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IL PICCOLO - DOMENICA, 19 settembre 2021

 

 

Ripescati in Sacchetta parabordi, ruote, tubi e persino un frigorifero - la pulizia dei fondali nell'ambito di mare nordest

Il sedile di un'utilitaria, la batteria di un camion, una ventina di pneumatici, numerosi parabordi, boe, bottiglie di vetro e di plastica. Sono solo una parte degli oggetti che ieri mattina sono stati recuperati dai fondali dello specchio d'acqua dinanzi la società nautica "Sacheta" da 13 subacquei e un apneista facenti parte di varie associazioni e circoli triestini del settore. Sono state tre ore di lavoro nell'ambito della sesta edizione dell'operazione "Clean Water - Mare Nordest 2021 - Il mare che vorrei", che ha visto impegnati numerosi volontari sia in mare che a terra. «In media raccogliamo fra gli 800 e i 900 chili di materiali», spiega Edoardo Nattelli di Mare Nordest: «La maggior parte degli oggetti che ritroviamo sono il frutto dell'inciviltà della gente e soltanto una minima parte, invece, è conseguenza di cadute in mare accidentali». Di ogni tipo, come detto, gli oggetti rinvenuti. Addirittura un frigorifero, incastrato fra pontile e barche, come pure dei più semplici secchi e pennelli, probabilmente utilizzati per la riverniciatura delle imbarcazioni e poi gettati a mare. E, ancora, taniche, ombrelli, sdraio, nasse per la pesca delle seppie, uno specchio, tubi di plastica, un coprimotore da barca e una custodia per autoradio. Passano gli anni, insomma, ma pare che l'educazione a non inquinare il mare sia dura da far recepire persino a chi lo frequenta. «In realtà qualcosa si muove - spiega Nattelli - perché là dove la pulizia l'abbiamo fatta più volte, nel corso degli ultimi anni, abbiamo notato un leggero calo nel numero dei rifiuti recuperati». Le associazioni sportive di sub del territorio, ma non solo, hanno reso possibile l'iniziativa di ieri. Fra di loro Asi Sub, Circolo Sommozzatori Trieste, Murena Diving Sporting Club, Area 51 Diving School, Deep Blue, Aquatik Dream, L'Altraitalia Ambiente, Sics Cani Salvataggio e Corpo Pompieri Volontari di Trieste. «Per quest'anno è in programma a breve un'altra pulizia nel porticciolo di Sistiana - fanno sapere gli organizzatori - mentre in vista del 2022 contiamo di riprendere le normali attività di recupero con una cadenza simile a quelle dell'era pre-Covid».

lo.de.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 18 settembre 2021

 

 

Sul progetto Kipar per il Porto vecchio è sfida di visioni fra Dipiazza e i rivali

Il sindaco: «Tassello importante, dagli altri solo chiacchiere» Russo: «Boutade elettorale». Laterza: «Scelte sbagliate»

Quale soluzione per il Porto vecchio? All'indomani della presentazione del piano dell'architetto Andreas Kipar per gli spazi pubblici dell'area, la comunità politica si divide: se per il sindaco uscente è la chiave per realizzare un nuovo borgo cittadino, gli altri candidati alla guida di palazzo Cheba chiedono a gran voce - ognuno a suo modo - che l'antico scalo sia anche sede di attività produttive. Per Roberto Dipiazza il lavoro degli esperti germanici è un'occasione per riaffermare il suo essere uomo del fare: «Il Bosco urbano dell'architetto Kipar nel nuovissimo Porto vecchio è un tassello di questa nostra concreta visione della città che stiamo già progettando e realizzando, a differenza di altri che possono fare solo chiacchiere o raccontare menzogne». Quanto al rischio dello "spezzatino", paventato anche dall'architetto, Dipiazza spiega il suo approccio: «I magazzini hanno 15-20 mila metri quadrati, è difficile pensare di non dividerli in sezioni per dare modo a diverse aziende di insediarsi. Poi il consorzio Ursus è lì per valutare: la Ford voleva farci il suo museo ma metterci anche un concessionario. Ho detto di no. Ma se arriva una proposta come quella di Eataly? Si valuta caso per caso». Il candidato del centrosinistra Francesco Russo la vede diversamente: «Trovo interessanti molti spunti di Kipar, ma questa era una presentazione pre elettorale. Il tema vero è che quell'area ha bisogno di un piano strategico che non ne faccia un rione residenziale verde, con ampi rischi speculativi, ma che la metta nel suo insieme a disposizione di investitori e realtà produttive. Dal mese prossimo si cambia approccio: un piano di lungo periodo, un ragionamento sull'area nel suo complesso, il supporto di professionalità private ma anche capacità di ascolto dei cittadini. Perché, al di là delle capacità di Kipar, parliamo dell'ennesimo progetto calato dall'alto». Riccardo Laterza di Adesso Trieste punta il dito sulle «scelte profondamente sbagliate» prese dal Comune «sulle destinazioni d'uso degli edifici»: «È triste constatare come l'assetto proposto degli spazi aperti e la loro relazione con i volumi esistenti siano concepiti sul modello di una città esclusivamente del tempo libero, dove il lavoro e la produzione non esistono». Rilancia: «Quando governerà il Comune Adesso Trieste stralcerà la variante che considera Porto vecchio come il quarto borgo storico di una città che ha già 13 mila case vuote e 1.800 negozi sfitti, e ne proporrà un'altra, con le misure e gli strumenti necessari a dare un futuro produttivo e sostenibile alla città». Così la candidata del M5s Alessandra Richetti: «Il centrodestra continua a fare proposte faraoniche poco incentrate sui bisogni della città. Ho grande stima dell'architetto Kipar e nel suo lavoro ci sono spunti molto interessanti, la sua idea del verde ci trova d'accordo. Non riusciamo a capire però idee come quella della Regione, di arroccare lì tutte le sue sedi senza che ciò faccia crescere la città, mentre ciò di cui Trieste ha bisogno sono nuovi spazi di sviluppo». Duro Franco Bandelli di Futura: «Kipar è un paesaggista e ha fatto la cornice di un contesto in cui mancano, non per colpa sua, i contenuti. Il discorso è sempre lo stesso, manca un progetto generale: siamo passati dalla ruota panoramica all'ovovia, agli uffici della Regione, che ricordo pagheremmo noi. Mi sembra, insomma, una boutade elettorale: nelle prossime due settimane mi aspetto arrivi l'impianto di ping pong dei coreani e la fabbrica di lana merino cilena. Suvvia». Il candidato della Federazione del Tlt Giorgio Marchesich commenta: «Il solito fumo negli occhi che arriva alla vigilia di ogni elezione. Noi non siamo favorevoli perché vogliamo non sia una speculazione edilizia, né un giardino incolto, ma un porto franco internazionale come impone l'allegato VIII». Per la candidata di Verdi e Sinistra Tiziana Cimolino il progetto serve a coprire le carenze del Comune: «È greenwashing. Una strategia di comunicazione finalizzata a costruire un'immagine ingannevolmente positiva sotto il profilo dell'impatto ambientale allo scopo di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dagli effetti negativi per l'ambiente dovuti al progetto che stanno costruendo veramente».

Giovanni Tomasin

 

 

Piano per l'ambiente firmato da At Futura: un nuovo grande marina

I civici di Adesso Trieste fra politiche energetiche e gestione dei rifiuti Dai bandelliani focus sul mare. Cimolino: «Recuperare gli alloggi sfitti»

«Vogliamo ridurre i consumi creando comunità energetiche diffuse». Così Giovanni Carrosio, socio fondatore di Adesso Trieste e docente di Sociologia dell'ambiente dell'ateneo cittadino. «Il Comune può essere parte attiva in ciò, tramite riqualificazione energetica degli edifici su base rionale e mappatura dei palazzi pubblici adatti a ospitare piccoli impianti di pannelli fotovoltaici, per autoprodurre energia pulita». I civici municipalisti vogliono inoltre realizzare un nuovo piano per la gestione dell'immondizia, con l'obiettivo "rifiuti zero", e ripubblicizzare i servizi essenziali tra cui l'acqua, costituendo comitati di lavoratori e utenti. È quanto emerso da una conferenza stampa dov'erano presenti anche il candidato sindaco, Riccardo Laterza, e la capolista Giulia Massolino. Il movimento Futura - tramite il candidato sindaco Franco Bandelli, il consigliere comunale uscente Roberto De Gioia, il coordinatore provinciale Michele Sacellini, le candidate al Consiglio comunale Sabrina Iogna Prat e Rina Anna Rusconi - è intervenuto invece sull'economia del mare. De Gioia ha parlato di «potenzialità inespresse di Trieste» indicando il Porto vecchio come sede ideale di uno dei marina più grandi d'Italia. Bandelli ha ribadito la proposta di istituire un assessorato al Mare da affiancare a una delega al Carso. Verdi e Sinistra in Comune-Levica hanno tenuto un banchetto in largo Barriera sull'emergenza abitativa, affermando che a Trieste ci sono 10 mila alloggi sfitti, a fronte di quasi 4 mila persone in lista di attesa Ater e quasi mille sentenze di sfratto esecutivo. «Si prospetta un futuro di povertà», ha detto la candidata a sindaco Tiziana Cimolino: «Il Welfare comunale ha stanziato un tesoretto da 800 mila euro per aiutare le persone in difficoltà. Ma viste le case sfitte anche di Comune e Ater, si può fare di più, avviando politiche di recupero stabili, promuovendo un co-housing intergenerazionale tra anziani che vivono soli e giovani che hanno bisogno di un tetto, dando la possibilità alle giovani coppie di formare gruppi per ristrutturare edifici in forma di cooperativa. Serve poi uno sportello di contrattazione sociale, per aiutare chi è in difficoltà a mediare per rimodulare il canone d'affitto».

 L.G.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 17 settembre 2021

 

 

Porto vecchio, il piano di Kipar per una nuova città verde

Il paesaggista: "Lo spazio pubblico punto di partenza per lo sviluppo dell'area". Previsti anche il trenino turistico e l'ovovia. I moli trasformati in oasi "green"

L'importante sarà tenere il ritmo. Si compone come un pentagramma il piano dell'architetto Andreas Kipar e del suo team per quello che ormai chiama Porto "nuovissimo": al cuore del progetto l'idea di sviluppare l'antico scalo pensandolo a partire dai suoi spazi pubblici, verdi e sostenibili. Ieri, presentando sua la partitura, il paesaggista tedesco ha lanciato un monito: bisognerà tenere sempre a mente il piano generale in fase di vendita dei magazzini, per evitare il rischio del celebre "spezzatino". Il lavoro fatto finora è stato presentato in mattinata alla sala Luttazzi del Magazzino 26, nell'ambito del secondo incontro partecipativo per lo sviluppo della città. Kipar e la sua squadra (Land Italia srl) hanno esposto il cuore del progetto, affidato loro dal Comune all'inizio dell'anno e ormai a buon punto d'elaborazione: il già citato pentagramma è composto nelle sue linee orizzontali dai grandi viali del Porto vecchio, segnate in verticale dagli assi ideali dei moli. Lo spazio pubblico è l'idea portante di riqualificazione dell'area, e l'impostazione lo legge come una infrastruttura verde, ispirata tanto al parco di Miramare quanto al paesaggio carsico. La forma e le tipologie del verde rispondono a indagini storiche e naturalistiche, nonché dal confronto con interlocutori locali come l'ordine degli agronomi e dei forestali. Gli architetti hanno affidato una finalità ai tre viali e alla linea di costa. Il viale vicino alla stazione sarà "l'asse città aperta": vi passerà la strada, ma la maggior parte dello spazio sarà pedonale e ciclabile, alberata. Il secondo viale, "l'asse natura" sarà uno spazio pedonale e ciclabile verde, in mezzo al quale è previsto il passaggio dell'ovovia, idea a cui Kipar ha dato la sua approvazione: «Alla recente conferenza della mobilità europea ho constatato che molte città stanno ragionando di questi strumenti». Il terzo viale, "l'asse cultura" è quello che corre parallelo alla riva passando davanti al Magazzino 26 e al Centro congressi: oltre all'immancabile verde, le schede dell'architetto lasciano intendere il passaggio del celebre trenino del Porto vecchio. Infine "l'asse waterfront" si presenta come una passeggiata verde lungo il mare, intervallata dai moli, pensati anch'essi come parchi e spazi pubblici: «La visione complessiva è green - ha spiegato Kipar -: il bosco urbano. Sarà un verde a volte anche carsico e consentirà di aprire l'area alla città con una grande permeabilità». Permeabilità è anche la base dell'approccio alla gestione degli edifici, in cui si privilegerà un ruolo pubblico per i piani terra. In chiusura di conferenza Kipar ha dato un suggerimento al Comune: «Non fare lo spezzatino, resistere alla tentazione di vendere piccoli pezzi a favore di una visione globale che si sta prospettando e che parte da qui, da un Porto nuovissimo che deve essere attrattivo, sociale e per questo green». A margine della conferenza ha articolato: «Il paesaggio e gli spazi pubblici vanno tenuti assieme allo schema di funzione e allo sviluppo futuro, perché oggi la destinazione sbagliata di una prima parte può compromettere tutto il resto. Trieste non deve pensarsi più piccola di quel che è, né temere che gli investitori non vengano: gli investitori che restano, non quelli che vogliono speculare, arrivano se c'è questa visione d'insieme, com'è avvenuto ad Amburgo». Sul palco a fianco di Kipar il dirigente dei lavori pubblici Giulio Bernetti, che ha fatto il punto degli interventi e del consorzio Ursus. In apertura sono intervenuti il presidente Fvg Massimiliano Fedriga (vedi a destra), il sindaco Roberto Dipiazza, le assessore Elisa Lodi e Luisa Polli.

Giovanni Tomasin

 

 

Ex Centro profughi di Padriciano: via libera al campus universitario

Il provvedimento della giunta Dipiazza approvato ora pure dal Consiglio

L'ex Centro raccolta profughi di Padriciano diventerà un campus dell'Università. È stata approvata ieri a maggioranza, con il voto contrario di Roberto De Gioia (Progetto Fvg) e l'astensione dei consiglieri del M5S, di Sabrina Morena (Open Fvg) e di Valentina Repini (Pd), la relativa deliberazione illustrata dall'assessore Lorenzo Giorgi, che prevede una concessione trentennale e rinnovabile. Giorgi ha parlato di «occasione unica per permettere all'Università di cercare di beneficiare di un contributo di 50 milioni, utilizzando fondi inseriti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Con il sì - ha precisato - si permette all'Università di iniziare l'iter, mentre il progetto sarà da definire nei dettagli». Dalle file dell'opposizione sono emersi alcuni distinguo. Giovanni Barbo (Pd), pur dichiarando il sì del gruppo, ha criticato «l'assenza oggi di un rappresentante dell'Università, peraltro annunciata». Valentina Repini (Pd) ha spiegato che «il problema è stato il mancato coinvolgimento della Circoscrizione e dei residenti su un progetto di grande impatto ambientale», per poi chiedere dove andranno le associazioni che attualmente operano al Crp. Una buona alternativa - ha proseguito - potrebbe essere l'ex caserma Monte Cimone di Banne». Sabrina Morena (Open Fvg) ha definito la deliberazione «troppo generica», proponendo come alternativa la caserma di via Rossetti. De Gioia ha spiegato il suo no, ricordando che «quella è un'area destinata al cicloturismo». Salvatore Porro (FdI) ha definito «prevenuto il no della Circoscrizione Est». Il sindaco Roberto Dipiazza ha sottolineato «la grande importanza del progetto», mentre Laura Famulari (Pd) ha definito «deplorevole non aver sentito i residenti e la Circoscrizione». Paolo Menis (M5S) ha motivato l'astensione del gruppo «per i troppi punti oscuri nella deliberazione». Dopo il voto, Repini ha presentato un ordine del giorno per «assicurare un confronto con i residenti».

Ugo Salvini

 

 

La mobilità sostenibile nel segno della storia - la passeggiata di oggi dal municipio di Aurisina

DUINO AURISINA. Primo evento del programma predisposto dal Comune di Duino Aurisina per la "Settimana europea della Mobilità sostenibile", e appuntamento finale del progetto "Il favoloso viaggio nella pietra d'Aurisina" nell'ambito della settima edizione della rassegna "L'Energia dei Luoghi - Festival del Vento e della Pietra", organizzata dall'Associazione Casa Cave. Ha un doppio ruolo la passeggiata in programma oggi, con partenza alle 17 dal Municipio di Aurisina, che porterà i partecipanti dalle cave alle falesie per un incontro con la scultura e che prevede la visita ai laboratori del marmo e l'incontro con gli scultori, gli scalpellini e gli studenti in residenza. «Per il terzo anno consecutivo - spiega l'assessore Massimo Romita, coordinatore dei 13 eventi della "Settimana della Mobilità" - organizziamo questo programma, perché l'amministrazione ha sempre messo la tutela dell'ambiente in cima alle priorità». «Il nostro è un progetto transfrontaliero - sottolinea Fabiola Faidiga, presidente di Casa Cave - che ha portato sul nostro territorio studenti e artisti i quali, ispirandosi al mondo allegorico di erbari, bestiari e lapidari medievali, attraverso la ricerca artistica più attuale, hanno scolpito ognuno un diverso blocco di pietra d'Aurisina». Per la passeggiata è obbligatoria la prenotazione al numero 340 7634805.

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 16 settembre 2021

 

 

«Il parco fotovoltaico va inserito nel progetto della centrale a gas» - associazione Rosmann e gruppo San Valentino

Il progetto di A2A per la realizzazione di un parco fotovoltaico nel sito della centrale va non solo sottoposto a Valutazione di impatto ambientale di portata regionale, ma inserito nella procedura autorizzativa del progetto di nuovo impianto alimentato a gas avviata a livello statale. Lo affermano l'Associazione ambientalista Rosmann e il Gruppo San Valentino nelle osservazioni presentate alla Regione, nell'iter di verifica di assoggettabilità a Via del progetto di parco fotovoltaico. «L'energia prodotta dall'impianto sarà in parte ceduta alla rete elettrica di distribuzione e in parte destinata ad alimentare gli ausiliari della centrale», dice il presidente della Rosmann, Claudio Siniscalchi, rilevando che i due progetti sono interconnessi e vanno valutati insieme. I tempi di realizzazione dell'impianto fotovoltaico sono subordinati a quelli di costruzione della nuova centrale a gas, aggiunge nelle osservazioni il presidente del San Valentino Dario Predonzani. «La soluzione più corretta per noi è la ripubblicazione del progetto di modifica della centrale pendente al ministero per la Transizione ecologica, integrato con il progetto di installazione del parco fotovoltaico - afferma la Rosmann - per valutare unitariamente i due progetti». Per la Rosmann poi le ricadute occupazionali saranno pressoché nulle a fronte di aree occupate che potrebbero essere messe molto meglio a frutto con le attività portuali; il Gruppo San Valentino sottolinea lo scarso beneficio del parco fotovoltaico: ha calcolato che consentirà di risparmiare all'ambiente 889,5 tonnellate di CO2 all'anno contro i 2.365.762 di tonnellate di CO2 prodotte all'anno dall'impianto a turbogas.

 

 

Mossa - Antenna nel cuore del Preval - La protesta di Legambiente

MOSSA. Un'antenna per la telefonia mobile indigesta che svetta, da alcuni giorni, vicino al santuario del Preval, a Mossa. A tuonare è Legambiente Gorizia, guidata da Anna Maria Tomasich. «Nel totale dispregio dei valori paesaggistici di quello che si vorrebbe candidare quale sito patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco, l'infrastruttura - rimarcano gli ambientalisti - è realizzata in metallo pienamente riflettente e visibile a chilometri di distanza. Nessuna mimetizzazione, nemmeno un labile tentativo, come invece si è fatto ad esempio sul Carso (senza rinunciare alla tecnologia) con le antenne camuffate da pini, con esiti non sempre positivi, ma almeno ci hanno provato. Ci si chiede come tutto ciò sia possibile. Questo, anche in dispregio alle norme di tutela e valorizzazione del Piano paesaggistico regionale, che proprio per l'area del Collio stabilisce che la localizzazione delle strutture delle reti tecnologiche vada fatta nel rispetto delle visuali d'interesse panoramico, evitando il più possibile interferenze con elementi architettonici e paesistici di pregio, valutando possibili localizzazioni alternative nel caso di attraversamenti di zone di particolare sensibilità e pregio paesaggistico-ambientale. Inspiegabile, dunque, la presenza di questa antenna per altro a soli 50 metri da una simile già esistente». Ma, a sentire Legambiente, non è il solo elemento critico. Già nel 2017, l'associazione lanciò l'allarme sul degrado delle ciclabili del Preval con una lettera indirizzata a Regione, Uti e Comuni. Un'importante opera realizzata dalla Provincia di Gorizia con un investimento di quasi 4 milioni di euro, oggi totalmente in abbandono. «Un vero e proprio scandalo perché si continuano a progettare nuovi itinerari sul territorio e, nel frattempo, un'estesa rete che dovrebbe essere a servizio del turismo, e della mobilità sostenibile si sta disfacendo nel totale disinteresse. Staccionate divelte, viti ed elementi metallici taglienti esposti, cestini pieni di rifiuti, tavoli e panchine che si stanno disgregando. Ma è veramente questo il biglietto da visita che vogliamo offrire ai turisti? Come possiamo parlare di ulteriore sviluppo turistico se non siamo in grado di mantenere quello che già abbiamo? Vista la frammentazione dell'infrastruttura su diversi Comuni, sarebbe fondamentale che fosse la Regione a prenderla in carico con un urgente piano di prima messa in sicurezza e manutenzione straordinaria». Su entrambe le questioni, a breve, Legambiente invierà «in un'ottica di collaborazione» una nota formale agli enti competenti con delle proposte.

Francesco Fain

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 15 settembre 2021

 

 

Muretti a secco, l'arte si tramanda Al lavoro su 30 metri lungo il Rilke

L'architetto Antoni: «Strutture importanti per l'ambiente, in cui si insediano centinaia di specie»

DUINO AURISINA. Tre anni fa l'Unesco ha iscritto "L'Arte dei muretti a secco" nella propria "Lista del Patrimonio culturale immateriale", comune a otto Paesi europei: Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Slovenia, Spagna e Svizzera. Ma da sempre, quei muretti, costruiti sistemando le pietre una sopra l'altra, senza usare altri materiali se non, in alcuni casi, la terra asciutta, sono un autentico simbolo del Carso, emblema di un'antica tradizione, che oggi riveste un ruolo importante anche per l'equilibrio dell'ambiente. La loro conservazione e il tramandarne la conoscenza delle tecniche costruttive sono al centro della missione del "Partenariato per la conservazione e la divulgazione dell'edilizia carsica in pietra a secco" che, in questa chiave, ha organizzato un'esercitazione nella Riserva naturale delle Falesie di Duino, che ha visto i partecipanti ricostruire un tratto di muro del sentiero Rilke, lungo una trentina di metri. L'evento rientrava nell'ambito del progetto "Interreg - Enfreen", diretto dal Parco delle Grotte di San Canzian. «Questi appuntamenti - spiega il presidente del Partenariato, l'architetto Danilo Antoni - coinvolgono cittadini di ogni età, che si riuniscono per conoscere la storia e i pregi dei muretti a secco. La nostra missione - aggiunge - è di salvaguardare questa conoscenza e trasmettere a tutti la consapevolezza dell'importante ruolo che queste strutture hanno per l'ambiente. I muretti a secco del Carso - ricorda Antoni - sono nati secoli fa, come metodo per delimitare i confini delle proprietà, ma già allora la loro costruzione seguiva regole precise per salvaguardare l'ambiente, prevedendo sempre i passaggi per gli animali. Fin dalla loro origine - continua - hanno offerto, nelle loro intercapedini, l'ambiente ideale per l'insediamento di centinaia di specie diverse, sia della flora sia della fauna. Oggi si definirebbero ecosostenibili e lo sono sempre di più, perché in mezzo a quelle pietre crescono piante, nidificano e trovano rifugio insetti e piccoli animali. Ci sono pochissime costruzioni dell'uomo nel mondo con un impatto così positivo per l'ambiente. Sono strutture che si sviluppano per migliaia di chilometri - rileva Antoni - ed è in corso un progetto per censirle tutte, sia in Slovenia sia in Italia. Per fortuna - conclude - possiamo contare sul sostegno del Comune di Duino Aurisina e di soggetti privati come Baia Holiday e Mare Pineta». All'incontro hanno partecipato i rappresentanti dell'Ordine degli architetti, dell'Università del litorale, del Parco delle Grotte di San Canzian e della Comunella di Duino. «Un tempo - spiega il presidente di quest'ultima, Vladimiro Mervic - nella Riserva c'erano volpi, gatti selvatici, caprioli. Oggi sono rimasti solo gli scoiattoli - osserva - perché le altre specie si sono allontanate soprattutto a causa delle grandi arterie stradali costruite nei paraggi».«Questo tipo di attività - commenta il sindaco di Duino Aurisina Daniela Pallotta che, assieme al suo vice Walter Pertot, ha presenziato all'esercitazione - rappresenta la salvaguardia di una importantissima tradizione locale. L'attività del Partenariato mette al centro il ruolo di alcune infrastrutture umane nell'ambiente carsico, nel contesto di un progetto che dovrà essere rinnovato e al quale, come amministrazione comunale ed ente gestore della Riserva, daremo il nostro sostegno».

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 14 settembre 2021

 

 

Giardinetto di Guardiella Tre progetti di recupero e valorizzazione possibili - l'iniziativa di Legambiente

Tre diverse ipotesi che vanno da una riqualificazione minima alla revisione della viabilità modificando anche la rotonda tra via Giulia, viale Sanzio e strada di Guardiella. Legambiente ha voluto presentare ieri l'esito dei lavori degli ultimi due anni per valorizzare un'area oggi definita di disagio: il giardinetto all'inizio di viale del Cacciatore. «Il percorso - ha spiegato Andrea Wehrenfennig, presidente locale dell'associazione ambientalista - era iniziato in epoca pre campagna elettorale, poi il Covid ha complicato un po' le cose e quindi siamo arrivati a ora con i progetti». I tabelloni saranno esposti al centro commerciale Il Giulia e sono stati realizzati dall'architetto Johanna Riva, la quale ha sottolineato come questa sia una zona di passaggio «un perno tra diverse direttrici. Abbiamo coinvolto tutti gli attori presenti sul territorio, come Asugi, i commercianti, e ritirato 100 questionari compilati dai cittadini. Al momento gli unici che popolano questo giardino sono dei ragazzi con problemi e gli studenti della Codermaz che lo usano come scorciatoia per arrivare a scuola». Il progetto "base" prevede la riqualificazione del parchetto con la creazione di percorsi, un'area fitness e gioco e un gazebo come luogo di aggregazione. Il secondo step prevede una nuova viabilità con la nuova via a ridosso del condomino che consentirebbe di chiudere l'attuale e collegare con il verde il parchetto al parco del Cacciatore. Il terzo step invece è decisamente più complesso con una modifica importante della rotatoria con un ampliamento della zona verde a ridosso della Circoscrizione, mentre dove oggi c'è il giardinetto uno spiazzo adibito alla sosta delle auto e al mercato mantenendo gli alberi presenti.

An. Pi.

 

 

Approda in Comune la proposta Supera per la nuova piscina in Porto vecchio

Al magazzino 30. Dipiazza: «Più grande della terapeutica» Project financing da 13 milioni, 4 vasche e area fisioterapia

È arrivata al Comune la manifestazione di interesse della società iberica Supera per un project financing per un centro sportivo polifunzionale da 13 milioni da collocare al magazzino 30. È il contenuto della "Pec" degli spagnoli che il sindaco Roberto Dipiazza aveva mostrato in una diretta su Telequattro dei giorni scorsi, prospettandola come possibile soluzione al caso della piscina terapeutica. È davvero così? Il primo cittadino, che attende a breve anche la proposta della cordata guidata da Icop, la ritiene una via praticabile: «Nel nostro programma c'è comunque l'obiettivo, se possibile, di ricostruire la vecchia Acquamarina - dice -. Intanto però questa è una bellissima proposta. La vecchia terapeutica aveva 2 mila metri quadrati, questa ha 6 mila metri su due piani. Ora vedremo anche la proposta di Petrucco. Quando si parla di piscine ricordiamo che dopo il crollo c'è stato il Covid, impianti chiusi, ma non ci siamo mai fermati». Ma in cosa consiste la lettera di Supera? Il gruppo, gestore di una cinquantina di impianti sportivi con piscine e palestre in Spagna e Portogallo, propone un «centro sportivo polifunzionale» con quattro vasche. Quanto alle finalità terapeutiche, dal testo si evince che la società propone una parte fisioterapica «autonoma e allo stesso tempo integrata con il centro» al piano terra: dovrebbe essere composta da un ufficio, uno spogliatoio e differenti cabine per trattamenti. Supera specifica che questa parte potrebbe venir data in affitto a un operatore specializzato. Una vasca interna da 16 metri sarà dedicata a «corsistica di base, ginnastica in acqua e attività riabilitative». Vediamo ora, in sintesi, le caratteristiche della struttura delineata da Supera: all'interno prevede due vasche, la già citata e un'altra da 25 metri a 8 corsie. Al piano terra si collocano anche la hall, gli uffici, gli spogliatoi, l'area fisioterapia e una grande spa vista mare con idromassaggio, bagno turco, sauna e docce terapeutiche. Il piano superiore è dedicato al fitness, con 4 sale corsi e una grande palestra, due terrazze per la ginnastica all'aperto. All'esterno una vasca da 25 metri a 6 corsie e una da 16 metri. Inoltre un parcheggio da 200 posti. La società sottolinea nella lettera di aver già avviato i contatti con gli uffici della Soprintendenza e dell'Acegas, e annuncia per i prossimi mesi «una formale e completa proposta di project financing». Per far ciò si dice «pronta a iniziare» tutte le attività propedeutiche alla redazione, come rilievo topografico, analisi ambientali, geologiche, studio di fattibilità, relazione sulla gestione, progetto preliminare, e quindi il piano economico-finanziario. Sarà quest'ultimo documento a dire l'ultima parola sui costi: si prevedono abbonamenti mensili, a singoli corsi o a giornata. Il sindaco Dipiazza assicura che la società è disponibile a offrire prezzi calmierati pari a quelli della vecchia Acquamarina. Quanto al finanziamento, dai primi contatti avuti il contributo del Comune consisterebbe nella concessione 42ennale dell'edificio. «Il Comune non mette un euro», sintetizza Dipiazza. Il mittente, il Ceo Guillermo Druet Ampuero, allega alla manifestazione d'interessa una serie di rendering, in cui si vede una struttura triangolare affiancare il Centro congressi dal lato mare. A dire l'ultima parola in merito, comunque vada, sarà il Consiglio comunale eletto con il prossimo voto di ottobre.

Giovanni Tomasin

 

 

SEGNALAZIONI - Sala Tripcovich - L'acustica è ottima - È da salvare

"'Sta brutta roba - come la definisce il sindaco Dipiazza - verrà demolita, con un costo di circa 700 mila euro". Settecentomila euro, per radere al suolo l'edificio costruito nel '36 - con cemento buono e con un design senza tempo - che nel '92 il mecenate Raffaello de Banfield trasformò in teatro quale ripiego alla temporanea chiusura del Teatro Verdi. Invece, la bravura di architetti e personale del teatro lirico ne ha fatto la Sala teatrale con la migliore acustica della città. Per questo non va demolita! Lo diciamo a voce alta: non ha senso farlo e ci sono ottime ragioni per mantenerla e rivitalizzarla. C'è l'amianto da togliere, come in centinaia di altre situazioni ma è da farsi, uguale uguale, anche per poter demolire. Quella cifra, invece, va usata bene, affinché questa Opera House sia resa più accogliente e funzionale, dentro e fuori, e se ne utilizzino le indiscusse qualità e le funzioni che potrà svolgere. La Sala Tripcovich è ampia, di facile accesso, ha un'acustica perfetta, uno spazioso e profondo palcoscenico, moderni impianti audio e luci, un grande schermo; tutto molto apprezzato sia dagli amanti della musica che del cinema. È adattissima per concerti e particolarmente per i cori. Può essere nuovamente sede di festival e mostre cinematografiche, porta culturale aperta verso l'Est. La si può inoltre attrezzare quale location per registrazioni musicali professionali. Anche la sua posizione è ottimale: adiacente alla Stazione per un pubblico regionale, e al Porto vecchio per i futuri convegnisti e visitatori. Sono idee già espresse e sostenute da molti, ma inascoltate dagli amministratori: "Ci serve spazio per fare la piazza più bella di Trieste". Forse che una abbellita Sala Tripcovich tutta circondate da un grande Giardino de Banfield non lo sarebbe? Anzi, sarebbe un'oasi culturale interna a un'oasi naturale che onorerebbe la memoria del compianto maestro e mecenate. Su certi Beni comuni deve poter decidere l'intera Comunità, non soltanto l'eventuale quarto che ha votato il sindaco. Si potrebbe abbinare alle prossime elezioni un semplice referendum consultivo: Sala Tripcovich: demolire/ristrutturare. Si chiama democrazia partecipativa. Esiste e altrove è molto praticata.

Paolo Angiolini - La Città Ai Cittadini

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 13 settembre 2021

 

 

I candidati sindaco sui giardini pubblici alle associazioni: il sì è trasversale

Dipiazza: «Gestioni ventennali». Russo: «In ogni rione» Bandelli «favorevole». Stok: «C'è il nodo manutenzioni»

Affidare la gestione del verde pubblico ad associazioni del territorio è una via che un Comune dovrebbe percorrere? E se sì, a che condizioni? La domanda sorge spontanea dopo le proposte di presa in carico del Giardino pubblico Muzio de Tommasini, avanzate da diverse realtà associative, imprenditoriali e cooperative locali. L'ultima quella animata, tra gli altri, da Acli e Ginnastica triestina. I candidati sindaco alle prossime amministrative come la vedono? Nelle sfumature tra le risposte, i diversi approcci su un tema semplice solo in apparenza. «Diverse cordate si son fatte avanti per il Giardino pubblico - dice il sindaco uscente Roberto Dipiazza -, vedremo l'esito. Comunque l'idea è assolutamente quella giusta e va replicata: il privato funziona meglio del pubblico, perché si può muovere in modo più agile. Perciò vogliamo durata ventennale per le gestioni alle società sportive, darebbe modo ai privati di chiedere finanziamenti per mettere a posto le strutture. Mi criticano, ma ricordo che quando sono arrivato nel 2001 quel giardino era chiuso da due anni». Il candidato del centrosinistra Francesco Russo afferma: «La nostra idea è quella di un'amministrazione che fa da regia per le iniziative dal basso in ogni rione. Il rischio di abbandono e vandalismo in quelle aree è altissimo se non vengono affidate alla cura di realtà del territorio e delle associazioni. Il caso di via Giulia è particolarmente evidente, l'unico polmone verde del centro non è mai stato così trascurato. Bene che ci sia tanta disponibilità a gestirlo, poi vedremo chi sarà, ma l'idea è quella giusta». Il volto di Adesso Trieste, Riccardo Laterza, la vede così: «Bisogna fare due ragionamenti paralleli. Da un lato la manutenzione ordinaria e straordinaria: deve essere compito del Comune e va ricostruita fuori da una logica di global service, che negli anni ha generato anche danni e abbattimenti. Va ricostituito il servizio verde pubblico, ora esternalizzato. Ciò detto, la collaborazione con le associazioni è fondamentale in termine di gestione spazi, cura quotidiana e quindi sicurezza. Non è una cosa che si fa a spot, serve un regolamento, come quelli già adottati a Bologna e Torino». Il candidato di Futura Franco Bandelli è favorevole: «Il Giardino pubblico e le zone limitrofe sono in condizioni vergognose. Se ci sono associazioni che se ne vogliono far carico ben venga, è l'unico metodo. Sono stato sempre un fautore di questo approccio, come lo fui nel caso della gestione del PalaRubini alla Pallacanestro Trieste. Come ero tra i promotori dell'assegnazione della piscina Bianchi alla Fin». Il portabandiera della civica Podemo, Arlon Stok, ragiona: «Sicuramente è una parte di soluzione. Il problema però è che ora la manutenzione si fa una tantum, bisogna invece costruire una cultura della manutenzione ordinaria, prendendo ispirazione dal Nord Europa, dove questo genere di lavoro si fa regolarmente». La candidata di Verdi e Sinistra, Tiziana Cimolino, la vede così: «Può essere una soluzione, lo prevede anche il titolo V del regolamento comunale. In generale penso che il Giardino pubblico vada curato dal Comune come tutto il resto del verde pubblico, che pure è oneroso, però la gestione degli spazi è una soluzione praticata anche altrove, penso a Milano. Però bisogna avere delle garanzie». Infine Aurora Marconi di Trieste Verde: «Prima di parlare di gestione, voglio ricordare che cinque anni fa quel giardino e altri furono dichiarati inaccessibili perché inquinati. Si parlò di "fitorimedio" per pulirli, poi non se n'è saputo più nulla. Com'è andata poi questa bonifica? È stata fatta? Quei giardini sono puliti. Vorrei che chi di competenza rispondesse. Poi parleremo di gestione ai privati, purché ci siano le competenze».

Giovanni Tomasin

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 12 settembre 2021

 

 

Alga aliena nell'Alto Adriatico - Colonie nel mare di Parenzo

La Caulerpa cylindracea presente ormai in vaste aree dei fondali a nord della località istriana. Di origine indo-pacifica, resiste anche in inverno

Fiume. La macroalga aliena Caulerpa cylindracea sta colonizzando vaste aree dei fondali a settentrione di Parenzo, in Istria, e preoccupa non poco gli esperti sull'impatto che potrà avere a danno dell'ambiente. Questo tipo di Caulerpa, che mette totalmente a rischio le specie vegetali native, è di origine indo-pacifica, a confermare la tropicalizzazione dell'Adriatico e del Mediterraneo, fenomeno in corso da decenni e che potrebbe risultare catastrofico per l'equilibrio ambientale e la biodiversità. Laddove appaia questa alga invasiva, è stato constatato, il fondale tende a diventare di colore verde: il massimo grado di sviluppo della colonia si registra a fine estate oppure all' inizio della stagione autunnale. Parenzo non è la prima località in cui la Cylindracea è stata avvistata nelle acque dell'Adriatico: qualche anno fa gli esperti l'avevano segnalata più a sud, sui fondali del porticciolo di Orsera, nella zona occidentale della Penisola istriana. Gli esperti della società di Pola Acquarium hanno scoperto due colonie di cylindracea situate in acque nelle vicinanze della cittadina istriana di Medolino: entrambe avevano fatto attecchire le radici a una profondità di 14 metri. «Parliamo di un'alga che non ha nemici naturali e dunque può svilupparsi ovunque - ha dichiarato la responsabile di Acquarium nonché biologa marina, Milena Micic - la sua espansione può venire contrastata dalle colonie di posidonia e da altre alghe native. Gli studi hanno confermato che la presenza della posidonia contrasta l'avanzata della cylindracea».Queste ricerche scientifiche, attuate in Istria nel decennio compreso tra il 2004 e il 2014, hanno evidenziato la resistenza dell'alga aliena anche durante l'inverno, quando la temperatura del mare scende fino a 8 gradi. Gli inverni miti di questi ultimi anni hanno favorito lo sviluppo di una specie che può avere una crescita eccezionale: fino a 15 millimetri al giorno, il che ha impatti durissimi sulle altre specie autoctone e sugli stessi fondali. «Purtroppo è l'ennesima prova della trasformazione del Mediterraneo in un bacino tropicale - ha concluso Micic - che vede piante e pesci di mari lontani invadere le nostre acque. I cambiamenti climatici stanno presentando il conto e la cylindracea ne è una delle conseguenze». In anni passati in Croazia era stata segnalata un'altra emergenza, quella relativa alla comparsa della cosiddetta alga killer, la Caulerpa taxifolia: ne erano state segnalate colonie in vaste aree marine della Dalmazia, in Istria e nel golfo di Fiume, generando grande allarme fra i biologi. A distruggere la quasi totalità di queste colonie erano state però le acque fredde dell'inverno. Resta da vedere cosa succederà ora con la cylindracea.

Andrea Marsanich

 

Il relitto della "Grado 2" diventerà il primo museo sommerso presente in regione

Ultimi giorni di lavoro sul cantiere archeologico subacqueo attorno alla più antica nave di epoca romana presente nel Golfo

A diciannove metri di profondità, al largo nel Golfo di Trieste, i resti delle anfore greco-italiche che più di duemila anni fa trasportavano vino provenendo forse da uno dei grandi empori fiorenti nel delta del Po, emergono dalla sabbia del fondo come tracce di un mondo che non c'è più. La nave romana che le trasportava fece naufragio in questo punto dell'Adriatico, forse per un'improvvisa tempesta, e ci sono voluti un paio di millenni perché quell'antico incidente di mare uscisse dai recessi del passato. E lo si deve nello specifico agli archeologi subacquei e ai palombari che dal 12 agosto scorso lavorano sul relitto di quella nave, battezzata Grado 2, destinata a diventare il primo museo sommerso della nostra regione. Se la nave Grado 1, la Iulia Felix, aspetta da vent'anni di essere esposta in un museo dopo il recupero, nel 1999, del carico e di parte dello scafo, la Grado 2 - scoperta nel marzo del 2000 - avrà forse maggiori possibilità di essere ammirata là dove giace da tanti secoli, sul fondo del mare. I lavori del progetto-pilota "UnderwaterMuse" - finanziato nell'ambito del Programma di Cooperazione transfrontaliera Interreg Italia-Croazia 2014-2020, di cui è capofila l'Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia assieme all'Università di Venezia Ca' Foscari, la Regione Puglia, l'agenzia Rera di Spalato e il Comune di Kastela - servono a questo: creare un parco archeologico sommerso aperto sia ai turisti subacquei (basta un brevetto sportivo di primo livello), sia, attraverso soluzioni digitali innovative, a chi sott'acqua non ci va. Obiettivo dell'intervento, che terminerà a giorni, spiega l'archeologa Rita Auriemma dell'Università del Salento, «era rimuovere le otto griglie protettive già posizionate tra il 2012 e il 2015 nel corso di due campagne condotte dalla Soprintendenza con un'équipe dell'Università di Udine diretto da Massimo Capulli, mettere in luce l'intero giacimento, documentarlo, riposizionare le griglie preesistenti e aggiungerne altre, identiche, per coprirlo completamente, assicurandone in questo modo la protezione e l'accessibilità da parte dei subacquei, attraverso convenzioni con "diving center" e circoli subacquei, come per esempio già accade in Croazia». Dopo la messa in luce del carico, in questi giorni si sta lavorando al rilievo del giacimento tramite fotogrammetria subacquea, con un team di studenti e assegnisti di ricerca specializzati della Ca' Foscari di Venezia i quali, spiega Carlo Beltrame, docente di archeologia navale all'ateneo veneziano, «sono impegnati a documentare il sito e a creare una vera e propria navigazione virtuale». Dopo settimane di pulizia del giacimento utilizzando la sorbona, un tubo aspirante che rimuove la sabbia, sul relitto della nave Grado 2 si è alzato il velo del tempo. Secondo le prime osservazioni, il carico risale alla seconda metà del III secolo a.C. Sarebbe quindi il carico di anfore più antico dell'Adriatico centrosettentrionale, antecedente persino la fondazione della colonia di Aquileia (181 a.C.). Questo tipo di anfore, spiegano gli archeologi del progetto "UnderwaterMuse", erano numerose nei grandi empori del delta padano come Adria (da cui l'Adriatico prende il nome) e Spina, e sono state prodotte lungo la costa romagnola, dove sono note produzioni analoghe. La presenza di una nave romana carica di anfore greco-italiche, prodotte nell'alto Adriatico e contenenti quindi vino locale, potrebbe essere un altro segnale dell'avanzata di Roma verso est, dopo la fondazione delle colonie di Rimini (268 a.C.) e Brindisi (244 a.C.), per sfruttare i fertili territori agricoli di questo versante dell'Adriatico e garantire il controllo delle rotte dirette a Oriente.

Pietro Spirito

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 11 settembre 2021

 

 

Sport, cultura e gestione del verde: ecco le idee per il giardino pubblico

«Aperti a contributi esterni. Alla fine decida il Comune». Intanto è allarme per il parkour sul padiglione

Il terzo settore scende in campo per restituire alla città un giardino pubblico riqualificato e rivitalizzato. Ieri, nel piazzale Ninchi, di fronte all'ormai abbandonato padiglione ex Arac, i rappresentanti delle dieci realtà unitesi per formulare al Comune un articolato progetto di ristrutturazione e gestione del parco urbano Muzio De Tommasini hanno raccontato nei dettagli la loro proposta anche a residenti, fruitori del parco stesso e referenti di altre associazioni, intervenute per capire meglio l'iniziativa e prendere contatti al fine di poter, eventualmente, dare il proprio contributo. «Non ci muoviamo da una base critica - ha sottolineato Cristiano Cozzolino, presidente Acli Trieste - bensì con l'obbiettivo di proporre dei miglioramenti dopo una noncuranza pluriennale. Il progetto serve non solo a ridare vita a uno spazio, ma anche a rendere partecipe del cambiamento una rete di realtà che raccolgono gli interessi di tanti cittadini». I soggetti promotori sono infatti Acli Trieste, Unione sportiva Acli Trieste, Società Ginnastica Triestina, Cooperativa sociale Lybra e Associazione giardino pubblico. Tra i partner si contano, invece, il Consorzio Cosm, le associazioni Casa del Cinema, Racconti della Valle e Buone Pratiche e la Scuola di ballo Arianna. La proposta, in particolare, prevede l'acquisizione in concessione dell'intero parco, la ristrutturazione del padiglione Arac con una destinazione poi multifunzionale e con la contestuale riapertura del bar, e la riqualificazione degli spazi esterni per rendere possibile lo svolgimento di attività ludiche, sportive e culturali. Un intervento che richiederebbe l'investimento di circa 600-700 mila euro, e che il gruppo formatosi prevede di poter reperire attraverso il meccanismo del credito agevolato, con contributi esterni, anche europei, e con un'iniziativa di crowdfunding. Incluse nel progetto pure la manutenzione e la gestione del verde, in sinergia con il Comune, e l'organizzazione di un calendario di attività. La proposta sportiva è diversificata, e pensata anche come strumento di salute e riabilitazione sociale, con corsi per ragazzi e anziani. La proposta sociale prevede, tra le varie attività, un centro diurno per anziani, un dopo scuola adibito anche a centro estivo per bambini, attività sia per contrastare il disagio minorile e sostenere le genitorialità sia per l'integrazione sociale degli immigrati. L'offerta culturale, è stato spiegato dai promotori, sarà il più possibile gratuita e spazia dal cinema alle mostre, dalle conferenze agli eventi letterari. Ad ascoltare c'erano, tra gli altri, i referenti di Legambiente, di Trieste Bella e degli oltre 200 giocatori che animano il giardino sui tavoli da tennistavolo. «Questa è la nostra proposta, siamo un gruppo ampio che rappresenta vari settori - ha spiegato la coordinatrice tecnica del progetto Claudia D'Ambrosio - ma siamo aperti a confrontarci e a raccogliere le idee di altre realtà. E se ci saranno proposte alternative, sarà poi il Comune a decidere se, in che termini e a chi affidare la gestione del giardino pubblico». Il Comune, insomma se intenderà procedere in scia a questa prima proposta, affidando la gestione del polmone verde cittadino, dovrà indire una manifestazione di interesse a cui potranno rispondere ovviamente altre realtà. Intanto, mentre in alcuni punti del giardino è appena stata sfalciata l'erba, alcuni residenti degli edifici alle spalle dell'ex Arac riferiscono che sempre più spesso dei giovani si arrampicano raggiungendo il tetto del padiglione stesso, dove alcuni di loro praticano pericolose attività autonome di parkour. ll fenomeno è stato segnato alla Polizia locale.

Laura Tonero

 

 

Sull'alta velocità l'ex senatore Sonego dovrebbe conoscere i progetti bocciati

Ho letto con stupore l'articolo dell'ex Senatore ed ex Assessore Regionale ai Trasporti, Lodovico Sonego. Sembra quasi che a ricoprire quelle importanti cariche dal 2003 al 2018 sia stato qualcun altro e che possa permettersi di non conoscere le risposte che oggi, tramite i media, cerca da altri. Forse dovrebbe chiedersi come mai sembra, se lo è davvero, che questa regione sia all'anno zero ai trasporti e di chi sia la colpa. I famosi milioni messi dall'Europa per l'alta velocità, ricorda l'ex Assessore, c'erano solo per la progettazione. Progettazione che non è mai stata conclusa, perché bocciata due volte dalla Commissione di Valutazione d'impatto Ambientale, nel 2005 quando Sonego era Assessore e nel 2016 quando era Senatore. Il nostro intento è quello di pensare al futuro ed è per questo che riteniamo necessario puntare sulla velocizzazione della tratta esistente Venezia - Trieste, modificando il software. Otterremo così tre obiettivi: l'aumento del 25% della capacità ferroviaria, 7 minuti in meno per i treni veloci, un risparmio di 1500 milioni di euro da investire per risolvere i veri colli di bottiglia di questa regione. Nel 2016 le Frecce impiegavano un'ora e 24 minuti, con questi interventi ci avvicineremmo ad un'ora e un quarto. Inoltre, la linea potrà essere considerata di "alta velocità" essendo possibile raggiungere i 200 km/h in quasi tutto il tracciato. I treni regionali e i merci non possono superare in ogni caso i 160km/h, per cui per loro cambierà poco o nulla in termini di velocità. Il numero dei treni movimentati, grazie all'ottimo lavoro di Zeno D'Agostino, è raddoppiato dal 2014 al 2019, passando da 5 a 10 mila unità. Ipotizzando per assurdo che sabato e domenica non partano treni, avremmo una media di 38 treni al giorno, con possibili punte di 45 treni al giorno. La capacità della linea sul Carso dichiarata da RFI è di 230 treni al giorno. 108 di questi sono passeggeri, gli altri merci. Ci sono 120 treni merci disponibili per questa tratta, senza tener conto del potenziamento tecnologico. Ipotizzando che i treni passeggeri non possano aumentare più di tanto, purtroppo, abbiamo un'ulteriore disponibilità di almeno 80 treni al giorno, non considerando i weekend. Ammesso che con i miglioramenti di questi ultimi anni e i finanziamenti assicurati al Porto, anche grazie al lavoro del Ministro Stefano Patuanelli, si arrivi ad un'ulteriore implementazione dei traffici abbiamo una tratta ferroviaria in grado di sopportare più del triplo dei treni. Poi però dovremmo chiederci se le altre strutture sarebbero in grado di organizzare 5 treni in un'ora. Immagino che il Senatore Sonego possa ricordare come il suo progetto da 7,5 miliardi prevedesse una capacità della linea ferroviaria di 450 treni, un treno ogni 3 minuti, che secondo le stime di RFI avrebbero dovuto circolare nella città di Trieste nel 2050 con il boom dei traffici che solo il Senatore e pochi altri potevano immaginare nel 2003.

Cristian Sergo

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 10 settembre 2021

 

 

Romans. Raccolte tre tonnellate di tappi e il "dinditap" va in revisione

ROMANS. Non è stata tolta, ma si assenterà solamente per qualche giorno in piazza Giovanni Candussi a Romans d'Isonzo, l'inconfondibile e ormai familiare sagoma metallica del popolare tacchino raccogli-tappi di plastica, denominato il "DindiTap", che dal 2019 fa bella mostra di sé sul piazzale antistante la chiesa. In questi giorni, infatti - riferisce la giunta comunale -, dopo la dodicesima raccolta di tappi che si è svolta alcuni giorni fa, il simpatico e imponente gallinaceo è stato affidato, per un breve periodo - qualche giorno - all'amico Ugo Toso, un tuttofare che si è offerto di effettuare alcune modifiche di restyling alla sagoma, per poi riposizionarla nello stesso punto più belle e in forma di prima. Il "dindiat" è stato allestito nell'ambito del progetto #Ambientemente, voluto dall'amministrazione Comunale e che coinvolge le scuole locali, diverse associazioni come gli Alpini, la Protezione civile e la "Banda del Quaiat", nonché cittadini volontari, nella raccolta di tappi di plastica, il cui ricavato della vendita viene devoluto in beneficenza all'associazione Via di Natale Onlus, che offre ospitalità ai pazienti in trattamento diurno seguiti dal Centro di Riferimento Oncologico di Aviano o a dei famigliari che hanno il proprio caro ricoverato presso quella struttura. In quasi due anni dalla collocazione del "dindiat" più ecologico di sempre, sono stati raccolti più di 3 mila chilogrammi di plastica destinati a produrre finalità benefiche attraverso il centro raccolta di Ruda. La struttura a forma di tacchino venne inaugurata nel corso della fiera novembrina di Santa Elisabetta del 2019, diventando fin da subito il simbolo dell'ultracentenaria manifestazione e del rispetto per l'ambiente. Venne pure colorato dagli scolari per renderlo ancora più bello e singolare. La giunta municipale ha voluto ringraziare tutti coloro che, con un semplice gesto, hanno contribuito a questa iniziativa.

Edo Calligaris

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 9 settembre 2021

 

 

Dieci realtà no profit in campo per il rilancio del Giardino pubblico

Il gruppo è guidato da Acli, Sgt e dall'associazione che porta il nome del parco. «Riqualificazione, gestione e attività»

La situazione nella quale versa il Giardino pubblico "Muzio de Tommasini" spinge dieci realtà no profit a scendere in campo, con un progetto volto alla riqualificazione, anche edilizia del padiglione ex Arac, alla gestione del verde e alla rivitalizzazione, con un articolato programma di attività. Il progetto è già stato presentato al Comune lo scorso mese di luglio. «Vista la situazione di degrado del de Tommasini - spiega la coordinatrice tecnica del progetto Claudia D'Ambrosio - ci teniamo a far sapere alla cittadinanza che c'è un gruppo di associazioni serie, storiche, rappresentative e ben radicate sul territorio, che ha presentato un progetto dove viene messa nero su bianco la volontà di farsi carico sia della riqualificazione edilizia dell'ex padiglione Arac, che di una successiva gestione del verde e delle tante attività che si possono proporre in quel giardino, e che possono essere di tipo sportivo, sociale e culturale in senso lato». I soggetti promotori dell'iniziativa sono le Acli, la Società Ginnastica Triestina e l'associazione Giardino pubblico, nata due anni fa e che unisce residenti, operatori commerciali, sociali e professionisti che gravitano attorno a quel polmone verde al centro della città. «L'importante - sottolinea D'Ambrosio - è che emerga come la società civile non sia inerte: ci sono tante realtà che vogliono collaborare con il Comune, nelle forme e nei modi che l'amministrazione riterrà». La coordinatrice del progetto spiega come l'intenzione sia quella di «rivitalizzare uno spazio storico bellissimo, un patrimonio di verde e anche immobiliare, e restituirlo alla città con un progetto, rendendolo un luogo fruibile, offrendo da quello spazio nuove opportunità, iniziative all'interno del padiglione e tra il verde, ovviamente in sinergia con il Comune». Insomma, il progetto è pronto, è stato messo a punto con solide basi per trovare i necessari finanziamenti, e verrà presentato nel merito domani, venerdì 10 settembre, alle 11.30 nel piazzale Ave Ninchi all'interno del Giardino pubblico. «Ci attendiamo che la prossima giunta comunale, nel rispetto di tutte le procedure di evidenza pubblica - precisa -, crei i presupposti per trasformare queste linee del progetto in un progetto esecutivo, in tempi utili per renderlo attuabile già dalla primavera prossima». D'Ambrosio ci tiene a precisare che da parte delle realtà che hanno lavorato al progetto non c'è «alcuna mania di protagonismo, anzi, lasciamo le porte aperte a chiunque vorrà contribuire, rendendo sostenibile la gestione».

Laura Tonero

 

 

«Strade tra i campi rovinate, vanno sistemate»

Appello degli agricoltori del Carso perché si proceda subito alla manutenzione delle vie "poderali" in vista della vendemmia

TRIESTE. Un sentito appello al sindaco Roberto Dipiazza affinché «rimetta in pristino le strade comunali poderali, in particolare quelle situate sotto gli abitati di Contovello, Prosecco e Santa Croce». È una richiesta forte, e col carattere dell'urgenza, quella formulata in questi giorni al primo cittadino di Trieste da parte degli agricoltori del Carso. Mancano infatti ormai pochi giorni prima che la vendemmia entri nel vivo e le strade poderali sono fondamentali per gli addetti ai lavori, per poter trasportare l'uva e le attrezzature necessarie per l'appunto per poter espletare le varie operazioni riguardanti quest'importantissimo momento. Il problema è che molte di queste stradine di campagna sono inutilizzabili perché sconnesse, piene di buche che si riempiono al primo temporale e pure invase, ai lati, dall'incombente vegetazione cresciuta molto quest'anno, più del solito, per effetto di un'estate caratterizzata da temperature particolarmente elevate. E così, per farsi rappresentare nel modo migliore a livello istituzionale, i coltivatori dell'altipiano hanno dato delega alla Kmecka zveza, l'associazione degli agricoltori del Carso, di predisporre un documento da inviare al sindaco. «È nostra premura chiedere un suo intervento presso i competenti uffici e servizi comunali - scrive Edi Bukavec, componente del direttivo della Kmecka zveza - affinché intervengano per la sistemazione e la messa a punto delle strade poderali comunali che, in alcuni tratti, sono di grande disagio per il transito dei mezzi agricoli, soprattutto nel periodo vendemmiale. Fra le più problematiche, ricordiamo in particolare la strada bianca che porta al Convento di San Cipriano, nei pressi di Prosecco». Gli agricoltori dell'altipiano si rivolgono a Dipiazza in quanto, come recita il Codice della strada, per strada vicinale o poderale o di bonifica si intende una strada privata, fuori dai centri abitati, che può essere a uso pubblico o privato: «L'articolo 2, comma 6, stabilisce poi che determinate strade vicinali sono assimilate a quelle comunali, perciò la loro manutenzione ricade fra le competenze dell'amministrazione locale».Gli stessi agricoltori del Carso poche settimane fa avevano chiesto, sempre a Dipiazza, di «intervenire presso le competenti autorità - si leggeva in una loro lettera inviata al Municipio - per ottenere il permesso di sostare, con i propri mezzi agricoli e non, sulla Costiera, per raggiungere i propri fondi coltivati a colture pregiate per lo più a vite». Tale richiesta era stata formulata «perché - così continuava il documento - le soluzioni che sono state adottate dalle competenti autorità, relativamente alla predisposizione dei parcheggi in quella zona, non corrispondono alle necessità dei coltivatori dei terreni che, in questi giorni, come ogni anno dalla costruzione della Costiera, stanno provvedere alle vendemmie e al trasporto su detta strada delle uve nelle proprie cantine».

Ugo Salvini

 

 

Tuffi vietati nella zona del Molo T - I sub cercano vecchie bombe

L'interdizione dovuta a una bonifica bellica propedeutica alla ripresa della riqualificazione della costa. «Aspettiamo i fondi della Regione»

MUGGIA. In questi giorni una serie di transenne posizionate ai varchi del tratto di costa che gravita nei pressi del molo a T, con tanto di divieto di balneazione, per impedire l'accesso ai bagnanti, hanno messo in apprensione quei muggesani che hanno cominciato a chiedersi, attraverso le pagine social dedicate alla cittadina di provincia, il motivo di quei divieti. In un primo momento si è pensato che fosse da attribuire alla mancanza del servizio di salvamento, ma poi con il passare delle ore, ieri, si è fatta chiarezza. È stato lo stesso assessore ai Lavori pubblici e vicesindaco nonché candidato sindaco per il centrosinistra alle prossime amministrative, il dem Francesco Bussani, a precisare il motivo del divieto d'accesso: «L'area è interdetta alla balneazione perché è in corso una perizia bellica da parte dei sub artificieri, funzionale a far partire i lavori per la riqualificazione del tratto di costa dal Molo T a Porto San Rocco». Si fa più concreto, quindi, il progetto, non fermatosi con Acquario, di portare a termine la riqualificazione della costa muggesana nella sua interezza. Un progetto che finora è stato frenato, non solo dalla mancanza di fondi necessari alla riqualificazione, ma anche dal ritrovamento proprio vicino al molo a T di un molo romano, di cui nelle scorse settimane si è parlato proprio a Muggia in occasione di alcuni incontri legati all'archeologia subacquea, curati dall'attuale responsabile scientifica dei musei e dei siti archeologici muggesani, l'archeologa subacquea Rita Auriemma. Bussani conferma infatti che «è stato rinvenuto un molo romano in quell'area e, prima che possa intervenire la Sovrintendenza con la perizia archeologica, è necessario verificare che non ci sia la presenza di ordigni inesplosi, dato che poco più in là c'erano i Cantieri San Rocco. Appena l'intervento sarà finito, l'ordinanza sarà revocata». Restano incerti, per Bussani, «i tempi dell'intervento della Sovrintendenza. Ma chiederemo un loro intervento quanto prima. Una volta ricevute le indicazioni, il progetto sarà modificato e l'opera sarà dunque cantierabile». Una chiosa, quella di Bussani, che ha una venatura polemica nei confronti della Regione: «Bello sarebbe ottenere il finanziamento mancante per finire l'intero tratto costiero ma su questo tema la Regione a oggi non ha mai risposto».

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 8 settembre 2021

 

 

Il "mirador" trasparente, rampe e canali di luce: il futuro Museo del mare

Il bando per realizzare l'opera progettata dall'architetto Vazquez Consuegra aperto fino al 4 ottobre. La torre centrale innalzerà l'altezza del Magazzino 26

Il bando di gara per il nuovo Museo del Mare al Magazzino 26 è aperto e lo sarà fino al prossimo 4 ottobre: ciò significa che, al netto degli endemici ricorsi, l'opera da 33 milioni potrebbe essere cantierabile nel maggio del 2022. A lavori finiti l'edificio al cuore del Porto vecchio sarà un grande museo firmato Guillermo Vazquez Consuegra, sormontato da un "mirador" con vista su tutta la città. Il progetto è stato presentato ieri dal sindaco Roberto Dipiazza e dalla maggioranza in un insolito contesto politico: le regole pre-elettorali impongono che gli spazi comunali non possano essere impiegati per conferenze, quindi il centrodestra ha colto l'occasione per farne un momento di coalizione, nel famigliare spazio dell'Unicusano. Non sarà così, invece, per la presentazione del masterplan dell'antico scalo di Andreas Kipar, prevista per la prossima settimana, perché la gara europea prevede la "resa alla città" del progetto in veste istituzionale. Le caratteristiche del progetto dell'architetto sivigliano sono note da tempo: l'avvio dei lavori, in origine, era previsto proprio per l'autunno 2021. Ma nella conferenza di ieri l'assessore Elisa Lodi ha potuto esporre l'impianto dell'opera nel suo complesso, composto da oltre 400 elaborati: l'intervento più rilevante resta il "mirador", ovvero la torre centrale che innalzerà l'altezza dell'edificio. È un passaggio che aveva fatto storcere qualche naso in Soprintendenza, infatti il rendering definitivo non prevede le "orecchie", strutture aggiuntive che nelle intenzioni iniziali di Consuegra dovevano sovrastare il tetto del "mirador". L'impatto, ha assicurato Lodi, sarà minimo: «Si tratta di un elemento leggero, etereo, quasi trasparente, in grado di risolvere così il principale deficit del Magazzino 26, ovvero la sua posizione in seconda, e pertanto la sua scarsa o nulla relazione visiva con il mare. Una questione che riteniamo prioritaria tra le qualità di un Museo del Mare, così come lo immaginiamo per Trieste». Nella parte inferiore del "mirador" è previsto un ristorante con vista - appunto - sul mare. All'interno dell'edificio, completano l'intervento alcune operazioni di rimozione parziale di solai esistenti, corrispondenti ai livelli secondo e terzo, previste con l'obiettivo di introdurre rampe dalla lieve pendenza nel percorso dei flussi di visitatori, ed altre demolizioni dei solai nel corpo centrale, allo scopo di introdurre la luce naturale a cascata negli spazi baricentrici - e quindi più oscuri - dell'edificio dove sono previste le principali funzioni pubbliche. Gli interventi architettonici coprono circa 20 milioni del costo complessivo, altri 7,2 andranno all'allestimento degli interni del museo.Un rilievo particolare è stato dato agli spazi circostanti l'edificio: il viale antistante diventerà una piazza, ma anche il retro e il collegamento al mare saranno riqualificati. A dare il senso di continuità sarà una pavimentazione continua, realizzata attraverso l'uso combinato di pietra di nuova fornitura ed il recupero dei masegni storici. Saranno preservati in situ i binari dei treni esistenti davanti al Magazzino 26.Al tavolo dei relatori Dipiazza era accompagnato da Lodi per Fratelli d'Italia, Serena Tonel per la Lega, Alberto Polacco per Forza Italia e Alessandro Perich di Cambiamo Trieste. «Mi fa piacere salutarvi e vedervi qui uniti - ha detto il sindaco - perché noi facciamo fronte comune. Se si arriva al ballottaggio voglio vedere come farà il centrosinistra con sei o sette programmi». Il primo cittadino e candidato ha concluso: «Abbiamo fatto un intervento importante su un edificio che mi dicono essere più lungo della chiesa del Vaticano (lo è, la basilica di San Pietro è lunga 218 metri, il magazzino 244). Un lavoro da 33 milioni, una cifra imponente che cambierà il Porto vecchio secondo l'idea che un passo alla volta stiamo portando avanti».

Giovanni Tomasin

 

 

Tossine oltre i limiti Proibiti i "pedoci" tra Duino e Santa Croce

Nuovi stop finché i valori non rientreranno nella norma dopo quello a Muggia per eccessiva presenza di batteri

DUINO AURISINA. Scatta il divieto di raccolta e commercializzazione dei "pedoci" allevati davanti a Duino e Santa Croce, nei tratti di mare identificati come zone di produzione "10 Ts Duino" e "06 Santa Croce". Lo hanno stabilito due apposite ordinanza del Dipartimento di prevenzione dell'Asugi, per «garantire la sicurezza degli alimenti, la tutela del cittadino consumatore e la lealtà degli scambi commerciali, in conseguenza dei risultati registrati dall'Istituto profilattico delle Venezie, che evidenziano - si legge nel testo diffuso dall'Azienda sanitaria - la non conformità alle norme sanitarie per superamento dei limiti di biossina algale liposolubile». Di conseguenza, in linea generale, chiunque immetta sul mercato i molluschi bivalvi «senza che gli stessi - si legge ancora nelle ordinanze - transitino per un centro di pesca sarà punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da mille a seimila euro». E la multa sale a 30 mila euro a carico di chi «immetta sul mercato molluschi bivalvi vivi provenienti da zone giudicate non idonee o precluse dalle competenti autorità», come sono per l'appunto quelle di Duino e Santa Croce, e, già da fine agosto, pure quella denominata "02 Muggia", dove il problema rilevato è diverso: qui non si tratta di infatti di biotossine prodotte dalle alge oltre i limiti, ma di eccessive concentrazioni di batteri fecali. Un fenomeno non troppo raro in questa stagione, ma pur sempre una mazzata per il settore finché delle nuove analisi non diranno che i valori saranno rientrati nella norma.«La prevenzione dei rischi da consumo dei molluschi bivalvi vivi è garantita dal monitoraggio ufficiale di tutte le zone autorizzate alla raccolta di questo alimento - si legge infatti nel comunicato diffuso dall'Asugi - perché i molluschi sono sottoposti a campionamento e analisi, per valutarne la qualità microbiologica, la presenza di biotossine, di plancton produttore di biotossine e di contaminanti chimici. Operano ex lege per questi animali filtratori - prosegue il comunicato - limiti cautelari di sicurezza, superati i quali la zona di raccolta autorizzata deve essere chiusa dall'autorità veterinaria competente, vietandone la raccolta fino al ripristino della conformità». La motivazione delle ultime due ordinanze in oggetto riguardanti Duino e Santa Croce, va precisato, concerne «le biotossine, non la qualità microbiologica, cioè l'eventuale contaminazione di E.coli», i batteri fecali: «I molluschi bivalvi filtratori possono accumulare le biotossine a seguito del proliferare nell'acqua di particolari generi di alghe unicellulari tossiche. Le biotossine algali sono suddivise, in base alle caratteristiche di solubilità, in idrosolubili e liposolubili. Nei nostri mari sono più diffuse le liposolubili, tra cui le cosiddette "diarretiche", in grado di provocare sintomi enterici come diarrea appunto, dolori addominali e vomito».

Ugo Salvini

 

 

Vittime e costi sanitari Le vecchie centrali a carbone che inquinano tutta Europa

Un nuovo studio fa il punto sugli effetti delle emissioni degli impianti Anche Bruxelles additata per lo scarso impegno nella transizione verde

BELGRADO. Migliaia di morti, non solo nei Balcani ma anche nei Paesi Ue vicini. E miliardi di euro di costi sanitari, senza dimenticare quelli ambientali. È il bilancio dell'impatto delle obsolete centrali elettriche alimentate a carbone che continuano ad avvelenare i vicini Balcani - e oltre - malgrado le tante promesse di ricorrere a rimedi, in realtà palliativi, capaci di arginare il problema. È quanto sostiene un nuovo studio prodotto da Cee Bankwatch Network e dal Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea), da anni in prima fila nella battaglia contro la lignite. Lo studio ha calcolato quelli che sarebbero stati i decessi causati dallo smog prodotto dagli impianti di Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Kosovo e Macedonia del Nord tra il 2018 e il 2020, periodo in cui i Paesi balcanici avrebbero dovuto premere sull'acceleratore della transizione energetica. Poco o nulla è stato però fatto. Lo confermano i «quasi 19 mila decessi» che sarebbero dovuti «all'inquinamento atmosferico prodotto dalle centrali dei Balcani occidentali», secondo la stima riportata nel rapporto. Ma lo smog non fa vittime solo nei Balcani. I venti trasportano i fumi delle centrali molto lontano, perché l'area balcanica ancora fuori dalla Ue non è ovviamente un'isola dal punto di vista geografico. Secondo lo studio, più del 50% dei decessi causati da varie centrali in Kosovo, in Bosnia, in Serbia si sarebbero registrati in Paesi Ue. Quasi il 30% è invece stato contabilizzato nei Balcani, gli altri in altri Paesi vicini fuori dalla Ue. I decessi avrebbero potuto essere molti di meno se le capitali balcaniche avessero rispettato i limiti di legge per le emissioni e le direttive europee che anche la regione, seppur fuori dall'Unione, deve osservare, ricorda lo studio. Si parla decessi causati dall'inazione delle autorità locali ma anche dallo scarso impegno della Ue nell'aiutare i Balcani nella transizione verde, mentre continuano le esportazioni di energia elettrica dalla regione alla Ue. A doversi preoccupare dovrebbe essere soprattutto l'Italia, in testa l'anno scorso alla classifica dei decessi per smog "d'importazione" dai Balcani, i cui fumi delle 18 centrali inquinano come tutte le 221 della Ue; a seguire la Serbia, l'Ungheria e la Romania. Ma ci sono anche altri numeri contenuti nel rapporto. Ad esempio, i 130 mila giorni di asma che affliggono bambini che vivono nella Ue, 11 mila di bronchiti, il milione e passa di giorni lavorativi persi nel 2020 per lo smog dai Balcani. Cui si aggiungono i miliardi di costi sanitari, calcolati in quasi 3 per l'Italia, 1,6 per la Serbia, 1,5 per l'Ungheria, 1,3 per la Romania, 847 milioni per la Grecia. Servono allora contromisure rapide, è la conclusione del report, che portino «verso sistemi energetici sostenibili, con l'aiuto Ue», ha suggerito l'esperta Pippa Gallop, evocando una uscita dal carbone più rapida di quella promessa da molte capitali dell'area interessata. Perché i governi balcanici non possono puntare all'adesione all'Europa, ma allo stesso tempo restare il "polmone nero" dell'Ue.

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 7 settembre 2021

 

 

Ambiente da adattare al clima: un progetto per Bosco Farneto - VASCHE DI ACQUA PIOVANA E PAVIMENTAZIONI

Ondate di calore, siccità, precipitazioni estreme: le pubbliche amministrazioni si pongono il problema di situazioni sempre meno prevedibili e cercano di affrontare fenomeni climatici che possono incidere in modo significativo sulla quotidianità di una comunità. E sul suo sistema ambientale. Data questa premessa, il Comune triestino ha deciso di partecipare al bando del ministero della Transizione Ecologica che finanzia un programma sperimentale di interventi per l'adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano. La delibera, illustrata dall'assessore Elisa Lodi, ha approvato uno studio di fattibilità per un'operazione di "mitigazione" che riguarda il versante nord-orientale del Bosco Farneto: il Municipio chiede a Roma 780.000 euro. Un raro esempio di bosco urbano che si estende per circa 90 ettari tra San Luigi, Melara, fino alle valle di Longera. Per farne cosa? Una relazione è stata predisposta dai funzionari Luca Folin, Stefano Hager, Francesco Panepinto. Gli interventi, che dovranno avere una durata massima di 2 anni, si articolano in tre categorie: "green blue", "grey", "misure soft". Nel primo contenitore si prevede di realizzare due vasche di acqua piovana, una da 80 metri cubi e una da 40 metri cubi, da collocare nel parcheggio di via Marchesetti-San Luigi e in corrispondenza di una piazzola a margine del viale al Cacciatore. Verrebbe così a crearsi un sistema di raccolta delle acque meteoriche, così da limitarne la dispersione sulle strade e nelle fognature, riutilizzandole per le irrigazioni urbane (dove si fa uso di acqua potabile prelevata dall'acquedotto). Avanti inoltre con i miglioramenti dell'assetto selvicolturale del bosco, dove si avverte l'assenza di rinnovazione naturale di rovere, messa a repentaglio dalla golosità dei cinghiali per le ghiande. Sul versante "grey" si pensa a sostituire le pavimentazioni impermeabili del parcheggio a fianco del Ferdinandeo, così da favorire i processi di infiltrazione idrica e di ricarica delle falde. "Misure soft" riguarderanno infine lo studio del bacino imbrifero (1.500 ettari) afferente al torrente Chiave, il corso d'acqua che passa sotto via Carducci e sfocia in Porto vecchio.

Magr

 

 

Ritorna "Mare Nordest" tra mostre, convegni e sport

Da venerdì la decima edizione dell'evento sulla cultura blu

Il focus su alcuni aspetti della cultura del mare, tra scienza, storia e valorizzazione delle risorse territoriali. La decima edizione di "Mare Nordest" conferma la sua missione originaria e punta ad articolarla in presenza da venerdì 10 a domenica 12 settembre, quest'anno negli spazi allestiti in piazza Unità. Ideata da Roberto Bolelli ed Edoardo Natelli della società sportiva dilettantistica "Mare Nordest", la manifestazione gode del sostegno del Comune di Trieste e della Regione Fvg e si avvale di collaborazioni in campo scientifico legate all'Università di Trieste e all'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale. Meno sport per l'occasione (scelta dettata dai rigori anti-assembramento del momento) ma maggiori gli agganci all'ecologia marina, l'impatto del cambiamento climatico e la storia. In tale ottica, "Mare Nordest" si (ri)presenta in veste di "Festival della promozione e cultura del Mare", adottando quest'anno un filo conduttore che corrisponde a "Il mare che vorrei", una nuova disamina del pianeta blu, delle sue componenti e dei possibili modelli di sviluppo anche in chiave imprenditoriale ed ecologista: «Mare Nordest è un progetto che ha saputo anche anticipare i tempi e le tematiche - ha sottolineato l'assessore regionale Pierpaolo Roberti nel corso della presentazione di ieri in piazza Unità -. Ricordo infatti una passata edizione - ha aggiunto l'esponente della Regione Fvg - quando venne affrontato il problema delle microplastiche, tema a molti sconosciuto all'epoca e poi trasmesso in larga scala grazie anche alla divulgazione scientifica di Mare Nordest». Il programma gioca comunque su alcuni aspetti consolidati della rotta, tra cui lo "Scuttling" - ovvero l'affondamento volontario di navi in disarmo ai fini di una riqualificazione dei relitti in ambito ambientale e turistico - un capitolo a cui verrà dedicato il convegno del 10 settembre, alle 10. 30, moderato dal giornalista Romano Barluzzi e a cui parteciperanno autorità delle Regioni Liguria e Friuli Venezia Giulia, assieme agli studiosi Paola Del Negro e Paolo Ferraro. In programma venerdì, tra i vari eventi, anche la vernice (17. 30) della mostra fotografica "Il Batiscafo Trieste" presentata dalla critica d'arte Marianna Accerboni; alle 18. 30, la conferenza commemorativa del 61° anniversario della discesa del Batiscafo Trieste sul fondo del Fosso delle Marianne. Il programma di sabato prevede la relazione del fisico Pierre Thibault (10. 30) alle 16.30 l'intervento dei giornalisti Silvio Maranzana e Giulia Stibiel sul progetto editoriale "Nord Adriatico Magazine" e a seguire la presentazione del progetto Sea Side dell'Università di Trieste, il simposio "La storia del Molo Audace", curato da Enrico Torlo e Claudio Pristavec, la presentazione della Pallamano Trieste e l'intrattenimento con Flavio Furian e Maxino. Domenica alle 10 si chiude con la prospezione subacquea dell'area del Molo Audace, un monitoraggio in mare in collaborazione con l'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale.

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 6 settembre 2021

 

 

Treni, collegamenti più veloci per Porto e Piastra logistica - riattivata la connessione di Servola e Aquilinia

Trieste. Le linee ferroviarie commerciali di Servola e Aquilinia sono pronte a essere collegate con la rete ferroviaria internazionale senza che i treni siano costretti a passare dalla stazione di Campo Marzio. La novità riveste enorme importanza per lo sviluppo futuro della Piattaforma logistica del porto di Trieste, ma anche per altre realtà legate alla logistica del territorio. I nuovi collegamenti potranno favorire i magazzini di FreeEste a Bagnoli della Rosandra, così come il futuro terminal ungherese nell'area ex Aquila. Non appena la produzione andrà a regime, infine, di questa nuova opportunità potrà fruire anche lo stabilimento Barilla (ex pasta Zara), situato nell'area delle Noghere e già servito da binari che raggiungono gli impianti. La conclusione dei lavori si integra perfettamente con la disponibilità dell'investimento appena ratificato dal ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, all'interno del Fondo complementare destinato ai porti italiani: 180 milioni di euro che in gran parte saranno destinati alla creazione della stazione ferroviaria di Servola, per collegare via treno il futuro Molo Ottavo. La notizia della riattivazione del collegamento è stata data da Rete ferroviaria italiana, impegnata su questo e altri interventi destinati ad accelerare la ripresa dell'intermodalità nel porto di Trieste, primo scalo italiano per numero di treni. Proprio ieri Rfi ha inaugurato il collegamento degli impianti di Servola e Aquilinia alle linee verso Venezia e Tarvisio. Dismessi negli anni Novanta del secolo scorso, i due scali sono stati riconnessi tramite una bretella ferroviaria di circa un chilometro, fra l'ex Bivio San Giacomo e l'ex Bivio Canteri. In pratica, i treni in partenza da Servola potranno immettersi direttamente sulla linea di Cintura di Trieste senza dover effettuare manovre intermedie a Campo Marzio. Un investimento complessivo di circa 7,5 milioni ha consentito interventi eseguiti nell'arco di due anni per adeguamento e potenziamento dei settori armamento, opere civili, trazione elettrica, impianti di sicurezza, segnalamento e telecomunicazioni.I piazzali di Aquilinia e Servola, attivati tra gli anni '30 e '60 del Novecento per consentire lo sviluppo industriale dell'area giuliana, assumono nuova funzionalità a servizio del Porto di Trieste. Nelle aree dell'ex Aquila e dell'ex Ferriera è prevista l'estensione dell'ambito portuale, iniziata già con l'attivazione lo scorso marzo della Piattaforma Logistica. Un altro tassello si aggiunge al riassetto complessivo della stazione di Trieste Campo Marzio, che al termine degli interventi previsti (112 milioni di euro), consentirà la formazione di treni da 750 metri. «L'obiettivo di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo Fs italiane), in linea con quanto previsto dalla politica nazionale e europea dei trasporti, è rendere il trasporto merci via ferrovia sempre più competitivo e ambientalmente sostenibile - così Rfi in una nota - favorendo le attività degli operatori della logistica che si avvalgono del treno».

Riccardo Coretti

 

 

Rapporto sul clima Allarme per incendi e ondate di calore

Alla stesura della relazione ha partecipato anche Erika Coppola dell'Ictp. La ricercatrice: cambiamenti senza precedenti

Il 14 agosto la pioggia è caduta per la prima volta sulla vetta della calotta glaciale della Groenlandia, il Mediterraneo è stato travolto da un'ondata di caldo estremo - accompagnata da devastanti incendi in Grecia e Turchia. L'Organizzazione meteorologica mondiale - Wmo sta cercando di verificare la temperatura riportata di 48,8 ° C in Sicilia l'11 agosto 2021 e di stabilire se si tratta di un nuovo record di temperatura per l'Europa continentale. Il 9 agosto il Gruppo Intergovernativo sul cambiamento climatico - Ipcc, nato nel 1988 su iniziativa del Wmo e del Programma della Nazioni Unite per l'ambiente e che riunisce i maggiori esperti del clima a livello mondiale, ha pubblicato il sesto rapporto di valutazione (quello precedente è del 2013). «Le cattive notizie sono sotto gli occhi di tutti: alluvioni, incendi, ondate di calore estremo - commenta Erika Coppola ricercatrice dell'Ictp tra gli autori dell'ultimo rapporto - e gli scienziati rilevano cambiamenti nel clima della Terra in ogni regione e in tutto il sistema climatico. Molti di questi cambiamenti sono senza precedenti in migliaia, se non centinaia di migliaia di anni, e alcuni tra quelli che sono già in atto, come il continuo aumento del livello del mare, sono irreversibili. In ogni regione del pianeta - commenta Coppola - si stanno verificando cambiamenti delle condizioni o forzanti climatiche (quali ondate di calore, precipitazione estreme, siccità, condizioni meteo favorevoli agli incendi, alluvioni costiere, innalzamento estremo del livello del mare, cicloni) responsabili di impatti per la società e l'ecosistema. Questi cambiamenti sono molteplici e concomitanti e si verificheranno in maniera crescente all'aumentare del riscaldamento globale».Il rapporto fornisce anche una valutazione dei cambiamenti climatici su scala regionale che possono essere esplorate nel nuovo Atlante interattivo. L'Ipcc definisce "inequivocabile" il ruolo dell'uomo nel cambiamento climatico e conclude Coppola: «Tutti gli scenari ipotizzati prevedono il raggiungimento o il superamento della soglia di 1,5°C - l'obiettivo massimo fissato dall'accordo di Parigi del 2015 - nel XXI secolo. Ma - prosegue la scienziata - c'è una buona notizia: con l'azzeramento delle emissioni nette entro il 2050, sarebbe possibile un calo successivo del riscaldamento che si stabilizzerà intorno a 1,5°C entro il 2100».Con l'espressione "emissioni nette zero", si intende una condizione in cui per ogni tonnellata di CO2, principale motore dei cambiamenti climatici, o di un altro gas serra che si diffonde nell'atmosfera se ne rimuove altrettanta. In altre parole, si tratta di aggiungere gas serra nell'atmosfera in quantità pari a quella che riusciamo a toglierne, e sono soprattutto foreste e oceani ad assorbire l'anidride carbonica che emettiamo.

Lorenza Masè

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 5 settembre 2021

 

 

La protesta a difesa dei pini di Cattinara «Pronti a incatenarci ai nostri 200 alberi»

Abitanti sul piede di guerra contro l'ipotesi di un nuovo parcheggio al posto del bosco

Pronti a incatenarsi agli alberi, a presidiare l'area dormendo in tenda sotto i rami, ad alzare i toni della protesta, pur di salvare la pineta di Cattinara. Sono decisi a vincere la loro battaglia i volontari del Comitato spontaneo che ieri mattina, all'ombra dei circa 200 pini e delle 25 querce che, assieme ad altri alberi, caratterizzano via Valdoni, in prossimità dell'ospedale, hanno manifestato per replicare a chi vorrebbe trasformare «questo splendido ultimo polmone verde rimasto a Cattinara - ha sottolineato Paola Snidersich, una delle artefici dell'iniziativa - nell'ennesimo e, in questo caso inutile, parcheggio per automobili». «Un parcheggio già esiste - hanno evidenziato i portavoce - ed è sottoutilizzato. Invece di distruggere una pineta, nella quale generazioni di triestini hanno giocato da bambini e respirato, sarebbe più opportuno alzare di un livello quello già esistente». I rappresentanti del Comitato, che hanno ribadito di essere «al di fuori di ogni colorazione politica», hanno accusato «tutte le ultime amministrazioni di disinteresse per Cattinara» e di aver «fatto promesse mai mantenute». È intervenuto Paolo Angiolini di Legambiente: «L'evidenza del cambiamento climatico - ha osservato - ci impone di salvaguardare ogni singolo metro quadrato di natura». «Per ricreare una pineta come questa - ha aggiunto Roberto Barocchi di Triestebella - ci vorrebbe mezzo secolo». I rappresentanti del Comitato hanno detto che «il sindaco ha garantito che il parcheggio non si farà», ma fra gli intervenuti c'è chi ha sostenuto che «sarebbero già pronte le ruspe per spianare l'area, appena completate le verifiche tecniche». Sono poi intervenuti cinque candidati sindaci, Alessandra Richetti (M5s), Francesco Russo (Punto Franco), Riccardo Laterza (At), Ugo Rossi (3V), e Tiziana Cimolino (Verdi).

Ugo Salvini

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - SABATO, 4 settembre 2021

 

 

Manifestazione in difesa della pineta di Cattinara

Si è svolta stamane una partecipata manifestazione promossa dal Comitato per la Difesa della Pineta di Cattinara, Triestebella e Legambiente.

"È l'ultimo polmone verde rimasto" ha esordito Paola Snidersich del Comitato. "Invece vogliono spianare 200 pini,  25 querce,  frassini e biancospino per realizzare  posteggi!", ha proseguito. "Noi abbiamo invitato qui tutti i candidati sindaco per sentire quale impegno prendono". "L'evidenza del cambiamento climatico ci impone di salvaguardare ogni singolo metro quadrato di natura" ha sottolineato Paolo Angiolini di Legambiente. "Ogni albero va salvato; anzi, ne dobbiamo piantumare tantissimi altri". "Se abbatteranno la Pineta, prima di avere in parco così bello con alberi così grandi, ci vorranno 50 anni" afferma Roberto Barocchi di Triestebella. "Salvare gli alberi è difendersi dagli imminenti cambiamenti climatici" ribadisce Gianni Rossano Giannini, ambasciatore del Patto europeo per il clima. Poi sono intervenuti i cinque candidati presenti: Alessandra Richetti, Francesco Russo, Riccardo Laterza, Ugo Rossi, e Tiziana Cimolino. "Dopo precedenti manifestazioni il sindaco Dipiazza ci aveva ricevute" ha precisato la rappresentante del Comitato "garantendo che " non si farà !". "In realtà la ditta Rizzani de Eccher è pronta con le ruspe appena saranno superate le ultime verifiche tecniche" ha concluso Paolo Radivo .  "Ma ci troveranno qui, incatenati a ciascun albero!" hanno ribadito alcuni candidati ed esponenti delle associazioni, concordi con gli abitanti.

Circolo Verdeazzurro LEGAMBIENTE Trieste APS

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 4 settembre 2021

 

 

La sfida "green" della Fincantieri: navi ecologiche a Princess Cruises

Apparterranno alla classe "Sphere" del brand Carnival Saranno alimentate a gas naturale con basse emissioni

La crociera diventerà "green", con navi a basse emissioni di CO2, e l'ambizione di arrivare a breve a emissioni zero. È l'ultima sfida di Fincantieri, il colosso della cantieristica navale con headquarter a Trieste, che con la consueta cerimonia del taglio della lamiera, avvenuta nel Centro servizi navali di San Giorgio di Nogaro, ha dato il via alla costruzione della prima delle due navi della classe "Sphere" per Princess Cruises, brand di Carnival corporation, partner storico di Fincantieri. Oltre ad detenere il primato, con le loro 175.000 tonnellate di stazza lorda e la capacità di accogliere circa 4.300 passeggeri, di essere le più grandi finora realizzate in Italia, le due nuove navi si basano su un progetto di prossima generazione, diventando le prime navi dual-fuel della flotta di Princess Cruises ad essere alimentate primariamente a LNG (gas naturale liquefatto).« Questo - spiega Fincantieri - rappresenta la tecnologia di propulsione più avanzata e a minor impatto ambientale dell'industria navale, nonché il combustibile fossile più ecologico al mondo, che abbatterà significativamente le emissioni atmosferiche e l'utilizzo di gasolio». È intuibile il forte appeal "green" della nuova classe di navi da crociera, non escluse da un percorso fortemente orientato alla sostenibilità su cui Fincantieri sta investendo e su diversi fronti. Ne è un esempio l'unità navale sperimentale, in corso di completamento nello stabilimento campano del Gruppo, ribattezzata "Zero", con un espresso richiamo alle zero emissioni, il cui scopo è proprio quello di migliorare la sostenibilità ambientale delle navi da crociera, ma anche degli yacht, dei traghetti, delle navi da ricerca, attraverso il significativo abbattimento delle emissioni di gas a effetto serra. Cuore dell'esperimento le fuel cell, dispositivi che consento di ottenere energia elettrica dall'idrogeno ma senza combustione. Allo studio anche lo sviluppo di un nuovo modello di generazione dell'energia, sia elettrica che termica, da impiegare nelle navi da crociera. I risultati di questo lavoro di ricerca dovrebbe arrivare entro l'anno, secondo quanto annunciato dal Gruppo al momento dell'avvio del progetto, nell'autunno scorso. Risale invece a luglio la firma di un memorandum d'intesa tra Fincantieri, Msc e Snam che dà il via ad uno studio di fattibilità per realizzare la prima nave da crociera al mondo alimentata ad idrogeno e anche le infrastrutture per lo stoccaggio del combustibile. L'obiettivo - condiviso - è sempre quello delle navi a zero emissioni, un traguardo che Msc intende raggiungere entro il 2050. «Vogliamo essere in prima linea nella rivoluzione energetica per il nostro settore e l'idrogeno può contribuire notevolmente in questo campo - aveva dichiarato Pierfrancesco Vago, presidente di Msc, al momento della stipula dell'accordo -. Man mano che avanziamo con lo sviluppo della tecnologia necessaria sono certo che anche i fornitori di energia accelereranno la produzione, e i governi e il settore pubblico interverranno con il supporto necessario per un progetto che è fondamentale per la decarbonizzazione delle crociere e della navigazione».«Il trasporto marittimo oggi rappresenta circa il 3% delle emissioni di CO2 a livello globale - aveva ricordato l'ad di Fincantieri Giuseppe Bono -. L'utilizzo dell'idrogeno può contribuire al raggiungimento dell'obiettivo delle zero emissioni nette in questo settore». 

Elena Del Giudice

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 3 settembre 2021

 

 

Italia, Slovenia e Croazia assieme per tutelare l'ecosistema adriatico

Verso uno sviluppo sostenibile dei traffici e dello sfruttamento delle risorse marine. L'importanza della Zona economica esclusiva

Il mare Adriatico è un tesoro che riunisce le nazioni degli Stati costieri e guida da secoli il progresso socio-economico della regione. Rimane cruciale per la società moderna nella stessa misura del passato, offrendo un potenziale immenso agli Stati costieri che conservano i settori tradizionali e ne sviluppano di nuovi sul mare o in riva al mare. Ma l'Adriatico è un mare semichiuso con un'alta densità di trasporti marittimi e un ecosistema vulnerabile richiede una stretta cooperazione degli Stati costieri. Ne hanno discusso qui a Bled i ministri degli Esteri di Slovenia, Anze Logar, e di Croazia, Gordan Grlic Radman assieme ai responsabili dei porti del Nord Adriatico di Trieste, Capodistria e Fiume. La cooperazione nell'alto Adriatico fra Italia, Slovenia e Croazia si sviluppa attraverso tre pilastri: connettività, economia blu sostenibile e protezione dell'ambiente. A distanza di 9 mesi dall'incontro di Trieste la definizione di Zone economiche esclusive procede nella giusta direzione, come sancito anche dalla dichiarazione congiunta del 21 aprile scorso. I due ministri non hanno dubbi: è stata imboccata la strada giusta per una gestione corretta e sostenibile dell'Adriatico. La cooperazione nell'Alto Adriatico è fondamentale per competere a livello globale, e «per farlo dobbiamo investire in sviluppo, tecnologia e piattaforme di dialogo comune come Napa, l'associazione dei porti del Nord Adriatico», ha spiegato il presidente dell'Autorità portuale di Trieste, Zeno D'Agostino, che ha definito le sfide del cambiamento climatico come «un'opportunità da cogliere per sviluppare progetti comuni». Il ministro degli Esteri sloveno Logar ha anche osservato come la collaborazione per le Zone economiche esclusive (Zee) nell'Alto Adriatico abbia portato a un dialogo fra Italia, Slovenia e Croazia lontano dai riflettori, che ha contribuito al tempo stesso a ristabilire un clima più disteso fra Lubiana e Zagabria anche sul tema dell'accesso al mare aperto, una disputa che si protrae da anni fra i due Paesi ex jugoslavi. Nessuno lo nomina, ma il confine marittimo tra i due Paesi sul golfo di Pirano è stato una sorta di convitato di pietra.

M. MAN.

 

 

Segrè: «Legge antispreco per la donazione del cibo rimasto invenduto»

La crociata del docente triestino che insegna Politica Agraria all'ateneo di Bologna. Oggi alle 11 sarà ospite al Festival in piazza Unità

Una norma per rendere obbligatoria la donazione del cibo rimasto invenduto: il triestino Andrea Segrè, docente di Politica agraria all'università di Bologna e pioniere degli studi sullo spreco alimentare da cui nel 2010 è nata la campagna permanente 'spreco zero', l'ha proposta lo scorso febbraio battezzandola "Recovery Food". Ora la rilancia dal palco del Link festival, dove sarà oggi alle 11 in un colloquio con il presidente dell'Assostampa Fvg Carlo Muscatello. Professor Segrè, perché è necessario un provvedimento di questo tipo? «Dopo anni in cui abbiamo sviluppato molte iniziative legate allo spreco, oggi è tornato urgente il tema del recupero, che è quello da cui eravamo partiti alla fine degli anni '90 con il progetto Last Minute Market. Con la pandemia, infatti, è aumentato molto il numero di persone che hanno bisogno di assistenza alimentare: ci sono 5,6 milioni di persone che non hanno accesso ai servizi di base e quindi nemmeno al cibo. Per questo occorre far diventare obbligatoria la donazione di alimenti, soprattutto nella grande distribuzione». Le iniziative già adottate dalle aziende non bastano?«C'è una legge del 2016 che incentiva il recupero facendo uno sconto sulle tasse sui rifiuti pagate dai supermercati, ed è una buona base. Oggi però questo approccio sostanzialmente volontario non è più sufficiente. L'esempio viene dalla Francia, che sempre cinque anni fa ha reso obbligatorio il recupero di ciò che rimane invenduto nella grande distribuzione. Possiamo farlo anche in Italia, basterebbe inserire una piccola aggiunta alla legge». Si è confrontato con qualche forza politica che sostiene la sua proposta?«No. Penso che un appello di questo tipo debba essere colto dagli esponenti politici perché lo sentono importante, non perché glielo chiedo io. All'inizio, forse per l'assonanza con il Recovery Plan, la proposta ha avuto molta eco, ma poi nessuno l'ha colta. Spero che la vetrina di Link possa darle nuova visibilità e che qualcuno se ne faccia carico». Qual è oggi la situazione dello spreco alimentare nel nostro paese?«In seguito alla pandemia - ma anche prima, e forse le nostre campagne hanno aiutato - lo spreco domestico, che è il 70% del totale, è molto diminuito e continua a scendere, anche perché è molto legato al nostro stile di vita: l'essere stati molto a casa e aver pianificato di più gli acquisti ha aiutato. Ma se dobbiamo scegliere un obiettivo su cui concentrarci, l'attenzione va data a chi non ha accesso al cibo, e a chi è in povertà relativa e quindi cerca le calorie che costano meno: il che significa mangiare male, con tutti i problemi di salute che questo comporta. Al contrario, mangiare bene deve essere un diritto di tutti». Mettendo al centro la dieta mediterranea, che lei ha definito un "faro" per la sostenibilità?«Dal punto di vista scientifico è stato dimostrato che la dieta mediterranea è quella che più promuove la longevità e la salute, e che ha l'impatto minore sull'ambiente: lo ha riconosciuto anche l'Unesco. Il problema, lo dicono dati come il tasso di obesità soprattutto tra i preadolescenti, è che la maggioranza degli italiani non segue questo modello. È vero che abbiamo un faro, ma purtroppo è spento. Dobbiamo accenderlo».

Daniele Lettig

 

 

Ratti, verde incolto e giochi rotti «Il De Tommasini mai visto così»

Gli habitué amareggiati per il degrado, ma il Comune rassicura: «Siamo al lavoro, interventi in arrivo»

Il giardino pubblico De Tommasini è un malato che necessita di cure. Il verde risulta incolto - una situazione che va al di là dell'intervento di fitorimedio - con piante spontanee, infestanti, che la fanno da padrone, siepi secche e mal governate. C'è poi l'ormai noto problema dei ratti, ben visibili un po' ovunque, anche nelle ore diurne. Ma quello che ha creato maggior sconforto in questi giorni tra i frequentatori è soprattutto lo smantellamento giorno dopo giorno dell'area giochi riservata ai bambini dai 3 anni in su: lì le strutture ludiche in pratica non esistono più. Le altalene per i più grandicelli sono state rimosse oramai da anni. L'affascinante aeroplano in legno e lo scivolo con casetta sono stati smantellati un anno fa. Infine, lunedì scorso, anche l'ultimo gioco rimasto, il ponte di corde, si è rotto - tra l'altro si è spezzato mentre un bambino lo utilizzava - e un cartello sistemato dagli addetti del Comune sulla struttura indica: "Attenzione! Divieto di utilizzo delle attrezzature gioco. Questa struttura non deve essere usata perché sottoposta a riparazione". «Questo è l'unico polmone verde del centro città ed è triste costatare che per i bimbi più grandi, ora che anche il ponte di corde si è rotto, non c'è più nemmeno un gioco», valuta Francesco Dilica, uno dei genitori presenti spesso in quel giardino, che riferisce pure «come ormai, soprattutto nelle giornate più calde, si vedono passeggiare tranquillamente i topi persino accanto all'area giochi». Al figlio di Nikla Panizon, troppo cresciuto per usare i giochi riservati ai più piccoli, non resta che divertirsi con la ghiaia. «I giochi qui erano belli e non standard - così Panizon - peccato che durante il lockdown non abbiano approfittato per sistemare questo tipo di offerta: sarebbe bene garantire una manutenzione costante per non dover correre poi ai ripari». Laura Elegante porta spesso il suo cane al De Tommasini. «Sono cresciuta in questo giardino - racconta - e non l'ho mai visto ridotto così: è sporco causa anche l'inciviltà di troppa gente e servirebbero controlli più puntali. I topi, poi, sono ormai numerosi quanto i piccioni». La francese Armelle Narezu gestisce un asilo nido domiciliare in via Battisti e appena può, raggiunge quell'area verde: «Il giardino di per sé sarebbe bellissimo, ma è trascurato, e la presenza dei topi è la ciliegina sulla torta», constata. Sulla situazione del verde pubblico l'assessore Elisa Lodi rassicura sul fatto che «fino ad oggi eravamo legati alla disciplina relativa alla verifica e al funzionamento del fitorimedio e le piante venivano gestite a tale scopo, mentre ora cominceremo a trattare il Giardino pubblico, la più importante area verde del centro, garantendo la manutenzione che gli spetta». Riguardo l'area giochi, dove pesano anche i tanti atti vandalici, Lodi assicura «vengono fatti i controlli previsti per legge e una costante manutenzione, e a breve inizierà l'istallazione di un nuovo gioco che si presta a diverse attività dei bambini più grandi». Sul versate dell'infestazione da ratti, l'assessore con delega all'Ufficio zoofilo Michele Lobianco, riferisce che i 60 erogatori di esche sistemati (il numero dei dispositivi è stato rafforzato nelle ultime settimane) stanno dando i primi risultati: le esche sono state mangiate. «A breve i cestini verranno sostituiti da altri con sistema di chiusura - spiega - in modo da renderli meno accessibili a gabbiani e cornacchie, e saranno poste delle grate a retine sugli scoli dell'acqua piovana nella rete fognaria da dove arrivano i ratti». Nel giardino è stata anche rafforzata la vigilanza da parte di agenti della Polizia locale in borghese.

Laura Tonero

 

Laghetti delle Noghere via ai lavori anti-buche

Partito l'intervento di manutenzione da 110 mila euro per rendere più fruibile il percorso per corsa ed escursioni

Muggia. Dureranno una settimana circa i lavori che in questi giorni stanno vedendo protagonista il percorso sterrato di strada per i laghetti delle Noghere, fino al confine amministrativo con San Dorligo della Valle. La spesa è pari a 110.410 euro, con l'impresa Costruzioni Mari & Mazzaroli che eseguirà gli interventi di manutenzione iniziati ora dalla strada per i laghetti. L'intervento prevede il livellamento e il compattamento del fondo della strada sterrata in modo tale da ridurre al massimo le buche che inevitabilmente vengono a formarsi nel tempo. Si opererà poi nel ripristino con rimpinguamento di ghiaia in modo tale che la strada bianca si mantenga livellata e compattata più a lungo possibile. Diventerà così più fruibile l'itinerario che si snoda tra l'ambiente igrofilo del Bosco Vignano, alcune zone coltivate e le aree occupate dalle acque degli stagni. Il tutto in un contesto di versatilità paesaggistica notevole per un ambiente così circoscritto.«È un intervento - ha commentato l'assessore ai Lavori pubblici, Francesco Bussani - volto in primis alla funzionalità e alla sicurezza, ma che ha anche una chiara valenza dal punto di vista estetico andando ad aggiungere un ulteriore tassello alla riqualificazione di un'area di valore del nostro territorio». Un biotopo, quello dei laghetti delle Noghere, che è frequente meta di escursioni non solo da parte di muggesani, ma anche da un nutrito numero di visitatori proveniente da tutto il territorio e dalla vicina Slovenia, proprio per il fascino che regala un senso d'immersione in uno spazio non disturbato dall'uomo. Proprio per questo, l'area dei laghetti delle Noghere è una delle zone protagoniste del progetto di "cittadinanza attiva" dell'amministrazione comunale. Protagonista, il punto vendita muggesano Bricocenter Italia che, abbracciando la progettualità, è già intervenuto e continua a intervenire con diversi lavori volti alla manutenzione dell'area: da un lato la cura del verde, dall'altro il pronto ripristino di tutto ciò che il maltempo o, troppo frequentemente, l'inciviltà, purtroppo danneggiano. L'ultimo e il più clamoroso atto di vandalismo fu quello del luglio di due anni fa, a pochi mesi proprio dall'ultimazione dei lavori eseguiti sulle staccionate - erano state risistemate per ben 12 metri - rovinate o completamente divelte lungo il sentiero che attraversa l'area. Vandali che rubarono pure il tavolo da picnic di una delle zone ristoro. Ai lavori sulla strada dei laghetti delle Noghere seguiranno a breve anche quelli in via dei Carpentieri, via di Noghere e via di Santa Barbara. Lì si procederà con una riqualificazione che interverrà su questi tratti ammalorati che, caratterizzati dalla presenza di numerosi dissesti e avvallamenti, prevedono lavori non solo a livello superficiale con la stesura di un nuovo tappetto di usura, ma anche, in parte, con opere di risanamento dei sottofondi.

Luigi Putignano

 

 

«Trieste ha la ricerca in casa e può spingere sull'innovazione»

Dal Porto a Fincantieri, da Ts Trasporti ad Adriafer, un'analisi sull'energia e l'uso dell'idrogeno nel confronto curato dalla Diocesi

Esistono passi che la politica, il settore privato e quello pubblico possono compiere insieme, per aiutare Trieste a sperimentare con più decisione la transizione energetica. Ed è per discutere di questo obiettivo che la Diocesi, insieme allo Studium Fidei, all'Ucid e all'Università ha organizzato una tavola rotonda incentrata sul possibile impiego dell'idrogeno in alcuni settori cardine. Introdotto da monsignor Giampaolo Crepaldi e moderato dal professore dell'UniTs Maurizio Fermeglia, al confronto ha partecipato anche Zeno D'Agostino, presidente del Porto, che ha spiegato che «l'innovazione richiede un cambio di paradigma. Dobbiamo vedere il porto come un luogo sul mare e addirittura nel mare, dove si possono fare cose innovative e sostenibili - ha detto D'Agostino -. Trieste è il posto perfetto per stabilire nuovi paradigmi, perché è legato alla ricerca». Roberto Gerin, che per anni è stato direttore di Esercizio di Trieste Trasporti ha invece fatto luce sulla questione dei mezzi pubblici: «Nel 2020 sono stati immatricolati in Europa circa 13 mila e 400 autobus. Di questi, 47 in totale sono a idrogeno, 2 mila sono totalmente elettrici, quindi parliamo di un settore di nicchia. Questo ci fa capire che siamo ancora in una fase di sperimentazione. I risultati saranno raggiunti solo attraverso la gradualità. Ma, soprattutto, solo se le diverse parti in causa faranno sistema». La necessità di dare una svolta ambientalista è chiara a tutti, benché non sia «così facile passare da una forma di energia all'altra - ha affermato Maurizio Cociancich, di Adriafer -. Stiamo ancora parlando di sperimentazione, ci vorrebbe l'idrogeno, ma occorre gradualità». «Il tema dell'idrogeno chiama in causa il tema della transizione - ha detto nell'ultimo intervento Giuseppe Coronella, di Fincantieri -. Ma la transizione impone un cambiamento, che non ha a che fare solo con la tecnica, ma anche con la capacità di rivedere i nostri costumi, di immaginarci un mondo in cui l'energia venga gestita in maniera diversa».

Linda Caglioni

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 2 settembre 2021

 

 

Lavori in Carso per riqualificare lo storico metanodotto Snam

L'infrastruttura Gonars-Trieste costruita negli anni Sessanta sarà ammodernata con 26 milioni d'investimento: cantiere dall'autunno

Non ci sono solo i cantieri edili alimentati dai bonus fiscali a movimentare i nostri paesaggi urbani, perchè anche le necessità di approvvigionamento energetico forniscono un loro significativo contributo. Nel quadro degli interventi riguardanti il Nordest, Snam, protagonista nel trasporto e nello stoccaggio di metano, fa sapere che provvederà a rifare e ad ammodernare alcune tratte del "Mestre-Trieste", metanodotto realizzato alla fine degli anni Sessanta e bisognoso di un refitting. Obiettivo dell'operazione è garantire gli arrivi del gas in Veneto e in Fvg. In questa fase Snam concentra la sua attenzione sul tratto Gonars-Trieste, con la finalità di abbassare la pressione della condotta in seguito al raddoppio della Gonars-Gorizia. L'investimento sarà di quasi 26 milioni e i lavori dovrebbero iniziare il prossimo autunno per concludersi nei primi mesi del 2023. Focus dell'operazione nel territorio triestino sarà Villa Opicina. AcegasApsAmga ha la sua cabina di prelevamento nei pressi della foiba. Il metanodotto passa alle spalle di Trieste, raggiunge San Giuseppe della Chiusa, da dove scende verso la Ferriera di Servola, per alimentare l'impianto siderurgico. Il progetto della Snam - chiarisce l'azienda - non coinvolge il porto. Anche Duino Aurisina rientra nella lista dei siti.Le autorizzazioni sono tutte a posto: al novembre 2019 risale il via libera dei ministeri dell'Ambiente e dei Beni culturali. Messaggio ai residenti: Snam provvederà ai ripristini morfologici e vegetazionali nelle zone interessate agli scavi. E, per quanto concerne le specie arboree, le cure colturali sono garantite per un periodo di cinque anni. Il grande cantiere della Snam si svilupperà in una rilevante porzione della regione, nella sua parte sud-orientale tra le province di Udine, Gorizia, Trieste: oltre che a Duino Aurisina e a Trieste, le ruspe si faranno vive ad Aiello, Campoformido, Campolongo, Cervignano, Doberdò, Farra, Gonars, Pavia, Pozzuolo, Pradamano, Premariacco, Reana del rojale, Remanzaccom, Romans, Ronchi dei legionari, Ruda, Udine, Villesse.

Magr

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 1 settembre 2021

 

 

Legambiente premia la Procura di Trieste - il riconoscimento per l'impegno ecologico

«Una sorpresa inaspettata che premia l'ufficio da me rappresentato e che può essere una punta di orgoglio per la città di Trieste, che può vantare una Procura considerata attrezzata in materia ambientale, tema prioritario secondo me oggi e dei prossimi anni». Così il Procuratore capo di Trieste, Antonio De Nicolo, ha commentato il premio conferito alla Procura da Legambiente per l'impegno in questo settore, nel corso di Festambiente, la storica manifestazione svoltasi a Rispescia (Grosseto) nei giorni scorsi. Il premio - una targa - non è stato ancora materialmente ricevuto dal Procuratore, che aveva seguito la cerimonia in via telematica, in collegamento con don Ciotti. Il riconoscimento è riferito a una operazione in particolare, denominata "Via della Seta", che ha fatto emergere un traffico di rifiuti con relativa frode fiscale da 300 milioni di euro e il trasferimento occulto in Cina di 150 milioni, resa nota il 16 giugno scorso. Una operazione particolarmente complessa e ancora in corso.

 

 

Tripvovich, primo atto per la demolizione

Pronto in Municipio il provvedimento che conferirà a un professionista l'incarico della progettazione dell'abbattimento

Per il sindaco Dipiazza è il coronamento, anche se un po' tardivo, di un obiettivo nel mirino da un mandato: «Il percorso è segnato, indietro non si torna. Nascerà una delle più belle piazze di Trieste». Il motivo della letizia sindacale è che forse già in settimana Giulio Bernetti, in qualità di direttore dipartimentale dei Lavori pubblici e dell'Urbanistica, firmerà la determina, con cui affida l'incarico della progettazione preliminare relativa alla demolizione di sala Tripcovich. Con ogni probabilità, a studiare come eliminare dal panorama di piazza Libertà/largo Città di Santos l'ex stazione delle autocorriere, sarà lo studio Mads domiciliato in via Imbriani, perchè - dicono in passo Costanzi - ha buoni ingegneri "strutturalisti". L'operazione verrà a costare - secondo una valutazione ancora approssimativa stilata da Bernetti - circa 800.000 euro: c'è da radere a zero la stazione-teatro, c'è da trasportare gli inerti, comunque niente di particolarmente complicato - spera il direttore. Difficile fare previsioni sui tempi di questa analisi preventiva e del successivo cantiere, in quanto - spiega il direttore comunale - sarà necessario verificare cosa il progettista troverà nell'edificio anni Trenta. Per esempio, l'eventuale reperimento di amianto potrebbe allungare le fasi di smantellamento. Certo, a poco più di un mese dall'appuntamento con le urne, Dipiazza, perlomeno come primo cittadino uscente, non avrà modo di vedere le ruspe in azione. Comunque - come diceva l'altro giorno nel suo ufficio - stavolta non c'è retromarcia. La decisione, assunta a fine giugno dalla Commissione regionale per il patrimonio culturale (Corepacu), ha disinnescato il vincolo sull'ex stazione dei pullman, ribaltando la precedente posizione contraria alla demolizione, che era stata presa dalla direzione ministeriale nel dicembre 2019.Con l'imminente nomina del professionista incaricato di progettare la demolizione, si conclude una fase preparatoria ad alta tensione, che ha avuto inizio nell'autunno 2018, quando il Comune "scambiò" con il Verdi la Tripcovich offrendo un capannone alle Noghere, che il teatro avrebbe utilizzato per deposito delle scenografie. Il passaggio della proprietà al Municipio avrebbe agevolato una vecchia idea di Dipiazza, quella di demolire l'edificio eretto negli anni Trenta su disegno di Giovanni Baldi e Umberto Nordio. La costruzione durò dal settembre 1934 all'aprile 1936 - come ricorda la scheda di Giulia Scomersi nel volume "Trieste 1918-1954. Guida all'architettura" (Trieste 2005) - e venne realizzata dall'aggiudicatrice dell'appalto, la milanese Miglioli Negroni e co. Pensata su due corpi di fabbrica, uno ospitava le attività di servizio (sale d'attesa, bar, biglietteria) e l'altro, ampio 800 metri quadrati, avrebbe accolto 12 corriere della lunghezza di 12 metri. Insomma, sembrava che l'obiettivo di Dipiazza fosse ormai prossimo al conseguimento, pareva che il sì della Soprintendenza garantisse il rapido abbattimento dello stabile, quando piombò, improvviso e sonoro, il ceffone romano mollato da Federica Galloni, direttore generale al MiBac: non c'erano fatti nuovi per giustificare la demolizione, si era in presenza di un bene culturale importante in puro stile littorio. Dipiazza voleva andare al Tar, ma i dirigenti comunali lo dissuasero. Scelse la strada della politica e delle buone relazioni, alla fine il Corepacu, nel contesto di una nuova visione del Porto vecchio, gli ha tolto le manette.

Massimo Greco

 

 

Collio-Brda sotto l'Unesco La candidatura a inizio 2022

La cordata transfrontaliera che punta a conquistare il riconoscimento accelera sul completamento del dossier per poterlo presentare a febbraio

Cividale. L'obiettivo è accelerare chiudendo entro l'inizio del 2022 il cerchio di un percorso partito ormai sette anni fa, nel 2014: la cordata transfrontaliera che punta a conquistare il riconoscimento Unesco per l'area del Collio-Brda-Cuei, facendo leva sulle specificità del paesaggio terrazzato ma anche sulla ricchezza culturale di un territorio in cui si intrecciano tre ceppi linguistici, intende completare il dossier tecnico-scientifico della candidatura in tempo utile per poterlo iscrivere alla Tentative List il prossimo febbraio, appunto. L'annuncio è arrivato ieri, a Cividale, nell'ambito del forum "Fvg - Slo: un futuro condiviso", promosso nell'ambito e con l'appoggio di Mittelfest dall'associazione Mitteleuropa. Il primo dei tre panel organizzati dal presidente di quest'ultima, Paolo Petiziol, era appunto dedicato alle ambizioni del Collio, determinato a regalare al Friuli Venezia Giulia la sua sesta rappresentanza nella World Heritage List nonché il primato - ha ricordato il moderatore Diego Bernardis, presidente della Quinta commissione consiliare regionale - del riconoscimento Unesco «a un sito transfrontaliero, fra territori contigui separati da un confine». E a riprova del fatto che si vuole dare impulso all'iter, dopo i rallentamenti provocati nell'ultimo anno e mezzo dalla pandemia, il sindaco di Brda Franc Muzic ha annunciato che la prossima settimana sei ministri del governo sloveno arriveranno nel suo Comune per analizzare, in primo luogo, il piano di candidatura. «Forniremo loro tutti i ragguagli - ha aggiunto -, confidando che a questa iniziativa strategica venga garantito l'adeguato supporto». «Ci auguriamo di chiudere la documentazione entro l'anno», ha confermato Tina Novak Samec, direttrice dell'ufficio Turismo, cultura, giovani e sport del Collio sloveno, ricordando che la prossima riunione è in agenda per l'autunno e precisando che tra le finalità alla base della complessa operazione, al di là dei ritorni in termini di visibilità - premessa a un incremento dei flussi turistici e dunque a un impulso all'economia -, ce n'è una di carattere conservativo: «Preservare le peculiarità del paesaggio locale», circostanza che diverrebbe requisito imprescindibile in caso di iscrizione nella lista dei siti Unesco.Certo che la strada imboccata sia quella giusta è il sindaco di Cormons Roberto Felcaro - che ha però invitato «ad alzare l'asticella», accorciando i tempi e in parallelo intensificando la rete delle collaborazioni e della convergenza sul progetto, anche con il coinvolgimento di privati; mentre l'assessore alla cultura di San Floriano, Martina Valentincic, ha espresso l'auspicio che la scalata all'Unesco trasformi il Collio «in un grande laboratorio europeo».Nel confronto successivo inserito nella mattina di lavori, poi, focus sulla Capitale europea della Cultura 2025 Nova Gorica-Gorizia: «Una straordinaria opportunità - ha osservato il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna -, un modello da esportare in altri luoghi in cui il confine non è ancora visto come una chance». Ma «è fondamentale arrivare pronti alla data, con investimenti in logistica, viabilità e strutture ricettive», ha spronato il presidente di Mittelfest Roberto Corciulo: parole su cui hanno concordato gli altri relatori Neda Rusjan Bric, responsabile del progetto Capitale europea della Cultura Nova Gorica, Lucio Gomiero, direttore generale di Promoturismo Fvg, Paolo Petiziol come presidente del Gect e Tomaz Konrad, vice direttore dello stesso.

Lucia Aviani

 

 

Canin, in un secolo i ghiacciai hanno perso il 96% del volume - il monitoraggio di Legambiente

Udine. L'amplificazione Artica e il mare adriatico sempre più caldo, se da un lato favoriscono i cambiamenti climatici con estate bollenti e sempre più copiose precipitazioni nevose nei mesi invernali, dall'altro preservano i ghiacciai del Canin che, negli ultimi 15 anni, sono lievemente aumentati di volume. Un cambio di passo momentaneo e insufficiente per recuperare anche la perdita (96%) di superficie subita, nell'ultimo secolo. Lo conferma l'ultimo monitoraggio effettuato dalla Carovana dei ghiacciai di Legambiente sul Canin. Dalla fine della Piccola età glaciale, intorno al 1850, la superficie glacializzata è passata da 2,37 chilometri quadrati agli attuali 0,38. «Le stime della riduzione volumetrica indicano un passaggio delle masse glaciali da 0,07 chilometri cubi a 0,002» si legge nella nota di Legambiente e della Carovana dei ghiacciai: nel 1850 alcuni settori del ghiacciaio del Canin superavano i 90 metri di spessore, oggi lo spessore medio non va oltre gli 11,7 metri, con volumi massimi di 20. I dati sono stati presentati ieri a Udine dal presidente dell'associazione Legambiente Sandro Cargnelutti e dalla collega Vanda Bonardo, dal ricercatore dell'Istituto di scienze polari del Cnr, e corrispondente del Comitato glaciologico e presidente della Società meteorologica alpino-Adriatica, Renato Colucci, dal geologo Maurizio Ponton, e dal segretario del Comitato glaciometrico italiano, Marco Giardino.«La strana situazione climatica del Tarvisiano - spiega la responsabile Alpi di Legambiente - non deve trarci in inganno: le grandi quantità di neve di questi ultimi anni compensano solo in minima parte gli effetti dei cambiamenti climatici. Sono sintomo di una situazione anomala dove le precipitazioni persistenti di neve o pioggia sono eventi casuali sui quali non si può fare alcun affidamento, poiché condizionate esse stesse dalla rapida e poco prevedibile evoluzione della crisi climatica». Bonardo spiega che «la Linea di affidabilità della neve sotto cui sarà impossibile garantire la tenuta della neve sciabile, monitorata attorno ai 1500 metri, sta salendo e continuerà a farlo nella misura di 150 metri per ogni grado di aumento della temperatura». Rispetto alla situazione in altri ghiacciai alpini, quella del Canin è particolare: «Oltre a consentire di chiarire le relazioni fra i fenomeni atmosferici e i meccanismi di alimentazione dei ghiacciai, offre interpretazioni utili per - così Giardino - gestire al meglio gli ambienti glaciali». I piccoli ghiacciai del Canin, col Montasio, sono i corpi glaciali a più bassa quota del sistema alpino. Ciò è favorito dall'accumulo nevoso straordinario, precipitazioni e da valanghe. «Tali caratteristiche - si legge - li rendono resilienti al riscaldamento globale. Nonostante le temperature medie estive siano salite in 30 anni allungando il periodo di fusione dei ghiacciai, il corrispondente aumento di eventi estremi di precipitazione nevosa ha compensato temporaneamente le perdite di massa indotte da estati sempre più lunghe e più calde».

G.P.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 31 agosto 2021

 

 

"Lignum amicus" al seminario racconta gli alberi monumentali

Venerdì il primo incontro in via Besenghi  con il tecnico comunale Francesco Panepinto

L'albero, indispensabile amico dell'uomo, è al centro del progetto "Lignum Amicus" che si propone di far conoscere il contributo del patrimonio verde alla qualità della vita, con spunti e approfondimenti per l'educazione alla sostenibilità ambientale. Da oggi l'iniziativa, ideata e realizzata da Trieste Solidale in collaborazione con il Seminario Vescovile e Civibank, torna con un breve ciclo di incontri al Seminario in via Besenghi. Oltre a tre interventi correlati al suddetto tema, con inizio alle 17, verranno proposti, alle 16.15, due appuntamenti di carattere informativo a cura della Croce Rossa, sezione provinciale di Trieste. Il 3 settembre si parlerà de "Gli alberi monumentali e storici di Trieste e gli alberi autoctoni del Carso triestino" sarà il primo incontro di questo pomeriggio prettamente attorno all'argomento "Lignum Amicus", con Francesco Panepinto, responsabile dell'Unità Tecnica Alberature e Parchi del Comune di Trieste che sottolinea: «Gli alberi monumentali sono un patrimonio storico, socioculturale e di identità, ma è utile riflettere anche su quanto la storia, la cultura e l'economia delle comunità locali siano sempre state condizionate dai molteplici doni degli alberi, come il legno, i frutti, il loro fungere da riparo e il loro essere fonti di leggende». La conferenza sarà preceduta dall'illustrazione delle manovre salvavita di disostruzione pediatrica e sugli adulti, a cura della volontaria CRI Tiziana Rosone, con esecuzione su manichino. Venerdì 10, a cura di Don Samuele Cecotti, direttore della Biblioteca del Seminario Vescovile di Trieste, il tema sarà "La Croce di Cristo, Vero Albero della Vita". «Secondo la Rivelazione biblica - spiega il sacerdote - l'Albero della Vita è presente all'inizio della storia umana e al suo compimento, essendo così presenza protologica ed escatologica. Tra il primo Albero e l'ultimo sta la Croce del Dio Incarnato che disse di Sé: "Io sono la Vita" (Gv 14, 6). La Croce di Cristo è l'Albero della Vita prefigurato dall'Albero dell'Eden e glorioso nella Gerusalemme Celeste». Venerdì 17 la pittrice Carolina Franza propone "Dipingiamo con radici, cortecce e fiori". Scienza, arte e fede si incontrano armoniosamente nella sacra arte dell'icona e l'artista offrirà una dimostrazione operativa della realizzazione di un esempio di quest'ultima, dalla tavola di legno, passando per la tela di lino e procedendo con i colori estratti da cortecce, radici, fiori e frutti, fino alla stesura della resina finale. L'incontro sarà preceduto, a cura della volontaria Cri Emanuela Contu, dall'illustrazione della rianimazione cardio-polmonare nella fase di primo soccorso, con manovre su manichino. Ingresso gratuito fino a esaurimento posti, incontri al chiuso in caso di maltempo. Info: triestesolidale@gmail.com o 3488042240.

Annalisa Perini

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 30 agosto 2021

 

 

Muggia. alberi schedati per proteggere il verde

Il percorso avviato con Legambiente e altre realtà locali: in autunno la mappatura a tutela della vegetazione pubblica

Muggia «Il verde pubblico è un vero e proprio patrimonio della collettività di cui dobbiamo avere tutti cura». Lo ha detto il vicesindaco Francesco Bussani interpellato sulla questione degli interventi dei mesi scorsi al verde urbano cittadino. «A seguito di un percorso intrapreso diversi mesi fa, al quale hanno partecipato anche Legambiente e alcune associazioni ambientaliste locali, abbiamo condiviso la scelta di censire il verde pubblico in modo tale da fotografare la situazione attuale del patrimonio arboreo. Il censimento del verde urbano rappresenta uno strumento per il monitoraggio delle condizioni di salute e stabilità degli alberi oltre che per la costituzione di una banca dati utile a poter pianificare e gestire nel miglior modo possibile questo patrimonio. Ogni albero della nostra città avrà una sua identità». Prossimo passo, presumibilmente in autunno, dell'amministrazione comunale muggesana sarà, dunque, partire con le operazioni di schedatura dei diversi soggetti arborei attraverso la loro identificazione, collocazione, classificazione, per genere e specie, caratteristiche dimensionali, fase evolutiva e attraverso le verifiche di stabilità. Legambiente ha spinto sull'acceleratore per arrivare a questo traguardo: «È necessario - ha detto Andrea Wehrenfennig di Legambiente Trieste - informare la cittadinanza in maniera preventiva, ossia se c'è la necessita di intervenire con un abbattimento occorre spiegare i motivi per i quali si opta per una soluzione certamente estrema. Importante in questo ambito è anche dotarsi di un regolamento del verde, per la cui realizzazione abbiamo preso spunto dalle cose positive di quello di Trieste e di Grado. In regione siamo molto deficitari. A Muggia la popolazione si è dimostrata matura, attenta e critica in occasione di interventi poco ortodossi o sbagliati come la capitozzatura». Una collaborazione di lunga data quella tra il comune istroveneto e Legambiente: «In questi anni - ha evidenziato l'assessore Laura Litteri - c'è stata sempre la massima collaborazione del Comune con Legambiente con la quale abbiamo organizzato assieme conferenze e incontri nelle scuole. Sul tema degli alberi mi è sembrato ovvio avvalerci della loro esperienza e chiedere il loro apporto per la stesura del regolamento». «Nella sua fragilità, il verde urbano è più facilmente attaccabile da insetti, funghi e batteri sempre in agguato, in grado di compromettere la sua vita e la sicurezza di noi tutti - ha commentato Bussani -. Situazioni così delicate devono peraltro fare i conti con la gestione dell'eredità di interventi che risalgono anche a sessant'anni fa e che, basandosi su convinzioni lontane da quelle attuali, hanno inevitabilmente portato a danneggiare diverse alberature, compromettendone definitivamente alcune». D'altro canto, ha evidenziato il vicesindaco, «continueremo con la modalità portata avanti sino ad oggi in modo tale che a ogni albero compromesso e, quindi, da abbattere, corrisponda sempre una nuova piantumazione».

Luigi Putignano

 

 

In mostra a Monrupino le sagome dei pesci realizzate con i rifiuti - la rassegna alla Casa carsica

MONRUPINO Immagini di pesci realizzate con i rifiuti che il mare porta sulle spiagge, scarti di magazzino, oggetti abbandonati. È la caratteristica della mostra alla Casa carsica di Monrupino, che vede protagonista l'artista Andrea Lodi, intitolata "Pesci, pesci, pesci".«Si tratta di una rassegna - così all'inaugurazione Edi Kraus, presidente della cooperativa "Carso nostro", promotrice dell'evento - che, oltre al valore artistico, esprime un profondo significato, quello che riguarda la necessità di salvaguardare l'ambiente in cui viviamo. Paradossalmente il mondo ideale sarebbe quello in cui artisti come Lodi vengono messi nell'impossibilità di operare per mancanza di rifiuti abbandonati». «È importante riuscire a riutilizzare i rifiuti - ha aggiunto il sindaco Tanja Kosmina - dando loro una valenza artistica». Al termine dell'inaugurazione si è esibito il coro diretto da Vesna Gustin. La mostra è aperta tutte le domeniche, sino a fine ottobre (11-12.30 e 15-17). Ingresso gratuito.

u.sa.

 

 

Prima a piedi e poi in canoa alla scoperta della Cavana fra 400 tipi di piante e animali - LA GIORNATA

Alla prima uscita naturalistica con le guide aderiscono all'iniziativa una trentina di persone alle prime armi con le imbarcazione e i remi

A piedi e poi in canoa alla scoperta delle zone umide della Cavana. Una trentina di persone hanno sperimentato ieri un'esperienza diversa partecipando al giro turistico monfalconese, in mezzo ai suoni della natura e in compagnia delle guide regionali Alice Sattolo e Marta Pieri. Famiglie con bambini, coppie, mamma o papà con i figli più grandi, adulti da soli, il sindaco Anna Cisint con il figlio si sono raccolti a Marina Novapronti a esplorare, in un tour di tre ore a piedi e in canoa, la palude della Cavana che si estende tra il Brancolo, il canale Tajada, il mare e Marina Julia. In due turni, uno dalle 9.30 alle 12.30 e l'altro dalle 14.30 alle 17.30, i visitatori, quasi tutti monfalconesi e delle zone limitrofe, in pantaloncini, maglietta, scarpe da ginnastica e con zaino alle spalle hanno iniziato il loro tour. Dal piazzale Mandela la partenza della passeggiata fino al canneto della Cavana, alla scoperta della flora e della fauna dell'area. «Sebbene il paesaggio possa sembrare in apparenza sempre uguale, questa zona ospita più di 400 diversi tipi di piante e un numero quasi altrettanto notevole di animali: dagli anfibi ai rettili, dai mammiferi agli insetti - racconta la guida naturalistica Pieri -. Tanti tipi di uccelli durante le fasi di migrazione si fermano inoltre proprio qui». Tra gli animali che abitano la Cavana spiccano la testuggine palustre, un anfibio piuttosto particolare come l'ululone giallo e diversi tipi di rane e rospi. È inoltre una zona ricca di avifauna: dai piccoli passeri agli ardeidi come gli aironi. Ci sono poi diversi rapaci notturni quali assioli, gufi e civette, ma anche diurni come l'albanella reale e quella minore, il falco di palude e il germano reale. Tra gli insetti spiccano diversi tipi di libellule e il grillo.I visitatori dopo la passeggiata sono poi tornati vicino al piazzale Mandela per salpare in coppia sulle canoe canadesi e percorrere il canale del Brancolo fino a raggiungere le risorgive Schiavetti. Molti partecipanti non erano mai saliti su una canoa, né tanto meno guidata una, ma, grazie alle semplici indicazioni date da Marta e Alice, sono riusciti, anche se con qualche timore, a imbarcarsi per osservare da vicino la flora e la fauna della Cavana. «Un'esperienza di tour ecologico che permette ai visitatori non solo di tutelare l'ecosistema spostandosi con un'imbarcazione senza motore - racconta la guida naturalistica Sattolo - ma di immergersi nell'ambiente della natura, ascoltando i suoi suoni oltre al rumore della pagaia e dell'acqua».

Beatrice Branca

 

La guida: «Ricchezza di 40 ettari sconosciuti» - le prossime uscite

Le escursioni naturalistiche continueranno nel mese di settembre e precisamente venerdì 3, sabato 11 e domenica 26. Le adesioni sono numerose, ma è rimasto ancora qualche posto libero a cui si può accedere prenotandosi a info@guidanaturalistica.it o al 3297967150. Come detto l'escursionista è accompagnato da alcune guide naturalistiche regionali. L'iniziativa è una novità anche per loro. «L'area Cavana è un polmone verde dentro un'area antropizzata - spiega la guida Marta Pieri -. Sebbene sia costituita da soli 40 ettari presenta un alto grado di biodiversità. I visitatori possono ora conoscere una zona incontaminata del monfalconese dove prima era più difficile accedere». E poi aggiunge: «Il Friuli Venezia Giulia è ricco di riserve naturali e molto spesso si trascurano le bellezze dei luoghi che ci circondano. Vale la pena quindi organizzare - sottolinea Pieri - delle escursioni come queste proprio per dare la possibilità anche agli stessi abitanti di conoscere il proprio territorio».

B. B.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 29 agosto 2021

 

 

Restyling da 1,8 milioni per la sede ex Ezit: se ne occuperà Monticolo

All'imprenditore che ha realizzato il Centro congressi affidata ora la riqualificazione del vecchio edificio finanziata dalla Regione.

Se ne parlava da quando Coselag emetteva i primi vagiti, tra la fine del 2018 e l'inizio del 2019. Coselag - ci piace ricordarlo perchè non capita spesso di parlarne - non è una sigla dei servizi di sicurezza ma l'erede del non compianto Ezit. L'idea di rinnovare la sede in via Caboto girava già da quasi tre anni: finalmente Coselag ha bandito la gara per l'affidamento dei lavori sulla base del progetto elaborato dalla Dba. Pro., studio domiciliato a Santo Stefano di Cadore, che ha collaborato anche al Mose veneziano. Sulla roulette dell'appalto girava la cifra di 1 milione 858 mila euro, finanziati dalla Regione Fvg. La pallina bianca si è fermata davanti a Monticolo & Foti, che si è aggiudicata la posta con un ribasso del 12,87%. Ha superato la concorrenza di Adriacos, Di Betta Giannino, Ennio Riccesi, Mari & Mazzaroli (insieme a Orme), Innocente e Stipanovich: tutte aziende dell'area giulio-friulana. Andrea Monticolo, che torna al successo casalingo dopo alcuni sfortunati match con il Comune (piscina terapeutica, mercato coperto, mercato ortofrutticolo, casa Francol), è soddisfatto perchè «dopo l'ex Meccanografico un'altra opera rimane alle imprese triestine, garantendo un sicuro volano economico al territorio ».Cosa dovrà fare in via Caboto il costruttore del Centro congressi? Dovrà inserire «centri servizi gestionali e avanzati per l'accelerazione dello sviluppo produttivo nel territorio del Coselag». Corre in soccorso chiarificatore la relazione redatta da Dba. Pro: lo scopo è realizzare «un incubatore di imprese attraverso la ristrutturazione e l'ammodernamento dell'edificio». A incubatori sulla piazza si va forte, visto che ne esiste un altro a poche centinaia di metri di distanza (vedi pagina accanto). La parte preponderante degli spazi interni - si chiarisce - sarà utilizzata per produrre «servizi avanzati di interesse del consorzio», previa selezione di soggetti esterni mediante bandi. L'intervento sarà eseguito su una superficie di quasi 2.000 metri quadrati. La palazzina - informa la relazione che ha ripreso una scheda aziendale - ha mezzo secolo di vita e venne disegnata dagli architetti Battigelli e Rutter. Per quanto la salute dell'edificio sembri sufficiente, la riqualificazione presenta comunque un programma piuttosto radicale: bonifica delle componenti edilizie farcite di amianto; "cappotto" per il contenimento energetico e l'impermeabilizzazione della copertura; rimodulazione degli spazi interni; adeguamento di ascensore e impianto di sollevamento; adeguamento degli impianti elettrici, idrici, termici, meccanici, anti-incendio. La relazione ingiunge che, per ragioni contabili, i lavori debbono iniziare entro la fine di ottobre per terminare entro il 18 agosto 2022.

Magr

 

San Giovanni - Palestra polifunzionale - Dem e At all'attacco

Pd e Adesso Trieste attaccano sul finanziamento della Regione per il centro polifunzionale di San Giovanni. Per Luca Salvati e Sandra di Febo «in un rione così popoloso servirebbero altri tipi di aree verdi». Per Riccardo Laterza, Lucia Vazzoler e Marino Calcinari « è uno scheletro di cemento calato dall'alto». 

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 28 agosto 2021

 

 

La Costiera turistica nella nuova ciclovia fra Trieste e Venezia

La giunta regionale ha dato l'ok alla fattibilità tecnica ed economica. Da Roma in arrivo 8,3 milioni per il Fvg

Da Trieste a Venezia in bicicletta, passando per la Costiera, che diventerà "strada turistica", e per tanti luoghi simbolo della regione, tra siti storici e naturalistici. Ieri la giunta regionale ha approvato il progetto di fattibilità tecnica ed economica del tracciato principale della "ciclovia delle lagune" che attraverserà anche Lignano Sabbiadoro, con altre tappe lungo l'itinerario. Gli appassionati di bici in città plaudono al via libera dell'iter, così come operatori turistici e strutture triestine, che lavorano in particolare sul costone fronte mare. I FONDI L'opera, come ha spiegato ieri l'assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio Graziano Pizzimenti, potrà godere di un primo finanziamento statale pari a 16.622.512,40 euro, di cui sono destinati alla Regione 275 milaeuro per la redazione del progetto e 8.061.256,20 euro per la realizzazione vera e propria del primo lotto funzionale. Ma sono attese ulteriori risorse, previste nel riparto del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). La delibera di ieri stabilisce anche l'invio della documentazione al ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile e l'avvio della conferenza dei servizi sui primi lotti, su cui sarà sviluppata successivamente la progettazione definitiva. IL PERCORSO La ciclovia ha uno sviluppo complessivo di circa 278 chilometri, di cui 160 in Friuli Venezia Giulia e 118 in Veneto. Il tracciato è caratterizzato dalla presenza di nodi intermodali, quindi stazioni ferroviarie, autolinee e collegamenti navali, e sarà collegato anche a diversi altri itinerari cicloturistici. Lungo la strada i turisti troveranno diversi siti archeologici, come quelli di Aquileia, Concordia Sagittaria, Jesolo Paesi, punti di interesse naturalistico, tra i quali le lagune di Grado e Marano e verranno segnalati anche beni di pregio architettonico e storico. I COLLEGAMENTI Nelle relazioni tecniche della Regione si legge come la ciclovia Trieste-Lignano Sabbiadoro-Venezia faccia parte della dorsale di Eurovelo 8 "Mediterranean Route", da Cadice ad Atene, e dell'itinerario Bicitalia 6 "Ciclovia Adriatica", da Trieste a Santa Maria di Leuca in Puglia. Sarà collegata a est con l'itinerario Eurovelo 9 "Baltic-Adriatic" e alla ciclovia Parenzana, che prosegue in Slovenia e Croazia, a ovest con le ciclovie turistiche di interesse nazionale "Ven.To." e "Adriatica". E ancora verso nord con la ciclovia Alpe Adria in Friuli Venezia Giulia e la ciclovia Monaco-Venezia in territorio veneto, oltre ad altri itinerari cicloturistici conosciuti a livello regionale e locale. FRIULI VENEZIA GIULIA CAPOFILA L'assessore Pizzimenti ha ricordato ieri come capofila sarà la Regione Friuli Venezia Giulia, «sulla base del protocollo di intesa sottoscritto con il ministero e la Regione Veneto. L'incarico - spiega - per la redazione del progetto è stato affidato e consegnato nei tempi previsti per riuscire a inviarlo al ministero entro il 31 agosto 2021, data utile anche per l'accesso ai fondi del Pnrr». I documenti sono stati preparati partendo dallo studio di fattibilità già portato a termine nel 2020, al quale è stato aggiunto il tratto Latisana-Palazzolo dello Stella-San Giorgio di Nogaro. L'INTERVENTO DEL COMUNE «Con l'assessore Pizzimenti abbiamo lavorato a lungo nell'ultimo anno, con un focus soprattutto sulla ciclabilità della strada Costiera - ricorda l'assessore a Urbanistica e Ambiente del Comune di Trieste Luisa Polli - per trasformarla in strada turistica, e la conferma del finanziamento va nella direzione che noi abbiamo fortemente auspicato, quella di considerare il percorso un tratto, appunto, turistico, in grado di ospitare diverse forme di mobilità». Polli precisa come «la progettazione è in capo alla Regione, ma abbiamo già fatto diverse riunioni per creare la giusta sinergia con il Comune, per collegare la ciclovia fino a Venezia con la ciclabilità cittadina». ASSE CICLABILE FINO ALLA PARENZANA - L'assessore comunale ricorda anche un ulteriore obiettivo considerato prioritario sul fronte degli spostamenti su due ruote, già anticipato nei mesi scorsi, quello di collegare la ciclabilità di Trieste con i tratti più conosciuti in Slovenia e Croazia: «Stiamo portando avanti, sempre con la Regione, il progetto che, attraverso via Flavia, collegherà l'area industriale della città con Muggia e quindi, proseguendo, porterà i ciclisti fino alla Parenzana».L'OK DELLE CATEGORIE COINVOLTE L'opinione di amanti della bicicletta, ma anche operatori del mondo turistico e ricettivo è unanime, sui benefici che la ciclovia porterà al territorio, in termini di maggiori afflussi di persone, che sceglieranno di utilizzare la tratta pedalando. Tra gli aspetti evidenziati l'aumento esponenziale del cicloturismo negli ultimi anni e la necessità, sentita dal mondo delle due ruote, di poter contare su tragitti protetti e sicuri, a partire proprio da quella strada Costiera che per i ciclisti è uno dei percorsi più amati, ma anche uno dei passaggi considerati attualmente pericolosi e poco sicuri.

Micol Brusaferro

 

IL VERTICE FIAB «La sicurezza aumenterà: passaggi e arrivi in città saliranno di conseguenza»

L'analisi di Mastropasqua, presidente di Ulisse Fiab Trieste: «In questo modo si è evitato il rischio di perdere i finanziamenti»

Per Luca Mastropasqua, presidente di Ulisse Fiab Trieste, la ciclovia darà un grande impulso al turismo su due ruote, con un percorso lungamente atteso, che andrà a creare anche un nuovo itinerario da est a ovest. Cosa ne pensa del via libera al progetto? Sicuramente si inserirà tra i grandi percorsi europei per chi pedala, è un'ottima notizia, che aspettavamo da tempo. Sembrava che la Regione fosse un po' in ritardo sulla questione, invece vedo con soddisfazione che ha recuperato i tempi, altrimenti si rischiava di perdere i finanziamenti. Da esperto del settore, quali requisiti dovrà avere? L'unico aspetto fondamentale è che abbia elevati standard qualitativi, che segua quindi le regole già previste in altri progetti simili a livello europeo. Quali benefici sono attesi per il settore? La Costiera è già oggi la strada preferita dei tour operator di cicloturismo, questo per dire quanto è attrattiva e importante per il territorio, questa novità aumenterà i passaggi perché garantirà una maggiore sicurezza a chi pedala. E favorirà anche gli arrivi a Trieste, dove molti si fermano, per la bellezza della città, che vogliono visitare e non solo attraversare. Inoltre questa ciclovia colmerà una lacuna: finora c'è un flusso di persone in bici soprattutto da nord a sud, principalmente dall'Austria, grazie all'Alpe Adria, questo itinerario consentirà un nuovo tratto, da est a ovest. Il cicloturismo sta crescendo a ritmi velocissimi, e sta diventando una voce molto importante nel turismo, a livello locale e regionale».

MI.B.

 

L'IMPRENDITORE «Vantaggi assicurati per stabilimenti balneari e attività sul lungomare» -

Per Luca Calabrò, titolare de "Le Ginestre", l'incremento della mole di turisti porterà beneficio a quanti hanno scommesso sull'area

Da Luca Calabrò, titolare dello stabilimento balneare Le Ginestre, i bagnanti che arrivano in bicicletta per il momento sono molto pochi. Spesso per il timore di affrontare una strada dove gli spazi per le due ruote non sono sicuri. Pensa che la ciclovia potrebbe far cambiare idea alla gente? Credo di sì. Sarà di sicuro un incentivo a usare la bicicletta di più, in questo momento chi sceglie di venire qui al mare non lo fa pedalando, molti in realtà sono turisti che soggiornano non lontano dalla nostra spiaggia, ma in generale il tratto è impegnativo e trafficato, probabilmente per questi motivi le persone scelgono altri mezzi di trasporto. La ciclovia potrebbe portare benefici allo stabilimento? Penso un po' a tutte le strutture che si trovano lungo la Costiera, perché porterà a una maggior presenza di turisti, a un movimento maggiore, che non potrà che dare vantaggi a chi lavora in tutta la zona. Sono convinto che tutti, sia negli hotel sia nelle altre attività presenti lungo la strada, siano contenti di questa notizia. Cosa aspettarsi a opera conclusa? La Costiera avrà una popolarità ulteriore, sarà considerata un punto panoramico ancora più attraente per la città e anche per la regione. Potrà godere di una maggiore visibilità, anche all'estero, in chiave turistica, un valore aggiunto che porterà sicuramente giovamento anche a chi, nel corso del tempo e anche di recente, ha deciso di investire in questa zona».

MI.B.

 

«Investimento da sfruttare per promuovere il territorio e farci ritornare i visitatori» - la guida

Francesca Pitacco, presidente dell'associazione Guide turistiche Fvg: «La notizia circolerà e così genererà curiosità in molte persone»

Francesca Pitacco, presidente dell'associazione Guide turistiche del Friuli Venezia Giulia, parla di un risvolto positivo in termini di promozione del territorio, un ritorno di immagine per la città, quando la novità sarà ultimata e operativa. Cosa pensa del progetto appena approvato? La Strada costiera per noi è già un punto panoramico importante, la raccontiamo ai turisti quando usciamo o entriamo in città, è una strada storica, oltre che un passaggio indubbiamente molto bello. La ciclovia potrebbe darle ulteriore risalto, sicuramente sarà una notizia che circolerà, se ne parlerà e di conseguenza contribuirà a renderla ancora più famosa. Probabilmente susciterà anche la curiosità di molte persone che vorranno venire a vederla. Sarà un veicolo per attrarre nuovi turisti? Il cicloturismo sta prendendo sempre più piede e credo che tutto ciò che riguarda l'inserimento o il potenziamento delle infrastrutture, effettuato in modo serio e attento, sia benvenuto in città. Il nostro target, che è quello dei gruppi numerosi, non si serve della bici, che credo riguardi più singoli o gruppi più contenuti, ma potremmo suggerire comunque ai turisti indicazioni sull'itinerario. Sarà una novità a beneficio solo dei vacanzieri che pedalano? Penso che chi sceglierà di arrivare a Trieste in bici, proprio attraverso la ciclovia, magari poi potrebbe pensare di tornaci con calma, per visitare la città anche a piedi. È in ogni caso un'occasione da sfruttare, e quando si parla di investimenti seri, non posso che essere d'accordo».

MI. B.

 

 

«Quello delle due ruote è un settore in espansione: così si allarga il mercato» - l'albergatore

Alex Benvenuti dall'hotel Riviera: «Sono sempre di più gli ospiti che vogliono utilizzare la bicicletta per scoprire le nostre zone»

Per Alex Benvenuti dell'hotel Riviera, situato proprio sulla Strada costiera, la novità sarà ampiamente gradita, soprattutto da quella fetta di clienti che si muove pedalando, in costante aumento anno dopo anno. Ci sono molti ospiti dell'albergo che usano la bici? Sempre di più, noi abbiamo inserito il noleggio sia di quelle elettriche che di quelle classiche e sono molto richieste, ma vedo che i turisti in generale, soprattutto gli stranieri, arrivano spessissimo portandosele dietro. Sono fisse sull'auto. E le utilizzano durante tutta la vacanza, per esplorare la città e i dintorni. Cosa raccontano quando si muovono pedalando? Che serve sicurezza, per questo motivo sono convinto che una ciclovia così, studiata in questo modo, avrà un requisito fondamentale per chi si sposta col proprio mezzo, quello di percorrere la strada senza rischi. Oltre al fatto che si aggiunge un elemento essenziale, quello del panorama, in un tratto che regala una vista stupenda sul golfo. Com'è il settore dei vacanzieri su due ruote negli ultimi tempi? Il cicloturismo sta vivendo un momento di notevole espansione, è un trend in costante crescita ormai da diversi anni, anche a Trieste come in tutta la regione e in altre zone d'Italia, e investire in questi termini, sulla mobilità sostenibile, per creare infrastrutture ad hoc, vuol dire aprire ulteriormente il mercato a nuovi potenziali arrivi in tutta la città. E questo non può che far bene al turismo e all'economia del territorio in generale.

MI.B.

 

 

Green Ports, 30 milioni in arrivo per Trieste

I finanziamenti sono previsti dal bando del ministero per la Transizione ecologica D'Agostino: «Abbiamo scelto di sostenere progetti condivisi con i privati»

TRIESTE. Un pacchetto da 30 milioni di euro al Porto di Trieste per la conversione green che andranno destinati a interventi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e degli altri inquinanti connessi alla combustione di fossili legati alle attività portuali e di approvvigionamento da fonti rinnovabili . Il plafond complessivo del progetto "Green ports", varato dal ministero della Transizione ecologica, è di ben 270 milioni, risorse che fanno parte del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che saranno ripartiti su buona parte dl sistema portuale del nord e centro Italia. L'avviso pubblico è stato pubblicato «e per quel che ci riguarda - spiega il presidente dell'Autorità portuale Alto Adriatico, Zeno D'Agostino - abbiamo già definito i progetti». Le risorse saranno ripartite sia sulla base del movimentazione di merci e di passeggeri riferita al 2019, cioè prima che la pandemia dispiegasse i suoi effetti anche sulle banchine italiane, che ovviamente sulla valutazione delle proposte. La stima è «di una trentina di milioni su Trieste - prosegue D'Agostino -, che fanno del nostro Porto una delle realtà che intercettano la quota maggiore dei fondi». Fondi che raggiungono la ragguardevole cifra di circa 450 milioni sull'infrastruttura regionale, comprendendo le risorse (415 milioni) del Recovery fund. Tornando al Green Ports «i nostri progetti - entra nel dettaglio D'Agostino - riguardano impianti e macchinari, non quindi le infrastrutture, e puntano a favorire l'operatività dei terminalisti, in ossequio alle indicazioni del bando che riserva i finanziamenti alla riconversione ecologica dei terminalisti». Le risorse in arrivo a Trieste sono destinate ad imprimere una svolta significativa al porto regionale «grazie ad iniziative che si inseriscono in una progettualità strutturata che coinvolge tutti i settori. Ed è stata una scelta - chiarisce il presidente -: Genova, ad esempio, ha avanzato richiesta per un finanziamento consistente da destinare ad una sola opera, noi abbiamo preferito sostenere più progetti nei quali c'è una condivisione di finanziamenti con i privati, cogliendo l'occasione di attivare un effetto moltiplicatore , che è poi alla base del Recovery, con una vocazione ecologica che è presente anche in tutti i progetti infrastrutturali», una parte importante dei quali è rivolta alla componente ferroviaria finalizzata a rendere il traffico merci sempre più sostenibile. Dei 270 milioni a disposizione, 225 saranno destinati ai progetti delle singole Adsp (Autorità di sistema portuale), la parte restante è invece dedicata ai concessionari. Gli interventi ammissibili sono stati suddivisi in sette categorie: produzione di energia da fonti rinnovabili (70 milioni di euro), efficienza energetica degli edifici portuali (39 milioni), efficienza energetica dei sistemi di illuminazione (30 milioni), mezzi di trasporto elettrici (62 milioni, divisi fra 17 per le Adsp e 45 per eventuali proposte di terminalisti e concessionari), interventi sulle infrastrutture energetiche portuali non efficienti (23 milioni), realizzazione di infrastrutture per l'uso dell'elettricità in porto (22 milioni), metodi di riduzione delle emissioni (24 milioni).

Elena Del Giudice

 

 

"Mare Morje Sailing" per la tutela del territorio

DUINO AURISINA. Sensibilizzare turisti e residenti sul tema della tutela del territorio. È questo l'obiettivo di "Mare Morje Sailing, una terra e un mare da vivere", campagna di informazione promossa dal Comune di Duino Aurisina, in programma oggi e domani, in occasione dei due campionati italiani della classe Ufo di vela, organizzati dal Diporto nautico e dal Cupa, a Sistiana, e della classe Europa, allestito dalla società nautica Laguna al Villaggio del Pescatore. Per l'occasione, l'amministrazione e, nello specifico, l'assessorato al Turismo, Ambiente e Politiche del mare, guidato da Massimo Romita, ha lanciato l'evento digitale che consiste in una quarantina di video, presentati sui canali social del Comune (YouTube e Facebook) che raccontano le attività, i luoghi e i protagonisti della vita del territorio. «È fondamentale per noi - sottolinea Romita - mettere in rete le attività promosse da Regione, Capitaneria di Porto, Polizia di Stato, Area marina di Miramare, Aries, associazioni ambientaliste, stabilimenti e mondo associativo sportivo che si occupano della vita a mare».

u.sa.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - VENERDI', 27 agosto 2021

 

 

Legambiente Trieste promuove un premio di studio in ricordo del prof. Daribor Zupan.

Gli studenti e studentesse laureati al corso di Laura Magistrale in Ecologia dei Cambiamenti Globali presso l'Università degi Studi di Trieste possono presentare la domanda di ammissione al bando del Premio di Studio “D. Zupan” entro il 31 agosto, con le modalità indicate sul sito dell'Università e sul sito di Legambiente Trieste. Il premio di 1200 Euro è finanziato dal Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste, per ricordare il proprio socio e dirigente prof. Daribor Zupan, ingegnere chimico, docente di chimica all'Istituto “Galvani” e infine dirigente scolastico dell'Istituto “Zois” di Trieste. Con Legambiente, il prof. Zupan fu protagonista di numerose battaglie ambientali, tra cui quella contro il rigassificatore previsto a Zaule, sempre basandosi sui dati e le conoscenze scientifiche, da utilizzare per la difesa dell'ambiente e delle salute. Divenuto direttore scientifico di Legambiente Trieste, il prof. Zupan si impegnò anche nell'approfondimento dei temi legati ai trattamento dei rifiuti, delle acque reflue e del biogas, impegnandosi poi nella organizzazione e gestione dell'Ecosportello, destinato a informare i cittadini sul risparmio energetico e le energie rinnovabili, finanziato dalla Provincia di Trieste. La sua scomparsa il 17 novembre del 2013 ha privato l'associazione del contributo di una personalità vivace, di ampia cultura e di grande impegno civile.

Andrea Wehrenfennig, presidente del Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 27 agosto 2021

 

 

Trieste e Muggia Verde: campagna nel segno del no a laminatoio e dragaggi - IL GEMELLAGGIO

Le due formazioni che candidano a sindaco Marconi nel capoluogo e Fogar nel vicino comune unite nel sottolineare il tema ambientale

Presentato ieri il gemellaggio programmatico fra le liste di Trieste e Muggia Verde alla presenza dei rispettivi candidati a sindaco, Aurora Marconi per il capoluogo e Maurizio Fogar per la cittadina muggesana. Obiettivo comune è quello di dare una risposta all'acciaieria che, secondo i progetti, verrà realizzata nella zona industriale delle Noghere. «Le ricadute di natura ambientale del futuro laminatoio coinvolgeranno non solo Muggia, ma anche San Dorligo e Trieste - ha dichiarato Fogar -. Per questo motivo lo sforzo di entrambe le liste sarà quello di impedire la realizzazione di questo nuovo complesso industriale, il cui impatto produrrà conseguenze che andranno ben oltre il problema dell'emissione di anidride carbonica - ha evidenziato il candidato sindaco di Muggia Verde - ma produrrà emissioni copiose di ossido di azoto, ossido di zolfo e acido solforico, come già accade in un laminatoio analogo a San Giorgio di Nogaro. Alle Noghere l'impatto ambientale che andrebbe a prodursi sarebbe amplificato, con abitazioni a pochi metri di distanza». Oltre al no al laminatoio delle Noghere, Trieste Verde esprime la propria netta contrarietà ai dragaggi da realizzare tra Scalo Legnami e le stesse Noghere che comporterebbero, a detta di Fogar, «un sollevamento di fanghi tossici dai fondali marini del Vallone di Muggia dai valori superiori di almeno duemila volte rispetto ai limiti di legge. Ciò significherebbe, per il futuro, il divieto di balneazione, di pesca e di mitilicoltura, con tutto ciò che ne conseguirebbe in termini di posti di lavoro».

Lorenzo Degrassi

 

 

San Giovanni, ecco i fondi: polo sportivo entro il 2023

La Regione stanzia oltre due milioni: sbloccato l'iter per il completamento della struttura polifunzionale di viale Sanzio. Nuovo cantiere a inizio 2022

Spuntano i fondi che mancavano per sbloccare i lavori necessari al completamento della futura palestra polifunzionale di San Giovanni. Si tratta di oltre due milioni di euro: serviranno a realizzare il cosiddetto secondo stralcio del primo lotto, e sono stati messi a disposizione dalla Regione nell'ambito dell'ultimo assestamento di bilancio. La cifra esatta destinata al Comune, ai fini del completamento della struttura, è di 2.209.627,29 euro, e verrà concessa in tre soluzioni nel corso di altrettante annualità: nell'anno corrente il contributo sarà di centomila euro, mentre la tranche più grossa, pari a 1.509.637,29 euro, è attesa nel 2022, con una quota conclusiva di 600 mila nel 2023. All'interno di quest'impianto verranno dunque costruite due distinte palestre attrezzate per le attività di allenamento di pallavolo e basket, con annessi spogliatoi, docce, servizi igienici e pavimenti regolamentari. Ulteriori due spogliatoi saranno realizzati a beneficio delle persone con disabilità, e inoltre ci sarà uno spazio per gli uffici della società che gestirà l'impianto e un altro pure per un ambulatorio medico. «Ringraziamo l'amministrazione regionale per la concessione dei fondi necessari a completare l'opera e utili a far crescere, in futuro, l'attività sportiva sia del rione che della città», così l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi in occasione di una conferenza stampa organizzata ieri in viale Sanzio per l'annuncio dell'avvenuto finanziamento. Per quanto riguarda le tempistiche dell'avvio dei lavori e del completamento della palestra, la stessa Lodi ha ricordato che «l'obiettivo è quello di far andare in gara il progetto esecutivo entro l'anno. In questo modo nelle prime settimane del 2022 potremmo iniziare la cantierizzazione del nuovo lotto e completare i lavori entro il 2023».«Il finanziamento - ha evidenziato a sua volta l'assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti - attinge a fondi messi a disposizione dei comuni e che sull'area di Trieste permetteranno, tra gli altri interventi, la riqualificazione di Palazzo Biserini, la ricostruzione della piscina terapeutica e la realizzazione della rotonda di Salita di Conconello». Quest'impianto, nelle intenzioni dell'amministrazione comunale, costituirà una delle strutture portanti del rione, insieme al vicino campo di calcio e alla piscina di via San Cilino. E proprio prendendo spunto dalla struttura per il nuoto, il sindaco Roberto Dipiazza ha ricordato come «a distanza di quasi 20 anni posso dire di aver contribuito a realizzare un altro complesso sportivo per il rione, dopo la piscina da me inaugurata nel 2004». «Questa diventerà la 58.ma palestra gestita dal Comune - ha aggiunto l'assessore al Patrimonio Lorenzo Giorgi - alla quale si vanno a sommare le altre 15 palestre di provenienza Edr per un totale di 73 strutture sportive di futura proprietà del Comune, a dimostrazione di una città dall'impronta sempre più sportiva». Parole di apprezzamento per il finanziamento della Regione arrivano pure dal presidente della Terza Commissione Massimo Codarin («Oggi si dimostra con i fatti quanto si è realizzato da inizio mandato ad oggi per il bene di tutta la nostra città, tra centro e periferia») e da quello della Quarta Michele Babuder: «Non posso che rallegrarmi per la compiuta responsabilità e il supporto regionale».

Lorenzo Degrassi

 

 

Pesca e specie "aliene" nel quarto focus Arpa - l'incontro dedicato al mare sul molo Audace

Gli orizzonti della pesca sostenibile, le specie "aliene" nei nostri mari, l'opera di controllo della Capitaneria. Sono i temi che hanno caratterizzato l'ultima tappa di "A misura di mare - In viaggio per la sostenibilità", il ciclo a cura dell'Arpa organizzato con l'Autorità portuale. Il "porto" del quarto appuntamento è stato ieri il Molo Audace, un teatro a cielo aperto per gli interventi moderati da Barbara Pernar e a cui hanno preso parte esperti di Arpa, Area marina di Miramare, Ogs, Capitaneria e filiera ittica. In primo piano, anche con una analisi di stampo storico, la valenza della pesca e della maricoltura nel golfo di Trieste, settore di primaria importanza divenuto anche un modello di esportazione, grazie alle realtà in auge sin dall'800 legate agli allevamenti e alle industrie di conservazione a Grado, Muggia, Barcola e nelle coste istriane. Altri tempi. La pesca ora richiede altre modalità e, a quanto emerso, urge ora la costituzione di un modello "sostenibile", ovvero saper coniugare l'equilibrio biologico con un reddito per i pescatori. Un tema realizzabile, hanno sottolineato i relatori, nel segno di regole, pianificazione e un sistema di efficace controllo. A proposito di controlli: oltre ai monitoraggi di Ogs (vedi il progetto Fairsea basato sulla raccolta dati in web) ed Ersa, qui la Capitaneria ha un ruolo essenziale, fondato su controlli in mare e in remoto sui pescherecci a base di verifiche della etichettatura, rispetto delle specie protette, conformità degli attrezzi. L'altro focus si è indirizzato sulle specie "aliene". Qui "ricchezza" spesso collima con "minaccia". Lo testimoniano le molte centinaia di specie oramai libere nel Mediterraneo, molte delle quali avverse all'ecosistema, vedi la "Noce di mare", presente pure nel golfo di Trieste.

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 26 agosto 2021

 

 

Centro libero dalle auto: le categorie incassano l'impegno dei candidati

Dipiazza: «Avanti con le pedonalizzazioni e via i parcheggi dal waterfront» Russo: «Sì a una città sempre più a misura di chi va a piedi, in bici e sui bus»

Una decisa accelerazione verso un centro sempre più pedonale e un waterfront cittadino liberato dai parcheggi mettono d'accordo, con qualche eccezione, i candidati sindaco. La chiave di sviluppo teorizzata sul Piccolo di ieri dalle categorie trova quindi conferme, pur con delle sfumature, nei programmi di chi punta ad occupare da qui al 2026 l'ufficio del primo cittadino. Ma andiamo con ordine: raccontando di una sua recente passeggiata serale nella zona pedonale che da via Trento accompagna fino a piazza Venezia, il candidato del centrodestra - nonché sindaco uscente Roberto Dipiazza - sottolinea: «Questa è la mia città, questi sono solo alcuni degli interventi che abbiamo già portato a termine e questa è la Trieste che voglio». Per Dipiazza, dunque, «si proseguirà con le pedonalizzazioni», realizzando attorno al centro un ring, con un eventuale servizio di bus elettrici. Sulle Rive Dipiazza intende «togliere i posteggi, mettendo a disposizione due park: uno all'altezza del Molo IV e uno all'altezza del Mercato ortofrutticolo». Il candidato del centrosinistra Francesco Russo indica a sua volta che «nella prospettiva di una città più moderna e simile alle capitali mitteleuropee è giusto immaginare all'interno del nostro programma che Trieste sia sempre più a disposizione di quei cittadini che si muovono a piedi, in bici e con mezzi elettrici. Ciò avverrà in modo progressivo, tramite progettualità, e non facendo promesse che in sei mesi non si possono mantenere. A trarne beneficio sarebbe in primis il commercio». Leggendo le richieste che arrivano dalle categorie, Franco Bandelli di Futura anticipa una conferenza stampa sul tema «per dare risposta punto su punto alle esigenze delle categorie: tutto è stato già proposto da Futura. Sono entusiasta che le loro proposte rispecchino il nostro programma. Ricordo che ho fatto io l'asse viario parallelo pedonale sulle Rive». La candidata del M5S Alessandra Richetti pensa dal canto suo a «un centro di Trieste che anteponga l'interesse dei pedoni a quello delle automobili, disincentivando il traffico privato a favore di pedonalità e ciclabilità. Serve un confronto costante con le categorie economiche e sociali, per costruire un centro che soddisfi le esigenze di tutti. Nessuno, ad esempio, ha mai pensato a parcheggi extra large per le necessità delle famiglie». Accoglie con favore le proposte emerse da categorie e associazioni anche Riccardo Laterza, candidato di Adesso Trieste: «Riteniamo che la città debba essere vissuta, e non semplicemente attraversata, tanto in centro quanto nei rioni. La promozione di pedonalità, ciclabilità e trasporto pubblico avrebbe impatti sociali ed economici molto positivi». ll ring attorno al centro e la rimozione dei parcheggi dalle Rive «sono promesse elettorali di lungo corso - sostiene Laterza - mai realizzate dalla giunta Dipiazza». Il candidato sindaco della Dc Gianfranco Melillo immagina invece «un ampliamento della zona pedonale e parcheggi a prezzi ridottissimi realizzati anche in palazzi abbandonati nella fascia attorno all'area preclusa al traffico». Giorgio Marchesich, proposto come sindaco dalla Federazione del Tlt, punta all'«ampliamento delle zone pedonali per garantire più spazio anche ai pubblici esercizi». Marchesich è favorevole alla rimozione dei parcheggi dalle Rive, «studiando la possibilità di realizzare qualche park sotterraneo: Foro Ulpiano e San Giacomo evidenziano la validità di quel tipo di progetti». «Un tram su rotaia, che da Barcola, passando per le Rive, arrivi fino a Muggia, con parcheggi scambiatori interconnessi con la rete tranviaria e degli autobus», è quindi una delle proposte di Ugo Rossi, il candidato del Movimento 3V favorevole alla gratuità del servizio di trasporto pubblico. La candidata di Trieste Verde Aurora Marconi non ritiene necessario un ulteriore incremento delle zone pedonali, «bensì una spinta sulla costruzione di parcheggi fuori dal perimetro del centro incentivando l'arrivo in città con trasporto pubblico e biciclette». Trasposto pubblico gratuito e pedonalizzazioni togliendo i parcheggi dal centro sono tra le proposte di Sinistra in Comune: «Per ridurre l'inquinamento non bastano piccoli cambiamenti - valuta la candidata Tiziana Cimolino - ma soluzioni radicali». Il candidato della lista Podemo Arlon Stock, infine, vede un trasporto pubblico proiettato verso un'area più vasta, «che colleghi - spiega - il centro di Trieste con Ronchi da un lato e Portorose dall'altro, per integrare il centro di Trieste con un bacino, anche commerciale, più ampio».

Laura Tonero

 

 

Puntano al pesce serra e si imbattono in un tonno del peso di un quintale

Luca e Marco Zuliani erano usciti al largo di Grado per pescare con la tecnica dello spinning Hanno lanciato l'artificiale che è stato scaraventato in aria

GRADO. Sono usciti domenica pomeriggio al largo di Grado (in linea d'aria di fronte alla spiaggia gestita dalla Git, ma in mare aperto dove la profondità del mare è di circa 7-8 metri) per andare a pesca con la tecnica dello spinning. Si tratta della pesca che si pratica lanciando l'artificiale per recuperarlo con l'utilizzo di una canna da pesca abbastanza corta alla ricerca del pesce serra. Ma anziché un pesce serra per poco davvero, non senza un grande spavento da parte dei pescatori, è saltato fuori dall'acqua un grande tonno rosso. L'avventura è capitata a due fratelli, parrucchieri di professione (Ricci & Capricci), Luca e Marco Zuliani, e che per hobby, oltre alla pesca fanno anche da Prostaff sia di un'azienda di Treviso, importatrice dei migliori marchi giapponesi per attrezzatura da pesca, sia per Nautic Motors Grado, ditte per le quali si dilettano a fare foto e video di pesca e motori marini fuoribordo.«Mentre recuperavo il mio artificiale - racconta Luca Zuliani - all'improvviso dal nulla è uscito un tonno rosso solitario enorme che ha attaccato il mio artificiale con la bocca aperta a cinque metri dalla barca, scaraventandomi l'artificiale stesso a due metri in aria. Siamo rimasti sconvolti da questo attacco da paura, considerato che tra l'altro di solito questo periodo i tonni non ci sono».Il periodo dei tonni a Grado su acque relativamente basse è, infatti, quello primaverile quando arrivano sulle acque relativamente profonde per mangiare "angusieri" e "sievuli" (aguglie e cefali). Trovarselo in questo periodo davanti è stata una grande sorpresa anche perché il pesce era alquanto grande. «Pesava ben oltre un quintale: era lungo circa due metri!», raccontano i due fratelli.Come ben si capisce, naturalmente il tonno non l'hanno pescato, non avevano neppure l'attrezzatura idonea. In passato, però, hanno fatto diverse buone pescate come si vede anche dalla foto dove Luca e Marco Zuliani esibiscono una bella "leccia amia".Ovviamente i due fratelli continueranno ad andare a pesca per divertimento e in questo periodo sempre per pescare il pesce serra («per me arrostito è forse ancor più buono del branzino», dice Luca), che di solito viene gustato in compagnia con gli amici.

an. bo.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 25 agosto 2021

 

 

Le categorie ai candidati: «Più pedonalizzazioni e park attorno al centro»

Paoletti di Confcommercio: «Rive senza stalli e dehors dei locali sul lato mare» Suban per la Fipe: «Nella zona di Campo Marzio una soluzione per la sosta»

Le parole d'ordine sono pedonalizzare, creare parcheggi nell'area a ridosso del centro storico agevolando l'utilizzo dei mezzi pubblici e assicurando una migliore viabilità sulle corsie preferenziali. Le categorie economiche hanno le idee abbastanza chiare su come il traffico dovrebbe cambiare nei prossimi anni nella parte nevralgica di Trieste. E "suggeriscono" alcune soluzioni ai candidati a sindaco impegnati nella campagna elettorale.«Il futuro deve prevedere più pedonalizzazioni possibili - valuta il presidente di Confcommercio Trieste, Antonio Paoletti - e non solo in centro città, visto che alcuni interventi che vanno in quella direzione hanno portato beneficio alla vivibilità anche di zone più periferiche, valorizzando le attività commerciali e regalando maggior valore agli immobili residenziali che insistono su quelle aree». Ciò che non va perso d'occhio, per Paoletti, è comunque la mobilità: «Siamo una città che conta molti anziani - rileva - quindi va garantita una serie di servizi, creando sì il famoso ring attorno al centro, ma agevolando poi rapidi collegamenti con bus elettrici non inquinanti». Il numero uno di Confcommercio sposa poi la proposta avanzata dalla giunta Dipiazza di liberare le Rive dai parcheggi: «Mi trova favorevole - conferma - dando la possibilità ai ristoranti di creare dei dehors chiusi sul lato mare, per far vivere quel magnifico waterfront, con soluzioni non invasive, a basso impatto, come in via Veneto a Roma». Mai come durante la pandemia ci si è resi conto di quanto sia prezioso lo spazio esterno per i pubblici esercizi. «Sì quindi ad un incremento delle vie chiuse al traffico - indica la presidente di Fipe, Federica Suban - e al ring attorno al centro storico, in modo da ridurre il traffico privato e incoraggiare i cittadini all'utilizzo degli autobus, ma non dimenticando che le tante attività commerciali del centro necessitano di quotidiani rifornimenti, che non possono di certo arrivare attraverso i bus elettrici o solo in ridotte fasce orarie». Sull'ipotesi di togliere i parcheggi dalle Rive cittadine, la presidente della Fipe pone una condizione, «non negoziabile - sottolinea -: di creare contestualmente, oltre a quello del Molo IV, un capiente parcheggio dalla parte opposta, verso Campo Marzio. Altrimenti per i bar e i ristoranti nella parte finale delle Rive sarebbe la fine, perché è inutile negarlo: la gente ama le comodità e non si va a cena in autobus o in bicicletta». Ad avere un peso significativo nell'adozione di qualsiasi nuova soluzione per il traffico del centro cittadino, è il trasporto pubblico locale: «Non si può pedonalizzare tutto - premette Pier Giorgio Luccarini, presidente di Trieste Trasporti -. In una città con una popolazione non giovane va garantita la possibilità di raggiungere alcuni punti del centro con i mezzi pubblici, puntando però a ridurre al minimo, ove possibile, la presenza dei mezzi privati, realizzando grandi parcheggi in periferia e agevolando l'arrivo in città con il trasporto pubblico locale». Chi, ogni giorno, dall'alba a notte fonda, si confronta con la mobilità sono certamente i tassisti. «Siamo favorevoli alle pedonalizzazioni - dichiara Davide Secoli, presidente della cooperativa Radio Taxi -, mantenendo però alcune assi di scorrimento per taxi e autobus». Interessante, per Secoli anche l'idea del ring, «garantendoci, ad esempio - propone - percorsi come via Mazzini e via Valdirivo incentivando, ove possibile, soluzioni come quella adottata in via Trento, che soddisfa diverse esigenze. Le preferenziali poi andrebbero controllate di più, con un'onda verde su vie come Mazzini o Carducci, in modo da farci acquistare velocità commerciale».

Laura Tonero

 

 

No al laminatoio Danieli anche da Rifondazione - il terzo polo manifesta oggi in piazza

MUGGIA. Da Rifondazione di Muggia arriva il parere negativo al laminatoio alle Noghere: una decisione, fanno sapere dal circolo, dettata da «scarsa trasparenza, totale mancanza di comunicazione e coinvolgimento delle parti sociali. Dopo l'annunciato rinvio ad autunno, la discussione è proseguita ai piani alti con il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, che ha dato per certa la realizzazione, lasciando fuori nuovamente dalla discussione il Comune di Muggia. Fino a quando non sarà presentato un progetto valido e credibile fondato sulla tutela e salvaguardia dei lavoratori, dell'ambiente e dei residenti, il nostro giudizio rimarrà non favorevole, pur confermando la disponibilità a qualsiasi confronto». Intanto oggi alle 18.30 in piazza Marconi il Comitato Noghere - No laminatoio insieme a Meio Muja, M5s, Podemo, Sostenibilità Equità Solidarietà ed Europa Verde, tutti parte del Patto Civico per Muggia, il cosiddetto "terzo polo" che appoggia la candidatura a sindaco di Roberta Tarlao, manifesta contro il laminatoio Metinvest-Danieli.

Luigi Putignano

 

 

Gli Amici dei Caregoni respingono le accuse «Ferragosto regolare» - la replica a Legambiente

STARANZANO. C'è rabbia ma non rassegnazione per gli attacchi di Legambiente all'associazione Amici dei Caregoni, convinti di essere nel giusto circa la festa-raduno di Ferragosto con 700 imbarcazioni e oltre 3 mila persone sull'area. Il presidente del sodalizio Massimo Bruno è sconcertato per la posizione intransigente del circolo ambientalista e commenta con amarezza: «Non è chiara la loro posizione, anche perché a controllare che tutto fosse in ordine c'erano capitaneria, polizia con le moto d'acqua e carabinieri: nessuno ha trovato nulla di anomalo o da obiettare. Le regole sono state rispettate ed è inutile continuare a gridare all'illecito quando chi è deputato al controllo non ha svolto alcun rilievo». A caricare la dose il coordinatore della manifestazione e vicepresidente Stefano Brunetta: «Legambiente continua a criticare senza motivo e non sa che l'evento di Ferragosto vanta una tradizione consolidata dai tempi dei nostri nonni. Prosegue a perpetuarsi di generazione in generazione ed esiste ben prima della costituzione della Riserva naturale. Importa solo criticare e creare attriti in una comunità che rispetta senza mezzi termini le regole». Gli Amici dei Caregoni sostengono che Legambiente rifiuta il confronto e ha la ferma convinzione che le aree ambientali «siano di loro esclusiva competenza» e non sanno che ai Caregoni, non vige alcun divieto di navigazione e balneazione. «Con riferimento all'Isola dei Gabbiani ove l'area è ampiamente delimitata da pali che segnalano il divieto d'accesso e il fondale non permette la navigazione - dice Brunetta - è rispettata dai natanti. Le mareggiate portano rifiuti e noi li raccogliamo».

CI.VI.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 24 agosto 2021

 

 

Tuffi vietati alla Dama Bianca: al via i controlli sugli scarichi - la decisione dopo il vertice convocato dall'assessore Romita

DUINO AURISINA. Scatta l'operazione di monitoraggio della rete fognaria a Duino. Dopo l'ennesimo stop alla balneazione nell'area della Dama Bianca, reso necessario dall'esito delle nuove analisi dell'Arpa, che hanno evidenziato la presenza di escherichia coli in misura nettamente superiore ai limiti stabiliti per legge, l'amministrazione comunale di Duino Aurisina è partita al contrattacco. Ieri pomeriggio si è svolto infatti un incontro convocato dall'assessore ai Servizi sul territorio Massimo Romita - al quale hanno partecipato anche il vicesindaco Walter Pertot, il direttore dell'Arpa Stellio Vatta, tecnici di AcegasApsAmga e delegati della Polizia locale e della Capitaneria di porto - per esaminare la situazione e decidere il da farsi. «Abbiamo optato per la linea dura - annuncia Romita - nel senso che faremo, in tempi brevi, tutti i controlli necessari per venire a capo di una situazione che ci preoccupa molto. È il terzo anno consecutivo - sottolinea l'assessore della giunta guidata dal sindaco Daniela Pallotta - che, proprio alla vigilia di Ferragosto, cioè in uno dei momenti più importanti della stagione balneare, i livelli di escherichia coli crescono a dismisura nelle acque della Dama Bianca, una delle spiagge più apprezzate del nostro territorio. Vogliamo individuare le cause di tutto questo. Abbiamo registrato la piena disponibilità degli enti coinvolti su questo fronte - continua Romita - perciò nei prossimi giorni faremo le verifiche e i controlli necessari». La decisione di vietare la balneazione era stata presa l'altro giorno proprio dal sindaco Pallotta: «Davanti ai risultati presentati dai tecnici dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente - aveva detto - è mio preciso dovere adottare i provvedimenti necessari a garantire la tutela della salute pubblica. Mi dispiace enormemente dover vietare i tuffi - aveva aggiunto - perché quella è un'area splendida, meta di turisti, ma non è possibile fare diversamente. La priorità deve essere quella della salute delle persone - aveva ribadito la prima cittadina - ma adesso andremo a fondo per capire le cause di questa situazione». Gli escherichia coli sono i batteri che vivono nell'intestino dell'uomo e degli animali a sangue caldo. La loro presenza in forma molto diffusa nelle acque della zona della Dama Bianca è il risultato degli scarichi a mare delle costruzioni che caratterizzano l'area a monte. L'Arpa, intanto, ieri ha effettuato una nuova serie di prelievi delle acque del mare, sempre davanti alla Dama Bianca, come previsto dalle norme, il cui esito sarà reso noto nella giornata di oggi. Tutti auspicano che i risultati stavolta siano buoni e permettano l'annullamento dell'ordinanza di divieto alla balneazione.«Siamo ancora in agosto conclude Romita - perciò abbiamo davanti a noi ancora uno scorcio d'estate che i turisti, ma anche i bagnanti locali, speriamo possano sfruttare, magari andando a tuffarsi proprio davanti alla Dama Bianca».

u.sa.

 

 

MONFALCONE -  Legambiente - «Ai caregoni 700 barche hanno violato la Riserva»

Non si è fatta attendere la reazione di Legambiente Circolo Ignazio Zanutto di Monfalcone, dopo la festa di Ferragosto degli Amici dei Caregoni che ha richiamato 700 imbarcazioni e 3 mila persone. «I cosiddetti amanti della natura - attaccano gli ambientalisti - non possono esultare per l'esito della festa alla foce dell'Isonzo all'interno della Riserva Naturale, sito Natura 2000. Ci sono limiti precisi per balneazione e navigazione. E le 700 barche sgranate lungo i dossi sabbiosi certamente avranno rispettato il distanziamento anti-covid, ma non hanno rispettato l'ambiente naturale». Non si tratta - dicono gli ambientalisti - solo di astenersi dal fare fuochi e griglie sull'acqua o di gettare rifiuti fuori bordo ma si tratta di «capire che nei pochi ambiti naturali rimasti, neppure integri e a fatica ricostruiti, una simile invasione è di per sé ingiustificata e fortemente impattante, non solo per l'avifauna ma per l'intero ecosistema». Legambiente ricorda che il Piano di gestione pone l'obbligo di verifica del gestore sulle attività organizzate legate alla fruizione turistica e agonistica.

Ci.Vi.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 23 agosto 2021

 

 

Batteri oltre i limiti: altro stop ai bagni in zona Dama Bianca

La decisione sulla base dei dati Arpa sulla concentrazione di escherichia coli in mare. Oggi un vertice sulla questione

DUINO AURISINA. Nuovo stop alla balneazione a Duino, nell'area della Dama Bianca, già coinvolta da un provvedimento simile nei giorni precedenti il Ferragosto. La decisione è stata presa dal sindaco di Duino Aurisina, Daniela Pallotta, dopo che le nuove analisi fatte dall'Arpa regionale hanno evidenziato la presenza di escherichia coli in misura nettamente superiore ai limiti stabiliti per legge. «Davanti ai risultati presentati dai tecnici dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente - spiega Pallotta - è mio preciso dovere adottare i provvedimenti necessari a garantire la tutela della salute pubblica. Mi dispiace enormemente dover vietare i tuffi - aggiunge - perché quella è un'area splendida, meta di turisti, ma non è possibile fare diversamente. La priorità deve essere quella della salute delle persone - ribadisce il sindaco - ma adesso andremo a fondo per capire le cause di questa situazione». Gli escherichia coli sono i batteri che vivono nell'intestino dell'uomo e degli animali di sangue caldo. In sostanza, la loro presenza in forma molto diffusa nelle acque della zona della Dama Bianca è il risultato degli scarichi a mare delle costruzioni che caratterizzano l'area a monte. «Per capire quali possono essere le cause di questo grave fenomeno - riprende Pallotta - ho convocato una riunione urgente per domani pomeriggio (oggi), alla quale ho invitato gli esperti dell'AcegasAps Amga e i tecnici del Municipio che si occupano dell'ambiente. Dobbiamo venire a capo di questo problema - insiste - perché non è possibile continuare con provvedimenti di divieto alla balneazione che penalizzano una delle più belle spiagge del nostro territorio». Una delle ipotesi al vaglio è che non tutti i proprietari delle ville e delle abitazioni di Duino rispettino le norme relative alla manutenzione degli impianti di scarico. D'estate Duino è ovviamente molto più popolata che d'inverno. Uno stato di fatto che però da solo non basta a spiegare la gravità del problema. Più facile pensare che qualcuno non rispetti le regole. In passato, l'amministrazione comunale aveva già effettuato verifiche in tal senso. «Stavolta - conclude il sindaco Pallotta - siamo decisi a risolvere definitivamente questa situazione». L'Arpa ha già annunciato che nei prossimi giorni effettuerà nuovi controlli, nell'auspicio di trovare concentrazioni di escherichia coli più basse, in modo che si possa tornare quanto prima alla normalità, con libertà di balneazione per tutti.

Ugo Salvini

 

 

Da Lubiana a Bucarest gli orsi nel mirino Abbattimenti in aumento fra le proteste animaliste

La crescita della popolazione dei plantigradi rappresenta un problema per l'intera regione. E i governi preparano le contromosse

Belgrado. Un censimento a tappeto in Romania, per comprendere una volta per tutte le dimensioni del problema e per adottare, forse, risoluzioni drastiche. Un centinaio e più di eliminazioni solo nel primo semestre dell'anno, in Slovenia, in forte aumento rispetto al passato. E tanti altri "incidenti" che preoccupano, dalla Serbia alla Bosnia, passando per la Croazia. Resta un tema caldo nei Balcani quello degli orsi, spesso amati, altrettanto di frequente fonte di problemi in quello che appare essere un delicato e complicato bilanciamento tra leggi della natura ed esigenze dell'uomo. Lo è sicuramente nella vicina Slovenia, fra i Paesi europei con la più alta densità di carnivori nel continente europeo. Nei soli primi sei mesi nel Paese sono stati abbattuti dai cacciatori quasi 130 orsi. Eliminazioni, lo ricordiamo, che avvengono sempre con il permesso dell'Agenzia slovena per l'ambiente, per tenere sotto controllo la popolazione degli orsi, tra mille polemiche e critiche veementi da parte degli ambientalisti. Si tratta di numeri importanti, quelli del 2021 per la Slovenia, che certificano il superamento di tutte le quote di plantigradi soppressi nell'intero 2020, "solo" 99 su una popolazione stimata intorno alle mille unità. Si tratterebbe di una mossa obbligata, hanno fatto sapere le autorità di Lubiana, tenuto conto dell'aggravamento dei danni economici causati da orsi. Nei primi sei mesi del 2020, infatti, gli incidenti che avevano coinvolto gli orsi erano stati 86; quest'anno i numeri sono schizzati a 120. E in questi giorni, dopo un anno e oltre di relativa quiete, si è registrato anche il primo attacco di un orso a una persona. È accaduto nei pressi del villaggio di Zagorje, dove un trentenne è stato ferito dopo essersi imbattuto in mamma orsa e i suoi piccoli. La Romania - seimila gli esemplari di orsi stimati nel Paese - rappresenta però il fronte più caldo al momento, dove la situazione appare ben più severa. Nel Paese - che ha limitato drasticamente dal 2016 le eliminazioni degli orsi - sarebbero stati oltre cento gli attacchi dei plantigradi registrati negli ultimi tre anni, ha stimato il ministro dell'Ambiente Barna Tanczos ricordando anche le cinquemila richieste di risarcimento da parte di contadini a causa degli attacchi sempre più frequenti e ravvicinati. Numeri che potrebbero essere sottostimati, in un Paese in cui si sta acuendo la tensione tra ambientalisti e residenti in villaggi isolati o aree di montagna, dove le aggressioni non sono più episodiche (un pastore è stato ucciso il mese scorso). E i giornali riportano quasi quotidianamente notizie di bestiame sbranato dagli orsi, che si avvicinano senza paura ai centri abitati entrando in cortili e case. Sotto pressione, Bucarest ha così deciso di fare sul serio, lanciando ora un censimento a tutto campo degli orsi bruni. Utilizzando fondi Ue - una decina di milioni di euro - la Romania sguinzaglierà sul territorio 400 volontari ed esperti per mappare la popolazione degli orsi, anche prelevando campioni di Dna. L'obiettivo è conoscere finalmente l'esatto numero di plantigradi in Romania, che «potrebbe essere tre volte più grande» della stima di seimila, ha specificato Djuro Huber, professore dell'università di Zagabria, citato dalla Afp. Il tutto mentre Bucarest ha dato luce verde alle amministrazioni locali affinché concedano permessi ad hoc per l'eliminazione degli orsi nelle zone più interessate dal fenomeno. Si prepara «un massacro», hanno denunciato gli ambientalisti: temono che il censimento sia solo il preludio di una sistematica campagna di riduzione del numero di orsi nel Paese, a forza di pallottole. Slovenia e Romania intanto non sono i soli Paesi costretti a fronteggiare il problema. Lo condividono infatti Serbia, Bosnia e Macedonia, dove i toni sono assai simili a quelli che si levano a Bucarest.

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 22 agosto 2021

 

 

Raddoppiati i giorni con più di 30 gradi C'è il pericolo ozono dietro l'estate calda

Negli anni Novanta erano in media 25, ora sono quasi 60 Non si è però toccato il record di temperatura nel 2021

Pioggia d'agosto rinfresca il bosco. È quanto in molti si augurano, dopo l'infilata di giornate da massime oltre i 30 gradi di metà mese, e quanto dovrebbe accadere nei prossimi giorni. L'estate del 2021 è stata comunque calda, ma non la più bollente, secondo i dati raccolti dall'Osservatorio meteorologico regionale, degli ultimi anni. Nell'ondata di caldo coincisa con il week end di Ferragosto la temperatura massima registrata dall'Osmer Fvg nelle sue stazioni di rilevamento è stata di 36 gradi centigradi a Capriva, di 35,7 a Gradisca e di 35,3 a Fossalon, mentre le misurazioni informali (non ne esistono di ufficiali) per Monfalcone parlano di una punta attorno ai 35 gradi raggiunta, sempre d'infilata, nelle giornate del 13, 14 e 15 agosto, oltre che l'8 luglio. Nella città dei cantieri il picco è stato accompagnato da un'umidità oscillante tra il 62 e il 66%, per fortuna, quindi, non a livello di Tropici. Quest'estate le giornate incandescenti si sono però moltiplicate, a vedere anche il numero di quelle in cui, a Monfalcone, ma non solo, si è verificato un superamento della soglia fissata per l'ozono, la cui formazione è favorita dalle alte temperature e dal forte irraggiamento solare. Molto più rovente, comunque, fu l'inizio di agosto del 2017 per la città dei cantieri, l'area agricola alle porte di Grado e Capriva, dove si dovette fare i conti con una massima rispettivamente di 37,9 gradi centigradi, 38,4 e 38,8. Il record, però, l'ha conquistato Gradisca e non nello stesso anno, perché a luglio del 2015 nella cittadina si toccarono i 40,2 gradi e il mese successivo i 38,9 gradi. Gradisca può "vantarsi" anche di aver vissuto la giornata più infuocata di settembre, nel 2016, con una massima di 35 gradi. Nonostante Fossalon abbia invece in media massime più alte rispetto a Monfalcone, il dato medio relativo a luglio è inferiore, risultato di una raccolta di dati che copre un lasso di tempo più ampio (dal 1991 al 2021) rispetto alla città dei cantieri (2006-2021), confermando in qualche modo un innalzamento progressivo delle temperature nell'ultimo decennio. Lo studio conoscitivo dei cambiamenti climatici e di alcuni loro impatti in Friuli Venezia Giulia realizzato da Arpa Fvg Meteo su incarico dalla Regione nel 2018, e aggiornato nel maggio di quest'anno, certifica l'aumento delle temperature medie soprattutto in estate. Rispetto alle temperature medie stagionali in pianura, gli ultimi due decenni risultano inoltre decisamente i più caldi della serie in ogni stagione dell'anno. L'estate mostra il tasso di incremento maggiore (più 0,4 gradi per decennio) e aumenta il numero di giorni con una temperatura massima sopra i 30 gradi in pianura: oltre 60 nel 2019, mentre negli anni '90 dello scorso secolo erano 25-30 giorni. Di pari passo c'è stata un'impennata nelle notti "tropicali", con una temperatura minima oltre i 20 gradi: oltre 20 nell'estate di due anni fa, mentre erano 5 negli anni '90. Diminuiscono poi i giorni di gelo nei mesi invernali. Meno evidenti sono, sempre stando allo studio, i cambiamenti nella pioggia, con precipitazioni che variamo molto da un anno all'altro. Su buona parte del Friuli Venezia Giulia si riscontra però una generale riduzione delle precipitazioni primaverili ed estive (il trend è statisticamente molto significativo) e un aumento delle piogge autunnali e invernali (meno significativo). Anche il livello medio del mare è salito e il tema non può con interessare tutta la fascia costiera, Monfalcone e Grado comprese.

Laura Blasich

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 21 agosto 2021

 

 

Comune di Duino e Capitaneria - Siglato il patto a difesa del mare

DUINO AURISINA. Tutelare il mare. È questo l'obiettivo dell'accordo sottoscritto ieri a Duino Aurisina fra il Comune, la Capitaneria di porto, Isontina ambiente e le associazioni operanti sul territorio, per la realizzazione del progetto intitolato "aMare Fvg", sostenuto dall'assessore regionale per l'Ambiente, guidato da Fabio Scoccimarro. Partendo dalla consapevolezza della gravità delle problematiche connesse all'abbandono dei rifiuti che vanno a deturpare l'ambiente marino, l'amministrazione regionale ha avviato, nel 2019, il progetto pilota finalizzato a favorire la corretta gestione di tutto ciò che viene accidentalmente raccolto in mare, nell'ambito delle attività di pesca e, occasionalmente, da diportisti e associazioni di volontariato, nel corso di specifiche iniziative di pulizia degli specchi d'acqua e dei fondali. Attraverso il monitoraggio della quantità e della tipologia dei rifiuti, il progetto pilota ha consentito di definire efficaci modalità di gestione dei rifiuti abbandonati in mare, in grado di garantire la sicurezza di coloro che si adoperano in tali attività, nel rispetto dell'ambiente e delle normative di settore. Il progetto pilota si è poi trasformato, quest'anno, in un piano operativo, e destinato a tutti i Comuni del Friuli Venezia Giulia che si affacciano sul mare. Si è così stabilito di mettere a disposizione dei Comuni costieri, inseriti nel censimento litoranee dell'Istat, i fondi necessari a implementare la raccolta e il trattamento dei rifiuti rinvenuti in mare durante le attività di pesca e diporto, nonché quelli rinvenuti dai diportisti e dalle associazioni, nell'ambito di iniziative di pulizia degli specchi d'acqua, dei fondali e dei litorali, a eccezione dei tratti di litorale in concessione. Nella prospettiva della collaborazione con il mondo associativo, il Comune di Duino Aurisina, nell'ambito del Tavolo del Mare e del Tavolo Verde, ha così voluto coinvolgere tutte le realtà che, nel corso del tempo, si sono prodigate alla pulizia delle spiagge e del mare, nonché delle aree circostanti. «Vogliamo proseguire nell'intento di preservare e salvaguardare l'ambiente e il mare in cui viviamo - ha detto il sindaco di Duino Aurisina, Daniela Pallotta - collegando tale intervento a un'azione di sensibilizzazione, che farà si che il futuro sia migliore del presente». Accanto a Pallotta, hanno presenziato alla firma dell'accordo l'assessore al Turismo, Ambiente e Politiche del mare, Massimo Romita, e i presidenti delle commissioni Chiara Puntar e Sergio Milos. «Abbiamo coinvolto numerose realtà del territorio - è stato il commento di Romita, coordinatore delle iniziative - perché non può e non deve essere solo l'ente pubblico ad agire. La nostra - ha aggiunto - è una esplicita volontà di intervento, che si concretizza con le azioni che oggi presentiamo». Significativa anche la presenza degli esponenti del mondo della speleologia, come Furio Premiani, presidente della Federazione speleologica regionale, e dell'ambiente non solo marino, in particolare Andrea Wehrefennig, di Legambiente.

Ugo Salvini

 

 

Legambiente di Monfalcone - «Cancellati per sempre 500 mila metri cubi di cemento da Grado»

GRADO. «Con l'approvazione della variante al Piano regolatore il Consiglio comunale di Grado ha messo uno stop all'inutile consumo di suolo». È il circolo di "Ignazio Zanutto" di Monfalcone di Legambiente ad affermarlo, rispetto alla variante che ha eliminato la costruzione di ulteriori seconde case a Grado. Il circolo di Legambiente aggiunge che con l'approvazione della variante è stato messo fine a una «vicenda speculativa».«La cancellazione definitiva di mezzo milione di metri cubi di cemento, in particolare dai progetti della cosiddetta "Zamparini city" e dalla "Sacca dei Moreri", risparmia al territorio e alla comunità gradese una colata di cemento che, oltre a causare un consumo di suolo ingiustificabile, avrebbe modificato il paesaggio e l'assetto urbanistico dell'Isola del sole». Sottolinea poi Legambiente che se l'approvazione dell'attuale maggioranza appariva scontata «fa particolarmente piacere che l'approvazione sia avvenuta anche con il voto favorevole del candidato sindaco del centrodestra, Claudio Kovatsch». Il circolo monfalconese di Legambiente spiega inoltre che i dati sul consumo di suolo in Italia e in Friuli Venezia Giulia, pubblicati recentemente dal Rapporto dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) non sono certo rassicuranti ed è assolutamente necessario che le amministrazioni pubbliche assumano decisioni coraggiose come quella di Grado quando sono chiamate a pianificare gli interventi sul territorio che amministrano.

AN. BO.

 

Il Porto vecchio secondo Kipar: primo scorcio del bosco urbano

Sul nuovo portale del sindaco un'anticipazione del progetto sullo scalo

Ecco il "bosco urbano". Il sindaco Roberto Dipiazza ha lanciato in rete il suo nuovo sito personale in vista delle elezioni (lapalissianamente robertodipiazza.it) ed è lì che abbiamo la prima occasione di vedere un rendering di come sarà il Porto vecchio immaginato dall'architetto paesaggista tedesco Andreas Kipar: nella sezione "Borgo Porto vecchio" del sito, dedicata all'antico scalo, figura infatti una parte intitolata "bosco urbano". Vi figura l'immagine, in cui l'area è trasfigurata in un nuovo lussureggiante quartiere, e si annuncia per metà settembre la presentazione del progetto. Un altro elemento di interesse sono i simboli delle liste a sostegno del candidato: per il momento sono le quattro che hanno concluso la compilazione delle liste, ovvero Lista Dipiazza, Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia. Tanto FdI quanto gli azzurri mostrano di aver incluso il nome del sindaco nel simbolo della lista: diventano quindi "Berlusconi con Dipiazza - Forza Italia" e "Giorgia Meloni per Dipiazza - Fratelli d'Italia". Immutato il simbolo leghista. Un'altra sezione del sito riprende un tormentone dipiazziano e si intitola "momenti magici": vi figurano immagini, più o meno d'epoca, della vita privata e politica del candidato, dalla leva nei lagunari al matrimonio, passando per gli incontri con i Presidenti e la promozione della Triestina in Serie B. La sezione opere, come prevedibile, fa una panoramica dei lavori pubblici condotti nel corso dei tre mandati triestini. Sulla home del sito figura una sintesi biografica del sindaco, che inizia così: «Sposato con Claudia, amico del mio cane Ted, sono nato ad Aiello del Friuli nel 1953 ed all'età di sei anni sono venuto a vivere a Trieste in via dello Scoglio. In questa città ho trovato amici, soddisfazioni personali, professionali e l'amore. A Trieste devo tutto ed il mio modo per ringraziare i triestini dell' affetto che ricevo e del grande abbraccio di fiducia che mi rinnovano è continuare ad amministrarla onestamente e nel miglior modo possibile».

g.tom.

 

 

Acqua, progetto da 134 milioni per rifornire l'Istria slovena

Lubiana dà il via libera alla costruzione di un nuovo bacino idrico artificiale Ok dai Comuni del Litorale. Protestano i residenti dell'area dei colli Birchini

Lubiana. Acqua preziosa per una regione storicamente alle prese con difficoltà di approvvigionamento; un progetto rovinoso per l'ambiente in un'area preziosa dal punto di vista naturalistico. Sono le due opinioni opposte che risuonano in merito a un ambizioso progetto del governo sloveno. Lubiana ha dato infatti definitiva luce verde a un sistema mirato a creare una nuova fonte idrica per la costa adriatica dell'Istria slovena - in particolare per le aree di Ancarano, Isola, Capodistria e Pirano che chiedevano da anni soluzioni a lungo termine - ma di cui beneficerebbero anche l'area di San Pietro del Carso e l'entroterra carsico. Ad annunciarlo è stata l'agenzia di stampa slovena Sta, precisando che si tratta di un investimento da 134 milioni di euro, coperti da fondi statali sloveni e Fondi Ue di coesione, confermato dall'esecutivo sloveno. Il progetto prevede «la costruzione di un grande «bacino idrico» artificiale sul torrente Suhorca e di uno più piccolo sul Padez, corso d'acqua maggiore in cui il Suhorca confluisce. Bacini che poi andranno a «rifornire di acqua i tre sistemi di rifornimento esistenti nella regione» costiera, «tradizionalmente molto secca a causa del terreno carsico e, più di recente, a causa del cambiamento climatico». Il piano sarà realizzato essendo stato scelto rispetto a una ipotesi alternativa, ossia quella di collegare bacini idrici già esistenti: una via forse meno impattante sull'ecosistema e sulle casse statali, ma con il lato negativo di non accrescere la disponibilità di acqua attuale.La decisione di Lubiana arriva anche sulla spinta dell'incidente ferroviario del 2019 che, dopo aver provocato una fuoriuscita di cherosene, aveva compromesso i rifornimenti idrici nell'area e sulla costa slovena, ha ricordato sempre la Sta. Le cose cambieranno dopo la finalizzazione del progetto incentrato intorno al bacino idrografico del Padez, con alta probabilità già entro il 2027. L'iniziativa è stata accolta con estremo favore dai comuni primi beneficiari, in testa Ancarano, Isola, Capodistria e Pirano. Si tratta «di un passo non solo importante per le forniture idriche in Istria, ma anche dell'inizio della soluzione di una delle questione chiave per la sicurezza nazionale», hanno spiegato le autorità locali in un comunicato congiunto. Ma sul piede di guerra, informano i media di Lubiana, ci sono in particolare molti residenti dei paesini nell'area dei colli Birchini (Brkini), dove i corsi d'acqua fulcro del piano d'intervento saranno interessati dalle opere di sbarramento per la realizzazione dei bacini. Residenti che da anni chiedevano di puntare sull'opzione B, ossia il collegamento di bacini già esistenti. E che annunciano proteste, con una marcia in programma già oggi nella valle del Suhorca. «Faremo di tutto per fermare il progetto» nella speranza di costringere il governo a fare marcia indietro, ha promesso l'iniziativa locale "Difendiamo i Birchini", che ha evocato danni ambientali enormi per l'area. Governo e ministero dell'Ambiente «hanno chiaramente dimostrato di non avere a cuore se un habitat naturale perfettamente integro viene irreversibilmente devastato, se ecosistemi vengono distrutti», ha dichiarato Mario Benkoc, di "Difendiamo i Birchini". Ma ripercussioni negative secondo gli oppositori del progetto potrebbero impattare persino sul Parco delle Grotte di Skocjan (San Canziano), una delle meraviglie protette dall'Unesco fin dagli Anni Ottanta.

Stefano Giantin

 

 

Lubiana mette al bando la plastica monouso - Multe salate per chi sgarra Il nuovo regolamento

Lubiana. Anche la Slovenia recepisce la cosiddetta "Direttiva Sup" (Single use plastic), inserendo dunque nella propria legislazione nazionale le nuove regole europee che mirano a ridurre drasticamente l'utilizzo della plastica monouso. Lo fa mettendo al bando la vendita di una lunga serie di oggetti di uso comune, fatti di plastica e utilizzabili una sola volta, escludendone pochissimi dalla lista di proscrizione. Il governo di Lubiana ha così deciso di vietare, con un regolamento ad hoc, posate di plastica, piatti e cannucce dello stesso materiale, ma anche i cosiddetti cotton fioc per le orecchie, esclusi quelli utilizzati in ambito medico. Off limits in Slovenia saranno a breve anche i bastoncini di plastica per mescolare liquidi o cibi, esclusi quelli usati nell'industria. Svariati prodotti monouso che contengono plastica potranno invece rimanere in commercio. Fra questi, alcuni tipi di assorbenti, fazzoletti umidificati, filtri per tabacco, tazze, ma i produttori dovranno adeguare le etichette, specificando chiaramente come i consumatori debbano smaltirli correttamente dopo l'utilizzo e invitando i compratori a comprendere l'importanza del riciclaggio. Vietati, dopo che la normativa slovena entrerà in vigore - quindici giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale nazionale - anche imballaggi per alimenti e bevande in polistirene espanso e gli articoli in plastica di tipo oxo-degradabile. Severe le multe previste per chi non rispetterà le nuove regole: si va fino a 15mila euro per le imprese e fino a 5mila per i proprietari di negozi. La direttiva europea sulla plastica monouso è stata adottata nel marzo del 2019 ed è stata recepita in Italia a inizio luglio. Mira a ridurre l'uso di plastica, ponendo un freno all'inquinamento dilagante in particolare nei mari. Si calcola che siano oggi 150 milioni le tonnellate di plastica finite negli oceani, ed è una quantità che potrebbe triplicare entro il 2040 se non saranno prese misure draconiane di contenimento.

st.g.

 

 

Fra impianti eolici e strutture a gas avanti piano verso l'addio al carbone

Dal Montenegro alla Romania, molti i progetti annunciati dai governi per arrivare all'energia pulita

Belgrado. I costi economici, sociali, ambientali, di salute pubblica sono pesanti. Enormi sono le pressioni da parte della società civile locale, di Ong internazionali e pure dell'Unione europea, anch'essa toccata da impianti obsoleti le cui emissioni arrivano a migliaia di chilometri di distanza. E così ampie aree dei Balcani si muovono per dire addio, nel giro di qualche anno, a carbone e vecchie centrali elettriche alimentate a lignite. È quanto suggeriscono svariate tessere di un complesso mosaico che si sta pian piano ricomponendo nella regione. Un puzzle che, nel giro di poco più di un decennio, dovrebbe vedere i Balcani "ripuliti" dall'alone nero del carbone. È quanto intende ad esempio fare il Montenegro che è entrato nella Powering Past Coal Alliance (Ppca), organizzazione che comprende 122 Paesi, regioni e città di tutto il mondo, impegnata a spingere sull'acceleratore della transizione energetica. Il Montenegro ha evocato l'uscita dal carbone entro il 2035, forse già nel 2030, e l'ufficialità dovrebbe arrivare a breve, una volta completato il piano energetico nazionale, hanno informato i media locali. Il passo è stato lodato dagli attivisti ecologisti dell'organizzazione Green Home, che hanno ricordato che la Comunità energetica ha lanciato in primavera una procedura d'infrazione contro Podgorica, proprio perché continua a funzionare la super-inquinante centrale termoelettrica di Pljevlja. Chiuderà o sarà trasformata in impianto più verde «molto probabilmente nel 2030», ha comunicato nei giorni scorsi il premier montenegrino Zdravko Krivokapic. Ci sono «forti pressioni» europee in questo senso e a favore della «transizione verde» anche nei Balcani extra-Ue, ha confermato lo stesso ministro delle Finanze Milojko Spajic, promettendo che il governo penserà ai lavoratori che potrebbero ritrovarsi a piedi dopo l'abbandono del carbone e il passaggio a fonti di combustibili meno inquinanti, ad esempio gas o biomasse, dando nuova vita alla centrale di Pljevlja. Ma a muoversi non è solo Podgorica. Anche a Skopje si parla di mettere in soffitta il carbone, quanto prima. L'anno-chiave, ha specificato il premier macedone Zoran Zaev, dovrebbe essere il 2028, trasformando la piccola ex repubblica jugoslava nella prima nella regione a dire addio all'energia sporca. Fino a quell'anno Skopje si impegnerà a «costruire impianti fotovoltaici, con una capacità combinata di 1.600 Mw e impianti eolici - forse in cooperazione con Albania e Bulgaria - per 600 Mw, coprendo così circa un terzo del fabbisogno nazionale. E passi positivi si registrano anche in Paesi Ue che, per la transizione energetica, potranno contare sui fondi del Recovery. La Romania lavorerà per fermare l'estrazione di carbone entro il 2032 e, nel frattempo, archivierà le centrali inquinanti sostituite da altri impianti, per una spesa di circa 30 miliardi di euro. Intanto la Bulgaria secondo i media locali sta valutando, sempre contando sulle risorse di Bruxelles, di trasformare in impianti a gas le centrali più nocive, entro il 2025-26.Non tutte le ombre sono però fugate. La Bosnia va avanti col mega-progetto della centrale a spinta cinese di Tuzla, ma registra problemi a causa dei passi indietro di General Electric. E poi c'è la Serbia, ricca di lignite. Il presidente Aleksandar Vucic ha detto che chiuderà le sue centrali solo quando lo farà l'altrettanto inquinante Polonia, ossia non prima di qualche decennio. E sicuramente non prima del 2049.

Stefano Giantin

 

 

Economia green a Trieste - L'idrogeno come volano   -   (Roberto Morelli)

E se fosse l'idrogeno la chiave del futuro di Trieste e della regione? Se nel volgere di alcuni anni il capoluogo diventasse un punto di riferimento europeo per l'energia verde stimolata (e lautamente finanziata) dal Recovery Plan, attirando innovazione e imprese? Il disegno è solo abbozzato. Se ne parla con prudenza e a frammenti, ché in Italia ogni progetto ambizioso incardinato (anche) su fondi pubblici suscita immediate ostilità: e più ambizioso il piano, più acrimonioso il rigetto. Ma il potenziale punto d'arrivo a lungo termine s'intravede: un centro d'eccellenza per lo studio, la produzione e lo stoccaggio di energia a idrogeno. Non è detto che accada: molti tasselli dovrebbero andare a posto. Ma se accadesse, darebbe slancio straordinario all'economia e all'identità della nostra area. L'idrogeno "verde" quale fonte energetica è ancora difficile da produrre e poco sfruttato, e però ha molti vantaggi: è l'elemento più abbondante del pianeta, è facilmente (e a lungo) stoccabile e trasportabile, non produce anidride carbonica, può derivare da fondi rinnovabili come il sole e il vento, può decarbonizzare l'industria pesante, è utilizzabile con progressività e in forma ibrida con il gas naturale. A oggi vediamo molte tessere di un puzzle non ancora composto. La Snam - tra i primi player mondiali d'infrastrutture energetiche - ha annunciato a margine del G20 la nascita in Area di Ricerca di un Hydrogen Innovation Center, volendo aggregare imprese, atenei e centri scientifici per lo sfruttamento dell'idrogeno. Alcuni mesi fa la Snam e la Regione avevano firmato un accordo per la transizione energetica in Fvg attraverso lo stesso idrogeno e il biometano. La Ferriera sperimenterà due elettrolizzatori per la produzione di quest'elemento (primo passo timido, poiché il processo non elimina carbonio, ma pur sempre un primo passo). Il possibile nuovo laminatoio di Danieli e dell'ucraina Metinvest a Trieste, se mai sorgerà, sorgerà nel medesimo contesto. Fincantieri si propone di realizzare con la stessa Snam la prima nave da crociera al mondo alimentata a idrogeno. E poi, anche e soprattutto, c'è il porto con il presidente D'Agostino, la cui capacità di visione è probabilmente il vero propulsore del progetto. L'intera rinascita dello scalo ruota su una sua intuizione semplice quanto fenomenale: per la crescita del porto, quel che conta meno è proprio il porto. Conta il sistema che da esso s'innerva: i grandi spazi a terra, la rete ferroviaria che lo circonda, i benefici per le imprese. E in futuro, magari, la produzione, distribuzione e sfruttamento di energia: non solo per l'elettrificazione delle banchine a idrogeno, che è l'uovo oggi, ma anche e soprattutto per la potenziale installazione di pannelli fotovoltaici a mare, che è la gallina domani, facendo dello scalo un grande centro di stoccaggio di energia "verde". Energia che già oggi le imprese cercano con fame insaziabile, perché in grado di abbattere le loro emissioni di carbonio e di alzarne il valore, l'immagine e l'impatto sociale, in una parola la sostenibilità. Ecco perché l'importanza del progetto Snam va molto al di là della pur ragguardevole finalità d'innovazione: se la scintilla si sprigiona, sarà il più grande fattore d'attrazione d'impresa che Trieste abbia conosciuto dal dopoguerra. Senza timore di esagerare: forse per la prima volta dall'era asburgica, lo sviluppo della città è guidato da una strategia coerente, non potendosi ritenere tale lo sviluppo riparatorio delle partecipazioni statali nel dopoguerra. Una strategia che lega posizione geografica, partner (il porto di Amburgo), vantaggi trasportistici, benefici doganali, qualità naturali e ora la transizione energetica. Tutto troppo bello, troppo grande, troppo ambizioso? Conosciamo il disagio di sognare nel mezzo di una realtà di esercizi commerciali chiusi, mascherine da indossare, aziende in crisi, cassa integrazione che argina i licenziamenti. Ma il futuro è meno lontano di quanto sembri, se solo abbiamo la capacità di vedere il mosaico dietro le tessere sparse, e il coraggio di crederci.

 

 

SEGNALAZIONI - Ambiente - I disastri di Muggia

La cura dell'ambiente sembra ricorrere nei programmi di molti di quei candidati sindaco e aspiranti politici già attivi da cinque anni nell'amministrazione muggesana. Senza menzionare la questione del laminatoio a caldo della Metinvest già in parte approvata da chi ora si erge a paladino di opposizione, sembra che le belle addormentate solo ora in occasione delle amministrative si risveglino propugnando la lotta contro la distruzione del verde. Ma ci chiediamo dove erano quando gli ippocastani centenari del teatro Verdi, di cui molti recuperabili, col beneplacito del proprietario del bar, sono stati eliminati e sostituiti con lecci che di ombra ne offriranno ben poca per anni: il bar ha chiuso e i cittadini, anziani e mamme con bimbi, hanno rinunciato a un servizio di cui godevano almeno dal dopoguerra. I maestosi pioppi di via della Luna, quelli di via di Trieste, per lo più sani, sono caduti sotto la scure della ditta incaricata dal Comune. Si aggiungono recentemente i quattro pini sani di settant'anni della scuola media N. Sauro: le sue fronde "offendevano" la sensibilità del corpo insegnante! Un ultimo regalo senza che nessuno in Consiglio si opponesse a questa amministrazione: la capitozzatura, in periodo non consono, degli alberi di via Roma, di cui due sicuramente monumentali, via D'Annunzio, e i famosi tigli centenari di via dei Mulini e RioStorto che né quest'anno né nei prossimi potranno fiorire. Ormai di alberature vetuste o di pregio a Muggia ne son rimaste ben poche e tutte comunque brutalmente potate. Il Fugnan, uno dei pochissimi corsi d'acqua che ha la cittadina, seppellito dalle amministrazioni degli anni cinquanta-sessanta per lo più lungo l'ex via dei Berzulla e via D'Annunzio per far posto all'edilizia e al campo sportivo, ad ora risulta avere acque inquinate, nonostante l'intervento di Goletta Verde di Legambiente. Problema non risolto, sebbene siano stati trovati valori fortemente inquinanti come batteri coliformi ed enterococchi con valori superiori all'anno scorso. Un altro disservizio: l'invasione da decenni di pappataci in via D'Annunzio, un problema per scuole materne, primarie e medie, e che impediscono al cittadino di usufruire del suo giardino, e, a finestre chiuse, lo obbliga a rinchiudersi in casa per il periodo primaverile ed estivo, forzato all'uso smodato dell'impianto di climatizzazione. Nessuna richiesta da parte del Comune e Consiglio di estendere l'esame delle acque marine anche presso il Molo Balotta e la foce del Rio Ospo dove alcuni cittadini continuano a bagnarsi, nonostante il divieto e la mancanza di controlli. Legambiente e il Comitato Muggiambiente si sono rivolti al Comune con la proposta di assunzione di un agronomo, o perito che regoli con un'esperta valutazione la questione ambientale. L'attuale amministrazione ha accolto con favore la proposta che ci auguriamo però si realizzi in tempi brevi. Tante buone intenzioni da molti candidati delle liste elettorali, ma se dal mattino si vede il buongiorno, poche speranze possono nutrire i muggesani per una gestione ambientale che continua a rendere Muggia dal dopoguerra un lago di cemento.

Giuliana Corica

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 20 agosto 2021

 

 

Museo del mare in Porto vecchio - gara da 22 milioni, bando pronto

È il più importante appalto del terzo mandato Dipiazza: le proposte sono attese per il 4 ottobre e dovranno concretizzare il progetto di Vazquez Consuegra

Dopo un quinquennio preparatorio, il Museo del mare al Magazzino 26 in Porto vecchio si approssima alla prova decisiva: salvo improvvisi cambi di programma, venerdì 27 il Comune pubblicherà sul proprio sito il bando di gara per l'appalto dei lavori correlati al progetto dell'architetto sivigliano Guillermo Vazquez Consuegra. Il criterio adottato è quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo. Le imprese interessate dovranno inoltrare le proposte entro lunedì 4 ottobre, il giorno seguente le buste verranno aperte, eppoi inizierà il loro esame che durerà non meno di un paio di settimane. Arrivo e apertura delle offerte coincidono curiosamente con la conclusione del primo turno elettorale per il rinnovo della civica amministrazione. Si tratta dell'appalto più importante, sotto il duplice aspetto quantitativo e qualitativo, del terzo mandato Dipiazza: compresa l'Iva al 10%, sono in palio lavori per quasi 22 milioni di euro. La determina a contrarre, firmata dalla dirigente e "rup" Lucia Iammarino, elenca con minuzia tutte le attività edili e impiantistiche previste. Da questa partita restano fuori 13 milioni di euro, che in buona parte riguardano l'allestimento museale, gli incarichi allo staff dei progettisti e ai verificatori, le commissioni giudicatrici. In complesso il ministero dei Beni Culturali ha stanziato per la realizzazione di questa opera 33 milioni. Sull'inizio dei lavori gli uffici comunali tendono a una comprensibile prudenza. L'ipotesi ritenuta più realistica suggerisce l'inizio del prossimo anno, con chiusura del cantiere tra il 2025 e il 2026. In origine il bando di gara avrebbe dovuto essere approntato entro il 31 marzo scorso, ma l'effetto Covid e il serrato confronto con la Soprintendenza sul disegno di Vazquez Consuegra hanno allungato i tempi. Opportuna una rapida cronologia degli eventi più significativi, che hanno sequenziato i cinque anni propedeutici alla gara. Il finanziamento viene deciso in sede Cipe (governo Renzi) durante il 2016 ed è seguito dall'accordo operativo dell'ottobre 2017 tra governo, Regione, Comune, Autorità portuale: sono in tutto 50 milioni, 33 destinati al museo, 14 ai lavori di infrastrutturazione (strade, gas, acqua, elettricità), 3 al recupero della gru Ursus.Per individuare un nome di prestigio che firmi il progetto museale, nel 2019 il Comune lancia una gara internazionale alla quale partecipano griffe illustri dell'architettura: David Copperfield, Rem Koolhas, gli italiani Susanna Scarabicchi e Alfonso Femia sono tra i partecipanti alla lizza. La spunta, con il supporto di un'offerta economica competitiva, il sivigliano Vazquez Consuegra, noto al pubblico italiano per aver ristrutturato a Genova Galata, sede del museo del mare. Gli danno una mano la modenese Politecnica, la fiorentina Consilium, la pordenonese Cooprogetti, il romano Filippo Lambertucci, la trevigiana Monica Endrizi, le triestine Mads, Re.Te., Sgm consulting. Durante il 2020 la cordata Consuegra consegna il progetto, sul quale la Soprintendenza eccepisce la presenza, ritenuta troppo invasiva, di una torretta di vetro sopra il "26": l'architetto andaluso, di malavoglia, accetta il taglio che toglie originalità a un progetto già fortemente compresso dall'indirizzo conservativo imposto dal committente.

Massimo Greco

 

 

Scarsa sintonia tra paesi sulle politiche ambientali

Relativamente ai cambiamenti climatici in atto, si fa sempre più forte il convincimento che sia l'azione, non razionalmente definita, dell'uomo ad essere la principale causa di inquinamento e di innalzamento delle temperature. È il convincimento recentemente espresso in un rapporto scientifico dal Comitato intergovernativo dell'Onu (Ipcc). Gli studiosi ritengono che il fenomeno abbia una natura dinamica, per cui diverrebbe necessario ridurre gradualmente il tasso di crescita dei gas serra, con particolare attenzione all'anidride carbonica. Si tratta di una questione di cui si discute da anni seguita da reiterati impegni dei vari governi a ridurre l'espansione dei gas serra, sebbene non raramente si tratta di impegni formali ma debolmente sostanziali. Non va dimenticato che i diversi Stati del mondo vivono di fatto una perenne competizione economica condizionata da alcune consapevolezze collettive. Una di queste è che le politiche per la salvaguardia dell'ambiente, soprattutto durante il loro avvio, possono avere ricadute economiche negative sulle economie meno sviluppate. Un'altra consapevolezza sta nel fatto che, proprio la ricerca di fonti energetiche alternative a quelle tradizionali, sollecita i paesi economicamente più forti ad accaparrarsi la maggior quota di fonti energetiche ritenute meno pericolose per l'ambiente. Ne è testimonianza l'atteggiamento di molti governi a favore delle automobili elettriche che più facilmente possono permettersi i cittadini dei paesi ricchi talché ineluttabilmente, accanto al gruppo dei paesi ricchi si consolida il gruppo dei paesi poveri a maggior propensione all'inquinamento. A questo punto mi sembra opportuno fare riferimento agli studi di Elinor Ostrom (Nobel per l'economia nel 2009) che vertono sulla governance dei beni collettivi che possono essere governati mediante regole vincolanti o che possono essere governati partendo dal presupposto che siano liberi. A ben guardare molte popolazioni ritengono che vari beni naturali siano liberi, tanto da essere consumati senza preoccuparsi della loro sostituibilità. Malgrado gli impegni formali dei governi tali beni vengono consumati al di là degli impegni precedentemente presi, sia dagli Stati ricchi che dagli Stati poveri. La Ostrom ha chiamato tale situazione "il dramma dei beni comuni" in quanto, fino a che è possibile, gli Stati tendono a consumare i beni comuni senza porsi dei limiti o, se si vuole, fino a che non intervengono vincoli rispettati nell'uso delle risorse naturali. Come si vede le questioni aperte sono molte e significative. Oggi i paesi europei tendono a porre dei vincoli nel consumo dei beni naturali collettivi, il che è meritorio. Tuttavia, se il rispetto dei beni naturali non diventa un fenomeno culturale a livello mondiale è ben difficile che uno Stato potenzialmente anche ambientalista adotti misure rispettose dell'ambiente se gli altri Stati non lo fanno. -

Maurizio Mistri

 

La scrittrice Sara Segantin ottiene il premio Trabucco per l'ambiente

Il riconoscimento del Comune di Peschici al Gargano Studentessa all'ateneo cittadino, è autrice del libro "Non siamo eroi"

La narratrice ambientale e autrice del libro "Non siamo eroi" Sara Segantin, triestina d'adozione e iscritta alla XXX Ottobre tra i "Grembani", i giovani della sezione triestina del Club Alpino Italiano ha ottenuto il "Premio Trabucco - in difesa dell'ambiente". Il riconoscimento le sarà conferito oggi a Peschici, comune del Foggiano all'interno del Parco Nazionale del Gargano. La 24enne di Cavalese non nasconde la propria emozione. «Sinceramente non me l'aspettavo - confessa - e ne sono davvero felice: conferimenti di questo tipo ti danno la forza di andare avanti con maggiore speranza. Al di là del premio, sono occasioni per creare rete e constatare che ci sono altre persone che si stanno impegnando concretamente». Da poco ha concluso gli studi a Trieste, dove ha vissuto per 5 anni e dove vorrebbe tornare a vivere, laureandosi in lingue e letterature straniere e turismo culturale. «Trieste è diventata un po' la mia città: è davvero unica perché ha tutto. E a me, che amo l'avventura, offre tantissime possibilità. È un piccolo gioiello, anche di fermento culturale e scientifico, una delle città più belle del mondo». La montagna è dentro di lei. «Sono nata sulle Dolomiti e vivo di storie: mi piace viverle prima ancora di raccontarle. La montagna è avventura nel senso di esplorazione, conoscenza e scoperta nel segno del rispetto. La XXX Ottobre è stato il luogo dove ho incontrato quelle che sono diventate le persone più care che ho al momento. Trieste mi ha dato la possibilità di sviluppare anche questa passione, tra grotte, arrampicate e sci alpinismo e incontrare persone che mi hanno fatto scoprire il tesoro segreto delle Alpi Giulie, così vicino e spesso sottovalutato». Rifiuta il termine ambientalismo. «Qui si tratta di sopra vvivenza della civiltà umana: la crisi climatica riguarda tutti e ognuno può dare il suo contributo pensando in modo diverso e sentendosi parte dell'ecosistema e non separato da esso, altrimenti rischiamo di collassare». Numerose le iniziative che la vedono protagonista. «Ora stiamo portando avanti il progetto "United Mountains of Europe" per far comprendere che la comunità montana dev'essere unita in questa transizione ecologica».

G.t.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 19 agosto 2021

 

 

Lignano tra le 10 città italiane con la raccolta rifiuti più cara

La località balneare ha un esborso molto alto a causa delle tante presenze estive In Fvg importo medio di 105 euro pro capite. Nel capoluogo la differenziata non decolla

Pochi abitanti nel corso dell'anno e una montagna di rifiuti durante la stagione turistica, che porta con sé gli incassi per albergatori e ristoranti, ma pure i costi necessari a smaltire l'immondizia prodotta dai villeggianti. E così Lignano occupa il nono posto a livello nazionale dei Comuni che più spendono per la nettezza urbana in proporzione ai suoi circa settemila residenti. Sono i territori a vocazione turistica quelli che primeggiano nella classifica della spesa pro capite, proprio per il grande sbilancio tra le presenze stabili e quelle temporanee di chi arriva per le vacanze. Secondo i dati diffusi da Openpolis, Lignano ha speso nel 2019 la cospicua somma di 5,9 milioni: diviso 6.948 residenti fa 872 euro a testa. Per apprezzare la differenza rispetto a situazioni senza sbalzi stagionali, Villesse è seconda nella classifica del Friuli Venezia Giulia con 264 euro per residente. Mediamente in regione il costo per abitante è di 105 euro: meno dei 139 della media nazionale, più dei 68 del Veneto. La somma non è quella imputata ai cittadini attraverso il pagamento della Tari, ma il rapporto fra residenti e costo sostenuto dal municipio per il servizio di raccolta, trattamento e smaltimento. Continuando a scorrere la graduatoria si trova al terzo posto il piccolo comune friulano di Pulfero (196 euro per abitante), seguito da Tarvisio (195) e Dolegna (190). Le città riescono a risparmiare qualcosa: Trieste spende 162 euro per ognuno dei suoi 200 mila abitanti (3,3 milioni di euro in totale), Gorizia 156, Pordenone 124 e Udine 116. I cittadini possono facilmente confrontare la cifra con quanto richiesto annualmente dalla propria amministrazione attraverso la tassa sui rifiuti. Fra le città italiane sopra i 200 mila abitanti, Trieste è quella che spende meno assieme a Verona. In testa ci sono il complicato servizio dei rifiuti di Venezia (465 euro pro capite) e poi quelli di Genova (324), Roma (273), Firenze (234) e Torino (230). La gestione dell'immondizia è uno dei principali campi d'azione di un'amministrazione comunale e un tema sempre caldo nel dibattito locale, che negli ultimi anni ha avuto i picchi maggiori a Udine e Muggia, in entrambi i casi per la scelta dei sindaci di introdurre la raccolta differenziata porta a porta. A Trieste riemerge ciclicamente la discussione sulla presenza del termovalorizzatore, che in passato si sarebbe chiamato più prosaicamente inceneritore: avversato dagli ambientalisti, ma impiegato senza distinguo dalle amministrazioni di centrodestra e centrosinistra. In Italia ogni anno un abitante produce 499 chili di spazzatura, non molto meno della media europea di 489. Fra i capoluoghi, i triestini consumano un po' meno: 472 chili, mentre in vetta di sono i catanesi, che gettano nel cassonetto 713 chili di immondizia all'anno ciascuno. Il valore aggiunto in termini di impatto ambientale lo fa la raccolta differenziata. Gli obiettivi europei avevano stabilito che l'Italia arrivasse al 65% di raccolta differenziata entro il 2012 ma, a sei anni di distanza (gli ultimi dati sono del 2018), l'asticella è arrivata attorno al 60%. L'obiettivo è ad ogni modo raggiunto in Fvg, che conta il 66,6% contro il 73,8% del Veneto primo in classifica. La Sicilia è all'ultimo posto con il 29,5%. In regione Trieste ha la poco invidiabile maglia nera fra i capoluoghi di provincia: la città arriva al 41%, come riportato dal sito del Comune.

D.D.A.

 

In tempi di smart working meno carta nei cassonetti

I dati di AcegasApsAmga sul riciclo evidenziano a Trieste una diminuzione del 6% Con gli uffici chiusi si risparmiano tonnellate di documenti, fogli, scatoloni e imballaggi

Trieste. In tempi di smart working, con uffici e sportelli chiusi, cala sensibilmente il consumo della carta che finisce nei cestini. Lo rivelano i dati sulla produzione e la raccolta dei rifiuti elaborati da AcegasApsAmga. Dall'analisi dei numeri riferiti agli ultimi tre anni emerge infatti una chiara tendenza "green": da gennaio a luglio 2021 si è consumato e gettato il 5% di carta in meno rispetto al 2020 e il 6% in meno rispetto al 2019. Più precisamente nei primi sette mesi di quest'anno, si sono raccolti circa 5mila tonnellate di carta, contro le 5.330 tonnellate raccolte nei primi sette mesi del 2020 e le 5.500 tonnellate del 2019. In realtà, rileva la multiutility, l'uso della carta ha iniziato a calare in maniera elevata a partire da aprile 2020, quando in molti uffici si è diffuso lo smart working: i rifiuti di carta e cartone sono diminuiti del 18% passando dai circa 784 tonnellate nel 2019 a 642 nel 2020. Un trend che continua anche nel 2021: a maggio si è raccolto il 5% di tonnellate in meno di carta rispetto al 2020, -18% rispetto al 2019. A giugno il - 19% rispetto al 2020 e il - 12% rispetto al 2019. A luglio ancora -11% rispetto al 2019 un leggero aumento rispetto al 2020 (+7%).Proprio questi dati quindi indicano come causa di questa svolta "green" nell'uso della carta l'aumento della digitalizzazione della popolazione, soprattutto da quando lo smart working da casa è diventato comune, facendo risparmiare agli uffici tonnellate di carta tra documenti, cartoni e imballaggi, stampe non necessarie e via dicendo. Inoltre, da marzo 2020 molti altri processi che richiedevano documenti cartacei si sono trasformati in digitali e online. Un trend che sicuramente ha fatto bene all'ambiente. Sempre a livello di raccolta differenziata, i dati AcegasApsAmga dimostrano anche un altro trend interessante: è in costante aumento la raccolta di vetro e lattine. Nel 2021, infatti, nel trimestre di maggio-giugno-luglio si sono raccolte 1.735 tonnellate di rifiuti in vetro, contro le 1.628mila raccolte nel 2020 e le 1.575 del 2019. Un dato legato anche alla ripresa dell'attività di bar, ristoranti e locali.

 

 

Il Lisert allargato con 12 caselli «A rischio il bosco di Sablici» - l'associazione Rosmann

Da sempre molto preoccupata dall'impatto dell'allargamento della barriere autostradale del Lisert, dopo Legambiente anche l'Associazione ambientalista Rosmann si dice delusa e indignata per «il disinteresse e la scarsa attenzione al territorio delle istituzioni». L'associazione sottolinea come il nuovo casello «andrà a incombere, si spera non intaccandolo direttamente, sul pregiatissimo bosco umido di Sablici». La Rosmann ritiene quindi che sarebbe opportuna almeno la collocazione di barriere fonoassorbenti nel tratto carsico compreso tra il Parco comunale di Monfalcone e la Riserva regionale di Doberdò e Pietrarossa, per ridurre l'impatto del traffico su aree naturali protette di grande bellezza e molto frequentate. Un intervento che seguirebbe quello già effettuato da Autovie Venete lungo il tratto di autostrada libero nel territorio di Duino Aurisina. L'associazione ricorda di aver richiesto negli anni, a più riprese, di liberalizzare il tratto autostradale dal casello del Lisert a Villesse o a Redipuglia. «In questo modo il traffico di attraversamento della città, sia di camion che di automobili, poteva trovare una giusta soluzione - aggiunge il presidente dell'associazione, Claudio Siniscalchi -, con buona pace per l'inquinamento e i problemi annessi. Senza contare la disponibilità di spazio che questa soluzione poteva riservare». Scorrendo le iniziative in cui l'argomento è stato discusso, l'associazione rileva come già nel 2003, quindi 18 anni fa, ne aveva parlato con i candidati consiglieri regionali di vari colori politici. «Venuti a conoscenza del progetto di ingrandire il casello del Lisert, avevamo ottenuto un incontro con il presidente e diversi tecnici dell'allora Autovie Venete - aggiunge Siniscalchi -, che dopo averci illustrato il progetto giudicarono impraticabile la proposta di liberalizzare i circa 20 chilometri tra Lisert e Villesse, soprattutto per motivi economici. Eppure In molte parti d'Italia non si paga l'autostrada per chilometri e chilometri» .L'associazione si chiede, visti i potenziali impatti dell'intervento, perché si voglia fare «a tutti i costi» l'ampliamento della barriera del Lisert con dodici nuovi caselli. Insomma, la Rosmann ribalta la questione che non è tanto quella dei ristori al territorio o del pedaggio dal cui esentare i pendolari del territorio, bensì le ricadute sul bosco umido di Sablici. Oltre il traffico e lo smog che andrà a pesare sulla Bisiacaria, come denunciato dai sindaci, durante i lavori.

LA. BL.

 

 

Il gruppo Tosto punta sull'idrogeno Impianto da 80 milioni allo studio

L'attuale sede dell'ex Depositi costieri ha bisogno di ulteriori spazi: «Dialogo con l'Autorità portuale»

Ci sono buone probabilità che vi sia anche l'idrogeno nel futuro di Seastock, l'azienda del gruppo abruzzese Tosto che ha acquisito Deposito costieri dopo le vicissitudini giudiziarie. Ne ha fatto esplicito riferimento Luca Tosto, amministratore unico della società specializzata nelle apparecchiature "critiche" per i comparti oil & gas, chimici, petrolchimici. «Stiamo lavorando a un'ipotesi progettuale mirata alla realizzazione di impianti per nuovi prodotti, tra cui l'idrogeno - ha detto l'ingegnere - si tratta di un'operazione decisamente ambiziosa per un valore orientativo di 80 milioni di euro, destinata a svilupparsi nei prossimi 4-5 anni». «Il concretarsi di questa prospettiva - ha ripreso Tosto raggiunto al telefono - dipende molto dalla disponibilità di nuovi spazi e dalle risposte che otterremo dagli interlocutori istituzionali, in primo luogo l'Autorità portuale e la Regione Fvg». Tosto non entra nel dettaglio su cosa intenda per "nuovi spazi", ma la contiguità con le aree ex Esso potrebbe far pensare a un recupero di quella porzione a mare, proprietà dell'Autorità, abbandonata ormai da decenni. Inoltre a inizio agosto Snam ha annunciato la creazione di una sede a Trieste del suo centro nazionale per l'innovazione sull'idrogeno: il tema, dunque, è di giornata. E comunque Seastock si sta muovendo indipendentemente da questo scenario. Nel breve periodo - ha infatti aggiunto l'imprenditore chietino - il gruppo investirà nell'acquisto triestino 10 milioni per l'ammodernamento delle strutture esistenti. «Stiamo risolvendo il problema della carente distribuzione su gomma e raddoppieremo la zona di carico - precisa Tosto - e stiamo provvedendo a migliorare le condizioni dei serbatoi di stoccaggio, realizzando, in anticipo rispetto ai termini di legge, il cosiddetto "doppio fondo"». A questo punto può essere utile rammentare che il complesso ex Depositi costieri opera con 26 serbatoi in grado di contenere 130.000 metri cubi di combustibile tra gasolio e nafta. Posizionato in via del rio Primario a due passi dalla Risiera, sorse nel 1986 sostituendo il vecchio scalo di San Sabba. Dal 1991 al 2015 venne co-gestito paritariamente dall'Eni e dalla Giuliana Bunkeraggi della famiglia Napp. Il gruppo Tosto lo ha rilevato per 6,4 milioni in occasione dell'asta bandita nell'autunno dello scorso anno dal curatore fallimentare Piergiorgio Renier.I problemi di natura giudiziaria nacquero quando nel 2017 i Napp cedettero Depositi costieri alla campana Life, i cui soci furono arrestati per false fatturazioni ed evasione dell'Iva. L'inchiesta coinvolse anche Franco Napp relativamente a un mancato pagamento delle accise sul carburante, accuse peraltro sempre respinte dall'interessato. Ma la vicenda si fece sentire sull'andamento della Giuliana Bunkeraggi, che fu costretta a chiedere il concordato preventivo. A tutt'oggi restano da collocare due motonavi, la quota del 18% in Tami (la cordata privata che controlla il Terminal passeggeri), la sede sociale in via Lazzaretto vecchio. Torniamo alla nuova proprietà, perché il gruppo Tosto è un soggetto industriale di valore mondiale, che nel comparto dei serbatoi in pressione e sulla componentistica oil & gas se la vede con concorrenti come Hyundai, Mitsubishi, General Electric. Ha chiuso il 2020 senza risentire troppo della pandemia, con un giro d'affari consolidato di 200 milioni di euro e un margine operativo del 10%. Oltre mille dipendenti nei sette stabilimenti del Chietino, in aziende storiche come la romagnola Maraldi e la mantovana Belleli, nelle controllate romene. E qualche mese fa ha portato a casa dalla Russia due importanti commesse per un valore complessivo di 60 milioni di euro.

Massimo Greco

 

 

Il fenicottero prigioniero con la zampetta spezzata nella Valle Cavanata - una figura ormai diventata stabile

GRADO. Il fenicottero rosa con l'ala rotta è, per cause di forza maggiore, una figura stabile in Valle Cavanata. Ogni tanto tenta di spiccare il volo ma proprio non riesce a decollare come si deve. È costretto a limitarsi a compiere qualche salto, eseguito più che altro per spostarsi più velocemente all'interno della riserva diventata la sua casa a due passi da Grado. Quella che possiamo ormai definire l'amica di questo fenicottero, la fotografa naturalista Margitta Schiff Thomann, ne documenta praticamente ogni giorno la sua presenza. Lo segue di frequente, documentando con una serie di scatti e alimentando una splendida storia della natura e di vita animale. Causa una ferita ad un'ala, infatti, il fenicottero si trova in valle Cavanata ormai da quasi tre anni: si muove con difficoltà, è impossibilitato a seguire gli altri esemplari che migrano d'inverno verso lidi più caldi. Lui no, è costretto a rimanere in Cavanata dove, peraltro, l'inverno scorso è stata notata la presenza anche di alcuni altri fenicotteri rosa, che hanno scelto di rimanere in questa oasi, magari per poi spostarsi a mangiare da qualche altre parte della laguna. Evidentemente il clima glielo ha consentito, oppure sono rimasti a fare compagnia a quell'amico sfortunato. Ora si aspetta che qualcuno di questi fenicotteri rosa nidifichi in Valle Cavanata o in laguna: ciò vorrebbe dire che Grado e la sua zona lagunare sono diventati molto richiesti e attrattivi non solo dai turisti ma anche dagli animali migratori. Una colonia fissa annuale colorata di rosa rappresenterebbe un fiore all'occhiello e una nidificazione è attesa dagli esperti naturalisti, oltre che dalla fotografa Margitta Schuff Thomann, pronta a immortalarli con i suoi teleobiettivi, e ovviamente dal fenicottero solitario.

AN. BO.

 

Da animali rari ad habitué - Il caldo moltiplica i gechi nelle case e vie di Trieste

Innocui per l'uomo e veri insetticidi naturali, fino a dieci anni fa vederli in città era sorprendente Oggi invece sono numerosi come al Sud: «Inverni troppo miti, colpa dei cambiamenti climatici»

Sono innocui per l'uomo ed è pure utile averli in casa perché insetticidi naturali, ma la loro presenza rappresenta un altro segnale dell'inquinamento e dei cambiamenti climatici. Sono i gechi, un tempo animali rarissimi da vedere nelle vie e i cortili di Trieste, diventati oggi estremamente numerosi, tanto da incontrarli spesso in questa calda estate 2021 anche all'interno delle case. «Non possiamo definirla un'invasione - spiega Nicola Bressi, zoologo e naturalista del museo di Storia naturale di Trieste - ma sono visibilmente aumentati molto negli ultimi dieci anni. Non sono animali sociali; gli adulti vivono in coppia, mentre sono solitari e curiosi i più giovani, tanto che non disdegnano le incursioni in casa alla ricerca di cibo». Cibo che per loro significa insetti. «Sono ghiotti di tarme, blatte (i "bacoli" in triestino) e scarafaggi». Meno di zanzare, anche se per questo non è necessario sfatare il mito secondo il quale i gechi sono formidabili "killer" di questi fastidiosi insetti estivi. «Le zanzare le mangiano ovviamente quando sono appoggiate al muro, perché quando volano per loro è impossibile catturarle». A Trieste, come detto, fino a pochi anni fa erano rarissimi, ma non così tanto come si potrebbe pensare. «Fino ai primi anni Duemila - prosegue Bressi - prima che si vedessero gli effetti dell'inquinamento climatico prodotto dall'uomo, molti ipotizzavano che nemmeno ci fossero delle vere popolazioni autoctone di gechi e, anzi, sostenevano che i pochi presenti fossero arrivati con le navi. Poi c'è stato un rapido aumento, ma solo in una delle due specie». Perché Trieste è l'habitat di due specie diverse di gechi. «Quella di cui si è avuta un'esplosione è la "Tarentola Mauritanica" (il geco comune, ndr.) e poi c'è il geco verrucoso, Hemidactylus Turcicus, da sempre presente nelle case del centro storico cittadino e, dai dati in nostro possesso, rimasto inalterato nel numero da un secolo a questa parte, da quando cioè nel 1925 furono visti i primi esemplari». L'altra specie invece oramai è comunissima ed è presente, oltre che in città, anche sui posti più caldi della provincia, da Duino a Muggia, passando per la Costiera. «Il motivo del loro aumento di numero sono gli inverni sempre più tiepidi - prosegue Bressi - e loro, essendo una specie tipicamente mediterranea, hanno tratto vantaggio da questo cambiamento. Una densità di gechi del genere fino a una decina d'anni fa la si poteva osservare in città dell'Italia meridionale come Napoli o Palermo, mentre già per esempio a Firenze erano più rari; nel resto del Nord Italia erano presenti saltuariamente solo nelle zone costiere. Ora invece la quantità di gechi di Trieste è paragonabile a quella di una qualsiasi città del Sud Italia». Un consiglio, infine, se li si vede scorrazzare in giro per casa. «È molto meglio farli uscire - conclude Bressi - perché se rimangono al chiuso a lungo, si disidratano».

Lorenzo Degrassi

 

I nascondigli - Chiusi in cantina

Il geco, rispetto ad altre specie di animali invasive come possono essere i cinghiali, le cornacchie o i gabbiani - tutti presenti in gran numero in città e sull'Altipiano - non reca alcun problema o danno all'uomo. «Anzi - spiega Nicola Bressi, zoologo e naturalista del museo di Storia naturale di Trieste - dà una mano a eliminare gli insetti dalle case essendo insettivoro. Nel corso degli inverni si nascondono nelle cantine o nei garage per poi uscire con l'arrivo dell'estate. Quello attuale (fine agosto) è il periodo della nascita dei piccoli».

 

Le caratteristiche - Non invasivi

«Un animale che non dipende direttamente dall'uomo difficilmente diventa una specie comune» ricorda il zoologo Nicola Bressi, parlando dei gechi. Dipendere dall'uomo e dalle sue attività, infatti, è uno dei motivi che portano all'aumento di una specie in un determinato habitat. «Tutto quello che è comune - ricorda - è invasivo, dai ratti alle cornacchie, dai gabbiani ai cinghiali. Anche la cimice asiatica o le zanzare tigre, sono tutte specie che si nutrono di rifiuti o di piante coltivate dall'uomo».

 

L'errore comune - «Evitare il cibo»

Come per i topi, anche nel caso dei gechi è importante non lasciare loro del cibo nelle vie o nei cortili della città. «Chi pensa di lasciare anche solo delle briciole per gli uccellini - ricorda Bressi - finisce con l'alimentare gli insetti e le blatte che così si riproducono in maggior numero. E a ringraziare di questa loro proliferazione sono i gechi, ma anche i ben più pericolosi topi. Una catena dell'alimentazione che poi diventa molto difficile da spezzare».

 

 Le origini - Avvistati nel '25

Il primo geco trovato a Trieste è del 1925 e al tempo gli studiosi credevano che questi animali si potessero trovare solamente nella zona del porto. Da lì sorse l'idea che il simpatico animaletto fosse arrivato in città grazie alle merci sbarcate da aree più meridionali. Poi si scoprì che una specie (i cosiddetti gechi verrucosi - in foto), seppure in pochi esemplari, è sempre stata presente. «Quando si incontra un geco non c'è da avere paura - ammonisce Bressi - non va maltrattato, e se entra in casa è meglio aiutarlo a uscire».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 18 agosto 2021

 

 

Circoli sportivi insieme contro la plastica in mare - il progetto "aMare" a Duino Aurisina

DUINO AURISINA. Il Diporto nautico di Sistiana che installa nelle proprie strutture il Seabin, il cestino destinato all'eliminazione della plastica dagli oceani. Il Sistiana '89 che conferma l'attenzione per la tutela del mare, annunciando l'appuntamento di metà settembre per la pulizia dei fondali nella baia di Sistiana. La Pietas Julia che ribadisce l'inserimento in tutti i bandi di gara di un paragrafo dedicato alla salute del mare. Il Circolo velico di Duino che ha assicura la disponibilità a impegnarsi nelle attività di pulizia dei fondali e del porticciolo di Duino. La Polisportiva san Marco del Villaggio del Pescatore che promette l'installazione di nuovi specifici raccoglitori della plastica a mare. Le associazioni ambientaliste Fare Verde, Legambiente e Fare ambiente che comunicano la loro disponibilità a firmare un accordo per la sensibilizzazione dei propri iscritti sull'argomento. Diventa operativo il progetto "aMare Fvg", proposto dall'assessorato regionale all'Ambiente per la salvaguardia del mare, al quale ha garantito la propria adesione il Comune di Duino Aurisina, affiancato dalle amministrazioni di Monfalcone, Staranzano, Marano Lagunare, Grado, Lignano Sabbiadoro e Muggia. Il piano intende favorire la raccolta e il trattamento dei rifiuti rinvenuti in mare o nei tratti di litorale. L'amministrazione di Duino Aurisina ha organizzato un incontro per analizzare le possibili azioni di pulizia dei fondali e delle spiagge. «L'obiettivo - ha detto l'assessore, Massimo Romita - è fare sistema, attraverso il supporto della Regione». Fra una settimana è prevista la firma del Protocollo, in concomitanza con la presentazione dell'iniziativa "Mare Morje Sailing, una terra un mare da vivere".

u. sa.

 

Scoperta pesca abusiva vicino a Punta Sdobba - ributtati in mare 20 kg di pesce

GRADO. La Guardia Costiera per tutta la stagione estiva ed intensificato nel periodo ferragostano, ha eseguito anche un'attività di contrasto al fenomeno della pesca abusiva. A seguito di segnalazione giunta in sala operativa tramite numero blu 1530, personale militare, inviato in località Punta Sdobba, ha sequestrato un attrezzo da posta irregolare privo di segnalamento e dei previsti contrassegni identificativi, per una lunghezza di circa 100 metri, armato con 50 nasse. Nella circostanza è stato rilasciato in mare prodotto ittico ancora vivo e vitale, per circa 20 Kg. Svolte anche missioni di pattugliamento, sia in mare che a terra, per verificare il rispetto delle distanze di navigazione, delle aree riservate alla balneazione, delle norme poste a tutela dell'ambiente marino e di quelle che disciplinano la fruizione del demanio marittimo.

 

 

In vendita su eBay i sassi dell'Isonzo come souvenir della Grande Guerra

Costano 5 euro. Le spedizioni partono da Mariano. Il sindaco di Turriaco Bullian ha presentato una segnalazione all'Arma

Turriaco. Su eBay si trova di tutto. Anche i sassi dell'Isonzo, "fiume sacro alla Patria", venduti come souvenir simbolo della Grande Guerra ad appassionati, più che collezionisti forse orientati verso un altro tipo di reperti. Per averne uno, del diametro di 10 centimetri circa, a vedere le immagini dell'annuncio apparso di recente sul sito di vendita e aste online, basta sborsare 5 euro più 9 di spedizione, effettuata da Mariano del Friuli. Dove i sassi siano prelevati non è dato quindi sapere, ma il sindaco di Turriaco Enrico Bullian, a fronte della normativa in materia di beni demaniali, a scanso di equivoci ieri ha fatto partire una segnalazione, tramite la Polizia municipale, ai Carabinieri e al Corpo forestale regionale. Di certo, l'anonimo venditore, che non pare specializzato in memorabilia militari, a vedere le sue iniziative di vendita precedenti, non ha scoperto nulla di nuovo, ma solo utilizzato uno strumento più aderente ai tempi. «In realtà, quando mi sono accorto dell'annuncio, mi è venuto da sorridere - afferma l'esperto della Prima guerra mondiale, autore di numerose pubblicazioni storiche, Marco Mantini, già coordinatore delle attività del Parco tematico della Grande Guerra di Monfalcone -, perché di fatto il commercio delle "terre sacre" , raccolte nei campi di battaglia, e delle pietre dalle alture simbolo del conflitto è stato un fenomeno diffuso nella nostra zona tra gli anni Venti e Cinquanta del Novecento». Appena alle spalle il conflitto, iniziò subito un percorso di sacralizzazione del territorio, attraverso la realizzazione di monumenti e cimiteri di guerra. «Gli Stati individuarono i luoghi in cui indirizzare i flussi di quanti dovevano elaborare il lutto e delle associazioni dei reduci», spiega Mantini, sottolineando come la seconda dinamica sviluppatasi dagli anni Venti sia stata quella del recupero dei beni dai campi di battaglia. «In questo contesto, di economia di sopravvivenza, si inserisce anche il fenomeno delle cosiddette "terre sacre" - racconta l'esperto -. In buona sostanza, si iniziò a vendere, nelle bancarelle, anche a Redipuglia, la terra dei campi di battaglia, raccolta in sacchetti, ai reduci, ai famigliari e ai primi turisti venuti in visita ai sacrari e alle zone di guerra». A livello nazionale dal 1919 e fino quasi alla fine degli anni Venti si creò pure il fenomeno dei "massi sacri". «Le associazioni combattentistiche chiedono di poter avere delle pietre, di una certa dimensione, dalle alture simbolo del conflitto, come il monte Grappa o il Monte Santo "di Gorizia" , per realizzare il monumenti dedicati ai caduti - spiega ancora Mantini -, mentre comitati di reduci effettuavano dei veri pellegrinaggi nei campi di battaglia per raccoglierne la terra da custodire nei nuovi monumenti realizzati all'epoca».Come un secolo fa, quindi, se il commercio dei sassi dell'Isonzo è stato avviato, «vuol dire che un interesse c'è e che questi luoghi hanno ancora un potere evocativo a oltre cent'anni dalla fine del conflitto».

Laura Blasich

 

La forestale: «Asportare senza autorizzazione pietre o legname dal fiume è reato» - Le critiche all'iniziativa di Legambiente

«L'asporto di materiale lapideo dai fiumi è esplicitamente vietato. Figuriamoci poi la vendita». È netta la spiegazione degli uomini della stazione di Monfalcone (con sede operativa a Gradisca) del Corpo forestale regionale. Li abbiamo intercettati sul campo per sottoporre loro il caso delle pietre dell'Isonzo vendute come souvenir sul portale web Ebay. Chiedono di non essere citati, e la loro risata (amara) a riguardo dice tutto. «Siamo arrivati a questo? È la prima volta che lo sento dire, ma ormai alle stranezze ci stiamo abituando», risponde, incuriosito dalla vicenda, un forestale isontino. Che poi si addentra negli aspetti di legge. «La ratio della normativa regionale 11 del 2015 che disciplina la difesa del suolo e l'utilizzo delle acque parla espressamente di "necessità di autorizzazione ad asportare materiale lapideo dai fiumi" da parte del Comune per scongiurare prelievi di grandi quantitativi di materiale. Cionondimeno, essa vale de relato anche per il singolo sasso. Chiaramente come tipo di infrazione rischia di essere meno appariscente, di apparire quasi veniale, ma sempre infrazione rimane. E ancor più serio è il fatto di mettere in vendita dei sassi dell'Isonzo come presunti souvenir dei luoghi sacri della Grande Guerra. Il reato tecnicamente è dunque duplice». Ai forestali della stazione di Monfalcone non è sinora mai capitato di intercettare comportamenti di questo tipo. In fondo quanto si sta a mettersi in tasca un ciottolo durante una passeggiata? «Ma se lo vedessimo - precisa la pattuglia della Forestale - come minimo alla persona chiederemmo conto del suo comportamento. Ci capita invece molto sovente di pizzicare persone che asportano illegittimamente legna». Il precedente innescherà comunque una maggiore vigilanza, nella speranza che il fenomeno non si amplifichi. C'è anche da tenere presente che, pur rientrando nelle competenze del Demanio idrico e della Difesa regionale del Suolo, un fiume lungo e poderoso come l'Isonzo qua e là si compone anche di particelle catastali private. Se il prelievo fosse avvenuto lì, per l'anonimo piazzista di souvenir lapidei non ci sarebbero ipotesi di reato. Sorride amaro anche Michele Tonzar, presidente di Legambiente Monfalcone. «Auspicabile una bella tirata d'orecchie per l'autore di questo gesto - commenta -. I problemi del territorio sono ben altri, ma sapere che qualcuno possa mercificare l'ambiente in questo modo mette tristezza. Le normative a riguardo sono chiare, per cui se vi saranno evidenze di reato andranno trattate nelle sedi opportune».

Luigi Murciano

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 17 agosto 2021

 

 

«Il caldo torrido, le cimici, i cinghiali: la produzione agricola è dimezzata»

L'appello del presidente della Coldiretti locale, Muzina: «Situazione molto difficile. Si creino subito bacini d'acqua»

Una strage di ortaggi e frutta, un crollo della produzione del 50% in provincia di Trieste, causato soprattutto dalla proliferazione delle cimici e dal caldo torrido delle ultime settimane. Il grido d'allarme arriva da Alessandro Muzina, presidente della Coldiretti locale, che parla di un'estate da dimenticare. E il quadro meteo che prevede l'arrivo di una perturbazione non aiuta: si teme per le raffiche di bora, che potrebbero infliggere un duro colpo alle ultime specialità mature. «La situazione è tragica - sottolinea Muzina -: in primo luogo dobbiamo fare i conti con le cimici, che hanno colpito un po' ovunque, le olive, i fichi, le more selvatiche, ma anche moltissimi ortaggi. E parliamo di coltivazioni grandi ma anche di molti orti privati. Zucchine e cetrioli, ad esempio. I fichi poi quasi non si trovano. E a questa invasione spesso si aggiunge quella dei cinghiali, che in alcune zone hanno contribuito a devastare quel poco che restava». E poi ci sono le temperature elevate, il secondo fattore ad aver messo in ginocchio il settore: «Con 38 gradi percepiti in alcune giornate - prosegue Muzina - le conseguenze sono state devastanti, basti pensare che il 40% delle susine, che qui da noi sono un prodotto diffuso, è caduto dagli alberi per il caldo. E anche gli animali - aggiunge - sono in grande sofferenza, ci sono i ventilatori nelle stalle e si segnalano cali di produzione del 40%».E non va meglio in altre regioni, dove le coltivazioni sono state colpite in alcuni casi dalle grandinate o da vasti incendi. «I cambiamenti climatici sono sempre più marcati, anche in Friuli Venezia Giulia - continua Muzina - serve fare qualcosa e presto, altrimenti la categoria sarà in costante difficoltà. Penso a soluzioni immediate, di facile realizzazione, che garantirebbero fin da subito un aiuto importante, come la creazione di bacini d'acqua, riserve stabili. Ne potrebbero beneficiare non solo gli agricoltori, ma anche i privati o i pompieri in caso di incendi, diventerebbero un bene prezioso per tutta la comunità». A confermare quanto i cambiamenti del clima stiano creando danni, ci sono anche i grandi produttori, come l'azienda Ferula, con sede a Staranzano, ma con vendita a Trieste nei mercati di Campagna Amica. «Prima abbiamo subito le gelate primaverili - ricorda Silvia Ferula - che hanno rovinato i frutti che iniziavano a svilupparsi, oltre ad alcune grandinate, poi dobbiamo fare i conti con la siccità che nel nostro caso non ha creato una diminuzione del prodotto ma costi elevati di gestione. Bagniamo tutto 24 ore al giorno, una spesa in più per macchinari, personale e naturalmente per l'acqua. Che peraltro non ha i nutrimenti della pioggia». La stessa Coldiretti nazionale ieri ha diffuso una nota sull'argomento. «L'afa e la prolungata mancanza di pioggia - si legge - hanno scottato la frutta e la verdura, impoverito i vigneti, fatto cadere olive e agrumi dagli alberi, tagliato il raccolto di pomodoro e del foraggio necessario per l'alimentazione del bestiame, seccato i terreni». E l'ondata di maltempo in arrivo sul Fvg non garantisce un sospiro di sollievo, ma preoccupa gli agricoltori, in particolare per la presenza del vento. Secondo l'Osmer, l'osservarono meteorologico regionale, oggi la bora potrebbe essere sostenuta sulla costa: «Temiamo proprio questo - conclude Muzina -, raffiche forti potrebbero far cadere anche i pomodori e quella frutta sopravvissuta finora a caldo e cimici».

Micol Brusaferro

 

 

Piante d'ulivo in affanno mentre l'uva resiste Orti privati messi ko - La panoramica fra imprese e amanti del verde

Tra le più colpite dai repentini cambiamenti climatici ci sono le piante d'ulivo, come racconta anche Bruno Lenardon, dell'omonima azienda di Muggia. «Qui da me le cimici sono ancora poche, ma la primavera è stata decisamente molto fredda, ha bruciato i fiori, e il successivo arrivo del caldo non ha aiutato. Abbiamo pochissime olive, stimo un calo del 60-70% rispetto a un anno normale. Sono numeri che sento anche da altri colleghi, che raccontano di una produzione molto bassa. Almeno quelle poche rimaste sono sane. C'è da dire poi - aggiunge - che per fortuna l'uva non ha subito lo stesso destino, certo sta cominciando a soffrire viste le temperature dell'ultimo periodo che non danno tregua, ma per il momento non c'è nessun allarme. Anche perché la perturbazione in arrivo dovrebbe allentare l'afa». Non solo grandi produzioni e coltivazioni mirate alla vendita. Il caldo ha messo ko anche molti orti privati, con piante appassite e ortaggi che non hanno resistito alle temperature elevate, in particolare nelle ultime settimane. A confermare i disagi di tanti triestini amanti del verde è Tiziana Cimolino, di Bioest e Orti Comuni Trieste: «Contiamo 350 persone nel nostro gruppo, che si occupano di un pezzo di terra, con autoproduzioni, piccoli contadini insomma, che lamentano parecchie difficoltà. Ogni anno, ad esempio, facciamo una raccolta di olive tutti insieme, per produrre olio comune, quest'anno non potremo farlo probabilmente, perché ce ne sono davvero poche. Anche sul fronte degli ortaggi, che necessitano di tanta acqua, i risultati sono scarsi. In più - rileva - molte piante sono morte a causa del caldo». Cimolino registra anche un'annata scarsa per ciliegie e fragole: «I valori sono davvero alti, le nostre piante non sono abituate a queste temperature, sono state selezionate, in passato, in base alle caratteristiche del territorio, che stanno cambiando ed è probabile che nel tempo saremo costretti a cambiare anche ciò che viene coltivato».

MI.B.

 

 

Zagabria prepara il futuro della mobilità urbana con i taxi-robot elettrici

L'ambizioso progetto da realizzare in collaborazione con la Rimac Previste anche 1.300 colonnine per la ricarica delle auto

Con i soldi del Recovery non solo fondi per le ferrovie, i trasporti, le auto elettriche. Ma anche per taxi robotizzati a Zagabria, firmati dal gioiellino croato delle super auto elettriche Rimac. Sarà questo uno degli effetti positivi più visibili dell'afflusso dei fondi europei per la ripresa e resilienza nel Paese Ue. A rivelarlo è stato il portale specializzato Balkan Green Energy, precisando come Zagabria abbia riservato circa 200 milioni di euro per un avveniristico progetto di mobilità urbana sostenibile, da realizzare con l'aiuto della Rimac. L'idea, del valore di oltre 450 milioni di euro, è quella di un sistema di taxi elettrici autonomi per la capitale croata, veri e propri "robotaxi" in grado di trasportare i passeggeri senza il bisogno di affidarsi a un autista umano. L'obiettivo è possibile, attraverso la creazione di un centro di sviluppo nella capitale da realizzare entro il 2022 così da sguinzagliare i taxi robot per Zagabria entro il 2024. Un prototipo sarebbe già pronto, ha assicurato Mate Rimac, fondatore del colosso croato delle supercar elettriche. Parliamo di un progetto «che ha grande potenziale» e potrebbe essere esportato anche in altre città, ha affermato Rimac. L'idea, ha confermato, è quella di «lanciare i veicoli autonomi nelle strade di Zagabria nel 2024 assieme all'infrastruttura necessaria» per il loro funzionamento, anche se i rischi di un flop esistono. «Se non avremo successo» nella sfida, ha detto Rimac, «perderemo tutti i soldi investiti e l'investimento fallirà: parliamo di centinaia di milioni di euro». Ma non ci sono solo i robotaxi nei sogni croati. Nel piano di Zagabria è previsto anche il finanziamento di 1.300 colonnine per la ricarica delle auto elettriche, soltanto uno dei numerosi punti di azione per rendere il Paese più verde nei prossimi decenni. E proprio "green" è stato l'aggettivo per definire il Pnrr croato, usato sia da Ursula Von der Leyen sia dal vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis.

st.g.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - LUNEDI', 16 agosto 2021

 

 

Approvata variante urbanistica a Grado: un freno al consumo di suolo

Legambiente: con l’approvazione della variante al PRGC, il Consiglio comunale di Grado mette uno stop all’inutile consumo di suolo

La recente seduta del Consiglio comunale di Grado che ha approvato la variante urbanistica che mette la parola fine ad una vicenda speculativa che ha tenuto banco almeno per un decennio, viene salutata con grande favore da Legambiente. La cancellazione definitiva di mezzo milione di metri cubi di cemento, in particolare dai progetti della cosiddetta “Zamparini city” e dalla “Sacca dei Moreri”, risparmia al territorio e alla comunità gradese una colata di cemento che, oltre a causare un consumo di suolo ingiustificabile, avrebbe modificato il paesaggio e l’assetto urbanistico dell’Isola del sole. Se l’approvazione della variante da parte dell’attuale maggioranza appariva scontata, considerando la strenua battaglia sostenuta dal Sindaco Dario Raugna e dalla lista civica Liber@ per scongiurare la realizzazione di tali urbanizzazioni ancora quando si trovava all’opposizione, fa particolarmente piacere che l’approvazione sia avvenuta anche con il voto favorevole del candidato Sindaco del centrodestra, Claudio Kovatsch. I dati  sul Consumo di suolo in Italia e in FVG, pubblicati recentemente dal Rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) non sono certo rassicuranti ed è assolutamente necessario che le amministrazioni pubbliche assumano decisioni coraggiose come questa quando sono chiamate a pianificare gli interventi sul territorio che amministrano.

Legambiente circolo “Ignazio Zanutto” Monfalcone

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 15 agosto 2021

 

 

MONFALCONE - Park multipiano vicino alla piazza sì del rione Centro, no di Legambiente

Negri: «Intervento a sostegno del commercio. Praticare prezzi contenuti e lasciare liberi alcuni stalli» Tonzar: «Esiste già la struttura di via della Resistenza. Si investa invece sulla mobilità sostenibile»

Il nodo della sosta in centro, sposato alla nuova fisionomia di piazza della Repubblica e paraggi, ha fatto venire a galla, complice il voto di un ordine del giorno, il 15, nell'assestamento di bilancio che ora impegna il governo Fedriga a compartecipare finanziariamente al progetto, una nuova proposta per il parcheggio veicolare: un multipiano a tre piani fuori terra e uno interrato, per una capienza fino a 240 posti. La soluzione ha aperto, passando dal piano squisitamente politico a quello civico, il dibattito. Infatti nelle ultime ore si registra il placet del parlamentino del Centro, motivato soprattutto dai «riverberi sul piano commerciale». Purché in un contesto di «massiccio potenziamento del verde e ticket sostenibile». E pure il pollice verso di Legambiente per «un possibile incremento di flussi e smog in centro», che inoltre ribadisce la contrarietà al mantenimento della sosta al capo nord della piazza. In zona peraltro centralissima, tra le vie Rosselli, 9 Giugno e Ceriani, dietro la banca Unicredit e il comando della Polizia locale, l'ipotizzato multipiano ha intanto, nei giorni scorsi, fatto bisticciare il centrodestra sulla paternità e progressione del lavoro portato avanti sul punto, fermo restando «la piena attenzione» dell'amministrazione (copyright by Antonio Garritani, assessore all'Urbanistica). Mentre il Pd ha chiesto ieri, con il consigliere Paolo Frisenna, l'accesso agli atti e una commissione consiliare, in prima battuta accordata dal presidente Ciro Del Pizzo. Nel mentre il tema del multipiano riaffiora tra i cittadini anche per la sua ciclica ricorrenza: non è infatti la prima volta che Monfalcone accarezza il desiderio del parcheggio modello sandwich, a più strati. Né si può scordare che in effetti esistono già due multipiano sul territorio: uno a Panzano, però strettamente collegato alla produzione industriale, di fianco a Nidec e Fincantieri, per la sosta dei mezzi dei lavoratori; e quello pubblico di via della Resistenza, ormai saldamente al servizio dei cittadini da 19 anni. Con 193 posti auto ideati nel secondo mandato Persi per 1,3 milioni di euro e inaugurati dalla successiva giunta. Se queste aree si sono effettivamente concretizzate, negli anni altre pianificazioni, mosse da ex amministrazioni o su impulso dell'opposizione, sono invece naufragate. Questo il caso del park multipiano di via Marziale, di fianco al liceo: nel 2002, su queste colonne, si dava per imminente la sua realizzazione, prefigurandola nella seconda metà dell'anno, dopo l'avvenuta approvazione del progetto preliminare da parte della giunta Pizzolitto. Nonostante l'esecutivo di centrosinistra la ritenesse un'opera «fondamentale per la riuscita del Piano del traffico», niente da fare. Pure qui si parlava di project financing (l'opera era stimata in 2,9 milioni di euro), strada rivelatasi in quel caso poi impercorribile. Ma del progetto, a più riprese, si parlò anche successivamente. Quindi il park sotterraneo in piazza della Repubblica: promotore dell'idea mai realizzata ancora Giuseppe Nicoli, allora semplice esponente dell'opposizione con Forza Italia. L'azzurro, oggi consigliere regionale, la propose nell'ambito dei cantieri per il rifacimento dell'area, nel maquillage eseguito durante il Pizzolitto II e concluso nel 2007. Gran dibattito (l'allora sindaco si dichiarò invece favorevole a una proposta su piazza Unità, peraltro in contrasto con il resto della maggioranza), ma alla fine non se ne fece nulla. A dire, comunque, come il tema della sosta in centro abbia a lungo alimentato il confronto tra i partiti e le categorie, con il comparto commerciale sempre a chiedere posteggi agevoli per l'approdo alle vetrine. E così riaccade oggi: l'ultima novità del multipiano coinvolge i rioni. «La proposta del multipiano è a noi nota perché durante alcuni incontri, a partire dal 2019, ne abbiamo discusso direttamente con il consigliere Nicoli - esordisce Luciano Negri, presidente del comitato Centro -. Siamo in linea di massima favorevoli, fermo restando che dobbiamo prima vedere un progetto sulla carta. La ragione è insita nella necessità di sostenere il commercio, perché altrimenti la faccenda rischia di farsi avvilente».«Una parte degli stalli - suggerisce - andrebbe lasciata libera e l'altra a prezzo contenuto, un po' sul modello di piazza 1° Maggio a Udine, per me il più bel parcheggio della regione, con stalli larghi, dove il guidatore non deve essere una silhouette per entrare o uscire dall'auto». Negri afferma che, se realizzato, il park andrà «circondato dal verde». E in ogni caso bisognerà pure valutare le criticità di via 9 Giugno, piccola arteria che palesa i suoi deficit quando il traffico si intasa. «Per me si potrebbe, nel caso, rimuovere un lato della sosta per allargare la carreggiata», conclude. Indubbiamente gli esercenti della zona avranno da dire qualcosa in merito. Diametralmente opposto il punto di vista di Legambiente, che parla con il presidente del circolo Michele Tonzar: «Esiste già un multipiano in via della Resistenza, andrebbe implementato il servizio lì, casomai. Dotare di ulteriore sosta la parte centralissima equivale ad aumentare il traffico, mentre è sotto gli occhi di tutti come la necessità sia di andare in senso opposto, cioè investire sulla mobilità sostenibile: le bici, i monopattini elettrici, il trasporto pubblico. Specie se si pensa a un futuro legato a minori consumi per evitare scenari infuocati, come l'odierno». «Mettere un argine ai combustibili fossili e all'utilizzo del suolo, pur se qui parliamo di un'area già infrastrutturata - conclude Tonzar - è un tema difficile, ma va affrontato per preservare il territorio».

Tiziana Carpinelli

 

 

Ordinanza revocata: ok ai bagni in mare davanti alla Dama Bianca - ESCHERICHIA COLI NEI LIMITI

È tornata pienamente libera la balneazione sulla spiaggia della Dama Bianca di Duino. Ieri, Daniela Pallotta, sindaco di Duino Aurisina, ha firmato la revoca dell'ordinanza di divieto, che lei stessa aveva predisposto tre giorni fa, dopo aver conosciuto l'esito dell'esame della qualità delle acque, effettuato come di consueto dai tecnici dell'Arpa. Il verbale dell'Agenzia indicava il superamento dei livelli consentiti di presenza di escherichia coli, i batteri che vivono nell'intestino dell'uomo e di molti altri animali a sangue caldo. Alla ripetizione dell'esame, che si effettua in caso di sforamento, di norma dopo 48 ore dal primo, la situazione è tornata normale, perciò oggi, Ferragosto, chi ama la splendida spiaggia di Duino potrà immergersi tranquillamente in quel tratto di golfo. Ma l'opera dell'amministrazione a tutela delle spiagge del territorio non si ferma qui. Pallotta ha contattato gli enti preposti per richiedere loro di avviare «un'approfondita indagine per individuare con precisione la causa della presenza di escherichia coli nelle acque della Dama Bianca. Anche se siamo usciti dall'emergenza - osserva il sindaco - si evidenzia comunque una eccessiva presenza di questi batteri. Mi sono rivolta alla stessa Arpa, alla Capitaneria di porto, all'assessorato all'Ambiente della Regione e ad Acegas - sottolinea - chiedendo loro una condivisione e un coordinamento delle attività di controllo e indagine. Vogliamo individuare la fonte di questa contaminazione - conclude Pallotta - facendo seguito al lavoro congiunto su questo stesso tema che abbiamo svolto l'anno scorso».

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 14 agosto 2021

 

 

Dati sull'inquinamento «alterati dal meteo» - Comune di Muggia e Acegas sul report di Legambiente

Muggia. Sulle condizioni di forte inquinamento della foce del rio Fugnan, come certificato dall'ultimo report di Legambiente che pone il tratto terminale del corso d'acqua muggesano tra i siti critici del Fvg insieme a quelle dello Stella e del Tagliamento, il Comune e AcegasapsAmga hanno voluto precisare, con una nota congiunta, che «i prelievi erano previsti il 2 agosto, poi spostati al 3 e successivamente effettuati il 4. Durante tutto il periodo precedente ai prelievi, l'acqua risultava non inquinata da attivazioni degli scarichi di emergenza presenti». Poi tra le 13 e le 15 di martedì 3 agosto si è verificato un temporale che ha attivato gli scarichi di emergenza - il sistema fognario del bacino del torrente Fugnan è di tipo misto, ovvero riceve sia acque nere che acque bianche nella stessa tubazione - andando così a modificare i parametri di qualità dell'acqua, che non possono essere confrontabili con i dati presenti durante situazioni di meteo secco e asciutto». Dal 2018 la multiultility, in accordo con il Comune, ha portato a termine importanti lavori di potenziamento della rete fognaria, come la riqualificazione di 270 metri di condotte fognarie nuove al fine di aumentare la capacità di ricezione della rete fognaria nel bacino del torrente in questione. «Oltre all'evidente miglioria sul piano del drenaggio urbano e degli scarichi domestici - ancora la nota - questi interventi hanno di fatto riqualificato tutta l'area circostante al Fugnan rendendo le infrastrutture idrauliche definitivamente a tenuta». Intervenuta sulla questione l'assessore Laura Litteri: «Spiace che con l'attivazione degli scarichi di emergenza i valori emersi non corrispondano a quelli che si avrebbero nella norma e che, si ricorda, sono dati di un'area non balneabile e non rappresentano quindi da questo punto di vista una preoccupazione per i cittadini».

Lu. Pu.

 

 

Rete migliore e attenzione: sprechiamo meno acqua - i dati positivi di Acegas

I triestini sprecano meno acqua. Lo testimonia il fatto che quest'estate, malgrado il caldo afoso, l'amento dei consumi c'è stato, ma meno significativo che in passato. Dai dati forniti da AcegasApsAmga - che non prendono in considerazione l'andamento dei consumi del 2020, condizionato dalle tante chiusure - si rileva come nei consumi dello scorso luglio vi sia una diminuzione di circa il 10% rispetto allo stesso periodo del 2019, quando si erano consumati 3 milioni 733mila metri cubi d'acqua. Ancora più interessante il dato se paragonato ai consumi del luglio 2015, quando furono immessi in rete ben 4 milioni e 286 mila metri cubi di risorsa idrica. Una tendenza confermata anche se si analizza il dato di metri cubi d'acqua utilizzato nei primi 7 mesi dell'anno: nel 2021 sono stati 20 milioni 598 mila, nel 2020 erano stati 21 milioni 551 mila, nel 2019 23 milioni 309 mila, mentre nel 2015 ben 26 milioni. Il dato conferma l'importanza della lotta agli sprechi idrici, sia attraverso la sensibilizzazione dei cittadini che attraverso il contrasto alle perdite di rete che AcegasApsAmga ha messo in atto con un'attività che, dal 2013 a oggi, a Trieste ha permesso di risparmiare circa 10,5 milioni di metri cubi (immesso in rete), vale a dire 10,5 miliardi di litri non sottratti alle falde. Tra le buone pratiche per ridurre lo speco di acqua, oltre a una corretta manutenzione dei rubinetti o della cassetta di scarico del wc, è bene usare un frangigetto sul rubinetto e optare per la doccia anziché per il bagno, per cui servono meno litri.

La. To.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 13 agosto 2021

 

 

Qualità del mare - La costa regionale è promossa da Legambiente - Monitoraggi di Goletta Verde 2021 sulle coste del Friuli Venezia Giulia

Entro i limiti le acque delle spiagge secondo la Goletta Verde Foci di Tagliamento, Stella e canale Fugnan molto inquinate

Trieste. Un mare in ottima salute, ma le foci dei fiumi - a parte quella dell'Isonzo - decisamente no, segnale di mancata o insufficiente depurazione: è questa la sintesi dello stato di salute delle acque del Friuli Venezia Giulia illustrata ieri a Trieste dalla Goletta Verde di Legambiente, approdata nel capoluogo regionale al termine di un viaggio durato oltre tre mesi lungo le coste italiane. Sono dieci i punti monitorati lo scorso 4 agosto dai volontari dell'associazione ambientalista: cinque in prossimità di spiagge balneabili, uno in laguna, e le quattro foci dei fiumi Isonzo a Grado, Tagliamento a Lignano Sabbiadoro, Stella a Precenicco, e del rio canale Fugnan a Muggia. E proprio le foci del Tagliamento, dello Stella e del canale Fugnan sono risultate «fortemente inquinate», con una concentrazione di batteri nei campioni prelevati pari a oltre il doppio rispetto alle soglie stabilite dalla legge. Positiva, invece, la situazione degli altri siti in cui i valori sono risultati entro i limiti: la spiaggia di Barcola a Trieste, quelle di Sistiana, di Grado, di Marina Julia a Monfalcone e di Lignano Sabbiadoro, la foce dell'Isonzo a Punta Sdobba (Grado) e l'area nei pressi dello scarico del depuratore di Lignano. L'inquinamento delle foci «non è purtroppo una novità», ha detto Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde e responsabile di Legambiente per le questioni energetiche. «I fiumi vengono spesso abbandonati a se stessi per quanto riguarda la depurazione e gli scarichi - ha sottolineato la portavoce -. Generalmente le foci non sono balneabili, ma noi monitoriamo questi luoghi perché lì arriva tutto il carico inquinante che si riversa nei nostri mari e mette in pericolo l'ecosistema. Inoltre, molto spesso ci sono persone che ci vanno a fare il bagno perché le acque sono più fresche e un po' più basse». Le analisi di Legambiente non sostituiscono quelle dell'Arpa, ma sono «uno strumento per segnalare alle amministrazioni pubbliche quali sono le criticità su cui sono chiamate a intervenire», ha aggiunto Eroe, spiegando che l'asta fluviale riguarda tutti i territori attraversati dal corso d'acqua: «Occorre che le istituzioni collaborino tra loro per individuare i luoghi dove vengono rilasciati carichi inquinanti, che non devono arrivare al mare». Secondo Sandro Cargnelutti, presidente di Legambiente Friuli Venezia Giulia, «la situazione delle nostre coste è discreta, ma le foci continuano, anno dopo anno, a registrare delle criticità. Quella del canale Fugnan a Muggia è risultata fortemente inquinata per il decimo anno di fila. Quella del fiume Stella, invece, nello storico dei nostri campionamenti è risultata entro i limiti di legge solamente due volte in 11 anni: un chiaro segno di un problema di depurazione nella Bassa Friulana». Che va risolto accelerando «la messa in sicurezza del sistema idrico, con la realizzazione delle infrastrutture e degli allacciamenti alla fognatura nei comuni del bacino scolante», e portando a compimento l'ammodernamento del depuratore di Lignano, «anche attraverso i fondi del Pnrr». Altro problema, ha aggiunto Cargnelutti, è quello della progressiva risalita del cuneo salino nel bacino dei fiumi, provocata «dall'innalzamento del mare e dalla subsidenza delle terre a monte, che si deve all'eccessivo sfruttamento delle falde artesiane». «Il prelievo attraverso i tanti pozzi a valle delle risorgive - ha continuato il presidente regionale di Legambiente - provoca un aumento dei rischi sanitari e «la progressiva sostituzione di acque pregiate con altre di minor qualità». Per questo, «è necessaria una ripresa del lavoro del Tavolo regionale sui pozzi, che prevedeva una riduzione delle portate già nel 2018: abbiamo già chiesto un incontro all'assessore all'Ambiente Scoccimarro». Incontro al quale Legambiente porterà anche il tema del «ritardo nelle operazioni di bonifica del sito di interesse nazionale della Caffaro di Torviscosa, che dista 4 chilometri dalla Laguna di Grado e Marano»: «Un'area - ha spiegato Cargnelutti - in cui sono presenti peci benzoiche, mercurio, metalli pesanti che avrebbero già dovuto essere smaltiti. La deadline era un anno e mezzo fa e invece siamo ancora fermi: vogliamo capire quali sono le cause».

Daniele Lettig

 

Volontari in prima linea per liberare i litorali dai rifiuti - operazione "beach litter"

Reti per la pesca, tappi, bottiglie, imballaggi, la new entry delle mascherine e un'enorme preponderanza di materiali a base di plastica: tutti rifiuti trovati dai volontari di Legambiente su due spiagge del Friuli Venezia Giulia - Canovella de' Zoppoli a Duino Aurisina e il lido di Staranzano - nel corso dell'indagine "Beach Litter" condotta lo scorso maggio, i cui risultati sono stati riepilogati ieri a Trieste. Monitorata un'area di 1.700 metri quadri di spiaggia, lungo la quale sono stati raccolti 1.856 rifiuti di diversa provenienza (oltre un migliaio a Canovella, circa 810 a Staranzano): ben 124 ogni 100 metri lineari. Un valore lontano dalla media di 783 ogni 100 metri delle 13 regioni censite (oltre alla nostra, Abruzzo, Basilicata, Toscana, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Veneto), ma di molto superiore al target di riferimento stabilito a livello europeo per considerare una spiaggia in buono stato ambientale: meno di 20 rifiuti spiaggiati ogni 100 metri di costa. «Tra gli oggetti trovati a Canovella quelli di plastica erano il 96% e a Staranzano il 93%», ha spiegato il presidente del circolo Legambiente "Verdeazzurro" di Trieste, Andrea Wehrenfennig: «Alcuni vengono da terra, cioè dai bagnanti che li abbandonano, ma la maggior parte arriva dal mare. A Canovella i rifiuti più frequenti sono i frammenti delle reti in polietilene per l'allevamento dei mitili. Solo di recente si stanno iniziando a usare a questo scopo altri materiali, ma le spiagge sono ancora letteralmente ricoperte dai frantumi delle reti degli anni passati». «I materiali più presenti - ha detto Wehrenfennig - sono tappi, bottiglie, sacchetti per alimenti, pezzi di altre plastiche o del polistirolo delle cassette dei pescatori, cotton fioc e le mascherine anti-Covid che sono il nuovo arrivo di quest'anno». I materiali plastici sono stati pari al 94,6% del totale dei rifiuti rinvenuti, seguiti da metallo (1,3%), vetro e ceramica (0,9%), carta e cartone (0,9%), con le altre categorie a rappresentare il restante 2,3%. Circa la metà dei rifiuti ha un'origine che non si può identificare, il 27% proviene dal settore dell'acquacoltura e il 12% circa dagli imballaggi». «Il 48% del totale sono rifiuti che rientrano nella direttiva europea sulla plastica usa e getta», entrata in vigore il 3 luglio e che mette al bando una lunga serie di prodotti monouso in materiale plastico. «Il nuovo indirizzo del governo - ha concluso Wehrenfennig - di introdurre la cauzione per i contenitori di bottiglie e lattine è fondamentale per tornare a un metodo di gestione basato sul riuso e togliere dalla circolazione l'infinita serie di oggetti che vengono usati una volta e poco riciclati».

D.L.

 

L'appello di Cino Ricci «Il mio Adriatico malato Basta inquinamento o sarà troppo tardi

Parla l'ex skipper di Azzurra, personaggio simbolo della vela italiana e profondo conoscitore delle tematiche legate all'ecosistema

Trieste. «Il mare è ormai un malato gravissimo, forse già incurabile a causa di inquinamento e riscaldamento globale. L'alto Adriatico, da Bibione e Lignano a Muggia, è sicuramente messo un po' meglio, ma la situazione di questo passo non potrà che peggiorare e tra qualche decennio anche piazza Unità a Trieste potrebbe rischiare di finire sott'acqua». Non nasconde il proprio pessimismo Cino Ricci, indimenticato skipper di Azzurra, personaggio simbolo della vela italiana e soprattutto profondo conoscitore del mare, il "suo" elemento, quello di cui si professa ancora «un innamorato». Alla soglia delle 87 primavere il velista romagnolo, notissimo anche come telecronista sportivo, è anche un autorevole "opinion leader" sulle tematiche legate all'ecosistema: «Leggo in continuazione, il più possibile. Cerco di approfondire e poi di mare ne ho visto e continuo a vederne tanto. Insomma, penso di essermi fatto un'idea chiara della situazione e del resto i più recenti responsi forniti dagli esperti, compreso l'ultimissimo studio della Nasa, parlano chiaro: sta cambiando in peggio e non possiamo più controllarlo». Da esperto uomo di mare, ha potuto constatare direttamente questo peggioramento?«Sì, ormai da anni. Certe problematiche si riescono a vedere a occhio nudo, a cominciare dalla quantità di plastica che troviamo in acqua. Il pesce è sempre meno numeroso e c'è il problema del fango, spesso inquinato, che si accumula sui fondali. E poi c'è ovviamente la questione dell'innalzamento del livello del mare causato dal riscaldamento del nostro pianeta e la cui correlazione con l'inquinamento prodotto dall'uomo è innegabile». L'Adriatico, e in particolare la costa del Friuli Venezia Giulia, sembra però stare meglio...«Non c'è dubbio che il mare del golfo di Trieste e i tratti da Grado a Bibione siano in condizioni meno preoccupanti, come dimostrano le bandiere blu assegnate puntualmente alle spiagge e lo stesso monitoraggio di Legambiente. Ma non bisogna abbassare la guardia. È vero che l'alto Adriatico per ora è rimasto al riparo da fenomeni di inquinamento massivo che riscontriamo altrove, ma il mare non è un'entità che si può circoscrivere. I rifiuti, la "robaccia", viaggiano sulle onde, vengono trasportati dal vento e non ci sono aree al sicuro. Ecco perché dico che ognuno di noi deve fare la propria parte». In che modo?«Anzitutto contribuendo a limitare l'uso della plastica e smaltendola nel modo più corretto. Molto apprezzabili sono le iniziative che coinvolgono i comuni cittadini e le associazioni che volontariamente si mettono a disposizione per raccogliere plastica e altri rifiuti che si accumulano sulle spiagge. Poi gli enti preposti devono continuare a investire per sanificare il fondo del mare dove si accumulano fanghi in cui c'è di tutto. Però questo, ovviamente, non può bastare. I Governi devono uscire dalla logica dell'egoismo». Serve un piano di investimenti per "curare" il mare, gestito a livello globale?«Certo è l'unica strada. I singoli Stati hanno i loro interessi economici e nessuno ha il coraggio di investire miliardi per combattere l'inquinamento se gli altri non lo fanno. Ecco perché i Governi devono smetterla di guardare solo al proprio orticello e accordarsi su un piano di investimenti, parlo di centinaia di miliardi, da attuare su scala mondiale. E devono farlo subito, altrimenti il nostro mare, così come lo abbiamo conosciuto, tra pochi anni sarà solo un ricordo».

 Piero Tallandini

 

 

Multe più salate per i "furbetti" dell'immondizia - cambia il regolamento

Fino a 300 euro di multa per chi lascerà ingombranti sul marciapiede prima della data del ritiro. È una delle modifiche al Regolamento comunale sui rifiuti che la Terza commissione - presieduta da Massimo Codarin - ha licenziato per l'aula. Francesca Tion, responsabile di Servizi operativi e Igiene urbana, ha spiegato che il Comune si è dovuto adeguare alla nuova normativa nazionale e regionale. Cosa cambia? Ad esempio un'utenza non domestica "furbetta" che, uscita dal perimetro Tari, dovesse essere sorpresa a gettare la propria immondizia nei cassonetti pubblici, rischierà fino a mille euro. Scende invece a 200 euro la multa per chi abbandona oggetti fuori dai centri raccolta, trovandoli chiusi.

Li. Go.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - GIOVEDI', 12 agosto 2021

 

 

Presentati i risultati delle analisi dei campioni d'acqua prelevati dai volontari e dalle volontarie di Goletta Verde sulle coste del Friuli Venezia Giulia

 

3 campioni su 10 sono oltre i limiti di legge, e sono tutti foci dei fiumi, chiaro sintomo di mala e insufficiente depurazione

 Legambiente “Bisogna lavorare e investire per efficientare i sistemi di depurazione, è inammissibile che anno dopo anno le foci dei fiumi riscontrino sempre criticità. Il nostro Paese registra un ritardo cronico dal momento che ben 1 italiano su 3 non è servito da un sistema di depurazione efficiente”


Qui la mappa interattiva del monitoraggio, con i punti di campionamento e i risultati delle analisi.

 

10 punti monitorati il 4 agosto in Friuli Venezia Giulia di cui 4 foci, 5 in prossimità di spiagge e 1 in laguna. 3 di questi punti sono risultati fortemente inquinati: la foce canale via Battisti incrocio largo Caduti per la libertà a Muggia (TS), la foce del fiume Stella a Precenicco (UD) e la foce del Tagliamento a Lignano Sabbiadoro (UD).

 

Ne hanno parlato questa mattina, nella conferenza stampa che si è tenuta presso Citybar Tergesteo, in Piazza Giuseppe Verdi a Trieste,  Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde, Sandro Cargnelutti, Presidente di Legambiente Friuli Venezia Giulia, Andrea Wehrenfennig, Presidente del circolo Legambiente “Verdeazzurro” di Trieste 

 

Anche quest'anno Goletta Verde si avvale del sostegno dei suoi partner principali: CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, e Novamont, azienda leader a livello internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemicals. Media partner è La Nuova Ecologia.

 

GLI OBIETTIVI DEL MONITORAGGIO DI GOLETTA VERDE

I monitoraggi lungo le coste che Goletta Verde effettua da anni non vogliono sostituire i dati ufficiali, ma vanno ad integrare il lavoro svolto dalle autorità competenti. I dati di Arpa sono gli unici che determinano la balneabilità di un tratto di costa a seguito di ripetute analisi nel periodo estivo. Le analisi di Goletta Verde hanno invece un altro obiettivo: andare ad individuare le criticità dovute ad una cattiva o insufficiente depurazione dei reflui in specifici punti, come foci, canali e corsi d’acqua che sono il principale veicolo con cui l’inquinamento generato da insufficiente depurazione arriva in mare. 

 

Le analisi sono state eseguite da laboratori individuati sul territorio. La presenza di batteri di origine fecale (enterococchi intestinali ed escherichia coli) è un marker specifico di inquinamento dovuto a scarsa o assente depurazione.

 

I PUNTI RISULTATI OLTRE I LIMITI DI LEGGE

Sono risultati fortemente inquinati la foce canale via Battisti incrocio largo Caduti per la libertà a Muggia (TS), la foce del fiume Stella a Precenicco (UD) e la foce del Tagliamento a Lignano Sabbiadoro (UD).

“La situazione delle nostre coste è discreta - dichiara Sandro Cargnelutti, Presidente Legambiente Friuli Venezia Giulia, ma le foci continuano, anno dopo anno, a registrare delle criticità. La foce del fiume Stella, ancora una volta fortemente inquinata, nello storico dei nostri campionamenti, è risultata entro i limiti di legge solamente due volte in 11 anni. Questi sono chiari segni di un evidente problema di depurazione nella Bassa Friulana. Bisogna accelerare la realizzazione delle infrastrutture e  allacciamenti alla fognatura  nei comuni del bacino scolante e portare a compimento il revamping del depuratore di Lignano. A proposito di problemi sul bacino scolante, non possiamo non richiamare il ritardo nelle operazioni di bonifica del  sito di interesse nazionale Caffaro a Torviscosa, che dista 4 km dalla Laguna, rispetto ai tempi  stabiliti da un apposito decreto. Chiederemo un incontro con la Regione  per un confronto sul punto e sulla governance. “Ritornando alla costa” proponiamo alla Regione di destinare una quota minima alle spiagge libere o libere attrezzate. L’occasione può essere all’interno dell’annunciata proposta di Legge Regionale per promuovere e valorizzare le spiagge libere in Friuli Venezia Giulia”.

TUTTI I DATI NEL DETTAGLIO DEI CAMPIONAMENTI EFFETTUATI 

A Trieste è risultata fortemente inquinata per il decimo anno la foce canale via Battisti incrocio largo Caduti per la libertà a Muggia, mentre sono entro i limiti di legge spiaggia presso viale Miramare, tra i due pennelli di massi a Barcola e la spiaggia di Sistiana a sinistra del porto turistico a Duino Aurisina.

In provincia di Gorizia i 3 punti campionati risultano entro i limiti di legge: la spiaggia libera presso il parco giochi via delle Giarrette in località Marina Julia a Monfalcone, la foce del fiume Isonzo in località Punta Sdobba e la spiaggia presso viale del Sole incrocio con via Svevo a Grado.

 

2 i punti risultati fortemente inquinati ad Udine, la foce del fiume Stella a Precenicco e la foce del Tagliamento a Lignano Sabbiadoro. Entro i limiti di legge gli altri 2 punti: i pressi dello scarico del depuratore di Lignano Sabbiadoro (punto prelevato in laguna) e la spiaggia presso lungomare Trieste incrocio via Gorizia sempre a Lignano Sabbiadoro.

 

INFORMAZIONE AI CITTADINI E CITTADINE SULLA QUALITÀ DELLE ACQUE

 

Sono stati notati cartelli con il divieto di balneazione solo in 2 punti dei 5 punti non campionati dalle autorità competenti: alla foce dell'Isonzo e alla foce del Tagliamento.

Invece solo sulla spiaggia di Barcola e sulla spiaggia presso lungomare Trieste incrocio via Gorizia a Lignano Sabbiadoro sono stati notati cartelli con informazioni sulla qualità delle acque, che sono obbligatori per legge da anni, assenti negli altri 3 punti campionati e definiti balneabili dalle istituzioni.

La foce del rio Canale Fugnan, a Muggia (TS) non risulta campionato secondo le informazioni riportate dal Portale Acque (un'applicazione realizzata dal Ministero della Salute che offre informazioni aggiornate sullo stato di balneazione di tutte le coste italiane) e, di conseguenza, emerge come acqua abbandonata. 

 

“Anche l’ultimo rapporto dell’IPCC parla chiaro - dichiara Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde,  non abbiamo più tempo per aspettare politiche di rottura rispetto al passato, abbiamo bisogno che Regioni e Comuni, di concerto con i Ministeri, si impegnino in modo concreto e immediato nella definizione di politiche e azioni che proteggano le risorse strategiche come l’acqua, che determinino un cambio di passo sull’energia e di protezione alla cittadinanza da eventi climatici sempre più estremi e devastanti. Le bellezza dei nostri territori, lo sviluppo sostenibile e la qualità della vita potranno essere protetti solo se tutti insieme inizieremo a percorrere strade opposte da quelle passato. Non è più ammissibile pensare ad esempio a riconversioni a gas metano, 75 volte più climalterante della CO2, invece di pensare a rinnovabili e accumuli. Così come è impensabile depauperare risorse idriche strategiche fondamentali nei prossimi anni per combattere siccità e caldo”. 

 

FOCUS BEACH LITTER FRIULI VENEZIA GIULIA

Nelle 47 spiagge monitorate dalle volontarie e dai volontari di Legambiente in 13 regioni (Abruzzo, Basilicata, Toscana, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Veneto) sono stati censiti 36821 rifiuti in un’area totale di 176 100 mq. Una media di 783 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia che supera di gran lunga il valore soglia o il target di riferimento stabilito a livello europeo per considerare una spiaggia in buono stato ambientale, ossia meno di 20 rifiuti spiaggiati ogni 100 metri lineari di costa.

 

Quest’anno, a maggio 2021, sono stati monitorati e 1700 mq di spiaggia lungo le coste del Friuli Venezia Giulia, e sono stati raccolti 1856 rifiuti di varia provenienza. Ogni 100 metri, nelle spiagge censite, sono stati trovati 124 rifiuti.
Le spiagge monitorate sono le spiagge Canovella de’ Zoppoli a Duino-Aurisina (TS) e il lido di Staranzano (GO). La
plastica è il materiale più trovato, pari al 94,6% del totale dei rifiuti rinvenuti, seguita da metallo (1,3%), vetro/ceramica (0,9%), carta/cartone (0,9%). Le altre categorie rappresentano in totale il restante 2,3%.

 

FOCUS POZZI

Tra le problematiche da segnalare va ricordato lo spreco insostenibile d’acqua dolce, che vede un alto consumo di risorse di acque profonde di qualità  a causa dei tanti pozzi presenti censiti e non, a valle delle risorgive. Questo provoca un aumento dei rischi sanitari e la progressiva sostituzione di acque pregiate con acque di minor qualità e inquinate. E’ sostenibile nel futuro questa situazione? Dal punto di vista delle prossime generazioni sicuramente no. E’ necessaria pertanto una ripresa  del lavoro del Tavolo dei pozzi previsto dall’art. 47 del PTRA che prevedeva una riduzione delle portate già nel 2018. A tal proposito si segnala la richiesta di incontro fatta dall’Associazione all’Assessore all’ambiente, energia e sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro.

 

Anche quest’anno il Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati è main partner della campagna estiva di Legambiente. Attivo dal 1984 anni, il CONOU garantisce la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale: lo scorso anno in Friuli Venezia Giulia il Consorzio ha recuperato 3.990 tonnellate di questo rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente, 620 t in particolare nella provincia di Trieste. L’olio usato - che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli - è un rifiuto che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. Ma l'olio usato è anche un’importante risorsa perché grazie alla filiera del Consorzio, può essere rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 98,8% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti. Un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa. “La difesa dell’ambiente e in particolare del mare e dei laghi rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, spiega il Presidente del CONOU, Riccardo Piunti. “Il Consorzio, paradigma di circolarità, dovrà continuare a fornire il massimo contributo possibile verso gli obiettivi di economia circolare, che resta il pilastro fondamentale della battaglia per ridurre lo sfruttamento delle risorse naturali del Pianeta e quindi contrastare il cambiamento climatico”.


ECCO LA TABELLA RELATIVA AI RISULTATI DEI MONITORAGGI DI GOLETTA VERDE 2021 SULLE COSTE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA

 

 

 

Comune

Provincia

Località

Punto

Giudizio

Muggia

TS

Rio Canale Fugnan

Foce canale via Battisti incrocio largo Caduti per la libertà

Fortemente Inquinato

Trieste

TS

Barcola

Spiaggia presso viale Miramare, tra i due pennelli di massi

Entro i limiti

Duino Aurisina

TS

Sistiana Castelreggio

Spiaggia di Sistiana a sinistra del porto turistico

Entro i limiti

Monfalcone

GO

Marina Julia

Spiaggia libera presso parco giochi/via delle Giarrette

Entro i limiti

Grado

GO

Punta Sdobba

Foce del fiume Isonzo

Entro i limiti

Grado

GO


Spiaggia, presso viale del Sole incrocio con via Svevo

Entro i limiti

Precenicco

UD


Foce del fiume Stella

Fortemente Inquinato

Lignano Sabbiadoro

UD


Pressi dello scarico del depuratore

Entro i limiti

Lignano Sabbiadoro

UD


Spiaggia, presso lungomare Trieste incrocio via Gorizia

Entro i limiti

Lignano Sabbiadoro

UD

Lignano Riviera

Foce del fiume Tagliamento

Fortemente Inquinato

 

 

LEGENDA

I prelievi di Goletta Verde vengono eseguiti da tecnici, volontari e volontarie di Legambiente. L'ufficio scientifico dell'associazione si è occupato della loro formazione e del loro coordinamento, individuando laboratori sul territorio. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. 

I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati  come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla  normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010)  e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo. Il numero dei campionamenti effettuati viene definito in proporzione ai Km di costa di ogni regione.

INQUINATO = Enterococchi intestinali >200 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli >500 UFC/100ml.

FORTEMENTE INQUINATO = Enterococchi intestinali >400 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli >1000 UFC/100ml.

Ufficio Stampa Goletta Verde 2021

Valentina Bifulco | +39 3491979541  +39 3282611746 | golettaverde@legambiente.it 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 12 agosto 2021

 

 

Goletta Verde termina la sua campagna di fronte a Piazza Unità

La 35.a edizione di Goletta Verde si conclude a Trieste, alla Scala reale davanti piazza dell'Unità, dopo 15 tappe nelle regioni costiere italiane."Non ci fermeremo mai", è il motto che accompagna l'imbarcazione nel suo viaggio in difesa delle coste e del mare. Dallo scorso anno Goletta Verde si avvale del prezioso aiuto di centinaia di volontari impegnati nel campionamento delle acque: uno straordinario esempio che coinvolge giovani da tutta Italia. Erosione costiera e dissesto idrogeologico, rifiuti in mare e sulle spiagge, porti, eolico off-shore, lotta alla crisi climatica e alle fonti fossili, depurazione dei reflui, aree marine protette, bonifiche dei territori inquinati, contrasto all'inquinamento da plastica in mare sono i grandi temi della campagna di quest'anno, partita da Genova a inizio luglio e che si concluderà oggi a Trieste. I cittadini possono contribuire tramite il form di Sos Goletta segnalando a Legambiente situazioni sospette d'inquinamento di mare, laghi e fiumi fornendo all'associazione e ai suoi centri di azione giuridica informazioni essenziali. Partner principali Conou, Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati, e Novamont, azienda leader internazionale nelle bioplastiche e nei biochimici.

 

 

Lotta alla plastica nei bar - Contributo dalla Regione per posate e piatti "green" - La soddisfazione dei vertici della Fipe

Un contributo di mille euro per supportare i locali pubblico nell'acquisto di materiale ecocompatibile. Fabio Scoccimarro, assessore regionale all'Ambiente, ha presentato il nuovo contributo rivolto a bar e ristoranti e realizzato in collaborazione con la Fipe del Fvg rappresentata dal vicepresidente vicario regionale Bruno Vesnaver e dalla presidente della provincia di Trieste Federica Suban. «Noi - ha spiegato Scoccimarro - vogliamo educare la popolazione e non punire, come vorrebbe fare invece qualcun altro. Questo provvedimento ha l'obiettivo di andare incontro a un settore colpito dalla pandemia, da cui vengono ora segnali di ripresa, nel solco delle iniziative già portate avanti nello "splasticare" il mare, con aMare Fvg, e i chioschi degli eventi sportivi, con il Tifo Pulito». «Non possiamo che ringraziare per questa attenzione nei confronti della categoria - ha aggiunto Suban -. Il contributo sarà utile anche a quelle realtà che hanno investito sul delivery». Vesnaver ha parlato di «un assessorato moderno e capace di guardare al futuro. Il contributo ha anche valore simbolico». Lo stanziamento è di un milione di euro ma, ha spiegato Scoccimarro, è solo per i prossimi tre mesi e se la domanda dovesse essere importante verrà implementato. Il regolamento prevede un importo finanziabile pari al 65% della spesa sostenuta, fino a un massimo di mille euro, e rivolto ai locali con meno di 10 dipendenti. Si potrà chiedere per l'acquisto di prodotti o dispositivi ecologicamente sostenibili in sostituzione di cannucce, piatti, posate, agitatori di bevande, imballaggi di acqua minerale e altre bevande, sacchetti e contenitori per cibo da asporto.

A.p.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 11 agosto 2021

 

 

«Si limitino le emissioni o il clima in questa zona diventerà come quello della Puglia meridionale»

L'esperto Giorgi analizza la situazione: «Frequenza e intensità di queste ondate sono legate al climate change. Bisogna darsi da fare»

Ormai l'impatto dei cambiamenti climatici incide sulla nostra quotidianità. È normale che in estate faccia caldo, certo, ma la frequenza e l'intensità delle ondate non possono più essere derubricate a fenomeni episodici. Solo delle politiche serie di contenimento delle emissioni, avverte il fisico e climatologo Filippo Giorgi, potranno impedire che il clima del golfo triestino si riscaldi assieme al resto del globo, diventando simile a quello della Puglia meridionale. Giorgi, in che modo il caldo di questi giorni è legato al climate change? Le ondate di calore ci son sempre state, però adesso sono sempre più lunghe ed intense. Questo è senz'altro legato al fenomeno del cambiamento climatico globale. Ormai ci sono misure che negli ultimi cento anni, ovvero da quando le si registra, non si erano mai viste. Penso all'ondata in Australia nel 2020, o in Canada quest'anno. Lo dice anche l'ultimo rapporto Onu. Il rapporto mostra come stia accadendo in tutto il mondo. La settimana scorsa ero in Puglia, dove le persone del luogo mi hanno detto che il caldo degli ultimi anni è inedito anche da loro. Insomma anche nei climi in media caldi si inizia a percepire il fenomeno. Questa situazione contribuisce ad alimentare gli incendi su vasta scala che abbiamo visto. Vale anche per le alluvioni che abbiamo visto in Europa Centrale? Anche i fenomeni alluvionali, non nuovi di per sé, sono sempre più frequenti e intensi. Perché è legato al cambiamento climatico? Un'atmosfera più calda può contenere più vapor d'acqua, il che significa che quando piove tendono ad arrivare quelle che, più o meno impropriamente, vengono chiamate bombe d'acqua. Al tempo stesso occorre più tempo per raggiungere le condizioni di innesco della pioggia, quindi si allungano anche i periodi secchi. Insomma possiamo dire che ormai è la normalità a essere segnata dal climate change? In Italia negli ultimi 120 anni le temperature in media sono aumentate di oltre due gradi. In Fvg le temperature che una volta arrivavano a luglio ora arrivano a giugno. Magari non ce ne rendiamo conto perché ci siamo in mezzo e ci stiamo già abituando, ma le cose sono già cambiate rispetto ai tempi dei nostri padri e nonni. Cosa succederà a Trieste? Stiamo andando verso il clima dell'Italia meridionale, lo illustra anche il rapporto realizzato da Arpa-Osmer e altri enti regionali sui cambiamenti climatici in Fvg. Se non si farà nulla per diminuire le emissioni di gas serra, il clima qui potrebbe diventare come quello che oggi si trova in Puglia meridionale, con tutto ciò che ne consegue. I ghiacciai sulle nostre Alpi? Sono in recessione lungo tutto l'arco. Nei prossimi 80 anni potrebbe scomparire il 92% dei ghiacciai alpini. La cosa brutta è che anche negli scenari più ottimisti la metà dei ghiacciai sparisce comunque. I sistemi montani andranno incontro a un profondo mutamento in ogni caso. Il livello del mare? Le nostre coste risentono dell'innalzamento, che potrebbe arrivare a un metro nei prossimi 80 anni. Già oggi c'è un problema di intrusione di acqua marina nella laguna di Grado e Marano. Erosione e mareggiate diverranno sempre peggiori. Tutto questo ovviamente negli scenari più pessimistici: se invece riuscissimo a implementare gli accordi di Parigi, si riuscirebbe in qualche modo ad arginare i cambiamenti climatici. Bisogna darsi da fare.

 

 

Gli abiti dei migranti in Val Rosandra raccolti dalla coppia di asini spazzini

I due animali si caricheranno sul dorso le decine di sacchi pieni di giacche, scarpe e coperte abbandonati in Carso

Trieste. Non era affatto una boutade, ci sono davvero. Eccoli qui, "Veliki brat" (tradotto dallo sloveno "Fratello maggiore") e "Marian", la coppia di asini che il sindaco di San Dorligo della Valle-Dolina Sandy Klun utilizzerà nelle prossime settimane nei boschi della Val Rosandra per la raccolta di vestiti, zaini, scarpe, coperte e quant'altro viene abbandonato quotidianamente dai migranti della rotta balcanica quando superano il confine sloveno e si incamminano sui sentieri Carso, alle porte di Trieste. Roba che, lasciata per terra, a lungo andare rischia di trasformare l'altipiano in una pattumiera. Gli asini servono per i punti più impervi che gli addetti alla pulizia, incaricati dal Comune di San Dorligo-Dolina, non riescono a raggiungere. Gli operatori riempiono settimanalmente decine di sacchi con la roba rinvenuta tra l'erba e il fango. E quando piove il materiale è ancora più pesante da prelevare e trasportare in fondo valle. Tanta roba non si riesce a portare via. Di qui l'idea di caricare in groppa agli asini i sacchi con dentro le cose raccolte sui sentieri. D'altronde i profughi si spogliano di tutto. Lo fanno in modo da arrivare a Trieste senza il peso dei bagagli, ma soprattutto per non dare nell'occhio e confondersi con la popolazione. Quindi non appena si avvicinano ai centri abitati dell'altipiano, lasciano ciò che avevano portato con sé per affrontare i lunghi mesi di viaggio dai Paesi di origine - soprattutto Afganistan e Pachistan - all'Europa. I prati e le radure del Carso sono disseminati di borse, maglioni, giacche, calzature, teli, sacchi a pelo, bottiglie e lattine. O anche pentole, posate, spazzolini, dentifrici, rasoi. Sono le tracce di un'umanità in fuga che testimoniano il passaggio di migliaia di persone. Spesso ci sono intere famiglie con bambini piccoli. Il Comune di San Dorligo della Valle-Dolina ha calcolato che da marzo, cioè da quando ha impostato la pulizia dei boschi in modo più sistematico (l'attività è finanziata con fondi regionali e quindi va contabilizzata), sono stati asportati ben 80 quintali di materiale. La coppia di asini, "Veliki brat" e "Marian", agevolerà indubbiamente le operazioni. I due animali al momento si trovano a Doberdò del Lago, in un terreno adibito all'allevamento biologico di proprietà di Andrej Ferfolja, titolare dell'omonima azienda agricola. «Sono pronto a metterli a disposizione e a collaborare con il sindaco di San Dorligo», conferma Ferfolja. «Tra l'altro, quando avevo contribuito a ripristinare il pascolo di una zona dell'altipiano mi ero anche preoccupato della pulizia del terreno portando via una trentina di sacchi neri pieni delle cose abbandonate dai migranti. Quindi questa è una realtà che conosco molto bene. Ma - precisa - va tenuto conto di alcune complessità. Non è infatti così semplice spostare questo tipo di animali, abituati al pascolo libero. Non appena usi la briglia tendono a innervosirsi, non sempre obbediscono. Quindi gli asini che si usano devono essere adatti a questo tipo di attività. Bisogna organizzarsi bene. Inoltre servono autorizzazioni ad hoc - spiega Ferfolja - cioè quella del veterinari e dell'Icea, l'ente che certifica la mia attività di allevamento biologico». Attualmente gli asini dell'azienda agricola di Doberdò del Lago vengono impiegati per il pascolo, nel lavoro di ripristino e mantenimento della landa carsica. Presto invece li vedremo all'opera tra la vegetazione nei boschi della Val Rosandra, ai piedi del Monte Carso. -

 Gianpaolo Sarti

 

 La rotta - le tappe

Il Carso triestino, in particolare la zona che va da Rio Ospo, nel Comune di Muggia, al Monte Cocusso (un arco di circa 10 chilometri) e che comprende anche i boschi della Var Rosandra, è disseminato di vestiti, zaini, borse, coperte e sacchi a pelo. Sono gli oggetti abbandonati dai migranti in marcia lungo la rotta balcanica dopo aver oltrepassato il confine sloveno, l'ultima tappa del viaggio. Prima di arrivare a Trieste lasciano tutto quello che hanno durante la marcia per non dare nell'occhio.

 

Le bonifiche l'organizzazione

Il flusso della rotta balcanica non si arresta e i boschi del Carso si stanno riempendo delle cose abbandonate dai migranti. Fino a poco tempo fa erano gruppi di volontari ad occuparsi della pulizia e della rimozione degli abiti; ora l'attività è stata organizzata in modo sistematico ed è sostenuta con fondi regionali. Il Comune di San Dorligo della Valle si è attrezzato e ha incaricato una società esterna. Si calcola che da marzo siano stati raccolti almeno 80 quintali di materiale.

 

 

Reti in fibra vegetale, contenitori e borse per una mitilicoltura libera dalle plastiche - IL PROGETTO

Via nel golfo al piano anti inquinamento promosso dall'Area marina di Miramare

È in partenza nel golfo di Trieste un progetto pilota che mira a rendere la mitilicoltura, un'attività già a basso impatto ambientale, ancora più sostenibile, riducendo la quantità di plastiche disperse nel mare. Per gli allevamenti di mitili vengono utilizzate infatti principalmente reti in polietilene, i cui residui, insieme ai frammenti di polistirolo delle cassette del pesce, costituiscono il rifiuto più pervasivo e numericamente rilevante rinvenuto sulla spiaggia e sui fondali dell'Area marina protetta di Miramare. Non c'è da stupirsene, visto che nel golfo sono 360 gli ettari di mare occupati dalle miticolture in concessione, per un totale di 1.120 filari (di cui 800 attivi) e una produzione annua di circa 2 mila tonnellate di "pedoci". Il progetto, che verrà avviato da Wwf Area marina protetta (Amp) di Miramare insieme alla cooperativa Shoreline e al Consorzio Giuliano Maricolture, è un'azione sperimentale finanziata dal programma Interreg Med. È stata selezionata tra le 10 azioni pilota del progetto internazionale Plastic Busters Mpas, destinato a contribuire al mantenimento della biodiversità e alla conservazione degli ecosistemi naturali nelle aree marine protette pelagiche e costiere del Mediterraneo, attraverso misure di prevenzione dei rifiuti marini. «Il progetto è stato proposto dopo aver rilevato negli anni, attraverso la raccolta e l'analisi dei rifiuti marini rinvenuti tra spiaggia e fondali dell'Amp di Miramare, l'impatto particolarmente rilevante degli scarti delle reti da mitili», spiega Carlo Franzosini, referente del progetto per l'Amp. Saranno due le azioni che verranno implementate nelle prossime settimane: da una parte l'abbattimento dei residui plastici dispersi in mare durante le fasi del processo di allevamento, dall'altra la sperimentazione di materiali alternativi alla plastica per il confezionamento delle reste in cui vengono accresciuti i "pedoci". Per ridurre i residui plastici dispersi si interverrà con otto pescherecci aderenti al Consorzio Giuliano Maricolture, che saranno attrezzati affinché tutti i residui di lavorazione - dai "codini" di legatura agli spezzoni di rete - vengano raccolti a bordo. Saranno i mitilicoltori stessi, muniti di una borsa per agevolare la raccolta, a farsi carico della "pulizia" del mare direttamente durante la fase lavorativa. A bordo delle imbarcazioni, inoltre, saranno posizionati contenitori per raccogliere tutti i residui di rete. Parallelamente, su alcuni filari collocati in più punti del golfo, saranno sperimentati cordami e reti in fibre vegetali in sostituzione del polietilene: i test verranno effettuati nella costiera triestina e duinese e nella baia di Panzano sia con i giovani mitili, per comparare la crescita ponderale, che con le taglie intermedie. Verranno fatte diverse prove utilizzando almeno tre tipi di fibre vegetali (canapa, juta, sisal) sia per i cavi di sostegno dei galleggianti che per le reste (lunghe solitamente tre metri) con diversi assemblaggi di cordame e rete. Il completamento della sperimentazione avverrà entro ottobre. «I risultati - spiega ancora Franzosini - serviranno a valutare la fattibilità di sostituire, parzialmente o totalmente, i materiali sintetici con quelli vegetali»».

Giulia Basso

 

 

Moria di salpe a Marina Nova - Le verifiche di Capitaneria e Asugi

I controlli fanno propendere per due ipotesi: lo scarto commerciale o la "trappola" di una sacca marina

Ad accorgersi della presenza di quei pesci che galleggiavano sulla superficie dell'acqua ormai senza vita sono stati gli abituali frequentatori dell'Isola dei Bagni. Che notando lunedì sera una quarantina di salpe tra gli specchi antistanti i casoni e la spiaggia comunale si sono allarmati, facendo scattare, all'indomani della prima segnalazione inoltrata anche al Comune, la puntuale verifica sul posto da parte del personale della Capitaneria di porto e dell'Azienda sanitaria. Che, al mattino, hanno raccolto un'altra ventina di pesci passati a miglior vita. I primi rilievi hanno accertato una moria circoscritta a un'unica specie ittica. E, in considerazione pure di altre circostanze, come precisato ieri dal comandante Giovanni Nicosia, si propende ora per l'ipotesi di uno scarto commerciale di qualche peschereccio nel golfo (si tratta infatti di pesce di scarso valore, poco pregiato) che il gioco di correnti avrebbe poi riversato sul litorale locale. O, in alternativa, si pondera l'eventualità di una trappola mortale ingenerata della bassa marea, che avrebbe costretto in una sacca un branco di salpe, rimaste poi "cucinate" dall'innalzarsi della temperatura nella pozzanghera d'acqua. «Le salpe rinvenute si trovavano in avanzato stato di decomposizione, dunque erano in mare da diverso tempo - spiega Nicosia -. L'ipotesi prevalente è quella di uno scarto commerciale». In realtà il prodotto tratto dal mare che non si intende vendere «andrebbe ugualmente annotato nel registro giornaliero della pesca, riportato a terra e smaltito in un circuito che costa zero al pescatore». «Quindi - prosegue il comandante -, se si dovesse accertare questa situazione si porrebbero due profili d'irregolarità: uno amministrativo, per la mancata registrazione del pescato, e uno penale per l'abbandono di rifiuti in acqua, sebbene per quantitativi limitati, ma non è questo il caso, cioè al di sotto di una determinata soglia, il fatto non costituisca reato». C'è però anche, appunto, «la possibilità della secca, che avrebbe potuto intrappolare le salpe, pesce della famiglia degli sparidi, di norma presente in branco». Asugi, intervenuta a Marina Nova ieri con proprio personale (c'era anche l'Arpa), ha «escluso motivi sanitari all'origine della moria», sempre il comandante. Sul posto anche il Comune di Monfalcone con Andrea Olivetti dei Servizi tecnici. «Mare in ottime condizioni» il messaggio per tranquillizzare i bagnanti digitato dal sindaco Anna Cisint, che non ha mancato di postare la notizia sul suo profilo social.

Tiziana Carpinelli

 

 

Fondi canadesi per potenziare la centrale nucleare romena - l'impianto di Cernavoda

Belgrado. Piede premuto sull'acceleratore, per realizzare uno dei progetti più importanti nei Balcani, valore stimato tra i 6 e gli 8 miliardi di euro. Riguarda il potenziamento della centrale nucleare di Cernavoda, in Romania, che si avvia a passi spediti verso la sua attuazione. Lo suggeriscono le ultime mosse di Bucarest, che negli ultimi giorni ha siglato un nuovo importante accordo, allungando la lista degli "alleati" che sosterranno la Romania nell'impegnativo investimento. L'ultimo Paese-potenza del nucleare civile a tendere la mano a Bucarest è stato il Canada, con cui è stato firmato un memorandum d'intesa per rafforzare la collaborazione in vista del potenziamento di Cernavoda, unica centrale nucleare attiva in Romania, capace oggi di assicurare con i due reattori esistenti la copertura del 20% del fabbisogno energetico nazionale. L'impianto, nelle intenzioni della Romania, sarà modernizzato e vi saranno aggiunti due reattori, le unità 3 e 4, grazie alla cooperazione con Stati Uniti e Francia, dopo che Bucarest - con grande scorno di Pechino - ha fatto marcia indietro. E ha voltato le spalle alla China General Nuclear Power Corporation (CGN), colosso cinese che nel 2015 era stato indicato per la costruzione delle unità 3 e 4. Bucarest, strada facendo, ha cambiato idea, puntando su alleati occidentali per centrare un obiettivo strategico per il Paese, evitando problematiche influenze dall'Estremo Oriente. Non sorprendono così le parole del ministro romeno Virgin Popescu, che si è detto «felice che nel nostro progetto di ammodernamento e costruzione di reattori nucleari vengano coinvolti i partner canadesi», che vanno così ad aggiungersi ad americani e francesi, ha ricordato. Parliamo di «un investimento vitale», gli ha fatto eco il premier romeno, Florin Citu. Secondo la stampa di Bucarest, il Canada eserciterà un ruolo essenziale nell'estendere la durata di vita dell'unità 1 fino al 2026, quando il reattore subirà una completa revisione. Sempre questo mese, a conferma della serietà dell'impegno romeno, sono andati in scena nuovi incontri con gli Stati Uniti, con cui la Romania ha siglato accordi relativi a Cernavoda già nel 2020. Secondo le aspettative di Nuclearelectrica, il gestore dell'impianto nucleare romeno, l'unità 3 dovrebbe entrare in funzione già nel 2030, l'unità 4 l'anno successivo.

s.g.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - MARTEDI', 10 agosto 2021

 

Goletta Verde arriva in FVG: 11 e 12 agosto, Trieste

La storica campagna estiva di Legambiente arriva in Friuli Venezia Giulia per continuare la sua lotta in difesa delle acque e delle coste

Ultima tappa della 35° edizione di Goletta Verde Gli appuntamenti della tappa a Trieste Mancata depurazione e inquinamento, lotta alla crisi climatica e alle fonti fossili, aree marine protette, bonifiche dei territori inquinati e contrasto dell'inquinamento da plastica in mare tra i temi della campagna, che quest’anno più che mai, guarda ai progetti virtuosi e al turismo green I cittadini possono segnalare situazioni sospette di inquinamento su golettaverde.legambiente.it  La 35° edizione di Goletta Verde si conclude a in Friuli Venezia Giulia, dopo 15 tappe nelle regioni costiere italiane.  Non ci fermeremo mai, è il motto che accompagna l’imbarcazione nel suo viaggio in difesa delle coste e del mare. Dallo scorso anno Goletta Verde si avvale del prezioso aiuto di centinaia di volontari e volontarie impegnati nel campionamento delle acque: uno straordinario esempio di citizen science, che coinvolge giovani da tutt’Italia. Erosione costiera e dissesto idrogeologico, beach e marine litter, porti, eolico off-shore, lotta alla crisi climatica e alle fonti fossili, depurazione dei reflui, aree marine protette, bonifiche dei territori inquinati, contrasto all’inquinamento da plastica in mare sono i grandi temi della campagna di quest’anno, che è partita da Genova a inizio luglio e si concluderà il 12 agosto a Trieste.  I cittadini e le cittadine potranno contribuire tramite il form di SOS Goletta segnalando a Legambiente situazioni sospette di inquinamento di mare, laghi e fiumi, fornendo all’associazione e ai suoi centri di azione giuridica informazioni essenziali che permetteranno di valutare le denunce alle autorità competenti.  Anche questa edizione vede come partner principali CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, e Novamont, azienda leader a livello internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemicals. Media partner il mensile di Legambiente, la Nuova Ecologia. La Goletta Verde sarà ormeggiata presso il porto Trieste presso la Scala reale Molo Audace Si ringrazia l’Autorità Portuale e il Trieste terminal passeggeri Il programma di Goletta Verde in Friuli Venezia Giulia Mercoledì 11 Agosto  Dalle Ore 17.00 alle ore 19.00 |Scala Reale al Molo Audace Trieste Visite a Goletta Verde Giovedì 12 Agosto  Ore 10.30 |Bar Tergesteo Piazza Giuseppe Verdi |Trieste Conferenza stampa di presentazione del monitoraggio scientifico delle acque di Goletta Verde lungo le coste del  Friuli Venezia Giulia. Saranno per l’occasione presentati i dati  sui rifiuti spiaggiati Intervengono: Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde Sandro Cargnelutti, Presidente di Legambiente Friuli Venezia Giulia Andrea Wehrenfennig, Presidente del circolo Legambiente “Verdeazzurro” di Trieste

Ufficio Stampa Goletta Verde 2021 Valentina Bifulco | +39 349.1979541 | golettaverde@legambiente.it

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IL PICCOLO - MARTEDI', 10 agosto 2021

 

 

Legambiente: «Centrale a gas ormai fuori tempo massimo»

Tonzar: «I cambiamenti climatici impongono il rifiuto dei combustibili fossili» Al raduno solo i residenti del rione Enel. Paoletti: «È la politica a dover dire no»

La nuova centrale a gas progettata da A2a a Monfalcone è fuori tempo massimo, perché gli effetti, devastanti, come dimostrano le temperature estreme che hanno colpito gli Usa settentrionali e il Canada e le inondazioni di Germania e Belgio, sono già un dato di fatto. Lo ha detto ieri mattina con forza Legambiente, esponendo una serie di striscioni all'altezza del porticciolo Nazario Sauro. La protesta contro la realizzazione dell'impianto è andata in scena, come lo scorso anno, sullo sfondo del camino e delle strutture della centrale realizzata alla metà degli anni Sessanta dello scorso secolo e di cui sono al momento ancora autorizzati i due gruppi alimentati a carbone. A dare man forte ai volontari e simpatizzanti dell'associazione ambientalista è sceso in campo quindi il Rione Enel, da 56 anni «costretto a convivere con l'impianto», funzionante a carbone, ma anche a olio combustibile fino a qualche anno fa, e al suo impatto a livelli di inquinamento e rumore. «Lanciamo un appello alle istituzioni, in particolare al governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e al ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani: basta parole», ha detto la presidente Antonella Paoletti a nome dell'associazione di quartiere, che da alcune settimane ha avviato anche una raccolta di firme contro il progetto della società. «Bocciare il progetto è una scelta politica e alle istituzioni chiediamo di dire "no", aprendo la strada a scelte diverse, sostenibili per il territorio, da parte di A2a», ha aggiunto Paoletti. Per Legambiente, locale, regionale e nazionale, che ha organizzato il flash mob nell'ambito della tappa a Trieste di Goletta Verde, domani e giovedì, in cui saranno resi noti i risultati delle analisi delle acque costiere del Friuli Venezia Giulia, si tratta di un'assunzione di responsabilità non più rinviabile, a fronte di quanto avvenuto nell'ultimo mese e mezzo sta rendendo tangibile.«Il ricorso ai combustibili fossili, com'è il gas, non è più concepibile a fronte dei dati, evidenti, del cambiamento climatico in corso e delle nuove tecnologie disponibili nel campo delle fonti rinnovabili», ha detto ieri il presidente del Circolo Ignazio Zanutto di Legambiente, Michele Tonzar. «Al centro del ragionamento vanno messe le fonti sostenibili», ha proseguito Tonzar, citando gli esempi degli impianti di accumulo realizzati e progettati in Gran Bretagna e in Germania per massimizzare l'energia prodotta dal fotovoltaico, rendendola disponibile in modo continuativo. «Le soluzioni ci sono e sono praticabili e su questo vorremmo ci fosse un ragionamento delle società elettriche e del Governo - ha proseguito Tonzar -. I cambiamenti climatici pretendono, però, di agire in fretta». Legambiente continuerà «a lottare e a farsi sentire», ha preannunciato Katiuscia Eroe, responsabile energia nazionale dell'associazione ambientalista, che ha definito l'eventuale riconversione a gas dell'impianto «una sconfitta per questa città e il Paese. Non è questo lo sviluppo che ci serve e che è possibile - ha aggiunto -. Dobbiamo far capire ai cittadini, ai sindacati e alle altre associazioni che ci si deve muovere in una direzione diversa». Proprio i cittadini, tolti appunto alcuni residenti nella zona attorno alla centrale termoelettrica, ieri però non si sono visti, confermando, almeno all'apparenza, una distanza dal tema.

Laura Blasich

 

 

La CO2 alle stelle - ultimo appello al pianeta Terra - IL MONDO IN FIAMME

Il segretario generale ONU "Un codice rosso per l'umanità". Il rapporto IPCC: tutti gli indicatori mutano a grande velocità

New York. Ultima chiamata per salvare il Pianeta, non sono ammesse proroghe. È questo in sintesi il senso dell'appello delle Nazioni Unite rivolto a governo e cittadini alla luce del nuovo rapporto sui cambiamenti climatici, secondo cui la concentrazione di anidride carbonica nell'aria non è mai stata così alta in due milioni di anni, ed è inequivocabile che la responsabilità sia operato dell'umanità. Sono tali i livelli di CO2 a contribuire a fenomeni destabilizzanti tra cui il riscaldamento dell'atmosfera, della terra e degli oceani che provoca catastrofi naturali, da alluvioni a siccità, da incendi a scioglimento dei ghiacciai e della calotta polare, come stiamo assistendo in varie parti del mondo. Ormai, nessuna area del Pianeta è esclusa. «Un codice rosso per l'umanità», dice il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres commentando i risultati del dossier prodotto dal Gruppo intergovernativo di esperti in cambiamenti climatici (Ipcc) dal titolo Cambiamenti climatici 2021 - Le basi fisico-scientifiche. È il primo dei tre volumi che andranno a formare il Sesto rapporto di valutazione che sarà pubblicato nel 2022. Il dossier, approvato e sottoscritto dai 195 governi dei Paesi membri dell'Onu, arriva a distanza di otto anni dal precedente studio. Il rapporto dell'Ipcc, la principale autorità a livello mondiale, spiega come tutti i più importanti indicatori del sistema climatico (atmosfera, oceani, ghiacci) stanno cambiando a una velocità mai osservata negli ultimi secoli e millenni, alcuni fenomeni già in atto sono irreversibili come l'innalzamento dei mari, avvenuto a una velocità mai vista negli ultimi 3. 000 anni. Le attività umane sono responsabili di un aumento della temperatura di circa 1, 1 gradi rispetto al periodo 1850-1900. L'incremento è orientato a raggiunger gli 1, 5 gradi rispetto all'epoca pre-industriale già nei prossimi due decenni. Secondo gli studiosi a 2 gradi si raggiungerebbero soglie di tolleranza critiche per l'agricoltura e la salute. Il rapporto delinea cinque scenari a partire dal 2015, ma in tutti si stima che la temperatura superficiale globale continuerà ad aumentare almeno fino alla metà del secolo. In uno scenario a tinte fosche tuttavia ci sono spiragli di luce, sebbene sempre più flebili, e sono quelli indicati dal rapporto come le leve con cui fermare la febbre della Terra. Il richiamo è al drastico e immediato taglio dei gas serra per abbassare la febbre del pianeta. Solo forti riduzioni entro il decennio e su larga scala dei gas serra (CO2, metano e biossido di azoto) limiterebbero l'aumento medio della temperatura entro 1, 5-2 gradi al 2100, come indicato dall'Accordo di Parigi . Diversamente, questo obiettivo sarà fuori da ogni portata, facendo aumentare il rischio di eventi meteo estremi. «Non possiamo più aspettare», twitta Joe Biden. «I segnali sono inequivocabili. La scienza è incontrovertibile. E i costi del non agire continuano a crescere» , prosegue il presidente degli Stati Uniti. Anche per il ministro degli Esteri Luigi Di Maio serve «una risposta efficace, senza perdere tempo». È lapidaria invece l'attivista svedese Greta Thunberg: «Nulla di nuovo, il rapporto conferma ciò che già sappiamo da migliaia di studi: siamo in una situazione di emergenza. Possiamo ancora evitare le peggiori conseguenze, ma non senza trattare la crisi come una crisi». Per capire se gli appelli saranno ascoltati con la dovuta attenzioni si dovrà attendere il G20 di ottobre a Roma e la Conferenza mondiale sul clima (Cop26) di novembre a Glasgow, ennesimo banco di prova della coerenza ecologista dei grandi del Pianeta. 

 Francesco Semprini

 

Da 2 a 3,5 gradi in più se non azzeriamo la CO2 - le emissioni

L'ipotesi più preoccupante, se non riduciamo le emissioni di CO2, è un surriscaldamento terrestre di +5,7°C, uno scenario inimmaginabile, se pensiamo ai disastri ora provocati dall'aumento delle temperature di poco più di un grado. Le previsioni sul clima entro il 2040, qualunque sarà il comportamento dell'uomo, restituiscono una tremenda certezza: la colonnina salirà in ogni caso di un grado e mezzo. Poco? Affatto. Anche perché questo aumento rappresenta, appunto, solo il più ottimistico degli scenari. Il rapporto Onu ne ha preconizzati cinque: se la produzione di gas serra resta molto alta e le emissioni di CO2 raddoppiano entro il 2100, le temperature possono salire tra 3,3 e 5,7°C. Se la C02 prodotta resterà ai livelli attuali entro la metà del secolo, vivremo in un mondo più caldo fino a 4,6°C. Se sapremo contenere l'inquinamento - emissioni molto basse e CO2 che diminuisce bruscamente, fino allo zero, la Terra si scalderà fino a 3,5°C. Infine, l'ipotesi più clemente: se sapremo rinnovare l'ambiente più di quanto inquiniamo, ci andrà bene: vivremo in un mondo caldo poco più che ora, fino a 1,8°C in più. -

 

I mari - Entro 80 anni le acque salgono a livelli mai visti

Causa lo scioglimento dei ghiacci e l'innalzamento delle temperature, dal 1901 il livello del mare è aumentato di circa 20 centimetri. E il fenomeno avanza di 3,7 millimetri l'anno mentre gli effetti continueranno «per secoli o millenni», qualunque cosa accada. Ma anche qui ci sono differenti scenari: entro il 2100, nel migliore dei mondi possibili, quello in cui le emissioni d'ora in poi diminuiranno rapidamente, è probabile che il livello del mare salirà di altri 28-55 centimetri. Se le emissioni dovessero continuare ad aumentare, entro la fine del secolo il livello dei mari crescerà dai 63 a 101 centimetri. Ma i ricercatori dell'Ipcc avvertono: «Non si può escludere che queste previsioni risultino ottimistiche, e che le acque saliranno anche di 2 metri nei prossimi 80 anni e di 5 metri entro il 2150. Ci sono poi i doverosi calcoli a lunghissimo raggio, che risultano ancora più drastici e apocalittici: nei futuri 2000 anni l'innalzamento del livello del mare sarà probabilmente di tre metri, qualora le temperature saliranno «solo» di 1,5°C. Nei casi estremi, con 5°C in più, i mari del globo potrebbero crescere fino a 22 metri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 9 agosto 2021

 

 

A Muggia arriva il primo Regolamento sui rifiuti - il documento raccoglie regole e sanzioni

Muggia si dota di un regolamento per la gestione dei rifiuti. Approvato in occasione dello scorso Consiglio comunale, questo documento, «strumento fondamentale - ha detto l'assessore alla nettezza urbana, Laura Litteri - che ancora non esisteva nel nostro Comune, va a colmare, così, una lacuna», in quanto Muggia sinora ne era sprovvista. Il regolamento si compone di due parti: nella prima sono riportate le regole generali nella gestione dei rifiuti, mentre nella seconda si descrive il sistema utilizzato a Muggia, con le sanzioni per chi abbandona i rifiuti, commettendo così un reato. Inoltre nello stesso Consiglio è stata approvata la proposta di adesione al Patto dei sindaci, istituzione proposta dall'Unione europea con lo scopo di unire gli sforzi delle singole amministrazioni nella lotta ai cambiamenti climatici. «Questo - ha spiegato sempre Litteri nelle vesti questa volta di assessore all'Ambiente - è solo il primo passo che porterà alla redazione del Paesc, acronimo di Piano d'azione per l'energia sostenibile e il clima, che indicherà le azioni chiave che Il Comune intende intraprendere per ridurre la produzione di Co2. È questo un impegno politico molto forte nella difesa dell'ambiente che, anche in vista delle vicine elezioni - conclude l'assessore uscente - vuole tracciare una via da seguire, confidando che la prossima amministrazione porterà avanti questo lascito, delle azioni concrete intraprese in questi ultimi cinque anni». Di certo c'è che uno dei temi caldi delle prossime amministrative verterà sulla gesti.ne e sul controllo dell'operato della Net, oggetto quest'ultimo recentemente di un richiamo proprio da parte di Litteri sulle modalità di spazzamento utilizzate per mantenere pulite le strade e stradine del centro storico muggesano.

Luigi Putignano

 

 

Il Comitato Noghere si dissocia da Fogar - la querelle

Muggia «Il Comitato Noghere - No Laminatoio prende le distanze da quanto dichiarato da Maurizio Fogar durante la presentazione della sua candidatura a sindaco di Muggia: in passato c'è stata una collaborazione con il Circolo Miani, che si è interrotta per divergenze sulle strategie elettorali». A dichiararlo è Lorenzo Clarich, referente per il Comitato Noghere, riferendosi alle affermazioni di Fogar secondo il quale l'unico Comitato Noghere resta quello da cui è scaturita la lista civica "Muggia". «La maggioranza di noi - ha proseguito Clarich - era ed è convinta che la scelta migliore fosse unire le forze con il polo civico di Tarlao anziché correre separati, favorendo i partiti che vogliono il laminatoio. Va altresì precisato che gli scissionisti sono coloro i quali hanno deciso di abbandonare il Comitato Noghere per partecipare al progetto politico denominato "Lista Civica Muggia" del Circolo Miani e non il contrario. Stiamo già monitorando le dichiarazioni di Maurizio Fogar e Maurizio Allegra e valutando tutte le azioni a nostra maggior tutela presso le sedi competenti».

Lu. Pu.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 8 agosto 2021

 

 

Iniziativa di Legambiente contro la centrale a gas A2A

Appuntamento domani alle 11 nel porticciolo Nazario Sauro. Gli organizzatori: «Scelta irresponsabile utilizzare combustibili fossili per alimentare l'impianto»

Legambiente realizzerà un'azione di protesta contro la riconversione a gas della centrale termoelettrica A2A. L'appuntamento con il flash mob organizzato dal circolo locale dell'associazione ambientalista è fissato per domani alle 11, nei pressi del porticciolo Nazario Sauro, all'inizio di viale Oscar Cosulich.Come già nel 2019 e nel 2020 l'evento fa parte delle iniziative previste in occasione della tappa a Trieste di Goletta Verde, mercoledì e giovedì, in cui saranno resi noti i risultati delle analisi delle acque costiere del Friuli Venezia Giulia.«Gli eventi catastrofici che si succedono sempre più frequentemente dovrebbero far capire che è urgente affrontare con decisione i cambiamenti climatici - spiega il circolo locale nel preannunciare l'iniziativa -. L'utilizzo dei combustibili fossili ne sono la causa principale e il previsto passaggio dall'alimentazione a carbone al gas naturale è una scelta irresponsabile che non tiene conto dei drammatici scenari che si prospettano». Sullo sfondo il camino dell'impianto termoelettrico, una ventina di aderenti all'associazione ambientalista e rappresentanti del Comitato rione Enel lo scorso anno hanno manifestato la loro contrarietà al progetto, esponendo hanno esposto striscioni con gli slogan "Stop carbone-No gas. 100% rinnovabili" e "Fermiamo la febbre del pianeta».Al fianco dell'associazione si sono ritrovati anche componenti del Comitato rione Enel, che da qualche settimana stanno raccogliendo delle firme contro il progetto di A2A. Nel 2019 gli striscioni erano stati invece portati direttamente davanti alla banchina della centrale a bordo della Goletta Verde. Sempre in tema ambiente da segnalare che in città nel corso del 2021 si sono superati per 26 volte i limiti fissati per le concentrazioni medie di ozono in via Natisone e per 23 a Panzano, mentre decisamente migliore risulta essere la situazione nell'area verde di via Valentinis. «I livelli si stanno mantenendo abbastanza alti anche in questi giorni - sottolinea l'assessore all'Ambiente Sabina Cauci - e quindi l'invito, rivolto soprattutto per i bambini e gli anziani, è di evitare di svolgere attività fisica nelle ore più calde del giorno». L'ozono si forma a seguito di reazioni chimiche tra ossidi di azoto e composti organici volatili, favorite dalle alte temperature e dal forte irraggiamento solare. Si tratta, quindi, di un inquinante secondario i cui precursori sono generalmente prodotti da combustione civile e industriale e da processi che utilizzano o producono sostanze chimiche volatili, come solventi e carburanti.

Laura Blasich

 

 

Guerra alle bottigliette di plastica microtassa per chi non le restituisce   -   i consumi in Italia

Arriva il vuoto a rendere per tutti i contenitori destinati ad uso alimentare: 5 o 10 centesimi di deposito cauzionale

ROMA. Un deposito cauzionale di 5-10 centesimi ogni pezzo. Una microtassa che peserà su ogni bottiglia o contenitore in plastica (ma anche vetro e alluminio, e in prospettiva pure in tetrapack) destinato all'uso alimentare ed un volume compreso tra 0, 1 e 3 litri. Sta infatti per partire una vera e propria guerra alla plastica, per ridurre lo sporco presente nelle strade di tante città e al tempo stesso recuperare materie prime preziose. Lo prevede un articolo inserito nell'ultimo «decreto Semplificazioni» tra le misure per incentivare l'economia circolare: 25 righe in tutto, passate sinora in sordina, ma destinate a segnare una piccola-grande rivoluzione che di fatto ci riporta indietro agli anni'80, quando l'uso della plastica ed i consumi «usa e getta» non si erano ancora imposti e su ogni bottiglia di vetro c'era un piccolo sovraprezzo. La sfida è aggredire quella montagna composta da 11 miliardi di bottiglie che ogni anno bevono gli italiani e che solo in parte, stando agli ultimi dati di Greenpeace, vengono riciclate. Su 460. 000 tonnellate di bottiglie in Pet, infatti, solo 280. 000 vengono effettivamente recuperate. Uno spreco che equivale a ben 850 mila di tonnellate di Co2. «L'obiettivo essenziale è instaurare un meccanismo per la raccolta, la differenziazione ed il recupero dei rifiuti da imballaggio in una modalità vantaggiosa e conveniente per l'intero sistema, creando una cultura e una coscienza comune vero i temi della sostenibilità» spiega Leonardo Salvatore Penna, deputato siciliano dei 5 Stelle. Che dopo aver presentato nei mesi scorsi come primo firmatario una specifica proposta di legge ha approfittato del «decreto Sostegni» che transitava alla Camera per reintrodurre d'intesa col governo il vecchio sistema. Conto alla rovescia - Entro novembre, ovvero «entro 120 giorni dall'approvazione della legge», il Ministero della Transizione ecologica d'intesa con lo Sviluppo economico dovrà varare il decreto attuativo. Non solo Cingolani e Giorgetti dovranno stabilire tempi e modalità di introduzione del nuovo deposito cauzionale, ma dovranno anche fissare gli obiettivi annuali da raggiungere, i valori delle cauzioni per ogni singola tipologia di imballaggio, «in modo da evitare ostacoli al commercio o distorsioni della concorrenza», i termini di pagamento e le modalità di restituzione della cauzione da versare al consumatore, le premialità e gli incentivi economici da riconoscere agli esercenti e la promozione di campagne di sensibilizzazione rivolte ai consumatori. «I consumatori non avranno oneri, per loro è solo una partita di giro - assicura Penna -. Pagheranno di 10 centesimi di più a pezzo al momento dell'acquisto, ma poi avranno indietro quando riconsegnano il vuoto. Le esperienze in giro per il mondo, in Europa ma anche in Nord America, ci dicono che questo sistema funziona visto che si raggiungono livelli di raccolta altissimi, oltre il 90%. In Germania sono al 95%, in Norvegia al 90, la Lituania che l'ha introdotta da pochi anni sono passati dal 34% della raccolta differenziata normale al 92% del deposito cauzionale». Per Penna il valore corretto è 10 cent «a pezzo». Un importo che dovrebbe servire a remunerare sotto forma di commissione di gestione i distributori, contando sulla quota di depositi dei contenitori non resi e sul ricavato delle materie prime conferite. L'autorità e le sanzioni - A gestire le cauzioni, fissare le commissioni e ripartire le quote legate alla vendita dei prodotti recuperati sarà una nuova Autorità di sistema, un consorzio senza fini di lucro che all'occorrenza potrà anche ritoccare i valori delle cauzioni. A completare il meccanismo sono poi previste sanzioni, che nel Pdl di Penna a seconda dei soggetti andavano da 150 a 300-1.000 euro per i dettaglianti inadempienti. E se il decreto attuativo resta bloccato al ministero e a fine novembre non succede nulla? Noi siamo presenti e vigili e daremo battaglia perché si proceda - risponde Penna -. E assieme alle associazioni ambientaliste e a chi si occupa del riciclaggio dei materiali faremo pressioni sul ministero per far presto e far bene». -

Paolo Baroni

 

 

Il presidente e ad di Acqua Sant'Anna Bertone: «Utile, c'è già all'estero farei lo stesso per tv e telefonini»

«La plastica per tanti è maledetta per colpa dei contenitori che vengono abbandonati in giro, non per il materiale stesso. E noi che le usiamo passiamo per inquinatori», protesta Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato di Acqua Sant'Anna, leader italiano delle acque minerali con un fatturato di 320 milioni di euro. A lui l'idea di introdurre una cauzione sul Pet sembra una buona idea: «Lo fanno già in Germania e in tutto il Nord Europa - spiega- e funziona». Eliminare la plastica è importante, ma così non si complica la vita ai consumatori?«Bisogna mettere davanti a tutto qual è l'obiettivo di questa legge: quello di non trovare più nessun tipo di contenitore sparso nell'ambiente. Se l'obiettivo è questo, logicamente, anche il consumatore deve fare un minimo di attenzione, e per non perdere i soldi che ha versato gli si chiede solo di riconsegnarlo nel giusto punto. In questo modo per loro non c'è nessun costo, mentre sul fronte della sostenibilità c'è la possibilità di recuperare tanta plastica di qualità e di poterla poi riutilizzare». Ma le imprese che vantaggi hanno?«Solo quello di non essere più bersagliati come degli inquinatori, mentre il nostro compito è semplicemente quello di confezionare degli alimenti. In questo momento tutti ce l'hanno con chi utilizza bottiglie di plastica, che però di tutte è certamente la confezione migliore. Ovviamente quando verranno introdotte le cauzioni ci sarà una piccola contrazione del mercato. Ma credo che questa legge sia utile: andrebbe fatta una cosa del genere anche per televisori, telefonini e gomme auto». L'importo della cauzione andrà calibrato bene. Secondo lei quale può essere l'importo corretto per ogni pezzo?«Stando alle esperienze straniere, da noi dovrebbe essere tra i 5 ed i 10 centesimi. Più vicino ai 5 che ai 10. Perché se è troppo elevata c'è il rischio di favorire truffe, con gente che magari si mette a produrre apposta contenitori vuoti». Adesso però bisogna aspettare il decreto attuativo, e se poi come spesso succede resta incagliato al Mite? «Non è di mia competenza, ma logicamente ne ho una grande paura. Perché io, a differenza di altri produttori che temono questa legge perché pensano di perdere i consumatori, credo che sia molto importante non trovare più bottiglie di plastica ad inquinare e sporcare l'ambiente».

P. BAR.

 

Scarpe, zaini, bottiglie Nei boschi sulle tracce di un'umanità in fuga

Sul Carso triestino a ridosso del confine i migranti in arrivo dalla rotta balcanica si disfano delle cose usate nel lungo viaggio, così da passare inosservati in città

Trieste. Due scarpette bianche da ginnastica e un giubbino azzurro. Avrà quattro anni, forse cinque. Sembra di vederla e di sentirla, mentre si sveglia accanto a mamma e papà, magari fa i capricci, vorrebbe giocare. Fermarsi un po'. Ha già camminato tanto, troppo. Ma c'è soltanto silenzio nei boschi di Dolina, sopra la Val Rosandra, nel Carso triestino. È metà mattina. Loro, i migranti, se ne sono già andati per raggiungere la città. Prima la periferia, poi il centro. Hanno lasciato tutto sull'erba, nel fango, sotto gli alberi. Zaini, maglie, giacche. Scarpe, tante scarpe, come quelle un po' logore della bambina o quelle marchiate Disney con le fantasie principesche di "Frozen". Un marsupio da schiena rosso e bianco che qualche genitore ha usato a mo' di imbrago per portare il figlio o la figlia in spalla tra i sentieri impervi. Afgani, pachistani, ma anche siriani e iraniani. Spesso famiglie intere. Arrivano in Europa, in Italia, attraversando Grecia, Macedonia, Serbia, Croazia, Slovenia e Austria. Un esodo spesso in mano alle organizzazioni criminali di passeur che pretendono fino a 6, 7 mila euro a persona per "accompagnare" i migranti che, sul Carso, si muovono a gruppetti di cinque, dieci o poco più. Scendono nella notte, dopo aver varcato il confine sloveno, dopo mesi di cammino lungo la rotta balcanica. Trieste è l'approdo. Ma, prima di addentrarsi nei centri abitati dell'altipiano che sovrasta la città, molti si fermano a dormire nei boschi. Ricavano nelle radure piccoli accampamenti: teli, sacchi a pelo, coperte. Aspettano l'alba per entrare a Trieste. Non vogliono dare troppo nell'occhio. Cercano disperatamente di confondersi con la popolazione locale. Già, confondersi. Diventare invisibili. Per questo, quando sono ormai alle porte della città, abbandonano per terra, nel bosco, tutto ciò che si sono portati dietro nei mesi di cammino. Buttano tutto. Vestiti, coperte, borse, borsoni appartenuti a una vita da cui sono scappati. L'altipiano a ridosso del confine è disseminato di oggetti che vengono da lontano. Tanti piccoli segni quotidiani. Lampadine, posate, spazzolini, dentifrici. Schiuma da barba, rasoi. Garze, blister di paracetamolo. Schede telefoniche, coltellini. Confezioni di biscotti. Bibite di ogni tipo. Le coperte con le sigle delle onlus incontrate nei campi profughi della rotta balcanica. La "Kola" presa in Bosnia, la bottiglia di acqua "Jana" comprata in Slovenia. Zaini neri o verde mimetico. Alcuni strappati, altri ancora ottimi. Se ne contano a decine nel fango. E sì, le scarpe. Distese di scarpe. Scarpe infangate e consumate. Scarpe bagnate e sfondate. Non serve un grande sforzo di fantasia per immaginarci i piedi dentro, martoriati dalla fatica. Quei piedi che i volontari delle associazioni umanitarie che operano a Trieste, spesso giovani, spesso medici specializzandi, curano nella centralissima piazza Libertà sulle panchine con disinfettanti e garze. Nei boschi il flusso non si ferma nemmeno d'inverno e si accentua con la bella stagione. Quello che i migranti abbandonano nel fango, sull'erba, è il racconto di mesi di fatica. Tracce di un'umanità in fuga. Testimonianze mute anche dei drammatici respingimenti ai confini in Bosnia e Croazia. "The game", così viene chiamato il tentativo di attraversare quelle frontiere, tra i pestaggi e le umiliazioni inflitte della polizia, come documentato in numerose inchieste e reportage. Talvolta non ce la fanno. C'è chi resta bloccato per mesi nei Balcani. Chi perde la vita. E tante volte chi riesce a raggiungere Trieste ha lividi alla schiena e alle gambe. È da cinque anni che è così. E il Carso si riempie dei segni di questi transiti, rischiando di diventare un enorme immondezzaio a cielo aperto. Il Comune di San Dorligo della Valle-Dolina si è attrezzato incaricando una ditta - la A&T 2000 spa - per la pulizia dei boschi. La Regione ora concede finanziamenti. Perché la mano dei volontari, e cioè dei cittadini che si prendevano la briga di portare via quanto trovavano qua e là, non è più sufficiente. Si calcola che da marzo - da quando è cominciata la contabilità dell'attività di pulizia - siano stati raccolti 80 quintali di materiale. Interi camion che fanno la spola tre volte alla settimana tra l'altipiano e i centri di smaltimento. Solo venerdì, in meno di due ore, gli addetti hanno riempito sedici sacchi da quindici chili ciascuno. Indumenti, scarpe, coperte e quant'altro tirati su in meno di 300 metri di boscaglia sulle pendici del monte Carso, a ridosso dell'abitato di Crogole, a Dolina. «Ripuliamo una zona - spiega Stefano Franceschetti, referente della società - ma la settimana dopo dobbiamo ritornare a farlo perché è nuovamente piena di roba. Fa male vedere questa immondizia, ma poi guardi i volti delle persone che la buttano. E comprendi». Il sindaco di Dolina, Sandj Klun, ha affrontato con passione il problema. Lui, di sinistra, esponente della minoranza slovena, ha portato tra questi boschi l'assessore regionale con delega all'Immigrazione Pierpaolo Roberti, leghista. E lo ha convinto a farsi dare i fondi per fronteggiare la situazione. Centocinquanta mila euro annui per i comuni carsici. «La Regione ha capito e su questo, per fortuna, non ci sono divisioni politiche» afferma Klun. La popolazione locale, che ovviamente non è contenta di convivere con il verde dietro casa punteggiato da centinaia di zaini, indumenti e coperte, non fa muro. Tra i residenti c'è chi dà una mano a pulire. E chi aiuta i migranti in difficoltà, offrendo loro un pezzo di pane, dell'acqua, dei biscotti. L'attività di raccolta si fa però sempre più dura. Perché i migranti non passano soltanto dai sentieri battuti. Arrivano da ogni dove, nell'intera arcata che va da Rio Ospo, a Muggia, al Monte Cocusso. «Come facciamo a raggiungere i punti più impervi? E portare giù sacchi e sacchi di roba?» incalza il sindaco. Una soluzione c'è. Un ritorno all'antico: i muli. Sì, useranno i muli di un abitante di Dolina per il trasporto del materiale rintracciato nelle aree scoscese, dove l'erba si fa più rada e cominciano i costoni di roccia. Passaggi pericolosi: nel gennaio del 2020 un giovane algerino è caduto in un crepaccio. Per evitare incidenti, e per segnare meglio la strada, i gruppi di migranti lasciano appesi sugli alberi e sui cespugli maglie e zaini. Da un po' di tempo anche le mascherine. Così chi viene dopo sa dove andare. Il flusso non si arresta. Viaggia a un ritmo di 30-50 al giorno. «A Trieste l'accoglienza funziona», assicura Gianfranco Schiavone, presidente dell'Ics, la onlus che gestisce il settore. Schiavone è molto critico sui pattugliamenti misti ai valichi gestiti in collaborazione tra la polizia italiana e slovena: «Più difficoltà si creano, più il sistema si struttura e va in mani criminali». Il bosco parla, il bosco racconta. La bambina delle scarpette bianche che l'altra notte ha dormito in un sacco a pelo all'aperto, tra questi alberi, indossava anche un giubbino azzurro con ricamata una piccola scritta: «Star gazing». Guardare le stelle. Par di vederla con gli occhi all'insù, mentre si addormenta.

Gianpaolo Sarti

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 7 agosto 2021

 

 

Topi tra vialetti e panchine al giardino De Tommasini

I ratti proliferano nell'area verde suscitando sconcerto in passanti e pure turisti Lobianco: «Installate più trappole nel parco». Appello a non dare cibo ai piccioni

Cani, gatti, piccioni, gabbiani e adesso anche i topi. Non manca proprio nessuno all'appello nel giardino comunale "Muzio de Tommasini" di via Giulia. Ma se la presenza in un parco cittadino di animali domestici (rigorosamente al guinzaglio) e degli ormai classici volatili "da città" non può destare meraviglia, quella dei roditori è una novità che non può lasciare indifferenti. La segnalazione è arrivata al giornale ieri mattina da un lettore, con un video nel quale si notano due ratti di almeno venti centimetri rincorrersi fra i vialetti del parco. Un caso isolato? Effettivamente no. È bastato fare un giro nel pomeriggio fra le panchine del giardino pubblico per farsi un'idea della situazione. In pochi minuti i topi si sono palesati in diverse unità: tra i cespugli, in arrampicata sui cestini, in fuga dai gabbiani e i piccioni che li rincorrevano, assecondando così la legge della natura. «Ein Mauss?», dice una turista austriaca che si ferma impietrita quando vede un roditore tentare di arrampicarsi su un bidone della spazzatura. Nell'assistere a questa scena un'altra signora si avvicina brandendo un bastone nell'aria tentando di scacciare il sorcio. «È veramente uno schifo - spiega poi visibilmente inorridita - è da un paio di mesi che non passo di qui e la situazione è incredibilmente degenerata. Ricordo che a maggio mi è capitato di vederne un paio dopo un'ora che ero ferma su una panchina, adesso non passa minuto senza vederne uno. Le trappole servono a poco - prosegue - secondo me il problema sono i contenitori per i rifiuti. Così come sono adesso - aperti - costituiscono un invito senza pari per queste bestiacce. Dovrebbero chiuderli, almeno non agevolare la loro caccia al cibo. In tal senso non è di aiuto nemmeno chi dà da mangiare ai piccioni». A pochi metri di distanza una signora della cooperativa Alma accompagna un'anziana costretta in sedia a rotelle. «Sono allibita - esordisce - non ne ho mai visti così tanti. Fa impressione quanti ce ne sono». E accelera il passo allontanandosi dal parco. «Siamo al corrente della loro recente proliferazione - risponde l'assessore agli affari zoofili, Michele Lobianco - e infatti nelle ultime settimane abbiamo implementato il numero di trappole nel giardino e redistribuito quelle esistenti. Purtroppo il problema dei topi è di complessa soluzione - prosegue - ciò nonostante in altre parti della città la situazione è migliorata notevolmente rispetto al passato. Cerchiamo di fare il possibile, ma non abbiamo altri mezzi a disposizione a parte quelli convenzionali. La proliferazione l'abbiamo avuta con l'aumento del numero dei cassonetti dell'umido nella zona, una vera e propria "bomba olfattiva" per i roditori. Inoltre, l'aver ridotto notevolmente il loro selettore naturale per eccellenza, ovvero il gatto, a seguito delle sterilizzazioni delle colonie feline, non ha aiutato. Mi sento però - conclude Lobianco - di rivolgere un appello a chi frequenta i giardini pubblici: evitiamo di dare da mangiare ai piccioni o di lasciare cibo incustodito, perché questo è il modo più facile per contribuire all'aumento del numero dei topi».

Lorenzo Degrassi

 

 

«Non è il Pd a volere il laminatoio e Giorgetti al G20 l'ha chiarito»

L'accelerazione del progetto anima il dibattito elettorale a Muggia. I dem: dal ministro parole affrettate

MUGGIA. Per il ministro dello Sviluppo economico, il leghista Giancarlo Giorgetti, il nuovo polo siderurgico di Muggia «si farà». Queste parole, pronunciate giovedì in occasione dell'esordio del G20 a Trieste, ha fatto inarcare le sopracciglia a più di qualcuno tra i dem locali, dato che nelle ultime settimane il Pd è stato accusato da più fronti di essere tra i fautori indiscussi del progetto Danieli-Metinvest, in quanto al "governo" di Muggia, o quanto meno di subirlo passivamente. «Le parole del ministro - così infatti il segretario dei dem muggesani Massimiliano Micor - suonano un tantino affrettate. Vengono prima della costituzione del gruppo di lavoro previsto dal protocollo d'intesa in cui poter esporre tutte le preoccupazioni, e ce ne sono parecchie. Prima dell'adozione di un accordo di programma. Prima della possibilità di ricevere un progetto, nonché la descrizione delle modalità attraverso cui questo progetto sarà integrato con la piattaforma di Adriaport. Prima che sia stato possibile coinvolgere il territorio, condizione necessaria per una discussione seria sulla vera eco-sostenibilità dell'insediamento. Prima che si sia discusso dei piani di viabilità. E prima che si siano descritte le compensazioni». Micor ricorda inoltre come «il protocollo ha lo scopo di permettere di valutare tutte, ma proprio tutte, le ricadute. Non vincola ad alcun atto da parte del Comune e chi dice il contrario mente». Il segretario dem sottolinea poi che, grazie a quanto dichiarato da Giorgetti, «forse si capirà chi è che vuole imporre un laminatoio sul nostro territorio fregandosene dell'opinione dei nostri amministratori e dei nostri cittadini», in quanto «sia lo stesso ministro Giorgetti della Lega che la giunta regionale di centrodestra stanno delineando un percorso ben preciso che ci vedrebbe esclusi da ogni spazio decisionale. Se il presidente della Regione ha trovato il tempo di sponsorizzare il candidato sindaco di Muggia della sua parte, speriamo a breve troverà il tempo per convocare il gruppo di lavoro chiesto, così potremmo portare all'attenzione dei cittadini qualcosa di concreto, non chiacchiere. Da parte nostra l'intenzione è sempre stata chiarissima: capire nei dettagli la portata del progetto per portarlo all'attenzione dei cittadini per la valutazione complessiva». Cauta la risposta del candidato sindaco del centrodestra a Muggia, il leghista Paolo Polidori: «Il ministro ha espresso la volontà di andare avanti. Sarà dunque onere dell'amministrazione di Muggia valutare proposte e progetti. A oggi qualsiasi valutazione è prematura, sarà fatta in futuro se e quando ve ne sarà la necessità. È evidente che in questa partita la tutela del territorio rappresenti una priorità imprescindibile. Da parte mia posso dire che sarà fondamentale condividere qualsiasi azione con i residenti ascoltando le loro istanze e le loro necessità». Caustico il candidato sindaco del centrosinistra, il dem Francesco Bussani: «I nodi vengono al pettine. La politica locale deve intervenire su questo tema, non può lavarsene le mani. Capisco la difficoltà di un centrodestra che il laminatoio lo vuole a prescindere. Solo Fdi ha detto un timido "no" tardivo a livello locale, anche se l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro a fine giugno in tv provava a tranquillizzare tutti sulla bontà della siderurgia pulita. Incongruenze, comunque, che però non spetta a me giudicare. Noi, e in tal senso è stato sottoscritto il protocollo di intesa, vogliamo essere presenti e rappresentare al gruppo di lavoro, colpevolmente non ancora convocato dalla Regione, le preoccupazioni del territorio. E vogliamo capire le opportunità per restituire al territorio stesso un quadro chiaro di un progetto che, a oggi, non c'è». Si schiera su posizioni più "municipali" il capogruppo di Fdi Nicola Delconte: «Appena avremmo i progetti valuteremo attentamente», ma «nessuno pensi di calare le decisioni dall'alto. A Muggia e per Muggia decidono i muggesani». Infine, per Roberta Tarlao, candidata del terzo polo civico, che annovera al suo interno parte del Comitato Noghere nato per dire no al laminatoio a caldo, «con le sue parole il ministro romano dimostra di ignorare la storia sofferta della siderurgia nella nostra provincia e manifesta il proprio ruolo senza rispettare i diritti dei cittadini che sono i legittimi proprietari del territorio».

Luigi Putignano

 

 

Legambiente: «Fondamentale la presenza delle piste ciclabili»

L'associazione interviene nel dibattito sul futuro (e definitivo) assetto del Corso Tomasich: «Muoversi su due ruote è un valore che fa bene alle nostre città»

«La forza della bicicletta è enorme. E muoversi sulle due ruote è un valore che fa bene alle persone, alle città, all'economia e all'ambiente, tanto che la transizione ecologica non può essere disgiunta dallo sviluppo di una mobilità sostenibile, di cui la bicicletta è protagonista». Questo è quanto Legambiente indirizza, attraverso la sua presidente Anna Maria Tomasich, al mondo politico. «È una questione culturale», ribadisce. Il tema è quello, assai dibattuto, del senso unico in corso Italia. «Come già ci esprimemmo in febbraio assieme alla Fiab, e durante il dibattito in commissione consiliare sulla sperimentazione della viabilità e della pista ciclabile di corso Italia, vorremmo ricordare, nuovamente, quanto la nostra associazione, nel corso dei decenni, abbia sempre sostenuto l'importanza di promuovere la mobilità ciclistica all'interno, però, di una programmazione completa: una sinergia d'intenti - rimarca Legambiente - in un progetto organico (il Piano urbano per la mobilità sostenibile-Pums) che comprende il Piano del traffico, il Biciplan, una riorganizzazione del trasporto pubblico locale, percorsi di educazione stradale a tutti i livelli, bike sharing, adeguamenti dei parcheggi per le biciclette, etc. La nostra associazione promuove, inoltre, la mobilità ciclistica non solo come cicloturismo ma anche, e soprattutto, come mezzo di trasferimento quotidiano: esempio casa-scuola e casa-lavoro per contenere l'impatto ambientale e per sostenere nuovi stili di vita e di mobilità attiva». Aggiunge Tomasich: «Vogliamo ricordare, inoltre, che le normative attualmente in vigore disciplinano una varietà di caratteristiche tecniche delle piste ciclabili: percorsi stradali utilizzabili dai ciclisti, sia in sede riservata, sia in sede a uso promiscuo con pedoni (percorsi ciclopedonali) o con veicoli a motore, su carreggiata stradale, le cosiddette "corsie ciclabili" e "strade ciclabili", con la realizzazione anche delle zone 30 (aspetto tecnico da non sottovalutare, sono a basso costo, aumenta la sicurezza, abbatte l'inquinamento, e il rumore provocati dal traffico)».In conclusione: l'auspicio formulato da Legambiente Gorizia è che, dopo aver suggerito qualche aspetto organizzativo e qualche minimo aspetto tecnico, le parti politiche della città «possano assieme, in modo condiviso, risolvere la questione attualmente tanto dibattuta di corso Italia: Gorizia ha le dimensioni ideali ed è potenziale per diventare una città attenta ai temi della sostenibilità ambientale, oggi necessario per contrastare il cambiamento climatico, anche nel nostro piccolo, attraverso le nostre scelte».

Francesco Fain

 

«Ciclisti parte integrante del traffico in centro»

È un monito di poche righe. Ma che ben esprime il pensiero di Legambiente sul tema divisivo per eccellenza a Gorizia: il senso unico in corso Italia. L'associazione ambientalista afferma che «va da sé considerare il ciclista come parte integrante del traffico, esso è anche il traffico». Cosa che, molte (troppe) volte, sfugge. 

 

«Nel Piano della mobilità c'è ben poco da salvare» - la coalizione Rossoverde

«Altro che sostenibilità!». Dure critiche al Pums (Piano di mobilità sostenibile) appena approvato dal Comune vengono sollevate dalla candidata sindaco della coalizione rossoverde Tiziana Cimolino (Verdi Trieste) che alla luce dei contenuti del Piano (che racchiude ascensori, scale mobili e ovovie) rilancia: «Perché allora non realizzare l'Ovotram?, risolvendo così due problemi in uno?». Prosegue: «Leggiamo con sconcerto alcuni passaggi del testo approvato dalla maggioranza: è chiaro - afferma Cimolino - che si tratta in realtà di un Pumi: Piano di mobilità Insostenibile! C'è ben poco da salvare in questa delibera». I parcheggi di interscambio (fra cui quello criticatissimo di via Tigor) secondo la candidata sindaco della coalizione Verdi Trieste - Sinistra in Comune «sfuggono alle logiche più elementari»: «Per non parlare dei sistemi "ottometrici", parolona roboante che racchiude ascensori, scale mobili e... Ovovie! Evidentemente chi ha voluto usarla aveva la chiara intenzione di nascondere nelle pieghe dei sinonimi la famigerata Ovovia che ha attirato critiche da ogni punto cardinale».

 

 

C'è una grotta, stop ai lavori sulla Capodistria-Divaccia

La cavità non è fra quelle già previste durante gli scavi da progettisti e geologi Cantiere del secondo binario fermo in attesa dell'esplorazione. I Verdi in allerta

LUBIANA. Non sono neppure iniziati e i lavori per il raddoppio della linea ferroviaria Capodistria-Divaccia si sono già fermati. A bloccarli la grotta che non ti aspetti. Dal terreno carsico della Val Rosandra dove si sta lavorando a un viadotto e a un tunnel, proprio nei lavori di preparazione per il traforo è saltata fuori una grotta inattesa da progettisti e da geologi. Stop ai lavori, ora ci saranno le ispezioni della Commissione carsica e speleologica, poi la parola passerà a quella per la tutela dell'ambiente. Alla fine l'appaltatrice, dopo che gli speleologi avranno esplorato la cavità carsica, deciderà sul da farsi anche in base alle direttive ricevute dagli organismi sopra citati. Dieci grotte più grandi e 100 più piccole sono già state identificate nel progetto del tracciato del secondo binario, ha spiegato alle Primorske Novice Pavle Hevka, il direttore generale di 2TDK (la società interamente dello Stato sloveno che gestisce l'opera ndr.), ma questa è stata una sorpresa. «Non ci sono stalattiti, né Grotte di Postumia là sotto. Ma aspettiamo che l'Istituto di ricerca del Carso faccia il suo lavoro», puntualizza Hevka. In quell'area, ovviamente, i lavori di costruzione sono stati sospesi. «È un abisso che abbiamo misurato fino a 12 metri di profondità, ma poi abbiamo dovuto interrompere le misurazioni perché c'era una concentrazione troppo alta di anidride carbonica, che di solito è dovuta all'uso delle mine, e andare avanti sarebbe stato pericoloso. Abbiamo avvertito l'appaltatore di chiudere temporaneamente l'abisso immediatamente in modo che nessun "speleologo della domenica" potesse entrarvi senza autorizzazione», ha affermato Franjo Drole dall'Istituto di Carsologia. La grotta verrà ulteriormente esplorata, e poi i costruttori decideranno come salvarla. Nessuna comunicazione ufficiale giunge a proposito da Lubiana, ma in maniera ufficiosa siamo stati informati che i lavori continueranno a essere bloccati fino a quando l'Istituto di Postumia e la Commissione ambientale di Nova Gorica non esprimeranno i loro pareri a riguardo. La 2TDK, comunque, ribadisce che l'intera opera sarà realizzata secondo le normative europee vigenti e in modo assolutamente trasparente per quanto riguarda l'andamento dei lavori. L'episodio è simile a quanto avvenuto a Trieste durante i lavori della galleria Carso della Grande viabilità quando venne trovata la Grotta impossibile, oggi preservata e accessibile da un portoncino dell'infrastruttura stradale. Nella val Rosandra è stata eseguita la cementazione continua di 30 ore dei primi 100 metri del viadotto. Analoga procedura verrà ripetuta altre due volte per l'intero viadotto. «Già ora ci si è resi conto che la geologia del sito non è nota e tanto meno le comunicazioni tra le aree di roccia e di grotte attraversati da acqua, gas e altro ancora di cui non si conoscono i percorsi - lanciano l'allarme i Verdi di Trieste - in più si sversano tonnellate di cemento che tamponeranno, devieranno, cambieranno non sappiamo in che modo gli elementi del paesaggio sotterraneo e di superficie di quei luoghi». Le associazioni ambientaliste con i Verdi «ribadiscono la preoccupazione, richiedendo monitoraggi più stretti e collaborazioni con esperti geologi e speleologi in maniera transfrontaliera e particolarmente dalla parte italiana, affinché le informazioni siano puntuali e pubbliche».

Mauro Manzin

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 6 agosto 2021

 

 

Giorgetti annuncia l'ok alla barriera a mare davanti alla Ferriera

Il ministro dello Sviluppo economico fa tappa a Servola, comunica lo sblocco del progetto e sul via alle demolizioni assicura: «Facciamo ciò che serve»

Il governo sblocca le autorizzazioni per la realizzazione del barrieramento a mare della Ferriera di Servola da parte di Invitalia. Entrano finalmente in gioco i 41 milioni che la società pubblica e la Regione hanno in pancia da anni per i lavori di consolidamento della costa su cui si affaccia lo stabilimento e che servono a evitare lo sversamento in mare di sostanze inquinanti. I ministeri della Transizione ecologica e dello Sviluppo economico hanno firmato il 30 luglio il decreto che attendeva il via libera da mesi e che dovrà ora passare l'ultimo vaglio della Corte dei conti. L'annuncio è stato dato ieri dal responsabile del Mise Giancarlo Giorgetti, a margine della visita compiuta nel comprensorio di Servola. È uno dei passaggi che Arvedi e Icop chiedevano alle istituzioni coinvolte nell'Accordo di programma, ma per proseguire con la riconversione mancano il via di Mise e Mite alle demolizioni, lo scambio fra aree private e pubbliche in capo al Demanio e la Conferenza dei servizi che deve approvare la realizzazione dei piazzali su cui sorgerà il terminal ferroviario a servizio del Molo VIII. «Sono contento - dice Giorgetti - di aver portato personalmente a Trieste la buona notizia del via libera al decreto». La progettazione del barrieramento è stata approvata nell'ottobre scorso e, dopo poco meno di un anno, arriva ora la firma congiunta di Mise e Mite. I fondi erano stati sbloccati nel 2015, ma sono rimasti finora inutilizzati: tanto i 26,1 milioni già incamerati dalla Regione, quanto i restanti 15,4 che sono ancora nella disponibilità di Invitalia. Dopo l'ok della Corte dei conti, Invitalia potrà concludere la progettazione esecutiva, bandire la gara d'appalto ed eseguire le opere. Nessun aggiornamento arriva invece sulle altre pratiche incagliate, ma Giorgetti dice che «quello che serve facciamo»: un segnale di attenzione rispetto alla necessità di accelerare sul fronte di demolizioni e messa in sicurezza dei terreni. L'ad di Arvedi Mario Caldonazzo aveva scritto al governatore Massimiliano Fedriga per chiedere un intervento delle istituzioni per rimettere in marcia il percorso, che attende anche il via alla definizione dello scambio fra aree private e demaniali: istituzioni e società ritengono sarà ultimato per settembre, permettendo di innescare il piano complessivo da 330 milioni (di cui 50 messi dal Mise) che Arvedi metterà in campo con il supporto del Mise. Il percorso di riconversione è additato da Giorgetti come un modello nazionale: «Siete protagonisti di un fatto epico e storico», dice il ministro ai dirigenti della Ferriera non appena sceso dall'auto. Giorgetti si fa illustrare i lavori in corso e ciò che sarà sul fronte del laminatoio e su quello del terminal di terra che sostituirà l'area a caldo. Fra le immagini, figura anche il disegno del primo lotto del Molo VIII. Il giudizio è lusinghiero: «In questi investimenti imprenditoriali affiancati dalle istituzioni si trova il Pnrr in atto. Sostenibilità ambientale, economica e sociale qui si fondono e diventano realtà», dice l'esponente del governo. Prima del pranzo offerto al ministro nella sala mensa della Ferriera, Caldonazzo sottolinea di voler ultimare il laminatoio «entro il terzo trimestre 2022», in modo tale da poter mettere in funzione il nuovo impianto entro i due anni coperti dalla cassa integrazione dei lavoratori dell'area a caldo. L'ad mette nelle mani di Giorgetti un breve report sulle pratiche in sospeso e parla del futuro: «Con la riconversione faremo in tempo record un polo per la laminazione da 1 milione di tonnellate all'anno e assumeremo altri 50 lavoratori rispetto al piano industriale (finora si era parlato di 30 unità per le linee aggiuntive del laminatoio)». Altre 80 persone saranno impiegate nel terminal a terra, spiega a sua volta il presidente di Icop Vittorio Petrucco, stimando «500 assunzioni nel futuro Molo VIII» che sarà costruito da Hhla Plt Italy. Caldonazzo sottolinea di aver «avviato un percorso di decarbonizzazione e riconversione industriale a zero esuberi. Abbiamo completato lo smantellamento e definito gli investimenti. Tutti gli ordini sono stati lanciati. È importante che si completino sdemanializzazione e permuta delle aree, nonché alcuni iter autorizzativi. Penso ci sia la volontà di tutte le istituzioni di arrivare in porto al più presto». 

Diego D'Amelio

 

 

Nuove fonti rinnovabili e impianti "intelligenti": le scommesse di Acegas - "energie per il clima"

AcegasApsAmga punta forte su energie "green" e riduzione delle emissioni allo scopo di contribuire a mitigare i cambiamenti climatici. L'azienda fa sapere infatti che, nel corso del 2020, ha usufruito per le proprie attività di oltre 60 mila milliwattora (MWh) di energia, verificandone l'esatta origine: è emerso che la quantità così utilizzata era interamente proveniente da fonti rinnovabili in base ai criteri presi in considerazione, e cioè quelli validati dall'Eecs (European energy certificate system) e dal Gse (Gestore servizi energetici).Stando a quanto riferito dalla multiutility tale scelta - ovvero quella di ricorrere esclusivamente a energia che non è stata prodotta mediante combustibili fossili - ha permesso di evitare l'emissione in atmosfera di quasi 30 mila tonnellate di anidride carbonica (Co2): per neutralizzarne una simile quantità servirebbe una trentina d'anni di vita di 10 mila alberi, secondo le stime. Acegas, insiste la stessa multiutility, si sta impegnando inoltre a ridurre il proprio fabbisogno energetico, introducendo tecnologie innovative negli impianti aziendali al fine di gestire al meglio le risorse necessarie al loro funzionamento: un esempio di ciò è rappresentato dalla cosiddetta "valvola intelligente" che è stata installata lungo la condotta idrica della Costiera: valvola che tecnicamente si definisce "fuso" e serve a regolare la portata d'acqua in funzione della richiesta idrica da parte della città, facendo in modo che i volumi immessi nelle tubazioni diminuiscano e le pompe della rete consumino di conseguenza meno energia. Queste azioni, viene fatto sapere, rientrano nel più ampio piano di contrasto ai mutamenti climatici messo in atto dal gruppo Hera, in linea con il "Green deal" europeo e in particolare con il "Fit for 55 package", ossia l'insieme di proposte con cui l'Unione europea punta a ridurre le emissioni inquinanti del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.Hera in particolare sta definendo il proprio Piano industriale 2025 in base all'analisi degli scenari climatici: l'obiettivo è ridurre del 37% le emissioni di gas serra - non solo proprie, ma anche di clienti e fornitori - entro il 2030, rispetto al 2019. Dati ancora più dettagliati e riferiti al 2020 sono consultabili online all'interno del report "Energie per il clima" appena pubblicato da AcegasApmAmga sul proprio sito web.

Lilli Goriup

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 5 agosto 2021

 

 

Pinna nobilis da salvaguardare «Segnalateci gli esemplari vivi»

La nuova iniziativa dell'Istituto croato per la tutela dell'ambiente che si rivolge a cittadini e turisti. La specie è sotto tutela

Fiume. Da quando, nel 2019, il protozoo parassita Haplosporidium pinnae ha cominciato a uccidere anche nelle acque croate dell'Adriatico le Pinne nobilis o nacchere, solo 17 esemplari di quello che è il più grande mollusco bivalve nel Mediterraneo sono stati ritrovati vivi. Per questo l'Istituto croato per la tutela dell'Ambiente (attivo nell'ambito del ministero dell'Economia e Sviluppo sostenibile) ha deciso di lanciare un'iniziativa che coinvolga cittadini e turisti - croati e non - nell'operazione di salvaguardia delle "nacchere". L'Istituto invita dunque tutte le persone che dovessero scoprire degli esemplari ancora in vita a fotografarli e a segnalarne il luogo del ritrovamento via web (l'indirizzo è http://lime.haop.hr). Come fare a capire se un esemplare è in vita? Gli esperti dell'Istituto indicano di toccare lievemente le valve: se si richiudono vuol dire che la Pinna nobilis è viva, se non c'è alcuna reazione siamo in presenza di un esemplare morto. Va anche rilevato che le valve in posizione verticale, con la parte appuntita fissata nella sabbia o nella roccia, non significano come l'esemplare sia ancora vivo. L'iniziativa dell'Istituto si tiene lungo tutto il corso dell'anno e ha una rilevante importanza specie nei mesi estivi, quando le acque che bagnano le coste dell'Istria, Dalmazia e Quarnero sono invase da centinaia di migliaia di bagnanti. È il periodo in cui ci sono le maggiori opportunità di vedere gli organismi marini nel loro habitat naturale.L'Istituto coordina varie attività mirate a salvaguardare le nacchere dall'estinzione: si tratta di tre progetti cofinanziati dal Fondo nazionale per l'Ambiente e l'efficienza energetica, che si avvalgono della collaborazione dell'istituto pubblico More i krs (Mare e Carso), del parco naturale Telascica e del parco nazionale delle Brioni. La Pinna nobilis è una specie tutelata in modo rigoroso in Croazia da leggi e regolamenti che ne proibiscono la raccolta sia di esemplari vivi, che di quelli morti: proprio alcuni giorni fa un turista polacco di 23 anni è stato fermato e denunciato dalla polizia a Fasana, in Istria, perché trovato in possesso di 26 valve.

Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 4 agosto 2021

 

 

A Riccesi e Balsamini il restauro da 3,6 milioni dell'ex Meccanografico

La gara vinta con un ribasso del 7%. Il Comune prevede l'avvio del cantiere in autunno, durata di 540 giorni. Entro fine 2023 diventerà la sede di Esatto.

Il raggruppamento temporaneo di impresa formato dalla triestina Riccesi e dalla sacilese Balsamini ha vinto l'appalto per trasformare l'ex Meccanografico in un dignitoso contenitore di uffici che riscatti l'attuale, annosa, insostenibile condizione di degrado. L'abbinata Riccesi-Balsamini ha prevalso con un ribasso del 7% a 3,6 milioni di euro, ai quali si somma il 10% di Iva. Dopo l'aggiudicazione provvisoria scatteranno i 35 giorni di "stand still", durante i quali i concorrenti battuti potranno impugnare l'esito della gara, gara bandita - dopo una lunga preparazione - all'inizio di luglio. Ieri mattina Riccardo Vatta, "arbitro" comunale di queste disfide, ha verificato le offerte pervenute: erano state invitate 11 aziende, individuate in ambito regionale, ma solo in 6 avevano partecipato. Più di un'impresa contattata avrebbe lamentato prezzi troppo bassi e poco competitivi. Responsabile unico del procedimento la dirigente Lucia Iammarino. Dopo i 35 giorni di "stand still" potrà essere concluso il contratto, per cui Vatta ritiene che in ottobre la parte amministrativa dovrebbe essere definita e durante l'autunno - salvo complicazioni - verrà predisposto il cantiere. Per la ristrutturazione dell'ex Meccanografico sono previsti 540 giorni di lavori, un anno e mezzo che in teoria andrebbe ad approdare nell'estate 2023.Chi sarà il fortunato destinatario dei nuovi spazi in fondo alla Sacchetta, di fianco alla stazione di Campo Marzio, a pochi passi dal "Pedocìn" e dall'Ausonia, dirimpettai della compianta terapeutica Acquamarina? Allo stato attuale i più accreditati candidati a stabilirsi nelle restaurate stanze sono Esatto, la società 100% comunale incaricata di introitare i civici tributi, e una parte dei servizi sociali municipali, quelli che stanno per trasferirsi temporaneamente in via della Scalinata, in un edificio proprietà della fondazione Ananian tra piazza Garibaldi e piazza Puecher. In tutto poco più di un centinaio di "colletti bianchi". Sembra invece che non traslocheranno gli uffici finanziari del Comune, diretti da Vincenzo Di Maggio. Tra piazza Unità e largo Granatieri non sono tutti entusiasti di investire un bel po' di quattrini per la sede di Esatto e per una porzione di Welfare: l'opzione Ferrovie o l'ipotesi di una struttura recettiva parevano più accattivanti. Se non altro, dopo un impasse durato una quindicina di anni, una decisione è stata assunta per sottrarre un'area di pregio, praticamente in centro, al mesto destino di residenza per roditori. La raggiungibilità mediante bus e la "parcheggiabilità" della zona dovrebbero essere atout importanti per l'utenza di Esatto, pesata in circa 50.000 persone/anno. Certo, le premesse, quando nel primo mandato Dipiazza il Comune acquistò l'immobile dalle Fs, erano altre, all'insegna della musealità scientifica (Era) e multimediale (Alinari): ma le cose hanno preso una piega diversa.

Massimo Greco

 

E dalla Fondazione FS proposta in extremis di alleanza museale. Ma Dipiazza dice no

Il direttore Cantamessa scrive al sindaco per chiedere un accordo sull'immobile in sinergia con la contigua stazione di Campo Marzio

«Naturale sinergia dei due edifici»: Luigi Cantamessa, direttore generale della Fondazione Fs, cerca di convincere il sindaco Roberto Dipiazza a trovare un accordo per utilizzare l'ex Meccanografico in chiave museale. La lettera del manager ferroviario, trasmessa a fine luglio, è riassumibile in questi termini: con le risorse in arrivo dal Recovery Fund (18 milioni) la fondazione avrà la possibilità di completare il restauro della stazione di Campo Marzio. Non solo: il disegno è quello di «superare i limiti del solo fabbricato Fs... punti piuttosto a coprire un ambito più ampio, creando un vero polo museale». La premessa serve a Cantamessa per spiegare il coinvolgimento dell'ex Meccanografico in questa prospettiva: chiamalo se vuoi accordo o convenzione, comunque un utilizzo e una gestione unitari «rappresenteranno un moltiplicatore di valore per questa e per le future generazioni». La missiva è piuttosto breve e interlocutoria, indica Sabato Gargiulo, responsabile di lavori & infrastrutture della Fondazione, come referente per gli approfondimenti. Insomma, l'ex Meccanografico è una grande incompiuta per le Fs: negli anni '80 volevano realizzare un centro meccanografico, poi abbandonarono idea e fabbricato, per vendere l'immobile al Comune. Retromarcia: un paio di anni fa sembrava che l'edificio interessasse per ragioni operative, in quanto dietro di esso arriva il binario. Adesso l'attrazione diventa culturale-ricreativa: pare che la Fondazione pensasse a un utilizzo archivistico ma anche a un bar-ristorante interno all'ex Meccanografico. Quello che emerge dalla lettera è che non si fa alcun riferimento all'acquisto. Il Comune aveva quotato lo stabile 4,6 milioni, stima ritenuta sovrastimata anche all'interno del Municipio. Per Dipiazza la partita è chiusa: proprio ieri si è svolta la gara per l'affidamento della riqualificazione e il sindaco - interpellato "in diretta" in largo Granatieri - ritiene che la scelta sia irrevocabile, ovvero l'ex Meccanografico ospiterà Esatto e una parte del servizio sociale. «Hanno avuto anni per formulare una proposta, adesso è tardi», commenta. Eppure la risposta non pareva così scontata, tant'è che il tema era rimbalzato anche in un vertice di maggioranza dove Forza Italia era possibilista, Lega e Fratelli d'Italia invece no.

Magr

 

 

Giardino di piazza Carlo Alberto: manutenzione da 200 mila euro - il progetto affidato all'ingegner Parovel

Via alla manutenzione straordinaria del giardino in piazza Carlo Alberto: investimento di 203.000 euro, all'ingegner Paolo Parovel la redazione del progetto, la direzione lavori, il coordinamento della sicurezza. Lo dispone una determina firmata dalla dirigente Lea Randazzo, in sostituzione di Andrea De Walderstein. Lo spazio verde è collocato in una zona residenziale tra le vie Franca, Tagliapietra, Locchi: siamo nella parte finale di San Vito. Giochi multifunzionali disponibili per i bambini fino ai 12 anni, campo da pallacanestro e da calcio. Il "green" è garantito da sempreverdi, platani, ciliegi. I cani possono accedervi. La scheda, che il Comune dedica al "Marcello Mascherini" così intitolato in memoria del celebre artista, spiega che quello in piazza Carlo Alberto è «uno tra i pochi giardini in stile Liberty, con una sistemazione del verde tipica del giardino all'italiana». Occupa una superficie di 5.800 metri quadrati, restaurati - rammenta la scheda inserita nel comparto dei "parchi urbani" - non molti anni fa nelle scalinate interne, nella pavimentazione, nei vialetti, nei pergolati, nelle aree di sosta. Una nota a parte per la fontana situata al centro del giardino. Eppure ancora a maggio l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi aveva collocato il "Mascherini" nell'elenco dei giardini bisognosi di cure. Alcuni genitori avevano sollecitato più attenzione da parte dell'amministrazione. Ma l'attacco più aspro venne portato dal portavoce di Trieste Verde, Maurizio Fogar, il quale scrisse di «parapetti danneggiati, transenne di lavori in corso da tempo abbandonate lungo la strada, recinzioni sbrecciate e altre strutture fatiscenti». «Qui ormai da tempo la vegetazione cresce incontrollata - incalzava Fogar - alcune aree sono state transennate, altre presentano panchine quasi invisibili tra la vegetazione, mentre i bambini sono costretti a giocare su un campo con le recinzioni rovinate ormai da anni». «È una situazione di totale degrado da noi denunciata già due anni fa sulla quale l'amministrazione Dipiazza aveva annunciato l'investimento di centinaia di migliaia di euro per la riqualificazione». Che infine sono state stanziate.

magr

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 3 agosto 2021

 

 

Lega Navale - Raccolta d'olio esausto in barca: la campagna

Parte in 37 porti italiani l'iniziativa Save the sea Recycle cooking oil promossa da Marevivo e RenOils. La campagna di sensibilizzazione di raccolta dell'olio alimentare esausto a bordo coinvolge anche il porto di Trieste con la locale sezione della Lega Navale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 2 agosto 2021

 

 

Gli alloggi di lusso "insidiano" l'hotel - Si riapre la partita sull'ex Distretto

Le vendite all'ex Filodrammatico fanno riflettere la proprietà A ottobre la decisione finale sulla destinazione dell'immobile

E se invece di fare un hotel da quattro stelle farcito da 70-90 stanze, costruissimo un condominio da siori dotato di 40-50 appartamenti? L'investimento sarebbe più o meno analogo, cioè una decina di milioni di euro abbondanti. Il progetto è nelle linee di massima già approntato, perchè l'idea della casa, come le "convergenze parallele" di epoca morotea, correva fianco a fianco a quella dell'hotel. C'è finalmente il Piano particolareggiato del centro storico, recente varo del Comune, per cui esiste l'opportunità di intervenire con ascensori, nuove scale, sottotetti, terrazze a vasca anche negli edifici di un certo rilievo preservandone l'involucro esterno. Date queste premesse, a ottobre Gabriele Ritossa deciderà la destinazione di una delle più importanti operazioni immobiliari private dei prossimi anni: la trasformazione dell'ex Distretto militare in via del Castello sotto San Giusto, comprato nel 2017 da Cassa depositi e prestiti per 2,3 milioni. Trasformazione alla quale parteciperà anche l'attiguo, antico stabile di via dell'Ospitale acquistato un anno e mezzo fa dal Comune per 530 mila euro. Sarà casa o albergo? Il curriculum è ricchissimo: fu sede vescovile, manicomio, istituto magistrale, comando dei vigili urbani. L'«amletico» imprenditore, protagonista nel settore delle case di riposo ma reattivo nel diversificare in attività immobiliari e commerciali (bar, gelaterie, il birrificio Cittavecchia), sta ripensando la tipologia riqualificativa proprio in questi ultimi mesi - racconta - «quando ho notato il successo dell'ex Filodrammatico in via degli Artisti, dove in poco tempo e con un messaggio marketing piuttosto contenuto abbiamo venduto 30 appartamenti su 34 e 90 posti auto su 110». «Hanno comprato professionisti triestini con l'obiettivo di risiedervi e qualche straniero - riprende - E numerosi triestini mi hanno chiesto perché anche l'ex Distretto non fosse ridefinito in chiave residenziale». «Non nego che questa suggestione - riflette ancora il quarantanovenne Ritossa - stia condizionando la scelta finale, che sembrava ormai fatta a favore dell'hotel. E invece è ancora tutto aperto». Quindi quei simpatici rendering sull'abergaggio, circolati e pubblicati in passato, potrebbero avere un semplice valore testimoniale. L'imprenditore confermerebbe nell'eventuale condominio alcune peculiarità che facevano parte del progetto-hotel: una terrazza panoramica vista-mare, una piscina, una "spa". Però vuole pesare bene le opzioni, perchè «sono in corso contatti con due catene alberghiere di calibro internazionale». Un anno fa aveva detto che avrebbe dato il là al cantiere entro il 2021, adesso sposta l'appuntamento al 2022.Il contesto delle attività avviate - riassume - è soddisfacente: tra giugno e luglio "Zaffiro" ha acquistato/venduto case di riposo per una trentina di milioni e ha preso in gestione otto strutture in Piemonte. A breve ne inaugurerà una anche a Ronchi dei Legionari Concluderà l'anno con una disponibilità di oltre tremila posti letto. Ma è contento anche delle iniziative accessorie: "Cittavecchia" ha visto triplicare la produzione esportata anche in paesi come Croazia e Spagna non insensibili a Gambrinus. «E la nuova linea Anticorpo - conclude - spopola a Milano».

Massimo Greco

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 1 agosto 2021

SEGNALAZIONI - Trieste-Grado - Esperimento riuscito

Sono contento che l'imbarcazione Adriatica in servizio tra Trieste e Grado abbia avuto la documentazione per poter effettuare servizio anche con venti forza 5 che, sia detto per inciso, nel Golfo di Trieste non sono così rari. Meno contento sono però nel sentire che la proposta di un'ovovia da Barcola a Opicina vada avanti e anzi venga allungata da Barcola al Molo 4. Tenendo conto che Trieste è la città della bora, vedrei molto meglio un servizio su monorotaia come quello che funziona ottimamente da molti anni a Tokyo tra l'aeroporto e la città. Oltretutto funziona senza personale a bordo del treno. Il collegamento che già esiste tra Trieste e Muggia potrebbe essere potenziato prevedendo anche una fermata a "Porto Pedoccio", l'area dove una volta operava la Cartubi: questa ritengo dovrebbe essere riqualificata in modo da essere fruibile dalla cittadinanza e non solo dai turisti (parco cittadino quindi non solo Parco del mare). Se, come sembra dai consistenti investimenti in nuove strutture alberghiere, Trieste è destinata ad avere un grande sviluppo turistico, allora è opportuno che i trasporti siano studiati in modo da far fronte a questo sviluppo senza penalizzare l'attuale traffico cittadino. I nostri amministratori forse non si rendono ben conto delle prospettive.

Carlo Quattrociocchi 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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