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IL PICCOLO - MERCOLEDI', 16 ottobre 2019

 

 

Ferriera di Servola la logistica portuale destinata a vincere sulla siderurgia

Un grande snodo ferroviario al posto di altoforno e cokeria La Cina spettatrice interessata di una metamorfosi epocale

Era il 1994. Un grande corteo percorse Trieste, aperto dall'allora sindaco Riccardo Illy, in prima linea nella mobilitazione dei lavoratori e di un'intera città per mantenere in vita la Ferriera di Servola, in crisi dopo la fine della siderurgia di Stato. Altri anni. Un quarto di secolo dopo, la parabola dell'acciaieria fondata al tempo degli Asburgo sembra arrivata al capolinea. Il tavolo di crisi appena aperto al Mise potrebbe infatti sancire l'avvio della dismissione dell'area a caldo. L'idea di una riqualificazione logistico-portuale del comprensorio è condivisa dal ministro cinquestelle Stefano Patuanelli, dalla Regione guidata dal leghista Massimiliano Fedriga e dall'Autorità portuale presieduta da Zeno D'Agostino. Vi si aggiunge ora la proprietà, con Giovanni Arvedi decisosi a chiudere «a malincuore» la produzione di ghisa, ma pronto a investire in modo cospicuo sulle lavorazioni del laminatoio a freddo. Patuanelli è da sempre favorevole allo smantellamento di cokeria e altoforno, così come il centrodestra locale. Alla volontà politica corrisponde la disponibilità dell'Authority presieduta da Zeno D'Agostino a valutare l'acquisizione dell'area e avviare il percorso di bonifica, a patto di avere alle spalle l'appoggio finanziario del governo e un investitore privato interessato al successivo sviluppo logistico. La zona oggi occupata dall'area a caldo potrebbe trasformarsi nei prossimi anni in uno snodo ferroviario fondamentale per il porto: una stazione merci di ultima generazione realizzata da Rfi e un terminal container dato in concessione, posti al servizio della Piattaforma logistica e inseriti in un piano di raddoppio della capacità ferroviaria dello scalo con investimenti pubblici già stanziati per quasi 200 milioni. La Cina ne è spettatrice interessata, attraverso società pubbliche come Cccc e China Merchants, ma negli ultimi tempi si registra pure l'attenzione di attori europei. Dopo anni di polemiche, la vicenda della Ferriera ha avuto la sua accelerazione ad agosto, quando si sono diffuse indiscrezioni sulla due diligence avviata dall'Autorità portuale e sui contenuti di incontri riservati tra l'imprenditore dell'acciaio Arvedi e l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro. Le parti hanno a quel punto ufficializzato, non senza qualche frizione, la volontà di progettare la riconversione dell'impianto rilevato dal gruppo Arvedi nel 2014, quando governo e Regione di centrosinistra chiamarono la società cremonese per garantire il rilancio dopo le gestioni Pittini, Lucchini e Severstal. A fine settembre le parti si sono incontrate al Mise, dicendosi pronte a ragionare sulla riconversione. I sindacati Fiom, Fim e Uilm denunciano però l'assenza di un piano industriale che permetta di fare valutazioni serie su ciò che aspetta i lavoratori, in una città dove la manifattura produce ormai solo il 10% del Pil. Il ceo Mario Caldonazzo si è per ora limitato a confermare l'intenzione di Siderurgica di rafforzare la presenza a Trieste, investendo altri 150 milioni sul laminatoio. Ma questa parte del ciclo produttivo assorbirà solo un centinaio dei 350 lavoratori dell'area a caldo. Si profila un percorso che a una serie di pensionamenti anticipati vorrebbe affiancare l'impiego del resto delle maestranze nell'ambito logistico e nella centrale elettrica a servizio del laminatoio, oltre che nello smantellamento dell'impianto e relativa bonifica dei terreni. Nel ribadire la volontà di salvaguardare tutti i posti di lavoro a rischio, Patuanelli ha chiesto all'azienda di presentare una bozza di piano industriale all'imminente seconda convocazione al Mise. Il ministro vuole definire entro l'anno un percorso «breve, intenso e definitivo»: gli attori in campo immaginano lo spegnimento dell'area a caldo alla fine del 2021. È stato d'altronde lo stesso Arvedi a scrivere di voler fermare la produzione di ghisa e coke «nel più breve tempo possibile»: una decisione assunta «con amarezza» davanti alle pressioni di Regione e Comune, nonostante i risultati oggettivamente centrati sul piano della riduzione dell'impatto ambientale della fabbrica. Ma l'uscita di scena dipende anche dalla consapevolezza dell'imprenditore di dover altrimenti investire a breve decine di milioni per la copertura dei parchi minerari e il rinnovo dell'altoforno. Nell'Est Europa esistono possibilità di investimenti migliori per un colosso dell'acciaio come Arvedi, con un fatturato da oltre tre miliardi di euro (+10% nell'ultimo anno) e quasi due miliardi di investimenti nell'ultimo decennio. Patuanelli ha chiarito di considerare la Ferriera uno stabilimento di qualità ma non strategico per la produzione siderurgica nazionale e ad ogni modo non compatibile con il tessuto urbano triestino. Da qui l'accordo tra Mise e Siderurgica Triestina per arrivare alla firma di un nuovo Accordo di programma, finalizzato alla riconversione. Il primo punto da chiarire sarà ad ogni modo la distanza tra la richiesta economica di Arvedi e la stima che l'Autorità portuale sta concludendo per considerare il subentro sui terreni. 

Diego D'amelio

 

Spunta Rail Cargo Austria mentre Pechino è in surplace

Nuovi soggetti interessati alla banchina in costruzione Piattaforma, partita intrecciata con quella della chiusura della produzione di ghisa e coke

La trattativa per l'ingresso di China Merchants nella compagine societaria di Piattaforma logistica Trieste continua ma la chiusura non arriva e nel frattempo prendono corpo i contatti con società mitteleuropee a propria volta interessate a mettere piede nella banchina in costruzione nel porto di giuliano. Il futuro assetto del nuovo terminal resta dunque ancora in sospeso, ma i lavori si avvicinano alla conclusione: e così, mentre trattano l'entrata di un partner industriale di peso, i concessionari Francesco Parisi e Icop hanno intanto deciso di dare il via alla fusione della Piattaforma con il vicino Scalo legnami. Ne sortiranno un approdo da 482 metri e un unico piazzale da 28 ettari collegato dalla ferrovia. La società Plt è al lavoro da tempo per individuare un investitore disposto ad acquisire parte delle sue quote e assicurare volumi di traffico adeguati a sostenere la banchina e a giustificare il successivo avvio della costruzione dell'imponente Molo VIII, che il piano regolatore del porto immagina come progressivo allungamento della piattaforma verso il mare e che assieme al raddoppio del Molo VII segnerà l'uscita dal nanismo che affligge il porto triestino. La trattativa con China Merchants ha rallentato di pari passo alla frenata dei lavori che avrebbero dovuto essere conclusi a inizio anno ma che verranno ultimati entro il primo semestre 2020 per il ritardo dovuto alla necessità di bonifiche ambientali impreviste. La cordata costituita dall'operatore portuale triestino Francesco Parisi e dal costruttore friulano Vittorio Petrucco ha così privilegiato la realizzazione della banchina che sorge accanto alla Ferriera e che comprenderà anche lo Scalo legnami. Ad oggi i lavori mostrano un buon livello di avanzamento ma anche la necessità di un'accelerazione per quanto riguarda la creazione dei piazzali a terra. La trattativa con i cinesi non è tramontata ma, dopo l'intesa di massima con Plt, Pechino sta valutando la situazione del sistema italiano, segnato dall'ennesimo momento di instabilità politica e dal ritorno all'ancoraggio atlantico dopo l'apertura alla Cina senza se e senza ma del governo gialloverde. Ne hanno approfittato per inserirsi le ferrovie austriache, che con Rail Cargo Austria hanno messo nel mirino la gestione del terminal ferroviario che dovrebbe sorgere in una parte dell'area occupata dalla Ferriera, la cui riconversione è oggetto di confronto al tavolo del Mise in questi giorni. Rca valuta di rilevare quote di Plt ed entrare in partenariato con l'operatore logistico-marittimo che userà la Piattaforma per sbarcarvi i propri container e ro-ro. Le possibilità non sembrano mancare, se accanto a China Merchants prende quota l'ipotesi di un coinvolgimento dei francesi di Cma Cgm, come prima erano circolato voci sull'interesse di Terminal Investment Limited (Msc) e Yildrim. Parisi e Icop hanno avviato intanto con l'Autorità portuale le procedure per unificare fisicamente il terminal in realizzazione e il vicino Scalo legnami, dato in concessione a General Cargo Terminal, società controllata sempre da Piattaforma logistica Trieste. A questo primo passo seguirà alla fine dei lavori la fusione societaria tra Plt e Gct, da cui nascerà quell'unico soggetto che si offrirà al mercato in cerca di un'alleanza con un gigante internazionale capace di assicurare un numero adeguato di navi container e ro-ro, quanto la gestione del terminal ferroviario previsto accanto alla banchina, dove oggi insistono la cokeria e l'altoforno della Ferriera. L'accordo quadro stretto fra l'Autorità, Plt e Gct contiene elementi che permettono di ricostruire le prossime linee di sviluppo della Piattaforma. Evidentemente ottimiste sull'andamento delle trattative, le due società si impegnano a progettare entro il 2021 la prima sezione del Molo VIII, che a partire dalla banchina verrà allungato gradualmente verso il mare, correndo parallelo al Molo VII controllato da Msc e To Delta. In cambio Parisi e Petrucco vedranno la concessione della parte assegnata a Gct (in scadenza nel 2024) equiparata a quella di cui gode Plt, che avrà a disposizione trent'anni dal collaudo della banchina. Nell'ambito di un investimento da 130 milioni, di cui 100 a carico della mano pubblica e 30 di Plt, serviranno ora 12,5 milioni per procedere all'unificazione dei due terminal. Risorse destinate alla realizzazione dei binari che collegheranno la Piattaforma e per redigere il progetto della nuova stazione di Servola, da cui partiranno treni da 750 metri verso l'Europa centrorientale. I lavori prevedono inoltre il pareggio del dislivello dei terreni tra Piattaforma e Scalo legnami al fine di creare un unico piazzale per la movimentazione e lo stoccaggio delle merci derivanti dalle «nuove tipologie di traffico che Plt intende intercettare sulla base di negoziati in corso con importanti interlocutori terzi». Sarà questa alleanza, sempre che un accordo si trovi, ad avere la possibilità di realizzare e gestire in futuro il Molo VIII e il terminal ferroviario di Servola. Le trattative vanno avanti con una pluralità di soggetti, da società specializzate nella gestione di scali portuali a realtà dello shipping e dei trasporti ferroviari. L'intenzione di Plt è arrivare a un'intesa entro la prima metà dell'anno prossimo o diventerà difficile sfruttare il vantaggio competitivo che oggi deriva dal rallentamento del raddoppio ferroviario del porto di Capodistria e che vede Trieste a caccia di un sorpasso rispetto a volumi di traffico che sembrano destinati ad aumentare in Alto Adriatico. Con i lavori sulla Piattaforma avviati alla conclusione, un accordo potrebbe sbloccare anche la partita sulla Ferriera.

Diego D'Amelio 

 

 

Ferrovie TAV, via alla consegna delle aree da Verona

VICENZA. È prevista entro il prossimo gennaio la consegna al general contractor delle aree interessate dal percorso della Tav a ovest di Vicenza, da Verona ad Altavilla Vicentina. Lo ha reso noto il sindaco della città berica, Francesco Rucco, che ha incontrato a Roma, assieme a una delegazione di tecnici comunali, l'amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana Maurizio Gentile e alcuni tecnici dell'azienda, per un punto della situazione su aspetti burocratici relativi al progetto della Tav. «Ho ricevuto la conferma che la volontà di procedere velocemente verso la realizzazione della Tav è ancora molto forte - riferisce Rucco - e questo era ciò che ci attendevamo». Ora non ci resta che prendere in mano la situazione del tragitto che interessa la parte ad Est del percorso dell'alta velocità, finora mai decollato a livello progettuale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 15 ottobre 2019

 

 

Una mattinata per ripulire il Bosco Farneto - VI circoscrizione

La VI circoscrizione, in collaborazione a Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste, Associazione MiTi, Società Adriatica di Speleologia e col supporto di Acegas e Comune, organizza "Pulimo El Boscheto", una giornata di pulizia del Bosco Farneto che avverrà sabato dalle 10 alle 13. Il ritrovo è fissato alle 9.30 in uno di questi tre punti: Rotonda del Boschetto 6, parcheggio del Farneto a San Luigi altezza via di Chiadino o sullo sterrato del Ferdinandeo.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 14 ottobre 2019

 

 

«Mini-centrali idroelettriche favoriti affaristi vicini al potere»

La denuncia delle organizzazioni ambientaliste: sussidi pubblici sproporzionati per strutture che producono il 3,6% dell'energia totale, i governi dicano basta

Che fossero dannose per l'ambiente è ormai risaputo, come confermano tanti studi e le immagini di fiumi e torrenti prosciugati, con le loro acque canalizzate verso le centrali. Che abbiano creato fortissime tensioni sociali, con forti proteste in varie parti della regione - di questi tempi in particolare in Serbia - è noto. Ma ora nuove rivelazioni disegnano un quadro ancora più serio: le mini-centrali idroelettriche che stanno sorgendo come funghi nei Balcani vengono favorite da «sproporzionati sussidi pubblici», che hanno rovinato la natura e «favorito ricchi affaristi vicini o parte dei governi della regione».È questa la durissima denuncia contenuta in un ampio studio realizzato da autorevoli organizzazioni come Bankwatch Network, Wwf, Euronatur e Riverwatch. L'accento dell'analisi cade sui sussidi statali che hanno favorito un fenomeno che riguarda circa 400 mini-centrali realizzate fra il 2009 e il 2018 nei Balcani, mentre circa tremila sono quelle in progetto. Lo studio ha evidenziato che «il 70% degli incentivi all'energia rinnovabile» nella regione va a favore delle mini-centrali idroelettriche, che producono però solo «il 3,6% dell'energia elettrica totale» nell'area. Ed è singolare che immagazzinino milioni di euro di incentivi, attraverso "tariffe agevolate" destinate ai gestori delle strutture, pensate per favorire le rinnovabili - una buona idea, sulla carta. E i denari sono proprio tanti. Solo per il 2018 si parla di 93,5 milioni in Albania - il 100% degli incentivi per le rinnovabili - di 20,3 in Bosnia (81%), 6,5 in Kosovo (72,6%), di 7,3 in Montenegro (31,9%), di 15 in Macedonia del Nord (42%) e di 24,9 in Serbia (47,4%), per un totale di 168 milioni al mini-idro in tutti i Balcani, su 240 stanziati per tutte le rinnovabili. Soldi che fanno gola a molti, ma che sarebbero finiti nelle tasche di pochi eletti impegnati in affari quantomeno fumosi, si legge nello studio, che in questo caso riprende anche denunce pubblicate in passato da autorevoli media locali. Incentivi di cui «hanno beneficiato uomini d'affari» con collegamenti privilegiati con il potere, tanto in Serbia quanto in Montenegro, alcuni dei quali già coinvolti in pesanti scandali. E persino uomini della leadership al potere (ma si fanno anche nomi di esponenti del maggiore partito d'opposizione) in Macedonia, si legge ancora nel rapporto che cita vari personaggi associandone le relative concessioni possedute. Che qualcosa non funzioni del resto è confermato dalla marcia indietro del Montenegro, che ha deciso di sospendere gli incentivi mentre lo stesso dovrebbe fare l'Albania nel 2020. Ma bisogna fare di più, hanno chiesto le Ong, per eliminare completamente i sussidi. Sussidi che «sono un motore importante per la devastazione ambientale e per conflitti sociali nella regione», ha commentato Ulrich Eichmann, numero uno di Riverwatch. Ancor peggio, le mini-centrali «non producono un ammontare significativo di energia», aprendo invece buchi nei bilanci. «I governi mettano fine agli incentivi», puntando invece su altre fonti energetiche, «come solare ed eolico», ha suggerito Eichmann. Sulla stessa linea Pippa Gallop (Bankwatch), secondo la quale è evidente che si tratti di schemi «che favoriscono i ricchi e producono danni ambientali», ostacolando una comunque necessaria «transizione» dal carbone. Ma la soluzione non sono le mini-centrali, che violentano la natura. E arricchiscono pochi fortunati. 

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 13 ottobre 2019

 

 

Sensi unici e precedenze - Scatta la rivoluzione in zona piazza Libertà   -   LA NUOVA VIABILITA'

Cambiamenti al via tra martedì e mercoledì. In via Ghega marcia obbligata verso la stazione. Maxi snodo a cinque corsie per via Gioia e largo Città di Santos

Era la piazza più triste, malinconica e mal tenuta di Trieste. Neanche il "cenotafio" di Sissi ne rimuoveva quell'inconfondibile atmosfera di smistamento para-ferroviario. Ma tra martedì e mercoledì per piazza Libertà & adiacenze comincerà la riscossa: le cinque corsie, che la attraverseranno dalla foce di via Carlo Ghega all'imbocco di via Flavio Gioia, conferiranno alla porta settentrionale urbana un'aura boulevard decisamente inedita. Un'ampiezza da parata militare, da operazioni elitrasportate. Siamo alla seconda fase di una riqualificazione attesa da una quindicina d'anni e finalmente attuata: il primo step ha riordinato il servizio di trasporto pubblico, questo inaugurando rivede radicalmente il traffico. Il nuovo assetto è definito dall'ordinanza 25 emessa da Giulio Bernetti, direttore del dipartimento comunale territorio-economia-ambiente-mobilità, che ha controfirmato i ben 33 punti messi in fila dalla p.o. Edoardo Collini. La micro-rivoluzione viaria si impernia su tre ambiti: via Trento, via Ghega, piazza della Libertà. Seguiamo l'itinerario, già in buona parte consultabile "in diretta" sulla segnaletica disegnata sulle strade interessate. Via Trento - Alla fine di via Trento i veicoli dovranno obbligatoriamente svoltare a sinistra in via Ghega, che avrà due corsie di marcia a senso unico da via Cellini fino a piazza della Libertà. Sempre in via Trento, vengono creati un attraversamento pedonale con semaforo e un'area carico/scarico riservata all'hotel Roma.Via Ghega - Come anticipato, la novità principale è costituita dalle due corsie di marcia "obbligate" verso piazza della Libertà. Nella stessa direzione un percorso ciclo-pedonale proseguirà quello di via Trento. Una corsia è riservata a bus e taxi con direzione di marcia inversa, da piazza Libertà a via Cellini. Viene ricavato un parcheggio dedicato alle moto, lungo una quarantina di metri. Attenzione alle precedenze e ai divieti di sosta per buona parte della strada. Piazza Libertà - E' l'innovazione più interessante della rilettura operata dal Municipio nel governo della circolazione veicolare. Viene istituito un senso unico su 5 corsie di marcia dalla fine di via Ghega verso via Gioia, cioè verso la stazione centrale e il Silos. Più esattamente, le cinque corsie (dove per anni hanno sostato i bus) attraversano/tagliano piazza Libertà, così ripartite: tre vanno verso il compendio stazione-Silos e largo Città di Santos (lo spazio alle spalle della demolenda Tripcovich), due virano invece verso sinistra per consentire l'inserimento sulle Rive. Una fermata/capolinea dei bus sarà mantenuta nell'ultima corsia di destra, adiacente al giardino centrale. La ciclo-pedonale riprende la trama cucita da via Trento e da via Ghega, aiutata da attraversamenti dotati di semaforo. Tra attraversamenti pedonali e ciclo-pedonali, la mobilità di piazza Libertà sarà servita da 6 "guadi" in corrispondenza degli snodi Ghega, Miramare-Cavour, stazione centrale. Quindi, nulla cambia per chi proviene da corso Cavour e voglia portarsi verso via Miramare (lato palazzo Economo, per intendersi) o verso Sant'Anastasio. Chi viaggia nella parte iniziale di via Miramare (lato palazzo Economo) non potrà più girare a sinistra davanti alla stazione. Davanti alla stazione potrà invece transitare chi arriva da nord, percorrendo via Miramare da Barcola-Roiano.Ultima fase ancora aperta per il completamento dei lavori che riguardano la piazza nella parte nord-est (fronte stazione e lato Economo). Ma una consistente parte dei lavori è andata avanti: il cantiere, iniziato un anno fa, ha assorbito quasi 5 milioni di euro, appaltato a un'associazione temporanea formata da Mari&Mazzaroli, Riccesi, Rosso. La maggior parte del finanziamento è statale (2,3 milioni), la Regione investe 1,5 milioni, AcegasApsAmga quasi un milione. Il protocollo d'intesa per la riqualificazione venne firmato il 30 giugno 2004. Il progetto fu affidato nel 2007 all'associazione temporanea Baubüro-Fierro-Zelco&Lazzari-Zlatich. 

Massimo Greco

 

Terminal bus - Mancano le pensiline - Forse a fine novembre

Entro la fine di novembre. Se tutto va per il verso giusto. Giulio Bernetti non si sbilancia, anche perché una volta tanto il fascicolo non è di sua immediata pertinenza. Insomma, le pensiline in piazza Libertà potrebbero essere montate tra un mese e mezzo. Giusto in tempo per riparare quanto possibile l'utenza dalle intemperie di stagione. La questione era balzata agli onori delle cronache a fine agosto, quando, una volta completati i lavori del terminal bus a fianco del Silos, si notava l'assenza di un ingrediente importante: le pensiline, in genere strettamente connesse al trasporto pubblico. Marciapiedi nuovi, segnaletica nuova, paline nuove ma ... la clientela può abbronzarsi o inzupparsi di acqua perché non v'è riparo alcuno. Na scarpa e un socolo, come si dice nell'area nordorientale. Le strutture sono competenza di Clear Channel, una multinazionale che, in cambio degli introiti pubblicitari, si occupa delle pensiline. O meglio, dovrebbe occuparsene perché al momento, in un angolo-chiave della mobilità urbana, non ci sono. Trattative ancora in corso. Affari in vista per gli ombrellai.

Magr

 

Le pedane dei bus per disabili bloccate dalla sosta selvaggia

Ogni giorno diversi utenti in carrozzina non riescono a salire a bordo o scendere L'attrezzatura è inutilizzabile perché le fermate sono occupate da auto e moto

Ogni giorno a Trieste in media cinque persone in sedia a rotelle non riescono a salire o a scendere dai bus. Colpa degli automobilisti indisciplinati che, lasciando il proprio mezzo sulla fermata, non consentono l'apertura della pedana in dotazione ai mezzi pubblici. È il triste bilancio che quotidianamente registra la Trieste Trasporti, attraverso le lamentele degli utenti e le segnalazioni degli stessi autisti, che comunicano all'azienda le difficoltà riscontrate a fine percorso, dopo aver concluso il proprio turno di lavoro. Ma sono i portatori di handicap a subire, naturalmente, i maggiori disagi. «Il problema - spiegano dalla Trieste Trasporti - capita quotidianamente, e più volte. Chi è in carrozzina, fermo ad aspettare l'autobus, spesso non può salire a bordo perché se c'è un'auto o un mezzo a due ruote in sosta nella zona della fermata, la pedana non può essere azionata regolarmente. Peggio ancora poi quando l'utente è a bordo e non può scendere, per lo stesso motivo, alla fermata desiderata. A quel punto rischia di doverlo fare più avanti, in una zona completamente diversa. Anche questo, purtroppo, succede tante volte». Sempre secondo l'azienda, ogni giorno sono una decina gli utenti con handicap che si spostano con i mezzi pubblici e si servono della pedana installata sui bus, ma in alcune giornate il dato è anche superiore. Almeno la metà, quindi, riscontra difficoltà ogni giorno. Tra le fermate dove si registrano i disagi maggiori c'è quella di via D'Alviano, davanti al centro commerciale Torri d'Europa. Qui le auto in sosta irregolare sono presenti spesso, con persone in attesa di chi è entrato nella struttura a fare shopping. Alcuni utenti denunciano la maleducazione degli automobilisti anche sui social, come una ragazza che qualche giorno fa ha raccontato di un uomo in carrozzina impossibilitato a salire sulla linea 10, per una vettura sullo spazio della fermata. «Pensateci - scrive - quando, mentre state facendo una cosa sbagliata, vi giustificate dicendo "cosa vuoi che sia, se mi fermo cinque minuti?"». Tra le altre zone segnalate via Battisti, via Giulia o via Carducci. Ma se nella maggior parte dei casi sono le auto a creare un ostacolo all'uscita dell'attrezzatura utile al disabile, anche gli scooter e le moto possono rappresentare un problema, quando il bus non riesce a impegnare completamente lo spazio riservato e avvicinarsi quindi al marciapiede. Trieste Trasporti negli ultimi anni si è dotata di autobus attrezzati per accogliere persone disabili, e in particolare il parco veicoli è caratterizzato da 245 vetture con pianale ribassato e 181 con pedana estraibile automatica, per consentire un accesso più facile a persone con difficoltà motorie e anziani. A bordo è disponibile anche un apposito spazio, allestito secondo la normativa vigente, con blocco carrozzina e cinture di sicurezza, per consentire un viaggio confortevole. Non sono attrezzati con queste soluzioni tecniche solo i veicoli di dimensioni ridotte, sia per i problemi pratici di installazione, sia in quanto questi autobus transitano lungo percorsi che non si prestano all'utilizzo.

Micol Brusaferro

 

 

MUGGIA - Il Comune vince la guerra legale sull'antenna di Chiampore -  per il TAR il traliccio è abusivo

MUGGIA. «Il traliccio della Finmedia posizionato a Chiampore è abusivo». Il sindaco di Muggia Laura Marzi annuncia l'epilogo dell'annoso braccio di ferro tra il Comune istroveneto e la società triestina. Il Tribunale amministrativo regionale del Friuli Venezia Giulia ha rigettato infatti il ricorso proposto da Finmedia contro il Municipio rivierasco, ricorso avanzato per conservare il traliccio di 30 metri d'altezza realizzato a Chiampore. «Questa nuova sentenza del Tar è la conferma che il traliccio sia abusivo e che quindi il Comune di Muggia potrà anche in futuro avere potere sulla localizzazione di questi impianti», le parole del sindaco. La vicenda in questione è iniziata nel febbraio 2010, quando Finmedia chiese al Comune di Muggia l'autorizzazione a sostituire due suoi tralicci preesistenti con un unico traliccio nuovo, molto più impattante a livello di dimensioni, su cui fissare le antenne utilizzate da sei emittenti per la radiodiffusione. Nel dicembre 2014 il Comune evidenziava la decadenza dell'autorizzazione poiché le opere progettate non risultavano ultimate nel termine dei 12 mesi previsti. Finmedia, però, propose ricorso al Tar, ricorso che venne accolto nel 2015 e che annullò il provvedimento di decadenza del Comune, ristabilendo in quattro anni il termine da considerare per la conclusione dei lavori. La sentenza venne appellata dal Comune, il quale, con la pronuncia del Consiglio di Stato del giugno 2017, vide una vittoria piena e il capovolgimento totale di quanto stabilito in primo grado, con la perdita di efficacia immediata del titolo autorizzatorio della società. A seguito della decisione del Consiglio di Stato, il Comune aveva emanato l'ordinanza con l'ingiunzione della demolizione del traliccio per trasmissioni radiofoniche nel frattempo realizzato dalla società a Chiampore, nonché il diniego del rilascio del permesso a costruire in sanatoria. La Finmedia srl si era opposta a questi provvedimenti proponendo il ricorso al Tar e sviluppando ben 12 motivi di impugnazione. Un numero considerevole di argomentazioni, al quale tuttavia il Comune, difeso dalla propria avvocatura civica con i legali Coren e Gerin, ha replicato con quattro memorie difensive che hanno di fatto avvalorato l'esistenza di poteri di pianificazione in capo al Comune di Muggia. Alla fine il Tar Fvg ha disposto il rigetto totale del ricorso della società Finmedia srl, la quale è stata peraltro condannata a pagare le spese di lite in favore del Comune di Muggia. Soddisfatta l'assessore all'Ambiente Laura Litteri: «Non è stata una vicenda semplice, ma con la stessa grande motivazione e determinazione che da sempre hanno contraddistinto il nostro impegno in questo campo, abbiamo visto riconosciuta la legittimità del nostro Piano di delocalizzazione: dopo quasi dieci anni, è una vittoria inequivocabile quella che vede il Comune di Muggia protagonista di una svolta storica sul fronte delle antenne». 

Riccardo Tosques

 

 

Quarantotti Gambini - Cambiamenti climatici - Dialogo con l'esperto

Venerdì alle 17.30 alla biblioteca comunale Quarantotti Gambini di via delle Lodole 6 (San Giacomo), Gianrossano Giannini, ordinario di Fisica Nucleare e Subnucleare all'Università degli Studi di Trieste, condurrà una conversazione dal titolo "Emergenza climatica? Parliamone". L'incontro si rivolge a giovani e adulti di ogni età, interessati a discutere su di un argomento di stretta attualità con un esperto. Ingresso libero e gratuito.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 13 ottobre 2019

 

 

Incidenti sulle strade, è ancora allarme Undici morti e 1.196 feriti nell'ultimo anno - GLI INCIDENTI SULLE STRADE TRIESTINE

Lieve calo dopo l'impennata del 2017, ma il numero di sinistri resta ancora elevato anche in rapporto alla media regionale

Quattro morti in meno sulle strade della provincia di Trieste rispetto all'anno precedente. È il dato che emerge dall'ultimo report statistico elaborato da Aci e Istat, relativo al 2018: sono state 11 le persone che hanno perso la vita lo scorso anno. Un trend che può essere letto positivamente solo se messo a confronto col 2017, anno in cui a Trieste e provincia si era registrato un impressionante boom di incidenti mortali: ben 15, più di uno al mese. Ma già comparando gli 11 morti dell'anno scorso con il 2016 ci si rende conto che il problema sicurezza sulle strade resta ancora tutto da risolvere: due anni fa le vittime erano state 9, dunque due in meno rispetto al 2018. Lo stesso discorso vale per il numero di incidenti. Nel 2018, sempre a livello provinciale, sono stati in tutto 980, per un totale di 1.196 persone ferite. Nel 2017 il numero di incidenti era stato più alto (1.027, con 1.262 feriti) ma nel 2016 il dato era stato inferiore: si erano verificati infatti 952 sinistri (con 1.190 feriti).Tornando agli incidenti mortali, si supera di pochissimo l'1 per cento: ovvero, un incidente ogni 89 fa registrare almeno una vittima. Un dato che pone la provincia di Trieste tra i territori in cui gli incidenti sono meno gravi. Per avere un'idea dei territori dove si verificano più incidenti mortali, basti pensare che nella provincia del Sud Sardegna si registrano 6,5 morti ogni 100 incidenti, poi Vibo Valentia (6,2), Vercelli (6), Benevento (5,3) e Catanzaro (5,1): sono le province in cui l'indice di mortalità è più elevato (1,9 morti ogni 100 incidenti è la media a livello nazionale). In altre 12 province (Aosta, Sondrio, Rieti, Frosinone, Chieti, Caserta, Foggia, Potenza, Matera, Cosenza, Crotone, Enna) l'indice supera i 4 morti ogni 100 incidenti, risultando (oltre Oristano), più che doppio rispetto alla media nazionale. Milano, Monza, Rimini e Ascoli Piceno, invece, sono le province in cui gli incidenti sono meno gravi. L'indice di mortalità, infatti, risulta inferiore a un morto ogni 100 incidenti. Tutt'altro che incoraggiante lo scenario in provincia di Trieste per quanto riguarda l'incidentalità a confronto con le altre tre province del Friuli Venezia Giulia. Nel territorio udinese si sono verificati lo scorso anno 1.190 incidenti, 210 in più rispetto a quello triestino, ma a fronte di un numero di veicoli circolanti che è più del doppio: 472.592 in provincia di Udine, 193.322 in provincia di Trieste. In pratica, nel territorio triestino si è registrato un incidente ogni 197 veicoli circolanti. Meno incidenti, rispetto al parco veicolare, anche a Gorizia (uno ogni 256 veicoli) e a Pordenone (uno ogni 376). Gli incidenti in provincia di Trieste, quantomeno, risultano mediamente meno gravi. A Udine 38 vittime a fronte di 1.190 incidenti: quindi, un incidente ogni 31 fa registrare almeno un decesso. Nella Destra Tagliamento una vittima ogni 36 incidenti, in provincia di Gorizia una ogni 56. Per quanto riguarda i vari territori comunali, si è registrato un incidente ogni 181 veicoli circolanti a Trieste: sono stati rilevati infatti 903 sinistri, 7 dei quali con esito mortale, e 1.093 feriti. Dati sostanzialmente invariati rispetto al 2017. Confortante il calo a Duino Aurisina, territorio pur percorso da arterie extraurbane molto trafficate come la Costiera e il raccordo autostradale: dai 54 incidenti registrati nel 2017 si è scesi nel 2018 a 28, due dei quali mortali. Calo anche a Muggia: si è passati dai 35 del 2017 ai 21 del 2018. Pressoché invariati i dati a Sgonico e San Dorligo. Quasi un incidente su cinque (il 19,7%) è da mettere in relazione con la velocità eccessiva. Il 14,1% è causato da guida distratta (circostanza in cui rientra anche l'uso del cellulare al volante). Il 9,8 % dal mancato rispetto della distanza di sicurezza, ma come si può facilmente intuire la causa più frequente (nel 37,3 % dei casi) è il mancato rispetto dei segnali stradali.

Piero Tallandini

 

 

Dal golfo di Trieste alle Incoronate Ecco le boe che fanno bene al mare

Al via il progetto Sapas. Previste la semina di piante fanerogame sui fondali e la posa di gavitelli "green"

Dal golfo di Panzano fino alle Incoronate. Toccando in futuro, probabilmente, anche la stessa costa triestina. È la rotta tracciata dal progetto Sapas, operazione innovativa finanziata dalla Ue con 2 milioni di euro, che vede il Comune di Monfalcone in veste di capofila. Cosa prevede Sapas? Prima di tutto trapianti di fanerogame, piante marine come la Posidonia che caratterizzavano i fondali del Mediterraneo e ora stanno scomparendo, mettendo così a rischio i sedimenti costieri, esposti ai pericoli dell'erosione provocata dalle variazioni climatiche. E, parallelamente, l'installazione di corpi morti sul fondale con boe e gavitelli ecologici per permettere ai diportisti di ormeggiarsi senza dover usare le ancore che arano e rovinano il fondale marino. I primi trenta gavitelli verranno installati già in primavera nel golfo di Panzano poco lontano della foce dell'Isonzo proprio davanti all'area naturalistica. E molti di più saranno posizionati nel Parco delle Incoronate in Croazia, con annesso trapianto di fanerogame e lo stesso nel parco delle Dune in Puglia. Il filo conduttore è quello dell'Europa Green, ma accanto a questo c'è la volontà di preservare la biodiversità e ricostruire il sistema delle piante acquatiche: grazie alla trama radicale con la quale si ancorano al fondale, infatti, sono fondamentali per consolidare i fondali costieri e consentono la cattura degli inquinanti contribuendo a limitare la torbidità delle acque. Una realtà che ieri il gruppo di esperti della Selc di Venezia ha fatto vedere e toccare con mano a diversi ospiti nel corso di una speciale visita organizzata in occasione della Barcolana, partita dallo stand del Comune di Monfalcone alla base del molo Audace. La partenza con un'imbarcazione messa a disposizione dal Marina Hannibal, poi la prosecuzione della visita con due gommoni nell'area della riserva e nei canali interni. Proprio l'Hannibal ha fatto da base ai tecnici del Selc di Venezia (società di biologia e geologia applicate), che sono andati a poche centinaia di metri dalla costa per seminare le fanerogame e scegliere i siti dove posizionare corpi morti (i blocchi di cemento nel fondale) e realizzare i gavitelli. Lunghi sopralluoghi sui bassi fondali che vanno dall'Isola dei Bagni sino a Punta Sdobba per scegliere le aree migliori. Siti che sono stati ripercorsi ieri con un gruppo di tecnici: tra i partecipanti anche Annalisa Falace del Dipartimento di scienze della vita dell'Università di Trieste. Lunedì prossimo la squadra di esperti della Selc sarà a lavorare nel Parco delle Incoronate. Entro la primavera bisognerà installare tutti i gavitelli e il gruppo di lavoro che conta sul partenariato di prestigio di cui fanno parte anche il Consorzio interuniversitario per le scienze del mare, l'Università di Fiume e il Consorzio di ricerca per la laguna di Venezia sta per vincere la sfida di realizzare questo progetto in soli 30 mesi.

Giulio Garau

 

 

Presidio in piazza Unità in solidarietà con i curdi

Circa 200 persone hanno partecipato al presidio di solidarietà con il popolo curdo organizzato ieri in piazza Unità dalla rete "Trieste antifascista antirazzista", che raccoglie un po' tutte le anime della sinistra radicale cittadina. Ma la partecipazione in piazza è stata per la verità ancora più composita. C'erano consiglieri comunali e sindacalisti, presenti a titolo rigorosamente individuale, ma anche tanti comuni cittadini sia triestini sia curdi. Sono stati ricordati il coinvolgimento dell'industria bellica italiana con lo Stato turco, l'esperimento femminista, ecologista, socialista e democratico in corso in Rojava, la resistenza contro l'Isis a opera dei combattenti Ypg e Ypj, anche a costo della vita. Tra questi ci sono pure diversi italiani, come Lorenzo Orsetti, di recente scomparso. «Sono stato in Rojava - ha raccontato il medico Marino Andolina - e devo dire amaramente che l'esperimento in corso laggiù è forse troppo perfetto per sopravvivere a questo mondo». 

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 11 ottobre 2019

 

 

Decreto clima Via libera per rottamare auto e moto - ok del cdm

ROMA. Il Green New Deal del governo Conte 2 parte dalla rottamazione di auto e motorini, incentivi per i commercianti che attrezzeranno "green corner" per vendere prodotti sfusi, corsie preferenziali per i mezzi pubblici, scuolabus ecologici e nuovi alberi nelle città. Sono le misure da 450 milioni di euro in tre anni contenute nel Decreto legge Clima, approvato dal Consiglio dei ministri. Paragonati ai 50 miliardi stanziati per l'ambiente dal governo tedesco, i 450 milioni del Decreto Clima appaiono un assaggio, un primo passo. Ma l'Italia non ha certo il surplus commerciale da compensare della Germania. I fondi per il clima, il decreto li trova nelle "aste verdi", cioè il sistema di scambio delle emissioni di gas serra nella Ue, l'Ets. «E' il primo atto normativo del nuovo governo, che inaugura il Green New Deal - commenta il ministro Costa - il primo pilastro di un edificio le cui fondamenta sono la legge di bilancio e il Collegato ambientale, insieme alla legge Salvamare, in discussione alla Camera, e a Cantiere ambiente, all'esame del Senato». Tra le novità introdotte dal decreto clima, il buono mobilità per le città e le aree sottoposte a infrazione europea per la qualità dell'aria: vengono stanziati 255 milioni di euro per garantire fino a 1500 euro per la rottamazione dell'auto fino alla classe euro 3 e fino a 500 euro per i motocicli a due tempi. I soldi potranno essere spesi in tre anni per abbonamenti a mezzi pubblici o acquisto di biciclette. Il decreto prevede per i Comuni 40 milioni di euro per le corsie preferenziali dei bus e 20 milioni per scuolabus elettrici o ibridi. Trenta milioni di euro saranno destinati a piantare alberi nelle città. Venti milioni saranno destinati ai commercianti (fino a 5 mila euro per ciascuno) per la realizzazione di un "green corner" nei negozi per la vendita di prodotti sfusi. Il Movimento 5 Stelle festeggia "i 255 milioni in incentivi per la mobilità green", mentre la deputata della Lega Vannia Gava parla di un provvedimento "ridicolo" e "pieno di marchette". Critiche anche dagli ambientalisti. Per Greenpeace il provvedimento «sostanzialmente non è un decreto sul clima, dato che inciderà davvero molto poco sulla lotta all'emergenza climatica in corso, per cui occorrerebbero provvedimenti ben più radicali».

 

 

L'appello di #ioaccolgo per cambiare rotta su migranti e diritti

Anche a Trieste diverse voci si uniscono all'appello lanciato dai promotori della campagna #ioaccolgo al nuovo esecutivo, affinché l'Italia abroghi i due decreti sicurezza voluti da Matteo Salvini, rinunci agli accordi con la Libia, e metta in atto un piano di salvataggio nel Mediterraneo. È quanto emerso ieri durante una conferenza stampa in molo Audace, dove la campagna di sensibilizzazione è stata simbolicamente "accolta" a propria volta dal veliero del Progetto Buon Vento, riconoscibile dalla presenza della bandiera della pace sui suoi alberi. «L'appello, che durerà per alcuni mesi, chiede in sostanza il ripristino del sistema d'accoglienza basato sullo Sprar - ha detto Gianfranco Schiavone, presidente dell'Ics -. Ma anche un serio programma di salvataggio in mare e la fine dell'indecente collaborazione con la Libia, ovvero con le sue milizie criminali che, di fatto, il nostro Paese sta finanziando». Per firmarlo è sufficiente collegarsi al sito web dell'iniziativa ("ioaccolgo.it"). Franco Codega, storico esponente Acli, ha ricordato «l'ennesimo naufragio» di recente avvenuto al largo di Lampedusa, in cui hanno perso la vita donne e bambini. Alfredo Racovelli, della sezione locale di Mediterranea Saving Humans, ha parlato «dell'ignobile aggressione militare turca ai danni di chi non solo ha combattuto l'Isis ma ha anche avviato un esperimento democratico. Aggressione che avviene con il silenzio complice dell'Europa, che non a caso nel 2016 ha dato 6 miliardi di euro a Erdogan per bloccare i profughi». Presenti anche alcuni rappresentanti della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, secondo cui l'accoglienza è un precetto fondamentale per chi è credente, mentre il Comitato Pace Danilo Dolci invita ad andare al cimitero di Sant'Antonio in Bosco, il giorno della Barcolana, per depositare un fiore sulla tomba di quattro ragazzi africani morti per assideramento il 13 ottobre 1973: «Le prime vittime della rotta balcanica». L'appuntamento in Val Rosandra è domenica alle 16. --

Lilli Goriup

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 10 ottobre 2019

 

 

Nel decreto salva clima riecco gli incentivi

Sgravi sui prodotti sfusi ed eco-bonus per auto e scuolabus: ecco le norme anti-emergenza. Ma sono ancora pochi i soldi

Roma. Alla fine il ministro dell'Ambiente Sergio Costa ce l'ha fatta a portare nel Consiglio dei ministri di oggi il suo «decreto clima». È ovviamente soddisfatto: «Avremo norme che contribuiranno a contrastare l'emergenza climatica a 360 gradi». Politicamente è un risultato, dopo la frenata delle scorse settimane. Vero è che le tante novità positive contenute nel decreto sono alimentate con risorse modeste, solo qualche centinaio di milioni. E per adesso la promessa del premier Giuseppe Conte - al vertice Onu di New York ha annunciato che l'Italia diventerà «carbon neutral» entro il 2050 - non trova riscontri in misure concrete. A maggior ragione se si pensa che ieri il governo tedesco ha approvato un «pacchetto salva-clima» che investirà 10 miliardi di euro ogni anno per i prossimi 10 anni (i Verdi tedeschi ne chiedono 35) e spenderà 84 miliardi nel trasporto pubblico. A parte i possibili ritocchi dell'ultim'ora, il decreto rimette in campo gli incentivi per la vendita dei prodotti sfusi o alla spina, con una disposizione denominata «green corner». Il Cipe non sarà più luogo di armonizzazione delle politiche economiche in chiave ecologica, salta il Comitato interministeriale ad hoc sui cambiamenti climatici, e finirà in manovra il taglio progressivo dei sussidi ambientalmente dannosi per i carburanti fossili. Arriva l'eco-bonus anche per la rottamazione dei motocicli e per gli scuolabus a basso impatto ambientale, alimentato dal fondo di 255 milioni per il «buono mobilità». Il buono è destinato ai cittadini residenti nei Comuni sotto procedura d'infrazione Ue per smog che, entro il 31 dicembre 2021, cambiano auto (fino ai modelli Euro3) o motocicli (fino alla classe Euro2 e Euro3 a due tempi); vale 1.500 euro per i primi e 500 euro per i secondi. Il buono non è reddito imponibile e potrà essere utilizzato entro i successivi tre anni per abbonamenti al trasporto pubblico locale, altri servizi e per bici anche a pedalata assistita. Ci sono 40 milioni per finanziare progetti per le corsie preferenziali per il Tpl e 20 milioni per gli eco-scuolabus (ibridi, elettrici o almeno Euro6) che saranno selezionati dal ministero e andranno agli alunni di asili e scuole elementari. La norma sui green corner vale 5mila euro di contributo economico a fondo perduto per i negozianti che venderanno «prodotti sfusi o alla spina, alimentari e per l'igiene personale», e a disposizione ci sono 20 milioni. Nella bozza resiste la campagna sui cambiamenti climatici per le scuole e assume più sostanza la parte dedicata ai rifiuti e alle disposizioni per il superamento delle infrazioni europee. C'è anche un fondo di 30 milioni per la messa a dimora di alberi, reimpianto e silvicoltura nelle città. 

Roberto Giovannini

 

 

Troppa plastica sui fondali - Mediterraneo malato grave

Gli studi di Ispra raccontano che le aree del Po sono tra quelle con maggiore densità di rifiuti ma è sos anche nelle acque siciliane e del Mar Ligure. Ecco il lavoro dei pescatori-spazzini

Una delle principali minacce ambientali del pianeta è la massiccia presenza di plastica in mare. Ad illustrare la situazione italiana arrivano i risultati delle attività effettuate da Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale del ministero dell'Ambiente e dal Sistema per la protezione dell'ambiente Snpa, che ha monitorato la qualità dei nostri mari negli anni 2017 e 2018. Il 7% degli otto milioni di plastiche in mare ogni anno, finisce nelle acque del Mediterraneo. Un dato che in termini di quantità significa che il 77% dei rifiuti presenti nelle nostre acque è composto dalla plastica, e che ogni zona di mare è colpita, a più livelli, da questo terribile fenomeno. Allarmante la situazione dei nostri fondali: nella regione adriatico-ionica la media degli scarti rinvenuti supera i 300 rifiuti ogni chilometro quadrato, l'86% dei quali è plastica, in particolare usa e getta. Imballaggi industriali e alimentari, shopper e bottiglie di plastica, comprese le retine per la mitilicoltura, sono i rifiuti più comuni. L'area costiera a sud del delta del Po (983 rifiuti al chilometro quadrato), quella settentrionale (910 rifiuti al chilometro quadrato) e meridionale (829 rifiuti al chilometro quadrato) sono le località adriatiche-ioniche con la maggiore densità di rifiuti in fondo al mare. Nelle acque siciliane sono stati rinvenuti quasi 800 oggetti di plastica, per un peso complessivo superiore ai 670 kg, mentre gli oltre 400 oggetti in plastica trovati nelle calette della Sardegna ammontano a quasi 90 kg. Nei fondali rocciosi, dai 20 ai 500 metri di profondità, il primato della concentrazione più elevata di rifiuti per ettaro va al Mar Ligure, con circa 1500 oggetti, seguito dal Golfo di Napoli (1200 oggetti). Significativo anche il dato relativo alla plastica pescata dai pescherecci (fondamentale la loro collaborazione), 224 mezzi coinvolti nel monitoraggio dei fondali marini nel mare Adriatico dal 2013 al 2019, ben 194 le tonnellate di rifiuti impigliati nelle reti dei pescatori, di cui 45 solo nella zona di Chioggia. Non ultimo, il dato sulle microplastiche, particelle di plastica praticamente invisibili (inferiori ai 5 millimetri) presenti in superficie che spesso finiscono per essere mangiate dai pesci che ritroviamo sulle nostre tavole: la densità media delle microplastiche è compresa tra 93mila e 204mila per chilometro quadrato. Anche nel nostro Paese il problema della plastica in mare è ormai tangibile e contribuisce ad una situazione internazionale insostenibile. L'Europa sta facendo la sua parte, varando nei mesi scorsi la nuova Direttiva che vieta a partire dal 2021 piatti, posate, cannucce, aste per palloncini, bastoncini cotonati e altri oggetti di consumo creati in plastica monouso. Una stretta, quella proveniente dalla Ue che, se non ancora decisiva, mira a indebolire ulteriormente il fenomeno della dispersione di plastica nell'ambiente. Il resto dobbiamo farlo noi. Il Parlamento approvando rapidamente il ddl 1310, fermo dal 15 luglio in Senato, per definire le misure per il recupero della plastica in mare con i relativi incentivi e noi fruitori dei nostri territori e delle nostre acque, per contribuire ad allungare la vita del pianeta, mantenendolo pulito. 

Alfredo De Girolamo

 

 

Posteggi per scooter in via Donadoni e strada "allargata" - TRANSITO PIÙ AGEVOLE PER I MEZZI ACEGAS

La viabilità di via Donadoni è stata parzialmente modificata attraverso la sostituzione di alcuni posti auto, precedentemente presenti su uno dei due lati della strada, con nuovi posteggi per scooter e moto. Il tratto interessato è quello situato subito dopo il supermercato Zazzeron, dal punto di vista di chi proviene da via Settefontane. A rilevarlo con soddisfazione è la Cgil Funzione pubblica, che in passato aveva richiesto tale intervento all'amministrazione comunale per garantire il transito e la piena operatività dei mezzi mono operatore di AcegasApsAmga impegnati nella pulizia della via. «Siamo contenti perché finalmente il problema è stato risolto - afferma Mauro Minni, segretario territoriale della Cgil Fp per il settore in questione -. I camion addetti al trasporto rifiuti che passano per via Donadoni sono tra i mezzi più grandi che abbiamo. Negli ultimi anni il transito per i nostri autisti era diventato pressoché impossibile, complici anche le crescenti dimensioni delle automobili utilizzate dai cittadini, che venivano abitualmente parcheggiate su entrambi i lati della strada». «Spesso i mezzi AcegasApsAmga rimanevano di conseguenza, per così dire, intrappolati - prosegue il rappresentante sindacale - ed erano costretti a fare retromarcia per liberarsi, rischiando di andare pure contro il Codice della strada. Senza contare i disservizi causati ai cittadini e la pericolosità delle manovre, denunciati più volte dai nostri autisti. Due anni fa l'azienda ha pertanto chiesto al Comune di creare posteggi per veicoli a due ruote, e non più a quattro, su un lato della strada. Come sindacato, nel frattempo, abbiamo reso pubblico il disagio dei dipendenti». La vicenda si è conclusa la scorsa settimana, «quando AcegasApsAmga mi ha comunicato che in tempi brevi sarebbe stata effettuata una modifica della viabilità nella zona interessata, con appunto l'aggiunta dei posteggi per motorini - chiosa Minni -. E all'annuncio, in effetti, sono immediatamente seguiti i fatti concreti, poiché a terra sono già comparsi i disegni delle strisce che delimitano il perimetro dei nuovi "posti scooter". Ribadisco la soddisfazione per la risoluzione della questione, finalmente». -

Lilli Goriup

 

Prof e allievi "a lezione" di mobilità sostenibile - protocollo

Trieste. Firmato ieri a Trieste il protocollo d'intesa per l'educazione alla mobilità sicura e sostenibile delle scuole della regione. A siglare l'accordo, della durata di tre anni e rinnovabile per altri tre, l'assessore alle Infrastrutture, Graziano Pizzimenti, e la dirigente dell'Ufficio scolastico del Fvg, Patrizia Pavatti. «Non è il primo protocollo che viene sottoscritto - ha ricordato Pavatti - ma segue quello del 2010, con il Fvg all'avanguardia perché già nel 2007 portava avanti progetti riguardanti quella che allora si chiamava educazione stradale e oggi prende il nome di educazione sostenibile».Il nuovo documento allarga l'impegno dei contraenti e prevede una collaborazione attiva per definire percorsi e strumenti finalizzati a una rinnovata cultura della mobilità sicura e sostenibile e della cittadinanza consapevole, nell'ottica di promuovere la salute e il benessere psicofisico del cittadino. «La sicurezza - ha osservato Pizzimenti - parte dalla cultura prima ancora che dalle infrastrutture. E nella cultura che intendiamo promuovere figurano, accanto alla sicurezza, la mobilità sostenibile e la salute». Aspetti fondamentali per attuare il protocollo saranno la formazione dei docenti e il coinvolgimento diretto dei ragazzi, attraverso lo strumento dell'educazione alla pari, con gli studenti più grandi che sotto la guida dei prof insegnano le buone pratiche a quelli più giovani. Inoltre «le famiglie saranno maggiormente coinvolte in riunioni e coinvolte nella promozione di percorsi sicuri bici-scuola», ha sottolineato Pavatti. Dall'incontro di ieri è anche emersa una novità assoluta: «A breve sarà costituito un consiglio regionale dei ragazzi che, attivato in collaborazione con l'Unicef, permetterà ai giovani studenti di elaborare proposte concrete da sottoporre ai consiglieri regionali del Fvg». Cultura sì, ma anche infrastrutture: per l'assessore Pizzimenti «la promozione dell'uso della bici nei percorsi casa-scuola e casa-lavoro è fondamentale» e per questo motivo, ha concluso, «stiamo investendo molto per raccordare alle dorsali Alpe Adria nord-sud, per la quale ci sono sul piatto un milione e 200 mila euro per la messa in sicurezza, e ovest-est i percorsi ciclabili di competenza comunale». 

Luigi Putignano

 

 

La fascia verde del ciglione carsico è in preda alla cementificazione - la lettera del giorno di Sergio de Luyk

"Come osate? Ci avete rubato i sogni e l'adolescenza" grida Greta Thunberg al Climate Action Summit di New York. Prima di Greta, prima dei Fridays for Future, il 24 maggio 2015 Papa Francesco presentava l'enciclica Laudato Si', uno dei documenti più elevati di denuncia della scarsa cura che gli uomini stanno dimostrando di avere "per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa..." come scriveva san Francesco.Prima ancora, in Italia, nel 1972 Aurelio Peccei presentava, nell'ambito del Club di Roma, il suo rapporto "I limiti dello sviluppo", che considerava l'ambiente, le risorse e la popolazione in una visione globale e olistica del futuro. Tale rapporto suscitò al tempo molte critiche sia dagli ambienti di sinistra che di destra, e venne sostanzialmente dimenticato, rifiutando di fatto il concetto di "finitezza" delle risorse. Oggi Papa Francesco apre il Sinodo sull'Amazzonia che brucia per interessi e nuovi colonialismi. La consapevolezza del degrado ambientale, al di là del problema del riscaldamento globale, è ormai un dato acquisito dalla maggior parte della popolazione. Il tema stesso della Barcolana 51 verte al rispetto dell'ambiente, con il richiamo di Alice sull'abuso della plastica. In questo contesto, è comparso su "Il Piccolo" del 1 ottobre 2019 un ampio e documentato servizio (Condomini e parcheggi sul lungomare cittadino) in cui viene descritta la prossima apertura di cantieri da Barcola alla Costiera, con l'edificazione di alcune palazzine alle spalle dell'Old Wild West, consentita dall'attuale Piano regolatore. In una città che ha un noto e progressivo calo demografico il consumo di suolo è un nonsenso, soprattutto quando questo suolo ha un valore ambientale e paesaggistico di alta caratura. La "fascia verde" del ciglione carsico che da Sistiana giunge a Barcola costituisce parte essenziale della "carta d'identità" della città, oltre a rappresentare, assieme a tutto l'altipiano carsico, il polmone verde di Trieste. Ada Colau, Sindaco di Barcellona, al vertice dell'Onu di New York sull'emergenza climatica del 23 settembre, ha rivendicato il ruolo centrale delle città in questa sfida all'ambiente e al clima. Il mezzo potente che ha la città nella programmazione del suo futuro è il Piano Regolatore. Oggi le evidenze ambientali non possono consentire ulteriore consumo di suolo. Se l'attuale piano regolatore presenta delle larghe maglie che lo consentono, non è probabilmente adeguato, senza voler fare dei distinguo "di destra" o "di sinistra". Il piano regolatore è sostanzialmente una legge, e le leggi possono venir modificate. La lotta per la tutela dell'ambiente deve essere globale, ognuno di noi deve mettere in atto un nuovo comportamento virtuoso. L'Amazzonia brucia a decine di migliaia di chilometri da noi. Cerchiamo di tutelare qui, adesso, la nostra piccola Amazzonia, il verde pubblico del nostro Carso, chiedendo alle autorità Piani regolatori più coraggiosi e rispettosi dell'ambiente.

 

 

Un'«OndaBlu» sommerge il Toti A San Giusto il festival è eco

Nel pomeriggio incontri e conferenze, la sera concerti per sensibilizzare sui temi ambientali

Incontri, conferenze nel pomeriggio e concerti la sera, una festa dedicata alla sensibilizzazione sulle tematiche ambientali: è la prima edizione di OndaBlu Ecofestival, in programma oggi al Toti di San Giusto, a ingresso libero, organizzato da Trieste Senza Sprechi con le associazioni ProgettiAmo Trieste e Jambo Gabri e l'etichetta discografica Mold Records. Apertura alle 15: sulla terrazza saranno presenti espositori, venditori e associazioni e alle 16 parte il dj set Essi Parlano (Radio Fragola). Dalle 17.30, in teatro, interventi di esperti dal mondo accademico e scientifico che esporranno studi e considerazioni, creando anche un momento di dialogo con il pubblico. Le tematiche verteranno sull'ambiente marino, sullo stato di salute degli ecosistemi acquatici, sulla presenza e impatto di plastiche e microplastiche nel mare e sugli scenari futuri; intervengono: Maria Cristina Pedicchio e Simone Libralato (Ogs e Marevivo), Fabio Del Missier (Università di Trieste), Valentina Tirelli (Ogs).Alle 19 la cantautrice Fiore, che inizia fin da giovanissima a suonare la chitarra e a scrivere canzoni, presenta il suo debutto "Choices" (Mold Records), otto canzoni dal folk al pop con i testi in inglese, attualmente sta già pensando a un secondo album e ha cominciato a comporre alcuni pezzi in italiano che propone nei live; alle 20 i Pussy Wagon, tre noti musicisti triestini (Jacopo Tommasini, Francesco Cainero e Giulio Roselli) già attivi in altre formazioni, danno luce a un progetto per far ballare a suon di boogie woogie e rock'n'roll. Conclude alle 21 il dj set di Btaste, a cura del produttore e batterista Michael Petronio che, vivendo in terra di confine, usa sample contaminati e i beat lo hanno portato a creare un progetto che trova ispirazione nella downtempo, passando da ritmi orientali a riff di rebetiko.

Elisa Russo

 

Giovani - Servizio civile - scadenza domanda

Scade oggi alle 14 il termine per fare domanda per il Servizio civile: una opportunità per i giovani dai 18 ai 28 anni che dura 12 mesi. Arci Servizio civile ha aperto un punto informativo negli uffici in via Fabio Severo 31 dalle 9 alle 11 e dalle 15 alle 17. Le domande vanno fatte on line e necessita del codice spid. Progetti visibili sul sito arciserviziocivilefvg.org.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 9 ottobre 2019

 

 

Mobilità - Monopattini e segway - Conto alla rovescia per la sperimentazione

Clima e mobilità "alternativa". Sono stati questi gli ingredienti inseriti ieri nel menu della sesta commissione consiliare. Due le mozioni da discutere: la prima, presentata da Antonella Grim del Pd e sostenuta da Sabrina Morena di Open Fvg, aveva per oggetto i cambiamenti climatici ma, anche su invito dei ragazzi di Friday For Future, è stata ritirata visto l'interesse dell'assessore all'ambiente, Luisa Polli, e la consapevolezza che «le tematiche ambientali non sono "proprietà" di nessuno». La seconda mozione, presentata da Roberto Cason della lista Dipiazza, relativamente alla sperimentazione della micromobilità elettrica a Trieste, ha portato a un dibattito acceso. Cason ha invitato il sindaco e la giunta a partire con la sperimentazione della circolazione di monopattini, hoverboard, monowheel, segway, ovvero tutti quei dispositivi ammessi dal decreto del ministero delle infrastrutture entrato in vigore lo scorso 27 luglio, che pone dei limiti che hanno preoccupato non poco gli operatori che in città noleggiano questi dispositivi. L'assessore Polli ha dichiarato che «nonostante ci siano tante contraddizioni nel testo normativo ministeriale abbiamo valutato l'importanza della questione e quindi si darà avvio alla sperimentazione in città in aree ciclabili». Il tutto partirà a breve come anticipato dal responsabile Territorio e ambiente del Comune, Giulio Bernetti, «attraverso una delibera di giunta e attraverso l'integrazione del Puns con un biciplan». Naturalmente non si potrà circolare liberamente in carreggiata o sui marciapiedi: come spiegato dal vice comandante della polizia locale, Paolo Jerman, «è previsto il transito di questi "acceleratori di velocità" nelle aree pedonali, senza però che gli stessi intralcino ai pedoni e senza superare i 6 km orari». La consigliera M5S Cristina Bertoni ha definito la problematica «ineludibile e da affrontare al più presto anche in virtù del fatto che ci sono numerosi anziani che si muovono mediante dispositivi elettrici a tre o quattro ruote». Infine Babuder per il quale «l'utilizzo dei dispositivi di mobilità elettrica è ormai una realtà consolidata», ha posto l'attenzione sull'implementazione della rete ciclabile cittadina «all'interno del Porto vecchio, attraverso il park Bovedo e, a seguire, lungo l'asse di scorrimento prospiciente la linea di costa, dove esiste già un tragitto affacciato sul mare dal "Bagno Ferroviario" fino al futuro centro congressi». 

Luigi Putignano

 

I monopattini elettrici richiedono attenzione e nuove norme - la lettera del giorno di Fulvio Chenda

Sono sempre più numerosi i monopattini elettrici che sfrecciano in città: ho visto sulle Rive alcuni ragazzi "slalomavano" tra il marciapiede e il centro della carreggiata. È indubbio che i monopattini elettrici, che raggiungono velocità di tutto rispetto, possano essere un mezzo utilissimo per decongestionare il traffico nonché rispettoso dell'ambiente (dipende dalla fonte da cui è tratta l'energia elettrica) ma il loro uso dovrebbe essere regolamentato per prevenire situazioni di pericolo sia per gli utilizzatori sia per i pedoni. Per ora il Codice della strada non li prevede: i monopattini elettrici rientrano genericamente nella categoria degli "acceleratori di andatura" citati nell'articolo 190, in cui si specifica che non possono circolare sulle strade e dove ci siano pedoni. In realtà un decreto legge entrato in vigore il 27 luglio scorso ha cercato di affrontare il problema: consente ai Comuni di avviare una sperimentazione fissando però delle regole (per esempio una velocità massima di 20 km l'ora e nelle aree pedonali 6 km l'ora). I monopattini devono essere dotati di segnalatori acustici e luminosi e possono essere utilizzati solo da maggiorenni o minorenni provvisti del patentino per scooter. Stabilisce inoltre che i Comuni devono dotarsi di un regolamento, per fare in modo che i mezzi elettrici possano circolare in zone pedonali e su piste ciclabili, ma con apposita segnaletica. Ma siccome il provvedimento comporta costi non indifferenti, sono pochissimi i Comuni che hanno intrapreso la sperimentazione. Un ragazzo lombardo è stato multato per quasi 900 euro dalla Polizia locale, che gli ha contestato sia la circolazione con un "acceleratore di velocità" non consentito dal Codice della strada, sia la mancata immatricolazione, poiché il monopattino poteva superare i 30 km l'ora, sia la mancanza dell'assicurazione. Sarebbe stupido dichiarare guerra ai monopattini elettrici ma forse sarebbe opportuno un intervento specifico del Comune in merito.

 

 

La "grande puzza" torna a farsi sentire - Segnalazioni a vigili del fuoco e polizia locale

La "grande puzza" è tornata ieri pomeriggio ad ammantare Trieste con tutto il suo mistero sulle sue origini. . La grande puzza si è fatta sentire attorno alle 15. Molte le segnalazioni arrivate al centralino dei vigili del fuoco e quello della polizia locale provenienti da a Valmaura, Ponziana, San Vito, Chiarbola, Campanelle, Campi Elisi, Campo Marzio, via Baiamonti, Piazza Sansovino, largo Pestalozzi, via Settefontane, via del Roncheto. Molti hanno parlato della presenza di un forte odore di gas. «Xe una spuza che non ve digo». Segnalazioni virali sui social. Alcune segnalazioni olfattive sono state dirottate anche all'Arpa, l'agenzia regionale per l'ambiente, in attesa delle verifiche. Le ipotesi sono sempre lo stesse: Si va dalla Ferriera di Servola al nuovo depuratore, dai depositi della Siot alle petroliere presenti nel Golfo.

 

 

Premio Ande Scuola 2019 Una sfida per 206 studenti sui cambiamenti climatici

L'appuntamento è stato aperto dalle riflessioni sul tema dello scienziato Giorgi - I riconoscimenti per i migliori elaborati consegnati a febbraio

Sono 206 i ragazzi che hanno partecipato ieri al "Premio Ande Scuola 2019", nell'aula magna dell'Ictp (International Center for Theoretical Physics). Tema centrale i cambiamenti climatici, con l'intervento di Filippo Giorgi, uno dei più importanti climatologi a livello mondiale, che con il suo gruppo di lavoro ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 2007. Ad accogliere tutti Etta Carignani, presidente dell'Ande, Associazione nazionale donne elettrici di Trieste, insieme al Gruppo scuola del sodalizio. Gli studenti sono stati chiamati a sviluppare un proprio pensiero, dopo aver ascoltato le parole di Giorgi. «Mi occupo da anni di cambiamenti climatici. Il 2019 - ha sottolineato - è stato davvero un anno particolare, le temperature potrebbero essere le più alte mai registrate, ma ci sono stati anche altri eventi eccezionali. Ad esempio abbiamo assistito a un'estate caldissima, un'ondata di calore simile al 2003, che sarebbe dovuta succedere una volta ogni 10 mila anni. Ci indica che qualcosa sta cambiando. Ricordiamo poi altre situazioni, come la siccità in Australia, gli incendi nell'Artico, mai visti prima. I ghiacci artici che hanno raggiunto il minimo storico, alluvioni negli Stati Uniti e in Sudamerica e non solo. Anche in Italia alcuni fenomeni anomali. Il ghiacciaio del monte Bianco sta destando preoccupazione o ancora ricordiamo l'impressionante tempesta che ha colpito lo scorso inverno anche la nostra regione. Vi chiederete, sono cose capitate anche in passato, perché preoccuparci? Il motivo è che di questi eventi, che chiamiamo catastrofici, ci colpiscono ora la frequenza e l'intensità, in aumento». Concluso l'approfondimento, gli studenti sono stati chiamati a sviluppare due domande. «Quali sono secondo voi gli aspetti più preoccupanti del problema del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici ad esso associati e perché?» e «Supponete di essere ai comandi dell'"astronave terra", che si sta surriscaldando, come affrontereste il problema dei cambiamenti climatici?».L'iniziativa, riservata ai giovani di quarte e quinte superiori, ha visto la presenza delle scuole Volta, Dante, Galilei, Petrarca, Oberdan, Deledda, Preseren e Nautico. I temi saranno corretti prima dal gruppo Ande Scuola, con Marina Bartolucci Sedmak, Angela Borruso Salvi, Luisa Fazzini, Giuliana Frandoli, Daniela Pericoli Novajolli e Marina Tutta. Il giudizio finale sarà affidato alla commissione presieduta da Etta Carignani e composta da Giorgi e Bartolucci Sedmak, e da Cristina Benussi, professore ordinario di Letteratura italiana contemporanea all'Università di Trieste, e Enrico Grazioli, direttore del quotidiano "Il Piccolo". La premiazione è prevista a febbraio.

Micol Brusaferro

 

 

Domani - Servizio civile - scadenza domanda

Scade domani alle 14 il termine per fare domanda per il Servizio civile: una opportunità per i giovani dai 18 ai 28 anni che dura 12 mesi. Arci Servizio civile ha aperto un punto informativo negli uffici in via Fabio Severo 31 dalle 9 alle 11 e dalle 15 alle 17. Le domande vanno fatte on line e serve il codice spid.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 8 ottobre 2019

 

 

Sentieri in Carso ridotti a zero - A rischio la difesa anti-incendi

La crescita degli arbusti rende le piste forestali impraticabili alla Protezione civile Il sindaco ronchese Vecchiet: «Non c'è sicurezza per il territorio e gli operatori»

RONCHI. Una constatazione che suona come un campanello d'allarme. È quella fatta, nei giorni scorsi, in occasione dell'assemblea dei sindaci che fanno parte del distretto Carso Isonzo di Protezione civile e che vede nel Comune di Ronchi dei Legionari il capofila. La viabilità dei sentieri e delle piste forestali che si sviluppano lungo il Carso è praticamente ridotta a zero e ciò a causa dell'eccessiva crescita degli arbusti sui sedimenti dei sentieri. Senz'altro anche questo dovuto ai cambiamenti climatici. A nulla sono valse le pulizie, svolte dai volontari, con l'utilizzo di mezzi manuali, quali motoseghe e decespugliatori. La crescita è talmente rapida che da un anno all'altro i sentieri si chiudono impedendo la viabilità dei mezzi di emergenza. Per evitare il peggio ci vogliono trattori e macchine forestali adatte a questo scopo, con personale specializzato in questo lavoro, che il volontariato non è in grado di fare solo nel week end.«Abbandono e degrado - sono le parole del sindaco Livio Vecchiet - hanno compromesso soprattutto le prerogative di accessibilità e transitabilità delle piste forestali con i veicoli ad uso speciale utilizzati dal Corpo forestale regionale, Vigili del fuoco e gruppi comunali di Protezione civile-antincendio boschivo, chiamati ad assicurare vigilanza e pronto intervento contro la propagazione delle fiamme in caso di innesco del fuoco. Si tratta di una situazione che non solo pregiudica la sicurezza del territorio, ma anche lo svolgimento in sicurezza delle attività di vigilanza e di emergenza prestata da quanti sono impegnati, soprattutto nel corso della stagione estiva, a contrastare l'innesco e la propagazione degli incendi».Per fortuna gli incendi di questa estate, sia sul nostro territorio sia su quello sloveno, sono stati prontamente domati, grazie l'efficienza di tutto il comparto antincendio, terrestre ed aereo. Ma non si può sempre lavorare al limite del rischio, che interessa sia gli operatori, che possono rimanere intrappolati in sentieri non agibili, sia le aree residenziali prospicienti a superficie boscate, che diventano sempre più pericolose, perché aumentando la massa combustibile a terra, risultando potenzialmente esposte al rischio incendio.«L'indisponibilita delle vie di accesso ai luoghi da raggiungere - aggiunge Vecchiet - rende il territorio piu vulnerabile, costringe gli operatori ad esporsi a maggiore pericolo e ritarda lo spegnimento degli incendi, poichè si possono propagare fino a diventare piu intensi e persino incontrollabili». Da qui l'esigenza di intervenire, al più presto, con mezzi adeguati e con stanziamenti che possano rendere agevoli le piste e i sentieri del nostro Carso.-

Luca Perrino

 

Chiesto alla Regione un intervento concreto - l'appello dei comuni

Ad aver chiesto un intervento concreto alla Regione, in qualità di Comune capofila, è stato il sindaco Livio Vecchiet. Assieme a lui quelli di Doberdò, Fogliano, San Pier, Sagrado e Savogna. I Comuni facenti capo al distretto Carso-Isonzo chiedono alla Regione di collaborare con le amministrazioni locali e programmare le azioni necessarie a scongiurare i gravi effetti degli incendi boschivi.--

 

 

«I danni dei cinghiali hanno fatto perdere a un'azienda vinicola settemila bottiglie»

L'assessore Sartori: «Grandi anche i rischi per la viabilità» Bandelj: «Bisogna promuovere maggiori abbattimenti»

Un'azienda agricola ha prodotto 7 mila bottiglie di vino in meno a causa delle scorribande dei cinghiali. E dopo il primo tavolo sull'emergenza cinghiali in Prefettura di alcuni giorni fa ne seguiranno altri. Il problema però intanto rimane, dato che le istituzioni locali possono fare fino a un certo punto su un tema che non è di loro competenza. Al momento a questo primo vertice hanno partecipato in tanti. Ciò potrebbe aiutare nel veicolare la questione fino a Roma.Importante anche l'interessamento della Prefettura, nel cui palazzo sono stati sentiti l'assessore regionale Stefano Zannier, i consiglieri regionali Ilaria Dal Zovo e Igor Gabrovec, i referenti delle associazioni di categoria, vari amministratori locali e regionali e imprenditori agricoli del Goriziano. Nel corso della riunione è stata evidenziata l'inadeguatezza della legge 157 dell'11 febbraio 1992, intitolata "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio", rivolta soprattutto alla conservazione delle specie faunistiche a rischio estinzione. Niente insomma che fronteggi i danni ingenti che sono stati fatti dagli ungulati soprattutto durante questo ultimo anno. Al tavolo c'era anche il consigliere comunale Walter Bandelj, delegato per le zone Piedimonte, Piuma, San Mauro e Oslavia, che a questo punto dichiara: «Non basta un occhio di riguardo per le aziende agricole che con difficoltà cercano di risolvere i propri problemi con il loro raccolto. Anche i cittadini non possono contare su un risarcimento danni. Gli animali però sono di proprietà dello Stato, come dice la legge, e pertanto è lo Stato che dovrebbe pagare in questi casi».Nell'ottica del consigliere la Regione deve attivarsi e allearsi al più presto con altre regioni con gli stessi problemi per far pressioni a livello centrale «prima che non ci scappi il morto, come avvenuto in altre zone d'Italia. Bisogna poi effettuare più abbattimenti, non vedo altra soluzione», aggiunge. «Gli anziani dicono di non aver mai visto una cosa del genere. Oggi i cinghiali non stanno più nel loro ambiente naturale e entrano nelle case, nei giardini, superando pastori elettrici. Tutto ciò porta costi economici e rischi».Per l'assessore comunale Roberto Sartori, presente al tavolo dal Prefetto, «la questione ha più risvolti e affligge pesantemente gli agricoltori, creando danno ingenti soprattutto ai vigneti. Chi viene colpito può contattare la regione che poi effettua dei sopralluoghi, ma non ottiene risarcimenti. Dal tavolo in Prefettura sono poi emerse discrepanze tra le risposte date dalla regione a diversi agricoltori. Non sempre i tempi dei sopralluoghi sono gli stessi, e nemmeno le misure a posteriori sono adeguate. Attualmente i cinghiali sono in una fase di proliferazione e chi subisce certe situazioni è giustamente preoccupato».Sartori riporta il caso di un'azienda vinicola che è riuscita a perdere 7000 bottiglie di vino l'anno a causa degli ungulati. Ci sono poi i rischi per la viabilità, con segnalazioni sempre più frequenti sulle strade, ma anche nei giardini e altre pertinenze private a San Floriano, Piuma, Piedimonte. Il Comune, ad ogni modo, non può fare molto. «L'unica via è modificare la legge nazionale. C'è già una bozza a Roma, ma è ferma da tempo. La normativa esistente non è adeguata alla situazione e va aggiornata». 

Emanuela Masseria

 

 

Traffico di rifiuti al Nord Undici persone arrestate per l'indagine della Dda

Milano. Traffico illecito di rifiuti: l'ultima indagine coordinata dalla Dda di Milano ha portato ieri a 11 nuovi arresti restituendo la fotografia di un'Italia solcata da Sud a Nord - ma anche da Nord a Sud - dai "conferimenti" irregolari di migliaia di tonnellate di immondizia e rifiuti speciali. «Oro» pronto da monetizzare grazie a imprenditori in scacco, prestanome, e carte di credito prepagate, in un mix di intimidazioni, aggressioni finanziarie, consulenze compiacenti, roghi e discariche. E l'ambiente irrimediabilmente inquinato da fumi e sversamenti, in un sistema in cui alla fine «tutto torna», per usare le parole degli inquirenti, come nel caso degli incendi nei capannoni di Corteolona (Pavia) e Milano, che destarono tra la popolazione parecchio allarme. I rifiuti finivano al Nord a Como, (in località La Guzza), a Varedo (Monza e Brianza) nell'area ex Snia, a Gessate e Cinisello Balsamo (Milano), per un ammontare di circa 60 mila tonnellate accertate. Quando i punti di stoccaggio erano al collasso (su tutto il settore incombe il divieto di import della Cina) i rifiuti finivano al Sud, in una cava a Gizzeria (Catanzaro) e alla Cava Parsi a Lamezia Terme, in modo così incurante di ogni regola da causare «la devastazione di un intero territorio». Nel corso dell'indagine sono state sequestrate 14mila tonnellate di rifiuti che, nel 2018, «hanno fruttato 1 milione e 400 mila euro». Il principale indagato è Angelo Romanello, 35 anni, originario di Siderno (Reggio Calabria) , definito il «dominus del sodalizio», catturato a casa sua, a Erba (Como). Con lui è finito in carcere Maurizio Bova, di 41 anni, originario di Locri. Per altri nove sono stati chiesti i domiciliari. Tra di loro anche una consulente ambientale, iscritta all'albo in Lombardia. E c'è la Ipb di via Chiasserini, a Milano, tra le aziende in cui sono stati conferiti irregolarmente i rifiuti: si tratta del capannone che fu oggetto di un rogo doloso divampato il 14 ottobre 2018 per cui sono stati effettuati 15 arresti da parte della Polizia. L'indagine di ieri ha una fortissima connessione con un altro rogo avvenuto in Lombardia, a Corteolona il 3 gennaio 2017.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 7 ottobre 2019

 

 

Trenta sub a Grignano recuperano 600 chili di spazzatura dal fondo

Sabato mattina una trentina di sub ha effettuato la pulizia dei fondali della baia di Grignano, durante un'iniziativa organizzata da Società Nautica Grignano con la collaborazione del Circolo sommozzatori Trieste. Sono stati recuperati più di 600 chili di rifiuti. Raccontano le sigle organizzatrici in un comunicato: «Si sono immersi una trentina di subacquei e hanno partecipato oltre 50 volontari a terra». È stata condotta una pulizia dei fondali «eseguita in maniera selettiva», si legge nel comunicato, su una parte della scogliera interna. I volontari a terra segnalavano ai sub cosa recuperare dal fondale grazie alla visione pulita che si ottiene guardando il fondo dall'esterno. Spiegano gli organizzatori: «Abbiamo recuperato oltre 600 chilogrammi di rifiuti che sono stati pesati e catalogati con smaltimento differenziato da parte dell'AcegasApsAmga e dal Wwf». Anche altre associazioni hanno preso parte alla manifestazione sociale, oltre ai due sodalizi organizzatori. All'evento hanno partecipate le sigle Fare Ambiente, Altritalia Ambiente Gaia Trieste, Mare Vivo, Wwf, Mare NordEst, Acquatik Dream Trieste. La giornata di pulizia si è svolta con il supporto di AcegasApsAmga per il conferimento dei rifiuti raccolti, mentre Guardia di Finanza e Polizia marittima hanno provveduto a fornire la sicurezza a mare durante le operazioni. Conclude il comunicato: «La giornata ha avuto inizio con un minuto di silenzio dedicato alla memoria e ricordo degli agenti di Polizia di Stato Pierluigi e Matteo assassinati in Questura a Trieste».

 

 

Unesco, chiesta riserva-biosfera tra i fiumi Mura, Drava e Danubio

L'iniziativa proposta da Slovenia, Austria, Croazia, Ungheria e Serbia Verso la protezione di oltre 900 mila ettari di verde in Europa

Cinque Paesi europei, spesso litigiosi tra loro, alcuni con un recente passato di conflitti e ferite ancora non sanate, si mettono d'accordo e fanno fronte comune per proteggere un patrimonio mondiale, in certi tratti a rischio in particolare per la costruzione di centrali idroelettriche, ma non solo. È il grande passo fatto da Austria, Slovenia, Croazia, Ungheria e Serbia, che hanno presentato all'Unesco una domanda congiunta del tutto inedita. Stati che hanno chiesto infatti la proclamazione della prima riserva-biosfera al mondo condivisa da ben cinque Stati, un'enorme area che comprende i fiumi Mura, Drava e Danubio. Non si tratta di una mossa banale. L'idea, infatti, è quella di proteggere una lunghissima "lingua" verde, ricchissima di flora e fauna, lunga oltre 700 chilometri, vasta più di 900 mila ettari, una vera e propria "Amazzonia europea", da custodire al meglio per il bene dell'Europa intera. «La candidatura transfrontaliera è un indicatore forte del rafforzamento della cooperazione regionale» e segnala che i cinque Paesi «sono unti con l'unico obiettivo di conservare la natura», ha esultato Petra Remeta, direttore del programma per la conservazione della natura di Wwf Adria. Se arriverà la luce verde definitiva, attesa nel giugno del 2020, si potrà parlare di «un passo avanti fondamentale per proteggere i tesori della regione», le ha fatto eco Andreas Beckmann, numero uno del Wwf per l'Europa centro-orientale. Il progetto prevede di "unire" le biosfere protette a livello nazionali in un'unica riserva naturale, divisa in 13 aree a massima protezione, da 280 mila ettari, affiancate da 650 mila ettari di zone cosiddette transitorie, un enorme territorio fatto di fiumi maestosi, acque, correnti, isole fluviali, boschi e zone sabbiose, abitate da specie rare, sia uccelli sia pesci, zona di transito per 250 mila uccelli migratori ogni anno. Parliamo veramente di «aree» così ricche di flora e fauna che «possono essere paragonate alle foreste pluviali tropicali», ha specificato l'ambientalista Arno Mohl, fra i primi a premere per la nascita della biosfera transnazionale. «In tempi di cambiamenti climatici, è questione di sopravvivenza proteggere le ultime aree naturali» in Europa, ha aggiunto Mohl. Aree che, negli ultimi decenni, hanno subito rischi e attacchi importanti. Non solo inquinamento, ma anche progetti di centrali idroelettriche più o meno grandi ed espansione di porti fluviali che spesso fanno a pugni con le esigenze di protezione ambientale. Progetto della biosfera dell'Amazzonia d'Europa, sostenuto finanziariamente anche dall'Unione europea, che non è un'eccezione. Anche quello d'una pista ciclabile con lo stesso nome è stato lanciato nel giugno scorso ed è atteso che sia completato nel giro di due anni, creando percorsi ad hoc per ammirare la bellezza dei tre fiumi, sulle due ruote.

Stefano Giantin

 

 

"L'educazione ambientale va insegnata in classe. Il movimento di Greta ? E' positivo per i ragazzi"

Sara' il climatologo di fama mondiale, Filippo Giorgi dell'ICTP, a tenere la lectio magistralis davanti ai giovani degli istituti superiori cittadini.

Con un occhio che guarda a Greta Thunberg e il suo FridaysForFuture, e l'altro, un po' più scettico, rivolto verso il recente summit Onu di New York, Filippo Giorgi, uno dei più importanti climatologi a livello mondiale, direttore della sezione di Fisica della Terra all'Ictp, domani terrà, proprio nel centro di Miramare, una lectio magistralis sui cambiamenti climatici. Sarà questa la base, assieme al suo libro edito nel 2018, "L'uomo e la farfalla: 6 domande su cui riflettere per comprendere i cambiamenti climatici", da cui partiranno i giovani partecipanti alla prova del concorso "Premio Ande Scuola 2019". L'Associazione nazionale donne elettrici di Trieste, presieduta dalla marchesa Etta Carignani, ha lanciato, per il decimo anno consecutivo, questa stimolante sfida letteraria incentrata su un argomento di attualità. Vi hanno aderito 235 studenti provenienti dalle classi quarte e quinte di tutti gli istituti superiori del capoluogo giuliano. «Un numero record», ha commentato la coordinatrice del Gruppo Ande Scuola, Marina Bartolucci Sedmak. Professor Giorgi, che cosa spiegherà alla sua giovane platea? Sulla falsa riga del libro, pensato proprio per gli studenti, darò un'idea di che cosa sta accadendo a livello climatico, annuncerò gli scenari che si prospettano e spiegherò che cosa fare per contrastare gli effetti delle troppe emissioni di gas serra. Che cosa ci attende, se non agiamo subito? I gas che emettiamo in atmosfera rimangono per 100 anni. Per questo dobbiamo accelerare il processo di cambiamento. Se tutto continua come adesso, la temperatura del riscaldamento globale raggiungerà i 4-5 gradi entro la fine del secolo, un aumento che la Terra non ha mai visto in così poco tempo. Cambierebbe tutto. Innanzitutto con lo scioglimento dei ghiacci, perdiamo parte della maggiore fonte di acqua dolce che abbiamo al mondo. Questo restringimento potrebbe portare inoltre a un innalzamento del mare pari a 7 metri. Poi si assisterà a una maggiore frequenza delle cosiddette "bombe d'acqua". Avremo periodi secchi più lunghi però con piogge più intense. Se alcune zone risentiranno più di altre, si osserverà una migrazione di massa. Che cosa possiamo fare a livello pratico per evitare tutto ciò? Innanzitutto ridurre lo spreco. Noi sprechiamo il 60% dell'energia che utilizziamo e il 30% del cibo che consumiamo, che vuol dire anche acqua. Compriamo tante cose inutili. Dire di non viaggiare più in aereo non è possibile. Ma basta avere un approccio più razionale all'utilizzo dei mezzi pubblici, sfruttare di più la bici, non dico di non usare più l'auto. Fare la raccolta differenziata e acquistare frutta e verdura di stagione. Insomma, respingere questa follia di avere tutto in ogni momento. E poi privilegiare la riconversione energetica: passare da motori termici a quelli elettrici, con l'opportunità anche di risparmiare. Come insegnare questo ai ragazzi? Introducendo a scuola una vera e propria materia di educazione ambientale, perché i problemi ambientali sono tanti. Greta e i suoi coetanei hanno davvero coscienza di quello che stanno manifestando? Tutti non credo, ma non è una cosa negativa. Nel senso che secondo me è un movimento comunque molto positivo, pacifico, trasversale. E poi dà un obiettivo a questi ragazzi che al giorno d'oggi crescono un po' persi. Come valuta gli esiti del recente vertice Onu di New York? Ho pochissima fiducia in questi vertici. Si prendono degli impegni, talvolta non vincolanti, vedi Parigi nel 2015, ma alla fine cambiano i governi e cambia la posizione del Paese. E in più hanno prospettive per il 2050: ma quale governo pensa a che cosa accadrà fra 30 anni? Proprio per questo il movimento FridaysForFuture è importante, viene dalla società civile, dalle imprese, che in tante stanno investendo nella green economy, anche perché le energie rinnovabili sono economicamente competitive. Il processo di cambiamento è già iniziato infatti, ci sono tanti Paesi che stanno diminuendo le emissioni, anche l'America, ad esempio. Sulla scia di questo movimento quindi lei è ottimista riguardo un miglioramento... Diciamo che vedo buoni segnali. Negli aeroporti ad esempio ci sono molti cartelli con l'indicazione "carbon free". A me, per dire, in vacanza a Polignano, è capitato di chiedere un bicchiere d'acqua, che mi è stato dato, apparentemente, in un contenitore di plastica. E io, scherzando, ho detto: "Magari la prossima volta potreste servire un bicchiere in vetro". Il signore, quasi offeso, mi ha risposto: "Questa non è plastica, è biodegradabile, lo può mettere nel compost". Dobbiamo allarmarci per il Monte Bianco? L'allarme clima c'è. Purtroppo non ci si riesce a mettere d'accordo su che cosa fare. Il punto è che con questo caldo, succederà sempre di più che si stacchino grandi pezzi di ghiaccio. Vediamo che tutti i ghiacciai sono in fase di recessione, anche il Canin. 

Benedetta Moro

 

LA SCHEDA  - Origini abruzzesi, dal 1998 in città

Nel 2007 il Nobel Filippo Giorgi è stato componente del consiglio direttivo del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici che, nel 2007, vinse il premio Nobel. Di origine abruzzese, si è trasferito a Trieste nel 1998 per lavorare all'Ictp. L'associazione Ande, presieduta dalla marchesa Carignani, anche presidente vicario dell'ente a livello nazionale, è un'organizzazione femminile nata in Italia nel 1946, che si è caratterizzata fin da subito, tra le altre cose, per un alto senso civico. A Trieste la sezione ha preso forma nel 1983 ed è diventata associazione nel 2003. La sua attività ha riguardato sempre grandi temi di attualità, anche con dibattiti aperti al pubblico.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 6 ottobre 2019

 

 

Supermercato e parcheggio all'ex Maddalena fra 9 mesi

Bonificata e messa in sicurezza l'area, dopo la Barcolana toccherà alle gru Traguardo a giugno 2020 per la parte verso via dell'Istria. Poi la seconda fase

Reduce dal positivo esordio del monomarca Obi che in strada della Rosandra ha rivoluzionato i connotati dell'ex concessionaria Dino Conti, Francesco Fracasso, l'imprenditore veneto fondatore della miranese Cervet specializzata in "rigenerazioni urbane", vuole vincere una scommessa ancor più ardua: ridare redditività economica all'ex Maddalena, uno dei più clamorosi buchi (nella doppia accezione metaforica e letterale) dell'edilizia triestina contemporanea. Spiega i prossimi passaggi "risanatori" insieme a Adriano Tolomei, amministratore delegato della controllata Htm Nordest, incaricata di venire a capo della voragine in via dell'Istria, davanti al Burlo Garofolo. «Abbiamo provveduto alla bonifica e abbiamo messo in sicurezza l'area, dopo la Barcolana entreranno finalmente in azione le gru», dice Fracasso. L'obiettivo è chiaro: aprire un Eurospar e un parcheggio "a raso" nel giugno 2020, cioè in nove mesi di lavori. Ma questa è solo la prima parte dell'operazione ex Maddalena, la parte cosiddetta "a valle", verso via dell'Istria. Perché a seguire scatterà la seconda tranche di costruzioni stavolta "a monte", ossia verso via Costalunga: si tratterà di un intervento mixato tra commerciale e direzionale. Come già anticipato, è probabile che gli uffici interessino al Burlo Garofolo. Fracasso è l'emblema di quell'imprenditoria veneta che ha visto a Trieste buone opportunità di business nel settore edile-immobiliare. Cervet, insieme alle controllate, ha già tre operazioni all'attivo nel giro di quattro anni: Obi all'ex Conti (18 milioni), CenterCasa in corso Saba al posto di Universaltecnica (7,5 milioni), l'ex Maddalena (30 milioni). Sull'ex Maddalena Fracasso è intervenuto tra la fine del 2017 e l'inizio del 2018, dopo che i soci di General Giulia 2 (Riccesi-Cogg, Cividin, palazzo Ralli, Carena, Platon) avevano chiesto il concordato preventivo, ma soprattutto avevano deliberato un aumento di capitale proprio per agevolare l'ingresso del "cavaliere bianco". Nell'aprile 2018 Fracasso aveva poi ufficializzato l'impegno che, in termini finanziari, ha richiesto un'iniezione di 7,2 milioni tra ricapitalizzazione, parziale ristoro dei creditori, riapertura del cantiere. L'imprenditore veneto, che con Cervet ha recuperato 150 aree dismesse rilanciandole come spazi commerciali, ha cambiato il progetto di General Giulia 2, eliminando il residenziale e concentrandosi su commerciale, parking, uffici. Ma Fracasso non ha dimenticato il primo motivo che lo spinse a Trieste, Porto vecchio, quando sembrava che Maltauro e de Eccher fossero in grado di inaugurare una nuova stagione in quell'area. Allora non se ne fece niente. Ma ha in serbo due novità, su cui ancora mantiene il riserbo, per un investimento complessivo pari a 40 milioni. 

Massimo Greco

 

 

Esperti a confronto su vantaggi e pericoli della tecnologia 5G

La connessione dati di quinta generazione promette una grande rivoluzione tecnologica ma, allo stesso tempo, sta facendo discutere per i presunti danni alla salute. Una discussione appunto di grande attualità, che ha innescato dibattito pure a Trieste. Il tema è stato al centro dell'incontro intitolato "Internet delle cose. Sistema 5G" svoltosi lo scorso martedì al Savoia Excelsior Palace di Trieste. Come ha brevemente spiegato Alessio Minin, ingegnere informatico in Radiotecnica, il 5G è un nuovo standard con una velocità estremamente elevata (tra 100 e 1000 volte più del 4G) e una bassa latenza che sfrutta le onde millimetriche e una rete di 20 mila satelliti, il quale verrà impiegato soprattutto per la domotica e l'industria automatizzata. Ha poi preso la parola Giorgio Rossi, ricercatore nel campo delle radiofrequenze e referente regionale di "EcoltaliaSolidale", che ha esposto le sue teorie contrarie al 5G secondo le quali la nuova tecnologia prometterebbe molto ma nasconderebbe di più. «La nuova tecnologia opera nelle microonde, dove le cellule lavorano per donarci la salute e la vita. Sono altissime frequenze che alterano il lavoro delle cellule e causano malattie», ha affermato Rossi. Secondo i dati esposti dal ricercatore nel corso del dibattito, il 3 per cento della popolazione italiana soffrirebbe già di elettro-sensibilità, ovvero una patologia che causerebbe problemi di salute nei pressi di campi elettromagnetici ma che non è stata riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Simone Modugno

 

 

Il clima è un vero problema, ma le masse sono pronte a rinunce? - la lettera del giorno di Dario Padovani

Mentre mi unisco alla segnalazione di Nevio Poclen apparsa il 29 settembre scorso non posso restare silenzioso a quanto sta avvenendo sulla condotta delle masse giovani. Scioperiamo per porre all'attenzione di coloro che vivono nelle camere dei bottoni i danni che stanno causando alla natura. Ma ne siamo convinti? Avete pensato di quante comodità stiamo godendo ogni giorno a discapito delle energie?  Da quanto dicono gli studiosi siamo noi a rovinare la terra. Ma è proprio vero? Pongo un interrogativo banale sotto gli occhi della storia: l'impero dei faraoni di 4000 anni fa viveva un Egitto florido, ricco di boschi, di acqua e il Nilo era generoso. Ora l'Egitto è costituito da deserti e di come si viveva a quell'epoca restano solo le Piramidi e la Sfinge. All'epoca non c'erano fabbriche inquinanti, fumanti generatori di energia, centrali atomiche o quanto altro loro assomigliasse. Di chi fu la colpa di quella desertificazione?È vero che stiamo producendo tanta CO2, ma è anche vero che la nostra terra muta geologicamente e climaticamente per motivi indipendenti dalla nostra volontà. I cicli climatici seguono le periodiche variazioni dell'orbita terrestre intorno al Sole. Ahimè i ghiacci si scioglieranno avanti, come altresì potranno ricostituirsi tra qualche secolo. Se diventassimo più disciplinati, da quali sporcaccioni siamo, forse potremo ridurre il CO2, ma il nostro clima migliorerà sostanzialmente? E poi saremo veramente in grado di rinunciare alle nostre comodità incalzanti, quali telefonini, l'uso dell'automobile, ai viaggi in mega aerei o alle crociere in mega navi? Ovviamente condivido il percorso per una migliore razionalizzazione dei consumi e il miglior rispetto per la natura, ma non incolpiamo solo i nostri stravaganti vizi quotidiani e chi li produce per quanto sta accadendo. Se i ghiacciai si sciolgono, non frustiamoci col cilicio per gli errori nostri o dei padri, ma rassegnamoci al fatto che viviamo su una palla che muta costantemente, che cambia la sua temperatura, che sposta le sue zolle, che scioglie o riforma i suoi ghiacci secondo le sue ere. Su un tema di cui si parla ogni giorno in maniera battente, si nascondano altre verità, ahimè ancora una volta legate al denaro. A chi conviene agitare le masse giovani e a creare il terrore sociale? Per concludere, per cosa stiamo scioperando? Contro le bizze del sole, per andare tutti in bicicletta entro i prossimi venti anni o per vendere, ad esempio, nuove auto elettriche o aprire mercati di altro genere?

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 5 ottobre 2019

 

 

A "Draga in festa" corti e porte aperte per (ri)scoprire flora e fauna

Dalle 10 alle 18 il giro dei pollai, la raccolta delle erbe, laboratori di pittura e tanti giochi

Draga Sant'Elia si vestirà ancora una volta a festa domani, per far conoscere a tutti coloro che vorranno partecipare l'agricoltura sostenibile, l'alimentazione, l'ambiente.Dalle 10 alle 18 "Draga in festa", questo il nome della manifestazione, promossa e organizzata da Arci Servizio civile, Bioest, Legambiente, #Maidiremai, Oltre quella sedia e Usi-Ait, cercherà di avvicinare e sensibilizzare le persone di tutte le età sulla realtà di questo bellissimo borgo del Carso triestino, aprendo non solo le porte delle fattorie e delle case private, ma coinvolgendo i visitatori in attività ed escursioni finalizzate alla conoscenza della fauna e della flora, vere ricchezze del territorio e dei suoi abitanti.L'evento coinvolgerà tutto il paese attraverso l'apertura delle abitazioni private dei cittadini che vorranno partecipare, offrendo i loro prodotti o illustrando attività di artigianato. Lo spirito dell'iniziativa è infatti quello della convivialità e della condivisione, arricchite da un'attività ludica e informativa curata dalle associazioni operanti sul territorio.«Quest'anno avremo un'importante novità - spiega Tiziana Cimolino, presidente della sezione di Trieste dell'associazione Medici per l'ambiente - che consisterà nella pulizia della zona delle famose "jazere" di Draga Sant'Elia. Assieme agli amici di Sos Carso e a quanti vorranno unirsi a noi - aggiunge - elimineremo dall'area tutto ciò che nel tempo si è ammassato vicino alle vecchie "jazere", un luogo che, a nostro avviso, può e deve diventare un punto di riferimento turistico, sotto il profilo storico e culturale».Nel programma, come di consueto, è previsto anche il giro dei pollai, evento molto apprezzato dai partecipanti alla manifestazione. Nell'occasione sarà presentata la prossima Marcia della pace. Ma ci saranno anche la raccolta delle erbe, le letture sui prati, i laboratori di pittura, giochi per bambini e mostre con installazioni artistiche. Nel parcheggio della locanda Mario, storico locale situato nel cuore della frazione del Comune di San Dorligo della Valle, per tutta la giornata saranno attivi banchetti informativi e promozionali e sarà allestito un mercatino di attività artigianali legate al territorio. --

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 4 ottobre 2019

 

 

Partito il secondo round per riqualificare Acquario in area sportivo-balneare

Il progetto sarà presentato oggi alle 18 in sala Millo Sulla costa sorgeranno 200 posti auto, campi da beach volley e da bocce, uno skatepark

MUGGIA. Redenzione di Acquario, il secondo round della riqualificazione viene presentato oggi alle 18 nella sala Millo in centro a Muggia. Il cantiere è già stato aperto negli scorsi giorni a cura dell'associazione temporanea di imprese (ati) che s'è aggiudicata l'appalto di 6 milioni finanziato dall'Uti con risorse regionali (è lo stesso capitolo cui ha attinto la bonifica di Barcola-Bovedo). Questa "ati" è formata dalla triestina Sqs e dalla padovana Hmr.I lavori dureranno dieci mesi e intendimento dei realizzatori è procedere all'inaugurazione durante l'estate del prossimo anno.Ad anticipare le caratteristiche dell'intervento è Gianni Guidolin, titolare di Sqs, realtà nata in Area di ricerca poi trasferitasi nel centro del capoluogo, dove opera, fatturando 750 mila euro, con una decina tra dipendenti e collaboratori impegnati nella progettazione ambientale e strutturale. Tra le attività in corso, da notare la partecipazione alla messa in sicurezza dell'acqua di falda sotto la Ferriera, operazione pilotata da Invitalia.Ma torniamo alla "riscossa" di Acquario. Riscossa perché, dopo oltre quindici anni di stop legati al sequestro del terreno avvenuto nel 2003, un'interessante area della costiera muggesana diventa fruibile per il bagnante di zona. In principio si parlava di secondo round, perché una prima parte della riqualificazione è stata completata e inaugurata un anno fa.Cosa sorgerà in questo chilometro di lungomare che si estende tra Punta Olmi e Punta Sottile? Un chilometro che racchiude una superficie di 28 mila metri quadrati, con una larghezza variabile dai 10 ai 40 metri, davanti alla località Boa sulla Provinciale 14. Sarà un'area "open", gestita dal Comune muggesano, per accedere alla quale non si pagherà il biglietto: un po' come i "Topolini" barcolani. Guidolin provvede all'elencazione di quello che sarà costruito nella lingua di terra tra la litoranea e il mare. I parcheggi conterranno 200 posti auto. A definire l'area sportiva un campo regolamentare da beach volley, un campo di bocce in sabbia, uno skatepark di 600 metri quadrati utilizzabile per competizioni internazionali. Tre chioschi consentiranno idratazione e alimentazione dei bagnanti, che potranno scendere nelle acque adriatiche fruendo di otto scalette: connessi alle strutture bar-ristoro, i servizi igienici. C'era - racconta ancora Guidolin - il problema di creare ombra, perché, insistendo la copertura del terrapieno sopra strati inquinati, non sarebbe stato possibile piantare alberi, che avrebbero avuto le radici in zone contaminate. Problema risolto con 14 installazioni coperte, sotto le quali il bagnante troverà riparo dal bollore estivo.Tra il serio e il faceto, Guidolin dice che Acquario somiglia molto a quello che Roberto Dipiazza avrebbe intenzione di fare nel terrapieno Barcola-Bovedo, una volta bonificato. Ma, scongiuri premessi, stavolta il Comune di Muggia dovrebbe precedere il suo sindaco di 23 anni fa. 

Massimo Greco

 

Risolta una vicenda durata oltre 20 anni

MUGGIA. La vicenda di Acquario dura dalla bellezza di ventuno anni, cioè da quando nel 1998 la società, denominata appunto Acquario, provvide ad interrare il tratto di costa in località Boa, sulla litoranea che da Muggia porta al vecchio valico confinario di San Bartolomeo. Dalle analisi sulla terra riportata emersero però tracce di metalli pesanti e di idrocarburi, incompatibili con la destinazione turistica dell'area. Nel 2003 il terrapieno di Acquario venne così sequestrato e rimase lunghi anni nella disponibilità dell'autorità giudiziaria. Il progetto turistico restò sulla carta e il Tribunale ebbe occasione di lavoro tra cause di rivalsa e individuazione di responsabilità.Dovettero trascorrere 12 anni perché nel 2015 si giungesse all'approvazione del progetto definitivo sulla messa in sicurezza permanente e sulla riqualificazione dell'area, che avvenne in seguito all'analisi e monitoraggio ambientale: le indagini verificarono l'inquinamento a terra ma la buona qualità delle acque marine antistanti il terrapieno. Ne conseguì una prima parziale apertura avvenuta durante il 2018.

 

 

Premi - L'ambiente paga con l'Associazione Eugenio Rosmann

L'Associazione ambientalista "Eugenio Rosmann" di Monfalcone promuove la terza edizione dell'omonimo premio rivolto a studenti e ricercatori per le loro tesi di laurea, master o dottorato. Il premio ha lo scopo di promuovere le professionalità di giovani laureati che hanno approfondito tematiche ambientali e naturalistiche utili alla conservazione e al miglioramento del nostro ambiente. L'importo destinato al premio è di mille euro per il primo classificato e di 500 per il secondo, oltre a eventuali attestati per ulteriori lavori che saranno ritenuti meritevoli di menzione. I premi sono resi possibili dal contributo dell'Associazione e della Banca di credito cooperativo di Staranzano e Villesse. Il bando è su ambientalistimonfalcone.it/bandi-concorsi-per-lambiente-2019.

G.B.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 3 ottobre 2019

 

 

L'aula boccia la mozione sulla ciclabile di Muggia Finocchiaro se ne va dal Pd

L'ex assessore lascia il gruppo dem e attacca: «È stato tradito l'elettorato ambientalista». Ma Bussani rassicura: «La pista si farà»

«Con grande sofferenza, a breve rassegnerò le dimissioni dal gruppo consigliare del Pd locale che, a mio parere, ha smarrito la strada maestra, e dal Pd nazionale, che invece proclama rivoluzioni green ed ecologiste che forse, chissà, un giorno verranno attuate». Marco Finocchiaro, consigliere comunale di Muggia ed ex assessore della giunta Nesladek, saluta i dem. Una decisione nell'aria da tempo e presa in seguito all'ennesimo strappo con il maggior partito che regge l'amministrazione guidata da Laura Marzi. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la mozione presentata nell'ultima seduta dell'aula da parte del capogruppo di Meio Muja Roberta Tarlao sulla richiesta d'impegno di togliere i parcheggi sul lato destro di viale XXV Aprile per creare una pista ciclopedonale in grado di collegare il centro con gli impianti sportivi di Piasò. «Abbiamo perso un'occasione grandissima, potevamo far nostra una mozione che chiedeva maggior sicurezza per i bambini che vanno a scuola e agli impianti sportivi, modificandola ed emendandola per portare a casa il risultato caro a noi, al nostro elettorato ambientalista e associazionista, invece ci siamo nascosti dietro a problemi di facciata e false ideologie - spiega Finocchiaro -. Il mio impegno prosegue fino a termine mandato nel Gruppo misto, pur continuando a sostenere i valori del centrosinistra. Auguro al Pd uno splendido futuro». Pronta la replica del segretario rivierasco dei dem Massimiliano Micor: «Dispiace per Marco a cui va il mio in bocca al lupo, se, come sono certo, resterà fedele ai valori di centrosinistra da qui alla fine combatteremo insieme altre battaglie. La mozione presentata risultava puramente strumentale e di conseguenza politicamente non accettabile». A bocciare il comportamento della maggioranza è arrivato il commento di Federico Zadnich di Ulisse Fiab: «La giunta Marzi ha bocciato la ciclabile dei bambini, importante palestra di mobilità sostenibile, di stili di vita sani ed un'opportunità di crescita per i ragazzi». A calmare le acque l'assessore ai Lavori pubblici Francesco Bussani che conferma che la ciclabile si farà: «La pista deve legarsi ad una progettazione più ampia di mobilità lenta che interessi l'intero Comune e tenga conto dei problemi di chi in quell'area vive e parcheggia la propria autovettura, per questo abbiamo finanziato il biciplan, strumento progettuale che analizzerà tutte le criticità».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 2 ottobre 2019

 

 

Arvedi incontra i sindacati a Cremona - Ma il piano industriale slitta a metà mese - il futuro della ferriera

Trieste. Il piano industriale di Siderurgica Triestina per la Ferriera esiste e sarà illustrato al prossimo incontro in programma al ministero dello Sviluppo economico per metà ottobre. La conferma arriva dalla bocca del cavalier Giovanni Arvedi, presente ieri a Cremona all'incontro convocato con i sindacati, dopo che il primo appuntamento era stato cancellato per decisione dei rappresentanti dei lavoratori in risposta alla lettera in cui l'imprenditore ha annunciato la volontà di chiudere l'area a caldo e annunciato che l'approvvigionamento di ghisa avverrà in futuro attraverso stabilimenti ucraini e russi. L'intenzione è stata ribadita anche ieri nella sede lombarda del Gruppo Arvedi, dove la società ha convocato Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm, Failms e Usb, presenti con i propri rappresentanti aziendali, provinciali e nazionali. Alla presenza del nipote e ceo Mario Caldonazzo, Arvedi ha spiegato che «c'è la nostra massima disponibilità a collaborare per contribuire a risolvere in modo positivo e costruttivo la situazione. Il piano industriale, come da accordi, sarà consegnato al ministro Patuanelli in occasione del prossimo incontro in agenda il 15 ottobre». La data è in realtà in attesa di conferma dal Mise, mentre è fissato da tempo l'incontro che il governatore Massimiliano Fedriga e l'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro avranno giovedì sempre a Cremona per avviare il confronto sulla riscrittura dell'Aia con Arvedi. In un'ora di confronto, il cavaliere ha confermato che l'area a caldo è giunta al capolinea e che la società ha tutta la volontà di potenziare l'area a freddo e adoperarsi per la tutela dei livelli occupazionali. Arvedi ha però rifiutato di anticipare i contenuti del piano industriale, limitandosi a dire di essere stato costretto dalle circostanze a stringere accordi per l'approvvigionamento di ghisa in Ucraina e Russia. Un passo corrisposto anche alla definitiva rinuncia a un piano di espansione dell'area a caldo, che l'imprenditore ha spiegato di aver commissionato a progettisti cinesi, rinunciando tuttavia davanti a quella che la società considera manifesta ostilità di istituzioni e organi di controllo locali. La Fiom nazionale boccia intanto l'esito del confronto con Mirco Rota: «Arvedi ha spiegato che, per reggere economicamente, la fabbrica avrebbe dovuto portarsi a una produzione di 800 mila tonnellate ma che il contesto locale non lo consente. Continuano a restare incomprensibili e non accettabili le motivazioni dell'azienda. È fondamentale aspettare il piano industriale per capire quale possa essere la strada della riconversione e se potrà salvare i posti di lavoro». Delusi i sindacati triestini. Per Marco Relli (Fiom) «è stata una messa cantata: resta da capire su quali aree si potrà ampliare il laminatoio e se gli ordini di materia prima cesseranno all'inizio dell'anno come emerso sul Sole 24 ore». Umberto Salvaneschi (Fim) evidenzia che «sull'occupazione sentiamo rassicurazioni da parte di tutti, ma stiamo ancora aspettando che il presidente Fedriga convochi il tavolo regionale per fare il punto. La giunta parla ad esempio di 70 pensionamenti, ma fino al 2021 gli accordi ne programmano solo 33: e gli altri? Veglieremo intanto perché non cali di un grado il livello di sicurezza e affinché continuino gli ordini di materiale perché gli impianti non devono fermarsi». Secondo Antonio Rodà (Uilm), «i punti di domanda e le preoccupazioni restano quelli di prima: è urgente poter elaborare un giudizio di merito sulla credibilità e sostenibilità del piano industriale, anche se Arvedi ci ha tenuto a precisare che metterà in campo tutte le soluzioni per evitare che il prezzo sia pagato dai lavoratori». Christian Prella (Failms) chiede infine «il mantenimento dei posti di lavoro di chi oggi opera nello stabilimento, anche considerando le difficoltà a riconvertire chi in tanti anni ha sviluppato patologie per ragioni di lavoro». -

Diego D'Amelio

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 1 ottobre 2019

 

 

Condomini e parcheggi - Sul lungomare cittadino tornano in azione le gru

Via libera del Piano regolatore all'apertura di cantieri da Barcola alla Costiera In arrivo due palazzine da sei appartamenti ciascuna in salita di Miramare

Gru e squadre di operai si preparano a tornare in azione sul lungomare. All'orizzonte, infatti, ci sono nuove e corpose edificazioni, in grado anche di innescare più di qualche timore per le conseguenze di tipo paesaggistico e ambientale. Le new entry di maggiore impatto interesseranno con esattezza la zona di Salita di Miramare, alle spalle dell'immobile che ospita l'Old Wild West. In quella posizione di verde la ditta Igei srl intende costruire due palazzine da due piani, da 6 appartamenti ciascuna, con autorimessa interrata. Oltre ad un parcheggio pubblico da 12 stalli che sorgerebbe all'imbocco della salita e, dunque, con accesso da viale Miramare. Il piano particolareggiato di attuazione del Piano regolatore generale approvato nel 2015, consentirà la presentazione del progetto propedeutico all'intervento che ricade in zona residenziale "C" . Nel luglio del 2016 Luciana Milkovic, Milena Modugno, Kirk Woynar e Igei srl con procura di Stefano Guzzetti, in qualità di proprietari di quelle particelle di terreno, hanno presentato una proposta di Piano Attuativo Comune (Pac), di iniziato a privata sui quei fondi, redatta dall'architetto Piero Cordara. Il procedimento istruttorio è stato avviato dopo la presentazione delle integrazioni, e a seguito degli esiti istruttori sono state presentate ulteriori modifiche e integrazioni. Lo scorso 24 settembre la delibera che prevede l'adozione del Pac della nuova edificazione - che ha ottenuto il parere favorevole della Circoscrizione -, è stato discusso dalla sesta Commissione che l'ha licenziato con discussione. A breve approderà in Consiglio Comunale. Le nuove costrizioni avranno un'altezza a massima di 6, 5 metri e un volume massimo di 3. 453 metri cubi. Oggi la zona verde di circa 4 mila metri quadrati interessata al progetto, risulta abbandonata e "appare - si legge nella relazione sulla vegetazione allargata al Pac - in una condizione critica, causa la presenza di specie rustiche e aggressive che si stanno affermando progressivamente" . Il Comune, su indicazioni anche della Soprintendenza tenendo conto dei vincoli paesaggistici che insistono su quell'area, prevede che l'intervento edilizio attui «il mantenimento delle quantità degli esemplari arborei attualmente presenti in buone condizioni fisiologiche, con la sostituzione delle piante morte o deperenti con nuovi esemplari più affini alla composizione della vegetazione spontanea del contesto». A fonte dell'intervento, i soggetti attuatori assumono a proprio carico gli oneri per l'esecuzione di una serie di opere urbanistiche e funzionali, come la realizzazione del parcheggio pubblico che verrà ceduto al Comune quale opera di urbanizzazione primaria. Oppure, il ripristino di un antico percorso pedonale che attraversa l'intero ambito, e che un tempo veniva utilizzato dai pastori per condurre il gregge dal Carso verso la zona più a mare. Quel percorso consentirà di raggiungere da viale Miramare il ciglione carsico. Se il progetto è conforme, la possibilità di costruire in quella porzione di Trieste è un diritto acquisito. Lo prevede il Piano regolatore. Ma in parecchi storcono il naso. A partire dall'assessore all'Urbanistica, Luisa Polli. «Nella passata consigliatura - valuta - il piano di riferimento era la legge regionale voluta dall'assessore Mariagrazia Santoro con consumo di suolo "0" e, quindi, continuo a restare sorpresa che l'assessore comunale Marchigiani e la giunta Cosolini abbiano previsto nel piano regolatore l'edificabilità di una zona "c" di espansione, senza dare dovuta attenzione al recupero del patrimonio edilizio esistente». Perplessità anche dal pentastellato, Paolo Menis. «Questo progetto è figlio di un piano regolatore che noi M5S non abbiamo votato - sottolinea - perché conteneva 14 zone "c" di espansione, in un contesto in cui era invece necessario, secondo noi, limitare l'edificabilità del tessuto cittadino. A prescindere dal fatto che ci sia un diritto acquisito dei presentatori del progetto di ricevere l'ok da parte del Consiglio comunale, ho molte perplessità. Mi preoccupa si vada a edificare in una zona molto critica sotto l'aspetto geologico. Faremo una riflessione - anticipa - e vedremo come comportarci in aula». 

Laura Tonero

 

Dalle ville da sogno per facoltosi russi al taglio del nastro dell'atteso locale

La struttura della Terrazza a mare, l'ex Voce della Luna, inizia a prendere forma ma aprirà solo nei primi mesi del prossimo anno

Sul lungomare che da Barcola porta verso Duino, nell'ultimo anno gli interventi edilizi si sono intensificati. Le gru che svettano in quell'area di Trieste si sono moltiplicate. Cantieri di dimensioni più o meno importati, in una zona sulla quale insistono vincoli e tutele fissate da leggi regionali e da un Piano regolatore pensati per difendere l'affascinate tratto di costa, sul quale hanno messo gli occhi facoltosi milionari: russi, bielorussi, austriaci, imprenditori lombardi e veneti. Il Piano regolatore entrato in vigore nel 2016 ha reso più semplice demolire, ricostruire o ampliare immobili già esistenti, piuttosto che edificare su nuove aree. Ma le eccezioni non mancano, come conferma appunto il cantiere che si dovrebbe aprire in salita di Miramare. Tra i cantieri più importati da un anno questa parte, procedendo da Trieste verso Duino, ci sono quello della Costiera srl, di proprietà di un'imprenditrice veneta che sta terminando di rifinire sette nuove villette a schiera, mentre al civico 130 un albergatore viennese ha realizzato una casa vacanze da sogno a picco sul mare. All'altezza del ristorante Tenda Rossa, sta realizzando la sua villa invece un magnate russo. A poche centinaia di metri di distanza un imprenditore di origini triestine ha fatto demolire e ricostituire a suo piacimento una villa, dove passare le vacanze estive al riparo dal tran tran quotidiano. Il lungomare è disseminato di altri piccoli cantieri meno impattanti. Casette che vengono sistemate, ville che aumentano di volume. Tornando verso Barcola, è visibile a tutti ormai la costruzione della nuova Terrazza a Mare (Tam) che, finalmente, sta prendendo forma. Le opere strutturali sono concluse, i lavori di muratura del piano a livello del mare sono terminate. È stata chiesto e ottenuto il via libera dalla Regione per una variante paesaggistica utile a delle migliorie estetiche e funzionali. Come quella che prevede l'istallazione di un ascensore esterno utile alle persone con disabilità. Ora la struttura è interessata dai lavori volti a realizzare il nuovo impianto elettrico e quello idraulico. Finita questa fase, prenderanno il via le opere affidate alle sapienti mani di falegnami e fabbri. L'ultima fase sarà quella delle rifiniture esterne e degli arredi. La nuova Terrazza a Mare aprirà nei primi mesi del 2020. L'idea è di anticipare rispetto all'avvio della stagione estiva per consentire il necessario rodaggio dello staff della struttura. 

 

 

Rotatoria di accesso al Porto vecchio, accelerazione ai lavori dopo la Barcolana

La rotatoria su viale Miramare con lavori annessi, la gara per il secondo lotto infrastrutturale, l'accordo di programma Comune-Regione-Autorità e la chiarezza sulla parte più vicina al centro cittadino (Greensisam e parcheggio Ttp). E ancora la bonifica Barcola-Bovedo, il concretizzarsi dell'interesse imprenditoriale sui Magazzini 24-25 e la verifica sull'ipotesi di un progetto di parco sportivo verso Barcola firmato Benetton. Ecco l'eptalogo autunno-primavera su cui Giulio Bernetti, direttore del dipartimento comunale territorio-ambiente-economia, ha impostato una densa agenda di lavoro per rendere Porto vecchio una realtà vivente. Sette temi, a differente priorità. Evidentemente non tutto dipende da Bernetti, che opera a stretto contatto con il collega Enrico Conte e che comunque si rapporta con l'autorità politica, ma il calendario del campionato 2019-20 sembra chiaro. La rotatoria - L'intervento tra via Miramare e l'ingresso nord di Porto vecchio sarà completato nel gennaio 2020. Dopo la Barcolana, allo scemare del traffico, si inciderà su viale Miramare, non prevedendo problemi alla circolazione. Fanno parte di questo pacchetto relativo al 1° lotto (5 milioni) il viale al servizio del Tcc e i cosiddetti "sottoservizi" (acqua, luce, gas). Poi stop ai lavori aspettando il Centro congressi ad aprile ed Esof a luglio. La gara - Nella primavera 2020, per guadagnare tempo, il Comune lancerà una gara europea sopra-soglia dal valore di 9 milioni: è il secondo lotto delle opere di infrastrutturazione, davanti e dietro il Magazzino 26, coinvolgendo l'asse viario confinante con il recinto ferroviario fino al portale. L'accordo di programma - Dipiazza, Fedriga, D'Agostino lo debbono chiudere rapidamente. Il Comune prenderà l'iniziativa. Due obiettivi: la variante urbanistica al Piano regolatore e la costituzione della società consortile a tre per promuovere gli investimenti, che oggettivamente porta ritardo. La variante recepirà i quattro sotto-sistemi già approvati dal consiglio comunale: ludico-sportivo, culturale-congressuale, turistico-residenziale, i "moli".La parte meridionale - È quella più vicina al centro cittadino. Dopo la riqualificazione di piazza Libertà non ci sono più alibi: Greensisam deve dare una risposta sui 5 magazzini in concessione da tre lustri, il Consiglio di Stato è chiamato a decidere il contenzioso Comune/Ttp sul parcheggio del Molo IV. La bonifica - A Bernetti hanno portato una buona notizia: le analisi hanno accertato che l'acqua di Barcola-Bovedo non è contaminata. Quindi non vanno costruiti costosi contenimenti dei reflui e basterà coprire il terrapieno proteggendo il lato mare.Il parco sportivoL'idea era stata "esportata" da Benetton, per realizzare nella vasta area a nord del polo culturale-espositivo un'area per i cosiddetti sport "minori" (palestre, bocciofila, ecc.). Si attende documentazione. I Magazzini 24-25 - Per quanto riguarda l'utilizzo nel futuri di due dei numerosi magazzini storici, appunto il 24 e il 25, in effetti il Comune ha ricevuto manifestazioni di interesse. Ma anche in questo caso nessuna carta ufficiale. --

Massimo Greco

 

 

A Trieste la firma della Regione sull'intesa anti spreco di cibo

L'OBIETTIVO E' DI AUMENTARE LE DONAZIONI AGLI INDIGENTI

Lo spreco di cibo nel solo Friuli Venezia Giulia si può stimare sia pari a circa 113 mila tonnellate annue, delle quali il 43% da attribuire alle famiglie: questi i dati emersi in occasione della firma a Trieste del protocollo tra la Regione Fvg e i partner del progetto Life-Food.Waste.StandUp, coordinato da Federalimentare in partenariato con Federdistribuzione, Fondazione Banco alimentare onlus e Unione nazionale consumatori, e finalizzato a sviluppare una serie di attività volte ad aumentare e rendere più agevoli, per le aziende che operano sul territorio, le donazioni di prodotti alimentari in favore delle persone indigenti, come previsto dalla normativa.«Su questi temi - ha detto il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga - è fondamentale avere un approccio scientifico: dobbiamo avere il coraggio di dire che non si può immaginare che i rifiuti non vengano più prodotti e che i termovalorizzatori non verranno più utilizzati perché sarebbe insensato». Il presidente di Federdistribuzione, Claudio Gradara, ha ricordato come «questa firma da parte della Regione Fvg la fa entrare nel novero di quegli enti che hanno già siglato il protocollo d'intesa, che ad oggi sono undici». Paolo Olivo, presidente di Banco Alimentare Fvg, ha sottolineato come «dare una seconda vita al cibo apporta benefici sociali, ambientali, economici e educativi» e che in Fvg «nel 2018 sono state distribuite 2 mila 930 tonnellate, di cui 300 in provincia di Trieste, giunte a oltre 50 mila 200 persone assistite, di cui 8 mila 122 nella provincia del capoluogo regionale». Sul fronte distribuzione Federica Coppo, responsabile marketing di Aspiag Service, ha ricordato che, nel 2018, «negli 82 punti vendita regionali sono stati raccolti 2 milioni di euro di merce donata». 

Luigi Putignano

 

 

Copertoni, bidoni e un boiler trovati in una grotta a Prosecco

Riempiti 63 sacchi neri di rifiuti vari, individuati anche materiali edili e ferraglia Il portavoce dell'associazione ambientalista Bencich: «Siamo al 40% del lavoro»

PROSECCO. Esattamente 63 sacchi neri di rifiuti vari, ferraglia di tutti i tipi e un forno. Aggiungiamoci pure due batterie d'automobile, vetri, bidoni e vario materiale edile. E perché no, un boiler e quattro copertoni. Ecco quindi che il menù offerto dall'area della grotta "presso Prosecco" è stato decisamente ricco per i volontari di Sos Carso tornati in azione per ripulire (gratuitamente) il territorio triestino. Complessivamente sono tre le uscite ecologiche compiute nell'anfratto di Prosecco, otturato da circa 40 anni. «Per ora abbiamo trovato l'apertura della cavernetta presente nella grotta, che dovrebbe essere integra dai rifiuti data la sua posizione, cavernetta che sicuramente riapriremo nella prossima uscita. Siamo al 40% del lavoro. Abbiamo scavato 4 metri in profondità (dei 9,5 totali della grotta, ndr) tra terra, rifiuti e materiali edili», racconta il portavoce di Sos Carso Cristian Bencich. La pulizia, organizzata assieme ai soci della Società Adriatica di Speleologia, ha visto tra l'altro il rinvenimento di un vero e proprio reperto storico: una lattina di Coca Cola dei Mondiali di calcio svoltisi in Argentina nel 1978. Ma i volontari di Sos Carso sono entrati in azione anche a Borgo San Sergio. Nell'area delle "cascatelle" sono stati trovati circa 30 metri cubi tra ferraglia, plastiche, coperture in vetroresina e materiale edile, oltre a 38 pneumatici, cinque bidoni, due forni, due boiler, mobili, tavoli e altro materiale ancora per un totale di 33 sacchi neri di rifiuti piccoli vari. In occasione della manifestazione mondiale del Word Cleanup Day 2019 la giornata ha visto in prima linea i volontari di diverse associazioni quali Trieste Senza Sprechi, Trieste Altruista e pure l'associazione ambientalista "Eugenio Rosmann" di Monfalcone. Una giornata veramente impegnativa, ma anche ricca di soddisfazioni per i 40 partecipanti. Anche se il lavoro non è stato ancora del tutto completato, tanto che per il futuro immediato, l'associazione ambientalista apolitica ed apartitica ha già le idee chiare come racconta il cofondatore di Sos Carso Furio Alessi: «Per ultimare il lavoro possiamo tranquillamente dire che ci vorranno ancora almeno altre due uscite. In questo momento siamo circa a un 70% del lavoro fatto. Onestamente non pensavamo di trovare così tanti rifiuti nascosti tra il verde. Ancora un grande grazie a tutte le persone che hanno deciso di investire il loro tempo e le loro forze». Il lavoro di Sos Carso si inserisce in una vasta azione capillare sul territorio provinciale di Trieste. Pulizia di grotte, doline, boschi, ma non solo. L'associazione si è contraddistinta per la rimessa a nuovo di qualche manufatto, come la vedetta Slataper di Santa Croce e la vedetta d'Italia vicino al santuario di Monte Grisa. «Noi ci mettiamo la buona volontà e il nostro tempo, certo è che - conclude Bencich - questi lavori continuano a basarsi sul volontariato. Confidiamo sempre che le istituzioni pubbliche possano supportarci». 

Riccardo Tosques

 

 

In Fvg arriva l'energia pulita «Così tagliamo gli sprechi»

Dai contatori intelligenti per risparmiare sulla bolletta ai prezzi flessibili: come cambia un mercato che dovrà rinunciare alle centrali a carbone

TRIESTE. Vantaggi per i consumatori, tra cui i contatori intelligenti, prezzi dinamici e possibilità di cambiare fornitore più rapidamente di quanto accade oggi. E ancora, soppressione graduale degli aiuti di Stato alle centrali a carbone e nuove misure Ue per prevenire blackout elettrici. Sono i punti centrali delle nuove regole per creare un mercato europeo dell'elettricità più pulito, più competitivo e in grado di affrontare più efficacemente le emergenze. Ieri a Udine, nella sede di palazzo Torriani, Confindustria ha promosso un convegno per informare le imprese sul cambio di paradigma che interesserà il settore con l'attuazione del cosiddetto Pacchetto Energia Pulita (Clean Energy Package), approvato a maggio 2019, che ha avviato nel mercato elettrico europeo un mutamento strutturale.«Dobbiamo aiutare le imprese a ridurre i costi energetici e scegliere le tecnologie più performanti, accompagnando l'uscita dalle fonti fossili per entrare nelle rinnovabili investendo in eolico, fotovoltaico, geotermico, senza però penalizzare né le imprese, né il mercato, né i singoli utenti finali», le parole del presidente del consorzio Friuli Energia Marco Bruseschi, deciso nel sottolinea come il "Pacchetto" imponga una strada segnata: «Dobbiamo solo decidere che cosa intendiamo fare a livello di Paese per realizzare gli obiettivi previsti fino al 2030». Concretamente, il vettore elettrico è stato collocato al centro delle politiche comunitarie di decarbonizzazione, fortemente indirizzate a una diminuzione delle emissioni del 50% nei prossimi dieci anni e a un sistema economico a "emissioni zero" nel 2050. «Adesso stiamo chiudendo le quattro centrali a carbone - osserva ancora Bruseschi -, che dovranno essere sostituite da una centrale a metano o dalle rinnovabili. Quale l'impatto delle novità sulle aziende? Stanno virtuosamente facendo molti investimenti per la competitività, perché dobbiamo assolutamente colmare un gap con Francia e Germania, avendo noi un costo più alto delle commodities». Il nuovo regolamento interessa naturalmente anche i consumatori, che avranno accesso a contatori intelligenti (per ridurre gli sprechi e risparmiare in bolletta) e a prezzi dinamici. Disporranno inoltre della possibilità di cambiare fornitore senza costi, entro un periodo massimo di tre settimane (24 ore entro il 2026). Gli Stati membri potranno anche regolamentare temporaneamente i prezzi per assistere e proteggere le famiglie povere o vulnerabili, mentre sistemi di sicurezza sociale faranno da rimedio alla povertà energetica. Nel convegno di ieri, presenti tra gli altri il presidente di Pordenone Energia Valerio Pontarolo, e del consorzio Energia Confindustria Fvg Alessio Lilli, l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro, che ha ribadito la posizione della Regione sulla centrale di Krsko - contrarietà al nucleare, ma urgenza di maggiori controlli, c'è pure l'ipotesi di acquisto delle quote -, ha quindi annunciato il progetto di educazione ambientale per la creazione di "Green energy park" in regione, percorsi formativi fin dalla prima infanzia dedicati all'università e alle imprese. 

Marco Ballico

 

 

Centrale di Krsko, fra Slovenia e Croazia niente accordo sulle scorie da smaltire

Fumata nera dall'incontro a Bled. Il trattato bilaterale permette lo stoccaggio comune solo per i materiali provenienti dall'impianto sloveno

LUBIANA. Nella sessione di ieri della Commissione interstatale per la centrale nucleare di Krsko (Nek) a Bled, la Slovenia e la Croazia non sono riuscite a raggiungere un accordo su una discarica nucleare comune a Vrbina. La Croazia prosegue quindi le attività per la ricerca di una sua discarica, rinfocolando la rabbia degli ecologisti della Bosnia-Erzegovina al cui confine Zagabria avrebbe identificato un nuovo sito per le scorie nucleari.In questo momento non vi è una soluzione comune per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi a basso e medio livello. «La Slovenia va quindi avanti per la sua strada puntando su Vrbina. Tuttavia, restiamo aperti ai colloqui con la Croazia, ovviamente, in conformità con l'accordo interstatale», ha detto il ministro delle Infrastrutture Alenka Bratusek dopo l'incontro che si è svolto a Bled. Il ministro croato per l'Ambiente e l'Energia Tomislav Coric ha spiegato che diversi aspetti della discarica condivisa a Vrbina sono problematici per il suo Paese in quanto tale soluzione presuppone solo lo smaltimento dei rifiuti generati in Nek. Ciò significa che la Croazia non ha una soluzione per i rifiuti prodotti dalle proprie aziene pubbliche, per cui dovrebbe costruire un'altra discarica. Bratusek, dal canto suo, ha affermato che in base a quanto contenuto nel trattato interstatale attualmente è previsto un salvataggio congiunto solo per i rifiuti generati in Nek. «Per il momento, i documenti preparati a livello comunale - ha puntualizzato Bratusek - prevedono solo lo smaltimento dei rifiuti generati nel territorio della Slovenia».Centinaia di persone sono scese intanto in piazza a Novi Grad, una cittadina nel nord-ovest della Bosnia-Erzegovina, per protestare contro i piani della vicina Croazia di creare a ridosso del confine, nella zona di Trgovska gora, il deposito per parte delle scorie a bassa e media intensità della centrale nucleare di Krsko. Il deposito, da realizzare in un'area particolarmente ricca dal punto di vista paesaggistico e attraversata dal fiume Una, potrebbe rappresentare un rischio per la natura e per le 250mila persone residenti nell'area. --

 

 

Studenti uniti per rendere la loro città più ecologica - il progetto

Una selezione di studenti delle classi quarte e quinte dei tre Istituti tecnici di Trieste - il "Max Fabiani", il "Volta" e il "Nautico" - partecipano da ieri a venerdì alla seconda edizione di "Sustainable City: Creiamo la resilienza", il concorso ideato e organizzato in occasione di Barcolana da Siram Veolia, gruppo che lavora a soluzioni per la gestione delle risorse ambientali per enti pubblici e imprese. Siram è "gold sponsor" di questa edizione di Barcolana.Lo scorso anno, il progetto ha visto partecipare gli studenti di 11 classi del Volta: i ragazzi avevano lavorato con i propri insegnanti e con i tecnici di Siram Veolia per applicare le misure incentivanti previste nel Conto Termico 2.0 per progettare una "scuola sostenibile". Visto il successo, Siram Veolia ha voluto quest'anno ingrandire l'iniziativa, coinvolgendo tre diverse scuole superiori di secondo grado e spostando il focus dalla progettazione di una scuola sostenibile a quello di una "città sostenibile".A seconda dell'indirizzo delle scuole il concorso, che è stato diviso in tre sezioni: mare, terra e terra-mare - porterà quindi gli studenti a progettare sistemi di climatizzazione, recupero di calore, raccolta e riutilizzo dell'acqua piovana, di sfruttamento dell'energia geotermica e di quella generata dal moto ondoso, con l'obiettivo di migliorare Trieste e renderla quindi resiliente dal punto di vista ambientale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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