuali. La Sacchetta è un cimitero industriale, avrebbe bisogno di una riqualifica, non di ulteriore consumo di suolo».

 

 

Bandiera blu numero 32 - L'appello di Raugna: «Rispettiamo la natura»
Issato il vessillo sul pennone nella piazzetta della passeggiata a mare - Confermato il riconoscimento per gli approdi a Porto San Vito
GRADO. Per la trentaduesima volta la Bandiera Blu sventola ufficialmente sui pennoni dell'Isola del sole. Ieri mattina i marinai in congedo del gruppo Anmi di Grado che l'avevano ricevuta dalle mani del sindaco Dario Raugna, l'hanno issata sul pennone di largo Pasolini, ossia sulla piazzetta della passeggiata a mare sul retro del palazzo municipale. Una cerimonia come quella che si è ripetuta tante volte ma è sempre suggestiva e soprattutto significativa per l'importanza della Bandiera Blu, con la partecipazione della Banda Civica che al momento dell'alzabandiera ha intonato l'inno d'Italia, delle autorità e delle rappresentanze di alcune associazioni locali. Erano presenti anche alcuni turisti di passaggio sul lungomare.«Investire e rispettare la natura che comprende anche noi». Si è concluso con questo invito-auspicio l'intervento del sindaco Dario Raugna, il quale ha affermato in particolare che non conta solamente avere le acque pulite ma conta soprattutto la tenuta ambientale. Il sindaco ha fatto riferimento ad esempio alle alghe che da quattro anni a questa parte non vengono più smaltite ma stoccate, ripulite e rimesse sugli arenili a protezione dell'erosione. Si è quindi soffermato sul tema dello sviluppo della Valle Cavanata, ma ha anche parlato di questa particolare annata, caratterizzata dall'emergenza Covid-19, con le varie disposizioni per le spiagge attuate dal Comune di Grado ricordando che proprio il periodo che si sta attraversando ha fatto riscoprire certi valori. Raugna ha osservato: «Se non si rispettano la natura e l'ambiente, tutto ci si riversa contro».Il primo intervento della giornata è stato a ogni modo quello dell'arciprete monsignor Michele Centomo: il parroco ha in pratica fatto riferimento agli stessi valori espressi in seguito dal sindaco Raugna prendendo spunto dal cantico delle creature di San Francesco. «Dobbiamo ringraziare il Creatore - ha affermato monsignor Centomo - perché da lui tutto viene e tutto torna».Un breve intervento non previsto (si trova in ferie ed ha assistito a titolo personale alla cerimonia) è stato poi quello del direttore generale, il quale ha ricordato come Grado rappresenti un importante biglietto da visita del Friuli Venezia Giulia e assieme alla Regione e al Comune l'Isola è in grado di esprimere per tutto l'anno le sue potenzialità. Alla cerimonia sono intervenuti, inoltre, il comandante di Circomare Torraca, quello dei Carabinieri, Maggio, della Polizia locale, Bressan, il comandante provinciale dei Vigili del fuoco, Granata, il presidente della Git, Alessandro Lovato, e anche Bigot di Porto San Vito che anche quest'anno ha ricevuto la Bandiera Blu per gli approdi. Non era presente, invece, seppur invitati, alcun esponente della giunta regionale guidata da Fedriga.

Antonio Boemo

 

 

Porto di Trieste, grazie all'Ue due progetti lanciati al futuro
Allo studio la fornitura di elettricità alle navi ormeggiate per abbattere le emissioni e la realizzazione del terminal ferroviario al posto dell'area a caldo della Ferriera
Trieste. Il porto di Trieste cresce e nei prossimi anni le proteste dei cittadini contro l'inquinamento rischiano di spostare il mirino dalla Ferriera di Servola alle navi all'ormeggio. L'Autorità portuale ha così cominciato a studiare il cold ironing: tecnicismo anglosassone che prevede l'elettrificazione delle banchine e il collegamento delle imbarcazioni a sistemi di alimentazione che non richiedano di tenere accesi 24 ore su 24 i generatori che danno energia alle tante funzioni che una nave deve garantire anche quando è ferma ai moli. Lo scalo triestino si è appena aggiudicato il progetto europeo "European flagship action for cold ironing in ports", il cui obiettivo è mettere in campo soluzioni capaci di abbattere l'inquinamento dei motori, grazie alla fornitura di elettricità in banchina. Questione di non poco conto, se l'Arpa stima che il 20% delle emissioni di polveri sottili e diossido di azoto a Trieste dipendono dalle navi che sostano in porto e in rada. Con durata biennale e un budget di circa 7,3 milioni di euro, di cui 800 mila destinati a Trieste, il progetto è cofinanziato al 50% da fondi europei e vede un partenariato composto da 16 scali di sette diversi Paesi Ue. Trieste potrà procedere alla progettazione del cold ironing per Molo V, Piattaforma logistica e banchine di Monfalcone. Il quadro potrà così dirsi completo per tutti i terminal sotto la gestione dell'Autorità di sistema, dal momento che analoghi studi sono già stati realizzati per Molo VI, Molo Bersaglieri e Molo VII. L'Authority informa di essersi aggiudicata anche un secondo progetto europeo, anch'esso finanziato attraverso il programma comunitario Connecting Europe Facility. Si tratta in questo caso della proposta "Port of Trieste: railway terminal and Lng facility, dedicato alla realizzazione di studi nell'area della Piattaforma logistica, dove si giocherà la parte più importante dello sviluppo della portualità giuliana. Il progetto terminerà a maggio 2022 e avrà un budget totale di 6 milioni di euro, di cui 325 mila destinati all'Autorità portuale, grazie a un cofinanziamento Ue al 50%. Al centro degli approfondimenti ci sarà in questo caso la progettazione e la redazione della documentazione per la valutazione di impatto ambientale del nuovo terminal ferroviario, che sorgerà al posto dell'area a caldo della Ferriera e che sarà posto a servizio della Piattaforma logistica e del futuro sviluppo del Molo VIII. Oltre ad occuparsi di binari, l'iniziativa definirà la progettazione preliminare di un deposito di stoccaggio di gas liquido, con cui l'Autorità conta di creare un'infrastruttura che consentirà di fare il il pieno di gpl ai tir in transito. Non mancherà infine il disegno dell'architettura di un sistema di scambio di dati elettronici tra il nuovo terminal ferroviario, la Piattaforma e il Port Community System, già in uso da parte dell'Autorità portuale per tenere monitorati tutti i traffici di terra e di mare. Per il presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino, «l'approvazione delle due proposte rappresenta la nostra affidabilità ed è un nuovo passo avanti in termini di finanziamenti che contribuiscono a stimolare la crescita e la competitività del nostro porto, apportando benefici dal punto di vista socioeconomico e ambientale».

Diego D'Amelio

 

 

SEGNALAZIONI - Trasporti - La cura del ferro

Uno dei tre gioielli di Trieste (gli altri due Miramare e il Museo ferroviario) è ormai fermo da quattro anni. La Transalpina ha richiesto sei anni per essere riattivata. La triste vicenda del "Tram de Opcina" induce a una riflessione sull'approccio degli amministratori alla promozione della mobilità sostenibile a misura di pedone, nell'interesse dei turisti e dei cittadini. La "cura del ferro" si è rivelata decisiva per la rinascita del Porto di Trieste grazie alla lungimiranza di Zeno D'Agostino che è riuscito a sfruttare al meglio le infrastrutture ferroviarie esistenti, trascurate invece dalla stanca gestione Monassi. Al contrario, la cura del ferro è fuori dall'orizzonte culturale del Sindaco di Trieste che limita alla sola automobile la soluzione della mobilità, trascurando treni e tram: non ama la rotaia. Ora anche il nostro primo cittadino dovrebbe comprendere che senza la piena efficienza della rotaia è compromessa sia la logistica per le merci che la mobilità sostenibile per i viaggiatori. I motivi non sono solo economici ma investono soprattutto la salvaguardia ambientale e la sicurezza. Il disinteresse per il Tram di Opicina diventa emblematico della scarsa attenzione all'integrazione dei trasporti, attraverso la cura del ferro, che è fondamentale per una città vivibile. Ma non è un caso unico: disinteresse per il progetto Stream con conseguente contenzioso milionario con l'Ansaldo a carico del Comune; disinteresse per la "Metropolitana leggera" già finanziata dalla giunta Illy; disinteresse per il "Tramway" realizzato da Cosolini. In definitiva, la cura del ferro, attraverso la piena utilizzazione di tram e treno, è l'ultimo dei pensieri del nostro Sindaco. A pagarne le spese sono turisti e cittadini che aspettano da anni, insieme con il Tram di Opicina, un trasporto pubblico integrato basato su treni degni di una città europea. L'obiettivo di una moderna mobilità richiede uno scatto d'orgoglio come quello dimostrato da D'Agostino per la logistica. «Se quattro anni vi sembran pochi...».

Luigi Bianchi, presidente Camminatrieste

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 18 luglio 2020

 

 

«Stop al Parco del mare, ridateci i soldi» Gli imprenditori lanciano la sfida a Paoletti
Avviata una petizione online per sbloccare i fondi accantonati per il progetto e destinarli al rilancio dell'economia in affanno
«Utilizzare subito i fondi del Parco del Mare per l'emergenza economica». È il titolo di una petizione rivolta alla Camera di Commercio della Venezia Giulia e lanciata ieri su change.org. Una petizione che ha una portata diversa rispetto alle varie iniziative avviate in passato per criticare il progetto. Per la prima volta, infatti, ad alzare la voce sono proprio gli iscritti all'ente camerale, vale a dire alcuni do quegli imprenditori che da anni versano la "tassa", cioè la maggiorazione sui diritti richiesti agli associati, introdotta proprio per finanziare il maxi acquario. Una levata di scudi a cui i vertici della Camera non replicano direttamente, annunciando invece la volontà di mettere la pratica in mano agli avvocati. La richiesta di "liberare" le risorse immobilizzate in questi giorni in vista del decollo del Parco parte da un gruppetto di 17 imprenditori triestini, tra cui il titolare dell'Antico Caffè San Marco Alexandros Delithanassis e i proprietari ella Libreria Einaudi, Paolo Deganutti e Francesca Pavan. Sottolineano di non avere alle spalle alcun "mandante" partitico: ad accomunarli è la convinzione che il "tesoretto" di diversi milioni di euro, accantonato per il progetto nel corso degli anni, adesso debba sere "riconvertito" allo scopo di iniettare un po' di linfa nelle aziende cittadine piegate dalla crisi post-Covid. La petizione, a cui ora naturalmente potranno dare il loro sostegno anche tutti i privati cittadini scettici sull'operazione, parte dal constatare la «grave emergenza economica e sociale» in atto, per poi affermare che «non è coerente che la Camera di Commercio continui a mantenere inutilizzati fondi accantonati dal 2007» per «un mega acquario che necessiterebbe di un milione di visitatori l'anno per essere sostenibile economicamente: eventualità non conciliabile con l'attuale quadro pandemico, economico e urbanistico».Secondo i firmatari, infatti, esistono innanzitutto «dubbi sulla compatibilità economica, poiché tutti i grandi acquari europei sono in passivo». Idem per le «ipotesi di turismo di massa», vista la pandemia. Vi sono inoltre «contestazioni sia da parte di organizzazioni ambientaliste che di tutela urbanistica».«Malgrado già nel 2010 il presidente della Ccia Vg Antonio Paoletti (allora a capo della Camera di Trieste, ndr) avesse annunciato l'accantonamento di 8 milioni di euro (appunto per il Parco del Mare, ndr), dopo dieci anni non si ha nemmeno un progetto definito - prosegue il testo -. Quei fondi sono derivati da una maggiorazione del 20% dei diritti annuali a carico delle imprese di ogni dimensione, tra il 2007 e il 2013. Nel bilancio 2019 tali fondi assommano poi alla consistente cifra di almeno 9 milioni di euro».E ancora: «Sono 8 milioni di euro gli aiuti a fondo perduto finora erogati a Trieste dall'Agenzia delle entrate, per decreto del governo, per un totale di 3.200 domande. È allora di assoluto rilievo la somma inutilizzata per il Parco del Mare: il progetto si trascina dal 2004 senza risultati pratici né pubblica utilità».Commenta a margine Delithanassis: «In centro mancano 8 mila lavoratori: non consumano perché sono in smart working. Tanti esercenti non hanno ancora riaperto o sono falliti. È in gioco la sopravvivenza dell'economia cittadina». «Imprese e commercio rischiano il collasso - aggiunge Deganutti -. Il 20 luglio (lunedì, ndr) scade il pagamento imposte, riferite anche agli anni precedenti: le aziende non sanno come fare. Il governo ha messo 8 milioni, la Camera ha la possibilità di fare di più». Francesco Cervesi, dell'omonimo studio di ingegneria, dice: «C'è bisogno di un piano Marshall per la città. E la Camera non è sola, potenzialmente ha la Fondazione CRTrieste alle spalle, che avrebbe la possibilità di aiutare».Oltre ai già citati imprenditori, tra i primi firmatari compaiono anche il titolare del Bar X Gianfranco Grabar, il presidente Catea Stefano Zuban, Stefano Fierro della pizzeria La Napa, Lorenzo Pacorini di Enerlife, Paolo Grabar per il bar Vatta, Edi Biason dell'Officina Escort. E ancora Stefano Tomasetti (Benussi Tommasetti costruzioni), Marco Rodriguez (panificio Romi), Raniero Varesano (omonimo colorificio), Francesco Finzi (rappresentanze), Cristina Sumberaz (Uomo coiffeur), Fiorenza Sergon (Spring abbigliamento), Giuliana del Ben e Caterina Baskar (caffè bar Le Merende) nonché Lorenzo Cerboni. Da parte sua la Camera di commercio tira dritto, sottolineando che il Parco del Mare rappresenta «il punto d'arrivo di un percorso volto a creare un definitivo futuro di sviluppo economico, sanando un'area abbandonata da troppi anni a ridosso del centro cittadino - recita una nota -. L'iniziativa vedrà investiti a Trieste 45 milioni di euro, grazie al contributo dei privati, creando un attrattore per l'intera regione. Se fosse vero che tra tre anni il Parco non servirà a causa delle conseguenze della pandemia, allora nulla esisterebbe più, in base allo stesso ragionamento. La petizione riporta inoltre informazioni non veritiere e numeri incompleti: i nostri legali stanno predisponendo una comunicazione da trasmettere alla piattaforma».Ancora non si sa se l'ente presieduto da Paoletti , tramite i propri avvocati, chiederà a change.org di rimuovere la petizione o di farla modificare: si vedrà la prossima settimana. Ad ogni modo la preoccupazione dell'ente è che il tutto possa «allontanare investimenti di fondamentale importanza».

Lilli Goriup

 

 

Scoccimarro sfida Legambiente: «Porti le sue accuse in Procura»
L'assessore replica all'associazione, secondo cui l'amministrazione favorisce interessi particolari. Ma all'attacco della giunta va anche il Pd
TRIESTE. Legambiente ha attaccato la politica e la politica risponde con Fabio Scoccimarro, assessore regionale all'Ambiente. Con tanto di avvertimento: «Le gravi e pesanti accuse di favorire privati e lobby le passerò agli uffici legali della Regione e invito lor signori, qualora le ritengano fondate, a preparare un fascicolo e consegnarlo alla Procura, affinché la vera giustizia possa fare il suo corso». L'intervento di Scoccimarro è conseguenza delle pagelle di Legambiente all'interno della campagna dedicata alla montagna, "Carovana delle Alpi". Gli ambientalisti hanno assegnato in Fvg quattro bandiere verdi e altrettante nere, coinvolgendo tra i bocciati la Direzione centrale Risorse forestali e il Servizio Idraulica, motivo di ironia da parte di Scoccimarro: «Se ci si vuole ergere a giudici, sarebbe il caso di conoscere il nome dell'imputato. Consiglio di cercare il Servizio Idraulica sulle Pagine Gialle visto che non esiste all'interno della Direzione Ambiente». Scoccimarro ribatte anche alle accuse del responsabile regionale di "Carovana delle Alpi" Marco Lepre, che parla di situazione «aggravata» e denuncia: « A essere privilegiati sembra siano gli interessi "particolari" di singoli soggetti, mentre si perde di vista l'interesse generale». «Frequentavo i Gruppi di ricerca ecologica cinque anni prima che l'associazione venisse fondata - è la replica - per cui non credo di dover ricevere lezioni da una certa cultura ambientalista, ma di parte. Quanto al tema specifico - conclude l'assessore sulla questione del torrente But - ho verificato con dirigenti e funzionari e tutto risulta affrontato con la massima professionalità al fine di evitare rischi ambientali e per la sicurezza pubblica». Ma all'attacco del centrodestra va anche l'ex assessore Sara Vito, responsabile Ambiente del Pd Fvg: «Quattro bandiere nere sono un record negativo su cui la giunta Fedriga dovrebbe fermarsi a riflettere. Sono trascorsi due anni dall'insediamento e non c'è alcuna proposta nuova sul fronte della sostenibilità». Ricordando le decisioni «pionieristiche» del centrosinistra, Vito incalza: «Serve avviare il bando pubblico per realizzare la rete delle colonnine elettriche per la viabilità. Le risorse ci sono, cosa si sta aspettando?».

Marco Ballico

 

 

Ai "raggi X" la costa di Muggia da Porto San Rocco al molo T
Chiusa la caccia a eventuali residuati bellici, pronta quella ai reperti archeologici - I sondaggi previsti nell'ambito di un iter di riqualificazione che vale un milione
MUGGIA. Prosegue l'opera di riqualificazione del litorale muggesano. Accanto alla ripresa, nei giorni scorsi, dei lavori di bonifica nel terrapieno Acquario, l'obiettivo in parallelo è quello di colmare le lacune che ancora ci sono lungo la costa, come ad esempio nel tratto da Porto San Rocco al molo T. «Il nostro impegno per la riqualificazione della costa - così il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Francesco Bussani - segue un ragionamento più ampio, che tiene in considerazione la totalità del lungomare muggesano e prosegue contestualmente, quindi, anche su altri fronti», oltre a quelli più "conosciuti", come appunto quello di Acquario. E infatti, dopo il milione e 230 euro speso per il primo stralcio funzionale di riqualificazione costiera, già concluso, c'è ora il milione e 316 euro previsto per la riqualificazione del tratto costiero da Porto San Rocco a Punta Olmi. Un progetto che, nonostante l'emergenza Covid-19, come conferma lo stesso Bussani, «non si è fermato» e che, «in questi mesi, ha continuato l'iter di verifiche legato alle necessarie istruttorie». Dal 19 aprile al 20 maggio è stata così effettuata la perizia bellica, con sondaggio, analisi, mappatura e individuazione di eventuali reperti bellici subacquei risalenti al primo e secondo conflitto mondiale. I lavori in questione sono stati affidati all'impresa Ediltecnica di Carrara, per un importo complessivo di 18.300 euro, cui andranno sommati altri 1.500 euro per le attività di rimozione, asporto e smaltimento dei rinvenimenti metallici del caso. Attraverso un magnetonomo, infatti, sono state effettuate delle verifiche che hanno fatto emergere la presenza di vari elementi, come diversi corpi morti, tubazioni metalliche e quant'altro. «Quest'area costiera - spiega ancora il vicesindaco - poteva presentare anche dei potenziali rischi, derivanti dalla presenza di residui bellici, considerato anche il recente rinvenimento di altri ordigni inesplosi in prossimità al cosiddetto "molo T". Ecco allora la necessità di provvedere all'effettuazione delle preventive attività per la bonifica bellica sistematica su un'area che sarà, a seguire, interessata da controlli archeologici e ulteriori azioni comunque propedeutiche alla successiva realizzazione dell'intervento di riqualificazione del tratto. I lavori di ricognizione, finalizzati alla valutazione del rischio bellico, sono un atto necessario volto a escludere problematiche che potrebbero altrimenti presentarsi in fase di realizzazione dell'opera. Il prossimo passo sarà, per l'appunto, l'analisi del sito dal punto di vista archeologico per accertare l'esistenza di eventuali reperti, da parte della Sovraintendenza».

Luigi Putignano

 

Progetto Saildrone - E di fronte a Miramare spuntano i trimarani
Impossibile non notarli per il loro colore arancione e le forme simili a un barca a vela da regata. Si chiamano SailDrone e sono due trimarani a vela lunghi 6 metri, alti 5 e in grado di navigare al massimo a due nodi, nonostante le raffiche di bora. Come tutti i droni non hanno bisogno di pilota e sono stati progettati dall'omonima società statunitense della California con lo scopo di circumnavigare il mondo raccogliendo e comunicando ai ricercatori informazioni sulle acque marine come salinità, temperatura e capacità di assorbire l'anidride carbonica. L'energia per alimentare i macchinari viene ricavata dai pannelli solari installati sullo scafo. I due scafi sono arrivati a Trieste grazie a un progetto di ricerca internazionale a cui prende parte anche Ogs che ha pubblicato la foto di un drone a Miramare, senza però anticipare i dettagli dello studio che sarà presentato nei prossimi giorni. Sul sito saildrone.com è possibile scoprire le rotte di tutti i trimarani che stanno navigando nel mondo, i due che ora nel golfo sono partiti da Capo Verde lo scorso ottobre.

a.p.

 

Oggi la cerimonia della Bandiera Blu - alle 10
GRADO Quella che sarà issata oggi sul pennone del lungomare nell'area dietro al palazzo municipale, sarà La trentaduesima Bandiera Blu. L'appuntamento programmato dal Comune è alle 10. Si tratta del record italiano in fatto di assegnazione, un record che è detenuto assieme alla località ligure di Moneglia. In realtà il prestigioso vessillo sventola su Grado da maggio, da quando è giunta la conferma della trentaduesima assegnazione da parte della Fee Italia. Un importante riconoscimento che distingue quelle località o spiagge che hanno saputo e continuano a migliorarsi sotto l'aspetto della conservazione e valorizzazione ambientale, della vivibilità, della diffusione di questi valori verso i giovani e in particolare della purezza delle acque di balneazione. Per tanti anni la cerimonia si è svolta sempre nella spiaggia principale dell'isola dinnanzi ai bagnanti poi, quando la competenza è passata al Comune, è stata fatta in varie altre parti.

 

 

Agrusti - «Sì al progetto turbogas della centrale di A2A»
«Confindustria Alto Adriatico è da tempo a favore del progetto di riconversione a gas naturale predisposto da A2A per la centrale a carbone di Monfalcone».L'ha ribadito il presidente della Territoriale Michelangelo Agrusti. «Non solo il nuovo impianto a turbogas prevede un notevole miglioramento dell'impatto ambientale sul monfalconese grazie all'abbandono del carbone - ha precisato -, ma prevede anche la tutela dell'occupazione con l'impiego delle attuali risorse nella gestione dell'impianto e in nuove attività logistiche. Il progetto A2A è inoltre compatibile con l'eventuale sviluppo di ulteriori attività portuali e retro portuali nell'area».Secondo Agrusti, «in un momento così delicato per l'economia globale e in un contesto che invita tutti a ridurre l'impatto ambientale delle attività umane e al contempo tutelare le attività economiche, è indiscutibile la validità del progetto industriale di A2A, considerata anche la disponibilità dell'azienda a investire sul territorio».

 

 

Con maschera e pinne per vedere la vita sottomarina di Miramare
Riprendono nell'area protetta le attività di seawtching con gli esperti del Wwf
La possibilità di addentrarsi, per tutta l'estate nella zona marina protetta di Miramare per osservare le centinaia di specie animali e vegetali che la popolano, nuotare in mezzo a banchi di salpe, saraghi e castagnole, imbattersi nelle corvine e avvistare blennidi, nudibranchi, spugne e anemoni. Ad offrirla, le attività di seawatching, o nuoto pinnato di superficie, (diurne nel weekend e al tramonto tutti i mercoledì) dell'Amp Miramare. Ritorna infatti anche quest'anno una delle proposte più caratteristiche della Riserva: quella delle escursioni di snorkeling all'interno dell'Area Marina Protetta gestita dal Wwf che quest'estate avverranno in piccoli gruppi. Quale modo migliore di visitare una riserva marina che immergersi nelle sue acque per scoprirne la ricchissima biodiversità? Gli itinerari proposti si snoderanno sotto costa, ai piedi del castello e lungo un sentiero subacqueo poco profondo tra gli scogli a pochi metri dalla riva. Pur in presenza delle norme anti Covid, la stagione di seawatching è partita regolarmente con due modalità di visita guidata: con ritrovo al BioMa delle Scuderie e partenza dalla spiaggia tutti i sabati e le domeniche fino al 30 agosto alle 10 e alle 16, oppure il mercoledì sera con partenza in barca dal porto di Grignano alle 18.30 per una suggestiva uscita in mare al tramonto. La prenotazione è obbligatoria (info su www.riservamarinamiramare.it) e il requisito richiesto è quello di saper nuotare e utilizzare l'attrezzatura per lo snorkeling. «Nonostante le restrizioni per il distanziamento sociale - spiega il direttore dell'Amp, Maurizio Spoto - abbiamo affrontato la stagione in sicurezza con protocolli definiti anche per lo snorkeling. La novità di quest'anno è che tutte le attività partiranno dalla spiaggetta delle Scuderie o da Grignano con la barca: uno dei sistemi più semplici per tornare in natura dopo il periodo di clausura forzata. La notizia poi che le nostre acque siano Covid free garantisce che ci si possa immergere in assoluta sicurezza». «Nonostante il contingentamento - aggiunge Spoto - cerchiamo di soddisfare le tante richieste con le visite svolte sabato e domenica con due diversi gruppi accompagnati dalle guide. Siamo felici infine di essere riusciti a organizzare anche quest'anno i centri estivi: possiamo ospitare ogni settimana 24 bambini e la stagione estiva ci dà un minimo di respiro dopo che l'attività scolastica in presenza è stata bloccata».

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 17 luglio 2020

 

 

Le pagelle di Legambiente bocciano Pontebba e Zuglio
Assegnate le "bandiere nere" per la montagna a quattro scempi commessi sul territorio da istituzioni ed enti locali. Sotto tiro finisce anche la Regione
Trieste. Una montagna «tra vertici e abissi», riassume Legambiente del Friuli Venezia Giulia nell'assegnare, all'interno della campagna nazionale Carovana delle Alpi, quattro bandiere verdi e altrettante nere, simboli per promossi e bocciati nella gestione del territorio. Tra i primi, la Rete di imprese Abete bianco del Friuli, il Consorzio della Valli e Dolomiti friulane, i Comuni di Tramonti di Sotto e Pinzano al Tagliamento. Pagella insufficiente, invece, per la direzione centrale Risorse forestali e per il servizio Idraulica della Regione Fvg, oltre che per il Comune di Pontebba, la parrocchia di Zuglio e il ministero dei Beni culturali. Parte proprio da Zuglio, Legambiente. Vinta la battaglia contro l'elettrodotto, scrivono nella "pagella" gli ambientalisti ricordando lo stop a un progetto transfrontaliero di una decina di anni fa proposto da alcuni industriali friulani, «siamo rimasti ancora più scandalizzati per una serie di interventi nel frattempo eseguiti direttamente o con l'assenso della parrocchia». Tra l'altro, alla soglia della pieve di San Pietro, c'è pure «l'imbrattamento con vernice rossa dei bordi dei gradini in pietra delle scalinate, pare per evitare cadute ai frequentatori». Di qui la segnalazione di Legambiente alla Soprintendenza Belle Arti, «senza peraltro ottenere risposta: per colpevole "disattenzione" o come conseguenza dei tagli al personale?». Nonostante le restrizioni imposte dal Covid, con effetti sulle attività di ricognizione e la raccolta di dati e informazioni, l'associazione è dunque riuscita a proseguire un'attività avviata dal 2004, spiega il responsabile regionale di Carovana delle Alpi Marco Lepre. «Abbiamo premiato con la bandiera verde alcune amministrazioni locali che si sono distinte per la cura e la manutenzione del territorio e per la valorizzazione dei propri aspetti ambientali e culturali, come nel caso di Tramonti e di Pinzano - spiega -, una rete di imprese che utilizza con metodi ecologicamente sostenibili una essenza particolare come l'abete bianco e il Consorzio delle Valli e Dolomiti Friulane che sostiene piccole iniziative agricole, zootecniche e forestali che mantengono viva la montagna pordenonese, mentre le bandiere nere hanno colpito chi deturpa il paesaggio e impoverisce l'ambiente, togliendo l'acqua ai fiumi, trasformandoli in distese uniformi di ghiaia, cancellando sentieri e mulattiere con inutili e costose strade forestali, deturpando aree storico-monumentali vincolate dalla Soprintendenza: in una parola, banalizzando il territorio montano». Sotto accusa c'è anche la Regione, «il soggetto che promuove dal punto di vista turistico una montagna friulana "incontaminata" e che è invece il principale responsabile della realizzazione o della autorizzazione di questi interventi devastanti». E così Pontebba ottiene la bandiera nera «per il sostegno dato a un progetto privato di sfruttamento idroelettrico del fiume Fella», il servizio Idraulica «per gli interventi di "protezione civile" sui corsi d'acqua montani» e la direzione Risorse forestali «per i progetti di nuove strade spesso ingiustificate e pesantemente impattanti». «Come prima, peggio di prima», è la sintesi di Lepre. «Legambiente - ricostruisce - non è stata tenera nei confronti delle giunte regionali. Quello che purtroppo dobbiamo constatare negli ultimi tempi è un aggravamento della situazione. Ad essere privilegiati sembra siano gli interessi "particolari" di singoli soggetti, mentre si perde di vista l'interesse generale. Un comportamento miope che rischia di presentare presto un conto salato».

Marco Ballico

 

 

Chiazza nelle acque vicino alla Riserva di Miramare - Mistero sull'origine

Una vasta chiazza comparsa sulla superficie del mare, a pochi passi dall'Area Marina Protetta di Miramare, ha richiesto ieri mattina l'intervento della Capitaneria di Porto. La segnalazione è partita attorno alle 9.30 da alcuni ricercatori, impegnati nella Riserva in un'uscita di monitoraggio. I mezzi, interventi tempestivamente, hanno effettuato un'attività di campionamento insieme all'Arpa per capire il tipo di sostanza, che inizialmente aveva fatto pensare al personale della riserva alla presenza di idrocarburi. Ma in realtà la macchia, come riferito dalla stessa Capitaneria, non appariva oleosa. Saranno i risultati degli esami, nei prossimi giorni, a fornire chiarimenti e informazioni utili. È stata avviata quindi anche un'operazione di pulizia, grazie un'apposita imbarcazione, adatta al disinquinamento superficiale mediante skimmer aspiratori, intervenuta in coordinamento con il ministero dell' Ambiente. Tutto si è concluso poco prima delle 15. «Eventi simili sono molto rari nello specchio acqueo antistante Miramare e quando si verificano, come oggi, è di fondamentale importanza il servizio di prevenzione dall'inquinamento coordinato dalla Capitaneria di Porto di Trieste - spiega il direttore dell'Area Marina Protetta Miramare Maurizio Spoto -. Servirà ora capire da dove sia arrivata la macchia e di che sostanza si tratti. Potrebbe essere una fuoriuscita di liquido da un' imbarcazione affondata o potrebbe derivare da un'azione di lavaggio, ma per ora si tratta solo di ipotesi. A memoria comunque - sottolinea - situazioni di questo tipo accadono nelle acque dei porti industriali, qui da noi è qualcosa di veramente strano. Aspettiamo - ribadisce - di capre l'esito dei campionamenti».

m.b.

 

 

Convogli troppo rumorosi. Giunta Pallotta in pressing

Sollecitata in una lettera a Rfi, Regione e ministero l'installazione di barriere antirumore nella tratta tra Visogliano e Aurisina

DUINO AURISINA. Installare barriere antirumore lungo la linea Trieste-Monfalcone nella tratta fra Visogliano e Aurisina. È questa la richiesta partita in questi giorni dal Comune di Duino Aurisina, a firma dell'assessore per l'Ambiente, Massimo Romita, indirizzata alla Rete ferroviaria italiana e, per conoscenza, al ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, all'Arpa e agli assessori regionali Fabio Scoccimarro (Ambiente) e Tiziano Pizzimenti (Infrastrutture). «Formulo questa richiesta - spiega Romita - per risolvere il problema del forte rumore provocato dai convogli in transito, in quanto la situazione è ormai insostenibile». Il problema affonda le sue radici in là nel tempo: «Sono anni ormai - aggiunge l'esponente della giunta Pallotta - che vi chiediamo di accelerare i lavori di mitigazione del rumore, con l'installazione delle barriere». L'amministrazione di Duino Aurisina ha avviato da tempo, in collaborazione con l'Arpa, un'azione di monitoraggio dell'inquinamento, provocato dal continuo e assiduo passaggio dei treni sulla linea che attraversa il territorio di quel Comune. Romita cita il documento firmato dall'Arpa poco più di un anno fa, esattamente il 13 maggio 2019, intitolato "Rapporto sul rumore in ambiente esterno", nel quale è esplicitamente indicata, quale sorgente di rumore, l'infrastruttura ferroviaria Trieste-Monfalcone, nello specifico il "tratto passante per Visogliano". «Da alcune settimane - riprende l'assessore - gli interventi sono ripresi nelle zone di Aurisina Cave e di Aurisina Stazione, e molte sono le segnalazioni di rumori particolarmente elevati nelle ore notturne, soprattutto nella fascia oraria notturna che va dall'1.30 alle 3.30 /4 del mattino, costringendo tante famiglie che vivono in abitazioni collocate a ridosso della linea a non poter dormire la notte. I rumori sono assordanti, ma sono segnalati anche disturbi luminosi e l'utilizzo di sirene. Si richiede perciò di intervenire con la massima urgenza - conclude Romita - modificando degli orari degli interventi».

Ugo Salvini

 

 

Tar, l'Aia rimane confermata A2A rinuncia alla sospensiva

L'azienda preferisce andare al giudizio di merito del suo ricorso sui metalli pesanti L'associazione Rossman: «È necessaria la trasparenza sulle misurazioni»

A2A EnergieFuture ha rinunciato alla richiesta di sospensiva nell'ambito dell'istanza cautelare presentata al Tar Fvg, dopo il deposito del ricorso in relazione ai limiti e alle modalità di rilevazione delle emissioni riguardanti i metalli pesanti, contenuti nella nuova Autorizzazione integrata ambientale (Aia) di riesame complessivo, che entrerà in vigore a marzo 2021. La società ha pertanto preferito entrare nel merito del procedimento e l'udienza è stata quindi fissata il 25 novembre. Significa che, nelle more del ricorso, l'Aia, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale lo scorso marzo a firma del ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, non verrà sospesa mantenendo inalterato l'iter in corso circa gli adeguamenti alle prescrizioni da parte dell'azienda. La rinuncia di A2A è avvenuta durante la stessa udienza cautelare svoltasi l'altro ieri al Tar. Convocate le parti chiamate in causa dal ricorso, il Comune di Monfalcone rappresentato dall'avvocato Gianna Di Danieli, la Regione Fvg (avvocato Marina Pisani) e lo Stato (avvocato Marco Meloni), nonchè l'Associazione ambientalista Eugenio Rosmann quale controinteressata all'annullamento del decreto ministeriale Aia, con l'avvocato Paolo Coppo, è subito scaturita la rinuncia della società, con l'istanza di entrare nel merito. Sarebbero stati discussi due aspetti: il cosiddetto "fumus boni iuris" in merito alla fondatezza o meno del ricorso, ed il "periculum in mora" sugli eventuali danni che A2A subirebbe per la mancata sospensione del decreto Aia, nell'ambito del ricorso amministrativo. Ieri durante una conferenza stampa promossa dall'Associazione Rosmann con il presidente Claudio Siniscalchi (presente all'incontro l'assessore all'Ambiente, Sabina Cauci), l'avvocato Coppo ha osservato: «A2A ha rinunciato all'istanza cautelare per entrare nel merito del ricorso che ha presentato. Il decreto relativo all'Aia per ora viene quindi confermato. Ne discuteremo a novembre in udienza di merito». La società ha impugnato davanti al Tar uno specifico aspetto contenuto nell'Aia, riguardante l'inserimento di misurazioni ex novo e rilevazioni singole dei metalli pesanti presenti, non più a gruppi, contenuti nelle emissioni delle polveri sottili. «Oggetto del ricorso - ha affermato Siniscalchi - riguarda i limiti stringenti richiesti su alcuni metalli, di cui 6 cancerogeni, Arsenio, Cadmio, Nichel, Cromo, Radio e Radon, altri come Tallio, Polonio, Uranio, Mercurio indicati come tossici». Ha ripercorso la storia delle Autorizzazioni integrate ambientali della centrale, da quella esistente dall'aprile 2014 al rinnovo automatico che aveva suscitato proteste e manifestazioni in città. «Nel novembre 2018 - ha continuato - il ministero dell'Ambiente aveva disposto la revisione Aia per gli impianti a carbone, nonché la chiusura delle centrali entro il 31 dicembre 2025. Da qui la nuova Aia il cui decreto è stato firmato dal ministro Costa lo scorso marzo». A2A ha fatto ricorso impugnando il decreto, contro quindi tutti i soggetti istituzionali coinvolti nella Conferenza dei Servizi, compreso l'Istituto Superiore di Sanità. »La nostra è l'unica associazione ambientalista coinvolta nel ricorso - ha aggiunto Siniscalchi - e ciò ci carica di responsabilità nel rappresentare e difendere i cittadini di Monfalcone e dei Comuni limitrofi. Per noi è assurdo che la centrale possa proseguire fino al 2025, di fatto è spenta dallo scorso marzo, attivata su richiesta del gestore della rete nazionale. La trasparenza sulle misurazioni delle emissioni è dovuta. Nel frattempo è in corso l'iter per la realizzazione della nuova centrale a gas che opererà per 30 anni».L'avvocato Coppo ha sottolineato che nel procedimento di revisione dell'Aia s'è contemperato il diritto di salute pubblica e ambientale con il «diritto industriale», non pregiudicando l'attività produttiva. «La posizione dell'Associazione Rosmann - ha spiegato - s'incentra sul principio di precauzione previsto dalla direttiva comunitaria. Anche in caso di non assoluta certezza circa l'origine di problemi di salute pubblica o collegamenti rispetto ad evidenze epidemiologiche, le autorità sanitarie e amministrative, soggetti facenti parte del procedimento Aia, possono riservarsi misure restrittive». La "rilettura" a fine anni '80 dell'articolo 32 della Costituzione, ha aggiunto, contempla il diritto alla salute come integrità psico-fisica e il diritto all'ambiente salubre. Il Comune, in udienza, ha sostenuto che con la tecnologia attuale l'azienda è in grado di ridurre i limiti come richiesto. Le prescrizioni sui metalli pesanti sono importanti, ha osservato Cauci: «Per la prima volta in Italia verranno misurati metalli come Radio, Polonio, Radon e Uranio. E la misurazione per singoli elementi sarà utile anche per verifiche epidemiologiche più approfondite».

Laura Borsani

 

 

Emissioni da gas serra ridotte in anticipo con il progetto Nipoti - Regione

Si chiama "Nipoti" ed è il progetto lanciato dalla Regione per raggiungere un'economia di mercato moderna ed ecosostenibile in linea con gli obiettivi europei fissati dal Green Deal, puntando ad azzerare nei prossimi 25 anni, in anticipo di cinque anni sull'Europa, le emissioni di gas serra e avviare una crescita sganciata dall'utilizzo delle risorse naturali. A presentare il progetto è stato ieri l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro. «Il percorso si chiama Nipoti proprio perché pensato per consegnare un ambiente sano alle future generazioni».

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 16 luglio 2020

 

 

Oasi naturale dell'Isonzo - Il Gect lancia il piano della mobilità sostenibile
Per le azioni di monitoraggio e di sviluppo legate alle attività cicloturistiche nei Comuni di Gorizia, Nova Gorica e Sempeter sono stati stanziati 21.500 euro
Il GectGo, in vista della conclusione del progetto per il parco naturale Isonzo-Soca, ha elaborato un piano di azione per promuovere la mobilità attiva e il cicloturismo tra Gorizia, Nova Gorica e Sempeter-Vrtojba. Il piano si lega al progetto europeo Cyclewalk che ha coinvolto il GectGo nello studio di diverse best practice europee a tinte "green", per spingere le persone a prediligere gli spostamenti a piedi e in bici. Prendendo spunto anche dalle esperienze di altri Paesi è stato così redatto un documento che include 3 azioni: delle audizioni sull'intermodalità sostenibile; un'azione pilota di monitoraggio della mobilità attiva; la costituzione di una rete di fornitori di servizi. Le tre azioni saranno realizzate tra 2020 e 2021. Per la prima fase si prevede una spesa di 6.500 euro provenienti dai fondi per il progetto Isonzo-Soca e l'istituzione di un comitato tecnico coordinato dal Gect. Poi andranno effettuate indagini in determinati snodi intermodali durante la stagione ciclistica (da marzo/aprile a ottobre), per monitorare il numero di biciclette parcheggiate nelle vicinanze. Tutti dati che andranno integrati con statistiche sul pendolarismo per motivi di lavoro e studio, da scorporare dai dati turistici. In questo modo si potrà comprendere lo stato dell'intermodalità nel territorio del GectGo, identificando le debolezze e facendo un'analisi costi-benefici. Il comitato tecnico alla fine studierà la relazione finale che emergerà da questa fase del progetto, scegliendo le azioni da concretizzare. Quindi, verrà predisposto un tavolo di negoziazione che coinvolgerà la Regione e il Ministero dei trasporti sloveno per arrivare a un comune accordo politico di cooperazione sull'intermodalità sostenibile. La seconda azione prevede una raccolta di dati quantitativi su ciclisti e flussi pedonali in 3 punti chiave in cui sono in costruzione nuove infrastrutture, per fare un quadro del loro utilizzo futuro. I punti si trovano vicino al ponte ciclo-pedonale in costruzione a Salcano, in piazza Transalpina e a Gorizia in uno spazio ancora da definire. In queste aree verranno posti dei contatori automatici per capire il profilo dei ciclisti di passaggio: professionisti, cicloturisti, amatori, etc. Verrà anche introdotto un sistema per raccogliere i feedback da parte degli utenti, con un modulo online che si troverà sul sito del GectGo. Questa parte del progetto prevede una spesa di 11 mila euro, da reperire, oltre che dal progetto Isonzo-Soca, anche da portatori di interesse locali. L'azione 3 prevede l'organizzazione di una rete di fornitori di servizi. Prima verrà effettuato un sondaggio sull'offerta esistente e potenziale di servizi che vanno dal bike sharing al noleggio di biciclette, dall'assistenza meccanica ai servizi di vendita e riparazione, dalle stazioni di ricarica per e-bike al trasferimento bagagli per i cicloturisti. Si tratterà poi di coinvolgere le Camere di commercio di Gorizia e Nova Gorica. Da qui la creazione di una rete di operatori che saranno consultati a intervalli regolari. In questo modo si andranno a stimolare nuove attività nelle aree in cui scarseggiano determinati servizi. Gli operatori che aderiranno figureranno sul materiale promozionale prodotto, sui siti web collegati e su appositi Qr code. Questa parte del piano prevede una spesa di 4 mila euro.

Emanuela Masseria

 

 

Tornano nel weekend le visite gratuite alla scoperta della fauna e flora in costiera
Un'escursione botanica sul Monte San Primo alla scoperta delle invenzioni evolutive delle piante e una passeggiata astronomica che permetterà di ammirare la stessa fase lunare che accompagnò il primo allunaggio, 51 anni fa. Proseguono gli appuntamenti a cura del Wwf per promuovere la conoscenza della Riserva MaB Unesco di Miramare e della costiera triestina attraverso passeggiate ed escursioni guidate lungo alcuni tratti del "Sentiero della Biosfera": due anelli e due vedette per altrettanti percorsi di conoscenza del territorio e delle sue valenze naturalistiche. Si comincia sabato con un'escursione botanica serale, dalle 18 alle 20, per addentrarsi tra le curiosità del mondo delle piante che popolano questo lembo della riserva. L'itinerario, dal centro di Santa Croce, attraverserà la pineta per poi raggiungere la vedetta Slataper e il Monte San Primo. Lungo il percorso, l'osservazione delle specie vegetali aiuterà a ricostruire la storia evolutiva delle piante, dall'ambiente preistorico fino a oggi. «La visita - spiega la guida Marco Paparot - sarà incentrata sull'evoluzione delle piante, da quando sono uscite dall'acqua e hanno colonizzato la terraferma e sulle principali invenzioni che hanno utilizzato per vivere sulla terra (foglie, fiori, semi). Cercheremo di vedere le piante come esseri viventi che hanno una propria vita e come questa è cambiata in milioni di anni. Vedremo diversi ambienti (la pineta, la boscaglia carsica e la macchia mediterranea) e osserveremo il pino nero, la roverella, il frassino e l'iperico che, a dispetto del nome strano, è un bel fiore giallo abbastanza comune da queste parti. E, a differenza di quel che si crede, scopriremo invece che la vita delle piante può essere anche molto avventurosa». Sabato 25 luglio sarà invece la volta di una passeggiata tra terra e cielo con osservazione della Luna con il telescopio. Le passeggiate sono gratuite grazie al sostegno della Regione, ma è necessaria la prenotazione allo 040/224147 interno 3 (da lunedì a venerdì dalle 10 alle 13) o via mail a info@riservamarinamiramare.it.

G.T.

 

XXX Ottobre e Alpina delle Giulie - Escursione in Cadore con panorami mozzafiato dalle cime sopra Auronzo.

Maurizio Tessarolo è l'ideatore dell'escursione in montagna che viene proposta agli appassionati per questa domenica di luglio: si tratta di un percorso in quota sopra Auronzo (Belluno) che offrirà ai partecipanti dei magnifici panorami sui monti circostanti e sul sottostante lago artificiale di Santa Caterina.Appena arrivati ad Auronzo, si utilizzerà un impianto di risalita fino al rifugio monte Agudo (1.573 metri), dove è stata posta una struttura metallica che permette di individuare tutte le cime circostanti. Da qui si prenderà il sentiero che attraversa i ripidi boschi della Croda del Grazioso e del Col Burgiou.Il tracciato poi diventa più semplice, proseguendo su una comoda carrareccia che si mantiene quasi sempre sul colmo della dorsale che si esaurisce con il Col dei Buoi, un colle erboso che domina i ricchi pascoli del Pian dei Buoi, con malghe ancora pienamente attive. Questa sarà la méta del "giro corto - B", guidato da Marcella Meng, che poi ritornerà sui suoi passi e scenderà a valle con la seggiovia. Gli altri, con più lena ed allenamento, si porteranno fino al rifugio Ciaréido, a ridosso delle pareti delle ultime propaggini orientali del gruppo delle Marmarole. Sovrastano il rifugio il monte Ciarido e la Torre Pian dei Buoi, mentre si potranno ammirare la Croda dei Toni, la Croda di Ligonto, la Croda da Campo, l'Aiarnola, il Tudaio e il Crissin, il Cridola e gli Spalti di Toro. Dopo la sosta si comincerà a scendere alla volta della diga del lago di Santa Caterina: 1.200 metri di dislivello quasi tutti su sterrato, con alcuni tratti ripidi, che metteranno a dura prova i "garretti".Il ritrovo per i partecipanti è fissato alle 6.30 in piazza Oberdan. Per richiedere informazioni e per le prenotazioni all'escursione si può telefonare alle due segreterie: 040/635500 (XXX Ottobre) o al 040/369067 (Alpina delle Giulie) con orario 17.30-19.30 fino a venerdì.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 15 luglio 2020

 

 

Transalpina attivata anche in salita - Binari alternativi alla linea costiera
Doppio locomotore per il traffico merci dal porto. Adriafer: un aiuto visti i lavori alla Trieste-Monfalcone
Il traffico merci via treno si arricchisce di un nuovo asse per farle uscire dal porto. Da ora in poi la storica ferrovia Transalpina potrà essere utilizzata anche in salita, dopo essere stata riattivata durante l'emergenza Covid. L'antica linea asburgica è caratterizzata da una forte pendenza e finora ha funzionato per il traffico merci soltanto in discesa ma, con l'impiego di un doppio locomotore, i treni potranno procedere anche in senso inverso. L'annuncio è stato dato ieri dall'Autorità portuale, che conta di impiegare la Transalpina come alternativa alla linea costiera in fase di manutenzione da parte di Rete ferroviaria italiana. In gergo tecnico si chiama «backup», ovvero una seconda opzione all'asse con cui passeggeri e merci lasciano normalmente Trieste. La nuova direttrice è stata nei giorni scorsi oggetto di prove per il trasporto da Campo Marzio a Villa Opicina. È stato così definito il volume massimo dei convogli e Adriafer ha ottenuto da Rfi l'autorizzazione al trasporto di treni cargo per container da 40 piedi, cosiddetti High Cube, ma sono in corso contatti per stabilire i lavori necessari per movimentare anche semirimorchi e casse mobili. La spinta sarà offerta da due locomotori, fondamentali per vincere la pendenza della tratta, che ha un picco del 25 per mille: un Siemens E191 elettrico e un Vossloh D 100 diesel. Inaugurata nel 1906 e chiusa sei anni fa, la tratta è stata rimessa in funzione da Rfi a marzo, grazie a un investimento di 9 milioni, che ha ammodernato rotaie, scambi, massicciate e linea elettrica, anche modificando la sagoma delle gallerie. Parliamo di 14 chilometri di binario, che da Opicina esce da una prima galleria nei pressi di via Bonomea, per poi scendere verso Guardiella. Da lì un nuovo tunnel lo fa sbucare a San Giacomo, per poi sfociare a Campo Marzio, dopo aver attraversato via San Marco, via Alberti e Campi Elisi. La linea è stata più volte proposta come componente essenziale di una metropolitana leggera capace di unire il centro città a Miramare e Sesana. Il presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino ne ha però subito intuito l'importanza a fini commerciali e la società Adriafer (controllata al 100% dall'Authority) ha già cominciato a svolgere il servizio di trazione in discesa, con una ventina di treni entrati in porto da marzo attraverso questa via, il cui snodo principale è l'Interporto di Fernetti. La Transalpina diventa adesso utile come alternativa in salita. Solo una seconda scelta, perché pendenza e doppio locomotore non la rendono la soluzione ideale. Come spiega Giuseppe Casini, amministratore unico di Adriafer, «l'obiettivo è di fare 14 treni a settimana sulla Transalpina, per agevolare il resto del traffico merci e viaggiatori sulla linea costiera a causa delle limitazioni che saranno presenti fino al 21 agosto, per i lavori in corso lungo la Trieste-Monfalcone. Successivamente prevediamo di continuare a utilizzarla, anche se in maniera più marginale, per i traffici in entrata da Villa Opicina al porto».

Diego D'Amelio

 

 

Microplastiche nell'Isonzo - Legambiente lancia l'allerta
Presentata la relazione del campionamento effettuato nel 2019 sul fiume - Per ora i dati non sono preoccupanti, ma è necessario approfondire la ricerca
Sagrado. La buona notizia è che la presenza media di microplastiche nell'Isonzo rilevate da Legambiente è contenuta. Quella cattiva è che i dati raccolti dai volontari di "Goletta dei laghi" si riferiscono a un numero limitato di campioni e, quindi, non può essere pienamente indicativo. Per questo la campagna avviata lo scorso anno sarà integrata con nuovi rilevamenti previsti a fine mese. A fare il punto della situazione e presentare i dati 2019 è stato ieri Andrea Wehrefenning, coordinatore Trasporti e Ambiente di Legambiente Fvg, nel corso del webinar "Utilizzo, consumo e qualità: quanto ne sai dell'acqua in Fvg?" promosso dal CeVi-Centro di volontariato internazionale. Dei quattro punti analizzati, due si trovano sul tratto Sloveno e due su quello italiano. Nel punto più prossimo alla sorgente, presso Cal Coritenza, nel Comune di Plezzo, è stata rilevata una media di particelle pari a 0,11 mm ogni metro cubo di acqua filtrata dalla rete manta. A Salcano la media delle particelle rilevata è pari a 0,12 per metro cubo, mentre per i tratti italiani il campionamento in località Straccis ha rilevato una media di 0,14 particelle per metro cubo che a Sagrado è poi scesa a 0,09. «La differenza rilevata tra il campione prelevato nel tratto più prossimo alla sorgente e quello di Straccis mostra un incremento del 30% di particelle per metro cubo, per poi diminuire nell'ultimo campionamento verso valle», nota Legambiente che poi aggiunge: «Non si può ancora valutare un trend di aumento o diminuzione da monte verso valle essendo un primo campionamento, ma quest'anno il monitoraggio delle microplastiche sull'Isonzo verrà ripetuto».«I dati non sono preoccupanti se confrontati con quelli di altri corsi d'acqua europei - ha evidenziato Wehrefenning -, ma sono pochi dati e non approfonditi. Fanno però capire che si deve fare un approfondimento e per questo a fine mese i volontari faranno un secondo campionamento». Wehrefenning ha spiegato che anche se poche, alla fine le microplastiche finiscono comunque in mare ed entrano nel ciclo alimentare. Non si tratta solo di bottiglie di plastica. In proposito il presidente di Legambiente Fvg, Sandro Cargnelutti ha aggiunto: «È noto che l'80% dei rifiuti in mare proviene dalla terraferma, non è ancora molto studiata invece la presenza delle microplastiche nelle acque interne e potabili e il contributo dei fiumi all'accumulo delle microplastiche negli ecosistemi marini». «Le microfibre - ha poi concluso -, ad esempio, sono molto presenti nelle acque dolci perché non vengono trattenute dai filtri domestici e degli impianti di depurazione. Legambiente Fvg manterrà relazioni sul tema sia con Arpa sia con istituti scientifici sloveni. E naturalmente con Goletta dei laghi».

Stefano Bizzi

 

 

L'Associazione agricoltori pronta alle barricate contro il Prosecco rosè
«Il nuovo disciplinare Doc asseconda un'altra volta gli interessi veneti e friulani grazie al nostro territorio». Non si esclude un ricorso al Tar
TRIESTE. Da subito l'opposizione alla proposta di far nascere il vino Prosecco spumante rosé. E in subordine, se le osservazioni non dovessero essere accolte dal Comitato nazionale vini, il ricorso al Tar, per il mancato rispetto degli accordi presi nel 2010 a favore dei produttori locali. Sceglie la linea dura l'Associazione agricoltori presieduta da Franc Fabec. Dopo anni di richieste indirizzate alla Regione e al ministero per le Politiche agricole - che non hanno mai sortito la realizzazione del Protocollo d'intesa firmato 10 anni or sono, che avrebbe dovuto portare all'agricoltura triestina tutto ciò che le citate amministrazioni avevano promesso, mentre hanno avuto nel contempo enormi benefici le agricolture del Friuli e del Veneto - l'associazione dice basta. L'occasione per manifestare la propria protesta si è presentata dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, lo scorso 15 giugno, della proposta di modifica del disciplinare per i vini Prosecco Doc, con la quale si prospetta l'aggiunta del Prosecco rosé. Il termine di 30 giorni per presentare eventuali osservazioni scade oggi. «Abbiamo approfittato subito - spiega Edi Bukavec, storico esponente dell'associazione - per far sentire la nostra voce. Dall'accordo del 2010 hanno guadagnato i colleghi veneti, che hanno aumentato la produzione di Prosecco da 180 milioni di bottiglie all'anno agli attuali 600 milioni, e i friulani, che possono utilizzare ovunque il nome del Prosecco. Dei produttori locali, che vorrebbero lavorare la terra da cui trae origine il nome, non ci si ricorda mai. Penalizzati dai vincoli della legge sui Parchi e le Riserve naturali e dal regolamento di Natura 2000, non sorretti dalle amministrazioni che avevano promesso collegamenti stradali, condotte d'acqua, terrazzamenti sul costone carsico, i nostri produttori si sentono operatori di serie B. E allora diciamo "no" al Prosecco rosé, nell'auspicio di essere ascoltati sui temi che ci stanno a cuore. Se non basterà, andremo al Tar».«Oggi - sottolinea a sua volta Fabec - si ripete la situazione di 10 anni fa, quando fu realizzata la zona Doc Prosecco interregionale, comprendendo Trieste e quindi la frazione di Prosecco, che garantisce alla denominazione la tutela geografica. Una prestigiosa etichetta che sta per essere nuovamente utilizzata, senza il nostro parere, per far crescere ulteriormente interessi economici di terzi. Nessuno tiene conto delle ragioni della comunità portatrice principale del loro successo».

u.sa.

 

 

CIO' CHE NON VA - Ospedale di Cattinara, il verde e' troppo prezioso e va sostituito

Il bel boschetto adiacente l'Ospedale di Cattinara, di circa 5000 metri quadri, formato da pini e da alcune querce, sarà abbattuto per costruire un parcheggio. Il boschetto costituisce un esempio di verde di vicinato di cui Trieste, pur avendo un'ampia dotazione di verde a livello urbano, è carente. Il verde di vicinato è particolarmente prezioso perché è accessibile a persone a bassa mobilità quali anziani, bambini, disabili. È noto che la vegetazione e gli alberi in particolare comportano grandi benefici: producono ossigeno, assorbono l'anidride carbonica e altri inquinanti gassosi, riducono le polveri sottili, migliorano il microclima e il paesaggio. Il verde ha un forte potere rasserenante, tanto che è accertato ad esempio che in un ospedale in mezzo al verde i malati guariscono prima e hanno bisogno di meno antidolorifici (Halle F. Ci vuole un albero per salvare la città, pag.98).Siamo nell'Anno internazionale della salute delle piante e dovrebbe essere una ragione in più per non ridurre il nostro patrimonio arboreo. Se proprio è necessario costruire un parcheggio lì, chiediamo almeno che venga realizzata un'altra area di verde di vicinato a Cattinara. Potrebbe essere collocata a valle di via Forlanini nel prato che fu già sedime del cantiere per la galleria autostradale.

per l'AssociazioneTriestebella Roberto Barocchi e altre firme

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 14 luglio 2020

 

 

La Tari aumenta dell'1,6% per le utenze domestiche
Novità emersa durante i lavori di commissione: dopo il taglio della tassa rifiuti per i commercianti, il lieve rincaro legato alle case. Critiche da Italia Viva e Open
La Tari aumenta dell'1,6% rispetto all'anno precedente per le utenze domestiche. È quanto emerso ieri mattina nel corso della seduta della Seconda commissione consiliare, presieduta dal consigliere Roberto Cason (Lista Dipiazza) e alla quale ha partecipato anche il vicesindaco con delega al Bilancio Paolo Polidori. Mentre per i commercianti la tassa sui rifiuti è stata recentemente tagliata grazie a un intervento congiunto del Comune e della Regione, essa ha invece subito un aumento appunto per le utenze domestiche. Ma la decisione non è di competenza dell'amministrazione municipale: ciò è avvenuto per disposizione dell'Autorità unica per i servizi idrici e i rifiuti, istituita con una legge regionale del 2016 dalla giunta Serracchiani e che può assumere decisioni senza necessità di deliberazioni da parte degli organi degli enti locali. Cason denuncia che così il Consiglio comunale sarebbe stato esautorato dai poteri di controllo politico-amministrativo su atti fondamentali quali l'organizzazione dei pubblici servizi, la loro concessione e l'affidamento di attività o servizi mediante convenzione. «Non possiamo approvare le tariffe Tari, uno dei tributi più importanti che grava sulle famiglie triestine, senza conoscere e, soprattutto, approvare i dettagli del piano di affidamento annuale tra Comune e Acegas», dichiara Cason. «Sembra di ricordare la vicenda Uti, sempre sotto la giunta Serracchiani - aggiunge -, in cui la parte politica elettiva a livello comunale non aveva più alcun potere di iniziativa e di rappresentanza dei cittadini su atti concernenti il territorio comunale, ma solo prese d'atto. Fortunatamente, l'attuale giunta regionale ha rimediato con un'apposita riforma». «Questo sistema deve cambiare subito - conclude Cason -: auspico che il Pef, come altri atti importanti di affidamento di servizi pubblici comunali, ritornino sotto la potestà dei cittadini mediante i loro organi politico-elettivi». «Sulla Tari si doveva fare di più: bene le scelte a tutela di alcune categorie, ma trovo molto triste nascondersi dietro alla normativa per giustificare che non si è riusciti a evitare un aumento delle tariffe proprio in uno degli anni più difficili per tutti i nostri concittadini», replica la consigliera Antonella Grim di Italia Viva. Grim chiede poi al Comune di promuovere la raccolta differenziata, come anche la consigliera Sabrina Morena di Open Fvg, per ottenere una diminuzione della Tari. Infatti, se aumentasse la percentuale di rifiuto recuperato con la differenziata, diminuirebbero di conseguenza i costi complessivi dello smaltimento e quindi la relativa tassa. «La morale è che, se la città fosse stata ancora più virtuosa nella raccolta differenziata, non ci sarebbe stato un aumento della Tari», afferma Morena. «Finché non si decide di effettuare una vera svolta e, magari, cambiare anche sistema con la pesatura delle immondizie, premiando i cittadini virtuosi, non cambierà mai niente - conclude -: la città resterà sporca e i cittadini pagheranno sempre di più».

Simone Modugno

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 13 luglio 2020

 

 

Ore 17 - "Aperitivo sul mare"di Marevivo e Ogs

"Il futuro di una pesca ecosostenibile parte dal passato" è il tema del secondo appuntamento di "Aperitivi sul mare", ciclo di incontri divulgativi, aperti a tutti, promossi dalla Delegazione Marevivo Friuli Venezia Giulia e dall'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale - Ogs. L'appuntamento è in programma oggi, dalle 17 alle 19 al Pier The Roof (Molo Venezia 1) con gli interventi di Simone Libralato, ricercatore della Sezione Oceanografia di Ogs e Luigi Divari, profondo conoscitore dell'Adriatico. Ingresso gratuito, previa prenotazione obbligatoria ai recapiti della Delegazione Marevivo Friuli Venezia Giulia: email friuliveneziagiulia@marevivo.it, cell. 340 8533667.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 12 luglio 2020

 

 

Urbi et Horti - Dalla malva alle ortiche "lezione" per riconoscere e usare le erbe selvatiche
Una passeggiata per imparare a riconoscere e utilizzare le erbe selvatiche a uso alimentare e le piante officinali spontanee del nostro territorio. Si intitola "Passeggiate delle Erbe" l'escursione gratuita, della durata di un'ora e adatta a tutte le età, che avrà luogo martedì alle 18 (con ritrovo in via Flavia angolo via Gravisi) all'interno di uno dei terreni della cooperativa sociale "Oltre i grembani" in collaborazione con il gruppo Orti comuni Trieste Urbi et Horti. Accompagnati da un maestro di oleoliti, si parlerà di etnobotanica, tradizioni e ricette alimentari, miti e leggende su alcune piante, proprietà e uso delle erbe officinali. Alla fine della passeggiata verranno illustrate alcune ricette da preparare con le erbe spontanee commestibili raccolte. «Sparse nella campagna, nei prati incolti o alle bordure dei sentieri - spiega la naturalista Tiziana Cimolino - si possono trovare parecchie erbe selvatiche, buone da mangiare e ricche di proprietà. Ad esempio, tra le erbe mangerecce possiamo ricordare l'ortica, la malva, il rosolaccio, il farinello, la parietaria, la viola, la cicoria, la portulaca e la piantaggine. Possiamo utilizzare queste piante edibili spontanee sia per mangiarle crude in insalate che scottate leggermente al vapore o magari aggiungerle a farinate, frittate o zuppe. Si può infine decidere anche di essiccarne foglie, fiori o semi. È gradita la prenotazione telefonica al 3287908116.

G.T.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 11 luglio 2020

 

 

Escursione per ammirare l'estremità del Nordest il Krasno Polje di Grozzana
Un'escursione alla scoperta del Monte Goli - l'estremo oriente della provincia di Trieste - e il Sentiero dei Faggi, all'interno della vallata più fresca e verde del Carso triestino: il Krasno Polje di Grozzana. Proseguono le attività del Centro visite della Riserva naturale regionale della Val Rosandra inserite in un calendario di eventi che, da qui a fine anno, comprende escursioni, passeggiate naturalistiche per i più piccoli e, infine, un laboratorio di creazioni natalizie. L'escursione di domani, con partenza alle 8 e durata di 3 ore, condurrà i partecipanti lontano dagli itinerari più noti della valle, tra il paese di Pesek e Grozzana e sarà incentrata sulla fauna e flora tipiche di questa zona: un piccolo e inconsueto gioiello che la visita intende far conoscere. La sua particolare vegetazione accompagnerà gli escursionisti nella salita verso le alture del monte Goli, che rappresenta l'angolo più orientale dell'Italia settentrionale. «Il Krasno Polje - spiega la presidente della società cooperativa Rogos,Tina Klanjscek - è una valle decisamente peculiare se confrontata con le aree carsiche circostanti, dove le temperature sono mediamente più alte e il terreno molto drenante per la presenza del calcare. Il Krasno Polje - che significa nella lingua e nelle memorie della sua gente, "campo meraviglioso" - invece è una valle verde, raccolta tra le pendici boscose dei monti Cocusso e Goli, chiusa a est dal Grande Castellaro e distesa e aperta a sud-ovest. La valle - prosegue Klanjscek - si è formata per accumulo di terreno trasportato in epoche remote da un fiume non più attivo. La terra ricca e le temperature più miti la rendono quindi diversa dalle aree circostanti e questo si nota anche osservando le piante e gli animali che la popolano». L'escursione procederà poi verso il Monte Goli, al confine con la Slovenia, il cui pianoro sulla sommità regala ampie vedute verso l'Istria e l'interno della vicina repubblica. Nel rispetto delle norme anti Covid l'evento - gratuito - è a numero chiuso e la partecipazione solo su prenotazione, inviando una mail a: info@rogos.it con il proprio nominativo e un recapito telefonico.

G.T.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 10 luglio 2020

 

 

Muggia boccia le corsie ciclabilinsul "modello" di Isola d'Istria
Il Consiglio vota contro le mozioni esaminate in commissione - Il promotore Finocchiaro: «Persa una grande occasione»
Muggia. Corsie ciclabili bocciate in consiglio comunale a Muggia. Almeno quelle formulate nelle mozioni presentate dal consigliere del Gruppo misto, Marco Finocchiaro. «É stata persa una grande occasione - dichiara il consigliere ex dem -. Nella commissione preparatoria, all'esame delle tre mozioni volte a garantire gli spostamenti casa-scuola, casa-costa e casa-lavoro attraverso la realizzazione di corsie ciclabili (come quelle presenti a Isola d'Istria), si era compreso che non si sarebbe tolto nulla agli automobilisti». In Consiglio comunale , invece, c'è stato il voltafaccia. «La maggioranza Pd, Sel e Cittadini, assieme alla Lega, FdI e Forza Italia hanno, ancora una volta, girato le spalle alla sicurezza dei muggesani» aggiunge Finocchiaro. Tra i contrari, il consigliere Pd, Massimiliano Micor, ha spiegato i motivi del "niet" alle mozioni: «Sui percorsi casa-lavoro la pertinenza ricade per la maggior parte su strade non comunali; su quello casa-scuole, via XXV Aprile, vista la ristrettezza della carreggiata, riteniamo che dipingere a terra una striscia non cambi nulla rispetto alla situazione attuale». Più articolata la questione relativa alle corsie sulla costa- «Come sappiamo - prosegue Micor - le corsie ciclabili non sono piste ciclabili, ma tratti di carreggiata riservati alla circolazione promiscua. La strada costiera di Muggia, in questo momento, vede le due corsie di marcia divise da una striscia longitudinale continua, e questo non è un caso dato che la strada è curvilinea in molti tratti. Per la realizzazione del progetto la striscia centrale dovrebbe sparire oppure diventare tratteggiata. Questa problematica risulterebbe accentuata rispetto alla situazione attuale in quanto i conducenti degli autoveicoli tenderebbero a circolare lasciando la corsia ciclabile sulla propria destra, di fatto invadendo la corsia opposta».Favorevole alle bike lane il pentastellato Emanuele Romano:«Sulla bocciatura delle mozioni ha giocato la paura del cambiamento e l'approssimarsi delle elezioni amministrative».

Luigi Putignano

 

Lignano - Da settembre con la bici 250 km di nuove piste tra lo Stella e Marano
In sella alla bicicletta, si potrà pedalare su un percorso che si estende per 250 chilometri nella cornice dell'ambito fluviale dello Stella, delle spiagge del Tagliamento, delle oasi di osservazione lungo la Laguna di Marano, dei boschi della Bassa friulana, dei centri e delle costruzioni rurali e delle aree archeologiche che, sebbene siano poco note al turismo nazionale e internazionale, rappresentano elementi del paesaggio di grande valore. Tutto questo sarà possibile da settembre, mese nel quale è prevista, dopo una decina di anni di complesso iter burocratico, l'inaugurazione di una prima parte del percorso cicloturistico che collega l'entroterra alla costa friulana. Da Ronchis si potrà raggiungere Latisana e Lignano; da li si potrà poi pedalare in sicurezza fino ad Aprilia Marittima e a Precenicco. Nei prossimi mesi, inoltre, ci si potrà spingere fino a Marano.Il progetto, che denominato Percorsi cicloturistici Aster Riviera Turistica Friulana ha Lignano come Comune capofila e Latisana come ente che ne ha concretamente sostenuto la fattiva realizzazione, vale sei milioni di euro ed è finanziato per la gran parte delle risorse dalla Regione Fvg. Infatti, i Comuni coinvolti, che oltre a Lignano e Latisana sono Rivignano-Teor, Pocenia, Ronchis, Palazzolo dello Stella, Muzzana del Turgnano, Precenicco, Carlino e Marano Lagunare, hanno contribuito alla spesa per il 10 per cento dell'importo complessivo. Il parco ciclabile, che si dirama attraverso percorsi intercomunali all'interno dell'ambito per lo sviluppo territoriale (in acronimo Aster) della Riviera Turistica Friulana, si serve in parte di tracciati e sistemi viari esistenti - strade asfaltate e sterrate - predisponendo un sistema segnaletico e organizzativo in grado di collegare gli elementi di interesse del territorio. Naturalmente, il progetto ha previsto anche la costruzione di nuovi percorsi ciclabili di collegamento e di nuovi tratti ciclabili nei luoghi più importanti dal punto di vista ambientale e paesaggistico.

N.S.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 9 luglio 2020

 

 

La differenziata si perde nel lockdown: flop in centro città, si salvano le periferie
L'umido paga di meno il "coprifuoco" rispetto ad altre categorie di rifiuti. Controtendenza positiva, nei rioni, per il vetro
Nei mesi di lockdown imposti dall'emergenza sanitaria, è decisamente calata la "pratica" della raccolta differenziata - in particolare in centro città - e, in parallelo, si è consumata pure meno acqua. È quanto emerge da un report reso noto in questi giorni da AcegasApsAmga. La riduzione della raccolta differenziata, in termini generali, non ha toccato in realtà percentuali tali da consentire di parlare di un vero e proprio "crollo": merito, andando ad analizzare i dati nello specifico, dei "privati cittadini", delle famiglie insomma, che nelle proprie case si sono confermate più responsabili e attive anche nel periodo del "coprifuoco", periodo in cui - tendenzialmente - hanno continuato a fare la loro parte. Un analogo "apporto", questa la lettura ragionata del report, non è arrivato dalle aziende, più in generale dalle utenze non domestiche, pur considerando che molte sono rimaste chiuse o hanno operato a "passo ridotto". È in un centro città con un tasso di residenzialità ridotto rispetto alle periferie, in effetti, che si è registrato tra marzo e aprile un calo netto dei rifiuti conferiti, e tra questi pure quelli differenziabili, a fronte invece di un significativo aumento nelle zone rionali, a più alta densità abitativa, dove ha fatto un balzo in avanti soprattutto la raccolta del vetro. La stessa AcegasApsAmga, analizzando i dati, evidenzia che «il 2020 era iniziato nel migliore dei modi, con un aumento a gennaio e febbraio della raccolta differenziata rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, che ha toccato punte del 15%». A partire dal mese di marzo, invece, con l'obbligo dei cittadini di restare in casa e buona parte delle attività economiche chiuse, si è assistito a un calo secco dei conferimenti. Va considerato che Acegas, causa l'emergenza sanitaria, aveva provveduto in tale periodo a chiudere pure i centri di raccolta. Nel dettaglio, a marzo i volumi di differenziata sul totale sono calati del 12% rispetto allo stesso mese del 2019, e ad aprile addirittura del 30%. La raccolta dell'umido, nel contempo, si è ridotta sia a marzo che ad aprile solamente del 7%. Un calo molto più contenuto, e a sua volta sorprendente: in effetti, alla luce della chiusura di molte attività di ristorazione, a cominciare dalle grandi mense, da quelle aziendali a quelle scolastiche e universitarie, ci si sarebbe aspettati un calo più significativo anche per i volumi dell'umido. «Da maggio, quindi alla fine del lockdown, e con la recente riapertura dei centri di raccolta che i triestini utilizzano molto rispettando con pazienza le regole imposte per la sicurezza - spiega il responsabile dei Servizi ambientali di Acegas Giovanni Piccoli - si assiste a una costante ricrescita dei volumi raccolti, a un riallineamento con i valori dello scorso anno nonostante il crollo di turisti, studenti e lavoratori trasfertisti. Dai dati è evidente che il motore della città sia ripartito». Piccoli conferma che «se in passato i triestini erano un po' restii nei confronti della differenziata, adesso rileviamo un miglioramento». «Serve fare sistema», valuta a questo proposito l'assessore all'Ambiente Luisa Polli: «Tutti sono chiamati a fare la loro parte, e gli stessi gestori dei pubblici esercizi devono capire che un comportamento virtuoso da parte loro consentirebbe nel tempo una riduzione delle tariffe Tari. Sarebbe un segnale di responsabilità che andrebbe anche a compensare i disagi causati, in alcuni casi, dalla movida». E un appello alla categoria a prestare maggior attenzione arriva anche dalla presidente della Fipe Federica Suban: «Chiedo uno sforzo ai miei colleghi e anche a chi ha in gestione mense di grandi dimensioni. Le nostre abitudini in cucina nel separare l'umido possono fare la differenza e incidere in maniera significativa sui risultati della differenziata. Chi opera in cucina, dal cuoco al lavapiatti, come chi lavora in sala, va incentivato ad adottare tali pratiche, a prescindere dalla paura di possibili controlli ed eventuali sanzioni».

Laura Tonero

 

 

Trieste-Monfalcone, via ai lavori - Subito disagi per il binario unico
Treni sostituiti da corriere o cancellati. Indenni solo le (poche) Frecce e alcuni Regionali veloci
Circolazione ferroviaria a singhiozzo da ieri e fino a venerdì 21 agosto nel tratto fra Trieste e Monfalcone. Alcuni treni sono stati sostituiti da corriere, altri sono stati soppressi. Il tutto per consentire i lavori, da parte di Rete Ferroviaria Italiana, per il consolidamento del costone roccioso nei pressi di Bivio d'Aurisina dopo la frana con deragliamento del 22 giugno. Circolazione alternata su un unico binario (lato mare) in direzione Udine-Venezia, modifiche al programma dei treni e sospensione delle linee meno utilizzate sono state le conseguenze. «Criticità limitate - fanno sapere da Trenitalia - e dovute al primo giorno di assestamento». Indenni solamente le (poche) Frecce in partenza e in arrivo dal capoluogo e un numero minimo di Regionali veloci. Come quello delle 9. 44 da Venezia, affollato come poche volte. Per il resto sono state ben 60 (circa 17-18 bus) le corse sostitutive allestite da Trenitalia con centri di assistenza alla clientela, oltre che a Trieste Centrale, anche a Monfalcone, Cervignano e Udine. «L'orario potrebbe subire cambiamenti - fa sapere sempre Trenitalia - pertanto saranno possibili parziali modifiche dovute alle sostituzioni con i bus i quali, per non far perdere le coincidenze con i treni in partenza da Monfalcone o Gorizia, partiranno qualche minuto prima rispetto al programma canonico». Trenitalia consiglia di verificare, prima della partenza, le variazioni relative al proprio viaggio sui canali web del Gruppo Fs Italiane, negli uffici informazioni, assistenza clienti e biglietterie. A Monfalcone non ci sono stati seri problemi, ma qualche disagio per capire fino all'ultimo se ci fosse il treno o al suo posto l'autobus. È stata un'iniziativa apprezzata la presenza in stazione di hostess e steward del Customer care che aiutavano gli utenti, soprattutto i pendolari, a districarsi tra le corse cancellate e le sostituzioni con i pullman. A rendere la situazione più tranquilla è stato il forte calo dei passeggeri in queste settimane per la paura dei contagi. Su 21 mila passeggeri registrati in Fvg normalmente in questo periodo, la gran parte pendolari, le presenze a bordo dei treni si sono dimezzate, anche per chi utilizza il treno tra Monfalcone e Trieste. Tanti sono rimasti a casa in smart working, altri hanno preferito utilizzare l'auto per evitare il rischio coronavirus. Alla stazione di Monfalcone qualche disagio per le attese di almeno 12-13 minuti per permettere il passaggio alternato dei vari convogli (lo scambio è il bivio di Aurisina). Poche proteste, molte le richieste di informazione. E nessuna cancellazione o blocco oltre quelli previsti nonostante l'attività dimezzata della linea e il passaggio obbligato dei treni merci per il porto di Trieste. Nel pomeriggio Trenitalia ha anche adottato una misura di grande elasticità permettendo l'utilizzo intercambiabile di tutte le tratte e i percorsi tra i vari centri della regione senza dover cambiare biglietto o subire multe.

Lorenzo Degrassi - Giulio Garau

 

Nuova linea veloce: Roma rilancia l'iter? Strada lunghissima

Pizzimenti: «Prima vanno sentiti i territori - Carso e nodo di Latisana le incognite»
Trieste. Obiettivo arrivare al taglio del nastro molto prima del 2025, data prevista da Rfi per la velocizzazione del collegamento ferroviario Trieste Venezia. Nell'ultimo decreto "Semplificazione e innovazione" varato dal governo Conte è prevista la nomina di un commissario per l'intervento atteso ormai da molti anni. L'assessore regionale alle Infrastrutture Graziano Pizzimenti al momento è prudente. «È un'opera strategica voluta dal governo centrale e calata sul territorio tramite Rfi. Il primo studio di fattibilità ci è stato presentato pochi mesi fa eppure, si dice, esistesse già dal 2017. Entrando nel merito sono certamente favorevole a una velocizzazione della rete, è fondamentale però sentire i territori. Ho qualche perplessità per quanto riguarda il Carso e il nodo di Latisana, due punti che vanno analizzati meglio». Il progetto era stato presentato ad aprile dopo anni di tira e molla con addirittura un'idea iniziale, verso la quale spingeva soprattutto il Veneto, di creare la Tav costiera con lo scopo di supportare le città di villeggiatura. Dalla linea costiera si era passati quindi a una Tav sull'attuale collegamento fino al 2016 quando l'allora governatrice Debora Serracchiani aveva deciso di puntare su qualcosa di più concreto e attuabile: la velocizzazione del collegamento già esistente. Il progetto prevede il superamento degli attuali 23 passaggi a livello e una velocità massima di 200 chilometri orari nella tratta tra Mestre e Ronchi sud attraverso la modernizzazione della rete. Il costo complessivo è stimato in 1,8 miliardi, con 200 milioni già stanziati dall'allora ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio nel 2016. «A questi interventi - aggiunge Pizzimenti - si aggiungono impianti tecnologici e la doppia curva di Portogruaro. Cose che, al netto di Latisana e del Carso, vanno più che bene. Chiaramente bisogna completare il tutto con un intervento propedeutico alla grande velocità».

Andrea Pierini

 

 

Qualità dell'aria, in arrivo  il dossier su Servola - Il resto del Fvg? "Respira" - Presentata da Scoccimarro la relazione Arpa
È stata presentata la "Relazione sulla qualità dell'aria in Friuli Venezia Giulia" relativa al 2019. L'annuale report curato da Arpa Fvg è stato presentat dall'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro insieme al direttore di Arpa Fvg Stellio Vatta. Il dossier più atteso da tutta la città, quello riguardante l'area circostante alla Ferriera di Servola, è stato però rinviato di un paio di settimane. «L'altro ieri - spiega l'assessore - abbiamo contato i tre mesi passati dalla chiusura dell'area a caldo: Arpa Fvg renderà nota la qualità dell'aria nella zona in una conferenza stampa dedicata entro la fine del mese».Scoccimarro ha dichiarato che «complessivamente l'aria è buona in regione. Permangono alcune ombre: da una parte abbiamo sì avuto riduzioni nei livelli di benzene e di biossido di azoto, ma dall'altra non possiamo nascondere che le polveri sottili sono aumentate nella fascia occidentale della regione al confine col Veneto».L'area più colpita è infatti quella Pordenonese, vicino alla Pianura Padana, una delle zone più inquinate d'Europa. Altre criticità sono rappresentate dalle concentrazioni di ozono e di benzo (a)pirene. Nel primo caso «si tratta d'un problema europeo - aggiunge Scoccimarro -. Noi da soli possiamo poco: sicuramente dovremo condividere precise politiche ambientali principalmente con Veneto, Carinzia, Slovenia, Croazia e Paesi attigui». Quanto al benzo (a)pirene, continua Scoccimarro, «sono importanti le politiche regionali in grado di calare nel territorio buone pratiche che i cittadini possano adottare"». La combustione della legna, anche attraverso impianti vecchi e superati, non ha affatto migliorato la situazione degli ultimi anni. Le zone di Udine, Pordenone ed anche quella attorno alla Ferriera registrano "valori inferiori ma prossimi al limite". Nell'insieme le condizioni dell'aria sono migliorate nell'ultimo quadriennio, ma alcuni problemi sono ancora presenti.

Lorenzo Mansutti

 

 

PORTO VECCHIO - Tcc, la consegna slitta ad agosto ma in tempo per Esof 2020
Col posticipo dell'evento, la scadenza fissata al 13 luglio non è più tassativa - In arrivo nel complesso le dotazioni tecnologiche, al "28" pure il fotovoltaico
Quella di lunedì 13 luglio non sarà più una pietra miliare nella breve biografia del centro congressi in Porto vecchio. Non è più richiesto che lo sia: sarebbe stato il giorno in cui Tcc, società costruttrice e gerente del polo convegnistico-espositivo formato dai Magazzini 27 e 28, avrebbe consegnato il cantiere a Fit/Esof per la preparazione della manifestazione scientifica, la cui inaugurazione è in calendario il 2 settembre. La consegna slitta ad agosto e consentirà a Tcc il completamento del compendio anche dal punto di vista tecnologico. E'lo stesso Stefano Fantoni, gran maestro dell'operazione in sede triestina, a disattivare la preoccupazione per una data che si avvicinava pericolosamente senza che il cantiere desse l'impressione di essere in via di soluzione. L'incidenza della vicenda Covid si è riverberata sull'organizzazione dell'evento: Fantoni si aspetta un migliaio di partecipanti all'aspetto scientifico dell'appuntamento, che sarà ospitato nel Magazzino 28 e 28 bis, mentre sarà da valutare sul terreno l'attrazione della parte più divulgativa aperta al pubblico nel Magazzino 27.Andrea Monticolo, che ha in carico la commessa edile-impiantistica e da ieri mattina anche quella tecnologica, battezza in un mese e mezzo il lavoro ancora da fare, il che significa che il traguardo sarà tagliato a fine agosto a pochi istanti dall'inaugurazione. Nel pomeriggio di ieri il governatore Massimiliano Fedriga e il sindaco Roberto Dipiazza sono capitati in Porto vecchio mentre si stava posando il pavimento nel 28 bis, la nuova struttura nella quale sarà allestito l'auditorium da 1800 posti. Tra i due magazzini quello messo meglio è il "27", davanti al quale è stato spalmato un grande gelato fragola-arancia-zabaione (vedi articolo a fianco). Il "28" aspetta il cappotto nella facciata e nel lato mare e il fotovoltaico. Entrambi attendono la predisposizione degli impianti tecnologici, l'infrastrutturazione-dati in versione multimediale. La friulana Intech, che è azionista di Tcc, provvederà alle apparecchiature audio-video. Tutti interventi che saranno affrontati con gli 800.000 euro stanziati dal Comune in sede di variante. Il Municipio paga anche la copertura vitrea del ponte tra i due magazzini, che verrà a costare 80.000 euro. Monticolo, presente alla cerimonia davanti al futuro complesso congressuale, ricordava come i lavori al Tcc siano partiti poco più di un anno fa e come il bilancio realizzativo, al netto della vicenda Covid capace di frenare per quasi tre mesi il cantiere, sia tutto sommato soddisfacente: un investimento ragguardevole superiore ai 13 milioni di euro. Dopo Esof toccherà a TriestEspresso, manifestazione fieristica di tema caffeicolo a cura di Aries, azienda speciale camerale: dopodichè la stagione sarà tutta da inventare, perchè, trascorso il tempo della costruzione, verrà quello degli incassi

Massimo Greco

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 8 luglio 2020

 

 

Conte sblocca  le grandi opere - C'è anche la lineaTrieste-Venezia
200 miliardi per 130 cantieri. Moratoria di 12 mesi per il codice degli appalti. Niente gare fino 5 milioni, resta l'abuso d'ufficio
Roma. Giuseppe Conte lo ha definito un «risultato clamoroso», «un trampolino per l'Italia». Lo ha fatto, in conferenza stampa da Palazzo Chigi, senza avere però un testo definitivo in mano, anche se ha assicurato che l'approvazione con la formula "salvo intese" sia dovuta non a contrasti politici, ma a «piccole modifiche tecniche» dell'ultimo momento, e che «nel giro di pochi giorni avremo il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale». Non ha voluto invece esporsi sull'impatto stimato delle semplificazioni: «Voglio portare a casa risultati, non fare promesse», ha detto, ben sapendo che l'orizzonte di un anno, fino al 31 luglio 2021, potrebbe rivelarsi troppo stretto per centrare l'obiettivo. E che al momento ci sono 2 miliardi pronti per essere investiti, mentre per realizzare le 130 opere strategiche annunciate la spesa stimata è di 200 miliardi: «Approfitteremo dei soldi del Recovery Fund appena saranno disponibili», ha detto la ministra delle Infrastrutture De Micheli. 50 opere ai commissari - L'elenco è lungo e comprende il potenziamento del collegamento ferroviario Venezia-Trieste, l'upgrading infrastrutturale e tecnologico della linea Trieste-Divaca, e il raddoppio della Udine-Cervignano. E poi tre opere che il M5S ha sempre osteggiato: la Gronda di Genova, il Terzo Valico e la linea TAV Torino Lione. Tra le strade c'è la Statale Jonica e il progetto dell'autostrada Roma-Latina. Tra le linee ferroviarie, che aspirano all'alta velocità, la Palermo-Messina-Catania, la Pescara-Roma e la Genova-Ventimiglia. E un grande classico come la Salerno-Reggio Calabria. Delle 130 opere dei sogni, una cinquantina sono ritenute prioritarie, quindi da commissariare in tempi brevi per velocizzare i cantieri, sul "modello Genova". Italia Viva ha spinto per aumentarne il numero, con Pd e Leu invece a frenare. Un'integrazione sarebbe ancora possibile all'interno dell'elenco delle infrastrutture strategiche da allegare al Def. Niente gare fino a 5 milioni - È stato invece Conte a insistere per una moratoria annuale del codice degli appalti, anche scontrandosi con i dubbi di Pd e Leu, preoccupati di sacrificare trasparenza e concorrenza sull'altare della semplificazione. «Questo provvedimento lo faccio se semplifica davvero - lo sfogo del premier durante la riunione notturna a Palazzo Chigi - se no lasciamo perdere». Poi in conferenza stampa ha spiegato di voler «alzare il limite di velocità degli appalti, ma aumentare anche gli autovelox, senza lasciare spazio agli appetiti criminali». Con la nuova norma non ci saranno gare d'appalto per opere sotto i 150 mila euro, mentre fino alla soglia comunitaria di 5 milioni non ci sarà il bando e la gara sarà negoziata con un numero definito di imprese invitate. Sopra i 5 milioni resta il bando ma con un'abbreviazione dei termini, tranne in presenza di opere legate all'emergenza Covid, per le quali si potrà avviare la procedura negoziata con gli inviti. Danno erariale solo doloso C'è però, secondo il premier, un problema culturale che riguarda i funzionari pubblici: «Basta con la paura della firma, con la nuova normativa ci saranno più rischi per chi tiene ferme le opere, non per chi le sblocca», ha spiegato, annunciando la limitazione della responsabilità per danno erariale al solo dolo, fino al 31 luglio 2021. Mentre il reato di abuso d'ufficio non sarà abolito, «ma pretendiamo che ci siano violazioni non di norme ma di specifiche regole di condotta perché scatti l'incriminazione». Nei fatti configurare il reato sarà molto più difficile. Accesso rapido ai servizi PA - Devono essere invece più facili i rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione, «tutto a portata di click», per dirla con il premier. Anche se pare ci sia stato un confronto acceso tra la ministra dell'Innovazione Pisano e il ministro dell'Economia Gualtieri sul trattamento dei dati personali. Viene previsto, infatti, l'accesso a tutti i servizi tramite SPID, carta d'identità digitale (CIE).

Niccolò Carratelli

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 7 luglio 2020

 

 

Legambiente, l'Onda nera alla Camera di commercio: Parco del mare bocciato
LA CAMPAGNA DELLA Goletta Verde: "fortemente inquinata" la foce dello stella
Trieste. Un'onda nera si abbatte sul Parco del mare sognato dal presidente della Camera di commercio della Venezia Giulia Antonio Paoletti. Sono stati assegnati ieri mattina a Trieste, nel corso della conferenza stampa nella sede della Lega Navale, i riconoscimenti "Onde azzurre" e "Onda nera" relativi ai risultati della campagna 2020 di Goletta Verde di Legambiente. Ad ottenere il non invidiabile premio dell'Onda nera è stata la Camera di commercio della Venezia Giulia, che se lo è visto assegnare «per l'accanimento terapeutico nel promuovere e mantenere in vita un progetto irrealizzabile, superato e inaccettabile dal punto di vista ambientale, urbanistico, culturale, finanziario e sociale, il cosiddetto "Parco del mare", furbesca denominazione di un mega-acquario da un milione di visitatori, in un'area urbana sul mare incompatibile e vincolata, senza un progetto visibile e un confronto con l'opinione pubblica». Una stroncatura senza appello, insomma. Le tre onde azzurre, invece, sono andata "Alla Bilancia di Bepi" di Palazzolo dello Stella (Ud), storica palafitta sul fiume Stella, all'Ogs di Borgo Grotta Gigante (comune di Sgonico) e al Bau Beach di Lignano Sabbiadoro. Il monitoraggio delle acque regionale è stato eseguito lo scorso 30 giugno dai volontari dell'associazione: dieci i punti monitorati sulla costa regionali, due dei quali risultano oltre i limiti di legge, giudicati "fortemente inquinati". Nel mirino ci sono sempre canali e foci, i principali veicoli con cui l'inquinamento microbiologico, causato da cattiva depurazione o scarichi illegali, arriva in mare. A illustrare i dati, Andrea Minutolo, responsabile scientifico nazionale di Legambiente, Sandro Cargnelutti, presidente di Legambiente Fvg e Andrea Wehrenfennig, presidente del circolo di Legambiente "Verdeazzurro" di Trieste. Tra i tre punti campionati in provincia di Trieste, è risultato "fortemente inquinato" il punto sulla foce del Rio Canale Fugnan, tra via Battisti e largo Caduti della Libertà a Muggia. Entro i limiti i punti sulla spiaggia in località Barcola a Trieste e Sistiana a Duino Aurisina. In provincia di Gorizia tutto nella norma a Marina Julia a Monfalcone, la sponda destra del fiume Isonzo - Caneo in località Fossalon a Grado, e la spiaggia in località Città Giardino, sempre a Grado. Quattro i punti in provincia di Udine, di cui uno giudicato "fortemente inquinato", sulla foce del fiume Stella. Entro i limiti i tre punti campionati nel territorio comunale di Lignano Sabbiadoro. Presente, tra le autorità, il solo assessore all'Ambiente del Comune di Muggia, Laura Litteri, che ha sottolineato l'impegno dell'amministrazione comunale nel corso degli anni per la soluzione dell'annoso problema del rio Fugnan, di concerto con Acegas. Sono stati eseguiti lavori per 300 mila euro per migliorare una situazione che comunque non ha risolto il problema ma certamente lo ha mitigato. «La situazione cronica rilevata a Muggia - ha spiegato Minutolo - è l'esempio di come nonostante gli sforzi fatti dall'amministrazione e dal gestore del servizio idrico integrato negli ultimi anni, qualcosa ancora sfugge al collettamento e per questo chiediamo un ulteriore sforzo per risolvere definitivamente questa criticità». Un rapporto sulla situazione delle acque costiere che, tutto sommato, fotografa una situazione discreta dello stato di salute ma che, come sottolinea Cargnelutti, «non deve farci abbassare la guardia. Il grave inquinamento riscontrato alle foci dello Stella è sintomo di una rete di depurazione largamente incompleta nella Bassa friulana»

Luigi Putignano

 

 

La plastica ora inquina pure la remota Antartide
Grazie a Elettra Sincrotrone individuate tracce di polistirolo nel corpo di un minuscolo invertebrato che abita terre prima incontaminate
Nonostante sia una delle località più remote al mondo l'inquinamento non ha risparmiato l'Antartide. Per la prima volta si è raccolta l'evidenza di contaminazione grazie alla spettroscopia infrarossi di Elettra Sincrotrone che ha rilevato la presenza di microplastiche in animali terrestri antartici. Lo studio del team di ricerca coordinato da Elisa Bergami e Ilaria Corsi dell'Università di Siena, con il contributo di Emilia Rota, sempre dell'Ateneo senese, Giovanni Birarda e Lisa Vaccari di Elettra Sincrotrone di Trieste e Tancredi Caruso dell'University College di Dublino, pubblicato sulla rivista scientifica Royal Society Biology Letters ha fatto velocemente il giro del mondo, inclusa la Cnn. Prima di questa osservazione «vi erano ancora dubbi sulla presenza della plastica nelle reti alimentari terrestri antartiche» - continuano gli autori dello studio. Per trovare una risposta, i ricercatori hanno mosso i primi passi da un pezzo di polistirolo ritrovato nel 2016 sulle coste dell'isola antartica di re Giorgio (Shetland del Sud), ricoperto di alghe, muschi e licheni. A nutrirsi di questa microflora è un piccolo invertebrato lungo un paio di millimetri, il Cryptopygus antarcticus (del gruppo dei Collemboli, componente centrale della catena alimentare del suolo in tutte le aree del pianeta).«Le analisi sugli esemplari di Collemboli, 18 in tutto - commenta Lisa Vaccari, responsabile del laboratorio di spettroscopia e microscopia infrarossa di Elettra Sincrotrone struttura partner di Ceric-Eric, Consorzio di infrastrutture di ricerca che offre a ricercatori e industrie un unico punto di accesso a oltre cinquanta tecniche e laboratori in otto paesi dell'Europa centro-orientale - sono state effettuate con la tecnologia di imaging con spettroscopia infrarossa e hanno permesso di identificare la presenza di tracce di polistirolo nell'intestino di questi organismi superando le limitazioni attuali per l'analisi di microinvertebrati del suolo».Spiega Giovanni Birarda: «Grazie alla luce di Elettra, siamo riusciti a evidenziare la presenza delle microplastiche all'interno del tratto dirigente del Collembolo che avevano una dimensione dai 20 ai 50 micron circa. Inoltre - commenta il ricercatore - abbiamo confermato che si trattava di polistirolo, sfruttando un frammento di quello campionato vicino all'animale e comparandolo allo spettro di quello rinvenuto all'interno del collembolo».«Le microplastiche - conclude Birarda - possono anche trasportare contaminanti e agenti patogeni, con un potenziale dannoso per organismi come i Collemboli, e di conseguenza per altre specie della relativa rete alimentare». --LORENZA MASÈ

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 6 luglio 2020

 

 

Alle 17 - Aperitivo sul mare

"Obiettivo sostenibilità: ridurre e riutilizzare. L'esempio della plastica in mare" è il titolo del primo appuntamento del nuovo ciclo "Apertivi sul mare", in programma oggi, dalle 17 alle 19 al Pier The Roof (Molo Venezia, 1 - Trieste), e vedrà l'intervento di Maria Cristina Pedicchio, presidente della Delegazione Marevivo Friuli Venezia Giulia e membro del Cda di Ogs, Paola Del Negro, Direttore Generale di Ogs e di Giuseppe Razza, Ceo Roteax-go e Manager di Plaxtech.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 5 luglio 2020

 

 

Sequestro in Costiera, il progetto dell'hotel
Dai documenti emerge che la proprietaria vorrebbe fare della villa ex Ostuni una grande struttura alberghiera sul mare
Non una semplice ristrutturazione ma un vero e proprio raddoppio della villa esistente, con l'intenzione di farne una grande struttura alberghiera sul mare. E con tanto di porticciolo privato. Ecco cosa ha in serbo la cinquantacinquenne Galina Lazareva, da quanto risulta figlia di un magnate russo, che ha acquistato la "ex Ostuni" in Costiera. È la costruzione al civico 196 che si trova nei pressi del ristorante "Tenda rossa" e che di recente è finita nel mirino della magistratura per un maxi abuso edilizio. Un mese fa il pubblico ministero Federico Frezza aveva disposto il sequestro del terreno che circonda l'immobile, dopo le indagini della Polizia locale. Dagli accertamenti della municipale era stato scoperto che la nuova strada di collegamento tra la Costiera e la villa, dunque praticamente in prossimità della riva, era stata realizzata senza alcuna autorizzazione. Si tratta di un percorso in sterrato largo circa 4,5 metri, a tornanti, che scende verso la spiaggia, attorniato da una decina di muri di contenimento eretti ai lati con lunghezze che variano dai 7 ai 43 metri e un'altezza da 1,70 a 4,20 metri. Un'opera che ha reso necessari l'abbattimento della vegetazione e l'asportazione del terreno. Tutto ciò senza uno straccio di permesso. La Procura non ha dubbi: è un deturpamento di un'area, nota per la sua bellezza e posizione, sottoposta a rigidi vincoli paesaggistici. Il sequestro era stato poi convalidato dal gip Giorgio Nicoli: «Vi è prova certa dei fatti di reato», scriveva il giudice nell'atto con cui, peraltro, aveva decretato anche il divieto di accesso all'intera proprietà. La magistratura triestina ritiene che quella strada, spuntata così all'improvviso e ben visibile dal guardrail lungo la Costiera, non rappresenti un semplice percorso di "accesso" all'attuale cantiere di ristrutturazione della ex Ostuni. Ma un vero e proprio ingresso per le automobili (ora si arriva solo da sotto, via mare) alla maxi struttura alberghiera che nei prossimi anni - autorizzazioni (e indagini) permettendo - potrebbe sorgere davanti alla spiaggetta e al porticciolo privato. Le carte per il progetto del raddoppio dell'attuale edificio sono depositate in Comune. In uno degli atti si legge chiaramente l'intenzione dell'imprenditrice, la russa Galina Lazareva: «Un ampliamento dell'edificio principale in variante all'Autorizzazione paesaggistica». Il rendering allegato lo conferma. Con l'inchiesta di mezzo non si sa se il progetto andrà effettivamente in porto. Al momento, comunque, l'avvocato dell'indagata ha rinunciato a opporsi al sequestro. Non è stata avanzata nessuna richiesta di riesame. La villa, o quello che ne sarà, resta quindi off limits. Ma Lazareva, proprietaria dell'immobile e committente dell'opera, non è l'unica iscritta nel registro degli indagati. Sotto inchiesta sono finite altre sei persone: il titolare della ditta esecutrice dei lavori, il trentasettenne di origini macedoni Faruk Kormakoski residente a Trieste; il direttore dei lavori, il cinquantottenne triestino Alessandro Zerbo. E, ancora, la cinquantunenne russa Elena Nikiforova, legale rappresentante della "Avolare srl", delegata dal committente; e il sessantacinquenne Giuseppe D'Ambra, socio della ditta e incaricato dei lavori. Nell'inchiesta figura pure il trentanovenne Pietro Micucci, residente a Trieste, titolare dell'impresa "Pef costruzioni" esecutrice della strada sterrata. E, infine, il quarantasettenne triestino Guido Prizzon, titolare dell'omonima società, anch'essa esecutrice della strada.

Gianpaolo Sarti

 

 

Metalli pesanti e nuova Aia - A2A presenta ricorso al Tar
L'azienda proprietaria della centrale impugna le disposizioni in relazione ai limiti e alle modalità di rilevazione delle emissioni non più cumulative ma per elemento
L'azienda A2A EnergieFuture ha presentato ricorso al Tar, in relazione ai limiti e alle modalità di rilevazione delle emissioni riguardanti i metalli pesanti, contenuti e stabiliti dalla nuova Autorizzazione integrata ambientale (Aia) di riesame complessivo, in adeguamento alle Bat (Best Available Techniques, migliori tecnologie disponibili), approvata dalla Conferenza dei Servizi, firmata dal ministro all'Ambiente, Sergio Costa, e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale lo scorso febbraio. Il ricorso è stato presentato il 9 giugno. Al centro della questione dunque è l'aspetto in ordine all'inserimento di ulteriori misurazioni e diverse modalità di rilevazione delle emissioni di metalli a camino. Per alcuni di questi si tratta di misurazioni ex novo, come uranio, polonio, radio e radon. Per i metalli già rilevati cambia il criterio, non più a carattere cumulativo ma per singolo elemento.A2A EnergieFuture, nell'impugnare davanti al Tar Fvg questa parte di prescrizioni, ne ha richiesto la sospensiva, in considerazione di procedure innovative e pertanto non contemplate dalla normativa. In tal senso, infatti, l'azienda l'ha definita una sorta di "verifica" ai fini dell'applicazione delle nuove misure. Prescrizioni rientranti tra le proposte che erano state avanzate dal Comune e accolte in sede di Conferenza dei Servizi. Ciò che è stato impugnato dall'azienda è uno specifico aspetto contenuto nell'Aia complessiva approvata, e firmata dal ministro Costa. «Il Comune nell'ambito della procedura Aia - ha spiegato il sindaco Anna Maria Cisint - aveva richiesto prescrizioni più stringenti riguardo i limiti e le misurazioni dei metalli, inserendone anche di nuovi. Richieste dunque molto più dettagliate. In particolare, abbiamo proposto l'esigenza di avere dati specifici circa i metalli cancerogeni o tossici emessi a camino, compresi quindi alcuni mai misurati ad oggi. Sono aspetti innovativi, a salvaguardia dell'ambiente e della salute pubblica». L'assessore all'Ambiente, Sabina Cauci, ha spiegato: «In sede di Conferenza dei Servizi, lo scorso dicembre 2019, a Roma, i rappresentanti dei ministeri coinvolti avevano definito la proposta del Comune ineccepibile, ed è stata accolta». La giunta comunale ha deliberato l'affidamento dell'incarico ad un legale, ai fini della costituzione davanti al Tar: «Vogliamo supportare il ministero dell'Ambiente, che si costituirà a giudizio, così come prevediamo lo farà anche la Regione. Appoggiamo completamente infatti la nuova revisione dell'Autorizzazione integrata ambientale, che è molto tutelante», ha affermato il sindaco.L'adeguamento alle nuove prescrizioni dovrà diventare operativo nell'agosto 2021. Nel frattempo, A2A EnergieFuture deve mettere in atto gli adeguamenti, attestando i relativi interventi eseguiti e l'elaborazione dei progetti necessari a garantire il rispetto dei limiti contemplati dalla nuova Aia. Quanto alla riduzione dei limiti di emissione, per l'anidride solforosa (SO2) rispetto al limite attuale nelle 48 ore di 220 milligrammi per metro cubo, la nuova Aia contempla un limite giornaliero di 140 mg/Nm3, quando il parametro superiore giornaliero delle Bat è di 205 mg/Nm3. Riguardo agli ossidi di azoto il limite giornaliero ad oggi di 180 mg/Nm3 passerà a 125 mg/Nm3, mentre quello delle Bat è di 200. E ancora, ad esempio, le polveri: l'attuale limite di concentrazione mensile è di 20 mg/Nm3 verrà ridotto a 10 mg/Nm3 giornaliero, rispetto a 20 mg/Nm3 giornaliero massimo secondo le Bat. Misure precise anche in ordine al carbonile. Le nuove prescrizioni prevedono il mantenimento dei cumuli di carbone entro livelli più bassi rispetto al muro di contenimento che dovrà essere più alto del 20%.

Laura Borsani

 

 

Mobilità, l'ultimo posto di Trieste negli spostamenti in bicicletta - La lettera del giorno
La settimana scorsa Legambiente ha presentato "CittàMEZ 2020" , il rapporto annuale sulla transizione verso la mobilità a emissioni zero di 104 città capoluogo. Veniamo a Trieste. I valori degli indicatori sintetici relativi alla nostra città sono: accessibilità (trasporto pubblico+piste ciclabili+sharing) 21%, Mobilità Emissioni Zero 20%, politiche di mobilità 2 punti su 5. Se confrontiamo questi valori con quelli di altre città con popolazione e densità abitativa non troppo diverse, quali Padova, Brescia, Bergamo, Prato, Cagliari, vediamo che solo Prato ha un valore inferiore sulle politiche di mobilità (1 punto su 5), le altre hanno da 3 a 5 punti. Sulla Mobilità Emissioni Zero Prato ha lo stesso 20% di Trieste, ma le altre città hanno tutte valori superiori, dal 22% di Cagliari al 40% di Padova. Sul grado di accessibilità Trieste si difende meglio, avendo la stessa percentuale di Brescia, superando Prato e Cagliari, ma molto indietro rispetto a Padova e Bergamo, rispettivamente 36 e 42%.Trieste è al primo posto tra le sei città considerate per utilizzo del trasporto pubblico locale. Ben il 20% degli spostamenti urbani avviene con questa modalità. Buona anche la percentuale di spostamenti a piedi, il 19%, seconda solo a Brescia. Precipita invece all'ultimo posto - solo l'1% - per gli spostamenti in bicicletta. Ciò è dovuto solo in parte all'orografia della città, vista la grande diffusione che stanno avendo negli ultimi tempi le e-bike. Nel 2019 in Italia ne sono state vendute quasi 200 mila unità, e 700 mila negli ultimi 4 anni. Viene da pensare che i triestini si sentano più sicuri a piedi che in bicicletta, considerata l'esiguità dei percorsi ciclabili disponibili: solo 1,97 metri per 100 abitanti, con notevole distacco rispetto a Bergamo, Brescia o Padova che vantano numeri circa dieci volte superiori. E' utile ricordare il sondaggio Swg del 2016, dal quale risultò un potenziale di 35.000 triestini che evitano la bicicletta per gli spostamenti urbani a causa della scarsa presenza di piste ciclabili o percorsi in sicurezza. Balzano all'occhio la serie di zeri nella sezione della sharing mobility. Altre città hanno numeri molto bassi ma nessuna, fra quelle considerate, ci eguaglia. Il bike-sharing a Trieste è partito in ritardo, con 50 unità, ma sono state annunciate altre stazioni. Intanto, però, alcune delle città confrontate hanno numeri dalle 2 alle 6 volte superiori. Trieste è solitaria all'ultimo posto, con zero unità, anche per quanto riguarda il numero di bus elettrici.

Renato La Rosa - Legambiente di Trieste

 

 

Aperitivi sul mare per combattere inquinamento e microplastiche

Domani il primo incontro al Molo Venezia organizzato da Marevivo, Ogs, Lions e DivErso
A cospetto del mare per dibattere di natura, ecologia e sostenibilità. Sono due le tappe, a partire da domani, programmate a luglio che caratterizzano la ripresa dell'attività di "Aperitivi sul mare", ciclo di incontri a cura della Delegazione Marevivo Friuli Venezia Giulia e di Ogs, l'Istituto nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, progetto sostenuto dai Lions Club Trieste Miramare e dalla Fondazione "Casali" all'interno di "DivErso - Divulgazione e ricerca per un futuro sostenibile" finanziato dalla regione Fvg e del progetto Interreg Italia-Croazia "Fairsea". Focus sul mare quindi, navigando tra lo stato dell'arte della pesca, le analisi dell'inquinamento (in chiave soprattutto di plastiche e microplastiche) ed i riverberi sulla salute dell'uomo. Temi alla ribalta nelle conferenze di domani e del prossimo lunedì 13 luglio, a partire dalle 17, nella sede del "Pier the Roof", in Molo Venezia 1, sulle Rive. Si parte dunque domani al centro della ripresa di "Aperitivi sul Mare" figura lo spunto "Obiettivo sostenibilità: ridurre e riutilizzare. L'esempio della plastica in mare", tema affrontato da un trittico di esperti come Maria Cristina Pedicchio, Presidente della Delegazione Marevivo del Fvg e membro del Cda dell'Ogs, Paola Del Negro, Direttore Generale di OGS e Giuseppe Razza, manager di Plaxtech e ceo Roteax Go: « Il mare è un ambiente amato da tanti cittadini ma, come ben dimostrato da recenti indagini, non ancora del tutto tutelato e conosciuto - ha sottolineato Maria Cristina Pedicchio - Sulla base del principio "non possiamo pensare di restare sani se il mare è malato", vogliamo raccontare quale sia il reale stato di salute del mare e cosa ciascuno di noi può fare per proteggerlo. Divulgare e coinvolgere i cittadini nella missione "mare sano" è una sfida in cui Marevivo e Ogs vogliono fare la loro parte».La rotta proseguirà lunedì 13, con l'incontro targato: " Il futuro di una pesca sostenibile parte del passato", qui con la partecipazione di Simone Libralato, ricercatore della sezione Oceanografia dell'Ogs, e di Luigi Divari, autore di alcuni testi legati alle tradizioni dell'Adriatico. L'ingresso alle conferenze è gratuito ma necessita di prenotazione, scrivendo a friuliveneziagiulia@marevivo.it o telefonando al numero 3408533667. Ulteriori informazioni sul ciclo scrivendo a press@inogs.it.

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 4 luglio 2020

 

 

Muggia, ecco il piano del centro storico: ora parola ai cittadini
Pubblicata sul Bollettino della Regione l'adozione della variante dopo tre anni di iter
Muggia. È stato pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Fvg l'avviso di adozione, avvenuta lo scorso 9 giugno, della variante al Piano attuativo comunale per il centro storico muggesano. Sta per concludersi un iter iniziato quasi tre anni fa: a poco più di un anno dall'insediamento dell'amministrazione Marzi, nella seduta del 16 ottobre 2017, il Consiglio comunale aveva approvato le direttive per la formazione della variante del Piano particolareggiato comunale del centro storico. A novembre 2018, un gruppo di tecnici armati di mappe ha effettuato diversi sopralluoghi muovendosi nel centro storico della cittadina rivierasca al fine di acquisire la documentazione fotografica e di analisi per svolgere l'incarico di redazione del piano. Dopo la rielaborazione delle informazioni raccolte, la fase successiva ha visto il coinvolgimento della comunità cittadina attraverso specifici momenti partecipativi anche avvalendosi, a tal fine, delle informazioni ricevute attraverso i questionari. Raccolte, dunque, le indicazioni sulle percezioni dei cittadini e le informazioni sulle quali i cittadini hanno espresso la volontà di porre attenzione, tutto il materiale è stato sviluppato sino ad arrivare ad una sintesi necessaria per poter avviare la fase progettuale vera e propria. Una fase, quella progettuale, che ha dovuto tener conto delle tappe precedenti e definire tutta una serie di passaggi assolutamente necessari e fondamentali per arrivare all'adozione del piano.«Oltre al Piano del Centro Storico - precisa infatti il sindaco Laura Marzi, peraltro assessore all'urbanistica nel mandato precedente, quando era stato approvato il nuovo Prgc - negli anni si sono affiancati altri strumenti che incidono dal punto di vista urbanistico quali il "Piano colore", che non è mai stato approvato in via definitiva ed il "Piano dei dehors", con delle norme che regolano gli arredi urbani negli spazi pubblici, di uso pubblico o aperti al pubblico. Compito del Piano è stato quindi anche quello di fare una sintesi dei diversi studi e piani così da poter avere uno strumento nuovo, agile e di facile lettura».Un piano che è stato studiato per rivitalizzare uno dei centri storici più importanti dell'intera Regione: «è un passo indiscutibilmente importante - aggiunge Marzi - che renderà più agevole il riuso di immobili a fini commerciali e consentirà interventi e azioni che fino ad ora presentavano vincoli limitanti. Uno strumento che offrirà nuove possibilità sia dal punto di vista residenziale (permettendo di rivivere o ripopolare strutture attualmente "bloccate") sia di dare nuova linfa al tessuto economico e che, affiancandosi al percorso intrapreso sul piano turistico e confrontadovisi, porterà anche da questo punto di vista ad un rilancio del centro storico».Ora la parola ai cittadini che, entro il 12 agosto, potranno presentare osservazioni e opposizioni. Per poter visionare gli elaborati adottati è possibile andare sul sito web o consultarli, previo appuntamento, negli uffici del Comune di Muggia.

Luigi Putignano

 

 

AMBIENTE - Ripartono da Basovizza i Sabati-Ecologici anti-degrado.

Oggi per tutta la giornata sarà presente un centro di raccolta mobile con gli operatori
Nel 2019, in dodici appuntamenti avevano permesso di raccogliere oltre 90 tonnellate di rifiuti: in prevalenza Raee (Rifiuti Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), ingombranti, inerti, pile e batterie, ma anche pneumatici e olii vegetali e oltre 390 in tutto dal 2014 a oggi. Ripartono sabato da Basovizza i Sabati Ecologici. L'ormai tradizionale iniziativa anti-degrado promossa da AcegasApsAmga e Comune di Trieste e consistente nella presenza di un centro di raccolta mobile per un'intera giornata in una specifica area cittadina, prevede quest'anno una singola tappa estiva, oggi dalle 10 alle 16 nel parcheggio di via Gruden. Gli operatori saranno a disposizione del pubblico per offrire l'opportunità di smaltire correttamente quelle tipologie di rifiuti che non possono essere conferite normalmente: ingombranti, Raee, sfalci e ramaglie o oli esausti. In pratica, i Sabati Ecologici integrano, venendo incontro alle necessità dei cittadini, i centri di raccolta fissi (presenti a San Giacomo, Roiano,Opicina e Campo Marzio). Nell'occasione, sarà presente con un proprio stand il progetto di recupero creativo RiCREAzione - Nuova vita ai tuoi rifiuti dell'Onlus Oltre Quella Sedia, iniziativa nata nel 2017 che permette di dare nuova vita ad oggetti di scarto grazie al loro recupero creativo da parte dei ragazzi diversamente abili dell'associazione. Qualche esempio? Un ferro da stiro che diventa un ferma libri, un contenitore di caffè trasformato in lampada o una teglia per torte divenuta un porta penne. I cittadini potranno donare loro degli oggetti in alternativa al conferimento e, a fronte di un'offerta libera, ricevere un oggetto RiCREAto. Dopo l'interruzione, quella di Basovizza sarà la prima tappa della settima edizione e anche l'unica per il periodo estivo: i Sabati Ecologici riprenderanno infatti a partire dall'autunno prossimo. In ottemperanza alle norme anti Covid, potranno accedere al centro mobile un massimo di due utenti alla volta, nel rispetto della distanza minima e indossando la mascherina. g.t. Al di là dei Sabati Ecologici - ricorda la multiutility - è sempre possibile conferire i rifiuti ingombranti, elettronici, insoliti e pericolosi presso i quattro Centri di Raccolta cittadini gestiti da AcegasApsAmga, o prenotare il servizio gratuito per il ritiro a domicilio dei rifiuti ingombranti al numero verde 800.955.988.

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 3 luglio 2020

 

 

Lido di Staranzano liberato dai rifiuti con Pelù alleato di Legambiente - Goletta Verde ferma al palo - Un'iniziativa attesa in città

Cinquanta volontari hanno bonificato il litorale e la Quarantia dall'invasione di enormi boe, taniche e cassette di polistirolo

Numerosi sono stati i rifiuti recuperati assieme al rocker Piero Pelù e al presidente nazionale di Legambiente Ciafani, che ha annunciato una nuova iniziativa in città

Dieci boe, tre New Jersey in plastica, taniche e cassette in polistirolo, un grande pneumatico e 40 sacchi pieni di bottiglie di plastica e lattine, retine per la mitilicoltura e frammenti di borse e teli in plastica. Sono il "bottino" dell'operazione di pulizia effettuata ieri lungo il litorale tra il Lido di Staranzano e la Quarantia da una cinquantina di volontari di Legambiente assieme al rocker Piero Pelù e al presidente nazionale dell'associazione, Stefano Ciafani, oltre che all'assessore comunale all'Ambiente Andrea Corà. La terza tappa del Clean beach tour, iniziativa nata dalla collaborazione tra il cantante toscano e l'associazione, la prima dopo il lockdown, ha toccato un'area dove non viene effettuata la balneazione, a differenza che a Feniglia e a Sanremo, prime due soste del progetto, ma che è di elevato interesse ambientale, una zona protetta. Anche se il mare non lo sa, depositando a riva quanto si trova, suo malgrado, a ricevere.A inizio febbraio, in occasione della Giornata mondiale delle zone umide, in un tratto precedente a quello pulito ieri, più a ridosso della spiaggia del Lido, erano stati raccolti circa 150 sacchi di rifiuti misti, un'altra decina di boe di grandi dimensioni, una ventina di taniche per carburante e poi sedie di plastica rotte, cassette di plastica e polistirolo, una decina di copertoni. «I rifiuti che ci ritroviamo in mare nascono sulla terraferma - ha sottolineato il presidente di Legambiente Stefano Ciafani -, per due cause principali: la maleducazione dei cittadini e la cattiva gestione da parte degli enti territoriali. Qui stiamo trovando molta plastica usa e getta di cui è ripreso l'utilizzo in questo periodo segnato dal Covid-19, anche se a fare la sicurezza non è il prodotto in sé, ma l'uso che se ne fa».Con l'iniziativa di ieri, che ha sostituito di fatto il passaggio della Goletta Verde, rimasta in banchina per l'emergenza sanitaria, Legambiente nazionale è tornata a chiedere al governo di accelerare su Plastic tax, introduzione della Direttiva Ue per l'abbandono delle plastiche monouso e approvazione del disegno di legge sul fishing for litter promosso dal ministro dell'Ambiente Sergio Costa e da Rossella Muroni, bloccato al Senato, per permettere finalmente ai pescatori di fare gli spazzini del mare. «Anche se sappiamo che alcune Regioni hanno anticipato la norma, come in Friuli Venezia Giulia», ha aggiunto Ciafani, ribadendo ieri l'impegno di Legambiente anche per dare alla centrale termoelettrica di Monfalcone un futuro slegato dai combustibili fossili, com'è il gas. Il presidente nazionale dell'associazione ha preannunciato un'iniziativa di sensibilizzazione che, sulla falsariga dell'incursione effettuata lo scorso anno dalla Goletta Verde davanti alla banchina dell'impianto energetico, avrà luogo a Monfalcone nei prossimi giorni. Se il mare che bagna il litorale monfalconese e staranzanese e del resto della regione sia in salute lo si saprà invece lunedì, quando Legambiente renderà noto l'esito del monitoraggio effettuato in questi giorni dai volontari locali. «Il prelievo è stato effettuato martedì e i campioni sono stati inviati a un laboratorio accreditato», ha confermato Michele Tonzar del direttivo del Circolo Legambiente Ignazio Zanutto di Monfalcone. Al suo fianco l'associazione, ieri presente anche con il presidente regionale Sandro Cargnelutti, ha trovato un testimonial d'eccezione in Piero Pelù, che, come Legambiente, festeggia questo 2020 i 40 anni di carriera.

Laura Blasich

 

Il rocker al lavoro senza maglietta: «Educato da bambino a ripulire»

L'appello ad abolire la plastica monouso e loda il Friuli Venezia Giulia

Al Lido di Staranzano Piero Pelù arriva alla guida del suo camper, dopo aver pernottato a Cividale, pronto a mettersi al lavoro con i volontari di Legambiente. Per il cantante fiorentino, portabandiera del rock italiano con e senza i Litfiba, non è un impegno nuovo quello a difesa dell'ambiente. Tolta la maglietta, sotto il sole cocente Piero Pelù s'è infilato i guanti, ha preso un sacco di plastica e s'è messo alla caccia dei rifiuti frammisti al legname e ai fusti ormai in fase di decomposizione del canneto presente nella zona umida.«Mi sono avvicinato alla pratica della pulizia dei rifiuti quand'ero bambino - ha raccontato ieri, dopo aver riempito il suo sacchetto e aiutato a trasportare sull'argine una boa -. È stata la mia famiglia a insegnarmi questa attenzione e quindi con Legambiente ci conosciamo da molti anni. Devo ringraziare l'associazione per essermi venuta dietro nel progetto del Clean beach tour». Di cui il litorale staranzanese ha rappresentato la terza tappa, dopo la spiaggia della Feniglia in Maremma nei primi giorni dell'anno e Sanremo, a inizio febbraio, in occasione del Festival della canzone italiana, dove il cantante ha portato un pezzo in coppia con Gigante.Primo appuntamento dopo il lockdown, dunque, quello di ieri. «Pensavo peggio per quel che riguarda l'abbandono di mascherine e guanti - ha detto -, ma le microplastiche in compenso non mancano, anzi. Ci sono poi bottigliette per le bibite, cartine delle merendine, cannucce, che ci dicono che è anche dal nostro quotidiano che parte l'impatto sull'ambiente. Aboliamo la plastica monouso». Al Friuli Venezia Giulia il cantante fiorentino ha voluto fare i complimenti. «Il termometro dell'attenzione per l'ambiente sono i cigli delle strade, che qui ho trovato generalmente puliti», ha spiegato. L'unico rammarico è non aver potuto pubblicizzare l'iniziativa per motivi di distanziamento fisico dovuti all'emergenza Covid-19. «Avremmo potuto raccogliere più rifiuti, ma spero che un segnale sia stato lanciato».

LA. BL.

 

 

Concorso Legambiente - Il parco dell'Isonzo è il più votato in regione - una giornata ecologica in settembre

Gorizia e tutti gli amanti della natura che hanno a cuore la città possono esultare. Con 163 voti il Parco sull'Isonzo che si estende a cavallo dei quartieri di Campagnuzza e Sant'Andrea è risultato il sito più votato in regione nel concorso nazionale "Puliamo il tuo parco". L'iniziativa è stata lanciata dalla nota azienda alimentare Vallelata con la collaborazione di Legambiente e proprio Legambiente e i suoi volontari saranno protagonisti attivi del "premio" messo in palio per i vincitori, visto che il parco più votato di ciascuna regione - quello goriziano appunto nel caso del Friuli Venezia Giulia - verrà ripulito dai rifiuti abbandonati nel corso di una speciale giornata ecologica nel mese di settembre. Lo stesso accadrà anche in altri diciannove parchi disseminati su tutto il territorio italiano, visto che Vallelata e Legambiente hanno stilato un elenco di cento aree verdi della Penisola, cinque per ciascuna regione, tra le quali i cittadini potevano scegliere le venti da ripulire. Il risultato di Gorizia e del Parco dell'Isonzo (piuttosto netto, visto che la seconda località in classifica, il Parco del Cormor a Udine, è rimasta staccata di una sessantina di voti, e alle sue spalle sono finite aree verdi di San Vito al Tagliamento, Trieste e Pordenone) è merito della sensibilità di tanti goriziani, ma anche dell'intenso lavoro di "passaparola" portato avanti nelle ultime settimane dal gruppo Facebook "Proteggiamo il Parco sull'Isonzo di Campagnuzza e Sant'Andrea". Il gruppo, attivo da oltre dieci anni, si batte per tutelare, recuperare e valorizzare uno dei polmoni verdi più suggestivi della città, ma anche uno di quelli maggiormente "feriti" dal degrado e dall'abbandono dei rifiuti. Non a caso, pur attendendo con soddisfazione la bonifica dei rifiuti programmata a questo punto a settembre grazie al concorso, gli amanti della natura del gruppo si attendono che le amministrazioni pubbliche locali e regionali possano reperire le risorse finanziare necessarie anche alla manutenzione del parco. Dal verde ai sentieri, dagli arredi alla segnaletica: tutto ciò che serve per riportare quella splendida area alla bellezza e alla fruibilità originarie.

M. B.

 

 

ISTRIA - Un parco ornitologico nel bosco di Cervera - area eco-friendly
Parenzo. È nato il Papago park, il primo parco degli uccelli in Croazia che si estende su 30 mila metri quadrati di superficie, nell'area boschiva di Porto Cervera. Il parentino Bernard Kranjec e la sua famiglia hanno cosi coronato il loro progetto avviato 7 anni fa. Il parco dispone di una ventina di case rifugio per le 22 varietà di pennuti e di 200 femmine di tutti i cinque continenti del mondo. Sono tutte varietà esotiche tranne due, le galline nane e le anatre della Drava che trovano posto nel "cortile della nonna". Il parco come sottolinea con orgoglio il proprietario è "eco-friendly" nel senso che tutti i contenuti sono stati realizzati con materiali naturali, nel massimo rispetto della legge sulla tutela dell'ambiente. Così la passeggiata per i visitatori, adeguata alle persone con difficoltà motorie, è stata pavimentata con vegetazione sminuzzata.

V.C.

 

Ricercatori di Milano nelle grotte del Carso per "capire" i protei
Il piccolo anfibio delle cavità naturali in Italia si trova solo nella Venezia Giulia
Dall'Università Statale di Milano a Trieste per approfondire le diversità genetiche tra la popolazione del protei che vivono sempre in grotta e quella che, invece, è composta da esemplari che quando cala il buio si spingono all'esterno per procurarsi del cibo. Nel nostro Paese il proteo si trova esclusivamente nelle provincie di Trieste e Gorizia. Ed è proprio nelle grotte sistemate nell'area a cavallo tra questi due territori che il ricercatore Raul Manetti e la dottoranda Benedetta Barzaghi per quattro giorni - muniti di tutti i permessi che consentono di effettuare delle analisi specifiche su questo piccolo anfibio - hanno raccolto tutte le informazioni necessarie a scoprire nuovi aspetti e caratteristiche dell'abitante più suggestivo del sottosuolo carsico. Il primo contatto con la nostra città è avvenuto attraverso lo Speleovivarium, la realtà museale didattica dedicata alla speleobiologia, alla speleologia ed alla conoscenza della fauna ipogea, gestito dalla Società Adriatica di Speleologia, la stessa realtà che in queste giornate ha fatto da Cicerone a Manetti e Barzaghi.«Noi conosciamo i punti precisi dove vive il Proteo - racconta Marco Restaino della Sas - e così li abbiamo accompagnati in diverse grotte, facendoli calare in quelle cavità in completa sicurezza». La ricerca dei due giovani della Statale partirà da un'analisi del Dna dei diversi esemplari trovati, esaminando anche il loro aspetto e le abitudini. Da una prima analisi, sembrerebbe che quelli che escono dal sottosuolo presentino una pigmentazione leggermente giallastra, e non biancastra, tendente al rosato come gli altri. Una caratteristica che potrebbe dipendere da diversi fattori, incluso il cibo recuperato all'esterno. È verosimile, insomma, che dalla Statale presto arrivino novità che possano arricchire di ulteriori dettagli e curiosità aspetti di vita di questa specie longeva, che può raggiungere anche i 40 anni di età. Il piccolo anfibio è stato recentemente oggetto di studio anche di un gruppo di ricercatori dell'Università Eötvös Loránd di Budapest, che ha osservato per otto anni diversi protei nella grotta Vruljak 1 in Bosnia: è emerso che il proteo è uno degli animali più "sedentari". I ricercatori ungheresi hanno visto che la maggior parte dei protei si muoveva con una media di 5 metri l'anno. L'individuo più attivo si è mosso per 38 metri in 230 giorni, il più sedentario è stato trovato nello stesso punto dopo 2.569 giorni, più di 7 anni.

Laura Tonero

 

 

Dati conformi alla legge: i "pedoci" muggesani tornano commestibili - revocato il divieto
Muggia. È arrivata, come annunciato nei scorsi giorni dal direttore del Servizio veterinario igiene degli alimenti di origine animale dell'Asugi Paolo Demarin, la revoca dell'ordinanza dello scorso 15 gennaio relativa al divieto di raccolta, commercializzazione, trasformazione, conservazione e consumo dei molluschi bivalvi vivi, i "pedoci", allevati nell'area muggesana contraddistinta dal codice "Ts 02". Il motivo sta nel fatto che i requisiti sanitari sono risultati nuovamente conformi alla normativa, certificati dai dati trasmessi all'Asugi dall'Istituto zooprofilattico delle Venezie.Si chiude così, almeno per ora, una fase che ha visto lontani dalle tavole non solo i "pedoci" muggesani, ma, in varie fasi, tutti i molluschi allevati lungo la costa triestina, da Muggia appunto fino al Villaggio del Pescatore. La zona di produzione muggesana, la "Ts 02" appunto, però, è quella che ha pagato lo scotto maggiore in termini di chiusura e sospensione, in quanto in questo primo semestre dell'anno è stata l'unica a essere stata chiusa ininterrottamente a causa, soprattutto, della presenza di benzo(a) pyrene, idrocarburo policiclico molto pericoloso per la salute soprattutto quando si presenta disciolto in acqua. Nel corso di questi mesi, proprio per la presenza dell'idrocarburo, l'Istituto zooprofilattico delle Venezie ha effettuato diversi campionamenti (il 17 febbraio, il 24 febbraio, il 9 marzo, il 27 aprile e il 25 maggio). L'Asugi intanto, attraverso diverse note, ha chiesto ai vari enti competenti in materia ambientale di farsi carico di portare alla luce le probabili e potenziali cause di inquinamento che hanno contribuito a contaminare il prodotto. In risposta l'Arpa, in una nota dello scorso 4 giugno, ha relazionato sul fatto che la presenza di benzo(a)pyrene nei molluschi muggesani non è direttamente collegabile alla contaminazione diffusa lungo le coste del golfo di Trieste. Quindi, a oggi, non è stato ancora individuato, almeno ufficialmente, il motivo della presenza di questo idrocarburo.

Luigi Putignano

 

 

Distributore di Gradisca e il rito dei tappi solidali - Una raccolta è da record

GRADISCA. Una raccolta-record per i "tappi solidali". La solidarietà degli automobilisti gradiscani e isontini in generale non è evidentemente mai andata in lockdown. Decine di migliaia di tappi stanno venendo raccolti anche in questa "fase due" dalla Mg service di Ivan Ghermi e Marco Marini, che da tredici anni gestisce il distributore di benzina di viale Trieste. Da un decennio la società è protagonista di una raccolta che è diventata un must per gli automobilisti. Numerosi fusti di olio da 200 litri traboccanti di tappi di plastica "elargiti" dalla cittadinanza saranno consegnati all'impianto di riciclaggio di Ruda. Una volta riciclato il materiale viene inviato a industrie che lo acquistano e lo utilizzano per la produzione. Dai proventi vengono raccolti fondi per finanziare l'associazione Via di Natale, che cerca di migliorare la vita di pazienti e familiari residenti al Cro di Aviano. Si possono "donare" anche i tappi di contenitori di farmaci, di detersivi e da qualche tempo pure lattine di alluminio. «Da sempre volevamo abbinare all'attività qualcosa che fosse utile al prossimo - spiega Ghermi - e la generosità dei gradiscani e di chi transita è davvero sorprendente. È un gesto semplice ma che la clientela si è abituata a fare, tanto da non rinunciarvi neppure in questo periodo difficile. Questo ci gratifica».

L. M.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 2 luglio 2020

 

 

Grado - Rose da una sconosciuta e Pelù oggi pulisce l'arenile insieme a Legambiente
Per un paio di giorni Piero Pelù ha gironzolato per Grado, un po' in bicicletta, un po' prendendo il sole e facendo il bagno e anche giocando a bocce sulla sabbia nell'area della spiaggia gestita della Git. Il cantante ha cercato di schivare il più possibile i fan. Ma in tanti l'hanno visto e segnalato. È presente a Grado in quanto vicino a Legambiente e a Goletta Verde, per un'iniziativa di pulizia di un arenile a cui parteciperanno solamente i soci di Legambiente. È stata in ogni caso l'occasione per il cantante di trascorrere alcune giornate di ferie nell'isola, il più possibile indisturbato, ma in ogni caso assolutamente senza nascondersi. Una delle poche foto dove si è fatto ritrarre è quella scattata nei pressi del chiosco dello stabilimento Bora Bora della parte iniziale del tratto libero della spiaggia principale dove ha preso l'aperitivo e si è fatto riprendere assieme al bagnino Luca Fucili e al barista Nicola Guzzon. In ogni caso la sua presenza, anche per via di un post pubblicato dal cantante su Facebook, ha fatto un po' di promozione a Grado. Nel post pubblicato da Pelù, il cantante ringrazia una sconosciuta che sul lungomare gli ha regalato delle rose (ha anche pubblicato una foto con queste rose): "Grazie per avermi stupito con un gesto tanto gentile quanto inaspettato". La sconosciuta, come ricorda sempre il cantante gli ha detto solamente: "Ehi Piero, grazie!" per poi andarsene come era arrivata. "Il mondo può essere bello grazie a tutte quelle persone come te! ", ha commentato il cantante. Lo stesso cantante ha annunciato che oggi parteciperà a una tappa del Clean Beach Tour di Legambiente: "Sottrarremo plastiche e veleni anche a questo mare, a queste terre e a queste splendide persone". Il tutto senza indicare se la pulizia riguarderà Grado - come qualcuno ha inteso o come, invece, quelli di Legambiente hanno smentito -. È evidente in ogni caso, che l'operazione sarà effettuata nella regione. L'area è quella del Monfalconese.

Antonio Boemo

 

 

Arrivano i contenitori per la differenziata nel cuore della "movida"
Dodici cassonetti speciali piazzati ai due lati di via Torino per favorire il recupero di vetro e plastica stimolando "buone pratiche" tra gli avventori
"Pensi di farcela?". Il messaggio forte e ironico, affiancato a 12 nuovi contenitori per la raccolta differenziata di vetro e plastica nella zona di via Torino, centro principale della movida triestina, è subito chiaro: sensibilizzare gli avventori dei locali del centro a una corretta raccolta di plastica e vetro. La nuova campagna di comunicazione, presentata ieri da AcegasApsAmga, Comune di Trieste e Fipe, attraverso l'agenzia triestina Giotto Enterprise, è nata dall'esigenza di ordine pubblico delle scorse settimane, quando il divertimento notturno è sfociato più volte in risse violente. La preoccupazione che i bicchieri e le bottiglie in vetro possano diventare un'arma pericolosa ha spinto la Fipe, dopo diversi ragionamenti con gli esercenti, a mobilitarsi in questa operazione, che dal punto di vista della campagna pubblicitaria era già in pancia in AcegasApsAmga. Nasce da qui dunque il progetto di lanciare il claim "Pensi di farcela?", messo in campo fin dalle ultime settimane di giugno e completato entro la fine del mese. A completamento è stata costruita un'immagine che risulti subito riconoscibile e contestualizzata: il museo Revoltella a fare da sfondo e una mano che getta nei nuovi contenitori una bottiglia di vetro. «L'idea, che è stata messa in campo in poco tempo - ha sottolineato Federica Suban, presidente della Fipe - è stata subito caldeggiata dal prefetto Valerio Valenti e dal questore Giuseppe Petronzi. C'è peraltro anche un'ottima collaborazione tra gli steward, che saranno in servizio tutta l'estate, e la Questura per la segnalazione di comportamenti scorretti». Le tre nuove batterie di contenitori, ognuna dotata di due cestini per il vetro e due per la plastica, accompagnate da un totem informativo sono stati posizionati all'inizio e alla fine di via Torino e nell'area verde di piazza Venezia. AcegasApsAmga ci ha speso circa 10 mila euro: il medesimo spot, ha detto il direttore Servizi Ambientali Giovanni Piccoli, potrebbe essere riproposta anche altrove. Così l'assessore all'Ambiente Luisa Polli: «Puntiamo l'attenzione sullo sperpero di risorse per la raccolta di rifiuti in eccesso che, con questo andazzo, potrebbe verificarsi anche in questa zona. Sul lungo periodo ciò porta a un aumento di costi, quando ci vuole poco per mettere in atto delle buone pratiche».

Benedetta Moro

 

Sgonico lancia la raccolta di olio alimentare usato - tre cisterne a borgo grotta, sales e gabrovizza
SGONICO. Scatta a Sgonico l'operazione di raccolta dell'olio alimentare usato. Il Comune ha stretto infatti un accordo con Isontina ambiente, la società che gestisce il servizio di nettezza urbana sull'altipiano, in base al quale sono stati posizionati a Borgo Grotta, Sales e Gabrovizza tre cisterne, che i residenti potranno utilizzare appunto per riversarvi l'olio utilizzato per cucinare. L'olio vegetale è riciclabile al 100 % se correttamente conferito. Disperderlo in acqua invece provoca un notevole danno all'ambiente: un solo litro disperso può rendere non più potabile un milione di litri d'acqua. «Per questo motivo - spiega Monica Hrovatin, sindaco di Sgonico - abbiamo avviato l'iniziativa e sollecitiamo tutti i cittadini a prenderne atto e a beneficiare di questo nuovo servizio». Per incentivarlo, Isontina ambiente mette a disposizione gratuitamente 150 contenitori sottolavello, che saranno distribuiti a chi si presenterà al Centro raccolta di Sgonico e ne farà richiesta sul momento. Dovessero andare esauriti, il Comune provvederà a richiederne altri.

u.sa.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 1 luglio 2020

 

 

Opicina sogna il tram dal tragitto extralarge
Pronto il progetto dell'Associazione per la difesa del borgo che estende la linea alla locale stazione e poi fino a Prosecco
TRIESTE. Allungare la linea del tram di Opicina, spostando il capolinea di piazza Oberdan all'interno di Porto Vecchio e, soprattutto, quello di piazzale Monte Re nei pressi della stazione di via della Ferrovia. È il progetto, ricco di analisi e studi che riguardano sia l'aspetto tecnico che quello finanziario, messo a disposizione della città dall'Associazione per la difesa di Opicina, con l'intento di «cogliere l'opportunità rappresentata dai finanziamenti europei di cui sarà destinataria l'area di Porto Vecchio - dice Gianpaolo Penco, uno degli artefici dell'iniziativa - per migliorare una linea storica e piena di fascino come quella del tram, facendone un moderno strumento di spostamento per triestini e turisti».Il costo previsto dal gruppo di tecnici che si sono impegnati nella redazione del progetto per il completamento dell'opera è di 11 milioni e 745 mila euro. Il grosso della spesa, pari a otto milioni, riguarderebbe l'acquisto di cinque nuove vetture «che, pur essendo moderne nella struttura e nella tecnologia - precisa Penco - potrebbero essere rifinite esteticamente per ricordare quelle storiche, tanto care ai triestini». Nel ragionamento dei portavoce dell'associazione, infatti, si fa chiaro riferimento alla «necessità di sostituire la vecchia linea e le carrozze con quelle attualmente in uso nelle principali città del mondo, che garantiscono risultati migliori sotto il profilo della frenata, dei consumi, perché si recupera energia elettrica in frenata, e della stabilità». Evidente anche l'aspetto funzionale: «L'allungamento fino a Porto Vecchio permetterebbe di raggiungere quello che, in futuro - riprende Penco - sarà un cuore pulsante della città. Quello fino alla stazione di Opicina garantirebbe il collegamento diretto di quest'ultima con la stazione centrale di piazza Libertà, riproducendo un asse che esisteva già in passato. Oggi ci si potrebbe così agganciare alla rete ferroviaria slovena, con potenziali turistici di notevole spessore». Per andare da piazza Oberdan a Porto Vecchio si attraverserebbe via della Geppa, per sbucare in largo Santos. Sull'altipiano, invece, le alternative per arrivare alla stazione sono due: impegnare via di Prosecco, che però è molto frequentata e non molto larga, oppure strada per Vienna fino all'ex Dazio, per imboccare via di Monrupino. «Un tragitto quest'ultimo - assicura Penco - che metterebbe i viaggiatori nella condizione di immergersi nel verde». Un ulteriore tocco di suggestione è rappresentato, nell'ambito del progetto dell'Associazione per la difesa di Opicina, dalla possibilità di riutilizzare le vecchie rotaie e le carrozze storiche, per realizzare un tram turistico che vada dall'Obelisco sino a Prosecco, lungo il sentiero Cobolli, lambendo il santuario di Monte Grisa. «Sarebbe il completamento di un piano - conclude Penco - capace di rivitalizzare l'intero altipiano sotto il profilo turistico».

Ugo Salvini /

 

 

Ennesima carcassa di delfino rinvenuta al largo dell'Isola
Secondo caso in breve tempo. Più frequenti invece i ritrovamenti di tartarughe morte
Lungo il canale d'accesso a Grado, sospinto evidentemente dal mare piuttosto mosso, è stato notato ieri galleggiare il corpo di un delfino. Verso le 15.30 gli uomini del gommone della Guardia Costiera di Circomare Grado lo hanno recuperato e trainato fino al Molo Torpediniere.Prima dell'eventuale smaltimento che viene sempre eseguito dal personale del Comune di Grado, è stato richiesto come sempre anche l'intervento del personale veterinario per cercare di capire quali possano essere le cause del decesso. Difficile capire le cause poiché a una sommaria vista non si notano ferite di alcun genere. Il delfino è lungo oltre un metro. L'operazione condotta dagli uomini di Circomare alla cui guida c'è il neo comandante tenente di vascello Miochele Torracca, è stata seguita da diversi diportisti che transitavano lungo il canale.A distanza di poco tempo è il secondo delfino che viene trovato morto spiaggiato a Grado. Il primo era stato notato da un bagnante sulla battigia nel tratto libero della spiaggia della Costa Azzurra. Va ricordato inoltre che in questi ultimi tempi nei vari litorali dell'isola sono state recuperate anche cinque tartarughe trovate spiaggiate morte.Se il ritrovamento di carcasse di tartarughe è purtroppo abbastanza frequente, il rinvenimento di carcasse di delfini è invece piuttosto raro e per questo vanno accertate le cause del decesso nel modo più approfondito possibile. Nei giorni scorsi una tartaruga morta era stata rinvenuta anche nella laguna di Marano.

AN.BO.

 

Sequestro record di capesante croate - E la multa è salata - il blitz al mercato ittico
Alle prime luci dell'alba il nucleo ispettori pesca della Guardia costiera ha eseguito al Mercato ittico un maxi sequestro di 150 chilogrammi di capesante provenienti dalla Croazia, intervenendo con una squadra di sei militari. La sanzione amministrativa, poiché si tratta di un illecito e non più di un reato, è salata: la ditta d'oltreconfine, multata in passato dalla Capitaneria per violazioni di altro tipo, e l'azienda italiana coinvolta nella compravendita dovranno pagare in totale ottomila euro. Dall'ispezione è emerso che le capesante erano di taglia inferiore rispetto a quella minima pescabile. Normalmente, spiegano dalla Capitaneria, questi frutti di mare vengono raccolti tutti assieme e di misure diverse. Nel pescato possono quindi rientrare anche quelli più piccoli, che sono appunto vietati al commercio. Quando l'intero prodotto verrà analizzato dagli ispettori, ciò che risulterà non idoneo alla vendita verrà dato in beneficenza, dopo una visita veterinaria che ne accerterà la salubrità e ne attesterà l'idoneità al consumo umano. La parte che invece non viola alcuna norma potrà, sempre dopo attente verifiche, essere dissequestrata e restituita al venditore, ma non rigettata in mare. L'intervento rientra nell'ambito dei controlli legati all'operazione "Mare Sicuro 2020", attiva fino al 15 settembre. Nel pomeriggio inoltre il nucleo ispettori pesca ha intercettato un cittadino croato di Pola, privo di titolarità nell'esercizio del commercio, ma abituale frequentatore delle rivendite triestine: stava uscendo da una pescheria dell'altipiano, cui aveva appena venduto circa 6 chili di polpa di granseola sprovvista di qualsiasi elemento che ne attestasse la tracciabilità. Ovviamente ai militari non è risultato nemmeno che fosse stata emessa una fattura. Nel corso dell'operazione è stata sanzionata con una multa di 3 mila euro la pescheria coinvolta nell'acquisto del prodotto, solitamente venduto pastorizzato e sottovuoto.

Benedetta Moro

 

 

Caccia al tesoro a Carsiana: come riconoscere tutti gli alberi

Gli esperti insegneranno ai partecipanti a utilizzare una speciale chiave dicotomica
Una caccia al tesoro botanica tra 29 specie legnose per indovinare "Che albero è questo?". Domenica alle 10.30 Carsiana ospiterà un evento speciale nel corso del quale i partecipanti, utilizzando la chiave dicotomica - uno strumento creato appositamente per il Giardino botanico - e grazie ai consigli degli esperti, impareranno a identificare le specie legnose incontrate lungo il percorso. «Nell'ambito del progetto Dryades, sviluppato dal Dipartimento di Scienze della Vita dell'Università di Trieste - spiega la presidente della Cooperativa Rogos,Tina Klanjscek - è stato creata una chiave specifica proprio per il riconoscimento delle specie legnose di Carsiana. Ogni anno proponiamo un evento in cui presentiamo questo strumento e spieghiamo come funziona. Le specie possono essere riconosciute anche confrontandole con una foto, ma l'approccio più corretto e che assicura una determinazione precisa è l'utilizzo di queste guide interattive che, attraverso una sequenza di domande specifiche, portano a individuare esattamente la specie che stiamo osservando». Viene chiesto ad esempio se la specie presenta a foglie aghiformi o a lamina espansa, se è a margine intero o seghettato e, se ha fiori, di quale colore sono e, man mano che si procede con le domande, ci si avvicina alla specie esatta. Lo stesso metodo viene utilizzato anche per l'identificazione degli animali. «Domenica - riprende Klanjscek - impareremo non solo a riconoscere le specie presenti a Carsiana - dove quelle più rappresentate sono carpino nero, frassino minore, e roverella, ginepro, biancospino, scottano e corgnolo -, ma pure a utilizzare uno strumento che può consentire di determinare anche le specie erbacee incontrate nelle proprie escursioni». Quanto allo svolgimento, al termine di un momento introduttivo in cui vengono descritti i caratteri a cui prestare attenzione per riuscire a determinare le specie, vengono consegnate a tutti una copia plastificata della chiave e una tabella con un elenco alfabetico di lettere e i partecipanti sono invitati a cercarle, appese agli alberi: insomma, una specie di caccia al tesoro. La partecipazione all'evento è gratuita ma, per le norme anti-Covid, limitata a 15 persone e su prenotazione, previo conferma, inviando una mail a info@giardinobotanicocarsiana.it con nome e recapito telefonico. Nel caso di richiesta superiore alla disponibilità di posti, è ipotizzata una replica. A conclusione dell'attività verranno lasciati in visione vari libri con chiavi dicotomiche e fornite informazioni per imparare a utilizzare le chiavi digitali scaricabili in forma di app.

Gianfranco Terzol

 

Sulla Forcella Grande del monte Rinaldo la gita è "in ambiente" - escursioni del cai
Il Cai Centrale ha autorizzato la ripresa dell'attività "in ambiente", anche se con misure di protezione anti-virus che pongono dei limiti e obbligano, organizzatori e partecipanti, a nuove regole di comportamento e al "numero chiuso".La prossima domenica, come da programma, si salirà alla Forcella Grande del m. Rinaldo, monte che si erge all'entrata della Val Visdende. Lasciate le macchine (altra novità...) al primo grande parcheggio a sinistra, si prenderà il sentiero Cai n° 130 che, dopo un primo tratto in bosco, comincia a risalire la Valle delle Forcellette. Sarà ben presto evidente che si camminerà su un'opera militare della Grande Guerra, con muretti a secco di contenimento e/o livellamento, per favorire un'agevole salita con pendenza costante e mai accentuata. Il panorama si andrà via via allargando sulle Dolomiti e altri monti, fino a raggiungere il catino superiore, sotto le cime. L'ambiente sarà magnifico, e il percorso sempre facilitato dai frequenti zig-zag. Saliti gli ultimi "verdi" si arriverà in forcella, salutati da vento gagliardo. Affacciandosi, si avrà davanti la Val Visdende e i monti che la delimitano a nord e i boschi sottostanti, con ampie chiazze devastate dalla tempesta Vaia di due anni fa, una grossa ferita che sarà visibile per tanti anni. Sosta per il pranzo al sacco, avendo davanti una distesa di innumerevoli monti, tra cui alcuni "colossi" dolomitici, come l'Antelao con dietro il Pelmo e le Tofane; discesa a valle per lo stesso percorso. Come d'abitudine, verrà affiancata un'escursione di impegno minore: la salita alla casera di Casa Vecchia partendo da Pierabech, 650 m di dislivello su comode carrarecce in mezzo al bosco, sotto il gruppo montuoso Chiadenis - Avanza - Cima della Miniera - Navastolot. Capigita Maurizio Tessarolo e Giuliano Brancolini. Si invitano i partecipanti a mettere a disposizione le proprie macchine per il viaggio; le spese verranno suddivise tra gli occupanti. Ritrovo e formazione equipaggi alle 7 in piazza Oberdan. Info e prenotazioni telefonando al 040 635500 - 3473264700 (XXX Ottobre) o al 040 369067 (Alpina) negli orari 17.30-19.30. --

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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