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RASSEGNA STAMPA  luglio - dicembre 2019

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 31 dicembre 2019

 

 

Biglietti e abbonamenti bus - Mini rincari dal 1° gennaio   -   le nuove tariffe

Ok della giunta Fedriga all'adeguamento delle tariffe: il ticket orario a 1,35 euro con 5 centesimi in più rispetto al 2019. Modifiche anche ai collegamenti via mare

TRIESTE. È una fase di transizione nel trasporto pubblico locale, ma con ritocco all'insù: il biglietto dell'autobus costerà 5 centesimi in più da domani, 1° gennaio. «Aumento contenuto», sottolinea l'assessore alle Infrastrutture Graziano Pizzimenti nel chiarire che non si andrà oltre il +2,6% medio rispetto al 2019, «a fronte di servizi nettamente migliori». Nell'ultima seduta di giunta dell'anno - occasione per Fabio Scoccimarro, assessore all'Ambiente, di costituire una unità regionale per il rischio idrogeologico -, si definiscono come di consueto le tariffe del Tpl Fvg. Stavolta però si guarda già in prospettiva al gestore unico, la Tpl Scarl che unisce in consorzio Trieste Trasporti, Apt Gorizia, Saf Udine e Atap Pordenone. E in delibera si rimanda infatti a un successivo atto che, a valere da maggio, rivedrà la materia sulla base dei contenuti dell'offerta presentata in gara. Nel primo quadrimestre 2020, con un adeguamento ancorato al tasso medio di inflazione, precisa Pizzimenti, l'utente di Trieste e del Fvg si ritroverà intanto con un biglietto orario sull'intera rete da 1,35 euro (contro 1,30), mentre il pluricorse da 10 viaggi costerà 12,45, a fronte degli attuali 12,15, e l'abbonamento mensile urbano 35,75 (da 34,85). In quest'ultimo caso c'è una differenza tra il capoluogo e il resto della regione, dove si passerà da 34,30 a 35,20. Trieste Trasporti informa inoltre che il ticket giornaliero salirà da 4,50 a 4,60 euro, gli abbonamenti quindicinali aumenteranno di 60 centesimi, quelli mensili di 90 centesimi, quelli annuali per l'intera rete di 9 euro. Ma c'è anche un aggiornamento sui servizi ferroviari: per acquistare un abbonamento mensile del trasporto su rotaia Udine-Trieste via Gorizia si dovrà pagare 104,25 euro, quando il costo adesso è di 101,60. Restano invece invariate le tariffe relative ai transfrontalieri sperimentali Trieste-Udine-Villacco e Udine/Trieste-Lubiana. Viene infine modificato dal 1° gennaio anche il costo di biglietti e abbonamenti del servizio marittimo Trieste-Muggia: la corsa singola passa da 4,35 a 4,45 euro, l'abbonamento 10 corse da 13,50 a 13,85 euro, l'abbonamento 50 corse da 32,60 a 33,45 euro. La Grado-Trieste è invece a 7,40 euro e la Marano-Lignano a 3,55 euro. Un quadro temporaneo. Il 2020, rimarca infatti l'assessore Pizzimenti, segnerà una svolta: «Per quanto riguarda il trasporto su gomma è in programma la rivisitazione dell'intero servizio e a tal proposito sono già iniziati i confronti sul territorio con gli enti locali per capire quali siano le reali esigenze al fine di implementare o migliorare l'esistente, mentre per quanto concerne i trasporti ferroviari procederemo all'affidamento del servizio con la possibilità di avere a disposizione nuovi treni regionali». Nell'attesa, Trieste Trasporti fa sapere che biglietti e abbonamenti acquistati nel 2019 (serie 19A) potranno essere utilizzati per tutto il 2020 e non saranno sostituiti. Le modifiche tariffarie, altra informazione, riguarderanno pure i biglietti acquistati da dispositivi mobili, con l'app My Cicero o con sms (con la seconda modalità non da subito, peraltro, per dare modo agli operatori telefonici di recepire le variazioni). Tutti i tipi di abbonamento (con sconto del 5% via sito di webticketing dell'azienda), compresi quelli annuali, si potranno acquistare da oggi in una delle oltre 150 rivendite informatizzate presenti sul territorio.

Marco Ballico

 

 

Merci in treno dal Fvg a Ovest Via dalla strada 12 mila Tir

Il nuovo servizio intermodale fra l'interporto di Cervignano e quello di Torino Orbassano sarà operativo dal 13 gennaio. Si parte con sei convogli a settimana

TRIESTE. C'è una novità per il trasporto merci lungo un asse che, su strada, è sempre complicato percorrere, quello in direzione Est-Ovest e ritorno nel Nord Italia. L'alternativa è ferroviaria e, comunica il gruppo Fs, sarà operativa da lunedì 13 gennaio da Cervignano del Friuli a Torino Orbassano. Secondo Mercitalia Intemodal, il maggiore operatore di trasporto combinato in Italia e il terzo in Europa, il servizio consentirà di alleggerire le autostrade di circa 12mila camion all'anno e di risparmiare oltre l'80% delle emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera per ogni carico trasportato rispetto alla soluzione "tutto strada". Tecnicamente si tratta di trasporto merci combinato non accompagnato fra l'Interporto di Cervignano e quelle piemontese. Nella fase iniziale, si legge in una nota, sono previsti sei treni alla settimana: lunedì, mercoledì e venerdì da Est a Ovest; martedì, giovedì e sabato nella direzione opposta. Da aprile 2020 un ulteriore step: i collegamenti diventeranno giornalieri. I treni (capacità di trasporto 1.600 tonnellate, lunghezza 550 metri) sono composti da 16 carri doppi di ultima generazione che consentono di caricare 32 semirimorchi Mega (altezza 4 metri, lunghezza 13,60 metri) o casse mobili da 40 piedi. La tipologia delle merci? A poter essere trasportati sui convogli saranno prodotti industriali, groupage e alimentare secco. Tutto scritto e definito nel protocollo d'intesa siglato da Mercitalia Intermodal, società del Polo Mercitalia (gruppo Fs), e Space Logistic di Salgareda, azienda specializzata nell'organizzazione e nell'esecuzione di trasporti multimodali. La collaborazione tra le parti permetterà appunto di potenziare i servizi sul segmento italiano del Corridoio europeo Ten-T Mediterraneo da Lisbona a Kiev.«Questo nuovo servizio costituisce un ulteriore esempio di come le società di Mercitalia stiano oggi operando in modo sinergico e coordinato, rendendo agevole ed efficace l'interlocuzione con i clienti e permettendo un presidio diretto del processo di trasporto delle merci da terminal a terminal - sottolinea Marco Gosso, amministratore delegato e direttore generale di Mercitalia Logistics, la sub-holding del Polo -. Mercitalia Intermodal curerà la commercializzazione, assisterà i clienti e metterà a disposizione del servizio carri di ultima generazione, mentre Mercitalia Rail effettuerà i servizi di trazione e di manovra ferroviaria». Questa iniziativa, aggiunge Gosso, «è inoltre coerente con gli obiettivi che prevedono un sempre più spinto trasferimento del trasporto delle merci dalla gomma al ferro in modo da contribuire a migliorare la sostenibilità ambientale delle attività svolte da Mercitalia. Lo spostamento del traffico merci dalla strada alla ferrovia è infatti uno degli elementi strategici del piano industriale 2019-2023 del gruppo Fs Italiane». I carri di ultima generazione, informa ancora la società statale, sono dotati di un innovativo sistema elettronico per il monitoraggio in tempo reale delle prestazioni, in modo da assicurare sia il perfetto funzionamento del treno sia significativi miglioramenti in termini di efficienza operativa, servizio al cliente e sicurezza di esercizio.

Marco Ballico

 

 

Ferriera, l'8 e il 9 gennaio il voto sull'accordo Arvedi-sindacati

L'orientamento sulle date è emerso durante una riunione del "fronte del sì" Oggi Fiom volantina contro l'intesa contestandone le garanzie occupazionali

Lo si è detto in tante situazioni passate, ma stavolta la prossima settimana ha tutte le premesse per diventare decisiva nella storia della Ferriera. Con ogni probabilità i 580 dipendenti dello stabilimento siderurgico saranno chiamati mercoledì 8 e giovedì 9 gennaio a votare la bozza di accordo negoziato tra il gruppo Arvedi e la maggioranza delle sigle sindacali sulla chiusura dell'area "a caldo" prevista il 31 gennaio. Il referendum pro/contro l'intesa, raggiunta l'Antivigilia, verrà anticipato e preparato da un'assemblea che sarà convocata martedì 7 dalle ore 13.30 alle ore 15, giusto alla vigilia della consultazione. Queste le decisioni assunte ieri pomeriggio dal "fronte del sì".La rilevanza di questo appuntamento, che si carica anche di forti significati politici, attenua l'atmosfera festosa di fine-inizio d'anno perché è già cominciata una campagna elettorale ad alta temperatura. Se prevalgono i "sì", si procederà con la chiusura dell'area a caldo e la ricollocazione di 310 dipendenti, di cui 198 nell'area a freddo e 163 distribuiti tra bonifica, aziende terze, aziende del gruppo, pensioni & esodi. Se a prevalere saranno i "no", l'intesa Arvedi-sindacati, che dovrebbe essere recepita nell'accordo di programma Governo-Regione-Autorità portuale, salterà e, a distanza di venti giorni dalla chiusura dell'impianto, sarà tutto da rifare. A favore dell'accordo sono schierate Failms, Fim Cisl, Uilm, Usb. Un fronte piuttosto composito formato da autonomi (i più rappresentativi secondo le ultime elezioni della rsu), 2/3 dell'abituale Triplice, il sindacato "di base".Contro, "in solitaria", Fiom Cgil: oggi i metalmeccanici cigiellini distribuiranno un volantino nel quale ribadiscono il "no" alla bozza e invitano i dipendenti a fare altrettanto nell'urna. La contrarietà della Fiom si articola su più punti: la perdita occupazionale dello stabilimento che scende da 580 a 417 addetti; «l'assenza totale di garanzie» per una quarantina di unità una volta terminate le fasi di dismissione; la chiusura dell'area "a caldo" avviene senza che neppure sia iniziata la realizzazione dei nuovi impianti "a freddo"; «sostanziale licenziamento» dei 66 lavoratori somministrati; la «mancata definizione» dell'anticipo di cassa integrazione; poca chiarezza sul reimpiego di 198 addetti nell'area "a freddo" previa visita medica per l'idoneità. Fiom Cgil sottolinea inoltre che i 150 milioni, per potenziare il laminatoio, provengono da pubbliche risorse la cui fonte non è stata ancora esplicitata. Dal punto di vista politico, la categoria, diretta da Marco Relli, rileva come al tavolo dell'Antivigilia fossero assenti il ministro (Patuanelli), la Regione, il Comune: contesta quindi alle pubbliche istituzioni l'attendibilità dell'impegno. La posizione della Fiom è fiancheggiata da Open Fvg, che interviene con una nota co-firmata dal presidente Giulio Lauri e dal consigliere regionale Furio Honsell. «Se le garanzie occupazionali sono solo quelle riportate nell'ipotesi di accordo - sostengono - esse sembrano largamente insufficienti». In passato l'impatto ambientale della Ferriera - riprende il comunicato - è risultato «pesantissimo» ma la situazione delle emissioni è migliorata e si potrebbe continuare a investire su parchi minerari e bonifiche. «Fedriga si fermi e Patuanelli rifletta», esorta infine la leadership di Open.A favore dell'accordo si è espressa Usb Lavoro privato, che in un incontro con l'informazione ha fatto il punto con Sasha Colautti e Alexander Vecchiet. Fiom Cgil - hanno attaccato gli esponenti "di base" - sfugge al confronto nel merito e risponde a logiche politiche, in questo modo indebolendo il fronte sindacale impegnato nella tutela dei posti di lavoro. Inutile intestardirsi nel difendere l'area "a caldo" destinata alla chiusura, molto più produttivo sarebbe trovare soluzioni tali da evitare traumi occupazionali, ma Fiom preferisce fare la sponda alla politica. Certo - dicono Colautti e Vecchiet - l'intesa va monitorata per non incorrere in un nuovo caso Sertubi. 

Massimo Greco

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 30 dicembre 2019

 

 

«La Slovenia ci dia garanzie sulla tutela della Val Rosandra»

San Dorligo alza la voce e chiede chiarimenti sull'impatto ambientale del cantiere Votata all'unanimità una mozione destinata a governo e Comuni d'oltre confine

SAN DORLIGO. È forte e unanime la richiesta del consiglio comunale di San Dorligo della Valle al governo sloveno e alle amministrazioni locali di Capodistria ed Erpelle-Cosina, di conoscere quale sarà l'impatto ambientale della realizzazione della seconda linea ferroviaria Capodistria-Divaccia sulla Val Rosandra e sul territorio che la circonda. La decisione di rivolgersi alle istituzioni d'oltre confine è maturata nel corso della recente seduta del consiglio, convocata dal sindaco di San Dorligo della Valle, Sandy Klun, su precisa iniziativa del consigliere di opposizione Alen Kermac, capogruppo dei Verdi, che ha presentato una mozione al riguardo. Dopo una discussione, maggioranza di centrosinistra e opposizioni hanno votato compatte su un testo rielaborato nel corso di un breve incontro fra i partiti che sostengono Klun e lo stesso Kermac e che, rispetto a quello originario proposto dall'esponente dei Verdi in lingua slovena, «ha comportato - come ha sottolineato il vicesindaco, Goran Cuk - solo modifiche formali, per adeguare la traduzione in lingua italiana e renderla perfettamente coerente con quella di Kermac».«Nella prospettiva della cooperazione transfrontaliera - si legge nel documento approvato da tutti i consiglieri - chiediamo di conoscere in quale maniera il governo e i due Comuni sloveni interessati intendono rispettare la direttiva Habitat (un documento dell'Ue, che definisce la politica comunitaria in materia di conservazione della biodiversità e che rappresenta la base legale su cui si fonda Natura 2000, ndr) e come mai l'appaltatore non abbia optato per un percorso alternativo, che non influirebbe sull'area del parco e della Riserva naturale della Val Rosandra».In particolare, nel testo approvato si fa riferimento ai rischi che potrebbero derivare, dagli scavi e dal cantiere per il raddoppio della linea ferroviaria, sulle risorse idriche del fiume Risano, del rio Ospo e del torrente Rosandra, e si chiede pure quali provvedimenti di salvaguardia e quali garanzie giuridiche saranno offerti nel caso di impatti negativi del secondo binario sull'ambiente, nello specifico a favore dei cittadini del Comune di San Dorligo della Valle. Infine si chiede al Comune di Erpelle-Cosina di trasmettere all'amministrazione Klun «l'atto con il quale è stata resa possibile la realizzazione dell'intervento su un'area tutelata dalla direttiva europea Habitat, le cui conseguenze potrebbero ricadere direttamente sul territorio di San Dorligo della Valle». 

Ugo Salvini

 

 

Ferriera, quattro sindacati schierati contro la Cgil

Failms, Fim, Uilm, Usb favorevoli a concertare la dismissione. Accusano la Fiom di alimentare «paure e incomprensioni»

In Ferriera si spegne l'area a caldo ma si accende la polemica tra i sindacati. Da una parte gli autonomi Failms, Fim Cisl, Uilm, Usb-lavoro privato. Dall'altra parte Fiom Cgil. A dare fuoco alle polveri, interviene stavolta una nota congiunta stilata dalle sigle favorevoli a chiudere un accordo con il gruppo Arvedi sulla base della dismissione dell'area "a caldo", in cambio di una serie di garanzie. Proprio su questa differente impostazione le quattro organizzazioni sindacali, schierate lungo uno schieramento dal marcato tratto "trasversale", attaccano frontalmente Fiom Cgil: il messaggio è inequivocabile già dal titolo del comunicato «Fiom Cgil difende l'area a caldo, non i lavoratori. Basta strumentalizzazioni dell'accordo sindacale».Le quattro sigle rilevano lo «stillicidio di assurdità» sul possibile accordo che si va profilando con l'azienda, in quanto Fiom Cgil - a loro giudizio - starebbe creando «paure e incomprensioni a regola d'arte», al fine di innalzare «strumentalmente una vera e propria cortina fumogena». Come fa poi Fiom Cgil- incalza la nota quadripartita - a sapere di cosa si parla, dal momento che in occasione dell'ultimo incontro ha abbandonato il tavolo prima che la discussione iniziasse. La quadruplice alleanza spiega inoltre gli «elementi di garanzia» che saranno formalizzati nel redigendo accordo di programma: rioccupazione di tutti i lavoratori dell'area a caldo, maggiori tutele per i contratti dei precari in scadenza a breve, applicazione di una cassa integrazione ammorbidita attraverso rotazioni, anticipi, maggiorazione della quota prevista per legge. L'area a caldo sarà chiusa il 31 gennaio 2020. Il piano industriale, che dovrebbe essere votato dalle maestranze il 7 gennaio, prevede la bonifica della zona interessata, rilancio della logistica, riconversione della centrale elettrica, rafforzamento del laminatoio, la possibilità di installare una linea di ricottura. Arvedi ci metterà 180 milioni e si dà due anni per realizzare il piano. Stamane alle 11 Usb ne parlerà nella sede di via Ponziana. Sul piano politico da rilevare l'intervento di Antonella Grim (Italia viva), che contesta motivi e modalità della chiusura dell'area a caldo, scrivendo in una nota «di giacobinismo ambientale che porterà Trieste a privarsi di un altro pezzo di produzione industriale nazionale».

Massimo Greco

 

 

La Sala Tripcovich col sipario goliardico Salvarla? Un paradosso - l'analisi di Gianni Contessi, professore ordinario fuori ruolo di Storia dell'arte contemporanea, Università di Torino

Continua il dibattito sul futuro dell'ex stazione delle autocorriere "blindata" dal Ministero ma non ci sono elementi per considerarla neanche reperto di archeologia industriale

Come docente triestino di Storia dell'arte contemporanea nelle università italiane e curatore della mostra su Umberto Nordio alla Triennale di Milano (1981), vorrei intervenire per riflettere sulla questione Sala Tripcovich. Procederò per punti, per rendere il più chiaro e schematico possibile il mio pensiero. Punto primo. Nel catalogo delle opere dell'architetto Nordio realizzate negli anni Trenta del Novecento, la Stazione autocorriere non è edificio di particolare pregio, al contrario di ben più riuscite costruzioni, come la Stazione marittima, il Museo del Risorgimento, la palazzina ex Onmi, la casa Zelco e la casa Ras. Punto secondo. Il destino dell'architettura è reso precario da manomissioni e distruzioni; valga per tutti il caso di Bernini che, a Roma, non esitò a eliminare il palazzo Branconio dell'Aquila di Raffaello. Sono risaputi il prolungato utilizzo del Colosseo come cava di pietra e le superfetazioni gravanti sul Teatro di Marcello. A Trieste a fine Ottocento venne serenamente demolita villa Murat. In anni recentissimi la parte meno antica della sede del Corriere della Sera, opera di qualità di Alberto Rosselli, è stata molto modificata da Vittorio Gregotti. Gli uffici triestini del Lloyd Adriatico di Luciano Celli hanno cambiato radicalmente i connotati come sede del gruppo Allianz.Non pertanto si vuol sostenere che l'architettura debba necessariamente subire gli oltraggi degli umani e quelli non meno umani della storia, ma che la misura dell'autorialità non è di per sé un valore assoluto. Il già citato "palazzo" Ras, lavoro fra i più raffinati di Nordio, impreziosito da interventi di Achille Funi, Felicita Frai e Ugo Carà, ha subito in anni non lontani affronti gravissimi nell'indifferenza dei più. La stessa ex stazione autocorriere, per come si presenta oggi, non può più essere considerata opera originale e "autentica" di Nordio. Retrospettivamente, ciò che giustificherebbe un vincolo sarebbe la sopravvivenza dello spazio che ospitava, entro apposite corsie, coincidenti con le tipiche saracinesche a carrucola, le corriere di linea, ben più piccole di quelle odierne. Però tutto questo e il resto dei servizi connessi sono stati eliminati per realizzare la pur utile e, allora necessaria, Sala Tripcovich, grazie alla generosità del maestro de Banfield, cui va la riconoscenza della città. Punto terzo. Si ribadisce, dunque, che al momento non sussistono neppure gli elementi caratteristici propri di una sorta di "archeologia industriale" di cui la stazione, garantita nella sua integrità, sarebbe stata testimonianza. Punto quarto. Per quanto concerne l'atto mecenatesco di Raffaello de Banfield, non sarebbe difficile individuare opportuna forma di onoranza (busto? targa? intitolazione? nel Teatro Verdi, di cui fu brillante direttore artistico). Sempre che una cosa del genere non sia già stata fatta. Non ci si può nascondere che la Sala Tripcovich, sebbene dotata, come dicono, di magnifica acustica, è stata prodotto della fretta e di stanziamenti limitati, come attestato dalla evidenza incresciosa dell'impiantistica. Si aggiunga che il colore rosato della tinteggiatura e soprattutto il goliardico, mal eseguito intervento pittorico che vorrebbe evocare il tendaggio di un palcoscenico, contribuiscono a svilire la presentabilità dell'edificio. Punto quinto. Il monumento all'imperatrice Elisabetta in origine era situato sul lato della piazza su cui insiste la Sala Tripcovich alias Stazione autocorriere, avendo per sfondo la facciata del Silo. La ricollocazione, una volta eliminata la presenza ingombrante dell'opaco volume di Nordio, non risulterebbe impropria e valorizzerebbe gli accessi monumentali al Porto vecchio, peraltro pensati da Giorgio Zaninovich. Ben inteso sistemando l'intero slargo in modi appropriati. Punto sesto. A prescindere dall'eventuale, ma auspicabile spostamento del monumento all'imperatrice, va considerato che se dovesse prevalere la volontà di mantenere in vita la Sala, essa dovrebbe venire ripristinata secondo un decoro, attualmente e prima, inesistente, dotandola delle strutture che si erano tradotte in superfetazioni disdicevoli a base di containers addizionati al retro del corpo di fabbrica. Il degrado dell'edificio, divenuto sala teatrale, nel tempo si è reso complice di quello complessivo dell'area prospiciente il Silo. Punto settimo. Secondo le norme che regolano la conservazione dei manufatti di interesse storico e/o artistico, essi devono mantenere le tracce delle varie stratificazioni che ne hanno determinato l'assetto. Ciò a volte dà luogo a situazioni stridenti, ma, per dirla brutalmente: "È la Storia, bellezza!". Per rispettare tali norme si dovrebbero paradossalmente mantenere sia le tracce di una stazione autocorriere che non c'è più, sia una sala teatrale da modificare radicalmente. Ricostruire la stazione per come essa si presentava fino a quando è rimasta attiva sarebbe impossibile, ma solo a queste condizioni un vincolo troverebbe qualche giustificazione. Ribadisco: un paradosso.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 29 dicembre 2019

 

 

Escalation di cinghiali e piogge acide Boschi di rovere a rischio scomparsa

L'allarme degli esperti: «Senza correzioni di rotta tra 30 anni Farneto e Villa Giulia saranno deserti»

Se non si agisce in tempo, nel giro di una trentina di anni si corre il pericolo di veder scomparire i circa 130 ettari di boschi di rovere di Villa Giulia e del bosco del Farneto. Quello che sembra molto tempo in un'ottica umana, è in realtà ben poco dal punto di vista della natura. Questo è l'allarme lanciato da Livio Poldini, professore emerito di Ecologia Vegetale, durante un recente convegno sul tema del valore ecologico del bosco, le particolarità e le emergenze floristiche e faunistiche e le strategie gestionali future per il miglioramento dell'ecosistema forestale, moderato dal giornalista Maurizio Lozei e organizzato dal Comune e dal Museo Civico di Storia Naturale.«Si osserva da tempo che i boschi periurbani, quelli a contatto tra il bosco e la città, non si stanno più rinnovando, ovvero producono ghiande che però non germinano», spiega Poldini. Poiché le roveri hanno un ciclo vitale di circa un secolo e quelle attuali hanno una settantina di anni, questo significa che tra tre decadi gli alberi rischiano di non essere più sostituiti da nuovi esemplari. Le due ipotesi principali sulle cause riguardano le piogge acide provocate dall'inquinamento atmosferico, che penetrano nel terreno e ne causano un inaridimento, e un'eccessiva presenza di cinghiali (determinata anche dal fatto che troppe persone continuino a nutrirli impropriamente), i quali mangerebbero le ghiande prima che possano germinare. Tutto ciò comporterebbe una perdita, oltre che estetica, soprattutto di un importante alleato nella lotta contro i cambiamenti climatici, poiché le superfici verdi sono in grado di assorbire grandi quantitativi di anidride carbonica. «Gli interventi previsti dalla politica non vanno avanti e le foreste restano l'ultima avanguardia. Se non si pone rimedio, si corre pericolo che i boschi decadano e scompaiano», avverte Poldini. Per evitare che questa nefasta circostanza si possa verificare, il dirigente del Servizio Verde Pubblico del Comune, Francesco Panepinto, elenca tre possibili soluzioni che dovrebbero venir adottate: la ricostruzione di un mantello protettivo di cespugli all'esterno del bosco per creare un filtro contro le emissioni delle macchine, la recinzione di alcuni lotti per evitare l'ingresso dei cinghiali, la rinnovazione forzata con giovane piante provenienti dai vivai forestali, anch'esse protette dagli animali con uno scudo. Infine, un quarto "non intervento" sarebbe quello di sospendere nuove urbanizzazioni attorno ai boschi periurbani, per evitare di caricarli di ulteriore stress ambientale. Sul piano dei costi e dei tempi, Panepinto ipotizza che coi ritmi attuali potrebbero essere richiesti circa 15 mila euro all'anno per una decina di anni, i quali potrebbero essere reperiti tra i fondi ministeriali e dell'Unione europea per i progetti legati al verde pubblico. Ma prima di procedere con qualsiasi intervento, sarebbe necessario condurre un periodo di studi di 3-4 anni sulle possibili cause e i rimedi, per il quale potrebbe essere attivato un apposito dottorato di ricerca con l'Università di Trieste grazie al fondo innovazione del Comune. L'assessore comunale ai Lavori e al Verde pubblico, Elisa Lodi, si dice consapevole del problema e dell'importanza di manutenere e valorizzare quello che rappresenta un polmone verde dentro la città. «Come vediamo ogni giorno - afferma Lodi -, andiamo incontro a cambiamenti climatici importanti e l'amministrazione deve essere più attenta su come cambierà il nostro modo di vivere. Gli investimenti futuri si dovranno concentrare su queste modifiche ambientali per essere pronti ad affrontare anche interventi di manutenzione straordinaria».

Simone Modugno

 

 

Sardine pronte a "invadere" piazza Unità in febbraio

Sarà l'evento clou per il movimento. Ieri l'incontro al Knulp per fare il punto Proposta anche una staffetta partendo dalla Risiera il giorno della Memoria

Trieste. Un aperitivo per conoscersi e guardarsi negli occhi pensando a quello che sarà l'evento clou delle Sardine del Friuli Venezia Giulia che vogliono "bonificare" piazza Unità a inizio febbraio. Ieri sera al Knulp si sono incontrati simpatizzanti e rappresentanti del movimento. A spiegare come si muoveranno nelle prossime settimane le sardine sono stati i referenti locali: Ilaria Cecot e Giulia Filingeri che insieme ad Andrea Verona gestiscono le pagine di Gorizia e Trieste, Antonio di Capua per Pordenone, Sofia Giunta di Udine e con la supervisione di Norina Tiussi la fondatrice del gruppo del Fvg. La manifestazione di Trieste sarà l'appuntamento più importante e per questo la volontà è di prepararlo con cura e senza fretta. In questo senso l'agenda troppo piena di Mattia Santori, uno dei fondatori delle Sardine, gioca un ruolo fondamentale visto che fino al 26 gennaio, quando Emilia Romagna e Calabria andranno alle urne per eleggere i nuovi governatori, non ci saranno spazi disponibili. Piazza Unità viene vista come fortemente simbolica visto che è il luogo da cui Benito Mussolini ha proclamato le leggi razziali e per questo da "bonificare".«Dobbiamo tenere alta l'attenzione fino al 26 gennaio - ha sottolineato Cecot - perché il movimento deve essere presente sul territorio. Pensiamo a fare soprattutto iniziative semplici come il "sardinaggio" al mercato spiegando quelli che sono i nostri valori che partono dall'antifascismo e dall'antirazzismo». A parlare di numeri è stato Davide Prisco, triestino di nascita, tra i primi aderenti al movimento in Emilia Romagna e presente al Knulp in qualità di osservatore: «La Lega ha voluto fare leva sull'ignoranza, non può essere questo il nostro Paese. Noi vogliamo rispondere con trasparenza e valori. Se il Carroccio dovesse vincere le elezioni in Emilia Romagna cadrebbe il governo, ma per i sondaggi questo pericolo è al momento lontano con Stefano Bonaccini, del centrosinistra, favorito rispetto a Lucia Bergonzoni, candidata dalla Lega e dal centrodestra». «L'obiettivo delle Sardine - ha aggiunto - deve essere quello di arrivare a 40 mila persone in Fvg perché sappiamo che il movimento vale il 25% anche se non c'è la volontà al momento di fare un partito politico. Oggi siamo al 6% e per questo dobbiamo impegnarci tutti». Di Capua ha sottolineato come sia fondamentale opporsi all'odio sui social evitando assolutamente di fare commenti volgari «perché altrimenti andiamo ad alimentare la "bestia" (lo strumento che usa la Lega per la discussione sul web, ndr). Sarà fondamentale restare compatti, uniti come regione perché così possiamo essere più forti, non dobbiamo perderci». Julia Filingeri ha già annunciato che il prossimo incontro aperto a tutti si terrà il tre gennaio sempre al Knulp alle 17.30: «Portate carta e penna perché avremo bisogno di idee, magari creeremo dei tavoli dedicati al digitale e alla parte creativa». Tante le proposte che sono state lanciate, tra cui una staffetta dalla Risiera di San Sabba a piazza Unità, magari il giorno della Memoria il 27 gennaio, o la presenza alla fiaccolata per ricordare Giulio Regeni a Fiumicello. «Sono contenta - ha detto alla fine la fondatrice Tiussi - perché in così poco tempo abbiamo visto il movimento crescere». 

Andrea Pierini

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 28 dicembre 2019

 

 

Stop all'altoforno a Servola il 1 febbraio Rischio esuberi per quaranta operai

Indicazioni contenute nella bozza di accordo sindacale. In bilico i lavoratori impiegati nella bonifica dell'area a caldo

Doveva essere un piano industriale a esuberi zero, ma l'accordo sindacale impostato a Roma nei giorni scorsi rappresenta un'incognita per quaranta lavoratori che verranno impiegati nella bonifica dell'area a caldo della Ferriera di Servola. L'intesa ne prevede il ricollocamento in un nuovo reparto del laminatoio (la ricottura), ma non è chiaro se questo vedrà mai la luce. Il patto fa così riferimento alla possibilità di incentivi all'uscita e si appella affinché Regione, Comune e Autorità portuale battano un colpo sulla possibilità di assorbire manodopera per vie alternative. Il documento apprestato da Siderurgica Triestina e sindacati attende il via libera dei lavoratori, che si esprimeranno sulla firma il 7 gennaio. Il giorno successivo è fissata ancora ufficiosamente la convocazione al Mise del gruppo di lavoro sull'Accordo di programma, che attende però di conoscere gli esiti della trattativa sui terreni fra azienda e Autorità portuale, nonché l'entità dei finanziamenti da parte del ministero dello Sviluppo economico, che potrebbe chiedere alla Regione di fare la sua parte per chiudere la partita. Il quadro è insomma ancora incerto. L'accordo sindacale parte dal ribadire come sia stata la Regione a volere la chiusura dell'area a caldo e a manifestare «l'intenzione di accompagnare il percorso con misure compensative finalizzate a realizzare la riconversione e la contestuale occupazione della popolazione lavorativa eccedente». L'intesa cita pure la lettera in cui la Regione a fine agosto aveva legato la riqualificazione agli sviluppi della Piattaforma logistica. Una doppia esplicita chiamata in causa della mano pubblica a garanzia (anche finanziaria) del riassorbimento della manodopera e di una riqualificazione che comincerà dal primo febbraio, data di spegnimento dell'altoforno. Il documento recepisce i quattro pilastri del piano industriale: smantellamento e bonifica dell'area a caldo, rilancio della logistica, riconversione a metano della centrale elettrica e potenziamento del laminatoio con aggiunta dei reparti di zincatura e verniciatura, nonché possibilità di installare una linea di ricottura. Senza quest'ultima non potrà essere reimpiegata la stragrande maggioranza dei cinquanta lavoratori impegnati nella bonifica. L'intesa conferma inoltre gli impegni economici dell'azienda: un investimento da 180 milioni, cui potranno aggiungersene 50 in caso si decida di realizzare il forno di ricottura. Arvedi ribadisce di voler provvedere in proprio allo smantellamento e alla bonifica dell'area a caldo, evidenziando come «le operazioni di spegnimento degli impianti inizieranno tassativamente dall'1 febbraio 2020». Per la prima volta si indicano poi i tempi per realizzare il business plan: 24 mesi dalla firma dell'Accordo di programma, con incontri trimestrali delle parti per verificare lo stato di avanzamento. Ma gli interrogativi arrivano sulle conseguenze per i lavoratori. Siderurgica rinnova l'impegno per «la ragionevole salvaguardia dei livelli occupazionali, pur non avendo il gruppo Arvedi alcuna responsabilità nella chiusura dell'area a caldo». Il documento promette in effetti il saldo zero e indica l'obiettivo di passare a Servola da 580 a 417 lavoratori: l'area a caldo perderà tutte le sue 361 unità e quella a freddo passerà da 140 a 338, mentre centrale e logistica manterranno rispettivamente le attuali 41 e 38. Ballano quindi 163 lavoratori: per 66 si procederà con trasferimenti in aziende terze o in altri siti produttivi del gruppo, 58 verranno prepensionati e per i restanti 39 sono previste uscite volontarie con incentivi, a meno che l'impianto di ricottura non ne garantisca l'assorbimento dopo i due anni trascorsi nelle operazioni di bonifica. All'interno dei 163 figurano interinali e tempi determinati, già invitati a valutare il trasferimento nell'impresa Cln di San Giorgio di Nogaro perché, dopo la proroga del contratto concessa su pressione del ministro Stefano Patuanelli, l'impegno è di tenerli al lavoro non oltre il 31 gennaio. L'accordo fissa 24 mesi di cassa integrazione a partire dallo spegnimento dell'area a caldo, ma non fa menzione della promessa maggiorazione degli importi con fondi di Siderurgica. I sindacati assicurano comunque che gli impegni dell'azienda saranno rispettati e inseriti in successive intese. Nel corso della cigs i lavoratori saranno via via riqualificati per le nuove mansioni: la formazione sarà a carico della Regione sul piano organizzativo ed economico. Ma per i firmatari l'impegno della parte pubblica non può limitarsi a questo. Come recita l'accordo, «le parti hanno preso atto che Regione Fvg, Comune di Trieste e Autorità di sistema portuale hanno dato ampie assicurazioni di un proprio diretto e concreto impegno in materia di tutela e valorizzazione dei lavoratori. Le istituzioni formuleranno proposte occupazionali a integrazione, ove necessario, del piano illustrato nell'accordo sindacale». Le proposte dovranno essere avanzate dal gennaio 2021, ma non è chiaro quanto simile previsione sia impegnativa per enti che non firmeranno l'accordo sindacale.

Diego D'Amelio

 

Il pressing sulle istituzioni e la riunione bis con Patuanelli

Rilanciano il pressing sulle istituzioni per limitare il più possibile i danni a livello occupazionale, ma fanno comunque capire di aver imboccato una buona strada. Quella che, salvo imprevisti o incidenti di percorso, porterà alla stipula dell'accordo con Siderurgica Triestina. A pochi giorni dal confronto romano con l'azienda, insomma, Fim Cisl, Uilm, Failms, Usb e Ugl - che pur attendono l'esito delle assemblee dei lavoratori, chiamati ad esprimersi sull'intesa il 7 gennaio - manifestano un cauto ottimismo sull'esito della trattativa.«Abbiamo definito un testo di ipotesi di accordo sindacale che rappresenterà parte integrante del nuovo Accordo di programma per il rilancio della Ferriera di Servola - dichiara Guglielmo Gambardella, responsabile nazionale Uilm del settore siderurgico -. Nel confronto con i vertici di Arvedi al Ministero dello sviluppo economico - continua - abbiamo chiesto chiarimenti, modifiche ed integrazioni al primo testo di ipotesi di accordo proposto nell'incontro della scorsa settimana».«Ad integrazione dell'accordo sindacale - prosegue - abbiamo bisogno che Regione, Comune di Trieste e Autorità Portuale formulino nell'Accordo di programma le dichiarate proposte occupazionali più volte dichiarate rispetto allo sviluppo futuro della logistica dell'area interessata. È necessario - sottolinea - che tutti i lavoratori abbiano la garanzia di una occupazione nel corso dell'attuazione del piano industriale e nella durata dell'accordo. Auspichiamo - conclude - che le istituzioni recepiscano le nostre richieste e le inseriscano nel testo definitivo dell'intesa. Nei prossimi giorni si terrà l'assemblea con i lavoratori per illustrare i contenuti dell'ipotesi di accordo che sarà sottoposta a referendum in prospettiva della convocazione dell'8 gennaio da parte del ministro Patuanelli.

 

«Mancano le condizioni per sottoscrivere l'intesa»

Dopo l'abbandono del tavolo romano la Fiom conferma il no al patto con l'azienda

La Fiom Cgil non firmerà l'accordo sindacale condiviso invece dagli altri sindacati presenti al tavolo organizzato il 23 dicembre al ministero dello Sviluppo economico. Fim Cisl, Uilm, Failms, Usb e Ugl hanno subito manifestato apprezzamento per la mediazione raggiunta con Siderurgica Triestina, in un incontro che ha visto il segretario provinciale della Fiom Marco Relli lasciare invece la sede del Mise dopo aver valutato l'impossibilità di ottenere un'intesa soddisfacente. Il no alla stipula viene espresso ora formalmente dal segretario nazionale Fiom Gianni Venturi, che elenca tutti gli elementi non convincenti del documento. «Pur non condividendo - dichiara Venturi - la scelta della chiusura dell'area a caldo, la Fiom si è detta disponibile a verificare la praticabilità di un piano in grado di fornire prospettive nella cornice più ampia dell'Accordo di programma. Il Piano industriale presentato da Arvedi non ha queste caratteristiche e l'ipotesi di accordo sindacale che ne conferma le scelte non può garantire la certezza della continuità occupazionale di tutti gli addetti». Secondo Venturi, «non ci sono certezze sugli investimenti pubblici e privati; non si sa se si farà la linea di ricottura continua (la scelta industriale più rilevante perché da essa dipende la possibilità di tenere aperta una prospettiva per la produzione dell'acciaio magnetico); non c'è una consistente certezza sullo sviluppo dell'attività logistica; non si sa se la riconversione della centrale elettrica porterà alla costituzione di una nuova società di gestione con conseguente uscita degli addetti dal settore metalmeccanico. Di certo c'è che i lavoratori a tempo determinato e in somministrazione saranno licenziati dal 31 gennaio, se non si troveranno soluzioni in imprese terze».Ecco allora che, per quanto riguarda la Fiom, l'accordo sindacale contiene solo «apprezzabili dichiarazioni di intenti. La Fiom ritiene non esistano le condizioni per sottoscrivere un'ipotesi di accordo sindacale, che tra l'altro rimanda a impegni e soggetti terzi (le istituzioni pubbliche, ndr) non presenti al tavolo della trattativa. Adesso la parola alle assemblee e al referendum dei lavoratori il cui esito sarà, come sempre, vincolante anche per la Fiom Cgil».

 

 

Con MyCicero il bus si paga con un clic

I biglietti orari e giornalieri sono acquistabili via smartphone sulla nuova piattaforma allo stesso prezzo di quelli cartacei

A Trieste si possono acquistare i biglietti per l'autobus con nuovo sistema: l'app MyCicero. Si tratta di una piattaforma nazionale che consente, in pochi clic, di pagare una pluralità di servizi, dai parcheggi ai servizi comunali. Nel capoluogo giuliano, per ora, è collegata a MyCicero solo la Trieste Trasporti. Per usufruire del servizio occorre scaricare l'app MyCicero (disponibile per Android e iOS), cliccare sulle voci trasporti e biglietteria e, solo al primo accesso, scegliere Trieste Trasporti, che poi verrà selezionato automaticamente. Sono a disposizione, allo stesso prezzo del cartaceo, sia i biglietti orari da 60 minuti sia quelli giornalieri, validi fino alla mezzanotte del giorno di emissione. La medesima applicazione può essere utilizzata sull'intero territorio nazionale, poiché vi aderiscono diverse compagnie di trasporto pubblico, come ad esempio Trenitalia e altre società. Molteplici inoltre sono le modalità di pagamento disponibili per saldare il proprio acquisto: oltre che la carta di credito, si possono utilizzare anche il borsellino elettronico ricaricabile, Satispay, Postepay e Sisalpay.La stessa app verrà brandizzata dal primo maggio, quando diventerà operativo il nuovo gestore dei trasporti regionali Tpl Fvg, la società consortile che riunisce le quattro principali aziende del trasporto pubblico locale e che ha vinto la gara europea per la gestione del servizio urbano, extraurbano e marittimo su tutto il territorio.Da ricordare inoltre che, per chi è in possesso di un abbonamento di Trieste Trasporti, non è più necessario che lo presenti in forma cartacea, ma può anche scaricarlo sul cellulare esibendo così il codice QR. Contemporaneamente, dal 1° gennaio, sarà disattivata la possibilità di acquistare biglietti dall'app di Trieste Trasporti (che rimarrà attiva solo per le funzioni di pianificazione del viaggio). Rimane operativo invece il canale di acquisto di biglietti via sms con credito telefonico attraverso l'invio del messaggio "TST" (biglietto orario) o "TSTG" (biglietto giornaliero) al numero 4850850. Il canale sms è attivo al momento solo sulle reti degli operatori Vodafone e Wind3, mentre non funziona sulle reti Tim e su quelle degli operatori virtuali (come Iliad o ho).Il biglietto elettronico, ricorda Trieste Trasporti, deve sempre essere acquistato prima di salire a bordo ed è necessario, prima di iniziare il viaggio, essere già in possesso del messaggio di conferma. In assenza di quest'ultimo si è passibili di sanzione. Il messaggio può non arrivare nel caso il credito telefonico non sia sufficiente oppure se sul dispositivo siano bloccati i servizi a pagamento. Al costo del biglietto acquistato via sms può aggiungersi il costo del messaggio se previsto dal proprio piano tariffario.

Benedetta Moro

 

Fermate, solo il 15% è a norma Mezzi inaccessibili ai disabili

Le pedane ci sono ma spesso non sono utilizzabili. Parte la mappatura delle 1.450 postazioni A inizio 2020 gli enti firmeranno un protocollo d'intesa per risolvere l'annosa questione

Mappare una a una le circa 1.450 fermate dei bus presenti sul territorio provinciale per cercare di renderle il più possibile fruibili alle persone con disabilità. È partito con questo obiettivo il tavolo tecnico convocato dall'assessore alle Politiche sociali Carlo Grilli nelle scorse settimane, a cui hanno partecipato i rappresentanti di Regione, Comune di Trieste - anche con gli assessorati ai Lavori pubblici e all'Urbanistica -, Trieste Trasporti e Consulta territoriale delle associazioni delle persone con disabilità. La riunione ha anticipato il futuro protocollo che i quattro enti firmeranno all'inizio del 2020 per stabilire modi e tempi al fine di riuscire a risolvere, laddove possibile, l'annosa questione delle soste dei bus non conformi alle pedane necessarie per la salita e discesa delle persone con disabilità motorie. Dati alla mano, riportati dalla stessa Trieste Trasporti, si stima infatti che su circa 1450 fermate a Trieste non più del 15% sia a norma. Nonostante tutti i mezzi dell'azienda siano dotati da molti anni di pedane, elettriche o manuali, diversi sono i casi in cui utilizzarle si è rivelato difficile se non impossibile. Questo accade ad esempio quando il marciapiede non c'è o ha un'altezza ridotta che non garantisce la pendenza idonea oppure quando non c'è spazio sufficiente per la movimentazione della carrozzella nell'area di uscita della pedana. Al momento, su una trentina di fermate analizzate - da piazza della Repubblica a piazza Goldoni, da piazza Tommaseo a riva Gulli fino a Villa Opicina -, 22 sono risultate idonee. Saranno coinvolti nell'attività anche i Comuni minori: molte fermate sull'altopiano non hanno un marciapiede e spesso si atterra su uno sterrato. È ovvio però che sarà difficile sanare le aree che hanno una determinata conformazione o che si trovano in zone impervie. Al termine della mappatura, che durerà circa un anno, ogni fermata idonea e non idonea sarà indicata con un apposito simbolo. Con il protocollo d'intesa verrà definita la road map delle attività in corso, le possibili soluzioni e gli investimenti necessari per adeguare le fermate. Le associazioni dei disabili forniranno inoltre un elenco di fermate da modificare per loro prioritarie.«Si continua nel percorso di inclusione con l'obiettivo di rendere protagoniste le persone in qualunque condizione si trovino - ha commentato l'assessore Grilli -. La collaborazione è intensa con l'azienda di trasporto pubblico proprio per trovare giuste soluzioni». «È un argomento che sta particolarmente a cuore - ha commentato l'assessore regionale Graziano Pizzimenti -. Abbiamo risorse per rendere accessibile il servizio Tpl su tutto il territorio. Tutti i nuovi autobus da quest'anno saranno dotati di pedane per l'accessibilità. E anche le fermate saranno adeguate a chi ha problemi di deambulazione».Con l'auspicio di coinvolgere nel protocollo anche la polizia locale, Michele Scozzai, responsabile della comunicazione di Trieste Trasporti, ha aggiunto: «Da parte nostra da tempo ci sono attenzione e sensibilità per i bisogni delle persone con disabilità e non solo per quella motoria, come dimostra la recente installazione del sistema Letismart (su progetto di Marino Attini, ndr), su tutti i mezzi della flotta». «Tra tecnologia e infrastruttura - ha concluso Vincenzo Zoccano, ex viceministro alle Disabilità del governo Conte e consigliere nazionale dell'Unione ciechi e ipovedenti - c'è di mezzo anche la cultura: bisogna capire che dove vive bene una persona con disabilità, viviamo meglio tutti. E non solo: quante mamme con passeggini o anziani avrebbero meno problemi?».Al tavolo ha partecipato Ornella Brogioni, responsabile Malattie rare della Consulta di Trieste, che ha posto l'attenzione su un altro punto: distribuire degli adesivi sui bus per segnalare la presenza anche di quelle persone con disabilità non visibili come l'autismo.

B. M. 

 

«Sosta selvaggia e inciviltà sono il vero problema»

Parcheggiando l'auto sui posti riservati ai mezzi pubblici si impedisce la discesa alle persone affette da difficoltà motorie

Se per adeguare i marciapiedi delle fermate dei bus alle esigenze delle persone con disabilità motorie Comune, Regione, Trieste Trasporti e le associazioni dedicate stanno lavorando ad alcune soluzioni tecniche, al contrario risulta essere ben più difficile educare i cittadini a non parcheggiare le auto sulle soste dei mezzi pubblici. «Pur avendo marciapiedi perfetti e bus funzionanti - osserva Valter Mahnic, giovane triestino costretto a muoversi in carrozzina -, resta comunque un problema quello delle fermate occupate. Chi non ha mai fatto questa cosa? Anch'io l'ho fatta in passato. Lo facciamo perché non ci pensiamo, perché non abbiamo un'educazione civica. Purtroppo qui a Trieste siamo abbastanza selvaggi da questo punto di vista. Eppure tutti siamo contrari ad azioni di questo tipo, però poi nel quotidiano le mettiamo in pratica. Parcheggiando i famosi cinque minuti su una fermata del bus, siamo noi a creare l'inaccessibilità».In questo modo le persone con disabilità motoria sono costrette a scendere o salire alla fermata precedente o successiva. «Un esempio che capita spesso è sulla linea 39 - afferma Mahnic -, davanti al supermercato Lidl alla fine di via Fabio Severo: la fermata è sempre occupata. Anche se il marciapiede è idoneo e quindi abbastanza alto perché la pedana possa poggiarsi con facilità, è la fermata che non è mai fruibile, perché c'è sempre almeno un'auto parcheggiata. Io allora scendo prima o dopo. Non hai alternative. La cosa peggiore è che questo aspetto non è prevedibile. E, nelle giornate in cui il meteo è avverso, invece di cento metri bisogna farne 500. E se va bene, si è in discesa o in piano altrimenti in salita». La conseguenza? «Comportamenti di questo tipo - sottolinea Mahnic - fanno desistere le persone con disabilità a muoversi con i mezzi pubblici. Io per lavoro mi muovo abbastanza e anche per questo mi do da fare affinché ci sia un'attenzione maggiore su questo tema».Per ovviare a questa pratica del parcheggio selvaggio ecco dunque che la Consulta territoriale di Trieste e altre associazioni cercano di organizzare degli incontri per promuovere una maggiore educazione civica. «Ma proporremo anche incontri specifici, magari chiedendo a Trieste Trasporti, sempre attenta alla questione, di distribuire dei cartelli sul bus, come già fatto in precedenza per altre cose». -

B. M. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 27 dicembre 2019

 

 

Nel 2020 in arrivo il bonus facciate: sconto fiscale al 90%

Investimenti per quattro miliardi, prorogati gli altri incentivi Sgravio del 50% per le ristrutturazioni fino a 96mila euro

TORINO. Secondo le stime della relazione alla legge di Bilancio l'introduzione del bonus facciate dovrebbe mettere in circolo investimenti per quattro miliardi di euro, secondo l'Ance, l'associazione dei costruttori sarà almeno di 2,8 miliardi l'anno. Si tratta, in ogni caso, di un intervento di stimolo importante per il comparto dell'edilizia come ha dimostrato lo sconto fiscale per l'efficientamento energetico che ha generato investimenti privati per 3,3 miliardi. Si vedrà. Quel che è certo, però è che dal 1° gennaio per i lavori edilizi realizzati dai proprietari di appartamenti per migliorare l'efficienza degli esterni degli immobili è prevista una detrazione fiscale del 90% spalmata su dieci anni. Per il 2020 il governo ha deciso di confermare anche gli altri interventi di sostegno al settore dell'edilizia attraverso il sistema degli sgravi compreso il bonus verde previsto nel decreto Milleproroghe appena approvato dal Parlamento. Le facciate - Il nuovo bonus avrà un importo par al 90% dei lavori documentati realizzati nel 2020 relativi agli interventi di rifacimento delle facciate degli immobili con l'obiettivo produrre effetti immediati sull'occupazione nel settore edilizio, sul decoro urbano e sulle entrate fiscali. Ci sono però dei limiti. Lo sconto fiscale riguarderà solo gli edifici esistenti e ubicati nelle zone ad alta densità urbana, in pratica in centro e nelle aree periferiche di grandi e piccole città ma sono escluse le aree a scarsa densità urbana. Gli interventi per pulitura e tinteggiatura saranno interamente detraibili al 90% ma sono esclusi i lavori per la sistemazione delle grondaie, dei cavi esterni e degli infissi. Ristrutturazioni - Il bonus ristrutturazioni dà diritto ad ottenere uno sgravio anche per l'acquisto dei mobili. Il governo ha deciso di prorogare al 2020 una detrazione del 50% fino a lavori per 96 mila euro e dello stesso importo per l'acquisto di mobili fino a 10 mila euro. Ecobonus - Confermato anche il bonus per i lavori di efficientamento energetico. Le regole non cambiano e anche le due aliquote di detrazione 65% e 50%, in questa categoria rientrano gli interventi per infissi e schermature solari e il cambio della caldaia esistente con una a condensazione. Giardini - Si tratta di una detrazione del 36% fino a cinquemila euro per lavori di sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili. Il sisma bonus (sgravi fino all'85%) per la messa in sicurezza degli edifici è valido fino al 31 dicembre 2021 e sono già state stanziate le coperture relative. -

Maurizio Tropeano

 

 

 

 

IL FATTO QUOTIDIANO - GIOVEDI', 26 dicembre 2019

 

 

Raccolta differenziata, dalle lampadine agli scontrini: i 10 errori più comuni da evitare

I consorzi si occupano solo del recupero degli imballaggi, eppure nella raccolta della plastica finiscono spesso giocattoli, cannucce, addirittura scarpe da ginnastica. Corepla: "Differenziare bene è il primo passo necessario per far partire l’economia circolare". Guida pratica in dieci punti

Pranzo della domenica, pasticcini in tavola: ma il vassoio poi, dove si butta? E lo scontrino della pasticceria? E un bicchiere di cristallo rotto? Fino a che si tratta di riconoscere vetro, carta e plastica è tutto semplice, ma nella vita quotidiana può capitare di essere in dubbio di fronte ai bidoni della spazzatura. “Il cittadino spesso è confuso sulla raccolta differenziata anche perché ogni Comune ha le sue regole”, spiega Antonello Ciotti, presidente di Corepla, il consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica. “I Comuni ricevono circa 350 milioni ogni anno come ricompensa per il loro impegno. La cosa più importante è la sensibilizzazione del cittadino: se le persone non sono motivate a fare bene la differenziata, noi facciamo il doppio del lavoro. Differenziare correttamente i rifiuti può essere impegnativo, ma è il primo passo necessario per far partire l’economia circolare”. Guida pratica ai dieci errori da evitare.

1 - TAPPI DI BOTTIGLIA - Le bottiglie sono l’oggetto più comune in plastica, quello che viene immediatamente associato al riciclo, eppure, c’è un errore che si commette spesso: «Il tappo va lasciato attaccato perché i lettori ottici stabiliscono cos’è PET (la bottiglia) e cos’è PP (il tappo). Se il tappo viene gettato separatamente, essendo molto piccolo, rischia di finire nelle maglie dei macchinari e di perdersi». spiega Antonello Ciotti, presidente di Corepla. «Le bottiglie poi non andrebbero schiacciate dall’alto verso il basso, ma vanno spianate nel senso della lunghezza, tipo sogliole».

2 - GIOCATTOLI - Per legge, i consorzi si occupano solo del recupero degli imballaggi, quindi bottiglie, flaconi, contenitori, dispenser, buste e simili. Nient’altro – se non esplicitamente specificato nelle linee guida che ogni Comune fornisce ai cittadini – può essere gettato nel sacco della raccolta plastica. «Per legge possiamo occuparci solo di imballaggi, anche se abbiamo già avanzato la proposta di cominciare a riciclare tutti i tipi di plastica», aggiunge il presidente di Corepla. «Ma il 10% di ciò che viene gettato non è un imballaggio, ed è un problema: spesso troviamo giocattoli e perfino le scarpe da ginnastica».

3 TETRAPAK - Usato per le confezioni di bevande e succhi di frutta, il Tetrapak è composto da diversi materiali diversi: cartoncino, un sottile foglio di alluminio e vari strati di polietilene. Per questo motivo, ogni Comune ha le sue regole e a quelle bisogna far riferimento: alcuni prevedono di raccoglierlo con la plastica, altri con la carta. In questo secondo caso, va da sé, bisogna togliere il tappo e l’anello di plastica.

4 CANNUCCE - Dal 2021 saranno bandite per legge, nel frattempo si stanno facendo notevoli sforzi per ridurle: McDonald le ha eliminate dai suoi ristoranti, molti bar le hanno sostituite con l’alternativa in cartoncino, metallo o con uno zito (sì, proprio la pasta). Quelle ancora in circolazione, però, non devono essere gettate nel sacchetto della plastica perché non sono imballaggi. Stessa regola vale per pennarelli, penne, spazzolini e tutti gli altri oggetti in plastica che non sono imballaggi: va tutto nell’indifferenziato.

5 - SCONTRINI - La carta più usata per gli scontrini fiscali è la carta termica, quella del rotolo bianco dei registratori di cassa. Al loro interno dei componenti che reagiscono al calore, quindi vengono considerate non riciclabili e non vanno buttate insieme al resto della carta. Per riconoscerle, consiglia il sito del consorzio Comieco, basta scaldarle: se anneriscono sono carte termiche. Ovviamente il discorso non vale per fatture e ricevute stampate su carta normale, che possono essere tranquillamente gettati insieme a giornali e quaderni.

6 - BIGLIETTI - A differenza degli scontrini, i biglietti del treno sono stampati su carta, perciò possono essere riciclati insieme alle riviste e ai giornali. Ma per essere ancora più ecologici, l’ideale è passare al biglietto elettronico, quando si può, conservandolo in formato digitale sullo smartphone: gli alberi ringraziano.

7 - LAMPADINE - Alogene, a basso consumo, led – le lampadine sono tutte diverse, ma hanno una cosa in comune: non vanno gettate con il vetro. Ognuna, per via dei suoi componenti, ha una catalogazione diversa e segue un diverso percorso: per evitare di sbagliare, si può consultare il sito di Ecolamp o del centro di coordinamento RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche). In particolare, le lampadine a risparmio energetico (led compresi) non vanno smaltite neppure nell’indifferenziato: vanno riportate nei punti vendita o alle isole ecologiche.

8 - CARTONE DELLA PIZZA - Il cartone della pizza si butta nel contenitore di carta e cartone solo se è completamente pulito, avverte Comieco, il consorzio che si occupa della raccolta della carta. Ma è difficile che la pizza non lasci macchie: bisogna allora verificare cosa prevede il proprio Comune, che stabilisce se il cartone sporco vada nell’indifferenziato o nell’organico. Stesso discorso per il cartoccio del fritto e il sacchetto in carta dei pop corn. A proposito di peccati di gola: il vassoietto dorato dei pasticcini può essere gettato nel bidone della carta senza sensi di colpa (se non per la linea).

9 - CRISTALLO, SPECCHI E PYREX - Sono i falsi amici del vetro: viene spontaneo associarli a bottiglie e vasetti, ma hanno caratteristiche chimiche diverse e quindi non devono essere mischiati. Il Pyrex è un vetro borosilicato trasparente con cui vengono fatte pirofile e teglie da forno: avendo una più alta resistenza al calore crea difetti nelle operazioni di fusione per ridare forma al vetro. Si dice che rompere uno specchio porti sfortuna, di sicuro gettarne i pezzi nel bidone del vetro fa male all’ambiente. Stesso discorso per il cristallo, che, come spiega il consorzio per il riciclo del vetro Coreve, è più brillante e sonoro del vetro per via del suo alto contenuto di piombo, metallo pesante che può essere pericoloso se disperso nell’ambiente.

10 - LENTI A CONTATTO - Quella di gettare le lenti a contatto nello scarico del lavandino è un’abitudine tanto diffusa quanto dannosa. Essendo morbide e molto flessibili, difficilmente vengono ‘trattenute’ nelle operazioni di filtraggio delle acque reflue e finiscono spesso in mare. Qui, come succede con tutto l’inquinamento da plastica e microplastiche, i frammenti – che spesso funzionano da spugne e assorbono altri inquinanti a cui sono stati esposti – possono essere ingeriti dai pesci e entrare nella catena alimentare.

 

 

ILBLOG DI BEPPE GRILLO - GIOVEDI', 26 dicembre 2019

 

 

L’economia è una forma di danno cerebrale - L’economia convenzionale è una forma di danno cerebrale (David Suzuki)

“Gli economisti dicono: «Se disboschi le foreste, prendi i soldi e li metti in banca, potresti farci il 6%, il 7%, se disboschi le foreste e investi in Malaysia e in Nuova Guinea puoi farci il 30%, il 40 % ».  Quindi chi se ne frega della foresta, buttala giù e investi i soldi altrove. Quando saranno andate investi in pesci, finiti i pesci investi in computer. Il denaro non ha un significato reale e ora cresce più velocemente del mondo reale, l’economia convenzionale è una forma di danno cerebrale. L’economia è talmente disconnessa dal mondo reale, è distruttiva. Ad un corso introduttivo di economia il professore vi mostrerà delle slide sull’economia durante la prima lezione ed è impressionante sapete, materie prime, processi di estrazione, vendita all’ingrosso, vendita al dettaglio, queste frecce che vanno avanti e indietro, cercano di impressionare perché sanno bene che l’economia non è una scienza, cercano di fregarci e farci credere che lo sia, ma non lo è. L’economia è un insieme di valori che poi loro cercano di usare con equazioni matematiche pretendendo che sia una scienza. Ma se chiedi all’economista: “In quell’equazione dove metti lo strato di ozono? Dove metti le falde acquifere profonde come l’acqua fossile? Dove metti il terriccio e la biodiversità?” la loro risposta è “oh quelle sono esternalità”. Beh, allora potresti essere anche su Marte, quell’economia non si basa su qualcosa di simile al mondo reale; è la vita, la rete della vita che filtra l’acqua nel ciclo idrologico, sono i micro-organismi del suolo che creano il terreno sul quale facciamo crescere il nostro cibo. La natura fornisce ogni tipo di servizio, gli insetti fertilizzano tutte le piante in fiore, questi servizi sono vitali per la salute del pianeta, l’economia chiama tutto questo esternalità, è follia!”.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 24 dicembre 2019

 

 

Crolla una parete sopra Strada del Friuli "Mare" di fango e massi sfiora una casa

I detriti si sono staccati dopo le recenti precipitazioni e hanno invaso il giardino di una villa. Sfollati padre, madre e due figli

«Erano circa le nove e un quarto di sera, a un tratto abbiamo sentito un boato da far gelare il sangue nelle vene...». Edda Macovaz e Silvio Pentrella, moglie e marito, stavano cenando tranquillamente con i due figli nella loro villetta monofamiliare di Strada del Friuli 171/1. Quel rumore era un pezzo di monte precipitato improvvisamente in giardino, a qualche metro di distanza dalla casa. «Ci siamo affacciati alla finestra con una torcia... un disastro», raccontano i due coniugi. Ciò che vedono è un cumulo spaventoso di terra, fango e pezzi di roccia grandi tanto quanto intere automobili. Settanta metri cubi di detriti, secondo le prime stime, franati come pasta frolla. L'intervento dei Vigili del fuoco, domenica sera, è stato immediato. I pompieri hanno fatto evacuare la villetta e hanno transennato l'intera area. Ma con il buio, nonostante i potenti fari puntati sul punto del crollo, poco si poteva fare. Il sopralluogo tecnico per valutare i danni e il rischio di altri pericolosi smottamenti è stato dunque rimandato all'indomani. La famiglia ha dovuto trascorrere la notte in albergo. I residenti delle abitazioni attorno, vicini di casa della famiglia Macovaz-Pentrella, dicono di non essersi accorti di nulla domenica sera. Ieri mattina sul posto si sono dati appuntamento i funzionari dei Vigili del fuoco e del Comune, tra cui il geologo Giorgio Tagliapietra e l'ingegner Roberto Rovatti. Con la luce del giorno la gravità della situazione è apparsa decisamente più chiara: il crollo, come constatato dagli esperti, è dovuto alla pioggia di questi giorni. La frana ha letteralmente divelto la rete metallica che era stata installata sulla parete del monte all'epoca in cui la famiglia è venuta ad abitare in Strada del Friuli, vale a dire nel 2015. Anzi, quell'anno erano stati gli stessi proprietari della villetta a commissionare a una ditta il posizionamento della rete, proprio per evitare la caduta di pietre e detriti. Ma domenica sera non sono precipitati sassolini. «Una cosa del genere non era mai accaduta prima», commenta la signora Macovaz. Il rischio di altri smottamenti c'è, anche se il materiale franato in giardino e la parete di terra e roccia che lo sovrasta sembrano stabili. Non si sa ancora quando l'area sarà agibile. La famiglia, questo è certo, al momento non può abitare lì. «Escluso», dice uno dei funzionari intervenuti ieri mattina. Mamma, papà e figli ieri sono stati accompagnati dai Vigili del fuoco a prendere le proprie cose. Dovranno trascorrere il Natale lontani da casa.

Gianpaolo Sarti

 

«Terreno reso troppo pesante dall'ultima pioggia Ma 4 anni fa un fenomeno così non era ipotizzabile»

L'analisi del geologo che nel 2015 progettò la rete di protezione a monte «Si è verificata in qusto caso un'importante compressione in profondità»

Ieri mattina, all'indomani della frana, sul posto c'era anche il geologo della ditta che in passato aveva progettato la rete di protezione per la parete crollata, Fabio Bosso. Era il 2015, ricordano i due coniugi proprietari della villa, Edda Macovaz e Silvio Pentrella. «Avevamo fatto mettere quella rete proprio per una questione di sicurezza - spiegano - in modo da evitare che si staccassero pezzi di roccia, come ogni tanto succedeva». Era stato quindi Bosso a occuparsi della rete metallica. «Nell'anno del nostro intervento - ripercorre il tecnico - il pendio si presentava stabile». Stavolta, con le abbondanti piogge di questi giorni, il sistema di protezione non è riuscito a contenere la pressione esercitata dall'acqua nel terreno e la forza del volume che si è creato. «Un volume che era difficile da individuare nell'anno in cui siamo intervenuti noi», precisa il geologo. Il tecnico ieri ha preso parte al sopralluogo assieme ai funzionari dei Vigili del fuoco e del Comune di Trieste per valutare la situazione. «Attualmente il quadro appare stabile, perché in realtà quello che doveva crollare è crollato», spiega l'esperto. Nonostante ciò, la famiglia non può ancora far ritorno a casa. I tecnici dei Vigili del fuoco e del Comune non hanno dato il via libera. E ieri, in serata, una breve nota dei pompieri confermava la decisione presa: «A seguito dei sopralluoghi effettuati - si legge nel comunicato - permangono le condizioni di inagibilità dell'abitazione di Strada del Friuli coinvolta dalla frana». Bosso, è già riuscito a farsi un'idea precisa su cosa è effettivamente accaduto domenica sera qui in Strada del Friuli?Stiamo facendo le dovute valutazioni. Comunque non ci sono molti dubbi su cosa ha causato la frana: la pioggia di questi giorni. Tecnicamente cosa succede nel terreno?La pioggia appesantisce il terreno, creando delle pressioni che provocano la frana. Questa zona di Strada di Friuli può essere considerata a rischio?In realtà ci sono molti punti della città considerati a rischio frana, come si è visto in altri casi. Ma qui, per questa villetta che è proprio sotto al punto che è crollato, al momento c'è un ulteriore pericolo di frana?Attualmente la situazione appare stabile, perché in realtà quello che doveva crollare è crollato. Nel 2015, l'anno in cui la famiglia proprietaria della villetta è venuta ad abitare in Strada del Friuli, la sua ditta ha progettato le reti istallate sulla parete. Come mai non hanno tenuto?Si è creato è un volume molto più importante rispetto a quanto possono reggere le reti: in questo caso si è verificata una compressione in profondità. Quindi le reti non sono riuscite a contenere la forza del volume. Un volume che era difficile da individuare quando siamo intervenuto noi: quell'anno il pendio si presentava stabile. L'intervento era stato fatto perché dalla parete ogni tanto si staccavano dei pezzi di pietra. L'ho progettata io questa rete. All'epoca, ripeto, non era ipotizzabile un fenomeno di questo genere, altrimenti avremmo predisposto un'altra tipologia di intervento.

G.S.

 

Muggia intanto torna sott'acqua Oggi un'altra giornata "critica"

L'allerta meteo, a Muggia, continua. Anche stamane, infatti, la Protezione civile effettuerà una ricognizione pressoché continua lungo il litorale, poiché è prevista un'altra volta l'alta marea. Negozianti ed esercenti che gestiscono attività collocate in prossimità delle Rive sono dunque chiamati a un'ulteriore giornata di «estrema attenzione», in quanto l'alta marea potrebbe provocare nuovamente disagi e danni. Ieri il livello del mare ha superato la soglia di guardia, arrivando fino al Mandracchio e inondando i locali più esposti. Fortunatamente le "difese" erano state predisposte per tempo, perciò le conseguenze sono state molto ridotte. «Dobbiamo richiamare tutti alla massima attenzione possibile, anche se siamo alla vigilia del Natale - ha detto il sindaco Laura Marzi - perché le previsioni sono pessime e le condizioni meteo potrebbero mettere tutti in difficoltà. Finora il sistema di difesa ha funzionato - ha aggiunto la prima cittadina - ma sarà fondamentale continuare su questa linea di estrema attenzione, perché non si può mai prevedere nel dettaglio cosa può accadere. Non vogliamo creare eccessivi allarmismi - ha sottolineato il sindaco di Muggia - ma mantenere alta la soglia di attenzione sarà necessario».Insomma: fino a domani, il giorno di Natale, a Muggia tutti coloro che vivono e lavorano lungo il litorale faranno bene a prestare appunto la massima attenzione alle condizioni meteo e ad adottare tutte le contromisure possibili in caso di necessità. Per il fine settimana è previsto un miglioramento, perciò si potrà allentare l'attenzione, ma almeno fino a venerdì sarà indispensabile dare un'occhiata alle previsioni e ai siti che garantiscono un costante monitoraggio della situazione meteo generale. Poi si comincerà già ad analizzare la situazione in previsione del Capodanno.

Ugo Salvini

 

 

FERRIERA - Arvedi apre a due anni di cassa più "ricca"

Sindacati e azienda vicini alla chiusura dell'accordo sulla riconversione. Fiom fuori dal coro. A giorni il referendum tra gli operai

Proprietà e sindacati (a eccezione della Fiom) escono dalla sede del Mise ottimisti sulla possibilità di chiudere a breve l'accordo sindacale relativo alla riconversione della Ferriera di Servola. Il confronto si conclude a metà pomeriggio con l'intesa di scambiarsi oggi stesso una versione definitiva dell'intesa, che entro i primi giorni di gennaio dovrà essere votata dai lavoratori dello stabilimento e approvata dal cda del gruppo Arvedi, prima di venire allegata all'Accordo di programma che sarà a questo punto firmato con ogni probabilità a gennaio. Mercoledì 8 è già fissato un nuovo incontro al ministero, stavolta nell'ambito del gruppo che lavora alla stesura del nuovo Adp. Al ministero dello Sviluppo economico si confrontano ancora una volta soltanto azienda e sindacati. La Regione è assente nonostante la disponibilità dell'assessore Alessia Rosolen e la richiesta delle rappresentanze dei lavoratori, ma non si tratta di una scelta della giunta Fedriga, che semplicemente non risulta nemmeno stavolta invitata alla trattativa. Nell'ultima assemblea in fabbrica i lavoratori avevano dato mandato ai sindacati di proseguire nel confronto a patto di chiarire una serie di punti ritenuti dirimenti ed è quello che Fim, Uilm, Usb e Fialms ritengono sia avvenuto ieri. Di avviso ben diverso la Fiom, il cui delegato Marco Relli abbandona il tavolo anzitempo, non accettando l'assenza della Regione e contestando alla base la chiusura dell'area a caldo, come già avvenuto nel corso della riunione precedente. Le altre sigle sono invece soddisfatte dell'esito del confronto aperto con l'ad del gruppo Arvedi Mario Caldonazzo, a sua volta ottimista dopo i passi avanti fatti. I sindacati evidenziano di aver ricevuto sufficienti garanzie sull'assenza di esuberi come esito della riconversione, sul futuro dei cinquanta dipendenti che saranno impegnati nelle bonifiche, sul ricorso agli ammortizzatori sociali e sulle clausole di salvaguardia da far scattare qualora il piano industriale non rispettasse gli impegni. Di particolare rilievo l'impegno dell'azienda sul fronte della cassa integrazione, che dovrebbe durare due anni, essere aumentata a spese di Siderurgica e poggiare su una rotazione al 100%, in modo da garantire a tutte le maestranze i salari più alti possibile. Positiva la valutazione della Fim Cisl: per Umberto Salvaneschi, «si è andati molto avanti e le nostre richieste sono state accolte, ma nulla si farà senza il referendum dei lavoratori. Ora serve un tavolo territoriale per impegnare Regione, Autorità portuale e Comune su livelli occupazionali e formazione». Antonio Rodà della Uilm conferma «l'ipotesi di accordo raggiunta, chiarendo aspetti su occupazione e cassa integrazione: stiamo valutando la data per convocare i lavoratori». Sasha Colautti per la Usb evidenzia che «l'incontro è andato piuttosto bene e ci sono solo le virgole da limare, ma deve essere l'Accordo di programma a blindare la riconversione e a garantire il ruolo delle istituzioni». La Fiom è l'unica voce critica: per Marco Relli «l'azienda si impegna su esuberi zero ma non sappiamo se significa essere assunti a Cremona».

Diego D'Amelio

 

 

Tripcovich, la "sfida" di Dipiazza Accesso agli atti, pronta l'istanza

Il Comune si prepara ad acquisire il documento col "no" ministeriale all'abbattimento Poi deciderà quali carte giocare: dal pressing politico al ricorso gerarchico fino al Tar

Roberto Dipiazza ha dichiarato che farà richiesta di accesso agli atti, per ottenere dalla Soprintendenza la documentazione che spiega il "niet" all'abbattimento di sala Tripcovich, diniego espresso dalla direzione generale Archeologia-belle arti-paesaggio del Mibac. Tutto avviene secondo copione amministrativo: infatti la Soprintendenza si è limitata a informare il Comune che il ministero aveva espresso parere negativo riguardo il venir meno del vincolo a protezione dell'ex stazione delle autocorriere. Ma, trattandosi di corrispondenza all'interno di uno stesso ambito della pubblica amministrazione, il Municipio deve attivare l'accesso agli atti per poter leggere la missiva spedita dalla Direzione ministeriale al suo organo periferico. D'altronde il tema, ovvero il vincolo su un bene culturale, non è competenza del Comune, che, solo una volta ottenuta ed esaminata la documentazione, valuterà il da farsi per raggiungere l'obiettivo dell'abbattimento. Dunque, il Municipio avrà modo di pensare quale sarà la strada più opportuna da imboccare. Le ipotesi sul tavolo del sindaco, che aveva accolto molto male le notizie romane, sono più o meno queste: la politica, l'approccio alla direzione, il ricorso gerarchico, il contenzioso amministrativo. Percorrere i canali della politica verso il ministro "dem" Dario Franceschini, casomai chiedendo una mano al collega triestino Stefano Patuanelli, è un argomento al vaglio, che consentirebbe di sbrigare la pratica senza impelagarsi negli iter burocratici o nelle pandette. Altrimenti, si potrebbe tentare di convincere il neo-direttore Archeologia-belle arti-paesaggio, l'architetto Federica Galloni, insediatasi pochi mesi fa in seguito alla quiescenza di Gino Famiglietti: ha richiamato la coerenza con il vincolo imposto a metà dello scorso decennio, bisognerebbe spiegarle - come per la verità ha già provato la Soprintendenza - come alcune cose, da piazza Libertà al Portovecchio, siano cambiate rispetto ad allora. Terza carta da calare sarebbe il ricorso gerarchico, ovvero rivolgersi al superiore dell'architetto Galloni, il neo-segretario generale del ministero Salvo Nastasi, esperto navigatore nelle acque del dicastero, dove è stato capo-gabinetto "trasversale" con Sandro Bondi, Giancarlo Galan, Lorenzo Ornaghi, per poi approdare a palazzo Chigi in era renziana. Ulteriore chance - probabilmente ritenuta extrema ratio - il ricorso al Tar. Asfaltare la Tripcovich è una profonda convinzione di Dipiazza che, non a caso, ci provò - invano - anche durante il secondo mandato nel 2007. Stavolta sembrava fatta, perchè la Soprintendenza, in un'ottica di valorizzazione dello spazio urbano, aveva accettato che il terminal disegnato da Giovanni Baldi e Umberto Nordio fosse ablato dalla cartolina dell'ingresso a Porto vecchio. 

Massimo Greco

 

La Sala Tripcovich rovina l'armonia di piazza della Libertà - la lettera del giorno di Nicolò Zuffi

Ho vissuta come un fulmine a ciel sereno, una sorta di "pugnalata alla schiena", la decisione del Ministero dei beni archeologici e culturali, d'impedire la demolizione della Sala Tripcovich, l'ex Stazione autocorriere, nonostante il parere favorevole della locale Soprintendenza. Pur essendo stato progettato dall'architetto Nordio, ritengo che l'edificio costituisca un'autentica stonatura. È una struttura risalente al 1935, tra i primi in cemento armato, che a mio parere ricorda un capannone industriale senza alcun pregio architettonico. Credo che s'inserisca male nel contesto di grande pregio degli edifici ottocenteschi che si affacciano su piazza della Libertà, firmati da famosi architetti quali Hansen, Schachler, Gross, Scalamini-Zabeo (Palazzo Economo), H. Fertel (Stazione), G. Bruni (Palazzo Miller).Per quanto non sempre condivisibile (vedi ad esempio l'abbattimento degli alberi), ritengo che questa volta la "battaglia" del sindaco Dipiazza vada sostenuta al 100%, magari organizzando un Comitato che scenda in piazza in modo permanente. L'Esof 2020 è alle porte e i molti visitatori che sono attesi entrando in città da viale Miramare non dovrebbero essere accolti da questa disarmonica struttura, che oltretutto toglie alla vista il pregevole ingresso al Porto vecchio. Nello spazio recuperato troverebbe anche opportuna collocazione la statua di Elisabetta (Sissi) che, attualmente relegata in un angolo cieco, volge la schiena al turista che arrivi dal Castello di Miramare, rimanendo un'illustre "sconosciuta".Non mi resta quindi che sperare che la demolizione di Sala Tripcovich avvenga per altra causa, o che il sindaco di Trieste abbia a riguardo un asso nella manica.

 

 

SEGNALAZIONI - Mobilità urbana - Sarebbero utili altri stalli per bici

Dò atto alle amministrazioni comunali precedente e attuale di avere meritoriamente risistemato i capolinea degli autobus in piazza della Libertà. Purtroppo i 5 precedenti stalli per biciclette antistanti il Silos, già insufficienti prima dei lavori, anziché essere aumentati sono completamente spariti: non si sa dove posteggiare la bici. Vicino ai nuovi stalli per il bike-sharing di spazio ce ne sarebbe in abbondanza per posizionare stalli, forse meno suggestivi di quelli attuali, in acciaio inox ma probabilmente meno costosi.

Bruno Spanghero

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 23 dicembre 2019

 

 

Il maltempo non ferma le magliette bianche - il dibattito sul SIN

TRIESTE. Hanno sfidato il maltempo - esponendo lo stesso in piazza della Borsa uno striscione con la scritta "La nostra salute viene prima del vostro profitto" - gli ambientalisti del movimento delle "Magliette bianche". Era infatti in programma anche a Trieste, come in decine di piazze di altre città sedi di Siti di interesse nazionale (Sin), la mobilitazione dei cittadini che si riconoscono in un movimento di base indipendente e non violento, che ne chiede la bonifica. Ai passanti è stato distribuito un volantino con cui si chiede fra l'altro anche una nuova normativa per i Sin, l'inasprimento delle pene per i reati ambientali, studi epidemiologici e un organismo nazionale di controllo.

U.Sa.

 

Muggia, botti di fine anno vietati È l'ora della "tolleranza zero"

L'amministrazione Marzi rilancia il Regolamento che prevede multe fino a 300 euro L'assessore Decolle: «La Polizia locale interverrà laddove non venisse rispettato»

MUGGIA. «Sono vietati l'accensione, il lancio e lo sparo di materiale pirotecnico nelle vie del centro storico e in genere in luoghi frequentati e in prossimità di abitazioni e attività ricettive». Questo il passaggio principale contenuto nel Regolamento di Polizia urbana del Comune di Muggia, che sancisce i doveri da parte dei muggesani sui cosiddetti "botti di fine anno". L'amministrazione Marzi, visto il periodo, sta ricordando in questi giorni ai propri concittadini l'esistenza della normativa in questione anche se il divieto di utilizzare materiale pirotecnico, giova puntualizzarlo, non ha orari né date ma è in vigore per tutto l'anno. Una decisione assunta nove anni fa anche in seguito allo storico episodio del lancio di un razzo che rischiò di trasformarsi in tragedia con un principio d'incendio che interessò Municipio. All'epoca fu l'amministrazione retta dal sindaco Nerio Nesladek a porre rimedio attraverso un'ordinanza specifica, risalente per la precisione al 2010. Nel 2014 il Comune ha poi approvato il nuovo Regolamento di Polizia urbana all'interno del quale - nel titolo II, all'articolo 7, comma 1 - è chiaramente evidenziato come «a tutela della sicurezza e del decoro della città è vietato accendere fuochi o gettare oggetti accesi nelle strade e nei luoghi di passaggio pubblico, nonché sparare mortaretti o altri oggetti pirotecnici, causando pericolo o disturbo alle persone».Le sanzioni per i trasgressori vanno da un minimo di 100 a un massimo di 300 euro, oltre al sequestro del materiale pirotecnico. La decisione di inserire una linea di condotta rigida all'interno del Regolamento di Polizia urbana è stata assunta anche tenendo conto dei grandi problemi che i botti di fine anno provocano agli animali, domestici e non. «È noto a tutti come i soggetti che soffrono maggiormente per i fuochi d'artificio e i petardi sono i cani e in generale gli animali domestici, dotati di un udito estremamente sensibile e quindi facilmente coinvolti da questa tipologia di rumori», spiega in proposito l'assessore alla Polizia locale Stefano Decolle. Secondo accurati studi scientifici pare proprio che il rumore dei petardi provochi un enorme stress emotivo agli amici a quattro zampe, che emerge anche a distanza di diversi giorni. «Al di là del discorso degli animali l'invito che facciamo ai nostri concittadini è quello di rispettare comunque il Regolamento per migliorare le condizioni di vivibilità nei centri urbani e sul territorio in genere, oltre che la convivenza civile e la coesione sociale», aggiunge Decolle. Insomma, a Muggia le regole sono nero su bianco da tempo. E sull'argomento l'assessore della giunta Marzi promette la mano dura: «Monitoreremo la situazione perché questo passaggio del Regolamento di Polizia urbana è molto importante, anche se sappiamo che grazie alla lungimiranza dei muggesani esso verrà sicuramente rispettato. In caso contrario ci sarà la Polizia locale a intervenire».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 22 dicembre 2019

 

 

Ferriera, Pd all'attacco «Giochi inaccettabili sulla testa di chi lavora»

«Si stanno facendo giochi inaccettabili sulla testa dei lavoratori della Ferriera, che sono sempre gli ultimi a essere coinvolti quando si decide il loro destino». È la denuncia che arriva in queste ore dal fronte dem con la deputata ed ex governatrice Debora Serracchiani e la segretaria provinciale e consigliera comunale Laura Famulari. «Ci sono delle - spiega in particolare Serracchiani - responsabilità ben precise con soggetti istituzionali ben identificati, ai quali spetta l'obbligo della trasparenza e della tutela del lavoro. Pare invece che tra pezzi del governo e della giunta regionale ci sia una specie di accordo a non intralciare troppo il percorso di disimpegno di Arvedi, che verosimilmente porterà alla perdita di posti di lavoro. Sul futuro dell'area che sarà dismessa - aggiunge la parlamentare - non si sa nulla di veramente sicuro. Piani industriali degni di questo nome non si sono visti, il nuovo accordo di programma che doveva esser fatto entro la fine dell'anno con "un cronoprogramma stringente e condiviso che porti alla sigla del nuovo Accordo di programma", diceva Patuanelli, è ancora pieno di buchi, dall'accordo sindacale ai finanziamenti pubblici a un quadro non vago del futuro sviluppo logistico, inclusivo delle aree di proprietà che Arvedi potrebbe cedere». Per Famulari «non si deve dimenticare che questo imbizzarrimento della situazione è totale responsabilità della giunta Fedriga, che con atti politici sconsiderati ha causato un "effetto domino" che non riesce a controllare. La voglia di chiudere a tutti i costi per portare a casa una medaglia politica senza sapere che fare dopo è il segno di una amministrazione che non guarda oltre il suo naso, pensando solo all'oggi. L'oggi però è fatto di una serie di crisi industriali su Trieste che fanno paura e che - conclude la segretaria Pd - ci fanno pensare con grandissima preoccupazione al 2020, quando sapremo ad esempio che accadrà alla Wärtsilä».

 

 

Piano antenne a Duino Aurisina Via al confronto con i cittadini

Pronta la bozza che indica come prioritarie le aree pubbliche lontane dalle case «Inviteremo i residenti in commissione». Il nodo della nuova rotatoria di Sistiana

DUINO AURISINA. Privilegiare le aree pubbliche, meglio se lontane dalle private abitazioni, come per esempio quelle vicine ai cimiteri. Proporre, laddove possibile, il potenziamento delle antenne già esistenti sul territorio. Garantire una buona ricezione alle zone di maggiore affluenza turistica. Sono queste le principali caratteristiche del Regolamento comunale per l'installazione di stazioni radio- base per la telefonia mobile la cui bozza è stata presentata in occasione dell'ultima seduta che la Commissione consiliare per l'Ambiente del Comune di Duino Aurisina, presieduta da Chiara Puntar, ha dedicato all'argomento. «Si tratta di un tema molto delicato», sottolinea l'assessore comunale all'Urbanistica e alla Pianificazione territoriale Lorenzo Pipan: «È indispensabile, infatti, predisporre questo Regolamento in modo da poterlo presentare alle società interessate. Se l'amministrazione non lo prepara - ammonisce - gli operatori possono fare più o meno ciò che vogliono, rivolgendosi direttamente ai privati, proprietari di terreni adatti ad accogliere i ripetitori, in ragione del fatto che è necessario poter assicurare, in tutte le aree del territorio comunale, un'adeguata copertura».Nel tempo, in effetti, si sono moltiplicate le richieste di residenti e turisti di poter avere a disposizione un idoneo sistema di copertura per la telefonia mobile, perché oramai l'esigenza di poter essere costantemente collegati è sentita in tutte le categorie sociali. «Per questi motivi - riprende Pipan - stiamo individuando aree che possano soddisfare le necessità delle società di telefonia. Favorire l'insediamento in aree pubbliche - aggiunge l'assessore - significa anche assicurare un introito, sotto forma di locazione, alle casse comunali, in modo che tali risorse possano essere poi destinate a spese di pubblica utilità». Nel Regolamento saranno così indicate, come aree preferibili, quelle definite «di primo livello». A seguire, nel caso non soddisfino le esigenze delle società di telefonia, quelle «di secondo e di terzo». Alla pari, sono previste «aree controindicate di tipo 1, 2 e 3», da escludere dal novero. «Per lavorare di concerto con i cittadini - evidenzia Puntar - convocheremo una nuova Commissione, invitando la popolazione a intervenire, per poter sentire l'opinione della gente».Pipan, in via preliminare, già propone comunque di installare un ripetitore al centro della grande aiuola che sarà ricavata al centro della rotatoria attualmente in fase di costruzione all'ingresso di Sistiana. L'idea trova l'immediato parere contrario del consigliere di opposizione Vladimiro Mervic (Lista per il Golfo): «Sarebbe meglio installare in quel punto un monumento o una scultura. Ritengo inoltre necessario - conclude - considerare i criteri paesaggistici e quelli tecnici nella distribuzione delle antenne».

Ugo Salvini

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 21 dicembre 2019

 

 

Fondi Ue: 45 milioni al Porto di Trieste Nel '25 raddoppia la capacità ferroviaria

Prestito Bei da 39 milioni. Il pacchetto di opere vale 400 posti l'anno. Nel piano i raccordi per le aree Wärtsilä ed ex Aquila

TRIESTE. Il Porto di Trieste lancia la sua sfida intermodale con l'obiettivo di raddoppiare la capacità ferroviaria nel 2025 con 25 mila treni l'anno. Il piano, che vale 400 nuovi posti di lavoro durante la gestione delle varie opere, si realizza grazie al via libera dell'Unione europea a un finanziamento di 45,5 milioni nell'ambito di un pacchetto complessivo di 190 milioni stanziato dalla mano pubblica. Ieri la Banca europea per gli investimenti (Bei) ha firmato l'accordo per un prestito di 39 milioni con l'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale cui si aggiungono 6,5 milioni da parte della Ue con i fondi Cef (Connecting Europe Facility) nell'ambito del progetto TriesteRailPort, già approvato da Bruxelles. Il mutuo rientra nel più ampio programma di finanziamento per la realizzazione delle reti ferroviarie Ten-t, che la Bei ha approvato nel 2014 e che mette a disposizione dei porti italiani mezzo miliardo di euro. L'Unione europea è intervenuta direttamente con il contributo del fondo Cef, lo strumento finanziario diretto a migliorare la qualità delle reti europee nei settori del trasporto, dell'energia e delle telecomunicazioni. Il progetto - spiegano alla Bei - comprende l'espansione della capacità ferroviaria e il potenziamento delle operazioni nel porto, riprogettando il principale scalo di smistamento ferroviario (Campo Marzio, ndr) e ripristinando le ferrovie interne esistenti. Sarà ridisegnato così il layout ferroviario del porto di Trieste per consentire la piena operatività degli accessi ferroviari a più treni contemporaneamente di lunghezza fino a 750 metri con il ripristino dei raccordi ferroviari industriali per le aree Wärtsilä ed ex Aquila. Nello specifico la stazione di Aquilinia al servizio di FreeEste e i capannoni ex Wärtsilä del nuovo punto franco. «Questo finanziamento dimostra l'interesse e l'attenzione che l'Ue ha per il porto di Trieste, un hub strategico e dinamico che sta investendo molte risorse nel settore ferroviario e quindi su una modalità di trasporto sostenibile», chiarisce Zeno D'Agostino, presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale. Il progetto al centro del finanziamento comprende non raddoppia solo la capacità del sistema ferroviario del porto ma «aumenta capacità ed efficienza delle operazioni ferroviarie nell'area di servizio portuale».Trieste consolida così la sua posizione di primo porto ferroviario in Italia dotato di una rete interna (70 km di binari) che si collega con le reti nazionali e internazionali e consentirà a tutti i moli di essere serviti su rotaia, con la possibilità assemblare treni merci direttamente nei vari terminal: «Più di 400 treni al mese collegano il porto di Trieste alle aree manifatturiere e industriali dell'Italia nordorientale e dell'Europa centrale, con destinazioni diverse come Germania, Austria, Repubblica Ceca, Ungheria, Svizzera e Lussemburgo», sottolineano all'Autorità portuale.«Per la Bei l'operazione rientra nei filoni tradizionali di attività, sia come progetto delle reti europee di trasporto (Trans European Network-Transport), sia per le rafforzate politiche ambientali, che puntano al sostegno d'investimenti di contrasto ai cambiamenti climatici», chiariscono fonti dell'istituto.«Questa è un'operazione significativa per la Bei per due motivi. Da una parte rientra a pieno titolo nel sostegno ai progetti ambientali; dall'altra rafforza il nostro impegno nel cruciale settore dei porti: nove operazioni negli ultimi anni per circa 600 milioni», spiega infine il responsabile della sede italiana della Bei, Andrea Clerici. 

Piercarlo Fiumanò

 

IL PRESIDENTE - D'Agostino: siamo un hub strategico per Bruxelles

Questo finanziamento - ha sottolineato Zeno D'Agostino, presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale - dimostra l'interesse e l'attenzione che la Ue ha per il porto di Trieste, un hub strategico e dinamico che sta investendo molte risorse nel settore ferroviario e quindi su una modalità di trasporto sostenibile».

 

 

Dalla città a Porto vecchio in bus La linea diretta pronta a gennaio

Il servizio collegherà ogni giorno da mattina a sera piazza della Borsa e l'antico scalo rendendo facilmente raggiungibile il polo espositivo e congressuale che sta nascendo

Da piazza della Borsa a Porto vecchio in bus. Da gennaio Trieste Trasporti metterà a disposizione una "navetta" che collegherà dalle 10 del mattino fino alla sera, ogni giorno, il centro con l'antico scalo, destinazione Magazzino 26 e dintorni. Ad annunciare la novità è stato ieri il sindaco Roberto Dipiazza durante la consueta cerimonia di auguri di fine anno nella sede dell'azienda di trasporto pubblico in via Caduti sul lavoro (si faccia riferimento all'articolo a destra, ndr). Sta dunque per entrare in servizio una nuova linea bus attraverso la quale si potrà arrivare appunto fino al cuore dell'antico scalo, anche in vista di Esof2020 e dell'apertura delle nuove realtà museali (si legga sotto, ndr) che si affiancheranno agli spazi dedicati alla collezione del Lloyd e al nuovo Infopoint, che verrà inaugurato proprio nel mese di gennaio dal Comune. Il varo di un apposito mezzo pubblico per Porto vecchio - che probabilmente avrà una sola fermata intermedia tra piazza della Borsa e Porto vecchio - è stato studiato da Comune e Trieste Trasporti, che hanno messo a punto l'idea nelle scorse settimane dopo aver ipotizzato più volte, nel recente passato, un percorso di questo tipo. «Mettiamo in moto questo servizio per prepararci al boom della primavera e dell'estate - ha sottolineato ieri il primo cittadino - e quindi a Esof2020. È un momento molto interessante per la città: in questa settimana in particolare abbiamo annunciato diversi progetti». Tra questi ovviamente la firma del documento che dà il "la" all'iter che porterà nella primavera del 2020 alla definizione dell'Accordo di programma e alla successiva costituzione del Consorzio di gestione dedicato al riuso di Porto vecchio da parte di Regione, Comune e Autorità portuale: «Ora continuiamo con questa nuova linea. In questa prima fase la navetta viaggerà all'interno di Porto vecchio. Poi, una volta ultimata la rotatoria, il mezzo raggiungerà Porto vecchio attraverso viale Miramare per poi immettersi in Porto vecchio appunto e raggiungere il Magazzino 26». Il 30 dicembre invece sarà il giorno in cui verranno consegnati i lavori per la realizzazione dell'Infopoint all'interno dello stesso Magazzino 26, in Porto vecchio, che aprirà nel corso del mese dei gennaio. «Abbiamo eseguito degli interventi per gli interni e arredato l'area», ha spiegato l'assessore alla Cultura Giorgio Rossi: «L'Infopoint sarà attrezzato per accogliere i turisti come in piazza Unità, che arriveranno anche con le corriere che verranno parcheggiate dietro il magazzino. Ci sarà anche un "visitor bureau" al servizio del Centro congressi, oltre a una serie di attività gestite da PromoTurismoFvg, albergatori e altre realtà, con le guide, anche allo scopo di organizzare viaggi e altri servizi sia via terra che via mare». L'Infopoint nell'antico scalo sarà gestito proprio da PromoTurismoFvg, che ha una collaborazione diretta con l'amministrazione municipale, e sarà il più grande tra quelli a disposizione del Comune (piazza unità e San Giusto): con il "visitor bureau" si parla di uno spazio di circa 150 metri quadrati.

Benedetta Moro

 

Il Museo di storia naturale trasloca al Magazzino 26 e "ritrova" quello del mare - L'annuncio alla Mostra "Pescatori si diventa"

Il Magazzino 26 apre le porte al Museo di Storia naturale di via Cumano con le sue star (il dinosauro Antonio e lo squalo Carlotta). «È il suo destino», annuncia l'assessore alla Cultura Giorgio Rossi a margine dell'inaugurazione della mostra di diorami "Pescatori si diventa", che trasloca in Porto vecchio un primo pezzo (diorami, modelli di navi, dipinti e stampe) del Museo del Mare di Campo Marzio, che si aggiunge al "Deposito a vista" al piano terra di una parte della collezione del Lloyd Triestino. «È una giornata storica», conferma l'assessore, che annuncia una riunificazione delle collezioni dei civici musei scientifici novant'anni dopo la separazione. «Più che un Museo del mare sarà un grande museo scientifico che vogliamo dedicare a Josef Ressel», afferma Rossi che preferisce non scomodare Guglielmo Marconi, tirato in ballo dall'architetto spagnolo Guillermo Vazquez Consuegra che ha vinto la gara per il progetto. Un ritorno al passato. Il Civico Museo del Mare trova fondamento nel Museo della Pesca, promosso agli inizi del Novecento dalla Società austriaca di pesca e piscicoltura marina. Nel 1922 la raccolta, allestita quale "Esposizione marittima" nel 1910 e arricchita di nuovi e importanti beni, assume il nome di Museo del Mare e si sviluppa in due sezioni: una dedicata alla pesca, l'altra centrata sulla nautica. Nel 1932 i beni passano al Comune di Trieste e il museo si dota di un primo inventario: modelli di navi, strumenti per la navigazione, modelli di motori, dipinti e stampe. Risale probabilmente a questa fase la decisione di spostare gli animali marini e gli uccelli acquatici tassidermizzati, nonché le raccolte di conchiglie, coralli e scheletri al Museo di Storia naturale, collocato al terzo piano di Palazzo Biserini in piazza Hortis sopra la Biblioteca civica. E ora, nel nuovo Museo del Mare del Magazzino 26 le collezioni torneranno assieme. Un nuovo trasloco in vista per il Museo di Storia, insomma, dopo quello del 2010 che costò le pinne allo squalo Carlotta. Il compito di riunificare il Museo del Mare con il Museo di Storia naturale spetta all'architetto sivigliano, che dovrà fare spazio anche al Museo della Bora e a quello dell'Antartide. La mostra "Pescatori si diventa" resterà dov'è ora fino al pesce d'aprile quando salirà di un piano (assieme ad arrivi più consistenti dell'attuale Museo del mare) liberando così i locali per Esof. «Questa mostra è un Temporary Museum. Un museo in progress», spiega la direttrice dei Civici musei Laura Carlini Fanfogna. Il Magazzino 26 è ormai un cantiere aperto. «Costituisce uno degli impegni strategici più importanti del Comune di Trieste nel breve e medio periodo», evidenzia l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi: «Gli uffici hanno predisposto i progetti esecutivi per realizzare gli spazi che accoglieranno i laboratori dell'Immaginario Scientifico, al piano rialzato e al primo piano dell'ala sinistra del fabbricato. Sarà un'opera del valore complessivo di due milioni e 105 mila euro, finanziati con contributo regionale». Un altro milione verrà utilizzato per realizzare ulteriori spazi espositivi ai piani superiori, destinati a ospitare al secondo piano le masserizie degli esuli oggi contenute nel Magazzino 18 e al terzo piano i materiali da esposizione dell'odierno Museo del Mare che troverà la sua collocazione definitiva negli ampi spazi contigui destinati al grande Museo scientifico: «La realizzazione del nuovo Museo del Mare, del valore complessivo 33 milioni di euro, costituito da quattro piani su una superficie totale di 19 mila metri quadrati all'interno del Magazzino 26, è un progetto che, oltre al grande valore economico, rappresenta un'opera di carattere strategico capace di richiamare l'attenzione sull'area grazie a un museo assolutamente all'avanguardia in tutti i suoi aspetti. Il Museo infatti dovrà possedere canoni non solo di livello nazionale ma adeguati allo sviluppo di un'offerta capace di competere con i più grandi musei europei». A fine gennaio l'architetto sivigliano Consuegra sarà Trieste per la firma del contratto.

Fabio Dorigo

 

 

La Cgil dice no all'accordo sindacale sulla Ferriera

La Cgil non ci sta a firmare l'accordo sindacale sulla Ferriera. Marco Piga, segretario provinciale triestino, contesta premesse e conseguenze dell'intesa sollecitata dall'azienda: in primo luogo perchè non c'è alcun riferimento circostanziato agli investimenti e alla tenuta occupazionale, in secondo luogo perchè non c'è l'accordo di programma a costituire la cornice entro cui risolvere la questione Ferriera. A tale riguardo Piga richiama l'accordo di programma risalente al 2014 che collocava lo stabilimento siderurgico nell'ambito della cosiddetta "area di crisi industriale complessa", la quale implicava interventi di carattere industriale e ambientale. Oggi - a giudizio di Piga - la vicenda Ferriera viene affrontata in maniera de-contestualizzata, senza alcun ragionamento "di sistema" che preveda di mettere mano alla crisi industriale triestina attraverso la programmazione di bonifiche ambientali e l'attivazione dei punti franchi come punto di convergenza tra portualità e manifattura. «Nessun sindacalista serio - scrive Piga in una nota - può sottoscrivere un accordo sul nulla ed è altrettanto evidente che il silenzio assordante delle istituzioni è ormai inaccettabile». Il dirigente cigiellino contesta il fatto che Governo, Regione, Comune, Autorità portuale non abbiano «una posizione chiara». E insiste affinchè si entri nel merito della proposta sulla Ferriera, perchè la crisi della fabbrica servolana non va attribuita a ragioni di ordine industriale-finanziario ma a motivi politici legati alle posizioni di Regione e Comune favorevoli alla chiusura dell'area "a caldo". --

 

 

Fridays For Future lascia i «regali ambientali» sotto il presepe in piazza - I MESSAGGI ECOLOGISTI DESTINATI ALLA GIUNTA

Come ogni venerdì, i giovani di "Fridays For Future" hanno tenuto un presidio per ricordare a tutta la cittadinanza i rischi del riscaldamento globale e l'urgenza di compiere a tutti i livelli azioni concrete ed efficaci per evitare il disastro ambientale planetario e la possibile estinzione del genere umano. Ieri sera una decina di attivisti di "Fridays For Future Trieste" hanno deposto sotto il presepe di piazza Unità alcuni «regali ambientali» per la giunta comunale, ovvero i consigli raccolti fra i cittadini durante una precedente manifestazione su come spendere in modo alternativo i 570 mila euro stanziati per gli addobbi di Natale. Il consiglio che spicca fra tutti è quello di utilizzare tale somma per rendere gratuiti i trasporti pubblici e ridurre così le emissioni di anidride carbonica. Tra gli altri «regali ambientali» si potevano trovare il raddoppio degli impianti fotovoltaici sugli edifici comunali, la piantumazione degli spazi all'aperto, la decementificazione della città, l'incremento degli orti urbani, la creazione di ulteriori piste ciclabili, la cessione gratis dell'occupazione del suolo pubblico per i mercatini dei produttori locali e l'installazione di erogatori d'acqua nelle strade. Tutti provvedimenti che, seppur su scala cittadina, recano in sé l'obiettivo di contrastare i sempre più tangibili effetti dei cambiamenti climatici in atto sulla Terra. Nonostante tutto ciò, secondo gli attivisti di "Fff" continuano a non arrivare risposte dai politici né a livello globale né a livello locale, dove «la giunta della nostra città sembra più occupata a investire in addobbi natalizi che in azioni atte a contrastare l'emergenza climatica».

Simone Modugno

 

 

ISTRIA - Un branco di otto lupi fotografato sul Risnjak - alle spalle di Fiume

FIUME. L'ultima segnalazione sulla presenza dei lupi, grazie a foto trappole, nel parco nazionale del Risnjak si è avuta un paio di settimane fa, con otto esemplari in ottima forma che sono stati immortalati in ore diurne. Il Risnjak, per far capire il fenomeno della circolazione nella Regione quarnerino-montana di uno dei tre grandi predatori europei (gli altri sono l'orso e la lince), dista in linea d'aria da Fiume non più di 15 chilometri. Il branco è apparso, bello vispo, in un'area molto lontana dai percorsi turistici del parco, facendosi riprendere senza avere il benché minimo sospetto che qualcosa fosse stata posizionata dall'uomo, che temono e con il quale non intendono avere nessunissimo rapporto. Stando agli esperti, i lupi visti nel parco del Risnjak sono animali capaci di vagare quotidianamente per decine di chilometri alla ricerca di cibo e dunque coprono lunghe distanze in Gorski kotar e nel Quarnero.

 

 

La Sala Tripcovich? Nessun pregio Anzi, cela la quinta del Porto vecchio

Sono deboli le motivazioni storiche e artistiche per salvarla mentre l'ingresso allo scalo ha una sua notevole valenza

Dopo il recente blocco della demolizione della sala Tripcovich, voluto dal ministro Franceschini, le cui motivazioni aspettiamo di conoscere, il dibattito su questo edificio, sito proprio davanti alla Stazione Centrale, sta imperversando a Trieste (lo si vede dalla marea di interventi in rete). Ed è un bene, indubbiamente, perché coinvolge un'opinione pubblica attenta alle cose progettuali della città. Sicuramente più attenta di quanto non lo fosse vent'anni fa, di fronte a trasformazioni altrettanto importanti della piazza Goldoni o della piazza Vittorio Veneto. Ciò premesso, è bene entrare nel merito, e fare alcune considerazioni. Il punto di partenza del nostro ragionamento riguarda il rapporto fra un bene culturale e la sua storia. Infatti, va da sé che alla base delle scelte di conservazione di un edificio o di un locale queste due componenti debbono interagire. Questo è (ma non sempre) il criterio su cui si basano i giudizi della Sovrintendenza, che nel fornire le ragioni e l'opportunità di una tutela artistica non può basarsi soltanto su uno di questi due parametri. Un esempio per tutti, il più recente: il vincolo sulla Pasticceria Pirona, da poco salvata, che non era stata vincolata dalla Sovrintendenza perché si era basata solo sull'aspetto artistico (gli arredi d'inizio Novecento, Liberty non erano stati giudicati degni) dimenticando quello storico (cento anni di attività e un aggancio letterario con uno dei massimi scrittori del XX secolo, James Joyce). Bene, è un dato di fatto, pertanto, che quel che non è supplito dalla rilevanza artistica può benissimo esserlo dalla rilevanza storica. Ora applichiamo questo concetto alla Tripcovich, e ragioniamone serenamente. L'edificio è stato progettato da due importanti architetti nel 1931, Baldi e Nordio, con una precisa funzione: essere un'autorimessa per le corriere. Collocata proprio lì perché accanto alla Stazione, in una fondamentale sinergia di mezzi di trasporto (treno e prosecuzione su gomma del viaggio). Infatti, la sua struttura potremmo definirla "funzionale", con cinque porte di accesso, una affiancata all'altra. Fu inaugurata nel 1934 e svolse egregiamente questa funzione per parecchi anni. Nella sua forma originaria, la nostra stazione non presentava particolari segni di distinzione, né era stata voluta come forma monumentale che potesse richiamare, per esempio, la struttura eclettica, marcata nel contesto Liberty, della grande quinta del Porto (ora Porto vecchio) che le stava alle spalle. Certo, ciò non era nell'intenzione di Baldi e Nordio, dato che in quel periodo la città si andava riqualificando (non tutti sono d'accordo su questo termine) in senso moderno, con la sostituzione di una fetta della Città vecchia con un vasto complesso in stile fascista (la definizione appartiene alla storia dell'arte e può ben collegarsi, per esempio, al "nuovo" mercato coperto di Largo Barriera, edificio di sicuro pregio). Dunque la "nuova" stazione doveva essere prima di tutto adatta allo scopo, senza preoccupazioni ornamentali. Col passare degli anni l'edificio è caduto in disuso e il suo recupero, nel 1992, è stato legato a una impellente necessità: supplire con i suoi spazi al blocco del Teatro Verdi, in fase di ristrutturazione. Per questa ragione si pensò a un recupero ad hoc, e il progetto della sua trasformazione in teatro fu affidato ad Andrea Viotti (lavori a cura di Dino Tamburini). Ne risultò una sala teatrale apprezzabile, per un totale di 934 posti, con uno spazio adeguato per biglietterie e servizi, ma non adatto per il complesso dei camerini. La sala fu in gran parte donata da Raffaello de Banfield, che l'intestò alla sua compagnia armatoriale, la Tripcovich. In seguito, con la ripresa del Verdi, fu usata per eventi musicali e teatrali, ma la cosa non poteva durare. Con le nuove norme di sicurezza per i teatri la Tripcovich, che aveva usufruito di deroghe eccezionali date le contingenze, risultò inutilizzabile, a meno di subire interventi costosissimi. Ora veniamo ai dati oggettivi. A parte la trasformazione della facciata in una sorta di quinta posticcia color rosa (di dubbio gusto), la stazione delle corriere rimase all'esterno quel che era. Un volume indefinito, con una sola modanatura interessante: il timpano a curvatura su due piedistalli laterali. Un po' poco per decretarne il valore artistico. E allora veniamo al secondo parametro di cui si parlava: il suo valore storico. Certo, è un esempio di struttura legata al mondo dei trasporti (un po' poco però, anche in questo caso). Deboli sono dunque le motivazioni per impedirne l'abbattimento. E attenzione, qui stiamo facendo un ragionamento che prescinde dai problemi finanziari (immensi) legati al suo ripristino come teatro. Qui stiamo parlando di Storia dell'arte (una dimensione che la Sovrintendenza ha analizzato, dando il suo benestare all'abbattimento).E proprio perché parliamo "solo" di Storia dell'arte, entriamo nel merito della quinta del Porto Vecchio che questo edificio nasconde alla vista, la vista di chi, arrivando a Trieste dalla stazione, se la trova davanti. Questa quinta è assai apprezzabile dal punto di vista architettonico: omogenea, con i suoi volumi articolati, con i fornici e le finestrature aggraziate. E non a caso alludo a una "quinta" teatrale, il cui valore è storico e artistico insieme. A precluderne la vista attualmente c'è un edificio "funzionale" alle corriere negli anni Trenta. Tecnicamente si tratta d'una "superfetazione", cioè qualcosa che si è sovrapposta in seguito. È qualcosa che ha migliorato quello scenario? I dubbi non mancano di certo.

Renzo S. Crivelli

 

 

Muggia, gli alberi andavano abbattuti: l'importante è piantarne altri - la lettera del giorno di Paolo Parmegiani

Vorrei con questo mio intervento cercare di mettere la parola "fine" alle polemiche ed agli strascichi relativi all'abbattimento delle piante presso il Teatro Verdi e ai Giardini Europa di Muggia. Lo faccio innanzitutto come professionista agronomo nonché redattore della perizia che ha supportato l'Amministrazione nella decisione degli abbattimenti, in secondo luogo come semplice cittadino anche se non residente a Muggia.Come agronomo non posso far altro che confermare la pericolosità delle piante che sono state abbattute: invece, quelle mantenute ai Giardini Europa si trovano in condizioni tali da non destare preoccupazioni per cose e persone nei prossimi anni. Non entro nel merito di "chi" e "quando" sono stati effettuati errati interventi di gestione (sicuramente ben più di 30 anni fa); posso invece affermare che situazioni di pericolo come quelle evidenziate ce ne sono a decine nell'ambito del verde pubblico ma anche e soprattutto in quello privato. Le operazioni sul verde - potature ma anche abbattimenti e piantumazioni di nuove piante - fanno parte della gestione ordinaria e straordinaria del patrimonio pubblico, similmente a riasfaltature e ripavimentazioni di piazze e marciapiedi. Ancora troppo poco si sta facendo nei contesti urbanizzati al fine del monitoraggio costante e degli interventi - ahimè talvolta drastici - di gestione del verde. A tale proposito ritengo che ogni Amministrazione dovrebbe dotarsi, se non proprio di un "Regolamento del Verde", almeno di "linee guida condivise" sul modo di operare nel contesto urbanizzato, sia pubblico ma anche privato. Come semplice cittadino devo complimentarmi per la scelta dell'Amministrazione, una scelta coraggiosa di eliminare una fonte di pericolo per cose e persone, scelta che si immaginava impopolare per le possibili reazioni che ne sono effettivamente scaturite. In ogni intervento drastico di questo tipo tuttavia l'importante è andare a mettere a dimora nuove piante - così come programmato ed in fase di attuazione - per dare un segnale di rinnovamento del patrimonio arboreo che, per sua natura, è soggetto ad un ciclo vitale come tutti gli esseri viventi. Mi dissocio pienamente dai pseudo ambientalisti pronti a far polemica per ogni cosa, mossi spesso da facili sentimentalismi. Spezzo invece una lancia a favore di tutti i veri ambientalisti, che lavorano nel silenzio e senza pubblicità, come coloro che scrupolosamente attuano la raccolta differenziata, quelli che puliscono e mantengono in efficienza le canalette di scolo delle acque nei loro terreni in collina per evitare il dissesto, quelle due persone che in una fredda mattinata di novembre in Val Rosandra provvedevano al recupero di indumenti e rifiuti lasciati dai migranti di passaggio (ai quali non possiamo chiedere il rispetto di una etica ambientale), sopperendo in tal modo con il proprio lavoro volontario alle carenze di risorse delle pubbliche amministrazioni.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 20 dicembre 2019

 

 

Le Magliette bianche domenica in piazza nel nome dell'ambiente - APPELLO ANCHE PER BONIFICARE IL SIN

«Chiediamo alla politica, in maniera trasversale, di procedere nel minor tempo possibile alle bonifiche delle aree dei Sin, Siti inquinati nazionali, oltre che di intraprendere un radicale cambiamento della politica industriale del nostro Paese». Questo è quanto anticipato all'unisono, ieri mattina, al Circolo della Stampa di Trieste da Lino Santoro, di Legambiente, Alda Sancin, dell'Associazione NoSmog, Laura Zorzini, referente locale di Fridays for Future, e Giorgio Jercog, del Comitato Salvaguardia del Golfo di Trieste. Un'anticipazione di quello che verrà chiesto alle istituzioni dal popolo delle "Magliette bianche" il 22 dicembre, dalle 16 alle 19, nelle varie piazze delle città e località interessate dalla presenza dei Sin, tra cui Trieste. «La scelta del simbolo delle magliette di colore bianco - ha evidenziato Zorzini - scaturisce dalla necessità di trovare un indumento facilmente reperibile e riconoscibile, che si identifica con la purezza e la correttezza di un movimento cittadino spesso allo scuro di quello che accade». Dieci i punti su cui le "Magliette bianche" proveranno a farsi sentire, uno dei quali riguarda l'implementazione di studi epidemiologici di coorte per ogni Sin e la creazione di una tessera sanitaria denominata "Green Card Sin" gratuita per tutti gli abitanti vicini o interni ad aree Sin, con screening stabiliti da linee guida predisposte dal Ministero della Sanità. Aree che, come ricordato da Sancin, «rappresentano un costo importante per il Sistema sanitario nazionale per le patologie che ne scaturiscono, e ci si chiede se non valga piuttosto la pena attuare degli interventi risolutivi, come appunto le bonifiche». Quanto al Sin triestino sia Santoro che Jercog hanno ripercorso la storia del sito, compresa l'ultima riperimetrazione, con quest'ultima che, come affermato da Jercog, «ha "liberato" aree nei pressi del canale navigabile e su parte delle quali pare esserci l'attenzione da parte del gruppo ungherese Mol, attivo nell'estrazione e produzione di idrocarburi». 

Luigi Putignano

 

 

Ferriera, i lavoratori compatti: «Quattro richieste all'azienda»

Ieri l'assemblea di fabbrica con i sindacati in vista del tavolo di lunedì al Mise Priorità fissate su tutela occupazionale e ammortizzatori. L'appello alla Regione

Si compatta il fronte sindacale nella trattativa con il Gruppo Arvedi per il futuro della Ferriera. Sebbene la Fiom mantenga una posizione più oltranzista a cominciare dalla contrarietà alla chiusura dell'altoforno il 1º febbraio, l'assemblea con i lavoratori che si è svolta ieri ha consentito di trovare una convergenza su quattro punti prioritari da presentare lunedì al tavolo del Mise a Roma al quale siederanno l'azienda e i rappresentanti dei lavoratori: "blindare" i posti di lavoro, assicurare una ricollocazione ai 50 dipendenti impegnati nella bonifica, garantire ammortizzatori sociali adeguati e, qualora la situazione dovesse precipitare, un paracadute occupazionale. Poi altre due richieste: la presenza di un esponente della Regione al tavolo delle trattative e un incontro con il prefetto. Sono le istanze emerse dall'assemblea unitaria alla quale hanno partecipato ieri più di 200 lavoratori. Ancora non è stato possibile trovare una sintesi totale per quanto riguarda i contenuti da inserire nell'accordo con Siderurgica Triestina. Nessun mandato da votare, dunque, ma un pacchetto di richieste con le istanze ritenute inderogabili: dalla garanzia che nessun posto di lavoro vada perso alla clausola di salvaguardia. La linea dell'azienda è ormai tracciata: firmare entro l'inizio del 2020 l'Accordo di programma. I lavoratori hanno chiesto a Fiom, Fim, Uilm, Failms, Usb e Ugl di proseguire la trattativa, ma pretendendo garanzie e, prima ancora, chiarezza. La Fiom appare la più agguerrita: «Se la Regione non dovesse essere presente a Roma, noi non ci saremo», ha preannunciato Marco Relli (Fiom-Cgil). «Lavoratori, azienda e istituzioni devono essere coinvolti nell'approvazione dell'Accordo di programma - ha aggiunto -. Non ci possono essere tavoli separati. Va rilevato che in questa fase ci sono ancora sensibilità diverse tra noi sindacati». «La tensione tra i lavoratori era palpabile - ha osservato Umberto Salvaneschi (Fim) al termine dell'assemblea - anche perché c'è ancora molta incertezza. È fondamentale fare chiarezza perché il futuro della Ferriera non riguarda solo le famiglie dei lavoratori ma le prospettive economiche dell'intera città». Per Franco Palman (Uilm) «servono al più presto garanzie sia sulle intenzioni dell'azienda che su salvaguardia occupazionale e ammortizzatori, perché finora l'unica certezza è la volontà di chiudere l'area a caldo il 1º febbraio». «La situazione è ancora troppo confusa - ha evidenziato anche Cristian Prella (Failms) -, sarebbe stato impossibile chiedere mandati e far votare i lavoratori». Secondo Sasha Colautti (Usb) occorre pensare anche ai 70 lavoratori destinati al trasferimento a San Giorgio di Nogaro: «Andrebbero invece mantenuti nel circuito di gestione degli esuberi e ricollocati a Trieste». Infine, ieri l'assessore regionale Alessia Rosolen ha precisato che l'assenza al primo tavolo sindacale è stata dovuta semplicemente al fatto di non essere stata invitata.

Piero Tallandini

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 19 dicembre 2019

 

 

La firma sul patto a tre: Porto vecchio accelera Da giugno le alienazioni

Comune, Regione e Authority: intesa sul testo che avvia l'Accordo di programma Il Consorzio di gestione nascerà fra 6 mesi, da lì partirà la vendita dei magazzini

TRIESTE. Sei mesi. E poi dieci anni. Sono i tempi scanditi per l'inizio della vendita dei magazzini e per il termine ideale dei lavori, così come li delinea il testo che avvia l'accordo di programma sul Porto vecchio. Il documento è stato firmato ieri mattina dal sindaco Roberto Dipiazza, dal presidente regionale Massimiliano Fedriga e dal presidente dell'Autorità di sistema portuale Zeno D'Agostino. Il cronoprogramma fissa a giugno prossimo la nascita del Consorzio di gestione (entità pubblica al 100% che sostituisce la fantomatica «società di gestione» di cui s'era parlato finora) e quindi l'inizio delle alienazioni. La conclusione delle attività è fissata invece al giugno 2030. Seguiamo le orme di Keynes, secondo cui l'unica plausibile previsione a lungo termine è che «saremo tutti morti», e concentriamoci quindi sui passi più imminenti. I prossimi passaggi sono il completamento della Vas, la Valutazione ambientale strategica, per la quale nel febbraio 2020 è prevista la predisposizione del Rapporto ambientale, ovvero il testo in cui si individuano, descrivono e valutano gli impatti che il piano potrebbe avere. In quell'occasione il Rapporto sarà messo a disposizione del pubblico. Al contempo il Comune si impegna a definire le necessarie varianti al Piano regolatore cittadino, la cui entrata in vigore è prevista per il maggio prossimo. In aprile dovrebbe venir stipulato l'Accordo di programma, mentre in giugno è prevista la costituzione del Consorzio di gestione (da quanto riportato nell'accordo, l'ente si chiamerà "Ursus"), cui prenderanno parte Comune, Regione e Adsp.Un calendario serrato, al termine del quale dovrebbe iniziare la fase di «valorizzazione dei beni da parte del Consorzio», de facto la vendita dei lotti di cui è prevista l'alienazione. Il sindaco Roberto Dipiazza ha commentato in termini euforici la firma: «Oggi è una delle mie più belle giornate da sindaco e dà l'avvio a una serie di iniziative con tappe ben precise coordinate da Comune, Regione e Autorità portuale. Sono molto soddisfatto dal sodalizio di tre enti che corrono verso lo stesso obiettivo e che preannuncia uno straordinario 2020, grazie alla grande collaborazione con i presidenti Fedriga e D'Agostino».Lo stesso Fedriga ha tessuto le lodi della propensione a «fare sistema» delle istituzioni territoriali, citando l'esempio della collaborazione sul Porto nuovo. «In tale quadro - ha aggiunto - il Porto vecchio rappresenta un'occasione fondamentale per l'intero Paese, perché grazie alla sua estensione è lo spazio ideale per l'insediamento di nuove attività economiche ad elevato valore aggiunto».D'Agostino ha sottolineato il carattere pratico e non solo formale della firma: «Coordinando gli sforzi fra gli enti si evitano intoppi. Così evitiamo di dover addossare alla "burocrazia" eventuali ritardi». A dispetto della sdemanializzazione di buona parte dell'area, il Porto continuerà a giocare il suo ruolo sul fronte mare, anche alla luce del possibile sviluppo crocieristico dell'area. Ma anche perché l'obiettivo "merci zero" in Porto vecchio fa sì che «chi oggi fa business in quello spazio potrà usufruire delle alternative che stiamo costituendo in Porto nuovo», ha spiegato D'Agostino.Sono stati resi pubblici ieri il testo sottoscritto in mattinata, il cronoprogramma e una mappa delle aree che resteranno di pertinenza comunale (i magazzini 20, 26, 27 e 27-bis, 28 e altri ancora, vedi articolo a destra). La mappa esibita in occasione della firma dell'accordo è invece la bozza di zonizzazione urbanistica, che vede linea di costa e moli di pertinenza portuale, l'area dal 26 al terrapieno destinata ai servizi e la gran parte dei magazzini (quelli da alienare) adibiti a «funzioni miste». Come rilevato da Riccardo Laterza dell'associazione Trieste, ancora non si conoscono i contenuti del futuro statuto del Consorzio, il cui ruolo almeno sulla carta sarà nodale per lo sviluppo dell'area. 

Giovanni Tomasin

 

Dagli States alla Cina I potenziali investitori

Anche fondi britannici interessati a uno sviluppo alberghiero si sono fatti avanti. E c'è la cordata per la cittadella sportiva

TRIESTE. Arabi, cinesi, americani, russi. Negli anni scorsi il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza non ha mancato di citare, a riprova del «momento straordinario» della città, gli appetiti internazionali addensatisi sul Porto vecchio. Se il cronoprogramma allegato all'accordo di ieri verrà rispettato, da giugno si potranno scremare gli interessi autentici dalle generiche richieste di informazioni. Ma quali sono i soggetti che nel tempo si son fatti vivi manifestando la volontà di investire sui magazzini made in Asburgo? C'è stato, ad esempio, l'interessamento della divisione immobiliare di un colosso europeo dell'arredamento. Anche dei fondi di investimento britannici hanno contattato il Comune in vista di un possibile sviluppo dell'area in senso ricettivo e alberghiero. Dagli Stati Uniti, invece, operatori del mondo dello yachting hanno messo gli occhi sul lungomare del Porto vecchio. Fra 2017 e 2018 è spuntata poi l'ipotesi che l'attuale concessione Adriaterminal (quasi completamente in mano alla Steinweg-Genoa metal terminal fino al 2022) possa diventare una base per il traffico passeggeri di Msc: l'arrivo del gigante della crocieristica raddoppierebbe la potenzialità ricettiva della città, affiancandosi alla Stazione marittima. Quanto alle economie emergenti, il sindaco aveva parlato di potenziali investitori russi e degli emirati, interessati però a operazioni complessive, e quindi poco compatibili con il procedimento di vendita graduale su cui si orientano le istituzioni regionali. Contestualmente al coinvolgimento del Porto nuovo nella Nuova Via della Seta di Pechino, anche alcune delegazioni della Repubblica popolare hanno visitato il sito. Pare però che non si siano sbilanciate in un senso o nell'altro. Sempre a margine dello sviluppo del Porto nuovo, l'approdo sul golfo del governo ungherese ha portato anche i magiari a puntare gli occhi sull'antico scalo. Proseguono invece gli incontri fra il Comune e la cordata che vorrebbe realizzare nell'area del terrapieno di Barcola una cittadella dello sport: è l'idea del manager triestino ma trapiantato a Treviso Leo Bassi, che dopo il tramonto del progetto in terra benettoniana ha raccolto una squadra di aziende del settore sportivo con l'intenzione di realizzarlo a Trieste. Il sindaco Dipiazza e i suoi tecnici hanno incontrato diverse volte i responsabili del progetto. Sono loro ad aver messo in contatto il Comune con il Credito sportivo in seguito al crollo della piscina Acquamarina: nei giorni scorsi il presidente della "banca dello sport" Andrea Abodi ha incontrato Dipiazza dando la disponibilità dell'ente a partecipare con un prestito alla costruzione di una nuova piscina terapeutica in Porto vecchio. Al di là delle critiche sollevate dagli utenti della struttura in Sacchetta, i potenziali investitori vedono nella piscina il primo tassello di un parco sportivo destinato a comprendere palestre e strutture di ogni genere. In questi anni, insomma, di carne al fuoco se n'è messa tanta. Ora non resta che vedere se ne uscirà un arrosto o soltanto fumo.

G.Tom.

 

Il Magazzino 26 in cima all'elenco di edifici che il municipio terrà

TRIESTE. Non solo alienazioni. Il Porto vecchio è composto anche da strutture che resteranno saldamente in mano pubblica, come il Magazzino 26 che il Comune ha farcito di destinazioni turistico-museali, o che verranno date in concessione temporanea a privati, come gli edifici del Trieste Convention Center. I lavori di quest'ultimo procedono a ritmo spedito e i prossimi mesi diranno se sarà pronto in tempo per ospitare Esof2020 nel luglio dell'anno prossimo: il maltempo è infatti il peggior nemico dei cantieri. I mesi estivi e autunnali sono stati messi a profitto da Tcc, che ha fatto avanzare i lavori in modo sensibile, ma da adesso in poi il programma dovrà per forza venire a patti con Giove Pluvio. Gli stessi responsabili di cantiere nei giorni scorsi hanno assicurato che finora la scaletta è stata rispettata spaccando il secondo, e che il principale fattore di incertezza ora è il meteo. Altro elemento ancora in sospeso è l'allestimento degli interni della struttura: Tcc ha chiesto al socio Generali un prestito corposo per dare al centro attrezzature all'altezza. Altrimenti, come ha spiegato l'ad Diego Bravar, si ricorrerà a soluzioni alternative, come l'affitto della strumentazione. La prospettiva di lungo periodo è che il centro torni in mano al Comune: la concessione per i magazzini 27 e 28 (in cui sono in corso i lavori) è infatti di durata ventennale. Nel frattempo Tcc conta di riuscire a incamerare ricavi annui da tre milioni, a fronte di un indotto calcolato sulla città di circa trenta milioni. Oltre a questi spazi, resteranno al Comune la recinzione che corre attorno a tutta l'area (incluso l'ingresso monumentale che si affaccia sul retro della Sala Tripcovich) ma anche il gruppo di edifici che comprende la Centrale idrodinamica, la Sottostazione elettrica e il Magazzino 26. Quest'ultimo, recuperato ai tempi ormai antidiluviani di Portocittà, ospiterà nelle intenzioni della giunta il Museo del mare, un nuovo infopoint turistico, le masserizie degli esuli attualmente custodite nel magazzino 18 e chi più ne ha più ne metta. In mano a palazzo Cheba resteranno anche il magazzino 30, il magazzino 20, la palazzina del Demanio.

 

 

Bici a noleggio a prezzi stracciati Il "bike sharing" pronto al lancio

Definite le tariffe per i primi sei mesi di sperimentazione della "mobilità condivisa" Abbonamenti gratuiti, ricariche simboliche e affitti low cost per fasce da 30 minuti

Le colonnine erano già state istallate. Ora ci sono anche le tariffe. Il "bike sharing" a Trieste è pronto a partire. In via sperimentale per un periodo di sei mesi. L'amministrazione comunale - lo scorso 9 dicembre, su proposta dell'assessore all'Urbanistica Luisa Polli - ha approvato il primo piano tariffario per la "bicicletta condivisa". «Un piano a carattere promozionale e temporaneo (della durata appunto di sei mesi, ndr), al fine di promuovere il servizio e di incentivarne al massimo l'utilizzo da parte dell'utenza, nelle more della definizione puntuale del piano tariffario da sottoporre al Consiglio comunale per la sua definitiva approvazione», si informa nella delibera. Un "bike sharing" da favola. Si partirà con un abbonamento dalla validità semestrale e ricaricabile a consumo, gratuito per chi si abbona nei primi sei mesi dall'avvio del servizio e con ricarica obbligatoria minima per utilizzare il servizio stesso pari a tre euro. Molto economico anche il costo del noleggio delle bici: «Prima mezz'ora gratuita, ogni mezz'ora successiva alla prima e fino alle prime due ore di utilizzo 50 centesimi, ogni mezz'ora successiva alle prime due ore di utilizzo un euro». Ovviamente il vero piano tariffario del "bike sharing" sarà ridefinito dopo la sperimentazione e sottoposto all'esame del Consiglio comunale per la sua definitiva approvazione. La prima fila di colonnine per il "bike sharing" installata in città è stata quella nei pressi di piazza Oberdan, nel tratto di via XXX Ottobre a lato del capolinea "morto" del tram di Opicina. Ci sono quindici supporti, che ospiteranno altrettante due ruote. Un cartello, in italiano e in inglese, riporta informazioni utili a riguardo e illustra dove si troveranno gli altri punti nei quali lasciare o riprendere il mezzo, tutti già completati: via Cumano, accanto ai musei comunali (Storia naturale e de Henriquez), campo Marzio (Stazione Rogers), piazza Hortis (Biblioteca civica), Stazione Marittima, Teatro Romano, Teatro Rossetti, piazza Libertà (accanto alla Stazione ferroviaria), park Bovedo (Porto vecchio) e pineta di Barcola. In origine il servizio di "bike sharing"prevedeva una ciclostazione anche in piazza Ponterosso. La realizzazione della rete, costata complessivamente 390 mila euro, è stata finanziata con contributi della Regione per 280 mila euro. A vincere la gara è stata l'impresa Bicincittà Srl, che si è impegnata a garantire a titolo gratuito, a vantaggio dell'amministrazione comunale, il servizio di gestione e manutenzione del sistema di "bike sharing" per un anno a partire dalla messa in funzione del sistema. L'avvio del servizio, si fa sapere, è previsto «nel breve periodo». A disposizione degli utenti ci sarà un'apposita app. Ma, attivato il "bike sharing", serviranno poi le piste ciclabili. Così la pensa l'associazione Ulisse Fiab, impegnata sul fronte della ciclomobilità. «Trieste, per diventare una città più ciclabile, ha bisogno di molti altri interventi. Va implementata una rete di piste ciclabili continue e di qualità a partire da Porto vecchio e dal percorso Trieste-Muggia», spiega Federico Zadnich: «Solo così il "bike sharing" avrà la sua dignità di servizio al cittadino».

Fabio Dorigo

 

A Muggia - Piano della mobilità a misura di ciclista Stanziati 23 mila euro

Il Comune di Muggia avrà il proprio Piano della mobilità ciclistica comunale. La Regione ha accolto la richiesta di finanziamento avanzata dal sindaco Laura Marzi per la realizzazione del Biciplan. Erogati 12.838 euro a cui si aggiungeranno altri 10 mila dal Comune. Il Biciplan comunale è un piano programmatico della mobilità ciclistica di medio periodo che individua i principali percorsi ciclabili da realizzare con la loro tipologia, priorità e gerarchia. Promuove il marketing dell'uso della bicicletta, individua obiettivi, strategie, azioni e forme di monitoraggio, prevede i principali ciclo-servizi come parcheggi protetti, ciclonoleggi, intermodalità col trasporto pubblico. Secondo questa filosofia, la rete ciclabile deve avere funzione trasportistica per spostamenti casa-lavoro-scuola-attività sociali e per il tempo libero. I principali aspetti qualitativi di una rete ciclabile sono: continuità, comfort, riconoscibilità, attrattività, sicurezza e convenienza. Oltre alla realizzazione di piste ciclabili, rientrano nella logica del Biciplan anche gli interventi di moderazione del traffico, le zone 30, le piattaforme rialzate, gli attraversamenti ciclopedonali rialzati o protetti con isole salvagente e le situazioni di messa in sicurezza. A Muggia la spesa stimata per la realizzazione di questo strumento di pianificazione è di circa 23 mila euro. «Siamo felici che la Regione abbia cofinanziato questo progetto condividendo la nostra visione» ha commentato il sindaco Laura Marzi. Dopo l'affidamento dell'incarico, nella prossima primavera si svilupperanno le attività progettuali a cominciare dall' analisi integrata del territorio. «Da tempo portiamo avanti numerosi interventi a sostegno della mobilità lenta - ha aggiunto Marzi -. Il Biciplan contribuirà alla progettazione di interventi volti al miglioramento della qualità di vita e della salute della collettività, alla tutela ambientale e alla salvaguardia del territorio e del paesaggio senza sottovalutare le peculiarità della nostra Muggia».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 18 dicembre 2019

 

 

Un vincolo del 2005 sta "salvando" la Tripcovich

Oggi arriva in Comune la lettera con il "niet" all'abbattimento. Dipiazza pronto alla replica: «In 14 anni la città è cambiata»

Roberto Dipiazza risponderà - non prima però di aver letto le motivazioni e averci meditato sopra - al "niet" del ministero dei Beni culturali alla demolizione della Sala Tripcovich. «E sono convinto che vincerò la guerra», ha detto il sindaco ieri, giorno in cui era di tutt'altro umore rispetto a venerdì, quando era andato su tutte le furie dopo aver appreso la notizia di quel "niet", comunicata poi da lui stesso in Consiglio comunale. Certo deve ora capire come muoversi, in attesa anche della lettera con le motivazioni dettagliate sul perché il ministero abbia negato la demolizione, che dovrebbe arrivare oggi in Comune dalla Sopraintendenza, la "longa manus" del dicastero sul territorio, che invece aveva dato parere positivo al progetto del Municipio. Il primo cittadino però conosce già in parte i contenuti di questa oramai famosa lettera. Stando ad alcune indiscrezioni, infatti, da Roma - da dove lui stesso aveva riferito di aver ricevuto una "soffiata" lo scorso venerdì - Dipiazza già conoscerebbe parzialmente il contenuto della missiva, almeno nella sostanza: «Il ministero dice che nel 2005 il bene è stato vincolato (dall'ex Direzione regionale dei Beni culturali, ndr) e che ora la situazione sarebbe cambiata ben poco». «Ma - incalza il sindaco - dal 2005 al 2019 le cose sono cambiate completamente, la città è cambiata. Con la sdemanializzazione del Porto vecchio e la realizzazione del Centro congressi, la Tripcovich ha un'altra logica». Questo - insomma - il succo della "contromossa" che Dipiazza intende adottare «dopo aver letto le carte e aver parlato con la Soprintendenza: quando sarò pronto, farò tutti i passi. Non sarà domattina». Intanto il consigliere comunale Pd Giovanni Barbo ha inviato una richiesta agli uffici del Comune «per sapere se era arrivata questa famosa lettera "piena di insulti", come aveva detto venerdì Dipiazza in Consiglio. «È singolare che si parli di una lettera ancor prima che arrivi una lettera», così il dem. Sul versante M5s, invece, a quanto è dato sapere ci sarebbe una netta divisione tra i grillini a Trieste e quelli a Roma, in testa il ministro Stefano Patuanelli. I primi sono contrari all'abbattimento tanto che hanno depositato un esposto in Procura per essere certi che la permuta Tripcovich-Noghere tra Verdi e Comune abbia seguito l'iter corretto. Il ministro al contrario sarebbe favorevole alla riqualificazione di piazza Libertà con la demolizione della sala.

Benedetta Moro

 

Meglio "dirottare" i soldi del Parco del mare verso l'Acquamarina - la lettera del giorno di Marina Ghersinich (seguono altre 52 firme)

Siamo fruitori della struttura dell'Acquamarina per la riabilitazione, ora alle Torri, per la palestra e la riabilitazione, non per la piscina terapeutica con acqua di mare tiepida, con risultati e benefici noti nel tempo, unita all'attività dei terapisti. Con il crollo tutto è finito, come la speranza di vedere la struttura ricostruita e poter guarire o migliorare nella malattia. Tocca a tutti qualche problema o disabilità che blocca o limita la quotidianità, e dovrebbe essere prioritario il ripristino di una struttura quasi esclusivamente terapeutica principalmente rivolta a disabili. La precarietà della struttura, rilevata dopo l'incidente, solo per fortuna non ha causato vittime, e silenzio e vaghezza sui progetti e l'abbandono in cui si trova la stessa non prospettano un futuro. Leggiamo invece di cospicui fondi per iniziative culturali riteniamo non sempre di successo, di fondi per l'illuminazione natalizia e poi l'eterno dibattito sul Parco del mare che blocca parecchi milioni da anni e piace a pochi addetti ai lavori, non certo alla città. Perché non dirottare quei fondi sulla ricostruzione dell'Acquamarina, dimostrando sensibilità che porterebbe prestigio a chi lo fa e utilità a coloro, disabili e pazienti in riabilitazione, che riprenderebbero le terapie, spesso preventive, che mancando causerebbero patologie gravanti sul sistema sanitario, Regione e contribuenti. Tale struttura esclusivamente terapeutica non va associata ad altre "wellness", sebbene ospitasse anche altre attività, erano tutte indirizzate alla salute e alla riabilitazione. La sensazione è che non ci sia un progetto o una volontà per il futuro, solo un campare fino alle prossime elezioni, contando sulla memoria corta della gente, con grandiosi progetti rivolti ad una fascia di pubblico esclusiva, e non ai cittadini e a quanti su questa struttura contavano per motivi di salute, come si legge spesso sul quotidiano locale, e che ne chiedono la riattivazione per riprendere le terapie, essenziali per affrontare dignitosamente malattia e invalidità. Crediamo che coloro cui spetta una decisione in merito, dal Comune alla Regione, tantomeno i fautori del Parco del mare, non abbiano mai visitato la struttura, con i terapisti al lavoro e i pazienti, spesso molto giovani e invalidi, trovare beneficio fisico e psicologico in attività nell'acqua di mare, altrimenti per loro impossibili da ricevere. Forse un pensiero su chi non può permettersi strutture private l'avrebbero fatto... ma forse no, purtroppo.

 

 

Ferriera e sindacati al primo confronto: per ora niente intesa

I rappresentanti dei lavoratori: bozza del documento vaga L'azienda: ok allo stop all'area a caldo anche senza accordo

Fumata grigia. Siderurgica Triestina sperava di firmare subito l'accordo con i sindacati ma dovrà attendere almeno fino al 23 dicembre, quando il ministero dello Sviluppo economico ospiterà il secondo incontro fra l'azienda e le rappresentanze dei lavoratori. Fiom, Fim, Uilm, Failms, Usb e Ugl hanno infatti chiesto numerosi chiarimenti all'azienda, considerando troppo vaga la bozza di documento che dovrà essere allegata all'Accordo di programma.Domani i sindacati convocheranno intanto un'assemblea unitaria dei lavoratori, per saggiare la volontà dei dipendenti dello stabilimento, cui sarà assicurato che la stipula dell'intesa avverrà solo in caso di chiarezza su tutti i punti sottoposti alla proprietà, che continua nel frattempo a dirsi pronta ad avviare lo spegnimento dell'altoforno dal primo febbraio. L'incontro di ieri è durato dalla prima mattinata a metà pomeriggio. Il confronto è stato aperto dall'azienda, che ha chiarito di essere intenzionata a firmare l'Accordo di programma entro fine anno, ma di essere disposta ad avviare la chiusura dell'area a caldo anche in assenza di un'intesa al tavolo del Mise. La prima parte della giornata è stata però caratterizzata dalla necessità di trovare una linea comune fra i sindacati, con la Fiom unica a ribadire la contrarietà alla cessazione della produzione di ghisa a Trieste, che per le altre organizzazioni è invece questione da considerare ormai definitivamente acquisita. Le diverse sigle sono giunte tuttavia a fine giornata a porre in modo unitario una serie di interrogativi all'azienda su investimenti, cassa integrazione, finanziamenti pubblici e futuro dei cinquanta operai impiegati nelle bonifiche. I sindacati firmeranno solo in caso di certezze sulle questioni, ma Siderurgica fa sapere di considerare l'incontro positivo e di essere ottimista sulla possibilità di chiudere l'accordo sindacale alla prossima riunione, trovando dunque l'intesa su piano industriale, salvaguardia occupazionale e gestione del personale nelle varie fasi della riconversione. Dopo la stipula servirà comunque il voto di ratifica da parte dei dipendenti dello stabilimento. La Fiom resta critica e Marco Relli evidenzia che «l'accordo sindacale ricalca un piano industriale che abbiamo sempre giudicato inadeguato, con un assetto poco credibile del nuovo laminatoio e incertezze sui fondi pubblici. Fra prepensionati e tempi determinati trasferiti altrove, Trieste perde inoltre 130 posti di lavoro». Prudente la Fim con Umberto Salvaneschi: «La situazione è complicata e molto delicata. Ora i sindacati devono fare assieme il punto e sciogliere i nodi del testo, ma intanto non servono le accelerazioni dell'azienda perché per fare le cose giuste non servono fughe in avanti». Antonio Rodà (Uilm) sottolinea che «nella bozza proposta da Siderurgica mancano dettagli e garanzie, a cominciare delle clausole di salvaguardia se le cose non dovessero andare bene. Cosa ne sarà poi dei cinquanta che lavoreranno alle bonifiche?». Cristian Prella auspica «sintesi fra i sindacati», chiarendo che «la Failms di spenderà fino alla fine su questo». L'Usb chiede con Sasha Colautti «garanzie piene sull'occupazione e un impegno delle istituzioni, che devono essere pronte a intervenire se gli strumenti proposti dall'azienda fallissero: i lavoratori vogliono poi chiarezza sulla cassa integrazione e sui tempi di rioccupazione nell'industria e nella logistica».

Diego D'Amelio

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 17 dicembre 2019

 

 

Il tavolo romano si spacca sulla firma dell'intesa decisiva "Giallo" sulla data

La Regione: «Trattative rinviate a gennaio». Arvedi smentisce Tanti i nodi ancora aperti. Oggi il faccia a faccia con i sindacati

Sulla Ferriera il nodo è il quando e non il se. Nella videoconferenza di ieri è proseguito il confronto sul nuovo Accordo di programma (Adp) per la riconversione, ma sui tempi della firma il tavolo è spaccato a metà. Il ministero dello Sviluppo economico e Siderurgica Triestina insistono per chiudere entro l'anno, ma la Regione parla in una nota di rinvio delle trattative a gennaio, incassando una smentita da parte dell'azienda. Oggi si terrà intanto al Mise la riunione tra proprietà e sindacati per imbastire l'intesa necessaria ad accompagnare l'Adp, dopo lo slittamento voluto la settimana scorsa da Fiom e Fim, che avrebbero voluto trattare a Trieste. Che il vertice di ieri sia finito in modo interlocutorio, lo dice il comunicato asettico della Regione, in cui si evidenzia che «le parti hanno aggiornato la riunione a un prossimo incontro, che si terrà a gennaio». È la prima volta che gli assessori al Lavoro Alessia Rosolen e all'Ambiente Fabio Scoccimarro non rilasciano dichiarazioni in una nota ufficiale. Siderurgica Triestina è però di ben altro avviso: in un comunicato diramato in tarda serata, l'azienda precisa che «i lavori stanno procedendo senza interruzioni e nella riunione odierna nessun riferimento è stato condiviso riguardo a un prossimo incontro a gennaio. Azienda e Mise lavorano pertanto con la comune volontà di definire la tematica in tempi rapidi». Entro mercoledì le parti dovranno inviare nuove proposte di modifica, ma al momento non risultano convocazioni in programma. Mentre Regione e proprietà fanno il tiro alla fune sulla firma, il confronto va avanti con il coinvolgimento dei ministeri dello Sviluppo economico, dell'Ambiente e del Lavoro, dell'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro e dell'Autorità portuale. Questi gli enti che risulteranno firmatari di un documento che dovrà essere sottoscritto d'intesa con Regione e Comune. Dalla bozza di Adp in possesso del Piccolo, emerge tuttavia che non sono pochi i punti da dirimere e che la tempistica di fine dicembre risulti non semplice da rispettare, con le festività natalizie alle porte. A mancare all'appello sono ancora l'accordo sindacale, riferimenti chiari sui finanziamenti pubblici e un quadro esaustivo del futuro sviluppo logistico, tanto più davanti alla rinnovata disponibilità di Arvedi alla cessione delle aree di proprietà, esclusa in precedenti incontri al Mise. Regione e Comune chiedono ad esempio che l'Adp incorpori l'accordo coi sindacati, ma non è facile dire se basterà una singola riunione per giungere alla firma già oggi. La Regione vuole inoltre che Autorità portuale e Comune si esprimano sul piano industriale e garantiscano condivisione. La giunta Fedriga domandano infine che si definiscano con chiarezza destinazione dell'area caldo e piani per la logistica: passaggi centrali e oggetto in questi giorni di trattative riservate fra Siderurgica e Autorità portuale, con la mediazione diretta del ministro Patuanelli (vedi articolo a destra). La bozza dell'Adp, ancora passibile di modifiche, richiama le intese strette nel gennaio 2014 in occasione dello sbarco del cavalier Arvedi a Trieste. Nel testo provvisorio del nuovo accordo l'obiettivo fissato è «promuovere lo sviluppo industriale e portuale» dell'area «in condizioni di sicurezza sanitaria e ambientale» attraverso la messa in sicurezza, il rilancio e la riconversione. Siderurgica Triestina ha chiesto di prevedere nel testo un colpo di spugna su possibili addebiti rispetto alla mancata esecuzione di quanto contenuto nel vecchio Accordo di programma, trovando tuttavia l'opposizione di Mise e Regione. L'Adp comprenderà il piano industriale già presentato da Arvedi e sottolinea che la riconversione affidata alla parte privata avverrà «nel rispetto del livello occupazionale». Gli elementi sono noti: chiusura, smantellamento e bonifica dell'area a caldo, investimenti sul laminatoio e riconversione della centrale elettrica. Più una parte logistica che resta tuttavia tratteggiata in modo indefinito. Da quanto si può intendere dall'Adp, comunque, la Ferriera non potrà chiudere già a gennaio, come più volte affermato dalla proprietà: nella bozza si evidenzia infatti che ogni passaggio della dismissione e della bonifica dovrà essere oggetto di apposita conferenza dei servizi a Roma, ovvero di un incontro al ministero dell'Ambiente fra tutti i soggetti pubblici e privati interessati, nel quale definire procedure e dettagli delle operazioni. Ci vorrà una conferenza per il piano dismissione, un'altra per i due altoforni e così continuando per cokeria, agglomerato, macchina a colare, gasometri, parchi minerali e smaltimento dei residui. Il tutto è accompagnato dalla messa in sicurezza della falda sottostante, con il barrieramento a mare e il sistema di trattamento delle acque sotterranee, per cui già esiste un finanziamento pubblico da 41 milioni, rimasto inutilizzato per anni. Mise e Regione si impegnano inoltre a individuare risorse finanziarie in coerenza con le regole Ue sugli aiuti di Stato. Per il rilancio industriale, le due istituzioni prevedono anche «stanziamenti di risorse per il cofinanziamento fino a...». Ma nella bozza la cifra resta in bianco e si tratta di un altro passaggio da dirimere per arrivare alla firma.

Diego D'Amelio

 

L'incontro segreto sull'ipotesi cessione dei terreni occupati dall'area a caldo

Bocche cucite sui contenuti del confronto Caldonazzo-D'Agostino. Patuanelli media

La trattativa per la cessione dei terreni dell'area a caldo della Ferriera è iniziata, con la mediazione del ministro Stefano Patuanelli. Risale a sabato scorso l'incontro tenutosi a Trieste fra l'ad del gruppo Arvedi Mario Caldonazzo e il presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino. Il primo valuta la cessione e il secondo l'acquisto, a patto che si trovi un'intesa benedetta dal Mise. Sui contenuti del summit non trapela niente e anzi tutti negano che sia esistito, ma le indiscrezioni trovano sufficienti conferme per dire che Siderurgica Triestina e Authority stanno esplorando la vendita. L'idea è maturata durante le trattative estive condotte dall'assessore Fabio Scoccimarro. Ai primi incontri tenutisi al Mise, l'ingegner Caldonazzo aveva però cancellato l'ipotesi, spiegando di voler entrare in prima persona nella riconversione alla logistica portuale: probabilmente un espediente tattico per alzare i valori dell'area, visto che solo alcune settimane dopo l'azienda ha aperto di nuovo al subentro dell'Autorità portuale. L'incontro fra Caldonazzo e D'Agostino è avvenuto a questo punto. Non è dato a sapere se si sia parlato già di cifre, ma è certo che l'Autorità sia intenzionata a entrare in possesso dell'area a caldo, che D'Agostino si era offerto di bonificare e poi cedere in concessione a nuovi investitori. L'idea è affidare la gestione a chi assumerà il controllo della Piattaforma logistica e userebbe i terreni per organizzare un terminal container servito da uno snodo ferroviario in grado di permettere la costruzione di convogli da 750 metri. Proprio questo momento di sospensione spiega l'assenza di proposte concrete da parte dell'Autorità portuale nella stesura del nuovo Accordo di programma. È stato lo stesso segretario generale del Porto Mario Sommariva ad affermare nella teleconferenza di ieri che l'Adp potrà essere chiuso solo quando sarà chiaro il destino delle zone occupate dell'area a caldo. Il dirigente avrebbe anche ammesso l'esistenza di una trattativa. Al momento la bozza di Accordo dice che «ultimata la messa in sicurezza delle aree dismesse, Siderurgica o altra società del gruppo si rende disponibile a valutare la partecipazione a progetti di sviluppo delle aree». Bisognerà capire se ciò avverrà da protagonista o dentro una nuova cordata, dentro cui Siderurgica potrebbe a quel punto mantenere una partecipazione più limitata.

 

 

Il Comune va a caccia di sei milioni per riqualificare Villa Haggincosta

Ufficializzata da Giorgi la decisione di non vendere la residenza, cancellandola dal Piano alienazioni

Ieri sera "obtorto collo" Lorenzo Giorgi, assessore comunale al Patrimonio, ha recepito un emendamento, firmato dai capigruppo di centrodestra, con il quale Villa Haggincosta viene depennata dall'elenco degli immobili da vendere, elenco compreso nel Piano delle alienazioni discusso in consiglio. Alcune ore prima lo stesso Giorgi aveva confermato il nuovo indirizzo della maggioranza durante una riunione della commissione Trasparenza, presieduta da Sabrina Morena (Open Fvg). «La scelta di vendere - ha voluto spiegare l'assessore forzista - nasceva dalla difficoltà di reperire risorse per ristrutturare l'edificio. È bene ribadire che l'eventuale incasso dell'alienazione, autorizzata nel 2018 dalla Regione ma con vincolo di destinazione, avrebbe finanziato la realizzazione di un centro diurno dedicato alla disabilità».Quindi non ci sarebbe stata "diversione" di impiego della cifra ottenuta. «Va inoltre sottolineato - ha insistito Giorgi a margine della commissione - che riqualificare villa Haggincosta significherà investire tra i 5 e i 6 milioni di euro». Un compito - ha fatto intendere Giorgi - che toccherà in prima battuta al collega Carlo Grilli, titolare del Welfare municipale.La commissione Trasparenza si è svolta in un clima un po' surreale. Sul banco della giunta c'era Grilli. L'aula consiliare era sostanzialmente disabitata perchè i consiglieri di maggioranza - con l'eccezione dell'italicofratello Porro - avevano dato forfait, ma la stessa opposizione non affollava certo gli scranni di competenza, dove sedevano solo Paolo Menis (M5s), Giovanni Barbo (Pd), Maria Teresa Bassa Poropat (Cittadini). In proporzione era più numerosa la delegazione delle associazioni che si batte contro la vendita della storica villa affinchè essa torni all'operatività sociale come struttura per i disabili, da oltre dieci anni assegnati ad altri istituti a causa delle precarie condizioni di sicurezza di villa Haggincosta. Cinque 5 presenti tra Aias e Amis, hanno parlato Claudia Marsilio, Roberto Delise, Federica Verin, Fabiano Mazzarella. Era stato invitato anche Giorgi, ma si è verificato un qui-pro-quo sull'orario, per cui l'assessore si è palesato alle 13 invece che alle 12. Quando Giorgi è comparso in aula, è però venuto meno il numero legale per cui la discussione è proseguita in libertà, senza verbale. Giorgi ha riferito che all'Aias era stato proposto di traslocare in uno stabile in Riva Ottaviano Augusto, dietro l'ex Meccanografico, ma l'associazione non aveva gradito il sito, offerto dal Comune, per ragioni logistiche e per l'incertezza del cronoprogramma restaurativo. Interessante la vertiginosa "biografia" di villa Haggincosta raccolta dallo staff di Giorgi. Costruita a fine '800 per Giorgio Haggincosta, su disegno di Ruggero Berlam. Comprata dall'ingegnere Iberti nel 1923. Permutata con il Comune in cambio di una villa a Chiadino. Offerta a Emanuele Filiberto duca d'Aosta (che declinò). Passata all'Opera nazionale balilla nel 1934. Nel 1949 trasferita al Demanio statale. Nel 1955 intavolata alla Gioventù Italiana (ex Gil) per ospitare l'Opera orfani di guerra. Nel 1976 trasloca alla Regione da dove nel 2010 torna al Comune, autorizzato l'anno scorso alla vendita con incasso vincolato a utilizzo sociale. 

Massimo Greco

 

 

Siglata l'intesa per il via alla linea marittima Muggia-Capodistria

Accordo ratificato nella sede dell'Ince per far partire al più presto il collegamento tra le due località rivierasche

Muggia. Avvicinare concretamente Muggia a Capodistria attraverso un collegamento marittimo. Si è parlato di questo e dell'implementazione di un hub a Trieste che metta in connessione i trasporti marittimi, provenienti dall'Istria e da Lussino, e quelli terrestri, su gomma e su ferro ma anche attraverso l'utilizzo del bike sharing, nella sede dell'Iniziativa Centro Europea, prima della firma di un protocollo di intesa tra i vari stakeholder per la promozione dei servizi del progetto europeo Inter-Connect. Presenti alla firma tra gl altri il segretario generale dell'Ince, Roberto Antonione, l'assessore regionale alle Infrastrutture, Graziano Pizzimenti, l'assessore comunale di Trieste all'Urbanistica Luisa Polli, e i sindaci di Muggia e Capodistria, Laura Marzi e Ales Brzan. «Il protocollo di intesa firmato dai partecipanti - ha spiegato Paolo Dileno di Ince - conferma la volontà di migliorare la connettività tra il sistema del trasporto pubblico a Trieste e le linee marittime estive operanti verso Slovenia e Croazia, e la volontà di condividere le proprie visioni circa il potenziale sviluppo di un nuovo servizio marittimo che colleghi Trieste e Muggia alla vicina Capodistria». La Regione è tra gli attori principali di questo memorandum: «Il protocollo firmato oggi - ha affermato Pizzimenti - è un punto di partenza per sviluppare un modo innovativo di immaginare il trasporto pubblico transfrontaliero tra Trieste, Muggia e Capodistria; occorrerà valutare il punto di vista dei cittadini rispetto alla realizzazione di un servizio in grado di raggiungere costantemente il capoluogo del litorale sloveno».Intanto grande la soddisfazione dei due sindaci. «Francamente non vedo l'ora che si attivi un servizio del genere, non vedo perché non usare il mare per il trasporto pubblico locale», ha sottolineato Brzan. «È una soluzione che chiediamo da moltissimo tempo - ha aggiunto Marzi - e trovo inspiegabile il fatto che ci debbano essere così tanti cittadini costretti a usare l'auto per raggiungere Capodistria, quando sarebbe molto più rapido arrivarci via mare, come avviene già con Trieste».

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 16 dicembre 2019

 

 

Nuovo piano del centro storico - Via alla consultazione popolare

Indirizzo mail a cui inviare pareri sugli elaborati. C'è tempo fino al 31 gennaio Obiettivo del Comune è incentivare l'investimento privato nella riqualificazione

A disposizione 45 giorni di tempo fino al 31 gennaio 2020. Volete esprimere il vostro parere o un vostro contributo sul nuovo Piano del centro storico? Bene, andate sul computer all'indirizzo http://urbanistica.comune.trieste.it/ dove vi sarà indicato il percorso da seguire per intervenire sul futuro pianificatorio di una fondamentale area urbana delimitata da Campo Marzio, da Villa Necker, dal Colle di San Giusto, dall'asse di via Carducci, da via Rossetti, da via Coroneo, da via Udine (fino a via Solitro), da viale Miramare da Roiano fino alla stazione centrale. Ancora a luglio il sindaco Dipiazza e l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli avevano annunciato che il Piano, chiamato a sostituire quello elaborato negli anni Settanta da Luciano Semerani, sarebbe stato sottoposto a pubblico confronto. Oltre al coinvolgimento della popolazione, la documentazione sarebbe stata esaminata con gli ordini professionali e le associazioni imprenditoriali di settore. Un iter di consultazione che, in una certa misura, richiama quello adottato sui progetti riguardanti piazza Sant'Antonio. Ascoltati popolo e categorie, in primavera il Piano dovrebbe essere adottato. Nel succitato incontro estivo il Comune delineò gli obiettivi di massima del Piano: valorizzazione del patrimonio edilizio, miglioramento dell'immagine urbana attraverso la salvaguardia delle caratteristiche architettonico-edificatorie, il mantenimento degli spazi verdi, il recupero delle aree degradate. Alla base di questo ragionamento la volontà di connettere indirizzo amministrativo e investimenti privati, puntando a incentivare la trasformabilità degli edifici, la costruzione di nuovi stabili se di «elevata qualità formale», riqualificazione del patrimonio edilizio dismesso, il "ripopolamento" economico-sociale anche attraverso l'integrazione residenza-servizi-commercio, le forme di risparmio energetico. Il tutto, ovviamente, in coerenza con il dettato regionale e con le prescrizioni della Soprintendenza. La delibera, che detta le direttive pianificatorie, dedica un passaggio, particolarmente caro al sindaco, riguardo «eventuali trasformazioni dei tetti per il riutilizzo dei sottotetti e per la possibilità di realizzare terrazze a vasca». All'attenzione dei potenziali utenti ci sono 32 allegati, che costruiscono l'impalcatura del pensiero pianificatorio della civica amministrazione. Un classico work in progress, svolto negli anni, con particolare riferimento al lavoro ricognitivo svolto per aggiornare il contesto urbanistico: è stata effettuata una schedatura che ha interessato 230 stabili della cosiddetta "città murata", il nucleo più antico compreso tra Teatro Romano e asse San Michele-Venezian. Sono stati inoltre classificati 207 isolati nel Borgo Teresiano, nel Borgo Giuseppino, in parte del Borgo Franceschino, in via Udine, nell'area che si estende tra via della Pietà e viale XX settembre (a eccezione dell'Ospedale Maggiore). 

Massimo Greco

 

 

Trasporto pubblico, dal 1° maggio biglietto unico per tutta la regione

Una sola rete di vendita e servizi sempre più integrati. Potenziata la linea Trieste-aeroporto-Udine

Trieste. Raggiungere, con un unico biglietto, le diverse località del Friuli Venezia Giulia servite dagli autobus: possibile? Sì, quando il prossimo 1° maggio diventerà operativo il contratto firmato dalla Regione Fvg e Tpl Fvg, il nuovo gestore del trasporto pubblico regionale che sarà unico per tutto il territorio. A Udine l'assessore regionale alle Infrastrutture Graziano Pizzimenti, in uno degli incontri con gli amministratori comunali, ha snocciolato le novità che caratterizzeranno i servizi futuri. «Verrà creata un'unica rete di vendita dei titoli di viaggio - ha spiegato l'esponente della giunta Fedriga - ma soprattutto si assisterà all'integrazione di tutto il sistema del trasporto pubblico regionale sia su gomma che marittimo, da ampliare, in prospettiva, anche al servizio ferroviario» . Sul piatto sono previsti cinque milioni di investimenti per migliorare molteplici aspetti della mobilità via bus. A cui si aggiungono investimenti per oltre 2,7 milioni per favorire l'accessibilità delle persone a ridotta mobilità nonché la realizzazione di numerose ciclostazioni per favorire l'interscambio bici-bus. Al centro delle novità c'è anche l'informazione, che verrà implementata «con il posizionamento di 40 paline a messaggio variabile alle fermate del servizio urbano di Udine - spiega Pizzimenti -, la creazione di una specifica app per le informazioni e l'acquisto dei biglietti e la creazione di una rete di informazioni integrata tra stazione ferroviaria ed autostazione». In particolare, l'applicazione avrà come base la già esistente "MyCicero" , sfruttabile in alcune zone d'Italia e da gennaio anche a Trieste, ma con ulteriori contenuti che la renderanno un prodotto evoluto. Per quanto riguarda i nuovi abbonamenti, ne verrà creato uno che consentirà di muoversi all'interno di un raggio di 14 chilometri (55 euro mensili) rispetto ai principali poli insediativi regionali (Pordenone, Udine, Gorizia, Trieste e Monfalcone). Un altro, del valore di 34 euro mensili, servirà per utilizzare tutti i servizi urbani della regione e altri due - il primo per percorrenze fino a 50 km (80 euro al mese) e il secondo che supera questa soglia (100 euro al mese) - per viaggiare su tutti i servizi urbani ed extraurbani. Infine ci sarà anche un biglietto urbano giornaliero da 3 euro per viaggiare sull'intera rete regionale urbana. Per la rete extraurbana, il contratto prevede un potenziamento delle linee di primo livello con origine o destinazione Udine. Quella a beneficiare di un maggior incremento è la tratta Maniago-Sequals-Spilimbergo-Udine con un aumento annuo di circa 82 mila chilometri. Ulteriori 65 mila chilometri annui verranno messi a disposizione per la linea Grado-Cervignano-Udine, che porteranno - nel periodo invernale - a tre corse in più verso il capoluogo friulano e due in direzione della località balneare mentre nel periodo estivo saranno due le corse in più verso l'isola d'oro. Altri 55.700 chilometri sono aggiunti nella tratta San Daniele-Udine, 48.500 sulla Tolmezzo-Udine e infine 20.200 sulla Tarcento-Tricesimo-Udine. Ci sono poi altri 202.000 chilometri che potenzieranno la linea Udine-Trieste Airport-Trieste fino ad arrivare a 13 coppie di corse dal capoluogo friulano all'aeroporto nei giorni feriali. Infine sulla rete urbana a Udine si assisterà a un incremento di 338.000 chilometri annui. Tra le altre facilitazioni, verrà istituita una nuova linea che collega San Gottardo all'ospedale civile. 

Benedetta Moro

 

Park&Bus nei weekend Da Barcola o Opicina verso il centro a 1 euro - IN VIGORE FINO AL 5 GENNAIO

La mobilità sostenibile, nel periodo natalizio, torna protagonista anche quest'anno. Più bus e meno auto è il refrain che si cerca di applicare da sabato scorso, per tutti i fine settimana di dicembre e fino al 5 gennaio del 2020, con il servizio di Park&Bus di Trieste Trasporti, organizzato come di consueto in collaborazione con il Comune di Trieste. Il servizio consente di lasciare l'automobile nel parcheggio Bovedo a Barcola oppure in quello del quadrivio di Opicina (in direzione Banne) e di raggiungere il centro città con i mezzi pubblici, pagando un biglietto a prezzo ridotto. I ticket dei bus, che vengono venduti da personale addetto nei parcheggi dalle 9 alle 20 in tutte le giornate di operatività del servizio, costano un euro e consentono di viaggiare su tutta la rete di Trieste Trasporti fino alla mezzanotte, senza scadenza. Inoltre, danno diritto a uno sconto sui biglietti del servizio turistico HopOn HopOff, come noto attivo per permettere ai visitatori di scoprire Trieste in bus (per informazioni: www.hoptour.it). «Questo servizio - afferma Luisa Polli, assessore comunale con delega alla Mobilità - è un'iniziativa che spinge a evitare di raggiungere il centro città in automobile, in particolare in queste giornate di festa: non è solo un modo per risparmiare sui parcheggi e sottrarsi allo stress da traffico, ma soprattutto un'occasione per rendere la città più vivibile. Trieste, da sempre, usa moltissimo il trasporto pubblico, ma ci sono ancora grandi spazi per migliorare». Dal weekend appena trascorso, dunque, si è dato il via allo «shopping natalizio sostenibile», come evidenziato anche dall'assessore comunale alle Attività economiche Serena Tonel, che aggiunge sul tema: «Evitiamo così che cittadini e turisti debbano affannarsi per un parcheggio».

Benedetta Moro

 

 

Ecobonus bloccato in Senato "Salve" 4000 aziende regionali

Stoppato l'articolo 10 del "decreto crescita" che avrebbe consentito lo sconto immediato in fattura per i lavori di riqualificazione energetica

Ossigeno per la microazienda nazionale e regionale. L'altolà in commissione bilancio di Palazzo Madama al cosiddetto "ecobonus", cioè allo sconto immediato in fattura sugli interventi di riqualificazione energetica, è stato salutato con grande soddisfazione dal mondo delle "pmi". In Friuli Venezia Giulia Confartigianato si era mobilitata contro l'articolo 10 del decreto-crescita, che era stato fortemente voluto nel precedente esecutivo dall'allora titolare del Mise Luigi Di Maio: ricordiamo che a Udine il 9 novembre la stessa Confartigianato, Cna, Confapi, LegaCoop, ConfCooperative avevano chiamato a raccolta "trasversale" i parlamentari eletti in regione, affinché si impegnassero a bloccare una norma ritenuta esiziale per la piccola imprenditoria. Confartigianato, attraverso il direttore della controllata "Servizi srl" Enrico Eva, aveva stimato che in regione edili, serramentisti, termoidraulici sarebbero state le categorie più duramente colpite dall'ecobonus. Tradotto in statistica, il via libera alla detrazione fiscale avrebbe significato il coinvolgimento nei sistemi economici delle quattro province di ben 4000 aziende e 12.000 lavoratori, di cui 1500 nella sola Trieste. Dario Bruni, che oltre a presiedere Confartigianato Trieste è esponente nazionale dell'associazione, osserva che «la misura avrebbe escluso dal mercato migliaia di piccole imprese del "sistema casa"». «L'abrogazione dello sconto in fattura - insiste Bruni - consentirà di restituire equilibrio ed efficacia a un sistema di incentivi che rappresenta un valido strumento per la riqualificazione energetica e la sostenibilità del patrimonio immobiliare». La piccola impresa regionale si era fatta sentire presso il ministro dello Sviluppo economico, il pentastellato triestino Stefano Patuanelli. Bruni, insieme all'udinese Graziano Tilatti, aveva attaccato duramente lo sconto in fattura, in quanto avrebbe favorito le aziende maggiori (come le multi-utility) meglio attrezzate finanziariamente nell'anticipare la detrazione. Se l'ecobonus fosse andato avanti, secondo Eva la microimpresa avrebbe potuto subire flessioni di fatturato in una forbice tra il 40 e il 60% nel segmento interessato.

Massimo Greco

 

Fotovoltaico, parte la corsa ai contributi per gli impianti

Si potranno presentare da questa mattina le domande per abbattere i costi di acquisto e installazione. Sergo del M5s: «Solo online fino al 30 gennaio»

Trieste. Dalle 9 di oggi sarà possibile inoltrare le domande per i contributi regionali per l'acquisto e l'installazione di sistemi di accumulo di energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici destinati a utenze domestiche. Lo mette in evidenza il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Cristian Sergo, proponente dell'emendamento approvato nell'assestamento di bilancio regionale di luglio scorso che istituisce la misura. «Parliamo di batterie che permettono di assorbire e rilasciare l'energia elettrica in modo da consentire il funzionamento dell'impianto in maniera continuativa, favorendo così un concreto contenimento dei costi energetici» spiega Sergo. «Le domande potranno essere presentate esclusivamente online fino alle 16 del 30 gennaio 2020 - sottolinea ancora l'esponente pentastellato -. Il contributo può raggiungere sino al 50% della spesa (il tetto massimo è fissato a tremila euro) ed è cumulabile con altri incentivi. Per questa misura, sono stati stanziati 200 mila euro, ma la nostra proposta era di destinare un milione». «Il contributo sarà destinato soltanto ad acquisti ancora da effettuare. Nel corso della manovra di stabilità approvata nei giorni scorsi - puntualizza Sergo -, abbiamo presentato un emendamento per allargare la platea anche a coloro che hanno installato un sistema di accumulo dal momento dell'entrata in vigore dello scorso assestamento, ovvero dall'estate 2019, ma purtroppo non è stato accolto». «In Veneto - conclude il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle - bandi analoghi hanno riscontrato un grande successo, inducendo la Regione a implementare le risorse stanziate per fare fronte a tutte le domande pervenute».

 

 

Polemica sugli alberi del teatro La mozione del M5s non passa - IN AULA A MUGGIA

Muggia. «Individuare i responsabili degli interventi che hanno condotto all'abbattimento degli esemplari e procedere con le azioni di rivalsa». È la mozione presentata in consiglio comunale da Emanuele Romano (M5s). Oggetto del contendere gli alberi del giardino del teatro comunale "Verdi", recentemente abbattuti dal Comune. In base al documento presentato da Romano ogni albero del "Verdi" - teatro risalente agli anni Venti - avrebbe potuto essere definito ai sensi della Legge 10/2013 "albero monumentale" in quanto ad alto fusto isolato, considerato come raro esempio di maestosità e longevità, per età o dimensione, che reca un preciso riferimento ad eventi o memorie dal punto di vista storico, culturale, documentario o delle tradizioni locali. Nella legge rientrano anche gli alberi ad alto fusto in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale. Nell'analisi redatta dal perito incaricato dal Comune era stato evidenziato inoltre come «in alcune situazioni, alla rottura accidentale di una branca, non è seguito un intervento di pareggiamento della superficie del taglio con conseguente deperimento del legno». Tenuto anche conto del «valore ambientale e sociale dell'alberatura e dell'importanza storica e culturale del teatro Verdi» Romano ha chiesto di individuare i responsabili degli interventi che hanno condotto all'abbattimento. Il consiglio comunale ha bocciato la mozione. Sereno l'assessore ai Lavori pubblici Francesco Bussani: «Gli alberi hanno un loro ciclo di vita e prendersi cura del verde pubblico significa anche capire quando arriva il momento di intervenire, come è stato detto a chiare lettere nella perizia tecnica commissionata a un esperto. Comunque abbiamo deciso di reimpiantare altri alberi al posto di quelli tagliati».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 15 dicembre 2019

 

 

Esposto M5s sulla Tripcovich Dipiazza studia il "piano B"

I grillini contestano la permuta tra l'ex stazione dei bus e il deposito alle Noghere firmata da Comune e Verdi. Il sindaco medita il ricorso contro lo stop di Roma

Da una parte i pentastellati, che hanno depositato un esposto in Procura, perché convinti che la permuta Sala Tripcovich-magazzino delle Noghere formalizzata lo scorso Natale, tra la Fondazione Teatro Verdi e il Comune, «non abbia valore legale». Dall'altra il sindaco Roberto Dipiazza, che non si arrende e pensa a come muoversi per ottenere la demolizione dell'ex stazione delle corriere di largo Santos. Sono giornate movimentate quelle che seguono la notizia, annunciata e diffusa venerdì scorso dallo stesso primo cittadino in Consiglio comunale, del diniego del Mibac al progetto del Comune di radere al suolo la Tripcovich per riqualificare l'area di fronte all'entrata di Porto vecchio.Ad annunciare battaglia innanzitutto i Cinquestelle cittadini, che vogliono vederci chiaro su un passaggio sul quale avevano già chiesto delucidazioni nei mesi scorsi. Secondo la consigliera Chiara Bertoni infatti, già a fine 2018 il M5S, «dimostrò che l'operazione era contraria alle norme che regolano la permuta: il valore del magazzino delle Noghere, situato a Muggia in una zona industriale e inquinata, era stimato a circa 3,2 milioni di euro, mentre la sala Tripcovich, ancora in buono stato e posta di fronte alla stazione centrale di Trieste, veniva valutata circa 1,2 milioni». E, ricorda ancora Bertoni: «In occasione del voto sulla delibera relativa alla permuta l'assessore Serena Tonel (con delega ai Teatri, ndr), spiegava che la differenza di valore tra i due immobili andava a colmare il "buco" della Fondazione Teatro Verdi».Ciò che potrebbe pesare di più allo stato attuale è «che con l' assunzione di proprietà dei magazzini, il cui valore reale è potenzialmente molto inferiore a quello dichiarato in delibera e nel contratto di permuta, la Fondazione Verdi si ritrovi ora con un potenziale buco di bilancio molto importante, che potrebbe influire negativamente sulle future attività del teatro e quindi sulle prospettive lavorative degli oltre 200 dipendenti».Un'ulteriore perdita, osserva la pentastellata Elena Danielis, capogruppo M5S, deriva dal fatto che la sala Tripcovich «poteva essere impiegata dal Verdi come volano per le attività di propria produzione, in base alle quali la Fondazione può chiedere i finanziamenti del Fondo unico per lo spettacolo». Ecco allora che il M5s, «per far sì che vengano avviati accertamenti sul caso», ha inoltrato negli scorsi giorni tutta la documentazione alla magistratura, al Mibac e alla Corte dei conti. Contattato per una risposta in merito all'operazione contestata, Dipiazza non è risultato reperibile. Il tema Tripcovich resta comunque nella sua agenda. Già venerdì mattina, subito dopo aver appreso la notizia del nient al piano di demolizione della Tripcovich, si è subito messo all'opera per capire quali strade percorrere per riuscire a ottenere il permesso dal Mibac. Tra le ipotesi allo studio c'è la possibilità di valutare se chiedere la revisione della decisione al ministero o in tribunale. Dipiazza comunque ci penserà in modo più approfondito da domani, quando dovrebbe ricevere le motivazioni che hanno spinto il dicastero a dire no all'abbattimento. Motivazioni che, specifica il capogruppo di Forza Italia Alberto Polacco, potrebbero essere legate a una decisione politica: «Il dubbio - afferma - che si sia voluto giocare una partita politica c'è tutto. Chi pensa di lucrare politicamente su quanto ferma lo sviluppo della città ne subirà le conseguenze in termini elettorali. È del tutto evidente che la campagna elettorale è iniziata». 

Benedetta Moro

 

 

Collegamenti veloci da Trieste a Venezia, Rfi replica alle accuse e assicura progressi

La società fa sapere che l'operazione non è ferma. «Nel 2019 completati studi di fattibilità e attività di progettazione»

Trieste. Criticata dalla politica e dall'economia, Rete Ferroviaria Italiana risponde sul caso della velocizzazione della linea ferroviaria Venezia-Trieste, confermando che, nel 2025, un viaggio in treno passeggeri tra le due città durerà poco più di un'ora. Relativamente a quel progetto, concordato nel 2014 con l'allora giunta Serracchiani, e con un primo stanziamento di 200 milioni del ministero Delrio nel 2016, l'assessore regionale alle Infrastrutture Graziano Pizzimenti ha fatto sapere di non aver visto nulla sul tavolo della Regione. La società ribatte però che qualcosa in realtà si è mosso. In particolare quest'anno. «Nel corso del 2019 - si legge in una nota di precisazione di Rfi - sono state ultimate le attività di ingegneria relative alla progettazione definitiva del potenziamento tecnologico della tratta Mestre-Ronchi dei Legionari Sud; la progettazione di fattibilità tecnico economica delle opere per la soppressione dei passaggi a livello presenti, nonché delle varianti della linea a Portogruaro, Latisana e in corrispondenza del fiume Isonzo, oltre che del nuovo Posto di Movimento a San Donà di Piave; lo studio delle opere esistenti per l'eliminazione delle limitazioni di velocità alla categoria D4 (il peso massimo che possono raggiungere i carri merci)». Confermate pure le risorse note: ai 200 milioni di Delrio se ne sono aggiunti altri 31, una cifra al momento peraltro decisamente lontana dal costo complessivo stimato in 1,8 miliardi. Ancora Rfi assicura comunque che l'attivazione degli interventi «è prevista per fasi a partire dal 2023 (potenziamento tecnologico e soppressione di alcuni passaggi a livello)». E spiega che è attualmente in fase di avvio «l'attività negoziale per l'affidamento dei lavori di potenziamento tecnologico, che consentirà di aumentare a 200 chilometri orari la velocità massima su alcuni tratti già entro il 2023. Sono state conseguite dalle Regioni del Veneto e Friuli Venezia Giulia e dai Comuni interessati le autorizzazioni per la realizzazione dei fabbricati che ospiteranno le nuove tecnologie; sono stati altresì acquisiti i pareri delle Soprintendenze ai beni archeologici». L'assessorato alle Infrastrutture non è informato dei recenti passaggi? I progetti, fa sapere Rfi, «sono stati presentati alla Regione Fvg in sede di tavolo permanente di monitoraggio sugli interventi che rientrano nell'accordo quadro per lo sviluppo delle infrastrutture ferroviarie di interesse regionale». Possibile realizzare una simile opera in soli 5 anni, come da dichiarazioni del 2016? La società non ha dubbi: «Siamo costantemente impegnati nel rispetto degli accordi e del cronoprogramma degli interventi che, come più volte ribadito, consentiranno nel 2025 il collegamento fra il capoluogo giuliano e la città lagunare in poco più di un'ora». 

 

 

INIZIATIVA DEL M5S - Ambiente in classe, 87 mila euro per i progetti

TRIESTE. "Facciamo EcoScuola" è il nome dell'iniziativa lanciata in Regione dal Movimento 5 Stelle e che ha come obiettivo quello di aiutare i ragazzi di scuole primarie e secondarie a realizzare, con il contributo di presidi, insegnanti e genitori, progetti in materia di sostenibilità ambientale, da presentare entro il 15 gennaio 2020. Come specificato dai consiglieri regionali Mauro Capozzella, Ilaria Dal Zovo, Andrea Ussai e Cristian Sergo, congiuntamente ai deputati Luca Sut e Sabrina De Carlo, per questa attività, supportata a livello nazionale da oltre 3 milioni di euro provenienti dalle restituzioni degli stipendi degli eletti del Movimento, in Friuli Venezia Giulia sono disponibili 87 mila euro (20 concessi dai consiglieri regionali e 67 dai parlamentari M5s). Ussai ha specificato che si tratta di un'iniziativa facente parte di una più ampia progettualità ecologista che "strizza l'occhio" a movimenti internazionali come Fridays for Future e altri. Ogni scuola riceverà una donazione, per un massimo di 20 mila euro, per lavorare su obiettivi, quali miglioramento dell'efficacia energetica della scuola, riduzione dei rifiuti, messa in sicurezza degli edifici scolastici, mobilità sostenibile, e un importo fino a 10 mila euro per l'ideazione e lo sviluppo di progetti per l'ambiente, la rigenerazione dello spazio scolastico e l'organizzazione di giornate per la sostenibilità. I progetti verranno messi al voto sulla piattaforma Rousseau e, scelti i migliori, saranno rendicontati e realizzati. Capozzella, dopo aver precisato che per la messa in sicurezza degli istituti scolastici il Friuli Venezia Giulia disporrà di 10 milioni di euro nel 2021 e di altrettanti nel 2022, ha voluto evidenziare che il luogo scuola deve essere visto come luogo «avveniristico» nel quale sviluppare e maturare il proprio pensiero. Il M5s, con questo piccolo gesto, ha voluto ribadire che «più di mille parole conta l'esempio». 

Maria Chiara Billi

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 14 dicembre 2019

 

 

Doccia gelata da Roma «No alla demolizione della Sala Tripcovich»

Dopo l'apertura della Soprintendenza, il ministero boccia il progetto del Comune Motivazioni in arrivo la prossima settimana. Ed è rebus sul futuro dell'immobile

Il Ministero dei Beni e delle Attività culturali blocca la demolizione della Sala Tripcovich. Una doccia gelida per il sindaco Roberto Dipiazza, che ieri mattina ha appreso del veto romano per mezzo di una "soffiata" telefonica. Al momento, infatti, le motivazioni del Mibac non sono pubbliche: ne sarà data comunicazione ufficiale al Comune la prossima settimana, in forma scritta. Chi conosce le carte parla di un «secco no» all'abbattimento della struttura, sul cui futuro rimane il rebus, dal momento che il primo cittadino promette battaglia all'ultimo sangue ed esclude la possibilità di restaurarla in funzione teatrale. Nel frattempo la Soprintendenza Fvg, che pure aveva dato l'ok al piano della giunta Dipiazza, mantiene un silenzioso riserbo. Dopo aver appreso in via informale del «no» di Roma, il primo cittadino ha riferito in Consiglio comunale (vedi articolo a fianco). In un secondo momento ha risposto alle domande dei giornalisti, spiegando che non intende accettare passivamente la situazione: «La prossima settimana, carte alla mano, metterò in moto gli uffici e la Soprintendenza per capire dove sta l'inghippo. Vedremo di leggere i documenti, insomma, e poi penseremo a come agire di conseguenza. Si è trattato di uno schiaffo morale, non solo per me ma per tutta la città: ecco perché in Consiglio ho reagito come ho reagito. Adesso mi sono ripreso e sono determinato a lavorare per raggiungere l'obiettivo. Abbiamo perso una battaglia ma non la guerra». Nel caso che in futuro la "guerra" fosse vinta da Roma, l'amministrazione cittadina sarebbe disposta a fare dietrofront, investendo nella riqualificazione della Tripcovich? «Non ci penso nemmeno - afferma il sindaco Dipiazza -. In quel caso, staremo a vedere se qualcuno sarà disposto ad accollarsela. Per dirne una, non c'è lo spazio per i camerini: in passato avevano addirittura messo i container dietro la sala, per ovviare al problema». La demolizione dell'edificio, da sempre auspicata da Dipiazza, a luglio aveva preso la forma di un progetto, dal costo stimato in 2 milioni di euro. Via la sala: al suo posto una piazza aperta sul Porto vecchio, con alberi nuovi e statua di Sissi, fatta appositamente spostare dal centro di piazza Libertà. L'idea non era dispiaciuta alla soprintendente, Simonetta Bonomi, che aveva pertanto aperto alla rimozione del vincolo delle Belle arti. Ad agosto era però comparso un nuovo ostacolo, eredità del precedente governo, per effetto del quale adesso l'ultima parola spetta al Mibac, in materia di vincoli culturali. Subito dopo la Soprintendenza ha di conseguenza avviato l'iter necessario, che ora è stato bloccato appunto da Roma: a riguardo Bonomi non rilascia dichiarazioni. Voci di corridoio parlano tuttavia di una «lettera» a uso interno, pervenuta agli uffici di Palazzo Economo, in cui si dice un «secco no» alla rimozione del vincolo delle Belle arti dalla Tripcovich e, di conseguenza, alla sua demolizione. 

Lilli Goriup

 

La rabbia di Dipiazza in aula «Mi vergogno dell'Italia» Le opposizioni: «Surreale»

Dal primo cittadino invettive contro i funzionari della capitale a cui ha augurato persino «qualcosa di male». Il Pd: «Affermazioni gravissime». Il M5s: «Sia coerente e si dimetta»

«Fino a stamattina ero orgoglioso di appartenere a questo Paese. Ma ora darei volentieri le dimissioni e me ne andrei. Quando vado a Roma c'è da vergognarsi a essere italiani: buche, autobus che prendono fuoco, una situazione ingovernabile. Questi signori, cui per la prima volta auguro qualcosa di male, hanno bocciato l'abbattimento della Tripcovich dopo che la nostra Soprintendenza aveva dato il benestare. Una vergogna». È sbottato così ieri mattina in aula Roberto Dipiazza al momento di comunicare la doccia fredda arrivata dalla capitale. Un autentico "show", quello del primo cittadino, che ha spiazzato i consiglieri presenti, procurandogli le critiche dell'opposizione ma pure la solidarietà di esponenti del centrodestra, come il deputato Renzo Tondo. «È incredibile - ha proseguito Dipiazza -. La nostra città è tenuta in una maniera che, credo, è orgoglio di noi tutti. E proprio quelli che hanno le città in ben altre condizioni, ci impongono dei vincoli assurdi. Farò una seria riflessione ma non mi aspettavo uno sgarbo simile da parte di chi non conosce la città, peraltro tramite una lettera pesantissima di insulti verso l'amministrazione. Visto che non sono nato ieri, immagino che dietro ci sia la mano di qualcuno: non è pensabile che il ministero a Roma conosca la storia di una nostra vecchia stazione delle corriere». Un'espressione, quest'ultima, che ha fatto insorgere le opposizioni: «La Tripcovich è un teatro!», si è sentito urlare dai loro banchi. Tornando al sindaco, «studierò con gli uffici che cosa si può fare - ha concluso -. Ma in questo momento non mi sento più di appartenere alle leggi romane». Una sorta di minaccia rimasta poi sospesa, così come il contenuto della «lettera pesantissima di insulti». Lettera che Dipiazza, intervistato poi fuori dall'aula, ha ammesso di non aver visto, lasciando intendere di essersi forse fatto prendere dalla foga del momento. Sospetti sul presunto "mandante"? «No. Ma se io e te adesso ci mettiamo a parlare di Palermo, è ovvio che non ne sappiamo niente. Qualcuno a Roma avrà detto che l'importante è che non vinca il sindaco di Trieste». Quanto all'invettiva anti-romana, «non parlo della sindaca ma del fatto che abbiamo mezza Italia che crolla». Immediata la reazione delle opposizioni. «È un film surreale quello di Dipiazza che straparla sul destino della Tripcovich - attacca la segretaria provinciale Pd, Laura Famulari -. Al di là del merito, non è accettabile che si dicano cose tanto pesanti, mettendo in un mazzo Comune di Roma e organi ministeriali e insinuando sospetti di interferenze». Il dem Giovanni Barbo parla di «dichiarazioni avventate: è grave augurare il male a qualcuno solo perché ha comunicato una decisione contraria all'indirizzo del Comune». La capogruppo M5s, Elena Danielis, definisce «lo stop del ministero una vittoria della ragione. Si tratta di un edificio d'autore, dotato di ottima acustica e di misura congeniale a festival e saggi scolastici, ad esempio. Assurdo abbatterlo senza sapere quanto costerebbe la demolizione». «Ora mi aspetto che il sindaco sia coerente e rassegni le dimissioni», le fa eco il pentastellato Paolo Menis. Così Sabrina Morena (Open Fvg): «La Tripcovich è parte del patrimonio teatrale della città e andrebbe ristrutturata in modo importante».Per contro, l'ex governatore Tondo ha fatto sapere che presenterà alla Camera «un'interrogazione urgente. L'autonomia degli enti locali dev'essere un caposaldo della leale collaborazione istituzionale. Spese se il Comune di Trieste aveva già acquisito pure il parere favorevole della Soprintendenza regionale». 

 

 

"Miraggio" treni veloci Industriali e artigiani esasperati dai ritardi

Categorie pronte ad alzare la voce contro le tante promesse disattese. Razeto: «Situazione sconfortante». Tilatti: «Ci hanno illusi». E Tondo interroga il governo

Trieste. Debora Serracchiani dice che bisogna andare a Roma «a battere i pugni». Un invito alla giunta regionale visto il ritardo nella velocizzazione della ferrovia Venezia-Trieste concordato con Rfi già nel 2014. Con Massimiliano Fedriga che preferisce per ora il silenzio, e con l'assessore ai Trasporti che ha già bacchettato la compagnia statale, a rispondere è un altro ex presidente della Regione, Renzo Tondo. Pronto a coinvolgere l'ex ministro Maurizio Lupi per un'interrogazione parlamentare da presentare la prossima settimana. Lupi, eletto alla Camera in quota Noi con l'Italia come Tondo, fu protagonista dell'intesa, cinque anni fa, con il governo Fvg di Serracchiani e con quello Veneto di Luca Zaia, con il commissario straordinario per la Tav Venezia-Trieste Bortolo Mainardi e l'amministratore delegato di Rfi Michele Mario Elia per un collegamento ad alta velocità per fasi, un'opera da 1,8 e non da 7,5 miliardi, come era stato ipotizzato nel 2010. Di qui l'intenzione di Tondo di concordare con lui il question time per verificare le responsabilità dei tempi lunghi di un'opera che avrebbe dovuto essere realizzata entro il 2025 e di cui invece non si vede nemmeno il progetto di fattibilità. «Di certo è la conferma che pesiamo poco - osserva l'ex governatore carnico -. Me ne accorgo personalmente ogni volta che salgo in treno e inizio a viaggiare in velocità solo da e verso Mestre. Dopo di che c'è pure la contraddizione di fondo di governi con i 5 Stelle che frenano sulle grandi opere». Politica a parte, la pensa come Tondo anche Sergio Razeto, presidente di Confindustria della Venezia Giulia. «A mio parere la Tav sarebbe stata la soluzione migliore -commenta-. Ma, una volta preso atto che si era deciso per lavori meno costosi e più tempestivi, piuttosto che niente ci siamo accontentati di piuttosto. È ora sconfortante constatare che siamo fermi al palo, per passeggeri e per merci, sul potenziamento della linea esistente». Di «amara realtà» parla anche Graziano Tilatti, presidente regionale di Confartigianato. «Ci hanno raccontato che eravamo al centro dei rapporti con la Mitteleuropa e dei Corridoi transeuropei e invece continuiamo a fermarci a Mestre - dice l'imprenditore friulano -. Una situazione che si aggiunge a voli direzione Roma limitati e a caro prezzo: siamo realmente tagliati fuori. Colpa della politica? Più che altro la politica non è più attrezzata come in passato a ottenere riscontro nell'interlocuzione con gestori che non si curano delle esigenze del territorio e si nascondono dietro il pretesto dell'economicità del servizio». Se il presidente del porto Zeno D'Agostino si dice convinto che Rfi faccia «quello che serve» e auspica che si tratti solo di «ritardi sul cronoprogramma», la presidente degli industriali udinesi Anna Mareschi Danieli promuove il capitolo passeggeri: «L'attuale servizio ferroviario sulle lunghe percorrenze garantito dalle Frecce di Trenitalia fornisce buone opportunità di collegamento con Milano e Roma, le due principali destinazioni per viaggi di lavoro, e rappresenta una valida alternativa al trasporto aereo. L'ingresso di ItaloTreno ha poi ampliato ulteriormente l'offerta da Udine su Roma». Il nodo è il trasporto ferroviario merci: «Per renderlo più efficiente e vantaggioso sarebbe necessario adeguare l'infrastruttura agli standard internazionali che possono rendere competitiva questa modalità. In particolare, si tratta di consentire il transito di convogli fino a 550 metri di lunghezza e 2 mila tonnellate di peso. Dal punto di vista intermodale poi - conclude - accanto al successo dei servizi che fanno capo al porto di Trieste, sarebbe altrettanto necessario sviluppare l'offerta di quelli sull'Interporto di Cervignano, a beneficio delle attività manifatturiere regionali e delle zone contermini, in modo da ridurre il peso dei traffici su strada». 

Marco Ballico

 

«Il gioco di squadra con la Slovenia è fallito E noi siamo troppo piccoli per contare da soli»

L'analisi dell'ex governatore Illy. «Per le Ferrovie restiamo una regine da un milione di abitanti, pochi per garantire treni pieni. Colpe della politica? Bisogna andare a battere i pugni a Roma»

Riccardo Illy guarda più a Est che a Ovest. Rfi è in ritardo sulla velocizzazione della linea ferroviaria Venezia-Trieste ma, secondo l'ex governatore, la causa dell'isolamento del Friuli Venezia Giulia la regione sul fronte dei treni sta da un'altra parte. Illy, dal Corridoio 5 alle poche Frecce di cui doversi accontentare. Cos'è cambiato da quando il Fvg sembrava dover essere al centro dei trasporti?La grande battaglia è stata cercare di convincere i governi sloveni ad avviare la progettazione e possibilmente gli investimenti sull'alta velocità ferroviaria nel loro territorio. Perché quel passaggio è così determinante anche per noi?Come vale per l'aeroporto, anche per la ferrovia restiamo una regione di un milione e 200 mila abitanti e Trieste una città di 200 mila abitanti. Ciò ha indotto negli anni Fs a prevedere diverse fermate tra il capoluogo regionale e Venezia: l'unico modo per riempire i vagoni. Alla base di tutto c'è dunque un paradosso sin qui irrisolvibile per il Fvg: treni pieni ma lenti, oppure treni mezzi vuoti ma non economici. Che cosa si sarebbe dovuto fare?Era la nostra speranza: aggiungere alle presenze da e per Trieste quelle in transito dall'Ungheria e dalla Slovenia verso l'Italia e magari domani fino alla Francia. Purtroppo la Slovenia ha dimostrato una quasi totale insensibilità al tema del trasporto ferroviario per i passeggeri. L'unica preoccupazione è stata quella del raddoppio della Capodistria-Divaccia. Un'opera assurda. Per quale motivo?In un regime di mercato unico per le merci, gli sloveni potrebbero tranquillamente usare come secondo binario il passaggio per Trieste. Ci troveremo invece con un binario costruito a metà dell'Ottocento e un secondo binario con tecnologie moderne e tracciati diversi. Ma è proprio una mentalità, come si vede pure con le autostrade. Nella rete slovena manca ancora il collegamento verso Fiume dalla Trieste-Lubiana. Siccome quel tratto servirebbe ai croati e non a loro, gli sloveni non ci pensano. Torniamo alla ferrovia e alla partita persa. Le ferrovie italiane svolgevano anni fa un servizio, poco meno che ridicolo, Venezia-Budapest, che toccava Trieste, Lubiana, Maribor e poi su verso Graz e Vienna. Non solo non si è preso in considerazione lo sviluppo di una nuova rete ferroviaria moderna, ma non si è nemmeno adeguato l'esistente, elettrificando il collegamento da Maribor al confine ungherese. Guardiamo a Ovest. Bene aveva fatto la presidente Serracchiani a superare la Tav e favorire l'accordo per la velocizzazione. Visto il numero di fermate, andare a 250 chilometri all'ora non avrebbe cambiato granché. Con i flussi attuali proiettati nel futuro la saturazione si raggiunge a qualche decennio di distanza. Meglio dunque velocizzare i binari esistenti. Anche per la conformazione del territorio: tolta l'ansa di Latisana, è tutto dritto. Che io sappia è un progetto fortunatamente ancora attuale. I ritardi però sono sotto gli occhi di tutti. Responsabilità di Rfi o della politica?Occorrono le pressioni politiche. Quando nel 1993 divenni sindaco, firmai un protocollo d'intesa con Palazzo Chigi e istituzioni locali in cui entrò una serie di opere poi quasi tutte realizzate. Ero un rompiscatole. Chiamavo, chiedevo e verificavo se arrivavano i soldi in Finanziaria. In quel documento c'erano pure 50 miliardi di lire a fondo perduto per la Trieste-Capodistria. Anche a favore degli sloveni, che li hanno sempre rifiutati pensando, a torto, ci fosse chissà quale trucco.

 

I pendolari lanciano la petizione online per la linea serale con fermata Firenze

Sotto accusa la cancellazione della tappa del Frecciarossa in partenza da Trieste alle 18.15 E c'è chi richiede a gran voce l'Intercity notte per Lecce

Trieste. I triestini possono dire addio a una toccata e fuga nella culla del Rinascimento. Lo stesso vale per i fiorentini, che non potranno più raggiungere il Friuli Venezia Giulia, almeno non con un treno diretto la sera. Con l'entrata in vigore del nuovo orario dei treni, che scatterà domani, l'unica Freccia che garantiva un rientro serale a Trieste da Firenze (partendo alle 18.15) non fermerà più nel capoluogo toscano. Si tratta della Frecciaargento 8448 che oggi per l'ultimo giorno partirà da Roma Termini alle 16.35 per arrivare a Trieste alle 21.54 facendo tappa alla stazione Santa Maria Novella, peraltro l'unica prevista in Toscana. Da domani la Freccia in questione sarà stata sostituita con la numero 9480 che partirà da Termini alle 16.30, fermerà per la prima volta anche a Roma Tiburtina, manterrà tutte le classiche fermate (Bologna, Padova, Mestre, Trieste Airport e Trieste) senza però toccare Firenze e con essa l'intera Toscana. A fare l'amara scoperta un gruppo di abitanti toscani che, vuoi per lavoro, vuoi per piacere, usano abitualmente quel treno, «l'unica Freccia - incalzano con gli occhi sgranati - che ci consente di raggiungere di sera Trieste e il Friuli Venezia Giulia». Immediata la reazione: su change. org (http://chng.it/b4sZB9rKBr) ieri è comparsa una petizione, sottoscritta da «un gruppo di pendolari tra le due regioni» per ripristinare l'unico treno diretto serale tra la Toscana e il Friuli Venezia Giulia. Destinatari della richiesta sono gli ad di Trenitalia e Rfi, rispettivamente Orazio Iacono e Maurizio Gentile, e gli assessori regionali ai Trasporti del Fvg, Graziano Pizzimenti, e della Toscana, Vincenzo Ceccarelli. «Chiediamo a Trenitalia di non penalizzare la Toscana e il Friuli Venezia Giulia e che riconsideri quindi la decisione presa reinserendo la fermata di Firenze dell'unico treno pomeridiano diretto a Trieste» dichiara il portavoce dell'iniziativa, Cristiano Lucchi. «Garantire due fermate alla città di Roma e nessuna all'intera Toscana ci pare una decisione incomprensibile per un servizio pubblico come quello ferroviario». L'alternativa, spiega Lucchi, per chi dalla Toscana si reca a Trieste, prevede un cambio di treno e un'ora in più di viaggio. Un disagio non da poco che colpisce pendolari, lavoratori, turisti e tutti quelli che vivono o abitano in due regioni già scarsamente collegate tra loro». La decisione coglie di sorpresa anche l'assessore Pizzimenti, che nel valutare come «Trieste e Firenze non siano collegabili con i mezzi pubblici neanche tramite aereo» si dice pronto a interpellare il collega toscano per affrontare la questione. Anche perché, a non prendere il toro per le corna, si rischia che una possibile soluzione finisca alle calende greche. Come è successo nel 2013 con la soppressione dell'Intercity Notte Trieste - Lecce. Una decisione che la comunità di pugliesi residenti nella Venezia Giulia, a sei anni di distanza, non ha ancora digerito. D'altronde per raggiungere le loro famiglie d'origine in treno, i pugliesi devono affrontare un viaggio di almeno 11 ore . C'è il volo Trieste - Bari, direbbe qualcuno. «Ma per chi abita nel Sud della Puglia arriva troppo tardi e non ci permette di arrivare a destinazione» spiega Angelo Parisi de Il Trullo, il circolo dei pugliesi in Fvg. E quando il Natale si avvicina, la rabbia monta. Così la comunità pugliese di Monfalcone (che conta 2.500 persone agguerrite sul tema) ha risollevato il problema rivolgendosi al consigliere regionale Giuseppe Nicoli (Fi) che copre la carica di consigliere anche nel comune bisiaco. Da qui è partita un'interrogazione che Nicoli ha di recente presentato al Consiglio regionale. «Dalla soppressione del treno Intercity notte Trieste Lecce sono nati numerosi disagi per i passeggeri che devono recarsi nel Meridione - si legge -. Sono costretti a cambiare treno a Mestre e in alcuni casi anche a Bologna, con la conseguenza che bambini e anziani non sono in grado di affrontare un viaggio che può durare fino a 15 ore». Da queste premesse Nicoli ha chiesto all'assessore Pizzimenti «se intende intervenire per ripristinare il treno notturno». E a sua volta Pizzimenti si è impegnato a porre la questione «al Ministero dei Trasporti e alla direzione Lunga percorrenza di Rfi la prossima volta che andrò a Roma». 

Elena Placitelli

 

 

A Muggia corsi d'acqua da mettere in sicurezza Si parte da rio Pisciolon

Dal taglio di rami pericolanti alla sistemazione delle sponde Il municipio anticipa i fondi in attesa del sostegno regionale

MUGGIA. Pulizia del verde tramite sfalcio, decespugliamento e taglio dei rami pericolanti. Ma anche risistemazione delle sponde con pietre in loco, con tanto di analisi e smaltimento dei materiali. Questi gli interventi che a breve interesseranno due tratti di uno dei torrenti simbolo di Muggia: il rio Pisciolon. Con la legge regionale 11/2015, il Friuli Venezia Giulia ha riclassificato i corsi d'acqua presenti sul territorio affidando ai Comuni la manutenzione dei corsi d'acqua di classe 5, a cui appartiene appunto il Pisciolon, assieme agli altri corsi d'acqua muggesani, ossia San Bartolomeo, Almerigotti, rio Ronchi, torrente della Luna, un tratto del San Sebastiano, Fugnan, Farnei, Rabuiese, torrente del Diavolo e rio Menariolo. «In attesa di beneficiare delle risorse finanziarie regionali necessarie per la realizzazione di tali interventi (a seguito della relativa domanda inoltrata dall'amministrazione per il bando 2019-2020, ndr), è stato necessario sopperire con propri fondi risultando la manutenzione dei torrenti prioritaria», ha spiegato l'assessore all'Ambiente Laura Litteri. E gli interventi saranno molteplici. Oltre ai due tratti del torrente Pisciolon il Comune interverrà anche sul rio San Sebastiano e sul rio della Luna. Nello specifico, le operazioni prevedono diversi lavori. Innanzitutto di pulizia e svuotamento della vasca di decantazione lungo il rio San Sebastiano, con presa in carico e trasporto del materiale ad impianto autorizzato in modo da assicurare l'operatività idraulica del torrente e la sicurezza dei residenti nelle aree limitrofe. Intervento lungo il tratto terminale del rio della Luna attraverso azioni di pulizia e sfalcio della vegetazione con asporto del materiale e pulizia della griglia. Per quanto riguarda il Pisciolon, sarà la Società Gm Scavi e Miniscavi di Dolegna del Collio ad occuparsi dell'esecuzione degli interventi manutentivi nei due tratti d'interesse a fronte di una spesa di 9 mila 760 euro. Di 10 mila euro sarà invece la cifra che permetterà alla società agricola Bombardier evolution di Arta Terme di intervenire sul rio San Sebastiano e sul rio della Luna. 

Riccardo Tosques

 

 

Consiglio d'Europa - Il premier di Lubiana conferma alla Ue: raddoppiare Krsko

Il premier della Slovenia Marjan Sarec ha confermato a livello di Consiglio europeo la volontà del suo Paese di procedere al raddoppio della centrale nucleare di Krsko. Dopo che a Bruxelles il premier della Cechia Andrej Babos ha sostenuto che quella nucleare è un'energia pulita, priva di emissioni, il primo ministro sloveno Sarec ha ribadito chiaramente, sempre in tema di energia, come la Slovenia non può assolutamente allo stato attuale delle cose permettersi di chiudere la sua mega centrale termoelettrica Tes 6. Come energia rinnovabile per la Slovenia, Sarec ha proposto quella nucleare proprio con il raddoppio della centrale di Krsko.

M.Man.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 13 dicembre 2019

 

 

La nuova Trieste-Mestre "grande incompiuta" - E la regione resta isolata

A 5 anni dal patto con governo e Rfi per velocizzare la tratta nulla è cambiato L'impasse rende impossibile centrare il target di un'ora e 5 minuti entro il 2025

TRIESTE. A ogni cambio di orario dei treni l'isolamento ferroviario del Friuli Venezia Giulia trova puntuale conferma. Rimangono le frecce direzione Milano e Roma, cui la Regione contribuisce con tre milioni di euro, ma il quadro complessivo è quello di un territorio dimenticato. A rilevare in particolare i tempi lunghi sulla Trieste-Mestre, dove il mezzo più rapido impiega un'ora e 34 minuti (ma si arriva a due ore e 54 con un regionale "veloce"), ci ha pensato in aula, da relatore di minoranza della legge di Bilancio 2020, il pentastellato Cristian Sergo. «Sono sei anni che il M5s chiede di intervenire sui colli di bottiglia prima di pensare a opere faraoniche», le sue parole: «Il potenziamento della Venezia-Trieste continua a rimanere sulla carta e sulla bocca di chi preferisce facili annunci, gli studi di fattibilità non si vedono ancora». La sintesi di un perdurante stallo dai tempi di Riccardo Illy, quando il Corridoio 5 sembrava essere la madre di tutte le opere pubbliche e il Fvg la terra promessa che sarebbe stata attraversata dai treni ad alta velocità, a quelli di Massimiliano Fedriga. Era in particolare il 2014 quando la politica regionale e romana condivise che tra Veneto e Fvg non si potevano spendere per la Tav 7,5 miliardi, come da progetto di Rete Ferroviaria Italiana del 2010 (era il tracciato "balneare", giacché prevedeva il passaggio lungo la costa, a Sud dell'esistente, fino a scavare una galleria in Carso). Sarebbero perciò bastati 1,8 miliardi, risorse sufficienti per velocizzare la linea storica e far viaggiare i treni comunque a 200 chilometri orari, come sosteneva da anni il commissario della Tav Trieste-Venezia Bortolo Mainardi. Ed era il 2015 quando l'amministratore delegato di Rfi Maurizio Gentile, a margine del Forum ferroviario Italia-Balcani organizzato nel capoluogo regionale, anticipava un collegamento Mestre-Trieste, entro il 2025, in un'ora e cinque minuti, rispetto ai 55 minuti dell'ipotesi Tav, «una differenza di dieci minuti, ma con un risparmio di sei miliardi». Mentre in quello stesso contesto l'ad di Fs Michele Elia comunicava che si stava lavorando allo studio di fattibilità, «che contiamo di completare entro fine anno e condividerlo con gli enti locali», e parallelamente «per l'ammodernamento tecnologico sulla linea per aumentare già ora la velocità nei tratti in cui è possibile farlo».Buone intenzioni, nient'altro. Perché da allora si è mosso ben poco. Anzi, a sentire Graziano Pizzimenti, sul tavolo dell'amministrazione «non c'è ancora nulla». Eppure, sottolinea l'assessore regionale ai Trasporti, «ci sono esigenze della comunità che richiedono un sistema infrastrutturale ben più adeguato di quello che Rfi, al momento, mette a disposizione del territorio. Vanno accorciati i tempi e previsti investimenti». La partenza, sul fronte delle risorse, era stata in realtà promettente. Con la premessa dell'accordo 2014 tra la Regione Fvg presieduta da Debora Serracchiani, il Veneto di Luca Zaia, il ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi e Rfi, con la società nazionale che concordava appunto su velocizzazione della tratta e risoluzione dei nodi di Latisana e Monfalcone, nel 2016 fu Graziano Delrio, ministro da un anno, ad annunciare lo stanziamento di 200 milioni per l'opera. C'era pure un cronoprogramma. Prevedeva a partire dal 2016 una decina di mesi per il progetto preliminare e altri quattro-cinque per la conferenza dei servizi con gli enti locali. Quindi un altro anno per il progetto definitivo e sette-otto mesi per lo svolgimento della gara. In sostanza, tre anni per le attività preparatorie e altri cinque per i lavori. Nel Contratto di Programma di Rfi, tra gli investimenti per la regione, dove entrano anche i finanziamenti per porto di Trieste, polo di Ronchi, nodo di Udine e raddoppio della Udine-Palmanova-Cervignano, compare in effetti anche la velocizzazione della Venezia-Trieste, con la precisazione delle risorse a disposizione: 232 milioni stanziati tra 2016 e 2017 e due ulteriori tranche da 35 (da dividere con la Milano-Venezia) e 29 milioni, meno del 15% di quanto servirebbe. A quanto risulta una parte sarebbe stata spesa per la progettazione del potenziamento tecnologico e per lo studio dell'esistente, mentre sarebbe in corso il progetto di fattibilità tecnico-economica degli interventi. Ma non c'è nemmeno l'ombra di una previsione concreta sui cantieri, nonostante Serracchiani nel giugno scorso, incontrato Gentile nel ruolo di deputata, confermasse che i 232 milioni «sono nella disponibilità di Rfi». E allora, perché non si parte? «Perché bisogna andare a Roma a battere i pugni», incalza l'ex presidente.-

Marco Ballico

 

Le Frecce aumentano un po' in tutto il Nord Fvg a bocca asciutta

Trieste. C'è l'abbondanza nell'offerta di Trenitalia disponibile con l'orario invernale al via da domenica prossima 15 dicembre. Un elenco di soluzioni che toccano le aree metropolitane, ma anche quelle di periferia. Le Frecce aumentano infatti a Milano (+85 fermate al giorno), Napoli (+33) e Roma (+26), ma anche a Reggio Emilia (+18), Ferrara (+16) e Rovigo (+4). Numeri che ampliano la forbice rispetto al "vuoto" del Fvg, regione costretta ad accontentarsi della "buona notizia" della conferma dell'esistente. Quella che emerge è una realtà di marcato isolamento, con le uniche destinazioni veloci direzione Milano (4 Frecciarossa) e Roma (un Frecciargento diretto e 4 Frecciarossa con l'obbligo però del cambio). Tutto questo mentre appunto Trenitalia annuncia 162 nuove fermate e 10 ulteriori collegamenti veloci fra Venezia, Padova, Bologna e Roma, oltre a una migliore copertura fra Milano e Venezia, stazioni collegate ogni giorno da 48 Frecce. E c'è pure la novità della corsa tra Bolzano e Milano, con fermate anche a Trento e Verona.Un piano complessivo da 7 mila treni al giorno, uno in partenza ogni 12 secondi, con 6.500 regionali, 297 Frecce, 108 InterCity Giorno e Notte, 20 FrecciaLink, 32 EuroCity e 8 EuroNight.Nell'orario invernale spuntano anche i collegamenti Frecciarossa di tarda serata: da Torino a Milano e viceversa nei fine settimana e da Milano a Bologna il mercoledì e giovedì. Da gennaio, inoltre, nuova partenza del week end per i rientri serali da Napoli a Roma. Ce n'è pure per gli amanti della montagna, che troveranno attivi collegamenti per Oulx e Bardonecchia da Napoli, Roma, Firenze, Bologna e Milano.Il Fvg sta a guardare, alla viglia tra l'altro di un appuntamento chiave, quello del nuovo contratto di servizio. Con i pendolari da tempo critici sui ritardi. «Mentre quasi tutte le altre regioni hanno chiuso un accordo di 6 o 9 anni - si legge tra l'altro nei blog degli utenti -, inserendo specifiche clausole che impegnano il gestore a migliorare l'offerta, con un maggior numero di corse e investimenti sul parco rotabile, il Fvg è ancora vincolato al vecchio contratto del 2009 che è stato prorogato più volte. Si tratta di una scelta importante, dopo un'impasse durata così a lungo».

M.B.

 

Passaggio a livello out  - Traffico in tilt per ore

Ennesima giornata di passione per i pendolari con ritardi fino a 70 minuti. La causa? Un "sabotaggio" delle sbarre

Trieste. Tutti accalcati nell'atrio della stazione con gli occhi incollati allo schermo che indica fino a 70 minuti di ritardo. Alla stazione centrale di Trieste ieri è iniziata così una nuova mattinata di passione per i pendolari. La causa stavolta è un guasto al passaggio a livello di Ronchi dei Legionari Sud: avvenuto di prima mattina all'ora di punta, ha letteralmente mandato il traffico ferroviario in tilt. Ma questa volta Rfi non c'entrerebbe nulla con il disguido da cui, anzi, si smarca annunciando di voler sporgere denuncia contro ignoti per danneggiamento. Di fatto a rimetterci sono stati i pendolari, costretti ad intraprendere un'altra odissea, a sole due settimane di distanza dal blackout che il 27 novembre scorso aveva messo a soqquadro la tratta Udine - Trieste. Quel giorno un guasto alla linea elettrica avvenuto nella stazione di Udine aveva coinvolto in tutto 16 treni. Ieri i convogli interessati da ritardi o cancellazioni sono stati una decina. Due Frecce (Trieste - Roma delle 6.44 e Trieste Milano delle 7.05, entrambe arrivate con più di 50 minuti di ritardo); un Intercity (Trieste - Roma delle 7.21 con più di 54 minuti di ritardo); cinque regionali (Venezia - Trieste delle 6.41, 32 minuti di ritardo; Venezia - Trieste delle 9.53, 27 minuti di ritardo; Trieste - Udine delle 6.20, 70 minuti di ritardo; Trieste - Udine delle 7.50 con 47 minuti di ritardo e Trieste - Mestre delle 7.15 con 57 minuti di ritardo). Peggio è andata a due regionali che sono stati perfino cancellati, uno nella tratta Cervignano - Trieste, l'altro da Venezia a Monfalcone. C'è una sostanziale differenza, si accennava, rispetto a quanto accaduto due settimane fa. Potrebbe esserci infatti la mano di un sabotatore dietro al guasto del passaggio a livello in questione. Alle 7.05 una delle due sbarre, quella sul lato destro in direzione Venezia, non si è più alzata perché i sensori hanno improvvisamente smesso di funzionare. Ciò ha comportato il blocco dei treni che sono dovuti rimanere fermi in linea fino a quando i tecnici di Rfi hanno provveduto a sistemare il marchingegno elettronico. Un intervento di una mezz'oretta in tutto che però è appunto bastato a provocare ritardi a catena a tutti i treni in circolazione. Ora, quel passaggio a livello si inceppa di frequente, grossomodo una volta al mese. Rfi conta 12 guasti all'anno, in parte causati dal maltempo in parte da attraversamenti avvenuti con le sbarre abbassate o in movimento. Ieri poi la sbarra risultava perfettamente integra anche dopo il guasto; pare dunque poco probabile che un'auto possa esserci andata a sbattere contro. Difficilmente si riuscirà a individuare eventuali resposabili perché le telecamere di sorveglianza in quel punto registrano immagini solo nel caso in cui vi siano ostacoli all'interno della linea. Rfi mantiene le riserve, parlando di un danneggiamento che può essere stato provocato in modo volontario o meno. Ma chi quel territorio lo frequenta, sa quanto il passaggio a livello Ronchi Sud sia odiato per i lunghi tempi di chiusura. Rfi è stata persino costretta a installare delle transenne per impedire ai pedoni d'infilarsi pericolosamente sotto. Il Comitato dei pendolari Fvg, per voce di Andrea Palese, chiede uno studio per valutare come extrema ratiodi bypassare il passaggio. «Un'operazione che andrebbe però concordata con gli enti locali», risponde Rfi. 

Elena Placitelli

 

 

Svolta Villa Haggiconsta: non sarà venduta

L'assessore Giorgi: «L'immobile verrà tolto dal piano delle alienazioni. Proveremo a recuperarlo con l'aiuto della Regione»

«Villa Haggiconsta non sarà inserita nel piano delle valorizzazioni ed alienazioni, per provare nuovamente una strada di finanziamento che permetta di recuperarla mantenendone la pubblica fruizione». Il forzista Lorenzo Giorgi, titolare della delega al Patrimonio nella giunta Dipiazza, risponde alle critiche indirizzategli dal Movimento 5 Stelle e dal Partito democratico sulla vicenda dello stabile di viale Romolo Gessi, annunciandone in via ufficiale lo stralcio dal piano delle alienazioni rinviato in aula lunedì scorso per l'assenza di Giorgi stesso. Parole che rassicureranno l'Aias, l'associazione di assistenza agli spastici che ha protestato per l'ipotesi di vendita. Ma Giorgi ne ha anche per l'opposizione, Partito democratico e Movimento 5 Stelle in primis, che nei giorni scorsi l'han fatto bersaglio di critiche: «Per sparare a zero bisogna saper caricare e puntare», dice. Spiega l'assessore: «Parliamo di un bene che da 12 anni risulta chiuso, abbandonato e con problemi di sicurezza. In merito, l'associazione Aias ha avuto modo di sottolineare che in tutto questo tempo nessuno ha fatto nulla. Ho provato quindi a dare un senso diverso alla questione cercando un percorso condiviso con il sindaco, l'assessore Grilli e auspicabilmente l'associazione stessa». Nei giorni scorsi il dem Giovanni Barbo aveva accusato Giorgi di aver lasciato intendere un via libera dell'Aias (nei fatti inesistente) alla vendita. L'assessore ricorda che «per la villa la giunta Cosolini (che ha guidato il Comune di Trieste nel quinquennio dal 2011 al 2016, ndr) non ha fatto nulla di nulla» e ribatte: «Barbo non può riportare falsità. Mai, ed esiste il verbale, ho dichiarato che oggi Aias è d'accordo con la proposta di vendere. Ho fatto un discorso più articolato: a fronte di un investimento di sei milioni per ristrutturarla, con il sindaco e gli assessori Grilli e Rossi avevamo proposto di realizzare in riva Ottaviano Augusto un nuovo centro diurno per disabilità gravi, facile a costruirsi e su un unico piano, privo quindi di barriere architettoniche. Una proposta che Aias era disponibile a discutere in consiglio direttivo. La stessa presidente ha dichiarato che sarebbe stata favorevole alla vendita dieci anni fa, ma che dopo tanto tempo non riscontra più fiducia nei possibili sviluppi». Il costo del nuovo centro, dice Giorgi, sarebbe stato di tre milioni, ma l'idea di vendere la villa non piace nemmeno alla maggioranza, Fratelli d'Italia e Lega in primis: «Proveremo quindi un altro percorso, che auspico possa trovare un contributo puntuale della Regione». Aggiunge ancora: «A Barbo ricordo poi che non ci sono associazioni nella villa, che dal 2008 è abbandonata e abitata al massimo da roditori. A Paolo Menis (consigliere M5s ndr), che ci ricorda di aver pensato di recuperarla con fondi regionali e di aver abbandonato l'idea, dico che con quella tipologia di fondi non era una via percorribile. Se l'idea del privato non gli piace, gli ricordo che il lavoro dell'imprenditore è onesto e pulito». 

Giovanni Tomasin

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 12 dicembre 2019

 

 

Costa e Carso uniti nel piano per la sostenibilità "griffato" Unesco

DUINO AURISINA. Trasformare la fascia costiera e il soprastante ciglione carsico in un «laboratorio di pratiche attive di sostenibilità». È questo l'obiettivo del Tavolo di coordinamento della Riserva della Biosfera Unesco di Miramare, che si è insediato in questi giorni nel palazzo della Regione di piazza Unità. Si tratta di un organo collegiale costituito da enti pubblici e privati che, attraverso una rete, sosterranno appunto gli indirizzi e le azioni della Riserva della Biosfera di Miramare, la cui competenza è stata ampliata, per abbracciare la fascia costiera fino a Santa Croce e il costone carsico che la sovrasta. Convocato dall'Area marina protetta di Miramare in quanto soggetto incaricato dal ministero dell'Ambiente del coordinamento del MaB (il programma ideato per promuovere, su base scientifica, un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente, attraverso la tutela della biodiversità e modelli di sviluppo sostenibile) e dal Servizio biodiversità della Regione, il Tavolo ha visto la partecipazione di tutti gli enti che hanno sostenuto la candidatura della costiera triestina a Riserva Unesco e cioè i Comuni di Trieste e Duino Aurisina, la Capitaneria di Porto, l'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs), il Centro internazionale di fisica teorica "Abdus Salam" (Ictp), l'Università, l'Ordine degli architetti, la Camera di commercio della Venezia Giulia, l'Aries - Gruppo di azione costiera del Friuli Venezia Giulia e il Gal Carso. A questi enti si è aggiunto, in questi giorni, il sostegno del Museo di Miramare. Al Tavolo è rappresentato anche PromoTurismoFvg, come ente di promozione del turismo sul territorio. «Il ruolo del Tavolo - spiega Maurizio Spoto, responsabile dell'Area di Miramare - è di promuovere e avviare azioni in rete, per la valorizzazione delle risorse scientifiche, culturali e produttive della costiera triestina, sotto l'egida Unesco, in una prospettiva di sviluppo compatibile con la conservazione e tutela delle risorse naturali».«L'intento - aggiunge Spoto - è di avviare, nel prossimo anno, un processo partecipativo, che coinvolga i vari enti di questo Tavolo, nell'identificazione dei principali elementi identitari della Riserva e ne definisca obiettivi, progettualità e funzioni, garantendo la coerenza con le strategie internazionali del Programma MaB Unesco e con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite».-

Ugo Salvini

 

A Muggia in arrivo i fondi per la messa in sicurezza della scarpata dei 3 Lumini

L'operazione da 78 mila euro interessa una delle zone simbolo del comune rivierasco, spesso soggetta a fenomeni franosi

MUGGIA. La scarpata dei Tre Lumini verrà messa in sicurezza. Con un intervento pari a 78 mila euro il Comune di Muggia ha annunciato l'intervento per la sistemazione idrogeologico-idraulica dell'area a monte dell'edificio Ater di via Mocenigo 6. Redatto dal geologo Giovanni Pietro Pinzani e dall'ingegner Luciano Zarattini, il progetto mira a risolvere delle criticità geostatiche di una scarpata (di proprietà comunale), parzialmente di origine antropica, che ha uno sviluppo complessivo di 40 metri con un dislivello di 9,3 metri e pendenze oscillanti fino tra i 46 ed i 65 gradi. Nello specifico, l'intervento interesserà un'area di circa 160 metri quadrati, con una lunghezza media di 14 metri e dislivello di circa nove metri. Quasi 20 anni fa furono realizzati nella scarpata dei primi interventi di consolidamento, parte dei quali risultano però oggigiorno inadeguati. In quest'ottica si realizzeranno una rete "parasassi" e una chiodatura sistematica a maglia con tanto di funi perimetrali. «L'intervento prevede il consolidamento del versante con la necessaria pulizia della vegetazione per consentire la posa dei sistemi di stabilizzazione, vegetazione che, in ogni caso, come già si ha avuto modo di constatare in interventi similari, ricrescerà poi attraversando il sistema di protezione restituendo un versante sempre verde, ma più sicuro», spiega il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Francesco Bussani. La scarpata dei Tre Lumini non è stata l'unica, negli ultimi tempi, a essere al centro dell'attenzione dell'amministrazione retta dal sindaco Laura Marzi, che, proprio in seguito agli ultimi episodi di maltempo, ha ricordato agli eletti di Trieste alla Camera, al Senato e nel Consiglio regionale incontrati a Muggia quelle che sono le criticità e le fragilità del territorio muggesano che vanno tenute sotto costante attenzione, sia a livello nazionale che regionale. In tal senso, l'area costiera muggesana è, per sua natura, spesso soggetta a fenomeni franosi: composta da falesia verticale in arretramento, risulta costituita da Flysch, formato a sua volta da un'alternanza di differenti "litologie", date da arenarie in diversa proporzione. L'ultimo importante intervento risale alla messa in sicurezza della grande scarpata prospiciente l'ex Sp 14 interdetta a causa dei possibili crolli di materiale lapideo. Una questione annosa, che da tempo vedeva preclusa con new jersey e rete di protezione una gran parte dell'area dedicata alla sosta lungo strada di Lazzaretto proprio per impedire inopportuni stazionamenti di persone e parcheggi di automezzi in condizioni di eventuale rischio. Una situazione che si è risolta l'anno scorso con una decina di parcheggi "riabilitati" su quasi 50 metri di area restituita alla cittadinanza.

Riccardo Tosques

 

 

«Invitalia non ostacola l'intesa sulla Ferriera» - il futuro di Servola

«Invitalia non ha mai manifestato contrarietà rispetto all'accelerazione impressa dal ministero per lo Sviluppo economico alla bozza di accordo di programma sulla Ferriera di Servola». È la precisazione arrivata dalla società per azioni di proprietà dal Tesoro all'indomani del tavolo romano sul futuro dello stabilimento. «Siamo obbligati a smentire quella ricostruzione poiché Invitalia, nel corso dell'incontro di martedì, attraverso i suoi rappresentanti al tavolo ha garantito massima collaborazione ad enti e azienda al fine di accelerare i tempi dell'accordo. Invitalia inoltre - prosegue la nota - ha evidenziato le risultanze positive dei diversi incontri preparatori con il ministero e con l'azienda, per approfondire la possibilità di utilizzare gli schemi di incentivo disponibili per il sostegno degli investimenti necessari alla tutela dei livelli occupazionali e dell'ambiente. Invitalia dunque, non solo ha rimarcato la qualità dei confronti avuti, ma ha garantito l'operatività per la fine degli adempimenti necessari alla sottoscrizione dell'accordo il più rapidamente possibile». 

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 11 dicembre 2019

 

 

Ferriera, corsa contro il tempo per la nuova intesa sul futuro

Il Mise vuole chiudere la bozza dell'Accordo di programma entro venerdì Istituzioni locali e Invitalia perplesse. Arvedi riapre alla cessione dei terreni

La bozza del nuovo Accordo di programma sulla Ferriera di Servola dovrà essere pronta entro venerdì. O almeno queste sono le intenzioni del ministero dello Sviluppo economico, che ha fretta perché il governo vuole rispettare gli impegni assunti dal triestino Stefano Patuanelli e arrivare entro dicembre alla firma della road map per la riconversione dello stabilimento siderurgico, la cui proprietà è tornata ieri a mettere sul piatto la possibilità di cedere i terreni di proprietà all'Autorità portuale. Sta tutta qui la sintesi del nuovo incontro convocato ieri mattina al Mise, dove è partito il confronto su una bozza di Adp che, per arrivare in porto, ha tuttavia bisogno di numerose integrazioni. Non sarà semplice produrle in così poco tempo, posto che lunedì è già fissata una videoconferenza che a Roma viene indicata come il momento per giungere alla versione finale del testo. Il vertice è servito ad aprire formalmente il confronto tra i ministeri interessati, Siderurgica Triestina, Regione, Comune e Autorità portuale. Le parti si sono date due giorni per l'invio di osservazioni, ma le istituzioni locali e la stessa Invitalia hanno gradito poco il tentativo di accelerazione del Mise. La bozza presentata ieri a Roma contiene infatti lacune importanti, difficili da colmare in meno di una settimana. Mancano il dettaglio del piano industriale e occupazionale di Siderurgica Triestina, la definizione dei fondi statali a supporto, la firma dell'accordo fra azienda e sindacati, le valutazioni di Comune e Autorità portuale sugli utilizzi futuri delle aree interessate alla riconversione. Scogli di non poco conto, che pesano sulla possibilità di una firma entro dicembre, tanto più che le istituzioni devono avere a disposizione tempi tecnici per approvare le delibere necessarie ad autorizzare la stipula. A Roma si è intanto confermato ancora una volta che il nuovo Accordo di programma non prevede esuberi e conferma l'investimento iniziale da 180 milioni, con 30 milioni già assicurati dall'azienda per la bonifica dell'area a caldo da dismettere e gli impegni legati al rafforzamento del laminatoio e della centrale elettrica. Novità è invece il ritorno alla disponibilità da parte della proprietà a valutare la cessione dei terreni: un passo inizialmente previsto, poi cancellato per l'asserita intenzione del gruppo Arvedi di occuparsi direttamente di logistica e infine riproposto, pur in mancanza di ogni riferimento al valore che l'azienda dà ai terreni di proprietà. L'assessore al Lavoro Alessia Rosolen assicura ad ogni modo «piena collaborazione della Regione nella stesura del nuovo Accordo di programma», chiedendo però che questo poggi su «un piano industriale condiviso dai soggetti istituzionali competenti e un piano occupazionale che deve far parte integrante del documento finale». Rosolen ha chiesto inoltre la condivisione dell'Accordo da parte di Comune e Autorità, rimarcando inoltre la necessità dell'intesa preliminare fra azienda e sindacati. Al proposito, Cgil Fiom e Fim Cisl chiedono un incontro urgente al Mise e alla Regione per conoscere i contenuti dell'Adp. La richiesta arriva dopo l'assemblea sindacale tenutasi lunedì in fabbrica, con cui le due sigle hanno rifiutato l'invito di Siderurgica a confrontarsi a Roma sull'intesa sindacale da raggiungere. Fiom e Fim chiedono di «predisporre e svolgere i tavoli necessari alle tematiche d'affrontare sul territorio». Quanto all'accelerazione del Mise, la nota dei sindacati chiede «che siano le cose a determinare i tempi e non viceversa». 

Diego D'Amelio

 

 

Trenitalia ritocca gli orari in vigore sui Frecciarossa e scommette su Lubiana - le novità invernali

Trieste. Alcune novità erano già emerse al tavolo tra Regione e pendolari, presenti Trenitalia e Rfi. Da ieri, giorno della presentazione a Milano dell'orario invernale 2019-20, c'è anche l'ufficialità su alcune minime variazioni di arrivi e partenze, sul treno aggiuntivo da Udine a Trieste e sulla conferma dei collegamenti transfrontalieri Trieste-Lubiana. Si parte il 15 dicembre con Trenitalia che, a livello nazionale, amplia il network Frecciarossa (162 nuove fermate), avvia una campagna anti plastica a bordo ed estende l'area Silenzio anche al servizio Standard. Nello specifico, il Fvg è interessato da un nuovo orario cadenzato (variazioni da 1 a 3 minuti) per le linee Trieste-Portogruaro, Venezia-Trieste e Udine-Venezia, con l'obiettivo, informa la società, di migliorare le corrispondenze nei nodi principali. L'offerta si arricchisce quindi di un nuovo treno (R 20947) che partirà da Udine alla 8.08 e arriverà a Trieste alle 9.32, circolando nei giorni feriali escluso il sabato. Altre variazioni riguardano la linea Sacile-Maniago la cui offerta si articolerà su 7 coppie di treni feriali e 6 coppie di festivi. L'offerta privilegia, nei feriali, il pendolarismo scolastico e lavorativo, mentre nei festivi gli spostamenti turistici, escludendo la fermata di San Liberale. Si prosegue inoltre con i quattro Trieste-Lubiana, di cui due prolungati a Udine. Per rendere maggiormente godibile la visita in giornata nella capitale della Slovenia, il 1896 partirà alle 18.55 e arriverà nel capoluogo regionale alle 21.32. Confermate pure le corse festive da e per Palmanova e Venzone nell'ottica di rafforzare il turismo culturale. Trenitalia rende noti anche i risultati del 2019. A oggi sono oltre 8 milioni e mezzo i viaggiatori trasportati in regione (+6,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso) con le tratte Udine-Trieste e Venezia-Trieste che risultano le più utilizzate. Si è invece raggiunta quota 95mila presenze per i servizi straordinari direzione Friuli Doc, Gusti di Frontiera, Barcolana e Festa della Zucca. Riscontro positivo anche per la nuova stazione di Trieste Airport, inserita nel polo intermodale, che da inizio 2019 ha registrato 220.000 viaggiatori, mentre, sempre da gennaio, sono 38.000 (+21,5%) le biciclette trasportate sui treni del territorio. Il richiamo delle ciclovie è in costante crescita e viene supportato da Trenitalia grazie ai collegamenti Treno+Bici della Sacile-Maniago (Pedemontana) e della Trieste-Udine-Tarvisio (AlpeAdria), confermati in tutti i giorni festivi. Ultima informazione l'assunzione di 12 addetti alla Customer Care e di 30 agenti equipaggio (macchinisti e capitreno), 5 manutentori, 4 addetti di biglietteria, 1 ingegnere ambientale, per un totale di 52 nuove risorse inserite nella Direzione Fvg di Trenitalia nel corso dell'anno. 

 

 

Rifiuti urbani Produzione pro capite in crescita  - il dossier di ISPRAROMA.

Il consueto Rapporto di Ispra (su dati 2018) sui rifiuti urbani, ci racconta un settore con buoni risultati ambientali ma grandi criticità infrastrutturali ed industriali. Il primo dato che sorprende è l'aumento della produzione dei rifiuti urbani (+ 2% totale, + 2,2% pro capite) contro un aumento del PIL dello 0,9%. La produzione di rifiuti sale dopo anni di stabilità pur non tornando ai livelli del periodo 2005/2010. Ma il disaccoppiamento fra produzione dei rifiuti e crescita economica tarda ad arrivare, non è un caso che l'aumento più importante ha riguardato le produttive regioni del Nord. Un elemento che dovrebbe spingere ad una riflessione sull'efficacia delle strategie di prevenzione messe in campo a livello europeo per la riduzione della produzione dei rifiuti. I dati sul riciclo invece sono positivi. Aumenta la raccolta differenziata, che è passata in un anno dal 55,5% al 58,2%, con il Nord al 67,7%, il Centro al 54,1% ed il Mezzogiorno al 46,1%. Il divario tra Nord e Sud va progressivamente riducendosi. Le criticità arrivano dai dati sul trattamento e sugli impianti. All'aumento della raccolta differenziata e della frazione organica non segue un aumento degli impianti di digestione anaerobica, che addirittura si riducono. Molte regioni sono sprovviste anche di quelli di compostaggio e la frazione organica viaggia per l'Italia a prezzi sempre più alti. Mancano impianti di trattamento e smaltimento dell'indifferenziato e cresce sia l'esportazione verso Paesi terzi, sia la movimentazione fra regioni. L'export aumenta del 30% passando da 355.000 tonnellate a 465.000 tonnellate, l'1,5% del totale dei rifiuti. Non cresce il recupero energetico, stabile intorno al 18/19% del totale, lontano ancora da quel 25%/35% atteso dall'applicazione delle nuove direttive. Mentre il conferimento in discarica scende di poco e si attesta al 22% (era 23% nel 2017). Valore ancora distante dal 10% massimo previsto sempre dall'Europa. Il costo del servizio torna a crescere, per il probabile effetto dell'aumento delle raccolte differenziate e dei costi di esportazione. Aumenta dell'1,7%, un po' meno dell'aumento dei rifiuti (2,2%) e po' più dell'inflazione (1,2%). Il costo ad abitante medio è di 175 euro (era 171 nel 2017).

Alfredo De Girolamo

 

 

Il patto antinucleare di ecologisti e pacifisti  - l'incontro trasversale tra attivisti

È un'area, l'Alpe Adria, che presenta la centrale obsoleta di Krsko, la base nucleare terrestre di Aviano e i due porti nucleari militari di transito di Trieste e Capodistria, in barba, questi ultimi due, al Trattato di pace del 1947 che prevedeva, per Trieste, la completa demilitarizzazione e neutralità: è quanto hanno sostenuto ieri pomeriggio a un dibattito che ha visto la partecipazione di Ican - che sta per International campaign to abolish nuclear weapons, rappresentata da Alfonso Navarra - l'attivista locale di Friday for Future Laura Zorzini, Alessandro Capuzzo del Comitato Dolci, e Aurelio Juri, ex sindaco di Capodistria ed ex europarlamentare, che ha ricordato come la Slovenia punti al raddoppio di Krsko. Capuzzo ha spiegato che «Trieste, insieme ad altri 11 porti nucleari militari italiani, rientra in quei "case studies" da affidare alla scuola di prevenzione dell'Agenzia atomica di Vienna, che ha sede a Trieste, all'Ictp». Ma si sono affrontate anche le problematiche relative all'uso civile del nucleare: «Il nucleare - ha sottolineato Navarra - non è assolutamente la soluzione ecologica ai problemi energetici e i nuovi movimenti ecologisti guidati dai giovani non devono lasciarsi trascinare in una direzione errata». «Per fugare ogni dubbio posso affermare che il nostro movimento - ha evidenziato Zorzini - è in netto disaccordo con l'utilizzo del nucleare, e penso di poter parlare per il movimento a livello nazionale».-

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 10 dicembre 2019

 

 

Ferriera, a Roma il confronto sull'Accordo di programma

La riscrittura dell'intesa al centro dell'incontro odierno dopo il lavoro dei tecnici Ribadita dalla proprietà la necessità di un «sostegno economico dal pubblico»

Il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e Siderurgica Triestina accelerano sulla riscrittura dell'Accordo di programma (Adp) relativo alla riconversione della Ferriera di Servola. Rappresentanti del governo, della Regione, del Comune, dell'Autorità portuale e dell'azienda si ritroveranno stamani al Mise per aprire il confronto sulla bozza di Accordo apprestata in queste settimane dai tavoli tecnici e i cui contenuti poggiano al momento soprattutto sul nuovo business plan preparato dal gruppo Arvedi. Se ne discuterà a Roma, proprio nel giorno in cui i lavoratori dell'ex Ilva di Taranto manifesteranno sotto la sede del Mise. Siderurgica Triestina ha depositato nei giorni scorsi istanza formale di revisione dell'Adp stretto da ministero dell'Ambiente, Mise, Regione e Autorità portuale nel novembre 2014. Quel testo delineava i compiti della società e delle istituzioni pubbliche dopo il passaggio della proprietà da Lucchini-Severstal ad Arvedi, quando al centro furono poste le bonifiche e la copertura dei parchi minerali. Il nuovo Adp partirà dalla constatazione del cambio di scenario, depennando dunque la prevista realizzazione dei capannoni a copertura dei cumuli di carbon fossile e polvere di metallo necessari fino a questo momento per la produzione di ghisa. Con la chiusura di cokeria, agglomerato, altoforno e macchina a colare le coperture non saranno infatti più necessarie. Nella cosiddetta istanza di novazione dell'Adp, Siderurgica Triestina ha ribadito ancora una volta che la richiesta di dismissione dell'area a caldo è stata avanzata dalla Regione e richiamato il riconoscimento formale da parte dell'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro dei grandi passi avanti registrati sul fronte della riduzione dell'impatto dello stabilimento a livello di inquinamento atmosferico e messa in sicurezza dei terreni. La proprietà ribadisce inoltre la necessità di ricevere «adeguato sostegno economico da parte pubblica» e proprio questo sarà uno dei nodi da sciogliere all'incontro di oggi. A margine della messa organizzata ieri in azienda a ricordo del manager Francesco Rosato, Scoccimaro ha sottolineato che «oggi dopo il lavoro prima sotto traccia e poi pubblico, siamo giunti all'imminente chiusura di un ramo dello stabilimento, quello impattante dal punto di vista ambientale, ma anche all'inizio di un percorso che porterà quell'area a essere un polo logistico di massimo rilievo per tutto il Paese. Ora senza fretta, nel rispetto degli impegni presi dalla giunta Fedriga e dal ministero dello Sviluppo economico, bisogna predisporre una modifica dell'Accordo di programma che verte sulla bonifica dell'area e riunire tutti i portatori d'interesse al tavolo, al fine di salvaguardare i posti di lavoro e investire sul futuro della città». Siderurgica ha intanto invitato i sindacati nazionali e provinciali a un incontro nel pomeriggio, dopo la conclusione del vertice al Mise. L'azienda intende infatti avviare il confronto sulle ricadute occupazionali dell'Adp, valutando la gestione dei lavoratori nei prossimi anni, l'accesso alla cassa integrazione, gli interventi sui singoli reparti e gli esiti della riqualificazione. L'assenza di alcune segreterie nazionali ha costretto tuttavia al rinvio di un appuntamento, che ha creato i malumori di Fiom e Fim. In un volantino affisso in fabbrica, le due sigle specificano di aver ricevuto la convocazione soltanto il 5 dicembre, evidenziando che l'incontro con i sindacati si sarebbe dovuto tenere a Trieste e non a Roma. Fiom e Fim confermano però la disponibilità al dialogo nei tempi e nelle sedi opportuni, sottolineando «l'importanza della condivisione da parte dei lavoratori di un piano industriale con al centro l'aspetto occupazionale oltre alla prospettiva industriale a medio-lungo termine». Diversa la posizione della Uilm, disponibile all'incontro romano. Per il sindacato, «l'azienda sta proseguendo velocemente verso un percorso di dismissione dell'area caldo: non possiamo restare a guardare l'evolversi degli eventi senza entrare nel merito della discussione, si rischierebbe di cominciare una trattativa quando ormai potrebbe essere troppo tardi per portare a casa tutte quelle garanzie di cui hanno bisogno i lavoratori della Ferriera».

Diego D'Amelio

 

 

Ex Fiera, sì in giunta alla variante-  Demolizioni dopo l'ok dell'aula

Il documento regolamenta gli aspetti commerciali, viari e urbanistici della zona È il "la" a un investimento di 100 milioni tra negozi, locali, aree giochi e parking

Dopo che il Consiglio comunale avrà approvato la Variante "4" al Piano regolatore generale, la carinziana Mid, proprietaria da oltre due anni dell'ex Fiera, darà inizio alle demolizioni degli edifici esistenti nel vecchio comprensorio espositivo, primo atto della "riedizione" di una delle più importanti aree urbane triestine in attesa di riscatto. In questo momento l'azienda procede al lavoro preparatorio, che precede l'abbattimento delle strutture. Radere al suolo il vecchio compendio fieristico significherà eliminare 130 mila metri cubi di cemento, che in buona parte saranno macinati sul posto per dotare di materia prima la costruzione della futura area compresa tra via Revoltella, via Rossetti, via Sette fontane. La demolizione porterà via quattro mesi di lavoro. Poi, finalmente, lo scavo delle fondamenta, che avrà luogo nella primavera inoltrata: gli inerti saranno trasportati in Cava Faccanoni e quello sarà uno dei momenti più difficili della riqualificazione. Ma il piccone risanatore non entrerà in azione prima del disco verde consiliare. Intanto la Variante, portata dall'assessore Luisa Polli, ha timbrato il passaggio propedeutico in giunta: poi toccherà alla commissione consiliare esprimersi, prima della discussione in aula. La volontà è di procedere con celerità, se possibile imboccando una corsia d'urgenza già prima di Natale. Il Consiglio conosce la Variante, avendola adottata lo scorso maggio: adesso vede approvarla. La ragguardevole mole di documenti abbraccia tre aspetti relativi alla riqualificazione dell'area: commercio, traffico, urbanistica in senso stretto. Il progetto, messo a punto dall'architetto monfalconese Francesco Morena, prende lo spunto da un investimento complessivo di 100 milioni di euro voluto dall'imprenditore carinziano Walter Mosser, leader della Mid che ha a Klagenfurt il quartier generale. I numeri vennero snocciolati dallo stesso Morena e dal manager Armin Hamatschek in giugno: superficie fondiaria di 24.000 metri quadrati, superficie coperta di 30.000 mq, superficie del parking di 36.000 mq. Sono previsti 1500 stalli per auto. Punta di diamante dell'operazione un'area ludica di 5000 metri quadrati dedicata ai piccoli clienti, presentata come il più grande spazio giochi indoor in Italia. Poi negozi, botteghe artigianali, studi professionali, bar, ristoranti per 15.000 mq, dei quali 4000 riservati al settore alimentare. Ma niente residenziale. Cambieranno radicalmente i connotati degli immediati dintorni: la parte finale di via Rossetti a doppio senso di marcia, piazzale De Gasperi, il giardino pensile raggiungibile da via Rossetti, la rotatoria tra Sette fontane e viale dell'Ippodromo. Mid conta di completare l'intervento entro il 2021. La previsione occupazionale è di dare lavoro a circa 200 addetti. Il bacino di utenza potenziale perimetra 400.000 persone. In ottobre la Regione, mediante una delibera giuntale, ha detto sì con riserve alle quali il Comune replicherà con controdeduzioni. Un anno fa Mid aveva rilevato nell'ex area fieristica la presenza dell'amianto e a maggio aveva ottenuto dalla "spa" in liquidazione un risarcimento di 325.000 euro. 

Massimo Greco

 

La resistenza dell'Aias fa slittare l'addio a Villa Haggiconsta - l'associazione Assistenza Spastici

L'Aias - Associazione assistenza spastici non molla e la Giunta Dipiazza alla fine prende tempo (il provvedimento slitta in aula, si legga sopra, ndr) rispetto al progetto originario di alienazione di Villa Haggiconsta, storico quartier generale dell'associazione stessa. L'Aias, ormai da molti mesi, contesta infatti al Comune il fatto di aver disatteso il fine assegnato alla struttura dalla Regione. Villa e parco, infatti, erano stati ceduti nel 2015 al Comune, che doveva successivamente provvedere a destinarlo alla disabilità quale «interesse pubblico meritevole di considerazione». Questo, almeno, secondo quanto è previsto dalla legge 57 del 1971, che permise l'attivazione della procedura di cessione del bene. Il Comune, a suo tempo, ha provveduto ad allontanare gli assistiti dalla villa per motivi di sicurezza. Con la promessa, poi disattesa, di un futuro rientro. Nel frattempo non è venuta a mancare la solidarietà da parte della cittadinanza all'associazione che da 60 anni si occupa di volontariato. Nel corso degli ultimi mesi l'Aias ha raccolto quasi duemila firme in "calce" alla richiesta alla Giunta comunale di ritornare sui suoi passi. Ciò, come sottolineano dalla stessa associazione per i disabili, «sta a significare quanto la comunità locale sia attenta ai nostri problemi e al tempo stesso al mantenimento di un importante bene architettonico cittadino». Il Comune, dal canto suo, valuta una serie di soluzioni alternative in favore della realtà di assistenza disabili, l'ultima delle quali prevede la costruzione di una struttura analoga fra l'ex Meccanografico e la stazione di Campo Marzio. «Contesteremo il cambio di destinazione nei modi in cui la giurisprudenza ce lo permetterà - ha fatto sapere la presidente dell'Aias Claudia Zacchigna prima dello stop in aula - e se necessario ci rivolgeremo alla Soprintendenza per mantenere il vincolo architettonico sul bene. In fin dei conti chiediamo solo che le nostre problematiche vengano ascoltate».

Lorenzo Degrassi

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 9 dicembre 2019

 

 

Raccolta differenziata: un Comune su cinque in ritardo sul target 65% - La raccolta dei rifiuti nel Friuli Venezia Giulia

Le amministrazioni più virtuose, con picchi all'80%, nell'udinese e nel pordenonese L'area triestina paga un avvio lento. In Fvg pratica cresciuta del 450% in vent'anni

TRIESTE. Il Friuli Venezia Giulia nelle classifiche nazionali si colloca ormai da anni tra le prime quattro regioni italiane per il raggiungimento degli obiettivi sulla raccolta differenziata. E infatti i numeri parlano chiaro: nell'ultimo ventennio questa pratica è aumentata del 450% con il contributo di una buona parte dei Comuni. Con il primo Rapporto sui rifiuti urbani in Friuli Venezia Giulia, sviluppato dall'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (Arpa), viene offerta, prendendo in considerazione l'ultimo ventennio e in particolare l'anno 2017, per la prima volta, una rappresentazione organica e per temi della situazione di un settore importante come quello dell'ambiente. L'andamento - Si ha così un quadro generale dell'andamento della produzione dei rifiuti, che si dimostra stabile dal 1998 a oggi, e della raccolta indifferenziata che, in modo inversamente proporzionale rispetto a quella differenziata, è in calo del 60%, ben oltre i dettami della legge che prevede la soglia del 50%. Restano tuttavia diverse criticità sulla raccolta dei rifiuti nei Comuni, in alcuni casi arrivati in ritardo, o ancora carenti. Insomma, resta molto da fare, in particolare per il conferimento corretto dell'olio esausto - alcuni Comuni non hanno ancora attivato la raccolta, soprattutto nel pordenonese e nell'udinese (Andreis, vicino al lago di Barcis, invece eccelle per il valore più alto di raccolta pro capite) - e per i rifiuti spiaggiati. I dati - La panoramica redatta dall'Arpa mostra diversi dati positivi. A partire appunto dalla produzione, sempre costante, nell'ultimo ventennio, di rifiuti. Tra le 500 e le 600 mila tonnellate l'anno. Lievi sono gli aumenti registrati tra il 2017 (571.500 tonnellate) e il 2018 (575.000 tonnellate). Così come invariati restano anche i chilogrammi pro capite: nel 1998 erano 471 e nel 2017 470. Una media inferiore a quella nazionale che è di 489 chilogrammi per abitante e a quella della macroarea del Nord Italia (503 kg/abitante), tanto da posizionare la regione al decimo posto nella classifica nazionale. Un grosso passo in avanti, sempre negli ultimi vent'anni, è stato fatto anche nell'indifferenziata, diminuita del 60%: da 489.000 tonnellate nel 1998 a 185.000 nel 2018. La percentuale di riciclo nel 2017 si è attestata al 69,45%. Il dato più eclatante è forse il 450% in più che registra la pratica della raccolta differenziata. Una crescita che fa bene all'ambiente. COMUNI VIRTUOSI E NON - Nel 2016 il territorio del Fvg ha raggiunto e superato il target del 65% della raccolta differenziata sul totale della produzione di rifiuti, rientrando tra le prime quattro regioni nelle classifiche su base nazionale per il raggiungimento degli obiettivi. Il prossimo target è per il 2024, quando si prevede di arrivare al 70%. Nel frattempo però si riscontra che i risultati non hanno visto la partecipazione di tutti i Comuni del Fvg: il 22% - più di uno su cinque - non è riuscito infatti a raggiungere la prima soglia imposta. Di questi, il 14% non arriva nemmeno al 40%. Sono in ritardo rispetto all'obiettivo quei Comuni, racconta l'Arpa, che non hanno ancora adottato il sistema di raccolta di separazione della frazione organica e del secco residuo. A influire sicuramente in generale le molte difficoltà legate ai diversi sistemi di gestione applicati, appunto, e alla comunicazione, non sempre univoca. Il 22% di amministrazioni municipali ha invece toccato valori eccellenti, superiori all'80%. Di queste, il 52% sono localizzate nell'udinese, il 44% nel pordenonese e il 4% nel goriziano. Trieste, invece, sta pian piano prendendo velocità poiché ha avviato la raccolta differenziata dei rifiuti più tardi rispetto ad altre aree.

Benedetta Moro

 

Ma Trieste guida a Nord Est per il recupero e il riciclo dei diversi tipi di materiale   -   composizione della differenziata in FVG

I dati del dossier di AcegasApsAmga relativo al 2018: il 96,8% di quanto viene correttamente conferito è reimmesso nel percorso circolare. Verde, legno, ferro e organico vicini al 100%

Nel 2018 sono stati recuperati quasi tutti i rifiuti differenziati raccolti sul territorio di Trieste. Eppure resta ancora molto da fare per sfruttare al massimo lo schema virtuoso dell'economia circolare: una buona parte delle immondizie infatti viene ancora gettata senza seguire i criteri di suddivisone previsti. Sono questi alcuni dei dati emersi dall'ultimo rapporto 2018 di AcegasApsAmga "Sulle tracce dei rifiuti", giunto nel Nord Est alla sesta edizione, che riporta i numeri e il percorso delle singole filiere della raccolta differenziata nei territori del Friuli Venezia Giulia e del Veneto serviti dalla multiutility. Il dossier risulta essere certificato dall'ente internazionale indipendente DNV-GL, che ha valutato l'attendibilità delle informazioni qualitative e quantitative relative all'anno scorso. Nel capoluogo giuliano la percentuale di raccolta differenziata dunque avviata a recupero si attesta al 96,8% (156 chili/abitante), una cifra che risulta essere sopra la media registrata nei territori in cui opera a Nord Est AcegasApsAmga (95,5%). Quindi la quantità di rifiuti scartata dagli impianti nel processo di recupero (perché, ad esempio, non idonea a essere riciclata o inquinata da corpi estranei) è stata complessivamente di appena il 3,2%. Nello specifico, i materiali che riescono a essere recuperati a Trieste al 100% sono il verde (sfalci e ramaglie), il legno, il ferro e l'organico. Seguono la plastica con il 99,3% (di cui il 42, 8% riciclato e il resto a recupero energetico) e il vetro con il 92,3%. Risultati dunque positivi, che si abbinano a quelli generali riguardanti i territori del Fvg e del Veneto serviti dalla multiutility: su 111 mila tonnellate di rifiuti differenziati raccolti nel 2018 (senza considerare i rifiuti indifferenziati) il 95,5% è stato appunto recuperato. Attraverso il report si scopre poi che il tasso di riciclo corrisponde al 47% (213 chili pro-capite, il 2% in più rispetto al 2017). Questa percentuale indica quanto materiale differenziabile venga effettivamente riciclato. Di conseguenza, resta ancora un 48% sul totale che riguarda invece i rifiuti che potrebbero essere differenziati ma che sono stati conferiti al contrario nei contenitori dell'indifferenziato. Ad esempio, il 56% della plastica come anche il 47% della carta vengono erroneamente conferiti nel secco dai cittadini. E ancora il 40% del vetro e il 48% dell'organico e verde finiscono nell'indifferenziato. Il restante 5% sul totale degli indifferenziati riguarda invece materiali estranei presenti nella raccolta differenziata, che non è stato possibile riciclare, e una parte di plastica difficilmente riciclabile che, quando possibile, è stata valorizzata e utilizzata per produrre energia. Sul tema del riciclo comunque la multi utility s'impegna, assieme alle istituzioni, a sensibilizzare i cittadini, anche perché il tasso di riciclo è uno dei nuovi parametri fissati dall'Unione europea per la promozione e lo sviluppo dell'economia circolare: l'obiettivo da raggiungere entro il 2025 è stato stabilito al 55%. L'occhio resta dunque puntato alla riduzione dei rifiuti, privilegiando il riuso grazie ad esempio ai progetti "Scart", "I sabati ecologici e del riuso", la raccolta di alimentari esausti e il coinvolgimento dei cittadini attraverso l'applicazione "Rifiutologo".

 

Evitare sprechi a Natale fra tavola e doni Arriva sui social la campagna "in pillole"  - L'INIZIATIVA DELLA MULTIUTILITY

TRIESTE. È quello di Natale uno dei periodi dell'anno in cui si diffondono sempre più messaggi per stimolare i consumatori a evitare il più possibile di sprecare. Lo fa, in questo caso, AcegasApsAmga con una nuova campagna ad hoc avviata negli scorsi giorni sui canali social della multiutility grazie a cinque simpatiche "pillole" da leggere e fare proprie. Ma non solo, perché lo stesso tema sarà al centro dello stand di AcegasApsAmga al mercatino di Natale del capoluogo regionale e del secondo Sabato Ecologico Christmas Edition l'11 gennaio al Ferdinandeo, sempre a Trieste, dalle 9 alle 15, per conferire gli alberi di Natale dopo le feste. Le cinque pillole per ridurre gli sprechi natalizi vengono diffuse proprio in questo periodo in cui cominciano i preparativi domestici in vista delle festività. E per aiutare i cittadini a predisporre cenoni d'auguri e l'acquisto di regali senza sprecare, AcegasApsAmga e Comune di Trieste lanciano la nuova campagna intitolata "Non sprecare il Natale". I consigli daranno modo di capire perché il Natale può comunque essere spettacolare e anche più apprezzato attraverso qualche piccola accortezza, che gioverà non solo all'ambiente ma anche al portafoglio. In forma di vignette, con uno stile un po' umoristico, che richiama il mondo del fumetto, le cinque pillole riguarderanno quegli ambiti che spesso a Natale provocano sprechi o errori nella raccolta differenziata come la carta regalo o l'acquisto di cibo per pranzi e cene natalizi. Ancora per qualche giorno queste simpatiche soluzioni verranno diffuse, una al giorno, sui canali social della multiutility per suggerire con tono leggero pratiche soluzioni per produrre meno rifiuti. Tra quelle già sul web: prediligere l'albero artificiale a quello vero e utilizzare illuminazioni a Led. Quanto al mercatino di Natale nel centro del capoluogo giuliano, AcegasApsAmga sarà presente per il sesto anno consecutivo con una casina tematica nella nuova posizione di piazza Ponterosso, vicino alla fontana del Nettuno. Sarà infatti allestita interamente con la campagna "Non sprecare il Natale". Sulla stessa linea d'onda anche i gadget, che verranno distribuiti alle persone che passeranno allo stand. L'azienda è presente fino al 24 dicembre con orario feriale dalle 12 alle 19, il sabato dalle 12 alle 19.30 e infine nelle giornate festive dalle 10.30 alle 19. L'11 gennaio infine si terrà una speciale raccolta degli alberi di Natale, organizzata come accennato nell'ambito dei Sabati Ecologici Christmas Edition. L'iniziativa è stata infatti avviata con successo all'inizio del 2019, quando insieme al Comune di Trieste era stata organizzata una speciale raccolta al termine delle feste che aveva permesso di raccogliere oltre 130 alberi, tra sintetici, veri, con e senza radici. Anche quest'anno quindi lo staff di AcegasApsAmga sarà presente sabato 11 gennaio dalle 9 alle 15 al parcheggio del Ferdinandeo, dove i cittadini troveranno gli addetti della multiutility ad assisterli nel conferimento di tutte le tipologie di albero di Natale. L'iniziativa nasce per agevolare il conferimento e per avviare al recupero in maniera corretta pini e abeti, veri oppure finti che siano. Infatti, quelli senza radici possono essere riutilizzati per produrre compost mentre da quelli sintetici si possono recuperare materiali. 

 

 

Museo del mare e masserizie degli esuli nel Magazzino 26: via libera al progetto

Deliberata la ristrutturazione delle aree al secondo e al terzo piano dell'edificio in Porto vecchio. Traslochi entro l'estate

Il Magazzino 26 del Porto vecchio diventerà un centro espositivo che in una prima fase ospiterà le collezioni del Museo del Mare di Campo Marzio (in attesa della realizzazione del nuovo museo) e le masserizie degli esuli del Magazzino 18. Un milione di euro (avanzo della vendita di titoli Hera) sarà utilizzato per riqualificare l'ala sinistra del Magazzino 26 allo scopo di ampliare lo spazio espositivo in tempo per Esof 2020 (5-9 luglio). La giunta comunale, infatti, ha approvato il progetto esecutivo per la ristrutturazione complessiva di alcune aree poste al secondo e terzo piano per destinarle, si legge, «ad attività espositive varie organizzate e gestite dall'Area Cultura del Comune di Trieste». Gli spazi, già parzialmente ristrutturati nel 2008 nell'ambito del progetto Portocittà, «necessitano di opere di completamento e di finitura architettoniche ed impiantistiche». L'opera, inserita nel programma triennale 2018-20 del Comune, ha ottenuto il 15 luglio scorso il parere favorevole della Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia. Si tratta di un'opera urgente visto che è intenzione dell'amministrazione avere gli spazi espositivi del secondo e terzo piano del Magazzino 26 (con dentro il Museo del mare di Campo Marzio e il Magazzino 18) pronti entro la prossima estate in modo da consentirne un parziale utilizzo già durante Esof 2020. Gli interventi previsti al secondo piano sono la realizzazione degli impianti antincendio e di un impianto di illuminazione. Al terzo piano si prevede una ristrutturazione più compiuta degli ambienti con le opere di completamento architettonico ed impiantistico delle sale. All'interno del vano di uno dei due montacarichi storici, inoltre, verrà realizzato un nuovo ascensore. Il progetto complessivo prevede in pratica il completamento della ristrutturazione della parte nord del Magazzino 26, tra la torretta centrale (che non è interessata dal progetto e che assieme a tutta la parte sud diventerà oggetto della realizzazione del nuovo grande Museo del Mare della città di Trieste) e gli ambienti della testata nord del Magazzino 26 già completamente restaurata nel 2008 e che nel 2011 ospitò la Biennale diffusa di Vittorio Sgarbi. «Ai primi due livelli del Magazzino 26 - si legge nel progetto - si prevede di sistemare gli spazi didattici ed espositivi dell'Immaginario scientifico, compresi dei servizi, uffici e degli spazi necessari al funzionamento della struttura. Ai livelli secondo e terzo è previsto l'intervento compreso nel presente appalto, che prevede la realizzazione di spazi espositivi quali il Museo del Mare ed il Magazzino 18, completi di una dotazione essenziale di servizi e spazi accessori». Il Museo del Mare, che ha attualmente sede in un edificio storico (l'ex Lazzaretto di sanità) di Campo Marzio, è chiuso al pubblico dal primo aprile scorso per motivi tecnici. «L'amministrazione comunale anche in vista della realizzazione del futuro grande Museo del Mare al Magazzino 26, ha deciso di non procedere agli adeguamenti dell'edificio che attualmente ospita il museo, ma di programmare un primo spostamento del materiale esposto all'interno del Magazzino 26, che diventerà sede transitoria del Museo del Mare così come è attualmente organizzato fino al completamento della nuova grande struttura museale». Analogo discorso per le masserizie degli esuli. «All'interno del Magazzino 18 di Porto vecchio, un hangar di struttura analoga a quella del 26, ma con condizioni di degrado dell'edificio assai più elevate, vengono conservati i beni abbandonati dagli esuli - si fa sapere -. Il Magazzino 18 viene saltuariamente aperto al pubblico. L'intento dell'amministrazione è quello di individuare all'interno del Magazzino 26 degli spazi in cui i materiali del Magazzino 18 possano essere esposti in maniera da costituire una mostra visitabile in maniera permanente». 

Fabio Dorigo

 

Ok anche agli spazi espositivi targati Immaginario scientifico - CON IL MEDESIMO OBIETTIVO TEMPORALE

L'Immaginario scientifico in Porto vecchio non è così immaginario. Il trasloco da Grignano dovrebbe concretizzarsi entro l'estate prossima, in tempo per Esof 2020 in programma dal 5 al 9 luglio in Porto vecchio. Il 28 novembre la giunta comunale ha approvato il progetto esecutivo per la "realizzazione di un polo scientifico museale e culturale nel Magazzino 26 del Porto vecchio" per una spesa complessiva di 2 milioni e 105 mila euro. È il contributo della Regione assegnato ancora nel febbraio del 2018 al Comune di Trieste «per l'intervento finalizzato alla collocazione dell'Immaginario scientifico all'interno del Magazzino 26». Gli spazi individuati per l'Immaginario scientifico di Grignano sono posti al piano rialzato e primo piano del Magazzino 26. La progettazione esecutiva è affidata all'ingegnere Mario Bucher dell'Immaginario scientifico. Gli interventi previsti riguardano il completamento architettonico e impiantistico degli ambienti del piano rialzato e del primo piano della parte centrale del Magazzino 26. In funzione dell'Immaginario scientifico saranno realizzate nuove pedane di accesso al basamento del Magazzino 26, i servizi igienici, i parapetti dei ballatoi dei piani superiori, impianti meccanici ed elettrici. L'intervento riguarda i primi due livelli in cui si prevede di sistemare gli spazi didattici ed espositivi dell'Immaginario Scientifico, compresi dei servizi, uffici e degli spazi necessari al funzionamento della struttura. Si prevede di utilizzare una delle scale storiche del fabbricato in pietra d'Aurisina quale accesso principale. Nel vano scale si trova anche uno dei vecchi elevatori che venivano utilizzati per movimentare le merci. Il progetto prevede la rimozione del vecchio macchinario (non percorribile l'ipotesi di un suo recupero) e la realizzazione di due nuovi ascensori. Il vano scale storico esistente nella torretta centrale lato Nord, restaurato e dotato di due nuovi elevatori, diventerà lo spazio comune distributivo delle varie strutture, con accesso indipendente ai vari musei e aree espositive del Magazzino 26. L'accesso principale all'Immaginario scientifico sarà realizzato dal basamento della seconda campata del lato nord. Sarà realizzata una rampa esterna di accesso che diventerà l'ingresso principale dell'Immaginario. Nel lato sud, al piano rialzato troveranno spazio biglietteria, bookshop e guardaroba. Il percorso espositivo si svilupperà per l'intera larghezza longitudinale dell'edificio. I visitatori passeranno al primo livello tramite il nuovo corpo scala e ascensori posto a sud- ovest dell'area interessata dal progetto. Le opere saranno realizzate in due fasi. La prima riguarda essenzialmente gli ambienti del piano rialzato, gli spazi di distribuzione adiacenti alla scala storica, le finiture del primo corpo scala nuovo, le dorsali e le opere impiantistiche complete. La seconda fase comprenderà le aree del primo piano, in particolare la zona uffici ed aule didattiche. Entro il 2020 il trasloco dell'Immaginario scientifico in Porto vecchio sarà completato.

 

«Nuovi interlocutori per l'area Greensisam E sul Molo VII puntiamo un centinaio di milioni»

Prima uscita di Antonio Maneschi dalla morte del padre Interesse confermato per Italia di navigazione e Monfalcone

Antonio Maneschi ha ricevuto in eredità dal padre Pierluigi, scomparso in primavera, interesse e interessi su quattro punti strategici concentrati nell'area giuliana: Molo VII, Porto vecchio, Italia di navigazione, Cpm a Monfalcone. Portualità, shipping, immobiliare: questa è la "gerarchia" tematica decisa dal nuovo leader del gruppo. Infatti, in questa sua prima uscita pubblica dopo la morte di Pierluigi, Antonio Maneschi conferma la volontà di proseguire l'azione paterna sui quattro fronti, indicando come priorità l'investimento sul terminal container. Amministrare l'eredità di una personalità come Pierluigi Maneschi, uno dei protagonisti dell'economia marittima nazionale, non è un compito da affrontare a cuor leggero. «Credo fosse opportuno - spiega al telefono l'imprenditore - prendermi qualche mese per un'indispensabile "due diligence" riservata a snodi complessi, dalla forte vocazione internazionale. Adesso ritengo si possano fissare alcuni punti fermi delle future attività».Presidente, la questione più stringente sul tappeto è la prospettiva di "cittadella Greensisam" in Porto vecchio. Vorrei chiarire subito una cosa: noi siamo innanzitutto operatori portuali, non immobiliaristi. Per cui la mia volontà, in linea con quella paterna, è quella di trovare un investitore che subentri nella concessione dei cinque magazzini. In questi anni, tra la redazione del progetto Botta e i canoni versati, abbiamo speso parecchi milioni, quindi evidentemente escluderei un disimpegno a somma zero. Quanti milioni? Troppi! Tenga presente che, solo di canoni, paghiamo da una decina di anni oltre mezzo milione di euro/anno. Ma ci sono concrete trattative per il passaggio di mano?Da tempo è in piedi un dialogo con interlocutori austriaci, ma sulla solidità di queste intenzioni - lo dico francamente - nutro più di un dubbio. Adesso, con il supporto di professionisti del settore, abbiamo aperto nuovi canali negoziali, che avranno però bisogno di tempo per stringere a una decisione. I rapporti con il sindaco Dipiazza sono molto collaborativi e corrette relazioni con le pubbliche amministrazioni sono di grande giovamento. Le nuove soluzioni resteranno correlate al progetto Botta?Non è detto. Non escludo, per esempio, forme di collaborazione pubblico-private: stiamo valutando con una realtà istituzionale la possibilità di trasformare in parking uno dei magazzini, operazione sulla quale in questo momento sarebbero premature anticipazioni. E veniamo alla sua vera priorità imprenditoriale, il Molo VII, dove cooperate con la Msc di Gianluigi Aponte. Una puntualizzazione strategica: Trieste è un'opportunità per l'intera nazione, perché è il porto italiano con il maggiore traffico da/per l'estero, da cui discende una potenzialità di crescita superiore agli altri scali del Paese. Sulla base di questo presupposto, d'accordo con Msc, investiremo dai 90 ai 110 milioni di euro nel prossimo triennio per potenziare, con opere edili e impiantistiche, il terminal. Avete un cronoprogramma orientativo dell'intervento?Già a gennaio sarà operativo un team interno, composto da profili professionali del gruppo. Lo dirigerà un manager esperto come Roberto Macrì. Prima puntata sarà uno stress test sulla progettualità ereditata, seconda puntata quella che definirei la parte software, cioè il bando di gara, il finanziamento...Punto di caduta?Tutto compreso, prevediamo 30 mesi di lavori, quindi la conclusione è programmata a metà del 2022. Vorrei ricordare che il nostro alleato gestisce un terminal della rilevanza di Gioia Tauro e vanta a sua volta un importante know-how. A Italia Marittima, l'ex Lloyd Triestino, la presidenza, che per vent'anni era stata ricoperta da suo padre, è passata a Michela Nardulli, storica collaboratrice di Pierluigi Maneschi. Un altro segno di continuità?Credo proprio di sì. Il vertice di Evergreen mi aveva chiesto - e la cosa mi aveva fatto molto piacere - di assumere la presidenza della compagnia, ma in questa fase sarebbe stato un impegno troppo oneroso. Terrà anche Monfalcone?Certo. Cpm è una bella realtà dove lavora una settantina di addetti.

Massimo Greco

 

 

Castelreggio, ambientalisti contro le tre sedi dei circoli

La proposta alternativa: «Unica struttura condivisa per tutti i sodalizi nautici Così si potrà preservare una vasta area da destinare alla balneazione»

Duino Aurisina. «Un'unica sede, con spazi condivisi, invece delle tre autonome previste, per preservare così una vasta area da destinare alla balneazione». È questa la correzione che il gruppo "Salute e ambiente" di Duino Aurisina propone, per quanto concerne il progetto che riguarda la ristrutturazione dello storico stabilimento di Castelreggio, destinato a ospitare le nuove sedi di tre storici sodalizi nautici della zona, Cupa, Diporto nautico e Sistiana '89. L'invito sottoscritto dai componenti del gruppo arriva all'indomani della presentazione del piano, avvenuta qualche giorno fa nella sede del Municipio di Duino Aurisina, nell'ambito di una seduta comune della capigruppo e della Commissione Trasparenza, aperta al pubblico. Criticando innanzitutto la formula scelta per la pubblicizzazione del progetto «che non ha rispettato i criteri di una vera procedura partecipativa», gli esponenti di "Salute e ambiente", pur riconoscendo «la legittimità dell'esigenza delle società nautiche di avere una loro sede», ricordano che «lo stabilimento di Castelreggio rappresenta, per le migliaia di cittadini che nella stagione estiva lo frequentano - sottolineano -, uno straordinario unicum, senza dimenticare l'importante rapporto storico affettivo dei residenti e dei turisti, categorie che già in gran numero, si sono espresse negativamente contro tale proponimento». «Il danno maggiore, se si proseguirà sulla strada indicata - continuano - lo subiranno proprio i fruitori di Castelreggio. Lo storico ingresso sarà cancellato e per i bagnanti sarà aperta un'entrata molto ridotta sulla strada che conduce verso Portopiccolo». Su questo specifico aspetto, "Salute e ambiente" fa riferimento a un recente parere del Servizio del Paesaggio della Regione, che prevede di tutelare la storicità del luogo sia dal punto di vista estetico sia riguardo l'utilizzo, nel cui testo si spiega che «lo spostamento dell'ingresso modificherebbe la consolidata percezione dello stabilimento». «Tutti i parcheggi antistanti Castelreggio - riprendono - saranno soppressi. Una parte notevole dei corridoi a colonne, che conducono nei vari punti della spiaggia, non ci saranno più, nonostante le prescrizioni di un precedente decreto paesaggistico della Regione del 2012, che afferma che tali strutture non dovrebbero essere modificate né abbattute». Uno specifico rilievo infine è mosso per quanto concerne i pini: «Sarà curioso - osservano - vedere in che modo saranno espiantati e ricollocati. Con questi progetti poi, si toglierà circa il 50 per cento di retro spiaggia e ricordiamo che non è il diportismo, ma il turismo la voce di gran lunga più importante dal punto di vista economico e occupazionale del nostro Comune». «Ci auguriamo - concludono - che le tre società moderino la continua e insensata espansione in una bellissima baia».

Ugo Salvini

 

 

Cinema "Cowspiracy", i danni dell'allevamento

Oggi alle 20.30, al Knulp, continua il ciclo di film sull'ambiente "I quattro elementi" organizzato da Legambiente Trieste e Fridays for Future in collaborazione con Circolo Metropolis e Knulp. Si proietta il film "Cowspiracy" di Kip Andersen e Keegan Kuhn. L'allevamento di animali è la principale causa di deforestazione, consumo d'acqua, inquinamento. In lingua originale con i sottotitoli. L'ingresso è per i soci Ficc. È possibile tesserarsi prima delle proiezioni.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 8 dicembre 2019

 

 

Un abitante su 4 va in autobus - E i viaggi in treno piacciono

Oltre il 35% ha effettuato almeno uno spostamento sulla linea ferroviaria durante lo scorso anno Giudizio positivo sul servizio

TRIESTE. Il treno a volte arriva in ritardo, e non sono mancate recentemente le polemiche dei pendolari alle prese con il blackout in stazione. Ma rimane comunque un mezzo molto utilizzato dagli abitanti del Fvg. Più di uno su tre (35,5%) se ne è servito nel 2018 almeno una volta all'anno e, in generale, con una buona soddisfazione. Il 76,9% ha infatti promosso la frequenza delle corse (76% nel 2017), il 65,8% la puntualità (contro il 64,2%), il 70,7% la comodità degli orari (67,7% l'anno precedente). L'autobus è stato invece utilizzato dal 25,4% della popolazione di 14 anni o più. Il 79,3% degli utenti si è dichiarato molto o abbastanza soddisfatto rispetto alla frequenza delle corse (media nazionale 55,4%), l'80,5% rispetto alla puntualità dei mezzi (53% in Italia) e il 79,1%, in decisa crescita rispetto al 2017, rispetto alla possibilità di collegamento con altri comuni (56,4% nazionale). Il Tpl rimane servizio chiave per lavoratori e studenti. Nell'anno scolastico 2018-2019 quelli iscritti alle medie erano 32.062 (+240 sul 2017) e quelli alle superiori 48.980 (+136), di cui 18.101 negli istituti tecnici, 10.473 nei licei scientifici, 1.772 nei classici e 3.633 nei linguistici. Alle università di Trieste e di Udine risultavano poi iscritti 30.124 studenti. Il gruppo di corsi più gettonato è quello medico e socio-sanitario, con 4.301 iscritti, seguito da ingegneria (4.072) e dai corsi letterari-umanistici (3.941). I docenti universitari presenti nelle due università regionali nell'anno accademico erano 2.232, 1.102 a Trieste e 1.130 a Udine. Sempre nel capitolo trasporti, "Regione in Cifre" conferma la buona salute per il sistema portuale. Nel 2018 il traffico merci è aumentato dell'1,3%, passando da 67.694.873 tonnellate a 68.557.380. Il porto di Trieste è nuovamente il primo porto dell'Alto Adriatico per movimento merci (62.676.502 tonnellate). Il traffico sulle autostrade complessivamente si è al contrario ridotto nel 2018. Sono diminuiti in particolare su tutta la rete i transiti dei mezzi leggeri, mentre sono incrementati i transiti di mezzi pesanti, in particolare del 3% sulla A23 Udine-Tarvisio e del 2,7% sulla A4 Venezia-Trieste. Il parco veicolare immatricolato al Pubblico registro automobilistico contava al 31 dicembre scorso 1.055.624 veicoli, di cui 800.810 autovetture, 144.463 motoveicoli e 76.371 autocarri; tutte e tre le categorie registrano un aumento rispetto all'anno precedente, dell'1,1% le autovetture e dell'1,5% le altre due tipologie di mezzi. Tra le autovetture, 141.199 rientrano nella classe ambientale Euro 6 e 158.022 nella Euro 5, ma la classe più numerosa è la Euro 4 con 245.563.

M.B.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 7 dicembre 2019

 

 

Muggia, strada per Lazzaretto diventa "zona 30" fino a luglio

Il limite di velocità interessa l'area dei lavori per la bonifica del terrapieno Acquario L'assessore Decolle: «Si sta trasformando in un'arteria litoranea, così ci si abitua»

MUGGIA. Novità in arrivo per la viabilità in strada per Lazzaretto. In concomitanza con il cantiere che sta interessando la riqualificazione del terrapieno Acquario, il Comune di Muggia ha emanato due disposizioni legate ai limiti di velocità e alla fermata dell'autobus. L'istituzione del limite di velocità pari a 30 chilometri orari in strada per Lazzaretto, in ambo le direzioni, lungo tutto il tratto del sito interrato denominato "Acquario" fino al 30 luglio 2020. Questo il succo dell'ordinanza emanata dalla Polizia locale muggesana che interesserà l'arteria stradale parallela all'area in cui sono in corso i lavori di messa in sicurezza permanente legati al secondo stralcio funzionale del terrapieno Acquario, consistenti nella riqualificazione della tratto costiero tramite la bonifica e messa in sicurezza permanente del sito inquinato. Dal 30 ottobre scorso è in vigore l'ordinanza che ha istituito il restringimento della carreggiata in strada per Lazzaretto in direzione Lazzaretto, lungo tutto il tratto del sito interrato denominato "Acquario", con obbligo di dare la precedenza alla corrente di traffico proveniente in senso inverso. Poiché nel tratto interessato vi è un limite di velocità pari a 50 km/h e dato il restringimento, il Comune ha ritenuto necessario abbassare tale limite, al fine di ridurre al massimo situazioni di pericolo durante il transito dei veicoli. Da qui l'abbassamento del limite di velocità, per tutta la durata dei lavori, a 30 chilometri orari. Considerato che l'area del cantiere è stata delimitata tramite posizionamento delle barriere "new jersey" in carreggiata in direzione Lazzaretto, la Polizia locale muggesana ha inoltre ordinato lo spostamento temporaneo della fermata per i veicoli del Trasporto pubblico locale, attualmente ubicata nella parte finale del terrapieno in direzione Lazzaretto, che verrà spostata all'esterno dell'area del cantiere, in corrispondenza del civico numero 77 di strada per Lazzaretto in direzione Lazzaretto. Lo spostamento sarà attivo fino a tutto il mese di luglio del 2020. L'opportuna segnaletica sarà posta a cura della Trieste Trasporti.«Ci sono dei lavori in corso con operai e macchine operatrici: per tutelare al massimo la loro incolumità, ma anche l'incolumità degli stessi automobilisti era necessario abbassare il limite di velocità». Stefano Decolle, assessore alla Polizia locale di Muggia, ha commentato così l'ordinanza che interesserà strada di Lazzaretto cogliendo l'occasione per un ragionamento più ampio: «La strada sta diventando un'arteria litoranea, quindi bisogna iniziare a prendere l'abitudine con delle velocità più moderate sulla nostra costiera, una filosofia che rientra in una nuova modalità di vedere il nostro territorio, una modalità più lenta».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 6 dicembre 2019

 

 

Protestano gli addetti ai rifiuti "Spettro" cassonetti stracolmi

Sindacati uniti nel blocco degli straordinari perché «AcegasApsAmga non vuole assumere». Lo sciopero inizierà domenica e andrà avanti fino a sabato 14

Un evento in un certo senso storico: perchè non accadeva da quando AcegasApsAmga è entrata nel perimetro Hera (2013) e perchè pare sia la prima volta che tale evento si verifica nel settore ambiente della seconda multiutility nazionale (attiva in Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia). Il fatto: un fronte sindacale trasversale, composto dalla triplice Cgil-Cisl-Uil e dagli autonomi Fiadel, ha proclamato lo stato di agitazione nella raccolta rifiuti a Trieste. L'aspetto più importante della protesta è il blocco degli straordinari e, poichè i sindacati ritengono che una parte assai consistente della raccolta avvenga fuori dall'orario ordinario, gli effetti dell'agitazione sui cassonetti dell'immondizia potrebbero rivelarsi molto evidenti. Il blocco degli straordinari scatterà dopodomani domenica 8 dicembre e si protrarrà fino a sabato 14 corrente mese. Altra annotazione: la raccolta dei rifiuti nei giorni festivi - come la prossima domenica - viene effettuata in "straordinario", quindi, se l'adesione alla protesta sarà massiccia nel non fare "straordinario", è intuibile quanto già lunedì 9 il paesaggio urbano ne conseguirà. Le quattro sigle promotrici hanno spiegato ieri mattina le ragioni dello "strike" bianco, ospiti nella sede cislina di piazza Dalmazia. Il motivo portante è che i carichi di lavoro crescono ma il personale non aumenta proporzionalmente, in quanto AcegasApsAmga non vuole assumere. Non solo: secondo le organizzazioni sindacali, l'azienda non comunica l'organico effettivamente utilizzato nell'espletamento del servizio. Quindi, Cgil-Cisl-Uil-Fiadel non sono in grado di sapere con puntualità quanta gente opera e quanta gente manca. In teoria si tratta di 86 addetti ogni giorno, ma senza tabella-organici, come verificare?Franco Gei (Fiadel), Antonio Pittelli (Cisl), Marino Sossi (Cgil), Natalizia Andresini (Uil) attaccano su tutti i fronti, quasi aprissero un vaso di Pandora da tempo tenuto serrato. C'è un problema di trasparenza organizzativa per quel che riguarda gli orari di lavoro. C'è un problema di carattere tariffario perchè sulla raccolta rifiuti triestina AcegasApsAmga applica la gabella più alta di tutta la regione e, nonostante questo, non assume: i sindacalisti hanno distribuito una sintesi del report "Cittadinanzattiva", secondo il quale Trieste capeggia la classifica giulio-friulana con 312 euro/famiglia contro i 167 di Udine. C'è un problema operativo perchè - sempre secondo i sindacati - la raccolta rifiuti privilegia le aree centrali e trascura quelle periferiche, per esempio in tema di differenziata. C'è un problema di rispetto del territorio, perchè AcegasApsAmga esternalizza attività in passato condotte "in house", per esempio in tema di officine. I sindacati hanno comunicato la protesta alla Commissione nazionale di garanzia sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali e al Prefetto, rilevando tra l'altro il mancato rispetto del protocollo di relazioni industriali sottoscritto il 28 luglio 2015. Al momento AcegasApsAmga ha diffuso una breve nota, nella quale avverte che potrebbero verificarsi disagi, si scusa ma conferma che «tutti i servizi si svolgeranno regolarmente».

Massimo Greco

 

 

La "carica" dei settanta al flash mob nel parco per i diritti dei bambini

Gli allievi di elementari e superiori si sono ritrovati in via Giulia per piantare insieme un ciliegio e appenderci i principi dell'Onu

Una settantina di bambini e ragazzi, appartenenti alla scuola elementare Josip Jurcic di Duino Aurisina, al liceo Dante - Carducci e al liceo Slomsek, sono stati i protagonisti ieri mattina di un flash mob all'interno del giardino de Tommasini di via Giulia. Sistemati a semicerchio, uno alla volta hanno letto ad alta voce un messaggio, un articolo per commemorare i primi 30 anni della Convenzione internazionale sui Diritti dell'infanzia, firmata all'Onu il 20 novembre 1989. I bigliettini, plastificati per durare le tempo, sono stati poi appesi a un albero, con un nastro rosso, accanto ai giochi dell' area attrezzata. Chiunque nei prossimi giorni potrà leggerli, passeggiando nel parco. Prima di arrivare all' appuntamento, nelle scorse settimane, gli studenti delle scuole superiori, in classe, hanno avviato un approfondimento sulla convenzione. La manifestazione, inizialmente, era stata programmata una decina di giorni fa, in occasione della Giornata mondiale sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, il 20 novembre, rimandata poi al 5 dicembre. E ieri il meteo, come auspicato da tutti, è stato clemente. Obiettivo per i giovani, attraverso l'aiuto e il supporto dei docenti, riflettere sull'importanza di tutelare e proteggere i bambini, e sui contenuti del documento. L'iniziativa è nata dalla Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin Onlus, dal liceo Dante-Carducci, promossa dall' associazione "Diritti e Storti". Quest'ultimo sodalizio ha dato vita a una rete che coinvolge scuole, università, biblioteche, ricreatori, associazioni e istituzioni che si occupano a vario titolo dei bambini, ideando un intero mese di incontri, laboratori, giochi, teatro, film, letture, musica e sport, per promuovere il tema dei diritti, per fare il punto su quanto è stato realizzato in questi 30 anni e per progettare nuove azioni. I vari appuntamenti organizzati sono visibili anche sulla pagina Facebook dell' associazione. Dopo le letture di ieri, è stato piantato un ciliegio giapponese, definito l'Albero dei Diritti dell'Infanzia, che la prossima primavera fiorirà a pochi passi dal parco giochi, sempre molto frequentato durante tutto l'anno da tante famiglie. «La speranza - è stato detto - è che cresca sano e robusto, così come ciò che rappresenta». Un simbolo di nuova vita, è stato sottolineato, e l' inserimento di una nuova tipologia di albero nel grande giardino. Tutti i ragazzi e i bimbi hanno seguito con attenzione la posa della pianta, prima di rientrare a scuola. Sul ciliegio è stato anche appeso un cartello con la scritta "Albero dei diritti dell' Infanzia - 30° anniversario della convenzione dei diritti dell' infanzia, 1989-2019, Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin, Liceo Carducci-Dante".

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 5 dicembre 2019

 

 

Eventi climatici estremi, 20mila morti in Italia dal 1999 - Il rapporto 2020 di Germanwatch

Madrid. Italia sempre più esposta ai rischi dei cambiamenti climatici. È stato presentato ieri il Climate Risk Index 2020, lo studio annuale del gruppo di esperti di Germanwatch che calcola in quale misura i Paesi del mondo sono stati colpiti da eventi climatici estremi (tempeste, inondazioni, ondate di calore, ecc.) e li classifica in base alla loro vulnerabilità a tali eventi. L'Italia è al sesto posto nel mondo per morti legati al climate change: 19.947 decessi sarebbero riconducibili agli eventi meteorologici estremi, in particolare alluvioni e ondate di calore. Questa cifra, derivata dai database dell'assicuratore MunichRE, considera il periodo 1999-2018, durante il quale l'Italia ha perso 32,92 miliardi di euro in danni economici correlati. Perdite che ci posizionano al 26° posto nella classifica globale, su oltre 200 Paesi analizzati. Non vanno meglio i dati del solo 2018. Ci posizioniamo al 21° posto nel mondo per impatti da eventi climatici estremi e siamo al 18° posto nel mondo per danni economici. Particolarmente esposta l'agricoltura: secondo Coldiretti nel 2018 ci sarebbero stati danni per oltre 14 miliardi di euro. Rispetto ai decessi nel 2018, siamo al 28° posto nella classifica, con 56 morti ogni 100mila abitanti. Il Climate Risk Index 2020 rivela come gli effetti nefasti del cambiamento climatico colpiscano nazioni industrializzate e Paesi fragili. In vetta alla classifica di quest'anno, il Giappone, colpito da un'ondata di calore senza precedenti e da un numero di tifoni ben superiore alla media annuale. Un segnale per il governo conservatore di Shinzo Abe, ostile a disinvestire in nuove centrali a carbone. Dopo il Giappone troviamo le Filippine, in questi giorni flagellate dal tifone Kammuni, la Germania devastata da ripetute alluvioni e da ondate di calore estreme; il Madagascar messo in ginocchio dall'uragano Idai, l'India, con la peggior siccità dell'ultimo decennio. Poi Sri Lanka, Kenya, Rwanda, Canada e Fiji al decimo posto. Il report arriva in momento critico del vertice mondiale sul clima "Cop25", in corso a Madrid. Uno degli argomenti centrali su cui si discute sono i finanziamenti per Loss&Damage, noto anche come Meccanismo internazionale di Varsavia (Wim), una sorta di assicurazione finanziaria per gli Stati meno industrializzati colpiti da condizioni meteorologiche estreme, per assisterli in caso di disastri devastanti.«L'indice di rischio climatico mostra che i cambiamenti climatici hanno impatti disastrosi soprattutto per i Paesi poveri, dove non nessuno è assicurato, ma causa anche danni sempre più gravi in Paesi industrializzati come il Giappone o la Germania, diventando un rischio anche per le compagnie assicurative», afferma uno degli autori del report, David Eckstein.Secondo Piero Pelizzaro, Chief Resilience Officer del Comune di Milano ed esperto internazionale di resilienza, «gli impatti dei cambiamenti climatici diventano ancora più evidenti su scala urbana. I governi delle città, i grandi assenti dei negoziati, devono purtroppo gestire gli impatti quotidianamente. Berlino, Karachi, Milano, Los Angeles, Amsterdam durante hanno vissuto situazioni di emergenza dalle temperature record agli incendi. Adattarsi al nuovo clima è fondamentale per tutelare la salute dei cittadini».Per i Paesi ricchi come l'Italia questo report diviene un monito per agire rapidamente sui cambiamenti climatici. Per prevenire impatti ben più gravi. -

Emanuele Bompan

 

Danni per 11 miliardi previsti entro il 2050 e il piano nazionale resta fermo al palo

Si spende più per gli interventi di emergenza che nella prevenzione - Inattuate le 350 azioni incluse nel documento ministeriale del 2017

L'Italia è fragile. Per l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale il 91% dei Comuni può essere interessato da frane o alluvioni; nel 2018 il ministro dell'Ambiente ha riconosciuto che «un quinto del Paese è a rischio desertificazione». E il futuro promette nulla di buono: più di 5mila chilometri quadrati, una superficie paragonabile alla Liguria, secondo uno studio dell'Enea da qui al 2100 rischiano di finire sott'acqua per l'innalzamento dei mari. Entro il 2050 le temperature medie aumenteranno di due gradi, le piogge diminuiranno ma saranno più intense, i frost days (temperature minime sotto lo zero) saranno più rari, ma i summer days (massime oltre i 29 gradi) più numerosi. Tutte le aree costiere saranno caratterizzate da un aumento di temperatura (1,30 gradi nel mar Jonio, Tirreno e Ligure, 1,6 nell'Adriatico). E saranno erose: oltre 1800 chilometri, più del 21%. La situazione peggiorerà: l'innalzamento del livello del mare tra 7 e 9 centimetri avrà «un impatto in termini di erosione ed esposizione alle inondazioni». Le alluvioni sono destinate ad aumentare, come le frane che spesso ne sono diretta conseguenza. Cresceranno anche siccità, incendi e ondate di calore. L'Italia è fragile. E vive al di sopra dei propri mezzi, consuma troppa energia e acqua: 52 miliardi di metri cubi l'anno, impiegando oltre il 30% delle risorse rinnovabili disponibili, ben oltre la soglia del 20% indicata dall'Europa. Il documento inattuato - Nel 2017 il ministero dell'Ambiente ha chiesto a un centinaio di esperti di comporre un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Il documento è stato redatto ma nessuno l'ha tradotto in decisioni politiche e amministrative. Prevede oltre 350 azioni per arginare il cambiamento climatico. E stima per l'Italia un potenziale danno diretto atteso da alluvioni nel 2050, agli attuali livelli di protezione, di 1,6 miliardi, il triplo rispetto a 50 anni fa, che negli scenari più pessimistici lievitano fino a 4 o anche11 miliardi. Già ora la spesa per la riduzione del rischio è quasi pari a quella per la gestione delle emergenze: dal 1998 al 2016 sono state finanziate più di 5mila opere di mitigazione, per un valore superiore ai 5,3 miliardi e stanziati quasi 2 per l'emergenza (esclusa la spesa dei privati). Il guaio è che anche la prevenzione sembra, in modo anomalo, guardare al passato. «La legislazione prevede che nelle valutazioni di impatto ambientale sulle opere non si considerino gli scenari futuri», spiega Riccardo Valentini, ordinario di Scienze dell'ambiente forestale all'Università della Tuscia e membro dell'Intergovernmental Panel on Climate Change cui è stato assegnato il Nobel per la Pace nel 2007. «In sostanza realizziamo opere per difenderci da quel che è accaduto in passato anziché per proteggerci da quel che accadrà, col risultato che si rivelano del tutto inadeguate allo scopo». Eppure il governo, che dovrebbe modificare le leggi, nei suoi dossier cita studi per quantificare il danno evitato qualora il livello di protezione contro il dissesto fosse adeguato al maggior rischio dovuto al cambiamento climatico: la perdita di Pil si ridurrebbe del 63% con picchi dell'86% in Regioni come Val d'Aosta e Trentino. Ispra, agenzia del governo, stima che proteggere le coste dall'erosione costerebbe un quarto rispetto agli interventi in emergenza. l'energia "verde"Un settore in cui l'Italia si è mossa per tempo è quello delle fonti rinnovabili, sulla scia di un evidente interesse privato da parte dei giganti dell'energia. E così la quota di energia "verde" l'anno prossimo salirà al 26% - rispetto a un obiettivo fissato dall'Europa del 17% - e raddoppierà entro il 2030. Per il resto si spende poco. Si spende male. E si fatica a tradurre le intenzioni in azioni. Il Piano nazionale ne contiene oltre 350, ma la loro concreta applicazione spetterebbe ai territori - Regioni e comuni - nelle cui mani stanno gli strumenti urbanistici e i piani di riassetto idrogeologico. «Purtroppo la strategia nazionale fatica a tradursi perché i livelli amministrativi locali tendono a non recepirla, o a farlo in maniera disordinata», dice Valentini. La dimostrazione sta nel fatto che il 16,6% del territorio nazionale è classificato ad alta pericolosità per frane e alluvioni e il 13% degli edifici (oltre un milione e mezzo) è in aree a rischio. «Nel corso dei decenni, attraverso permessi o condoni, si è riusciti a edificare, talvolta densamente, in aree esposte al pericolo d'inondazione», spiega Fabio Luino, dell'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr, «e spesso lo si è continuato a fare anche dopo disastri tremendi, come l'alluvione del 1994 in Piemonte». Per questo nella comunità scientifica si sono fatti strada due argomenti: «Risarcire chi ha subìto un danno su aree a rischio ma solo a patto che ricostruisca in zone sicure - spiega Luino - così eviteremmo un continuo sperpero di denaro pubblico». E, per la stessa ragione, come avviene in Paesi ad alto rischio introdurre l'obbligo di assicurazione sugli eventi catastrofici. 

Davide Lessi - Andrea Rossi

 

 

ORTI E GIARDINI -  Arriva la proroga del bonus verde per gli orti e giardini

Tra i piccoli aggiustamenti qua e là all'impianto della Manovra, è compresa la proroga del bonus verde per i giardini. L'intesa raggiunta permette di detrarre il 36% delle spese per la riqualificazione dei giardini. In un primo momento non era stato confermato. Invece «ci sarà - ha annunciato il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova -. Abbiamo fatto uno sforzo come Ministero e con nostre risorse abbiamo garantito la proroga».«Ora mi auguro che tante cittadine e tanti cittadini utilizzino questa occasione per piantare alberi, rinnovare giardini e terrazzi scegliendo i prodotti dei florovivaisti italiani, un nostro orgoglio. Anche così potremo lavorare sulla crisi climatica e rendere le nostre città più verdi e più inclusive. E per questo i Piani del verde dovrebbero divenire una priorità nelle progettazioni urbanistiche territoriali» ha concluso. «La conferma del bonus verde nella Manovra finanziaria risponde alle nostre ripetute sollecitazioni per favorire con le detrazioni fiscali la diffusione di parchi, giardini e terrazzi in città, capaci di catturare le polveri e di ridurre il livello di inquinamento» afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini in riferimento agli emendamenti per confermare nel 2019 il cosiddetto bonus verde. «È importante rifinanziare - sottolinea la Coldiretti - un intervento innovativo che aiuta a fare crescere il verde privato con un impatto positivo anche sull'ecosistema e sul contrasto dei cambiamenti climatici, oltre che sulle imprese florovivaistiche nazionali. Senza proroga scadrebbe infatti a fine anno il bonus che prevede attualmente una detrazione ai fini Irpef nella misura del 36% delle spese sostenute per la sistemazione a verde di aree scoperte private e condominiali di edifici esistenti, di unità immobiliari, pertinenze o recinzioni (giardini, terrazze), per la realizzazione di impianti di irrigazione, pozzi, coperture a verde e giardini pensili. Una pianta adulta è capace di catturare dall'aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili.

 

 

Viabilità, Porto vecchio diventi un'area a misura di bicicletta  - la lettera del giorno di Luca Mastropasqua, presidente Fiab Trieste Ulisse

Negli ultimi 24 mesi nel Friuli Venezia Giulia si è concretizzato uno straordinario cambiamento delle leggi sulla ciclabilità che hanno consegnato un quadro normativo finalmente capace di favorire una mobilità nuova e attiva. Lo scopo delle leggi è incrementare l'utilizzo della bicicletta per gli spostamenti quotidiani casa-scuola e casa-lavoro e promuovere nuovi stili attivi di vita e di mobilità. Per quanto riguarda le città, e quindi Trieste, le norme prevedono che siano sviluppati collegamenti ciclabili lungo le principali direttrici di traffico, con infrastrutture capaci, dirette e sicure, dando la netta preferenza all'uso di corsie ciclabili in carreggiata. La filosofia di fondo è dunque quella di riportare la bicicletta, in particolare quando destinata a un uso "utilitario" e veloce, sulla strada, mediante una serie d'interventi atti a controllare e ridurre le velocità degli autoveicoli, a dare continuità ai percorsi e a proteggere soprattutto gli attraversamenti trasversali dove avvengono la maggior parte degli incidenti. Sicurezza e comfort quali condizioni per un incremento dell'utilizzo della bicicletta. Nel medesimo periodo Trieste ha intrapreso la strada del recupero del Porto vecchio, ovvero la restituzione alla città di 66 ettari di area portuale centralissima, sul mare, ben collegata alla città, con il suo milione di metri cubi di hangar congelati da decenni quasi nella forma originaria e chilometri di strade e aree inutilizzate. Di quell'area tutti i triestini hanno interiorizzato due caratteristiche: lo spazio e la bellezza. In questa situazione di novità delle normative e nuovo assetto urbano della città, ricordiamo che è in corso di elaborazione il Pums, Piano urbano della mobilità sostenibile e contemporaneamente il Piano della ciclabilità (Biciplan) dell'Uti Giuliana. Come Fiab chiediamo che si utilizzino appieno le nuove leggi per progettare e ripensare tutta la città in senso sostenibile, e non si applichi all'area del Porto vecchio un superato modello urbano "centrato sull'automobile", in cui ogni metro quadro di spazio pubblico è stato invaso dalle automobili, fenomeno cui stanno rimediando tutte le città del mondo. È giunto il momento per la nostra città di misurarsi con le sfide del prossimo futuro. Fiab auspica che a Trieste si voglia tener conto anche degli esiti di esperienze note e studiate in Europa: a nostro parere dimostrano come un aumento dei servizi alla cittadinanza che si sposta in bici e una riduzione dell'utilizzo dell'automobile privata in ambito urbano, sia in grado di generare una serie di conseguenze positive. Per noi la bicicletta è una delle chiavi di volta di una mobilità urbana diversa, innovativa e smart: migliora il traffico, l'ambiente, la salute e l'economia. La bicicletta a nostro avviso fa bene alla città e a chi la usa e Trieste a nostro parere deve finalmente cogliere tutte queste opportunità.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 4 dicembre 2019

 

 

La richiesta di Spi Cgil: «Una pista ciclabile da Aquilinia a Bagnoli» - il Sindacato Pensionati

SAN DORLIGO DELLA VALLE. Una pista ciclabile che colleghi Bagnoli della Rosandra, Caresana e Aquilinia. È questa la richiesta formulata in questi giorni dal sindacato dei pensionati della Cgil, lo Spi, e indirizzata alle amministrazioni di Muggia e San Dorligo della Valle. L'esigenza è emersa nel corso della recente assemblea indetta dallo Spi Cgil di Muggia, alla quale hanno partecipato molti dei pensionati della zona dei due Comuni. «Abbiamo preso nota di numerose segnalazioni giunte dai cittadini - spiega il segretario dello Spi Cgil, Stefano Borini - perciò le abbiamo inoltrate ai Comuni interessati». La ciclabile intercomunale fa parte di un più complesso gruppo di richieste: i residenti hanno auspicato anche che siano recuperati gli edifici che un tempo ospitavano l'albergo "Monte d'oro" e l'ex caserma della Guardia di Finanza, «per adibirli a centro di aggregazione pubblica e a centro diurno per anziani». «In zona - riprende Borini - questa è un'esigenza particolarmente sentita. Garantire ai pensionati luoghi di socializzazione è sempre importante». Lo Spi Cgil aveva iniziato questo dialogo con la popolazione ad agosto. «In quell'occasione - conclude Borini - è cominciato un confronto molto costruttivo con il Comune di Muggia, che adesso vogliamo riproporre anche con San Dorligo della Valle, perché come sindacato valutiamo molto positivamente la partecipazione e la discussione attiva dei cittadini e pensionati in un rinnovato dialogo con i rappresentanti istituzionali». 

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 3 dicembre 2019

 

 

E per garantire sicurezza a chi si sposta a piedi a Opicina sbarca la prima zona a 30 all'ora

Intervento da 400 mila euro per installare dissuasori, ampliare marciapiedi e rifare i segnali

Inizieranno lunedì prossimo, dureranno 180 giorni, per una spesa complessiva di 400 mila euro, e avranno l'obiettivo di garantire una maggiore sicurezza ai pedoni che vivono o frequentano Opicina. Sono i nuovi interventi per la realizzazione di una zona con limite di 30 chilometri all'ora per il traffico veicolare e di un percorso sicuro sui marciapiedi, in un tratto particolarmente frequentato dai bambini. La consegna dei lavori è stata effettuata nei giorni scorsi e il progetto nasce dal confronto e dal dialogo tra Comune, circoscrizione, residenti, le famiglie della scuola primaria Carlo Lona e il ricreatorio Fonda Savio. Ducentomila euro derivano dal Piano nazionale della sicurezza stradale, l'altra metà è finanziata dall'amministrazione comunale.Il percorso tutelato e protetto per i pedoni, il Pedibus, si snoderà proprio lungo il tratto tra la scuola e il ricreatorio. Le vie interessate complessivamente dai nuovi limiti e da migliorie sui marciapiedi saranno via Carsia, via dei Salici, via della Vena, via Doberdò, via Sant'Isidoro, via dei Tigli e via San Mauro. «Siamo molto soddisfatti perché il cantiere era atteso da tempo - spiega l'assessore comunale ai Lavori Pubblici Elisa Lodi - e dimostra come questa amministrazione sia attenta non solo al centro città. A Opicina in particolare ricordo che abbiamo già effettuato tante nuove asfaltature di recente, oltre alla sistemazione della chiesa di San Bartolomeo». Le opere, nel dettaglio, riguarderanno la costruzione dei pezzi di marciapiede mancante, il rifacimento della pavimentazione di quelli esistenti, e in più punti danneggiati, la realizzazione di abbassamenti in corrispondenza degli attraversamenti pedonali, per agevolare persone con difficoltà motoria, ma anche passeggini e carrozzine. E sempre sugli abbassamenti sarà inserito anche un pavimento tattilo-plantare, come supporto per i non vedenti. Saranno installati poi dissuasori di sosta, per impedire il parcheggio selvaggio di mezzi. Verrà applicata anche una segnaletica colorata, per evidenziare che sulla carreggiata bisogna presentare attenzione alle persone in transito. È prevista la manutenzione generale di tutti i segnali presenti, oltre all'inserimento di nuovi, con l'indicazione della zona 30, e per identificare soprattutto il Pedibus e per ricordare gli automobilisti che sarà fondamentale procedere senza premere troppo il piede sull'acceleratore. «Abbiamo recepito in particolare le esigenze dei bambini e dei residenti - sottolinea l'assessore comunale all' Urbanistica Luisa Polli - in base agli incontri effettuati con la circoscrizione e con cittadini. Si tratta di una zona a 30 chilometri all'ora che rappresenta solo l'inizio, una novità che in futuro vorremmo applicare anche in altri rioni della città».Durante i vari interventi programmati, saranno sistemati anche i chiusini e il sistema di drenaggio dell'acqua piovana, e verranno creati anche nuovi attraversamenti pedonali nelle aree verdi.

 

 

«Il Porto vecchio non può ridursi a un'operazione immobiliare»  - L'incontro pubblico dell'associazione "Un'altra città"

Quale relazione si può costruire tra interessi privati e interessi pubblici nel recupero dell'area? Quali ricadute avrà questo auspicabile equilibrio di interessi sulla riappropriazione collettiva del Porto vecchio, così come sulla qualità degli spazi pubblici? Sono alcune delle domande che sono state al centro dell'incontro pubblico "Porto vecchio, impresa collettiva", organizzato ieri dalla rete civica "Un'Altra Città" nella Sala Giubileo. L'evento si è aperto con una riflessione dell'architetta Lucia Krasovec sul ruolo dei beni comuni per la costruzione di una città e della sua comunità, che spesso però «vengono distrutti in maniera passiva e neutrale». «Il Porto vecchio oggi dovrebbe diventare il luogo da cui parte la rigenerazione in tutta la città - spiega Krasovec -, perché è inevitabile che non determini dei cambiamenti in tutto il suo tessuto. Ogni intervento dovrà essere inserito in questa visione d'insieme della città per rideterminarne una partenza».L'intervento successivo è stato quello di William Starc, che ha ragionato attorno alle potenzialità e i rischi insiti nel futuro del porto vecchio. «Dagli anni '80 abbiamo visto un interesse per la trasformazione delle aree abbandonate - ha affermato Starc -, come porto San Rocco e l'area Fiat di Campo Marzio che sono due interventi che ora stanno soffrendo di sottoccupazione. La preoccupazione è: Porto vecchio sarà questo? Se fosse solo un'operazione di tipo immobiliare senza risultati per la città sarebbe molto grave». L'incontro è proseguito con una panoramica di Roberto Dambrosi su alcuni dei "buchi neri" presenti nel tessuto urbano della città e poi con una sessione partecipativa di tavoli di lavoro, coordinati da Riccardo Laterza e Gaia Novati, con il compito di approfondire i vari temi trattati in precedenza. 

Simone Modugno

 

 

SEGNALAZIONI - Pulizia strade - I soffiatori vanno aboliti

Per quanto riguarda i soffiatori si dovrebbero abolire con una legge, visto che quando si fa pulizia delle strade si sollevano le polveri cancerogene dovuto all'inquinamento di tutti i tipi. Inoltre domenica 1 dicembre sulla pagina delle segnalazioni del quotidiano Il Piccolo è stato scritto con il titolo Pulizia della strade i "soffiatori" erano per il tram, il sottoscritto si ricorda che si usava un attrezzo adatto per la pulitura delle rotaie. Inoltre per la rimozione dei rifiuti sui marciapiedi e nelle aree di sotto delle autovetture si potrebbe usare con la pressione dell'acqua e anche qualche volta non farebbe male disinfettare le strade.

Nevio Tul

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 2 dicembre 2019

 

 

A4, aperto il secondo ponte sul Tagliamento Le tre corsie ok da Palmanova a San Giorgio

Entro la fine dell'anno i chilometri percorribili saranno quasi 19, nel 2021 l'intero tragitto fino a Portogruaro

Ronchis. Sui viadotti del fiume Tagliamento è già terza corsia. Ieri Autovie Venete ha aperto al traffico il secondo manufatto che garantisce i transiti verso Trieste. Un'opera d'arte - così l'ha definita il presidente della concessionaria autostradale, Maurizio Castagna - per dimensioni, per capacità di ridurre i disagi all'utenza e di tutelare il fiume durante le piene, realizzata in tempo di record (dieci mesi, ndr) tanto da ridurre di un anno la durata del cantiere. Il tratto Alvisopoli-Palmanova sarà inaugurato a fine marzo 2020; entro il 2021 seguirà l'apertura dell'intero tratto Portogruaro-Palmanova, quello a maggior passaggio di traffico.«È un grande risultato per il Friuli Venezia Giulia e il Veneto, di cui dobbiamo essere orgogliosi. Generalmente in Italia è un successo quando le grandi infrastrutture vengono ultimate con qualche anno di ritardo» ha fatto notare il governatore Massimiliano Fedriga, auspicando che la terza corsia possa dimostrare, a livello nazionale, che «le opere pubbliche si possono fare bene e anche rapidamente». Un plauso è giunto pure dall'assessore regionale alle Infrastrutture, Graziano Pizzimenti, secondo il quale l'apertura del ponte sul Tagliamento dà maggior sicurezza all'utenza e ulteriori certezze in termini di arrivo e partenze a uomini e merci. Ridurrà i disagi ai comuni vicini sottoposti, negli ultimi mesi, a un aumento di traffico. Sotto un cielo plumbeo, autorità, amministratori, politici e i vertici di Autovie Venete e della Regione hanno aperto al traffico il secondo ponte sul Tagliamento. Lungo il primo viadotto i mezzi transitano da circa un anno. Da ieri quindi lungo la A4 si transita su tre corsie da San Giorgio a Palmanova in entrambe le direzioni di marcia. La terza corsia ha raggiunto una lunghezza di 6,8 chilometri. Tra qualche giorno si aggiungeranno i chilometri che uniscono Alvisopoli a poco prima del ponte sul fiume Stella, all'altezza di Rivignano-Teor in direzione Trieste. Entro fine anno lo stesso tratto sarà completato anche in direzione opposta per raggiungere quasi 19 km di terza corsia percorribili.«Possiamo vedere la fine del terzo lotto della terza corsia» ha spiegato Castagna agli ospiti nel tragitto, percorso in pullman, da Ronchis al viadotto, non senza evidenziare che a fine marzo 2020 l'avanzamento dei lavori avrà raggiunto l'80% dell'opera. «Lo sforzo fatto da imprese, commissario, Autovie Venete e da tutti coloro che hanno lavorato è stato tale da consentire l'apertura del terzo lotto con quasi un anno di anticipo rispetto alla data contrattuale». Castagna ha citato questo fatto tutt'altro che irrilevante proprio perché, chilometro dopo chilometro, si riducono i disagi agli automobilisti: «Abbiamo rispettato la promessa». Il terzo lotto, nella sua complessità, vale oltre 400 milioni di euro. A ricordare l'importo è stato il responsabile unico del procedimento (Rup), Enrico Razzini, nel ribadire che la riduzione dei tempi di costruzione «è un fatto unico. Il viadotto è l'opera più importante che abbiamo, sostituisce un manufatto che era delicato nella sua gestione, vetusto, costruito 60 anni fa e ormai giunto a fine vita. L'averlo sostituito ci ha dato serenità gestionale».Ma la domanda che ieri tutti si ponevano era: «Qual è la ricetta che ha consentito di tagliare i tempi di realizzazione?». All'intesa fra la committenza e le imprese (Rizzani de Eccher e Pizzarotti) unita alla «faticosissima trattativa raggiunta dopo aver sviscerato tutte le problematiche» illustrate da Castagna, Marco de Eccher, il presidente dell'omonimo gruppo, ha aggiunto «il sistema di gara che ha consentito di formulare proposte tecniche e il meccanismo contrattuale che prevede la premialità nel tempo. Abbiamo iniziato questo cantiere - ha precisato de Eccher - con 5/6 anni di ritardo rispetto al contratto per anticipare la consegna, questo ha presupposto la rinegoziazione con il premio di acceleramento che è stata la ciambella di salvataggio per l'impresa che è riuscita a prenderlo». A tutto ciò l'imprenditore ha aggiunto il processo industrializzato attuato per produrre, in un apposito stabilimento all'interno del cantiere, le parti prefabbricate. «Questo viadotto è stato fatto integralmente in proprio». De Eccher l'ha ripetuto con orgoglio spiegando che la produzione in proprio consente di recuperare i tempi morti determinati dal maltempo. E se la dimensione dell'opera è stata determinante per adottare questo metodo, altrettanto fondamentale è risultato «il saper fare, la caparbietà e la serietà delle maestranze friulane. Mentre la realizzazione della terza corsia brucia i tempi, l'ampliamento del casello al Lisert è fermo. A seguito dell'inchiesta giudiziaria "Grande Tagliamento" l'opera è sospesa fino a marzo 2020. «Togliendo gli ostacoli il traffico arriva più velocemente a Trieste e il rischio che al Lisert le code aumentino è reale» ha ammesso Razzini indicando però anche la via d'uscita: «Fortunatamente l'A34, l'autostrada Villesse-Gorizia, funziona da bypass e se la coda si allunga istituiamo l'uscita obbligatoria sull'A34».

Giacomina Pellizzari

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 1 dicembre 2019

 

 

Barcolana, puliti i fondali I sub recuperano due quintali di rifiuti  - bacino San Giusto

Quasi due quintali di rifiuti, più o meno ingombranti, riemersi dal mare grazie all'impegno di una trentina di volontari, tra i quali 25 sommozzatori, e il supporto delle unità cinofile dell'associazione Cani salvataggio Trieste. È il bilancio dell'operazione di pulizia dei fondali scattata ieri sulle rive del bacino San Giusto dalla Stazione Marittima al Molo Audace. Coinvolti Acegas, Polizia Marittima, Barcolana, Altritaliambiente, Sogit, Guardia Costiera Ausiliaria, Circolo Sommozzatori, Immersione Caschi Professionali, Ghisleri, Lega Navale, Sub Sea, Bignami Sub, Pompieri Volontari. I sodalizi fanno parte del gruppo di lavoro Fare Ambiente. Acegas ha messo a disposizione container e altro materiale per la raccolta. I sommozzatori si sono immersi passando al setaccio i fondali, trovando un po' di tutto: vecchie transenne ormai "colonizzate" dai mitili, una decina di cellulari, un vecchio passeggino e poi tantissime bottiglie e altri rifiuti vari. «Grazie a tutti i volontari - ha dichiarato il presidente della Società velica di Barcola e Grignano, Mitja Gialuz - e alle associazioni che hanno aderito al progetto, collegato a #UnplasticTrieste e alla nostra bella Alice: abbiamo così chiuso, con una pulizia dei fondali, l'edizione 51 della Barcolana e il nostro impegno per la salvaguardia dell'ambiente e del mare continua sempre».

 

SEGNALAZIONI - Pulizia strade - I "soffiatori" erano per il tram

In relazione alla lettera da voi pubblicata in data 29 novembre, dal titolo "Spazzamento, ecco perché siamo contrari all'uso dei soffiatori" AcegasApsAmga desidera innanzitutto precisare che la pulizia citata nella segnalazione rientra in un intervento straordinario a supporto di Trieste Trasporti e Amministrazione comunale. Tale pulizia è, infatti, risultata necessaria per permettere la completa rimozione dei detriti accumulatisi negli ultimi mesi nelle rotaie e nei vari interstizi della linea tranviaria, al fine di permettere le prove del tram. In merito all'utilizzo dei soffiatori negli interventi ordinari di pulizia stradale della città, tali strumenti vengono impiegati per la rimozione di rifiuti nelle aree al di sotto della auto. L'alternativa a tale soluzione richiederebbe l'istituzione di divieti di sosta permanenti nelle giornate di servizio di pulizia, con inevitabili disagi per i cittadini. Al fine di fornire un sempre migliore servizio ai cittadini, riducendo l'impatto acustico di tali interventi, AcegasApsAmga ha implementato l'utilizzo di soffiatori elettrici nelle aree cittadine.

Valentina Albanese - Comunicazione AcegasApsAmga

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 30 novembre 2019

 

 

Fridays For Future colora il venerdì da nero a verde «Sconti? Si pensi al clima»

I giovani del movimento ambientalista hanno sfilato lungo le vie cittadine rilanciando slogan "green". Ultima tappa in piazza Unità con le candele

È stato un confronto a distanza tra due diversi "venerdì": da una parte il corteo "verde" dei giovani che protestavano contro il cambiamento climatico, dall'altra quello "nero" dei consumatori che andavano a caccia delle migliori offerte nei negozi. Come nel resto del mondo, ieri pomeriggio si è svolto anche a Trieste il "Quarto Sciopero Globale" dei Fridays For Future, per protestare appunto contro i cambiamenti climatici in atto sul pianeta e chiedere un intervento concreto da parte della politica. Infatti, secondo gli attivisti del movimento, nonostante l'urgenza con cui la crisi climatica andrebbe affrontata, istituzioni e governi non si sono ancora dimostrati capaci di mettere in atto misure adeguate. «Abbiamo scelto questa giornata per dipingere di verde il Black Friday. Questo modello consumistico e di mercato al quale siamo abituati fa sì che le industrie producano tanta anidride carbonica e altri gas che causano il riscaldamento globale», ha spiegato Laura Zorzini, attivista di Fridays For Future Trieste. «Naturalmente noi non colpevolizziamo l'individuo - prosegue Laura - ma il nostro intento è di dare un segnale forte a tutti e tutte affinché possano riconoscersi in un modello differente di economia. Non siamo contro nessuno ma proponiamo un modello differente, quello dell'economia circolare ed ecosostenibile». Almeno un centinaio di giovani hanno sfilato da piazza Goldoni a piazza Unità passando per piazza Oberdan, al grido di "Cos'è che vogliamo? Giustizia climatica! E quando la vogliamo? Ora! ". Tra gli altri slogan anche "Spegnete i motori!", che ha trovato come risposta provocatoria da parte di alcuni automobilisti il rombare dei loro motori. Una volta giunti in piazza della Borsa, i manifestanti hanno inscenato un flash mob distendendosi per terra come se fossero morti, per simboleggiare il rischio che l'umanità sta correndo a causa dei cambiamenti climatici. Il corteo è terminato in piazza Unità, dove si è susseguita una serie di interventi al microfono ed è stato posizionato un cartellone sul quale ognuno poteva scrivere come avrebbe speso in maniera alternativa i 570 mila euro impiegati dal Comune per le luci e gli addobbi di Natale. Tra le proposte figuravano: "pannelli fotovoltaici", "piantare nuovi alberi", "potenziamento trasporto pubblico", "coperte e cibo per famiglie bisognose" e così via. Infine sono state accese delle candele per fare simbolicamente luce sulla crisi climatica e si è tenuto un dj-set organizzato assieme a Link Trieste.-

Simone Modugno

 

 

Auto elettriche nel "pubblico" Scatta la sfida da 20 milioni - LE STRATEGIE DELLA GIUNTA

TRIESTE. Non si risolverà il problema del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici, ma il segnale è quello "filosofico" di una regione che crede nella sostenibilità. Fabio Scoccimarro, assessore regionale all'Ambiente, parla di «rivoluzione elettrica» nell'illustrare l'investimento del Friuli Venezia Giulia, prima regione in Europa a dotarsi di un piano di mobilità elettrica, che porterà la Pa (Regione, Arpa, Aziende sanitari e Comuni capoluogo) a dotarsi di 600 veicoli elettrici nel 2021, grazie al bando Neomix da 20 milioni di euro. Ambiente - Scoccimarro entra nel dettaglio dell'iniziativa all'apertura della giornata di studio "Mobilità elettrica: trasporti, ambiente, energia", promossa dalla Regione in collaborazione con l'Associazione di elettrotecnica, dalla Federazione degli ingegneri Fvg e dal Dipartimento di Ingegneria e architettura dell'Università di Trieste. E non dimentica l'investimento nel fotovoltaico di Trieste Airport e l'impegno per la decarbonizzazione della Ferriera di Servola e del Polo industriale monfalconese. Quanto ai veicoli privati, con il Fvg che conta 800 mila mezzi, di cui 125 mila di categoria euro 0 o precedenti, «per favorire la sostituzione delle auto inquinanti, la Regione ha introdotto gli incentivi: si possono ricevere fino a cinquemila euro di contributo, oltre a quello statale». Da metà settembre a metà ottobre, con 524 domande in fila, sono già andati esauriti gli 1,8 milioni per favorire l'acquisto di auto ibride ed elettriche. UNIVERSITA' - La Regione, conferma la collega all'Istruzione Alessia Rosolen, ha messo invece a bilancio quasi 26 milioni triennali per il sistema universitario, di cui 16 nella parte corrente (docenti, assegnisti di ricerca, fiere di orientamento, eventi) e 10 per la riqualificazione e l'ammodernamento di strutture e infrastrutture di ricerca, con cinque milioni dedicati alla sola edilizia universitaria. «Dopo lunghi anni di paralisi - sottolinea Rosolen - sblocchiamo fondi strategici e fondamentali che vengono impiegati per dare risposta a esigenze plurime e complementari». I 200 mila euro tagliati a Udine? «Evitiamo derby territoriali al ribasso e puntiamo a creare le condizioni affinché il nostro sistema possa esprimere un livello di professionalità e specializzazione sempre più rimarchevole». Opere - Nella seduta di giunta di ieri è stato poi ancora Scoccimarro a deliberare uno stanziamento di quasi quattro milioni a integrare il programma degli interventi per il 2019 sui corsi d'acqua e sulle opere idrauliche della rete idrografica regionale. I lavori saranno curati dai Consorzi di bonifica e dal Comune di Chiusaforte. Su proposta di Graziano Pizzimenti, assessore al Territorio, la giunta ha quindi finanziato con un milione di euro Friuli Venezia Giulia Strade per l'installazione di barriere salva motociclisti nei tratti stradali più pericolosi.

Marco Ballico

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 29 novembre 2019

 

 

Nasce il comitato Barcolaverde «Basta cemento sul lungomare»

Residenti pronti a dar battaglia al progetto che prevede la costruzione di due edifici con garage interrati dietro all'Old Wilde West. Pressing sui consiglieri comunali

I residenti di Barcola, affiancati da diverse associazioni ambientaliste e da cittadini sensibili alla salvaguardi del lungomare, si preparano a dare battaglia. Lo faranno presentando opposizione al progetto delle due nuove palazzine che la Igei srl intende costruire nell'area verde di salita di Miramare, alle spalle dell'immobile che ospita l'Old Wild West. A questo scopo è nato il gruppo Barcolaverde che, supportato da professionisti, ha redatto un articolato documento, con una lunga serie di osservazioni. Ad essere evidenziate sono diverse criticità del progetto - presentabile in virtù dell'approvazione nel 2015 da parte del Comune del Piano particolareggiato di attuazione del Piano regolatore generale -, che prevede l'edificazione di due costruzioni a due piani con parcheggio interrato, oltre ad un altro parcheggio pubblico da 12 stalli che sorgerebbe all'imbocco della salita e, dunque, su viale Miramare. «Questo intervento - osservano i portavoce di Barcolaverde - rappresenterebbe un'ulteriore perdita di territorio e di aree verdi, con ripercussioni elevate sul patrimonio di flora e fauna, e solo per opere di urbanizzazione speculativa». Nel prendere visione del Piano attuativo comunale (Pac) di iniziativa privata per quell'intervento, delle relative delibere e ascoltando gli interventi sull'iniziativa nel corso di una recente seduta del Consiglio Comunale, al gruppo di lavoro di Barcolaverde è saltato subito all'occhio il rendering del progetto, ritenuto «incoerente». «È un'errata rappresentazione di come quel progetto trasformerà quell'area, tra l'altro valutando solo l'impatto dal mare e non dal Carso - sostengono i residenti -. Il risultato invece sarà diverso. Nel foto-inserimento presentato, gli edifici sono mitigati da una vegetazione, che, per consentire la costituzione verrà tagliata, mettendo di fatto in risalto anche altre costruzioni che oggi non si vedono dalla strada e dal mare. Affinché quella vegetazione ricresca in maniera tale da mascherare almeno parzialmente quelle palazzine, ci vorranno decenni». Osservazioni vengono sollevate anche in merito alla viabilità, al parcheggio, o all'obbligo per chi scende da quella salita per immettersi in viale Miramare, di svoltare a destra, «il che, - spiegano - ci obbligherebbe a dover arrivare fino al bivio di Miramare e poi rimettersi sulla strada per Trieste, allungando il tragitto verso la città di 2,4 km: una soluzione che ha un impatto anche sulla qualità dell'aria». Per i residenti, «l'amministrazione dovrebbe pretendere vengano adottati tutti i sistemi per mitigare l'impatto che quel progetto avrà su quell'area (vedi tetti verdi), preoccupandosi non esclusivamente di un eventuale ricorso da parte dei promotori del progetto, ma anche di possibili ricorsi da parte di chi subirà quell'iniziativa». I referenti di Barcolaverde - che invitano quanti intendono condividere queste preoccupazioni a scrivere a barcolaverde@gmail. com tenendo conto che il termine per presentare opposizione è fissato al 24 dicembre - hanno già contattato membri della maggioranza e dell'opposizione in Consiglio comunale, per manifestare la propria contrarietà e chiedere un'ulteriore mitigazione del progetto, in modo da renderlo più compatibile con l'ambiente. Alcuni consiglieri, evidenziano già sensibilità all'iniziativa del gruppo. «Sto procedendo con alcune verifiche tecniche circa la compatibilità con il piano regolatore vigente - anticipa il pentastellato Paolo Menis che ha già incontrato gli aderenti a Barcolaverde -. Restano molte perplessità sulla strada di collegamento che è molto stretta, sulle insufficienti opere di mitigazione dell'impatto visivo e ambientale, e comunque sul fatto che una gran fetta di bosco verrà rasa al suolo. Al di là del progetto specifico, la giunta Dipiazza e quelle successive dovranno lavorare per ridurre radicalmente il suolo edificabile sul nostro territorio». Perplesso anche il forzista Michele Babuder: «Ho già manifestato le mie preoccupazioni in Consiglio durante l'adozione del Pac di iniziativa privata, ritenendo per questo di non partecipare al voto. L'intervento risulta, a mio dire, fortemente impattante dal punto di vista ambientale e urbanistico, mentre le opere di urbanizzazione primaria di rilevanza pubblica previste a carico dei soggetti attuatori, mi sembrano soggettivamente residuali rispetto all'intervento complessivo. Andranno, quindi, valutate con estrema attenzione le osservazioni che, eventualmente, dovessero pervenire nel frattempo e sulle quali ci si dovrà nuovamente esprimere».

Laura Tonero

 

 

Via Trento verso l'addio al passaggio delle auto A metà gennaio i lavori

Conto alla rovescia per la pedonalizzazione della strada del Borgo Teresiano che si candida a diventare nuova tappa obbligata nella rotta della movida

Mancava solo la data di avvio del cantiere, perché i dettagli erano stati annunciati già da tempo. Ora anche il tassello mancante è arrivato: inizieranno a metà gennaio i lavori per la pedonalizzazione completa di via Trento. Un intervento che durerà circa un mese e porterà a una piccola rivoluzione nella zona. La nuova pavimentazione, ad uso esclusivo dei pedoni, sarà posata tra via Machiavelli e Torrebianca e tra quest'ultima e via Valdirivo. Invariata la viabilità nelle vie citate. Concluse le operazioni i locali potranno fare richiesta per i dehors e posizionare tavolini e sedie all'esterno. «Si procederà rapidamente - spiega l'assessore comunale all'Urbanistica Luisa Polli - perché non c'è necessità di semaforizzazione, quindi al di là dei paletti da posizionare, basterà rifare la superficie. Considerati anche gli eventuali giorni di maltempo, il tutto sarà concluso in un mese circa. Saranno eliminati una decina di posti auto, ma sarà garantito l'accesso, come accade per via San Nicolò, al parcheggio delle Generali, presente su via Trento. Sarà invece spostata un'area carico e scarico. Abbiamo tolto pochi stalli - precisa - alla luce della presenza di diverse attività. Ma l'obiettivo era quello di creare una continuità, una bella passeggiata che colleghi piazza Unità d'Italia a piazza Libertà, considerando che altri tratti della strada, che non vedranno la pedonalizzazione, come l'area della chiesa Luterana, sono stati interessati negli anni scorsi da migliorie e ampliamenti dei marciapiedi. Camminare qui diventerà ancora più piacevole». E l'eliminazione dei dieci stalli a pagamento, secondo l'assessore, non creerà troppi disagi. «A Trieste possiamo contare su un servizio di trasporto pubblico impeccabile e so che sempre meno persone scelgono di venire in centro in auto. Auspico poi che si comincino a scegliere di più i parcheggi di cintura, al momento sottoutilizzati, come quello di via Carli, collegato al centro in modo ottimale proprio attraverso i bus».La nuova pedonalizzazione trova d'accordo i locali affacciati su via Trento, che ormai da tempo attendono la partenza dei lavori, dopo l'annuncio fatto mesi fa da parte del Comune. «Abbiamo fatto un sopralluogo nella zona, sentendo i cittadini, che ci lavora, e anche la circoscrizione - ricorda Polli - perché sono processi di cambiamento importanti, che vanno sempre accompagnati e condivisi. E così faremo anche per tutti i lavori che saranno avviati in futuro in città». Sul fronte dei locali, nella via sono presenti un'enoteca, una birreria, un bar con ristorante e di recente ha aperto anche un ulteriore ristorante, molto ampio. In tanti hanno scommesso su quella strada, candidata a diventare una sorta di nuova via Torino vista anche la posizione strategica e il continuo via vai di turisti che arrivano in città con il treno. Molti non vedono l'ora di poter pianificare l'organizzazione della parte esterna, per poter sistemare gli arredi già in primavera. Una soluzione preziosa soprattutto per chi al momento conta su spazi ridotti all'interno. E se la parte di via Trento vicino al Ponte curto si prepara a una nuova vita, manca ancora una svolta per la strada nel tratto verso via Ghega, dove restano ancora diversi fori commerciali vuoti, in alcuni casi anche molto grandi, da anni in attesa di nuovi investitori. 

Micol Brusaferro

 

 

Spazzamento, ecco perché siamo contrari all'uso dei soffiatori - la lettera del giorno di Elisabetta Crismani e Renato La Rosa

II 27 novembre scorso alle 7.30 salendo in automobile lungo via Martiri della Libertà ci siamo imbattuti in una particolare nuvola di polvere, già deprecata in altre segnalazioni dei lettori di questo giornale: quella creata artificialmente dall'uso dei soffiatori. Nel caso specifico veniva effettuata la pulizia del marciapiede e dello spazio occupato dai binari del tram accumulando il fogliame, insieme a ogni genere di rifiuti al suolo, per la successiva raccolta con l'aspiratore dotato di spazzole rotanti. All'interno della densa nuvola di polvere sollevata si muoveva l'operatore "ecologico" (la definizione in questo caso è paradossale) e molti passanti, compresi bambini che andavano a scuola. L'operatore era "protetto" da una mascherina ma i passanti si trovavano esposti e senza difesa, obbligati a respirare la nuvola di polvere da cui erano investiti. Ricordiamo che l'argomento è già stato oggetto di discussione in Consiglio comunale a seguito di una mozione presentata in passato da alcuni consiglieri: si evidenziava opportunamente che l'uso dei soffiatori provoca la diffusione nell'aria (insieme a fogliame, carte e plastiche) di deiezioni animali, polveri di ogni genere, fra cui le famigerate Pm10 e Pm2,5, nonchè altri inquinanti pericolosi per la salute. La pulizia stradale con i soffiatori è perciò una pratica palesemente in contrasto con il dovere dell'amministrazione responsabile, tenuta invece a mettere in atto ogni possibile misura per ridurre le fonti d'inquinamento dell'aria. È bene ricordare, inoltre, che il Regolamento comunale d'igiene urbana non contempla l'uso dei soffiatori; precisa invece che "l'attività di spazzamento meccanizzato viene svolto, in supporto a quello manuale, con automezzi aspiranti provvisti di spazzole" (art. 22). Come si spiega che gli uffici e gli organi competenti in materia di salute pubblica non abbiano ancora rilevato la violazione di tale Regolamento e l'incompatibilità di questo uso dei soffiatori con le misure di contrasto all'inquinamento atmosferico in città?

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 28 novembre 2019

 

 

Incidenti stradali in lieve flessione ma aumentano gli schianti mortali - la mappa degli incidenti in FVG nel 2018

Rapporto di Automobile Club Italia e Istat sui sinistri in Fvg Trieste unica provincia a registrare un calo delle vittime

TRIESTE. Diminuiscono gli incidenti stradali in regione, anche se aumenta la percentuale di quelli mortali. L'Automobile Club d'Italia e l'Istat hanno stilato un rapporto sui sinistri avvenuti sulle strade del Friuli Venezia Giulia nel 2018: si sono registrati in totale 3.351 incidenti (3.468 nel 2017) con 4.537 feriti (4.675 l'anno precedente) e 77 morti (69 nel 2017).Solo sulle strade della provincia di Trieste il numero degli incidenti - 980 in totale rispetto ai 1.027 del 2017 - che hanno provocato una vittima è diminuito, passando dai 15 del 2017 agli 11 dello scorso anno. In quella di Gorizia, invece, i morti sulle strade sono addirittura raddoppiati passando da 4 a 8, con un aumento anche delle persone ferite. A lasciare la vita sulle strade della nostra regione sono prevalentemente persone di età tra i 30 e i 40 anni e gli over 65, nella maggior parte dei casi uomini, 64 in totale lo scorso anno. Ovviamente, a pagare il prezzo più alto sono i conducenti ma tra le vittime si contano anche 9 pedoni. Nel 68,2% dei casi i mezzi coinvolti sono automobili, nel 13,6% motociclette, nel 1,7% ciclomotori e nel 6,6% veicoli di tipo industriale e commerciale come tir, camion, furgoni. Il 6,5% degli incidenti ha visto coinvolte delle biciclette: in 37 casi a Trieste, in 67 a Gorizia, 127 a Pordenone e 166 a Udine. A Trieste, visto l'elevato numero dei motocicli, la percentuale di questi mezzi coinvolti nei sinistri (il 28,48%) ha un peso diverso rispetto al resto della regione. Gli incidenti derivano soprattutto da comportamenti errati. Tra i più frequenti si confermano la distrazione alla guida, il mancato rispetto della precedenza e la velocità troppo elevata (a livello nazionale nel complesso il 40,8% dei casi). Le violazioni al Codice della Strada risultano in diminuzione rispetto al 2017; le più sanzionate sono l'inosservanza della segnaletica, il mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza a bordo e l'uso del telefono cellulare alla guida. In diminuzione le contravvenzioni per eccesso di velocità. Il numero di sinistri in regione avviene soprattutto sulle strade urbane. Proprio in queste circostanze, che prevedono limiti di velocità tali da limitare gli impatti più pesanti, nel 2018 è avvenuto il numero più elevato di incidenti mortali. Dei 1.879 incidenti sulle strade urbane, 24 hanno avuto esito mortale; dei 484 avvenuti sulle strade extraurbane secondarie, 19 sono risultati mortali; 672 gli incidenti sulle extraurbane principali con 18 mortali. Sulle tratte autostradali del Friuli Venezia Giulia si sono contati 170 incidenti: in 11 casi ci sono state delle vittime. Con la popolazione invecchiano anche gli automobilisti. Confrontando i dati delle patenti attive all'inizio del 2018 con quelli di circa 10 anni prima emerge un marcato aumento del numero di patentati con più di 65 anni di età. I residenti in regione con più di 15 anni che hanno una patente di guida attiva per auto o moto sono 827.202, il 77,48%. Tra le donne che vivono nel nostro territorio il 68,3% è patentato. La provincia del Friuli Venezia Giulia con la maggiore percentuale di residenti patentati è Pordenone (80,10%), seguita da Udine (79,48%) e Gorizia (77,21%); quella con la minore percentuale Trieste (69,71%). Diminuisce su tutto il territorio nazionale invece il numero di patentati giovani, soprattutto fino a 24 anni di età, un dato confermato anche dalle autoscuole triestine, che da tempo testimoniano un certo disinteresse verso quello che fino a pochi anni fa era sinonimo di maggiore età e autonomia.

Laura Tonero

 

Pedoni categoria a rischio specie da marzo a ottobre - incidenti FVG 2018

Dei quasi 400 investimenti del 2018 sono 177 quelli avvenuti in zona triestina Vengono coinvolti soprattutto over 65. Le cause? Distrazione e velocità elevata

TRIESTE. I pedoni restano tra i soggetti più coinvolti negli incidenti. Trieste si conferma da anni maglia nera in regione, malgrado sia la provincia più piccola d'Italia per estensione, e registra tra i pedoni il più elevato numero di vittime e di feriti in Friuli Venezia Giulia.Nella nostra regione nel 2018, su un totale di 76 incidenti mortali, nove hanno coinvolto dei pedoni: quattro di questi sono morti sulle strade triestine, uno su quelle della provincia di Gorizia - l'area che registra da sempre meno vittime a piedi sulla strada in regione - e due rispettivamente in quella di Udine e Pordenone. Seppur in lieve calo, resta elevato il numero dei pedoni feriti, in molti casi con conseguenze importanti che determinano anche invalidità permanenti. I dati dell'Automobile Club Italia relativi allo scorso anno indicano che sulle strade della nostra regione siano rimaste ferite a seguito di sinistri stradali 397 persone: ben 177 nella sola provincia di Trieste, 53 in quella di Gorizia, 120 di Udine e 47 in provincia di Pordenone. Delle nove vittime in Friuli Venezia Giulia, 4 avevano superato i 65 anni, 2 avevano un'età tra i 55 e i 64 anni e 3 tra i 30 e i 54. Gli over 65 restano i più fragili, basti pensare che tra i 397 feriti, 138 avevano superato quel limite di età. Una percentuale che rispecchia anche la fotografia su Trieste, dove i pedoni feriti in età anziana sono stati 66 ma se ne sono registrati anche 13 tra i minori tra 0 e 13 anni, 23 tra i 18 e i 29 anni. Tra le cause soprattutto la distrazione, anche dello stesso pedone, e l'elevata velocità del veicolo che li ha investiti. A livello nazionale, in queste circostanze, nel 2018 su un totale di 172.553 incidenti (3.086 mortali) a perdere la vita sono stati 609 pedoni, un dato in crescita dell'1,5%. Nel 2017 nei 3.378 incidenti mortali, 600 vittime erano pedoni, un peggioramento del 5,3% rispetto al 2016. L'indice di mortalità per i pedoni, pari a 3,2 ogni 100 incidenti per investimento di pedone, è quasi cinque volte superiore a quello degli occupanti di autovetture (0,7). All'interno di un ambiente molto complesso come la viabilità stradale, i pedoni rappresentano la categoria di utenti maggiormente vulnerabile perché spesso non percepiti dall'utente "forte", in particolare le automobili. In generale, in regione, più del 40% dei sinistri stradali avviene lungo un rettilineo, sia sulle strade urbane che su quelle extraurbane. In ambito urbano gli incidenti che avvengono nei pressi di una intersezione rappresentano il 22,8% del totale, seguono quelli che si verificano in corrispondenza degli incroci (17%) e in curva (9,7%). Lungo le strade extraurbane il 21,2% degli incidenti si verifica in curva, il 14% nei pressi di una intersezione. La concentrazione degli incidenti e più elevata nei mesi che vanno da marzo ad ottobre, periodo in cui è maggiore la mobilità legata a periodi di vacanza. In questi otto mesi si conta in Fvg oltre il 70% degli incidenti. Quasi il 77% degli incidenti ha luogo tra le 8 e le 20 ma l'indice di mortalità raggiunge i valori più elevati nella fascia oraria tra mezzanotte e l'una e tra le 4 e le 5 della notte, soprattutto il venerdì e il sabato notte.

 

Il maggior numero di episodi in autostrada - E c'è anche la Costiera   -   gli indicatori statistici

TRIESTE. Sono i tratti autostradali della A4 (con 71 incidenti con 3 morti e 120 feriti), della A23 (41 incidenti con 6 morti e 79 feriti) e della A28 (30 incidenti con 48 feriti) quelli che in regione nel 2018 hanno registrato un indicatore statistico di incidentalità più elevato. A Trieste, sul raccordo autostradale Trieste-Sistiana, nello stesso anno i soccorsi e le forze di polizia sono dovute intervenire per 17 sinistri, in due casi mortali. Nessuna vittima ma addirittura 42 incidenti sono stati registrati invece sulla Statale 202. Passando alla Statale 14, Costiera inclusa, ha visto accadere 40 incidenti, in un caso con una vittima. Via Flavia ha registrato 8 incidenti. Il report dell'Aci che tiene conto anche dei dati dell'Istat, consente di mettere in evidenza anche la tipologia di incidete. A Trieste, ad esempio, i sinistri sono nel 22,83 per cento dei casi degli scontri fronto-laterali, nel 5,5 solo frontali. Nel 22,05 per cento si è trattato di fuoriuscite dalla carreggiata causa alta velocità, malori ma pure per distrazione del conducente, nel 21,26 per cento causa tamponamenti. A livello nazionale, nel 2018, gli incidenti stradali con lesioni a persone sono stati 172.344, in calo rispetto al 2017 (-1,5%), con 3.325 vittime (morti entro 30 giorni dall'evento) e 242.621 feriti (-1,7%) Il numero dei morti torna a diminuire rispetto al 2017 (-53 unita, pari a -1,6%) dopo l'aumento registrato lo scorso anno. Tra le vittime risultano in aumento i pedoni (609, +1,5%), i ciclomotoristi (108, +17,4%) e gli occupanti di autocarri (188, +15,3%). In diminuzione, invece, i motociclisti (685, -6,8%), i ciclisti (219, -13,8%) e gli automobilisti (1.420, -3,0%). Aumentano però le vittime sulle autostrade - da 296 nel 2017 a 327 nel 2018, +10,5% -, un dato sul quale ha inciso in maniera determinate il dramma stradale avvenuto il 14 agosto 2018 sul Ponte Morandi della A10 Genova-Savona-Ventimiglia, che ha coinvolto numerosi veicoli e causato 43 vittime. Il numero degli incidenti con esito mortale sulle autostrade italiane rimane comunque invariato: da 253 a 255 tra 2017 e 2018.

L.T.

 

Funivia su Opicina Dibattito fra partiti sul percorso finale - in commissione

C'è chi fa risalire gli albori del progetto al 1937 e chi addirittura all'epoca asburgica. La celebre funivia, che nell'immaginario di generazioni di triestini un giorno dovrebbe collegare il Carso al lungomare, ieri ha ricevuto il primo ok dell'aula dopo anni di silenzio. La proposta, riportata in auge dal consigliere comunale Roberto De Gioia (Progetto Fvg), ieri è passata in quarta commissione, presieduta dal forzista Michele Babuder. Ma con un colpo di scena, che non è piaciuto a tutti: il tragitto potrebbe non essere quello ipotizzato finora, da Monte Grisa a Barcola. In alternativa gli uffici stanno infatti vagliando l'opzione Opicina-Park Bovedo, particolarmente «comoda - ha spiegato il dirigente comunale Giulio Bernetti - perché consentirebbe un tracciato diretto, senza toccare le case. L'ovovia avrebbe risvolti non solo turistici ma anche trasportistici innovativi. Abbiamo affidato uno studio di fattibilità a un esperto, che prenderà in considerazione entrambe le opzioni». Antonella Grim (Italia Viva) ha auspicato «una valutazione complessiva. Forse sarebbe più opportuno trovare un punto d'arrivo tra Barcola e Miramare, invece che in Park Bovedo». Diversi si sono poi schierati a difesa di Monte Grisa, tra cui lo stesso De Gioia: «Una balconata stupenda su Trieste, con ristorante, parcheggi e altri servizi. Quell'area ha una valenza sia logistica che storiografica». Propendono per Monte Grisa pure il presidente del Consiglio comunale, Francesco Panteca, e il patriota Salvatore Porro, secondo cui «il santuario di padre Luigi Moro è il punto d'arrivo ideale. A Opicina c'è già il tram, ma non strutture turistiche adeguate». Per Babuder prioritario è «minimizzare impatto visivo, costi di manutenzione e consumo del suolo. Un'eventuale stazione intermedia in piazzale 11 Settembre consentirebbe inoltre di ovviare all'imbuto stradale». L'impianto dovrà in ogni caso avere anche un secondo spezzone, che colleghi il lungomare con il centro. L'operazione potrebbe valere circa 15 milioni di euro. 

Lilli Goriup

 

 

Fissata a fine gennaio l'udienza sul ricorso anti-pirogassificatore - il contenzioso al TAR

DUINO AURISINA. È stata fissata per la mattinata del prossimo 29 gennaio la discussione, davanti al Tar del Friuli Venezia Giulia, del ricorso presentato dai legali del Gruppo "Salute e ambiente" contro il decreto, emesso qualche mese fa dalla Regione, in base al quale il progetto per l'installazione di un impianto di pirogassificazione alla Burgo di San Giovanni di Duino non necessita di essere assoggettato alla procedura di Via. Gli ambientalisti di Duino Aurisina si erano subito attivati all'indomani dell'emissione del decreto, chiedendone la «revoca in autotutela», spiegando che la decisione dell'amministrazione regionale «facilita incredibilmente il procedimento di verifica della proposta e ne minimizza la pericolosità». Ai rappresentanti del Gruppo "Salute e ambiente" si erano subito affiancati numerosi pubblici amministratori degli enti locali della zona della Slovenia a ridosso dell'area in cui opera la Burgo «perché in linea d'aria - avevano spiegato - siamo vicinissimi al punto in cui il pirogassificatore dovrebbe essere realizzato, perciò le conseguenze sarebbero molto pesanti anche per noi». Molte proteste avevano visto protagonisti pure i residenti di Duino Aurisina, preoccupati per «la possibile nascita di un impianto destinato a provocare un'accentuata forma di inquinamento atmosferico». «La nostra azione - si legge in un documento diffuso dal Gruppo "Salute e ambiente" - è principalmente indirizzata all'appoggio degli operatori turistici e agli agricoltori».-

Ugo Salvini

 

 

Cinghiale sulla Gvt  - La Forestale lo abbatte per evitare incidenti

L'animale, ferito e imbizzarrito, avvistato vicino a Cattinara La strada è stata chiusa per consentire la messa in sicurezza

TRIESTE. Abbattuto prima che potesse procurare qualche incidente sulla Grande viabilità triestina. Questa la sorte di un esemplare femmina di cinghiale, vittima suo malgrado, ieri mattina, di un intervento molto complesso compiuto dalla Stazione forestale di Trieste. In seguito a una segnalazione dell'Anas, è stato infatti richiesto il pronto intervento delle guardie forestali, affiancate da due pattuglie della Polstrada, per neutralizzare appunto un cinghiale di circa 60 chili, avvistato lungo un canale ai bordi della Grande viabilità, in zona Cattinara, a circa 300 metri dall'uscita di Basovizza, in direzione Nord. L'esemplare era gravemente ferito alle zampe e per questo fortemente imbizzarrito. Viste anche la stazza dell'animale e la situazione critica, potenzialmente pericolosa, il rischio legato a una sua eventuale cattura è stato ritenuto troppo elevato. Da qui la scelta di colpire mortalmente il cinghiale prima anche che potesse arrivare sulla carreggiata della Gvt - peraltro piuttosto frequentata ieri mattina, chiusa il tempo necessario allo svolgimento dell'operazione - e provocare qualche incidente. La carcassa è destinata a una ditta che si occupa di smaltimento di animali morti, in Veneto, dove sarà incenerita. La presenza di cinghiali a Cattinara e dintorni non è certo una novità. Uno dei casi più eclatanti risale a qualche anno fa, quando una famiglia composta da papà, mamma e cinque cuccioli entrò nella pista di sci d'erba "Tre Camini", già sede di varie gare inserite nel programma di Coppa del Mondo di questo sport. Gli animali lasciarono profondi solchi in almeno dieci punti del terreno, in particolare lungo la parte bassa del tracciato, ma si resero autori anche di qualche incursione nella parte alta, vicino al magazzino della struttura gestita dallo Sci Cai Trieste. Un terreno appetibile, quello di Cattinara, in quanto ricco di vermi. Ancor più grave fu il clamoroso episodio nella vicina Longera, dove all'interno della sua proprietà il residente Bruno Zerial venne aggredito da un cinghiale che poi uccise Billy, il suo cane, un pastore di Ciarplanina di cinque anni.

Riccardo Tosques

 

 

Cambiamento climatico Un ciclo di conferenze - Italia Nostra

Il riscaldamento globale del pianeta è una realtà riconosciuta e studiata dai climatologi a livello mondiale. Dato l'interesse generale per questo tema, l'Associazione Italia Nostra - Trieste ha organizzato il ciclo di incontri culturali "Il clima e il riscaldamento globale del pianeta" in cui studiosi ed esperti del settore presenteranno le nozioni fondamentali sul clima e la sua storia, la situazione climatica attuale, i possibili effetti del riscaldamento globale sulla vita del pianeta e le possibili iniziative per avviare un controllo del riscaldamento climatico. Gli incontri si terranno, da novembre a febbraio, nella sala conferenze dell'Università della Terza Età, in via Corti 1/1, nei venerdì pomeriggio, dalle 17.30 alle 19. Domani Federica Flapp (Arpa Fvg - Osmer) parlerà di "Cambiamenti climatici in Fvg: evidenze attuali e scenari futuri". Il 6 dicembre Giovanni Bacaro di Units con "Il clima e gli effetti del cambiamento climatico globale sulla vegetazione". Il 10 gennaio il direttore del Servizio musei scientifici Nicola Bressi con "Clima che cambia, animali che cambiano - Ricaduta del cambiamento climatico sulla fauna selvatica". Il 24 gennaio Renato Colucci del Cnr - Istituto di Scienze Marine di Units con "I mutamenti climatici attuali rapportati alle variazioni occorse negli ultimi 12.000 anni". Il 7 febbraio Paola Del Negro di Ogs con "Impatti del cambiamento climatico sull'ecosistema marino". Il 21 febbraio Filippo Giorgi di Ictp chiude con "Quale futuro climatico ci aspetta?".

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 27 novembre 2019

 

 

«Logistica portuale e attività industriali per il post Ferriera» - IL MONITO DELLA UILM

 «Per la tutela e lo sviluppo dei livelli occupazionali della Ferriera è necessario prevedere nel progetto di sviluppo del sistema logistico del Porto di Trieste una piena integrazione delle attività industriali e logistiche delle Acciaierie Arvedi e di Siderurgica Triestina». Il monito è del segretario nazionale Uilm per il settore, Guglielmo Gambardella, che ieri ha incontrato in assemblea i lavoratori dello stabilimento. All'ordine del giorno, ieri, lo stato di avanzamento del confronto tra istituzioni e azienda sulle prospettive del sito triestino, a cominciare dall'appuntamento ministeriale dello scorso 20 novembre.«La Uilm - si legge in una nota - vuole essere in questa vertenza un soggetto attivo per contribuire al consolidamento delle attività industriali ma anche allo sviluppo di quelle logistiche ad esse collegate del Porto di Trieste. Abbiamo ribadito di essere disponibili a verificare se c'è questa opportunità per assicurare una prospettiva di lungo periodo ai lavoratori del polo siderurgico».L'intenzione, viene precisato nel comunicato sindacale, è «migliorare le linee guida del Piano industriale presentato da Arvedi che prevede per la riconversione del sito di Trieste un investimento stimato di almeno 180 milioni». Inoltre, chiarisce la Uilm, è necessario accertare «se realmente è possibile ricollocare i lavoratori attualmente impegnati nell'area a caldo».Il sindacato domanda un approfondimento del piano, in modo da verificare la sostenibilità, definire tutte le garanzie occupazionali e la tempistica per la realizzazione del progetto.

 

 

Enel investe 14,4 miliardi per dire addio al carbone

Il progetto dell'ad Starace punta sulla rivoluzione elettrica, sulla transizione alle fonti rinnovabili e sulla digitalizzazione. Confermato il dividendo

Milano. Investimenti per quasi 29 miliardi, di cui la metà destinati a procedere a passo svelto verso l'addio al carbone fissato al 2030. È il cuore del piano strategico 2020-22 presentato dall'Enel agli analisti, l'ultimo, a meno di ulteriore riconferma dopo sei anni alla guida del colosso elettrico, dell'attuale amministratore delegato Francesco Starace, il cui mandato scade a primavera. In una Milano già addobbata a festa per il Natale, ma la cui temperatura decisamente primaverile fa toccare con mano i guai portati dal cambiamento climatico, l'Enel ha rafforzato il proprio impegno per uno sviluppo energetico sostenibile. Gli investimenti organici totali per il prossimo triennio saranno pari a 28,7 miliardi di euro, in crescita dell'11% sul piano precedente. Alla decarbonizzazione del parco impianti sarà destinato il 50% del totale, con 14,4 miliardi per accelerare la realizzazione di nuova capacità rinnovabile (14,1 GW in più) e sostituire progressivamente la generazione da carbone. Il basket di investimenti prevede anche circa 1,2 miliardi per l'elettrificazione dei consumi, 11,8 per la digitalizzazione e l'automazione delle reti e anche 1,1 miliardi riservati a Enel X per la continua realizzazione di servizi ed infrastrutture a sostegno della decarbonizzazione e dell'elettrificazione, come per esempio le colonnine per la ricarica delle auto elettriche. L'uscita dal carbone sarà ovviamente graduale: attualmente l'Enel conta su una produzione di 40 TWh (terawattora) annui, cioè il 17,3% del totale, nel 2022 scenderà al 6,8% e nel 2024 al 3,9%, fino a ridursi a una forchetta tra zero e 2 TWh nel 2030, con una quota inferiore all'1%. Appena sette anni fa, nel 2012, la produzione a carbone era pari a 92 TWh, vale a dire il 31,1% del totale. Del resto l'avanzata delle rinnovabili è inarrestabile, tanto che Starace ha definito il 2019 un «punto di svolta», visto che è stato l'anno in cui la produzione green è stata pari a quella termoelettrica e non potrà far altro che aumentare ancora, ma non a scapito della redditività. Il gruppo prevede infatti per il 2022 un Ebitda di oltre 20 miliardi (+13% sul 2019), un utile netto ordinario di oltre 6 e un dividendo minimo garantito in crescita di un 1 centesimo nel 2020 e nel 2021 rispetto al piano precedente, con un nuovo obiettivo di 0,40 euro per azione nel 2022. Tutti numeri in crescita, dunque, che però lasciano tiepida la Borsa, dove il titolo ha chiuso a +0,86% a 6,8 euro. La presentazione del piano è stata, come ogni anno, anche l'occasione per fare il punto sui principali dossier sul tavolo dell'azienda: dalle potenziali acquisizioni (ma non c'è niente in vista, «puntiamo sulla crescita organica», ha detto Starace) alle cessioni, Open Fiber in primis: ma questo dossier, oggetto di grande attenzione da parte di Tim, si dimostra ancora lontano dalla chiusura. L'a.d. ha prima spiegato di non aver «nessuna fretta», per poi rincarare la dose: «Abbiamo avuto molte manifestazioni d'interesse ma non abbiamo nessuna intenzione di vendere». Fino alla fine del mercato di maggior tutela di luce e gas, che, come annunciato dal ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, dal previsto luglio 2020 subirà un nuovo rinvio: «È logico e non sorprende», ha tagliato corto Starace.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 26 novembre 2019

 

 

Cantiere a pieno regime - E il centro congressi incassa i primi "ingaggi"

Viaggio tra i magazzini 27 e 28 dove si lavora senza sosta in vista di Esof2020 - Ma la struttura è già prenotata anche per due grandi convegni tra i 2021 e il 2022

Cresce a vista d'occhio il futuro centro congressi polifunzionale di Porto vecchio. Il cantiere procede in una corsa contro il tempo in vista di Esof2020 ma, durante il sopralluogo organizzato ieri per stampa e istituzioni, la società Trieste Convention Center ha assicurato che i lavori chiuderanno puntualmente a fine aprile. E ha annunciato che sono già stati prenotati due congressi medici da oltre 1.500 persone per la primavera del 2021 e per il giugno del 2022. Durante il sopralluogo di ieri mattina, il presidente e ad di Tcc Diego Bravar e i responsabili del cantiere hanno accompagnato nel ventre del centro congressi i giornalisti, oltre agli assessori ai Lavori pubblici e alle Attività economiche Elisa Lodi e Serena Tonel e al direttore dell'area Lavori pubblici del Comune Enrico Conte. Nel Magazzino 28, quello più vicino al mare, il cantiere è in stato avanzato, come dimostra la sala da 420 posti i cui spazi sono pressoché ultimati. Ma la parte che più colpisce è senza dubbio il cosiddetto "28 bis", l'ampliamento dell'edificio iniziale, che ospiterà la sala congressi principale da 1.848 posti: un immenso spazio colonnato che a seconda delle esigenze potrà anche essere utilizzato come area fieristica. Le strutture del 28 bis sono prefabbricate in calcestruzzo armato, con travi di copertura a campata unica lunghe 39 metri. L'ampliamento è lungo 68 metri, per una superficie complessiva di 2.652 metri quadrati. È stata quasi ultimata anche la passerella che collega i due magazzini passando sopra alla strada. Nel 27 i lavori sono in stato avanzato, spiega Tcc: l'edificio conterrà una reception guardaroba, uffici gestionali, una sala espositiva polifunzionale da circa 1.990 metri quadrati, quattro sale congressi di cui una da 110 posti, una da 272 posti e due da 56 posti. Il responsabile dei lavori e project manager del progetto Uberto Fortuna Drossi, commenta: «Abbiamo avuto dei ritardi fisiologici, dovuti principalmente al meteo, ma nel complesso il cantiere è al 70%. Stiamo lavorando sodo, sette giorni su sette». La gestione dell'area non è semplice, anche perché mentre il centro congressi è in costruzione, proseguono i lavori di infrastrutturazione che il Comune sta facendo a partire dalla rotonda di viale Miramare. Un altro cantiere, quindi, che interseca quello di Tcc attraverso la strada che passa tra i due magazzini: «Questo ha complicato le cose, perché abbiamo dovuto far combaciare le esigenze di sicurezza di tutti i lavori», spiega Fortuna Drossi. L'investimento per la realizzazione del centro è di 12 milioni di euro Iva esclusa, costi sostenuti al 42% dal Comune e al 58% da Tcc Srl. Cristiana Fiandra, membro del cda di Tcc, annuncia comunque che il centro è stato «già prenotato per congressi per tutto settembre prossimo, e nell'ottobre successivo ospiterà la Fiera del caffè (oltre agli eventi medici, ndr)». L'obiettivo della società è che il centro congressi ospiti almeno 10 congressi di proporzioni nazionali o internazionali e una quindicina di eventi minori ogni anno. A queste condizioni, la società prevede un indotto su Trieste e le zone limitrofe da 30 milioni di euro l'anno.

Giovanni Tomasin

 

Entra nel vivo la caccia ai partner privati Si tratta con Generali

In ballo con il Leone un prestito per gli interni, «altrimenti li manterremo più semplici» «Ma da qui parte la riunificazione tra la città e il suo antico scalo. Ed è soltanto l'inizio»

Che altri privati vengano a investire nel centro congressi. È l'auspicio tanto di Trieste Convention Center quanto del Comune. Il presidente di Tcc Diego Bravar ha spiegato ieri che è in corso una trattativa tra la società e il gruppo Generali (che alla fine dello scorso anno è entrata a far parte della stessa compagine societaria di Tcc) per un prestito corposo: «Servirà a garantire un livello degli interni all'altezza degli standard più elevati, dall'attrezzatura di posizione alle sedie. Ce la faremmo anche senza, ma in quel caso gli allestimenti sarebbero più semplici». Anche il direttore dell'area Lavori pubblici del Comune, Enrico Conte, spera che altri privati intervengano: «È importante che le realtà economiche scommettano sullo sviluppo di quest'area. Noi faremo il nostro lavoro con i fondi che abbiamo a disposizione, e probabilmente ne avremo anche di ulteriori, ma le infrastrutture sono tante e se ci fossero altri investitori tutto potrebbe essere ancora più rapido». Un esempio è il lungomare a lato del Magazzino 28: avrebbe bisogno di bonifica e riqualificazione, ma è difficile che il Comune possa rimetterlo in sesto in tempo per Esof.A tal proposito l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi ha colto l'occasione per fare il punto dei lavori comunali in Porto vecchio: «Il primo lotto quello che parte dalla rotonda, è già avviato e l'anno prossimo lanceremo il secondo lotto, che arriverà fino al Magazzino 26». L'assessore alle Attività economiche Serena Tonel ha aggiunto: «Stiamo di fatto reintegrando alla città un'area molto grande che per decenni è stata su un altro pianeta. Il Comune la sta ricollegando al resto di Trieste attraverso i cantieri stradali e di infrastrutturazione, ma lo farà anche attraverso la mobilità». È in fase di studio un sistema di navette che dovrebbe collegare il centro città con l'area dei magazzini 27 e 28, da finanziarsi con i fondi della tassa di soggiorno. «Una struttura come il centro è fondamentale - ha proseguito Tonel - perché ci si riappropria di un'area anche attraverso i grandi eventi come Esof e i congressi che verranno ospitati qui nei prossimi anni».Lo sviluppo della città è anche nella mente di chi guida Tcc, assicura Bravar: «Qual è il senso di questo progetto? Noi contiamo di portare 30 milioni di indotto ogni anno, a fronte di tre milioni di ricavi che serviranno più che altro a ripagare i mutui. Ma l'obiettivo finale è più ampio». Ed è, ha aggiunto il presidente di Tcc, mettere proficuamente a contatto ricerca e realtà produttive: «Il 5% della popolazione di Trieste è composto di ricercatori, parliamo di 10 mila persone, che vivono qui grazie alle varie realtà scientifiche insediate a Trieste e dintorni. Si fa già tanto, la densità di startup innovative sul nostro territorio non ha eguali in Italia. Eppure rendiamo meno degli svizzeri e molto meno degli statunitensi». L'idea di Tcc è che il centro congressi possa fungere da acceleratore e da punto di incontro: «Finalmente la città avrà un contenitore all'altezza delle realtà economiche e scientifiche che ospitano, nel Nordest solo Riccione ha una sala così ampia. Qui potranno organizzare i loro congressi la Sissa, Area ma anche Generali o Wärtsilä».Tutti sono concordi nel rilevare che il centro congressi è «soltanto l'inizio», un primo passo verso la riunificazione di Trieste con il suo antico scalo portuale. Vada come vada, il 2020 sarà un'annata decisiva per Porto vecchio.

G.Tom.

 

Una porta vetrata con vista sul Lloyd per il nuovo infopoint destinato al 26 - l'ok al progetto definitivo

Il " Visitor Center" al Magazzino 26 in Porto vecchio sarà un "Infopoint Convention & Visitor Bureau" e dividerà lo spazio con la mostra "Lloyd Deposito a vista". Il riferimento al costruendo centro congressi dei Porto vecchio appare curioso, ma così si legge sull'intestazione del progetto finalizzato alla riqualificazione dei locali situati al piano rialzato del Magazzino 26, approvato dall'amministrazione comunale l'11 novembre e redatto dall'architetto Barbara Bellinati con studio a Muggia. La professionista, che si è occupata anche della metamorfosi teatrale della sala conferenze al terzo piano dello stesso Magazzino 26 (opera da 110 mila euro), vanta diversi interventi progettuali all'interno di numerosi edifici storici vincolati del centro storico di Trieste e ha collaborato alla redazione della variante generale al Piano regolatore per il Porto vecchio del 2003. Per il doppio intervento progettuale (infopoint e sala polifunzionale) l'architetto Bellinati incasserà una parcella pari a 31.599 euro. Il progetto relativo all'"Infopoint Convention & Visitor Bureau" del Magazzino 26 si limita per ora a un primo intervento in alcuni locali al piano rialzato per l'inserimento di una porta vetrata e la creazione di un nuovo accesso alle scale. La spesa prevista è di 48 mila euro, che rientra in un budget da 450 mila euro per il "Visitor Center", che sarà finanziato con una fetta consistente degli incassi provenienti dall'imposta di soggiorno. L'opera ha ottenuto l'autorizzazione del ministero per i Beni e le attività culturali e per il Turismo il 30 ottobre scorso. La riqualificazione dei locali del piano rialzato del Magazzino 26 avverrà in corrispondenza dell'entrata del "deposito" a vista del Lloyd Triestino (che in futuro entrerà a fare parte delle collezioni del nuovo museo del mare previsto sempre al Magazzino 26) con la realizzazione di un nuovo accesso alle scale dell'edificio già ristrutturato ai tempi del progetto di Portocittà nel 2011 per la Biennale diffusa di Vittorio Sgarbi. «È infatti necessario rendere operativi due uffici (nei due locali immediatamente all'ingresso) e collocare un infopoint per i visitatori del Museo (la mostra del Lloyd Triestino, ndr) e delle restanti attività esistenti», si illustra nella relazione tecnica: «Il locale ora destinato a deposito sarà destinato a una sala riunioni. Si propone di replicare la parete vetrata attualmente esistente e di posizionarla a delimitazione dei locali che ospitano il deposito a vista del Lloyd».La parete vetrata sarà suddivisa in quattro pannelli di vetro con la parte centrale apribile. «Verrà inoltre demolito parzialmente il tramezzo in cartongesso per creare un passaggio in modo che il flusso dei visitatori sia garantito in continuità, senza passare necessariamente dall'esterno», si spiega: «La parete in cartongesso sarà tinteggiata in colore grigio scuro con lo spessore dipinto in rosso». Il progetto prevede anche la chiusura con pannelli di cartongesso dell'armadio contenente il quadro elettrico. Saranno anche necessari alcune modifiche alle linee elettriche e al sistema di illuminazione realizzato solo nel 2003 ma «non più in commercio». I nuovi sistemi illuminanti saranno a "Led" anche per una questione di risparmio energetico: «Nella sala riunioni la torretta elettrica esistente si trova in una posizione non consona alla nuova disposizione della stanza e pertanto sarà rimossa e coperta con una piastra in acciaio». Nella sala conferenze al terzo piano sono stati creati ex novo un palco teatrale, un impianto audiovisivo e alcuni locali a disposizione degli artisti. Sarà il Politeama Rossetti a solcare per primo il nuovo palco del Magazzino 26 con lo spettacolo "I triestini d'oltremare", in scena a partire dal 5 dicembre.

Fa.Do.

 

 

Più spazio "regionale" per il Sito inquinato: sperano 150 imprese- LA BOZZA SUL TAVOLO DEL MINISTERO

Se il ministero dell'Ambiente, sotto il confermato generale Sergio Costa, non avrà nulla da obiettare alla modifica dell'accordo di programma datato 25 maggio 2012 (epoca Clini), l'area dei terreni da bonificare di competenza regionale aumenterà considerevolmente, consentendo un più rapido disbrigo delle pratiche che fanno impazzire le aziende da tre lustri. Dal punto di vista tecnico, il Sito di interesse nazionale (Sin) cederebbe ulteriore spazio al Sito di interesse regionale (Sir). Le carte sono pronte, il dossier - annunciato in aprile dall'assessore Fabio Scoccimarro - è all'esame del dicastero di via Cristoforo Colombo. Il cambio di governo (ma non di ministro) ha frenato l'iter: per la verità la Regione potrebbe "de-perimetrare" la zona anche indipendentemente da Roma, ma andrebbe a perdere un finanziamento governativo di 7,5 milioni. Sarebbe un peccato, per cui Trieste preferisce aspettare. La nuova proposta di "de-perimetrazione", che la Regione ha trasmesso al ministero, riguarda quasi 150 piccoli operatori. Ma coinvolge anche realtà maggiormente dimensionate come Italcementi, il termovalorizzatore Hera, Janousek, Harpo, Jotun, Cantieri San Rocco. Senza contare i terreni di proprietà Coselag (ex Ezit) a valle Noghere. L'idea della Regione, che sarebbe condivisa dal ministero, è quella di lasciare nel Sin solo le aree interessate dall'inquinamento da idrocarburi, assegnando al Sir tutto il resto. Una prima "de-perimetrazione" aveva riguardato, nel febbraio 2018 (governatorato Serracchiani), la zona attorno al Canale navigabile, dove finalmente hanno scosso la polvere una quindicina di fascicoli, tra cui gli uffici di via Carducci rammentano Sea Service, Colombin, Bruno Pacorini, Redaelli, AcegasApsAmga ex Aluwork, AutaMarocchi, illycaffè, Quaiat. Passi avanti soprattutto in tema di suoli, più complessa la procedura sulle acque: comunque, meglio del passato e aziende soddisfatte. È chiaro che una pratica in Regione a Trieste è preferibile a una pratica al ministero nella capitale. Date queste premesse, Scoccimarro vuole fare il bis. «A luglio - racconta l'assessore - avevamo avuto un proficuo incontro al ministero grazie all'allora sottosegretario Vannia Gava, con cui avevamo predisposto l'iter amministrativo per de-perimetrizzare il Sin». «La bozza del nuovo accordo è pronta - chiude Scoccimarro -, spero che il nuovo governo possa dare via libera ai propri dirigenti». Il dibattito su Sin/Sir aveva ripreso fiato dopo un recente intervento del geologo Carlo Alberto Masoli, buon conoscitore delle problematiche legate alla bonifica, che aveva suggerito un percorso per effettuare comunque lavori anche su terreni inseriti nel Sito di interesse nazionale. Sull'argomento prende posizione il vicepresidente dell'Ordine degli ingegneri, Vito Ardone, a sua volta esperto di bonifiche. Il professionista ritiene che un utile contributo a sbloccare l'impasse può essere la previsione di incentivi fiscali a favore dei proprietari "non responsabili" della contaminazione, attraverso la detrazione dei costi sostenuti nell'ambito degli interventi effettuati (caratterizzazione, esecuzione, messa in sicurezza). Anche l'Ordine - spiega Ardone - è favorevole all'ampliamento del Sir, nel quale andrebbe ricompresa tutta l'area "a terra", a eccezione di quella a maggiore criticità dalla discarica di via Errera alla Piattaforma logistica, Ferriera compresa. Ardone giudica positivamente la "regionalizzazione" delle competenze, avendo consentito l'insediamento di nuove attività come Java Biocolloid (le alghe rosse indonesiane).

Massimo Greco

 

 

I soldi per il Parco del mare vadano in aiuto alle imprese - la lettera del giorno di Glauco Rigo

Preso atto della dichiarata disponibilità del presidente della Camera di commercio Paoletti ad investire 9 milioni di euro per realizzare il Parco del mare nel sito della Lanterna (vincolato dal 196I) e del sostegno incassato dalle amministrazioni comunale Dipiazza e regionale Fedriga, a mio avviso è arrivato il momento di aprire in merito, una volta per tutte, una discussione aperta coinvolgendo tutte le categorie interessate. Gli organismi dirigenti della Camera di commercio dovrebbero riflettere se le risorse pubbliche da loro amministrate, derivanti dai contributi delle imprese associate e dal Fondo benzina, sono effettivamente con tale investimento davvero ben spese. Le "anime" di chi è contrario al progetto e alla sua collocazione sono numerose; a queste si aggiunge di recente l'evidente incompatibilità fra questa iniziativa e la maggiore dimensione sulle Rive del traffico legato all'arrivo delle navi da crociera, che potrebbe essere affrontato, ad esempio, con un prolungamento del molo prossimo alla Stazione marittima. Nel contempo ritengo che nessuno possa trattenere un imprenditore ad assumersi tutto il rischio di impresa di allestire un Parco del Mare in una diversa area, non vincolata, dell'area cittadina ritenuta appropriata. In un momento di grave difficoltà, che si manifesta con le crisi industriali, con i tagli ad esempio alle risorse che la Sissa intendeva investire sul territorio e con il veloce declino del piccolo commercio che, con le decine di locali sfitti, contribuisce a rendere un deserto intere vie cittadine, urge a mio avviso investire in iniziative mirate al sostegno delle categorie economiche e delle imprese già operanti. Una città, a mio parere, non può vivere solo della cosiddetta movida e di turismo.

 

 

«Ecco come difenderci dalle mareggiate»

Florence Colleoni (Ogs): «Abbiamo sottovalutato i cambiamenti climatici. Mai più case nelle zone più basse delle città»

Maree eccezionali, fiumi che straripano, intere zone costiere allagate per giorni. I disastri a cui abbiamo assistito in queste ultime settimane, che hanno messo in ginocchio Venezia e non hanno risparmiato Grado e buona parte della Bassa friulana, saranno sempre più frequenti. L'ultimo rapporto speciale del gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) parla chiaro: «Abbiamo sottovalutato la rapidità di questi cambiamenti: lo si comprende comparando le proiezioni climatiche effettuate nei primi anni '90, con i metodi d'analisi e gli strumenti allora a disposizione, con la situazione attuale», spiega Florence Colleoni, glaciologa dell'Ogs che ha collaborato alla revisione dello studio, realizzato da più di 100 autori di 36 diversi Paesi, facendo riferimento a circa settemila pubblicazioni scientifiche. «Tra i diversi scenari prefigurati ci stiamo avvicinando a quello peggiore, chiamato Rcp 8.5 o Business - as - usual: gli interventi per la riduzione delle emissioni sono stati del tutto insufficienti, sia dal punto di vista dell'utilizzo di energie rinnovabili, su cui anche l'Ue ha investito poco, sia da quello della riduzione dei consumi. Anche se c'è la volontà di cambiare strada, si tratta di un lungo cammino che stiamo percorrendo troppo lentamente».Il rapporto evidenzia dunque l'urgenza di agire tempestivamente, stabilendo priorità coordinate per affrontare i cambiamenti senza precedenti dell'oceano e della criosfera e rivela i vantaggi di un adattamento ambizioso ed efficace per lo sviluppo sostenibile e, al contrario, i crescenti costi e rischi di un'azione ritardata. L'oceano e la criosfera - le parti coperte di ghiacci del pianeta - svolgono un ruolo fondamentale per la vita sulla Terra, ricorda il rapporto, snocciolando alcune cifre: 670 milioni di persone nelle regioni di alta montagna e 680 milioni di persone nelle zone costiere basse dipendono direttamente da questi sistemi. Quattro milioni di persone inoltre vivono permanentemente nella regione artica e gli stati in via di sviluppo delle piccole isole ospitano 65 milioni di persone. Anche se si riducessero pesantemente emissioni e consumi, dice Colleoni, comunque gli effetti non sarebbero immediati e per un certo periodo il livello del mare continuerebbe ad aumentare e le acque a riscaldarsi: «Il fenomeno è fisico: le calotte polari, così come gli oceani, reagiscono alle variazioni di temperatura su tempi molto lunghi, perciò anche se la temperatura esterna diminuisse per un determinato periodo continuerebbero a sciogliersi».Questo non significa che non si debba intervenire in tal senso, ma che accanto a una strategia di mitigazione dei cambiamenti climatici è necessario ripensare anche all'utilizzo delle zone costiere più basse, sia dal punto di vista abitativo sia da quello delle attività economiche. A Lignano, evidenzia Colleoni, per esempio non è più consentito costruire appartamenti nei sotterranei, perché il rischio d'allagamento è elevato. Nel delta del Po si sta riflettendo su barriere antisale e su come cambiare l'attività di un territorio da sempre agricolo. «È indispensabile pensare subito alle azioni che si possono intraprendere per evitare allagamenti: dobbiamo adattarci rapidamente a situazioni che da eccezionali diventeranno frequenti per evitare danni alle attività economiche», sottolinea Colleoni.

Giulia Basso

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 25 novembre 2019

 

 

Treni rumorosi, cresce la protesta - cittadini di Barcola sul piede di guerra - Scoccimarro: «L'Arpa controllerà»

Assieme alla crescita dei traffici commerciali ferroviari, aumenta anche il disagio degli abitanti di Barcola e Grignano per i rumori provocati dal passaggio dei treni nei pressi delle loro case. Ma ci potrebbero volere ancora anni prima di vedere una soluzione, poiché questa tratta non è attualmente in cima alla classifica degli interventi prioritari sulla rete ferroviaria nazionale. La questione è stata dibattuta nel corso della sesta commissione comunale, alla quale hanno preso parte anche l'assessore regionale all'Ambiente, Fabio Scoccimarro, e Cinzia Giangrande della direzione tecnica di Rfi. Il comitato di cittadini della zona aveva inviato oltre sette mesi fa al Comune e a Rfi una lettera per esporre il problema e chiedere informazioni sulla ventilata installazione di alcuni pannelli fonoassorbenti. Interventi che erano stati auspicati dall'approvazione nel dicembre 2018 del "Piano Comunale di Classificazione Acustica del Comune di Trieste", che invitava l'amministrazione ad attivarsi presso la Regione e i ministeri competenti per garantire la priorità dell'adeguamento delle infrastrutture. «Siamo ben felici che il traffico del porto sia in ascesa e sappiamo che l'intermodalità con la ferrovia rappresenta uno dei suoi sviluppi principali. Ciò non toglie che comporta nocumento a 30 mila abitanti della zona di Barcola, che da oltre 15 anni aspettano una serie di interventi dal gestore delle ferrovie» ha affermato il consigliere comunale Michele Babuder (Forza Italia). Come ha spiegato Cinzia Giangrande di Rfi, il piano degli interventi di contenimento e abbattimento del rumore è stato redatto in origine nel dicembre 2003 e prevedeva una serie di lavori sul territorio nazionale da svolgere in un arco di 15 anni. L'ultima mappatura acustica degli assi ferroviari principali è stata conclusa nel dicembre 2016 ed era finalizzata all'aggiornamento del piano d'azione e dei relativi indici di priorità. Tra gli interventi previsti è presente anche quello relativo alla tratta Trieste-Monfalcone nelle zone di Barcola e Grignano, che in quell'occasione avevano risalito la "classifica" passando rispettivamente dal tredicesimo posto al decimo e dal quindicesimo al dodicesimo. Infatti, l'ordine in cui essi vengono svolti dipende dal grado di priorità assegnato all'interno di una "classifica" stilata ogni 5 anni durante la conferenza Stato-Regioni: la prossima si svolgerà nel 2020 e le Regioni saranno rappresentate dalla Sardegna. Ciò significa che ogni modifica al piano degli interventi deve ottenere il consenso di tutte le Regioni interessate, rivelandosi quindi un iter tutt'altro che semplice. Durante l'ultima riunione della Sesta Commissione l'assessore regionale all'ambiente Fabio Scoccimarro (che conosce bene la questione in quanto residente in una zona interessata dal passaggio dei treni) si è impegnato ad aumentare i controlli sull'inquinamento acustico attivando l'Arpa e, allo stesso tempo, a far leva sul suo omologo sardo per far risalire Trieste nella classifica durante la prossima conferenza Stato-Regioni. 

Simone Modugno

 

 

Salvare la Terra? Dieci cose da fare subito

2,6 sono i milioni di pro-fughi climatici nel 2019, per alluvioni estreme e siccità. 70%È la crescita del-le emissioni di anidride carbonica fra il 1990 e il 2019. 30Gli anni che restano per invertire la tendenza all'innalzamento della temperatura, per non superare la soglia dei due gradi in più. Dopo questa soglia la crescita potrebbe essere irreversibile.

Trent'anni di tempo per invertire la tendenza e ridurre la temperatura superficiale media globale al di sotto dei due gradi celsius: l'Accordo di Parigi sul clima prescrive che le emissioni globali di gas serra dovranno essere ridotte, entro il 2050, del 50% rispetto ai livelli del 1990. L'Unione Europea mira a ridurre per quella data le proprie emissioni dell'80- 95%. Per raggiungere l'obiettivo e evitare il disastro - scioglimento dei grandi ghiacciai, aumento del livello dei mari, la sparizione di interi territori e città sommerse dalle acque - la stessa Unione Europea ha deciso di adottare una serie di norme per promuovere l'utilizzo di energie rinnovabili (eolico, solare, idroelettrica e da biomasse) ma i singoli Stati devono mettersi al passo con i tempi e promuovere una serie di iniziative ecologiche per ridurre gli sprechi energetici e l'inquinamento delle proprie città rendendo più costosa la produzione di emissione di anidride carbonica. I cambiamenti climatici di questi anni, alluvioni, allagamenti, piene dei fiumi, sono frutto dell'incuria ambientale e dell'innalzamento della temperatura globale. L'industrializzazione non ha aiutato, anzi, l'innalzamento del Pil (Prodotto interno lordo) dei singoli Paesi ha spinto anche in su le temperature della Terra fino a un limite da catastrofe. Secondo le previsioni, le fonti rinnovabili sono un toccasana - la domanda di petrolio secondo le stime dovrebbe cominciare a scendere a partire dal 2023 - ma da sole non basteranno. Oltre a diminuire le emissioni di gas serra bisognerà "catturarne" dall'atmosfera con sistemi tecnologici e naturali. Evitare sprechi e trovare metodi ecosostenibili di vita quotidiana: dai trasporti al risparmio energetico domestico, eliminare gli sprechi di cibo reimmettendoli nella filiera alimentare, fino alla riforestazione e alla creazione delle smart city (città intelligenti), dovranno essere regole basilari per permettere ai 9,2 miliardi di persone - tanti saremo nel 2035 - di sopravvivere sul pianeta Terra. Gli esperti sostengono che entro il 2090 il Pianeta riuscirà a liberarsi dalle emissioni di gas serra, a patto che la rivoluzione delle nostre abitudini cominci oggi, anzi ieri. Come vedrete nelle pagine interne ci sono interventi che si possono anche fare subito, alcuni anche individualmente. A partire dalla migliore gestione del cibo e dei consumi.

Rosaria Federico

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 24 novembre 2019

 

 

Parco del mare, i 7 criteri dettati dall'ente di tutela

Allo studio la modifica dei divieti di costruire. La priorità: Lanterna sempre visibile

Sette criteri dai quali partire per riqualificare l'area del Molo Fratelli Bandiera, a cominciare da una priorità: la Lanterna dovrà restare sempre visibile, senza nuovi edifici che ne impediscano la visuale, da terra e dal mare. Sono queste le condizioni imprescindibili fissate dalla Soprintendenza per la procedura di rinnovo del vincolo che dal 1961 rende inedificabile l'area per un raggio di 130 metri dalla Lanterna. Vincolo i cui contenuti, come riferivamo nei giorni scorsi, potrebbero essere modificati, ma solo alla conclusione del procedimento si saprà se lasceranno o meno spazio alla realizzazione del progetto del Parco del mare.Per ora le certezze sono rappresentate proprio dai criteri fissati dalla Soprintendenza nel documento inviato agli enti interessati per notificare l'avvio della procedura, una lettera in cui si constata anzitutto lo stato di degrado della zona. Nel corso dei decenni, nonostante i provvedimenti di tutela, sono avvenute «significative e disordinate trasformazioni degli edifici presenti sul Molo Fratelli Bandiera - si legge nel documento - che hanno completamente disatteso la disciplina imposta dal vincolo e la perdita totale di funzionalità di capannoni e officine abbandonati e preda di un inarrestabile degrado. L'attuale situazione è lesiva della dignità e del decoro del suo monumento principale, la Lanterna, il più antico faro di Trieste, sorto in corrispondenza dell'antico Scoglio dello Zucco, progettato dall'architetto Matteo Pertsch ed entrato in funzione dal 1833».La Soprintendenza ha valutato quindi l'opportunità di una revisione del vincolo esistente «che tenga conto dell'attuale stato, degli attuali utilizzi e che fissi nuovi parametri di tutela dell'area circostante la Lanterna, in modo da garantirne visibilità e fruibilità in un contesto edilizio e funzionale rinnovato e di alta qualità architettonica». Il tutto auspicando che «la riproposizione di nuove norme di tutela indiretta della Lanterna promuova progetti di riqualificazione urbana dell'area del Molo Fratelli Bandiera».Il rinnovo del vincolo si ispirerà a sette criteri. Anzitutto «la Lanterna dovrà essere sempre visibile attraverso coni visuali sgombri da edifici che ne permettano l'agevole osservazione da tutte le rive del Molo, secondo i punti cardinali, come pure dal mare e dalla Riva Nazario Sauro e in generale dalle Rive». Inoltre, «lo spazio ai piedi della Lanterna dovrà essere lasciato libero e non potrà essere adibito a parcheggio e agli edifici circostanti esistenti non potranno essere aggiunti nuovi piani». Dovranno essere demoliti «gli edifici o le costruzioni in stato di abbandono o non più funzionanti e funzionali all'attività, comprese quelle nautiche e militari, che si svolgono sul Molo». Le cubature demolite «potranno essere riutilizzate in nuove costruzioni ubicate nella stessa area a condizione che non ostacolino la vista e la fruizione della Lanterna e che portino al recupero e a un generale miglioramento della qualità architettonica e urbanistica come pure del decoro dell'intera area».La Soprintendenza precisa che «non è ammessa la ricostruzione, una volta demoliti, degli edifici minori immediatamente adiacenti alla Palazzina Piloti». Le eventuali nuove costruzioni e le ristrutturazioni di quelle esistenti «dovranno privilegiare l'uso di materiali coerenti con gli edifici storici presenti sul molo o adottare soluzioni di architettura contemporanea di alta qualità compositiva, comunque non dissonanti rispetto all'architettura della Lanterna».

 

«Salvate la Tripcovich»: pressing sulle istituzioni

Due triestine si mobilitano e dicono no alla demolizione «La sua scomparsa renderebbe largo Santos desolante»

«Salviamola!». Non tutti si sono rassegnati alla decostruzione della Sala Tripcovich. A lanciare un nuovo «appello per salvare dalla demolizione un edificio storico triestino in funzione di una nuova destinazione d'uso per eventi e spettacoli» sono l'imprenditrice Ambra Declich Grandi e la scenografa Elena Zamparutti. Due innamorate dell'ex stazione delle autocorriere trasformato in teatro negli anni 90' grazie al mecenatismo del barone Raffaello De Banfield. L'appello, corredato da colorate ipotesi di restyling, è stato indirizzato al sindaco Roberto Dipiazza, al presidente della Regione Massimiliano Fedriga e alla soprintendente alle Belle Arti Simonetta Bonomi. Non è escluso che si arrivi presto anche a una raccolta di adesioni e firme per salvare la Sala Tripcovich. Una corsa contro il tempo. L'obiettivo è arrestare il piccone demolitore del primo cittadino che non vede l'ora di radere al suolo l'edificio ora che ne è rientrato in possesso avendolo avuto indietro dal Teatro Verdi (di cui è pure presidente) in cambio dei magazzini teatrali delle Noghere.«La Sala Tripcovich, che sostituiva il Teatro Verdi nel periodo della sua chiusura e prima ancora fu un'attivissima stazione autocorriere della Trieste-emporio dei Balcani ha le ore contate - si legge nell'appello -. Lo spettro del piccone si avvicina di giorno in giorno poiché i vertici del Comune hanno deciso la sua demolizione e, non esistendo un valido piano alternativo, non sorgerà nulla al posto di quei 1.350 mq fuori dalla stazione ferroviaria. La sua scomparsa renderebbe largo Santos uno spiazzo desolante antistante il muro del Porto vecchio nonché anonimo capolinea degli autobus. Come dire la riqualificazione del nulla», spiegano le promotrici dell'appello. Una versione che ribalta l'idea di Dipiazza che vorrebbe mettere la statua di Sissi al posto della Tripcovich per valorizzare l'ingresso monumentale al Porto vecchio. Sulla Sala Tripcovich c'è un vincolo che la Soprintendenza non ha ancora tolto (la pratica è ferma a Roma). «Non tutto è da demolire, ce lo insegna anche Fiume, eletta Città europea della Cultura 2020, che per allestire le mostre di questo evento poggia sul recupero di una fabbrica dismessa di tabacco e di una vecchia cartiera. Se Fiume è avanti in questo campo, Trieste non può essere da meno pensando alla Tripcovich e ai magazzini storici di Porto vecchio. Facciamo notare che la Sala Tripcovich con la sua ubicazione strategica costituisce un trait d'union ideale con il Porto vecchio che ospiterà Esof 2020», aggiungono Ambra Declich Grandi e Elena Zamparutti ricordando come nel gennaio 2017 alla Sala Tripcovich, che ospitava i festival cinematografici, venne consegnato a Monica Bellucci il premio "Eastern Star Award 2017" del Triste Film Festival.«La Sala Tripcovich opportunamente restaurata - ricordano le promotrici dell'appello - può diventare uno spazio di aggregazione multifunzionale alle porte della città, un luogo dello spettacolo per ospitare drammi, commedie, concerti, festival, cinema e iniziative culturali. Senza contare che una sala teatrale di riserva può sempre tornar utile, come il passato insegna. Senza contare che ha un' ubicazione strategica, è servita da un comodo parcheggio, ci si arriva con il bus e con il treno, quindi rispetta adeguatamente il principio della mobilità». 

 

Ex Maddalena, riparte il cantiere "infinito"

Con il posizionamento della seconda maxi gru entrano nel vivo i lavori. Previsti negozi, parcheggi e uffici destinati al Burlo

Con la sistemazione della seconda gru entra ufficialmente nel vivo il cantiere di recupero dell'area dell'ex Maddalena. Un'operazione che nei giorni scorsi ha creato qualche disagio al traffico veicolare di via dell'Istria, a causa del semaforo provvisorio utilizzato per il montaggio dell'enorme argano e che costringeva macchine e soprattutto autobus a uno sgradito senso unico alternato e a fastidiose chicane. Disagi però ben tollerati dai residenti che, dopo anni di attesa, vedono finalmente l'avvio di un vero e proprio cantiere nell'area perimetrale fra la stessa via dell'Istria e via Costalunga. Dopo la bonifica e il prosciugamento di quella che si era trasformata in un'autentica palude, i lavori sono partiti veramente. Come primo step la ditta incaricata ha puntellato le fondazioni dell'area, per passare ora alla fase edificatoria vera e propria, con l'innalzamento di due gru nel giro di pochi giorni. Nell'area, rilevata in fase di concordato preventivo dalla Cervet di Francesco Fracasso (che ha nel curriculum oltre 150 centri commerciali su siti da riqualificare) sorgerà un piccolo centro commerciale, tre livelli di parcheggi in grado di accogliere 500 vetture e un parcheggio esterno a raso. Le iniziative commerciali saranno costruite con accesso sia da via Costalunga sia da via dell'Istria. A completare la futura nuova area anche una serie di uffici, alcuni dei quali destinati al Burlo Garofolo. Grande "sponsor" dell'operazione di definitivo rilancio dell'area il sindaco Roberto Dipiazza che nei mesi scorsi ha dapprima chiesto a Fracasso di intervenire da un punto di vista finanziario nella voragine debitoria creata dall'inizio dei lavori abbandonati nell'ex Maddalena, per poi caldeggiare l'accelerazione all'operazione di risanamento di un'area che rischiava di rimanere abbandonata fino a data da destinarsi. «Io mi sono limitato a cercare di mettere insieme gli imprenditori per risolvere il problema - sottolinea il sindaco - e finalmente nel giro di pochi mesi la Maddalena verrà rimessa a posto. Trattandosi di privati credo che già nel secondo semestre del 2020 si potrà vedere la fine. Sono davvero soddisfatto per i cittadini, perché era davvero diventato un problema serio per la città». La conversione dell'ex ospedale per infettivi "La Maddalena" in area edificata ha una lunga genesi alle spalle, paragonabile forse solamente al recupero del vecchio stadio Grezar. I lavori sono iniziati tra il 2010 e il 2011, quando le imprese Riccesi-Cogg, Cividin, Carena, Palazzo Ralli, Platon Gas Oil hanno dato vita a GeneralGiulia2, con l'obiettivo di costruire 300 appartamenti. Il progetto è stato poiu ridimensionato e riformulato su due lotti, uno dei quali destinato a diventare centro commerciale a griffe Carrefour, marchio che però nel 2013 si tira indietro. Nella primavera del 2018 è entrato in campo Francesco Fracasso (Cervet) che ha rilevato la GeneralGiulia2 dal concordato preventivo, immettendovi più di sette milioni di euro per l'avvio del cantiere. Adesso è il tempo dell'inizio dei lavori edili veri e propri. La corsa per recuperare parte del tempo perduto può quindi dirsi iniziata.

 

 

Abbandona lavatrice, tv e mobili sulla strada: multato con 600 euro

L'episodio in via Piccardi: l'uomo aveva lasciato oggetti, vestiti ed elettrodomestici vecchi vicino ai cassonetti

Pensava di disfarsi facilmente di vecchi elettrodomestici, mobili e vestiti abbandonandoli accanto al cassonetto dei rifiuti. Invece, dopo una veloce indagine, l'uomo è stato pizzicato dagli agenti della Polizia locale che gli hanno comminato una sanzione da 600 euro, obbligandolo a rimettersi tutto sulle spalle e a riportarselo a casa. L'episodio è avvenuto in via Piccardi. Pochi giorni fa, nelle ore notturne, quando aveva meno probabilità di essere visto, un residente della zona ha pensato bene di liberarsi di una serie di cose vecchie, lasciandole nell'isola ecologica vicino a casa. Ma il giorno successivo, quell'ammasso di oggetti vicino ai cassonetti, non è passato inosservato agli agenti della Polizia locale che, transitando in zona, si sono imbattuti in quello che era un evidente tentativo di un residente di liberarsi con troppa facilità di una parte dell'arredamento. Vicino ai cassonetti l'uomo aveva sistemato una vecchia lavatrice, un televisore, un mobile, suppellettili e capi di abbigliamento oramai lisi e sistemati in grandi borsoni. Insomma, aveva deciso di liberarsi delle cose vecchie portandole semplicemente accanto ai contenitori della spazzatura. Risalire ai responsabili di questi comportamenti non è semplice. Invece, in questo caso, agli operatori del distretto di via Locchi della Polizia locale sono bastati alcuni accertamenti per individuare il "furbetto". L'uomo è stato sanzionato ai sensi dell'articolo 23 del Regolamento di Gestione rifiuti urbani e pulizia del territorio che prevede una multa di 600 euro in situazioni del genere. Non solo: il protagonista della vicenda ha dovuto provvedere a riprendere tutto il materiale abbandonato sulla strada, riportandoselo a casa. I rifiuti ingombranti non vengono asportati durante i normali giri di raccolta delle immondizie, e devono quindi essere recuperati con altre modalità: è possibile conferirli gratuitamente nei punti di raccolta o farli prelevare - anche in questo caso senza alcun costo - chiamando il numero dedicato di AcegasApsAmga. Ogni anno a Trieste vengono effettuati in media 2.500 interventi di raccolta di rifiuti ingombranti abbandonati, con una spesa di 500 mila euro che pesa sulle tasche di tutti i cittadini.

 

 

Sempre più caldo agricoltura al bivio: le aziende devono adattarsi al clima - i cambiamenti nel FVG

Il Triveneto è tra le aree più vulnerabili per impatti ambientali Cala la produzione di frumento, in tre anni perso il 35%

Udine. I cambiamenti climatici costringeranno le aziende agricole del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e del Trentino Alto Adige a ripensare gli investimenti e il tessuto produttivo. In futuro l'aumento delle temperature favorirà precipitazioni sempre più intense alternate da periodi di siccità con grandine e venti forti. Gli studiosi della Fondazione Nord Est, nella ricerca "Cambiamenti climatici e agricoltura nel Nordest", per mitigare i danni che saranno sempre più evidenti dal 2021 al 2100, suggeriscono agli agricoltori di conservare la vita sulla terra realizzando infrastrutture verdi. La consultazione dei servizi climatici diventerà fondamentale nei prossimi decenni quando si tratterà di salvaguardare le colture e la produttività. Il documento sarà presentato mercoledì prossimo, alle 17.30, nel salone del Popolo (palazzo D'Aronco) a Udine, dal direttore scientifico della Fondazione Nord Est, Carlo Carraro, e dalla presidente di Crédit Agricole FriulAdria, Chiara Mio. L'evento sarà moderato dal direttore del Messaggero Veneto, Omar Monestier.La situazione attuale - Rispetto ai livelli preindustriali, entro la fine del ventunesimo secolo la temperatura media della superficie terrestre potrebbe aumentare di oltre 4 gradi. Proprio perché le attività agricole dipendono direttamente dalle condizioni climatiche, le conseguenze sono già sotto gli occhi di tutti e a pagare il prezzo più alto è proprio il settore agricolo che, nel Nordest, occupa 179 mila addetti a tempo pieno (21% della media nazionale) e garantisce una produzione pari a 12,3 miliardi e un valore aggiunto di 6,4 miliardi di euro. Questi i numeri legati all'attività delle 240 mila imprese distribuite su 3,47 milioni di ettari. Frumento, Mele e vino - Nel Nordest vengono coltivati a frumento 74.566 ettari (14.069 in Veneto, 388 in Fvg, 60.103 in Emilia Romagna), il 16% in meno rispetto a un anno fa. E se la percentuale è stabile su base decennale, risulta più bassa del 35% rispetto al 2016. Lo stesso vale per la produzione: le stime per l'anno in corso si aggirano attorno alle 327.450 tonnellate, un valore in calo rispetto al trend degli ultimi anni. Il Nordest si conferma player importante pure sul fronte delle mele: nel solo Trentino Alto Adige si producono circa 1,5 milioni di tonnellate, in Veneto 198.628 e 42.00 in Friuli Venezia Giulia. Buone le performance pure per l'area produttiva vitivinicola, ecco alcuni dati: Veneto 12,9 milioni di ettolitri, Trentino Alto Adige 1,3 milioni e Friuli Venezia Giulia 1,7 milioni. Gli effetti«Il Nordest è una delle aree più vulnerabili al mondo per gli impatti dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale». Gli autori della ricerca, Jaroslav Mysiak, Silvia Torresan e Dionisio Perez Blanco, lo scrivono facendo notare che gli effetti positivi dovuti a stagioni di coltivazione più lunghe rischiano di essere superati dagli effetti negativi con l'aumento della frequenza e dell'intensità di eventi esterni che colpiscono il territorio. La tempesta Vaia è solo un esempio. Gli scenari futuri - Secondo le simulazioni fatte nel corso della ricerca, le temperature estreme continueranno ad aumentare costantemente. I cambiamenti più significativi sono previsti tra il 2071 e il 2100. Diverso il quadro per le precipitazioni: stando ai modelli matematici, dal 2021 al 2050 le piogge diminuiranno sia per quantità che intensità in tutto il Nordest, mentre tra il 2071 e il 2100 saranno più copiose soprattutto in Trentino Alto Adige.Soluzioni possibili«Sul piano delle emissioni è comprovato che l'agricoltura biologica riduca le emissioni di origine antropica. Favorisce - si legge nella ricerca - un maggior sequestro di Co2 aumentando la fertilità naturale del suolo, diversità biologica e la connettività degli ecosistemi agrari senza l'impiego di fertilizzanti». Detto questo la Fondazione Nordest invita a riflettere anche sulla cosiddetta "gestione intelligente dell'agricoltura" e sull'utilizzo di tecnologie di telerilevamento e servizi meteo-climatici. Un metodo che potrebbe consentire di andare oltre i prodotti bio. A tutti i livelli, l'informazione diventa fondamentale per consentire alle imprese di adottare scelte consone ai cambiamenti climatici già in atto. «Il Nordest - recita ancora la ricerca della Fondazione - deve stimolare le aziende agricole e agroalimentari a ridurre la propria impronta ecologica e ad adattarsi ai possibili impatti dei cambiamenti climatici». Da qui la proposta di costituire un partenariato sul rischio climatico.

 

Tutelare i livelli delle falde trasformando le aree in foreste - le buone pratiche

Udine. A causa dell'eccessivo sfruttamento e degli impatti delle attività agricole, nei prossimi decenni, quando farà sempre più caldo, si andrà verso il calo dei livelli delle falde acquifere e la scomparsa delle zone umide e dei fontanili. In previsione di tutto ciò, facendo proprio le buone pratiche messe a punto da Veneto agricoltura, gli studiosi della Fondazione Nord Est propongono la realizzazione di interventi ingegneristici «che permettono di ricaricare le falde acquifere in modo controllato durante i periodi di maggior disponibilità di risorsa idrica, ovvero da settembre ad aprile».L'obiettivo è incanalare le acque superficiali in aree agricole convertite a bosco, per poi utilizzare la risorsa durante il periodo irriguo, da aprile a settembre. Le aree di infiltrazione - questa la denominazione tecnica - consentono «di trarre beneficio dall'alto tasso di infiltrazione dei suoli localizzati al di sopra della fascia delle risorgive, convertendo le superfici agricole precedentemente coltivate a mais in foreste che consentono di massimizzare il tasso di infiltrazione». Sperimentato nel comune di Carmignano di Brenta (Padova) da un privato, il progetto porta nelle casse del proprietario 1.500 euro l'anno per l'apertura del bosco limite alla comunità e 1.200 euro a ettaro all'anno dal Consorzio di bonifica per la fornitura del servizio idrico di infiltrazione. Questo vuole essere solo un esempio di contaminazione tra enti pubblici e i privati per correre ai ripari contro i possibili effetti negativi che provocheranno i cambiamenti climatici. La Fondazione Nord Est lo suggerisce per spronare tutte le Regioni a ragionare su questi temi utilizzando le linee di finanziamento messe a disposizione anche dalla Comunità europea.

 

«Le catastrofi si possono prevenire Necessario investire in sostenibilità»

Parla Chiara Mio, presidente di Crédit Agricole Friuladria: «Non dimenticare che non tutto è riparabile»

L'INTERVISTA - Fare impresa in modo ambientalmente sostenibile non solo è possibile «ma è vincente». Ne sa qualcosa l'agricoltura che, anche in Friuli Venezia Giulia e a Nordest, ha imboccato con convinzione questa strada. Che fa bene all'ambiente «ma anche al portafogli, perché il conto che stiamo pagando causa il cambiamento climatico è già molto salato. Prevenire - ricorda Chiara Mio, presidente di Crédit Agricole FriulAdria - è più conveniente che riparare. Ammesso che i danni provocati da eventi estremi siano riparabili: le vite umane e i mosaici della basilica di San Marco, non lo sono». Presidente, l'Ue definisce il cambiamento climatico un pericolo che va contrastato e assume impegni che indirizzano verso la sostenibilità.«È assolutamente necessario investire in sostenibilità. E la motivazione forse più importante è: perché conviene. Qualche dato. Tra il 2000 e il 2016 a livello mondiale le catastrofi naturali di origine meteorologica hanno registrato un incremento del 46%, e tra il 2007 e il 2016 le perdite economiche dovute a condizioni meteo estreme, nel mondo, sono aumentate dell'86%, con 117 miliardi di euro solo nel 2016. Cifre e dati sono della Commissione Europa». E quindi che si fa?«Si inizia a agire coerentemente con la convinzione che prevenire è sempre meglio che riparare». Investendo, quindi.«Viste le cifre enormi richieste dal ripristino dei danni, è evidente la convenienza nell'investire in prevenzione. Perché non dimenticherei che non tutto è riparabile».Non è curioso che, pur di fronte a uno scenario drammatico, ci sia chi sbeffeggia Greta Thunberg e il cambiamento climatico? «Secondo me è bellissimo che, dopo il '68, i giovani nel mondo abbiano una causa comune e una prospettiva di futuro e ci chiamino alla responsabilità. E credo indichi un atteggiamento di "vecchiaia" e di "stanchezza" il cercare la pagliuzza invece di fare i conti con le proprie responsabilità». Torniamo alla sostenibilità. Nel convegno si parla solo di quella ambientale? «No. La sostenibilità, come ci spiega Carlo Carraro, ha tre "gambe": economica, ambientale e sociale. La giornata è dedicata al cambiamento climatico e alla sostenibilità nel settore agroalimentare, ma i cambiamenti climatici generano immediatamente problemi sociali e viceversa. Qualche settimana fa abbiamo visto le immagini delle cascate Vittoria di fatto scomparse: dell'acqua che precipita nel fiume Zambesi resta un rivolo. Questo spingerà le persone di quei Paesi a emigrare. E dove? In Europa, ovviamente, e tra un anno o due assisteremo a questa nuova ondata migratoria. Quindi i cambiamenti climatici possiamo sì vederli dal punto di vista ambientale, ma sono correlati a impatti sociali». Che cosa possiamo fare? «Possiamo investire in modo sostenibile e win-win, in modo rispettoso verso l'ambiente e guadagnando. È un approccio "rifondativo". Un altro modo di fare business, scelto perché conviene e produce valore nel lungo termine». L'Ue indica la strada della sostenibilità, ma ci sono Paesi molto lontani da questi principi che portano i loro prodotti sul nostro mercato. Come difendere le aziende? «Ci vogliono politiche europee mirate. Non dazi, ma deterrenti che penalizzino prodotti (e materie prime) fabbricati con dumping sociale o con criteri ambientali non conformi. E i consumatori devono essere informati». Il settore primario è sensibile a questi temi? «Generalizzare è sempre difficile, ma il biologico nasce in agricoltura. Ora scienza e tecnologia, con la possibilità di selezionare piante e sementi resistenti a determinate malattie, permettono di uscire dall'eccesso delle logiche produttive. Non so se tutte le aziende siano pronte, ma questa è la strada. Chiaro, ci vuole il collegamento tra mondo produttivo e centri di ricerca». Il ruolo di Crédit Agricole FriulAdria in questo processo? «Certo di accompagnamento verso maggiore consapevolezza su questi temi. E soprattutto, in considerazione della comunicazione della Commissione europea del 2018, a preparare le aziende a un ulteriore cambiamento che prevede che le banche tengano conto, negli affidamenti, dei rischi ambientali delle attività svolte dai propri clienti. E gli istituti di crediti avranno obbligo di riserve di capitale differenziati a seconda del profilo ambientale, sociale e di sostenibilità dei clienti. Cambieranno le regole del gioco e il nostro compito è anche aiutare le aziende».

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 23 novembre 2019

 

 

Consumo del suolo, nuove case a Barcola con la legge ferma - la lettera del giorno di Tiziana Cimolino e Lino Santoro

Il Piano regolatore del Comune di Trieste in vigore dal 5 maggio del 2016 è stato propagandato come un piano che esprimeva delle visioni sulla città del futuro e che avrebbe perseguito la riduzione del consumo di suolo. Le osservazioni di Legambiente, Italia Nostra, Wwf e Trieste Bella puntualizzavano invece la contraddizione fra questo assunto e la realtà manifesta dell'apertura all'edificazione di nuove aree verdi del Comune. Il Parlamento comunitario ha votato per l'azzeramento del consumo di suolo netto entro il 2050, l'allineamento alla crescita demografica e il contenimento del degrado del territorio e il suo recupero alla naturalizzazione entro il 2030. Per contenere il dissesto idrogeologico, sempre più compromesso dall'aumento della frequenza degli eventi meteorologici estremi. Ma la legge sulla Riduzione del consumo di suolo è ferma al Senato. Intanto in un anno sono stati consumati 24 mq di suolo cittadino per ogni ettaro di aree verdi dice il Rapporto 2019 del Sistema nazionale per la Protezione dell'ambiente sul Consumo di suolo in Italia: aumenta lo spreco di suolo all'interno delle città italiane. A livello generale lo screening del territorio italiano segna in rosso altri 51 chilometri quadrati di superficie artificiale solo nel 2018, in media 14 ettari al giorno, al ritmo di 2 metri quadrati ogni secondo. Un ritmo molto lontano dagli obiettivi europei che ci richiamano alla tutela del suolo. Nel Piano regolatore triestino attraverso la dicitura di nuova città dei giardini si è voluto mitigare in qualche modo l'imbarazzo per la creazione di nuove urbanizzazioni e cementificazioni, aggiuntive rispetto a quelle ereditate dal precedente Piano regolatore. Si tratta di nuove urbanizzazioni ingiustificate sia dal trend demografico sia dal rilevante e crescente patrimonio edilizio esistente inutilizzato o rimasto invenduto. Nell'area in salita di Miramare a Barcola attualmente oggetto del Piano di attuazione comunale è prevista l'edificazione in un'area verde di due nuovi condomini di 12 unità abitative per un volume di 3.453 metri cubi su un fondo di 4.064 mq. Non è una riduzione del consumo di suolo: l'attuale Piano regolatore è un anacronistico mostriciattolo.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 22 novembre 2019

 

 

Fim: «Troppe incertezze sulla Ferriera di Servola» - Dopo il secondo incontro al MISE

 «In una partita così importante per l'industria e il futuro di tanti lavoratori e famiglie, le cose devono determinare i tempi e non può essere che i tempi determino le cose». La Fim Cisl vede il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto dopo il secondo incontro al Mise (mercoledì scorso), presente il ministro triestino Stefano Patuanelli, sulla Ferriera di Servola in mano all'Acciaieria Arvedi Stabilimento di Trieste. «Si è assistito - racconta Umberto Salvaneschi, segretario Fim Cisl - di un ulteriore incontro "interlocutorio" con una novità (non dettagliata) riguardante un interessamento Ungherese sulla logistica». Il bicchiere mezzo pieno riguarda il lavoro. «Sul tema della ricollocazione dei settanta lavoratori con contratto a termine - spiega Salvaneschi - è emerso che esiste la possibilità di ricollocazione presso un'azienda di San Giorgio di Nogaro la Centro servizi navale spa, costituita da joint venture tra ArcelorMittal Cln Distribuzione Italia, Fincantieri e Palescandolo Lavorazioni Siderurgiche». Il bicchiere mezzo vuoto è il futuro produttivo dell'area di Servola. «Con preoccupazione, invece, non abbiamo rilevato grossi passi avanti sulle importanti questioni aperte e sui principali nodi ancora da sciogliere a distanza di 63 giorni dal primo incontro - aggiunge la Fim - . Non risulta ancora chiara una fondamentale partita, tra Autorità e Gruppo Arvedi relativa agli interessi su determinate aree (alcune di proprietà Arvedi e altre demaniali). Altresì sono state evidenziate delle perplessità sul piano industriale in relazione a tempi di realizzazione e all'occupazione». --

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 21 novembre 2019

 

 

Divieto a costruire: la Soprintendenza riapre la partita del Parco del mare.

Avviata la procedura che valutera' se rinnovare il vincolo. Subito mobilitate le associazioni contrarie al progetto.

Nuova svolta nell'ambito del sempre più annoso iter progettuale del Parco del mare. La Soprintendenza ha avviato infatti la procedura - notificandola agli enti interessati, Comune compreso - riguardante il rinnovo d'ufficio del vincolo che dal 1961 rende inedificabile l'area per un raggio di 130 metri dalla Lanterna. Vincolo i cui contenuti, ora, potrebbero essere modificati. Impossibile prevedere se l'apertura del procedimento possa preludere a un'attenuazione del vincolo o, viceversa, a una conferma delle limitazioni attuali che sancirebbe di fatto la discesa della pietra tombale sul progetto multimilionario del Parco del mare, ma intanto la polemica si riaccende. A innescare la miccia dando la notizia dell'avvio della procedura sono stati ieri i rappresentanti dei sodalizi che si battono contro la realizzazione del Parco del mare e a favore di una riqualificazione in chiave ambientale e paesaggistica del lungomare: sono decisi a fare chiarezza e hanno presentato una richiesta formale di accesso agli atti. Nell'istanza indirizzata alla Soprintendenza (e per conoscenza al ministero per i Beni e le Attività culturali) si ribadisce che il progetto è «non rispettoso della storia del luogo e delle sue potenzialità ai fini di una vera valorizzazione». Già pronto lo "slogan": «Riqualificazione del lungomare dalla Lanterna a Miramare». E l'imperativo è «no a ulteriori interventi edilizi», tantomeno quello che viene considerato un "maxi-acquario" dispendiosissimo e ormai superato come concezione dalle nuove tecnologie visuali digitali, immersive e tridimensionali, oltre che dalla diffusione di una maggiore sensibilità animalista. Nella richiesta si allega una corposa documentazione a sostegno del "partito del no" secondo il quale la procedura avviata dalla Soprintendenza, se anche modificherà i contenuti del vincolo, non potrà che ribadire comunque il divieto di edificazione e «rafforzare la possibilità di salvaguardare il contesto circostante la Lanterna». I promotori ieri hanno illustrato l'iniziativa in una conferenza stampa aperta dall'architetto William Starc. C'erano, tra gli altri, l'architetto Roberto Barocchi di Trieste Bella, Giorgetta Dorfles del comitato La Lanterna, Andrea Wehrenfennig di Legambiente, Giorgio Uboni della Cgil che ha sostenuto l'iniziativa assieme al Wwf e all'associazione Un'altra città. Il rischio paventato da Starc è che la procedura porti ad alleggerire il vincolo «concedendo ad esempio la possibilità di costruire e obbligando solo a garantire un cono di visuale». Nel corso della conferenza è stato reso noto che in una nota integrativa al verbale di assemblea di Trieste Navigando (che ha in concessione l'area) viene comunicato che il vincolo di inedificabilità «genera ritardi all'iter di predisposizione della proposta di project financing per la realizzazione dell'opera» e si precisa che la futura acquirente Camera di commercio si è subito attivata «per acquisire chiarimenti sul vincolo e ricercare le soluzioni più veloci per un suo superamento». I sodalizi hanno preparato 6 domande da rivolgere «a chi ha responsabilità di governo del territorio». Anzitutto «come è stato possibile che la Camera di commercio spenda consistenti risorse finanziarie dei contribuenti per un progetto da realizzare in un'area su cui c'è un vincolo di inedificabilità?». E poi «con quale diritto un ente autonomo di diritto pubblico continua ad accumulare e non spendere consistenti risorse derivanti dal Fondo benzina e dalla maggiorazione del diritto annuale? Perché a fronte delle potenzialità nel Porto vecchio ci si ostina sull'area adiacente la Lanterna?».Hanno preso la parola anche il consigliere regionale del Pd ed ex sindaco Roberto Cosolini e il giornalista Paolo Rumiz. Per Cosolini l'ente camerale avrebbe dovuto accorgersi per tempo del vincolo («avevo avvertito di fare attenzione») e accogliere la proposta dell'allora primo cittadino che aveva caldeggiato il Porto vecchio come location. Così Rumiz: «Subiamo il potere ereditario di una Camera di commercio che ormai è nelle stesse mani da vent'anni e tiene ferme risorse per 14 milioni di euro».

Piero Tallandini

 

Il nodo accantonamenti L'ente camerale spiega «14 milioni? No, solo 9» - I costi dell'opera

A tenere banco nella polemica sul Parco del mare è anche e soprattutto la questione finanziaria. I sodalizi hanno ribadito ieri che la Camera di commercio ha accantonato 14 milioni di euro. In giornata l'ente camerale ha smentito («accantonati con vincolo di destinazione non più di 9 milioni») in una nota stampa nella quale sono stati puntualizzati anche altri aspetti.«È erroneo e fuorviante citare, come ha fatto Starc, lo studio del 2010 dell'allora assessore comunale Ravidà - si legge nella nota -. Va invece indicata la congruità e sostenibilità della realizzazione emersi dal documento realizzato nel 2015 su incarico della Fondazione CRTrieste, ovvero lo studio sulle analisi economico-patrimoniali e finanziarie del progetto. Seguirono a gennaio 2016 la lettera ufficiale del sindaco Cosolini in cui esprimeva sostegno alla realizzazione di un acquario sulla base degli studi e dell'idea progettuale commissionati dalla Fondazione e a febbraio la lettera ufficiale della presidente della Regione Debora Serracchiani, nella quale esprimeva il suo favore di massima».Poi la replica a Cosolini secondo il quale la Camera di Commercio doveva sapere del vincolo: «Il piano regolatore previgente prevedeva solo la possibilità di realizzare Porto Lido, quindi porto turistico. Con la variante del settembre 2018 l'area diventa compatibile con la realizzazione del Parco del mare, quindi nessun vincolo mai è emerso sul piano regolatore, neanche quello del periodo in cui Cosolini era sindaco. Il vincolo risalente agli anni Sessanta non è mai stato riportato in alcun piano regolatore e mai è stato annotato nel Libro Fondiario». 

 

 

Ferriera e futuro degli operai: spunta l'opzione Fincantieri

Il ministro Patuanelli annuncia che una parte delle maestranze in uscita per la riconversione potrebbe essere ricollocata in una «società partecipata»

Il percorso di ricollocazione degli operai della Ferriera vedrà anche il coinvolgimento di Fincantieri, mentre Siderurgica Triestina si conferma disponibile a investire i primi 180 milioni per la riqualificazione del sito, puntando a entrare nella partita della logistica e annunciando di avere in tasca accordi con realtà ungheresi non meglio precisate. Sono queste le novità della terza riunione del tavolo convocato al Mise, dove il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha ribadito l'intenzione di chiudere il nuovo Accordo di programma entro l'anno, aprendo però alla possibilità di slittare ai primi mesi del 2020. Patuanelli ha richiamato ancora una volta la volontà di giungere alla riconversione salvaguardando tutti i lavoratori. E secondo la nota del Mise, «l'azienda ha evidenziato come siano già state individuate le risorse previste nel piano industriale», che punta su smantellamento e bonifica dell'area a caldo, riconversione della centrale elettrica e potenziamento di laminatoio e attività logistica. «L'azienda - ancora la nota del ministero - ha assicurato che verrà garantita la ricollocazione ai circa settanta lavoratori con contratto a termine presso altre realtà aziendali locali». E qui esce confermata la possibilità del passaggio alla ArcelorMittal Cln Distribuzione di San Giorgio di Nogaro, ma spunta anche l'annuncio di Patuanelli sulla possibilità di trasferire una parte non quantificata delle maestranze in una «società partecipata». Il riferimento criptico è a Fincantieri, con cui istituzioni locali e ministro hanno avviato il confronto. L'ad del gruppo Arvedi Mario Caldonazzo si è impegnato invece a investire i primi 180 milioni sul totale di 230 previsto dal business plan. Caldonazzo non ha legato l'investimento all'arrivo di fondi pubblici come fatto in precedenza, ma ha chiarito ad ogni modo che Mise e Invitalia stanno studiando le modalità per massimizzare gli aiuti statali nei limiti dei vincoli delle norme Ue. L'ad ha confermato poi la volontà di gestire in proprio le aree bonificate, valutando l'uso logistico in collaborazione con non precisati soggetti ungheresi. I sindacati continuano a chiedere attenzione. Per Mirco Rota (Fiom), «Arvedi vorrebbe giungere entro l'anno a un accordo sindacale, oltre alla revisione dell'accordo di programma, per noi i tempi non potranno che essere quelli che consentiranno di dare una soluzione a tutte le questioni aperte» su occupazione e ammortizzatori. Per i rappresentanti della Uilm Antonio Rodà e Guglielmo Gambardella, si tratta di «prevedere nel progetto del sistema del porto una piena integrazione delle attività industriali e logistiche per lo sviluppo dei livelli occupazionali». L'Usb con Sasha Colautti sottolinea «le rassicurazioni ricevute in merito al percorso di dismissione dell'area a caldo a esuberi zero». Dal canto suo l'assessore al Lavoro Alessia Rosolen ha rimarcato la necessità di accompagnare la realizzazione del piano industriale al mantenimento dei livelli occupazionali e alla definizione degli ammortizzatori sociali, di concerto con azienda e sindacati. «L'amministrazione regionale non prenderà in esame alcuna proposta che non affronti con chiarezza il nodo occupazionale», ha ribadito Rosolen, secondo cui «non è opportuno fissare scadenze per la riscrittura dell'Accordo di programma». A metà dicembre verrà intanto presentata istanza formale per la modifica degli accordi relativi alle bonifiche e dell'Autorizzazione integrata ambientale, in modo da recepire il percorso di riconversione. Secondo l'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro, «la partita ambientale della Ferriera non si esaurisce con lo spegnimento dell'area a caldo. È fondamentale per lo sviluppo dell'area da riconvertire la questione bonifiche, senza le quali neanche un chiodo può essere fissato». Assenti a Roma sia il governatore Massimiliano Fedriga che l'assessore alle Attività produttive Sergio Bini. Sul punto attacca il segretario del Pd Fvg Cristiano Shaurli: «Se capiamo che il presidente sia rimasto in regione per verificare i danni del maltempo, non ha scuse l'assenza di Bini, dopo che ha già snobbato il Consiglio comunale di Trieste. Bini ha deleghe pesanti, fondamentali in questa vicenda, e deve esercitarle». 

Diego D'Amelio

 

 

Nuove antenne a Duino Aurisina Scatta il piano "anti giungla"

Il Comune aggiorna le regole sui ripetitori per la telefonia in modo da evitare che i privati concedano le loro proprietà. Priorità alle aree lontane dalle case

DUINO AURISINA. Le prime aree a essere utilizzate allo scopo saranno quelle di proprietà pubblica e lontane dalle abitazioni. In subordine, si proseguirà con quelle iscritte al patrimonio comunale, come ad esempio quelle delle comunelle, sempre situate a debita distanza dalle case e, solo in ultima istanza, si procederà con quelle di proprietà privata. È questo il criterio che sta per essere ufficializzato con un atto di giunta, che dovrà poi essere ratificato dal Consiglio comunale, con il quale l'amministrazione di Duino Aurisina intende procedere per dare risposta alla crescente e sempre più pressante richiesta, proveniente dalle grandi società di telefonia mobile, che hanno bisogno di installare ripetitori sul territorio per assicurare un migliore servizio all'utenza.«La normativa che disciplina la materia - spiega Chiara Puntar, presidente della Commissione Ambiente del Comune di Duino Aurisina - prevede che, se l'amministrazione non risponderà alle richieste delle società entro un determinato termine, che a quanto si sa è di 90 giorni, tutti i privati potranno agire autonomamente e mettere a disposizione, come aree per il posizionamenti dei ripetitori, le proprie proprietà. Per evitare che si crei questa situazione - prosegue l'esponente di Forza Duino Aurisina - ho indetto una Commissione Ambiente e una "Capigruppo" per condividere le scelte e così abbiamo stabilito che l'indirizzo sarà quello di iniziare con zone di proprietà pubblica lontane dalle case». L'amministrazione comunale di Duino Aurisina ha fatto fra l'altro realizzare uno studio propedeutico alle decisioni, per l'installazione di ripetitori per la telefonia mobile, da cui si evincono i livelli di campo elettrico presenti sul territorio di Duino Aurisina. «Le misure del campo elettrico le ha effettuate l'Arpa - riprende Puntar - e, mentre la normativa prevede che, a livello di Ue, i limiti da non superare siano di 16 volt per metro e che in Italia bisogna invece restare sotto i sei volt per metro, nel nostro territorio essi non toccano i livelli di un volt per metro, anzi, spesso restano ben al di sotto di questa soglia. Ecco perché - continua la presidente della Commissione Ambiente - oggi risulta necessario redigere un regolamento all'interno del quale, in un'apposita tavola grafica, stante le esigenze già avanzate dai gestori di telefonia mobile, vi sia una chiara indicazione delle aree in cui l'amministrazione acconsentirà l'installazione degli impianti. In assenza di questo documento - conclude Puntar - l'installazione non potrà essere negata e potrebbero cominciare trattative fuori controllo fra le società di telefonia mobile e i privati ed è proprio questo che vogliamo evitare».Sul tema interviene anche Vladimiro Mervic, consigliere comunale d'opposizione ed esponente della Lista per il Golfo: «A mio avviso tutti dobbiamo tenere bene a mente il fatto che il nostro territorio è già saturo di infrastrutture. Ovviamente, se si devono collocare ripetitori per migliorare il servizio, non dobbiamo ostacolare tali richieste, ma abbiamo il dovere e il diritto di pretendere che quest'operazione si faccia nel modo meno impattante possibile. Il tutto - conclude Mervic - nel pieno rispetto del paesaggio e della salute dei cittadini».-

Ugo Salvini

 

 

Il report di "Cittadinanzattiva": a Trieste i rifiuti più cari del Fvg

Trecento euro: a tanto ammonta in media, nel 2019, la tassa dei rifiuti nel nostro Paese, con differenze territoriali molto marcate. Trieste, in un simile contesto nazionale, si ritrova più cara rispetto a tale media tricolore, con 312 euro, e il suo territorio provinciale viene "schedato" come il può salato tra i quattro del Friuli Venezia Giulia. È quanto emerge da un report statistico appena reso noto da "Cittadinanzattiva", secondo il quale la regione più economica del Bel Paese risulta essere il Trentino Alto Adige, con una media di 190 euro l'anno, mentre la più costosa è la Campania che si attesta a quota 421. A livello "sottoregionale" quindi, è Catania il capoluogo di provincia più costoso (con 504 euro e un aumento del 15, 9% rispetto al 2018), mentre all'estremo opposto, quello minimo, ecco Potenza (121 euro, per un decremento del 13,7% rispetto all'anno precedente).Analizzando le tariffe dei 112 capoluoghi di provincia presi in considerazione, sono state riscontrate - si legge nel documento di sintesi di "Cittadinanzattiva" - variazioni in aumento in circa la metà, 51 capoluoghi per l'esattezza. Tariffe stabili in 27 capoluoghi e in diminuzione, infine, in 34. A Matera l'incremento più elevato (+19,1%), a Trapani la diminuzione più consistente (16,8%).A livello di aree geografiche, i rifiuti costano meno al Nord (in media 258 euro), segue il Centro (299 euro), infine il Sud, più costoso (351 euro). E veniamo al Friuli Venezia Giulia, dove la media è di 228 euro a famiglia (per un +3% rispetto al 2018). Qui si passa dai 167 euro di Udine ai 312, come detto, di Trieste, dove si registra un incremento del 7,1% rispetto all'anno precedente. Molto ampia la forbice regionale anche in fatto di raccolta differenziata: si va dal 38,5% di Trieste all'ottimo 84, 5% di Pordenone. Tornando alle statistiche nazionali, il report di "Cittadinanzattiva" sostiene che più di due famiglie su tre (precisamente il 68,2%) ritengono di pagare troppo per la raccolta dei rifiuti: la percentuale sale all'83,4% in Sicilia, segue l'Umbria con l'80,2%, la Puglia con il 79,1%, la Campania con il 78,4%. Solo il 60% delle amministrazioni comunali o delle aziende che gestiscono il servizio - fa sapere ancora "Cittadinanzattiva" - ha elaborato e reso disponibile la cosiddetta "Carta dei servizi". Solo due su tre indicano il tipo di raccolta effettuata, la metà esplicita la frequenza con cui essa viene effettuata. E al cittadino - incalza "Cittadinanzattiva" - è ancor meno dato sapere con quale frequenza vengono igienizzati i cassonetti (lo indica appena il 47% delle "Carte"), pulite le strade (37%) o svuotati i cestini per strada (25%). La rilevazione dell'Osservatorio prezzi e tariffe di "Cittadinanzattiva", disponibile online, gratuitamente dietro registrazione, è consultabile su www.cittadinanzattiva.it. L'indagine prende come riferimento, nel 2019, una famiglia tipo composta da tre persone e una casa di proprietà di 100 metri quadrati.

 

 

Lezione di arboricoltura a palazzo Gopcevich per tutelare il "verde" - DOMANI ALLE 9.30 ALLA SALA BAZLEN

Per chi non lo sapesse, il 21 novembre è la giornata nazionale degli alberi. È in questo contesto che il Comune, oltre a programmare attività didattiche ad hoc per le scuole, ha organizzato per domani dalle 9.30 nella sala Bazlen di palazzo Gopcevich, con il Dipartimento Territorio, Ambiente, Economia e Mobilità, Servizio Strade e Verde pubblico, una conferenza tecnica per diffondere la conoscenza delle corrette procedure e tecniche dell'arboricoltura moderna per la cura degli alberi e dei controlli di stabilità del patrimonio arboreo. L'incontro, pensato da Francesco Panepinto del Servizio Strade e Verde pubblico e supportato dall'Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari (Anaci), è rivolto a operatori e gestori pubblici ma soprattutto privati del verde così come agli amministratori di condominio al fine di sottolineare l'importanza del verde urbano per la qualità di vita in città e incentivarne la preservazione anche nell'ottica di migliorarne la stabilità in un contesto climatico in continuo cambiamento. «Abbiamo pensato a questo appuntamento - ha spiegato l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi ieri in sala giunta, presenti anche Gaetano Oliva e Silvio Spagnul, presidenti delle sezioni regionale e provinciale dell'Anaci - perché la gestione degli alberi è complessa sia per l'amministrazione comunale sia per i privati». A Trieste, «unico Comune in Italia con un bosco urbano in un tessuto edilizio», ha specificato Ivan Snidero, agronomo e arboricoltore che parteciperà al panel d'interventi, questo sarà il primo di una serie di eventi mirati proprio alla divulgazione di tali temi.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 20 novembre 2019

 

 

«Area a caldo in chiusura? Fretta cattiva consigliera Puntiamo sul magnetico» - i sindacati sulla Ferriera

L'accelerazione verso la chiusura dell'area a caldo? La fretta è cattiva consigliera. Si affidano a uno dei proverbi più popolari Umberto Salvaneschi, Marco Relli e Antonio Rodà, per Fim, Fiom e Uilm, per sbilanciarsi in merito alla piega che sta prendendo il caso Ferriera. I responsabili locali dei metalmeccanici della Triplice firmano insieme una nota in cui suggeriscono, più che una rivoluzione produttiva, un percorso graduale. «Zincatura e Verniciatura Coils: questo propone l'azienda come verticalizzazione della produzione a freddo. Se andiamo a vedere la richiesta e la concorrenza, potrebbe essere una soluzione non così proficua, anzi», scrivono i tre sindacalisti, che poi si chiedono: «E se facessimo il magnetico? Probabilmente "ci costa" uguale, ma ci darebbe la possibilità di verticalizzare enormemente la produzione viste anche le future trasformazioni dei trasporti a motore elettrico. "Ci costa" perché l'azienda ha esplicitato la possibilità di conversione solo in presenza di fondi pubblici, e non pochi. Allora adottiamo il plurale, facciamo intervenire la Cassa Depositi e Prestiti e progettiamo il futuro dell'area tutti assieme», osservano Salvaneschi, Relli e Rodà, arrivando al dunque.«Avendo la ghisa liquida - prosegue infatti la nota - saremmo veramente concorrenziali. Visto l'alto valore aggiunto non servirebbero enormi produzioni della ghisa stessa. Inoltre, se l'aggiunta di gas naturale all'altoforno desse gli effetti desiderati, ridurremmo in maniera importante l'utilizzo del coke. Ipoteticamente si potrebbe pensare di comprare il carbone necessario, ed avviare quindi, anche a Trieste, quel processo di decarbonizzazione di cui si sta parlando nel nostro Paese. Il tutto senza impatto occupazionale anzi, visto che il nuovo impianto per fare il magnetico assorbirebbe anche più persone della cokeria. A quel punto ci sarebbe l'opportunità di bonificare quella zona, che potrebbe essere reimpiegata a livello industriale o altro». «Siamo consci - chiudono i sindacalisti - che l'accelerazione per la chiusura dell'area a caldo dal confronto azienda-istituzioni non ha concesso i tempi necessari per fare valutazioni approfondite. Noi riteniamo però che "la fretta" sia "cattiva consigliera", che si rischi di fare investimenti anche corposi che però non garantiscono prospettive occupazionali nei numeri e nella stabilità. Riteniamo indispensabile prenderci il tempo necessario per progettare qualcosa che guardi a una produzione mirata, all'ambiente e che sia veramente un valore aggiunto per l'occupazione».

 

 

«Sprecare meno acqua si può» Enti e categorie a confronto - IL CONVEGNO ORGANIZZATO ALLA CNA

Di "oro blu" declinato in vari modi si è discusso ieri pomeriggio al Salone degli Incanti, in occasione del convegno organizzato dalla Cna "Elemento acqua: ambiente, innovazione, economia". L'incontro ha trattato in effetti il grande tema degli sprechi e dell'efficientamento idrico ma è stato foriero anche di qualche suggerimento sulle buone pratiche e sul consumo etico. Per l'assessore comunale Luisa Polli nel nostro territorio «occorrerebbe gestire separatamente l'acqua del rubinetto e le cosiddette acque grigie». La Regione, comunque, nel contesto nazionale è «territorio virtuoso» tanto che, a detta di Fabio Scoccimarro, assessore regionale, qualcuno «addirittura ci "rimprovera" per la rigidità delle nostre leggi regionali in materia ambientale, che appaiono più stringenti di quelle europee». Il presidente Cna Giancarlo Carena ha evidenziato come per la questione relativa alle bollette sia stato chiesto ad Acegas di «azzerare gli aumenti del 2018» e alla Regione di «nominare il Comitato utenti». Guerrino Lanci, presidente Federalberghi Trieste, ha ricordato come «attraverso sistemi di addolcimento e di defangamento, oltre che con l'utilizzo di strumenti di filtraggio ad areazione che rendono il getto più "soddisfacente" è possibile ridurre, per gli alberghi, categoria ritenuta "idroesigente", i consumi da 55 a 35 metri cubi a camera». Giada Rossi, del Dipartimento politecnico di ingegneria e architettura dell'Università di Udine, ha presentato il Master in Innovazione tecnologica e management del ciclo idrico integrato e il progetto ComuniCare H2O attraverso il quale «creare una mentalità di collaborazione tra stakeholder». Infine Andrea Rubin, responsabile reti AcegasApsAmga, ha spiegato come «ogni gestore è tenuto a rispettare accordi su due fronti differenti, quelli con l'Autorità e quelli nei confronti di ogni singolo cittadino».--

Luigi Putignano

 

 

Città sott'acqua, è solo l'inizio Trieste nella mappa del rischio - Temperatura media  e variazione del valore climatico 1971-2016 per capoluogo di regione

Inserita tra le 40 aree costiere in cui ci sarà il maggiore pericolo di inondazioni Preoccupazione anche per l'impatto sul patrimonio storico: citato il caso Risiera

L'ondata di maltempo che ieri ha flagellato buona parte della regione (compreso l'Isontino) ha risparmiato l'area triestina, ma se questa volta l'allerta meteo è potuta rientrare senza lasciare strascichi resta la preoccupazione per una tendenza climatica che non autorizza l'ottimismo. Tracimazioni e allagamenti in coincidenza con i picchi di marea e determinate condizioni climatiche (pioggia abbondante e vento) rischiano di rappresentare non più eventi eccezionali, ma fenomeni abituali per i triestini. La conferma arriva dal rapporto 2019 dell'Osservatorio di Legambiente sull'impatto dei mutamenti climatici presentato proprio ieri mattina a Roma nella sede della Commissione europea ed incentrato sulla situazione delle città. Dal 2010 a oggi, sono stati ben 563 gli eventi registrati sulla mappa del rischio climatico, con 350 Comuni in cui sono avvenuti impatti rilevanti. Nel 2018, l'Italia è stata colpita da 148 eventi estremi, che hanno causato 32 vittime e oltre 4.500 sfollati, un bilancio di molto superiore alla media degli ultimi cinque anni. Dal 2014 al 2018 le sole inondazioni hanno provocato la morte di 68 persone. Nelle città italiane la temperatura media è in continua crescita e a ritmi maggiori rispetto al resto del Paese, un fenomeno che riguarda anche Trieste. Rispetto al periodo 1971-2000, tra il 2002 e il 2016 la temperatura media registrata nel capoluogo giuliano è aumentata di più di un grado e il numero dei giorni con ondate di calore (l'indice di durata dei periodi di caldo) è addirittura quadruplicato raffrontando gli stessi periodi. «Le aree urbane costiere rischiano di subire rilevanti danni e di scomparire con l'innalzamento dei mari - sottolinea il rapporto di Legambiente -. Se i ghiacciai continueranno a sciogliersi a questo ritmo, 300 milioni di persone che vivono in aree costiere saranno sommerse almeno una volta l'anno entro il 2050, anche se le barriere fisiche come dighe e sbarramenti saranno potenziate. Giacarta si sta già preparando a questo scenario. A finire sommerse sarebbero anche Mumbai, Dacca, Calcutta, Alessandria d'Egitto, Bassora, con un terzo di New York allagata almeno una volta l'anno. In Europa toccherebbe ad Amsterdam, Anversa, Gent, Londra». «In Italia sono impressionanti gli scenari di allagamento delle coste italiane elaborati da Enea, in collaborazione con Cnr e altri centri di ricerca universitari italiani ed esteri - si legge nel rapporto -. In totale sono state individuate 40 aree costiere a rischio inondazione: 13 di queste aree sono state mappate, per un totale di 384,8 km di costa allagata, corrispondente a una perdita di territorio pari a 5686,4 kmq. In particolare, a rischio è una vasta area nord adriatica tra Trieste, Venezia e Ravenna». «Non meno importanti - affermano ancora gli autori del dossier - i danni ai beni archeologici e al patrimonio storico culturale. In uno studio di Ispra-Iscr emerge che in Italia sono 28.483 i siti esposti ad alluvioni. Nel 2019, il 3 agosto, è toccato anche a Trieste dove è rimasta chiusa per giorni la Risiera di San Sabba, unico campo di concentramento nazista in territorio italiano. I forti temporali che si sono abbattuti sulla città hanno allagato la struttura rendendola inaccessibile».

Piero Tallandini

 

Mare e cambiamenti climatici Esperti in cattedra per l'Aidda - L'APPUNTAMENTO ALLA STAZIONE MARITTIMA

Un pubblico d'impresari tutto al femminile quello di ieri sera alla Stazione Marittima per l'evento "Il mare e cambiamenti climatici: rischi e prospettive anche sull'alimentazione", promosso dall'Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d'Azienda (Aidda). Una lectio magistralis di approccio scientifico, condotta da Antonio Terlizzi, professore di biologia marina, e da Aurelia Tubaro, professoressa di tossicologia, entrambi docenti ordinari all'Università degli studi di Trieste. L'evento, attualissimo nella portata, è stato incentrato su un argomento "gettonato". Assistiamo costantemente a come gli effetti dei cambiamenti climatici si manifestano infatti sull'uomo e sull'ambiente circostante - argomento differente dalla meteorologia -, ma il mare da dove peschiamo, quanto ne risente? «La CO2 che stiamo bruciando viene assorbita dagli oceani (il 70% del pianeta) e il suo ph, leggermente basico, si abbassa comportando la cosiddetta "acidificazione degli oceani"», ricorda Terlizzi, spiegando come l'uomo vada influenzando gli habitat marini. «Immaginate - ha aggiunto - cosa può succedere se si vanno ad alterare i complessi di funzionamento della biodiversità (da cui l'uomo dipende)». Ovviamente il risultato sarebbe tragico: non si avrebbe più un mondo idoneo alla presenza umana. Ma oltre alla nozionistica accademica, sono state somministrate alla platea delle pillole di "routine", più pragmatiche, riferite all'alimentazione di pesce: i pericoli che si possono incontrare mangiandolo crudo, come conservarlo e come cucinarlo per evitare "spiacevoli incontri". Più tecnico invece l'intervento di Tubaro su problematiche e patologie causate dalle microalghe tossiche. Circa quaranta i presenti.

Stefano Cerri

 

 

Piano anti schianto per gli alberi di Muggia

Lavori nei giardini Europa e vicino al bar Verdi: stanziati 150 mila euro. L'assessore Bussani: «Proteggiamo un patrimonio»

MUGGIA. «Si tratta di un'operazione di sicurezza e prevenzione mirata in particolare su alcuni esemplari ben precisi, ma che interesserà diverse aree del territorio comunale». Francesco Bussani, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Muggia, illustra così l'inizio degli interventi di protezione del patrimonio naturalistico. L'operazione, promossa dall'amministrazione comunale con 150 mila euro derivanti dall'extra gettito Imu, vedrà in questi giorni una serie di interventi sugli alberi nelle aree pubbliche, azioni che sono state precedute da una perizia agronomica al fine di verificare lo stato di salute degli alberi del territorio, valutarne le condizioni fitosanitarie e di stabilità e individuare le operazioni e le cure arboricolturali da eseguire e la loro urgenza. Il patrimonio arboreo muggesano è stato analizzato e controllato da Paolo Parmegiani, dottore agronomo e forestale oltre che divulgatore agricolo del Fvg. «Abbiamo voluto verificare e proteggere un patrimonio che è naturalistico ma soprattutto storico ed alberi che a volte possono rappresentare anche dei veri e propri simboli identitari della comunità», ha puntualizzato Bussani.Si interverrà nei giardini Europa, dove sono presenti esemplari in evidente mala salute o cresciuti in contesti di potenziale criticità, e sugli alberi siti nell'area esterna del bar Verdi e vicini al parcheggio, da cui proprio ieri ha avuto inizio l'opera che, tempo permettendo, sarà realizzata anche nei prossimi giorni. Il patrimonio arboreo muggesano di quell'area è costituito prevalentemente da ippocastani. Le piante sono nel complesso datate e con diametri considerevoli. Messe a dimora nel secondo dopoguerra e in alcuni casi anche prima, il loro posizionamento spesso non ha tenuto conto del loro sviluppo futuro. L'obiettivo è quello di conservare alberi che si dimostrino sani e stabili in presenza degli eventi meteorologici che normalmente possono verificarsi, intervenendo il più possibile con potature volte a migliorarne lo stato di salute e a scongiurare ogni eventuale criticità. «Non si può tuttavia sottovalutare che tutti gli alberi conservano inevitabilmente una certa dose di propensione al cedimento e, quindi, di pericolosità. Non è possibile garantire che un albero sarà sano e strutturalmente sicuro in tutte le circostanze o per un preventivato periodo di tempo - ha ricordato Bussani -. A seguito degli interventi proposti, però, si ritiene altamente improbabile lo schianto di piante o di branche, anche se il rischio "zero" non può essere garantito, in relazione a molti fattori, come il fatto di lavorare con materiale vegetale in continua evoluzione e con eventi meteo che negli ultimi anni assumono anche caratteristiche di eccezionalità».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 19 novembre 2019

 

 

Una Giornata e tanti eventi per celebrare l'amico albero

A Trieste il Comune domani dà il via alla festa alla scuola dell'infanzia Borgo Felice

Un festa centenaria, giocata sui concetti di rispetto e del saper "prendere cura" di qualcosa. È la Giornata nazionale degli alberi, celebrazione le cui origini in Italia pare si leghino a spunti del fine Ottocento perfezionati poi negli anni Venti, sino alla rivisitazione ufficiale avvenuta nel 2010. Epoche e nomi diversi ma un solo messaggio, quello della tutela dell'ambiente e di una maggiore consapevolezza del respiro ecologico, temi recepiti dal Comune di Trieste sulla base di un ciclo di iniziative in programma sino al 13 dicembre. La festa in salsa agreste parla soprattutto ai giovani: ecco quindi che domani alle 10, alla scuola dell'infanzia Borgo Felice di via del Pane bianco 14, a Servola, va in scena la messa a dimora di un albero dono del Comune, sorta di rituale con la partecipazione dei bimbi del nido comunale. Giovedì, data ufficiale della festa, si replica in varie sedi: un teatro è la scuola dell'infanzia Pallini di via Pallini, luogo (alle 9) di una messa a dimora di due alberi dono del Comune di Trieste ai nuovi nati del 2019, progetto istituito in collaborazione con la Quinta Circoscrizione e che vedrà gli assessori Elisa Lodi e Angela Brandi in veste di madrine. Al giardino di Villa Bazzoni in via Navali 9 (alle 10), presentazione dell'attività didattica a favore di bimbi della scuola dell'infanzia dell'Istituto Sacro Cuore di Gesù, della Casetta di via Besenghi e dell'asilo nido Mapà di via Testi; alle 11, altro "battesimo" di due alberi donati dal Comune. Il cartellone di giovedì prevede inoltre, alle 13, l'incursione nell'area giochi del Giardino pubblico dove debutta l'albero donato dalla Fondazione Lucchetta Ota D'Angelo Hrovatin, grazie anche alla collaborazione con gli studenti del liceo Carducci. Due le tappe pomeridiane: alle 15 in piazzale Gioberti, con ben 20 nuovi alberi, qui dono dell'associazione Il Ponte, e alle 15.30 alla scuola Tomazic di Trebiciano, dove spuntano altri due alberi (II Circoscrizione Amministrativa). Ma anche Legambiente assieme a Bioest, Il Ponte, Proloco San Giovanni Cologna, Luna e L'altra hanno in programma la Festa dell'albero: giovedì alle 15, dopo la piantumazione di uno dei venti alberi in piazzale Gioberti, alle 15.10 allegro girotondo dei bambini della scuola dell'infanzia Finzi Grego; alle 15.20, lettura del messaggio "Amico albero amico di vita" da parte delle classi V della scuola primaria Suvic e alle 15.30 letture sotto l'albero a cura di L'una e l'altra per raccontare la storia e l'importanza degli alberi.

Francesco Cardella

 

Bar Knulp - Docufilm sulle lotte per l'ambiente in India

Oggi alle 18.30 al bar Knulp di via Madonna del Mare, Sinistra Anticapitalista Trieste presenta il documentario "Drowned out" dedicato alle lotte per l'ambiente, dove la scrittrice indiana Arundathi Roy spiega il significato nefasto delle grandi opere e racconta le lotte dei contadini indiani contro una immensa diga nell'India centrale. Nei piani del governo e delle grandi compagnie interessate all'ambizioso progetto, ampie porzioni di territorio verranno inondate divenendo bacini del sistema. I terreni destinati a ospitare i bacini ospitano popolazioni che vivono sostentandosi con l'agricoltura.

 

Salone degli Incanti - Incontro pubblico sullo spreco d'acqua

Si intitola "Acqua, una ricchezza da non sprecare" l'incontro promosso da Cna e in programma oggi alle 16.45 nell'auditorium del Salone degli Incanti. Si tratta di un'occasione di riflessione e confronto a cui sono invitati tutti i soggetti che possono e devono contribuire a non sprecare quel bene prezioso, dagli amministratori ai cittadini.

 

 

SEGNALAZIONI - Caccia Non ci si rilassa uccidendo animali

Sulla caccia mi riesce difficile rapportarmi con chi ha una concezione così diversa della vita e del rispetto della sofferenza e per questo motivo non vedo perché dovrei dare credito a quanto affermato da Fabio Merlini (Federcaccia), dal momento che mi sembra decisamente una parte in causa. Quello che ho scritto nella lettera precedente non è una mia idea basata su una concezione idilliaca della Natura, ma quanto affermato più volte, dalla Lega Antivivisezione che, oltre a battersi contro ogni forma di inutile violenza, propone sempre soluzioni che non sono mai campate in aria, come fa intendere il tono della sua risposta. Detto questo sono convinta che la contraccezione possa essere più onerosa e complicata, ma questo non vuol dire che non si debba fare. Sarebbe ora che l'uomo la smettesse di sentirsi il padrone del mondo, in diritto di uccidere o provocare sofferenza agli animali. Ma capisco che, per chi si diverte e si rilassa uccidendo, questa possa sembrare un'idea disneyana.

Daniela Schifani Luchetta

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 18 novembre 2019

 

 

Ennesimo allagamento in centro a Muggia Villaggio del Pescatore, regge il mini Mose - I comuni lungo la costa

TRIESTE. Nuova giornata campale causa maltempo, ieri, per i Comuni del circondario di Trieste, in particolare in quelli esposti alle mareggiate e cioè Muggia e Duino Aurisina. Nel primo è stata particolarmente difficile la mattinata, in quanto lo scirocco ha iniziato a soffiare molto forte prima del previsto. La situazione non è stata così grave come martedì, quando i titolari dei negozi e dei pubblici esercizi del centro cittadino si sono ritrovati con l'acqua all'interno dei loro locali, ma ugualmente le difficoltà sono state notevoli. «L'acqua è arrivata fino alla piazza del Municipio e alla via Dante - ha confermato il sindaco, Laura Marzi - e i negozianti e i pubblici esercenti hanno dovuto nuovamente cercare di fronteggiare la situazione, cercando di limitare i danni». L'intera zona attorno al Mandracchio in altre parole ha subito un nuovo allagamento, anche se in proporzioni meno pesanti rispetto all'apice del fenomeno, registratosi appunto martedì. Dopo mezzogiorno la situazione è tornata a normalizzarsi, ma la preoccupazione è rimasta notevole, anche perché le previsioni per la parte finale della settimana che inizia oggi sono pessime. Oggi dovrebbe esserci tempo migliore, ma già domani le piogge dovrebbero tornate abbondanti. Mercoledì e giovedì nuova pausa ma, da venerdì in poi, arriveranno nuove perturbazioni.«Siamo in costante monitoraggio delle previsioni del tempo - ha ripreso Marzi - e comunque dobbiamo tenere conto del fatto che alcuni aspetti, come per esempio l'alzarsi del vento, possono mutare indipendentemente dalle rilevazioni degli strumenti, perciò se lo scirocco comincia a soffiare improvvisamente, le difficoltà aumentano». È del resto noto che l'attendibilità delle previsioni del tempo cala proporzionalmente con l'aumentare della distanza temporale rispetto al momento al quale si riferiscono. Sono cioè più valide nelle prime 24 o 48 ore, lo sono molte meno per quelle successive. «Abbiamo le Polizia locale sempre all'erta - ha concluso il sindaco di Muggia - e siamo in costante collegamento con la centrale di crisi che è stata installata, con competenza per tutta la regione, a Palmanova». Un ragionamento simile è quello che ha fatto Daniela Pallotta, sindaco di Duino Aurisina. «Il momento peggiore - ha precisato - è stato martedì, poi ci siamo attrezzati e, grazie alla collaborazione della Protezione civile e dei cittadini, siamo riusciti a mantenere la situazione sotto controllo». Come sempre, il punto più esposto alle mareggiate nel territorio comunale di Duino Aurisina, è quello del Villaggio del Pescatore. «Il mini Mose non è ancora del tutto realizzato - ha aggiunto Pallotta - ma la parte esistente ha assolto al meglio al compito per il quale è stato costruito, perciò non abbiamo registrato danni. Certo il disagio c'è stato - ha proseguito il sindaco di Duino Aurisina - perché l'acqua ha superato i livelli di guardia, arrivando sulle strade più vicine al mare, ma non ci sono stati danni nelle abitazioni. Il problema peggiore per noi - ha continuato Pallotta - è quello nel quale inizia a soffiare il vento di scirocco, fenomeno che, se abbinato all'alta marea, può provocare conseguenze peggiori per tutti». Ieri molti dei proprietari delle barche ormeggiate negli spazi d'acqua delle numerose società nautiche del territorio hanno approfittato della giornata festiva per andare a verificare la tenuta degli ormeggi e, anche in questo caso, sembra non si siano verificati danni alle imbarcazioni. «Siamo in contatto anche noi con la Regione - ha concluso Pallotta - e continueremo in questa maniera anche nei prossimi giorni finché questa emergenza non sarà finalmente conclusa». 

Ugo Salvini

 

 

 

 

LA REPUBBLICA - DOMENICA, 17 novembre 2019

 

 

Acqua alta, Venezia in allarme per nuovo picco previsto alle 13. Stop per un anno alle rate dei mutui

Nella notte l'acqua è tornata a salire, il nuovo picco dovrebbe arrivare a 160 centimetri. Bar e negozi alzano le paratie.

Il sindaco Brugnaro nominato commissario, firmata l'ordinanza per contributi di 5mila euro ai privati e di 20mila alle aziende.

VENEZIA - Il giorno di tregua è già passato e Venezia si prepara per una nuova super-marea prevista in tarda mattinata: verso le 13 si attende acqua alta di 160 centimetri sopra il medio mare, acqua che ha ricominciato a salire intorno alle 3 di questa notte. Lungo le calli i negozi e i bar che hanno scelto di rimanere aperti hanno alzato le paratie di metallo. Chi non le aveva è corso ai ripari, ha fatto fare pannelli di legno, che da ieri sera ha sistemato come poteva. In molti locali, le poltrone, le sedie, i cuscini sono già stati messi in bilico sui tavoli, più in alto che si può. Nei bar la zona fruibile è limitata, ma presto si chiuderà del tutto, raccontano, perché l'acqua arriverà all'altezza dei tavoli. Lo stesso vale per gli hotel, dove la colazione è stata anticipata dalle 6:30 perché poi il pianterreno si allagherà. Dopo la mareggiata di martedì notte, in città moltissime prese elettriche sono ancora fuori uso, così come gli ascensori, i computer, i pos dei negozi. Anche le macchine per convalidare i biglietti ai vaporetti, non funzionano più. Un'altra giornata durissima, dunque, se le previsioni saranno rispettate. Intanto procede la macchine degli interventi per l'emergenza, con la firma dell'ordinanza della Protezione Civile che ha assegnato al sindaco Luigi Brugnaro il ruolo di commissario delegato, per l'impiego dei 20 milioni di euro già stanziati dal governo, da suddividere nei rimborsi di 5mila euro per i privati e di 20mila per le aziende, secondo lo schema indicato dal premier Conte. Brugnaro avrà 40 giorni di tempo per redigere il piano, potendo derogare al Codice dei contratti pubblici, e tra pochi giorni metterà a disposizione dei veneziani la modulistica per segnalare i danni di maggiore entità. Nell'ordinanza c'è la conferma della sospensione del pagamento dei mutui per un anno. E anche un contributo - da 400 euro a 900 euro mensili a seconda dei componenti del nucleo familiare - per chi ha avuto la casa inagibile a causa della marea e troverà autonomamente una sistemazione abitativa. In città oggi sono giunte anche la presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, e il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, insieme al capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, per portare solidarietà ai veneziani e alle forze di polizia e ai vigili del fuoco. "In questo momento non c'è bisogno di polemiche, di fronte ad una situazione del genere devono sparire le differenze politiche e ci deve essere solo l'interesse per Venezia" ha detto la responsabile del Viminale. Tuttavia qualche segno di contestazione, dopo i molti 'passaggi' politici su san Marco allagata, si è registrato in città: sul ponte di Rialto gli attivisti del movimento 'Fridays for future" hanno srotolato uno striscione che diceva "Da Venezia a Matera, basta passerelle elettorali". E all'arrivo della presidente del Senato in piazzale Roma un'altra piccola contestazione è stata inscenata da un gruppo di una quindicina di manifestanti, attrezzati con pala e stivaloni da acqua alta. Momenti di gioia ha regalato invece a Venezia la presenza della Nazionale azzurra di Roberto Mancini, reduce dal successo di ieri sera in Bosnia. Una delegazione composta dal presidente federale, Gabriele Gravina, dal capodelegazione, Gianluca Vialli, e dal portiere, Gianluigi Donnarumma, si è recata in centro città per una visita di solidarietà dopo l'acqua alta eccezionale di martedì. "A nome di tutta la squadra, siamo vicini alla città di Venezia e mandiamo un grande abbraccio a tutti" ha detto Donnarumma, dal centro di pizza San Marco ancora coperta dalla marea. Adesso però le apprensioni di Venezia sono rivolte a ciò che potrebbe succedere oggi. Le previsioni meteo lasciano pochi spiragli: la sciroccata durerà a lungo, fino a 18 ore, e sarà tale da prender dentro due punte di massima, con in mezzo un picco di minima, che non scenderà mai sotto il metro. In sostanza  Venezia rimarrà sommersa fino al pomeriggio di oggi. "La marea si manterrà su valori molto alti per diversi giorni" si legge sul sito del Centro del Comune, che prevede fino a martedì picchi sopra il metro, leggendo più avanti un affievolimento dei fenomeni.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 16 novembre 2019

 

 

Cna - Acqua e sprechi - Cittadini a confronto

Martedì alle 16.45 all'Auditorium dell'ex Pescheria la Cna organizza un pomeriggio di riflessione a cui sono invitati tutti i soggetti che possono e devono contribuire a non sprecare quel bene vitale e prezioso che è l'acqua. A confronto rappresentanti istituzionali, esperti e cittadini.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 15 novembre 2019

 

 

Nel 2100 la super marea di oggi sarà la norma sulle nostre coste

Lo studio dell'agenzia Enea: «L'innalzamento del mare renderà permanente il fenomeno» Nel golfo di Trieste rischiano di finire sott'acqua le città di Grado e Marano. Erosi i litorali

L'acqua di mare che in questi giorni ha sommerso le rive di Trieste e del resto della regione è un fenomeno che nel futuro potrebbe diventare una consuetudine. Anzi, secondo la ricerca effettuata dall'Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) per conto del Sole 24 Ore, nel giro di 80 anni vedere il mare allo stesso livello del molo Audace o il Canal Grande alla stessa altezza di via Rossini sarà cosa normale. Il motivo? Il continuo e inesorabile innalzamento del livello dell'acqua marina, al quale stiamo andando incontro in maniera costante. Nei prossimi 30 anni, infatti, secondo i dati raccolti da questa ricerca, il mar Mediterraneo si alzerà mediamente di 30 centimetri lungo le coste e i porti dello Stivale, e di 90 centimetri/un metro nel giro di novant'anni. Con alcune aree nelle quali l'innalzamento marino potrebbe anche essere maggiore e che nemmeno l'Adriatico e il golfo di Trieste potranno, allo stato attuale, esimersi dall'andare incontro. Scambio di calore «Tra tutte le variabili climatiche in fase di cambiamento - spiega Gianmaria Sannino, il climatologo dell'Enea che ha redatto l'indagine per il Sole 24 Ore - il livello del mare è una di quelle già pesantemente compromesse». Per trovare il motivo bisogna partire dallo stato degli oceani per poi studiare il Mediterraneo e l'Adriatico con le loro peculiarità che, per certi aspetti, differiscono da quelle dei grandi mari. «L'immaginario comune vuole che il livello del mare si alzi a causa della fusione dei ghiacci terrestri - spiega Sannino - che è certamente vero, ma non è chiaro a tutti che va tenuto conto anche di uno scambio termico in atto fra mare e atmosfera. Il 93% di tutto il calore prodotto dalla Terra in eccesso dal 1860 (anno dell'inizio delle rilevazioni) ad oggi è finito negli oceani e non nell'atmosfera». In pratica, secondo il ricercatore dell'Enea, il 60% della variazione del livello del mare dipende dalla fusione dei ghiacci, mentre il 40% dipende invece dall'espansione termica. nei nostri mari«Passando al Mediterraneo - sempre seguendo il filo logico del ricercatore dell'Enea -abbiamo potuto vedere che nel mare che ci riguarda più da vicino la componente della dilatazione termica ha un peso ancora più importante». Pur essendo molto più piccolo rispetto all'Atlantico, il Mare Nostrum avrà zone diverse di innalzamento. Ecco il perché dello scostamento nell'innalzamento fra 0,9 e 1,1 metri. Da questo punto di vista l'Adriatico è una di quelle parti di mare che si alzerà di meno. Qui, però, al fattore climatico si inserisce anche quello geologico. Nel mare Adriatico è presente la subsidenza, ossia quel fenomeno che porta ad abbassare la terra sul quale il mare poggia. «Pertanto - conclude Sannino - nel nord Adriatico il mare si innalzerà meno di altre parti del Mediterraneo per motivi climatici, mentre avranno una maggiore rilevanza gli impatti geologici». Trivellazioni - All'aspetto geologico naturale, però, va aggiunto anche quello indotto. Il mare Adriatico, soprattutto nella sua parte centro-meridionale, è zona di trivellazioni. Costituisce perciò un territorio dalla subsidenza indotta che non fa altro che accelerare la fase di innalzamento marino. «È una questione fisica - ammette Sannino - se le falde di questa parte di mare vengono sfruttate in maniera considerevole, ecco che viene a mancare quella pressione che "spinge" in alto la terra. Di conseguenza questa tende ad abbassarsi». Golfo di Trieste Il problema dell'innalzamento marino esiste, quindi, e la speranza che possa ridursi in futuro gode di pochi estimatori. Ma cosa accadrà al golfo di Trieste, se l'uomo non sarà capace di porvi rimedio nel corso degli anni? «Quanto visto in questi ultimi giorni di mareggiate potrebbe essere la quotidianità - spiega Cosimo Solidoro dell'Ogs - se il mare si alzerà, come dice la ricerca, di 0,98 metri è chiaro che una parte delle nostre coste verranno erose. Grado e Marano, tanto per capirci, rischiano di andare sott'acqua». In caso di episodi come quelli accaduti negli ultimi giorni le conseguenze sarebbero ancora peggiori. «Se a quel 0,98 metri in più le acque si dovessero alzare di un ulteriore metro per le ondate e le maree - spiega Solidoro - l'impatto sarebbe devastante, si potrebbero spazzare via l'intero litorale». Resta evidente, perciò, che lo scenario al quale stiamo andando incontro impone una serie di risposte e di strategie che consentirebbero di fronteggiare il pericolo "acqua alla gola". «È anche vero che a questo innalzamento non si giungerà in un giorno - conclude Solidoro -. Non è una condanna scritta sulla pietra, abbiamo 80 anni di tempo per trovare un rimedio. Se per esempio riducessimo le emissioni di CO2 probabilmente si potrebbe ridurre l'innalzamento di mezzo metro nello stesso arco temporale».

Lorenzo Degrassi

 

L'Isola d'oro la più sofferente con oltre 10 milioni di danni

È la prima stima del sindaco Il capo della Protezione civile Borrelli in sopralluogo per verificare la situazione: «Procedure più snelle»

GRADO. Anche se è ancora impossibile quantificare esattamente quanti siano stati i danni, il sindaco di Grado Dario Raugna ha azzardato una cifra affermando che i danni di questa ondata di maltempo supereranno sicuramente i 10 milioni di euro. Ieri è stata un'altra giornata impegnativa per continuare a sistemare le varie attività ferite, e non poco, dal mare ma anche perché a Grado è arrivato il capo del Dipartimento della Protezione civile nazionale, Angelo Borrelli, accompagnato oltre che dal suo staff e dai responsabili regionali anche dall'assessore regionale alla Protezione civile, Riccardo Riccardi. Indubbiamente la località più colpita in assoluto nella nostra regione è risultata Grado tanto che Borrelli s'è fermato parecchio tempo per esaminare tutte le varie situazioni. Il sindaco Raugna (presente anche il vicesindaco Matteo Polo) ha elencato a grandi linee quali sono i danni più evidenti, e le problematiche annesse, che hanno colpito Grado. Parliamo della diga che ha subito parecchi danni strutturali, dell'erosione delle spiagge, degli argini della laguna, in particolare quelli delle valli da pesca. La richiesta del sindaco, oltre degli interventi finanziari necessari. Per questa mattina, attorno alle 10.15-10.30 è previsto un altro picco di acqua alta (le scuole sono chiuse precauzionalmente ancora oggi), ma tutto dipenderà anche dalle altre componenti meteo. Nella sede della Protezione civile dell'Isola della Schiusa sono a disposizione dei sacchetti di sabbia da utilizzare come protezione.

Antonio Boemo

 

 

Tutela e restauro di beni culturali: ok al nuovo polo in Porto vecchio

Il Magazzino 20 concesso gratis per 5 anni dal Municipio alla Direzione archeologia, belle arti e paesaggio del Fvg

Il Comune supera il "confine" tra il polo culturale-espositivo e la grande fascia di hangar e magazzini che in Porto vecchio arriva fino alla cittadella Greensisam. Infatti, immediatamente oltre il reticolato, concede in comodato d'uso gratuito il Magazzino 20 alla Direzione generale archeologia-belle arti-paesaggio del Friuli Venezia Giulia. L'organo periferico del MiBac ha la disponibilità di un finanziamento da 1 milione 350 mila euro, per trasformare la vecchia struttura mercantile in un centro di attività vocato alla tutela, al restauro, alla conservazione del patrimonio culturale. Se ne parlava da tempo e adesso si è giunti a concretizzare la richiesta ministeriale. La concessione durerà cinque anni, l'intervento di recupero e di riqualificazione - spiega la delibera portata in giunta dal sindaco Dipiazza - motiva la gratuità dell'operazione. In carico al comodatario gli oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria. L'atto giuntale si è reso necessario in quanto la Soprintendenza non può impegnare fondi ministeriali su un immobile di un altro ente, senza un passaggio formale di «obbligazione reciproca». Il "20" si presenta con un'altezza di oltre 15 metri ripartita su 4 piani, con una superficie coperta di 930 metri quadrati e con una superficie totale di 3632.Spetterà a Luigi Leonardi, da alcuni mesi responsabile della gestione immobiliare, il "closing" con palazzo Economo. La concessione del "20" è uno dei numerosi movimenti che riguardano Porto vecchio in questo ultimo scorcio dell'anno. L'altra mattina si è svolto il programmato incontro tecnico Regione/Comune/Autorità per fare il punto sullo stato di avanzamento di società consortile, relativa "governance", variante al Piano regolatore, accordo di programma. La Regione sembra incline a procedere dopo l'adozione dello strumento urbanistico da parte del Municipio: è probabile che si addivenga alla sottoscrizione di un atto d'intenti preparatorio dei successivi step. La variante, che segue un cronoprogramma amministrativo obbligato, dovrebbe essere approvata dal Consiglio comunale a febbraio-marzo. Nel corso della riunione spazio anche al restauro della gru "Ursus", al quale sono destinati ben 3 milioni provenienti dai 50 stanziati dal MiBac (33 sul Museo del mare, 14 sulle infrastrutturazioni viarie-reti ecc.): l'intervento, a cura dell'Autorità, deve focalizzare il "cosa fare" dell'impegnativo reperto. Il Comune non vorrebbe più sentire parlare di musei e preferirebbe qualcosa di diverso, più "pop", come un ristorante panoramico. Dipiazza ha poi incontrato operatori interessati a investire nella porzione "ludica" di Porto vecchio, quella che nelle linee pianificatorie comunali occupa la parte a nord, dal polo culturale-espositivo in direzione di Barcola. Il sindaco aveva già ricevuto attenzioni per la gestione sportiva dell'area, dove sono in corso analisi ambientali per verificare le condizioni ereditate dalla discarica Barcola-Bovedo.Infine, procede secondo cronoprogramma la realizzazione del centro congressi Tcc, il maggiore cantiere aperto in questa fase in Porto vecchio. All'interno dei Magazzini 27-28 sono stati montati gli impianti di condizionamento, 14 macchine fabbricate dalla Roccheggiani, azienda che opera a Camerano in provincia di Ancona. La spesa ammonta a 1,1 milioni di euro. Adesso bisogna attendere il responso delle Generali per quanto riguarda l'investimento negli arredi: si parla di tre graduazioni di intervento, da 1,7 a 3,8 milioni. La decisione è imminente. 

Massimo Greco

 

 

Trieste riconosciuta «città fiorita» Sesta in Italia per verde pro capite

L'Associazione florovivaisti certifica la qualità di parchi e giardini: «Nonostante la bora e i vandalismi urbani la dotazione è rilevante»

«Trieste è fiorita": lo dice Asproflor (ovvero l'Associazione produttori florovivaisti) che domenica ha conferito al comune il marchio nazionale di qualità 2019. Una certificazione rimarchevole che, al di là del nome fuorviante, riconosce all'amministrazione cittadina un merito ben più ampio rispetto all'arricchimento del decoro urbano con qualche fioriera: esso attesta infatti l'attivo impegno profuso nel miglioramento del quadro di vita quotidiano. Dal roseto dell'ex ospedale psichiatrico al Bosco del Farneto, infatti, Trieste risulta la sesta città in Italia per verde pro capite e possiede oltre 120 mila alberi. Nelle conclusioni della commissione si legge: «La superficie verde del territorio può sembrare, a prima vista, ridotta ma, ad un'analisi più attenta, Trieste si scopre una città molto ricca di verde. Nonostante le limitazioni imposte dalla bora e dal fisiologico vandalismo presente in una grande città, la dotazione di fioriture è rilevante». Ma quali sono i "parametri che hanno soddisfatto la giuria? Il comune ha superato i 76 punti previsti dal regolamento della certificazione e si è distinto in particolare per la bontà di "azioni ed educazione ambientale" (le politiche, gli statuti e i programmi tesi al riciclaggio, alla gestione dei rifiuti e alla riduzione di sprechi), "ordine pulizia e decoro urbano" (il lustro degli spazi pubblici nella loro interezza e le azioni di prevenzione al vandalismo), "verde pubblico e fioriture" (la selezione, l'impianto, la manutenzione degli alberi e la pianificazione fruttuosa con successiva costruzione di parchi e spazi verdi). I giudici Enrico Leva, Gabriele Schetter e Luca Zanellati hanno apprezzato la promozione di mobilità sostenibile, con l'adozione di uno specifico piano urbano, l'adesione al Paes (Piano d'azione energia sostenibile), con il quale si intende ridurre la produzione di CO2 del 20%, la buona qualità dell'aria, l'illuminazione a led e il fotovoltaico presente su alcune scuole, e altro ancora. 

Stefano Cerri

 

 

Sabati Ecologici, raccolti rifiuti per 90 tonnellate - il consuntivo dell'iniziativa ambientale

Oltre 90 tonnellate di rifiuti ingombranti tra vecchi arredi, cosiddette "Raee" (apparecchiature elettriche ed elettroniche), inerti, pile, batterie, pneumatici, olii vegetali e molto altro. È il risultato dei "Sabati Ecologici 2019", l'iniziativa antidegrado promossa da AcegasApsAmga e Comune di Trieste. I cittadini, fa sapere la stessa Acegas, hanno così dimostrato «il proprio coinvolgimento» nell'evento, consistito in un tour di 12 tappe, in altrettanti quartieri e altrettanti sabati da marzo a novembre, di cui si è reso protagonista il centro di raccolta mobile di AcegasApsAmga «per offrire l'opportunità di smaltire correttamente quelle tipologie di rifiuti che non possono essere conferite con l'ordinario servizio di raccolta», senza dover per forza recarsi in uno dei centri di raccolta presenti sul territorio. La multiutility ricorda che, in tutto, sono quattro: quello di via Carbonara a San Giacomo, aperto dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19 e la domenica dalle 9 alle 13, quelli di via Valmartinaga a Roiano e di Strada per Vienna a Opicina, aperti entrambi dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19, e quello di via Giulio Cesare a Campo Marzio, aperto a sua volta dal lunedì al sabato dalle 6 alle 16. AcegasApsAmga ribadisce infine nella nota sui "Sabati Ecologici 2019" diffusa ieri che è «comunque sempre possibile conferire i rifiuti ingombranti, elettronici, insoliti e pericolosi» anche «prenotando al numero verde 800 955 988 il servizio gratuito per il ritiro a domicilio».

 

Non c'è nulla di cui vantarsi per la raccolta dei rifiuti a Muggia - la lettera del giorno di Bruno Baldas

Ha dell'incredibile il vanto del sindaco di Muggia secondo il quale la tassa sui rifiuti resta immutata per "merito dei risultati raggiunti nella raccolta" (Il Piccolo, 11 novembre). Glissa, la signora Marzi, sul metodo avviato nel marzo di un anno fa, dunque 19 mesi, che ha determinato sin dal primo giorno malcontento, disguidi e proteste generali anche eclatanti in tutti i muggesani non solo di colore politico avverso a questa amministrazione ma anche suoi stessi elettori; un metodo perseguito con offensiva indifferenza e senza tenerne alcun conto ma perseverando all'insegna del "tanto prima o poi si stancheranno". Difatti la cittadina si è stancata, o per meglio dire rassegnata, adattandovisi e limitandosi a recriminare senza tregua in tutte le occasioni di discussione nelle strade e negli esercizi pubblici. In questi 19 mesi la situazione persiste sotto gli occhi di tutti: bidoni stracolmi davanti ad ogni casa, sacchi abbandonati sopra di essi e sul selciato, puzze nei mesi estivi. Con il vecchio sistema i contenitori dell'indifferenziata venivano svuotati tutti i giorni e quelli di carta e plastica con periodicità settimanale soddisfacente, oggi lo si fa una volta alla settimana per tutti indistintamente con il risultato che si vede in ogni via. Il risparmio deriva dunque non dalla maggior obbedienza dei cittadini, bensì dal ritmo della raccolta instaurato, del tutto carente ma che fa risparmiare sui costi. Ci si doveva aspettare dunque, a fronte di tale disagio constatato, non solo un mantenimento delle tariffe ma semmai una riduzione, altro che la millanteria di non aver preteso aumenti! E che dire poi del problema di carattere igienico? Ad un condominio che ha chiesto al gestore del servizio (Net spa) un lavaggio periodico dei contenitori, è stato risposto che per contratto col Comune lo si fa una volta al mese solo per l'organico e solo nei mesi estivi, per gli altri (cassonetti da mille litri alti un metro e mezzo) ci si arrangi da soli! Una risposta che definire offensiva è dir poco.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 14 novembre 2019

 

 

Le colonnine per il bike sharing all'esordio in via XXX Ottobre

Ha preso forma la prima della serie di stazioni previste in città per l'uso di biciclette a noleggio

Prima fila di colonnine per il bike sharing installata in città: si tratta del sistema automatico che prevede l'uso di biciclette a noleggio, in varie zone. La novità è comparsa pochi giorni fa vicino a piazza Oberdan, nel tratto di via XXX Ottobre a lato del capolinea del tram. Quindici i supporti, che ospiteranno altrettante due ruote. Posizionato anche il cartello, in italiano e in inglese, che illustra informazioni utili e riassume dove si troveranno gli altri punti nei quali lasciare o riprendere il mezzo: via Cumano, accanto ai musei comunali, stazione Rogers, piazza Hortis, Stazione Marittima, Teatro Romano, Teatro Rossetti, piazza Libertà accanto alla stazione dei treni, park Bovedo e pineta di Barcola. Il servizio "bits", cioè bike sharing Trieste, mette a disposizione degli utenti un'app, la possibilità di acquistare una tessera e ancora un numero telefonico e uno whatsapp. Il Comune spiega che illustrerà nel dettaglio tutto a breve, in una conferenza stampa che verrà convocata ad hoc, ma di fatto le foto dei supporti hanno già fatto rapidamente il giro dei social in questi giorni. C'è chi ha immortalato anche gli operai al lavoro durante l'installazione delle colonnine, e c'è chi auspica che, a questo punto, vengano implementate anche le piste ciclabili, a beneficio di cittadini e turisti. Su questo fronte interviene anche Ulisse Fiab: «Quelle necessarie, oltre alla Trieste-Muggia e a quella del Porto vecchio - ricorda Federico Zadnich, del sodalizio -, coincidono con i tre assi urbani delle Rive, di via Carducci-via Battisti e di viale D'Annunzio-via Cumano, fondamentali per la mobilità ciclistica, previsti anche nel piano del traffico». E sul tema la Fiab si era già espressa lo scorso anno: «Trieste per diventare una città più ciclabile, ha bisogno di molti altri interventi prioritari e il bike sharing in questo senso rappresenterebbe semmai la ciliegina sulla torta - avevano detto i rappresentanti dell'associazione -. Ai ciclisti, siano essi turisti in visita alla città o residenti e pendolari che usano la bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano, servono però molti altri ingredienti: la sicurezza innanzitutto, la velocità di spostamento, la qualità dei percorsi e la possibilità di avvalersi dell'intermodalità. A questo proposito è chiaro che servizi quali il bike sharing necessitano a priori di un contesto urbano favorevole». Fiab Trieste, «sulla scorta di esperienze simili in molte altre realtà cittadine, più o meno grandi», aveva sottolineato la necessità di interventi da parte dell'amministrazione comunale «quali ad esempio la moderazione della velocità, con zone 30, rotonde compatte e platee rialzate, interventi che favoriscono l'uso della bici su tragitti più brevi, incentivi, ciclo-parcheggi e lotta al furto, diffusione di una cultura della bicicletta e della mobilità sostenibile in generale. Oltre a tutto ciò è evidente anche che va implementata una rete di piste ciclabili continue e di qualità a partire da Porto vecchio e dal percorso Trieste-Muggia. Solo così - questa la conclusione di Fiab - il bike sharing avrà la sua dignità di servizio al cittadino». 

Micol Brusaferro

 

 

Trieste-Vienna in treno con l'obiettivo del 2021

L'idea della tratta di lunga percorrenza al centro di un vertice fra l'assessore Fvg Pizzimenti e una delegazione austriaca

Dopo una decina d'anni si ritorna a parlare di un collegamento ferroviario tra il Friuli Venezia Giulia e l'Austria. L'obiettivo è una tratta di lunga percorrenza Trieste-Udine-Vienna. Graziano Pizzimenti, assessore regionale ai Trasporti, non esclude che ci si possa arrivare entro un anno e mezzo, forse anche prima, «se sapremo giocarcela a livello di Regione». Di certo le parti hanno iniziato a parlarsi alla luce del costante aumento del numero di viaggiatori. Il progetto avrebbe valenza soprattutto turistica, hanno concordato in un incontro a Trieste il Fvg, rappresentato da Pizzimenti, e la delegazione carinziana, con a capo l'assessore ai Trasporti e Turismo Sebastian Schuschnig. Il punto di partenza è il Micotra, il servizio istituito nel 2012 dalla Regione assieme al Land carinziano per unire Udine e Villaco, affidato a Ferrovie Udine-Cividale, che lo realizza con le Österreichische Bundesbahnen. All'epoca fu la risposta alla sospensione da parte di Trenitalia dei collegamenti ferroviari con l'Austria. Nel giorno di Santa Lucia del 2009 fu infatti soppresso l'Eurocity per Vienna "Allegro Johann Strass", l'ultimo collegamento diurno oltre il confine tarvisiano. Si parte dunque dalla «consolidata collaborazione» del Micotra (che verrà rinnovato), osserva Pizzimenti: «Il progetto ha portato un valore aggiunto in termini turistici, economici e anche di conoscenza reciproca tra le popolazioni. Vogliamo ora sviluppare l'esistente puntando in primis sul pieno coinvolgimento della società in house della Regione, la Fuc, quale componente strategica dell'iniziativa». L'obiettivo è farcela nel 2021. Il tragitto va ancora però definito. Tra le opzioni in campo, con la linea che passa per Salisburgo, anche quella di un percorso via Maribor, coinvolgendo pure la Slovenia e dando quindi all'operazione un'impronta ancor più transfrontaliera. Quanto alla procedura, Pizzimenti osserva che la parte relativa ai permessi e alle autorizzazioni è di competenza statale e quindi «sarà determinante l'apertura di un dialogo con il ministero al fine di seguire e accelerare il più possibile l'iter amministrativo e burocratico previsto dalla legge». Sul fronte austriaco c'è totale disponibilità, a quanto pare. Schuschnig ha ribadito più in generale a Trieste come non tutte le Regioni d'Europa possano vantare «collaborazioni di questo livello», in virtù dell'importanza in ambito comunitario dei processi di mobilità transfrontaliera, «in un contesto nel quale è in costante aumento il numero di persone che utilizza il trasporto pubblico preferendolo ai mezzi privati, soprattutto nell'ottica dell'intermodalità bici-treno». Dal comitato pendolari arriva intanto una sottolineatura sull'importanza del nuovo contratto di servizio (se ne parlerà a inizio 2020), un piatto da 40 milioni all'anno che «dovrà necessariamente prevedere da parte dell'impresa ferroviaria investimenti al parco rotabile, oltre che una rinnovata offerta di corse, con orari più competitivi e una riduzione dei tempi». Nell'attesa, i pendolari di Trieste dovrebbero poter utilizzare alcuni treni Pop e quelli di Udine alcuni Rock. Trenitalia, nel presentare i 78 nuovi mezzi destinati alla Direzione regionale Veneto, ha reso noto che saranno messi a disposizione anche lungo i binari Fvg della Venezia-Udine e della Venezia-Portogruaro-Trieste. -

Marco Ballico

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 13 novembre 2019

 

 

A Barcola la cementificazione edilizia continua a scapito del verde - la lettera del giorno di Angelo Lippi

L'edificazione di due palazzi per un totale di 12 appartamenti fronte mare in salita Miramare, per capirsi nella zona del ristorante Old Wild West è una notizia che apprendo dal Piccolo. Sulle prime, in totale buona fede, pensavo di avere letto male l'articolo: credevo di essermi sbagliato perchè a mio parere la notizia mi sembrava davvero assurda. In realtà, ahimè, si è rivelata assolutamente vera. Una delle più belle zone di Trieste, immersa nel verde, dovrebbe essere investita da un progetto di edificazione privata. In merito le domande che mi sorgono spontanee sono ovvie. Con un numero considerevole di abitazioni disabitate, sfitte e vuote da riqualificare, è proprio necessario costruire ancora e per giunta in una zona, quella di viale Miramare, pregiata proprio per il verde e che attira turisti? Le forze politiche che si riempiono la bocca di parole come ecologia e ambiente, dove sono? Come si sono espresse a tale proposito? E soprattutto chi sta autorizzando l'operazione immobiliare? Ricordo, addirittura, che il nuovo governo nazionale ha come primario punto programmatico il problema ambientale e, a livello locale, i referenti di questi partiti su Barcola tacciono? Quale amministrazione è responsabile di questo atto? I triestini hanno il diritto di sapere che cosa sta succedendo a Barcola e chi vuole questa edificazione.

 

 

SEGNALAZIONI - Animali Contraccettivi inadatti per i cinghiali

In risposta all'intervento apparso nella rubrica "segnalazioni", in data 9 novembre, a firma della signora Daniela Schifani Luchetta restiamo sempre perplessi di fronte alla, quanto meno, disinformazione nei confronti della gestione della fauna selvatica e della caccia. Il controllo delle popolazioni delle varie specie selvatiche, regolamentato da apposite leggi, è un'attività fondamentale di gestione faunistica, che si applica come nel caso del cinghiale per ridurre l'espansione e l'impatto sulle colture agricole e per prevenire gli incidenti stradali. Per l'attivazione di forme di controllo basate invece su interventi riguardanti la riproduzione, quali l'immunocontraccezione, bisogna considerare che un contraccettivo ideale da applicare alla gestione dei selvatici dovrebbe essere efficace solo sulle specie target, capace di sterilizzare gli animali per sempre, relativamente poco costoso da produrre e da somministrare sul campo, nonché privo di effetti collaterali per gli animali che si cibano di carcasse trattate con tale contraccettivo. Nessuno dei contraccettivi attualmente disponibili in commercio possiede tutte le caratteristiche sopra menzionate. Questo non lo afferma la Federcaccia bensì l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) del ministero dell'Ambiente, massimo organo tecnico nazionale in materia di contraccezione. Molte volte il mondo venatorio si è reso disponibile al confronto collaborando con le associazioni ambientaliste, ma risulta invece impossibile ogni collaborazione con certe associazioni animaliste che hanno un'immagine distorta e idilliaca della natura

Fabio Merlini - Federcaccia provinciale Ts

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 12 novembre 2019

 

 

LO DICO AL PICCOLO - Via dell'Istria Il pericoloso scioglimento dell'asfalto

Mentre i ghiacciai del nostro pianeta si stanno sciogliendo, assistiamo in città a un fenomeno un po' meno importante ma ugualmente pericoloso: o scioglimento da usura dell'asfalto di via dell'Istria. Una strada ritengo insicura e piena di buche crea un rischio per il conducente di un veicolo, che rischia di non vederle e di non frenare in tempo, scivolare e tamponare. Ma le strade dissestate sono un reale pericolo anche per motociclisti e ciclisti. Guidare "saltellando" in continuazione sulla sella del proprio mezzo o facendo lo slalom tra le buche presenti per terra fa aumentare notevolmente il rischio di caduta. Questo non solo per il fatto che si possa perdere il controllo della moto ma anche perché distrae da ciò che ci circonda, il traffico ad esempio. Rappresentano un pericolo per il pedone che, oltre a cadere - e a Trieste abbiamo ai Pronto soccorso varie persone che ruzzolano su strade e marciapiedi insicuri - può essere coinvolto in incidenti causati da veicoli saltellanti o devianti. Via dell'Istria, in particolare nel tratto vicino a piazzale Valmaura, nei pressi del cimitero, è una strada ad alta densità di traffico. Pertanto ritengo che dovrebbe essere tenuta sotto osservazione costante dall'amministrazione comunale proprio per garantire quella sicurezza dei cittadini di cui tanto si parla.

Tiziana Cimolino - medici per l'Ambiente Isde Trieste

 

Mobilità - Documentario Arpa proiettato all'Ariston

Martedì 19 novembre l'Arpa presenta "Gambe", un documentario sulla mobilità sostenibile e sulla sicurezza stradale prodotto dalla Fondazione Michele Scarponi. Il documentario verrà proiettato alle 20.30 al Cinema Ariston - Trieste. Ingresso gratuito.

 

La città e la sua Ferriera

Oggi al Circolo della Stampa (corso Italia 13), alle 17, sarà presentato il libro "Cercando l'oro: Trieste e la sua Ferriera" di Barbara Belluzzo e Andrea Rodriguez. Parteciperà all'incontro il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli. Modera il giornalista Luciano Santin, vicepresidente del Circolo; saranno presenti gli autori. Nonostante la provincia di Trieste sia da anni in cima alle classifiche nazionali per il tasso di incidenza delle malattie tumorali del polmone la popolazione continua a subire gli effetti dell'inquinamento prodotto dalla Ferriera. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 11 novembre 2019

 

 

Muggia, la tassa dei rifiuti resta immutata

Il sindaco Marzi: «Merito dei risultati raggiunti nella raccolta». La differenziata è passata dal 46 al 74% in neppure due anni

MUGGIA. «Grazie a una lunga e proficua trattativa con Net i muggesani non avranno alcuna sorpresa nella rata conclusiva del 2019 della Tari». Il sindaco di Muggia Laura Marzi ha ufficialmente rassicurato i propri concittadini chiudendo di fatto una questione sorta solo pochi mesi fa. L'intesa raggiunta con Net spa, la società che ha la gestione del servizio muggesano di raccolta, smaltimento e recupero dei rifiuti solidi urbani e dei servizi di igiene urbana, relativa ad alcune modalità di svolgimento del servizio e alla quantificazione dei relativi costi, seguendo il previsto iter amministrativo, sarà ora sottoposta alla necessaria approvazione del Consiglio comunale di Muggia.Questa intesa consente di non modificare le tariffe deliberate dall'amministrazione comunale in sede di approvazione del bilancio 2019 che confermavano le tariffe dell'anno precedente. Per quanto attiene ai risultati prodotti dal nuovo sistema sulla differenziazione dei rifiuti muggesani, i dati sono peraltro positivi: dal 46 per cento di differenziazione dell'inizio del 2018 si è passati a punte del 74 per cento del riscontro attuale.«I risultati ottenuti in termini di differenziazione, oltre che meritevoli dal punto di vista ambientale, hanno anche degli importanti effetti economici consentendo di contenere l'aumento dei costi di smaltimento dei rifiuti che hanno colpito gli operatori del settore (non solo su scala nazionale) e, conseguentemente, tutte le amministrazioni comunali e in speciale modo chi ha bassi livelli di differenziazione», ha commentato il sindaco Marzi. L'economia stimabile è quantificabile in circa 130 mila euro. Tanto sarebbe stato l'aumento del costo del servizio da recuperare necessariamente attraverso la tassa richiesta ai contribuenti (per legge tutti i costi del servizio devono essere recuperati attraverso il prelievo fiscale). L'intesa raggiunta con l'amministrazione e la definizione delle pendenze con la Net costituiscono, in oltre, il presupposto imprescindibile per avviare una nuova fase del sistema di raccolta cosiddetto "porta a porta".Nelle intenzioni dell'amministrazione comunale di Muggia c'è ora la volontà di avviare lo studio e la realizzazione di un nuovo e più moderno e funzionale sistema di raccolta per quanto concerne il centro storico di Muggia e le sue zone limitrofe: un intervento di miglioria del servizio che in base al pensiero della giunta comunale Marzi dovrà facilitare i cittadini e le attività produttive nella gestione quotidiana dei rifiuti consentendo, al contempo, un abbattimento dei costi dello stesso.

Riccardo Tosques

 

SEGNALAZIONI - Rimozione fogliame - I soffiatori sono pericolosi

Giovedì 7 novembre alle 8.15 circa transitavo col mio motorino in via Crispi. Appena attraversato l'incrocio con via Rossetti trovai due addetti alla pulizia stradale di cui uno aveva in mano un soffiatore in funzione. Mi trovai con un gusto di sale in bocca che mi rimase per una mezz'ora. Segno evidente che la polvere della strada sollevata dal soffiatore mi arrivò in bocca! E non è la prima volta che ciò mi succede. Sempre nello stesso punto una mattina di qualche tempo fa fui investito dalla polvere sollevata proprio mentre stavo attraversando l'incrocio col rischio che mi arrivi negli occhi annebbiandomi la vista proprio in quel punto pericoloso che richiede molta attenzione! Un'altra volta ancora fui investito dalla polvere sollevata dal soffiatore mentre mi trovavo sul marciapiede di via Battisti nei pressi dell' Oviesse.Ritengo che tali episodi siano assolutamente inaccettabili. Invito le autorità competenti a prenderne atto e a prendere i necessari provvedimenti per evitare nel modo più assoluto il loro ripetersi.

Diego Logar

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 10 novembre 2019

 

 

Rifiuti, Italia a due velocità Centomila tir all'anno in viaggio tra le regioni - Il rapporto di Utilitalia: Centro-Sud arretrato

Nei rifiuti, l'Italia è un Paese a due velocità: un Centro-Nord con performance di servizio ed impiantistica paragonabili o addirittura migliori dei più avanzati Paesi europei, e un Centro-Sud arretrato, con bassa raccolta differenziata, poco recupero energetico. Risultato finale: molto export e molta discarica. Questo il dato più significativo del recente rapporto di Utilitalia presentato a Ecomondo. Oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani viaggiano da regione a regione (l'export estero è di circa 350. 000 tonnellate): si esporta di tutto, rifiuti organici e compostaggio (1,3 milioni di tonnellate), rifiuti per i termovalorizzatori (650.000 tonnellate) e rifiuti per le discariche (600.000 tonnellate). Centomila tir che viaggiano per le strade italiane piene di rifiuti, 350 al giorno, 170 dalla sola città di Roma. Una scelta contraria al principio di prossimità e che genera inquinamento e spreco di energia. Al di là delle disomogeneità territoriali, l'intero sistema Paese è lontano dagli obiettivi della nuova Direttiva comunitaria sull'economia circolare, da approvare entro primavera 2020, che fissa per i rifiuti urbani al 2035: il 65% di riciclo, 10% massimo di discarica e il resto a recupero energetico. Il quadro è chiaro: per gestire al meglio i flussi di rifiuti e per raggiungere gli obiettivi europei di una corretta gestione è indispensabile dotarsi di tutti gli impianti necessari.

Alfredo De Girolamo

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 9 novembre 2019

 

 

Dai bonus infissi ai contributi per la rottamazione - La manovra si svela

Definite le poste principali della Finanziaria da oltre 4 miliardi Prevista l'estensione degli sconti studenti su autobus e treni

Trieste. La legge di stabilità regionale 2020 comincia a prendere forma. La manovra licenziata ieri dalla giunta Fedriga pesa oltre 4 miliardi e già cominciano a delinearsi alcune misure cardine. Modifiche e integrazioni arriveranno durante il lavoro delle Commissioni e nelle sedute di dicembre del Consiglio regionale, ma al momento l'esecutivo punta sull'estensione alle tratte urbane dello sconto studenti sul trasporto pubblico e valuta di introdurre un contributo rottamazione per i veicoli inquinanti, mentre dovrebbe essere cosa fatta il ritorno del bonus per l'installazione di nuovi infissi nelle abitazioni private. La giunta ha diffuso ieri soltanto le dotazioni a disposizione dei singoli assessorati, ma una bozza del testo ha cominciato a circolare e permette di fornire le prime anticipazioni sul ddl che lunedì verrà esaminato dal Consiglio delle autonomie locali per l'approvazione di rito. L'unica anticipazione ufficiale l'ha fatta il governatore Massimiliano Fedriga durante una diretta Facebook, in cui ha annunciato la volontà di estendere «lo sconto del 50%» per l'acquisto di biglietti e abbonamenti da parte degli studenti «anche al trasporto pubblico urbano» oltre che extraurbano. L'assessore alle Finanze Barbara Zilli fa invece sapere che ci sono a bilancio 20 milioni di maggiori entrate grazie alla ripresa dell'economia. E nel comunicato di Palazzo di ieri spuntano i numeri principali, anche se è complicato il confronto con l'anno scorso, quando l'esecutivo non rese note le macrocifre in avvio di percorso. Come previsto la manovra pareggerà poco sopra i 4 miliardi, con Salute e Protezione sociale sostenute con 2,7 miliardi: sanità e welfare conquistano come al solito oltre metà delle risorse a supporto, spiega Zilli, anche al ddl di riforma della programmazione socio-sanitaria in aula a dicembre. Un altro finanziamento molto consistente riguarda i Trasporti (323 milioni). Lavoro, famiglia e formazione conquistano a loro volta 121 milioni, anche per la messa a regime del contributo per l'abbattimento delle rette per i nidi d'infanzia a partire dal secondo figlio e per il rafforzamento del sistema dei Centri per l'impiego. Lunedì il Cal entrerà soprattutto nel merito dei 725 milioni annunciati per la "periferia": risorse che dovranno pure accompagnare il nuovo assetto, con le Comunità e le aree vaste ripescate dalla giunta Fedriga. In quella voce rientra tra l'altro un provvedimento tutto padano: 3, 8 milioni dedicati al fondo per la sicurezza urbana e per l'adozione di steward urbani, mentre altri 3 milioni verranno destinati all'installazione di sistemi di videosorveglianza negli asili. Per Sergio Bini e le Attività produttive ecco invece 87 milioni, nell'anno in cui diventerà operativa la nuova agenzia Lavoro&SviluppoImpresa Fvg. Nel riparto entrano quindi i 63 milioni per le Risorse agroalimentari, i 53 milioni per Cultura e Sport, gli 80 milioni per l'Ambiente (35 dei quali serviranno per lo sconto sui carburanti), i 96 milioni per il Patrimonio. Non mancheranno azioni a favore della viabilità forestale e della tutela delle malghe, garantisce Zilli, senza dimenticare di segnalare l'ulteriore milione a favore degli ex soci CoopCa e Coop operaie. La bozza della legge di stabilità e della cosiddetta collegata permette però di andare oltre. Si scopre così che l'estensione dello sconto sul trasporto pubblico locale dovrebbe costare 4 milioni e che altri 3 verranno spesi tra Comuni e Università per adeguare il sistema degli enti locali al recente Piano paesaggistico regionale. Vale invece 500 mila euro l'incentivo per la sostituzione degli infissi e altrettanto l'acquisto di alcune case popolari in quel di Sappada. La giunta destinerà poi un milione ai municipi per l'abbattimento delle barriere architettoniche e altri due milioni all'anno ai musei pubblici e privati per la stessa finalità. Allo studio l'entità dei contributi che il centrodestra vuole assegnare alle scuole private per adeguamenti antisismici, mentre un milione verrà destinato alle attrezzature delle scuole dei piccoli comuni. La maggioranza punta infine sulla creazione dello Sportello unico per l'edilizia e ad ampliare le attività in edilizia libera, che non prevedono cioè la comunicazione di inizio lavori. Sarà anche una manovra a sfondo ambientalista, se si conta il mezzo milione che dovrebbe essere destinato alla riduzione della plastica: metà ai Comuni per l'installazione di erogatori d'acqua nei palazzi pubblici e nei centri urbani, metà a bar e ristoranti che utilizzano prodotti con imballi riutilizzabili. Ma sul versante ecologico, la giunta sta considerando seriamente l'introduzione di bonus alla rottamazione per veicoli da Euro 0 a Euro 3 con almeno sette anni di vita: la finalità è l'acquisto di mezzi nuovi o usati secondo regole ancora da definire. La posta più cospicua è però quella da 20 milioni, che servirà a dare gambe al progetto Noemix, che prevede il noleggio a lungo termine di veicoli elettrici da parte di enti pubblici e la realizzazione di colonnine di ricarica sul territorio. In montagna l'esecutivo prevede il raddoppio del contributo agli esercizi commerciali, in caso questi mettano a disposizione nuovi servizi ai cittadini, dalle consegne a domicilio all'accesso alla rete wi-fi. La giunta fornirà poi 300 mila euro a PromoTurismo per il progetto di promozione turistica delle spiagge altoadriatiche in collaborazione col Veneto e l'agenzia sarà inoltre dotata di 2, 8 milioni per sponsorizzare squadre sportive e atleti regionali al fine di aumentare l'attrazione turistica del territorio. Nel campo della cultura e dello sport figurano invece 200 mila euro per le imprese culturali e creative, 800 mila euro per le manutenzioni degli impianti sportivi e 100 mila per far nascere sotto l'egida di Pordenonelegge un premio letterario dedicato agli autori che raccontano i luoghi della regione. Dal Pd arrivano i primi commenti. «Leggeremo attentamente le carte - dice il segretario regionale Cristiano Shaurli -, ma ciò che appare è la mancanza di una visione strategica e di sviluppo della regione, strumenti anche innovativi per aiutare e rilanciare economia, lavoro e impresa». Il consigliere Roberto Cosolini aggiunge: «Alle Attività produttive è stato destinato appena il 2% delle risorse, così come all'Ambiente. Un impegno decisamente timido per dare vere e attese risposte».

Marco Ballico, Diego D'Amelio

 

 

SEGNALAZIONI - Basovizza - La caccia resta un divertimento crudele

Quale sarebbe la tanto millantata sicurezza dalla riserva di caccia di Basovizza? Poter sparare in pieno giorno, in zone abitualmente frequentate, sarebbe sicuro? Se si vuole parlare di controllo delle popolazioni delle varie specie selvatiche, perché non si contattano le associazioni animaliste che da anni dichiarano che l'unico modo per prevenire la diffusione di alcune specie è la contraccezione? Un esempio è il tanto vituperato cinghiale che non si riesce a contenere proprio perché viene cacciato, facendo scattare una legge naturale che porta le femmine a figliare più spesso. Basta leggere e informarsi un po' per capire che, alla base di tutto, c'è sempre lo stesso discorso legato ai soldi. Inutile cercare di dare ad uno "sport", che niente ha di sportivo, una colorazione diversa da quello che è: un divertimento inutilmente crudele.

Daniela SchifaniLuchetta

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 7 novembre 2019

 

 

Dai vestiti alle stoviglie vintage Tutti pazzi per la corsa al riciclo

Contano decine di migliaia di iscritti anche a Trieste i gruppi nati in rete per ridare nuova vita a vecchi oggetti, scambiarli o donarli a chi ne ha bisogno

Trieste ricicla. Abbigliamento, calzature, accessori, mobili, attrezzature sportive: tutto viene rimesso sul mercato, attraverso i social, e spesso in forma gratuita. L'obiettivo è non eliminare oggetti ancora funzionali e utili, offrendoli a chi magari ne ha bisogno. Ha raggiungo quasi 7 mila utenti il gruppo "A me non serve più, chi lo vuole? Trieste", una vivace vetrina su Facebook dove le parole d'ordine sono "non si vende e non si compra nulla", si può soltanto regalare. E gli annunci sono tanti e chiamano in causa, come detto, un po' di tutto: , vestiti e scarpe, giocattoli, libri, dvd, cd o vecchi vhs, e ancora stoviglie, decorazioni, bigiotteria o mobilio, spesso legato ad appartamenti che per vari motivi devono essere svuotati. Alle volte vengono donate intere stanze, camere da letto o soggiorni. Solo a chi, però, è in grado di ritirare tutto in forma autonoma e secondo tempi e modalità fissate dal proprietario. Tra le persone iscritte anche tanti amanti del fai da te, che vogliono dare nuova vita a cose vecchie con fantasia e creatività. E non ci sono solo tanti annunci "offro": si può anche inserire un di "cerco", quando un utente punta a trovare qualcosa di cui ha necessità. In tal senso c'è anche chi, in difficoltà economiche, chiede un aiuto per arredare un'abitazione, vestiario e giocattoli nel caso si tratti di una famiglia con bambini o supporto per associazioni e onlus. La generosità si dimostra anche donando attrezzature sanitarie o beni di prima necessità, quando la persona che le utilizzava non c'è più. È il caso ad esempio di prodotti e supporti per anziani. Poche e semplici le regole per partecipare, che vanno lette con attenzione prima di aderire. Finalità simile anche per un altro movimento Facebook, che però promuove appuntamenti "dal vivo". È la "Swap community Trieste e Gorizia", fondata sul baratto. Swap infatti significa "scambiare". «Questo gruppo - si legge - nasce con l'idea di creare una piccola comunità di persone interessate a partecipare ad eventi dove i presenti scambiano tra di loro beni che non utilizzano più (abiti, accessori, libri, oggetti per la casa, ecc)». E se a fine giornata qualcosa avanza, viene destinato a realtà del territorio che operano nel sociale. Per scoprire i prossimi appuntamenti, basta seguire la pagina social dedicata. Supera le 6mila donne iscritte sempre su Facebook, infine, "Il piccolo bazar delle mamme di Trieste": in questo caso è consentita anche la vendita, per tutto ciò che riguarda esclusivamente i bimbi o chi è in dolce attesa. «Nasce con l'intento - viene specificato - di dare la possibilità a tutte le mamme di Trieste e dintorni, di vendere, scambiare, regalare o cercare qualcosa che può tornare utile ai nostri piccoli o durante il periodo di gravidanza». Anche in questo caso lo strumento si rivela prezioso per un riciclo mirato e pratico. Il record di utenti appartiene però a "Vendo Compro Scambio e Regalo a Trieste", con oltre 13 mila persone. Anche qui regole chiare da seguire per chi partecipa e una lunga serie di oggetti, anche vintage, che spuntano da cantine e soffitte, alla ricerca di un nuovo proprietario. 

Micol Brusaferro

 

Jeans e sacchi di juta rinascono come zaini - Cooperativa Lister

Il riciclo è anche sinonimo di solidarietà. La dimostrazione arriva dalla cooperativa Lister Sartoria Sociale, con sede nel parco di San Giovanni. Nell'atelier viene svolta attività di sartoria, maglieria e arredo, con il solo impiego di materiali tessili riciclati. Nel laboratorio si trasforma un po' di tutto: dai vecchi jeans alla juta, passando per striscioni dismessi. Nel 2009 è stata costituita la cooperativa sociale, finalizzata all'inserimento di persone provenienti dall'area dello svantaggio e sono sempre più strette le collaborazioni tra servizi sociali e sanitari. Informazioni e attività legate a Lister si possono scorrere sul sito www.listersartoriasociale.it. mi.b.

 

 

Traffico in tempo reale via app Sbarca a Trieste "Luceverde"  - IL NUOVO SERVIZIO INTERATTIVO

Da oggi muoversi tra le strade di Trieste e del circondario è più facile. È nato "Luceverde", il servizio interattivo di informazioni su traffico, condizioni meteorologiche, trasporto pubblico, incidenti, rallentamenti e cantieri aperti. Sarà sufficiente scaricare gratuitamente sul proprio telefonino o tablet un'applicazione - denominata per l'appunto "Luceverde" - per ottenere, praticamente in tempo reale, un notevole numero di informazioni utili per districarsi meglio e in maniera più dinamica sulla strade di Trieste e dei suoi dintorni.«Si tratta - come ha spiegato ieri l'assessore con delega alla Polizia locale, il vicesindaco Paolo Polidori, nel corso della presentazione della novità ieri in Comune - di uno strumento che è il prodotto di una collaborazione fra l'Aci e la Polizia locale, pensato per i cittadini. Utilizzando le più moderne tecnologie e personale altamente specializzato, e grazie alla collaborazione con le polizie locali, gli enti gestori di strade e autostrade e del servizio di trasporto pubblico - ha aggiunto - si potranno ottenere in tempo reale tutte le informazioni utili per chi si muove con mezzi propri».Il progetto "Luceverde" è nazionale e Trieste sarà la decima città italiana, dopo Roma, Milano, Genova, Modena, Pescara, Vicenza, Salerno, Trapani e Prato, a essere dotata di questa nuova "app". «L'idea è maturata in casa Aci - ha ricordato Danilo Spizuoco, della società strumentale dell'Aci "Infomobility" - per favorire in generale tutti coloro che si mettono alla guida. Fra le altre caratteristiche di "Luceverde" - ha proseguito - c'è anche quella che riguarda la possibilità di ascoltare i bollettini diffusi in rete, utilizzando il telefono con l'auricolare o con il "viva voce", evitando così di farsi magari distrarre da ciò che appare sul video del cruscotto».Per poterlo fare, basterà chiamare il numero 800. 18. 34. 34. I soci dell'Aci godranno in questo caso di un servizio personalizzato. A poter beneficiare di "Luceverde" saranno anche i turisti in avvicinamento a Trieste, che potranno così conoscere in anticipo le strade migliori per arrivare in centro o per raggiungere musei e punti di interesse. Tutte le informazioni che riguardano la "app", è stato spiegato alla presentazione, verranno gestite dalla Polizia locale, con il Comando che disporrà di uno specifico gruppo di lavoro con il compito di inserire i dati disponibili in un sistema predisposto dall'Aci, che le elaborerà a sua volta grazie all'intervento di personale specializzato visualizzandole su una mappa di Trieste, disponibile sia sul sito del Comune sia direttamente attraverso il servizio "Luceverde". Parole di apprezzamento per tale novità sono state espresse pure dal comandante della Polizia locale Walter Milocchi.

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 7 novembre 2019

 

 

Ferriera, salta il vertice al Mise «Trieste scalzata da Taranto»

I sindacati temono il declassamento del caso Servola dopo l'allarme Arcelor Mittal «No a dossier di serie A e serie B». Lo staff di Patuanelli: «Solo un rinvio tecnico»

Il ministero dello Sviluppo economico convoca il terzo tavolo sulla Ferriera di Servola, anzi no. Succede tutto martedì, quando le istituzioni coinvolte e (per la prima volta) i sindacati ricevono l'invito a presentarsi a Roma giovedì mattina per un nuovo incontro sulla riconversione dello stabilimento. Lo scarso preavviso provoca qualche malumore tra i destinatari e il fastidio aumenta quando attorno alle nove di sera il summit viene annullato dal Mise senza spiegazioni. I sindacati temono che sia il primo segnale della priorità che il ministro Stefano Patuanelli dovrà dare alla bomba esplosa all'Ilva di Taranto: il timore è che la minaccia di sganciamento di ArcelorMittal possa far diventare agli occhi del governo la Ferriera un problema secondario, proprio mentre si apre la partita degli esuberi nelle ditte esterne. Dall'entourage del ministro filtra però che l'annullamento è dipeso dalla difficoltà di alcuni invitati a presentarsi a Roma con poco preavviso. L'incontro sarà recuperato nella seconda metà di novembre, ma i sindacati denunciano il rischio di veder passare la Ferriera a questione di serie B. Fiom, Fim e Uilm sottolineano in una nota che dalla presentazione a Roma del piano industriale di Siderurgica Triestina non si è avuta «nessuna notizia fino al mattino del 5 novembre in cui ci veniva recapitata la convocazione al Mise per il 7 novembre (largo anticipo!). La stessa sera ci veniva comunicato il rinvio. Evidentemente le problematiche rispetto alla gestione della crisi dell'Ilva hanno impedito alle istituzioni di presenziare al tavolo». Cgil, Cisl e Uil si dicono «solidali con lo sforzo del ministero e di qualche leader dell'opposizione nell'azione di difesa del sito di Taranto, assolutamente strategico per il Paese. È paradossale però che lo stesso ministro e lo stesso partito d'opposizione (la Lega, ndr) che a Taranto levano le barricate, a Trieste siano i promotori della chiusura di uno stabilimento totalmente a norma con le leggi ambientali e non in crisi di mercato. Scopriamo oggi che nel nostro Paese c'è la siderurgia di serie A e di serie B: siamo contrari a un'impostazione che vede soluzioni diverse per due vicende industriali che dovrebbero stare in un contesto comune. Se la siderurgia italiana è strategica, anche quella triestina dovrebbe esserlo, sempre che Trieste risulti ancora una provincia dell'italico Stato». L'assessore al Lavoro Alessia Rosolen preferisce non entrare nel merito delle ragioni dell'annullamento dell'incontro, ma non risparmia una tirata d'orecchi al ministero: «I tavoli vanno programmati per tempo, soprattutto perché gli attori coinvolti sono tanti». Sul rischio del passaggio in secondo piano della partita di Servola, Rosolen ritiene che «il governo ha certamente ben chiaro che la partita della siderurgia è una sola: ci sono due fronti aperti, uno al Nord e uno al Sud, dunque il tema va affrontato nel suo complesso e non può essere disgiunto». La deputata Pd Debora Serracchiani incita intanto le parti a fare in fretta: «Auspico che in questo momento siano al lavoro i tecnici dei ministeri e della Regione, impegnati a tappe forzate nell'aggiornamento dell'accordo di programma. Mancano 55 giorni alla fine dell'anno e al disimpegno annunciato da Arvedi: sarebbe grave trovarsi di fronte al fatto compiuto senza aver fatto tutti i passi per evitare l'esplosione di una bomba sociale e ambientale a Trieste». Non manca un attacco al governatore Massimiliano Fedriga: «Auspico che il commissario straordinario della Ferriera stia dispiegando tutti i mezzi istituzionali e politici a sua disposizione per dare un futuro certo all'area produttiva e ai lavoratori». Si sono tenute intanto ieri all'interno dello stabilimento le assemblee degli operai delle ditte esterne Olam e Mti, che operano nelle manutenzioni meccaniche all'interno della Ferriera. Gli incontri con il segretario provinciale della Fiom Marco Relli si sono chiusi con la decisione di avviare le procedure per la cassa integrazione ordinaria: quella straordinaria è preclusa alle imprese che lavorano in appalto. Sono interessati i dieci operai che la Olam inviava quotidianamente nello stabilimento e 11 dei 16 dipendenti della Mti. La Fiom attende ora comunicazioni dalle aziende dell'indotto Tse e Semat, mentre per i 27 della Astl sono già cominciate le procedure per il licenziamento collettivo. 

Diego D'Amelio

 

 

Lo staff del ministero in Porto vecchio - Il Comune ora spera in fondi aggiuntivi

E mercoledì si terrà l'incontro tecnico decisivo tra il Municipio e la Regione su società di gestione e accordo di programma

Domani, venerdì, una commissione del ministero dei Beni culturali sarà in visita al cantiere del Porto vecchio, che in questa fase si concentra nella parte nord, sul polo espositivo-culturale. Il dicastero di via del Collegio Romano, retto dal "dem" Dario Franceschini, è il soggetto governativo che ha stanziato i 50 milioni, che permettono la realizzazione del museo del Mare nel Magazzino 26, le opere di infrastrutturazione (elettricità, gas, acqua), il restauro dell'Ursus. Negli ambienti comunali non si fa mistero sulla gradita eventualità che dal ministero possano essere erogate nuove risorse destinate alla riqualificazione di Porto vecchio: non va dimenticato che la Soprintendenza regionale ha chiesto al Comune il Magazzino 20, immediatamente aldilà della "linea di demarcazione" tra polo espositivo-culturale e la grande fascia che dovrà essere valorizzata-promossa-venduta dalla futura società consortile Comune-Regione-Autorità portuale. Anche su questo punto c'è un interessante aggiornamento: mercoledì 13 corrente mese tavolo tecnico presso la presidenza regionale. La delegazione comunale con Santi Terranova, Enrico Conte, Giulio Bernetti attraverseranno piazza Unità per confrontarsi con il segretario generale del "governatorato" Gianfranco Rossi. Un incontro, secondo indiscrezioni di palazzo, dal quale potrebbe sortire un'accelerazione dei tre dossier allo studio: la costituzione della società consortile (52% Comune, 24% Regione, 24% Autorità), lo statuto della medesima, l'accordo di programma con la definizione degli strumenti pianificatori. Quest'ultimo documento è decisivo, perchè contempera gli "itinera" amministrativi di Comune e Autorità, del retroporto e della linea d'acqua, di possesso terrestre e di concessione marittima: passaggio chiave, insomma, per convincere futuri investitori. Dal Municipio arrivano buone notizie sul lavoro istruttorio svolto in chiave urbanistica. Finalmente, un po' di movimento anche sul versante Greensisam. Dai Lavori pubblici comunali viene data via libera a una proroga fino al 15 gennaio per ottenere un concreto riscontro dalla più antica concessionaria di Porto vecchio. Stavolta, però, il Comune, che vuole trasformare la concessione in locazione, intende verificare in modo più stringente lo stato delle trattative per reperire un investitore. In ottobre il manager Marco Rambaldi aveva prospettato la possibilità di tre candidature interessate a operare sui cinque magazzini iniziali di Porto vecchio (2A- 2-1A-4-3).Infine, un altro passo avanti di carattere amministrativo sul museo del Mare: Lucia Iammarino, responsabile comunale dell'edilizia pubblica, ha proceduto all'aggiudicazione definitiva del progetto all'associazione temporanea capeggiata dall'architetto sivigliano Guillermo Vazquez Consuegra, che coordina Politecnica coop di Modena, Consilium di Firenze, Sgm di Trieste, Cooprogetti di Pordenone, Mads di Trieste, Re.Te. di Trieste, Filippo Lambertucci di Roma, Monica Endrizi di Casale sul Sile. Ribasso del 38% sulla base di gara. Spesa prenotata: circa 1 milione 450 mila euro.

Massimo Greco

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 6 novembre 2019

 

 

Muro contro muro fra Rsu e Ferriera Cgil via dal vertice

L'azienda ha ribadito le proprie posizioni, i rappresentanti dei lavoratori le loro perplessità sulle mansioni in più in vista Aria tesa: Trost lascia il tavolo

Fumata nera, ieri, al termine dell'atteso incontro fra le rappresentanze sindacali della Ferriera e l'azienda sulla situazione riguardante la contrazione dei servizi forniti dalle imprese esterne. L'appuntamento, che doveva svolgersi in mattinata, si è tenuto invece in serata, dopo un doppio rinvio chiesto dalla direzione della Ferriera che ha suscitato il malumore dei rappresentanti dei lavoratori («Non è questo il modo di affrontare una problematica così complessa», ha commentato Thomas Trost della Fiom), ed è servito in sostanza a ribadire le posizioni già note. Le Rsu hanno confermato la loro forte preoccupazione sull'ipotesi di affidare le manutenzioni, finora competenza di addetti appartenenti ad aziende esterne, al personale interno. Alla base della rivendicazione sia una problematica di sicurezza, perché si tratterebbe di affidare a personale che finora ha svolto altre mansioni anche quella delle manutenzioni, con conseguente aggravio di lavoro, sia una questione più ampia. Le piccole ditte dell'indotto lavorano spesso in regime di monocommittenza e rischiano perciò, se dovesse venir meno l'incarico loro affidato finora, di dover chiudere. Da parte della Ferriera è stato confermato che, in determinate situazioni, tutti devono dare il proprio apporto, anche svolgendo compiti che finora erano appaltati all'esterno. Il tutto in un contesto di tensione diffusa, al punto che lo stesso Trost ha deciso di abbandonare anzitempo il tavolo. «Si è creata una situazione tale che, a mio avviso - ha spiegato più tardi -, non c'erano i presupposti per poter continuare. Riferirò alla mia segreteria». All'incontro hanno partecipato anche Franco Palman (Uilm), Umberto Salvaneschi (Fim) e Cristian Prella (Failms).

Ugo Salvini

 

 

ISTRIA - Mery Fisher e Zoki Tornano in mare le tartarughe salvate - MONITORATE GRAZIE A UN TRASMETTITORE GSM

Pola. Dal Centro di recupero di Verudella, due tartarughe marine sono ritornate nel loro ambiente naturale dopo un periodo di cura e convalescenza: un evento seguito, come altre volte, da centinaia di persone. La prima tartaruga, hanno spiegato gli addetti del Centro, è stata chiamata Mery Fisher: lo scorso dicembre era stata soccorsa dagli abitanti di Curzola mentre galleggiava inerte lungo la costa con vistose ferite alla testa. Portata all'ambulatorio veterinario di Spalato e da lì al Centro di Pola, si è completamente ristabilita. Zoki, com'è stata chiamata l'altra tartaruga, era stato invece portato nel Centro a fine luglio: i dipendenti dell'istituto marino Plavi Svijet lo avevano trovato, anche esso in pessime condizioni, davanti a Sansego.Gli spostamenti dei due animali potranno essere seguiti in tempo reale: sui loro corpi è stato installato un piccolo trasmettitore Gsm nell'ambito del progetto "Life Euroturtle" attuato in collaborazione col Dipartimento per la biodiversità dell'Università del Litorale di Capodistria. I dati raccolti saranno preziosi per i progetti di tutela di questi animali. Il Centro per la cura e riabilitazione delle tartarughe, fondato nel 2006, ospita la "stanza delle piscine" dove le tartarughe vengono curate, e un'aula didattica dove è custodita la documentazione di tutte le tartarughe finora salvate, fra le 10 e le 15 l'anno. Il Centro è stato aperto grazie al progetto NetCet e ai finanziamenti dell'Istituto nazionale per la tutela della natura.

 

 

Distribuiti l'anno scorso oltre 40 milioni di acqua nelle case dei triestini - IL REPORT DI ACEGASAPSAMGA

È ora disponibile sul sito di AcegasApsAmga l'11.a edizione del Report "In Buone Acque", sulla qualità dell'acqua potabile nell'anno 2018 nella provincia di Trieste e nelle zone servite dal gruppo Hera. Nel territorio triestino, attraverso una rete di 910 chilometri, sono stati distribuiti a 234.638 cittadini 40,7 milioni di metri cubi di acqua 100% conforme alle norme di legge. L'acqua, monitorata 48 volte al giorno dal punto di prelievo principale che è la falda, è oligominerale, sicura (come è possibile verificare dall'App aggiornata Acquologo), presenta una durezza medio - bassa ed è microbiologicamente pura, vantando, tra l'altro, il primato della più bassa concentrazione (10,1% ove il limite di legge è il 100%) dei quattordici parametri (ammonio, arsenico, clorito, cloruro, conduttività, durezza totale, fluoruro, manganese, nitrato, nitrito, residuo secco, sodio, solfato, trialometani-totale) che vengono misurati e monitorati. Perfettamente in linea con quello che rappresenta Trieste, Capitale europea della Scienza 2020, Hera si è a tal punto spinta nello sviluppo tecnologico per la depurazione dell'acqua da aver investito 52,5 milioni di euro nell'adeguamento, ultimato lo scorso anno, del depuratore di Servola. Fra l'altro, grazie alla collaborazione dell'Ogs, l'impianto può essere definito "smart": è capace di regolare, a seconda delle necessità della flora e della fauna marine, l'abbattimento dei nutrienti nelle acque di scarico. Da ultimo, uno degli aspetti più interessanti del documento riguarda i dati relativi ai consumi di bottigliette di plastica. Il report affronta il problema dello spreco di denaro e dell'inquinamento causato dalle bottiglie di plastica appunto. Perché dunque bere "acqua di casa" e non quella comprata nei negozi? Perché - spiega Hera - l'acqua del rubinetto è economica (si parla di 2,1 euro per mille litri di acqua di rubinetto contro i 270 euro di acqua imbottigliata), non inquina ed elimina ben 250 milioni di bottiglie. 

Maria Chiara Billi

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 5 novembre 2019

 

 

«Industria, la crisi morde: sono 1500 i posti in bilico» Sindacati contro Dipiazza

Venerdì 15 presidio in piazza Unità per chiedere interventi a sostegno del settore «Il manifatturiero è solo il 10% del Pil triestino». Sul sindaco: «Ignora i problemi»

Obiettivo: Roberto Dipiazza. Motivo: il sindaco ignora o finge di ignorare la crisi del settore industriale a Trieste, ritenendo che la città viva un momento positivo legato soprattutto ad alcuni grandi progetti e all'afflusso turistico. Protesta: venerdì 15 novembre, ore 17, presidio in piazza Unità e assemblee sui luoghi di lavoro. Ricadute occupazionali: 1500 posti ritenuti a rischio, comprese le attività indotte, con una forte concentrazione in Ferriera, valutabile tra un terzo e la metà del totale provinciale. Principali punti critici: Wärtsilä, Flex, Sertubi, Burgo, Dukcevich, Colombin. Debolezza strategica: il manifatturiero rappresenta solo il 10% del Pil triestino, basandosi su una struttura produttiva multinazionale in larga misura poco connessa con il territorio. Cgil con Michele Piga, Cisl con Luciano Bordin, Uil con Antonio Rodà hanno aperto il fuoco ieri mattina contro il Municipio dalla sede cigiellina di via Pondares. «Dipiazza non può fare finta di niente - ha dato le carte Piga - o dire che il Comune non ha gli strumenti di azione in ambito industriale. Perché il Comune è presente nel Coselag (ex Ezit, ndr), è proprietario di un asset straordinario come Porto vecchio, è firmatario di un accordo di programma sull'area di crisi industriale complessa». Rodà gira il coltello nella piaga della polemica: «Mi ricordo del sindaco, quando lo scorso 19 febbraio abbandonò una riunione convocata in via Trento dall'assessore regionale Bini, dedicato alla crisi industriale triestina. Era disturbato dalle cattive notizie. A Dipiazza rammento che sono 14.000 i lavoratori nel manifatturiero e che un'economia sana non può fondarsi solo sul turismo, ma deve contemperare tutte le energie presenti e attivabili».A proposito di Comune, a Bordin viene in mente che Trieste possiede il 4% di Hera, controllante di AcegasApsAmga: «Quando nel 2012 Hera acquisì la multiutility, allora si parlava di investimenti. Dipiazza dovrebbe ricordarlo a Bologna».I "triplicisti" incalzano all'unisono: «Trieste ha 7000 disoccupati, alla faccia del momento magico! Le situazioni di crisi non possono essere affrontate a livello di singola azienda, necessita una politica industriale che promuova gli investimenti». La risposta del terziario è insufficiente - si contesta - anche perché in termini salariali le paghe del commercio sono sensibilmente inferiori a quelle dei comparti industriali. Il pettine sindacale, sia pure con minore veemenza, non risparmia neppure l'Autorità portuale, perché dai punti franchi, dall'operazione-Bagnoli, dal Coselag (52% Ap, 48% distribuito tra i Comuni di Trieste, Muggia, San Dorligo) non sono ancora giunti risultati concreti in termini di insediamenti produttivi. «Stiamo attenti - puntualizza Piga - a non immiserire l'opportunità puntofranchista in un enorme magazzino. La logistica non sfama la città. Coselag è uno strumento che va rivisto, nella gestione e nelle finalità, perché sono assenti imprese e sindacati».Piga-Bordin-Rodà aprono il gioco su Fincantieri, «il maggior traino del territorio». A Giuseppe Bono chiedono chiarezza sui 1800 assumendi («diretti o indiretti?») e sul recupero, soprattutto a Trieste, di attività dell'indotto «da tempo trascurate». 

Massimo Greco

 

 

È allarme sciacalli dorati sul Carso «A rischio gli equilibri naturali»

Le tesi emerse a un convegno della Federcaccia alla presenza di diversi docenti universitari: sono tra le cause della diminuzione dei caprioli

È allarme sciacalli dorati sul Carso triestino e sloveno, come del resto in tutto il centro Europa. È questa la conclusione alla quale si è giunti al termine del convegno sull'argomento organizzato a Trieste dalla sezione locale della Federcaccia, in collaborazione con il Sodalizio delle associazioni venatorie delle Alpi sudorientali (Agjso).La crescente presenza di questa specie sembra infatti provocare un calo del numero di caprioli, soprattutto di quelli appartenenti alla cosiddetta "classe 0", cioè degli esemplari che non hanno ancora raggiunto l'anno d'età. «Lo sciacallo dorato - spiega Fabio Merlini, presidente della Federcaccia della Venezia Giulia - è predatore del capriolo, per questo stiamo effettuando attenti monitoraggi, che proseguiranno anche nei prossimi mesi, in quanto questa situazione rischia di alterare un equilibrio di fondo». Lo sciacallo dorato non è pericoloso per l'uomo: finora non si è mai avuta, infatti, notizia di attacchi alle persone. Ma questi esemplari, delle dimensioni di un cane e dal peso di circa 15 chili, sono capaci di modificare gli equilibri naturali di un territorio. «Da recenti studi - riprende lo stesso Merlini - risulta che la popolazione complessiva di sciacalli dorati in Europa sia cresciuta dalle 70 mila unità del 2016 alle quasi 120 mila attuali, 84 mila delle quali all'interno dei paesi dell'Unione europea. Se si proseguirà in questa direzione - precisa - si potrebbe minare quella situazione di biodiversità che ha sempre caratterizzato il nostro territorio».Nel corso del convegno, al quale hanno partecipato importanti studiosi del tema, come i professori universitari Stefano Filacorda, dell'ateneo di Udine, Hubert Potocnik, di quello di Lubiana, e Jennifer Hatlauf, da Vienna, e lo zoologo Franco Perco, è stato ricordato anche che «i primi avvistamenti di sciacalli in Italia risalgono agli anni '90, mentre un'autentica esplosione la si è avuta nell'ultimo decennio. Questa specie - è stato precisato - oltre a essere predatrice di caprioli si nutre di carogne e di rifiuti, per questo si avvicina sempre di più anche alle abitazioni».

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 4 novembre 2019

 

 

Basta un nullaosta dell'Ambiente per sbloccare le pratiche del Sin

Il geologo Carlo Alberto Masoli scova un documento ministeriale che snellisce le procedure per le opere

Il geologo Carlo Alberto Masoli è uno dei maggiori conoscitori delle questioni riguardanti il Sito di interesse nazionale (Sin), di cui si occupa da vent'anni come consulente-progettista di enti pubblici e di aziende private. Ha una proposta utilizzabile per ridare sprint a un territorio strategico per l'economia giuliana bloccato/frenato da 16 anni, proposta che però ha bisogno di ampliare la platea dei possibili fruitori.Nel suo studio di via Cicerone prende un foglio di carta, ci disegna sopra una figura rettangolare, vi segna tre punti e spiega: «Poniamo che il rettangolo sia un terreno collocato nel Sin e che i tre punti coincidano con altrettante evidenze inquinate. Se il proprietario ha già provveduto alla caratterizzazione dell'area, nella porzione non inquinata del terreno in esame, fatte salve talune prescrizioni, può eseguire interventi di scavo o di natura edile previo ottenimento di un nulla-osta ministeriale». «Attenzione - precisa il professionista - nei punti inquinati il nostro proprietario dovrà comunque procedere alle attività di bonifica». Masoli definisce questa procedura «una finestra che risolve urgenze e lavori inderogabili», consente di saltare in queste specifiche situazioni le conferenze di servizi. La casistica è ampia: sicurezza sui posti di lavoro, manutenzioni, adeguamenti a prescrizioni autorizzative, opere di fornitura di servizi (per esempio le reti di AcegasApsAmga).È un messaggio con molti destinatari: Comuni, imprese, associazioni come Confindustria e come Confartigianato che rappresenta gran parte delle micro-aziende insediate nel perimetro del Sin. Con un obiettivo dichiarato: snellire le pratiche, ridare impulso agli investimenti, promuovere nuove realizzazioni, scuotere dalla rassegnazione pubblici uffici e private risorse. Con una postilla dedicata esplicitamente ai Comuni (Trieste, Muggia, San Dorligo), che rilasciano permessi di costruzioni, Scia, ecc, e che sono quindi in prima fila nel rapporto con l'utenza: Municipi che sono prudentissimi, spesso zavorrati da timori e dubbi. Veniamo al merito. Masoli estrae dalle carte un parere che il ministero dell'Ambiente ha emesso il 2 maggio scorso, firmato dal direttore generale Maddalena Mattei Gentili. Si riferisce al bacino del fiume Sacco, nel Lazio meridionale, ma è applicabilissimo al caso triestino. Dal punto di vista normativo il documento ministeriale combina i comma 7-8 dell'articolo 34 della legge 164/2014 e l'articolo 25 del Dpr 120/2017.L'iter, che il proprietario interessato dovrebbe percorrere, è in estrema sintesi il seguente: trasmette il suo quesito al ministero dell'Ambiente e ad alcuni enti (Ispra, Iss, Inail, Arpa, Asl). Allega la documentazione relativa all'intervento da eseguire, i risultati della caratterizzazione svolta, le possibili interferenze con la bonifica da svolgere, gli eventuali rischi per i lavoratori. Il ministero chiede a sua volta la valutazione degli enti coinvolti. La dottoressa Mattei Gentili riporta significativamente un passo dell'articolo 25 Dpr 120/2017 che prescrive «le attività di scavo sono effettuate senza creare pregiudizio agli interventi e alle opere di prevenzione, messa in sicurezza, bonifica e ripristino ... e nel rispetto della normativa vigente in tema di salute e sicurezza dei lavoratori». In teoria, il ministero di via Cristoforo Colombo dovrebbe riscontrare entro trenta giorni: se le condizioni sopra citate sono rispettate, se l'attività di caratterizzazione "a monte" è stata fatta, Roma manderà al nostro proprietario un parere-nulla osta, con il quale l'interessato potrà recarsi in Comune e chiedere legittimamente permessi-licenze ecc. di cui ha necessità. Poi Masoli passa a un'altra avvertenza. Al tempo della giunta Serracchiani, una parte del Sin, in particolare quella più prossima al Canale navigabile, divenne Sir, cioè Sito di interesse regionale. Il professionista ritiene positivo il bilancio di questa esperienza, perché la velocità delle pratiche in sede regionale è decisamente maggiore rispetto a quella ministeriale. Tant'è che lo scorso aprile l'assessore regionale competente, Fabio Scoccimarro, aveva chiesto al ministero di ottenere un'ulteriore fetta del Sin. Venendo a noi, per analogia, il titolare di terreni, che insistono nel Sir, può fare capo agli uffici della Regione per quel che riguarda la procedura sopraindicata da Masoli, finalizzata a lavorare sia pure in presenza di attività di bonifica da attuare. 

Massimo Greco

 

 

L'Alpe Adria Trail verso il rifacimento Lavori al via nell'area di Muggia

Partirà entro la fine del mese il restauro del sentiero fra Santa Barbara e Rabuiese Investimento da 45 mila euro per sistemare il tracciato

Muggia. Rifacimento del look in arrivo per la parte muggesana dell'Alpe Adria Trail. Si chiama "Mobilità lenta: ripristinare e mantenere i percorsi esistenti" l'intervento che interesserà l'itinerario nel tratto compreso fra l'abitato di Santa Barbara e quello di Rabuiese, posto sul sentiero n. 1 del Cai. I lavori partiranno entro il mese e sono stati affidati alla ditta Klasiv di Poci Hysen con sede a Buttrio (Udine), a fronte di un finanziamento di quasi 45 mila euro. In seguito allo studio di fattibilità, il progetto di cantiere è stato suddiviso in tre sottointerventi dei quali quello che interesserà l'Alpe Adria Trail è il più consistente. La proposta consiste nelle opere di manutenzione e valorizzazione di tre aree. La prima parte, di circa 900 metri, collega l'abitato di Santa Barbara con quello di Sant'Andrea: itinerario che corre su un fondo prevalentemente sterrato. Il secondo tratto, lungo circa 700 metri, unisce l'abitato di Sant'Andrea con la cava di arenaria ed è dotato di un sedime misto calcestruzzo-pietrame. La terza parte, di circa 600 metri, dalla cava scende all'abitato di Rabuiese e si sviluppa su un fondo accidentato a causa della pioggia. I lavori consisteranno nella collocazione di cinque canalette trasversali di sgrondo delle acque meteoriche nonché nel ripristino e nella riprofilatura mediante mezzo meccanico della parte superficiale delle porzioni sconnesse al fine di mitigare il progressivo dilavamento del tracciato e l'aggravarsi della situazione attuale. «L'Alpe Adria Trail - spiega il sindaco di Muggia Laura Marzi - si colloca a pieno titolo all'interno di una strategia di sviluppo abbracciata già da tempo, che vede il nostro impegno volto a una valorizzazione sostenibile del nostro territorio. Il valore della lentezza, della qualità e dell'identità sono elementi imprescindibili per il turismo del futuro di Muggia, senza dimenticare il valore internazionale di un percorso di trekking che attraversa tre Stati: non solo dal punto di vista turistico, ma anche per l'indiscutibile valenza sociopolitica che porta con sé». L'assessore ai Lavori pubblici Francesco Bussani spiega a sua volta che «a giorni interverremmo in quella che un'area di pregio della città, area che rappresenta un luogo importante della e per la comunità oltre che, ovviamente, per tutti coloro che sempre più frequentemente scelgono il nostro territorio per il proprio turismo esperienziale».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 3 novembre 2019

 

 

Anche in Fvg è corsa alle fonti rinnovabili

Nella classifica della potenza connessa la nostra regione cresce nel settore fotovoltaico dai 3,8 ai 5 megawatt

TRIESTE. Anche il Friuli Venezia Giulia partecipa al boom delle fonti rinnovabili. In un contesto in cui fotovoltaico, eolico e idroelettrico, nei primi sette mesi dell'anno, crescono in Italia dell'86% rispetto al 2018, la nostra regione fa segnare significativi incrementi di potenza. Nel dettaglio reso noto dall'Osservatorio Fer realizzato da Anie Rinnovabili, il Fvg passa nel fotovoltaico (i dati vanno in questo caso da gennaio a maggio) dal 3,8 a 5 megawatt di potenza connessa (+31% rispetto all'anno precedente), mentre nell'idroelettrico (1,39 Mw) fa segnare con Emilia Romagna e Valle d'Aosta il maggiore incremento tra le regioni. Anie Rinnovabili rileva dunque una nuova crescita dopo la frenata brusca del 2018. Con i 55,8 Mw di luglio, le installazioni fotovoltaiche solo salite a un totale di 287 (+30% sullo stesso periodo), con aumento anche del numero di unità di produzione connesse (+24%), frutto principalmente delle detrazioni fiscali previste per il cittadino. In questo settore tutte le regioni hanno registrato un incremento in termini di potenza; tra quelle con incremento maggiore si segnalano Basilicata, Campania, Marche, Sardegna e Trentino Alto Adige. Quali gli impianti preferiti? Il dossier informa che si tratta delle piccole istallazioni di tipo "residenziale" (vale a dire i pannelli da tetto, tettoia o capannone fino alla potenza di 20 chilowatt) che costituiscono il 54% della nuova potenza istallata nel 2019. Considerando anche eolico e idroelettrico si sale a 727 Mw complessivi nel Paese, appunto il +86% evidenziato dall'Osservatorio. Prosegue infatti anche la crescita sostenuta degli impianti alimentati dal vento. Con 111,7 megawatt istallati in luglio, la capacità produttiva realizzata nel corso dell'anno ha toccato i 412 Mw, addirittura il +226% sul 2018. Anie Rinnovabili segnala tra l'altro l'attivazione di diversi grandi impianti nei mesi di aprile e maggio, in particolare in Campania (16 Mw in provincia di Avellino e due impianti da 15 Mw e 4 Mw in provincia di Benevento) e in Emilia Romagna (un impianto da 20 Mw in provincia di Parma). A calare è invece il numero di unità di produzione connesse (-68% rispetto al 2018), dato che le nuove tecnologie consentono costruzioni di grandi dimensioni, in sostituzione di impianti che hanno superato i 10 anni, ormai piccoli e poco potenti. In riferimento alla taglia, non a caso, le richieste di connessione di impianti di potenza inferiore ai 60 kW sono soltanto lo 0,2% del totale installato nel 2019, mentre gli impianti superiori ai 200 kW costituiscono oltre il 99% del totale. Quanto all'idroelettrico, se nel primo semestre le istallazioni 2019 erano state in calo (29 megawatt, -34%), in luglio c'è stata una crescita di 5,7 megawatt aggiuntivi. All'insù anche le bioenergie. Il loro contributo da gennaio a giugno è stato positivo con 13 Mw di potenza aggiuntiva. In materia di costi, quelli sostenuti dal Gestore dei servizi energetici per l'incentivazione e il ritiro dell'energia elettrica sono stati di 13,4 miliardi, in calo rispetto ai 14,2 miliardi del 2017, perché sono scaduti per molti impianti i periodi di sussidio secondo le regole sui certificati verdi e sugli incentivi Cip6. Inoltre, ritirando e collocando sul mercato elettrico 30,6 miliardi di chilowattora puliti, nel 2018 il Gse ha realizzato un ricavo di 1,8 miliardi, circa 100 milioni in più del 2017. Dunque, ricorda l'Anie, il netto degli incentivi in bolletta è stato nel 2018 di 11,6 miliardi.

Marco Ballico

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 2 novembre 2019

 

 

Passo indietro di Arvedi - Congelati per tre mesi i primi esuberi a Servola

La proprietà della Ferriera cambia idea all'indomani del tavolo in Regione dove aveva ribadito la linea iniziale. «E da marzo una nuova collocazione»

Trieste. Siderurgica Triestina cambia idea e congela per tre mesi l'esubero dei primi venti lavoratori precari della Ferriera di Servola, cui l'azienda aveva deciso di non rinnovare il contratto, prevedendone il contemporaneo ricollocamento in un'impresa metallurgica di San Giorgio di Nogaro. Davanti alle pressioni del ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e dell'assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen, il gruppo Arvedi ha deciso di imprimere una frenata sulle proprie decisioni per appianare il terreno di un confronto cominciato in salita dopo il via libera del Mise alla riconversione dell'area a caldo. La notizia è accolta con soddisfazione dalle istituzioni e dai sindacati, che hanno subito annullato il nuovo sciopero programmato per l'inizio della prossima settimana. L'amministratore delegato di Siderurgica Triestina Mario Caldonazzo spiega il passo attraverso un comunicato ufficiale della società. «La Direzione - recita la nota - comunica di avere completato gli incontri con tutti i lavoratori con contratto a tempo determinato o somministrato, per i quali nell'evento di chiusura dell'area a caldo non è previsto il rinnovo. Per tutti è stato programmato un colloquio di lavoro con azienda sita a San Giorgio di Nogaro, interessata ad assumere 73 lavoratori entro marzo 2020, ed è stata prospettata dunque una concreta possibilità di reimpiego immediato». Poi l'annuncio del mantenimento in attività per i primi dipendenti interessati alla mobilità perché titolari di un contratto scaduto a fine ottobre: «Per i venti lavoratori ai quali non è stato possibile prorogare il contratto in quanto non più estendibile a norma di legge e che hanno quindi terminato il rapporto di lavoro il 31 ottobre, si propone la riassunzione immediata da parte di società di somministrazione per un periodo di tre mesi in attesa di trovare collocazione definitiva presso l'azienda di San Giorgio di Nogaro». Una possibilità che Siderurgica non considera l'unica sul tavolo: «Per tutti i lavoratori interessati - conclude il testo - resta sempre aperta l'opzione di un impiego presso Acciaieria Arvedi sito di Cremona o altra azienda del Gruppo». L'annuncio viene accolto positivamente dalla giunta regionale: «È un'ottima notizia - commenta al telefono Rosolen - e credo che la Regione abbia avuto una parte importante in quanto accaduto». L'assessore sottolinea ancora come «piano occupazionale e piano industriale dovranno andare assieme perché strettamente collegati. Ma intanto abbiamo questo passo di buon senso della proprietà: è ancora tutto da discutere, ma Siderurgica Triestina ha dimostrato di avere attenzione a prerogative che per noi sono imprescindibili». Il rinnovo contrattuale in questione non implica ad ogni modo una mutazione del quadro, che vede l'azienda decisa a chiudere al più presto l'area a caldo, definendo l'Accordo di programma con Mise, Regione e Autorità portuale. Patuanelli ha ribadito ieri di voler arrivare a fine anno con un percorso impostato e di avere in serbo alcune decine di milioni per accompagnare il piano industriale di Siderurgica, che potrà accedere agli incentivi per la creazione di nuove attività nelle aree di crisi e ai fondi per la decarbonizzazione. Sulla procedura arriva comunque l'allarme del presidente di Confindustria Venezia Giulia Sergio Razeto, presente al tavolo di giovedì a Trieste. «La situazione - dice - è tesa e la sensazione è che i tempi della politica non coincidano con quelli dell'azienda: questo è un elemento di difficoltà. La notizia del rinvio è positiva, ma dobbiamo sperare che in questi tre mesi venga fuori un accordo di programma che indichi chiaramente tempi e costi della riconversione. Il nodo dei soldi è centrale: quali soggetti li metteranno, quanti ne metteranno e per fare cosa. Senza chiarezza su questo punto, si rischia di fare un passo avanti per poi fermarsi immediatamente. Per questo è importante che l'accordo sia scritto nella cornice dell'area di crisi complessa, perché ci possa essere uno sblocco della situazione di tutto il sito inquinato di interesse nazionale». Sulle procedure avviate da Siderurgica sul personale, Razeto si schiera al fianco dell'azienda: «Ci sono problemi che non conosciamo e non mi sento di dire che la società stia forzando la mano. Arvedi è imprenditore equilibrato e non ha certo bisogno di essere affamato».

Diego D'Amelio

 

A San Giorgio la soluzione Cln per 70 addetti - MISTERO SVELATO

Il velo di mistero che avvolge l'azienda metallurgica di San Giorgio di Nogaro pronta ad assorbire la settantina di precari della Ferriera potrebbe essere caduto. Secondo fonti sindacali, dovrebbe essere il gruppo Cln quello interessato a rafforzare la propria presenza in Friuli e ad accogliere gli operai che hanno dato la propria disponibilità a sostenere un colloquio la prossima settimana, pur senza essere stati informati sull'identità dell'impresa. Curioso che a dare una mano ad Arvedi a compiere la riconversione potrebbe essere ArcelorMittal, che dell'imprenditore cremonese è stata rivale nel tentativo di acquisizione dell'Ilva di Taranto e che detiene il 25% delle quote di Cln.Esattamente un anno fa, la controllata ArcelorMittal Cln Distribuzione Italia (700 dipendenti e un fatturato da 760 milioni), Palescandolo Lavorazioni Siderurgiche e Fincantieri hanno costituito una società denominata "Centro Servizi Navali Spa", specializzata in servizi logistici e lavorazioni per il parco lamiere degli stabilimenti Fincantieri di Monfalcone e Marghera. Fincantieri punta sull'impresa nell'ambito della sua strategia di esternalizzazione di una parte delle proprie lavorazioni. La joint venture con sede a San Giorgio impiega al momento venti persone e ha deciso evidentemente di accrescere le proprie attività.

 

I sindacati esultano -  Subito revocato lo sciopero unitario

Trieste. I sindacati avevano deciso di rispondere ai venti mancati rinnovi di contratto con un'assemblea da convocare per lunedì e uno sciopero unitario indetto nei giorni successivi da tutte le sigle presenti all'interno della Ferriera. Dopo il passo di Siderurgica Triestina, però, le rappresentanze dei lavoratori annunciano una tregua armata con l'azienda. In una nota congiunta, i segretari provinciali dei metalmeccanici Marco Relli (Fiom Cgil), Umberto Salvaneschi (Fim Cisl) e Antonio Rodà (Uilm) prendono atto della decisione della proprietà: «Riportare la discussione sul futuro della Ferriera a bocce ferme sui livelli occupazionali, come ribadito anche dalla Regione, dev'essere un punto saldo della trattativa che caratterizzerà i prossimi mesi. È necessario che quanto prima venga convocato il tavolo ministeriale a garanzia di un piano industriale che dev'essere chiaro, credibile, con date certe e che deve salvaguardare l'occupazione al primo punto. In questo senso, la mobilitazione generale programmata per i prossimi giorni viene al momento sospesa per riprendere qualora l'azienda dovesse riproporre un modus operandi che vede una discussione sul futuro della Ferriera e dei suoi lavoratori partire affrontando il tema esuberi prima di un confronto chiaro sul piano industriale». Sulla stessa linea si attesta il segretario della Failms Cristian Prella: «I risultati ottenuti sono sicuramente un passo avanti in un percorso ancora poco chiaro. Rimangono da risolvere diverse problematiche, ma l'ottenimento di una stabilizzazione contrattuale dei contratti a tempo determinato è un traguardo importante che l'azione congiunta di tutti i sindacati ha conseguito. Lo sciopero viene sospeso in attesa dell'evolversi della situazione». Secondo l'Usb, «era necessario un segnale di distensione da parte dell'azienda. Il percorso può essere realizzato solo se si evitano azioni unilaterali che mettano a repentaglio posti di lavoro». Mirco Rota, responsabile Siderurgia della Fiom nazionale, parla a sua volta di «decisione positiva che risponde alla richiesta avanzata nella discussione di ieri (giovedì, ndr). Decisione che consente ai lavoratori di continuare a lavorare e al sindacato di continuare il confronto con Arvedi in modo positivo, con l'obiettivo di salvaguardare tutta la manodopera occupata nell'impianto di Trieste». 

 

Il nodo crisi Fvg all'attenzione del Parlamento - L'INIZIATIVA LEGHISTA

«Soddisfazione» per «l'approvazione dei nostri ordini del giorno al decreto sulle crisi aziendali a favore dei lavoratori del Friuli Venezia Giulia, che lottano per salvare il proprio posto di lavoro», è stata espressa dalla deputata e commissario Lega in Fvg, Vannia Gava. «Dopo aver inserito 30 milioni di euro per le crisi aziendali in Sicilia, era il minimo che il governo potesse fare a favore anche delle aziende del nostro territorio: il Friuli Venezia Giulia - sottolinea l'esponente leghista - non è una regione di serie B. Finora la Regione ha fatto un grande lavoro per ricollocare i lavoratori, ma ora il governo deve fare la propria parte. Oltre al mio ordine del giorno a favore dei lavoratori di Lavinox di Villotta di Chions sono infatti stati approvati quelli dei colleghi Aurelia Bubisutti, Massimiliano Panizzut e Daniele Moschioni per Cartiere Burgo e Kipre, che ho sottoscritto. È ora che il governo passi dalle belle parole ai fatti, mantenendo innanzitutto gli impegni assunti formalmente in aula».

 

In partenza nell'indotto la cassa integrazione

Mti, Olam, Tse e Astl, operanti tra manutenzioni e logistica, sono le prime a pagare la contrazione dei servizi richiesti

Trieste. Decine di lavoratori delle ditte esterne aspettano la ghigliottina dalla prossima settimana e saranno almeno due le imprese costrette ad aprire a stretto giro tavoli di crisi per avviare con sindacati e istituzioni il ragionamento sulla cassa integrazione. È questo l'effetto della richiesta da parte di Siderurgica Triestina di ridurre i servizi che buona parte delle imprese dell'indotto fornisce allo stabilimento in regime di sostanziale monocommittenza. A pagare saranno i lavoratori meno tutelati nell'ambito di un percorso di riconversione che non è ancora iniziato ma che comincia a fare le sue prime vittime. Lo stop scatterà il 6 novembre nel caso della società triestina Olam, impegnata in manutenzioni e riparazioni di macchinari: su 15 dipendenti sono 10 quelli che lavorano in Ferriera e almeno metà dovrà stare a casa. I sindacati fanno sapere che le procedure per la cassa integrazione sono imminenti. Incontro allo stesso destino andrà la branca locale della lombarda Mti, anch'essa operante nelle manutenzioni meccaniche: 11 dei 16 dipendenti lavorano a Servola, ma nel giro di due giorni Siderurgica ha comunicato prima la necessità di dimezzare le maestranze impiegate e poi la volontà di azzerarle del tutto. Mti attende di sapere quanti dovranno restare a casa: se si trattasse di 5-6 unità potrebbe essere aperta una procedura di cassa integrazione ordinaria a rotazione, ma in caso di tabula rasa le prospettive sarebbero nere, dopo vent'anni di servizi prestati allo stabilimento. Grave appare anche la situazione per gli assunti della toscana Tse Ingegneria e impianti, che a Trieste impiega dieci persone nelle manutenzioni della cokeria: per tutte la prospettiva pressoché certa è di rimanere a casa dalla prossima settimana. Già fonte di polemiche tra Siderurgica e sindacati è poi il caso della cremonese Astl, che svolge attività di movimentazione, logistica e trasporto ferroviario nell'ambito dello stabilimento. Alcuni giorni fa la Filt Cgil ha denunciato l'avvio della procedura di licenziamento collettivo per i 27 dipendenti triestini, motivato da Astl con la risoluzione del contratto di fornitura da parte della Ferriera. «Siamo certi - scriveva il sindacato - che assisteremo allo stillicidio di simili dichiarazioni di esubero, che in barba a tutti i proclami continueranno a falcidiare l'indotto della Ferriera». Siderurgica ha smentito la risoluzione del contratto, sebbene fonti sindacali confermino almeno una decina di uscite imminenti. Prospettive incerte per altre imprese dell'indotto. La bresciana Semat invia ogni giorno in Ferriera una dozzina di addetti: l'azienda non ha ancora ricevuto indicazioni dal committente, ma fra le maestranze di Servola si dice che i lavoratori saranno presto ridotti a quattro. Più cospicuo è l'impegno delle ditte Step e Digital, che lavorano nel campo delle manutenzioni meccaniche ed elettriche: in questo caso gli operai sono oltre trenta e, pur in assenza di comunicazioni, le due imprese ammettono di essere pronte a una riduzione in tempi ravvicinati. L'elenco potrebbe continuare fino a comprendere circa 150 lavoratori di oltre una decina di aziende, il cui destino è sempre più appeso a quello della riconversione.

 

 

L'acqua del sindaco è il servizio meno caro - Nell'Ue costa il doppio- la rete idrica in Italia

ROMA. In Italia, la spesa media familiare per la bolletta del servizio idrico è stata pari nel 2018 a circa 15 euro al mese. L'acqua del sindaco è il servizio meno costoso che c'è: i rifiuti costano 20 euro al mese, il telefono 55, l'energia elettrica 50, il gas 57. Gli italiani spendono in media 12,5 euro al mese di acqua minerale per comprarne 15 litri, mentre con 15 euro comprano 10.000 litri di acqua dell'acquedotto. Questi i dati più sensibili del Rapporto "Blue Book" sul servizio idrico integrato in Italia, presentato da Utilitalia, proprio mentre in Parlamento si discute di una possibile riforma legislativa a livello nazionale.Altro numero interessante è quello che racconta come la tariffa idrica italiana, continui ad essere fra le più basse d'Europa con poco più di 2 euro al metro cubo, contro un valore medio di 4 euro. Crescono, ed è questa invece una buona notizia, gli investimenti in acquedotti e depurazione, passati da 30 euro ad abitante all'anno nel 2012 a 44,6 nel 2019, con un aumento del 24% negli ultimi 7 anni, ed in costante crescita. Peccato però che non sia così in tutto il Paese. Resta in condizioni di forte arretramento il servizio nelle regioni del Mezzogiorno: frammentazione della gestione, molte quelle in economia, pochi i gestori industriali strutturati, pochissima regolazione, tariffe alte per servizi di bassa qualità, pochi gli investimenti con problemi di qualità e di depurazione. Un grande problema nazionale.

Alfredo De Girolamo

 

 

Porto Vecchio - Italia Nostra lancia l'hub sulla storia dei trasporti

Italia Nostra nazionale continua a seguire il processo di riqualificazione del Porto vecchio di Trieste e conferma «l'attenzione al lavoro del coordinamento che la sezione di Trieste ha attivato già da alcuni anni per salvare questo patrimonio di alto valore e riutilizzarlo garantendo l'identità del porto storico». Così, in una nota, Mariarita Signorini, presidente nazionale di Italia Nostra, e Antonella Caroli, presidente della sezione di Trieste. Italia Nostra, proseguono, «interesserà anche l'Associazione italiana per il Patrimonio archeologico industriale, con la quale ha siglato di recente un protocollo d'intesa. Importante in questo senso, la proposta della sezione del Trieste Heritage Transport Hub da realizzare al Magazzino 27b del Porto vecchio», dove ospitare «una collezione di mezzi pubblici e /o privati (a rotazione con esposizioni dedicate), contestualmente - specificano - all'organizzazione di manifestazioni a carattere storico e rievocativo riguardanti i trasporti».

 

 

FareAmbiente - "Una rete di volontari per l'ecosostenibilità"

«Fare sistema con le altre realtà del volontariato per progetti di ampio respiro sulla tutela ambientale e di servizio alla collettività, anche in supporto agli enti pubblici». È uno degli obiettivi di Giorgio Cecco, rieletto coordinatore regionale di FareAmbiente. Cecco sarà affiancato da Sabrina Polacco per il coordinamento dei volontari, da Italo Toncich (agricoltura, flora e fauna), da Bruno Fortuni (industria e imprese) e da Dante Tommasini (sport e turismo).

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 1 novembre 2019

 

 

Il Tar "archivia" anche il metanodotto - Dopo la pietra tombale sul rigassificatore, riconosciuto il «difetto di interesse» sull'opera ad esso collegata

Dopo anni di polemiche e proteste ora è la giustizia amministrativa a scrivere la parola fine sul progetto del metanodotto Snam che avrebbe dovuto collegarsi al rigassificatore di Gas Natural a Zaule. Un epilogo frutto essenzialmente dell'impegno del Comune di Muggia che era stato l'unico ente territoriale italiano ad avviare una battaglia legale ricorrendo al Tar del Lazio, iniziativa appoggiata anche dal governo sloveno. Il ricorso era stato presentato nel novembre 2017 contro il ministero dell'Ambiente, coinvolgendo nella controversia la Snam rete gas spa e la Gas Natural Rigassificazione Italia spa. Ora il Tar di Roma ha riconosciuto il "sopravvenuto difetto di interesse" in seguito all'accordo tra le parti per l'abbandono della controversia. La Snam, dopo aver già rinunciato alla realizzazione dell'impianto nel Golfo di Trieste, ha deciso a questo punto di non proseguire il procedimento giudiziario amministrativo. Insomma, il progetto metanodotto può considerarsi ufficialmente archiviato. L'obiettivo del Comune muggesano (difeso da Walter Coren e Antonella Gerin dell'Avvocatura civica) era ottenere l'annullamento del decreto del ministro dell'Ambiente con il quale era stata disposta la compatibilità ambientale del progetto del metanodotto presentato da Snam e dei pareri della Commissione di valutazione di impatto ambientale che negli anni aveva emesso i pareri tecnici sulla base dei quali si era espresso il dicastero. Nel Decreto ministeriale si leggeva che il metanodotto era un'opera «direttamente collegata alla realizzazione del rigassificatore» proposto da Gas Natural, la quale aveva presentato richiesta di allacciamento alla rete di metanodotti Snam. Un progetto, però, che avrebbe potuto essere realizzato anche senza il rigassificatore. Secondo il ricorso l'ubicazione del metanodotto nel Vallone di Muggia sarebbe stata problematica e il progetto «irragionevole da innumerevoli punti di vista». Evidenziate le «molteplici criticità anche in merito alla compatibilità ambientale». «La scelta del tracciato - l'osservazione del sindaco Laura Marzi - avrebbe dovuto essere preceduta dalla puntuale considerazione dei dati geologici e geofisici, in modo da poter definire in concreto la pericolosità dell'intervento e la valutazione del rischio, ma non si aveva idea neanche dello stato del fondale sul quale posizionarlo». All'inizio di quest'anno, facendo seguito ai contatti intercorsi tra i legali delle parti, è stato raggiunto un accordo per l'abbandono della controversia, confermato nell'udienza dell'8 maggio. A suggellare l'epilogo è stato infine il Tar con la sentenza pubblicata mercoledì. «Non ci siamo risparmiati in questi anni per tutelare Muggia e il golfo in qualsiasi sede possibile contro rigassificatore e metanodotto - è il commento di Marzi -. Il tutto è sempre stato inaccettabile per noi, perché la sicurezza della popolazione e il rispetto per l'ambiente debbono essere considerati preponderanti. Progetti come questi non si sarebbero sposati con l'azione di sviluppo economico che coinvolgerà Muggia e il futuro di tutte le attività legate allo sviluppo portuale. Abbiamo sempre sostenuto tutte le intese del piano del porto e il progetto per l'area degradata dell'ex Aquila, da recuperare per usi industriali e portuali. La bonifica di parte dell'ex Aquila, con la riqualificazione di una zona importante di Muggia, e poi l'indotto in termini economici e occupazionali rientrano tra gli obiettivi che da sempre abbiamo portato avanti e che tutt'ora sosteniamo. Obiettivi che sarebbero inevitabilmente andati a scontrarsi con rigassificatore e metanodotto». 

Piero Tallandini

 

 

Esuberi in Ferriera, nessun dietrofront Sindacati compatti: «Sciopero unitario»

Il tavolo convocato in Regione si chiude con un nulla di fatto per i 20 lavoratori in uscita. Confederali e autonomi insieme

Trieste. Da una parte Regione e sindacati, dall'altra Siderurgica Triestina. Si è chiuso con una fumata nerissima e con l'annuncio di un nuovo sciopero il tavolo di confronto convocato ieri a Trieste per tentare di disinnescare la mina dei primi venti contratti a tempo determinato non rinnovati dalla proprietà della Ferriera di Servola e destinati a essere assunti da un'azienda metallurgica a San Giorgio di Nogaro. Nonostante le pressioni, l'azienda non ha ammesso passi indietro e si è limitata a dare la disponibilità ad aprire un ennesimo tavolo di confronto con i sindacati, usciti dal vertice annunciando la fine dei dissidi fra confederali e autonomi: la prossima settimana vedrà la prima mobilitazione unitaria, nel tentativo di mettere alle spalle la quasi nulla partecipazione allo sciopero di ieri. Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm, Failms e Usb hanno manifestato delusione per l'assenza al tavolo del presidente Massimiliano Fedriga (fuori gioco per un'indisposizione) e hanno minacciato di non abbandonare il tavolo fino al congelamento dei mancati rinnovi dei venti esuberi, ma le parti sono rimaste sulle proprie posizioni e i sindacati denunciano che entro febbraio saranno costretti a lasciare una sessantina dei 76 lavoratori a tempo oggi assunti alla Ferriera. «Tavolo assolutamente inconcludente», ha esordito all'uscita dal palazzo della Regione il segretario provinciale della Uilm Antonio Rodà, secondo cui «non resta che fare una mobilitazione generale di tutti i lavoratori o discuteremo del destino delle persone con gli operai già fuori dalla porta». Per il collega della Fiom Marco Relli «siamo partiti malissimo» e secondo Umberto Salvaneschi «la soluzione per questi primi venti lavoratori è il banco di prova per la gestione della riconversione». Dopo la divisione fra confederali e autonomi, Failms e Usb hanno annunciato la mobilitazione assieme a Cgil, Cisl e Uil. Il segretario della Failms, Christian Prella, ha sottolineato che «la salvaguardia di tutti i posti di lavoro ad oggi non c'è e il mancato rinnovo ai primi lavoratori è un atto gravissimo: ora parte la fase di mobilitazione generale con un coordinamento unitario». Per Mirco Relli, responsabile nazionale Siderurgia della Fiom, «l'azienda non può creare problemi occupazionali prima di presentare un piano industriale e per giunta chiedendo soldi pubblici. La scelta di Arvedi è liberarsi di questi lavoratori prima di un confronto sindacale. Visto questo comportamento unilaterale e irresponsabile chiederemo al ministro di convocare un incontro, senza escludere una immediata mobilitazione». L'assessore al Lavoro Alessia Rosolen ha sottolineato durante la riunione che gli interventi dell'azienda sui livelli occupazionali non potranno cominciare prima della chiusura dell'accordo sul piano industriale di Siderurgica. «La tutela dei livelli occupazionali è la priorità - ha detto l'assessore - e la Regione ha chiesto all'azienda di bloccare qualsiasi decisione unilaterale prima della valutazione complessiva del piano industriale. Piano industriale e riconversione degli occupati devono andare di pari passo: la vicenda esige la massima serietà. L'individuazione di un percorso condiviso non prevede imposizioni». Rosolen ha sollecitato le parti ad affrontare quanto prima il tema dei tempi determinati su un tavolo di confronto sindacale. Dal canto suo Siderurgica fa sapere che non ritiene percorribile la proroga dei venti contratti scaduti da oggi, perché il rinnovo richiederebbe la stipula di tempi indeterminati per effetto del decreto Dignità. La società ha dunque optato per l'immediata ricollocazione a San Giorgio, al fine di tutelare i lavoratori con maggiore anzianità, parte dei quali passerà dall'area a caldo all'area a freddo, in sostituzione dei neoassunti a tempo determinato.

Diego D'Amelio

 

LE VOCI SOTTO IL PALAZZO - La piazza si svuota e la protesta si sgonfia «Ci hanno abbandonati, siamo sfiduciati»

TRIESTE. Il fatto che ieri ci fossero non più di 50 persone, a protestare sotto il palazzo della Regione, secondo alcuni dei presenti si spiega in maniera «molto semplice: non c'è più fiducia verso le istituzioni». Con un esiguo numero di presenze in piazza, senza neanche una bandiera sindacale dispiegata, il futuro si fa sempre più incerto, agli occhi dei lavoratori della Ferriera. Anzi. Ai timori sui destini occupazionali adesso si aggiungono quelli per le condizioni di sicurezza all'interno dello stabilimento, su cui a partire da oggi peserà il graduale venir meno di una parte della manodopera esterna. A descrivere l'atmosfera di «disillusione» che ieri si respirava nello spiazzo di via dell'Orologio sono stati in particolare tre operai del complesso di Servola, Fabrizio Blasi, Sergio Ziani e Luca Bevilacqua. Tra di loro c'è chi lavora da quando aveva 15 anni, avendo provato le più svariate professioni: adesso che ne ha 50, spera di «lasciare il posto a qualcuno di giovane, in futuro». E c'è chi invece è in Ferriera da quando ne aveva 22, una vita fa: «Ricordo le tante manifestazioni, a partire da quella del 1994. Allora la città era con noi, compresi sindaco e vescovo. In piazza eravamo più di mille. I tempi sono cambiati: si parla di città turistica, che non vuole più il cosiddetto mostro sul mare. Ma ciò va a discapito nostro: restiamo gli unici a farne le spese». Secondo i tre «ormai c'è una mancanza di fiducia diffusa tra tutti i colleghi. Ci siamo presentati tante volte fuori da questo palazzo. Ogni anno è la stessa storia: a settembre si chiude. Stavolta però è peggio, perché le istituzioni ci remano contro. E siamo rassegnati. Ci troveremo senza lavoro, con una cassa integrazione che non può bastare, chiedendoci se domani arriverà o meno la pagnotta. A 50 anni e passa chi ci assumerebbe?» . Come detto, a ciò si aggiunge la preoccupazione per le condizioni di sicurezza sul posto di lavoro: «Stiamo letteralmente in mezzo alla polvere. Ci sono nastri che perdono, si rompono, devono essere cambiati. Eppure da domani (oggi, primo novembre, ndr) scattano i tagli alle ditte esterne di pulizie e di manutenzione, che d'ora in poi lavoreranno perlopiù a chiamata. Il timore è che ci possa scappare il morto, in queste condizioni».Sotto il palazzo della giunta c'era anche Igor Sale, uno dei 17 operai del laminatoio (cui si aggiungono tre dell'area a caldo) che non si è visto rinnovare il contratto, scaduto proprio ieri. «L'azienda pensa di ricollocarci ma non sappiamo ancora dove», ha spiegato Igor, che ha 37 anni ed è uno dei «lavoratori più anziani dell'area a freddo. Qui infatti l'età media è molto più bassa. Ci sono colleghi che hanno solo 19 anni. Ragazzi che devono pagare l'affitto, le bollette e così via. La speranza è che le istituzioni ascoltino le nostre testimonianze: così magari così potranno rendersi conto delle tante situazioni personali in essere». Al presidio erano presenti infine alcuni esponenti diversi politici, tra cui i consiglieri regionali Francesco Russo (Pd) e Furio Honsell (Open Sinistra Fvg). Sempre di Open, c'erano il presidente Giulio Lauri e Sabrina Morena, consigliera a Trieste. Nel Consiglio comunale del capoluogo regionale siede anche Antonella Grim (Italia Viva), che ha fatto sapere tramite una nota: «Continuo a essere basita dalla superficialità con cui si vuole dismettere una realtà industriale regolarmente operante. Mi domando inoltre se le amministrazioni regionale e comunale si preoccupino delle difficoltà in cui versano altri soggetti, come Wartsila o Flex. Esiste una strategia industriale per territorio? E per la siderurgia italiana? Ci sono interlocuzioni in tal senso con il ministro Patuanelli?».

Lilli Goriup

 

Patuanelli spinge la riconversione «Dal ministero decine di milioni»

Il titolare dello Sviluppo economico: «Rifinanziata la legge sulle aree di crisi fra cui c'è Trieste E ci sono i fondi per la decarbonizzazione». Non esclusa la vendita in blocco del comprensorio

Aiuti pubblici per decine di milioni. È quanto il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli mette sul tavolo per la riconversione della Ferriera. Siderurgica Triestina potrà accedere ai fondi appena rifinanziati per gli insediamenti industriali in aree di crisi e a quelli per la decarbonizzazione, ma per prima cosa l'azienda dovrà rallentare sulla messa in mobilità dei lavoratori che il ministro giudica «irricevibile». Ministro, si è sbloccata la partita degli aiuti pubblici? Il Mise ha appena varato il decreto per rifinanziare la legge sulle aree di crisi, fra cui c'è Trieste: sarà uno degli strumenti per agevolare la riconversione. La dotazione degli incentivi aumenta di ulteriori 120 milioni, cui potranno accedere le aziende interessate a nuovi insediamenti. A Trieste i bandi erano finora andati deserti, ma potrà approfittarne Arvedi: la disponibilità è di alcune decine di milioni. Sono in corso valutazioni. Ci sono altri strumenti? Il Fondo per la decarbonizzazione: potrebbe servire a riconvertire la centrale elettrica. Ma fare cifre è prematuro. Gli operai sono affranti...Voglio dire loro che la tutela occupazionale è prioritaria e il Mise sta vegliando affinché il piano industriale garantisca tutti i posti. Li aspettano due anni di cassa integrazione in attesa della riconversione? Saranno attivati tutti gli strumenti di ammortizzazione sociale in capo a ministero del Lavoro e Regione affinché ci siano due anni di formazione e sostegno al reddito. Nessuno dovrà subire un detrimento della qualità della vita. Intanto a casa in venti...Mi associo alla Regione e dico che prima vanno definiti piano industriale e accordo di programma, poi si procederà con quanto stabilito. Il dialogo con le istituzioni non può cominciare così. Che ne pensa della chiusura annunciata dall'azienda per il 31 dicembre? L'azienda organizza il ciclo produttivo e vuole determinare in modo chiaro i tempi, ma non possono esserci scelte unilaterali. Sono stato io a chiedere tempi stretti e il tentativo è definire il più possibile il quadro entro fine anno. Qual è il piano di Arvedi? Un forte investimento sull'area a freddo e la dismissione dell'area a caldo con contestuale liberazione da impianti e materie prime. Come procedono i tavoli tecnici sul business plan? Come da programma. Il piano è sostenibile? Sì, se verranno superati alcuni nodi aperti, come la tutela dei posti di lavoro attraverso le realizzazioni proposte da Arvedi e la ricollocazione in altre aziende. Mi concedo un po' di riservatezza, ma lavoriamo per avere uno sviluppo che consenta anche di aumentare l'occupazione attuale. È un problema che Arvedi non abbandoni i terreni come pareva all'inizio? Una parte dell'area è di proprietà di Siderurgica Triestina e una parte è zona demaniale. È normale che Arvedi ritenga fondamentale l'utilizzo della banchina per l'area a freddo, ma con la messa in sicurezza dell'area a caldo si può avere utilizzo logistico. Sull'area a caldo sorgerà un terminal ferroviario o un'altra industria? Sono due soluzioni complementari e non opposte, ma l'uso va determinato da proprietà e Autorità portuale. Non ci saranno problemi a farlo. C'è l'alternativa di una vendita di tutto il comprensorio da parte di Arvedi? La mia intenzione è arrivare alla riconversione nel rispetto dei livelli occupazionali, dell'ambiente e della volontà di una città di arrivare al superamento dell'area a caldo. Quanto costa l'area intera? La stima non è mia competenza. Esistono investitori esterni pronti a intervenire sul fronte della logistica portuale? Il presidente D'Agostino lavora in questo senso da tempo e con grande capacità. Sono fiducioso sulla possibilità di una crescita della città che manca da troppo tempo. C'è la possibilità che Siderurgica, a fronte del ritardo pubblico, decida di continuare con la ghisa? Surreale che qualche settimana di eventuale slittamento spinga alla costruzione della copertura dei parchi dopo anni di attesa. La parte pubblica lavora: ho giurato a inizio settembre e ci sono stati già numerosi incontri e una proposta di piano industriale con relative verifiche in corso. Quanto costano le bonifiche e quanti soldi ci sono da parte? Le farà Arvedi? Stiamo valutando. Verranno concessi contributi pubblici per questo? Ci sono approfondimenti in corso. La riconversione avrà il sostegno pubblico: le risorse ci sono, l'importante è saperle spendere. Ricordo i 41 milioni vincolati dal 2014 per il barrieramento a mare. Resta viva l'idea di unire in un unico procedimento le bonifiche dell'area a caldo e quelle dell'area portuale destinata agli ungheresi? Era la volontà iniziale, ma ho ritenuto di limitarci solo a Servola perché servono tempi certi, pur comprendendo la necessità di accelerare nell'area ex Teseco. È vero l'interessamento di Arvedi su Taranto? Indiscrezioni giornalistiche infondate. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 31 ottobre 2019

 

 

Sciopero e presidio - Gli operai di Servola tornano in piazza

Mobilitazione di 4 ore indetta da Cgil, Cisl e Uil questa mattina in concomitanza con il confronto Regione-funzionari Arvedi

Quattro ore di sciopero per ciascun turno di lavoro e un presidio sotto il palazzo della Regione in piazza Unità, dove stamattina alle 11 si terrà il tavolo dedicato al futuro della Ferriera di Servola. È questa la risposta che Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di dare davanti alle incertezze sul destino dello stabilimento, in attesa che dal ministero dello Sviluppo economico si faccia chiarezza sull'effettiva praticabilità del piano industriale di riconversione presentato da Siderurgica triestina una decina di giorni fa. «Partecipa per il tuo futuro», è lo slogan riportato in calce al volantino firmato da Fiom, Fim e Uilm, che si attendono un'adesione massiccia alla manifestazione che accompagnerà il confronto fra giunta regionale, proprietà, sindacati e Confindustria. Le quattro ore di sciopero comprenderanno anche le due ore di astensione dal lavoro indette sempre per oggi dalle segreterie nazionali dei sindacati metalmeccanici in risposta alle difficoltà di un settore attanagliato da ben 160 crisi industriali aperte al Mise. La Ferriera continuerà comunque a funzionare come sempre in caso di sciopero, perché la gestione dell'altoforno è molto complessa e non prevede in nessun caso lo spegnimento: da qui la necessità di garantire la presenza di un presidio di sicurezza per tenere in funzione il tutto. Il segretario provinciale della Uilm Antonio Rodà si augura intanto che «l'azienda chiarisca per prima cosa che i primi venti lavoratori dichiarati in esubero non vadano a casa. Cosa che altrimenti accadrà già domani (oggi, ndr)». Per Rodà, «non è poi possibile accettare quanto viene prospettato e cioè che una parte delle maestranze possa rimanere posteggiata due anni in cassa integrazione in attesa che si avvii la nuova vita dell'area. Alla Regione chiederemo lumi sugli ammortizzatori sociali e su eventuali interventi integrativi proposti dalla giunta». La partecipazione inizialmente non prevista dei funzionari del gruppo Arvedi permetterà anche alla Regione di richiamare l'azienda alle sue responsabilità. Dopo le trattative riservate condotte in estate dall'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro, è probabile che siano il presidente Massimiliano Fedriga e l'assessore al Lavoro Alessia Rosolen a condurre la partita di oggi. La Regione domanderà alla proprietà come procede il confronto sul Piano industriale al vaglio del Mise e chiederà conto dei mancati rinnovi contrattuali dei lavoratori a tempo determinato, la cui uscita è stata annunciata da Siderurgica triestina ma che sta procedendo molto più velocemente di quanto le istituzioni si sarebbero attese. Ma la giunta ribadirà soprattutto che la chiusura dell'area a caldo al 31 dicembre non è ricevibile. Intanto al ministero dello Sviluppo economico procedono i tavoli tecnici per approfondire i contenuti e l'applicabilità del piano industriale. Sempre oggi si terrà a Roma un incontro fra le parti e Invitalia, dedicato ad approfondire la parte relativa ai finanziamenti pubblici. Com'è noto il piano di Arvedi richiede un cospicuo sostegno economico delle istituzioni, ma i fondi pubblici non sono normalmente erogabili alle imprese private, come previsto dalle norme comunitarie sugli aiuti di Stato e il regime de minimis. Da qui la necessità di approfondire il nodo, fondamentale per il buon esito della riconversione. 

Diego D'Amelio

 

Serracchiani incalza Patuanelli sulla siderurgia

«Chiedo se il ministero da lei guidato stia elaborando un Piano nazionale per la siderurgia quale premessa per il mantenimento delle nostre capacità produttive, affinché il rango di potenza industriale dell'Italia non sia gradualmente eroso e perduto». È la domanda che la deputata dem Debora Serracchiani rivolge, in una lettera inviata ieri al responsabile dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli.Precisando di «considerare anche politicamente rilevanti le parole pronunciate dal ministro in merito alla necessità che il nostro Paese mantenga una sua produzione siderurgica», la parlamentare chiede inoltre a Patuanelli di «prendere in mano con energia questo settore, senza esitazione, esplorando tutte le opportunità di rilancio al netto di pregresse valutazioni individuali. Non c'è solo Terni - conclude Serracchiani -. La guardia dev'essere alta anche su Cremona e Trieste».

 

 

CONSUMATORI - Trieste "indecisa" sulla sperimentazione dei monopattini elettrici

La Finanziaria del 2019 ha voluto regolare la circolazione su strada di monopattini elettrici, segway, monowhell e hoverboard, demandando al Ministero delle Infrastrutture il compito di emanare un Decreto, il 229 del 04/06/ 2019, nel quale dare avvio ad un progetto sperimentale, volto ai Comuni che vorranno aderirvi, della durata massima di due anni. Durante tale periodo sarà compito dei Comuni pubblicizzare il progetto, individuare aree pedonali e piste ciclabili, provvedere ad una segnaletica mirata, vigilare sul rispetto della condotta di guida dei conducenti che "non deve essere di ostacolo ai pedoni "e il rispetto delle caratteristiche tecniche dei mezzi. Tralasciamo al momento le specifiche del Decreto, ovviamente importanti ma premature. È basilare avere cognizione se il Comune di Trieste aderisce/aderirà o meno alla sperimentazione. Se lo farà dovrà far fronte ad un notevole impegno economico, amministrativo per un fenomeno che attualmente è di scarsa rilevanza e che interessa per lo più i cittadini e commercianti residenti nell'area pedonale. L'attuale parco circolante non genera controversie, ha un suo equilibrio, certo se il loro numero dovesse crescere queste aumenterebbero. Incidenti, infortuni che in assenza di una formula assicurativa, mirata od obbligatoria, farebbero venir meno la certezza del risarcimento inoltre un bambino, un cane, che per loro stessa natura si muovono scompostamente in un incidente con un mezzo a motore, vincolato alla sua struttura e velocità, a chi assegnereste la responsabilità nel caso di sinistro? Problema delicato, rimaniamo in attesa della decisione del Comune.

Antonio Ferronato - Adoc - (Associazione difesa orientamento consumatori)

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 30 ottobre 2019

 

Il ministero rassicura «Ogs non è a rischio» - Ma Pedicchio attacca

Nessuna volontà di accorpare l'Ogs, ma solo di creare un coordinamento per ottimizzare i progetti di ricerca. È la linea ribadita ieri dal Miur nel corso del vertice romano a cui ha preso parte anche la presidente dell'Istituto di oceanografi Maria Cristina Pedicchio, che però continua a non credere del tutto alle rassicurazioni. Nel corso dell'incontro, a cui hanno partecipato anche i vertici di Cnr, Ingv e Ogs, è stata ribadita l'intenzione del ministero di voler solo migliorare l'efficacia e l'efficienza dell'attività svolta dai quattro istituti per razionalizzare la spesa dando maggiore incisività alla ricerca. Pedicchio però, come detto, non ci sta e dopo l'allarme lanciato venerdì mattina su un possibile accorpamento tra istituti va all'attacco: «Le motivazioni riportate oggi (ieri, ndr), a nostro avviso, non sono state convincenti. Si è parlato solo di coordinamento, ma i coordinamenti di norma non necessitano di un passaggio in Finanziaria. Se si vuole coordinare e valorizzare la ricerca italiana sul mare o su qualsiasi altro tema, gli strumenti ci sono e si basano essenzialmente su dialogo, responsabilità condivise ed analisi trasparente di cosa si può fare e di chi può farlo, non certo su proposte di disegni di legge portate avanti da pochi interessati, all'insaputa della comunità scientifica».Pedicchio ha ribadito poi l'impossibilità di inserire Ogs, che si occupa anche di geofisica e sismologia, in un costituendo Istituto del Mare con sede a Roma visto che «la multidisciplinarietà è uno dei punti di forza dell'istituto». Intanto il consigliere regionale del Pd Francesco Russo ha depositato una interrogazione alla giunta per chiedere come si intenda difendere le eccellenze nel campo scientifico del territorio. «In capo all'esecutivo - spiega Russo - c'è la responsabilità della tutela di questo enorme patrimonio. L'esercizio della Specialità, intesa come tutela dell'autonomia dal governo centrale, passa anche attraverso sfide come queste. Fedriga faccia valere il suo ruolo e allontani il rischio di un accentramento del sistema della ricerca».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 29 ottobre 2019

 

 

Pordenone al quarto posto fra le città più "verdi" - Ma in Fvg si spreca l'acqua   -   il rapporto di LEGAMBIENTE

Dalla raccolta dei rifiuti alla sostenibilità dei sistemi di trasporto: il capoluogo recupera posizioni intorno al 30mo posto con a Gorizia

TRIESTE. La città più "green" d'Italia è Trento, ma poco sotto, dietro a Mantova e Bolzano, ecco Pordenone al quarto posto. Per trovare Gorizia e Trieste bisogna scendere alle caselle 29 e 30, mentre Udine è diciottesima. La classifica, targata Legambiente, è contenuta nel ventiseiesimo rapporto "Ecosistema urbano" che traccia la fotografia delle prestazioni ambientali del Paese attraverso una analisi dei numeri dei 104 capoluoghi. Il rapporto, presentato ieri a Udine dal presidente regionale di Legambiente Sandro Cargnelutti, si basa su vari indicatori. A ogni città è dedicato un obiettivo specifico con una serie di mete da raggiungere come l'accesso ai sistemi di trasporto e a spazi verdi pubblici sicuri, la qualità dell'aria, la gestione dei rifiuti, l'efficienza delle risorse, la sicurezza stradale. Voci che servono a Legambiente per individuare una città ideale, quella che otterrebbe il punteggio massimo di 100. Se Trento è a 81,2, Pordenone (che guadagna 2 posizioni) a 75,45 e Udine a 63,84 (6 posti in meno), Gorizia (scende di 4) fa segnare 60,22 e Trieste (guadagna 6 posti) 59,93. Nel raffronto tra capoluoghi Fvg, Trieste mostra le migliori performance nella concentrazione di ozono (26 giorni di superamento della soglia), nei consumi idrici (149,8 litri per abitante), nell'efficienza della depurazione (l'Istat la rileva al 100%), nel trasporto pubblico (58 km di percorrenza per abitante), nelle isole pedonali (0,49 metri quadri per abitante), nell'uso del suolo e nel rapporto auto/residenti (53 ogni 100), mentre viene bocciata in dispersione idrica (40,7%), raccolta differenziata (non oltre il 41%), ciclabilità (1,97 mq ogni 100 abitanti), incidenti d'auto (5,5 morti più feriti ogni 1.000 abitanti) e solare pubblico (con 0,49 kW costanti nei due anni rientra tra le 12 città capoluogo in cui ancora non si raggiunge 1 kW/1000 abitanti). Gorizia fa invece sorridere gli ambientalisti quanto a concentrazione di polveri sottili (17,6 ug/mc), raccolta differenziata (64,7%) e incidenti (4,3 morti più feriti ogni 1.000 abitanti). Le critiche riguardano il trasporto pubblico (16 km di percorrenza per abitante) e l'uso del suolo. Precisato che la mobilità rappresenta il 30% complessivo dell'indice, seguita da aria e rifiuti (20%), acqua (15%), ambiente urbano (10%) ed energia (5%), e che è stata confermata la scelta di privilegiare gli indicatori di risposta (che misurano le politiche intraprese dagli enti locali e pesano il 59% contro il 20% degli indicatori di stato e il 21% di quelli di pressione), Cargnelutti dà anche una lettura dei dati a livello regionale. «In Fvg - spiega il presidente di Legambiente - due sono i dati in sostanziale peggioramento: la produzione di rifiuti pro capite e l'incremento del parco auto. Rispetto alla situazione nazionale delle realtà più virtuose - prosegue - siamo inoltre in difficoltà sulle isole pedonali, su cui gli enti locali dovrebbero investire molto di più, sul consumo d'acqua, perché siamo purtroppo grandi spreconi, e il verde urbano, spesso carente». Cosa chiedere alla Regione? «Di avviare subito una strategia per lo sviluppo sostenibile, lo scenario di fondo su cui instradare le corrette politiche». 

Marco Ballico

 

 

Riccesi-Comune, la lunga guerra su Ponterosso in Corte d'Appello

Il braccio di ferro è di natura giurisdizionale: per l'ente deve decidere il Tar, secondo l'azienda invece il Tribunale

Il fascicolo di Ponterosso Park, nel suo ventennale peregrinare, trasloca dal Tribunale civile alla Corte d'appello, davanti alla quale la Cogg-Riccesi ha impugnato la sentenza 426/2019 che statuiva la competenza del Tar e la contestuale incompetenza di Foro Ulpiano nel contenzioso con il Comune. Ma Riccesi non si rassegna: è convinto che la causa intentata alla amministrazione Dipiazza per danno emergente e lucro cessante - valore di 3,5 milioni - vada discussa in sede civile e non davanti al giudice amministrativo. Il Comune la pensa diversamente, ha vinto in primo grado e difenderà questo suo successo in Corte d'appello: una recente delibera, portata dallo stesso sindaco Roberto Dipiazza, ha deciso la costituzione in giudizio e l'affidamento della difesa municipale all'avvocato Antonio Sette, lo stesso professionista che aveva ottenuto la vittoria nel primo round in tema di giurisdizione. Al legale udinese andrà una parcella «omnicomprensiva» pari a 38.000 euro. Riccesi chiede la riforma integrale della sentenza di primo grado viziata - a suo dire - sotto numerosi profili circa la corretta ricostruzione fattuale e normativa della fattispecie: la controparte comunale replica che detti vizi non sussistono, perché la sentenza risulta emessa nel pieno rispetto della normativa alla luce della giurisprudenza cassazionista.Il duello su chi, Tribunale o Tar, debba giudicare eventuali responsabilità nella pluriennale vicenda, riveste un significato non solo tecnico-giuridico, ma soprattutto economico: perché se la Corte d'appello ritiene competente il Tribunale, vorrà dire che verranno valutati sia il danno emergente che il lucro cessante, come richiesto da Riccesi attraverso l'avvocato Fabio Padovini. Se invece si andrà al Tar, si discuterà solo del danno emergente, che ammonta a 523.000 euro, cioè una porzione decisamente inferiore rispetto ai 3,5 milioni pretesi da Riccesi. Pretesa che, per quanto riguarda i 3 milioni di lucro cessante, il Comune non ha mai riconosciuto. In prima istanza il giudice Roberta Mastropietro aveva dato pienamente ragione al Comune, perché la richiesta dell'imprenditore sorgerebbe dalla revoca comunale dell'operazione Ponterosso, quindi il riconoscimento di un danno patrimoniale causato dall'esercizio di un potere amministrativo è materia del Tar, non del Tribunale civile.Il contenzioso Comune/Riccesi in sede giudiziaria è iniziato nel giugno 2018, quando l'ex presidente dell'Ance si è rivolto al Tribunale per ottenere soddisfazione sulla vicenda Ponterosso. Ricapitoliamo allora i termini di una querelle che ha festeggiato il genetliaco ventennale. La vicenda si trascina dal 1999, quando la seconda giunta Illy approvò la realizzazione di un parcheggio sotterraneo in piazza Ponterosso, a cura di Riccesi. La prima giunta Dipiazza cassò l'iniziativa e cercò un accordo con l'impresa, che aveva portato all'individuazione di tre alternative (Teatro Romano, Tigor-Cereria, Roiano), nessuna delle quali però a buon fine. La giunta Cosolini tentò un'ulteriore intesa, punto di caduta in piazza Foraggi: anche in questo caso niente da fare. 

Massimo Greco

 

PROGETTI DIMENTICATI - Che fine ha fatto Park Audace con 600 posti sotto le Rive?

Il suo nome era impegnativo, storico, altisonante. Il suo nome non era Cerutti Gino, sull'inerzia gaberiana, ma Park Audace. In Comune a momenti manco si ricordano del progetto di un parking sotterraneo sulle Rive, più o meno a metà strada tra palazzo Carciotti e il teatro Verdi. Se ne era parlato molto all'epoca della giunta Cosolini, quando questa possibilità sembrava avere chance di progredire. Avrebbe dovuto essere un contenitore da 600 veicoli e, per la verità, il progetto aveva danzato già anni prima sui tavoli del Municipio. Scorrendo l'archivio del giornale, l'ultima citazione del Park Audace risale a oltre tre anni fa, quando il Dipiazza III si era appena insediato e il neo-assessore Luisa Polli osservava che non sarebbero stati apposti ostacoli alla costruzione del parking da parte dell'esecutivo di centrodestra. Va detto che, dal punto di vista autorizzativo, la maggior parte del parking avrebbe interessato più il demanio portuale che il terreno comunale. Comunque da allora al Municipio non risultano sviluppi sul dossier, che per il direttore dei Lavori pubblici Enrico Conte rappresenta uno dei periodici maxi-progetti destinati all'archivio. Argomento più fresco e più interessante è invece il parcheggio al Molo IV gestito da Trieste terminal passeggeri (Ttp). L'area è passata al Comune, con l'operazione Porto vecchio, e la civica amministrazione ha modificato in modo sensibile la locazione richiesta. Ttp non era d'accordo e si è rivolto al Tar, dove ha perso. Sommando le due annualità in questione, Ttp deve al Municipio quasi 1,5 milioni di euro. Una cifra considerevole, sulla quale la società avrebbe chiesto una rateizzazione. Ma nel contempo ha presentato appello al Consiglio di Stato. Recente riunione con Dipiazza e Terranova: si attendono disposizioni.

 

 

A2A, addio alla centrale di Monfalcone: «Pronti 500 milioni per la riconversione»

L'amministratore delegato Camerano: «Ma chiediamo garanzie». Fedriga: «Partita chiusa entro la prossima primavera»

TRIESTE. Un investimento di 500 milioni di euro che porterebbe alla dismissione della centrale a carbone di Monfalcone per un nuovo impianto a gas a impatto ridotto, la condizione è il superamento delle contrapposizioni politiche. Il presidente di A2A Giovanni Valotti a margine del convegno dedicato alla crescita economica del Friuli Venezia Giulia organizzato dalla multiutility, in collaborazione con Confindustria Venezia Giulia, lancia un messaggio chiaro. Nel corso dell'incontro l'amministratore delegato di A2A Valerio Camerano aveva presentato gli investimenti dedicati alla regione dove oltre alla centrale di Monfalcone ci sono i due impianti idroelettrici di Ampezzo e Somplago che nella volontà di A2A verranno rinnovati e serviranno a garantire la fornitura di elettricità alla rete in caso di blackout. L'interesse è però concentrato su Monfalcone: «Entro qualche settimana - ha spiegato Camerano - presenteremo il nostro progetto che prevede la creazione di un impianto Ccgt (Combined cycle gas turbine, ndr) con l'azzeramento di polveri e ossidi di zolfo. A questo vogliamo affiancare anche lo sviluppo di un impianto fotovoltaico ad alto consumo, l'installazione di compensatori che consentono di regolare la tensione della rete e uno sviluppo dell'area retroportuale sostenibile».Le tempistiche dunque iniziano ad essere chiare, A2A presenterà il progetto nelle prossime settimane, Comune e Regione dovranno poi dare il parere e nel caso di via libera ci vorranno dai 24 ai 30 mesi per arrivare al nuovo impianto. La dismissione del carbone era prevista entro il 2025. Il presidente della Regione Massimiliano Fedriga nel suo intervento di saluto non ha nascosto l'interesse dell'ente «entro la primavera del prossimo anno dobbiamo chiudere la partita». Se la tempistica dovesse quindi essere rispettata il taglio del nastro potrebbe arrivare con due anni di anticipo rispetto al 2025 con l'obiettivo, come ha sottolineato l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro di «lasciare alle future generazioni un ambiente pulito: una frase che non deve essere solo un motto». Valotti in ogni caso apre anche a possibili scenari alternativi: «Bisogna superare le contrapposizioni guardando nel merito le proposte per questo non escludiamo alternative». Nel dettaglio ci potrebbe essere la chiusura dell'impianto con 150 lavoratori diretti e altrettanti dell'indotto che perderebbe il posto di lavoro oltre al problema ambientale. Il secondo è legato alla necessità di Terna che potrebbe chiedere che l'impianto resti operativo a carbone. «Infine la terza ipotesi che noi - ha aggiunto Valotti - auspichiamo, prevede l'investimento di 500 milioni di euro, non di soldi pubblici, e la riqualificazione dell'impianto con il superamento del carbone, le tutele ambientali e le garanzie occupazionali». Sul fronte del consumo del fossile Luigi Michi Responsabile strategia e sviluppo di Terna ha ricordato che «a livello italiano partiamo da una situazione non adeguata per l'eccessivo uso di carbone». Il ministro della Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha mandato un indirizzo di saluto nel quale ha sottolineato come «la riconversione dei nostri sistemi energetici è un processo fondamentale per uscire dal carbone». Infine Sergio Razeto, presidente di Confindustria Vg, ancora una volta ha ricordato la complessità e l'incertezza della situazione economica mondiale: «Serve un rinnovato piano di sviluppo che metta al centro gli investimenti dando vita a una sburocratizzazione del sistema che possa portare a liberare risorse». 

Andrea Pierini

 

 

Via libera alla raccolta di cozze in otto punti su dieci nel golfo

Parzialmente revocata l'ordinanza del 13 settembre, emanata per la presenza eccessiva di biotossina algale liposolubile. Ancora out Grignano e Santa Croce

TRIESTE. Cozze ancora parzialmente off-limits nelle acque del golfo di Trieste. L'ordinanza emanata dall'Azienda sanitaria lo scorso 13 settembre è stata per ora revocata solamente in parte. Le fasi di raccolta, commercializzazione, trasformazione, conservazione e immissione al consumo dei molluschi bivalvi vivi estratti dalle acque della provincia di Trieste sono nuovamente consentite in otto delle dieci zone di produzione. Più di un mese fa a ricevere il disco rosso da parte dell'AsuiTs erano stati tutti i siti tra Muggia e i confini occidentali del territorio comunale di Duino Aurisina, ossia quelli di Lazzaretto, Punta Sottile, Grignano, Santa Croce, Filtri, Canovella, Sistiana, Duino, Villaggio del Pescatore e foci del Timavo. In base ai riscontri analitici relativi al monitoraggio delle acque triestine il Dipartimento di prevenzione Struttura complessa veterinaria - Struttura semplice di Tutela igienico sanitaria alimenti di origine animale aveva evidenziato lo scorso settembre una positività per la presenza di biotossina algale liposolubile Dsp (Diarrethic Shellfish Poisoning) con un tenore di acido okadaico pari a 320 microgrammi per chilo. Troppo, tanto da poter generare un possibile rischio per la salute umana. Nello specifico l'ingerimento della biotossina può comportare diversi sintomi quali forte diarrea, dolori all'addome, nausea, vomito e la possibilità elevata di disidratazione. Conseguenze sostanzialmente non letali, ma certamente molto dolorose e fastidiose. Il primo ad accorgersi del problema sanitario era stato il Consorzio giuliano maricolture Cogiumar, che tramite le analisi incrociate aveva fornito il primo allerta all'Azienda sanitaria. Lazzaretto e Villaggio del Pescatore le zone in cui Cogiumar aveva emanato per primo il fermo volontario per allerta ambientale. La "permanenza" della Dsp, arrivata in anticipo rispetto agli altri anni, avrebbe dovuto avere una durata di circa un mese. Così in effetti è stato, ma non per tutte le acque del golfo. Dopo l'ordinanza è stato attuato un attento controllo delle acque e dei molluschi bivalvi vivi del litorale regionale, secondo un piano di monitoraggio prestabilito, sottoponendo i campioni prelevati alle analisi prescritte. Da qui è emerso chiaramente come l'idoneità biologica sia stata ripristinata in otto siti: Lazzaretto, Muggia, Filtri, Canovella, Sistiana, Duino, Villaggio del Pescatore e Foci del Timavo. Rimangono invece ancora escluse le zone di produzione di Grignano e Santa Croce, in quanto i requisiti sanitari dei molluschi non risultano ancora conformi alla normativa comunitaria. Proibite dunque, solamente in queste due aree, la raccolta delle cozze e le conseguenti commercializzazione, trasformazione, conservazione e immissione al consumo. Il fenomeno delle cosiddette "fioriture algali", dovuto sia all'aumento del fitoplancton in nuove aree geografiche, che all'immissione nelle acque di prodotti inquinanti da parte dell'uomo, è un fenomeno che comporta gravi danni al settore della mitilicoltura. Walter De Walderstein, responsabile tecnico-scientifico di Cogiumar, aveva confermato come sia difficile fare una stima precisa del danno economico, ma che il fenomeno della Dsp è oramai una costante nelle nostre acque. 

Riccardo Tosques

 

 

Fincantieri lancia la nuova società per avere energia dalle onde marine - l'intesa annunciata in aprile CON CDP, ENI E TENA

ROMA. Il progetto dell'Eni, con Cdp, Terna e Fincantieri, per la produzione di energia dalle onde marine «è fortemente innovativo, ideato e realizzato da una filiera completamente italiana»: così il premier Giuseppe Conte che ieri ha partecipato alla firma dell'accordo tra le quattro società. Alla firma avvenuta ieri a Ravenna erano presenti gli amministratori delegati Fabrizio Palermo (Cdp) Giuseppe Bono (Fincanrtieri), Luigi Ferraris (Terna) e Claudio Descalzi (Eni). Il primo passo sarà la costituzione di una società per lo sviluppo e realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da moto ondoso. Grazie a questo accordo, che segue l'intesa firmata lo scorso 19 aprile, la collaborazione tra le società entra in una fase più operativa che consentirà di trasformare il progetto pilota Inertial Sea Wave Energy Converter, l'innovativo sistema di produzione di energia dal moto ondoso, in un impianto realizzabile su scala industriale e, quindi, di immediata applicazione e utilizzo. L'accordo di partnership si svilupperà in due fasi: nella prima fase, si metterà a punto il modello di business, definendo un vero e proprio piano di realizzazione in Italia. Parallelamente, verrà completata la prima installazione industriale di Iswec presso la piattaforma Eni Prezioso nel Canale di Sicilia al largo delle coste gelesi, con avvio previsto nella seconda metà del 2020. La seconda fase sarà, invece, dedicata da un lato alla vera e propria costituzione della società, e dall'altro alla conseguente esecuzione del piano di realizzazione e sviluppo delle attività, a partire dalle applicazioni per le isole minori in Italia e successivamente all'estero. Per il Ceo del gruppo triestino Giuseppe Bono «questa cooperazione di grande respiro industriale e tecnologico apre una nuova frontiera per lo sfruttamento delle energie pulite in Italia, valorizzando la morfologia del Paese. Fincantieri viene riconosciuta come la massima autorità in campo marittimo e navale, e siamo certi che, grazie alle sinergie fra i partner coinvolti, questo progetto d'avanguardia segnerà un punto di svolta per lo sviluppo sostenibile del Paese».

 

 

Lo smog soffoca Belgrado la città più inquinata al mondo - IN AUMENTO GLI ACCESSI AL PRONTO SOCCORSO

BELGRADO. Incendi visibili a distanza di chilometri, fumo denso che penetra nel naso, irrita e raschia la gola producendo una tosse stizzosa. E per strada la gente prova a difendersi come può, anche con una mascherina sulla bocca. Non sono scene dalla superinquinata Pechino o da Nuova Delhi, ma quelle della quotidianità di Belgrado, capitale serba da giorni in piena emergenza smog. Da sabato scorso - e l'allarme non accenna a rientrare - la metropoli ha superato più volte per quantità di polveri sottili, Pm2 e Pm10 in testa, tutti i maggiori centri urbani mondiali, alternandosi sul podio e conquistando più volte la triste palma di città più avvelenata al mondo secondo i dati del portale Air Visual, che raccoglie misurazioni da sensori piazzati sul territorio. A collimare sono anche altri dati, ad esempio quelli di "Air Quality Index", dove Belgrado, in testa il centro cittadino, ha superato più volte i 220 punti, con aria «molto pericolosa» in particolare per anziani, bambini e persone afflitte da difficoltà respiratorie. «Cosa mi metto oggi?», il commento a una delle tante foto postate sui social, con in primo piano persone con mascherine contro le polveri sottili; ma tantissimi altri hanno scattato immagini di una città - in particolare al mattino e verso sera - soffocata da una cappa plumbea. Quello dello smog non è certo un tema nuovo, in tutti i Balcani, ma quest'anno la situazione in Serbia appare più allarmante del solito. A contribuire all'inquinamento, oltre all'alta pressione e all'assenza di vento, centinaia di roghi accesi nei campi attorno alla capitale e ad altre città serbe, stoppie date alle fiamme da contadini insensibili all'ambiente. A Belgrado, dove sono aumentati gli accessi ai pronto soccorso per problemi respiratori, la situazione è resa ancora più seria da incendi alla mega-discarica di Vinca, a pochi chilometri dal centro. Ma si tossisce anche a Novi Sad, Nis, Bor, Pancevo, Subotica, Uzice. E anche oltre i confini dalla Serbia. I dati dell'Air Quality Index sono da giorni fuori scala pure a Sarajevo, a Skopje e a Sofia. Analoghe difficili condizioni sono segnalate da ieri anche in parte dell'Ungheria, a Debrecen e a Szeged. Se le premesse autunnali sono queste, si prevede un inverno nero fumo in tutti i Balcani e nell'Est Europa. -

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 28 ottobre 2019

 

 

SERRACCHIANI - «Emergenza Ferriera Patuanelli e Fedriga non voltino le spalle»

La deputata attacca il leghista «Molto grave la sua assenza nel confronto con i lavoratori» Poi il grido d'allarme sulla crisi industriale in corso a Trieste

È stata l'artefice della chiamata del gruppo Arvedi a Trieste per salvare la Ferriera dalla crisi di Severstal e ha sempre difeso la possibilità di coniugare impresa, lavoro, salvaguardia dell'ambiente e diritto alla salute. Ora l'ex presidente della Regione e deputata Debora Serracchiani invoca il protagonismo del ministro Stefano Patuanelli e del governatore Massimiliano Fedriga per mettere chiarezza in una situazione che rischia di avvitarsi davanti alla ribadita decisione di Siderurgica Triestina di chiudere l'altoforno il 31 dicembre. «Per i posti di lavoro che si stanno perdendo e per quelli che sono a rischio già nei prossimi mesi - scrive Serracchiani in una nota - ci sono responsabilità precise della politica, regionale e anche nazionale. La volontà di chiudere la Ferriera, al più presto e comunque, è stato uno dei pochi punti chiari del programma della destra e dei Cinquestelle: e pur di raggiungerlo hanno messo in un angolo il sacrificio dei lavoratori. L'assenza più grave all'incontro con i lavoratori era quella del commissario per la Ferriera, cioè Fedriga, che al Circolo Ferriera avrebbe dovuto esserci e portare risposte a chi aveva negli occhi l'angoscia del futuro». Ma Serracchiani ne ha anche per Patuanelli: «Siamo ancora in tempo per guidare un processo che eviti la deindustrializzazione di Trieste, che costringa l'imprenditore a sedersi a un tavolo nazionale con istituzioni e lavoratori. Ma deve volerlo Fedriga e deve volerlo il ministro Patuanelli: nessuno dei due può voltare le spalle a un territorio che sta precipitando verso una crisi industriale diffusa. È difficile impegnarsi e mostrare la faccia quando arriva la tempesta sull'economia ma devono farlo e senza delegare, perché più passa il tempo e meno si può fare».

 

 

In più di cento a Miramare per bonificare dai rifiuti spiaggia protetta e fondali

Molte famiglie con bambini a "#splastichiamo il mare", raduno dalla doppia finalità: pulire il sito e promuovere la tutela dell'ambiente

Oltre 100 volontari, in rappresentanza anche di molte famiglie con bambini, hanno partecipato ieri alle operazioni di pulizia della spiaggia protetta di Miramare e del tratto di costa tra il parco e lo stabilimento Sticco. In acqua intanto una decina di sub si sono immersi per rimuovere le immondizie dai fondali. È l'iniziativa "#splastichiamo il mare", che ha coinvolto anche gli studenti del liceo Galilei, pronti a separare e conferire a terra i rifiuti raccolti. Ad accogliere tutti è stato Maurizio Spoto, direttore dell'Area Marina Protetta di Miramare. «La giornata è stata resa possibile grazie al sostegno di EstEnergy e Gruppo Hera - ha ricordato lo stesso Spoto - con i contributi raccolti nello stand realizzato durante Barcolana51. È un progetto rivolto a tutti, che ha visto l'adesione di tantissime persone». Dopo una breve spiegazione sull'importanza di tutelare l'ambiente, ai partecipanti sono stati forniti guanti e sacchetti. «Siamo qui non solo per pulire i tanti oggetti spiaggiati - ha sottolineato ancora Spoto - ma anche per sensibilizzare tutti sul rischio derivato soprattutto dalla plastica, che ha invaso i nostri mari e che finisce sulle nostre tavole. I cibi che mangiamo purtroppo già contengono le microplastiche, piccole particelle che si creano, ad esempio, dalle bottigliette disgregate in acqua. Il 70% degli scarti che troviamo lo produciamo noi. Quindi i comportamenti devono cambiare». Tra i pezzi recuperati proprio bottiglie e teli di plastica, involucri per cibi, reti, contenitori vari, ma anche lattine e vetro, accumulatisi in particolare a ridosso del muretto del parco, spinti dalle onde. Complessivamente sono stati eliminati dieci chili di metallo, altrettanti di vetro, cinque di ceramica, due e mezzo di legno. Tra i mucchi più corposi quello del polistirolo, derivato da strumenti e attrezzature utilizzate per la pesca, e poi quello dei mozziconi di sigaretta, in tutto 450, e ancora quello con ben 15 chili di plastica, comprendenti pure un centinaio di stoviglie usa e getta, tra bicchieri, cannucce, cucchiaini e piatti. Uno scenario simile a quello emerso in occasione di altri interventi realizzati nei mesi scorsi. Mai come quest'estate infatti sono state attivate tante iniziative di pulizia, in particolare dei fondali, tra Sacchetta, Rive e Grignano, passando per più punti del lungomare barcolano. «Perché finalmente c'è una maggiore sensibilità - ha concluso Spoto - in particolare verso l'utilizzo responsabile della plastica, che è il materiale presente più di tutti gli altri durante queste operazioni di pulizia». Al termine della raccolta sono state fornite alle persone anche informazioni su pesatura e classificazione dei sacchi smaltiti. La giornata si inseriva nell'ambito della campagna scientifica "Act4Litter Marine Litter Watch Month", promossa dalla Mio-Ecsde, la Federazione delle associazioni del Mediterraneo che si batte per lo sviluppo sostenibile: il progetto Interreg ha coinvolto, oltre a Miramare, altre 20 aree marine protette del Mediterraneo.

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 27 ottobre 2019

 

 

LA PARTITA SIDERURGICA FRA TARANTO E SERVOLA - Arvedi vuole l'ex Ilva. Intanto in Ferriera stop agli ordini di materie prime.

La proprietà della fabbrica triestina punta all'alt all'area a caldo il 31 dicembre e guarda allo stabilimento pugliese.

Il gruppo Arvedi potrebbe giocare a Taranto la sua prossima partita nel settore della siderurgia. Mentre a Trieste l'azienda annuncia la chiusura dell'area a caldo e ne attribuisce le responsabilità alle pressioni della giunta Fedriga, la stampa nazionale rilancia l'ipotesi di un interesse della società a rilevare l'ex Ilva. Se ne parla su Repubblica e Sole 24 ore, secondo cui l'ingegner Giovanni Arvedi non ha mai rinunciato ad assumere il controllo del più grande stabilimento siderurgico d'Europa, capace di dare lavoro a 10 mila persone. L'occasione potrebbe essere offerta dal possibile abbandono del campo da parte di ArcelorMittal, dopo che il governo giallorosso ha ottenuto l'approvazione al Senato del decreto Salva imprese, senza la conferma dello scudo penale richiesto dalla multinazionale per avere certezza di non incorrere in eventuali reati ambientali commessi nella precedente gestione. È alla luce di questo passaggio che Repubblica ricostruisce la volontà di inserimento di Arvedi, che nel 2018 aveva cercato di strappare Taranto ad ArcelorMittal, costituendo una cordata assieme a Leonardo Del Vecchio, Jindal e Cassa depositi e prestiti. Per il quotidiano, «fonti vicine al gruppo Arvedi non escludono un eventuale interessamento verso l'ex Ilva in caso di passo indietro del colosso euroasiatico». Lo scenario vedrebbe il ritorno in pista di quella stessa alleanza, anche se il patron di Luxottica sembra non volerne più sapere di acciaio. Secondo Repubblica, Arvedi starebbe pensando all'Ilva perché la chiusura dell'area a caldo di Trieste significherebbe rinunciare del tutto alla presenza di un ciclo siderurgico integrale, che a Taranto continua invece a funzionare, almeno per ora. Come per Trieste, molto dipenderà dalle scelte della politica, con la Camera che deve ancora esprimersi sul Salva imprese. Il ministro Stefano Patuanelli ha dichiarato di avere a cuore il tema della produzione di acciaio in Italia, ma di non considerare la Ferriera strategica da questo punto di vista. Ben diverso è il caso di Taranto, ma la politica ondeggia: in un solo anno il M5s si è prima espresso per la chiusura e poi per il mantenimento in vita, sostenendo la necessità di garantire lo scudo ad ArcelorMittal e infine cancellandolo dal decreto in accordo col Pd che di quella salvaguardia era stato sostenitore. A distanza di un anno dall'acquisizione, simile scelta potrebbe segnare il clamoroso addio da parte di ArcelorMittal, complici anche i risultati economici negativi dei primi mesi di gestione. Arvedi sta a guardare. Il gruppo continua intanto a ripetere che il 31 dicembre staccherà la spina all'altoforno triestino e ha comunicato ai sindacati di avere già un accordo con realtà russe e ucraine per la fornitura di quella ghisa che a Trieste non verrà più prodotta. Intanto il Sole svela - mai smentito - che gli ordinativi di materie prime sono stati cancellati. Taranto diventa allora un'opportunità importante, ma perché ci siano sviluppi si dovrà capire quali meccanismi si innescheranno in reazione al decreto del governo Conte bis. Per quel che riguarda Trieste, l'azienda si è seduta al tavolo per la riconversione convocato dal Mise e continua a ribadire che le serrande dell'area a caldo si abbasseranno a fine anno. Si trattasse anche di affermazioni pronunciate tatticamente per alzare il prezzo e velocizzare la stesura del nuovo Accordo di programma, la chiusura di cokeria e altoforno si realizzerà probabilmente nei primi mesi del 2020. L'azienda ha intanto comunicato il mancato rinnovo del contratto ai primi venti dipendenti a tempo determinato (17 dei quali in forza al laminatoio e non all'area a caldo), mentre i sindacati pensano di indire una giornata di sciopero per il 31 ottobre, quando la Regione convocherà i rappresentanti dei lavoratori per fare il punto su un percorso che al momento cammina stretto fra riconversione e crisi industriale.

Diego D'Amelio

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 26 ottobre 2019

 

 

Siderurgica lascia a casa 20 operai interinali - Stop all'altoforno, braccio di ferro sulla data

Annunciata in assemblea la fine del contratto per 17 addetti del laminatoio e 3 dell'area a caldo. Il rebus del 31 dicembre

Mentre Siderurgica Triestina e le istituzioni fanno il tiro alla fune in merito alla data di chiusura dell'area a caldo della Ferriera, sui lavoratori si abbatte la prima doccia gelata. Venti dipendenti dello stabilimento di Servola non si vedranno infatti rinnovare il contratto in scadenza a fine ottobre. Si tratta di 17 operai del laminatoio e 3 dell'area a caldo: lavoratori a tempo determinato o somministrati, che fanno parte dei 76 precari che l'azienda ha già chiarito di non voler confermare e a cui sarà proposta l'assunzione da parte di «una nuova entità operante nel settore della carpenteria metallica di recente costituzione e operante in zona». La notizia degli esuberi è stata data dai sindacati all'apertura dell'incontro organizzato ieri al circolo della Ferriera. I rappresentanti dei lavoratori hanno poi letto una nota della società, in cui si evidenzia che la direzione ha presentato mercoledì alla Rsu il business plan portato sul tavolo del Mise. In questa occasione sono state comunicate le uscite imminenti, dovute alla volontà dell'azienda di tutelare i dipendenti più anziani, facendo spazio a chi sarà trasferito al laminatoio dall'area a caldo. Nel comunicato l'azienda evidenzia che il 29 e 30 ottobre «saranno organizzati incontri individuali con il Dipartimento risorse umane per definire tempi e modalità per una tempestiva ricollocazione, per la quale esistono concrete possibilità». L'incontro di ieri si è tenuto alla presenza di un centinaio di lavoratori, che nonostante le tensioni di queste settimane hanno ascoltato con grande civiltà gli assessori regionali Alessia Rosolen e Fabio Scoccimarro, gli esponenti Pd Debora Serracchiani e Francesco Russo, il funzionario dell'Autorità portuale Vittorio Torbianelli. Assenti il sindaco e i membri della giunta comunale. I rappresentanti istituzionali hanno tutti ribadito che, anche sulla scorta di quanto affermato dai ministri Stefano Patuanelli e Paola De Micheli, la chiusura al 31 dicembre non è un'opzione possibile. Raggiunti telefonicamente, i delegati dell'azienda hanno tuttavia ribadito in serata che Siderurgica è fermamente intenzionata a rispettare la scadenza. La proprietà ne fa una questione di salvaguardia della sicurezza dei lavoratori, ma è assai probabile che la decisione unilaterale sia un modo per spingere il Mise a chiudere in tempi strettissimi il nuovo Accordo di programma. Un comunicato diramato dalla Regione sottolinea però che sulla data «non c'è alcuna condivisione da parte delle istituzioni». Rosolen ha fissato intanto per giovedì prossimo la convocazione del tavolo di confronto sulla Ferriera, dichiarando che «il riassorbimento completo dei lavoratori è l'unico punto attorno a cui le istituzioni stanno costruendo il percorso: tavoli tecnici stanno verificando la realizzabilità del piano industriale presentato da Arvedi e, se così fosse, lo gestiremo anche con ammortizzatori sociali. Se non ci sarà sostenibilità, si dovranno cercare nuovi investitori per quest'area strategica». Torbianelli ha confermato l'interesse dell'Autorità portuale, rivendicando di aver «tracciato rapidamente gli scenari logistici e occupazionali» nella cosiddetta due diligence. Serracchiani ha chiesto di attivare subito il tavolo romano per «ragionare sull'accordo di programma». Secondo la deputata, «la scadenza del 31 dicembre non è verosimile ed è funzionale alle trattative, ma quando si prendono decisioni che portano alla chiusura bisogna avere un "piano b" perché serve una prospettiva per i lavoratori e le decisioni non possono essere lasciate all'imprenditore». Per Russo, «le cose si sono velocizzate nel modo sbagliato, ma gli unici che rischiano sono i lavoratori». Le rassicurazioni non leniscono le preoccupazioni dei lavoratori. «Se Arvedi non compra le materie prime, facciamo noi una colletta? », ha chiesto sarcasticamente un dipendente, ma c'è anche chi ha usato toni più duri: «A Trieste abbiamo politici che si adoperano per chiudere le fabbriche, ma ci sono colleghi con famiglie o che hanno genitori invalidi. Come si vive con la cassa a 800 euro? Io li vado a cercare uno a uno». 

Diego D'Amelio

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 25 ottobre 2019

 

 

Scontro sui primi esuberi alla Ferriera - Per la Cgil sono 27, per l'azienda solo 8

Si tratta dei dipendenti dell'Astl, ditta dell'indotto. Siderurgica replica: «Nessun licenziamento, ma una scelta contingente»

È scontro sui primi esuberi alla Ferriera di Servola. Ieri a lanciare l'allarme è stata la Cgil con un comunicato stampa diffuso nel tardo pomeriggio in cui si parlava dell'avvio della procedura di licenziamento collettivo per 27 lavoratori triestini dipendenti di un'azienda dell'indotto, la Astl, che svolge attività di movimentazione, logistica e trasporto nell'ambito dello stabilimento. In serata secca smentita di Siderurgica Triestina che ha parlato di un numero di esuberi decisamente inferiore, negando di aver risolto il contratto. Ecco l'incipit della nota sindacale: «Le rassicurazioni della politica si scontrano con i fatti reali. È giunta alla Filt Cgil e alle altre organizzazioni sindacali del settore la prima comunicazione ufficiale di riduzione del personale che opera nell'indotto della Ferriera. Attivata la procedura di licenziamento collettivo per tutti i 27 lavoratori dipendenti dell'Astl (Azienda Servizi Trasporti Logistica)». Secondo il comunicato «la motivazione, che citiamo testualmente, è la risoluzione del contratto di fornitura, inaspettata e anticipata rispetto alle intese, da parte di Siderurgica Triestina, che comporta la chiusura dell'unità operativa dedicata e per quello scopo costituita a suo tempo da Astl srl, con la conseguente dichiarazione di esubero su tutto il personale impiegato nella sede di Trieste».Stando a quanto comunicato, le cessazioni del personale impiegato avverrebbero «progressivamente e fino alla totale chiusura dell'unità operativa prevista per il 31 marzo 2020». Una presa di posizione conclusa da un fosco presagio: «Siamo certi che d'ora in avanti assisteremo allo stillicidio di simili dichiarazioni di esubero, che in barba a tutti i proclami di parte politica locale e nazionale continueranno a falcidiare l'indotto e i lavoratori diretti della Ferriera. Non si vede in tutto ciò un complessivo progetto, né politico né aziendale, degno di questo nome che possa fin da subito mettere al riparo i lavoratori coinvolti e le loro famiglie». Poche ore dopo la diffusione del comunicato, pubblicato anche sul sito web del Piccolo, Siderurgica Triestina ha categoricamente smentito - non nascondendo il proprio stupore in merito alle accuse sindacali - di aver risolto in anticipo il contratto con Astl, precisando inoltre che l'Azienda Servizi non ha avviato per il momento alcun procedimento di licenziamento collettivo. L'individuazione di eventuali esuberi va considerata - secondo la precisazione di Siderurgica - come un adeguamento al ribasso del numero dei lavoratori reso necessario dalla situazione contingente di mercato. Non è scontato - sempre stando a quanto precisato da Siderurgica - che il destino dei lavoratori sia segnato e comunque questi esuberi nulla hanno a che fare con i progetti di riqualificazione dell'area a caldo. Paolo Magli, vicepresidente di Astl, ha infine puntualizzato che sono solo 8 i lavoratori ai quali non verrà rinnovato il contratto, 2 dei quali avviati al prepensionamento e altri 2 intenzionati a trasferirsi a Cremona.La preoccupazione per gli esuberi, insieme alle perduranti incertezze sul futuro della Ferriera, ha però indotto Fim, Fiom e Uilm a organizzare un volantinaggio dalle 5.15 di oggi in coincidenza con il turno montante. Ma l'iniziativa clou è prevista nel pomeriggio: dalle 17.15 assemblea al Circolo Ferriera aperta a lavoratori, cittadini e istituzioni. Tra gli invitati il sindaco Dipiazza, il governatore Fedriga, gli assessori regionali Scoccimarro e Rosolen, oltre ai parlamentari del Friuli Venezia Giulia.

Piero Tallandini

 

 

Splastichiamo il mare: domenica dotatevi di guanti e buona volontà

L'appello del Wwf per un golfo "libero" A essere puliti saranno spiaggia e fondali

Come ti combatto l'inquinamento marino, lavorando concretamente a terra e magari in chiave di immersione. Eccolo il programma di massima di "#Splastichiamoilmare", appello in salsa ecologista promosso dal Wwf-Area marina protetta di Miramare. Pochi indugi e molta pratica. Il senso delle operazioni sembra questo e il primo scalo si traduce nella giornata di domenica, partendo da un luogo simbolo come i fondali di Miramare, dalla spiaggia protetta antistante le scuderie del castello e sede del BioMa, teatro dalle 14 di un doppio intervento di bonifica da articolare sia a riva che in mare (quest'ultimo con raduno al moletto di Sticco). Cosa necessita? Come accade sempre in progetti del genere, la priorità è data alla buona volontà, a voler contribuire armati di sacchi e guanti sotto la scorta dello staff del Wwf. Appello analogo ai subacquei, chiamati a ripulire i fondali e badando poi a differenziare i rifiuti, indirizzandoli nei contenitori appositi. Il cartellone di domenica comporta altre tinte collaterali, vedi il focus sulla campagna scientifica "Act4Litter Marine Litter Watch Month", promossa dalla federazione delle sigle del Mediterraneo che operano in campo ambientale e che ha coinvolto una ventina di Aree marine protette, e l'immancabile visita guidata al BioMa. Spazio anche per i bimbi, con laboratori a tema e corredo di favole animate. Come partecipare? L'adesione è gratuita, telefonando anche per informazioni allo 040-224147 (dalle 10 alle 13) oppure scrivendo a info@riservamarinamiramare.it. Quella di domenica è solo la prima di un viaggio di "bonifica" di altre tre tappe. Sì, perché dalla primavera si salpa nuovamente toccando i Filtri di Aurisina (22 marzo), la riviera barcolana (19 aprile) e persino lo storico "Pedocin" (il 5 giugno). --

Francesco Cardella

 

Plastica addio

Alle 18, alla Bottega del mondo di via Torrebianca 29, alla presenza delle autrici Elisa Nicoli e Chiara Spadaro, presentazione del libro "Plastica addio-Fare a meno della plastica: istruzioni per un mondo e una vita zero waste".

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 24 ottobre 2019

 

 

Investimenti fino a 210 milioni per far rinascere l'area della Ferriera

È la somma indicata nel piano di riconversione dell'Authority Ipotizzate soluzioni in grado di generare 200 posti di lavoro

Trieste. Un progetto di riconversione con necessità di investimenti compresi fra 110 e 210 milioni, cui aggiungere il costo per l'acquisto dei terreni occupati dall'area a caldo della Ferriera di Servola. È questo il piano previsto dall'Autorità portuale nella due diligence consegnata lunedì al ministero dello Sviluppo economico e alla Regione. Il documento era stato richiesto per stimare il valore della zona, qualora Siderurgica Triestina si rendesse disponibile a vendere. Ma la proprietà sembra aver intenzione di rimanere proprietaria dei terreni e dunque l'Autorità ha preferito mantenere le carte coperte, evitando di fare quelle cifre che pure erano state la ragione principale del lavoro di valutazione.Il piano pare al momento superato dalla decisione dell'azienda di giocare in prima persona la partita della logistica, ma dice molto su quanto potrà accadere a Servola nei prossimi anni. Le prospettive sono contenute in un report di una settantina pagine, riguardante un'area di 100 mila metri quadrati, di cui 77 mila di proprietà e 23 mila in concessione. La zona interessata è quella occupata da cokeria, altoforno, parchi minerali e banchina, che l'Autorità propone di trasformare in «un'area logistica risanata dal punto di vista ambientale e attrattiva per futuri investitori». Allo scopo vengono fornite quattro proposte di realizzazione, in grado di generare fino a 200 posti di lavoro, a patto che si mantenga l'unità dell'area a caldo con banchina e parchi minerali. La premessa è che, stando alle prime analisi dei terreni, la parte interessata è quella «con la contaminazione ambientale maggiore» e dunque «il percorso di bonifica basato sulla rimozione o il trattamento in situ non risulta economicamente sostenibile». La strada è allora quella del tombamento dei terreni e del marginamento fisico già previsto sulla linea di costa. Demolizione degli impianti e messa in sicurezza ambientali vengono stimati in 30 milioni, con un costo di risanamento di 300 euro al metro quadrato. Toccherà poi alle realizzazioni: sistemazione della banchina e costruzione di un parco ferroviario e un capannone di dimensioni variabili, a seconda di quello che sarà il layout scelto per creare attività di movimentazione di container e merci varie, con possibilità di abbinare lavorazioni industriali che non andrebbero a intaccare la presenza del laminatoio. I lavori per la riconversione prevedono: demolizione delle strutture e bonifica, gestione del cumulo di rifiuti presente sull'area cosiddetta "nasone", copertura impermeabile dei terreni, opere di dragaggio, arredo della banchina, raccordi ferroviari e stradali, costruzione del magazzino. Le opere di bonifica nascondono inevitabilmente le incognite dovute alla necessità di valutare la situazione con appositi campionamenti dopo la fase di demolizione controllata di due altoforni, un gasometro, cokeria e depositi di materie prime. Per quanto riguarda le nuove infrastrutture, si parte dal consolidamento dei 350 metri di banchina esistente, ma il piatto forte è la parte ferroviaria con il collegamento dell'area alla rete nazionale attraverso la stazione di Servola e un doppio raccordo con Piattaforma logistica e Porto Petroli. I treni partiranno senza passare per Campo Marzio e potranno raggiungere i 750 metri di lunghezza, organizzati lungo un fascio da 4 binari connesso all'area scoperta del terminal container. Altri due binari serviranno l'area multipurpose del magazzino, che potrà essere in parte dedicato a lavorazioni industriali e che avrà una superficie compresa fra 30 mila e 40 mila metri quadrati a seconda del layout scelto. Il piano propone quattro sistemazioni differenti: terminal container e magazzino con e senza la realizzazione del secondo lotto della Piattaforma logistica (nell'ultimo caso la banchina attuale verrebbe allungata di 100 metri), inversione degli spazi tra terminal container e capannone, assenza del capannone. Il costo è fissato in 110-125 milioni cui aggiungere altri 100 milioni per l'eventuale realizzazione del secondo lotto della Piattaforma logistica. Per entrare a regime le nuove strutture hanno bisogno di 4 anni con una previsione fra i 100 e 200 dipendenti diretti a seconda del layout e delle attività privilegiate. Senza dimenticare l'impatto che il tutto avrebbe sullo sviluppo del Molo VIII che partirà in futuro dalla Piattaforma.

Diego D'Amelio

 

Ma Arvedi lancia l'ultimatum e fissa la deadline tra tre mesi - Conferenza dei servizi

Trieste. Siderurgica Triestina aspetterà le istituzioni fino alla metà di gennaio e poi darà il via all'iter burocratico per la costruzione della copertura dei parchi minerari, abbandonando la strada della riconversione della Ferriera e imboccando quella del mantenimento della produzione di ghisa. L'ultimatum è stato pronunciato ieri dai rappresentanti del gruppo Arvedi nel corso della Conferenza dei servizi riguardante la realizzazione dei grandi capannoni previsti dall'Accordo di programma per ridurre il problema degli spolveramenti di carbone e minerali di ferro. La Conferenza era stata calendarizzata mesi fa con l'obiettivo di decidere una volta per tutte se dare il via alle coperture e al connesso investimento da oltre 35 milioni oppure se archiviare la questione e lavorare dunque alla riconversione. Arvedi ha sempre legato la costruzione alla necessità di avere chiarezza sulle intenzioni delle istituzioni e, col tavolo aperto nel frattempo al Mise, era certo che l'appuntamento di ieri si chiudesse con un rinvio. Ma la novità di giornata sta appunto nell'indicazione da parte di Siderurgica di una data entro cui definire il futuro dello stabilimento. I rappresentanti dell'azienda hanno indicato in un tempo massimo di tre mesi la scadenza per riconvocare la Conferenza dei servizi che dovrà chiudere la partita in un senso o nell'altro. Il gruppo Arvedi ritiene che si tratti di un tempo sufficiente affinché il tavolo del Mise si esprima sulla riconversione. E se così non sarà, alla prossima Conferenza l'azienda domanderà di andare avanti sulla realizzazione dei parchi, sinonimo del permanere della produzione di ghisa a Trieste. Scoccimarro non si scompone per l'indicazione di una deadline da parte di Arvedi, perché essa costituisce «il limite temporale entro cui tutte le istituzioni dovranno dare risposte per far fronte in particolare alla questione lavorativa, premesso che quella ambientale e della salute pubblica sembrano ormai avviate verso la risoluzione. La sospensione della Conferenza dei servizi conferma che tutti gli enti stanno andando nella stessa direzione, ossia la riconversione». L'assessore approfitta per lanciare un messaggio distensivo dopo le dure polemiche dei sindacati: «Toni accesi e tempistiche troppe ravvicinate possono esasperare una situazione già molto complessa. Dopo il proficuo confronto dei mesi scorsi, si stanno verificando troppe fughe in avanti. Il piano industriale presentato dall'imprenditore vede due anni cuscinetto in cui ministeri e Regione dovranno gestire la riconversione e gestire le partite ambientali e occupazionali (ammortizzatori e formazione) al fine di recuperare un'area che secondo lo studio dell'Autorità portuale potrebbe vedere investimenti fino a 200 milioni con il rilancio economico e lavorativo di Trieste».

 

De Micheli frena sull'area a caldo «L'alt il 31 dicembre non esiste»

Il ministro delle Infrastrutture, oggi a Trieste, benedice l'intesa Authority-Pechino sull'export e garantisce sul «graduale ampliamento della capacità ferroviaria al servizio del porto»

Benedice il progetto dell'Autorità portuale riguardante l'export in Cina ma glissa sullo sviluppo delle relazioni con Pechino. Rassicura sullo sviluppo ferroviario del porto e sottolinea infine che non esiste alcuna ipotesi di chiusura dell'area a caldo della Ferriera entro il 31 dicembre. Il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli sarà in visita oggi a Trieste per partecipare al quarto Forum di Pietrarsa, dedicato allo sviluppo ferroviario nazionale. Ministro, la sua nomina è stata contesa fino all'ultimo dal triestino Patuanelli: ha prevalso il Pd per evitare liti sulle grandi opere? Non c'è stato terreno di scontro: si tratta di due ministeri importanti e si è fatto un accordo di governo che tutti stanno rispettando. Sulle grandi opere, specialmente col programma legato alla green economy, non ci sono distonie. Gli sviluppi del memorandum con la Cina sul porto di Trieste hanno avuto un rallentamento. Il nuovo governo rilancerà le relazioni nonostante la guerra dei dazi? Gli sviluppi del memorandum ci sono soprattutto in relazione all'investimento per la costruzione di una piattaforma logistica in Cina a beneficio dei prodotti agroalimentari del Fvg. Non si è mai parlato di investimenti cinesi per il raddoppio ferroviario dello scalo: c'è un progetto di upgrading finanziato per 80 milioni da Rfi e per 55 dall'Autorità portuale. Ma a che punto è la progettazione di Trihub da parte di Rfi? Ce la farete per il 2023? Trihub è già in fase esecutiva e i cantieri sono aperti. Saranno a breve riaperte la linea Transalpina, la Galleria di Cintura e la stazione di Aquilinia. A seguire, Campo Marzio con l'abbattimento del "muro" e l'ampliamento della capacità ferroviaria. Il 2023 non è mai stato indicato come data finale, ma il progetto è modulare e amplierà gradualmente da subito la capacità ferroviaria di Trieste. A proposito di treni, il presidente Fedriga parla di Tav mentre il centrosinistra punta sulla velocizzazione della Trieste-Mestre anche se al momento non ci sono risorse...Nessun ritorno alla Tav. Il progetto attuale è un'ottimizzazione della linea esistente. Il costo di questi interventi è di 1,8 miliardi: è un progetto inserito nel contratto di programma, confermato anche nell'ultimo aggiornamento al Cipe di luglio 2019. Il porto franco non decolla per la difficoltà di dialogo con l'Agenzia delle Dogane. Che farà il governo? L'Agenzia delle Dogane non ha mai voluto compiutamente riconoscere il regime di extradoganalità del porto franco triestino. Non vi è necessità di riconoscimenti a livello Ue, essendo il regime di Trieste stato escluso dal regime comunitario. Sono aperti sulla questione confronti con Mef, Mit e Agenzia delle Dogane con cui attiveremo un tavolo specifico per il superamento delle criticità. Che ne pensa dell'integrazione tra porto e interporti condotta dall'Authority? Il processo a livello regionale è in fase di completamento. Fernetti, l'area ex Wärtsilä e Cervignano sono già integrati fra loro. A breve lo sarà anche lo Sdag di Gorizia. Proseguono anche le intese con Duisburg per una più ampia sinergia a livello europeo. Trasformazione dei porti in spa e nodo della tassazione: che ne pensa? La mia intenzione è quella di negoziare con l'Europa per trovare un accordo. La volontà è quella di avviare un negoziato con l'Ue senza intraprendere alcun contenzioso di natura giurisdizionale. A Servola si arriverà davvero alla riconversione logistica chiudendo l'area a caldo della Ferriera? Siderurgica Triestina è stata oggetto di un'iniziativa politica del Comune di Trieste e della Regione volta a una chiusura in tempi brevi dell'area a caldo. Nella riunione di lunedì tutti i ministeri hanno constatato che la data del 31 dicembre non esiste per la chiusura. Un'eventuale riconversione potrà anche essere frutto di una collaborazione fra Arvedi e nuovi partner, cosa che Arvedi non ha escluso. Cosa serve al Trieste Airport per il salto di qualità? Lo scalo non ha criticità infrastrutturali che ne impediscano la crescita e il traffico è stazionario da diversi anni. Lo schema di Piano nazionale per gli aeroporti prevede una "forchetta" compresa fra 1,3 e 2,2 milioni di passeggeri al 2030. La presenza di aeroporti di maggiori dimensioni a distanza contenuta genera una situazione competitiva che può rappresentare un limite all'attivazione di nuovi collegamenti. Autovie Venete: quando la nuova concessione? La newco è stata costituita. Attualmente è in corso di registrazione da parte della Corte dei conti la delibera Cipe che approva l'Accordo di cooperazione. All'esito dell'efficacia della delibera, la newco dovrà sottoscrivere con il Mit il testo di convenzione sulla gestione dell'infrastruttura. È considerata vicina a Francesco Russo: è lui l'uomo giusto per la corsa a sindaco di Trieste, magari in un'alleanza Pd-M5s? Conosco le qualità umane e politiche di Francesco e sarebbe un ottimo candidato, per capacità di dialogo e ascolto delle persone. A me non dispiacerebbe nemmeno rivederlo a Roma, dove al Senato ha portato a casa risultati importanti per questo territorio.

 

La numero uno della Fiom-Cgil invoca un cambio di passo

Trieste. La crisi industriale di Trieste preoccupa la segretaria nazionale della Fiom Cgil, Francesca Re David, intervenuta all'assemblea locale del più antico sindacato metalmeccanico italiano, svoltasi ieri alla Casa del popolo di Ponziana. Tra Ferriera, Wärtsilä e Flex, i posti di lavoro a rischio nel capoluogo giuliano risultano infatti essere più di 700. Quanto a Wärtsilä, ieri c'è stato uno stop di quattro ore, indetto dalle sigle confederali. Altre quattro ore, a completamento del pacchetto di sciopero, sono chiamate per il 13 novembre. Nella stessa data, a mezzogiorno, i rappresentanti dei lavoratori di Wärtsilä parteciperanno a un incontro in Regione.«Siamo nel bel mezzo di una crisi che coinvolge varie aziende del nostro Paese e che finora non ha visto alcun cambio di passo, da parte dei governi che si sono susseguiti», ha detto Re David, denunciando una diffusa mancanza di politiche industriali a livello nazionale e paragonando la Ferriera di Servola all'Ilva di Taranto. La numero uno della Fiom ha commentato la frase del leader della Lega Matteo Salvini, secondo cui bisogna fare «le barricate» per difendere gli operai dell'Ilva. «Io penso che a Taranto vada rispettato il programma industriale, ambientale e occupazionale - ha detto Re David -. Salvini si occupi di quello che dice il presidente del Fvg Massimiliano Fedriga, secondo cui la Ferriera va chiusa "a prescindere"». Durante l'assemblea, cui erano presenti tra gli altri i delegati Fiom locali Marco Relli, Thomas Trost e Roberto Felluga, sono stati messi in luce alcuni dati: Wärtsilä ha annunciato 350 esuberi in Italia, di cui «si vocifera» 50 a Trieste. «Per questo abbiamo fatto 4 ore di sciopero - ha detto Felluga - e cercheremo di portare gli operai con le bandiere sotto la Regione, il 13 novembre. Ci preoccupa soprattutto lo scarso carico di lavoro in programma per il prossimo anno, che non consentirà allo stabilimento di essere a regime». I numeri dello stop, ieri, non erano ancora stati diffusi. Erano tuttavia bassi a causa della «scarsa credibilità» dell'iniziativa secondo Sasha Colautti, dell'Usb, che non ha aderito. Passando alle altre crisi occupazionali, ci sono anche i 23 lavoratori lasciati a casa dalla Flex. E c'è poi la Ferriera dove, secondo Relli, sono a rischio 400 posti diretti e 150 dell'indotto. 

Lilli Goriup

 

 

Un golfo plastic-free. Il WWF cerca volontari.

Al via la campagna del Wwf-Area marina protetta di Miramare per un golfo plastic-free: #splastichiamoilmare è ai nastri di partenza. Il primo evento sarà domenica, a Miramare, con la pulizia della spiaggia, le visite guidate e i laboratori per i più piccoli. Interventi che vedranno il coinvolgimento a mare di diversi club subacquei locali, e a terra del pubblico, sia nella raccolta e selezione dei rifiuti spiaggiati ma anche in attività di animazione per famiglie e bambini. Dalle 14, i partecipanti verranno accolti dallo staff Wwf davanti alle scuderie di Miramare e una volta "armati" di sacchi e guanti, verranno divisi in due gruppi. Nel frattempo i bimbi saranno coinvolti in giochi. La partecipazione a tutte le attività è gratuita ma è consigliata la prenotazione chiamando lo 040224147 int.3 entro venerdì dalle 10 alle 13 o inviando una mail a info@riservamarinamiramare.it.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 23 ottobre 2019

 

 

Scontro aperto azienda-Rsu tra accuse e minacce di querele

Si alza il livello dello scontro dopo la mancata consegna del piano industriale ai lavoratori E a distanza scoppia pure la polemica Serracchiani-Salvini

Trieste. I sindacati attaccano a testa bassa Siderurgica Triestina per non aver consegnato il piano industriale ai lavoratori e l'azienda minaccia querele per i toni considerati troppo aggressivi attribuiti alla Rsu. La società nota come «dobbiamo registrare commenti infondati e denigratori da parte di un rappresentante sindacale a carico della nostra azienda, di cui non comprendiamo ragione e finalità». Siderurgica rileva che «se questo sarà l'atteggiamento dovremo adottare adeguate soluzioni» e rivendica «tutto ciò che ad oggi abbiamo già fatto (ed è stato certificato) e stiamo proseguendo a fare per il futuro di Servola e dei lavoratori, assicurando la massima collaborazione alle istituzioni, in primis il ministero». A nome della Rsu risponde Thomas Trost (Fiom Cgil): «Le parole dell'azienda sembrano avere carattere intimidatorio, anche se non si fanno nomi e non si citano sigle. Ciò crea attriti e non dà la possibilità di replica all'imputato: questo modo di fare non è corretto». Il Pd polemizza intanto con la politica siderurgica della Lega, ritenuta ambigua da Debora Serracchiani. La deputata critica le parole di Matteo Salvini, che in merito alla situazione dell'Ilva di Taranto, ritiene «inaccettabile che il governo metta a rischio 15.000 posti di lavoro: diritto alla salute e al lavoro possono e devono marciare insieme. Faremo le barricate per evitare un solo licenziamento». L'ex presidente della Regione invita provocatoriamente il leader leghista a «venire a Trieste, a fare le barricate per difendere i posti di lavoro della Ferriera. L'incertezza della situazione occupazionale alla Ferriera è ormai sempre più grave. Al principio enunciato da Salvini la giunta Fedriga ha rinunciato fin dal suo insediamento».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 22 ottobre 2019

 

 

Svelato il piano Arvedi «L'area a caldo chiusa entro la fine dell'anno»

La proprietà della Ferriera di Servola: garanzie occupazionali per tutti gli addetti fra laminatoio e riconversione. «Ma serve l'aiuto finanziario della parte pubblica»

Trieste. Un piano industriale da 230 milioni e la richiesta pressante per ottenere l'aiuto finanziario della mano pubblica. Siderurgica Triestina ha scoperto le carte al tavolo del ministero dello Sviluppo economico convocato per la seconda volta per discutere della Ferriera di Servola. L'azienda ha posto di fatto le sue condizioni per chiudere cokeria e altoforno: un risultato che, dopo la trattativa avviata dalla Regione, Giovanni Arvedi auspica di raggiungere addirittura entro il 31 dicembre, impegnandosi da una parte a salvaguardare interamente i livelli occupazionali e annunciando dall'altra di non avere intenzione di cedere la proprietà dei terreni dell'area a caldo, ma di voler anzi partecipare in prima persona alla riconversione in chiave logistica. Toccherà ora al Mise esprimersi sulla sostenibilità della proposta e avviare assieme a Regione e Autorità portuale la trattativa per la riscrittura dell'Accordo di programma, mentre si profila una fase di necessario ricorso alla cassa integrazione in attesa che i vari tasselli del piano si vadano a realizzare, con tempi che si stimano di almeno un anno e mezzo dall'inizio delle operazioni. All'incontro presieduto dal ministro Stefano Patuanelli, il ceo di Siderurgica Mario Caldonazzo ha espresso l'auspicio di una chiusura più rapida possibile per non dover continuare a investire sulla sicurezza dei lavoratori e sulla riduzione dell'impatto ambientale di un impianto destinato alla dismissione. Il primo punto del piano è allora quello relativo a smantellamento e bonifica, che il gruppo Arvedi ha confermato di voler gestire in proprio, con investimenti pari a 30 milioni di euro: gli stessi che servirebbero altrimenti a realizzare le coperture dei parchi minerari e andare avanti a produrre secondo l'attuale Accordo di programma. Perché va detto che, se le parti non troveranno un'intesa, lo stabilimento continuerà a produrre come oggi. Secondo Siderurgica le opere di smantellamento permetteranno di impiegare 50 dei 365 lavoratori oggi a servizio dell'area a caldo (cifra ufficializzata ieri definitivamente dall'azienda). Le altre ricollocazioni prevedono il passaggio di 182 persone all'area a freddo, 57 pensionamenti grazie a quota 100 e 76 trasferimenti di lavoratori a tempo determinato in un nuovo impianto di carpenteria metallica prossimo a installarsi a Trieste. Il secondo punto trattato è quello della riconversione logistica. E qui Arvedi ha posto probabilmente il paletto più ingombrante di tutti: nonostante la due diligence avviata dall'Autorità portuale per stimare il valore dei terreni dell'area a caldo, Caldonazzo ha chiarito infatti che la società non intende cedere alcunché ma vuole anzi valutare partnership nel settore. Un vero e proprio veto all'idea iniziale di far subentrare l'Autorithy nella proprietà e assegnarle il compito di gestire la bonifica assieme agli investitori esteri interessati alla realizzazione di un terminal ferroviario a servizio della limitrofa Piattaforma logistica. Dovranno essere gli attori pubblici a esprimersi sulla sostenibilità di un nuovo Accordo di programma stipulato a queste condizioni. Da quanto trapela, Arvedi valuterebbe l'ingresso in una società con altri investitori, portando in dote i terreni dell'area a caldo, ma la soluzione pare non convincere l'Autorità portuale. Il piano prevede inoltre il mantenimento del controllo della banchina, che Siderurgica utilizza per lo scarico di materie prime e che potrebbe essere rinnovata con l'acquisto di una nuova gru e utilizzata per sbarcare la ghisa acquistata all'estero e i coils di metallo che verranno lavorati dal laminatoio. I livelli occupazionali della banchina rimarranno quelli attuali (39 lavoratori) così come nel caso della centrale elettrica (41 unità) che continuerà a funzionare esclusivamente a metano e non più grazie all'impiego dei gas prodotti dal ciclo siderurgico: i costi per la sostituzione della turbina e ulteriori interventi migliorativi sono stimati in 50 milioni. Gli investimenti più cospicui sono quelli riguardanti il potenziamento del laminatoio a freddo, che permetterà di accogliere 182 unità in forza all'area a caldo, che si sommeranno alle 156 già inserite in questa parte del ciclo produttivo. Il piano stabilisce l'installazione di una linea di zincatura e verniciatura (100 milioni), ma c'è pure l'ipotesi di una nuova linea di ricottura continua (50 milioni e l'assorbimento delle 50 unità inizialmente impegnate nella bonifica). L'ampliamento delle attività non richiederà più superficie, perché i nuovi impianti si dovrebbero sviluppare in verticale. Per sostenere i 230 milioni di impegno economico, Arvedi ha chiesto l'aiuto di Mise, Invitalia, Regione e Commissione europea. Negli incontri precedenti l'imprenditore si è sempre limitato a chiedere la stipula di mutui a tasso agevolato e non è chiaro quale possa essere la quota di finanziamenti a fondo perduto. Certo è che l'accesso ai fondi pubblici viene ritenuto indispensabile: «In considerazione della esplicita richiesta di chiusura dell'area a caldo - recita il piano -, sussiste una indifferibile necessità di incentivare il piano industriale attraverso aiuti pubblici, in quanto il Gruppo non può assicurare il sufficiente livello di redditività necessaria a sostenere gli investimenti, mantenere la presenza produttiva nell'area e garantire un importante livello occupazionale. Le riallocazioni sono condizionate allo stanziamento degli incentivi pubblici previsti dal presente piano». Un nodo che dovrà essere sciolto quanto prima per procedere sulla riconversione voluta da Mise e Regione. 

Diego D'Amelio

 

I PROTAGONISTI ISTITUZIONALI - Il Mise: ora un cronoprogramma serrato La Regione pronta a fare la sua parte

Trieste. La prudenza del ministro Stefano Patuanelli e il cauto ottimismo della Regione, mentre Siderurgica Triestina e Autorità portuale preferiscono non commentare in attesa che le istituzioni si esprimano compiutamente sul piano industriale presentato ieri a Roma. Patuanelli evita di rilasciare dichiarazioni e si affida a un freddo comunicato del ministero in cui si spiega che «il piano industriale sarà incentrato sulla riconversione dell'area a caldo e sulla decarbonizzazione del sito produttivo». Secondo il Mise, «la riconversione continuerà il percorso di rilancio del sito siderurgico avviato da Arvedi nel 2014, che prevede il potenziamento sia dell'area a freddo, con le linee di zincatura e verniciatura, che delle attività logistiche. Nel piano è prevista inoltre una trasformazione della centrale elettrica, la cui turbina ad alto rendimento verrà alimentata con gas da fonte rinnovabile e sarà funzionale anche alle attività di capacity market gestite da Terna». Il ministero non scioglie per ora il nodo dei finanziamenti pubblici, limitandosi a dire che «le attività prospettate dall'azienda comporteranno circa 230 milioni di investimenti, in parte autofinanziati da Arvedi e in parte rientranti nell'ambito di un nuovo Accordo di programma che dovrà essere sottoscritto dall'azienda e dalle istituzioni nazionali e locali». In attesa di conoscere le opinioni di Patuanelli, il comunicato dà conto del fatto che «l'incontro odierno (di ieri, ndr) rappresenta una accelerazione nel percorso di riconversione industriale della Ferriera. L'obiettivo è quello di definire tra i soggetti coinvolti uno stringente cronoprogramma degli interventi necessari a tutelare il territorio e i lavoratori. È stato stabilito di procedere con ulteriori riunioni operative per verificare i tempi e gli strumenti funzionali al percorso di riconversione del sito siderurgico triestino». Il gruppo Arvedi preferisce non commentare a propria volta, facendo sapere di ritenere istituzionalmente corretto che il ministro prenda visione del piano e renda noto per primo la sua posizione. La Regione raccoglie intanto la richiesta di collaborazione lanciata da Siderurgica Triestina: «A fronte di quanto prospettato dall'azienda - dice l'assessore al Lavoro Alessia Rosolen - deve corrispondere un impegno delle istituzioni pubbliche per orientare gli investimenti sullo sviluppo dell'area a freddo, al fine di favorire la crescita economica del sito industriale di Servola salvaguardando gli attuali livelli occupazionali». Il responsabile dell'Ambiente Fabio Scoccimarro parla di «primo passo concreto che vede la finalizzazione degli sforzi compiuti dalla Regione per la chiusura dell'area a caldo dopo il lavoro fatto in questi mesi e le lettere scambiate ad agosto tra Regione e proprietà». Lo stesso Scoccimarro rimarca come la Regione sia disponibile a collaborare con l'azienda, al fine di accelerare la parte burocratica relativa agli incentivi e alle agevolazioni previste dalla legge, «con l'obiettivo di far coincidere i tempi e le scadenze a cui deve sottostare l'impresa con le aspettative dei lavoratori. Bisogna definire in tempi brevi il piano industriale, che diminuirà le emissioni con impianti meno impattanti e aumenterà le possibilità logistiche, fermo restando l'impegno della società a mantenere inalterati i posti di lavoro. Ora tutti gli attori dell'Accordo di programma si tirino su le maniche per raggiungere l'obiettivo comune». Al tavolo l'assessore avrebbe proposto una gestione commissariale per rendere più fluido l'intero processo. L'Autorità portuale si trincera dietro il "no comment" del suo presidente Zeno D'Agostino, che attende probabilmente il parere del Mise sulla possibilità di chiudere un nuovo Accordo di programma senza la cessione dei terreni dell'area a caldo. Critiche arrivano invece dal Pd, che con la deputata Debora Serracchiani sottolinea che «è incredibile che il presidente Fedriga non vada a un tavolo in cui si decide il futuro di un pezzo dell'industria siderurgica nazionale e di centinaia di posti di lavoro. Non solo ha sostanzialmente smantellato la struttura commissariale della Ferriera, ma ha rinunciato a partecipare al governo della riconversione. Spero che qualcuno stia in queste ore lavorando al nuovo Accordo di programma e che i lavoratori non siano solo uno sgradevole dettaglio in un quadro in cui la politica della destra finora non ha costruito nulla. A Roma Fedriga va solo se è per Salvini, per la Ferriera non si scomoda». 

 

Operai sul piede di guerra «Esclusi dal tavolo romano Lotteremo come nel '94»

Tra i lavoratori e i loro rappresentanti domina la diffidenza. Il timore principale è una totale assenza di certezze dopo un eventuale periodo di "buco". Istituzioni invitate all'incontro pubblico di venerdì

«Belli gli annunci, ma vogliamo fatti concreti». È la reazione dei sindacati dopo che, ieri sera, sono emersi i primi dettagli del nuovo piano industriale, incentrato su riconversione dell'area a caldo e decarbonizzazione del sito produttivo. Il piano era ancora ignoto al pubblico - parti sociali comprese - fino al pomeriggio di ieri, quando si era tenuta la conferenza stampa dei rappresentanti dei lavoratori di fronte all'ingresso della fabbrica. In quell'occasione operai e sindacati si sono detti pronti a scendere sul piede di guerra e hanno ribadito l'invito, «caldamente» rivolto alle istituzioni, a presentarsi all'assemblea pubblica che si terrà venerdì nello stabilimento. Hanno espresso rabbia per non essere stati coinvolti al tavolo romano e per non essere stati per lo meno informati in via prioritaria su quanto andava man mano accadendo ieri al ministero dello Sviluppo economico. Il delegato della Fiom Cgil Thomas Trost, contattato in tarda serata, ha commentato così le prime indiscrezioni: «È facile fare gli annunci ma poi vanno concretizzati. Gli investimenti e la riconversione sono processi che richiedono tempo. Il potenziamento del laminatoio, ad esempio, in questo momento nemmeno è all'orizzonte. È un impianto "on off". Lavora se ci sono gli ordini, altrimenti si spegne». «Si verificherà ciò che più temiamo - ha aggiunto Trost - ovvero un periodo di buco, che sarà presumibilmente riempito dalla cassa integrazione. E i cassintegrati non avranno un percorso facile per il rientro. Vorremmo la possibilità di riorganizzare il personale, in caso di fermata di un impianto: cosa che al momento non sembra fattibile. Anche l'area a freddo sta passando un periodo di flessione negativa e i turni stanno saltando. Non vorrei che questi annunci fossero l'equivalente del ponte sullo stretto di Messina». Il sindacalista ha poi ripetuto che i vertici istituzionali - tra cui il governatore Massimiliano Fedriga, gli assessori regionali Alessia Rosolen (Lavoro) e Fabio Scoccimarro (Ambiente), il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e il presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino - sono appunto «caldamente attesi all'assemblea pubblica di venerdì (25 ottobre, alle 17.30 al circolo della Ferriera, ndr). Se non dovessero presentarsi, prenderemo atto del segnale di disinteresse e agiremo di conseguenza». La presenza di Rosolen è già prevista. Tale invito, come anticipato sopra, era stato infatti annunciato durante la conferenza stampa del pomeriggio. Davanti alla fabbrica sono intervenuti Umberto Salvaneschi (Fim Cisl) e Franco Palman (Uilm), oltre che Trost. «Sul piatto ci sono 600 posti di lavoro - ha detto Palman - cui si sommano oltre 200 di indotto. In un contesto in cui abbiamo già perso 400 posti nel metalmeccanico. I nostri lavoratori hanno in media 50 anni. Scoccimarro può permettersi di parlare di ambiente ma non di lavoro. Fedriga ha sempre fatto orecchie da mercante sul tema della sicurezza. L'azienda sta perseguendo i propri interessi e puntando a delocalizzare, nell'indifferenza delle istituzioni». Così Salvaneschi: «Non siamo stati minimamente invitati né informati del tavolo. Nonostante ce lo avessero promesso. Una situazione grave e vergognosa. Abbiamo paura che non ci siano piani veramente realizzabili, né da parte delle istituzioni né da parte della proprietà». I sindacalisti e i lavoratori presenti hanno evocato la mobilitazione del 1994 e si sono detti «pronti a ripeterla se necessario, anche andando a suonare il campanello degli amministratori pubblici casa per casa». «La mia storia inizia in un negozio che ha chiuso», ha raccontato un operaio, Fabio T.: «Per fortuna poi ho trovato lavoro qui, 15 anni fa. Mi butto ogni giorno letteralmente nelle fiamme perché lavoro in piano colata con la ghisa, a 1.500 gradi, allo scopo di mantenere la mia famiglia. Nessuno viene qua per divertirsi bensì per la paga. Se perderò il lavoro i miei figli avranno una vita diversa dai bambini che hanno la fortuna di avere genitori che lavorano in Regione o in Comune. Mia figlia una sera mi ha chiesto se per caso diventeremo poveri. Questa è la nostra quotidianità».

Lilli Goriup

 

 

Rapporto - Rinnovabili, produzione in aumento del 50%

La produzione di energia da fonti rinnovabili cresce più del previsto, e nei prossimi 5 anni potrebbe aumentare del 50%, grazie soprattutto a una ripresa del solare. Lo prevede il rapporto «Rinnovabili 2019» dell'Agenzia internazionale per l'energia (Iea). Lo studio sostiene che la capacità produttiva mondiale delle rinnovabili crescerà del 50% fra il 2019 e il 2024. Si tratta di un aumento di 1.200 gigawatt.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 21 ottobre 2019

 

 

Ferriera-day a Roma, Arvedi svela le carte.

Oggi al ministero dello Sviluppo economico la presentazione del piano industriale con le tappe della decarbonizzazione.

È il giorno del secondo incontro del tavolo aperto a Roma sulla Ferriera. Contemporaneamente, a Servola, i lavoratori si riuniranno in assemblea. Dal vertice, in programma al ministero dello Sviluppo economico, ci si aspetta che Siderurgica Triestina riveli quali saranno i prossimi passi verso la riconversione dell'area a caldo, compresi nel piano industriale che l'azienda ha messo a punto nelle ultime settimane. La scelta della riconversione può infatti essere ormai data per assodata, come ribadisce il ministro Stefano Patuanelli: «A questo punto mi sembra abbastanza evidente che si voglia optare per il superamento dell'area a caldo e per la decarbonizzazione del sito di Servola. Stiamo camminando rapidamente verso quello che è un obiettivo comune e anche questo incontro ci consentirà di fare un ulteriore passo in questo senso». L'atteso piano industriale consentirà dunque di chiarire innanzitutto quali saranno le tempistiche per la cessazione della produzione di ghisa, come evolverà di conseguenza il futuro della manodopera e se sarà necessario o meno fare ricorso ad ammortizzatori sociali. La riunione al Mise servirà inoltre a conoscere più in generale le intenzioni del cavalier Giovanni Arvedi sul futuro dello stabilimento. Gli interrogativi riguardano lo sviluppo del laminatoio, l'ipotesi di produrre ghisa in Russia e in Ucraina, l'utilizzo della banchina antistante la Ferriera e, ancora, la riconversione logistica, in cui non si sa se l'azienda avrà un ruolo. C'è infine la partita del soggetto attuatore delle bonifiche ambientali, a proposito delle quali Patuanelli dovrà fornire entro l'anno dettagli circa le eventuali risorse che il ministero potrebbe mettere a disposizione. «Quanto all'ipotesi trasferimento, si tratta di scelte industriali del privato, su cui il ministero non interviene», osserva l'esponente del governo: «A noi spetta il già citato compito di superare l'area a caldo, fare gli interventi di messa in sicurezza e di bonifica dell'area, capire quale ulteriore sviluppo industriale questa possa avere. Lo sviluppo portuale è evidente così come l'ottimo lavoro che sta facendo Zeno D'Agostino». Siderurgica dovrebbe infatti specificare, tra le altre cose, quale parte dei terreni sia disponibile a cedere all'Autorità portuale. Oggi pomeriggio a Servola, intanto, si terrà un'assemblea dei lavoratori. «A partire dalle 15 ci riuniremo all'interno della fabbrica», rende noto Umberto Salvaneschi, segretario provinciale Fim Cisl: «Alle 17 convocheremo poi una conferenza stampa davanti al portone principale dello stabilimento». Mercoledì a Roma c'è inoltre in agenda una nuova Conferenza dei servizi sul tema dei parchi minerari, non più necessari in caso di effettiva riconversione.

 

 

Treni merci vecchi e rumorosi Residenti di Barcola in rivolta

Abitanti esasperati dalle vibrazioni provocate dal continuo passaggio di convogli carichi di materiali pesanti. Ma il pressing su Rfi finora non ha prodotto risposte

I residenti di Barcola dichiarano guerra a Rfi, Rete ferroviaria italiana. Colpa dei treni merci, che mettono a dura prova il sonno e la pazienza di chi abita nel rione. Rumori, sostengono, i residenti, talvolta insopportabili nel pieno della notte, tra fischi fastidiosi e vibrazioni che fanno tremare le pareti. Il comitato di cittadini della zona ha inviato al Comune e a Rfi una lettera oltre sei mesi fa, per esporre il problema e chiedere informazioni sulla ventilata installazione di alcuni pannelli fonoassorbenti, ma al momento non hanno mai ricevuto risposta. Protesta uguale a quella promossa da alcuni residenti dell'area di Sistiana. «Non ce la facciamo più - sbottano alcuni barcolani -, soprattutto nell'ultimo anno il traffico si è intensificato tanto e in alcuni punti i convogli transitano davvero a pochi metri da condomini e casette. Serve trovare una soluzione, altrimenti sarà sempre peggio». «La prospettiva - aggiunge un altro residente - è che i treni aumentino ulteriormente in virtù dei potenziati traffici portuali. Ma sui convogli, spesso vetusti, ci sono materiali pesanti, che provocano rumori e vibrazioni continui». Sempre il comitato ha scovato anche un testo importante. «Si tratta di un documento emesso dal Comune di Trieste relativo ad un piano di contenimento dei rumori, che deriva da una normativa nazionale e indica una dozzina di interventi previsti, con l'installazione di pannelli fonoassorbenti proprio a Barcola. Non sono chiari però i luoghi scelti, non è specificato il tipo di barriera e non si fa cenno ai tempi di attuazione. Abbiamo quindi inviato una lettera sia al Municipio sia a Rfi mesi fa per ricevere chiarimenti. Finora nessuno ci ha risposto e crediamo sia importante e urgente avviare al più presto un canale di dialogo, anche per preparare i residenti agli eventuali lavori che potrebbero essere avviati, per la posa di queste protezioni». Ma secondo alcune persone che vivono a Barcola, le soluzioni anti rumore potrebbero non bastare, molti lamentano infatti le scosse provocate dal passaggio dei vagoni. Dell'argomento si era interessata di recente anche Debora Serracchiani. La parlamentare del Pd aveva esposto il problema durante un incontro lo scorso giugno con Maurizio Gentile, amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana. In quell'occasione era stata sottolineata la necessità di adempiere agli obblighi europei che prevedono di dotare i treni del cosiddetto "retrofitting", una sorta di risanamento acustico dei mezzi, e un adeguate delle barriere antirumore. «Per ora però - continuano i cittadini sul piede di guerra - nulla di concreto è stato fatto e nessuna risposta è arrivata alle nostre lettere di chiarimenti». 

Micol Brusaferro

 

SEGNALAZIONI - Porto di Trieste - I rumori molesti di traghetti e treni

Ho già avuto modo di intervenire sullo sviluppo del traffico dei traghetti in porto compiacendomi dell'incremento dei traffici, facendo presente comunque, che il lato negativo viene rappresentato dalla continua ed incontrollata rumorosità provocata dai generatori, sempre in funzione. Nel frattempo e me ne rallegro, è aumentato in maniera consistente in porto anche il traffico dei convogli merci. Questa novità comporta ovviamente un aggravio dell'inquinamento acustico della zona riguardante in particolare il rione di Sant'Andrea. Abitando in viale Romolo Gessi sono, mio malgrado, coinvolto pesantemente. Mi chiedo se quanto avviene in maniera così tumultuosa sia suscettibile di modifiche organiche e tecniche in tempi ragionevoli. Faccio presente che l'inquinamento acustico,al pari di quello atmosferico, viene tutelato dalle leggi vigenti.

Franco Del Fabbro

 

Lignano, un'altra tartaruga in fin di vita sulla spiaggia - FERITA ALLA TESTA PROBABILMENTE DA UN'ELICA

LIGNANO. L'ennesima Caretta Caretta in fin di vita è stata ritrovata ieri mattina sulla battigia. Dopo le vicende di Bibione, il bilancio delle tartarughe trovate in spiaggia sale a quattro: nel giro di pochi giorni, nell'ultima settimana due testuggini sono state scoperte all'altezza del faro alla destra del Tagliamento e una terza nella porzione di spiaggia del Lido del Sole, tutte già morte. Ritrovata ieri all'altezza dell'ufficio spiaggia 11 di Lignano Sabbiadoro da una signora che passeggiava sul litorale con il proprio cane attorno a mezzogiorno, la tartaruga marina presentava una profonda ferita alla testa, causata molto probabilmente dall'impatto con un'elica di una imbarcazione. Subito allertata, è intervenuta la Capitaneria di Porto dell'Ufficio locale marittimo del territorio, presenti anche alcuni volontari dell'Associazione Insieme per gli animali Onlus e un veterinario di turno dell'Asl, che ha provveduto a curarla. La testuggine infatti, di una cinquantina di centimetri di lunghezza per una ventina di chili di peso, respirava a fatica ma era ancora viva.«In attesa dell'arrivo del veterinario ho provveduto ad ossigenare la tartaruga perché faceva difficoltà a respirare. Ogni anno, durante il periodo invernale, troviamo nelle nostre spiagge circa sette individui di Caretta Caretta, la gran parte dei quali purtroppo è moribonda: a causa di squarci dovuti alle eliche delle barche o alla plastica ingerita, quando muoiono qua da noi spesso è per causa antropica», spiega Giosuè Cuccurullo, referente della sezione Fauna selvatica di Insieme per gli animali, Onlus presieduta da Manuela Del Sal. «Nel periodo della stagione balneare per casi analoghi a questo interviene il personale del salvataggio perché è già attivo sul posto e provvede ad allertare la Capitaneria di Porto e l'Asl. Ma d'inverno ci siamo noi: solo nell'ultima settimana, tra la spiaggia di Bibione e questa di Lignano ci hanno segnalato quattro tartarughe, la maggior parte delle quali era però già senza vita». Qualche mese fa, a fine luglio, si era verificato un fatto simile. In quattro giorni due tartarughe, sempre della medesima specie protetta, erano state ritrovate sulla spiaggia di Pineta dai bagnini di salvataggio. La prima, una giovane tartaruga cieca di circa 50 anni e grande circa mezzo metro, è stata assistita e salvata. La seconda al momento dell'avvistamento era già senza vita ed è stata ritrovata con della plastica addosso. Quando direzionata verso Lignano, è normale che la corrente marina trasporti alcune specie di fauna, soprattutto se già prive di vita, verso la località friulana. Poiché solitamente viene ritrovata una sola tartaruga a stagione balneare, tali vicende paiono piuttosto anomale.

Nicoletta Simoncello

 

 

Stop a cicche e cartacce - Offensiva anti rifiuti negli spazi della Pineta

A volte inquinare può essere anche un gesto involontario: basta lasciare su una superficie esterna un mozzicone di sigaretta o una cannuccia di plastica che poi, al primo colpo di vento, finiranno a terra, venendo difficilmente raccolti e smaltiti e rischiando quindi di giungere fino in mare. Per sensibilizzare su tale tipologia di tutela ambientale si è svolta ieri mattina una manifestazione nella pineta di Barcola, organizzata da FareAmbiente con la collaborazione del Comune e di AcegasApsAmga nell'ambito del "Progetto per l'Ambiente", che vede coinvolte varie associazioni di volontariato locali. Proprio l'importanza di questa sinergia è stata evidenziata da Giorgio Cecco, coordinatore regionale di FareAmbiente, che ritiene importante il coinvolgimento di più associazioni ed enti possibile per creare un percorso di sensibilizzazione e di tutela ambientale coordinato e condiviso. «A prima vista può sembrare pulito, ma se camminiamo nell'erba troveremo di tutto a causa della nostra educazione ambientale sbagliata, come quando lasciamo dei rifiuti sul tavolino e poi colpo col vento vanno a terra o in mare, poi finiscono nei pesci e quindi nel nostro stomaco», ha spiegato Adriano Toffoli di "Un'Altraitalia Ambiente" durante la presentazione dell'evento. Tra i volontari presenti, soprattutto famiglie con bambini che, una volta divise in squadre e dotate di sacchetti, si sono sparse nella pineta e si sono adoperate nella pulizia dei numerosi piccoli rifiuti, come mozziconi di sigarette e residui plastici di cannucce e tappi. «Penso sia importante insegnare ai figli il rispetto per l'ambiente e a gestire i rifiuti», spiega Claudia, una mamma che ha preso parte all'evento assieme a suo figlio. Coinvolti anche i "Cani da salvataggio Trieste", che hanno compiuto un'esibizione a mare, e il corpo "Pompieri volontari di Trieste" con i mezzi di servizio e attivi nell'ambito della settimana della protezione civile, i quali hanno informato i presenti sulla prevenzione degli incendi boschivi. L'evento era collegato alla "Corsa dei Castelli" in programma il 27 ottobre prossimo e organizzata dalla Promorun, quando gli atleti della manifestazione percorreranno anche il tratto della pineta ripulito appositamente ieri mattina.

Simone Modugno

 

 

Una nuova rete di stazioni per e-bike tra Carso e Istria - La sfida del turismo "slow"

Con un apposito bando il Gal mette a disposizione 70 mila euro per lo sviluppo di un piano dedicato alle bici elettriche che tocchi Muggia e San Dorligo

TRIESTE. Creare una rete di punti di riferimento per biciclette elettriche che consenta, alla fine, di collegare il Carso triestino e goriziano con i Comuni di Muggia e San Dorligo. È questo l'obiettivo cui tende il Gal del Carso, l'agenzia di sviluppo economico e sociale del territorio, con l'allestimento e la pubblicazione, sul Bollettino ufficiale della Regione, il cosiddetto Bur, del bando di concorso dedicato proprio ai progetti di questo tipo, presentati sia da imprenditori che da enti locali. I vincitori potranno attingere fino a 70 mila euro di fondi Gal. Il bando, intitolato "Rete di e-bike di Carso e Istria", è il secondo che rientra nel piano "Strategia di sviluppo locale" 2014-2020 del Gal, dedicato al territorio locale rurale e convalidato dalla Regione nel dicembre di tre anni fa. Al suo interno ci sono fondi per circa 3,7 milioni. In questo specifico caso, è evidente la grande volontà di sostenere la filiera del turismo in bici, oggi scarsamente popolata e organizzata. Con questa visione e con la collaborazione dei comuni interessati, negli ultimi due anni il Gal ha realizzato a Caliterna, a Muggia, un infopoint & bikepoint che, durante la stagione, è diventato un punto di riferimento per tanti cicloamatori, sia turisti che residenti. Sempre in questa prospettiva, il Gal sta lavorando da tempo per la valorizzazione di un percorso ciclabile affacciato sul golfo e chiamato "Via Bora - Pot Burje", per rendere spettacolari le attraversate in bicicletta tra Carso e Istria. «Il bando - precisa David Pizziga, presidente del Gal - è stato concepito più di tre anni fa grazie ai suggerimenti degli imprenditori ed è, oggi, una concreta opportunità per il territorio di creare un primo sistema di mobilità sostenibile. Grazie alle e-bike - continua Pizziga - potremo far scoprire e riscoprire paesini, boschi, praterie, cibi tipici e amenità culturali a un pubblico più ampio. Potremo iniziare ad alimentare un sistema turistico nostrano che crei reddito da servizi ecologici e ad alto valore aggiunto, come per l'appunto le bici elettriche. Speriamo - conclude - che la futura rete di bici elettriche sia una delle micce utili ad accendere la creatività, la sensibilità per l'ambiente, la collaborazione e il fatturato sul nostro territorio».Al bando possono partecipare gestori di B&B e affittacamere, imprese, comprese quelle agricole, associazioni, Uti e altre aggregazioni di enti locali. Inoltre la domanda può essere presentata da una pluralità di soggetti attraverso un progetto integrato. Il progetto che sarà selezionato e finanziato godrà come detto della copertura del 70% delle spese grazie ai fondi Gal, con esclusione dell'Iva.

Ugo Salvini

 

 

SEGNALAZIONI - Inquinamento - I danni alla salute delle polveri sottili

I dati forniti dall'Agenzia Europea per l'Ambiente ci dicono che sono 498.100 le morti premature dovute all'esposizione a poveri sottili, biossido di azoto e ozono. Nei 41 Paesi del continente europeo sono 4.223.000 gli anni di vita persi attribuibili all'esposizione alle polveri sottili, 707.000 quelli causati dal biossido di azoto e 147.000 quelli per l'ozono. I maggiori impatti sulla salute in termini di decessi prematuri e anni di vita persi attribuibili alle polveri sottili sono stimati per i paesi con le più grandi popolazioni, come Germania, Italia, Polonia, Francia e Regno Unito. Tuttavia, in termini relativi, quando si considera gli anni di vita persi per 100.000 abitanti, si osservano gli impatti maggiori nei paesi dell'Europa centrale e orientale dove si hanno anche le concentrazioni più elevate, vale a dire Kosovo, Serbia, Bulgaria, Albania e Macedonia settentrionale. Noi a Trieste abbiamo numerosi primati: con Gorizia siamo al top per le malattie legate a esposizioni lavorative, l'inquinamento finora monitorato su suolo e aria non fornisce certo dati confortanti. I cittadini oggi hanno deciso di monitorati da soli perché non si sentono ascoltati. Bisogna porre l attenzione su questo tema in maniera forte e seria per monitorare ma soprattutto per trovare soluzioni che portino certezza di salute ai lavoratori e ai cittadini.

Tiziana Cimolino - presidente Medici per l 'Ambiente Isde

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 20 ottobre 2019

 

 

Circoscrizione - Volontari in azione per pulire il Boschetto

Più di ottanta persone, tutte a titolo volontario, ieri mattina si sono rimboccate le maniche e hanno ripulito dalle immondizie abbandonate il Bosco Farneto. L'iniziativa, organizzata dalla Sesta circoscrizione, si chiama "Netemo el boscheto". «Abbiamo riempito cinque furgoncini "porter" - spiega Alessandra Richetti, presidente circoscrizionale - nonché un camion da 500 chili. Grazie veramente a tutti».

L.G.

 

Tra le falesie spunta una torretta gialla Scatta la rivolta social Ugo Salvini

Fa discutere la boa terrestre comparsa sotto il castello - Mervic: «Obbrobrio». Pallotta: «Serve per la sicurezza»

DUINO AURISINA. Esigenze di sicurezza contro tutela del paesaggio. Quando ci sono di mezzo le magnifiche rocce della Riserva delle Falesie, a Duino Aurisina è impossibile evitare la polemica. A scatenare l'ennesima discussione, stavolta, è il posizionamento, a pochi "passi" dalla riva, a qualche centinaio di metri dal castello dei Principi di Torre e Tasso, di una boa terrestre di segnalazione marittima. Si tratta di una torretta gialla, alta circa tre metri, fissata in una posizione tale da essere visibile a tutti, perché è questa la sua funzione: segnalare il confine della parte a mare della Riserva a tutti coloro che navigano davanti alla costa. Ma proprio la caratteristica di essere molto visibile, troppo secondo alcuni, ha messo in movimento l'inevitabile ondata di critiche, alimentate come oramai avviene sempre dai social. "Bruttissima", "orrenda", "antiestetica", "il paesaggio è di tutti, guai a deturparlo in questo modo". Sono questi alcuni dei commenti sul web, e sono quelli più garbati. A inquadrare la storia di questa boa terrestre è Vladimiro Mervic, consigliere comunale di opposizione, appartenente alla lista civica "Per il golfo" e, da qualche settimana, nuovo presidente della Commissione per la Trasparenza sdel Consiglio comunale di Duino Aurisina: «Si tratta di un'iniziativa maturata parecchi anni fa - ricorda - contro la quale, a suo tempo, raccogliemmo ben 420 firme, perché eravamo consapevoli, noi duinesi, che sarebbe stato un obbrobrio posizionarla sulle rocce delle Falesie. Ma fu tutto inutile, la burocrazia ha continuato il suo lungo iter, arrivando a questo risultato».Stavolta, però, ad arrabbiarsi è anche Daniela Pallotta, sindaco di Duino Aurisina: «Qui c'è troppa gente che non capisce che il posizionamento della boa terrestre è un elemento di sicurezza per tutti - spiega la prima cittadina - e che le sue caratteristiche, cioè il colore, l'altezza, la fisionomia, devono essere uguali ovunque. Stiamo rispettando le regole della Capitaneria di porto e rammento a tutti che a Venezia opera il Comando di zona dei fari e dei segnalamenti marittimi, in gergo "Marifari", e che dobbiamo sottostare a quanto dispongono proprio per motivi di sicurezza».«Siamo nell'ambito della straordinaria manutenzione della Riserva delle Falesie - sottolinea Pallotta - perciò non capisco proprio le ragioni di chi, anche con eccessiva pesantezza, utilizza i social per accusare la mia amministrazione. Rispedisco le critiche al mittente e invito queste persone a fare una gita in Croazia per vedere che anche oltreconfine le boe terrestri si posizionano in questa maniera». Una polemica simile era sorta esattamente quattro anni fa all'epoca della giunta Kukanja, quando furono messe in mare le boe marine, gialle come la torretta di cui si parla oggi. Identiche le ragioni del Comune. Dello stesso tenore le accuse.-

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 19 ottobre 2019

 

 

BRIONI - Ferite da arma da taglio sulla carcassa di delfino

Pola. Un delfino senza vita, la testa piena di ferite. A notarlo, arenato sulla costa dell'isolotto di Cosada dell'Arcipelago Brioni, è stata una giovane coppia che si trovava su una barca. I due si sono diretti a riva per soccorrere l'animale, ma non c'era niente da fare: «Aveva ferite di arma da taglio su tutto il corpo», hanno raccontato poi alla polizia chiamata sul posto.La carcassa dell'animale sarà trasportata nel laboratorio della facoltà di Veterinaria di Zagabria, dove si tenterà di definire le cause del decesso. «Casi del genere lungo l'Adriatico croato se ne verificano 20-30 volte all'anno», spiega Tomislav Gomercic dell'Istituto di biologia veterinaria, aggiungendo che però mai sono stati individuati dei colpevoli.

 

 

Ambiente - Rotonda del Boschetto - C'è il Sabato ecologico

Stamane Sabato ecologico con AcegasApsAmga a San Giovanni presso la Rotonda del Boschetto con orario continuato dalle 10 alle 16. Sempre stamane, la VI Circoscrizione ha organizzato la pulizia del Bosco Farneto.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 18 ottobre 2019

 

 

Il futuro della Ferriera - Nuovo vertice a Roma - Attesa per i contenuti del piano industriale

Si terrà lunedì prossimo nella sede del ministero dello Sviluppo economico la seconda riunione del tavolo sulla Ferriera. All'incontro dovrebbe finalmente essere svelato il piano industriale che Siderurgica Triestina ha preparato in queste settimane per delineare le tappe della riconversione dell'area a caldo. Le intenzioni del cavalier Arvedi sono coperte da riserbo, ma la decisione di chiudere cokeria e altoforno è ormai ufficiale. Il secondo vertice romano potrebbe allora essere quello della svolta, tanto più che il ministro Patuanelli ha più volte detto di voler impostare il nuovo Accordo di programma entro la fine dell'anno. Il piano industriale permetterà di capire quali saranno le decisioni di Siderurgica, a cominciare dai tempi per lo stop alla produzione di ghisa. Un aspetto fondamentale perché legato al futuro della manodopera e al ricorso ad ammortizzatori sociali, necessari qualora l'azienda imprima una velocizzazione sullo spegnimento dell'altoforno. L'ipotesi al momento non si può escludere, visto che il gruppo di Cremona non ha smentito le indiscrezioni del Sole 24 ore, secondo cui Siderurgica avrebbe cancellato tutti gli ordinativi per le materie prime. Il confronto al Mise servirà anche a capire quali sono le idee di Arvedi per il futuro del comprensorio, dallo sviluppo del laminatoio alla scelta di produrre ghisa in Russia e Ucraina. Ma sul piatto ci sono anche la questione dell'utilizzo della banchina antistante la Ferriera, l'intenzione dell'azienda di inserirsi o meno nella partita della riconversione logistica e infine il progetto di candidarsi come soggetto attuatore delle bonifiche ambientali, rispetto alle quali Patuanelli dovrà fornire entro l'anno indicazioni concrete sulle risorse economiche che potrebbero arrivare da Roma. Siderurgica sarà chiamata poi a definire quale parte dei terreni sarà disponibile a cedere all'Autorità portuale: nodo centrale per progettare la riconversione logistica e per individuare definitivamente il valore dei terreni. L'Autorità portuale ha infatti concluso la sua stima, ma la due diligence necessita di indicazioni più chiare per poter offrire una stima precisa. Mercoledì prossimo è inoltre prevista a Roma una nuova Conferenza dei servizi, che affronterà il tema dei parchi minerari, non più necessari in caso di effettiva riconversione.

 

 

Una rete bis di sensori per monitorare meglio la qualità dell'aria

Al via i controlli targati Legambiente e No Smog con rilevatori di Pm10 collocati nelle case vicine allo stabilimento siderurgico

Utilizzare una serie di sensori a supporto delle centraline Arpa per monitorare l'aria della città. È quanto propongono le associazioni ambientaliste locali No Smog e Legambiente attraverso i loro portavoce Andrea Wehrenfennig e Alda Sancin. «A Trieste esiste una particolare sensibilità ed attenzione per le emissioni legate all'attività della Ferriera di Servola - commentano -. Il problema deriva essenzialmente dal fatto che tale stabilimento, a differenza di altre strutture produttive, è situato all'interno di un contesto urbano densamente antropizzato». All'interno del rione di Servola sono già presenti quattro stazioni di rilevamento dell'aria dell'Arpa, che forniscono però una rilevazione parziale perché riferita a una media giornaliera e mensile delle emissioni. Oltre a ciò, soltanto una di esse è presente a stretto contatto con lo stabilimento siderurgico. «È pertanto di comune interesse avere una visione della situazione molto più dettagliata - sottolinea il professor Mario Mearelli di Legambiente - che misuri la qualità dell'aria in tempo reale e non rappresenti il frutto di una media ponderata nell'arco della giornata. Oltretutto dev'essere di facile consultazione per i cittadini e fruibile a tutti».Per tale motivo No Smog e Legambiente hanno deciso di aderire alla campagna di monitoraggio proposta da Luftdaten, collocando una decina di rilevatori di PM 10 e PM 2,5 presso le abitazioni dei alcuni soci residenti nei dintorni dello stabilimento, in luoghi interessati dal traffico scarso o nullo, in modo da ridurre al massimo i fattori di confondimento. Lo scopo dell'intervento è duplice: consentire ai cittadini di verificare in tempo reale la situazione oggettiva dell'inquinamento presso le varie postazioni, particolarmente in concomitanza con il verificarsi di fenomeni odorosi o polverosi marcati, in modo che gli stessi non possano venire poi definiti, come già successo in passato, come "percezioni soggettive " di alcuni privati cittadini. In questo modo potranno venire forniti all'Arpa ulteriori elementi sullo stato dell'aria che respira la popolazione. «In nessun caso - ci tiene a sottolineare Mearelli - queste rilevazioni vogliono essere di intralcio alle rilevazioni ufficiali dell'Arpa, bensì esserne complementari costituendone perciò un valido supporto».

Lorenzo Degrassi

 

 

Trieste - Il Mediterraneo tra storia e mito

Oggi alle 18, al San Marco, conversazione su "Il Mediterraneo contemporaneo tra ambiente, storia e mito". Caterina Condoluci, scrittrice, presenta la raccolta di saggi "FuturaMente", con la relazione: "Il mito ci salverà?". Gianluca Paciucci (Associazione Tina Modotti) interviene su "Il Mediterraneo nascosto. Crisi politica e possibili rinascite nel mare tra le terre" e Andrea Wehrenfennig (Legambiente) su "I rifiuti di plastica in mare: minacce per il futuro del mare e del pianeta".

 

Conferenze - "La grande cecità" il clima che cambia oggi alla Gambini

È il tema del momento, fatto di troppe ipotesi e ben poche certezze. Si tratta dell'emergenza climatica, lo spunto al centro dell'incontro di oggi, alle 17.30, alla biblioteca di Quarantotti Gambini di via delle Lodole. Spazio alla scienza naturalmente ma soprattutto al dibattito pubblico e a qualche divagazione socio-artistica sull'argomento, dettata in questo caso dalla lettura di alcuni passi estrapolati da "La grande cecità. Il cambiamento climatico e l'impensabile", di Amitav Ghos. L'appuntamento non intende tradursi in una chiave cattedratica quanto in un momento di riflessione, da alimentare con i contributi popolari, anzi, con i crismi di un laboratorio interattivo. Questo almeno il parere del relatore di turno, Gianrossano Giannini, docente di Fisica all'Università di Trieste, oggi a suo modo il "faro" di un incontro formalmente intitolato "Emergenza climatica? Parliamone", dove quel punto di domanda possa rappresentare l'elemento atto a trascinare all'esplorazione e al dibattito.«Nonostante sia abituato alla trattazione, questo progetto mi emoziona - ha premesso Giannini -. Non sarò infatti a trarre le conclusioni massime ma prevalentemente a raccogliere quanto la gente vorrà esporre, lavorandoci su assieme poi in fase di risposte ed elaborazioni. È significativo piuttosto ricoprire quanto l'arte e la letteratura abbiano nei secoli aiutato l'umanità in determinati periodi di crisi. Bene, ecco perché partiremo dalla lettura di un testo, scoprendo quanto la cultura sia fondamentale». Insomma, non solo scienza a corredo di un dibattito che prevede l'ingresso libero, sino all'esaurimento posti.--

Francesco Cardella

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - GIOVEDI', 17 ottobre 2019

 

 

“L'ARIA CHE RESPIRO: UNA RETE DI SENSORI LOW COST PER LE POLVERI SOTTILI ANCHE A SERVOLA”

Alla conferenza stampa tenutasi alle 11.00 presso l'Antico Caffe' San Marco, il Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste e l'Associazione Nosmog hanno presentato la nuova rete di sensori low cost, che misurano in tempo reale le polveri sottili nell'aria (PM10 e PM2.5), collocate nel rione di Servola a Trieste. Il prof. Mario Mearelli di Legambiente Trieste ha richiamato l'attenzione sulla pericolosità delle polveri sottili per la salute umana e il loro pesante impatto in termini di malattie e mortalità. Dopo aver sottolineato che i sensori a basso costo non sostituiscono o si contrappongono alla rete di centraline di Arpa FVG, Mearelli ha ricordato che i nuovi sensori – a differenza delle centraline, che misurano i valori medi giornalieri – effettuano la misurazione delle polveri sottili ogni due minuti e mezzo, e trasferiscono i dati al centro di raccolta dell'Università di Stuttgart, che li rende visibili e consultabili in rete (luftdaten.info). La possibilità di avere molti sensori installati, di vedere i dati in tempo reale e di effettuare frequenti misure permette di integrare coi dati di questa nuova rete quelli ufficiali forniti da Arpa FVG, e di stimolare cittadini e autorità a prendere coscienza dell'”aria che respiro”. Il Circolo Verdeazzurro di Legambiente mette a disposizione del pubblico una pagina apposita: http://circoloverdeazzurro.altervista.org/ con informazioni sulle polveri e sui sensori e i link alla rete di Trieste e di Servola, in cui chiunque può vedere i dati rilevati dai sensori. La prof. Alda Sancin, presidente di Nosmog, associazione che da anni si batte per il diritto alla salute degli abitanti del quartiere di Servola, e soprattutto contro l'inquinamento causato dalla Ferriera, ha motivato la scelta di installare i sensori presso le abitazioni di numerosi soci e residenti nel quartiere – presenti in massa alla conferenza stampa – con la volontà di conoscere lo stato dell'inquinamento nelle proprie case e vie. Le emissioni di fumi e polveri dei vari impianti della Ferriera continuano, e i dati prodotti dai sensori si aggiungeranno alle frequenti segnalazioni dei cittadini alle autorità per quanto riguarda tutte le forme di inquinamento, atmosferico, acustico e di odori. Il prof. Lino Santoro di Legambiente Trieste ha concluso chiarendo la differenza tra i metodi di rilevamento usati dalle centraline Arpa, basate sulla misurazione del peso delle polveri, e quelli dei sensori, che invece effettuano un conteggio delle polveri nell'aria aspirata periodicamente. Ciò significa che la nuova rete low cost può completare e arricchire i dati Arpa, con cui Legambiente intende collaborare.

Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste    -   Associazione Nosmog

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 17 ottobre 2019

 

 

Edilizia - Ecco il bonus "facciate" con lo sconto del 90%

ROMA. A rifare il trucco di case a palazzi per ridare lustro alle nostre città dal prossimo anno ci penserà il Fisco. Nel decreto fiscale spunta infatti il «bonus facciate», sotto forma di una mega detrazione del 90% per rifare gli esterni degli edifici. Come dire che il 10% lo metteremo noi e il resto il fisco, scalando le spese dalle tasse da pagare. Fatto che rischia di tagliare fuori dal beneficio incapienti e bassi redditi, che di imposte ne pagano poche o non ne pagano affatto. L'unica cosa è che bisognerà fare presto perché, per ora, il bonus varrà solo per il 2020. In Francia un'analoga legge ha ridato lustro alle città e il governo italiano spera di replicare. Del resto rifare la facciata di un palazzo costa caro e le spese sono a carico di tutti i condomini, anche di quelli che non approvano la delibera di rifacimento, che in base ai millesimi devono pagare cifre non da poco. Tanto per capire solo il costo della manodopera varia tra i 100 e i 250 euro al metro quadro. Più i materiali. Plaude al bonus Alessandro Genovesi, segretario della Cgil edili: «Si dovrebbe consentire di cedere il credito d'imposta alle banche che anticiperebbero così le somme da pagare per la ristrutturazione. E il bonus andrebbe subordinato alla certificazione del pagamento dei contributi ai lavoratori edili». Arrivano poi le detrazioni del 50% per gli interventi di ristrutturazione edilizia da suddividere in 10 quote annuali, la proroga al 31 dicembre 2020 della detrazione al 50 o 65% per l'efficientamento energetico e l'acquisto di elettrodomestici a classe energetica elevata. 

Paolo Russo

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 16 ottobre 2019

 

 

Ferriera di Servola la logistica portuale destinata a vincere sulla siderurgia

Un grande snodo ferroviario al posto di altoforno e cokeria La Cina spettatrice interessata di una metamorfosi epocale

Era il 1994. Un grande corteo percorse Trieste, aperto dall'allora sindaco Riccardo Illy, in prima linea nella mobilitazione dei lavoratori e di un'intera città per mantenere in vita la Ferriera di Servola, in crisi dopo la fine della siderurgia di Stato. Altri anni. Un quarto di secolo dopo, la parabola dell'acciaieria fondata al tempo degli Asburgo sembra arrivata al capolinea. Il tavolo di crisi appena aperto al Mise potrebbe infatti sancire l'avvio della dismissione dell'area a caldo. L'idea di una riqualificazione logistico-portuale del comprensorio è condivisa dal ministro cinquestelle Stefano Patuanelli, dalla Regione guidata dal leghista Massimiliano Fedriga e dall'Autorità portuale presieduta da Zeno D'Agostino. Vi si aggiunge ora la proprietà, con Giovanni Arvedi decisosi a chiudere «a malincuore» la produzione di ghisa, ma pronto a investire in modo cospicuo sulle lavorazioni del laminatoio a freddo. Patuanelli è da sempre favorevole allo smantellamento di cokeria e altoforno, così come il centrodestra locale. Alla volontà politica corrisponde la disponibilità dell'Authority presieduta da Zeno D'Agostino a valutare l'acquisizione dell'area e avviare il percorso di bonifica, a patto di avere alle spalle l'appoggio finanziario del governo e un investitore privato interessato al successivo sviluppo logistico. La zona oggi occupata dall'area a caldo potrebbe trasformarsi nei prossimi anni in uno snodo ferroviario fondamentale per il porto: una stazione merci di ultima generazione realizzata da Rfi e un terminal container dato in concessione, posti al servizio della Piattaforma logistica e inseriti in un piano di raddoppio della capacità ferroviaria dello scalo con investimenti pubblici già stanziati per quasi 200 milioni. La Cina ne è spettatrice interessata, attraverso società pubbliche come Cccc e China Merchants, ma negli ultimi tempi si registra pure l'attenzione di attori europei. Dopo anni di polemiche, la vicenda della Ferriera ha avuto la sua accelerazione ad agosto, quando si sono diffuse indiscrezioni sulla due diligence avviata dall'Autorità portuale e sui contenuti di incontri riservati tra l'imprenditore dell'acciaio Arvedi e l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro. Le parti hanno a quel punto ufficializzato, non senza qualche frizione, la volontà di progettare la riconversione dell'impianto rilevato dal gruppo Arvedi nel 2014, quando governo e Regione di centrosinistra chiamarono la società cremonese per garantire il rilancio dopo le gestioni Pittini, Lucchini e Severstal. A fine settembre le parti si sono incontrate al Mise, dicendosi pronte a ragionare sulla riconversione. I sindacati Fiom, Fim e Uilm denunciano però l'assenza di un piano industriale che permetta di fare valutazioni serie su ciò che aspetta i lavoratori, in una città dove la manifattura produce ormai solo il 10% del Pil. Il ceo Mario Caldonazzo si è per ora limitato a confermare l'intenzione di Siderurgica di rafforzare la presenza a Trieste, investendo altri 150 milioni sul laminatoio. Ma questa parte del ciclo produttivo assorbirà solo un centinaio dei 350 lavoratori dell'area a caldo. Si profila un percorso che a una serie di pensionamenti anticipati vorrebbe affiancare l'impiego del resto delle maestranze nell'ambito logistico e nella centrale elettrica a servizio del laminatoio, oltre che nello smantellamento dell'impianto e relativa bonifica dei terreni. Nel ribadire la volontà di salvaguardare tutti i posti di lavoro a rischio, Patuanelli ha chiesto all'azienda di presentare una bozza di piano industriale all'imminente seconda convocazione al Mise. Il ministro vuole definire entro l'anno un percorso «breve, intenso e definitivo»: gli attori in campo immaginano lo spegnimento dell'area a caldo alla fine del 2021. È stato d'altronde lo stesso Arvedi a scrivere di voler fermare la produzione di ghisa e coke «nel più breve tempo possibile»: una decisione assunta «con amarezza» davanti alle pressioni di Regione e Comune, nonostante i risultati oggettivamente centrati sul piano della riduzione dell'impatto ambientale della fabbrica. Ma l'uscita di scena dipende anche dalla consapevolezza dell'imprenditore di dover altrimenti investire a breve decine di milioni per la copertura dei parchi minerari e il rinnovo dell'altoforno. Nell'Est Europa esistono possibilità di investimenti migliori per un colosso dell'acciaio come Arvedi, con un fatturato da oltre tre miliardi di euro (+10% nell'ultimo anno) e quasi due miliardi di investimenti nell'ultimo decennio. Patuanelli ha chiarito di considerare la Ferriera uno stabilimento di qualità ma non strategico per la produzione siderurgica nazionale e ad ogni modo non compatibile con il tessuto urbano triestino. Da qui l'accordo tra Mise e Siderurgica Triestina per arrivare alla firma di un nuovo Accordo di programma, finalizzato alla riconversione. Il primo punto da chiarire sarà ad ogni modo la distanza tra la richiesta economica di Arvedi e la stima che l'Autorità portuale sta concludendo per considerare il subentro sui terreni. 

Diego D'amelio

 

Spunta Rail Cargo Austria mentre Pechino è in surplace

Nuovi soggetti interessati alla banchina in costruzione Piattaforma, partita intrecciata con quella della chiusura della produzione di ghisa e coke

La trattativa per l'ingresso di China Merchants nella compagine societaria di Piattaforma logistica Trieste continua ma la chiusura non arriva e nel frattempo prendono corpo i contatti con società mitteleuropee a propria volta interessate a mettere piede nella banchina in costruzione nel porto di giuliano. Il futuro assetto del nuovo terminal resta dunque ancora in sospeso, ma i lavori si avvicinano alla conclusione: e così, mentre trattano l'entrata di un partner industriale di peso, i concessionari Francesco Parisi e Icop hanno intanto deciso di dare il via alla fusione della Piattaforma con il vicino Scalo legnami. Ne sortiranno un approdo da 482 metri e un unico piazzale da 28 ettari collegato dalla ferrovia. La società Plt è al lavoro da tempo per individuare un investitore disposto ad acquisire parte delle sue quote e assicurare volumi di traffico adeguati a sostenere la banchina e a giustificare il successivo avvio della costruzione dell'imponente Molo VIII, che il piano regolatore del porto immagina come progressivo allungamento della piattaforma verso il mare e che assieme al raddoppio del Molo VII segnerà l'uscita dal nanismo che affligge il porto triestino. La trattativa con China Merchants ha rallentato di pari passo alla frenata dei lavori che avrebbero dovuto essere conclusi a inizio anno ma che verranno ultimati entro il primo semestre 2020 per il ritardo dovuto alla necessità di bonifiche ambientali impreviste. La cordata costituita dall'operatore portuale triestino Francesco Parisi e dal costruttore friulano Vittorio Petrucco ha così privilegiato la realizzazione della banchina che sorge accanto alla Ferriera e che comprenderà anche lo Scalo legnami. Ad oggi i lavori mostrano un buon livello di avanzamento ma anche la necessità di un'accelerazione per quanto riguarda la creazione dei piazzali a terra. La trattativa con i cinesi non è tramontata ma, dopo l'intesa di massima con Plt, Pechino sta valutando la situazione del sistema italiano, segnato dall'ennesimo momento di instabilità politica e dal ritorno all'ancoraggio atlantico dopo l'apertura alla Cina senza se e senza ma del governo gialloverde. Ne hanno approfittato per inserirsi le ferrovie austriache, che con Rail Cargo Austria hanno messo nel mirino la gestione del terminal ferroviario che dovrebbe sorgere in una parte dell'area occupata dalla Ferriera, la cui riconversione è oggetto di confronto al tavolo del Mise in questi giorni. Rca valuta di rilevare quote di Plt ed entrare in partenariato con l'operatore logistico-marittimo che userà la Piattaforma per sbarcarvi i propri container e ro-ro. Le possibilità non sembrano mancare, se accanto a China Merchants prende quota l'ipotesi di un coinvolgimento dei francesi di Cma Cgm, come prima erano circolato voci sull'interesse di Terminal Investment Limited (Msc) e Yildrim. Parisi e Icop hanno avviato intanto con l'Autorità portuale le procedure per unificare fisicamente il terminal in realizzazione e il vicino Scalo legnami, dato in concessione a General Cargo Terminal, società controllata sempre da Piattaforma logistica Trieste. A questo primo passo seguirà alla fine dei lavori la fusione societaria tra Plt e Gct, da cui nascerà quell'unico soggetto che si offrirà al mercato in cerca di un'alleanza con un gigante internazionale capace di assicurare un numero adeguato di navi container e ro-ro, quanto la gestione del terminal ferroviario previsto accanto alla banchina, dove oggi insistono la cokeria e l'altoforno della Ferriera. L'accordo quadro stretto fra l'Autorità, Plt e Gct contiene elementi che permettono di ricostruire le prossime linee di sviluppo della Piattaforma. Evidentemente ottimiste sull'andamento delle trattative, le due società si impegnano a progettare entro il 2021 la prima sezione del Molo VIII, che a partire dalla banchina verrà allungato gradualmente verso il mare, correndo parallelo al Molo VII controllato da Msc e To Delta. In cambio Parisi e Petrucco vedranno la concessione della parte assegnata a Gct (in scadenza nel 2024) equiparata a quella di cui gode Plt, che avrà a disposizione trent'anni dal collaudo della banchina. Nell'ambito di un investimento da 130 milioni, di cui 100 a carico della mano pubblica e 30 di Plt, serviranno ora 12,5 milioni per procedere all'unificazione dei due terminal. Risorse destinate alla realizzazione dei binari che collegheranno la Piattaforma e per redigere il progetto della nuova stazione di Servola, da cui partiranno treni da 750 metri verso l'Europa centrorientale. I lavori prevedono inoltre il pareggio del dislivello dei terreni tra Piattaforma e Scalo legnami al fine di creare un unico piazzale per la movimentazione e lo stoccaggio delle merci derivanti dalle «nuove tipologie di traffico che Plt intende intercettare sulla base di negoziati in corso con importanti interlocutori terzi». Sarà questa alleanza, sempre che un accordo si trovi, ad avere la possibilità di realizzare e gestire in futuro il Molo VIII e il terminal ferroviario di Servola. Le trattative vanno avanti con una pluralità di soggetti, da società specializzate nella gestione di scali portuali a realtà dello shipping e dei trasporti ferroviari. L'intenzione di Plt è arrivare a un'intesa entro la prima metà dell'anno prossimo o diventerà difficile sfruttare il vantaggio competitivo che oggi deriva dal rallentamento del raddoppio ferroviario del porto di Capodistria e che vede Trieste a caccia di un sorpasso rispetto a volumi di traffico che sembrano destinati ad aumentare in Alto Adriatico. Con i lavori sulla Piattaforma avviati alla conclusione, un accordo potrebbe sbloccare anche la partita sulla Ferriera.

Diego D'Amelio 

 

 

Ferrovie TAV, via alla consegna delle aree da Verona

VICENZA. È prevista entro il prossimo gennaio la consegna al general contractor delle aree interessate dal percorso della Tav a ovest di Vicenza, da Verona ad Altavilla Vicentina. Lo ha reso noto il sindaco della città berica, Francesco Rucco, che ha incontrato a Roma, assieme a una delegazione di tecnici comunali, l'amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana Maurizio Gentile e alcuni tecnici dell'azienda, per un punto della situazione su aspetti burocratici relativi al progetto della Tav. «Ho ricevuto la conferma che la volontà di procedere velocemente verso la realizzazione della Tav è ancora molto forte - riferisce Rucco - e questo era ciò che ci attendevamo». Ora non ci resta che prendere in mano la situazione del tragitto che interessa la parte ad Est del percorso dell'alta velocità, finora mai decollato a livello progettuale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 15 ottobre 2019

 

 

Una mattinata per ripulire il Bosco Farneto - VI circoscrizione

La VI circoscrizione, in collaborazione a Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste, Associazione MiTi, Società Adriatica di Speleologia e col supporto di Acegas e Comune, organizza "Pulimo El Boscheto", una giornata di pulizia del Bosco Farneto che avverrà sabato dalle 10 alle 13. Il ritrovo è fissato alle 9.30 in uno di questi tre punti: Rotonda del Boschetto 6, parcheggio del Farneto a San Luigi altezza via di Chiadino o sullo sterrato del Ferdinandeo.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 14 ottobre 2019

 

 

«Mini-centrali idroelettriche favoriti affaristi vicini al potere»

La denuncia delle organizzazioni ambientaliste: sussidi pubblici sproporzionati per strutture che producono il 3,6% dell'energia totale, i governi dicano basta

Che fossero dannose per l'ambiente è ormai risaputo, come confermano tanti studi e le immagini di fiumi e torrenti prosciugati, con le loro acque canalizzate verso le centrali. Che abbiano creato fortissime tensioni sociali, con forti proteste in varie parti della regione - di questi tempi in particolare in Serbia - è noto. Ma ora nuove rivelazioni disegnano un quadro ancora più serio: le mini-centrali idroelettriche che stanno sorgendo come funghi nei Balcani vengono favorite da «sproporzionati sussidi pubblici», che hanno rovinato la natura e «favorito ricchi affaristi vicini o parte dei governi della regione».È questa la durissima denuncia contenuta in un ampio studio realizzato da autorevoli organizzazioni come Bankwatch Network, Wwf, Euronatur e Riverwatch. L'accento dell'analisi cade sui sussidi statali che hanno favorito un fenomeno che riguarda circa 400 mini-centrali realizzate fra il 2009 e il 2018 nei Balcani, mentre circa tremila sono quelle in progetto. Lo studio ha evidenziato che «il 70% degli incentivi all'energia rinnovabile» nella regione va a favore delle mini-centrali idroelettriche, che producono però solo «il 3,6% dell'energia elettrica totale» nell'area. Ed è singolare che immagazzinino milioni di euro di incentivi, attraverso "tariffe agevolate" destinate ai gestori delle strutture, pensate per favorire le rinnovabili - una buona idea, sulla carta. E i denari sono proprio tanti. Solo per il 2018 si parla di 93,5 milioni in Albania - il 100% degli incentivi per le rinnovabili - di 20,3 in Bosnia (81%), 6,5 in Kosovo (72,6%), di 7,3 in Montenegro (31,9%), di 15 in Macedonia del Nord (42%) e di 24,9 in Serbia (47,4%), per un totale di 168 milioni al mini-idro in tutti i Balcani, su 240 stanziati per tutte le rinnovabili. Soldi che fanno gola a molti, ma che sarebbero finiti nelle tasche di pochi eletti impegnati in affari quantomeno fumosi, si legge nello studio, che in questo caso riprende anche denunce pubblicate in passato da autorevoli media locali. Incentivi di cui «hanno beneficiato uomini d'affari» con collegamenti privilegiati con il potere, tanto in Serbia quanto in Montenegro, alcuni dei quali già coinvolti in pesanti scandali. E persino uomini della leadership al potere (ma si fanno anche nomi di esponenti del maggiore partito d'opposizione) in Macedonia, si legge ancora nel rapporto che cita vari personaggi associandone le relative concessioni possedute. Che qualcosa non funzioni del resto è confermato dalla marcia indietro del Montenegro, che ha deciso di sospendere gli incentivi mentre lo stesso dovrebbe fare l'Albania nel 2020. Ma bisogna fare di più, hanno chiesto le Ong, per eliminare completamente i sussidi. Sussidi che «sono un motore importante per la devastazione ambientale e per conflitti sociali nella regione», ha commentato Ulrich Eichmann, numero uno di Riverwatch. Ancor peggio, le mini-centrali «non producono un ammontare significativo di energia», aprendo invece buchi nei bilanci. «I governi mettano fine agli incentivi», puntando invece su altre fonti energetiche, «come solare ed eolico», ha suggerito Eichmann. Sulla stessa linea Pippa Gallop (Bankwatch), secondo la quale è evidente che si tratti di schemi «che favoriscono i ricchi e producono danni ambientali», ostacolando una comunque necessaria «transizione» dal carbone. Ma la soluzione non sono le mini-centrali, che violentano la natura. E arricchiscono pochi fortunati. 

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 13 ottobre 2019

 

 

Sensi unici e precedenze - Scatta la rivoluzione in zona piazza Libertà   -   LA NUOVA VIABILITA'

Cambiamenti al via tra martedì e mercoledì. In via Ghega marcia obbligata verso la stazione. Maxi snodo a cinque corsie per via Gioia e largo Città di Santos

Era la piazza più triste, malinconica e mal tenuta di Trieste. Neanche il "cenotafio" di Sissi ne rimuoveva quell'inconfondibile atmosfera di smistamento para-ferroviario. Ma tra martedì e mercoledì per piazza Libertà & adiacenze comincerà la riscossa: le cinque corsie, che la attraverseranno dalla foce di via Carlo Ghega all'imbocco di via Flavio Gioia, conferiranno alla porta settentrionale urbana un'aura boulevard decisamente inedita. Un'ampiezza da parata militare, da operazioni elitrasportate. Siamo alla seconda fase di una riqualificazione attesa da una quindicina d'anni e finalmente attuata: il primo step ha riordinato il servizio di trasporto pubblico, questo inaugurando rivede radicalmente il traffico. Il nuovo assetto è definito dall'ordinanza 25 emessa da Giulio Bernetti, direttore del dipartimento comunale territorio-economia-ambiente-mobilità, che ha controfirmato i ben 33 punti messi in fila dalla p.o. Edoardo Collini. La micro-rivoluzione viaria si impernia su tre ambiti: via Trento, via Ghega, piazza della Libertà. Seguiamo l'itinerario, già in buona parte consultabile "in diretta" sulla segnaletica disegnata sulle strade interessate. Via Trento - Alla fine di via Trento i veicoli dovranno obbligatoriamente svoltare a sinistra in via Ghega, che avrà due corsie di marcia a senso unico da via Cellini fino a piazza della Libertà. Sempre in via Trento, vengono creati un attraversamento pedonale con semaforo e un'area carico/scarico riservata all'hotel Roma.Via Ghega - Come anticipato, la novità principale è costituita dalle due corsie di marcia "obbligate" verso piazza della Libertà. Nella stessa direzione un percorso ciclo-pedonale proseguirà quello di via Trento. Una corsia è riservata a bus e taxi con direzione di marcia inversa, da piazza Libertà a via Cellini. Viene ricavato un parcheggio dedicato alle moto, lungo una quarantina di metri. Attenzione alle precedenze e ai divieti di sosta per buona parte della strada. Piazza Libertà - E' l'innovazione più interessante della rilettura operata dal Municipio nel governo della circolazione veicolare. Viene istituito un senso unico su 5 corsie di marcia dalla fine di via Ghega verso via Gioia, cioè verso la stazione centrale e il Silos. Più esattamente, le cinque corsie (dove per anni hanno sostato i bus) attraversano/tagliano piazza Libertà, così ripartite: tre vanno verso il compendio stazione-Silos e largo Città di Santos (lo spazio alle spalle della demolenda Tripcovich), due virano invece verso sinistra per consentire l'inserimento sulle Rive. Una fermata/capolinea dei bus sarà mantenuta nell'ultima corsia di destra, adiacente al giardino centrale. La ciclo-pedonale riprende la trama cucita da via Trento e da via Ghega, aiutata da attraversamenti dotati di semaforo. Tra attraversamenti pedonali e ciclo-pedonali, la mobilità di piazza Libertà sarà servita da 6 "guadi" in corrispondenza degli snodi Ghega, Miramare-Cavour, stazione centrale. Quindi, nulla cambia per chi proviene da corso Cavour e voglia portarsi verso via Miramare (lato palazzo Economo, per intendersi) o verso Sant'Anastasio. Chi viaggia nella parte iniziale di via Miramare (lato palazzo Economo) non potrà più girare a sinistra davanti alla stazione. Davanti alla stazione potrà invece transitare chi arriva da nord, percorrendo via Miramare da Barcola-Roiano.Ultima fase ancora aperta per il completamento dei lavori che riguardano la piazza nella parte nord-est (fronte stazione e lato Economo). Ma una consistente parte dei lavori è andata avanti: il cantiere, iniziato un anno fa, ha assorbito quasi 5 milioni di euro, appaltato a un'associazione temporanea formata da Mari&Mazzaroli, Riccesi, Rosso. La maggior parte del finanziamento è statale (2,3 milioni), la Regione investe 1,5 milioni, AcegasApsAmga quasi un milione. Il protocollo d'intesa per la riqualificazione venne firmato il 30 giugno 2004. Il progetto fu affidato nel 2007 all'associazione temporanea Baubüro-Fierro-Zelco&Lazzari-Zlatich. 

Massimo Greco

 

Terminal bus - Mancano le pensiline - Forse a fine novembre

Entro la fine di novembre. Se tutto va per il verso giusto. Giulio Bernetti non si sbilancia, anche perché una volta tanto il fascicolo non è di sua immediata pertinenza. Insomma, le pensiline in piazza Libertà potrebbero essere montate tra un mese e mezzo. Giusto in tempo per riparare quanto possibile l'utenza dalle intemperie di stagione. La questione era balzata agli onori delle cronache a fine agosto, quando, una volta completati i lavori del terminal bus a fianco del Silos, si notava l'assenza di un ingrediente importante: le pensiline, in genere strettamente connesse al trasporto pubblico. Marciapiedi nuovi, segnaletica nuova, paline nuove ma ... la clientela può abbronzarsi o inzupparsi di acqua perché non v'è riparo alcuno. Na scarpa e un socolo, come si dice nell'area nordorientale. Le strutture sono competenza di Clear Channel, una multinazionale che, in cambio degli introiti pubblicitari, si occupa delle pensiline. O meglio, dovrebbe occuparsene perché al momento, in un angolo-chiave della mobilità urbana, non ci sono. Trattative ancora in corso. Affari in vista per gli ombrellai.

Magr

 

Le pedane dei bus per disabili bloccate dalla sosta selvaggia

Ogni giorno diversi utenti in carrozzina non riescono a salire a bordo o scendere L'attrezzatura è inutilizzabile perché le fermate sono occupate da auto e moto

Ogni giorno a Trieste in media cinque persone in sedia a rotelle non riescono a salire o a scendere dai bus. Colpa degli automobilisti indisciplinati che, lasciando il proprio mezzo sulla fermata, non consentono l'apertura della pedana in dotazione ai mezzi pubblici. È il triste bilancio che quotidianamente registra la Trieste Trasporti, attraverso le lamentele degli utenti e le segnalazioni degli stessi autisti, che comunicano all'azienda le difficoltà riscontrate a fine percorso, dopo aver concluso il proprio turno di lavoro. Ma sono i portatori di handicap a subire, naturalmente, i maggiori disagi. «Il problema - spiegano dalla Trieste Trasporti - capita quotidianamente, e più volte. Chi è in carrozzina, fermo ad aspettare l'autobus, spesso non può salire a bordo perché se c'è un'auto o un mezzo a due ruote in sosta nella zona della fermata, la pedana non può essere azionata regolarmente. Peggio ancora poi quando l'utente è a bordo e non può scendere, per lo stesso motivo, alla fermata desiderata. A quel punto rischia di doverlo fare più avanti, in una zona completamente diversa. Anche questo, purtroppo, succede tante volte». Sempre secondo l'azienda, ogni giorno sono una decina gli utenti con handicap che si spostano con i mezzi pubblici e si servono della pedana installata sui bus, ma in alcune giornate il dato è anche superiore. Almeno la metà, quindi, riscontra difficoltà ogni giorno. Tra le fermate dove si registrano i disagi maggiori c'è quella di via D'Alviano, davanti al centro commerciale Torri d'Europa. Qui le auto in sosta irregolare sono presenti spesso, con persone in attesa di chi è entrato nella struttura a fare shopping. Alcuni utenti denunciano la maleducazione degli automobilisti anche sui social, come una ragazza che qualche giorno fa ha raccontato di un uomo in carrozzina impossibilitato a salire sulla linea 10, per una vettura sullo spazio della fermata. «Pensateci - scrive - quando, mentre state facendo una cosa sbagliata, vi giustificate dicendo "cosa vuoi che sia, se mi fermo cinque minuti?"». Tra le altre zone segnalate via Battisti, via Giulia o via Carducci. Ma se nella maggior parte dei casi sono le auto a creare un ostacolo all'uscita dell'attrezzatura utile al disabile, anche gli scooter e le moto possono rappresentare un problema, quando il bus non riesce a impegnare completamente lo spazio riservato e avvicinarsi quindi al marciapiede. Trieste Trasporti negli ultimi anni si è dotata di autobus attrezzati per accogliere persone disabili, e in particolare il parco veicoli è caratterizzato da 245 vetture con pianale ribassato e 181 con pedana estraibile automatica, per consentire un accesso più facile a persone con difficoltà motorie e anziani. A bordo è disponibile anche un apposito spazio, allestito secondo la normativa vigente, con blocco carrozzina e cinture di sicurezza, per consentire un viaggio confortevole. Non sono attrezzati con queste soluzioni tecniche solo i veicoli di dimensioni ridotte, sia per i problemi pratici di installazione, sia in quanto questi autobus transitano lungo percorsi che non si prestano all'utilizzo.

Micol Brusaferro

 

 

MUGGIA - Il Comune vince la guerra legale sull'antenna di Chiampore -  per il TAR il traliccio è abusivo

MUGGIA. «Il traliccio della Finmedia posizionato a Chiampore è abusivo». Il sindaco di Muggia Laura Marzi annuncia l'epilogo dell'annoso braccio di ferro tra il Comune istroveneto e la società triestina. Il Tribunale amministrativo regionale del Friuli Venezia Giulia ha rigettato infatti il ricorso proposto da Finmedia contro il Municipio rivierasco, ricorso avanzato per conservare il traliccio di 30 metri d'altezza realizzato a Chiampore. «Questa nuova sentenza del Tar è la conferma che il traliccio sia abusivo e che quindi il Comune di Muggia potrà anche in futuro avere potere sulla localizzazione di questi impianti», le parole del sindaco. La vicenda in questione è iniziata nel febbraio 2010, quando Finmedia chiese al Comune di Muggia l'autorizzazione a sostituire due suoi tralicci preesistenti con un unico traliccio nuovo, molto più impattante a livello di dimensioni, su cui fissare le antenne utilizzate da sei emittenti per la radiodiffusione. Nel dicembre 2014 il Comune evidenziava la decadenza dell'autorizzazione poiché le opere progettate non risultavano ultimate nel termine dei 12 mesi previsti. Finmedia, però, propose ricorso al Tar, ricorso che venne accolto nel 2015 e che annullò il provvedimento di decadenza del Comune, ristabilendo in quattro anni il termine da considerare per la conclusione dei lavori. La sentenza venne appellata dal Comune, il quale, con la pronuncia del Consiglio di Stato del giugno 2017, vide una vittoria piena e il capovolgimento totale di quanto stabilito in primo grado, con la perdita di efficacia immediata del titolo autorizzatorio della società. A seguito della decisione del Consiglio di Stato, il Comune aveva emanato l'ordinanza con l'ingiunzione della demolizione del traliccio per trasmissioni radiofoniche nel frattempo realizzato dalla società a Chiampore, nonché il diniego del rilascio del permesso a costruire in sanatoria. La Finmedia srl si era opposta a questi provvedimenti proponendo il ricorso al Tar e sviluppando ben 12 motivi di impugnazione. Un numero considerevole di argomentazioni, al quale tuttavia il Comune, difeso dalla propria avvocatura civica con i legali Coren e Gerin, ha replicato con quattro memorie difensive che hanno di fatto avvalorato l'esistenza di poteri di pianificazione in capo al Comune di Muggia. Alla fine il Tar Fvg ha disposto il rigetto totale del ricorso della società Finmedia srl, la quale è stata peraltro condannata a pagare le spese di lite in favore del Comune di Muggia. Soddisfatta l'assessore all'Ambiente Laura Litteri: «Non è stata una vicenda semplice, ma con la stessa grande motivazione e determinazione che da sempre hanno contraddistinto il nostro impegno in questo campo, abbiamo visto riconosciuta la legittimità del nostro Piano di delocalizzazione: dopo quasi dieci anni, è una vittoria inequivocabile quella che vede il Comune di Muggia protagonista di una svolta storica sul fronte delle antenne». 

Riccardo Tosques

 

 

Quarantotti Gambini - Cambiamenti climatici - Dialogo con l'esperto

Venerdì alle 17.30 alla biblioteca comunale Quarantotti Gambini di via delle Lodole 6 (San Giacomo), Gianrossano Giannini, ordinario di Fisica Nucleare e Subnucleare all'Università degli Studi di Trieste, condurrà una conversazione dal titolo "Emergenza climatica? Parliamone". L'incontro si rivolge a giovani e adulti di ogni età, interessati a discutere su di un argomento di stretta attualità con un esperto. Ingresso libero e gratuito.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 12 ottobre 2019

 

 

Incidenti sulle strade, è ancora allarme Undici morti e 1.196 feriti nell'ultimo anno - GLI INCIDENTI SULLE STRADE TRIESTINE

Lieve calo dopo l'impennata del 2017, ma il numero di sinistri resta ancora elevato anche in rapporto alla media regionale

Quattro morti in meno sulle strade della provincia di Trieste rispetto all'anno precedente. È il dato che emerge dall'ultimo report statistico elaborato da Aci e Istat, relativo al 2018: sono state 11 le persone che hanno perso la vita lo scorso anno. Un trend che può essere letto positivamente solo se messo a confronto col 2017, anno in cui a Trieste e provincia si era registrato un impressionante boom di incidenti mortali: ben 15, più di uno al mese. Ma già comparando gli 11 morti dell'anno scorso con il 2016 ci si rende conto che il problema sicurezza sulle strade resta ancora tutto da risolvere: due anni fa le vittime erano state 9, dunque due in meno rispetto al 2018. Lo stesso discorso vale per il numero di incidenti. Nel 2018, sempre a livello provinciale, sono stati in tutto 980, per un totale di 1.196 persone ferite. Nel 2017 il numero di incidenti era stato più alto (1.027, con 1.262 feriti) ma nel 2016 il dato era stato inferiore: si erano verificati infatti 952 sinistri (con 1.190 feriti).Tornando agli incidenti mortali, si supera di pochissimo l'1 per cento: ovvero, un incidente ogni 89 fa registrare almeno una vittima. Un dato che pone la provincia di Trieste tra i territori in cui gli incidenti sono meno gravi. Per avere un'idea dei territori dove si verificano più incidenti mortali, basti pensare che nella provincia del Sud Sardegna si registrano 6,5 morti ogni 100 incidenti, poi Vibo Valentia (6,2), Vercelli (6), Benevento (5,3) e Catanzaro (5,1): sono le province in cui l'indice di mortalità è più elevato (1,9 morti ogni 100 incidenti è la media a livello nazionale). In altre 12 province (Aosta, Sondrio, Rieti, Frosinone, Chieti, Caserta, Foggia, Potenza, Matera, Cosenza, Crotone, Enna) l'indice supera i 4 morti ogni 100 incidenti, risultando (oltre Oristano), più che doppio rispetto alla media nazionale. Milano, Monza, Rimini e Ascoli Piceno, invece, sono le province in cui gli incidenti sono meno gravi. L'indice di mortalità, infatti, risulta inferiore a un morto ogni 100 incidenti. Tutt'altro che incoraggiante lo scenario in provincia di Trieste per quanto riguarda l'incidentalità a confronto con le altre tre province del Friuli Venezia Giulia. Nel territorio udinese si sono verificati lo scorso anno 1.190 incidenti, 210 in più rispetto a quello triestino, ma a fronte di un numero di veicoli circolanti che è più del doppio: 472.592 in provincia di Udine, 193.322 in provincia di Trieste. In pratica, nel territorio triestino si è registrato un incidente ogni 197 veicoli circolanti. Meno incidenti, rispetto al parco veicolare, anche a Gorizia (uno ogni 256 veicoli) e a Pordenone (uno ogni 376). Gli incidenti in provincia di Trieste, quantomeno, risultano mediamente meno gravi. A Udine 38 vittime a fronte di 1.190 incidenti: quindi, un incidente ogni 31 fa registrare almeno un decesso. Nella Destra Tagliamento una vittima ogni 36 incidenti, in provincia di Gorizia una ogni 56. Per quanto riguarda i vari territori comunali, si è registrato un incidente ogni 181 veicoli circolanti a Trieste: sono stati rilevati infatti 903 sinistri, 7 dei quali con esito mortale, e 1.093 feriti. Dati sostanzialmente invariati rispetto al 2017. Confortante il calo a Duino Aurisina, territorio pur percorso da arterie extraurbane molto trafficate come la Costiera e il raccordo autostradale: dai 54 incidenti registrati nel 2017 si è scesi nel 2018 a 28, due dei quali mortali. Calo anche a Muggia: si è passati dai 35 del 2017 ai 21 del 2018. Pressoché invariati i dati a Sgonico e San Dorligo. Quasi un incidente su cinque (il 19,7%) è da mettere in relazione con la velocità eccessiva. Il 14,1% è causato da guida distratta (circostanza in cui rientra anche l'uso del cellulare al volante). Il 9,8 % dal mancato rispetto della distanza di sicurezza, ma come si può facilmente intuire la causa più frequente (nel 37,3 % dei casi) è il mancato rispetto dei segnali stradali.

Piero Tallandini

 

 

Dal golfo di Trieste alle Incoronate - Ecco le boe che fanno bene al mare

Al via il progetto Sapas. Previste la semina di piante fanerogame sui fondali e la posa di gavitelli "green"

Dal golfo di Panzano fino alle Incoronate. Toccando in futuro, probabilmente, anche la stessa costa triestina. È la rotta tracciata dal progetto Sapas, operazione innovativa finanziata dalla Ue con 2 milioni di euro, che vede il Comune di Monfalcone in veste di capofila. Cosa prevede Sapas? Prima di tutto trapianti di fanerogame, piante marine come la Posidonia che caratterizzavano i fondali del Mediterraneo e ora stanno scomparendo, mettendo così a rischio i sedimenti costieri, esposti ai pericoli dell'erosione provocata dalle variazioni climatiche. E, parallelamente, l'installazione di corpi morti sul fondale con boe e gavitelli ecologici per permettere ai diportisti di ormeggiarsi senza dover usare le ancore che arano e rovinano il fondale marino. I primi trenta gavitelli verranno installati già in primavera nel golfo di Panzano poco lontano della foce dell'Isonzo proprio davanti all'area naturalistica. E molti di più saranno posizionati nel Parco delle Incoronate in Croazia, con annesso trapianto di fanerogame e lo stesso nel parco delle Dune in Puglia. Il filo conduttore è quello dell'Europa Green, ma accanto a questo c'è la volontà di preservare la biodiversità e ricostruire il sistema delle piante acquatiche: grazie alla trama radicale con la quale si ancorano al fondale, infatti, sono fondamentali per consolidare i fondali costieri e consentono la cattura degli inquinanti contribuendo a limitare la torbidità delle acque. Una realtà che ieri il gruppo di esperti della Selc di Venezia ha fatto vedere e toccare con mano a diversi ospiti nel corso di una speciale visita organizzata in occasione della Barcolana, partita dallo stand del Comune di Monfalcone alla base del molo Audace. La partenza con un'imbarcazione messa a disposizione dal Marina Hannibal, poi la prosecuzione della visita con due gommoni nell'area della riserva e nei canali interni. Proprio l'Hannibal ha fatto da base ai tecnici del Selc di Venezia (società di biologia e geologia applicate), che sono andati a poche centinaia di metri dalla costa per seminare le fanerogame e scegliere i siti dove posizionare corpi morti (i blocchi di cemento nel fondale) e realizzare i gavitelli. Lunghi sopralluoghi sui bassi fondali che vanno dall'Isola dei Bagni sino a Punta Sdobba per scegliere le aree migliori. Siti che sono stati ripercorsi ieri con un gruppo di tecnici: tra i partecipanti anche Annalisa Falace del Dipartimento di scienze della vita dell'Università di Trieste. Lunedì prossimo la squadra di esperti della Selc sarà a lavorare nel Parco delle Incoronate. Entro la primavera bisognerà installare tutti i gavitelli e il gruppo di lavoro che conta sul partenariato di prestigio di cui fanno parte anche il Consorzio interuniversitario per le scienze del mare, l'Università di Fiume e il Consorzio di ricerca per la laguna di Venezia sta per vincere la sfida di realizzare questo progetto in soli 30 mesi.

Giulio Garau

 

 

Presidio in piazza Unità in solidarietà con i curdi

Circa 200 persone hanno partecipato al presidio di solidarietà con il popolo curdo organizzato ieri in piazza Unità dalla rete "Trieste antifascista antirazzista", che raccoglie un po' tutte le anime della sinistra radicale cittadina. Ma la partecipazione in piazza è stata per la verità ancora più composita. C'erano consiglieri comunali e sindacalisti, presenti a titolo rigorosamente individuale, ma anche tanti comuni cittadini sia triestini sia curdi. Sono stati ricordati il coinvolgimento dell'industria bellica italiana con lo Stato turco, l'esperimento femminista, ecologista, socialista e democratico in corso in Rojava, la resistenza contro l'Isis a opera dei combattenti Ypg e Ypj, anche a costo della vita. Tra questi ci sono pure diversi italiani, come Lorenzo Orsetti, di recente scomparso. «Sono stato in Rojava - ha raccontato il medico Marino Andolina - e devo dire amaramente che l'esperimento in corso laggiù è forse troppo perfetto per sopravvivere a questo mondo». 

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 11 ottobre 2019

 

 

Decreto clima Via libera per rottamare auto e moto - ok del cdm

ROMA. Il Green New Deal del governo Conte 2 parte dalla rottamazione di auto e motorini, incentivi per i commercianti che attrezzeranno "green corner" per vendere prodotti sfusi, corsie preferenziali per i mezzi pubblici, scuolabus ecologici e nuovi alberi nelle città. Sono le misure da 450 milioni di euro in tre anni contenute nel Decreto legge Clima, approvato dal Consiglio dei ministri. Paragonati ai 50 miliardi stanziati per l'ambiente dal governo tedesco, i 450 milioni del Decreto Clima appaiono un assaggio, un primo passo. Ma l'Italia non ha certo il surplus commerciale da compensare della Germania. I fondi per il clima, il decreto li trova nelle "aste verdi", cioè il sistema di scambio delle emissioni di gas serra nella Ue, l'Ets. «E' il primo atto normativo del nuovo governo, che inaugura il Green New Deal - commenta il ministro Costa - il primo pilastro di un edificio le cui fondamenta sono la legge di bilancio e il Collegato ambientale, insieme alla legge Salvamare, in discussione alla Camera, e a Cantiere ambiente, all'esame del Senato». Tra le novità introdotte dal decreto clima, il buono mobilità per le città e le aree sottoposte a infrazione europea per la qualità dell'aria: vengono stanziati 255 milioni di euro per garantire fino a 1500 euro per la rottamazione dell'auto fino alla classe euro 3 e fino a 500 euro per i motocicli a due tempi. I soldi potranno essere spesi in tre anni per abbonamenti a mezzi pubblici o acquisto di biciclette. Il decreto prevede per i Comuni 40 milioni di euro per le corsie preferenziali dei bus e 20 milioni per scuolabus elettrici o ibridi. Trenta milioni di euro saranno destinati a piantare alberi nelle città. Venti milioni saranno destinati ai commercianti (fino a 5 mila euro per ciascuno) per la realizzazione di un "green corner" nei negozi per la vendita di prodotti sfusi. Il Movimento 5 Stelle festeggia "i 255 milioni in incentivi per la mobilità green", mentre la deputata della Lega Vannia Gava parla di un provvedimento "ridicolo" e "pieno di marchette". Critiche anche dagli ambientalisti. Per Greenpeace il provvedimento «sostanzialmente non è un decreto sul clima, dato che inciderà davvero molto poco sulla lotta all'emergenza climatica in corso, per cui occorrerebbero provvedimenti ben più radicali».

 

 

L'appello di #ioaccolgo per cambiare rotta su migranti e diritti

Anche a Trieste diverse voci si uniscono all'appello lanciato dai promotori della campagna #ioaccolgo al nuovo esecutivo, affinché l'Italia abroghi i due decreti sicurezza voluti da Matteo Salvini, rinunci agli accordi con la Libia, e metta in atto un piano di salvataggio nel Mediterraneo. È quanto emerso ieri durante una conferenza stampa in molo Audace, dove la campagna di sensibilizzazione è stata simbolicamente "accolta" a propria volta dal veliero del Progetto Buon Vento, riconoscibile dalla presenza della bandiera della pace sui suoi alberi. «L'appello, che durerà per alcuni mesi, chiede in sostanza il ripristino del sistema d'accoglienza basato sullo Sprar - ha detto Gianfranco Schiavone, presidente dell'Ics -. Ma anche un serio programma di salvataggio in mare e la fine dell'indecente collaborazione con la Libia, ovvero con le sue milizie criminali che, di fatto, il nostro Paese sta finanziando». Per firmarlo è sufficiente collegarsi al sito web dell'iniziativa ("ioaccolgo.it"). Franco Codega, storico esponente Acli, ha ricordato «l'ennesimo naufragio» di recente avvenuto al largo di Lampedusa, in cui hanno perso la vita donne e bambini. Alfredo Racovelli, della sezione locale di Mediterranea Saving Humans, ha parlato «dell'ignobile aggressione militare turca ai danni di chi non solo ha combattuto l'Isis ma ha anche avviato un esperimento democratico. Aggressione che avviene con il silenzio complice dell'Europa, che non a caso nel 2016 ha dato 6 miliardi di euro a Erdogan per bloccare i profughi». Presenti anche alcuni rappresentanti della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, secondo cui l'accoglienza è un precetto fondamentale per chi è credente, mentre il Comitato Pace Danilo Dolci invita ad andare al cimitero di Sant'Antonio in Bosco, il giorno della Barcolana, per depositare un fiore sulla tomba di quattro ragazzi africani morti per assideramento il 13 ottobre 1973: «Le prime vittime della rotta balcanica». L'appuntamento in Val Rosandra è domenica alle 16. --

Lilli Goriup

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 10 ottobre 2019

 

 

Nel decreto salva clima riecco gli incentivi

Sgravi sui prodotti sfusi ed eco-bonus per auto e scuolabus: ecco le norme anti-emergenza. Ma sono ancora pochi i soldi

Roma. Alla fine il ministro dell'Ambiente Sergio Costa ce l'ha fatta a portare nel Consiglio dei ministri di oggi il suo «decreto clima». È ovviamente soddisfatto: «Avremo norme che contribuiranno a contrastare l'emergenza climatica a 360 gradi». Politicamente è un risultato, dopo la frenata delle scorse settimane. Vero è che le tante novità positive contenute nel decreto sono alimentate con risorse modeste, solo qualche centinaio di milioni. E per adesso la promessa del premier Giuseppe Conte - al vertice Onu di New York ha annunciato che l'Italia diventerà «carbon neutral» entro il 2050 - non trova riscontri in misure concrete. A maggior ragione se si pensa che ieri il governo tedesco ha approvato un «pacchetto salva-clima» che investirà 10 miliardi di euro ogni anno per i prossimi 10 anni (i Verdi tedeschi ne chiedono 35) e spenderà 84 miliardi nel trasporto pubblico. A parte i possibili ritocchi dell'ultim'ora, il decreto rimette in campo gli incentivi per la vendita dei prodotti sfusi o alla spina, con una disposizione denominata «green corner». Il Cipe non sarà più luogo di armonizzazione delle politiche economiche in chiave ecologica, salta il Comitato interministeriale ad hoc sui cambiamenti climatici, e finirà in manovra il taglio progressivo dei sussidi ambientalmente dannosi per i carburanti fossili. Arriva l'eco-bonus anche per la rottamazione dei motocicli e per gli scuolabus a basso impatto ambientale, alimentato dal fondo di 255 milioni per il «buono mobilità». Il buono è destinato ai cittadini residenti nei Comuni sotto procedura d'infrazione Ue per smog che, entro il 31 dicembre 2021, cambiano auto (fino ai modelli Euro3) o motocicli (fino alla classe Euro2 e Euro3 a due tempi); vale 1.500 euro per i primi e 500 euro per i secondi. Il buono non è reddito imponibile e potrà essere utilizzato entro i successivi tre anni per abbonamenti al trasporto pubblico locale, altri servizi e per bici anche a pedalata assistita. Ci sono 40 milioni per finanziare progetti per le corsie preferenziali per il Tpl e 20 milioni per gli eco-scuolabus (ibridi, elettrici o almeno Euro6) che saranno selezionati dal ministero e andranno agli alunni di asili e scuole elementari. La norma sui green corner vale 5mila euro di contributo economico a fondo perduto per i negozianti che venderanno «prodotti sfusi o alla spina, alimentari e per l'igiene personale», e a disposizione ci sono 20 milioni. Nella bozza resiste la campagna sui cambiamenti climatici per le scuole e assume più sostanza la parte dedicata ai rifiuti e alle disposizioni per il superamento delle infrazioni europee. C'è anche un fondo di 30 milioni per la messa a dimora di alberi, reimpianto e silvicoltura nelle città. 

Roberto Giovannini

 

 

Troppa plastica sui fondali - Mediterraneo malato grave

Gli studi di Ispra raccontano che le aree del Po sono tra quelle con maggiore densità di rifiuti ma è sos anche nelle acque siciliane e del Mar Ligure. Ecco il lavoro dei pescatori-spazzini

Una delle principali minacce ambientali del pianeta è la massiccia presenza di plastica in mare. Ad illustrare la situazione italiana arrivano i risultati delle attività effettuate da Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale del ministero dell'Ambiente e dal Sistema per la protezione dell'ambiente Snpa, che ha monitorato la qualità dei nostri mari negli anni 2017 e 2018. Il 7% degli otto milioni di plastiche in mare ogni anno, finisce nelle acque del Mediterraneo. Un dato che in termini di quantità significa che il 77% dei rifiuti presenti nelle nostre acque è composto dalla plastica, e che ogni zona di mare è colpita, a più livelli, da questo terribile fenomeno. Allarmante la situazione dei nostri fondali: nella regione adriatico-ionica la media degli scarti rinvenuti supera i 300 rifiuti ogni chilometro quadrato, l'86% dei quali è plastica, in particolare usa e getta. Imballaggi industriali e alimentari, shopper e bottiglie di plastica, comprese le retine per la mitilicoltura, sono i rifiuti più comuni. L'area costiera a sud del delta del Po (983 rifiuti al chilometro quadrato), quella settentrionale (910 rifiuti al chilometro quadrato) e meridionale (829 rifiuti al chilometro quadrato) sono le località adriatiche-ioniche con la maggiore densità di rifiuti in fondo al mare. Nelle acque siciliane sono stati rinvenuti quasi 800 oggetti di plastica, per un peso complessivo superiore ai 670 kg, mentre gli oltre 400 oggetti in plastica trovati nelle calette della Sardegna ammontano a quasi 90 kg. Nei fondali rocciosi, dai 20 ai 500 metri di profondità, il primato della concentrazione più elevata di rifiuti per ettaro va al Mar Ligure, con circa 1500 oggetti, seguito dal Golfo di Napoli (1200 oggetti). Significativo anche il dato relativo alla plastica pescata dai pescherecci (fondamentale la loro collaborazione), 224 mezzi coinvolti nel monitoraggio dei fondali marini nel mare Adriatico dal 2013 al 2019, ben 194 le tonnellate di rifiuti impigliati nelle reti dei pescatori, di cui 45 solo nella zona di Chioggia. Non ultimo, il dato sulle microplastiche, particelle di plastica praticamente invisibili (inferiori ai 5 millimetri) presenti in superficie che spesso finiscono per essere mangiate dai pesci che ritroviamo sulle nostre tavole: la densità media delle microplastiche è compresa tra 93mila e 204mila per chilometro quadrato. Anche nel nostro Paese il problema della plastica in mare è ormai tangibile e contribuisce ad una situazione internazionale insostenibile. L'Europa sta facendo la sua parte, varando nei mesi scorsi la nuova Direttiva che vieta a partire dal 2021 piatti, posate, cannucce, aste per palloncini, bastoncini cotonati e altri oggetti di consumo creati in plastica monouso. Una stretta, quella proveniente dalla Ue che, se non ancora decisiva, mira a indebolire ulteriormente il fenomeno della dispersione di plastica nell'ambiente. Il resto dobbiamo farlo noi. Il Parlamento approvando rapidamente il ddl 1310, fermo dal 15 luglio in Senato, per definire le misure per il recupero della plastica in mare con i relativi incentivi e noi fruitori dei nostri territori e delle nostre acque, per contribuire ad allungare la vita del pianeta, mantenendolo pulito. 

Alfredo De Girolamo

 

 

Posteggi per scooter in via Donadoni e strada "allargata" - TRANSITO PIÙ AGEVOLE PER I MEZZI ACEGAS

La viabilità di via Donadoni è stata parzialmente modificata attraverso la sostituzione di alcuni posti auto, precedentemente presenti su uno dei due lati della strada, con nuovi posteggi per scooter e moto. Il tratto interessato è quello situato subito dopo il supermercato Zazzeron, dal punto di vista di chi proviene da via Settefontane. A rilevarlo con soddisfazione è la Cgil Funzione pubblica, che in passato aveva richiesto tale intervento all'amministrazione comunale per garantire il transito e la piena operatività dei mezzi mono operatore di AcegasApsAmga impegnati nella pulizia della via. «Siamo contenti perché finalmente il problema è stato risolto - afferma Mauro Minni, segretario territoriale della Cgil Fp per il settore in questione -. I camion addetti al trasporto rifiuti che passano per via Donadoni sono tra i mezzi più grandi che abbiamo. Negli ultimi anni il transito per i nostri autisti era diventato pressoché impossibile, complici anche le crescenti dimensioni delle automobili utilizzate dai cittadini, che venivano abitualmente parcheggiate su entrambi i lati della strada». «Spesso i mezzi AcegasApsAmga rimanevano di conseguenza, per così dire, intrappolati - prosegue il rappresentante sindacale - ed erano costretti a fare retromarcia per liberarsi, rischiando di andare pure contro il Codice della strada. Senza contare i disservizi causati ai cittadini e la pericolosità delle manovre, denunciati più volte dai nostri autisti. Due anni fa l'azienda ha pertanto chiesto al Comune di creare posteggi per veicoli a due ruote, e non più a quattro, su un lato della strada. Come sindacato, nel frattempo, abbiamo reso pubblico il disagio dei dipendenti». La vicenda si è conclusa la scorsa settimana, «quando AcegasApsAmga mi ha comunicato che in tempi brevi sarebbe stata effettuata una modifica della viabilità nella zona interessata, con appunto l'aggiunta dei posteggi per motorini - chiosa Minni -. E all'annuncio, in effetti, sono immediatamente seguiti i fatti concreti, poiché a terra sono già comparsi i disegni delle strisce che delimitano il perimetro dei nuovi "posti scooter". Ribadisco la soddisfazione per la risoluzione della questione, finalmente». -

Lilli Goriup

 

Prof e allievi "a lezione" di mobilità sostenibile - protocollo

Trieste. Firmato ieri a Trieste il protocollo d'intesa per l'educazione alla mobilità sicura e sostenibile delle scuole della regione. A siglare l'accordo, della durata di tre anni e rinnovabile per altri tre, l'assessore alle Infrastrutture, Graziano Pizzimenti, e la dirigente dell'Ufficio scolastico del Fvg, Patrizia Pavatti. «Non è il primo protocollo che viene sottoscritto - ha ricordato Pavatti - ma segue quello del 2010, con il Fvg all'avanguardia perché già nel 2007 portava avanti progetti riguardanti quella che allora si chiamava educazione stradale e oggi prende il nome di educazione sostenibile».Il nuovo documento allarga l'impegno dei contraenti e prevede una collaborazione attiva per definire percorsi e strumenti finalizzati a una rinnovata cultura della mobilità sicura e sostenibile e della cittadinanza consapevole, nell'ottica di promuovere la salute e il benessere psicofisico del cittadino. «La sicurezza - ha osservato Pizzimenti - parte dalla cultura prima ancora che dalle infrastrutture. E nella cultura che intendiamo promuovere figurano, accanto alla sicurezza, la mobilità sostenibile e la salute». Aspetti fondamentali per attuare il protocollo saranno la formazione dei docenti e il coinvolgimento diretto dei ragazzi, attraverso lo strumento dell'educazione alla pari, con gli studenti più grandi che sotto la guida dei prof insegnano le buone pratiche a quelli più giovani. Inoltre «le famiglie saranno maggiormente coinvolte in riunioni e coinvolte nella promozione di percorsi sicuri bici-scuola», ha sottolineato Pavatti. Dall'incontro di ieri è anche emersa una novità assoluta: «A breve sarà costituito un consiglio regionale dei ragazzi che, attivato in collaborazione con l'Unicef, permetterà ai giovani studenti di elaborare proposte concrete da sottoporre ai consiglieri regionali del Fvg». Cultura sì, ma anche infrastrutture: per l'assessore Pizzimenti «la promozione dell'uso della bici nei percorsi casa-scuola e casa-lavoro è fondamentale» e per questo motivo, ha concluso, «stiamo investendo molto per raccordare alle dorsali Alpe Adria nord-sud, per la quale ci sono sul piatto un milione e 200 mila euro per la messa in sicurezza, e ovest-est i percorsi ciclabili di competenza comunale». 

Luigi Putignano

 

 

La fascia verde del ciglione carsico è in preda alla cementificazione - la lettera del giorno di Sergio de Luyk

"Come osate? Ci avete rubato i sogni e l'adolescenza" grida Greta Thunberg al Climate Action Summit di New York. Prima di Greta, prima dei Fridays for Future, il 24 maggio 2015 Papa Francesco presentava l'enciclica Laudato Si', uno dei documenti più elevati di denuncia della scarsa cura che gli uomini stanno dimostrando di avere "per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa..." come scriveva san Francesco.Prima ancora, in Italia, nel 1972 Aurelio Peccei presentava, nell'ambito del Club di Roma, il suo rapporto "I limiti dello sviluppo", che considerava l'ambiente, le risorse e la popolazione in una visione globale e olistica del futuro. Tale rapporto suscitò al tempo molte critiche sia dagli ambienti di sinistra che di destra, e venne sostanzialmente dimenticato, rifiutando di fatto il concetto di "finitezza" delle risorse. Oggi Papa Francesco apre il Sinodo sull'Amazzonia che brucia per interessi e nuovi colonialismi. La consapevolezza del degrado ambientale, al di là del problema del riscaldamento globale, è ormai un dato acquisito dalla maggior parte della popolazione. Il tema stesso della Barcolana 51 verte al rispetto dell'ambiente, con il richiamo di Alice sull'abuso della plastica. In questo contesto, è comparso su "Il Piccolo" del 1 ottobre 2019 un ampio e documentato servizio (Condomini e parcheggi sul lungomare cittadino) in cui viene descritta la prossima apertura di cantieri da Barcola alla Costiera, con l'edificazione di alcune palazzine alle spalle dell'Old Wild West, consentita dall'attuale Piano regolatore. In una città che ha un noto e progressivo calo demografico il consumo di suolo è un nonsenso, soprattutto quando questo suolo ha un valore ambientale e paesaggistico di alta caratura. La "fascia verde" del ciglione carsico che da Sistiana giunge a Barcola costituisce parte essenziale della "carta d'identità" della città, oltre a rappresentare, assieme a tutto l'altipiano carsico, il polmone verde di Trieste. Ada Colau, Sindaco di Barcellona, al vertice dell'Onu di New York sull'emergenza climatica del 23 settembre, ha rivendicato il ruolo centrale delle città in questa sfida all'ambiente e al clima. Il mezzo potente che ha la città nella programmazione del suo futuro è il Piano Regolatore. Oggi le evidenze ambientali non possono consentire ulteriore consumo di suolo. Se l'attuale piano regolatore presenta delle larghe maglie che lo consentono, non è probabilmente adeguato, senza voler fare dei distinguo "di destra" o "di sinistra". Il piano regolatore è sostanzialmente una legge, e le leggi possono venir modificate. La lotta per la tutela dell'ambiente deve essere globale, ognuno di noi deve mettere in atto un nuovo comportamento virtuoso. L'Amazzonia brucia a decine di migliaia di chilometri da noi. Cerchiamo di tutelare qui, adesso, la nostra piccola Amazzonia, il verde pubblico del nostro Carso, chiedendo alle autorità Piani regolatori più coraggiosi e rispettosi dell'ambiente.

 

 

Un'«OndaBlu» sommerge il Toti A San Giusto il festival è eco

Nel pomeriggio incontri e conferenze, la sera concerti per sensibilizzare sui temi ambientali

Incontri, conferenze nel pomeriggio e concerti la sera, una festa dedicata alla sensibilizzazione sulle tematiche ambientali: è la prima edizione di OndaBlu Ecofestival, in programma oggi al Toti di San Giusto, a ingresso libero, organizzato da Trieste Senza Sprechi con le associazioni ProgettiAmo Trieste e Jambo Gabri e l'etichetta discografica Mold Records. Apertura alle 15: sulla terrazza saranno presenti espositori, venditori e associazioni e alle 16 parte il dj set Essi Parlano (Radio Fragola). Dalle 17.30, in teatro, interventi di esperti dal mondo accademico e scientifico che esporranno studi e considerazioni, creando anche un momento di dialogo con il pubblico. Le tematiche verteranno sull'ambiente marino, sullo stato di salute degli ecosistemi acquatici, sulla presenza e impatto di plastiche e microplastiche nel mare e sugli scenari futuri; intervengono: Maria Cristina Pedicchio e Simone Libralato (Ogs e Marevivo), Fabio Del Missier (Università di Trieste), Valentina Tirelli (Ogs).Alle 19 la cantautrice Fiore, che inizia fin da giovanissima a suonare la chitarra e a scrivere canzoni, presenta il suo debutto "Choices" (Mold Records), otto canzoni dal folk al pop con i testi in inglese, attualmente sta già pensando a un secondo album e ha cominciato a comporre alcuni pezzi in italiano che propone nei live; alle 20 i Pussy Wagon, tre noti musicisti triestini (Jacopo Tommasini, Francesco Cainero e Giulio Roselli) già attivi in altre formazioni, danno luce a un progetto per far ballare a suon di boogie woogie e rock'n'roll. Conclude alle 21 il dj set di Btaste, a cura del produttore e batterista Michael Petronio che, vivendo in terra di confine, usa sample contaminati e i beat lo hanno portato a creare un progetto che trova ispirazione nella downtempo, passando da ritmi orientali a riff di rebetiko.

Elisa Russo

 

Giovani - Servizio civile - scadenza domanda

Scade oggi alle 14 il termine per fare domanda per il Servizio civile: una opportunità per i giovani dai 18 ai 28 anni che dura 12 mesi. Arci Servizio civile ha aperto un punto informativo negli uffici in via Fabio Severo 31 dalle 9 alle 11 e dalle 15 alle 17. Le domande vanno fatte on line e necessita del codice spid. Progetti visibili sul sito arciserviziocivilefvg.org.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 9 ottobre 2019

 

 

Mobilità - Monopattini e segway - Conto alla rovescia per la sperimentazione

Clima e mobilità "alternativa". Sono stati questi gli ingredienti inseriti ieri nel menu della sesta commissione consiliare. Due le mozioni da discutere: la prima, presentata da Antonella Grim del Pd e sostenuta da Sabrina Morena di Open Fvg, aveva per oggetto i cambiamenti climatici ma, anche su invito dei ragazzi di Friday For Future, è stata ritirata visto l'interesse dell'assessore all'ambiente, Luisa Polli, e la consapevolezza che «le tematiche ambientali non sono "proprietà" di nessuno». La seconda mozione, presentata da Roberto Cason della lista Dipiazza, relativamente alla sperimentazione della micromobilità elettrica a Trieste, ha portato a un dibattito acceso. Cason ha invitato il sindaco e la giunta a partire con la sperimentazione della circolazione di monopattini, hoverboard, monowheel, segway, ovvero tutti quei dispositivi ammessi dal decreto del ministero delle infrastrutture entrato in vigore lo scorso 27 luglio, che pone dei limiti che hanno preoccupato non poco gli operatori che in città noleggiano questi dispositivi. L'assessore Polli ha dichiarato che «nonostante ci siano tante contraddizioni nel testo normativo ministeriale abbiamo valutato l'importanza della questione e quindi si darà avvio alla sperimentazione in città in aree ciclabili». Il tutto partirà a breve come anticipato dal responsabile Territorio e ambiente del Comune, Giulio Bernetti, «attraverso una delibera di giunta e attraverso l'integrazione del Puns con un biciplan». Naturalmente non si potrà circolare liberamente in carreggiata o sui marciapiedi: come spiegato dal vice comandante della polizia locale, Paolo Jerman, «è previsto il transito di questi "acceleratori di velocità" nelle aree pedonali, senza però che gli stessi intralcino ai pedoni e senza superare i 6 km orari». La consigliera M5S Cristina Bertoni ha definito la problematica «ineludibile e da affrontare al più presto anche in virtù del fatto che ci sono numerosi anziani che si muovono mediante dispositivi elettrici a tre o quattro ruote». Infine Babuder per il quale «l'utilizzo dei dispositivi di mobilità elettrica è ormai una realtà consolidata», ha posto l'attenzione sull'implementazione della rete ciclabile cittadina «all'interno del Porto vecchio, attraverso il park Bovedo e, a seguire, lungo l'asse di scorrimento prospiciente la linea di costa, dove esiste già un tragitto affacciato sul mare dal "Bagno Ferroviario" fino al futuro centro congressi». 

Luigi Putignano

 

I monopattini elettrici richiedono attenzione e nuove norme - la lettera del giorno di Fulvio Chenda

Sono sempre più numerosi i monopattini elettrici che sfrecciano in città: ho visto sulle Rive alcuni ragazzi "slalomavano" tra il marciapiede e il centro della carreggiata. È indubbio che i monopattini elettrici, che raggiungono velocità di tutto rispetto, possano essere un mezzo utilissimo per decongestionare il traffico nonché rispettoso dell'ambiente (dipende dalla fonte da cui è tratta l'energia elettrica) ma il loro uso dovrebbe essere regolamentato per prevenire situazioni di pericolo sia per gli utilizzatori sia per i pedoni. Per ora il Codice della strada non li prevede: i monopattini elettrici rientrano genericamente nella categoria degli "acceleratori di andatura" citati nell'articolo 190, in cui si specifica che non possono circolare sulle strade e dove ci siano pedoni. In realtà un decreto legge entrato in vigore il 27 luglio scorso ha cercato di affrontare il problema: consente ai Comuni di avviare una sperimentazione fissando però delle regole (per esempio una velocità massima di 20 km l'ora e nelle aree pedonali 6 km l'ora). I monopattini devono essere dotati di segnalatori acustici e luminosi e possono essere utilizzati solo da maggiorenni o minorenni provvisti del patentino per scooter. Stabilisce inoltre che i Comuni devono dotarsi di un regolamento, per fare in modo che i mezzi elettrici possano circolare in zone pedonali e su piste ciclabili, ma con apposita segnaletica. Ma siccome il provvedimento comporta costi non indifferenti, sono pochissimi i Comuni che hanno intrapreso la sperimentazione. Un ragazzo lombardo è stato multato per quasi 900 euro dalla Polizia locale, che gli ha contestato sia la circolazione con un "acceleratore di velocità" non consentito dal Codice della strada, sia la mancata immatricolazione, poiché il monopattino poteva superare i 30 km l'ora, sia la mancanza dell'assicurazione. Sarebbe stupido dichiarare guerra ai monopattini elettrici ma forse sarebbe opportuno un intervento specifico del Comune in merito.

 

 

La "grande puzza" torna a farsi sentire - Segnalazioni a vigili del fuoco e polizia locale

La "grande puzza" è tornata ieri pomeriggio ad ammantare Trieste con tutto il suo mistero sulle sue origini. . La grande puzza si è fatta sentire attorno alle 15. Molte le segnalazioni arrivate al centralino dei vigili del fuoco e quello della polizia locale provenienti da a Valmaura, Ponziana, San Vito, Chiarbola, Campanelle, Campi Elisi, Campo Marzio, via Baiamonti, Piazza Sansovino, largo Pestalozzi, via Settefontane, via del Roncheto. Molti hanno parlato della presenza di un forte odore di gas. «Xe una spuza che non ve digo». Segnalazioni virali sui social. Alcune segnalazioni olfattive sono state dirottate anche all'Arpa, l'agenzia regionale per l'ambiente, in attesa delle verifiche. Le ipotesi sono sempre lo stesse: Si va dalla Ferriera di Servola al nuovo depuratore, dai depositi della Siot alle petroliere presenti nel Golfo.

 

 

Premio Ande Scuola 2019 Una sfida per 206 studenti sui cambiamenti climatici

L'appuntamento è stato aperto dalle riflessioni sul tema dello scienziato Giorgi - I riconoscimenti per i migliori elaborati consegnati a febbraio

Sono 206 i ragazzi che hanno partecipato ieri al "Premio Ande Scuola 2019", nell'aula magna dell'Ictp (International Center for Theoretical Physics). Tema centrale i cambiamenti climatici, con l'intervento di Filippo Giorgi, uno dei più importanti climatologi a livello mondiale, che con il suo gruppo di lavoro ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 2007. Ad accogliere tutti Etta Carignani, presidente dell'Ande, Associazione nazionale donne elettrici di Trieste, insieme al Gruppo scuola del sodalizio. Gli studenti sono stati chiamati a sviluppare un proprio pensiero, dopo aver ascoltato le parole di Giorgi. «Mi occupo da anni di cambiamenti climatici. Il 2019 - ha sottolineato - è stato davvero un anno particolare, le temperature potrebbero essere le più alte mai registrate, ma ci sono stati anche altri eventi eccezionali. Ad esempio abbiamo assistito a un'estate caldissima, un'ondata di calore simile al 2003, che sarebbe dovuta succedere una volta ogni 10 mila anni. Ci indica che qualcosa sta cambiando. Ricordiamo poi altre situazioni, come la siccità in Australia, gli incendi nell'Artico, mai visti prima. I ghiacci artici che hanno raggiunto il minimo storico, alluvioni negli Stati Uniti e in Sudamerica e non solo. Anche in Italia alcuni fenomeni anomali. Il ghiacciaio del monte Bianco sta destando preoccupazione o ancora ricordiamo l'impressionante tempesta che ha colpito lo scorso inverno anche la nostra regione. Vi chiederete, sono cose capitate anche in passato, perché preoccuparci? Il motivo è che di questi eventi, che chiamiamo catastrofici, ci colpiscono ora la frequenza e l'intensità, in aumento». Concluso l'approfondimento, gli studenti sono stati chiamati a sviluppare due domande. «Quali sono secondo voi gli aspetti più preoccupanti del problema del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici ad esso associati e perché?» e «Supponete di essere ai comandi dell'"astronave terra", che si sta surriscaldando, come affrontereste il problema dei cambiamenti climatici?».L'iniziativa, riservata ai giovani di quarte e quinte superiori, ha visto la presenza delle scuole Volta, Dante, Galilei, Petrarca, Oberdan, Deledda, Preseren e Nautico. I temi saranno corretti prima dal gruppo Ande Scuola, con Marina Bartolucci Sedmak, Angela Borruso Salvi, Luisa Fazzini, Giuliana Frandoli, Daniela Pericoli Novajolli e Marina Tutta. Il giudizio finale sarà affidato alla commissione presieduta da Etta Carignani e composta da Giorgi e Bartolucci Sedmak, e da Cristina Benussi, professore ordinario di Letteratura italiana contemporanea all'Università di Trieste, e Enrico Grazioli, direttore del quotidiano "Il Piccolo". La premiazione è prevista a febbraio.

Micol Brusaferro

 

 

Domani - Servizio civile - scadenza domanda

Scade domani alle 14 il termine per fare domanda per il Servizio civile: una opportunità per i giovani dai 18 ai 28 anni che dura 12 mesi. Arci Servizio civile ha aperto un punto informativo negli uffici in via Fabio Severo 31 dalle 9 alle 11 e dalle 15 alle 17. Le domande vanno fatte on line e serve il codice spid.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 8 ottobre 2019

 

 

Sentieri in Carso ridotti a zero - A rischio la difesa anti-incendi

La crescita degli arbusti rende le piste forestali impraticabili alla Protezione civile Il sindaco ronchese Vecchiet: «Non c'è sicurezza per il territorio e gli operatori»

RONCHI. Una constatazione che suona come un campanello d'allarme. È quella fatta, nei giorni scorsi, in occasione dell'assemblea dei sindaci che fanno parte del distretto Carso Isonzo di Protezione civile e che vede nel Comune di Ronchi dei Legionari il capofila. La viabilità dei sentieri e delle piste forestali che si sviluppano lungo il Carso è praticamente ridotta a zero e ciò a causa dell'eccessiva crescita degli arbusti sui sedimenti dei sentieri. Senz'altro anche questo dovuto ai cambiamenti climatici. A nulla sono valse le pulizie, svolte dai volontari, con l'utilizzo di mezzi manuali, quali motoseghe e decespugliatori. La crescita è talmente rapida che da un anno all'altro i sentieri si chiudono impedendo la viabilità dei mezzi di emergenza. Per evitare il peggio ci vogliono trattori e macchine forestali adatte a questo scopo, con personale specializzato in questo lavoro, che il volontariato non è in grado di fare solo nel week end.«Abbandono e degrado - sono le parole del sindaco Livio Vecchiet - hanno compromesso soprattutto le prerogative di accessibilità e transitabilità delle piste forestali con i veicoli ad uso speciale utilizzati dal Corpo forestale regionale, Vigili del fuoco e gruppi comunali di Protezione civile-antincendio boschivo, chiamati ad assicurare vigilanza e pronto intervento contro la propagazione delle fiamme in caso di innesco del fuoco. Si tratta di una situazione che non solo pregiudica la sicurezza del territorio, ma anche lo svolgimento in sicurezza delle attività di vigilanza e di emergenza prestata da quanti sono impegnati, soprattutto nel corso della stagione estiva, a contrastare l'innesco e la propagazione degli incendi».Per fortuna gli incendi di questa estate, sia sul nostro territorio sia su quello sloveno, sono stati prontamente domati, grazie l'efficienza di tutto il comparto antincendio, terrestre ed aereo. Ma non si può sempre lavorare al limite del rischio, che interessa sia gli operatori, che possono rimanere intrappolati in sentieri non agibili, sia le aree residenziali prospicienti a superficie boscate, che diventano sempre più pericolose, perché aumentando la massa combustibile a terra, risultando potenzialmente esposte al rischio incendio.«L'indisponibilita delle vie di accesso ai luoghi da raggiungere - aggiunge Vecchiet - rende il territorio piu vulnerabile, costringe gli operatori ad esporsi a maggiore pericolo e ritarda lo spegnimento degli incendi, poichè si possono propagare fino a diventare piu intensi e persino incontrollabili». Da qui l'esigenza di intervenire, al più presto, con mezzi adeguati e con stanziamenti che possano rendere agevoli le piste e i sentieri del nostro Carso.-

Luca Perrino

 

Chiesto alla Regione un intervento concreto - l'appello dei comuni

Ad aver chiesto un intervento concreto alla Regione, in qualità di Comune capofila, è stato il sindaco Livio Vecchiet. Assieme a lui quelli di Doberdò, Fogliano, San Pier, Sagrado e Savogna. I Comuni facenti capo al distretto Carso-Isonzo chiedono alla Regione di collaborare con le amministrazioni locali e programmare le azioni necessarie a scongiurare i gravi effetti degli incendi boschivi.--

 

 

«I danni dei cinghiali hanno fatto perdere a un'azienda vinicola settemila bottiglie»

L'assessore Sartori: «Grandi anche i rischi per la viabilità» Bandelj: «Bisogna promuovere maggiori abbattimenti»

Un'azienda agricola ha prodotto 7 mila bottiglie di vino in meno a causa delle scorribande dei cinghiali. E dopo il primo tavolo sull'emergenza cinghiali in Prefettura di alcuni giorni fa ne seguiranno altri. Il problema però intanto rimane, dato che le istituzioni locali possono fare fino a un certo punto su un tema che non è di loro competenza. Al momento a questo primo vertice hanno partecipato in tanti. Ciò potrebbe aiutare nel veicolare la questione fino a Roma.Importante anche l'interessamento della Prefettura, nel cui palazzo sono stati sentiti l'assessore regionale Stefano Zannier, i consiglieri regionali Ilaria Dal Zovo e Igor Gabrovec, i referenti delle associazioni di categoria, vari amministratori locali e regionali e imprenditori agricoli del Goriziano. Nel corso della riunione è stata evidenziata l'inadeguatezza della legge 157 dell'11 febbraio 1992, intitolata "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio", rivolta soprattutto alla conservazione delle specie faunistiche a rischio estinzione. Niente insomma che fronteggi i danni ingenti che sono stati fatti dagli ungulati soprattutto durante questo ultimo anno. Al tavolo c'era anche il consigliere comunale Walter Bandelj, delegato per le zone Piedimonte, Piuma, San Mauro e Oslavia, che a questo punto dichiara: «Non basta un occhio di riguardo per le aziende agricole che con difficoltà cercano di risolvere i propri problemi con il loro raccolto. Anche i cittadini non possono contare su un risarcimento danni. Gli animali però sono di proprietà dello Stato, come dice la legge, e pertanto è lo Stato che dovrebbe pagare in questi casi».Nell'ottica del consigliere la Regione deve attivarsi e allearsi al più presto con altre regioni con gli stessi problemi per far pressioni a livello centrale «prima che non ci scappi il morto, come avvenuto in altre zone d'Italia. Bisogna poi effettuare più abbattimenti, non vedo altra soluzione», aggiunge. «Gli anziani dicono di non aver mai visto una cosa del genere. Oggi i cinghiali non stanno più nel loro ambiente naturale e entrano nelle case, nei giardini, superando pastori elettrici. Tutto ciò porta costi economici e rischi».Per l'assessore comunale Roberto Sartori, presente al tavolo dal Prefetto, «la questione ha più risvolti e affligge pesantemente gli agricoltori, creando danno ingenti soprattutto ai vigneti. Chi viene colpito può contattare la regione che poi effettua dei sopralluoghi, ma non ottiene risarcimenti. Dal tavolo in Prefettura sono poi emerse discrepanze tra le risposte date dalla regione a diversi agricoltori. Non sempre i tempi dei sopralluoghi sono gli stessi, e nemmeno le misure a posteriori sono adeguate. Attualmente i cinghiali sono in una fase di proliferazione e chi subisce certe situazioni è giustamente preoccupato».Sartori riporta il caso di un'azienda vinicola che è riuscita a perdere 7000 bottiglie di vino l'anno a causa degli ungulati. Ci sono poi i rischi per la viabilità, con segnalazioni sempre più frequenti sulle strade, ma anche nei giardini e altre pertinenze private a San Floriano, Piuma, Piedimonte. Il Comune, ad ogni modo, non può fare molto. «L'unica via è modificare la legge nazionale. C'è già una bozza a Roma, ma è ferma da tempo. La normativa esistente non è adeguata alla situazione e va aggiornata». 

Emanuela Masseria

 

 

Traffico di rifiuti al Nord Undici persone arrestate per l'indagine della Dda

Milano. Traffico illecito di rifiuti: l'ultima indagine coordinata dalla Dda di Milano ha portato ieri a 11 nuovi arresti restituendo la fotografia di un'Italia solcata da Sud a Nord - ma anche da Nord a Sud - dai "conferimenti" irregolari di migliaia di tonnellate di immondizia e rifiuti speciali. «Oro» pronto da monetizzare grazie a imprenditori in scacco, prestanome, e carte di credito prepagate, in un mix di intimidazioni, aggressioni finanziarie, consulenze compiacenti, roghi e discariche. E l'ambiente irrimediabilmente inquinato da fumi e sversamenti, in un sistema in cui alla fine «tutto torna», per usare le parole degli inquirenti, come nel caso degli incendi nei capannoni di Corteolona (Pavia) e Milano, che destarono tra la popolazione parecchio allarme. I rifiuti finivano al Nord a Como, (in località La Guzza), a Varedo (Monza e Brianza) nell'area ex Snia, a Gessate e Cinisello Balsamo (Milano), per un ammontare di circa 60 mila tonnellate accertate. Quando i punti di stoccaggio erano al collasso (su tutto il settore incombe il divieto di import della Cina) i rifiuti finivano al Sud, in una cava a Gizzeria (Catanzaro) e alla Cava Parsi a Lamezia Terme, in modo così incurante di ogni regola da causare «la devastazione di un intero territorio». Nel corso dell'indagine sono state sequestrate 14mila tonnellate di rifiuti che, nel 2018, «hanno fruttato 1 milione e 400 mila euro». Il principale indagato è Angelo Romanello, 35 anni, originario di Siderno (Reggio Calabria) , definito il «dominus del sodalizio», catturato a casa sua, a Erba (Como). Con lui è finito in carcere Maurizio Bova, di 41 anni, originario di Locri. Per altri nove sono stati chiesti i domiciliari. Tra di loro anche una consulente ambientale, iscritta all'albo in Lombardia. E c'è la Ipb di via Chiasserini, a Milano, tra le aziende in cui sono stati conferiti irregolarmente i rifiuti: si tratta del capannone che fu oggetto di un rogo doloso divampato il 14 ottobre 2018 per cui sono stati effettuati 15 arresti da parte della Polizia. L'indagine di ieri ha una fortissima connessione con un altro rogo avvenuto in Lombardia, a Corteolona il 3 gennaio 2017.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 7 ottobre 2019

 

 

Trenta sub a Grignano recuperano 600 chili di spazzatura dal fondo

Sabato mattina una trentina di sub ha effettuato la pulizia dei fondali della baia di Grignano, durante un'iniziativa organizzata da Società Nautica Grignano con la collaborazione del Circolo sommozzatori Trieste. Sono stati recuperati più di 600 chili di rifiuti. Raccontano le sigle organizzatrici in un comunicato: «Si sono immersi una trentina di subacquei e hanno partecipato oltre 50 volontari a terra». È stata condotta una pulizia dei fondali «eseguita in maniera selettiva», si legge nel comunicato, su una parte della scogliera interna. I volontari a terra segnalavano ai sub cosa recuperare dal fondale grazie alla visione pulita che si ottiene guardando il fondo dall'esterno. Spiegano gli organizzatori: «Abbiamo recuperato oltre 600 chilogrammi di rifiuti che sono stati pesati e catalogati con smaltimento differenziato da parte dell'AcegasApsAmga e dal Wwf». Anche altre associazioni hanno preso parte alla manifestazione sociale, oltre ai due sodalizi organizzatori. All'evento hanno partecipate le sigle Fare Ambiente, Altritalia Ambiente Gaia Trieste, Mare Vivo, Wwf, Mare NordEst, Acquatik Dream Trieste. La giornata di pulizia si è svolta con il supporto di AcegasApsAmga per il conferimento dei rifiuti raccolti, mentre Guardia di Finanza e Polizia marittima hanno provveduto a fornire la sicurezza a mare durante le operazioni. Conclude il comunicato: «La giornata ha avuto inizio con un minuto di silenzio dedicato alla memoria e ricordo degli agenti di Polizia di Stato Pierluigi e Matteo assassinati in Questura a Trieste».

 

 

Unesco, chiesta riserva-biosfera tra i fiumi Mura, Drava e Danubio

L'iniziativa proposta da Slovenia, Austria, Croazia, Ungheria e Serbia Verso la protezione di oltre 900 mila ettari di verde in Europa

Cinque Paesi europei, spesso litigiosi tra loro, alcuni con un recente passato di conflitti e ferite ancora non sanate, si mettono d'accordo e fanno fronte comune per proteggere un patrimonio mondiale, in certi tratti a rischio in particolare per la costruzione di centrali idroelettriche, ma non solo. È il grande passo fatto da Austria, Slovenia, Croazia, Ungheria e Serbia, che hanno presentato all'Unesco una domanda congiunta del tutto inedita. Stati che hanno chiesto infatti la proclamazione della prima riserva-biosfera al mondo condivisa da ben cinque Stati, un'enorme area che comprende i fiumi Mura, Drava e Danubio. Non si tratta di una mossa banale. L'idea, infatti, è quella di proteggere una lunghissima "lingua" verde, ricchissima di flora e fauna, lunga oltre 700 chilometri, vasta più di 900 mila ettari, una vera e propria "Amazzonia europea", da custodire al meglio per il bene dell'Europa intera. «La candidatura transfrontaliera è un indicatore forte del rafforzamento della cooperazione regionale» e segnala che i cinque Paesi «sono unti con l'unico obiettivo di conservare la natura», ha esultato Petra Remeta, direttore del programma per la conservazione della natura di Wwf Adria. Se arriverà la luce verde definitiva, attesa nel giugno del 2020, si potrà parlare di «un passo avanti fondamentale per proteggere i tesori della regione», le ha fatto eco Andreas Beckmann, numero uno del Wwf per l'Europa centro-orientale. Il progetto prevede di "unire" le biosfere protette a livello nazionali in un'unica riserva naturale, divisa in 13 aree a massima protezione, da 280 mila ettari, affiancate da 650 mila ettari di zone cosiddette transitorie, un enorme territorio fatto di fiumi maestosi, acque, correnti, isole fluviali, boschi e zone sabbiose, abitate da specie rare, sia uccelli sia pesci, zona di transito per 250 mila uccelli migratori ogni anno. Parliamo veramente di «aree» così ricche di flora e fauna che «possono essere paragonate alle foreste pluviali tropicali», ha specificato l'ambientalista Arno Mohl, fra i primi a premere per la nascita della biosfera transnazionale. «In tempi di cambiamenti climatici, è questione di sopravvivenza proteggere le ultime aree naturali» in Europa, ha aggiunto Mohl. Aree che, negli ultimi decenni, hanno subito rischi e attacchi importanti. Non solo inquinamento, ma anche progetti di centrali idroelettriche più o meno grandi ed espansione di porti fluviali che spesso fanno a pugni con le esigenze di protezione ambientale. Progetto della biosfera dell'Amazzonia d'Europa, sostenuto finanziariamente anche dall'Unione europea, che non è un'eccezione. Anche quello d'una pista ciclabile con lo stesso nome è stato lanciato nel giugno scorso ed è atteso che sia completato nel giro di due anni, creando percorsi ad hoc per ammirare la bellezza dei tre fiumi, sulle due ruote.

Stefano Giantin

 

 

"L'educazione ambientale va insegnata in classe. Il movimento di Greta ? E' positivo per i ragazzi"

Sara' il climatologo di fama mondiale, Filippo Giorgi dell'ICTP, a tenere la lectio magistralis davanti ai giovani degli istituti superiori cittadini.

Con un occhio che guarda a Greta Thunberg e il suo FridaysForFuture, e l'altro, un po' più scettico, rivolto verso il recente summit Onu di New York, Filippo Giorgi, uno dei più importanti climatologi a livello mondiale, direttore della sezione di Fisica della Terra all'Ictp, domani terrà, proprio nel centro di Miramare, una lectio magistralis sui cambiamenti climatici. Sarà questa la base, assieme al suo libro edito nel 2018, "L'uomo e la farfalla: 6 domande su cui riflettere per comprendere i cambiamenti climatici", da cui partiranno i giovani partecipanti alla prova del concorso "Premio Ande Scuola 2019". L'Associazione nazionale donne elettrici di Trieste, presieduta dalla marchesa Etta Carignani, ha lanciato, per il decimo anno consecutivo, questa stimolante sfida letteraria incentrata su un argomento di attualità. Vi hanno aderito 235 studenti provenienti dalle classi quarte e quinte di tutti gli istituti superiori del capoluogo giuliano. «Un numero record», ha commentato la coordinatrice del Gruppo Ande Scuola, Marina Bartolucci Sedmak. Professor Giorgi, che cosa spiegherà alla sua giovane platea? Sulla falsa riga del libro, pensato proprio per gli studenti, darò un'idea di che cosa sta accadendo a livello climatico, annuncerò gli scenari che si prospettano e spiegherò che cosa fare per contrastare gli effetti delle troppe emissioni di gas serra. Che cosa ci attende, se non agiamo subito? I gas che emettiamo in atmosfera rimangono per 100 anni. Per questo dobbiamo accelerare il processo di cambiamento. Se tutto continua come adesso, la temperatura del riscaldamento globale raggiungerà i 4-5 gradi entro la fine del secolo, un aumento che la Terra non ha mai visto in così poco tempo. Cambierebbe tutto. Innanzitutto con lo scioglimento dei ghiacci, perdiamo parte della maggiore fonte di acqua dolce che abbiamo al mondo. Questo restringimento potrebbe portare inoltre a un innalzamento del mare pari a 7 metri. Poi si assisterà a una maggiore frequenza delle cosiddette "bombe d'acqua". Avremo periodi secchi più lunghi però con piogge più intense. Se alcune zone risentiranno più di altre, si osserverà una migrazione di massa. Che cosa possiamo fare a livello pratico per evitare tutto ciò? Innanzitutto ridurre lo spreco. Noi sprechiamo il 60% dell'energia che utilizziamo e il 30% del cibo che consumiamo, che vuol dire anche acqua. Compriamo tante cose inutili. Dire di non viaggiare più in aereo non è possibile. Ma basta avere un approccio più razionale all'utilizzo dei mezzi pubblici, sfruttare di più la bici, non dico di non usare più l'auto. Fare la raccolta differenziata e acquistare frutta e verdura di stagione. Insomma, respingere questa follia di avere tutto in ogni momento. E poi privilegiare la riconversione energetica: passare da motori termici a quelli elettrici, con l'opportunità anche di risparmiare. Come insegnare questo ai ragazzi? Introducendo a scuola una vera e propria materia di educazione ambientale, perché i problemi ambientali sono tanti. Greta e i suoi coetanei hanno davvero coscienza di quello che stanno manifestando? Tutti non credo, ma non è una cosa negativa. Nel senso che secondo me è un movimento comunque molto positivo, pacifico, trasversale. E poi dà un obiettivo a questi ragazzi che al giorno d'oggi crescono un po' persi. Come valuta gli esiti del recente vertice Onu di New York? Ho pochissima fiducia in questi vertici. Si prendono degli impegni, talvolta non vincolanti, vedi Parigi nel 2015, ma alla fine cambiano i governi e cambia la posizione del Paese. E in più hanno prospettive per il 2050: ma quale governo pensa a che cosa accadrà fra 30 anni? Proprio per questo il movimento FridaysForFuture è importante, viene dalla società civile, dalle imprese, che in tante stanno investendo nella green economy, anche perché le energie rinnovabili sono economicamente competitive. Il processo di cambiamento è già iniziato infatti, ci sono tanti Paesi che stanno diminuendo le emissioni, anche l'America, ad esempio. Sulla scia di questo movimento quindi lei è ottimista riguardo un miglioramento... Diciamo che vedo buoni segnali. Negli aeroporti ad esempio ci sono molti cartelli con l'indicazione "carbon free". A me, per dire, in vacanza a Polignano, è capitato di chiedere un bicchiere d'acqua, che mi è stato dato, apparentemente, in un contenitore di plastica. E io, scherzando, ho detto: "Magari la prossima volta potreste servire un bicchiere in vetro". Il signore, quasi offeso, mi ha risposto: "Questa non è plastica, è biodegradabile, lo può mettere nel compost". Dobbiamo allarmarci per il Monte Bianco? L'allarme clima c'è. Purtroppo non ci si riesce a mettere d'accordo su che cosa fare. Il punto è che con questo caldo, succederà sempre di più che si stacchino grandi pezzi di ghiaccio. Vediamo che tutti i ghiacciai sono in fase di recessione, anche il Canin. 

Benedetta Moro

 

LA SCHEDA  - Origini abruzzesi, dal 1998 in città

Nel 2007 il Nobel Filippo Giorgi è stato componente del consiglio direttivo del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici che, nel 2007, vinse il premio Nobel. Di origine abruzzese, si è trasferito a Trieste nel 1998 per lavorare all'Ictp. L'associazione Ande, presieduta dalla marchesa Carignani, anche presidente vicario dell'ente a livello nazionale, è un'organizzazione femminile nata in Italia nel 1946, che si è caratterizzata fin da subito, tra le altre cose, per un alto senso civico. A Trieste la sezione ha preso forma nel 1983 ed è diventata associazione nel 2003. La sua attività ha riguardato sempre grandi temi di attualità, anche con dibattiti aperti al pubblico.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 6 ottobre 2019

 

 

Supermercato e parcheggio all'ex Maddalena fra 9 mesi

Bonificata e messa in sicurezza l'area, dopo la Barcolana toccherà alle gru Traguardo a giugno 2020 per la parte verso via dell'Istria. Poi la seconda fase

Reduce dal positivo esordio del monomarca Obi che in strada della Rosandra ha rivoluzionato i connotati dell'ex concessionaria Dino Conti, Francesco Fracasso, l'imprenditore veneto fondatore della miranese Cervet specializzata in "rigenerazioni urbane", vuole vincere una scommessa ancor più ardua: ridare redditività economica all'ex Maddalena, uno dei più clamorosi buchi (nella doppia accezione metaforica e letterale) dell'edilizia triestina contemporanea. Spiega i prossimi passaggi "risanatori" insieme a Adriano Tolomei, amministratore delegato della controllata Htm Nordest, incaricata di venire a capo della voragine in via dell'Istria, davanti al Burlo Garofolo. «Abbiamo provveduto alla bonifica e abbiamo messo in sicurezza l'area, dopo la Barcolana entreranno finalmente in azione le gru», dice Fracasso. L'obiettivo è chiaro: aprire un Eurospar e un parcheggio "a raso" nel giugno 2020, cioè in nove mesi di lavori. Ma questa è solo la prima parte dell'operazione ex Maddalena, la parte cosiddetta "a valle", verso via dell'Istria. Perché a seguire scatterà la seconda tranche di costruzioni stavolta "a monte", ossia verso via Costalunga: si tratterà di un intervento mixato tra commerciale e direzionale. Come già anticipato, è probabile che gli uffici interessino al Burlo Garofolo. Fracasso è l'emblema di quell'imprenditoria veneta che ha visto a Trieste buone opportunità di business nel settore edile-immobiliare. Cervet, insieme alle controllate, ha già tre operazioni all'attivo nel giro di quattro anni: Obi all'ex Conti (18 milioni), CenterCasa in corso Saba al posto di Universaltecnica (7,5 milioni), l'ex Maddalena (30 milioni). Sull'ex Maddalena Fracasso è intervenuto tra la fine del 2017 e l'inizio del 2018, dopo che i soci di General Giulia 2 (Riccesi-Cogg, Cividin, palazzo Ralli, Carena, Platon) avevano chiesto il concordato preventivo, ma soprattutto avevano deliberato un aumento di capitale proprio per agevolare l'ingresso del "cavaliere bianco". Nell'aprile 2018 Fracasso aveva poi ufficializzato l'impegno che, in termini finanziari, ha richiesto un'iniezione di 7,2 milioni tra ricapitalizzazione, parziale ristoro dei creditori, riapertura del cantiere. L'imprenditore veneto, che con Cervet ha recuperato 150 aree dismesse rilanciandole come spazi commerciali, ha cambiato il progetto di General Giulia 2, eliminando il residenziale e concentrandosi su commerciale, parking, uffici. Ma Fracasso non ha dimenticato il primo motivo che lo spinse a Trieste, Porto vecchio, quando sembrava che Maltauro e de Eccher fossero in grado di inaugurare una nuova stagione in quell'area. Allora non se ne fece niente. Ma ha in serbo due novità, su cui ancora mantiene il riserbo, per un investimento complessivo pari a 40 milioni. 

Massimo Greco

 

 

Esperti a confronto su vantaggi e pericoli della tecnologia 5G

La connessione dati di quinta generazione promette una grande rivoluzione tecnologica ma, allo stesso tempo, sta facendo discutere per i presunti danni alla salute. Una discussione appunto di grande attualità, che ha innescato dibattito pure a Trieste. Il tema è stato al centro dell'incontro intitolato "Internet delle cose. Sistema 5G" svoltosi lo scorso martedì al Savoia Excelsior Palace di Trieste. Come ha brevemente spiegato Alessio Minin, ingegnere informatico in Radiotecnica, il 5G è un nuovo standard con una velocità estremamente elevata (tra 100 e 1000 volte più del 4G) e una bassa latenza che sfrutta le onde millimetriche e una rete di 20 mila satelliti, il quale verrà impiegato soprattutto per la domotica e l'industria automatizzata. Ha poi preso la parola Giorgio Rossi, ricercatore nel campo delle radiofrequenze e referente regionale di "EcoltaliaSolidale", che ha esposto le sue teorie contrarie al 5G secondo le quali la nuova tecnologia prometterebbe molto ma nasconderebbe di più. «La nuova tecnologia opera nelle microonde, dove le cellule lavorano per donarci la salute e la vita. Sono altissime frequenze che alterano il lavoro delle cellule e causano malattie», ha affermato Rossi. Secondo i dati esposti dal ricercatore nel corso del dibattito, il 3 per cento della popolazione italiana soffrirebbe già di elettro-sensibilità, ovvero una patologia che causerebbe problemi di salute nei pressi di campi elettromagnetici ma che non è stata riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Simone Modugno

 

 

Il clima è un vero problema, ma le masse sono pronte a rinunce? - la lettera del giorno di Dario Padovani

Mentre mi unisco alla segnalazione di Nevio Poclen apparsa il 29 settembre scorso non posso restare silenzioso a quanto sta avvenendo sulla condotta delle masse giovani. Scioperiamo per porre all'attenzione di coloro che vivono nelle camere dei bottoni i danni che stanno causando alla natura. Ma ne siamo convinti? Avete pensato di quante comodità stiamo godendo ogni giorno a discapito delle energie?  Da quanto dicono gli studiosi siamo noi a rovinare la terra. Ma è proprio vero? Pongo un interrogativo banale sotto gli occhi della storia: l'impero dei faraoni di 4000 anni fa viveva un Egitto florido, ricco di boschi, di acqua e il Nilo era generoso. Ora l'Egitto è costituito da deserti e di come si viveva a quell'epoca restano solo le Piramidi e la Sfinge. All'epoca non c'erano fabbriche inquinanti, fumanti generatori di energia, centrali atomiche o quanto altro loro assomigliasse. Di chi fu la colpa di quella desertificazione?È vero che stiamo producendo tanta CO2, ma è anche vero che la nostra terra muta geologicamente e climaticamente per motivi indipendenti dalla nostra volontà. I cicli climatici seguono le periodiche variazioni dell'orbita terrestre intorno al Sole. Ahimè i ghiacci si scioglieranno avanti, come altresì potranno ricostituirsi tra qualche secolo. Se diventassimo più disciplinati, da quali sporcaccioni siamo, forse potremo ridurre il CO2, ma il nostro clima migliorerà sostanzialmente? E poi saremo veramente in grado di rinunciare alle nostre comodità incalzanti, quali telefonini, l'uso dell'automobile, ai viaggi in mega aerei o alle crociere in mega navi? Ovviamente condivido il percorso per una migliore razionalizzazione dei consumi e il miglior rispetto per la natura, ma non incolpiamo solo i nostri stravaganti vizi quotidiani e chi li produce per quanto sta accadendo. Se i ghiacciai si sciolgono, non frustiamoci col cilicio per gli errori nostri o dei padri, ma rassegnamoci al fatto che viviamo su una palla che muta costantemente, che cambia la sua temperatura, che sposta le sue zolle, che scioglie o riforma i suoi ghiacci secondo le sue ere. Su un tema di cui si parla ogni giorno in maniera battente, si nascondano altre verità, ahimè ancora una volta legate al denaro. A chi conviene agitare le masse giovani e a creare il terrore sociale? Per concludere, per cosa stiamo scioperando? Contro le bizze del sole, per andare tutti in bicicletta entro i prossimi venti anni o per vendere, ad esempio, nuove auto elettriche o aprire mercati di altro genere?

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 5 ottobre 2019

 

 

A "Draga in festa" corti e porte aperte per (ri)scoprire flora e fauna

Dalle 10 alle 18 il giro dei pollai, la raccolta delle erbe, laboratori di pittura e tanti giochi

Draga Sant'Elia si vestirà ancora una volta a festa domani, per far conoscere a tutti coloro che vorranno partecipare l'agricoltura sostenibile, l'alimentazione, l'ambiente.Dalle 10 alle 18 "Draga in festa", questo il nome della manifestazione, promossa e organizzata da Arci Servizio civile, Bioest, Legambiente, #Maidiremai, Oltre quella sedia e Usi-Ait, cercherà di avvicinare e sensibilizzare le persone di tutte le età sulla realtà di questo bellissimo borgo del Carso triestino, aprendo non solo le porte delle fattorie e delle case private, ma coinvolgendo i visitatori in attività ed escursioni finalizzate alla conoscenza della fauna e della flora, vere ricchezze del territorio e dei suoi abitanti.L'evento coinvolgerà tutto il paese attraverso l'apertura delle abitazioni private dei cittadini che vorranno partecipare, offrendo i loro prodotti o illustrando attività di artigianato. Lo spirito dell'iniziativa è infatti quello della convivialità e della condivisione, arricchite da un'attività ludica e informativa curata dalle associazioni operanti sul territorio.«Quest'anno avremo un'importante novità - spiega Tiziana Cimolino, presidente della sezione di Trieste dell'associazione Medici per l'ambiente - che consisterà nella pulizia della zona delle famose "jazere" di Draga Sant'Elia. Assieme agli amici di Sos Carso e a quanti vorranno unirsi a noi - aggiunge - elimineremo dall'area tutto ciò che nel tempo si è ammassato vicino alle vecchie "jazere", un luogo che, a nostro avviso, può e deve diventare un punto di riferimento turistico, sotto il profilo storico e culturale».Nel programma, come di consueto, è previsto anche il giro dei pollai, evento molto apprezzato dai partecipanti alla manifestazione. Nell'occasione sarà presentata la prossima Marcia della pace. Ma ci saranno anche la raccolta delle erbe, le letture sui prati, i laboratori di pittura, giochi per bambini e mostre con installazioni artistiche. Nel parcheggio della locanda Mario, storico locale situato nel cuore della frazione del Comune di San Dorligo della Valle, per tutta la giornata saranno attivi banchetti informativi e promozionali e sarà allestito un mercatino di attività artigianali legate al territorio. --

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 4 ottobre 2019

 

 

Partito il secondo round per riqualificare Acquario in area sportivo-balneare

Il progetto sarà presentato oggi alle 18 in sala Millo Sulla costa sorgeranno 200 posti auto, campi da beach volley e da bocce, uno skatepark

MUGGIA. Redenzione di Acquario, il secondo round della riqualificazione viene presentato oggi alle 18 nella sala Millo in centro a Muggia. Il cantiere è già stato aperto negli scorsi giorni a cura dell'associazione temporanea di imprese (ati) che s'è aggiudicata l'appalto di 6 milioni finanziato dall'Uti con risorse regionali (è lo stesso capitolo cui ha attinto la bonifica di Barcola-Bovedo). Questa "ati" è formata dalla triestina Sqs e dalla padovana Hmr.I lavori dureranno dieci mesi e intendimento dei realizzatori è procedere all'inaugurazione durante l'estate del prossimo anno.Ad anticipare le caratteristiche dell'intervento è Gianni Guidolin, titolare di Sqs, realtà nata in Area di ricerca poi trasferitasi nel centro del capoluogo, dove opera, fatturando 750 mila euro, con una decina tra dipendenti e collaboratori impegnati nella progettazione ambientale e strutturale. Tra le attività in corso, da notare la partecipazione alla messa in sicurezza dell'acqua di falda sotto la Ferriera, operazione pilotata da Invitalia.Ma torniamo alla "riscossa" di Acquario. Riscossa perché, dopo oltre quindici anni di stop legati al sequestro del terreno avvenuto nel 2003, un'interessante area della costiera muggesana diventa fruibile per il bagnante di zona. In principio si parlava di secondo round, perché una prima parte della riqualificazione è stata completata e inaugurata un anno fa.Cosa sorgerà in questo chilometro di lungomare che si estende tra Punta Olmi e Punta Sottile? Un chilometro che racchiude una superficie di 28 mila metri quadrati, con una larghezza variabile dai 10 ai 40 metri, davanti alla località Boa sulla Provinciale 14. Sarà un'area "open", gestita dal Comune muggesano, per accedere alla quale non si pagherà il biglietto: un po' come i "Topolini" barcolani. Guidolin provvede all'elencazione di quello che sarà costruito nella lingua di terra tra la litoranea e il mare. I parcheggi conterranno 200 posti auto. A definire l'area sportiva un campo regolamentare da beach volley, un campo di bocce in sabbia, uno skatepark di 600 metri quadrati utilizzabile per competizioni internazionali. Tre chioschi consentiranno idratazione e alimentazione dei bagnanti, che potranno scendere nelle acque adriatiche fruendo di otto scalette: connessi alle strutture bar-ristoro, i servizi igienici. C'era - racconta ancora Guidolin - il problema di creare ombra, perché, insistendo la copertura del terrapieno sopra strati inquinati, non sarebbe stato possibile piantare alberi, che avrebbero avuto le radici in zone contaminate. Problema risolto con 14 installazioni coperte, sotto le quali il bagnante troverà riparo dal bollore estivo.Tra il serio e il faceto, Guidolin dice che Acquario somiglia molto a quello che Roberto Dipiazza avrebbe intenzione di fare nel terrapieno Barcola-Bovedo, una volta bonificato. Ma, scongiuri premessi, stavolta il Comune di Muggia dovrebbe precedere il suo sindaco di 23 anni fa. 

Massimo Greco

 

Risolta una vicenda durata oltre 20 anni

MUGGIA. La vicenda di Acquario dura dalla bellezza di ventuno anni, cioè da quando nel 1998 la società, denominata appunto Acquario, provvide ad interrare il tratto di costa in località Boa, sulla litoranea che da Muggia porta al vecchio valico confinario di San Bartolomeo. Dalle analisi sulla terra riportata emersero però tracce di metalli pesanti e di idrocarburi, incompatibili con la destinazione turistica dell'area. Nel 2003 il terrapieno di Acquario venne così sequestrato e rimase lunghi anni nella disponibilità dell'autorità giudiziaria. Il progetto turistico restò sulla carta e il Tribunale ebbe occasione di lavoro tra cause di rivalsa e individuazione di responsabilità.Dovettero trascorrere 12 anni perché nel 2015 si giungesse all'approvazione del progetto definitivo sulla messa in sicurezza permanente e sulla riqualificazione dell'area, che avvenne in seguito all'analisi e monitoraggio ambientale: le indagini verificarono l'inquinamento a terra ma la buona qualità delle acque marine antistanti il terrapieno. Ne conseguì una prima parziale apertura avvenuta durante il 2018.

 

 

Premi - L'ambiente paga con l'Associazione Eugenio Rosmann

L'Associazione ambientalista "Eugenio Rosmann" di Monfalcone promuove la terza edizione dell'omonimo premio rivolto a studenti e ricercatori per le loro tesi di laurea, master o dottorato. Il premio ha lo scopo di promuovere le professionalità di giovani laureati che hanno approfondito tematiche ambientali e naturalistiche utili alla conservazione e al miglioramento del nostro ambiente. L'importo destinato al premio è di mille euro per il primo classificato e di 500 per il secondo, oltre a eventuali attestati per ulteriori lavori che saranno ritenuti meritevoli di menzione. I premi sono resi possibili dal contributo dell'Associazione e della Banca di credito cooperativo di Staranzano e Villesse. Il bando è su ambientalistimonfalcone.it/bandi-concorsi-per-lambiente-2019.

G.B.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 3 ottobre 2019

 

 

L'aula boccia la mozione sulla ciclabile di Muggia Finocchiaro se ne va dal Pd

L'ex assessore lascia il gruppo dem e attacca: «È stato tradito l'elettorato ambientalista». Ma Bussani rassicura: «La pista si farà»

«Con grande sofferenza, a breve rassegnerò le dimissioni dal gruppo consigliare del Pd locale che, a mio parere, ha smarrito la strada maestra, e dal Pd nazionale, che invece proclama rivoluzioni green ed ecologiste che forse, chissà, un giorno verranno attuate». Marco Finocchiaro, consigliere comunale di Muggia ed ex assessore della giunta Nesladek, saluta i dem. Una decisione nell'aria da tempo e presa in seguito all'ennesimo strappo con il maggior partito che regge l'amministrazione guidata da Laura Marzi. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la mozione presentata nell'ultima seduta dell'aula da parte del capogruppo di Meio Muja Roberta Tarlao sulla richiesta d'impegno di togliere i parcheggi sul lato destro di viale XXV Aprile per creare una pista ciclopedonale in grado di collegare il centro con gli impianti sportivi di Piasò. «Abbiamo perso un'occasione grandissima, potevamo far nostra una mozione che chiedeva maggior sicurezza per i bambini che vanno a scuola e agli impianti sportivi, modificandola ed emendandola per portare a casa il risultato caro a noi, al nostro elettorato ambientalista e associazionista, invece ci siamo nascosti dietro a problemi di facciata e false ideologie - spiega Finocchiaro -. Il mio impegno prosegue fino a termine mandato nel Gruppo misto, pur continuando a sostenere i valori del centrosinistra. Auguro al Pd uno splendido futuro». Pronta la replica del segretario rivierasco dei dem Massimiliano Micor: «Dispiace per Marco a cui va il mio in bocca al lupo, se, come sono certo, resterà fedele ai valori di centrosinistra da qui alla fine combatteremo insieme altre battaglie. La mozione presentata risultava puramente strumentale e di conseguenza politicamente non accettabile». A bocciare il comportamento della maggioranza è arrivato il commento di Federico Zadnich di Ulisse Fiab: «La giunta Marzi ha bocciato la ciclabile dei bambini, importante palestra di mobilità sostenibile, di stili di vita sani ed un'opportunità di crescita per i ragazzi». A calmare le acque l'assessore ai Lavori pubblici Francesco Bussani che conferma che la ciclabile si farà: «La pista deve legarsi ad una progettazione più ampia di mobilità lenta che interessi l'intero Comune e tenga conto dei problemi di chi in quell'area vive e parcheggia la propria autovettura, per questo abbiamo finanziato il biciplan, strumento progettuale che analizzerà tutte le criticità».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 2 ottobre 2019

 

 

Arvedi incontra i sindacati a Cremona - Ma il piano industriale slitta a metà mese - il futuro della ferriera

Trieste. Il piano industriale di Siderurgica Triestina per la Ferriera esiste e sarà illustrato al prossimo incontro in programma al ministero dello Sviluppo economico per metà ottobre. La conferma arriva dalla bocca del cavalier Giovanni Arvedi, presente ieri a Cremona all'incontro convocato con i sindacati, dopo che il primo appuntamento era stato cancellato per decisione dei rappresentanti dei lavoratori in risposta alla lettera in cui l'imprenditore ha annunciato la volontà di chiudere l'area a caldo e annunciato che l'approvvigionamento di ghisa avverrà in futuro attraverso stabilimenti ucraini e russi. L'intenzione è stata ribadita anche ieri nella sede lombarda del Gruppo Arvedi, dove la società ha convocato Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm, Failms e Usb, presenti con i propri rappresentanti aziendali, provinciali e nazionali. Alla presenza del nipote e ceo Mario Caldonazzo, Arvedi ha spiegato che «c'è la nostra massima disponibilità a collaborare per contribuire a risolvere in modo positivo e costruttivo la situazione. Il piano industriale, come da accordi, sarà consegnato al ministro Patuanelli in occasione del prossimo incontro in agenda il 15 ottobre». La data è in realtà in attesa di conferma dal Mise, mentre è fissato da tempo l'incontro che il governatore Massimiliano Fedriga e l'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro avranno giovedì sempre a Cremona per avviare il confronto sulla riscrittura dell'Aia con Arvedi. In un'ora di confronto, il cavaliere ha confermato che l'area a caldo è giunta al capolinea e che la società ha tutta la volontà di potenziare l'area a freddo e adoperarsi per la tutela dei livelli occupazionali. Arvedi ha però rifiutato di anticipare i contenuti del piano industriale, limitandosi a dire di essere stato costretto dalle circostanze a stringere accordi per l'approvvigionamento di ghisa in Ucraina e Russia. Un passo corrisposto anche alla definitiva rinuncia a un piano di espansione dell'area a caldo, che l'imprenditore ha spiegato di aver commissionato a progettisti cinesi, rinunciando tutta