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IL PICCOLO - VENERDI', 29 maggio 2020

 

 

L'opposizione boccia l'ovovia dei "sogni" - Maggioranza in trincea
Centrosinistra e M5s: «Costi pubblici enormi. E il tram?» - Lega e Fi: «Ma al Comune non costerebbe un soldo»
La bora della polemica soffia sull'ovovia. La maggioranza fa quadrato attorno al sindaco Roberto Dipiazza e alla sua proposta , mentre l'opposizione dubita della realizzabilità dell'opera, del suo senso. L'idea trova scettici centrosinistra e 5 Stelle. Così il dem Giovanni Barbo: «L'idea non è certo di Dipiazza, risale almeno a Bandelli via De Gioia, ma qualcuno crede che il sindaco la farà? Il tram è fermo dal 2016, da allora il Mercato ittico avrebbe dovuto esser pronto da tempo, l'Ortofrutticolo non si sa dove vada, la Maddalena è letteralmente un buco nero. Sarebbe meglio concludere quelli». Dice il pentastellato Paolo Menis: «Da quanto visto finora non mi convince. Condivido l'obiettivo di una mobilità sostenibile ma spendere 45 milioni mi sembra uno sproposito. Anche se non sono del Comune, è pur sempre denaro pubblico». Il consigliere M5s pone dei dubbi sulle stime di gestione - «da analizzare con estrema attenzione» - e sui disboscamenti necessari al parcheggio da 800 posti a Opicina: «Inaccettabili». Maria Teresa Bassa Poropat dei Cittadini dichiara: «All'inizio ho pensato a una battuta. Se si vuol fare mobilità sostenibile bisognerebbe concludere le aree ciclopedonali in tutta la città, piuttosto che fare un secondo mezzo alternativo con gli stessi punti di partenza e di arrivo del tram di Opicina, tuttora fermo. Sarebbe meno costoso e non avrebbe costi di gestione esorbitanti». Così Antonella Grim di Italia Viva: «Ci confrontiamo seriamente sui collegamenti Carso - Porto vecchio o è solo l'ennesimo caso di "annuncite" che allungherà la lista delle incompiute di Trieste? La situazione economica è drammatica. Ma poi come andrebbe a inserirsi in una visione complessiva della mobilità? Cosa ne sarebbe del tram di Opicina? Non sono per dare giudizi a priori, ma serve serietà e visione complessiva». A Sabrina Morena di Open «pare invece che alla giunta Dipiazza piaccia fare annunci di opere faraoniche e roboanti senza un piano organico della mobilità. Del Pums si doveva discutere a dicembre. Invece escono progetti dubbi da molti punti di vista. Si pensi piuttosto a far dare i 10 milioni accantonati per il Parco del Mare ai negozianti in difficoltà». Dubbi anche da Roberto De Gioia di Progetto Fvg, che per primo in questa tornata aveva rilanciato l'idea: «La città dovrebbe avere un'ovovia. Ma da sempre era quella che va a Monte Grisa, con la sua balconata eccezionale sul golfo e il parcheggio già pronto, a due passi dall'autostrada. A Campo romano cosa c'è?». La maggioranza sostiene però la giunta e la proposta. Così il forzista Alberto Polacco: «Giusto aver partecipato al bando, è un'opera su cui il Comune non spenderebbe un euro. Chiaro, va visto in un'ottica di infrastrutture complessiva. Sappiamo bene che le urgenze per il bilancio del Comune saranno altre, ma così non le intaccheremmo di un centesimo». Afferma il leghista Radames Razza: «Bisogna riqualificare Porto vecchio e incentivare la mobilità sostenibile. Ben venga un progetto innovativo, a costo zero in caso di vincita del bando, che attrarrà turisti favorendo gli spostamenti con il Carso. La visione dell'amministrazione comunale è una visione lungimirante in un'ottica di sviluppo e innovazione di tutta l'area urbana, della quale a breve entrerà a far parte a pieno titolo anche la zona di Porto vecchio»

Giovanni Tomasin

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 28 maggio 2020

 

 

Dal tubone a Barcola beach - I tanti sogni irrealizzati nel cassetto della città
Tra i progetti mai decollati anche il maxi campus di via Rossetti in cui riunire tutti i licei cittadini e il Parco del mare previsto prima a Barcola, poi a Campo Marzio e infine in attesa in Sacchetta
Fanno tenerezza quelle illustrazioni del primo Novecento, in cui le città del Duemila sono ritratte come paesaggi futuristici in cui la gente va a spasso su aggeggi volanti. Fa un effetto simile, nel nostro presente, pensare a come sarebbe Trieste se in questi decenni si fossero realizzate le opere ipotizzate, proposte, proclamate o promesse dalla classe politica e dagli amministratori cittadini. Vedremo il destino dell'ultimo prodotto di questo ideificio, l'ovovia che il sindaco Roberto Dipiazza lancia in un momento di difficoltà per Trieste, volgendo lo sguardo al futuro e alla campagna elettorale. Il gasometro - Un sogno nel cassetto che potremmo definire ricorrente è il centenario gasometro di via d'Alviano. Ai tempi della giunta Illy ci fu chi propose di farne una "sala rock", poi per molto tempo si vagheggiò di realizzare un planetario all'interno della grande cupola (con molti scettici sulla sostenibilità dell'operazione), più di recente una palestra d'arrampicata. All'inizio del 2020 l'assessore al Patrimonio Lorenzo Giorgi era tornato alle origini annunciando delle serate disco per la primavera, «al fine di attrarre investitori come in Porto vecchio». I mesi seguenti, come in un buon racconto di fantascienza, hanno reso poco praticabile l'idea. Il Parco del mare - Se ne parla ormai dal 2004 e per i triestini è quasi uno di famiglia. Il Parco del Mare ideato dal presidente della Cciaa Antonio Paoletti, e da lui sempre invocato, in questi anni ha incontrato il mutevole sostegno delle giunte marcate Dipiazza e un certo scetticismo in era Cosolini. Ora è fermo nel mezzo di una pratica romana che dovrebbe farcene conoscere la fattibilità nella sua ultima destinazione, l'area della Sacchetta. Ma prima di approdare alla lanterna, l'idea di un grande acquario triestino che faccia da contraltare ai cugini-rivali genovesi ha girato qua e là lungo le rive e oltre. Inizialmente s'era pensato al terrapieno di Barcola: inquinato. Poi Campo Marzio, Magazzino vini, area ex Bianchi. Ad un certo punto Dipiazza propose di mettere una grande vasca nel mezzo dell'ex Pescheria. Ora ha raggiunto il luogo dell'ultimo riposo all'ombra della Lanterna: spetta a Roma dire se si potrà anche costruire, e alle realtà economiche triestine se ci sono i soldi per farlo. Il centro città - Il centro di Trieste ha assistito a una lunga rassegna di idee mai realizzate. A due passi dal Parco del Mare, per attenerci alla cronaca recente, la «tensostruttura» che il sindaco Dipiazza dichiarava di voler realizzare poco dopo il crollo dell'Acquamarina. Poi di recente ha sposato la tesi di farne una ex novo in orto vecchio. Ma proseguendo sulle Rive vediamo le linee di tram immaginate dalla giunta di Roberto Cosolini, che da Opicina avrebbero dovuto tornare a ramificarsi nel resto della città, come ai tempi della gallina bicefala. S'è visto poi com'è andata in questi anni, col tram. Un altro sogno irrealizzato del centro città è il "tubone sottomarino", ovvero il tunnel che nelle ambizioni dell'esecutivo di Riccardo Illy avrebbe far passare il traffico auto dal Porto vecchio a Campo Marzio ricorrendo a un'avveniristica struttura subacquea. Da allora va detto che si è riusciti a ottenere i semafori sincronizzati sulle Rive. Sempre alla giunta Illy si deve l'idea di un cimitero monumentale nella Cava Faccanoni, visibile la notte da tutta la città. Anche di ovovia, in realtà, si parla da moltissimo tempo, ora verso Monte Grisa, ora verso l'Altipiano. Una menzione particolare la merita lo "Stream", l'autobus magnetico voluto dal sindaco Illy, perché non rimase un sogno nel cassetto: fu realizzato e abbandonato. Tornando a tempi più recenti la città ancora attende i prossimi risvolti sul super campus di via Rossetti, che il primo cittadino in carica intende realizzare al posto dell'attuale caserma in disarmo, convogliando lì tutti gli istituti superiori cittadini. Una fortezza della conoscenza, al momento teorica. Il Porto vecchio - Più che un cassetto, l'antico scalo è un forziere di sogni riposti. Dovessimo attenerci soltanto agli annunci degli ultimi anni, secondo il sindaco Dipiazza lì dovremmo avere investitori russi, cinesi, arabi praticamente con i soldi in mano. Pare pure un serbo. Ma prima di tutto ciò abbiamo visto apparire e sfumare tante altre fate morgane: un quartier generale di Generali, reso impossibile da complicanze tecniche in seguito alle quali il gruppo spostò la sede per l'Italia a Mogliano Veneto. Ma anche il progetto di Portocittà, che avrebbe dovuto portare a una riqualificazione di tutta l'area (in cambio di una serie di condomini in zona Barcola) e che almeno portò al recupero del Magazzino 26. Un altro annuncio recente è quello del Mercato ittico, che secondo il primo cittadino a inizio terzo mandato avrebbe trovato lì una sede ideale, e ora è stato dirottato altrove. Resta ancora un annuncio da parte del Comune la volontà di realizzare una città sportiva accettando la proposta del manager Leo Bassi nella parte finale dello scalo, a partire dalla già citata Piscina terapeutica la cui fattibilità è al vaglio in questi giorni. Si potrebbe continuare a lungo, citando ad esempio la "Barcola Beach" in stile Copacabana vagheggiata dal candidato alle primarie dem Francesco Russo, 5 anni fa, con tanto di spiagge color dell'oro. Oppure, volendo chiudere in grande, il progetto romano di far attraversare tutto l'altipiano carsico da un tunnel Tav destinato a pigliare il canyon della val Rosandra come un tornante. La politica, si dirà, è fatta anche di proposte e annunci, e oltre a idee accantonate, ci sono progetti realizzati. Ce li godremo dall'alto dell'ovovia. Forse.

Giovanni Tomasin

 

Ovovia Molo IV-Opicina - Bora e costi esorbitanti non frenano il Comune
La giunta accelera sulla realizzazione del maxi impianto da 30 milioni di euro - Polli: «Perfetto per chi vuole andare in osmiza senza muovere la macchina»
Un dato è certo: all'ambizioso progetto dell'ovovia tra Molo IV e Opicina l'amministrazione comunale ci crede davvero. Lo dimostra la rapidità con cui sta portando avanti l'operazione, annunciata un po' a sorpresa in piena emergenza sanitario-economica da Covid-19. Già approdata in giunta nei giorni scorsi la delibera per partecipare al bando del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla mobilità sostenibile, e ottenere quindi i fondi necessari a coprire le consistenti spese di realizzazione dell'opera. Il costo dell'operazione è di 30 milioni di euro, che verrebbero interamente coperti dai finanziamenti destinati ai sistemi di Trasporto rapido di massa ad impianti fissi, se Trieste risultasse tra i vincitori della gara. «A mio avviso abbiamo buone possibilità - commenta l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli -, anche perché non ci sarà, pare, molta concorrenza».Già definite anche le coordinate logistiche dell'impianto che, secondo le previsioni comunali, una volta a regime dovrebbe dare lavoro ad una trentina di persone tra macchinisti e tecnici. L'itinerario innanzitutto: partenza dal Molo IV, fermate intermedie all'altezza della Centrale idrodinamica, nella zona del polo museale, al Bovedo, dove c'è il parcheggio di interscambio, e poi su fino a Campo Romano. Tempo di percorrenza del tragitto 13 minuti, capacità di 2 mila persone all'ora.Ma gli scenari immaginati dall'amministrazione non finiscono qui. «Prevediamo un'ovovia che giri continuamente e che consenta a chi si sposta in bici di caricarsela sulla cabina. La bellezza di questo impianto sta nel fatto che si può raggiungere il Carso senza muovere l'auto (come si poteva fare quando era regolarmente in funzione il tram, fa notare più di qualcuno sui social e non solo, ndr). L'orario nei fine settimana verrà ricalibrato diversamente da quello dei bus, in base al rapporto costi-benefici, per consentire ad esempio chi vuole andare ad esempio in osmiza (peccato che la maggior parte delle "frasche" disti parecchio dal centro di Opicina, ndr), e chi decide di andare in città per cena, di rientrare a casa senza guidare. Alla stazione di arrivo ci saranno delle navette per chi vuole andare in pellegrinaggio a Montegrisa». Lo studio di fattibilità, senza «un progetto di dettaglio», è già stato concepito dagli uffici del dipartimento Territorio e Mobilità (direttore Giulio Bernetti), che Polli ringrazia per aver colto l'idea da lei accarezzata già ai tempi in cui lavorava in Regione. Il progetto rientrerà nel piano urbano della mobilità sostenibile e nella riqualificazione del Porto vecchio. «Abbiamo già preventivamente fatto un passaggio anche con la Soprintendenza - specifica l'esponente della giunta Dipiazza. Ad esempio, quando l'ovovia si muoverà in orizzontale sopra i magazzini del Porto vecchio, l'intervisibilità prevista dal Piano paesaggistico non verrà intaccata. Quando invece procederà da park Bovedo verso l'alto, non passerà sopra le case. Le cabine saranno in vetro, eccetto il pavimento e quindi l'impatto visivo sarà minimo. Inoltre, è già stato considerato il problema geologico e quello della bora: gli uffici hanno eseguito dei calcoli ed è emerso che l'impianto terrà fino a 75 chilometri di raffiche». Una soglia che, secondo le valutazioni dei tecnici, viene superata circa 30 volte l'anno, e non è detto che si chiuda l'impianto solo per una raffica. Quindi, al massimo l'impianto si fermerà per un periodo massimo di un mese l'anno. Un ostacolo evidentemente non sufficiente a scoraggiare il Comune che si spinge addirittura ad immaginare gli step successivi in caso di vittoria del bando. «Sono solo un paio le società a livello mondiale che si occupano di questo settore - conclude Polli -, il che permetterebbe di procedere celermente nella gara. Se tutto fila liscio, si potrebbero iniziare i lavori già a ottobre 2021».

red. cr.

 

Monfalconese ricco di piste ciclabili fuori dal bici bonus - Rabbia dei venditori
Granzon: «Un incentivo magari più basso, ma a tutti» - Artuso: «Siamo discriminati». Bolzan: «Servirebbe molto»
MONFALCONE. Bonus bici ma non per tutti, il Monfalconese è tra gli esclusi. Il Decreto Rilancio, fra le tante agevolazioni, dà l'opportunità ai cittadini di utilizzare un buono mobilità per comprare biciclette, anche a pedalata assistita, monopattini e altri dispositivi simili. Il bonus copre il 60% della spesa sull'acquisto fino a un valore massimo di 500 euro. Un incentivo dunque per ridurre l'inquinamento, inducendo le persone ad abbandonare la propria autovettura, e per evitare gli assembramenti sui mezzi di trasporto pubblici ai tempi del Covid-19. Ma quali sono i requisiti di accesso? Essere residenti in una città con almeno 50 mila abitanti o in un capoluogo di provincia. Ecco dunque che città più piccole, come Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Staranzano e i comuni ancora minori che costituiscono non solo buona parte del Friuli Venezia Giulia ma dell'Italia stessa, sono state escluse da questa grande opportunità. Un'occasione che sarebbe stata ben accolta dagli abitanti di piccoli centri che di solito sono più portati a spostarsi in bicicletta. «I requisiti per usufruire del bonus bici sono discriminanti - afferma il sindaco di Monfalcone Anna Maria Cisint -. Non vedo perché il residente triestino debba avere più agevolazioni di quello monfalconese. Non è corretto inoltre nei confronti dei commercianti dei centri più piccoli che con il bonus potevano avere l'opportunità di vendere più bici. Infine sono soldi pubblici, quindi tutti gli italiani dovranno pagare le tasse per coprire questo buono di cui alla fine non tutti potranno usufruirne». Le belle giornate e la possibilità di muoversi di nuovo dopo il lungo lockdown hanno indotto molti monfalconesi a far aggiustare la propria bici o a comprarne una nuova. Per quanto gli affari del negozio Cicli Granzon di Luca Granzon stiano andando bene, sia per quel che riguarda la riparazione che l'acquisto di una nuova bicicletta, anche il proprietario reputa la scelta del Governo discriminante. «Il bonus bici è una bella iniziativa da replicare e allargare a più comuni - spiega Granzon -. Abbassando la somma del buono si potrebbe dare la possibilità a più persone di usufruirne». Della stessa opinione è anche Gianluca Pocar del negozio inBici di Ronchi dei Legionari. «È un'iniziativa fatta per agevolare solo certe zone - replica Pocar - come se esistessero i cittadini di serie A e quelli di serie B. La gente è arrabbiata, viene in negozio a chiedermi del buono che non può essere utilizzato in quasi tutto il Friuli Venezia Giulia. Cerco allora di applicare sconti a chi non può usufruirne». Gli esercenti possono comunque rilasciare la fattura a chi abita in un capoluogo di provincia. Sarà poi il cliente a dover inserire i dati su un'applicazione web del Ministero dell'Ambiente per richiedere il rimborso. Il negozio Cicli Moto K&G a Ronchi ha riscontrato invece negli ultimi anni un calo delle vendite dovute anche alla concorrenza dei supermercati. «Abbiamo più richieste di riparazione che di vendita di biciclette - spiega Antonella, la moglie del titolare Demetrio Artuso -. Anche chi di solito non se lo può permettere avrebbe potuto comprare con il buono una bici di qualità, ma le piccole città sono state discriminate». Anche a Staranzano Roberto Bolzan ha già informato i cittadini che nel suo negozio non potranno usufruire del bonus. «Il mio negozio si occupa di riparazioni e vende solo biciclette per girare in città - spiega Bolzan -, ma il bonus avrebbe agevolato soprattutto l'acquisto di biciclette elettriche che costano migliaia di euro».

Beatrice Branca

 

«Meglio dirottare risorse sullo sviluppo delle ciclovie» - il parere dell'associazione Bisiachiinbici
TURRIACO. A Turriaco, il centro della Bisiacaria dove negli ultimi tre anni si è investito di più nei collegamenti ciclabili, si comprende la logica del bonus bici e quindi l'esclusione dei centri più piccoli, dove le due ruote già si usano, ma si sarebbero preferite altre misure a sostegno della mobilità su due ruote. «L'obiettivo avrebbe dovuto essere quello di finanziare gli spostamenti casa-lavoro e quindi sarebbe stato sufficiente un incentivo più basso e da estendere alla manutenzione - afferma Nicola Pieri, assessore ai Lavori pubblici e già presidente dell'associazione Fiab Bisiachinbici -. Un bonus così elevato rischia invece di essere usato per comprare biciclette per fare attività sportiva o ricreativa, non per gli spostamenti di ogni giorno». A Turriaco si sarebbe poi preferito che i fondi andassero ai Comuni per la realizzazione di infrastrutture e l'attivazione di servizi, come bike sharing più evoluti. «Pensando solo al nostro territorio si sente l'esigenza di un collegamento sicuro con Monfalcone o almeno con il Polo intermodale», spiega l'assessore. «Pensando poi alle grandi realtà su cui il bonus è tarato, Milano sta facendo qualcosa, ma Roma no - prosegue Pieri -. Senza che ci sia la possibilità di spostarsi in sicurezza e un cambio di mentalità a monte è difficile che le persone si spostino in ambito urbano usando la bicicletta. E' questo il vulnus di questo bonus». Pieri si augura che la Regione possa compensare finanziando, come fatto finora, la redazione dei biciplan comunali e la realizzazione di connessioni ciclabili. «Sarebbe pericoloso dirottare i fondi e mi auguro che la Regione continui a finanziare pianificazione e infrastrutture», conclude l'assessore, che per quest'estate ha programmato un tour in bici del Friuli Venezia Giulia assieme alla famiglia. A livello nazionale Fiab ha fatto parte del gruppo di lavoro con il ministero, ma a livello locale, dove gli incentivi peraltro non arriveranno, il prodotto della concertazione non è che entusiasmi.«L'operazione ha un suo senso, ma per noi era meglio impiegare le risorse per le infrastrutture, che fanno l'uso - afferma Francesco Furlan, presidente di Fiab Bisiachinbici, con sede a Monfalcone -. Per andare a lavorare basta una bici vecchia. Resta da capire poi la ricaduto sui rivenditori di bici, visto che si può tranquillamente acquistare anche on line». In alternativa alle infrastrutture Bisiachinbici avrebbe visto come più utile la misura che l'Emilia Romagna si appresta a introdurre: l'assegnazione di finanziamenti ai datori di lavori che poi ritorna dei soldi in busta paga ai dipendenti che arrivano in azienda in bici». L'altra questione aperta e da risolvere è quella dell'itermodalità. «Prendo la bici con il bonus e poi magari non posso caricarla in treno o metropolitana - sottolinea Furlan -. Anche in Fvg questa possibilità andrebbe ampliata, al di là dello scopo turistico». Mentre a livello mandamentale serve una pianificazione allargata, quanto meno ai tre Comuni maggiori, e in grado di individuare i collegamenti tra diversi centri urbani.

Laura Blasich

 

 

«Nidi di rondine distrutti di continuo in centro a Muggia»
Denunciate nuove demolizioni delle "case" degli esemplari tutelati per legge in piazza Marconi. Intanto borgo San Rocco si sta ripopolando
MUGGIA. Il ritorno delle rondini e dei rondoni a Muggia sollevano nuovamente il tema della convivenza, non sempre felice, con questi iperprotetti e utilissimi uccelli. Utilissimi perché una rondine, ogni giorno, arriva a divorare circa 6 mila insetti (un rondone addirittura oltre 10 mila). Iperpotetti perché si tratta di volatili i cui nidi sono tutelati per legge e per la cui distruzione si incorre in un reato penalmente perseguibile. Eppure, sono costanti le testimonianze di persone che assistono alla distruzione sistematica di nidi: uno di questi è il muggesano Danilo Bisiac, che tre anni fa aveva assistito alla rimozione e distruzione dei nidi collocati sotto la grondaia di un edificio che si affaccia nella centralissima piazza Marconi, «in pieno giorno e con l'ausilio di una motoscala». Distruzioni che, sempre a detta di Bisiac, «proseguono indisturbate ancora oggi, in quanto si notano sotto la grondaia dello stesso edificio due soli nidi superstiti di quelli realizzati l'anno scorso e numerosi altri distrutti». Questo scenario, fino a pochi anni fa, si presentava anche a borgo San Rocco, da sempre colonia privilegiata di questi affascinanti volatili: «Purtroppo - racconta Silvana Di Mauro, presidente dell'associazione di volontariato Liberi di Volare - risale a due anni fa la distruzione di quasi tutti i nidi di rondine. Lo scorso anno abbiamo messo a dimora venti nuovi nidi e quest'anno altri ancora. Inoltre - conclude Di Mauro - un'altra importante modifica sarà quella che attueremo prossimamente sui portalampade sotto i portici del borgo, con le punte d'acciaio dei dissuasori per i piccioni che verranno ricoperte da una lastra sagomata in plexiglas».

Luigi Putignano

 

 

Stagno di Banne e arnie nell'Isontino, due gravi danni ambientali - la lettera del giorno di Tiziana Cimolino (Medici per l'ambiente)

Negli scorsi giorni ben due atti di vandalismo ambientale si sono verificati, anzi sono stati compiuti da ignoti. Sono stati devastati lo stagno di Banne (Trieste) e l'apiario in provincia di Gorizia. Atti di vandalismo che hanno provocato la moria di salamandre, insetti, lumache e girini nello stagno ma anche inquinato per parecchio tempo il sito con lo sversamento - pare - di olii esausti o altro rendendolo putrido e maleodorante. Due milioni di api sono state invece uccise volontariamente nell'apiario di San Lorenzo Isontino (Gorizia). Hanno chiuso le porte per non farle uscire e hanno dato fuoco con le fascine alle arnie, bruciando vivi i suoi ospiti. Un danno ambientale ed economico enorme (si parla di circa 15 mila euro solo per le api), ma è la parte ambientale e civile che riguarda tutti noi il danno più grave. Le api sono a rischio estinzione e il loro ruolo nell'impollinazione è risaputo. Credo che questi atti debbano essere considerati non come episodi di semplice vandalismo ma come veri atti di "danno ambientale" come da norma di legge, in quanto azioni che ledono acque e terreni, contaminando e creando un rischio significativo di effetti nocivi per animali e ambiente, come anche per insetti in estinzione e quindi da proteggere maggiormente come elemento di biodiversità utile per tutto l'ecosistema.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 27 maggio 2020

 

 

Da Campi Elisi a Porto vecchio: piano ciclabili al via in autunno
In agenda una serie di interventi per agevolare gli spostamenti in bici, a partire da un ponticello a Sant'Andrea per evitare l'attraversamento della strada
Il Comune annuncia un piano di interventi per le ciclabili, in agenda a partire da settembre. Dall'opposizione, però, si reclamano soluzioni provvisorie per l'estate. È quanto emerso nella seduta della Sesta commissione del Consiglio comunale competente in materia di urbanistica e mobilità, svoltasi ieri in modalità telematica, alla quale hanno partecipato anche l'assessore Luisa Polli e il dirigente Giulio Bernetti. Per quanto riguarda la ciclabile che da Campo Marzio si sviluppa verso Ponziana, è stata annunciata la realizzazione di un ponticello nei pressi dell'imbocco della Gvt, tra via delle Fiamme Gialle e largo Irneri, che permetterà di proseguire il percorso più "in basso", lato mare, lungo la ferrovia, senza quindi dover attraversare la strada come accade ora. Avvicinandosi al centro, come ha riferito a questo proposito l'ingegner Bernetti, sta procedendo positivamente il dialogo tra il Comune e l'Autorità portuale per tracciare una pista ciclabile al posto di una porzione degli attuali parcheggi lungo le rive. In Porto vecchio, invece, è stato confermato che è prevista l'installazione di altre due postazioni di bike sharing ed è stato comunicato nel contempo che il secondo lotto dei lavori è stato già finanziato e partirà dopo Esof, rendendo possibile il collegamento della ciclabile da piazza Libertà alla rotatoria di viale Miramare, con l'obiettivo poi di allungarla fino al park Bovedo. Rimanendo in zona, è stato precisato che il progetto dell'ovovia prevede pure la possibilità di trasportare le biciclette all'interno delle cabinovie dirette in Carso. L'assessore Polli ha anche anticipato il contenuto di due ordinanze alle quali sta lavorando il Comune: una permetterà l'uso da parte dei ciclisti delle corsie preferenziali dei bus in via Ghega e via Carducci (come già succede in via Mazzini) e l'altra stabilirà delle deroghe nelle aree adiacenti al mare perché i cittadini abbiano la possibilità di parcheggiare più liberamente le bici. E sempre in occasione della Sesta commissione di ieri, è stata presentata una mozione, prima firma Sabrina Morena di Open, che chiede la progettazione di una ciclabilità provvisoria in vista dell'estate, quando si ipotizza che molte persone decideranno di usufruire della bici per diminuire il rischio di contagio da coronavirus. In particolare, la proposta di Morena è quella di creare un tratto ciclabile temporaneo in corso Cavour (dietro il Magazzino delle Idee) per consentire il passaggio agevole e sicuro di chi proviene dalle Rive ed è diretto in Porto vecchio.

Simone Modugno

 

 

Lo stagno di Banne avvelenato da olio e rifiuti decomposti
I risultati delle analisi dell'Arpa confermano che la morte di girini, tritoni, lumache e insetti è stata causata dallo sversamento di residui di frittura e materiale per il compostaggio
TRIESTE. Lo stagno di Banne, "Stari kal", è stato avvelenato perché utilizzato come una discarica. Le analisi dell'Arpa hanno sciolto ogni dubbio sulla disdicevole vicenda che circa due settimane fa ha coinvolto il piccolo ma rigoglioso specchio d'acqua situato in via di Basovizza, a pochi passi dalla scuola elementare "Julius Kugy". I girini, le lumache di stagno, i tritoni crestati e punteggiati e tutti gli insetti (soprattutto api) trovati privi di vita all'interno delle acque dello stagno di Banne sono morti per anossia, ossia per mancanza di ossigeno, un fenomeno dovuto all'improvvido sversamento di materiale organico vegetale, che una volta andato in decomposizione, ha causato la morte di centinaia di animali. Nell'acqua erano stati infatti trovati diversi resti di melanzane e ciliegie, elementi naturali che non hanno nulla a che vedere con l'ambiente attorno allo stagno. «Vogliamo consolarci con il fatto che non c'è qualcuno che volontariamente va ad avvelenare gli stagni? Possiamo farlo, sì, ma resta il fatto che c'è qualche "sciocco", che ha ben pensato di svuotare il proprio bidone del compostaggio pieno di residui organici che assieme a qualche probabile residuo di olio di frittura ha provocato l'avvelenamento dello stagno di Banne», racconta Nicola Bressi, zoologo del Museo di Storia naturale di Trieste, tra i primi, assieme ai Tutori stagni, ad effettuare un sopralluogo domenica 10 maggio, il giorno in cui la Stazione forestale di Trieste, guidata dall'ispettore Lucio Ulian, decise di recintare per precauzione l'area. Una volta ottenuto il responso da parte dell'Arpa, la Forestale ha provveduto ieri mattina a versare 27 metri cubi di acqua nello stagno e togliere il divieto di accesso. Negli ultimi giorni la situazione del piccolo bacino lacustre carsolino è parsa migliorata. «Quanto accaduto ha sicuramente compromesso quasi ogni forma di vita dello stagno. La speranza è che qualche tritone si sia salvato perché in quei giorni non presente in acqua. Il danno quindi c'è stato, ed un nuovo ecosistema dovrà riformarsi. Il Museo di Storia naturale di Trieste sicuramente vigilerà sul processo di rinaturazione con nuove piante e zooplancton», spiega Bressi. Lo stagno artificiale, risalente al Medioevo, uno dei più antichi del Carso, è curato dalla Comunella di Banne presieduta da Neva Hussu. «Quanto accaduto spero possa insegnare che non solo lo Stari kal, ma tutta la natura va rispettata. Questo specchio d'acqua è da sempre uno dei punti di riferimento per i nostri paesani oltre che per gli studenti delle scuole di Banne. Uno stagno che speriamo possa presto tornare a pulsare di vita».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 26 maggio 2020

 

 

Cinque anni e 130 milioni per il polo della logistica al posto dell'area a caldo
Ecco il piano industriale di Icop-Plt che sarà allegato all'Accordo di programma sulla riconversione della Ferriera di Servola. In previsione 70 nuove assunzioni
Un investimento da 130 milioni di euro e 70 nuovi assunti, per trasformare in cinque anni l'ormai ex area a caldo della Ferriera di Servola in un comprensorio logistico a servizio del porto. L'Accordo di programma si avvicina alla firma e vi sarà allegato anche il piano industriale di Icop, impresa di costruzioni socia di Piattaforma logistica srl e suo braccio operativo in questa fase di trattative sui terreni confinanti. Spetterà a Icop-Plt gestire di concerto con il gruppo Arvedi la messa in sicurezza dei terreni e realizzare i piazzali per creare un moderno terminal portuale che si porrà a servizio del Molo VIII. Il futuro comincia ora - L'Adp non riguarda solo la dismissione dell'area a caldo e il rafforzamento del laminatoio. La discesa in campo di Icop-Plt avvia infatti la trasformazione logistica del comprensorio, ponendo le basi per il successivo sviluppo del Molo VIII, di cui la zona oggi occupata da cokeria e altoforno diventerà snodo su ferro e su gomma. Da qui le merci arriveranno e partiranno alla volta dell'Europa centrale, grazie alla costruzione della cosiddetta Grande stazione di Servola e di uno snodo autostradale diretto sulla Grande viabilità. L'area è insomma la pietra di volta per lo sviluppo del Molo VIII e forse sarà proprio la firma dell'Adp a fornire la spinta necessaria per chiudere l'intesa che Piattaforma logistica srl sta cercando da oltre due anni con possibili partner, che possano garantire forza economica e presenza di navi tali da rendere possibile la costruzione dei primi lotti del Molo VIII e garantirne la sostenibilità grazie alla deviazione di traffici sul porto di Trieste. Una prospettiva che secondo gli estensori del business plan garantirà centinaia di posti di lavoro. Il piano industriale - Icop ha articolato in tre fasi il suo apporto nell'ex stabilimento siderurgico, per un costo rispettivo di 57,5, 20,2 e 20,7 milioni. Il totale fa 98,4 milioni, ma bisogna aggiungere i 21 milioni che vale complessivamente l'operazione con cui i costruttori rileveranno da Arvedi i terreni di proprietà nella complessa operazione di scambio delle aree, che vede il coinvolgimento dell'Agenzia del demanio. Le risorse saranno messe a disposizione interamente da Icop, che sta valutando varie ipotesi sul tappeto. Solo l'accordo industriale con un partner di peso dirà poi quale potenza di fuoco potrà dare manforte agli imprenditori Vittorio Petrucco e Francesco Parisi. Per completare il quadro, vanno infine aggiunti 7 milioni, per l'acquisto di due gru e attrezzature destinate alla movimentazione di merci tra navi, piazzali e ferrovia. Il tutto richiederà cinque anni: se la demolizione degli impianti esistenti e la graduale realizzazione della messa in sicurezza ambientale e delle pavimentazioni dureranno fino al 2025, già nel 2021-2022 si rimuoveranno i cumuli di terreno e rifiuti che occupano il cosiddetto "Nasone" e si realizzeranno le nuove banchine. Ne risulterà un'area in cui i terreni saranno messi in sicurezza dalla possibile diffusione di sostanze inquinanti attraverso una pavimentazione in calcestruzzo sui terreni di cokeria e altoforno. I piazzali (in grigio sulla mappa) serviranno a sistemare container e rimorchi, mentre su una sezione passeranno il nuovo fascio di binari e lo svincolo autostradale, che correranno paralleli fino alla Piattaforma logistica, in fase di ultimazione. Le banchine - Il progetto occuperà 29 ettari: 14 per movimentazione e deposito di container e rimorchi; 2 per la realizzazione presso il cosiddetto "Nasone" di una nuova banchina da 219 metri proprio accanto alla Piattaforma per l'attracco di portacontainer e traghetti ro-ro; 7 per attrezzare nei pressi del laminatoio altri 350 metri di banchina dedicata ad attività logistiche per la siderurgia; 3 per gli spazi necessari a far passare i tracciati di ferrovia e svincolo autostradale; 3 adibiti a parcheggi. Il "Nasone" costituirà un prolungamento della Piattaforma logistica e, come questa, svolgerà attività legate a container e ro-ro. Più a sud, nei pressi del laminatoio, sarà realizzata un'altra linea di attracco per funzioni siderurgiche. Entrambe le infrastrutture avranno una concessione di 26 anni e si affiancheranno alla Piattaforma, consentendo secondo il piano di Icop-Plt di ottenere ricavi totali per 23 milioni all'anno: 12,5 milioni per la movimentazione di 120 mila container e 12 mila tank container, 5 milioni per il traffico di 50 mila ro-ro e 5 milioni per le attività della parte siderurgica. Tra le due banchine, Invitalia procederà infine al consolidamento dell'attuale fascia costiera, con quel barrieramento necessario a bloccare lo sversamento di inquinanti in mare: i piani di Icop prevedono in futuro di unire con una banchina il Nasone al terminal siderurgico, ma per questo serviranno gli investimenti del partner straniero, con i quali proprio da qui partirà il graduale allungamento verso il mare del Molo VIII, il cui primo lotto potrebbe essere pronto nel 2030. Il nodo occupazionale - Il piano di Icop-Plt prevede due attività portuali distinte. Nella banchina siderurgica, Parisi e Petrucco erediteranno 33 dei 38 dipendenti attualmente impiegati da Arvedi e gestiranno per suo conto un servizio basato da una parte sull'arrivo a Servola di rottami, ghisa e minerali di ferro da trasportare a Cremona per le successive lavorazioni e, dall'altra, sulla partenza da Trieste dei coils di laminato che usciranno dall'area a freddo. Gli accordi attuali prevedono che Icop-Plt segua per i primi quattro anni il traffico per conto di Arvedi e che, dopo questa fase, il gruppo lombardo subentri in proprio o rinnovi la modalità vigente. Piattaforma logistica e nuova banchina del "Nasone" svolgeranno invece attività di carico e scarico di navi container, feeder e traghetti ro-ro. In questo caso il piano prevede 70 nuovi assunti (53 operativi, 10 tecnici e 7 amministrativi), ma qui rimane una divergenza di vedute con la Regione. La giunta Fedriga chiede all'impresa di dare priorità nelle assunzioni agli esuberi della Ferriera, ma Icop-Plt non pare disposta ad accettare vincoli, volendo puntare su competenze più specifiche in ambito logistico. Il business plan guarda peraltro in avanti e ben oltre l'Adp, sottolineando che «la realizzazione del Molo VIII e l'occupazione di alcune centinaia di addetti rappresentano una delle prospettive di lavoro più rilevanti per la città di Trieste».

Diego D'Amelio

 

L'atteso ok del Demanio allo scambio dei terreni per il decollo della firma
Fra i nodi che rimangono da sciogliere anche le clausole di "garanzia" chieste dalla realtà cremonese e la questione occupazionale
Il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli assicura che la firma dell'Accordo di programma arriverà non oltre il fine settimana. Lo spazio per nuove modifiche pare esaurito, ma la tempistica resta incerta, perché l'Agenzia del demanio deve ancora esprimersi sul via libera allo scambio delle aree che renderà possibile la compravendita dei terreni tra Arvedi e Icop-Plt. Il pronunciamento è necessario per autorizzare il passaggio a costo zero fra i terreni oggi di proprietà di Arvedi (in rosso sulla mappa a sinistra) e quelli dell'Autorità portuale (in verde). Si tratta di due aree perfettamente equivalenti: quella privata verrebbe demanializzata e assegnata all'Authority, mentre quella pubblica sarebbe ceduta ad Arvedi, lasciando all'Autorità portuale solo una sottile striscia di costa perché il fronte mare deve essere sempre di competenza del Demanio. Se questo darà il suo assenso, Arvedi creerà una nuova società per ottenere la concessione dei terreni finora di sua proprietà. A quel punto Icop-Plt rileverà la Newco per una cifra attorno ai venti milioni, garantendo un guadagno al gruppo siderurgico. I privati non arriveranno comunque alla firma dell'Adp con un preliminare di compravendita in tasca e la definizione finale del valore della Newco rappresenta un'altra incognita, anche se le parti si dicono convinte di poter limare i dettagli in tempi rapidi. L'ultima impuntatura da superare è quella del gruppo cremonese, che ha chiesto di inserire pesanti clausole sospensive dell'Adp, qualora il quadro normativo mutasse e con esso la convenienza dell'operazione. Una spada di Damocle inaccettabile per Patuanelli, che sta lavorando per arrivare a un testo che impedisca all'azienda di far saltare magari fra qualche anno un quadro costruito in mesi di trattative. Da chiarire resta pure la definitiva versione dell'Accordo sui livelli occupazionali. Si dovrà capire se imprese e Regione troveranno una mediazione sul destino degli esuberi della Ferriera: 163 dipendenti su 581 non trovano collocazione nel piano industriale di Arvedi, tra 66 interinali in scadenza e 97 lavoratori (di cui 50 da impiegare solo nella bonifica) per cui la società prevede il trasferimento a Cremona o in aziende terze (Patuanelli ha parlato più volte di Fincantieri), pensionamento o esodo incentivato. La giunta Fedriga chiede che nell'Adp Arvedi e Icop aumentino il numero dei 417 lavoratori con un futuro assicurato. L'ultimo nodo dovrà essere sciolto dopo la firma e riguarda il ruolo di Rete ferroviaria italiana e Anas, coinvolte nella realizzazione della Grande stazione di Servola e dello svincolo autostradale, ma con cui non risultano accordi già sottoscritti. Senza i collegamenti infrastrutturali via terra, la Piattaforma logistica e il terminal che sorgerà al posto dell'area a caldo non avrebbero tuttavia polmoni per respirare.

D.D.A.

 

Dal Mise 80 milioni ad Arvedi per le partite Trieste-Cremona
La quota "giuliana" è pari  a 55, di cui 15 dal fondo per l'area di crisi industriale complessa, soldi trasferiti da Roma gestiti dalla Regione
Una pioggia di danaro pubblico per sostenere i progetti industriali del gruppo Arvedi a Trieste e a Cremona. Sono servite decine di milioni, tutti provenienti dal governo, per sbloccare la partita dello spegnimento dell'area a caldo. L'Accordo di programma relativo a Servola prevede lo stanziamento di 40 milioni da parte del Mise e 15 dal fondo per l'area di crisi industriale complessa (soldi gestiti dalla Regione ma trasferiti sempre dal Mise), che andranno tutti a beneficio del gruppo Arvedi per il potenziamento del laminatoio e la riconversione a gas della centrale elettrica. Ma non basta, perché la società siderurgica potrà contare su altri 25 milioni per gli impianti lombardi. Il totale relativo a Trieste vale 55 milioni (cui si aggiungono i 41 che Invitalia userà invece per consolidare la linea di costa), che il cavalier Giovanni Arvedi potrà mettere a bilancio per riconvertire un'area a caldo che, con ogni probabilità, sarebbe stata comunque chiusa entro il 2026 per la scarsa convenienza di produrre ghisa in Italia. E l'azienda potrà inoltre introitare altri 20 milioni per la cessione di parte dei terreni a Icop. Arvedi è poi riuscito a strappare al Mise altri 25 milioni a fondo perduto da spendere a Cremona. I fondi verranno utilizzati per favorire un approccio sostenibile basato sull'economia circolare, attraverso la creazione di un brevetto per la produzione di acciaio tramite rottami. Per quanto riguarda Cremona, il ministero tratterà successivamente il coinvolgimento finanziario della Regione Lombardia.

D.D.A

 

 

Piscina terapeutica in Porto vecchio, il Comune ora lancia una consultazione
La "proposta Monticolo" non convince piazza Unità che ne teme l'onerosità. Si riparte da un project financing
Il Comune assume l'iniziativa sulla piscina terapeutica in Porto vecchio. O meglio, se è concesso il gioco di parole, assume l'iniziativa per stimolare l'iniziativa: l'albo pretorio dovrebbe tra non molto pubblicare l'avviso per una consultazione di mercato. Cercasi costruttore e gestore di un impianto polifunzionale composto da 2-3 vasche, una delle quali dedicata agli utenti disabili. Accanto al polo natatorio funzionerebbe una "spa" e sopra di esso un ristorante panoramico, tipo quello che si pensava di fare al Magazzino 30, se fosse andata a buon fine l'idea di un fishmarket.Il sito individuato è il cosiddetto "magazzino Ford" immediatamente alle spalle del 28 bis, la nuova struttura edificata nell'ambito del compendio espositivo-congressuale Tcc. La portata finanziaria dell'operazione - il documento è ancora in via di definizione - oscilla tra i 10 e i 15 milioni di euro, rispetto ai quali l'impegno del Municipio potrebbe attestarsi attorno ai 5 milioni. La modalità contrattuale realizzativa è un project financing di iniziativa privata, strumento simile a quello adottato per il vicino centro congressi. Gli uffici comunali non concederanno molto tempo per ottenere risposte e disponibilità: vorrebbero raccogliere gli umori immobiliari-sportivi-finanziari della piazza entro il 30 giugno. La mossa comunale non intende essere antagonistica rispetto alla recente "proposta Monticolo & Foti", anzi l'auspicio è che l'invito possa essere accolto anche dall'azienda triestina qualora essa ripensi i termini del suo interesse per la piscina. E siamo al punto dirimente che ha convinto il Comune a promuovere la consultazione. La "proposta Monticolo" vede partecipare il Mediocredito Trentino-Alto Adige come finanziatore, la Sgm consulting come progettista, il Policlinico Triestino e la Triestina Nuoto come gestori. Il finanziamento - il cui importo non è stato precisato in quanto legato alle opzioni comunali - verrebbe rimborsato dal Municipio nell'arco di un ventennio a partire dal 2023. Il "Theresianum", come s'intitola il progetto, presenta tre variabili operative (una o più vasche), prospettate da Andrea Monticolo sia ai dirigenti comunali che alle associazioni maggiormente interessate all'utilizzo dell'impianto. Ma la tecnica finanziaria, su cui s'impernia questa proposta, non ha convinto Enrico Conte e Vincenzo Di Maggio, i manager comunali che seguono il dossier. Non li ha convinti perché temono l'onerosità dell'impegno richiesto alla cassa pubblica. Lo hanno fatto presente al sindaco Dipiazza, che ha preso atto di queste preoccupazioni, tanto più che sul Municipio si è abbattuta la tegola dei 5 milioni di euro da pagare per il ventennale contenzioso sui lavori al teatro Rossetti. E comunque sarà necessario riprendere in mano anche il vecchio fascicolo di Acquamarina, dove il tetto crollò improvvisamente nel luglio dello scorso anno. Da allora l'impianto in Sacchetta risulta sotto sequestro dell'autorità giudiziaria. La vicenda giuridica della piscina è molto complicata: il sedime appartiene al demanio marittimo, che concesse il terreno al Comune, il quale costruì la struttura con un finanziamento della Fondazione CRTrieste e la diede in gestione esterna. La domanda è se/quando Foro Ulpiano sbloccherà i sigilli e cosa vorranno fare del rudere i pubblici soggetti coinvolti.

Massimo Greco

 

E per il Magazzino 27b una volta recuperato un futuro da parking - dietro al centro congressi
L'idea è quella di andare avanti, ove possibile e con le risorse reperibili, nella riqualificazione dell'archeologia portuale nell'ex Punto franco vecchio. Il cosiddetto "quartiere Ford", risalente agli anni Venti del secolo scorso, s'interpone tra il polo culturale-espositivo-congressuale e la futura area ludico-ricreativa di Barcola Bovedo.Uno dei primi edifici, che il visitatore incontra entrando in Porto vecchio dalla rotatoria di viale Miramare, è il Magazzino 27b, subito alle spalle di quel "27" facente parte del compendio fieristico-convegnistico Tcc. I Lavori pubblici comunali stanno pensando di trasformarlo in un parking, con il duplice obiettivo di salvaguardarne l'esistenza e di metterlo a reddito. Lo scopo estetico-logistico è di evitare che l'area venga sommersa dalle vetture in sosta, mentre invece un recupero dell'edificio consentirebbe di creare un utile contenitore di auto al servizio del Tcc e del confinante polo museale. Lo spunto è ancora classificabile al rango di qualificata ipotesi. La trasformazione in una grande rimessa non dovrebbe confliggere con il vincolo che la Soprintendenza sembra intenzionata ad apporre allo stabile, che si sviluppa su un piano dove - scriveva recentemente la sezione triestina di Italia Nostra - «si riconoscono all'interno l'applicazione del sistema Hennebique e nella facciata posteriore i caratteri stilistici della Wagnerschule", riferimenti a tecniche adottate in Europa tra fine '800 e inizio '900.L'asse di attenzione comunale si sta dunque spostando verso nord, in direzione di Barcola. Il "quartiere Ford" in origine raccoglieva i magazzini 27, 27b, 28, 31, 32, 33, 133: in parte è assorbito da Tcc, in parte ospiterà il nuovo polo natatorio in sostituzione di Acquamarina, in parte costituirà il supporto logistico dell'area museale-congressuale. Le officine, volute da Henry Ford che aveva personalmente scelto la base triestina, funzionarono solo alcuni anni dal 1923 al 1931, perché la prospettiva di una forte concorrente non piaceva alla Fiat di Giovanni Agnelli, che intervenne su Mussolini.

Magr

 

 

Accordo sul Prosecco, agricoltori del Carso in pressing per il bis
L'associazione di categoria incalza le istituzioni sul rinnovo del protocollo. Sollecitate anche più tutele per il comparto
DUINO AURISINA. Rinnovare il Protocollo d'intesa, finalizzato al coordinamento degli interventi per la valorizzazione della nuova Doc interregionale "Prosecco", scaduto nel 2016, e controfirmare l'impegno per lo sviluppo dell'agricoltura locale. Sono queste le richieste formulate con forza dal segretario dell'Associazione agricoltori del Friuli Venezia Giulia, Edi Bukavec, intervenuto alla recente seduta online della Circoscrizione dell'altipiano Ovest, su espresso invito della presidente, Maja Tenze. «In un capoverso dell'articolo 4 del Protocollo d'intesa - ha ricordato Bukavec - si legge che "esso potrà essere rinnovato con le stesse modalità con le quali è stato sottoscritto inizialmente". Mi chiedo allora come mai non si sia già proceduto in tale direzione. Avremmo poi piacere - ha aggiunto - che il Comune di Trieste prestasse maggiore attenzione al settore agricolo, come fanno invece gli altri Comuni del territorio. La Casa del Prosecco è stata ultimata, ma l'edificio può promuovere non solo vino, ma vari prodotti agricoli, di alta qualità, di nicchia, va perciò meglio utilizzato. È poi necessario - ha concluso Bukavec - provvedere alla revisione e alla semplificazione dei vincoli di carattere ambientale, territoriale e urbanistico inerenti le zone di speciale conservazione (Zps) e i siti di interesse comunitario (Sic)». Il presupposto del ragionamento di Bukavec, con il quale Tenze si è dichiarata d'accordo, è rappresentato dal Decreto ministeriale del 17 luglio del 2009, con il quale fu conferito il formale riconoscimento alla Denominazione di origine controllata, la cosiddetta "Doc", ai vini "Prosecco", in cambio della sistemazione fondiaria, della realizzazione di infrastrutture irrigue e della bonifica dei costoni carsici, per permettere il recupero delle aree a vocazione agricola presenti sul Carso. «Siamo sempre in prima linea nella tutela degli agricoltori di queste zone - ha detto Tenze - e chiediamo la sistemazione di quel costone carsico che rappresenta un notevole potenziale per queste attività. Il Consiglio circoscrizionale - ha continuato la presidente - auspica che il Comune di Trieste assuma le necessarie iniziative nei confronti della Regione, a sostegno del rinnovo del Protocollo d'intesa, per la realizzazione della zona interregionale per il vino Prosecco doc, che rappresenterebbe una grande opportunità per i giovani agricoltori locali».

Ugo Salvini

 

 

Raduni di ciclisti: così può ripartire il turismo in città - la proposta di De Gioia
Promuovere il cicloturismo come opportunità per rilanciare l'economia della città attraverso l'organizzazione di un raduno internazionale. È la proposta del consigliere comunale Roberto De Gioia (Progetto Fvg), confluita in una mozione presentata ieri mattina nel corso della terza commissione consiliare. Viste le previsioni poco rosee per il turismo cittadini e le difficoltà nell'attrarre ospiti stranieri, De Gioia ritiene opportuno orientarsi alla ricerca di iniziative promozionali dai costi contenuti e tendenzialmente di prossimità. Iniziative cioè di portata nazionale da far poi sviluppare anche fuori confine. In quest'ottica, a suo giudizio, il turismo su due ruote potrebbe rappresentare un buon bilanciamento tra l'esigenza di far ripartire il settore dell'ospitalità e quella di garantire il rispetto dei protocolli per la sicurezza sanitaria attualmente in vigore, visto che i viaggi in due ruote si svolgono all'aperto e a distanza, oltre a essere sostenibili da un punto di vista ambientale. Inoltre, l'area triestina si trova all'incrocio tra due importanti direttrici come l'Alpe Adria e la Parenzana.Certo, attualmente manca una pista ciclabile che unisca Monfalcone a Trieste e poi Trieste a Muggia. Nulla di grave tuttavia secondo De Gioia, poiché esistono comunque dei collegamenti tramite il treno e il Delfino Verde. Il consigliere propone quindi di elaborare degli itinerari cicloturistici, che valorizzino le peculiarità del territorio, e di indire un "Raduno internazionale cicloturistico" della durata di tre o più giorni da tenersi a Trieste entro questo autunno, in collaborazione con le associazioni del settore come Fiab. «Abbiamo visto negli anni frotte di ciclisti passare in città e penso che dovremmo conquistare la leadership in questo settore prima che ci arrivino gli altri», conclude.

s.m.

 

 

Arci va a caccia di nuovi volontari per progetti sociali di Servizio civile
Sono sei le iniziative a disposizione dei ragazzi che devono avere tra i 16 e i 18 anni
Come impegnarsi in campo sociale, collaborando per un anno all'interno di progetti culturali. Un appello che arriva dalla sede di Trieste dell'Arci Servizio civile, sigla che ha ufficializzato il nuovo bando di reclutamento per i giovani, dai 16 ai 18 anni (non compiuti), da impiegare nel quadro delle attività del Servizio Civile Solidale 2020, con avvio dal mese di settembre. Sono sei i progetti a disposizione dei nuovi volontari dell'Arci, a partire da un classico come "Monte Analogo", dove il coinvolgimento prevede il supporto a "Pop Mountain", caratterizzato da laboratori, incontri e allestimenti nel segno della cultura di montagna. Per chi dovesse invece optare per un impegno nel campo della disabilità, Arci Servizio Civile propone l'adesione a "Oltre quella Sedia", associazione di Promozione Sociale sorta nel 2002 sulla base del "Teatro Sperimentale".Il ventaglio di progetti annovera inoltre "Crescere Insieme", targato anch'esso Arci, ideato in chiave di iniziative per un "doposcuola multiculturale". Un frammento bilingue si lega invece a "Mare di creatività-Morje ustvarjalnosti", progetto a carattere multimediale concertato con l'Unione dei circoli culturali sloveni (Zskd). Il tema della "Cittadinanza attiva", una delle cifre più consolidate dall'Arci Trieste, trova spazio quest'anno in "Città Attiva", mentre lo sport si traduce in "Sportivamente", progetto a cura della Zssdi e anche esso tracciato all'interno della sfera dell'associazionismo della minoranza slovena. L'impegno del volontario prevede 360 ore distribuite nell'arco dell'anno, 7 ore settimanali, con un rimborso di poco meno di 900 euro (netti) annui: «Gli accenti sono come sempre rivolti all'impegno sociale e sulla partecipazione attiva dei giovani - sottolinea Giuliano Gelci, presidente dell'Arci Servizio Civile Fvg -. Temi attualmente divenuti ancor più rilevanti». I moduli per la domanda sono scaricabili dal sito www.arciserviziocivilefvg.org e vanno consegnati entro le ore 14 del 26 giugno, in chiave telematica o direttamente alla sede di via Fabio Severo 31. Le selezioni per i 24 posti a disposizione sono previste con una serie di colloqui programmati nel mese di agosto. Ulteriori informazioni scrivendo a friuliveneziagiulia@ascmail.it o telefonando ai numeri 3355279319 e 040/761683.

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 25 maggio 2020

 

 

Mozione per accelerare il recupero dell'area della caserma di Banne - l'iniziativa della consigliera dem Repini

Avviare l'iter per il recupero e il riutilizzo dell'ex caserma di Banne attraverso la definizione delle condizioni di sdemanializzazione e la realizzazione di uno studio di fattibilità sui costi di bonifica e riqualificazione dell'area, valutando le opportunità di finanziamento con l'eventuale reperimento di fondi europei. È quanto chiede al Comune, e segnatamente alla giunta, la mozione a prima firma della consigliera Valentina Repini del Pd, presentata l'altro giorno nel corso della Quarta commissione consiliare competente in materia di Lavori pubblici e presieduta dal forzista Michele Babuder. Coi suoi 28 fabbricati su un'area di oltre 17 ettari e una seconda area boschiva di ulteriori 34 ettari, la caserma Monte Cimone è stata dismessa dai suoi usi militari già nei primi anni '90 ed è stata lasciata all'incuria anche dopo il suo trasferimento dal Demanio militare all'Agenzia del Demanio per la sua collocazione sul mercato. Oltre all'aspetto naturalistico di valore in caso di recupero e valorizzazione, il sito si caratterizza anche per la presenza di testimonianze storiche, tra cui la chiesetta di San Floriano, che fu costruita nel 1753 come cappella della famiglia Ustia. Negli ultimi anni si è succeduta una serie di proposte per la riqualificazione dell'ex caserma, di cui l'ultima, recentemente elaborata da una giovane architetta e condivisa dalla comunità di Banne, punta principalmente sulla valorizzazione e sulla fruizione degli spazi verdi. «Un primo passo verso la risoluzione dell'abbandono in cui l'area versa da molti anni, e per la grande importanza che ha per il contesto del verde del Carso che la circonda, sarebbe quello di poter restituire almeno la parte boschiva all'uso pubblico», spiega la stessa consigliera Repini. La mozione chiede infine di informare entro due mesi la Seconda circoscrizione dell'Altopiano Est in merito alle iniziative assunte.

Simone Modugno

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 24 maggio 2020

 

 

Intesa sul lavoro nella "nuova" Ferriera - «Garanzie per tutti i 580 addetti attuali»
Valenti: «Tutele pure per assunti a tempo determinato e interinali». Fedriga e Rosolen: vincoli nell'Accordo di programma
Il sindacato attende di accompagnare il percorso, e di capire le modalità di tutela dei lavoratori, ma il confronto di ieri con governo, giunta regionale e prefettura ha prodotto più di una certezza sull'occupazione nella Ferriera riconvertita dopo la chiusura dell'area a caldo. Anzi, è proprio il prefetto Valerio Valenti a ufficializzare che dal vertice sono emerse garanzie «per tutti i lavoratori, compresi i tempi determinati e gli interinali». Garanzie da inserire in queste ore nella bozza di Accordo di programma che si firmerà tra giovedì e venerdì della prossima settimana in prefettura. «Mi pare si stia cogliendo un risultato storico con piena soddisfazione delle esigenze dei lavoratori del territorio - commenta Valenti -, in una prospettiva di rilancio sia sotto il profilo industriale che, appunto, occupazionale». Anche la Regione, in videoconferenza con il governatore Massimiliano Fedriga e l'assessore al Lavoro Alessia Rosolen, vede il traguardo vicino dopo aver richiesto che l'Accordo contenga il piano industriale di Icop-Plt e che in esso si individui esplicitamente l'incremento potenziale di occupati legato a futuri investimenti ed espansioni infrastrutturali, come il terminal ferroviario e il Molo VIII. «Lo stanziamento di ingenti risorse pubbliche per la riconversione della Ferriera mira non solo alla salvaguardia dei livelli occupazionali - dichiarano Fedriga e Rosolen -, ivi compresa quella dei lavoratori con contratti a termine e dei somministrati, ma all'assunzione di precisi impegni da parte di tutti i soggetti privati sottoscrittori dell'Accordo di programma sul fronte degli investimenti e della creazione di nuovi posti di lavoro». Focus dunque non solo sull'esistente, sottolinea Rosolen, «ma anche sulle potenzialità future del sito». Di qui dunque l'insistenza per inserire nel documento «precisi vincoli per i contraenti affinché, al mantenimento degli addetti, si affiancassero prospettive concrete di sviluppo economico e lavorativo». A questo punto non resta che monitorare quello che effettivamente verrà scritto nell'Accordo di programma sui tavoli romani del governo, presente ieri con il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli («Ai sindacati abbiamo dato certezze rispetto ai lavoratori che escono dall'area a caldo», ha dichiarato a fine confronto). Il punto di partenza, sul fronte lavoro, sono i 580 dipendenti pagati al momento della chiusura dell'altoforno: 361 nell'area a caldo, 140 nel laminatoio, 41 nella centrale elettrica e 38 nella logistica. Di qui la richiesta nei giorni scorsi di Rosolen a Patuanelli di prevedere un aumento di garanzie rispetto ai 417 lavoratori previsti in una prima versione, vale a dire sui rimanenti 163, di cui 66 interinali cui non verrà rinnovato il contratto a fine maggio e 97 (50 dei quali lavoreranno nelle opere di smantellamento e bonifica) per cui si dovranno trovare «soluzioni diverse». A quanto pare il percorso è dunque avviato per dare risposta a tutti i 580 addetti. Anche se, a quattro-cinque giorni da una firma che, oltre a governo, Regione, Comune, Demanio e Autorità portuale, coinvolgerà naturalmente i privati Arvedi e Icop-Plt, la giunta si aspetta un'altra riunione prima dell'intesa e mantiene per adesso prudenza. «Riteniamo possa trovare risposta la richiesta di garantire la convergenza tra lavoro, sviluppo e ambiente - concludono Fedriga e Rosolen -: tre obiettivi imprescindibili e inscindibili, ai quali sono legate crescenti aspettative per il futuro della città di Trieste e del Friuli Venezia Giulia». In un clima di serenità rientrano anche le posizioni del sindacato, che ha fatto il punto in una successiva videoconferenza con Antonio Rodà, segretario della Uilm Uil di Trieste, a trasmettere una sintesi all'Usb: «Il ritardo di cui ci eravamo lamentati è stato spiegato dal ministro Patuanelli come conseguenza dell'ingresso nella partita di Icop, un fatto che ha rallentato l'iter. L'Accordo è stato dunque rivisto in una sua parte, ma quello che conta è che si sia inserito nel ragionamento dell'accordo sindacale. Ci muoviamo con circospezione perché vogliamo vedere ora i dettagli, ma il messaggio ai lavoratori è sicuramente positivo».

Marco Ballico

 

L'Usb plaude al dialogo: «Così si tengono insieme occupazione e salute» - valutazione positiva del vertice
È stato un incontro importante quello avuto, anche se solo in videoconferenza, dai sindacati con il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, il presidente della Regione Fvg Massimiliano Fedriga, l'assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen e il prefetto Valerio Valenti. Ed è positivo il commento di Sasha Colautti, a nome di Usb Lavoro privato: «Diversamente dal passato - ha affermato - l'Accordo di programma attuale non è nato senza che ci fosse lo spazio anche per un importante accordo sindacale. Ciò ha consentito di tutelare i lavoratori dando garanzie sia all'azienda che a chi ci lavora». Il precedente accordo vedeva, infatti, come priorità quella aziendale. Senza l'intesa sindacale del 20 gennaio scorso molti aspetti non sarebbero stati considerati né soppesati nel modo giusto: alcuni nodi, come quello degli ammortizzatori sociali, avrebbero potuto passare in second'ordine. «È stato senz'altro un percorso complicato - ha continuato Colautti - che però vede oggi tutte le organizzazioni sindacali unite, ad eccezione d'una, con un esito fino a qui soddisfacente». Al momento mancano alcuni dettagli su cui il ministro Patuanelli non s'è soffermato, ma ogni sigla si è detta abbastanza ottimista. «È dimostrato che la sfida "salute e lavoro" può essere vinta - ha concluso il rappresentante di Usb Lavoro privato - e che i due temi possono essere tenuti insieme. Così facendo siamo riusciti a restare dentro il percorso che volevamo intraprendere». Alla fine ci sono quindi maggiori garanzie, soprattutto dal punto di vista occupazionale: «Icop-Plt s'occuperà dell'ex area a caldo e, a detta di Rosolen, esistono garanzie per tutti i lavoratori».

Lorenzo Mansutti

 

 

Ospo, schiusa da record - La coppia di cigni reali si coccola ora 13 piccoli - le STAR della riviera
MUGGIA. Annata fortunata, praticamente da record, per la coppia di cigni reali del rio Ospo. Avvistati da qualche giorno nelle acque del torrente muggesano, i due anatidi diventati la rinnovata attrazione naturalistica di Muggia e dei muggesani, sono stati visti in compagnia della prole, mai così numerosa. Ben 13 i baby che stanno seguendo mamma e papà nei primi passi della loro vita. «Non è cosa comune vedere un numero così elevato di piccoli tutto assieme. La schiusa delle uova, che arrivano al massimo a 14, è stata decisamente fortunata. Non ci sono stati forti temporali ed evidentemente i predatori sono rimasti a bocca vuota», il commento dell'ornitologo Enrico Benussi. Sul sito internet del Piccolo è stato pubblicato il video del naturalista Nicola Bressi che ritrae la famiglia di cigni reali muggesani al gran completo. Uno spettacolo da godere anche dal vivo, ma sempre da lontano, senza disturbare la magia della natura.

Riccardo Tosques

 

 

Monfalcone - Ambientalisti contro il 5G in città «Mancano dati, l'ente si astenga»
Lettera dell'associazione Rosmann per frenare la connessione mobile - Stando ai verdi mancano dati certi sui rischi per la salute delle persone
Gli ambientalisti chiedono lo stop al 5G in attesa di dati certi. Con una missiva inoltrata all'amministrazione monfalconese dall'associazione Eugenio Rosmann di via Valentinis viene richiesta l'applicazione del principio di precauzione nell'introduzione dell'ultimo sistema di connessione mobile. «Si ritiene infatti - argomenta il sodalizio - che per comprendere eventuali conseguenze negative sulla salute pubblica e sull'ambiente di questa nuova tecnologia sarà necessario un periodo di sperimentazione e monitoraggio. Al momento, in presenza di numerosi studi con risultati non univoci, la valutazione del rischio non è ancora determinabile con certezza, rientrando perciò appieno nelle fattispecie previste dall'articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea sul principio di precauzione».«Risulta già programmato in Friuli Venezia Giulia un piano per raggiungere una copertura dell'80% entro luglio 2025 - prosegue - e del 99, 4% entro gennaio 2027. Si raccomanda alle amministrazioni comunale e regionale di mantenere gli attuali limiti di esposizione previsti dalla legge nazionale del 2003, senza prevedere deroghe o adeguamenti per il nuovo sistema 5G e verificarne puntualmente il rispetto».Gli ambientalisti sollecitano che «l'Arpa Fvg verifichi il costante rispetto dell'attuale valore di attenzione e obiettivi di qualità, in particolare dei siti sensibili come ospedali e scuole, e tutti i luoghi dove le persone permangono per più di quattro ore al giorno». L'esposizione al campo elettromagnetico «dev'essere calcolata non sulla singola antenna, ma sulla rete esistente, considerato che con il 5G il singolo utente potrà essere raggiunto da tre diversi punti di emissione, e tenendo conto di altre eventuali fonti diverse dalle telecomunicazioni»; per evitare accumuli «andranno eliminate progressivamente le antenne funzionanti con i sistemi precedenti (3G e successive)». «Si considera - conclude l'associazione Rosmann - che per il citato principio di precauzione vadano assunti, prima di autorizzare l'avvio del nuovo 5G, ulteriori dati in merito alle possibili conseguenze dell'esposizione ai campi elettromagnetici di diversa frequenza sulla salute umana e in particolare delle categorie più fragili. Si fa riferimento in particolare al documento "Statement on emerging healt and environmental issues (2018)" del Comitato Scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti dell'Unione Europea, dove a proposito del 5G "evidenzia criticità sconosciute sui problemi di salute e sicurezza"».

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 23 maggio 2020

 

 

Bandiere blu alle darsene di Porto San Vito e Hannibal
Sono ben otto i riconoscimenti ai marina dell'area di Lignano per la qualità dei servizi offerte ai diportisti. C'è anche la Lega Navale di Trieste
LIGNANO. L'eccellenza delle marine del litorale che va da Grado a Lignano resta una garanzia per gli utenti, diportisti e appassionati del mare .Sono otto quelle del territorio della Bassa insignite della "bandiera blu" per gli approdi turistici. Il prestigioso riconoscimento europeo che certifica la qualità dei servizi e dell'ambiente dei porti turistici, sventolerà nel 2020 in particolare nelle darsene di Porto turistico Marina Uno, Marina Punta Verde, Darsena Porto Vecchio e Marina Punta Faro a Lignano Sabbiadoro, Marina Punta Gabbiani, Darsena Aprilia Marittima e Marina Capo Nord ad Aprilia Marittima, Marina Sant'Andrea a San Giorgio di Nogaro.Su 75 bandiere blu assegnate agli approdi italiani, ben 11 potranno sventolare in Fvg (premiate anche Porto San Vito a Grado e il Marina Hannibal di Monfalcone, oltre alla sezione della Lega navale italiana di Trieste). Un riconoscimento del resto che i marina del Fvg ricevono ogni anno a conferma della qualità dell'offerta. In regione sono 20 le marine dislocate sul litorale Adriatico, per una capacità complessiva di 7 mila posti barca (fonte Fvg Marinas). La bandiera blu è un riconoscimento internazionale istituito nel 1987. Oggi viene assegnato ogni anno in ben 60 Paesi, con il supporto di due agenzie Onu: l'Unep (programma delle Nazioni Unite per l'ambiente) e l'Untwo (organizzazione mondiale del turismo). Con tali agenzie la Fee, federazione che gestisce le "bandiere blu", ha sottoscritto un protocollo di partnership globale. Marco Da Re, proprietario di Punta Gabbiani sottolinea che «in un momento di difficoltà come questo è quanto mai necessario avere fiducia in chi ci ospita. Quest'anno abbiamo effettuato interventi di sanificazione e protocolli anti assembramenti. Ogni posto barca, inoltre, è collegato a una colonnina per lo svuotamento delle acque di bordo. L'inglese Gold Anchor Association ci ha assegnato 5 ancore d'oro, per la struttura e l'ambiente».Giorgio Ardito, dirigente del Marina Uno e presidente delle Marine di Lignano, commenta con soddisfazione il riconoscimento, «molto apprezzato all'estero. Per tutti noi è anche e soprattutto un importante veicolo di promozione delle nostre strutture. Non è una certificazione, ma ci si avvicina, in quanto per ottenerla bisogna superare severi controlli. Sono stati premiati i servizi che offriamo al cliente».Fortunato Moratto del Sant'Andrea ricorda che «la nostra marina è l'unica struttura dell'Alto Adriatico a essere completamente autosufficiente dal punto di vista energetico, grazie a un impianto fotovoltaico che utilizza solo energia pulita».

Francesca Artico

 

 

Parcheggi e ciclabili, il progetto di Grado del nuovo turismo senza automobili
Il problema delle soste è il nodo principale dell'Isola d'Oro che ha poco spazio. I collegamenti con Fossalon e la Bassa
GRADO. Valorizzare i parcheggi, più ciclabili, rotatorie e ponti di collegamento verso la Bassa all'altezza di Fossalon. Sono alcuni degli obiettivi che si è prefissa l'amministrazione comunale per rendere il più possibile sostenibile il territorio comunale. In parte si tratta di opere già fatte o in corso d'opera mentre alcune, tra l'altro parecchio onerose, sono solamente alla fase progettuale o di assegnazione dell'intervento. Il tutto nel contesto del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (Pums), già adottato dal consiglio comunale nel 2019, troverà pieno compimento con l'approvazione definitiva nel 2020. Lo precisa l'amministrazione comunale inserendo uno speciale capitolo nella relazione al bilancio comunale che è previsto per la prossima settimana.«L'indirizzo strategico - si legge - comprende lo sviluppo delle politiche a sostegno di una maggiore qualità e sostenibilità ambientale e di riqualificazione urbana. Inoltre, s'intende avvantaggiare una politica di mobilità sostenibile, di valorizzazione della parte rurale del territorio e di sviluppo di un'adeguata politica ambientale».Tuttavia, come è sempre precisato, l'obiettivo principale è di evitare che il grosso dei flussi veicolari investa il centro di Grado, individuando al contempo le idonee aree per la sosta dei veicoli.«Il problema della sosta dei veicoli rappresenta la principale criticità del territorio che si ripercuote sull'appetibilità turistica stessa della cittadina. Era pertanto necessario pensare a una nuova mobilità per il trasporto delle merci e delle persone e in quest'ottica l'amministrazione comunale ha avviato un percorso di analisi e studio della problematica con il Politecnico di Milano».Ci sono voluti tre anni tra analisi, indagini, interviste e incontri pubblici con la comunità. Naturalmente le intenzioni ci sono ma come è precisato nel documento «si cercherà di trovare risorse finanziarie derivanti da fondi europei, statali e regionali al fine di provvedere alla riqualificazione urbana, avvantaggiando il pedone».Analizzando il territorio anche per Grado la problematica maggiore, come spiega sempre l'amministrazione comunale, la risorsa più limitata è lo spazio e questo va utilizzato nel modo più efficiente possibile.«Ciò significa potersi muovere soprattutto a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici» a vantaggio del turismo e del commercio, della cultura, dei servizi e della qualità della vita sia per i residenti che per gli ospiti. Tra queste, l'amministrazione intende valorizzare il parcheggio di interscambio sito in Sacca dei Moreri, anche tramite l'affidamento all'esterno della sua gestione. È poi prevista la realizzazione di cartellonistica dinamica che indirizzi l'automobilista verso i parcheggi liberi. In realtà questo intervento è stato sostituito con l'automatizzazione di due parcheggi per il 2020 e troverà compimento nelle annualità successive. Prevista inoltre la realizzazione dell'automazione dei parcheggi restanti e la creazione di nuovi parcheggi e riqualificazione di quelli esistenti: il nuovo parcheggio di Viale Martiri della Libertà angolo viale del Sole (ottavo ingresso spiaggia) ormai in fase di ultimazione, il nuovo parcheggio Terme presso l'ex Piscina Italia: attualmente c'è quello a raso mentre quello definitivo del quale se ne parla ormai da 4 anni non ha ancora completato l'iter. A proposito di questo giova ricordare che è in ballo ancora la problematica della destinazione d'uso che in parte la regione vorrebbe, come peraltro era sin dall'inizio previsto, esclusivamente a favore delle Terme Marine ma che il Comune non intende invece cedere. Proseguendo c'è anche la riqualificazione del parcheggio di Piazza del Lavoro in Schiusa (anche questo in avanzata fase di lavoro), quello che sarà il nuovo parcheggio su una porzione del campo sportivo della Schiusa e la riqualificazione del parcheggio di fronte al Palazzo dei Congressi.

Antonio Boemo

 

Da risolvere i nodi degli incroci pericolosi
GRADO. Tra le altre iniziative previste dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, è prevista anche la soluzione delle criticità dei percorsi ciclabili (l'esempio è quello della corsia ciclabile oggi esistente indubbiamente molto pericolosa che si snoda tra via Galilei e via Carducci) e l'interconnessione della rete ciclabile secondaria. E' previsto inoltre il completamento della ciclabile sulla provinciale per Monfalcone con il tratto di collegamento che manca e che sarà realizzato all'interno di Pineta lungo viale dei Pesci. Grazie ai contributi Uti, il piano prevede anche la realizzazione di tre nuove rotatorie lungo la stessa provinciale: due agli ingressi di Pineta (i lavori dovrebbero iniziare presumibilmente a fine stagione) e quella indubbiamente più importante testata sull'ingresso di Valle Goppion. Nella relazione programmatica legata al bilancio che dovrà essere approvato dalla massima assise cittadina, sono indicati anche due ponti di collegamento dalla provinciale all'altezza di Fossalon verso la pianura friulana con direzione Boscat.

 

 

Argini e dighe, il bel Danubio blu si è accorciato di 134 chilometri
L'impatto dell'intervento umano sul secondo fiume più lungo d'Europa - I risultati di uno studio tedesco attuato col sostegno finanziario della Ue
Non solo più trafficato e inquinato da scarichi cittadini e industriali spesso fuori controllo, com'è in particolare nei Balcani, ma anche più corto e assai meno ampio, causa l'impatto umano. È il destino toccato al secondo fiume più lungo d'Europa dopo il Volga, quel Danubio che due secoli fa toccava i tremila chilometri dalle sorgenti al Mar Nero, nel suo fluire attraverso Germania, Austria, Ungheria e Balcani. Danubio che, 200 anni dopo, si è ridotto di ben 134 chilometri, fino agli attuali 2.850.La stima dell'accorciamento del Donau, Duna, Dunav o Dunarea che dir si voglia arriva da uno studio messo a punto dal ministero bavarese per l'Ambiente col sostegno finanziario della Ue e di nove Paesi attraversati dal fiume. I ricercatori hanno studiato il corso attuale e quello storico del fiume, in particolare per capire le dinamiche del trasporto dei sedimenti. Oggi, ha svelato l'analisi, solo un decimo del corso del Danubio conserva «uno stato naturale» simile a quello originario: il restante 90% ha subito severamente l'intervento umano. Intervento che si è tradotto in particolare in opere di «irreggimentazione», protezione dalle esondazioni con grandi argini e opere collegate e «costruzione di barriere» artificiali, in grandi dighe per la produzione di energia elettrica - come tra Serbia e Romania - sbarramenti e sistemi di chiuse, ma anche opere di «raddrizzamento» del corso originario, progettate in particolare per facilitare la navigazione.Il risultato, oltre all'accorciamento e riduzione dell'ampiezza del suo corso, è stato anche il calo massiccio dei sedimenti trasportati dal fiume, preziosi per habitat e agricoltura, diminuiti dai 40-60 milioni originari agli attuali 15-20 calcolati al delta di un fiume che, in due secoli, da imponente corso d'acqua è divenuto una grande "autostrada blu", pensata più per il trasporto e la produzione di energia che per l'agricoltura e soprattutto per flora e fauna.Si può tornare indietro? In teoria sì. Per i ricercatori una soluzione potrebbe essere smantellare argini non necessari. E eliminare centrali idroelettriche che sfruttano l'acqua del Danubio, operazione sicuramente costosissima e poco efficace nelle ricadute economiche, almeno a oggi.

ST.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 22 maggio 2020

 

 

Post Ferriera a Servola, via al pressing sul Mise per tutelare più lavoratori
La bozza dell'Accordo di programma quantifica in 417 gli operai attivi dopo la fine della riconversione. La Regione chiede che quel numero salga
Trieste. Le garanzie occupazionali contenute nell'intesa raggiunta nei mesi scorsi tra Arvedi e sindacati non bastano. La bozza di Accordo di programma quantifica in 417 i lavoratori attivi alla fine del percorso di riconversione della Ferriera, ma la Regione chiede al ministero dello Sviluppo economico di garantire un incremento dei posti di lavoro previsti, considerando non solo le attività che il gruppo manterrà a Servola, ma anche quelle che saranno realizzate da Piattaforma logistica Trieste. Massimiliano Fedriga spiega che «è volontà della Regione tutelare l'occupazione, come abbiamo sempre detto fin dall'inizio». E mentre la firma dell'Adp si avvicina, l'assessore al Lavoro Alessia Rosolen ha scritto al ministro Stefano Patuanelli per chiedere che nell'intesa si preveda esplicitamente un aumento rispetto ai 417 lavoratori attualmente previsti. Prima della chiusura dell'altoforno lo stabilimento dava da mangiare a 580 persone: 361 nell'area a caldo, 140 nel laminatoio, 41 nella centrale elettrica e 38 nella logistica. A riconversione finita, l'Adp prevede 338 dipendenti nell'area a freddo e cifre invariate su centrale e banchina. Un calo di 163 persone: 66 interinali cui non sarà rinnovato il contratto a fine maggio e 97 per cui si dovranno trovare «soluzioni diverse» (trasferimento a Cremona o in aziende terze, pensionamento, esodi incentivati), 50 dei quali lavoreranno nelle opere di smantellamento e bonifica, senza garanzie per la fase successiva. Con la lettera a Patuanelli, la Regione chiede non un generico aumento dei livelli occupazionali ma la salvaguardia di una parte dei 163: «Servono chiarezza e maggiori garanzie», dice Fedriga, secondo cui la «priorità va data ai lavoratori che già lavoravano in Ferriera rimasti esclusi dall'accordo sindacale. La negoziazione deve coinvolgere tutti i soggetti privati e non soltanto Arvedi». La giunta vuole allora che l'Adp contenga il piano industriale di Icop-Plt e che in esso si individui esplicitamente l'incremento potenziale di occupati legato a futuri investimenti ed espansioni infrastrutturali, come il terminal ferroviario e il Molo VIII.

d.d.a.

 

 

Ambiente - Slovenia al top  nell'Ue per aree terrestri protette
La Slovenia ha la più alta percentuale di aree terrestri protette tra tutti gli Stati membri dell'Unione Europea. Lo segnalano nuovi dati diffusi da Eurostat. L'Ue, ha ricordato Eurostat, ha una vasta rete coordinata di aree protette, nota come Natura 2000, composta da circa 27.000 siti terrestri e marini. Nel 2019, i siti Natura 2000 rappresentavano il 20% o più della superficie terrestre totale in dodici paesi dell'Ue, con le quote più elevate registrate in Slovenia (38% o 7.700 km2), Croazia (37% o 20.700 km2) e Bulgaria (35 %, 38.700 km2), ha segnalato l'ufficio statistico dell'Ue. Una quota superiore alla media Ue, ora al 18%, è stata osservata anche in Slovacchia (29%) e in Grecia (27%).

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 21 maggio 2020

 

 

"Minivalzer" di dirigenti - L'Ambiente cambia capo

In pensione Caputi dopo 37 anni di servizio: al suo posto Cortese che lascia l'edilizia scolastica al "nuovo" Fantini. I sindacati contestano l'operazione

Avvicendamento alla dirigenza di un servizio comunale abituato ai fascicoli scottanti: dopo 21 anni di onorata milizia alla guida dell'Ambiente l'ingegnere Gianfranco Caputi ha salutato la platea al centro del campo e ha raggiunto gli spogliatoi pensionistici. L'atmosfera ancora rarefatta del Municipio non ha al momento consentito una "ola" di saluto a un manager che ha sempre coltivato un profilo defilato e atteggiamenti all'insegna di una particolare cautela. Prenderà il suo posto il collega ingegnere Enrico Cortese, 62 anni in novembre, che si stava occupando di edilizia scolastica-sportiva dopo aver maturato una notevole esperienza sul sistema viario triestino: a sua volta è prossimo alla quiescenza. Ma lo switch dirigenziale prevede un'ulteriore casella, come si evince dal verbale di concertazione in video-conferenza datato 21 aprile 2020, natale di Roma. Il terzo ingegnere di questa lotteria, Luigi Fantini, friulano, 57 anni a settembre, uno degli ultimi acquisti del management municipale e finora incaricato dell'edilizia scolastica "superiori", subentra a Cortese negli edifici scolastico-sportivi. Di fatto Fantini non abbandona alcuna postazione, poichè le scuole superiori, per le quali era stato reclutato un anno fa in previsione di una competenza comunale, restano in carico alla Regione Fvg. Quindi, per farla breve, il Comune non deve fare ulteriore campagna acquisti e risparmia una paga. Anche se, per non penalizzare la minore pesatura del nuovo incarico, lascia a Cortese il compito di seguire la galleria Montebello-Foraggi e ne rafforza la "delega" alla Ferriera, conguagliando con 12.000 euro lordi fino al termine del Dipiazza 3° e il semestre successivo. Caputi si è ritirato dal servizio venerdì 8 maggio, 75° della resa del Reich, il giorno dopo aver compiuto 67 anni. Il curriculum documenta l'ingresso in Comune avvenuto 37 anni fa nell'agosto 1983, durante l'effimera giunta del listaiolo Deo Rossi, che durò da maggio a ottobre, quando divenne sindaco il democristiano Franco Richetti. Sembra sia passato un secolo. Laureato in ingegneria civile, Caputi assunse la direzione delle fognature e degli interventi per l'edilizia. All'Ambiente approdò nella primavera 1999 quando Riccardo Illy viveva il suo secondo mandato. Ma la Triplice comunale non ha firmato il verbale di concertazione riguardante lo switch Cortese-Fantini. Alla video-conferenza erano presenti Angelo Ruggero Giglio (Cgil), Walter Giani (Cisl), Maurizio Petronio (Uil); la Direl, sindacato dei dirigenti, schierava Luigi Leonardi, attuale responsabile del Patrimonio, e Corina Sferco, indimenticabile ragioniere-capo della civica amministrazione. Per la parte datoriale Santi Terranova e il capo-personale Manuela Sartore. I dirigenti hanno detto sì, chiedendo però di rivedere funzioni/pesature delle posizioni e sollecitando soluzioni per i colleghi a tempo determinato. Uil e Cisl hanno co-firmato una nota allegata al verbale, che contesta le modalità del valzerino dirigenziale, in quanto sarebbe bastato mantenere Cortese all'edilizia scolastico-sportiva e mettere Fantini all'Ambiente. Duro il giudizio di Maurizio Petronio (Uil) verso la gestione Terranova: «Molto reattiva quando si parla di dirigenti, assai meno quando si parla di lavoro "agile" non regolamentato, di orari serali protratti, di 100 euro di bonus Covid ancora non pagati alla Polizia Locale e al personale delle case di riposo». 

Massimo Greco

 

Sì al "piano regolatore" della Val Rosandra con 52 idee di sviluppo

Spiccano nell'agenda il restyling della stazione di Draga, il rilancio dell'area di Bottazzo e il recupero delle ghiacciaie

SAN DORLIGO. Un Piano ricco di 52 idee-progetto, che vanno dal recupero delle ghiacciaie al rilancio di Bottazzo, dalla ristrutturazione della vecchia stazione ferroviaria di Draga Sant'Elia alla valorizzazione della fonte Oppia e della rocca di Moccò. Le idee-progetto verranno suddivise nell'ambito di tre filoni: ambientale, primario, turistico. Il primo guarderà alla predisposizione di misure per la conservazione della flora e della fauna autoctone, il secondo allo sviluppo agricolo e forestale, il terzo alla promozione del territorio. Dopo una dozzina d'anni di attesa, la Val Rosandra ha finalmente un proprio Piano di conservazione e sviluppo. Lo ha approvato ieri mattina, all'unanimità, il Consiglio comunale di San Dorligo della Valle, riunitosi online per la prima volta nella sua storia. A illustrarlo è stato l'assessore per l'Ambiente e il Territorio, Davide Stokovac: «Nella redazione del Piano - ha detto l'esponente dell'Unione Slovena - abbiamo tratto spunto dai principi contenuti nell'Agenda 21, il programma scaturito dalla conferenza Onu su ambiente e sviluppo del 1992, che costituisce una sorta di manuale per lo sviluppo sostenibile del pianeta. I nostri obiettivi infatti - ha aggiunto - sono quelli di garantire la conservazione di un bene preziosissimo, come la Val Rosandra, coniugandola con uno sviluppo compatibile e rispettoso dell'ambiente. Va precisato - ha sottolineato Stokovac - che alla realizzazione del Piano hanno contribuito numerosi soggetti portatori d'interesse, dai privati alle associazioni locali, alle Comunelle. Inoltre va ricordato che buona parte dell'area della Valle rientra nell'ambito di queste ultime». L'assessore ha poi sottolineato che il Piano ricade anche nell'ambito del sistema "Natura 2000", «il principale strumento della politica dell'Unione europea per la conservazione della biodiversità. Si tratta di una rete ecologica - ha aggiunto - istituita ai sensi della Direttiva "Habitat", che ha l'obiettivo di garantire il mantenimento degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari». In sostanza, l'assemblea di San Dorligo della Valle ha dotato la Val Rosandra di una sorta di Piano regolatore ambientale. «Abbiamo previsto una divisione in zone - ha ripreso Stokovac - perché ogni singola area avrà una propria funzione nel contesto generale. Si tratterà di predisporre le misure atte a difendere la flora e la fauna tipiche della valle dalle invasioni di elementi che le sono estranei - ha evidenziato - di assicurare la manutenzione dei prati, favorendo, soprattutto nella parte alta del versante che sale verso San Lorenzo, le attività di coltivazione del terreno, di dotare l'intera area della necessaria segnaletica per agevolare l'arrivo di turisti e visitatori». In questa prospettiva, sono state individuate tre zone: la Rn, che sarà caratterizzata dalla massima tutela naturalistica, e che riguarderà per esempio la Gola del torrente Rosandra; la Rg, nella quale la difesa dell'ambiente andrà fatta convivere con le attività agricole; la Rp, che ospiterà le strutture funzionali alla Riserva, come le strade e gli accessi. Idee chiare anche per quanto riguarda i finanziamenti: «Siamo aperti a interventi sia pubblici, sia privati, sia misti - ha concluso Stokovac - ma contiamo soprattutto sui progetti europei. Fondamentale era avere pronti nel cassetto i 52 progetti da sottoporre a chiunque sia seriamente interessato a realizzarli». Il sindaco, Sandy Klun, si è detto «molto soddisfatto per l'approvazione del Piano, che ha visto unite le forze della maggioranza e quelle di opposizione, a conferma che questo documento rappresenta una svolta per il nostro territorio».

Ugo Salvini

 

Apre il parco della Cona sanificati i due musei e le aree pubbliche

STARANZANO. Riapre domani la riserva naturale della foce Isonzo-Isola della Cona dopo l'adeguamento e la messa in sicurezza alle nuove normative in vigore per l'emergenza coronavirus. Si è provveduto alla sanificazione delle aree aperte al pubblico, cioè i due musei, il bar, il parco giochi per bambini, i servizi igienici, gli osservatori principali della Marinetta, del Cioss e di Punta Spigolo, oltre ai capanni utilizzati dai birdwatcher per l'osservazione ornitologica degli uccelli nonché all'ascolto e il riconoscimento dei loro canti e richiami. La Rogos che ha in gestione l'area protetta, si è presa qualche giorno in più per la ripresa per preparare un protocollo nel rispetto delle norme e consegnarlo al Comune, nel quale è indicato in che modo verrà regolamentata la presenza dei visitatori in questa delicata fase di emergenza sanitaria. L'imminente apertura è stata assicurata da Letizia Kozlan, operatrice della Rogos. «Credo - afferma - che saremo pronti sicuramente per domani e accogliere nel fine settimana gli ospiti che hanno una gran voglia di immergersi nella natura e godere di tutte le novità degli ultimi due mesi. Abbiamo stabilito nei sentieri anche percorsi obbligati segnalati dai cartelli, raccomandando nel contempo di rispettare le regole imposte per la sicurezza di tutti».Il sindaco Marchesan sottolinea che fino a oggi non era possibile dare il via all'ingresso dei visitatori. «Il non poter utilizzare le strutture chiuse di centro visite, servizi, osservatori faunistici origini delle proteste nei giorni scorsi - ha detto Marchesan - si era reso necessario in quanto il quadro normativo in merito alla fruibilità e alla modalità di sanificazione delle stesse non era ancora chiaro. Quindi, in via prudenziale, visto anche quanto indicato secondo interpretazioni dal servizio biodiversità, si era optato per questa scelta sino a nuove indicazioni».

 

 

Gemini la "curiosa" - Ecco l'Ibis eremita di casa in zona Siot - l'identikit dell'esemplare avvistato di recente

S. DORLIGO. È una femmina, si chiama Gemini e ha 5 anni. L'ibis eremita che da alcune settimane sta gravitando attorno alla Siot di San Dorligo della Valle ha un identikit. Il raro animale fa parte del progetto per la Reintroduzione della specie in Europa promosso dall'associazione austriaca Waldrappteam come ha spiegato Nicoletta Perco, referente italiana del Progetto Life+ per la reintroduzione dell'ibis eremita in Europa: «La specie impara la rotta di migrazione dall'Austria alla Toscana seguendo i genitori umani che guidano lo stormo fino al sito di svernamento. Poi da adulti gli ibis migrano da soli e tramandano la rotta appresa ai loro figli». Gemini è un soggetto particolarmente curioso. Nel marzo dello scorso anno il volatile si fece apprezzare essendosi fermato sul davanzale di una finestra dell'ospedale di Pordenone dove cercava attenzioni sulle vetrate del reparto di Pediatria. «Per questo motivo era stata tolta dal gruppo di migratori, tuttavia quest'anno, rimasta con gli altri ad Orbetello, si è mossa verso nord - racconta Perco - frequenta per lo più gli altri ibis nell'Oasi dei Quadris, a Fagagna, ed ogni tanto si fa vedere in zona San Dorligo. Difficilmente andrà più a nord». Ciò significa che Gemini potrebbe decidere di rimanere ancora nel nostro territorio, motivo in più dunque, come raccomandato dalla ornitologa, di non avvicinarla né disturbarla. Ancora una curiosità per gli appassionati. Gli ibis del Progetto Life+ possono essere virtualmente seguiti sul cellulare scaricando la App Animal Tracker oppure attraverso la pagina @Bentornato Ibis ed il sito www. waldrapp. eu. 

Riccardo Tosques

 

 

Una bomba ecologica alle porte di Gorizia Fumi velenosi in caso di un incendio

Stabili i rifiuti plastici sequestrati, ma un rogo sarebbe devastante. Il sito scelto perché ben collegato e vicino al confine

Sono stabili e al momento non rappresentano un pericolo per la salute pubblica le 4.500 tonnellate di rifiuti stoccate e sequestrate nel capannone di Mossa nell'ambito dell'operazione del Nucleo investigativo del Comando carabinieri di Gorizia coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Trieste, ma il rischio potenziale rimane, e non soltanto perché si attende ancora il risultato della caratterizzazione delle "ecoballe" da parte dei tecnici dell'Agenzia regionale per l'ambiente. Il materiale scaricato nell'Isontino dai camion giunti da Veneto e Slovenia è all'apparenza plastico e come tale non è soggetto a sversamento, diventerebbe però un pericolo in caso di combustione. Il calore libererebbe nell'aria una nube tossica incontrollata di diossine, furani e policlorobifenili e il rilascio di queste sostanze comprometterebbe l'ambiente anche a chilometri di distanza. Per azzerare ogni rischio, è quindi necessario operare la bonifica in tempi quanto più rapidi possibili. Non è da escludere che i responsabili dell'operazione criminale che ha portato il gip Antonio Miggiani ad emettere sei misure di custodia cautelare avessero in mente di dare tutto alle fiamme. Una volta saturato il magazzino, non avrebbero più avuto interesse a tenerlo e per far sparire le prove a loro carico, avrebbero potuto dare fuoco ai rifiuti stoccati. Non sarebbe la prima volta che accade. Ne sarebbe venuto fuori un incendio di dimensioni colossali e le conseguenze sarebbero state incalcolabili per Mossa, ma anche per le comunità limitrofe. A seconda dei venti, da Gorizia al Collio, fino a Gradisca, ogni area sarebbe stata a rischio. La zona artigianale di Mossa sarebbe stata scelta perché facilmente raggiungibile dall'uscita autostradale di Sant'Andrea. Che i camion arrivassero dall'impianto di recupero del Bellunese o che arrivassero dall'area dismessa di Borovnica, oltreconfine, una volta imboccata la rotonda, si trovavano praticamente già a destinazione. Si trattava solo di percorrere la 56 Bis e alla seconda rotonda svoltare alla prima uscita. A quel punto a separarli dal cancello dell'ex Bertolini c'erano solo 300 metri di asfalto e una curva a sinistra. Era un percorso di pochi minuti e sicuro. Difficilmente il carico sarebbe stato intercettato da una pattuglia. Il piano era ben studiato e, infatti, per un po' ha funzionato. Poi però il via vai di mezzi pesanti è stato notato e le indagini sono partite. Per controllare quanto accadeva al di là del recinto dell'ex Bertolini gli investigatori si sono avvalsi anche di un drone. Secondo gli inquirenti anche se il legame con le ecomafie campane non è così evidente, per le chiare affinità con le dinamiche criminali dell'area campana, potrebbe esserci un collegamento con la criminalità organizzata di stampo mafioso.

Stefano Bizzi

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 20 maggio 2020

 

 

Maxi finanziamento da 96 milioni di euro per riconvertire l'area della Ferriera
A stanziare le poste ministero, Regione ed Invitalia. Metà budget per il piano Arvedi su laminatoio e centrale elettrica
Aiuti pubblici per quasi cento milioni. Tanto vale il finanziamento che il ministero dello Sviluppo economico e la Regione metteranno a disposizione della riconversione della Ferriera di Servola. La cifra è ancora da mettere nero su bianco, ma filtra nel corso delle trattative sull'Accordo di programma: il Mise stanzierà 40 milioni, cui si aggiungeranno i 15 milioni in possesso della Regione per il rilancio dell'area di crisi industriale complessa di Trieste e i 41 che Invitalia attende di spendere da anni per la messa in sicurezza ambientale del sito. Si tratta di 96 milioni, 55 dei quali destinati a sostenere il piano industriale del gruppo Arvedi per il rafforzamento del laminatoio e la riqualificazione della centrale elettrica. Dopo lo spegnimento dell'altoforno e lo stop alle trattative coinciso con l'emergenza coronavirus, il dialogo fra istituzioni e imprese sull'Accordo di programma è ripreso, ma i sindacati incalzano perché si arrivi alla firma. Per chiudere mancano però alcuni tasselli, anche se l'intesa sui finanziamenti pubblici trovata fra governo e Regione rappresenta un importante elemento di spinta. La bozza di Adp non cita espressamente le cifre e anzi rimanda la loro fissazione a un'intesa successiva, ma dalle parti del Mise si assicura che i numeri sono scolpiti nella pietra e che il posticipo dipende dalla necessità di coinvolgere successivamente la Regione Lombardia, perché altri fondi pubblici andranno parallelamente allo sviluppo dello stabilimento Arvedi di Cremona. Patuanelli assicurerà 40 milioni del ministero, che andranno interamente a sostenere il processo contenuto nel business plan di Arvedi, così come i 15 milioni della Regione. Complessivamente l'aiuto vale quasi un terzo del piano da 180 milioni presentato dall'imprenditore dell'acciaio. La dotazione proveniente da Roma fa parte di uno stanziamento più ampio apprestato dal ministro nell'ultima legge di stabilità a supporto delle riconversioni in tutta Italia, mentre le risorse regionali rappresentano la totalità del fondo ricevuto nel 2017 sempre dal Mise per rivitalizzare l'area ex Ezit, ma rimasto inutilizzato finora, nonostante gli annunci di bandi dedicati alle imprese da parte dell'assessore alle Attività produttive Sergio Bini. Risorse fresche piazza Unità non potrà metterne, almeno per ora: la giunta Fedriga ha sempre frenato nei mesi addietro su un impegno economico ex novo e la batosta sul bilancio dovuto alla crisi Covid toglie ogni possibilità di manovra, a eccezione di 200 mila euro aggiuntivi che saranno versati per cofinanziare la fase progettuale della riqualificazione. I 55 milioni daranno gambe alla parte industriale dell'Adp, mentre altri 41 risalgono all'Accordo precedente e potranno essere spesi dopo essere rimasti a propria volta fermi per molto: si tratta della dotazione con cui Invitalia avrebbe dovuto procedere al cosiddetto barrieramento a mare, necessario per arginare gli sversamenti in acqua delle sostanze inquinanti contenute nel sottosuolo del sito produttivo, attraverso il consolidamento di quasi due chilometri di costa. Si trattava dell'unica opera ambientale che il vecchio Adp assegnava alla parte pubblica e della sola realizzazione mancata, mentre Arvedi ha sempre sottolineato di aver rispettato tutte le prescrizioni, tranne l'ormai abortita costruzione delle coperture dei parchi minerali.

Diego D'Amelio

 

Mobilitazione in vista «Risposte entro lunedì o scendiamo in piazza» - operai in video assemblea
Se non arriveranno risposte entro la fine di questa settimana, i lavoratori della Ferriera si mobiliteranno per scendere in piazza. È quanto emerso ieri sera nel corso dell'assemblea in teleconferenza autorganizzata dagli operai, alla quale ha preso parte quasi un centinaio di persone, e che ha visto anche la partecipazione dei rappresentanti di alcune sigle sindacali. Sigle che, in maniera unitaria, durante la mattinata di ieri avevano incontrato il prefetto Valerio Valenti, per chiedergli di sollecitare le istituzioni per avere indicazioni sul completamento dell'accordo di programma. «Chiediamo da tempo un incontro in grado di fare chiarezza, ma senza risultato. Se entro lunedì non arriveranno novità in questo senso, decideremo quali iniziative assumere», ha riferito Marco Relli della Fiom.«Quello del virus è stato un alibi buono fornito a chi deve fare qualcosa a livello istituzionale per insabbiare la questione», ha dichiarato Umberto Salvaneschi della Cisl. «In questo momento è di assoluta importanza tenere sotto pressione le istituzioni coinvolte nei ritardi, che iniziano a essere eccessivi e portano pensieri poco felici nella testa dei lavoratori che non sanno cosa succederà», ha affermato Gianluca Castelli dell'Usb. I sindacalisti hanno puntualizzato che, nel caso in cui si deciderà di organizzare una manifestazione, si farà il possibile per rientrare nella legalità ed evitare di incorrere in sanzioni. Tra i lavoratori della Ferriera che hanno preso la parola durante l'assemblea, in molti hanno chiesto di scendere in piazza il prima possibile per ottenere delle risposte certe sul loro futuro.

Simone Modugno

 

 

Indagini su un traffico illecito di rifiuti: sei arresti fra Gorizia, Grado e Belluno
Stoccate in un capannone dismesso a Mossa 4.500 tonnellate di ecoballe. Spazzatura proveniente da Veneto e Slovenia
GORIZIA. Sei arresti fra Gorizia, Grado e Belluno con l'accusa di traffico illecito di rifiuti a carattere transnazionale. L'indagine, partita dal Comando provinciale dei carabinieri di Gorizia cui ha collaborato anche la Guardia di finanza di Trieste ha portato, all'alba di ieri, all'esecuzione delle misure di custodia cautelare disposte dal Gip di Trieste, su richiesta di Antonio Miggiani della locale Direzione distrettuale antimafia (Dda). I sei coinvolti sono ai domiciliari. L'antefatto del 2019Un camion targato Capodistria fermo con la motrice e una parte del rimorchio fuori dal grande capannone. L'automobile dei carabinieri messa di traverso a sbarrargli la strada. E, ancora, verifiche e controlli su tutti i dettagli. Il nastro bianco e rosso a tenere lontani i curiosi nell'ex stabilimento Bertolini di Mossa. Sono alcuni degli elementi del blitz che scattò nel marzo di un anno fa nella zona artigianale di Mossa. All'interno erano stoccate diverse centinaia di ecoballe. L'ipotesi di reato era, allo stato dei fatti, "discarica abusiva" e "deposito incontrollato di rifiuti". Pareva una pagina chiusa ma le indagini, iniziate dal tenente colonnello Pasquale Starace, allora numero uno del Nucleo investigativo di Gorizia e oggi comandante del Gruppo carabinieri per la tutela dell'ambiente di Napoli, hanno avuto importanti sviluppi. Gli arresti odierni - Le verifiche, avviate con il sequestro del capannone industriale stracolmo di rifiuti da parte dell'Arma di Gorizia e condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale del capoluogo isontino, assieme al personale del Ros e ai finanzieri del Gico di Trieste e dello Scico di Roma, hanno consentito di dare riscontro alla nuova ipotesi investigativa. Ai domiciliari sono finiti così il gradese Giuliano Di Nardo, 48 anni, i goriziani Piero Pellizzon, 39 anni, Claudio Paoluzzi, 56 anni, Fiorenzo Giorgio Cammarata, 56 anni e i bellunesi Remo Dalla Santa, 51 anni e Alessio Dalla Santa, 44 anni. Secondo l'accusa, avevano smaltito illecitamente circa 4.500 tonnellate di rifiuti speciali, costituiti da "balle reggiate", di un metro cubo l'una, di rifiuti plastici. La spazzatura proveniva essenzialmente da un impianto di recupero di una società del Bellunese e da un'area dismessa sita a Borovnica in Slovenia, ed era stata stoccata all'interno del capannone industriale ex Bertolini di Mossa, di proprietà di due società con sede a Napoli e a Gorizia. La struttura era stata «adattata - spiegano i carabinieri di Gorizia - con un varco d'accesso laterale ricavato appositamente per effettuare gli scarichi abusivi al riparo da sguardi indiscreti. Il trasporto a Mossa dei rifiuti avveniva utilizzando i camion messi a disposizione da alcune aziende di trasporto slovene compiacenti».Il sequestro dei beni - Carabinieri e Fiamme gialle hanno proceduto anche al sequestro preventivo di beni nella disponibilità degli indagati, per un valore pari a circa un milione di euro, «profitto del reato», individuato quale danno ambientale arrecato dagli indagati al Comune di Mossa con l'abbandono dei rifiuti. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno documentato inoltre la ricerca da parte degli indagati, una volta sequestrato il capannone di Mossa, di siti alternativi sul territorio friulano (si parla di una struttura a San Giorgio di Nogaro) ove continuare la presunta attività illecita. L'attività investigativa è stata condotta anche con l'ausilio di un drone che ha consentito di monitorare numerosi scarichi di rifiuti da parte delle persone coinvolte, per lo più nelle prime ore dell'alba, allo scopo di sottrarsi allo sguardo indiscreto di curiosi o ai controlli delle forze dell'ordine. Nonostante le difficoltà, l'attività di osservazione portata avanti dagli inquirenti ha permesso di seguire ogni movimento degli automezzi: dal loro ingresso in Italia sino al capannone di smaltimento finale dei rifiuti a Mossa. Le perquisizioni in Campania - Nelle ultime ore si sono svolte numerose perquisizioni in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Campania. L'obiettivo? Recuperare la documentazione necessaria a ricostruire l'esatta provenienza dei rifiuti e le tappe intermedie toccate dai mezzi pesanti prima di giungere nell'area ex Bertolini. Il Gip, nel motivare le esigenze cautelari ha, inoltre, ricollegato la vicenda «al diffuso fenomeno delle ecomafie», parlando di «presenza di criminalità organizzata e di un particolare livello di pericolosità, emersi nel corso delle indagini, per le evidenti affinità dell'accaduto con dinamiche criminali tipiche dell'area napoletana», concludono carabinieri e Guardia di finanza.

Francesco Fain

 

Scontro a Muggia tra M5s e giunta sulla tassa rifiuti
Il grillino Romano rilancia la tariffa puntuale - Marzi: «Equità fra i contribuenti da tutelare»
MUGGIA. «Non è giusto che un esercizio chiuso paghi il servizio rifiuti». Emanuele Romano, consigliere comunale del M5S di Muggia, in occasione dell'ultima riunione dei capigruppo consiliari della cittadina rivierasca, torna con forza su uno dei cavalli di battaglia dei grillini: il costo dei rifiuti.«Sono anni che chiediamo una tariffa "puntuale" - ha proseguito Romano - che senza alcun aggravio per gli uffici consentirebbe, oggi, a chi non produce rifiuti di non pagare il servizio. Gli allagamenti, la fine precoce del Carnevale e ora il Covid-19 - ha proseguito il consigliere pentastellato - hanno messo a dura prova l'economia degli esercizi del centro storico e richiedono risposte immediate, e la Tari puntuale doveva partire con la differenziata spinta». Il consigliere, infine, ha proposto di avviare in questo mese «una sperimentazione per poi modificare la Tari del prossimo anno, sfruttando ogni opportunità di semplificazione che le norme sull'emergenza forniranno, perché non vorremmo che l'amministrazione perdesse anche questa opportunità per rendere più equa la tariffa». Non si è fatta attendere la risposta del sindaco Laura Marzi: «Convinti che non è giusto che un esercizio chiuso paghi l'imposta piena, si è da subito cominciato a lavorare sulle modalità concrete con cui venire incontro agli esercenti che hanno dovuto chiudere prevedendo una riduzione della Tari ma cercando, al contempo, modo e maniera che ciò non vada a gravare sugli altri contribuenti. La riduzione della tassa è assolutamente possibile anche in base all'attuale sistema di tariffazione, senza ricorrere al sistema della tariffazione "puntuale"». Su quest'ultima, «pur condividendo il principio del "chi inquina paga", vi è stata - ha proseguito Marzi - da subito la preoccupazione di procedere facendo scelte ben ponderate», dato anche che «numerosi comuni, anche della nostra provincia, l'hanno e poi abbandonata». Sulla sperimentazione proposta dal M5S, secondo Marzi, «il consigliere Romano sembra peccare ancora di semplicismo quando ipotizza un avvio a maggio e quando dice che il sistema potrebbe essere avviato rapidamente e senza aggravi per gli uffici e per l'utenza. Si tratterebbe di improntare un nuovo sistema che richiederebbe un adeguato periodo di sperimentazione su un campione di utenze. Il tutto con un aggiornamento della dotazione tecnica. Inoltre - conclude Marzi - senza i giusti correttivi, gli effetti prodotti dal nuovo sistema di tariffazione potrebbero produrre situazioni di dubbia "giustizia". Un esempio? Una famiglia di 5 persone in una casa Ater potrebbe trovarsi a pagare quanto una famiglia di pari numero di componenti in una ampia villa di lusso».

Luigi Putignano

 

 

Ibis eremita avvistato alle porte di San Dorligo - Su Fb è subito una star - il raro esemplare
San DORLIGO. "Cavelada" resa impertinente dalle raffiche di bora e muso perplesso. Si è presentato così l'ibis eremita immortalato ieri mattina nella zona industriale di San Dorligo della Valle. Il video è stato postato sulla pagina Facebook di Misteri & Meraviglie del Carso, gestita da Doro Balkan, che già in passato ha funto da ottimo veicolo per divulgare foto, video e informazioni sulla natura del nostro territorio. «Parliamo di un animale raro, una specie che in Europa è salva solo grazie agli zoo che li stanno rieducando a vivere liberi», il commento del naturalista Nicola Bressi. Si è appreso in effetti che l'animale è monitorato tramite Gps dal Waldrappteam, gruppo di austriaci, tedeschi e italiani che si occupa della reintroduzione di questa specie migratrice in pericolo di estinzione. Già ad inizio maggio un esemplare era stato avvistato in zona: che l'ibis stia pensando di prendere la residenza?

Riccardo Tosques

 

 

Quasi sessanta gradesi pronti a fare guerra al nuovo sistema 5G - comitato contro le onde elettromagnetiche
GRADO. Sono quasi sessanta le persone che al momento hanno sottoscritto un'iniziativa popolare di contrasto all'installazione di impianti di diffusione delle onde elettromagnetiche 5G il nuovo sistema che verrà diffuso per le comunicazioni con i cellulari di nuova generazione. Anche a Grado, come sta accadendo in molte altre città, è partita, infatti, una iniziativa di contrasto all'installazione del sistema 5G. Il comitato NO 5G Grado (GO) sorto recentemente e spontaneamente sulla piattaforma Facebook - sta mettendo in atto una serie di azioni di sensibilizzazione della cittadinanza sugli effetti potenzialmente negativi derivanti dall'adozione di questa nuova tecnologia. Precisano i referenti dell'iniziativa che il comitato gradese, ispirandosi all'azione di comitati analoghi sorti in tutta Italia, attivi nell' Alleanza Italiana Stop 5G ha recentemente chiesto un incontro al sindaco Dario Raugna, come responsabile della salute e della sicurezza locale, per approfondire e per definire con l'amministrazione una posizione di cautela e di precauzione sull'argomento.«Sono stati coinvolti anche - precisa il Comitato - alcuni consiglieri comunali che hanno manifestato adesione alle iniziative del comitato, predisponendo una mozione per una moratoria del 5G che verrà trattata nella prossima seduta del Consiglio comunale».Spiegano ancora i referenti del Comitato che da parte della comunità tecnico-scientifica l'introduzione della tecnologia 5G viene considerata una opportunità ma anche un potenziale problema, per gli eventuali rischi per la salute umana e per l'ambiente.«Preoccupazioni comprensibili, considerata la quantità sempre maggiore di onde elettromagnetiche cui siamo sottoposti ogni giorno».Infine la precisazione che sono ormai quasi 400 i Comuni italiani (recentemente anche quello di Udine) che, in attesa di conferma sull'innocuità della tecnologia 5G da parte del mondo accademico-scientifico, si sono dichiarati contrari agli attuali obiettivi in atto (su tutto il territorio nazionale) per la modifica delle correnti condizioni di diffusione dei campi elettromagnetici.

AN. BO.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 19 maggio 2020

 

 

I sindacati della Ferriera: «Troppi silenzi»

Chiesto un intervento del prefetto sulle istituzioni per avere informazioni su riconversione dell'area e futuro occupazionale

Il confronto sull'Accordo di programma per la riconversione dell'area caldo della Ferriera è ripartito, ma i sindacati non si fidano e invocano chiarezza su tempi e contenuti. Dopo la spaccatura delle rappresentanze dei lavoratori in occasione del referendum di inizio anno sull'accordo stretto con l'azienda, le sigle si ricompattano e chiedono alla Prefettura di farsi garante dei livelli occupazionali davanti al silenzio delle istituzioni. La preoccupazione serpeggia tra i lavoratori, che nel tardo pomeriggio di oggi terranno un'inedita assemblea in teleconferenza, autorganizzata al di fuori della Rsu. Ma intanto dalla Regione, l'assessore al Lavoro Alessia Rosolen annuncia che l'occupazione non solo sarà difesa, ma incrementata con nuove assunzioni. Enti pubblici e imprese hanno ricominciato a discutere la scorsa settimana i termini dell'Adp, ma non tutti i nodi sono sciolti e i sindacati lamentano di non ricevere aggiornamenti ufficiali da tempo. Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm, Failms e Usb hanno così chiesto e ottenuto un confronto con il prefetto Valerio Valenti per esprimere al rappresentante del governo i timori rispetto a un'intesa che, causa anche il coronavirus, continua a slittare. «Gli impianti dell'area a caldo - scrivono i cinque sindacati in una nota congiunta - sono fermi da quasi due mesi e la gran parte dei lavoratori in cassa integrazione. Mentre dell'Adp si sa ancora troppo poco». Le segreterie dei metalmeccanici lamentano il silenzio del ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e del presidente della Regione Massimiliano Fedriga, entrambi destinatari di una richiesta di incontro urgente spedita ormai il 29 aprile. «Ma da parte loro non è arrivato nessun feedback - lamentano le sigle - e le uniche informazioni sono quelle apparse sul giornale: questo non va assolutamente bene». A Valenti è stato così domandato di richiamare le istituzioni a riaprire un canale di comunicazione con le parti sociali, «per permetterci di informare i lavoratori, che attendono con ansia l'avvio della reindustrializzazione del sito e di riqualificazione delle maestranze». Per i sindacati vanno chiariti due punti: «I tempi di chiusura dell'Adp e le garanzie occupazionali che le istituzioni hanno più volte assicurato e che dovranno aggiungersi a quelle fissate nell'accordo sindacale». A discuterne saranno anche i lavoratori, che oggi si sono dati appuntamento su una piattaforma per teleconferenze, con un'iniziativa che non vede le segreterie provinciali come organizzatrici ma fra gli invitati. Una prima rassicurazione arriva dall'assessore Rosolen, che prevede un incremento occupazionale come esito della riconversione dell'area a caldo in zona logistico-portuale: «L'iter dell'Adp sta andando avanti nel confronto fra tutti i soggetti sottoscrittori e la Regione ha sciolto ormai tutte le sue riserve». Alla premessa segue l'impegno dell'esponente della giunta Fedriga: «Non mollerò nemmeno un metro sul fatto che i soldi pubblici messi sull'Accordo siano impiegati per il mantenimento dell'occupazione. L'accordo sindacale prevede 417 occupati futuri e, per quanto ci riguarda, è il numero minimo da cui partire. Chiederò di inserire espliciti riferimenti nell'intesa agli importanti soggetti che ne fanno parte» e cioè gruppo Arvedi e Piattaforma logistica Trieste. Secondo Rosolen, infatti, «417 è un numero prudenziale, perché il numero di lavoratori previsti nei piani industriali dei soggetti privati sottoscrittori è superiore e fa sperare che gli occupati saranno molti di più».

Diego D'Amelio

 

 

Due ruote sanificate e piattaforma attiva: torna il bike sharing

Da giovedì il servizio sarà nuovamente utilizzabile in città Raccomandazioni sull'uso di guanti e distanziamento

BiTS, il servizio di bike sharing a Trieste, riprenderà giovedì, il 21 maggio. Una buona notizia per i tanti amanti delle due ruote che già si erano iscritti e lo utilizzavano abitualmente per spostarsi in città. A inizio aprile tutto era stato sospeso per la situazione generale di emergenza sanitaria. Riattivati già il sito e l'app, e via libera alla sanificazione di tutte le strutture, per ricominciare in sicurezza. La società che gestisce i mezzi ricorda però alcune raccomandazioni, tra le quali l'utilizzo dei guanti monouso e il distanziamento adeguato dai pedoni o dagli altri ciclisti. Ieri a tutti gli utenti registrati è arrivata una mail. «Non vedevamo l'ora di dirtelo: BiTS riparte! I nostri operatori - si legge - hanno già cominciato le operazioni di sanificazione e messa in sicurezza del sistema, e le nostre piattaforme web e app sono nuovamente in funzione. Solo pochi giorni di pazienza e potremo ricominciare a pedalare insieme: a partire da giovedì 21 maggio il servizio di bike sharing sarà nuovamente fruibile al 100%. Ti informiamo inoltre che, insieme al Comune di Trieste, stiamo mettendo a punto le future tariffe del servizio e valutando eventuali "ricompense" per il periodo di chiusura forzata. Appena possibile ti comunicheremo le decisioni prese tramite e-mail e tramite i canali social. Prima di salutarci - aggiungono - ti chiediamo di prestare attenzione a queste brevi ma importanti raccomandazioni per la tua salute e per quella degli altri utenti di BiTS: utilizza la bicicletta solo per gli spostamenti consentiti dalle direttive nazionali, se non è necessario uscire rimani a casa; utilizza se possibile dei guanti monouso e comunque lava accuratamente le mani prima e dopo l'utilizzo delle biciclette - e ancora - la bici condivisa è il mezzo pubblico che più si adatta al distanziamento sociale: ricorda comunque di rispettare le distanze pedalando non troppo vicino ad altri ciclisti o pedoni. Buone pedalate!». Ieri la notizia è rimbalzata rapidamente sui social, accolta positivamente dagli appassionati di bici, ma anche da tanti triestini che hanno ripreso a pedalare proprio a fine lockdown, quando è stata consentita l'attività sportiva all'aperto. Nelle ultime settimane tanti hanno rispolverato le biciclette, per spostamenti brevi o più lunghi, auspicando però la ripresa rapida del bike sharing, per sfruttare BiTS al meglio, dopo aver riscoperto il piacere di muoversi in modalità lenta. «Avevamo concordato insieme ai responsabili del servizio di ricominciare in concomitanza con la riapertura di molte attività - ricorda l'assessore comunale al Territorio e Ambiente Luisa Polli -. Ci vorrà solo qualche giorno per consentire al personale di sistemare le bici e riposizionarle negli stalli. Prego tutti di rispettare i consigli suggeriti - sottolinea - come l'uso dei guanti, e di disinfettare il manubrio. Credo che questo sia un segnale importante verso il ritorno alla normalità e verso una libertà di movimento in città. Ricordo poi - aggiunge - che il servizio sarà ulteriormente arricchito da due postazioni, previste all'interno del Porto vecchio. Le tempistiche di realizzazione dipendono dal prosieguo del cantiere, che aveva subito un stop durante l'emergenza, ma ultimati i lavori per gli accessi all'area dell'antico scalo una stazione sarà collocata vicino al Magazzino 26 e una accanto alla rotonda di viale Miramare».

Micol Brusaferro

 

Il Mandracchio libero dalle auto dal primo giugno divide Muggia

Favorevoli gli esercenti della zona a caccia di spazi, ma preoccupa la rivoluzione del traffico verso salita delle Mura. Marzi: «Non chiudiamo "h24" né tutti i giorni»

MUGGIA. Dal primo giugno il Mandracchio diventa pedonale. Ma non si tratterà certamente di una chiusura "tout court". «Nei prossimi giorni verranno decise le modalità e gli orari di chiusura, ma con certezza posso dire che il Mandracchio non sarà chiuso tutti i giorni tutto il giorno», la risposta del sindaco Laura Marzi a chi aveva chiesto lumi sull'utilizzo del senso unico alternato in galleria. Ma più di questo per ora non trapela dal Municipio. Sta di fatto che il lancio sulla pagina Facebook del Comune ha stuzzicato la curiosità dell'utenza social della cittadina rivierasca, curiosa di sapere e capire quali alternative verranno messe in campo per aggirare il centro storico e per arrivare sul lungomare Venezia e riprendere la strada costiera. Certamente si tratta di misure che non riguarderanno solo il suggestivo scorcio del Mandracchio ma anche altre aree della cittadina istroveneta, all'interno delle quali si potranno concedere i 20 metri quadrati gratuiti di dehors. Soluzioni certamente non agevoli in quanto so dovrà fare i conti, come spiegato da Marzi, con «la conformazione della città e del centro storico in particolare, che rende la gestione degli spazi ancora più complessa». Per questo motivo, sempre per il sindaco «agli operatori per i quali non sarà possibile concedere o ampliare lo spazio adiacente alla sede della propria attività, verranno messe a disposizione aree comunali di analoga metratura, dando la precedenza in primis a quei soggetti che ad oggi non dispongono di spazi esterni». Ritornando alla chiusura - anche se ancora non chiara - ha incontrato il parere favorevole degli esercizi che sul porticciolo si affacciano: «Sicuramente - ha detto Andreina Camozzi, titolare della trattoria Due Leoni - si tratta di un'iniziativa positiva per dare ossigeno alle attività del centro storico in generale e delle rive in particolare. Abbiamo compilato la modulistica per fare richiesta di ampliamento ed è andata a buon fine». Stesso discorso vale per Paolo Lavince della trattoria Al Porto per il quale «si tratta di un aiuto importantissimo» anche se «sarebbe meglio aprire solo la sera per non danneggiare le altre attività. Veniamo da un periodo allucinante che ha visto prima il maltempo con l'acqua alta che ha fatto tanti danni ai miei concittadini e poi questo virus. Siamo tutti nella stessa barca». Meno soddisfatti alcuni cittadini che, attraverso la pagina ufficiale del Comune, sono preoccupati per la possibile deviazione del traffico veicolare verso salita delle Mura, cosa che non rappresenta comunque una novità in quanto in vigore durante le consuete chiusure estive del Mandracchio, propendendo, invece, sul ripristino del senso unico alternato in galleria.

Luigi Putignano

 

Il Pd plaude senza riserve Più cauti i Cinquestelle - le reazioni

MUGGIA. «La delibera adottata dalla Giunta raccoglie la manifestazione di indirizzo espressa dal circolo del Pd di Muggia per il tramite dei propri rappresentanti». Massimiliano Micor, segretario del Pd di Muggia, plaude alla chiusura veicolare del Mandracchio. «L'estate che ci aspetta - ha proseguito - sarà particolare ma riteniamo che l'unico modo per affrontarla sia quello di cercare soluzioni innovative come, ad esempio, l'attivazione di un percorso unico e sostenibile per pedoni e biciclette che da Felszegi passi per il centro storico fino a raggiungere la costa». D'accordo ma con riserva Emanuele Romano del M5S: «Siamo favorevoli alla pedonalizzazione del Mandracchio soprattutto per venire incontro alle istanze degli esercenti muggesani, ma occorre tenere presente che ci sono realtà, come il campeggio, che non vanno penalizzate da una viabilità alternativa ancora da scoprire».

 

Legambiente: «La salute ora viaggia su due ruote» - la videoconferenza

Come cambiare il nostro modo di muoverci in città? A chiederselo è Legambiente che cercherà di rispondere oggi alle 18 nel corso di una videoconferenza a cui parteciperà l'architetto urbanista Matteo Dondé, esperto in pianificazione della mobilità ciclistica, moderazione del traffico e riqualificazione degli spazi pubblici. «Nello scenario post pandemico, ripensare la mobilità ha anche il fine di rispettare le misure per prevenire il contagio. Questo elemento, se gestito in modo sostenibile, può aiutare a preservare parallelamente salute pubblica e ambiente», nota Legambiente. La videoconferenza si potrà seguire sulla pagina Fb: LegambienteFvg (www.facebook.com/legambientefvg/).Dondé ha partecipato alla progettazione di diversi Piani Urbani della Mobilità Sostenibile e Zone 30. Recentemente ha redatto per Bikeitalia.it "Piano Emergenziale della Mobilità Urbana post-Covid: il manuale d'uso". 

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 18 maggio 2020

 

 

«La priorità della giunta? Demolire la Tripcovich» spendendo una follia» - La presa di posizione dei Cinque stelle
«In piena emergenza coronavirus, la priorità del centrodestra è l'abbattimento della sala Tripcovich». I consiglieri comunali del Movimento 5 stelle Cristina Bertoni e Elena Danielis hanno denunciato la mozione della maggioranza di centrodestra fatta propria martedì scorso in Consiglio comunale dall'assessore al patrimonio Lorenzo Giorgi. «Siamo in piena emergenza Covid-19 con migliaia di famiglie immerse in problemi quotidiani come l'instabilità del posto di lavoro, la gestione dei figli a casa da scuola, la povertà rapidamente crescente, la gestione della mobilità e dei flussi, l'organizzazione del telelavoro dei dipendenti comunali. E ancora situazioni di grande disagio per i disabili e i cittadini con difficoltà motorie a seguito del crollo del tetto dell'Acquamarina, le problematiche della sicurezza degli anziani in casa di riposo, la mancanza cronica di mascherine anche per i dipendenti comunali, la crisi di turismo e ristorazione e delle piccole attività commerciali e artigianali. Ebbene - attaccano Bertoni e Danielis -, in tutto questo la maggioranza di centrodestra si pone come priorità quella di spendere 600.000 euro per abbattere la Sala Tripcovich, dopo due dinieghi da parte del ministero dei Beni e le attività culturali e dopo che più volte è stata paventata la presenza di amianto nell'edificio, cosa che se fosse confermata ne aumenterebbe ulteriormente i costi».La morale della storia? «Queste sono le priorità della giunta Dipiazza - concludono i consiglieri Cinque Stelle -. Ai cittadini rimane solo da chiedersi: ma queste persone hanno la percezione del momento che stiamo vivendo e delle priorità che il coronavirus ci impone?».

 

 

«Ovovia di Monte Grisa autentica presa in giro» . Lo sfogo di De Gioia
L'ovovia che scaccia la cabinovia. E Opicina che spodesta Monte Grisa. «Fa specie l'annuncio a effetto dell'assessore Luisa Polli, accompagnata dal sindaco, di collegare il Porto vecchio a Opicina con una ovovia, non tanto per l'idea che può essere anche presa in considerazione, quanto per il metodo non proprio corretto nei confronti del Consiglio comunale che si apprestava a discutere a breve un altro progetto di collegamento in cabinovia, altrettanto affascinante, come quello tra Barcola e Monte Grisa». Roberto de Gioia, consigliere comunale di Progetto Fvg, si sente preso in giro dall'attuale giunta. «Alcuni mesi fa, senza inventare nulla ma richiamandosi a tutte le proposte che in 40 anni sono state avanzate sull'idea di collegare mare e Carso, ho presentato una mozione che invitava l'amministrazione comunale a rivedere i vecchi progetti già pervenuti da privati (chi non ricorda il fervore di Angelo Ritossa sulla Barcola-Monte Grisa) e sulla scia di questi avviare uno studio di fattibilità, visto il momento di grazia del turismo e del Porto vecchio». La cosa comica è che i "capigruppo di tutte le forze politiche, ritenendola importante e di attualità, hanno voluto tutti sottoscrivere la mozione". E l'assessore Polli, in commissione, fatto "orecchio da mercante" prima di andare in televisione e tirare fuori dal cilindro l'ovovia del secolo».

 

 

Treni e alta velocità - Sindaci in rivolta: «Comuni esclusi, Rfi dia risposte» - dopo la presentazione del progetto
A prescindere dal passaggio attraverso il Carso, la nuova linea ad alta velocità, di cui si è tornato a parlare da fine aprile, rischia di avere impatti pesantissimi nel territorio del Basso Isontino. Monfalcone e Ronchi dei Legionari vogliono vederci chiaro e ottenere delle risposte da Rete ferroviaria italiana. «Da quanto siamo riusciti a capire, visto che Rfi non ha pensato assolutamente di coinvolgere i Comuni interessati - afferma il sindaco di San Canzian d'Isonzo Claudio Fratta -, il nuovo ponte ferroviario sull'Isonzo dovrebbe passare più a monte verso Turriaco, proseguendo vicino o sopra il cimitero di Pieris, dopo aver attraversato la zona artigianale di Turriaco. In buona sostanza, al tracciato dovrebbero essere sacrificate anche delle aziende e delle abitazioni e non solo una porzione del camposanto, fatto di per sé grave».A monte dello sfogo del sindaco di San Canzian la riunione della IV commissione del Consiglio regionale in cui è stata presentata da Rfi l'ipotesi di potenziamento e velocizzazione del collegamento Venezia Mestre-Trieste, in assenza delle amministrazioni comunali interessate, e l'incontro ottenuto (perché richiesto) con la società dai Comuni di Monfalcone e Ronchi dei Legionari. «Come amministrazione di San Canzian d'Isonzo ringraziamo quindi Rete ferroviaria italiana per il coinvolgimento e la disponibilità dimostrati nei confronti della nostra comunità - afferma Fratta, non nascondendo un accento ironico - in merito alle problematiche e le ricadute che subirà il nostro territorio in seguito ai lavori derivanti dal potenziamento e velocizzazione del collegamento Venezia Mestre-Trieste, tenendoci all'oscuro di tutto».Il sindaco di San Canzian chiede quindi un pieno coinvolgimento di tutte le municipalità coinvolte dal progetto. «Vogliamo ricordare che nella prima fase, per altro accettata da quasi tutti i soggetti, e ci riferiamo alla fase di velocizzazione della linea ferroviaria dalla stazione dell'aeroporto di Ronchi dei Legionari a Venezia - afferma Fratta -, il nostro territorio viene interessato per una lunghezza di circa 2 mila metri, con un'opera altamente impattante come il ponte sull'Isonzo e lo sdoppiamento dei binari presso il cavalcavia di Begliano. Il comune di Ronchi dei legionari viene invece interessato per 600 metri, mentre il comune di Monfalcone in questa fase non è minimamente interessato dall'opera stessa».Al tavolo richiesto tramite l'assessore regionale alle Infrastrutture Graziano Pizzimenti il sindaco di Monfalcone Anna Cisint spiega di aver sollecitato un pieno coinvolgimento di tutti gli enti locali del territorio.

Laura Blasich

 

 

I cigni sono tornati sul Rio Ospo a 4 anni dall'allarme tossina
Un'intera famigliola ha fatto in questi giorni la comparsa nelle acque del torrente - Nel 2016 cinque esemplari morirono avvelenati assieme a 30 germani reali
Muggia. Ritornano i cigni sull'Ospo. Il rio muggesano ospita da un po' di tempo una piccola colonia di cigni con i loro splendidi piccoli. E il loro arrivo non è passato inosservato. Sulla pagina Facebook "Te son de Muja se..." in tanti hanno fotografato la famigliola di cigni e commentato sulla loro bellezza, dispensando consigli su cosa dare o non dare da mangiare. Buona norma sarebbe non dare da mangiare agli animali selvatici, soprattutto è fondamentale non dare pane, come sottolineato da vari utenti intervenuti, consigliando, in maniera corretta di dare loro, se proprio non se ne può fare a meno, la lattuga, che è un buon alimento. I cigni, infatti, sono erbivori e si nutrono di alghe, piante acquatiche o erba collocata lungo le sponde. La presenza di questi splendidi volatili con i loro piccoli al seguito non è una novità per l'area. E purtroppo non sempre tutto è filato liscio. Nel 2016, dopo aver gravitato per tutto l'inverno nelle acque di Lazzaretto, una famigliola con sei baby cigni reali aveva deciso di trasferirsi lungo le sponde dell'Ospo, diventando subito, soprattutto i piccoli, le nuove star della cittadina rivierasca, con tanto di toto-nome con cui battezzare i componenti della bellissima famigliola. Pochi mesi dopo cominciò una moria terribile di uccelli acquatici che gravitavano proprio lungo il rio Ospo, tra i quali, oltre a una trentina di germani reali, persero la vita anche cinque giovani cigni reali. Si pensò dapprima a un diserbante utilizzato sul posto. Gli esemplari più colpiti furono numerosi germani reali, ma la morte dei cinque giovani cigni reali destò rabbia a sgomento nella comunità muggesana, forse anche per il fatto che pochi mesi prima i piccoli scorrazzavano lungo il corso d'acqua muggesano. Responsabile della morte dei volatili, come appurato dalle analisi condotte su campioni fisiologici degli animali, fu il clostridium botulinum, una neurotossina potenzialmente mortale. Sul rio Ospo arriveranno poi una serie di divieti, tra i quali pescare e dar da mangiare agli animali, attuati dal Comune di Muggia con un'ordinanza valida fino a quando le condizioni climatiche, ossia le temperature elevate e lo scarso ricambio delle acque nel rio Ospo, avrebbero scongiurato l'allora elevato rischio di sviluppo della neurotossina. Una brutta storia che forse è rimasta nella memoria dei cittadini di Muggia e forse anche per questo tra gli utenti della seguita pagina social sono in tanti quelli che sperano che alla nuova famigliola del Rio Ospo non accada nulla di grave, e che ai baby cigni sia data la possibilità di vivere in tranquillità e senza l'intrusione, spesso ingombrante, dell'uomo.

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 17 maggio 2020

 

 

E il sindaco lancia il progetto per un'ovovia Molo IV-Opicina - LA PROPOSTA ILLUSTRATA DA DIPIAZZA
Una ovovia dal Molo IV a Opicina. Questo il progetto annunciato pubblicamente ai cittadini, ancora alle prese con l'emergenza sanitaria da Covid-19 e provati da tre mesi di lockdown, dal sindaco Roberto Dipiazza l'altra sera nel corso di "Ring", trasmissione tv di Telequattro. Qualcosa di simile era stato ideato già negli anni '30, anche se la meta finale era Monte Grisa. A ogni tornata elettorale - in tempi più recenti - il rilancio della proposta, sempre con protagonista il collegamento al tempio mariano, e lo scorso anno il consigliere comunale Roberto De Gioia aveva presentato pure una mozione in proposito in Consiglio. Il progetto dell'ovovia rientrerà nel piano urbano della mobilità sostenibile e nella riqualificazione del Porto vecchio. Questi i dettagli: partenza dal Molo IV, fermate intermedie all'altezza della Centrale idrodinamica, nella zona del polo museale, al Bovedo dove c'è il parcheggio di interscambio, e poi su fino a Campo Romano. Tempo di percorrenza del tragitto 13 minuti, capacità di 2 mila persone all'ora e altezza finestre dei magazzini, non oltre. Finisce definitivamente in archivio il trenino del centrosinistra per Porto vecchio e il centrodestra rilancia con un collegamento sospeso che, è stato garantito, non influenzerà skyline e vista dalle case. Costo dell'operazione 30 milioni, zero per il Comune a patto di vincere la gara del governo per la mobilità sostenibile, e l'impianto darà addirittura 30 posti di lavoro oltre a mantenersi con l'incasso dei biglietti. La reazione dei telespettatori è stata per la verità abbastanza fredda e non è mancato il tipico morbin triestino nei messaggi passati in sovrimpressione: «Ma posso andare con gli sci a Opicina?», «E prolungarla fin Pramollo?». Ieri è arrivata la presa di posizione di Sabrina Morena (Open Fvg): «Ma l'ovovia è venuta in mente al sindaco perché fa rima con pandemia? Voleva tirarci su di morale ed essere spiritoso in un momento così drammatico per l'Italia intera? Abbiamo bisogno di posti di lavoro, non di grandi opere inutili a spot, e - ha concluso - di una visione prospettica per il futuro della città».

Andrea Pierini

 

 

Maxi tunnel in Carso: ambientalisti già pronti a petizioni e sit-in
«Costi folli, natura devastata: protesteremo in ogni modo» - In campo per il "no" gli esponenti delle opposizioni locali
DUINO AURISINA. Il loro "no" è secco e, per ribadirlo, sono pronti a dare vita a un sit-in e a organizzare una raccolta di firme. È ferma e decisa la reazione degli ambientalisti locali - e degli esponenti delle opposizioni che siedono nel Consiglio comunale di Duino Aurisina - alla proposta, ribadita in questi giorni da Rfi Rete ferroviaria italiana, di realizzare sul Carso un tunnel lungo oltre venti chilometri per rendere più veloce la tratta Trieste-Venezia. I dirigenti di Rfi hanno presentato il progetto in Regione, senza comunque suscitare, a quanto è dato sapere, particolari entusiasmi verso un piano che - ricordano ora gli oppositori - la Commissione di Via del ministero dell'Ambiente ha peraltro bocciato due volte il pian, motivando tale diniego sulla base del pessimo rapporto fra danaro da spendere, circa 900 milioni per il tunnel sulla tratta Aurisina-Ronchi, e il risultato in termini di riduzione dei tempi di percorrenza, dato che si guadagnerebbe al massimo una ventina di minuti sulla Trieste-Venezia. «Le comunità locali e le amministrazioni comunali - tuona Igor Gabrovec, consigliere regionale e capogruppo della Lista Insieme nell'aula di Duino Aurisina - hanno sempre espresso il loro parere contrario. A fronte di un recupero, in termini di tempi di percorrenza, di pochi minuti, si andrebbe a intraprendere lo scavo di una galleria del costo di quasi un miliardo di euro. Senza parlare - aggiunge Gabrovec - del grave danno ambientale, originato da un traforo di decine di chilometri in un'area che ha innumerevoli cavità. Meglio pensare a un ammodernamento dell'attuale tratta che, con investimenti di pochi milioni, potrebbe comunque migliorare le proprie capacità». «I guadagni di tempo - evidenziano a propria volta Danilo Antoni del Gruppo Salute e Ambiente e il consigliere comunale Vladimiro Mervic, della Lista per il golfo - sono irrisori. E in cambio avremmo la devastazione delle zone di superficie, come pure delle località carsiche caratterizzate da un delicatissimo ecosistema. Senza dimenticare - concludono Antoni e Mervic - alle migliaia di viaggi di autotreni impegnati a trasportare materiale da scavo. Attueremo, se necessario - promettono - tutte le forme di protesta lecite». Il consigliere del M5s Lorenzo Celic annuncia infine di aver presentato una mozione, in cui si chiede che sindaco e giunta di Duino Aurisina «si impegnino a prendere posizione in ogni sede contro la progettazione e la realizzazione della costosissima variante Aurisina-Ronchi, che causerebbe pesanti danni all'ecosistema carsico».

Ugo Salvini

 

 

Piano salva Isonzo nel vivo - Il fiume tornerà balneabile
Irisacqua ha approvato il bilancio. Azienda in salute, utile vicino ai 700 mila euro - Il direttore generale Lanari: «Ammontano a 6 milioni di euro i lavori eseguiti»
Un bilancio solido quello di Irisacqua. Che chiude con un utile d'esercizio di 680.385 euro dopo aver contabilizzato ammortamenti per 4.503.748 euro e, al netto del carico fiscale, pari a 647.282 euro. Nell'esercizio appena concluso sono stati, inoltre, realizzati investimenti per complessivi 5.843.501 euro. Il 2019, poi, è stato un anno importante che ha visto la positiva conclusione del lungo iter avviato dalla società per la conferma e il mantenimento delle linee di credito esistenti sottoscritte nel 2008 e per il reperimento delle risorse finanziarie aggiuntive. «Un risultato positivo nei numeri, ma ancor più nell'attenzione all'ambiente e alla qualità del servizio - il commento del dg Paolo Lanari -: 6 milioni di lavori eseguiti, 100 di lavori completati e 180 da eseguire. Le qualità morali e le professionalità di tutti i collaboratori hanno consentito a Irisacqua di mantenere e migliorare questi risultati».La partita più grossa riguarda l'operazione «Isonzo pulito». Finalmente balneabile. Grazie alla realizzazione della "dorsale" che prevede la centralizzazione del sistema depurativo dell'intero Ato (fatta eccezione per 5 Comuni della provincia di Gorizia) al depuratore di Staranzano. L'obiettivo? Ottimizzare il sistema fognario in gestione ad Irisacqua e salvaguardare dal punto di vista ambientale il fiume Isonzo e la baia di Panzano, in quanto rientranti nell'area sensibile "Bacino drenante acque costiere e laguna di Marano e Grado". L'intervento è suddiviso in tre lotti: il primo riguarda l'adeguamento e l'ampliamento del depuratore di Staranzano (depuratore unico); il lotto 2 porterà alla realizzazione della dorsale fognaria da Staranzano a Gradisca d'Isonzo (dorsale Sud); il lotto 3 concerne la costruzione della dorsale fognaria da Gradisca d'Isonzo a Gorizia (Dorsale Nord).Per quanto riguarda il lotto 1, si prevede che nella seconda metà del 2020 si possa dare corso ai lavori. Relativamente al lotto 2, verrà indetta una conferenza dei servizi per poter ottenere tutte le autorizzazioni e tutti i pareri del caso in modo tale da avviare l'iter di verifica del progetto definitivo, completato il quale si procederà con l'approvazione del progetto definitivo. Si prevede quindi di dare l'avvio alla progettazione esecutiva entro il 2020. Nella seconda parte del 2019 è stato affidato, infine, l'incarico per la progettazione del lotto 3. Entro il primo semestre del 2020 verrà consegnato il progetto definitivo. Dopo di che verrà indetta una conferenza dei servizi per poter ottenere tutte le autorizzazioni e tutti i pareri del caso in modo tale da avviare l'iter di verifica del progetto definitivo, completato il quale si procederà con l'approvazione del progetto definitivo. Si prevede di dare avvio alla progettazione esecutiva all'inizio del 2021.

Francesco Fain

 

 

La figura di Fornasir rivive nel cuore di Porto vecchio - Le idee di Italia Nostra a un anno dalla morte
Una seria opera di rilancio filologico di diversi "angoli" del Porto vecchio sulla scia dei progetti portati avanti dall'architetto Barbara Fornasir, «perché restino la memoria e la testimonianza di una donna che ha svolto la sua professione con particolare riguardo alla bioarchitettura, all'arte, agli arredi interni, al restauro degli edifici storici e al Porto vecchio».La sezione di Trieste di Italia Nostra riprende dunque la "campagna" dedicata appunto al Porto vecchio, e lo fa, come si legge in un comunicato firmato dalla vicepresidente Giulia Giacomich, ribadendo, nel primo anniversario della scomparsa dell'architetto Fornasir, venuta a mancare il 18 maggio 2019, l'impegno a «realizzare, nelle sue iniziative future in Porto vecchio, la traccia dei progetti che lei ha curato per gli edifici storici minori: l'ex locanda, la rimessa storica delle locomotive, il magazzino XI e le vecchie espositure doganali». Iniziative su cui stanno lavorando tra gli altri l'architetto Lucia Krasovec-Lucas e la storica dell'arte Giuliana Carbi, a partire dagli atelier per artisti da realizzare nel magazzino XI, e l'architetto Giorgio Zaninovich per il progetto (H)all nell'ex locanda piccola. E sempre su iniziativa di Italia Nostra, ricorda la nota, «in collaborazione con l'associazione Biennale internazionale donna, Antonella Caroli ha dedicato un intero anno a questa cara amica non solo con una pubblicazione, "I sogni di Barbara" (Luglio), ma anche con la raccolta in numerosi faldoni di tutto il materiale recuperato nel suo studio, consegnato all'Archivio di Stato di Trieste, dove è stato creato il fondo Sergio e Barbara Fornasir grazie al soprintendente archivistico Viviano Iazzetti.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 16 maggio 2020

 

 

In treno a Venezia in un'ora e un quarto: la linea veloce sarà pronta nel 2031

Ecco il piano di Rfi che accelera i tempi soprattutto sulla tratta Ronchi-Mestre. Variante di 23 chilometri in galleria sul Carso

TRIESTE. Da un minimo di 7 a un massimo di 20 minuti. È il risparmio temporale che Rete Ferroviaria Italiana ha prospettato alla Regione nell'ambito del progetto di potenziamento e velocizzazione del collegamento ferroviario Trieste-Venezia, un'operazione da 1,8 miliardi, la metà dei quali per la Ronchi-Aurisina, con attivazione prevista nel 2031 e variante di 23 chilometri in Carso, quasi totalmente in galleria. La simulazione presentata a Palazzo in videoaudizione dai tecnici della società statale parte dalla situazione attuale per i treni a lunga percorrenza, un viaggio che dura 1 ora e 34 minuti da Trieste a Venezia-Mestre e che verrebbe ridotto di 7 minuti con lavori di potenziamento tecnologico, di 10 minuti con l'aggiunta della velocizzazione e di 16-20 minuti appunto con la variante di Ronchi-Aurisina. In quest'ultimo scenario, spesi tutti i 1.800 milioni (di cui, al momento, risultano stanziati non più di 200), ci si metterebbe tra i 15 e i 19 minuti per arrivare a Ronchi e altri 59 fino a Mestre. Un totale di 1 ora e 14 minuti, meno di adesso, ma comunque non quell'ora di tempo o poco più che era stata prospettata dall'ad di Rfi Maurizio Gentile nel 2015, al via del progetto. Se il risparmio per quel che riguarda i treni regionali è di poco meno di 3 minuti rispetto a oggi (da 1 ora 10 minuti 33 secondi a 1 ora 7 minuti 40 secondi), è proprio la Ronchi-Mestre il collegamento in cui i lavori consentirebbero di migliorare decisamente il servizio per quel riguarda invece i mezzi ad alta velocità. Tra l'altro con costi molto inferiori, attorno a 800 milioni tra potenziamento tecnologico, soppressione di 23 passaggi a livello e le varianti di tracciato a Portogruaro, Latisana e sul fiume Isonzo. A cantieri chiusi, un treno no stop in partenza da Trieste Airport, con velocità fino a 200 chilometri orari (non la Tav, in sostanza) fermerebbe a Mestre dopo 42 minuti con il potenziamento tecnologico della linea e dopo 38 nel caso in cui si aggiungessero opere di velocizzazione, 11 minuti meno dei 49 minuti attuali. I tempi di realizzazione? L'agenda di Rfi parla del 2023-24 per il potenziamento, del 2023-26 per l'eliminazione dei passaggi a livello e il nuovo Posto di movimento a San Donà di Piave, del 2029 per le tre varianti. Con il solo potenziamento, spiega Rfi, aumenterebbe la capacità della linea del 25% con riduzione del distanziamento treni da 8 a 6 minuti e garanzia di una cadenza di un treno regionale veloce, uno lento e uno ad alta velocità no stop all'ora. Quanto alla velocità si passerebbe da 150 a 200 km/h nei tratti di linea che presentano già un tracciato in rettifilo. Se poi si guarda anche alla variante Ronchi-Aurisina, già ritornata al centro del dibattito politico, ma che in realtà pare non volere nessuno, Rfi informa intanto che «sarà redatto un nuovo progetto di fattibilità tecnica economica sulla scorta degli esiti della Via del 2003 e del 2016 del progetto Av Ronchi-Trieste». Già disponibile inoltre «uno studio di fattibilità di un collegamento tra Trieste Airport e la stazione di Aurisina, che prevede un'interconnessione con l'attuale linea Aurisina-Bivio di Aurisina, per arrivare a Trieste centrale attraverso la linea storica».

Marco Ballico

 

Dubbi dei pentastellati sul nuovo tracciato - i riflessi sull'aeroporto: Marano vede la svolta

TRIESTE. Il più soddisfatto dello scenario prospettato da Rfi in direzione Veneto è il presidente di Trieste Airport Antonio Marano. Il risparmio di tempo con potenziamento e velocizzazione della linea esistente riguarda soprattutto il collegamento da Ronchi a Mestre, «un'opportunità straordinaria che la politica dovrebbe sposare da subito: ci sono tutti i motivi per fare in fretta e agganciare il nostro territorio all'alta velocità». Il polo intermodale «viene riconosciuto come snodo di tutte la modalità di trasporto. Tra l'altro senza che Rfi ci chieda investimenti, se non un adeguamento dell'accoglienza passeggeri. Il resto c'è già». La sollecitazione di Marano alla politica trova riscontro, ma con il distinguo sulla Ronchi-Trieste. Se anche il M5S spinge per realizzare nel più breve tempo possibile il potenziamento tecnologico della tratta, l'avvertimento del consigliere regionale Cristian Sergo è a farlo «affrontando con i territori percorsi partecipativi». Il nodo chiave è però la Ronchi-Aurisina. «Se la Regione nulla dice sul tema - incalza il grillino -, significa che è d'accordo. Al contrario, si dovrebbe prendere posizione in ogni sede contro un'opera già bocciata due volte dalla commissione di Via del ministero dell'Ambiente, che costerebbe un miliardo e senza i significativi risparmi di tempo prospettati». I pentastellati avevano pronta una mozione da far votare in Consiglio, ma Lega e Fi, «solo a parole sono contrari alla galleria in Carso. Di fronte al nostro testo, che abbiamo poi ritirato perché sarebbe stato stravolto, ci è stato proposto di sondare le intenzioni del governo e ribadito che ce lo chiede l'Europa. A conferma che la specialità regionale si tira in ballo solo quando comoda». All'attacco del centrodestra anche il Pd con Diego Moretti e Mariagrazia Santoro: «Sul tracciato dell'alta velocità ferroviaria Trieste-Venezia, la giunta Fedriga è rimasta assente».

m.b. 

 

Un no bipartisan alla mega galleria per l'Alta velocità «Rovina il Carso»

Il progetto dell'alta velocità-alta capacità ferroviaria non si farà certamente in questi anni, ci vorranno ancora decenni e come ribadisce il sindaco Anna Cisint «non ci sono nemmeno i soldi per la progettazione». Intanto in maniera trasversale la politica dice no all'ipotesi avanzata da Rfi di continuare sul progetto della galleria tra Ronchi e Trieste: «Novecento milioni per devastare il Carso sotterraneo e per risparmiare 6 minuti non sono giustificati». Lo sostengono in maniera univoca i consiglieri regionali Giuseppe Nicoli di Forza Italia, quello del Pd Diego Moretti. E un intervento sul tema arriva anche dal consigliere della Lega Antonio Calligaris. «Ribadisco la mia contrarietà all'ipotesi di variante Aurisina-Ronchi presentata da Rfi nell'ambito della velocizzazione della ferrovia Venezia-Trieste. Una simile ipotesi, impattante per il territorio quanto inutile ai fini della velocizzazione, va scartata sul nascere. Avviamo invece un tavolo permanente sulle infrastrutture, ferrovie comprese, tra Regione, Rfi e gli altri soggetti che si occupano delle infrastrutture del territorio». Secondo Nicoli l'impatto sul Carso sarebbe devastante per velocizzare i convogli di una manciata di minuti. «Meglio pensare, invece, a velocizzare il resto della tratta - conclude - con il minor impatto possibile sul territorio, anche a beneficio del traffico merci soprattutto in ingresso e uscita dai porti, nonché a eliminare i passaggi a livello che causano disagi al traffico e ai mezzi di soccorso (vedasi proprio il caso di Ronchi dei Legionari) e a innalzare le barriere antirumore ai margini dei binari che attraversano i centri abitati». «Sul tracciato dell'alta velocità ferroviaria - dice Moretti - la giunta Fedriga è rimasta ferma ai titoli, totalmente assente e senza alcuna idea sulla programmazione. Scelte di tale portata vanno chiarite ora, non quando le cose saranno già chiuse. Lo stesso sindaco di Monfalcone, anziché accusarci, come al solito, di allarmismo o di poca responsabilità con il solito scaricabarile, adesso o nei prossimi mesi dica come la pensa, perché dopo potrebbe essere tardi. Ha senso sventrare il Carso per risparmiare 6 minuti? Ha una logica? Il Pd dice di no». Secondo Calligaris infine «se il M5S ritiene che RFI debba fermarsi per non spendere milioni per una progettazione che poi non verrà fatta, posso concordare, ma credo che il tema debba essere correttamente posto al ministero dei Trasporti e non alla Regione. Per questo motivo ho presentato un emendamento, mantenendo intatte le premesse ed i ragionamenti dei M5S, con cui si impegnava la Regione a chiedere al Governo di chiarire la propria posizione».

G. G.

 

 

Il Comune accelera sul progetto della nuova piscina terapeutica da costruire nell'area di Porto vecchio - la riunione operativa

Parlare di fumata bianca è ancora prematuro, ma alla fine dell'incontro di ieri tra i promotori del "Theresianum" - il progetto della struttura sportivo-riabilitativa da realizzare in Porto vecchio - e il Comune di Trieste, a trapelare è un cauto ottimismo. La prima fase per la costruzione della nuova piscina terapeutica pensata per sostituire l'Acquamarina, il cui tetto come noto ha ceduto lo scorso agosto, potrebbe completarsi il 30 giugno con la consegna del progetto di fattibilità e di quello economico e finanziario. Nel 2021 si potrebbe quindi avviare il cantiere con il taglio del nastro nel 2022. Davanti ai tecnici degli uffici comunali di Lavori pubblici e Bilancio si sono seduti i rappresentanti di Medio Credito del Trentino Alto Adige, i progettisti della Sgm Consulting, già impegnata nel Trieste Convention Center, il costruttore Monticolo&Foti e il Policlinico triestino che ne sarà, in caso di via libera, il gestore insieme alla Triestina Nuoto.«C'è ottimismo - spiega l'architetto Daniele Alberico -, siamo sul pezzo e stiamo affrontando gli elementi tecnici di dettaglio. Ci rivedremo all'inizio della prossima settima per poi, se tutto dovesse andare per il meglio, avviare la fase definitiva della progettazione che richiederà uno sforzo importante. Il Comune sta lavorando con grande attenzione a ogni piccolo dettaglio e per questo siamo fiduciosi».La superficie della futura piscina terapeutica è stimata in 5 mila metri quadrati, il doppio di Acquamarina. L'impianto dovrebbe sorgere tra il Centro Congressi e l'area destinata alla creazione della cittadella dello sport verso Barcola. "Theresianum", ricordano i proponenti, è un progetto legato al sociale nel quale verranno creati spazi per persone con disabilità e soggetti che necessitano di un percorso terapeutico: dagli sportivi ai cittadini impegnati in un percorso di riabilitazione. Da limare, al momento, è la possibilità di aggiungere quanti più servizi possibili e in questo senso si sta lavorando alla realizzazione anche di un bar in grado di fornire pasti. La formula immaginata è quella del project leasing con fondi del Medio Credito del Trentino Alto Adige. In sostanza il Comune inizierebbe a pagare dal 2023 un onere ventennale comprensivo dei costi di gestione ordinaria e straordinaria arrivando poi a diventare proprietario dell'immobile.

Andrea Pierini

 

 

Legambiente su A2A: «Stop al gas in centrale, ora tavolo scientifico» - l'accordo con i sindacati bocciato

Legambiente, regionale e locale, boccia l'accordo stretto da A2A con i sindacati per la riconversione a gas della centrale termoelettrica di Monfalcone. L'associazione ambientalista lo fa a fronte dell'attuale situazione del mercato energetico italiano e delle strategie di lungo periodo dell'Unione europea. Legambiente chiede quindi che torni a operare un tavolo tecnico-scientifico coordinato dalla Regione, «garantendo il protagonismo anche delle organizzazioni della società civile, per definire un Piano territoriale di riconversione industriale innovativo che non preveda l'uso di fossili e si ispiri a un vero Green new deal». A testimonianza «dell'inadeguatezza della proposta di A2a» l'associazione chiama i dati della domanda di energia elettrica nel primo bimestre del 2020 (in calo e non ancora intaccata dall'emergenza Covid-19) che «è stata soddisfatta per un terzo dalla produzione di fonti rinnovabili, con un trend in progressivo aumento nel futuro prossimo».«La Strategia climatica europea di lungo termine, proposta dalla Commissione europea, prevede inoltre uno scenario a emissioni zero di CO2 nel 2050 - aggiunge Legambiente -, adottando obiettivi di decarbonizzazione coerenti con il contenimento del riscaldamento globale entro 1, 5 gradi».Un recente studio di Legambiente prevede di raggiungere l'obiettivo nel 2040, adottando una serie di azioni orientate a semplificare le autorizzazioni, ad aprire alle comunità energetiche e all'integrazione del fotovoltaico in agricoltura, spingere sui sistemi di accumulo, sull'efficienza energetica, l'elettrificazione delle città, il potenziamento di reti e interconnessioni, e a imprimere una spinta al biometano e l'eolico galleggiante.

LA. BL.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 15 maggio 2020

 

 

Accordo di programma sulla Ferriera: riparte il confronto per la riconversione

Gruppo Arvedi e Piattaforma logistica hanno intanto trovato l'intesa sui compiti nella fase di smantellamento dell'impianto

La fase 2 comincia anche per la Ferriera di Servola, che ieri ha visto riprendere il confronto sulla stesura dell'Accordo di programma, oggetto di una teleconferenza fra tutti i soggetti pubblici e privati interessati. La principale novità è che il gruppo Arvedi e la società Piattaforma logistica hanno trovato un'intesa definitiva sui rispettivi compiti nella fase di smantellamento dell'impianto e successiva messa in sicurezza, anche se le parti devono ancora trovare il punto di caduta per la compravendita dei terreni. Resta inoltre in sospeso la quantificazione delle risorse economiche che governo e Regione metteranno a disposizione per sostenere la riconversione per uso portuale e industriale. L'area a caldo è spenta da settimane, ma quando arriverà la firma dell'Adp è difficile dirlo. Dalle parti della Regione filtra comunque ottimismo, tanto che si ritiene possibile arrivare a una versione definitiva del testo già la prossima settimana. Vero è tuttavia che, stando agli annunci del ministro Stefano Patuanelli e della proprietà dello stabilimento, la stipula sarebbe dovuta avvenire entro dicembre e dunque l'esperienza consiglia cautela. Al confronto ancora in corso tra i privati sulla cessione dei terreni si somma infatti la necessità di dirimere il punto delle clausole sospensive che questi pretendono di inserire nel testo, ma che il Mise considera inaccettabili, perché renderebbero incerto il destino della riconversione. Arvedi e Piattaforma logistica (che in questa fase siede al tavolo attraverso la società costruttrice Icop) chiedono di poter revisionare i patti che verranno sottoscritti, in caso di successive modifiche al quadro normativo che potrebbero rendere l'operazione meno conveniente sul piano economico. La fumata bianca si è invece avuta sui compiti che Arvedi e Icop assumeranno nel corso delle opere di riconversione. Il confronto su questi aspetti ha richiesto settimane ma l'esito è ora inserito nella bozza di Adp e attende il favore del ministero dell'Ambiente. Spetterà al gruppo siderurgico lo smantellamento dell'impianto e il riutilizzo successivo delle parti e dei rottami, mentre sarà Icop a occuparsi della pavimentazione dei terreni dell'area a caldo e a compartecipare alle spese di gestione dell'impianto di trattamento delle acque che sarà realizzato dalla parte pubblica. Come noto, nella zona oggi occupata da cokeria e altoforno sorgerà un terminal ferroviario, la cui costruzione sarà affidata a Rfi nell'ambito del piano di sviluppo del porto già finanziato a parte. Resta tuttavia ancora da delineare il ruolo nella partita dell'Agenzia del demanio, posto che l'accordo dei privati prevede un complicato scambio di terreni con il coinvolgimento dell'Autorità portuale, perché le aree sono in parte di proprietà dei privati e in parte date in concessione dall'Authority. Sta tutta qui dentro la questione dell'intesa economica tra Arvedi e Piattaforma logistica, che potrebbe essere formalizzata dopo la firma dell'Adp, non essendo intervenuto per ora nessun atto formale tra le parti. Anche su questo c'è tuttavia ottimismo, tanto più che la firma dell'Accordo impegnerà i privati con numerosi e onerosi adempimenti e dunque sono impensabili retromarce sulla compravendita dei terreni, che potrebbe costare a Piattaforma logistica una ventina di milioni, che potrebbero essere messi dal player internazionale interessato a entrare in Plt per partecipare poi alla realizzazione del Molo VIII.

Diego D'Amelio

 

 

Grado conserva il record - È di nuovo Bandiera Blu

Il riconoscimento assegnato per la 32.a volta. E subito dietro c'è Lignano E sono ben undici gli approdi turistici regionali che si piazzano in classifica

GRADO. L'Isola del Sole continua a guidare la particolare classifica nazionale delle località balneari che hanno ricevuto il maggior numero di Bandiere Blu: con quella annunciata ieri sono ben 32. Anche quest'anno, dunque il prestigioso vessillo blu sarà issato sulla città e sulle spiagge dell'isola. Ed si tratta, come si diceva, un record. Grado guida, infatti, questa classifica nazionale assieme alla località ligure di Moneglia in provincia di Genova. In ogni caso proprio subito dietro, in classifica c'è Lignano che ieri ha ricevuto il riconoscimento per la 31ma volta. Insomma le due importanti spiagge balneari del Friuli Venezia Giulia sono ai vertici di questa graduatoria nazionale della quale quest'anno fanno parte 195 località ossia 12 in più dello scorso anno. Complessivamente potranno issare la Bandiera Blu anche 75 approdi turistici italiani. Fra questi ci sono anche gli 11 approdi del Friuli Venezia Giulia che sono quello della Lega Navale di Trieste, Porto San Vito di Grado, l'Hannibal di Monfalcone oltre al Porto Turistico Marina Uno, Marina Punta Verde, Marina Punta Faro, Darsena Porto Vecchio di Lignano; Marina Punta Gabbiani, Darsena Aprilia Marittima e Marina Capo Nord di Aprilia Marittima; e la Marina Sant'Andrea di San Giorgio di Nogaro. Quindi confermati tutti gli approdi del Friuli Venezia Giulia che anche lo scorso anno hanno fatto sventolare la Bandiera Blu. I parametri previsti dal regolamento della Fee, Foundation for Environmental Education ovvero Fondazione per l'Educazione Ambientale, sono sempre più rigorosi. Fra questi ci sono il rispetto della massima vigilanza e cura ambientale e soprattutto della purezza delle acque (fanno testo i dati elaborati dal Ministero della Salute in base alle analisi effettuate dall'Arpa) ma anche della vivibilità di una città. Vivibilità intesa anche come pulizia, funzionalità e capacità dell'impianto di depurazione. Complessivamente si tratta di 32 criteri che quest'anno, proprio per le difficoltà legate alla questione Covid-19, hanno fatto lavorare ancor di più e con maggior difficoltà i componenti della specifica commissione. Il presidente di Fee Italia Claudio Mazza ha sottolineato che «quest'anno la Bandiera Blu sarà strumento di ripresa e di rilancio dell'immagine del Paese» e «insieme ai Comuni, gli stabilimenti balneari avranno un ruolo fondamentale in termini di presidio delle spiagge nel rispetto delle regole di sicurezza». Intanto l'amministratore unico della Git, Alessandro Lovato, si prepara a una inaugurazione forzatamente sotto tono della stagione turistica: «Siamo più forti del coronavirus e vogliamo dimostrare la nostra capacità di attrezzare la spiaggia con una chiara volontà di ripartenza. Bisogna lanciare il cuore oltre l'ostacolo». Le ultime due stagioni la stagione dell'isola d'oro era iniziata con una grande esibizione delle Frecce Tricolori. Domani ci sarà una inaugurazione, sia pure nel clima di incertezza attuale con la presentazione di un video promozionale in italiano e tedesco per superare a questi momenti di difficoltà, ma anche di ripartenza: «Un contributo personalizzato motivato dalla precisa volontà di aiutare il comparto turistico di questa località. Immagini dal forte impatto emozionale, con la regia di Tommaso Lessio, costruito con la partecipazione della gente di Grado.

Antonio Boemo

 

Le spiagge "promosse" quest'anno sono 12 in piu' - In tutta Italia

ROMA. Aumentano quest'anno in Italia le Bandiere Blu, i riconoscimenti ai comuni marinari e lacustri con le acque più pulite e il maggior rispetto dell'ambiente. Sono 195 i Comuni italiani che le hanno ottenute nel 2020, 12 in più rispetto ai 183 dell'anno scorso. I nuovi ingressi sono 12, e non c'è nessuna uscita. Le 12 new entry per i comuni sono Gozzano (Piemonte), Diano Marina (Liguria), Sestri Levante (Liguria), Montignoso (Toscana), Porto Tolle (Veneto), Vico Equense (Campania), Isole Tremiti (Puglia), Melendugno (Puglia), Rocca Imperiale (Calabria), Tropea (Calabria), Siderno (Calabria), Alì Terme (Sicilia). Fra gli approdi arrivano quest'anno Cala Cravieu (Celle Ligure, Liguria), Vecchia Darsena Savona (Savona, Liguria), Cala Gavetta (La Maddalena, Sardegna), Marina Porto Azzurro (Porto Azzurro, Toscana), Porto degli Aragonesi (Casamicciola, Ischia, Campania). Perdono la Bandiera Blu nel 2020 il Porto turistico Marina di Policoro (Policoro, Basilicata) e la Marina del Nettuno (Messina, Sicilia).La Liguria sale a 32 località, con due nuovi ingressi, e guida la classifica nazionale. Segue la Toscana con 20 località (un nuovo ingresso). La Campania raggiunge le 19 Bandiere con un nuovo ingresso. Con 15 località seguono le Marche. La Puglia conquista due nuove località mentre la Sardegna riconferma le sue 14 località. Anche la Calabria va a quota 14 con tre nuovi ingressi, mentre l'Abruzzo resta a 10. Il Lazio conferma le 9 bandiere, così come 9 sono quelle del Veneto, che segna un nuovo ingresso. L'Emilia Romagna conferma le sue 7 località, mentre la Sicilia ne guadagna una, passando a 8 Bandiere. La Basilicata conferma le sue 5 località. Il Molise rimane con una Bandiera.

 

 

Trieste Trasporti - Al via da lunedì le prime corse a bordo dei bus «a chiamata»

Dopo le navette point-to-point riservate ai dipendenti delle imprese che ne abbiano fatto richiesta, partono dalla settimana prossima a Trieste anche i servizi di trasporto a chiamata. Una sperimentazione che, in linea con le indicazioni regionali, permetterà su determinate direttrici di prenotare l'autobus avendo la certezza di viaggiare mantenendo il distanziamento sociale a bordo. Tre i percorsi lungo i quali il servizio sarà inizialmente attivato: il primo è fra via Svevo e piazza della Libertà (corrispondente al percorso della linea 1), il secondo fra corso Italia e palazzo Ferdinandeo in via De Marchesetti (corrispondente al percorso della linea 11) e il terzo fra piazza Tommaseo e via Alfonso Valerio (corrispondente al percorso della linea 17).«Quelli che stiamo vivendo - dice Graziano Pizzimenti, assessore regionale ai Trasporti - sono giorni difficilissimi: l'emergenza sta condizionando profondamente le nostre abitudini e anche i trasporti, inevitabilmente, ne escono segnati. Insieme con i gestori dei servizi, la Regione ha reso operativa una cabina di regia che, fin dal primo giorno, sta provando a monitorare la situazione, a ridurre i disagi e a rispondere adeguatamente alla trasformazione della domanda».Insieme con il servizio a chiamata, Trieste Trasporti attiverà da lunedì anche un call center dedicato, che risponderà al numero 0409720003: gli operatori saranno a disposizione della clientela sia per ricevere prenotazioni e sia per dare informazioni sul normale servizio di trasporto pubblico, in giorni in cui si moltiplicano le domande, le paure e i dubbi delle persone. «Abbiamo fatto tesoro dell'esperienza maturata sull'altopiano - dice Aniello Semplice, ad di Trieste Trasporti e del consorzio Tpl Fvg - e oggi trasponiamo in città, in un contesto e in una fase storica molto diversi, quella stessa tecnologia. Gli autobus a chiamata si muoveranno lungo i percorsi indicati e potranno essere prenotati, fino a mezz'ora prima dell'effettuazione della corsa, dal call center o dal sito internet di Trieste Trasporti: in presenza di una corsa disponibile, si riceverà dopo pochi istanti un sms e una mail di conferma, con l'indicazione dell'orario e della fermata di partenza e della fermata di destinazione. Il biglietto costerà come una corsa semplice e il pagamento potrà essere effettuato sia con carta di credito e sia con borsellino elettronico ricaricabile. Per gli abbonati la prenotazione e il viaggio saranno gratuiti».

 

 

MONFALCONE - Il sindaco assicura: «Dell'alta velocità sul Carso si riparlerà non prima del 2030»

È l'esito di un confronto con l'assessore regionale Pizzimenti «Semmai i lavori interesseranno la tratta Venezia-Ronchi»

A scanso di equivoci: l'amministrazione di Monfalcone non vuole il Carso-groviera. Ma di qui a dire che il progetto dell'alta velocità è materia attuale, di odierno dibattito ce ne passa. Ci fosse mai questa possibilità, stando al sindaco Anna Cisint, se ne parlerebbe dopo il 2030. Lei senz'altro non sarà più nelle stanze dei bottoni di piazza della Repubblica, ma cosa accadrà di qui a dieci anni è comunque materia oscura. L'interessamento del Comune, che ha avuto un recente confronto sul punto con i tecnici di Rete ferroviaria italiana e la Regione, sorge dopo l'allarme lanciato giorni fa dal democratico Fabio Delbello, dal suo segretario provinciale Diego Moretti e pure dal consigliere regionale della Slovenska Skupnost Igor Gabrovec su queste colonne. Tra l'altro Delbello, oltre alla Lega, tirava per le orecchie pure i suoi a livello nazionale, citando «l'ennesimo assalto del partito trasversale del cemento e dell'acciaio» e preannunciando la mobilitazione della società civile per scongiurare la realizzazione di una tratta di 23 chilometri dallo Zochet, fino alle grotte di Slivia. Riferendosi al collegamento fra il bivio di San Polo e la stazione di Aurisina, Cisint rileva che «al momento non c'è alcuna base su cui discutere o fare ragionamenti: se ne parlerà nel 2030 e Rfi non ha ipotizzato finora nemmeno uno studio di fattibilità, men che meno un progetto preliminare». «In questo contesto - sottolinea - gettare allarmi e minacciare sfracelli come hanno fatto Moretti e Del Bello è solo un segno di poca responsabilità». Stando a Cisint «lo stato dell'arte è il seguente: da qui al 2025 saranno fatti miglioramenti tecnologici sul tratto da Venezia a Ronchi e saranno predisposte le progettualità che riguardano tre opere che interessano il territorio: il nuovo ponte ferroviario sull'Isonzo e l'eliminazione di due passaggi a livello cruciali per la nostra viabilità fra Monfalcone e la cittadina dell'aeroporto, in area San Polo». Stando al sindaco il tutto avverrebbe con il «diretto coinvolgimento» degli enti, come «convenuto nell'incontro avuto assieme a Livio Vecchiet con i vertici tecnici di Rfi, presente pure l'assessore regionale Graziano Pizzimenti». La versione di Cisint è: «Da qui al 2030 non c'è altro, né risultano ulteriori finanziamenti disponibili, a eccezione di quelli per la progettualità della prima tranche di opere e i miglioramenti tecnologici fino al terminal aeroportuale». Ovvero: «Nulla che riguardi il tratto da Ronchi ad Aurisina, per il quale non ci sono neppure i fondi per le spese di progettazione». Eppure se ne discute. «L'ipotesi del tunnel da realizzare sotto il carso fra Monfalcone e Aurisina fa parte delle progettualità del passato di una vicenda che è iniziata nel 2003, diciassette anni fa - scandisce la prima cittadina -. Pensare che questa possa trovare ascolto acriticamente e senza discussione da parte della nostra amministrazione è fuori da ogni realtà, anche perché un investimento di tal genere, invasivo e costosissimo, avrebbe come risultato quello di ridurre la percorrenza dei treni in modo puramente simbolico di qualche minuto, senza coerenza e conformità, a mio avviso, di un rapporto costi-benefici». In questo caso un pensiero evidentemente sovrapponibile a quello del centrosinistra e dei grillini. Ma Cisint prosegue: «I tecnici di Rfi stanno raccogliendo idee nella prospettiva del 2030: naturalmente siamo pronti a confrontarci e a dire la nostra su ipotesi realmente in campo, ma sul nulla, a differenza di altri, non è serio farlo». Per l'amministrazione si è trattato a ogni modo di un incontro costruttivo, poiché ha consentito di apprendere informazioni sui programmi delle ferrovie e di «attivare una metodologia che in passato è mancata». «Ho ottenuto - conclude - che a breve ci possa essere un nuovo incontro nel merito concreto delle questioni che toccano gli aspetti del nostro territorio: i collegamenti portuali e i problemi dello sviluppo della rete e delle infrastrutture. È stato, infine, stabilito con l'impegno della Regione il protagonismo dei Comuni per tutte le scelte e gli interventi che incidono sulla comunità. Questi sono i fatti, rispetto ad un'opposizione invece priva di proposte».

Tiziana Carpinelli

 

 

Sos Carso in azione - Liberata la cavernetta della Strada romana - volontari impegnati sotto il monte spaccato

TRIESTE. Uno scaldabagno, un boiler, un neon, un bidone di ferro, quattro vecchi schermi da pc e oltre settanta sacchi neri di rifiuti vari. Anche in tempo di lockdown, Sos Carso non è riuscita a starsene con le mani in mano. Due volontari dell'associazione ambientalista hanno svolto un lavoro di pulizia lungo la Strada romana, all'altezza del cippo eretto nel 1939, a lato dell'ex strada camionale, sotto il Monte Spaccato. Prima che venisse posizionato il guardrail, l'area era spesso utilizzata come discarica da persone senza scrupolo. I vecchi lasciti ritrovati da Sos Carso lo testimoniano tristemente. Una pulizia non programmata, ma emersa durante una passeggiata. In un paio di uscite i volontari, con tanto di mascherina regolamentare e rispettando sempre le distanze previste dalla legge, hanno raccolto la spazzatura abbandonata impunemente da ignoti, ripulendo anche la cosiddetta cavernetta del valico romano. La strada romana in questione, come ricordava qualche anno fa lo storico e giornalista Bernardino de Hassek, nasce a Trieste, si inerpica lungo via Damiano Chiesa, incrociando la strada statale per Basovizza, poco dopo le cave Faccanoni. Per molti anni, dalla fine dell'Ottocento fino al secondo dopoguerra, l'arteria fu meta di frequenti escursioni dei triestini per raggiungere il Monte Spaccato, Padriciano e il Bosco Bazzoni. Nel 1939, su progetto dell'architetto Arduino Berlam, venne posto all'inizio della strada un grande cippo con un'iscrizione che ricordava il momento in cui la strada fu realizzata dai legionari romani, poi fatto saltare nel 1945 ma ancora oggi rintracciabile circa 200 metri sotto. Terminata questa pulizia i volontari di Sos Carso stanno già progettando i prossimi interventi. Il primo riguarderà la grotta sopra Longera, situata nel bosco Salzer a Padriciano, piena di ferraglia e rifiuti vari. Il secondo, più impegnativo, sarà la riqualificazione della vedetta Alice, un progetto ambizioso che farà seguito alla rimessa a nuovo della vedetta Slataper e della vedetta Italia.

Riccardo Tosques

 

 

MESSAGGERO VENETO - VENERDI', 15 maggio 2020

 

 

Gli esperti di Tlc e i timori per il 5G «Nessun danno per la salute»

UDINE La smentita arriva dall'Istituto superiore di sanità: l'introduzione del 5G non comporterà danni per la salute della popolazione. E un ombrello a eventuali effetti derivanti dall'esposizione ai campi elettromagnetici, comunque, c'è: linee guida internazionali sui limiti cautelativi «valutati e fissati sulla base di evidenze scientifiche». Tra le voci di chi, all'indomani della decisione della giunta guidata dal sindaco Pietro Fontanini di non autorizzare l'estensione del 5G su tutto il territorio comunale, cerca di arginare la fisiologica paura di pagare un prezzo troppo alto al progresso tecnologico, c'è anche quella di Asstel, che nel sistema di Confindustria rappresenta la filiera delle Tlc. «Tutte le frequenze utilizzate dal 5G, incluse le onde millimetriche, ricadono ampiamente all'interno di quelle considerate dalle linee guida», fa sapere. Anche perché a imporre rigorosi paletti sono prima di tutto le leggi. «Né - aggiunge - esistono ragioni scientifiche o logiche per prevedere effetti diversi da quelli legati alle precedenti tecnologie: gli effetti dei campi elettromagnetici sui biosistemi sono stati studiati da Icnirp per bande di frequenza fino a 300 Ghz, comprese quelle utilizzate o che lo saranno dalle tecnologie delle telecomunicazioni radio-mobili di tutte le generazioni dal 2G al 5G». Fin qui i dati tecnici. Poi ci sono le reazioni del mondo politico, che nel caso del vicesegretario del Pd regionale e già presidente della commissione d'inchiesta sulla digitalizzazione nella pubblica amministrazione, Paolo Coppola, arrivano da chi della materia è per definizione competente. «Fontanini smentisce la Commissione consiliare speciale sull'inquinamento elettromagnetico istituita dal suo assessore, Giovanni Barillari, dimostra di non fidarsi dell'Arpa Fvg, manca di rispetto agli esperti e soprattutto danneggia inutilmente il futuro di Udine», commenta. Tanto più dopo che l'assessore regionale all'Ambiente, Fabio Scoccimarro, ha ricordato essere attiva da tempo l'Agenzia regionale per la difesa dell'ambiente «per disporre di un monitoraggio concreto sull'eventuale diffusione a titolo sperimentale dei ripetitori». Per Coppola, allora, «sarebbe incredibile se il sindaco di Udine dubitasse dei monitoraggi di un ente terzo come l'Arpa. Non bisogna sfruttare le paure per scopi elettorali - la sua conclusione -, ma avere la pazienza di ascoltare gli esperti».

Luana de Francisco

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 14 maggio 2020

 

 

Impianti e più occupati ad A2A - Intesa sul gas con Cgil, Cisl e Uil
Il progetto prevede oltre alla creazione del nuovo polo energetico, la costruzione di un sistema fotovoltaico e di accumulo per mantenere il numero di addetti
Mantenimento della connotazione industriale del sito della centrale elettrica A2A di Monfalcone, salvaguardia dei livelli occupazionali, produzione di energia con il massimo rispetto dell'ambiente. Accordo pieno tra sindacati e A2A per il rilancio e la trasformazione della centrale elettrica monfalconese. Un passo importante in un momento di gravità assoluta per l'economia locale e italiana che sta tentando di uscire dal tunnel di chiusure per la pandemia da corona virus e per riavviare le attività commerciali e industriali per limitare i danni economici e occupazionali. Nei giorni scorsi c'è stato un incontro tra le segreterie provinciali di Cgil Cisl Uil e le organizzazioni di categoria Filtcem Cgil, Flaei Cisl, Uiltec Uil, le RSU di stabilimento e A2A Energie Future. Tema dell'incontro la prevista riconversione del sito A2A di Monfalcone e l'ampia analisi fatta sul tavolo di confronto tra azienda e sindacati, confermano gli stessi rappresentanti dei lavoratori, ha fornito una «preoccupante panoramica sulla fase attuale di crisi del mercato delle fonti di energia a carbone».La società, confermano Cgil, Cisl e Uil, si è detta «disponibile ad una riconversione del sito a gas, operazione questa che porterebbe alla salvaguardia del sito di Monfalcone ed, attraverso mirati ed ulteriori investimenti in altre tipologie industriali ed ambientali, alla salvaguardia dei posti di lavoro».E proprio in questa prospettiva, sottolineano Cgil, Cisl e Uil, è stata raggiunta una importante intesa tra le organizzazioni sindacali e la società A2A che prevede il mantenimento della connotazione industriale del sito, la salvaguardia occupazionale ed il rispetto dell'ambiente. Il progetto si articolerà in diversi punti. Innanzitutto la creazione di un polo energetico a gas (il nuovo impianto porterà benefici sensibili alla qualità dell'aria) per 850 MWe, investimento pari a 350 milioni euro e 50 addetti. Ma ci sarà anche un impianto fotovoltaico 2 milioni euro. Previsti poi «compensatori sincroni» con un investimento di 25 milioni euro e 10 addetti. Infine è previsto un sistema di accumulo energetico da 8 milioni di euro che darà lavoro a 5 addetti. «A2A ha anche dato disponibilità ad effettuare ulteriori investimenti in economie circolari e retroportualità per il raggiungimento di ulteriori posti di lavoro - spiegano Cgil, Cisl e Uil - fino oltre un centinaio in relazione, vincolati dalla possibilità di effettuare gli investimenti stessi in accordo con il territorio » . E ci sarà la demolizione del sito attuale comprensiva di gruppi ed abbattimento della ciminiera (per un costo di circa 16,5 milioni di euro).I sindacati giudicano «positivamente gli impegni sottoscritti con A2A», ed allo stesso tempo ritengono «improcrastinabile un analogo impegno delle istituzioni, affinchè questo importante progetto di sviluppo veda finalmente il via. Ulteriori ritardi rischierebbero di vedere svanire l'investimento, magari a favore di altri siti, compromettendo definitivamente il sito di Monfalcone, non salvaguardandone i livelli occupazionali e non fornendo al territorio l'opportunità di vedere smantellati la centrale e la relativa ciminiera».

Giulio Garau

 

 

Discarica a due passi dalla casa dei dinosauri - Reti e boe abbandonate
Cumuli di rifiuti nautici nei pressi del sito paleontologico - È il secondo caso dopo quello emerso alla baia di Sistiana
DUINO. Una vera e propria discarica di vecchio materiale nautico a pochi metri dal sito paleontologico del Villaggio del Pescatore. È quanto si staglia all'occhio nudo di chiunque si rechi nei paraggi della "casa" dei dinosauri Antonio e Bruno. Decine di boe alte più di un metro, altrettanti bidoni cilindrici in vetroresina, metri su metri di cime, reti da pesca, qualche copertone, pezzi di plastica sparsi: tutto abbandonato a pochi metri da riva. Quello che potrebbe essere un piccolo angolo di paradiso, dove lo sguardo spazia dalle foci dell'Isonzo al castello di Duino, passando per le cime dell'Istria interna in lontananza, è lasciato all'incuria, con la presenza di rifiuti di ogni foggia. La denuncia arriva da alcuni abitanti della zona, infastiditi per la situazione in cui è lasciato un territorio che vorrebbe innalzare l'offerta turistica della provincia, in considerazione del sito paleontologico lì presente e dell'offerta dei noti ristoranti di pesce del paesino istriano. «È un peccato che questo territorio non venga valorizzato», spiega Anna Maria, un'abitante del posto: «Hanno colonizzato questa ex cava con sporcizie di ogni tipo, tanto che alcuni materiali sono diventati un tutt'uno con la vegetazione. Pensare che basterebbe poco per mettere a posto l'area e trasformarla in una spiaggia con vista Castello». Sogni di nuovi lidi a parte, ancora più utopici in un periodo come questo, quando anche le spiagge già esistenti faranno fatica a svolgere la loro funzione, l'area in questione dimostra tutta la sua desolazione. «Spiace non si parli mai del tema ambientale delle nostre coste - commenta laconicamente un pescatore della zona - mentre qui siamo di fronte a un vero e proprio danno ambientale, seppur piccolo, del quale nessuno dice nulla e, soprattutto, non fa nulla per porvi rimedio». Trattandosi di rifiuti in vetroresina e in alcuni casi anche metallici, infatti, gli stessi non sono biodegradabili e pertanto il danno per l'ambiente, se non si interviene, rischia di diventare notevole. Un problema, quello dei rifiuti nautici nelle zone costiere del comune di Duino Aurisina, già portato alla luce nei mesi scorsi da altri operatori del mare che avevano lanciato un analogo allarme nella frequentatissima baia di Sistiana. Una situazione di degrado che fa il paio con quantosi può trovare al Villaggio del Pescatore. E che si protrae da anni, e alla quale, almeno all'apparenza, nessuno sembra interessarsi.

Lorenzo Degrassi

 

«Lo stagno avvelenato ha infranto i sogni dei bambini di Banne» - la lettera dei genitori sull'area off-limits
TRIESTE L'area rimane ancora recintata e off-limits poiché l'esito delle analisi delle acque dello Stari kal, lo stagno di Banne, non è ancora pervenuto. Lo specchio acqueo di via di Basovizza è in attesa di sapere cosa ha provocato la moria di tritoni, girini, lumache, api ed altri insetti che domenica scorsa hanno indotto la Stazione Forestale di Trieste a isolare la zona. Oli esausti oppure altri agenti chimici. La causa dell'avvelenamento dello stagno non è stata ancora chiarita, ma dalle testimonianze raccolte successivamente alla divulgazione della notizia, è cresciuta la tesi del gesto improvvido, criminale, da parte di qualche sconsiderato che ha deciso di svuotare uno o più bidoni utilizzati per il compostaggio, contenente olio esausto o altra sostanza liquida che ha provocato la morte di centinaia, forse migliaia, di animali. In attesa della risposta definitiva che verrà fornita dall'Arpa forse già domani, lo sdegno provocato dallo stupro ambientale di uno dei luoghi più amati del Carso triestino si è propagato velocemente. Tra le tante attestazioni di affetto nei confronti dell'amena località carsolina, il Comitato genitori scuole di Banne ha pubblicato una lettera particolarmente toccante. «Chiamare lo "Stari kal" uno stagno è riduttivo: da almeno tre generazioni questa piccola zona è stata l'aula verde del plesso scolastico di Banne. È stato per decenni il luogo dove i bimbi potevano osservare le trasformazioni della nostra Amica Natura, dove non serviva youtube per vedere come il girino si trasforma in rana, dove si facevano i primi passi verso il rispetto dell'ambiente e dove l'acqua diventava reale fonte di vita. Ci sono stati anni, ormai lontanissimi, in cui i bimbi nuotavano in questo stagno. Ricevere la notizia della morte di questo piccolo mondo - prosegue il Comitato - non può che provocare una enorme tristezza perché per i bambini della scuola di Banne lo stagno era un luogo di vita e di gioia, parole che negli ultimi mesi sono state quasi cancellate dal nostro vocabolario. Il pensiero dei bambini, insegnanti e genitori di Banne va alla persona che, al tempo del Covid-19, è uscita di casa per distruggere un ambiente, le sue creature ed i sogni di tanti bambini».

Riccardo Tosques

 

 

All'Isola della Cona un nuovo inquilino, è il gatto selvatico solitario e notturno
Avvistato dal naturalista e operatore scientifico De Luca - Una femmina era stata investita sulla strada del Brancolo
STARANZANO. Una stagione primaverile da incorniciare e ricca di sorprese nella riserva naturale regionale della Foce Isonzo a Staranzano. Dopo il festoso evento della nascita a fine aprile di tre puledrini Camargue, qualche giorno fa, durante una sessione di fototrappolaggio finalizzata a ricercare la "puzzola", per gli operatori un'altra bella scoperta: ha fatto la sua comparsa all'Isola della Cona quello che gli esperti faunistici chiamano gatto selvatico, mentre il termine scientifico è Felis silvestris. La notizia dell'avvistamento è stata diffusa con grande soddisfazione da Matteo De Luca, naturalista e operatore scientifico della Sbic, la Stazione Biologica della Cona. «Innanzitutto - afferma De Luca - il gatto selvatico è il primo che vediamo in un contesto costiero. Per noi inoltre si tratta di un osservazione notevole, la seconda per la nostra riserva in tempi recenti. La prima volta era un esemplare femmina trovato purtroppo investito lungo la strada del canale Brancolo e che tempo fa ho recuperato personalmente. I dati precedenti della sua presenza in quest'area sono riferiti addirittura alla fine del 1800. Il gatto selvatico - aggiunge De Luca - è una specie di straordinaria bellezza, molto elusivo e di abitudini prevalentemente notturne. In regione è diffuso in tutta la pedemontana e nei colli orientali e Carso. Recentemente abbiamo assistito a una discesa nelle zone di pianura in particolare lungo gli assi fluviali». Per tutti gli appassionati che lo desiderano, è anche possibile vedere il filmato registrato dalla Sbic dell'avvistamento del "gatto selvatico", sul profilo facebook digitando: https://www.facebook.com/RiservaNaturaleFoceIsonzo/videos/211041583524443/. Anche se al profano potrebbe sembrare un'osservazione che rientra nella normalità per la grande passione di tanti per il gatto "domestico", per i naturalisti e gli appassionati della fauna selvatica, l'osservazione e la presenza dell'animale rappresenta invece un importante passo in avanti nella biodiversità degli elementi che si trovano nella Riserva naturale. Si tratta, infatti, di un esempio di come alcune specie anche rare stanno colonizzando o ricolonizzando nuovi territori fino a questo momento inesplorati. A tale proposito, lo stesso De Luca, ricorda che nell'ambito di queste osservazioni nell'area della Riserva naturale, merita segnalare pure la lontra la cui presenza è stata accertata lungo l'Isonzo fino alla confluenza con il Vipacco e che verosimilmente in un futuro molto prossimo arriverà sino all'Isola della Cona. L'unico rammarico che rimane è proprio per i birdwatcher che dovranno ancora attendere per godere di questo meraviglioso spettacolo naturale all'aperto a causa dell'emergenza sanitaria, e ammirare la quantità di uccelli che sono arrivati, compreso il "gruccione" giunto dall'Africa a nidificare.

Ciro Vitiello /

 

Arnie date alle fiamme - Gli apicoltori pronti a ripartire da lunedì
Il sito verrà ripopolato grazie alla solidarietà dei colleghi - La Società Landa carsica: «Mai ricevute intimidazioni»
San Lorenzo. «Ripartiremo già dalla prossima settimana grazie all'aiuto di colleghi apicoltori di altre zone d'Italia e anche esteri, ma resta il danno sociale e morale ancor più che economico». Masticano amaro Pietro Lombardo e i suoi soci, ma guardano avanti dopo aver sporto denuncia, martedì pomeriggio, per il fuoco appiccato a una ventina di arnie nelle campagne di San Lorenzo. Quell'atto, ancora tutto da chiarire è costato la vita ad almeno un milione e mezzo di api. Un disastro naturale che, secondo Lombardo, non è da rubricare come una bravata. «Assolutamente no - commenta - qui c'è stata evidentemente la mano di qualcuno che sapeva bene cosa stesse facendo: il fuoco è stato appiccato all'ingresso di ogni arnia, e solo l'ultima, la ventunesima, è stata risparmiata evidentemente perché il combustibile era finito. Quindi non si tratta di un gruppo di sbandati: questo atto è stato realizzato da qualcuno che era venuto per fare apposta del male, con l'obiettivo preciso di sterminare tutte le api». Minacce o episodi in passato che possano dare qualche indicazione su chi possa essere stato? «Nulla, non eravamo mai stati presi di mira in alcun modo - aggiunge Lombardo - alle forze dell'ordine abbiamo chiesto che si indaghi sulle celle telefoniche della zona: in piena campagna, in orario notturno, quanti telefonini saranno stati agganciati a quell'area? Già così si potrebbe fare una scrematura di chi si trovava in quella zona: purtroppo non c'erano fototrappole o telecamere, essendo la zona piuttosto isolata, ma magari attraverso le indicazioni delle celle telefoniche qualcosa in più si riuscirà a sapere. Le nostre api si trovavano lì temporaneamente, perché l'area è piena di acacie: le avremmo poi riportate in un secondo momento sul Carso». Previste delle iniziative: «Abbiamo già parlato col Comune di San Lorenzo - dice - vorremmo realizzare qualcosa assieme al sindaco in modo che si evidenzi il valore naturale e sociale di questi insetti che svolgono un ruolo fondamentale per l'ecosistema. Nei prossimi giorni, inoltre, ci riuniremo come Consorzio Apicoltori e faremo il punto della situazione per capire come ripartire dopo questo dramma. Grazie alla solidarietà di molti colleghi a breve, già dalla prossima settimana, ripopoleremo il sito», conclude Lombardo. Intanto prende posizione anche il sindaco di San Lorenzo Ezio Clocchiatti: «Assieme alla giunta decideremo quali iniziative prendere a supporto degli apicoltori. Mi auguro che gli autori di tutto ciò vengano individuati e pesantemente puniti. Invito tutti coloro che nel bosco vanno a passeggiare, in bicicletta o a cavallo, a segnalare eventuali presenze di autoveicoli sospetti. L'unione fa la forza, aiutiamoci a vicenda in difesa del nostro ambiente».

Matteo Femia

 

 

In bici in viale fino al 20 giugno - Grado diventa un'isola ciclabile
L'obiettivo è favorire questo tipo di mobilità a favore di residenti e dei turisti nel progetto di vivibilità urbana. Divieto solo in centro storico e sulla diga
GRADO. Prorogata fino a fine giugno la possibilità di circolare in alcune zone pedonali che durante la bella stagione sono assolutamente vietate. L'isola detiene indubbiamente un bel numero di piste e corsie ciclabili, alcune delle quali in via di realizzazione e altre che devono ancora decollare ma che sono già state approvate. Ciò perché è stato rilevato che non solo i gradesi ma anche buona parte dei turisti ama spostarsi in bicicletta. Addirittura ci sono quelli che arrivano direttamente dall'Austria (quest'estate sarà impossibile, i confini sono chiusi a tempo indeterminato) in bicicletta attraverso la ciclovia Alpe Adria che collega Salisburgo e arriva a Grado dopo aver attraversato gli ultimi suggestivi 5 chilometri che da Belvedere collegano l'isola transitando attraverso la laguna. Che il flusso delle biciclette sia davvero significativo durante la bella stagione è fuor di dubbio ma anche durante i mesi più freddi i gradesi si spostano comunque in parte con la due ruote a pedali. Ecco così che sperimentalmente alcuni mesi fa è stato deciso di far circolare durante l'inverno le bici anche in alcune aree normalmente vietate. Ed ecco così che oggi, considerata anche la problematica Covid-19 che ha frenato e sta continuando a rallentare notevolmente il flusso di gente, che con un'ordinanza del comandante della Polizia Locale con l'indicazione dell'amministrazione comunale, è stata decisa la deroga con la possibilità di circolazione che è valida sino alla fine del prossimo mese di giugno. L'obiettivo dell'Amministrazione comunale, come è precisato nell'ordinanza, è, infatti quella di «migliorare la percezione della vivibilità urbana e che per realizzare tale progetto si intende anche sviluppare la pedonalità, a favore degli utenti deboli della strada, recuperando così il ruolo di aggregazione sociale delle aree pedonali». Tuttavia considerasti gli effetti della pandemia Covid 19 è stata decisa la proroga dell'efficacia dell'ordinanza dello scorso 20 febbraio 2020 sino al giorno 30 giugno prossimo. Rimangono a ogni modo escluse sempre alcune aree dove si può transitare unicamente a piedi. Il riferimento è evidentemente per tutto il centro storico delimitato dal cosiddetto anello (piazza Duca d'Aosta, via Gradenigo, piazza Biagio Marin, via Marina, via Orseolo, piazzetta San Marco) dove è possibile circolare liberamente e divieto assoluto di circolazione in bicicletta anche lungo la passeggiata a mare che va dal confine con la spiaggia gestita dalla Git e fino alla spiaggia della Costa Azzurra. Ciò significa che fino al 20 giugno prossimo è ancora possibile transitare anche lungo i viali pedonali.

Antonio Boemo

 

Il tratto fino alle Cove frenato dal marciapiedi I rischi di Città Giardino - i nodi ancora aperti per le due ruote
GRADO. Ci sono ancora alcune problematiche che riguardano piste esistenti e che andrebbero risolti prima possibile per la sicurezza di tutti. Primo riferimento per il tratto di ciclabile che va dal ponte Bullesi (ex ponte bianco) sino all'incrocio di valle Le Cove. Lungo questo tratto ci sono alcuni ingressi indicati anche con le strisce a terra ma c'è il marciapiedi della ciclabile che non consente un diretto ingresso alla stessa. Fatto sta che lungo la trafficata, e quindi pericolosa, una tangenziale, i ciclisti sono obbligati a scendere di sella e a salire a piedi con la bici a mano sulla ciclabile. C'è poi l'ingresso alla ciclabile che arriva in via Vespucci e passa poi davanti al palacongressi per arrivare fino al Parco delle Rose. Ebbene arrivando dal centrale e importante viale Italia di Città Giardino, per immettersi nella ciclabile l'incrocio è decisamente alquanto pericoloso. C'è, però, la possibilità di un ingresso diverso e più sicuro pochi metri prima di arrivare all'incrocio che dovrebbe diventare tale. Altro problema quello della ciclabile che corre lungo viale del Sole che essendo in ombra rispetto al lato opposto, è quasi sempre frequentata anche da pedoni. E i vicendevoli rimbrotti e anche insulti fra ciclisti e pedoni certamente non mancano. E a proposito di questo c'è da dire che ancora più caotica è la promiscuità nel tratto di viale Dante che poi va a raccordarsi con viale Regina Elena. Naturalmente ci sarebbero poi da "limare" le gibbosità e sistemare meglio alcuni tratti della ciclabile provinciale per Monfalcone. Senza contare, poi, che il tratto che corre lungo l'argine di Fossalon va messo in sicurezza. --

AN. BO.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 13 maggio 2020

 

 

Il nuovo servizio bike sharing "sconfinerà" a Nova Gorica
Il noleggio delle biciclette pubbliche riparte venerdì con il sistema tradizionale -È allo studio una applicazione per smartphone dal respiro transfrontaliero
A partire da metà maggio riparte il servizio comunale di bike sharing "Gorizia in bici". Si va verso una nuova versione del progetto iniziale, dopo diverse manutenzioni e integrazioni di biciclette e lo stop causato dall'emergenza sanitaria. I lavori per ripristinare le postazioni e i mezzi sono stati completati nel corso del 2019. Il tutto in vista di una gestione 2020 sempre più automatizzata e connessa, con la ventilata possibilità di una esternalizzazione del servizio e della manutenzione delle biciclette e delle relative stazioni. I mezzi si potranno noleggiare da venerdì. Ma per il momento lo si potrà fare ancora come avveniva in precedenza, ossia con una procedura cartacea considerata non troppo pratica dall'utenza - soprattutto da quella turistica -. Bisognerà cioé recarsi ancora in un ufficio apposito, aperto solo in determinati giorni e fasce orarie. Ma come spiega una recente delibera della Giunta comunale, e come meglio specifica l'assessore a Strade e mezzi comunali Francesco Del Sordi, presto si dovrebbe poter ricorrere a una app per smartphone dal profilo transfrontaliero.La parte ambiziosa del progetto vede coinvolta anche Nova Gorica, con la quale si ipotizza un servizio congiunto per le due città. Tutto però è ancora da vedere e perfezionare. «Dopo il fermo a causa del lockdown e i lavori si riparte a giorni. Stiamo cercando di farlo con moltissima fatica, in mezzo a mille problemi più urgenti. L'utilizzo della nuova applicazione è diventato un obiettivo strategico del progetto, ma deve essere definito con precisione. In particolare dovremo valutare l'eventuale coordinamento con Nova Gorica», osserva Del Sordi. L'incertezza in merito alla app espressa dall'assessore è dovuta al fatto che «dall'altra parte del confine il bike sharing è stato organizzato in base a un bando molto moderno che segue criteri del 2020». «Il nostro risale al 2007 e dovremo capire meglio come integrarci», conclude l'esponente della giunta Ziberna. Confermati invece i prezzi (gli stessi dal 2012), oltre alle vecchie modalità di iscrizione. Per quanto riguarda le tariffe, prevedono una quota minima di abbonamento annuale ed una tariffa oraria, in modo da scoraggiare l'indebito trattenimento delle biciclette a sfavore del principio su cui si fonda il bike sharing: la condivisione. Il noleggio prevede il pagamento, all'atto dell'iscrizione, di una quota annuale di 10 euro (gratuita per i residenti nel territorio comunale). Bisogna poi sommare 5 euro per la cauzione della tessera/card e la stessa cifra per il lucchetto, oltre a 5 euro di ricarica minima per l'utilizzo del servizio. Il costo orario è così articolato: da 0 a 15 minuti gratuito; da 16 a 30 minuti 20 centesimi; da 31 a 60 minuti 30 centesimi; da 61 a 90 minuti 1 euro; da 91 a 120 minuti 2 euro; oltre alle 2 ore e per un massimo di 3 ore 4 euro; per ogni frazione in più, oltre alle 3 ore 5 euro. Per i turisti le condizioni sono migliori. Con soli 5 euro si può utilizzare una bicicletta del Comune per tutta la giornata. Nella delibera si esplicita infine che, in un'ottica di razionalizzazione ed efficientamento del servizio, non si esclude l'esternalizzazione, preferibilmente con il coinvolgimento di enti di promozione turistica, associazioni di categoria ed operatori nel settore del turismo.

Emanuela Masseria

 

Le novità - Più postazioni e possibilità di ricarica elettrica
Le postazioni per il bike sharing attualmente sono 8, di cui 4 con la possibilità di ricaricare le bici elettriche, identificate con la lettera E. Le vecchie postazioni figuravano inizialmente in piazza Municipio, nei pressi della stazione ferroviaria, in piazza Vittoria e in via Diaz. Ora il quadro include le nuove strutture che si trovano al Parco della Rimembranza, nel parcheggio in via Manzoni, in via Boccaccio (zona mercato) e in via Alviano, nei pressi dell'Università. In tutto sono a disposizione 8 biciclette a pedalata assistita e 21 normali. Il tutto per favorire una mobilità sostenibile a misura di cittadino e di turista.

E. M.

 

 

Bandiere blu, Grado punta al record del 32.o vessillo
Domani in via telematica il conferimento dei riconoscimenti che premiano non solo la qualità della località ma anche la promozione

GRADO Il record potrebbe raggiungere quota 32. Stiamo parlando della Bandiera Blu che Grado ha già ottenuto per 31 volte (le ultime trenta consecutive). A differenza del solito causa le note problematiche legate all'epidemia di Covid-19, quest'anno la conferenza di presentazione dei nuovi risultati non sarà fatta in pompa magna a Roma con la presenza dei rappresentanti dei vari Comuni, ma sarà tenuta per via telematica.L'appuntamento per conoscere quelle che sono le località (e anche gli approdi) che potranno issare il prestigioso vessillo blu, è per la mattinata di domani. Ma se per Grado si tratterebbe di ricevere la trentaduesima Bandiera Blu (record assoluto in Italia assieme a Moneglia, una località della Liguria, per la cugina Lignano sarebbe la trentunesima. Il significato di questo riconoscimento assegnato dalla Fee ovvero dalla Foundation for Enviromental Education in Italia presieduta da Claudio Mazza, è quello della conferma del rispetto non solamente della massima vigilanza e cura ambientale e soprattutto della purezza delle acque (fanno testo i dati elaborati dal Ministero della Salute), ma anche della vivibilità di una città. Intesa anche come pulizia, funzionalità e capacità dell'impianto di depurazione. Altro aspetto significativo che viene valutato è la promozione di tutti questi valori ai giovani.In queste giornate che precedono l'annuncio ufficiale ci sono tante località italiane che danno per certa l'avvenuta assegnazione a loro favore. Ma non è detto. Sino all'ultimo è impossibile sapere l'esito e di sorprese negli ultimi anni ce ne sono state, anche con la mancata inclusione di importanti località balneari.

AN.BO.

 

 

Merende "bestiali" e cacce al tesoro per scoprire piante e animali
Il Wwf di Miramare lancia da domani un ciclo di incontri virtuali gratuiti sino a fine mese
Incontri virtuali per scoprire le specie animali e vegetali marino-costiere e imparare a riconoscerle partendo dagli uccelli marini, corsi sull'avifauna, ma anche workshop per i docenti. E per i bambini, dei tutorial (su Youtube) per imparare a disegnare gli organismi marini, merende "bestiali" e pure una caccia al tesoro. Maggio è il mese della biodiversità - il 22 si celebra la Giornata mondiale - e lo staff Wwf dell'Area Marina Protetta di Miramare la festeggia proponendo un ricco calendario di iniziative di divulgazione scientifica da fruire con un clic. Un mese intero di incontri "a distanza" sulla piattaforma Zoom - a partecipazione libera e gratuita grazie al sostegno della Regione servizio Biodiversità - per imparare a conoscere e riconoscere le specie animali e vegetali che compongono il mosaico di biodiversità del golfo e della costiera triestina, Riserva riconosciuta dall'Unesco; dai pesci pelagici agli uccelli costieri, dai crostacei alla fauna terrestre del promontorio, dai vegetali marini alle specie floreali del ciglione carsico. Si parte con "Tra cielo, mare e terra", corso di avvicinamento all'avifauna marina e costiera con dei webinar a cura degli ornitologi dell'Amp Miramare il 14, 18 e 21 maggio alle 18 in diretta su Zoom (dettagli per l'accesso su wwwriservamarinamiramare.it). Dal 18 al 24 maggio, alle 18, i biologi e naturalisti dell'Amp (con un cameo di Nicola Bressi, conservatore del Museo civico di Storia naturale) accompagneranno il pubblico in un "viaggio virtuale" alla scoperta di habitat e specie faunistiche e botaniche del golfo e della fascia costiera. Il 24 si celebrerà la Festa delle Oasi Wwf e il 28 alle 17 si svolgeranno un workshop ("I regali della Natura" sui servizi ecosistemici) e un progetto educativo per gli insegnanti, ai quali verrà presentato un kit di materiali gratuiti da proporre nel prossimo anno scolastico. «Dopo mesi di reclusione - spiega Maurizio Spoto, direttore dell'Amp - abbiamo un grandissimo desiderio di ritornare in natura, per le sensazioni di benessere e serenità che essa ci dà: è uno dei benefici (servizi ecosistemici, li chiamano gli esperti) che ci fornisce la biodiversità, quella straordinaria ricchezza e varietà di ecosistemi, animali, piante e microorganismi che costituiscono il nostro pianeta. Gli eventi che abbiamo ideato hanno proprio questo obiettivo: ricordarci quanto sia meravigliosa, ma soprattutto fondamentale per le nostra stessa sopravvivenza». Ulteriori informazioni allo 040/224147 e scrivendo a: info@riservamarinamiramare.it.

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 12 maggio 2020

 

 

Grignano, verdesca tra le barche ferme in porticciolo - l'avvistamento: squalo di un metro e mezzo
«Dopo molti avvistamenti di origine ignota e alcune fake accertate, diventate virali come presunte osservazioni eccezionali durante il lockdown, è di questa mattina il reale avvistamento da parte dei nostri ricercatori di una bellissima elegante verdesca nel porticciolo di Grignano». Così l'Area marina protetta di Miramare ha annunciato ieri la presenza dell'animale su Fb, testimoniata anche in un video, girato da Marco Segarich, che ha rapidamente fatto il giro del web. L'esemplare, come viene precisato sempre sui social, di circa un metro e mezzo di lunghezza, si è aggirato a lungo tra le barche ormeggiate, prima di sparire alla vista degli osservatori, che hanno comunque avuto il tempo e la possibilità di realizzare le immagini poi condivise. «Lo squalo azzurro è un abituale frequentatore del nostro golfo, essendo l'Alto Adriatico la sua zona di riproduzione, dove purtroppo è anche intensamente pescato. Non sono osservazioni fuori dal comune - commenta il direttore della Riserva Maurizio Spoto - ma avvengono in condizioni certamente particolari in cui, ad esempio, l'assenza di rumore sotto costa rende gli animali più confidenti e più propensi ad entrare nei porti e lungo i moli per cacciare facilmente le prede. Il temporaneo fermo delle barche nelle baie, lungo i fiumi e nelle lagune ha creato poi delle condizioni di trasparenza innaturali, svelando la biodiversità che da sempre popola i nostri mari».E in attesa di riprendere la piena attività, l'Area marina continua con le iniziative di divulgazione proprio sui social. Ieri pomeriggio spazio a "Di cielo, di terra e di mare", una conferenza online con partecipazione libera e gratuita sugli uccelli marini, insieme a Davide Scridel, nel primo dei quattro incontri con l'avifauna marino-costiera del golfo.

Micol Brusaferro

 

Arnie devastate dalle fiamme - Il rogo uccide due milioni di api
Certa l'origine dolosa dell'incendio al sito della Società agricola Landa carsica - L'allarme lanciato da un passante che ha notato il fumo. Indagano i carabinieri
San Lorenzo. Trenta arnie nel mirino dei piromani. È stata una strage di api quella registrata la scorsa notte tra San Lorenzo Isontino e Capriva del Friuli nell'apiario della società agricola Landa carsica di Doberdò del Lago. Secondo le stime si calcola che nel rogo che ha ridotto in cenere 19 alveari, danneggiandone altri due, siano morte tra il milione e mezzo e i due milioni di api. Il numero fa impressione e dà l'idea di quanto il danno ecologico sia enorme e incalcolabile. A livello economico, invece, la stima è più contenuta (ma non per questo meno importante): si parla di circa 600 euro per arnia, più la postazione e il mancato guadagno legato alla produzione del miele. L'allarme è scattato ieri mattina quando una persona che si trovava a passeggiare nella zona ha notato il fumo tra le arnie e ha allertato i vigili del fuoco che sono accorsi per salvare il salvabile. La gran parte dell'apiario, però, era già andata in cenere. Sull'origine dolosa non sembrano esserci dubbi. Chi ha agito ha messo del pagliericcio all'ingresso delle singole arnie per poi dare fuoco all'erba secca e fuggire. Il piano ha però funzionato solo in parte. «Basta una scintilla per innescare la cera», osserva sconsolato Pietro Lombardo, vicepresidente del Consorzio apicoltori di Gorizia e amministratore del sito distrutto. «Hanno dato fuoco arnia per arnia bruciando tutte le api: nessuna è sopravvissuta - aggiunge -. Per fortuna alcune arnie si sono salvate: deve esser finito il combustibile». La consolazione però è minima. Il prezzo è altissimo. È lo stesso Lombardo a fare la conta delle vittime di questa assurda strage di insetti; una conta che può essere solo approssimativa, ma che - per quanto indicativa - conta numeri spaventosi. «Ci sono circa 80 mila api per arnia, qui sono state distrutte 21 famiglie. Il conto è presto fatto: parliamo di oltre un milione e mezzo di esemplari, forse quasi due. È una cosa incredibile. Non è rimasto niente. A parte gli elementi in lamiera è tutto carbonizzato. Le temperature sono state talmente alte che sono scoppiati anche gli elementi in cemento». In certi punti i sostegni armati si sono letteralmente sgretolati lasciando a vista l'anima in ferro. Per il momento non è possibile fare ipotesi sull'autore (o gli autori) del gesto e sui motivi di tale azione, ma sull'episodio stanno indagando i carabinieri della Compagnia di Gorizia.La società agricola Landa carsica riunisce una quindicina di apicoltori dell'Isontino con arnie dislocate in varie zone del nostro territorio, ma la comunità è molto più ampia. A livello provinciale il Consorzio apicoltori goriziano raccoglie circa 170 soci e conta intorno ai 5 mila alveari.

Stefano Bizzi

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 11 maggio 2020

 

 

Via Trento, imminente l'ampliamento dell'area "mezzi free" nel borgo teresiano
«Imminente». Giulio Bernetti, direttore dell'Urbanistica tergestina, risponde senza indugio: la zona pedonale di via Trento, che coinvolge gli isolati compresi tra via Machiavelli e via Valdirivo, non si farà attendere. Anche perché indirizzo della giunta Dipiazza è quello di creare quante più opportunità all'aperto per i locali bisognosi di incassare dopo oltre due mesi di astinenza. Con il prolungamento del pedonale, si amplierà la T formata dalla stessa via Trento e dal lungocanale Rossini, sia dalla parte di palazzo Gopcevich che da quella gremita di caffè. A dimostrare che si fa sul serio, l'ingegnere ha emanato un'ordinanza che detta le regole per la via Trento del futuro. Tanto per cominciare, saranno posizionati dissuasori di sosta per delimitare la zona interessata e per evidenziare i varchi ingresso/uscita: si entrerà da via Torrebianca e si uscirà da via Valdirivo. Entreranno solo emergenze, velocipedi, veicoli operativi (Comune, Acegas, Telecom), proprietari/utilizzatori di box-garage-rimesse, utilizzatori dell'autorimessa delle Generali, specifici permessi rilasciati dal Municipio. Chi ha il parking nel tratto pedonalizzato, deve munirsi di un contrassegno dalla biennale validità, anch'esso a cura degli uffici comunali. L'ordinanza precisa che in via Machiavelli sarà realizzato un attraversamento zebrato e saranno ricavati tre posti-auto dedicati a persone con limitate capacità motorie. E in via Torrebianca avanti con un nuovo attraversamento zebrato e uno spazio riservato alla "Pro Senectute".Interessante la premessa del documento, che riepiloga la vicenda amministrativa alle spalle della pedonalizzazione: c'è il programma di riqualificazione "borgo Teresiano" (Dipiazza 2°), c'è l'adozione del Pisus (Cosolini) con la ciclabile. Un'attenzione non casuale, legata alla funzione di collegamento che via Trento svolge tra il Canale e piazza Libertà finalmente riportata alla dignità. E che ha motivato i due provvedimenti del giugno e del novembre 2019, con i quali un'altra porzione, dopo quella dove si eleva l'assessorato regionale alle Attività Produttive, è riservata al pedone.

magr

 

 

«Stagno di Banne ucciso» - Olio o detersivi nell'acqua: morti api, girini e tritoni - le analisi dell'ARPA chiariranno la causa

TRIESTE. Lo "Stari Kal", lo stagno di Banne, in questo momento, è morto. Api, girini, lumache, tritoni galleggiano inermi, privi di vita. Una scena orribile, soprattutto per gli amanti della natura e del Carso in particolare. Ma cosa è successo: morte naturale oppure c'è lo zampino dell'essere umano? Il dubbio è perdurato per diverse ore ieri mattina quando Stazione Forestale di Trieste, tutori stagni e Comunella di Banne hanno effettuato un sopralluogo congiunto nell'area vicina alla scuola elementare "Julius Kugy", in via di Basovizza.Nel primo pomeriggio il naturalista del Museo di Storia naturale di Trieste Nicola Bressi, recatosi in loco, ha sciolto le riserve, con un esito estremamente amaro. «Ho visto oltre 200 api morte sul pelo dell'acqua, girini e lumache di stagno senza vita, tritoni crestati e punteggiati immobili, stecchiti. Speravo si potesse trattare di un fenomeno di anossia (insufficienza di ossigeno nell'ambiente, ndr) ma qui di naturale non c'è proprio nulla. C'è stato uno sversamento di liquami tossici. Secondo me oli esausti», racconta preoccupato e arrabbiato Bressi. In attesa che l'Arpa - ci vorranno un paio di giorni - fornisca l'esito delle analisi dei campioni di acqua prelevati, l'area è stata transennata dal comandante della Stazione Forestale di Trieste Lucio Ulian. Per diverse ore questo stillicidio del fragile ecosistema carsolino ero stato attribuito ad un evento naturale. Nello specifico si era ipotizzato il fatto che, in seguito alla scarsa presenza di acqua e con le temperature piuttosto elevate di questo periodo, si fosse venuta a creare una intossicazione della flora presente nello stagno. La memoria riportava al clamoroso caso del rio Ospo del 2016, quando decine e decine di germani reali morirono a causa della neurotossina botulinica di tipo C autoprodottasi all'interno del torrente muggesano.«L'odore proveniente dall'acqua, la presenza di foglie di ciliegie che non sono presenti nel verde attorno allo stagno e il numero spropositato di api morte sono stati i chiari segnali che non qualcosa, ma qualcuno ha ucciso questo splendido stagno», spiega Bressi. La prima ipotesi conduce, nel "migliore" dei casi, allo svuotamento di un bidone, magari utilizzato per il compost, nel quale era stato versato anche dell'olio o qualche altra sostanza liquida, che ha prodotto una proliferazione batterica che a sua volta ha creato una trappola mortale sia per gli insetti, che allo Stari Kal vengono ad abbeverarsi, ed è il caso delle api, sia per gli animali che stanzialmente popolano lo specchio acqueo, come girini, lumache e tritoni. L'altra ipotesi è che vi sia stato uno sversamento di agenti inquinanti, ad esempio detersivi: per avere una risposta bisognerà attendere l'esito delle analisi dell'Arpa.Lo stagno artificiale, risalente al Medioevo, è uno dei più antichi del Carso. Dopo essersi completamente prosciugato negli anni Sessanta, attorno alla metà degli anni Novanta la comunità di Banne, assieme al Comune di Trieste e ai bambini e ai genitori della scuola "Kugy", avevano ridato vita all'ecosistema, colpito ora a morte da ignoti.

Riccardo Tosques

 

 

Area Science Park e Ogs svelano ai ragazzi i segreti del clima e del dna
Via a una serie di webinar gratuiti per le scuole - I ricercatori illustreranno i progetti innovativi
Ci sono anche Area Science Park e Istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale (Ogs) di Trieste tra i 20 enti pubblici di ricerca italiani che, fino al 31 maggio, si aprono al mondo della scuola, offrendo a tutti gli studenti, dalle primarie alle superiori, dei webinar gratuiti. Nel corso degli incontri, i progetti più innovativi e le attività di ricerca condotte saranno illustrati attraverso storie ed esperienze raccontate in prima persona dai ricercatori, ai quali potranno essere rivolte delle domande. Le due importanti realtà scientifiche triestine organizzeranno eventi su sequenziamento del genoma, economica circolare, cambiamenti climatici e studio del passato per creare modelli previsionali per il futuro. E si parlerà pure di covid-19. Negli oltre 350 contributi messi a disposizione su scala nazionale si parlerà anche di genetica, onde gravitazionali, biodiversità, robotica, cibo, chimica, virus, Marte e la Luna, ma pure di Salvador Dalì e Einstein. Si potrà accedere dal sito http://www.indire.it/webinar-per-gli-studenti-a-cura-degli-enti-pubblici-di-ricerca/ negli orari indicati. Il 15 maggio alle 10 la ricercatrice dell'Ogs Florence Colleoni spiegherà perché lo studio del clima del passato è così importante per creare modelli previsionali per il nostro futuro, mentre il 22 maggio alle 15 Danilo Licastro, ricercatore di Area Science Park, risponderà ai quesiti sul sequenziamento del dna. «Ogs - spiega il presidente, Nicola Casagli - ha aderito con entusiasmo all'invito di mettere a disposizione materiale didattico a uso delle scuole. Abbiamo raccolto una dozzina di videolezioni e documentari che avevamo già preparato ed erano sparsi su varie piattaforme online: si va dagli effetti dei cambiamenti climatici alla pesca sostenibile, approfondendo studi e affinando tecniche e modalità per programmare le attività umane così da sfruttare le risorse marine salvaguardando gli ecosistemi». «Area - afferma il presidente, Sergio Paoletti - ha risposto mettendo a disposizione contenuti legati a due filoni: il primo riguarda il sequenziamento genomico e l'insieme di strumenti e competenze che vanno sotto il nome di piattaforma genomica, che ha tra i pilastri un sequenziatore di prossima generazione con una capacità di elaborazione enorme. La nostra macchina, in collaborazione con Icgeb e Asugi, ha sequenziato il ceppo del Sars-Cov-2 isolato in regione che ha origine dalla Germania e si è diffuso a Codogno e nel Nord Italia».

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 10 maggio 2020

 

 

Dai serramenti alle scale anti incendio - Restyling da 6 milioni in asili e scuole
Entra nel vivo il piano manutenzioni all'interno degli istituti comunali. Interessati dai cantieri anche i ricreatori e le palestre
Dopo la lunga lontananza forzata da scuole, palestre e ricreatori, gli alunni troveranno al loro rientro dopo l'estate, quando cioè sarà possibile riprendere le lezioni, spazi risistemati, funzionali e più sicuri. Il Comune di Trieste ha avviato una lunga serie di interventi, per complessivi 6 milioni di euro, tra opere edili e manutenzione ordinarie e straordinarie. Alcuni lavori erano già partiti prima della situazione di emergenza, con lo stop obbligato durante il lockdown e la ripresa da qualche settimana, altri si sono aggiunti di recente, con il nuovo via libera all'attività dei cantieri. «Per i lotti generici di manutenzione - spiega l'assessore comunale ai Lavori Pubblici Elisa Lodi - si tratta di vari lavori nei ricreatori, nelle palestre e in diverse scuole per un totale di 2,5 milioni di euro. Ci sono poi alcuni progetti più consistenti, in particolare all'asilo Tuttibimbi di via Caboro è stato stanziato un milione di euro, stessa cifra anche per la Morpurgo e mentre alla scuola di via Forlanini a Melara sono previsti interventi per 1,5 milioni. Abbiamo riavviato i cantieri per l'edilizia scolastica appena possibile - sottolinea - perché è un settore al quale, come amministrazione, teniamo molto, con investimenti importanti già effettuati negli ultimi anni e destinati a continuare». Anche perché, come sottolineato varie volte anche in passato, molti edifici scolastici cittadini sono datati e hanno bisogno di cure costanti e di un monitoraggio attento. Nel dettaglio, in questo periodo, per via Caboro la riqualificazione riguarda tutto l'asilo, per le altre strutture i lavori si concentrano su determinati settori. Ad esempio per la primaria Sauro e la scuola d'infanzia Spaccini, si sta procedendo con l'adeguamento alle norme antincendio. A Melara si attende l'arrivo dei serramenti nuovi, per montarli sulle finestre. Operai al lavoro con cantieri meno impegnativi poi alla scuola Bergamas e alla Duchi D'Aosta, e anche alle scuole De Tommasini-Kosovel di Opicina e alla scuola Venezian-Levstik di Prosecco, dove si sta completando la copertura delle rampe delle scale. «Siamo soddisfatti della ripartenza dei vari lotti - aggiunge la Lodi - sia perché in questo momento di emergenza sanitaria siamo riusciti a realizzare la manutenzione necessaria in tanti punti già previsti, sia perché abbiamo consentito all' economia cittadina di ripartire, almeno in parte, attraverso il via libera fornito alle varie imprese, per ricominciare a operare nel settore dell'edilizia scolastica, dove sappiamo ci sono tante persone coinvolte, che finora erano ferme, e con loro, di conseguenza, anche tante famiglie». Quando sarà il momento di rientrare nelle aule, probabilmente a settembre, tutti gli interventi saranno ormai completati ovunque. Spazi quindi riqualificati per le lezioni, ma anche nelle varie palestre e negli ambienti ricreativi, dove i bambini trascorrono il tempo libero nel pomeriggio. Classi e luoghi abituali mancano agli alunni, come raccontano spesso i genitori sui social, riportando le considerazioni dei più piccoli. E fuori dal cancello dell'Istituto comprensivo Campi Elisi è apparso anche un disegno con un messaggio rivolto alla scuola. «Ci manchi tanto. A presto». Firmato Francesco e Nicolò.

Micol Brusaferro

 

 

La raccolta dell'umido non deve comportare altri oneri agli utenti - la lettera del giorno di Cristiano Prezzi

Ho visto sul nostro quotidiano del 5 maggio scorso l'estratto bando di gara di AcegasApsAmga per il "Servizio di ricevimento e recupero della frazione organica dei rifiuti solidi urbani". Penso che ai cittadini contribuenti interesserebbe sapere se la gestione del così detto "umido" costa più del conferimento al termovalorizzatore. Mi sarei aspettato che, fatto salvo il maggior costo per la gestione dei cassonetti dedicati e relativo svuotamento, la collettività non debba sostenere ulteriori costi. È infatti noto che da detti rifiuti si ricava biogas da utilizzare per la produzione di energia elettrica oltre alla produzione di concimi, per cui mi sarei aspettato che la ditta che si occupa di tali produzioni ritiri gratuitamente tali rifiuti o magari paghi qualcosa e non certo che debba essere pagata. In caso contrario tanto varrebbe che AcegasApsAmga si doti di un impianto per la produzione di biogas e relativi motori per la produzione di energia elettrica smaltendo il residuo nel termovalorizzatore dato che, da quanto ne so, l'offerta dei concimi derivanti dai rifiuti "umidi" è superiore alla domanda deprimendo di conseguenza il prezzo. Non ritengo del resto molto ecologico trasportate tali rifiuti in impianti lontani dalla nostra città.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 9 maggio 2020

 

 

Tutti pazzi per le due ruote - E le officine appena aperte iniziano con il piede giusto
Da articoli dimenticati in soffitta a oggetto del desiderio per persone di tutte le età

Le bici vivono un momento d'oro grazie anche al bonus da 500 euro promesso da Roma
Da oggetto dimentica in soffitta ad "amico" inseparabile per triestini di tutte le età. La bicicletta sta vivendo una fase di seconda giovinezza. Merito della voglia di tornare all'aria aperta e fare movimento dopo tante settimane di vita domestica basta farsi un giro lungo la pista ciclabile in viale Miramare, sempre piena di persone. Di questo rinnovato interesse per le due ruote sperano di poter beneficare anche i negozi di biciclette che, dopo l'ampliamento delle attività autorizzate ad operare in questo semi lockdown deciso dal governo, da lunedì hanno riaperto le officine. Stefano Bevilacqua di Track & Field a Basovizza ha alzato la serranda ieri: «Nel commercio sarà dura riprendersi dopo questa crisi - commenta -. A me non sono arrivati ancora i 600 euro e se mia moglie avesse avuto un negozio di parrucchiera o una bar non so come saremmo andati avanti. In questi giorni di riapertura registro un certo entusiasmo, speriamo duri. Diciamo che la bici, sui rulli, ha aiutato molti a non uscire di testa in questi due mesi». Ad auspicare un impegno concreto per il settore è Edi Kosuta titolare di 360bikestore al centro Lanza di Prosecco: «In questi primi giorni molti clienti sono entrati attirati anche dal bonus annunciato dal ministero dei Trasporti. Al momento non sappiamo nulla di concreto se non che sarà un contributo di 500 euro tanto per le bici a pedalata assistita quanto per quelle normali. Chiediamo di creare procedure il più semplici possibili: abbiamo perso il periodo migliore della stagione da febbraio a inizio maggio, ora servono aiuti. Avevo tre dipendenti in cassa integrazione e non hanno ricevuto ancora un euro, io ho provato a fare domanda per i 25 mila euro di finanziamento garantiti dallo Stato e non ho avuto una risposta. In altri Paesi queste cose non succedono. Poi servono le piste ciclabili, ma questa non è una novità». Uno dei punti vendita più storici in centro città è Cottur in via Crispi dove, a breve, arriveranno i monopattini elettrici, compresi negli incentivi. «Abbiamo riaperto rispettando tutte le limitazioni imposte dalla legge - spiega Giovanni, erede di Giordano Cottur -, è importante esserci soprattutto per garantire la sicurezza di chi usa le biciclette le quali, se poco utilizzate, richiedono manutenzione. Una due ruote è come una macchina o un motorino: cercare il prezzo più basso al momento dell'acquisto spesso significa rinunciare alla qualità e alla durata. Attenzione poi alla taglia del mezzo e all'abbigliamento, tutti aspetti da non sottovalutare». Negli ultimi anni stanno andando sempre più di moda le bici con pedalata assistita o elettrica «attraverso le quali - spiega Kosuta - è possibile andare al lavoro senza sudare, facendo quel minimo esercizio che aiuta a stare bene». «Sono mezzi sempre più evoluti - aggiunge Cottur - e semplici da usare». Per quanto riguarda i costi, secondo tutti e tre i rivenditori, il prezzo giusto per una Mountain bike - il modello più versatile rispetto ai telai da corsa o da città - parte dai 500 euro, sull'elettrico da circa 1.700 euro. La manutenzione ordinaria, al netto di lavori più importanti, è intorno ai 25 euro se il mezzo viene usato e controllato regolarmente.

Andrea Pierini

 

 

Cona proibita agli ambientalisti «Pesca sì, birdwatching no»
Benedetti: «Non c'è scritto da nessuna parte nei decreti che non si possono osservare i volatili. Il sindaco Marchesan riveda le sue posizioni»
STARANZANO «Perché pescare si può e osservare gli uccelli no?». Gli ambientalisti si scagliano contro il sindaco di Staranzano Riccardo Marchesan il quale, dopo gli ultimi decreti, ha deciso di vietare ancora l'ingresso al centro visite della riserva naturale regionale della Foce Isonzo. La polemica è stata sollevata dal presidente dell'associazione Co.Na. (conservazione della natura) Graziano Benedetti, in quanto innanzitutto la sede si trova proprio al centro visite della riserva naturale, poi ribadisce che il provvedimento adottato non è chiaro e non è scritto da nessuna parte nei decreti del divieto di osservare gli uccelli per evitare la diffusione del contagio. «L'ordinanza n.15 del 7 maggio del sindaco di Staranzano - sottolinea Benedetti - afferma infatti che c'è un ordine perentorio della chiusura fino a nuove disposizioni degli osservatori e dei capanni dell'Isola della Cona». E ciò sembra eccessivo. Per questo motivo l'associazione Co.Na., che fra l'altro ha la sede legale proprio all'Isola della Cona, «protesta vivamente a nome di tutti i soci e degli amanti della natura poiché chiedendo di rivedere tale decisione anche perché non si spiega il perché del permesso alla pesca sportiva lungo il canale del Brancolo e del fiume Isonzo, ma non il birdwatching alla Cona. Non sembra che perché la pratica dell'osservazione degli uccelli possa essere pericolosa ai fini della diffusione del coronavirus, specie se si rispettano tutte le normative in vigore. Pertanto - aggiunge il presidente Benedetti - chiediamo al sindaco di rivedere questa decisione che potrebbe essere una forzatura nell'interpretazione dei decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19». Il riferimento del divieto del sindaco Marchesan richiama inoltre l'ordinanza urgente n.12 del 3 maggio scorso del Presidente della Regione, Massimiliano Fedriga in quanto riferisce che «ritenuto che in base al Dpcm è consentito l'accesso del pubblico ai parchi, ville e giardini pubblici, condizionato al rigoroso rispetto di evitare ogni forma di assembramento di persone, non che della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro».

Ciro Vitiello

 

 

Bioest lancia la "fiera virtuale" - I produttori in vetrina sul web
Il coronavirus fa saltare anche l'edizione 2020 di Bioest, in programma dal 6 al 7 giugno, ma la cura del verde e l'amore per le piante non si fermano: si spostano online. Gli organizzatori puntano infatti a trasferire alcune delle iniziative sul we, puntando così a realizzare una vera e proprio fiera virtuale green. Nell'attesa di ritrovarsi nel 2012, come di consueto, al Parco di San Giovanni, per l'evento "reale", il Consiglio direttivo dell'associazione organizzatrice, Bioest, spiega: «Com'era da aspettarsi, anche noi abbiamo dovuto cedere alla realtà contingente. Abbiamo sperato fino all'ultimo in una evoluzione della situazione più favorevole, ma purtroppo così non è stato. L'associazione intende comunque permettere alle attività che avrebbero dovuto partecipare a Bioest di essere comunque presenti, sia pure virtualmente, sui canali informativi e le pagine sociale di Bioest. L'idea - spiegano ancora gli organizzatori - è quella di utilizzare la pagina e i contatti dell'associazione per offrire agli interessati una vetrina virtuale dei partecipanti alla manifestazione». Il progetto prevede l'allestimento di un tour virtuale tra i produttori e le associazioni, permettendo un successivo contatto diretto tra espositori e visitatori. Tutti gli interessati sono invitati a contattare l'associazione per autorizzare il proprio inserimento in questa "fiera virtuale", dove potranno essere presenti con i propri dati, recapiti e modalità di contatto, foto e un breve video con la presentazione dell'attività.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 8 maggio 2020

 

 

Bike sharing al palo, già 400 firme per farlo ripartire e potenziarlo
L'assessore Polli: «Il ripristino entro il 18 maggio». Ad Arezzo lo stesso servizio è attivo da mercoledì
Trieste riparte senza bike sharing. La fase 2 non prevede per ora la "bicicletta in condivisione". "BiTs", il servizio di bike sharing inaugurato il 3 febbraio, è stato sospeso a inizio aprile in piena emergenza coronavirus e a lockdown in corso. Le biciclette, a parte qualcuna, sono state tolte dagli stalli delle 10 stazioni cittadine e ora riposano in qualche magazzino. Intanto altre due stazioni sono già in via di realizzazione nell'area di Porto vecchio. Il problema più grosso riguarda i costi di sanificazione che si aggiungo a quelli già onerosi di manutenzione. Un vero peccato visto che le cifre del primo mese di utilizzo raccontano di un vero fenomeno: quattromila abbonati per più di 200 utilizzi al giorno. Alla faccia di chi sostiene che "Trieste non xé per bici". E si sta parlando di un mese invernale che non è il più indicato per l'uso della bicicletta, soprattutto nella città della bora. Ma quanto tornerà il bike sharing? Ad Arezzo, stesso gestore di Trieste (Bicincitta), il bike sharing è ripartito dal 6 maggio. Il sindaco Roberto Dipiazza, in una diretta Facebook del 2 maggio, ha detto di sperare di poter riaprire tutto nel giro di una settimana. «Il problema è che bisognerebbe pulire le biciclette di volta in volta», ha spiegato il primo cittadino: «Il bike sharing è una soluzione intelligente che consente di andare in giro senza grossi problemi».La riapertura alle pedalate condivise (e in alcuni casi assistite) per l'11 maggio non è una certezza e per ora resta nelle mani della Regione. «Non c'è una data certa ancora», spiega l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli: «Dobbiamo ancora capire come comportarci. Trattandosi di mezzi a uso promiscuo bisogna capire quali protocolli di sicurezza vanno applicati. Alla peggio si potrà ripartire 18 maggio assieme altre attività economiche. A meno che il governatore Fedriga non riesca a sbloccare la situazione prima». La sospensione del servizio, che ormai ha superato un mese, sarà recuperata allungando il periodo sperimentale e gratuito di sei mesi. La scadenza del 3 agosto dovrebbe essere dunque prorogata a settembre. «Gli abbonamenti sottoscritti - assicura Polli - saranno allungati»Su Change.org, intanto, è in corso intanto una raccolta di firme promossa da Ciclomonones (Diego Manna) e indirizzata al Comune per far ripartire e ampliare il bike sharing a Trieste: «Il servizio, visto il successo, oltre a essere ripristinato al più presto dovrebbe essere potenziato, con nuove stazioni a servizio di zone ora escluse, come Barriera, via Giulia, San Giovanni, Campi Elisi, Roiano». Le firme sono vicine a quota 400. Nell'attesa ci si interroga su come sarà la mobilità post Covid-19. BicinCittà, la società torinese che gestisce il bike sharing triestino, ha promosso un sondaggio tra i quattromila abbonati triestini. Tra le domande una rassicurazione: «Sei a conoscenza del fatto che i veicoli del bike sharing seguono regolarmente delle procedure di igienizzazione e di sanificazione ambientale?».

Fabio Dorigo

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 7 maggio 2020

 

 

Piano per la mobilità urbana post Covid: scatta la caccia ai suggerimenti sul web
Da Tryeste alla Fiab, dall'Uisp a Legambiente: idee da integrare con le proposte che arriveranno in rete e da consegnare poi in Municipio
TRIESTE. Le associazioni si appellano al Comune affinché si doti di un piano d'emergenza per la mobilità urbana post-coronavirus. E non solo. Per portarsi avanti con il lavoro stanno pure preparando alcune idee da proporre al sindaco Roberto Dipiazza: la più gettonata è quella che vorrebbe istituire una rete ciclabile emergenziale, aprendo alle bici le corsie preferenziali dei bus da un lato e, dall'altro, creando spazi riservati a chi va a pedali (ad esempio lungo le Rive, l'asse via Battisti-Giulia e quello Carducci-D'Annunzio-Flavia-Muggia). Fino al 12 maggio si potrà contribuire al brain storming, collegandosi al link "bit.ly/mobilitacovidts" e partecipando al questionario oppure scrivendo direttamente all'indirizzo email info@triestesecoloquarto.eu. Trascorso questo periodo, un comitato tecnico formato da alcuni membri delle realtà promotrici (ovvero Tryeste, Fiab, Uisp, Legambiente, Fridays for Future, Bora.La, Zeno, Link Trieste e Spiz) sintetizzerà le proposte ricevute in un documento, che il giorno 15 maggio sarà recapitato al sindaco Dipiazza e al contempo pubblicato sul web. Tra le altre esigenze registrate finora c'è quella di raddoppiare mezzi e stazioni del bike sharing - da subito amatissimo dai triestini - aggiungendovi magari ulteriori stalli dove poter parcheggiare le biciclette private. L'iniziativa nasce dal timore che il distanziamento sociale finisca per determinare un crollo dell'utilizzo del trasporto pubblico anche nel lungo periodo. Ciò a sua volta causerebbe un'impennata del traffico automobilistico, con conseguente aumento dell'inquinamento e congestione delle strade cittadine. Per contribuire alla fase di progettazione, oltre a partecipare secondo le modalità già descritte, è infine possibile commentare un documento tecnico già predisposto ( "bit.ly/docmobilitacovidts") oppure segnalare luoghi che presentano criticità su un'apposita mappa interattiva ("bit. ly/mappamobilitacovidts").

Lilli Goriup

 

 

ORTI E GIARDINI - Per gli ortaggi del balcone scegliere vasi capienti e profondi.

Ci piace ricordare che la conduzione di un piccolo orto o una micro coltivazione sul balcone è motivo di grande soddisfazione: un piacevole passatempo all'aria aperta, attività fisica e, al primo posto per importanza, la raccolta di prodotti buoni e sani!Nelle prime giornate di maggio è necessario dedicarsi ai trapianti delle colture estive: peperoni, pomodori, melanzane della famiglia delle solanacee e poi cucurbitacee quali cetrioli, zucchine, meloni e angurie. Inutile anticiparne la messa a dimora sperando di ottenere delle "primizie", questi ortaggi amano il caldo e le piante soffrono se aria e terreno hanno ancora temperature troppo basse. La scelta varietale innanzi tutto: in un vivaio ben fornito (anche di piantine bio), sarà possibile trovare varietà particolari, antiche, sicuramente più rustiche e resistenti alle malattie rispetto all'ultima novità sementiera. Prediligiamo il gusto, il sapore e non la resistenza alle manipolazioni e ai trasporti tipiche di un prodotto per la Gdo! Pomodoro ligure, cuore di bue, ciliegino e datterino, melanzana bianca (nella foto) e melanzana violetta, peperone a corno di bue e le diverse varietà di peperoncino più o meno piccante. Ampia scelta anche per cetrioli e zucchine e non dimentichiamoci delle zucche, che troveranno ottima collocazione in prossimità dello spazio dedicato al compostaggio. Nel terreno già preparato le piantine potranno essere messe a dimora ad una distanza di 40-50 cm circa, mentre si arriverà ai 50-70 cm per zucchine, meloni, angurie e zucche che, difficili da contenere, si faranno comunque strada tra gli altri ortaggi. Nella buca pronta ad accogliere la piantina va sistemata una buona manciata di compost o un miscuglio di compost/terriccio/stallatico per assicurare una pronta partenza. Per gli ortaggi sul balcone sarà bene utilizzare vasi capienti e profondi dove le radici possano trovare buona terra e sufficiente spazio e scegliere piantine di pomodoro ciliegino o datterino e peperoni dal frutto piccolo, dolce o piccante.

AIAB FVG - Associazione per l'agricoltura biologica

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 6 maggio 2020

 

 

Rispunta il progetto del tunnel nel Carso Gabrovec dice "No"

In Regione l'audizione dei rappresentanti Rfi sulla temuta galleria ferroviaria sotterranea
DUINO AURISINA. Anche il consigliere comunale di Duino Aurisina Igor Gabrovec, capogruppo della lista "Insieme-Skupaj", si schiera contro l'ipotesi della galleria ferroviaria di decine di chilometri da realizzare nel ventre del Carso, tra Monfalcone e Aurisina, per ridurre di pochi minuti i tempi di percorrenza sulla linea Trieste-Venezia. Gabrovec ha partecipato in Consiglio regionale, come esponente dell'Unione slovena, all'audizione dei rappresentanti di Rfi, che hanno riproposto la variante sotterranea del Carso.«Le comunità locali - scrive Gabrovec in una nota - così come le amministrazioni comunali hanno sempre espresso, negli anni, il loro parere contrario a tale progetto, motivandolo con argomenti di natura geomorfologica ed economici. A fronte di un recupero in termini di tempi di percorrenza nell'ordine di poco più di cinque minuti - osserva - si andrebbe a intraprendere lo scavo di una galleria del costo stimato in quasi un miliardo di euro. Non meno grave - prosegue il consigliere - sarebbe il danno ambientale per un traforo di decine di chilometri, in un'area contraddistinta da innumerevoli cavità conosciute e altre ancora celate, con ripercussioni sui centri abitati sovrastanti, o comunque vicini, e sul delicato e tutt'ora sconosciuto sistema dei corsi d'acqua sotterranei, da cui si alimentano i bacini di captazione idrica per gli acquedotti. Comuni e Regione rispondano nuovamente con un sonoro e unitario diniego alla riproposizione di soluzioni folli che non fanno che ritardare un più che necessario ammodernamento dell'attuale tratta ferroviaria. Con investimenti di pochi milioni di euro, la rete potrebbero reggere e migliorare di gran lunga le proprie capacità, sia in termini di qualità, sia di quantità delle merci veicolate. Senza dimenticare - conclude - le barriere fonoassorbenti, altra nota che trova sorde le orecchie dell'amministrazione ferroviaria».

u.s.

 

Mobilitazione contro l'alta velocità - Pd, M5S e Verdi: «Giù le mani dal Carso»
Delbello: «Faremo tutto ciò che serve per contrastare i 23 km di rotaia dallo Zochet alle cave di Aurisina». Pin: «Aberrante»
Ventitré chilometri di rotaia non sono molti, coprono a spanne la linea di estensione sulla fascia costiera di Monfalcone, ma paiono sufficienti a diventare un serio problema. Perché quella lanciata ieri dal consigliere democratico Fabio Delbello, componente della segreteria cittadina, è a tutti gli effetti una dichiarazione di guerra, diretta non solo alla Lega, ma allo stesso Pd, rivolgendosi a Regione e Governo, interlocutori politici di Rfi per il mai sopito progetto dell'alta velocità: «Faremo tutto ciò che serve per salvare il Carso della nostra città e di Duino». Per «proteggere le colline dallo Zochet alle Cave di Aurisina, con le Grotte di Slivia». Da chi? Dall'«ennesimo assalto del partito trasversale del cemento e dell'acciaio», dice. Infatti «riorganizzeremo rapidamente un movimento della società civile per fare - lo ribadisce Delbello - tutto ciò che serve». Verdi, anime ambientaliste, la sinistra in ordine sparso e la coscienza grillina sono della partita. Un fronte che, nel corso degli anni, si è sempre ricompattato all'occorrenza, dalla Snam ad A2A. «Non siamo né sprovveduti né complici - sottolinea Delbello - se Rete ferroviaria italiana ha riproposto in sede regionale la realizzazione di una tratta di ben 23 chilometri da Ronchi-aeroporto, e più precisamente dallo Zochet, fino ad Aurisina in realtà gli interlocutori politici sono segnatamente Lega e Pd, in cui è ben presente soprattutto a livello nazionale il mai domo "partito trasversale" dell'alta velocità. Che è ottima e sostenibilissima tra Milano, Napoli e Bari, nonché tra Torino e Venezia, ma del tutto inutile tra Venezia e Trieste. La ferrovia transpadana, che parte da Torino Porta Nuova attraverso Milano centrale Verona Porta Nuova e Mestre, termina sui respingenti di Trieste centrale. La minuscola Slovenia infatti è del tutto disinteressata all'alta velocità e la conclamata super tratta ferroviaria Lione-Kiev, l'ex Corridoio 5, è una bufala per creduloni». «Qui da noi - precisa - serve l'alta capacità ferroviaria per il sistema portuale e quindi la risagomatura della galleria esistente ad Aurisina e il potenziamento del bivio di San Polo. Poi c'è già la rinnovata Pontebbana che ci proietta verso i Tauri ed il Semmering nel cuore della Mitteleuropa». Altra battaglia storica: «Serve - incalza il dem - la liberalizzazione della tratta autostradale Lisert-Redipuglia, circonvallazione della conurbazione monfalconese, che a dispetto del provincialismo e populismo locali costituisce più una città comune delle dimensioni demografiche ed economiche di Mantova che la somma di tre enti storicamente deboli da un punto di vista politico e in balia dei poteri forti dell'economia, come pure in questo caso». Una tirata d'orecchi agli esiti del referendum 2016. Quindi la conclusione tranchant: «Ognuno faccia i passi in casa sua: se entro un paio di mesi non avremo dal Pd nazionale rettifiche e precisazioni sapremo bene come ricalibrare la nostra presenza alle prossime comunali del 2022». E se non è una minaccia questa...Fin qui il Pd, ma c'è pure il composito mondo grillino, con Pin a scandire: «Sulla salvaguardia del Carso c'è uno schieramento trasversale ben più ampio di quello visto con Snam e centrale. Per quanto riguarda il M5S, siamo sempre stati contro lo spreco e lo sfregio ambientale, contro la Tav a favore di opere sostenibili». «I 23 chilometri di rotaia nel Carso - conclude - sono un'aberrazione. Dove dovrebbe passare questa porcheria c'è anche la captazione dell'acquedotto che gestisce la Slovenia del sud. Il bacino dell'Isonzo arriva fin sotto la frangia carsica. Sarebbe un disastro di proporzioni terribili». Ma il primo a levare un grido sulla variante ferroviaria tra Ronchi e Aurisina era stato, il 1° maggio, il capogruppo regionale forzista Giuseppe Nicoli, che l'aveva definita «ingiustificata e inutile», raccogliendo peraltro il plauso di Diego Moretti, segretario provinciale Pd. Un'opera di tal portata «andrebbe a interessare l'ecosistema carsico con sovrappassi e sottopassi ferroviari altamente impattanti per geologia e ambiente: tutto per diminuire il tempo di percorrenza tra le stazioni di Trieste Airport e Trieste centrale di 6-8 minuti, a fronte però di centinaia di milioni di euro di spesa».

Tiziana Carpinelli

 

Avvio del cantiere previsto tra un anno Costo 1,8 miliardi - i dettagli fin qui emersi
Si concluderanno nel 2025. Rfi lo aveva già asserito e lo ha confermato due settimane fa: i lavori per la velocizzazione della linea Venezia-Trieste, che consentiranno a un treno passeggeri di collegare le due città in poco più di un'ora, termineranno in un lustro. I cantieri non sono nemmeno iniziati, ma Rfi stessa ha fissato nel 2021 l'avvio. Nel cassetto c'è l'ipotesi di tre fermate in Fvg: Latisana, Ronchi e Trieste. Il potenziamento della linea ferroviaria, secondo una sintesi della relazione dei tecnici di Rfi, passa attraverso interventi nel breve e medio periodo, in particolare quelli sulla tratta Mestre-Ronchi Sud, con la possibilità di velocizzare fino a 200 km/h la linea esistente e la soppressione di 23 passaggi a livello. Si parla di 160 milioni disponibili, la prima tranche di quel miliardo e 800 milioni che è la stima del capitale necessario complessivamente. «L'idea quantomeno bizzarra di scavare una galleria tra Monfalcone e Aurisina ricorda molto la fenomenologia dei fiumi carsici: all'improvviso scompare, per riaffiorare nuovamente ogni qualvolta le Ferrovie si mettono a narrare i loro progetti per il futuro», commenta Igor Gabrovec, esponente regionale di Slovenska Skupnost. «Non meno grave - conclude - il danno ambientale per un traforo di decine di chilometri in un'area contraddistinta da innumerevoli cavità conosciute e altre ancora celate, con ripercussioni sui centri abitati vicini e sul delicato e tutt'ora sconosciuto sistema dei corsi d'acqua sotterranei da cui si alimentano i bacini di captazione idrica per gli acquedotti».

 

 

Si prepara a rivivere la storica ghiacciaia sotto Draga Sant'Elia
I FONDI UE PER 139 MILA EURO AL COMUNE DI SAN DORLIGO
SAN DORLIGO DELLA VALLE. Il ripristino di una delle più grandi ghiacciaie della Val Rosandra e la sistemazione del vicino stagno. Sarà questo l'intervento effettuato nel territorio di San Dorligo della Valle nell'ambito del progetto "Engreen", inserito nel progetto di cooperazione Interreg V-A Italia-Slovenia 2014-2020, che mira ad attuare «soluzioni intelligenti, capaci di rispondere alle sfide territoriali nei campi dell'innovazione, dell'economia a basse emissioni di carbonio, dell'ambiente, delle risorse naturali e culturali e dello sviluppo delle capacità istituzionali». Sono quattro gli assi prioritari, il progetto "Engreen" rientra nel terzo, intitolato "Protezione e promozione delle risorse naturali e culturali", i cui partner sono l'Ente gestore del Parco delle Grotte di San Canziano, il Comune di San Dorligo della Valle, l'Università del Litorale di Capodistria e il Gal della Venezia Orientale di Portogruaro. Sono 16 le azioni pilota previste, fra le quali appunto il recupero della "jazera" della Val Rosandra, sotto Draga Sant'Elia, che circa un secolo fa, quando i frigoriferi non esistevano, riforniva di ghiaccio molti pubblici esercizi della città. Il Comune di San Dorligo - che, oltre che della gestione della propria parte del progetto, sarà responsabile della preparazione della strategia di comunicazione e della gestione della comunicazione dell'intero progetto - beneficerà di un contributo di 139.030 euro, così suddivisi: l'85% arriverà dal Fondo europeo di sviluppo regionale e il restante 15% da un contributo nazionale. La ghiacciaia (sei metri e mezzo di larghezza e cinque di profondità) è ben conservata, però necessita di un restauro per essere riportata al suo aspetto originale. Gli abitanti usavano tagliare il ghiaccio che si era accumulato negli stagni e impilarlo in doline murate e coperte. I blocchi di venivano ricoperti di fogliame di faggio secco per impedire loro di scogliere. Il ghiaccio rimaneva poi nelle ghiacciaie fino all'estate, per essere trasportato a Trieste e rifornire locande, macellerie, mercati ittici e birrifici.

u.sa.

 

 

GORIZIA - Legambiente e Fiab chiedono piste ciclabili da Sant'Andrea al Corso
Un migliore collegamento ciclabile tra centro città e stazione ferroviaria, e pure nuove piste, complete e riparate, per raggiungere il quartiere di Sant'Andrea e dirigersi verso Savogna d'Isonzo, dove proprio in questi anni si sta lavorando all'ultimazione di nuovi percorsi riservati specificatamente alle due ruote. Sono gli spunti di lavoro e le richieste al Comune di Gorizia formulate da Legambiente e dalla Fiab (Federazione italiana ambiente e bicicletta) di Gorizia, che partono proprio dalle riflessioni offerte da questo momento di emergenza che sta rivoluzionando le abitudini di tutti noi. In molti, infatti, stanno scoprendo una mobilità differente e potrebbero scegliere anche in futuro di spostarsi maggiormente in sella alla bicicletta, e per questo è necessario, secondo ambientalisti e amanti del pedale, potenziare la rete di percorsi ciclabili sicuri presente sul territorio comunale.«Sappiamo che a breve verranno appaltati i lavori per la realizzazione di un collegamento ciclabile tra via del Carso ed il corso, sulle previsioni del lontanissimo piano del traffico - si legge in una nota congiunta di Legambiente e Fiab -. Piste ciclabili sui marciapiedi, meglio identificabili come ciclopedonali. Si dice che a "caval donato non si guarda in bocca", ma per dare un minimo contributo si vuol sottolineare che sarebbe importante realizzare meglio il collegamento dal corso verso la stazione ferroviaria, in piazzale Saba, senza costringere il ciclista ad andare fino al distributore di via Aquileia e poi farlo risalire». Un'altra richiesta riguarda la realizzazione di una rampa adeguata per le bici, o uno scivolo, dove la scalinata risale da via Aquileia verso la stazione, e «manca, in ogni caso, un collegamento adeguato e sicuro con Sant'Andrea e, da lì, con Savogna d'Isonzo». La richiesta è di prestare maggiore attenzione alle bici.

M.B.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 5 maggio 2020

 

 

Mascherine e guanti in lattice, campagna "buttali nel secco"

Parte sui social l'offensiva per mettere fine al vizio di gettare in strada i presidi protettivi. «È un problema sanitario oltre che di decoro»

"Mascherine e guanti: buttali nel secco". È questo il titolo della campagna social lanciata da Comune e AcegasApsAmga per promuovere il corretto smaltimento di guanti e mascherine, che accompagneranno la vita di tutti nei prossimi mesi. Un modo per risolvere un problema ambientale e sanitario ormai sempre più sentito, spiegano i promotori del progetto.«Nei giorni scorsi, con il rapido e progressivo impiego di presìdi di protezione, in città hanno cominciato purtroppo a verificarsi anche fenomeni di abbandono a terra di guanti e mascherine usati - scrive in una nota la multiutility -. Il fenomeno non costituisce solo un problema ambientale e di decoro, ma anche sanitario, dal momento che tali oggetti potrebbero, potenzialmente, essere contaminati». Ecco allora che il Comune, in collaborazione con AcegasApsAmga, ha deciso di attivare una campagna istantanea, destinata soprattutto a web e canali social, per sensibilizzare i cittadini allo smaltimento corretto delle protezioni individuali. Il messaggio veicolato dalla campagna non solo raccomanda di evitare l'abbandono a terra, ma ricorda come guanti e mascherine debbano essere conferiti nel rifiuto indifferenziato (il cosiddetto secco) e non avviati a recupero tramite altre raccolte differenziate, ad esempio plastica.«Si tratta di un'iniziativa importante che richiede la collaborazione di tutti - afferma Luisa Polli, assessore a Città territorio, urbanistica e ambiente del Comune di Trieste -. L'utilizzo di questi dispositivi in questa fase cruciale è fondamentale: l'iniziativa nasce per ricordare l'importanza della tutela del decoro della nostra città, ma anche e soprattutto dell'aspetto sanitario».Sempre AcegasApsAmga, ieri, ha comunicato anche la riapertura dei i centri di raccolta per rifiuti ingombranti e speciali presenti sul territorio di Trieste. L'accesso contingentato agli utenti sarà consentito nel rispetto delle misure adottate in materia di contenimento e gestione dell'emergenza Covid-19 e verrà disciplinato dagli addetti dei centri. L'ingresso potrà essere effettuato solo indossando guanti e mascherine, mantenendo una distanza interpersonale di almeno un metro tra i presenti. AcegasApsAmga ricorda poi che sono pienamente operativi tutti i servizi di raccolta domiciliare su prenotazione (come ritiro ingombranti e raccolta verde). Per informazioni rimane disponibile il numero verde Servizi Ambientali al numero verde 800.955.988 (gratuito anche da telefono cellulare).

 

 

Zanzare in "agguato" Muggia alza la guardia

Nel vivo le attività stagionali di disinfestazione delle larve I cittadini chiamati a evitare ristagni dai sottovasi ai secchi

MUGGIA. Con l'arrivo della bella stagione e il conseguente innalzamento delle temperature, anche a Muggia si torna a trattare il "tema" zanzare. Proprio in questo periodo, infatti, si stanno concretizzando le periodiche azioni sinergiche messe in campo da Azienda sanitaria e Comune per la prevenzione delle cosiddette "arbovirosi", ovvero le malattie trasmesse dalle zanzare, come la febbre del Nilo. Quelli che si stanno compiendo in questi giorni sono interventi programmati di disinfestazione attraverso la collocazione di pastiglie antilarvali o di un liquido speciale a base di silicone nelle caditoie delle aree pubbliche, prevalentemente nelle zone del centro storico, dove più che altrove si può registrare il ristagno di acqua, e presso il nido "Iacchia", che ospita (anche se non attualmente per la nota emergenza coronavirus) un'utenza "sensibile". Tali interventi vengono realizzati appunto da primavera fino a ottobre, con cadenza trisettimanale nei periodi più freddi e bisettimanale in quelli più caldi. È una problematica, questa, da anni all'attenzione dell'amministrazione rivierasca. «La disinfestazione - evidenzia l'assessore all'Ambiente Laura Litteri - va effettuata in questo periodo con prodotti antilarvali nei potenziali focolai, costituiti da raccolte d'acqua di vario genere». Resta comunque assodato che, sottolinea sempre l'assessore, «la migliore arma è la prevenzione attraverso tutte quelle azioni che ciascuno di noi può mettere in campo per impedire o per lo meno rallentare il proliferare delle zanzare». Ma quali sono, nello specifico, le indicazioni dell'Asugi per affrontare il problema? Si va dallo svuotamento e dalla pulizia accurata e periodica (almeno una volta a settimana) dei contenitori di uso comune, come sottovasi, abbeveratoi per animali e annaffiatoi, per eliminare eventuali uova, fino all'attenzione nell'evitare, nelle aree contigue alle case come giardini, terrazzi e orti, la formazione di raccolte d'acqua, con la rimozione di ogni sorta di potenziale contenitore per lo sviluppo delle larve, come ad esempio secchi, bacinelle e bidoni, anche di piccola dimensione. Inoltre i contenitori d'acqua "inamovibili", come vasche in cemento, bidoni e fusti per l'irrigazione degli orti, vanno coperti con strutture rigide, teli di plastica o zanzariere. Infine, nelle fontane da giardino, vanno introdotti pesci "larvivori", dai pesci rossi alle "gambusie". Accorgimenti che sono in parte già inseriti nei regolamenti comunali: «Nel nostro Regolamento sulla tutela del benessere animale - ricorda Litteri - allo scopo di contenere la diffusione della zanzara tigre ogni cittadino è tenuto periodicamente, che significa almeno ogni 10-15 giorni, allo svuotamento e alla pulizia di sottovasi da fiori, secchi, ciotole e piccoli contenitori di acqua stagnante. È inoltre raccomandata la pulizia di qualsiasi punto di raccolta delle acque meteoriche delle grondaie».-

Luigi Putignano

 

Zecca e morbo di Lyme: come riconoscere un'eventuale infezione - LE INDICAZIONI DELL'ASUGI

TRIESTE. Azienda sanitaria in prima linea nella Giornata mondiale sul morbo di Lyme, in occasione della quale l'Associazione Lyme Italia ha organizzato un evento di sensibilizzazione ora caricato su Fb, cui è intervenuta la dottoressa Katiuscia Nan, responsabile dell'Ambulatorio Lyme della Clinica Dermatologica dell'Asugi gestita dalla professoressa Iris Zalaudek. La borreliosi di Lyme, è stato spiegato, può determinare un'infezione a carico di cute, articolazioni e diversi altri apparati, e può essere trasmessa all'uomo alla fine del "pasto" ematico della zecca, attraverso il rigurgito. Per questo motivo la zecca deve rimanere attaccata a lungo, si ritiene almeno 24 ore, prima che avvenga la trasmissione. Il morso è indolore. La borreliosi si manifesta entro 30 giorni dopo il morso di zecca infetta, con una chiazza omogenea di color rosso, oppure costituita da anelli concentrici, che si allarga. Un adeguato trattamento antibiotico è risolutivo. Chi frequenta il Carso dovrebbe indossare indumenti possibilmente di colore chiaro. Nei bambini è indicato anche l'uso di un cappello. Utili i repellenti di Dietiltoluamide (Deet) sulla cute, o Permetrina all'1% per i tessuti. Una volta a casa il corpo va controllato: attenzione, nei bambini, alle zone vicine a orecchie e nuca. In caso di zecca, essa va rimossa con pinze adeguate (in commercio), ruotando delicatamente e tirando. Quindi bisogna disinfettare la zona. È controindicato l'utilizzo di creme, olii e altre sostanze, in quanto vi è un alto rischio che rigurgiti e quindi trasmetta batteri se infetta. Importante poi monitorare attentamente la zona: se compare dopo 7-30 giorni una lesione che si allarga va contattato il medico.

 

 

Dalle Canarie a Trieste, i droni a vela arancioni in navigazione per scoprire i segreti del mare

L'Ogs fra le 12 istituzioni europee coinvolte assieme a una società americana nel progetto di rilevazione di dati oceanografici e atmosferici

Nei giorni scorsi quella presenza a sud del mar Ligure, in acque internazionali nel triangolo fra il nord della Corsica e la costa da Genova a La Spezia, aveva messo in allerta molti marinai, che avevano segnalato un "battello fantasma arancione" battente "bandiera americana" che, privo di un identificativo radio, si spostava a bassa velocità sempre in una stessa zona. Poi l'enigma, di cui ha scritto il quotidiano Il Tirreno, è stato svelato. La coppia di droni a vela avvistata nello specchio di mare davanti alla Liguria e alla Toscana è il braccio operativo della missione Atlantico-Mediterraneo (Atl2Med), una campagna internazionale per il rilevamento e la raccolta di una grande mole di dati oceanografici e atmosferici, utili per rispondere alle molte domande aperte in tema di riscaldamento globale e del suo influsso sulle acque degli oceani e dei mari e sulla vita sottomarina. La campagna è un ottimo esempio di collaborazione tra pubblico e privato, perché riunisce una società californiana, la Saildrone, che produce questi droni a vela, e un network di 12 istituzioni europee di sette Paesi: per l'Italia c'è in prima linea Trieste con l'Ogs - Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale - e un po' della galassia Cnr, con l'Istituto di scienze marine e l'Istituto sui sistemi intelligenti per l'Automazione. Per gli altri Stati ci sono l'Helmholtz centre for Ocean research, The Oceanic platform of the Canary islands, il Laboratoire océanographique Villefranche, il Centre nationale de la recherche scientifique (Cnrs), l'Università della Sorbona e altri ancora. L'attività è svolta inoltre in collaborazione con l'infrastruttura europea Icos - Otc (Integrated carbon observing system - Ocean thematic centre).Di cosa si tratta? Invece di utilizzare le tradizionali navi oceanografiche, con costi di decine di migliaia di dollari al giorno, equipaggi imponenti e non propriamente ecologiche, la campagna Atl2Med impiega una coppia di droni arancio lunghi e alti sei metri che si muovono molto lentamente, a una velocità che varia da 3 a 5 nodi, in qualsiasi condizione di mare. Sono veicoli senza equipaggio, dotati di numerosi sensori per vari tipi di misurazione, ed estremamente ecologici perché alimentati a energia eolica e solare: come vela sfruttano una superficie al cui interno sono custodite le batterie per l'alimentazione. Possono eseguire missioni di durata fino a un anno, nelle condizioni oceaniche più difficili e senza disturbare l'ecosistema marino che stanno sorvegliando. Sono già stati sperimentati in Alaska, nello Stretto di Bering, e in altri test negli oceani del pianeta. Per il progetto Atl2Med i due droni a vela sono partiti lo scorso ottobre dal molo del minuscolo porto di Taliarte, nella parte orientale dell'isola di Gran Canaria. Da lì si sono diretti a sud ovest per raggiungere Capo Verde, di fronte alle coste del Senegal, quindi sono risaliti verso nord per inserirsi, attraverso lo stretto di Gibilterra, nel mar Mediterraneo, passando a sud delle Baleari e giungendo nel mar Ligure. Nei prossimi giorni proseguiranno la navigazione passando davanti alle coste toscane, per poi scendere a sud e risalire l'Adriatico fino a concludere la missione a Trieste.«Grazie a questi droni, pilotati dalla sede di Saildrone in California, potremo raccogliere dati di tipo biogeochimico (Co2, pressione parziale, pH, e così via), fisico, ecologico e di controllo (biomassa/idroacustica) - spiega Vanessa Cardin, una dei tre responsabili della campagna per Ogs -. Con questo sistema è possibile il monitoraggio da remoto di siti molto distanti tra loro». Saildrone ritiene che l'aumento dei dati "in situ" contribuirà a una migliore comprensione dei processi, degli ecosistemi e delle condizioni che hanno un impatto sulle comunità costiere nell'Atlantico, nel Mediterraneo e a livello globale. 

Giulia Basso

 

Arrivo a fine mese, poi il raffronto con gli elementi raccolti a terra

Vanessa Cardin, fra le responsabili del progetto nel capoluogo giuliano: «L'obiettivo è contribuire alle strategie contro i cambiamenti climatici»

«Quando i due droni arriveranno a Trieste, a fine maggio, speriamo di poterli festeggiare adeguatamente. Perché avranno concluso un viaggio di 3200 miglia nautiche durante le quali, grazie ai loro sensori, avranno raccolto una grandissima quantità di dati, per la prima volta anche ad alta risoluzione e rilevanti dal punto di vista geospaziale. In questa campagna l'Italia, con Ogs e Cnr, è coinvolta in maniera importante», spiega Vanessa Cardin, responsabile per Ogs del progetto, insieme a Michele Giani ed Elena Mauri. «Il ruolo nostro e dei ricercatori del Cnr sarà confrontare i dati in tempo reale ottenuti con i droni a vela con quelli che stanno misurando i nostri siti osservativi fissi, composti da boe dotate di sensori. Sono quattro le stazioni osservative fisse italiane: c'è quella nel Mar Ligure, dove attualmente si trovano i droni a vela, monitorata dal Cnr, ce n'è una nel Sud Adriatico di cui sono responsabile io per Ogs, e ancora due a Trieste: una del Cnr, al centro del Golfo, e una a Miramare, di Ogs».La ricercatrice, che è stata coinvolta nel progetto fin dalla fase di progettazione, si è occupata anche di ottenere i permessi e gestire la comunicazione tra la società californiana Saildrone e la Marina militare italiana.«Questa missione si propone di contribuire con i dati raccolti ai programmi e alle strategie per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite e in particolare all'obiettivo 13, per l'adozione di misure urgenti per la lotta contro i cambiamenti climatici e i loro impatti e all'obiettivo 14, che mira alla conservazione e all'utilizzo sostenibile delle risorse marine e della vita sottomarina», conclude Cardin.

G.B.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 4 maggio 2020

 

 

Pastini crollati e niente acqua, Sos dal Carso
Si riaggrava la situazione di chi coltiva i terreni sul ciglione. Il richiamo alle istituzioni: «Manutenzione e rete idrica assenti»
TRIESTE. Pastini che continuano a cedere, muretti interpoderali che crollano, impianti d'irrigazione, per i terreni adibiti a coltivazione, che tardano a essere realizzati. È sempre più precaria la situazione sul ciglione carsico. A denunciarne la gravità è ancora una volta la presidente della Circoscrizione Altipiano Ovest Maja Tenze. «Recentemente - spiega - sono crollati ben tre muri, sui sentieri di Prosecco, Santa Croce e Contovello, quest'ultimo nel tratto che va dal laghetto al nucleo storico della frazione, oltre alla ringhiera della scalinata che da Santa Croce porta a Sonik, mentre nessuno si occupa di sistemare la sempre più fitta boscaglia che sta crescendo a dismisura lungo l'antico sentiero che collega Prosecco a Sk'denc. In uno stato di fatto di questo tipo, diventa difficilissimo per i coltivatori della zona dedicarsi con profitto alle loro attività. Sull'area in passato sono stati fatti investimenti e altri ne sono stati annunciati per dare impulso a tali attività , ma senza reali interventi di ripristino a poco serviranno». Non è comunque questo l'unico problema per gli imprenditori agricoli del costone. Manca anche un allacciamento con la rete idrica, capace di fornire con regolarità acqua a chi coltiva i terreni. «Nell'ultimo incontro con il Consorzio di bonifica della pianura isontina che risale oramai all'agosto del 2018 - riprende Tenze - ci era stato comunicato che, entro un semestre, sarebbero stati ultimati i lavori relativi ai collegamenti idrici e ai sistemi di raccolta delle acque piovane, come previsto nel piano di lavoro, comprendendo l'avvio della fase 2 sotto l'abitato di Prosecco. A oggi non è stato fatto nulla. La mancanza di precipitazioni sta provocando ulteriori gravi danni all'agricoltura, alla viticoltura e alle altre colture pregiate, considerando che poi vi è un alto rischio di incendi». Una soluzione per questo problema, a Santa Croce, sembrava possibile: era stata fatta richiesta alla locale Comunella di costruire sul Monte Babica un serbatoio idrico per poi prolungare un acquedotto esistente. «Anche di questo progetto - chiosa Tenze - non si è fatto nulla. Chiedo perciò che siano portati a termine i lavori annunciati ma anche di definire e programmare al meglio il futuro del territorio a favore delle giovani generazioni dei nostri agricoltori».

Ugo Salvini /

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 3 maggio 2020

 

 

L'asse green dice no agli scavi sotto la linea Aurisina-Ronchi
La galleria di 23 chilometri incassa il niet dei consiglieri Celic (5S) e Mervic (Lista Golfo) Contrarietà anche di Antoni del gruppo "Salute e Ambiente"
DUINO AURISINA «Ci opporremo con tutte le nostre forze alla realizzazione di un "mostro" che andrebbe a lacerare e ferire mortalmente un territorio di una bellezza unica». Decisa levata di scudi degli ambientalisti locali e di una parte dell'opposizione che siede in consiglio comunale a Duino Aurisina contro la proposta di Rete ferroviaria italiana (Rfi), riemersa in questi giorni, riguardo la realizzazione di una galleria sotterranea, della lunghezza di 23 chilometri, sulla tratta Aurisina-Ronchi che nello specifico andrebbe ad invadere la Grotta delle Torri di Slivia. «Questa variante ferroviaria - scrivono in un comunicato i consiglieri comunali Lorenzo Celic (M5S) e Vladimiro Mervic (Lista per il Golfo) e Danilo Antoni, portavoce del gruppo "Salute e Ambiente" - è stata bocciata già due volte a livello di "Via" sia nel 2005 che nel 2016. Evidentemente Rfi non demorde - aggiungono - perciò è opportuno ricordare che l'opera, inserita nel progetto Alta Velocità/Alta Capacità tra Venezia e Trieste, comporterebbe costi elevatissimi, tali da sfiorare un miliardo di euro, e porterebbe a un risibile risparmio di tempo, da un minimo di 6 a un massimo di 10 minuti, per i treni di lunga percorrenza». Ma il costo maggiore sarebbe un altro: «Parliamo della devastazione che subirebbero le zone coinvolte e le località carsiche con il loro delicatissimo ecosistema. L'impatto ambientale e sociale risulterebbe poi di proporzioni impensabili - insistono Celic, Mervic e Antoni - con migliaia di viaggi di autotreni impegnati a trasportare e depositare materiale da scavo. Senza contare le continue vibrazioni dovute al passaggio dei treni che, a opera finita, si ripercuoterebbero sulle abitazioni dei molti paesi delle vicinanze. Siamo convinti che il nostro territorio debba cominciare a limitare il più possibile gli interventi infrastrutturali, energetici e industriali. È infine incomprensibile - concludono - che queste notizie le si debba sempre apprendere dalla carta stampata e non da chi ci amministra. Auspichiamo una rapida presa di posizione del Comune».

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 1 maggio 2020

 

 

Debutta in centro a Trieste la formula "bus a chiamata"
L'opzione rientra tra le misure allo studio per ridurre l'affollamento dei mezzi - Entro fine mese previsto il via alla app per prenotare il posto su tutte le linee
Trieste. Una app per prenotare il posto a bordo. L'estensione anche al centro città del servizio "smart bus" (una sorta un bus a chiamata tramite call-center o web, che consente di scegliere fermate di partenza e arrivo oltre a alla fascia oraria del tragitto). E ancora l'attivazione di una serie di corse riservate al personale delle varie aziende. Trieste Trasporti si prepara ad affrontare la fase 2 adottando misure in grado di rispettare le disposizioni emanate dal governo per ridurre il rischio di contagio da Covid-19. Misure che, inevitabilmente, continueranno ad avere una ricaduta sotto il profilo economico: da marzo, dopo l'inizio del lockdown, Trieste Trasporti ha perso l'85% dei ricavi. Il confronto tra aprile 2019 e 2020 parla di incassi crollati da 2,2 milioni a 700 mila euro. «Con queste cifre possiamo pensare di reggere pochi mesi - spiega l'amministratore delegato Aniello Semplice -. Sappiamo della volontà di attivare un fondo nazionale da 800 milioni, che potrebbe concretizzarsi già con il prossimo dpcm. Di questi dovrebbero arrivarne a Trieste circa 4/5 milioni. Un aiuto che consentirebbe di mitigare la situazione».Nel prossimo decreto nazionale dovrebbe anche essere prevista l'estensione di alcuni mesi dei soli abbonamenti annuali e scolastici. Sul fonte anti-contagio al momento il governo vorrebbe un'occupazione dei mezzi al massimo del 20%: dei 160 posti presenti negli autobus snodati da 18 metri ne saranno disponibili solo 30. «Un numero che renderebbe insostenibile il trasporto pubblico locale - aggiunge Semplice -. Per questo stiamo mediando con il governo per arrivare al 50%. Il vero banco di prova sarà poi a settembre, quando inizieranno le scuole e dovremo gestire mediamente 150 mila persone al giorno. Con queste regole, pur avendo 271 mezzi, sarà impossibile garantire il servizio se non verranno rimodulati gli orari di ingresso degli studenti - oggi il 99% inizia alla stessa ora -, e degli uffici. In questo senso l'assessore regionale ai Trasporti Graziano Pizzimenti con il suo ufficio sta facendo un lavoro molto importante».Dal 4 maggio verranno create delle linee dedicate alle aziende alle quali si potrà accedere solo attraverso l'esposizione del tesserino di lavoro e del titolo di viaggio. Un esempio sono le tre corse verso Cattinara e due per la Sissa. Le imprese interessate possono contattare TT per la creazione di un servizio ad hoc. Entro l'11 maggio, dopo la sperimentazioni in Carso, partirà poi come detto il servizio smart bus anche in centro città su tre direttrici: piazza Libertà via Svevo, piazza Tommaseo San Cilino e Corso Italia Ferdinandeo. Infine dal 15 maggio è previsto il via alla sperimentazione di una app in grado di garantire la prenotazione del posto sulle linee normali. Se il test dovesse andare a buon fine, il servizio potrebbe essere operativo da giugno. Al momento a bordo dei mezzi rimane l'obbligo di indossare la mascherina. Gli spazi interni saranno delimitati con degli appositi adesivi da lunedì prossimo. In caso di necessità verranno avviate delle corse aggiuntive in tempo reale. A controllare il rispetto delle norme sarà il personale delle forze dell'ordine e non quello di Trieste Trasporti. L'azienda ha già comunicato le diverse iniziative al Comune. L'assessore alle Partecipazioni societarie Francesca De Santis parla di «situazione difficile sia per l'azienda che per cittadini, lavoratori e studenti. L'invito è di avere pazienza e attenersi alle disposizioni».

Andrea Pierini

 

Già rotta la "tregua pandemica" bipartisan in Consiglio comunale

Pd e Open contro la giunta: «Boccia il nostro sostegno agli alberghi» - FI rivendica la mozione sui migranti. M5S: «Ora mobilità alternativa»
Prosegue il dibattito sulla scia del Consiglio comunale di martedì: incrinato il clima di collaborazione, l'opposizione accusa la giunta di ignorare le categorie economiche, mentre il centrodestra rivendica l'approvazione di una mozione in materia di rotta balcanica. La consigliera e segretaria dem Laura Famulari attacca: «Dipiazza si riempie la bocca di turismo ma poi il centrodestra si rifiuta di aiutare gli albergatori. È inspiegabile e ingiustificabile che la maggioranza abbia detto "no" all'urgenza per la mozione con cui chiediamo di differire la scadenze per il versamento dell'imposta di soggiorno dal 30 aprile al 31 luglio 2020, che in alcuni casi avrebbe consentito di anticipare la cassa integrazione per i dipendenti». Al fianco di Famulari si schiera anche la consigliera di Open Fvg Sabrina Morena, che martedì ha lasciato l'aula assieme ai colleghi del Pd in segno di protesta per la bocciatura della mozione.Dal canto suo il capogruppo di Forza Italia Alberto Polacco rivendica una mozione, cofirmata da Lega, Fratelli d'Italia e Lista Dipiazza e fatta propria dalla giunta in cui chiede il blocco del confine: «Il testo invita il comune, anche a mezzo del Prefetto di Trieste, affinché si provveda al blocco degli ingressi irregolari provenienti dalla rotta balcanica, tenuto conto della criticità assoluta che tale situazione sta generando in relazione alla possibile diffusione del coronavirus e non solo e garantire la stabile presenza anche dei militari in supporto alle forze dell'ordine per il monitoraggio della fascia confinaria».La capogruppo M5S Elena Danielis lamenta la bocciatura di una lor mozione sulla mobilità alternativa: «Al termine del lockdown potremmo ritrovarci con un traffico urbano completamente diverso rispetto al passato. Occorre quindi creare degli spazi sicuri per chi è disponibile a usare la bicicletta. La bici è infatti il mezzo di trasporto che più di ogni altro potrà limitare la vicinanza tra le persone, da un lato, e contribuire alla riduzione dell'inquinamento, dall'altro».

Giovanni Tomasin

 

Rete ciclabile transfrontaliera - Sì al progetto da 1,7 milioni
La realizzazione nel parco dell'Isonzo è curata dal Gect e finanziata dall'Ue - Prevista anche un'area verde con stalli per camper e percorsi pedonali
Prosegue senza intoppi l'iter per arrivare alla realizzazione, entro la prossima primavera, dell'itinerario ciclabile e pedonale del parco transfrontaliero sull'Isonzo promosso nell'ambito del Gect Go. In questi giorni è stato approvato il progetto definitivo relativo al lotto 4, cofinanziato dal programma di cooperazione territoriale Interreg V-A Italia-Slovenia 2014-2020.A predisporlo è stata una rete temporanea di professionisti del gruppo Stradivarie architetti associati di Trieste, per una spesa complessiva di 1.727.797,97 euro. In una delibera del Comune sono indicati tutti i pareri favorevoli ottenuti in questi mesi da parte di un gran numero di enti, come la Regione, l'Acegas Aps Amga, il Consorzio di bonifica "Pianura isontina", l'Insiel, la Soprintendenza, la Forestale e le principali compagnie telefoniche. Complesso infatti il piano dei lavori che prevede diverse concessioni e espropri. Come è noto, l'iniziativa porterà all'attesa rete transfrontaliera comune di percorsi ciclabili e pedonali lungo l'Isonzo che formerà un parco urbano tra Gorizia, Sempeter-Vrtojba e Nova Gorica, con la predisposizione di infrastrutture ricreative che valorizzeranno il territorio anche dal punto di vista turistico. Entro il 2021 verranno realizzati consistenti lavori infrastrutturali che miglioreranno la fruibilità dell'area per i cittadini e per i cicloturisti. I lavori previsti all'interno del progetto Isonzo-Soca sono divisi in quattro lotti. Il primo ha portato alla realizzazione di un'area verde attrezzata con parcheggi per i camper a Vrtojba. Il secondo, in corso di svolgimento, riguarda invece la costruzione di una passerella sul fiume Isonzo a Salcano e a delle piste ciclabili di collegamento con la ciclabile proveniente da Salcano-Plave. Questo percorso proseguirà fino al confine di San Mauro. Il lotto 3 riguarda invece un itinerario ciclabile e pedonale tra Salcano, via degli Scogli e Kolodvorska pot, ancora sul lato sloveno. Questo tratto attraverserà la piazza della Transalpina per estendersi fino alla Erjavceva cesta di Nova Gorica e a via San Gabriele. Il lotto 4 prevede, infine, percorsi pedonali e ciclabili lungo l'Isonzo da via degli Scogli al Parco di Piuma e fino a Straccis, oltre che lungo l'asse trasversale dallo stesso Parco a via San Gabriele. Si tratta di un itinerario ciclopedonale lungo l'Isonzo e di uno trasversale che collega via San Gabriele al Ponte del Torrione.

Emanuela Masseria

 

 

«Ingiustificata e inutile la variante ferroviaria tra Aurisina e Ronchi» - il consigliere regionale Nicoli (FI)
RONCHI«È ingiustificata e inutile la variante ferroviaria tra Aurisina e Ronchi dei Legionari, prevista tra gli interventi nel lungo periodo dal progetto di potenziamento e velocizzazione del collegamento Venezia Mestre-Trieste, presentato da Rete ferroviaria italiana nella IV commissione consiliare». Lo afferma il presidente del gruppo consiliare regionale di Forza Italia, Giuseppe Nicoli. Un'opera di tal portata, dice, «andrebbe a interessare l'ecosistema carsico con sovrappassi e sottopassi ferroviari altamente impattanti per la geologia e l'ambiente. Tutto ciò per diminuire il tempo di percorrenza tra le stazioni di Trieste Airport e Trieste centrale di 6-8 minuti, a fronte di centinaia di milioni di euro di spesa». Per Nicoli, l'opera è inutile per l'alta velocità riferita al trasporto passeggeri, che va ottimizzato tra Venezia e Trieste nell'ambito della pianura, anche grazie «agli interventi decritti da Rfi, che dovrebbero partire a breve e concludersi nel 2025». La variante «non risolve nemmeno i problemi dell'alta capacità per il trasporto merci da e per i porti di Trieste e Monfalcone. Problemi sul tavolo da tempo, che vedono nei colli di bottiglia di Aurisina e bivio San Polo i principali nodi da risolvere. Rfi - continua - è un esecutore tecnico delle direttive impartite dal ministero referente e a questo dovremo rivolgere le nostre proposte e perplessità». Nicoli ricorda i problemi irrisolti: «Il posizionamento delle barriere antirumore, previste da un decreto ministeriale del 2000 non ancora messe in cantiere. I Comuni poi sono in difficoltà a concedere permessi in deroga alle norme sui rumori per cantieri ferroviari a ridosso delle abitazioni. Resta il problema dei passaggi a livello (come quello sulla statale 305 a Ronchi) e vanno ammodernate le stazioni (barriere architettoniche tra un marciapiede e l'altro)». Per la stazione di Monfalcone, Nicoli ritiene sia necessario anche riqualificare il piazzale esterno: «La stazione potrebbe diventare inoltre luogo di attrazione storico-culturale vista l'immediata contiguità con il parco tematico della grande guerra».

 

 

Ex Fiera, la Regione fissa gli ultimi paletti: tetto agli spazi commerciali e tutele green
Pronte le indicazioni che consentiranno alla variante urbanistica di divenire esecutiva in vista del mega progetto della Mid
Non si potrà incrementare la superficie totale coperta del centro commerciale. Per la riqualificazione poi di piazzale De Gasperi sarà necessario utilizzare un manto che sia permeabile per rispettare il criterio di sostenibilità. Ecco alcune delle indicazioni vincolanti, dettate dalla Regione, da inserire nella variante 4 al piano regolatore, approvata dal Municipio lo scorso gennaio, per la realizzazione del futuro centro commerciale dell'Ex Fiera della carinziana Mid, proprietaria da oltre due anni del complesso. Passaggi questi necessari e ordinari che gli enti regionali sono tenuti a espletare per verificare la coerenza dei piani regolatori comunali con il piano urbanistico regionale e le norme del settore. Le indicazioni, che non erano state recepite dal Comune, sono state adottate automaticamente attraverso la giunta regionale, che ieri su questo argomento ha approvato una delibera presentata dall'assessore alle Infrastrutture e al Territorio Graziano Pizzimenti. Si tratta di misure ovviamente «concordate sempre con il Municipio stesso», precisa l'assessore, che specifica: «Il Comune di Trieste ha superato praticamente tutte le riserve che avevamo già presentato, salvo alcuni elementi di dettaglio. È stato necessario perciò introdurre alcune integrazioni alla documentazione della Variante urbanistica e al Piano di settore del Commercio, per superare tutte le osservazioni formulate e consentire alla variante di divenire esecutiva». Ma quali sono queste integrazioni per la futura costruzione compresa tra via Revoltella, via Rossetti, via Sette fontane? Innanzitutto non è previsto un aumento della superficie complessiva coperta dedicata al centro commerciale. Allo stesso tempo però «questa superficie - evidenzia Pizzimenti - potrà essere invece ridotta per favorire l'inserimento di altre attività non legate al centro commerciale». Questo vuol dire che per realizzare ad esempio una palestra bisognerà ridurre lo spazio dedicato ai negozi. Una nota all'insegna della sostenibilità riguarda il materiale che dovrà essere utilizzato per la riqualificazione di piazzale De Gasperi. L'intervento rientra infatti tra gli oneri di urbanizzazione di questa area, che saranno comunque da definire in una fase successiva. La superficie calpestabile della zona, sottolinea la Regione, dovrà essere dunque permeabile: si tratta di una specifica indirizzata al risparmio del consumo di suolo. Quali sono i materiali da utilizzare in questo senso? Si potrà ricorrere a una pavimentazione drenante o realizzando una zona verde. Tra le ultime indicazioni poi emerge anche la necessità di limitare le destinazioni d'uso ammesse per l'ex Fiera per mantenere i parametri stabiliti del volume di traffico. Ovvero, nel caso in cui il privato esprima l'esigenza di realizzare spazi direzionali o dedicati a servizi e attrezzature collettive, artigianali, alberghieri o a parcheggi, sarà necessaria «una nuova verifica di sostenibilità dell'impatto viabilistico che escluda incrementi dei volumi di traffico». Con la variante 4 completa, lo step successivo riguarda il piano particolareggiato. La proprietaria Mid sta elaborando in questo periodo, grazie al confronto settimanale con gli uffici del dipartimento Territorio, Economia, Ambiente e Mobilità (direttore Giulio Bernetti), la seconda fase, che dovrà essere approvata dal Comune e che permetterà al privato di ottenere i permessi per iniziare l'opera edilizia. Nel frattempo, già dallo scorso gennaio, sono iniziati i primi lavori di demolizione. In totale saranno rasi al suolo 130 mila metri cubi di cemento, in gran parte macinati sul posto per fornire materia prima alla futura realizzazione. Si potrà ora passare a mettere a punto il progetto dell'architetto monfalconese Francesco Morena, prevede un investimento complessivo di 100 milioni di euro voluto dall'imprenditore carinziano Walter Mosser, leader della Mid che ha a Klagenfurt il quartier generale. In un'area di 15mila metri quadrati l'imprenditore intende infatti realizzare negozi, botteghe artigianali, studi professionali, bar, ristoranti ma anche attività di wellness, fitness e saune.

Benedetta Moro

 

Alloggi hi-tech, park e palestra nella villa secolare di Opicina - IL PIANO DI RECUPERO
In via Ermada, a Opicina, in una villa d'inizio Novecento, nascerà un nuovo complesso abitativo, che sarà affiancato da altre due costruzioni. Il progetto di riqualificazione iniziale, firmato dallo studio Marzi & Sterni e realizzato dall'impresa edile Monticolo & Foti, prevedeva la realizzazione di 15 "aparthotel". Ma l'attuale emergenza ha spinto a un ripensamento della destinazione d'uso in corso d'opera. Il committente è Villa Wisteria, srl di cui è amministratore unico Edi Kraus, l'ex assessore allo Sviluppo economico e allo Sport della giunta Cosolini. Con un investimento di quasi quattro milioni di euro totali, verranno quindi realizzati nove appartamenti con 11 parcheggi sotterranei, più altri esterni, da affittare o vendere. La società aveva acquisito la villa nel 2008. «Due anni fa - spiega Kraus - ho deciso di fare quest'investimento, perché gli indici di turismo stavano aumentando. Sul Carso e a Opicina non c'erano strutture simili». La casa ha una sua storia: è stata costruita nel 1902, quando Opicina è stata collegata con il tram, diventando così luogo di villeggiatura estiva. «Le ville più belle vennero costruite vicino alla stazione del tram», sottolinea Kraus: «Grazie poi ai proprietari che si sono succeduti, questa dimora è rimasta uguale da un punto di vista architettonico». Gli esterni sono stati salvaguardati, mentre la parte interna è stata completamente sventrata e sarà ricostruita da zero. La palazzina, dotata già di adeguamento antisismico, sarà affiancata da altre due abitazioni moderne. «Sono stati adottati gli attuali criteri di costruzione - evidenzia ancora Kraus - con un impianto geotermico e pannelli solari fotovoltaici che alimentano gli impianti tecnologici, tutti molto avanzati. Inoltre ci sarà anche una piccola palestra». Il cantiere ripartirà lunedì e dovrebbe terminare alla fine dell'anno. «In questo cantiere abbiamo realizzato con il mio socio Luca Foti un lavoro davvero particolare», sottolinea Andrea Monticolo, ad dell'impresa e vicepresidente nazionale, al terzo mandato, dell'Associazione costruttori d'impianti, aderente a Confindustria: «Adesso siamo pronti a ripartire, ma per i cantieri si palesano grandi criticità dopo quest'emergenza. Pensiamo alla difficoltà negli spostamenti, in quanto sarà permesso di muoversi con due persone per autovettura, oppure ai dipendenti, che dovranno lasciare a casa i propri figli: con chi staranno? Il governo deve provvedere a risolvere queste criticità».

be.mo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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