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IL PICCOLO - GIOVEDI', 9 dicembre 2021

 

 

La disputa delle scorie nucleari prodotte dalla centrale a Krsko - destinate in Bosnia ma i cittadini si oppongono

BELGRADO. La Croazia accelera, in Bosnia crescono rabbia e paura. E nel cuore dei Balcani si prepara un nuovo conflitto. Non sarà una guerra armata, ma provocherà sicuramente grande tensione la questione della quota croata dei rifiuti radioattivi della centrale nucleare di Krsko - la cui proprietà è divisa in parti eque tra Lubiana e Zagabria - scorie che la Croazia pianifica di sistemare in un sito a un tiro di schioppo dal confine con la Bosnia. Sito, quello dell'area dell'ex caserma di Cerkezovac, sulla Trgovska Gora, dove in questi giorni sono ufficialmente iniziati i lavori di esplorazione geologica, passo propedeutico alla sistemazione nella zona dei rifiuti radioattivi a media e bassa intensità prodotti dall'impianto di Krsko. Si tratta di un passaggio fondamentale. Si parla infatti di «perforazioni» in profondità, fino a 180 metri e di altre ricerche a profondità inferiori, che permetteranno di raccogliere dati «geofisici e sismici» sul sito e di acquisire conoscenze precise sugli aspetti idrogeologici dell'area, ha specificato sul suo sito ufficiale il Fondo croato incaricato di gestire la gestione del combustile nucleare utilizzato a Krsko. L'obiettivo principale, quello di «determinare la composizione geologica del suolo» nel sito selezionato da Zagabria per lo stoccaggio dei rifiuti di Krsko. Movimenti, quelli sul fronte croato, che hanno immediatamente allarmato molti, in Bosnia. Bosnia dove, ricordiamo, da anni si organizzano proteste contro il sito a Trgovska Gora. Secondo critici e ambientalisti, un deposito di rifiuti radioattivi nell'area sarebbe una vera e propria bomba a orologeria, collocata in una delle zone più preziose dal punto di vista naturalistico, a ridosso dei fiumi Una, Krka e Unac, nel cuore di un parco nazionale e a ridosso della cittadina di Novi Grad, 30 mila abitanti sul piede di guerra. E la situazione potrebbe precipitare a breve. «Non abbiamo il permesso di avvicinarci a Trgovska Gora», ha denunciato ieri un esperto del team governativo bosniaco che monitora le mosse croate, mentre tra Sarajevo e Banja Luka ricominciano a levarsi appelli affinché lo Stato agisca, anche con iniziative diplomatiche, per fermare i progetti di Zagabria . La cittadinanza è «. reoccupata», ha confermato il sindaco di Novi Grad, Miroslav Drljaca, commentando anche le voci sull'arrivo di container carichi di rifiuti radioattivi. E nuove proteste e tensioni tra i due Paesi, già a breve, non sono affatto escluse, come osservato in passato.

 Stefano Giantin

 

 

Mozione anti laminatoio Filippi attacca Fogar - l'atto bocciato in aula a Muggia

MUGGIA«La nostra mozione che ribadiva il nostro no deciso e convinto al laminatoio, messa ai voti, è stata respinta dal centrodestra e dal centrosinistra e c'è da registrare un voto ininfluente d'astensione». Lo afferma il consigliere comunale del Comitato No Laminatoio, Sergio Filippi. Filippi punta il dito contro il consigliere astenutosi, Maurizio Fogar, della civica Muggia: «Certe dichiarazioni sulla nostra mozione me le sarei aspettate da tutti, ma non certamente da chi gridava per piazze e giardini il suo no senza se e senza ma al laminatoio».

lu.pu.

 

 

L'archistar Consuegra racconta il futuro Museo del Mare - il convegno

L'architetto Guillermo Vazquez Consuegra stamattina andrà in scena nella Sala Luttazzi del Magazzino 26 di Porto vecchio. Alle 9 inizierà un convegno sul futuro Museo del Mare che si protrarrà fino a ora di pranzo. Il sindaco Roberto Dipiazza inaugurerà la scaletta, seguito dagli assessori Elisa Lodi (Patrimonio immobiliare) e Giorgio Rossi (Cultura e Turismo). Interverranno anche i dirigenti degli uffici comunali coinvolti e l'architetto dell'Università di Trieste Giovanni Fraziano. Ma il protagonista sarà appunto il sivigliano Consuegra, che ha progettato la trasformazione del "26" in nuovo Museo del Mare. Un'operazione da 22 milioni di euro.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - MERCOLEDI', 8 dicembre 2021

 

 

A 30 anni dalla legge sui parchi, Legambiente FVG propone di istituirne di nuove in regione

I 30 anni della legge nazionale sui parchi, la L. 394/91, è stata l’occasione per una riflessione di Legambiente sul tema delle aree protette anche in relazione alla strategia europea sulla biodiversità che prevede al 2030 il 30% del territorio e del mare protetto. Nella nostra regione la superficie di parchi, riserve e biotopi raggiunge nel complesso circa il 7%, l’obiettivo da perseguire per adempiere alle indicazioni concordate a livello di UE  è il  10%. Nel loro insieme le aree protette comprensive dei Siti Natura 2000, designati specificamente per tutelare aree che rivestono un'importanza cruciale per specie e habitat ritenuti di rilevanza comunitaria, coprono il 20% del territorio e quindi dovranno aumentare al 30% per il 2030. Allargando lo sguardo, il declino della biodiversità è uno dei maggiori problemi ambientali che l’umanità si trova ad affrontare, insieme al cambiamento climatico e alle disuguaglianze sociali. L’impatto antropico ha trasformato il 75% degli ambienti naturali delle terre emerse e il 66% degli ecosistemi marini, messo a rischio almeno un milione di specie animali e vegetali dopo averne cancellato per sempre un numero imprecisato. Appare oramai evidente che la salute e il benessere umano, la produzione di cibo sono strettamente legati alla vitalità e alla resilienza dei sistemi naturali, per questo è importante considerare la salute come un unicum che riguarda la connessione tra la dimensione umana e quella ambientale. Legambiente FVG, ha messo nero su bianco alcune proposte che riguardano l’istituzione in Regione di nuove aree protette dove la tutela è parte integrante della sostenibilità declinata nella sua componente ambientale, economica e sociale e riproposto alcune traiettorie gestionali.   Le proposte di istituzione di nuovi parchi riguardano:     1. Parco regionale della Laguna di Grado e Marano. Soddisfa l’esigenza, sempre più presente, di una governance rafforzata per indirizzare, coordinare e razionalizzare al meglio le azioni di conservazione delle Riserve naturali e dei Siti Natura 2000 ivi presenti. Rappresenta un’importante opportunità di immagine coordinata dell’area e caratterizzata da una sccelta “green”;     2. Parco regionale del Carso, già previsto dalla L.R. 42/96; anche qui, come nella foresta di Tarvisio, l’area protetta può convivere con l’esperienza delle “Comunelle”, delle proprietà collettive e usi civici, diventandone quasi un fattore distintivo e originale della gestione;     3. Parco regionale delle Alpi Carniche, che può rappresentare, nel territorio, una opportunità di tutela rafforzata e di sviluppo di economie sostenibili fondata sulle molteplici esperienze  di valorizzazione in atto e sulla bellezza dei luoghi; senza dimenticare la proprietà regionali su buona parte dell’area e le relazioni transfrontaliere;     4. Riserva regionale del Tarvisiano (comprensiva della foresta e delle proprietà regionali di Fusine), collocata all’interno della costruenda Riserva della Biosfera MAB UNESCO trinazionale (Triglav, Dobratsch, Alpi Giulie), mediante un accordo con lo stato. Tutela della biodiversità, gestione sostenibile della foresta, sua certificazione  e mantenimento degli usi civici presenti ne costituiscono gli ingredienti essenziali. Se i parchi concorrono anche allo sviluppo sostenibile del territorio devono discendere dalle zone impervie dove sono attualmente confinati e coinvolgere nella loro gestione cittadini ed amministratori che già oggi guardano con favore ed aspettative crescenti a politiche territoriali di questo tipo. Ma ciò non basta. Bisogna fare in modo che la tutela della biodiversità, che ha importanti riflessi sulla salute, il benessere delle persone e la funzionalità degli ecosistemi (in città come nelle aree naturali) venga vista come politica trasversale nelle azioni del governo regionale e delle istituzioni locali. Di fatto una leva fondamentale per avviare, guidare, gestire e monitorare l’integrazione della sostenibilità nelle politiche, nei piani e nei progetti a diverse scale. L’estensione delle aree protette deve però andare di pari passo con la realizzazione della Rete Ecologica Regionale, delineata nel Piano Paesaggistico Regionale che concorre a salvaguardare la biodiversità connettendo le aree protette esistenti e future, togliendole dall’isolamento con uno sforzo congiunto e sinergico a livello regionale e locale. Maggiore attenzione va dedicata alle aree di pianura e ai corsi d’acqua, alle fasce perifluviali a una gestione attenta della vegetazione, che spesso risente di vecchie logiche imperniate unicamente sulla sicurezza idraulica e motivo di diversi conflitti territoriali. Bisogna evitare il taglio delle piantagioni di pianura costituite con i contributi del regolamento 2080/92 che dopo 20 anni non godono più dei benefici economici comunitari ma trasformate in boschi veri o a boschi radi che condividono lo spazio con il prato sottostante. Uno sforzo particolare dovrà essere rivolto ai prati stabili tutelati, i quali sono scrigni di biodiversità e rappresentano di frequente l’unica presenza naturale in contesti intensamente coltivati. Sono circa 8.200 i prati protetti dalla legge regionale per una superficie pari a 9.437 ettari di cui purtroppo una parte importante manifesta evidenti segni di declino qualitativo causati dalla progressiva riduzione delle specie caratteristiche. Questo fatto già preoccupante di per se stesso, in quanto strettamente legato al declino della diversità biologica, desta ulteriore allarme in quanto la metà della superficie prativa tutelata è interna alle aree Rete Natura 2.000 , cardine delle politiche comunitarie per la tutela della biodiversità. Non di minor importanza è la porzione presente all’esterno della rete natura 2.000 in quanto anche ad essa affidiamo, come previsto dalla rete ecologica regionale del Piano Paesaggistico Regionale, la fondamentale funzione di connessione ecologica degli ambiti di tutela. Non si può inoltre parlare di biodiversità senza una norma che azzeri entro il 2030 il consumo di suolo, rafforzi le risorse umane dedicate al tema e il regime dei controlli sul territorio. Legambiente su ognuno di questi capitoli dedicherà i suoi sforzi di approfondimento, critiche e proposta, interlocuzione e ricerca di alleanze nei prossimi anni. È un contributo alla strategia regionale per lo sviluppo sostenibile che dopo il lancio iniziale è scomparsa dall’orizzonte delle strategie regionali.

Legambiente Friuli Venezia Giulia

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 8 dicembre 2021

 

 

Parte la trasformazione dell'ex sede delle Fs in piazza Vittorio Veneto

Lunedì 13 si comincia dal restauro degli esterni che prevedono un anno di lavori L'imprenditore Holler: «A settembre conto di aprire il cantiere per gli interni»

Lunedì 13 dicembre decollerà la riqualificazione dell'ex "compartimentale" delle Ferrovie dello Stato, acquistato un anno fa per circa 10 milioni di euro dagli imprenditori austriaci Ivan Holler e Michael Mitterdorfer attraverso il vettore societario Pvv (acronimo di piazza Vittorio Veneto, quasi una nemesi della sconfitta asburgica di 103 anni fa ...). E decollerà con il più immediato e logico degli interventi, ovvero il restauro delle facciate, che fasciano il grande edificio in via Galatti, in piazza Vittorio Veneto, in via Milano, in via Filzi. Al cantiere provvederà una cordata di imprese edili composta dalla teatina Dino Di Vincenzo, dalla trevigiana Genesio Setten, dalla triestina Innocente & Stipanovich: è stata chiesta al Comune un'ordinanza di viabilità della durata di un anno, che prevede divieti di sosta e restringimento di carreggiata in via Galatti. In parallelo con il maquillage esterno - precisa lo stesso Ivan Holler - si procederà al cosiddetto "strip out", la tecnica edilizia che in italiano si rende con "demolizione selettiva", ovvero l'eliminazione di materiali estranei al riassetto dello stabile. Holler, ieri a Trieste per colloqui di affari e per un incontro con il sindaco Roberto Dipiazza, oltre che annunciare l'avvio del refitting esterno, ha scandito le auspicabili tappe che dovrebbero consentire l'inaugurazione del complesso nell'autunno 2024.Il progetto definitivo, relativo alla futura missione dei quasi 18.000 metri quadrati suddivisi su cinque piani, sarà redatto nel primo quadrimestre del prossimo anno, con l'obiettivo di ottenere le autorizzazioni necessarie alla trasformazione di un edificio nato nel 1895 su disegno di Raimondo Sagors per ospitare l'Istituto pensioni degli impiegati del Lloyd austriaco. Holler spera che i "nulla osta" amministrativi giungano attorno a fine estate/inizi autunno 2022, così da attivare il cantiere riqualificativo, che dovrebbe protrarsi per un paio di anni. L'imprenditore austro-ungarico, nel senso stretto in quanto motivato dalle origini magiare, ha pianificato un investimento complessivo pari a 50 milioni di euro, che sarà seguito dall'architetto veneziano Luciano Parenti - già al lavoro sugli hotel Danieli e Monaco nella città lagunare - e dal collega viennese Erich Bernhardt, che si concentrerà sul design e sull'arredamento. Se questo cronoprogramma verrà rispettato, nell'autunno 2024 Holler conta di consegnare "chiavi in mano" un hotel quattro stelle lifestyle da 120-130 stanze a un gestore di caratura internazionale: sono in piedi alcune trattative cui si dedica il socio Michael Mitterdorfer, direttore della viennese J&P Hospitality. Ma c'è spazio per ottenere in quel ben di Dio anche 80-100 appartamenti, la cui campagna di vendita avrà come riferimenti la Gabetti triestina, guidata da Filippo Avanzini, e J&P dell'area centro-europea, diretta da Martin Müller. Si rammenta che J&P è un'importante realtà immobiliare austriaca, che in un quarto di secolo ha seguito 450 progetti. A rifinire l'operazione, ecco i negozi al pianoterra e una terrazza all'ultimo piano frequentabile da chi non è ospite dell'albergo. Forse si riuscirà a rendere piazza Vittorio Veneto un po' meno triste di quanto l'abbiano modellata la spiccata vocazione burocratico-amministrativa (Poste, Regione, ex Provincia) e la mesta riedizione a cura di Boris Podrecca. A Trieste, come anticipato, Holler sta monitorando altre opportunità di investimento. In passato si era accennato a un interesse per palazzo Carciotti, sul quale l'imprenditore glissa accuratamente. Conferma invece la linea di attenzione su Venezia, dove ha già realizzato un "distretto" di 5 alberghi vicino alla stazione di Mestre, e dove trasformerà i gasometri di Castello in appartamenti. È infine sbarcato anche al Lido dove ha rilevato un hotel.

Massimo Greco

 

 

SOS Ambiente - Accordo italo-croato per ridurre i rumori sui fondali adriatici - I risultati dell'Interreg Soundscape

FIUME. I risultati del progetto Interreg Italia-Croazia "Soundscape" non lasciano spazio a dubbi: l'inquinamento acustico sottomarino nell'Adriatico settentrionale, causato dall'azione dell'uomo, è un problema molto serio, che non va sottovalutato perché mette a rischio la biodiversità di questo ambiente marino così vulnerabile. Alla Casa di cultura croata a Susak (Fiume) sono stati presentati i risultati di tre anni di monitoraggio e studio, attuati in nove siti e congiuntamente da esperti italiani e croati, in rappresentanza di ministero croato dell'Ambiente, Arpa Friuli Venezia Giulia, Cnr-Ismar di Venezia, Fondazione Cetacea, Regione Marche, Mondo blu di Lussino, Istituto di Oceanografia e Pesca di Spalato e Istituto per la Salute pubblica di Fiume. Monitoraggio e misurazione sono stati attuati grazie a boe dotate di idrofoni (installati per la prima volta) che hanno evidenziato quanto praticamente già si sapeva: l'Alto Adriatico è un'area molto colpita dall'aumento dei traffici marittimi, turismo, pesca, ricerche sismologiche, attività in campo militare. Un'area dunque molto suscettibile a questi impatti, in grado di provocare forti rumori, a tutto danno della fauna marina e dell'ecosistema. Grazie a Soundscape è stata creata la prima rete regionale e transfrontaliera di monitoraggio del mare per l'inquinamento acustico sottomarino. Tramite il progetto, del valore di 2, 1 milioni di euro, è stata potenziata la collaborazione tecnica, scientifica e istituzionale tra i due Paesi adriatici, che ha quale traguardo la tutela della biodiversità marina, sviluppando contemporaneamente l'uso sostenibile degli ecosistemi e delle risorse marine e costiere. In tale contesto, le misure di mitigazione del fenomeno dell'inquinamento acustico sottomarino risulteranno di straordinaria importanza per l'ambiente. Nel corso dei tre anni di controlli e analisi, le attenzioni si sono concentrate su due specie: il delfino Tursiops truncatus e la tartaruga marina Caretta caretta, animali estremamente sensibili nei riguardi delle attività umane. Di risultati si partirà per porre in atto tutte le misure necessarie per ridurre il "rumore" nei fondali dell'Alto Adriatico. 

Andrea Marsanich

 

 

SEGNALAZIONI - Tram di Opicina. Linee ampliate dopo la ripartenza

È apparsa sul Piccolo del 29 scorso la notizia del progetto di una linea tramviaria all'interno del Porto vecchio, presentato da un gruppo di tecnici ed esperti del settore. Assieme all'amico e collega ingegner Marco Simic, cui va il ringraziamento di tutta la città per essere riuscito, qualche anno fa, a mettere sotto tutela della Soprintendenza la storica linea del tram di Opicina, abbiamo da parte nostra ideato un progetto più ampio. Siamo partiti dalla constatazione che, una volta fatto ripartire il servizio, lo stesso corra forti rischi di un nuovo stop dovuto all'obsolescenza delle vetture sulle quali - oltretutto - si è voluto sostituire alla meccanica originale un impianto elettronico costato 400mila euro a pezzo. L'idea sarebbe quella di sostituirle con altre di nuova costruzione, identiche nella struttura, che costerebbero circa 700mila al pezzo (naturalmente mantenendo le originali ma non a utilizzo quotidiano). Raggiunto il capolinea di piazza Oberdan il tram dovrebbe proseguire verso il Porto vecchio, optando il percorso tra le vie della Geppa o Ghega per raggiungere, infine, la Centrale idrodinamica e fare poi il percorso inverso. Nel progetto abbiamo presentato alcune varianti: una linea dall'Obelisco verso il Santuario di Monte Grisa (possibile verso la Grotta Gigante) e il prolungamento lungo la via di Prosecco fino alla stazione di Villa Opicina. Buona parte del tutto abbiamo stimato circa 15 quindici milioni di euro. Lo scorso febbraio abbiamo chiesto e cortesemente ottenuto un incontro con l'assessore regionale Pizzimenti, cui abbiamo illustrato progetto. Si è dimostrato interessato ma ci ha invitato a illustrare la materia al Comune di Trieste. Cosa che abbiamo fatto incontrando l'assessore ai Lavori pubblici Lodi in presenza del dirigente ingegner Bernetti e altri tecnici. Ora il progetto giace nel posto pertinente: siamo convinti che, qualora venisse esaminato a fondo, potrebbe ottenere il finanziamento, non eccessivo, da parte regionale rientrando, oltretutto, nei capitoli di spesa previsti per gli impianti a fune nell'ambito regionale. Dotando così la città di una formidabile struttura al servizio della cittadinanza e del turismo.

Gianpaolo Penco

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 7 dicembre 2021

 

 

Ambiente - «Salviamo la pineta evitando di spostare il Burlo a Cattinara»

L'appello del Comitato contro lo scempio causato dal trasloco dell'ospedale infantile

«Salviamo gli alberi della pineta di Cattinara. No allo scempio di nuove strade e nuovo traffico. Lasciamo l'Irccs Burlo Garofolo in via dell'Istria». Il comitato spontaneo per la pineta di Cattinara ha inviato un appello accorato e lungo ai vertici di Regione e Comune e ai Consiglieri regionali e comunali per chiedere una revisione del progetto di rifacimento dell'ospedale che prevede anche la creazione della nuova sede dell'Irccs pediatrico e di un maxi parcheggio sotterraneo di tre piani nell'area dove attualmente c'è il park dipendenti e destinato ad arrivare fino a oltre la pineta che verrà abbattuta. L'invito alle istituzioni è di rivedere interamente tutto il progetto con l'obiettivo di «preservare integralmente sia la pineta di Cattinara sia gli alberi dell'attiguo parcheggio visitatori». Il riferimento è al piccolo viale alberato in strada di Fiume tra le fermate bus e il park dipendenti, area che verrà ridisegnato con una rotonda per semplificare gli accessi ai nuovi parcheggi. La seconda richiesta è di «modificare il cronoprogramma del progetto esecutivo, desistendo dal voler costruire il nuovo Burlo a Cattinara e rimettendo al primo posto il rifacimento del monoblocco centrale, ancora in alto mare». Qua l'appello è a rifare la sede di via dell'Istria adeguandola alle necessità dell'Irccs. Per quanto concerne Cattinara, invece, il comitato invita la Regione e l'Azienda sanitaria a individuare una nuova sede «più idonea dell'attuale e da destinare a polo ospedaliero-universitario: ad esempio l'ex caserma di via Rossetti, di proprietà demaniale, o i magazzini del Porto vecchio più prossimi al Molo IV, ora di proprietà comunale ma che la Regione Fvg intende(va?) acquisire per trasferirvi molti dei propri uffici».

Andrea Pierini

 

 

Percorso ideato dall'esperto Negri per il nuovo Museo del mare

La Fondazione Luigi Micheletti svela il nome dell'autore dell'allestimento al Magazzino 26

La Fondazione Luigi Micheletti si presenta. È l'organizzazione di Brescia incaricata nello scorso mandato, con determina dirigenziale dell'allora direttrice Laura Fanfogna, di allestire il futuro Museo del mare. Di recente alcuni attori culturali triestini avevano chiesto di poter conoscere il progetto espositivo. Ma il Comune, tramite determina della p.o. Patrizia Fasolato, aveva risposto che la documentazione è al momento riservata. Su questo fronte si attende qualche novità giovedì. Nella scaletta del convegno al Magazzino 26, con protagonista l'architetto Consuegra, è previsto infatti anche un intervento della dottoressa Fasolato sullo storyboard del nuovo museo. Nel frattempo il direttore della Micheletti, Giovanni Sciola, fa sapere: «Ideatore e autore del percorso è uno dei maggiori esperti di museologia europei, il professor Massimo Negri, attuale direttore scientifico della European museum academy. La fondazione olandese è specializzata nella ricerca sull'innovazione museale in Europa, abbiamo coinvolto alcuni suoi esperti. L'arco cronologico dell'esposizione muoverà dall'età classica e un'impostazione museografica per moduli consentirà ulteriori modifiche e sviluppi».«Accanto ai nostri "tradizionali" filoni di ricerca sul Novecento, da metà anni '80 ci occupiamo di archeologia industriale e recupero di monumenti di storia industriale, intessendo collaborazioni scientifiche internazionali», prosegue Sciola: «Nel 2005 si è costituito il Museo dell'industria e del lavoro (Musil), con reperti raccolti da noi e allestiti in varie sedi della provincia di Brescia. Ci sentiamo pienamente legittimati ad avanzare proposte articolate nell'ambito della conservazione museale e della valorizzazione del patrimonio industriale». E ancora: «Organizziamo il Luigi Micheletti Award, prestigioso premio europeo giunto alla 25.a edizione, cui hanno partecipato musei navali europei di eccellenza, di cui abbiamo approfondito adeguatamente le diverse impostazioni progettuali. È un errore di miopia credere che, poiché ci occupiamo principalmente del patrimonio materiale e immateriale di 20° e 21° secolo, noi potremmo pensare di "far cominciare la storia di Trieste dal '900"». Proprio su questo vertevano alcuni dei dubbi di recente sollevati dall'ex funzionario comunale nonché esperto di storia marittima Enrico Mazzoli, con il supporto di Club touristi triestini, Istituto giuliano di storia, cultura e documentazione e Società Maria Theresia. Questo è ora il commento di Mazzoli: «Avevamo chiesto al Comune un accesso agli atti, per sapere con quali realtà locali la Micheletti si è confrontata, nel ricostruire la storia marinara di Trieste, e suggerire eventuali migliorie. C'è stato ad esempio un confronto con l'Accademia nautica? Qual è il comitato scientifico di esperti triestini interpellati? È una legittima richiesta di trasparenza. Non dubitiamo che la fondazione possa aver fatto un ottimo lavoro. Giovedì lo conosceremo».

Lilli Goriup

 

 

SEGNALAZIONI - Animali - Errore prendersela con i cormorani

Il Partito animalista italiano sezione di Trieste è fortemente contrario alla mozione presentata dalla consigliera Mara Piccin per il contenimento del Phalacrocorax carbo, colpevolizzandolo di minacciare le popolazioni ittiche mangiando una quantità sproporzionata di pesci. Pare assurdo che per colpa di altri fattori ci debbano rimettere sempre gli animali. Demonizzare il cormorano, facendo passare questo placido uccello per un famelico predatore, accusarlo di aver invaso i vari territori e le acque interne, la dicono tutta sulla pochezza di profondità delle argomentazioni di chi preferisce prendersela con la natura pur di non fare un po' di sana e costruttiva autocritica. Partendo da un punto certo su cui l'intero mondo scientifico è d'accordo, vale a dire che l'impoverimento, cioè la ridotta pescosità in questo caso delle acque interne e non solo, non è dovuta a un flagello esterno come viene dipinto questo povero e simpatico uccello marino, bensì alla eccessiva attività predatoria dell'uomo. Insomma, non è colpa del bipede alato di appena tre chili di peso che mangia "pescetti" da milioni di anni se il suo territorio di caccia da qualche secolo è invaso e seviziato da un insaziabile bipede senza ali e con poco senno che pensa che tutto gli è dovuto e che non rispettando le leggi della natura pensa che sia questa a doversi sottomettere al suo volere. Va detto che, contrariamente a come vuol fare intendere chi auspica lo sterminio di questa specie - attraverso una decimazione da attuare sia attraverso il loro inserimento fra le specie cacciabili che campagne di abbattimento sistematico - che i cormorani non sono bestie assatanate che si ingozzano all'inverosimile ma mangiano lo stretto necessario, passando il resto del giorno a godersi pigri il sole. Inoltre non pochi studiosi sostengono, dati alla mano, che l'abbattimento sistematico di esemplari di una certa specie, considerata predatoria, per far aumentare la fauna ittica, nel caso dei cormorani, essendo una specie nostrana e non importata dall'uomo non sortirebbe alcun effetto pratico. Essendo infatti una specie coloniale, il vuoto lasciato dagli esemplari uccisi, sarebbe subito colmato da altri esemplari, che si aggregherebbero al gruppo per venire a svernare sulle nostre coste, attratti dalle risorse che madre natura mette a disposizione di tutte le sue creature e non solo dell'uomo, che si erge a padre-padrone della natura stessa. Pensare che possano essere causa o concausa della riduzione del pesce e fingere che non siano sufficienti reti e dissuasori per evitare che vadano a nutrirsi nei bacini dove vengono allevate specie ittiche a scopo alimentare, non ha alcun fondamento dal momento che la quantità di pesce che possono ingerire è paragonabile a una goccia nell'oceano. L'aumentata presenza dei cormorani non sembra aver determinato un impatto sulla comunità ittica delle acque interne, tanto meno sulle specie di interesse conservazionistico. L'eventuali cause dell'impoverimento delle comunità ittiche sono da ricercarsi piuttosto nella perdita di habitat (deflussi minimi insufficienti, opere idrauliche che ostacolano la risalita dei torrenti, qualità delle acque, artificializzazione degli alvei). L'impatto del cormorano sulle specie di pesci a rischio quali il temolo e la trota marmorata deve essere valutato attraverso un progetto di analisi delle borre degli uccelli ittiofagi da cui è possibile verificare e quantificare l'eventuale impatto sui pesci. In assenza di tale analisi qualsiasi proposta risulta pretestuosa e inutile. Anche dopo una rilevazione puntuale sull'eventuale impatto è tutto da dimostrare che l'abbattimento di esemplari di cormorano svernanti possa migliorare lo stato di conservazione dei pesci autoctoni a rischio. Migliorare gli habitat delle acque interne riducendo, con cognizione scientifica, gli impatti delle attività umane è il percorso prioritario per la conservazione degli ecosistemi acquatici e delle specie presenti. Il nostro invito è di rivalutare il piano di contenimento del Phalacrocorax carbo, in quanto la violenza sugli animali è il maggior impedimento alla edificazione di una società migliore dell'attuale.

Fabio Rabakcoord. Partito animalista

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 6 dicembre 2021

 

 

Caroli presidente nazionale di Italia nostra "E ora Porto vecchio priorità pure a Roma"

La studiosa triestina eletta alla guida dell'associazione impegnata dal '55 nella tutela dei siti storici del Bel Paese

È il sedicesimo presidente nazionale di Italia nostra, l'associazione impegnata dal '55 nella tutela dei siti storici, artistici, naturali del Bel Paese. Ed è il primo triestino/a ad assumere questo incarico. Tra i suoi predecessori ci furono Giorgio Bassani e Carlo Ripa di Meana. Ma quando Antonella Caroli scenderà nella sede romana sull'elegante viale Liegi tra Pinciano e Parioli, non dimenticherà Trieste e, soprattutto, il Porto vecchio: «Ne faremo una delle cinque priorità nazionali», è il suo impegno. Settant'anni, laurea in architettura al Politecnico torinese, insegnante al Volta e al Nautico, segretario generale dell'Autorità portuale durante la presidenza Maresca, Caroli ha dedicato molti scritti e molta attività promozionale ai 65 ettari che vanno dal Molo IV a Barcola. Presidente, perchè il Porto vecchio deve diventare una delle cinque priorità programmatiche di Italia nostra?«Perchè è un patrimonio di vaste dimensioni unico al mondo. Perchè è un brano di città, quasi una "Trieste due", impostato come una città nelle strade parallele, nella disposizione dei moli e della diga. Perchè queste particolarità ci permettono relazioni, confronti, contatti di respiro europeo, specialmente con uno scalo della rilevanza storico-economica come Amburgo». Porto vecchio ha bisogno di una ribalta nazionale perchè le sue peculiarità non sono ancora sufficientemente note?«Italia nostra triestina ha già lavorato molto in questo senso ma c'è parecchia strada da percorrere. Detto francamente, a livello centrale Italia nostra mi è parsa spesso disattenta nei confronti del Nordest. Ma se il Porto vecchio non è stato saccheggiato, lo si deve alla battaglia per i vincoli che venne combattuta vent'anni fa. E continueremo il nostro pressing sul ministero dei Beni culturali affinchè vengano evitati errori». D'accordo con le linee di sviluppo impostate dal Comune?«Al momento sì, anche perchè coincidono con il masterplan che avevamo preparato. Ricordo che la delibera Cipe 2016 aveva esplicitamente citato la nostra attività, anche se la politica tende a non riconoscere il ruolo svolto da Italia nostra e s'impadronisce di ogni merito. Seguiamo con attenzione il lavoro di Andreas Kipar, cui va dato atto di un encomiabile intento collaborativo, che non è di tutti». Cioè?«Cioè non tutti ascoltano, discutono, si confrontano con un'associazione che conta al suo interno professionisti tecnici di valore e che quindi può essere d'aiuto, soprattutto per chi non è triestino e ha una conoscenza limitata del territorio. Parlando sempre con franchezza, l'architetto Vazquez Consuegra non ci aveva ascoltato, quando avevamo contestato il "mirador" in vetro che aveva progettato sul Magazzino 26, perchè siamo contrari alla contaminazione del luogo e dell'architettura. E la Soprintendenza, invece, ci ha ascoltato». Le piace il Centro congressi Tcc?«No, sono due capannoni rimessati in modo anomalo rispetto al contesto. Una rottura dello spazio che li circonda». Nell'ambito di Porto vecchio quali sono le priorità di salvaguardia?«Direi senz'altro l'ex quartiere Ford alle spalle del Centro congressi. Abbiamo ottenuto il vincolo sul 27b, che rischiava di essere abbattuto. Ma il 133, il 32, il 34 meritano anch'essi un destino riqualificativo e sono memoria di una presenza industriale in ambito portuale che andrebbe altrimenti dimenticata. Attenzione, una presenza di un gruppo internazionale delle dimensioni della Ford». Il Comune ci vorrebbe realizzare la piscina terapeutica, cosa ne pensa?«Bah, per me non c'è lo spazio adatto. Sarei più incline a posizionare un "fish marketing", con qualche ristorantino che conferisca all'area sapore di mare». Sul Museo del mare al Magazzino 26?«Credo che abbiano ragione Mazzoli ed Eliseo riguardo il percorso, che dovrebbe essere incentrato su porto e marineria». Dal Porto vecchio alla Sacchetta. D'accordo sul Parco del mare?«No, così pensato altera l'identità storica del sito, con la Lanterna e lo squero. Meglio sarebbe un Parco della navigazione storica sul modello di Danzica».

Massimo Greco

 

 

Pinna nobilis, il ritrovamento che conforta gli esperti - la scoperta

FIUME. Un rinvenimento che tiene accesa la fiammella della speranza, quella per cui biologi, subacquei e volontari si stanno adoperando a fondo, intenzionati a riportare nell'habitat marino la morente Pinna nobilis o nacchera. Parliamo del più grande mollusco bivalve nel Mediterraneo, quasi del tutto annientato negli ultimi anni da parassiti e batteri. Giorni fa è stato comunicato che in uno dei collettori è stato trovato un esemplare allo stato giovanile, lungo non più di un centimetro e mezzo, scoperta che ha parecchio rallegrato gli esperti dell'Istituto pubblico quarnerino di Fiume.

 

 

SEGNALAZIONI - Pineta da salvare - Non c'è alcun bisogno del park a Cattinara

Gentile direttore,dalla stampa apprendo che partiranno a breve i lavori per la costruzione di un nuovo parcheggio al posto della pineta esistente nell'area adiacente l'Ospedale di Cattinara in via Valdoni. Nella stessa via Valdoni vi è un parcheggio a due piani normalmente vuoto. Perchè non ampliare il parcheggio esistente invece di abbattere oltre 500 alberi che danno rifugio a passeri, cardellini, cinciallegre, fringuelli, merli, codirossi spazzacamini e contribuiscono a creare un microclima favorevole per umani e animali? L'Europa e le Nazioni Unite ci richiamano alla tutela del suolo, del patrimonio ambientale, del paesaggio, al riconoscimento del valore del capitale naturale e ci chiedono di azzerare il consumo di suolo netto entro il 2050, di allinearlo alla crescita demografica e di non aumentare il degrado del territorio entro il 2030.I rapporti dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale del Ministero dell'ambiente inchiodano negativamente il Friuli Venezia Giulia al terzo posto in Italia per cementificazione e consumo di suolo in rapporto alla popolazione residente. A farne le spese più di tutti sono i territori della Bassa Friulana, la zona dell'aeroporto di Ronchi dei Legionari e la città di Trieste che vede "sparire" parecchi chilometri quadrati di superficie.I cambiamenti climatici e il degrado ambientale sono una minaccia enorme per il mondo, per l'Unione europea e per l'Italia in particolare. Il Green Deal europeo punta a rendere l'Europa climaticamente neutra entro il 2050, rilanciare l'economia grazie alla tecnologia verde, creare industrie e trasporti sostenibili e ridurre l'inquinamento.Cementificazione e abbattimento di alberi sono in chiara controtendenza. La necessità politica di nuove infrastrutture che "spazzano" letteralmente via aree verdi e suolo, progettate ormai più di dieci anni fa, va ripensata in chiave verde e rispettosa dell'ambiente e in funzione delle necessità attuali. Che bisogno c'è di costruire ora un nuovo parcheggio a Cattinara?

Alessandro Marassi

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 5 dicembre 2021

 

 

«Ovovia non solo inutile ma anche dannosa»  Legambiente al Circolo Rc di Prosecco

Opicina. È un secco "no" all'ovovia quello dichiarato dal presidente di Legambiente Trieste, Andrea Wehrenfennig, nel corso del primo pubblico dibattito sul progetto che prevede il collegamento fra Barcola e Opicina, attraverso l'utilizzo di cabine che viaggiano sospese a un cavo. Partecipando a un incontro organizzato a Prosecco dal Circolo di Rifondazione comunista "Kras altipiano - Goat", al quale hanno partecipato una cinquantina di persone, a conferma che sull'argomento c'è notevole curiosità e, come si è visto in questa occasione, anche estrema perplessità, Wehrenfennig ha spiegato che «la realizzazione di tale struttura prevede innanzitutto una falcidie di alberi, in quanto dovrebbero essere eliminati tutti quelli presenti lungo il percorso previsto dal mare al ciglione carsico, all'interno di una fascia larga 14 metri. Non va poi dimenticato che molte aree attraversate dalla linea e sulle quali dovrebbero essere costruiti i piloni di sostegno sono di proprietà delle Comunelle locali, che potrebbero opporsi all'esproprio, allungando a dismisura i tempi del contenzioso». Il presidente di Legambiente ha poi evidenziato che «si renderebbe poi indispensabile costruire due grandi stazioni ai capolinea, alte almeno due piani, con un grave impatto visivo. Tutto questo senza scordare che entrambe dovrebbero sorgere in aree attualmente scollegate dalla rete di trasporto pubblico urbano. Altro problema la temperatura che d'estate dovrebbero sopportare i passeggeri a bordo delle cabine, in quanto le stesse avrebbero i vetri sigillati. Quanto si parla di costi - ha osservato ancora il presidente di Legambiente - bisognerebbe tener presente che i finanziamenti ministeriali sono sì pronti per la realizzazione dell'ovovia, ma nessuno tiene conto del successivo notevole impegno di risorse indispensabile per la manutenzione di un impianto particolarmente complesso. Se l'obiettivo è quello di alimentare il turismo, offrendo l'ovovia va segnalato che non è detto che essa sia preferita al tram di Opicina».

Ugo Salvini

 

 

D'Agostino traccia la via della doppia sostenibilità "Banchine ma non solo. E' anche l'ora dei fondali"

Il presidente dell'Authority è intervenuto in videocollegamento all'incontro al Miela sulle movimentazioni viste da prospettive inedite

Il futuro del porto? Passa per una serie di tematiche chiave quali «energia, transizione, innovazione e sostenibilità. E le ultime due sono le facce di una stessa medaglia. Noi vogliamo essere innovativi attraverso due modalità diverse: la classica innovazione incrementale e un totale cambio di paradigma, ossia una visione in negativo della portualità, dalla prospettiva di ciò che è sotto gli specchi acquei, per una connessione con i propri fondali». Parola del presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino, intervenuto ieri pomeriggio in collegamento online all'incontro "Fronte del porto, falsi movimenti", andato in scena al Teatro Miela- che ha visto la partecipazione di Giovanni Fraziano, professore di Composizione architettonica e urbana all'Università di Trieste e presidente di Stazione Rogers, di Thomas Bisiani, docente di Modellazione avanzata dell'architettura allo stesso ateneo triestino, e di Nico Costa, consigliere di amministrazione Coop Alleanza 3.0 - prologo dello spettacolo multimediale "Waterfront - Storie di uomini, di porti e di città", sulle attività del porto viste da prospettive inedite. D'Agostino ha affrontato, pungolato dagli interventi dei tre relatori, il passato, il presente ma soprattutto il futuro del porto triestino, anche alla luce degli sviluppi dello scalo attesi sulla base delle dotazioni previste dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che su Trieste dirotterà oltre 400 milioni di euro: «L'innovazione incrementale, che poi è fondamentalmente quella in cui si resta all'interno di un certo paradigma tecno-economico, si realizza quando, al suo interno, si aggiungono vari elementi di innovazione restando pur sempre all'interno del paradigma. Il che significa, rispetto a quello che stiamo cercando di fare in porto, che noi vogliamo continuare a pensare che lo scalo triestino debba crescere e per crescere, essendo un porto in area urbana come tanti altri, lo deve fare in maniera sostenibile». E un assist, appunto, sarà offerto dal Pnrr: «Oggi - secondo il presidente dell'Authority - abbiamo la possibilità, attraverso ad esempio l'elettrificazione delle banchine, di permettere alle navi di spegnere i motori, eliminando le emissioni delle navi in porto e in città, quindi di innovare con sostenibilità. Innovazione incrementale significa intendere il porto così come è stato inteso da chiunque finora, ossia come un luogo sul mare o meglio sull'acqua, in cui arrivano imbarcazioni che caricano e scaricano merci e persone. Insomma, un paradigma». Ma la vera sfida per D'Agostino è dunque quella di «pensare che il porto possa uscire da quel paradigma tradizionale affermando una cosa semplice ma che crea complessità, ossia che il porto non è il luogo in cui il protagonista è il trasporto ma che è un luogo sul mare e che oggi sul mare possiamo fare tante altre cose differenti da quelle sempre fatte». E allora ecco che «si cambia paradigma e subentra un elemento invisibile a chi di solito lavora nei porti, ma che invece ritengo che sarà uno degli elementi cardine dello sviluppo futuro della portualità, cioè la necessità di prendere in esame tutto ciò che è sott'acqua. E a Trieste qualcosa abbiamo cominciato a fare: parlando di Porto vecchio, noi siamo forse l'unica Autorità portuale ad aver dato una concessione subacquea, un'area rettangolare di un chilometro per trecento metri, a Saipem, esternamente alla diga, per creare, a 13 metri di profondità, un playground dove vengono testati droni sottomarini utilizzati, ad esempio, per posare pipeline e cavi sottomarini. Quindi abbiamo già iniziato ad approcciare questo mondo invisibile portuale».

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 4 dicembre 2021

 

 

Cattinara, al via il piano di restyling dei park per visitatori e dipendenti

Sedici mesi per l'ammodernamento delle aree fra Pronto soccorso e via Valdoni. Ecco le future tariffe

Il rinnovamento del park per i visitatori ai piedi dell'ospedale, con una pavimentazione completamente rifatta rispetto a quella di oggi. Un maquillage dell'impianto multipiano di via Valdoni. E lo spostamento delle fermate dei bus, per lasciare spazio alla futura rotatoria tra strada di Fiume e la nuova ala destinata a ospitare il Burlo. Gli attuali parcheggi di Cattinara, gestiti dalla Abaco Srl dal 2013, si preparano a un importante intervento di rinnovamento - e a un'altra gestione - in vista della riqualificazione dell'ospedale, con il maxi cantiere che dovrebbe ripartire a brevissimo proprio con la realizzazione, dove oggi c'è il parcheggio riservato ai dipendenti, di un nuovo park multipiano sotterraneo di tre livelli da 770 posti auto sotto la sede del Burlo, la cui costruzione verrà cantierata subito dopo. Due sono le aree di sosta a pagamento attualmente esistenti, che verranno appunto rinnovate. Una riguarda i 166 stalli del parcheggio del Poliambulatorio, cui si accede da strada di Fiume vicino alla rampa del Pronto Soccorso. L'altra porta ai 307 stalli ricavati nell'impianto multipiano di via Valdoni. Con il completamento del maxi cantiere di Cattinara il totale dei posti auto è destinato a salire fino a quota duemila. Ma i tempi di realizzazione, come è noto, restano ancora lontani. Gli attuali parcheggi verranno intanto riqualificati sulla base di un cronoprogramma da 14 mesi cui vanno aggiunti circa due mesi di tempi tecnici per l'assegnazione del bando, i cui termini per la presentazione delle buste si chiudono il 10 dicembre. Il percorso in questione era stato avviato dall'Asugi, all'epoca ancora Asuits, nel 2019, quando a settembre era stato presentato un avviso esplorativo per la presentazione di una proposta di project financing, vinto dalla Saba Italia Spa di Roma. L'intervento "minore" sarà quello di via Valdoni, dove la società vincitrice dovrà mettere mano su una superficie di 7.450 metri quadrati, dove attualmente sono presenti al piano superiore 135 stalli, di cui 10 per disabili, a pagamento (un euro per tutto il giorno) e altri 172 al piano inferiore, riservati in questo caso ai dipendenti: posti che, verosimilmente, saranno trasferiti nel multipiano sotterraneo una volta che questo sarà completato. Oltre alle opere di risanamento dei muri, dovranno essere installate anche quattro colonnine per i mezzi elettrici. Nel progetto Saba, traccia per il bando, il costo della sosta è quantificato in 50 centesimi per ogni ora nella fascia dalle 6 alle 20, e di 30 centesimi all'ora dalle 20 alle 24. Resta gratuita la prima mezz'ora, così come la fascia dalla mezzanotte alle 6. Saranno previsti inoltre pacchetti da un minimo di quattro euro per due giorni a un massimo di 15 euro per sette giorni. Decisamente più importanti i lavori al park del poliambulatorio, che dovranno essere svolti garantendo contestualmente l'accessibilità ad almeno il 50% dei parcheggi. I posti passeranno dagli attuali 161 a 134, di cui 10 dedicati ai disabili. Accesso e uscita saranno vicini alla rampa del Pronto soccorso e sarà creato un sistema che bloccherà il transito delle auto quando arrivano le ambulanze. Verranno poi completamente rifatte pavimentazione e illuminazione e, soprattutto, verranno create delle fermate bus provvisorie in strada di Fiume per sette mezzi, con tanto di maxi pensilina e isola pedonale, dove verrà anche spostata l'edicola. Qua il costo della sosta, sempre gratuita nella prima mezz'ora e dalla mezzanotte alle 6, sarà di 80 centesimi nella prima ora e di un euro a seguire nella fascia 6-20 e 50 centesimi in quella 20-24.In entrambi i parcheggi saranno installate le piattaforme per l'accesso, oltre che con il classico ticket con cassa automatica, con il Telepass, con la lettura targhe per la prenotazione da remoto e con tessere a scalare. Il costo per gli interventi edili è quantificato in 858 mila euro, comprensivi di Iva e sicurezza. La convenzione per la gestione dei due parcheggi è fissata in 14 anni a partire dalla sottoscrizione del contratto, al costo di 3,6 milioni di euro totali.

Andrea Pierini

 

 

Da Trieste tre treni veloci al giorno per raggiungere Milano e Roma

Altre due "Frecce" collegheranno Udine. Confermate le corse transfrontaliere dirette a Lubiana

Continuano a mancare, rispetto al periodo pre pandemia, due collegamenti diretti via Freccia da Trieste a Milano, ma per il resto l'offerta di Trenitalia nell'orario invernale, dal 12 dicembre, rimane inalterata. Anzi, c'è pure una novità, in collaborazione con Trieste Trasporti: il Muggia Link, uno speciale servizio treno+battello che consentirà di raggiungere il porticciolo. Nel presentare il nuovo orario, con l'ad e dg Lugi Corradi, Trenitalia ribadisce «l'attenzione ai principi di sostenibilità ambientale, sociale e di governance» e l'obiettivo di garantire gli spostamenti quotidiani in treno per studenti e lavoratori, ma anche di consolidare la ripartenza del turismo nelle settimane delle festività natalizie e in un inverno che si spera non più di tanto penalizzato dal Covid. In Friuli Venezia Giulia viene innanzitutto confermata l'attuale offerta per Regionali, Frecce e Intercity. Rimangono dunque operativi i collegamenti veloci diretti da Trieste a Roma (partenza alle 6.42- arrivo alle 12) e da Trieste a Milano (6-9.55, 17.05-21.15), come pure i singoli Udine-Roma (6.47-12.25) e Udine-Milano (6.15-10.15), un totale di cinque tratte, due in meno a causa della prolungata emergenza pandemica. Nel "pacchetto" delle conferme anche i quattro transfrontalieri Trieste-Lubiana, due dei quali prolungati a Udine, i servizi a favore del cicloturismo con "Alpe Adria Line" sulla linea Trieste-Udine-Tarvisio e il "Trenobici delle Lagune" fra Trieste e Venezia, con 12 collegamenti durante il periodo estivo, grazie a una carrozza attrezzata al trasporto di 64 biciclette. Si continua pure con l'intermodale treno+bus "Lignano Link" e l'interscambio a Udine con i treni di Ferrovie Udine Cividale. Come di consueto, l'offerta verrà potenziata in occasione delle principali manifestazioni di interesse regionale: Friuli Doc, Gusti di Frontiera, Barcolana e Festa della Zucca. Trenitalia ha poi illustrato le promozioni. Tra le altre, la promo "Weekend Insieme" a 22 ore (regionali senza limiti nei fine settimana dal 18 dicembre al 27 marzo, biglietto gratuito per gli under 15 con la "Junior Weekend" se accompagnati da un over 25 pagante) e l'"Italia in Tour" (tre giorni senza limiti sui regionali della penisola a 29 euro per 3 giorni e a 49 euro per 5 giorni, per i ragazzi si scende a 15 e 25 euro). Intanto, in quarta commissione presieduta da Mara Piccin, Forza Italia propone un tavolo permanente con Rfi e Comuni e, con il capogruppo Giuseppe Nicoli, non fa mancare una nota polemica: «L'assessore alle Infrastrutture Pizzimenti non risolverà certo i problemi con un'audizione in commissione, tra l'altro neppure richiesta da lui, ma dal sottoscritto». Graziano Pizzimenti, senza replicare, si limita a informare della «totale condivisione sulla proposta di audizione di Rfi».

Marco Ballico

 

 

Intesa fra i porti alto adriatici ridurrà l'impatto ambientale

Italia, Croazia e Slovenia firmano protocollo per la cooperazione transfrontaliera Il ministro Giovannini: «Un accordo che sarà importante per il resto del mondo»

VENEZIA. Promuovere e rafforzare la cooperazione sul fronte dell'efficienza energetica tra i porti di Italia, Croazia e Slovenia. Ieri a Venezia gli scali dell'Alto Adriatico aderenti all'associazione Napa-North Adriatic Ports Association (Venezia e Chioggia, con Fulvio Lino Di Blasio presidente dell'Autorità portuale, Trieste e Monfalcone, con il presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino, Ravenna, Capodistria e Fiume) hanno sottoscritto un accordo alla presenza della commissaria europea ai Trasporti Adina Valean e del ministro italiano Enrico Giovannini. In linea con gli obiettivi stabiliti dal Green Deal Europeo e dal pacchetto legislativo approvato dalla Commissione Europea "Fit for 55", l'accordo stabilisce che i porti Napa si impegnino ad una cooperazione transfrontaliera permanente volta a minimizzare gli impatti ambientali delle operazioni portuali nell'area del Nord Adriatico. «Il Napa è uno degli esempi migliori di cooperazione transfrontaliera in Europa - ha dichiarato la commissaria europea -. La vostra dichiarazione ha gli stessi obiettivi dell'Ue e rafforzare il settore marittimo. Il Napa è fondamentale per i corridoi europei e offre la rotta più breve per tutta l'Europa». E annuncia lo stanziamento di 5 miliardi - inserito nel Pnrr italiano - per rafforzare i collegamenti ferroviari italiani lungo la dorsale adriatica. Il ministro delle Infrastrutture Giovannini ha voluto sottolineare come l'accordo rafforzi «l'idea che Italia, Slovenia e Croazia credono nell'importanza di affrontare insieme le sfide dei tempi, in particolare quelle associate al cambiamento climatico. Ritengo molto importante che si collabori come un'unità, e sono convinto che questo sarà importante per tutto il resto del mondo». Molte sono già le iniziative in corso, come ad esempio quelle co-finanziate dall'Unione Europea, quali i progetti Clean Berth e Susport (Interreg Italia-Slovenia e Italia-Croazia) il progetto Ealing (Connecting Europe Facility), e dalle azioni pilota comuni tra tutti i porti. Rientrano in quest'ultime l'implementazione di misure e interventi per l'efficientamento energetico delle operazioni portuali, l'installazione di impianti per l'utilizzo di fonti energetiche alternative e per il monitoraggio del livello di rumore, della qualità dell'aria e dell'acqua in ambito portuale, nonché studi di pre-investimento per l'elettrificazione delle banchine. «C'è un unico ecosistema nell'Alto Adriatico per affrontare le sfide future e la sostenibilità del mare - ha ricordato il ministro delle Infrastrutture sloveno Jernej Vrtovec -. I nostri progetti congiunti hanno riflessi positivi nei nostri Paesi. Siamo più forti se stiamo insieme». Mentre il ministro per gli Affari marittimi della Croazia, Oleg Butkovic, ha commentato: «Nell'Alto Adriatico c'è un traffico intenso e un ecosistema delicato, serve un'azione comune su logistica e infrastrutture. Il futuro è la totale decarbonizzazione dei porti, ma serve collaborazione di tutti gli attori». Ad aprire la conferenza è stato il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro che ha sottolineato come «il Mare Adriatico deve continuare ad essere un unico Mare e che bisogna essere sempre più competitivi».

Nicola Brillo

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 3 dicembre 2021

 

 

«Risposta insufficiente» I dem chiedono un accesso ai documenti sull'ovovia - dopo la replica del ministero all'interrogazione del deputato Gariglio

L'ovovia si tinge di giallo. Il ministero delle Infrastrutture ha risposto all'interrogazione che l'onorevole Davide Gariglio, deputato del Partito democratico ferrato in materia di trasporti, ha presentato in merito al progetto di cabinovia finanziato da Roma con 48 milioni dal Pnrr. Ma nella risposta del ministero, osserva Gariglio, mancano i dati sulla sostenibilità di gestione da lui richiesti nello specifico: «Quindi abbiamo avviato (ieri) un'istanza di accesso per avere la documentazione, speriamo che il ministero sia collaborativo». L'interrogazione, presentata nei giorni scorsi, chiedeva conto di diversi aspetti dell'opera: «Ci sono una serie di problemi tecnici evidenziati anche nel progetto - chiedeva Gariglio al governo -. Il più noto è quello della bora. Lo stesso progetto presentato dal Comune prevede, infatti, la chiusura dell'impianto per circa 30 giorni l'anno». Inoltre, prosegue, «in tale "fascicolo intervento", a quanto consta all'interrogante manca l'allegato della sostenibilità di gestione, che è il dato più significativo, e la relazione esplicativa di costi e proventi derivanti». Nell'allegato, ragiona il deputato, ci sono «elementi fondamentali per avere un quadro completo dell'opera e della sua sostenibilità dal punto di vista finanziario, considerato anche il rilevante impatto che l'opera avrà sull'ambiente». Le risorse stanziate, ragiona ancora il dem, «sono destinate in generale al piano della mobilità e non esisterebbe alcuna difficoltà nel dirottarle eventualmente verso un progetto diverso se il Comune decidesse di elaborarne a breve uno nuovo». Gariglio conclude chiedendo «quali siano i dati relativi alla sostenibilità di gestione dell'opera di cui in premessa e se intenda fornire chiarimenti in merito ai costi e ai proventi derivanti dalla stessa». Il ministero risponde che la valutazione dell'intervento «è stata fatta sulla base del progetto di fattibilità tecnico-economica della cabinovia, dell'analisi trasportistica e dell'analisi costi-benefici, nonché sulla verifica della sostenibilità dell'esercizio». La bora non sarà un problema, prosegue, poiché sono previsti 20-30 giorni di chiusura al massimo. Arriviamo poi alla questione sostenibilità: «Relativamente al documento sulla sostenibilità di gestione - scrive il ministero -, si segnala che lo stesso è contenuto nell'apposita relazione allegata all'istanza inviata alla predetta Direzione generale, come richiesto ai sensi del citato avviso, nella quale si dà evidenza dei dati utilizzati per l'analisi della sostenibilità finanziaria dell'investimento». Il ministero aggiunge poi che per la verifica della copertura dei costi d'esercizio sono stati utilizzati i dati già impiegati per l'analisi costi-benefici, e cioè: la domanda di progetto, stimata in circa 3 milioni 600 mila passeggeri annui; le percorrenze chilometriche, che per le nuove funivie sono di circa 7 milioni 200 mila veicoli l'anno contro i 90 mila della rete bus; i costi di esercizio, che per il funiviario sono pari a 0,49 euro/veicolo chilometro, mentre per il bus ammontano a 5,47. Conclude il ministero: «Il rapporto tra variazione di ricavi e variazione di costi è risultato pari al 115%». Il tutto non convince Gariglio: «Non siamo soddisfatti perché quella del ministero non è una risposta. Ci dice che ci sono questi dati nella valutazione allegata, ma non ci dice nulla nel merito. Ecco perché abbiamo avviato un'istanza di accesso alla documentazione. Anche perché non si capisce come mai una risposta così burocratica, non è un tema di particolare riservatezza».

g. tom.

 

 

Muggia, bocciate in Consiglio le tre mozioni sul laminatoio

le due istanze su viabilità e social hanno invece trovato sintonia bipartisan

MUGGIA. Si è conclusa l'altro giorno a Muggia anche la seconda parte dell'ultimo Consiglio comunale, quella lasciata in sospeso lo scorso lunedì sera: si sono così potute discutere nell'occasione le cinque mozioni presentate dall'opposizione. In apertura il sindaco Paolo Polidori ha voluto chiarire i perché della sospensione del 29 novembre che aveva dato il là a una serie di polemiche: «Dispiace che non si sia colta la motivazione che ha spinto il consigliere (della Lega) Giulio Ferluga a chiedere la sospensione del Consiglio. Motivazione dettata dal fatto di poter permettere un confronto sereno sulle mozioni presentate. È stata una cortesia istituzionale che evidentemente non è stata compresa. Ma tant'è». Dopo l'esame dei primi due dei cinque documenti in scaletta - quello sulla viabilità per le scuole, diventato una raccomandazione, e quello sul canale Telegram, fatto proprio dalla maggioranza - l'attenzione si è spostata sulla questione laminatoio. Le due mozioni con le quali i capigruppo Francesco Bussani per il Pd e Cristina Surian per la Lista Bussani chiedevano al sindaco e alla giunta di riferire al Consiglio ogni evoluzione, notizia, preoccupazione relativa al progetto, ma anche di informare la popolazione muggesana sono state bocciate dalla maggioranza. Stessa sorte per quella presentata da Sergio Filippi del Comitato no laminatoio, che chiedeva l'impegno del Comune a trovare strade alternative green nell'area e ad abbandonare il protocollo d'intesa. Per Polidori, tenuto conto di quanto illustrato nelle linee di governo e di quanto detto nel corso della campagna elettorale, si è trattato di mozioni dai «contenuti desueti». Da segnalare l'astensione sulle tre mozioni di Maurizio Fogar della civica Muggia: «La mozione Filippi - ha spiegato Fogar - è scritta malissimo, con sprovvedutezza e ignoranza delle questioni tecniche, e con una premessa suicida, ossia quella di richiamarsi a G20 e Cop26, due totali fallimenti come riconosciuto dai promotori e dalla stampa internazionale». Per Bussani «le mozioni chiedevano semplicemente trasparenza sul tema anche alla luce degli annunci a favore dell'insediamento fatti dalla Regione. Spiace che l'apertura al dialogo annunciata dal centrodestra sia stata smentita dai fatti alla prima occasione».

Luigi Putignano

 

 

SEGNALAZIONI - Ambiente - Schizofrenia sul clima

La schizofrenia ha preso corpo nella Cop26, quando il documento del summit mondiale dei Sapiens sembra rivolgersi non a noi stessi ma al pianeta Terra: "Mi raccomando, non devi scaldarti più di 1,5°". Schizofrenia folle, perché condita da una serie di promesse e annunci fumosi e inconcludenti. Restiamo ancora lontanissimi dall'indispensabile riduzione delle emissioni totali dei gas serra del 55% entro il 2030! Intanto la crisi climatica sta causando cambiamenti drammatici, in terra e in mare, con impatti devastanti sulla vita delle persone e la biodiversità. I governi hanno il dovere di attivare impegni precisi: arrestare il consumo di suolo, rendere effettiva ed efficace la tassa sul carbonio, favorire i risparmi materiali, un nuovo sistema idrico, autosufficienza alimentare, più oggetti riciclabili. E la politica deve convincere chi ancora non capisce o non sa, e mediare con la macchina dell'economia. Se si lascerà libertà al business, le temperature potrebbero salire di ben 5° C: un disastro definitivo. Anche in Italia non risulta alcun aggiornamento del Piano per l'energia e il clima, strumento essenziale per abbattere le emissioni nocive oltre il 50%. Va considerata una banale e drammatica evidenza: il Pianeta è limitato! Per dimezzare le emissioni entro otto anni (circa 25 gigatonnellate l'anno) dobbiamo tendere (adesso) a una "economia dell'indispensabile". Se non ora, quando?

Paolo Angiolini, Legambiente Trieste

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 2 dicembre 2021

 

 

Piano anti rumore di Duino: primo via libera della giunta

Prescrizioni da rispettare e zone del territorio divise in tre categorie: ora la palla passa a Consiglio comunale, Regione, Arpa e Azienda sanitaria per la ratifica

DUINO AURISINA. Duino Aurisina avrà il suo piano acustico territoriale. Uno strumento indispensabile per delineare le aree in cui si potranno svolgere le feste popolari e le sagre, con relativi accompagnamenti musicali, quelle in cui sarà invece necessario rispettare determinati parametri, evitando di superare una certa rumorosità, e ancora le cosiddette "zone cuscinetto", che andranno individuate fra le prime e le seconde. Il piano conterrà poi una serie di prescrizioni e rilievi, utili per garantire a tutti una buona vivibilità sotto il profilo acustico. Fondamentale anche il rilievo di questo documento in relazione alla presenza sul territorio di grandi aziende, come per esempio la Cartiera e i cantieri navali. È stata infatti approvata qualche giorno fa dalla giunta guidata dal sindaco Daniela Pallotta, su proposta dell'assessore all'Ambiente Massimo Romita, la delibera riferita al Piano comunale di classificazione acustica (Pcca), che sarà ora sottoposto alle verifiche di assoggettabilità alla procedura di Valutazione ambientale strategica (Vas) e di significatività dell'Incidenza, di competenza dell'Arpa. Tutto questo ovviamente è avvenuto prima della caotica seduta del Consiglio di martedì, nel corso della quale si sono evidenziate, come non era mai accaduto in precedenza, le latenti divergenze da tempo esistenti all'interno dell'esecutivo, con protagonisti proprio gli stessi Pallotta e Romita. Ma tant'è, l'attività amministrativa prosegue, nell'attesa di chiarimenti a livello politico. «L'approvazione in giunta - spiega infatti Romita - è il risultato di un lungo e articolato lavoro fatto di incontri con la comunità locale, i Comitati di quartiere, i tecnici specializzati e le competenti Commissioni consiliari, attraverso la collaborazione con i rispettivi presidenti, Chiara Puntar e Sergio Milos. Questo - ha aggiunto Romita - è un importante documento, frutto di un lungo percorso, nel corso del quale ho potuto beneficiare anche dei preziosi consigli del collega Lorenzo Pipan, artefice di suggerimenti di modifica e integrazioni alle schede del piano. L'approvazione del Piano in giunta non è il punto di arrivo - ha concluso - ma un'importante tappa per avere un territorio disciplinato sotto il profilo della rumorosità». Va ricordato che il territorio di Duino Aurisina si allunga dal Lisert al Carso ed è attraversato sia da alcuni chilometri di raccordo autostradale, sia da linee ferroviarie, tutte fonti di rumorosità accusata in particolare in alcune frazioni, come quella di Visogliano, i cui residenti si sono più volte lamentati. «Proprio per questo - osserva la presidente Puntar - siamo stati particolarmente attenti nel sentire tutte le comunità coinvolte, gli abitanti delle aree maggiormente sottoposte a sollecitazione da rumore, condividendo con i consiglieri di opposizione pareri e analisi». Il Piano, che dovrà naturalmente passare anche l'esame del Consiglio comunale, sarà poi inviato a una serie di soggetti pubblici, titolari di competenza ambientale per il procedimento in esame, e cioè il Servizio di Biodiversità e quello di Pianificazione paesaggistica territoriale e strategica, entrambi della Regione, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente e l'Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina.

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 1 dicembre 2021

 

 

La babele delle tariffe per la raccolta dei rifiuti. Da un comune all'altro importi sei volte più salati. - La Tari nel FVG

Indagine delle associazioni di consumatori sul peso della Tari. Per un nucleo di tre persone in 100 mq si va da 55 a 317 euro

Udine. Famiglia di tre persone e abitazione da 100 metri quadrati: in Friuli Venezia Giulia, a seconda del Comune in cui si ha la residenza, la tassa sui rifiuti (Tari), può pesare addirittura fino a 6 volte in più. Cioè da un minimo di 55,20 euro a un massimo di 317,64 euro. E le differenze sostanziali, che incidono sul portafoglio, possono verificarsi anche tra realtà territoriali limitrofe. Situazione simile se, al posto di un'utenza domestica, puntiamo i riflettori su una commerciale. Anche in questo caso - per le categorie prese in esame, alberghi con ristorante, bar, distributori di benzina, negozi di abbigliamento e supermercati - gli importi da pagare per la Tari sono fortemente differenziati da Comune a Comune. A sollevare il problema sono le associazioni di consumatori Comitato utenti Ausir, Federconsumatori, Adiconsum e Forum consumatori-imprese che hanno commissionato un'indagine all'istituto di ricerca Ircaf. Il sondaggio si è basato utilizzando le delibere relative alla Tari approvate nel 2020 in tutti e 215 Comuni della regione. Da una prima lettura l'indagine evidenzia una situazione di generale diversità di tariffe applicate agli utenti, sia domestici che commerciali: praticamente ogni Comune ha un'imposta differente. Diversità aggravate dal fatto che la differenza tra la tariffa più onerosa (applicata a esempio per una famiglia di 3 persone con una casa di 100 metri quadrati) è di quasi 6 volte superiore a quella più bassa (la più alta 317,64 euro, la più bassa 55,20 euro). Le stesse differenze persistono nell'ambito della stessa provincia, nel contesto dello stesso gestore, tra i comuni piccoli, tra quelli medi e anche fra quelli più grandi. «Questa situazione di disomogeneità dei costi per gli utenti - evidenziano i promotori della ricerca - non è facilmente giustificabile e comunque è incomprensibile e inaccettabile per i cittadini. È venuto il momento di cambiare formula». Per le attività commerciali le Tari applicate alle 5 categorie prese in esame - alberghi con ristorante, bar, distributori di benzina, negozi di abbigliamento e supermercati - sono, come nel caso del domestico e in alcuni casi anche di più, fortemente differenziate da comune a comune anche limitrofo. «Questa situazione, stigmatizzata in diverse occasioni anche dalle associazioni di categoria - scrivono i consumatori - , crea tra l'altro elementi, non del tutto trascurabili, di distorsione della concorrenza. Spetterà sicuramente in primo luogo ai Comuni e ai gestori fornire le adeguate motivazioni di ciò, sia ai cittadini consumatori che ai titolari delle attività commerciali e produttive, fornendo adeguate spiegazioni su tutto il percorso che riguarda l'efficienza e la qualità dell'attività svolta, il piano dei costi e la ripartizione tra i comuni, la formazione dei piani economico finanziari e quindi la definizione delle tariffe». La ricerca Ircaf analizza pure i costi medi applicati nei Comuni dove si effettua la raccolta porta-porta, confrontati con quelli che utilizzano ancora i cassonetti stradali e quelli con sistema misto. Nel primo caso il costo medio (sempre applicato per una famiglia di 3 persone con una abitazione di 100 mq) è pari a 177,53 euro l'anno; nel secondo caso a 193,13 euro; e infine nel terzo caso a 182,68 euro. Questi dati confermerebbero che il sistema di raccolta porta-porta, non soltanto è molto più efficiente in termini di quantità e qualità della raccolta stradale ma è anche meno costoso, con un risparmio medio di 16 euro a famiglia.

Maurizio Cescon

 

 

Pronto il progetto per un park sotterraneo davanti alla Marittima

Lo propone il gruppo belga Interparking. Dipiazza è d'accordo perchè contribuisce a liberare le Rive dalle auto. D'Agostino è d'accordo se il Comune condivide

«E adesso Sergas vai avanti con il progetto». Roberto Dipiazza ci crede, nonostante la tipologia progettuale appartenga a quelle eterne utopie che così spesso hanno connotato la storia amministrativa triestina: sul tappeto verde della solita sfida a resistenze & pigrizie campeggia stavolta il parcheggio sotterraneo sulle Rive, davanti alla Marittima. Si gioca sul terreno dell'Autorità portuale, perchè l'area è demaniale, per dipiù data in concessione a Trieste terminal passeggeri (Ttp) fino al 2032. Il presidente Zeno D'Agostino sembra acconsentire e messaggia che si tratta di un'iniziativa da condividere con il Comune, «se c'è il loro consenso, a noi va bene». E, come abbiamo visto, il sindaco ha chiaramente comunicato che il consenso municipale c'è, eccome. Assunto che Comune e Autorità vedono di buon occhio lo spunto, vediamo come esso potrebbe svilupparsi. Innanzitutto il Sergas evocato dal primo cittadino è il dottor Franco, in passato uno dei protagonisti della costruzione di Park San Giusto e oggi consulente del gruppo belga Interparking, dal 2017 gestore della "caverna" in via del Teatro romano. A più riprese i belgi avevano dichiarato il loro interesse a investire a Trieste, tant'è che ancora aleggiava l'idea, risalente allo scorso decennio, di un park da farsi davanti al Carciotti, vicino al molo Audace. Saba, altro imprenditore del ramo, aveva pensato invece di bucare l'asfalto davanti alla Marittima, nei pressi del Nazario Sauro opera di Tristano Alberti. Un anno e mezzo fa il quadro è cambiato: Interparking ha sposato il sito davanti alla Marittima e ha già preparato buona parte del percorso. Di recente Sergas ha accompagnato l'amministratore delegato di Interparking, Roland Cracco, a parlare con Dipiazza. Perchè si accarezza un vecchio sogno del sindaco: liberare le Rive dagli stalli in superficie. Come fare? Ovvio, mettere le auto sottoterra. In un contenitore da 350 vetture previo investimento di 20 milioni di euro necessario per uno scavo di 10 metri dove sorgeranno tre piani di parcheggi. Sergas calcola che, tra una cosa e l'altra, per andare a regime ci vorranno quattro anni dal momento in cui decolleranno i lavori, quindi parliamo della seconda metà dell'attuale decennio. E mette le mani avanti a fronte di possibili obiezioni: il sotterraneo della Marittima non sarà affatto incompatibile con il parcheggio preannunciato da Dipiazza al posto dell'Ortofrutticolo in campo Marzio, quando il mercato sarà trasferito all'ex Manifattura tabacchi. Argomento ripreso dal sindaco: «Con la disponibilità del Molo IV, con il futuro serbatoio di Campo Marzio, con il sotterraneo alla Marittima, riusciremo ad affrancare le Rive dai parcheggi, in modo tale da non creare disagi alla cittadinanza e alle crociere». Ultimo ma non ultimo, qualora andasse a buon fine la "devoluzione" Greensisam all'inizio di Porto vecchio, uno dei cinque magazzini, quello prossimo al varco di largo Città di Santos, sarebbe destinato a parking. Troppa grazia Sant'Antonio! A questo punto, avendo incassato l'avallo di Dipiazza, Sergas può mettersi in marcia verso la Torre del Lloyd e avviare le pratiche concessorie. Intuibile la sensibilità di Ttp per una partita che potrebbe sottrarle la gestione delle Rive: l'Autorità detiene una quota del 40% nel capitale sociale e sarà sicuramente in grado di svolgere un ruolo di mediazione. Sergas è all'opera anche su Park San Giusto, per completare la parte superiore dell'infrastruttura, in sostanza il capolinea dell'ascensore (che la scorsa estate ha portato fino a 2000 persone al giorno) sul colle di San Giusto. Il gestore belga ci mette più di 200.000 euro per dare dignità a quello che attualmente sembra l'uscita di un rifugio anti-aereo. Ci sono ancora un po' di pratiche amministrative da chiudere - spiega il manager - e i lavori, a cura di Kone, dovrebbero iniziare in primavera.

Massimo Greco

 

Il Pd porta alla Camera il caso della cabinovia tra il mare e il Carso

I dem interpellano il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti Domani un convegno di Rifondazione e Legambiente sul tema

L'ovovia arriva alla Camera. Non si tratta di un fantascientifico prolungamento del tragitto, ma di un'interrogazione approntata dal Partito democratico in merito all'opera che, nelle intenzioni della giunta Dipiazza, dovrebbe collegare il centro e l'altipiano. L'interrogazione è rivolta al ministero delle Infrastrutture e ha per oggetto la "cabinovia metropolitana Trieste-Porto vecchio-Carso". Sui contenuti del testo, almeno fino alla sua presentazione in aula, i dem mantengono un cauto silenzio. La risposta del dicastero, però, è attesa a breve giro: il tema non è di poco conto perché l'opera è stata finanziata dal governo con uno stanziamento da 49 milioni di euro, una delle principali opere in programma della nuova amministrazione guidata da Roberto Dipiazza. L'idea continua ad accendere gli animi di sostenitori e detrattori. Tra questi ultimi possiamo senza dubbio annoverare anche il partito della Rifondazione comunista-Sinistra Europea - circolo "Altipiano-Kras -Goat" - che domani alle 20 organizzerà nello spazio della Casa della cultura a Prosecco l'incontro pubblico intitolato "Al Carso non serve l'ovovia, ma migliori collegamenti con la città". I perché del "no" al progetto verranno esposti da Andrea Wehrenfennig e Lino Santoro, esponenti di Legambiente Trieste.

g.tom.

 

 

Il cantiere di Roiano procede spedito «Tutto pronto in estate»

L'assessore Lodi: «A Natale finita la copertura del nuovo asilo» A breve i lavori per le fondazioni dell'autorimessa da 99 stalli

«I lavori a Roiano procedono senza intoppi. Entro Natale contiamo di realizzare la copertura dell'asilo nido». L'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi, tornata in possesso della sua delega dal mandato precedente, fa il punto sull'andamento del cantiere roianese, dove nell'area dell'ex Caserma della Polizia stradale sta nascendo una nuova piazza cittadina. L'intervento, del valore di circa 4 milioni di euro, è stato aggiudicato nel febbraio scorso alla Iti Impresa Generale Spa di Modena: i lavori sono partiti alla fine di aprile, il giorno 26 per la precisione: la durata contrattuale è di 380 giorni naturali. L'estate scorsa il sindaco Roberto Dipiazza vaticinava una possibile conclusione per il luglio prossimo, e oggi l'assessore Lodi conferma che i lavori "si stanno svolgendo regolarmente, senza imprevisti". Il progetto, che attendeva nei cassetti del Comune di Trieste praticamente da un ventennio, prevede la costruzione di un asilo nido per 60 bambini nella zona adiacente via Villan de Bachino, e la realizzazione di un'autorimessa seminterrata per 99 posti auto, con ingresso da via Moreri e uscita su via Montorsino. Sono previste, all'interno dello spazio verde, un'area giochi e una destinata ai cani. A che punto è il cantiere dell'autorimessa? Risponde Lodi: "Fino ad ora è stata eseguita tutta la palificata propedeutica alla realizzazione del piano interrato, e sono stati eseguiti i relativi scavi. A breve inizieranno i lavori delle opere fondazionali - aggiunge l'esponente di Fratelli d'Italia - e nella prossima primavera inizierà la posa degli elementi prefabbricati della struttura in elevazione, con conclusione prevista in aprile del 2022".Quanto invece all'asilo nido, questo è l'aggiornamento sullo stato delle cose: "Dopo aver realizzato le opere fondazionali e il muro di contenimento verso via Villan de Bachino e di via Montorsino, sono in corso le opere di elevazione (muri perimetrali e pilastri in cemento armato). Entro Natale è prevista la realizzazione del solaio di copertura". Commenta infine Lodi: "Premesso che questa è un'opera che ho a cuore perché ho iniziato a seguirla già con la precedente consigliatura, voglio dire che a Roiano stiamo facendo una grande opera di riqualificazione che finalmente darà una piazza a questo rione". Una piazza tanto attesa, visto che correva l'anno 2002 quando la prima giunta Dipiazza recuperò i finanziamenti del Programma di riqualificazione e sviluppo destinati all'opera, impostata dalla giunta precedente, quella di Riccardo Illy. Da allora, però, il cantiere non si è mosso di un solo millimetro per una ragione molto semplice: la Polstrada era saldamente insediata all'interno della caserma e, prima di poter pensare di mettere mano all'area, era necessario trovare una nuova destinazione per quelle forze dell'ordine. Ci son voluti quasi quindici anni perché finalmente, un lustro fa, la Polstrada si spostasse nella nuova sede di via Mascagni: giusto in tempo per il Dipiazza ter, quindi, che in primavera è riuscito finalmente a far partire il cantiere e - se tutto va bene - entro la prossima estate il Dipiazza quater potrà tagliare l'ultimo dei nastri.

Lorenzo Degrassi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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